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Cinque pacchi di panbiscotto e tabacco

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Summary

Pensare che la guerra sia finita e diventare invece prigioniero di guerra per la dissenteria di un commilitone, che non si può abbandonare e che ti fa perdere il treno giusto, della salvezza.

Stendere con un pugno un militare tedesco armato, in Germania, e uscire vivo dalla prigionia.

Custodire una moneta da 10 lire per due anni, senza farsela beccare dalle varie perquisizioni, pensando di avere in tasca un piccolo capitale e ritrovarsi al rientro che non vale più niente, perché nel frattempo è intervenuta una svalutazione «insopportabile».

Sono queste alcune storie raccontate in un’intervista da Bortolo Re, alpino del 1923, reduce della seconda guerra mondiale, dopo aver superato i 90 anni e che si accinge a festeggiare, come dice lui, i suoi primi 95 anni.

Una vita impegnata a costruire una storia buona e dimenticare gli orrori della guerra ma che in vecchiaia viene rivisitata e raccontata con un ricordo lucido di luoghi, persone, date e avvenimenti. Dalla rielaborazione emerge che in fondo la prigionia non è andata così male e che anche il nemico aveva un’umanità e rispetto per chi sapeva farsi rispettare.

Un racconto della guerra della vita, «combattuta. Ma vorrei dire anche vinta».

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