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Il Vero e il Bello nel Cinema Coreano

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Summary

Nel suo ottavo libro sul cinema, "Il Vero e il Bello del cinema coreano", Pino Viscusi, pittore e letterato, affronta la poetica di alcuni registi - sceneggiatori coreani, dell'ultima generazione, nati tra il 1954 ed il 1973, che esprimono attraverso i film una visione critica e contemporanea della cultura del loro paese, recuperando icone e tradizioni del passato. Pino Viscusi, consapevole che il Cinema, come forma di cultura "alta" si presta ad un esercizio infinito di interpretazioni, ha privilegiato in questa sua opera, non tanto pellicole di qualità, quanto quelle di culto: ipertipiche e ipercaratterizzate, in cui ha intravisto una complessità di intrecci, tematiche e sentimenti, sorrette da inedite immagini che umanizzano in forma reale il vissuto. Viscusi non idealizza il cinema, lo ama così com'è, nei suoi aspetti migliori e peggiori, come materiale comunque degno di attenzione. Non critica mai, piuttosto ordina e classifica, archivia in senso qualitativo fotogrammi su fotogrammi, per intessere un suo racconto nei capitoli: "Venti di Guerra, Incontro con l'Arte, Riti di Iniziazione, Naufragi a Seul, Il Disagio Sociale, La Vendetta, Spunti e Appunti sull'Amore", un affresco di grande attualità di una Corea, priva oggi di ogni certezza, che di generazione in generazione sta lentamente perdendo ogni aggancio con la tradizione in un progressivo processo di occidentalizzazione. Oggi fare cultura significa rovistare nel mucchio, attingere nell'attualità, unico terreno fertile da cui il cinema contemporaneo può trarre ispirazione e linfa per sempre nuove opere.

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