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Marijuana, buco nella Fini-Giovanardi.

Il giudice: Coltivarla per s non reato - Il Fatto Quotidiano

18/04/13 14:19

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Marijuana, buco nella Fini-Giovanardi. Il giudice: Coltivarla per s non reato

Depositate le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Ferrara ha assolto due giovani finiti a processo per aver cresciuto 4 piantine di stupefacente in casa. Il via libera arriva proprio dall'interpretazione restrittiva della contestata legge proibizionista: "Non raggiunte le caratteristiche dimensionali minime per un'efficacia drogante"
di Marco Zavagli | Ferrara | 15 aprile 2013

La coltivazione di marijuana per uso personale non reato. E lo si pu dimostrare attraverso una interpretazione restrittiva della stessa Fini-Giovanardi. Proprio la norma pi proibizionista che lordinamento italiano abbia conosciuto contiene tra le sue pieghe un via libera a chi, come in un recente caso esaminato dal tribunale di Ferrara, preferisce esercitare il pollice verde tra le mura domestiche piuttosto che scender in strada ad alimentare indirettamente il traffico di stupefacenti della malavita. Lo dice a chiare lettere il giudice Franco Attin nelle motivazioni alla sentenza con cui ha assolto due giovani arrestati e finiti a processo lo scorso 20 marzo per coltivazione di marijuana. Nella loro abitazione i carabinieri trovarono 9 grammi e quattro piantine di marijuana, con tanto di materiale per la relativa coltivazione. In sede di arringa difensiva lavvocato Alberto Zaina del foro di Rimini aveva fatto presente che ci si trovava di fronte a un uso personale della coltivazione dello stupefacente, richiamando in questo senso una normativa del Consiglio dEuropa in favore della non punibilit della condotta. In subordine Zaina avanzava un sospetto di anticostituzionalit dellart 73 del dpr 309 del 1990 (la Fini-Giovanardi nel momento in cui punisce la coltivazione) nel momento in cui equipara inopinatamente derivati della cannabis, oppiacei e cocaina.

Il giudice Attin andato oltre, non rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale ma pronunciandosi direttamente con la formula assolutoria perch il fatto non previsto dalla legge come reato. Nelle quattro pagine di motivazioni della sentenza 536 del 2013 viene ricordato come la sostanza di propriet dei due imputati fosse impiegata per uso personale. E questo perch hanno provato a coltivare le piante in proprio perch stanchi di doversi procurare per strada lo stupefacente, con i rischi connessi e con linconveniente di alimentare i traffici della malavita.

Non cera insomma dietro a quellattivit alcuna necessit economica che motivasse la volont di vendere il raccolto. Il giudice poi si discosta da quello che lorientamento delle Sezioni Unite della Cassazione per il quale la coltivazione sarebbe sempre penalmente rilevante a prescindere dalluso cui destinato. E nel farlo Attin attinge allesperienza di quello che avviene nella vita di tutti i giorni: le argomentazioni della Cassazione non paiono aderenti alla realt che nei palazzi di giustizia si sperimenta quotidianamente. Le quantit di stupefacenti in circolazione nella societ italiana sono enormi, sicch quattro piantine coltivate in un appartamento da due giovani non possono aumentare in misura apprezzabile tale quantit. Anzi, lassuntore abituale di stupefacenti ove si rivolga ai traffici di strada per soddisfare il proprio bisogno determina un aumento della domanda complessiva e quindi della quantit di sostanza che circola nella collettivit, evitando di contribuire allincremento dei traffici legati alla criminalit. Viene poi la legge specifica in materia, la Fini-Giovanardi, che nellart. 73 con lespressione coltivazione sembra designare unattivit che non presenti certe caratteristiche dimensionali minime e non si attaglia agevolmente alla fattispecie di quattro piantine cresciute in vaso alinterno di un appartamento. Secondo Attin una interpretazione restrittiva del termine coltivazione appare poi necessaria alla luce del
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principio di offensivit del reato: una volta che si individui il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice nella salute pubblica, nellordine pubblico e nella sicurezza pubblica, non si pu ritenere che soddisfi il requisito di tipicit una condotta che per il numero delle piante, il luogo di detenzione (chiuso e inaccessibile a terzi), la destinazione al consumo personale del tutto inidonea ad offendere anche solo in termine di pericolo quei beni.

Infine la coltivazione deve avere ad oggetto sostanze stupefacenti e tale caratteristica non si pu desumere dalla semplice tipologia di specie di pianta botanica. Perch il reato sussista necessario che le piante presentino una quantit di principio attivo sufficiente ad esplicare unefficacia drogante. Nel caso di specie nessun accertamento stato fatto. Riconoscendo luso personale commenta lavvocato Zaina -, il giudice aderisce alla prospettazione difensiva che richiamava sincronicamente la tesi delluso personale della coltivazione che ammessa in Europa.

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