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Una volta ogni tanto, poteva anche

sorridere. La vita poteva anche


sorridere. E Rocco lo fece alzando la
testa al cielo.
C unazione parallela, in questa
inchiesta del vicequestore Rocco
Schiavone, che affianca la storia
principale. perch il passato
dellispido poliziotto segnato da una
zona oscura e si ripresenta a ogni
richiamo. Come un debito non
riscattato. Come una ferita condannata
a riaprirsi. E anche quando
unindagine che lo accora gli fa sentire
il palpito di una vita salvata, da quel
fondo mai scandagliato c uno spettro
che spunta a ricordargli che a Rocco
Schiavone la vita non pu sorridere.
I Berguet, ricca famiglia di industriali
valdostani, hanno un segreto, Rocco
Schiavone lo intuisce per caso. Gli
sembra di avvertire nei precordi un
grido disperato. scomparsa Chiara
Berguet, figlia di famiglia, studentessa
molto popolare tra i coetanei. Inizia
cos per il vicequestore una partita
giocata su pi tavoli: scoprire cosa si
cela dietro la facciata irreprensibile di
un ambiente privilegiato, sfidare il
tempo in una corsa per la vita,
illuminare larea grigia dove il racket
e gli affari si incontrano. Intanto cade
la neve ad Aosta, ed maggio: un
fuori stagione che nutre il malumore
di Rocco. E come venuta da
quellumor nero, unombra lo insegue
per colpirlo dove pi doloroso.
In copertina:
Manifesto pubblicitario di Franz J. Lenhart,
1947.

La memoria
983

DELLO STESSO AUTORE

Pista nera
La costola di Adamo

Antonio Manzini

Non stagione

Sellerio editore
Palermo

2015 Sellerio editore via Siracusa 50 Palermo


e-mail: info@sellerio.it
www.sellerio.it

Questo volume stato stampato su carta Palatina prodotta dalle


Cartiere Milani di Fabriano con materie prime provenienti da
gestione forestale sostenibile.

Manzini, Antonio <1964>


Non stagione / Antonio Manzini ; - Palermo : Sellerio
2015
(La memoria ; 983)
EAN 978-88-389-3288-5
853.914 CDD-22
CIP Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace

Non stagione

AM 166 TT

Oh oh, mi semblato di vedele un gatto.


TITTI

Luned

Il lampo squarci la notte e ferm in un flash


fotografico il furgone bianco che a velocit sostenuta
correva da Saint-Vincent verso Aosta.
Viene a piovere disse litaliano al volante.
Allora va pi piano rispose quello con laccento
straniero.
Prima il tuono poi la pioggia, che arriv come una
secchiata sul parabrezza. Litaliano azion i
tergicristalli, senza per diminuire la velocit. Si limit
a mettere gli abbaglianti.
Si bagna asfalto e strada diventa sapone disse lo
straniero prendendo il cellulare dalla tasca del
giubbotto.
Ma litaliano non rallent.
Lo straniero spieg un fogliettino e cominci a
digitare un numero.
Ma perch non ti metti i numeri in rubrica? Come
fanno tutti?.
Non c rubrica. Tutta piena. E fatti cazzi tuoi
rispose digitando il numero. Il furgone prese una buca e
i due sobbalzarono.
Ora vomito! disse luomo con laccento straniero
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mettendosi il telefono allorecchio.


Chi chiami?.
Ma quello non rispose. Sent un Pronto... ma chi ?
assonnato nella cornetta. Fece una smorfia e chiuse la
telefonata.
Sbagliato
mormor
premendo
nervosamente i tasti del vecchio telefonino sporco di
vernice. Finita loperazione rimise in tasca il cellulare e
guard fuori dal finestrino. La strada era piena di curve,
e i segnali bianchi e neri che avvertivano larrivo di un
tornante apparivano solo allultimo momento. Il motore
sbiellato e la marmitta bucata suonavano come ferraglie
lasciate cadere da una rampa di scale. Nel retro la
cassetta degli attrezzi continuava a scivolare da un lato
allaltro seguendo il beccheggio del furgone.
cominciato il diluvio universale, amico mio!.
Non sono amico tuo rispose lo straniero.
Anche sotto gli abbaglianti, la strada Saint-VincentAosta era invisibile. E litaliano continuava a scalare la
marcia, a grattare e a premere lacceleratore.
Perch non rallenti?.
Perch tra un po arriva lalba. E allalba io voglio
stare a casa! Fumati una sigaretta e non rompermi le
palle, Slawomir.
Lo straniero si gratt la barba. Non mi chiamo
Slawomir, colione, Slawomir nome polacco, e io non
sono polacco.
Polacco, serbo, bulgaro... per me siete tutti uguali.
Sei uno stronzo.
Perch, non cos? Tutta gente di merda siete.
Ladri e zingari. Poi aggiunse: Ti fanno paura i
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tornanti? e rise fra i denti. Eh zingaro? Ti fanno


paura?.
No, mi fa paura che tu non guidi bene. E io non
sono zingaro.
Che, ti sei arrabbiato? Ma che male c se sei
zingaro? Non ti devi vergogna....
Uno scoppio improvviso lo interruppe. Il furgone si
pieg di lato.
Cazzo!. Prov a controsterzare.
Lo straniero url, url litaliano e urlarono anche i tre
pneumatici superstiti. Almeno fino a quando anche una
seconda gomma esplose e il furgone fece un balzo in
avanti. Sfond una recinzione di legno, abbatt il palo
del limite di velocit e ferm la corsa contro due larici
ai lati della carreggiata. Il parabrezza esplose, i
tergicristalli si piegarono, il motore si spense.
Lo straniero e litaliano stavano fermi, con lo
sguardo vitreo fisso su un punto lontano mentre il
sangue usciva dalle bocche e dalle orbite degli occhi. Il
collo spezzato, informi come due marionette
abbandonate. Un altro lampo e il flash fiss listantanea
delle due facce spente con le pupille di ghiaccio.
La pioggia insisteva con il suo ritmo forsennato sulla
lamiera del tettuccio. Il furgone schiantato coi fari
ancora accesi scricchiolava in equilibrio precario sulle
radici che spuntavano dalla terra. Ebbe un ultimo
sussulto assestandosi sul terreno e facendo rimbalzare
sul sedile i corpi senza vita dei due uomini.
Erano passati tre secondi dal primo pneumatico
esploso a quando il furgone sera spalmato contro i
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tronchi dalbero.
Tre secondi. Niente. Un sospiro.
Tre secondi ci impieg Rocco Schiavone a capire
dove si trovava. Un tempo infinito.
Aveva aperto gli occhi senza riconoscere le pareti, le
porte e lodore di casa sua.
Dove sono? si chiedeva, mentre il suo sguardo
assonnato circumnavigava lo spazio intorno. La
penombra della stanza non aiutava. Era in un letto non
suo in una camera non sua in una casa non sua. E molto
probabilmente anche il palazzo non era il suo. Sperava
almeno che la citt fosse la stessa di ieri, quella dove
risiedeva da tempo, dove espiava il suo errore da ormai
nove mesi: Aosta.
A rimettere insieme i pezzi lo aiut vedere il corpo di
donna proprio l accanto. Dormiva tranquilla. I capelli
neri e sciolti sul cuscino. Gli occhi chiusi tremavano un
po dietro le palpebre. Apriva leggermente le labbra e
sembrava stesse baciando qualcuno nel sonno. Una
gamba scoperta, il piede penzolava fuori dal materasso.
Sera addormentato a casa di Anna! Cosa gli stava
succedendo? Errore! Primo passo sbagliato, rischio
tangibile di assuefarsi a unabitudine! Il pericolo di
unintegrazione non cercata con quella citt e i suoi
abitanti lo spavent fino alla radice dei capelli e lo fece
sedere di scatto sul materasso. Si stropicci la faccia.
No, non possibile, pens. Da nove mesi non aveva
mai dormito fuori casa. Si comincia cos, lo sapeva... e
poi era un attimo. Si passava a frequentare i caff, a
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fare amicizia con il fruttivendolo e il tabaccaio,


addirittura col giornalaio, per arrivare alla fatidica frase
del barista: Dottore, il solito? ed eri fregato.
Diventavi automaticamente un cittadino di Aosta.
Poggi i piedi sul pavimento. Caldo. Peloso.
Moquette. Si tir su e nella penombra di unalba livida
come la pancia di un pesce si avventur verso una sedia
che abbracciava un mucchio di vestiti, i suoi. Un colpo
secco fra le dita dei piedi gli illumin il cervello, poi un
fulmine di dolore lo avvolse.
Muto si rigett sul letto tenendosi il piede sinistro
che aveva colpito uno spigolo. Rocco lo sapeva, era
uno di quei dolori bestiali e selvaggi che grazie a Dio
hanno la prerogativa di durare poco. Bastava stringere i
denti per qualche secondo e passava tutto. Bestemmi
in silenzio, non voleva svegliare la donna. Non perch
rispettasse il suo sonno, semplicemente avrebbe dovuto
affrontare una discussione e non aveva voglia n
tempo. Lei tritur qualche parola misteriosa fra le
labbra, poi si gir per continuare a dormire. Il dolore al
piede, acuto e impietoso, se ne stava andando, era gi
solo un ricordo. Ormai sveglio, il vicequestore si mise
le mani sul viso e i fotogrammi della serata gli
passarono davanti neanche gli occhi si fossero tramutati
in un dia proiettore.
Incontro casuale con Anna, lamica di Nora Tardioli,
la sua ormai ex fidanzata, al Caff Centrale. I soliti
sorrisi di lei, i soliti sguardi felini, gli occhi allins, da
gatta assassina, la solita mise da dark lady di provincia.
Il bicchiere di vino. Le chiacchiere.
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Guarda, Rocco, che Nora aspetta che tu prima o poi


la chiami!.
Guarda che io Nora non la chiamo pi.
Guarda che non vi siete pi parlati dal giorno del
suo compleanno.
Guarda che una cosa che faccio scientemente.
Guarda, Rocco, che lei ci tiene a te.
Guarda che Nora sta con larchitetto Pietro Bucciqualcosa.
Risata di Anna. Risata roca, graffiante, di scherno,
con conseguente arrapo di Rocco.
Guarda che ti sbagli. Pietro Bucci Rivolta una
cosa mia.
Anna che si indica il petto facendo tintinnare la
collana dargento sul suo dcollet.
Ma perch ti interessi tanto a me e Nora?.
La fai soffrire.
Non posso fare di pi. Evidentemente non sono
quello di cui lei ha bisogno.
Perch, tu sai di cosa ha bisogno Nora? Non
molto, Rocco. Nora non chiede tanto. Le cose basilari a
lei bastano.
Anna che ordina altri due bicchieri di vino.
Poi altri due.
Andiamo?.
La strada. Poche luci. Il portone di Anna, non lontano
da quello di Rocco.
Io abito qui vicino.
E allora rientri a casa presto.
Anna che sorride coi suoi occhi neri e lucidi. Sempre
16

allins. Sempre da gatta assassina.


Proprio non ti piaccio, eh, Anna?.
No. Proprio no. Oddio, fisicamente non sei neanche
da buttare via. Il naso a punta, gli occhi penetranti da
finto maschio latino, sei alto, hai un bel paio di spalle e
hai tanti capelli. Ma vedi? Io con uno come te non ci
salirei neanche su una funivia per raggiungere le piste
da sci. Aspetterei quella dopo.
un rischio che non corri. Io non scio. Ci vediamo
in giro.
Chiss... magari no.
Si lancia su Anna. La bacia. Lei lo lascia fare. E con
la mano dietro la schiena apre il portone.
Salgono.
Scopano. Quarantacinque minuti, forse cinquanta. E
per Rocco un risultato da consegnare agli annali.
Il seno di Anna. I suoi capelli sciolti e neri. Le gambe
muscolose.
Faccio pilates.
Le braccia tornite.
Sempre pilates.
Sfatti e sudati buttati sul letto.
Ragazza, io non ho pi let.
Neanche io.
E il pilates?.
Non basta.
Sei molto bella.
Tu no.
Ridono.
Acqua?.
17

Acqua.
Lei che si alza. Le chiappe solide. Lui che pensa:
pilates pure quelle. Va in cucina. Lo capisce perch
sente il rumore del frigo. Torna a letto.
La prossima volta mi leghi?.
Ti ammanetto, semmai. il mio mestiere.
Rocco che sattacca alla bottiglia di minerale. Lei che
gli mostra i suoi quadri appesi ovunque in casa. Fiori e
paesaggi. Che dipinge lei, per riempire infiniti
pomeriggi di noia. Lui si addormenta come un bambino
mentre lei gli mostra una marina toscana.
Veloce si rivest. Calzini, pantaloni, camicia, le
Clarks, la giacca e con passo felpato lasci la camera
da letto e la casa di Anna.
Laria era fredda anche per colpa della pioggia che
era venuta gi per tutta la notte e il sole ancora non si
vedeva. Ma un chiarore annunciava che sarebbe stata
una bella giornata. Alz gli occhi e vide poche nuvole
pascolare in mezzo al cielo.
Prese il cellulare e guard lora. Le sei e un quarto.
Troppo presto per andare a fare colazione ma troppo
tardi per rimettersi a dormire. Le chiavi di casa gli
tintinnarono nella tasca, come a suggerire una doccia
per poi andare al bar di piazza Chanoux.
Cammin veloce rasente i muri come un gatto
ritardatario superando le due traverse che dividevano
lappartamento di Anna dal suo e finalmente rientr in
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casa.
Come cera da aspettarsi, la casa era vuota. E non
cera neanche Marina. Non era a letto, non era in salone
a guardare qualche notiziario antelucano, neanche in
bagno a farsi la doccia o in cucina a preparare la
colazione. Come se lo avesse sentito. Come se Marina
avesse visto il letto intonso e avesse capito che Rocco
quella notte non era rientrato. Per la prima volta dopo
tanto tempo aveva dormito fuori casa, e forse la cosa a
lei non era piaciuta. Si era offesa e non si mostrava.
Senza alzare lo sguardo si infil in bagno e apr
lacqua calda. Si spogli e si gett sotto la doccia
lavandosi anche i capelli e facendosi scorrere lacqua
addosso per diversi minuti. Usc solo quando il vapore
aveva trasformato il bagno in un hammam. Pul il vetro
dello specchio con la mano e il suo viso apparve in
tutto il suo squallore. Le occhiaie, le palpebre arrossate,
le pieghe sopra gli zigomi. Stir le labbra per guardarsi
i denti. Sperava che Marina spuntasse in mezzo a quella
coltre di fumo denso. Invece niente. Prese il sapone e
cominci a farsi la barba.
Alle otto era al caff in piazza, seconda tappa
obbligata della mattina. Poi a piedi fino alla questura.
Tutto questo senza accorgersi che lass in alto al posto
delle nuvole ormai cera un bel cielo azzurro.
Entr di soppiatto in ufficio. Evit le domande
dellagente Casella che stava alla porta e sgattaiol in
corridoio per non incontrare DIntino oppure Deruta, i
due agenti da lui ribattezzati fratelli De Rege in
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onore del duo comico piemontese di tanti anni prima,


riportati in auge da Walter Chiari e Carlo Campanini
quando Rocco guardava la televisione in bianco e nero
accovacciato nel salone che fungeva anche da camera
della nonna. Prima di cominciare la giornata aveva
bisogno di fumare, e per farlo doveva necessariamente
stendersi nel suo ufficio, sulla sua poltrona, porta
chiusa e silenzio. Silenzio totale.
Entr e and a sedersi alla scrivania. Prese uno spino.
Un po secco ma poteva andare. Dopo soli tre tiri le
cose cominciavano a girare meglio. S, la temperatura
sarebbe cambiata e s, doveva solo affrontare una
tranquilla giornata in ufficio.
Bussarono alla porta. Rocco alz gli occhi al cielo.
Spense la cicca nel portacenere. Chi ?.
Non rispose nessuno.
Ho detto chi ?.
Ancora niente. Rocco si alz, spalanc la finestra per
cancellare lodore di cannabis.
Chi ? url di nuovo mentre si avvicinava alla
porta. Ancora nessuna risposta. Apr.
Era DIntino, lagente abruzzese, che aspettava in
silenzio come un cane da guardia.
DIntino, ti fa fatica dire il tuo nome?.
No, perch?.
Perch unora che grido chi ?.
Ah. Ce laveva con me?.
Sei tu che hai bussato?.
Certo.
E quando uno bussa e dallaltra parte qualcun altro
20

dice chi , secondo te a chi si riferisce?.


Non lo so....
Senti, DIntino, non voglio rovinare una giornata
che mi pare partita col piede giusto. Quindi voglio
essere gentile e cercare di capire cos che non va.
Rifacciamo?.
DIntino fece s con la testa.
Ora io chiudo e tu ribussi.
E cos fece. Chiuse la porta. Aspett dieci secondi.
Non successe niente.
DIntino, devi bussare! url.
Dopo altri dieci secondi DIntino buss alla porta.
Bene. Chi ? url Rocco.
Nessuna risposta.
Ho detto: Chi ?.
Io.
Io chi!.
Io.
Rocco riapr la porta. DIntino, come cera da
aspettarsi, era ancora l.
Allora io chi?.
Ma dotto, lo sapeva che ero io.
Lo colp tre volte sulla schiena a mano aperta.
DIntino incass il collo nelle spalle e si prese le
percosse del suo capo protestando lievemente. S, ma
io ho detto io perch lei mi aveva gi visto, no? E allora
so detto, perch non....
Stop! grid Rocco e con la mano chiuse la bocca
del poliziotto. Basta cos, DIntino. Abbiamo appurato
che eri tu che bussavi. Ora dimmi, che cosa vuoi?.
21

Un incidente brutto brutto sulla statale.


E allora?.
Due morti.
Dunque?.
La polstrada dice se andiamo.
Rocco si mise le mani davanti al viso. Poi url:
Pierron!. Non ne poteva pi di DIntino, aveva
bisogno di parlare con qualcuno con un quoziente
dintelligenza superiore allorango.
Dieci secondi e il viso di Italo Pierron, lagente
migliore che aveva, si affacci da una porta laterale.
Dica, dottore!.
Che questa storia di un incidente?.
Sulla statale da Saint-Vincent... un furgone. Ci sono
due morti.
Prendi DIntino e vai, per favore.
Veramente... fece DIntino indicandosi il costato.
Cosa?.
Dottore, io ho ancora le costole che mi fanno male.
Un mese e mezzo prima aveva subito unaggressione
dove aveva riportato la frattura del setto nasale. Poi,
non pago, era caduto in una buca dei lavori in corso
spaccandosi un paio di costole, che ancora gli
dolevano. Il video di una telecamera di sicurezza che
riprendeva la scena di quellaggressione subita da
DIntino e Deruta, lagente di cento e passa chili che
sfidava DIntino per il podio del pi deficiente del
commissariato, aveva fatto il giro della questura e della
procura. Era diventato oggetto di culto fra i poliziotti e
i giudici della valle. Quel filmato di pochi minuti dove i
22

due inetti cercavano di arrestare una coppia di


spacciatori, veniva utilizzato negli uffici ogni volta che
qualcuno si sentiva un po gi di morale. Il giudice
Baldi lo guardava continuamente, il giudice Messina tre
sere a settimana con tutta la famiglia. In questura Italo
Pierron e il viceispettore Rispoli se lo sparavano
nellufficio passaporti, che era diventato il luogo
segreto dei loro incontri damore, e ultimamente al
pubblico di aficionados sera unito anche il questore
Andrea Costa che davanti alle peripezie dei suoi due
agenti rideva fino alle lacrime. Lunico che sembrava
essere immune dalla comicit di quei tre minuti in
bianco e nero privi di sonoro era lanatomopatologo
Alberto Fumagalli. Lui davanti a quel cortometraggio si
intristiva, quasi piangeva. Ma non bisognava dargli
peso. La sfera emotiva del medico era seriamente
danneggiata dalla frequentazione coi cadaveri e
soprattutto da una latente e pericolosissima patologia
maniaco-depressiva.
Ma la polstrada? chiese Rocco esasperato. Gli
incidenti stradali non sono cose loro?.
Veramente sono loro che hanno chiamato. Anche
perch il furgone andato a sbattere da solo. Non che
ha coinvolto altre macchine. Ma c una cosa che non
va. E vogliono noi.
Che palle! grid Rocco e dallattaccapanni prese il
loden verde. Lo infil e richiuse la porta.
DIntino, se non sei abile al servizio, mi dici che
vieni a fare in questura?.
Sbrigo le faccende di carta.
23

Sbriga le faccende di carta ripet a bassa voce


Rocco. Capito? Lui sbriga le faccende di carta.
Andiamo, Italo. O anche te sei impossibilitato per
qualche disfunzione?.
No, io no. Le ricordo invece che lispettore Rispoli
a casa con la febbre a 39. Non possiamo contare su di
lei.
Rocco lo squadr dalla testa ai piedi. E neanche tu
puoi farlo. O mi sbaglio?.
Italo arross e abbass lo sguardo.
Senza aggiungere altro Rocco si incammin verso
luscita.
La storia damore fra Italo e Caterina ancora non gli
andava gi. Il viceispettore Rispoli era una su cui aveva
messo gli occhi da mesi. E vedersela scippare cos, da
un sottoposto, aveva intaccato la sua autostima.
Mentre a passi rapidi raggiungeva il portone
principale, Rocco Schiavone si gir verso Italo: Ma tu
ti diverti a mandarmi sempre DIntino?.
C chi si fa una canna e c chi manda DIntino dal
capo per cominciare la giornata col piede giusto. E
rise.
Rocco decise che era arrivato il momento di fare le
dovute pressioni e mandare DIntino in qualche
commissariato sulla Maiella. Ne andava della sua
salute.
A maggio il mondo bello. Le prime margherite
sbocciano puntellando di bianco e di giallo i prati, e dai
balconi i fiori vomitano colori come tubetti di tempera
24

schiacciati.
E cos era anche ad Aosta. Rocco alz gli occhi al
cielo. Sembrava che finalmente le nuvole se ne fossero
andate a svernare chiss dove mentre il sole
accarezzava le montagne e i pianori facendo risplendere
quella tavolozza meravigliosa. E lumore di Rocco
Schiavone ne guadagnava. Laspettava da tempo quello
spettacolo, dalla fine di settembre dellanno prima,
quando armi e bagagli era arrivato alla questura di
Aosta trasferito per punizione dal commissariato
Cristoforo Colombo, nel quartiere EUR della sua citt.
Erano stati mesi di freddo intenso, di neve, pioggia e
gelo che gli erano costati ben dieci paia di Clarks,
lunica calzatura che usava. A guardare bene, qualche
nuvola lass in alto cera ancora. Ma erano candide,
correvano e al massimo si fermavano a fare una sosta
fra le cime delle montagne. Niente di preoccupante.
Hai visto? gli disse Italo, che quando era in privato
passava direttamente al tu.
Cosa?.
Che la primavera arriva anche qui ad Aosta? Te lho
sempre detto. Dovevi credermi!.
Vero. Non ci speravo pi. Tutti sti colori.
Doverano fino a ieri?.
Italo part a razzo. Rocco si tocc le tasche. Cazzo!
e infil una mano in quelle dellagente. Prese il
pacchetto di sigarette. Chesterfield. Io lo so che un
giorno di questi mi sorprenderai e invece di sto schifo
avrai le Camel.
Scordatelo! gli disse Italo.
25

Rocco ne accese una e rimise il pacchetto in tasca a


Pierron.
Che ne dici, Italo? Ce ne andiamo a pranzo in
montagna? propose il vicequestore.
Dove?.
Mi piacerebbe tornare a Champoluc, al Petit
Charmant Hotel. Si mangia da paura l.
E perch no? Vediamo a che ora ci sbrighiamo, no?.
Un incidente roba da poco. Cosa vuoi che ci sia di
cos misterioso? So proprio de coccio da ste parti. E
si fece un tiro di sigaretta.
Era proprio un bel vedere quello che cera al di l del
finestrino dellauto di servizio. Anche gli alberi
sembravano sorridere. Senza quei chili di neve addosso
che li faceva somigliare a dei vecchi novantenni con il
peso dellet che li schiacciava a terra. Ora svettavano,
nuovi e giovani, freschi, tesi e dritti.
Rocco ricord la notte appena passata con Anna.
Sent qualcosa formicolargli fra le gambe. proprio
primavera! disse spegnendo la sigaretta nel
portacenere.
Colpa di due vecchi pneumatici esplosi per lusura e
il furgone Fiat sera andato a schiantare contro i larici
alluscita di una curva. Carlo Figus e Viorelo Midea, i
due a bordo, erano morti sul colpo. Dei due corpi
restava solo il lenzuolo macchiato di sangue col quale li
avevano coperti. Rocco Schiavone e Pierron
chiacchieravano con lagente della polstrada.
Allora mi dice cos che non va? Cosa c di tanto
26

strano? chiese Rocco.


Pi che strana, c una cosa grave disse lagente
Berruti, occhiali a specchio e denti bianchi, pareva
uscito da una puntata dei Chips, il vecchio telefilm
degli anni Settanta.
Cosa?.
Il furgone ha una targa rubata. Non sua.
Schiavone annu. Fece cenno a Berruti di proseguire.
Insomma, sul libretto il furgone appartiene a Carlo
Figus, quello che guidava, ma la targa che riporta
completamente diversa.
Furono raggiunti da un altro agente della polstrada,
un po sovrappeso e lo sguardo sveglio e attento.
Ciao Italo!. Conosceva Pierron.
Ciao Umberto.
Allora dottore, la targa che ha sopra questo furgone
stata denunciata il 27 febbraio a Torino. Appartiene a
un tale Silvestrelli, e dovrebbe stare sopra una
Mercedes Classe A, non su un furgone Scudo della Fiat.
Questo furgone dovrebbe avere la targa AM 166 TT.
E immagino che la AM 166 TT non sia in giro.
Macch!.
Che palle mormor Rocco alzando gli occhi al
cielo.
Cosa, dottore? chiese solerte Berruti.
Che palle! ripet Rocco guardando lagente negli
occhi. Che palle! Stava andando troppo bene, troppo.
Un incidente, un paio di scartoffie e via! Invece questi
due stronzi hanno una targa rubata. Che coglioni! e
dando un calcio ad un sassolino lasci i tre poliziotti a
27

guardarsi negli occhi.


Alle famiglie pensate voi? chiese Umberto a Italo.
Rocco, che era solo a qualche metro, si gir: Certo
che ci pensiamo noi, Italo. Questo non un incidente
col cid, c di mezzo un furto ed roba nostra.
Grazie! era felice Umberto. Se pu servire
qualcosa....
Voi ve ne state qua, riempite tutte le carte che
dovete riempire e non vi fate pi vedere in giro. Io devo
anda da Fumagalli allobitorio, porca troia!. Poi
smadonnando si incammin verso la macchina. I due
agenti della polstrada guardarono Italo. Ma sempre
cos?.
No. Oggi tranquillo. Se era un omicidio allora s
che era da ridere. Statevi bene. Ciao Umberto! Mi devi
la rivincita!.
Quando vuoi. Boccette o carambola?.
Carambola.
Non vedo niente.
Gli occhi ce li ho ancora chiusi?
Sono aperti. Sono aperti e non vedo.
Sto ancora dormendo?
Non dormo. Lo so che non dormo. La testa mi gira,
mi gira forte. Mi fanno male le tempie. Il nero sta
diventando grigio. Non pi buio. Per non riesco
ancora a vedere. Cosho in faccia? Cos? Una
ragnatela? No, le ragnatele sono trasparenti. Questo
invece un velo scuro. Scuro e fatto di fili. Fili neri.
Schifo. Fa schifo. Se chiudo gli occhi gira tutto. Li
28

devo tenere aperti e guardare questo velo nero e


schifoso che ho davanti alla faccia.
Trascinava i pensieri a fatica, pesanti e ancora
inzuppati di sonno e mal di testa. Prov a togliersi la
pezza che aveva davanti agli occhi. Ma le mani non si
muovevano. Bloccate.
Non si muovono. Le mani non si muovono! Ho una
tela nera in faccia e non la posso togliere perch le
mani non si muovono.
Si sforz, tir una, due volte, ma i polsi erano
inchiodati.
Mi sono incastrata nel letto e ho messo la testa nella
federa? Perch mi sono incastrata nel letto? Ma che
cazzo sto pensando? Forse sto ancora dormendo, fuori
ancora buio e fra un po mi sveglio e vado a fare
colazione.
Le tempie battevano metodicamente come campane a
morto. Un dolore sotterraneo, continuo e sordo.
Deve essere notte. Non sento la strada. E neanche
Dolores che prepara la colazione e pap che cammina
per il corridoio.
Quelli erano i suoi rumori familiari. E l cera solo
silenzio.
Sono seduta. Sul letto?
Prov ad alzarsi ma non ci riusc.
Ho la schiena attaccata al muro? A una tavola di legno?
Prov a muovere le gambe.
Non mi si muovono. Sono bloccate come le mani, le
caviglie sono inchiodate. una paralisi? Mi sono
paralizzata? No, le dita le muovo. E muovo i piedi. Ma
29

le caviglie sono legate. Come i polsi. un incubo? Ora


mi sveglio, ora mi sveglio, ora mi sveglio.
Prov a saltare slanciando il sedere, ma non accadde
nulla.
Che cazzo ho in faccia? Una pezza? Una pezza,
sicuro. E dietro vedo... cos? C un muro. Un muro
grigio. Non camera mia. La mia stanza gialla,
questa grigia. E dove sono i poster dei Coldplay e
degli Alt-J? Qui tutto grigio. Grigio e sporco. Per ci
vedo. Allora giorno. E se giorno, perch nessuno mi
viene a svegliare?
Mamma? url. E il suono della sua voce la
spavent. Riprov pi forte: Pap?.
Respirava sempre pi a fatica, e laria era poca.
Quella pezza schifosa davanti al volto gliene toglieva
parecchia e ogni volta che provava a inspirare le
toccava le labbra.
Mamma? Pap?.
Inutile.
Era sveglia e non era a casa sua. Non poteva
muoversi, non vedeva niente, cera puzza di muffa ed
era sola.
Chiara cominci a piangere.
Lultimo indirizzo conosciuto di Carlo Figus era via
Chateland. Rocco ci aveva spedito lagente Scipioni per
andare a dare la triste notizia e carpire un parente
qualsiasi da portare alla camera mortuaria. La scelta di
Rocco era caduta sullagente Antonio Scipioni solo e
soltanto per necessit, dal momento che lispettore
30

Caterina Rispoli era allettata con 39 di febbre, e Italo


Pierron sulle tracce di Viorelo Midea, laltra vittima
dellincidente. Dunque al vicequestore non era rimasto
che lagente Scipioni in forza ad Aosta dal mese di
dicembre. Lo conosceva poco, ma non era un
mentecatto come Deruta o come DIntino o un Casella.
Sapeva che era mezzo siciliano mezzo marchigiano,
che amava la montagna e gli era sembrato sempre in
ordine, attento, e dalla sua bocca non aveva mai sentito
uscire sciocchezze. Rocco sperava di poter annoverare
Scipioni fra gli agenti validi della questura. Un uomo in
pi fa sempre comodo.
Il vicequestore aspettava allingresso della morgue
fumando una sigaretta quando vide attraverso i vetri
smerigliati la figura inconfondibile di Alberto
Fumagalli,
lanatomopatologo
livornese. Come
dabitudine da ormai nove mesi, i due non si
salutarono. Alberto guard il cielo, storse la bocca,
digrign qualcosa, poi fece un cenno a Rocco. Entri
quando hai finito?.
No. Aspetto qui. Un agente.
Chi? Quello che vomita sempre?.
Italo? No. Un altro. Porta uno dei parenti per il
riconoscimento.
Alberto lo guard negli occhi. La vuoi sapere subito
una cosa oppure aspettiamo che finisci la sigaretta?.
Rocco fece una boccata profonda. E dimmela.
morto felice.
Rocco si avvicin al medico. Che significa?.
Litaliano, morto felice.
31

E come fai a saperlo? Te lha detto lui?.


Certo.
Vai al sodo. Oggi non giornata e non ce la faccio a
sopportare una discussione con te.
Sissignore. Vuoi sapere come ha fatto a dirmelo?
Vieni, te lo mostro.
Insomma gli toccava beccarsi i due cadaveri. Gett la
sigaretta e segu il medico.
Nella sala autoptica il solito odore di uova marce
miste ad alimenti andati a male e ristagno di porto. Sui
lettini i due corpi. Alberto si avvicin. No, oggi i
cadaveri te li risparmio. Quello che ti interessa di pi
qui... al microscopio, vieni. E indic loculare. Pos
locchio e regol lobiettivo. Poi sorridendo lasci il
posto a Rocco.
Che vedi?.
Ma che ne so? Cose tonde, un po bianche e un po
viola... non lo so, sembra una macchia di quelle che
usano gli psicologi....
Si chiamano macchie di Rorschach e non centrano
una beneamata. Quello che stai vedendo sul vetrino
un tampone che ho prelevato dalla pelle del pene
dellitaliano.
Cazzo....
S, anche detto cazzo. E sai cosa stai osservando?.
Me lhai appena detto, no?.
No. Quello che stai osservando la Gardnerella
vaginalis.
Non so cosa sia ma dal nome non dovrebbe trovarsi
32

su un organo genitale maschile, sbaglio?.


Bravo! La Gardnerella un microorganismo, molte
donne ce lhanno e ci convivono. Se per prolifera
troppo arrivano quelle secrezioni biancastre, che
puzzano anche un po, sai? E....
Falla finita, Alberto. Insomma, il tipo s dato da
fare prima di morire?.
Esatto. E calcolando che sono morti non pi tardi
delle quattro, diciamo che lha fatto neanche unora
prima?.
Me lo chiedi?.
No, laffermavo con un punto di domanda. Fa molto
chic, perch come dire: voglio ascoltare la tua
opinione ma tanto ho ragione io. E comunque a questa
donna misteriosa che ha regalato le ultime gioie del
sesso al poveraccio, io una bottarella gliela darei, ma
col metronidazolo.
Tu pensi a una prostituta?.
A guardare i due direi di s.
Cio?.
Li hai visti in faccia, Rocco? Quei due per farsi una
trombata o tiravano fuori i soldi oppure a casa a fare
solitari. Vuoi vederli?.
Per oggi mi basta la Gardnerella.
Lagente Scipioni scortava lungo il corridoio un
uomo di una vecchiaia indeterminabile. Sottobraccio al
giovane poliziotto avanzava a piccoli passi verso la
porta della morgue guardando un punto fisso davanti a
lui.
33

Dottor Schiavone, questo il nonno di Carlo Figus.


Lunico altro parente la madre della vittima, ma non
si pu muovere da casa, il diabete... le hanno amputato
le gambe.
Bene... fece Rocco allargando le braccia.
Lui il signor Adelmo Rosset, il nonno di Carlo
Figus. Adelmo? Questo il vicequestore Schiavone....
Luomo alz appena gli occhi. Erano azzurri e
sembravano immersi in un liquido denso e appiccicoso.
Non cambi espressione, solo lentamente si port la
mano alla tasca, estrasse un fazzoletto e si asciug la
bocca.
Parla poco disse Scipioni.
Lo vedo. Ma in grado?.
Non lo so. Credo di s. La mamma di Carlo Figus,
che poi la figlia di Adelmo, dice che ci sente
benissimo e capisce tutto, vero Adelmo?.
Come una tartaruga centenaria luomo gir il collo
rugoso verso Scipioni. Lento accenn ad un sorriso che
mostr tre denti superstiti. Poi si richiuse come un fiore
al tramonto.
Che faccio, dottore?.
Andiamo. Fumagalli aspetta. Rocco allung il
braccio e lo offr ad Adelmo che ci si aggrapp e
scortato dai due poliziotti si avvicin al vetro divisorio.
Rocco buss forte tre volte e la veneziana di alluminio
si tir su mostrando il viso di Fumagalli. Il medico al di
l del vetro aveva gi preparato il cadavere. Fece un
gesto a Rocco, come a dire tiro su? e Rocco annu
senza perdere docchio Adelmo. Il viso del vecchio
34

rifletteva sul cristallo e casualit volle che combaciasse


perfettamente con la posizione del viso del cadavere
nellaltra stanza. Fumagalli scopr il corpo. Il volto di
Carlo Figus prese il posto di quello del nonno. Adelmo
guard per alcuni secondi. Poi lentamente allung una
mano fino a poggiare le dita sul vetro. Si gir verso
Rocco. Lo sguardo giaceva lontano, immerso nel
liquido, ma da un occhio una lacrima corse via e si
infil in una ruga, neanche fosse stata il letto secco di
un fiume. Tremava, Adelmo, e guardava Rocco. Non
cera bisogno di altro. Il vicequestore fece cenno a
Fumagalli di ricoprire il cadavere.
Antonio disse allagente, riaccompagna il signor
Rosset a casa.
Scipioni annu. Venga signor Adelmo, andiamo....
Il vecchio stacc la mano dal vetro divisorio. Le
impronte delle dita sparirono in pochi secondi
riassorbite dal gelo del cristallo. Sembrava smarrito,
come se lo avessero appena svegliato da un brutto
sogno. Poi afferr il braccio di Scipioni e si
rincammin nel corridoio a passi lentissimi e cadenzati.
Rocco aveva bisogno di bere.
Con una telefonata aveva allertato il giudice Baldi.
Quello gli aveva intimato di recarsi in procura, ma il
vicequestore aveva declinato con una scusa di servizio.
Al pi tardi nel pomeriggio, promise, sarebbe stato l.
Quello stupido incidente stradale rischiava di diventare
una serie ininterrotta di rotture burocratiche da far
spavento. E al momento lunica cosa che lo interessava
35

era guardare i cubetti di ghiaccio sciogliersi nello spritz


preprandiale che Ettore gli aveva portato al tavolino. In
piazza Chanoux regnava la calma. Cerano due vigili
sotto la redazione de La Stampa fermi a
chiacchierare con una signora e il suo barboncino nero,
tre operai su una scala intenti a cambiare la lampadina
di un lampione, Nora che ad ampie falcate si
avvicinava al suo tavolo.
Oh porca... disse a bassa voce Rocco. La donna
puntava dritto verso di lui, non cerano dubbi. Gli occhi
fermi e il passo deciso. La speranza che una storta
improvvisa potesse fermarla svan quando il
vicequestore not che Nora portava scarpe da
ginnastica. Restava un fulmine. Ma anche l poche
speranze, il cielo era sereno. Nora raggiunse il tavolo.
Muta afferr una sedia e si sedette di fronte a Rocco
senza mai staccare gli occhi da quelli di lui.
Prendi qualcosa? disse Rocco con un filo di voce.
Anna? Proprio con lei? rugg la donna.
Chi te lha detto?.
Aosta una citt molto piccola.
Ti hanno informata male.
Nora strizz gli occhi. Dici?.
Dico.
Il panettiere mio e di Anna che ha il negozio di
fronte a casa sua, mi ha detto che ti ha visto uscire alle
sei e qualcosa come un ladro. Ti basta?.
Perch mentire? Perch cominciare a cercare scuse
arrampicandosi su uno specchio? Tanto Nora prima o
poi sarebbe venuta a saperlo. Forse glielavrebbe detto
36

lui stesso.
Va bene, Nora. Anna.
La mia amica... ma lo disse pi a se stessa che a
Rocco.
Insomma, amica....
Su questo hai ragione. In fondo ti ringrazio. Con
una mossa hai chiarito due cose. Che il nostro rapporto
al capolinea e che definire amicizia quella che ho con
Anna quantomeno azzardato.
Direi di s.
Infatti non so se essere pi incazzata con te o con
lei. Cosa fa pi male? Il tradimento di un amore o di
unamicizia?.
Me lo stai chiedendo?.
No, ragiono ad alta voce. Ma in fondo io e te non
avevamo sto grande amore.
Rocco respir profondo. Guard Nora negli occhi.
Mi sa di no.
Lhai fatto per sfregio o per vendicarti?.
Vendicarmi? E di cosa?.
Pensavi che io e larchitetto....
Lascia perdere, Nora. Nessuna vendetta. Lho fatto
perch ne avevo voglia e mi sono ritrovato a letto con
lei. Pi o meno le stesse ragioni che hanno convinto la
tua amica. Niente di pi di questo.
Cera un modo meno squallido per chiudere questa
cosa? chiese Nora e stavolta aveva gli occhi dolci,
grandi e deboli.
Cera riuscita a farlo sentire una merda.
Forse s, Nora. Una volta forse avrei saputo fare di
37

meglio. Una volta, appunto. Ma parliamo di unera fa.


Stento a crederlo una lacrima che premeva da un
po le scivol lungo la guancia e Nora se lasciug con
uno scatto nervoso.
Perch si ostinavano a trascinarlo nella vita per i
capelli? Perch non lo lasciavano vivere male questi
suoi anni prima della vecchiaia da solo, nel vuoto che
sera creato intorno e che nulla avrebbe pi potuto
riempire? Questo si chiedeva guardando gli occhi di
Nora, la cui unica colpa era quella di avergli
attraversato la strada.
Vedi Rocco? Lo so, tu con me sei stato sempre
molto chiaro. Non mi hai mai lasciato molte illusioni,
anche se ci speravo. Non me ne puoi fare una colpa,
no? Passavano i giorni e mi dicevo: abbi pazienza,
Nora. un rapporto che si regge su un velo di cipolla.
Mettici un peso, anche piccolo, e quello cede. Si spacca
tutto. E allora aspettavo. Cos, vietato? Solo oggi per
seduta di fronte a te a questo tavolino mi chiedo: cosa
aspettavo? Cosa puoi tirare fuori tu dal cilindro
magico? Cosa potrebbe avere un uomo come te da
costringere una come me ad aspettare? Niente. A parte
il letto non abbiamo altro in comune. Ora star un po
male, per un po mi chiuder in casa, per un po mi
pianger addosso. Poi uscir, andr dal parrucchiere,
magari anche un vestito nuovo e ricomincio a vivere.
Possibilmente senza te nella testa. Una sola cosa: c
speranza che tu faccia unennesima cazzata e ti
trasferiscano, che so, nella Barbagia?.
Rocco ci pens su seriamente. S. Quella speranza
38

c sempre.
Sar un bel giorno. E finalmente Nora sorrise. Lo
finisci? disse a Rocco afferrando lo spritz ghiacciato.
Rocco non ebbe il tempo di rispondere. Il miscuglio di
aperol, prosecco e acqua tonica gli era gi arrivato sulla
giacca mentre due cubetti di ghiaccio si erano
intrufolati nella camicia.
Buona giornata! esclam Nora sorridente e con il
passo della vincitrice lasci il tavolino e il bar di piazza
Chanoux.
Rocco si alz in piedi. Liber la camicia dai
pantaloni e fece cadere i cubetti a terra. Due tavolini
pi in l lunico avventore lo guardava senza
espressione. Si limit a sorridere, poi torn a leggere il
suo quotidiano. Ma si sa, niente pi ridicolo delle
disgrazie altrui.
Ettore era gi fuori. Gliene porto un altro, dottore?.
Lascia perdere, Ettore. Devo tornare in ufficio.
Buon pranzo!.
Nessuna sorpresa in fondo. Tutto era andato come
doveva andare. Tutto previsto. Tutto scontato. Per da
qualche parte qualcosa sanguinava. Sperava solo che
fosse una ferita lieve e leggera e che se doveva lasciare
una cicatrice che fosse piccola, quasi invisibile.
Appena entrato in questura, Deruta gli and incontro
carico come sempre di carte misteriose.
Dottore? Dottore, senta... poi si blocc. Si mise a
odorare come un cane da punta.
Cazzo vuoi Deruta? Non giornata.
39

Che successo? Lei puzza di caramella.


Mi si sciolto un pacchetto di charms in tasca.
Ma tutto bagnato!.
Hai un certo spirito di osservazione. Dovresti
provare in polizia. Ora, c qualcosa di urgente che mi
volevi dire o mi devi solo spaccare le palle in mezzo al
corridoio?.
S. A proposito di quei due morti sulla statale per
Saint-Vincent. Ha chiamato Pierron. Le deve parlare
con urgenza.
Dov ora?.
Pausa pranzo.
Rocco annu ed entr spedito in ufficio.
Apr la rubrica cercando un numero di telefono. Lo
compose.
Brondo? la voce intasata di Caterina Rispoli
rispose al terzo squillo.
Cater, sono Schiavone.
Buoggiorno dodddore.
Come va? Hai una molletta dei panni sul naso?.
Gi ho trentotto di febbre....
Bene. Mi passi Italo?.
Ci fu una pausa. Poco dopo la voce dellagente
Pierron risuon nel telefono.
S?.
Ti consiglio di disinfettare prima il microfono senn
ti becchi linfluenza pure tu.
Stia tranquillo, ho fatto il vaccino io.
Come vuoi. Allora, mi cercavi?.
40

S... come ha fatto a capire che ero... vabb...


riguarda laltro dellincidente. Viorelo Midea. Si sa
solo che era residente a Barlad, in Romania. Ma qui
nessun indirizzo. Che facciamo?.
Manderemo una lettera allambasciata, scriveremo
ai familiari, che cazzo ne so? C altro?.
S. Ho scoperto dove lavorava.
E dove, di grazia?.
Alla pizzeria Posillipo. Io la conosco. Non lontana
dalla questura.
Dobbiamo andarci.
Ora?.
No, con comodo, aspetta, guardo lagenda. Per il 13
luglio sei libero? e chiuse la comunicazione.
Chiara faceva fatica a respirare. Ogni volta che
inalava, il sacco che aveva in faccia le si incollava
addosso. Le guance e la fronte ricoperte di sudore, le
lacrime appiccicose come carta moschicida. Non si
muoveva da ore. Le tempie continuavano a martellare il
cranio regolari e impietose.
Aveva urlato fino a farsi andare via la voce. Ma
nessuno aveva risposto, nessuno era entrato nella
stanza. Attraverso la stoffa vedeva bene quel muro
grigio con le mensole piene di vecchie cose. Buste di
plastica, pennelli incatramati, lame coi denti
arrugginiti. Doveva essere un garage o un deposito
abbandonato.
Cominciava a ricordare.
La sera prima.
41

Era uscita con Max, il suo fidanzato, e Giovanna.


Alberto, il cugino di Max, li avrebbe raggiunti da
Torino. Lappuntamento era al pub alle sette. Da l
sarebbero andati allo Sphere, sulla strada per Cervinia.
Chiara non ne aveva voglia, lei se ne sarebbe stata
volentieri sola con Max, ma Giovanna era pazza di
Alberto. E per tutto il giorno le aveva chiesto in sedici
lingue di passare la serata insieme. Almeno diceva
Giovanna sorridendo se mi d buca non sono sola e
piango con te. Ma dare buca a Giovanna non era una
cosa possibile. Lo sapevano Chiara, Max e mezza
Aosta. Lunica a ignorarlo era proprio Giovanna. Un
metro e settanta, bruna e coi capelli lisci, non ricci
come quelli di Chiara che per sbrogliarli ogni mattina
impiegava come minimo un quarto dora. Se poi ai
capelli lisci ci aggiungevi gli occhi verdi e un corpo che
faceva sbrodolare tutto il liceo, proprio non si capiva da
dove nascesse quellinsicurezza. Giovanna era cos.
Sonia, Paola, Giovanna, le pi belle della scuola erano
le pi insicure. Lei no. Chiara era forte. Aveva una
famiglia alle spalle, un padre e una madre che le
volevano bene e che soprattutto ad Aosta qualcosa
contavano. Chiara Berguet era un capo. Lo sapeva, le
amiche pendevano dalle sue labbra. E gli occhi piccoli
e i capelli ricci non le avevano impedito di fare stragi di
cuori. Al liceo erano tutti pazzi di lei, e non cera
unoccupazione, una gita o una semplice sciata che non
passasse dal secondo banco terza fila della quinta B.
Alberto era arrivato. Bello, ventiduenne, col suo
giubbotto di pelle e il capello liscio e nero. Sbavava
42

dietro a Giovanna, anche un cieco se ne sarebbe


accorto. Dopo tre birre e un paio di aperitivi erano
andati allo Sphere. A ballare e a continuare a bere come
idioti.
Poi...
Cos successo? Quanto cazzo ho bevuto? Almeno
tre gin tonic. La mia faccia davanti allo specchio del
bagno. Vomito. Ma vomito parecchio. Giovanna che
parla con Alberto sotto la stroboscopica. Max che
chiacchiera con due tamarri sui trenta. Chi sono? Il
fumo della sigaretta sale verso il cielo nero di notte,
freddo e senza stelle. Sono fuori dalla discoteca. Fumo
una sigaretta e gira tutto. Max mi riaccompagna a casa.
Le chiavi nella toppa. Buio. Che ho fatto dopo? Chiara
cerca di ricordare! Cerca di ricordare. Niente. Dolore.
Solo dolore.
Al mal di testa si andava aggiungendo un altro
disturbo. In mezzo alle gambe.
Cos? Un serpente? Un serpente velenoso che fa su
e gi? Un serpente con la pelle infuocata? Levatemi
questo sacco dalla testa. Liberatemi le mani! Devo
toccarmi, grattarmi, afferrare il serpente. Brucia.
La pizzeria Posillipo faceva solo orario serale.
Quando Rocco insieme ad Italo buss alla porta a vetri
piena di adesivi di carte di credito, dalloscurit
dellinterno prese forma un uomo con una pancia
enorme. Conquist subito un nome nel bestiario
immaginario di Rocco, che spesso si divertiva a trovare
somiglianze e affinit fisiche tra uomini e animali.
43

Davanti a lui cera una Fratercula arctica, anche detta


pulcinella di mare. Naso grosso piazzato in mezzo alla
faccia, la bocca minuta quasi scomparsa nelle
guanciotte e gli occhi piccoli e distanti. Le sopracciglia
inarcate verso lalto gli davano lespressione di un
questuante. A differenza delluccello dei mari del nord,
luomo aveva una barbetta rada che gli solleticava il
mento.
Salve! disse aprendo. Siamo chiusi a pranzo e si
asciug le mani su un grembiule che portava allacciato
in vita.
Schiavone, questura di Aosta. Possiamo farci due
chiacchiere?.
E certamente. Prego prego, accomodatevi disse e
fece spazio ai due poliziotti. Vi posso offrire niente?.
Laccento napoletano sembrava pi un vestito per i
valdostani che una cadenza originale.
Niente, grazie.
E allora permettete un caff?.
Grazie.
Prego, assettatevi che torno subito. Non sentite un
odore dolciastro, tipo di caramelle?.
Rocco e Italo si guardarono. Fu Italo a rispondere:
Al vicequestore si sono sciolte delle caramelle in
tasca.
Ah fece luomo e spar dietro una porta a doppia
anta che dava presumibilmente nella cucina.
Rocco e Italo si assettarono al centro della sala.
Che poi Rocco, fattelo dire. Pi che charms
sembrano caramelle al miele. Strano, lo spritz che
44

centra col miele?.


Stai facendo dellironia?.
No.
Tu stai facendo dellironia. E non una cosa buona
per te.
Ti giuro che non stavo facendo dellironia.
E allora togliti quel sorrisetto da deficiente dalla
faccia.
La pizzeria, arredata da qualche architetto costoso in
stile costiera amalfitana, perdeva la sua eleganza grazie
alle centinaia di foto e manifesti di Napoli che il
gestore aveva attaccato ovunque, di sicuro senza
laccordo coi progettisti del locale. Il solito Vesuvio,
Pulcinella che mangia gli spaghetti, Tot un po
ovunque e soprattutto la maglia del Napoli campionato
1989-90.
A proposito di rapporti con laltro sesso, mica sarai
andato a scoparti Caterina con la febbre?.
Macch, no. Le ho portato il brodo.
Ci credo poco.
Poverina, sta proprio male. Lultima cosa che le
verrebbe in mente fare lamore.
A lei, magari, ma a te no.
Ecco qui, due caff come li fanno al Gambrinus a
piazza Trieste e Trento e il pulcinella di mare poggi
la guantiera coi caff sul tavolo. Mentre Italo
zuccherava il suo, Rocco guard luomo: Io sono il
vicequestore Schiavone. Posso sapere lei come si
chiama?.
Domenico Cuntrera. Detto Mimmo!.
45

Mimmo, suo sto posto?.


Quello se lo guard soddisfatto: Diciamo di s.
Diciamo?.
S, mio e di un altro amico mio che per ha solo
aiutato con un po di soldi allinizio. Ma dentro in
cucina e ai tavoli c solo Domenico Cuntrera detto
Mimmo. E si batt il petto. Allora, che posso fa per
voi?.
Di dov lei? E non dica Napoli perch lei non
napoletano.
Luomo sorrise. Si gratt il naso. Siete perspicace.
il mio lavoro.
Sono di gi, Soverato. Mai stato?.
No. Immagino renda di pi fingere di essere
napoletano.
Un po s. Per una cosa vera: io tifo Napoli da
quando ero guaglione.
E chissenefrega?.
Rocco bevve solo met tazzina, poi la pos
guardando Domenico negli occhi:
Viorelo Midea.
Che ha combinato?.
Lavora qui?.
S, certo, tre volte a settimana sta ai tavoli. Che
fice? luomo aveva abbandonato laccento partenopeo.
morto.
Domenico sgran gli occhi. ... morto? E come?.
Incidente precis Italo finendo il caff.
Stamattina presto.
Ma se manco teniva a patente!.
46

Alla guida cera un altro. Tale Carlo Figus.


Conosce?.
Carlo Figus, Carlo Figus? No, mai sentito. E
dove?.
Sulla strada per Saint-Vincent.
E che erano andati a u casin?.
Non lo sappiamo dove erano andati. Ma avevano
una targa rubata.
Rocco si accese una sigaretta.
Veramente cca... un si potrebbe fumare ma il
vicequestore non ascolt il padrone della pizzeria.
Da quanto tempo lavorava qui?.
n anno. Mannaja... mi dispiace.
Lo immagino. Che ci sa dire di lui?.
Poco o niente. Saccio che abitava qui vicino, a via
Voison. Abitava con autri.
Era sposato? Aveva figli? Parenti?.
No, sposato no e manco figli. Qualche parente s,
perch tutti i soldi che guadagnava li mandava a casa.
Mi dia lindirizzo preciso.
Via Voison... ai palazzi grigi. Il numero non me lo
ricordo, ma lunico che tiene le tapparelle gialle.
Abitava l al secondo piano. Co uno. Mi pare un
marocchino. Ma non so come si chiama. Ahmid
qualcosa. Si chiamano tutti Ahmid. Per vi dico che
non so se stava ancora l. Quello Viorelo cambiava
sempre casa. Per due mesi lho pure ospitato in un
camper che tengo in un garage.
Una vita di merda disse Rocco.
E s. Proprio cos. Una vita e merda.
47

Ma almeno la pizza la fanno buona oppure finta


come Domenico e come il caff? chiese Rocco appena
rientrati in macchina.
Non male.
Che poi lo vado a chiedere a uno della Val
dAosta... che ne sai tu di pizze? A guardare il locale e
questo suv qui fuori gli affari mica gli vanno male.
Non ti so dire. Quando vengo io sempre mezzo
vuoto.
Vincer al casin.
Dove andiamo?. Italo tronc linutile discussione.
Ufficio. Io devo ancora mangiare.
A questora massimo qualche panino al bar. E Italo
ingran la marcia.
Ecco, se c una cosa che mi manca sono i
tramezzini. Questa la giornata perfetta per un
tramezzino. Ma dovremmo essere a Roma per avere un
tramezzino.
Oddio no, pens Italo. A cadenza bisettimanale
doveva sorbirsi la solita cantata di Rocco Schiavone per
nostalgia e voce.
I tramezzini sono una cosa seria, Italo. Non si
scherza col tramezzino. Pane bianco, rigorosamente
bianco. Sono ammessi tonno, carciofini, pomodori,
insalata di pollo, spinaci e mozzarella. Personalmente
non amo gamberetti e formaggi e men che meno il
prosciutto. Secondo me il tramezzino al prosciutto
passa di diritto fra i toast. E la maionese deve essere
fatta in casa, leggera e giallo chiaro. Ma soprattutto il
48

tramezzino, e questo ficcatelo bene in testa una volta


per tutte Italo, il tramezzino deve essere tenuto in
fresco sotto i tovaglioli umidi. Se entri in un bar e li
trovi avvolti nel cellophane scappa via! Non sono
tramezzini. Sono cadaveri, roba in putrefazione! Il
tramezzino deve riposare sotto il cotone umido.
Articolo 3 della Costituzione.
Articolo terzo della Costituzione? Ma che dici?.
Costituzione romana. Vuoi che ti reciti i primi due?
Il primo dice: non andare in giro a rompere i coglioni.
Il secondo: mai fare in macchina il Lungotevere di
sabato sera. E il terzo: il tramezzino riposa sotto il
tovagliolo umido.
Lhai scritta tu?.
Lafricano si chiamava Zersenay Behrane. Zersenay
e non Ahmid. E non era marocchino, era eritreo. La
palazzina non era a via Voison e lunica cosa giusta
erano le tapparelle gialle. Zersenay parlava un ottimo
italiano e divideva la casa con altri due eritrei. Ma
Viorelo Midea non lo vedeva da mesi, non sapeva dove
fosse finito, dove abitasse. Lunica cosa che Rocco e
Italo rimediarono fu un meraviglioso tsebhi, il famoso
stufato di manzo e pollo con le lenticchie e pane di teff.
Lo mangiarono dal piatto in comune con gli altri
inquilini. Per ricambiare lospitalit Rocco aveva
spedito Italo a prendere sei belle bottiglie di birra
fresche. Quando uscirono dalla casa con le tapparelle
gialle avevano lo stomaco pieno e la testa che girava un
po.
49

Non trovi meraviglioso che in mezzo alle Alpi


abbiamo mangiato come in Eritrea?.
Vero, Italo. meraviglioso.
Solo che io non lo so dov lEritrea.
Sopra lEtiopia e sotto il Sudan.
Centra qualcosa Sharm el Sheik?.
Ma vatti a guardare un mappamondo.
Labbiamo combinata grossa.
Gi le rispose Rocco.
Provo a chiamare Nora da stamattina ma sempre
staccato. Se c una cosa che mi dispiace aver
rovinato lamicizia con lei per una merda come te.
Me lo fai un favore, Anna? disse Rocco.
Chiamami ogni giorno, che questi tuoi complimenti
aiutano lautostima.
Credo che io e te non ci vedremo mai pi.
Va bene, anche se Aosta non enorme. Pu
capitare. Abitiamo pure vicini.
Ti giuro che mi volter dallaltra parte e cambier
marciapiede.
Basta che stai attenta quando attraversi la strada.
Non vorrei averti sulla coscienza.
Vaffanculo Rocco.
E Anna chiuse la comunicazione.
Bussarono alla porta.
Chi scassa? grid. Non rispose nessuno.
Capacissimo che era DIntino. Si alz e and ad aprire.
Lagente abruzzese era di fronte alla porta ad aspettare.
DIntino, allora non tentra in testa? Io dico chi e tu
50

devi rispondere. Si fa cos quando si bussa.


Dotto, c questo. E consegn un pacco a Rocco.
Che ?.
DIntino avvicin il naso alla giacca del
vicequestore. Dotto, sento una puzza dolciastra. Che
cos?.
Fatti i cazzi tuoi. Allora?.
Gli oggetti personali di Viorelo Midea. C un
orologio, un cellulare vecchio e un mazzo di chiavi.
Che ci dobbiamo fare?.
Rocco volt la schiena e and alla scrivania.
Pierron! grid.
DIntino si guard intorno. di l... rispose.
Pierron! url ancora pi forte Rocco.
Eccolo! si ud dal fondo del corridoio. Italo scans
DIntino ed entr nellufficio. DIntino, ma perch te
ne stai sulla porta? O entri o esci! disse allagente. Poi
si rivolse a Rocco: Dica, dottore. Che c?.
Questo il cellulare di Viorelo Midea. Sarebbe
mica male capire che numeri faceva. Contatti eccetera.
Queste chiavi invece sembrano proprio di una casa.
Va a scoprire quale.
Gli occhi di Schiavone si illuminarono. DIntino,
chiamami Deruta e subito a rapporto da me!.
DIntino scatt.
Coshai in mente? chiese Italo a Rocco.
Ora lo vedi.
Neanche due minuti e Deruta e DIntino erano di
fronte al vicequestore, quasi sullattenti, pronti per la
consegna. Allora amici, agenti, partner cominci
51

Rocco. Sapete che purtroppo lispettore capo Rispoli


malata.
S, ha la febbre precis DIntino con una nota di
soddisfazione nella voce. I fratelli De Rege detestavano
il viceispettore Rispoli.
Bravo. Io ho una missione che avrei voluto affidare
a lei, per le note capacit deduttive nonch
mnemoniche. Ma non posso.
E no, non pu aggiunse pleonasticamente Deruta.
Allora la missione la affido a voi. cosa assai
difficile e anche molto, molto pericolosa.
I due poliziotti erano attentissimi. Italo appoggiato
alla libreria si godeva la scena senza sapere dove
volesse andare a parare il vicequestore che in quel
momento alz il mazzo di chiavi di Viorelo. Le
vedete?.
Chiavi! disse DIntino quasi ipnotizzato.
Bravo. Chiavi. Erano di Viorelo Midea. Ora io ho
bisogno che voi scopriate quale porta aprono.
I due poliziotti si guardarono.
Come facciamo?.
Ve lho detto. difficile, arduo, quasi impossibile.
Ma io vi do un punto di partenza. Segnate!.
Deruta si precipit alla scrivania, afferr un foglio,
una penna e chino si prepar a prendere appunti.
Tu, DIntino, non segni?.
Io mi ricordo tutto nella testa.
Sar... sbuff dubbioso Rocco lanciando
unocchiata a Italo. Allora partite da una casa a via
Kaolak... ai palazzi grigi. I primi che trovate venendo
52

da qui, con tapparelle gialle. Viorelo abitava l al


secondo piano fino a quattro mesi fa. Voi cominciate a
chiedere al vicinato.
Ma non possiamo andare a chiedere agli abitanti
della casa dove stava questo Viorelo?.
No. Anzi se vengo a sapere che siete andati a
disturbare i miei amici eritrei vi mando a Perdasdefogu.
Chiaro?.
Limpido fece Deruta.
Dov? chiese DIntino a Deruta che rispose:
Lontano....
Allora voi andate e investigate. Senza dare
nellocchio, senza farvi notare, provate le serrature.
Provate, provate, provate e provate e alla fine portatemi
labitazione di Viorelo!.
DIntino sgran gli occhi: Come, portatemi?.
Deruta si imbestial: E mannaggia alla sventrata,
DIntino! Portatemi un modo di dire, mica che devi
smontare la casa! Lo scusi, vicequestore. Poi
scuotendo la testa fin di scrivere lappunto.
Cominciate da subito. La cosa lunga e difficile.
Posso contare su di voi?.
Deruta lo guard serio: Certo, dottore. Tanto sta
settimana non devo neanche fare i turni al panificio di
mia moglie.
Bravo, Deruta.
Dobbiamo sempre rendere conto a Rispoli? chiese
per ultima cosa Deruta un po scocciato.
No disse il vicequestore. Stavolta direttamente a
me!.
53

Deruta gonfi il petto dorgoglio, DIntino sorrise


con gli occhi lucidi. Presero le chiavi e salutando
uscirono dallufficio.
Secondo me ce la possono anche fare comment
Italo.
Capace. Una cosa certa. Se ne stanno in giro e
avremo un po di pace. E subito il telefono squill.
Ecco appunto. Rocco alz la cornetta. Schiavone.
Sono il questore!.
Era Costa.
Mi racconta cos sta storia dellincidente e del
furgone rubato?.
Non il furgone, la targa rubata. Ma sembra una
sciocchezza. Ora le mando su lincarto... e fece un
gesto a Italo che alz gli occhi al cielo ... cos se lo
guarda per bene. Mi scusi ma devo correre a Frang...
sgheri a brillare un diodo di sicurezza.
Non ho capito.
Mi aspettano proprio al basamento della
calcestruzzi dove hanno ritrovato il furgone.
Boh, non ho capito. Comunque vada pure. E mi
tenga informato. Ah, Schiavone!.
Dica.
Bellacchiappo. Complimenti.
A chi si riferisce?.
Lo sa lei e lo so io. Gran bella femmina. Mi stia
bene.
Mi tolga una curiosit. Anche lei va dallo stesso
panettiere?.
Exactly! e Andrea Costa abbass la cornetta.
54

E io che credevo che ad Aosta la gente si facesse


fondamentalmente i cazzi propri.
Errato. Uno dei tanti clich di voi terroni su noi del
Nord. E comunque grazie per la fregatura con il
questore.
No, il rapportino lo fai fare a Casella. Tu adesso
porti il cellulare di Viorelo a qualcuno alla postale e gli
fai tirare gi tutti i numeri di telefono.
Va bene. Ottimo. Una cosa. Ma perch ci stiamo
attaccando a questi due poveracci?.
La targa, amico mio. La targa rubata. Uno non se ne
va in giro per Aosta con una targa rubata solo per
andarsi a fare una scopata dalle parti di Saint-Vincent.
Una scopata?.
Poi ti spiego. Vedila cos: perch uno va in giro con
una targa rubata ma con il furgone di sua propriet?
Perch ha paura di un posto di blocco? Non credo. Se
viene fermato, avrebbe chiuso. No, ha paura di
immagini prese da telecamere a circuito chiuso.
Perch? Che deve fare? Sicuramente qualcosa di storto.
Mi segui?.
Certo.
Una rapina, un furto....
O magari ha solo paura degli autovelox.
E rischia di andare in galera per una multa da 200
euro?.
Via Chateland 92, la residenza di Carlo Figus era una
palazzina di cinque piani costruita allinizio degli anni
80 e dimenticata da allora. Saltavano agli occhi linee
55

nere orizzontali allaltezza di ogni piano che si univano


ad altre verticali che invece scendevano dal tetto e
davano la sensazione di essere vecchi rami di edere
spolpati dallinverno e dallincuria. Ma a ben guardare
erano crepe, alcune molto profonde, che serano portate
via pezzi di intonaco. Carlo Figus abitava al secondo
piano. Quando Rocco e Italo bussarono venne ad aprire
una donna sulla sedia a rotelle. La madre di Carlo. Il
viso grigio e i capelli gialli con la ricrescita alle radici.
Portava degli occhiali da vista viola e un vecchio
cardigan con la faccia di Topolino cucita sul cuore.
Aveva le mani bianche e piccole, e guardava i poliziotti
con gli occhi spenti ed enormi dietro le spesse lenti da
miope. Ci scusi signora... siamo della questura...
possiamo? disse Rocco.
La signora fece s con la testa senza aggiungere una
parola e con unabile marcia indietro della carrozzella
fece passare Rocco e Italo. Ma pi che andare avanti di
50 centimetri non si poteva. La casa era piena di roba.
Giornali, buste con vestiti, cuscini, un immondezzaio
riempiva le stanze fin quasi al soffitto. I mobili, se
cerano, erano sommersi da quella valanga di oggetti
che sembrava poter ingoiare gli inquilini da un
momento allaltro. Cera solo un sentiero, per passare
in mezzo alla trincea di roba accumulata, che serviva
alla signora per muoversi con la sua carrozzina. La
donna and avanti e con un gesto invit i poliziotti a
seguirla. Italo e Rocco camminavano sul passaggio
aperto nella discarica guardandosi intorno, non
riuscivano a pensare a nulla. Non avevano mai visto
56

una cosa simile, e s che a cose assurde i poliziotti


erano abituati. Cera persino un pezzo di un manichino,
spuntavano la testa e le braccia. Sembrava un naufrago
boccheggiante prima di essere ingoiato da quel mare di
vecchi scarti. Vetri smerigliati, qualche libro, un pc, un
tamburo, dei soldatini, e carte, uninfinit di carte e di
quotidiani.
Il corridoio portava in salone. L la roba si
ammucchiava a ridosso dei muri lasciando al centro
uno spazio di un paio di metri quadrati doverano
sistemate due poltroncine di velluto verde, un vecchio
televisore appoggiato a quella che una volta doveva
essere una libreria e un piccolo tavolino con due
tazzine e una zuccheriera. Intorno era un delirio di roba
che copriva perfino lunica finestra della stanza:
giornali, plastiche, un materassino sgonfio, un pezzo di
un dondolo, vasi, ciotole, tubi, un appendiabiti, piatti,
una lavagna. La puzza di muffa, funghi e terra bagnata
appestava la casa. Italo gi impallidiva. Rocco invece si
sedette sulla poltroncina.
Volete un caff? furono le prime parole dette dalla
donna. Aveva una voce sottile.
No, signora, grazie. Immagino lei sappia perch
siamo qui.
La donna annu. tornato mio padre neanche
unora fa. Ora di l che dorme. Devo svegliarlo?.
Assolutamente no.
Chi paga? chiese allimprovviso la donna
guardando i due poliziotti.
Chi paga cosa?.
57

Il funerale di Carlo mio. Chi lo paga?.


Italo guard Rocco. Il Comune, signora. Vedr che
riusciamo a fare le cose per bene. Vero, Italo?.
S! assent lagente.
Chi mi aiuta per?.
Per rispondere a questa domanda bisognava avere la
verve di un deputato o la faccia come il culo di un baro.
Rocco non era n luno n laltro. Quindi non rispose.
Qualcosa Carlo portava a casa quando lavorava. Lui
faceva il muratore. Ma mica trovava sempre lavoro.
Ogni tanto s. Ogni tanto no. C la pensione?.
C? chiese Rocco guardando Italo.
S! assent nuovamente lagente.
Io ho la pensione sociale. La mia e quella di pap. E
insieme arriviamo a 800 euro. Ma la casa, le bollette. A
me e pap poi ci servono le medicine. Non che io
posso andare avanti senza medicine. Guardate. E si
tir su la copertina che copriva le gambe. Meglio, i due
monconi che restavano delle sue gambe. Io senza
medicine non ci posso stare.
No, signora... disse Rocco. Ma adesso qualcosa
faremo, vero?.
S. Italo ormai sera incantato e si esprimeva solo
con linguaggio olofrastico. Toccava a Rocco portare
avanti la cosa. Dal suo agente che se ne stava ritto in
piedi con gli occhi sgranati non poteva pi venire
nessun tipo di aiuto.
La donna si ricopr e rimase a guardarsi il grembo.
Le mie gambe. Una volta erano belle. Volete vedere?
e senza aspettare risposta gir la carrozzella e la spinse
58

verso una catasta di tende, vecchie lenzuola e sportelli


di comodino. Si sporse in avanti e cominci ad
armeggiare in quel mucchio di roba alla ricerca di
qualcosa.
Ma guardi signora, va bene, non si preoccupi, ci
fidiamo! disse Rocco.
S fece Italo.
Ci crediamo. Parliamo di Carlo per piacere.
Ce lho qui da qualche parte e senza aspettare
sgusci via dal salone. Rocco guard Italo. Ti stai
sentendo male?.
S.
Vuoi uscire?.
S.
E allora vai. Aspettami gi. Ci vediamo fra dieci
minuti.
S disse Italo. Poi senza cambiare espressione fece
dietro front e punt dritto verso il corridoio e la porta
dingresso. Un rumore assordante provenne da unaltra
stanza. Quindi silenzio.
Tutto bene, signora? grid Rocco. Ma non ci fu
risposta.
Poi Rocco sent la porta di casa chiudersi, segno che
Italo era ancora vivo e aveva ritrovato luscita, e
finalmente la madre di Carlo torn in salone. A mani
vuote. Non le trovo pi. Erano le mie foto del liceo.
Non le trovo pi.
Non si preoccupi. Sta bene. Sta bene cos.
La donna scoppi a piangere. Divenne rossa e si
nascose la faccia con le mani. Perch? chiedeva
59

singhiozzando. Perch?.
Ma Rocco non sapeva a cosa si riferisse. Se a Carlo,
se alla sua vita, alla malattia, o solo al fatto che non
trovava pi le fotografie. O forse a tutte tre le cose
insieme.
Prima dovevo morire io e poi Carlo. cos. Cos
la vita. I figli devono morire dopo i genitori. E invece?
Io sono ancora viva. Perch sono viva? Mio pap vivo
e mio figlio no?.
Al vicequestore venne voglia di accendersi una
sigaretta, ma ci rinunci. Una scintilla l dentro e
poteva scoppiare un incendio di dimensioni bibliche.
Mi piaceva tanto Elisa. Era una brava figlia. E
lamava a Carlo. Poi se n andata. E Carlo a unaltra
non lha trovata pi. Lei sposato?.
Ero.
sbagliato lasciarsi. Insieme uno si aiuta. Cos
invece, da soli. Non un mondo fatto per stare da soli,
lo sa? Lei deve tornare da sua moglie.
Rocco annu.
Mi cacceranno da casa, vero? Ci cacceranno a me e
mio padre disse ancora la donna.
Perch?.
Chi me li d i soldi per laffitto ora? Chi paga le
bollette? E quando Adelmo morir? Come faccio?
Come? Guardi, ho solo questi! e dalla tasca del
cardigan tir fuori dei bigliettini gualciti. Solo questi.
Cosa sono?.
Buoni... della pizzeria di Mimmo. Che manco ci
posso arrivare in sedia a rotelle.
60

Rocco si guard intorno. Non sapeva come andavano


le cose in questi casi. Forse lavrebbero ospitata in una
struttura pubblica? Con assistenza sanitaria? Queste
domande non se lera mai poste.
Carlo almeno 800 al mese li raggranellava, sa? si
stava pulendo gli occhi e il naso con un fazzoletto
gualcito che teneva nella manica del cardigan mangiato
dalle tarme. Era bravo Carlo. Faceva il pittore e ne
capiva pure di idraulica. Vuole vedere la sua stanza?.
No, signora. No. Rocco si alz. Ora io devo
andare, ma le giuro che far presente la sua situazione a
chi di dovere. Glielo prometto.
Se ne va gi?.
Devo andare a lavorare.
Mi torna a trovare?.
S le promise. Che altro poteva fare?
Magari se mi chiama prima, metto un po in
ordine.
Rocco sorrise. Allung la mano per salutare la donna
che invece inopinatamente avvicin la testa al palmo
del vicequestore. Rocco prese un respiro e la carezz
sui capelli. Lei lo guard con gli occhi ancora umidi di
pianto e gli prese la mano portandosela alla guancia.
Arrivederci, signore.
Arrivederci, signora Figus.
Io sono la signora Rosset. Figus era mio marito.
Arrivederci, signora Rosset.
La donna lasci la presa. Rocco si gir e
attraversando la montagna di rifiuti ritrov la porta di
casa.
61

Il serpente si era trasformato in un miliardo di


formiche e Chiara le sentiva camminare e mordere
dappertutto.
Formiche nere, rosse, con le mandibole enormi a
tenaglia che mi mangiano la pelle. Ce le ho dentro.
Vanno su e gi, corrono, corrono con i fiammiferi
stretti fra le zampe, bruciano e mordono. Acqua. Voglio
lacqua. Ho bisogno dacqua. Ingoio... saliva e polvere.
Ma non devo vomitare. Se vomito con la faccia nel
sacco la fine. Che devo fare? Mi fa male... mi fa
male! Puzza. Il sacco puzza di fango, muffa, e saliva.
la mia. Saliva vecchia. Per favore, per favore, le mani.
Mi devo grattare, mi devo togliere il sacco, devo
respirare. Mi fa male dentro. Quelle formiche del
cazzo, levatemele! Levatemele! Voglio ghiaccio. Tanto
ghiaccio sulla patata. Mi passerebbe tutto. Voglio
alzarmi, correre, correre via. Tuffarmi in mare.
Sottacqua. A fare le bolle. Nellacqua fredda che
accarezza tutto e fa passare il dolore. Sono sottacqua a
fare le bolle. Mi manca laria. Mi manca laria. Torno
in superficie. Soffoco. Devo togliermi il sacco dalla
testa. Ora!
Scosse il capo tre, quattro volte. Ma non cera niente
da fare. Il cappuccio non si sfilava. Ad ogni movimento
brusco, le sembrava che il cervello sbattesse come
marmellata contro le pareti del cranio.
Ricominci a piangere.
Perch? Perch sto qui? Che mi successo? Che ho
fatto io?
62

Piangeva e parlava. E pi parlava, pi si sentiva sola.


E pi si sentiva sola, pi piangeva.
Come nonna nella bara. Con il fazzoletto sotto il
mento. Nonna, che hai? Mal di denti? Nonna... che naso
grande... e che orecchie grandi... ora ti chiudono dentro,
nonna, e nessuno ti parla pi. Nessuno ti accarezza pi,
e nessuno ti guarda e ti pensa pi. Dove sei andata,
nonna?
Era cos morire? Non lo sapeva. Non si pensa a
quelle cose a ventanni.
Sono morta? No, non sono morta. Sento dolore e
dietro il sacco c un muro e sono legata. Sono viva e
mi fa male dappertutto, e mi brucia dappertutto. No,
non sono morta.
Ma morirai, le disse una voce nascosta. Una voce
sorda e sottile, senza anima, senza sesso.
Morirai qui, legata come un salame...
Morir. Morir qui, da sola.
Strinse le labbra per fermare le lacrime. Che non
erano pi lacrime di disperazione o di nervi. Erano
lacrime vere. E facevano pi male. Perch scendevano
da sole silenziose, come un torrente.
Chiara muore, Chiara muore, disse ancora quella voce.
Sei giorni dopo sarebbe stato il suo compleanno.
Diciannove anni.
Carlo Figus era un poveraccio. Viorelo Midea forse
anche peggio. Nel furgone a parte qualche attrezzatura
da lavoro non cera niente di interessante. Forse sto
sbagliando. Mi sono fissato con questa cosa della targa
63

e avevi ragione tu, Italo.


Cio? Paura di prendere una multa?.
Capace. Capace che era solo quello. Rocco si alz
dalla scrivania e spense la sigaretta nel portacenere.
Vabb, ci vediamo domani. Vai da Caterina?.
S. La febbre le un po scesa.
Allora torna al lavoro! disse Rocco entusiasta.
Un po scesa, mica guarita.
Il vicequestore prese il loden. Stammi bene, Italo.
Vengo con te. Lagente spense il lume da tavolo
che campava sulla scrivania
permesso? Scipioni sera affacciato nella stanza.
Di, Scipioni.
Non la volevo disturbare. Ma da sopra hanno
mandato questi! e consegn un foglio a Rocco.
Che roba ?.
Sono i numeri del cellulare di Viorelo. Cio, sono
solo gli ultimi tre numeri che ha fatto, sugli altri
devono lavorarci. Il tipo li ha cancellati tutti.
E la rubrica? Aveva numeri in rubrica?.
Solo una decina e tutti con il prefisso rumeno. Se gli
vuole dare unocchiata.
Rocco guard i fogli. Poi li pass a Italo. Ti
dispiace buttarmeli sulla scrivania? Ci penso domani.
Lagente esegu. Grazie, Scipioni. Buona serata.
Altrettanto.
Il sole era tramontato in mezzo a una danza di nuvole
rosa lasciando intendere che lindomani sarebbe tornato
a splendere in tutta la sua potenza primaverile. La
64

giornata volgeva al termine e lunica cosa che Rocco


desiderava era perdersi un po per Aosta prima di
tornare a casa. Gli piaceva farlo ora che il tempo lo
permetteva, girare un po senza meta, senza un
impegno preciso. Star l solo a respirare laria, guardare
le facce dei passanti, i cani al guinzaglio, fermarsi a
prendere le sigarette al distributore automatico. Gli
venne il desiderio di chiamare Seba a Roma e vedere se
cera qualcosa in ballo. Qualcosa di interessante che lo
facesse rientrare di un po di soldi. Ma era troppo
stanco. Voleva solo guardare i palazzi, la porta romana
e i volti della gente, il cielo che era diventato violetto,
le montagne che per la prima volta da quando era ad
Aosta sembravano sorridergli.
Sei capace? mi chiede Marina. Seduta sul divano.
Ha la settimana enigmistica in grembo. Ora ha questa
nuova fissazione. Fa le parole crociate a schema
libero, quelle senza i neri per capirci.
No, non le so fare le dico. Ed vero. Al massimo
so unire i puntini o annerire gli spazi. E leggere le
barzellette.
Facile da capire. Nove lettere.
Chiaro?.
Nove lettere!.
Limpido?.
Allora sei scemo mi dice. Nove lettere. Comincia
per p e finisce per o.
Preciso, no, sono sette. Che palle Mar non lo so.
Be, faccio gli orizzontali intanto. Non mangi?.
65

Che mangio? Il frigo vuoto, fa leco. C una


carbonara surgelata. C una carbonara surgelata.
Marina scuote la testa e intanto scrive.
Perspicuo dice allimprovviso.
Cosa?.
Facile da capire era perspicuo. Questo me lo segno
anche sul bloc-notes. Bella parola.
Facile da capire. Cos che mi vuole dire? Che stai
cercando di dirmi, Marina?.
Niente. Solo che facile da capire.
Sta a vedere che si riferisce a stanotte, che non sono
tornato a casa. Ma no, non pu riferirsi a quello. Lei lo
sa. Quella roba bassina, buona per me, per chi sta
con le piante dei piedi radicate nella terra e nei
pavimenti, non fa parte dellaria, delle cose che si
staccano e vengono portate dal vento.
La padella frigge. Butto il contenuto della busta.
Salza il fumo. E si alza pure il profumo chimico della
carbonara. Anche se questa roba giallastra sta alla
carbonara come un trattore a una Ferrari. Io la so fare
la carbonara. Ti ricordi, Mar?.
Come no....
La prima sera. Ti ho detto che ero un mago a fare
la carbonara.
Marina ride. Dio quanti denti che ha. Ci si riflette la
luce sopra e se guardo bene forse mi ci rifletto anche
io. Faceva schifo quella carbonara. Te lhai mangiata
per piet, vero?.
Ride e non risponde. Lha sempre fatto. Quando
Marina ride non c posto per altro. Solo per il riso. Ed
66

giusto. Secondo me quando si ride, si ride e basta.


il solo momento di libert che abbiamo, in fondo.
Quando ridiamo.
Non c pi. Non pi sul divano. Non accanto a
me mentre mangio la carbonara chimica, forse a
letto, forse al bagno o forse pi semplicemente
uscita.
E fa male.
Fa male lassenza? No. Fa male la perdita. Che
altro dallassenza. La perdita sa cosa ha perso.
Lassenza pu essere un vago sentore, unemozione
senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che
non ho, ma che non so cos. La perdita, quella che
provo io, perch lo so. Ed peggio dellassenza.
Perch quello che conoscevo e che tenevo fra le dita
non c pi. Non sar pi. la stessa differenza che c
fra Ray Charles e Stevie Wonder. Stevie cieco dalla
nascita, Ray c diventato. Ray sa cos vederci, Stevie
no. Ray ha provato la perdita. Stevie lassenza. Stevie
sta meglio di Ray. Ci metto la mano sul fuoco.
Da quanto non beveva? Il tempo aveva perso senso e
direzione. Non cera pi luce nella stanza. Il mal di
testa era aumentato. E le formiche continuavano ad
andare su e gi. Ogni tanto sembravano fermarsi, ma
poi riprendevano la gara.
A dolore si aggiungeva dolore. Si era abituata a
respirare lentamente ma il corpo era diventato una
massa rigida trafitta da punture di spillo.
Devo dormire. Se dormo passa tutto. Se dormo non
67

sento pi le formiche, le tempie, il fuoco.


La pip. Ancora? Unaltra volta?
Doveva farla. Da un po di tempo cercava di
trattenerla, ma ormai non poteva pi.
Come faccio? Fa troppo male. Vi prego, per favore,
venite a togliermi il sacco dalla testa. A farmi respirare.
A darmi dellacqua.
Sete e pip insieme. Non le era mai capitato.
Devo farla. Adesso. Forse cos annego tutte quelle
formiche maledette. Forse spengo il fuoco. Sicuro, se la
faccio spengo il fuoco e le annego.
Dai, falla, che ti importa? Fattela addosso, disse la
vocina. un attimo e passa tutto.
Da seduta? Devo farla seduta? Mi sporco. Mi sporco
tutta. Non ce la faccio. Non posso farmi la pip
addosso.
Era un incubo che nei primi anni di vita laveva
minacciata quasi ogni notte, si svegliava con il terrore
di aver pisciato nel letto. Ma era una cosa antica,
passata, finita. Non pensava di doverci tornare su.
Forza, dai, un attimo.
Resisteva. Ma ormai era allo stremo. Stava per
esplodere, doveva mollare.
E la puzza? La puzza mi uccider!
Strinse le labbra e si lasci andare. Sent il rivolo
caldo accarezzarle le cosce e scendere lentamente lungo
le gambe, sui polpacci fin dentro le scarpe, Chiara
ricominci a piangere.
Se l fatta addosso! Se l fatta addosso! Chiara si
fatta la pip addosso. La canzonava. Ah ah ah...
68

vergogna vergogna vergogna, ha diciottanni e si


piscia addosso!
Zitta! Zitta! grid fra le lacrime. Stai zitta!.
Non c la mamma a pulirti? Dov Dolores? Ti
hanno lasciato sola?
Devi stare zitta ho detto! url con la voce tra i
singhiozzi.
Ora tutto appiccicoso, vero? appiccicoso e
puzza... peggio di una stalla... sei una mucca tu?
Lasciami in pace disse Chiara con un filo di voce.
Non ti voglio pi ascoltare. Vattene. Vattene via. E le
formiche non si sono mosse. Stanno l. E mi brucia
ancora di pi. Devo dormire. Se dormo il dolore se ne
va, la puzza se ne va, e respiro. E quando mi sveglio
trovo mamma e pap.
O quello che ti ha portato qui.
Chi?
Non che ci sei arrivata da sola, qui.
Un po dacqua. Solo un sorso. Mi basta solo un
sorso e me ne sto buona buona.
Lacqua? Vuoi un po dacqua? Quanto pagheresti
un bicchiere dacqua? Me lo daresti il biglietto degli
Alt-J?
Ti... darei... casa....
La testa smise di martellare, le palpebre di Chiara si
chiusero e la ragazza cadde in un buco buio e profondo.

69

Marted

Aveva preso sonno da unoretta quando il citofono


gracchi. Rocco salt su con il respiro mozzato. Si
guard intorno. Era nel suo letto. Nella sua stanza. A
casa sua. Fuori il cielo era nero dinchiostro. Cosa
laveva svegliato? Fu il secondo suono sgraziato a
chiarirgli le idee.
Ma porca troia... guard lora sulla sveglia. Luna
e un quarto. Ma chi ?.
Si alz dal letto e a piedi nudi raggiunse il citofono.
Aggiustandosi i boxer sollev la cornetta. Chi ?.
Vicequestore? la voce di un uomo. Mi scusi lora.
una cosa urgente.
Ma si pu sapere chi ?.
Pietro Bucci Rivolta.
Chi?.
Pietro Bucci Rivolta. Ci siamo conosciuti alla festa
di Nora.
Cazzo no, pens Rocco. Larchitetto. Quello che lui
credeva fosse lamante di Nora e che invece era luomo
di Anna. Che vuole questo? No! Una scenata di gelosia
alluna di notte non lavrebbe retta. Ma che
succede?.
70

una cosa importante... lo so che tardi, mi


dispiace disturbarla....
Mi ha gi disturbato. Scendo io. Mi dia cinque
minuti.
Torn in camera e si rivest velocemente.
Sera alzato un vento scuro che aveva abbassato la
temperatura. La strada era deserta. Pietro Bucci Rivolta
era chiuso nel suo giaccone. In testa portava una
coppola a scacchi. Appena vide Rocco uscire dal
portone gli and incontro sorridente. Segno che la sua
era una visita pacifica. Mi dispiace disse allungando
la mano. Rocco gliela strinse. Ma una cosa che non
ci sta facendo dormire.
E che ora non fa dormire neanche me. Che
succede?.
Innanzitutto come sta Nora?.
Bene... credo bene. La domanda laveva spiazzato.
La prendeva alla larga larchitetto. La domanda che
saspettava era: come sta Anna?
Me la saluti quando la vede. Io per sono venuto
qui a dirle una cosa molto importante. Lei un
poliziotto, anche molto bravo a quanto dice Anna...
ricorda Anna?.
Rocco fece una faccia vaga come se cercasse nei
cassetti della memoria chiss quale oggetto dimenticato
da chiss quanti anni. Lamica di Nora? Quella bruna,
no? vergognandosi della squallida pantomima che
stava facendo, ma anche inorgoglito dal fatto che Anna
comunque lo considerasse un buon poliziotto.
71

Esatto. Allora proprio Anna mi ha consigliato di


venire da lei. E mi scuso ancora per lora. Ma secondo
me grave.
Rocco Schiavone guardava larchitetto. Si sentiva
una merda al cospetto di quelluomo innocente,
distinto, elegante e di bellaspetto.
Ho bisogno di parlarle, Schiavone. Le posso offrire
qualcosa?.
A questora? Che trova aperto ad Aosta?.
Ettore ancora aperto. Cera un addio al nubilato.
E va bene. Rocco con uno sbadiglio salut il sonno
che ormai se nera andato per sempre.
Aspetti lo ferm larchitetto. Si volt e fece un
gesto. Lo sportello di una Mercedes parcheggiata poco
distante si apr e dalla macchina scese una ragazza con i
capelli lunghi.
La ragazza si chiuse lo sportello alle spalle e con le
mani sprofondate nelle tasche di un giubbotto corto e
striminzito si avvicin a Rocco e allarchitetto
avanzando su degli scarponcini alti alla caviglia.
Appena raggiunse i due uomini sorrise. Salve.
Mia figlia. Giovanna disse Bucci Rivolta.
Salve fece Rocco. E la guard. Una ragazza di una
bellezza sconsiderata. Talmente bella che non poteva
essere messa nel novero delle ragazze belle ma passava
di diritto al gruppo delle Creature, entit superiori che
non hanno niente a che spartire coi comuni mortali. Se
sono qui disse larchitetto ... per lei.
Ettore aveva portato due bianchi ai vecchi e a
72

Giovanna una coca. Era stato larchitetto a scegliere il


tavolo pi lontano dallingresso. Anche lui era un
habitu del locale avendo lo studio sulla piazza. E
probabilmente aveva assistito alla scenata di gelosia di
Nora dalle sue finestre, chiss. Rocco ancora non sera
abituato allidea che c una differenza sostanziale fra
una citt di 40.000 abitanti e una di 4 milioni e rotti.
Allora, dottor Bucci Rivolta....
Pietro.
Va bene. Pietro, che succede?.
Giovanna, racconta.
La ragazza, incoraggiata dal padre, bevve un sorso di
coca, pos il bicchiere e guard Rocco coi suoi occhi
verde smeraldo. Si aggiust i lunghi capelli lisci e
attacc. Il fatto che secondo me c un problema con
Chiara.
Chi Chiara?.
La mia migliore amica. Ieri sera siamo andate allo
Sphere.
Gli occhi di Rocco erano due punti interrogativi.
una discoteca sulla strada per Cervinia chiar
Giovanna. Eravamo io, Chiara, Max il fidanzato di
Chiara e suo cugino Alberto, venuto da Torino.
Rocco fece un gesto per dire va avanti.
stata una serata molto bella. Alla fine Max ha
accompagnato Chiara e Alberto venuto con me.
Rocco guard larchitetto che non faceva una piega.
Ascoltava sua figlia.
Alberto mi ha accompagnato a casa e se n andato
a dormire da Max.
73

E fin qui... disse il vicequestore.


Infatti. Oggi per Chiara non venuta a scuola.
Rocco alz le spalle. Succede. Magari malata.
No. Perch oggi cera la prova di italiano. Lultima.
Poi questanno abbiamo la maturit. E Chiara non
poteva mancare. Io pure ho pensato fosse malata.
Lhai chiamata al telefono?.
S. Ce lha staccato da ieri sera. E allora sono
andata a casa sua. Ma a casa non cera.
Come?.
Sua madre mi ha detto che non cera. Io ho chiesto a
sua madre dove fosse e la signora mi ha risposto che
era dalla nonna.
Immagino fece Rocco che tu sia andata anche
dalla nonna.
Difficile si intromise larchitetto, dal momento
che delle due nonne di Chiara una morta sei anni fa,
laltra vive a Milano.
E allora sar andata a Milano, io non capisco qual
il problema fece Rocco che cominciava ad
innervosirsi.
Non cera dalla nonna. Lho chiamata disse
Giovanna. Fin la coca e guard di nuovo il
vicequestore. La nonna di Chiara ad Abano Terme.
Me lha detto la cameriera.
Allora senti un po come la vedo io disse il
vicequestore scolandosi il bianco. Chiara se n stata
tutto il giorno col suo Max e ha inventato una bugia
alla madre perch non voleva farsi scoprire. Ha staccato
il telefono per non farsi beccare dai genitori e
74

stamattina, cio fra qualche ora, la vedrai a scuola bella


tranquilla e riposata.
No, dottore. Anche Max non la vede da ieri sera.
Diglielo, Giovanna.
La ragazza guard suo padre. Chiara ha un
cellulare, un iPhone. E ha un guscio con la bandiera
americana. Io il suo cellulare lho visto sul mobile
dingresso a casa sua mentre parlavo con la madre.
Rocco annu. Larchitetto lo fiss negli occhi: Una
ragazza di 18 anni che si stacca dal suo cellulare per un
giorno intero?.
Peggio aggiunse la figlia, lei il cellulare ieri sera
laveva alla discoteca. Quindi a casa tornata. Solo che
ora dov?.
Io penso che una risposta ci sia. E credo....
Non finita larchitetto interruppe il vicequestore.
Si mise una mano in tasca e mostr due tagliandi
colorati a Rocco.
Cos?.
Fu Giovanna a rispondere. Domani sera c il
concerto degli Alt-J a Milano. Io e Chiara lo aspettiamo
da mesi. E Chiara gli Alt-J non se li perderebbe per
niente al mondo. Sa quanto ci ho messo per trovare i
biglietti?.
Non facevano altro che parlare di questo concerto,
dottore. Ascolti me, c qualcosa che non va. Cosa non
lo so. Ma non mi piace per niente.
Insomma, secondo voi Chiara sparita.
Chiara sparita aggiunse Pietro Bucci Rivolta e i
genitori non dicono niente. Io Pietro e Giuliana li
75

conosco da anni. Ho anche lavorato con loro. Sono


andato alla villa con una scusa alle nove e mezza.
Pietro non cera, Giuliana non s fatta vedere. Mi sono
fatto una chiacchierata con la filippina. Il cellulare della
figlia non era pi sul mobile dove Giovanna laveva
visto, in pi la filippina scoppiata a piangere
allimprovviso. Mi creda Schiavone, c qualcosa che
non va.
Il vicequestore si alz dalla sedia. Fece due passi
verso la porta del bar. Allarg le braccia. Questa
famiglia....
Berguet?.
Esatto. Mi dica di pi.
Pietro e Giuliana Berguet hanno una figlia, Chiara,
e una societ, la Edil.ber. Costruzioni. Glielho detto,
ho collaborato a un paio di progetti con loro. Fanno
case, ponti, hanno lavorato allaeroporto....
Bella roba quella comment Rocco.
Gi ammise Pietro. Insomma, sono dei
costruttori.
Sono ricchi? chiese il vicequestore che unidea se
la stava facendo.
Parecchio.
E quel parecchio fu un cazzotto allo stomaco di
Rocco. Allora ci siamo. Tir fuori il portafogli. Pag
il conto. Che ore sono?.
Quasi le due, dottore.
Ecco, mettiamolo agli atti fece Rocco con aria
solenne. Alle due di un marted mattina di maggio al
vicequestore Rocco Schiavone di stanza ad Aosta da
76

ben nove lunghissimi mesi piomba lennesima rottura


di coglioni di decimo grado! disse ad alta voce. Pietro
e Giovanna lo guardavano senza capire. Non potevano
sapere, come quelli che lavoravano o avevano a che
fare con Rocco Schiavone da settembre, che il
vicequestore aveva una graduatoria tutta personale di
quelle che lui definiva rotture di coglioni. Cio le
incombenze e i casi quotidiani che lo indispettivano e
gli rendevano la vita un inferno. Italo Pierron
addirittura ne stava facendo una raccolta per esporli
nella bacheca della questura, in modo che fosse chiaro
a tutti cosa dire e cosa non dire al capo. Le noie o
rotture di coglioni partivano dal sesto grado a salire.
Fra quelle pi leggere, appunto il sesto grado, cerano
gli idraulici o i muratori che tendevano a non rispettare
mai un orario promesso, gli zero dellIban, le moto
smarmittate, le penne vecchie quando aveva bisogno di
scrivere un appunto velocemente. Al settimo grado si
trovavano le cacche dei cani sul marciapiede, perdere il
segno del libro, il finger food. Allottavo cerano le
letterine di Equitalia, ma dopo aver querelato uno degli
impiegati quelle serano fatte pi rare dei granchi blu
reali, andare a messa, cosa che non faceva dal 1980, la
sabbia nelle vongole, il vino che sa di tappo e pranzare
dopo le due. Al nono grado le sfuriate meteorologiche,
freddo neve vento tempesta e grandine, i cretini, andare
a votare e le carie. Al decimo grado, sovrano e
imperiale, cera il massimo delle rotture di coglioni che
la vita poteva riservargli: il caso sul groppone. E quel
marted di maggio Rocco aveva capito che davanti a lui
77

si ergeva immensa e improcrastinabile una rottura di


decimo grado.
Quando uscirono aveva appena cominciato a piovere.
Vuole un passaggio a casa?.
Casa? A fare che? Ormai la stalla aperta e i buoi
sono scappati. Mi porti in questura, per favore.
Sal sulla Mercedes dellarchitetto diretto in ufficio.
Erano le due e dodici minuti del mattino.
Alla porta cera lagente Casella. Che appena vide il
vicequestore sorrise: Dottore? E che fa in ufficio a
questora? Non riesce a dormire?.
Gi. E siccome non dormo io, non dorme pure
qualcun altro. Dove sono Deruta e DIntino?.
Non lo so. Li ha mandati in giro per la citt,
secondo me a questora sono a letto.
Svegliali e digli di muoversi! non era un reale
bisogno del duo comico che mosse il vicequestore a
dare quellordine, ma puro e semplice desiderio di
vendetta.
Li faccio venire in questura?.
No, gli dici che non mi hanno relazionato e che non
il caso di riposarsi ma cercare quello che sanno.
Riferir! fece Casella alzando il ricevitore.
Rocco si scaravent nel suo ufficio. Afferr il
telefono. Parecchi squilli dopo alzarono la cornetta.
Pr... pronto?.
Sento che la voce va meglio, ispettore Rispoli. Ti
sei tolta la molletta dal naso?.
78

Do... dottore, lei?.


S, sono io e sono le due e venti. T passata la
febbre?.
Ieri sera, cio qualche ora fa avevo... 37 e mezzo.
Cos? Prendi gli antibiotici?.
No, lechinacea. Mi curo con lomeopatia.
Funziona?.
Con me s.
Io una volta ho curato il raffreddore con la brionia.
Mai provata?.
Mi scusi dottore, lei mi chiama... per chiedermi
come sto alle due e venti di notte?.
E anche se fosse?.
La troverei una premura di una persona gravemente
danneggiata nella psiche, glielo dico sinceramente.
Caterina si stava svegliando.
Vero? Invece no. In realt io cerco Italo. Che l,
dimmi di s.
Si sentirono dei rumori, poi la voce di Italo sorse dal
profondo come unoscura entit sottomarina. Dica....
Devi venire in questura.
... alle due?.
Alle due. C una cosa brutta.
E posso sapere cos?.
No. Sorpresa.
un decimo grado? chiese Italo con un filo di voce.
Pieno, Italo mio, pieno. E non possiamo perdere
tempo.
E la nonna ad Abano Terme?.
79

Ho chiamato lalbergo. Registrata da sola, senza


nessuna nipote al seguito, come era prevedibile.
S, ma che facciamo alle tre?.
Rocco spense lennesima sigaretta di quella mattina
da incubo. Abbiamo due alternative. Sta a noi
decidere come agire. La prima svegliare il giudice e
richiedere il permesso di mettere i telefoni sotto
controllo, parlare col questore e poi con la famiglia e
esporre la ragazza a un rischio pazzesco perch qualche
giornalista pu presentarsi in questura o in procura.
Vero. Lo sport preferito nelle procure quello di
vomitare notizie riservate. Italo abbass la testa come
a cercare una soluzione. Poi la rialz con lo sguardo
poco convinto. La seconda?.
Andiamo a fare una visita a casa Berguet.
A questora?.
Alle sei.
E fino a quellora che facciamo?.
Un sacco di cose. Io per avrei bisogno di Caterina.
Ha ancora la febbre?.
Un po. Per forse in ufficio pu stare. DIntino e
Deruta?.
Per ora li ho solo svegliati e li ho mandati in giro.
Perch?.
Perch li odio. Ora vieni con me, ci serve un cavallo
di troia.
Un...?.
Rocco non rispose. Aveva gi afferrato il loden e a
passi spediti era uscito dallufficio lasciando tutte le
luci accese. A Italo Pierron non rimase che seguirlo.
80

Schiavone aveva parcheggiato lauto davanti alla


casa in localit Porossan, un villino che risaliva agli
anni Venti. In pietra e legno traboccante di fiori
circondato da un bosco di abeti. Era ricoperto di glicini
che si arrampicavano fino al piano superiore e tempo
qualche giorno come fucili avrebbero esploso i loro
grappoli viola. Quella era la bella residenza dei
Berguet. Sprofondata nel buio delle quattro del mattino.
Rocco e Italo si avvicinarono ad unauto blu.
Che vuoi fare, Rocco?.
Questa la Suzuki Jimny di Giuliana Berguet?.
S, come risulta alla motorizzazione rispose Italo.
Ma perch?.
Auto molto carina, troppo costosa e che
personalmente non amo. Rumorosa e poco agile sulla
strada. Nasce come fuoristrada, e sui terreni impervi si
comporta benino.
Rocco, io non me la devo comprare, voglio sapere
che dobbiamo fare qui alle quattro di mattina!.
Per tutta risposta Rocco infil un oggetto metallico
appuntito nella serratura dellauto. Apr la portiera e
sorrise a Italo. Seguimi con lauto di servizio e
mont su quella di Giuliana Berguet.
Mentre raggiungeva la sua auto, Italo sent il rombo
del motore Suzuki echeggiare nel silenzio dellora
antelucana. Scuotendo la testa ebbe ormai la certezza
che Rocco Schiavone aveva sbagliato mestiere.
Dopo una mezzora di strada sulla statale 26
81

arrivarono a Saint-Nicolas. Rocco fren. Scese


dallauto. Afferr una pietra e spacc i due fari
anteriori.
Ma che scemo? disse a mezza voce Italo che lo
aspettava sullauto di servizio.
Pulendosi le mani Rocco lo raggiunse.
Ma che hai fatto? chiese Italo.
Che bastardi! Hanno rubato lauto e lhanno lasciata
sfondata a 30 chilometri da Aosta. Ma per fortuna
lamico tuo della polstrada, quello che ti batte a
biliardo, come si chiama? Umberto?.
S.
Lha ritrovata quass. S insospettito perch stata
chiaramente vandalizzata. Che colpo di fortuna.
Italo guardava Rocco senza capire. Ma gli hai fatto
un danno!.
A parte che c lassicurazione, poi sono costruttori.
A occhio e croce 400 euro per aggiustare la macchina
ce lhanno. Ora tu chiami Umberto e gli dici tutto.
uno in gamba Umberto, vero?.
Molto in gamba.
Quindi sa tenerlo un segreto?.
Pu fare altrimenti?.
Rocco ci pens su una manciata di secondi. Non
credo. C sempre qualche bellincrocio da sorvegliare
a Secondigliano. Forza, chiamalo, possibilmente mentre
guidi e torniamo in citt. Puoi fare le due cose
insieme?.
Credo di s. E credo anche che al contempo potrei
masticare una gomma americana. Ma ancora non ho
82

capito che stiamo facendo....


il cavallo di troia! e detto questo il vicequestore
infil la mano nella tasca di Italo afferrando il
pacchetto di sigarette. Storse il naso ma ne accese
comunque una.
Alle sei lispettrice Caterina Rispoli entr nellufficio
di Rocco Schiavone avvolta in una sciarpa che le
lasciava fuori solo gli occhi. Odorava di fresco e
pomate alleucalipto. In piedi, accanto al vicequestore
cera lagente Scipioni con la barba lunga di un giorno.
Italo invece se ne stava seduto sulla poltroncina davanti
alla scrivania.
Salve... Caterina salut i tre uomini con un filo di
voce.
Sembri una berbera le sorrise Rocco. Prego,
siediti e scusami....
Caterina prese posto accanto a Italo. Lo sguardo
apprensivo dellagente non sfugg a Rocco.
La ama proprio, pens.
Il vicequestore si sfreg le mani. Fuori splendeva una
tenue luce mattutina. Bene, ora che siamo qui mi
dovete ascoltare. C una cosa grave che soltanto noi
quattro in tutta la questura dobbiamo conoscere. Ho
fondati sospetti che una ragazza di nome Chiara
Berguet sia stata rapita.
Scipioni e Rispoli sgranarono gli occhi. Caterina ci
mise anche un colpo di tosse.
Ma ovviamente non c stata denuncia. Ora, come
pensavo di agire?.
83

Immagino senza dire niente in procura e al


questore? chiese Antonio Scipioni.
Bravo Antonio. Ma ti prego, se c una cosa che
odio sono le domande retoriche.
Lho fatta? fece imbarazzato il poliziotto.
S. Lhai appena fatta. In questo gruppo di lavoro
non sono ammesse domande retoriche. Andiamo avanti.
Allora, io ho bisogno che tu Caterina mi porti tutte le
informazioni possibili sulla Edil.ber, societ di
costruzioni della famiglia. Fatturato, ordinativi,
situazione finanziaria, tutto.
Caterina annu.
Antonio, stai accanto a Caterina. Sul campo. Se c
da andare a fare una visita a qualcuno prima ne parlate
con me, poi, visto che la nostra Rispoli febbricitante,
andrai tu. Tutto chiaro?.
Antonio Scipioni annu senza parlare. Ancora non gli
era chiara la storia delle domande retoriche.
Io e Italo invece puntiamo la famiglia. E vediamo di
cavarne fuori qualcosa.
Se un collega ci fa domande? chiese Caterina.
Inventate una roba qualunque. State lavorando per
me. Alla ricerca di documenti per la finanza, tasse....
Transazioni sospette contabilizzate dallassessorato
ai lavori pubblici nellambito delloperazione fil rouge
guardia di finanza al confine svizzero? azzard
Scipioni.
Rocco lo guard serio. Nel circuito facente
funzione, per!, poi gli dette una pacca sulla spalla.
Lho sempre saputo che potevo contare su di te,
84

Antonio! Ora vi mando caff e brioches dal bar.


Lavorate direttamente qui, nella mia stanza. Una sola
cosa. Quel cassetto della scrivania chiuso a chiave deve
rimanere chiuso a chiave, siamo intesi?.
Rispoli e Scipioni annuirono. Rocco si tast in tasca
lo spinello che aveva prelevato proprio da quel cassetto
dieci minuti prima senza il quale la giornata non
avrebbe ingranato, e insieme a Italo lasci finalmente
lufficio.
Era rimasto in agguato per un sacco di tempo.
Immobile, attento. Poi laveva visto spuntare dai rovi
accanto alla casa. Un balzo, ma quello era stato pi
veloce e sera infilato in una crepa del muro, troppo
piccola per lui. Indugi ancora ma si stuf subito e
and ad accucciarsi davanti al vetro fuligginoso del
vecchio casolare. Aveva guardato dentro. Semmai quel
topo si fosse rifugiato proprio l. Non cera nessun
topo. Cera una ragazza. In mezzo alla stanza. Dormiva
seduta su una sedia con la schiena attaccata ad una
colonna di cemento. Aveva le mani legate alla spalliera
e la testa era nera senza occhi n bocca. Si gratt dietro
lorecchio, le ortiche lo avevano punzecchiato durante
limboscata. Si pass la lingua prima sulla zampa
sinistra, poi sulla destra. Annus laria. Si alz, si
stiracchi e lasci quella vecchia casa attraversando i
prati. Il campanellino attaccato al collare rosso suonava
ad ogni passo. Buono per i serpenti. Ma era ancora
presto. Quelli arrivano destate.
Casa sua era dopo la collina. Non aveva voglia di
85

tornarci. Camminava tranquillo sfiorando tarassachi,


genziane e trifogli. Pietre con il muschio circondate da
margherite. Ce nerano tantissime. Annus. Era passata
una volpe. Sicuro. Fare attenzione. In alto una
cornacchia gracchi un paio di volte. Era arrivato sulla
sommit della collina. Vedeva il giardino di casa sua e
il tetto col gallo di ferro. Una lucertola rapida gli pass
davanti. Lui neanche la guard mentre quella
spaventata si andava a nascondere sotto la pietra
muschiosa.
Gengis Khan aveva solo un anno. E cera qualcosa
che lo attirava lontano da l, dalle quattro mura
domestiche. Non poteva essere la caccia a quel topo
schifoso o inseguire lucertole stupide e veloci. No.
Senza quella strana sensazione il topo lavrebbe preso
almeno dieci volte. Invece era una sonnolenza mista a
desiderio. Quel giorno di maggio Gengis Khan sentiva
un profumo diverso. Un profumo di carne e fiori, di
selvatico e di zucchero.
Gengis, doveri finito? Mamma ti ha fatto la pappa!.
La vecchia aveva messo la scodella per terra. Ma di
mangiare non aveva voglia. Cera quellodore, e una
pressione proprio sotto la coda che lo spingeva a
muoversi. Con un salto super di nuovo lo steccato e
punt dritto verso la strada.
Gengis, la pappa!.
Ma non lo vedi che in amore? Lascialo fare.
Torner quando s sfogato! rispose il vecchio
sorridendo, mentre rimetteva a posto delle cassette di
frutta in giardino. Beato lui! e butt unocchiata a
86

quella macchia rossa che saettava nellerba.


La moglie lo guard e gli sorrise.
Avevano fatto colazione da Ettore, mandato una
caraffa di caff e quattro brioches a Caterina e Antonio,
Rocco sera fumato lo spinello, Italo una sigaretta e
finalmente erano arrivati davanti casa Berguet.
Mancavano venti minuti alle sette. Umberto della
polstrada era l ad aspettarli.
Bene fece Rocco scendendo dallauto, con
Umberto pi credibile, no?.
S borbott Italo, che lasci i finestrini aperti. La
tappezzeria puzzava di cannabis. E questa storia della
canna? chiese a Rocco.
Mi fa bene. Apre i centri nervosi, mi riconcilia con
la giornata di merda e mi d la forza per campare. Ti
basta?.
S rispose Italo.
Ad ampie falcate Rocco raggiunse Umberto. Gli
strinse la mano: Sai gi tutto?.
Certo, dottore.
Il numero di telefono di Berguet, ce lhai?.
S.
Rocco gli consegn il suo cellulare e i documenti
dellauto. Ecco. Prego, diamo inizio alla recita. E i
tre si avviarono verso la porta di casa.
Pass un minuto buono prima che qualcuno venisse
ad aprire. Una filippina con una divisa a righe bianca e
rosa, alta poco pi di un metro, guard seria i tre
poliziotti. Che c?.
87

La signora Giuliana Berguet in casa?.


Che volete?.
Polizia. Le dobbiamo parlare.
Ora siniora dorme.
Tu vai e sveglia? fece Rocco sorridendo.
No so perch se dorme non vuole essere sviliata.
Rocco tir un respiro profondo. Come si chiama lei?.
Siniora?.
No, lei lei! e la indic.
Dolores.
Dolores, vai a sviliare la siniora. Non vedi che il
siniore, cio io, si sta innervosendo forte forte?.
La filippina sembr barcollare, poi si fece di lato e
lasci passare i poliziotti.
Aspettate qua fece la cameriera e ciabattando spar
dietro una porticina.
La mano dellarchitetto nellarredamento era
ovunque, perfino nellodore di cannella che si
percepiva. Stile classico, un po pesante, fatto di stoffe,
tessuti alle pareti, broccati, specchi in foglia doro e
grandi tappeti persiani. Un Des Bains rivisitato, ma
aveva il suo fascino. Alle pareti una sequela di paesaggi
primi Ottocento, qualcuno talmente scurito dal tempo
che non si distinguevano pi colori e segno. Sopra la
porta di vetro del salone campeggiava una nativit del
Cinquecento che da sola valeva tutto il villino.
Italo e Umberto si guardarono intorno. Mica male,
eh?.
Direi di no fece Rocco. Un po pesante, ma ha il
suo perch.
88

I pavimenti sono di marmo?.


Veneto aggiunse Rocco.
E quello? Umberto indic una scrivania intarsiata.
Rocco la osserv da vicino. Questo un bureau
Mazarin. Potrebbe essere noce. Gli intarsi
sembrerebbero avorio.
Roba costosa?.
Sotto i 20.000 fece Rocco soddisfatto mentre i due
poliziotti ingoiavano un grumo di saliva.
Come fa a sapere ste cose, vicequestore? chiese
Umberto.
A mia moglie piacevano.
E ora non le piacciono pi? domand innocente
lagente della polstrada. Italo rifil una gomitata
alluomo che non ne cap il motivo ma si astenne dal
fare ulteriori domande.
Dolores torn guardando torva i poliziotti. Siniora
ora arriva.
Grazie, Dolores. Tante care cose e la donna si
infil in una porta a battente che doveva essere la
cucina.
Dottore attacc Italo, che di fronte ad altri
poliziotti tornava ad un lei pi formale, ma perch
stiamo facendo questo?.
Guardati intorno, raccogli dettagli, impressioni e
ascolta. Il nostro lavoro tutto l.
Distrattamente Rocco si avvicin ad un tagre di
legno e marmo posizionato proprio davanti alla porta
dingresso. Apr un cassetto. Dentro cera il cellulare di
Chiara Berguet, quello con il guscio dipinto come una
89

bandiera americana. In un piatto dargento cerano


pochi spiccioli, un mazzo di chiavi con un ciondolo a
forma di emme e un curioso spinotto di plastica, un
fermacarte dorato, un mucchietto di elastici. Sul piano
in ordine accanto a un telefono cordless cerano delle
bollette, un foglio dattiloscritto firmato dal sindaco di
Aosta e un bloc-notes.
Italo osservava il capo armeggiare intorno a quegli
oggetti. Gli parve di vederlo strappare un foglietto
verde dal blocchetto degli appunti e infilarselo in tasca.
Appena in tempo, perch Giuliana Berguet spunt dalla
porta del salone. Alta e magra, capelli ricci, pantaloni
di lino e una maglietta a maniche lunghe. Sorrideva ma
sotto lo strato di trucco che sera appena passata si
percepiva una quintalata di occhiaie. Gli occhi erano
spenti, spaventati, inutilmente cercava di darsi unaria
sicura e tranquilla da gran dama del castello. Le guance
erano prive di colore, a parte quello sintetico del
fondotinta, e un po risucchiate allinterno. A occhio e
croce non dormiva da parecchie ore e sembrava potesse
svenire da un momento allaltro. Signori, che cosa
posso fare per voi?.
Vicequestore Rocco Schiavone, questura di Aosta.
E Rocco allung una mano verso Umberto che gli
consegn i documenti dellauto. sua una Suzuki
Jimny blu targata... lesse il libretto DD 343 AF?.
La signora annu. Perch?.
Il nostro agente della polstrada lha rinvenuta...
dove?.
A Saint-Nicolas... un po ammaccata disse Umberto.
90

Ma com possibile? fece Giuliana Berguet. Io


non la uso quasi ma... mio cognato Marcello ad usarla
e sono sicura che ieri lha parcheggiata sotto casa....
E stamattina era laggi a Saint-Nicolas disse
Rocco. Ora noi sospettiamo una cosa e lasci cadere
la frase nel silenzio del corridoio osservando
attentamente il viso della donna. Deglutiva e con la
mano destra teneva ferma la sinistra stringendola cos
forte da non far passare il sangue. Cosa... cosa
sospetta, dottore?.
Che questauto sia stata usata per una rapina che c
stata stanotte ad una gioielleria gi in centro.
Giuliana annu. E a Rocco parve tirasse un respiro di
sollievo. Suo marito in casa?.
No! rispose Giuliana con la prontezza che da
bambini si usava per dire Tana!. E come a
contraddirla un uomo sbuc dallaltra parte del
corridoio. Rocco, Italo e Umberto si voltarono a
guardarlo. Chi sono i signori?.
Sono della polizia si affrett a rispondere Giuliana.
Hanno ritrovato la macchina a Saint-Nicolas. Pare che
stanotte labbiano rubata per fare una rapina in una
gioielleria.
E cosa glielo fa credere? fece luomo puntando gli
occhi sui poliziotti. Rocco avanz un passo verso di lui:
Vicequestore Schiavone, questura di Aosta.
Piacere. Marcello Berguet. Sono il cognato della
signora, il fratello di suo marito.
Ah, lei quello che ieri sera ha usato la
macchina?.
91

Certo, la uso quasi sempre io. E sono sicuro di


averla parcheggiata sotto casa. Aosta ha un sacco di
problemi, non quelli del parcheggio per... disse
sorridendo. Insomma, perch convinto che lauto sia
stata usata per una rapina?.
Una telecamera a circuito chiuso ha ripreso tutta la
rapina. Hanno sfondato la vetrina con il muso della
macchina della signora.
Ma pensa un po... fece luomo. Be, noi eravamo
qui stanotte. E io le giuro di averla parcheggiata proprio
sotto casa.
Lo so e Rocco sorrise. Lo so, non credo voi siate
sospettabili come autori di un furto a una gioielleria.
Insomma, non mi sembra abbiate bisogno di spacciare
gioielli rubati, no?.
Giuliana e Marcello risero forzatamente. No no,
direi di no.
Rocco guard lagente della polstrada: Lei pu
andare agente e grazie dellaiuto!.
Umberto, fedele al copione, salut militarmente il
vicequestore, un sorriso a Giuliana e Marcello, poi
infil la porta di casa.
Allora riprese Schiavone, signora, le devo
chiedere di seguirmi in questura. Ci sono un po di cose
noiose da fare. C di mezzo un reato insomma. Spero
di prenderle pochissimo tempo.
Ma vede, io avrei da....
Giuliana guard il cognato che rimaneva congelato
senza sapere che fare.
No, io non posso venire con voi. Insomma, prima
92

avrei degli impegni. Posso... posso raggiungervi in un


secondo momento?.
Signora Berguet fece paziente Rocco, non la sto
invitando a un cocktail. una cosa diversa, mi creda.
La donna si morse le labbra. Poi guard i poliziotti.
Io non posso venire. Ho un appuntamento molto
importante. Alle dieci.
Per quellora avremo finito. Mi creda insistette il
vicequestore.
Io... devo rimanere a casa, lo capite? fece la donna.
E si sedette su un divanetto Luigi qualcosa che
scricchiol sotto il suo esiguo peso.
E perch signora? Non sta bene?.
Giuliana si port le mani davanti alla faccia e si mise
a scuotere la testa. No, non sto bene. Non sto bene per
niente!. Era un urlo disperato, straziante, da far venire
la pelle doca. Il cognato corse da lei e cerc di
confortarla, ma la signora Berguet, presa da uno scatto
di rabbia, rialz la testa e con gli occhi rossi di pianto
guard Rocco. Io mi muovo da qui solo con il mio
avvocato che adesso chiamo e gli chiedo se questa
una procedura normale. Arrivare a casa di una persona
alle sette del mattino per portarla in questura! Io sono
la vittima, insomma! A me hanno rubato lauto, non
che lho rubata io! Cosa devo venire a fare laggi? No
dottore, io non vengo. E mi denunci, mi porti in
questura, ma io da casa mia non mi muovo!.
Rocco sorrise. Fece segno a Italo di incamminarsi
verso la porta di casa. Sembrava soddisfatto. Come
vuole, signora Berguet. La vedo nervosa e stanca e non
93

voglio renderle la vita pi difficile di quello che .


Posso fare niente per lei?.
La domanda di Rocco cadde nel silenzio pi totale.
Italo aveva aperto la porta di casa e sera messo ad
aspettare il capo sulluscio e a guardare Giuliana, che
guardava Marcello che guardava Rocco. Il vicequestore
ebbe la sensazione che la donna stesse per gridare: S,
pu fare molto per me! Mi riporti mia figlia!. Invece
fu il cognato a rispondere: Grazie dottore, non pu
fare niente. Mi creda.
Improvvisamente suon il telefono e lo squillo
rimbomb per tutta la casa. Giuliana Berguet scatt
come se lavessero toccata con un filo elettrico
scoperto. Fissava suo cognato che si asciug il sudore
sulle labbra. Rocco imperturbabile li osservava. Al
terzo squillo la donna si alz: Scusate disse, ma
Rocco fu pi veloce. Le consegn il cordless: Prego,
signora.
Giuliana afferr il telefono che Marcello le strapp
dalle mani e finalmente al quinto squillo rispose, si gir
di spalle e si allontan nel corridoio, verso il salone
dietro la porta a vetri. Perdonatemi disse. Ma
Marcello al salone non arriv. Si gir di scatto e url
nella cornetta: Non lo voglio un contratto per luce
acqua gas! e gett il telefono su una sedia imbottita.
Questi call center... sono insopportabili, non
trovate?.
Il cielo sera rannuvolato. Italo guidava in silenzio,
Rocco si era gi acceso una sigaretta. Non mi dire che
94

ricomincia a piovere?.
Capacissimo rispose Italo.
Superarono lincrocio lasciandosi alle spalle la casa
dei Berguet. Sul lato della strada, al bivio con la statale,
li attendeva Umberto sulla moto. Italo si accost.
Rocco apr il finestrino. Acqua luce gas? gli disse.
Non m venuto in mente altro. E Umberto restitu
il cellulare al vicequestore.
Va bene. Grazie, Umberto. Sei stato molto utile.
Dovere, dottore. Se servo, chiami pure quando
vuole. Ah. E lauto della signora? Ci pensiamo noi?.
S, pensateci voi. Grazie.
Umberto sorrise e sgasando quasi impenn la BMW
sparendo dietro la curva.
Mica male questo Umberto.
Eravamo compagni al liceo.
Che combinate?.
Niente. Una partita di biliardo ogni tanto. Ora
abbiamo la fissazione delle scommesse. Lui segue il
campionato, la pallacanestro, lo sci....
E vincete?.
Per ora siamo sopra di 400 euro. Mica male, eh?.
Rocco fece una smorfia.
La vedi brutta, Rocco?. Italo non parlava pi delle
quote Sisal.
Ti pare una reazione normale per una telefonata? E
ti pare che la signora abbia avuto una reazione normale
per venire in questura? La vedo bruttissima.
Dici che la figlia...?.
Sicuro.
95

La Edil.ber di propriet di Pietro Berguet, al 75


per cento, il restante di suo fratello Marcello, che
per non ci lavora, fa il professore di matematica al
liceo scientifico di Aosta. Si occupano di costruzioni,
appartamenti, ville, ma partecipano anche a grandi
opere. Erano nelle societ appaltatrici per laeroporto,
per uno svincolo autostradale, la ristrutturazione del
forte di Bard... sono in lizza per dei lavori per la
Regione Caterina Rispoli snocciolava come un mantra
tutte le informazioni che aveva raggranellato in poche
ore di lavoro. Hanno un utile complessivo di circa
dodici milioni allanno, una ventina di impiegati fissi
pi una serie di operai specializzati a contratto.
Muratori, carpentieri eccetera.
Insomma danno lavoro e ricchezza a un po di
gente concluse Antonio Scipioni.
Per ho trovato un paio di articoli di questi ultimi
mesi prosegu Caterina. Le cose mica vanno cos
bene.
Rocco si stacc dalla finestra. Stava osservando le
nuvole nere che si andavano addensando sul cielo di
Aosta. Che intendi?.
I giornali parlano di una crisi. Operai davanti ai
cancelli, ritardi di pagamenti, le solite amenit.
E poi?.
Poi tutto pare rientrato, o almeno non ho trovato
altro.
Io ci devo andare a parlare con questo Pietro
Berguet. Qualcuno suggerisce un modo?.
96

Si pu inventare una denuncia come con la


moglie? sugger Caterina e si soffi poi il naso in un
fazzoletto di carta.
Oppure un controllo? fece Antonio Scipioni.
Un controllo di che? obiett Schiavone.
Ce lho! grid Italo. Carlo Figus, loperaio morto
nellincidente laltra notte. Diciamo che ci risulta abbia
lavorato con loro e andiamo a fare un po di domande.
Questa unidea. Bravo, Italo. Poi butt
unocchiata a Caterina Rispoli. Ispettore, se non te la
senti puoi tornare a casa.
No no, va meglio. Poi a casa sinceramente mi
annoio. E spar il primo sorriso della giornata che le
illumin il viso. Anche cos, pesta di febbre e
raffreddore, Caterina Rispoli era una donna di serie A.
Con la dolcezza di una madre e la perfidia di una
sorella maggiore.
Sicura che non stai facendo una cretinata?.
Sicuro, dottore.
A proposito di cretinate. Unora fa si sono fatti vivi
DIntino e Deruta disse lagente Scipioni.
Dove sono? chiese Caterina.
Hanno una chiave e stanno cercando di capire a
quale serratura appartenga spieg Rocco.
Caterina sgran gli occhi. Un ago in un pagliaio?.
Peggio. Un pelo di mucca in una mandria
inferocita corresse Rocco. E cosa volevano quei
due?.
Niente, lei lo sa che mi odiano. La cercavano e non
mi hanno detto nulla. Dice che devono relazionare solo
97

a lei.
Fedeli alla consegna. Vabb, chissenefrega dei
fratelli De Rege. Andiamo, Italo?.
Dove?.
Alla Edil.ber, ma che ti sei rincoglionito?. Si alz.
Prese il loden. Si infil una mano in tasca. Ah,
Caterina. A scuola tu lhai mai fatto? e le consegn un
foglietto.
Cosa, dottore?.
Con la matita? Ci passi sopra la mina e vedi se esce
fuori un scritta?.
Certo, facevamo sempre cos con le compagne.
Scrivevamo i messaggi segreti su un foglio che
buttavamo e sotto tenevamo il foglio bianco, cos che
con la pressione della penna si impressionava.
Passandoci sopra la matita poi si poteva leggere.
Bene. Mi vedi se c qualche segreto su sto
foglietto?.
Italo lo riconobbe. Era il foglietto verdino, preso dal
bloc-notes in casa Berguet.
Caterina lo anner con la matita. Boh... ci sono dei
numeri. E una scritta... aspetti aguzz la vista. Mah...
Deflan, mi pare ci sia scritto Deflan.
Che ?.
Aspetti... lispettore si lanci sul computer di
Rocco. Digit. un farmaco. Dunque per
infiammazioni. Reumatismi, infiammazioni gastriche...
qui dice: trattamento di patologie di origine
infiammatoria.
Vabb, evidentemente lavr prescritto il medico
98

alla signora o al marito disse Italo.


I numeri?.
Niente che somigli a un numero di telefono.
Vabb, buco nellacqua. Andiamo, Italo.
Gli uffici della Edil.ber non erano lontani
dallaeroporto. Si trovavano allinterno di una
palazzina moderna fatta di cristalli e specchi. Un
grande cancello bianco immetteva nel parcheggio
aziendale. Rocco e Italo lasciarono l la loro macchina.
Si incamminarono verso la struttura centrale quando il
vicequestore not qualcosa sulla cancellata. Un drappo
bianco che sbatteva al vento. Si avvicin e lo srotol
per mostrarlo a Italo. Era un brandello di tazebao
strappato. Si leggeva chiara la scritta Basta con... e
poi posti di lavoro!. In calce la sigla di un sindacato.
Era ci che restava di una recente protesta.
I due poliziotti tornarono verso ledificio di cristalli e
specchi, spalancarono la porta ed entrarono alla
Edil.ber.
Di fronte allingresso trovarono un pannello che
indicava lubicazione degli uffici con tanto di frecce.
La direzione era al primo piano.
Quando lascensore si apr si trovarono davanti una
piccola hall rotonda. Sui muri bianchi cerano appese le
fotografie dei lavori fatti dalla societ. Hangar, ponti,
case. E disegni di progetti. Il rumore dei passi era
attutito da una moquette blu. Una donna tarchiata sui
60 anni gli and subito incontro.
Prego?.
99

Vicequestore Schiavone, questura di Aosta.


La donna deglut.
Chi comanda qui?.
Chi... il dottor Berguet. Pietro Berguet. Posso
sapere il motivo?.
No. Dov?.
La donna indic una porta con la scritta Presidenza
in un rosso fuoco.
Ci annuncia lei o facciamo da soli?.
La segretaria scatt e and a bussare. Apr appena
lanta, infil la faccia, disse qualcosa, poi torn a
guardare Rocco e Italo.
Prego... e si scans per fare strada.
Dentro la stanza cerano due uomini. Uno era seduto
su un divano di pelle bianca, laltro era in piedi davanti
alla vetrata che fumava nervosamente una sigaretta.
Rocco tir a indovinare e si rivolse a quello che fumava.
Buongiorno, Schiavone, vicequestore di Aosta.
Quello accanto alla finestra si avvicin stirando un
sorriso di circostanza. Aveva la faccia tesa, le occhiaie,
la cravatta slacciata e, nonostante levidente qualit,
labito che portava era gualcito. Da riposato doveva
essere un belluomo, con gli occhi chiari e i capelli neri
e ricci. Ora pareva pi uno straccio per i mobili. Pietro
Berguet disse ammucchiando la sigaretta nel
portacenere dove giaceva una montagna di mozziconi.
Allung la mano che Rocco strinse. Aveva le palme
sudate. Lui il dottor Cristiano Cerruti,
vicepresidente disse indicando luomo seduto sul
100

divano che neanche si alz, limitandosi ad un sorriso a


mezza bocca. Portava una barbetta curata, di quelle che
ci si impiegano ore per tenerle rase e pareggiate come il
prato di Wimbledon. Anche il suo vestito aveva
bisogno di una bella stirata. Che posso fare per voi?
Mia moglie mi ha detto che stamattina siete stati anche
a casa mia. Sempre la faccenda dellauto rubata?.
No. Noi della polizia siamo multitasking, vero
Pierron?.
Certamente.
Pensi dottor Berguet che il mio agente qui capace
di guidare, fare una telefonata e al contempo masticare
una gomma americana.
Pietro Berguet guard Rocco Schiavone come un
abitante di altre galassie.
E siccome siamo multitasking, abbiamo pi di un
problema da risolvere. Dunque... Rocco allung una
mano e Italo gli pass un foglietto. Carlo Figus un
vostro operaio?.
Pietro Berguet ci pens su un attimo. Aspetti, cos...
non glielo so dire. Sento il personale?.
Magari.
Ma perch? chiese il presidente mentre afferrava il
telefono poggiato sulla scrivania di cristallo.
Ha avuto un incidente ed morto, ieri sera. Sulla
strada di Saint-Vincent.
Pietro Berguet sgran gli occhi. Mi dispiace. Fabio?
Ascolti, Carlo Figus un nostro operaio?. Rest in
silenzio ad ascoltare. Grazie... grazie, Fabio. Attacc.
S, Carlo Figus stato un nostro operaio per un paio di
101

anni dal 2001 al 2003. Ma una cosa tremenda. Com


successo?.
Rocco guard Italo. Sera stufato di parlare e lasci
lincombenza al suo sottoposto. Lagente attacc:
Colpa di vecchi pneumatici. Sono esplosi e la
macchina s schiantata contro due alberi. morto sul
colpo.
Pietro Berguet annuiva. Oh Madonna mia....
Gi. Era nostro dovere informarvi.
Per non lavora pi qui con noi intervenne
Cristiano Cerruti sempre col culo appiccicato al divano.
Quindi tecnicamente diciamo che non sono pi affari
nostri. Faccia le condoglianze alla famiglia.
Mi scusi, non ricordo il suo nome.
Cristiano Cerruti. Ora mi vuole spiegare tutte queste
domande su quel poveraccio?.
Certo. Come no. Siccome aveva una targa rubata e
la fedina penale sporca, sto indagando. Crede che possa
farlo o devo chiederle il permesso?.
Cerruti finalmente si alz di scatto, come richiamato
da un ordine interiore. Lei ha un mandato di un
giudice?.
Rocco scoppi a ridere. Lo senti Italo, quanti guai
combina la televisione? poi si concentr sul viso di
Cerruti: Non ce n bisogno. La vedo teso e
nervosetto, dottor Cerruti. La mia esperienza le
suggerisce di rimettersi seduto e contare fino a 10. Poi
si rivolse al presidente: Dottor Berguet, posso andare
a farmi due chiacchiere con questo Fabio del
personale?.
102

Ma certo, Fabio Limetti disse Pietro con un


sospiro di sollievo, chiaramente rincuorato che i due
poliziotti avessero deciso di alzare i tacchi. Prego,
prego, vi faccio accompagnare dalla mia segretaria.
Apr la porta. Ines! grid, e la tracagnotta
sessantenne riapparve nel corridoio. Accompagni i
signori in ufficio da Limetti. Mi faccia il favore.
La donna annu e spalanc un braccio indicando la
direzione opposta allascensore. Prego, se volete
seguirmi.
Lei rimane in ufficio, dottor Berguet? chiese
Rocco.
Certo. Certo. Per qualsiasi cosa mi trova qui.
E anche lei, dottor Cerruti?.
Sicuro rispose quello sedendosi di nuovo sul
divano.
Bene. Tanto ho la sensazione che ci rivedremo. E
lo disse serio. Voleva suonare come una minaccia. E
come una minaccia suon.
Fabio era un ragazzo sulla trentina, biondino, pallido
e due occhi blu enormi senza sopracciglia gli davano
unespressione un po stupita e innocente. Era
tranquillo e disponibile, con una vocina esile, quasi da
donna, consegn gli incarti delle buste paga di Carlo
Figus e addirittura lasci soli i due poliziotti nella
stanza a leggere i faldoni.
Ma che cerchiamo? chiese Italo.
Tu continua a guardare il parcheggio. Se Berguet
esce gli corriamo dietro. Rocco spulciava i fogli. E
103

allora, dov il biondo? Devo fargli un paio di


domande.
Come ad esaudire il desiderio del vicequestore, Fabio
apr la porta con un bicchiere di carta in mano. Ah,
Fabio caro, proprio di te avevo bisogno. Vedo qui che i
conti delle paghe li regola la Cassa di Risparmio della
Valle.
Certo. la banca che da sempre lavora con noi.
Ottimo. Sono l i conti della societ?.
L e presso la Banca Nazionale del Lavoro. Ma
soprattutto l. Anche lingegnere ha l il conto
personale.
E lei? Dove li tiene i risparmi?.
Io che, dottore? Con quello che guadagno gi un
miracolo se arrivo a fine mese.
Rocco e Fabio si fecero una bella risata senza
pensarci pi. Italo continuava a tenere docchio il
parcheggio. Ma le cose stanno andando meglio?.
Fabio guard il vicequestore. Non aveva compreso la
domanda. Rocco chiar il concetto. Dico, qui alla
Edil.ber, le cose stanno andando meglio? I soldi ci
sono?.
Ah! fece Fabio ritrovando il sorriso. Siss, molto
meglio. Da un mese a questa parte i pagamenti sono
regolari. Certo a volte succede, insomma, mancanza di
fondi e di liquidit, ritardi dei pagamenti, i fornitori che
bussano alla porta. Ma ora sembra che le cose si siano
appianate.
Insomma il suo stipendio arriva.
Il mese scorso s. Speriamo pure questo rispose
104

Fabio con la sua voce da mezzo soprano.


Poi il vicequestore si alz. Grazie Fabio, sei stato
daiuto. Di grande aiuto.
Adesso tu e Antonio vi mettete sulla coda di Pietro
Berguet e di quellaltro, il barbetta.
Cerruti?.
Esatto. Non li mollate mai.
Italo ingran la marcia e acceler. Entrarono ad
Aosta a 100 chilometri orari. Ti lascio in questura?.
S.
Ma avvertire il giudice no?.
A suo tempo. E il tempo, caro mio, non gioca a
nostro favore.
Neanche tre minuti e lauto di servizio inchiod di
fronte alla centrale. Rocco scese. Ci fu un tuono e
subito si mise a piovere, come se una mano gigantesca
avesse girato il pomello della doccia. Porca troia...
correndo Rocco si rifugi nel portone. Allentrata cera
ancora Casella. Ma il cambio non te lo d nessuno?.
S, poi viene uno di sopra, uno di Napoli. Io stacco.
Ah dottore, sono passati DIntino e Deruta. Ma nessuna
novit.
Che gli hai detto?.
Quello che mi ha detto lei. Di continuare a cercare
senza fermarsi mai.
Li hai visti stanchi?.
Stanchi? Parevano due cosi l, come si chiamano gli
orsetti con gli occhi neri?.
Procioni?.
105

Esatto. Due procioni per le occhiaie che avevano.


E Casella scoppi a ridere, pensava di essere in
combutta col vicequestore. Che per lo gel
immediatamente: Casella, che cazzo ti ridi? Vuoi
andare a fare compagnia a Deruta e DIntino?.
No, dottore.
E allora poche risate. E lo piant l allingresso.
Salendo le scale incroci Scipioni che scendeva di
corsa. Raggiungo Italo, dottore.
S, ma muovetevi con due macchine. Dovete essere
autonomi. Datevi il cambio e tenetevi sempre in
contatto con me o con lispettore Rispoli.
Signors. E grazie.
E di che?.
Della fiducia. Il lavoro da scrivania non per me.
E spar con un bel sorriso sulle labbra.
Quando Rocco apr la porta dellufficio non trov
Caterina Rispoli e ne approfitt per prendersi unaltra
canna dal cassetto. Poi alz il telefono. Architetto?
Sono il vicequestore Schiavone.
Mi dica, dottore....
Qual la scuola di sua figlia?.
Il liceo scientifico a via Cretier. Perch?.
Ho dormito? Ho sognato? Dove sono?
Sempre l. Sempre legata con il cappuccio in testa.
Respir tutta laria possibile. Ancora non sera abituata
alla puzza di quella tela scura e lercia che aveva in
faccia. Si sgranch il collo spingendo con la testa. La
106

nuca tocc la colonna alla quale era appoggiata la


sedia. Che fosse una colonna ormai laveva capito. E
anche che fosse legata a una sedia. Continu a muovere
il collo.
Se sbatti pi forte contro il muro ti apri la testa e
finisce sta storia.
Di nuovo la vocina. Ma Chiara non voleva darle
retta.
E l sotto? Fa male? Fa male?
Meno. L sotto faceva male molto meno. Percepiva
ancora il dolore, ma come un ricordo di quello che era
stato prima di addormentarsi. Quante ore erano
passate? Non lo sapeva.
Vedo gli scaffali di ferro. Tutta quella roba
arrugginita sopra. Adesso c un po di luce.
Poggi di nuovo la nuca sulla colonna e ricroll con
il viso in avanti. Sbatt contro la stoffa ruvida del
cappuccio che non seguiva pi il suo movimento.
Riprov. Niente da fare. Il sacco restava immobile.
S agganciato. S incastrato...
Prov ad appoggiare di nuovo la nuca sul cemento
duro. Poi scatt in avanti. La federa dura e puzzolente
non si staccava.
A cosa s agganciato? A un chiodo? A una
sporgenza? S! S!
S!.
La prima bella notizia.
Devo scivolare in basso. Pi in basso che posso. Cos
si sfila. Cos mi lascia libera.
Doveva provarci. Era difficile, ma poteva farcela.
107

Rattrapp gli addominali e rinculando lievemente


cerc di abbassare il busto. Sent il viso strusciare sulla
tela. Buon segno. Significava che il corpo si muoveva e
il cappuccio invece restava fermo.
Inarc la schiena tirando i muscoli della pancia.
Guadagn qualche centimetro, ma ancora non bastava.
Pi in basso. Devo andare pi in basso.
Rincalc il mento pi che pot. Vide un nastro di
scotch argentato che le cingeva il petto.
Questo mi inchioda alla sedia! Lo scotch. Sul seno!
Se riesco a portare lo scotch sopra le tette... fatta!
fatta! Si allenta e mi posso spostare di lato. E pi gi. E
mi tolgo questo sacco puzzolente dalla testa.
Ma non devi sudare.
La vocina era tornata.
Se sudi si appiccica tutto e non scivola pi niente,
rimani incastrata!
Non sudo! Non bevo e non sudo url.
Che centra? Ti sei fatta la pip addosso, e allora
pu essere che sudi pure.
Vaffanculo!.
Non sudare...
Aveva ragione. Non doveva sudare! Se avesse sudato
la maglietta si sarebbe incollata alla pelle, non sarebbe
pi scivolata e lo scotch sarebbe rimasto l, sul seno, a
inchiodarla come linsetto di un entomologo. Doveva
fare molta attenzione. Muoversi lenta senza strappi.
Hai sete, e quando hai troppa sete poi ti addormenti.
E muori, vero?
Non rompere! grid.
108

Ricominci a inalare laria puzzolente, a gonfiare il


petto per muoversi lentamente verso il basso, poi con
un respiro butt fuori tutto lossigeno e si tir gi di
scatto. Niente da fare. Lo scotch restava bloccato sul
seno.
inutile. Non ce la fai. Fa ridere. Hai le tette piccole
ma non ce la fai!
Tent di nuovo. Aria, gonfiare il petto, scivolare gi,
espirare laria, tornare su. Stava sudando.
La testa. Mi gira la testa. Mi torna tutto su.
Ma Chiara non si ferm. Tre, quattro volte ancora.
Non ce la fai!
Poi allimprovviso accadde. Lo scotch argentato sal
verso le spalle e fin a un palmo dalla gola. Aveva
guadagnato qualche centimetro.
Vai! url Chiara. Ce lho fatta, stronza! Stronza!.
Si ferm a riprendere fiato. Ora doveva sperare che il
sacco fosse ancora incastrato.
Ti prego, ti prego, ti prego...
Poteva muovere il busto. E allora si lanci sulla
destra, contraendo ancora una volta i muscoli
addominali e accasciandosi di lato. Strapp una, due
volte, sent un dolore sul fianco sinistro ma non moll.
E finalmente...
Aria!
Le arriv una folata di vento sul volto, come se
avessero aperto una finestra. Respir pi a lungo che
pot, trattenendo laria pulita e fresca nei polmoni. Le
gir la testa, ma non era importante, era quasi
piacevole. Le guance e la fronte erano pi fresche.
109

Libera! Sono libera! Respiro laria vera! buona!


Il cappuccio doveva essere ormai alle sue spalle,
agganciato a un chiodo o a una sporgenza della
colonna, lo immagin pendulo e moscio come una pelle
di pollo. Sput per terra la puzza che la attanagliava da
ore, la polvere che era stata costretta a inghiottire. E
finalmente si guard attorno.
Una stanza di una decina di metri quadrati. Davanti a
lei scaffali di metallo con vecchi attrezzi. A sinistra una
parete con un lavandino che gocciolava. Avrebbe
voluto lanciarsi su quel rubinetto sporco e arrugginito
per leccare ogni goccia. A destra un altro muro con una
finestra in alto. Si vedevano le nuvole. E un gatto rosso
che la osservava chiss da quanto.
E dove sta questo Max?.
Quarta A rispose Giovanna spennazzando le ciglia
sugli smeraldi degli occhi. Ma Chiara? Lavete
trovata?.
Rocco fece no con la testa. No, Giovanna, ancora
niente. Ora torna in classe. Io chiedo al preside di
parlare con questo Massimiliano Turrini. Rocco si
volt verso il preside, un uomo sui 60 anni, che era
rimasto a braccia conserte appoggiato alluscio della
segreteria durante tutto il tempo in cui Rocco aveva
fatto domande a Giovanna. Dottor Bianchini, devo
parlare con Massimiliano Turrini, della quarta A. Salgo
su o lo manda a chiamare?. Il preside non rispose.
Aspett che Giovanna uscisse dalla stanza, poi a
passetti rapidi si avvicin a Rocco Schiavone. Senta,
110

dottor Schiavone, io sono felice di collaborare, ma si


rende conto che andiamo sulla fiducia?.
Rocco lo guard. Aveva gi catalogato Eugenio
Bianchini, preside del liceo, nel suo bestiario mentale.
Era un Sorex araneus, comunemente detto toporagno.
Un naso enorme e allins, e sotto un paio di baffetti
corti e a spazzola alla Bristow, il famoso impiegato del
cartoon di Dickens, gli occhi piccoli e neri dietro un
paio di occhialetti tondi.
Scusi, non ho capito cosa intende, dottor
Bianchini.
Sto cercando di dire che qui stiamo svolgendo
regolare lezione, e non vorrei che la sua presenza possa
spaventare o mettere in allarme i miei allievi. Siamo
sicuri che c proprio bisogno di tutto questo?.
S.
Ma non dovrei vedere un foglio di carta firmato da
un giudice?.
No.
Senta, dottor Schiavone, la faccio semplice. Max
Turrini ha avuto qualche problemino, lo so e lo
sappiamo tutti.
Io no.
Be insomma, ogni tanto vende delle cose poco
lecite. Se per questo io....
Non sono qui per questo. Lo spaccio di Max Turrini
sar argomento di unaltra visita che far al suo liceo.
Mi permetto di insistere. un ragazzo doro, suo
padre un medico importante, e bisogna andarci coi
piedi di piombo. un elemento un po....
111

Un po che? Spaccia, e allora? Senta, la ringrazio,


ma mi creda, sono qui per un altro motivo. E user i
guanti di velluto.
Il preside afferr Rocco per un braccio: Io sono
tenuto alla discrezione, ma anche a proteggere i miei
allievi.
Rocco guard quella manina bianca che gli stringeva
il bicipite. Il preside moll immediatamente la presa.
Bianchini, se per questo lei tenuto anche a
proteggere la sua persona.
Il preside rimase spiazzato. Non la capisco.
Mi spiego meglio. Rocco si alz dalla sedia.
Superava il direttore di almeno trenta centimetri. Non
che io stamattina non avevo un cazzo da fare e mi
sono detto: Rocco, perch non te ne vai un po in quel
liceo a fare delle domande ai ragazzi, cos passi la
mattinata?.
Respirava piano, il dottor Bianchini, nel poliziotto
che aveva davanti sentiva crescere unostilit
aggressiva. Ma lui era pur sempre il preside di una
scuola, e non aveva certo bisogno di sentirsi dare gli
ordini da un qualsiasi vicequestore. Almeno non dopo
venti anni di ordini subiti dallamata consorte, signora
De Cicco in Bianchini, e da sua madre Rosa, 87 anni e
lenergia di Coppi sul Pordoi. Lo sa che le dico, dottor
Schiavone?.
No, cosa mi dice?.
Che se vuole parlare con Massimiliano Turrini,
prima voglio....
Rocco lo interruppe con un gesto improvviso.
112

Bianchini per un momento ebbe paura che stesse per


schiaffeggiarlo. Quanti anni ha Massimiliano Turrini
detto Max?.
Venti, mi pare.
E fa il quarto anno?.
Esatto.
Bene, allora Einstein maggiorenne. Quindi se non
le dispiace... scans il direttore e usc dallufficio.
Ma il toporagno non aveva intenzione di farsi
scavalcare cos facilmente. Lei non pu piombare in
una scuola senza un mandato, uno straccio di foglio
della questura o della procura e pretendere che....
Stavolta Rocco si gir di scatto, afferr luomo per il
bavero, lo guard negli occhi: Senti testa di cazzo.
Adesso ti dico una cosa, una cosa che per la tua salute
sarebbe stato meglio tu non sapessi, ma visto che insisti
te la dico. Io sto cercando di salvare una tua allieva,
Chiara Berguet, che in un guaio grosso come una
casa. E se questa notizia comincia a girare per la citt,
ci sono buone possibilit che la ragazza ci lasci le
penne. Ora ti chiaro oppure devo passare alle maniere
forti?.
Lei... lei gi passato alle maniere forti balbett
Bianchini. Rocco lo moll. Gli rimise a posto la giacca.
Lei non sa nulla e nulla io le ho detto. Se riusciamo a
salvare Chiara, un po di merito ce lavr anche lei, e
questo sar possibile se la pianta di mettersi in mezzo e
rompere le palle. Sono stato chiaro?.
Bianchini annu.
Vado io in classe o lo fa venire qui?.
113

Mando un bidello. Aspetti in segreteria. E scapp


via.
Massimiliano Turrini detto Max e ribattezzato
Einstein da Rocco compensava la sua mancanza di
talento negli studi con una bellezza sfacciata. Alto un
metro e novanta, biondo come un angelo, ammesso che
gli angeli lo siano, gli occhi neri e profondi. I denti,
bianchi e dritti, spuntavano dalle labbra carnose. Il naso
era importante ma invece di stonare dava a quel viso un
colpo di virilit.
Quindi allo Sphere eravate tutti e quattro.
S, mio cugino Alberto con Giovanna, io e Chiara.
Abbiamo ballato e fatto un po di casino. Per Chiara
ha bevuto troppo.
Come lo sai?.
Perch a un certo punto sparita. Io sono andato in
giro a cercarla e lho trovata al bagno che vomitava.
Lho portata fuori, le ho fatto prendere un po di aria,
una sigaretta. Vabb, sono cose che succedono, no?.
E certo.
Poi niente, commissario.
Vicequestore, Max, la terza volta che te lo
dico....
Ah s, scusi, vero. Poi niente, lho riaccompagnata
a casa e me ne sono andato.
Rocco prese una sigaretta dal pacchetto e la accese.
Max lo guard con gli occhi di fuori: Dottore, qui
mica si pu fumare!.
Vero. E sai cosa ho saputo? Che nelle scuole
114

neanche si pu spacciare.
Max abbass lo sguardo.
Hai smesso?.
Il ragazzo fece solo s con la testa.
Dimmi una cosa. Freghi i medicinali dallo studio di
tuo padre?.
Sorrise ingenuamente, poi si gratt i capelli biondi.
Qualche volta s... Roipnol, Stilnox, insomma robette
che fanno sballare. Solo che... glielo giuro, non lo
faccio pi. E incroci gli indici davanti alle labbra
baciandoli due volte.
Allora, Max, ora voglio che ti concentri. Quando hai
riaccompagnato Chiara, tu lhai vista entrare in casa?.
Ci pens su un attimo. No, scesa, arrivata alla
porta e io me ne sono andato.
Cio tu non hai aspettato che aprisse?.
No. Perch?.
Ma perch s, Max. Funziona cos quando si
accompagna una ragazza a casa. Non te lha insegnato
pap?.
No. Con pap ci parlo poco.
Gi. Ti limiti a svuotargli larmadietto dei
medicinali. E con mamma?.
No, non me lha mai detto.
Cazzo!. Rocco si alz. Apr la finestra per buttare la
sigaretta. Fuori pioveva ancora. Ma non smette pi?.
Lo sa che lanno scorso ad Aosta ha nevicato a
maggio?.
Lo sai che se succede pure questanno io commetto
un omicidio?. Il vicequestore chiuse la finestra.
115

Vabb, Max. Torna in classe. Questanno come vai?.


Come vado dove?.
Intendo, come vai a scuola? E non dirmi con la
moto che ti do un calcio nel culo.
Max ci pens sopra. Ah, come vado... benone. Mi sa
che mi prendo mat, fisica e chimica.
Che al liceo scientifico un bel risultato.
La sa la cosa buffa? Il mio prof di matematica
proprio lo zio di Chiara.
Marcello Berguet?.
Che dice, mi faccio fare una raccomandazione da
Chiara?. Poi sembr pensarci un po. Dottore, ma
perch mi fa tutte queste domande su Chiara? Pure
Giovanna ieri a chiedermi di lei.
Quand stata lultima volta che lhai sentita?.
Domenica sera.
E da allora?.
Lho chiamata due volte ma staccato. Allora le ho
mandato un messaggio su Whatsapp. Ma ancora non mi
ha risposto. Lei sa qualcosa?.
Mi sa che andata dalla nonna a Milano.
Ma che matta? La nonna mezza rincoglionita!.
E s, forse s. Stammi bene, Max. E mi raccomando.
Niente pi traffici strani.
Il ragazzo si alz dalla sedia. Giuro!. Apr la porta
ma non usc. Dottor Schiavone, ma che mi devo
preoccupare?.
Un po s.
Max guard il poliziotto, poi abbass la testa.
successo qualcosa a Chiara e lei non ha il coraggio di
116

dirmelo? morta?.
Non morta, Max. Stai tranquillo. Vedrai che si
rifar viva.
Meno male. Mi chiama se sa qualcosa?.
Come no. Semmai lascio detto alla tua segretaria.
Max non colse lironia. Io continuo a telefonarle.
Magari riaccende il telefono, no?. E con il suo sorriso
bianco e infantile spar dietro la porta della segreteria.
Aveva tentato di chiamare il gatto rosso. Ma quello
laveva osservata per qualche minuto, poi sera alzato
ed era sparito senza darle attenzione.
I gatti non sono come i cani.
La vocina aveva ragione. Un cane avrebbe abbaiato.
A lungo. E magari qualcuno lo avrebbe sentito.
Non devi pisciare?
Certo che devo pisciare.
Anche se non beveva chiss da quanto. Si guard le
gambe. Legate alla sedia. La gonna alzata e sulla pelle
delle cosce ancora la bava della pip che sera fatta
addosso ore prima.
Le calze? Perch non ho le calze? Le avevo! Non mi
piace andare in giro senza le calze.
La marea del dolore l sotto riprese corpo. Meno di
prima, ma si fece sentire. Chiara chiuse gli occhi.
Aspett che quellonda durto passasse.
C nessuno? url. Oh! la voce roca e stanca.
Per favore!.
Se mi hanno portato qui ci sar qualcuno, no? Ci
deve essere qualcuno.
117

No. Non c proprio nessuno di nessuno.


Devi stare zitta! Sto pensando!.
Rapita. Mhanno rapita e portata qui. Ma si porta
lacqua, si porta da mangiare al rapito. Magari nella
ciotola di un cane, ma non si abbandona, no?
A terra non cera niente. Nessuna ciotola, nessun
contenitore. E la vecchia porta di legno aveva una
catena che la serrava per bene attraverso un buco nel
muro.
C nessuno?.
Secondo me se arrivano pure peggio.
Peggio di cos?.
S.
Tanto arriva mio padre. Lui adesso sistema le cose.
Vero pap?
Il fruscio di alberi mossi dal vento. Poi
allimprovviso uno scroscio. Fuori pioveva.
Ci pensi se la cantina si allaga?
Vaffanculo!.
Fai la fine del topo.
Tir le braccia con tutte le forze. Ma a parte segarsi i
polsi non ottenne altri risultati.
Non muoio qui, non muoio qui. Qui non ci muoio.
Sei sicura?
La Cassa di Risparmio della Valle aveva un intero
palazzetto a via Frutaz. E al piano terra dello stesso
cera lagenzia numero 1. Con il loden e i capelli
bagnati per la pioggia che da un po non dava segno di
cedere il passo al maggio odoroso, Rocco Schiavone
118

cerc di entrare nella porta girevole. Ma a met quella


si blocc. Una voce atonale lo intim di lasciare chiavi
e altri oggetti metallici negli appositi armadietti. Rocco
esegu. Tenne con s solo il cellulare. Ma la porta si
blocc di nuovo. Dietro il vetro la guardia giurata gli
faceva cenno in maniera un po brusca di tornare agli
armadietti. Rocco alz gli occhi al cielo e lasci anche
il cellulare. Ma la porta si blocc per la terza volta.
Ancora la guardia lo intim. Rocco spalanc le braccia
a voler dire non ho pi niente. Ma il vigilante non
sentiva ragioni. Sordo alle proteste intimava Rocco di
tornare nuovamente agli armadietti. Il vicequestore
mise una mano in tasca. Prese il portafogli. Attacc il
tesserino della questura al vetro e invit la guardia
giurata ad avvicinarsi per leggere. Poi, dal momento
che farsi ascoltare attraverso tutto quel cristallo
antiproiettile era impossibile, si indic la bocca e
scand polizia-se-non-apri-sta-cazzo-di-porta-ti-rompoil-culo. E sorrise. La guardia fece cenno di avere
inteso e and a premere un pulsante vicino alla porta
girevole che finalmente vomit il vicequestore in
banca. Ecchecazzo, mi devo spogliare nudo per
entrare qui dentro?.
Forse avr una catenina prov a giustificarsi
laddetto alla sorveglianza.
Non ho catenine.
Qualche placca di metallo nelle ossa?.
Ce lho nei coglioni. Sar quella?.
La guardia non rispose.
Il direttore. Devo parlarci subito.
119

Luomo indic una porta al lato delle casse. Terzo


ufficio in fondo.
Grazie.
Lei mi deve scusare, faccio solo il mio lavoro.
No, lei che deve scusare me. Anche io faccio il
mio.
Si gir verso le casse con dei clienti in attesa. Seduta
cera Anna che lo guardava. Rocco abbozz un sorriso.
La vide scrivere qualcosa velocemente su un foglio di
carta, che poi mostr a Rocco: Devi sempre farti
riconoscere?.
Rocco aguzz la vista. Lesse il messaggio. Poi
allarg le braccia e infil la porta degli uffici.
Dottor Schiavone, sono molto contenta di
conoscerla esord Laura Turrini, direttore della banca,
45 anni portati distrattamente.
Dottoressa Turrini... mi tolga una curiosit, suo
figlio Max Turrini, quarta A?.
Oddio! Cosha combinato stavolta?.
Niente, niente. Solo una coincidenza.
Laura Turrini con un fiato spazz via il grumo di
ansia che le si era piazzato nella trachea. Per fortuna,
meno male. Io e mio marito pensavamo di mandarlo in
collegio, sa?.
Cos dai barbiturici del padre passer direttamente
al soldo del cartello di Medellin....
Ma prego, si segga. E indic il divanetto
dellufficio. Posso offrirle un caff, dellacqua....
Acqua no, grazie, basta quella che c fuori e
120

indic la finestra che piangeva migliaia di lacrime.


Laura sorrise e si sedette accanto al poliziotto. Il
tailleur elegante di un colore indefinito fra il rosa e il
lilla faceva a pugni con la carnagione chiara e le
lentiggini. I capelli biondi erano frutto del lavoro di un
bravo parrucchiere. Il colore originale Laura ormai lo
aveva perso da tempo. Gli occhi neri guizzavano da una
parte allaltra. Lanciavano messaggi, si ritraevano,
sorridevano. Laura Turrini parlava con gli occhi. E in
quel momento erano puntati sul viso di Rocco. Lo sa?
Ho sentito molte cose di lei. Qui ad Aosta le voci
girano. Lei molto in gamba.
Pare.
Ha un solo difetto. Non ha il conto qui. E si mise a
ridere. Aveva la stessa dentatura perfetta di suo figlio.
Indugiava un po troppo sulla risata, come a mostrare la
perfezione di molari e incisivi. Chiss quante volte
aveva provato quella posa davanti allo specchio. Collo
leggermente piegato allindietro, testa alta, mento in
avanti e labbra aperte per mostrare tutta la chiostra.
vero. Non ho il conto qui. Rocco and subito al
dunque. Che mi dice dellEdil.ber?. E il sorriso di
Laura Turrini si spense. Cosa vuole sapere?.
Hanno qui i conti?.
Diciamo che questa banca un loro punto di
riferimento.
Linee di credito?.
Certo. Abbiamo sempre sostenuto lEdil.ber. Ma
posso sapere perch mi chiede queste cose?.
Stiamo cercando di capire cosa successo mesi fa,
121

con tutto il problema degli operai....


Laura annu lisciandosi la gonna sulle ginocchia. S.
Guai con i pagamenti. La Edil.ber aveva dei ritardi di
incasso, ma poi grazie a Dio tutto si aggiust.
Siete stati voi a sovvenzionare la Edil.ber?.
Laura fece una pausa. S rispose.
So che lei non tenuta a rispondermi, posso sapere
con quanti soldi avete aiutato la Edil.ber?.
Lha detto lei. Non posso rispondere.
Serve un giudice?.
Credo di s.
Rocco annu. Per me lo pu dire da quanti anni
lavorate con la societ di Pietro Berguet?.
Certo. Almeno quattro.
Pietro il cervello dellazienda?.
Direi di s. Anche lingegnere Cerruti per. Sono
una coppia affiatata. Cerruti lavora nellazienda da
poco tempo, ma si subito fatto apprezzare.
E il fratello di Pietro? Marcello?.
Marcello? Marcello un professore, e nella societ
non ci lavora. Anzi, lo sa? il professore di mio figlio.
Nella societ ha solo una percentuale. nel Cda, ma
non prende decisioni importanti.
Lei conosce molto bene la famiglia Berguet?.
Certo. Io e Giuliana siamo amiche dal liceo. I nostri
figli, lei lo sapr, sono fidanzatini.
Mi dica una cosa, dottoressa Turrini. Ci sono stati
movimenti importanti di denaro sui conti personali di
Berguet negli ultimi giorni?.
Anche a questa domanda non posso rispondere.
122

Gode di buona salute, economicamente parlando?.


No comment.
Sempre il giudice?.
Sempre il giudice, dottor Schiavone.
Lei non mi ha mai mentito, vero?.
Sgran gli occhi. Ma come le viene in mente?
quasi url Laura Turrini.
Allora la ringrazio e mi scuso per linvasione. Le
auguro buona giornata.
Rocco si alz in piedi e anche Laura Turrini. A
Rocco sembr molto sollevata che quellinterrogatorio
mascherato da chiacchierata fosse finito.
Odiava le macchine di servizio. Avevano sempre la
frizione che staccava tardi, percussioni misteriose e
preoccupanti abitavano il cofano del motore, non cera
mai laccendisigari, i sedili erano scomodi e affossati e
i tergicristalli lasciavano strisce sul parabrezza per
colpa della gomma usurata. Stava riportando lauto in
questura per prendere la propria ma linno alla gioia di
Beethoven, la suoneria del suo cellulare, attacc ad un
volume superiore al rumore delle gocce di pioggia sulla
lamiera del tettuccio.
Dimmi, Italo.
Allora, senta dottore....
Senta dottore, pens Rocco. Italo non era solo.
E dimmi....
Forse non niente, ma Pietro Berguet uscito dalla
Edil.ber ed entrato in un negozio.
Rocco mise la freccia e accost. Gli servir
123

qualcosa, no?.
Non credo. un negozio per articoli da bambino. Si
chiama Biribimbi!.
Biribimbi? Ma che cazzo di nome ?.
E che ne so? Mica glielho dato io.
E che deve fare di cos urgente in un negozio per
bimbi?.
Da zero a dieci anni? aggiunse Italo.
Scipioni con te, vero?.
Gi.
Allora lascia lui attaccato a Berguet. Tu invece
seguimi quellaltro, come si chiama? Cerruti, il vice.
Sotto sta pioggia?.
Ma perch, non hai la macchina?.
Abbiamo una macchina in due!.
Ma porca! imprec Rocco e moll un pugno sulla
plastica del cruscotto aprendo una lacerazione proprio
sopra lautoradio. Ma vi avevo detto di essere
autonomi!.
Dotto, laltra non aveva la benzina.
Annamo bene. Allora col taxi te ne vai in questura e
prendi unaltra auto. Il taxi lo pago io.
E chi lha mai preso un taxi ad Aosta?.
Rocco guard fuori dal finestrino imprecando fra i
denti. Poi qualcosa in strada attrasse la sua attenzione.
Scese dallauto.
Dottore? Dottore? Italo guard Antonio Scipioni.
Ha messo gi.
E ti credo, lo fai innervosire con questa storia dei
124

taxi.
E che colpa mia?.
Lo sportello posteriore si apr allimprovviso. Ma
chi...?.
Rocco Schiavone era appena entrato nellauto
asciugandosi i capelli. Dottore!.
Allora prenditi la mia auto e consegn le chiavi a
Italo. la Lancia qui fuori, la vedi?.
Cio stavamo parlando ed eravamo...?.
A dieci metri. Tu, Antonio, rimani dietro a Berguet.
Il negozio questo? e guard dritto attraverso il
parabrezza.
Esatto fece Scipioni.
La vetrina recitava: Biribimbi! Tutto per i vostri
Biribimbi. Da zero a dieci anni.
Qualcuno sa dirmi cos un biribimbo?.
Un bimbo birichino? azzard Scipioni.
Bravo, Antonio! Come t venuto in mente?.
Non lo so, dotto. mezzora che sto davanti a
questa vetrina a pensarci.
E chiss per quanto ci devi restare. Bene. Allora
muoversi, Italo.
Lei che fa, dottore? chiese Pierron.
Ombrello?.
Dietro e Scipioni indic il pianale posteriore.
Rocco si gir, lafferr e scese dallauto. Qualsiasi
novit chiamate e apr lo sportello.
Aspetti lo blocc Italo.
Che vuoi?.
Benzina c? chiese mostrando le chiavi della
125

Lancia.
Rocco alz gli occhi al cielo. Si mise una mano nel
portafogli, tir fuori 50 euro: Ecco, mettici la benzina,
tieni il resto e non mi scassare pi il cazzo!. E usc
sotto la pioggia sferzante di maggio.
Bastarono due pozzanghere prese in pieno e Rocco
Schiavone si gioc lundicesimo paio di Clarks da
quando stava ad Aosta.
Porca troia!.
In pi lombrello di Scipioni, di chiaro pedigree
cinese, aveva gi perso tre stecche e tutto floscio era
ripiegato su se stesso come una piadina lasciando
colare spruzzi dacqua sul loden e nel colletto del
vicequestore. Che Dio e tutti i Santi maledicano
questa citt, la pioggia, il vento e sto cazzo di
freddo!.
La questura era a un centinaio di metri, doveva solo
attraversare la strada. Le macchine sfrecciavano su
corso Battaglione Aosta lasciando sullasfalto scie
dacqua spumosa come motoscafi. Non cerano le
strisce pedonali, ma per un romano quello non era mai
stato un problema. Gli indigeni della capitale, e Rocco
fra questi, sono abituati ad attraversare anche dietro una
curva su una strada a sette corsie ad altissimo
scorrimento. C da dire che per gran parte della spesa
sanitaria comunale riservata alle persone investite da
bolidi impazziti. Che, come risaputo e scritto anche
sulle guide turistiche, a Roma non si fermano neanche
davanti alle strisce pedonali attraversate da una
126

novantenne col girello.


Rocco senza pensarci scese dal marciapiede. Le auto
suonarono, sfanalarono, ma grazie allesperienza
capitolina il vicequestore elegante come un toreador
riusc ad attraversare ed entrare illeso in ufficio. A
parte le Clarks, ormai due bucce darancia muffite da
gettare nellindifferenziato, altri danni la pioggia non
aveva fatto.
Eh, lo so... che ci vuoi fare? Daltronde.... Furio
non reggeva pi, seduto da ore al bar Settembrini
nellomonima via di Roma, quartiere Prati, ad ascoltare
le pene damore di Adele. Largomento era il rapporto
fra lei e Sebastiano che sembrava arrivato al capolinea.
Invano Furio aveva cercato di alleggerire la situazione,
spiegarle che Seba era cos, sembrava distratto invece
lamava ancora come il primo giorno. Ma Adele non
sentiva ragioni. Parlava, parlava, parlava, e ormai a
Furio del destino di quella coppia non gliene fregava
pi niente.
Continuava a ripetere come un disco rotto: Eh, lo
so... che ci vuoi fare? Daltronde....
Era luna. Seduto a quel tavolino traballante dalle
dieci del mattino, si era giocato lo stomaco con tre
caff, un succo darancia e un enorme muffin al
cioccolato. Ma dove trovava lenergia Adele?
Osservava la bocca della ragazza muoversi, articolare
parole, ma non percepiva pi il senso del discorso, un
rumore di fondo continuo senza una logica precisa.
Eh, lo so... che ci vuoi fare? Daltronde....
127

Che si fotta, pens Furio. Se Adele lo vuole mollare,


che lo molli. Tutto sommato era da tempo che glielo
dicevano a Seba, lui, Brizio e pure Rocco: Guarda che
se continui ti molla. Non le dai unattenzione che
una. Seba passava le ore in casa col muso lungo
davanti al televisore oppure attaccato a Internet. E
Adele? Lei, che fuori dalla porta di casa aveva la fila di
uomini pronti a fare a cambio con Sebastiano, se lera
scordata. Quello peggio di un orso ormai. E non sta
manco attento a quello che mangia. Hai visto com
ingrassato?.
In realt Seba nella memoria di tutti era sempre stato
grasso, ma per darle ragione Furio continuava ad
annuire.
Eh, lo so... che ci vuoi fare. Daltronde....
Ho provato a farlo ingelosire, pure cor Cravatta.
durato due giorni. Poi tornato quello di prima.
Allimprovviso, a rompere quella monotonia, a
spezzare quel ritmo cadenzato e un po sonnacchioso
delle lamentele, Adele afferr Furio per le mani.
Furio, aiutami! gli chiese.
Ti aiuto? E come ti aiuto?. Furio sapeva che se
avesse trovato la risposta lincontro finiva l. Serviva
una soluzione drastica al problema, che desse speranza
alla sua amica e che lo togliesse da quel tavolino dove
ormai stava facendo la muffa. Vattene le disse.
E dove vado?.
Da tua madre, da tuo fratello a Brescia. Vattene
senza dirgli niente e stacca il telefonino. Se mi chiede
non so niente.
128

Mio fratello non c a Brescia. Lhanno mandato a


Berlino. Da mia madre manco morta.
Ma unamica ce lhai?.
A Roma.
No, Roma no. Ti trova se vuole. Poi gli venne
unidea balzana, ma si disse: perch no? Poteva
funzionare. Vai da Rocco.
Ad Aosta?.
Eh, vai l. Rocco il gioco te lo regge.
Furio, ma non lo so. Non lo sento da mesi.
Prova a chiamarlo, tanto il numero sempre quello.
Vai l e stai tranquilla. A Seba ci penso io. E ti dico
come reagisce, se si strappa i capelli o no. Almeno cos
decidi una volta per tutte quello che vuoi fare.
Ma lo sai che unidea?.
Vero?.
Furio era felice. Lui aveva trovato la soluzione,
Adele il sorriso e poteva finalmente lasciare il bar
Settembrini e con lo stomaco sottosopra andare a
mangiare lamatriciana da Stella e Brizio che facevano
due anni di matrimonio.
Le ore passavano e Chiara Berguet rischiava ogni
minuto di pi. Magari la richiesta del contante era gi
avvenuta, gli accordi erano gi stati presi e la macchina
del riscatto era gi in movimento. Non poteva pi
rimandare, era arrivato il momento di andare dal
giudice. Baldi lo aveva ascoltato per un quarto dora.
Senza annuire, senza muoversi, sembrava una mangusta
che osserva il cobra da azzannare. O viceversa. Quando
129

Rocco fin di spiattellare la situazione, Baldi prese un


bel respiro. E sputando fuori il fiato disse: Perch solo
ora?.
Perch volevo essere convinto. E lo sono.
E se troppo tardi?.
Non credo.
Cosa glielo fa credere?.
sparita domenica notte tardi. Oggi s e no avranno
preso i contatti.
Baldi, da quellipercinetico che era, scatt in piedi,
attravers lufficio e senza dire niente lasci Rocco
seduto davanti alla scrivania. Ma il poliziotto non si
stup. Sera abituato alle reazioni surreali del
magistrato. Not che sulla scrivania dopo mesi era
riapparsa la foto della moglie, segno che il rapporto
coniugale aveva ripreso la via della serenit.
Quando Baldi torn a sedersi teneva un dolcetto in
mano e masticava sonoramente. Vuole?.
No grazie.
Fa schifo. quello del distributore automatico. Lei
come si sta muovendo?.
Ho attaccato due uomini al padre di famiglia.
Mmm e il giudice moll un altro morso alla
crostatina. Non c denuncia. Io dovrei mettere i
telefoni sotto controllo senza una denuncia.
Si viola qualche legge? chiese Rocco. Il giudice
neanche rispose. Appallottol la plastica che rivestiva
la merendina e la gett nel cestino. La cartuccella
rimbalz sul bordo e rotol sul pavimento.
Plastica... fece Baldi. Moriremo soffocati dalla
130

plastica, lo sa?.
Rocco annu.
Da qualche parte nelloceano c unintera isola
fatta di plastica grossa come lEuropa. Eppure
basterebbe cos poco.
Non cera argomento per il giudice Baldi, politica,
ambiente, difesa, per il quale non avesse soluzione.
Dagli stipendi degli onorevoli al problema
pensionistico o degli armamenti, debito pubblico e
lavoro, tutto per lui aveva una via di uscita semplice e
di facile realizzazione.
Lo sa come potremmo debellare la plastica dal
pianeta? La si spara fuori dallorbita terrestre, via, nello
spazio profondo. Ogni continente costruisce razzi che
invece di mandare in orbita satelliti, di cui ormai ne
abbiamo a sufficienza, lanciano tonnellate di plastica
nellimmensit. Cosa vuole che sia un continente che
vaga nella galassia? Niente, una goccia nelloceano. E
per noi invece sarebbe la vita!.
Mi pare unidea buona e costosa ribatt Rocco.
Costosa perch? Se lo Stato a costruire i razzi, si
tratterebbe solo della materia prima e del carburante.
La forza lavoro?.
Mobilitazione di tutti i fancazzisti che occupano
posti statali senza fare niente. Gi in questa procura ne
potrei numerare una decina.
Non faremmo prima a vietare la plastica del
packaging? propose il vicequestore.
Ci penso su... Tornando a noi sono daccordo con le
sue scelte. Restiamo sotto traccia. Senza troppo
131

clamore. Non possiamo rischiare.


Io le chiedo solo unindagine patrimoniale della
Edil.ber. Non credo se la passino bene. In pi voglio
capire il rapporto che hanno con la banca della Valle.
Il direttore si chiama....
Laura Turrini. La conosco benissimo. Cosa ha in
mente?.
Non lo so. Ma se uno ha avuto proteste di operai e
sindacati per pagamenti e poi le cose si sono aggiustate,
insomma c bisogno che qualcuno questi soldi li abbia
anticipati.
E lei vuole sapere se stata la banca, appunto.
Appunto.
Cosa le fa credere che non sia stata la banca?.
Perch ho una certa et, e non la prima volta che
mi capita una situazione cos. Lei lo sa, io lo so, gli
imprenditori hanno spesso bisogno di liquidit.
E lei sospetta che non sia stata la banca a tirarli
fuori?.
Esatto, dottore.
Ne sono piene le cronache di queste cose,
Schiavone. Ma mi lasci dire, qui sta sbagliando e di
brutto. La Turrini persona di alto profilo morale e la
banca che rappresenta uno specchio di onest. Da
anni non sono mai incappato in nulla che potesse anche
solamente far venire qualche sospetto.
Per una pista, no?.
Il giudice apr un cassetto e tir fuori una boccetta di
acqua. Svit il tappo e con una sorsata la dimezz.
Ahhh... fa schifo... io invece con la banca vorrei
132

controllare se c stato qualche movimento di denaro.


Se come lei dice la ragazza stata portata via di casa,
Pietro Berguet dovr inventarsi qualcosa per pagare,
no?. Con una seconda sorsata fin la boccetta di acqua
e la sped dritta nel cestino, stavolta centrandolo.
Io non credo abbiano gi pagato. Troppo presto.
Vero, Schiavone. Ha ragione. E poi chi ha grosse
societ come la Edil.ber potrebbe usare soldi esteri,
fondi, insomma non che va allo sportello bancario a
ritirare due milioni di euro.
No. I rapitori vogliono contanti, mica un bonifico.
Maddai? fece ironico Baldi. Per trovare i contanti
ci metter un po. Non cosa di pochi giorni. E magari
muover pi di un conto qui in Italia, facile anche oltre
confine. Va bene, io mi do da fare da quelle parti. Lei
stia dietro alla famiglia.
Rocco si alz. Ma Baldi lo ferm. Lo sa? La
Edil.ber in gara per un appalto molto grosso qui in
Regione. Dobbiamo andarci coi piedi di piombo.
Per questo prima di venire da lei mi sono sincerato,
dottor Baldi rispose il vicequestore.
E ha fatto bene. Chi sa la cosa in questura?.
Io e i miei uomini pi fidati.
Stanlio e Ollio? chiese Baldi riferendosi a Deruta e
DIntino.
No, loro no.
Se scappa qualcosa ai giornali la ritengo
responsabile.
Rocco guard il giudice negli occhi. E io potrei dire
lo stesso. Chi mi assicura che qui in procura non spunti
133

fuori una testa di cazzo con la gola molto profonda?.


Baldi rimase qualche secondo a guardarlo. Faccio
finta di non aver sentito.
Tenga ben presente invece quello che le ho detto. Se
il chiacchierone fosse a casa mia, oggi lavrebbe letto
sui giornali. Afferr La Stampa e la sbatt sotto il
naso di Baldi. E qui sopra non c.
Baldi annu. Sorrise. Prese il giornale.
Io e lei faremo molta strada insieme mi sa.
Non lo so, dottore. Io lunica strada che vorrei fare
quella che mi porta a stendere le ossa su una spiaggia
della Costa Azzurra per il resto dei miei giorni.
Faccia come me. Invece di pensare a una casa al
mare, perch non si concentra su una barca? Con
quella, la spiaggia la cambia ogni giorno.
Odio le barche, odio le onde e la puzza delle alghe.
Devo poter camminare e poi non ho neanche il
patentino nautico.
Io prima o poi mi faccio un bialberi da sogno,
vedr, e mi levo di torno una volta per tutte.
Le lascer lindirizzo della mia spiaggia. Invece
magari lei pu darmi una mano. Dovrei ficcanasare
dentro un negozio, si chiama Biribimbi.
Come si chiama?.
Biribimbi
ripet
Rocco
senza
cambiare
espressione.
Ma che nome ?.
Secondo un mio agente nasce dallunione di bimbi e
birichini.
E allora perch non bimbicchini?.
134

Perch forse suona pi come unagenzia funebre?.


Vero. Birichinbimbi?.
Troppo lungo. E poi sulla scritta, come insegna
litaliano, avrebbero dovuto mettere la emme. Cio
Birichimbimbi, e addio al doppio senso.
Dottor Schiavone, non crede che ci stiamo
impelagando in una discussione priva di senso?.
Ho la sua stessa percezione.
Biribimbi. E perch vuole sapere di questo
negozio?.
Perch il nostro Pietro Berguet l. In un momento
come questo mi pare strano che un imprenditore si
occupi di andare a comprare vestitini per bimbi da zero
ai dieci anni. Peraltro Chiara pure figlia unica e di
anni ne ha 18. Non trova?.
Il giudice ci riflett sopra. Questione di unora e le
mando un bel fax in questura. Adesso il giudice Baldi
deve mettersi a lavorare. Si alz in piedi con la mano
tesa verso Rocco. Al quale non rimase che stringerla.
Mi raccomando, Schiavone, massima discrezione.
In gioco c la vita di una ragazza.
Glielho appena detto io.
Le stavo solo suggerendo di utilizzare metodi pi
consoni al ruolo che riveste.
Lho sempre fatto.
Non mi risulta e lei lo sa.
Posso riavere indietro la mano?.
Certo. E il giudice finalmente gliela moll.
Quanto tempo passato? Quanti giorni? Dov che
135

lho letto, o forse era in televisione. Si pu resistere


senza bere al massimo una settimana. E io da quant
che sto qui? Due giorni? Tre? Fuori di nuovo buio.
Sta tornando la sera.
Aveva passato il tempo a concentrarsi per non sentire
prurito, per non provare dolore. Era debole, le facevano
male tutti i muscoli che riusciva a muovere. In pi
sentiva i glutei formicolare, e le mani e i piedi. Serano
addormentati. Il sangue non circolava come avrebbe
dovuto.
Una settimana il tempo massimo senza bere. Legati
invece quanto? Sei giorni? Cinque? Il gatto rosso.
Dov quel gatto rosso col campanellino al collare? Se
c un gatto rosso col campanellino ci deve essere una
casa vicina.
S, ma non ti sentono.
Aveva urlato fino a perdere la voce e a sputare un
liquido rossastro. Sera ferita la gola inutilmente.
Nessuno laveva sentita.
Pu essere un gatto randagio. I gatti randagi stanno
in citt. Allora sono vicino a una citt.
E chi te lha detto? I gatti stanno dappertutto. Anche
in campagna. E chi ti dice che sei ad Aosta? Potresti
essere dovunque.
Dove siete? Dove siete? Perch non venite?
Perch?.
Dov quello che mi ha legato qui? Dov andato?
Perch non torna a portarmi da bere? Ho sete. Ho sete e
fame.
La vecchia porta di legno trem con una scossa
136

improvvisa. Il cuore di Chiara smise di pompare, il


sangue si gel e lo stomaco divenne pi piccolo di una
nocciolina.
Eccoli. Arrivano!
Ancora due strattoni. Si aspettava di vedere la catena
scivolare dal buco e la porta aprirsi, e magari un uomo
col passamontagna entrare con cibo e acqua.
Mio Dio! Se entrano ora mi vedranno senza
cappuccio in testa! E se il rapitore entra senza il
passamontagna, lo vedo in faccia, e mi uccide!
Ho gli occhi chiusi! Ho gli occhi chiusi! url con
quel poco di voce che le era rimasto. Non ho pi il
sacco in testa ma ho gli occhi chiusi. Non vedo niente,
lo giuro!.
Rimase in attesa. Con le palpebre serrate. Aspett di
sentire il rumore della catena che scivolava, la porta
aprirsi.
Ma non accadde nulla.
Passarono i secondi. Riapr gli occhi.
C... c nessuno? Per favore, rispondete!.
Il giudice era stato molto rapido. Neanche mezzora e
il fax di Rocco aveva vomitato una pagina piena di
informazioni sul negozio dabbigliamento per neonati.
Mentre Rocco lo leggeva, Italo Pierron aspettava
seduto sulla sedia. Caterina non era pi nella stanza.
Era tornata a casa in anticipo perch aveva sentito la
febbre risalirle nel corpo.
Negozio Biribimbi. di un tale Carlo Cutr.
Residente a Lugano. Ha un socio, un valdostano,
137

Michele Diemoz. Schiavone poggi i fogli sulla


scrivania. Io credo che dovremmo andare a fargli
visita. Che ore sono?.
Le sei e un quarto.
Sbrighiamoci.
Rocco, io sto morendo di sonno. Ti ricordi? Siamo
in piedi dalle due.
Allora vai a casa. E mandaci anche Scipioni.
sempre dietro a Berguet?.
S. Ha chiamato. Quello rientrato in casa verso le
cinque e mezza e non pi uscito. La moglie e il
fratello sono sempre l. Invece io sono stato attaccato a
quel tipo, Cerruti. Ha unAudi TT e per me come
secondo mestiere rimorchia le ragazze nelle
discoteche.
Cosha fatto?.
andato da un notaio, ecco, qui ho lindirizzo.
Tir fuori una carta e la lasci sulla scrivania. Dottor
Enrico Maria Charbonnier. a rue Piave, tre civici
dopo il tuo.
Va bene. Registrato. Ottimo. Tu, Italo, vai
tranquillo a dormire. Al negozio ci vado da solo.
Grazie. Domani?.
Solita ora.
Alle nove?.
C un negozio che vende Clarks qui ad Aosta?
Quello dove mi servivo ha chiuso per fallimento.
Le hai finite?.
Schiavone annu.
Undici paia?.
138

Schiavone annu ancora.


Ma perch non ti fai un altro paio di scarpe?.
Ma perch non ti fai i cazzi tuoi? Allora c o non
c?.
Comunque no, non lo so....
Se lo vieni a sapere, me ne compri un paio? 44.
Ricevuto....
Rocco si alz dalla sedia. Vado senn chiudono.
Notizie dei fratelli De Rege?.
DIntino e Deruta? fece Italo alzandosi. Pare
niente. Missing in action.
Schiavone annu e senza aggiungere altro usc
dallufficio.
Fuori era quasi buio e lultimo bagliore del giorno
sbavava appena le ombre nella stanza.
Era stato il vento a sbattere la vecchia porta di legno
scrostata dal tempo. Chiara cominci a tremare dal
freddo. La pioggia non aveva smesso neanche per un
attimo e lumidit della cantina le stava entrando nelle
ossa. Fra pochi minuti sarebbe stato tutto nero e buio. E
allora il cervello le avrebbe camminato a zig zag, senza
una meta, n un punto di riferimento.
Non mi piace. Non mi piace. Al buio si vedono le
cose che non esistono. Si vedono le ombre grigie dei
topi, i ragni grandi. E respira, il buio... come un corpo
enorme che si nasconde e respira. Si avvicina, si
allontana. Se ne sta acquattato in un angolo, poi appena
dormo...
Dodici ore di buio. Dodici ore di presenze, forme,
139

incubi e oscurit.
Non ce la faccio. Mi fa male tutto. La testa... a
martello. L sotto come unonda. Le gambe. Le braccia.
Tutto. Chiodi? Pinze? Tenaglie? Fiamme? Lame? Ho
tutto addosso...
Prova a dare una testata alla colonna. Cos svieni e
almeno dormi, le sugger la vocina.
Chiara cercava di non ascoltarla.
Che ci vuole? Un colpo secco e via! Ti fai una bella
dormita!
Se tiro i polsi, alla fine li libero. Me li taglio ma li
libero. Se aspetto avr sempre meno forze. Prima ci
provo e meglio .
Prova con le gambe. Le gambe sono pi forti.
Le gambe?
Le gambe.
Stavolta la vocina aveva ragione. Le gambe sono pi
forti. Soprattutto le sue, che a 12 anni era stata una
promessa dello sci. Quadricipiti e polpacci erano
potenti. Doveva provarci. Poteva riuscire.
Se solo avessi un goccio dacqua.
E bla e bla e bla invece di fare parli e piangi. Parli e
piangi. Forza!
Cominci a spingere le gambe in avanti. Erano
bloccate alla sedia allaltezza della caviglia.
Se una catena puoi tirare pure tutta la vita, mica si
spezza.
Se una catena, stronza. Ma non fa rumore, quindi
non una catena. scotch!.
Chiuse gli occhi e tir ancora avanti e indietro, avanti
140

e indietro. Nessun risultato. La stretta non cedeva, non


si allentava. Accompagnava le trazioni saltando sulla
sedia. I glutei pungevano e facevano male. Anche i
quadricipiti e i muscoli delle braccia. Ma Chiara non
mollava. Stringeva le gambe, le allargava, le tirava in
avanti, scalciava allindietro. Le caviglie bloccate alla
sedia. Tir un altro paio di calci. Sent un crac
improvviso, un rumore di legna fradicia che si spezza,
poi la sedia sotto di lei cedette. Cadde di lato, rovin
per terra sbattendo la testa sul pavimento. Una lama
infuocata le entr nella coscia.
Url con tutto il fiato che aveva nei polmoni.
Allung le gambe ormai libere dai legacci. Una zampa
di sedia era ancora attaccata alla caviglia destra. Dietro
la gamba sinistra, pochi centimetri sotto i glutei, un
pugnale di legno era penetrato nella carne. Il dolore
insopportabile la stava paralizzando.
Cos...? Cos...? Un... pezzo di legno? Una
scheggia? dentro la gamba. dentro. Dio che male.
Mi brucia. Brucia!
La zampa di una sedia, spezzata, sera infilzata dritta
nel bicipite femorale. La macchia scura della ferita
diventava sempre pi grande.
Sangue? Esce tanto sangue.
I muscoli tremavano come gelatina. Chiara strinse gli
occhi e si vide, sdraiata a terra su un fianco, la gamba
sinistra ferita e sanguinante, la destra ripiegata
allindietro, le mani legate alla spalliera della sedia, il
viso schiacciato sul pavimento freddo. E il dolore che
aumentava di minuto in minuto.
141

Se sto ferma si calma. Se sto ferma si calma. Sto


ferma, non mi muovo e passa tutto.
Brava. Sta ferma. Cos perdi tutto il sangue e muori.
Aveva smesso di piovere. Le strade erano fradice e
disseminate di pozzanghere peggio di un campo
minato. Rocco camminava attento a non caderci dentro.
Squill il telefono.
Furio, da Roma. Il cuore di Rocco cominci a
sbattere le ali.
Amico mio, come va?.
Bene, Rocco, bene. Che se dice?.
E che si dice? Solite rotture di coglioni.
Senti, ti prendo solo un minuto.
E dimmi.
Si tratta di Adele.
Ha mollato unaltra volta Seba? chiese Rocco
scocciato.
No. Per vuole farlo. Quello un coglione.
Sempre detto.
Allora io e lei abbiamo avuto unidea. Lei sparisce
dalla circolazione per un po. Quello si ingelosisce e
magari la viene a cercare e lei ha la prova.
Rocco ci pens. S, mi sembra una buona idea. E
dove si va a nascondere, per? Quello Seba la trova
ovunque.
C venuta in mente una cosa geniale.
E sentiamo. Per sbrigate che sono nel mezzo di
una cosa brutta.
Presto detto fece Furio. Viene da te.
142

Rocco si ferm. Da me? Come da me?.


Quello Seba non ci penser mai che sta da te.
Ma... e dove si mette?.
A casa tua, no?.
Ma ci sei mai salito qui a casa mia ad Aosta? Ho un
solo letto.
E nun ce lhai un divano letto?.
S, ma Adele....
Tranquillo, si tratta di qualche giorno. Poi torna a
Roma.
Secondo me siete matti. Per... vabb... dille di
chiamarmi quando decide.
E certo. Oh, in bocca al lupo, adesso devo
scappare.
Guarda che io taspetto, sa?.
Mo che viene la bella stagione salgo. Promesso.
E io ce credo. Stamme bene, Furio.
Adele a casa sua. Era una cosa strana e pazzesca. Per
due motivi. Primo perch un po gli sembrava di fare
una cosa scorretta a Seba. Anche se, a guardare meglio,
lo faceva per il suo bene. La seconda era Adele.
Unamica, la donna di Sebastiano, e per Rocco la donna
di un amico diventava immediatamente un uomo. Ma
insomma, avercela per casa, magari la mattina appena
sveglio... insomma doveva resistere a non fare lo
stronzo.
E poi Marina? Che avrebbe detto? Lei e Adele non
serano mai piaciute. Avrebbe accettato la cosa
tranquillamente?
Forse era il caso di trovarle un albergo. Daltra parte
143

a casa sua non aveva mai messo piede nessuno. E


nessuno doveva mettercelo.
Rocco gir langolo, in fondo alla via cerano le
insegne luminose di Biribimbi. La strada era buia e
deserta, e se non fosse stato per i neon del negozio
avrebbe sicuramente centrato il rivolo dacqua accanto
al marciapiede che come un torrente in piena scendeva
verso il centro della citt. Cauto si avvicin alla vetrina.
Si affacci e guard dentro. Il negozio era vuoto. I
quarzi sparati al massimo davano allambiente unaria
ospedaliera. Una commessa, una ragazza sui 30 anni,
bassa e cicciottella, era alla cassa. Premeva dei tasti,
strappava degli scontrini, richiudeva il cassetto e
ricominciava. Lo fece per almeno sei volte. Quando
Rocco entr, quasi salt sulla sedia. Guard il
vicequestore e pallida disse: Buonasera. Posso esserle
daiuto?.
S. Sto cercano delle tutine di spugna. Come quelle
che ha in vetrina.
Il negozio era caldo, quasi una serra, e regnava un
odore di plastica.
Bene! e la ragazza usc dal bancone. Se me le
mostra....
Rocco gliele indic. Ecco, quelle. Una gialla e una
verde.
Erano tutine di spugna per neonati. Dal prezzo
esorbitante, a Rocco non era venuto in mente altro.
Mmm... la ragazza stava pensando. Quanti anni
ha il bimbo?.
Anni? Ha quattro mesi.
144

Ah, s, gi... vero. Quelle tutine mi sa che dopo un


anno....
... non servono pi. A meno che il bimbo non abbia
seri problemi di crescita precis Rocco.
Allora dovrebbero essere... aspetti... si avvicin ad
uno scaffale carico di scatole. Dovrebbero essere....
Cercava con lo sguardo tenendosi un dito in bocca. Sal
sullo scaleo che scricchiol. Rocco si prepar ad un
placcaggio volante nel caso i gradini avessero ceduto.
No, qui non ci sono. Aspetti un momento... e si
avvicin ad un mobile pieno di cassetti. Cominci ad
aprirli compulsivamente. Niente, neanche qui. Mi
scusi, sa? Ma io da poco che lavoro al negozio. Forse
nel retro?.
Me lo sta chiedendo?.
No, stavo pensando che forse sono nel retro. Un
attimo.
Apr una porticina incastrata sotto gli scaffali e spar
alla vista. Rocco si avvicin alla cassa. La ragazza
aveva lasciato il cassetto aperto. Vuoto. Neanche una
banconota. Giusto qualche spicciolo e un paio di
graffette di metallo. Gli scontrini che la ragazza aveva
appena battuto erano sul banco, impilati in ordine.
Lultimo riportava la cifra di 320 euro. Sent un
tramestio e veloce torn al centro del negozio. La
ragazza spunt dalla porticina. Aveva una scatola in
mano. Ecco, ne ho trovata una. Rossa. Pu andare
bene?.
Me la fa vedere?.
La ragazza port la scatola al banco. La apr. Tolse la
145

carta velina e mostr la tutina. Cera la faccia della


Pimpa cucita sopra. Quanto costa?.
Aspetti... cerc sulla scatola. Non trov il prezzo.
Poi and alla vetrina. Torn indietro: 70 euro!.
Alla faccia! disse Rocco. Va bene, la prendo.
Anche se ne avrei volute due, ma con questi prezzi.
Deve essere di un ottimo materiale, sa?.
Dice?.
Penso di s.
Il vicequestore tir fuori il portafogli e la carta di
credito. La ragazza guard il tesserino magnetico
neanche fosse stato un esemplare di vedova nera.
No! disse spaventata. No. Niente carte di credito o
bancomat. Solo contanti, per favore.
Non li ho.
Ma il pos non funziona.
E allora come facciamo?.
Boh disse la ragazza.
Facciamo che torno domani?.
Ecco, magari. Mi sembra una bella idea.
Va bene, allora torno domani. Me lo metta da parte,
eh?.
Certo, certo. La commessa richiuse il pigiamino
dentro la scatola.
Le consiglio di abbassare un po la temperatura. Qui
dentro si muore.
Magari, ma non so come si fa.
Ci sar un termostato da qualche parte, no?.
Dice? Ora lo cerco.
Rocco annu e torn alla porta del negozio che sera
146

appannata per la differenza di temperatura con


lesterno. stato un piacere.
Anche mio. A domani.
A domani... come si chiama?.
Carmelina. Melina, per gli amici.
A domani, Melina.
Laspetto.
Cara Melina, pens Rocco, certo che torno. Ma non
domani. Molto, molto prima.
Verso casa. Il cielo bagnato. Nuvole basse, la
temperatura in discesa. Sent un brivido sotto il loden.
Sicuramente avrebbe ripreso a piovere. I negozi
stavano chiudendo ma faceva ancora in tempo a
fermarsi alla pizzeria per prendere la cena. Lasfalto
rifletteva le luci colorate delle insegne e le ombre dei
passanti. I vetri del pub e del caff erano appannati.
Anche quello della pizzeria a taglio. Era ormai a pochi
passi dal negozio quando vide Anna. Rocco si blocc in
mezzo alla strada. Abbass la testa e si rifugi
nellangolo buio sotto il palazzo, lontano dal lampione.
Guard Anna scendere dal marciapiede e puntare dritto
verso casa. Non laveva visto, oppure aveva fatto finta
di non vederlo. Daltra parte al telefono era stata chiara.
Aspett che la donna sparisse dentro il portone, poi
riprese a passo deciso verso la pizzeria. Era stanco, gli
facevano male le ossa. Aveva solo voglia di andare a
casa e farsi qualche ora di sonno.
Marina non c. Non la trovo in giro. Neanche a
147

letto. Mi siedo al tavolo del salone. Apro linvolto della


pizzeria. I tranci mi sembrano delle croste piene di pus,
delle piaghe di unustione, degli herpes. Non ce la
faccio a mangiare ste suole di scarpa. Il suppl nero,
lavranno fritto nel paraflu. E la coca calda. Anche se
fa freddo, la coca deve essere fredda. La coca-cola
calda si attacca al palato e uccide la voglia di
campare. Ammesso che uno ce labbia.
Sonno. Sto crollando dal sonno. strano. tutto il
giorno che penso a quella ragazza, Chiara, e non so
neanche che faccia abbia. Se alta, magra. Somiglia
alla madre? A suo padre? Domani ti vengo a prendere,
sicuro. Ti vengo a prendere.
Dio sto divano. Saffonda. Saffonda troppo.
Allora mi dica. Per 100.000 euro. Faceva coppia
con Marilyn Monroe ne Gli uomini preferiscono le
bionde.
Non lo sa. Ha ventanni, che ne sa sto ragazzo?
Jane Russell, coglione!
Lauren Bacall?.
Ti sei giocato 100.000 euro. Andate ai quiz e non
avete le basi? Che ci andate a fare, dico io. Cambiare!
E questo ferribotte, detto il taciturno indovech
laconico ma quando parla TAC! Ogni frase una
sentenza!.
No, i soliti ignoti no. Mo mi tocca guardarlo tutto.
Chi beve birra campa centanni!.
Visto?.

148

Mercoled

Ti sei addormentato.
Che... che ore sono?.
Non lo so. tardi mi risponde Marina
aggiustandosi i capelli. Ma come fa? Se li mette dietro,
sembra annodarli e quelli non si sciolgono. Cosha,
una colla nelle mani?
tardi. Fuori buio. In televisione c un cartone
animato.
Stavo guardando un film.
Lo so. Ma finito da un pezzo.
Marina mi sorride. Tu doveri, Mar?.
Perch non te ne vai a letto?.
Perch non posso. Non posso proprio. Mi fa male
tutto.
La schiena, il collo, le scapole, il bacino e pure le
gambe. Ti ricordi quando tornavo a casa i primi tempi
e mi facevi i massaggi?.
Come no? Ogni giorno che Iddio mandava in
terra.
Non ti piaceva?.
Per niente.
Perch non me lhai mai detto?.
149

Non lo so... sembravi felice.


Allora ora te lo posso svelare: io li odiavo i
massaggi.
Ci mettiamo a ridere. Ci sono tante cose che non ti
ho mai detto.
Per esempio?.
Non mi piacevi coi capelli corti.
Poi?.
Neanche quando ti mettevi le ballerine.
Mai avute.
Unestate s. A Santo Stefano.
Me le avevi regalate te.
Avevo sbagliato.
Cosaltro non mi hai mai detto?.
Per un periodo pensavo tu avessi un altro.
Io? E chi?.
Prosperi.
Giorgio? Il marito di Serena? Il chirurgo?.
Proprio lui.
Amore, mi aveva tolto lappendice.
E allora?.
Come allora? Era il marito della mia migliore
amica!.
Appunto, un classico. Lo invitavi sempre a cena.
Li invitavamo sempre a cena.
Era pure laziale. Facevi la scema con lui.
Amore mio, Giorgio e io ci conoscevamo da
trentanni. Chiudiamo sta storia. Che altro non mi hai
mai detto?.
Che mi manchi, Marina, mi manchi da morire.
150

Non vero. Lo sai perch dici cos? Perch hai


paura.
E di cosa avrei paura? E di che?.
Non sono io che ti manco. Sei tu.
Ti sbagli. Ti ricordi quella frase? Il desiderio di
una persona immortale.
Ma se lo riempi, svanisce. E svanisce anche il
bisogno di quella persona.
E come lo riempio?.
Forse lhai gi fatto.
Mi accarezza i capelli. La guardo negli occhi. La
sai una cosa, Marina? Mi sa che sto perdendo qualche
diottria.
Le diottrie non centrano niente. E mi asciuga una
lacrima. Sono le due, Rocco. Vai a letto.
Non posso. Ti dico che non posso.
Enzo Baiocchi respirava lento sotto le lenzuola
guardando il soffitto. Che era blu. La luce di sicurezza
dipingeva tutto di blu. Il soffitto, le mani, le unghie, il
comodino di ferro, il letto vuoto del vicino, la porta e le
sbarre. Lorario era giusto. Le due e venti di notte.
Lultimo controllo era passato da dieci minuti e il
furgoncino della mondezza sarebbe arrivato fra unora.
Doveva muoversi. Per prima cosa si infil i calzini e le
scarpe da ginnastica allacciandole col velcro. Si tolse la
giacca del pigiama per restare in maglietta nera. Baci
il crocifisso doro che portava al collo, poi si alz e
and alla finestra. Il cortile era deserto. Solo le piante si
muovevano alla brezza notturna. Un gatto attravers
151

veloce il vialetto di ghiaia, poi spar fra le foglie di un


tronchetto della felicit.
Fra tre giorni lavrebbero riportato in cella e addio
alle lenzuola fresche e al cibo dellinfermeria, addio
alla musica che ogni mattina i paramedici sparavano a
tutto volume, addio al giornale e soprattutto addio al
lavoro fatto sulla terza sbarra a sinistra della finestra.
Ci aveva messo due settimane di lavoro per scalzarla
dalla sede. E ora veniva via come il molare di un
vecchio con la piorrea. Sera tenuto a dieta, aveva perso
tre chili e fra le sbarre ci passava benissimo. Non
dovette neanche sforzarsi troppo. Era al pian terreno e
con un salto di mezzo metro era gi atterrato
sullaiuola. Si guard intorno. Le luci dellinfermeria
erano spente. Solo quella blu, spettrale, avvertiva che i
ricoverati erano sprofondati nel sonno. Nella stanza
controllo invece la luce era accesa. A quellora
linfermiere, il medico di turno e le due guardie
giocavano a Risiko, il gioco di guerra e conquista del
mondo coi carrarmatini colorati, i dadi e la mappa del
globo. Una moda importata da Frangipane, linfermiere
pi giovane, che addomesticava la noia notturna. Per
evitare le telecamere a circuito chiuso Enzo doveva
raggiungere il muro di cinta e camminare strusciandoci
contro la schiena. Avanz lentamente cercando di non
far rumore passando sulla ghiaia. Raggiunto il muro,
fuori dalla luce dei lampioni gialli, centimetro dopo
centimetro, lento come un bradipo, Enzo si avvicin al
portone di ferro, ermeticamente chiuso davanti alla
stanza di controllo.
152

Attacco il Medioriente dallEgitto con sette carri


armati era la voce di Frangipane.
Ti sfondo! questo era Vito, la guardia.
Enzo aveva solo un punto scoperto prima di arrivare
al portone. Illuminato dai lampioni, senza possibilit di
nascondersi, doveva attraversarlo di corsa e sperare che
nessuno controllasse in quel momento il centro del
piazzale. Le guardie erano solo due. Per fortuna i tagli
al personale degli ultimi governi avevano decimato il
numero di addetti alla sicurezza nelle carceri. Questo
rendeva la cosa pi semplice. Se fossero stati a pieno
organico, Enzo non avrebbe mai potuto pensare a una
fuga. Sulle torrette ce ne sarebbero state almeno quattro
pi altre tre nel cortile. Ora invece con solo due guardie
penitenziarie, impegnate a non farsi prendere la Cina o
la Jacuzia, la cosa poteva essere fattibile. Poteva
andare.
Uno, uno, due, ma che sfiga! url Frangipane.
Ah ah ah. Il Medioriente non lo tocchi, bastardo.
Invece io ti attacco dallAfrica del Nord url Vito.
Ma sei scemo, Vito? una terza voce. Doveva essere
il medico di guardia. Cos Paolo ti entra dal Brasile,
no?.
Ma si faccia i cazzi suoi, dotto! era Paolo, laltra
guardia, che evidentemente accarezzava gi i suoi sogni
di espansione in Africa una volta che Frangipane si
fosse indebolito su quel fronte.
Enzo chiuse gli occhi, prese un respiro e nonostante i
suoi 60 anni suonati scatt come un fulmine verso il
portone di ferro. Un pigiama celeste con una maglietta
153

nera attravers il piazzale illuminato dai quarzi. Veloce


come un sogno al risveglio. Nessuno lo vide. Nessuno
se ne accorse. Nessuno stava guardando i monitor di
controllo.
Enzo si accasci ai piedi del portone. Respirava a
fatica e si asciugava il sudore. Ora doveva aspettare.
Fra poco il portone di ferro si sarebbe aperto e il
furgoncino sarebbe entrato a caricare la pattumiera
dellinfermeria. Tre sacchi grigi che stavano gi davanti
alla sala controllo. Era il secondo momento pi
difficile. Saltare su da dietro e mettersi accucciato sul
fondo del cassone, aspettando che gli arrivassero
addosso i sacchi con i rifiuti alimentari di sette
ricoverati, cinque infermieri, due medici e quattro
guardie che si davano il cambio. Lunica cosa era non
cedere al sonno. Ma su questo Enzo Baiocchi era
tranquillo. Aveva tanta di quelladrenalina in corpo che
non avrebbe dormito per giorni, settimane, forse mesi.
Sicuramente non si sarebbe riposato prima di andare a
fare visita al bastardo. Cosa che aspettava da cinque
lunghi anni.
Alle tre di notte le luci degli uffici della questura
erano spente. Solo a piano terra e nella sala operativa
cera qualche segno di vita. Alla porta dingresso
lagente Miniero, appena trasferito dal Vomero, cercava
di risolvere un rebus sulla settimana enigmistica.
Buongiorno!.
La voce del vicequestore lo riport alla realt. Scatt
sullattenti. Dottore. Cos presto?.
154

S. Chiuso nel suo loden sal agli uffici senza


accendere le luci, tanto il percorso lo conosceva a
memoria. Entr nella sua stanza, alz il telefono e
compose il numero.
Pr... pronto?.
Italo! Sono Rocco.
Ma....
Lo vedeva, lagente Pierron, girare lo sguardo
cercando di capire se quella telefonata appartenesse alla
realt o al sogno che aveva appena lasciato sul cuscino.
Che... che ore sono?.
Le tre!.
E che... che succede?.
Succede che ti vesti e corri in questura. Abbiamo
una visita da fare.
Ma a questora?.
C una ragazza rinchiusa da qualche parte che
forse gi morta. Te lo devo ricordare?.
Pierron non rispose. Italo! Ti sei riaddormentato?.
No, no. Dammi dieci minuti.
E non venire in divisa!.
Rocco chiuse la telefonata e contemporaneamente
apr il suo cassetto delle preghiere laiche quotidiane,
come aveva ribattezzato il suo bisogno giornaliero di
marijuana.
La temperatura di notte scende. cosa risaputa. Ma
quella notte di maggio stava esagerando. Fece lultimo
tiro. Un sorriso leggero gi gli si dipingeva sul volto.
Gett il mozzicone in strada e chiuse la finestra.
Oramai Italo stava per arrivare e decise di andargli
155

incontro.
Spense la luce e usc dalla stanza. Nel corridoio buio
il bagliore tenue del distributore di merendine
illuminava due ombre. Due figure se ne stavano in
piedi, ferme in mezzo al corridoio, con le mani calate,
sembravano appena uscite da un incubo.
Che cazzo? disse il vicequestore.
Erano Deruta e DIntino. Il loro aspetto devastato li
faceva somigliare a due barboni ripescati dalle acque di
qualche pantano maleodorante. Non erano pi due
agenti di pubblica sicurezza, ma un lontano ricordo. Le
loro divise tendevano decisamente al marrone. I visi
pallidi, lunari, rigati da gocce di fango nere che
scendevano lungo le gote disegnando una ragnatela
dorrore. DIntino era zuppo e teneva il cappello
sformato ancora in testa. Deruta era in maniche di
camicia, strappata davanti, mentre il fondo dei
pantaloni gli era finito sotto le suole delle scarpe. Due
reduci da una colossale disfatta, roba da Caporetto, da
fronte russo nel 43.
Che cazzo avete fatto?.
Fu Deruta a parlare: Abbiamo cercato la casa di
Viorelo Midea.
Rocco dovette sforzare la memoria per ricordare chi
fosse Viorelo Midea. Quellincertezza fu colta da
Deruta: Il rumeno, quello morto nellincidente.
Rocco nascose il suo colpo a vuoto. Lo so, lo so. E
allora?.
Le semo truvate! disse DIntino felice. Poi si gir
e vomit accanto al distributore di caff.
156

Un quarto dora dopo nella stanza dei passaporti,


Italo e lagente Miniero avevano dato ai due poveracci
un po di t del distributore mentre Rocco osservava
distaccato la scena.
stata dura, dottore diceva Deruta.
Durissima.
Ma come avete fatto? chiese Italo.
Ci abbiamo pensato.
E questa la grande notizia della giornata fece
Rocco.
successo cos. Abbiamo cominciato dalla casa
degli abissini.
Eritrei lo corresse Schiavone.
S, insomma, quelli l. E ci siamo fatti tutto il
palazzo.
Infilavamo la chiave in ogni porta continu
DIntino. Niente. Non combaciava.
Pensi che una vecchia a DIntino gli ha pure tirato
una borsa addosso perch non aveva visto la divisa.
Allora abbiamo fatto tutto il palazzo accanto e quello
dopo.
Niente, non combaciava niente. Da usci pazzi,
dottore!.
Allora io ho fatto una pensata! fece Deruta.
Veramente la so fatta je! ribatt DIntino.
Ma che dici? Io ti ho detto di andare al quartiere....
No, io, e poi tu si dette: no! Ma io te so convinde
che....
Vabb, lavete pensata tutti e due. Andiamo avanti
157

intervenne Rocco.
Allora abbiamo pensato che se questo non tiene i
soldi capace che vive in una casa povera.
Per... fece Italo trattenendo il riso. Mica male.
Vero, Italo, bravi. Questa una deduzione
fantastica. E chi ci avrebbe mai pensato?.
DIntino sorrise al vicequestore: Vero? E cos ne
seme girati un po di quartieri poveri. Che per ad
Aosta mica ce ne stanno na frega!.
No.
Poi sto cretino disse Deruta indicando il collega
che andato a fare?.
Non lo so. Che ha fatto DIntino? chiese Rocco.
Una retromarcia dal parcheggio e sbam! batt le
mani per sottolineare levento. andato a infrociare
contro un furgone.
E lauto?.
Sha fracassate lu parafango e pure nu poco lu
fanale rispose DIntino a occhi bassi. Mo cammina
male e gli esce fumo dal motore.
Rocco alz gli occhi al cielo.
Per nella sfortuna siamo stati fortunati assai
prosegu Deruta.
Stringiamo?. Rocco ormai non reggeva pi. O
arrivavano al punto o gli avrebbe tirato addosso tutti i
faldoni dellufficio passaporti.
Abbiamo sbattuto contro un furgone di rumeni. Che
stavano a riempire di roba da portare in Rumena.
Romania, Deruta, Romania!.
Romania, s. Per dotto non ci interrompa senn
158

perdiamo il filo.
Vero rafforz il concetto DIntino.
Non vi interrompo pi.
Deruta prese una boccata daria. Allora abbiamo
sbattuto con questi rumeni. Cio, DIntino ha sbattuto
contro i rumeni, la colpa sua. Per gli abbiamo
chiesto, giacch erano rumeni, se conoscevano a
Viorelo Midea. Uno di quelli ha sorriso e ha detto s!.
E ci ha detto pure dove abitava. E ci siamo andati!.
Mo viene il bello. Siamo arrivati alla casa.
Abbiamo infilato la chiave per vedere se combaciava e
sbam!. Deruta batt unaltra volta le mani.
Ci si sono froncati addosso! Erano in quattro,
dottore. Mazzate a cieca occhio.
Io e DIntino pure a mena alla cieca, mica si capiva
pi niente. E io allora ho tirato un cazzotto al buio.
Solo che ho preso DIntino alle costole.
Che gi mi facevano male.
Botte da orbi. Ho preso un cazzotto sulla faccia e
uno sullorecchio.
Io uno sulle costole, ma me lha dato Deruta, e uno
in testa proprio sopra la testa!.
Ma chi vi picchiava? url Rocco.
Questi della casa. Allora io e DIntino siamo
scappati dal portone ma quelli ci hanno inseguito.
DIntino finito dentro alla pozza.
S dottore, tiene presente quelle pozze vicino alla
strada? Come si chiamano....
Pozze rispose Rocco.
Ecco, s. Ce so finito dentro.
159

Invece a me mhanno tirato una cosa in testa e so


cascato. Mo quando ci siamo ripresi, quelli alla luce
della strada, pure se era notte, si sono accorti che
eravamo poliziotti e ci hanno chiesto scusa.
S, perch pensavano ai ladri.
Ai ladri? chiese Italo.
Ai ladri. Perch in quella casa ci abitava Viorelo e
quattro del Senegal, che ammazza quanto menano
quelli del Senegal. E insomma questi quattro del
Senegal con un loro amico della Tunisia, sono rientrati
in casa....
Qualche ora prima....
S, bravo DIntino, qualche ora prima, e lhanno
trovata tutta sottosopra.
Solo che non possono fare la denuncia che nessuno
tiene il permesso di soggiorno.
Infatti pure laffitto in nero.
Bene. C altro?.
S. Vuole sapere che hanno rubato?.
Che hanno rubato? chiese Rocco.
Niente rispose Deruta.
Come, niente?.
Niente, niente.
Vabb intervenne Italo, non che nella casa ci
fossero gioielli e soldi in cassaforte, no?.
No, no. Ci stava un televisore, un iPod e uno stereo.
E stava tutto l. Hanno solo aperto i cassetti, gli
armadi.
Insomma hanno fatto nu casino e basta.
Italo sorrideva, Rocco invece pensava. strano
160

disse. Un ladro professionista non va a casa di questi


morti di fame. un poveraccio come loro e non prende
niente. una cosa strana.
La stessa cosa avemo pensato pure noi! disse
DIntino orgoglioso. Insomma io liPod me lo
pigliavo, no?.
Bene. Bravi. Se fossimo in tempo di guerra vi
proporrei per una medaglia. Ma la guerra non c.
Mannaggia disse DIntino fra i denti.
Per avete fatto un bellissimo lavoro. Ora andate a
casa. E domani potete anche venire pi tardi.
A che ora? chiese Deruta.
Pi tardi disse Rocco.
Senta, ma che dovemo fa con il fatto che stanno
tutti senza permesso?.
E che dovete fare? Niente.
Non li arrestiamo? chiese DIntino.
Direi di no rispose Rocco.
E laffitto in nero?.
Per ora state buoni e tranquilli. Andate a casa.
Fece un cenno a Italo e insieme uscirono dalla stanza
dei passaporti. Deruta sorrise a DIntino.
Bel lavoro! gli disse e strinse la mano al collega.
Il portone di ferro trem. Enzo lentamente si stacc
dal muro. Una luce arancione lampeggiava per
avvertire che i battenti si stavano aprendo. Sulla soglia
dellufficio controllo apparve la figura di Paolo, una
delle due guardie. Quando il portone si spalanc
spuntarono finalmente i fari del piccolo furgone che
161

ingran la marcia e avanz lento nel cortile


dellinfermeria. Enzo se la gioc tutta in quel lampo.
Veloce pass dallombra del suo nascondiglio al retro
del furgoncino che a passo duomo aveva gi
attraversato lentrata. Riusc a piazzare un piede sul
parafango sopra la targa, si agganci con le mani al
vascone di metallo e nonostante il mezzo fosse in
movimento, riusc a tirarsi su. Scivol come
unanguilla e si lasci cadere allinterno del vascone
porta immondizia. Cadde su un mucchio di buste grigie
che puzzavano di putrefazione. Si tapp naso e bocca
con la mano e aspett mentre il portone di ferro si
richiudeva al passaggio del furgone.
Mezzora ad aspettare. Poi i sacchi gettati
dalladdetto volarono uno dopo laltro dentro il
contenitore di ferro schiantandosi sulla faccia e sul
corpo di Enzo. Quelle buste dellinfermeria puzzavano
di morte. Enzo deglut un paio di volte, ma poi non ce
la fece pi e vomit i resti della cena. Sent il furgone
ripartire. Steso supino su quellorrendo materasso, con
lo sguardo verso la calotta nera del cielo vide passare i
lampioni del cortile, i muri di cinta, le torrette, poi sent
il furgone acquistare velocit. Sempre di pi. Sempre di
pi. Scalava di marcia e correva sempre di pi.
Enzo Baiocchi era libero!
Parcheggi lontano dal negozio. Poi insieme a Italo
percorse il marciapiede. La strada era buia, le insegne
erano spente. Cerano giusto due lampioni allinizio
della strada e alla curva. Ma non erano sufficienti.
162

Laria era diventata fredda, nordica e inospitale.


Spieghi anche a me che vuoi fare?.
Ma Rocco non rispose. Giunto davanti al negozio
Biribimbi si guard intorno. Torn indietro di qualche
metro fino ad arrivare a un cancelletto di ferro. Lo
scavalc facilmente.
Dove stai andando?.
Vieni! e il vicequestore penetr nel piazzale di un
piccolo condominio. Italo, mormorando parole di odio
e di rancore verso il suo capo, lo segu.
Primo Cuaz era costretto a seguire i palinsesti
televisivi notturni non per vezzo ma perch da quando
era ragazzo aveva lavorato solo e soltanto di notte e
dormito di giorno. A 84 anni era difficile cambiare le
abitudini. Questo gli aveva sempre comportato una
serie di problemi. La pelle bianca, parecchie diottrie in
meno, e orari dei pasti folli. La sua colazione era alle
due del pomeriggio, il pranzo alle nove e la cena alle
cinque del mattino quando camionisti oppure operai
come sua moglie prendevano il primo caff. Spesso
serano ritrovati lei con le brioches e lui con la pasta al
sugo a raccontarsi la giornata appena trascorsa o ancora
da affrontare. Da quando era andato in pensione, non
faceva che aggirarsi per casa mentre Iside russava
beatamente da sola nel lettone matrimoniale. Aveva
provato a sovvertire quellequilibrio con laiuto di
sonniferi o stando intere giornate senza chiudere occhio
per accordarsi al resto dellumanit. Ma proprio non ci
riusciva. Alle sei del mattino andava a letto e si
163

svegliava alle due, puntuale come una sveglia tedesca.


In una di quelle notti solitarie, Primo aveva fatto un
calcolo. Lui dormiva otto ore, Iside lo stesso. In 60 anni
di matrimonio come se insieme ne avessero passati
solo 20. Gli altri 40 ognuno a dormire per i fatti suoi.
Per fare lamore, abitudine che avevano smesso solo da
sette anni, si incontravano in quella zona dombra fra la
sveglia delluno e il lavoro dellaltro, fra il rientro a
casa di lei e luscita con la divisa di lui. Erano convinti
che proprio quella difficolt logistica avesse mantenuto
acceso il desiderio e la voglia che avevano avuto uno
dellaltra per tanti anni. Quattro figli e sei nipoti ne
erano il risultato visibile agli occhi di tutti. Alle ore
quattro di quel mercoled di maggio freddo come una
lastra di marmo, Primo aveva spento il televisore sui
titoli di coda di Ombre rosse. And alla finestra a
scrutare il cielo. Niente stelle. Nuvole. Nel cortile del
suo condominio tutte le luci erano spente. Ma le diottrie
mancanti di giorno chiss perch di notte sembravano
tornare miracolosamente. Qualcosa non andava. Inforc
gli occhiali e strizz gli occhi. Ci avrebbe giurato, ma
nel condominio cerano due figure che si aggiravano
furtive. Molto furtive.
Ladri, pens. Cinquantanni di onorato servizio si
risvegliarono con un ruggito nelle vecchie arterie nelle
ossa e nel cervello. La pistola ce laveva ancora, nella
scatola dei cioccolatini in alto sulla libreria di ferro. A
passo svelto corse a prenderla. Caddero dei barattoli di
pomodoro. Li rimise a posto ma nel voltarsi trov sua
moglie sulluscio: Che succede?.
164

Ladri. Nel condominio.


E di che timpicci? Sei in pensione!.
Lasciami passare, Iside. Lasciami passare.
Primo, per favore!.
Ma il vecchio metronotte non sentiva ragioni. Scans
bruscamente la donna e usc di casa. Iside sbadigli e
decise di tornarsene a letto. F tcheuca senque te vou
mormor, era adulto e vaccinato.
Italo aveva raggiunto il vicequestore davanti alla
finestra del piano terra allinterno del condominio.
Italo, se i miei calcoli sono giusti, questo il retro
del negozio.
Potrebbe essere. E allora?.
E allora tu adesso aspetti e guardi.
Mani in alto!.
Italo e Rocco si voltarono. Nellombra una figura
brandiva una rivoltella. Vi ho beccato! Adesso
chiamiamo la polizia.
Rocco sorrise: Guardi che siamo noi la polizia.
Luomo fece un passo avanti e guadagn un po di
luce. Chi siete?.
Vicequestore Schiavone e agente Italo Pierron.
Il vecchio si aggiust meglio gli occhiali. Non ci
credo.
Mi fa mettere una mano in tasca? disse Rocco.
Primo annu. Il vicequestore consegn il tesserino al
metronotte in pensione. Che non riusciva a leggere.
Piegava il cartoncino in modo da fargli prendere un po
di luce. Non... non si legge.... Si infil la pistola sotto
165

lascella e tenendo il portafogli con due mani


finalmente trov linclinazione giusta. Ah... s. S.
Restitu i documenti a Rocco. E posso sapere che state
facendo a questora di notte nel retro del negozio?.
Ci dobbiamo entrare senza essere visti perch
sospettiamo facciano traffici illeciti.
Il negozio di bimbi? chiese stupito Primo.
Proprio cos. Ora se non le dispiace....
Che fa?.
Rocco sbuff. Glielho detto! Devo entrare qui
dentro.
Estrasse dalla tasca il coltellino svizzero. Scelse una
piccola lima e cominci a lavorare la persiana. Grattava
via schegge di legno e vernice.
E se c lallarme? chiese Italo.
Non ce lhanno fece il metronotte.
Gi. Lallarme attira le forze dellordine. E questi
tutto vogliono tranne che carabinieri e polizia entrino
nel loro negozio aggiunse Schiavone.
Ma questi chi? chiese Italo.
Ma lei un agente o no? Non stia sempre a chiedere
al suo capo.
Venne via una grossa scheggia di legno. A quel
punto Rocco estrasse la lama del coltellino.
Ci vuole solo un po di pazienza disse infilandola
nello sbrego appena fatto. Niente, c un rinforzo di
ferro. Mi servirebbe una tenaglia. Labbiamo in
macchina?.
State fermi. Ci penso io. Il metronotte lasci soli i
due poliziotti.
166

Che facciamo?.
Aspettiamo la tenaglia, no?.
Puoi provare a spiegarmi meglio?.
Allora, qui dentro fanno scontrini a vuoto. Cio
battono cifre senza incassare.
Ma che sono scemi?.
No, Italo, non sono scemi. Riciclano denaro.
Fingono incassi inesistenti, ci pagano anche le tasse e
immettono denaro pulito e intonso in banca.
Ma pensa te... chi la fa sta roba?.
Secondo te? I gesuiti?.
Iside sentiva suo marito pasticciare nel ripostiglio
della cucina.
Primo, ma che fai?.
Niente, tu dormi.
Facile a dirsi con quellidiota che aveva ripescato la
Beretta, che peraltro Iside aveva scaricato anni prima, e
ora chiss cosa diavolo stava combinando in cucina. Si
infil le ciabatte e and a controllare. Primo aveva
afferrato pinze, tenaglie, mezza cassetta dei ferri. Ma
allora?.
Dobbiamo scassinare una persiana.
Iside non capiva. Dobbiamo? Ma non eri andato ad
arrestare i ladri?.
Donna, tu non puoi capire!.
Io capisco invece. Mi spieghi che sta succedendo?.
Va bene, ma acqua in bocca. L fuori ci sono due
poliziotti che devono entrare nel negozio Biribimbi
perch sospettano che facciano traffici illeciti.
167

Iside ci pens su. E spiegami una cosa, perch non


lo fanno alla luce del giorno con un mandato di un
giudice come fanno sempre in televisione?.
Perch quella la televisione, Iside, e non la
realt.
A me sembra una cosa strana per. Alle quattro di
notte quelli devono forzare le persiane. Non che ti stai
rincoglionendo, Primo?.
Sospettoso luomo usc di casa.
Primo Cuaz torn con due tenaglie, un martello di
gomma e un trapano a mano.
Perch entrate alle quattro di notte forzando la
serratura e non aspettate il giorno con un mandato del
giudice? chiese Primo.
Perch il giudice non ne a conoscenza, perch la
gente che ha questo negozio non deve sapere che noi
siamo entrati e perch gli unici a esserne informati
dobbiamo essere noi tre e poi, signore mio, questa
gente non la fermi con un mandato di un giudice.
Questa gente che ti spara prima ancora di chiederti
chi sei.
Che gente ? chiese il vecchio metronotte con un
filo di voce.
Brutta assai disse Rocco. Lei pensi al peggio. E
non c ancora arrivato.
Terroristi?.
Magari!.
Primo allung le braccia. Ecco, ho preso un po di
roba.
168

Grazie. Bastavano le tenaglie.


Rocco si mise al lavoro. Tir un paio di volte finch
si sent un TAC! e la persiana si apr.
Ora restava da affrontare la finestra.
Facile. di legno, vecchia e senza doppi vetri.
Passami il giubbotto.
Italo senza capire glielo consegn. Rocco se lo
avvolse intorno alla mano, poi con un colpo secco
mand il vetro in frantumi. Fu un rumore appena
udibile.
Sicuro che lei sempre stato un poliziotto,
dottore? chiese Primo.
Forse in unaltra vita no.
E direi! fece il metronotte dando di gomito a Italo,
mentre pignolo il vicequestore estraeva i pezzi di vetro
dal telaio della finestra. Poi restitu la giacca a Italo.
Attento a infilarla. Capace che qualche scheggia sta
ancora dentro.
Ma roba da matti....
Ora noi andiamo. A proposito, io mi chiamo Rocco,
lei?.
Primo.
Grazie, Primo. Torni pure a casa. Inutile dirle che
lei non ci ha visto.
Inutile.
Italo consegn gli attrezzi al signor Cuaz che
zompettando se ne torn verso casa. stata una
bellissima nottata. Grazie, Rocco.
Grazie a lei, Primo.
Il vicequestore infil la mano nel vetro appena rotto e
169

gir la maniglia. Anche la finestra si apr.


Andiamo a dare unocchiata.
Il magazzino del negozio grande un centinaio di
metri quadrati era pieno di scatole di cartone impilate
una sullaltra. La maggior parte riportava ideogrammi
cinesi. Facendosi luce con il cellulare i poliziotti
avanzavano in quella selva di colonne di cartone.
Rocco sembrava passeggiare nel garage di casa sua.
Tranquillo e sereno leggeva sulle casse le etichette, le
palpava come fossero frutti maturi, quasi fischiettava
assolutamente a suo agio. Italo invece era teso. Lento,
con lorecchio pronto a percepire un rumore fuori
posto, sudava e gi sentiva le ascelle bagnate
nonostante la temperatura bassa.
Che cerchiamo? chiese sottovoce. Il vicequestore
non rispose. Rocco, magari facciamo una cosa di
giorno. Non sono tranquillo e si gir verso la finestra
appena forzata.
Linno alla gioia di Beethoven risuon nella stanza
buia.
Che cazzo! url Rocco.
Ad Italo si gel il sangue. La suoneria, coglione!
disse.
Rocco veloce rispose: Chi ?.
Perch parli a bassa voce?.
Era Anna.
Anna, che c?.
Non mi hai chiamato tutto il giorno. Ti sembra una
cosa normale?.
170

Mi hai mandato a fare in culo proprio ieri. Perch


avrei dovuto chiamarti?.
Non so. Magari per chiedermi scusa?.
Rocco allarg le braccia. Italo continuava a guardarsi
intorno come un criceto intrappolato.
Anna, non il momento. Sono in mezzo a
unoperazione.
Come no. E come si chiama? Elisabetta? Barbara?.
Cazzo, Anna, domani ti chiamo. Te lo giuro.
Risparmia la telefonata. E buonanotte.
E attacc.
Ma chi cazzo era? quasi grid Italo.
Una mia amica. E guarda che tho sentito. Mi hai
dato del coglione.
Italo abbass gli occhi. Scusa. Mi ero spaventato.
Che non accada pi lo ammon Rocco. Sono
sempre un tuo superiore.
Va bene. Per dovevi spegnere il cellulare.
E come ci facevamo luce?.
Io ho una torcia.
E sarei io il coglione? Accendila!.
Italo esegu.
Dietro un mucchio di scatole si apriva uno spazio
vuoto. Al centro una vecchia scrivania di ferro, da
ufficio postale. Una sedia in similpelle e un lume di
acciaio. Schiavone si avvicin al tavolino. Che aveva
due cassetti. Nel primo cerano cianfrusaglie e fogli.
Nellaltro un registro. Rocco si sedette, accese la luce e
come un ragioniere si mise a studiare quel plico.
La luce! grid rauco Italo.
171

Sta tranquillo. Allora, che abbiamo qui?.


Un elenco con parecchi nomi. Accanto ad ogni
cognome cera una cifra. Alcuni erano sottolineati in
rosso.
Che cos?.
Una lista. Guarda qui. Federico Biamonti...
Gressoney. 130.000. Paride Sassuoli. Pila. 85.000.
Ma che vuol dire?.
Rocco stacc gli occhi dal registro. Debiti, Italo.
Debiti. Sei bravo tu a fare le fotografie?.
E come?.
Prendi il cellulare e fotografa ogni pagina di questa
roba. Sono solo cinque fogli. Si alz dalla sedia
lasciando il posto a Italo. E sbrigati, prima che arrivi
lalba.
Italo premette il pulsante della macchina fotografica
del cellulare e si mise allopera. Rocco fin di guardarsi
in giro. Si avvicin a uno scatolone. Prese il coltellino e
lapr. Allinterno cerano delle scatole.
Stereo per le automobili.
Ne apr un altro. Bollitori elettrici.
Hai finito?.
Italo fotograf lultimo foglio e rimise a posto il
registro. Spense la luce. Contemporaneamente una
serratura cominci a cigolare.
Porca....
Qui! disse Rocco. Italo raggiunse veloce il
vicequestore dietro la colonna di scatoloni. Che
succede?.
C qualcuno.
172

Spensero torcia e cellulari.


Las crisma ai gheve iu mai ar qualcuno
canticchiava storpiando un ever green. And de rilli
good play iu meche it eueiiii. Una dopo laltra le luci
al neon si accesero. Il magazzino si illumin come un
supermercato allora di punta. Italo sgran gli occhi.
Rocco se ne stava fermo. Teneva in mano il coltellino.
Dis ier tu sei iu from ier... unombra avanz nel
magazzino. Rocco e Italo si spalmarono come due topi
dietro gli scatoloni. Las crisma ai gheve iu mai ar...
lombra prese corpo. Era un uomo. Basso, con la barba.
Afferr uno scatolone, lo apr, controll il contenuto,
poi se lo caric in spalla. Tu sei iu from ier... il corpo
torn unombra, le luci al neon si spensero, la serratura
cigol ancora. Rocco e Italo erano di nuovo sprofondati
nellombra.
Cazzo, c mancato poco.
Vero? Possiamo andare, Italo.
Lagente si asciug il sudore, poi segu il
vicequestore. Senza farsi luce raggiunsero la finestra
forzata, guardarono fuori nel cortile. Tutto buio.
Nessun segno di vita. Rocco pass per primo. Italo lo
segu. Dietro il vetro del primo piano Primo Cuaz li
stava salutando. Rocco e Italo ricambiarono e sfiorando
il muro del palazzo tornarono al cancelletto di ferro, lo
scavalcarono e si ritrovarono sul marciapiede, in tempo
per vedere unAlfa rossa allontanarsi verso il centro.
Dove siamo stati, Rocco?.
In un bel posto. Le cose si sono chiarite. A te?.
Riciclano soldi e vendono roba rubata!.
173

Gi. Questa gente fa quello di mestiere. Ricicla e


presta soldi a strozzo. Le due cose sono collegate, Italo.
Strettamente collegate.
Mentre tornavano verso lauto Italo diede di gomito a
Rocco. Guarda!.
Rocco alz lo sguardo e rimase imbambolato,
neanche avesse visto la Madonna sui tetti di Aosta.
Nevicava.
Non ci posso credere. A maggio?.
Sono cose che succedono. Forza, Rocco, andiamo!
Non ti preoccupare, con tutta lacqua che ha fatto non
attacca.
Sonno, veglia, di nuovo sonno, di nuovo veglia.
Anche respirare le sembrava pi difficile. Con la
mano legata al pezzo di spalliera della sedia era riuscita
a toccare il pavimento vicino alla gamba ferita. A terra
cera una pozzanghera viscosa, appiccicosa come
marmellata.
Sangue. Sangue che esce dalla ferita.
Ti devi alzare.
Non rispondeva pi a quella voce, non ne aveva le
forze. Le rispondeva solo nel pensiero.
Di tirare fuori la voce non era pi cosa.
E come mi alzo? Come?
Devi puntare il ginocchio a terra e tirarti su. Fai
perno sulla gamba ferita.
Impossibile. Ci ho provato. Ma fa troppo male! Mi
gira la testa e precipito di sotto, lo capisci? Non posso.
Puoi.
174

Non posso.
Puoi, brutta cretina!
No.
E allora muori. Lo sai che muori?
La notte se ne stava andando. Una luce tenue e
sbiadita stava cominciando a colorare il buio di quella
cantina. La luce, anche se poca, aiutava. Le metteva
coraggio. Le dava una spolverata al cervello. Guard la
finestrella. Stava nevicando.
Non stare cos ad aspettare. Ti spegni. Ti spegni
come una candela. Stringi i denti e provaci. Provaci!
Lenta port in avanti il busto e le mani incollate alla
sedia.
Nessun dolore.
Ora doveva puntare il ginocchio destro a terra e
cercare di piegare anche laltro. Le formicolava tutto il
corpo. Le facevano male il petto, le spalle, il bacino e
le caviglie. E la gamba sinistra, con quel mozzicone di
sedia infilato come un arpione, stava dritta e tesa e
sembrava un pezzo di ghiaccio. Prov a muovere le dita
dei piedi. Ci mise qualche minuto a risvegliarli, ma alla
fine li sent agitarsi dentro gli scarponcini. E nessun
dolore alla coscia. Pass al polpaccio. Anche quello si
induriva, e non faceva male. Ora la cosa pi difficile. Il
quadricipite. Cerc di indurirlo. Piano, contraendolo
appena. Nessun dolore. Bene. La gamba era sveglia,
forse il dolore l dietro se ne stava solo accucciato in
attesa.
Il ginocchio. Piega il ginocchio!
Lo fece lentamente, con un movimento millimetrico
175

e continuo. Il dolore arriv come una frustata che la


gel.
Continua!
Non ce la faccio.
Devi continuare, se non lo pieghi non riesci a
metterti in ginocchio. Continua!
Riprov.
Dio Dio Dio fa male!
Continua!
Era una lotta impari. Lei da una parte, dallaltra un
mostro che azzanna feroce.
Chiara, piega quel ginocchio!.
Non era la vocina. Era una voce di un uomo.
Chiara, piegati, cazzo, piegati!.
Era Stefano? Stefano il suo istruttore di sci, il
maestro. Era l? La stava guardando?
Chiara, piega il ginocchio, santIddio!.
Lo piego, lo piego! url mentre tirava il piede
indietro.
Ancora di pi!.
Fa male!.
Lo so che fa male ma devi tirare. Dai Chiara. Forza,
Chiara!.
Tirava indietro il piede e sudava. Il dolore mordeva,
ma doveva piegare il ginocchio. Poteva farcela, doveva.
Stefano voleva che lo piegasse.
Brava Chiara, cos, cos!.
Un ultimo grido. La gamba sinistra era piegata a
met.
Brava Chiara! disse Stefano.
176

Brava Chiara, fece eco la vocina.


Lingue di fuoco la torturavano, ma erano dolori
passeggeri, niente a che vedere rispetto a quello che
aveva appena passato. Piegata col busto sulla gamba
buona respirava con affanno e aspettava. Ora il fuoco
doveva calmarsi, il dolore affievolirsi per tentare
lultimo grande sforzo e tirarsi su in ginocchio.
Ma al momento decise che la cosa migliore era
lasciarsi andare ad un pianto liberatorio.
Alle cinque di un mattino grigio con la neve che
continuava a fioccare, chiuso nel suo ufficio, il
vicequestore aveva alzato il riscaldamento. Fumava
scrivendo appunti su un bloc-notes. Il caff del
distributore gli aveva lasciato un sapore di fango
vecchio. Cominciavano a mancargli i riti mattutini del
caff a casa, della colazione da Ettore e della canna
bello disteso sulla poltrona di pelle prima di cominciare
la giornata. Doveva assolutamente mettere le mani su
quelli che avevano preso Chiara e fargliela pagare
anche per quelle notti in bianco. Squill il telefono.
Chi a questora? pens.
Dottor Schiavone, sono Baldi.
Dottore, anche lei non riesce a dormire?.
No. Il tarlo di Chiara Berguet mi sta mangiando tutti
i neuroni.
Passi avanti?.
Direi. Mi ascolti. Ho scoperto una cosa. Dunque, un
mese fa la Edil.ber ha subito proteste dei sindacati
perch in ritardo coi pagamenti e rischiava anche
177

licenziamenti pesanti. Cgil Cisl e Uil si sono appellati


allarticolo 18, Pietro Berguet rischiava la bancarotta,
avvocati, tira e molla e insomma sappiamo bene. Ora
per succede un fatto. Pietro Berguet risolve i problemi
economici e tappa i buchi e la Edil.ber va avanti e si
presenta alla gara dappalto con la Regione.
Fin qui....
Solo che n la Cassa della Valle n altre banche
hanno avallato prestiti o fidi.
Ne sicuro?.
Al cento per cento. Quindi la domanda : dove li ha
trovati i soldi?.
Porca troia... mormor Rocco.
Prego?.
Ho detto porca troia, dottore.
Ci fu un silenzio. S, condivido disse Baldi. Solo
ora Rocco si accorse che il giudice aveva una voce
stanca e rotta. Porca troia.
E chiuse la comunicazione. In quel momento in
stanza entr Italo con in mano le foto stampate del
registro scoperto nel negozio. Le gett sul tavolo di
Rocco.
Il vicequestore si alz dalla sedia. Mi devo fare
quattro chiacchiere con Berguet. Prese il cappotto.
Nevica ancora?.
No, ha smesso. Ma stai tranquillo. Non attacca, te
lho detto!.
Aveva attaccato invece. Aosta sera svegliata bianca
di neve e Rocco usc dalla questura maledicendo tutte e
178

quattro le stagioni, maggio e soprattutto quella terra


snobbata dal sole.
Roba da matti aveva commentato Miniero,
lagente del Vomero, guardando con gli occhi tristi quel
manto soffice che i mezzi del Comune stavano gi
spalando via dalle strade.
Non si fa cos, si ripeteva Rocco. Non si fanno
vedere i colori dei fiori, il verde dellerba. Non si
mandano nellaria i profumi se poi si ritappa la scatola
con le nuvole e si ritorna indietro. Non si fa.
Sal sulla sua Volvo che almeno aveva quattro ruote
motrici e lasci corso Battaglione Aosta.
Lauto di Scipioni era dietro la curva, davanti alla
villa dei Berguet a Porossan. Lagente non era andato a
letto. Sera fatto una notte intera di appostamento
nonostante il vicequestore lo avesse sciolto
dallincarico.
Tieni. bello caldo disse Rocco entrando nellauto
civetta e consegnando un bel caff a Antonio con un
sacchetto dove sera fatto mettere una bomba alla
crema e uno strudel.
Dotto, cos mi vizia e mi fa venire una panza da
pensionato.
Perch non sei andato a dormire?.
Perch volevo controllare e non riesco a non
pensare a quella ragazza. Antonio apr la boccetta di
caff e la vers nel bicchierino. Lei vuole?.
No, grazie, ho gi fatto. Bella, eh? disse Rocco
indicando la neve.
179

A me piace. Lo sa, glielho gi detto. La preferisco


al mare.
Rocco lo guard senza commentare.
Questa bomba uno spettacolo disse lagente al
primo morso.
Sei tutto sporco di zucchero.
Scipioni rise e gli cadde una goccia di crema sulla
divisa. La spazz via e diede un altro morso. Per tutta
la notte ci sono state le luci accese al piano terra. E
indic con la testa la bella villa dei Berguet. Gli alberi
del giardino serano caricati di neve, come anche il
muretto di recinzione. Sullasfalto pochi segni di
pneumatici.
Piano terra, al salone quindi.
Vrs cnq avt laltr... biascic Antonio.
Manda gi e poi parla, non capisco un cazzo.
Antonio inghiott. Verso le cinque arrivato
quellaltro... quello con la barbetta, quello collAudi TT.
Cerruti.
S. stato unoretta. andato via dieci minuti fa
con un pacco di fogli sotto il braccio.
Va bene. Bel lavoro, Antonio. Ora vattene a casa.
E come? Lei mha portato il caff! Ora sono
sveglio. Poi Antonio Scipioni, come si fosse
improvvisamente trasformato in un bracco italiano,
cominci ad annusare laria. Ma a parte la mia puzza
di sudore, lei non sente odore di canna?.
Io? fece Rocco con la faccia pi innocente del
mondo.
Eh. Com possibile?.
180

Boh. Sar la neve che brucia la resina. Vado a fare


visita ai Berguet. Stammi bene Scipio gli diede una
pacca sulla coscia e usc dallauto di servizio lasciando
lagente a finire la colazione.
ora che te sveji berci la voce ingolfata da
quaranta sigarette al giorno. La donna non ebbe
risposta. Oh e moll un calcio sul materasso steso sul
pavimento impolverato.
Enzo apr un occhio. Che ore so? chiese.
ora che te sveji e te levi dar cazzo.
Enzo si tir su. La luce che penetrava attraverso la
serranda chiusa a met illuminava appena la stanza. I
vetri della finestra erano riattaccati con lo scotch e la
carta da parati staccata in pi punti. C un caff?
disse alla donna.
Vattelo a pija ar bar. Io devo usci. Quando torno
vedi de spari. Qua nun te ce vojo. Si volt. Enzo
riusc appena a distinguere la vestaglia a fiori rossa e
verde scivolare via dalla stanza. Poi apr laltro occhio.
Ammazza, grazie! url. Ma non arriv nessuna
risposta. Si tolse di dosso le lenzuola lerce. Poggi i
piedi sul pavimento e si stropicci la faccia. Alzarsi dal
materasso non era una cosa semplice. Trov una sedia
l vicino che faceva da comodino, ci si attacc e si tir
su. Appena in piedi la testa gli gir. Prese un respiro,
attese che la giostra si desse una calmata, poi usc dalla
stanza. Si affacci in cucina. La donna era al lavello di
marmo a sciacquare bicchieri della Nutella e piatti di
vetro colorato.
181

Eddai Rob, un caffettuccio a Enzo?.


La donna poggi il bicchiere sullo scolapiatti di
plastica. Senti un po. Io so contare. La terza media
lho fatta. E prima de rivedette in giro per strada, me
mancano almeno tre anni. Mo perch stai qua a casa
mia io non lo vojo sape. Non tho mai visto n sentito.
Ma la notte passata e te ne devi anna!.
Enzo sorrise. Una sigaretta ce lhai?.
Ho smesso ment la donna. Si asciug le mani
sulla vestaglia. Poi si aggiust i capelli biondi per met,
laltra met erano ricresciuti, neri e bianchi. Enzo la
guard attentamente. Dimostrava almeno quindici anni
pi dei suoi 32. Te sei sciupata.
Ah s? Dici? Sar che mi faccio un culo dalla
mattina alla sera a lava le scale dei condomini, a pulire
il culo alle vecchie? Sar che nun ci ho i sordi pe fa
mangia il ragazzino, e che ringrazio nonna se ci ho uno
straccio di casa?.
Enzo butt unocchiata alla cucina. Annerita sopra i
vecchi pensili di formica, due sedie scompagnate, un
vecchio televisore poggiato su delle cassette di legno.
La chiami casa sto cesso?.
Sempre mejo de sta sotto un ponte, no? O in
galera.
che tu sei sempre stata senza ambizioni!.
Belle le tue? Te sei fatto un conto? Secondo me so
pi gli anni che te sei fatto dentro che quelli fori. O me
sbajo?.
Per me non un disonore.
La donna prese dei pennarelli e due quaderni dal
182

tavolo della cucina e li and a mettere su un vecchio


mobile con lo specchio scolorito che troneggiava nel
piccolo ingresso. Ah no? disse. Non un disonore?
una cosa bella per te?. Poi torn in cucina, prese
uno straccio umido e dette una passata al tavolo
ricoperto da una tovaglia di plastica a fioroni blu.
Allora? Quanto te ce vole per uscire da sta casa e
sparire dalla vita mia?.
Enzo annu. Ce lhai 20 euro da prestamme?.
Roberta bruci Enzo con gli occhi. La sai una cosa?
Io invidio le amiche mie, quelle che il padre j morto. E
sai perch? Perch armeno uno se lo ricorda, e quarche
cosa di bello ci ritrova. I morti hanno sta cosa in pi
rispetto ai vivi: non parlano, non respirano e non
puzzano. Gett la pezzuolina umida nel lavello di
marmo sgrugnato lasciando suo padre a rimuginare su
quelle parole.
Fu Dolores, la filippina, ad aprire la porta. Calamari
sotto gli occhi e sguardo spento e assonnato. Guard
Rocco senza riconoscerlo.
Salve, Dolores. Schiavone, questura di Aosta.
La filippina si tir da parte per farlo entrare come se
si aspettasse che prima o poi quelluomo dallo strano
cappotto sarebbe tornato.
La casa era fredda. Regnava lo stesso silenzio e lo
stesso odore di cannella del giorno prima. Pietro
apparve dalla cucina. Aveva ancora addosso il vestito
di ieri, oppure uno che ci somigliava molto. La camicia
aperta senza cravatta, la barba lunga.
183

Dottor... non ricordava il nome.


Vicequestore Schiavone.
Come no, certo, certo. E mi scusi, ma sono giorni
un po... vuole un caff? Qualcosa? Prego, si
accomodi e fece cenno a Rocco di avvicinarsi al
salone. Rocco pass attraverso la doppia porta, sotto la
nativit ad occhio e croce del Cinquecento, ed entr in
una stanza doro. Doro le pareti, doro i mobili, le
cornici dei quadri e degli specchi. Dorate le mantovane.
Sembrava fosse bombardata da raffiche di raggi di sole.
Ma il sole non cera, in quella casa come su tutta Aosta.
Neanche un bicchier dacqua? disse Pietro.
Nemmeno quello.
Il padrone di casa indic uno dei tre enormi divani
che stanziavano di fronte a un camino di marmo
decorato con tralci di uva.
Rocco ci sprofond.
Scusi mia moglie, sta ancora dormendo.
Forse voleva dire: appena andata a letto?.
Pietro guard Rocco con un sorriso falso e teso sulle
labbra. Non... non ho capito.
Non mi chiede perch sono qui?.
Immagino per la storia di ieri? Delloperaio morto,
no?.
Alle sette meno venti?.
Pietro guard lorologio. Vero. Non sono neanche le
sette. E riport lo sguardo su Rocco.
Berguet, smettiamola di prenderci per il culo. Il
cambio di tono colp Berguet come un pugno allo
stomaco. Allora, ci ha parlato con Chiara?.
184

Al nome della figlia Pietro impallid. Cadde seduto


sul divano. Si port le mani ai capelli e scoppi a
piangere facendo no con la testa.
Rocco tir un respiro doloroso. Da quando sparita
non ci ha parlato?.
No.
Dolores entr con un vassoio. Si blocc sulla porta.
Guard il padrone di casa piegato in due e leggera
come una piuma deposit il caff sul tavolo di marmo.
Poi spar.
Chi stato?.
Pietro sospir. Prese il caff. Lo bevve. Se sa che
mia figlia sparita, secondo me sa anche chi stato.
Non facciamo giochetti, Pietro. Cosa vogliono?.
Soldi.
Lei mente.
Secondo lei cosa possono volere?.
Altro. Faccio un riassunto e le dico cosa penso io?
Io penso che lei con la Edil.ber non naviga in ottime
acque e ha problemi di liquidit. So che per lei vitale
la prossima gara dappalto con la Regione, e so che lei
si serve della banca della Valle per i suoi crediti, e che
non sono stati loro a tirarla fuori dai pasticci nella sua
ultima crisi.
Quante belle cose che sa.
Vero? Allora lei adesso mi dice chi Carlo Cutr.
Pietro ondeggiava la testa guardando il tavolino di
marmo. In quel momento Giuliana Berguet entr nella
stanza. Pantaloni di velluto e maglione a collo alto.
Occhi che avevano strizzato fuori tutte le lacrime,
185

cerchiati di nero, peggio di un ritratto di Munch.


Dottore! Ancora con la storia dellauto? disse con un
tono di forzato entusiasmo. Rocco si alz dal divano.
Poi la donna guard il viso del marito.
Giuliana? Il commissario sa gi tutto.
Vicequestore....
Prego?.
Sono vicequestore precis Schiavone.
Giuliana Berguet, come se una mazzata le avesse
piegato le ginocchia, croll sul bracciolo del divano e
accompagn la caduta con un suono flebile uscito dalla
gola. Sembrava un materassino sgonfio a fine stagione.
Dottor Berguet, chi Carlo Cutr?.
Non lo so. Non lho mai visto. Io ho sempre parlato
con Michele.
E allora mi dica di Michele Diemoz.
S. Io ho parlato sempre con lui. Uno di Cuneaz. Un
valdostano.
Chi le ha dato i soldi?.
Glielho detto. Questo Michele si messo in mezzo
e mi ha fatto avere il prestito.
Quanto?.
Allinizio 500.000. Poi altri 700.
Loro rivolevano pi di tre milioni intervenne
Giuliana con gli occhi pieni di lacrime.
Loro chi! grid Rocco.
Non li conosco, cazzo! esplose Pietro. Glielho
detto. Gente di gi che io non ho mai visto!.
Di gi?.
Cosenza fece Giuliana. E nonostante fosse distante
186

un paio di metri Rocco ebbe la sensazione di sentir


rabbrividire le ossa della donna.
Allora cosa vogliono adesso? Non mi dica soldi
perch non ci credo.
Vogliono un pezzo della Edil.ber. Pi della met.
Rocco annu. Mi faccia capire meglio. Lei dovrebbe
intestare parte delle sue quote a...?.
Ancora non lo so. Qualcuno che verr dal notaio e
prender un pezzo della mia societ. Che era quella di
mio padre. E di mio nonno.
Rocco si alz in piedi. E questo non deve
succedere.
E mi dice come cazzo faccio?.
Perch non ci ha chiamato? Perch non s fatto
vivo con noi?.
Per ottenere cosa?. Non era stato Pietro a porre la
domanda. Ma suo fratello, Marcello, che era appena
apparso sulla soglia del salone. Me lo spiega signor
vicequestore? Cosa avremmo ottenuto? Se vuole una
risposta gliela do io. Che non avremmo pi visto
Chiara. E la sua presenza in questa casa non depone a
favore della salute di mia nipote!.
Avremmo messo sotto controllo i telefoni. Ci
saremmo mossi e avremmo fermato questa storia.
Avremmo, avremmo, avremmo!. Pietro si era
alzato per farsi sotto al poliziotto. E dovera lei o i
suoi colleghi quando tutte le banche mi hanno chiuso i
rubinetti? Quando i fornitori volevano essere pagati?
Quando la mia societ non aveva pi un soldo in cassa
e non sapevo a che santo votarmi per uscirne?.
187

Dovero io non lo so, dottor Berguet. So per che


lei ha chiesto aiuto alle persone sbagliate!.
S, ma ora che vuol fare? chiese Giuliana. A
questo punto hanno Chiara.
Ci avete parlato?.
Ancora no.
Hanno chiamato intervenne Marcello facendo
piombare un silenzio di cimitero nella stanza. Ci
faranno parlare con Chiara nel pomeriggio.
Quando hanno chiamato? Dove? url Rocco.
Qui a casa. Mezzora fa. Una voce maschile.
Accento meridionale.
Avanti, fatevi aiutare, cristoddo! Lo dico a lei
signora. Mettiamo il telefono sotto controllo e....
No! grid Giuliana. No! Hanno la mia bambina,
si rende conto? Ce lhanno in mano e potrebbero farle
cose che... scoppi a piangere di nuovo. Pietro si
avvicin alla moglie. La prego dottor Schiavone,
glielo chiedo come padre di famiglia. Io ho gi deciso.
Lascio le quote, lascio la societ, mi ritiro in capo al
mondo, ma voglio riavere Chiara. tutto quello che
chiedo.
Rocco avanz verso la finestra. Fuori aveva ripreso a
nevicare. Lei non pu ritirarsi. Lei a quella gente
serve. Cosa ci fanno con un pezzo della Edil.ber senza
le conoscenze giuste? Senza la sua bravura? No, amico
mio, lei da questa cosa non uscir mai. Sono come le
sabbie mobili. Finch gli servir, la terranno in vita.
Pezzo dopo pezzo le mangeranno tutto e solo quando
avranno deciso di averne abbastanza la lasceranno
188

andare. Ma lei a quel punto sar ridotto peggio di uno


straccio per pavimenti. Si rende conto? E a questo
aggiunga unaltra cosa. Non lo direbbe mai, ma anche
io ho una mia deontologia professionale. Davanti a un
reato del genere cosa dovrei fare? Tornarmene in
ufficio come niente fosse?.
lItalia, amico mio! fece Marcello.
lItalia sto cazzo, Marcello Berguet grid
Rocco.
Cos, il suo senso di giustizia ne rimane offeso?.
Il mio senso di giustizia ne rimane offeso. Il mio,
sia chiaro. E a questo aggiunga che non mi piace essere
preso per il culo. E quando succede, divento una bestia.
La Giustizia, ha poco a che fare con tutto questo.
Essere preso per il culo no. Non qui, non io, non da
gente come voi o da sti quattro ndranghetisti di
merda. Spero di essere stato chiaro.
E a passi lunghi si diresse verso il corridoio.
Non faccia cose azzardate, dottore. La prego. C di
mezzo la vita di mia figlia.
Non ho mai fatto cose azzardate in tutta la mia vita,
signora Giuliana, mi creda. Una cosa sola vi chiedo.
Voglio sapere quando parlate con vostra figlia. Non
muovete un dito se prima non la sentite bene e in
salute. Mi sono spiegato?.
Pietro Berguet annu.
Esigete di parlare con lei. Altrimenti rimanete sulle
vostre posizioni. Fidatevi, lunico modo per riaverla
viva.
La sa una cosa, dottor Schiavone?. Giuliana
189

guard Rocco dritto in faccia. Da quando lei entrato


in questa casa io ho sentito subito la puzza. Di guai e di
morte.
Morte? Ma che ne sa lei della morte?.
Cera riuscita! Ce laveva fatta. Straziata dal dolore,
con gli occhi quasi ciechi di pianto, Chiara era in piedi.
Incollata al muro ma in piedi.
Sera lanciata verso il rubinetto che gocciolava. Ogni
piccolo passo era una stilettata, ma sembrava si stesse
abituando a quel dolore dinferno. Con i denti aveva
cercato di aprirlo, ma non cera riuscita. Aveva leccato
avidamente le gocce dacqua che cadevano, una ogni
quattro secondi. Sapeva di ferro, ma era acqua.
E se non potabile? le aveva detto la vocina.
Chissenefrega.
Il dolore le dava tregua solo quando stava ferma
attaccata al muro, con tutto il peso sulla gamba buona.
Riusciva a girare la testa e a vedere il mozzicone di
sedia infilato nel muscolo come un coltello nel burro. Il
sangue era colato lungo la coscia, sul polpaccio fino
alle scarpe. Scuro e secco. Ma lemorragia si era
fermata. Chiara guardava la finestrella in alto. La neve
laveva ricoperta per met.
Ha nevicato! Bene, bene. Allora non sono lontano da
casa. Solo ad Aosta nevica a maggio. O sulle tofane.
Sono vicino a casa. Sono vicino a casa. Le mani. Devo
liberarmi le mani.
Guard le cianfrusaglie sugli scaffali. Cerano pezzi
di ferro e cassette di legno, ma niente che potesse
190

aiutarla a segare quelle fascette di plastica che le


legavano i polsi alla spalliera della sedia. Guard la
porta di legno vecchio.
Posso andarci contro. Magari una due tre volte quella
cede e si apre.
Ti spacchi il collo.
Invece no. Invece no.
Osserv la stanza. La colonna contro la quale
lavevano legata aveva perso pezzi di cemento alla base
mostrando lo scheletro di ferro allinterno. Forse quei
ferri potevano servire?
A fare che? A grattare? Inutile.
A met della colonna cera ancora il cappuccio. Sera
incastrato ad un chiodo. E non era un cappuccio. Era un
sacco di iuta, di quelli che si usano per le patate. La
porta era a cinque metri dal lavandino dove sera
fermata a prendere fiato e a leccare le gocce dacqua.
Lunica soluzione per la salvezza era quella porta
vecchia e mangiata dalle tarme.
Devo raggiungerla. Ma senza poggiare la gamba
ferita. Saltello fino alla porta. Saltello un passetto alla
volta. Un passetto alla volta.
Le cose si fanno un passo alla volta, vero Stefano?
disse al suo istruttore di sci, e per la prima volta da
quando era l dentro le venne da sorridere. Pens a
Max.
Dov quello scemo? A casa? Che sta facendo? E
mamma e pap? Mi stanno cercando? Qualcuno mi sta
cercando? O mi hanno dimenticata?
Non viene nessuno, non lhai capito che non viene
191

nessuno?
S che lho capito, certo che lho capito.
Guard la porta. Si morse le labbra. Cont fino a tre
poi si stacc dal muro. Un primo salto sulla gamba
buona, una lama di dolore nella coscia sinistra. Strinse i
pugni, i denti e gli occhi. Secondo salto. Seconda lama
di dolore. Non se nera andato, si era solo rifugiato
nellombra, come una fiera a riposo, pronta a saltare e
azzannare ancora. Terzo salto sulla gamba buona e
terza saetta. Dolore che si accumulava a dolore,
moltiplicandosi in modo esponenziale. Ora, a un metro
dal muro, lontana da ogni appiglio, Chiara doveva
proseguire. Era in mezzo al guado, tornare indietro
sarebbe costato quanto landare avanti. Riprese.
Quarto salto sulla gamba buona. Quarto fulmine
devastante. Non resse, era troppo. Troppo anche per
Chiara Berguet, la tosta, quella che non si abbatte mai,
quella che sa come tirarsi fuori dai guai, quella piena di
ragazzi che la adorano, quella con le mani legate alla
spalliera di una sedia e un legno conficcato nella
coscia, quella che si lascia andare e cade per terra
perch non vede quasi pi, perch tutto le danza e le
gira intorno e che comincia a vomitare liquido verde sul
pavimento della cantina di una casa isolata a pi di
mille metri daltezza mentre fuori nevica.
Ah, venuto a prendere la tutina? disse Melina
sorridendo.
Rocco non le rispose. Tir dritto verso la porticina
che dava sul retro.
192

Ma dove va? L non si pu!.


Schiavone la spalanc ed entr nel magazzino che
aveva visitato la notte prima. Si fece largo fra gli
scatoloni. Seduto al tavolino di ferro illuminato dalla
lampada di acciaio cera luomo con la barba. Lei chi
? Cosa vuole?.
Rocco mise la mano su uno scatolone, strapp il
cartone e a terra caddero delle scatole che contenevano
cellulari. Michele Diemoz?.
Sono io, ma che cazzo...?.
Mi scusi. Era Melina che era corsa dietro a Rocco.
Non sono riuscita a fermarlo.
Vicequestore Schiavone.
La polizia? Che coincidenza. Lo sa che stanotte
qualcuno ha rotto la finestra e....
Silenzio! Lei viene con me in questura.
Michele fece un sorriso di sfida. E perch?.
Mi faccia vedere tutte le bolle di acquisto e di
accompagnamento di questi cellulari. O di quelle
autoradio che vedo spuntare laggi. O di quei bollitori
elettrici.
Michele afferr il cellulare dalla tasca. Io con lei
non vengo da nessuna parte.
Rocco lo raggiunse. Gli strapp il cellulare dalle
mani.
Voglio chiamare il mio avvocato e....
Solo quando la testa gli gir verso il muro dallaltra
parte della stanza Michele realizz di aver preso un
Interregionale sulla guancia. Il dolore arriv due
secondi dopo. Il vicequestore era stato talmente rapido
193

che Diemoz non aveva neanche visto partire il colpo.


Sent la mano del poliziotto afferrarlo per il collo e una
forza dirompente trascinarlo verso luscita del
magazzino. Gli girava la testa e vedeva unombra
rossastra nellocchio destro.
Melina, aiuto! url, come se la cicciottella potesse
fermare quella forza della natura.
La ragazza se ne stava in piedi in un angolo
spaventata con le mani davanti al grembo. Incass la
testa nelle spalle quando Schiavone trascinando
Michele le pass accanto.
Fuori dal negozio luomo aveva ripreso un po di
coscienza Mi lasci. Mi lasci. Io giuro che la denuncio
a....
Ma Rocco invece di rispondere si limit a colpirlo
sul collo a mano aperta, uno scapaccione che si d a un
bambino birichino che ha fatto la marachella. Zitto e
cammina!.
Lo sbatt nellauto. Poi entr al posto di guida.
Questo rapimento!.
E non provi ad aprire, tanto c la sicura.
Michele gli salt alla gola graffiando la faccia del
vicequestore. Che con una gomitata alle costole lo
rimise a posto e in debito di ossigeno. Poi lo afferr per
la nuca e con un colpo secco lo mand a sbattere contro
il cruscotto. Michele Diemoz perse i sensi.
Ecchecazzo... disse Rocco. La faccia del
proprietario di Biribimbi aveva finito di rompere la
plastica del cruscotto. Gli toccava portare la macchina
da un carrozziere.
194

Deruta aveva chiuso Michele Diemoz nella camera di


sicurezza. Rocco invece aspettava Italo davanti alla
questura. I marciapiedi e le strade serano gi liberati
dalla neve ma il cielo minacciava di volerne vomitare
ancora. Lagente Pierron arriv con lauto a centoventi
allora inchiodando a pochi centimetri dal vicequestore
e alzando una guazza di fango e ghiaccio che
inzaccher i pantaloni di Rocco.
Ma puoi essere coglione?.
Lagente Pierron raggiunse di corsa il vicequestore.
Scusami. Tho sporcato? A guardarti le scarpe direi di
s.
Dormo poco, i miei ritmi circadiani se ne sono
andati a fare benedire, ho addosso un jet lag come se
fossi arrivato da Tokyo, quindi sono molto nervoso e
allung una mano per prendere il registro dei debiti del
negozio Biribimbi che Italo gli stava allungando.
Ecco. Quello che avevi chiesto!.
Ottimo. Chi c al negozio?.
Ci sono Scipioni e Casella.
Allora io corro dal magistrato. Le foto che hai fatto
non servono pi. Abbiamo loriginale. E brandendo il
registro si avvi verso la sua Volvo. Vai a vedere se
quel deficiente di Deruta s ricordato di chiudere a
chiave Diemoz nella camera di sicurezza.
Va bene. E poi?.
Aspetta notizie da me. E a proposito, le scarpe... hai
scoperto dove le vendono?.
Ancora no.
195

Con i piedi fradici e un dolore fisso alle tempie, era


davanti alla porta del giudice Baldi da dieci minuti.
Come sempre a cercare gli strani disegni che si
formavano fra i nodi del legno e che ogni volta
sembravano diversi. Stanchezza e mancanza di sonno,
non ne vedeva nessuno. Giusto la testa di un bracco, o a
guardarla al contrario poteva pure essere un cannone.
Stringeva il registro e scuoteva nervoso la gamba
destra.
Eccomi, Schiavone! risuon alle sue spalle. Baldi,
seguito da un segretario, stava arrivando firmando carte
che laiutante gli teneva davanti. Che succede?.
Rocco si alz mentre Baldi firmava lultimo
documento e congedava lassistente. Venga dentro.
Schiavone allung il registro al giudice Baldi.
Allora, mi serve un mandato di cattura per Michele
Diemoz e di perquisizione del negozio Biribimbi dove
cera questo.
Mi faccia capire, Schiavone. Le serve un mandato
per cose che lei ha gi fatto?.
S!.
Baldi esplose: Porca di quella puttana, Schiavone!
e sbatt il registro sul tavolo. Che le avevo detto? Che
le avevo detto? Lei continua ad agire di testa sua, o
come si dice dalle mie parti ad uccello di cane!.
Per favore, mi ascolti, importante!.
Io le cose le devo sapere prima! Glielo avr detto un
milione di volte!.
Con unocchiata Rocco vide che la foto della moglie
196

del magistrato era nuovamente a testa in gi. No, le


cose in famiglia non andavano proprio. Per favore,
ascolti! Questo negozio serve per riciclare denaro. E
quel registro riporta tutti i debitori della zona verso
questorganizzazione.
Lumore del giudice, come un temporale estivo che
squassa e allaga tutto e poi in un battito dali se ne va,
era cambiato nel giro di pochi secondi. Mi faccia
capire meglio.
Ora io ho arrestato il proprietario, ma lho arrestato
per ricettazione. Questo il concetto importante.
Ricettazione. Quel registro che le sto dando la prova
del riciclaggio e dei prestiti a strozzo che quei figli di
puttana fanno, ma ce lo teniamo per me e per lei.
Baldi finalmente apr il registro e cominci a
leggerlo.
Ora per io questo Diemoz lo tengo dentro perch
oltre a fare i prestasoldi, queste schifezze hanno il
magazzino pieno di stereo e roba elettronica
chiaramente rubati. Di l la ricettazione.
Perch vuole nascondere il vero motivo
dellarresto?.
Perch devo dare una botta allalveare e far
incazzare le api. Non devono capire che li abbiamo
beccati, ma se la devono fare addosso. E si sa, chi se la
fa addosso in svantaggio.
E puzza aggiunse il giudice.
Appunto.
Qual il piano?.
Trovare la ragazza prima che sia tardi. Hanno un
197

appuntamento dal notaio per la cessione della societ.


Io devo prendere qualche giorno.
E come far?.
Ho unidea.
Se ha intenzione di sparare al notaio le consiglio di
trovare unaltra strada.
Non arrivo a tanto, dottor Baldi.
Il giudice si alz e cominci a misurare la stanza a
grandi passi. Era ipercinetico, fermo pi di trenta
secondi non poteva stare.
La ragazza ancora non ha parlato coi genitori. Non
lhanno ancora sentita. Qualcosa non va. Capisce?.
Baldi si ferm in mezzo alla stanza. Si aggiust il
ciuffo biondo e guard il vicequestore negli occhi:
Secondo lei morta?.
Non lo so. Ma non possiamo escludere la cosa.
Il giudice torn a sedersi. Va bene, le firmo i
mandati. Col questore ci parla lei?.
Certo. Lo convinco a fare una bella conferenza
stampa tutta incentrata sulla ricettazione. Un bel colpo
della polizia, lui sar contento e chi di dovere
apprender dai giornali e dalla rete che le forze
dellordine stavano seguendo una pista di merce
rubata.
Ma i nostri figli di puttana invece....
Cominceranno a temere che abbiamo scoperto
molto di pi di quattro stereo rubati.
Il giudice annu. Non mi piace come si muove, e
questo non un mistero. Ma stavolta chiudo un occhio.
Lo faccio per Chiara.
198

Quanti anni ha?.


E che ne so? Na trentina.
Enzo Baiocchi guardava la Beretta 6.35 ancora
avvolta nella plastica. I numeri di serie erano grattati.
Quanto ha lavorato sta ragazzina?.
E che ne so? Se ti devo dire la verit, io manco mi
ricordo perch ce lho rispose Flavio carezzandosi la
testa pelata in piedi davanti alla finestra.
Il traffico su viale Marconi era infernale. Clacson,
stridii di freni, ambulanze, ogni autobus che passava
faceva tremare i vetri della casa.
Chi vole un caff? url dal salone la mamma di
Flavio, 85 anni e con un solo occhio funzionante.
Flavio guard Enzo. Io non capisco che se strilla
mi madre. Pure se rispondi tanto nun ce sente.
Enzo alz le spalle.
Lo volete sto caff? url ancora la donna. Flavio
sbuff e usc dalla stanza da letto. Enzo rimase solo con
la pistola. La soppes. Era leggera. E si nascondeva
facilmente.
Mica lo volevi, vero? disse Flavio rientrando in
camera.
No. Per con questa devi tira da vicino.
Io nun voglio sape che ci devi fare. Comunque
lascia stare che la 6.35 il lavoro suo lo fa. E te la metti
in tasca. leggera, manco se vede.
Ma qualcosa di pi grosso?.
Vuoi una 9? Ma quella pesa, ha un rinculo della
madonna e nei pantaloni non ci sta. Questa s. Prova.
199

Enzo se la infil nella tasca dei jeans. Era vero. Ci


stava tranquillamente, e quasi non la sentiva. Comoda
comoda. Quando ha sparato lultima volta?.
Non lo so. Io lho pulita sempre. Fai due schioppi
gi al Tevere.
Mi dai pure le caramelle?.
E certo.
E quanto vuoi?.
Facciamo 200 euro e non te voglio vede pi.
Pagamento?.
Prima che puoi.
Enzo guard lamico. Flaviuccio, io so uscito ieri.
Lo so. Flavio si infil la camicia a scacchi nei
pantaloni. La pancia come un cocomero cadeva pesante
sulla cinta. E ti stanno pure a cerca, vero?.
Enzo annu. Per questo io i soldi mo nun ce lho.
Flavio sbuff. Si accarezz ancora la pelata. Pass un
autobus gi in strada. Tintinnarono i vetri e due
ballerine di Murano poggiate sul mobile di noce.
Massimo una settimana.
Sei un amico, Flavio.
Dai, annamo che ti offro un caff. Al bar, per,
mica quella ciofeca che fa mi madre.
La telefonata con il questore era stata rapida e
sintetica. Costa aveva gi indetto una conferenza
stampa, poco felice di dover aver a che fare coi
giornalai ma, e Rocco lo sapeva, se cera una cosa che
dava senso allesistenza dellalto funzionario di Stato
era poter dominare gli scribacchini della carta stampata.
200

E non perdeva loccasione di affrontarli tutte le volte


che era in una posizione di evidente superiorit. Costa
amava vederli pendere dalle sue labbra, e di questa
azione del suo vicequestore, rapida veloce e con un bel
risultato, era lunico a conoscerne i dettagli che lo
stesso Schiavone gli aveva fornito. Nessuno di quei
giornalai sapeva di un giro di ricettazione cos
importante. Avrebbero appreso la cosa da lui, sarebbero
corsi alle redazioni e ai loro computer per riportare le
parole esatte del questore. E questa per lui era una bella
rivincita su quelle orrende creature, gente che Costa
nella scala evolutiva considerava un solo gradino al di
sopra dellameba. Il perch presto detto. La moglie lo
aveva piantato anni prima per un giornalista de La
Stampa. E da allora il questore aveva trasferito lodio
del singolo su tutta la categoria, senza distinzione di
sesso o religione.
Io sono daccordo con lei, dottor Schiavone, non
bisogna dare nellocchio, ma si rende conto di cosa mi
sta chiedendo?.
Le chiedo solo di temporeggiare qualche giorno,
dottor Charbonnier, solo qualche giorno.
Il notaio si gratt il lobo dellorecchio destro
continuando ad aspirare dalla pipa spenta. Non lo so.
Cosa potrei dire?.
Per esempio che sta avendo un controllo di routine
dalla finanza?.
Poco credibile. Ma lei sicuro?.
Quella ragazza stata rapita, dottore. E la
201

lasceranno solo quando Pietro Berguet ceder le quote


della Edil.ber.
Il notaio annu. Pos la pipa. Premette linterfono:
Graziella, per favore, mi porti i documenti della
Edil.ber.
Subito, dottore rispose la segretaria dallinterfono.
La sa una cosa, dottor Schiavone? Ho quasi 70 anni
e una cosa simile non mi era mai capitata. Pensavo di
starmene tranquillo fino alla pensione e invece....
E invece....
Io la conosco. Leggo i giornali e so che lei un
poliziotto serio. Ma lei capisce? Dovr parlare anche
con il questore e....
Ecco. Le chiedo di non farlo. Se la cosa dovesse
cominciare a sapersi, lunica che rischia la ragazza.
Ha 18 anni.
Graziella entr con una cartellina. La deposit
davanti al notaio e spar con la velocit di un lampo.
Enrico Maria Charbonnier apr il plico. Dunque, il
beneficiario di questa transizione il dottor Ugo
Montefoschi. Che il presidente di una societ, la
Calcestruzzi Varese.
un prestanome, sicuro. Glielho detto chi c
dietro questo schifo.
A me questa storia parsa subito una cosa strana, sa
Schiavone? Insomma, la Edil.ber non naviga in acque
tranquille, ma adesso con la gara alla Regione...
insomma, i guadagni dovrebbero raddoppiare. Che
senso ha cedere quote? Ma faccio il mio mestiere,
anche se a volte le cose non mi convincono. Io Pietro
202

Berguet non lo conosco. Per questa pratica veniva


sempre quelluomo, quello con la barbetta curata.
Cristiano Cerruti?.
Esatto. Che mi pare sia una specie di braccio destro
del dottor Berguet.
Cosaltro si ricorda?.
La fretta. Aveva sempre una fretta indemoniata,
sembrava inseguito da un pericolo. Non mi mai
piaciuto, sa? Arrogante, sbrigativo, e parlava
contemporaneamente a me e a chiss chi diavolo al
cellulare. Sempre con lauricolare infilato.
Allora, dottore, me la d una mano?.
Enrico Maria Charbonnier sbuff. Lei mi chiede
una cosa che va contro la mia deontologia.
Io le chiedo solo di fidarsi di me e di darmi un po
di tempo.
Il notaio riprese la pipa in mano. Non lo so. La
finanza, dice?.
Se vuole far in modo di mandarle realmente dei
finanzieri a controllare.
Il notaio sgran gli occhi.
A far finta di controllare, ben inteso.
Lei ha figli, Schiavone?.
No.
Io s. Tre. E anche due nipoti. Una ha let di questa
Chiara. Facciamo cos, non c unindagine ufficiale,
ma mi serve un documento. E senza attendere oltre
alz il telefono.
Buongiorno, sono il notaio Charbonnier. Mi passa
mio fratello? Va bene, aspetto.
203

Caric il tabacco. Rocco non vedeva lora che il


pubblico ufficiale si accendesse quella pipa in modo da
poter allegramente, e senza chiedere permesso, fare lo
stesso con una Camel.
Ciao Alfredo. Sono Enrico. Mi serve un favore. Hai
visto le ultime analisi del sangue? S? Qualcosa che non
va?. Enrico Maria Charbonnier annuiva. Mmm... ma
non sarebbe meglio un ricovero durgenza per
accertamenti? S, mi serve come il pane. Dici? Oggi
stesso? Mi sembra giusto. Tecnicamente che cosho
avuto? Una fibrillazione... bene, ottimo. Perfetto, a
dopo.
Chiuse la telefonata e finalmente si accese la pipa.
Solo alla terza boccata guard il vicequestore che
intanto si era infilato la sigaretta in bocca. Il notaio con
un gesto gli diede il permesso di accenderla. Lo
sapeva? Stamattina avevo sangue nelle feci.
Veramente?.
Gi. E ho anche avuto una fibrillazione cardiaca.
Nonostante io prenda una pillola al giorno di
Almarytm, credo che la cosa pi saggia sia un ricovero
durgenza per almeno tre giorni nella clinica dove
lavora mio fratello. Ottimo cardiologo. Insomma, alla
mia et il pericolo di ictus dietro langolo.
Non sia mai, dottore. Su queste cose non si
scherza.
Ecco, ora finisco la pipa e mi faccio accompagnare
da Graziella.
Se vuole la posso portare io.
Non si preoccupi. Anzi, io e lei meno ci facciamo
204

vedere in giro e meglio . Proprio non ci voleva questa


cosa. Le volute di fumo della pipa riempivano la
stanza insieme allodore di legno e muschio. Quando la
nuvola di fumo si disintegr, riapparve il viso del
notaio. Dottor Schiavone. Veda di riportare Chiara a
casa. Possibilmente viva.
Rocco annu. Gli strinse la mano e usc dallo studio.
Via Tiburtina era una strada consolare che portava gli
antichi romani fino a Tivoli, dove sorgevano le ville dei
nobili patrizi, e che proseguiva poi fino a Ostia Aterni,
Pescara. Non si chiama pi via consolare ma una
strada statale e il tracciato non cambiato di molto,
cos come la pavimentazione. Attraversa Roma dalla
Stazione Termini e poi taglia tutta la periferia ed un
tubo intasato ad ogni ora del giorno e della notte,
almeno fino a quando non ci si allontani e di parecchio
dal grande raccordo anulare. Al contrario dei romani,
che
per
raggiungere
lAbruzzo
preferiscono
lautostrada A24, Enzo Baiocchi la stava percorrendo a
bordo di una vecchia Ford rubata unora prima. Meno
traffico, meno rischio di incontrare le guardie, si
sentiva pi tranquillo. La macchina per era un cesso.
Cera pure poca benzina e il motore imballato urlava
ogni volta che arrivava a 3.000 giri. Finestrini aperti,
sera gi lasciato alle spalle la citt e i quartieri fuori
dal raccordo anulare. Il caos e i palazzoni della capitale
erano solo un ricordo. Cominciava a vedersi la
campagna. E poche macchine in giro.
La spia della riserva era accesa da una decina di
205

minuti. Aveva bisogno del benzinaio, non poteva pi


rimandare. Sulla destra un cartello avvertiva che fra
300 metri ce ne sarebbe stato uno. Levaso sorrise,
indoss un cappellino da baseball lercio che aveva
trovato nel sedile posteriore e si accese una sigaretta.
Mise la freccia ed entr nel distributore. Era quello
giusto. Nessuna casa vicina, solo campi coltivati e
qualche vecchio rudere sperduto allorizzonte.
Macchine poche e soprattutto nessuno in fila a fare
rifornimento. Parcheggi lauto davanti alla pompa. Un
uomo sui 70 anni, con un passo lento e indolente si
avvicin. Quanto faccio?.
Il pieno.
Luomo stacc la pompa e cominci a mettere
benzina nel serbatoio. Enzo scese dallauto. Si guard
intorno. Butt unocchiata alla casetta di alluminio
piena di prodotti per auto. Deserta. Il benzinaio dunque
era solo.
Fa caldo, eh? disse. Il benzinaio non rispose.
Rimise a posto la pompa e si avvicin a Enzo.
Sono 50 euro.
Enzo si mise la mano in tasca. Tir fuori la pistola e
con il calcio moll un colpo secco alla tempia del
vecchio che si afflosci a terra senza un lamento. Si
chin sul corpo e slacci il marsupio. Lo apr. Era
pieno di banconote. Felice rimont sullauto, e riprese
la Tiburtina verso le montagne.
Un bastardino senza collare sbuc dalla casupola di
alluminio e uggiolando si mise accanto al suo padrone.
Gli leccava la faccia, ma quello non dava segni di vita.
206

Io voglio sapere se si sono fatti vivi. Se ha parlato


con sua figlia disse Rocco stringendo la cornetta come
se avesse paura che potesse cadergli dalle mani.
Pietro Berguet dallaltra parte del telefono respirava
profondo. Solo pochi istanti. Hanno parlato con mio
fratello. Ha solo detto: sto bene. Poi qualcuno ha
ripreso in mano il telefono. E ha abbassato.
Almeno sappiamo questo. Che viva.
Commissario, glielo ripeto....
Anche io glielo ripeto, sono vicequestore.
Vicequestore, glielo ripeto. Non ha pi importanza.
Facciamo questa cosa, riprendo mia figlia e poi
agiremo, se la legge potr ancora darmi una mano.
Allora questo che vuole?.
Io e mia moglie vogliamo questo. La scongiuro, se
ne tenga fuori per ora. Glielo chiedo in ginocchio.
Va bene, dottor Berguet. Va bene. Allora... aspetto
un suo ordine e scateno la questura. E abbass il
telefono. Guard Italo. Ci hanno parlato. Pare che stia
bene. Come sta quel pezzo di merda di Diemoz?.
Continua a urlare la sua innocenza. Ma tanto oggi lo
trasferiamo al carcere.
Ottimo.
Che facciamo, Rocco?.
Andiamo dritti. Caterina che fa? Viene?.
S, sta arrivando in ufficio rispose Italo. La
febbre si abbassata.
Sguinzagliala su questa Calcestruzzi Varese e su
tale Ugo Montefoschi. Mentre parlava Italo prendeva
207

appunti. I rapitori sanno che domani al massimo


vanno dal notaio a rogitare. Noi abbiamo tre giorni per
capirci qualcosa di pi. Antonio?.
Ha portato dentro quella poveretta, Melina, la
commessa. Piange e dice di non sapere niente.
Lasciatela andare, ne sa meno di DIntino.
Non fin di nominare lagente che quello mise la
faccia dentro lufficio. Dotto, permesso?.
Che c, DIntino? Non il momento! Vuoi andare
a casa? Vai a casa!.
Una cosa brutta. Ma brutta assai.
Rocco alz gli occhi al cielo. E posso sapere
cosa?.
Hanno trovato nu morto.
Rocco guard Italo. Ho capito bene? Ha detto
morto?.
Mi pare di s, dottore, ha detto: nu morto. Nu
larticolo chiar Italo.
Chi?.
Era stata Rosa la portiera a chiamare la polizia.
Entrata per fare le pulizie, aveva scoperto il corpo di
Cristiano Cerruti riverso a terra con la faccia in gi,
nella sala da pranzo. Una macchia rossa enorme sul
tappeto e il tavolino di cristallo in mille pezzi. La bella
barbetta rada e curata era intrisa di sangue e parti di
cervello. Rosa se ne stava seduta sulle scale del
condominio, pallida come un cristo in croce, e si
asciugava gli occhi rossi di pianto. Dopo aver scacciato
Casella che tendeva a sporcare la scena del crimine
208

distribuendo il suo dna con impronte sputazzi e pip,


Rocco si aggirava per la stanza in attesa del caro e
scontroso Alberto Fumagalli. Cerano schizzi di sangue
anche sul muro del salone e su un olio di Schifano. Gli
parve strano come, da quello sbuffo rosso, il quadro
sembrasse addirittura guadagnarne. Lappartamento era
piccolo e arredato alla giapponese. Pochi mobili
preziosi, una bella cucina ordinatissima, non un
soprammobile, non un libro. Sembrava di stare in un
residence pi che in una casa. La camera da letto era
enorme. Sul letto king size Cristiano non aveva dormito
solo. I cuscini erano sprimacciati, le coperte gettate di
lato, le lenzuola portavano tracce di corpi su tutte due i
lati. Su un comodino un paio di occhiali e un libro di
Krakauer, dallaltra parte, sullo scendiletto, un vassoio
con due tazzine e dei biscotti mordicchiati. Anche nel
bagno, che sembrava la toilette di un resort, regnava un
ordine maniacale se si escludeva lo spazzolino poggiato
sul lavabo e un rasoio ancora sporco di schiuma da
barba.
Lunica certezza era che quel delitto, per quanto
fosse piombato con violenza e stupidit nella vita di
Rocco, almeno faceva parte della stessa storia, lo stesso
filone, e non era unaggiunta indesiderata al casino che
gi stava affrontando. Sent tramestare in salone. Era
arrivato Fumagalli. Anche stavolta i due non si
salutarono. Lanatomopatologo, chinato accanto al
cadavere, si stava mettendo i guanti di lattice.
Bella botta disse infilando le dita nella ferita aperta
proprio nella parte posteriore del cranio producendo un
209

rumore di carne lapposa. Lo stomaco di Rocco si chiuse


a saracinesca. Proprio una botta secca.
Ma non puoi evitare di mettere le dita nelle ferite,
fare sti rumori schifosi e comportarti da persona
normale?.
Senti un po da che pulpito. Allora, sai chi il
poveretto?.
Cristiano Cerruti, braccio destro di Pietro Berguet,
presidente della Edil.ber.
E sai perch lhanno ridotto cos?.
Solo una mezza idea.
Ora gli infilo il termometro e cerchiamo di capire a
che ora morto.
Rocco evit di assistere alloperazione e continu a
guardarsi in giro. Cera il videocitofono, attrezzo che
prima o poi lui si sarebbe fatto montare a casa, e una
porta talmente blindata che pareva quella di una banca.
Tutto era in perfetto ordine. Apr qualche sportello in
salone trovando impilati piatti, bicchieri, tovaglie e
posate, tutto sistemato per forma e colore. Quando si
gir verso Fumagalli lo vide curiosare accanto a un
armadio cinese rosso fuoco. Toccava e metteva a posto
un oggetto metallico.
Che ?.
Dai Rocco, ti do un aiutino, ti servir. Alberto
stava osservando con attenzione la sacca da golf
poggiata al muro. Tho risolto larma del delitto.
Cosa te lo fa pensare?.
Qui manca il drive. Che il ferro che si usa per il
primo colpo. A nessun giocatore di golf pu mancare il
210

drive.
Com fatto?.
Alberto tir fuori una mazza. Qui alla fine ha una
testa enorme, ma non pesante. Poi come un invasato
men un colpo nellaria. Una botta con questo dietro il
cranio ti manda al creatore anche se indossi un casco.
Ma tu che ne sai?.
Carino, stai parlando con un seconda categoria che
ha vinto a Villa Olona e a La Pinetina, sa?.
Non facevi prima a dire: s, gioco? Che me ne frega
del tuo palmars?.
Per farti rosicare.
Non rosico, non me ne frega niente del golf. Non
uno sport.
Come, non uno sport? si indign il medico.
Quattro passi in mezzo ai campi vestito come un
pagliaccio a tirare mazzate a una pallina lo chiami
sport?.
E come lo vuoi chiamare?.
Quattro passi in mezzo ai campi vestito come un
pagliaccio a tirare mazzate a una pallina.
Nel 2016 torna a essere uno sport olimpico.
Insieme alle bocce?.
Non capisci una mazza, Rocco.
A proposito di mazza, come si chiama quella che
manca?.
Drive.
Drive. Che adesso riposer sul fondo della Dora.
Oppure in una discarica o sottoterra, che vuoi che
ne sappia? e torn al cadavere. S, la ferita pu
211

combaciare. Vabb, mi porto il ragazzo in ospedale. Se


mi dice qualcosa di pi mi faccio vivo io.
Se ti dice? Ah gi s, scusa. Rocco aveva
dimenticato che Alberto Fumagalli, nelle lunghe ore in
cui frequentava solo cadaveri, tendeva a parlarci e a
considerarli cose vive e vegete.
Italo, che come sempre se nera stato fuori dalla
scena del delitto, si affacci timido sulla porta di casa:
Dottore? Rosa qui le deve dire qualcosa....
Chi?.
La portiera.
La donna, ancora seduta sulle scale, si asciugava il
naso con un fazzoletto che stringeva in pugno e che
ormai era diventato un ammasso informe umido e
macchiato. Forza Rosa, dica al vicequestore quello
che ha detto a me la pungol Italo.
Finalmente la donna parve aver esaurito il muco e
alz gli occhi verso Rocco. Ho visto uno che usciva da
casa del dottor Cerruti.
Bene. E...?.
passato di fronte a casa mia. Io abito al piano
terra, ho un appartamento piccolo, perch faccio la
custode e per qualche condomino pure le pulizie. Per
esempio per il dottor Cerruti facevo pure le pulizie.
Ecco perch sono entrata stamattina, infatti lho trovato
io. Stavo a casa mia, mo ci sta pure mio nipote che mi
venuto a trovare, sta qui da Civita perch fa un
concorso alla Regione, sperando che la Madonna ci fa
la grazia e gli fa trovare un bel posto. Lho messo in
212

camera mia, pure se lui voleva dormi sul divano,


porettello, sul divano ci sto io... allora....
Signo, me sta a rincojoni! sbott il vicequestore.
Mi dica di questo tipo che ha visto.
Rosa si soffi il naso, poi riprese: Lo sa, dotto? Io
sapevo che Cerruti aveva unamante. E questamante
non passava mai dal portone. La faceva sempre entrare
dal garage, gi di sotto. Poi con lascensore saliva, e
sempre dal garage se ne andava. Io per non lho mai
vista.
Rocco annu. Era un tipo riservato, no?.
Mi sa. Per forse era importante a saperla sta cosa,
vero?.
S, era importante... allora questo tipo che ha
visto?.
Lho visto di spalle. Era grosso, ciccione insomma.
Ma lo sa? Non uno del condominio di sicuro.
Capelli lunghi, corti, biondi, bruni?.
Non lo so. Portava uno zuccotto in testa e un
giubbotto nero. Altro non mi ricordo. Pu essere
lassassino? disse Rosa con un filo di voce.
Oppure un idraulico. Non lo so, signora, mi spieghi
meglio sta storia del garage.
Si pu entrare nella palazzina dal garage, ma ci
vuole la chiave oppure chi ti apre dallappartamento.
E lo usano tutti i condomini?.
Macch. Ci sono solo tre posti macchina. Uno del
generale che non guida pi, laltro dello studio di
architettura al primo piano ma ci tengono un furgone e
poi c il posto del povero Cerruti. Lui lo usava,
213

glielho detto. Per far passare lamante.


Rocco fece un gesto a Italo. Vieni, Italo, scendiamo
in garage. Si va con lascensore, signora?.
S. Prema la lettera esse.
I due poliziotti entrarono nellascensore. Sospetti
che lamante possa essere lassassina?.
Lassassino, Italo. Lassassino.
Un... un uomo?.
Conosci donne che la mattina si fanno la barba?.
Non si muoveva da ore. Ogni tanto apriva gli occhi,
poi li richiudeva.
Cado piano, lenta, da un piano alto. Altissimo. Il
cuore ce lho nelle orecchie. E batte piano, un colpo
ogni tanto. Che freddo. Fa freddo qui dentro. Per
strano. Ora tiro addosso il piumone... del letto. Non
lho messo? Non ho messo il piumone? Dolores, dov
il piumone? Vuoi vedere che mi sono addormentata con
le finestre aperte? Che scema. Mi alzo e le chiudo. Non
si sente niente. Nevica ancora o ha smesso? La neve
cancella ogni rumore. Pure laria diventa silenziosa
quando nevica. I passi non si sentono. Solo gli alberi,
quando tira vento... e il vento passa in mezzo agli aghi.
Lo sento il vento, e i passi sulla neve. Ecco perch fa
freddo. Sono caduta. Sono caduta in mezzo alla neve.
Dovero? Stefano... ero sugli sci? Mi sa che sono
caduta sugli sci. Mi fa troppo male la gamba. Me la
sono rotta. Stefano, mi sono rotta la gamba, vero?
Perch non vieni, Stefano? Aiutami! Dove sei? Non mi
parli pi? Te ne sei andato? Siete spariti tutti, cos? Nel
214

nulla? Sono stanca. Adesso dormo. Cinque minuti. Solo


cinque minuti, poi mi sveglio e mi tiro su. Mi alzo e
torno a casa. A casa. A casa...
Rocco e Italo si guardavano intorno. Il garage era
piccolo, e veniva usato soprattutto dai condomini come
deposito. Come aveva detto la portiera cera un furgone
parcheggiato con su scritto Architettura dinterni e
due posti vacanti.
Cosa cerchiamo? chiese Italo con gli occhi puntati
sul pavimento.
Niente. Mi servirebbe una botta di culo. Ogni tanto
aiuterebbe. Vedi? Lassassino passato da qui.
Significa che ha parcheggiato, salito con lascensore,
ha fatto il dovere suo e poi tornato gi a riprendere la
macchina....
O la moto....
O la bicicletta, che cazzo ne so io?.
Rocco si avvicin al cancello di ferro automatico che
dava direttamente in strada.
Per... scosse il cancello. Seguimi. Se entrato
perch Cristiano da su gli ha aperto, come uscito?.
Avr preso le chiavi di Cerruti?.
Non serve una chiave. Vedi? e indic uno strano
foro a cinque punte. Si mette una specie di spinotto
che chiude il circuito e la porta si apre.
Va bene rettific Italo, allora avr preso lo
spinotto di Cristiano.
Rocco sbuff.
Che succede?.
215

Mi tocca andare su unaltra volta.


E allora? Basta salire al terzo piano.
Gi, e trovarci quello scassapalle di Ernesto
Farinelli da Torino. Che mi far sicuro un cazziatone.
Come fai a sapere che arrivato?.
Lo sento!.
Italo alz le spalle. Si incamminarono verso
lascensore quando Italo pest qualcosa. I due poliziotti
si gelarono e guardarono per terra. Italo alz il piede.
Cera un frammento di plastica trasparente.
E questa?.
Rocco la prese in mano. Che cos? Sembra
plastica, non vetro.
Questo policarbonato.
Traduci, Italo.
Si usa per i fari delle automobili.
Forse la botta di culo?.
Pu darsi.
Chi ci pu dare una mano per riconoscerlo?.
Umberto. Il mio amico della polstrada. Prima faceva
il meccanico. Conosce sicuro qualcuno.
E allora vai e non perdere tempo!.
Se non arriva lascensore, non vado da nessuna
parte, Rocco.
Nellappartamento di Cerruti cerano gi due agenti
della speciale col giubbino bianco al lavoro. Il corpo
del disgraziato era stato coperto da un telo.
Ciao Schiavone. La voce inconfondibile del
sostituto della scientifica colp Rocco proprio alle
216

spalle.
Avanti Farin, dimmi le cazzate che abbiamo fatto
stavolta.
Per ora nessuna. Invece te com che non mi chiedi
di mia moglie?.
State ancora insieme?.
S fece soddisfatto il poliziotto che quel giorno,
chiss com, sembrava di ottimo umore.
Lantico mistero. La signora Farinelli, donna di una
bellezza che a Torino fermava il traffico, continuava a
condividere lesistenza con Farinelli, che per Rocco
Schiavone era la quintessenza dello squallore. Altezza
nella media, niente capelli, faccia di quelle che te le
scordi appena voltato langolo e cosa pi grave
totalmente privo di senso dellumorismo.
S, stiamo ancora insieme. La cosa ti disturba?.
A me no. Non capisco come non disturbi lei.
Cercavi qualcosa?.
S. Le chiavi di casa. Le avete trovate?.
Farinelli annu. Cerruti, si chiamava cos? era un
tipo molto ordinato. Amo i tipi molto ordinati. Mi
facilitano il lavoro. Due mazzi, nel primo cassetto
dellingresso, vedi? Quel mobile cinese?.
Non cinese, tibetano ribatt Rocco.
Che ne sai?.
Lascia fa, Farinelli. Su ste cose lasciami perdere.
E se mi fai girare le palle ti dico pure quanto costa. E in
questi mazzi cerano degli spinotti?.
S, uno c. Ho gi chiesto alla portiera. Servono
per....
217

Aprire il cancello di ferro gi in garage concluse la


frase Rocco.
Vedo che lo sai. Mi ha detto che ogni condomino ne
ha due.
Due? E allora laltro dov? Mica era tanto ordinato
sto Cerruti!. Sorrise al collega. Per io a differenza
di te so dove sta.
Farinelli chin leggermente la testa di lato: E dove
sta?.
Se lassassino furbo lha buttato insieme allarma
del delitto. Se cretino ce lha ancora in tasca.
Peccato.
Cosa? chiese Rocco.
Quello Schifano. C finito sopra il sangue.
I due si avvicinarono al quadro incorniciato.
Secondo me gli dona disse Rocco.
Lo devo portare a fare analizzare. Magari non il
sangue della vittima. Il mio motto : non lasciare niente
di intentato! fece Farinelli, che infilati i guanti di
plastica rimosse lopera dal muro.
Dietro cera una cassaforte a serratura.
Bene. Bravo Farinelli!.
Vedi? A essere pignoli? La apriamo? e si avvicin
con il mazzo di chiavi.
Nessun valore. Solo un pacco di fogli. Rocco li
afferr anticipando il sostituto della scientifica.
Fammi dare unocchiata....
Erano lettere di una banca, con saldi, movimenti e
spese sostenute. Former Bank, di Lugano.
Hai capito... e che dice?.
218

Che il nostro amico borbott Rocco spulciando


velocemente le carte ha un saldo di tre milioni di
euro.
E bravo Cerruti.
Ma la vuoi sapere la cosa pi curiosa? Di questi tre
milioni, due milioni e novecentomila gli sono entrati
neanche una settimana fa.
Farinelli guard Rocco. Che vuol dire?.
Un bonifico. Da unaltra banca di Lugano. Questo
d da pensare, no?.
E parecchio.
Rocco pass tutto lincarto al collega che si mise a
leggere. Che facciamo col giudice?.
Pensaci te, Farinelli. Sei bravo e ordinato, al giudice
piacciono i tipi ordinati. Rocco fece per andare via.
Poi si blocc sulla porta. Me la spieghi una cosa?
Perch sembri di ottimo umore? Tu non lo sei mai!.
Perch amo la neve a maggio. cos strana, soffice.
Mi fa tornare indietro alla mia infanzia.
E da quando ne hai avuta una?.
Sono sconvolto. Sono a pezzi, non ho parole. Ma
cosa sta succedendo? urlava Pietro Berguet.
Dallufficio qualcuno laveva avvertito della disgrazia.
Giuliana era stravolta, buttata come uno straccio su uno
dei divani dorati.
E adesso? Chi stato? Come possibile?. Il
presidente della Edil.ber faceva su e gi per il grande
salone. Cosa devo pensare? Ho perso un amico, ora la
polizia si piazzer negli uffici, e loro? Loro non hanno
219

rilasciato Chiara. E in pi il notaio Charbonnier...


lhanno ricoverato. Guard la moglie. Che
facciamo?.
Quando finalmente Pietro Berguet si sedette, Rocco
prese la parola. Posso avere il numero del cellulare di
Cristiano? Su quel numero di Cerruti potrebbero esserci
le telefonate fra lui e lassassino. importante che io lo
abbia e possa provare a rintracciare le telefonate che ha
fatto.
Certo, certo. Pietro si alz e and allingresso.
Saranno stati loro? fece Giuliana con un filo di
voce.
Non lo so. Come vorrei capire perch Cerruti aveva
un conto in una banca di Lugano con ben tre milioni di
euro sopra.
Giuliana spalanc la bocca. Tre... tre milioni?.
Guadagnava cos tanto alla Edil.ber?.
Rispose Pietro, che era rientrato in salone con un
foglietto in mano: Aveva un ottimo stipendio... ma tre
milioni!.
Che voi sappiate, aveva ereditato? Una vincita?
Qualcosa che possa giustificare una somma cos
ingente?.
No, assolutamente no. Il dottor Cerruti era solo,
aveva una zia, gi nelle Marche, ma non credo... no, lo
escluderei proprio.
Allora la cosa si ammanta di mistero, non pensate?
Dottor Berguet, glielo chiedo con tutta la calma e la
disponibilit allascolto di cui sono capace. Chi le ha
suggerito di rivolgersi a quella gente per i soldi? Chi le
220

ha indicato Michele Diemoz?.


Pietro si morse le labbra. Allinizio fu la banca
stessa a dirmi di cercarmi persone in grado di aiutarmi.
Ma il suggerimento poi... non ricordo. Una sera,
eravamo in ufficio....
Eravamo chi?.
Io e Cristiano. E si present questo Diemoz. Io
cercai di capire chi fosse, e fu Cristiano a prendere tutte
le informazioni. Sembrava una brava persona, uno che
aveva il giro giusto in Svizzera. S, fu Cristiano ad
accertarsi che Diemoz fosse una brava persona. Ma
allora lei mi sta dicendo che....
Che lei covava una serpe in seno, dottor Berguet.
Pietro si port le mani al viso. Giuliana invece strinse
gli occhi, che erano diventati profondi e cattivi. Allora
se quel bastardo pace allanima sua era con loro, perch
lhanno ucciso?.
Rocco tir un sospiro. Questo ancora non lo so. Non
so il movente. Chiss, magari voleva farla finita, venire
a parlare con noi. Oppure....
Oppure? quasi grid Giuliana.
Oppure la storia unaltra. E quelli di gi non
centrano niente. Ma un omicidio diverso. Una cosa
privata. Insomma, diciamo che chi ha ucciso Cristiano
pu essere una persona molto vicina a lui, e che con lui
aveva in sospeso una questione urgente e spinosa. Ora,
a proposito di quelli di gi, voglio sapere: si sono rifatti
vivi?.
Giuliana e Pietro lo guardarono. No disse Pietro.
Non pi.
221

Lo faranno per riprendere accordi sul notaio. Ma


dobbiamo ricominciare daccapo ora che Charbonnier
in clinica.
E Chiara? L da sola in mano a... Giuliana scoppi
a piangere. Pietro le si avvicin dandole un fazzoletto.
Ecco il numero disse poi porgendo il bigliettino a
Schiavone. Questo il numero che Cristiano usava per
gli affari dellufficio.
La ringrazio. Rocco se lo mise in tasca. Cosa
avete intenzione di fare?.
I coniugi Berguet pallidi, stretti in un abbraccio
impotente, guardarono il vicequestore. Fu Pietro a
rispondere: Non lo sappiamo. Aspettiamo istruzioni.
Era Cristiano che aveva preso accordi col notaio. Io...
noi non sappiamo che fare.
E Chiara?.
Glielabbiamo detto. Lha sentita solo un secondo
Marcello. Per sembrava stesse bene. Io di quello non
mi preoccuperei.
Io s invece rispose Rocco. Che assicurazione
avete che fosse proprio lei al telefono? Nessuna.
E allora che dobbiamo aspettare per essere sicuri? Il
lobo di un orecchio? sbott Giuliana.
In quel momento il telefono di casa squill e fu
peggio di un coltello di ghiaccio nelle schiene dei
Berguet. Rocco alz una mano: Piano. Rispondete.
Cercate di essere tranquilli. C un altro telefono?.
Pietro annu e indic un apparecchio su un com
Luigi qualcosa.
Bene. Lei prenda il cordless. Se alziamo insieme
222

non se ne accorgeranno.
Pietro and al telefono portatile. Gli squilli
continuavano a rimbombare nella casa. Pietro rientr in
salone. Si guardavano tutti negli occhi, occhi carichi di
disperazione, occhi che non si chiudevano da giorni,
profondi e bui come pozzi artesiani.
Al mio tre fece Rocco. Uno, due, tre!. Pietro e
Rocco alzarono contemporaneamente la cornetta.
Chi ? fece Pietro.
Chi minchia succede? rispose una voce cavernosa,
lontana.
Siete voi?.
Cch ci fa a pulizia ar ufficio?.
Hanno... hanno ucciso il dottor Cerruti.
Giuliana si avvicin a Pietro.
Voglio sentire mia figlia.
Un mi cacare a minchia!.
Rocco riconobbe laccento. Calabria, senza ombra di
dubbio.
Lavete sentuta prima. Il notaio u ricoverannu. Mo
cangiamo... vu dicimo nui chi .
Perch avete fatto a Cristiano....
Non cugghiunare, chi lha toccato u ricchione?
Richiamo eju. Masimo domani. Berguet, vedi di un fari
minchiate. Na menza parola alla pulizia e a figghiola
mora!.
Clic.
Pronto? Pronto?.
Rocco abbass il telefono. Pietro stacc la cornetta
dallorecchio. Giuliana era l, in attesa di notizie come
223

un cagnolino davanti al biscotto. Dice che richiamano


per cambiare notaio. Domani.
Giuliana torn al divano. Pietro si appoggi al muro.
Senza salutare il vicequestore lasci casa Berguet.
Cos sta storia? urlava al telefono Costa mentre
Schiavone guidava verso la questura.
Dottore, siamo arrivati sul posto e abbiamo trovato
il cadavere di Cristiano Cerruti.
Io ho indetto una conferenza stampa su quel traffico
di ricettazione. Ora i giornalisti mi chiederanno di
questomicidio e io non ne so niente!.
No dottore, e mi creda, per ora le cose da sapere
sono poche. Lei si limiti a dire che gli inquirenti sono
al lavoro, che poi sti inquirenti sarei io.
Voglio di pi, non posso stare sotto il fuoco dei
giornalai in mutande e senza cartucce!.
Ora le mando lagente Pierron. Lui le dir tutto e le
dar un bel paio di pantaloni. Mi segue passo passo
nellindagine.
Venga anche lei.
Cazzo no, pens Rocco. La conferenza stampa no. La
conferenza stampa nella scala delle rotture di coglioni
stazionava al nono livello. Dottore, non posso.
E sentiamo perch? E non mi faccia una
supercazzola stavolta. Voglio la verit.
Forse era arrivato il momento di dirla la verit al
questore. Tenere nascosta la cosa non era pi il caso.
Dottore, sto arrivando in questura. Fra dieci minuti
sono nel suo ufficio.
224

E non mi ci trova, sono fuori. Avanti, mi dica!.


Rocco raccont tutto, senza saltare un particolare. Se
si esclude laccordo col giudice Baldi, laccordo col
notaio Charbonnier, laccordo con la famiglia Berguet e
la finta perquisizione al negozio Biribimbi.
Belin... ma un casino! disse alla fine il questore.
S, dottore. La prego, non una parola alla stampa,
c di mezzo la vita di una ragazza di 18 anni.
Ma per chi mi ha preso, Schiavone? Per uno dei
suoi Stanlio e Ollio? Le ricordo che sono un suo
superiore e lei era tenuto, ripeto, tenuto a dirmi tutta la
faccenda.
Dottor Costa, sono due giorni che non dormo per
stare dietro a sta cosa. Le assicuro che non era nelle
mie intenzioni.
Lei gioca con me o contro di me?.
Sempre con lei, dottore. Non mi sembrava il caso di
metterla in allarme e sotto pressione prima che le cose
si fossero chiarite.
Si ricordi che io tengo per il Genoa. E sono abituato
a vivere in costante pressione. Quindi riservi queste
moine a una delle sue amanti.... Poi cambi
improvvisamente tono: A proposito, le ho gi fatto i
complimenti per lacchiappo?.
S, dottore, me li ha gi fatti. E so che a dirglielo
stato il panettiere.
Bene. Allora dicevo, risparmi le moine per donne
come Anna. Io voglio tutto chiaro e trasparente. Non
succeder pi una cosa simile, dico bene?.
Non succeder pi, dottore.
225

E guardi, tanto per essere chiari, che se arriva un


cetriolo bello grosso, ce lo divideremo in due, chiaro?.
La metafora arrivata.
E adesso per colpa sua mi tocca andare con
questanimo teso e survoltato ad affrontare i
giornalai!.
Non si preoccupi. E si ricordi il Genoa. Vedr che
superer la cosa.
Fa dellironia?.
Non mi permetterei mai.
Invece la fa. Non so cosa mi trattiene dal
trasferirla.
Ora lei a fare dellironia. Perch sa che non
chiederei di meglio!.
Buon lavoro, Schiavone.
Era arrivato in questura. Il cielo era nero e qualche
fiocco aveva ricominciato a scendere lentamente sulla
citt. Guard il marciapiede che fra poco sarebbe
diventato nuovamente un gelato alla panna.
Caterina Rispoli e Antonio Scipioni erano nel suo
ufficio.
Caterina, come stai?.
Naso rosso, occhi cerchiati, faccia di chi ha dormito
poco e male: Insomma, dottore. Ogni volta che esco di
casa peggioro.
Come ti trovi nel mio ufficio?.
Benissimo. comodo e caldo.
Ti faccio portare qualcosa?.
No, grazie. Ho preso pure un t.
226

Antonio... e Rocco allung un foglietto a Scipioni.


Questo il numero del cellulare della vittima. Vedi se
riesci a farti dare un tabulato delle ultime telefonate
ricevute.
Antonio annu. Non abbiamo il cellulare? Intendo
loggetto fisicamente?.
E se ce lavevamo lo facevo da solo, no?.
Gi. Vede, dotto? Non una cosa facile, glielo dico
subito. Di solito a noi ci danno un file formato csv o un
.xsl, poi noi dobbiamo darci da fare da soli pezzo per
pezzo con un SQL o un convertitore. Speriamo che
abbiano un atps2000 almeno.
Rocco lo guard con occhi vuoti: Non ci ho capito
una mazza.
Semplifico. Dalle compagnie ci mandano dei file
incasinatissimi, scoprire poi i numeri molto tosto.
Una roba di qualche giorno.
Qualche giorno? Io non ce lho qualche giorno.
Cerco di darmi da fare.
Come le sai ste cose?.
Prima lavoravo alla Telecom. E con un sorriso
innocente usc dallufficio.
Invece io mi sono informata disse Caterina. La
Calcestruzzi Varese una piccolissima ditta che non
fattura da mesi. Ugo Montefoschi un uomo di 84 anni,
la sua residenza ... prese un foglio Villa
SantAgnese, a Brembate.
Rocco annu. un prestanome. Il nostro uomo
questo Carlo Cutr.
Gi, lo sa? residente a Lugano. Svizzera. E pare
227

abbia un negozio di ferramenta.


Figlio di puttana mormor Rocco affacciandosi
alla finestra. Capito che combina?.
No.
Intesta la parte della Edil.ber a questo Montefoschi.
Poi con un secondo atto trasferisce le propriet alla sua
societ in Svizzera. Lui qui non verr mai. O se viene
sar solo a cose fatte.
Per qui ha un complice.
Certo, quelli che hanno preso Chiara e che
telefonano al nostro Pietro Berguet. E secondo me il
tramite di tutto sto schifo era Cristiano Cerruti.
Cerruti?.
Ne sono convinto. Come sono convinto che quello
forse voleva parlare, ma qualcuno lha messo a tacere
per sempre.
Chi? chiese Caterina. Poi chiuse gli occhi.
Vattene a casa Cater, e magari passa pure in
farmacia. Non ti voglio sulla coscienza.
Lispettore sorrise. Grazie, dottore, proprio non ce
la faccio pi. Si alz dalla sedia. Barcoll. Rocco
accorse e la sostenne. Taccompagno fino a gi?.
Se mi sta cos vicino rischia di prendersi linfluenza
pure lei.
Si guardarono negli occhi. Per un tempo troppo
lungo, tanto che si imbarazzarono. Allora a dopo,
Caterina.
A dopo, dottore.
Lispettore usc dallufficio del vicequestore. Che
solo in quel momento sent la stanchezza cadergli come
228

un maglio di ferro sulla cervicale e sulle spalle. Negli


ultimi due giorni aveva collezionato neanche sette ore
di sonno. Le zone oscure di quella vicenda non
prendevano luce, e lui non sentiva il cervello pronto e
sveglio. Aveva bisogno di una bella dormita. Il sole
doveva essersene andato. Fuori era gi scuro e almeno
la neve aveva smesso di cadere. Marciapiedi e alberi
erano bianchi come a Natale. Stava per spegnere la luce
dellufficio quando il telefono suon. Sbuffando and a
rispondere.
Sono il tuo anatomopatologo preferito.
Mi devo sedere?.
No, questione di un attimo. Allora, il nostro
giocatore di golf mi ha detto a che ora morto.
Sentiamo.
Massimo alle otto e mezza. Non un minuto dopo.
Vuoi che ti spiego come me lha detto?.
Lascia perdere, cominci con la storia della
temperatura, io mi perdo e non mi interessa. Mi fido
della tua bravura.
Non solo la temperatura. Anche la colazione.
Neanche laveva cominciata a digerire. Vuoi sapere
cosa cera nello stomaco?.
No. Otto e mezza hai detto?.
Massimo.
Sei un tesoro, Alberto. Grazie e buonanotte.
Non vado a dormire alle sei e mezza. Stasera ho da
fare.
E dove te ne vai di bello?.
Yoga.
229

Quella roba che ti intrecci tutto e poi per scastrarti


ci vuole la scientifica?.
Quando da vecchi io sar agile e con le giunture
oliate e tu non potrai neanche chinarti a raccogliere le
chiavi ne riparleremo.
Non preoccuparti, Alberto. Io vecchio non ci
divento.
Tetro e solitario. Come si addice ad un vero
poliziotto.
Vai a fare in culo.
Altrettanto, Rocco.
Solo rimettendo a posto la cornetta si accorse che
sulla sedia cera una scatola di cartone.
Clarks.
Numero 44. E un bigliettino. Spero di aver
azzeccato il numero.
Ma non cera la firma.
Puntava dritto alla pizzeria a taglio per la solita cena
luculliana quando vide Anna uscire dalla profumeria e
attraversare la strada. Rocco cambi marciapiede. Mani
nelle tasche del loden, passo rapido e silenzioso e occhi
puntati sul pav.
Emb? Fai finta di non conoscermi? risuon la
voce di Anna dallaltra parte della strada. Rocco ferm
la marcia. Mi pare fossi stata abbastanza chiara al
riguardo.
Ma tu credi a tutte le cose che ti dice una donna?.
Non dovrei?.
Non si risponde a una domanda con una domanda
230

disse Anna.
Non si ferma per strada un gentiluomo che se ne va
per i fatti suoi.
Ci beviamo un bianco?.
E beviamoci un bianco.
Il bar era di legno. Tavolini, boiserie, sedie, bancone,
anche il barman abbronzato sembrava di palissandro.
Sant! disse Anna alzando il bicchiere.
Alla tua! rispose Rocco. I calici tintinnarono e il
nettare bianco fin nella gola.
Che noia la neve, eh?.
Gi fece Rocco. Ma ormai ci sto facendo
labitudine.
Menti. Anna rise e mand gi un altro sorso di
vino. Hai la faccia stanca.
S, sono a pezzi.
Che ci facevi in banca?.
Quando? Ormai sto perdendo il senso del tempo.
Ieri. Invece io e te eravamo a casa mia laltro ieri
notte. E io ti ho telefonato....
Lo so, lo so, quello lo ricordo.
Ho parlato con Nora. Guarda che le cose poi non
sono cos male.
Cosa intendi?.
Pensa, mi ha ringraziato. Perch le ho dimostrato, in
fondo, che razza di persona sei.
Ne aveva bisogno?.
Aveva bisogno di una spintarella per uscire da
questa cosa, io credo.
231

Insomma, se ho capito bene sei venuta a letto con


me per salvare la tua amica. Dico giusto?.
Anna sorrise. Intenzioni e risultati a volte si
confondono e diventano una nebbia indecifrabile. La
cosa importante che tutti abbiamo ottenuto qualcosa
di positivo. Lei si sbarazzata di te, tu di lei....
E tu?.
Mi sono tolta una curiosit.
Rocco si vers un altro bicchiere di bianco.
Ho ferito il tuo amor proprio?.
Non ne ho, Anna. Il tuo un bel personaggio.
Cinico, scaltro, vissuto, un po tormentato e che fa a
pugni con la vita. Te lo sei disegnato bene. Ma lasciati
dire due cose: sei una donna sola, piena di complessi
che se un giorno si dovesse guardare allo specchio con
onest, si disintegrerebbe.
E cosa te lo fa pensare?.
Hai 42 anni, ma dici di averne 38. Hai ritoccato il
seno, leggermente le labbra superiori perch fumavi e ti
si stavano raggrinzendo. Sei stata sposata due volte e
non hai retto nessuna delle due. Ti fai mantenere
dallarchitetto Pietro Bucci-qualcosa. Avresti voluto
lasciare il segno. Dipingi nella tua stanza ma i tuoi
quadri, a parte la carta da parati di casa tua, alla quale
lasciatelo dire assomigliano, non li ha mai visti
nessuno. Attacchi per prima e ti chiudi a riccio, tradisci
unamica e trovi una scorciatoia per non sentirti una
merda, dai ultimatum che non rispetti. E quando fai
lamore piangi.
Anna batt le mani. E bravo il commissario.
232

Vicequestore.
E tutte queste cosette le hai scoperte ficcanasando
in casa mia?.
Due domande qui, due domande l e unocchiata l.
Sai perch piangevo mentre facevo lamore con
te?.
Per la mia prestazione?.
No. Perch sono innamorata, brutto coglione!.
Il Blanc de Morgex pass dal bicchiere di Anna
direttamente sulla sua camicia finendogli fin dentro i
pantaloni. Anna si alz di scatto e usc dal bar. Rocco
rimase l a guardare il liquido scurirgli il velluto chiaro.
Comincia a diventare unabitudine disse.
Ora puzzava come un avvinazzato.
Puzzi come un avvinazzato.
Lo so, Marina, lo so.
Ride.
Chi hai fatto arrabbiare stavolta?.
Non le rispondo. Non mi pare il caso.
Una donna, sicuro.
Continuo a non risponderle.
Mi guardi?.
La guardo.
Rocco, perch non mi lasci in pace?.
Una mano mi strizza lo stomaco che peggio di un
limone tira fuori un acido sulfureo, caldo e pungente
che mi risale la gola e me la brucia, come fosse un
fiammifero acceso.
No riesco appena a dire. Non ti lascio in pace.
233

Io sono tranquilla, Rocco. Tu no. Tu non sei


tranquillo. Guarda un po questa casa?.
Cosha che non va?.
Niente. Non ha niente. Non c un quadro, non c
un libro, un cd. C solo la televisione, due divani,
larmadio, il letto e una cucina che non usi mai.
Coshai con te?.
Alzo la busta di plastica. Margherita e patate e
cipolle.
Poi ti puzza lalito.
Lo faccio apposta.
Poggio la pizza sul tavolo. Apro linvolto. Invece fa
un buon odore. E oggi non sembra una ferita col pus,
sembra proprio una pizza col pomodoro e la
mozzarella. Ed buona.
la fame dice Marina.
Pu essere.
La vuoi sentire la parola di oggi?.
Allora hai ricominciato? Qual ?.
Raspollo.
Che vuol dire?.
Vattelo a vedere sul dizionario. Mica puoi sempre
avere la pappa pronta e se ne va in camera da letto. O
in bagno. Camera da letto, perch non sento acqua
scorrere n porte chiudersi a chiave.
Al terzo morso di pizza suon il cellulare. Rocco si
alz. Era nella tasca del loden.
S?.
Rocco? Sono Adele!.
234

Per un momento Rocco si chiese: Adele chi?


Sono Adele! La donna di quel coglionazzo di Seba.
Come stai?.
Adele da Roma!
Ma s, certo, Adele. E come stai?.
Uno schifo. Senti, Furio ti ha parlato?.
Eh? gli era passato di mente. S.
E per te va bene? Mi hai trovato una
sistemazione?.
E che... no, Ad, non te lho trovata. Non ho avuto
il tempo. Il lavoro mi sta ammazzando.
Ad Aosta?.
Ad Aosta. Lavresti mai detto?.
Adele si fece una risata. Vabb, io arrivo domani.
Rocco cercava una soluzione. Lindomani sarebbe
stato un giorno terrificante, gi lo sapeva. Facciamo
una cosa. Tu domani arrivi ad Aosta, vai in questura, ti
mando lindirizzo per sms... l ti lascio le chiavi di casa.
Per domani sera dormi qui. Poi vedremo, va bene?.
Va bene. Corso Battaglione Aosta.
Come lo sai?.
Google. Invece casa tua?.
Come? Non c su Google?.
Adele rise ancora. No. Non c.
Rue Piave. Arrivi e te ne stai tranquilla. Ah, una
cosa Adele, anzi due. Fatti un minimo di spesa che nel
frigorifero c leco. E secondo, io non so niente. Se
Seba viene a sapere che ti sto nascondendo
mammazza.
Tranquillo, Rocco, si tratta di un paio di giorni al
235

massimo. Sei un amico.


Figurati.
A domani, Rocco.
A domani.
Che faccio? Lo dico a Marina che arriva Adele?
Leggo. Raspollo: piccolo grappolo duva con pochi e
radi acini.
Sarei io, Marina? non risponde. Sarei io?.
Il vento muoveva le palme del lungomare. Era un
vento dellest, freddo e balcanico. Corrado Pizzuti,
stretto nel giaccone, si rincalc bene in testa il cappello
di lana. Il mare era nero e si vedevano solo le creste
bianche dei cavalloni. Lontano delle lucette sperdute su
quella lavagna. Qualcuno in mare aperto a pescare. Il
paesino era vuoto. Si sarebbe riempito solo nei mesi di
luglio e agosto e le case, tutte di villeggiatura, avevano
le imposte chiuse. Nei giardini, sotto la plastica,
riposavano i pattni, le sedie a sdraio e i dondoli. Le
erbacce avevano avuto la meglio. Le casupole dei lidi
erano sbarrate con le saracinesche e la sabbia soffiata
dal vento per tutto linverno aveva ormai invaso il
marciapiede del lungomare. Ma era maggio e i mesi pi
duri stavano finendo. Corrado lo sapeva. I mesi
invernali, quelli dove la nostalgia di Roma batteva pi
forte la grancassa. Pi di una volta stava per cedere,
prendere lauto e tornare a vivere a Fidene, nel suo
quartiere. Niente di che, periferico, ex borgata, ma
sempre di Roma si trattava. Da quattro anni in quel
236

paesino di provincia aveva fatto amicizia con tre


persone e se voleva farsi una scopata doveva arrivare
fino a Pescara e tirare fuori i soldi. Quelli almeno non
mancavano. Il bar andava benone e destate alzava
abbastanza da stare tranquillo per i mesi a venire. Ma
Roma... Roma unaltra cosa. Lui cera nato, 54 anni
prima, e sera sempre cullato in mezzo a quel casino, a
quelle puzze infernali. Ma tornare era fuori discussione.
Anzi si riteneva fortunato. In quattro anni nessuno era
mai venuto a fargli visita, a buttarlo in mezzo ai casini
o a metterlo con le spalle al muro.
Svolt nella sua stradina. Buffo, in quattro anni
ancora non si ricordava come si chiamasse. Quella sera
alz lo sguardo, lesse la targa: Via Treviso. Bene, si
disse. Vivo a via Treviso. Nei paesi non si dice mai la
strada. Si dice abito vicino alla gelateria, oppure dopo
la banca, o magari accanto a Mim. Non si dice come a
Roma: abito a via Treviso, al 15. Anche perch nessuno
al paese, a parte i vigili, sa dove sia via Treviso. Per
tutti la strada di fronte ai bagni di Eraldo. Chiuso.
Fine.
Entr nel cortile. La sua scala era la A. Il suo
appartamentino di 60 metri quadrati era al piano
rialzato. Infil la chiave nel portoncino di alluminio
anodizzato.
Ciao Corr!.
Salt come un petardo. Si gir. Allangolo opposto,
la fiamma di un accendino illumin il viso di Enzo
Baiocchi, che affiorava dal buio dei ricordi come il
peggiore dei suoi incubi.
237

Come va?.
Enzo! Be... bene. E tu?.
Enzo spense la fiamma. Il buio si ingoi il viso. Poi
Enzo fece un tiro dalla sigaretta e la brace rossa gli
color gli occhi. Avanz verso Corrado prendendo
piena la luce del lampione condominiale.
Sei... sei uscito?.
Enzo sorrise. Se sto qui.
Ti posso offrire qualcosa?.
No. Enzo si infil una mano nella tasca dei jeans e
ce la lasci. Ti faccio una domanda, Corrado. E prima
di rispondere pensaci bene. Vieni con me o resti qui?.
Io? Vengo... vengo con te.
Bravo. Enzo tir fuori la mano dalla tasca dei
jeans. Vuota. Corrado fece un respiro di sollievo.
E dove andiamo?.
Te lo dico in strada. Domani.
Hai la macchina?.
No. Pigliamo la tua.
Batte un po in testa e le gomme sono vecchie.
Dove ci dobbiamo arrivare?.
Prendiamo la tua insist Enzo. Ora, ce lhai un
posto dove posso dormire?.
S... s. Ho un divano letto.
Entriamo in casa, allora. Fa freddo qui fuori. Butt
la sigaretta e segu Corrado nel portone del palazzo.

238

Gioved

Doveva aver nevicato per qualche ora durante la


notte, anche se il cielo era pi terso da quando lalba
sera affacciata su Aosta. Laria rimaneva rarefatta e
gelida, e la citt sembrava ancora dormire un sonno
profondo. Le strade erano gi libere e solo un velo
leggero come zucchero filato sporcava i marciapiedi.
Le sei e mezza. Troppo presto per andare da Ettore,
avrebbe fatto colazione pi tardi. Doveva tornare in
ufficio di corsa. Le ore di sonno erano servite e aveva
la sensazione di essersi spazzolato le ragnatele dal
cervello. Approfitt delledicola aperta. La prima
pagina riportava lomicidio di Cristiano Cerruti. A
leggere larticolo si capiva che Costa se lera cavata
egregiamente. Poche parole di circostanza, le solite
formule e rassicurazioni. Cera anche il suo nome,
come capo dellinchiesta. Sicuramente gli sarebbe
arrivata la telefonata del giudice Baldi. Il giorno prima
aveva dimenticato di rivelargli quel particolare.
E, come cera da aspettarsi, la telefonata arriv.
Dottore?.
Devo apprenderlo dai giornali?.
Mi scusi, Farinelli non lha chiamata?.
239

Farinelli non mi ha chiamato.


Pezzo di merda, pens Rocco.
Ma era lei a doverlo fare, Schiavone!.
Ha perfettamente ragione.
Sa cosa me ne faccio della ragione? Mi dica invece
se si fatto unidea.
Pi o meno. Cerruti secondo me stava dentro alla
storia con tutte le scarpe. capace che labbiano messo
a tacere.
Abbiamo tracce?.
Stiamo cercando di capire col cellulare se ha fatto
telefonate e a chi. Solo che il cellulare di Cerruti non
labbiamo trovato. E conoscendo solo il numero pare
che sia una cosa un po complessa.
Lo . Pensi che due anni fa un avvocato della difesa
port un grafico incomprensibile per scagionare il suo
cliente. Voleva dimostrare che quel giorno a quellora
laccusato si trovava a cento chilometri dal luogo
dellomicidio.
E invece?.
E invece un tecnico che lesse quel guazzabuglio di
linee e diagrammi rivel lesatto contrario. Insomma,
lavvocato inchiod il suo cliente perch non era
riuscito a leggere quelle robe astruse.
Capita.
Adesso si stupisca della mia bont. Si ricorda quel
registro che mi aveva portato? Quello preso al negozio
Bicchieribimbi?.
Biribimbi.
Quello che .
240

Certo che lo ricordo.


Bene. Ci sono 25 nomi di debitori. E io ho scoperto
che 12 di loro hanno una cosa in comune.
Sarebbe?.
Hanno tutti il conto alla Cassa della Valle. Magari
una coincidenza.
Magari. Per buono a sapersi. Grazie, dottore.
Registrato.
Mi aspetto di sapere novit stavolta, Schiavone. Io e
lei abbiamo un patto, ricorda?.
Certo.
E sappia che se dovesse arrivare un cetriolo....
Lo divider fraternamente con me?.
No. Glielo lascio tutto. Buona giornata.
Non poteva rinunciare. Apr il cassetto e tir fuori
uno spinello. Lo accese, si sedette sulla poltrona e
radun le idee.
Sul tavolo disordinato decine di fogli. Nessun
messaggio, nessuna novit. Si stir il collo. Spense la
cicca nel portacenere e come sempre apr la finestra per
il cambio daria. Caterina entr senza bussare.
Mi scusi! Non pensavo che....
Rocco colto in flagranza di reato rimase senza parole.
Tiene la finestra aperta? Ma matto?.
Il vicequestore la chiuse.
Non ho bussato perch pensavo lei non ci fosse
fece Caterina andandosi a sedere. Lodore della
cannabis era fortissimo. Possibile che Caterina non lo
percepisse?
241

Quando lispettore si soffi sonoramente il naso,


Rocco ne comprese il motivo.
Ma lei non doveva stare a casa?.
Non ce la faccio. Poi Italo russa come un marinaio
sovietico e sorrise col naso rosso e gli occhi blu,
grandi e sinceri.
Come russano i marinai sovietici? chiese Rocco
divertito.
Come russi! e si mise a ridere. Senta, dottore,
magari una sciocchezza. Io per ieri sono stata in
farmacia.
Ha fatto bene.
S, perch se non prendo gli antibiotici capace che
questo raffreddore mi diventa una sinusite. E poi un
bel problema.
Lo so. Da rincoglionirsi dal dolore.
Vero? Insomma, dicevo che sono stata in farmacia.
Si ricorda quel foglietto che lei mi aveva dato? Quello
verde? Quello con la scritta misteriosa in
sovraimpressione?.
Come no. Lavevo preso da un bloc-notes in casa
Berguet. Speravo in qualcosa di meglio. E cosa cera
scritto?.
Io pensavo Deflan, che poi una medicina. Allora
lho portato al farmacista. Anche lui lha letto e mi ha
detto che non c scritto Deflan, bens Deflamon.
una cosa importante?.
Boh, non lo so. Anche il Deflamon una
medicina.
E a cosa serve?.
242

Aspetti che lho scritto qui. Apr la borsetta. Tir


fuori il portafogli, una trousse del trucco, un libro
tascabile blu, il sacchetto della farmacia. Lo apr e
prese in mano lappunto. Dunque, Deflamon... serve
per curare una malattia vaginale.
Rocco strizz gli occhi. Una malattia vaginale? ma
non laveva chiesto, solo stava pensando ad alta voce.
Caterina lo guardava. S... una malattia che....
Rocco si gett sul telefono. Mi passi il dottor
Fumagalli. Schiavone, questura di Aosta. Attese in
linea mentre nervosamente tamburellava con le dita sul
piano della scrivania.
Uel! Alle sette e mezza sei gi al lavoro?.
Ti ricordi quando mi hai fatto guardare nel
microscopio? Quella roba trovata sul corpo di Carlo
Figus?.
Non sul corpo, sul pene. S, certo.
Come si chiamava quel virus che mi hai mostrato?.
Oh Madonna, Rocco, non un virus. Un batterio.
Gardnerella vaginalis.
Si pu curare col Deflamon?.
Certo, un metronidazolo. Ma perch?.
Perch un primo passo, amico mio.
Te lho detto che ti devi fare la donna fissa. Te la
sei presa?.
Io no.
E chi ce lha?.
Poi te lo dico!.
Guarda che una cosa comune....
Rocco abbass il telefono. una traccia, Caterina.
243

Piccola, ma una traccia!.


Riafferr il telefono: Oh, chi c in portineria?.
Sono Casella, dottore.
Chiamami la polstrada. Mi serve lagente Umberto.
Cognome?.
Rocco si rivolse allispettore Rispoli: Conosci
Umberto? Della polstrada, amico di Italo?.
Certo, ieri era a cena a casa mia. Diotaiuti. Umberto
Diotaiuti.
Casella, Diotaiuti.
Perch?.
Cosa perch?.
Che ho fatto?.
Che ne so, che hai fatto, Casella?.
Che ho fatto che Dio mi deve aiutare?.
Diotaiuti il cognome di Umberto, ritardato!.
Era una battuta. Lavevo capito, dottore!.
Scendo e ti mangio il fegato, deficiente. Sbrigati!.
Attese con la cornetta in mano. Dove tengono le auto
incidentate?.
Di solito gi al deposito. A Villair....
Chiama Italo. Digli di venire subito in questura. E
preparatemi le foto di Figus e Midea, i due che si sono
ammazzati sul furgone. Prendi quelle dei documenti.
Dovrebbero essere in archivio, non lo so. E schizz
via abbassando il telefono e troncando cos la
comunicazione con la portineria.
Potrei chiederlo a Casella dove sono. Larchivio
roba sua.
Se te la senti di parlare con Casella....
244

Casella vide sfrecciare il vicequestore davanti alla


porta dentrata. Dottore? Mi stanno mettendo in linea
con Umbe....
Vaffanculo Casella, troppo tardi! Vai da Rispoli e
obbedisci ai suoi ordini. Sbrigati!.
Casella mise gi, lasci lingresso e corse con la
mano sul cappello verso la stanza del vicequestore, che
per poco, alluscita della questura, non scivol su un
gradino. Riusc a tenere lequilibrio e entr nellauto di
servizio che si accese solo al terzo tentativo.
Sto cesso!. Ingran la marcia e scivolando
sullasfalto ghiacciato lasci la questura.
Venga dottore, di qua. Il guardiano del deposito,
un uomo basso e pelato, lo stava scortando in mezzo a
decine di macchine incidentate, senza targa, un cimitero
che la neve invano aveva tentato di coprire.
Per caso ha un cruscotto di una Volvo XC60 4 ruote
motrici?.
Posso chiedere, ma non credo, perch?.
Mi si rotto.
Ecco dottore, il furgone dellincidente questo!.
Rocco tent di aprire lo sportello del guidatore.
No, quello incastrato. Provi dallaltra parte.
Laltro era quasi divelto. Sul lato campeggiavano una
sfilza di adesivi del cambio dolio che facevano
sembrare lo sportello un addobbo natalizio. Rocco lo
spinse via ed entr nellabitacolo. Cerano ancora
macchie scure di sangue sul cruscotto e sul parabrezza.
245

Guard in terra. Cera un accendino, del fango, un


pezzo di corda. Apr il portaoggetti. Documenti, un
cacciavite, una vecchia pezza, una scatola di Stilnox,
nuova, dalla quale mancavano due pillole. Rocco
intasc la scatola e sorrise.
Dietro si apre?.
Lometto spalanc i due portelloni posteriori.
Cera la ruota di scorta, e una cassetta di attrezzi.
Martelli, cazzuole, una pennellessa e una busta piena di
fascette autobloccanti di plastica nera.
Lei mi stato di grande aiuto, maestro! quasi grid
Rocco.
Di corsa torn a prendere lauto di servizio.
Come sto?.
Enzo Baiocchi era appena uscito dal bagno. Era
diventato biondo. Corrado lo guard senza cambiare
espressione. Sembri un tedesco. E fin di bere il
caff. Enzo si sedette. Hai dormito?.
Poco. Mi dici dove dobbiamo andare?.
Tu devi solo guidare. Senza mai accelerare,
tranquillo, piede dolce e vai. La strada te la dico io.
Corrado Pizzuti poggi la tazzina. Senti, io di tuo
fratello....
Enzo lo afferr per la camicia facendo cadere per
terra il coperchio della zuccheriera e un paio di biscotti.
Luigi manco lo devi nominare. Mai pi, intesi? Mai
pi!. Moll la presa. Quant che vivi qui?.
Tre anni, quasi quattro.
Te sei messo su bene. Enzo scol il fondo della
246

tazzina e si affacci alla finestra. Ti, vedi pure er


mare da casa tua. E hai un bar. Va bene il bar?.
Destate s. Dinverno fiacco. Come mhai
trovato?.
I sorci come te lasciano le cacche in giro.
Non hai fatto male a mia madre, vero?.
Enzo si mise a ridere. Te sembro uno che fa male a
na vecchia de novantanni io? bastato fa un paio di
domande. Te lho detto, lasci la puzza.
Poi quando arriviamo dove dobbiamo andare, mi
lasci perde?.
Enzo lo fulmin con lo sguardo. Se te volevo fa
male, gi lavresti saputo.
Perch io?.
Vedi Corrado, io di amici ce nho pochi. E tu devi
guidare. Lo capisci da te che uno come me in giro meno
se fa vede e mejo , no? Mo basta co le domande che
mhai rotto er cazzo. Sbrigati a prepararti che dobbiamo
partire. Baci il crocifisso doro e corallo che portava
al collo.
Ce la faccio ad avvert Tatiana che oggi non
vado?.
No.
Inchiod lauto davanti alla questura. Italo era l, con
un foglio in mano. Ecco, Rocco. Queste sono le
fotocopie delle foto di quei due e....
Dai qua! il vicequestore non scese neanche dalla
macchina. Strapp il foglio dalle mani dellagente,
ingran la retromarcia per poi accelerare verso via
247

Cretier. Italo rimase l ad osservare la macchina che per


poco non and a stamparsi contro un camper. Che
cosa ha fumato stamattina? disse. Poi un brivido di
freddo gli ordin di rientrare in ufficio.
Aveva parcheggiato a trecento metri dalla scuola. Il
resto della strada lo fece a piedi.
I ragazzi erano davanti allentrata. Fra vestiti zaini e
cappelli scorse la testa bionda di Max Turrini. Seduto
su un muretto, teneva il braccio intorno alle spalle di
una ragazza. Allungando il collo le diceva qualcosa
allorecchio. Qualcosa che la faceva ridere. Passandogli
davanti Rocco gli mormor: Ciao Max. Hai gi
trovato la sostituzione, vedo!.
Max lo guard come se avesse preso un pugno in
faccia, ma non replic. Non aveva n la prontezza n il
tempo, dal momento che il vicequestore aveva gi
attraversato il cancello della scuola.
Non buss. Entr nella stanza del toporagno, al
secolo il preside Bianchini, come una folata di vento. Il
direttore della scuola sobbalz quando se lo vide
davanti. Capelli spettinati, giacca aperta e pantaloni
stazzonati, una scarpa slacciata e camicia senza due
bottoni. Dottor... Schiavone? Che succede?.
Giovanna Bucci-qualcosa. Niente, il cognome
dellarchitetto proprio non gli entrava in testa.
Bucci Rivolta? disse timidamente Bianchini.
Esatto. Dov?.
In quel momento suon la campanella. Rocco vide
248

dalla finestra i ragazzi che come una famiglia di bradipi


cominciavano ad entrare a scuola.
Quinta B, ma....
Mi porti alla quinta B. Presto!.
Bianchini si infil la giacca e prese un mazzo di
chiavi. Andiamo. al secondo piano.
Rocco e il preside serano messi davanti allaula. I
ragazzi entravano urlando, ma alla vista del toporagno
abbassavano il volume della voce. Lo temevano. Rocco
lo spi. Sul viso del preside sera disegnato, quasi
involontario, un sorriso di compiacimento. Quel mezzo
uomo era felice di esercitare il suo piccolo potere. E la
luce perfida degli occhi raccontava quanto potesse
essere vendicativo.
Un toporagno velenoso.
Passavano volti di ragazzi e di ragazze, anonimi,
brutti e belli, brufolosi e spettinati. Poi in mezzo a
quelle maschere anonime, come un papavero in un
campo di frumento, si stagli il viso di Giovanna. Altra
categoria, altro passo. Che appena vide il vicequestore
si blocc in mezzo al corridoio. Rocco sorrise e le and
incontro per rassicurarla.
successo qualcosa a Chiara, vero? disse.
tutto a posto, Giovanna la prese sottobraccio e la
port alla finestra del corridoio.
Lavete trovata? chiese la figlia dellarchitetto.
Non ancora. Ma ci siamo quasi. Ora stammi bene a
sentire... qualcosa attir lo sguardo di Rocco. Gi,
allentrata, Max Turrini e la madre stavano parlando
249

con Marcello, il fratello di Pietro Berguet, il professore


di matematica. Laura annuiva mentre Marcello parlava
e Max teneva lo sguardo basso. La direttrice di banca
era passata a conferire con il professore e dalla faccia
scura non dovevano essere belle notizie. Ma Rocco lo
sapeva, matematica era una delle materie che il ragazzo
avrebbe dovuto recuperare a settembre. Alla fine Laura
strinse la mano a Marcello mentre Max entr di corsa a
scuola. E fu allora che Marcello, forse perch si sentiva
osservato, o solo per caso, alz la testa e vide il
vicequestore che lo stava guardando attraverso il vetro.
Anche Laura alz gli occhi. Marcello sollev
timidamente la mano e salut il vicequestore. Rocco
ricambi. Lo stesso fece Laura.
Tanto lo bocciano sicuro, inutile che sua madre
viene a impietosire i professori. Lo sa? Quello lo zio
di Chiara.
Certo che lo so.
Per fortuna insegna alla sezione A.
Perch?.
Perch severo e boccia tutti.
Ma tu in mat sei brava, no? Ti aiuta pap!.
Sono una frana. Ma il mio prof buono con me.
Certo, pens Rocco, come faceva ad essere cattivo
con un monumento alla bellezza come quello?
Me la fa passare sempre liscia.
Il giorno che ti mette le mani addosso, vieni da me,
Giovanna. una mia specialit pestare chi non sa stare
al suo posto.
La ragazza rise. Non si preoccupi. So badare a me
250

stessa.
Non lo metto in dubbio. Allora torniamo a noi,
Giovanna. Cerca di concentrarti. La sera di domenica.
Eravate allo Sphere.
S.
Immagino ci fosse un sacco di gente.
Proprio.
Hai detto che Max a un certo punto s messo a
parlare con due tamarri. Che poi noi a Roma
chiamiamo coatti.
S, due tipi assurdi. E pure sopra i 30.
Ora io ti mostro una foto. Tu concentrati e vedi se li
riconosci.
Non lo so, dottore. Era buio. Per, mi faccia
vedere.
Rocco tir fuori il foglio con le fotocopie dei
documenti di Viorelo Midea e Carlo Figus. Ecco qua.
Ti dicono niente?.
Giovanna li guard attentamente. Questo qui con
lorecchino non lo so. La fotocopia troppo scura. Ma
questo... e indic Carlo Figus ... questo lui.
Ne sei sicura?.
Al cento per cento.
Rocco annu. Torna in classe. Abbiamo finito.
Mi porti in questura!.
Rocco la guard senza capire.
Alla prima ora c interrogazione di filosofia. Non
so niente! Se mi becca addio!.
Rocco ci pens su. Seguimi!.
Giovanna raccolse la borsa e segu Schiavone.
251

Insieme raggiunsero Bianchini che li aspettava sulle


scale. Allora, dottor Schiavone?.
La cosa molto pi complicata di cos. Giovanna
deve seguirmi in questura.
Ma....
Niente ma, dottor Bianchini. Le ho gi detto come
stanno le cose. Cerchi di aiutarmi.
Certo, certo fece il preside che guard Giovanna.
La ragazza recitava discretamente. Se si fosse giocata
bene le sue carte, con quel fisico e quegli occhi era
destinata a una bella carriera nelle prestigiose fiction
italiane.
Aveva lasciato Giovanna nella stanza passaporti con
un libro e lordine di non rivolgere parola a nessun
agente, tranne a lui e allispettore Caterina Rispoli.
Giovanna sera messa a leggere e aveva chiesto di poter
fumare. Solo vicino alla finestra. E aperta, mi
raccomando.
Scipioni, Italo e lispettore Rispoli erano nella sua
stanza. Allora ci sono novit disse Rocco sbattendo
sul tavolo la scatola di Stilnox trovata nel furgone.
Stilnox. una benzodiazepina. Serve per il
trattamento dellinsonnia. Era nel furgone. Si chiamano
anche droghe da stupro. Sono insapori, stordiscono la
persona e creano unamnesia nel cervello. Spesso la
vittima non si ricorda neanche cosa le successo la
notte prima. Pensa ad una ubriacatura, e invece....
Antonio afferr la scatoletta: Cazzo....
E poi sempre nel furgone abbiamo questi e prese
252

dalla tasca le fascette di plastica. Ce nerano a


dozzine. Va bene, gli operai spesso le usano, ma...
Giovanna ha riconosciuto Carlo Figus. Era in discoteca
la sera del rapimento.
Secondo te sono stati loro a rapire la ragazza?.
Io credo di s. E poi c la questione della malattia
vaginale. Figus aveva la Gardnerella, lha trovata
Fumagalli, e della stessa cosa qualcuno ne soffre in
casa Berguet.
Cio lei sta dicendo che quei bastardi hanno
violentato Chiara Berguet?.
Molto probabile, Caterina. Ora che mi viene in
mente....
Il furto! fece Scipioni. Il finto furto in casa di
Viorelo.
Bravo! Non era un furto. Cercavano qualcosa.
Cosa? chiese Italo.
Rocco and alla scrivania. Apr il cassetto di sinistra.
Io dico questo! e tir fuori il telefono cellulare di
Viorelo. Italo, dove sono i numeri che ha chiamato?.
Glielho messi laltro giorno sul tavolo, ma solo i
primi tre. Dice che il rumeno li aveva cancellati, e il
tecnico per avere tutta la lista ci mette un po di tempo.
Poi ci sono quelli della rubrica, ma sono tutti numeri
rumeni e si mise a ravanare in mezzo agli appunti e ai
documenti di Rocco.
Cazzo, avevamo la soluzione sotto gli occhi da
giorni! Chissenefrega dei numeri rumeni. Voglio gli
ultimi tre che ha chiamato! imprec il vicequestore.
Certo se tenessi pi in ordine, Rocco.
253

Antonio sgran gli occhi. Rocco?.


Italo si morse le labbra.
S, Antonio, Italo mi d del tu. Da tanto tempo. Da
adesso sia tu che Caterina siete autorizzati a fare lo
stesso.
Non credo di riuscirci fece Caterina.
Provaci.
Eccolo!. Italo tir fuori un foglio. Questi sono gli
ultimi tre numeri di telefono.
Antonio afferr il foglio. Io vedo di scoprire di chi
sono. Ci metto un attimo!. E spar dallufficio.
Fammi capire bene fece Caterina. Quei due hanno
rapito Chiara e adesso sono morti?.
Hai visto che ti riesce benissimo darmi del tu?.
Caterina arross.
Certo, Caterina. Ora resta da capire se solo loro
erano a conoscenza del luogo del rapimento oppure
no.
No. Dal momento che i genitori hanno parlato con
Chiara. Evidentemente c qualcun altro.
Vero. Rocco cominci a camminare per la stanza.
Cosa sappiamo? Che provenivano da Saint-Vincent.
Dovremmo sapere quanti chilometri hanno percorso.
Magari potremmo avere una botta di fortuna fece
Italo. Per esempio, che so? Qualche multa presa quel
giorno.
No, avevano una targa falsa. Non per fare una
rapina o un furto, ma perch hanno rapito Chiara. E se
qualche telecamera avesse ripreso la scena,
difficilmente sarebbero risaliti al mezzo. No, Italo. La
254

multa scartiamola.
Be, abbiamo il cellulare. Possiamo risalire a quale
cellula era attaccato e vedremo i suoi spostamenti.
Questa gi una prima cosa da fare.
Anche se... disse Italo la cellula o la torre pu
essere molto approssimativa. Anche 50 chilometri,
sapete? Me lo ha detto Antonio.
Ma ce n unaltra che voi non potete sapere. Perch
non siete venuti con me al deposito giudiziario!. Il
vicequestore corse via lasciando Rispoli e Italo a
guardarsi.
In corridoio incontr i due agenti. DIntino con un
vassoio incartato e Deruta con un thermos. Cos sta
roba, DIntino?.
Pasticcini. Li porto alla ragazza, la sua amica nella
stanza passaporti.
E tu, Deruta?.
T. Caldo. Aveva sete.
Allora statemi a sentire. A mezzogiorno preciso tutti
e due prendete la macchina di servizio e riportate
Giovanna a scuola. Sono stato chiaro?.
Sissignore. Chi guida? chiese Deruta.
Tu. DIntino al volante una pippa. E non
accendete la sirena. Anche se la ragazza ve lo dovesse
chiedere. Intesi?.
Fecero s con la testa allunisono e corsero verso
lufficio passaporti. Giovanna li aveva ridotti a due
cagnolini da compagnia.
Ma cosha di tanto interessante questo furgone?
255

chiese il guardiano del deposito.


Rocco torn allo sportello del passeggero. Si chin e
si mise a leggere gli adesivi del cambio dolio.
Lultimo era dellAgip, riportava la data di domenica. E
il chilometraggio. Rocco si trascin fino al sedile del
guidatore. Tolse la polvere dal vetro e lesse il
chilometraggio finale di quel furgone. Dal cambio
dellolio avevano fatto solo 130 chilometri.
Lei come si chiama?.
Lucianino!.
Lucianino, ce lha una mappa di Aosta?.
In ufficio c Internet.
Davanti alla mappa Rocco si accese una sigaretta.
Posso anche io?.
Certo, Lucianino. Allora, seguimi nel ragionamento.
A che ora chiudono i benzinai?.
Alle sette?.
Bene. Diciamo che per prima cosa i due vanno allo
Sphere, dove arrivano pi o meno per le undici. Lo
Sphere sta sulla strada per Cervinia.
S, lo so, ci va pure mio figlio. A Saint-Andr.
Allora da Aosta sono pi o meno... 37 chilometri. Dico
pi o meno perch mica lo so qual il benzinaio di
partenza.
Agip.
E ce ne sono tanti.
Questo aperto di domenica!.
Lucianino fece mente locale. Allora sicuro quello
di via Luigi Vaccari! Via Vaccari... fino a l 35
256

chilometri, confermo.
Bene. Da l i due tornano a casa Berguet. l che
hanno preso Chiara.
Chi Chiara?.
Lascia stare. Allora fino a casa Berguet?.
S, ma io non so dov.
A Porossan. Aosta.
Lucianino digit sulla mappa. E sono altri 37
chilometri.
Siamo a... Rocco fece un rapido calcolo mentale
... 72 chilometri. Ora i due devono tornare dalle parti
di Saint-Vincent, perch i chilometri si stanno gi
esaurendo.
A Saint-Vincent sono... 38 chilometri.
E andiamo a 110. Poi tornando verso Aosta hanno
lincidente. Allora a noi per arrivare a 130 chilometri ce
ne mancano solo 20. 20 chilometri per capire dove
cazzo sono andati. Una ventina di chilometri da SaintVincent. Andata e ritorno pi o meno.
Ma loro chi?.
Tranquillo, Lucianino. Sto pensando a voce alta.
Dove si pu andare con 20 chilometri da SaintVincent?.
Mah... allora, o verso Moron, e si sale su fino a
Salirod....
Oppure?.
Oppure qui, vede? Verso Promiod... o verso Closel
e salire per altri 15 chilometri.
Unira di Dio di posti.
Direi di s.
257

Ma io mi arrendo, Lucian?.
Non lo so. Si arrende?.
Manco per il cazzo. Grazie, Lucianino!.
Prego, dottore.
Il vicequestore stava tornando verso lufficio quando
unauto della polizia a sirene spiegate gli tagli la
strada proprio nel mezzo di un incrocio bloccando il
traffico. Italo Pierron scese insieme ad Antonio e si
avventarono sulla Fiat Croma di Rocco. La cosa che
stupiva Schiavone non era il comportamento dei suoi
agenti, che ormai sembravano contagiati dalla sua
schizofrenia, ma il fatto che dalle auto dei valdostani
bloccate da quella manovra assurda e improvvisa non si
alzava neanche un clacson di protesta. Una cosa simile
a Roma avrebbe provocato un concerto, unesplosione
di suoni e urla dal finestrino. Invece, civilt di quel
popolo, sulla strada regnava un silenzio quasi irreale.
Rocco, non potevamo aspettare! disse Italo con il
fiatone.
Allora, abbiamo controllato i tre numeri di Viorelo
Midea continu Antonio Scipioni. Le ultime
chiamate le ha fatte alla pizzeria Posillipo, in Romania,
ma lultima, proprio lultima, a un altro numero.
Vabb, mi volete dire quale o devo stare qui a....
Marcello Berguet disse Italo. A quel nome un
clacson timido e solitario si alz dalla fila che si era
creata alle spalle dellauto di Rocco.
Marcello Berguet... ripet Rocco.
Lo prendiamo?.
258

Aspettate. Abbiamo un vantaggio. Sfruttiamolo a


nostro favore... Cosa sappiamo? Che Marcello quello
che dice di aver parlato con lei. Ma forse non vero.
Non ci ha mai parlato. Oppure s. Comunque lui sa
dov la nipote, questo chiaro!.
Il clacson solitario si fece risentire.
Che facciamo?.
Fate retromarcia e seguitemi alla clinica Agnus
Dei.
Gli agenti tornarono allauto scusandosi con gesti
vaghi con gli automobilisti ancora pazientemente in fila
mentre Rocco partiva a razzo verso il centro di Aosta.
Enrico Maria Charbonnier se ne stava come un papa
su un divano fronte finestra a leggere il giornale con
una bella tazza di t sul comodino e il panorama delle
Alpi innevate davanti a lui.
Mi faccia capire. Prima mi manda in clinica e
adesso vuole che torni in ufficio?.
Io devo sapere se Carlo Figus ha delle propriet da
qualche parte verso Saint-Vincent.
Perch, dottor Schiavone?.
Perch lui insieme a un poveraccio senza casa
hanno rapito Chiara, e non credo che labbiano portata
in una casa della famiglia Berguet.
Ma chi le fa credere che non ci sia di mezzo qualcun
altro?.
Perch il mandante di quei due Marcello
Berguet!.
Il giornale cadde dalle mani del notaio. Marcello? Il
259

professore?.
Esatto. Ora io so che Chiara nella prigione da
domenica notte, o se preferisce da luned mattina. E
Dio solo sa se ancora viva.
Faccia cos, vada lei con i suoi agenti a piazza della
Repubblica, al catasto. Io ora chiamo un impiegato mio
amico. Vedr, ci metterete un attimo.
Grazie, dottor Charbonnier.
Devo fare altro?.
Niente rispose Rocco. Continui a leggere il
giornale e ne approfitti per riposarsi e farsi le analisi.
Per altro ho visto che a infermiere qui non sono messi
male.
Il notaio sorrise. Alla mia et al massimo posso
contemplarle, come le Alpi. E fece un gesto teatrale
della mano verso le vette che spuntavano lontane, oltre
la finestra.
Neanche mezzora dopo il vicequestore e i suoi
agenti uscirono amareggiati dal catasto. Non trovarono
nulla intestato a Carlo Figus o alla madre. Marcello
Berguet invece aveva un monolocale in centro e un
villino dalle parti di Alagna. Rocco lo aveva scartato.
Troppo distante, stando allintuizione dei chilometri
macinati dal furgone dei rapitori.
Erano al punto di partenza.
Chiamiamo il questore sugger Antonio.
Per fare cosa?.
Facciamogli radunare un gruppo pazzesco. Tutti:
vigili del fuoco, carabinieri, finanzieri, forestali, guide
260

alpine. Tutti. Dobbiamo esplorare unarea di diversi


chilometri e noi da soli come facciamo?.
Per organizzare una cosa simile ci vogliono ore,
tempo, e noi non ce labbiamo. In pi rendiamo la cosa
pubblica. E anche questo potrebbe giocarci un brutto
scherzo.
Tipo? chiese Italo.
Tipo che oltre a Marcello Berguet c qualcun altro
invischiato in questa storia. E se la potrebbe dare a
gambe. Io al telefono ho sentito uno dei rapitori,
accento calabrese.
Ma poteva essere quel Cutr che risiede a Lugano.
Poteva, certo. Ma poteva anche essere qualcuno che
sta qui ad Aosta. Noi di questorganizzazione non ne
sappiamo ancora niente. Solo la punta delliceberg.
Meglio, due punte delliceberg.
Quali? Marcello Berguet e poi?.
Il fidanzatino di Chiara. Max. Lui centra.
Perch?.
Conosceva i rapitori. Almeno Carlo Figus. E se
centra lui centra anche sua madre. Non rimane che
andare a prendere il lupo.
Antonio e Casella, come da istruzioni ricevute dal
vicequestore, erano andati a prelevare Marcello
Berguet. Rocco sera raccomandato di farlo fuori dalle
aule, lontano dagli alunni e coinvolgere il meno
possibile listituto. Ma non ce ne fu bisogno. Quando
Rocco entr nel suo ufficio, seduto rigido come un palo
col suo vestito in perfetto ordine, i capelli impomatati e
261

il viso che ancora odorava del dopobarba del mattino,


cera Marcello Berguet che laspettava.
Mi fa piacere vederla qui, professore. Lavevo
mandata a prendere a scuola.
Io e lei dobbiamo parlare.
Lo so. Lavevo mandata a prendere da due miei
agenti.
E per quale motivo?.
Diciamo... rapimento, professor Berguet. Rapimento
e omicidio! e Rocco Schiavone alz un foglio.
Rapimento? Omicidio? Ma cosa le salta in mente?.
Vede questo foglio? Mi arrivato da poco da un
rivenditore di auto. Abbiamo trovato un pezzo di faro
gi nel garage di Cerruti. Sfortuna vuole che ci fosse
proprio il codice. Sono risaliti alla fabbrica e indovini
un po? L costruiscono i fari per la Suzuki Jimny. Se
non sbaglio Giuliana, sua cognata, ha una Suzuki
Jimny, e se non sbaglio lei quello che la guida
sempre. Cos ci ha detto quando venimmo a casa
vostra, il giorno che la ritrovammo coi vetri dei fari
fracassati sulla strada. Lei lha usata per andare a
trovare Cristiano?.
Senta, mi lasci dire una cosa....
No, lasci parlare me. Per quale motivo sul cellulare
di Viorelo Midea, che uno dei rapitori di sua nipote,
c il suo numero?.
Berguet guard Rocco. Il mio?.
Gi. La sera del rapimento. Lha chiamata?
Chiedeva istruzioni? Voleva dirle che avevano preso la
ragazza? cos?.
262

Io non so neanche chi sia questo Viorelo Midea!


grid Marcello.
Dove lhanno messa sua nipote? Questo per lo
sa!.
Ma se lo sapessi andrei a prenderla, cazzo!. I nervi
di Marcello stavano cedendo.
Si calmi professore, per favore. Lei lunico ad
aver parlato con Chiara.
Certo. Sono io.
E dobbiamo fidarci della sua parola?.
Certo. Ho sentito Chiara che diceva: Sto bene. Tutto
qui.
E lei sicuro si trattasse di Chiara? In fondo ha
detto solo: sto bene. Un po poco per avere una
certezza.
Marcello ci riflett per qualche secondo. S, pu
anche essere. Non lo so. Io ho detto: Chiara sono lo zio.
E lei ha risposto: sto bene zio Marcello. E basta. Forse
era sconvolta, aveva sicuramente paura. Una cosa per
certa. E ci penso solo ora. Lei non mi ha mai
chiamato zio Marcello. Io per Chiara sono da sempre
zio Ninni. Non mi ha mai chiamato zio Marcello. Mai.
Perch ci penso solo ora?.
Rocco prese un respiro profondo. Posso avere il suo
cellulare?.
Marcello si mise la mano in tasca. Allung il
cellulare a Rocco che controll subito i numeri in
entrata. Ecco qui. Ore tre e un quarto della mattina di
luned. Lei ha ricevuto la telefonata al 333 25 25 04,
che il suo numero, dal cellulare di Viorelo Midea. C
263

anche nel registro. La durata della chiamata stata di...


tre secondi?. Rocco strizz gli occhi. Come, tre
secondi?.
Io a quellora di solito dormo, dottor Schiavone
fece Marcello, non mi metto a parlare al telefono. E
si pass la mano sulla faccia.
Questo cellulare, solo sei numeri. Com?.
un accordo che fece Pietro con lo sponsor. Ha
voluto per noi dellazienda, anche se io ne faccio parte
solo nominalmente, dei numeri in sequenza. Il mio
finisce con lo 04, quello di Pietro con lo 01, mi pare
Giuliana 03, Cerruti 07 e altri impiegati hanno questo
numero. Con finali diversi, ovvio.
Rocco si azzitt. Sentiva la terra tremare sotto i piedi
e una voragine pronta a ingoiarlo come una caramella.
Si mise a fissare il viso di Marcello. Che si sent in
imbarazzo. Che... che succede? Perch mi guarda?.
Lei si fatto la barba stamattina?.
Marcello pens seriamente che il vicequestore
soffrisse di una qualche patologia psichica. Me la
faccio ogni giorno. Non la sopporto.
Porca puttana! sbott il vicequestore e il
professore perse la sua compostezza saltando sulla
sedia. Sono un coglione!. Alz il telefono sotto lo
sguardo attonito di Marcello Berguet. Pronto,
Fumagalli? Sei ancora ad Aosta?.
No, Schiavone, ci sono i miei uomini. Se vuoi ti
metto in contatto con loro.
Ascolta. Magari te lo ricordi. Sul luogo del delitto
Cerruti....
264

Dimmi.
Ricordi alluscita del palazzetto? C un giardino
condominiale.
S, coperto di neve. Cespugli di grevillea e
pyracantha. Perch?.
Avete controllato l?.
Certo. Accanto a un cespuglio abbiamo trovato
delle orme. Qualcuno s avvicinato, ci ha tramestato in
mezzo e se n andato.
E secondo te che cercava?.
Allinizio pensavo qualcuno con un cane. Ma tracce
di animali sulla neve non ce nerano. Se fosse estate ti
direi che ad un condomino dal balcone gli caduto un
panno steso ed sceso a riprenderselo. Ma non
estate.
Direi proprio di no. Grazie, Alberto.
Figurati.
Ah, grazie per aver relazionato a Baldi. Bella figura
di merda che mi hai fatto fare.
Non sar n la prima n lultima.
Su questo devo essere daccordo con te e butt
unocchiata verso Marcello Berguet. Poi il vicequestore
appoggi i gomiti alla scrivania e nascose il viso nelle
mani per un tempo che a Marcello parve infinito. Si
stropicci gli occhi stanchi e finalmente guard il
professore di matematica. Lo sa perch succedono
certe cose? Perch uno non guarda con attenzione.
Lo so, dottore. Basta una distrazione, un piccolo
errore di calcolo e non si trova pi il valore
dellincognita.
265

Vero. Non ho pensato al rasoio. Al rasoio con la


schiuma da barba nel bagno di Cerruti. Lui la barba non
se la faceva.
Marcello abbass gli occhi.
Perch non me lha detto subito che era lei lamante
di Cristiano?.
Lei non me lha mai chiesto. E soprattutto da
quando sono in questo ufficio, non mi ha fatto parlare.
Se invece di aggredirmi mi avesse ascoltato, avremmo
risparmiato tempo.
Rocco scosse la testa. Allora prego. Parli pure.
La relazione che avevo con Cristiano era, e vorrei che
continuasse ad essere, una cosa segreta. Lei lo sa, io
insegno, Aosta ha 40.000 abitanti, essere bollati e
guardati con scherno un attimo. Mica siamo a Roma!.
Le devo chiedere scusa.
Lasci stare. Fra me e Cristiano non andava affatto
bene. Era a pezzi, nervoso, io lo so, nascondeva
qualcosa. Parliamo della mattina dellomicidio. Io sono
uscito presto, neanche le otto, dovevo arrivare in
anticipo a scuola. Cristiano aspettava una persona alle
otto e un quarto.
Chi?.
Non ha voluto dirmelo. Glielho detto. Era nervoso,
scattava per un niente, litigavamo da giorni.
Forse suo fratello oppure Giuliana glielhanno gi
detto. Ma Cristiano era invischiato nel rapimento di sua
nipote.
Lo so. Per questo non mi vede versare neanche una
lacrima. Non avevo capito niente. Ci vedevamo,
266

parlavamo, ma chi fosse in realt Cristiano Cerruti io


non lo sapevo. Pensavo fosse... come ha potuto?.
Marcello guard Rocco dritto negli occhi. Come ha
potuto mettersi in mezzo a questa storia?.
Tre milioni di euro le pare una risposta
accettabile?.
Marcello si stropicci le mani. Ha una sigaretta?.
La mente di Rocco vol al cassetto con la marijuana,
ma gli sembr un gesto azzardato. Italo! chiam ad
alta voce. Sa, le mie le ho finite. Aspetti che viene
lagente. Fanno schifo, ma meglio di niente.
Italo entr. Guard Marcello Berguet, poi il
vicequestore. Dica....
Smolla due sigarette e fumatene una pure tu....
Italo allarg le braccia, offr la prima a Marcello, poi
se ne mise in bocca una e alla fine gett il pacchetto a
Rocco. Ce ne sono due, dottore. Cos sta bene anche
per dopo disse con finta gentilezza. Allora, ha
cantato? aggiunse lagente, che non conosceva gli
sviluppi della questione.
Stiamo a Sanremo, Pierron? Chi doveva cantare?
Mettiti seduto e ascolta e sappi che con questo signore
abbiamo inanellato unennesima figura di merda.
Si accesero le sigarette e subito una coltre di fumo
riemp lufficio. Rocco prese un foglio. Il numero di
Cristiano ha uno 07 finale. Il suo, professor Berguet,
uno 04. A guardare una tastiera facile che Viorelo
abbia sbagliato a digitare. In piena notte, mezzo
addormentato, pu succedere.
In pi aggiunse Italo abbiamo fatto un bel
267

riscontro. La telefonata fatta al dottor Berguet


avvenuta due minuti prima che il furgone si schiantasse
sulla curva. Lo sappiamo perch s fermato lorologio
sul cruscotto proprio a quellora.
Ottimo, Italo. Allora Viorelo voleva chiamare
Cristiano per dirgli che era tutto a posto. La ragazza era
presa, eccetera eccetera. Ci siamo?.
S.
Rocco si alz in piedi e and alla finestra. Lei
Marcello andato via da casa Cerruti un po prima
delle otto.
Esatto.
Italo spalanc la bocca, aveva capito qual era il ruolo
del professore in casa Cerruti.
Mi racconti per bene.
Certo. Mi sono fatto la barba, mi sono vestito, ho
preso lascensore e sono andato gi in garage. Ho preso
la macchina e sono uscito. Vede? si mise la mano in
tasca e tir fuori un mazzo di chiavi. Un anello con una
emme dargento. La porta di ferro del garage si apre
con questo spinotto.
S fece Rocco, mazzo di chiavi che ho visto il
primo giorno che sono venuto a casa Berguet. Avrei
dovuto ricordarmene....
E questo tutto. Sono andato a scuola....
Mentre qualcun altro entrava nellappartamento e
uccideva Cristiano Cerruti concluse Rocco.
Presumibilmente quello che la portiera ha visto uscire
di casa. Il vicequestore si gir verso Marcello. Mi
dica, dal momento che lei Cristiano lo conosceva bene.
268

Aveva propriet qui ad Aosta? Case in montagna,


garage, fienili?.
Marcello ci pens su un attimo. No. Cristiano non
era neanche di qui. Era marchigiano. Stava ad Aosta da
tre anni... lunica cosa che possedeva era lauto e la
casa dove abitava.
E in auto abbiamo trovato niente di interessante,
Italo?.
No. Niente di che....
La ringrazio, professore. La lascio ai suoi affari.
Chiara?.
La troveremo, ci conti. E se lei dovesse ricordare
qualcosa che pu aiutare....
Mi creda, dottor Schiavone, non spero altro da
giorni.
Aveva la sensazione di stare in una stazione dei treni
con tutti i binari morti. In silenzio, poggiato coi gomiti
alla scrivania, gli occhi chiusi, Rocco Schiavone
ripercorreva tutte le cose che in quei pochi giorni aveva
visto e sentito. La mente navigava autarchica passando
dalla faccia di Cristiano Cerruti a quella dei suoi amici
di Roma. Furio, magro e senza capelli con gli occhi
greci che sembravano sempre truccati. Sebastiano,
lorso, che invece di capelli ne aveva anche troppi e
sembrava pettinarsi con le miccette. Brizio, il bello, che
chiamavano Alanford, roscio e coi baffi da polacco. Poi
gli appariva il viso di Pietro Berguet, Giuliana che
diventava quello di sua madre che diventava quello di
Adele che forse era gi in viaggio per venirsi a
269

nascondere a casa sua per un giochino fra due


innamorati anacronistico e senza speranze. No, cos non
va, si disse. Apr gli occhi. Italo se nera stato tutto il
tempo seduto e in silenzio.
Credevo ti fossi addormentato.
No. Pensavo. Ma sbatto contro i vetri e non esco
dalla stanza.
Posso aiutare?.
Cosa mi sono perso? Cosa mi manca? Di chi era la
voce del calabrese al telefono? Quando arrivano gli
altri numeri di Viorelo?.
Pi tardi. Dicono in serata.
Per ora sappiamo che chiamava Cristiano Cerruti.
Poi aveva chiamato un numero estero, con prefisso
Romania....
Qualche parente.
E la pizzeria Posillipo.
Dove lavorava tre giorni a settimana. Di quel tale
Domenico Cuntrera....
Detto Mimmo.
Come arrivano le intuizioni? Spesso allimprovviso.
Spesso sono cose che gi si sanno e che appaiono dun
tratto, come lucciole a giugno. A volte possono
sembrare lampadine che si pensavano fulminate e che
invece si riaccendono per un prodigio della tecnica.
La pizzeria Posillipo! Ti ricordi che ci disse il finto
cuoco napoletano? Che lui Figus non lo conosceva.
E invece?.
Invece la madre, la signora col diabete, aveva in
mano un pugno di foglietti, buoni pasto della pizzeria.
270

Che Mimmo, cos disse, le aveva regalato.


Pensi che sia lui?.
Il finto napoletano? Ci disse che era di Soverato,
ricordi?.
Io non lo so dov Soverato.
Io s!.
Che giorno oggi?.
Gioved, Rocco.
Qui dice chiusa il mercoled. Allora perch non c
nessuno? butt unocchiata dentro la pizzeria
Posillipo. Tutto spento. Te lo dico io. Perch il nostro
finto napoletano da mo che se n andato.
Dici che lui?.
lui al cento per cento.
E adesso?.
Mi sono rotto il cazzo. Rocco raccolse un mattone
dal marciapiede, lo pul dalla neve e poi lo scagli
contro la vetrata della pizzeria. Prego! fece a Italo
che entr per primo.
I tavoli erano apparecchiati. Le luci spente. Soltanto
sopra gli specchi, un neon blu illuminava appena
lambiente. Rocco e Italo entrarono in cucina. Accesero
la luce. Se la sala era un esempio di buona architettura
dinterni, la cucina faceva ribrezzo. Unta, sporca e nera.
Mattonelle spaccate e il pavimento oleoso e scuro di
muffa. In pi in quella specie di caverna che i Nas
avrebbero dovuto chiudere da tempo, non cera segno
di vita. A parte le spie del grosso frigorifero, il resto era
morto, abbandonato. Sul tavolo da lavoro riposava
271

limpasto della pizza. Un odore acre di latte cagliato


pungeva le narici. Aprirono la porta per entrare
nellufficio. Anche l tutto in ordine, tranne un armadio
di ferro. Spalancato e rovistato frettolosamente. Due
dei sei ripiani erano vuoti.
Una bella fretta... continuiamo... fece Rocco.
Passarono nuovamente in cucina e infilarono una
porta di ferro che dava nel magazzino sul retro. La
saracinesca che apriva su un parcheggio secondario era
spalancata. Sulla neve tracce di pneumatici. Dentro, il
piccolo magazzino era pieno di cassette di legno,
bottiglie dacqua, due enormi tavoli sommersi da
conserve di pomodoro, una cella frigorifera. Era aperta.
Rocco ci infil la testa. Sugli scaffali cerano
abbastanza derrate alimentari da sopportare un assedio
di mesi. Scatole e scatolette, sacchi di farina, di sale e
di zucchero, enormi barattoli di tonno. Ma la cosa che
attir immediatamente lattenzione di Rocco fu un
secchio di metallo. Cera infilato uno scopettone, ma
allinterno non cera acqua.
Banconote. Da 5, 10, 20 e 50 euro. Accartocciate,
spiegazzate, vecchie e lise.
Porca... disse Italo.
... troia concluse Rocco. Ti va di dargli una
contatina?.
Ma che roba ? Di chi questo posto?. Italo si
chin e cominci a contare il denaro.
Ancora non lhai capito?.
No.
Ndrangheta.
272

C la ndrangheta ad Aosta?.
E perch non dovrebbe? Che c qui che non va?
fece ironico il vicequestore. Bisogna chiamare Baldi.
Serve un ordine di cattura per Domenico Cuntrera. E
chiamiamo pure la centrale. Facciamo venire un po di
gente. Costa ne avr da parlare coi giornalisti.
Rocco si attacc al cellulare. Italo continuava a
contare il denaro.
Dottor Costa? Sono Schiavone. Sto facendo venire
gli agenti alla pizzeria Posillipo. Era il centro di
unorganizzazione mafiosa. Sono i responsabili della
scomparsa di Chiara Berguet.... Rocco osservava Italo
che impilava le banconote cercando di stirarle. S,
dottore. Farebbe meglio a chiamare Roma. Prestiti,
usura, le solite cose. Copr la cornetta e chiese a Italo:
Quant?.
37.000 mila euro.
S, abbiamo trovato anche delle banconote. 20.000
euro... piccolo taglio....
Italo guard Rocco che gli fece locchiolino. Certo,
dottore. Allerto la centrale.
Il vicequestore chiuse la telefonata. Ora prendi i
17.000 euro che avanzano. E sbrigati, prima che
arrivino gli altri....
Veramente Rocco?.
Ho la faccia di uno che scherza? Un po di liquidi
per una buona causa.
Quale? domand Italo, che cercava di nascondere
le banconote nelle tasche e nel giubbotto.
Ricordiamoci che Chiara aspetta noi. Forza,
273

sbrigati.
Rocco e Italo avevano lasciato gli agenti della
centrale a prendersi cura della pizzeria Posillipo ed
erano tornati a via Chateland 92, lindirizzo del fu
Carlo Figus.
Rocco, ti dispiace se non salgo? Io l dentro non mi
sento bene.
Tieni, mastica questa. E gli pass una caramella
gommosa alla frutta.
Fa stare meglio?.
Non lo so. Ma almeno ti lascia un buon sapore in
bocca.
La mamma di Carlo Figus apr la porta. Non sorrise.
Fece retromarcia sulla sedia a rotelle per far entrare i
poliziotti. Siete tornato a trovarmi... disse. Aveva
addosso lo stesso cardigan con Topolino cucito sopra.
Non una visita di piacere, signora. Italo intanto
guardava con orrore la mondezza che riempiva la casa.
Masticava nervosamente la caramella, ma la puzza di
vecchio e di muffa era troppo forte e insistente per una
semplice caramella gommosa.
Perch? Che ho fatto? gli occhi della donna
divennero enormi dietro le lenti.
Lei niente. Per mi deve dire la verit.
Lo volete un caff?.
No, grazie. Domenico Cuntrera detto Mimmo.
venuto qui?.
Non lo conosco.
Non sapeva mentire. Aveva abbassato gli occhi e si
274

grattava una spalla.


Signora, glielo chiedo per la seconda volta: Mimmo
Cuntrera, dov?.
Io le ho detto che non lo conosco la voce le
tremava, si aggrapp alle rotelle della sedia. Che ne so
io? Perch mi fa queste domande? Perch mi tratta
cos? Non eravamo amici io e lei? Non eravamo
amici?.
Siamo amici, signora, se lei risponde e dice la verit
lo saremo ancora di pi.
Gir la sedia. Ma che ne so io? Che ne so? Io non lo
conosco.
I buoni della pizzeria, signora. Me li ha mostrati
laltra volta. Chi glieli ha dati?.
Non ho buoni di nessuna pizzeria io. Io non li ho. Io
non cono... sera bloccata allimprovviso.
Al centro del sentiero scavato nella montagna degli
oggetti era apparsa la figura scheletrica di Adelmo. Il
nonno di Carlo. Stanco, appoggiato allo stipite della
porta, guardava i poliziotti chiusi in quella discarica
alle prese con sua figlia. Aveva alzato una mano.
Voleva parlare. Con lentezza tir fuori il fazzoletto, si
asciug la bocca, guard Rocco, poi disse: venuto
qui. Dal giorno che Carlo morto. E pure ieri. venuto
qui.
Cosa voleva, signor Adelmo?.
Io non lo so. Continuava a dire: dov? Dove lha
messa Carlo? S messa a cercarla pure in casa, sotto
tutto... tutto questo schifo... a Rocco parve di veder
sorridere il vecchio. Qui sotto ci pu stare qualsiasi
275

cosa, anche un cadavere, e nessuno lo sapr mai.


Ma cosa cercava Cuntrera? insistette dolce il
vicequestore.
Diceva solo: dove lha nascosta Carlo? Dove lha
portata? Ma io dottore glielo giuro, non so cosa
cercava. andato via e ha detto: imbecilli! Proprio
cos. Imbecilli!.
Lei non ha paura?.
Che ho da perdere? e con un gesto lento abbracci
quella discarica, la figlia sulla sedia a rotelle e se
stesso. Me lo dica lei.
Il vicequestore si gir verso Italo. Afferr una busta
che il poliziotto teneva nei pantaloni. Tenga, signor
Adelmo. Questi fanno comodo.
Il vecchio non si scompose. Guardava la busta senza
toccarla. Cos?.
Un risarcimento per la stupidit di suo nipote.
Avanti, prenda, importante.
Adelmo allung la mano tremante. Prese la busta che
scricchiol fra le dita artritiche delluomo. Noi
andiamo. Addio, signora Figus. Addio, Adelmo.
Rocco fece dietro front e seguito da Italo ripercorse il
sentiero fino alla porta di casa.
Quanto gli hai lasciato, Rocco?.
11.000 euro. Io e te ce ne facciamo bastare sei. Per
le spese di ogni giorno.
Ottimo! fece Italo.
Ora sbrighiamoci.
Perch?.
Stavolta non ci sono dubbi. Chiara sola!.
276

Lufficio di Rocco sembrava una stazione della metro


allora di punta. Convocati durgenza si erano radunati
l gli agenti superstiti della questura. Rocco li guardava.
A parte Italo Antonio e lispettore Rispoli il resto del
paesaggio era desolante. DIntino, con i suoi occhietti
da pesce lesso, Deruta e la sua enorme mole, Casella, il
giovanotto del Vomero di cui non ricordava il nome e
un altro paio di agenti in et pensionabile.
Ndo vado con questi? si diceva il vicequestore
mentre cartina sul tavolo spiegava larduo compito da
svolgere. Dobbiamo cercare una casa, probabilmente
isolata. Quindi evitiamo i centri abitati. E la dobbiamo
cercare in questo triangolo che va da Salirod a Promiod
a Saint-Vincent.
Cazzo mormor qualcuno.
Per c una cosa che ci aiuta. La neve. Ha
cominciato a nevicare marted notte e io credo, visto
che i rapitori sono morti luned, che nessuno si sia pi
avvicinato al nascondiglio. Quindi dobbiamo cercare un
posto dove non ci siano tracce di pneumatici, orme, e
soprattutto dove nessuno labbia spalata via.
Bene. gi qualcosa fece Casella.
Ora quanti siamo?.
Lispettrice Caterina Rispoli cont. Dieci con lei,
vicequestore. Un paio di noi devono restare qui in
questura, no?.
Tu che fai Caterina, vieni o resti?.
Certo che vengo. Chissenefrega della febbre.
Benissimo. Quante macchine abbiamo?.
277

Sei. Ma una deve restare qui per ogni imprevisto


disse Italo.
Allora cinque? chiese Rocco.
Prese la parola timidamente lagente napoletano.
Veramente una ingolfata da tre giorni.
Allora quattro?.
E unaltra lha fracassata DIntino.
Abbiamo tre macchine? chiese Rocco. Solo tre
macchine?.
In tre macchine possiamo andare su in quindici!
disse Deruta cercando di dare uniniezione di
ottimismo.
Deruta, dobbiamo dividerci in gruppi da due. Ci
servono almeno cinque mezzi. Vabb, io prendo la mia
macchina e siamo a quattro.
Io ho la moto fece il giovane del Vomero.
Con questo freddo?.
A mali estremi....
Ce lhai due caschi? chiese il vicequestore.
Certo. Ce li ho.
Allora, Deruta e DIntino sulla prima auto di
servizio. Voi siete una coppia collaudata.
Sissignore.
Italo e lispettore Rispoli sulla seconda auto.
Bene.
Tu, giovanotto, te ne vai con la moto e ti porti
Casella.
Perch proprio io? protest subito lagente.
Perch s. Copriti, pigliati unaspirina e monta sulla
moto. Voi due! e indic due agenti anziani che Rocco
278

non aveva mai visto da quando era ad Aosta. Com


che vi chiamate?.
Agente Curcio fece quello con la barba.
Agente Penzo quello pelato.
Rocco sorrise. Curcio e Penzo, erano una coppia di
giocatori della Roma che gli mancavano sempre per
finire lalbum. Allora, Curcio e Penzo, salite sulla
terza macchina di servizio, e io e Antonio sulla mia. Ci
rivediamo qui sotto fra dieci minuti.
Ah dottore? Italo lo prese per il gomito.
Che c?.
La macchina numero due senza benzina.
Ma porca.... Rocco prese il portafogli e diede 50
euro a Italo. Ecco. E con questi sono cento sacchi.
Larmata Brancaleone era sul piede di guerra. Gli
agenti guardavano Rocco che controllava la fila dei
mezzi. Aveva consegnato a tutti una radio.
Mi raccomando url con il walkie-talkie ben in
alto in modo che tutti lo vedessero. Canale 2. Chiaro?
Canale 2. Forza, muoviamoci!.
Entr nella sua auto e fece cenno di partire. La
colonna si mosse. In testa la Volvo di Rocco. Lo
scooter del giovane napoletano a chiudere. Casella gi
batteva i denti per il freddo.
Speranze ce nerano poche. Rocco lo sapeva. Ma
doveva agire in fretta, la priorit era salvare la pelle di
Chiara Berguet. Il resto sarebbe venuto dopo.
Come la vedi, Antonio?.
Male, Rocco. La vedo male. Qui se non ci aiuta una
279

botta di culo....
Mentre saliamo, riflettiamo.
qualcosa?.
Non lo so. Proprio non lo so.

sfuggito

Allaltezza di Saint-Vincent serano divisi.


Schiavone e Antonio Scipioni avevano preso la strada
per Closel. Salivano sui tornanti. Boschi, rocce, tutto
era stato coperto dal manto nevoso. Appena usciti dal
centro abitato Rocco, con locchio sul contachilometri,
rallent la marcia. Cominci ad osservare le case.
Va bene Antonio, da qui possiamo cominciare a
buttare unocchiata.
Quali guardiamo per prime?.
Le case isolate e controlliamo le sterrate che si
inoltrano nei boschi. Potrebbero portare a dei rifugi.
Allora comincerei da quella e indic una casa con
gli scuri chiusi. Un bel villino a due piani. Sembrava
disabitato. Nel giardino non cera traccia di passaggio
umano. La neve aveva ricoperto la legna da ardere e
unaltalena appesa al ramo di un albero. Puzza di casa
delle vacanze. Per proviamo. Ferm lauto e scesero.
Il cancelletto era di legno e bastava spingere per
entrare. Antonio guard le scarpe di Rocco: Certo che
con quelle....
Lo so! lo interruppe Schiavone, lo so! Ci sono
abituato.
Entrarono nel giardino. I vasi sul balconcino erano
vuoti, solo qualche mozzicone di vecchi garofani. La
neve tuttintorno alla villetta era intonsa. Rocco arriv
280

alla porta. Chiusa, serrata. Cerc di sbirciare dentro


casa attraverso il cuoricino intagliato nel legno. Alla
fine si risolse. Prese il coltellino svizzero e si avvicin
alla serratura.
Che fai? chiese Antonio.
Bisogna entrare, no?.
Armeggi per pochi secondi nella serratura. Poi
lapr.
Per, mica male. Lo insegnano ai corsi di polizia
gi a Roma? fece Antonio.
Entrarono nella villetta.
Buia. Avevano staccato la corrente. Con laiuto del
cellulare si fecero luce. Cera odore di chiuso e i mobili
erano coperti da plastiche impolverate.
Vai gi in cantina.
Antonio scese delle scale che portavano al piano
seminterrato. Rocco sal verso le camere da letto.
Ce nerano due. Una con la carta da parati piena di
puffi e due lettini colorati, laltra matrimoniale.
Niente. Torn al piano di sotto. Incontr Antonio.
Allora?.
Nulla.
E una.
Ma di questo passo sai quanto ci mettiamo?.
Anche tutta la notte, Antonio. Anche tutta la notte.
Appena risaliti in macchina la radio gracchi:
Rocco? Sono Italo.
Dimmi, Italo.
Siamo entrati in una casa. Sembrava abbandonata.
281

Invece stata svaligiata. Che faccio?.


Segnala e tira dritto. Ce ne occuperemo in un
secondo momento. Forza!.
Con un rumore gracchiante la radio si spense.
Mentre cerchiamo, me la dici una cosa?.
Se posso....
Perch sei stato trasferito ad Aosta?.
Rocco guardava con attenzione le case. Punizione.
Ma per cosa?.
Tendo ad applicare la legge con poco equilibrio.
Vale a dire?.
Diciamo che mi faccio prendere la mano.
E posso chiederti cosa successo?.
No. Non mi va di parlarne. E comunque, Italo lo sa.
Fattelo raccontare da lui.
Rocco a sinistra, Antonio a destra, guardavano
attentamente prati e boschi. Il bianco si rifletteva sui
loro volti stanchi e accecava gli occhi.
Quelle?.
Troppo vicine. C una macchina parcheggiata. Luci
accese. No, scartiamo quelle non isolate.
Fecero due tornanti senza trovare tracce di case o
stradine laterali, a parte dei sentieri per escursionisti
che si inerpicavano sulle montagne. Quante ore di luce
abbiamo ancora?.
Antonio guard lorologio. Poche.
Guarda qua! una stradina carrabile che partiva e si
addentrava nel bosco. Potrebbe?.
Non c passato nessuno. Andiamo.
Rocco svolt ed entr affrontando con decisione la
282

neve. Lottima meccanica svedese e le quattro ruote


motrici fecero avanzare lauto fino a una catapecchia
cadente.
Questo mi pare un fienile disse lagente siciliano.
E andiamo a guardare.
Nellaria fresca un odore di legna bruciata e di
resina. Nessun rumore. Solo quello della neve che ogni
tanto cadeva dagli alberi.
Io dico che non c nessuno.
Il tetto era vecchio e aveva ceduto in pi parti. Il
piano di sopra era scarnificato come una carcassa in un
deserto. Il piano inferiore invece era ancora intonso. La
porta era spalancata. Cera solo qualche cubo di fieno e
le ruote di un vecchio trattore. Nientaltro. Buco
nellacqua. Torniamo alla macchina!.
Poi, come se un enorme martello lo avesse colpito
sulla sommit del cranio, Rocco Schiavone si ferm in
mezzo alla neve. Antonio lo vide guardare un punto
fisso, lontano e indistinto.
Ti senti male? Dottore, ti senti male?. Corse verso
il vicequestore. La prima cosa che fece fu guardargli i
piedi. Aveva paura che gli si fossero congelati.
Rocco? Rocco, mi senti?.
Carlo si chiama Figus, giusto?.
Giusto.
Ed il cognome della madre? Non credo che una
valdostana abbia un cognome sardo.
Magari era il cognome del marito.
Come si chiama il nonno di Carlo? Quello che hai
accompagnato allospedale?.
283

Antonio si mise la mano sul mento e prese a pensare.


Aspetta. Aspetta. Adelmo... Adelmo....
Rosset! esplose Rocco. Adelmo Rosset!.
S. Ma perch?.
Rocco tir fuori il cellulare. Perch forse c una
speranza.
Italo e Caterina avevano individuato una casa. Che
rispondeva alla descrizione. In mezzo alla neve, isolata
se si escludeva una villetta a pi di 500 metri.
Sembrava abbandonata. Lasciata la macchina sulla
strada, si inerpicarono verso quella specie di baita in
mezzo agli alberi. Ce la fai, amore? chiese Italo.
Tranquillo. O mi viene la polmonite o guarisco.
Dopo aver superato un vecchio cancello sfondato
raggiunsero la stamberga. Un solo piano. I muri
ricoperti dai tronchi, sembrava uscita da una favola
nordica. Tramite due vecchi scalini si accedeva alla
porta principale. Italo buss. Nessuna risposta. La porta
si apr. Vuoto. Neanche un mobile, pareti spoglie.
Non c niente.
Caterina scese le scalette e fece il giro della casa. Si
abbass per guardare attraverso un vetro rotto nel piano
seminterrato.
Italo! Qui c qualcosa!.
Italo accorse. Quasi inciamp su un sasso nascosto
dalla neve. Dove?.
Qui, gi. Ho visto muoversi qualcosa.
Girarono intorno al muro principale, una porta di
legno immetteva nel locale sottostante la casa. Italo
284

prov ad aprirla: Chiara? Chiara, mi senti? Chiara?.


La porta non cedeva. Italo cominci a prenderla a
spallate ma quella non cedeva.
Spariamo!.
Non funziona, Cate, non funziona disse Italo e
riprese a colpire la porta che cominciava a cedere.
Dette un ultimo colpo energico e quella si spalanc.
Qualcosa schizz fuori alla velocit della luce. Che
cazzo?.
Un guaito e un affaruccio col pelo bianco e sporco
stava a pancia allaria ai piedi di Caterina
scodinzolando e abbaiando con una vocetta stridula e
contenta. Piccolo!. Caterina si abbass. Era caduto
dentro! Povero piccino! cominci ad accarezzarlo
sulla pancia e il cagnolino, felice, le leccava la mano
protetta dal guanto.
Occhio che potrebbe avere la rabbia disse Italo. I
cani non gli erano mai piaciuti.
Ma cosa dici? Ma quale rabbia. Guarda com
magro. Poi si rivolse al cane cambiando tono, come se
alzando di due tacche quello la capisse: Non mangi?
Quant che non mangi?.
Dai andiamo, Cate. Fra un po la luce se ne va.
Vieni! prese in braccio il cagnolino. Era un
cucciolo. Un incrocio fra un setter, un pastorello e altri
27 cani. Vieni qui. Trema!.
Non hai mica intenzione di portarlo via.
E no? Ora lo lascio qui!.
Vuoi portare sto coso che puzza e avr zecche e
pulci in macchina?.
285

Puoi sempre restare qui e tornare ad Aosta a piedi,


se vuoi.
Le regole non....
Agente Pierron! Sta parlando con un ispettore pi
alto di grado che le ordina di non rompere le palle e
tornare in macchina.
Ma cose da matti! disse Italo.
Non lo stare a sentire a questo. Vieni con mamma
tu... e stringendo il cucciolo al petto lispettore torn
verso la macchina.
Il sole stava tramontando. E le speranze di ritrovare
Chiara se ne andavano con lui.
Certo, rimango in linea, certo. Grazie.
C? chiese Antonio. Rocco fece cenno di non
saperlo ancora. Antonio prese un pacchetto di sigarette
e se ne accese una. Rocco gliela strapp di mano e se la
mise in bocca. Antonio allarg le braccia e ripet il
gesto.
Pure tu le Chesterfield? fece Rocco con aria
schifata. Ma che avete tutti quanti che comprate sti
cessi di sigarette?.
Antonio scosse il capo e si accese la sua.
S, sono sempre in linea. Mi dica. Rocco ascoltava.
Antonio aveva tirato fuori la penna pronto a scrivere su
un biglietto da visita.
S? S!. Rocco fece un salto di gioia. Allora
saliamo verso frazione Closel... sette chilometri dopo il
bivio continuiamo dritto....
Antonio scriveva. Il bigliettino era gi quasi pieno.
286

Continu sul palmo della mano. S. Altri tre


chilometri e prima del bivio sulla destra. Grazie,
grazie!. Rocco chiuse la comunicazione. Adelmo
Rosset ha una propriet, una casamatta mezza
diroccata... un alpeggio insomma, poco pi su di qua.
E scatt verso lauto. Antonio lo segu sorridendo.
Guido io, Antonio. Tu per radio richiama tutti.
Portali qui!.
A velocit sostenuta Rocco saliva i tornanti verso la
frazione Closel. Suon il cellulare.
No. Ti prego fece afferrando il telefono. Non
dirmi che limpiegato del catasto s sbagliato!.
Rispose: Schiavone!.
Rocco, sono Adele!.
Adele. Non il momento.
Sono arrivata ad Aosta.
Che bella cosa. Ascolta, le chiavi sono al
commissariato. Vai e sistemati a casa mia. Ci vediamo
stasera.
Tu dove sei?.
Lascia perdere. Ci sentiamo dopo.
E abbass il telefono.
Ti sembra il caso di pensare alle donne in un
momento come questo?.
Antonio, ho detto che puoi darmi del tu, ma adesso
ti stai allargando.
Scusa....
Allora, il bivio quello laggi... Dovrebbe esserci
una sterrata sulla destra che sale....
Destate quei posti dovevano ospitare dei bellissimi
287

pascoli verde smeraldo con mucche placide e tranquille


che ruminavano sotto il sole o riposavano allombra
degli abeti. Ora cera solo il puntino nero di qualche
cornacchia che zampettava cercando da mangiare,
rivoletti dacqua che da sotto il manto nevoso
scendevano sulla strada infangandone i margini, rocce
spruzzate di bianco, alte, che coprivano il cielo, e che
sembravano degli enormi dolci di natale.
Eccola!.
Due pali di legno scorticati piantati in mezzo alla
neve indicavano la presenza di una carraia che saliva
verso i monti. Subito a sinistra cera una casa. Ma era
abitata. Rocco la scart. Deve essere su questa
stradaccia. Rocco acceler. Le ruote prendevano bene
e il mezzo correva sicuro sobbalzando sulle asperit del
tracciato montano. Fecero una curva e lontano spunt
un tetto nascosto in mezzo ai rami degli abeti.
quella? chiese Antonio.
Pu essere.
Man mano che si avvicinavano, il tetto divenne una
casetta di un solo piano. Tutta di pietra piantata a
mezza costa, circondata da rocce e da alberi. La neve
intorno era intonsa. Solo i due occhi neri delle finestre
di quellalpeggio che sembravano guardare inorriditi
lavvicinarsi dellauto. Allimprovviso dalla macchia
un gatto rosso attravers la strada e per poco il
vicequestore non lo invest.
Cazzo!.
Buono fece Antonio. Rosso porta bene. Se era
nero erano problemi.
288

Raggiunsero la casa isolata. Scese di corsa solo


Rocco. Antonio sera messo alla radio cercando di
spiegare agli altri agenti la loro posizione.
Entrare al primo piano fu facilissimo. Solo delle
vecchie assi inchiodate che fungevano da porta
impedivano il passaggio. Ma a parte una vecchia cucina
a gas arrugginita, una scala di legno sfondata che
portava a un sottotetto pieno di ragnatele, non cera
altro. Cacche vecchie di uccelli rigavano le pareti.
Guardando in alto si vedeva il cielo attraverso le tegole
superstiti. Rocco gir nel piccolo corridoio. Cera una
porta semichiusa in mezzo alla sala pi grande. Si
apriva su delle scale di pietra che portavano al piano di
sotto. Facendo attenzione a non scivolare, il
vicequestore scese i gradini e arriv ad una vecchia
porta di legno chiusa con una catena che bucando il
muro passava dallaltra parte. La catena, come il
lucchetto, era nuova. Rocco cerc di spingere la porta:
Chiara? Chiara Berguet? Chiara, sei qui?.
Antonio! Corri!.
Il poliziotto siciliano usc dallauto. Lhai trovata?
url correndo verso la casa.
Vieni!.
Lo port gi davanti alla porta di legno. Sta catena
nuova.
Chiara? url Scipioni.
Non risponde. Ma qui, lo so.
Che devo fare?.
Sfonda sta cazzo di porta!.
289

Cera poco spazio per prendere la rincorsa. Antonio


con due colpetti ne saggi la resistenza, poi gett il suo
metro e 92 e i suoi 94 chili di muscoli sul vecchio legno
che si strapp come una ragnatela. Sullonda della
spinta, Antonio precipit dentro la stanza.
Per terra, con le mani legate a un pezzo di sedia in
mezzo a una pozza di sangue, cera Chiara Berguet!
Il medico era stato rapido e spietato, come solo i
medici sanno esserlo. Chiara aveva perso molto sangue,
la pressione era sotto le scarpe, insomma un miracolo
che non fosse morta. Disidratata al limite della
sopportazione, si doveva solo alla sua giovane et e a
una tempra forte e resistente se ancora faceva parte del
mondo dei vivi. Una brutta ferita alla coscia sinistra,
colpa di una gamba della sedia che rompendosi le si era
infilata nel bicipite femorale. In pi, tracce di violenza
sessuale. Ora era in terapia intensiva e nessuno poteva
neanche avvicinarsi alla porta. Rocco sera allontanato
dando la lieta novella al giudice Baldi e al questore, che
subito aveva indetto una conferenza stampa dalla quale
Rocco si defil semplicemente spegnendo il cellulare e
fingendo fosse caduta la linea.
Uscendo dallospedale dalla finestra aveva visto
arrivare Pietro e Giuliana Berguet. Grazie allaiuto di
un infermiere, riusc a sgattaiolare da un ingresso
laterale, quello dei fornitori, evitandosi cos le scene
dei ringraziamenti, delle lacrime, degli abbracci. Si
godessero la figlia e tanti saluti.
Nonostante il buio ormai fosse sceso su Aosta, la sua
290

giornata non era ancora finita.


Andiamo, Italo. E dammi una sigaretta!.
Italo sorridente accese il motore. Ce labbiamo
fatta, eh?.
Fino a che non arriviamo, ti chiedo un po di
silenzio. Sono a pezzi.
Italo obbed e seguit a guidare.
Era arrivata la mazzata. Ormai lo aveva capito. Ogni
volta che Rocco giungeva alla fine di una storia, veniva
avvolto da una nebbia scura, come una montagna
bendata da una nuvola. Se nera domandato il motivo,
ma non riusciva a capirlo. Lui era felice, a volte gli
veniva anche la pelle doca. Insomma, avevano
lavorato e alla fine avevano risolto la cosa. Invece
Rocco sembrava dispiaciuto. A pezzi.
Perch fai cos? ormai la loro intimit gli
permetteva una domanda del genere.
Perch cosa, Italo?.
Perch diventi triste? Cazzo, abbiamo vinto, no?.
Che abbiamo vinto? Ma non lo vedi? Non lo senti?
Ogni volta che hai a che fare con questa gente, con
questa merda, diventi merda anche tu. Sappilo. A poco
a poco, sempre di pi, e arriver un giorno in cui ti
guarderai allo specchio e dirai: ma chi questuomo
che ho davanti? E non centra la vecchiaia, Italo, io sto
parlando di una cosa qui dentro. Muore ogni giorno con
questo schifo. Con questo fango. Non ce la faccio pi a
buttarmi dentro sta fogna. Sporcarmi, diventare una
specie di ratto per mettere le mani addosso a questi qui.
Non ce la faccio pi. Guardami le scarpe. Le vedi?
291

tir su la destra. Un vecchio copertone abbandonato


sullautostrada. Questo sono io adesso.
Lorganizzazione aveva base nella pizzeria Posillipo
e nel negozio Biribimbi. Avevano messo sotto un sacco
di gente con i prestiti. Alla Edil.ber devono essersi
infiltrati grazie allappoggio di Cristiano Cerruti. Loro
probabilmente agivano solo per denaro. Poi Cristiano
deve aver avuto una crisi di coscienza, un rigurgito e si
stava pentendo. Forse, chiss, voleva venire da noi. Ma
era troppo tardi. Domenico Cuntrera lha eliminato ed
sparito. Ora probabilmente ha raggiunto Cutr a Lugano
o chiss dove. Non molleranno la presa, dottore. Non
gente che lascia i lavori a met.
Ma almeno la Edil.ber salva? chiese il questore.
salva.
E mi spieghi quel Max, il ragazzo. Perch parlava in
discoteca con quei due?.
Perch Max ha il padre medico. E al liceo si d da
fare a smerciare psicofarmaci. stato lui che ha
procurato lo Stilnox, la droga da stupro a Carlo Figus.
Serviva per addormentare Chiara.
La poveraccia sa che stata stuprata?.
No, dottore. Io non glielho detto. Probabilmente, se
rimane viva, non ricorder pi niente. C solo una cosa
che andrebbe fatta, ma io non ho n il potere n le
prove. sicuro che dietro tutto questo c la Cassa di
Risparmio della Valle. Erano loro a indirizzare chi
aveva bisogno da sti mafiosi, magari presentandoli
come gente per bene.
292

Vuole indagarci sopra?.


Perch no? Ne ho parlato anche al giudice Baldi.
Lui gi si sta dando da fare.
Chi c ora alla pizzeria?.
C il giudice, qualche agente. Un po tutta la
combriccola.
E lei dov?.
Nel mio ufficio. tardissimo e sono a pezzi.
Ho parlato con la Dia. Domani saranno qui. Lei
viene alla conferenza stampa? importante.
Unassociazione di stampo mafioso che operava
allegramente ad Aosta una notizia che far saltare
sulla sedia i tigg di mezzo paese!.
Per piet, dottor Costa. Mi faccia dormire domani.
Almeno mi lasci una relazioncina.
La far uno dei miei uomini. Buonanotte.
Buonanotte, Schiavone.
Mise gi la cornetta e si asciug lorecchio. Erano
tutti nella stanza a guardarlo. Signori miei, abbiamo
fatto un ottimo lavoro.
Casella batteva i denti dal freddo. Antonio e Italo
stavano chiudendo gli occhi per la stanchezza. Curcio e
Penzo stravaccati sul divanetto mancava poco che
russassero. Il giovane napoletano invece sembrava
appena uscito da una doccia corroborante.
Come ti chiami?.
Il giovanotto rispose: Pietro Miniero.
Pietro Miniero, hai ufficialmente vinto. Ti tocca
scrivere la relazione al questore. Lasciamela sul tavolo
domattina.
293

Signors e usc per primo.


Casella, vai a casa che hai sicuro la febbre. Tavevo
detto di coprirti. Andate anche voi. Curcio e Penzo
lasciarono la stanza dietro Casella.
Un guaito, leggero ma percettibile, attravers laria.
Chi sta male di stomaco?.
Italo Antonio e Caterina si guardarono. Non lo so
fece Antonio. Rocco guard Caterina. Coshai l
sotto?.
Caterina apr la giacca e apparve il cagnolino.
Dormiva. Era dentro una casa su in montagna. Non
avevo cuore a lasciarlo l.
Io glielho detto, Rocco, che non doveva, ma lei ha
insistito.
Rocco si alz dalla sedia. Si avvicin a Caterina.
Puzza.
Era lercio, bagnato e affamato.
Era lercia, bagnata e affamata. Non lo vedi che
una femmina? fece Rocco. Poi allung le mani e prese
il cucciolo in braccio. Quello si svegli appena, apr gli
occhi e con la lingua veloce come una saetta lecc il
naso al vicequestore. Lo tieni? chiese Rocco.
Non lo so. In casa non posso. Pensavo forse qualche
associazione....
Pensavi male. Lo sai come si chiama?.
No fece Caterina. abbandonato, come faccio a
saperlo?.
Si chiama Lupa. Ciao Lupa. Come stai?
Benvenuta! fece Rocco. La cagnolina, come se
lavesse sentito, lo lecc ancora sul naso. Vi piace il
294

mio nuovo cane? disse il vicequestore.


Caterina sorrise. Lo prende lei allora?.
Certo, e chi lo molla pi. Forza, andate a casa. Italo,
mi aspetto che tu porti Caterina a festeggiare in un
ristorante vero, e non una robaccia tipo pizzeria
Posillipo!. Italo sorrise. Poi i tre agenti si voltarono
per andarsene. Un momento li richiam Rocco.
Dove sono Deruta e DIntino?.
Non lo sappiamo. da oggi pomeriggio che non
abbiamo pi loro tracce. Non rispondono al telefono e
neanche alla radio fece Caterina. Che facciamo?.
Avvertite la forestale e le guide. Forse li
ritroveranno domattina congelati e con la sua nuova
compagna in braccio Rocco usc dallufficio con un
unico obiettivo: andare a casa a dormire.
Alla luce di un fal, stretti e abbracciati per
difendersi dal freddo dentro un alpeggio diroccato, a
circa 1.600 metri di altitudine, DIntino e Deruta
battevano i denti e pregavano che il giorno arrivasse
prima possibile. La loro macchina, semisepolta in un
fosso coperto di neve, riposava sotto il leggero nitore
della luna.
Questa lultima volta che ti faccio guidare,
DIntino.
Tu non hai niente da mangiare?.
Ma Deruta non rispose. Si avvicin al fuoco e si
stropicci le mani.
Attraversava le vie del centro deserte a passo spedito
295

per arrivare a casa il pi presto possibile. Lupa sera


addormentata e respirava profondo. Domani lavrebbe
portata dal veterinario, sverminata, microchippata e
vaccinata.
A pochi metri dal suo palazzo, unombra si stacc dal
muro. Aveva in mano una scatola di cartone. Alla luce
del lampione lombra rivel la sua identit: era Anna.
Rocco la guard.
Coshai l? chiese.
Potrei domandarti lo stesso gli rispose Anna.
Io ho un cane. Si chiama Lupa.
Anna avanz di qualche passo. I tacchi degli stivali
rimbombarono nella rue Piave deserta. Io ho questo.
Visto che quelle che porti mi sembrano belle che
andate!.
Un paio di scarpe nuove. Cominci a costarmi,
Schiavone. Due paia in due giorni un po troppo, non
credi?.
Rocco sorrise. Sei stata tu... grazie.
Non le vuoi provare?.
Qui in mezzo alla strada?.
Sali da me. Ho uno specchio lungo fino a terra.
E Lupa?.
Lupa? Cosa?.
Lei si chiama Lupa.
Ci sono anche dei bei cuscini per Lupa.
Non rimango a dormire da te per.
E chi te lo chiede?.
Rocco la guard. Sent che era bello, per una volta
almeno, lasciarsi andare, senza pensare, senza fare
296

resistenze, senza dover per forza rovinare qualsiasi cosa


gli succedesse. Aveva salvato una vita, ne aveva
unaltra in braccio. Una volta ogni tanto, poteva anche
sorridere. La vita poteva anche sorridere. E Rocco lo
fece alzando la testa al cielo. Dalle nuvole occhieggiava
una stella solitaria.
Piano, lento, un passo dopo laltro, un piede davanti
allaltro. Senza fare rumore, senza fare movimenti
improvvisi. Teso e silenzioso, pi silenzioso di
unombra e leggero come ali di insetto. Sentiva russare
dallaltra stanza. Seguit a camminare, fuori era
silenzio e buio. Solo un lampione colorava di giallo il
divano e il pavimento del salone. Ancora un passo.
Ancora uno...
Quello era il momento. Spalanc la porta della
camera da letto. Teneva la 6.35 tesa davanti a lui.
Mmori ammazzato, Schiavone! Queste sono per
mio fratello.
E spar tutto il caricatore su quel corpo avvolto nelle
coperte che buttarono fuori piume e pezzi di stoffa.
Enzo Baiocchi la rimise nei pantaloni e veloce usc
dallappartamento del vicequestore Schiavone.
Fu allora che Lupa salt sul letto. Si avvicin a
Rocco e cominci a leccargli le orecchie. Solo alla
terza passata di lingua Rocco si svegli di soprassalto.
Ci mise tre secondi per capire dove fosse. Tre secondi,
un tempo infinito.
Lupa, accanto al cuscino, lo guardava piegando la
297

testa. Fuori era scuro. Era a casa di Anna. Sera


addormentato di nuovo a casa di Anna.
Ma porca... mormor. Non andava. Cos non
andava. Guard lora. Le quattro e mezza. Doveva
rivestirsi. Piano, senza far rumore, senza svegliare la
donna che nonostante il ringhio della cagnolina
continuava a dormire. Appena mise i piedi a terra, Lupa
cominci a scodinzolare. Ce ne andiamo a casa...
disse. Lento and a prendersi i vestiti dalla poltrona.
Fai la brava e non abbaiare. Mentre si allacciava le
scarpe si ricord di Adele. Sperava solo che si fosse
messa nel suo letto e non sul divano. Per dormire era
scomodo. Non avrebbe chiuso occhio.
Ma Lupa non si muoveva. Restava accoccolata in
mezzo alle coperte, nessuna intenzione di alzarsi.
Andiamo, Lupa.
Mugolava e scodinzolava col muso poggiato sui piedi
di Anna.
Eddai, Lupa.
Lupa abbai.
No, Lupa, non abbaia....
Te ne vai? la voce affondata nel cuscino.
Ah, sei sveglia?.
Stai scomodo qui?.
Un po.
inutile dirti che mi dispiace svegliarmi senza te
accanto.
Svegliarsi gi un bel risultato, non credi?.
Un tuono rimbomb lontano.
Ricomincia a piovere. Resta qui.
298

Rocco ci pens su. Butt locchio fuori dalla finestra.


Le nuvole serano di nuovo radunate sulla citt. Forse
era pi sicuro restare, almeno fino a domattina. Se non
altro era pi caldo. E il letto era accogliente. Lupa
glielo stava comunicando da ore. Gli occhi tondi e
acquosi del cane spensero lultimo residuo di dubbio. Si
rispogli e si infil sotto le coperte.
Abbracciami, ti prego.
Anna aveva i piedi gelati. Li incastr fra le sue
gambe. Rocco labbracci e tre minuti dopo si
addorment con Lupa spalmata sulla schiena.
Fuori la pioggia cominci a battere lasfalto. Almeno
avrebbe sciolto la neve.

299

Venerd

Freude, schner Gtterfunken


Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken,
Himmlische, dein Heiligtum!
S... pronto? Pronto?.
Schiavone, sono Baldi. Dov?.
Dormo....
Sono le nove e mezza! la voce di Baldi era
eccitata.
Rocco si sedette, schiena alla testiera del letto, si
stropicci la faccia. Lupa dormiva. Anche Anna.
Un momento... mi alzo.
Non ho tempo. Solo una bella notizia. Stanotte
abbiamo fermato Domenico Cuntrera alla frontiera. Ha
tentato la fuga, ma i carabinieri lo hanno inchiodato.
Con una borsa di documenti che... insomma ce ne
saranno delle belle. Il cretino non se nera sbarazzato.
Sono felice, dottore.
Grazie a lei e a me. Una bella cosa. Ora la brutta
notizia.
Mi dica.
300

C una conferenza stampa congiunta alle 10 e


trenta. Il questore, io, il generale dei carabinieri Tosti e
ovviamente lei.
Il cervello era ancora in posizione di stallo. Lunica
cosa che gli venne in mente fu: Ho la febbre!, ma il
giudice si fece una bella risata. E conduca i suoi
uomini. ora che il loro oscuro lavoro venga portato
alla luce delle telecamere e immortalato sui fogli dei
quotidiani che domattina butteremo puntualmente nel
cesso! Ci vediamo in procura fra unora.
Unora. Giusto il tempo di andarsi a fare una doccia,
cambiarsi, una colazione veloce da Ettore, passare
rapidamente in ufficio, farsi la preghiera laica del
mattino e di corsa in procura a rispondere ai giornalisti.
Decise che non era il caso di svegliare Anna. Lupa
invece lo guardava scodinzolando. Dobbiamo andare,
piccola.
La neve non cera pi. Al suo posto lacqua. Molta
acqua. Schiavone avanti, Lupa dietro, svoltarono
langolo di rue Piave fino ad arrivare al suo portone.
Adesso conosci Marina disse alla cucciolotta
mentre lei beveva da una pozzanghera al lato del
marciapiede. Vedrai, ti piacer.
Infil la chiave. Apr.
Qualcosa non andava. Lo cap immediatamente. Era
laria. O forse lodore. Un odore che non sentiva da
tanto tempo ma che ristagnava sinistro come una nebbia
mattutina nellappartamento.
Adele? Adele, ci sei?.
301

Cera. Ma non poteva rispondere. Avvolta nelle


coperte sforacchiate, solo un braccio pallido spuntava
dal piumone. Un rivolo di sangue colava dal materasso
e bagnava il parquet.
Rocco chiuse gli occhi. Cadde seduto sulla poltrona.
Scoppi a piangere.
I primi ad arrivare furono Italo e Caterina. Poi fu la
volta di Fumagalli, Casella, Scipioni. La casa, nella
quale nessuno aveva messo piede in nove mesi, sera
riempita di agenti. Fra poco sarebbero arrivati anche
quelli da Torino.
Rocco, seduto sul divano, non aveva ancora trovato
la forza di telefonare a Sebastiano.
Fumagalli sera avvicinato e seduto accanto a lui.
Otto colpi, tutti a segno. Tre mortali. Sparati da molto
vicino. Se pu consolare morta nel sonno.
Rocco non lo guard neanche. Colpi alla testa?.
No. Tutti sul corpo. Sei alla schiena, uno alla gamba
destra e lultimo sullavambraccio sinistro.
Rocco annu.
Tu ovviamente sai chi .
Adele Talamonti. Una mia amica di Roma.
Schiavone teneva le braccia in mezzo alle gambe,
sembrava un vestito sporco.
Dove vai a dormire?.
lultimo dei miei problemi.
Mi casa es tu casa fece lanatomopatologo.
Secondo te a che ora morta?.
Te lo sapr dire con precisione fra unoretta. C un
302

particolare che aiuta. Il suo orologio era fermo alle


quattro e mezza. Pu essersi fermato autonomamente o
forse no, ma un bellaiuto. Poi Alberto diede una
pacca sul ginocchio del vicequestore e torn al suo
lavoro.
Alberto?.
Dimmi.
Trattala bene. La conosco da quando siamo nati.
Alberto annu. E torn al cadavere.
Non poteva rinviare oltre. Era arrivato il momento di
parlare con Sebastiano. Ma voleva farlo senza nessun
testimone. Si alz, prese il cellulare e usc di casa sotto
lo sguardo triste di Italo e preoccupato di Caterina.
Scipioni invece sembrava occupato a bloccare Casella
che stava ficcanasando in giro per lappartamento.
Seba? Sono Rocco.
Lo so! Me lo dice il display! lamico aveva una
voce roca, assente e triste.
Non ho una bella notizia.
Che succede?.
Hai gi parlato con Furio?.
S. Perch me lo chiedi? Ti ha detto che Adele
scomparsa?.
Non scomparsa.
Tu sai dov?.
S, lo so. Era venuta da me.
Seba rimase in silenzio.
Seba? Mi senti?.
Era? Perch era? Dov andata?.
303

Stanotte. Qualcuno le ha sparato. morta, Seba.


Che cazzo stai a di? Se uno scherzo, Rocco, non
mi fa ridere.
La linea cadde. Rocco prov a richiamare. La voce
fredda della societ telefonica avvert che lutente
desiderato non era al momento raggiungibile.
Chiam Furio.
Rocco? arrivata Adele? Guarda che Seba....
Ascolta, Furio. Una cosa tremenda. Chiama subito
Seba, vai a casa sua.
Ma perch? Che cazzo succede?.
Hanno sparato a Adele. Qui a casa mia.
Oh porca....
Corri, Furio. Corri che Seba si sente male.
La notizia del giorno, come cera da aspettarsi, non
fu pi larresto di Domenico Cuntrera detto Mimmo
alla frontiera, ma il misterioso omicidio in casa del
vicequestore Schiavone. La conferenza stampa in
procura aveva virato verso quella storia che in pochi
minuti aveva catalizzato lattenzione della citt e dei
telegiornali in televisione.
Per la prima volta dopo nove mesi, Rocco Schiavone
si ritrov nella stanza del questore Andrea Costa,
seduto davanti alla scrivania del suo capo che aveva il
volto pi pallido di quello del presidente incorniciato
sul muro. Era imbarazzato, Costa. Nove mesi di
convivenza con Rocco e quello strano poliziotto
romano cominciava a piacergli. Non lavrebbe mai
detto, il primo giorno che si erano incontrati nel
304

parcheggio della questura, quando il vicequestore si


present con un sorriso spento e gli occhi velati di
tristezza. Costa conosceva il passato di Rocco, e il
motivo di quel trasferimento da Roma ad Aosta. Ma
sera informato con un collega del Viminale. Rocco
Schiavone a Roma aveva fatto anche cose egregie al
servizio della polizia di Stato. E ora era l, davanti a lui,
con gli stessi occhi tristi di nove mesi prima.
Come si chiama? gli chiese indicando il cane che
teneva in grembo e che sera addormentato sotto le
carezze di Rocco.
Lupa.
Lha trovato?.
Lhanno trovato i miei colleghi mentre cercavamo
Chiara Berguet.
Che razza ?.
Provi a indovinare. Ne ha talmente tante che ci
azzecca di sicuro.
Lo tiene?.
Quando un cane ti trova, lo devi tenere. Non mai
per caso se nella vita ne incroci uno. Te lo manda
qualcuno.
Questo chi glielha mandato?.
Un sospetto ce lho. Ma non posso rivelarglielo.
Costa sorrise. Parliamo di quello che successo. Ha
unidea?.
No. Al momento no.
Il bersaglio era lei?.
Sicuramente. Adele Talamonti lavora nel bar dei
genitori alla Balduina. Ha la fedina pi pulita del papa,
305

e che io sappia al massimo una lite condominiale con


qualche vicino. Era la fidanzata di Sebastiano Carucci,
un mio caro amico.
Anche lui uno tranquillo?.
No, dottore. Sebastiano ha avuto parecchi guai con
la giustizia.
Costa annu. Forse era lui il bersaglio?.
Impossibile. Che Adele fosse qui ad Aosta, a casa
mia, lo sapevo solo io, Adele e Furio, altro mio amico
di Roma. Mio e di Sebastiano. Amico fraterno.
E questo Furio....
Non ci pensi neanche, dottore. Parliamo di
fratellanze che esistono da pi di quarantanni.
Abbiamo diviso tutto. Se cerano cose da regolare, le
risolvevamo tra noi. Dottor Costa, chi ha scaricato la
6.35 su Adele Talamonti pensava di scaricarla su di
me.
una domanda che le devo fare. Dovera
stanotte?.
Da Anna. Ho dormito l.
Perch Adele era da lei, se posso chiederglielo?.
Storie damore. Si nascondeva da me in modo che
Sebastiano uscisse pazzo a cercarla e le dimostrasse di
amarla pi di se stesso. Una cosa da adolescenti, ma
Seba e Adele erano un po cos.
Costa cominci a piegare un foglio di carta. Lei si
rende conto, dottor Schiavone, che... insomma... non
depone certo a suo favore, e tantomeno a quello della
questura di Aosta, che un nostro uomo sia coinvolto in
una storia cos... non trov un aggettivo adatto ...
306

cos?.
Me ne rendo conto, ma vorrei ricordarle che in
questo caso io sarei la vittima.
Lo so, lo so. E questo io prover a spiegarlo ai
giornalai e anche allInterno. Ma....
Ma certo, sarebbe meglio avere un vicequestore
pulito che non abbia pendenze con qualcuno, e al quale
soprattutto non sparino agli ospiti in casa.
Lha esposto egregiamente.
Cosa vuole che faccia?.
Per ora mi piacerebbe che lei capisse chi stato. Io
intanto cerco di parare i buchi. Lo sa? Lei ha parecchi
nemici a Roma.
Direi.
No, intendo non solo assassini e delinquenti. Anche
al Viminale.
Sono bipartisan.
E quando verranno a sapere questa cosa, pu darsi,
e dico solo pu darsi, che comincino a fare pressioni
per trasferirla.
Secondo lei, pu andare peggio di Aosta?.
Amico mio, lei potrebbe rimpiangerla Aosta.
Rocco annu. Lupa sera svegliata.
Che gli d da mangiare?.
Ora la porto dal veterinario. Poi si vedr.
Avevo un cane lupo. Che mangiava come un figlio.
Era un figlio, in realt. Un angelo.
Rocco annu.
Una cosa per me la deve promettere.
Mi dica.
307

Se prende lassassino di questa povera Adele, alla


conferenza stampa lei ci viene. Senza se e senza ma.
Rocco sorrise. Annu. Poi si alz. Non le stringo la
mano. Puzza di cane.
Ma Costa la sua la allung lo stesso. Mi porti belle
notizie.
Anche lei, dottore.
Chiuso nel suo ufficio.
Non aveva voglia di accendersi lo spinello. Non
aveva voglia di un caff. Lupa sera addormentata, che
poi lattivit primaria dei cuccioli. Bussarono alla
porta.
Chi ?.
Ernesto!.
Era Farinelli. Rocco apr la porta. Ciao Ern...
disse.
Ernesto entr. Mi dispiace, Rocco.
Grazie. Siediti.
Ho poco da dirti. Otto colpi, una 6.35, arma poco
comune ma micidiale se usata a breve distanza.
Lassassino ha sparato a due metri dal letto.
Hai scoperto com entrato?.
S. Dal balcone. Ha usato la grondaia.
Come fai a esserne sicuro?.
Nella parte centrale abbiamo trovato divelti gli stop
che lassicuravano al muro del palazzo. Quindi direi
una persona abbondantemente sopra i 70 chili. Abile
nello scassinare. I vetri della finestra erano integri. Ha
usato un aggeggio per aprire la serratura. Lavoretto
308

preciso, uno che sa il fatto suo.


Rocco e il sostituto della scientifica si guardarono.
Non ci siamo mai visti con questa frequenza.
Gi....
Sai chi ce lha con te?.
No. Ma lelenco lungo.
Io resto ancora ad Aosta per qualche ora. Stavolta
vado io dal giudice. Lo giuro. Ti ha gi chiamato?.
No.
Ma hai pensato a qualcuno di quelli del
rapimento?.
Vedi Ern? Ci sono tre cose che non tornano. La
prima che di solito non si muovono con questa
rapidit. Per fartela pagare si prendono i tempi che
decidono loro. E poi perch salire in casa mia come un
ladro? Io giro da solo, a piedi, modi per spararmi in
mezzo alla strada ne possono trovare quanti ne
vogliono. Terzo, manca la firma. Il colpo alla testa. Di
solito cos che giustiziano le persone, per essere sicuri
che la cosa sia andata in porto. No, questo entrato, ha
sparato e manco ha controllato. Non nessuno che ha a
che fare col rapimento. una testa di cazzo che ce lha
con me. E che ha paura di mostrare la sua faccia in
giro. Uno che stava dentro, o magari ricercato.
Ci saranno guai per te?.
C uninchiesta. Arriver un aggiunto che
comincer a darsi da fare. Cosa vuoi che ti dica?.
Sono a disposizione per qualsiasi dubbio.
Grazie Ern....
Ernesto per la prima volta strinse la mano di Rocco.
309

La persona che cerchi, nel tuo passato?.


Gi, sta da quelle parti. Solo che come andare a
mettere il naso in un buco nero e senza fondo.
Portati un filo rosso.
Si sorrisero. S. Tanto l che devo andare.
Laveva sempre pensato, laveva sempre saputo.
Prima o poi il fango sarebbe tracimato, entrato dalla
finestra sporcando tutto. Eccolo, ora ce laveva davanti,
un mare di fango e merda nel quale tuffarsi, sporcarsi,
mimetizzarsi per trovare lombra che era entrata in casa
sua e aveva tolto la vita a Adele Talamonti, 39 anni e
con unaspettativa di vita molto pi lunga. Morta per
colpa sua. Al posto suo.
La sua maledizione.
Seduto su un muretto, davanti allospedale, Rocco
aspettava. Il pomeriggio era calato sulla citt e con lui i
rumori del traffico. N pioggia n vento, solo un
mucchio di nuvole che andavano e venivano senza
sosta in mezzo alle cime dei monti. Una Mini Minor
carta da zucchero parcheggi proprio a pochi passi da
lui. Il primo a scendere fu Sebastiano. Poi Furio che
chiuse la macchina.
Avanzavano verso di lui. Passo lento. Sebastiano,
alto, coi capelli ricci e il corpo di un orso chiuso in un
cappottuccio di pelle striminzito. Furio, con gli occhiali
da sole e la barba sfatta, guanti neri e jeans attillati.
Rocco si alz e gli and incontro.
Seba allarg le braccia. Lo strinse con una forza da
togliere il fiato. Tremava, lomone, piangeva e si
310

stringeva a Rocco neanche fosse lunica boa in un mare


in tempesta. Furio si accese una sigaretta. Quando fin
lamplesso dei suoi amici, scambi anche lui un
abbraccio fraterno con il vicequestore.
Piangevano tutti e tre.
Andiamo da Adele disse Sebastiano.
Alberto aveva aperto la porta della morgue senza dire
niente. Entr solo Seba che si avvicin al cadavere
coperto col lenzuolo. Furio e Rocco rimasero sulla
porta. Non avevano nessuna voglia di vedere Adele. La
volevano ricordare da viva. Lanatomopatologo alz il
lenzuolo. Rocco vide la schiena dellamico squassata
da un terremoto. Sebastiano prese la mano di Adele, se
la port al volto, la baci. Poi la rimise a posto. Si gir.
Non aveva pi occhi. Due pozzi neri. Non disse niente.
Usc dallobitorio. Rocco scambi uno sguardo con
Fumagalli che gi aveva ricoperto il corpo di Adele
Talamonti, poi insieme a Furio segu lamico.
La porto a Roma.
Seduti su una panchina fumavano e guardavano i
palazzi.
Appena le autorit daranno il permesso disse
Rocco. Ci credi che vorrei essere al suo posto?.
Io devo sapere chi cazzo stato biascic fra i denti
Sebastiano.
Pu essere qualcuno di qui? furono le prime parole
di Furio da quando era sbarcato ad Aosta.
No. Non pu essere.
311

Roba de Roma?.
Io dico di s. E che Adele abbia dovuto pagare per le
mie cazzate, mi stronca.
Per le nostre cazzate. Chi ti dice che non ci
entriamo anche noi? fece Furio buttando la sigaretta
lontano con una schicchera.
In quel caso avrebbe regolato i conti gi a Roma.
Non sarebbe venuto fin qui. Sembra che chiunque abbia
a che fare con me, prima o poi debba pagarne il conto.
E Rocco si mise le mani sul viso.
Adele lho uccisa io disse Sebastiano. Doveva
stare lontana da me. Io lo sapevo. Che gli dico adesso
alla madre? A suo padre? Mi sento male. E non riesco
neanche a vomitare. Che cosa faccio ora? ma Seba
non laveva chiesto ai suoi amici. Neanche a se stesso.
Era difficile capire con chi ce lavesse. difficile
dimenticare, Rocco?.
molto difficile. quasi impossibile.
Mi piacerebbe mettere Adele vicino a Marina.
Certo. Le cedo il mio posto.
Giurami che se scopri chi , lo lasci a me.
Rocco non rispose.
Giuramelo!.
Rocco annu.
Lo voglio sentire, Rocco!.
Te lo giuro, Seba.
Lasciati Sebastiano e Furio al residence, il
vicequestore Schiavone era seduto al bar chalet, davanti
allarco romano. Lupa in braccio dormiva serena.
312

Odorava di pop corn.


E lei chi ? mi chiede Marina.
Lei Lupa. Ti piace?.
Laccarezza. Ha la pancia rosa dice.
Gi. E pure il muso.
Far cacca e pip in giro per casa?.
No. Non chiedermi come, ma molto educata. I
bisogni li fa fuori.
La guarda con gli occhi enormi. Gli occhi di Marina.
Mi ci sono perso la prima volta e non ho pi trovato
luscita.
Che pensi di fare? mi dice. Non parla pi del cane.
Non lo so.
Gli vai dietro o lo aspetti qui?.
Non mi va di pensarci.
Tu hai unidea di chi sia?.
No. E mi succede una cosa strana. Quando ci
rifletto, non riesco a concentrarmi. I pensieri scappano
via.
Succede quando pensi alle cose del passato.
Guarda, Lupa s svegliata!.
vero. Ha aperto gli occhi. Solo ora che ci cade
sopra un po di sole mi rendo conto che sono dorati.
Guarda che cielo, Marina. splendido. Azzurro come
mai.
Neanche una nuvola. Vedrai quanti fiori che
vengono fuori.
Dici?.
Succede cos. La neve aiuta. Perch ha lazoto. Fra
313

poco rimarrai a bocca aperta. Lo sai? Cos di profilo


sembri tuo padre.
Trovi la cosa strana?.
No. Per non ti offendere. Lui era molto pi bello di
te. Era pi alto, gli occhi li aveva azzurri ed era molto
pi gentile di te.
Rido. Lo conoscevi cos bene?.
Non abbastanza. Ma quando mi sono innamorata di
te ho guardato lui e mi sono detta: se invecchiando
diventa cos, io ci metto la firma!.
E com andata?.
Non lo so. Com andata?.
Che sto invecchiando solo.
Perch non mi lasci andare, Rocco?.
Non posso, Marina.
Sono passati sei anni.
Non me lo chiedere pi.
Per favore, Rocco. Non ce la faccio pi.
Anche io, anche io non ce la faccio pi.
Vedi? Ora il sole se n andato, ma ancora non
notte. Guarda la gente per strada. Non hanno pi
lombra. E sembra che volino. Perdono corpo.
Sembrano sogni, nebbia. Stracci abbandonati.
vero. Pure i ricordi non hanno corpo. Ma stanno
qui.
Mi guarda seria. Non mi piace quando Marina mi
guarda seria. I ricordi se ne vanno, amore mio.
Giorno per giorno, tu magari non te ne accorgi ma se
ne vanno. Quelli belli e quelli terribili. Se li ingoia la
notte, e si vanno a mischiare coi ricordi degli altri. Non
314

li ritrovi pi, neanche se ti ci impegni. Fino a quando


anche tu diventerai un ricordo. E allora tutto ti sar
pi facile.
Dammi la mano.
Me la allunga. Lupa vuole scendere. Si sgrulla, si fa
una corsetta. Insegue un piccione che spicca il volo,
non lo prende pi. Abbaia con voce tenera e acuta.
Torna da me. Scodinzola e storce la testa. Fra poco
sar buio. Lupa vuole la pappa.

315

Ringraziamenti

Mi corre lobbligo e il piacere di ringraziare Paola e


Giampi, la mia famiglia (Toni, Laura, Giovanna, Francesco
e Marco) prima e severa lettrice del manoscritto, lacume di
Valentina, il lavoro prezioso di Mattia, il supporto
indispensabile di Marcella, Maurizio, Francesca, Valentina.
Un grazie particolare va ad Olivia e Antonio (daje che ce la
facciamo!). Un benvenuto a Emma, la numero 5, e un
abbraccio fraterno a Picchio non-ti-preoccupare-stoarrivando, a Pietro nfatti e last but not least a Fabrizio
na-ssediata-nun-te-la-toglie-nessuno.
A. M.

317

Indice

Non stagione

Luned
Marted
Mercoled
Gioved
Venerd
Ringraziamenti

11
70
149
239
300
317

Questo volume stato stampato


su carta Palatina
delle Cartiere Miliani di Fabriano
nel mese di gennaio 2015
presso la Leva Arti Grafiche s.p.a. Sesto S. Giovanni (MI)
e confezionato
presso I.G.F. s.r.l. Aldeno (TN)

La memoria

Ultimi volumi pubblicati


701 Angelo Morino. Rosso taranta
702 Michele Perriera. La casa
703 Ugo Cornia. Le pratiche del disgusto
704 Luigi Filippo dAmico. Luomo delle contraddizioni. Pirandello visto
da vicino
705 Giuseppe Scaraffia. Dizionario del dandy
706 Enrico Micheli. Italo
707 Andrea Camilleri. Le pecore e il pastore
708 Maria Attanasio. Il falsario di Caltagirone
709 Roberto Bolao. Anversa
710 John Mortimer. Nuovi casi per lavvocato Rumpole
711 Alicia Gimnez-Bartlett. Nido vuoto
712 Toni Maraini. La lettera da Benares
713 Maj Sjwall, Per Wahl. Il poliziotto che ride
714 Budd Schulberg. I disincantati
715 Alda Bruno. Germani in bellavista
716 Marco Malvaldi. La briscola in cinque
717 Andrea Camilleri. La pista di sabbia
718 Stefano Vilardo. Tutti dicono Germania Germania
719 Marcello Venturi. Lultimo veliero
720 Augusto De Angelis. Limpronta del gatto
721 Giorgio Scerbanenco. Annalisa e il passaggio a livello
722 Anthony Trollope. La Casetta ad Allington
723 Marco Santagata. Il salto degli Orlandi
724 Ruggero Cappuccio. La notte dei due silenzi
725 Sergej Dovlatov. Il libro invisibile
726 Giorgio Bassani. I Promessi Sposi. Un esperimento

727 Andrea Camilleri. Maruzza Musumeci


728 Furio Bordon. Il canto dellorco
729 Francesco Laudadio. Scrivano Ingannamorte
730 Louise de Vilmorin. Coco Chanel
731 Alberto Vigevani. Allombra di mio padre
732 Alexandre Dumas. Il cavaliere di Sainte-Hermine
733 Adriano Sofri. Chi il mio prossimo
734 Gianrico Carofiglio. Larte del dubbio
735 Jacques Boulenger. Il romanzo di Merlino
736 Annie Vivanti. I divoratori
737 Mario Soldati. Lamico gesuita
738 Umberto Domina. La moglie che ha sbagliato cugino
739 Maj Sjwall, Per Wahl. Lautopompa fantasma
740 Alexandre Dumas. Il tulipano nero
741 Giorgio Scerbanenco. Sei giorni di preavviso
742 Domenico Seminerio. Il manoscritto di Shakespeare
743 Andr Gorz. Lettera a D. Storia di un amore
744 Andrea Camilleri. Il campo del vasaio
745 Adriano Sofri. Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e laborto
746 Luisa Adorno. Tutti qui con me
747 Carlo Flamigni. Un tranquillo paese di Romagna
748 Teresa Solana. Delitto imperfetto
749 Penelope Fitzgerald. Strategie di fuga
750 Andrea Camilleri. Il casellante
751 Mario Soldati. ah! il Mundial!
752 Giuseppe Bonarivi. La divina foresta
753 Maria Savi-Lopez. Leggende del mare
754 Francisco Garca Pavn. Il regno di Witiza
755 Augusto De Angelis. Giobbe Tuama & C.
756 Eduardo Rebulla. La misura delle cose
757 Maj Sjwall, Per Wahl. Omicidio al Savoy
758 Gaetano Savatteri. Uno per tutti
759 Eugenio Baroncelli. Libro di candele
760 Bill ]ames. Protezione
761 Marco Malvaldi. Il gioco delle tre carte
762 Giorgio Scerbanenco. La bambola cieca
763 Danilo Dolci. Racconti siciliani
764 Andrea Camilleri. Let del dubbio
765 Carmelo Samon. Fratelli

766 Jacques Boulenger. Lancillotto del Lago


767 Hans Fallada. E adesso, poveruomo?
768 Alda Bruno. Tacchino farcito
769 Gian Carlo Fusco. La Legione straniera
770 Piero Calamandrei. Per la scuola
771 Michle Lesbre. Il canap rosso
772 Adriano Sofri. La notte che Pinelli
773 Sergej Dovlatov. Il giornale invisibile
774 Tullio Kezich. Noi che abbiamo fatto La dolce vita
775 Mario Soldati. Corrispondenti di guerra
776 Maj Sjwall, Per Wahl. Luomo che and in fumo
777 Andrea Camilleri. Il sonaglio
778 Michele Perriera. I nostri tempi
779 Alberto Vigevani. Il battello per Kew
780 Alicia Gimnez-Bartlett. Il silenzio dei chiostri
781 Angelo Morino. Quando internet non cera
782 Augusto De Angelis. Il banchiere assassinato
783 Michel Maffesoli. Icone doggi
784 Mehmet Murat Somer. Scandaloso omicidio a Istanbul
785 Francesco Recami. Il ragazzo che leggeva Maigret
786 Bill ]ames. Confessione
787 Roberto Bolaii.o. I detective selvaggi
788 Giorgio Scerbanenco. Nessuno colpevole
789 Andrea Camilleri. La danza del gabbiano
790 Giuseppe Bonaviri. Notti sullaltura
791 Giuseppe Tornatore. Baara
792 Alicia Gimnez-Bartlett. Una stanza tutta per gli altri
793 Furio Bordon. A gentile richiesta
794 Davide Camarrone. Questo un uomo
795 Andrea Camilleri. La rizzagliata
796 ]acques Bonnet. I fantasmi delle biblioteche
797 Marek Edelman. Cera lamore nel ghetto
798 Danilo Dolci. Banditi a Partinico
799 Vicki Baum. Grand Hotel
800
801 Anthony Trollope. Le ultime cronache del Barset
802 Arnoldo Fo. Autobiografia di un artista burbero
803 Herta Mller. Lo sguardo estraneo
804 Gianrico Carofiglio. Le perfezioni provvisorie

805 Gian Mauro Costa. Il libro di legno


806 Carlo Flarnigni. Circostanze casuali
807 Maj Sjwall, Per Wahl. Luomo sul tetto
808 Herta Mller. Cristina e il suo doppio
809 Martin Suter. Lultimo dei Weynfeldt
810 Andrea Camilleri. Il nipote del Negus
811 Teresa Solana. Scorciatoia per il paradiso
812 Francesco M. Cataluccio. Vado a vedere se di l meglio
813 Allen S. Weiss. Baudelaire cerca gloria
814 Thornton Wilder. Idi di marzo
815 Esmahan Aykol. Hotel Bosforo
816 Davide Enia. Italia-Brasile 3 a 2
817 Giorgio Scerbanenco. Lantro dei filosofi
818 Pietro Grossi. Martini
819 Budd Schulberg. Fronte del porto
820 Andrea Camilleri. La caccia al tesoro
821 Marco Malvaldi. Il re dei giochi
822 Francisco Gara Pavn. Le sorelle scarlatte
823 Colin Dexter. Lultima corsa per Woodstock
824 Augusto De Angelis. Sei donne e un libro
825 Giuseppe Bonaviri. Lenorme tempo
826 Bill James. Club
827 Alicia Gimnez-Bartlett. Vita sentimentale di un camionista
828 Maj Sjwall, Per Wahl. La camera chiusa
829 Andrea Molesini. Non tutti i bastardi sono di Vienna
830 Michle Lesbre. Nina per caso
831 Herta Miiller. In trappola
832 Hans Fallada. Ognuno muore solo
833 Andrea Camilleri. Il sorriso di Angelica
834 Eugenio Baroncelli. Mosche dinverno
835 Margaret Doody. Aristotele e i delitti dEgitto
836 Sergej Dovlatov. La filiale
837 Anthony Trollope. La vita oggi
838 Martin Suter. Com piccolo il mondo!
839 Marco Malvaldi. Odore di chiuso
840 Giorgio Scerbanenco. Il cane che parla
841 Festa per Elsa
842 Paul Lautaud. Amori
843 Claudio Coletta. Viale del Policlinico

844 Luigi Pirandello. Racconti per una sera a teatro


845 Andrea Camilleri. Gran Circo Taddei e altre storie di Vigta
846 Paolo Di Stefano. La catastrfa. Marcinelle 8 agosto 1956
847 Carlo Flamigni. Senso comune
848 Antonio Tabucchi. Racconti con figure
849 Esmahan Aykol. Appartamento a Istanbul
850 Francesco M. Cataluccio. Chernobyl
851 Colin Dexter. Al momento della scomparsa la ragazza indossava
852 Simonetta Agnello Hornby. Un filo dolio
853 Lawrence Block. LOttavo Passo
854 Carlos Mara Domnguez. La casa di carta
855 Luciano Canfora. La meravigliosa storia del falso Artemidoro
856 Ben Pastor. Il Signore delle cento ossa
857 Francesco Recami. La casa di ringhiera
858 Andrea Camilleri. Il gioco degli specchi
859 Giorgio Scerbanenco. Lo scandalo dell'osservatorio astronomico
860 Carla Melazzini. Insegnare al principe di Danimarca
861 Bill James. Rose, rose
862 Roberto Bolao, A. G. Porta. Consigli di un discepolo di Jim
Morrison a un fanatico di Joyce
863 Stefano Benni. La traccia dellangelo
864 Martin Suter. Allmen e le libellule
865 Giorgio Scerbanenco. Nebbia sul Naviglio e altri racconti gialli
e neri
866 Danilo Dolci. Processo allarticolo 4
867 Maj Sjwall, Per Wahl. Terroristi
868 Ricardo Romero. La sindrome di Rasputin
869 Alicia Gimnez-Bartlett. Giorni damore e inganno
870 Andrea Camilleri. La setta degli angeli
871 Guglielmo Petroni. Il nome delle parole
872 Giorgio Fontana. Per legge superiore
873 Anthony Trollope. Lady Anna
874 Gian Mauro Costa, Carlo Flamigni, Alicia Gimnez-Bartlett, Marco Malvaldi, Ben Pastor, Santo Piazzese, Francesco Recami. Un
Natale in giallo
875 Marco Malvaldi. La carta pi alta
876 Franz Zeise. LArmada
877 Colin Dexter. Il mondo silenzioso di Nicholas Quinn
878 Salvatore Silvano Nigro. Il Principe fulvo

879 Ben Pastor. Lumen


880 Dante Troisi. Diario di un giudice
881 Ginevra Bompiani. La stazione termale
882 Andrea Camilleri. La Regina di Pomerania e altre storie di Vigta
883 Tom Stoppard. La sponda dellutopia
884 Bill James. Il detective morto
885 Margaret Doody. Aristotele e la favola dei due corvi bianchi
886 Hans Fallada. Nel mio paese straniero
887 Esmahan Aykol. Divorzio alla turca
888 Angelo Morino. Il film della sua vita
889 Eugenio Baroncelli. Falene. 237 vite quasi perfette
890 Francesco Recami. Gli scheletri nellarmadio
891 Teresa Solana. Sette casi di sangue e una storia damore
892 Daria Galateria. Scritti galeotti
893 Andrea Camilleri. Una lama di luce
894 Martin Suter. Allmen e il diamante rosa
895 Carlo Flamigni. Giallo uovo
896 Maj Sjwall, Per Wahl. Il milionario
897 Gian Mauro Costa. Festa di piazza
898 Gianni Bonina. I sette giorni di Allah
899 Carlo Mara Domnguez. La costa cieca
900
901 Colin Dexter. Niente vacanze per lispettore Morse
902 Francesco M. Cataluccio. Lambaradan delle quisquiglie
903 Giuseppe Barbera. Conca doro
904 Andrea Camilleri. Una voce di notte
905 Giuseppe Scaraffia. I piaceri dei grandi
906 Sergio Valzania. La Bolla doro
907 Hctor Abad Faciolince. Trattato di culinaria per donne
tristi
908 Mario Giorgianni. La forma della sorte
909 Marco Malvaldi. Milioni di milioni
910 Bill James. Il mattatore
911 Esmahan Aykol, Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Marco
Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami. Capodanno in
giallo
912 Alicia Gimnez-Bartlett.Gli onori di casa
913 Giuseppe Tornatore. La migliore offerta
914 Vincenzo Consolo. Esercizi di cronaca

915 Stanislaw Lem. Solaris


916 Antonio Manzini. Pista nera
917 Xiao Bai. Intrigo a Shanghai
918 Ben Pastor. Il cielo di stagno
919 Andrea Camilleri. La rivoluzione della luna
920 Colin Dexter. Lispettore Morse e le morti di Jericho
921 Paolo Di Stefano. Giallo dAvola
922 Francesco M. Cataluccio. La memoria degli Uffizi
923 Alan Bradley. Aringhe rosse senza mostarda
924 Davide Enia. Maggio 43
925 Andrea Molesini. La primavera del lupo
926 Eugenio Baroncelli. Pagine bianche. 55 libri che non ho
scritto
927 Roberto Mazzucco. I sicari di Trastevere
928 Ignazio Buttitta. La peddi nova
929 Andrea Camilleri. Un covo di vipere
930 Lawrence Block. Unaltra notte a Brooklyn
931 Francesco Recami. Il segreto di Angela
932 Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Gimnez-Bartlett,
Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami. Ferragosto in giallo
933 Alicia Gimnez-Bartlett. Segreta Penelope
934 Bill James. Tip Top
935 Davide Camarrone. L'ultima indagine del Commissario
936 Storie della Resistenza
937 John Glassco. Memorie di Montparnasse
938 Marco Malvaldi. Argento vivo
939 Andrea Camilleri. La banda Sacco
940 Ben Pastor. Luna bugiarda
941 Santo Piazzese. Blues di mezzautunno
942 Alan Bradley. Il Natale di Flavia de Luce
943 Margaret Doody. Aristotele nel regno di Alessandro
944 Maurizio de Giovanni, Alicia Gimnez-Bartlett, Bill James
Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami. Regalo di Natale
945 Anthony Trollope. Orley Farm
946 Adriano Sofri. Machiavelli, Tupac e la Principessa
947 Antonio Manzini. La costola di Adamo
948 Lorenza Mazzetti. Diario londinese

949 Gian Mauro Costa, Alicia Gimnez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami. Carnevale in giallo
950 Marco Steiner. Il covo di pietra
951 Colin Dexter. Il mistero del terzo miglio
952 Jennifer Worth. Chiamate la levatrice
953 Andrea Camilleri. Inseguendo unombra
954 Nicola Fantini, Laura Pariani. Nostra Signora degli scorpioni
955 Davide Camarrone. Lampaduza
956 Jos Roman. Chez Maxims. Ricordi di un fattorino
957 Luciano Canfora. 1914
958 Alessandro Robecchi. Questa non una canzone damore
959 Gian Mauro Costa. Lultima scommessa
960 Giorgio Fontana. Morte di un uomo felice
961 Andrea Molesini. Presagio
962 La partita di Pallone. Storie di calcio
963 Andrea Camilleri. La piramide di fango
964 Beda Romano. Il ragazzo di Erfurt
965 Anthony Trollope. Il Primo Ministro
966 Francesco Recami. Il caso Kakoiannis-Sforza
967 Alan Bradley. A spasso tra le tombe
968 Claudio Coletta. Amstel blues
969 Alicia Gimnez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco
Recami, Alessandro Robecchi, Gaetano Savatteri. Vacanze in giallo
970 Carlo Flamigni. La compagnia di Ramazzotto
971 Alicia Gimnez-Bartlett. Dove nessuno ti trover
972 Colin Dexter. Il segreto della camera 3
973 Adriano Sofri. Reag Mauro Rostagno sorridendo
974 Augusto de Angelis. Il canotto insanguinato
975 Esmahan Aykol. Tango a Istanbul
976 Josefina Aldecoa. Storia di una maestra
977 Marco Malvaldi. Il telefono senza fili
978 Franco Lorenzoni. I bambini pensano grande
979 Eugenio Baroncelli. Gli incantevoli scarti. Cento romanzi di cento parole
980 Andrea Camilleri. Morte in mare aperto e altre indagini del giovane
Montalbano
980 Ben Pastor. La strada per Itaca
982 Esmahan Aykol, Alan Bradley, Gian Mauro Costa, Maurizio de
Giovanni, Nicola Fantini e Laura Pariani, Alicia Gimnez-Bartlett,
Francesco Recami. La scuola in giallo

Il terzo romanzo della serie di Rocco


Schiavone, Non stagione, un noir
di azione. Ma insieme il vivido
ritratto di un uomo prigioniero del
destino. Un personaggio tragico,
complesso e consapevole.
Antonio Manzini, attore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi
Sangue marcio e La giostra dei
criceti. La serie con Rocco Schiavone iniziata con il romanzo Pista
nera (Sellerio, 2013) cui seguito La
costola di Adamo (Sellerio, 2014).

Prezzo Euro 14,00

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