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La realt con cui si ha a che fare, non geometrica, solida, retta sulle vaporose strutture del pensare logico,

, ma un insieme sparso di fenomeni contesi da forze che di loro s'impadroniscono, stabilendone la conformazione. intento: queste forze hanno bisogno di un mondo interno che appunto l'intento, sempre pla stico, in metamorfosi e plurale in relazione al mondo delle forze di cui costitu isce il principio. Dall'intento derivano sia la differenza di quantit delle forze che siano tra loro in rapporto, sia la qualit che in questo rapporto propria a ciascuna forza. L'intento rispetto alle forze inseparabile, ma non identico. distinto dalle forze, altrimenti si toglierebbe valore al momento dell'incontro tra le forze stesse che anche momento genetico in virt delle reciproche differenz e tra loro, ma non si estende al di l di ci che condiziona. elemento differenziale tra le forze, produce la differenza di quantit tra due o p i forze in rapporto tra loro, ed elemento genetico in quanto produce la qualit che spetta a ciascuna forza nell'ambito del rapporto medesimo, tale da far s che una forza possa prevalere sulle altre, possa dominarle e comandarle. Se necessario che l'intento si unisca alle forze, ci possibile solo per quelle fo rze che il caso ha posto in rapporto tra loro. l'intento non sopprime il caso, che il porsi delle forze in rapporto tra loro. il caso a determinare il rapporto tra le forze. l'intento e il caso si spartiscono il reale, con il secondo che sovrano al momen to dell'incontro tra le forze e la prima che presiede alla fase dopo l'incontro quando il rapporto tra le forze assume connotazioni pi precise. le forze si distinguono in dominanti e dominate in base alla quantit e attive o reattive in relazione alla qualit quantit e qualit dipendono strettamente dalla volont. fermo restando che c' intento sia nelle forze attive che in quelle reattive. La forza attiva afferma se stessa, afferma la propria differenza, ne fa oggetto di godimento e di affermazione ed caratterizzata dal fatto di giungere all'estre mo delle proprie possibilit, mentre quella reattiva caratterizzata dallo scomporr e la forze attiva, avendo come ragione d'esistenza il fatto di separare un'altra forza da ci che in suo potere, essendo a sua volta separata da ci che in suo pote re non giungendo al limite delle possibilit. debole non chi meno forte, ma chi, qualunque sia la sua forza separato da ci che in suo potere, per cui le qualit etiche di una forza sono legate alla sua capacit di affermare la propria differenza, pi che a capacit di dominio, come in passato s ' stati propensi a credere. una distinzione possibile anche rispetto all'intento, definendone le qualit origi narie: affermativa e negativa. sembra quasi che l'affermazione e la negazione siano al tempo stesso immanenti e trascendenti in rapporto all'azione e alla reazione l'intento per manifestarsi ha bisogno delle forze e lo studio delle sue manifest azioni richiede una cura scrupolosissima, perch da esso dipende totalmente il din amismo delle forze.

l'intento si manifesta in quanto potere di essere affetto, cio ogni forza ha una capacit d'essere affetta e di provocare affezioni che le deriva dall'intento e ch e fa s che le forze abbiano tra loro un rapporto d'affettivit, di sensibilit. Sono attive le affezioni di una forza che in grado di appropriarsi di ci che le r esiste, mentre sono subite o agite le affezioni tipiche di una forza che obbedis ce a forze superiori. Dal rapporto tra le forze deriva un divenire delle forze stesse, infatti ognuna di esse pu andare incontro a cicli nei quali diviene, per esempio da attiva a pas siva, e i cicli possono essere molteplici. l'intento l'uno, ma l'uno che si afferma del molteplice. definendo sensibilit la volont di potenza si sottolinea la sua immanenza al mondo delle forze, e sostenendo che essa l'uno che si dice del molteplice si afferma l 'univocit di questo principio rispetto alle forze. quindi L'intento si manifesta in primo luogo come sensibilit delle forze, in secondo luo go come divenire.

Nuova nota 18 "Il corpo una grande ragione, una molteplicit con un unico senso, una guerra e un a pace, un gregge e un pastore" (F. Nietzsche) Nelle opere giovanili il primo filosofo tragico aveva messo in crisi il dualismo p latonico-cristiano-cartesiano con la sua scissione di corpo e anima per ricondur lo allunit vitale e organica del corpo in cui si dispiega la lotta tra istinti, ra gione, passioni. albergare in s non ununica anima immortale, bens molte anime mortali. Uno degli artifici della religione e di quei metafisici che vogliono luomo per nat ura cattivo e macchiato di peccato, quello di rendergli sospetta la natura e di far diventare, cos, lui stesso cattivo; giacch, cos, egli impara a considerarsi cat tivo, dato che non pu svestire labito della natura. (Umano Troppo Umano)

Il cristianesimo insiste infatti sulla colpevolezza mirando ad avvilire luomo, ac casciandolo sotto il peso della colpa, che diventa massima nellascetismo cristian o: lasceta o il santo quelluomo che tiranneggia parti della sua natura, e tutti qu ei pensatori che professano vedute di ascesi, umilt e santit e che imbruttiscono la propria immagine in realt vengono smascherati da N. come vanitosi:

luomo prova una vera volutt nel farsi violenza con pretese eccessive e nel divinizz are poi nella sua anima questo qualcosa che tirannicamente esige In ogni morale ascetica, luomo adora una parte di s come dio, e a tale scopo costretto a render d iabolica la parte che resta" (Umano Troppo Umano) Si scorrano le singole enunciazioni morali dei documenti del Cristianesimo,e in tutte sui trover che le pretese sono esagerate, affinch luomo non possa soddisfarle : lintenzione non che egli diventi morale, ma che si senta il pi possibile in stat o di peccato. legame tra corpo e filosofia, questultima non pi vista come uscita da uno stato di innocenza ma come forma di ricerca della quiete e della salvezza dalla sofferen za e dal dolore. Tutte le teorie e visioni del mondo non sono altro che seduzion i per spiriti sofferenti e per corpi sofferenti. Questo rapporto di filosofia-sa lute vuole sottolineare che anche la filosofia lo sbocco necessario pi di malesse re che di salute, che la filosofia scaturisce da uno stato di necessit, quindi il corpo il sostrato nascosto di ogni filosofia. E necessaria perci unermeneutica rad icale della filosofia che faccia leva sul corpo. e, la coscienza solo la sublimazione di un istinto sugli altri istinti. La coscienza proprio il legame tra corpi e stati e permette lincorporazione di or ganismi singoli in organismi superindividuali ma proprio per questo inibisce la realizzazione dello spirito libero. Lemergere della coscienza lemergere del processo fisiologico dellinconscio la cui dinamica a noi ancora sconosciuta.

niet corpo il corpo incarna una molteplicit di esseri posti in una fitta rete di relazioni di obbedie nza e comando, di lavoro, una complessa comunit che riesce per un certo tempo nell impresa di una vita unit aria. la coscienza, lo spirito, lintelletto, appaiono essere fenomeni alquanto semplifi cati che pretendono di sovrapporre una sola volont, una sola attivit di giudizio a lla miriade di pratiche - costantemente in gioco - del comandare, dellobbedire, d ellassimilare, del trasformare di cui si compone sia il corpo sia, attraverso di esso, la nostra prospettica conoscenza del mondo. incarna tutto il passato del divenire organico una specie di grafo carneo che incarna tutto il divenire terrestre della vita l incarnazione viva del rapporto uno-molteplice

alberga stati diversi e contrastanti che segnalano un complesso gioco di forze c he lo attraversa. Sono stati involontari che si presentano al soggetto nella for ma di eventi necessari ribadendo quella autonomia del corpo se non addirittura e straneit - dalla coscienza Anche il nostro corpo qualcosa al di fuori di noi stessi, come ogni altro oggetto , cio ci noto solo come sensazione, come avviene per gli altri oggetti.

il corpo come uno Stato cellulare, come una molteplicit di componenti, una vera e propria societ di elementi comunicanti, ognuno dotato di una propria attivit, a volte persino in conflitto gli uni con gli altri. La lotta che Darwin pone tra l e specie, Nietzsche la pone allinterno dellorganismo, modificandone cos radicalment e lo statuto armonicista.4 apollineo e dionisiaco come forze che si combattono nel corpo espressione di diversi stati apollineo sonno dionisiaco ebbrezza lottano non per la verit ma per diverse piegature delle forze corporee: apoll rip oso ritrarre; dionis massimo eccitamento anche lhomo theoreticus, che prevale su entrambe le forme di cultura, ha per motore segreto uno stato corporeo: quello dellintristimento delle forze f isiche con conseguente senso di uninadeguatezza di contro alle richieste esose de lla vita. Il debole uomo teoretico cos spinto alla scelta del sacrificio dellantica e quadrata valentia di corpo e danimo () a un dubbio razionalismo. Tale razionalismo - che simporr in occidente - pur sempre frutto di una metabolizz azione del caos in immagini particolari, o meglio derivati particolari di immagi ni scaturenti dal corpo, i concetti. Il corpo da cui tali concetti rampollano un corpo che coniuga la volont di potenza la quale continua ad albergare in esso- c on una debolezza di forza vitale radice del linguaggio uno stimolo nervoso, in quanto la parola ha origine da un a risposta fisiologica del corpo ad uneccitazione inferta ad esso dal mondo, unalt erazione prodotta dalla sua vulnerabilit dunque. Tale stimolo nervoso si trasferi sce in immagine, limmagine si trasferisce in unemissione di voce, poi con un altro trasferimento tale suono si codifica in parola, la parola, tralasciando differe nze e individualit, si cristallizza in concetto Lintelletto rimuove questo percorso di continuo metapherein e affida ciecamente al concetto lappannaggio della verit, ora intesa come la traduzione della realt nel linguaggio, obliando completamente lorigine corporea della parola. I la Bildung non deve essere innaturale ma progettarsi piuttosto in una alleanza co n la natura, che faccia tesoro anche del sapere scientifico su di essa Parlo anchio di ritorno alla natura, quantunque questo non sia propriamente un retr ocedere, quanto invece un andare in alto in alto verso leccelsa, libera, e anche tremenda natura e naturalit, una natura che gioca e pu giocare coi grandi compiti la natura non unorigine da cui la civilt ci ha allontanato e a cui tornare; essa p iuttosto si presenta come un compito mai compiuto a cui tendere costantemente, c ome un continuo da farsi a cui approssimarsi attraverso un costante allenamento, a ttraverso esercizi quotidiani che forgiando il corpo e le sue forze, potenzino s entimento e pensiero unattenzione fisiologica, non veritativa: per Nietzsche la sensazione ha grande i mportanza, ma non in quanto posta al servizio della verit, piuttosto - come gli h anno insegnato i suoi studi biologici- in quanto essa posta al servizio della vi ta. Si pu morire di sensazioni troppo forti o troppo deboli chi produce pensiero lo fa sempre a partire da un supporto proprio, con i suoi bisogni, con la sua malattia o con il i potenza. Da tutti questi elementi il pensiero riceve una one, un viraggio. La filosofia, riflette Nietzsche, ha pi e, la potenza e la vita che con la verit particolare: il corpo suo stato di forza, d particolare declinazi a che fare con la salut

a questione non si gioca solo su un banale contrasto tra salute e malattia ma an che su quanta morbosit il corpo sappia prendere su di s e superare, sappia trasform are in sanit. la danza il modo pi proprio per indicare lesito sofferto e agognato di un lungo e faticoso apprendistato attraverso il quale il caos incoerente, la forza cieca, l e pulsioni e le passioni brute, invece che essere annichilite, vengono utilizzat e come fonte di energia e insieme metabolizzate, trasformate, cesellate dalleserc izio instancabile fino a un movimento di pensiero i cui passi esprimano leggerez za, levit, stile, bella forma ossia una cultura allaltezza dellincessante divenire della vita il pensiero giunge limpido dopo ore di esercizio di cammino, laddove il corpo misura con i suoi passi lo sp azio, e si potenzia nel ritmo del movimento corso pratico di superamento del dualismo platonico tra mente e corpo, un laborato rio dove sperimentare un nuovo senso del corpo e insieme un nuovo senso, corpora nte per lappunto, del pensiero. Inoltre ha imposto al filosofo un interesse costa nte per lo spazio, uno spazio a misura di corpo, limportanza dello spazio, spazio segnato dalle pratiche dei corpi degli uomini, m a che segna a sua volta con i propri caratteri i corpi e i pensieri che accoglie (occorre assumere seriamente le notazioni caustiche di Ecce homo intorno allinfl usso negativo del clima e del cibo tedeschi sullidealismo). Di contro, il tempo, mitizzato dalla tradizione come dimensione autentica delluomo, resta sullo sfondo del pensiero nietzscheano, come marginale nellesperienza vissuta del filosofo - Non ho la pi pallida idea se siamo in giugno o in luglio: cos vivono i filosofi fuori dal tempo. vivere con la natura al presente, elevandosi al di sopra del tempo. una redenzione del tempo, una sorta di disfacimento spaziale del tempo - ma a ta le redenzione lavora quel ritmo del cammino del corpo, ritmo del respiro, delland atura, del passo, in un esercizio che si nutre di ripetizione, dunque capace di mantenere in s differente e uguale o meglio capace come ogni buon esercizio, di p ortare la ripetizione a quel punto limite in cui essa si trasforma in creazione. le pratiche delloltreuomo - la fedelt alla terra, la fine del disprezzo del corpo , la demitizzazione del tempo, la liberazione dalle passioni tristi avevo sempre la mia massima scioltezza muscolare quando la pi ricca forza creativ a scorreva in me