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Gli abissi di Capo Wrath

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Summary

Se dovessi paragonare la struttura dei romanzi di Alberto Gatti ad una musica, potrei pensare ad un concerto barocco per archi e continuo, laddove gli archi dal violino al contrabbasso rappresentano i vari tipi umani che protagonisti o comprimari o, talvolta, in un insieme contrappuntistico o corale animano le vicende del racconto, mentre il continuo, il basso continuo, è inevitabilmente il mare, sfondo talvolta umorale, talvolta imperscrutabilmente divino, al quale l’uomo tende a rivolgere le proprie domande che non possono trovare risposta se non dentro di sé o, appunto, in un fuori di sé che va oltre ogni cosa. I protagonisti del romanzo, in questo caso, trovano il loro basso continuo nel mare dell’alta Scozia, in quel Capo Wrath che giustappone al metronomo del faro le tempeste estreme e la quiete che improvvisa le placa. Wrath, ira, furore: un termine familiare ai lettori del romanzo americano del Novecento, in particolare di John Steinbeck. Il furore con cui si scontrano i protagonisti della storia narrata da Gatti è di un altro tipo: è forse più semplicemente l’abbattersi improvviso degli eventi su un idillio, modificando il corso sereno della storia e, tuttavia, facendo emergere risorse e reazioni insospettate e insospettabili dei protagonisti, Emily in primo luogo, che proprio da una svolta negativa e limitante del proprio destino impone con forza e determinazione il profilo della propria resurrezione, la via per un’autonomia tanto difficile da ottenere quanto esaltante nel conquistarla. Quanto all’autore, più volte spettatore e talvolta protagonista di tempeste sul mare e nella vita, non mi resta che augurargli, in questo suo raccontare appassionato e partecipato, la stessa fortuna dell’autore di Furore.

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