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Appunti di bilinguismo lo spazio polifonico delle differenze

Luciana Brandi
Dip. Lingue, Letterature comparate e Studi interculturali Universit di Firenze luciana.brandi@unifi.it

Bilinguismi La ricerca sul bilinguismo di comunit di tipo prettamente sociolinguistico La ricerca sul bilinguismo individuale, invece, si concentra sulle caratteristiche della conoscenza linguistica del bilingue in termini di sistema: in ultima analisi, quali siano le caratteristiche della mente bilingue.

Bilinguismo e diglossia
Il termine diglossia si deve a Charles Ferguson, Diglossia ,in Word, 1959, 15: 325-340: A diglossic situation exists in a society when it has two distinct codes which show clear functional separation; that is, one code is employed in one set of circumstances and the other in an entirely different set. La distinzione funzionale tra le variet linguistiche in contatto determina una redistribuzione nel registro linguistico in termini del prestigio sociale associato alle diverse variet, su una scala che va dal registro alto, socialmente attribuito ad una variet, rispetto ad altre considerate di registro basso.

Bilinguismo e diglossia
+ bilinguismo +diglossia : una situazione molto frequente, ad es. in Italia Il rapporto tra lingua standard e variet dialettali; spesso di questo tipo la situazione relativa alle cosiddette lingue di minoranza - bilinguismo +diglossia : la situazione pi problematica: non esiste una comunit di parlanti, ma variet alta e variet bassa segnando la stratificazione socio-politica di un territorio, es. nei territori colonizzati la situazione delle lingue autoctone rispetto alle lingue dei colonizzatori +bilinguismo -diglossia : allaltro estremo una comunit armoniosamente bilingue, ove le variet linguistiche in contatto godono del medesimo prestigio e di identica funzionalit comunicativa, come tipicamente, pu essere descritta in questo modo la posizione della lingua inglese in paesi come quelli scandinavi - bilinguismo -diglossia : la situazione delle comunit del tutto monolingui; una situazione pi virtuale, che reale, concepibile per piccole comunit isolate, caratterizzate da un grado molto forte di coesione linguistica e culturale

Bi/pluri-linguismo sociale (e/o diglossia)

Isola Mauritius (oceano indiano): ha meno di un milione di abitanti, ma vi sono comunit di parlanti di almeno 10 lingue diverse, corrispondenti pi o meno ad altrettanti gruppi etnici. Ad es., un uomo daffari dorigine Bhojpuri parla in inglese nei suoi rapporti con le grandi compagnie, francese con i rappresentanti dellamministrazione locale, Creolo nei momenti di relax e di gioco sia con i colleghi che in famiglia, hindi in famiglia, come lingua di comunicazione quotidiana. (Appel & Muysken 1987)

Bilinguismo individuale (Hamers 2005) a rispetto alla competenza nelle due lingue (bilanciato VS dominante) rispetto allorganizzazione cognitiva (composto VS coordinato) et dacquisizione (simultaneo VS consecutivo [prima infanzia vs et adulta]) presenza della comunit dei parlanti di L2 (endogeno VS esogeno) status delle lingue in contatto (additivo VS sottrattivo) identit culturale (biculturale, monoculturale, deculturato)

Bilanciato- Dominante
Sulla base della competenza linguistica si distingue il bilinguismo bilanciato, in cui la competenza nelle due lingue conosciute dal parlante bilingue equivalente, da quello dominante, in cui la competenza in una delle due lingue superiore allaltra. La distinzione necessita di alcune puntualizzazioni. Innanzitutto il termine bilanciato non deve essere necessariamente identificato con un alto grado di competenza linguistica. Si tratta, infatti, di una questione dequilibrio e non di livello raggiunto nelle due lingue. I casi di bilinguismo perfettamente bilanciato sono inoltre rari, poich anche quanto esiste un forte equilibrio tra le due lingue, il parlante sembra ricorrere, sopratutto in situazioni emotivamente forti, ad una delle due piuttosto che allaltra.

Composto - Coordinato
Questi fattori sono stati per molto tempo alla base della distinzione tra bilinguismo composto e bilinguismo coordinato; distinzione di tipo psicolinguistico fondata sulla seconda delle dimensioni in esame, ovvero lorganizzazione cognitiva della mente. Operata inizialmente da Weinreich (1953) in questa distinzione si prende in considerazione il lessico bilingue. In particolare si definisce il tipo di relazione esistente tra le parole delle due lingue conosciute e i relativi concetti. Nei casi di bilinguismo composto alle parole equivalenti dei due lessici corrisponderebbe un unico concetto, mentre nei casi di bilinguismo coordinato ne corrisponderebbero due.

Simultaneo - Successivo
Allinterno del bilinguismo infantile si distingue inoltre un bilinguismo di tipo simultaneo, in cui il bambino esposto alle due lingue fin dalla nascita, da un bilinguismo di tipo successivo, in cui il bambino esposto alla seconda lingua solo dopo avere acquisito la sua lingua madre, ovvero tra i 3 e gli 11 anni det. Tra questi tipi dacquisizione il bilinguismo simultaneo sembra garantire con maggior successo una competenza linguistica vicina a quella del madrelingua in entrambe le lingue.

Additivo - Sottrattivo
Secondo Lambert (1974), occorre rendere conto dellinfluenza esercitata sullo sviluppo linguistico del bambino dallo statuto sociale di una delle due lingue, o meglio il loro rispettivo prestigio. Se le due sono ugualmente prestigiose il bambino trarr dalleducazione bilingue un enorme vantaggio e svilupper una maggiore flessibilit cognitiva (bilinguismo additivo). Se, invece, una delle due ha minor prestigio lesperienza non solo non sar cos positiva, ma potr portare ad un ritardo nello sviluppo (bilinguismo sottrattivo . Problema: difficile stabilire quali siano le cause del ritardo o dellaccelerazione nello sviluppo cognitivo del bambino, il prestigio di una lingua legato allo stato sociale dei suoi parlanti, ma nessuna relazione di causa effetto

Endogeno- Esogeno
In base alla presenza o assenza della seconda lingua nella comunit del parlante bilingue si parla rispettivamente di bilinguismo endogeno e di bilinguismo esogeno. Occorre tuttavia puntualizzare che in questa semplice distinzione i termini presenza e assenza possono riferirsi anche alle funzioni svolte dalle due lingue nella comunit. In particolare si definisce lingua endogena la lingua madre di una comunit, lingua che non deve necessariamente essere usata nei centri istituzionali. Si definisce invece lingua esogena quella lingua che, pur essendo riconosciuta come lingua ufficiale e nonostante sia usata nei centri istituzionali, non parlata dalla comunit nella vita quotidiana. Alcuni esempi di lingue esogene sono appunto linglese e il francese nelle ex-colonie dellEuropa occidentale.

Tabella 1 Dimensioni psicologiche del Bilinguismo individuale


Dimensioni 1. Competenza linguistica Tipo di Bilinguismo individuale Bilinguismo bilanciato Bilinguismo dominante Bilinguismo composto Bilinguismo coordinato Commento competenza in LA/1 = competenza in L B/2 competenza in LA/1 > o < competenza in L
B/2

a. b. a. b.

2. Organizzazione cognitiva

le unit LA/1 equivalenti alle unit L B/2 le unit della L A/1 e della L B/2 costituiscono rispettivamente delle unit distinte.

3. Et dellacquisizione

a.

Bilinguismo precoce o infantile: i. simultaneo ii. consecutivo b. Bilinguismo adolescenziale c. Acquisizione di una L2 in et adulta

LB/2 acquisita prima dei 11 anni di vita LA e LB acquisite insieme fin dalla nascita L1 la lingua madre, L2 acquisita tra in i 3 e gli 11 anni di vita L2 acquisita tra gli 11 e i 17 anni L2 acquisita dopo i 17 anni

4. Presenza della L2 nellambiente 5. Prestigio linguistico delle due lingue nella comunit.

a. b. a. b.

Bilinguismo endogeno Bilinguismo esogeno Bilinguismo additivo Bilinguismo sottrattivo

presenza della comunit L2 assenza della comunit L2 LA/1 LB/2 socialmente valorizzate: vantaggio cognitivo L/2 non valorizzata: svantaggio culturale Doppia membership e identit biculturale LA/1 membership e identit culturale LB/2 membership e identit culturale Membership ambigua e identit ibrida .

6. Identit culturale delle due comunit linguistiche

a. b. c. d.

Bilinguismo biculturale Bilinguismo monoculturale (L1) Bilinguismo acculturante L2 Bilinguismo deculturante

tabella 3 Tipologia degli input nel bilinguismo precoce (Romaine 1995) OPOL sta per One parent-One Language ML@H sta per Minority Language at Home
TIPO DESPOSIZIONE STRATEGIA COMUNICATIVA Ciascun genitore parla nella propria lingua ai figli.

GENITORI

COMUNIT Una delle due lingue dei genitori la lingua della comunit.

OPOL

I genitori hanno madrelingue differenti.

ML@H (con supporto della comunit)

I genitori hanno madrelingue differenti.

Ambedue i genitori parlano la lingua Una delle due lingue dei minoritaria ai figli, che genitori la lingua della entrano in contatto con comunit. quella usata nella comunit solo fuori dalla famiglia. La lingua usata non quella della comunit. La lingua usata una terza lingua. La lingua usata nelle comunit quella dei genitori. I genitori parlano ai figli la loro madrelingua. Ognuno parla la propria madrelingua ai figli. Uno dei due genitori parla ai figli in una seconda lingua, che non la sua madrelingua. I genitori usano quotidianamente entrambe le lingue, passando dalluna allaltra.

ML@H (senza comunit)

I genitori hanno la stessa madrelingua. I genitori hanno madrelingue differenti.

ML@H doppio

OPOL non madrelingua

I genitori hanno la stessa madrelingua.

Lingua mista

I genitori sono bilingui.

Bilinguismo territoriale.

Passare dalluna allaltra lingua


tra le frasi (code switching) oppure allinterno della frase (code mixing), dove pu essere commutato uno o pi costituente, ma anche una singola parola (inserzione) oppure elementi, la cui posizione o totalmente o relativamente libera (tag switching), come ad esempio gli allocutivi, i riempitivi, le interiezioni o gli intercalari. Ess. I veux voir the picture (Gene 3;07,17) Io voglio vedere la foto Non pu schreiben cos (Lisa 3;00) Non pu scrivere cos Non posso scrivere cos

Volterra e Taeschner (1978) e Taeschner (1983)

lo sviluppo linguistico del bambino bilingue attraverserebbe tre grandi fasi; la prima in cui le due lingue sono fuse in un unico sistema, la seconda caratterizzata dalla formazione di due lessici distinti e infine lultima, la terza, in cui diminuisce la produzione delle frasi miste e il bambino usa in modo distinto anche le regole sintattiche.

Mc Swann 2005 su minimalismo di Chomsky


lunica singolarit delle frasi miste quella di essere costruite su un lessico misto. le derivazioni sintattiche sono proiettate direttamente dal lessico, perci luso di parole appartenenti a lingue differenti nel bilingue uguale alluso del lessico nel monolingue; ogni parola porter con s i propri tratti morfologici e dunque occorre soltanto che le operazioni sintattiche attivate siano innecessario che le operazioni innescate siano interpretabili (Principio della Full Interpretation ), altrimenti verranno scartate dal sistema computazionale .

Il cervello bilingue
il cervello bilingue non pu essere considerato la somma di due sistemi monolingui; appare invece come un unico e complesso sistema neurale che pu anche differire da soggetto a soggetto se si considerano variabili specifiche. Fattori quali la padronanza e let di acquisizione si sono rivelati fondamentali nel determinare la rappresentazione e lorganizzazione corticale delle lingue. Studio su soggetti bilingui, alcuni esposti alla L2 prima degli 11 anni, altri esposti dopo gli 11 anni: nei compiti di produzione c una differenza tra i due gruppi, relativa allattivazione delle aree linguistiche frontali (zona di Broca): nel gruppo delle persone esposte alla L2 dopo gli 11 anni, si attivano epicentri diversi (che indicherebbero una rappresentazione separata nelle due lingue), nel secondo gruppo vi sarebbe invece coincidenza.

Un cervello sempre immaturo


Il nostro cervello non rigidamente costituito da circuiti prestabiliti, come un computer, ma si sviluppa gradualmente attraverso stadi differenti. Durante questo sviluppo, il cervello umano evolve in costante interazione col mondo esterno, ed proprio sulla base di tale interazione che si trova inscritta nel cablaggio tra cellule nervose una impronta del mondo fisico, sociale e culturale che pu rimanere stabile per anni, e riguarda tra laltro lacquisizione del linguaggio, lapprendimento di regole di condotta, e di sistemi simbolici e morali. La grande maggioranza delle sinapsi della corteccia cerebrale si formano dopo la messa al mondo del bambino. Il proseguimento, molto tempo dopo la nascita, del periodo di proliferazione sinaptica permette un'impregnazione progressiva del tessuto cerebrale da parte dell'ambiente fisico e sociale (Changeux 1983: 281).

Individuazione
La plasticit del cervello introduce una dimensione individuale nelladattamento allambiente. Si tratta di un percorso lungo di individuazione, durante e attraverso il quale lorganismo viene modificato dalla propria esistenza, dalla propria storia, ed in questo intreccio corpo/mente che lidentit soggettiva si forma e si plasma secondo modalit dinamiche. E un processo che consiste di una memoria individuale formata sia dalla memoria della specie (cultura) sia da una modalit, pi o meno riuscita, di adattamento al mondo (singolarit), pertanto in ogni momento della vita il sistema complesso di credenze sul proprio s e sul mondo risente delle perturbazioni che scaturiscono da questo ineliminabile intreccio interno/esterno. Dunque lo spazio ricoperto dalla storia individuale nella formazione delle soggettivit aumenta via via che le aree corticali, moltiplicando le rappresentazioni, rendono la costruzione del cervello dipendente dallambiente sensoriale: qui il linguaggio agisce con tutta la sua polifunzionalit, in quanto non solo strumento per nominare il reale, ma anche abito mentale per capacit e forme di cognizione forse altrimenti non raggiungibili. Grazie al carattere incompiuto, e quindi altamente deformabile, dei sistemi neurali che sono alla base della costruzione e dellevoluzione morfologica delle mappe cerebrali, attraverso la forma sempre mutevole di tali mappe vengono a delinearsi le singolari forme di individuazione. qui, allincrocio delle interazioni sensoriali, sociali e affettive con lambiente, che lintersoggettivit diviene lo spazio stesso per avere una propria storia, a partire dalle prime forme di attaccamento con la persona di cura, qui che lalterit pu divenire fonte di dis/agio e im/possibilit nella formazione di identit soggettive in continuo divenire.

Dimensione semantico-cognitiva del linguaggio come sistema dinamico


Ai codici fissati una volta per tutte dalla convenzione si sostituisce la semantica emergente, per auto-organizzazione, dai discorsi collettivi. Le stesse antonimie lessicali ( legale/illegale, regolare/irregolare) che rimanderebbero a precise categorie distintive, vengono ad assumere un significato fortemente contestualizzato in quanto la loro definizione non assoluta ma relativa al sistema concettuale di riferimento proprio dello sguardo/gruppo di osservazione. I significati emergenti dai discorsi collettivi popolano la lingua di parole rivisitate nel loro valore, parole che scaturiscono dalloccupare gli intestizi, quello spazio in cui possono trovare ossigeno le manifestazioni di libert, la difesa delle soggettivit molteplici, ai margini ed oltre le gerarchie sociali codificate. negli intestizi che le diversit trovano la loro esenzione dallassorbimento totale in unalterit culturale che si presenta come data e assoluta. qui, nel gioco delle lingue che convivono nellintrasoggettivo e si confrontano/accostano nellintersoggettivo, nel gioco delle pratiche, delle rappresentazioni mentali e dellimmaginario, qui che si producono carte mentali del s e del mondo in continuo divenire, qui che lesperienza in corso e la memoria tentano di riconnettersi.

Derrida (2004) Il monolinguismo dellaltro

prendere atto di una impossibilit sancita : Non si parla mai che una sola lingua (si, ma) Non si parla mai una sola lingua.

Lingua/e
La lingua sorge da relazioni intersoggettive, entro le quali lo scambio comunicativo originariamente segnato dalle emozioni, tramiti per dare senso ad un universo di suoni ancora non riconoscibili. Pertanto, la lingua nativa sempre e comunque la lingua dellaltro/a con la quale la nostra mente/corpo riuscita a stabilire un rapporto di empatia attraverso le relazioni di attaccamento. Poi, nello sviluppo successivo, lindividuo non smette mai di affrontare una moltitudine di interlocutori, ciascuno dotato a sua volta di entit plurali: da questa molteplicit di relazioni che si costituisce, in divenire, la lingua che noi parliamo, una sola e mai una sola, simultaneamente, perch essa lesito di una storia complessa di relazioni, dove gli elementi opposti di lingue/culture in contatto, si affrontano e si oppongono gli uni agli altri

Jarmila Okayov
L'essenziale invisibile agli occhi, Baldini Castoldi, Milano, 1997 .

Parlare la lingua materna come trovarsi la tavola gi apparecchiata, il cibo bell'e pronto che ti portano dalla cucina di un ristorante. Adottare una lingua nuova, invece, come doversi cucinare quella stessa pietanza da soli. Fai la spesa, imbratti la cucina, stai attento a ogni ingrediente. Poi, quando mangi, sei pi consapevole di quello che hai sul piatto. E difficile far convivere due lingue? Risi: Sai, qualche volta fai fatica a masticare e deglutire, con due lingue nella bocca. Per non soffermarsi sulla corretta articolazione delle parole. Al mattino ti guardi allo specchio e ti fai delle linguacce, proprio linguacce, al plurale: nel senso che accanto alla prima lingua nella cavit orale ti ritrovi una seconda protuberanza che ha la stessa grandezza, forma e sensibilit. Qualche volta ti chiedi se non sarebbe meglio, per semplificarti la vita, amputare la vecchia lingua... ma poi ti abitui . Una metafora efficace... ma non cos per tutti? domand Elia. Non siamo tutti costretti a coltivare due o pi lingue anche all'interno dello stesso lessico? Ogni volta che cambi l'ambiente, gl'interlocutori, sembra tu debba cambiare la lingua, per farti capire...

Marisa Fenoglio Vivere altrove, Sellerio, Palermo, 1997.


A volte non ne posso pi della gestione quotidiana di due lingue, di quel bisticcio fonetico sintattico lessicale tra due idiomi che dovrebbero convivere nella nostra testa e invece si fanno la guerra. Ogni lingua un confine territoriale che esclude chi non la parla, un mondo a s stante, che non rimpiange altri mondi perch tutto contiene, la vita, la morte, la resurrezione un tessuto connettivo che forgia i pensieri e fa di individui un popolo

Jasmina Tesanovic
cresciuta fra tre lingue, di solito scrive in inglese, ma talvolta anche in italiano: Noi che non abbiamo la prima lingua, abbiamo il diritto di trattare la seconda lingua come la prima, e abbiamo il diritto di abusarne, perch non un abuso ma un arricchimento: nella societ multiculturale il minimo che possiamo fare ammazzare la lingua dominante. Io credo che noi, con queste lingue piccole, in questa globalizzazione anche economica, quello che dobbiamo fare irrompere; lidentit nazionale qualcosa che non esiste pi, e io a questo punto sto lottando anche contro la lingua nazionale e la lingua materna, se ce lhai devi far di tutto per uscirne altrimenti una gabbia anche quella. Qualsiasi lingua la mia seconda lingua, non ho pi una lingua madre: dopo la guerra, eccomi qui, cio quello che resta dellest e dellOvest, quello che occupa lo spazio in mezzo (in LOccidente o lAltro, Sagarana, 8, 2002)

De Caldas Brito
La protagonista di Linea B Che fare con le parole sepolte che non riesco a dimenticare, che di notte cantano come cicale, parole impazzite che odorano di mango?, e il poeta che raccoglie le parole lasciate dai passanti, come monete voleva delle parole libere, senza compromessi, senza punte che ferissero, parole che si lasciassero dolcemente toccare, con suoni che potessero, se necessario, volare, e nella sua casa aveva parole attaccate alle pareti, parole sul tavolo, sul letto e sul pavimento, dentro larmadio e nei cassetti, ma la notte si animavano, lasciavano i cassetti. Qui non so parlare il nome mio. Quando dico Ana de Jesus le persone mi corregge e dice un altro nome che non il mio. Ana diventa Anna, Jesus diventa Ges. Jesus suona, per, bagnado e dolce come quando il vento tocca lacqua del mare del mio paese.

De Caldas Brito
Alcuni dei miei personaggi () parlano in portuliano, un miscuglio di portoghese e italiano - indica cos il metissage della propria lingua/lingue: duplicit, contraddittoriet solo apparente, addensata su una ipseit: ospitato/ospitante come se nella loro anima il passato echeggiasse attraverso la lingua portoghese: (Ana de Jesus) Pesante e vuoto il zaino, come la mia vita adesso. Di tanta saudade, mi sinto spezzettare dentro. Se nonna estava in Italia, con certezza mi insegnaria a rammendarmi; lei dato me capotto bello, ma paese mio non bisogno capotto. L il sole scalda da genaro a dicembro. Impermeabile neanche serve. Ieri sera,signora, piovuto forte, no? Io presa pioggia su corpo, capelli. Tutto bagnado. Io rideva, contente, e tutti guardavano come io era pazza. Paese mio prendo sempre pioggia. Non polmonite (Ana de Jesus)

Barbara Serdakowski
La mia difficolt che quando scrivo una poesia, non mi viene in una sola lingua e deve tener conto dei tempi, respiri e ritmi che esprimono lemozione e la sensazione insieme a ci che si dice, per lasciar affiorare i suoi brandelli didentit sconvolta, rimasti appesi come ramoscelli di salice piangente. (Seminario scrittori migranti, in: Sagarana 2003).

Barbara Serdakowski in Kum(2004)


Quand le savoir se lie au devenir / Quando il sapere si lega al divenire / Quand les plans di vie s'effleurent / Quando i piani di vita si sfiorano / Quand les ides creusent des tranches dans le corps de l'indiffrance/ Quando le idee scavano trincee nella corposit dell'indifferenza / Ya sabia que no se puede regresar una vez que se parte / Gi sapevo che non si pu tornare indietro una volta che si parte / Y por eso, hasta solo por eso, eternamente escribo / E per quello, anche solo per quello, eternamente scrivo / Tracce e penombre di grafie/ Come uve spolverate d'acquamarina / Riflesse tonde / Tra viticci di segni ed astratto fogliame / Within the fissures and creases of skin / Tra fessure e pieghe di pelle / Tam wlasnie ja pisze / proprio dove io scrivo

Genevive Makaping Nevr Gogol e il terzorecchio di Uagadugu


Era stata la mia prima volta. Non lavevo vista mai, eppure sapevo della sua esistenza. Aveva nevicato, per tutta la notte mi dissero. Solo allora riuscii a capire perch nessuno dei libri di testo, dei racconti letti e di quelli ascoltati nella mia lontana terra, fosse mai riuscito a spiegare in parole semplici cosa fosse la neve e come si manifestasse. Dire che fosse dellacqua ghiacciata che cadeva dal cielo avrebbe reso lidea della pioggia o alla meglio quella delle grandini. Che fosse dellacqua che veniva gi come delle piume o, meglio, come fiocchi di cotone avrebbe reso lo scenario surreale. Affermare invece che fosse una precipitazione atmosferica solida in fiocchetti di cristalli, che si formano direttamente dal vapore acqueo, sarebbe stato un insulto allintelligenza di mia nonna paterna e un esplicito invito a seguire almeno un corso sulla meteorologia Uagadugu letteralmente affascinata, si rotola nel morbido manto come se fosse un letto immenso, riassaporando quella libert provata in Africa ogni qualvolta pioveva (.) noi bambini entravamo nella pioggia, e poi impara a costruire il buon uomo delle nevi, il suo primo pupazzo di neve. Ma la nonna mostra di essersi molto preoccupata del suo stato fisico e soprattutto psicologico nella risposta alla lettera in cui Uagadugu si era sforzata di farle capire cosa era la neve. Gommku () stai attenta alla stregoneria delluomo bianco, non ho capito niente di quella storia dellacqua-cotone. Figlia dei progenitori miei! Chi era quelluomo costruito? Avete costruito un uomo con dei bambini? Neanche i notabili del villaggio sono riusciti a decifrare quella formula dellacqua piume e grandine. Ed allora Genevive Makaping riflette: Non avevo preso in considerazione il fatto che buona parte delle parole occidentali e non solo non avevano delle corrispondenze nella lingua di nonna Malia Djuissi () Non oso immaginare a quali allegorie e metafore fosse dovuto ricorrere mio fratello-traduttore per trasmetterle il senso della neve () Descrivere la neve non fu una facile impresa. Bisognava viverla, viverla e sperimentarla

Helga Schneider
Sto per andarmene, e ho paura che non riuscir a spezzare il legame che mi unisce a lei. E dire che ho tentato di farlo mille volte, in mille modi diversi. Perfino rinnegando la mia madrelingua. Qualche tempo dopo la visita a Vienna del 1971, incontrai a Bologna una connazionale che, naturalmente, cominci a parlarmi in tedesco. Mi bastarono poche frasi per rendermi conto che non ero pi in grado di parlare correntemente e correttamente la mia lingua. Rimasi atterrita. Fu come accorgersi di aver perso un arto senza aver sentito alcun dolore. Un po come in guerra, quando salta via una gamba e il ferito continua a correre finch non cade, e solo allora comprende il motivo per cui non sta pi in piedi. Solo dopo aver cercato e ritrovato, dopo oltre cinquantanni, mia cugina Eva, che non parla litaliano, sono stata costretta a recuperare la mia madrelingua. Ma non si trattato di unimpresa di poco conto: stato come risalire, gradino per gradino, carponi, una scala alta e scoscesa.

Glissant, E. (1998), Poetica del diverso, Meltemi, Roma.

Il confronto/scontro fra tradizioni culturali d vita a quello che Glissant chiama creolizzazione, nel senso di movimento perpetuo dinterpenetrabilit culturale e linguistica che ci impedisce di cristallizzarci .

Il bilinguismo potenziale dei bambini della migrazione in contesto monolingue (Zaninelli)

la condizione linguistica dei bambini della migrazione, il loro essere in sospeso tra due culture e quindi tra due lingue, non emerge come ambito di specifica riflessione educativa e formativa: la diversit e pluralit linguistica, il legame tra la lingua materna e le altre lingue seconde, le implicazioni tra questa dimensione dello sviluppo e le altre

lo spazio polifonico di confronto con le differenze (Barbarulli)


Emergono voci di donne migranti e nomadi che cominciano a narrare e a narrarsi in un italiano spezzato/arricchito da parole di altre lingue, contaminato da frammenti culturalmente 'estranei': un modo per inquietare la lingua dominante. Le parole migranti, sottratte ad un significato codificato, sono immerse nel fluire del linguaggio, contaminando/attraversando etichette e confini: "L, alla congiunzione delle culture, le lingue - sottolinea la scrittrice cicana Gloria Anzaldua (che scrive al confine fra il Texas Sud-occidentale degli Stati Uniti e il Messico) - s'impollinano reciprocamente e sono rivitalizzate"