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Il gruppo degli otto, Astrattoconcreto

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il gruppo

degli

astrattoconcreto

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Collana Quaderni del Museo

Museo Arte Contemporanea Acri

M A C A

Citt di

Acri

Ministero per i Beni e le attivit Culturali

AIAP - Associazione Internazionale Arti Plastiche International Association of Art - UNESCO Association Internationale des Arts Plastiques Comitato Italiano

Fondazione

Padula
Acri

Rotary International
distretto 2100 - Club di Acri

MACA Museo Arte Contemporanea Acri Silvio Vigliaturo, direttore artistico Boris Brollo, curatore esterno

Curatore della mostra Marisa Vescovo Organizzazione De Arte, progetti e servizi per larte Oesum Led Icima Coordinamento generale Barbara Gamba Collaboratori Antonella Algieri Claudio Bottello Franco Gaccione Massimo Garofalo Andrea Rodi Claudio Zucca Allestimento mostra a cura di Oesum Led Icima Gianfranco DeLuca Massimo Garofalo Giuseppe Tunnera Rapporti con gli organi di informazione Andrea Rodi, responsabile Ufficio Stampa MACA Francesco Kostner, portavoce del Rettore Universit della Calabria
GraficArtFronzoli Un ringraziamento a tutti i collezionisti, galleristi e prestatori che con la loro disponibilit hanno reso possibile la realizzazione della mostra. Un ringraziamento particolare a Francesca Maria Moreni, figlia di Mattia Moreni, per la sua generosa collaborazione

Astrattoconcreto

il gruppo degli otto


a cura di Marisa Vescovo

Oesum led icima - edizione 2011

MACA Museo Arte Contemporanea Acri Palazzo Sanseverino Falcone, Acri (CS) dal 17 dicembre 2011 al 26 febbraio 2012

Quando, nel febbraio del 2012, questa nuova mostra del MACA chiuder i battenti, saranno passati esattamente sessantanni dalla prima occasione che vedeva coinvolti i membri del Gruppo degli Otto nientemeno che alla Biennale di Venezia del 1952, sotto legida del critico Lionello Venturi. Fu proprio questultimo a scrivere il Manifesto del gruppo, individuando nella categoria di Astrattoconcreto che oggi ritorna nel titolo della mostra la sua cifra distintiva e sottolineando con insistenza la libert espressiva che contraddistingueva ciascuno degli artisti che presero parte alla sua breve, ma intensa, avventura. Gli affascinanti e coinvolgenti dipinti che compongono questa mostra sono altrettanti sintomi contagiosi di quella stessa libert espressiva, tipica di artisti che, come scrisse Venturi, nonostante la vocazione astrattista, non hanno mai tagliato i ponti con la vita dei sensi e dei sentimenti, rivelando quell'impegno morale, totale, disinteressato, che necessario all'opera d'arte e che fa si che questa si traduca in uno strumento di crescita personale per chi la fruisce. Ringraziamo, dunque, il MACA e De Arte progetti e servizi per larte per aver offerto alla citt di Acri questa splendida occasione di crescita, oltre che di godimento estetico.

Gino Trematerra Sindaco della citt di Acri Anna Vigliaturo Assessore alla cultura della citt di Acri

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E dal fango nascono i fior


Avemmo una prima occasione di parlare del Gruppo degli Otto attraverso la mostra Lo Spazialismo e lapporto veneziano, tenutasi al MACA nel 2007. Allinterno del catalogo, nella documentazione suggerita al lettore per un eventuale approfondimento, si riportava un brano sul Fronte Nuovo delle Arti ricavato dalla rivista Arte, della casa editrice milanese Garzanti, in cui si diceva che la composizione di opposti orientamenti artistici in nome di comuni convinzioni politiche allinterno del Fronte Nuovo delle Arti, dove lorientamento dei pi era comunista, fu messa in crisi dalle posizioni assunte dal Partito Comunista Italiano (PCI) del 1948, ostile a sperimentazioni formaliste e astrattiste in favore di un allineamento degli artisti che aderivano al PCI e a un Realismo di chiara leggibilit, didascalico e narrativo (Arte, Garzanti). Un po come avveniva nellUnione Sovietica, dove era stato avviato il Realismo Socialista. Questo richiamo veniva direttamente da Togliatti, il quale, nel Gennaio del 1946, aveva scritto un articolo su Rinascita, rivista comunista, contro Elio Vittorini, direttore della rivista culturale Il Politecnico, che si rifiutava di mettere al servizio del Partito la sua attivit intellettuale, in quanto, per lui, la cultura era ricerca della verit, non predicazione della verit. Togliatti aveva dalla sua lunificazione dellItalia, i patti lateranensi, la pacificazione nazionale con il precedente fascismo e quindi ragionava su una necessit di fiancheggiamento dellintellettuale a quella che era la lotta di classe e sulla centralit della Classe Operaia come elemento ineludibile e imprescindibile. Ma allattacco di Togliatti, il Vittorini, pur iscritto al PCI, rispose che lintellettuale non deve ridursi a suonare il piffero per la rivoluzione. Dopo un paio danni, nel 1948, Vittorini si dimise dal PCI. Il mondo intellettuale e artistico di allora ne fu profondamente scosso. Non si dimentichi che si era appena usciti dalla Guerra Mondiale e che lItalia si stava ricostruendo sia a livello statale che politico. del 1946 il referendum per la scelta tra Repubblica o Monarchia. E si giunse cos alla rottura fra astrattisti e neorealisti e allo scioglimento del Fronte Nuovo delle Arti (1950). In polemica con la frangia realista vicina a Guttuso si svilupparono espressioni artistiche autonome che condussero, nel 1952, alla formazione del Gruppo degli Otto sotto legida del critico Lionello Venturi (ibidem). Cos, Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova si trovarono uniti contro il resto del Fronte Nuovo. Il Gruppo si disgreg nel volgere di un paio danni in seguito allemergere, nei vari esponenti, del gusto per ricerche autonome, per lo pi di matrice informale, delle quali si sono potuti vedere degli esempi nella seconda mostra organizzata al MACA e titolata Materia e gesto, tormento ed estasi (2008), in cui si ebbe modo di indagare non solo la differenza fra astrattismo e figurativismo, ma anche luso interno alla pratica artistica nel suo farsi materia e gestualit estrinseca. Corpora e Turcato erano fra gli artisti esposti, ma accanto avevano Bendini, Scialoia, Scordia, Scanavino e Perilli. Tutti autori, questi ultimi, degni del grande movimento informale italiano che stava muovendo i suoi primi passi in Italia proprio grazie al Gruppo degli Otto. Il che dimostra come un gruppo artistico organizzato, non solo si trasformi da elemento di quantit in elemento di qualit, ma apra pure la strada al confronto nazionale e internazionale sullArte Astratta. Possiamo quindi dire che lattuale mostra dedicata al Gruppo degli Otto chiude un ciclo di analisi formale ed estetica su un periodo ventennale (1940/1960) che raccoglie le migliori esperienze dellarte italiana del Novecento. Inoltre, dimostra come da una polemica politica che getta fango sulla figura dellintellettuale, scrittore o artista che sia, si possano far nascere dei fiori che riscattano il luogo e la storia del luogo stesso dove sono nati: lItalia.
Boris Brollo Curatore esterno del MACA

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Afro Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Sa ntomaso Giulio Turcato Emilio Vedova Afro Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Ma ttia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova Afro Basald ella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Gi ulio Turcato Emilio Vedova Afro Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova Afro Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova Afro Basaldella Renato Birolli Antonio Corpora Mattia Moreni Ennio Morlo tti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedova Afro Basaldella Renato Birolli Anton io Corpora Mattia Moreni Ennio Morlotti Giuseppe Santomaso Giulio Turcato Emilio Vedo

IL GRUPPO DEGLI OTTO: rivelazioni di rabbia, solitudine, nel primo dopoguerra.


Molto vivace si presentava la situazione italiana allinizio degli anni Cinquanta. Il 1948 era stato per il nostro paese un anno cruciale, con lentrata in vigore della Costituzione repubblicana e le elezioni che avevano dato inizio alla politica del centrismo, e al definitivo arroccamento dei partiti di sinistra. Ne era seguita una radicalizzazione della lotta politica, la quale, riflettendo i motivi di scontro che a livello internazionale contrapponevano i due blocchi mondiali incideva molto sul piano ideologico, esistenziale, e non di meno artistico. La frattura tra aree settentrionali, industrializzate e dinamiche, nelle quali lesperienza della Resistenza aveva lasciato una diversa consapevolezza sociale, e aree meridionali, ancorate allagricoltura e a durature, radicate tradizioni, unite a un certo conservatorismo della classe dirigente, ha assunto toni esasperati, a cui il governo non ha saputo rispondere. Questi elementi hanno avuto certamente non poca importanza negli sviluppi, in Italia, della cultura in generale e di quella artistica in particolare. Una visione del mondo legata alla filosofia marxiana, collegata da un lato alle pi articolate riflessioni di Gramsci, e dallaltro collegata ai modelli provenienti dallURSS, avvicinate a concezioni culturali di matrice vagamente liberali (che aveva nel crocianesimo un riferimento preciso), ha finito col creare molti equivoci e ha tenuto ai margini i dibattiti e le correnti di pensiero pi attuali. I tetri anni Cinquanta, com stato definito quel periodo, da intellettuali della nuova generazione, rimasero invischiati in una polemica ideologica tra chi predicava un nuovo realismo e chi voleva il cambiamento, creando unaccesa conflittualit. Una certa importanza ha avuto il movimento dellarte Concreta, o MAC, che voleva ricollegarsi al filone storico dellastrattismo. Le manifestazioni organizzate allestero, e in Italia, dal MAC, attirarono sul gruppo milanese lattenzione e avvicinarono altri gruppi gi costituiti, come Forma, e quello degli astrattisti fiorentini, e stimolarono analoghe esperienze a Torino e a Napoli. Il Gruppo Origine, costituitosi a Roma nel 1949, anticip da noi le problematiche dellInformale. Ne sono stati promotori lo scultore Ettore Colla, Alberto Burri e Mario Ballocco , che fond la rivista AZ, la quale pubblic il manifesto della nuova corrente, che si rifaceva, come Origine, alle esigenze non figurative dellespressione. Nel nostro paese, lala astratta del Fronte Nuovo delle Arti, composta da Afro (Basaldella), Renato Birolli, Antonio Corpora, Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova, ha dato vita, tra il 1952 e il 1954, a un gruppo coordinato da Lionello Venturi. Da tempo questi artisti, con Ghighine, Dova, Cassinari, Cagli , Leoncillo, Fazzini, Franchina e Pizzinato, discutevano con foga dellimportanza per i giovani pittori dellesperienza picassiana. Per loro Guernica e il post-cubismo rappresentavano lestrema avanguardia etica ed estetica, una contrapposizione-fusione di astrazione e figurazione. Turcato e Vedova cercarono per un po di tempo di conciliare la loro tendenza naturale verso lastrazione e il credo ideologico, alla fine prevarr lastrazione, e si getter un ponte fra post-cubisti, e una ricerca che porter con s non pochi assunti futuristi. Comunque per gli Otto la prima iniziativa in comune si tenuta alla Biennale di Venezia del 1952, e poi una collettiva itinerante, organizzata da Willy Grohman, li ha proposti anche in Francia, dove trovarono anche piena adesione del critico Christian Zervos, mentre nella primavera di quello stesso anno Venturi santific il sodalizio con la monografia Otto pittori italiani, titolo da cui il gruppo trasse la denominazione. Alla variet delle immagini pittoriche degli Otto, che andavano dalle architetture formali di Afro, al naturalismo post-cubista di Birolli, alla dimensione organica della natura di Morlotti e Corpora, alle diverse e imprevedibili gestualit di Moreni, Turcato e Vedova, fino allo stilismo di Santomaso, faceva da collante la presenza di autentici fini comuni, intorno ai quali il gruppo trover anche ladesione degli scultori Leoncillo e Alberto Viani. Ha scritto di loro Lionello Venturi essi non sono e non vogliono essere degli astrattisti; essi non sono e non vogliono essere dei realisti: si propongono di uscire da questa antinomia che da un lato minaccia di trasformare lastrazione in un rinnovato manierismo, e dallaltra obbedisce ad ordini politici che disintegrano la libert e la spontaneit creativagli otto pittori adoperano quel linguaggio pittorico che dipende dalla tradizione iniziatasi intorno al 1910 e comprende lesperienza dei cubisti, degli espressionisti, e degli astrattisti. Ma la vita di questi artisti quasi tutti legati al partito Comunista non stata comunque facile in quella sede, infatti come scrive Birolli a Afro, nel 1954, i confronti interni erano durissimi si parteggiava apertamente per il neo-realismo , e veniva a malapena accettata per il loro lavoro la dizione di deformazione, unaffermazione che ha fatto infuriare Birolli, che pertanto ha chiesto di essere tolto dalla Commissione Culturale del partito e le dimissione dei critici darte che ne facevano parte. La defezione di Morlotti dal gruppo, forse influenzata dai longhiani, che non amavano Venturi, o ladesione all Ultimo naturalismo di Francesco Arcangeli (a cui aveva aderito anche Moreni), ha cominciato a mettere in subbuglio questa pattuglia di pittori, comunque lanciati sulla strada di grosse affermazioni internazionali, in Europa con Biennali di Venezia, e Documenta a Kassel, nel 1955, (con lesclusione di Turcato da un lato e Fontana dallaltro). Invero in quegli anni si era profilata in Europa una nuova stagione artistica che stata quella dellInformale, il quale stato un indirizzo di ricerca, in molti casi gestuale, segnica, o materica, e invero il gesto, il segno, la materia sono stati gli elementi che, variamente elaborati o indagati, hanno permesso di fissare sulla tela i termini di un rappor-

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to contraddittorio e problematico con una realt in divenire, sino a superare definitivamente lantitesi tra figurazione e non figurazione attraverso un ritorno alla originariet dellatto espressivo. Informale ha scritto Maurizio Calvesi non una derivazione o un sinonimo di informe, ma vuol dire, il che diverso, non formale. Si trattava come da pi parti si precisato, di un rapporto con la realt delle cose pi immediato, non filtrato da schemi figurativi, n da interpretazioni di ordine mentale, diretto a riscoprire la processualit dellesistere in tutta la sua magmatica matericit. Queste teorie non sono state accettate da tutto il gruppo degli otto, ma furono invece accettate da coloro che, dal fallimento di quella esperienza di lavoro, invece pensarono allinformale come alla legittima prosecuzione del lavoro iniziato nel 1952 e finito nel 1954. Fu quindi automatico che, subito, Vedova, Moreni, Morlotti, poi Birolli, Afro Turcato, diventassero protagonisti attivi, se pur da prospettive diversissime, di questo movimento che dilag a macchia dolio in tutto il mondo. Nelle loro opere ancor oggi, diversamente accentate di fantasia, si scorgono oggi con chiarezza termini estetici di diversa ascendenza, dal Cubisno (Birolli, Afro) allimpressionismo (Corpora, Moreni), con incroci sensibilissimi sulla luminosit simbolistica di Balla, sul dinamismo energico dei futuristi (Vedova, Santomaso), sul fuoco cromatico dei Fauves (Turcato). E per la pronta reattivit allemozione, essi hanno partecipato in un certo modo del clima dellEspressionismo, anche se ripuliti di tutto quellingorgo di risentimenti, di gonfiore di indiscriminata violenza, che ha individuato lEspressionismo tedesco, che in fondo piaceva tanto a Moreni. Ma pi che postumi, o abitudini stilistiche, queste pitture sono ossature di una immagine scelta da ciascuno e liberamente immessa nel tessuto della propria visione. E parte viva di essa appunto per quel tanto di timbro nuovo che ne hanno saputo ricavare al di sopra di ogni riecheggiamento. Ci che gli artisti cercano di preservare, o riscattare, la sopravvivenza di certi valori, e la loro continua trasformazione, e con essi, la giustificazione etica del loro agire. Morlotti propone una pittura lombarda anche nei modi di un certo pittoricismo tardo ottocentesco, ma infondendo in essi un vigore di radice courbettiana, la materia non ha eco di vibrazioni, il suo disfacimento non allude a una dimensione panica, essa affonda in se stessa, una matafora della terra nei suoi cicli di vita, ne ascolta i battiti pi segreti. In Moreni la natura ha un impeto ciclonico, che coinvolge come un suo elemento luomo, con furiose impennate, sulla sconvolgente violenza del paesaggio. Linformale per Moreni una sorta di apocalisse della pittura, un ritorno alla pittura , mentre la natura scenario, testimone di una rabbiosa energia, inarcata come la cresta di unonda che stia per scagliarsi sulla terra. La rabbia di Moreni cerca le sue motivazioni in se stessa, sembra condannata ad autodistruggersi, la sua pittura vive di questa sua precariet.

Il segno di Vedova traccia di una libert senza limiti, che arriva a ricongiungersi al culmine della sua espansione con quello stesso caos cui reagisce per unattrazione verso lenergia universale. Lo spazio di Vedova ha una vitalit cos articolata, mobile, scenica, che ne nasce una precipitazione drammatica, cos acuta, per cui lattesa del colpo di scena ha il fascino neo-barocco di un eventualit sempre imprevista. La fantasia di Afro si spalanca su silenziose sospensioni, lunghi ed improvvisi vuoti: si muove sul limite rabbrividente dellinconscio e si immerge nella sua massa fluida, come un sommozzatore che di colpo si trova davanti ad un mondo diverso e nuovo, muto e denso, ovattato e brulicante di forme. Bisogna immergersi senza precostituite ribellioni nellEden di Afro per scoprire la sottile carica che contiene. Corpora parte dalla tradizione Impressionista-Fauves, e sia le sue tematiche iniziali che pi recenti (paesaggi marini, porti, barche) sono legate al recupero di antiche emozioni e sensazioni, che, dunque, valgono piuttosto come sollecitazione o come sorgente di emozioni dirette. Quindi lemozione non pi mera reazione al mondo esterno, ma acquista ed afferma un carattere di effusa capacit di dileguarsi in lontani orizzonti. Santomaso, dopo un avvio figurativo, la sua solare e mediterranea pittura si mossa nel filone della figurazione post-cubista, immettendo su un impianto compositivo di derivazione braquiana un luminoso caldo cromatismo di chiara e radicata tradizione veneta, per giungere ad effetti sonori prossimi al tachismo, il tutto mosso da unariosit e da unarchitettura leggera di clima lagunare. Il veronese Birolli parte dallavanguardia milanese degli anni Trenta, e dopo aver partecipato alla Resistenza, arrivato a praticare una pittura neo-cubista, risentendo delle suggestioni di Picasso. Ma dopo lavvicinamento fondamentale agli Otto, la sua pittura dai toni solari era tesa sempre pi ad una trascrizione intensamente emotiva e tendenzialmente astratta di dati sensoriali, talora affascinati dai continui cambiamenti della natura. Il mantovano Turcato, temperamento anarchico e imprevedibile, ha cercato, allinizio, di conciliare lastrazione con una immediata leggibilit dellopera. Ma dopo gli anni 50 ha cercato soprattutto una pittura materica e di segno, sperimentando tecniche e materiali diversi, dal collage alla pittura in gommapiuma, legandoli a una passione per il colore che cercava di reinventare sulla base di suggestioni culturali. In tutto questo c di pi di un capovolgimento di valori, c langoscia della facilit estrema, dellovviet del bello, lInformale non stato un programma di azione, ma la constatazione di uno stato di fatto, levidenza della desolata solitudine dellindividuo nella societ.
Marisa Vescovo Curatore della mostra

Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova, appartengono alla generazione che giunge ora alla maturit; sono tutti tra i 30 e i 45 anni. Il loro modo di dipingere attuale e le loro opere possono essere considerate tra le pi rappresentative del gusto italiano odierno in pittura. Esse mi piacciono molto, ma non sono affatto una mia scoperta perch oltre che a me piacciono a numerosi amatori in Italia e fuori. Ne scrivo perch accetto il mio compito di critico, di cercare adesioni al mio giudizio, sempre pi vaste e fondate.

Tutto ci che in arte autentico, spontaneo, vissuto, riconosciuto con difficolt e lentamente. E poich questi otto pittori non ripetono n ci che la natura offre perch sia copiato, n ci che le tradizioni secolari hanno preparato per la comprensione universale, anche essi soffrono dincomprensioni e dingiuste avversioni. Vorrei che prima di giudicarli ciascuno cominciasse a togliersi il cappello davanti alla loro seriet morale e ai loro sacrifici. Non sono essi i chierici che tradiscono. E soltanto quando il pubblico avr una migliore educazione morale, anche prima che artistica, larte di questi giovani ardimentosi, coerenti, laboriosi e tenaci, sar compresa e apprezzata al suo giusto valore.
Lionello Venturi OTTO PITTORI ITALIANI Collana di monografie ARTISTI DOGGI Roma, De Luca Editore, 2 maggio 1952.

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Afro
Nasce a Udine nel 1912. Nel 1930, grazie a una borsa di studio, ha lopportunit di recarsi a Roma e di entrare in contatto con lambiente artistico della capitale. Dal 31 inizia a partecipare alle diverse mostre sindacali e nel 33 espone alla Galleria il Milione di Milano. Successivamente, Afro si trasferisce a Roma. Nel 35 partecipa alla Quadriennale, e nel 36 alla Biennale di Venezia, dove esporr anche nel 40 e nel 42. Dopo lesperienza della Scuola Romana, la realizzazione di diverse opere di pittura murale e il temporaneo avvicinamento al Neocubismo, nel 1950, Afro si reca negli Stati Uniti e inizia la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery. Il differente clima culturale e i molteplici movimenti artistici americani di quellepoca rimarranno impressi nella memoria dellartista e verranno rielaborati in seguito in maniera del tutto personale. Nel 52, Afro aderisce al Gruppo degli Otto, con il quale prende parte alla Biennale di Venezia dello stesso anno. In occasione delledizione successiva, il critico Lionello Venturi gli dedica un saggio critico, dove mette in evidenza labilit tecnica, la precisione e la passione per il lavoro, leleganza naturale e la poesia dellartista. Nel 1955, presente alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale e alla Mostra itinerante negli USA: The New Decade: 22 European Painters and Sculptors. Nel 1956, ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Nel 1958, prende parte, insieme ad Appel, Arp, Calder, Matta, Mir, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dellUNESCO a Parigi, dipingendo II Giardino della Speranza. Gli anni 1959/60 vedono ancora Afro impegnato a livello internazionale: invitato alla seconda edizione di Documenta a Kassel e vince premi sia a Pittsburgh che al Solomon R. Guggenheim di New York. Nel 1961, J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim, gli dedica una monografia. del 1969/70 la vasta antologica curata da B. Krimmel alla Kunsthalle di Darmstadt, alla Nationalgalerie di Berlino, e, in seguito, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Muore a Zurigo nel 1976.

Libio Basaldella

GIORNALE
1963 tecnica mista su carta di giornale cm. 43X63 Collezione privata, Parma

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SENZA TITOLO SENZA TITOLO


1952 tecnica mista su carta cm. 24x33 1949 tecnica mista su carta intelata cm. 36x55

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

Collezione privata Foto di Vittorio Ardizzoni

PERCHE'
1952 carboncino su carta cm. 65x78

Collezione privata, Torino

SENZA TITOLO
1952 carboncino su carta cm. 38x50 20_21

Collezione privata, Torino

Birolli
Renato

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Nasce a Verona il 10 dicembre 1905. La sua formazione artistica avviene presso l'Accademia di Belle Arti della citt natale. Nel 1928, si stabilisce a Milano. Dapprima, la sua pittura si ricollega a un figurativismo che richiama, pur attraverso un cromatismo meno violento, i modi dell'espressionismo europeo. Nella prima met degli anni '30, riesce a creare un mondo poetico molto personale attraverso quella che lui stesso definisce una fabulazione figurativa. Sono di questi anni opere di intensa forza espressiva quali L'Angelo, Gineceo ed Il Caos. Nel 1936, lartista compie un viaggio a Parigi, che gli consente di approfondire la conoscenza dell'opera di Van Gogh e Czanne. A Milano, nel 1938, aderisce al gruppo Corrente, aperto alle pi avanzate sollecitazioni europee, in particolare a una pittura di tipo espressionista, divenendone uno degli esponenti pi rappresentativi. A partire dal 1940, dopo essere stato arrestato per antifascismo, inizia una fertile stagione espositiva, partecipando, inoltre, in modo attivo a diverse azioni della Resistenza. Artista tra i pi interessanti della moderna pittura italiana, , nell'immediato dopoguerra, tra i fondatori del Fronte Nuovo delle Arti, dal quale per si stacca presto, poich non ne condivide la soluzione neorealista, per dar vita, nel 1952, con altri artisti riuniti intorno alla figura del critico Lionello Venturi, al pi aperto Gruppo degli Otto. Sostiene una pittura che, per la sua componente naturalistica, pur resa attraverso forme definite essenzialmente da macchie cromatiche, viene definita astratto-concreta. Le opere di Birolli accentuano cos la loro componente lirico-astratta, proponendosi come trascrizioni poetiche del reale percepito attraverso la sensibilit dell'artista. Tra le sue opere si ricordano San Zeno pescatore (1931, Milano, Galleria d'Arte Moderna), Eldorado (1935, Milano, Galleria d'Arte Moderna) e gli 86 Disegni in margine alla Resistenza (Torino, Galleria d'Arte Moderna). Muore a Milano il 3 maggio 1959.

LA LIGURIA VERTICALE
1955-1956 olio su tela cm. 116x73,2

Collezione privata, Torino

RAGAZZA ALLA FINESTRA


1947 olio su tela cm. 69x57

Collezione privata, Torino


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Lopera Ragazza alla finestra, era presente alla 24 Biennale di Venezia, 1948 e 30 Biennale di Venezia, 1960

CANTO INTERNO 2
1959 olio su tela cm. 46,4x27,3

CANTO INTERNO 3
1959 olio su tela cm. 46,3x27,3

CANTO INTERNO 1
1959 olio su tela cm. 46,4x27,3 26_27

CANTO INTERNO 4
1959 olio su tela cm. 46,2x27,1

Collezione privata, Torino

Corpora
Nasce a Tunisi, il 15 agosto 1909 Nella stessa citt consegue il diploma all'Accademia di Belle Arti. Nel 1929, giunge a Firenze, ma ben presto si trasferisce a Parigi dove conosce la pittura non figurativa di Czanne, Picasso e Matisse e inizia a mettere a punto la sua nuova visione dell'arte in senso astratto-lirico. Tornato, nel 1945, in Italia come profugo, diviene uno dei fondatori del Neocubismo, insieme a Guttuso, Fazzini, Monachesi e Turcato. Il gruppo propone in termini polemici la necessit di uno sganciamento dai moduli troppo vieti della pittura precedente ed , soprattutto, un movimento di energica opposizione a quella che era stata l'arte del cosiddetto Novecento Italiano. Nel 1947, entra nel Fronte Nuovo delle Arti, dopo la rottura del quale entra a far parte del Gruppo degli Otto. Con gli altri pittori astratto-concreti, Corpora partecipa, nel 1952, alla Biennale di Venezia, dove sar invitato, sempre con una sala personale, anche alle edizioni del 1956, del 1960 e del 1966. Dalla seconda met degli anni 50, inizia a realizzare una pittura data per zone pi ampie e intense di colore. la visione spontanea di una illuminazione venuta dall'interno della materia, che svela un senso intimo e magico della natura: la lunga via per una presa di coscienza della vita che anima l'universo. Lungo tutti gli anni 60, lartista continua a sviluppare il suo informale sui generis esponendo i suoi lavori a New York, Buenos Aires, Amburgo, Oslo e Parigi. Antonio Corpora pi volte ospite alla Biennale di Venezia, alla Staatsgalerie Modenkunst di Monaco, nonch vincitore di premi come quello della Quadriennale di Roma, nel 1955, il Premio Parigi, nel 1951, e il premio della Biennale di Roma, nel '68. Consegue il Premio Nazionale "Presidente della Repubblica" su designazione dell' Accademia Nazionale di San Luca, come miglior artista del 2003. In Italia, nel dopoguerra, Corpora in prima linea nella battaglia per il rinnovamento del linguaggio pittorico. Muore a Roma, il 5 settembre 2004, all'et di 95 anni.

Antonio

COMPOSIZIONE
1959 olio e sabbia su tavola cm. 67,3x47,6

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Collezione privata, Torino

MOVIMENTO
1975 olio su tela cm. 65x81 30_31

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

Moreni

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Nasce a Pavia, il 12 novembre 1920. sicuramente una figura cardine dell'arte italiana della seconda met del secolo scorso. Formatosi nell'ambiente torinese del dopoguerra, Moreni, negli anni 50, sviluppa un linguaggio che, attraverso il recupero della carica gestuale dell'espressionismo astratto americano, gradualmente giunge all'informale. Dagli anni 80, l'artista esprime in pittura la pi strenua difesa dei valori della natura e del corpo inteso come natura nella natura, come sensorialit e passionalit, contro l'aggressione e le minacce della civilt computerizzata. L'intero corpus della ricerca di Mattia Moreni testimonia "d'una pittura aspra e favolosa, di qualit espressionistica, come dice, nel 1945, Mario Merz, intuendone per primo la tragica bellezza. Allievo, per breve tempo, dell'Accademia Albertina di Torino, si accosta, in un primo momento, alle scelte figurative di Corrente, per poi giungere a una rielaborazione dellopera di Picasso e Lger. Dopo un soggiorno ad Antibes, tra il 1949 e il 1950, si trasferisce dapprima sull' Isola di San Giorgio, a poca distanza da Grado, e poi a Frascati. Qui rimane fino al 1954, anno in cui nel suo linguaggio si verifica una decisa svolta verso quell'astratto-informale di tipo naturalistico in cui la componente dell'espressionismo astratto europeo si fonde con rimandi ad artisti americani come Pollock e Tobey. Nel 1952, aderisce al Gruppo degli Otto. Dal 1948 al 1960, partecipa senza soluzione di continuit alla Biennale di Venezia (nel 1956 con una sala personale). Infine, sono da ricordare le antologiche di Leverkusen, Bologna e Ravenna, rispettivamente nel 1964, 1965 e 1975. Ancora per tutti gli anni 60, il riferimento alla realt esterna e al paesaggio a occupare le tele del Moreni. Gradualmente, per, si assiste, all'interno della sua produzione, a una focalizzazione dellattenzione dellartista verso un singolo elemento, che, dal 1964, l'anguria. Il frutto si presta a diventare prima un'allusione all'organo sessuale femminile, quindi una poltiglia sfatta. Negli anni 80, una nuova e forte carica gestuale ed espressionistica pervade la pittura di Moreni. In questo periodo espone a Milano, al Padiglione d'Arte Contemporanea, nel 1980, alla Galleria Civica di Modena, nel 1986 e alla Galleria Morone, nuovamente a Milano, nello stesso anno. Muore a Brisighella (Ravenna), il 29 maggio 1999.

Mattia

UOMO IN CADUTA
1956 olio su tela cm. 71x150

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

CANALE CANDIANO
1953 olio su tela cm. 90x220

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

IMMAGINE BESTIALE
1960 olio su tela cm. 190x190

ANGURIA COME LA MORTE E COME LA LUNA


1965 olio su tela cm. 160x195

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

Collezione Maria Francesca Moreni, Torino

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Morlotti

COMPOSIZIONE
1952 olio su tela cm. 60x80

Collezione privata, Torino


Nasce a Lecco, il 21 settembre 1910. Dopo la maturit artistica a Brera, frequenta lAccademia di Firenze. Nel 1937, parte per Parigi, dove scopre la pittura impressionista e vede Guernica di Picasso. Si diploma a Brera e vive a Milano legandosi al movimento Corrente. sodale di Cassinari, Fontana, Guttuso e Quasimodo. Partecipa al Premio Bergamo, nel 1941 e nel 1942. Nel 1944, espone alla Galleria della Spiga di Milano. Elabora e firma il Manifesto del realismo Oltre Guernica, nel 1946. Lanno seguente di nuovo a Parigi con Birolli e conosce Picasso, Braque, Wols e De Stal. Nel 1947, tra i nomi che fanno parte del Fronte Nuovo delle Arti e, alla sua scissione, star con Birolli tra gli astratto-concreti, entrando nel Gruppo degli Otto presentato da Lionello Venturi alla Biennale di Venezia del 1952. Morlotti vi evidenzia la propria indipendenza di spirito con le accentuazioni espressioniste impresse alla sua pittura. Sceglie di vivere in Brianza, raggiungendo una personale poetica del paesaggio in opere dalla densa e solare materia profondamente incisa e mossa dal legno del pennello. Nel 53, espone a New York con Afro e Birolli. Nello stesso anno, la mostra di paesaggi al Milione di Milano segnala la raggiunta maturit. La sua personale e inconfondibile declinazione del dipingere, nella caratteristica immersione totale nel corpo della natura coincidente con quello della pittura, lo mette in luce tra i massimi artisti europei del dopoguerra. Il curriculum espositivo dellartista particolarmente vasto: presente alla Biennale di Venezia dal 1948 (far suo il massimo premio per la pittura nel 1962 insieme a Capogrossi), alla Quadriennale di Roma dal 1955, alla Biennale di San Paolo del Brasile dal 1951, al Premio Lissone, vinto nel 1952, e al Morgans Paint di Rimini, nel 1959. Altrettanto imponente il novero delle sue mostre presso le maggiori gallerie private nazionali, europee e doltreoceano. Muore a Milano, il 15 dicembre 1992.

38_39

Ennio

COMPOSIZIONE
1973 olio su tela cm. 100x80 40_41

PICCOLO BOSCO
1987 olio su tela cm. 30x40

Collezione privata, Alessandria

Collezione privata, Torino

Santomaso
Giuseppe

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Figlio di un orafo, nasce a Venezia, il 26 settembre 1907. Inizia la propria formazione artistica nel 1932, allAccademia delle Belle Arti della citt natale e dopo soli due anni invitato a partecipare alla Biennale di Venezia. A met degli anni 30, Santomaso comincia a confrontarsi con larte avanguardista, in un primo momento attraverso la rivista Verve, ma concedendosi ben presto, nel 1937, un viaggio in Olanda, per potere studiare direttamente gli impressionisti e i fauves. A Parigi, Santomaso visita le mostre internazionali, e resta impressionato e al contempo irritato dalle opere di pittori come Matisse, Braque, Bonnard e Picasso esposte nella capitale francese. Nel 1939, lartista realizza la sua prima personale nella galleria Rive Gauche. Durante la guerra pu concentrarsi sulla pittura, poi, nel 1942, illustra il volume di poesie Grand Air di Paul luard e un anno pi tardi impegnato nella Quadriennale dArte di Roma. Nel 1946, Santomaso partecipa in maniera determinante al gruppo progressista di artisti italiani chiamato Nuova Secessione Artistica Italiana, il cui nome sar successivamente cambiato in Fronte Nuovo delle Arti. In questo contesto, Giuseppe Santomaso assume una posizione tra il realismo illustrativo e la pura astrazione. Lartista, per il momento, prende come modello i classici moderni, esprimendosi in un linguaggio figurativo mirato alloggettivit che si ricollega a Braque e Lger. Allinizio degli anni 50, si accosta alla pittura informale che trova espressione nelle composizioni sempre pi astratte e, nel 1952, si unisce al Gruppo degli Otto, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia dello stesso anno. In questo periodo nascono opere di chiarezza quasi architettonica, che, in seguito, dalla met degli anni 70, risultano pervase da elementi costruttivi dei palazzi veneziani, nonch ispirate dalla straordinaria variet di colori della citt lagunare. Fino al 1990, anno della sua morte, Santomaso, oltre a insegnare allAccademia di Belle Arti di Venezia, invitato tre volte alla mostra Documenta, e, dal 1952, partecipa tredici volte alla Biennale e a numerose altre mostre sia nazionali che internazionali.

ALBA TRA I TRALICCI DI UNO SCALO A VENEZIA


1952 olio su tela cm. 151,5x122

Collezione privata, Torino

SPAZI BIANCHI
1978 olio su tela cm.191x283 44_45

DIALOGO
1981 olio su tela cm. 133x100

Courtesy Vecchiato Art Galleries, Padova

Courtesy Galleria Accademia, Torino

Turcato
Nasce a Mantova, nel 1912. Esordisce nel 1942/43 alla Biennale di Venezia e si trasferisce a Roma dove entra subito nel vivo delle polemiche artistiche: la sua attivit pittorica si lega strettamente all'impegno sociale e politico. Nel 47, partecipa alla redazione del manifesto del formalismo Forma 1, con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Sanfilippo. Nello stesso anno, partecipa alla prima mostra del Fronte Nuovo delle Arti e, nel 52, entra a far parte del Gruppo degli Otto promosso da Lionello Venturi, col quale espone alla Biennale di Venezia che segue alla sua partecipazione precedente del 1950. Vi torna nel 1954 e, nel 1958, presente con una sala personale. Nel 1959, lartista partecipa alla seconda edizione di Documenta, a Kassel. A partire dal 1960, espone con Novelli, Perilli, Dorazio, Consagra, Bemporad, Gi e Arnaldo Pomodoro nell'ambito delle rassegne intitolate Continuit, promosse in diverse gallerie italiane da Giulio Carlo Argan. L'anno dopo, partecipa alla Quadriennale di Roma vincendo il premio della Presidenza del Consiglio ed convocato per la prima rassegna celebrativa dedicata a Forma 1. Nel 1966, Maurizio Calvesi, in Le due avanguardie, e Maurizio Fagiolo, in Rapporto 60, parlano della sua pittura, mentre Nello Ponente cura il testo che accompagna la sua sala personale alla Biennale di Venezia. Negli anni 70, la sua attivit espositiva si intensifica: nel '72 ha lennesima sala personale alla Biennale di Venezia. Partecipa alle rassegne storiche dedicate a Forma 1 a Bourg-en-Bresse e a Darmstad (1987). presente nuovamente alla Biennale di Venezia, ospitato nella sezione intitolata Opera Italiana, nel 1993. Nei suoi dipinti traspare anche il suo interesse per le scienze biologiche, che costante almeno quanto il suo impegno politico e sociale. Talora i suoi quadri si arricchiscono di inserti polimaterici e spesso presentano straordinari effetti fluorescenti, determinati da intensi giochi di luce. Muore a Roma, nel 1995.

Giulio

LABIRINTICO
1956 olio su tela cm. 70x100

Collezione privata, Reggio Emilia

LE CAVALLETTE
1957 ca. olio e tecnica mista su tela cm. 97x130

46_47

Courtesy Vecchiato Art Galleries, Padova

SUPERFICIE
1962 olio e sabbia su tela cm. 61x93

Collezione privata, Reggio Emilia

FLUORESCENTE
1969 circa acrilico e tecnica mista su tela cm. 70x100

Collezione privata, Reggio Emilia

SENZA TITOLO
fine anni 60 olio su tele cm. 120x50 - 120x50 - 120x30 48_49

SUPERFICIE LUNARE
1970 tecnica mista su gommapiuma cm. 60x80

Collezione privata, Reggio Emilia

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

Vedova
Nato a Venezia, il 9 agosto 1919, EMILIO VEDOVA inizia a lavorare intensamente da autodidatta a partire dagli anni 30. Giovanissimo, nel 1942, aderisce al movimento antinovecentista Corrente. Negli anni 1944/45, partecipa alla Resistenza. Nel biennio successivo, tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica, a Milano (2 maggio 1946). tra i fondatori della Nuova Secessione Italiana, poi Fronte Nuovo delle Arti, a Venezia (1 ottobre 1946). Ne esce nel 1948, con un violento intervento contro il Neorealismo. Nel 1952, aderisce al Gruppo degli Otto, ma, lanno successivo, se ne dissocia con una dichiarazione pubblica tenuta al Convegno Alta Cultura, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Dal 1945, il suo studio a Venezia, dove realizza i primi Plurimi: i Veneziani del 1962/63. Dalla fine del 1963 alla met del 1965, a Berlino, ospite del Senato per Arti e Scienze DAAD e nel suo grande atelier al Grnewald realizza la serie dei grandi plurimi berlinesi del 1963/65, sette dei quali, lAbsurdes Berliner Tagebuch 64, verranno esposti alla terza edizione di Documenta, a Kassel, nel 1964, con risonanza internazionale clamorosa. Dal 1965, inizia unintensa attivit didattica, con una serie di lectures in universit, accademie e istituzioni culturali in USA e in Mexico, fino agli anni 80. docente allAccademia di Belle Arti di Venezia dal 1975 al 1986. Nel 1977 realizza i Plurimi-binari del ciclo Lacerazione e, subito dopo, il ciclo dei Cosiddetti carnevali Con Luigi Nono, nel 1984, per la prima mondiale dell'opera Prometeo, realizza Interventi-luce nella struttura scenica dellex-chiesa di San Lorenzo, ideata da Renzo Piano. Sono del biennio 1985/86 i cicli dei grandi Dischi, Tondi e Oltre, e del 1987/88 il grande ciclo in continuum Negli anni 1989/90 lavora ai Monotipi, nei Workshop Garner Tullis, Santa Barbara e a New York. E, nei laboratori Studios Littleton, North Carolina, alle Vetrografie, 1990. Nel 1997, riceve il Leone doro allopera in occasione della XLVII Biennale di Venezia. Nel 2003, riceve il Premio Nonino. Nel 2004, dona i 7 plurimi dellAbsurdes Berliner Tagebuch 64 alla Berlinische Galerie, Museo della Citt di Berlino. Nel 2006, realizza un ciclo di Monotipi in collaborazione con Sandro Rumney, nipote di Peggy Guggenheim. Emilio Vedova muore a Venezia all'et di 87 anni, a poco pi di un mese dalla scomparsa della moglie, Annabianca.

Emilio

SENZA TITOLO
1962 olio su tela cm. 80x60

50_51

Courtesy Galleria Accademia, Torino

OLTRE
1987 pittura su tela cm. 61x81

Collezione privata, Alessandria

DE AMERICA
1971 tecnica mista su carta cm. 40,5x28 52_53

Collezione Fiocchi, Ascoli Piceno

Selezione di nove litografie a colori, degli asrtisti del Gruppo Degli Otto, presenti alla 26 Biennale di Venezia, del 1952

54_55

Afro

56_57 Afro Birolli Moreni Moreni

58_59 Morlotti Morlotti Vedova Vedova

Libio Basaldella Afro


SENZA TITOLO
1949, tecnica mista su carta intelata - cm. 36x55

CANTO INTERNO 3
1959, olio su tela - cm. 46,3x27,3

Ennio Morlotti
COMPOSIZIONE
1952, olio su tela - cm. 60x80

SUPERFICIE
1962, olio e sabbia su tela - cm. 61x93

SENZA TITOLO
fine anni 60, olio su tele cm. 120x50 - 120x50 - 120x30

CANTO INTERNO 4
1959, olio su tela - cm. 46,2x27,1

SENZA TITOLO
1952, tecnica mista su carta - cm. 24x33

COMPOSIZIONE
1973, olio su tela - cm. 100x80

FLUORESCENTE
1969 circa, acrilico e tecnica mista su tela - cm. 70x100

PERCHE'
1952, carboncino su carta - cm. 65x78

Antonio Corpora
COMPOSIZIONE
1959, olio e sabbia su tavola - cm. 67,3x47,6

PICCOLO BOSCO
1987, olio su tela - cm. 30x40

SUPERFICIE LUNARE
1970, tecnica mista su gommapiuma - cm. 60x80

SENZA TITOLO
1952, carboncino su carta - cm. 38x50

MOVIMENTO
1975, olio su tela - cm. 65x81

Giuseppe Santomaso
ALBA TRA I TRALICCI DI UNO SCALO A VENEZIA
1952, olio su tela - cm. 151,5x122

Emilio Vedova
SENZA TITOLO
1962, olio su tela - cm. 80x60

GIORNALE
1963, tecnica mista su carta di giornale - cm. 43X63

Mattia Moreni Renato Birolli


RAGAZZA ALLA FINESTRA
1947, olio su tela - cm. 69x57 Lopera ha parteciapto a: 24 Biennale di Venezia, 1948 30 Biennale di Venezia, 1960

SPAZI BIANCHI CANALE CANDIANO


1953, olio su tela - cm. 90x220 1978, olio su tela - cm.191x283

DE AMERICA
1971, tecnica mista su carta - cm. 40,5x28

DIALOGO UOMO IN CADUTA


1956, olio su tela - cm. 71x150 1981, olio su tela - cm. 133x100

OLTRE
1987, pittura su tela - cm. 61x81

LA LIGURIA VERTICALE
1955-1956, olio su tela - cm. 116x73,2

IMMAGINE BESTIALE
1960, olio su tela - cm. 190x190

Giulio Turcato
LABIRINTICO
1956, olio su tela - cm. 70x100

CANTO INTERNO 1
1959, olio su tela - cm. 46,4x27,3 62_63

ANGURIA COME LA MORTE E COME LA LUNA


1965, olio su tela - cm. 160x195

Selezione di nove litografie a colori, degli asrtisti del Gruppo Degli Otto, presenti alla 26 Biennale di Venezia, del 1952

LE CAVALLETTE
1957 ca., olio e tecnica mista su tela - cm. 97x130

CANTO INTERNO 2
1959, olio su tela - cm. 46,4x27,3

Afro Libio Basaldella

Renato Birolli

Antonio Corpora

Mattia Moreni

Ennio Morlotti

Giuseppe Santomaso

Giulio Turcato

Emilio Vedova