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TEORIA E PRATICA MILITARE NEL XV SECOLO:

L'EQUES SCOPPIECTARIUS
NEI MANOSCRITTI DI

MARIANO TACCOLA
E I PRIMI ARCHIBUGIERI A CAVALLO di Marco Merlo 2013

TEORIA E PRATICA MILITARE NEL XV SECOLO: L'EQUES SCOPPIECTARIUS NEI MANOSCRITTI DI MARIANO TACCOLA E I PRIMI ARCHIBUGIERI A CAVALLO di Marco Merlo Chiunque si sia interessato alle primitive armi da fuoco avr certamente avuto modo di vedere unimmagine del XV secolo: il disegno di un cavaliere in armatura, sopra un cavallo bardato, che regge in una mano una lunga miccia accesa e nellaltra una bombardella manesca. Questo disegno, che esiste in due varianti, viene spesso usato per dimostrare come le armi da fuoco venissero impiegate dai cavalieri gi nel Quattrocento. La realt un po pi complessa poich le due immagini sono tratte dai due pi celebri manoscritti di Mariano Taccola: la carta 21r del De ingeneis e la carta 75v del De machinis. Queste due opere sono state a lungo trascurate dalla storiografia a causa di pregiudizi di natura esclusivamente estetica, e solo negli ultimi anni si iniziato a considerarli come documenti storici di grande interesse e importanza; nonostante ci queste due carte non hanno particolarmente colpito gli studiosi che finora ne hanno fatto rapidissimi commenti, compresi i due fac-simile esistenti1. MARIANO TACCOLA E LA TRATTATISTICA QUATTROCENTESCA Le informazioni sulla vita di Mariano, figlio del vignaiolo Jacopo, detto Taccola, sono ancora piuttosto lacunose2: nato a Siena nel 1382, fu forse uno dei pi significativi sperimentatori e ideatori di artifici meccanici del Quattrocento. Iscritto alla corporazione dei giudici e notai di Siena (dalla quale fu radiato per ben due volte), fu camerlengo della Casa della Sapienza, periodo durante il quale partecip alla vita universitaria; come scultore in legno collabor alla costruzione del coro del duomo; fu sovrintendente ai trasporti e ingegnere idraulico nella sua citt. I suoi servigi, si pensa nel campo dei trasporti3, gli valsero dalle autorit cittadine una pensione di 28 lire e 16 soldi lanno, che negli anni Quaranta del XV secolo gli permise di ritirarsi a vita privata. Figura eclettica, coniugava in s una cultura notarile classica e un sapere tecnico-scientifico, cos come altri personaggi del primo Rinascimento, con alcuni dei quali intrattenne rapporti di amicizia e professionali, come con il pittore e cronachista Bindino da Travale e il figlio Giovanni, lo scultore Jacopo della Quercia, che fece da padrino al battesimo della figlia di Mariano, il pittore Domenico di Bartolo, lumanista Mariano Sozzini, a cui fece visionare almeno uno dei suoi manoscritti, e Filippo Brunelleschi4. Il Quattrocento il secolo che segna linizio della sperimentazione tecnico-scientifica, sulla scia dellUmanesimo: figure professionali differenti si erano cimentate nellideazione e nella progettazione di macchinari e artifici di diversa natura. Molti di questi progetti rimanevano
Per la stesura di questo lavoro devo ringraziare di cuore il professor Alessandro Vitale Brovarone, che ne ha seguito gli sviluppi e mi ha aiutato nelle traduzioni, il professor Mario Castiglioni per i preziosi consigli in materia chimica, le stimolanti discussioni con Giorgio Dondi e Roberto Gnavi, i suggerimenti della professoressa Petra Pertici e la preziosa consulenza di Silvia di Pasquale.
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PRAGER, SCAGLIA, MONTAG 1971; SCAGLIA 1971.

Si veda la raccolta di documenti inerenti la vita del Taccola in: BECK 1969, pp. 27-32. Per notizie sui membri della famiglia di Taccola: BACCI 1936, p. 386.

BECK 1969, p. 31. Nonostante che nei suoi scritti vi sia una notevole percentuale di macchine per gli approvvigionamenti idrici, dalla documentazione darchivio nota non risulta che Taccola abbia contribuito in modo significativo ai seri problemi idraulici della propria citt: BALESTRACCI 1990, p. 29.
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BECK 1969, pp. 13-18; GALLUZZI 1996, p. 20.

inattuabili sul piano concreto per una mancanza di tecnologia, come i numerosi disegni di palombari (tra i quali il pi antico sembra essere stato progettato proprio da Taccola)5, che in teoria erano stati ideati ma nella pratica mancavano sia i materiali per realizzarli sia alcune conoscenze teoriche sulla pressione dellacqua. Altri invece venivano sperimentati materialmente, passando dal disegno alla costruzione della macchina, esperimenti che tuttavia potevano rivelarsi fallimentari. Proprio Taccola e Brunelleschi hanno in questo senso vissuto entrambe le esperienze. Brunelleschi costru unimbarcazione a pale, chiamata il Baldone, che pare essere stata progettata da Taccola6, per il trasporto dei conci da Pisa verso i cantieri di Firenze, che per naufrag nellArno dopo aver percorso pochi metri. Invece uno dei disegni pi celebri di Taccola illustra un argano per il sollevamento di grossi blocchi di pietra, chiamato argano di Brunelleschi7. Questa macchina con ogni probabilit fu ideata dal senese e da lui costruita per aiutare il Brunelleschi, quasi sicuramente per la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze8. Dalla fusione di arti con mestieri e dai confronti tra i saperi e tra le attivit pratiche nel XV secolo nasce una prima forma di tecnologia che favor la diffusione di una tipologia di testi incentrata sulla progettazione delle pi diverse macchine e costruzioni9, spesso progettate come sperimentazione finalizzata al raggiungimento dei limiti consentiti dalle possibilit pratiche10: argani per differenti scopi, macchine che si muovono o che sfruttano la forza idraulica o eolica, imbarcazioni, costruzioni architettoniche di diversa natura (dalle facciate delle chiese alle fortificazioni), oggetti in pietra o metallo, tecniche per la fusione o per il sollevamento delle campane, fino alla teorizzazione del volo di Leonardo. Come vedremo meglio tra poco questi testi non rappresentano una tipologia omogenea, ma se si volesse ricercarne degli elementi comuni questi senza dubbio risiederebbero nella centralit che tutti danno agli stratagemmi militari, alle macchine belliche e lattenzione per le armi da fuoco11. Che figure professionalmente vicine al mondo dellarchitettura e dellingegneria si siano cimentate nella ideazione di strumenti bellici non deve stupire: fin dal XII secolo, da quando compaiono i primi nomi di genieri militari, sappiamo che questi lavoravano non solo durante gli assedi, costruendo macchine da attacco e da difesa, ma erano noti anche in capo civile12, come testimonia ulteriormente il taccuino di Villard de Honnecourt, composto nei primi decenni del XIII secolo, nel quale, tra schizzi e progetti di cattedrali, seghe idrauliche, statue e automi, disegnata in una carta la piattaforma di un trabucco13. Lorigine di testi tecnici
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BECK 1969, p. 24. PRAGER 1946, pp. 109-135. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ms. Palatino 776, c. 10r. PRAGER, SCAGLIA 1971. GILLE 1985, p. 318. BATTISTI, SARACCO BATTISTI 1984, pp. 24-31. FRANCHETTI PARDO 2001, pp. 331-359.

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SETTIA 2005, pp. 32-34; MERLO 2004, p. 90. Si veda inoltre il recente intervento di Aldo Settia al convegno Circolazione di uomini e scambi culturali tra citt (secoli XII-XIV), Pistoia 13-16 maggio 2011, dal titolo L'ingegnere errante e il mercato delle tecnologie militari, di cui prevista la pubblicazione negli atti. Parigi, Bibliothque Nationale de France, fr. 19093, c. 30r. Villard nel testo dice che nella carta successiva presenter lalzato del trabucco, ma questo disegno manca. Villard stesso nel taccuino, alla carta 2r, rappresentato armato di usbergo, cappello di ferro, scudo (ma questo stato aggiunto da una mano posteriore) e regge, appesa al polso, una spada dalla punta tagliata e l'impugnatura a gancio, chiaramente un'arma mutuata da uno strumento da carpenteria, utile a differenti scopi, e una virga o geometralis pertica per calcolare le misure. Questi maestri costruttori risultano possedere molteplici capacit professionali nellambito delledificazione sia in guerra sia in tempo di pace, in grado di soprintendere ogni fase di queste attivit, dalla progettazione allesecuzione materiale. Sempre in Francia allinizio del XIII secolo documentata lattivit di mastro Simone, abile nel costruire e demolire fortificazioni tanto da essere appellato magister fossarium, ma anche esperto nella realizzazione di costruzioni civili. Per tutte le sue abilit nellideare, progettare e mettere in esecuzione macchine e artifici di vario genere viene definito doctus geometricalis:
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quattrocenteschi per si pu far ricondurre agli scritti di Guido da Vigevano, realizzati tra il 1328 e il 1348, e il Bellifortis di Conrad Kyeser, composto tra il 1395 e il 1405; negli anni compresi tra il 1420 e il 1440 Giovanni Fontana scrive il Bellicorum instrumentorum liber, il De trigono balistario e il Secretum de thesauro experimentorum ymaginationis hominum; tra il 1430 e il 1492 si data il trattato del cosiddetto Anonimo delle Guerre Ussite14; del 1455 il celebre trattato De re militari di Roberto Valturio; nel 1450 Leon Battista Alberti scrisse il De re aedificatoria e nel 1460 Pietro Averlino, noto come Filarete, compose il Trattato di architettura; dopo il 1470 si colloca la raccolta di progetti e disegni di Bonaccorso di Vittore Ghiberti; datato tra il 1450 e il 1480 il taccuino anonimo Ms. Palatino 767 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, cos come il manoscritto Additional 34113, attribuito a una mano anonima senese, oggi alla British Library di Londra; mentre i Trattatati di architettura, ingegneria e arte militare di Francesco di Giorgio Martini sono stati scritti nel 1479-1480 e nel 1489; intorno al 1480 datato il taccuino, composto da 29 carte, dellarchitetto Hans Hammer, importante anche per possedere un glossario che traduce circa cento termini tecnici dallungherese al tedesco15; invece collocabile allultimo quarto del XV secolo il trattato Ingenieur, Kunst-und Wunderbuch della Die Herzogin Anna Amalia Bibliothek di Weimar, biblioteca dove sono conservati anche alcuni disegni e progetti di Georg Hartmann; infine, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, Leonardo da Vinci compose i suoi celeberrimi trattati. Le affinit tra questi testi sono talmente spiccate che nel 1582 il Bellicorum instrumentum liber16 del Fontana fu legato insieme al trattato dellAnonimo delle Guerre Hussite17, e solo in anni relativamente recenti stato possibile stabilire lidentit di ognuno dei due manoscritti18. Anche il De Ingeneis e il Bellicorum instrumentum liber sono stati legati insieme fino ad anni molto recenti, tanto da essere compresi entrambi ancora oggi nella medesima rilegatura e condividere la segnatura19. La prima osservazione che si pu fare su questa serie di autori prima di tutto la provenienza che, al fianco di una discreta percentuale di autori tedeschi, praticamente tutta italiana, con una prevalenza senese e fiorentina. In secondo luogo la natura eterogenea di questi scritti: alcuni prevalentemente militari, come il testo di Conrad Kyeser o il trattato di Valturio. Altri trattano di ingegni in generale, con una rilevante presenza di macchine belliche come il trattato dellAnonimo delle guerre Ussite o i trattati di Francesco di Giorgio Martini. Ma anche eterogenei nella tipologia testuale: molti sono taccuini, appunti dellautore per i pi diversi utilizzi, come il testo del Ghiberti20 o alcuni scritti di Leonardo come il Codice di Madrid21; tra questi alcuni erano addirittura pensati per essere tenuti segreti, tanto da escogitare espedienti per non renderne agevole
MORTET, DESCHAMPS 1929, doc. XC, pp. 181-191. Leonardo Pisano, noto come Fibonacci, nel suo trattato Practica Geometriae del 1223, illustra il procedimento geometrico per calcolare laltezza delle torri. In questo contesto non sembra un esercizio di memotecnica o di geometria, cos come appare nei trattati quattrocenteschi, come in Taccola stesso (ad esempio alla carta XXVIIr del Liber tertius de ingeneis ac edifitiis non usitatis: Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 766), ma un sistema sicuro ed efficace per gli eserciti, finalizzato alla messa in pratica delle tecniche ossidionali: Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. 2186, cc. 92-125.
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L'Anonimo era un ingegnere tedesco o boemo che fu attivo molto probabilmente dalla met del XV, ma le proposte di datazione dell'opera oggi pi accreditate tendono a collocarla oltre questo limite cronologico: Anonymous of the Hussite Wars pp. 29-32, 35-39. FUTAKY 1981, pp. 231-238. Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Cod. Icon. 242. Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Latinus Monacensis, 197,1. BATTISTI, SARACCO BATISTI 1984, p. 24.

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La segnatura del De Ingeneis Codex Latinus Monacensis, 197, mentre quella del Bellicorum instrumentum liber il Codex Latinus Monacensis, 197,1: BATTISTI, SARACCO BATISTI 1984, pp. 24-25
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Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari, 228. Madrid, Biblioteca Nacional de Espaa, ms. 8937.

la lettura, come i codici cifrati di Giovanni Fontana22 o la celeberrima scrittura al rovescio usata da Leonardo in alcuni suoi codici. Altri sono invece veri e propri trattati concepiti per essere diffusi, come i manoscritti di Valturio o dellAlberti, la cui fortuna testimoniata anche dalla precoci edizioni a stampa (1472 il primo e 1485 il secondo)23. Alcune di queste opere hanno un carattere pi concreto, come i trattati di Leon Battista Alberti, di Filerete, del Ghiberti e di Francesco di Giorgio; altri, come quelli del Fontana, di Valturio o di Taccola stesso avevano un aspetto pi visionario, incentrati nel proporre nuove e originali soluzioni meccaniche, spesso in bilico tra scienza e immaginario, caratteristica che tuttavia concorse nel decretarne il successo. Anche le macchine belliche vanno considerate come gli altri progetti: da un lato sperimentazioni teoriche, virtuosismi grafici di armi o attrezzatura bellica di grande interesse teorico ma assolutamente irrealizzabili sul piano pratico (tanto che nelle annotazioni dei disegni di un altro progettista senese, Bartolomeo Neroni detto il Riccio, questo tipo di macchine sono chiamate fantasie)24, mentre dallaltro lato descrizioni di macchine gi esistenti, perfezionate o applicate in modo nuovo. Evidenti allinterno di questa trattatistica, che si potrebbe definire tecnico-militare, sono i debiti reciproci; come ebbe modo di osservare Gino Arrighi circa le conoscenze, che mi piacerebbe allora dire scientifico-tecniche o vuoi tecnico-scientifiche, non pu dirsi in senso assoluto ci che un architetto sapeva bens che avrebbe potuto sapere perch ci che saputo nelluniversale, il singolo pu sapere. Comunque certo che le comunicazioni e gli scambi di informazioni, attraverso incontri e vie orali o lettura di testi, anche in quel periodo avvenivano in modo qualitativo e quantitativo assai pi rilevante di quanto comunemente si creda25. In effetti il De Ingeneis e il De Machinis hanno numerose affinit con il Bellicorum instrumentum liber, anche se Taccola meno intellettualistico e colto del Fontana26. Molti disegni e progetti di Francesco di Giorgio, che fu proprietario di almeno unopera di Taccola27, sono mutuati, se non interamente copiati, da quelli di Mariano. Gli esempi pi significativi sono i manoscritti conservati a Torino, il Trattato di architettura28 e il Militare29, nei quali leco dei progetti di Taccola si avverte con puntualit30. Secondo Michelini Tocci alcuni disegni del De ingeneis conservato a Monaco sono di mano di Francesco di Giorgio31, cosa che farebbe credere che il manoscritto sia stato in suo possesso. A loro volta i manoscritti di Francesco di Giorgio influenzarono profondamente lopera di Leonardo, che pot visionare di almeno uno dei Trattati, forse ne fu addirittura proprietario, probabilmente per dono dello stesso Francesco di Giorgio32.

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BATTISTI, SARACCO BATISTI 1984, pp. 35-38.

Il trattato di Valturio in questo senso si segnala come il primo libro illustrato riprodotto con la stampa a caratteri mobili. Questopera opera pi tarda rispetto a quelle fin qui descritte (prima met del XVI secolo) e anche limpianto differente: le macchine belliche sono disegnate in una sola carta, la 26v, e si tratta di scale dassalto; a questa vanno aggiunte altre due carte in cui sono esposti i progetti di macchine per la preparazione della polvere nera (cc. 32r, 33r). Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Autografi e disegni, S.IV.6.
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ARRIGHI 1987, p. 153 BATTISTI, SARACCO BATISTI 1984, p. 25. TORRI 1993., pp. 43-44. Torino, Biblioteca Reale, Saluzzo 148. Torino, Biblioteca Reale, Militare 383. BECK 1969, p. 24 BECK 1969, p. 12. FIORE 2008, p. 213.

Ma se il De ingeneis aveva influenzato profondamente la cultura tecnica senese, il Liber tertius de ingeneis ac edifitiis non usitatis influenz sensibilmente quella fiorentina33. Il manoscritto Palatino 767 di Firenze34 riporta numerose copie di progetti di Taccola. Nei concretissimi disegni del taccuino di Buonaccorso Ghiberti non solo si possono identificare numerosi progetti di meccanismi tratti dal Liber tertius, ma si riscontrano gli stessi disegni di animali. A carta XLv, sempre del Liber tertius, si trovano disegni che palesano un preciso interesse per il volo degli uccelli, che sembrano aver influenzato gli studi di Leonardo35. Lauto-definizione che si dava Taccola, quella di Archimede senese, probabilmente non era solo in riferimento all'ingegno di Archimede, ma anche all'impegno del siracusano nel costruire macchine belliche dai micidiali effetti in tempo di guerra: si pensi alle impressionanti macchine impiegate durante l'assedio di Siracusa del 212 a.C., come tramandato da Polibio e Plutarco36. Tuttavia nella Siena del Quattrocento lo sviluppo delle armi da fuoco e la presenza di tecnici specializzati nella loro ideazione, fusione e uso costituiva una tradizione alla quale Taccola poteva essersi ispirato. LE ARMI DA FUOCO A SIENA NEL XV SECOLO Nella Siena del Quattrocento la tradizione tecnica era particolarmente sviluppata, in particolare venivano sperimentate nuove soluzioni pratiche e teoriche per lartiglieria. La Repubblica senese aveva attirato a se una grande quantit di mastri bombardieri forestieri, che andavano ad affiancare i maestri e fabbri locali. Le armi da fuoco assurgevano in citt anche a simbolo di potenza militare, tanto che durante la guerra dei Pazzi tutte le artiglierie senesi, insieme a quelle catturate ai fiorentini, furono messe in mostra davanti al Palazzo Pubblico che pareva un monte di bronzo a vedere che erano in tutto 22 bombarde a pi il palazzo in sul campo37 La vecchia storiografia locale individuava nel 1390 lanno in cui le armi da fuoco fecero la loro prima comparsa tra gli armamenti senesi38. In realt il comune fu particolarmente attento nel recepire le novit in questo campo e la presenza di armi da fuoco documentata a partire dagli anni Cinquanta del XIV secolo39: nel 1357, e dal 1362 al 1363, documentata l'attivit di Grazia di Fetto, fabbro pagato per la fabbricazione di bombardis et papalloctis40. Nel 1381 il maestro Guglielmo di Ivo stipendiato dalla citt per una anno, con lincarico ad laborandum de bombardis
Questosservazione a portato molti commentatori a pensare che il Liber tertius sia arrivato a Firenze gi nel Quattrocento, probabilmente durante la permanenza dellimperatore Sigismondo: BECK 1969, p. 24.
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Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 767. Anche Leonardo, con ogni probabilit, entr in possesso di alcuni lavori di Taccola: SHELBY 1975, pp. 466-475.

RUSSO 2010, pp. 131-138. La prima opera di Archimede tradotta in latino risale al XII secolo, per opera di Gerardo di Cremona, mentre tutte le altre, ad esclusione di tre, furono tradotte intorno al 1269 da Guglielmo di Moerbeke: GIMPEL 2002, p. 166. Una tradizione del XVIII secolo attribuiva addirittura ad Archimede linvenzione della polvere nere per finalit belliche: SIMMS 1987. ANGELUCCI 1970, pp. 561-562. MALAVOLTI 1559, II, p. 169b.

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probabile che a Siena le armi da fuoco fossero note anche negli anni precedenti, considerando che il primo documento europeo che testimoni unarma da fuoco fiorentino: l11 febbraio 1326 il comune stabil che si sarebbero dovuti nominare due maestri per fabbricare bocche da fuoco e proiettili ASF, Provvisioni, allanno, c. 65. Trascrizione del documento in: DONDI 1997, pp. 32-33. Ma questa considerazione, esclusivamente basata su questosservazione, deve trovare una reale conferma.
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Per il 1357: LISINI 1893, p. 14. Per gli anni 1362 e 1363: ANGELUCCI 1870, pp. 516-517. Le artiglierie gettate da Grazia di Fetto erano destinate a fortificazioni del contado. Dotare di armi da fuoco i castelli situati nelle aree rurali era una prassi molto comune e ben documentata nel Trecento europeo. Nelle citt invece sembra che queste venissero collocate in luoghi di importanza strategica, soprattutto durante sommosse o rivolte: MERLO 2012, p. 71 e nota 89.

vel alio magisterio41. Mentre nel 1392 tale maestro Simone de Senis fu pagato da Vercelli per aver impennato verrettoni con papiro42, sicuramente usati per le bocche da fuoco, anche se la specificazione del materiale farebbe pensare alla tradizione senese degli stomboli43. Nel 1407 attivo a Siena Ugo di Gherardo teutonico44; nel 1413 Sano di Giovanni da Siena svolgeva lattivit di bombardiere a Prato quando le autorit senesi ne richiesero il servizio in patria45; Giovanni di Guglielmo da Siena, forse il padre del maestro Sano pocanzi citato, attivo tra lEmilia e la Romagna, richiamato in patria nel 1417: figura eclettica, qualificato gi alla fine del Trecento come magister bombardorum, faber et magister lignaminis46. Ma al rifiuto di questi il comune di Siena, probabilmente alla ricerca di artiglieri per la guerra contro Bertoldo Orsini, conte di Pitigliano47, il 17 di aprile del 1417 invi una lettera a Paolo Guinigi, signore di Lucca, nella quale richiedevano i servizi di un non nominato maestro di bombarde e abile ingegnere che in quel momento si trovava a Lucca presso il Guinigi48. Mentre il 15 maggio, sempre dello stesso anno, le autorit senesi chiedevano alla signoria di Citt di Castello i servigi di Francesco da Piperno, magister bombardorum, et bonus ingenierius49, e nel luglio dello stesso anno assold Barone di Matteo da San Gimignano50. In anni pi vicini allopera di Taccola la disponibilit della Repubblica senese di mastri bombardieri, sia locali sia forestieri, continuava a essere rilevante, tanto che fu necessario redigere un registro, il Libro delle Bombarde, su cui annotare le spese sostenute dal comune proprio per le bombarde e i loro artefici51: nel 1424 Siena invia una lettera di raccomandazione a Firenze in favore di Antonio di Angelo di Michele52, che se lidentificazione con Angelo delle bombarde, ipotizzata dallAngelucci, risultasse corretta com plausibile, sarebbe stato non solo fonditore di artiglierie, ma anche fabbricante di aste per verrettoni, sicuramente da caricare nelle bocche da fuoco53, produttore di salnitro e capace di lavorare altre sostanze, quali vernici, zolfo, trementina, ragia, pece e pece greca, gli stessi ingredienti indispensabili per il fuoco

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ANGELUCCI 1870, pp. 520-521. ANGELUCCI 1869, p. 25.

Gli stomboli erano frecce avvolte da tubi di pergamena riempiti di resine e altri elementi infiammabili che, caricati in appositi organi, venivano lanciati contro il nemico: ANGELUCCI 1870, pp. 495-497; SETTIA 1993, pp. 302-303; MERLO in corso di stampa. ANGELUCCI 1870, p. 528. ANGELUCCI 1870, p. 529. MILANESI 1854, pp. 83-85; ANGELUCCI 1870, p. 529. MILANESI 1854, p. 89 e relativa nota.

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MILANESI 1854, p. 88: quodam magistro bombardo et bono ingenero, quem intelligimus isthac vestra civitate moram trahere. MILANESI 1854, pp. 85-86. MILANESI 1854, p. 89.

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I registri sono due: Archivio di Stato di Siena (dora in avanti ASS), Conc. 2556, che raccoglie la documentazione dal 12 aprile 1468 al 29 ottobre 1471; ASS, Conc. 2557, con documenti dal 1 gennaio 1472 al 19 settembre 1477). Archivio di Stato di Siena, Archivio del Concistoro del comune di Siena. Inventario, Roma 1952, p. 414.
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MILANESI 1854, pp. 116-117.

Nel Trecento e nel Quattrocento i cannoni non venivano caricati solo con le palle, ma anche con verrettoni. La testimonianza iconografica pi antica sulle armi da fuoco europee (la seconda in assoluto in ordine cronologico) mostra, in una miniature del De secretis secretorum e in unaltra del De nobilitatibus, sapientiis et prudentiis regum, manoscritti entrambi di Walter de Milemete e datati al 1326, unarma da fuoco di grosso calibro caricata con verrettoni. Rispettivamente: Londra, British Library, Ms. Additional 47680, c. 44v; Oxford, Library of Christ Church, Ms. 92, 70v. Ancora nel XV secolo tale uso testimoniato, tra le altre fonti, dal disegno pi celebre di Roberto Valturio: una arabica machina ad expugnatione urbium, una torre dassalto a forma di drago, dalla cui bocca fuoriesce un cannone nellatto di sparare un verrettone.

greco e gli stomboli, che probabilmente il maestro Angelo continuava a produrre54. Nel 1430 furono gettate 45 o 50 bonbardette da tenere a mano dai fabbri Meo di Mazzone e Antonio del Mazza55; mentre, sempre nello stesso anno, il chiavaio Giacomo di Giovanni di Vita gett una bombarda, 25 bonbardette e produsse polvere nera (forse per le armi da lui create)56. Nel 1431 Giovanni di Tofano di Magio, celebre campanaio senese, produsse polvere nera e lanno successivo gett una bombarda57. Nel 1432 sono attivi i bombardieri Pasqua tedesco e il maestro Corrado58. Nel 1441 a Siena era attivo Sano di maestro Andra di Sano59. Dagli anni Cinquanta del Quattrocento documentata lattivit di Agostino da Piacenza, uno dei pi celebri maestri di bombarde attivi a Siena60, e nel 1447 debitore del comune il bombardiere Andrea da Trento, che doveva restituire alle autorit senesi 65 libbre bronzo per il valore di 35 lire61. Nel 1454, e forse anche lanno precedente, Ottollo di Antonio da Milano era stipendiato dalla citt come maestro di bombarde; nel 1470 si stabil a Siena il magistro bombardorum Giovanni di Giovanni da Zagabria62, che il 3 agosto 1472 ebbe lincarico di colare due bombarde63. Sono stipendiati dal comune come bombardieri anche figure che con ogni probabilit non erano solamente fonditori, ma abili artiglieri, militari di professione capaci di manovrare direttamente sul campo le bocche da fuoco. Nel 1416 Ildebrandino Teutonico combatte nellesercito senese contro Bertoldo Orsini, insieme ad altri bombardieri, quasi certamente con il compito di dirigere lartiglieria64; mentre il gi ricordato Barone di Matteo da San Gimignano, pagato ad saggitandum cum bombardis et aliis execitiis trabuchorum et bricolarum, de quibus, prout asseritur, est bonus magister et bene peritus65. Nel 1423 stipendiato il magister bobbardorum Antonio da Siena per aver preso parte ai combattimenti contra Morlupuni66. Altri nomi noti sono Stefano di Stefano della Magna e il maestro Giovanni bombardiere, attivi a Siena nel 1432; nel 1441 sono stipendiati Andrea di Giacomo de Nagni e maestro Giovanni di Giovanni de Alamania. Questultimi due sono a capo di una condotta di sessanta uomini, quattro cavalli e due ragazzi, armati di lance e targoni, venti bombardelle e dieci balestre67. Giovanni in particolare era pagato in bombarderium comunis per tempus trium mensium futurorum et triarum ad beneplacitum, e nel registro della Camera del Comune qualificato come mastro di schioppetti e bonbardiere68, ma probabile che la fonte si riferisca pi alle sue doti di comandante che di fabbricatore.

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ANGELUCCI 1870, pp. 532-533. ASS, Camera del Comune 11, c. 192v. ASS, Camera del Comune 11, c. 196v. ANGELUCCI 1870, p. 534 ANGELUCCI 1870, p. 535. BACCI 1936, p. 439. ANGELUCCI 1870, PP. 540-541. Si veda anche: ERMINI 2008, pp. 390-401. ASS, Camera del Comune 12, c. 108v. Nel 1453 il debito era ancora insoluto: ASS, Camera del Comune 13, c. 108r.

Ricordato anche come magister campanarum et bombardorum: HORVTH 1925, pp. 4-5. Si veda anche ERMINI 2008, pp. 401-410. MILANESI 1854, pp. 349-350. MONT 1934, p. 270. MILANESI 1854, p. 89 e relativa nota.. GAYE 1839, p. 179. ANGELUCCI 1870, p. 539. ASS, Camera del Comune 11, cc. 495v, 499v, 504r, 507v.

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Anche nella pratica si osserva come la maggioranza dei maestri di bombarde fossero senesi e tedeschi, con qualche forestiero proveniente dalle aree lombarde, proprio come italiani, con una preponderanza toscana, e tedeschi sono la maggioranza dei trattatisti che in questi anni si occuparono di tali argomenti. LARCHIBUGIERE A CAVALLO NEI DISEGNI DI MARIANO TACCOLA Tutti questi specialisti avevano creato a Siena una tradizione nella quale sinserisce anche Taccola, soprattutto per i suoi progetti sulle armi da fuoco. Le sue opere note sono tre e si dividono in due tipologie testuali. Il De ingeneis69 una raccolta di disegni, molti dei quali corredati da commento, che Mariano ha raccolto tra il 1419 e il 1433 (ma aggiunge annotazioni almeno fino al 1449). In molte carte si osservano glosse e manicule, la maggior parte delle quali probabilmente di mano dello stesso Taccola, frutto delle sue riflessioni e ripensamenti nel corso degli anni. chiaramente un taccuino per uso personale ma, come vedremo meglio, non lo tenne in segretezza, come fecero altri autori, facendolo visionare in pi occasioni, nonostante Brunelleschi gli consigliasse Noli cum multis paticipare inventiones tuas70. Probabilmente anche grazie alla prodigalit con cui mostr i suoi progetti si devono alcune lussuose copie, fatto insolito per un taccuino71. Interessante a questo proposito osservare come nel De Ingeneis Mariano abbia pensato a un sistema di indici tematici: rendendosi probabilmente conto che la quantit degli argomenti trattati, che andavano mescolandosi, richiedeva unindicizzazione decise di segnare tutte le carte che trattavano un determinato tema: ad esempio alla carta 13v Mariano segna, sotto il titolo de bombardis, tutte le carte in cui tratta le armi da fuoco. Anche se questo manoscritto fu iniziato prima, lopera pi antica di Taccola considerata il Liber tertius de ingeneis ac edifitiis non usitatis72, proprio perch si tratta di unopera di natura differente, destinata fin dallinizio alla diffusione73. Iniziato intorno al 1427 e completato 1433, riguarda principalmente la meccanica delle acque, non sono note copie, ma a Firenze sono conservati nel Palatino 76774 alcune progetti tratti dal Liber tertius. Nel 1449, forse approfittando della pensione, il Taccola decise di mettere ordine alle sue carte, selezion buona parte dei disegni del De Ingeneis e li ripropose in un manoscritto, il De machinis75. A differenza dei precedenti lavori si tratta di unopera esteticamente curata, sia nella grafia (abbandona i tipici caratteri notarili per una scrittura pi libraria, cos come per il lessico) sia nei disegni, molto pi artistici e meno illustrativi; i testi sono pi sintetici ma ugualmente efficaci ed privo di glosse o annotazioni. Sono note tre copie conservate a New York, Venezia e Parigi76. La copia veneziana in parte di mano di Taccola stesso ma la copia parigina fu quella che godette di fortuna maggiore, anche rispetto alloriginale. Nel 1869 Auguste Demmin dimostra di essere a conoscenza del trattato di Taccola, poich riproduce nella sua opera un cane corazzato e un gatto

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Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Latinus Monacensis 197. Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Latinus Monacensis 197, c. 107v; TORRI 1993, p. 42. Londra British Library, Additional 34113; Urbino, Collezione avv. Santini, Codex Santini. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 766. BECK 1969, p. 11. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino 767. Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Latinus Monacensis 28800.

New York, Public Library, Spencer Collection, ms. 136; Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Codex Latinus 2941; Parigi, Bibliothque Nationale de France, lat. 7239.

dotato di congegno incendiario, entrambi contenuti nel De Machinis77, segnalando che le immagini sono tratte da un manoscritto conservato nella biblioteca Hauslaub di Vienna, senza accennare all'autore dell'opera78. Ma quando l'erudito francese riprodusse, nello stesso lavoro, l'archibugiere a cavallo prese a modello la copia parigina79, segnalando il manoscritto come proveniente dall'antica biblioteca di Borgogna80 e opera di Paolo Santini81. Il Demmin fu uno dei primi autori che sostenne come il disegno dell'eques scoppiectarius testimoni l'uso da parte dei cavalieri di bombardelle, ma commenta che gli archibugieri a cavallo sarebbero stati impiegati con successo solo grazie all'invenzione del meccanismo a serpe e, successivamente, a ruota, palesando la perplessit che alla met del XV secolo i cavalieri potessero usare efficacemente a cavallo le armi da fuoco. Tuttavia, come vedremo nel corso della trattazione, le considerazioni di Demmin non sono pi state messe in discussione e generalmente accettate anche in lavori recenti82. Larchibugiere a cavallo, a carta 21r del De ingeneis, sembra essere unintuizione di Taccola, un utilizzo dellarma da fuoco manesca, gi largamente diffusa, che non era ancora stato pensato. In questa carta lautore ha posto sotto limmagine una lunga spiegazione sul funzionamento e gli utilizzi tattici di questa novit: Si imprimos ingressum et insubltum vis comfringere inemicos et hostes tuos fac priomo quod // tu habeas equos assuetos et securos ut in bobbardarum troquatione ne spaveant sed secure // vadant contra hotes et homines armati debent esse super equos cum armis de dectis sine aliquo panno // lino vel lano ut non in aliquo modo incendantur propter ingnem quem fert in manu cum funiculo sulfoso quod // semper modicatim ardet et debet secum habere malleum ferri lateralem ut pilam bobbarde contundere // in ea possit Et in asside selle piras coppulatas in quibus ex uno latere sit pulver bobbarde et ex a= // lio sint pile plumbee que pire dicuntur vulgariter bisacce de quorio Et ponamus quod ipsi bobbardarii // non possit facere cum pilis plumbeis que dicuntur pallotte posunt prius providere secum habere ema= // nfani tota de ligno dulci preparata ad unam mensuram secum in piris cum palloctis lapidis et cetera et opportet //malleus sit longi colly ut in fundo foraminis manfani percutere et oserrare possit Et quando isti bob= // barderii sunt misti in prelio in vice bobbardarum operentur enses atque mucrones contra eorum inemicos et hostes, et cetera // prout in designo supra cernitur e et equi eorum bobbardariorum debent coriis vel maleis ferri armati esse // testeras equorum totis ferri cum aculeo in cervice sine aliquo panno lino vel lano ad fugiendum ignem. Ex duobus // causis equi debent esse armati quia arma equi defendunt eum ab igne funiculi quod ecus si sentieverit ignem // furiaretur ac miserit se prostratum eius dolore et cetera. Et alia causa est assignanda quod in primo bello semper sit // maior pugna quam in secundo ac etiam hostes conarentur interficere equos bobbardoriorum ut minus periculum // in prelio receperint Et cetera// Nota quod cornus vel aculeus in fronte equi sit ad terrorem hostium ut aliquid operatur // in difensione bobbardarii dum ipse operatur bobbardam et cetera83.
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Rispettivamente tratte dalle cc. 57r, 15v. DEMMIN 1869, p. 485. La copia di Parigi non possiede i disegni del cane corazzato e del gatto con il congegno incendiario. DEMMIN 1869, p. 533. DEMMIN 1869, p. 83.

Hanno ribadito il pensiero di Demmin Aroldi (AROLDI 1961, pp. 115-117), Van den Brink (VAN DEN BRINK 1970, tav. LII A e B), Reid (REID 1979, p. 58), Partington (PARTINGTON 1999, pp. 177-178) e recentemente Scalini (Archibugi 2010, p. 6).

Se al primo attacco o assalto vuoi mettere in rotta i nemici e avversari, necessario prima di tutto che tu abbia cavalli abituati e affidabili perch nello scambio di colpi di bombarda non prendano paura, ma vadano con sicurezza contro i nemici. Gli uomini armati stiano sui cavalli con armi senza tessuti di lino o di lana, perch in nessun modo possano incendiarsi a causa del fuoco che tiene in mano nella miccia di zolfo accesa, che brucia pian piano continuamente. E deve sempre avere al fianco un martello di ferro col quale possa calettare la palla della bombarda

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Questo testo, che si segnala anche per grande interesse linguistico, ci da numerose informazioni. Limpiego tattico che Mariano teorizza consiste nello scompaginare le file avversarie prima della carica vera e propria; un fuoco preliminare mirato allindebolimento dei ranghi avversari, uccidendo e spaventando le prime file, per correre minor pericolo successivamente, durante lo svolgimento della battaglia. Una tattica che ricorda molto la dottrina militare romana di uccidere senza essere uccisi84, di cui Taccola poteva essere a conoscenza grazie ai testi latini che lUmanesimo sta riscoprendo in questi anni85. Nello scontro vero e proprio il cavaliere utilizzer le sue armi difensive e offensive normalmente, come era tradizionale uso, quindi necessario che lo schioppettiere abbia con s sia larmamento individuale da cavaliere sia tutti gli oggetti che gli permettano di utilizzare la bombardella manesca. Allo scopo prima di tutto indispensabile che i cavalli di questi uomini siano addestrati a non essere spaventati dal rumore delle armi da fuoco, cosa che implicitamente ci segnala che ancora alla met del XV secolo i cavalli da guerra non erano sistematicamente ammaestrati a sopportare tale frastuono. Si preoccupa di avvertire che n il cavallo n il cavaliere indossino tessuti di lino o lana, poich questi rischierebbero di prendere fuoco: infatti per utilizzare la bombardella il cavaliere deve tenere in mano, sempre accesa, una miccia trattata con zolfo. Larmamento difensivo del cavallo deve essere pertanto in cuoio o in maglia di ferro; la testiera deve essere in ferro, con possibilmente un corno in mezzo alla fronte, che serve prevalentemente per atterrire gli avversari ed essere in qualche misura utile al cavaliere (supponiamo per appoggiare parte dellattrezzatura). Assicurata allarcione anteriore posta la forcella che dovr fissare la bombardella durante loperazione di sparo per ridurre leffetto del rinculo. La bombardella legata al cavaliere, come si vede nel disegno, da una corda che tiene a tracolla, fissata al calcio di ferro dellarma che termina con un occhiello appositamente studiato. Nellarcione posteriore assicurata una bisaccia che deve contenere da una parte la polvere nera e dallaltra le palle di piombo, che dice essere comunemente chiamate pallotte, in modo che i materiali per il caricamento dellarma siano sempre a portata di mano e allo stesso tempo il loro peso sia distribuito ed equilibrato su entrambi i fianchi dellanimale.

dentro di essa. Sull arcione della sella ci siano dei sacchi appaiati, di modo che da un lato ci sia la polvere per la bombarda, dall altro le palle di piombo; queste sacche si chiamano in volgare bisacce di cuoio. Ma immaginiamo che i detti bombardieri non possano fare con le palle di piombo che si chiamano pallotte, si possono allora procurare di avere con s tappi fatti di legno dolce, tutti preparati duno stesso diametro, portandoli con s nei sacchi contenenti palle di pietra ecc. necessario che il martello abbia il collo lungo per poter spingere e comprimere bene i manfani verso il fondo del buco. Quando invece i bombardieri sono nella mischia della battaglia usino spade e armi bianche invece delle bombarde contro i loro nemici e avversari, come si vede sopra nel disegno. I cavalli di detti bombardieri devono essere armati con cuoi o con maglie di ferro, con le testiere di detti cavalli completamente di ferro, con un corno sulla sommit del collo, senza nessun tessuto di lino o di lana per evitare che prendano fuoco. Per due cause i cavalli debbono essere armati: perch le armi del cavallo lo difendono dal fuoco della miccia (poich il cavallo se sentisse il fuoco si imbizzarrirebbe e si getterebbe a terra per il dolore, eccetera); la seconda causa che nel primo scontro la battaglia pi forte che nel secondo, e i nemici cercherebbero di uccidere i cavalli dei bombardieri per ridurre (da subito) il pericolo che avranno nel corso della battaglia. Nota che il corno o spunzone in mezzo alla fronte del cavallo fatto per spaventare i nemici, e per essere in qualche modo di protezione per il bombardiere mentre prepara la bombarda. I romani, gi nellet repubblicana, erano soliti, prima del cozzo tra i due schieramenti, praticare un intenso fuoco sugli avversari con le macchine da lancio, gli arcieri, i frombolieri e, infine, con i giavellotti e i pila dei legionari, con lo scopo di eliminare pi nemici possibile prima del contatto diretto. LE BOHEC 1992, pp. 159-196. Come il trattato dellAnonimo del De Rebus Bellicis o lEpitoma di Vegezio, testi in cui questa dottrina militare romana traspare con chiarezza.
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Di grande interesse lespediente tecnico che Mariano segnala nel caso in cui le pallottole di piombo non siano disponibili. Consiglia di usare le palle di pietra, ma poich queste possono essere di dimensioni leggermente differenti luna dallaltra necessario un accorgimento. Tutte le bombarde, a prescindere dalle dimensioni, erano progettate con camera di diametro minore rispetto all'anima, in modo da poter contenere nella camera, la parte di diametro inferiore, la carica di polvere da sparo, mentre nellanima, di maggior diametro, il proiettile. Per dare una migliore carica propulsiva al proiettile limbocco della camera doveva essere tappato con un turacciolo di legno morbido, ed indispensabile che il suo diametro sia delle dimensioni precise dellimbocco della camera stessa, in modo da chiudersi il pi ermeticamente possibile. In questa maniera, una volta innescata la polvere, durante la deflagrazione, nella camera si accumuler per saturazione il gas della polvere, che far immediatamente saltare il tappo dando maggiore forza propulsiva alla palla di pietra. Taccola quindi raccomanda che il cavaliere porti nelle bisacce anche dei turaccioli di legno morbido, che chiama manfani86, ovviamente tutti della stessa misura, e un martello (che disegna sia legato al fianco del cavaliere sia in alto a sinistra per farne vedere con precisione i dettagli), che abbia il becco (che chiama collo) sufficientemente lungo per poter battere al fondo del cilindro superiore il turacciolo. Siamo a conoscenza che questi turaccioli fossero stati usati in alcuni esemplari di calibro pi grosso. Il Gaibi aveva riportato il funzionamento di una bombardella del genere mortaio (di dimensioni pi grandi rispetto a quelle manesche)87 cos come descritto da Andrea Rusio nella Cronaca di Treviso del 1376. In questo testo si dice che il foro dellimbocco della camera deve essere tappato conficcandovi dentro un turacciolo di legno, qui detto concone; ma in questo testo vengono menzionati solo i proiettili di pietra88. Il manoscritto di Taccola per ci rende noto che questi turaccioli di legno dovessero essere utilizzati sistematicamente in tutte le armi da fuoco manesche quando venivano impiegati i proiettili di pietra anzich quelli di piombo, esattamente come nello scritto di Rusio, fatto che indirettamente cinforma che tale accorgimento fosse necessario sia per le armi del genere mortaio sia per quelle manesche ogni volta che venivano caricate con palle di pietra. LAngelucci segnalava che ferreti, martelli et maxie ferri a sclopis, presenti in molti inventari fin dalla seconda met del XIV secolo, servissero per caricare le bombardelle dalla bocca89, ma alla luce di questa carta probabile che la loro precisa funzione fosse quella di conficcare i turaccioli pi che per spingere dentro i proiettili. Questa carta, come molte altre del manoscritto, presenta tre annotazioni eseguite in un secondo momento, probabilmente da Taccola stesso90. Una, che sembra uscire dalla bocca del cavaliere, recita diaulo aitaci tu amen (trascritta al fianco da una mano di epoca successiva in diavolo aiutaci tu); sicuramente non si tratta di una maledizione nei confronti dellarma da fuoco, cos come si legge in tanta parte della letteratura coeva, poich Mariano non sembra avere pregiudizi del genere su questa tipologia di armamento (disegna e progetta numerose armi da fuoco). Forse vuole semplicemente indicare il micidiale effetto dello stratagemma unito al forte fracasso dellesplosione e lintenso odore dello zolfo rilasciato dalla miccia. Ma lannotazione che pi di tutte qui interessa

In molte localit della Toscana, soprattutto nel senese, tuttoggi il termine manfano usato dialettalmente per indicare un tappo, in particolare quello per le botti del vino. Quattro celebri bombardelle del genere mortaio di area sabauda, giunte fino a noi, sono illustrate in: NICOLLE 1988, schede e illustrazioni nn. 1342, 1343, 1344 e 1345
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GAIBI 1965, pp. 29-30: obtuso foramine illo cum concono uno ligneo intra calcato, et lapide rotundo praedictae buccae imposto (quel foro deve essere chiuso con un concone di legno conficcato dentro e la pietra rotonda infilata nella bocca). ANGELUCCI 1869, p. 28.

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Nella carta ci sono inoltre gli schizzi di altre tre armi da fuoco. In alto disegnata una bombardella manesca montata su un teniere di legno, mentre al lato destro del disegno principale si trovano due bombarde a pipa. Apparentemente queste armi non centrano nulla con il progetto complessivo, a meno che Mariano non avesse voluto indicare che i cavalieri avrebbero potuto scegliere armi da fuoco alternative al modello messo in mano alla figura principale.

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una ricetta che aggiunge in alto a destra: Arsenicus mistus cum polvere magis alongie // proiscitur lapis bombarda91. Laggiunta di arsenico nella preparazione della polvere nera consigliato con una certa frequenza nei trattati quattrocenteschi92. Nel corso del XV secolo non c solo la sperimentazione della armi da fuoco e dei proiettili, ma anche delle polveri. Larsenico prende fuoco a 180 C ma dalla sua combustione scaturisce un solido (As2O3) anzich un gas, come sarebbe necessario per la deflagrazione delle armi da fuoco, e forse anche per questo si rendeva necessario il manfano. Tuttavia probabile che Taccola, come altri suoi contemporanei, ne facessero realmente uso perch le polveri per le armi da fuoco erano povere di salnitro93. Questa una sostanza che va appositamente raccolta e nel Medioevo i suoi utilizzi erano molto scarsi. La diffusione del salnitro e del distillato di salnitro nei ricettari medievali documentata a partire dagli anni Trenta del XV secolo, sopratutto in ricette cosmetiche94: nel ricettario di Chicago consigliata, per eliminare macchie da un panno di lana o di lino, una polvere di ossa di castrato oppure una sostanza a base di quattro parti di salnitro fino, dieci parti di zolfo vivo e sei parti di carbone di salice; in alternativa a queste, sempre nel ricettario di Chicago, suggerito l'uso di polvere di bombarda95. Philippe Contamine, nel suo fondamentale saggio sulla guerra medievale, calcolava che attualmente considerata, come proporzione ottimale nelle ricette per la polvere da sparo, il 74,64% di salnitro, l'11,85% di zolfo e il 13,51% di carbone. In una tabella riporta le percentuali medievali96, dalla quale si desume che nel corso del Trecento la percentuale di salnitro si aggirava mediamente intorno al 66,6 % (con l'11,2% di zolfo e il 22,2% di carbone), anche se non siamo precisamente informati sul gradi di purezza dei tre ingredienti. Durante i primi quattro decenni del XV secolo in Germania e in Borgogna il salnitro raggiungeva il 71% circa, con il 12,9% di zolfo e il 16,1% di carbone. In Francia, intorno al 1430, la polvere nera si divideva in "piccola polvere", polvere leggermente pi potente e polvere molto forte. La prima era composta dal 57% di salnitro, il 28,6% di zolfo e il 14,3% di carbone; la seconda con il 62,5% di salnitro, 25% di zolfo, il 12,5% di carbone; la terza aumentava la dose di salnitro al 66,7%, e diminuiva lo zolfo al 22,2% e il carbone al 11,1%. Interessante confrontare queste percentuali con le dosi consigliate da Francesco di Giorgio Martini97 che, come ipotizzato da Francesco Benelli, potrebbe aver principiato la sua carriera di tecnico militare iniziando proprio dalla fusione di artiglierie98. Egli distingue le polveri a seconda dell'arma da caricare: le bombarde che sparano proiettili di almeno 200 libbre devono essere caricate con una polvere che abbia almeno il 50% di salnitro, il 28,6 % di zolfo e il 21,4% di carbone; la polvere per le spingarde e le bombarde pi piccole (del tipo mortaio) devono avere il 57,1% di salnitro, il 28,6 di zolfo e il 21,4% di carbone. Nei calibri minori consiglia una maggiore dose di salnitro: la polvere per i passavolanti, basilischi e cerbottane dovrebbe contenere almeno il

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Arsenico mischiato alla polvere scaglia la pietra della bombarda pi lontano. PARTINGTON 1999, pp. 144-185. Per una completa trattazione sul salnitro durante il Rinascimento: HALL 1997, pp. 74-79.

A. CAFFARO, G. FALANGA, Il Libellus di Chicago. Un ricettario veneto di arte, artigianato e farmaceutica (secolo XV), Salerno 2006, p. 49 nota 68. CAFFARO, FALANGA 2006, p. 83. CONTAMINE 1980, p. 273.

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Sul ruolo di tecnico militare di Francesco di Giorgio nellarsenale della Repubblica di Siena, la Camera del Comune si veda lintervento R. FARINELLI, M. MERLO, La Camera del Comune: miniere, metallurgia, armi tenuto durante il convegno Let dei Petrucci: cultura e tecnologia a Siena nel Rinascimento, giornate di studio in memoria di Giuseppe Chironi, svoltesi in Archivio di Stato a Siena il 19 e 20 ottobre 1012, di cui prevista la pubblicazione degli atti.
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BENELLI 2008, pp. 437-450.

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61,5%, e il 23,1% di zolfo e 15,4 di carbone. Invece, sempre Francesco di Giorgio, indicava come ottimali per schioppetti e archibugi polveri composte dal 73,7% di salnitro, 15,8% di zolfo e dal 10,5% di carbone. Il dato pi evidente se confrontiamo le percentuali contenute in queste ricette, assieme alle altre riportate dalla tabella di Contamine, e in particolar modo osservando quelle di Francesco di Giorgio, come non vi fosse una ricerca per una polvere ottimale, pi efficace possibile, ma ogni tipologia di arma da fuoco richiedeva preparazioni differenti: polveri troppo potenti avrebbero fatto esplodere il pezzo, poich volata e camera di scoppio non avrebbero resistito alla deflagrazione, relegando la possibilit di aumentare i dosaggi delle polveri solo per i pezzi di eccellente fattura: ogni 0,45 kg di polvere produceva 1,1 mc di gas alla combustione99. L'efficacia della polvere dipende non solo dal giusto dosaggio degli ingredienti ma anche dalla purezza delle sostanze100, la loro omogeneit e finezza. Macinare finemente ogni elemento, spesso ricorrendo ai mulini, poteva non bastare: l'instabilit della miscela formata dai tre ingredienti base si scomponeva a ogni scossa, cosicch il salnitro, la sostanza pi pensante, cadeva sul fondo, mentre il carbone risaliva. Per questo motivo, probabilmente tra il 1420 e il 1430, fu introdotta la granitura della polvere101. La polvere, trattata secondo questo procedimento102, si presentava a granuli, piccole palline tra le quali poteva passare l'ossigeno, consentendo una combustione praticamente istantanea. Ma ancora alla met del XV secolo ci si chiedeva se tale polvere fosse la pi adatta a caricare qualunque tipo di arma da fuoco103. In effetti nellinventario della Camera del Comune di Siena, redatto il 5 giugno 1460, la polvere suddivisa in grossa e sottile, probabilmente da intendersi in granuli o macinata104. La seconda osservazione sui dati riportati da Contamine che le percentuali di salnitro aumentano con il passare degli anni, quando colture e raccolte sistematiche venivano introdotte in tutto il continente. Il salnitro venne individuato in Europa solo nella seconda met del XIII secolo105; la sua rarit testimoniata Oltralpe dal confronto con i prezzi di questa sostanza, normalmente prodotta localmente, e dello zolfo, che di regola veniva importato dall'Italia. Nei Paesi Bassi e nel principato di Liegi, sia nel XIV sia nel XV secolo, a parit di peso, lo zolfo italiano costava la met del salnitro di produzione autoctona, sia allo stato naturale (detto zolfo vivo), sia in pani (in canna) sia frantumato (in zolle)106. Solo nel tardo XIV secolo fu possibile ricreare artificialmente le condizioni per ottenere il salnitro, che fino a questepoca veniva raccolto dove si formava naturalmente: il procedimento consisteva nellaccelerare il decadimento del materiale organico e prevenire il deflusso del nitrato di sale sviluppato nelle piantagioni di salnitro, semplici ammassamenti del composto. La pi antica

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REID 2010, p. 78.

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La valutazione della purezza dello zolfo, ad esempio, fu uno degli aspetti pi importanti, tanto che prima di essere venduto veniva accuratamente esaminato. In una miniatura dell'inizio del XV secolo si vede il mercante di zolfo far esaminare a un esperto un barile di zolfo fuso: Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Germanicus 600, c. 9r. Sulla purezza dello zolfo: CAFFARO, FALANGA 2006, p. 81 e nota 174; TEOFILO 2000, pp. 106-107.
VON ESSENVEIN

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1872, p. 25.

Per produrre polvere in granuli era necessario umettare la polvere bagnandola con acquavite, aceto o altre sostanze, in modo da formare i granuli; in seguito bisognava farli essiccare al sole.
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CONTAMINE 1980, p. 274. ASS, Camera del Comune 18, c. 4v. DEVRIES 1992, p. 143; PARTINGTON 1999, pp. 42-90; CHASE 2009, p. 108. GAIER 1973 , pp. 186-188.

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coltura di salnitro nota del 1388 a Francoforte e nel decennio successivo il salnitro prodotto artificialmente fu usato quasi esclusivamente per le pi importanti forniture di polvere nera107. Un documento testimonia le difficolt che ancora nel XV secolo sincontravano per la produzione del salnitro. Proprio a Siena il 3 luglio 1430108 (quindi in anni molto vicini allannotazione di Taccola) venne dato in concessione al maestro di bombarde Antonio di Angelo un terreno nel contado, nel quale possa fare il proprio lavoro senza arrecare danno (terrenum in quibuscumque socis in quibus non faceret damnum), disposizione che indica quanto fosse pericoloso questo lavoro. Incidenti mortali erano frequenti nel lavoro del mastro bombardiere109, solo a titolo di esempio nel 1456 il maestro di bombarde Maso di Bartolomeo mor a causa di unesplosione nella sua officina110. Nel documento del 3 luglio del 1430 viene inoltre stabilito che i contadini debbano cedere a maestro Antonio di Angelo la legna dei boschi per fare il salnitro (cedere ligna silvestra pro faciando de salnitro) affinch il maestro possa produrne la quantit necessaria per il suo lavoro111: un interessamento politico precoce per le colture di salnitro. Ad esempio a Venezia, dove lo sviluppo delle artiglierie e della polvere nera trov precocemente uno spazio importante per la difesa del territorio e la guerra navale, furono create nitriere artificiali per la coltura del salnitro solo a partire dalla met del XVI secolo112. Un altro requisito necessario affinch la polvere nera sia efficace la rapidit con cui i suoi composti prendono fuoco. Contrariamente al salnitro, i composti dellarsenico erano molto diffusi113, impiegati in moltissime preparazioni anche mediche. A compensare la carenza di salnitro vennero quindi sperimentati differenti tipi di ingredienti infiammabili: in tutti questi casi si tratta di sperimentazioni, proto polveri da sparo114, nelle quali sono consigliati ingredienti facili da reperire nei laboratori medievali, come appunto l'arsenico, o tradizionalmente usati nelle miscele incendiarie a scopo bellico come oli, canfora, resine, acquavite115. Sostanze che a Siena ancora negli anni Venti del XV secolo il maestro Antonio di Angelo continuava a lavorare116, necessarie alla preparazione del fuoco greco117 e per gli ordigni incendiari, che proprio a Siena sembrano avere una certa diffusione gi dal 1229, come le ampolle di vetro riempite con oleum petroleum, dotate di uno stoppino da accendere e scagliate tramite fionde, probabilmente in metallo118, o i gi ricordati stomboli. Tradizioni a cui Taccola sicuramente si ispirato, come dimostrano la quantit di soldati

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KELLY 2004, p. 34-35 Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, G. MILANESI, Orafi e mastri di pietra, ms. P. III 23, c. 4r. Alcuni interessanti esempi sono riportati in BRAVETTA 1919, p. 77. HFLER 1984, pp. 389-394.

Difficile interpretare correttamente la decisione di raccogliere proprio la legna silvestre. Si potrebbe pensare che questa fosse necessaria ad accendere il fuoco, ma per tale scopo sarebbe stata sufficiente qualunque tipo di legna. anche probabile che la legna silvestre potrebbe essere stata usata per creare colture di salnitro. Infatti accatastando la legna appena raccolta dai boschi contro un muro di pietra, dopo qualche tempo (da uno a due anni), sulla parete crescer una notevole quantit di salnitro. Talmente importante per lo Stato veneziano che la sua raccolta fu istituzionalizzata e messa sotto il controllo del Provveditore delle Artiglierie: GIRARDI 1998, p. 11. Gi nell'antichit i metalli arsenicali in lega con il rame erano conosciuti e utilizzati per la forgiatura di armi: GIARDINO 2010, pp. 182-188.
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CASTIGLIONI 2008, p. 29.

Altre sostanze spesso presenti nelle ricette della polvere nera, insieme a ingredienti pi bizzarri come urina di uomo che beve acquavite: PARTINGTON 1999, pp. 144-185.
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ANGELUCCI 1870, pp. 532-533. FIN, 1970, pp. 15-30; PASCH 1998, pp. 359-368. ANGELUCCI 1870, pp. 495-497; BOCCIA 1973, pp. 201-202; SETTIA 1993, pp. 302-303; MERLO in corso di stampa.

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nellatto di lanciare ampolle incendiarie, sia a mano sia con lausilio di cazafrusti o balestre, che egli disegna nei suoi appunti119. Partington segnala la ricetta di Taccola, ma non ne rimane colpito perch curiosamente non attribuisce il manoscritto allinventore senese. Il manoscritto, allepoca in cui Partington scrisse il suo saggio, era noto da tempo e, nonostante comparissero i primi autorevoli studi che gettavano luce sul De Ingeneis e sul De machinis, che pure cita120, non accetta lattribuzione di quest'ultimo al Taccola, ritenendo originale il manoscritto conservato a Parigi121, che in realt una copia pi tarda del De machinis di Paolo Santini122. Anche nel De machinis, cos come nella copia parigina a carta 79v, lo schioppettiere a cavallo viene riproposto ma, come visto, si tratta di unopera di natura differente, destinata a essere diffusa, che infatti non riporta la ricetta della polvere nera, appunto personale di Taccola. Lannotazione pi significativa della carta 21r del De ingeneis, per la redazione di questo secondo manoscritto, quella che si trova tra le zampe del cavallo, segnata da una manicula. Questa una sorta di riassunto delle macchine e stratagemmi pi utili per conseguire la vittoria123. Un appunto con ogni probabilit di Mariano che deve essergli servito per elaborare il De machinis. Leques scoppiectarius doveva essere un progetto a cui Taccola teneva molto e per il quale aveva studiato molto, come testimonia uno schizzo preparatorio a carta 126r del De Ingeneis. Evidentemente linventore senese non smise di perfezionare la sua idea e la ripropose a carta 75v del De machinis. In questo testo la didascalia esplicativa molto sintetica e si limita agli aspetti pi tecnici: Eques scoppectarius oportet quod ipse sit totus // armatus et equs eius sit totus bardatus ne a funiculo ardente ledantur nec a pulvere bonbardule sive // scoppiecti et in sella habeat peras sive bisaccas in quibus sint pulver et // pillule plubee scoppiecti et sibi deficientibus pulvere imgne sive lapillis // potest se defendere ac offendere hostes ense suo Et quando sunt scoppectari ad facendum // primum insultum hostibus suis faciunt maximum timorem ac // tormentum et sunt causa de hostibus victoriam reportandi eccetera124. Le differenze con il precedente manoscritto sono minime. Il cavaliere nel disegno indossa unarmatura pi moderna: se nel De ingeneis indossava una tipica armatura del tardo Trecento, inizio Quattrocento, con un bacinetto con camaglio e una panziera, nel De machinis indossa unarmatura da uomo darme di met XV secolo, con elmetto con visiera, cosa che denota unattenzione precisa e puntuale sugli sviluppi degli armamenti in generale125. La testiera del
A titolo di esempio si vedano le carte 48v, 49r e 136r del De Ingeneis. Mentre a carta 67v, nella stessa opera, disegna due congegni per lanciare ampolle esplosive con le fionde.
120 121 122 123 119

PARTINGTON 1999, pp. 177-178. Parigi, Bibliothque Nationale de France, ms. Codex Latinus 7239. Opera donata, probabilmente dallumanista Ciriaco dAncona, al sultano Maometto II.

Lannotazione dice: Iumanta cum bombarde // Equi cum tegillis trasversos // Targones ambulatori // Vinum cum sonnifero // Et comestibilis et // Testudines ambulatori // Et curri dant victoriam (Giumenta con bombarda; cavalli con travi diagonali; targoni mobili; vino con sonnifero; e cose da mangiare e; testuggini mobili; e carri danno la vittoria). opportuno che lo schioppettiere a cavallo sia tutto armato e il suo cavallo sia tutto bardato affinch non sia ferito dalla miccia ardente ne dalla polvere della bombardella o dagli schioppi. E in sella abbia sacchi o bisacce nei quali ci siano la polvere e le palle di piombo degli schioppi, e se gli dovessero mancare polvere, fuoco o pallottole si possa difendere o attaccare i nemici con la sua arma bianca. E quando sono gli schioppettieri a condurre il primo attacco ai danni dei propri nemici, causino il maggior spavento e sofferenza e sono la causa della vittoria che verr riportata sui nemici.
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BOCCIA 1991, p. 48.

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cavallo, che qui sembra di cuoio126, non possiede pi il corno (probabilmente ritenuto eccessivamente ingombrante e sostanzialmente inutile sul piano pratico). Il martello e le bisacce sono disegnate ai piedi del cavallo (e non pi sull'arcione posteriore del cavallo), e sopra hanno una b minuscola, scritta anche sopra larcione posteriore della sella, a indicare il punto esatto dove mettere le bisacce. segnalato, con la parola ignis, il fuoco sul focone dello schioppo, oltre che quello della miccia, indicando in questo modo ancora una volta il pericolo che pu derivare per cavallo e cavaliere dalle fiamme libere. interessante osservare come nei secoli XIV e XV le bombardelle manesche e del tipo mortaio fossero chiamate comunemente bombarde, esattamente come le pesanti artiglierie, senza distinzione di calibro, dimensioni o utilizzo127, mentre attualmente, per esigenze terminologiche e catalografiche, convenzionalmente preferibile distinguere le armi di grosso calibro, le bombarde propriamente dette128, da quelle pi piccole, che definiamo bombardelle. Spesso i contemporanei per indicare questultime usavano alternativamente al termine bombarda quello di sclopum (maggiormente usato per le armi da fuoco manesche), nomi dal valore onomatopeico, indicanti proprio il forte rumore che queste causavano con lo sparo e che per lungo tempo ha continuato ad attirare lattenzione dei contemporanei129. Nel lessico dei documenti senesi, forse a causa dellimportante presenza di specialisti, sovente distinta larma da fuoco manesca da quelle di grosso calibro: le armi da fuoco manesche realizzate nel 1430 dai fabbri Meo di Mazzone e Antonio del Mazza sono dette bonbardette, e nel documento specificato che si tratti di armi da tenere a mano130; nello stesso anno, tra le armi da fuoco gettate da Giacomo di Giovanni di Vita, figurano 25 bonbardette131; nel 1441 maestro Giovanni di Giovanni de Alamania qualificato come mastro di schioppetti e bonbardiere132, e tra gli uomini della sua condotta alcuni sono armati di bombardette133, terminologia usata in alcuni progetti anche da Francesco di Giorgio. Taccola stesso nel De ingeneis usa indistintamente, per tutte le armi da fuoco, il termine bobbarda (anchesso molto comune nei documenti senesi), ma nel De machinis, per indicare quelle manesche, preferisce il termine scopiectum, diminutivo di scopium, e in un solo caso, proprio per mostrare larma delleques scoppiectarius, adotta il diminutivo bonbardula, che viene trascritto anche nella copia parigina134. uno dei rari esempi di testo quattrocentesco nel quale larma da fuoco differenziata anche nel lessico per le dimensioni135.
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Nella copia quattrocentesca di Iacopo di Mariano, che narra la battaglia di Montaperti, ma che contestualizza al XV secolo alcuni aspetti della vita civile e militare, detto che a Siena le testiere di cuoio avessero una certa diffusione, prodotte anche con materiali di fortuna. Infatti il cronista narra che i cavalieri tedeschi si dettero a con/perare quante chuoia erano in Siena da fare suola discharpette de / le quali feciero armadure di chavagli et similmente tesstiere da / cavagli: Milano, Biblioteca Ambrosiana, ms. D.57, c. 2v. GAIBI 1965, p. 33.

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La struttura delle bombarde di grosso calibro si differenziava da quelle manesche solo per le dimensioni, mentre gli elementi costitutivi e il sistema di funzionamento erano i medesimi. Per un approfondimento: SMITH, BROWN 1989; SMITH, DEVRIES 2005, pp. 262-315.
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DONDI, 1997, pp. 34-39. ASS, Camera del Comune 11, c. 192v. ASS, Camera del Comune 11, c. 196v. ASS, Camera del Comune 11, cc. 495v, 499v, 504r, 507v. ANGELUCCI 1870, p. 539.

Auguste Demmin, che faceva riferimento proprio alla copia parigina, chiama il modello di bombardella dello schippettiere a cavallo ptrinal: DEMMIN 1869, p. 83. Una distinzione lessicale sulle dimensioni delle bombarde si trova nei medesimi anni anche nelle Marche. Quando Iacopo dAdriano, o da Gayvano, entr a Osimo nel 1445, gli furono fornite dalla citt granaglie e un bombarda grossa, e poco tempo dopo Iacopo richiese sempre alle autorit di Osimo duobus bombardellis de pulvere et lapidibus: PACIARONI 1983, pp. 98-99.
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Non si tratta quindi di un documento che testimonia un utilizzo delle primitive armi da fuoco manesche136 da parte dei cavalieri sui propri cavalli, come stato teorizzato anche recentemente137, piuttosto lideazione di un impiego di queste armi mai sperimentato fino a questo momento. I trattati tecnico militari, come visto, nel corso del Quattrocento ebbero particolare fortuna, ma la storiografia sinterroga ancora su quali potessero essere i lettori di queste opere e quanto possano aver influenzato lo svolgimento delle guerre, poich nella prassi militare lesperienza pratica superava quella teorica e i comandanti militari, per la messa in campo di artifici e stratagemmi, si avvalevano della collaborazione di specialisti, molto spesso prezzolati.
LINNOVAZIONE TECNICA NELLA GUERRA DEL QUATTROCENTO TRA TEORIA E PRATICA

Sappiamo che molti principi e autorit politiche, proprio per limportante presenza di maestri esperti in artiglieria, si rivolsero al comune di Siena per ottenere i servigi di taluni maestri. Il 7 novembre 1457 Federico da Montefeltro scrisse una lettera alla Repubblica, nella quale richiedeva presso il suo esercito il celebre gettatore di artiglierie Agostino da Piacenza, in quel momento a Siena, che aveva conosciuto durante la sua convalescenza in citt. Il Montefeltro vorrebbe al suo servizio il maestro Agostino per la fonditura di artiglierie da impiegare contro il nemico comune Sigismondo Malatesta138, che qui non superfluo ricordare essere stato il protettore di Roberto Valturio, laltro grande ideatore di macchine belliche. Abbiamo gi detto dellattivit itinerante di Giovanni di Guglielmo da Siena e della richiesta dei fiorentini dei servigi di Antonio di Angelo di Michele. Anche Taccola offr le sue competenze allimperatore Sigismondo quando si trovava a Siena. Il Taccola, dedicando allimperatore il Liber tertius de ingeneis ac edifitiis non usitatis, scriveva alla carta LXVIIII: Pro te serenissimus principe Sicismundo [] rogo Deum omnipotentem et Verbum Patris per quem omnia facta sunt te conservet in fide, sanitate longeva atque karitate, ut pugnare possis contra hostes nostros ac de ipsis victoriam reportate possis, e aggiungeva Maestati sacre tue Ser Mariano Iacobi, camerarium Domus Sapientie de Senis, qui libellum hunc composuit et me designavit semper recomendo, et ipsum in familiarem unum ex illis vestre curie dignemini recipere ac ingeniorum super aquis magistrum aprobare autoritate vestri privilegi, cuius ententio est in partibus vestris Ungarie habitare et ibidem dies suos finire, et in omnibus aquarum edifitiis attendere et in codicibus omnia facta et gesta per vos reges Ungarie et anticessores vestros describere, iusta suum posse de quolibet loco recogliere et in dictis codicibus in principio marginis designare ac miniari storias. Non appare come una semplice ricerca di un mecenate, ma sembra esserci un attento programma politico filo imperiale, a partire dallindicazione hostes nostros. Il nemico comune chiaramente Firenze, com meglio esplicitato alla carta LXXIIIv139. Taccola quindi disposto a trasferirsi presso la corte imperiale in Ungheria, anche fino alla morte, offrendo le proprie capacit non solo in campo militare (per le quali evidenzia il contenuto del Liber tertius) ma elenca le sue competenze, compresa la possibilit di redigere cronache, disegni e miniature che celebrino limperatore e i suoi predecessori. Ma nonostante ci non sembra che limperatore abbia accolto presso la corte Mariano.
Queste con ogni probabilit vennero impiegate sistematicamente per la prima volta intorno al 1405: GIMPEL 2002, p. 249.
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Archibugi 2010, p. 6. GAYE 1839, pp. 178-179; MILANESI 1854, pp. 298-299.

Feliciter finit tertia pars libelli de edifitiis ac ingeneis completa in domo Sapientie civitatis Senarum, in anno Domini millesimo.CCCCXXXII., die .XII. mensis ianuarii, dum Senenses et Florentini malam viciniam pergebant. Il disegno stesso di questa carta, un vecchio guerriero in armatura, con indosso il copricapo di Sigismondo, armato di scudo e spada calpesta la coda di un leone (allegoria di Firenze) e, tra le nubi, compare Cristo che rivolge al guerriero le parole: Defende oves meas ex quibus te custodem elegi. Inoltre alla carta XXXIIIr ricorda come la citt di Siena sia sempre stata fedelissima allimperatore.

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Non sappiamo per se lo scarso interesse dimostrato dallimperatore verso il Taccola possa essere imputato a un pregiudizio nei confronti dei suoi progetti, come una vecchia storiografia militare leggeva per i progetti dellopera di Roberto Valturio140. I trattati tecnici come quelli di Giovanni Fontana, di Taccola, dellAnonimo delle guerre Ussite o di Valturio rappresentavano una nuova tipologia di trattato militare, differente da quelli nati o copiati a partire dal Tardo Antico, a cominciare dalla celeberrima opera di Vegezio, anche se si scorgono delle eccezioni. Unopera che influenz in modo diretto la nuova trattatistica fu senzaltro il libro X dellopera di Vitruvio, nel quale sono descritte le macchine sia civili sia militari141, ma ancora di pi lAnonimo del De rebus bellicis, composto nel IV secolo142. In questo trattato lautore fornisce alcuni consigli politici e militari per riportare limpero di Roma agli antichi splendori. Sulla base di unesperienza bellica, che lAnonimo sicuramente aveva, illustra alcune macchine da guerra particolarmente suggestive e che dice aver visto allopera. Questo testo ebbe una certa fortuna proprio nel Quattrocento, epoca alla quale risalgono le copie oggi conservate; queste sono corredate dalle illustrazioni delle macchine belliche, probabilmente copiate dallopera pi antica, il codice che era conservato presso il Capitolo della cattedrale di Speyer, oggi perduto143. Nelle miniature del codice di Oxford, la copia pi nota e datata al 1436144, stata riconosciuta la mano di Peronet Lamy, che negli anni Quaranta del XV secolo era al servizio di Amedeo VIII di Savoia145. In queste illustrazioni evidente come ci sia un rapporto di dipendenza tra il trattato del IV secolo e le opere di Guido da Vigevano e del Kyeser146, ma la conoscenza nel Quattrocento del De rebus bellicis e delle sue illustrazioni, oltre alla sua profonda influenza nei nuovi trattati tecnici, palesata da unannotazione di Leonardo147. Anzi del rapporto espresso da Leonardo tra fortificazioni e artiglierie si trova eco, anche lessicale, in Machiavalli148, divenendo elemento determinante anche per le teorie militari non esclusivamente legate alle questioni meramente tecniche149. Le opere tecniche quattrocentesche, al di l della suggestione e ispirazione classica, erano il prodotto, come espresso da Aldo Settia, di un vicendevole scambio fra trattati militari di ispirazione letteraria e gli appunti segreti degli ingegneri militari. Questi ultimi si sforzavano da un lato di materializzare con il disegno le vaghe indicazioni contenute in Vegezio e Frontino, e daltra parte si appropriavano di consigli, accorgimenti e trovate150, come appunto Fontana, Taccola e Valturio. Senzaltro pi concreti, allinterno di questa tipologia testuale, erano i progetti di Francesco di Giorgio, del Ghiberti o di Filerete, ma anche in questi talvolta la ricerca dellinnovazione, prevalentemente nel campo militare, accondiscendeva a quelle che per il lettore moderno possono sembrare stravaganze. La critica non ha guardato con lo stesso pregiudizio alle macchine disegnate da Leonardo, anchesse molto poco concrete e ispirate a unidea di

Ad esempio: PROMIS 1841; STICCA 1912; PIERI 1938, p. 106. Unefficace sintesi sulla questione: SETTIA 2008, pp. 44-45 e nota bibliografica.
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VITRUVIO 2008, pp. 457-533. Le cose della guerra 2001.

conservato un unico frammento e privo di illustrazioni: Harbourg, Frstlich Oettingen-Wallersteinsche Bibliothek, Schloss Harbourg, Ms. I, 2,2, 37.
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Oxford, Bodleian Library, Oxoniensis Canonicianus class. Lat. Misc. 378. EDMUNDS 1964, pp. 138-140. BERTHELOT 1900, pp. 295, 420. BERTHELOT 1902, p. 119. ZANZI 2008, pp. 88-96. Sui mutamenti militari, sia teorici sia pratici, della guerra alla fine del XV secolo: KEEN 1999, pp. 273-291. SETTIA 2008, p. 48.

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classicismo151, ma stata presa in esame lidea innovativa che vi era alla base. Se si pensa che i progetti di Leonardo sono profondamente debitori dei manoscritti di Francesco di Giorgio, come daltro canto questultimi sono a loro volta debitori dei progetti di Taccola152, non si pu che concordare con lasserzione di Settia, secondo la quale tutto laffaccendarsi attorno alle armi da fuoco rende il secolo XV almeno nel limitato ambito militare in qualche modo simile allincessante sviluppo tecnologico dei giorni nostri, nei quali risultati appena raggiunti vengono rapidamente superati da altri sempre nuovi153. La sperimentazione, anche quella spinta verso i confini dellirreale, contribuiva notevolmente al progresso tecnologico verso il quale il Quattrocento stava procedendo154, ponendo il macchinismo fantastico come dato di fondo del pensiero tecnico antico e moderno155. La tradizione dei trattati militari, a partire da Vegezio e da Frontino, era stata per il Medioevo significativa, ma fino alla met del XIV secolo non sembra che questi abbiano influito sensibilmente nella prassi militare156. Trattati di differente natura erano stati scritti e copiati per tutto il Medioevo, anche con una certa fortuna157, soprattutto se si pensa allinfluenza dellopera di Vegezio158, ma quale che fosse limportanza (in ogni caso ridotta) della formazione teorica e intellettuale, certo che lesperienza pratica la soverchiava sotto ogni aspetto159. Tra XIII e XIV secolo lAnonimo del Pulcher tractatus de materia belli affermava egli stesso che larte bellica si impara con la pratica e lesercizio pi che con le lettere, bench anche la scienza letteraria possa essere utile160. Ancora allinizio del Trecento Teodoro Paleologo, redigendo il suo trattato, si scusava con il lettore per la sua imperizia nella scrittura, affermando: nellarte delle armi o pratica di guerra non si riscontra necessit di quel tipo di scienza o di abilit di scrittura, ma inclinazione naturale e pratica delle armi [] E noi vediamo che gli uomini darmi sono tutti incolti e non si inesperti di scrittura161. Ma dalla met del Trecento la guerra sub importanti e significativi cambiamenti, dalle istituzioni militari agli armamenti, compresa una nuova percezione della teoria e della trattatistica. LUmanesimo aveva influenzato profondamente anche la dottrina militare, soprattutto nellemulazione della gloriosa tradizione militare greca e romana e, ancor pi, nel tentativo di superarla162.

Si pensi ai celebri disegni di carri falcati, che erano ispirati alle quadrighe con cui Antioco e Mitridate avevano gettato nello scompiglio lesercito romano, copiati dal De rebus bellicis e proposti nel Codice sul volo degli uccelli (Torino, Biblioteca Reale, Ms. Varia 95) e nel codice Arundel (Londra, British Museum, Cod. Arundel, c. 1030). In questultimo codice, nella stessa carta disegnato anche il celebre carro armato coperto, che nella concezione teorica e nella progettualit pratica non era differente dal drago di Roberto Valturio. Oppure si pensi alla gigantesca balista disegnata nel Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 194 inf, c. 53r).
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BENELLI 2008, pp. 444-445. Francesco Benelli sostiene inoltre che Francesco di Giorgio abbia studiato anche il De re militari di Valturio. SETTIA 2008, p. 50. Per questi argomenti si veda il catalogo Prima di Leonardo 1991, p. 495. Le cose della guerra 2001, p. XXIII.

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Per una sintesi sullargomento con ricchi riferimenti bibliografici: BARGIGIA, SETTIA 2006, pp. 11-13, 70-72, 74-77; SETTIA 2008, pp. 67-88. Per una sintesi sui trattati militari medievali: CONTAMINE 1980, pp. 173-176, 289-300; MERLO 2013, pp. 504-515. RICHARDOT 1980, pp. 71-99, 101-143. CONTAMINE 1980, p. 296. Pulcher tractatus de materia belli 1927, p. 42. SETTIA in corso di stampa. Les enseignements 1983, p. 35. Ringrazio il prof. Alessandro Vitale Brovarone per la traduzione. MALLET 1983, pp. 180-184; SETTIA 2008, pp. 35-65.

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La didattica e lapprendistato presso un celebre condottiero divennero, dalla fine del XIV secolo, parte fondamentale, si direbbe formativa, per un comandante militare, poich il combattimento simparava stando al fianco come allievo di un condottiero famoso e non sfogliando libri163, come ancora asseriva Diomede Carafa nel Memoriale inviato al duca di Calabria nel 1479164; la nuova trattatistica assumeva quindi forme originali e concrete165. Prima del Quattrocento lesperienza pratica sembra essere stata molto pi importante della teoria, anche di quella tecnica, come dimostra un episodio dellassedio di Wurle: alla fine del XII secolo la citt fu conquistata dagli slavi e, dopo un lungo assedio, i tedeschi non erano riusciti a espugnarla. Il cavaliere tedesco Guncelino di Zuerin, che aveva partecipato alcuni anni prima allassedio di Crema, sugger di costruire machinas multas come quelle che aveva avuto modo di osservare in Lombardia, dimostrando che ancora a quellepoca lesperienza di un buon osservatore potesse sopperire alle conoscenze teoriche166. Ma alcuni taccuini e trattati, simili a quello di Villar dHonnecourt o di Guido da Vigevano, potevano circolare con maggiore frequenza rispetto a ci che tramandano le fonti167. Sempre verso la fine del XII secolo infatti Goffredo Plantageneto, per espugnare un castello nella valle della Loira, fu aiutato da un monaco del monastero di Marmoutier. Questi disse di aver letto in una copia di Vegezio un procedimento per fabbricare ordigni incendiari, che in effetti furono di grande utilit per il Plantageneto168. Tuttavia la ricetta per tale preparazione, che viene puntualmente descritta nella cronaca169, non si trova in nessuna delle copie note di Vegezio, fatto che induce a pensare a un trattato estremamente debitore dellEpitoma, ma di natura differente, pi tecnica. Dalla met del XIV secolo lo studio della teoria militare inizi a trovare spazio nella formazione pratica dei condottieri. Molto probabilmente alla base di alcune vittorie ottenute dal Amedeo VI, conte di Savoia, come ad Abres nel 1364, vi era lo studio fatto in giovent del De regimine principum di Egidio Romano e dellopera di Vegezio170, che furono acquistate per lui a Parigi quando aveva dodici anni, proprio con lo scopo di educarlo alla guerra171. Alcuni stratagemmi impiegati da John Hawkwood dimostrano come il condottiero inglese fosse a conoscenza del trattato di Frontino172. Ma dal XV secolo la conoscenza della trattatistica tecnica sembra influire maggiormente, e in maniera spesso evidente, nella pratica di guerra. Durante lassedio di Neuss, condotto da Carlo il Temerario tra il 1474 al 1475, un cavaliere castigliano, ritenuto particolarmente ingegnoso (etimoit estre de trs subtile et clre invention),

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MALLET 1983, pp. 180-181. Et certo se vede quillo mestieri no se impara per scola n per libro, ma sulo per pratica: PIERI 1933, p. 209 Si veda ad esempio lopera di Philippe de Clve o di Antonio Cornazzano: SETTIA 2008, pp. 28-30, 52-61.

Cronica Slavorum, pp. 304, 310. Per le macchine belliche durante le campagne del Barbarossa in Italia: MERLO 2004.
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SETTIA 1993, pp. 281-284. Croniques des comtes dAnjou 1913, pp. 218-219.

Jussit igitur cadum ferreum ligaminibus ferreis astrictum, forii dependente catena, nucum et seminis cannabi et lini oleo impleri et cadi patentia opportuno itidem ferri clavo forti, ferreo, fortiter cavillato, sigillari. Taliter autem impletum jubet in fornace ignea tamdiu reponi donec nimio ardore totus incandesceret et oleum intus fervescens ebulliret ; qui extractus, catenaprius supcrjectis aquis refrigerata, mangonelli conto innectitur et a fundibulariis summa vi et cautela directus in connexum foraminis robur, sicat igneus erat, infigitur. Solvitur impetu, subjecte materie fit incentivum; oleum vero effusum, ignis alimenta subministrans, in flammarum globos coalescit . Lambens flamma unice evomens incrementa, tribus introrsum mansionibus combustis, vix homines ab incendio immunes dimittit. RICHARDOT 1998, pp. 49-50. MERLO 2012, p. 61 e nota 36. CAPOFERRO 2006, p. 304.

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mostr al duca un suo progetto disegnato su carta per la costruzione di una macchina bellica: una scala che si muoveva come un ponte levatoio, per la quale diceva di essersi ispirato ai suggerimenti di Vegezio; visionato il progetto il duca decise di mettere a disposizione del cavaliere castigliano quanto reputasse necessario per la sua costruzione173. Illuminanti sono gli inventari di alcune biblioteche di comandati militari174, tra cui merita una citazione quella di Guichard Dauphin, capo dei balestrieri del regno di Francia allinizio del Quattrocento, che contava numerose opere di carattere bellico, tra cui una copia del trattato di Teodoro Paleologo175. Gi Petrarca, ribadendo il concetto che larte della guerra si acquisisce con la pratica e non con la lettura, aveva tuttavia copiato alcuni capitoli di un trattato militare, non specificato, su richiesta dellamico condottiero Luchino Dal Verme. Questultimo, ringraziando il Petrarca, si rammarica di non avere il tempo sufficiente per dedicarsi a queste letture176. particolarmente suggestiva lidea che un condottiero di grande capacit ed esperienza, come il Dal Verme, per le sua azioni belliche potesse trarre insegnamento dallo studio dei trattati177. Ma anche Braccio da Montone volle per s una copia di Vegezio in volgare (probabilmente per comprenderla appieno), commissionandola a maestro Venanzo de Bruschino de Camerino, cancelliere del comune di Perugia, e pare conoscesse molto bene la prassi militare romana, informazione che apre suggestivi orizzonti178. Daltra parte oggi sappiamo che non tutti gli uomini darme erano illetterati. Allinizio del XV secolo un soldato di ventura, probabilmente di nome Domenico, sicuramente un fante, redasse un proprio taccuino, uno zibaldone ricco di annotazioni, versi di Virgilio, Petrarca e altri autori, ovviamente preghiere, tabelle per risolvere problemi matematici, ricette per guarire la febbre e altri appunti179, nei quali dimostra non solo una discreta cultura letteraria, ma anche grafica180. Anche le iscrizioni incise in questi anni sulle armi testimoniano una cultura di armaioli e combattenti a volte anche raffinata181. Difficile, in questo contesto, pensare che i progetti dei trattati tecnico-militari del XV secolo non abbiano in alcun modo influenzato la prassi militare. A Siena, il 7 aprile del 1495, la Bala discuteva larrivo di un quantitativo di polvere nera e archibugi, la cui relazione fu fatta da Antonio Barili, che aveva avuto modo di ispezionare la merce, con il disegno in mano facci intednare ad quelle in che termini la cosa si trovi182. Ci potrebbe dimostrare come disegni e progetti potessero avere importanti finalit pratiche, anche allinterno delle istituzioni preposte agli approvvigionamenti militari. Taccola, nonostante i consigli di segretezza del Brunelleschi183, sottopose diverse volte i suoi progetti allattenzione di alcuni personaggi: il 15 agosto 1441, annotava Mariano stesso a carta 96r
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MOLINET 1927, pp. 47-48. Lo stesso cronista sottolinea come nel libro di Vegezio e aultres vnrables aucteurs trs rcomandes at autoriss en art militare raccomandino limpiego di ingegnose macchine belliche: MOLINET 1927, p.47 . CONTAMINE 1980, pp. 295-296. LE ROUX DE LINCY 1843, pp. 518-527. Francesco Petrarca e Luchino dal Verme, pp. 24-25. Su questa lettera si veda: BARGIGIA, SETTIA 2006, pp. 13-14.

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Anche se Petrarca, disquisendo di pratica bellica con lamico condottiero, era preoccupato di non fare la figura del retore Formione che aveva tentato di impartire lezioni di strategia nientemeno che ad Annibale Francesco Petrarca e Luchino dal Verme, p. 24.
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SETTIA 2008, p. 44. Pisa, Biblioteca Universitaria, ms. 70. MACHET in corso di stampa. A tale proposito si veda: MERLO 2008-2009. ASS, Balia 553, c. 62v. Ringrazio vivamente Philippa Jackson per avermi segnalato il documento.

Non parlare a molti delle tue scoperte: Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Latinus Monacensis 197, c. 107v; TORRI 1993, p. 42.

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del De Ingeneis, mostr al Dominus Antonius Catelano, un prelato di Tolosa, un rotolo con alcuni suoi disegni di machine et tormenta antiqua184. Ma il 9 dicembre 1438, scrive sempre Taccola a carta 79r della stessa opera, fece vedere i suoi progetti a Pietro Michelis, uno degli ambasciatori senesi inviati presso limperatore Sigismondo dopo la sua incoronazione a Roma, avvenuta il 31 marzo 1433, e che quest'ultimo volesse mostrarli al condottiero Antonio Piccinino185. Il Piccinino, dopo la guerra contro il conte di Pitigliano, assal i territori senesi, espugnando il castello di Cetona, attaccando Sarteano e facendo scorrerie nel grossetano186. Sotto il suo comando fece lapprendistato Federico da Montefeltro, che ricordiamo essere stato, oltre che un abilissimo stratega e tattico, raffinato bibliofilo. Ancora in et avanzata il Montefeltro ricordava con affetto lantico maestro, tanto che nella su biblioteca, tra gli autori moderni, figurava una copia della Vita di Niccol Piccinino, primo precettore del duca medesimo nellarte militare187, redatta da Iacopo di Poggio Bracciolini. Lesperienza di Federico laveva portato a riconoscere le indubbie qualit di Agostino da Piacenza come bombardiere, in una citt ricca di tradizione tecnico-militare, cos come Pietro Michelis aveva intuito che i progetti di Taccola avrebbero potuto interessare in qualche modo Antonio Piccinino. Un interesse non solo teorico per i progetti di Taccola potrebbe essere confermato dalla notizia che il manoscritto conservato in Biblioteca Marciana, solo in parte mano di Taccola, fu donato a Bartolomeo Colleoni188 (a cui il giurista Bartolomeo Cipolla dedic anche il De imperatore militum deligendo)189, altro grande e abile condottiero che, dopo un breve apprendistato presso il Carmagnola, si form proprio presso la scuola di Braccio da Montone190, dal quale potrebbe aver appreso anche limportanza per lo studio della trattatistica. Senza dubbio i progetti pi concreti dellAlberti191, di Filerete e di Francesco di Giorgio influenzarono, sia nella teoria sia nella pratica, lo sviluppo delle fortificazioni, delle tecniche ossidionali e dellartiglieria192. Ma non solo: dal XV secolo divenne fondamentale la
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Taccola qui scrive che il prete tolosano vision, oltre al rotolo, anche i disegni contenuti in questa carta.

Anno 1438 et di 9 di dicembre domino, domino petro de michelis de Senis in in designis bonbardam ad bussolam ad ciconiam ad vitem tunc dixit volebat immediate conferre cum famulo francisci piccini.
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MALAVOLTI 1559, III, pp. 50, 52; BANCHI 1979, pp. 44-58. DA BISTICCI 1951, p. 206. THORNDIKE 1966, p. 7 nota 5. Glasgow, University Library, Hunteriano 275. RICOTTI 1845, III, pp. 120-126.

Nella sua opera viene introdotto il concetto della regolarit delle linee delle strutture difensive, premessa indispensabile per la nascita della trace italienne: PARKER 1999, p. 27 Siamo molto meglio informati per il XVI secolo quando, terminata la fase di sperimentazione, i progetti erano finalizzati alla messa in pratica. Ancora allinizio di questo secolo per larte militare propriamente detta la lettura dei trattati sembra ancora non avere molto peso senza unesperienza pratica, come dimostra laneddoto raccontato da Matteo Bandello, che molti autori, anche contemporanei, hanno spesso usato per dimostrare il carattere poco pratico Dellarte della guerra di Machiavelli. Bandello racconta di una manovra che Machiavelli voleva far fare alla truppa in piazza d'arme, davanti a Giovanni dalle Bande Nere; ne nacque tale confusione che intervenne il condottiero di casa Medici. Costui con un paio di secchi ordini fece effettuare la manovra voluta da Machiavelli con incredibile facilit e, in questo modo, i militi poterono andare al rancio: Egli vi deveria sovvenir di quel giorno quando il nostro ingegnoso messer Niccol Machiavelli sotto Milano volle far quell'ordinanza di fanti di cui egli molto innanzi nel suo libro de l'arte militare diffusamente aveva trattato [...] Messer Niccol quel d ci tenne al sole pi di due ore a bada per ordinar tre mila fanti secondo quell'ordine che aveva scritto [...] Ora veggendo voi che messer Niccol non era per fornirla cos tosto, mi diceste: - Bandello, io vo' cavar tutti noi di fastidio e che andiamo a desinare. - E detto alora al Machiavelli che si ritirasse e lasciasse far a voi, in un batter d'occhio con l'aita dei tamburini ordinaste quella gente in vari modi e forme con ammirazione grandissima di chi vi si ritrov (BANDELLO 1813, pp. 64-66; ILARI 2011, p. 234.). Invece per quanto riguarda lideazione di soluzioni tecniche, architettoniche e ingegneristiche, la situazione era mutata: la produzione di armi, di qualunque tipologia, aveva raggiunto livelli di eccellenza, e il rapporto tra teoria e pratica militare era strettissimo. Non era pi necessario immaginare e tentare di costruire strumenti bellici straordinari. Basti osservare i
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razionalizzazione e la fortificazione degli accampamenti militari193 e, sopratutto nella pianura Padana, la guerra fluviale assumeva importanza maggiore rispetto ai secoli precedenti194: necessit militari a cui i trattatisti quattrocenteschi come Taccola tentarono di proporre soluzioni innovative, anche se spesso irrealizzabili. In particolare si osserva limpegno dellArchimede senese nei progetti di canalizzazione delle acque, a cui dedica praticamente tutto il Liber tertius de ingeneis ac edifitiis non usitatis. Secondo queste nuove esigenze belliche, dalla met del Quattrocento, moltissime fortificazioni furono ampliate, restaurate e ricostruite seguendo le nuove prospettive architettoniche, sulla scia delle imminenti necessit militari. Nella sola Firenze, allepoca del Magnifico, si era creato quello che stato definito un vero e proprio gotha dei maestri di pietra e di legname, tra cui spiccava Francesco di Giovanni detto il Francione, che fu a capo degli intendenti che coadiuvarono lo stesso Federico di Montefeltro, quando tra il 1472 e il 1474, la rocca di Volterra dovette essere ricostruita, dopo lassedio condotto proprio da signore di Urbino195. Dalla scuola della sua bottega uscirono altri celebri architetti come Giuliano e Benedetto da Maiano, Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo, Baccio e Piero Pontelli, che influenzarono sicuramente personalit come Francesco dAngelo detto La Cecca, Luca del Caprina, Domenico di Francesco, meglio noto come il Capitano, e Bernardo Corbinelli196. Sappiamo essere impegnati materialmente in queste attivit tecnico-militari artisti e architetti197 come Domenico da Firenze, Filippo Brunelleschi, Francesco di Giorgio Martini, Leon Battista

disegni del senese Bartolomeo Neroni, detto il Riccio, in cui, tra le macchine belliche, hanno posizione rilevante congegni per pestare la polvere nera, attivit che all'inizio del XVI secolo era necessario perfezionare (Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Autografi e disegni, S.IV.6, cc. 32r, 33r). Non solo i trattati erano principalmente finalizzati alla messa in pratica, ma sappiamo con certezza che i fonditori di cannoni erano anche in grado di manovrare sul campo le artiglierie. Un artista ardimentoso e maestro assoluto nella fusione del bronzo come Benvenuto Cellini sapeva usare alla perfezione le armi da fuoco. Egli stesso racconta che dagli spalti di Roma assediata dagli imperiali, prese accuratamente la mira con un archibugio e colp a morte il Connestabile di Borbone. Invece, quando trov rifugio in Castel Santangelo, corse sugli spalti per sostituire i bombardieri del Papa, che non volevano fare fuoco sulle proprie case, e con un gruppo di compagni direzion e azion le artiglierie della fortezza, pare anche con eccellenti risultati: CELLINI 1991, pp. 77-79 (per il rapporto di Benvenuto Cellini con le armi: PINTI 1996, pp. 9-18). Ma siamo anche ben informati sul rapporto tra i condottieri, gli architetti e la produzione letteraria tecnica. A tale proposito si vedano a titolo desempio le vicende del condottiero perugino Iano Bigazzini, fratello del dotto Girolamo, il quale intrattenne rapporti con molti intellettuali dellepoca, tra cui Giovanni Battista Caporali; questultimo dedic un volgarizzamento a stampa dellopera di Vitruvio proprio al Bigazzini, facendolo ritrarre in armi nel frontespizio (Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, B.LXX.A.1): Architetti a Siena 2009, pp. 187-189. Per una panoramica sullargomento: PARKER 1999, pp. 25-35. Un interessante taglio metodologico, con unimportante dissertazione sulla Pirotechnia di Vanoccio Biringuccio, teorico senese di primo piano molto attento alle implicazioni pratiche, offerta in VITALE BROVARONE 1995. Per il rapporto tra la trattatistica tecnico-militare, laristocrazia e le rapide scalate sociali che le conoscenze tecniche permettevano nel Cinquecento: PEPPER 2003, pp. 117-147. Tra i numerosi architetti che dovettero la loro fama e il loro prestigio anche grazie alle capacit in campo militare, come Michele Sanmicheli (DAVIS, HEMSOLL 2004), si veda lilluminante caso dellingegnere militare Gianmaria Ogliati, che lavor anche a Siena: LEYDI 1989. Specificatamente sulla situazione senese nel Cinquecento: PEPPER, ADAMS 1995.
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MALLET 1983, pp. 172-173.

Per la guerra fluviale nella pianura Padana nel XV secolo si veda: MALLET 1983, pp. 177-180. Unaccurata analisi sulla guerra fluviale nella stessa area nei secoli precedenti: ROMANONI 2008. BENELLI 2008, p. 442. LAMBERINI 2008, p. 222.

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Gi il 12 aprile 1334 le autorit fiorentine incaricavano Giotto per dirigere tutti i lavori di edilizia cittadina, non solo la celebre costruzione del Duomo, ma anche lampliamento e la manutenzione delle mura e delle opere militari (pro comuni Florentie eligere et deputare dictum magistrum Giottum in magistrum et gubernatorem laboreri et operis Sanctae Reparatae, et constructionis et perfectionis murorum civitatis Florentiae, et fortificationis ipsius civitatis): GAYE 1839, pp. 481-482. Nel corso del Trecento alcuni interventi alle mura fiorentine furono effettuati sotto la direzione di Andrea Pisano e dellOrcagna.

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Alberti, Baccio Pontelli, Giuliano e Antonio Giamberti da Sangallo, detto il Vecchio, e Leonardo da Vinci198. Negli anni Settanta Francesco di Giorgio fu chiamato da Federico di Montefeltro per sovrintendere alla ristrutturazione e alla riorganizzazione delle fortificazioni nelle sue terre, e in questa circostanza impar direttamente dal Duca alcune astuzie e stratagemmi bellici utili alla costruzione pratica delle fortificazioni199, affinando cos le sue attitudini militari. Mentre a Siena, durante la signoria di Pandolfo Petrucci, Francesco di Giorgio fu nominato operaio della Camera del Comune, assieme allo stesso Pandolfo e a Paolo Vannocci Biringucci, padre del pi celebre Vanoccio200, in un ruolo istituzionale che sfruttava le sue competenze teoriche e pratiche201. Molti condottieri dovettero senzaltro avvalersi della consulenza di ingegneri per alcune opere artificiali da impiegare nelle azioni campali: nel 1429 Filippo Brunelleschi tent di sommergere Lucca deviando le acque del Serchio e proprio Niccol Piccinino, nel 1438, fece scavare in una sola notte un fossato lungo oltre sette chilometri, tra Soave e lAdige, per impedire lavanzata a sud dellesercito comandato dallo Sforza. Roberto da Sanseverino, per attaccare Ferrara nel 1482, fece costruire, in soli due giorni, una strada di oltre sette chilometri che si reggeva su un argine e su dei ponti appositamente costruiti, attraversando gli acquitrini del Polesine compresi tra lAdige e il Po202. Nel 1495 Francesco di Giorgio fu tra i primi ingegneri, se non il primo, che riusc a far saltare una fortezza, quando min mediante delle gallerie Castelnuovo a Napoli203, e non pu passare inosservato che nei disegni di Francesco di Giorgio, come in quelli del Taccola204, da cui potrebbe aver preso spunto, vi sia unabbondanza di progetti per gallerie di mina. Sappiamo che molti di questi specialisti operavano anche nel mezzo dei combattimenti: due lettere del duca di Urbino, scritte nel 1478 dai campi di battaglia della guerra contro Firenze205, confermano che lo stesso Francesco di Giorgio si trovava al fianco del condottiero durante gli scontri armati206, cos come era presente, con un ruolo di comando, allassedio di Castellina, in cui fu fatto uso massiccio del fuoco delle bombarde207. Il 17 aprile 1488 Francesco di Angelo, detto La Cecca, e il Francione furono nominati da Lorenzo il Magnifico architetti e ingegneri sopra le artiglierie e macchine atte allespugnazione delle terre e sopra ledificazione e riparazione delle fortezze; tuttavia La Cecca perse la vita il 26 dello stesso mese, colpito da un verrettone di balestra allassedio di Piancaldoli, mentre attendeva con ingegni e cave a far rovinare le mura di quella rocca208.

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MALLET 1983, pp. 168-176. Sullimpegno di Giuliano e Antonio da Sangallo nel costruire fortificazioni: TADDEI 2008, pp. 231-253. Su Leonardo architetto militare: PEDRETTI 2008. MALLET 1983, p. 170; FIORE 2008, p. 212; BENELLI 2008, p. 442, 445. CHIRONI 1993, pp. 376-395.

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Si veda lintervento R. FARINELLI, M. MERLO, La Camera del Comune: miniere, metallurgia, armi tenuto durante il convegno Let dei Petrucci: cultura e tecnologia a Siena nel Rinascimento, giornate di studio in memoria di Giuseppe Chironi, svoltesi in Archivio di Stato a Siena il 19 e 20 ottobre 1012, di cui prevista la pubblicazione degli atti. I tre esempi sono riportati da Mallet, insieme ad altri significativi episodi: MALLET 1983, pp. 174-176. MALLET 1983, pp. 171-172.

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A titolo di esempio si vedano i progetti di galleria di mina alle carte cc. 47v, 49r del De Machinis conservato a Monaco.
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Sullargomento: SIMONETTA 2003, pp. 261-282. ADAMS 1995, p. 116. BENELLI 2008, p. 447. LAMBERINI 2008, p. 222.

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In questo contesto impossibile non guardare attentamente alla fortuna dei trattati tecnici. Si pensi allopera di Valturio, il trattato considerato dalla critica pi fantasioso. Lopera dedicata a Sigismondo Malatesta, protettore di Valturio, condottiero di fama; anche lui, secondo la prassi, aveva svolto lapprendistato presso Francesco Sforza. Il trattato, scritto in elegante latino e ricco di citazioni da fonti classiche, rilette in chiave contemporanea, ebbe particolare fortuna209. Si contano non meno di ventuno copie; la sua precoce edizione a stampa fu la prima opera con illustrazioni e, allo stesso tempo, il primo trattato a essere riprodotto con i caratteri mobili, per opera di tale Iohannes ex Verona oriundus, Nicolai cyrurgie medici filius, artis impressorie magister a Verona nel 1472210, e le ristampe furono numerose; fu presto tradotto in svariate lingue e nella sua copia si cimentarono numerosi insigni copisti. Uno di questi fu il celebre umanista veronese Felice Feliciano. Questi si dedic spesso alla copia di trattati militari, tra cui il gi citato codice Hunteriano 275 di Galsgow211, dedicato da Bartolomeo Cipolla al Colleoni, nel quale il giurista indicava proprio questultimo condottiero pi adatto a prendere il comando supremo dellesercito veneziano, rispetto a Gentile da Leonessa212. Teresa De Robertis ha identificato la mano di Feliciano anche nel Valturio della Biblioteca Riccardiana213. La studiosa segnalava come per questo manoscritto il copista veronese avesse usato una manierata littera antiqua e non la solita scrittura che lo contraddistingueva214. Questo tipo di lettera antiqua veniva usata dallumanista, continua la De Robertis, su commissione ed la medesima scrittura che us per copiare il De imperatore militum deligendo di Glasgow. Ma bench la coincidenza possa apparire suggestiva, esclude che possa trattarsi di una scrittura che Feliciano adottava abitualmente per la trascrizione dei trattati militari. Alla luce di quanto detto sopra, appare invece probabile che questa tipologia di testi potesse portare i committenti a richiedere una scrittura di stampo umanista, semplice da leggere, che consentisse di usufruire al meglio il testo, soprattutto da parte di lettori occasionali come condottieri e comandanti militari. Anche le immagini di questo testo escono dallo stile solito di Feliciano: prospettive improbabili con figure umane sproporzionate rispetto alle costruzioni architettoniche215. Un chiaro scopo didascalico, elementare ma efficace, per illustrare le macchine di Valturio, opera nella quale lautore si cimenta nella complessa operazione di dare forma fisica alle nozioni scritte espresse nei trattati di Vegezio e Frontino, disegni che presentano suggestive, quanto importanti, analogie con il De rebus bellicis216. Un ulteriore dimostrazione di quanto le macchine belliche, anche di fogge fantasiose, fossero conosciute e tenute in una certa considerazione dai guerrieri desperienza testimoniato da una delle copie del trattato sul combattimento di Hans Talhoffer. Questi, combattente di grande esperienza, fu maestro darmi del cavaliere svevo Leutold von Knigsegg e alla met del XV secolo era titolare di una scuola di scherma a Zurigo. Scrisse un interessante trattato sulle tecniche di combattimento: a mani nude e con armi di diversa natura, sia a piedi sia a cavallo, la cui copia pi antica datata 1443217. La copia conservata a Copenhagen218 possiede numerose carte con illustrazioni a colori che mostrano al lettore non solo le varie tecniche di combattimento, ma anche i
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Si vedano i saggi contenuti in Le macchine fantastiche 1988. FATTORI 1990, pp. 269-181. ALEXANDER 1977, pp. 19-20. RUFFINO 1981, pp. 709-713. Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. 174. DE ROBERTIS 1998, pp. 86-89. CASTIGLIONI 1988, pp. 25-30. Le cose della guerra 2001, p. XVII. Gotha, Forschungsbibliothek Schloss Friedenstein, ms. Chart. A 558. Copenhagen, Det Kongelige Bibliotek, Ms. 290 2.

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rituali e preparativi prima di un duello e le armi: nelle prime carte sono rappresentati alcuni espedienti militari, come i metodi per attraversare un fiume, ma la maggior parte di esse illustra macchine belliche, molto simili a quelle di Taccola, di Valturio e dellAnonimo delle Guerre Hussite, questultimo chiaramente debitore del Talhoffer219. GLI SCHIOPPETTIERI A CAVALLO NELLA PRASSI MILITARE DEL XV SECOLO Nonostante il costo di una bombardella potesse essere sostenuto da un singolo cavaliere, difficile dire se lo stratagemma dell'eques scoppiectarius sia mai stato applicato. Lorganizzazione degli eserciti di met XV secolo permetteva una certa razionalizzazione degli schieramenti220: lorganizzazione della cavalleria in lance e lance spezzate avrebbe certamente consentito di destinare una piccola parte di cavalieri (prevedibilmente quelli delle prime linee) allutilizzo di armi da fuoco, cos come pensato dal Taccola. Lionello Giorgio Boccia, in conclusione del suo saggio sugli armamenti difensivi nei manoscritti di Taccola, si chiedeva quanto tali stratagemmi, tra cui lo schioppettiere a cavallo, abbiano influenzato la cultura militare quattrocentesca221. La sperimentazione di un corpo di cavalieri armati con armi da fuoco, narra Paolo Giovio, fu messa in pratica per la prima volta da Camillo di Niccol Vitelli di Citt di Castello: Primus in Italia sclopetariorum equitum turmam instituit, quod equitum genus postea intermissum est quum nimia atque inabili sclopetorum longitudine praepedirentur 222. Nonostante linadeguatezza delle armi da fuoco per il combattimento a cavallo, come segnalava Giovio, un corpo di schioppettieri a cavallo fu effettivamente sperimentato dal Vitelli durante la guerra di Napoli nel 1496. Non sappiamo quale tipologia di schioppo avessero adottato e se, o in quale misura, il corpo voluto dal Vitelli fosse ispirato allidea di Taccola223, ma la prova sul campo fu certo positiva: accerchi, vicino a Lucera, una compagnia di 700 fanti al comando di Hederling e l'affront con tiri di balestra e di schioppo224. Il Ricotti, che non dimenticava di ribadire linadeguatezza delle armi da fuoco dell'epoca per il combattimento a cavallo a causa della molta lunghezza e il grave peso delle armi, ricostruisce la piccola battaglia mettendo in evidenza che gli archibugieri del Vitelli, armati alla leggera e in inferiorit numerica, tergiversarono anzich caricare, ma proprio questi momenti dindecisione furono decisivi: i tedeschi, vedendo i cavalleggeri immobili, avanzarono in ranghi serrati e, solo a questo punto, il Vitelli ordin ai propri uomini di circondare i tedeschi e bersagliarli con gli archibugi. Nonostante le grosse perdite i fanti dellHederling resistettero e contrattaccarono rompendo laccerchiamento, ma lazione fu interrotta per larrivo dei rinforzi francesi in aiuto degli archibugieri montati225. Dopo tale esperienza, per la verit non particolarmente entusiasmante, troviamo cavalleria con gli schioppetti nellesercito veneziano gi lanno successivo, durante la
Tra i riferimenti pi chiari al testo del Talhoffer vi un palombaro, molto simile a quello del manoscritto dellAnonimo. Jeffrey Hull dimostra come il testo di Hans Talhoffer sia a sua volta debitore del testo di Conrad Kyeser: Fight Earnestly 2006, pp. 384-389, 421-422.
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MALLET 1983, pp. 113-149. BOCCIA 1991, p. 54. GIOVIO 1551, p. 165.

Possiamo solo rilevare che il Vitelli, essendo di Citt di Castello, avrebbe potuto, almeno in via teorica, essere venuto a conoscenza della carta di Taccola. Questa deduzione, che vuole essere una semplice impressione, non dettata da nessuna prova documentaria, ma dall'osservazione della vicinanza della citt del Vitelli a Siena, entrambi luoghi di precoce diffusione delle armi da fuoco (ricordiamo, come detto pi sopra, che nel 1417 Siena chiedeva i servigi del maestro di bombarde Francesco da Piperno proprio alla signoria di Citt di Castello, dove il bombardiere lavorava), e da tutti i tentativi, gi accennati, con cui Taccola provava e diffondere i contenuti delle sue carte, che effettivamente, come visto, passarono tra le mani di numerosi ingegneri, architetti, artisti e condottieri.
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GIOVIO 1581, p. 85. RICOTTI 1845, p. 311.

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guerra contro Firenze226. Non doveva trattarsi di un corpo minuto, poich furono assoldati per essere contrapposti ai trecento balestrieri a cavallo, che i fiorentini avevano armato in previsione di uno scontro con gli stradiotti della Serenissima. Il Vitelli, qualche anno dopo, ricostitu il corpo sperimentato nella guerra di Napoli. Assieme ai fratelli Paolo e Vitellozzo, nel 1502, sostenne militarmente la ribellione di Arezzo contro Firenze. Questa volta non si trattava di una sperimentazione, ma di un vero e proprio squadrone formato da veterani, che tuttavia attirava ancora la curiosit dei contemporanei. Cos descrive Arcangelo Visdomini il contingente del Vitelli ad Arezzo: Tutti soldati vecchi, fra i quali aveva mille archibugieri a cavallo, nuova foggia di milizia ritrovata e usata da Paolo e Vitellozzo Vitelli227. Anche per questi due corpi di cavalleggeri non sappiamo quale tipologia di arma da fuoco avessero in dotazione228, ma possiamo ritenere, in mancanza di altre prove, che potessero anche essere impiegati come fanteria montata. In effetti le bombardelle manesche presentavano eccessive difficolt durante le operazioni di sparo a cavallo229. Il solo rinculo di unarma del genere era molto potente, quindi la forcella, che in entrambi i disegni di Taccola sembra essere fissata allarcione anteriore con un anello (in modo che quando non serva possa essere ripiegata e non ingombrare le manovre del cavaliere), un sistema che il Taccola aveva studiato con attenzione230, non sarebbe stata in grado di attutire pienamente il contraccolpo del rinculo, che sarebbe gravato in modo non trascurabile anche sul petto del cavaliere231. Molti esemplari sono infatti dotati di un uncino, posto sotto la canna (le cosiddette bombardelle a uncino) , che permetteva di assicurarle a un supporto, come un parapetto o un pavese, in modo da attutire il rinculo. Altri esemplari invece possiedono al termine del calcio un anello, ma si tratta di armi particolarmente lunghe, da utilizzare sugli spalti delle fortificazioni o a piedi, e lanello, sempre rivolto verso lalto, si presume servisse per impugnarle e brandirle, diversamente da quello disegnato da Taccola232. Esistono pochi esemplari che possiedono locchiello in posizione perpendicolare rispetto al focone, una di esse la celebre bombardella del Tjhusmuesum di Copenhagen, che tuttavia sembra essere troppo lunga per poter essere usata a cavallo, come invece sosteneva Reid proprio confrontandola con la celebre copia parigina del testo di Taccola233. Esiste per un esemplare notevolmente pi corto, databile alla met del XV secolo, conservato presso lo Stadtmuseum di Colonia, il cui calcio termina con un occhiello che sembra essere stato torto fino a quando questo non ha raggiunto la posizione perpendicolare rispetto al focone. Questo pezzo assomiglia in modo inequivocabile ai due disegnati da Taccola. Una delle poche spiegazioni che si

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BEMBO 1552, p. 45. PIZZATI 1842, p. 214.

Siamo invece molto meglio informati sugli archibugieri a cavallo a partire dagli anni Trenta del XVI, avranno larga diffusione presso tutti gli eserciti europei: RICOTTI 1845, p. 311 e nota 1; GAIBI 1968, pp. 23-24.
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Sulle caratteristiche tecniche del sistema daccensione a miccia: CALAMANDREI 2003, pp. 13-17.

A c. 65r del De Ingeneis Mariano progetta alcuni sistemi per sostenere le bombardelle manesche e uno di questi proprio una forcella fissata alla parte bassa della pancia dellarchibugiere attraverso una cintura, proprio come quella delleques scoppiectarius.

Come abbiamo visto la potenza di un'arma da fuoco, e quindi il suo rinculo, erano proporzionali alla carica della polvere, ma una miscela non troppo potente, senz'altro pi adatta a far diminuire la violenza del rinculo, in questo caso avrebbe gravemente inficiato, se non azzerato, sul campo l'efficienza dell'arma.
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L'ipotesi di un loro utilizzo a cavallo avanzata in: VAN DEN BRINK 1970, tav. LII A e B. Nelle tavole di questo contributo viene riprodotto lo schippettiere a cavallo del De Ingeneis e della copia parigina.

REID 1979, p. 58. In queste pagine William Reid, come Van den Brink, Mario Scalini e molti altri studiosi, sostiene che il disegno del manoscritto sia una testimonianza sulleffettivo utilizzo delle armi da fuoco manesche a cavallo gi nel Quattrocento. Anche Aroldi sostenne tale teoria, anche lui pubblicando la riproduzione dell'eques scoppiettarius della copia parigina: AROLDI 1961, pp. 115-117.

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possono dare in merito alle caratteristiche di questarma (ammesso che le modifiche non siano state eseguite in epoca successiva, cosa che per non sembrerebbe probabile) che si tratti di dettagli realizzati per poter usare larma a cavallo. La bombardella manesca del resto si prestava poco allarmamento del combattente montato. La miccia sempre accesa avrebbe impegnato una delle mani del cavaliere, ostacolando la presa delle redini o delle altre armi, differentemente da quanto avrebbe consentito un archibugio a serpe. Il meccanismo daccensione a serpe234, innovazione tecnica applicata alle armi da fuoco manesche, probabilmente ideata gi alla fine del Trecento ma documentata a partire dalla fine del primo decennio del XV secolo, fu uninvenzione che segner le armi da fuoco per almeno trecento anni, in alcuni casi anche oltre235. Questinvenzione ha alla base alcune modifiche della struttura originaria, molto semplice, degli archibugi236: il focone venne trapanato sul lato destro della canna, anzich sul dorso (come invece gli esemplari disegnati da Taccola) e il teniere in legno, composto da un semplice bastone (assente nei modelli raffigurati nei due disegni dellarchibugiere a cavallo) scomparir in favore di una cassa composta da un fusto, dov alloggiata la canna, e un calcio. Il congegno di sparo collocato lungo la mezzeria del teniere ed molto semplice, un solo elemento metallico forma il serpentino, cos chiamato per la tipica forma a S, i cui due bracci escono rispettivamente sopra e sotto il teniere. La leva da premere per lo sparo mutuata alla manetta della balestra. Stringendo la leva, la parte superiore del serpentino, a cui era fissata la miccia sempre accesa, si poggiava sullo scodellino innescando la polvere. Una volta terminata la pressione sulla manetta il serpentino riportava la miccia in posizione di riposo, senza ulteriori operazioni237. Questo meccanismo riprodotto in un disegno di Francesco di Giorgio Martini del 1468238 e in una carta del codice di Leonardo conservato a Madrid239. Le attestazioni pi antiche di questo nuovo meccanismo sono prevalentemente iconografiche: in ordine cronologico lattestazione pi precoce si trova in due miniature del manoscritto di area austriaca Vindobonensis 3069240, datato al 1411241. Nel 1431 in Borgogna documentata una spesa per coulevrines de cuivre enfuste en baston, dont les deux dicelles sont en faon darbaleste, lune clef et lautre sans clef et pour six schambres242. Si aggiunga una miniatura tedesca del 1420 (pubblicata da Brown senza indicare ne luogo di conservazione ne collocazione del manoscritto)243 e una miniatura della cronaca di Jean Froissart conservata alla Biblioteca Civica di Bratislava del 1468244. NellIngenieur, Kunst-und Wunderbuch245, compaiono molte armi da fuoco, non solo manesche ma anche da posta, dotate di meccanismo a serpe. La diffusione di questo nuovo
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Per una sintesi sullevoluzione del meccanismo a serpe: CALAMANDREI 2003, pp. 19-40.

Armi di questo tipo verranno prodotte e impiegate da alcune truppe ancora nel corso del Settecento: DONDI 1981, pp. 19-31. Che tuttavia non andava a modificare la struttura essenziale della canna che rimaneva composta dalle due camere cilindriche.
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241 242 243 244 245

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congegno testimoniata dai progetti di armi da fuoco disegnati da Martin Merz, larmaiolo dellelettore di Baviera, realizzati intorno al 1475246. Invece alcuni esemplari, collocabili cronologicamente verso la fine del XV secolo, sono conservati presso il Museo Nazionale di Zurigo247. Il dato da rilevare in questa sede che uno degli archibugi a serpe rappresentato nel manoscritto viennese 3069 impugnato da un centauro nellatto di mirare ed esplodere un colpo, mentre la miniatura tedesca del 1420, pubblicata da Brown, rappresenta un cavaliere inseguirne un altro brandendo quella che sembra unarma da fuoco manesca, dalla cui canna fuoriesce una fiammata. Wiliam Reid segnalava che nella Biblioteca Richelieu di Parigi esisteva un manoscritto del Quattrocento in cui era illustrato un tiratore a cavallo armato di schioppo248. Questo nuovo congegno in effetti sarebbe stato molto pi adatto al combattimento a cavallo, ma oltre a queste due miniature non abbiamo testimonianze di un loro impiego effettivo da parte di truppe montate nelle guerre del Quattrocento. La pi antica attestazione certa, per, di un effettivo impiego di armi da fuoco manesche da parte di cavalieri sui propri cavalli del 1510. Luigi Da Porto nel novembre del 1509 ottenne dalla Serenissima la condotta di cinquanta cavalli leggeri, armati di lance e balestre. Egli, in una delle sue lettere, inviata nel maggio 1510 allamico vicentino Ghelino dei Ghelini249, racconta che a Cividale aveva commissionato per s e per i propri uomini, alcuni piccoli schioppi [] di tre spanne da portare legati alle coperte de cavalli dinanzi agli arcioni, con i quali avvicinandosi alla squadra nemica senza che si accorgesse di schioppo alcuno, si potea tirando a tempo e luongo farle gran danno; perciocch non ischioppi, ma pi presto mazze di ferro parea che dinnanzi savesser legate. Uno stratagemma che pare aver dato i suoi frutti: la lettera infatti continua narrando allamico di Vicenza che la squadra avversaria, numericamente superiore, stando ferma in ranghi serrati senza punto muoversi, e que che scaramucciavano tenendo a mostrare il loro valore nellaperta campagna, poteva essere avvicinata dal Da Porto e dai suoi uomini e, con soli quindici archibugi contro cavalieri che in mano tenevano solamente a finzione le lance, i cavalleggeri e il loro comandante riuscirono a farvi le pi spesse botte chio potessi tirare con questi schioppi, lasciando sul campo sessanta cavalli e diversi nemici. Il Da Porto continua la lettera allamico constatando quanto quellazione fosse de di pi felici che finora io abbia avuto mai nella vita mia. La lettera non indica il meccanismo di sparo degli archibugi commissionati dal Da Porto, che sembrano simili a quelli dei cavalleggeri veneziani ricordati dal Bembo, ma offre numerosi indizi. Claude Blair aveva osservato, proprio commentando questa lettera250, che vi esplicitato come questi schioppi, una volta premuto il grilletto, sparassero immediatamente251, senza far passare i pochi secondi necessari tra linnesco della polvere e lo sparo del proiettile, difetto tipico delle armi a miccia come le bombardelle. In secondo luogo evidenziava il fatto che queste armi fossero portate davanti allarcione, seminascoste legate alle coperte dei cavalli, ma pronte allo sparo. Ci indica che non funzionavano con una miccia, la quale necessariamente avrebbe richiesto di rimanere sempre accesa, con la fiamma libera. Pertanto, concludeva Blair, che si poteva trattare soltanto di un

246 247 248 249 250 251

Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, Codex Germ. 599. GESSLER 1928, tav. 43. REID 2010, pp. 84-85. Lettere storiche 1857, pp. 193-194. BLAIR 1996, pp. 13-44.

La lettera infatti dice: tirando a tempo e luongo e senza vedere onde venissero, sortivano e lo schioppo la percossa subitamente.

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meccanismo a ruota252, e individuava nella lettera una delle sue attestazioni pi antiche. Quindi ipotizzava unorigine italiana di questo sistema daccensione, considerando che la prima testimonianza di mano di Leonardo, e si tratta di alcuni disegni di congegni a ruota per laccensione del fuoco, tra cui due completi meccanismi per armi da fuoco253. Bisogna anche notare come, dalla lettera inviata al Ghibellini, il Da Porto lasci intendere che l'idea di acquistare queste armi e dotarne i propri cavalleggeri sia venuta autonomamente al Da Porto stesso. Senza ulteriori indicazioni difficile dire se lidea di Taccola venne realmente messa in pratica anche solo come esperimento, pur sapendo che linventore senese test nella pratica pi duna delle sue macchine. Impossibile affermare con sicurezza che larma da fuoco conservata a Colonia possa testimoniare, se non proprio una sperimentazione dellidea di Taccola, almeno lutilizzo di armi da fuoco manesche da parte dei cavalieri gi alla met del XV secolo, anche se lipotesi possa essere presa seriamente in esame. Ma in questa sede valeva la pena soffermarsi sulle due carte di Mariano, troppo spesso citate al di l del loro reale senso, e segnalare il valore innovativo di un'idea che, per quanto difficilmente realizzabile, trover efficace sviluppo solo dal XVI secolo, quando levoluzione delle conoscenze tecniche permetter la costruzione di armi da fuoco con nuovi sistemi di accensione, e porre attenzione ai testi originali e il loro scopo effettivo.

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Per una sintesi sullevoluzione del meccanismo a ruota: CALAMANDREI 2003, pp. 41-66.

Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 194 inf, c. 56v. Per la precisione la seconda attestazione del 1505 circa, in alcuni disegni del manoscritto Lffelholz (andato perduto durante la seconda guerra mondiale). La terza nel registro di conti del cardinale Ippolito dEste, in cui, nel 1507, veniva segnata la spesa per unarma a ruota. Allo stesso anno della lettera del Da Porto, il 1510, sono datate le pistole balestre, con meccanismo a ruota, conservate nellArmeria del Consiglio dei Dieci nel Palazzo Ducale di Venezia. BLAIR 1996, PP. 16-17.

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