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INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLE PROCEDURE CONCORSUALI

1. LESIGENZA DI REGOLARE LA CRISI DIMPRESA Le procedure concorsuali sono strumenti di regolazione della crisi dimpresa. La crisi dimpresa una perdita della capacit reddituale. Quando limprenditore non riesce a operare secondo il principio di economicit, egli pu essere ugualmente in grado di far fronte alle proprie obbligazioni: - con il ricorso a risorse extra aziendali - utilizzando mezzi propri In tal caso, non vi la necessit di regolare la crisi con una procedura concorsuale. Questa necessit insorge quando la crisi sfocia in una carenza di mezzi necessari a far fronte alle obbligazioni, cio uno stato di insolvenza1. Pertanto allimprenditore deve essere imposta la regolazione della crisi attraverso una procedura concorsuale liquidativa, ferma restando la possibilit per limprenditore di prevenirla attraverso un accordo con i creditori. 2. I PERCORSI DI REGOLAZIONE DELLA CRISI Le alternative per la regolazione della crisi sono due: a. Un accordo con i creditori, che pu essere: -fatto privatamente con un accordo di ristrutturazione dei debiti -via pubblica: cio un concordato preventivo b. Procedura di fallimento Quando la crisi pu essere superata con un semplice accordo con i creditori, questa deve essere effettuata nei due modi sopra citati, ma in caso non si dovesse raggiungere un accordo, la regolamentazione della crisi pu essere imposta al debitore in una procedura di fallimento. Qualunque sia il metodo seguito, gli esiti della regolazione della crisi dimpresa possono essere, in alternativa: a. il risanamento b. la cessione dellazienda o dei complessi aziendali c. la liquidazione atomistica del patrimonio dellimprenditore La gestione della crisi rimessa allautorit amministrativa nei seguenti casi: - per gli enti pubblici soggetti a liquidazione coatta amministrativa - per le imprese di grandi dimensioni (dove il fallimento pu essere dichiarato solo dopo un periodo di osservazione da parte dellautorit giudiziaria, che deve valutare se sussistono possibilit di ripresa: in questo caso viene aperta una procedura di amministrazione straordinaria)

situazione in cui un soggetto economico, solitamente un imprenditore commerciale, non in grado di onorare regolarmente, con mezzi normali di pagamento, le obbligazioni assunte
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Capitolo Primo I PRESUPPOSTI DEL FALLIMENTO


Sezione 1: QUALITA DELIMPRENDITORE COMMERCIALE
1. Limprenditore e limpresa Lart. 1 legge fall. Dice che: Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento gli imprenditori che esercitano unattivit commerciale. Ne sono quindi esclusi gli imprenditori agricoli, coloro che esercitano professioni intellettuali e ogni altro debitore. Nel nostro ordinamento il fallimento si applica, dunque, solo allimprenditore commerciale, cio colui che esercita professionalmente unattivit economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi. Il soggetto cui viene riferita lattivit economica, e che risponde delle obbligazioni assunte per la realizzazione dellimpresa diventa la persona giuridica societ. Invece lunico modo per coinvolgere nel fallimento una persona fisica (e non giuridica come sopra descritte) quando questa gestisce partecipazioni di una pluralit di societ a cui fa capo.

Esenzione del fallimento in ragione delle dimensioni dimpresa


In ragione delle dimensioni dellimpresa, la legge fallimentare del 1942 prevedeva lesenzione dal fallimento per il piccolo imprenditore2; in base allattuale disciplina, non soggetto a fallimento limprenditore commerciale che dimostri il possesso congiunto dei seguenti requisiti: 1- Attivo patrimoniale non superiore a 300'000 2- Ricavi lordi Non superiori a 200000 3- Un ammontare di debiti non superiore a 500'000 Secondo questi criteri, unimpresa che risponde di questi requisiti, non assoggettabile al fallimento nemmeno se appartiene a un gruppo del quale facciano parte imprese di maggiori dimensioni e che pertanto possono essere dichiarate fallite. Sul piano normativo, infatti, si fa esclusivo riferimento alle singole societ.

Acquisto e perdita della qualit di imprenditore


Se ad esercitare limpresa una persona fisica, la qualit dimprenditore si acquista nel momento in cui inizia lattivit dimpresa. Dopo la cessazione dellattivit, limprenditore rimane assoggettabile al fallimento entro 1 anno, a meno che non abbia continuato la sua attivit dopo la cancellazione al registro delle imprese: in quel caso pu essere dichiarato fallito anche dopo il decorso di 1 anno. Se ad esercitare lattivit una societ o un imprenditore collettivo, il termine di 1 anno decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, salva la facolt per il creditore e il pubblico ministero di dimostrare la data di effettiva cessazione dellattivit.

art. 2083: sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano attivit professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia

Sezione II LINSOLVENZA E LENTITA DEGLI INADEMPIMENTI

Insolvenza e inadempimenti
Lo stato di insolvenza si manifesta con inadempimenti o altri fatti che dimostrino che il debitore non pi in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Il fallimento quindi una procedura esecutiva concorsuale nella quale prevista la liquidazione del patrimonio del debitore e la ripartizione del ricavato tra i creditori. Per dichiarare fallimento per, non basta che sussista lo stato di insolvenza: deve anche essere accertato uno stato debitorio uguale o superiore a 30000

Nozione di insolvenza
Lo stato di insolvenza la situazione economica patrimoniale del debitore che non pi in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Sotto il profilo della tempestivit del delladempimento si distingue tra difficolt momentanea e difficolt temporanea. Difficolt momentanea: limprenditore in grado di reperire in un ragionevole lasso di tempo i mezzi di pagamento necessari e normali3. In questo caso, non ravvisabile uno stato di insolvenza. Difficolt temporanea: il debitore in grado di far fronte alle proprie obbligazioni, ma non in uno ragionevole lasso di tempo. In questo caso si tratta di insolvenza. Il debitore insolvente anche se non in grado di soddisfare i propri creditori con mezzi normali, oppure se procura i propri mezzi di pagamento in modo anomalo. La valutazione della normalit dei mezzi di pagamento fa riferimento in relazione al normale esercizio dellimpresa.

Insolvenza, stato patrimoniale, conto economico


Per stato di insolvenza si intende la situazione in cui un soggetto economico, non in grado di onorare regolarmente, con mezzi normali di pagamento, le obbligazioni assunte alle scadenze pattuite. Dipinge dunque la situazione patrimoniale dell'imprenditore da un punto di vista funzionale. Lo stato di insolvenza deve distinguersi dallo stato di crisi. Mentre l'insolvenza permanente la crisi temporanea, e si riferisce, non ad una singola obbligazione, bens a tutta la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore, risolvendosi in una situazione di impotenza economica e funzionale, non transitoria ed irreversibile. Pertanto, nel dichiarare fallimento, non basta tener conto dellinsolvenza dovuta a una momentanea carenza di liquidit, ma a 2 voci importanti, che sono lo stato patrimoniale e il conto economico

Stato Patrimoniale (Aspetto Finanziario)

definisce il patrimonio aziendale (in un dato momento), e i diritti dei terzi che gravano sullo stesso, e riporta il valore contabile dellazienda. Si compone di due parti contrapposte: ATTIVO: tutti gli investimenti necessari all'azienda per svolgere la propria attivit PASSIVO: mezzi di cui l'azienda si dotata per finanziare quegli investimenti Conto Economico(Aspetto Economico) riassume l'insieme delle operazioni aziendali che hanno contribuito a determinare il risultato economico finale di un determinato esercizio. In esso sono riassunti tutti i componenti positivi(ricavi) e negativi(costi) di reddito relativi ad un determinato periodo di tempo.

Manifestazioni dellinsolvenza Manifestazioni tipiche dellinsolvenza sono gli inadempimenti, cio la mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta. Ma gli inadempimenti e gli altri fatti esteriori non sempre sono voci di insolvenza, in quanto questultima una prova per lo pi indiziaria, e gli inadempimenti vanno considerati solo come indizi. Un altro importante strumento di analisi sono le risultanze dei bilanci.4

Entit degli inadempimenti Con la riforma si statuito che non si da luogo alla dichiarazione di fallimento se lammontare dei debiti scaduti e non pagati risultati dagli atti dellistruttoria prefallimentare inferiore a 30'000.

CAPITOLO II
4 Il bilancio d'esercizio, in economia aziendale, l'insieme dei documenti contabili che un'impresa deve redigere periodicamente, ai

sensi di legge, allo scopo di perseguire il principio di verit ed accertare in modo chiaro, veritiero e corretto la propria situazione patrimoniale e finanziaria, al termine del periodo amministrativo di riferimento, nonch il risultato economico dell'esercizio .

LAPERTURA DEL PROCEDIMENTO FALLIMENTARE Sezione I LISTRUTTORIA PREFALLIMENTARE E LA DECISIONE


Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore, il creditore pu esigere immediatamente la prestazione se il debitore divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva date o non ha dato le garanzie che aveva promesse. Art. 1186 c.c.

Legittimazione a chiedere il fallimento


Lapertura della procedura denominata fallimento rimessa alliniziativa privata e pubblica. Il fallimento uno strumento di tutela di interesse generale alla regolazione della crisi dimpresa, e va dichiarato su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero. Liniziativa privata da attribuire innanzitutto ai creditori. Essi sono legittimati a richiedere il fallimento anche se il loro credito non scaduto. Mentre la richiesta di fallimento da parte del pubblico ministero pu essere presentata quando linsolvenza risulta nel corso di un procedimento penale o civile.

Competenza e giurisdizione
Competente a dichiarare fallimento il tribunale del luogo dove limprenditore ha la sede principale dellimpresa, e si tratta di un criterio di competenza funzionale. Il trasferimento della sede allestero non esclude la giurisdizione italiana se avvenuto dopo il deposito del ricorso o la presentazione della richiesta.

Il procedimento e listruttoria prefallimentare


La dichiarazione di fallimento pu essere richiesta dal:

Il fallimento dichiarato su ricorso del debitore, di uno o pi creditori o su richiesta del pubblico ministero. Nel ricorso di cui al primo comma l'istante pu indicare il recapito telefax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti dalla presente legge. Art. 6 legge fallimentare
Debitore (fermo restando che spetta sempre al Tribunale accertare l'esistenza oggettiva dello stato di insolvenza); Creditore (o dai creditori), che deve provare lo stato di insolvenza del debitore; pubblico ministero (PM), se dovesse ravvisare (e riesca a provare) un interesse generale di tutti i creditori oppure se, nel corso di un procedimento penale, risulti l'insolvenza del debitore da particolari comportamenti dello stesso (fuga o latitanza, chiusura dei locali d'impresa, trafugamento, sostituzione o diminuzione dell'attivo, etc.); giudice di un processo civile, se nel corso di un giudizio ravvisi l'insolvenza di una delle parti del giudizio stesso; curatore del fallimento di una societ, limitatamente alla richiesta che il fallimento sia esteso anche al socio occulto o di fatto.

Istruttoria prefallimentare

Il debitore che chiede il fallimento deve depositare le scritture contabili e fiscali dei tre anni precedenti, uno stato estimativo delle sue attivit e un elenco dei creditori presso la cancelleria. Gli imprenditori individuali o collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese e non pi dalla cessazione dell'impresa. In caso di decesso dell'imprenditore il procedimento prosegue nei confronti degli eredi. L'istruttoria ha carattere sommario ed inquisitorio e si svolge con il principio del contraddittorio. Per la procedura competente il tribunale in composizione collegiale; tuttavia il procedimento pu essere delegato al Giudice Relatore, anche se la decisione finale spetta sempre al tribunale. competente il tribunale del luogo dove l'imprenditore ha la sede principale d'impresa. Il tribunale convoca in seduta collegiale il debitore e i creditori ed eventualmente il P.M., tramite decreto. La parte che ha fatto istanza di fallimento notifica il ricorso e il decreto. Il deposito delle memorie e dei documenti e della situazione patrimoniale e finanziaria del debitore deve avvenire al massimo fino a 7 giorni prima dell'udienza. Possono essere nominati consulenti di parte, per la particolare natura delle materie trattate. Il tribunale su istanza di parte emette provvedimenti diretti alla conservazione del patrimonio. Una particolarit non prevista prima del 2006 consiste nel fatto che, se l'ammontare dei crediti scaduti e non pagati non supera euro 30.000, non pu essere proposta domanda di fallimento.

La decisione
La legge fallimentare prevede che in esito allistruttoria prefallimentare venga dichiarato, con sentenza, il fallimento o rigettato, con decreto, il ricorso per dichiarazione di fallimento. I modi in cui si pu concludere listruttoria, sono: Con un decreto di archiviazione: Questo viene emanato quando il creditore ricorrente, avendo ottenuto il soddisfacimento totale o parziale del proprio credito, o comunque convinto a non insistere, ritira il ricorso per dichiarazione di fallimento, con un atto chiamato istanza di desistenza. Se il tribunale non ritiene che sussistano i presupposti per la dichiarazione di fallimento emana un decreto di rigetto, un provvedimento che non pu passare in giudicato e che non pu essere fatto ricorrere da parte dello stesso creditore. Con un provvedimento che dichiara lincompetenza. In questo caso il provvedimento pu essere impugnato con istanza di regolamento Se, infine, il tribunale ritiene fondato il ricorso, emana una sentenza dichiarativa di fallimento

Sezione II

I GRAVAMI E LA REVOCA DEL FALLIMENTO


Regolamento di competenza e giurisdizione Il provvedimento che dichiara l'incompetenza pu essere impugnato soltanto con istanza di regolamento di competenza, che va proposta alla Corte di cassazione nei termini e nelle forme previste dall'art. 47 c.p.c. (regolamento necessario di competenza). In ogni caso il tribunale dichiaratosi incompetente deve ordinare la trasmissione degli atti al giudice dichiarato incompetente. Se quest'ultimo si ritiene incompetente si viene a determinarsi un conflitto virtuale di competenza ed il giudice ad quem deve richiedere d'ufficio il regolamento di competenza nel termine di 20 giorni dal ricevimento degli atti. Se l'istruttoria prefallimentare si chiude con una sentenza di fallimento, la sentenza pu essere impugnata con reclamo alla Corte d'Appello, se assieme alla pronuncia sulla competenza si impugna anche quella sul merito, ovvero con istanza di regolamento facoltativo di competenza. In ordine alla competenza pu venirsi a determinare un conflitto positivo quando pi tribunali dichiarano il fallimento dello stesso soggetto. In relazione all'esigenza di salvaguardare l'unitariet della procedura concorsuale e di evitare la coesistenza di pi procedure concorsuali nei confronti dello stesso soggetto, l'art. 9 ter prevede la prosecuzione della procedura avanti al tribunale competente che si pronunciato per primo. Limpugnazione e la sentenza di fallimento La legittimazione a impugnare la sentenza di fallimento riconosciuta al fallito e a qualunque interessato, salvo ovviamente chi abbia richiesto il fallimento. Limpugnazione della sentenza di fallimento va proposta alla corte dappello in un termine breve di 30 giorni che decorre per il fallito dalla data della notificazione della sentenza, e per gli altri interessati dalla data di iscrizione del registro delle imprese- e nel termine lungo di 1 anno dalla data della sentenza. Limpugnazione si propone con reclamo, ovvero con ricorso indirizzato al giudice. Le parti sono il ricorrente, che di regola sar il fallito, colui o coloro che hanno richiesto la dichiarazione di fallimento (creditori o pubblico ministero), e il curatore, che rappresenta linteresse della collettivit dei creditori. Pu intervenire chiunque interessato, ma deve presentarsi entro il termine fissato per la costituzione delle parti. La corte pu assumere i mezzi di prova idonei per riuscire ad arrivare a una decisione. Espletata listruttoria la corte dappello provvede con sentenza, contro la quale proponibile il ricorso in cassazione nel termine di 30 giorni. La decisione sull'impugnazione e la revoca del fallimento Il giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento si pu concludere con il rigetto o con l'accoglimento del gravame. Se l'impugnazione viene accolta nel giudizio avanti alla Corte d'appello il fallimento viene revocato, ma la procedura fallimentare cessa soltanto quando la sentenza di revoca passa in giudicato. Se nel giudizio di cassazione i motivi di gravame vengono considerati fondati, occorre distinguere: Se la sentenza della Corte d'appello viene cassata senza rinvio non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la cassazione della sentenza che ha rigettato il reclamo comporta la revoca del fallimento, mentre se ad essere cassata la sentenza che ha accolto il reclamo revocando il fallimento la procedura fallimentare proseguir. Se la sentenza della Corte territoriale viene cassata con rinvio, dovr provvedere il giudice di rinvio, previo riesame del fatto alla luce del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione L'impugnazione della sentenza di fallimento pu essere fondata su:

1- difetto di competenza 2- nullit di sentenza (per violazione di diritto alla difesa) 3- insussistenza dei presupposti di fallimento 1- Difetto di competenza: Se viene dedotta l'incompetenza occorre stabilire, in primo luogo, se la questione di competenza stata dedotta tempestivamente. L'incompetenza per territorio pu essere rilevata anche d'ufficio non oltre la prima udienza di trattazione. Poich, peraltro, la legittimazione a proporre reclamo contro la sentenza di fallimento riconosciuta a chiunque vi abbia interesse e quindi a soggetti che non hanno partecipato al procedimento avanti al tribunale, l'incompetenza pu essere dedotta anche se non eccepita o rilevata d'ufficio nella precedenta fase purch da soggetto diverso dal fallito. Con l'art. 9 bis si statuito che l'accertamento dell'incompetenza nella fase del gravame non comporta la revoca del fallimento e, trasmessi gli atti al giudice competente, questi dispone la prosecuzione della procedura, provvedendo alla nomina del giudice delegato e del curatore. Il trasferimento riguarda non soltanto la procedura di fallimento, ma anche il procedimento di impugnazione della sentenza di fallimento per le questioni diverse dalla competenza e quelli relativi alle controversie attribuite alla competenza del foro fallimentare; 2- nullit di sentenza: Il fallimento va revocato in caso di nullit della sentenza per violazione del diritto alla difesa, in particolare in caso di mancata notificazione del decreto di convocazione, mentre la violazione delle altre prescrizioni contenute nell'art. 15 andr vagliata alla luce della disciplina relativa alla rilevabilit ed alla sanatoria della nullit, nonch alla sua ripercussione sulla sentenza. In tal caso dopo la revoca il tribunale dovr convocare il debitore e procedere ad una nuova dichiarazione di fallimento, sempre che sussistano ancora i presupposti per la dichiarazione di fallimento; 3. Mancanza dei presupposti di fallimento: Se il fallimento viene revocato per mancanza dei presupposti sostanziali non si pu, di regola procedere ad una nuova dichiarazione di fallimento. certamente possibile che, revocato il fallimento ad esempio per insussistenza dello stato di insolvenza, all'atto della revoca l'insolvenza sussista. In sussistenza dei presupposti del fallimento, La revoca del fallimento ha, in linea di principio, effetti retroattivi. Tuttavia, per un esigenza di stabilit delle situazioni patrimoniali inerenti alla liquidazione fallimentare, l'art. 18, 16 comma, statuisce che restano fermi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura. Rimangono, quindi, ferme innanzitutto le vendite coattive e le ripartizioni ai creditori dell'attivo realizzato. Rimangono, altres, fermi gli atti compiuti dal curatore in sostituzione del fallito (transazioni, stipulazione di altri contratti, ecc...) e quelli da lui compiuti in forza di poteri autonomamente attribuitigli dalla legge fallimentare. Reclamo contro il decreto di rigetto Se l'istruttoria prefallimentare si chiude con un decreto di rigetto, il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo alla Corte d'appello in un termine di 30 giorni dalla comunicazione. Il reclamo va proposto nella forma del ricorso e si perfeziona, quindi, con il deposito presso la cancelleria della Corte, che deve essere effettuato nel termine fissato. La Corte d'appello deve convocare il debitore ed il proponente il reclamo e quest'ultimo deve notificare al debitore il reclamo ed il decreto di fissazione di udienza. Il debitore, ove intenda richiedere la rifusione delle spese o il risarcimento del danno per responsabilit aggravata, deve farlo nel procedimento promosso dal reclamante, non invece in separato giudizio. Il decreto di rigetto del reclamo non ha carattere di definitivit e non preclude la riproposizione al tribunale della domanda di fallimento, anche per gli stessi motivi posti a fondamento dell'originario ricorso, bench, ovviamente, sar opportuno sottoporre al vaglio della Corte nuovi

elementi di prova. In caso di accoglimento del reclamo la Corte d'appello non dichiara il fallimento ma rimette gli atti al tribunale perch vi provveda. Il decreto della Corte d'appello di accoglimento del reclamo vincola il tribunale, che deve dichiarare il fallimento, senza necessit di ulteriore convocazione del debitore, essendo stato il diritto alla difesa gi assicurato dall'originaria convocazione e dalla successiva convocazione avanti alla Corte d'appello. Il tribunale per vincolato dalla decisione della Corte d'appello salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari. Fra i presupposti necessari per la dichiarazione di fallimento compreso il non intervenuto decorso del termine preveduto dagli art. 10 e 11 in caso di cessazione dell'attivit d'impresa o di decesso del debitore: e trattasi del presupposto che pi facilmente potrebbe venir meno. Al fine di evitare che nel periodo di tempo, che va dalla decisione della Corte a quella del tribunale, la dichiarazione di fallimento rimanga preclusa dalla scadenza del termine preveduto dalle norma sopra richiamate, stato opportunamente statuito che i termini di cui agli art. 10 e 11 si computano con riferimento al decreto della Corte d'appello.

CAPITOLO SETTIMO IL PROCEDIMENTO FALLIMENTARE


Sezione I -Accertamento dello stato passivo e dei diritti reali e personali di terzi

Le operazioni preliminari e la previsione di insufficiente realizzo Il procedimento fallimentare si articola in 3 fasi: 1) accertamento dello stato passivo e dei diritti reali e personali di terzi; 2) liquidazione dell'attivo; 3) ripartizione dell'attivo. La prima fase ha una duplice funzione, quella di verificare, sotto il controllo della collettivit dei creditori: 1) il diritto dell'attuazione coattiva delle pretese creditorie attraverso la partecipazione alla ripartizione del ricavato della liquidazione dell'attivo e delle pretese alla consegna di beni mobili o al rilascio di beni immobili; 2) il diritto all'esclusione dal patrimonio fallimentare di determinati beni mobili rinvenuti in luoghi appartenenti al fallito o immobili dei quali figuri titolare. Quando si deve procedere all'accertamento del passivo i creditori concorsuali hanno l'onere di presentare domanda e lo stesso onere incombe ai titolari di diritti reali o personali. Il curatore deve compilare, in base alle scritture contabili e delle altre notizie che pu raccogliere, l'elenco dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti e diritti di prelazione e l'elenco di coloro che vantano diritti reali e personali, mobiliari o immobiliari, su cose in possesso o nella disponibilit del fallito.

La domanda

La domanda di ammissione di un credito allo stato passivo e quella di restituzione o rivendicazione di beni mobili o immobili vanno presentate nella forma del ricorso al giudice delegato e vanno presentate nel termine perentorio di 30 giorni prima dell'udienza. Il ricorso per ammissione a stato passivo ha la struttura e gli effetti della domanda giudiziale. Deve contenere l'indicazione della procedura cui intende partecipare, le generalit del ricorrente, il petitum (l'oggetto dell'azione ci che si chiede), la causa petendi (la ragione obiettiva sulla quale la domanda si forma) e l'indicazione dell'eventuale titolo di prelazione. Il petitum e la causa petendi sono i due aspetti del diritto sostanziale affermato: il bene che si vuole tutelare ed in base a quale diritto si richiede la tutela. La mancanza o assoluta incertezza degli elementi essenziali della domanda, che nel procedimento ordinario ne determina la nullit, emendabile in caso di vizio della editio actionis con la rinnovazione o l'integrazione (art. 164 c.p.c.), determina l'inammissibilit della domanda. La mancanza/incertezza del titolo della prelazione e del bene gravato da prelazione speciale non costituisce elemento essenziale della domanda, ostando non al riconoscimento del credito, ma soltanto della prelazione. Il giudizio di verificazione essenzialmente documentale e perci richiesta non l'indicazione dei mezzi di prova, come nel giudizio ordinario, ma dei documenti dimostrativi. La verificazione: a) le parti e il ruolo del giudice delegato L'accertamento dei crediti e dei diritti di restituzione e rivendicazione di beni in possesso o nella disponibilit del fallito vede contrapposti e potenzialmente confliggenti l'interesse del ricorrente e quello della collettivit dei creditori concorsuali. Quando non sussistono i presupposti per il riconoscimento di un credito o di una prelazione l'attribuzione del diritto di partecipare al riparto pregiudica i creditori concorrenti che vedono ridotte le prospettive di soddisfacimento del loro credito. Quando non sussistono i presupposti per l'esclusione dal patrimonio fallimentare di un bene in possesso o nella disponibilit del fallito l'accoglimento della domanda di restituzione o rivendicazione parimenti pregiudica i creditori concorrenti, che vedono sottratto un bene la cui liquidazione destinata al loro soddisfacimento. La fase di verificazione quindi strutturata come procedimento contenzioso, sia pure di carattere sommario, avanti ad un giudice terzo ed imparziale, nel quale assumono il ruolo di parte da un lato i singoli ricorrenti, dall'altro il curatore ed i creditori concorrenti, non invece il fallito che pu soltanto chiedere di essere sentito. b) Il procedimento La verificazione si svolge in un'udienza alla quale possono partecipare tutti i creditori concorsuali, che hanno diritto di interloquire su tutte le domande, sia di ammissione a stato passivo, che di restituzione e rivendicazione di beni. Per meglio assicurare l'esercizio del diritto alla difesa nell'ambito di questo procedimento con pluralit di parti caratterizzato dalla sommariet, preveduta la formazione, da parte del curatore, di un progetto ed il suo deposito in cancelleria almeno 15 giorni prima dell'udienza e la facolt degli interessati, ivi compreso il fallito, di presentare osservazioni scritte e documenti integrativi fino all'udienza. La redazione del progetto suppone l'esame di ciascuna domanda e la formulazione su ciascuna di esse delle sue motivate conclusioni. Nell'art. 95 espressamente previsto che il giudice delegato pu procedere ad atti di istruzione su richiesta delle parti compatibilmente con le esigenze di speditezza del procedimento.

c) la prova del credito e della prelazione e l'opponibilit dell'accertamento giudiziale anteriore al

fallimento L'accertamento dello stato passivo volto a regolare il diritto dei singoli creditori di partecipare al riparto e quindi a risolvere un conflitto di interessi, almeno potenziale, fra i singoli creditori e la collettivit dei creditori. L'accertamento del diritto al riparto implica certamente l'accertamento del credito verso il debitore fallito, ma l'accertamento deve essere opponibile agli altri creditori, i quali hanno un evidente interesse ad escludere dal concorso coloro che non ne abbiano diritto, per poter partecipare in misura maggiore alla ripartizione dell'attivo. Poich il diritto di partecipare al riparto spetta soltanto ai creditori anteriori al fallimento, se il credito fondato su prova scritta la data della scrittura deve essere certa e computabile nei riguardi dei terzi secondo le regole stabilite dall'art. 2704 c.c. Hanno data certa gli atti pubblici e le scritture private autenticate. La data delle scritture private non autenticate certa, secondo quanto dispone l'art. 2704 c.c., dal giorno della registrazione. Per la prova del credito non sempre necessaria la scrittura. Se la scrittura non richiesta ad substantiam o ad probationem, la prova pu essere data ordinariamente con uno qualunque dei mezzi di prova previsti negli art. 2699 ss. c.c. Il giudice delegato pu peraltro trarre elementi di convincimento dalle dichiarazioni del fallito, dagli accertamenti svolti dal curatore e da informazioni acquisite presso terzi. Il credito pu essere stato accertato giudizialmente gi prima della dichiarazione di fallimento e in tal caso si pone il problema non pi dell'anteriorit del credito al fallimento, ma dell'idoneit dell'accertamento giudiziale a fondare il diritto di partecipare al riparto. Occorre allora distinguere: 1) se il credito risulta da una sentenza o un decreto ingiuntivo passati in giudicato comunque necessario il suo assoggettamento a verifica in sede concorsuale. Infatti il giudicato non copre ci che nel giudizio fra creditore e debitore non poteva essere dedotto, cio l'inefficacia del titolo nei confronti dei creditori o la sua revocabilit che si traduce pur sempre in un'inefficacia nei confronti dei creditori. Analoghe considerazioni valgono per il diritto alla consegna di una cosa mobile determinata. La verifica poi necessaria se la condanna ha ad oggetto un credito non pecuniario, per la necessit di conversione, ai fini del concorso, dei crediti non pecuniari in crediti pecuniari; 1) se il credito risulta da sentenza non passata in giudicato il credito va ammesso o il diritto va riconosciuto, a meno che il curatore non proponga o prosegua il giudizio di impugnazione; 1) se il credito risulta da decreto ingiuntivo contro il quale sia stata proposta opposizione ancora non definita con sentenza, non essendo ancora intervenuta una decisione sul credito in contraddittorio, il curatore non ha l'onere di proporre o proseguire il giudizio di opposizione ad ingiunzione. d) le statuizioni (decisioni) del giudice delegato Le statuizioni del giudice delegato possono essere di: 1. inammissibilit della domanda in tal caso la domanda pu essere riproposta; 2. ammissione, esclusione totale o parziale del credito/prelazione 3. ammissione con riserva L'ammissione e l'esclusione riguardano il credito e la prelazione. In proposito va rilevato che l'accertamento della prelazione, anche quando ha ad oggetto beni determinati, implica soltanto la verifica del titolo della prelazione, non anche della esistenza dei beni nel patrimonio fallimentare. Poich in sede di ripartizione dell'attivo i creditori aventi prelazione qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia sono soddisfatti nella stessa misura dei creditori chirografari, se i beni oggetto della prelazione non vengono acquisiti al fallimento il riconoscimento in astratto della prelazione non pregiudica il trattamento in concreto del creditore come chirografario; ammissione, esclusione totale o parziale del credito/prelazione

In tal caso la statuizione acquisisce carattere di definitivit, ai fini del concorso, se non viene impugnata nei termini e nelle forme prevedute dall'art. 99. Le ammissioni con riserva vanno disposte: per i crediti condizionali e quelli che non possono essere fatti valere se non previa escussione di un obbligato principale; per i crediti per i quali la mancata produzione del titolo dipende da fatto non riferibile al creditore; per i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale con sentenza non passata in giudicato.

Con la riforma si ritenuto opportuno valorizzare, ai fini dell'ammissione a stato passivo, la valutazione positiva sul credito risultante da sentenza non passata in giudicato, dalla quale risulta un grado di probabilit dell'esistenza del credito certamente maggiore di quello dell'iscrizione a ruolo di un credito di imposta. Il differente spettro di valutazione in sede di verifica rispetto a quello che pu essere svolto in sede extraconcorsuale implica per che debba essere disposta l'esclusione, anzich l'ammissione con riserva, quando in sede concorsuale venga mossa e venga ritenuta fondata una contestazione non sull'esistenza e validit del titolo, ma sulla sua opponibilit ai creditori. ammissione con riserva Poich l'ammissione a stato passivo si sostanzia nel riconoscimento del diritto al riparto fallimentare, il creditore non pu vedersi attribuire le quote di riparto se non sia stato definitivamente ammesso. La funzione dell'ammissione con riserva quindi quella in senso lato cautelare di riservare al creditore, attraverso gli accantonamenti, le quote che gli saranno dovute se a quando la riserva sar positivamente sciolta. Con la riforma stato espressamente disciplinato lo scioglimento della riserva, statuendosi che quando si verifica l'evento che ha determinato l'accoglimento di una domanda con riserva, su istanza del curatore o della parte interessata, il giudice delegato modifica lo stato passivo con decreto, disponendo che deve intendersi accolta definitivamente. La citata norma dell'art. 113 bis va intesa nel senso che il giudice delegato quando si verifica l'evento debba disporre che l'ammissione deve intendersi accolta definitivamente e quando la verificazione dell'evento si deve considerare definitivamente esclusa debba disporre che l'ammissione deve intendersi definitivamente esclusa e svincolate a favore degli altri creditori le quote accantonate. La norma risolve comunque il problema delle modalit di scioglimento della riserva, prevedendo debba intervenire con decreto del giudice delegato, che si dovr considerare impugnabile dai creditori concorrenti in caso di scioglimento della riserva a favore del creditore ammesso o da quest'ultimo in caso di provvedimento con il quale viene escluso definitivamente. e) il decreto di esecutivit dello stato passivo e l'efficacia delle statuizioni in sede di verifica e di impugnazione Esaurite le operazioni dell'adunanza dei creditori il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria. Il giudice delegato non pu pi, riservarsi la definitiva formazione dello stato passivo fino a 15 giorni dopo che l'adunanza dei creditori ha esaurito le sue operazioni. Il decreto del giudice delegato un provvedimento di giurisdizione contenziosa emanato nel contraddittorio delle parti interessate, quindi le statuizioni in esso contenute, se non impugnate ai sensi dell'art. 98, contengono l'accertamento definitivo del diritto di partecipare al riparto ed acquisiscono autorit di cosa giudicata. Come in ogni altro caso il giudicato copre il dedotto ed il deducibile: perci la pronuncia del giudice delegato ammissiva del credito al passivo del fallimento si estende necessariamente al titolo da cui il credito deriva, alla sua validit e alla sua efficacia nei confronti dei creditori, onde l'ammissione del credito preclude

ogni azione diretta a contestare il credito da cui esso deriva. Oggetto dell'accertamento pper il diritto di partecipare al riparto, rispetto al quale l'accertamento del credito costituisce oggetto di cognitio incidenter tantum. Perci le statuizioni assumono carattere di definitivit o efficacia di giudicato endofallimentare, lasciando aperta la possibilit, per lo pi teorica, di reclamare dopo la chiusura del fallimento il pagamento di un credito escluso dallo stato passivo, rispettivamente di disconoscere il credito ammesso allo stato passivo e ripetere le quote attribuite con le ripartizioni dell'attivo. Questa efficacia di giudicato endofallimentare ora espressamente riconosciuta dall'art. 96 ultimo comma, ma non solo per le statuizioni contenute nel decreto di esecutivit dello stato passivo, bens anche per le decisioni assunte dal tribunale all'esito dei giudizi di cui all'art. 99, cio di opposizione e impugnazione. Le impugnazioni: a) i tipi di impugnazioni Contro le statuizioni del giudice delegato possono essere proposte: le impugnazioni ordinarie di opposizione contro i provvedimenti di mancato accoglimento e di impugnazione dei provvedimenti di accoglimento; l'impugnazione straordinaria di revocazione. Le impugnazioni possono riguardare sia le statuizioni sui crediti, sia quelle sui diritti reali e personali e sui beni immobili. L'opposizione pu essere proposta dal creditore o dal titolare di diritti su beni mobili o immobili che contesti il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della propria domanda; va proposta nei confronti del curatore, che rappresenta l'interesse della collettivit dei creditori. Non pi contemplata l'opposizione dei creditori ammessi con riserva, con la conseguenza che il creditore pu proporre opposizione solo se abbia richiesto l'ammissione e lamenti l'accoglimento parziale della sua domanda per effetto dell'apposizione della riserva. L'impugnazione pu essere proposta dal curatore e dal creditore o, ancora, dal titolare di diritti su beni mobili o immobili, i quali contestino che la domanda di un creditore o di altro concorrente sia stata accolta; e va proposta nei confronti del creditore concorrente la cui domanda stata accolta, ma al giudizio partecipa anche il curatore. In realt deve riconoscersi ai creditori la legittimazione a proporre l'impugnazione non solo nei confronti del creditore concorrente la cui domanda stata accolta, ma anche nei confronti di chi si sia visto accogliere una domanda volta ad escludere dal patrimonio fallimentare beni in possesso o nella disponibilit del fallito; e la legittimazione all'impugnazione delle statuizioni di accoglimento di domande di restituzione o rivendicazione va riconosciuta anche al curatore. La revocazione pu essere richiesta dal curatore, dal creditore e dal titolare di diritti su beni mobili o immobili quando sono decorsi i termini per l'opposizione o l'impugnazione contro i provvedimenti di accoglimento ed i provvedimenti di rigetto. I motivi di revocazione sono: la falsit: va riferita alle prove e pu concernere sia la prova documentale, sia quella testimoniale. Non necessario che le prove siano state anteriormente riconosciute o dichiarate false e la dimostrazione della falsit pu essere data nel giudizio di revocazione; il dolo: si identifica nella messa in opera di espedienti tali da fare apparire artificiosamente una situazione reale, ingannando cos gli organi fallimentari con danno della massa dei creditori; l'errore essenziale di fatto: si configura come falsa percezione materiale, la quale abbia indotto il giudice a ritenere la sussistenza di un fatto che non esiste o la inesistenza di un fatto che esiste, non deve necessariamente risultare dagli atti e documenti della causa; la mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile: assume rilevanza la mancata produzione e quindi anche l'ignoranza dell'esistenza dei documenti imputabile a negligenza.

b) Il procedimento Con la riforma, nel quadro delle generali finalit acceleratorie perseguite: stato regolato il contraddittorio e il diritto della prova nella fase di verifica avanti al giudice delegato; opposizione ed impugnazione sono state configurate come giudizi di secondo grado; come per tutte le controversie endofallimentari stato adottato il modello camerale, considerato quale contenitore neutro utilizzabile anche per la definizione di controversie su diritti soggettivi. Il termine per proporre impugnazione, che stato fissato in 30 giorni, decorre per le impugnazioni ordinarie dalla comunicazione che il curatore deve inviare ai sensi dell'art. 97 a tutti i creditori e per l'impugnazione straordinaria dalla scoperta del fatto o del documento. Il contraddittorio si instaura tuttavia in modo diverso a seconda che ad essere impugnata sia una statuizione di rigetto o di accoglimento. Nel primo caso l'opposizione alla statuizione del giudice delegato va proposta nei confronti del curatore, il quale nel nuovo sistema ha assunto gi nella fase di verifica avanti al giudice delegato il ruolo formale di contraddittore di ciascun ricorrente, chiamato ad eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere: l'inammissibilit della proposizione di nuove eccezioni nella fase di gravame, costituente un principio del nostro sistema processuale, implica l'esclusione della possibilit di far valere in via d'eccezione ragioni di infondatezza della pretesa dell'opponente diverse da quelle rilevate nella precedente fase. Se l'opposizione proposta contro un provvedimento di rigetto parziale il curatore nei limiti delle conclusioni formulate nella fase di verifica avanti al giudice delegato e i creditori concorrenti intervenienti nel giudizio di opposizione a stato passivo, possono poi chiedere quella reformatio in peius della statuizione del giudice delegato che, prima della riforma, la giurisprudenza escludeva movendo dalla mancata attribuzione al curatore della legittimazione ad impugnare i crediti ammessi: legittimazione che con la riforma stata riconosciuta in coerenza con l'attribuzione al curatore del ruolo di parte nella fase di verifica avanti al giudice delegato. Con reformatio in peius si intende in diritto processuale penale la possibilit del giudice di appello di poter riformare la sentenza di primo grado irrogando una pena o una misura peggiori delle precedenti. Tale possibilit prevista per il giudice soltanto nel caso che il giudizio di primo grado sia stato impugnato dal Pubblico Ministero, con appello diretto o incidentale. Nel caso sia stato il solo imputato a impugnare, l'art.597 comma terzo c.p.p. prevede un espresso divieto di reformatio in peius: in quel caso il giudice di appello pu soltanto confermare la pena di primo grado o attenuarla. Se una statuizione viene impugnata non in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione, ma in via principale con ricorso per impugnazione di una statuizione d'accoglimento, il contraddittorio si instaura tra l'impugnante e la parte nei cui confronti l'impugnazione viene proposta, ma al procedimento partecipa anche il curatore. Il procedimento regolato allo stesso modo qualunque sia il tipo di impugnazione proposta. Il presidente del tribunale fissa l'udienza in camera di consiglio ed il ricorrente nel termine di 10 giorni dalla comunicazione del provvedimento deve provvedere alla notifica del ricorso e del decreto di fissazione di udienza al curatore, al fallito e all'eventuale controinteressato. La parte nei cui confronti la domanda proposta e gli eventuali interventi devono costituirsi almeno 10 giorni prima dell'udienza depositando memoria difensiva contenente, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonch l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti. Dopo di che, espletata l'istruttoria in contraddittorio delle parti, il tribunale in composizione collegiale (della quale non pu ovviamente fare parte il giudice il cui provvedimento stato impugnato, cio il giudice delegato) decide con decreto contro il quale pu essere proposto ricorso per cassazione nel termine di 30 giorni decorrente dalla comunicazione del decreto da parte della cancelleria. Le domande tardive

Le domande di accertamento dei crediti e dei diritti reali o personali su beni mobili o immobili, per essere vagliate nell'udienza di verifica fissata con la sentenza di fallimento devono essere presentate almeno 30 giorni prima; se presentate successivamente sono egualmente ammissibili, ma sono considerate tardive. Non sono, viceversa, ammissibili (ed il riconoscimento del credito o del diritto su beni mobili o immobili definitivamente precluso nel fallimento) se presentate dopo il 12esimo mese dal deposito in cancelleria del decreto di esecutivit dello stato passivo, salvo che il ricorrente provi che il ritardo dipeso da causa a lui non imputabile. La dichiarazione tempestiva e quella tardiva aprono differenti fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale con la conseguenza che, rispetto alla decisione concernente un'insinuazione tardiva di credito, per poter essere insinuato tardivamente, deve essere diverso da quello fatto valere nell'insinuazione ordinaria. Mentre all'udienza di verifica fissata con la sentenza di fallimento sono messi in grado di partecipare tutti i creditori essendo stato loro comunicato l'avviso della fissazione dell'udienza, per la decisione sulle domande tardive previsto che il curatore da avviso a coloro che hanno presentato la domanda. I provvedimenti di accoglimento delle domande tardive dovranno comunque essere comunicati anche ai creditori tempestivamente ammessi per consentire loro l'esercizio del diritto all'impugnazione. Con il decreto correttivo stata regolata la tempistica dell'esame delle domande tardive, statuendo che il giudice delegato fissa un'udienza ogni 4 mesi, salvo che sussistano motivi d'urgenza. La cadenza quadrimestrale in parallelo con quella stabilita per i riparti parziali. Gli effetti dell'ammissione tardiva sono differenti a seconda che il ritardo sia o meno imputabile. Secondo quanto dispone l'art. 112 i creditori ammessi tardivamente, se chirografari, concorrono soltanto alle ripartizioni posteriori alla loro ammissione salvo che il ritardo sia dipeso da cause ad essi non imputabili; se assistiti da cause di prelazione hanno invece diritto in ogni caso al soddisfacimento preferenziale. Le domande di restituzione e rivendicazione Il rito speciale degli art. 93 ss. era preveduto, prima della riforma, solo per le domande di rivendicazione, restituzione e separazione di beni mobili, in quanto assoggettati ad esecuzione sulla base del possesso, presumendosi di propriet del debitore le cose rinvenute in luoghi a lui appartenenti. L'esigenza di sottoporre al controllo della collettivit dei creditori le pretese all'esclusione dal patrimonio del debitore anche dei beni immobili ha indotto il legislatore ad estendere il rito speciale alle domande relative a beni immobili. Ma il regime probatorio preveduto dall'art. 621 c.p.c., ora espressamente richiamato dall'art. 103, non pu riguardare la rivendicazione di beni immobili, che sono assoggettati all'esecuzione sulla base delle risultanze dei registri immobiliari, assumendo per contro rilievo decisivo la trascrizione della pretesa del terzo, anteriormente al fallimento, nei registri immobiliari. Principiando dalle domande di rivendicazione e restituzione di beni mobili occorre ricordare che ad essere rilevante non tanto l'appartenenza del bene al patrimonio del terzo, quando piuttosto la sua estraneit al patrimonio del debitore. Possono quindi essere fondate su pretese reali od obbligatorie, possono cio riguardare il riconoscimento della propriet o del diritto alla restituzione e l'oggetto della prova , nei 2 casi, diverso. Se la domanda di rivendicazione, l'oggetto della prova deve essere la propriet attuale del rivendicante: il terzo il quale rivendichi la propriet od altro diritto reale sui beni inventariati e appresi dal curatore all'attivo fallimentare, deve dimostrare non solo di essere stato in passato proprietario del bene, ma anche che il bene stesso non era di propriet del debitore al momento del fallimento, per essere stato a lui affidato per titolo diverso dalla propriet o altro titolo reale. L'eccezione al divieto di prova testimoniale preveduta dall'art. 621 c.p.c., non pu trovare applicazione quando il terzo rivendica un bene mobile acquistato dal fallito: in tal caso, infatti, essendo la pretesa reale fondata su di un atto di disposizione del debitore anteriore al fallimento, necessario che l'atto sia opponibile e non hanno effetto in pregiudizio ai creditori le alienazioni di beni mobili di cui non sia stato trasmesso il possesso anteriormente al pignoramento

(fallimento), salvo che risultino da atto avente data certa. Le domande volte ad escludere dal patrimonio fallimentare beni immobili possono essere fondate esclusivamente su pretese reali e ad essere decisive sono essenzialmente le risultanze dei registri immobiliari. Cos la pretesa all'accertamento del diritto di propriet sulla base di atto negoziale dovr bens risultare da scrittura di data certa anteriore al fallimento e dovr altres risultare da domanda giudiziale trascritta anteriormente al fallimento. A questo punto occorre considerare che il procedimento preveduto dagli art. 93 ss. volto non soltanto ad escludere dal patrimonio fallimentare beni mobili o immobili non appartenenti al fallito, ma anche all'attuazione coattiva di pretese alla consegna o al rilascio di beni mobili o immobili. Con riguardo all'obbligo di consegna di beni mobili occorre considerare che la domanda pu avere ad oggetto anche cose che al momento del fallimento non sono pi in possesso del fallito. La norma dell'art. 103 si limita per la verit a statuire che se il bene non stato acquisito all'attivo della procedura, il titolare del diritto pu chiedere l'ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Deve tuttavia ritenersi che, stante la funzione del fallimento di strumento di attuazione di tutte le pretese creditorie e reali, quindi anche di quella alla consegna di cose mobili, il curatore debba riprendere il possesso perduto dal fallito, quando ci sia possibile. Nel fallimento stante il divieto di azioni esecutive individuali, alla consegna deve provvedere il curatore previa apprensione di tutti i beni mobili, gi in possesso del fallito, ma all'atto del fallimento in possesso di terzi che consentono di esibirli. art. 93 ss. L'attuazione coattiva della pretesa pu essere conseguita se il bene si trova nel possesso del debitore o se il curatore pu riprenderne il possesso. Se per il bene non stato acquisito all'attivo fallimentare o se, dopo l'acquisizione il curatore ne ha perduto il possesso, l'istante ha diritto al controvalore del bene.

Sezione II Liquidazione dell'attivo le operazioni preliminari


Al curatore affidata l'amministrazione e la liquidazione del patrimonio del debitore. Occorre quindi procedere preliminarmente alla identificazione dei beni, alla loro materiale apprensione ed alla loro valutazione. Per i beni immobili l'identificazione semplice, in quanto valgono le risultanze dei registri immobiliari. Per i beni mobili l'identificazione pi complessa e riguarda i beni posseduti dal fallito, che si presumono di propriet di lui, nonch i beni del fallito in possesso di terzi. Quando il terzo non contesta il diritto di propriet del fallito ed invoca, tuttavia, un titolo di possesso il curatore pu limitarsi a rispettare il possesso del terzo e riprenderlo, ad esempio, alla scadenza della locazione; Se invece il curatore contesta il possesso del terzo o se il terzo vanta un diritto incompatibile con l'assoggettamento del bene all'esecuzione concorsuale, il curatore deve far accertare giudizialmente la pretesa. La sigillazione, e quindi la materiale apprensione dei beni, non consentita quando nell'esecuzione individuale si deve procedere nelle forme del pignoramento presso terzi allorch il terzo chiamato a dichiarare di quali cose in possesso e quando ne deve la consegna e, ove non renda la sua dichiarazione o questa venga contestata, la pretesa del creditore esecutante va accertata giudizialmente. Secondo la normativa ante riforma all'apposizione dei sigilli doveva provvedere il giudice delegato. Ormai da lungo tempo, salvo casi del tutto eccezionali, il giudice delagato non provvedeva pi a questo adempimento e con la riforma se ne preso atto, statuendo che all'apposizione dei sigilli procede il curatore. La funzione conservativa della sigillazione va vista non solo nella prospettiva della conservazione materiale dei beni, ma anche in quella della

conservazione del loro valore economico: in forza della quale delle cose che possono deteriorarsi, il giudice pu ordinare con decreto la vendita immediata, incaricando un commissario. Dopo l'apposizione dei sigilli e previa loro rimozione il curatore deve procedere all'inventario, presenti e avvisati il fallito ed il comitato dei creditori. Nell'inventario vanno ricompresi i beni del fallito su cui sono stati apposti i sigilli. Con la riforma stato statuito che i beni mobili sui quali i terzi vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili possono essere restituiti con decreto del giudice delegato, su istanza della parte interessata e con il consenso del curatore e del comitato dei creditori, anche provvisoriamente nominato. L'inventario, che va redatto con l'assistenza del cancelliere, deve contenere la descrizione analitica dei beni e l'indicazione del loro valore, di regola stabilito da uno stimatore. Man mano che se ne fa l'inventario il curatore prende in consegna i beni ed assume la responsabilit della loro custodia. Se nel patrimonio del debitore vi sono beni immobili o beni mobili registrati il curatore deve far trascrivere la sentenza di fallimento attuando cos una pubblicit che ha valore di pubblicit-notizia. Prima di chiudere l'inventario il curatore invita il fallito o gli amministratori della societ fallita a dichiarare se hanno notizia di altre attivit da inventariare. Il programma di liquidazione Il curatore chiamato ad amministrare il patrimonio fallimentare per ripartirne il ricavato fra i creditori. Il curatore deve, quindi, non soltanto amministrare e liquidare i beni acquisiti al fallimento, ma anche esercitare ogni altro diritto spettante al fallito e non escluso dal patrimonio fallimentare: diritti di credito, diritti potestativi, diritti all'attuazione di rapporti contrattuali. Con la riforma stata prescritta la predisposizione, da parte del curatore, di un programma costituente l'atto di pianificazione ed indirizzo in ordine alle modalit ed ai termini previsti per la realizzazione dell'attivo, e la sua sottoposizione all'approvazione del comitato dei creditori. Il programma di liquidazione, oltre ad illustrare la sussistenza di proposte di concordato e il loro contenuto e quindi la prospettiva di cessazione della procedura senza attivit di liquidazione da parte sua, il curatore, nel quadro della tendenza a favorire la liquidazione mediante cessione dei complessi produttivi, deve innanzitutto evidenziare l'opportunit di disporre l'esercizio provvisorio o l'affitto dell'azienda o dei rami d'azienda e poi illustrare le possibilit di cessione unitaria dell'azienda, di singoli rami o di rapporti giuridici individuabili in blocco. Il programma di realizzazione dell'attivo costituisce atto di pianificazione e di indirizzo e costituisce strumento operativo in esito al provvedimento emanato dal giudice delegato con il quale viene autorizzata l'esecuzione degli atti ad esso conformi, mentre per l'affidamento ad altri professionisti di alcune incombenze della liquidazione dell'attivo richiesta una distinta autorizzazione che potr anche essere ricompresa nell'autorizzazione all'esecuzione degli atti conformi al programma. stato statuito che entro 60 giorni dalla redazione dell'inventario, il curatore predispone un programma di liquidazione da sottoporre all'approvazione del comitato dei creditori. In ogni caso entro detto termine deve intervenire la predisposizione del programma, non l'approvazione del comitato dei creditori, che pu essere ritardato dalla proposta, da parte del comitato medesimo, di modifiche al programma presentato, se non addirittura da quell'inerzia, la cui possibilit ben presente al legislatore della riforma. Una volta intervenuta l'approvazione il programma vincolante per il curatore. La liquidazione volta al realizzo di attivo da ripartire fra i creditori. Perci per i beni le cui prospettive di realizzo apparivano inferiori ai costi di custodia e amministrazione la prassi aveva escogitato il decreto di derelizione. Questa prassi stata recepita legislativamente statuendosi che il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, pu non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o pi beni, se l'attivit di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. Nel caso di rinuncia ad acquisire o a liquidare beni stato previsto che i creditori possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilit del debitore.

La monetizzazione dei diritti Mentre i beni sono destinati ad essere coattivamente venduti, i crediti del fallito e le pretese risarcitorie o revocatorie sono destinate ad essere monetizzate. Con la riforma si preveduto che il curatore non soltanto pu cedere i crediti, compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di contestazione, ma pu altres cedere le azioni revocatorie concorsuali, se i relativi giudizi sono gi pendenti. In tal caso offerto al curatore uno strumento per liquidare tutte le pretese creditorie e revocatorie, evitando i tempi lunghi del contenzioso. Pu quindi cedere, anche in blocco, i crediti vantati dal fallito e quelli derivanti da azioni della massa, come l'azione di responsabilit dei creditori sociali, pu cedere le pretese revocatorie, ecc... Comunque, per quanto attiene ai crediti, ove il curatore opti per la riscossione, anzich per la cessione, con la riforma stato messo a sua disposizione un ulteriore strumento, costituito dalla possibilit di stipulare contratti di mandato per la riscossione dei crediti. La liquidazione dei beni: a) carattere coattivo della vendita La disciplina delle vendite in parte unitaria sia per i beni mobili che per i beni immobili ed una disciplina particolare dettata per le vendite volte alla conservazione dei complessi produttivi e per quelle relative a determinati beni. Non tutte le vendite effettuate dal curatore sono soggette alla disciplina delle vendite coattive. Non vi rientrano, le vendite effettuate nell'esercizio dell'impresa che sia stato autorizzato, le vendite stipulate in adempimento di contratti preliminari nei quali il curatore abbia scelto di subentrare. Queste vendite sono riconducibili ad un'attivit di amministrazione, sia pure a fini liquidativi, nella quale il curatore assume la veste di parte e non di organo di attivit esecutiva in senso stretto: producono quindi gli effetti preveduti dalla disciplina civilistica del contratto di compravendita. b) Vendita dell'azienda e di beni e rapporti in blocco L'attenzione alla conservazione dei complessi produttivi evidenziata dall'imposizione al curatore di dare la preferenza, nella liquidazione dell'attivo, alla cessione dell'azienda o di rami dell'azienda. La conservazione dei complessi produttivi non ordinariamente confliggente con l'interesse dei creditori concorsuali, i quali possono anzi attendersi un miglior realizzo e quindi un migliore soddisfacimento delle loro ragioni dalla cessione unitaria dell'azienda o di quei rami d'azienda che siano vitali od anche dalla cessione di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco. Non sono per previsti strumenti volti ad assicurare la prosecuzione dell'attivit d'impresa e la conservazione dei livelli occupazionali, a differenza di quanto stabilito nella disciplina dell'amministrazione straordinaria. A differenza di quanto previsto dalla disciplina dall'amministrazione straordinaria l'interesse alla conservazione dei complessi produttivi e dei livelli occupazionali non prevale sull'interesse dei creditori al miglior realizzo. La vendita dell'azienda o di rami d'azienda ha comunque l'effetto del subentro dell'acquirente nei rapporti di lavoro e pertanto risponde anche all'interesse alla conservazione dei posti di lavoro. La vendita fallimentare dell'azienda ha carattere coattivo e perci l'acquirente non risponde dei debiti sorti prima del trasferimento, che dovranno essere fatti valere, come tutti i crediti concorsuali, sul ricavato della vendita dell'azienda e degli altri beni del fallito. Le forme della cessione dell'azienda o di un ramo d'azienda sono le stesse previste per le altre vendite fallimentari, ma prescritta la pubblicazione nel registro delle imprese, che, ove dalla cessione dell'azienda non siano stati esclusi i crediti, assolve anche alle funzione di condizione di opponibilit delle cessioni dei crediti. Accanto allo strumento tradizionale della vendita dell'azienda stata poi preveduta la possibilit del suo conferimento in societ.

c) Disciplina generale delle forme delle vendite fallimentari

In ossequio al principio di libert di forme non dunque pi necessario procedere alla vendita degli immobili nelle forme della vendita con incanto o della vendita senza incanto, che comportano fra l'altro il differimento del trasferimento della propriet al momento dell'emanazione del decreto di trasferimento da parte del giudice delegato, previo assolvimento della formalit fiscale della registrazione. quindi ora possibile l'utilizzo dello strumento privatistico del contratto di compravendita. All'esigenza, per i beni immobili e per i beni mobili registrati, di trasferire il bene libero da gravami, si provveduto attribuendo al giudice delegato il potere di ordinare, con apposito decreto, per i beni immobili e gli altri beni iscritti nei pubblici registri, la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonch delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo. Le vendite vanno effettuate secondo procedure competitive, volte cio a favorire la partecipazione agli esperimenti di vendita del maggior numero possibile di interessati adeguatamente informati ed il conseguimento del miglior corrispettivo possibile. Si richiede a tal fine che: le vendite vengano effettuate sulla base di stime di operatori esperti, salvo che per i beni di modesto valore; previo esperimento di adeguate forme di pubblicit per favorire la massima informazione e partecipazione degli interessati. Le stime hanno particolare importanza per i beni appetibili da una larga cerchia di interessati, mentre la determinazione del valore di altri beni va affidata pi che ad astratti criteri di stima, al concreto interesse manifestato per essi dal mercato: tuttavia una stima in ogni caso richiesta, sia per un'esigenza di controllo sull'operato del curatore, sia per scegliere fra possibili alternative di realizzo di determinati beni. Soprattutto per ad assumere rilievo l'adozione di adeguate forme di pubblicit, che possono andare dalla pubblicazione su quotidiani o periodici a circolari inviate ad operatori del settore che possano apparire interessati, e che dovranno comunque essere stabilite con regolamento del Ministro della giustizia. Pubblicit che valga anche a fornire agli interessati le necessarie informazioni su consistenza e stato dei beni, perch i beni vengono venduti nello stato di fatto e di diritto in cui si trovavano e non data la garanzia per vizi, ma l'amministrazione fallimentare pu essere chiamata a rispondere dei danni subiti dall'acquirente per effetto di false informazioni che gli siano state fornite. L'individuazione dell'iter da seguire per assicurare il carattere competitivo della procedura rimesso al programma di liquidazione od a scelte successive. La procedura competitiva seguita dal curatore si conclude con la determinazione del prezzo offerto ed ove pervenga offerta irrevocabile di acquisto migliorativa per almenro il 10% del prezzo offerto il curatore pu sospendere la vendita, cio l'iter ulteriore, provvedendo, se del caso ad una gara informale tra gli offerenti. In caso diverso il curatore non pu procedere immediatamente al perfezionamento della vendita e deve limitarsi ad informare il giudice delegato ed il comitato dei creditori degli esiti della procedura, depositando in cancelleria la relativa documentazione. Vi dunque una duplice possibilit di sospensione: da parte del curatore, ma solo qualora gli pervenga offerta migliorativa di almeno il 10%; da parte del giudice delegato, ma solo su richiesta e, quindi, quando viene chiamato a risolvere un conflitto. Solo dopo il decorso del termine per la presentazione dell'istanza al giudice delegato, che di 10 giorni dal deposito in cancelleria della documentazione relativa agli esiti della procedura, il curatore pu procedere alla vendita.

Sezione III

Ripartizione dell'attivo
le somme disponibili e le somme ripartibili Dopo il decreto di esecutivit dello stato passivo vanno effettuate ripartizioni parziali e, ultimata la liquidazione, si deve procedere alla ripartizione finale.La fase di ripartizione dell'attivo successiva a quella della verifica dello stato passivo e parallela a quella della liquidazione dell'attivo. L'art. 110 1comma, statuisce che alla predisposizione dei progetti di ripartizione (parziale) dell'attivo si deve procedere ogni 4 mesi o nel diverso termine stabilito dal giudice delegato. Anche nel riparto finale si devono escludere dalla ripartizione le somme necessarie a far fronte alle spese successive, in particolare quelle per la comunicazione ai creditori del deposito in cancelleria del progetto di ripartizione. Nei riparti parziali si devono trattenere tutte le somme ritenute necessarie per spese future, per soddisfare il compenso del curatore e ogni altro debito prededucibile art. 113; quelle occorrenti per la procedura Se all'esito del procedimento le somme riscosse in forza di provvedimenti provvisoriamente esecutivi risultano non dovute, il solvens ha diritto alla restituzione e, stante l'irripetibilit dei pagamenti effettuati in esecuzione di piani di riparto, la ripartizione anche di dette somme potrebbe pregiudicare il diritto alla restituzione. quelle ricevute per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi Nelle ripartizioni parziali comunque prescritto un accantonamento del 20%. Questo accantonamento costituisce una riserva per spese future ma anche per far fronte a crediti che dovessero essere successivamente ammessi in esito ad opposizioni a stato passivo o a dichiarazioni tardive di creditori che abbiano diritto di recuperare nei riparti successivi le quote gi attribuite nei precedenti riparti. Progetti di ripartizione e risultanze dello stato passivo Nella procedura concorsuale i crediti e le prelazioni devono essere stati previamente accertati nella fase di verificazione dello stato passivo e, pertanto, all'atto delle ripartizioni non possono essere esaminate le questioni concernenti l'esistenza o l'ammontare dei crediti ammessi e l'esistenza di cause di prelazione, stante l'intangibilit dello stato passivo non impugnato nelle forme e nei termini previsti dalla legge fallimentare. Determinata la somma ripartibile il progetto di ripartizione va quindi predisposto con semplici operazioni contabili, da eseguirsi sulla base delle risultanze dello stato passivo relative all'ammontare dei crediti e all'esistenza di diritti di prelazione e tenendo conto dell'ordine di collocazione delle prelazioni secondo la normativa civilistica. A questo punto occorre ricordare che hanno diritto all'attribuzione del ricavato delle vendite coattive non soltanto i creditori del fallito, ma anche i creditori di terzi che vantino sui beni del fallito un diritto di pegno o di ipoteca. Un problema di deviazione delle risultanze dello stato passivo pu porsi poi quando all'atto della ripartizione dell'attivo risulti modificata la normativa sui privilegi applicata all'atto della verificazione. Se la modifica riguarda soltanto l'ordine dei privilegi sembra si possa provvedere direttamente in sede di riparto. Se per la nuova normativa prevede l'attribuzione di un privilegio a crediti in precedenza chirografari e come tali accertati nello stato passivo la collocazione in via privilegiata richiede accertamenti che appartengono per loro natura alla fase della verifica ed il mutamento di qualit del credito si deve perci ritenere vada accertato nelle forme prevedute dall'art. 101 per le dichiarazioni tardive di credito. Progetti di ripartizione e collocazione dei crediti:

a) i crediti concorsuali Alla fase di ripartizione dell'attivo dunque riservata unicamente la collocazione dei crediti ammessi e la graduazione delle prelazioni accertate nella fase di verificazione dello stato passivo. Le somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo vanno erogate ai creditori aventi prelazione, secondo l'ordine assegnato dalla legge, e successivamente ai creditori chirografari. Le prelazioni possono avere ad oggetto beni determinati (ipoteca, pegno), oppure tutti i beni mobili o anche immobili. I creditori ammessi con prelazione vanno soddisfatti in via preferenziale dopo la vendita dei beni che ne sono oggetto e nei limiti del realizzo netto dei beni medesimi. L'art. 111 ter, 3 comma statuisce che il curatore deve tenere un conto autonomo delle vendite dei singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca e dei singoli beni mobili o gruppo di mobili oggetto di pegno e privilegio speciale. Sulla base di questi dati relativi al realizzo dei beni il curatore in grado di predisporre la graduazione secondo l'ordine previsto dalla legge e, in proposito, si deve ricordare che la prelazione pignoratizia prevale di regola sui privilegi speciali mobiliari ed i privilegi speciali sugli immobili prevalgono sulla prelazione ipotecaria. b) I crediti prededucibili Nel fallimento oltre ai crediti concorsuali, anteriori al fallimento, vanno soddisfatti anche i crediti verso la massa, denominati crediti prededucibili. Sono prededucibili i crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge art. 111, 2 comma. Vi rientrano: i crediti sorti durante il fallimento per atti, leciti od anche illeciti, degli organi della procedura e, in particolare, del curatore. Ma il pi generico riferimento alle procedure concorsuali di cui alla presente legge implica l'estensione della prededucibilit, in caso di consecuzione, ai crediti sorti in occasione o in funzione di una procedura di concordato preventivo. Poich, poi, il concordato preventivo si fonda su di un piano, si devono considerare prededucibili i debiti contratti per la continuazione dell'esercizio dell'impresa che sia preveduta dal piano. I crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento possono essere soddisfatti al di fuori e prima del riparto, purch non contestati e semprech l'attivo sia presumibilmente sufficiente al soddisfo integrale di tutti i crediti della massa, anche futuri. Vanno invece soddisfatti nel riparto: i crediti prededucibili sorti nel corso di una procedura di concordato preventivo o in relazione ad un accordo di ristrutturazione dei debiti e non soddisfatti dalla data della dichiarazione del fallimento consecutivo; i crediti sorti nel corso del fallimento che siano contestati: in tal caso si espressamente statuito che il credito debba essere accertato nelle forme della verifica dello stato passivo, rimanendo cos soggetto al controllo dei creditori concorsuali; i crediti sorti nel corso del fallimento in caso di presumibile insufficienza dell'attivo, dovendosi allora provvedere alla graduazione dei crediti prededucibili. Con la riforma stato statuito espressamente che i crediti prededucibili vanno soddisfatti in via prioritaria sul ricavato della liquidazione del patrimonio mobiliare e immobiliare con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti. rimasta cos confermata la prevalenza dei crediti prededucibili sui crediti assistiti non da garanzie reali ma da privilegi anche speciali. Pagamenti e accantonamenti di quote assegnate I creditori ammessi tardivamente, se privilegiati, conservano il diritto al soddisfacimento integrale nella misura del realizzo dei beni oggetto della prelazione e, se chirografari, hanno diritto alle quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni, ma solo se il ritardo non dipeso da causa loro imputabile. Se non viene attestato nel provvedimento di ammissione che il ritardo non dipeso da causa loro non imputabile, i creditori chirografari perdono definitivamente le quote di riparto gi distribuite e partecipano solo a quanto attribuito nelle ripartizioni successive alla loro ammissione. Il soddisfacimento dei creditori privilegiati ed il recupero delle quote da parte dei creditori chirografari pu, tuttavia, intervenire solo con l'utilizzo dell'attivo ancora da ripartire ed in

occasione della prima ripartizione successiva alla loro ammissione; invece esclusa la possibilit di ripetere dagli altri creditori quanto da essi percepito all'atto dei precedenti riparti. Nelle ripartizioni parziali vanno accantonate le quote assegnate: ai creditori ammessi con riserva, fra i quali quelli accertati con sentenza passata in giudicato per i quali l'impugnazione va definita in sede extraconcorsuale; ai creditori opponenti a favore dei quali sono state disposte misure cautelari o la cui domanda stata accolta nel giudizio di impugnazione con provvedimento non passato in giudicato; ai creditori nei cui confronti sono stati proposti i giudizi di impugnazione o revocazione: in tali casi l'accantonamento non pi subordinato ad un provvedimento del giudice dell'impugnazione. Nel riparto finale vengono distribuiti anche gli accantonamenti precedentemente fatti ma se la condizione non si ancora verificata ovvero se il provvedimento non ancora passato in giudicato, la somma depositata nei modi stabiliti dal giudice delegato (art. 117, 2 comma). Nel riparto finale dubbio debbano essere mantenuti gli accantonamenti: a favore dei creditori ammessi con riserva di produzione del titolo, perch all'atto della ripartizione finale ragionevole ipotizzare il termine sia abbondantemente decorso e, comunque il creditore abbia avuto la possibilit di provvedere alla produzione; a favore dei creditori ammessi con riserva della previa escussione dell'obbligato principale, perch il creditore deve tempestivamente attivarsi. Gli altri casi di accantonamento di quote assegnate sono quelli dell'ammissione con riserva del verificarsi di una condizione, per il quale il mantenimento dell'accantonamento espressamente preveduto e quelli legati alla durata del contenzioso, per i quali viene impiegata una dizione. In sede di ripartizione finale, gli accantonamenti fatti in precedenza devono essere distribuiti solo nel caso in cui sia intervenuta la decisione irrevocabile sulle questioni che li avevano originati; diversamente, essi devono essere mantenuti secondo le modalit stabilite dal giudice delegato e non impediscono la chiusura della procedura. Cos inteso il riferimento al mantenimento dell'accantonamento se il provvedimento non ancora passato in giudicato, ricomprende gli accantonamenti: a favore dei creditori il cui credito sia stato accertato in sede extraconcorsuale con sentenza non passata in giudicato; a favore dei creditori opponenti la cui domanda stata accolta con provvedimento non passato in giudicato; a favore dei creditori ammessi nei cui confronti siano pendenti giudizi di impugnazione ordinaria o di impugnazione per revocazione. Non previsto che costituiscano oggetto di un riparto supplementare sulla base delle risultanze dello stato passivo le somme attribuite a creditori che non si siano presentati o risultino irreperibili. Dette somme, infatti, decorsi 5 anni dal loro deposito, vanno attribuite, con il rispetto delle regole sulla collocazione dei crediti, ai soli creditori che ne abbiano fatto richiesta e, in difetto di richiesta, vanno versate all'entrata del bilancio dello stato, per essere riassegnate, con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, ad apposita unit previsionale di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia (art. 117). Disciplina processuale delle ripartizioni dell'attivo In ossequio al principio di speditezza preveduto soltanto il deposito del progetto di ripartizione e la proposizione del reclamo al giudice delegato contro il progetto di ripartizione, in quanto il progetto atto del curatore e il giudice delegato si limita, in prima battuta a ordinare il deposito in cancelleria. Il reclamo pu essere proposto nel pi ampio termine di 15 giorni, decorrente dalla comunicazione che va fatta a tutti i creditori compresi quelli che abbiano proposto opposizione a stato passivo e compresi altres i controinteressati. Il reclamo pu essere fondato su violazione di legge e,in particolare sulla violazione delle regole sulla collocazione dei crediti e

quindi la violazione di diritti soggettivi. Il decreto di esecutivit del progetto di ripartizione secondo la nuova normativa va emanato solo dopo il decorso del termine per il reclamo contro il progetto. Poich se sono proposti reclami il progetto di ripartizione dichiarato esecutivo con accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione, un'impugnazione pu essere prospettabile quando non siano stati disposti i prescritti accantonamenti o lo siano stati in misura incongrua. La definitivit del decreto di esecutivit del piano di riparto ne implica la irretrattabilit, che viene di solito intesa come irripetibilit dei pagamenti nel rapporto fra creditori concorrenti. Pi in generale si pu affermare che il venir meno del titolo a partecipare al riparto, come ad esempio il verificarsi di una condizione risolutiva del credito ammesso, importa obbligo di restituzione delle somme riscosse. Poich il principio di irretrattabilit dei piani di ripartizione definitivi viene considerato essenzialmente nella prospettiva della irripetibilit dei pagamenti, si afferma spesso in dottrina che non rimane pregiudicata la possibilit di riparare, nelle successive ripartizioni, attraverso opportuni conguagli, ad errori commessi in precedenti ripartizioni. Ne consegue che ciascun creditore non pu essere chiamato a restituire le somme riscosse (irripetibilit dei pagamenti), ma anche che tutti i creditori hanno diritto di veder rispettate le regole relative alla collocazione sull'attivo da distribuire nelle successive ripartizioni, senza alterazioni conseguenti a conguagli volti a riparare a precedenti errori.