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Economia dei mercati di lavoro

Le fonti dei differenziali retributivi

La teoria del mercato del lavoro presentata nella scorsa lezione, riconduce le differenze salariali tra i lavoratori allofferta e alla domanda di lavoro, riconducendo a sua volta la domanda di lavoro alla sua produttivit marginale: in equilibrio ogni lavoratore pagato in corrispondenza del suo contributo marginale alla produzione di beni e servizi. Esempio. Se due operai specializzati producono luno 6 metri di tessuto allora, e laltro 4 metri allora, il primo riceve il 50% in pi. La microeconomia pi moderna sinterroga sui molti fattori che condizionano il valore del prodotto marginale di un lavoratore: listruzione, il talento, lesperienza sul lavoro, la razza, il sesso, la localizzazione e lo status sindacale. ?? Una prima differenza nella retribuzione giustificata dai differenziali compensativi: dalla diversit nelle caratteristiche non monetarie delle mansioni. Esempio: i lavoratori che fanno i turni di notte in fabbrica sono pagati meglio di quelli che fanno i turni di giorno. ?? La fonte pi importante dei differenziali retributivi il capitale umano : laccumulazione di investimenti sulla persona, in forma di istruzione, formazione ed esperienza professionale. Ogni forma di capitale unattivit che: a) risulta da un processo dinvestimento; b) e genera un flusso di reddito nel tempo. Si guadagna reddito non soltanto investendo in capitale fisico (macchine, stabilimenti, abitazioni), ma pure in capitale umano (ossia nellacquisizione di capacit personali per mezzo dellistruzione e delladdestramento). Esempio: lo studente rinuncia al reddito che potrebbe conseguire se non studiasse, per ricevere in futuro un reddito pi elevato. Lo stesso vale per lapprendista.

CONFRONTO TRA LA RETRIB UZIONE MEDIA DI LAUREATI E NON, IN MILIONI DI LIRE Retribuzione Periodo 1980-84 1985-89 1990-96 LAUREATI 25-30 45-50 Oltre 60 media NON LAUREATI 8-12 15-20 25-30

FORZE

DI LAVORO E TITOLO DI STUDIO

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POPOLAZIONE dai 15 anni

Fino a licenza elem. Con licenza media Con diploma Con laurea
FORZA DI LAVORO DAI 15 ANNI

Fino a licenza elem. Con licenza media Con diploma Con laurea IN CERCA DI LAVORO Fino a licenza elem. Con licenza media Con diploma Con laurea

1991 100,0 39,9 35,3 20,6 4,2 100,0 24,6 40,1 28,0 7,2 100,0 16,6 44,1 35,5 3,8

1995 100,0 35,5 33,6 25,2 5,7 100,0 18,2 38,0 34,1 9,7 100,0 14,8 41,0 37,9 6,3

1996 100,0 33,9 34,0 26,1 6,0 100,0 16,6 38,0 35,3 10,1 100,0 14,0 41,0 38,6 6,4

Forze di lavoro = popolazione in et lavorativa, sia occupata, che in cerca di lavoro.


Figure 15.2 The costs and benefits of formal education

Income earned

0 Direct cost of education

L+T

Age

Net cost of education Consumer satisfaction

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Nella figura sopra, si vedono costi e benefici di capitale umano acquisito mediante l'istruzione. Il reddito nullo fino all'et L, in cui termina la scuola dell'obbligo. In seguito, la linea U mostra il reddito di chi abbandona la scuola all'et L. La linea S mostra il pi complicato flusso di pagamenti e redditi percepiti da chi studia per T anni dopo l'et L. Prima i guadagni sono negativi, riflettendo gli esborsi netti dovuti alle spese scolastiche. Dedotto il valore del consumo dovuto a stare a scuola piuttosto che al lavoro, si ottiene il costo netto di restare a scuola. Aggiunge ad esso il reddito che avremmo potuto percepire lavorando dall'et L, si ottie ne il costo totale dell'istruzione. Il beneficio l'area che rappresenta la differenza tra il reddito guadagnato nel lavoro specializzato ottenuto nell'anno L + T (linea S) e il reddito che sarebbe stato percepito entrando nelle forze di lavoro all'et L (linea U). Consideriamo la scelta di un diplomato: iscriversi allUniversit o trovare un impiego. I costi: a) il reddito sacrificato nel periodo universitario ed in quello di recupero; b) le spese scolastiche. I benefici: i) reddito futuro maggiore; ii) migliore qualit del lavoro ( meglio progettare un edificio che dipingerne la facciata); iii) piacere di studiare, incontrare gente nuova e fare la vita dello studente. I costi sono un investimento che ricever un interesse sotto forma dei benefici futuri. Quanto pi alto il tasso di rendimento, tanto pi merita di andare allUniversit. Negli anni 1960 il tasso reale era negli USA maggiore del 10% (quello delle azioni era del 6%, quello delle obbligazioni del 2%). In seguito il tasso sceso, sebbene ancor oggi i laureati guadagnano negli USA mediamente il 65% in pi dei diplomati. IL TEOREMA DELLA RAGNATELA . Poich listruzione richiede anni, nel frattempo pu cambiare il livello della domanda. Esempio. Cresce la richiesta di medici. Nel breve periodo aumentano i loro redditi. Cresce dunque il numero degli iscritti a Medicina. Ma quando il numero di laureati entra sul mercato, deprime le retribuzioni. Ci scoraggia nuove iscrizioni. Cos lofferta futura di laureati si riduce, gli stipendi crescono di nuovo, ecc. PARADOSSI DEL SISTEMA SCOLASTICO. Un gruppo di 20 studenti sceglie tra laurea lunga e laurea breve. La breve assicura sempre un beneficio pari ad 1. Se i 20 studenti scelgono la lunga: ?? 6 ricevono beneficio di 2 ?? 8 ricevono beneficio di 1 ?? 6 ricevono beneficio di 0 Media: beneficio 1

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Ma la speranza di guadagno (quasi) sempre superiore per chi sceglie la laurea lunga. Esempio: se 6 studenti oltre me la scelgono: 6/7 x 2 + 1/7 x 1 = 1,86 di beneficio. Solo se gli altri 19 scelgono tutti la lunga, la mia speranza di guadagno 1, cio pari a quella della laurea breve. Risultato: anche se molti ci perderanno, la laurea breve destinata a fallire. IL VALORE CRESCENTE DELLE CAPACIT . In effetti, i ricchi diventano pi ricchi e i poveri pi poveri. Le differenze retributive tra l' insieme dei qualificati e quello dei non sono aumentate costant emente negli ultimi ventanni. Ci in quanto la domanda di lavoro pi qualificato cresciuta nel tempo rispetto allaltra; lo spostamento della curva di domanda ha provocato un corrispondente cambiamento del salario dequilibrio. Il fenomeno deriva: a) dalla liberalizzazione degli scambi internazionali (importo beni producibili con manodopera non qualificata a basso costo); b) dal progresso tecnologico (occorre conoscere linformatica, ecc.). Distinguiamo tra il capitale umano di tipo generale, che incrementa la produttivit del lavoratore ovunque, e quello di tipo specifico. Ad esempio, generale quello relativo alladdestramento per lutilizzo di computer, mentre specifico quello riguardante lutilizzo di una macchina della Zanussi. Vediamo adesso due problemi derivanti dalla specificit. LA PATH- DEPENDENCE. Quando un investimento si immobilizza in una forma, pu diventare via via pi costoso smobilizzarlo e cambiargli forma. Dove si pu andare dipende da dove si viene e in alcuni posti non possibile arrivare dal punto in cui si . Ci vale anche per il capitale umano. Un esempio famoso: la tastiera QWERTY. Esistono tastiere del 20-40% pi veloci. Quella DHIATENSOR

copre il 70% delle parole inglesi. Perch si standardizzata la tastiera sbagliata? Intorno al

1870 il brevetto QWERTY fu venduto alla Remington. Lo scopo principale era facilitare, per i commessi, la scritta type writer. Dal 1900 ad oggi il dominio completo. In effetti: 1) ai primi dattilografi sinsegna QWERTY; 2) ci rende conveniente acquistare tastiere QWERTY; 3) ma ci rende conveniente, ai nuovi dattilografi, imparare QWERTY. uno sviluppo condizionato dai punti di partenza. Il costo di acquisizione delle informazioni (apprendimento) rende via via cumulativo e irreversibile un punto di partenza pressoch casuale. Esempio. Frequento una scuola per imparare a riparare i televisori a valvole, ma la mia capacit diventa obsole ta perch qualcuno inventa i transistors. Guadagner meno rispetto ad altri che hanno la mia stessa scolarizzazione ed esperienza. I costi di reversibilit (o di smobilizzazione) delle mie competenze, possono rivelarsi proibitivi.

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L'ISTERESI. Un fenomeno pu cronicizzarsi nonostante l'eliminazione della causa che lo ha provocato. Ci accade, per il capitale umano, sia a livello micro che macroeconomico:
?? ??

Pi a lungo rimango disoccupato, pi crescono le probabilit che resti tale. Un aumento della disoccupazione, dovuto ad un periodo di recessione, pu persistere oltre la fine del periodo congiunturale negativo.

IL CAPITALE INFORMATIVO. Il capitale umano strettamente legato allindividuo, fa parte del bagaglio conoscitivo che segue lindividuo nei suoi spostamenti. Limpresa non pu appropriarsi con la forza di questa forma di capitale, pi unimpresa utilizza forme avanzate di produzione, che richiedono lavoratori altamente specializzati, pi ne diviene dipendente. Si parla di investimenti specifici, che hanno valore solo in particolari contesti produttivi. Per ovviare a questo inconveniente le aziende cercano di immagazzinare la parte di conoscenze professionali specifica al proprio processo produttivo, in modo da essere in minima misura dipendenti dalla presenza fisica del lavoratore che le possiede. Si crea una nuova forma di capitale, definita capitale informativo, unaccumulazione di meccanismi di produzione sotto forma di procedure standardizzate. La routine si compone di un elenco di norme e istruzioni che guidano lattivit professionale del lavoratore anche se sprovvisto di competenza specifica. Procedure e routine si risolvono in insiemi di operazioni messe in atto in maniera cronologica e coordinata e sono finalizzate al raggiungimento di un obie ttivo. In questo modo il capitale umano diviene intersoggettivamente trasmissibile e si trasforma in capitale informativo. LA TEORIA DEI SEGNALI . Finora abbiamo considerato la teoria del capitale umano, che assimila listruzione ad un investimento, che ha un costo e un rendimento. La teoria dei segnali afferma invece che la formazione universitaria in s nulla aggiunge alla produttivit del lavoratore, ma semplicemente mostra, indica, segnala, che egli ha certe capacit (creativit, autodisciplina, versatilit) che sono utili per limpresa che lo assume. Esempio. Lo studente universitario rispetta gli orari, ha metodo di lavoro, ha motivazione nel centrare gli obiettivi. Importa poco o nulla se impara greco e latino o economia! Se la societ trovasse un modo meno lungo e costoso di selezionare i soggetti, lUniversit verrebbe abolita! Invece, si forma una concorrenza basata sui titoli di studio: chi pi capace vuole distinguersi; cos resta a scuola pi a lungo DIFFERENZIALI DOVUTI ALLA STRUTTURA DEL MERCATO DEL LAVORO

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Nella figura sotto, rappresentiamo un monopsonista (= unico compratore) che fronteggia molti offerenti. Qui salari e occupazione sono pi bassi che in concorrenza perfetta, nella quale sarebbero wc e qc, dove s'incontrano curve di domanda e offerta. Il monopsonista paga uguale salario a tutti, nel punto Em in cui il costo marginale del lavoro pari alla sua produttivit marginale in valore: l assume qm lavoratori ad un salario pari a wm. Il reddito da lavoro indicato dalle aree pi scure racchiuse tra qm e wm.
Figure 15.4 A Monopolistic Facing Many Sellers
MC S

Em

Wage rate

wc wm

D = MRP

qm

qc Quantity of labour

Nella figura sotto, un unico sindacato fronteggia molti datori di lavoro. Esso pu far salire i salari oltre il livello di concorrenza perfetta. L'equilibrio concorrenziale in E. Quando il sindacato fissa il salario al livello w1, genera una curva di offerta di lavoro perfettamente elastica fino alla quantit q2, che indica il numero di quelli che vogliono lavorare al salario w1. La curva di offerta coincide con la retta nera che va da w1 ad x e quindi prosegue lungo la curva di offerta O. L'equilibrio si ha in E1, con q1 lavoratori impiegati e q2 - q1 che vogliono lavorare al saggio corrente di salario ma che non riescono a farlo. Il reddito da lavoro mostrato nell'area ombreggiata.

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Figure 15.5 A Single Union Facing Many Employers

S D
Wage rate

E1 w1 w0 E0

q1

q0

q2

Quantity of labour

Nella figura sotto abbiamo un unico sindacato che fronteggia la Confindustria. Offrendo al monopsonista un salario fisso, il sindacato pu accrescere sia i salari che l'occupazione al di sopra dei livelli monopsonistici. L'equilibrio del monopsonista sarebbe infatti, come sappiamo, con qm lavoratori impiegati ad un salario wm. Se il sindacato entra sul mercato e fissa il suo salario a w, la curva di offerta coincide con la retta orizzontale da w a E, e poi sale lungo la retta S. L'equilibrio sar pari a E con occupazione pari a q. Se il sindacato vuole un salario maggiore di w, deve accettare un livello di occupazione pi basso di q. Ad esempio pu fissare un salario pari a wu, generando una curva di offerta che va da wu a x, poi sale lungo la curva S. Ci d lo stesso livello d'impiego, qm, di quando il monopsonista dominava il mercato, ma al salario pi alto wu. A quel salario ci sono q2-qm persone che vorrebbero lavorare ma che non trovano un impiego.

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Figure 15.6 A Single Union Facing a Single Employer


MC S

wu
Wage rate

E0 w0 wm

MRP = D

qm Quantity of Labour

q0

q2

Se i salari vengono accresciuti restringendo l'offerta, ogni dato livello di salario pu essere mant enuto senza creare un gruppo di lavoratori che sono disoccupati involontari. Con entrata libera sul lavoro, S e D s'intersecano in E con un salario pari a w e un livello d'impiego pari a q. Se l'entrata ristretta alla quantit q1, la curva di offerta coincide con la curva S fino a quella quantit per poi diventare verticale (la S1). Il mercato concorrenziale raggiunge l'equilibrio in E1, con salario w1. Non c' eccesso di offerta. Se invece il salario viene fissato a w1 senza restrizioni all'entrata, l'offerta di persone che desiderano lavorare a quel salario, ma che non riescono a trovare lavoro, sarebbe stata q2-q1.

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Figure 15.7 Raising Wages by Restricting Supply

S0

S1 E1
Wage rate

w1

E0 w0

q1

q0

q2

Quantity of labour

SALARI E RENDITE. Oltre che dallistruzione e dallo addestramento, e oltre che da meccanismi discriminativi, il reddito pu elevarsi grazie ad un talento o unabilit particolari. Chiamiamo costo opportunit lammontare che potrei guadagnare nel mio migliore impiego alternativo. La rendita il mio rendimento al di sopra del costo opportunit. Esempio: il grande chirurgo gode di una rendita

L'ammontare di rendita nell'offerta dei fattori dipende dalla forma della curva di offerta. La figura sopra mostra una curva di domanda con tre distinte curve d'offerta. L'equilibrio ad un prezzo di 600 euro per una quantit di 4000 unit del fattore. Il pagamento totale (2,4 milioni di euro) rappresentato dall'intera area ombreggiata. Quando la curva di offerta verticale (O), l'intero compenso rendita economica, poich un minor prezzo non porterebbe alcuna unit del fattore a muoversi verso altri impieghi. Quando si ha O1, nessuna frazione del compenso rendita, in quanto anche una piccola riduzione del prezzo offerto porterebbe tutte le unit del fattore a muoversi verso altri usi. Quando la curva di offerta inclinata positivamente (O2), parte del compenso rendita. A un prezzo di 600, la 4.000 unit del fattore riceve quanto occorre a trattenerlo nell' impiego, mentre per la 2.000 unit, ad esempio, guadagna parecchio di pi. Il totale della rendita l'area pi scura, mentre l'area pi chiara indica ci che deve essere pagato per mantenere 4.000 unit in questo me rcato.

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Figure 14.4 The determination of rent in factor payments

1000

S0

S2

800
Price []

600

E S1

400

200 D

200

400 Quantity

600

IL FENOMENO DEL CAMPIONE. Un buon carpentiere guadagna pi di un carpentiere mediocre; ma lo scarto tra il guadagno dei migliori sportivi o degli uomini di spettacolo di maggiore successo e gli altri sportivi o attori, assai pi ampio. Ci dipende da due requisiti di quei mercati: ?? Ogni consumatore desidera acquistare il bene offerto dal miglior produttore. Tutti vogliono vedere lultimo film del miglior comico, mentre non un buon sostituto vedere due volte un film di un attore che faccia ridere la met. ?? Il bene prodotto con una tecnologia che rende possibile al miglior produttore di soddisfare a basso costo tutti i consumatori. Chiunque pu assistere al film di quel comico, poich le pellicole sono duplicabili. Lattore teatrale guadagna invece molto meno.

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APPENDICE FINANZIAMENTO PUBBLICO E PRIVATO. Dal punto di vista economico, perch lo Stato dovrebbe finanziare listruzione? ?? Per le grandi esternalit positive. Esempio: una societ di analfabeti o di gente che parla solo in (tanti) dialetti. ?? Per migliorare luguaglianza delle opportunit o dei punti di partenza. ?? Per rimediare allimperfezione del mercato dei capitali. Esempio. A chi trarr vantaggio dallistruzione, converrebbe indebitarsi per studiare. Ma, finch lo studente minorenne, il contraente del prestito la famiglia. La banca pretende per garanzie reali, e ci implica gi una ricchezza, creando un circolo vizioso. IL RUOLO ECONOMICO DELLE SCUOLE PRIVATE. In Italia le scuole private hanno un vario grado di esclusivit. Questa esclusivit non meritocratica. Essa raccoglie piuttosto i figli delle famiglie pi facoltose (che spesso non coincidono coi migliori studenti) e vi una correlazione positiva tra prestigio della scuola e costo dingresso. La giustificazione maggiore dellesclusivit mediante discriminazione dei prezzi, sta nel fatto che in Italia oltre il 50% accede al mercato del lavoro mediante canali amicali e reti sociali estese (la forza dei legami deboli): una scuola esclusiva favorisce il mantenimento dello status sociale. La tesi della forza dei legami deboli. Perch i legami deboli, ossia quelli che comportano contatti poco frequenti nel tempo e che intercorrono con persone socialmente distanti, sono migliori nel job seeking rispetto agli strong ties, che intercorrono con i parenti e gli amici stretti? La risposta rigua rda il tipo d'informazione che i due legami possono trasmettere. Quelli deboli, per loro natura, connettono con persone diverse, che non conoscono i membri del nostro gruppo ristretto e hanno a loro volta contatti con persone che ci sono sconosciute. Al contrario, i legami forti sono tipici dei piccoli gruppi i cui membri si conoscono tutti tra loro, sono in posizione sociale analoga e hanno la stessa occupazione. Le informazioni che questi ultimi possono trasmettere, pertanto, spesso sono prevent ivamente conosciute da tutti i membri (e dunque scarsamente utili) e per di pi possono mettere i membri stessi in concorrenza l'uno contro l'altro, quando riguardano opportunit che interessano molti. LA PROPOSTA DEI BUONI- SCUOLA . Ogni studente riceverebbe un buono, da spendere per qualunque istituto, pubblico o privato. Ma: a) le scuole private potrebbero chiedere rette supplementari, restando esclusive; b) le scuole competerebbero (in tutti i modi) per accaparrarsi gli studenti. COME RIPARTIRE LE RISORSE PUBBLICHE PER L ISTRUZIONE? Nella produzione distruzione vi un trade-off tra equit ed efficienza. Pi ne offro a chi svantaggiato o meno capace, meno cresce il prodotto nazionale netto. Listruzione dei meno dotati genera un rendimento marginale inferiore.

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Eguaglianza

Istruzione compensativa (produttivit individuali rese uguali)

Spesa uguale per tutti

. Prodotto

massimo

Efficienza (Prodotto nazionale)

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26. Economia dei mercati di lavoro

Modelli di discriminazione

In Italia nel 1998 solo poco pi del 40% delle donne si offre sul mercato del lavoro, contro oltre il 70% degli uomini. Le donne vengono inoltre remunerate il 30% in m eno. In altri Paesi OCSE va anche peggio:

ITALIA Donne Uomini Donne Uomini 70 100 56 100

FRANCIA 30-44 74 100 55-64 63 100

GERMANIA anni 62 100 anni 49 100

U.K. 47 100 47 100

U.S.A. 60 100 50 100

Si ha discriminazione quando i membri di un gruppo hanno opportunit differenti a causa di caratteristiche personali che prescindono dalle loro capacit.

O2

O1

w3

O1

O2

w1

w1 w2 D D

Numero lavoratori Settore A (discriminante)

Numero lavoratori Settore B (discriminato)

Tutti i lavoratori hanno le stesse qualifiche. I lavori in A e in B appaiono loro ugua lmente attraenti. Senza discriminazione, il tasso salariale sarebbe lo stesso w1 in entrambi i settori. Se le imprese del settore A discriminano le donne, queste cercheranno lavoro nel settore non discriminante B. L'incremento dell'offerta di lavoro in B riduce il salario a w2, mentre la ridotta offerta in A fa crescere il salario a w3. Abbiamo un differenziale salariale sessuale pari a w3 - w2. Esso temporaneo, su un libero mercato, in quanto gli uomini lasciano B per cercare lavoro nel pi remunerativo A. Alla fine A e B offriranno di nuovo lo stesso salario, sebbene si modificher in modo permanente la composizione del lavoro in ogni settore (solo uomini in A, entrambi i sessi in B).

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Neri e bianchi sono due gruppi di pari numerosit e composti dalla stessa proporzione di lavoratori qualificati e non. Abbiamo due impieghi: E (elitario) richiede soggetti qualificati; NE (non-elitario) chiede soggetti non qualificati. Se w uguale nei due settori, gli imprenditori di NE scelgono i lavoratori qualificati. O'e De Oe w1 E1 Do Oo

wo

Eo wo Eo

w2

E1

q1

q0 Mercato elitario E

qo

q2

Mercato non elitario NE

Senza discriminazione, wo in E supera w0 in NE poich gli impieghi in E attirano i lavoratori qualificati (sia neri che bianchi). Essendo distribuite uniformemente le qualifiche, ogni mercato impiega met neri e met bianchi. Con la discriminazione, gli impieghi E sono aperti solo ai bianchi. Si riduce cos del 50% l'offerta di candidati per i lavori E, poich questi devono essere sia bianchi, sia qualificati. La curva di offerta si sposta in O'e e il salario guadagnato dai lavoratori rimanenti, tutti bianchi, aumenta a w1. D'altra parte i neri licenziati in E cercano lavoro in NE, facendo crescere del 50% l'offerta di lavoro (fino a O'o ). Ci spinge il salario verso il basso fino a w2. Dato che tutti i neri sono in NE, essi hanno un salario medio pi basso di quello dei bia nchi. Se la discriminazione dura a lungo, ai neri non conviene conseguire una qualificazione, essendo costretti a restare in NE. Ci finisce per rendere "razionale" la discriminazione: i lavoratori adatti a E sono soltanto bianchi! Ecco il circolo vizioso della discriminazione:

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Discriminazione sul lavoro attuale

Salario inferiore

Discriminazione precedente al mercato

Minor investimento in capitale um ano

Disoccupazione

Livello di abilit infe riore

Meno esperienza lavorativa

E se i pregiudizi sono espressi dai lavoratori? Se gli addetti alle linee di mo ntaggio non apprezzano la supervisione di una donna, avremmo minore produttivit e ma ggiori conflitti. L'impresa che non discrimina starebbe peggio e, dunque, sarebbe economicamente razionale farlo. Lo stesso succede se sono i clienti a nutrire pregiudizi: perch nessun venditore di automobili donna? Perch i clienti ritengono le donne poco esperte di motori e sono disposti a pagare di pi per l'esclus ione dei venditori donna qualificati.

ALCUNE SPIEGAZIONI DEL FENOMENO Una prima spiegazione la discriminazione statistica: alcuni individui vengono esclusi sulla base della probabilit statistica di comportamento del loro gruppo, e non per delle caratteristiche personali. I pregiudizi non c'entrano nulla. Basta che: a) esista una differenza nella qualit media dei due gruppi; b) e che una valutazione della qualit individuale sia abbastanza costosa. Ad esempio, se v' una probabilit doppia (rispetto agli uomini) che assumendo donne giovani e sposate, queste si assentino a lungo nei successivi cinque anni (per fare figli), conviene assumere uomini.

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Pu un membro del gruppo discriminato chiedere un maggior salario, una volta che la sua alta qualit individuale si sia rivelata? No, perch la sua minaccia di cambiare lavoro non credibile: verrebbe assunto da un altro padrone tipico, il quale gli offrirebbe nuovamente solo il suo rendimento atteso. Si afferma dunque in sequenza invertita il "circolo vizioso" visto sopra: i membri del gruppo-donne (o neri) sono meno qualificati, e perci sono pagati meno; ma non hanno interesse a qualificarsi, dato che tanto vengono pagati meno La discriminazione pu anche essere una norma sociale. Se l'informazione incomp leta e asimmetrica, un'impresa osserva il comportamento di altre imprese senza conoscerne le motivazioni. Essa verifica che altre imprese discriminano. Non sa se ci avviene per il minor rendimento dei soggetti discriminati o per pregiudizi. Essa pu considerare meno rischioso non deviare dalla norma : si "fida" della razionalit delle scelte altrui, anzich selezionare un maggior numero di candidati ai propri impieghi per controllare la correttezza della discriminazione. Se inoltre l'impresa opera in un ambiente istituzionale in cui la discriminazione una norma assodata, deviare da essa potrebbe comportare un costo in termini di perdita di reputazione. La discriminazione pu anche proporsi di accrescere il potere contrattuale nella negoziazione con i lavoratori. Essa, introducendo la contrapposizione tra segmenti "forti" e "deboli"della forza-lavoro, applica la logica del divide et impera. La discriminazione (sessuale) pu essere accettata dalle famiglie finch permane il patriarcato. Secondo questa ideologia, la donna ha attitudini e talenti diversi dagli uomini: anzitutto moglie e madre. Svolge dunque un maggior carico di lavoro domestico. Se l'offerta di lavoro dei membri della famiglia ha l'obiettivo di un livello di reddito proporzionato al gruppo socioeconomico di appartenenza (target familiare), la donna che lavora anche fuori casa riceve una retribuzione considerata complementare ed aggiuntiva rispetto a quella, primaria, del capofamiglia uomo, e sar portata ad accettare anche salari inferiori per lo stesso livello di qualificazione. Infine, la discriminazione pu corrispondere a una differenza di costi a parit di produttivit marginale. Distinguiamo tra gli insider (i lavoratori gi assunti nell'impresa) e gli outsider (quelli che vo rrebbero entrare). I due gruppi hanno, per ipotesi, uguale produttivit marginale. Tuttavia gli insider hanno un potere contrattuale: se l'impresa decide di sostituirli, deve affrontare i costi di turnover. Sia we il salario di un outsider; wi quello di un insider, mentre H' sono i costi marginali di selezione-assunzione e formazione ed F' quelli di licenziamento. Abbiamo: we = wi = we + H' + F'

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w, PM

wi

we

E Costi di turnover PM

L*

L = Li + Le

Nella figura, la retta PM indica il valore della produttivit marginale sia degli insider sia degli outsider. Ad essa occorre sottrarre i costi marginali di H' e addizionare i costi marginali di F': il tratto totale (in grassetto) segnala i costi di turnover. Gli outsider si offrono al loro "salario di riserva" we . Gli insider sono presenti nell'impresa in quantit L* con un salario wi. Nessun outsider sar assunto: il suo costo we supera infatti la produttivit marginale (misurata dalla retta PM ) al netto dei costi di turnover : il segmento OE. Gli outsider restano disoccupati pur essendo disposti, con uguale produttivit marginale, a lavorare a un salario minore di quello degli insider. Questo fenomeno pu essere una forma di discriminazione se sono gli insider a controllare (almeno in parte) i costi di turnover : non cooperano coi neoassunti (accrescendo i costi di formazione), contrattano le condizioni di uscita (accrescendo i costi di licenziamento), eccetera. Chiudiamo con un modello di Akerlof che rovescia l'impostazione precedente. Abbiamo, sul mercato del lavoro, lavoratori ad alto rend imento e lavoratori meno produttivi. Al momento dell'assunzione, l'impresa non pu riconoscere il tipo di lavoratore. Dopo l'assunzione pu osservare le produttivit individuali, distinguendo i migliori dai peggiori. Ma non ha convenienza a licenziare i peggiori. Si suppone infatti che il gruppo dei lavoratori sia solidale al proprio interno e condivida degli standard d'impegno uguali per tutti e considerati equi. Questi standard non sono estremi, e possono essere appena raggiunti anche dai lavoratori meno produttivi. Se l'impresa, osservando che alcuni lavorano pi di altri, provasse a imporre standard d'impegno pi gravosi, subirebbe l'abbandono o la protesta anche da parte dei migliori. Qui dunque un gruppo giudica equa una retribuzione rispetto a un certo impegno. Alcuni membri del gruppo, i migliori, "regalano" all'impresa un loro surplus di produttivit (che non viene pagato di pi), in cambio del mantenimento del clima di collaborazione: essi aiutano i compagni pi deboli a restare insider.

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27. Economia dei mercati di lavoro

La distribuzione del reddito e della povert

Come definire e misurare la disuguaglianza e la povert? Che cosa deve intendersi per equa (o giusta) distribuzione del reddito? Perch i redditi differiscono? Questi sono i tre princ ipali quesiti che ora discuteremo.

1) DISTINGUIAMO ANZITUTTO TRA DISUGUAGLIANZA E POVERT .


Esempio: stabiliamo che povera la percentuale di popolazione che dispone di un reddito inferiore a un valore assoluto, denominato soglia di povert, che in Italia di lire 1.200.000 circa per una famiglia di due persone. Sarebbe per possibile che il reddito di ciascuna famiglia sia superiore a quella soglia, ma che la maggior parte delle famiglie abbia esattamente 1.201.000 lire e il 10% abbia un reddito 20 volte superiore: questa sarebbe una situazione di grave disuguaglianza.

2) DISTINGUIAMO TRA POVERT ASSOLUTA E POVERT RELATIVA .


Una definizione alternativa di povert riconosce che la qualit della vita dipende non solo da elementi che consentono la sopravvivenza, quali una nutrizione adeguata, una casa e cure mediche, ma anche dal non dover subire le privazioni che derivano da una posizione di reddito relativo troppo basso nella societ. La povert relativa stata in pratica definita come la met del livello di reddito di una famiglia mediana.

3) DISTINGUIAMO TRA UGUAGLIANZA E EQUIT.


Uguale significa "della stessa grandezza"; non necessariamente sinonimo di "equo" e "giusto". La curva di Lorenz uno strumento che ci dice quanto sono uguali i redditi personali. Sull'asse ve rticale viene posta la percentuale di reddito conseguito e sull'asse orizzontale la percentuale di popolazione che percepisce redditi. Se la distribuzione eguale, il 30% della popolazione guadagner il 30% del reddito e cos la curva diviene una retta con inclinazione a 45. Se il reddito ripartito inegualmente, il 30% della popolazione potrebbe guadagnare il 10% del reddito; in quest'ultimo caso la curva giacer al di sotto della retta a 45. Pi bassa la sua posizione, maggiore sar la disuguaglianza della distribuzione.

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100% % cumul. redditi 60% 20% 0% 0% 50%

CURVA DI LORENZ

100%

% cumul. percettori
Piuttosto, il problema dell'equit di stabilire quale dovrebbe essere la distribuzione dei redditi. Alcuni ritengono che l'equit coincida con l'eguaglianza, che sia cio giusto che tutti percepiscano lo stesso reddito. Altri invece pensano che chi, ad esempio, lavora con pi zelo o pi efficientemente, debba essere pagato di pi.

4) DISTINGUIAMO TRA EQUIT ORIZZONTALE E VERTICALE


Aristotele osserva che gli eguali vanno trattati in modo eguale (se hanno caratteristiche identiche, a eccezione del colore degli occhi, dovrebbero ad esempio pagare le stesse imposte), mentre i diversi vanno trattati in modo diverso (se alcuni sono in condizione di sopportare ad esempio oneri fiscali maggiori, dovrebbero subirli). La prima l'equit orizzontale; l'altra quella verticale. Gi il primo criterio appare problematico (rispetto a cosa siamo eguali?). Il secondo incontra difficolt ancora pi gravi: a quanto deve ammontare la diversit, e come valutarla, oggetto di grandi divergenze fra studiosi e governi, come indicato, fra l'altro, dalle diverse scale di progressivit adottate dalle imposte sul reddito.

5) NON DISTINGUIAMO TRA EQUO E GIUSTO


Il concetto di equit si sovrappone in parte a quello di giustizia. La differenza sottile: una moneta non truccata "equa" ma non "giusta". Si garantisce a un imputato un equo processo quando gli viene concessa una difesa legale appropriata, ecc., ma ci si pu sempre domandare se, a conclusione del processo, egli abbia ricevuto una sentenza giusta. L'equit insomma associata alla nozione di egual trattamento, e tende a riferirsi pi alle procedure (il lancio di una moneta, il processo) che ai risultati. Qui, comunque, useremo equo e giusto come sinonimi.

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6) INTORNO AI PROBLEMI ETICI OGNI "PROGRESSO " CONTROVERSO


La moralit un rebus. Se faccio a pezzi in segreto la sventurata e disprezzata usuraia, dov' registrata la natura malvagia di quest'atto? Che cosa significa dire che "non dovrei" farlo? Com' emerso il "dovrei" da un universo di particelle e pianeti, geni e corpi? Se scopo dell'etica massimizzare la felicit, dovremmo tollerare uno psicopatico che trae pi piacere dall'uccidere di quanto le sue vittime ne traggano dal vivere? Se lo scopo massimizzare le vite, dovremmo giustiziare in pubblico un uomo accusato ingiustamente, se servisse da deterrente a mille assassini? O destinare alcune persone a fare da cavia in esperimenti letali che possono salvarne milioni? L'umanit s'interroga da millenni su questi problemi, ma non ha fatto alcun progresso verso una soluzione (Steven Pinker).

7) UGUAGLIANZA DI CHE COSA?


Molti economisti s'interessano alla distribuzione del reddito (e della ricchezza) perch il reddito rappresenta il potere d'acquisto di beni e servizi e appare quindi un indice della prosperit e del benessere della gente. Ma un indicatore rozzo, essendo difficile paragonare la felicit che due diversi individui ottengono da un euro di reddito in pi. ?? Amartya Sen invita a valutare il benessere individuale, anzich in termini di utilit soggettiva o di merci consumate, in termini delle libert sostanziali, o capacit, delle persone di scegliersi una vita cui si dia valore. ?? Egli si chiede cosa Tizio in grado di fare, non quanta utilit ricava o quale paniere di beni possiede. ?? Si tratta, ovviamente, di un approccio normativo: Sen formula giudizi di equit in termini di abilit di base o capacit: se, tra due individui che percepiscono un reddito eguale, uno ha capacit inferiori (ad esempio un paralitico, e per spostarsi gli occorrono mezzi di trasporto speciali), egli ha un titolo valido per ottenere un maggior reddito. ?? Il concetto di capacit (o libert sostanziale) segnala una relazione tra un bene e un soggetto, che espande le opportunit del soggetto; se posseggo del riso, ho ad esempio la capacit di "fare" senza carenze nutritive. ?? Mentre la libert formale consiste nel ridurre il pi possibile la coercizione esercitata dagli altri sugli individui, quella sostanziale (o capacit) sta nella capacit di mettere in atto pi stili di vita alternativi, ossia appunto nella capacit di operare e di essere. ?? Se una persona istruita sceglie ad esempio di non leggere mai un rigo, la sua libert positiva rimane comunque pi ampia di quella dell'analfabeta. ?? Sulla base dei diritti (si ricordi, per il ruolo dei diritti, il teorema d'impossibilit del liberale paretiano) e delle opportunit di cui gode, Tizio pu comandare un insieme di panieri alternativi di beni, che compone le sue "attribuzioni" di mezzi.

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?? Ma vale anche il contrario: sulla base dei mezzi di cui ha l'attribuzione, Tizio pu allargare le proprie capacit. ?? questa bidirezionalit tra capabilities e entitlements che costituisce lo sviluppo economico: il processo circolare di ampliamento delle attribuzioni delle persone grazie all'ampliamento delle capacit, provoca, a sua volta, l'incremento delle possibilit di azione mediante l'incremento delle attribuzioni. ?? In breve, la libert sostanziale appare, alternativamente, momento e presupposto, strumento e scopo dello sviluppo economico.
Un punto di vista simile a quello di Sen sostenuto da Partha Dasgupta, che distingue tra gli elementi che compongono e quelli che determinano il benessere, per sostenere che, in molti casi importanti, certi elementi svolgono entrambe le funzioni, ossia sono appunto sia strumenti che scopi dello sviluppo: Vi sono due maniere di misurare il benessere sociale. Una di studiare i suoi costituenti, che includono ricchezza, felicit, libert di essere e di fare e, in senso ampio, le libert positive. L'altra consiste nel valutare i suoi determinanti mercantili, che sono input di merci nella produzione del benessere, quali cibo, vestiario, acqua potabile, abitazione, accesso a conoscenza e informazione, e risorse dedicate alla sicurezza nazionale. La prima procedura misura "output" (la salute, l'esercizio delle proprie abilit, le libert civili e politiche), mentre la seconda stima e aggrega gli "inputs" richiesti (spesa in cibo, vestiario, formazione, acqua potabile, abitazione e risorse dedicate alla protezione a alla promozione delle libert civili e politiche). I costituenti e i determinanti del well-being possono essere pensati come fini e mezzi, rispettivamente. I filosofi politici e morali guardano ai costituenti quale loro ovvio oggetto di studio, in contrasto con gli economisti, che dovrebbero esaminare i determinanti. Si ha qui una separazione culturale. Ma consideriamo education e skills. Si tratta di costituenti o di determinanti? Esse sono nei fatti entrambe le cose. L'acquisizione di education in parte un fine in se stessa e in parte un mezzo per incrementare il reddito futuro migliorando gli skills. L' education dovrebbe venire conteggiata due volte.

Sen presuppone che certe libert sostanziali appaiano tali a chiunque, ossia che esista una base di valori universale con cui selezionare mezzi e fini che implementano la nostra libert. E per si pu obiettare, rispetto ai mezzi: "fino a che punto" il paralitico dovrebbe avere la libert di muoversi con mezzi speciali? Per quanti viaggi? Con quanti costi, e coperti da chi? Rispetto ai fini: ci che appare una scelta libera qui e oggi, non appare tale l e ieri. Ad esempio, sempre vero che il voto di castit del frate cristiano una libera scelta, mentre il velo della donna islamica non lo ? Per secoli nella storia della cristianit la verginit stata spesso imposta, mentre oggi accade che donne islamiche in Europa scelgano di indossare il velo. Rispetto infine alla relazione tra mezzi e fini, il condizionamento derivante dal luogo e dal tempo pu essere cos enunciato: un'espansione delle capabilities in quali e quanti entitlements si traduce? E una certa lista di entitlements a quali e quante capabilities corrisponde? Insomma, sia rispetto ai mezzi, sia rispetto ai fini, sia rispetto al nesso tra i due, non facile raggiungere l'unanimit su cosa e su quanto occorre per essere pi liberi.

8) PI PREOCCUPANTE LA DISUGUAGLIANZA, LA POVERT O L' INIQUIT ?

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Non esiste una risposta generale. Pu essere importante soffermarsi su quella che, in un certo luogo e tempo, indebolisce in maggior grado gli incentivi economici.

9) QUALE RAPPORTO TRA EGUALITARISMO ED EFFICIENZA ?


Nel funzionamento del mercato pu aversi una contrapposizione tra incentivi ed eguaglianza. Poich il mercato procede associando i compensi alle prestazioni, chi ha successo guadagna di pi. Quindi la presenza d'incentivi tende ad essere un fattore di disuguaglianza. Viceversa, in una societ con imposte alte e diffusi programmi assistenziali dello Stato, chiunque pu godere di un livello di consumo non troppo dissimile da quello degli altri. Non ci sono molti incentivi a lavorare con impegno. Il problema pu essere visto alla rovescia: quanto una maggiore redistribuzione del reddito ha effetto negativo sugli incentivi? E inoltre: una maggiore sicurezza sociale non potrebbe incentivare le attivit rischiose?

10) QUAL LA PI EQUA (O GIUSTA) DISTRIBUZIONE DEL REDDITO?


--- Jeremy Bentham ??Il benessere della collettivit la somma delle utilit dei diversi individui. ??Ci implica che la societ sempre disposta a rinunciare a un dato ammontare dell'utilit di un povero se ottiene un uguale guadagno in termini dell'utilit di un ricco. ??La curva di indifferenza sociale (che in dica le combinazioni dell'utilit del soggetto 1 e del soggetto 2 alle quali la collettivit indifferente) dunque una linea retta con inclinazione pari a meno uno.

Utilit di Robinson

Utilit di Venerd
??Se invece la collettivit disposta ad accettare una diminuzione dell'utilit del povero soltanto se ci consente un aumento relativamente molto pi ampio dell'utilit del ricco, la curva di indifferenza sociale ha una curvatura.

Utilit di Robinson

Utilit di Venerd
--- John Rawls valuta il benessere sociale facendo riferimento esclusivo all'utilit dell'individuo che sta nella posizione peggiore: se l'utilit di Robinson 100 e quella di Venerd 80, l'utilit sociale pari a quella di Venerd. Se dunque l'utilit di Robinson passa da 100 a 120, salendo lungo la parte

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verticale della curva a forma di L, non si genera un benessere sociale superiore in quanto resta uguale l'utilit di Venerd. Non vi sostituibilit tra l'utilit di uno e quella di un altro: le soddisfazioni dei due sono perfettamente complementari. Secondo Rawls un assetto distributivo giusto (equo) se offre le stesse opportunit a tutti. Ci no n significa per che tutti hanno pari reddito o ricchezza, bens che Robinson guadagna "equamente" se e solo se ci migliora anche la condizione di Venerd; ossia se la disparit di guadagno fa stare entrambi meglio di come starebbero se essa non esistesse. Ad esempio, se il reddito pi elevato 800.000 e il pi basso 8.000, ci ammissibile se e solo se abbassando il reddito pi alto diminuirebbe anche quello pi basso. Invece nessun incremento, di qualsiasi ammontare, del benessere di Robinson potrebbe compensare la societ per una diminuzione del benessere di Venerd. La giustificazione un esperimento intellettuale. Supponiamo che, nella posizione originaria, tutti i membri della societ si trovino sotto un velo di ignoranza, nel senso che non sanno chi sono: se intelligenti o ottusi, intraprendenti o timorosi, abili o inabili, ricchi o indigenti, di quale sesso e razza. Essi non sono in grado di fare previsioni sulle loro posizioni future. Se viene data loro la possibilit di scegliere uno schema distributivo, essi probabilmente scelgono quello in cui migliore la condizione di chi sta peggio, in quanto non possono escludere di essere loro gli individui che staranno peggio. Dunque si ribadisce che la curva d'indifferenza sociale ha la forma di L.

Utilit di Robinson

Utilit di Venerd
Il vertice della L il punto in cui l'utilit dei due individui uguale. Se aumentiamo nelle medesime proporzioni le utilit di entrambi, ci sposteremo sul vertice di una L pi elevata. Ma se aumenta l' utilit solo di Robinson, o quella del solo Venerd, la curva rimane la stessa. Possiamo per obiettare che nulla garantisce che tutti siano, nella posizione originaria, avversi al rischio come Rawls assume: i soggetti potrebbero desiderare la ricchezza pi di quanto temano la povert. Egli inoltre ipotizza una posizione originaria che gi egualitaria: siamo tutti uguali in quanto perfettamente ignoranti su chi siamo. Ma basterebbe introdurre un'informazione limitata, per individuare differenze e asimmetrie di potere.
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--- Robert Nozick sostiene che qualunque schema distributivo giusto se deriva da un accordo volontario fra tutte le parti coinvolte. Esempio. Accettiamo come "giusta" la distribuzione D1. Un grande attore richiede agli spettatori un sovrapprezzo per essere ammirato. Dopo questi pagamenti la distribuzione sar D2. Se D1 era una distribuzione giusta, e se la gente passata di sua volont da D1 a D2, non sar giusta anche D2?. Ci vale in generale per qualsiasi allontanamento volontario da D1. Dunque non importa discutere che cos' o dovrebbe essere D1. Importa verificare che il processo che porta a D2 sia esso giusto. ?? il processo che giustifica il risultato, ovvero il mezzo che giustifica il fine e non viceversa. La giustizia sta nel rispetto delle regole e delle procedure con cui i soggetti acquisiscono le risorse e i diritti. ?? La giustizia nell'acquisizione indica che l'appropriazione iniziale della propriet deve avvenire nel rispetto delle regole del gioco. ?? La giustizia nel trasferimento indica che il passaggio della propriet tra soggetti diversi deve avvenire sulla base di un titolo valido. ?? Rispettati questi principi, qualsiasi conseguenza essa pure giusta. ?? Ci fra l'altro implica che qualsiasi risultato di mercato va accettato se nasce da scambi volontari. Questa concezione procedurale del giusto basata su una finzione: che le opzioni contrattate all'inizio non cambino strada facendo. Poich invece di solito cambiano, delle due l'una: o il consenso si mantiene in quanto fondato su ragioni convincenti per (almeno) la maggioranza (ma dunque occorre una teoria di quelle ragioni, come quelle di Bentham, Rawls e Sen), oppure si mantiene per un compromesso e deriva allora da un rapporto di forza disuguale fra i partecipanti (in contraddizione con la premessa di Nozick, secondo cui tutto procede da accordi volontari-paritari). Seguendo Sen, immaginiamo di voler assegnare un flauto ad un bambino scelto in un gruppo di tre. Se so che solo il bimbo A sa suonare e trarre piacere dalla musica, gli dar il flauto, in conformit col principio utilitaristico. Se so soltanto che il bimbo B il pi povero dei tre, gli consegner il flauto, come prescrive il principio differenziale di Rawls. Infine, se so che stato il bimbo C a costruire il flauto, glielo assegner, in base al principio di attribuzione di Nozick. I tre casi sono compatibili tra loro in quanto, nota Sen, la limitatezza dell'informazione a spiegare le differenti decisioni.

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--- Hal Varian definisce l'equit come assenza d'invidia. ?? Se l'individuo 1 preferisce il paniere di beni dell'individuo 2 al proprio, si dice che invidia l'altro. ?? Partiamo da una allocazione che distribuisce i beni in parti eguali: in essa l'invidia, per definizione, manca. ?? Ora i beni sono oggetti di scambio concorrenziale. I soggetti sceglieranno i panieri che massimizzano la loro utilit, dati i prezzi e il loro reddito. ?? Perci, una volta avvenuto lo scambio, ciascuno possieder un paniere diverso da quello iniziale. ?? Poich tutti partivano con redditi identici, ogni paniere a disposizione dell'individuo 1 disponibile anche per l'individuo 2. ?? Ma se 1 ha scelto un paniere diverso da quello scelto da 2, egli lo preferisce: dunque no n pu invidiare 2. E nemmeno 2 pu invidiare 1. Ma rilevante partire da un'allocazione egualitaria posta in un mercato di concorrenza perfetta (nel quale, cio, nessuno ha potere sugli altri)? Inoltre, un'allocazione senza invidia nulla ci dice sulla distribuzione del benessere. L'individuo 1 pu essere insoddisfatto del proprio paniere, eppure detestare i beni del paniere dell'individuo 2, e quindi non invidiarlo.

11) PERCH I REDDITI DIFFERISCONO?


Un tentativo d'identificare i fattori che portano al successo o al fallimento economico include almeno questi elementi: ?? Famiglia. L'influsso familiare pu plasmare le motivazioni e i comportamenti. Inoltre l'ambiente familiare pu dare benefici direttamente economici ("essere nel giro"). ?? Capitale umano. Si veda la lezione 25. ?? Talento. difficile misurare l'abilit personale innata, e ancora pi difficile separarla dai due fattori precedenti. ?? Fortuna. Il reddito appare come il prodotto di un elevato numero di fattori casuali indipendenti (il calciatore che esordisce in serie A perch il titolare si infortunato, ecc.) che possono operare simultaneamente o nel tempo. ?? Ricchezza. Le differenze di reddito hanno talvolta origine nella trasmissione ereditaria dei patrimoni. I ricchi perpetuano la propria posizione nel tempo e lungo le generazioni con un meccanismo da "pozzo di S.Patrizio" (quanto pi guadagnano, tanto pi sono in grado di risparmiare e investire e quindi di aumentare le loro possibilit di ottenere ulteriori guadagni).

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?? Limiti alla concorrenza sui me rcati del lavoro. Le libere professioni comportano delle " esclusive" (soltanto gli ingegneri, gli architetti e i geometri possono avallare progetti di costruzione; soltanto i medici possono prescrivere cure ed eseguire interventi chirurgici, ecc.) e delle tariffe minime. Quasi tutti i rapporti di lavoro subordinato sono regolati da contratti collettivi che determinano le retribuzioni minime. Cos si crea in questi mercati una competizione per il posto, pi che una competizione sul salario: il livello retributivo rimane alto, anche quando tanti aspirerebbero a subentrare in quei lavori con paghe inferiori. A parte fattori sfuggenti come il talento e la fortuna, tutti gli altri fattori rimandano ad asimmetrie di potere nella societ.

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28. Come funzionano i mercati

Efficienza dei mercati competitivi

Il tema dell'efficienza dei mercati competitivi rappresenta la sintesi ed il coronamento della microeconomia neoclassica. Lo tratteremo seguendo tre schemi espositivi: uno molto intutivo, uno analiticamente pi rigoroso ed infine, in appendice, richiamando lo schema dell'Equilibrio economico generale. [1] Affinch l'economia sia efficiente in senso paretiano, deve soddisfare tre condizioni: ?? Efficienza nello scambio (ES) o allocativa. I beni devono essere distribuiti tra i soggetti in modo tale che non si possano ottenere ulteriori vantaggi dallo scambio. ?? Efficienza nella produzione (EP). L'economia deve essere sulla sua Frontiera delle possibilit produttive. ?? Efficienza nella composizione del prodotto finale (EC). L'economia deve produrre un mix di beni che rifletta le preferenze dei consumatori. La ES richiede che tutti i soggetti abbiano lo stesso Saggio marginale di sostituzione (SMS).
Se il SMS di Robinson tra mele e arance 2, egli disposto a rinunciare a 2 mele per 1 arancia in pi. Il SMS tra mele e arance di Venerd 1: disposto a rinunciare a 1 mela per 1 arancia. Poich i loro SMS non sono uguali, si pu migliorare la posizione di uno senza peggiorare quella dell'altro (oppure si pu migliorare la posizione di entrambi). Supponiamo infatti di togliere 1 arancia a Venerd che Robinson pagherebbe con 2 mele. Se Robinson per cedesse solo 1,5 arancie a favore di Venerd, entrambi starebbero meglio: entrambi guadagnerebbero 0,5 arance rispetto al proprio SMS. Rinunciando ad arance per mele, il SMS di Venerd aumenta: vuole sempre pi mele per ogni arancia addizionale a cui rinuncia. Analogamente, rinunciando a mele per avere pi arance, il SMS di Robinson diminuisce: disposto a rinunciare a meno mele per ciascuna arancia aggiuntiva che ottiene. Quando i due SMS saranno uguali, lo scambio cesser.

L'EP richiede che il Saggio marginale di trasformazione (SMT) tra due fattori qualsiasi in due imprese qualsiasi sia uguale.
Consideriamo le industrie dell'acciaio e dell'auto. Nella prima il SMT tra spese di capitale e lavoro di 2 milioni; ossia, se si impiega un lavoratore in pi, si risparmiano 2 milioni in attrezzature (o, il che lo stesso, 2 macchine da 1 milione possono sostituire 1 lavoratore). Nella seconda il SMT 1 milione; 1 macchina da 1 milione sostituisce 1 lavoratore.

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Se 1 lavoratore migra dall'auto all'acciaio, libera 2 macchine. Una di queste pu essere trasferita nell'industria dell'auto. Ma rimane 1 macchina, che pu essere impiegata per accrescere l'output nel settore dell'acciaio, dell'auto o altrove. Aumentando i lavoratori nelle acciaierie, la produttivit marginale del lavoro dimunuir; mentre, riducendo i lavoratori nel settore dell'auto, la PM del lavoro crescer. Viceversa per le macchine. Alla fine i SMT saranno pari nelle due industrie.

L'EC richiede che l'economia operi nel punto della Frontiera delle possibilit produttive (FPP) che riflette le preferenze dei consumatori.
L'inclinazione della FPP ci dice di quanto pu aumentare un bene misurato lungo l'asse verticale, se l'economia rinuncia ad 1 unit del bene misurato lungo l'asse orizzontale: ilSMS. L'EC richiede che il SMS dei consumatori eguagli il SMT. Supponiamo che il SMS tra mele e arance sia 2, ossia gli individui sono disposti a rinunciare a 2 mele per 1 arancia in pi. Il SMT sia invece 1, cio devono rinunciare solo a 1 mela per ottenere 1 arancia in pi. Conviene alle imprese aumentare la produzione di arance e ridurre quella di mele. Sappiamo che in libera concorrenza i consumatori eguagliano i SMS al prezzo relativo di quei due beni, cos come i produttori eguagliano i SMT al prezzo relativo di quei due input. Ricordiamo perch ci accade. ??Per Francesca il SMS tra CD e caramelle 20, ossia disposta a rinunciare a 20 caramelle per avere un CD in pi. Il prezzo relativo 15, in quanto i CD costano 15 euro e le caramelle 1 euro. A Francesca conviene acquistare pi CD e meno caramelle, dato che deve rinunciare solo a 15 caramelle per un CD. Ci dura finch il suo SMS supera il prezzo relativo. (E veceversa, a favore delle caramelle, se il SMS inferiore al prezzo relativo). Quando il SMS eguaglia il prezzo relativo, le conviene non variare i suoi acquisti. ??Abbiamo un'impresa che produce sia mele che arance, se rialloca il lavoro dalle mele alle arance, la produzione delle prime diminuisce (di 2 casse) e quella delle seconde aumenta (di 1 cassa). Il SMS 2. Se una cassa di mele viene venduta a 4 euro e una cassa di arance a 10 euro, l'impresa perde 8 euro sulla vendita di mele ma ne guadagna 10 su quella di arance. Le conviene continuare a spostare risorse dalle mele alle arance finch il SMT non eguaglia il prezzo relativo. (Sarebbe lo stesso se mele e arance fossero prodotte da imprese diverse).

Se consumatori e produttori affrontano entrambi lo stesso prezzo relativo, il SMS eguaglia il SMT. Pertanto, il mercato concorrenziale d luogo a un'allocazione delle risorse efficiente in senso paretiano.

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[2] Come sappiamo, limpresa combina i fattori produttivi al fine di ottenere la quantit di output che consenta di massimizzare il livello di profitto. Sappiamo anche che limpresa opera in un contesto (il mercato perfettamente concorrenziale) che la sollecita attraverso la competizione ad adottare tra tutte le possibili combinazioni dei fattori produttivi, quella che appare la pi efficiente in funzione del perseguimento dei propri scopi. Abbiamo definito "tecnica produttiva" ogni combinazione dei fattori produttivi tesa ad ottenere determinati livelli di output. Definiamo adesso come tecnica produttiva efficiente o tecnica Pareto-efficiente una combinazione dei fattori produttivi tale che - considerati i livelli di conoscenze e quelli delle tecnologie - non esiste alcunaltra tecnica che consenta (a parit degli input utilizzati) una quantit maggiore di output. Detto in altro modo una tecnica efficiente quando non esiste unaltra tecnica che permetta di ottenere la stessa quantit di output con una quantit minore di un input, senza che debba crescere la quantit utilizzata di qualche altro output. (Questa precisazione opportuna perch la stessa quant it di prodotto pu essere ottenuta con differenti tecniche, ovvero combinando tra loro quantit diverse di fattori produttivi). Per quanto riguarda la produzione, poich non possiamo sommare tra di loro servizi di fattori produttivi eterogenei come il capitale e il lavoro, possiamo dire che una tecnica produttiva superiore in senso paretiano ad unaltra quando permette di ottenere la stessa quantit di prodotto utilizzando una quantit minore dei servizi di almeno un fattore produttivo senza che debba aumentare la quantit utilizzata degli altri fattori. Di conseguenza una tecnica efficiente in senso paretiano quando nessun altra tecnica le superiore. ovvio che si pu avere pi di una tecnica efficiente per produrre la stessa quantit di un bene, quando al diminuire dei servizi di un fattore produttivo aumenta lutilizzazione dei servizi di un altro fattore. Il concetto di efficienza paretiana cio un concetto relativo, che permette di ordinare le tecniche secondo il criterio detto, ma non permette di individuare una sola tecnica in assoluto superiore a tutte le altre. Labbandono delle ipotesi di misurabilit cardinale e di confrontabilit interpersonale delle utilit impone a Pareto di rivedere anche la definizione di massimo di utilit sociale. Infatti palese che le utilit di individui diversi non sono confrontabili, cio le sensazioni derivanti dal consumo dei beni sono strettamente personali e non c modo di stabilire una scala di misurazione delle utilit comune a tutti gli individui. Per questa ragione non possibile sommare lutilit di individui diversi. Ma allora non appare pi possibile dire che un determinato stato del mondo preferibile ad un altro, perch non possibile sommare le utilit di individui diversi e vedere in quali circostanze la somma risulta massimizzata.

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Pareto riesce per a definire quando si realizza il massimo di soddisfazione per una collettivit. Possiamo infatti definire una posizione come preferita rispetto ad unaltra per la collettivit quando, spostandoci dalla seconda alla prima aumenta la soddisfazione di un soggetto senza che peggiori quella di nessun altro. Questa posizione preferibile per la societ perch almeno un soggetto la preferisce sicuramente, mentre nessun altro soggetto preferisce la posizione di partenza. Ne deriva che si definisce una posizione di ottimo paretiano quella rispetto alla quale non esistono posizioni pareto-preferite, cio una posizione dalla quale non possiamo spostarci per migliorare la soddisfazione di uno o pi soggetti senza peggiorare la soddisfazione di almeno un altro soggetto. Anche in questo caso il concetto di ottimo un concetto relativo, perch non possibile ordinare e confrontare tra loro tutte le posizioni possibili, cio sempre possibile, partendo da una posizione, trovarne un'altra nella quale migliora la soddisfazione di qualcuno e peggiora quella di qualcun altro. Il criterio di Pareto non ci permette di ordina re queste due posizioni, cio di dire quale delle due preferibile. Se vogliamo tradurre il criterio di Pareto in termini di votazioni, esso ci dice che si pu accettare il risultato del voto solo quando almeno un voto a favore di una alternativa e non c nessun voto contrario, mentre non possibile scegliere quando alcuni voti sono a favore di una posizione e alcuni a favore dellaltra, non potendo essere accettata la votazione a maggioranza perch non conosciamo quanto pesa il voto di ciascuno, cio quanto vale lutilit di ciascun soggetto. In questo senso, dato che non possibile il confronto interpersonale di utilit, non si pu nemmeno ipotizzare che il voto di un soggetto uguale a quello di tutti gli altri. Pareto dimostra che un economia di mercato concorrenziale tende a raggiungere una posizione di ottimo paretiano. Prendiamo uneconomia di puro scambio. Supponiamo che tale economia sia composta da due soli soggetti, A e B ed esistano due soli beni X e Y. Supponiamo inoltre che i soggetti ricevano una dotazione dei due beni. Per i nostri scopi non necessario sapere come i soggetti sono venuti in possesso delle quantit dei due beni (possono essere piovute dal cielo o essere state regalate da qualche benefattore od essere state prodotte in passato). Ci che importante che al momento in cui possono cominciare gli scambi non sia possibile aumentare le quantit dei due beni presenti nel nostro piccolo sistema economico. I soggetti possono decidere solo se consumare le loro dotazioni iniziali o scambiare tra loro i beni per migliorare il proprio benessere. Per rappresentare la struttura delle preferenze dei consumatori possiamo ricorrere alle loro mappe di curve di indifferenza.

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A1

A2

A3

B1

B2

B3

0A

0B

La figura sopra rappresenta le mappe di indifferenza per A e per B. La quantit dei due beni presenti nel sistema economico, e quindi le quantit che al massimo uno dei due soggetti pu consumare, sono rappresentate dalla lunghezza delle ordinate e delle ascisse Y e X. Per vedere se e qua nto i soggetti avranno convenienza ad effettuare gli scambi conviene sovrapporre le due mappe delle curve di indifferenza, ruotando di 180 la mappa di B. In questo modo otteniamo la scatola di Edgeworth, cio un rettangolo nel quale il vertice in basso a sinistra rappresenta lorigine per A, il vertice in alto a destra rappresenta lorigine per B, la base la quantit esistente del bene X e laltezza la quantit esistente del bene Y. Come si nota, mentre le curve di indifferenza di A sono rimaste immutate, ora le curve di indifferenza di B sono rovesciate, poich lorigine per Y in alto a destra e la sua utilit migliora mano a mano che ci si sposta verso il basso a sinistra, in quanto aumentano le qua ntit di beni consumate.
0B Y A1 A2 A3

B3 0A

B2

B1 X

Un punto allinterno della scatola di Edgeworth rappresenta una allocazione dei beni, cio rappresenta come le quantit date di X e di Y sono distribuite tra A e B

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XB Y C

0B

YA

YB

0A

XA

Nella figura sopra il punto C indica che A in possesso della quantit XA del bene X e della quant it YA del bene Y. Poich le quantit totali dei due beni sono date, ne discende che sono determinate anche le quantit in possesso di B, che sono rispettivamente X-XA = XB e Y-YA = YB (ricordiamo che le quantit in possesso di B si leggono a partire dallorigine 0B ). A questo punto possiamo chiederci se i due consumatori sono soddisfatti delle loro dotazioni iniziali o possono migliorare la loro posizione scambiandosi tra loro i beni. Per questo dobbiamo tracciare le curve di indifferenza, come in figura sotto.
XB Y A1 YA C YB 0B

B1 0A XA X

Nella figura possiamo vedere che lallocazione C si trova allintersezione delle curve di indifferenza A1 e B1 . Rispetto a questa allocazione, tutte le allocazioni allinterno della lente colorata delimitata dalle due curve di indifferenza, permettono di ad entrambi i soggetti di raggiungere curve di indifferenza pi alte, cio migliorano la loro soddisfazione. Ne consegue che entrambi i soggetti potranno scambiare tra loro i beni per raggiungere curve di indifferenza pi elevate. In particolare, nella situazione rappresentata dalla figura A vorr cedere una parte della quantit di Y in suo possesso per aumentare la dotazione di X, mentre B vorr cedere una parte della quantit di X per aumentare la dotazione di Y. Dobbiamo ora chiederci fino a quando dureranno gli scambi, cio quan-

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do si raggiunger una posizione tale per cui non si potr migliorare la situazione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro. E chiaro che quando sar raggiunta una tale posizione non vi saranno pi scambi volontari, perch un soggetto non avr pi convenienza ad effettuarli.
XBE Y A1 A2 C YAE E YBE 0B

B2 0A XAE

B1 X

La figura sopra mostra quando tutti gli effetti mutuamente benefici dello scambio sono stati ottenuti. Nel punto E i due soggetti hanno raggiunto le curve di indifferenza A2 e B2 . La particolarit di queste curve che sono tangenti. chiaro che il soggetto A non potrebbe raggiungere una curva di indifferenza pi alta di A2 senza che il soggetto B sia costretto a posizionarsi su una curva pi vic ina allorigine 0B rispetto a B2 e viceversa. Per questo motivo gli scambi cessano quando si raggiunge il punto E. Alcune osservazioni possono essere fatte: 1. il mercato concorrenziale tende a raggiungere una situazione di ottimo paretiano, cio lasciando gli individui liberi di scambiare i beni, si arriver ad una situazione in cui tutti i possibili vantaggi dello scambio sono raggiunti; 2. nel punto di ottimo le curve di indifferenza dei diversi soggetti sono tangenti tra loro. Poich nel punto di tangenza le curve hanno la stessa pendenza e poich la pendenza delle curve di indifferenza misura il SMS, ne deriva che nel punto di equilibrio i soggetti economici hanno lo stesso saggio marginale di sostituzione, ovvero SMSA=SMSB . Inoltre, poich sappiamo che i cons umatori massimizzano il loro benessere eguagliando il rapporto tra i prezzi di mercato e il saggio marginale di sostituzione, ne deriva che nel mercato concorrenziale si formeranno rapporti di scambio tra i beni tali da assicurare una situazione di equilibrio di ottimo paretiano. 3. Le posizioni di ottimo paretiano, date le quantit di beni esistenti sul mercato, sono molteplici. Guardando la figura sotto, a partire dal punto C, a seconda

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della abilit contrattuale dei due soggetti, si sarebbe potuto raggiungere il punto P, in cui tutti i vantaggi dello scambio vanno al soggetto A, mentre il soggetto B resta indifferente, il punto Q, in cui tutti i vantaggi vanno al soggetto B, mentre A resta indifferente o un altro punto intermedio, rappresentante un punto di tangenza tra diverse curve di indifferenza dei consumatori. Inoltre, partendo da una diversa allocazione iniziale dei beni si sarebbe potuto raggiungere, ad esempio, il punto R, anchesso un punto di ottimo paretiano, dato che vale anche qui la condizione di tangenza tra le curve di indifferenza. Nella figura sotto tutte le possibili posizioni di ottimo paretiano sono rappresentate dalla curva che unisce lorigine 0A allorigine 0B, nota come curva dei contratti.
0B Y C P E Q R

0A

Il criterio di Pareto non ci permette, come abbiamo gi avvertito, di ordinare tutte le possibili allocazioni. Evidentemente non possibile confrontare tra loro le allocazioni ottime, poich il passaggio dalluna allaltra implica necessariame nte il miglioramento della soddisfazione di un soggetto e il peggioramento della soddisfazione dellaltro. Per di pi, non possiamo neanche dire che il punto R, che un punto di ottimo, Pareto-superiore al punto C, che non di ottimo, poich, nel passaggio da C ad R, A migliora sicuramente la sua soddisfazione, ma B si trova in una situazione peggiore. Rispetto a queste due posizioni possiamo solo dire che una, rappresentata dal punto R ottima, cio efficiente e laltra, rappresentata dal punto C, non lo . Infine il criterio di Pareto non dice nulla riguardo allequit dellallocazione. La posizione R in figura sopra una posizione palesemente squilibrata a favore di A, che pu consumare quantit notevoli di entrambi i beni, me ntre B pu consumarne solo quantit relativamente piccole. Questa posizione, quindi, secondo diversi criteri di equit, pu risultare non accettabile. Tuttavia, secondo Pareto, non possibile pervenire ad un criterio oggettivamente valido di equit, che non presupponga

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cio un giudizio di valore non dimostrabile scientificamente, quale, ad esempio, il criterio che privilegia il guadagno di soddisfazione dei poveri rispetto alla perdita di soddisfazione dei ricchi quando si redistribuisce il reddito. Con leconomia del benessere Paretiana il criterio di efficienza economica si separa da ogni considerazione relativa allequit. Tuttavia la moderna economia del benessere riconosce che le situazioni eccessivamente squilibrate, e quindi inique, possono creare instabilit nella societ e mettere in discussione la possibilit di raggiungere lefficienza. In questo caso si ammette lopportunit di ridistribuire le dotazioni iniziali per correggere liniquit, ma si afferma la necessit di lasciare al mercato il compito di raggiungere lottimo paretiano e quindi lefficienza.

APPENDICE Nello schema dell'Equilibrio economico generale lobiettivo di chiarire quale la logica astratta di funzionamento di una complessa economia di mercato. In questo quadro viene messa in evidenza linterdipendenza tra i singoli mercati, poich si ricerca il meccanismo attraverso il quale il comportamento atomistico di tanti soggetti che prendono le loro decisioni senza conoscere le decisioni degli altri soggetti conduce ad un equilibrio economico generale, cio ad un equilibrio simultaneo di tutti i mercati. Per comprendere la ragione dellinterdipendenza tra tutti i mercati pensiamo ad esempio al mercato delle automobili. Se aumenta la domanda di automobili, ferme restando le cond izioni di offerta, i produttori saranno spinti ad aumentare la quantit di automobili offerta. Per far ci dovranno aumentare la loro domanda degli input, ad esempio dellacciaio. Quindi si modificano le condizioni di equilibrio nel mercato dellacciaio e questo a sua volta influenzer altri mercati, provocando infine, verosimilmente, un mutamento anche delle condizioni iniziali di offerta nel mercato delle stesse automobili. In generale per interdipendenza si intende la possibilit che la variazione di uno dei prezzi dei beni e servizi presenti sul mercato comporti, in generale: 1. la variazione delle quantit scambiate di tutti i beni e servizi 2. la variazione dei prezzi di tutti gli altri beni e servizi 3. ed infine che le due variazioni considerate nei punti 1. e 2. retroagiscano a loro volta sulle condizioni di mercato del bene il cui prezzo originariamente mutato. Il tipo di indagine che ne deriva necessariamente astratta, cio deve partire da una semplificazione e schematizzazione delle condizioni in cui operano i mercati. In generale si assume che tutti i me rcati siano perfettamente concorrenziali. Con questa condizione si presuppone che gli agenti economici non possano, qualsiasi decisione prendano, modificare singolarmente i prezzi di mercato, ovvero considerino i prezzi di mercato come dei dati. Lipotesi di concorrenza perfetta risponde anche ad una precisa esigenza: lobiettivo della teoria quello di studiare la logica, le leggi fondamentali, di un economia di mercato e dunque occorre isolare queste leggi astraendo dai possibili attriti che ne modificano il comportamento nei casi concreti. Lipotesi di assenza di limitazioni alla concorrenza dei soggetti economici svolge dunque un po la stessa funzione dellipotesi di a ssenza dellattrito dellaria quando si studia la legge della caduta dei gravi. La rappresentazione del modello di equilibrio economico presuppone lesistenza di quattro submercati: il mercato dei beni, il mercato dei servizi dei fattori produttivi, il mercato dei beni capitali e

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il mercato della moneta. In ciascuno di questi mercati il comportamento dei soggetti economici rappresentato da una serie di equazioni. La prima condizione (necessaria, ma non sufficiente) perch possa esistere un equilibrio che il numero di equazioni indipendenti sia uguale al numero delle incognite. Il risultato sar una serie di prezzi non negativi (uno per ogni bene e servizio scambiato) tali per cui in tutti i mercati la domanda eguaglia lofferta (ovvero la somma algebrica delle quantit domandate e vendute nulla). In corrispondenza di questi prezzi di equilibrio le famiglie massimizzano la propria funzione di utilit, nei limiti del bilancio a loro disposizione, mentre le imprese ma ssimizzano i propri profitti, rispettando i vincoli tecnologici. Inoltre il profitto massimo per tutte le imprese, in condizioni di concorrenza perfetta, risulta nullo. In altri termini si ha equilibrio quando esiste una configurazione di prezzi tale che: 1. i consumatori sono in grado di ottenere tutte le quantit dei beni e servizi che desiderano acquistare e di vendere le quantit dei servizi dei fattori produttivi in loro possesso che desiderano offrire 2. le imprese sono in grado di vendere le quantit desiderate di beni e servizi prodotti e di acquistare le quantit desiderate dei servizi dei fattori produttivi 3. In ciascun mercato le quantit domandate sono uguali alle quantit offerte, cio i prezzi sgombrano i mercati. Ipotizziamo un sistema economico in cui esistono solo il mercato dei beni di consumo e il mercato dei servizi dei fattori produttivi. Inoltre immaginiamo che nel mercato dei beni siano disponibili solo due beni, che chiameremo X e Y, e che nel mercato dei servizi dei fattori produttivi siano scambiati solo i servizi del lavoro, la cui quantit data L e i servizi dei beni capitali, la cui quantit data K. Le dotazioni di capitale e lavoro non sono aumentabili: i beni capitali sono stati prodotti nel passato, durano indefinitamente e non sono pi prodotti nel sistema economico, mentre il lavoro disponibile dipende dalla popolazione L. Il bene X e il bene Y, ovviamente, sono domandati dalle famiglie e offerti dalle imprese. La quant it domandata tale per cui diminuisce al crescere del suo prezzo e al diminuire del prezzo dellaltro bene (effetto sostituzione) e cresce al crescere del reddito delle famiglie rappresentato dal salario w e dal prezzo dei servizi del capitale r, mentre le imprese aumentano la quantit offerta dei beni al crescere del loro prezzo. I servizi del lavoro e del capitale, invece, sono domandati dalle imprese e offerti dalle famiglie che possiedono i fattori di produzione. Un aumento del salario reale o del prezzo dei servizi del capitale, ha come conseguenza un aumento delle quantit offerte di lavoro e capitale, cio le famiglie sono indotte, dalla maggiore retribuzione, a lavorare di pi, me ntre le imprese diminuiscono lofferta dei beni, in conseguenza dei maggiori costi di produzione. Tali ipotesi si possono tradurre in un sistema di equazioni che riflette il comportamento delle famiglie e delle imprese: 1. Domanda di mercato del bene X = Dx = Dx (px , py , w, r) Cio la domanda del bene X dipende dal ( funzione Dx del) prezzo del bene X, dal prezzo del bene Y, dal saggio di salario e dal prezzo dei servizi del capitale, che determinano il reddito delle famiglie. 2. Offerta di mercato di X = Sx = Sx (px , py , w, r) Anche lofferta del bene X dipende da ( funzione del) il prezzo del bene X, ma anche dal prezzo del bene Y, poich i prezzi relativi determinano la convenienza di produrre un bene piuttosto che un altro e dai costi di produzione, cio dal prezzo dei servizi dei fattori produttivi. Il ragionamento svolto sopra vale ovviamente anche per il bene Y, per cui possiamo facilmente scrivere le equazioni di domanda e di offerta, che saranno del tutto simili a quelle del bene X 3. Domanda di mercato del bene Y = Dy = Dy (px , py , w, r) 4. Offerta di mercato di Y = Sy = Sy (px , py , w, r)

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5. Domanda di mercato dei servizi del lavoro L = DL = DL(px , py , w, r). La domanda di mercato, da parte delle imprese, dei servizi del lavoro, dipende ovviamente dal saggio di salario w, ma anche dal prezzo dei servizi del capitale r. Infatti il rapporto tra i prezzi dei servizi dei fattori produttivi determina la convenienza ad utilizzare tecniche ad alta intensit di lavoro o ad alta intensit di capitale. Ma ovviamente dipende anche dal prezzo dei beni px e py , che, confrontati con i costi, determinano quanto conveniente produrre, e quindi quanto lavoro domandare. 6. Offerta di mercato dei servizi del lavoro L = SL= SL(px , py , w, r). Anche in questo caso le famiglie decideranno quanto lavoro offrire in base al suo prezzo, cio il saggio di salario w, ma anche in base al prezzo dei servizi del capitale r. Ovviamente le famiglie decideranno la loro offerta non in base al reddito nominale, ma a quello reale, cio alla quantit di beni che potranno acquistare, che dipende dai prezzi px e py . Lo stesso ragionamento vale per la domanda e lofferta dei servizi dei beni capitale, per cui possiamo scrivere 7. Domanda di mercato dei servizi del capitale K = DK = DK(px , py , w, r). 8. Offerta di mercato dei servizi del capitale K = S K = SK(px , py , w, r). Le otto equazioni precedenti formalizzano il comportamento delle famiglie e delle imprese. Perch in tutti i mercati vi sia equilibrio simultaneo, occorre che in ciascuno di essi vi sia eguaglianza tra domanda ed offerta. Possiamo quindi scrivere le quattro condizioni di equilibrio 9. Condizione di equilibrio nel mercato di A ? Da = Sa 10. Condizione di equilibrio nel mercato di B ? Db = Sb 11. Condizione di equilibrio nel mercato di L ? DL = SL 12. Condizione di equilibrio del mercato di K ? Dk = SK Abbiamo un sistema con 12 incognite (i prezzi px , py , w e r, le quantit domandate Dx , Dy , DL, DK, e le quantit offerte Sx , Sy , SL, SK). La condizione perch esista una soluzione a questo sistema che il numero delle equazioni indipendenti sia uguale al numero delle incognite. Questa condizione necessaria ma da sola non sufficiente a garantire che lequilibrio sia economicamente significativo, ma in questa semplice esposizione non consideriamo le altre condizioni. In effetti abbiamo scritto 12 equazioni, ma una di esse non indipendente dalle altre. Infatti se sappiamo che tutti i me rcati tranne uno sono in equilibrio, anche lultimo mercato deve necessariamente essere in equilibrio. possibile comprendere questa affermazione intuitivamente. Se il mercato di un bene (ad esempio il bene X) in equilibrio, e lo sono anche i mercati dei servizi del lavoro e del capitale, ne deriva che conosciamo gi il reddito dei consumatori, che hanno venduto alle imprese esattamente la qua ntit di servizi voluta e ricevuto le relative remunerazioni ( wL+rK ). Poich sappiamo quanto le famiglie hanno speso per il bene X ( px A) e sappiamo che sono soddisfatte della loro scelta, cio che a quel prezzo hanno acquistato esattamente la quantit di X che intendevano acquistare, resta per ci stesso determinata la spesa delle famiglie per il bene Y, cio ( wL+rK )- px X. Inoltre le famiglie debbono essere riuscite ad acquistare tutta la qua ntit del bene Y desiderata al prezzo di mercato, altrimenti avrebbero dovuto rivedere i loro piani di utilizzazione o di acquisizione del reddito, ma come sappiamo tanto il mercato del bene X che i mercati dei servizi dei fattori sono in equilibrio, il che vuol dire che le famiglie non hanno convenienza a rivedere questi piani. Dallaltra parte le imprese hanno acquistato esattamente le quantit desiderate dei servizi dei fattori produttivi al prezzo di mercato, e hanno venduto esattamente la quantit del bene X (il cui mercato in equilibrio) desiderata al prezzo prevalente. Ma perci stesso debbono essere soddisfatte delle quantit offerte del bene Y. Infatti le imprese, per modificare lofferta del bene Y, dovrebbero aumentare o diminuire i servizi dei fattori impiegati nella sua produzione e quindi, quanto meno, cambiare o la domanda di un fattore produttivo o lofferta dellaltro bene, ma questo contraddice lipotesi che tutti gli altri tre mercati siano gi in equilibrio. Ne consegue che lofferta e la domanda

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di Y sono in equilibrio, poich tanto le famiglie che le imprese sono soddisfatte delle scelte effettuate. Di conseguenza, se tutti gli altri mercati sono in equilibrio lo deve essere anche lultimo. Questa propriet dellequilibrio economico generale nota come legge di Walras. Abbiamo quindi solo 11 equazioni indipendenti. Il sistema pu tuttavia essere risolto ponendo arbitrariamente uguale ad uno il prezzo di uno dei beni o servizi ed in questo possiamo ottenere i prezzi relativi. In effetti, siamo interessati a conoscere i rapporti di scambio tra i beni, mentre non ha alcun senso, allinterno di questo ragionamento, parlare di prezzi assoluti. Infatti i prezzi esprimono le grandezze omogenee in termini di una qualche unit di misura, che non altro che una delle grandezze misurate che assume questa funzione. Si dice che il bene che svolge questa funzione, ad esempio il bene A, svolge la funzione di numerario. Ponendo px = 1, otteniamo la nostra dodicesima equazione ind ipendente e esprimiamo il prezzo del bene Y, il saggio di salario e il prezzo dei servizi del capitale in termini del rapporto di scambio col bene X. Come si raggiungono sul mercato queste condizioni di equilibrio? Per evitare la possibilit che alcuni scambi possano essere effettuati a prezzi che non garantiscono leguaglianza tra domanda ed offerta, si descrivono le contrattazioni sulla base di un mercato dasta in cui presente la figura del banditore. Per ciascun mercato il banditore grida un prezzo e verifica lofferta e la domanda del bene a quel prezzo. Se il prezzo non di equilibrio, se ad esempio la domanda risulta maggiore dellofferta il banditore abbasser il prezzo e viceversa. Il banditore continuer a gridare prezzi, secondo la regola ora enunciata, fino a quando non si raggiunger leguaglianza tra quantit domand ata e quantit offerta e solo a quel momento potranno essere effettuati gli scambi. I venditori e gli acquirenti non possono fare altro che prendere come dati i prezzi gridati dal banditore e decidere le quantit che desiderano domandare ed offrire a quel prezzo. Ne deriva che sono i prezzi la variabile indipendente e che sono gli aggiustamenti sul prezzo a dirigere il sistema economico verso lequilibrio.

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29-30. Bilancio problematico della microeconomia

Razionalit ottimizzante Efficienza dei mercati competitivi Leggi dei rendimenti marginali decrescenti

Quella presentata nelle lezioni del modulo di Microeconomia la teoria neoclassica o marginalistica. Le sue ambizioni sono grandi: Esiste una sola scienza sociale: la scienza economica. Ci che le conferisce il suo potere imperialistico ed espansionistico il fatto che le nostre categorie di analisi - quali la scarsit, i costi, le preferenze, gli incentivi - possiedono un'applicabilit davvero universale. Ancor pi importante che noi economisti strutturiamo questi concetti negli algoritmi, distinti ma fra loro correlati, dell'ottimizzazione per quanto concerne l'analisi delle decisioni individuali, e dell'equilibrio per quanto attiene l'analisi a livello sociale. Si pu pertanto affermare che l' economics costituisce una sorta di grammatica universale delle scienze sociali (Jack Hirshleifer). Queste tre lezioni presentano un bilancio problematico della teoria microeconomica neoclassica. Ci concentriamo su altrettanti "pilastri" di quella teoria: ?? l'idea della razionalit ottimizzante, ?? l'idea di efficienza dei mercati competitivi, ?? la legge dei rendimenti marginali decrescenti (cos dell'utilit come della produttivit).

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1] RAZIONALIT OTTIMIZZANTE La razionalit "perfetta", propria della microeconomia tradizionale, un concetto normativo: come dovrebbe agire un individuo per raggiungere nel modo pi conveniente un certo obiettivo? Essa riguarda dunque la scelta ottimale dei mezzi per ottenere un fine. ?? L'economista individua anzitutto un insieme chiuso e limitato di alternative (es. panieri di beni di consumo, tecniche produttive, calciatori) accessibili, date le risorse o i mezzi. ?? Assume poi che il soggetto abbia delle preferenze su ogni alternativa dell'insieme. E che ordini queste preferenze, o gusti, in maniera: Antisimmetrica. Se y preferito ad x , allora il giudizio secondo cui x preferito ad y non appartiene all'ordinamento. Esempio. Se sostengo che Tizio pi intelligente di Caio, non posso contemporaneamente giudic are Caio pi intelligente di Tizio. Si tratta di un requisito di logica pura, che d coerenza alla scelta. Transitiva. Se, nell'ordinamento, lo stato y migliore di x , e z migliore di y, allora anche z migliore di x . Esempio. Un consumatore "intransitivo", posto davanti ai panieri x, y e z sarebbe nei pasticci perch, qualsiasi paniere scelga, ve ne sarebbe sempre uno ad esso preferito. Preferisce le fragole al gelato, il gelato al tiramis, ed il tiramis alle fragole. Se mi facessi pagare una lira offrendogli cicli241

camente il bene che preferisce, potrei "mungere" all'infinito quel consumatore: a) gli offro fragole al prezzo che vuole; b) appena mi paga, gli propongo gelato per un centesimo in pi; c) appena mi paga il centesimo, gli offro tiramis per un centesimo in pi, e cos via. La transitivit un' ipotesi sul comportamento degli agenti. Essa richiede che i sogge tti: a) abbiano conoscenza completa di tutte le alternative, per ordinarle secondo le proprie preferenze; b) abbiano il controllo completo dei risultati di ogni alternativa, i quali cio non sono influenzati dalle scelte altrui; c) abbiano capacit di calcolo sempre adeguate ai problemi di scelta. Completa : per tutte le possibili coppie di alternative, sono in grado di stabilire se preferisco x ad y, o y ad x , o se valuto x esattamente quanto y. Esempio. Chi il miglior calciatore tra Vieri e Nesta? come confrontare mele e arance. Ma allora non esiste una scelta migliore. Dipende dalla squadra che stiamo costruendo. Le decisioni importanti comportano spesso opzioni incommensurabili. La scelta tra, diciamo, fr equentare la facolt di legge o quella forestale (assumendo che entrambe mi attraggano molto) riguarda la mia carriera e stile di vita. Se le avessi provate tutte e due per un certo periodo di tempo, potrei fare una scelta informata. Sta di fatto che so troppo poco su di esse per prendere una decisione razionale. Ci che spesso accade in simili casi che considerazioni periferiche vengano ad occupare il posto di quelle centrali. Nella mia ignoranza circa il primo decimale - se la mia vita andr meglio essendo io avvocato o forestale - guardo al secondo. Forse opto per la facolt di legge perch questo mi consentir pi facilmente di andare a trovare i genitori nei fine settimana. Questo modo di decidere tanto buono quanto gli altri, ma non del tipo che la teoria della scelta razionale pu presentare come superiore a, diciamo, fare testa o croce [Jon Elster]. La razionalit "perfetta" consiste dunque nel massimizzare la propria soddisfazione, dati i mezzi impiegati, ovvero nel minimizzare i mezzi usati, dato un livello di soddisfazione. Grande parte della teoria economica assume questa concezione della razionalit. Essa viene ritenuta universalmente applicabile. Esempio (da John Kagel e altri). I principi razionali del comportamento economico sarebbero seguiti anche dai topi. Un ratto sistemato per alcuni giorni in una gabbia con due leve. Quando il topo aziona la leva 1, cade una quantit prestabilita di cibo; quando muove la leva 2, viene distribuita acqua. Durante il giorno, ci pu essere ripetuto un numero finito di volte. Se il topo insiste, al muoversi di qualsiasi fra le due leve si accende una luce. Il problema di scelta la selezione di un paniere di consumo (il mix ottimale di acqua e cibo) nel caso in cui i "prezzi" (le quantit di cibo e acqua date a ogni movimento delle leve) siano fissi. Il ratto impara il suo vincolo di bilancio con l'esperienza (in media, dopo tre giorni). Egli obbedisce alla legge di domanda: la curva di domanda di acqua e cibo inclinata negativamente. I ricercatori variano nel tempo prezzi e reddito disponibile, e il topo modifica in conseguenze le sue scelte di consumo. Egli razionale come l' homo oeconomicus ! La microeconomia critica capovolge lo schema: pu darsi che i ratti massimizzino; sono gli uomini in carne e ossa che molto spesso non operano cos. Essa attribuisce agli uomini una razionalit limi-

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tata: il soggetto che compie la scelta razionale ha dei limiti cognitivi che sono limiti di conoscenza e di capacit di calcolo. Essi riguardano: ?? L'individuazione delle alternative Osserviamo l'allocazione del tempo da parte degli agenti economici. Ad esempio i dirigenti d'azienda spendono la maggior parte del tempo a cercare i possibili corsi d'azione. Una volta definite le alternative, le decisioni finali richiedono meno tempo e sforzo. ?? Il calcolo delle conseguenze La carenza d'informazioni e i limiti nel fare previsioni, rendono poco accurate le valutazioni degli effetti di una scelta. Esempi: proseguire o meno nella costruzione di mezzi di trasporto supersonici? Quali misure intraprendere per combattere le piogge acide? Quali politiche della Banca centrale sui tassi d'interesse? ?? Il confronto tra varie alternative Di questo aspetto abbiamo trattato sopra, discutendo gli assunti di transitivit e di completezza. La razionalit limitata pu venire rappresentata in varie maniere. Ne ricordia mo tre. ?? Razionalit come ragionevolezza : Tizio ha delle "buone ragioni" per agire come agisce? Esempio. Vedo che, su una superstrada, molte automobili rallentano durante un preciso tratto. Non capisco perch. Esamino meglio quel tratto e scopro un autovelo x: attribuisco a quella presenza una "buona ragione" che rende ragionevole (per me) il comportamento dei guidatori. Esempio (da Robert Frank). ?? Voglio spiegare la razionalit dell'amore folle. L'economista standard ragionerebbe in termini di calcolo dell'interesse personale. I rapporti con l'altro sesso sono un mercato. Come potenziali partner matrimoniali, non tutti hanno lo stesso valore. Per trovare la persona pi desiderabile che ci accetti, si fa un giro per il mercato, e per questo la maggior parte dei matrimoni mettono insieme una sposa e uno sposo di desiderabilit pi o meno pari. ?? Ci per spiega la statistica della scelta del partner, non la scelta finale. ?? Da qualche parte, fra miliardi di persone, c' la tua migliore scelta. Ma potresti morire single cercandola. E restare single ha dei costi. A un certo punto ti conviene fermarti sul meglio che hai trovato. ?? Un calcolo simile, tuttavia, mette il tuo partner a rischio. Le leggi della probabilit dicono che un giorno incontrerai una persona pi desiderabile, e che quel giorno abbandonerai il partner. Ma nel rapporto con te ella/egli ha investito denaro, tempo, ha cresciuto figli, ha rinunciato a occasioni. Deve tutelarsi. ?? La maniera moderna di (parziale) tutela il contratto matrimoniale. Ma non basta e comunque i nostri antenati dovettero trovare altri modi per impegnarsi.
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?? Come assicurarti che un potenziale partner non se ne andr quando sarebbe per lei/lui razionale farlo? Accettando chi non ti sceglie per motivi razionali, bens perch sei tu. Che cosa lo impegna? Un'emozione che non ha deciso di avere e quindi non pu decidere di non avere. Un'emozione che non stata innescata dal tuo oggettivo valore sul mercato dei partner, e che quindi non pu trasferirsi a qualcuno di valore superiore. Un'emo zione che, come l'amore romantico, d la garanzia di non essere una simulazione perch ha dei costi fisiologici quali la tachicardia, l'insonnia e l'anoressia. Questa spiegazione si basa sulla contrapposizione tra due concetti di razionalit: quella calcolatrice o strumentale (che fa cilecca) e quella "come ragionevolezza" che evidenzia le buone ragioni (paradossali, secondo la razionalit standard) per agire in quel modo. ?? Razionalit come risultato soddisfacente. Esempio. Debbo cercare un ago nel pagliaio. Anzich impegnarmi nell'impresa disperata di trovare il pi aguzzo, mi basta individuarne uno abbastanza affilato per permettermi di cucire. Esempio. Non ha senso chiedersi cosa sia un articolo di giornale "ottimo". Ha piuttosto senso stabilire dei criteri di stesura dell'articolo (certi standard di ortografia, linguaggio, lunghezza, chiarezza, ecc.) che lo rendono pubblicabile. Chi si attiene ai criteri razionale, non in quanto ottimizza, ma in quanto raggiunge lo scopo (es. pubblicare il pezzo). non pi la ricerca dell'ottimo, ma del buon esito. Si sceglie un'alternativa che soddisfa o superiore a dei criteri specificati, pur non garantendo di essere unica o la migliore in alcun senso. ?? Razionalit come procedura razionale. Esaminiamo non le decisioni prese, ma il processo di formazione delle decisioni. In presenza di limiti cognitivi, questo processo tradisce spesso i canoni della razionalit "perfetta", in quanto sensibile ai contesti decisionali e all'apprendimento. Consideriamo alcuni tra i pi importanti casi discussi in anni recenti. LE SCELTE INCORNICIATE Esempio. Vi sono due gruppi di pazienti che debbono sottoporsi a un intervento chirurgico. Dal gruppo cui viene detto che la probabilit di riuscita pari a 0,9 si ha l'80% di assensi all'intervento; dal gruppo cui viene detto che la probabilit di decesso dello 0,1 si ha il 50% di assensi. Qui abbiamo una distinzione senza differenza. Ci non deriva da un'incoerenza logica, ma dall'incorniciamento delle scelte. come nella storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questo fenomeno cognitivo aiuta a capire come riesce la pubblicit a condizionare le scelte di soggetti "r azionali".
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L'ASIMMETRIA COGNITIVA DI GUADAGNI E PERDITE Esempio. Scegli tra: a) un guadagno sicuro di 750.000 euro; b) una lotteria nella quale c' la probabilit del 75% di vincere un milione di euro, e il 25% di non vincere niente. Sceglierai (a) rispetto a (b). La preferenza si inverte per tra: c) una perdita certa di 750.000; d) una lotteria nella quale c' la probabilit del 75% di perdere un milione e il 25% di non perdere niente. Esempio. Sottoponiamo un gruppo d'individui a questi due casi: Caso I. Assumi di essere pi ricco di 300 euro di quanto sei oggi. Devi scegliere tra:
?? ??

un guadagno sicuro di 100 euro 50% di possibilit di vincere 200 euro e 50% di non vincere nulla

Caso II. Assumi di essere pi ricco di 500 euro di quanto sei oggi. Devi scegliere tra: ? ? una perdita sicura di 100 euro ? ? 50% di possibilit di perdere 0 e 50% di perdere 200 euro In ambo i casi la scelta tra 400 euro certi e una lotteria con pari possibilit di vincere 500 e 300 euro. Eppure nel caso I la maggioranza si rivela avversa al rischio, mentre nel caso II la maggioranza favorevole al rischio. Quindi gli individui sono pi contrariati dalle perdite di quanto non siano attratti da guadagni di pari ampiezza. Sono spontaneamente conservatori in situazioni di vincita, e invece "avventuristi" in situazioni di perdita. Ci contraddice la teoria della razionalit, secondo cui non fa differenza che siano premi o penalit: conta solo la differenza tra la situazione iniziale e quella finale. I CONTI MENTALI Prendiamo due gruppi di consumatori. Al primo gruppo diciamo: "immaginate di aver comprato un biglietto per uno spettacolo, pagando un prezzo di 50.000 lire, e di esservi accorti, arrivando in teatro, di averlo perso". Al secondo gruppo invece diciamo: "immaginate di aver deciso di assistere a uno spettacolo, il cui costo di 50.000 lire, e di esservi accorti, una volta arrivati al teatro, di aver perso dal portafoglio una banconota da 50.000 lire". Ora domandiamo agli appartenenti ai due gruppi se, considerato quanto era accaduto, avrebbero comunque ricomprato (primo gruppo) o comprato (secondo gruppo) il biglietto per lo spettacolo. Secondo la definizione di razionalit "perfetta", le circostanze che governano le decisioni dei due gruppi sono identiche : perdere un biglietto d'ingresso del valore di 50.000 lire e perdere una banconota da 50.000 lire dovrebbe condurre alle

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stesse decisioni. Invece, nella pratica si dovuto constatare che chi aveva perso il biglietto per lo pi rinunciava a riacquistare il biglietto d'ingresso, e quindi ad andare a teatro, mentre la maggioranza di coloro che avevano perso la banconota acquistava comunque il biglietto. Secondo la spiegazione data da Kahneman e Tversky, molti di noi sono psicologicamente portati a organizzare le proprie spese in "conti mentali"(mental accounts): in altre parole, a dividerle in diversi 'capitoli' come auto, viaggi, casa, alimentazione, spese generali, e cos via. Chi perde un biglietto agisce come se registrasse comunque la spesa alla voce "divertimenti", mentre chi ha perso la banconota da 50.000 lire, la registra nella voce "spese generali". Per quelli del primo gruppo, come se il prezzo dello spettacolo salisse da 50.000 a 100.000 lire, mentre per gli altri continua ad apparire di 50.000 lire. LE ALTERNATIVE IRRILEVANTI A volte, nelle scelte reali, viene smentito uno dei principi fondamentali della razionalit "perfe tta" applicata al consumatore: quello secondo cui la scelta deve essere indipendente dalle alternative irrilevanti. Uno studente deve scegliere un appartamento. Si supponga che le uniche due caratteristiche prese in considerazione siano l'affitto e la distanza dall'universit. A un gruppo di studenti stato chiesto di scegliere tra due appartamenti, A e B. In particolare, A costa di pi, ma pi vicino all'universit, mentre B costa meno, ma pi lontano. Gli studenti pi interessati all'elementocosto preferiscono B, mentre quelli che sono pi sensibili all'elemento-distanza preferiranno A. A questo punto stato aggiunto all'alternativa tra A e B un terzo appartamento, (C), pi lontano dall'universit e pi caro di uno rispetto - poniamo - a B. In teoria, nessuno dovrebbe scegliere C, e normalmente capita proprio questo. Tuttavia, l'esistenza di C influenza le decisioni degli intervistati tra A e B. Se prima la scelta degli studenti si divideva nella misura del 50 e 50 % circa tra A e B, ora pi del 70% sceglie B. Una spiegazione plausibile di questa contraddizione che a molti degli intervistati risulta difficile scegliere tra A e B. Ma l'aggiunta di C offre un termine di paragone in pi, quello appunto tra B e C. A questo punto, B - in quanto appare pi competitivo nei confronti di C, viene considerato pi desiderabile anche rispetto ad A. LE EURISTICHE Anche quando si hanno tutte le informazioni necessarie, non si decide sempre in modo perfettamente razionale. Per di pi, nello sforzo di identificare gli elementi fondamentali della soluzione di un problema, si commettono errori che spesso non sono casuali, ma sistematici. La maggior parte di

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noi, nel formulare dei giudizi o ric avare conclusioni sulla realt, segue "metodi" che hanno lo scopo principale di economizzare le nostre risorse mentali. Ma queste regole producono anche notevoli errori. In generale, siamo portati a calcolare la frequenza di un evento, o di una classe di eventi, in base alla facilit con cui ci ricordiamo di casi analoghi. (In parole povere, pi facile ricordare eventi che capitano spesso, o di cui abbiamo spesso notizia). Accanto alla frequenza con cui gli eventi accadono, importante anche la cosiddetta salienza, vale a dire, la forza con la quale gli eventi colpiscono la nostra attenzione e si imprimono nella nostra memoria. Per esempio, se si chiede a qualcuno se ci siano ogni anno pi omicidi o suicidi nello stato di New York, molte persone risponderanno "omicidi", laddove i suicidi sono sempre stati pi frequenti. Apparentemente, siamo portati a ricordare meglio i casi di omicidio perch questi ci rimangono pi impressi. Un comportamento simile emerge nella valutazione del rischio e degli eventi incerti. Ad esempio stato verificato che, tra gli agricoltori, coloro che stipulano assicurazioni contro le alluvioni sono soprattutto che sono stati informati dei danni da alluvioni capitate a persone da loro conosciute. STEREOTIPI E LEGGI DELLA PROBABILIT Una seconda distorsione che spesso impedisce una corretta valutazione delle alternative legata ai "caratteri tipici" presenti nell'immaginario collettivo circa cose, fatti o persone. Supponiamo di avere in un'urna di vetro 100 palline, ciascuna con la descrizione di un individuo. Sappiamo che 70 di queste descrizioni si riferiscono a rappresentanti di commercio, e 30 a bibliotecari. Estraiamo una prima pallina, e vi leggiamo la descrizione di un certo Gianni, come di una persona timida. Per la maggior parte di noi, sar spontaneo supporre che Gianni sia bibliotecario (perch la timidezza si associa pi facilmente allo stereotipo del bibliotecario che a quello del rappresentante). Fino a questo punto, non possiamo scorgere nessuna forma di distorsione. Tuttavia, noi sappiamo che questo soltanto uno stereotipo, e che in realt il 70 % delle descrizioni contenute nell'urna si riferisce a rappresentanti. Nonostante ci, dagli esperimenti risultato che la maggior parte risponde che Gianni ha maggiori probabilit di essere bibliotecario. PERCEZIONE DEL RISCHIO Il rischio che viene in considerazione nell'analisi delle decisioni economiche e sociali il rischio percepito dagli individui. Molti studi sottolineano, ad esempio, che il rischio di danni alla salute percepito dagli individui legato alla idea di ciascuno delle propria capacit di affrontare la malattia, ed condizionato dalla rete di relazioni in cui l'individuo inserito.

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A volte, il rischio calcolato nel corso del processo decisionale sar quello stimato da osservatori particolari ("esperti", "tecnici") il quale, tuttavia, non necessariamente meno soggettivo del primo. Fra le valutazioni degli individui e le stime degli esperti pu instaurarsi una relazione complessa. Gli individui, come abbiamo visto, hanno difficolt a applicare quella forma relativamente complessa di ragionamento che consiste nel tenere conto delle leggi della probabilit: la maggior parte di noi tende piuttosto ad affidarsi a qualche forma pi 'sbrigativa' e intuitiva (le 'euristiche'). Gli antropologi culturali, da parte loro, sembrano suggerire che il vero limite oltre il quale non siamo pi disposti ad affidarci alla comprensione delle leggi statistiche costituito dalla nostra esperienza. Cos, se sulla base della nostra esperienza siamo portati a ritenere molto probabile un fatto che statisticamente risulta invece poco probabile, nella scelta finiremo sempre con il prestare fiducia pi all'esperienza che alla statistica. Tutto ci esaspera il contrasto fra il punto di vista dell'esperto e quello del comune cittadino. Numerosi studi, poi, attestano la tendenza di parecchi individui a comportarsi in modo pi rischioso quando il rischio stato abbassato: ad esempio, il conducente che abbia stipulato un'assicurazione contro il furto della propria auto pu essere indotto a seguire comportamenti meno prudenti nel lasciare l'auto parcheggiata. Ma in questo modo il rischio ritorna a essere considerevole, anche se non lo consideriamo pi tale ! (Si tratta del comportamento - su cui torneremo ne lla lezione 35 - noto come rischio morale ). Un esempio di rischio morale costituito dal seguente dato: sulla base di una ricerca condotta dal Ministero dei Lavori Pubblici nell'autunno del 2000 e relativa a primi sette mesi di vigenza della legge, l'introduzione in Italia dell'obbligo del casco nella guida dei motocicli aveva fatto diminuire il numero dei decessi conseguenti a incidenti a carico dei guidatori dei motocicli stessi, ma aveva fatto aumentare il numero degli incidenti rispetto al periodo precedente all'introduzione dell'obbligo. In particolare, i decessi erano diminuiti del 33 %, ma gli incidenti con fratture agli arti inferiori erano aumentati del 40 %. L'interpretazione di questo fatto apparentemente ovvia: il senso di protezione offerto dal casco favorisce i comportamenti di guida imprudenti, anche se (o, potremmo dire, proprio perch) fa diminuire la gravit delle conseguenze di tali comportamenti. COMPRO I BENI PER LE LORO CARATTERISTICHE Alcuni beni sono standard (lo zucchero, il grano), ma la maggior parte dei prodotti esiste in molte variet. Le differenze sono una base importante per la scelta tra i diversi beni. Possiamo scomporre i beni in caratteristiche che ne raffigurino le capacit di rispondere a nostre esigenze. Tali caratteristiche non sono oggettive e senza tempo, ma dipendono dalle circostanze sociali e tecnologiche entro cui si formano. L'obiettivo di comprare beni di entrare in possesso di tali

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caratteristiche (il cibo non ha solo caratteristiche nutrizionali, ma pure estetiche, culturali, sociali, e cos via). Esempio. Nell'orolo gio tradizionale conta l'indicatore materiale: il materiale usato, il metallo, resistente, durevole o prezioso. Dagli anni 1980, gli Swatch sono di semplice plastica, con molte fogge e colori diversi ed esclus ivi. Come si osserva, le caratteristiche sono le stesse ma combinate in maniera rovesciata. Cos tra gli orologi tradizionali e gli Swatch v' sia una continuit (che assicura il riconoscimento) sia un'innovazione. Colore Orologi tradizionali Forma Contesto Precisione Materiale Swatch

Bassa

Alta presenza

SCELGO UN'ALTERNATIVA PERCH DESIDERABILE, O PERCH SAREBBE DOLOROSO NON FARLO? Un individuo che ha due o pi conoscenze (cio credenze e atteggiamenti) psicologicamente contrastanti, sperimenta uno sgradevole stato di tensione chiamato dissonanza cognitiva. Per ridurre la dissonanza, egli spinto a mutare una (o pi) delle conoscenze cos da eliminare ogni contrasto. Ad esempio, investe tempo, soldi ed energie per entrare a far parte di un club esclusivo. Una volta riuscitovi scopre che esso molto al di sotto delle sue aspettative: il cibo insipido e le riunioni noiose. La conoscenza "questo club non vale nulla" risulta in contrasto con la conoscenza "per diventarne membro ho sostenuto costi elevati". La dissonanza pu essere ridotta rivalutando il club: "il cibo non poi da buttare e le riunioni non sono peggiori di quelle di clubs simili". La scelta ottimizzante solitamente va dalla desiderabilit ai costi: mi accollo dei costi in quanto calcolo che l'obiettivo desiderabile. Qui invece il rapporto rovesciato: se, in assenza di costi, due clubs mi appaiono di pari desiderabilit, scelgo quello per accedere al quale debbo sopportare maggiori costi. TRAGGO PIACERE DALL'ATTIVIT O DAL RISULTATO? Come misceliamo il lavoro, lo svago e il consumo? Quand' che lavoriamo per guadagnare, o per svagarci, o invece paghiamo per un consumo diretto?

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Distinguiamo tra utilit di processo (UP) e utilit di scopo (US). L'una nasce da attivit che ci danno soddisfazione. L'altra scaturisce da risultati che ci danno piacere. La prima non pi retta da una razionalit strumentale (uso beni e attivit come strumenti per avere utilit); essa, al contrario, trae utilit direttamente dal bene o dall'attivit: questi diventano il fine, lo scopo. Esempi con UP negativa e US positiva. Non mi piace correre, ma decido di farlo per tenermi in forma. Decido di cucinarmi da solo i pasti (perch mi da soddisfazione), mentre assoldo un aiuto per le pulizie domestiche. Esempi con UP positiva e US negativa. Oggi amo fumare, ma domani potrei ammalarmi. Spendo troppo, ma i debiti mi danneggeranno. Riassumendo, il consumatore mette in atto un processo attivo di apprendimento nel rappresentarsi il mercato. Si modificano cio le sue cognizioni individuali del mondo esterno (percezioni, interpretazioni dei dati, costruzione della conoscenza) e il modo con cui queste cognizioni ne determinano la scelta e l'azione. _______________________________________________________________________________ 2] EFFICIENZA DEI MERCATI COMPETITIVI Come visto nella lezione 28, il mercato concorrenziale d luogo a un'allocazione delle risorse efficiente in senso paretiano. Questo risultato di efficienza, tuttavia, vale: ?? per un'economia in cui tutte le imprese siano sufficientemente piccole da non poter influenzare i prezzi o, pi in generale, da non condizionare le scelte altrui; questa ipotesi sar discussa nelle lezioni 31 e seguenti. ?? per un'economia in cui la competizione porti alla scomparsa dei profitti, anzich alla creazione di opportunit di profitto; questa ipotesi sar discussa soprattutto nella lezione 38. Sulla non-rilevanza di queste due prime condizioni, possiamo intanto riflettere in base al seguente argomento: La gara di mercato assai diversa dalla gara sportiva. In quest'ultima, il pi dotato o il pi bravo vince bens il premio, ma ci in nessun modo gli conferisce il diritto o gli consente la possibilit di partire da una posizione di vantaggio nella gara successiva: tutti indistintamente partono dalle medesime condizioni ad ogni stadio del gioco. Non cos invece nella gara di mercato, dove il vincitore del primo giro posto nelle condizioni di modificare a proprio favore, per via endogena, le regole del gioco. Si pensi a come si sono formati, nel corso del tempo, i tanti monopoli e oligopoli. La teoria economica insegna che in mercati perfettamente concorrenziali i profitti tendono ad annularsi nel lungo periodo. Se ci non accade, come non accade, perch i vincenti temporanei riescono a piegare le regole del gioco, creando posizioni di rendita - legale, finanziaria, tecnologica - a loro favore (S.Zamagni). ?? per un'economia priva dei "fallimenti del mercato", sui quali ci soffermeremo nelle lezioni 39 e 43.

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Qui richiamiamo un altro limite di quel risultato di efficienza: la teoria del second best mostra che una situazione in cui un vincolo impedisce di ottenere anche una sola delle condizioni di efficienza paretiana, le altre condizioni, pur essendo ancora raggiungibili, non sono pi in generale desiderabili. Se cio in un sistema economico sono presenti deviazioni dalla concorrenza perfetta, un intervento (ad esempio, di politica economica) che miri a correggere qualcuna di tali distorsioni non assicura una maggiore efficienza al sistema nel suo complesso. Esempio. Esistono 3 beni: alimentari, A; manufatti, M; e i servizi, S. I prezzi sono rispettivamente Pa, Pm e Ps. I produttori cercheranno il punto di tangenza tra un isoquanto e l'isocosto, ossia eguaglieranno il saggio marginale di trasformazione tra ciascuna coppia di beni al prezzo relativo di mercato. I consumatori cercheranno il punto di tangenza tra una curva d'indifferenza e la retta di bilancio, ossia eguaglieranno il saggio marginale di sostituzione tra ogni coppia di beni al prezzo relativo di mercato. Se gli uni e gli altri fronteggiassero gli stessi prezzi relativi, ci assicurerebbe l'eguaglianza dei saggi di trasformazione e dei saggi di sostituzione e dunque le condizioni di efficienza paretiana: Consumatori SMSam SMSas SMSms = = =
Prezzi relativi fronteggiati da consumatori e produttori

Produttori = = = SMTam SMTas SMTms

Pa / Pm Pa / Ps Pm / Ps

Ora lo Stato introduce un'imposta sulle vendite del 10% su M e S, ma non su A. I consumatori fronteggiano prezzi relativi, tra A e i due beni tassati M e S, diversi da quelli dei produttori: dunque il SMS non pi pari al SMT. D'altra parte, poich le imprese aumentano i prezzi sia di M che di S del 10%, il prezzo relativo non varia. Consumatori
Prezzi relativi fronteggiati dai consumatori Prezzi relativi fronteggiati dai produttori

Produttori

SMSam SMSas SMSms

= = =

Pa / 1,1Pm Pa / 1,1Ps 1,1Pm / 1,1Ps

# # =

Pa / Pm Pa / Ps Pm / Ps

= = =

SMTam SMTas SMTms

La presenza di imposte sulle vendite di alcuni beni, ma non su tutti, modifica pertanto alcune cond izioni di efficienza paretiana, ma non tutte. Supponiamo infine che il governo tolga l'imposta su M ma non quella su S. stata eliminata un'imposta distorsiva; ci migliora l'efficienza? Non detto. Senza l'imposta su M, tutti hanno lo stesso prezzo relativo tra M e A (i due beni non tassati) e si ha dunque che SMSam = SMTam. Ci un miglioramento.

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Rimane invariata la distorsione sul prezzo relativo tra A e S. Ora per i consumatori e i produttori fronteggiano un prezzo relativo diverso tra M, non tassato, e S tassato, mentre prima il prezzo relativo era uguale (dato che M e S erano tassati con la stessa aliquota). Questa una nuova distorsione e segna un peggioramento. La situazione insomma migliora in alcuni mercati mentre peggiora in altri: Consumatori
Prezzi relativi fronteggiati dai consumatori Prezzi relativi fronteggiati dai produttori

Produttori

SMSam SMSas SMSms

= = =

Pa / Pm Pa / 1,1Ps Pm / 1,1Ps

= # #

Pa / Pm Pa / Ps Pm / Ps

= = =

SMTam SMTas SMTms

Riformuliamo il punto intuitivamente. Poniamo che il mercato funzioni male. Lo Stato decide d'intervenire in nome del first best , ma non in grado di condurre l'operare del mercato alle condizioni ottimali della concorrenza perfetta. Infatti, come sappiamo, i suoi strumenti d'intervento (imposte, sussidi, regolamentazioni, e cos via) introducono nuovi allontanamenti del mercato dalla situazione ideale di efficienza. Alla fine, saremo pi vicini o pi lontani dall'efficienza paretiana o first best ? Non possiamo stabilirlo in generale. Dunque l'allontanamento da una condizione necessaria per l'efficienza richiede l'allontanamento da tutte le altre condizioni necessarie in un senso non precisabile in generale. Ci indica che i teoremi microeconomici di efficienza, presentati nella lezione 28, mancano di robustezza : piccoli scostamenti dalla concorrenza perfetta allontanano sostanzialmente dall'ottimo paretiano, senza che esistano traiettorie univoche per potere tornare verso tale ottimo. Insomma, le condizioni di efficienza paretiana non costituiscono una bussola per le nostre azioni. Anzi, il teorema del second best costituisce una giustificazione di azioni di stampo non- mercantile (come gli interventi pubblici). Infatti esso stabilisce che pu accadere che l'efficienza complessiva dell'economia sia aumentata introducendo nuove distorsioni per bilanciare quelle gi esistenti. Esempio. La tesi che la monopolizzazione di un'industria d luogo a inefficienza non vale pi in assoluto. Si consideri l'industria X in un'economia dove tutte le altre industrie sono perfettamente concorrenziali. Se quell'industria viene monopolizzata, non si produce pi una quantit sufficiente di X; si crea una situazione di inefficienza allocativa perch le risorse offerte di X sono insufficienti. questa un'economia del first best , in cui regna la concorrenza perfetta. Supponiamo per che tutte le altre industrie siano monopolizzate mentre X perfettamente concorrenziale. In questo caso si produrr troppo poco di tutti gli altri beni, ovvero si produrr troppo X. Se a questo punto l'industria X viene monopolizzata, la sua offerta si riduce, il che la riallinea alle altre industrie. In tal caso l'allocazione nazionale delle risorse pu migliorare. Siamo nel mondo del
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second best , in cui alcune industrie sono gi monopolizzate. Qui non pi chiaro se un ulteriore monopolio accresce o diminuisce l'efficienza.

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3] LEGGI DEI RENDIMENTI MARGINALI DECRESCENTI Nelle lezioni 4 e 5 abbiamo discusso la definizione sostantiva e quella formale di economia, mostrando la centralit del concetto di riproducibilit nell'una e di scarsit nell'altra. Torniamo su quella contrapposizione in termini diversi ma complementari: mentre l'ottica della riproducibilit si concentra sulle retroazioni positive, l'altra enfatizza le retroazioni negative. Vediamo. In un sistema complesso non possiamo limitarci a fare un semplice elenco di nessi causa-effetto: ve ne sono molti e correlati tra loro a formare lunghe e intricate catene. Conviene invece concentrare l'attenzione sui circuiti di retroazione. Un circuito di retroazione una catena causale che si chiude su se stessa: cause che finiscono per diventare l'effetto di loro stesse. Per esempio, consideriamo il problema della regolazione della

temperatura in una stanza d'inverno. Abbiamo molti legami causali:

E cos via. Notiamo che alcuni di questi legami riguardano il punto centrale della questione, cio la temperatura della stanza, mentre altri influiscono solo indirettamente. Se rappresentiamo le relazioni in un diagramma unico, la cosa diventa molto pi chiara:

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Ai fini del controllo della temperatura, sono solo quattro le relazioni importanti: que lle che formano il circuito di retroazione. (Anche se ve ne sono altre che potrebbero entrare in gioco successivamente: per esempio, se finisce il combustibile...). L'individuazione dei circuiti di retroazione un punto cruciale dell'analisi in quanto: ?? L'individuazione dei circuiti permette di scegliere pi facilmente i confini del sistema: quali sono i fattori importanti e quali invece possono essere tralasciati. Si pu cos concentrare il lavoro su un numero di variabili pi maneggevole. ?? Quasi sempre si trattano problemi di controllo, cio si cerca di capire come imporre un determinato comportamento al sistema. E i fattori che lo influenzano pi drasticamente sono proprio quelli che compongono i circuiti di retroazione. I circuiti di retroazione negativa tendono verso uno stato definito; sono in effetti sistemi di regola-

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zione e producono stabilit nel sistema. Esempio: Il termostato. Pi cresce la temperatura, meno si attiva il termostato; meno si attiva il termostato, meno si attiva la caldaia; meno si attiva la caldaia, meno cresce la temperatura. O, d'altra parte: minore la temperatura, e pi si attiva il termostato; pi si attiva il termostato, e pi si attiva la caldaia; pi si attiva la caldaia, e pi cresce la temperatura. Dunque questo ciclo a retroazione negativa tende a stabilizzare la temperatura.
[Avvertenza: non considerate i segni "+" e "-" delle figure. Sono talvolta sbagliati (non ho fatto io le figure e non so rifarle); seguite il ragionamento!]

Esempio: L'immigrazione La disponibilit di posti di lavoro attira immigrazione, la quale per fa diminuire i posti di lavoro vacanti. Anche questo ciclo a retroazione negativa tende verso una situazione di stabilit. Esempio: Il magazzino Nella gestione di un magazzino si tratta di mantenere costante un valore, cio le scorte in magazzino, controllando i rifornimenti. Oltre a ci, il gestore ha un altra possibilit di intervento: pu modificare il prezzo: abbassa il prezzo per disfarsi di merci che non riesce vendere, e lo alza per ridurre la domanda di merci che non

possiede a sufficie nza. Il diagramma sar quindi formato da due circuiti di retroazione: Il doppio circuito riflette le due possibilit di intervento del gestore. La freccia negativa da "maga zzino" a "ordini" indica che pi il magazzino pieno e meno ordini si fanno, e viceversa; la freccia negativa da "magazzino" a "prezzo" riflette l'altra possibilit: abbassare i prezzi se ci sono molte merci invendute, e alzarlo se il magazzino carente. La parte destra del diagramma rappresenta il pi famoso meccanismo di retroazione negativa in economia: la legge della domanda e dell'offerta, un meccanismo di compensazione che tende ad eguagliare la domanda e l'offerta agendo sui prezzi.

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Negli esempi si vede come la retroazione negativa faccia tendere il sistema verso una configurazione stabile: la variabile principale del sistema tende sempre a riportarsi verso un certo valore. I circuiti di retroazione negativa danno stabilit al sistema. Essi in generale negano il cambiamento; quando il sistema diverge dalle condizioni fissate (il cosiddetto punto di equilibrio), il circuito di retroazione negativa si attiva per riportarvelo. I circuiti di retroazione positiva sono invece il meccanismo che causa il cambiame nto all'interno del sistema. Le variabili si influenzano reciprocamente nella stessa direzione ad un tasso sempre pi alto, dando luogo nel tempo ad una crescita di tipo esponenziale. Esempio: La crescita di una popolazione un caso tipico di feedback positivo. Esso si riscontra a tutti i livelli, dalla moltiplicazione delle cellule, a quella (proverbiale) dei conigli, alla crescita della

popolazione umana mondiale. Maggiore la popolazione, maggiore il numero di nati. Pi sono i nati, e pi aumenta la popolazione (ecc.) Questo ciclo a retroazione positiva fa aumentare esponenzialmente la popolazione.
Esempio: Il conto corrente bancario

Un esempio di retroazione positiva un conto corrente bancario in cui gli interessi che la banca fo rnisce ogni anno vengono aggiunti alla quantit di denaro depositata, aumentandola.

La quantit di denaro depositata fornisce un interesse, il quale aumenta a sua volta il deposito, ecc. Questo ciclo a retroazione positiva (il cosidetto "interesse composto") fa aumentare esponenzialmente la cifra depositata. Su un meccanismo simile si basa ogni altra forma di investimento: una parte dei proventi di un'attivit viene destinata all'ampliamento della capacit produttiva. In questo modo i proventi saranno maggiori, cresceranno ancora le possibilit di ampliamento, e cos via.

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Il comportamento "a valanga" della retroazione positiva non d necessariamente luogo a una crescita: pu allo stesso modo dare luogo ad un declino esponenziale. Esiste un punto di equilibrio che fa da spartiacque tra i due comportamenti. Nell'esempio del conto corrente bancario, questo punto di equilibrio evidente: quando il deposito pari a zero. In questa situazione il sistema resta in equilibrio. Se il deposito maggiore di zero si assiste alla crescita esponenziale del denaro. Ma se il deposito inferiore a zero (cio se il conto "in rosso"), sono i debiti ad accumularsi (la banca fa pagare un interesse) e il sistema declina in modo esponenziale. Generalmente per non cos semplice stabilire il punto di equilibrio, perch i sistemi sono costituiti da molti circuiti che si influenzano reciprocamente. In generale si pu dire che i circuit i di retroazione positiva tendono ad allontanarsi da un qualche punto di equilibrio instabile. In un sistema essi costituiscono il motore del cambiamento. Tutti i sistemi, in realt, includono circuiti di retroazione sia positivi che negativi. la combinazione e l'interazione di questi elementi che d luogo alla complessit del sistema. La teoria neoclassica o marginalistica dominata dalla retroazione negativa: la tendenza dei piccoli effetti a svanire. Ci implicito nelle varie leggi dei rendimenti decrescenti: la seconda caramella non buona come la prima, oppure una quantit doppia di fertilizzante non permette di ottenere un raccolto doppio. Ma prendiamo un software come Microsoft Windows. La prima copia costa 50 milioni di dollari; la seconda meno di 10 dollari in materiali. Nell'alta tecnologia il costo marginale prossimo alla zero. (Si rimanda alla lezione 49). Oppure consideriamo l'economia dell'innovazione tecnologica: anche qui dominano le retroazioni positive. o L'automobile sostituisce il cavallo. o Col cavallo scompaiono il maniscalco, gli abbeveratoi, le stalle, i garzoni di stalla e via dicendo. distrutta un'intera sottorete di tecnologie. o Con l'automobile per arrivano le strade asfaltate, i distributori di benzina, i fast- food, i motel, il codice della strada, la polizia stradale e i semafori. Si crea un'intera nuova rete di beni e servizi. o Chi sta nella rete incentivato a aiutare la crescita della nuova tecnologia. Ricordiamo infine la lezione 5 dedicata al circuito virtuoso di Adam Smith che lega le economie di scala all'ampliamento dei mercati: anche qui abbiamo una cruciale retroazione positiva. Concludiamo. Quando l'economia appare come l'ottimizzazione dell'uso di risorse scarse e date, al centro vi sono meccanismi stabilizzanti basati su retroazioni negative. Quando essa appare come sentieri complessi e discontinui di cambiamenti qualitativi, al centro vi sono meccanismi squilibranti basati su retroazioni positive.

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31-32. Economia Giochi di strategia delle istit uzioni

La teoria dei giochi permette di descrivere e analizzare situazioni sociali ed economiche come se fossero giochi di strategia. Un individuo coinvolto in un gioco di strategia con un altro individuo (o con parecchi altri) quando la sua utilit, o il premio a lui spettante, dipende non solo dalle azioni che lui intraprende, ma anche da quelle dei suoi rivali. Il gioco di strategia, pi esattamente, un insieme astratto di regole che vincola il comportamento dei giocatori e definisce i risultati sulla base delle azioni che essi intraprendono. I giochi si distinguono in quelli ad informazione perfetta (i giocatori conoscono tutto ci che successo nel gioco fino al momento in cui spetta loro la mossa) e ad informazione imperfetta (il giocatore non sa quali sono tutte le scelte effettuate dai giocatori che lo hanno preceduto, ad esempio poich gli annunci sono simultanei). Se definiamo una strategia per ogni giocatore, individuiamo un suo piano d'azione completo: quale scelta effettuer in ogni nodo e in ogni situazione. Se elenchiamo tutte le possibili strategie per ogni giocatore, costruiamo una matrice dei pagamenti le cui righe sono intestate alle strategia di Primo e le cui colonne sono intestate alle strategie di Secondo. L'equilibrio di Nash di un gioco uno stato in cui nessuno desidera modificare il proprio comportamento, dato quello degli altri giocatori. Pi esattamente, una coppia di strategie un equilibrio di Nash se la scelta di Primo ottima, data la scelta di Secondo, e la scelta di Secondo ottima, data la scelta di Primo. Ovvero ancora: si ha equilibrio di Nash quando nessun giocatore, data la strategia dell'altro, in grado di migliorare la propria strategia. Questo concetto insidioso. Esso significa che nessuno incentivato a cambiare azione, se ritiene che neppure i rivali modificheranno le loro. Tuttavia, la maggior parte dei giochi sono non cooperativi, in quanto i giocatori non possono comunicare e coordinarsi in modo formale e vincolante. In questa condizione, l'equilibrio presuppone una convergenza delle aspettative che in effetti difficile dare per scontata (Esempio: l'inseguimento di Moriarty a Sherlock Holmes: lui pensa che io scend er al termine della corsa del treno; allora scender alla penultima fermata; ma lui pensa che io ho pensato questo; allora scender alla terzultima; alla fine inutile che salga sul treno). L'equilibrio di Nash pu essere interpretato quindi come una coppia di aspettative sulla scelta di ciascun

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giocatore tali che, anche quando la scelta dell' avve rsario fosse nota (!), nessuno dei due giocatori vorrebbe cambiare la propria. Consideriamo anzitutto giochi con 2 persone ed un numero finito di strategie. Scriviamo la "matrice delle vincite" del gioco:

Giocatore A

Alto Basso

Giocatore B Sinistra 1,2 2,1

Destra 0,1 1,0

Ad A conviene sempre scegliere "basso" A B conviene sempre scegliere "sinistra" La strategia di equilibrio "basso-sinistra", cio (2,1). Essa la strategia migliore (o "dominante", la chiameremo dopo), indipendentemente dalla scelta dell'altro giocatore. Un caso meno semplice questo:

Giocatore A

Alto Basso

Giocatore B Sinistra 2,1 0,0

Destra 0,0 1,2

Se A sceglie "alto", a B conviene scegliere "sinistra". Se B sceglie "sinistra", a A conviene scegliere "alto". Dunque "alto-sinistra" un equilibrio di Nash. Anche "basso-destra" un equilibrio di Nash: pu esservene pi di uno. Pu non esservene alcuno:

Giocatore A

Alto Basso

Giocatore B Sinistra 0,0 1,0

Destra 0,-1 -1,3

Le regole e i possibili premi di un gioco possiamo rappresentarli con l' albero del gioco: questa la forma estesa del gioco.

IBM DOS Toshiba DOS UNIX UNIX Toshiba DOS UNIX

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(600,200)

(100,100)

(100,100)

(200,600)

Immaginiamo che solo IBM e Toshiba producano computer. Se scelgono entrambe lo stesso sistema operativo (DOS o UNIX), in modo da rendere i propri PC compatibili con quelli del rivale, entrambe ci guadagnano. La IBM muove per prima. Dopo aver conosciuto la mossa dell'IBM, muover la Toshiba. Se entrambe usano DOS, s'avvantagger la IBM (600 cont ro 200); al contrario se entrambe adottano UNIX (200 contro 600). Se non scelgono lo stesso sistema operativo, quale che esso sia, ognuna guadagner solo 100. L'albero del gioco della figura ci indica chi sono i giocatori. Ci indica inoltre la sequenza delle mosse. In ogni nodo dell'albero sono rappresentate le scelte (i rami dell'albero) che ognuno ha a disposizione per quella mossa.

IBM

DOS UNIX

TOSHIBA (Dos|Dos, (Unix|Dos, Dos|Unix) Unix|Unix) 600, 200 100, 100 100, 100 200, 600

Poich l'IBM muove per prima, essa ha a disposizione due possibili strategie: utilizzare il DOS oppure lo UNIX. Le strategia della Toshiba dipendono invece dalla scelta dell'IBM. Ad esempio: "Scegli il DOS se l'IBM sceglie il DOS; ma scegli lo UNIX se l'IBM sceglie lo UNIX". Indichiamo questa strategia come (Dos|Dos, Unix|Unix). L'azione indicata dopo ogni barra verticale quella dell'IBM, mentre l'azione prima di ogni barra della Toshiba, condizionata all'azione dell'IBM. Ad ogni combinazione di strategie associata una coppia di premi. La prima cifra in ogni casella rappresenta il premio per l'IBM. Consideriamo la coppia di premi (200, 600) scritta in grassetto. La coppia di strategie associata a questi premi [ossia Unix e (Unix|Unix)] di equilibrio per il gioco. Se l'IBM ritiene che la Toshiba sceglier la strategia (Unix|Unix), essa sceglier lo Unix: in tal caso guadagna 200, contro i 100 se optasse per il Dos. Allo stesso modo, se la Toshiba pensa che l'IBM sceglier lo Unix, la migliore risposta scegliere (Unix|Unix).

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Un altro esempio. A e B sono imprenditori duopolisti. Ognuno vuole massimizzare il profitto, date le aspettative sul comportamento dell'altro. L'unica strategia sta nel variare il prezzo di vendita del bene.

P P

B P 2,1 0,0

P 0,0 1,2

Le variazioni del profitto di A (B) sono espresse dalle cifre a sinistra (destra). Se A abbassa il prezzo mentre B lo alza, il profitto di A aumenta di 2 e quello di B di 1. La casella in alto a sinistra un equilibrio di Nash; ma lo anche la casella in basso a destra. (Que llo qui considerato uno stadio della sequenza che porta all'equilibrio nel modello di Bertrand: si veda lezione 22-23). L'equilibrio di Nash non ci dice come o perch si arrivi ad una certa configurazione di scelte strategiche. Ma per certi giochi possibile spiegarlo.

Ford

Prezzo alto Prezzo basso

General Motors Prezzo alto Prezzo basso 500, 500 100, 700 700, 100 300, 300

Ford e GM costruiscono automobili identiche: il prezzo decisivo per orientare i consumatori. Ciascuna impresa ha due strategie di prezzo. In ciascuna casella, la prima cifra il premio spettante alla Ford. Se le imprese colludono e fissano prezzi alti, guadagneranno entrambe 500. Ma se una tradisce l'accordo e abbassa il prezzo, guadagna 700 e lascia all'altra solo 100. Se entrambe fissano un prezzo basso, guadagnano 300. L'unica coppia di strategie di equilibrio (300, 300), anche se entrambe potrebbero stare meglio in (500, 500). La combinazione di strategie di prezzo alto non s'instaura perch, non appena una la sceglie, la rivale incentivata a deviare. La fissazione del prezzo basso la scelta migliore per ciascuna, qualunque sia il comportamento della rivale. Se infatti la Ford si aspetta che la GM fissi un prezzo alto, la sua risposta migliore sar di fissare un prezzo basso (perch cos guadagner pi della rivale). D'altra parte, se la Ford si attende che la GM fissi un prezzo basso, la sua risposta migliore di nuovo di fissare un prezzo basso (perch altrimenti sarebbe spiazzata dalla rivale). (Si veda la curva di domanda ad angolo: lez.2223).

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Quando una strategia risulta la migliore per un giocatore, indipendentemente dalla strategia adottata dall'altro, quella una strategia dominante. L'equilibrio detto con strategie dominanti. Un giocatore razionale non adotter mai una strategia dominata. La possiamo perci eliminare dall'insieme delle sue strategie possibili. Il giocatore 2 non sceglier mai la strategia 1, dato che la strategia 2 la domina debolmente (o migliore, o equivalente). Il giocatore 1, razionalmente, eliminer la strategia 1 del suo rivale. Non gli resta che optare per la sua strategia 2, poich 6 4.

Giocatore 1

Strategia 1 Strategia 2

Giocatore Strategia 1 4, 4 0, 1

2 Strategia 2 4, 4 6, 3

Molti giochi presentano molteplicit di equilibri. Nel "gioco del telefono" l'azienda raziona l'accesso alla linea: dopo 5 minuti di telefonata toglie la linea. Chi richiama l'altro? Chi ha fatto la prima telefonata, o chi era stato chiamato?

Chi ha chiamato

Richiamare Aspettare

Chi ha ricevuto Richiamare 0, 0 6, 3

la chiamata Aspettare 3, 6 0, 0

Ci sono due equilibri di Nash: (3, 6) e (6, 3). Coi cosiddetti concetti di raffinamento, dei quali non ci occupiamo, la teoria restringe l'ambito di scelta degli equilibri qua ndo ve ne sia una molteplicit. Per strategia pura s'intende una regola che specifica con certezza l'azione da compiersi. Le strategie miste definiscono combinazioni probabilistiche di tutte le possibili strategie pure del gioco: si assegna una probabilit a ciascuna scelta, e quindi si attuano le proprie scelte secondo queste probabilit. L'importanza delle strategie miste riguarda la cosiddetta casualizzazione del comportamento strategico: ogni giocatore vuole rendere imprevedibili all'altro le sue mosse. Ogni volta in cui un giocatore pu approfittare della conoscenza delle mosse di un altro giocatore, quest'ultimo costretto a mascherare le proprie intenzioni per evitare che l'altro vinca. L'esecuzione di strategie miste appunto il modo per neutralizzare la scelta strategica del rivale.

IL GIOCO DELLA MORRA CINESE


il gioco "sasso, carta, forbici". Invece di gridare i numeri, i giocatori usano simboli: le forbici tagliano la carta, che avvolge il sasso che, a sua volta, spunta le forbici. Non sequenziale, dato che

262

le due strategie sono attuate simultaneamente. In caso di parit (sasso contro sasso, ecc.), il punteggio nullo. Il gioco non-cooperativo (ognuno conosce ex ante quali sono le possibili mosse dell'altro, pur ignorando quale specifica mossa sar scelta) e a somma zero (la somma algebrica di vincite e perdite nulla). Manca una soluzione tipo equilibrio di Nash, essendo impossibile che ciascuno compia una scelta ottima data la scelta del concorrente. Manca anche una strategia dominante (quella che permette di ottenere un risultato comunque pi elevato), dato che ciascuna scelta assicura lo stesso premio. Supponiamo che il gioco sia ripetuto 10 volte (sia cio un supergame). Se A gioca sempre "sasso", compie una strategia pura (scelta una volta per tutte); se B si accorge di ci, lo batte. Una strategia migliore consiste nel rendere casuali le proprie scelte (strategia mista: scelta casualmente, cio secondo una qualche distribuzione di probabilit): ognuna con frequenza del 33%. Sasso 0,0 -1,+1 +1,-1 B Forbice +1,-1 0,0 -1,+1 Carta -1,+1 +1,-1 0,0

Sasso Forbice Carta

Una minaccia credibile se, quando si verificano le condizioni per me tterla in atto, nell' interesse del giocatore attuarla. Guardiamo il gioco del bambino capriccioso: vuole recarsi a vedere un film; ma i genitori vogliono visitare zia Sofia. Se il bimbo va a (1, 1) il gioco termina. Se il bimbo va a destra, tocca ai genitori muovere. O lo puniscono, stando tutti in casa, oppure non si arrabbiano e portano tutta la famiglia al cinema.

Bambino Visita a Zia Sofia Rifiuto di far visita

(1, 1)

Genitori (-1, -1) (2, 0)

L'equilibrio (-1, -1) si basa sulla minaccia credibile dei genitori di restare tutti a casa. Ma il bimbo lagna e i genitori preferiscono andare con lui al cinema.

263

Nella forma normale del gioco vi sono due equilibri (1,1) e (2,0), sebbene il primo per i genitori una scelta equivalente alla casella accanto (1,1):

Bambino

Andare dalla zia Rifiutarsi

Geni Punire il bimbo 1, 1 -1, -1

tori Non arrabbiarsi 1, 1 2, 0

Nella forma estesa abbiamo un'informazione in pi: uno dei due equilibri di Nash - quello (1, 1) - meno soddisfacente, perch si basa su una minaccia non credibile: i genitori non hanno incentivo a mettere in atto la loro minaccia; il bambino (raziona lmente) ne tiene conto. Un equilibrio per un gioco perfetto nei sottogiochi se un equilibrio di Nash e se i giocatori ut ilizzano soltanto minacce credibili. L'induzione all'indietro il metodo mediante il quale si determinano gli equilibri di Nash perfetti nei sottogiochi: si parte dalla fine del gioco e lo si risolve all'indietro. Supponiamo che il gioco sia arrivato al nodo V: l il giocatore 1 sceglier Destra (3, 3). Anche se il gioco fosse al nodo IV, toccherebbe a 1 muovere. Anche stavolta sceglier Destra (7, 1).

Giocatore 1 I S D

Giocatore 2 S

II (4, 4) D

III IV (7, 1) (5, 0) (7, 1)

Giocatore 2 V (3, 3) (2, 1) (3, 3)

(3, 3)

Consideriamo il nodo III: tocca al 2 muovere. Egli sa che se sceglie Destra, 1 sceglier poi Destra. Se sceglie Sinistra, sa che 1 sceglier Destra. Gli conviene scegliere Destra, dato che 3 1. Infine guardiamo il nodo I. Il giocatore 1 sa che se va a Destra finir in (3, 3), mentre se va a Sinistra prende un premio di 4. Va dunque a Sinistra. Il procedimento individua gli equilibri con minacce credibili, in quanto, partendo dalla fine, determina come si comportano i giocatori in tutti i sottogiochi. Anche l'analisi del seguente gioco sequenziale comincia dalla fine e va a ritroso.

264

Se stiamo gi in "alto", le due vincite sono equivalenti. Se stiamo gi in "basso", B preferisce "destra". Ma B vorrebbe indurre A a scegliere "alto", per vincere 9 maggiore di 1. Come fa? Pu minacciare di andare a "sinistra", se A va in "basso". Ma non credibile, perch quando A ha scelto, non c' pi niente da fare, e dunque fra 0 ed 1 a B converrebbe contentarsi del meno peggio. Supponiamo che B limiti ex ante le proprie scelte: che dia ad un avvocato il mandato di andare sempre a "sinistra" quando A sceglie "basso". In quel caso la minaccia credibile e B vince 9 anzich 1. questo un impegno irrevocabile (pre-commitment ): un'azione volontaria con cui un sogge tto restringe le proprie scelte future. Esempio. Bruciarsi i ponti alle spalle, privandosi dellunico mezzo di ritirata, pu rendere credibile un attacco. Quando la Apple Computer introdusse i suoi Macintosh, costru un impianto di produzione altamente specializzato e difficilmente riconvertib ile, pubblicizzando questa scelta. Cos la Apple leg s stessa a quel prodotto e a quel mercato, motivando i suoi dipendenti e i suoi clienti.

Sinistra (1,9) Alto B Destra (1,9)

Sinistra (0,0) Basso B Destra (2,1)

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APPENDICE IL PRINCIPIO DEL MINIMAX-MAXMIN


Ciascun giocatore sceglie la sua strategia aspettandosi il peggio dal suo rivale: cerca quindi di ma ssimizzare il minimo guadagno (minimax) e minimizzare la massima perdita (maxmin), connessi a ogni combinazione di strategie.

ESEMPIO DI MAXMIN
Un soggetto, in condizioni d'incertezza, sceglie la strategia che assicura il pi favorevole tra i peggiori risultati negativi prevedibili. Evento Strategia

X 2 5 4 6

Y 3 2 3 5

Z 0 2 5 6

W 4 1 5 7

A B C D

I payoffs in grassetto (0,1,3,5) sono i meno favorevoli fra tra quelli che le varie strategie permettono di ottenere. Il soggetto sceglier la strategia D poich ad essa associato il migliore tra i risultati negativi (5 3 10).

ESEMPIO DI MINIMAX
la strategia che assicura un guadagno pari al minore dei guadagni massimi che un giocatore pu conseguire quando anticipa la scelta dei suoi concorrenti. (Se le scelte anticipate dei concorrent i sono quelle effettive, essa coincide con la strategia dell'equilibrio di Nash). Per ciascuna delle strategie (b1, b2, b3) di B, i guadagni massimi di A sono costituiti da (16, 14, 12). Il minimax (il minore dei guadagni massimi) di A sar pertanto 12 (corrispondente alla strategia a3). Da parte sua, B pu attendersi per ciascuna delle strategie (a1, a2, a3) i guadagni massimi (10, 12, 14). Il suo minimax sar quindi 10 (e la scelta cadr su b2). b1 10,8 12,8 B b2 4,10 14,6 b3 10,0 6,12

a1 a2

266

a3

16,2

4,8

12,14

IL GIOCO DELLE PULIZIE


Victoria Pulire 5,5 8,0 Michelle Catch 2,1 0,0 Leroy Sterzare 1,1 2,1 Gioca B(3) 8,9 0,8 9,4 1,9 5,1 Non pulire 0,8 1,1

Albert

Pulire Non pulire

LA BATTAGLIA DEI SESSI


Opera 0,0 1,2

Roger

Catch Opera

IL GIOCO DEL CONIGLIO


Andare dritto 1,2 0,0 tore B B(4) 7,5 13,12 9,2 9,8 5,1

Joe Bob

Sterzare Andare dritto

Un gioco 2x5
B(1) 0,4 11,5 11,3 11,5 12,4 B(2) 18,1 8,8 10,5 19,3 15,0 B(5) 11,7 2,0 10,1 2,10 4,3

Giocatore A

A(1) A(2) A(3) A(4) A(5)

IL GIOCO DELLA CRISI CUBANA DEL 1962.


S = sfidante, D = difensore; C = concessioni; SQ = status quo (qui il gioco termina perch non innesca alcuna reazione); G = guerra; R = ritirata; c = casualit del profilo dello sfidante. LURSS lo sfidante, che cambia lo status quo installando i missili a Cuba. Gli Usa sono il difensore, che resiste alla minaccia ponendo un embargo a Castro. Lo sfidante deve decidere se continuare a sostenere la sua minaccia, oppure desistere. importante la sequenza temporale delle scelte, e le informazioni di cui di volta in volta si dispone. Il game tree rappresenta linsieme di nodi, frecce e esiti nel loro sviluppo successivo; esso conoscenza comune. I nodi terminali SQ, C, G e R sono i quattro possibili outcomes del gioco. Ad ogni risultato vanno associate le preferenze dei giocatori. Esse non indicano soltanto lordine delle scelte, ma pure le utilit conferite a ogni esito: sono payoffs. Questi payoffs sono informazioni private. E-

267

sempio: conosco le regole del poker, ma non so quali carte l'avversario ha in mano. Nel nostro caso, lo sfidante non sa se il difensore risoluto o meno. Notiamo infine che, come durante una partita di poker, linformazione sulle mosse aumenta man mano che il gioco si svolge.

G SQ
Non cambiare Premere

S
Cambiare Risoluto

S
Resistere Non premere

D
Non resistere

D
Non risoluto Non cambiare

SQ G
Premere

S
Cambiare Resistere

S D
Non resistere Non premere

268

269

BERTINOTTI E IL POLO, OTTOBRE 1995.


Il Polo presenta una mozione di sfiducia al governo Dini. Il dilemma di Bertinotti: maggioranza col Polo o appoggio a Dini? P = Polo; B = Bertinotti. SQ = Status Quo; EQ = Equidistanza; TINA = Vicolo cieco (There is No Alternative); MPO = Maggioranza Polo-Opposizione; MCS = Maggioranza Centro-Sinistra; OPP = Caduta Governo Dini.

MPO

MCS
Votare con PDS

Votare

Fare la Mozione

B Non votare B
Astenersi

OPP
Firma

Mozione propria

EQ

Non firma

Non fare la Mozione

SQ

TINA

Sia il Polo che Bertinotti non s'accorgono che la soluzione OPP un equilibrio. Cos il polo non aiuta Bertinotti a raccogliere le firme per la mozione propria. Bertinotti sbaglia quando, caduta questa possibilit, si dirige verso la soluzione contraddittoria MPO, anzich verso quella razionale EQ (cio l'astensione).

UN CASO CON STRATEGIE MISTE


Devo tirare un calcio di rigore. Ho due strategie: o tiro a destra, oppure a sinistra. Il portiere avve rsario non in grado di conoscere in anticipo la mia scelta: se per indovina, para sempre il tiro. Se tiro a destra e il portiere va a sinistra, segno sempre. Se tiro a sinistra e il portiere va a destra, il tiro entra una volta su due. CALCIATORE Sinistra Destra Sinistra 1, 0 0, 1 PORTIERE Destra 0,5; 0,5 1, 0 Se segno, il mio payoff 1 e quello del portiere 0, e viceversa. Nella matrice non vi equilibrio di Nash. Possiamo invece determinare una coppia di strategie miste di equilibrio.

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La scelta di ogni giocatore affidata al caso. Io accetto di procedere casualmente se il mio payoff atteso identico che tiri a destra o a sinistra. Tali payoff dipendono da cosa far il portiere. (Analoga sar la strategia mista ottima del portiere). Sia q la probabilit che il portiere si tuffi a sinistra e (1- q) quella che si tuffi a destra. Se scelgo di tirare a destra, il mio payoff atteso dunque q : la probabilit di segnare coincide con quella che il portiere vada a sinistra. Se scelgo di tirare a sinistra, il portiere va a destra con probabilit (1- q); ma, anche se ci accade, segner una volta su due. Quindi il mio payoff atteso stavolta: 0,5(1- q). I due payoff sono dunque uguali quando q = 0,5(1- q). Risolvendo l'equazione troviamo q = 1/3, che la probabilit con cui il portiere va a sinistra in un equilibrio con strategie miste. PROMEMORIA : q = 1/2(1- q) ? q = 1/2 - 1/2q ? 2q/2 = 1/2 - 1/2q ? 2q + 1q = 1? 3q = 1? q = 1/3. Ora consideriamo le scelte del portiere. La probabilit che io tiri a sinistra p, quella che tiri a destra (1- p). Per il portiere il payoff atteso di tuffarsi a destra o a sinistra deve essere, in equilibrio, identico. Il payoff atteso di tuffarsi a sinistra p : la probabilit con cui io tiro a sinistra, e dunque lui para. Se il portiere va a destra, vi la probabilit (1- p) che io tiri a destra. Ma sappiamo che se io calcio a sinistra mentre il portiere va a destra, sbaglio una vo lta su due. In tal caso la mia probabilit di fare goal : (1- p) + 0,5p = 1 - 0,5p. PROMEMORIA : (1- p) + 1/2p = (2-2p)/2 + 1/2p = 2/2 - 1/2p = 1 - 0,5p. I payoff attesi nei due casi si eguagliano se: p = 1 - 0,5p. Risolvendo l'equazione, troviamo che p = 2/3, che la probabilit con cui io calcio a destra in un equilibrio con strategie miste. PROMEMORIA : p = 1 - 0,5p ? p = 1 - 1/2p ? 2/2p = 2/2 - 1/2p ? 2/2p + 1/2p = 2/2 ? 3/2p = 1 ? p = 1/(3/2) ? p = 1 x 2/3 = 2/3. Insomma, tenendo conto dei payoff della matrice, con q=1/3 e p=2/3, sia io che il portiere andiamo a sinistra una volta su tre e a destra due volte su tre; siamo cio indifferenti fra destra e sinistra. [Portiere: 1/3 S; 2/3 D. Attaccante: 2/3 D; 1/3 S] L'esito derivante un equilibrio di Nash. Infatti, ogni diversa attribuzione di probabilit da parte del calciatore o del portiere avrebbe spinto l'altro giocatore ad una scelta pura per aumentare la propria utilit. Ossia, un equilibrio con strategie miste non esiste tutte le volte che un giocatore, adottando una strategia mista, consente al rivale una risposta ottima costituita da una sola strategia pura. Pertanto l'unica situazione in cui tale equilibrio esiste, si ha quando ciascun giocatore sceglie una strategia mista in corrispondenza della quale il premio atteso che l'altro riceve sempre lo stesso, qualunque sia la strategia pura adottata da quest'ultimo.

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Si pu anche dire che un equilibrio di Nash con strategie miste si riferisce alla soluzione in cui ciascun giocatore sceglie la frequenza ottima per le proprie strategie, date le frequenze scelte dall'altro giocatore.

UN ALTRO CASO CON STRATEGIE MISTE B B1 2, 2 3, 2 B2 2, 1 1, 5

A1 A2

Non vi sono equilibri di Nash. Immaginiamo che A attribuisca un'opportuna probabilit alla scelta A1 ed alla scelta A2. Siano p1 e p2 le rispettive probabilit, con p1 + p2 = 1. Simmetricamente siano q1 e q2 le probabilit applicate da B rispettivamente alla scelta B1 e B2. Naturalmente vale che q1 + q2 = 1. Combinando le due strategie miste, la probabilit che l'esito finale risulti A1-B1 pari a p1q1 e cos per gli altri tre risultati. La Tabella delle probabilit associate agli esiti :

A1 A2

B B1 p1q1 p2q1

B2 p1q2 p2q2

Definiamo utilit attesa la media delle vincite delle singole strategie, ponderata per il rispettivo gr ado di probabilit. (Sull'utilit attesa, si veda meglio la lezione 35). L'utilit attesa da A risulta quindi essere:

E(U)A = (A1|B1)p1q1 + (A2|B2)p2q1 + (A1|B2)p1q2 + (A2|B2)p2q2 = 2p1q1 + 3p2q1 + 2p1q2 + 1p2q2


Ossia, dopo calcoli banali:

E(U)A = p1(1 - 2q1) + 2q1 + 1


In modo identico si trova l'utilit attesa di B:

E(U)B = (B1|A1)p1q1 + (B2|A2)p2q1 + (B2|A1)p1q2 + (B2|A2)p2q2 = 2p1q1 + 2p2q1 + 1p1q2 + 5p2q2


Ossia, dopo calcoli banali:

E(U)B = q1(4p1 - 3) - 4p1 + 5


Le uniche scelte che assicurano l'equilibrio del gioco sono: Da parte di A: p1 = 3/4 Da parte di B: q1 = 1/2 p2 = 1/4 q2 = 1/2 E(U)A = 5/2 E(U)B = 2

(Qui non discutiamo il calcolo della soluzione).


272

273

33-34. Economia delle istituzioni

Istituzioni, organizzazioni, agenti Un modello della genesi delle istituzioni

Ogni assetto sociale composto da: ? ? Regole del gioco ? ? Squadre che giocano con le Regole ? ? Giocatori che giocano con le Squadre Qui si pone subito una differenza cruciale rispetto all'impostazione microeconomica. In quella esaminavamo come la ricerca del massimo tornaconto dei soggetti si svolga dentro una cornice data di vincoli: ad esempio, il compratore cerca di ottenere pi utilit nell'ambito di regolari scambi me rcantili. Adesso consideriamo la possibilit che i soggetti agiscano attivamente sui propri vincoli: le Squadre rispetto alle Regole; i Giocatori rispetto alle Squadre. Sono praticabili tre principali azioni da parte dei soggetti: 1) In alcuni casi, il tornaconto rafforzato dalle (meglio perseguito con la) slealt.
Esempio: la squadra di football e il "ridare la palla all'avversario" dopo l'infortunio di un giocatore dell'altra squadra. Esempio (da A.Sen): "Dove si trova la stazione ferroviaria?". "L", e indico l'ufficio postale; "potresti, per favore, impostarmi questa lettera, lungo la strada?". "S", mi risponde, intenzionato ad aprire la busta per controllare se contiene qualcosa di valore.

2) In altri casi, il tornaconto rafforzato dal contaminare un set dato di regole con altri set di regole. Mescolare le regole istituzionali delle varie sfere sociali pu dare vantaggi, ma non comporta necessariamente atti sleali.
Esempio (da A.Sen): A e B trovano due mele, una grande e una piccola. A dice a B: "scegli tu". Immediatamente, B prende la mela pi grande. A contrariato e accusa B di essere stato sleale. "Perch mai?", replica B. "Quale mela avresti scelto tu, se fossi stato al mio posto?". "Quella pi piccola, naturalmente", risponde A. E B: "Proprio quella piccola hai ottenuto!".

3) In altri casi, il tornaconto rafforzato intervenendo sulla scelta dell'arbitro che verifica il rispetto delle Regole da parte di Squadre o Giocatori. Anche tale comportamento pu avvenire lealmente (ad esempio mediante un processo legittimo ed esplicito di lobbying), oppure in forme coperte (mediante la corruzione o addirittura la violenza). 4) Infine, il tornaconto pu venire rafforzato modificando direttamente le Regole del gioco che si sta giocando. Ci richiede un potere notevole da parte della Squadra o del Giocatore, e/o il concorso di circostanze favorevoli riguardanti l'indebolimento delle Regole esistenti.

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Chiamiamo complessivamente opportunistici questi quattro modi di rafforzare il self-interest . Ossia, l'opportunismo definito come la ricerca del massimo tornaconto dei soggetti anche mediante l'alt erazione della cornice dei vincoli. Le Regole sono appunto i principali vincoli sociali che disciplinano i rapporti tra gli uomini. Esse definiscono e limitano l'insieme delle scelte delle Squadre e dei Giocatori. Esse sono le istituzioni: qualunque set di impegni (obblighi) e opportunit (diritti).
Esempio "debole": il galateo. Esempio "forte": il codice penale. Esempio "formale": una lezione universitaria. Esempio "informale": una convenzione o un codice morale.

Le Squadre sono gruppi di persone unite dal comune proposito di raggiungere un fine. Esse sono le organizzazioni: apparati politici (partiti, parlamento, agenzie pubbliche); economici (imprese, sindacati, cooperative); sociali (chiese, club, associazioni sportive); educativi (scuole, universit). Esse nascono intenzionalmente sulla base delle opportunit (diritti) consentite dai vincoli (obblighi). I Giocatori operano sempre dentro (o rispetto) a Squadre e a Regole. A seconda della posizione che, in un certo istante, ricoprono dentro Regole e Squadre, essi dispongono di certi insiemi di scelte accessibili.
Esempio: il set di Regole "europee" o "tribali". Esempio: il ruolo dirigenziale o esecutivo in una Squadra.

L'economia delle istituzioni studia assetti sociali composti da Regole, Squadre e Giocatori. Si chiede sotto quali condizioni tali assetti possono esistere e riprodursi. Ossia: perch sono cos e non altrimenti? In parecchi casi, le Regole emergono dall'interazione spontanea di molte Squadre e di molti Giocatori. Esempio: il linguaggio umano.
Una recente evoluzione spontanea del linguaggio riguarda le parole "al femminile". I termini del comando sono finora tutti al maschile; ma si comincia a dire "la capa", "la ministra" o "la direttrice". Tra qualche tempo queste espressioni saranno parte del nostro linguaggio corrente. Chi lo ha deciso? Nessun "capo" o "ministro". stata un'evoluzione spontanea interna a una collettivit.

Ma alcune Regole nascono da un legislatore o pianificatore.


Esempio: le Regole del football.

Da parte loro, le Squadre nascono sempre sulla base di un progetto o disegno.

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Dunque la differenza cruciale tra Regole e Squadre che le prime non perseguono sempre una finalit, mentre le seconde tendono ad un "d eliberato proposito".
Esempio: le Regole del football non hanno uno scopo (che non sia il loro funzionamento, la loro autorganizzazione); le Squadre che giocano a quel gioco hanno invece uno o pi scopi (vincere le partite; guadagnare soldi; dare prestigio ad una citt, e cos via).

Il fine delle Regole di determinare il modo in cui il gioco si svolge, mentre l'obiettivo della Squadra di vincere la partita nell'osservanza delle Regole, ricorrendo a una combinazione di abilit, strategia e coordinazione, ma anche di mezzi buoni e a volte cattivi (D.North). In questo modulo verificheremo un duplice distacco dalla Microeconomia tradizionale: I Giocatori coltivano ancora il proprio interesse, ma si tratta di un self-interest di tipo strategico e opportunistico; Inoltre, l'interesse dei singoli Giocatori pu contrastare, e spesso contrasta, con l'interesse delle Squadre e delle Regole. Le lezioni di questo Modulo saranno dedicate alle ragioni del forma rsi e del funzionare o di alcune importanti istituzioni, oppure di alcune fra le maggiori organizzazioni della nostra societ. Esamineremo ogni volta un certo problema (assenza di coordinamento, informazione asimmetrica, conoscenze private, fiducia non generalizzata, costi di uso del mercato, incertezza, esternalit, e cos via) e cercheremo di capire come ad esso si risponde (in maniere pi o meno adeguate) o spontane amente oppure in maniere pi consapevoli e programmate. STRATEGIA E FORMAZIONE DELLE ISTITUZIONI Il comportamento strategico riguarda le situazioni in cui il risultato di ogni scelta non dipende solo dalla scelta del soggetto, ma pure dalle scelte di uno o pi altri soggetti. Alla luce del concetto d'interazione strategica, chiediamoci perch sorgono le istituzioni. Esse rispondono a tre principali tipi di problemi. 1] PROBLEMI DI COORDINAMENTO Esempio. Due camion s'incontrano su una strada stretta con qualche piazzola. L'importante che uno qualsiasi abbia la precedenza.

Fermo Avanza

II Fermo 0,0 2,2

Avanza 2,2 0,0

Vi sono pi soluzioni, fra cui il soggetto indifferente; purch vi sia coordinamento. 2] PROBLEMI DI CONSERVAZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE Esempio. Due autovetture arrivano assieme davanti ad un solo parcheggio gratuito.
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II Parcheggia Parcheggia -5,-5 Non parcheggia -1,2

Non parcheggia 2,-1 -1,-1

Ogni soluzione scontenta qualcuno, ma non ha senso scontentare tutti. 3] PROBLEMI DI CONTRASTO TRA SCELTE INDIVIDUALI E SCELTE COLLETTIVE Esempio. Il "dilemma del prigioniero". Io sono il giocatore I. Se II nega, mi conviene confessare: ottengo la libert. Se II confessa, mi conviene pure confessare: perch cos la condanna a tre mesi, anzich a sei. Quindi, qualsiasi cosa faccia II, mi conviene confessare. Lo stesso ragionamento vale per II rispetto a me. Ma se potessimo coordinarci, negheremmo entrambi il reato e staremmo meglio.

Confessa Non confessa

II Confessa -3,-3 -6,0

Non confessa 0,-6 -1,-1

Vediamo cinque modi per sciogliere il "dilemma". PRIMO MODO: un'istituzione ripartisce i diritti di propriet

II Pesca normale Pesca normale 20,20 Pesca intensiva 30,2

Pesca intensiva 2,30 4,4

Esempio. Finch il lago un "bene comune", entrambi i soggetti pescano intensivamente e distruggono l'ambiente. Quando si assegnano diritti di propriet, diventa conveniente la pesca normale. Perch i pescatori pescano intensivamente? socialmente ottimale accrescere il numero di pescatori finch l'ultimo di loro non aumenta il valore del pescato totale di una quantit che copra il proprio costo d'esercizio. Il libero mercato, per, non porta a questo risultato. Un potenziale nuovo entrante, infatti, valuter redditizia l'entrata se il valore del proprio pescato uguale ai propri costi d'esercizio. Ma il pescato di un nuovo entrante rappresenta in parte un aumento del pescato totale, ed in parte una diminuzione del pescato degli altri pescatori: a causa degli stock ittici decrescenti (in generale: della congestione), ogni nuovo pescatore riduce il pescato di tutti gli altri. Perci, in cond izioni di libero accesso alla risorsa, i pescatori saranno troppo numerosi. Il livello di attivit sar troppo alto poich ogni nuovo entrante non terr conto del costo che impone ai soggetti gi operanti, a causa della riduzione della loro produzione.

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Il caso nasce dalla differenza tra gli incentivi individuali e quelli sociali. Evitare la distruzione della fauna ittica dipende dal comportamento collettivo dei pescatori; ma nessuno ha individualmente un incentivo a ridurre il numero dei pesci pescati. Insomma, quando molte persone hanno il diritto di usare un'unica risorsa comune, vi un incentivo a sovrautilizzare tale risorsa. Nessuno cio interessato a sopportare i costi del mantenimento del bene e ad incrementarne il valore. questa la tragedia delle risorse comuni, alla quale pu rimedia rsi con l'assegnazione dei diritti di propriet. I diritti di propriet (DdP) sono il potere di decidere il modo in cui utilizzare le risorse, purch tale modo non contrasti con un precedente contratto, consuetudine o legge. Occorre un'organizzazione (o un'istituzione intenzionale: il dibattito aperto) che stabilisca quando i DdP esistono, chi pu ottenerli e come si possono trasferire. Ma per fissare un sistema di DdP (oltre a fondamenta etico-giuridiche) occorre basarsi, in definitiva, anche sulla coercizione. L'organizzazione deve quindi disporre di un vantaggio competitivo nella violenza: nasce lo Stato come monopolio della violenza legale. In altri termini, dato che l'essenza del DdP il diritto di esclusione (D.North), occorre un sogge tto che, oltre a specificare i DdP, li faccia rispettare: lo Stato. Fin qui lo Stato- guardiano (legislatore, poliziotto e giudice). SECONDO MODO : fa agli altri ci che essi hanno fatto a te. Introduciamo la storia. Il "dilemma" pu ripetersi un numero indefinito di volte. La strategia del "colpo su colpo" pu creare cooperazione: 1) all'istante iniziale, coopero; 2) nel proseguimento del gioco, scelgo in ogni periodo la stessa strategia adottata dall'altro nel periodo precedente. La regola funziona in base a due meccanismi: a) ognuno pu sempre porre in atto ritorsioni, che rappresentano "minacce credibili" (per contrario: l'esempio del funzionario che va in pensione); b) ognuno pu formarsi e mantenere una "reputazione". TERZO MODO : un'istituzione obbliga gli "scrocconi". Il secondo modo non funziona quando esistono beni pubblici: quelli che sono goduti contemporaneamente da tutti, e da cui non pu quindi venire escluso chi non ha partecipato alle spese. Esempio. Le Forze Armate difendono sia i contribuenti onesti, sia gli evasori. Adesso non si pu "punire" chi, nel gioco precedente, non ha cooperato. Occorre un'autorit esterna che obblighi i soggetti a cooperare. QUARTO MODO: fai agli altri ci che vorresti fosse fatto a te.

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L'altruismo definibile come l'intendere il benessere altrui come un obiettivo proprio, indipendentemente dagli effetti sul proprio benessere. Quale altruismo pu funzionare? A) Tutti sono "altruisti puri", nel senso che ognuno sceglie sacrificando il proprio interesse allinteresse dellaltro; lesito paradossale, come nel problema del dopo di te in cui due persone estremame nte cortesi insistono ciascuna che sia laltra ad entrare per prima in una stanza. B) Tutti sono altruisti, nel senso che tutti scelgono come sceglierebbe laltro se seguisse i suoi interessi: I fa ci che farebbe II (ma II avrebbe convenienza a non cooperare); anche II fa ci che farebbe I (ma I avrebbe lui pure convenienza a non cooperare). Il "dilemma" resta in piedi. C) Uno solo "porge l'altra guancia". Ossia: I collabora sempre e comunque; II non collabora. I paga i costi; II gode i risultati. Non funziona, perch non a rigore cooperazione: manca la bilateralit, il dare per ricevere.

D) "Ama il prossimo tuo come te stesso". Ossia: entrambi attribuiscono eguale peso al proprio
e all'altrui beneficio. In tal caso il "dilemma" s scompare, ma solo in quanto gi stato eliminato dalle premesse. Tuttavia, il celebre esperimento dell' Ultimatum Game sembra indicare che questa forma di altruismo non del tutto irrealistica. Abbiamo due giocatori, uno attivo e uno passivo. Al primo chiediamo di proporre la divisione di una data somma di denaro tra lui e l'altro. Se il giocatore passivo accetta la divisione, entrambi vincono la quota cos suddivisa; se invece rifiuta, nessuno vince qualcosa. La teoria della razionalit massimizzante predice che il primo offrir al secondo la minima fr azione possibile della quota, e che il secondo accetter preferendo guadagnare poco a non guadagnare. Le verifiche sperimentali evidenziano invece come nella maggioranza dei casi i soggetti attivi propongano divisioni paritarie della somma. (Mostra inoltre che spesso il soggetto passivo rifiuta una quota inferiore al 20% del totale in gioco). E) Il tutore regola l'interesse dei pupilli. Esempio. Il padre un altruista e amministra i soldi della famiglia. Un figlio pu guadagnare, ma a scapito di un altro figlio che perderebbe. Il padre-tutore impone una tassa di 5 unit sulle strategie D (Defezionare). Cos la strategia ottimale di ciascuno diventa C (cooperare):

C 5,5
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B D 0,9

9,0

1,1 B D 0,4 -4,-4

C D

C 5,5 4,0

QUINTO MODO: apprendi (evolutivamente) a riconoscere gli opportunisti

Defeziona Coopera

Defeziona 2, 2 0, 6

B Coopera 6, 0 4, 4

In un ecosistema due gruppi lottano per sopravvivere: il gruppo dei "collaborativi" (sempre disposti a cooperare) e il gruppo degli opportunisti (che defezionano sempre). Se entrambi defezionano, stanno in (2,2); se entrambi collaborano vanno in (4,4). Se uno coopera e l'altro no, solo l'altro guadagna. Ciascuno si riproduce in proporzione al proprio payoff medio: chi ha un payoff pi elevato ha risorse per allevare una prole pi numerosa. a] Immaginiamo che i membri dei due gruppi siano indistinguibili. Ognuno preferirebbe interagire con un collaborativo, ma deve affidarsi al caso. Dato che gli opportunisti ricevono sempre un payoff maggiore, la loro quota nella popolazione crescer nel tempo. I collaborativi sono destinati all'estinzione. b] Supponiamo ora che i due gruppi siano perfettamente distinguibili. I collaborativi possono cercarsi reciprocamente, assicurandosi un payoff di 4 unit. Gli opportunisti, viceversa, saranno obbligati a relazionarsi solo con altri opportunisti, con un payoff di 2 unit. Saranno gli opportunisti ad estinguersi. c] Immaginiamo che nasca una razza mutante di opportunisti, che simulano di essere collaborativi. A un collaborativo pu accadere d'interagire con uno dell'uno o dell'altro gruppo. Ma gli opportunisti mutanti avranno il payoff pi alto e alla lunga preva rranno. d] Ecco infine l'ipotesi pi interessante: la simulazione degli opportunisti imperfetta, e i collaborativi debbono sostenere costi per distinguere bene chi ha nno di fronte. Se il costo 1, il payoff del collaborativo : 4-1 = 3. Se non paga, dovr accettare il tipo di socio che gli capiter: se gli va bene, il payoff 4; se gli va male 0. La convenienza di affrontare il costo dipende dalla probabilit dei due risultati.

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Se r la probabilit che il socio sia collaborativo, il punto di pareggio si ha quando 4 r = 3 ossia r = 3/4 = 0,75. Se non paga, al 75% ottiene un payoff di 4 unit; al 25% ottiene 0. Lo stesso payoff medio di 3 unit lo ottiene se sostiene il costo. Il punto di pareggio stabilisce che la popolazione si stabilizzer al livello del 75% di collaborativi (la percentuale, com' ovvio, cambia se cambia il costo dell'indagine e/o se cambiano i payoffs). Se infatti fossero meno, pagherebbero il costo d'investigazione e percepirebbero un payoff di 3; gli opportunisti scambierebbero cos solo tra loro con un payoff di 2 unit. Ne segue che la quota di collaborativi andrebbe aume ntando. Se invece i collaborativi fossero pi del 75%, non pagherebbero il costo dell'indagine e interagirebbero a caso con gli altri. Ma di ci approfitterebbero gli opportunisti, che andrebbero aumentando fino alla quota del 25%. Insomma, il caso pi rilevante mostra che i collaborativi, apprendendo imperfettamente a differenziarsi dagli opportunisti, possono sopravvivere nel tempo. RIEPILOGO . Cinque modi per risolvere il "dilemma del prigioniero". i) ii) iii) iv) Lo Stato come assegnatario dei diritti di propriet; La cooperazione endogena in un gioco ripetuto; Lo Stato coercitivo; Lo Stato paternalistico (offre i "beni di merito" e tassa i comportamenti devianti o errati); v) L'apprendimento endogeno in un gioco evolutivo.

Pi in generale, abbiamo passato in rassegna alcuni fra i modi principali con cui vengono studiate le istituzioni: 1) 2) 3) 4) Sistemi di diritti di propriet garantiti dalla legge; Convenzioni sostenute endogenamente; Sistemi di autorit; Tipi di contratti in uso per ogni specifico bene (i contratti di assicurazione o quelli di assunzione sono altri casi che vedremo, accanto ai contratti paternalistici); 5) Emergenza spontanea da contesti evolutivi.

Laspetto comune ai problemi da cui sorgono le istituzioni, che i giocatori preferiscono laccordo al conflitto. Nel gioco del punto morto vale il contrario: vi sono ben due equilibri di Nash, ma se si in (-4,-4) nessun incentivo spinge verso altre caselle. OLP

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Israele

Cooperare Defezionare

Cooperare 2,2 (accordo) 4,1


(Iniziativa OLP non contraccambi ata)

Defezionare 1,4 (Iniziativa -4,-4

israeliana non contraccambiata) (conflitto)

Supponiamo ad esempio che Israele provi a cooperare: il suo payoff salirebbe da -4 a 1, ma quello dell'Olp (che ne approfitta per defezionare) salirebbe da -4 a 4. Dunque l'Olp si avvantaggerebbe rispetto a Israele (che pure starebbe meglio). La mossa non accettabile a Israele, dato che, per ipotesi, i giocatori non preferiscono l'accordo se questo avvantaggia il nemico pi di loro. Invece il (2,2) qui sotto un equilibrio di Nash. La situazione quella da dilemma del prigioniero; essa gi presuppone la preferenza dellaccordo (3,3), sebbene una strategia dominante impedisce ai giocatori di raggiungerlo:

Israele

Cooperare Defezionare

Cooperare 3,3 (accordo) 4,1


(Iniziativa OLP non contraccambiata)

OLP Defezionare 1,4 (Iniziativa israeliana


non contraccambiata)

2,2 (conflitto)

In tale quadro, Israele e lOLP possono avviare un negoziato. Essi possono darsi regole comuni: istituzioni, appunto.

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35. Economia delle istituzioni

Incertezza e teoria dell'agenzia

Ogni nostra azione di oggi ha un esito futuro non sicuro, in quanto dipende da fattori non controllabili appieno da noi e detti "stati del mo ndo". Distinguiamo tra: ?? Rischio, per il quale possiamo formarci valutazioni delle probabilit del verificarsi degli eventi esterni. Esempio. Un giocatore che scommette sulla probabilit che dal lancio di un dado esca il numero da lui desiderato, sa di correre un rischio, poich cosciente che la probabilit che l'evento si verifichi pari a 1/6. ?? Incertezza, per cui i calcoli probabilistici sono quasi impossibili. Esempio. Una persona che decide di scommettere sul colore rosso della prossima persona che incrocer, agisce in situazione d'incertezza perch non in grado di assegnare a tale evento una certa probabilit. Di seguito useremo rischio e incertezza come se fossero sinonimi. Esistono due tipi di comportamento: o assicurarsi per ridurre l'incertezza su redditi/ricchezze future;

giocare d'azzardo, aumentando il grado d'incertezza. Scommessa Vuole probabilit favorevoli Accetta scommesse "eque" o pi favorevoli Gioca anche se le probabilit le sono contro Assicurazione Ne acquista Non ne acquista Non ne acquista

Tipo di persona Avversa al rischio Neutrale al rischio Amante del rischio

Lancio una moneta non truccata. Ho uguali probabilit di ottenere testa o croce. Testa vince 100 euro. Croce perde 100 euro. Il consumatore avverso al rischio vede che il guadagno medio zero. disposto a scommettere solo se il valore previsto della vincita supera la posta. Se ad esempio Testa vince 200 euro e Croce perde 100 euro, solo un amante del rischio disposto a organizzare la scommessa. __________________________________________________________________ LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO Introduciamo il concetto di "equivalenza in condizioni di certezza". Consideriamo una prospettiva rischiosa. L'output del progetto pu valere, il prossimo anno, 0 oppure 100 euro, con una probabilit del 50% per entrambi i risultati. Il valore medio 50 euro: 1/2 x 100 euro + 1/2 x 0 euro = 50 euro.

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Chi avverso al rischio, tuttavia, preferisce un progetto il cui ricavo sia pari a 50 euro con certezza. Ma preferisce anche un progetto con valore medio inferiore a 50 euro, purch il rischio sia minore (al limite, rischio = 0 = certezza). Supponiamo che egli sia indifferente tra il progetto col valore medio di 50 euro e un progetto sicuro con valore di 45 euro. Diciamo che 45 euro rappresentano lo "equivalente in condizioni di certezza" del progetto rischioso con 50 euro di valore medio. Alternativamente: il fattore di sconto (numero inferiore a 1 che rende i ricavi e i pagamenti futuri equivalenti a quelli di oggi) del rischio del 10%, poich il valore m edio viene deflazionato del 10% per ottenere l'equivalente certo. Conclusione: egli accetta progetti rischiosi solo se il profitto o "premio per il rischio" supera il 10%. Esempio. Investo 100 euro in due societ differenti, la O che produce occhiali da sole e la I che fa impermeabili. Le previsioni del tempo a lungo termine affermano che vi sono pari probabilit che la prossima estate piova o vi sia il sole. Se diversifico, potr ottenere un rendimento pi certo e dunque pi desiderabile se sono avverso al rischio. Il prezzo iniziale di un'azione di entrambe le societ 10 euro. Se piover, le azioni di O varranno 5 e quelle di I varranno 20. Se ci sar il sole, i valori saranno rovesciati. Se investo 100 in O, avr una probabilit del 50% di ottenere 200 e del 50% di avere 50. Lo stesso accadr rispetto ad I. In ambo i casi il rendimento atteso (o valore medio) 125. Se investo 50 euro in ciascuna societ, se c' il sole O mi dar 100 e I 25. Il contrario se ci sar pioggia. In entrambi i casi avr sicuramente 125 euro. L'incertezza di rendimento delle attivit finanziarie elevata. Negli ultimi 50 anni, il rendimento reale medio delle azioni stato del 6%, quello dei buoni del Tesoro dello 0%. Ma i rendimenti delle azioni fluttuano di pi. La rischiosit di un "portafoglio di azioni" pu essere ridotta con la diversificazione, purch i rendimenti sulle attivit varino in modi ind ipendenti fra l o ro. (Si veda lezione 70). ____________________________________________________________________ Riepiloghiamo: 1) chi "avverso" dedica risorse per ridurre il rischio; 2) chi "amante" deve avere una ricompensa. Perch il punto (1) si traduce nell'acquisto di un'assicur azione? Esempio. Per avere un reddito pi stabile, dentista e benzinaio mettono in comune i profitti. Nei casi II e III vi un vantaggio: le perdite dell'uno sono compensate dai successi dell'altro.

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LA DIVERSIFICAZIONE DEL RISCHIO Dentista Mese buono Mese buono I Mese cattivo III Mese cattivo II IV

Benzinaio

Esempio. Secondo le Tavole di mortalit, soltanto l'1% di quelli che hanno 56 anni morir durante il prossimo anno. Purch i rischi affrontati dagli individui siano indipendenti, le compagnie sanno che pagheranno solo l'1% del valore totale delle polizze sulla vita, stipulate alle persone di 56 anni. Esempio. Tizio ha una probabilit del 10% di subire un incidente del costo di 1000 euro in servizi medici. Le sue spese mediche medie (o attese) sono 0,10 x 1000 = 100 euro. Se ha un reddito di 10000 euro, ha un 10% di probabilit di trovarsi con 9000 euro. Se avverso al rischio, preferisce pagare 100 euro l'anno (il valore delle spese attese) a un'assicur azione. Spesso, disposto a pagare di pi di 100 euro purch l'assicurazione si assuma il rischio. I Lloyd's di Londra assicurano anche alcuni eventi di "vera incertezza". Qui la ripartizione del rischio avviene su due versanti. Da un lato, terremoti o naufragi sono tanti rischi indipendenti che non dovrebbero manifestarsi tutti insieme. Dall'altro lato, i Lloyd's sono un cartello di tanti assicuratori, ciascuno dei quali copre una piccola quota. In ogni caso, resta condizione decisiva che gli eventi assicurati siano indipendenti fra loro e tocchino singoli individui o gruppi. Esempio. Nessuno assicura le imprese contro il rischio che la domanda della loro merce diminuisca. Oppure nessuno assicura contro il rischio di una guerra nucleare. Riassumiamo. Le societ di assicurazione garantiscono una copertura, anche parziale, contro i danni economici che una persona fisica o giuridica pu subire a seguito di circostanze negative. Esse suddividono fra molti, e in modo certo, l'onere di un eve nto possibile ma improbabile che per il singolo avrebbe effetti troppo pesanti. I mercati privati sono incapaci di assicurare alcuni rischi sociali. A parte le guerre, le morti degli individui sono eventi "indipendenti". quindi prevedibile il numero annuo di decessi.

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Invece il rischio connesso all'inflazione un rischio sociale: che colpisce la collettivit nel suo complesso. Se una compagnia assicurasse contro l'inflazione, subirebbe una perdita su tutte le sue polizze. Dunque, i rischi sociali sono sopportabili solo dallo Stato (es. col sistema della sicurezza sociale). 1) Lo Stato pu soddisfare gli impegni imponendo tributi; 2) pu ripartire il rischio fra diverse generazioni (es. i costi di una guerra; oppure es. se oggi l'inflazione alta, si possono, indicizzando le pensioni, trasferire parte dei costi dei pi anziani ai pi giovani). Linformazione perfetta se completa e accurata; simmetrica se luna parte di una relazione contrattuale conosce tutto ci che conosce laltra parte. In effetti, vi sono per due problemi di asimmetria informativa che limitano l'uso dell'assicurazione: a) l'informazione nascosta o "selezione avve rsa".

E un caso di opportunismo precontrattuale: un soggetto dispone di informazioni unilaterali nel momento in cui considera se stipulare un contratto. Esempio: alcuni, come gli alcolizzati al volante di unautovettura, sono pi soggetti di altri agli incidenti. Ma gli assicuratori possono non sapere "a chi" vendono la polizza, e quindi non sanno a quali assicurati imporre i premi pi alti. Si ha "selezione avversa" in quanto se aumentano i premi, i soggetti migliori non stipulano pi l'assicurazione. Restano via via i peggiori e la perdita media per la polizza aumenta. Esempio. In un mercato delle automobili usate si vendono 2 auto, una scadente a 2 milioni e una buona a 3 milioni. L'acquirente disposto a pagare 2.200.000 per la scadente e 3.200.000 per la buona. Se le informazioni fossero complete, l'auto scadente sarebbe dunque venduta ad un prezzo tra 2.000.000 e 2.200.000, mentre l'altra ad un prezzo tra 3.000.000 e 3.200.000. In presenza di asimmetria informativa, l'acquirente sar disposto a pagare il valore medio atteso dell'auto: (1/2 2.200.000 + 1/2 3.200.000) = 2.700.000 A questo prezzo il possessore dell'auto buona non sar disposto a vendere. Verrebbero quindi cedute solo le auto peggiori. Un parziale rimedio cercare di capire con che tipo di rischio si ha a che fare. Esempio: visita medica prima di stipulare un'assicurazione sulla vita. b) l'azione nascosta o "rischio morale".

L'assicurazione influisce sugli incentivi degli individui a evitare gli eventi contro cui sono assicur ati. un caso di opportunismo post-contrattuale: dopo la stipulazione del contratto, una delle parti ha cio l'opportunit di agire cos da ledere gli interessi dell'altro contraente, il quale non in grado di osservare le azioni del primo.

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Esempio: non compro gli estintori in un magazzino assicurato contro gli incendi. Se l'assicurazione pagasse pi del valore di mercato, potrebbe convenire dar fuoco al magazzino. Un parziale rimedio consiste nel pagare meno del valore di mercato del bene danne ggiato o rubato. Esempio: la franchigia. Quella appena richiamata la teoria dell'agenzia. Il termine agency pu tradursi con "delega" o "mandato". Il rapporto di agenzia si ha quando una parte (l'agente) opera per conto di una seconda parte (il principale). Le due parti hanno scopi diversi e perseguono ciascuna il proprio interesse. Esempi. Proprietario - Manager. Imputato - Avvocato difensore. Paziente - Medico. Assicurazione Assicurato. Il principale non in grado di verificare la qualit dell'esecuzione dell'azione che ha delegato. Egli deve allora incentivare l'agente a scegliere l'azione che massimizza il suo risultato. ____________________________________________________________________ L'incertezza plasma tutta la vita economica. Vediamola allopera su tre mercati: que llo dei beni di consumo, quello delle attivit imprenditoriali e quello delle attivit finanziarie. [1] Molte imprese simpegnano a mantenere nel tempo un prezzo costante e certo, anzich alto in caso di scarsit e basso in caso di abbondanza del bene. Se il prezzo fissato equo (cio in media lo stesso nei due casi di eccesso o difetto della domanda), limpresa offre ai clienti un vantaggio analogo a quello di un contratto equo di assicurazione, senza rimetterci. Esempio: mi piace rischiare in borsa, o arrampicandomi sulla roccia, ma sono avverso al rischio quando acquisto i beni di consumo quotidiani. Quando vado al cinema Alfa vedo il film se c un posto libero, e me ne torno a casa in caso contrario. Se cos ragionano pure gli altri spettatori, allimpresa conviene tenere costante il prezzo del biglietto che, in media, le assicura un uguale profitto. [2] Nel secondo caso, di norma abbiamo che minori sono i rischi, minori sono gli incentivi (guadagni). Esempio. Il direttore di un negozio ha lo stipendio garantito, non corre rischi, ma ha scarso incent ivo. Al contrario, se la sua retribuzione dipende dal fatturato. Questa associazione tra pi responsabilit (rischiosa) e pi guadagno massima per gli imprenditori innovatori. Il profitto il compenso (l'incentivo) dato a chi introduce idee, prodotti e processi nuovi. Gli imprenditori di successo fanno fortuna, ma appartengono ad una popolazione in cui l' imprenditore

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medio lavora tanto per guadagnare quanto chi s'impiega presso altri. Dunque, pochi vincono e molti perdono. Sono "amanti del rischio": chi vince, sbanca. [3] Sul mercato a pronti (o spot ) lo scambio di merci, titoli o valute ha luogo per consegna e pagamento immediati. Molti beni e attivit hanno una consegna differita o a termine (grano, zucchero, rame, gasolio, ma anche valute o buoni del Tesoro). In questi mercati (detti anche forward) vengono venduti beni per consegna futura a un prezzo prestabilito al momento della stipulazione del contratto di compravendita. Determinando oggi un prezzo per la consegna a termine dei beni, si riduce l'incertezza sugli incassi futuri. Esempio. Caio si accorda con Sempronio per uno scambio da effettuarsi tra tre mesi: 2000 dollari per 3 milioni di lire, col tasso di cambio a termine del dollaro di 1500 lire. La differenza tra il tasso di cambio a termine e quello corrente chiamata sconto quando positiva, o premio quando negativa. Gli speculatori sono "amanti del rischio" che cercano di guadagnare dall'eventuale scarto tra prezzi a termine e prezzi a pronti. Esempio. Se penso che la lira verr svalutata rispetto al dollaro, mentre gli altri operatori ritengono che il tasso di cambio rester invariato, posso speculare in due modi. Sui mercati a pronti: acquisto dollari oggi, li tengo in tasca per qualche tempo, li rivendo quando il loro valore sar aumentato. Sui mercati a termine: stipulo un contratto di acquisto di dollari a termine, fissando oggi il relativo tasso di cambio. Se tra sei mesi, quando il contratto arriver in scadenza, il dollaro si sar rivalutato (come spero), potr ritirare i dollari, pagandoli relativamente poco, e ricambiarli subito in lire sul mercato a pronti. Alternativamente, posso vendere il mio contratto a termine subito prima della scadenza. Questo tipo di speculazione richiede un capitale minimo, pari al margine di garanzia da versare al momento in cui stipulo il contratto a termine. Vendendo il contratto prima della scadenza, no n devo sborsare lire per l'acquisto di dollari. Talvolta gli speculatori riequilibrano i mercati. Esempio. Se acquisto grano al raccolto (quando abbonda) per venderlo a primavera, quando prevedo che il suo prezzo crescer, creo anche un vantaggio collettivo: sposto scorte da un tempo di eccesso ad uno di scarsit e, livellando i rifornimenti, stabilizzo i prezzi. Talvolta le attese speculative si autoavverano.

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Esempio. Se molti prevedono un deprezzamento dell'euro e un apprezzamento del dollaro, cercheranno di convertire euro in dollari. La domanda di dollari subir un drastico aumento. Risultato: l'euro si svaluter e il dollaro si rivaluter. Qui le previsioni degli speculatori si auto-avverano. APPENDICE: CENNO ALLA TEORIA DELL'UTILIT ATTESA Nelle lezioni di Microeconomia le scelte avvengono in condizioni di certezza. Ci significa che sono noti tutti gli elementi del problema: se decido un'azione, so quali conseguenze essa avr; e vic eversa, partendo da una conseguenza posso risalire all'azione che l' ha generata. Con l'incertezza, ad ogni azione corrispondono pi conseguenze e non so quale tra esse effettivamente si verificher. Devo ad esempio scegliere fra l'acquisto del titolo Alfa e del titolo Beta. ALFA Rendimento 1 3 5 Probabilit 1/3 1/3 1/3 BETA Rendimento 0,5 2 11,5 Probabilit 1/4 1/2 1/4

Per calcolare la scelta migliore, devo valutare: 1. l'insieme delle conseguenze che seguono a ogni decisione, associate alle rispettive probabilit che queste si verifichino (la distribuzione di probabilit associata ad ogni decisione); 2. una funzione di utilit definita sulle singole conseguenze. La probabilit il numero associato al verificarsi di una data conseguenza. Essa pu venire stimata in base alla frequenza relativa del presentarsi di una conseguenza (per eventi ripetibili un numero infinito di volte, come il lancio del dado), oppure in base alla valutazione soggettiva del realizzarsi di quella conseguenza (per eventi irripetib ili, come il successo di un'impresa nell'introdurre una nuova tecnica). Assumiamo che le probabilit siano date; che la probabilit assegnata a ogni conseguenza un numero compreso tra 0 ed 1; che la somma di queste probabilit sia 1. Quale alternativa preferibile tra Alfa e Beta? Un indice rappresentativo dell'intera distribuzione di probabilit dei rendimenti dei due titoli la media. Se x una variabile casuale, che pu assumere i valori x1, x2, , xn con probabilit p(x1), p(x2), , p(xn), il suo valore atteso o valor medio : E(x) = Sxip(xi) Dunque il rendimento atteso di Alfa : 1 x 1/3 + 3 x 1/3 + 5 x 1/3 = 3 Mentre il rendimento atteso di Beta : 0,5 x 1/4 + 2 x 1/2 + 11,5 x 1/4 = 4

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Beta appare preferibile ad Alfa. Ma il criterio del valor medio carente. Lo mostra il paradosso di S.Pietroburgo discusso da Bernoulli: una moneta lanciata in aria. Se esce croce, perdo sempre 1000. Se esce testa al primo lancio, vinco 2000; se esce testa al secondo, vinco 4000; se esce testa al terzo, vinco 8000, e cos avanti. Quanto sar disposto a pagare per partecipare al gioco, se la moneta non truccata? E(x) = (1/2 x 2 + 1/4 x 4 + 1/8 x 8 + ) 1000 = 8 Sarei disposto a pagare un prezzo infinito, ma ci impossibile: dunque il paradosso. Daniel Be rnoulli sostenne nel 1730 che gli individui non valutano le somme di denaro per il loro valore monetario ma per la loro utilit, e che l'utilit m arginale della moneta inversamente proporzionale al numero di unit gi possedute, cio decrescente. Quindi il prezzo massimo che sono disposto a pagare (o di riserva) dato da una somma di denaro la cui utilit pari all'utilit della somma che mi aspetto di vincere, ovvero all' utilit attesa del gioco. Se x questo prezzo, l'utilit cui rinuncio partecipando al gioco U(x); questa utilit deve essere uguale all'utilit attesa in caso di vincita: U(x) = E[U(x)] = SU(xi)p(xi) Rispettando tale eguaglianza, x l' equivalente in condizioni di certezza del gioco (gi introdotto a inizio della lezione): quella somma certa di denaro che ha un'utilit uguale al valore atteso del gioco, tale cio da rendermi indifferente tra giocare o no. questo il criterio di scelta: le azioni vanno valutate non in base al loro valore atteso, bens in base alla loro utilit attesa. Adottando una funzione di utilit logaritmica, l'utilit attesa del titolo Alfa allora: ln(1) x 1/3 + ln(3) x 1/3 + ln(5) x 1/3 = 0,903 Mentre quella del titolo Beta : ln(0,5) x 1/4 + ln(2) x 1/2 + ln(11,5) x 1/4 = 0,784 quindi da preferire Alfa a Beta.

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36. Economia delle istituzioni

Aspettative

Qualsiasi esame del ruolo dell'incertezza nella vita economica, deve anche considerare le aspettative: le previsioni sull'andamento futuro delle variabili economiche. [1] Esempio. Ogni giocatore preferirebbe rispettare il patto se sapesse che l'altro ha pure deciso cos, e non rispettarlo se sapesse che anche l'altro far cos. Contano dunque le aspettative.

Tizio
Rispetta il patto Non rispetta il patto

Caio

Rispetta il patto Non rispetta il patto

4,4 3,1

1,3 2,2

Se ciascuno confida nella lealt altrui, si va in (4,4). L'altro equilibrio del gioco si ha se ciascuno confida nella slealt altrui: (2,2). [2] Esempio. La grandezza degli investimenti dipende in gran parte dalle aspettative degli imprenditori. Essi debbono valutare il rendimento (atteso) di un progetto d'investimento: quanto riusciranno a vendere, a quale prezzo, quali saranno salari e prezzi degli input, ma anche a quale livello saranno fissate le aliquote fiscali, se vi saranno scioperi e conflitti di lavoro, e cos via. Cos la prospettiva di un cambio della maggioranza di governo, la no mina di un governatore della banca centrale o anche di un direttore dell'ufficio provinciale delle imposte, influiscono sulle aspettative e quindi sul livello degli investimenti. [3] Esempio. Quanto gli investitori (finanziari) sono disposti a pagare oggi una certa attivit o bene, dipende largamente dalla cifra a cui pensano di potere vendere in futuro quella attivit o bene. Mutamenti delle aspettative possono pertanto spostare la curva di domanda di un'attivit o di un bene e cambiare i prezzi correnti. [4] Le aspettative plasmano anche il comportamento dei lavoratori. Vediamolo con la "parabola dell'arcipelago" di Phelps. Esempio. Il sistema economico composto da varie isole tra le quali scambiare informazioni costoso. Gli abitanti di ogni isola hanno un'informazione incompleta sul presente (per via dei costi) e sul futuro (per via dell'incertezza). Per conoscere il salario pagato in un'altra isola, un lavoratore deve salire sulla canoa, viaggiare e informarsi, rinunciando a lavorare e a guadagnare.

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All'inizio i lavoratori ritengono che i salari, non verificati, vigenti nelle restanti isole siano pari ai salari, noti, vigenti sulla propria isola. Sopraggiunge poi una caduta della domanda aggregata, della domanda di lavoro e dei prezzi. Se i lavoratori si accorgessero che tale caduta uniforme nel sistema (cio riguarda tutte le isole), ridurrebbero nella stessa proporzione i salari monetari, mantenendo uguale il salario reale e il livello di occupazione. Ma, data l'informazione incompleta, ognuno reputa che la caduta potrebbe essere minore in altre isole. Ognuno dunque rifiuta un salario monetario minore e dedica tempo a cercare in altre isole un salario migliore. Si crea cos disoccupazione. Questa una situazione temporanea, poich alla lunga i lavoratori si accorgeranno dei dati reali. Il punto che qui si sta sottolineando che le aspettative contano in quanto l'informazione carente e vi incertezza: se non vi fossero questi due aspetti, le aspettative di ciascuno collimerebbero con quelle di ciascun altro. Le aspettative possono essere: 1) Statiche, quando ci attendiamo semplicemente che ci che vero oggi sia vero domani. (In breve: oggi come ieri; domani sar come oggi). Esempio: il prezzo dell'oro oggi quello che sar domani. Ovviamente, in un contesto di prezzi fluttuanti, questa ipotesi poco realistica. 2) Estrapolative, se l'andamento previsto di una variabile proporzionale alla sua variazione nel passato prossimo: x* t+1 = xt + a(xt - xt-1 ), dove la * indica il valore atteso di quella variabile. (In breve: il domani sar proporzionale a ci che effettivamente accaduto oggi). Esempio: se il prezzo dell'oro oggi supera del 5% quello dello scorso anno, ci si aspetta che il prossimo anno il prezzo superi del 5% quello di oggi. Prevedo che il tasso d'inflazione atteso futuro si basi unicamente sulla media dei tassi osservati nei periodi passati. Una deviazione rispetto all'andamento passato viene percepita come un fenomeno transitorio. Ci spiegherebbe la viscosit del processo di adattamento ai mutamenti repentini, ma lascia irrisolte molte questioni (ad esempio, l'arresto improvviso di alcuni fenomeno come l'iperinflazione). 3) Adattive, se il valore atteso di una variabile influenzato dai passati valori attesi: quando il valore corrente maggiore di quello previsto, i soggetti correggono le proprie aspettative aumentandone il valore in misura proporzionale all'errore commesso: x* t+1 = x*t + e(xt x*t ), dove e un valore costante minore di 1 e (xt - x*t ) l'errore di previsione commesso nel periodo precedente. (In breve: domani sar proporzionale a ci che avevo previsto fino

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ad oggi; ossia le mie aspettative saranno proporzionali alle aspettative formulate fino ad oggi: da ci la natura "intuitiva" di questa ipotesi). Un limite che qui gli agenti rivedono le proprie aspettative soltanto in seguito ad errori di previsione, e non anche in base a eventi esogeni. Inoltre, dato che le aspettative dipendono solo dai passati valori attesi, non possiamo correggere gli errori di previsione: se in passato gli operatori hanno sottostimato una variabile, tale errore si ripeter sistematicamente anche in futuro. Esempio. Una riunione dell'Opec o dei governatori delle principali Banche centrali crea l'opinione unanime di un aumento permanente del livello dei prezzi (o del tasso d'inflazione). Gli agenti inizierebbero a modificare le proprie aspettative solo dopo l'aumento effettivo del livello dei prezzi. Ino ltre, poich il livello dei prezzi atteso si adegua solo gradualmente alle variazioni del livello effettivo, per molti periodi gli agenti continuerebbero a commettere errori di previsione. 4) Razionali, quando gli individui fanno uso completo ed efficiente di tutti i dati rilevanti disponibili. I primi tre concetti ipotizzano che i soggetti formulino le aspettative basandosi solo sui valori passati (sia attesi che effettivi). Ci, oltre a rendere possibile il verificarsi di errori sistematici, costituisce un atteggiamento irrazionale, in quanto porta ad escludere altre informazioni che pure sarebbero disponibili. Esempio. Sappiamo che il prezzo dell'oro aumenta durante un periodo inflazionistico, e viceversa. Sappiamo inoltre che gli esperti prevedono un'inflazione pi bassa, e quindi non ci aspettiamo che il prezzo dell'oro continui a salire. Qui dunque gli operatori hanno una buona comprensione delle modalit con cui opera il sistema economico (ovvero formulano le loro previsioni sulla base di un modello rilevante di descrizione dell'economia) e non potranno commettere errori sistematici, cosicch, in media, le loro previsioni risulteranno corrette: si affermer la tendenziale uguaglianza tra i risultati (prezzi) attesi e i risultati (prezzi) effettivi. Esempio. Ogni gennaio iniziano i saldi. Maria ha aspettative statiche: effettuer il suo acquisto un giorno qualsiasi fra dicembre e gennaio, convinta che i prezzi non varieranno. Tommaso ha aspettative estrapolative: ha gi rinviato la spesa fino a gennaio e sar tentato di rinviarla ancora, osservando che i prezzi continuano a scendere. Vincenzo ha aspettative adattive: ha gi rinviato la spesa fino a gennaio e sar tentato di rinviarla ancora, pensando che i prezzi continueranno a scendere. Entrambi non tengono conto di un'informazione disponibile: ogni gennaio ci sono i saldi.

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Va notato che le aspettative razionali sono formulate in base ad informazioni imperfette. Esse daranno quindi luogo ad errori casuali. Sommando gli errori positivi e negativi, in media le previsioni degli operatori saranno corrette. Vale pertanto la "critica di Lucas": i modelli tradizionali di previsione sono inadeguati. Essi valut ano gli effetti di misure alternative d'intervento supponendo (in base appunto alle aspettative statiche, estrapolative o adattive) che il comportamento degli agenti non vari al variare degli interventi. Ma i soggetti tengono "razionalmente" conto delle informazioni che loro provengono dal tipo di politica economica realizzata. Esempio. Aumenta il reddito per una classe di agenti, a seguito di una riduzione delle imposte. Il modello di previsione pone una funzione di consumo, secondo cui al crescere del reddito crescer, in una data proporzione, anche il consumo. Ma gli agenti considerano se la riduzione fiscale temporanea o permanente e, a seconda dei casi, reagiscono consumando di meno o di pi. Esempio. Il credito d'imposta sugli investimenti un'agevolazione fiscale che spesso viene introdotta durante le recessioni per incoraggiare maggiori investimenti. Ma gli imprenditori, attendendosi il provvedimento, possono posticipare gli investimenti, aggravando cos la recessione. Grazie alle aspettative razionali gli agenti, operando in previsione degli effetti di una politica di stabilizzazione, rendono inefficace la politica stessa: "si pu prendere in giro tutti quanti qualche volta e sempre qualcuno, ma non si pu prendere in giro tutti e sempre". Il mercato apprende ci che fa lo Stato e lo disfa. Esempio. Se si cerca di orientare l'economia con la politica monetaria, il mercato se ne accorge e fa variare i prezzi in modo da annullare l'effetto. Se le autorit monetarie annunciano che espanderanno la massa monetaria, il pubblico prevede un'inflazione e prende misure preventive: i lavoratori chiedono un salario nominale pi alto; le imprese aumentano i prezzi; i creditori innalzano il tasso d'interesse. Cos l'aumento della spesa aggregata ottenuto con la politica monetaria espansiva viene dissipato sotto forma di prezzi pi elevati. Il prodotto reale e l'occupazione restano invariati. Consideriamo anche l'aspetto della credibilit della misura d'intervento pubblico. Esempio. La Banca centrale annuncia una riduzione della crescita monetaria. Il pubblico o ritiene credibile questo annuncio, oppure no. Nel primo caso, vi sar immediatamente un rallentamento della crescita salariale; cos la Banca potr restringere l'offerta di moneta senza provocare riduzioni della produzione. Nel secondo caso, la Banca di fronte ad un dilemma: o mette in atto ci che ha annunciato, provocando una recessione; o non lo fa, evitando la recessione ma perdendo la credib ilit.

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Alcune critiche alla teoria delle aspettative razionali: ?? Spesso estremamente difficile sapere quali elementi sono significativi per una corretta previsione. ?? Nella teoria gli agenti dovrebbero conoscere la realt economica allo stesso modo degli esperti che sono responsabili delle scelte di politica economica. ?? Inoltre, come aspettarsi che gli agenti operino coerentemente secondo un comportamento sul quale gli stessi esperti sono in disaccordo? ?? Non basta. Se esistono diversi modelli di azione, ogni agente deve (dopo avere scelto il suo modello) prevedere quale modello sar scelto dagli altri per fare le loro previsioni. ?? La teoria presuppone la piena concorrenzialit di tutti i mercati, per cui prezzi e salari sono flessibili e le informazioni circolano quasi senza ostacoli e costi. ?? Contrariamente a tale teoria, parecchi provvedimenti di politica economica influiscono sul prodotto reale e sull'occupazione. Sia con aspettative razionali che non, un intervento pubblico basato su regole fisse pare preferibile ad uno ispirato alla discrezionalit. Le regole fisse possono rappresentare una politica economica passiva. Esempio: l'offerta di moneta cresce al tasso costante del 3% annuo. Possono anche riflettere una politica attiva. Esempio: crescita della moneta = 3% + (tasso di disoccupazione - 6%). Qui si tenta di stabilizzare il sistema innalzando la crescita dell'offerta di moneta quando l'economia in una recessione. Con le aspettative razionali, le regole fisse riconoscono che non si pu "sorprendere" il mercato. Anche se non valgono le aspettative razionali, restano almeno due importanti motivi per privilegiare le regole fisse: a) i politici si servono della politica economica per i loro fini ele ttorali.

Esempio. Un governo appena eletto provoca una recessione per ridurre l'inflazione, mentre stimola l'economia, per ridurre la disoccupazione, quando si avvicina la data delle elezioni. b) L'impegno a seguire una regola fissa necessario per risolvere il problema dell' incoerenza temporale. Esempio. Posso promettere e poi non mantenere. Allora gli altri non mi credono. Molti Stati annunciano che non tratteranno coi terroristi per il rilascio di ostaggi. Ci un deterrente nei loro confronti: nulla guadagnerebbero dai rapimenti di persona. Ma i terroristi possono supporre che, in quelle

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circostanze, il governo potrebbe fare delle concessioni. L'unico modo per dissuadere dei terroristi razionali, consiste nel privare le autorit pubbliche di discrezionalit. Ultima osservazione: l'impatto delle aspettative statiche, estrapolative, adattive o razionali sull'economia molto diverso, a seconda che essa siano condivise (convergenti) o non condivise (divergenti). Limitiamoci a discutere due casi. Esempio. Gino sta per divorziare e, in previsione delle spese della separazione, comunica ad Arturo che non acquister pi da lui una nuova automobile. Arturo, di conseguenza, disdice l'imbianchino Taddeo. Questi allora rimanda indietro a Ernesto il televisore appena comprato. Ernesto rinuncia alle vacanze alle Isole Vergini, prenotate all'agenzia di viaggi di Elena, la quale si reca dal direttore di banca Carlo, annunciandogli che non sar in grado di pagare la rata del mutuo del corrente mese. Carlo rifiuta quindi un prestito che serve a Franco per sostituire la cucina del suo ristorante. Franco annuncia al fornitore Alberto che non potr acquistare la cucina. Alberto licenzia otto dipendenti. Nel frattempo la Fiat introduce uno sconto speciale sui nuovi modelli. Arturo telefona a Gino dicendogli che, adesso, anche se deve divorziare pu permettersi l'automobile nuova. Gino gli risponde sconsolato che ha fatto pace con la moglie, ma che non potr lo stesso comprare la vettura. Gli affari infatti gli vanno male: da pi di un mese lo stesso Arturo, Taddeo, Ernesto, Elena, Carlo, Franco, Alberto e i suoi operai, non mettono piede nel suo negozio! Siamo in un mercato nel quale ogni scambista legato direttamente e indirettamente a tutti. Basta che uno di loro adotti una decisione economica nuova e influente sui suoi consumi, affinch le decisioni degli altri mutino con una reazione cumulativa a catena. Ci accade perfino se uno si limita a manifestare l'intenzione di compiere quella certa scelta. L'esempio presenta una versione speciale del principio keynesiano del moltiplicatore (lezioni 54-55 e 57). Le aspettative possono invece divergere. Esempio. Il bar El Farol di Santa F offre il venerd sera musica irlandese. Ciascun potenziale avventore ritiene che valga la pena di andare se la serata sar piacevole, e nei suoi gusti ci avverr se l'affollamento non ecceder l' x % della capienza massima del locale. La sola informazione disponibile riguarda il numero di clienti delle scorse serate music ali. Su tale base, molti modelli di aspettative sono giustificabili; manca cio un modello "corretto" a cui riferirsi. Qui ogni condivisione di aspettative va in pezzi: se tutti credono che pochi andranno, tutti andranno. Ma questo invalida la credenza. In modo del tutto simile, se tutti credono che la maggior parte andr, nessuno andr, rendendo non valida la credenza. Le aspettative saranno costrette a differenzia rsi.

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37. Economia delle istituzioni

Informazione e incentivi

Ogni soggetto economico cerca, usa e diffonde (talvolta) l'informazione per migliorare la propria posizione rispetto agli altri. In genere, l'informazione del soggetto limitata o incompleta: conosce solo una parte degli eventi attuali e nessuno degli eventi futuri. Inoltre, tra i soggetti l'informazione ineguale o asimmetrica: si ricordino il rischio morale e la selezione avversa. Di solito il venditore ad avere maggiori informazioni sullo scambio. Cercare e ottenere informazioni un'attivit costosa: si ricordi la "parabola dell'arcipelago" di Phelps. Questa attivit d luogo al paradosso dell'informazione : non posso attribuirle un valore finch ne ignoro il contenuto, che per non pu essere noto prima dell'acquisto. Siamo quindi davanti ad una spesa rischiosa. In molti casi, la diffusione dell'informazione su nuove alternative (accessibili ma ignorate) pu risolvere conflitti e migliorare il benessere collettivo. Ossia, far passare da equilibri di Nash a equilibri efficienti. SCELTA RETRIBUTIVA DEL PROPRIETARIO Scelte dei Lavoratori Massimo Imp egno Lavoro normale Imboscarsi Partecipazione 25,15 27,9 30,5 Normale 13,20 18,14 20,8 Tempi moderni 5,25 10,20 12,10

Nell'esempio che precede, prima Proprietario e Lavoratori conoscono solo due strategie [II e III, b e c] e scelgono (12,10). Se tuttavia l'informazione illustra a entrambi la convenienza a cooperare, prevarr (18,14). Poi l'informazione introduce la terza strategia. La soluzione sub-ottimale resta (12,10); ma con una migliore informazione, entrambi sceglieranno (25,15). Occorre dunque introdurre incentivi che rendano pubbliche le informazioni private. Esempio. Il proprietario dell'impresa non pu controllare l'impegno del lavoratore, a meno di sopportare elevati costi di controllo.

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Negli anni 1980 in Ungheria fu introdotto lo sviluppo in un'ora delle pellicole fotografiche. Con due regole: non si assume nessuno che abbia lavorato sotto il regime comunista e si offre un salario quadruplo rispetto a quello di mercato. Esempio. La Banca Grameen. Nei villaggi del Bangladesh solo gli usurai prestavano soldi: 1) gestivano meglio prestiti cos piccoli; 2) avevano migliore accesso alle informazioni ("selezione avve rsa"); 3) controllavano meglio il flusso dei pagamenti ("rischio morale"). Ma Yunus ha creato i piccoli prestiti di gruppo. a) b) c) i membri potenziali di un gruppo da finanziare selezionano gli altri; i membri "in attesa" aiutano gli altri ad avere successo; sono direttamente i contadini a controllare i pagamenti.

Pi in generale, quando si progetta un sistema d'incentivi ci si chiede: come posso ottenere che qualcuno faccia qualcosa per me (volontariamente)? il problema (gi visto) "principale-agente". Ogni qualvolta un agente non sopporta tutte le cons eguenze delle sue azioni, il principale vorrebbe motivarlo ad operare nel di lui interesse. Discutiamo alcune parziali soluzioni. PRIMA SOLUZIONE: compartecipazione o compropriet Esempio. Il proprietario vende ad ogni manager una quota di propriet dell'azienda. (Ma il manager pu non avere i soldi, o non essere interessato ad acquistare). SECONDA SOLUZIONE: la retribuzione ad incentivo Esempio. Gli agenti di commercio guadagnano una commissione. Questa soluzione serve anche a selezionare i migliori. Esempio: la combinazione Salario + Mancia. Come distinguere tra lavoratori capaci e incapaci? Se offro un salario medio, i migliori non accettano. Un ristorante serve 100 pasti a sera. Un bravo cameriere ne serve 10, uno "cattivo" 5. Se permetto la mancia, il ristoratore pu offrire un salario-base cos basso che soltanto i camerieri capaci avranno convenienza ad accettarlo. TERZA SOLUZIONE: scelta della forma della retribuzione. Esempio. Remunerazione a tempo oppure a risultato. Nel 1700 sulle navi da trasporto il lavoro dei marinai semplicemente esecutivo, e ben controllabile dal capitano. Perci conviene erogare una paga mensile. Tuttavia: a) gran parte del salario pagato

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a fine viaggio (per evitare abbandoni); b) se il carico si danneggia, il salario decurtato; c) chi diligente ottiene un premio. Al contrario, sulle baleniere quasi tutto dipende dallo spirito d'iniziativa dell'equipaggio. Perci si adotta un contratto con partecipazione ai profitti. QUARTA SOLUZIONE: rendere vantaggiosi i legami di lungo periodo. Esempio. Un manager non sar sleale se conta sulla sicurezza del posto e su promozioni. Esempio: per incentivare la formazione "interna" all'impresa del capitale umano. L'impresa spende per qualificare un lavoratore, il quale pu impiegarsi altrove. Come tutelarsi a vicenda?

I periodo
Salario maggiore della produttivit perch il lavoratore si sta formando L'impresa paga il salario di mercato per chi si forma. Il lavoratore non ha convenienza a interrompere il contratto.

II periodo

III periodo

Produttivit maggiore del Premio di anzianit a salario. chi rimasto. Si ha libert di scelta. Col premio, produtL'impresa pu licenziare tivit = salario. se non soddisfatta l'incentivo a rimadella formazione ragnere per i lavoratori giunta. migliori (quelli non Il lavoratore pu andar- licenziati nel II sene, se lo reputa periodo) conveniente.

QUINTA SOLUZIONE: stipulare contratti "completi". Se riuscissimo a scrivere contratti con sistemi di penalit e ricompense in grado di coprire tutti i possibili "stati del mondo", la controparte dovrebbe eseguire lealmente il suo compito. Esempio. Ti impegni a dattiloscrivere questo testo entro domenica alle 17,00 per il prezzo di 50 euro. Verranno dedotti 0,5 euro per ogni errore di battitura e 1 euro per ogni ora di ritardo. SESTA SOLUZIONE: tradurre la reputazione in fonte di guadagno La reputazione una forma di garanzia. Non obbliga a rimborsare, se non si soddisfatti; ma l'impresa che la perde, perde anche parte dei profitti. Esempio. Gli sci Head negli anni 1970: cala il prezzo, cala di pi la qualit, si perde la reputazione. L'alto prezzo viene spesso percepito come segnale di buona qualit del bene, poich se "troppo basso" si ritiene che l'impresa non sia pi incentivata a difendere la propria reputazione.

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Per i beni non-standard, non sempre ridurre il prezzo comporta acquisire pi clienti. Consideriamo un offerente che si rende conto che i nuovi clienti potenziali non conoscono il suo prodotto e che, incerti, giudicheranno la qualit di esso almeno in parte dal prezzo: capisce allora che gli conviene fissare un prezzo pi alto. Lo stesso vale per settori in cui c' ampia scelta ed difficile raccogliere informazioni ex ante sulla qualit (la ristorazione, i beni strumentali). Infine, talvolta, le rendite reputazionali si associano ad un marchio e non ad un bene. Esempio: se il gruppo Prada ai vertici con le barche, le sue borse non saranno da meno. SETTIMA SOLUZIONE: il maggior vantaggio dellaccordo stabile Nel gioco della caccia al cervo, la cattura dellanimale, risultato preferito da tutti, resa possibile solo dalla cooperazione di tutti. ( analogo al gioco presentato all'inizio della lezione 36). Non v strategia dominante: A coopera se pensa che B lo far. Senza fiducia si va in (D,D), che un equilibrio di Nash. A differenza del dilemma del prigioniero, qui per facile tornare a cooperare: se uno propone di cooperare, laltro accetter, poich preferisce laccordo (4) al guadagno unilaterale (3). Anche (C,C) un equilibrio di Nash ed dunque stabile.

Cacciatore A

C D

C 4,4 3,1

(accordo)

Cacciatore B D 1,3 2,2 (conflitto)

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38. Economia delle istituzioni

Equilibri e divisione delle conoscenze nella societ

Ogni soggetto coinvolto in rapporti d'interdipendenza con altri soggetti. In quasi tutti questi rapporti v' un aspetto di cooperazione : perseguire congiuntamente obiettivi comuni (la guerra la principale eccezione). La cooperazione pu riguardare l'intero assetto istituzionale (es. l'adesione ad una Carta costituzionale), o solo aspetti specifici (es. il codice della strada).

La concorrenza un rapporto d'interdipendenza in cui i soggetti si pongono contro altri soggetti, visti come rivali da battere, o come potenziali alleati per battere altri rivali, pena la perdita delle capacit di finanziarsi e la conseguente fuoriuscita dall'istituzione- mercato. Tuttavia la concorrenza non una guerra (in cui per vincere tutto ammissibile), ma una gara (nella quale si lotta entro regole accettate: qui l'aspetto cooperativo). Un buon esempio d'interazione che, come la concorrenza, instabilmente sia cooperativa sia conflittuale, il gioco della divisione di un euro tra tre giocatori: dato che esiste sempre la possibilit per un membro della coalizione vincente di allearsi con il perdente, ricavandone un vantaggio, il gioco non pu approdare ad un esito stabile. In questa lezione concepiamo la concorrenza analogamente a questo gioco: un processo dai risultati instabili e inaffidabili; non uno stato finale di equilibrio verso cui l'economia tende.

Storicamente, abbiamo due principali rappresentazioni della concorrenza: a) b) come stato ottimale; come processo di cambiamento efficace ma sub-ottimale.

La versione canonica di (a) il modello della concorrenza perfetta. 1) Esistenza di un grande numero di acquirenti e venditori (nessuno di essi influenza, variando le quantit chieste o offerte, la determinazione dei prezzi); 2) Omogeneit del prodotto (l'industria un gruppo d'imprese che offrono una merce omogenea; quando qualcuno differenzia il proprio prodotto - con accorgimenti tecnici o pubblicitari - costituisce un mercato a s stante, sottraendosi alla concorrenza); 3) Mobilit dei fattori (lavoro e capitale possono entrare e uscire, rapidamente e senza costo, da qualsiasi mercato, permettendo all'offerta di adattarsi alla domanda); 4) Razionalit massimizzante (l'unico obiettivo delle imprese massimizzare il profitto; l'unico dei cons umatori massimizzare l'utilit);

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5)

Assenza di regolamentazione da parte dello Stato (non vi intervento pubblico: tariffe, sussidi, razionamento dal lato dell'offerta; spesa pubblica dal lato della domanda);

6)

Conoscenza perfetta (l'acquisizione delle informazioni libera e non comporta alcun costo).

Si ha un'allocazione ottimale delle risorse: ? ? L'output prodotto al costo minimo possibile ? ? I consumatori pagano il prezzo minimo possibile ? ? Gli impianti sono utilizzati al pieno delle loro capacit ? ? Le imprese guadagnano i soli profitti normali.

Queste sei assunzioni del modello sono assai restrittive e irrealistiche. Ma, soprattutto, contengono gi implicitamente la soluzione del problema: Se le preferenze sono date; se i mezzi sono dati e noti; se si possiedono tutte le informazioni rilevanti; se nessuna barriera istituzionale o politica pu frapporsi; allora individuiamo l'uso ottimale dei mezzi/risorse. La conclusione sta gi nelle premesse.

Lungo la stessa linea critica della teoria del second best (lezione 29), possiamo mostrare che basta un piccolo allontanamento dalle condizioni di ottimalit concorrenziale, affinch il first best non "attragga" pi i comportamenti economici effettivi. Esempio. Eliminiamo o attenuiamo i requisiti (2), omogeneit del prodotto, e (6), conoscenza perfetta. Si prevede che se il prezzo di un prodotto P sale, la domanda di quel prodotto scende. Dobbiamo per supporre che il bene P sia sostituibile da un altro, Q, che ha le stesse caratteristiche ma un prezzo inferiore, e che altrettanto conosciuto dai consumatori. In questa situazione, ogni consumatore sposter la sua domanda verso il bene meno caro, e l'effetto aggregato porter alla diminuzione della domanda globale di P. Se, nella realt, Q non altrettanto conosciuto di P, o, pur essendo noto, non ha le medesime caratteristiche, allora crescono i margini d'indeterminazione della scelta individuale. Spendo di pi nel vecchio prodotto? Risparmio sul prezzo e perdo in qualit? Domando un mix di P e Q? E, in termini aggregati, cosa prevediamo per la domanda globale di P? Passiamo all'approccio (b). Anch'esso vuole spiegare come mai la gara concorrenziale (nella quale ognuno fa gli affari suoi) non sfoci nel caos. Mentre per l'approccio (a) considera gli equilibri come posizioni scelte e dunque ottime (data la razionalit ottimizzante dei soggetti), l'approccio (b) distingue tra l'equilibrio di mercato (EM) e l'equilibrio degli agenti o delle aspettative (EA).

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?? Si ha EM quando domanda e offerta si bilanciano: siamo in una posizione di "quiete", non necessariamente ottimale. Per ogni merce, la quantit domandata eguaglia la quantit offerta. Si ha il market-clearing : ogni mercato deve essere "pulito". ?? Si ha EA quando si stabilisce una coerenza tra le credenze della gente e quello che succede, anche se ci che succede non ottimale. Un'economia in equilibrio di tipo EA quando genera messaggi che non inducono gli agenti a cambiare le teorie che sostengono o le politiche che perseguono (F.Hahn). I soggetti coordinano le reciproche aspettative, finch non si crea un'uniformit di aspettative attorno ad uno stato degli affari che per nessuna ragione ottimale o l' unico possibile. Ad esempio, che gli automobilisti circolino sulla destra o sulla sinistra in astratto indifferente e dipende dalla storia passata; guai per se un singolo non rispettasse questo equilibrio, o se cominciasse a dubitare che gli altri lo rispettino. Dunque nell'EA prezzi e quantit non tendono a cambiare perch le aspettative di tutti i venditori e di tutti i compratori sono verificate:

aspettative

strategie

risultati

Esso un caso di aspettative che si autorealizzano : le particolari aspettative che prevalgono sono tali, date le preferenze degli agenti e le possibilit tecnologiche e istituzionali, da far realizzare s stesse. L'equilibrio come realizzazione delle aspettative (EA) pu non esservi anche se un mercato presenta equilibrio in termini di prezzi e quantit (EM), e viceversa:

EA s ? EM no

EM s ? EA no.

Esempio. Sul mercato dell'oro gli aggiustamenti dei prezzi sono quasi istantanei e bilanciano domanda e offerta (EM s). Se tuttavia un aggiustamento inatteso per gli scambisti, esso provoca disequilibrio (EA no). Esempio. Se qualche volta una casalinga trova qualche negozio sprovvisto di burro, l'EM violato, l'EA no. Due punti vanno sottolineati: 1) se ci chiediamo cosa coordina le aspettative di tante persone, fino a stabilire un EA sociale, dobbiamo rispondere studiando le istituzioni e le organizzazioni, le Regole e le Squadre. Ecco dunque che siamo dentro la teoria economica delle istituzioni.
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2)

Possiamo avere una disoccupazione involontaria delle risorse (EM no) in presenza di aspettative realizzate (EA s). Ci d luogo a un equilibrio (in termini di EA) con disoccupazione (in termini di EM): il concetto su cui ruota la teoria di Keynes. Vediamo tre esempi.

DUE MODELLI DI EQUILIBRIO CON DISOCCUPAZIONE Secondo la teoria tradizionale, il livello dei salari eguaglia domanda e offerta. Ci implica che non esiste disoccupazione involontaria (nel senso EM): chiunque vuole (ed in grado di) fare quel lavoro al salario corrente, pu farlo. Sappiamo per che l'impresa trova costoso controllare l'impegno dei propri dipendenti. Se essa pagasse solo il salario di EM, non riuscirebbe a contrastare i lavativi. D allora un premio salariale: un salario maggiore di quello pagato dalle altre imprese. Ci aumenta i profitti della nostra impresa e crea un eccesso di offerta presso di essa. Ma le altre imprese reagiscono aumentando esse pure il salario. Cos, ciascuna crede di guadagnare agendo da sola, mentre l'esito collettivo un maggior onere per tutte. Siamo in disequilibrio EA: le aspettative non si autorealizzano. A questo punto, o ogni impresa aumenta ancora i propri salari, oppure li riduce per ridurre i costi. Quale che sia la scelta, il livello di equilibrio del salario sar maggiore del livello d'equilibrio secondo la teoria tradizionale (disequilibrio EM). Se infatti le imprese si attendessero il livello ottimale, fisserebbero il salario a un livello pi alto! Quando si raggiunge l'EA, vi sar dunque disoccupazione nel senso EM. Nel vano sforzo di offrire l'una pi dell'altra, le imprese spingono verso l'alto il salario corrente, cio la retribuzione minima che possono dare per assumere qualcuno. L'aumento del costo del lavoro spinger ogni impresa a offrire meno posti di lavoro, mentre crescer la quantit di chi cerca un lavoro. Il secondo modello concepisce il salario anche come incentivo a non lasciare l'impresa. Se tutte le imprese pagassero esattamente il salario di EM, le fughe di dipendenti sarebbero continue. E ci sarebbe costoso per le imprese. Cos ciascuna impresa d un premio salariale, ecc. (Vedi l'argoment azione del primo modello). Questi due modelli propongono la teoria dei salari-efficienza, su cui torneremo nella lezione 69: l' idea che l'influenza del salario sull'efficienza del lavoratore pu spiegare perch le imprese non riducono i salari pure in presenza di un eccesso dell'offerta di lavoro. UN MODELLO DI EQUILIBRIO CON RAZIONAMENTO

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Nel mercato dei prestiti pu aversi un razionamento del credito: la cifra massima che unimpresa pu prendere a prestito inferiore alla cifra che essa vorrebbe prendere al prezzo corrente. Non si raggiunge dunque leguaglianza di domanda e offerta: lEM. Esempio. Una societ di media grandezza produce software informatico; vuole offrire anche l'ha rdware; ha bisogno di 2 milioni di euro; convinta che l'investimento garantir un rendimento costante di almeno il 30%; ma non ha fondi a disposizione. Presso una banca locale, ha una linea di credito che le d accesso fino a 400.000 euro a i = 14%. La banca non disposta a elevare il limite del fido. L'impresa offre di pagare un prezzo pi alto: il 16%. La banca risponde di no. L'impresa chiede se c' un tasso al quale la banca offrirebbe il prestito: la banca risponde ancora di no. La banca fronteggia un problema di selezione avversa: non sa come distinguere i debitori che possono diventare insolventi. Al crescere di i, escono dal mercato i clienti pi sicuri, mentre rimangono quelli pi rischiosi. Oltre un certo punto, gli aumenti di i accrescono il tasso d'insolvenza, tanto da ridurre il rendimento atteso per un creditore. Dato l' i pi alto, i debitori possono anche decidere di correre rischi pi alti, facendo abbassare ancor pi il rendimento atteso.
Rendimento atteso del creditore i Curva di offerta

Curva di domanda

P
i Tasso d'interesse

P1
Ammontare di prestiti (P)

Consideriamo ora il mercato dei fondi per i piccoli mutui (es.: acquisto case). La curva d'offerta dei fondi dipende dai rendimenti attesi; se tali rendimenti diminuiscono al crescere di i, la curva piega all'indietro. Anche se la domanda di fondi eccede l'offerta al tasso i, il creditore non aumenter il suo tasso d'interesse, dato che in quel caso si aspetta un calo del rendimento atteso. Di conseguenza in una situazione di equilibrio pu permanere un eccesso di domanda di fondi: P1 P. LA CONCEZIONE DI VON HAYEK Il processo di mercato che pu condurre ad equilibri non-ottimali stato studiato da von Hayek.

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Ricordiamo le due principali forme di relazione tra gli individui. La prima governata dalla gerarchia e persegue scopi ben definiti: la chiamiamo organizzazione, e la vediamo incarnata nelle imprese. La seconda non il risultato di un progetto razionale ed intenzionale, e gli uomini imparano ad usarla solo dopo che si formata: la chiamiamo istituzione, ed rappresentata dal mercato.
Per von Hayek lerrore dei teorici della concorrenza perfetta consiste nel trattare il mercato come se fosse una organizzazione: esso funzionerebbe come un computer centrale che riceve le richieste individuali di acquisto e vendita, le coordina e le rende compatibili. Invece il mercato nasce da unevoluzione che nessuno ha potuto pianificare. Ci deriva dalla natura della conoscenza che gli uomini elaborano e impiegano nella loro vita economica:
?? Ciascuno possiede un bagaglio finito di informazioni: sia in quanto procurarsi informazioni unattivit costosa,

sia perch la nostra capacit di trattare queste informazioni limitata.


?? Siamo soggetti attivi e reattivi: di fronte alle sfide continue che nascono nei rapporti con gli altri, il nostro bagaglio

informativo cambia.
?? Soprattutto, le conoscenze che pi contano sul mercato sono legate alla persona. Esse sono chiamate informazioni

private. Esempio. Quando descrivo un tavolo o risolvo una equazione, manifesto una conoscenza concettuale: un sapere che. Quando pedalo, fischietto o riconosco volti, esercito una capacit pratica: un sapere come, o meglio un saper fare. Nella vita economica importa assai pi il saper fare della conoscenza astratta: importano le tante competenze specifiche dellidraulico, del programmatore informatico o dellimprenditore; non il sapere i generici principi di funzionamento della caldaia, della stampante o dellazienda. Ossia: gran parte della conoscenza individuale ha carattere pratico: si manifesta nelle abitudini, disposizioni, capacit e tradizioni. difficile, se non impossibile, aggregarla e trasferirla alla collettivit: i tanti saper fare sono incorporati in persone con nome e cognome. patetico vedere gli sforzi senza fine fatti con microscopio, chimica, matematica ed elettronica per riprodurre un solo violino del tipo di quelli che duecento anni fa il semianalfabeta Stradivari costruiva nel suo lavoro di tutti i giorni (M.Polanyi). Pertanto, non vero che i prezzi svelano i gusti e le aspettative di ciascuno, consentendo al mercato-computer di trovare lequilibrio generale. Pi modestamente, i pre zzi inviano segnali indiretti ad ognuno di noi (ad esempio: il prezzo del petrolio cresce) per orientare tante nostre risposte specifiche: risparmiamo tutti questo combustibile, ma ciascuno per fare cosa?

________________________________________________________________ Esempio. Voglio assegnare i posti in quest'aula in modo da massimizzare la quantit di informazioni trasmesse. Chiedo a voi quanto siete interessati a imparare la materia: non funziona. Allora do a ciascuno di voi 50 euro, vi faccio uscire dall'aula e metto all'asta i posti. (Il denaro non speso per i posti potrete destinarlo ad altri acquisti). Risultato: gli studenti saranno allocati sui posti cos come avrei fatto se avessi avuto l'informazione corretta. Esempio. Organizzo un torneo di tennis con 20 giocatori. Nel primo turno ognuno gioca contro tre avversari. Ognuno vorrebbe incontrare i pi deboli. A me invece interessano incontri equilibrati che piacciano agli spettatori paganti. Dunque:

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?? Problema di equit ?? Problema di efficienza ?? Problema di calcolo combinatorio (i 20 giochino 3 partire ciascuno senza incontrare lo stesso avversario pi di una volta) Che faccio? Annuncio che i 20 debbono accordarsi tra loro. Risultato: nessuno accetter un incontro finch un altro giocatore inferiore sar disposto a giocare contro di lui. Esempio. Aumenta la domanda di matite. A parit di offerta, cresce il loro prezzo. I rivenditori ne ordinano di pi ai grossisti. I grossisti ne ordinano di pi ai fabbricanti. I fabbricanti ordinano pi legno, ottone e grafite. Per indurre maggiore produzione di questi input, offrono prezzi pi alti. Il prezzo maggiore permette di reperire pi input, e d l'incentivo a farlo. Quindi un semplice movimento del prezzo delle matite: ?? Trasmette informazioni ?? Fornisce incentivi
Determina la quantit di prodotto che spetta a ciascuno. ___________________________________________________________________

Insomma, il mercato non serve per allocare in modo ottimo risorse date; serve a utilizzare in forma coordinata una conoscenza frammentata e dispersa. Il problema economico centrale la divisione delle conoscenze nella societ: come il patrimonio di informazioni private, diffuso tra milioni di agenti economici, possa essere reso accessibile a molti. Questo il vero ruolo della concorrenza: non l'economia di mezzi scarsi per fini conosciuti, ma piuttosto la generazione, attraverso il meccanismo dei prezzi, di informazioni pubbliche attraverso le quali agenti che non si conoscono tra loro possono al meglio perseguire i loro scopi, altrettanto sconosciuti. Le imprese non fanno profitti scegliendo la quantit ottima da produrre sotto il vincolo della tecnologia data. Per esse la concorrenza ricerca e scoperta di nuove opportunit, di strategie innovative che rompono i vincoli tecnologici. Mentre nel modello (a) gli extraprofitti indicano inefficienza, qui essi hanno un ruolo propulsivo per il mercato nel suo complesso. Infatti l'innovazione di successo suscita extraprofitti, ma li suscita temporaneamente, poich, cessata la sorpresa, i fattori di produzione accresceranno le loro pretese, e l'innovatore trover dei concorrenti imitatori. L'innovazione disturba l'equilibrio, l'imitazione lo favorisce; ma se l'equilibrio fosse perfetto i profitti eccezionali svanirebbero. La concorrenza dunque un processo squilibrante o di distruzione creatrice.

307

39. Economia delle istituzioni

Esternalit, costi di transazione, contratti

Si definiscono effetti esterni o esternalit i costi o i benefici derivanti da un'attivit che ricadono su terzi, cio su individui o gruppi non coinvolti nell'attivit. Esempio. S'impianta una centrale termoelettrica. Vi domanda di energia, e dunque cresce il bene ssere sociale, e si disposti a pagare per essa. Ma vi sono prodotti congiunti non desiderati: a) riscaldamento delle acque fluviali per raffreddare le turbine; b) emissione di gas nocivi nell'atmosfera; c) forti campi elettromagnetici. Cos diminuisce il benessere degli abitanti della zona: una esternalit negativa. Esempio. I coltivatori di alberi da frutti producono esternalit positive nei confronti degli allevatori di api (e viceversa). Oppure: i vaccini contro il morbillo, oltre che ut ili a chi ne fruisce, procurano benefici esterni all'intera comunit. Chi genera un'esternalit, non ne tiene conto quando effettua le sue scelte individua lmente razionali (massimizzare il profitto o la soddisfazione). Il produttore di energia elettrica calcola i suoi costi privati, e le famiglie il prezzo delle bollette. L'equilibrio si ha quando il prezzo di vendita = costo dell'ultimo chilowattora: se l'offerta fosse inferiore, ci sarebbe spazio per produrre con profitto (e viceversa). Questo equilibrio sarebbe efficiente se costi privati = costi sociali. Ma la societ, qui, sopporta i costi diretti della produzione (o privati) e quelli connessi al disinquiname nto. Nella figura sotto, un'impresa concorrenziale produrr la quantit in corrispondenza della quale il costo marginale privato uguale al prezzo di mercato. In questo caso ciascuna unit prodotta implica dei costi esterni, pari alla distanza tra le due rette MC. L'impresa, che massimizza i profitti, produce q, laddove il prezzo uguale al costo marginale privato; se essa prendesse invece in considerazione il costo sociale di produzione, produrrebbe soltanto q*. Per ogni livello di output compreso tra q e q*, il costo sostenuto da tutti i membri della societ superiore al valore attribuito dal consumatore, cio al prezzo di mercato. All'interno di questo intervallo il costo sociale supera i ricavi privati e si ha dunque un'inefficienza allocativa.

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Figure 18.3 Private and Social Cost


D Marginal external cost MCs

MCp

p1
Price, cost

p0

Market price

Full marginal social cost

Marginal private cost

q* q0 Production

Viceversa, nel caso di esternalit positive: il benessere sociale maggiore di quello privato; dunque il criterio di efficienza vorrebbe che, socialmente, si producesse di pi di quel certo bene. Le esternalit rappresentano, dunque, un fallimento del mercato. Lo Stato interviene sulle esternalit negative o con l'emanazione di leggi o con imposte mirate. Nel primo caso vieta o limita (ad es.) gli scarichi inquinanti. Sotto minaccia di provvedimenti giud iziari, le imprese dovrebbero sopportare tutti i costi (ad es. installando impianti di depurazione). Nel secondo caso introduce un'imposta all'incirca equivalente ai costi esterni per ogni unit di prodotto. In entrambi i modi lo Stato punta a internalizzare l'esternalit, alterando il sistema degli incentivi cos da indurre i soggetti a tener conto degli effetti esterni delle loro azioni. Il metodo dell'imposta per migliore di quello della regolamentazione. Con la seconda, nessuna impresa stimolata a ridurre l'inquinamento al di sotto della soglia massima consentita; con la prima invece chi inquina meno incentivato, potendo minimizzare l'esborso. Esempio. Una cartiera e un'acciaieria immettono ciascuna 500 tonnellate all'anno di materiale inquinante in un fiume. La regolamentazione determina il livello d'inquinamento consentito, obbli-

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gando ognuna a non superare le 300 tonnellate. L'imposta crea invece un incentivo alla riduzione dell'inquinamento, gravando per 50.000 euro su ogni tonnellata. Pertanto: 1) la regolamentazione impone pari vincoli a ogni impianto, mentre gli impianti sostengono costi differenti; 2) se la cartiera ha costi inferiori (tecnologia pi efficiente), reagisce all'imposta riducendo di pi le proprie emissioni, in quanto trae un beneficio dal pagare meno imposta; 3) se avessimo la regolamentazione, l'acciaieria inquinerebbe lo stesso e la cartiera di pi.
Figure 18.4 Pollution Abatement
Firm A

Cost per tonne eliminated []

Firm B 100 80 50

60

90

120

Tonnes of pollution eliminated

Nella figura sopra, le imprese hanno diversi costi di riduzione dell'inquinamento.Per ogni dato ammontare di riduzione, l'impresa A ha un costo unitario maggiore dell'impresa B. Se A inquina un' unit in pi, risparmia 100; se lo fa B, risparmia solo 50. Ne segue che A incentivata a disinquinare solo per 60, mentre B lo per 120. Per 180 unit di riduzione d'inquinamento, le due imprese hanno lo stesso costo marginale, minimizzando il costo totale e ottenendo efficienza. Una prima soluzione per le esternalit positive, consiste nell'accrescere la domanda fornendo ai consumatori un potere d'acquisto aggiuntivo che possa essere utilizzato solo verso quel bene o servizio (es. buoni alimentari per migliorare la dieta delle famiglie povere).

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Un altro intervento sul lato dell'offerta: sovvenzionare certi produttori, spingendoli verso il livello ottimale di offerta (es. i finanziamenti pubblici agli ospedali). Un ultimo intervento consiste nel creare (ad es.) il mercato dei diritti d'inquinamento. Un ente pubblico determina la quantit di sostanze inquinanti che un ambiente in grado di riciclare. Vende poi dei "permessi negoziabili" che danno il diritto d'inquinare in una certa quantit. Le imprese acquistano i permessi e, se inquinano meno, possono rivenderli.
Firm A Firm B

Figure 18.5 Tradable Pollution Abatement

120
Cost per tonne eliminated []

80

50

30

60

90

120

Tonnes of pollution generated

L'esistenza di un mercato di permessi incoraggia la creazione di misure private antinquinamenti. Anche stavolta, come nel caso delle imposte, le imprese pi efficienti potrebbero ridurre a costi pi bassi l'inquinamento, e sarebbero incentivate a vendere i loro permessi alle imprese meno efficienti. Se con la crescita economica aumenta la domanda dei permessi, cresce il loro prezzo, non la misura dell'inquinamento ambientale. Nella figura sopra, i permessi negoziabili raggiungono lo stesso effetto della tassazione efficiente. Ogni impresa produce 150 tonnellate di scorie inquinanti se nessuna procedura di riduzione attivata. Tali procedure riducono l'inquinamento ma aumentano il costo marginale. Ogni impresa possiede una dotazione originaria di permessi per emettere 60 tonnellate di scorie. Se nessuno scambio avviene, i costi marginali del disinquinamento sono di 120 per A e di 50 per B. Con gli scambi, B vende 30 tonnellate di permessi ad A. L'impresa A inquina cos per 90 e B per 30. Il prezzo di un permesso di 80 ed eguaglia i costi marginali delle due imprese al nuovo livello d'inquinamento.

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Il mercato dei permessi va preferito alle imposte quando l'ente pubblico non conosce la domanda d'inquinamento. Esempio. Vogliamo che non pi di 600 tonnellate di scorie vadano nel fiume. Ma qual la domanda di scorie? E quindi qual l'ammontare d'imposta che permetterebbe di non superare le 600 tonnellate? Meglio mettere all'asta dei permessi negoziabili fino a 600 tonnellate. A volte il problema delle esternalit affrontato con rimedi privati: codici etici o sanzioni sociali. Esempio: perch di solito non gettiamo cartacce per strada? La beneficenza un altro esempio. I costi esterni (ad es. l'inquinamento) sono l'opposto dei beni economici, poich riducono il benessere. La societ dovrebbe cercare di eliminarli del tutto? La loro riduzione ha un prezzo e quindi, se pure fosse tecnicamente possibile, potrebbe non essere auspicabile. Ogni ulteriore riduzione delle sostanze nocive dei fumi di una ciminiera , infatti, sempre pi costosa. Quando il costo marginale supera il beneficio marginale, l'efficienza allocativa peggiora, ossia troppe risorse vengono destinate all'eliminazione dei costi esterni. In alcune circostanze speciali, le esternalit possono scomparire mediante la contrattazione individuale (senza n costi sociali, n interventi pubblici). il "teorema di Coase": 1) in mercati con esternalit; 2) se vengono assegnati senza ambiguit i diritti di propriet; 3) se il numero delle persone coinvolte piccolo; 4) e se la contrattazione comporta costi trascurabili; 5) allora le parti coinvolte arriveranno ad una soluzione ottimale indipendentemente da chi possieda i diritti di propriet. Esempio. Il proprietario di un bosco vuol tagliare tutti gli alberi per vendere la le gna. L vicino sorge un residence che, senza il bosco, perderebbe i clienti. Se una delle parti in causa vanta diritti di propriet sull'oggetto della disputa, entrambe le parti saranno incentivate a raggiungere un accordo. Supponiamo che il proprietario del residence abbia uno speciale "diritto di propriet": nessuno pu tagliare alberi senza la sua autorizzazione. Anche in questo caso, le due parti hanno un incentivo a concludere un accordo che elimina o riduce l'effetto esterno. Ma si pensi alle piogge acide in Europa: in molti casi i costi esterni ricadono su molte persone, le trattative implicano costi elevati, oppure le risorse danneggiate sono di propriet comune. Si aggiunga che Coase svolge un'analisi di equilibrio parziale e dunque considera dati i prezzi e la struttura produttiva. Ma che l'assegnazione dei diritti mantenga invariato l'equilibrio di mercato, ossia che non eserciti alcuna influenza sulla struttura produttiva, ci che il teorema vuol dimostrare: la conclusione sta gi ne lla premessa. Lo stesso Coase rileva che il suo teorema mostra come il mondo non funziona. Egli in particolare esamina le ragioni per le quali i costi di contrattazione non sono nulli.

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TRE DEFINIZIONI Chiamiamo "scambio" ogni passaggio bilaterale e non gratuito di informazioni e/o di beni o servizi. Chiamiamo "transazione" ogni scambio regolato. Chiamiamo "struttura di governo" l'insieme di regole che rende transazione uno scambio. La differenza tra la struttura di governo e le "istituzioni", sta nel riferirsi della prima a situazioni specifiche (per le persone coinvolte, e per la non ripetitivit del rapporto). Se per una struttura di governo viene sistematicamente utilizzata da pi soggetti, essa diventa un'istituzione. A differenza che nel modello della concorrenza perfetta, il meccanismo dei prezzi comporta dei costi. Per effettuare una transazione, occorre cercare la controparte, contrattare, concludere il contratto, farlo rispettare. In generale, chiamiamo "costi di transazione" i costi relativi all'uso del mercato: i costi di definizione, stipulazione ed esecuzione dei contratti. Indipendentemente dal valore dell'oggetto scambiato, essi sono i costi sostenuti per poter attuare lo scambio, ossia per attuare ex ante il contratto che regola la transazione, pi i costi sostenuti per controllarne ed eventualmente imporne la realizzazione ex post. Il sociologo Durkheim aveva colto questo punto gi nel 1893. Il moltiplicarsi degli scambi imporrebbe a ognuno di negoziare continuamente per concludere sia transazioni immediate sia, ancor pi, quelle durevoli e complesse (ad esempio il prestito a interesse). Di conseguenza il tempo sociale impiegato a negoziare le relazioni contrattuali diventa considerevole; al punto che i soggetti sarebbero paralizzati se dovessero in ogni momento negoziare le loro condizioni contrattuali. Scomparirebbero i mutui vantaggi degli scambi di mercato. Dunque, conclude Durkheim, il libero contratto possibile solo sulla base di elementi non contrattuali, cio di istituzioni sociali, di modelli prestabiliti di contratti che s'impongono agli agenti. Tre sono le dimensioni che caratterizzano una transazione: la specificit delle risorse, l' incertezza e la frequenza. Se le risorse sono dedicate esclusivamente ad una certa transazione, esse sono irrecuperabili per altre transazioni. Esempio: per il trasporto di una grande turbina si deve costruire un veicolo speciale. Se, per una ragione qualsiasi, il trasporto non avviene pi, il costo sopportato irrecuperabile. Sulla dimensione d'incertezza delle transazioni ci siamo gi soffermati.

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Infine, una certa transazione pu essere saltuaria o ricorrente. Se compro occasionalmente un'auto usata, l'acquister da un estraneo su consiglio di una rivista specializzata. Se la mia impresa acquista spesso auto usate, creer un ufficio specializzato e far un accordo stabile con un rivenditore. Il grado di frequenza cambia la "struttura di governo". La specificit, l'incertezza e la frequenza aiutano a capire perch le transazioni sono organizzate in un modo o in un altro. In ogni circostanza prevale la forma organizzativa in grado di minimizzare i costi di transazione. Se le transazioni non sono specifiche, non interessa l' identit della controparte poich acquirenti e venditori sono sostituibili. Le compravendite non danno adito a problemi contrattuali.

Transazioni Non speci- Miste fiche Frequenza Occasionali Mercato Struttura Trila Frequenza Ricorrenti Mercato Struttura Bilaterale
terza parte per: 1) 2) 3) risolvere le dispute; valutare il grado di realizzazione del contratto; e la qualit dello stesso.

Specifiche

di governo terale Struttura Unilaterale

Se le transazioni sono miste o specifiche, ma non ricorrenti, nel definire il contratto s'individua una

Se le transazioni sono miste ma ricorrenti, pu bastare un governo bilaterale: la routine definisce meglio (ex ante ed ex post) i contratti. Se infine le transazioni sono specifiche e ricorrenti, la transazione organizzata all'interno dell'impresa secondo un principio gerarchico. Il vantaggio che gli adattamenti che man mano si rendono necessari, vengono realizzati senza consultare la controparte o rivedere i contratti. Anche l'incertezza plasma le forme organizzative. Un suo aumento influisce poco sulle transazioni non specifiche (essendo sempre possibile trovare controparti nello scambio). Nel caso di transazioni specifiche, invece, le incompletezze contrattuali crescono al crescere dell'incertezza. Una struttura unilaterale ha il potere di risolvere di volta in volta queste incompletezze.

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Esempio. interesse comune di due imprese di progettare e produrre un nuovo motore per auto. Si richiede un ingente investimento specifico. Nessuna delle due ha convenienza a fare da sola. Ma la loro transazione cos complessa (imprevedibilit degli sviluppi, risorse finanziarie, verifica dei comportamenti, valutazione dei risultati) che non si stipula un contratto (che sarebbe troppo incompleto). Piuttosto, o ciascuna ha una partecipazione proporzionale alle risorse investite, oppure una delle due assorbe l'altra. Comunque, si tende ad una struttura di governo unificata (o unilaterale). Qual il senso dell'esempio? Se occorresse stipulare un contratto a termine, la specificit alta, la frequenza bassa e l'incertezza alta potrebbero renderlo non vantaggioso o addirittura impossibile. La soluzione consiste in un contratto incompleto: le parti lasciano volutamente fuori dal contratto la definizione delle prestazioni reciproche in relazione al verificarsi di (molte) eventualit future e si accordano che questa definizione verr operata da una delle due parti. Ad una soluzione di contrattazione "alla pari" sul mercato si sostituisce cos una relazione d'autorit: una parte accetta che sia l'altra a prendere le decisioni. Fissiamo meglio questi ultimi concetti. CONTRATTI: sono promesse legalmente vincolanti. Esempio: l'obbligazione a fornire un bene o un servizio a un dato prezzo. CONTRATTI IMPLICITI : accordi che le parti considerano vincolanti, pur non essendo efficaci lega lmente. Essi dovrebbero essere self- enforcing (auto-applicabili), poich strutturati in modo da incentivare le parti a conformarvisi. Si ricordino due casi esaminati: quello dei diversi ritmi di lavoro; e quello della formazione "interna" di capitale umano. CONTRATTO COMPLETO : che descrive quali azioni e pagamenti vanno compiuti in ogni possibile circostanza. RELAZIONE D'AUTORIT : rapporto in cui una delle parti (il superiore) ha il diritto, entro certi limiti, di dirigere i comportamenti dell'altra (il subordinato) e di supervedere, controllare, punire e premiare quest'ultimo. PROPRIET : se i contratti sono incompleti, essa il diritto a esercitare il controllo residuale e a ric evere i proventi residuali. POTERE RESIDUALE DI CONTROLLO : il diritto di prendere una decisione relativa all'impiego di un'attivit, nei casi di silenzio contrattuale. POTERE SUI PROVENTI RESIDUALI : la possibilit di godere di qualsiasi rendimento derivante dall'uso del bene, dopo che sono state regolate tutte le spese connesse con l' uso del bene.

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Il legame tra contratti incompleti e propriet, sta alla base della cosiddetta teoria dello sfruttamento di Marx. Immaginiamo un'economia regolata esclusivamente da "contratti d'opera": le parti fissano le specifiche mansioni che saranno svolte, e le specifiche retribuzioni di ciascuna. Qui no n pu nascere alcun profitto. Esempio, l' idraulico che aggiusta per me un lavandino. Diversa la situazione creata dal "contratto di lavoro". Ora si scambia una generica capacit di lavoro, non un preciso servizio o prodotto. Dopo lo scambio quella capacit appartiene all'acquirente ("diritto di propriet"). Se l'acquirente controlla il processo lavorativo, ha il "potere di decisione residuale" e il "potere sui proventi residuali". Pu quindi usare la capacit di lavoro altrui per ottenere un profitto: "spreme" pi lavoro di quanto ne occorre per riprodurre il lavoratore. Ossia, l'uso che il capitalista fa della forza- lavoro del tutto indipendente dal suo prezzo (il salario): ecco quindi la possibilit di ottenere un profitto.

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40. Economia delle istituzioni

La formazione delle imprese

Secondo l'impostazione tradizionale - quella del modello di concorrenza perfetta - l'impresa una "scatola nera" tecnologica: una semplice funzione di produzione che combina i fattori per produrre beni da vendere sul mercato. Il suo comportamento efficiente si riduce alla minimizzazione dei costi. I prezzi degli input sono stabiliti dal mercato; quelli degli output sono fissati o dal mercato o dall'impresa, a seconda delle condizioni della domanda. In questa visione i problemi di organizzazione sono assenti. Non esistono costi connessi all'utilizzo dei prezzi di mercato: ossia, i costi di transazione sono nulli. Non si spiega perch talvolta scegliamo la forma- impresa e talvolta la forma- mercato. Nell'approccio di Coase, al contrario, tutte le transazioni incontrano problemi di informazione e di applicazione. Esempio. Voglio ampliare la mia abitazione. Se procedessi da solo, dovrei fare i disegni, farli approvare, scavare le fondamenta, ordinare i mattoni, mescolare il cemento, costruire i muri, dare l'intonaco, piazzare porte e finestre, installare impianto ele ttrico e tubature. Conoscendo i vantaggi della specializzazione, pagher invece i servizi di architetto, muratore, ele ttricista, idraulico, carpentiere. Nello stipulare accordi con gli specialisti, dovr: 1) individuare questi specialisti 2) formarmi un giudizio sulla loro competenza professionale 3) stipulare un contratto separato con ciascuno di loro 4) coordinare le attivit con ciascuno di loro In tutti questi casi, incontro problemi di efficienza informativa. Se scelgo di costituire un'impresa, devo negoziare un contratto solo:

C L'IMPRESA

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C IL MERCATO

Se n individui devono cooperare strettamente, occorrerebbero n (n - 1) / 2 contratti bilaterali per mettere insieme le parti. Esempio: 5 soggetti ? 10 accordi.

L'impresa un'organizzazione che rende possibile la specializzazione di compiti fra individui dive rsi, senza esigere altro che la stipulazione di contratti bilaterali. Ogni partecipante al processo produttivo tratta con la stessa entit: l'impresa, appunto. Con essa stipula un contratto di lungo periodo incompleto, il quale risparmia sui costi di una ri-contrattazione continua, e attribuisce a una delle parti l'autorit di decidere nelle evenienze impreviste. L'imprenditore decide di costituire un'impresa se i costi organizzativi legati al controllo diretto dei dipendenti sono inferiori ai costi di transazione che dovrebbe sostenere se decentrasse all'esterno la produzione dei beni. Ovviamente, le alternative non sono o tutto dentro, o tutto fuori. Un mix andr scelto valutando costi e benefici marginali. La teoria di Coase, dunque, si basa sull'ipotesi che Mercato/Imprese vengano scelti cos da minimizzare i costi di transazione. Essa s'imbatte in tre problemi.

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?? In genere, i costi totali di un'attivit economica non sono distinguibili tra costi di produzione (dipendenti dalla tecnologia) e costi di transazione (dipendenti dal modo in cui le transazioni sono organizzate). Esempio. La produzione si riduce per ritardi nella pianificazione. Ci deriva da una pianificazione lenta o da una tecnologia rigida? ?? In che senso mercato o impresa "minimizzano i costi"? Esistono molte soluzioni efficienti per ogni problema di allocazione di risorse. Quindi il criterio dell'efficienza non basta per spiegare perch si passa dal mercato all'impresa, o viceversa, o si fanno dei mix. Inoltre, e soprattutto, all'imprenditore interessa minimizzare i costi di transazione che lui sostiene, ma potrebbe farne sostenere altri ai suoi dipendenti (e dunque collocare l'impresa in una posizione inefficiente). ?? Il terzo problema mostra un limite di applicazione dei costi di transazione: perch le imprese talvolta producono i loro inputs e talvolta li acquistano sul mercato da altre imprese? Qui non riflettiamo pi sulla scelta tra mercato e impresa, bens sul grado di centralizzazione del coordinamento. Supponiamo infatti che i costi di produzione di un singolo input siano eguali in due imprese, e che i costi di transazione siano zero. La decisione tra il make (produrre) ed il buy (acquistare) quellinput non dipende dunque dalle voci di costo, bens da qualche vantaggio del centralizzare il controllo su mansioni verticalmente collegate, del rimpiazzare un coordinamento tra molte imprese piccole con trasferimenti amministrati di inputs tra reparti o divisioni di una pi grande impresa.

la teoria di Alchian e Demsetz che ci aiuta a spiegare questo peculiare vantaggio, il quale nasce dalla cooperazione di due o pi inputs complementari, anche quando acquistare quegli inputs non costerebbe singolarmente di pi. Consideriamo la forma- impresa. Nei processi produttivi si ottiene spesso un guadagno dalla cooperazione, nel senso che cooperando si produce pi che isolatamente: x = f (y + y') f (y) + f (y')

Dove y e y' sono due input. Utilizzandoli congiuntamente, si ottiene un output ma ggiore che con il loro impiego congiunto. Si dice allora che la funzione di produzione superadditiva. Mentre il concetto di superadditivit si riferisce alla combinazione nell'uso degli input, quello di economie di scala (lezione 5) si riferisce al loro livello. Si tratta della coppia di concetti che rappresentano le "cause della ricchezza delle nazioni". Inoltre, a causa della complessa interdipendenza dei compiti, impossibile calcolare la produttivit marginale dei singoli input. La funzione di produzione di squadra, e non possiamo remunerare i partecipanti in base al loro specifico contributo.

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Ogni membro del team cos incentivato a scansare la fatica. Esempio: dieci muratori debbono trasportare, insieme, una trave pesante. Verranno pagati allo stesso salario orario. Ognuno considerer suo interesse ridurre un po' la fatica: si abbasser un po'. Il risultato che arrivano quasi straiati, e avendo sostenuto uno sfo rzo maggiore. La soluzione logica d'introdurre nella squadra un controllore che stipuli contratti coi vari input; che esamini da vicino l'attivit svolta da ognuno; che possa rinegoziare il contratto con alcuni (magari licenziandolo) indipendentemente dagli altri; che sia titolare delle remunerazioni della squadra. Occorre dare al controllore una forma di remunerazione che lo incentivi. Ci accade se pagato col residuo (o profitto), cio con la differenza tra ricavi e costi derivanti dai contratti stipulati. suo interesse che il valore netto della produzione di squadra (inclusi i costi di sorveglianza) sia superiore al valore netto degli scambi previsti dai contratti (incluse le retribuzioni). Il sorvegliante dunque l'imprenditore. Ci spiega il sorgere dell'impresa, almeno finch chi acquisisce il residuo anche il proprietario del bene che lo genera. Se invece propriet e management si separano, chi controlla il controllore? Gli obiettivi possono divergere, e ai proprietari pu riuscire arduo sorve gliare i manager.

Su un altro aspetto decisivo Alchian si distacca da Coase: mentre questultimo ragiona ancora in termini di ottimizzazione degli esiti per limpresa, Alchian le attribuisce un comportamento soddisfacente (satisficing): ?? In un contesto dinamico e incerto, ha poco senso ipotizzare che le imprese massimizzino il profitto: ognuna pu, con razionalit limitata, scegliere tra le alternative sperimentate e/o visibili, sebbene non vi garanzia che verranno scoperte e rese operative le opzioni ottimali. ?? Le imprese non sopravvivono dunque in quanto conseguono profitti massimi, ma solo profitti positivi che appaiono adeguati o soddisfacenti rispetto alle imprese rivali. La selezione economica favorisce le imprese adatte, non le pi adatte. ?? Vediamo me glio questa differenza: Esistono due alternative, A e B. Se gli imprenditori ottimizzano, percepiscono correttamente che A la direzione migliore e la scelgono. Supponiamo invece che essi siano incapaci di distinguere ex ante i pregi relativi di A e B. Alcuni scelgono A, altri B. Coloro che scelgono A superano in efficienza quelli che scelgono B. Nella competizione che ne segue, gli utilizzatori di B sono eliminati e lopzione B eliminata con loro. La scelta indiretta, nel senso che la scelta sociale tra A e B risulta dal successo globale relativo dei loro utilizzatori. E questa la selezione competitiva.

320

L'approccio di Alchian ripreso e svolto dalle teorie evolutive dell'impresa. In generale, il cambiamento evolutivo si basa su tre principi: 1. Il principio della variazione, secondo cui i membri di una popolazione si differenziano almeno rispetto ad una caratteristica con importanza selettiva; 2. Il principio dellereditariet, per cui esiste un meccanismo che riproduce nel tempo lorganismo; 3. Il principio della selezione, ovvero che alcune forme sono pi adatte alla pressione ambientale e quindi aumentano dimportanza relativa. Nelson e Winter applicano questi principi alleconomia: ? ? Le singole imprese perseguono il profitto (e altri obiettivi), ma le loro alternative non sono sufficientemente stabili e ben definite da rendere plausibile la massimizzazione del profitto. Ossia, nella ricerca del profitto le alternative mutano (si pensi al cambiamento tecnologico) e non ha quindi senso ragionare in termini di ottimizzazione (di che cosa?). ? ? Nella ricerca dinamica del profitto decisiva la dive rsit di comportamento delle varie imprese: se infatti tutte agissero nello stesso modo, nessuna scoprirebbe opportunit migliori [principio 1]. ? ? Questa diversit affiora con la rottura delle routines. Le routines sono automatismi decisionali basati su procedure, a cui lesperienza attribuisce risultati soddisfacenti. Grazie ad esse, ogni livello decisionale non coinvolge altri livelli decisionali. Si riducono cos i tempi e i costi del controllo. ? ? In situazioni normali, ciascuna impresa opera sulla base di routines di comportamento [principio 2]: tecnologie di produzione, procedure per scegliere tra varie combinazioni di input e output, regole relative al prezzo, regole relative alla scelta dei progetti, politiche di R&S. ? ? Le imprese, apprendendo dall'esperienza, percepiscono ad un certo punto come insoddisfacenti le proprie prestazioni e dunque inadeguate le proprie routines. ? ? Stimolate dalle esigenze di adattarsi all'ambiente per sopravvivere, iniziano a cercare altre routines o all'interno della loro organizzazione, o imitandole dall'esterno [principio 3]. ? ? Questo processo di ricerca si svolge nell'ambito di super-regole, le quali appunto definiscono quando e come cambiare le regole dellordinaria gestione degli affari.

? ?Inoltre, questa ricerca


biente.

non si riduce alla scelta della tecnica ottimale; piuttosto la scelta di

strutture organizzative (e non solo produttive) che garantiscano la flessibilit richiesta dall'am-

321

ROUTINES

AMBIENTE DI SELEZIONE

Tassi di profitto

PERFORMANCE

Livelli d'investimento Livello dei prezzi

Attraverso un processo di Search, vengono scelte in modo stocastico

NUOVE ROUTINES

DINAMICA
DELL' INDUSTRIA
(imprese che entrano ed escono)

STRUTTURA DEL MERCATO

322

41. Economia delle istituzioni

La scelta tra diversi tipi di organizzazioni

Dopo aver trattato della scelta tra mercato e organizzazione, esaminiamo ora la scelta fra diversi tipi di organizzazioni. Tra le imprese, tre sono le forme giuridiche principali: ?? L'impresa individuale (vi un singolo proprietario). Esempio: lo studente che vende gli appunti delle lezioni ad altri studenti. ?? La societ di persone (i soci rispondono illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali). Esempio: gli studi di consulenza fiscale o legale. ?? Le societ per azioni (corporation : la propriet suddivisa in quote azionarie. I soci hanno una responsabilit limitata). Perch gli studi di consulenza sono spesso societ di persone? Perch i clienti hanno pi fiducia sapendo che gli studi sono sostenuti dal capitale di ogni socio. Inoltre la responsabilit totale incentiva ognuno a controllare le azioni degli altri. Finch vi un unico proprietario, no n vi sono dubbi su chi prende le decisioni. Qua ndo vi sono molti soci o azionisti, occorrono routines che governino i disaccordi. D'altra parte, il vantaggio specie delle s.p.a. di attrarre molti investitori e di facilitare il pubblico scambio delle azio ni.

La scelta tra le varie forme di organizzazione guidata (secondo la teoria di Coase) dalla minimizzazione dei costi complessivi = costi di transazione per i vari associati + costi connessi all'esercizio della propriet. Questi ultimi sono: ? ? I costi di decisione collettiva (individuare un criterio di decisione; cercare un equilibrio tra le coalizioni di proprietari/associati); ? ? I costi del controllo, da parte della propriet, di chi gestisce l'organizzazione (raccolta dati, loro elaborazione, trasmissione di ordini); ? ? I costi connessi al rischio (il provento netto pu essere negativo).

Le tre forme dell'impresa individuale, della societ di persone e di s.p.a. sono tutte imprese capitalistiche, orientate cio al profitto. In esse la titolarit attribuita ai proprietari del fattore-capitale. Nelle imprese cooperative, invece, la titolarit attribuita ai lavoratori, ai fornitori di materie da trasformare o ai clienti.

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Nelle imprese pubbliche il capitale di propriet dello Stato, e gli obiettivi solo in parte corrispondono all'ottenimento del profitto. Nelle organizzazioni non-profit, infine, manca la remunerazione del capitale: il profitto non va a chi controlla l'impresa, ma destinato a fini extramercantili.

Alla luce del criterio della minimizzazione dei costi, valutiamo pro e contro di alcune forme: ?? L'impresa di propriet degli investitori. PRO: chi prende a prestito spinto a fare investimenti pi rischiosi; inoltre, chi gli d a prestito penalizzato dalle asimmetrie informative. CONTRO: se, per diversificare i rischi e espandere l'impresa, i proprietari diventano tanti, crescono i costi di propriet. ?? L'impresa di propriet dei clienti (Esempio: una cooperativa di consumo). PRO: maggiore potere sul mercato (presso grossisti e fornitori); minori costi di monitoraggio (a causa dell'etica della cooperazione). CONTRO: avversione al rischio pi alta da parte di clienti e lavoratori, e dunque investimenti subottimali; non- mobilit delle risorse finanziarie (i soci, uscendo, non recuperano la quota; la cooperativa non diversifica le sue attivit), e quindi razionamento dei crediti da parte delle banche. ?? L'impresa manageriale (il controllo non detenuto dai titolari o proprietari). PRO: spesso chi ha i miliardi non ha il talento imprenditoriale (se assolda i managers migliori, ottiene performances superiori); si possono scegliere, sul mercato, i migliori mezzi finanziari (poich si svincolati dai proprietari). CONTRO: i managers massimizzano i vantaggi per loro del controllo (stipendi, prestigio esterno, potere interno) e la sicurezza del posto (scelte prudenti, che evitino perdite, azioni "medie" di fronte agli azionisti). ?? L'impresa individuale. PRO: si sa chi decide. CONTRO: il capitale umano del padrone ha natura specifica (ha valore in quanto utilizzato in quell'attivit); difficile disinvestire se l'impresa non ha quotazione di mercato; il proprietario l'unico ad assumersi i rischi d'impresa; al crescere delle dimensioni, cresce l'inefficienza del controllo. ?? Le organizzazioni non-profit (fondazioni, organismi caritativi, associazioni). PRO: numero limitato di soci; omogeneit dei loro interessi; assenza di struttura proprietaria (donazioni). CONTRO: minor controllo sulla qualit dei prodotti (gli associati/donatori non coincidono coi consumatori). ?? La s.p.a. il tipo pi complesso di organizzazione d'impresa. Per valutarne PRO e CONTRO occorre esaminare alcuni conflitti d'interesse al suo interno.

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A] Conflitti tra dirigenti e proprietari. Sappiamo che la propriet influenza gli incentivi. Il postulato classico per l'allocazione efficiente delle risorse dice che si attribuiscono i risultati di una decisione a chi prende la decisione stessa. Un altro postulato dice che nessuno pi interessato del proprietario a usare efficientemente un bene. Finch chi controlla (decide) il proprietario, i due postulati si reggono a vicenda. D'altra parte, il processo di delega (= affidare ad altri la responsabilit di un certo compito) inevitabile. Esso presenta tre problemi: ?? Scegliere a chi delegare Le selezioni e le promozioni avvengono in genere in base al rendimento relativo dei soggetti. Ma i cacciatori di promozioni possono, in realt, sprecare tempo e risorse aziendali per fare bella figura coi superiori. ?? Motivare i prescelti a fare le cose bene Ricordia mo quattro metodi d'incentivazione. 1) combinare salari d'efficienza e controlli occasionali; quindi incentivo positivo (salario ma ggiore del salario opportunit) e negativo (licenziamento per il lavativo); 2) 3) compartecipazione ai ricavi; solo incentivo positivo (pi si produce, pi si guadagna); schema contrattuale coercitivo; solo incentivo negativo (riceverai il salario opportunit soltanto se la produzione raggiunger l'obiettivo predeterminato); 4) istituzione di tornei (si viene remunerati non in base alla qua ntit assoluta di output prodotto, ma in termini di output relativo, cio confrontando le performances ottenute dai singoli dirigenti o lavoratori). Questo metodo opportuno quando la performance risulta (com' nel mondo degli affari) da una combinazione di fortuna e impegno, cos che appare arduo valutare in grado d'impegno in s. ?? Controllare i risultati

B] Conflitti tra creditori e azionisti/manager. Si consideri il rapporto tra indebitamento e capitale proprio dell'impresa. Al crescere del rapporto, cresce anche il costo del credito. Le banche, infatti, lo considerano ind ice di bassa solvibilit del debitore, e fanno pagare a questi interessi maggiori. (Al crescere del rapporto, i proprietari dell'impresa sono pi propensi a tentare investimenti rischiosi, data la loro responsabilit limitata). Esempio- limite: la cosiddetta "morsa debitoria". Un'impresa con profittevoli opportunit d'investimento da finanziare, non possiede liquidit sufficiente. L'eccessivo indebitamento provoca pertanto un sottoinvestimento. Sarebbe vantaggioso rinegoziare i prestiti con pochi creditori. Ci tuttavia tutelerebbe meno la posizione dei manager attuali: i pochi creditori entrerebbero nel CdA e sorveglie-

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rebbero o addirittura sostituirebbero la dirigenza e/o la propriet. Dunque i manager sono incentivati a distruggere parte del valore, attuale e prospettivo, dell'azienda.

C] Conflitti tra manager e azionisti. Questo conflitto d'interessi molto sfaccettato. I dirigenti desiderano massimizzare le vendite, cio la dimensione dell'impresa che dirigono, perch in genere ci significa rendere massimi il proprio prestigio, potere e stipendio. Ma debbono anche tener conto dell'interesse degli azionisti, il cui malcontento potrebbe portare alla loro sostituzione. Agli azionisti interessano i dividendi distribuiti per azione, e l'andamento del prezzo dell'azione in Borsa; entrambi questi elementi dipendono principalmente dai profitti dell'impresa. Perci nel perseguire la massimizzazione delle vendite, i managers debbono evitare che i profitti scendano al di sotto del livello minimo necessario per evitare il malcontento degli azionisti della societ. D'altra parte, se la propriet dell'impresa ha un programma a premi per gli alti dirigenti, e se la quota percentuale dei premi di gratificazione assegnata a un top manager maggiore della sua quota percentuale di dividendi, costui trarr vantaggio deviando i guadagni dai dividendi ai premi. Infine, se i manager posseggono principalmente azioni, l'annuncio di un aumento dei dividendi o di un riacquisto dello stock delle azioni emesse, letto dagli investitori positivamente. Essi offriranno prezzi pi elevati per le quote azionarie. Ma quell'annuncio poteva essere un comportamento strategico. Allora gli investitori dovranno interpretare l' interpretazione. A loro volta i manager L'investimento professionale pu venir paragonato a quei concorsi dei giornali, nei quali i concorrenti devono scegliere le sei facce pi graziose fra un centinaio di fotografie, e nei quali il premio viene concesso al concorrente che si sar pi avvicinato, con la sua scelta, alla media fra tutte le risposte; cosicch ciascun concorrente deve scegliere, non quelle facce ch'egli ritenga pi graziose, ma quelle che ritiene pi probabile attirino i gusti degli altri concorrenti, i quali a loro volta affrontano tutti quanti il problema dallo stesso punto di vista. Non si tratta di scegliere quelle che, giudicate obiettivamente, sono le pi graziose, e nemmeno quelle che una genuina opinione media ritenga le pi graziose. Abbiamo raggiunto il terzo grado, nel quale la nostra intelligenza rivolta ad indovinare come l'opinione media immagina che sia fatta l'opinione media medesima (J.M.Keynes).

326

42. Economia delle istituzioni

La struttura interna delle organizzazioni

Esaminiamo la struttura interna delle organizzazioni, con particolare riferimento ad una forma rigidamente gerarchica: la burocrazia. Ci consentir, in altre lezioni, di apprezzare meglio i pregi della flessibilit, della de-verticalizzazione e dell'apertura al mercato. Burocrazia = apparato amministrativo pubblico ma, per estensione, di aziende, partiti, associazioni, sindacati, scuole, eccetera. Si tratta di organizzazioni interne ad altre organizzazioni: le cui attivit, quindi, in grande parte non sono destinate al mercato. Esse sono gerarchie: alberi rovesciati, con la chioma ve rso il basso. I posti sull'albero sono legati da una relazione di superiorit o d'inferiorit. Ossia, ogni posto ha un rango o grado. Chi sta sopra gode di autorit formale verso chi sta sotto. Dunque, pu definire i compiti che l'albero deve svolgere. Esempio: la struttura di un ministero italiano (vedi sotto).

Ogni gerarchia ha tre livelli di base: di direzione; di controllo; esecutivo. ? ? L'attivit direttiva ha forti indivisibilit: si applica all'intero apparato e fa variare la produttivit totale dei fattori impiegati. ? ? L'attivit di controllo ha rendimenti decrescenti, al crescere delle dimensioni dell'apparato. Ino ltre i controllori possono essere opportunisti e vanno a loro volta controllati. ? ? Quasi sempre le mansioni esecutive richiedono minore responsabilit e competenza, e sono perci meno remunerate. Si apre per qui il tema di che cosa giustifica la diversit delle retribuzioni in una gerarchia. Se il rango dipendesse solo dal merito, e se il dirigente avesse un talento doppio dei supervisori, potrebbe chiedere una retribuzione pi che doppia, poich le sue decisioni si applicano a pi di un supervisore. questa la giustificazione per i grandi guadagni dei managers.

327

In effetti, il rango dipende anche dalla lealt (al superiore). Vediamo meglio. Sistema di merito = assunzione e promozioni sono decise con imparzialit in base a capacit e a risultati. Sistema basato sulla lealt = conta l'affiliazione ad un gruppo politico, sociale o di potere interno all'organizzazione. Nelle democrazie occidentali sono utilizzate entrambe le forme. Esempi. Il presidente USA nomina discrezionalmente chi lo ha eletto. In Inghilterra v' netta separazione tra carriere politiche e burocratiche. In Francia vi una tradizione di travaso reciproco. Esaminiamo il caso in cui un ministro deve nominare il pi alto dirigente della sua amministrazione. Considera tre aspetti: 1) costui dev'essere in grado di far funzionare l'amministrazione; 2) egli non pu specificare il comportamento del funzionario in ogni circostanza; 3) quando egli non sar pi al governo, non potr controllare quell'organizzazione. Cosa gli conviene fare? Scegliere, fra coloro che rispettano (1), un candidato a lui leale: preferisce l'affinit politica al merito. Lo stesso pu avvenire in un'impresa privata. Non a caso, quando arriva un nuovo top manager, sostituisce i principali collaboratori. Vediamo adesso la risposta degli agenti, cio l'offerta di merito o di lealt. Essi massimizzano una funzione di utilit avente come argomenti prestigio, potere, retribuzione, ecc., i quali sono tutti legati alla progressione della carriera. Ciascuno di loro ha certe risorse da dedicare alla carriera: tempo, lavoro, denaro. Queste risorse possono essere impiegate o per diventare pi bravi oppure per "a ccumulazione di lealt" (militanza in un partito, contributi elettorali, ecc.).

P L

P1

P2 S

328

L'asse verticale misura l'investimento in lealt; quello orizzontale l'investimento in merito. Date le risorse personali, le possibilit sono rappresentate dalla curva LS: tutte le combinazioni efficienti di lealt e di merito. La scelta effettiva determinata dal prezzo: dal rapporto tra i rendimenti prospettici dei due investimenti. Se i politici o i managers privilegiano la lealt: PP1 . Gli agenti si spostano verso il punto L. E vic eversa. Il merito conta di pi allo scendere della gerarchia: per i posti di scarsa responsabilit, la lealt pesa poco; conta l'incentivazione e la bravura.

Esaminiamo adesso in che cosa la burocrazia differisce dalle altre organizzazioni.


??

Difficolt di misurare i risultati. Quand' che un ente pubblico ha svolto con successo la sua attivit? Non v' alcun ente privato che produca lo stesso servizio e a cui si possa paragonare. Inoltre: come si misura il prodotto di un ente pubblico? Il Ministero dell'Agricoltura, ad esempio, non produce grano.

??

Difficolt di controllare i costi. Un ente pubblico non teme il fallimento. I funzionari non spendono denaro proprio. Quando si sta chiudendo il bilancio, tutti i residui vengono comunque spesi, gonfiando i costi. Ino ltre, molti enti pubblici sono monopolisti, e dunque non hanno stimoli all'efficienza.

??

La tendenza ad espandersi. Il funzionario, al crescere dei sottoposti, ha pi responsabilit e pi prestigio. Crescono anche le prospettive di promozione ai vari livelli. Esempio: la cosiddetta "legge di Parkinson":

a) b)

Tra il numero di burocrati e la quantit di lavoro non v' alcun collegamento; L'assioma che un pubblico funzionario vuole mo ltiplicare i suoi subordinati e non i suoi rivali.

Il quadro A lamenta (che sia vero o me no!) di avere troppo lavoro da svolgere. Potrebbe dimettersi oppure dividere il lavoro con un collega di pari livello, B, oppure infine farsi aiutare da due subordinati, C e D. Ma B un rivale per la promozione. Se assumesse solo C, questi diventerebbe un pari grado, e l'unico possibile sostituto/successore di A. Assumendo invece C e D, li tiene in riga. Quando C si lamenter di avere troppo lavoro, arriveranno E ed F. Cos giungeranno G e H ad aiutare D. Otto burocrati faranno ci che faceva uno solo.

329

Ministro
Segreteria Gabinetto

Direzione personale

Direzione A

Direzione B

Direzione C

Divisione A

Divisione B

Divisione C

Divisione D

Sezione A

Sezione B

Sezione C

Sezione D

DALL' EFFICIENZA ALL'EFFICACIA L'efficacia di un bene o servizio la sua capacit indiretta di raggiungere un risultato. ?? Vi sono beni e servizi che vengono, direttamente e indirettamente, consumati. ?? Vi sono beni e servizi che sono funzionali al consumo di altri beni e servizi. Esempio: il servizio di polizia, la protezione antincendi e altri servizi "preventivi". ?? Mentre per intendere le prestazioni dei primi basta calcolare la produzione diretta (esempio, la quantit di acqua erogata), per i secondi questo non un criterio adeguato (ad esempio, il servizio della polizia riducibile al numero di km percorsi delle loro autovetture?). ?? Importa piuttosto la "produzione obiettivo": il livello di soddisfazione goduto nel consumo degli altri beni e servizi ai quali quello pubblico funzionale (esempio, la produzione obiettivo del servizio di polizia la riduzione della criminalit). ?? La produzione obiettivo concepita dunque in termini non di efficienza, bens di efficacia : la relazione indiretta tra la produzione di beni e servizi pubblici e il raggiungimento degli obiettivi. ?? L'analisi dell'efficacia presenta varie difficolt. Qual la produzione obiettivo del servizio istruzione? l'aumento del grado di scolarizzazione? Oppure l'aumento effettivo delle conoscenze, misurato con alcuni test? Oppure una maggiore eguaglianza dei punti di partenza?

Concludiamo con un'analisi della corruzione. Il politico prende una tangente per favorire un'impresa. Un funzionario, dietro compenso, fa vincere il concorso ad un candidato non meritevole.

330

Il politico l'agente dell'elettorato; il funzionario lo del suo superiore. Si inserisce una terza persona che si avvantaggia del comportamento dell'agente pagandolo; a sua volta, l'agente non trasferisce il pagamento al principale. Supponiamo che un funzionario venga "tentato" da un corruttore e che, inoltre, non sia immorale (nel senso che la corruzione gli procura un danno morale). T = valore della tangente che tiene anche se scoperto L = penalit (se scoperto) W = retribuzione normale (persa, se scoperto) Dm = danno morale (senso di colpa) Rm = remunerazione morale (per l'onesto) p = probabilit di essere scoperto

SI FA CORROMPERE

a) viene scoperto, con probabilit p, l'utilit : U (T - L - W - Dm)

b) non viene scoperto, con probabilit 1-p, l'utilit : U (T - Dm)

L'utilit attesa, se si fa corrompere, dunque: UA = U [T - Dm - p(L + W)] Se non si fa corrompere: UA = U (W + Rm) Sceglie a seconda se [i] ? [ii].
Rimedi parziali: a) scegliere (e formare) gli agenti (esempio, le Grandes Ecoles); b) corrispondere remunerazioni adeguate (se scoperto subisce una perdita elevata, e riceve minori tentazioni); c) il valore atteso della pena (valore pena x probabilit) deve superare il valore del vantaggio; d) aumentare la trasparenza (valutatori, auditori, ispettori); e) accrescere la concorrenza tra agenti (obbligo delle gare d'appalto); f) rotazione degli agenti; g) cambiare l'atteggiamento verso la corruzione (tolleranza zero); h) legalizzare i pagamenti (sovrapprezzo per la rapidit).

[i]

[ii]

331

43. Economia delle istituzioni

Fallimenti del mercato e del governo

Classifichiamo i "beni economici" in quattro categorie, tramite l'incrocio di due variabili: (1) la difficolt di esclusione di un individuo dalla fruizione del bene (escludibilit) e (2) il fatto che il suo consumo da parte di un soggetto riduca o meno le possibilit di consumo degli altri (sottraibilit o rivalit ).

ESCLUDIBILIT

Difficile Facile

RIVALIT Bassa Alta Risorse coBeni pubblici muni Beni di club Beni privati

I beni pubblici sono non escludibili e non rivali. Un esempio il faro fornito dallo Stato. Una volta costruito un faro, tutti coloro che entrano nel porto possono usufruirne (non-escludibilit). Inoltre il consumo di un soggetto non altera la possibilit di consumo di un altro: se dieci barche fruiscono di un faro, ci non riduce il beneficio che un'und icesima barca pu ottenere dal faro (non-rivalit). I beni pubblici puri rappresentano il caso estremo di esternalit positive (o negative, se sono "mali" pubblici). Infatti chi offre un bene pubblico fornisce qualcosa che, senza aggiunta di costo, pu essere utilizzato o consumato da altri, i quali non possono essere esclusi da tale beneficio. I beni pubblici, insomma, sono utilizzabili per l'intero loro valore da tutti. Se ad esempio un navigante costruisce un faro di valore pari a F, nella funzione di utilit (o di profitto) degli altri naviganti figura l'intero valore del faro, F. Tanti altri beni (come sappiamo) causano esternalit positive, ma ciascuno entra nella funzione di utilit (o di profitto) altrui solo per una frazione del loro valore. Solo il bene pubblico entra per intero. Il bene pubblico non pu essere prodotto da un singolo soggetto privato, poich dando luogo a vantaggi (esternalit) per altri soggetti, il suo fornitore non potrebbe ripagarsi applicando il meccanismo dei prezzi: come fa il guardiano del faro a intercettare le navi e ottenere un pagamento? Al polo opposto si collocano i beni privati.

332

Un piatto di pasta un bene rivale, poich se lo consumo io non lo puoi consumare tu; ed esclud ibile tramite un prezzo e dei diritti di propriet.
Table 18.1 Four Types of Goods
Excludable Rivalrous Normal goods Apples Dresses TV sets Computers A seat on an aeroplane Non-excludable Common property Fisheries Common land Wildlife Air Streams

Non-rivalrous [up to capacity]

Public goods Art galleries Museums Fenced Roads Bridges Defence Police Public information Some navigation aids Broadcast signals

Un caso intermedio sono i beni di club, usabili da tutti i membri del club che cooperano alla loro offerta. Il club un'associazione volontaria, con un numero limitato di soci. Esso pu regolare l'accesso ai servizi comuni cos da renderli in parte non-rivali (riducendo la congestione e l'affollamento), ma escludibili (solo chi paga la quota pu entrare). Un altro caso intermedio sono le risorse comuni: disponibili gratuitamente per chiunque le voglia sfruttare (non-escludibilit), ma il loro uso da parte mia condiziona la capacit di goderne da parte vostra (rivalit). Parecchi beni importanti possono essere ora beni pubblici e ora risorse collettive. Esempio: finch una strada adeguata al traffico, il suo uso si basa sulla non rivalit. Quando la strada congestionata, diventa risorsa collettiva. Come abbiamo visto nella lezione 33, quando molte persone hanno il diritto di usare un'unica risorsa comune, vi un incentivo a sovrautilizzare tale risorsa. Nessuno cio interessato a sopportare i

333

costi del mantenimento del bene e ad incrementarne il valore. questa la tragedia delle risorse comuni (commons), che possiamo riprendere con un esempio: Essendo un common globale, l'atmosfera terrestre solleva un problema intrigante. Quando una nazione eleva l'anidride carbonica contenuta nell'aria, riduce il valore del common. Se calcoliamo il valore del cambiamento negli assets nazionali di capitale, quanto di tale riduzione dovremmo includere? Due possibilit sorgono spontaneamente. Una consiste nell'attribuire ad ogni nazione la fr azione dell'atmosfera terrestre che riflette la dimensione relativa di quel paese rispetto al pianeta come un tutto, usando quale criterio di comparazione la popolazione, o il PIL, o qualunque cosa. L'altra di considerare il global common come un asset di ciascuna nazione. In questo caso l'intero costo dell'inquinamento inflitto da un paese dovrebbe essere trattato come un danno procurato da esso soltanto (P.Dasgupta). Solo in casi semplici (il laghetto per i pescatori...) possiamo assegnare i diritti di propriet del common; in molti altri casi prevale la non-escludibilit, coi dilemmi sollevati nel brano che precede: pagano tutti i soggetti "in proporzione" (essendo la risorsa di propriet comune), o paga unicamente "chi ha danneggiato" (ma raro poter misurare il contributo del singolo a una risorsa di libero accesso)? Finora abbiamo trattato di fallimenti del mercato derivanti dalle esternalit e dalla tragedia delle risorse comuni. I compiti dello Stato aumentano se completiamo l'elenco dei fallimenti del mercato: 1. Insufficiente concorrenza. Se il mercato ha libert d'ingresso e se c' un ampio numero di potenziali competitori, allora le imprese esistenti non si comporteranno da monopolisti. 2. Beni pubblici: li abbiamo sopra definiti. Esistono beni che il mercato privato non offre, o offre in misura insufficiente. Sono beni che danno benefici inesauribili, dal cui godimento non si pu escludere alcuno, indipendentemente da chi ne sostiene i costi. Esempi: una boa luminosa; le forze armate. 3. Esternalit (lezione 39). 4. Mercati incompleti. Si hanno quando i mercati privati non offrono un bene o servizio, sebbene il suo costo di produzione inferiore al prezzo che i consumatori vogliono pagare. Esempi: mercati delle assicurazioni (lezione 35) e del credito (lezione 38). 5. Risorse comuni (si veda sopra). 6. Disoccupazione, inflazione e disequilibrio (lezioni 54-55, 62, 69). 7. Redistribuzione del reddito (meno sperequata: lezione 27). Il gioco di mercato non ammette limiti inferiori o superiori ai risultati ex post : potremmo avere tutta la ricchezza nelle mani di uno solo e un reddito nullo per gli altri. Una maggioranza di soggetti avversi al rischio pu non accettare di terminare il gioco al livello inferiore a causa della mala sorte. Ne segue che, in societ democratiche, la garanzia di un livello minimo di reddito per ciascuno diviene condizione necessaria per assicurare lefficienza stessa del mercato.

334

8.

Beni di merito. Ad essi la collettivit conferisce valore per lo sviluppo morale e sociale: istruzione, cure sanit arie, informazione indipendente, ma anche i caschi per i motociclisti. Spesso l'operatore pubblico soddisfa queste esigenze prescindendo da una domanda specifica dei cittadini.
Figure 19.3 The Inefficiency of Free Goods

Price

E0 p0

0 Quantity

q0

q1

Alcuni beni di merito vengono offerti gratuitamente. Ci per inefficiente in senso allocativo. L'equilibrio concorrenziale in E con una quantit compravenduta q e un prezzo p. Se lo Stato offrisse il bene gratuitamente, verrebbe prodotta e consumata la quantit q1. L'incremento di surplus dei consumatori, derivante dal maggior consumo, pari all'area (1). Tuttavia, poich per ciascuna unit il costo totale di produzione aumenta in base al costo marginale, i costi aumentano della somma delle aree (1) e (2), cio dell'area al di sotto della curva di offe rta, data dalla curva di costo ma rginale del settore. Data la definizione di costo-opportunit, queste due aree rappresentano i valori degli altri beni cui si rinuncerebbe, se le risorse venissero destinate alla produzione del bene sussidiato. Pertanto la perdita netta totale di surplus dei consumatori pari all'area 2. (Cosa accadrebbe se le curva dei costi avessero una forma differente? Proponi la tua risposta).

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Tutti questi fallimenti si verificano allorch la mancata realizzazione di alcune delle cond izioni d'efficienza del mercato, impedisca allo stesso di raggiungere un'ottima allocazione delle risorse. Le carenze ed imperfezioni del mercato costituiscono la maggiore giustificazione teorica dell'intervento statale. Tuttavia, alla teoria dei fallimenti del mercato si oppone quella dei fallimenti dello Stato. Essa sostiene l'impossibilit per l'operatore pubblico di eliminare tutte le cause di funzionamento distorto del mercato, guidando l'economia verso un'ottima allocazione delle risorse. L'insuccesso di molti programmi pubblici deriva da alcuni principali fattori, gi in parte discussi e che riepiloghiamo: ? ? Le conseguenze delle attivit pubbliche sono complesse e difficili da prevedere (esempio: la legge sull'equo canone; vedi lezioni 12 e 13); ? ? Il settore pubblico ha un limitato grado di controllo su tali conseguenze; ? ? Chi formula le leggi "precario" e dunque controlla limitatamente la loro effettiva realizzazione (vedi lezione 42); ? ? Le decisioni collettive possono non soddisfare le preferenze di qualc he individuo (vedi il seguito di questa lezione); ? ? L'apparato burocratico inefficiente per gli scarsi incentivi dei manager pubblici (vedi lezione 42); ? ? Il settore pubblico tende a crescere (per ragioni extraeconomiche), incrementando sia la pressione tributaria che la spesa pubblica (vedi lezione 42). ? ? Il settore pubblico tende ad avere una produttivit media pi bassa, e quindi costi unitari pi alti, del settore privato dell'economia. Approfondiamo quest'ultimo tema: IL MODELLO DI BAUMOL DEI DIVARI DI PRODUTTIVIT TRA I DUE SETTORI DELL' ECONOMIA Dividiamo le attivit economiche in due ampie categorie: 1. Quelle in cui pu accumularsi il capitale e realizzarsi il progresso tecnico. Qui la produttivit del singolo lavoratore ha incrementi continui. il caso dell'industria manifatturiera. 2. Quelle suscettibili di progresso tecnico in forma limitata e sporadica. il caso di molte attivit tipicamente pubbliche: scuola, sanit, assistenza sociale. Consideriamo l'esecuzione della VII sinfonia di Beethoven: occorrono 110 musicisti, altrettanti strumenti e circa 35 minuti di tempo. Oppure si prenda una lezione universitaria: come potremmo "velocizzare" l'apprendimento? O la cura medica di un malato: possiamo misurarne l'efficienza in base alle ore di degenza ospedaliera? In questi casi non sono possibili aumenti di produttivit.

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Talvolta, pi esattamente, si tratta di attivit a produttivit asintoticamente stagnante, nel senso che, in taluni periodi, l'input lavoro pu venire affiancato da input a produttivit crescente (si pensi ai computer nella sanit o nella scuola); tuttavia gli aumenti di produttivit tendono col tempo a ridursi fino allo zero, dato che, in definitiva, la produzione pu crescere solo se viene impiegato pi lavoro. E, come per i medici o i docenti, tale lavoro ha (dovrebbe avere, se svolto adeguatamente) una produttivit stagnante. Supponiamo che nel settore (1) del sistema l'aumento della produttivit renda possibili aumenti di salari. Se non vi separazione sul mercato del lavoro tra i due settori, i salari tenderanno a crescere anche nel settore (2), appesantendone i costi. (Se ci non avvenisse, i lavoratori si sposterebbero dal settore 2 allo 1, fino a ristabilire una situazione d'equilibrio). Poich molte attivit del settore (2) sono collocate nel settore pubblico, accade che, nonostante gli aumenti dei prezzi dei servizi pubblici, i cittadini sono costretti a finanziarli: sia in quanto non hanno sostituti, sia in quanto la tassazione coercitiva. Si assiste dunque a un trasferimento continuo di risorse dal settore (1) al settore (2). Ci segnala una grave inefficienza dell'economia. * * * Esaminiamo adesso alcuni casi concreti di funzionamento dell'apparato politico dello Stato. Vo lgiamoci ad alcuni possibili fallimenti della democrazia, la quale, come istituzione, consiste forma lmente nell'applicazione della regola della maggioranza. IL PARADOSSO DELLA VOTAZIONE: l'ordine in cui si votano le opzioni, influisce sul risultato. Chi controlla la procedura pu governare.

SCELTA I scelta II scelta III scelta

Soggetto i A B C

Soggetto ii B C A

Soggetto iii C A B

Si sceglie prima tra le opzioni A e B: la maggioranza (composta dai soggetti i e iii) vota per A. Resta da confrontare A e C. La maggioranza (soggetti ii e iii) vota C. Ora invece si sceglie prima tra B e C. I soggetti i e ii preferiscono B. C stavolta scartata subito. Lo stesso fenomeno pu essere anche cos presentato: IL PARADOSSO DELLA MAGGIORANZA . 5 individui scelgono fra 3 alternative.

A B

1 * **

2 ** ***

3 *** *
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4 *** *

5 ** ***

***

**

**

Tre individui (1, 2 e 5) preferiscono A a B; Tre individui (1, 3 e 4) preferiscono B a C; Non possiamo concludere per che l'ordine di preferenza della collettivit A B C poich qua ttro individui (2, 3, 4 e 5) preferiscono C ad A. Il paradosso che qualunque scelta sia fatta, impossibile dire che essa preferita dalla maggioranza. Infatti: A non ottimale poich esiste una maggioranza che preferisce C; B una scelta che non condivisa da coloro che preferiscono A; C, infine, non sarebbe gradita a coloro che preferiscono B. In breve: C > A ma B > C ma A > B. LA SCELTA COLLETTIVA DANNEGGIA UNA MINORANZA . Il comune di Zurigo costruisce un teatro dell'opera, tassando la cittadinanza. Nell'aggregato, i benefici superano gli oneri. Ma una minoranza danneggiata: il suo onere (40), misurato da ci che vorrebbe pagare (al pi) per evitare la tassazione, eccede il beneficio (20), misurato al pi da ci che pagherebbe per fruire del teatro.

GRUPPO Beneficio Onere Guadagno

A 80 40 40

B 50 40 10

C 20 40 -20

Aggregato 150 120 30

LA SCELTA COLLETTIVA DANNEGGIA UNA MAGGIORANZA . Il comune costruisce un centro giovanile cui tutti contribuiscono in modo indifferenziato. Qui la maggioranza ad essere danneggiata. Eppure i benefici aggregati superano gli oneri corrispondenti. (Si pu concepire una diversa azione collettiva in cui chi ci perde sia compensato, e chi ci guadagna mantiene un margine positivo).

GRUPPO Beneficio Onere Guadagno

A 110 40 70

B 10 40 -30

C 30 40 -10

Aggregato 150 120 30

IL PROBLEMA DELLA MAGGIORANZA OPPRESSIVA . Se il 51% vuole una certa politica, pu averla. Ma i benefici che la maggioranza ottiene possono non compensare i costi imposti alla minoranza. (La differenza coi casi precedenti che stavolta, a livello aggregato, gli oneri possono superare i benefici; ammesso che si sia in grado di misurare gli uni e gli altri). Esempio. 100 agricoltori chiedono un tratto stradale di raccordo per accedere all'autostrada. Appena 51 votano per collegare solo le loro fattorie, facendo pagare un alto ammontare di tasse a tutti e 100. Il rimedio non sta nel raggiungere l'unanimit (ci paralizzante), ma nel fissare in una Costituzione (o "super-regola") i diritti della minoranza. LO SCAMBIO DI FAVORI. Tu voti per la mia proposta, e io voto per la tua.

SCELTA Politica A Politica B

I soggetto +3 -2

II soggetto -2 +3
+1

III soggetto -2 -2
-4

Effetto netto per ciascuno +1 se entrambe le politiche

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passano grazie allo scambio di favori

Votando a maggioranza, le politiche A e B sono sconfitte: II e III votano contro A; I e III votano contro B. Tuttavia I e II concordano che II voter per A, se I voter per B. Cos A e B passano. Alla fine, per, III perde pi di quanto guadagnino I + III. IL DILEMMA DELLE PREBENDE. Il governo, per aumentare i suoi consensi elettorali, concede prebende (sussidi a fini demagogici, pagati con denaro pubblico) ad alcuni gruppi sociali. Le prebende procurano benefici, misurati da ci che la gente pagherebbe per ottenere quei favori. L'alternativa sarebbe uno sgravio fiscale generalizzato, se tutti i gruppi rifiutassero le prebende:

Gruppo II

Rifiuta Accetta

Gruppo I Rifiuta 3,3 4,1

Accetta 1,4 2,2

IL DEBITO PUBBLICO. Occorrerebbe tagliare la spesa pubblica e/o aumentare le tasse. Ma guadagna voti chi promette che ridurr le tasse. Il risultato che il debito aumenta.

Partito I

Realismo Demagogia

Partito II Realismo 3,3 4,1

Demagogia 1,4 2,2

Come si vede, i payoffs usati sono gli stessi del gioco precedente. IL BIPARTITISMO E LA CORSA VERSO IL CENTRO. I partiti eleborano politiche per vincere le elezioni, e non vincono le elezioni per realizzare politiche (A.Downs). L'elettore mediano colui che sceglie un livello d'intervento pubblico tale che met elettori ne preferisce uno minore, e met uno maggiore.

Gm

G2'

G1

G2

Il partito 2 sceglie G2 Gm. Il partito 1 sceglie G1 e conquista sia chi vuole meno di Gm, sia chi vuole tra Gm e G1. Ottiene cos pi del 50% e vince. Il partito 2 reagisce scegliendo G2', che vince rispetto a G1. Alla fine entrambi i partiti scelgono Gm.

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TANGENTOPOLI . Diamo una spiegazione della corruzione diversa e complementare a quella proposta nella lezione 42. La rendita ci che un fattore produttivo ottiene oltre il prezzo di mercato di quel fattore. Se vi una restrizione all'accesso di una rendita, si scatenano "azioni finalizzate alla rendita". Esempio: l'imperatore cinese e il permesso di esportare spezie. Un solo mercante alla fine vince: gli altri hanno sprecato risorse. ?? Coloro che aspirano alla posizione di "concedi-rendita" (ceto politico-burocratico che gestisce commesse, appalti, ecc.) ?? Coloro che aspirano alla posizione di "ottieni-rendita" (imprenditori, disoccupati, ecc.) ?? L'incontro sul mercato di questi due gruppi d luogo a Tangentopoli.

PERCH VOTARE? O si vota per la coalizione A, o per la B. Preferisco A, perch i benefici netti (in termini di politiche fiscali, mo netarie, culturali, ecc.) superano quelli di B: sono pari a 100. Quelli di B = 30. Il voto comporta dei costi (di spostamento, di registrazione, di tempo): C = 5. Il gioco tra me e il resto dei votanti. Ho due strategie: astenermi o votare A. La maggioranza degli altri o vota A o vota B. Valuto solo le mie vincite nei vari casi. La strategia ottimale comunque di astenersi. Ci non varrebbe se il mio voto fosse decisivo per la vittoria di A. Ma quante probabilit che cos sia? il rapporto 1/numero altri votanti. Dunque, in base alla stretta razionalit individuale, nessuno voterebbe.

Elettore

Votare A Astenersi

Italia Votare A 100-5 = 95 100-0 = 100

Votare B 30-5 = 25 30-0 = 30

CONCLUSIONE. Mettendo assieme i risultati della teoria del fallimento del mercato e di quella del fallimento dello Stato, emerge lidea che la scelta tra mercato e Stato non una scelta tra perfezione e imperfezione, tra mercati perfetti e governi imperfetti, o viceversa. Si tratta piuttosto della scelta tra tipi e gradi di imperfezione, tra tipi e gradi di fallimento.

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APPENDICE: DELITTO E CASTIGO Consideriamo l'apparato giudiziario dello Stato. Quasi tutti commettiamo qualche azione illegale (es. parcheggio abusivo). Valutiamo il rapporto tra costi e benefici marginali. Max B(x) - C(x) dove x il valore del bene, B(x) il beneficio e C(x) i costi attesi. Come individuare una pena efficiente? Sia F la multa, e le attivit spese per reprimere i crimini e ? (e) la probabilit di essere scoperti: max B(x) - ? (e )F A quale livello lo Stato fissa i valori di F ed e? Sia H(x) il danno subito e C(e) il costo delle attivit di repressione: min H(x) - ? (e)Fx + C(e ) Quindi lo Stato sceglie la combinazione di F ed e che minimizza il crimine. Il primo requisito sta nel rendere la pena proporzionale alla gravit del delitto: max B(x) - ? (e)Fx. Verr scelto il livello di delitto che eguaglia beneficio marginale e costo marginale: MB (x*) = ? (e)Fx. In questa equazione il livello del crimine dipende solo dal suo costo atteso, ? (e)Fx. Ma se lo Stato eleva e, sopporta pi costi; se accresce F non impone alcun costo. Esempio: la multa sul bus molto alta in quanto la probabilit che passi il controllore bassa.

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44. Economia delle istituzioni

La logica dell'azione collettiva e del potere

LA LOGICA DELL'AZIONE COLLETTIVA La logica dell'azione collettiva distinta dalla logica dell'azione individuale. Cos nel '700 la differenza era esposta da David Hume:
Due vicini possono mettersi d'accordo per drenare un campo che possiedono in comune; perch facile per essi conoscere la mente l'uno dell'altro; ed ognuno deve rendersi conto che se non fa la sua parte, l'immediata conseguenza l'abbandono dell'intero progetto. Ma molto difficile e in realt impossibile che un migliaio di persone possano accordarsi su una simile intrapresa, essendo difficile di concertare un disegno cos complicato ed ancora pi difficile eseguirlo; mentre ciascuno cerca un pretesto per liberare s stesso dal fastidio e dalla spesa e cerca di caricare l'intero onere sugli altri.

Supponiamo che ciascuno di noi possa decidere se partecipare ad un'attivit. Il paradosso dell'azione collettiva nasce se meglio per tutti che qualcuno partecipi, piuttosto che se non si impegni alcuno, ma meglio per ciascuno astenersi. In effetti, un gruppo (non organizzato e non piccolo) di persone che hanno un interesse in comune, che ne sono coscienti e in possesso dei mezzi per realizzarlo, in condizioni generali non far nulla per promuoverlo. La comunanza d'interessi, anche quando a tutti evidente, non basta cio a provocare l'azione comune che consente di promuovere l'interesse di tutti. Scrive Mancur Olson:
In ogni grande gruppo con un interesse in comune, l'individuo avr solo una quota minima dei vantaggi conseguiti, qualunque sacrificio abbia fatto per raggiungere questo scopo comune. Poich ogni beneficio va a tutti i componenti del gruppo, coloro che non hanno contribuito in nulla allo sforzo comune otterranno esattamente quanto quelli che vi hanno contribuito. L'atteggiamento del tipo 'lascia che se ne occupi George' piuttosto conveniente, ma neanche George ha molti incentivi a fare qualcosa nell'interesse del gruppo, cos vi sar ben poca azione di gruppo o non ve ne sar nessuna. Il paradosso dunque che (in assenza di accordi o circostanze particolari che prenderemo in esame pi avanti) i gruppi di grandi dimensioni, almeno se sono composti da individui razionali, non agiranno nel loro interesse di gruppo. Per introdurre la dimostrazione di Olson, prendiamo uno dei suoi esempi. Immaginiamo che un insieme di proprietari abbiano un interesse nell'ottenere una riduzione del tasso di imposizione fondiaria. Il gruppo composto da N=10 membri. Ciascuno ha una propriet del valore di 10 euro. Ciascun proprietario deve pagare 4 euro di imposta fondiaria. Immaginiamo dunque che i proprietari, se cercheranno di scatenare una campagna in loro favore o di fare pressione in un modo o nell'altro sull'autorit fiscale, possano ottenere una riduzione dell'imposta. Ammettiamo per fissare le idee che, se ciascuno partecipa all'azione collettiva, i proprietari ottengono una riduzione dell'imposizione fondiaria del 50% e che la riduzione ottenuta funzione del numero dei partecipanti al-

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l'azione collettiva in modo che con n partecipanti la riduzione uguale a 5n%. Ci significa che, se nove membri del gruppo partecipano all'azione collettiva, ciascuno dei dieci membri otterr una riduzione del 45% della tassa iniziale di 4 euro; allo stesso modo se il numero dei partecipanti uguale a 8, 7, 6, 1, 0, la riduzione per ciascuno dei 10 membri sar rispettivamente di 40, 35, 30, 5 e 0%. In ultimo si suppone che la partecipazione all'azione collettiva comporti dei costi (perdita di tempo, partecipazione finanziaria, ecc.), che si suppongono misurabili e che per convenzione vengono fissati a 1 euro per ciascun individuo. Cos se tutti i membri partecipano all'azione collettiva ottengono insieme un bene il cui valore ammonta a 20 euro (poich ciascuno dei 10 membri del gruppo vede la sua contribuzione fiscale passare da 4 a 2 euro) che costa loro in totale 10 euro (1 euro ciascuno). Se il gruppo potesse essere assimilato ad una persona, chiaro che il gruppo-persona avrebbe convenienza a pagare 10 euro un bene del valore di 20 euro. Tuttavia un gruppo, anche se composto da persone che hanno tutte gli stessi interessi, non una persona. Vediamo il ragionamento che sar tenuto in effetti da un qualsiasi membro del gruppo: Ego. Ego pu prendere due posizioni: pagare la sua quota, cio contribuire all'azione collettiva, oppure no. Naturalmente il vantaggio che conseguir dall'una o dall'altra strategia dipende dal comportamento degli altri membri del gruppo. Consideriamo innanzitutto l'ipotesi secondo cui gli altri membri del gruppo contribuiscono all'azione collettiva. In questo caso, se Ego non vi contribuisce, la riduzione dell'imposizione sar del 45%, cio Ego dovr pagare una tassa di 4 (0,45 x 4) = 2,2 euro. Non contribuendo all'azione collettiva egli guadagna quindi 4 2,2 = 1,8 euro. Se contribuisce, la diminuzione dell'imposta sar maggiore per tutti: con 10 contribuenti l'imposizione ridotta del 50%. La tassa passa dunque da 4 a 2 euro. Come gli altri, Ego guadagna dunque 2 euro sotto forma di riduzione dell'imposta, ma la sua partecipazione all'azione collettiva gli sar costata 1 euro e quindi il beneficio netto nel caso in cui come gli altri 9 partecipi all'azione collettiva sar di 1 euro soltanto. quindi chiaro che, nell'ipotesi della partecipazione degli altri 9 all'azione collettiva, Ego ha interesse a non parteciparvi. Supponiamo ora 8 contribuenti (8 partecipanti all'azione collettiva) diversi da Ego. Se Ego non pa rtecipa all'azione, egli si giover di una riduzione dell'imposta del 40%, ottenuta dagli altri 8. Avr quindi un guadagno netto di 4 x 0,4 = 1,6 euro. Se partecipa all'azione, la riduzione passa per ciascuno al 45% cio 1,8 euro. Tuttavia Ego dovr in questo caso dedurre il costo della partecipazione all'azione: il suo guadagno quindi sar di soli 0,8 euro. Continuando con lo stesso ragionamento, si pu vedere che, qualunque sia il numero dei membri diversi da Ego che partecipano all'azione collettiva, egli non ha alcun interesse a parteciparvi. Siccome si suppone che Ego non si distingua in alcun modo dagli altri membri del gruppo, chiaro che se ha in ogni caso convenienza a non pagare, sar lo stesso per gli altri. Cos ciascuno ha interesse a non partecipare all'azione collettiva, qualunque sia il numero di coloro che effettivamente vi partecipano. Da tutto ci risulta che nessuno parteciper ad un'azione collettiva a cui ciascuno avrebbe interesse che tutti partecipassero. A differenza di ci che farebbe il singolo individuo, il

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gruppo ignorer l'affare rappresentato dall'acquisto per 10 euro di un bene collettivo del valore di 20 euro. evidente che questo risultato non segue dalle cifre aritmetiche scelte per l'esempio (R. Boudon).

L'argomentazione dimostra che il singolo probabilmente non parteciper all'azione collettiva ne mmeno quando i vantaggi che si attende dal risultato di quell'azione superano i costi che egli sosterrebbe contribuendo; egli infatti trarr un vantaggio maggiore astenendosi del tutto. Ne segue che non esisteranno organizzazioni ampie quali Stati, partiti, sindacati, associazioni translocali, imprese economiche, a meno che gli individui non le sostengano per qualche ragione dive rsa dai beni collettivi che forniscono.
(Definiamo il bene collettivo in base alla caratteristica che, se esso viene fornito, va a tutti quelli che appartengono ad un certo gruppo; nessuno pu essere escluso dalla fruizione di quel bene. Rispetto al bene pubblico, esso ha dunque il solo carattere della non-escludibilit; manca la non-rivalit).

Tali ragioni sono due: i) la coercizione; ii) gli incentivi selettivi. La prima ragione la coercizione, mediante la quale si elimina la volontariet del contributo dei singoli all'offerta del bene collettivo: a) il caso della tassazione obbligatoria per i singoli cittadini di uno Stato, o del nesso gerarchico di obbedienza nelle imprese; b) il caso delle sanzioni per chi non aiuta a conseguire il bene collettivo (l'evasore fiscale paga una multa, o finisce in carcere, oltre a saldare il suo debito; analogamente, il lavoratore subalterno che fa il "menefreghista" rischia il licenziamento); c) infine il caso delle metanorme che rendono punibile non soltanto il free rider, ma pure chi evita di denunciare il free rider.
Esempio. Il mio medico tentato di evadere le tasse, non rilasciando la ricevuta. Io, come paziente, osservo il suo comportamento. Potrei impedirlo, insistendo per avere la ricevuta. Ma ci avrebbe dei costi per me: monetari, in quanto in quel caso il medico mi applicherebbe una tariffa maggiorata; e relazionali, in quanto dovrei aspettarmi una sua minore gentilezza nei miei confronti in futuro. Propenderei dunque per la connivenza. Se per esiste una metanorma, per cui un altro paziente che assiste all'episodio pu denunciare me perch non ho denunciato il free rider, diventa pi probabile che io esiga la ricevuta e che quindi la norma collettiva iniziale quella secondo cui tutti pagano le tasse venga rispettata. Questo meccanismo alla base dei regimi autocratici, ma non di rado per la sua efficacia viene usato anche nelle democrazie.

L'altra ragio ne, per formare un'azione collettiva nonostante il paradosso di Hume-Olson, un incentivo selettivo : qualcosa che viene attribuito ad alcuni individui a seconda che essi contribuiscano o meno al perseguimento del bene collettivo. Tale incentivo consiste talvolta di beni privati, ma pi spesso di un altro bene collettivo ad accesso pi ristretto, cio fruibile solo da un sottogruppo.

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Alcuni importanti "incentivi selettivi" (seguendo l'analisi di Robert Axelrod) sono: 1] La dominanza di un sottogruppo su un altro. Se un sottogruppo detiene il potere, i suoi membri sono motivati ad attivarsi per far produrre il bene collettivo ai membri del sottogruppo debole, dato che in larga parte se ne approprieranno loro. L'asimmetria distributiva pu essere tale da spingere i membri del sottogruppo forte a non disertare gli uni verso gli altri. 2] L'internalizzazione dell'azione collettiva. Se ho assunto come mia norma interiore il pagamento del biglietto del bus, non farlo sarebbe psicologicamente costoso anche se non corressi rischi di essere multato. Cosa ottengo? Un bene privato, se rispetto un'etica personale. Un altro bene collettivo, se quella linea di condotta mi fa sentire parte di un sottogruppo a cui per me positivo appartenere. 3] La deterrenza. Punire la tua defezione oggi, per me costoso. Ma mi rendo conto che ci, sul lungo periodo, servir a ridurre il numero delle defezioni. Quindi lo faccio. In questo caso, collaboro ad un bene collettivo attuale per la convenienza nei riguardi di un bene collettivo futuro. 4] Il collaudo sociale delle nostre azioni. Fino a vent'anni fa, sugli autobus degli avvisi intimavano di "non sputare per terra". Sono stati tolti perch superflui. Chi oggi pensasse di farlo, subirebbe una riprovazione ampia e vigorosa. Il grado di appropriatezza di un comportamento in una data situazione, dipende dal grado con cui seguito dagli altri. Spesso guardiamo le azioni di chi ci circonda, per meglio definire le n ostre. Anche qui conseguiamo un altro bene collettivo, poich il collaudo sociale della nostra condotta ci d senso di appartenenza, riduce la nostra insicurezza, ci fornisce indirettamente utili informazioni sul mondo. 5] La membership volontaria. Se scelgo di entrare in un sottogruppo, la mia autostima viene colpita se defeziono; mi inoltre pu facile accordarmi con gli altri membri, dato che ci siamo spontane amente autoselezionati; infine, so piuttosto bene cosa aspettarmi dagli altri membri, e questo facilita l'individuazione dei casi di defezione e i modi per punirla. In breve, tendo a contribuire ad un bene collettivo in quanto curo la offerta di un altro pi mirato bene collettivo. 6] La reputazione un segnale sul tipo di persona che tu sei. Essa rappresenta un bene privato, in nome del quale pu convenirmi non defezionare nel contributo al bene collettivo. In generale, possiamo affermare che un gruppo incapace di generare spontaneamente un'azione collettiva deve (a parte il ricorso alla coercizione) associare ai beni collettivi offerti degli altri beni, privati o collettivi ad accesso pi ristretto: sono questi i selective incentives. Prendiamo il caso dei partiti politici. Perch essi non riescono mai a reclutare un numero di militanti superiore ad una quota assai modesta dei propri elettori? Un partito politico offre beni collettivi. Se si ammette che l'iscrizione e la militanza in un partito rappresentano dei costi, per esempio di tempo e di denaro, ciascuno dei membri del gruppo latente, interessati alla produzione dei beni collettivi offerti dal partito, ha interesse a lasciar pagare il prezzo agli altri, almeno fintanto che il partito non

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pu esercitare una coercizione sulla sua clientela potenziale. La trascurabile minoranza d'iscritti/militanti si spiega col fatto che il partito fornisce anche beni individuali: posizioni di responsabilit entro l'organizzazione, nonch posizioni elettive nella vita politica. (Naturalmente la teoria di Olson non cerca affatto di dimostrare che non si diventa mai militanti per altruismo, ma solamente che, supponendo che i militanti dei partiti siano in genere pi egoisti che altruisti, pi facile spiegare i dati empirici). Un'implicazione del paradosso per cui ci si pu disinteressare del proprio interesse, riguarda la probabile divergenza tra gli interessi effettivi del gruppo e gli interessi promossi dall'organizzazione che nasce per sorreggere quegli interessi. Consideriamo ancora il caso del partito politico. Molti individui non organizzati hanno interesse a produrre un certo bene collettivo. Il loro bisogno collettivo invoglia un "imprenditore"-politico, che crea un'organizzazione volta a soddisfarlo: un partito politico. L'imprenditore per sfrutter quel bene collettivo, oltre a fornirlo. Niente cio assicura che egli esaudisca proprio gli interessi dei suoi elettori. Egli infatti sa che: a) i suoi elettori potrebbero dissentire se fossero interpellati, oppure se partecipassero direttamente alle attivit del partito; b) ma, in virt del paradosso di cui stiamo trattando, essi non manifesteranno la loro disapprovazione. Soltanto l'intervento di altri "imprenditori"-politici (che creino altri partiti, o che si oppongano entro il partito esistente) pu ridurre la divergenza tra bene collettivo desiderato e bene offerto. Un'altra implicazione del paradosso dell'azione collettiva, indica che i gruppi (non piccoli) incapaci di fornire beni individuali parallelamente ai beni collettivi, ossia privi di incentivi selettivi, non riescono in generale a organizzarsi.
Le masse di consumatori non fanno parte di organizzazioni di consumatori; i milioni di contribuenti non fanno parte di organizzazioni di contribuenti; il grande numero di persone con redditi relativamente bassi non fanno parte di organizzazioni per i poveri, e il numero talvolta elevato dei disoccupati non ha una voce organizzata. Questi gruppi sono cos dispersi che nessuna organizzazione (non governativa) pu intervenire coercitivamente nei loro confronti. N risulta esservi alc una fonte d'incentivi selettivi di tipo positivo che possa dare agli individui di queste categorie un incentivo a cooperare con i molti altri con cui condividono degli interessi comuni.

Al contrario, a misura che il gruppo piccolo e omogeneo, gli incentivi selettivi aumentano di numero e d'intensit: si pensi ad esempio ad un ristretto club, e al valore che per i suoi membri ha l'amicizia o il rispetto reciproco o la reputazione; di conseguenza, facile che in esso siano bassi i costi di contrattazione per decidere l'ammontare migliore del bene collettivo. La conclusione che in molteplici casi i piccoli gruppi sono molto pi efficienti e vitali dei gruppi numerosi: Anche nei gruppi piccoli, comunque, il bene collettivo non verr fornito in misura ottimale. Tale tendenza alla sub-ottimalit dipende dal fatto che un bene collettivo per definizione tale che, una volta che un qualsiasi componente del gruppo se lo sia procurato, non possibile impedire che altri membri del gruppo ne facciano uso. Un singolo membro, quindi, dato che riceve solo parte dei be346

nefici di ogni spesa che sopporta, smetter di spendere per il bene collettivo prima che venga raggiunto l'ammontare ottimale per il gruppo nell'insieme. Questa teoria falsifica quindi l'idea che sistemi composti da soggetti autointeressati tendano verso esiti (collettivamente) ottimali. Se questi sistemi sono grandi, si afferma il paradosso per cui ci si disinteressa del proprio interesse; se questi sistemi sono piccoli, appare razionale ferma rsi prima che il livello ottimale sia raggiunto.

LA LOGICA DEL POTERE Utilizziamo il paradosso di Hume-Olson per spiegare l'origine del potere autocratico e democratico. Quand' che viene incentivato il "prendere", cio il comportamento predatorio, rispetto al "fare", ossia le attivit produttive reciprocamente vantaggiose? Ragioniamo su alcuni casi. 1] Consideriamo inizialmente una societ ampia e popolosa. Un singolo rapinatore espropria con violenza le sue vittime. Egli non produce nulla e inoltre distrugge redditi e ricchezze altrui. Ma un singolo ladro sopporta una parte infinitesima della perdita che causa alla societ dedicandosi al crimine: dunque incentivato a continuare (a parte il rischio del castigo). 2] Esaminiamo ora un'organizzazione criminale che sia monopolista in una certa area. Essa pu sia rubare a piacimento, sia impedire ad altri di farlo. Qual il suo interesse? Se espropria troppo gli abitanti dell'area, provoca fughe di massa e disincentivi a lavorare e investire. Essa ottimizza i vantaggi vendendo protezione contro i crimini che lei stessa potrebbe compiere (in caso di mancato pagamento del "pizzo"). Mentre il rapitatore ruba tutto, la mafia applica un "pizzo" ragionevole. 3] Se il bandito diventa stanziale, i suoi incentivi cambiano: non pi stimolato ad appropriarsi di ci che c', bens ad accrescerlo. Accaparrandosi una quota n ota di ogni incremento produttivo, sua convenienza investire in beni collettivi, finch l'ultimo cent speso non eguagli la sua quota del miglioramento che si ottiene. Egli beneficia cos quelli a cui applica l'imposta predatoria. un rapinatore-benefattore. Mette in testa una corona e diventa un autocrate. In base a quest'analisi, le autocrazie possono favorire la crescita economica. 4] Quando si passa alla democrazia? Un leader che ha abbattuto un autocrate, non diventa a sua vo lta un dittatore se vi un equilibrio di potere tra un piccolo numero di leaders sullo stesso territorio. Nasce un governo condiviso. Ciascun leader incentivato a limitare i poteri del governo per ridurre

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il rischio che il suo capo diventi un autocrate. Nasce la separazione giuridica dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario). Queste condizioni sono eccezionali, e parecchie democrazie non sono nate endogenamente, ma sono state "importate" dalle poche democrazie nate spontaneamente.

CRITICA AL DILEMMA DEL PRIGIONIERO E AL TEOREMA DI COASE Ricordiamo che nel "dilemma del prigioniero" la soluzione Pareto-efficiente dominata strategic amente da un risultato inefficiente. Perch una negoziazione volontaria alla Pareto non scioglie il dilemma del prigioniero? Perch le ipotesi di quest'ultimo sono ingannevoli, commenta Olson. Due soggetti compongono un "piccolo gruppo". Per essi il free riding incide poco; se hanno lo stesso problema, quasi universalmente comunicano per stabilire come affrontarlo: ma ci viene impedito da circostanze eccezionali (la polizia tiene separati i due prigionieri). Inoltre i prigionieri, dato che un accordo per ostacolare la giustizia illegale, non possono raggiungere un accordo che possa essere fatto rispettare dal trib unale: ma ci toglie di mezzo l'altro strumento cruciale nel mantenimento della cooperazione. Le premesse del "dilemma" sono tali, insomma, da compromettere un esito paretiano (in cui si svolgano tutti gli scambi volontari). Ricordiamo che il teorema di Coase mostra come le esternalit possano (se i diritti di propriet sono ben definiti e i costi di transazione sono nulli) essere corrette dalla contrattazione volontaria tra le parti interessate. Ma cosa accade, in effetti, quando la contrattazione volontaria viene applicata a esternalit che coinvo lgono molti soggetti? Prevale appunto la logica del free rider. Ricordiamo che l'esternalit un bene (o un "male") collettivo, nel senso che presenta una non-escludibilit. Se il bene da ottenere fosse privato, l'unica maniera per averlo sarebbe di essere coinvolti nella transazione. Ma dato che si tratta di un bene collettivo, posso averlo anche se non partecipo alla contrattazione. Se prevedo che altri negozieranno, la mia scelta razionale dunque di essere escluso dall'accordo, ossia dagli scambi volontari, godendo gratis del bene collettivo che gli altri pagano. Come abbiamo visto sopra, spesso l'esito finale che il bene collettivo non viene prodotto (ossia che l'esternalit non viene internalizzata), anche se i costi di transazione sono nulli. Il teorema di Coase viene quindi contraddetto. Coase un rappresentante di una lunga tradizione teorica secondo cui, di norma, i gruppi agirebbero nel loro interesse comune. Alla luce del paradosso di Hume-Olson, questa tradizione va abbandonata. OLTRE IL SELF-INTEREST

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Olson mostra i limiti dell'azione collettiva retta dal self-interest . Ma non di rado l'azione collettiva si forma ed durevole. Ci implica che essa richiede una spiegazione diversa. Illustriamo due casi antitetici: ne ll'uno la cooperazione nulla; nell'altro totale. Nel gioco del centopiedi, i soggetti A e B siedono a un tavolo. Un apparecchio automatico eroga 1 euro ogni 10 secondi, e le monete pian piano si ammucchiano sul tavolo. Ogni volta che compare una nuova moneta, i due giocatori a turno hanno il diritto di fermare il meccanismo; in questo caso chi ha preso l'iniziativa rastrella la somma che si accumulata e il gioco termina. Conviene ovviamente aspettare. C' per una regola: se si arriva alla centesima moneta e nessuno dei due si mo sso, il banco si riprende tutto. Quindi interesse di ciascuno fermare il gioco poco prima che giunga alla sua fine naturale. Ma se A, avendo il diritto di scelta sulle monete dispari, vorr fermare il gioco alla 99 moneta, chiaro che B, che ha i turni pari, avr interesse a precederlo fermandolo alla 98, e A prevedendolo lo bloccher alla 97, e cos via. Il risultato che la probabilit della cooperazione scende a zero: il gioco sar fermato all'inizio. All'estremo opposto, pensiamo ad una squadra di calcio. Il suo obiettivo di fare pi gol degli avversari, ma se ogni singolo giocatore, difensori e portiere compresi, volessero fare gol, l'esito sarebbe disastroso. La squadra avr possibilit di vincere solo se ogni giocatore far la sua parte in conformit al suo ruolo. ( questa una versione moderna del famoso apologo di Menenio Agrippa: chi non lo ha sentito a scuola?). I calciatori elaborano un team-thinking: una volta che tra soggetto e gruppo scatta un certo livello d'identificazione, il singolo non ragiona pi strumentalmente nei termini di "cosa posso fare per ottenere il mio scopo individuale", bens piuttosto pensa a come deve agire per fare in modo che la finalit del gruppo venga raggiunta. In casi simili, operare come gruppo (e quindi con un grado di cooperazione elevatissimo) pi efficace che non agire per il proprio stretto tornaconto. In che senso questi comportamenti cooperativi possono violare la logica del self-interest ? Nel senso che spesso li effettuiamo sulla base di motivazioni intrinseche : siamo cio mossi da autostima, da senso di appartenenza all'impresa o al Paese, da orgoglio, da altruismo, da senso di giustizia, ecc.: tutti moventi estranei ai compensi monetari. In questi casi, se introduciamo dei calcoli di costi e benefici (individuali), riscontriamo un peggioramento delle prestazioni. (Lo abbiamo gi visto con l' analisi dell'innamoramento di Robert Frank, nella lezione 29). Prendiamo ad esempio due gruppi di manager, sottoposti a regimi differenti di monitoraggio. Al gruppo 1 attribuito un ampio margine di discrezionalit; il gruppo 2 invece viene controllato in modi stringenti e continui. Spesso si riscontra un effetto sorprendente: mentre il gruppo 2 riduce sensibilmente la sua performance, il gruppo 1 produce esiti migliori. I membri del gruppo 1 erano infatti intrinsecamente motivati a far bene. Intervenendo con incentivi economici, abbiamo creato (come sostiene Bruno Frey) un crowding-out o spiazzamento, ossia un passaggio dalle motivazioni intrinseche a quelle estrinseche al soggetto. Cercando di aumentare, attraverso ricompense economiche, la disponibilit dei soggetti ad agire, abbiamo alterato le loro motivazioni e peggiorato le loro prestazioni.

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45. Economia delle istituzioni

Il capitale sociale

La fiducia un'aspettativa elevata circa le azioni cooperative e non opportunistiche altrui. Essa non "Far questo per te perch tu hai pi potere di me" e nemmeno "Io far questo per te ora, se tu farai subito questo per me", ma "Far questo per te ora, sapendo che un giorno tu farai qualcosa per me" (Robert Putnam). La fiducia scambia un altruismo a breve termine con un egoismo a pi lungo termine: credo adesso in te, in quanto credo che un giorno tu crederai in me. reciprocit dilazionata e priva di garanzie. LA FIDUCIA PERSONALE Ogni giocatore preferirebbe rispettare il patto se sapesse che l'altro ha pure deciso cos, e non rispettarlo se sapesse che anche l'altro far cos. Contano dunque le aspettative.

Tizio
Rispetta il patto Non rispetta il patto

Caio

Rispetta il patto Non rispetta il patto

4,4 3,1

1,3 2,2

Se ciascuno confida nella lealt altrui, si va in (4,4). L'altro equilibrio del gioco si ha se ciascuno confida nella slealt altrui: (2,2). Distinguiamo tre buone ragioni (complementari) per avere fiducia: ?? Familiarit (interazioni ripetute possono suscitare fiducia); ?? Interesse (calcolo di costi e benefici); ?? Valori (che favoriscono comportamenti di reciprocit) Ognuna di queste ragioni d forma a un meccanismo che produce fiducia: ? ? Contatti interpersonali diretti o faccia-a-faccia ? ? Reputazione in un reticolo sociale di altri giocatori che ricevono fiducia ? ? Istituzioni (norme, regole) che selezionano valori e atti ispirati alla fiducia Il primo, ed in parte il secondo, meccanismo valgono in gruppi chiusi, entro i quali i giocatori tendono ad avere opinioni e azioni molto omogenee. Qui la fiducia nasce dalla consuetudine e dai condizionamenti reciproci (si pensi alla facilit di avere informazioni sugli altri e di sanzionare chi sgarra).
Un esempio elementare di cooperazione a reciprocit differita quello dei "vampiri riconoscenti". I pipestrelli ematofagi, o vampiri, si cibano del sangue di altri animali e non possono sopravvivere per pi di tre o quattro giorni se rimangono digiuni. Essi prima dell'alba si raggruppano in grotte. pratica comune, anche

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tra soggetti non imparentati, che chi a stomaco vuoto solleciti chi ha lo stomaco pieno a rigurgitare una parte del sangue ingerito a suo beneficio. Se per caso, qualche giorno dopo, sar il vampiro generoso a essere digiuno, sapr da chi andare a chiedere la restituzione del favore. Ma due condizioni sono necessarie. I vampiri sono abbastanza fisionomisti da riconoscersi uno per uno. Inoltre vivono in gruppi, che per non sono troppo numerosi: si incontreranno di nuovo.

Nel seguito ci concentreremo sul terzo meccanismo: in gruppi ampi, non isolati e a bassa densit di legami diretti ripetuti, come si forma una fiducia generalizzata o sociale? Ma iniziamo dal secondo meccanismo: la reputazione. Esaminiamo con esso il passaggio dalla fiducia per quella persona alla reputazione verso atti o prodotti legati a quella persona. DALLA FIDUCIA PERSONALE ALLA REPUTAZIONE Non avere fiducia Payoffs A 0 B 0

A B
Avere fiducia

Ricambiare la fiducia

10 10

Non ricambiare la fiducia -5 15 A deve scegliere se confidare o meno nell'altro. In caso negativo, nessuno riceve nulla. In caso positivo, tocca a B decidere se onorare o meno la fiducia di A. Nel primo caso, entrambi ottengono 10. Nel secondo, B riceve 15 mentre A perde 5. una versione one-sided del dilemma del prigioniero: A non ha convenienza ad avere fiducia in B e l'unico equilibrio del gioco (0,0) subottimale. Abbiamo ora una successione dindividui A1, A2, ,,,, ciascuno dei quali deve scegliere se avere fiducia della controparte B. Da parte sua B deve scegliere se ripagare o meno la fiducia di ognuno. I payoffs sono gli stessi che in precedenza. In questo caso B portatore di una esternalit intertemporale, che fa dipendere i guadagni futuri non soltanto dalle scelte odierne, ma pure da scelte passate. Essa si chiama reputazione; affinch sia efficace, occorre che i vari soggetti possano osservare le azioni di B e che condizionino le proprie scelte in base a queste ultime. Ci che rende accettabili molti accordi soltanto la consapevolezza che, se una fiducia reciproca non viene creata e mantenuta, saranno eliminate le opportunit per accordi futuri, il valore dei quali pi che compensa il guadagno momentaneo derivante dalla defezione (Thomas Schelling). IL "SALTO " DALLA REPUTAZIONE ALLA FIDUCIA SOCIALE

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Ogni transazione commerciale ha in s un elemento di fiducia, il che certamente vero per tutte le transazioni a lungo termine. plausibile sostenere che in molti casi l'arretratezza economica spiegabile con la mancanza di fiducia reciproca (Kenneth Arrow). La societ si disintegrerebbe in assenza di fiducia tra gli uomini. Sono pochissimi i rapporti che si fondano realmente su ci che uno sa in modo verificabile dell'altro, pochissimi durerebbero oltre un certo tempo se la fiducia non fosse cos forte o talora anche pi forte di verifiche logiche o anche oculari (Georg Simmel). Ci che osserva Simmel, pu essere reso col gioco della pulizia del pianerottolo. Abito al pianterreno. Sul mio pianerottolo affaccia un'altra porta dove abita un altro inquilino. Non lo conosco: non so neppure che faccia abbia. Il problema chi debba pulire il pianerottolo. Posso: a) no n occuparmene, lasciando accumulare la sporcizia; b) pulire solo davanti alla mia porta, sperando che lui pulisca davanti alla sua; c) il sabato mattina pulire l'intero pianerottolo, sperando che il sabato successivo lui ricambi l'iniziativa. E se lui non reagisce a (b) o a (c)? Non esiste una mossa successiva, a differenza del "dilemma del prigioniero iterato". Nulla vincola il futuro; non ho modo di esercitare una pressione sul mio vicino affinch cooperi. Qui occorre, fin dall'inizio, un sovrappi di fiducia. Se la reputazione ancora una strategia, fondata su calcoli e previsioni, la fiducia sociale (nello scambista-senza-volto) un atto di fede, interpretabile come un adattamento evolutivo: se intorno a noi si pratica la fiducia in vari gruppi chiusi, e se si pratica la reputazione in ambiti pi vasti, percepiamo che questi comportamenti funzionano e siamo spinti a estenderli a tutti gli scambi mercantili "regolari" (governati da norme). Ma tale estensione senza basi: se fiducia e reputazione hanno funzionato fin l, nulla garantisce che funzioneranno oltre. Abbiamo per "buone ragioni" per compiere il salto: emulare chi lo ha gi compiuto, per evitare gli effetti negativi di chi lo ha rifiutato. Un esempio si ha guardando la Sicilia. La mafia siciliana un'industria - composta da circa 100 imprese specializzate o "famiglie" - che produce, promuove e vende protezione privata. La protezione consiste nel fornire garanzie sull'affidabilit dei contraenti, nell'ambito di mercati con transazioni instabili, in cui la fiducia reciproca fragile o assente. La protezione dunque un surrogato - meno desiderabile e pi costoso - della fiducia nelle transazioni. Per offrire il bene "protezione", l'impresa mafiosa deve disporre di alcune risorse specifiche: la raccolta di informazioni sui clienti, i rivali e la polizia; la capacit di imporre rispetto, col ricorso in ultima istanza alla violenza; ma soprattutto una reputazione di credibilit che riduca i costi informativi, di pubblicit e di intimidazione-punizione. DATA LA FIDUCIA SOCIALE, PU FORMARSI IL CAPITALE SOCIALE Paesi con dotazioni simili di capitale naturale, fisico, finanziario e umano, hanno raggiunto livelli molto diversi di prestazioni economiche. E cos regioni o citt dentro Paesi.

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Caso 1. L'alto tasso di crescita delle economie dell'Asia dell'est stato in parte determinato da riforme istituzionali e organizzative in grado di migliorare efficienza, circolazione delle informazioni e cooperazione. Caso 2. La pi antica tradizione civica e l'attuale (da essa derivata) pi alta densit di associazioni volontarie nel nord Italia ci aiuta a capire il successo economico di que lle regioni rispetto al sud. Un'importante differenza che pu spiegare questi casi sta nel capitale sociale. Mentre il capitale umano si riferisce ad una qualit individuale (Tizio pi abile in quanto meglio formato e addestrato), il capitale sociale si riferisce ad una qualit delle relazioni tra gli individui, la quale offre opportunit che senza di essa mancherebbero. Esaminiamo il reticolo di legami fra un giocatore e i giocatori di altre organizzazioni o di altre istituzioni: genericamente, di altri "gruppi". Consideriamo le relazioni entro e fra i gruppi (che sono organizzazioni oppure istituzioni). I nodi (o punti) sono individui o gruppi: in generale, "soggetti" o giocatori. Le linee sono relazioni. Le linee continue (tratteggiate) connettono coppie di soggetti dotate di una relazione forte (debole). Quanti legami diretti (o forti) e indiretti (o deboli), ho con altri giocatori? I rapporti sono transitivi (reciproci) o intransitivi (a senso unico)? Un legame ridondante oppure no? Se lo , in esso l'informazione si ripete (non aumenta n varia). Nell'immagine in alto della figura sotto, tu entri in contatto con un ma rito e una moglie, o con due amici stretti, o con persone che frequentano gli stessi ambienti: i 3 contatti sono connessi direttamente tra loro e quindi assicurano i medesimi benefici di network. Definiamo equivalenti due giocatori se hanno gli stessi legami con altri. Nell'immagine in basso della figura sotto, tu entri in rapporto con 3 soggetti non collegati tra loro, i quali per hanno tutti legami con gli stessi soggetti. Ne segue che i 3 hanno le stesse fonti d'informazione e dunque creano legami ridondanti.

Nella figura sotto vediamo l'espansione ridondante di un reticolo. Numericamente, i legami salgono da 4 a 8 a 16. Nel network B tu sei in rapporto con 8 soggetti, i quali per sono a coppie in legame

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forte tra loro: dunque i legami nonridondanti sono in effetti 4. Anche nel network C i legami nonr idondanti sono soltanto 4.

dunque possibile ridurre il numero dei contatti, accrescendo l'efficienza del reticolo: come si vede nella nuova configurazione, qui sotto, dei networks B e C:

Soffermiamoci sulla separazione tra contatti nonridondanti. L'interruzione nel legame tra due nodi un vuoto strutturale: quanti vuoti strutturali (ossia, quanti giocatori non collegati con me o fra loro) esistono? Nel network before, tu hai 5 contatti diretti, tut ti ridondanti indirettamente tra loro. Invece nel network after interrompi i legami 1, 3 e 5. Ti rimangono i soli legami 2 e 4, sufficienti ad accedere ai due clusters ("grappoli") originari. Col tempo e le risorse risparmiate, puoi stabilire legami con 3 nuovi clusters.

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Se, dalle relazioni con sfere sociali diverse da quella di appartenenza, nascono per quel giocatore opportunit di miglioramento, esse sono per lui una "risorsa" su cui investire e da cui guadagnare. Nella figura sotto, tali opportunit nascono dallo status iniziale, dal capitale umano (education, experiences) e dall'estensione dei legami sociali. Egli sa con chi, quando e come coordinarsi per ottenere un risultato che lui o la sua squadra o la sua istituzione non possono raggiungere. Qui si vede come una certa posizione nella rete si traduce in possibili miglioramenti di status.

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A sua volta, il reticolo di nessi fra giocatori retto dalla fiducia sociale, che un prerequisito: se le istituzioni sono le regole (o norme) del gioco, la fiducia la meta-regola della convivenza civile. La dimensione strutturale (la configurazione dei reticoli sociali) poggia dunque su una dimensione relazionale (la reciprocit estesa). Gli individui collocati dalle due parti di un vuoto strutturale hanno di solito risorse (abilit, informazioni, poteri, identit) differenti. Spesso converrebbe loro uno scambio di risorse, se un terzo individuo li mettesse in relazione. Ma al terzo conviene "gettare ponti" se pu controllare parte del flusso di risorse scamb iate. Le opportunit di brokeraggio mancano quando il gruppo chiuso: qui i giocatori fanno all'incirca le stesse cose e gi stanno in densi rapporti fra loro. Esempio. Le societ tradizionali sono spesso segmentate, cio composte da un gran numero di unit sociali identiche e chiuse come i villaggi e le trib. Al contrario, le societ moderne consistono di numerosi gruppi sociali sovrapponentisi (mercantili, burocratici, di cittadinanza, occupazionali, politici, confessionali, familiari, amicali, naziona li, etnici, regionali), che permettono tante identit ed appartenenze. Esempio. La forza dei legami indiretti o "deboli". Se desidero cambiare lavoro, i conoscenti, in paragone ai familiari e agli amici stretti, si muovono in circoli sociali diversi dai miei e possono perci

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passarmi nuove e migliori informazioni su opportunit d'impiego. (Si veda appendice a lezione 25, nonch la figura sotto).

Esempio. Sono un assessore comunale e controllo un'ampia rete di rapporti politici. Se un mio familiare si ammala, posso procurargli le prestazioni del medico famoso usando i legami indiretti che ho con la rete dei rapporti sanitari. Pi in generale, ci ricolleghiamo qui al concetto di opportunismo (lezione 33), che la ricerca del massimo tornaconto dei soggetti anche mediante l'alterazione della cornice dei vincoli. Quando un soggetto (in vario grado e forma) inserito in reticoli di nessi mercantili, burocratici, di cittadinanza, occupazionali, politici, confessionali, familiari, amicali, nazionali, etnici, regionali, egli non l'homo oeconomicus della microeconomia che misura i costi e i ricavi di flussi di denaro. La societ non un mercato universale, bens un intreccio di reticoli eterogenei, ognuno dotato di risorse specifiche (reddito, grado gerarchico, status civile, livello culturale, sesso, razza, ecc.): il soggetto pu avvantaggiarsi dentro un reticolo grazie a requisiti (risorse) che possiede in un altro reticolo. Pu rafforzarsi sul mercato grazie alla sua origine etnica; pu trovare lavoro grazie alle conoscenze fatte al club; pu entrare in politica grazie al suo ruolo religioso, e cos via. Nella figura sotto, tutto ci rappresentato con la differenza tra Robert e James. Il vantaggio del primo non consiste nel volume delle connessioni (che sono 6 forti ed 1 debole, come per James), bens nel fatto che, mentre James ha contatti (diretti e indiretti) soltanto col gruppo B, Robert collegato anche coi gruppi A e C. Robert un broker nel reticolo. Ci, oltre a conferirgli un accesso privilegiato a informazioni, abilit e risorse, gli apre nuove opportunit, derivanti dalla particolare attenzione che riceve da soggetti come James, e dal potere di controllo, derivante dalla sua capacit di spezzare o meno certi legami sociali. Egli un imprenditore: una persona che aggiunge valore creando ponti fra gruppi chiusi.

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A sua volta, occorre un requisito "macro" per quest'attivit imprenditoriale: che i nessi sociali siano transitivi, ossia che se Robert ha un legame con Jack e questi lo ha con John, allora anche Robert pu indirettamente averlo con John. questo il requisito della societ aperta. Se al contrario esistono costi di trasferimento e di brokeraggio, cos che ogni nodo di un percorso consuma risorse per essere raggiunto, ai soggetti spesso conviene mantenere legami diretti fra loro.

Riassumendo, l'assunto-chiave di questa teoria che i legami di un reticolo sociale possono favorire sia l'accesso a risorse (per l'individuo) che l'azione collettiva (per la societ). Ne segue che il capit ale sociale funzione delle opportunit di brokerage, in presenza di vuoti strutturali, fra squadre e fra istituzioni dentro un reticolo sociale. Il capitale umano dunque una qualit dei nessi fra individui, che presuppone una fiducia generalizzata e una transitivit dei nessi. Il termine "capitale" metaforico o coglie proprio una forma specifica di capitale? ?? Esso una risorsa, in cui altre risorse possono essere investite, con l'attesa di guadagni futuri (sebbene incerti). Infatti, se investiamo nella costruzione di un reticolo di nessi con altri gruppi, possiamo accrescere gli accessi a potere, informazione e identit.

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?? Esso appropriabile, ad esempio se uso il mio reticolo di legami familiari o di organizzazione o istituzionali per altri scopi. ?? Esso convertibile in altri tipi di capitale, poich il vantaggio che traggo dalla mia posizione in un reticolo sociale pu essere convertito in un altro vantaggio. ?? Esso pu costituire il sostituto o il complemento di altre risorse. Come sostituto, pu rimpiazzare talvolta una carenza di capitale finanziario o umano. Come complemento, pu migliorare l'efficienza di altri capitali riducendo i costi di transazione. ?? Esso richiede un mantenimento, poich i legami sociali vanno rinnovati e riconfermati.

APPENDICE Un cenno al concetto di capitale simbolico, o identitario. C capitale simbolico quando esiste una particolare associazione identitaria ad una persona o ad un oggetto (ad esempio le affermazioni Ghandi lapostolo della pace o Firenze la citt universale della cultura mettono in luce una forte associazione tra lidea simbolica e il soggetto che la incarna). Anche il capitale simbolico soggetto alla logica di flussi e stock, accumulandosi e consumandosi.
La ricostruzione di Berlino a seguito della riunificazione tedesca un tipico esempio di creazione di capitale simbolico. Il progetto di rinnovamento urbano ne ha trasformato limmagine; da simbolo di divisione, emarginazione e sofferenza, Berlino diventata simbolo culturale di riferimento nella nuova Europa unita, superiore persino a Parigi. Si trattato di una importante operazione di investimento in capitale fisico, che si trasforma poi in simbolico. Molti paesi hanno ripreso la via della crescita dopo drammatici fenomeni di deindustrializzazione inventandosi una nuova identit locale. La Scozia ne un esempio; dopo gli anni 70 ha vissuto una profonda crisi e un inesorabile processo di deindustrializzazione, con conseguente disagio sociale. Il modello di sviluppo locale si fondato prevalentemente su investimenti in alte tecnologie e in progettazione di contenitori culturali. Citt come Glasgow sono divenute importanti per la proposta di cultura, progettazione, design, comunicazione. Lo stesso processo sta accadendo in Irlanda, con massicci investimenti in tecnologie e cultura.

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46. Economia delle istituzioni

La competizione posizionale e le organizzazioni nonprofit

Tiriamo le fila delle ultime tre lezioni. Nella 43 abbiamo discusso i limiti oggettivi del mercato: le attivit economiche in cui i mercati non ci sono e spesso non possono esserci. Nelle lezioni 44 e 45 abbiamo esaminato alcuni limiti soggettivi del mercato. Olson ci ha illustrato fin dove pu spingersi il self interest rispetto all'azione collettiva. Perch si dona il sangue? Perch ci si reca a votare? Perch si partecipa a un corteo? Simili interrogativi ottengono risposta pi in nome di un'utilit di processo e di una razionalit espressiva, che non con l'utilit di scopo e la razionalit strumentale. Nella 45 si visto, tra l'altro, come la fiducia sociale rappresenti un prerequisito per lo svolgimento delle transazioni complesse (e in parte di ogni transazione: perch paghiamo il benzinaio?), e come questo prerequisito si formi fuori dal mercato e dai calcoli di costi e benefici. In questa lezione presentiamo per un verso la forma pi recente e aggressiva di competizione: essa sembra radicalizzare ed estendere il self interest mercantile. Per l'altro verso consideriamo tuttavia alcuni limiti anche di questa forma di attivit. Lidea che nelleconomia si possa disporre di risorse sempre crescenti e che ci comporti una rapida diffusione del benessere individuale e collettivo nasce con la rivoluzione industriale. In una situazione di insufficienza delle risorse fondamentali ragionevole pensare che gli individui tendano ad accrescere la disponibilit di beni primari e che nel fare questo dimostrino una chiara consapevolezza nella percezione dei loro desideri. lo stesso istinto primordiale di alimentazione, si sostiene, che guida le scelte di consumo dellindividuo verso i beni ritenuti necessari e quindi desiderabili. Per fare un esempio, in passato il consumo di grassi e zuccheri non era cos scontato e quotidiano, ed evidente che luomo ha sviluppato in altre epoche un proprio isti nto teso ad accumulare quando pi possibile questo tipo di risorse indispensabili e scarse. Si afferma pertanto la tesi che gli individui sanno quello che vogliono: soddisfare i bisogni fondamentali. La teoria economica nasce dunque figlia della cultura della sopravvivenza, dominata dallidea della scarsit di risorse. (Sappiamo tuttavia che fin dalle origini la teoria economica elabora anche un'impostazione basata sull'idea della riproducibilit, che rimane quasi sempre subalterna e minoritaria).
Per fare un esempio di questa cultura non necessario andare troppo lontano con la memoria; una tempo sprecare il cibo era considerato sacrilego, i racconti e la cultura trasmessaci dai nostri padri e dai nostri nonni ce lo conferma. Al giorno doggi, tutto sommato, gettare il pane secco non pi considerato peccato, ci si abituati allabbondanza di pane e lo si getta senza rimorso. Negli USA, che non hanno subito lultima guerra e non sono abituati ad una cultura della fame e del sacrificio, addirittura il 40% del cibo prodotto finisce nella spazzatura, senza il minimo rimpianto.

Il concetto di scarsit quindi connaturato alla logica della sopravvivenza: lidea che le scelte economiche siano da sempre guidate dal principio della scarsit delle risorse sta alla base dei problemi di sopravvivenza cui la rivoluzione industriale ha cercato di dare soluzione. Nelle tappe successive dello sviluppo economico, con la diffusione generalizzata del benessere, per un ampio numero di individui i bisogni fondamentali vengono permanentemente soddisfatti e non sono pi percepiti come tali. Il concetto di scarsit perde pian pia-

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no di significato. Nelle societ occidentali, ad esempio, nel 99% dei casi i problemi dellalimentazione sono legati allobesit o alla cattiva alimentazione, non certamente alla scarsit di cibo. Lalimentazione non pi un problema permanente in termini di approvvigionamento di risorse scarse. Al contrario, nelle regioni industrializzate diventato un problema di gestione di risorse abbondanti. Nel momento in cui si esce da una logica di scarsit e di sopravvivenza perde di validit il teorema che vuole la maggiore disponibilit di risorse come unico parametro di benessere. Nella societ postindustriale cessa di essere valida lidentificazione pi risorse = pi benessere.
Ricordiamo la logica su cui poggia questa teoria: se lindividuo, consapevole e quindi miglior giudice del proprio benessere, decide di consumare, significa ipso facto che contento di acquistare per il consumo, altrimenti, si sostiene, non avrebbe acquistato e consumato, ma avrebbe utilizzato le sue risorse per altre finalit. Di conseguenza, il miglior modo per misurare il benessere di una societ verificare levoluzione e la crescita del livello di consumo degli individui. Il parametro del benessere individuale diviene il PIL procapite: consumo = benessere.

Le scelte per il soddisfacimento dei bisogni primari non sono pi determinate dai criteri guida istintuali, ma vengono effettuate in funzione dei bisogni di senso: alimentazione, vestiario, cura della persona eccetera divengono manifestazioni della soluzione che lindividuo d alla propria ricerca di espressione, di ricreazione, di comunicazione. In sostanza, oggi non si consuma per rispondere ad un bisogno ma per soddisfare lesigenza di costruzione di un modello di identit. La ricerca di un modello di identit pone gli individui in uno stato di permanente incertezza e quindi di potenziale manipolabilit. La pubblicit ha capito questo sistema e lo sfrutta appieno; sufficiente guardare levoluzione negli spot televisivi per rendersi conto dellevidenza di questa affermazione: uno spot degli anni 70 pare tenero ed ingenuo in confronto con uno odierno. La pubblicit oggi svolge un ruolo manipolativo teso a convincere il consumatore della necessit di quel prodotto in quanto fondamentale per la strutturazione di un modello di identit. La manipolabilit presuppone che lindividuo non sia il miglior giudice del proprio benessere e quindi non perfettamente consapevole delle conseguenze delle proprie scelte. Il secondo passaggio consiste nel ricordare il carattere intersoggettivo del processo di costituzione dell'identit:
L'auto-identificazione di un attore deve godere di un riconoscimento inter-soggettivo per poter fondare l'identit della persona. La possibilit di distinguersi dagli altri deve essere riconosciuta da questi altri. Dunque l'unit della persona, che prodotta e ma ntenuta attraverso l'autoidentificazione, si appoggia a sua volta sull'appartenenza a un gruppo, sulla possibilit di situarsi all'interno di un sistema di relazioni. Nessuno pu costruire la sua identit indipendentemente dalle identificazioni degli altri. Ciascuno deve supporre che la sua distinzione dagli altri sia ogni volta riconosciuta dagli altri. L'auto-identificazione di un soggetto richiede il riconoscimento intersoggettivo, relazionale, da parte di altri soggetti (Io sono per Te il Tu che Tu sei per Me) (A.Melucci).

Riassumiamo: diventano oggi centrali i bisogni di senso; essi si riferiscono alla costruzione di una identit; ma tale identit si forma nel processo di differenziazione dagli altri. Ecco allora che il soddisfacimento dei bisogni di senso richiede una forma di attivit connotata dalla distinzione.

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Finch dobbiamo soddisfare i bisogni di base, la competizione in prevalenza per la prestazione : come ottenere "al meglio" i beni- mezzi (scarsi) per esaud ire quei bisogni. Quando i bisogni di base sono stati in larga misura soddisfatti, la competizione tende spesso a diventare una gara per distinguersi dagli altri, nella quale i beni sono anzitutto mezzi simbolici per differenziarsi socialmente: un posto di lavoro dirigenziale, una casa con requisiti esclusivi o una vacanza sulla spiaggia incont aminata dei Tropici, sono alcuni esempi significativi. Nella competizione per il posto o posizionale, il miglioramento del benessere individuale tende dunque a identificarsi con l'acquisizione di beni che distinguano dagli altri: i beni di posizione. Chiamiamo "bene posizionale" un bene consistente in un posto su una scala che va da un massimo ad un minimo, ed in cui non sono ammessi (o comunque non sono di equilibrio stabile) posti ex-aequo . Consideriamo per semplicit un sistema economico composto da due soli individui. In esso abbiamo la compresenza di tre principali tipi puri di beni (cui si aggiungono, ovviamente, tanti casi intermedi): i beni privati, tali che se un soggetto ne consuma una certa quantit, laltro soggetto non ne consuma affatto; i beni pubblici, tali che ognuno ne consuma la medesima quantit; i beni posizionali, tali che se un soggetto ne consuma una certa quantit, laltro soggetto deve consumarne uneguale quantit n egativa. Pensiamo a beni come il prestigio o il potere: impossibile che un soggetto ne fruisca, se non a detrimento dellaltro; se vi un dominatore, abbiamo un dominato; se vi qualcuno dallo status sociale superiore, abbiamo qualcunaltro dallo status inferiore. Come i beni pubblici presentano unesternalit positiva, definita in unit del bene stesso e da cui nessuno pu venire escluso, cos, allopposto, i beni posizionali presentano unesternalit negativa, definita in unit del bene stesso e da cui gli altri sono necessariamente coinvolti. Qui gli individui producono e consumano congiuntamente, di un bene, lo stesso ammontare, ma in quantit ora positive e ora negative: sono legati tra loro in forza dellasimmetria del loro rapporto; possono confliggere tra loro, ma non recedere volontariamente dal nesso sociale. Il prestigio e il potere o si impongono o vengono imposti. Insomma: beni che privilegiano qualcuno, realizzano il proprio scopo soltanto dotandosi di un accesso razionato o di un'offerta limitata, e dunque frustrando il benessere degli esclusi. questa la scarsit sociale creata dalla competizione posizionale.
Secondo Hirsch, la competizione posizionale provoca nel lungo periodo minore benessere. Il m odello di un individuo vincente nella competizione della vita , nel breve periodo, un ottimo incentivo al consumo, perch i prodotti garantiscono un vantaggio nella gara posizionale. Ma alla lunga, data la scarsit sociale delle "posizioni", solo qualcuno pu vincere. Il maggior potere o il prestigio di qualcun altro fa diminuire l'utilit che traiamo dai nostri beni. Sia Bi il benes-

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sere dell'individuo i-esimo e Y i il suo reddito. Abbiamo Bi = f (Yi - Ym). Ossia, il mio benessere dipende da quanto il mio reddito assoluto si differenzia da quello di riferimento Ym. Se il reddito pro-capite cresce, ma pure aumenta la distanza tra esso e il reddito di riferimento, il benessere si riduce. (La globalizzazione, in questa prospettiva, tende a far diminuire il benessere soggettivo, in quanto, allargando il gruppo di riferimento, fino ad un unico "villaggio globale", i primi sono sempre di meno e i secondi sempre di pi). IL GIOCO DEL CHI VINCE PRENDE TUTTO

Vincitore
Lavoro in un'industria tradi- Lavoro in un'industria "chi zionale vince prende tutto"

Partecipante

Lavoro in un'industria tradizionale Lavoro in un'industria "chi vince prende tutto"

50, 50 200, 50

50, 300 0, 300

Spesso la vita economica diventa un enorme torneo. Scrivere un best-seller, diventare una topmodel, brevettare un'invenzione, vincere un Nobel o un'olimpiade, diventare top manager, vincere una causa legale, affermarsi in uno sport professionistico, eccetera, d enormi guadagni. Sono situazioni in cui le vincite sono determinate dal merito relativo e non dal merito assoluto (i guadagni degli operai in fabbrica dipendono invece dalla produttivit marginale assoluta e non relativa) e sono concentrate ai livelli massimi della classifica. Chi ha talento, fortuna o "appoggi" incentivato a partecipare al torneo. Il concorrente "qualsiasi" pu scegliere se operare in un settore a rendimento assoluto o cimentarsi in un torneo: se ha anche una sola chance di vincere, potr decidere di gareggiare potendo ottenere 200 anzich 50. [La casella (50, 300) sarebbe un equilibrio di Nash, ma se al payoff 0 nella casella sotto associata una probabilit positiva che possa diventare 200, il payoff certo di 50 pu essere scartato]. Il risultato il sovraffollamento: entrambi i giocatori entreranno in gara; in generale, quasi tutti coloro che gareggiano alla fine guadagneranno poco o nulla. Inoltre il reddito nazionale del torneo (0+300=300) superiore a quello della situazione pi tradizionale (50+50=100), ma inferiore rispetto alla casella efficiente (50+300=350) in cui il concorrente rinuncia a giocare nel torneo.
Paul Krugman sostiene che fino a vent'anni fa il capitalismo USA era relativamente egualitario: il top manager meglio pagato guadagnava "solo" 40 volte il salario di un suo operaio. Oggi l'emolumento medio di un chief executive di 37,5 milioni di dollari all'anno: pi di quanto possano guadagnare 1000 dei suoi dipendenti. La concentrazione dei patrimoni non mai stata cos squilibrata: l'1% delle famiglie in cima alla piramide sociale ha raddoppiato la sua quota della ric chezza nazionale negli ultimi trent'anni, e ora possiede quanto il 40% della popolazione pi povera. Krugman ricorda che per una lunga fase nella storia del capitalismo americano hanno funzionato degli antidoti efficaci contro l'arricchimento eccessivo: un ethos e un insieme di regole sociali condivise, imponevano ai capitani d'industria un codice di condotta fatto di conformismo e di moderazione. Il potere economico era in mano a burocrati potenti ma discreti, non superstar edoniste ed esibizioniste. I Rockfeller lesinavano soldi ai figli, i top manager della IBM non si sognavano di avere l'autista, il pi grande banchiere di tutti i tempi, J.P.Morgan, non ha mai posseduto un aereo privato, che invece diventato uno status symbol di massa tra i trentenni miliardari delle dot.com.

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La tesi di Hirsch (+ scarsit sociale, - benessere individuale) va tuttavia attenuata: sia la frustrazione che la scarsit sociale possono essere ridotti, se la competizione posizionale crea sostituibilit sui posti ottenuti, oppure crea la sostituzione delle gerarchie di posti.
Immaginiamo che 30 soggetti aspirino a 10 posti lungo una scala gerarchica (ad esempio, i posti dirigenziali nell'organigramma di un'impresa). Nel primo round 1/3 dei soggetti vincono e 2/3 restano esclusi. Supponiamo per che, nel secondo round, i 10 posti vengano rimessi in palio: i 2/3 al margine possono competere di nuovo, nutrendo la speranza (o l'illusione) di poter entrare. Immaginiamo poi che, in un terzo round, sia modificato il bene posizionale stesso: ossia che cambino i 10 posti a cui puntare, "spiazzando" coloro che li avevano conquistati e rimettendo di nuovo in gioco i 2/3 perdenti nel round precedente. Lungo questo torneo, sia la frustrazione dell'esclusione, sia la "scarsit sociale" dei posti possono attenuarsi. La prima si attenua perch ognuno pu rigiocare; la seconda in quanto i beni posizionali non sono a "offerta fissa", ma vengono continuamente modificati (anche se il loro numero non aumenta, al cambiare della loro natura essi diventano nuovi obiettivi per cui competere). Ricordiamo il concetto di opportunismo : indica quei comportamenti che, per meglio coltivare il proprio interesse, tentano anche di alterare la cornice dei vincoli dati (lezione 33). La competizione posizionale intrinsecamente opportunistica. Chi persegue azioni di distinzione nella sfera politica, ottenendo beni posizionali politici (una carica amministrativa, ad esempio), sar spinto a usare quei beni in altre sfere sociali (per forzare a suo favore altri set di regole): per avere una migliore assistenza medica, migliori scuole per i suoi figli o buone occasioni imprenditoriali. Se perseguiamo il benessere individuale come distinzione sociale, e se per ottenerlo dobbiamo accedere a beni scarsi o razionati, qualunque risorsa che ci aiuti da noi utilizzata: che sia una risorsa tratta dal mercato o da altre sfere sociali. La competizione posizionale attraversa tutta la societ.

Per Keynes i bisogni degli esseri umani rientrano in due categorie: i bisogni assoluti, nel senso che li sentiamo quali che siano le condizioni degli esseri umani nostri simili, e quelli relativi, nel senso che esistono solo in quanto la soddisfazione di essi ci eleva, ci fa sentire superiori ai nostri simili. I bisogni della seconda categoria, quelli che soddisfano il desiderio di superiorit, possono davvero essere inesauribili poich quanto pi alto il livello generale, tanto maggiori diventano. Keynes identifica il "problema economico" con la "lotta per la sopravvivenza", e sostiene (nel 1930) che presto l'umanit potr liberarsi dal lavoro come fatica, esaudendo con poche ore settimanali di lavoro i bisogni assoluti. Il tempo restante verr consacrato ad attivit aventi "scopi non economici". Il punto pi debole di questa linea di ragionamento riguarda la natura dei bisogni relativi. Keynes li concepisce entro una visione estetico-aristocratica della vita: mentre i bisogni assoluti si esaudiscono "faticando", questi li si soddisfa "esprimendosi". Gli esempi a cui egli pensa sono rappresentati dal dipingere quadri, scrivere versi, pescare trote o fabbricarsi da soli un soprammobile. Tutte attivit non solo gratificanti in quanto tali, ma soprattutto sostanzialmente prive di costo. Se per i bisogni relativi sono quelli dell'individualismo competitivo, gli esempi saranno beni posizionali: l'assistenza medica privilegiata, il fuoristrada o il computer palmare. Tutti obiettivi per conseguire i quali occorre preliminarmente guadagnare un reddito (o contrarre un debito); e che quindi richiedono di lavorare pi tempo, in luogo di accettare con gaudio la riduzione dell'orario lavorativo.

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Definiamo costo di attivazione linvestimento cognitivo o emotivo necessario per dare significato a unesperienza umana. Tale investimento si attua mediante esperienze formative.
Ad esempio si attua frequentando luniversit: non si tratta solo di un investimento monetario ma anche di un investimento psicologico, rappresentato dal costo che lattenzione e lo studio comportano. Con il tempo linvestimento produce i suoi frutti, materiali (professionali) e immateriali (capire). I costi di attivazione possono essere accumulati sotto forma di capitale umano. Un altro esempio: il pi grande ostacolo per una relazione affettiva che nasce tra due persone rappresentato dai costi di attivazione. Inizialmente le abitudini, i principi, le ambizioni ecc. dei due soggetti possono entrare in conflitto. Un primo costo di attivazione si sostiene per aggiustare le proprie categorie reciproche, per evitare un legame conflittuale. La dinamica relazionale si innesca solamente se si disposti a pagare il primo costo di attivazione, la relazione altrimenti non prosegue. Alcune persone non sono disponibili ad effettuare questo investimento e non possono avere rapporti affettivi stabili e duraturi. I costi di attivazione si manifestano molto chiaramente nellapprendimento culturale, laddove sono pi visibili i limiti alla comprensione in assenza di adeguati strumenti cognitivi. cio pi evidente lignoranza cognitiva dellignoranza emotiva (se cos si pu dire).

I costi di attivazione mutano di intensit a seconda del contenuto dellesperienza: pi questa complessa ed articolata, pi il costo di attivazione alto. Pi grande linvestimento cognitivo, pi i beni sono accessibili ad un numero ristretto di individui; la maggior parte delle persone non saranno disposte a sostenere il costo psicologico iniziale per lacquisizione della struttura cognitiva. Posto C il costo di attivazione e Q la quantit di bene, C vale il principio della legge di domanda, con curva inclinata negativamente: a parit di condizioni, un alto costo di attivazione comporta una minore propensione alla domanda di bene. In presenza di beni ad alto costo di attivazione nel mercato scatta un meccanismo concorrenziale di offerta di beni simili a minor costo. Si tratta di surrogati privi di costo di attivazione ma anche di valido contenuto (pensiamo alla new age: come acquisire la saggezza zen in un week end). Lapplicazione del principio concorrenziale rappresenta livello del bene esperienziale Q una minaccia al benessere del consumatore, gli preclude lesperienza costosa ma valevole.
In genere, a costi di attivazione alti corrispondono tempi lunghi: intercorre cio un significativo arco temporale tra linsorgenza e la soddisfazione del desiderio del bene esperienziale. Il tempo occorrente corrisponde alla creazione di una personalit strutturata e consente allindividuo di pianificare un programma esistenziale complesso.
costi di attivazione

Se prevale la competizione posizionale, conta il "posto", non il "contenuto" del bene. Si privilegiano dunque beni che, a parit di livello di potere o prestigio, abbiano i pi bassi costi di attivazione.
Pi alto il costo di attivazione di unesperienza, pi lungo il suo tempo di decadimento, o obsolescenza. Nelle esperienze a basso costo di attivazione, laccesso immediato e lobsolescenza rapida, la rievocazione ha un contenuto quasi nullo, non possibile laccumulazione. Chi si specializza in esperienze a basso costo di attivazione ha una continua esigenza di nuove esperienze, per riempire il vuoto lasciato dalle esperienze decadute. Si verificano cos i cosiddetti fenomeni superstar: alcuni individui godono una visibilit molto superiore, nel campo dellarte, delleconomia, della finanza, della politica, nello sport e cos via.
C
costi di attivazione

C
Back Back Street Street Boys Boys
costi di attivazione

C
costi di attivazione

Pink Floyd Floyd

Madonna Madonna

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C
Beatles Beatles
costi di attivazione

qui il gruppo si scioglie

C
Altri Altri artisti artisti
costi di attivazione

Spesso non esiste alcun rapporto significativo tra successo e talento. Tra le grandi star della musica rock ci sono spesso musicisti mediocri e poco dotati che divengono comunque star molto famose. I Pink Floyd hanno accresciutotempo la loro popolarit nel corso di trentanni; T tempo in una prima T fase il successo modesto, poi con gli anni il gruppo si affermato, accrescendo la sua popolarit fino a diventare una band storica nel panorama musicale. I Back Street Boys, invece, hanno seguito un meccanismo di tipo superstar, temporaneo, caratterizzato da una rapidissima obsolescenza. Pure Madonna, che una cantante mediocre, ha seguito un meccanismo superstar, caratterizzato da un trend ascendente con fasi cicliche di rialzo e ribasso: ha saputo rinnovare in continuazione il suo stile nonostante la rapida obsolescenza delle sue proposte e nessuna coerenza stilistica tra una proposta e laltra. I Beatles hanno avuto un enorme successo, senza decadimento, poich si sono sciolti allapice del successo, mantenendo una fama che con gli anni diventata quasi leggenda.

Nella nostra societ la costruzione di benessere passa attraverso la creazione di un modello di identit che si realizza attraverso un duplice percorso, uno di tipo competitivo posizionale e laltro di tipo cooperativo relazionale. Nella competizione posizionale la socialit ha un valore del tutto strumentale (linterazione con gli altri strumento per il raggiungimento di un obiettivo), mentre nella cooperazione relazionale linterazione ha valore in s, direttamente un fine.
Infatti chi investe in relazioni interpersonali si mette in gioco e rischia una perdita se la relazione non si produce. Investe in fenomeni incomprensibili dal punto di vista della razionalit strumentale, ossia del calcolo dei costi e dei benefici: investe ad esempio in amicizia, forma complessa di relazione nella quale una persona si espone allaltra, gli comunica informazioni e si assume impegni concreti, senza aspettative di tornaconto immediato. Lamicizia spontanea lantitesi della relazione strumentale. In essa la realizzazione del benessere personale trova supporto nel benessere altrui; al contrario di quanto accade nella relazione competitiva, il benessere altrui diviene la strada per la realizzazione del proprio benessere. Lintroduzione di elementi competitivi mette in crisi e in pericolo la relazione di amicizia poich gli individui si sentono minacciati lun laltro.

Le organizzazioni nonprofit (ON) sono la maggiore espressione della cooperazione relazionale. Esse possono venire spiegate (anche) alla luce di alcuni concetti gi introdotti:

Vantaggi comparati; Asimmetrie informative; Diritti di propriet; Capitale sociale. Le ON hanno un vantaggio comparato se offrono beni e servizi con forti asimmetrie informative.
Esempio: i servizi educativi. La loro qualit difficile da valutare. N facile distinguere il ruolo del fornitore da quello dell'utente: un brutto esito scolastico dipeso dal docente o dagli studenti? Altro esempio: i servizi sanitari.

Le organizzazioni forprofit, in questi casi, sono incentivate a offrire beni-servizi di qualit scadente. Le ON - sia perch non debbono distribuire profitti, sia per la presenza tra i dirigenti di soggetti in

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grado di garantire l'interesse dei clienti, sia per la struttura decisionale democratica - risultano pi affidabili. Un altro vantaggio comparato delle ON sta in situazioni in cui i diritti di propriet su beni-servizi non sono attribuibili con certezza. Ci accade, come sappiamo, per i beni pubblici. Le ON possono offrire beni pubblici al posto dello Stato. Quest'ultimo infatti prende le decisioni a maggioranza e spesso decisiva la preferenza, come sappiamo, dell'elettore mediano. Coloro che esprimono una domanda di beni pubblici diversa (in qualit o in quantit), non troveranno fornitori privati a causa del fallimento del mercato. Si rivolgeranno dunque alle ON, che - grazie a un forte "senso di appartenenza" e a valori ideali - inducono i propri soci e clienti a ridurre il free riding. Le possibili inefficienze delle ON riguardano piuttosto due circostanze:

i manager delle ON hanno scarsi incentivi a minimizzare i costi, non essendo controllati da azionisti esigenti; il vincolo di non distribuzione dei profitti rende le ON lente sia ad accrescere che a ridurre la propria offerta in conseguenza dei cambiamenti della domanda.

Infine, le ON sono fonti importanti di capitale sociale (i networks civili che producono e riproducono la fiducia e la cooperazione). Il forprofit crea invece una cultura della strumentalit in tutte le situazioni, anche in quelle con un contenuto ideale molto forte, cannibalizza a proprio uso e consumo tutti i valori ident itari.
Esempio. Nike preoccupata perch il valore identitario di scarpe fatte con lo sfruttamento di bambini non favorevolmente accolto dallopinione pubblica. Nike non preoccupata tanto dei bambini quanto dei consumatori, infatti finch la notizia non si diffusa nessun miglioramento di vita stato garantito ai bambini. Ora invece lopinione pubblica potrebbe non gradire pi il valore identitario legato al marchio. Limpresa oggi deve contrattare il profitto con la societ, il profitto non pu essere ottenuto a costo di una svalutazione identitaria del prodotto. Esempio. La campagna pubblicitaria di Toscani per Benetton. Essa si basata su una cinica strumentalizzazione di rilevanti problematiche sociali, dalla pena di morte all'aids, dal controllo delle nascite allo sfruttamento. Benetton ha associato il suo marchio a modelli d'identit talmente forti da far vendere il prodotto senza bisogno di vederlo (in quasi tutte le pubblicit il bene non si vede). Dopo i primi successi, il progetto pubblicitario andato in crisi e Toscani, dopo la campagna sulla pena di morte, stato cacciato. Associare la vendita di maglioni a situazioni che per molti rappresentano contrasti drammatici dell'esistenza, ha scatenato un putiferio. Benetton, privo di una forte credibilit, non ha retto l'impatto. Se la sua impresa avesse ad esempio sostenuto un programma di ricerca sul problema dell'emarginazione sociale, avrebbe potuto affermare un'identit d'impresa e allinearsi al dibattito con cognizione di causa. Viceversa, la sua campagna pubblicitaria era del tutto strumentale: voleva manipolare un dibattito sociale per far parlare dei suoi prodotti. Esempio. L'Esselunga introduce in ritardo la vendita dei prodotti dell'agricoltura biologica, in quanto sollecitata sia dai clienti che dalla concorrenza diretta (la Coop, dotata di una storica maggiore sensibilit a questi temi). Esempio. I MacDonald's sono diventati un emblema della globalizzazione che omologa tutto: stessi cibi, cotti e serviti nello stesso modo in ogni angolo del pianeta. Eppure questi ristoranti oggi sono messi in crisi, proprio negli USA, da fast-food etnici. La risposta diventa inserire men etnici, ossia "recuperare" le differenti culture locali in maniere "credibili" o "autentiche" agli occhi dei clienti.

Gli esempi discussi rappresentano casi in cui la competizione posizionale viene contaminata dalla cooperazione relazionale, cambiando in parte le sue caratteristiche. Limpresa forprofit che vuole

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diventare credibile deve incorporare aspetti specifici dellidentit nonprofit, quelli legati alla promozione di comportamenti non strumentali. In questa direzione, le ON possono condizionare il funzionamento del mercato. Oggi dare priorit innanzitutto e in ogni caso al profitto pu diventare un modo per smettere di fare profitti. Nell'ampia area del nonprofit si collocano le Organizzazioni non governative (Ong) che si occupano di cooperazione allo sviluppo. Secondo il Rapporto sullo sviluppo umano dell'UNDP del 1993, esse coinvolgono nella loro attivit circa 250 milioni di persone.

PRIMA APPENDICE: Stuart Mill e lo stato stazionario Lidea che sia desiderabile lo stato stazionario, cio lassenza di crescita nella produzione dei beni e servizi calcolati nel Prodotto Nazionale corrisponde probabilmente alla peggiore eresia possibile per leconomista medio non solo dellepoca di Mill, ma anche dei nostri giorni. Basti pensare a come sia temuto anche un basso tasso di crescita del prodotto, soprattutto per il conseguente aumento della disoccupazione che ne sarebbe linevitabile conseguenza, in presenza di un progresso tecnologico che porta ad adottare tecniche produttive risparmiatrici di lavoro. I notiziari economici dei nostri giornali e telegiornali mostrano crescenti preoccupazioni ogni qual volta le previsioni sul tasso di sviluppo sono riviste al ribasso. Vale quindi la pena chiedersi perch John Stuart Mill, che non solo fu un economista di primo piano, ma uno dei principali filosofi liberali dellInghilterra vittoriana, e quindi, se pu essere considerato un riformista progressista non era certo un rivoluzionario anticapitalista, giunse ad esprimere una convinzione opposta a quella predominante negli economisti di tutti i tempi. Secondo Mill, il prezzo pagato dalla societ e dagli individui per continuo aumento della ricchezza materiale molto alto in termini di qualit della vita, della possibilit di coltivare la crescita intellet-

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tuale e morale e di evitare la distruzione della natura. Come si esprime lautore nel 1848: Confesso che non mi piace lideale di vita di coloro che pensano che la condizione normale degli uomini sia quella di una lotta per andare avanti; che lurtarsi e lo spingersi gli uni con gli altri, che rappresenta il modello esistente della vita sociale, sia la sorte maggiormente desiderabile per il genere umano, e non piuttosto uno dei pi tristi sintomi di una fase del processo produttivo. Lideale di Mill invece uno stato in cui mentre nessuno povero, nessuno desidera diventare pi ricco, n deve temere di essere respinto indietro dagli sforzi compiuti dagli altri per avanzare. In una situazione dove leccessiva competizione per larricchimento individuale non sia pi stimolata dalla necessit di perseguire la crescita della produzione materiale ad ogni costo, si potrebbe avere una numerosa classe di lavoratori ben pagata e una categoria, molto pi numerosa di quella attuale, di persone non soltanto esenti dalle fatiche pi pesanti, ma con un tempo libero sufficiente a potersi dedicare alle cose amene della vita, e a darne esempio alle classi in condizioni meno favorevoli. Si noti che per cose amene (the graces of life nella lingua originale), qui Mill intende le attivit comprese nellotium dei romani, lo sviluppo della cultura, della scienza, dellimpegno civile e politico disinteressato e delle arti liberali in genere. In altre parole, secondo Mill, quando lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie permette di assicurare un reddito dignitoso a tutti i membri della societ, conviene rivo lgere i nostri sforzi a fini pi nobili del continuo aumento del consumo e delle ricchezze individuali. Si potrebbero in questo modo, secondo Mill, risolvere altri due problemi: in primo luogo la conservazione della natura, poich non sarebbe pi stato necessario sfruttare tutte le risorse per la produzione dei beni di sussistenza e distruggere la fauna e la flora allo stato selvaggio. In secondo luogo, questo stato stazionario nella produzione della ricchezza materiale non avrebbe significato arresto dello sviluppo delle conoscenze e del progresso tecnologico, ma il suo contrario. I miglioramenti industriali, tuttavia, non sarebbero pi stati indirizzati ad un aumento senza fine della ricchezza materiale, ma avrebbero prodotto il loro effetto legittimo, quello di abbreviare il lavoro. Gli sviluppi tecnologici, afferma Mill hanno finora consentito a una maggiore popolazione di vivere la stessa vita di schiavit e di prigionia, e a un maggior numero di industriali e altri di accumulare fortune. Esse hanno indubbiamente accresciuto gli agi delle classi medie, ma non hanno ancora cominciato a operare quei grandi mutamenti nel destino umano che per loro natura sono destinati a compiere. Si pu pensare che la previsione di John Stuart Mill non si verificata e lo stato stazionario si rivelato essere una cond izione non compatibile con il sistema di produzione in cui viviamo. Tuttavia indubbio che Mill, con grande lungimiranza, mette in evidenza tutta una serie di problematiche di importanza capitale, che si sarebbero manifestate nella loro evidenza solo successivamente (basti pensare, in primo luogo, allimpatto delle attivit produttive sulle condizioni ambientali). Vale

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quindi la pena soffermarsi a riflettere su queste pagine e chiederci, insieme al suo autore, se la crescita perseguita ad ogni costo valga davvero il prezzo che richiede.

SECONDA APPENDICE: Perch l'Economics cos com'? Ugo Pagano utilizza alcuni concetti di questo modulo del Corso per spiegare perch la Scienza economica oggi fatta nel mondo come la conosciamo. Riportiamo parte dei suoi argomenti.
Perch l'Economics si dedica in maniera eccessiva allo studio delle interazioni astratte tra individui raffigurati quali decisori razionali? Perch essa si deformata in una sola direzione? La risposta pu essere trovata analizzando come funzionano le odierne istituzioni di produzione dell'Economics, ossia grazie ad una sorta di "Economics dell'Economics". Mentre il benessere della societ richiederebbe che gli economisti indagassero i problemi rilevanti, questi sono (anche) interessati alla sicurezza del loro posto, al tenore di vita e alla carriera. Ci vale ancor pi per una comunit scientifica che ormai diversamente dagli economisti del passato opera quasi interamente in un mondo d'incentivi definiti dall'Accademia: essa assai reattiva alle procedure accademiche di screening e alle regole competitive che corrono al suo interno. Se una certa struttura concepita in termini di "posizioni" che i differenti suoi membri occupano l'uno rispetto all'altro, ci implica che gli agenti non traggono la loro utilit soltanto dai beni privati o pubblici che consumato e dalle attivit lavorative che svolgono. Essi possono trarre benefici anche dalle loro posizioni relative nella societ. L'output della ricerca la conoscenza ha un forte aspetto di bene pubblico. Quando tuttavia la conoscenza pu venire facilmente incorporata in beni privati scambiabili, oppure quando il suo utilizzo per la produzione di beni privati pi essere facilmente descritto e regolamentato, allora il suo carattere potenziale di bene pubblico non implica un sostanziale scostamento dai tradizionali incentivi mercantili. Questi accomodamenti istituzionali sono considerevolmente pi difficili quando la conoscenza quella di base, molto lontana dai beni transabili sui mercati. Qui l'Universit e, in generale, le strutture d'incentivi non legate alla vendita dei beni godono di un notevole vantaggio relativo. Questo il caso della ricerca concernente la comprensione della societ: pu riv elarsi di estrema importanza, ma difficile o impossibile incorporarla in beni privati o brevettarla. Cos, le persone coinvolte nella produzione di questi tipi di beni debbono essere (a) o politicamente motivati (b) e/o debbono trarre piacere dal processo produttivo come tale (c) oppure debbono (anche) essere retribuiti da qualche organismo pubblico come l'Universit. Diverse combinazioni di tali ingredienti sono possibili, ma negli ultimi tempi la produzione della conoscenza di base si tutta concentrata in istituzioni universitarie o simili. Queste offrono ai ricercatori posizioni e beni posizionali. Gradi e carriere, riconoscimenti che stabiliscono la fama relativa dei ricercatori, accessi a riviste con differenti livelli di prestigio, sono tutte maniere tramite cui un bene pubblico quale "la comprensione dell'economia e della societ" pu essere ottenuto.

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Il problema sorge dall'incoerenza tra razionalit collettiva e individuale. Mentre l'interesse della societ e la reputazione collettiva della professione implicano che l'Economics dovrebbe implementare la comprensione di un campo di problemi, gli economisti sono individualmente (anche, e ta lvolta principalmente) interessati a sopravvivere e, possibilmente, a vincere nella competizione posizionale che si svolge dentro la loro professione. Cos, mentre un misto di abilit varie occorrerebbe per far avanzare la ricerca economica, non vi alcuna garanzia che gli economisti accademici li acquisiscano con i corrispondenti pesi "ottimali". Specialmente tra i giovani, la competizione posizionale spinge all'acquisizione di quegli skills che possono pi facilmente essere selezionati dai membri anziani della professione. I membri dei comitati di valutazione e i candidati hanno interessi convergenti nel minimizzare i costi di scrematura e di segnalazione e quindi privilegiano quelle abilit che possono meglio essere individuate. Ora, le varie abilit sono caratterizzate da differenti costi di scrematura e di segnalazione, i quali di solito sono minori quando si possono definire problemi che ammettono un'unica risposta. Al contrario, tali costi sono pi alti se il problema difficile da definire e ammette molte diverse interpretazioni. L'analisi matematica relativamente vicina al primo estremo, cos come il sapere storico vicino al secondo estremo. (Una ragione aggiuntiva per cui, ad esempio, la Storia delle teorie economiche viene esclusa dai programmi di PhD che, in un mondo connotato da una fiera competizione posizionale, essere un economista defunto rappresenta un serio svantaggio: non esistono modi coi quali gli economisti morti possano guadagnare influenza offrendo posizioni ad altri accademici). dunque possibile formulare, paradossalmente anche in linguaggio matematico, il "teorema" che la Matematica sovrautilizzata. A causa delle sue superiori propriet di scrematura e segnalazione, il decisione razionale autointeressato compir sforzi speciali per acquisire questo tipo di abilit (relativo ad una soluzione di first best, in cui l'informazione completa renda i costi di scrematura e di segnalazione irrilevanti). Qualcuno potrebbe sostenere che una soluzione di second best sarebbe di fatto una buona scelta per la nostra professione. In un mondo d'informazione costosa e incompleta, confrontarsi col first best ha poco senso, e la soluzione subottimale ci che possiamo ottenere. Questa difesa ignora per parecchi aspetti della realt. In primo luogo, la competizione posizionale tra gli economisti pu ben portare ad una spirale inflazionistica con la quale l'intensit dei segnali matematici continuamente rinforzata a spese delle altre abilit. In secondo luogo, una volta che i soggetti si concentrano su certe abilit perch meglio segnalano le loro capacit, essi proveranno sempre a sostenere che questo tremendamente utile per una migliore comprensione delle strutture reali che si suppone la comunit scientifica si propone di decifrare. Ancora pi importante, essi si accorgeranno che credere ci (e crederlo genuinamente!) li fa stare meglio. piuttosto crudo ammettere che si acquisiscano certi skills soltanto per vincere nella competizione posizionale. In terzo luogo, si afferma una selezione avversa. Coloro che meglio s'impadroniscono degli skills vincenti e che hanno meno interesse per gli scopi ultimi della comunit scientifica, tendono a conse-

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guire le posizioni pi elevate e invidiate. Il loro successo tende a sua volta a deviare l'attitudine media della professione. Infine, poich il processo largamente tacito ed inconscio, nuove consuetudini di pensiero emergono e i problemi che ci si proponeva di spiegare sono presto rimossi. Gli economisti che hanno segnalato le loro abilit superutilizzando la matematica, avranno una preferenza (e, in assenza di altre abilit acquisite, una necessit) di scremare gli altri sulla base degli skills che essi hanno accumulato. In questo quadro, possiamo chiederci: perch gli economisti si concentrano tanto sull'ipotesi di massimizzazione? Perch soltanto gli e conomisti possono risolvere i complicati problemi di ottimizzazione. In molti casi quella ipotesi non serve a descrivere linee di condotta effettive, bens a mostrare l'abilit matematica degli economisti.

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47. Economia delle istituzioni

Limiti e struttura della grande impresa

Le differenze tra le organizzazioni economiche possono essere attribuite a: ? ? Struttura informativa, cio al modo con cui sono raccolte ed elaborate le informazioni e ai canali tramite cui sono trasmesse; ? ? Struttura decisionale, cio al modo in cui vengono prese le decisioni, sia rispetto alle linee di condotta, sia rispetto alle persone a cui affidare compiti decisionali; ? ? Struttura degli incentivi, ossia quali incentivi sono offerti ai partecipanti e qual il monitoraggio del loro contributo. Consideriamo intanto due forme storiche della grande impresa: il modello unidivisionale (U- form) e quello multidivisionale (M-form). L'U- form prevede una gestione altamente accentrata dell'impresa. Le attivit sono suddivise in dipartimenti, ciascuno dei quali svolge solo una certa attivit. I capi di ogni dipartimento fanno riferimento ad un coordinamento centrale, cui spetta anche di conciliare gli obiettivi delle varie parti dell'impresa. Inoltre alla direzione spettano le scelte strategiche di lungo periodo.

DIREZIONE GENERALE

PRODUZIONE VENDITE ACQUISTI FINANZA R&S PERSONALE


poco flessibile, poich tutte le decisioni sono assunte da un unico centro; con l'ampliarsi della struttura ci causa una dispersione d'informazioni e una conseguente assunzione di decisioni errate. A ci va aggiunta una demotivazione dei quadri intermedi, poco coinvolti nella gestione. L'aspetto positivo sta nell'evitare le duplicazioni di costo associate ad ogni funzione. L'M- form prevede un decentramento della struttura manageriale attraverso la costituzione di divisioni o gruppi interni all'impresa, ognuno dei quali responsabile di un particolare settore (che si differenzia dagli altri per il segmento di mercato di cui si occupa o per il prodotto offerto). Viene cos concesso un certo grado di autonomia alle varie divisioni.

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Direzione generale Staff, Finanza Divisione operativa A Divisione operativa B Divisione operativa C

Produzione

Vendita

Amministrazione

Progettazione

Le divisioni sono accostate in parallelo, e ognuna ha una U- form. A) La responsabilit delle attivit spetta alle divisioni; ognuna centro di profitto e ha la pi ampia autonomia; B) Il centro filtra le informazioni delle divisioni, le consiglia e le controlla (auditing); quindi prende le scelte di lungo periodo; C) Inoltre il centro conserva alcune funzioni, o utili a tutti (finanza) o che danno identit all'impresa (relazioni esterne). Il punto decisivo la separazione tra attivit operative e strategiche. Queste ultime decidono come distinguere le divisioni, individuando subsistemi con interazioni interne forti, ed esterne deboli. Esempio: imprese verticalmente integrate, che producono pochi output, rendono poco conveniente la M-form. Il grado di "decomponibilit gerarchica" cruciale nella scelta tra U- form ed M-form. In sintesi, i vantaggi della M- form sono: ? ? Una riduzione degli oneri gravanti sulla direzione centrale, che pu meglio occuparsi della pianificazione di lungo periodo e del coordinamento dei vari settori; ? ? Un maggior coinvolgimento delle divisioni decentrate nella gestione d'impresa; ? ? Una minore perdita d'informazione nell'ambito della comunicazione intra- impresa, venendo ridotti i diversi passaggi da un livello all'altro; ? ? Una maggiore efficienza produttiva, poich ciascuna divisione pu meglio realizzare gli obiettivi delineati dagli organi direttivi centrali. ?? Prima del 1850, nelle imprese industriali le strutture gerarchiche erano semplicissime: un'unica persona, o un piccolo gruppo, assumeva i dipendenti e dirigeva le attivit. ?? Con le navi a vapore, la ferrovia e il telegrafo, pu aume ntare la scala delle attivit economiche. ?? Si rendono necessari supervisori e quadri intermedi.

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?? Sorgono nuove forme di finanziamento: i mercati azionari (e dunque le spa) e le imprese assicurative (di fronte a investimenti sempre maggiori). ?? Nascono le strategie collusive: gruppi e cartelli si accordano per mantenere alti i prezzi. Dopo lo Sherman Antitrust Act (1890), ai cartelli subentrano le fusioni. Nascono gli oligopoli di oggi. ?? Essi, con Henry Ford, adottano la U- form. il trionfo della Ford-T. ?? Nel 1921 la General Motors (GM) in crisi. Nel 1920 c' stata una recessione. La Ford ha ridotto del 25% il prezzo del modello T. La GM ha costi pi alti. Le sue vendite si riducono del 75%. Enormi scorte. Il 55% del mercato della Ford, l'11% dell'insieme dei modelli GM. Inoltre la GM dissipa risorse e capacit tra Cadillac, Buick, Oakland, Olds e Chevrolet che competono fra loro. ?? Arriva Alfred Sloan: la GM deve progettare auto diverse per segmenti differenti di mercato. Dalla Cadillac (di lusso), fino alla Chevrolet (con prezzo inferiore alla Ford-T). Occorre comb inare la differenziazione del prodotto con la coordinazione della progettazione. Esempio: i componenti principali (cuscinetti, radiatori, candele) sono prodotti in comune, poich il design delle varie auto abbastanza standardizzato. ?? Sloan crea una M- form: ogni divisione realizza e vende un tipo di auto. La direzione pianifica, coordina, si incarica delle funzioni legali, finanziarie e di ricerca. ?? Nel 1940 la quota di mercato della GM del 40%, quella della Ford del 16%. Negli anni seguenti la GM inizia a produrre dai camion agli utensili da cucina. ?? Intorno al 1950 la Toyota era un piccolo produttore confinato in Giappone. Pur avendo un basso costo del lavoro, soffriva di mancanza di capitale e di ridotta scala produttiva. ?? Sotto la guida di Taiichi Ohno, fu sviluppata una filosofia manageriale chiamata Kaizen (miglioramento). Essa tende ad apportare graduali, seppur minimi, miglioramenti al prodotto e al processo produttivo. Si contrappone agli approcci occidentali, che prevedono fasi nettamente distinte nellevoluzione organizzativa, caratterizzate da innovazioni nelle tecniche produttive o nella qualit dei prodotti. ?? In questa direzione, i circoli di qualit sono una tecnica di organizzazione aziendale incentrata su piccoli gruppi di lavoratori (in genere da 4 a 10) i quali, riunendosi al di fuori dellorario di lavoro, analizzano i problemi e suggeriscono soluzioni che rendano pi efficiente il processo produttivo. ?? Laltra tecnica il just- in-time. Nella produzione tradizionale, i manufatti lavorati da una ma cchina sono immagazzinati in attesa che la macchina successiva sia disponibile. Le scorte sono cos i "cuscini" che consentono ad ogni macchina di non subire ritardi e interruzioni. Col just- intime, per minimizzare gli sprechi e i costi, i materiali e i componenti devono pervenire al mo-

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mento opportuno sulla linea di produzione, evitando le attese. Cos: a) scorta zero (la produzione un flusso continuo); b) zero tempi di attrezzaggio (si producono famiglie omogenee di output che comportano tempi minimi per attrezzare le macchine quando si passa da una serie di prodotti ad un'altra); c) zero blocchi (massima affidabilit del flusso, coinvolgendo il personale a collaborare per prevenire guasti e a intervenire di persona quando ci possibile); d) difettosit zero (i pezzi difettosi vanno esclusi subito dal flusso). ?? Questo metodo, oltre a ridurre gli oneri, miglior la qualit degli output; rese pi addestrati e versatili gli operai e i tecnici; stabil pi stretti legami coi fornitori, ai quali comunicare le esigenze giornaliere. Inoltre la maggiore flessibilit degli impianti consent di riadattare gli stessi macchinari per la produzione di differenti autovetture. ?? Con i suoi impianti specializzati, la GM ridefiniva i suoi modelli ogni 12 anni; la Toyota ogni 6 anni. Mentre poi la GM era verticalmente integrata, la Toyota ricorreva a fornitori esterni non solo per gli inputs di base (acciaio, viti, tessuti per sedili), ma anche per altre componenti (luci, freni, carburatori). Cos la Toyota pot fissare relazioni di lungo periodo con pochi fornitori, pretendendo che essi elevassero la loro qualit con elevati investimenti specifici. ?? S'aggiunga che per Ohno la comunicazione che presiede al processo produttivo procede da valle a monte; parte dalle esigenze dettate dal mercato e risale verso l'impresa e i suo i subfornitori. ?? Il toyotismo, riducendo il divario tra i vari livelli gerarchici e rendendo pi snella lorganizzazione del processo decisionale e produttivo, sostituisce la M-form con il modello JJapanese. ?? La J- form (come espressione estrema del toyotismo) si basa sul coordinamento orizzontale: ogni membro stabile di unimpresa, in quanto titolare di una competenza, collegato, con un canale di comunicazione diretto, agli altri membri con cui vi sono le pi forti complementarit nella realizzazione di un output. Egli compone con loro una squadra interna. ?? Le decisioni operative (aggiustamenti di quantit, tempi, qualit) sono prese collegialmente. Poi, sono prese fra squadre poste in rapporti di input-output. Il vertice decide sulle strategie di fondo. ?? A differenza della M-form, la J- form d insomma ampio esercizio allimprenditorialit interna. ?? Con l'affermarsi della J- form, due sono le linee evolutive principali lungo cui si struttura l'impresa: 1] Quando le divisioni dell'impresa diventano tante, le si raccoglie in gruppi che assumono personalit giuridica autonoma. Nel gruppo organico (pi tradizionale, ossia pi legato alla logica della Mform) un'impresa-capo controlla le altre tramite partecipazioni azionarie incrociate. Il controllo di diritto si ha con pi del 50% delle azioni; ma il controllo di fatto (di fronte ad un azionariato frammentato) si ottiene con molto meno.

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2] Nel gruppo paritetico manca il controllore; le relazioni privilegiate si basano su passaggi dinformazioni, scambi di managers, scambi di semilavorati, di conoscenze tecnologiche, ecc. In Giappone si chiama Keiretsu un raggruppamento di societ finanziarie, commerciali ed ind ustriali caratterizzato da relazioni flessibili e informali fra i membri. Non esiste, infatti, alcun controllo verticale esercitato dalla holding, ma una semplice relazione di controllo reciproco e di alleanza priva di affiliazione giuridica. I vantaggi per ciascuno sono costituiti dalle economie di scala ottenute sviluppando le conoscenze o sfruttando le strutture di altre aziende collegate, ed il reciproco sostegno finanziario. Esempio: il gruppo Mitsubishi formato da 28 compagnie principali e da centinaia di consociate, e produce e vende migliaia di outputs diversi. I reciproci accordi proprietari sono secondari. Contano i frequenti incontri dei presidenti, la vicinanza dei luoghi in cui sorgono le imprese, lottenere i finanziamenti dalle stesse banche, le relazioni sociali tra i dipendenti. Cos, si creano con flessibilit join-venture per sfruttare le nuove opportunit. La join- venture unimpresa che nasce da un accordo tra pi imprese indipendenti per svolgere insieme unattivit specifica per un tempo limitato. Esempio: co-produzione di motori e veicoli industriali. Un altro contratto che lega gruppi o reti di imprese il franchising: unimpresa produce un bene o servizio; unaltra lo vende. Esempi: i venditori di auto, i negozi di abbigliamento, gli alberghi, le stazioni di rifornimento, i ristoranti. Chi detiene la licenza il proprietario, ma gestisce lattivit ut ilizzando il marchio del concessore. Questi riscuote un compenso, ma offre conoscenze, facilitazioni e prodotti; esercita inoltre un controllo qualitativo.

Il passaggio storico dalla U-form alla M- form e infine alla J-form si comprende meglio legandolo al passaggio dall'impresa monoprodotto all'impresa multiprodotto.

IMPRESA MONOPRODOTTO
Materie Prime Componenti

Sistemi

Assemblaggio finale

Clientela

Distribuzione

Esempio. La vicenda del gruppo industriale sudcoreano Lucky-Goldstar. Nasce come fabbrica di creme a uso cosmetico. Non trova coperchi di plastica adeguati per i vasetti, e comincia a produrli. Ma i coperchi da soli non sono redditizi, e produce anche pettini e spazzolini. Poi vent ilatori e gusci

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di apparecchi telefonici. Ma allora entra nell'elettronica. Peraltro, producendo plastica entra nella raffinazione del petrolio, e quindi in una compagnia di navigazione per trasportare il greggio. Ma met dei profitti di questa erano il premio pagato all'assicurazione; cos fonda una propria assicur azione, ecc. Esempio. I distributori di carburante vendono pure cibi e giornali, fanno officina e autolavaggio. In questi casi il motore costituito dalle economie di v ariet: la riduzione dei costi totali se una gamma di prodotti viene prodotta da una sola impresa, anzich da imprese diverse. Un elevato costo per acquisire la capacit di progettare, fabbricare o vendere una certa gamma di output, rende conveniente dedicarsi all' intera gamma.

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48. Economia delle istituzioni

Specializzazione flessibile e integrazione flessibile

Dagli anni 1970 vanno affermandosi modelli di organizzazione produttiva basati sulla flessibilit (rapido adattamento degli inputs, per cogliere le opportunit dell'innovazione tecnologica e dei me rcati segmentati e instabili). la crisi del modello fordista, che si basava sulla grande impresa: ?? Le imprese sono verticalmente integrate ( il processo che consente ad un'impresa di assumere il controllo di fasi produttive o distributive collegate a quella in cui opera; nell'un caso integr azione "a monte", nell'altro "a valle" o discendente); ?? La produzione di massa, ossia di beni standardizzati prodotti in grandi quantit con macchine specializzate al fine di sfruttare le economie di scala; ?? La manodopera scarsamente qualificata, e il lavoro parcellizzato in compiti semplici e ripetitivi. La gerarchia rigida: 1) management; 2) mansioni concettuali; 3) mansioni esecutive. Dove invece i beni sono a domanda frammentata e variabile (tessile, abbigliamento, mobilio), sopravvivono le piccole imprese. Sembra valido in generale l' assioma di asimmetria : tutto ci che fa la piccola impresa pu essere fatto dalla grande, ma non viceversa.
La presenza di importanti ed estese economie di scala - intese come economie "interne" di scala - il modo usuale per riferirsi al principio di asimmetria. Alle economie interne di scala si aggiungono economie di variet (scope, in inglese) e dinamiche che ribadiscono la superiorit del grande sul piccolo.

Il modello fordista viene spiazzato dal modello della specializzazione flessibile: ?? La produzione di massa rimpiazzata da quella a piccoli lotti (prototipi, macchinari e/o prodotti su misura); ?? La netta separazione tra impiegati e operai non specializzati rimpiazzata dalla cooperazione a tre livelli tra impiegati al vertice, lavoratori specializzati e lavoratori non specializzati; ?? I lavoratori specializzati, utilizzando esperienza e know-how, possono diventare piccoli imprenditori indipendenti; vi dunque una mobilit sociale prima assente; ?? Finch i beni sono standardizzati, la concorrenza verte sul prezzo; adesso verte sulla differenziazione del prodotto; ?? La produzione avviene in molte piccole e medie imprese, anzich in poche grandi fabbriche. Pi in dettaglio, la struttura industriale appare oggi composta da 5 tipi d'imprese:
(a) (b) (c) imprese di ogni dimensione appartenenti a grandi gruppi, nazionali o transnazionali; imprese giuridicamente autonome o semiautonome (esempio: partecipate delle imprese a) che operano per conto delle grandi imprese; popolazioni territorialmente agglomerate di piccole imprese, polarizzate da qualche grande impresa;

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(d) (e)

squadre d'imprese di un "distretto industriale"; imprese isolate, collocate in mercati di nicchia.

Consideriamo anzitutto le imprese (b) e (c). Esse nascono in processi di decentrame nto produttivo : alcune fasi della produzione vengono delegate a unit esterne. una figura di disintegrazione verticale dovuta a imperfezioni del mercato che rendono pi conveniente acquistare all'esterno semilavorati. Ci si verificato in Italia negli anni 1960, a causa delle notevoli differenze nel costo del lavoro tra piccole e grandi imprese. Ma il confronto competitivo tra (a) e (d). In alcune attivit (esempio: la filiera petrolchimica) vi netta superiorit, gi a livello tecnologico, della grande impresa verticalmente integrata. In molti altri casi, va esaminato il rispettivo vantaggio competitivo: i PRO e i CONTRO sia dal lato dell'offerta che della domanda. Il distretto industriale un'aggregazione territoriale di piccole e medie imprese, tutte coinvolte (a diversi livelli) nello stesso ciclo produttivo. Tale forma di organizzazione produttiva permette di scomporre il ciclo di produzione in diverse fasi, ciascuna delle quali affidata ad una piccola impresa, indipendente ma inserita in una rete locale di relazioni geografiche e produttive con le altre imprese del distretto; ci permette contemporaneamente un'alta flessibilit organizzativa ed economie di scala tali da rendere il prodotto finito altamente competitivo, anche rispetto a quello d'imprese di grandi dimensioni. Un'analogia pu illustrare il punto. Consideriamo un grande stabilimento industriale. Esso si suddivide in numerosi reparti semiautonomi, collegati in forma di reciproca complementarit nel processo di produzione di un unico output. Consideriamo quindi un territorio, in cui una popolazione di piccole imprese ripartisce al proprio interno le funzioni svolte nella grande fabbrica dai vari reparti. Anche qui possono crearsi collegamenti tra fasi complementari di un unico processo di produzione, in cui ciascuna fase assolta da un sottogruppo di piccole imprese autonome. Una piccola impresa se opera dentro un distretto ha pi opportunit di crescita potendo us ufruire di: ?? Una forte accumulazione di conoscenze sia a carattere tecnologico che gestionale, che costituiscono un background unico di patrimonio comune. Nel distretto vi un sapere contestuale, una conoscenza pratica alla von Hayek (vedi lezione 38), cio un saper fare diffuso, una "atmosfera industriale", un linguaggio condiviso che consente di adattare a casi specifici e nuovi il sapere tecnico-scientifico codificato. ?? La disponibilit di forza lavoro qualificata, grazie ad un know-how tecnico spesso maturato nella produzione artigianale.

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la forza degli "effetti di dimostrazione" (il vicino vede cosa fai, invidioso e ti imita subito): come esempio, si pensi alle botteghe artigiane e d'arte nella Firenze rinascimentale. ?? La riduzione dei costi di trasporto (in conseguenza della ristrettezza dellarea). ?? I minori costi di transazione. I rapporti tra imprese collocate nella stessa fase produttiva, intermedia o finale, sono di forte concorrenzialit. Le imprese stanno per in un'unica "rete", date le frequenti transazioni con altre imprese a monte e a valle. Tendono quindi ad accettare gli stessi prezzi sui "mercati interni" e a cooperare per aprire varchi nei mercati esterni. Concorrenza e cooperazione sono compresenti. Il cont enimento dei prezzi dei beni interni riduce i costi di produzione. Gli aspetti cooperativi riducono i costi di transazione. ?? In questi sistemi locali vi spesso una tradizione culturale solidaristica, che modera le richieste salariali e riduce l'opportunismo dei sottoposti. Dunque, anche per tale via, si rid ucono costi di produzione, di transazione e inoltre di governo. ?? Data l'importanza dei contatti "faccia-a-faccia", ogni agente pu disporre di una solida reputazione. Ci rafforza la cooperazione, rendendo credibili le strategie di punizione (vedi lezione 45). ?? La disponibilit di una buona rete di servizi che agevola sia lattivit produttiva che quella di collegamento coi mercati di sbocco. ?? La presenza di un positivo orientamento dellautorit pubblica verso unattivit produttiva fortemente concentrata suo territorio. In breve: per certi tipi di produzione, tutto quello che pu fare una grande impresa in termini di efficienza pu essere realizzato da una popolazione di piccole imprese specializzate per fase, purch contigue ed operanti in un contesto socialmente, culturalmente e istituzionalmente congeniale (G.Becattini - M.Bellandi). Tutti i vantaggi competitivi del distretto appena elencati riguardano quella parte dei rend imenti crescenti che non si spiega n con le economie interne di scala, n con le vere e proprie innovazioni (G.Becattini). Tale parte riconducibile alle economie esterne alla singola impresa, ma interne al distretto.

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Questo modello produttivo si affermato soprattutto nell'Italia del Nord-Est e Centrale. Pi in dettaglio, il distretto : ?? Un sistema locale di imprese piccole e medie, concentrato attorno ad aree urbane di dimensioni ridotte. ?? In esso prevale una particolare attivit manifatturiera (tessuti di lana nell'area di Prato; tessuti di seta a Como; piastrelle a Sassuolo; calze per donna a Castelgoffredo; macchine agricole a Reggio Emilia; ma pure il Baden-Wttemberg in Germania, la regione di Sakaki in Giappone, la Silicon Valley in California, la Route 128 a Boston o l'area di Cambridge in UK).
Le calze femminili di Castel Goffredo coprono il 40% dell'export manifatturiero mondiale di tali prodotti nel 1996; le piastrelle di Sassuolo il 38-40%; il tessile serico di Como il 24-26%; il tessile laniero di Prato il 19-20% e di Biella il 14-15%. Per quanto riguarda la quota di export nazionale, la componente distrettuale conta, nel 1995, per il 70,3% negli articoli di gioielleria e oreficeria, per il 66,2% nei tessuti vari, per il 59,5% nei prodotti della concia e del cuoio, per il 42% nelle calzature e borse, per il 34,4% nei mobili in legno, per il 58,4% nelle macchine ed apparecchi per l'industria tessile e del vestiario, per il 44,3% nelle macchine utensili per la lavorazione ceramica, del vetro, legno, plastica, per il 39,4% nella rubinetteria, valvolame, ecc, per il 34,6% nelle macchine e apparecchi per l'industria alimentare - per fare alcuni degli esempi pi significativi.

?? La rete d'imprese, collegate in rapporti non di gruppo, produce dunque lo stesso output o parti di esso. Ci richiede che il processo produttivo sia tecnicamente separabile, cos da consentire la specializzazione delle piccole imprese per fasi o componenti. questa una forma d'integrazione orizzontale : un processo di raggruppamento di imprese che operano nello stesso settore o in settori collegati. ?? Si tratta di produzioni soggette ad elevata variabilit quali-quantitativa della domanda, che richiede forme organizzative flessibili. Mentre per la "specializzazione flessibile", vista prima, riguarda l'impresa, qui abbiamo un' integrazione flessibile che coinvolge l'intero sistema locale. ?? Anzitutto, la flessibilit coinvolge le squadre d'imprese specializzate, costituite da un'impresa finale (interfaccia fra distretto e mercato esterno) e dal complesso (variabile) d'imprese che per
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essa lavorano. Nella squadra si ricombinano continuamente risorse e capacit delle varie imprese, consentendo sia di variare la quantit prodotta di un componente, sia di differenziarne la qualit. ?? In secondo luogo, la flessibilit distrettuale coinvolge le famiglie, le cui risorse in tempo (per il mercato del lavoro) e denaro (per il mercato dei capitali) appaiono pi flessibili che fuori distretto. Ad esempio, sono pi bassi i costi della mobilit del lavoro e i costi di finanziamento (che spesso autofinanziamento). In breve: i distretti tentano di cogliere i vantaggi della specializzazione, senza lasciarsi intrappolare nella specificit. Chiudiamo con un cenno ad alcuni limiti dei distretti. La ridotta dimensione delle imprese non permette di sviluppare al loro interno i servizi necessari all'innovazione e alla crescita della produttivit (formazione professionale, promozione delle esportazioni, smaltimento rifiuti industriali, R&S, ecc.). il distretto in grado di produrre questi servizi come beni collettivi? L'altra difficolt riguarda l'affermarsi dell'impresa-rete: si veda la lezione 47. Con le alte tecnologie e coi servizi di terziario legati alla informatica distribuita, alla formazione avanzata, alla R&S, diventano importanti sia alcune nuove infrastrutture fisiche (per esempio i collegamenti telematici con fibre ottiche), sia soprattutto i poli tecnologici. Si stanno cos formando distretti tecnologici in aree connotate da attivit produttive sempre pi immateriali. Esempio: il distretto informatico di Pisa e il ruolo del centro CNR e delle Universit. La via imboccata da molti distretti per uscire dalle loro difficolt una forte centralizzazione strategica, con l'aumento del ruolo delle imprese distrettuali di medie dimensioni e l'internazionalizzazione crescente dei processi produttivi, specie per le fasi pi "semplici" e/o pi facilmente controllabili dei loro processi tipici.

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APPENDICE Concludiamo questa lezione presentando altre forme di specializzazione e di integrazione flessibile, racchiuse tutte sotto il nome di economia non osservata: l'area delle attivit economiche non sogge tte, per motivi dive rsi, alla rilevazione statistica.
FORMALE LEG ALE INFORMALE ILLE GALE MONETARIO REGOLA MENTATO NON MO NETARIO PRIVATO Attivit cri- Attivit re- Attivit non AutoLavoro dominali tribuite per retribuite di produzione mestico transazioni reciprocit o (all'interno "normale" non regola- volontarie del nucleo mentate familiare) ESE MPI Furto; traffi- Baratto; la- Lavoro basa- Orti per l'au- Pulizia; cura co di droga; vaggio auto to su rapporti toconsumo; dei figli; frode da parte di di reciproci- attivit fai- preparazione bambini t; aiuto di da-te dei pasti vicinato; vari tipi di lavoro volontario o sociale NON

PUBBLICO Attivit for- Attivit mi- Attivit che mali pure ste formali / eludono la informali legislazione fiscale

Tutte le attivit produttive realizzate nel ris petto delle regolamentazioni esistenti

Attivit formali che contengono elementi informali: ad es. retribuzioni parzialmente "in nero"

Secondo lavoro (in nero); assunzione senza contratto; autoccupazione informale

Metodi produzione

di Prodotti

Orientamento al mercato

Ec. formale Ec. informale Nascosta Criminale


Domesticacomunitaria

Legali Illegali Illegali Legali

Legali Legali Illegali Legali


Economia formale 4

S S S No

3 Economia nascosta

2 Economia domestica e comunitaria

Nel 1800 e 1900, la tendenza stata quella delle linee 1 e 4; in futuro potremmo essere nel senso delle linee 2 e 3.

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Lavoro Fuori mercato

Beni e servizi 1

----------- -----7 3

4 Mercato
-----------------------------

5 2

Linea 1 = economia domestica Linea 2 = economia di mercato, privata e pubblica Linea 3 = settore di diretto intervento dello Stato Linea 4 = piccoli produttori autonomi Linea 5 = mercati paralleli e lavoro nero Linea 6 = economia comunitaria Linea 7 = economia domestica "colonizzata" dal mercato

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49. Economia delle istituzioni

L'economia digitale e immateriale

Come l'economia dei servizi ha soppiantato l'economia industriale lungo il XX secolo, cos l'economia digitale (o dell'informazione e della comunicazione) e immateriale impronter il XXI secolo. Diventano centrali le attivit e i mercati collegati alle reti digitali dell'informazione. La prima parte di questa lezione introduce ad alcuni aspetti dell'economia digitale; la seconda parte presenta il carattere immateriale di questa economia. COS' LA TECNOLOGIA DIGITALE Linformazione un segnale inviato da un dispositivo trasmittente a un dispositivo ricevente secondo un certo codice. Un caso semplice quello dell'alfabeto Morse, che comprende soltanto due segnali, il punto e la linea, e con il quale si pu tuttavia codificare qualsiasi messaggio. La trasmissione delle informazioni mediante due soli tipi di segnali (ad esempio impulsi elettrici di durata o intensit diverse) di applicazione frequente nei calcolatori e rappresenta il codice binario. Durante la trasmissione i segnali elettrici possono subire deformazioni per effetto di distorsioni e perch a essi si sovrappongono i rumori che tendono a mascherare l'informazione. Gli ingegneri distinguono tra codici digitali e codici analogici. I registratori e i vecchi telefoni usano codici analogici. I compact disk, i computer e i nuovi telefoni usano codici digitali. In un vecchio telefono, le variazioni di pressione che l'onda sonora del suono da trasmettere provoca nell'aria sono trasformate in variazioni di corrente elettrica. Dall'altra parte della linea, le variazioni di tensione sono riconvertite, mediante le vibrazioni di una membrana contenuta nell'auricolare del telefono, nelle corrispondenti onde di pressione, che riproducono il suono trasmesso. In un telefono digitale, solo due possibili tensioni (1 o 0) passano lungo il cavo. L'informazione non costituita dalle tensioni in s, ma dalla sequenza di valori 1 o 0. Anche se la trasmissione mediocre, il risultato all'altro capo della linea perfetto. Occorre un codice per tradurre, ad ogni microsecondo, il suono della voce in una seque nza numerica e la sequenza di nuovo in suono. In una registrazione analogica vi un sibilo di sottofondo. Se copiamo il nastro, e poi copiamo la copia, otteniamo infine un fischio orripilante. Coi telefoni analogici accade lo stesso fenomeno: i segnali si affievoliscono viaggiando lungo il cavo e devono essere riamplificati ogni 100 km circa, aumentando ogni volta la quota del rumore di fondo. Quando invece i segnali digitali vengono copiati o ripetuti non si distorcono. LE CARATTERISTICHE DEI PRODOTTI DIGITALI

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Esempi di prodotti informativi digitalizzati (e-product ) sono la musica, i film, i libri, i giornali, le informazioni finanziarie e gli spettacoli sportivi diffusi via Internet. Dal punto di vista degli acquirenti, essi hanno quattro caratteristiche: ?? Sono beni-esperienza. Come per il paradosso dell'informazione (lezione 36), l'utilit o la produttivit di questi beni o servizi pu essere valutata soltanto dopo il loro utilizzo. Normalmente, i consumatori di prodotti informativi sono disposti a pagare solo per prodotti non ancora noti. I produttori stimolano la curiosit rivelando parte dell'informazione, senza far venire meno la necessit di acquistarli: campioni gratuiti, visioni in anteprima, demo scaricabili, riassunti e recensioni sono tra gli strumenti di marketing. Queste offerte promozionali riducono il ricavo attuale ma aumentano la domanda futura e andrebbero realizzate fino alla quantit per cui la perdita marginale di ricavo pari al valore attuale del ricavo addizionale ottenibile in futuro. Un altro strumento la reputazione: al crescere della fiducia nell'impresa, cresce anche la domanda dei beni-esperienza che quell'impresa offre. ?? Hanno un sovraccarico informativo, nel senso che i consumatori dispongono di un'enorme quantit di informazioni e debbono attuare una costosa attivit di selezione delle informazioni utili o produttive. Su Internet, il divario tra informazioni offerte e usate immenso. In questa situazione, i servizi di ricerca e selezione delle informazioni hanno un elevato valore di mercato: si pensi ai "motori di ricerca" e ai "portali" (vere vetrine multimediali). Le banche-dati di chi contatta un sito- web sono un bene scarso e prezioso per le imprese: grazie ad esse, si possono contattare one-to-one i potenziali clienti. ?? Implicano costi di cambiamento, nel senso che la sostituzione di un fornitore con un altro pu comportare oneri elevati. I venditori spesso offrono servizi gratuiti per un periodo limitato, al fine di legare o vincolare i propri utenti. il lock-in effect (effetto chiavistello): gli utenti diventano prigionieri dei propri fornitori, in quanto, dopo aver familiarizzato con certe procedure tecniche, accettano di pagare un prezzo pur di non affrontare i costi del cambiamento. Si pensi al passaggio da un programma di e-mail all'altro: spesso, e appositamente, i due sono solo in parte compatibili; non riusciamo a conservare in memoria gli indirizzi, ecc. Come nella vicenda della tastiera QWERTY (lezione 25), siamo su sentieri path-dependent (condizionati dai punti di partenza): scegliamo un software quasi a caso, ma poi diventa difficoltoso cambiarlo. ?? Implicano esternalit di rete, nel senso che l'accesso ad una rete di un utente addizionale produce effetti positivi sugli utenti gi collegati.

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D1(n1)

D2(n2)

p1 A p2 B C

DD

q1

q'

q2

Non ha alcuna utilit l'accesso a una rete telefonica o di telefax se nessun altro collegato alla rete. L'uso di queste tecnologie diventa conveniente solo quando si raggiunge una massa critica di utenti. Ci spiega perch all'inizio certi e-product vengano perfino offerti gratis: si sta investendo nell' espansione della rete. Una volta raggiunta la massa critica, il prezzo aumenta. Nella figura, le curve di domanda D1(n1) e D2(n2) esprimono la domanda per un dato numero di utenti (n1 oppure n2) connessi alla rete. La riduzione del prezzo da p1 a p2 fa aumentare la quantit domandata da q1 a q' da parte degli utenti gi collegati alla rete (effetto prezzo), ma provoca anche un aumento del numero di utenti della rete da n1 a n2, cosicch la retta di domanda si sposta in D2, e la quantit domandata aumenta ulteriormente da q' a q2 (effetto esternalit di rete). In questo modo il prodotto ha, per gli n1 utenti gi connessi alla rete, oltre alla maggiore convenienza (per il minor prezzo), una maggiore utilit (perch si espande la rete). La curva di domanda dell' e-product DD; a causa delle esternalit positive di rete, DD pi elastica di D1 o D2, corrispondenti a un dato numero di utenti della rete. LA STRUTTURA DEI COSTI DEI PRODOTTI DIGITALI Gli e-product hanno elevati e indivisibili costi di produzione, ma modesti o perfino irrilevanti costi marginali di produzione-distribuzione. Come visto nella lezione 29, la prima copia del software Microsoft Windows costa 50 milioni di dollari; la seconda meno di 10 dollari in materiali. Le economie di scala sono quasi illimitate: la riproduzione dell' e-product non ha sostanzialmente limiti di capacit produttiva e disincent ivi di costo. Chiamiamo scala minima efficiente il livello di output che minimizza il costo medio, relativamente alle dimensioni della domanda. Nella figura a sinistra, CTp il costo totale indivisibile di produzio388

ne, mentre CTd il quasi nullo costo totale di distribuzione. La figura a destra mostra la corrispondente struttura dei costi medi AC e marginali MC: si salta da una scala minima efficiente di produzione alla successiva, con costi medi sempre decrescenti. CT CT1/q1, CTp AC, MC CT1 AC

CT

MC CTd q1 I MERCATI DEI PRODOTTI DIGITALI Essendo il costo marginale di produzione-distribuzione degli e-product quasi nullo, come possono le imprese che li vendono realizzare profitti positivi? Una risposta la tariffa a due scaglioni. Essa un prezzo composto da due parti: una quota fissa di accesso alla rete e una quota variabile commisurata alla quantit di prodotto utilizzato. La quota fissa consente di coprire i costi fissi della produzione e della gestione della rete. La quota variabile correlata al (modesto) costo marginale. Un esempio tratto dall'economia tradizionale il dilemma di Disneyland. Nel parco divertimenti, per semplicit, c' un solo gioco: l'ottovolante. Per semplicit, i potenziali clienti hanno stessi gusti e stesso reddito: formano cio un gruppo omogeneo con un unico prezzo di riserva. La disponibilit a pagare misurata dal surplus del consumatore. Scopo del monopolista di massimizzare il profitto appropriandosi del surplus. Egli fissa un prezzo pi basso per accedere all'ottovolante ed uno pi alto per accedere al luna park: l'uno pari al costo marginale MC dei giri sul gioco; l'altro va a inc idere sul surplus. Quando, come per Disneyland e come per gli e-product , il MC pi basso del costo necessario a far pagare un biglietto per ogni giro sull'ottovolante, l'offerente massimizza il guadagno imponendo un biglietto di entrata tale da assorbire l'intero surplus dei consumatori, mentre l'accesso ai divertimenti gr atuito. Applichiamo questa procedura all'economia digitale. La domanda dei clienti DD. Se l'impresa (grazie alle informazioni acquisite attraverso i contatti on line) conosce la domanda individuale di un gruppo specifico di clienti, pu stabilire una tariffa fissa di accesso ai suoi prodotti all'incirca q1

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corrispondente alla differenza tra prezzo di riserva e prezzo effettivo unitario p*: essa nella figura pari a T*. Cos massimizza il profitto ponendo p*=MC (con MC = 0, o quasi), e stabilendo una tariffa d'accesso pro capite (calcolata come indicato sotto) tale da catturare l'intero surplus dei clienti, cio l'intera area tra la curva DD e il livello p*. p

p di riserva del gruppo di potenziali clienti

T* = p riserva - p*

Surplus dei clienti = BasexAltezza/2 = T*xq*/2 DD T* Biglietto d'ingresso pro capite = (T*xq*/2) / numero utenti

A* p* q*

MC

Un'altra strategia di prezzo si basa sulla proliferazione della variet: si moltiplicano deliberatamente le varianti qualitative di un prodotto al fine di mascherare la discriminazione del prezzo. Talvolta si offre una versione del prodotto di qualit assai scadente allo scopo di far sopravvalutare la qualit della versione superiore. Infine, la vendita per pacchetti di prodotti (i bundling) offre congiuntamente pi prodotti al fine di aumentare il ricavo senza esplicitamente discriminare il prezzo. Esempio. L'accesso ai canali televisivi tematici costa un abbonamento. Se l'offerente conoscesse i prezzi di riserva di Edoardo e Camilla, realizzerebbe un ricavo totale di 32 (=6+10+6+10). Ma non li conosce. Se applica un prezzo unico di 10 per canale, avr un utente per il canale sportivo ed uno per il canale di news, con un ricavo di 20. Se il prezzo unico 6, avr due utenti a canale e un ricavo di 24. Se invece offre il pacchetto inscindibile, Edoardo e Camilla si dichiarano pronti entrambi a pagare 16: l'impresa ottiene lo stesso ricavo che se avesse attuato la discriminazione perfetta del prezzo. Edoardo Camilla Notizie 6 10 LA FISSAZIONE DI STANDARD Uno standard la specificazione tecnico-normativa di comportamenti in una particolare rete. Esso fissato di solito al termine di un'aspra competizione economico-politica: Sony ad esempio fece inSport 10 6

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vestimenti enormi nella tecnologia Betamax per la registrazione di videocassette, ma vinse lo standard VHS. Una volta imposto uno standard, la competizione slitta in rivalit all'interno dello standard adottato. Ci in genere sfocia o in un oligopolio con un'impresa dominante (Microsoft, Intel) o in una struttura di mercato di concorrenza monopolistica, con imprese insediate in nicchie di mercato. L'ECONOMIA IMMATERIALE Nelle lezioni del primo modulo abbiamo sempre considerato equivalenti i beni e i servizi. Essi presentano tuttavia caratteristiche diverse e spesso contrapposte:
INDUSTRIA SERVIZI Il prodotto generalmente concreto (materiale) Il servizio immateriale Avviene un trasferimento di propriet quando si effettua Di solito la propriet non trasferibile un acquisto Il prodotto pu essere venduto Il prodotto non pu essere venduto Il prodotto pu essere mostrato prima dell'acquisto Di solito il prodotto non pu essere mostrato in modo efficace (non esiste prima dell'acquisto) Il prodotto pu essere immagazzinato dai venditori e dagli Il prodotto non pu essere immagazzinato acquirenti Il consumo preceduto dalla produzione Di solito produzione e consumo coincidono La produzione, la vendita e il consumo avvengono in luo- La produzione, la vendita e il consumo avvengono spesso ghi diversi nello stesso luogo Il prodotto pu essere trasportato Il prodotto non pu essere trasportato (per i "produttori" spesso possono muoversi) Solo il venditore produce L'acquirente/cliente prende parte direttamente alla produzione possibile solo un contatto indiretto tra azienda e cliente quasi sempre necessario un contatto diretto tra azienda e cliente Il prodotto pu essere esportato Normalmente il servizio non pu essere esportato, ma pu esserlo il sistema di erogazione del servizio

Anche in seguito all'avvento dell'economia digitale (dell'informazione e della comunicazione), non siamo di fronte ad un semplice passaggio dall'industria al terziario (residualmente identificato come ci che non agricoltura e non industria). Piuttosto, si verifica una crescente compenetrazione tra produzione di beni materiali e produzione di servizi. il passaggio dal prodotto al prodottoservizio, gi accennato nella lezione 23 sulla concorrenza monopolistica. Una parte di servizi (quelli pi routinari e meno qualificati, ad es. il lavoro d'immissione e elaborazione dati su calcolatore) subisce un processo di "industrializzazione" nei ritmi, nell'intensit del lavoro, nella riduzione degli spazi di autonomia del lavoratore. Al contrario, tanto i servizi interpersonali (basati prevalentemente sul rapporto diretto, da persona a persona: dai servizi sociali all'industria del turismo, fino a includere l'intera industria digitale dell'informazione e della comunicazione) quanto i servizi simbolico-analitici (attivit e consulenze relative all'individuazione e soluzione di problemi e all'intermediazione strategica, nei pi vari campi dell'economia) mettono al centro la performance individuale. In tal maniera, le dimensioni immateriali (conoscenza, informazione, si-

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gnificati) e sociali (interazione, cooperazione, comunicazione) assumono un peso preminente rispetto a quelle materiali nella determinazione del valore finale del prodotto-servizio fornito.

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50-51. I dati macroeconomici

Conti economici nazionali e indicatori macroeconomici

Le statistiche offrono un quadro sintetico dello stato dell'economia. Questa lezione sar dedicata ad alcuni tra i principali indicatori economici utilizzati da economisti e policy-maker : il prodotto interno lordo (PIL), l'indice dei prezzi al consumo (IPC), il tasso di disoccupazione, il tasso d'inflazione e il tasso d'interesse. Col PIL si cerca di riassumere, in un unico numero, il valore in unit monetarie dell'attivit economica. Esso : ?? Sia il reddito totale di tutti gli operatori dell'economia italiana; ?? Sia la spesa totale in beni e servizi prodotti in Italia, utilizzando tanto risorse italiane quanto risorse straniere. Quindi tutto ci che viene prodotto in una filiale italiana dell'IBM, compresi i profitti, rientra nel nostro PIL; mentre i profitti ottenuti dagli stabilimenti della FIAT in Polonia non fanno parte del PIL italiano. Le due facce del PIL (reddito e spesa) coincidono per definizione. Infatti, come si calcola il valore di mercato di un abito? O stabilendo quanto spende il consumatore, oppure sommando i salari, gli interessi, le rendite e i profitti derivati dalla sua produzione. I due procedimenti sono modi diversi di guardare alla stessa realt: ci che viene speso per l'acquisto di un bene viene percepito sotto forma di reddito da coloro che hanno contribuito alla sua produzione. Il profitto ci che assicura sempre l'eguaglianza dei due calcoli. Esso, infatti, ci che rimane dopo la vendita del prodotto dopo che si sono pagati i costi degli altri fa ttori. Quindi il profitto , per definizione, il residuo che eguaglia il flusso delle remunerazioni al flusso dei beni. Si immagini un'economia che produce un solo bene, il pane, mediante un solo input, il lavoro. La figura illustra tutte le transazioni che avvengono tra famiglie e imprese. Il circuito interno rappresenta i flussi del lavoro e del pane. Il circuito esterno rappresenta i corrispondenti flussi di denaro.

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Reddito (in euro) Lavoro

FAMIGLIE

IMPRESE

Beni (pane) Spesa (in euro)


Il PIL misura il flusso di denaro in questa economia. O guardiamo al flusso di denaro dalle imprese alle famiglie (reddito), o, in modo equivalente, al flusso di denaro dalle famiglie alle imprese (spesa).

Il flusso degli scambi tra famiglie e imprese


Investimenti Produzione

Domanda di consumo

Reddito

Risparmi Le imprese decidono la produzione, pagano i redditi alle famiglie che domandano beni di consumo (le frecce indicano i flussi monetari i flussi di beni e servizi vanno in direzione opposta)
Da questo flusso si hanno perdite (i risparmi che escono dal circuito) e immissioni (gli investimenti decisi dalle imprese)
12

394

Esiste una terza definizione del tutto equivalente alle altre: il PIL la somma dei valori aggiunti di tutte le imprese che producono in Italia nell'anno.

RICAVI, COSTI E VALORE AGGIUNTO DEL PANE


Stadio di pro- Ricavi da ve n- [Sottrazione] duzione dite (1) Grano Farina Pasta cotta Pane consegnato Somma del Valore aggiunto 8 11 20 30 69 Costo dei beni [Uguale a] intermedi (2) 0 8 11 20 39 = = = = = Valore aggiunto (salari, profitti, ecc.) 3 = (1) - (2) 8 3 9 10 30

Nel misurare il PIL occorre evitare le duplicazioni, cio il doppio conteggio delle stesse voci. Ad esempio, se includiamo nel PIL il valore delle automobili prodotte, non dobbiamo includervi anche il valore dei pneumatici venduti ai fabbricanti di auto, che gi compreso in quello delle auto. A tale scopo ci si concentra sul valore aggiunto di ciascuna impresa: Il valore aggiunto l'incremento di valore conferito ad un bene durante una fase produttiva. Detratto il costo di tutti i beni intermedi, il valore aggiunto non che il contributo al valore della produzione degli inputs impiegati dall'impresa. Nella Tabella si vedono le tre definizioni di PIL: il valore del bene finale (il pane) 30;

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i costi degli inputs danno 30; la somma del valore aggiunto pure 30.

Quando diciamo che il PIL il flusso di denaro di un'economia, dobbiamo meglio distinguere tra due tipi di variabili quantitative: di stock e di flusso. Uno stock una quantit misurata in un determinato momento nel tempo, mentre un flusso una quantit misurata su un dato periodo di tempo. Ad esempio, l'acqua contenuta nella vasca da bagno uno stock, mentre l'acqua che esce dal rub inetto un flusso. Le unit in cui misuriamo stock e flussi sono differenti: la vasca contiene 200 litri, mentre dal rub inetto escono 20 litri al minuto. Tra stock e flusso vi una precisa relazione: lo stock l'accumulo del flusso, mentre il flusso la variazione dello stock. Alcuni concetti economici: ?? La ricchezza uno stock; il reddito e la spesa sono flussi. ?? Il numero dei disoccupati uno stock; il numero di quelli che perdono il posto di lavoro un flusso. ?? La quantit di capitale uno stock; l'ammontare degli investimenti un flusso. ?? Il debito pubblico uno stock; il disavanzo pubblico un flusso. Determiniamo adesso il PIL dai suoi due lati.

Lato dei redditi Ammortamenti Pi Imposte indirette Meno Contributi alla produzione Pi Salari Pi Profitti Pi Rendite Pi Interessi ________ PNL Pi o Meno Redditi netti dall'estero __________________

Lato della spesa Consumi (C) Pi Investimenti lordi (I) Pi Spesa pubblica (G) Pi Esportazioni nette (NX) ______________________ PIL

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PIL Dunque, dal lato della spesa abbiamo: 1) I consumi delle famiglie: la spesa per beni di consumo durevoli, non durevoli e servizi. 2) Gli investimenti interni lordi del settore privato. Comprendono l'acquisto di utensili, macchinari e impianti; le costruzioni; le variazioni delle scorte. N.B. Anche la costruzioni di case d'abitazione rientra fra gli investimenti. Infatti anche le case sono beni d'investimento, che producono un reddito. In un certo senso, il proprietario d la casa in affitto a s stesso, e il reddito corrispondente detto rendita imputata. Essa non misurata da una trans azione di mercato e va stimata. Infine, le variazioni delle scorte sono quote di prodotto non consumate, e questa proprio la definizione di investimento. Sottolineiamo che per investimento s'intende la costruzione o la fabbricazione di nuovo capitale fisso. Se si rivende un'attivit gi esistente, ci non un investimento. Parlando d'investimenti lordi si intende la produzione di tutti i beni d'investimento, incluso il rimpiazzo del capitale fisso. 3) La spesa pubblica (G): tutte le spese del settore pubblico, tranne i trasferimenti (sussidi e pensioni), poich ad essi non corrisponde alcuna attivit produttiva corrente. 4) Le esportazioni nette (NX): sono la differenza tra la spesa degli stranieri per l'acquisto di beni e servizi italiani (esportazioni) e la spesa degli italiani per l'acquisto di beni e servizi stranieri (importazioni). 5) Quindi PIL = C + I + G + NX Invece dal lato del reddito abbiamo: 1) Tutti i redditi percepiti dalle famiglie. 2) L'ammortamento dei capitali fissi. Esso esprime la perdita di valore che un bene capitale subisce nel corso della sua utilizzazione. Ossia, una quota del PIL deve essere accantonata per sostituire i macchinari e gli impianti che sono stati consumati per produrlo. 3) Le imposte indirette. Le imprese le trattano come costi e le aggiungono ai prezzi dei prodotti venduti. Una parte del valore della produzione annuale quindi costituita da imposte indirette. 4) I contributi alla produzione. Essi vanno sottratti poich, come nel caso di certi beni di prima necessit e di certi servizi pubblici, mantengono il prezzo a un livello inferiore al livello di mercato.

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5) I redditi netti dall'estero. Essi si calcolano sottraendo i redditi versati in Italia a cittadini stranieri dai reddit i percepiti da cittadini italiani che si trovano all'estero. Quindi questa voce pu essere sia positiva che negativa. Vediamo ora la differenza tra PIL e Prodotto nazionale lordo (PNL). Il PNL esprime il valore totale di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un anno dai soggetti residenti, indipendentemente dal fatto che tali beni siano stati prodotti all'interno o all'estero. Il PIL misura il valore totale di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti all'interno di un sistema economico in un anno. Se un cittadino tedesco sta temporaneamente in Italia, il reddito che qui guadagna entra nel PIL it aliano; non fa per parte del PNL italiano. Se un italiano guadagna in Germania, contribuisce al PNL ma non al PIL dell'Italia.

NX G

Redditi net-

/////////////////////////////// /////////////////////////////// Redditi da


Imposte ind. ///////////////////

ti dall'estero Ammortamenti ////////////////////////////////////////

Interessi e Rendite Profitti

I PNL PIL C PNN Reddito Nazionale

Redditi da propriet

Redditi da lavoro dipendente


Altre misure del reddito spesso usate: Prodotto nazionale netto (PNN) = PNL - ammortamenti L'ammortamento rappresenta circa il 10% del PNL. Reddito nazionale = PNN - imposte indirette Questo tipo d'imposte costituisce circa il 10% del PNN. L'ammontare di reddito ottenuto da famiglie e imprese non societarie:

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Reddito personale = Reddito nazionale - Profitti societari - Contributi previdenziali - Interessi netti + Dividendi + Trasferimenti delle amministrazioni pubbliche alle persone + Redditi personali da interessi Importante infine il Reddito personale disponibile = Reddito personale - Imposte sui redditi personali e altri pagamenti alle amministrazioni pubbliche. Rispetto allo schema in cui l'economia produce soltanto pane, quando i prodotti sono tanti ci serviamo del prezzo di mercato come misura del loro valore, in quanto il prezzo riflette quanto la gente disposta a pagare per ogni bene. Quindi, se le 4 mele costano 0,5 e le 3 arance 1, il PIL : PIL = (0,5 x 4) + (1 x 3) = 5 Questa misurazione, basata sui prezzi di vendita, include l'onere delle imposte indirette e l'effetto in direzione opposta dei contributi alla produzione. Se questi elementi sono tolti, il PIL viene valutato al costo dei fattori, in quanto si considerano solo i flussi monetari destinati agli input. ____________________________________________________________________ La contabilit nazionale esprime alcune importanti identit (espressioni algebriche necessariamente vere). Abbiamo visto che PIL = C + I + G + NX. Essa un'identit, dato che alla spesa a sinistra corrisponde sempre qualche componente del reddito a destra. Per semplicit, siamo ora in un'economia chiusa, in cui sono nulle importazioni ed esportazioni: togliamo la voce NX. Scriviamo PIL = Y = C + I + G. Da cui: Y - C - G = I. Quello a sinistra il risparmio S, per cui: S = I. Essa indica che per l' economia nel suo complesso il risparmio dev'essere pari all'investimento. Dobbiamo distinguere tra investimento programmato (che non sempre pari a S) ed investimento effettivo (che per definizione dev'essere eguale a S). Il secondo la somma del primo e di quello non programmato (la variazione imprevista delle scorte). L'investimento non programmato funge da equilibratore, che fa sempre coincidere la somma risparmiata e quella investita. Siano T le entrate tributarie (al netto dei trasferimenti verso le famiglie). Possiamo scrivere: S = Y C - G = (Y - T - C) + (T - G), dove la prima componente il risparmio privato (la quota di reddito che resta alle famiglie dopo aver pagato consumi e imposte) e la seconda il risparmio pubblico (la differenza tra entrate tributarie e acquisti pubblici). Se T maggiore di G si ha un avanzo di bilancio; in caso contrario un disavanzo di bilancio.

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____________________________________________________________________ Fin qui ci siamo riferiti al PIL nominale, che la somma delle quantit di beni e servizi finali moltiplicate per i loro prezzi correnti. Il termine nominale si riferisce alle grandezze espresse nella valuta del paese di riferimento. Dalla definizione stessa, chiaro come il PIL nominale cresca per due ragioni; la prima che la produzione di beni cresce nel tempo, la seconda che il prezzo di molti beni aumenta nel tempo. Se dobbiamo misurare la produzione, abbiamo bisogno di eliminare leffetto prezzi. Ci chiediamo: quale sarebbe il valore dei beni e servizi prodotti quest'anno, se li valutassimo ai prezzi di un certo anno passato? Stimiamo cio il valore dei prodotti correnti a prezzi costanti, per calcolare quanto il livello della produzione effettivamente cambiato nel tempo. Scegliamo un anno come base e usiamo i prezzi dei beni di quell'anno per valutare la produzione di quei beni in ogni anno. Scegliamo come anno-base il 1992. La nostra economia produce solo mele e arance. Abbiamo: PIL reale 2001 = (prezzo mele 1992 x quantit mele 2001) + (prezzo arance 1992 x quantit arance 2001) Analogamente: PIL reale 2002 = (prezzo mele 1992 x quantit mele 2002) + (prezzo arance 1992 x quantit arance 2002)

PIL nominale (P'Q' + P"Q") Definiamo adesso il deflatore del PIL = ---------------- x 100 = ------------------- x100 PIL reale (P' 92Q' + P"92Q")
Dove P' e Q' riguardano le mele; P" e Q" riguardano le arance nel 2001. Esso una misura dell'inflazione. Confrontiamo infatti il valore del PIL 2001 espresso ai prezzi del 1996, con il valore dello stesso aggregato espresso ai prezzi del 1992. Riferendosi a tutti i prezzi prodotti nell'economia, il deflatore un indice di prezzo a base larghissima. Se il PIL misura quanto il sistema economico produce effettivamente, esso anche utile per conoscere che cosa il sistema potrebbe produrre se lavoro e macchinari fossero utilizzati pienamente. La misura il PIL potenziale: il divario tra i due una misura di quanto lontano l'economia si trovi dalla Frontiera delle possibilit produttive (FPP), che abbiamo presentato nella lezione 4. Il PIL ormai ribattezzato il "prodotto ingannevole lordo": esso misura l'andamento di un'economia, non il suo livello di benessere. Esso infatti misura la sola attivit economica che passa dal mercato.

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?? Molti fattori potrebbero incrementare il benessere di ampi gruppi (al limite, dell'intera collettivit) senza accrescere il PIL reale: si pensi alla pace, alla riduzione del rischio di carestie o all'aumento dell'aspettativa media di vita. ?? Il PIL, tenendo conto delle sole transazioni che figurano nel conto profitti e perdite delle imprese, sottostima il prodotto reale di una societ: si pensi al l a voro delle casalinghe o allo scienziato che scrive un articolo senza ricevere un compenso. (Se una libera professionista sposa il proprio giardiniere, da quel momento il lavoro svolto nel suo giardino non avverr pi a pagamento e il valore del servizio non apparir pi nel PIL). ?? L'economia sommersa non registrata (si veda appendice a lezione 48). ?? Il maggior benessere legato all'aumento del tempo libero, o la soddisfazione che possiamo trarre dal nostro lavoro, non sono inclusi nel PIL. ?? Il miglioramento della qualit dei prodotti, che pure influenza il nostro benessere, non rilevato dal PIL. ?? Il PIL indica solo un ammontare complessivo; non dice nulla dei cambiamenti nella composizione del prodotto sociale (+ burro, - cannoni) e nella sua distribuzione tra le famiglie (+ equit). ?? La fornitura pubblica di beni e servizi valutata al costo di produzione. Cos il contributo al PIL dell'elefantiaca Regione Toscana misurato dagli stipendi anche di quelli che non fanno nulla ?? Una misura pi significativa del benessere il prodotto pro capite. Pu darsi invece che il PIL cresca a ritmo sostenuto, ma che la popolazione aumenti pi rapidamente, cos che il tenore di vita individuale diminuisca.

?? I costi esterni derivanti dalla produzione del PIL (degrado ambientale) non vengono detratti.
Se un'impresa inquina un fiume e il governo spende per risanarlo, la spesa pubblica si aggiunge al PIL, mentre il costo dell'inquinamento non viene detratto! (Si veda lezione 74).

Lo Human Development Index (HDI), elaborato dallo United Nations Development Program (UNDP) con l'aiuto di Amartya Sen e Gustav Ranis, comprende quattro indici diversi: il PIL reale pro capite, l'aspettativa di vita alla nascita, l'iscrizione a scuola e l'alfabetizzazione da adulti. L'idea che la crescita economica dovrebbe migliorare la salute e l'istruzione degli individui, oltre a go nfiarne i portafogli. ____________________________________________________________________

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La redazione dei conti economici nazionali avviene secondo il SEC o Sistema europeo dei conti economici integrati.

ENTRATE
CONTO DELLE RISORSE E DE- PIL
GLI IMPIEGHI

USCITE
Consumi finali interni Investimenti fissi lordi Variazione delle scorte Esportazione di beni e servizi

Importazioni

CONTO DELLA DISTRIBUZIONE PIL ai prezzi di mercato


DEL PIL

CONTO DEL REDDITO

Redditi da lavoro dipendente Imposte dirette Contributi alla produzione Risultato lordo di gestione Contributi alla produzione Risultato lordo di gestione Redditi da capitale e impresa all'eRedditi nazionali da lavoro dipen- stero Trasferimenti all'estero dente dei residenti Reddito nazionale lordo disponib iRedditi da capitale e impresa dalle Ammortamenti l'estero Reddito nazionale netto disponib iImposte indirette le Trasferimenti correnti dall'estero Risparmio nazionale lordo Ammortamenti Risparmio nazionale netto Investimenti lordi Operazioni in conto capitale col resto del mondo Accreditamento o indebitamento

CONTO DI UTILIZZAZIONE DEL Reddito nazionale lordo disponib i- Consumi finali nazionali
REDDITO

le

CONTO DELLA FORMAZIONE Risparmio nazionale lordo


DEL CAPITALE

Operazioni in conto capitale

Il conto delle risorse e degli impieghi (o Bilancio economico nazionale) esplicita come le risorse (beni e servizi prodotti in Italia + beni e servizi importati) vengono ripartite fra i possibili impieghi. Il conto della distribuzione del PIL indica il modo in cui il reddito na zionale, valutato a prezzi correnti, viene ripartito fra i fattori produttivi. Il conto del reddito rappresenta il modo attraverso cui si forma il reddito nazionale netto disponibile valutato a prezzi correnti. Il conto di utilizzazione del reddito evidenzia il modo in cui il reddito nazionale lordo disponibile, valutato ai prezzi correnti, viene ripartito fra consumo e risparmio. Infine, il conto della formazione del capitale mette in luce il modo con cui il risparmio lordo investito (per investimenti interni o esteri?). ____________________________________________________________________ Come aggregare i tanti prezzi in un singolo indice che misuri le variazioni del costo della vita, o del livello generale dei prezzi?

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Una media semplice sarebbe distorcente: la gente consuma pi pollo che caviale, e al prezzo della carne di pollo va assegnato un peso maggiore. Consideriamo quindi un paniere di beni e servizi acquistato da un consumatore tipico. Esempio: egli compra 5 mele e 2 arance al mese. L' indice dei prezzi al consumo :

(5xprezzo corrente mele) + (2xprezzo corrente arance) IPC = -----------------------------------------------------------------(5xprezzo mele 1992) + (2xprezzo arance 1992)
Esso indica quanto costa oggi acquistare quel paniere relativamente a quanto costava nell'annobase. In Italia vi l'IPC per l'intera collettivit e l'IPC per le famiglie di operai e impiegati (detto "indice del costo della vita"). Abbiamo poi l'Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali (riferito al primo stadio della commercializzazione) e l'Indice dei prezzi praticati dai grossisti. Il deflatore del PIL e l'IPC hanno tre differenze: ?? Il deflatore misura il prezzo di tutti i beni e servizi prodotti, mentre l'IPC misura solo i prezzi di quelli acquistati dai consumatori finali. ?? Il deflatore considera solo i beni prodotti all'interno del Paese. L'aumento di prezzo di una Renault prodotta in Francia ma venduta in Italia influenza invece l'IPC. ?? L'IPC assegna pesi fissi ai prezzi dei beni, essendo calcolato su un paniere fisso di beni, mentre il deflatore d pesi variabili, permettendo al paniere dei beni di cambiare nel tempo col modificarsi della composizione fisica del PIL. ____________________________________________________________________ L'inflazione un aumento persistente del livello generale dei prezzi, con conseguente riduzione del potere d'acquisto della moneta. Il livello generale dei prezzi un indicatore fornito dalla media di tutti i prezzi, ponderati con le quantit commerciate. L'IPC l'indicatore pi noto. Se ad esempio l'anno-base di riferimento nel 1994 l'anno 1987, all'IPC del 1987 attribuito il valore 100. Se pertanto nel novembre 1994 l'IPC ha valore 145,3, ci significa che il paniere di beni e servizi che nel 1987 costava 100, costa oggi 145,3. Il tasso d'inflazione il tasso percentuale a cui crescono i prezzi in un dato periodo. Normalmente misuriamo l'inflazione annua, ma spesso guardiamo anche a quella mensile o trimestrale. Calcoliamo il tasso tra il 1999 e il 2000:

IPC nel 2000 - IPC nel 1999


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Tasso d'inflazione nel 2000 = ----------------------------------- x100 IPC nel 1999


Raramente, i prezzi possono diminuire: dal 1865 al 1896, nel 1920-21 e 1929-33. In questi casi si ha deflazione. ____________________________________________________________________ L'interesse il compenso che spetta a chi presta una somma di denaro. Il tasso d'interesse (i ) il rapporto percentuale, calcolato su un periodo, tra l'interesse (I ) pagato, cio la differenza tra la somma rimborsata al termine del periodo e il capitale prestato, e il capitale inizialmente prestato (C). Il simbolo t indica il tempo: 1, 12, 360 a seconda che si determini su base annua, mensile o giornaliera.

I 105 - 100 i = ---------- = -------------- = 0,05 Cxt 100


Se sono prestati 100 euro e dopo un anno il rimborso di 105, il tasso del 5%. Il tasso d'interesse reale misura il rendimento di un prestito sottraendo al tasso d'interesse nominale il tasso d'inflazione atteso. Nell'esempio di prima, se il tasso atteso d'inflazione del 10%, per assicurare al creditore un guadagno reale del 5%, il tasso d'interesse nominale sar del 15%. ____________________________________________________________________ Un aspetto cruciale del rendimento di un'economia sta nella sua capacit di utilizzare appieno le risorse disponibili. La principale risorsa sono i lavoratori.

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Le forze di lavoro sono costituite dal numero totale di persone adulte (tra i 15 anni e l'et pensionabile, esclusi gli studenti a tempo pieno) che sono occupate o disoccupate. Gli occupati hanno un posto di lavoro; i disoccupati non lo hanno ma lo stanno attivamente cercando.

Disoccupati Il tasso di disoccupazione (U) : U = ------------------- x 100 Forze di lavoro


Invece il tasso di partecipazione alle forze di lavoro la percentuale della popolazione adulta appartenente alle forze di lavoro:

Forze di lavoro Tasso di partecipazione o di attivit = ------------------------------ x 100 Popolazione adulta


Queste statistiche sono calcolate sia per l'intera popolazione, sia con riferimento a diversi gruppi demografici: uomini e donne, bianchi e neri, giovani e anziani. L'Istat considera una persona in cerca d'occupazione se: 1) priva d'impiego al momento dell'intervista; 2) ha effettuato nei 30 giorni prima almeno un'azione di ricerca; 3) si dichiara disponibile ad accettare un nuovo lavoro entro due settimane. Il tasso di disoccupazione normalmente presente in un'economia che produce il suo PIL potenziale, detto tasso naturale di disoccupazione. Esso comprende:

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?? La disoccupazione frizionale, ossia il tempo richiesto nel costante ricambio delle opportunit di lavoro. ?? La disoccupazione strutturale, ossia lo scarto temporaneo tra le strutture di domanda e quelle di offerta di lavoro. Al di sopra del livello "naturale", esiste la disoccupazione ciclica, che si verifica nelle fasi recessive. Vi una relazione empirica regolare tra disoccupazione e PIL reale? Aumenti di U si associano a diminuzioni del PIL reale, poich meno lavoratori contribuiscono alla produzione. La legge di Okun, riferita agli USA, trova che:

Variazione % PIL reale = 3% - 2 x Variazione U


Se U rimane invariato, il PIL reale aumenta del 3% circa (per l'aumento della popolazione, per l'accumulazione del capitale e per il progresso tecnico). Per ogni incremento di U di un punto percentuale, la crescita del PIL reale decresce di due punti percentuali. Cos, se U cresce dal 6 all'8%, il PIL reale cala dell'1%:

Variazione % PIL reale = 3% - 2 x (8% - 6%) = - 1%

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52. Reddito e prezzi

Moneta: aspetti istituzionali e teorici

Le funzioni della moneta


La moneta d potere (dacquisto) su ogni bene/servizio che passa dal mercato. Essa lequivalente generale in quanto: mezzo di scambio
Scambiamo beni e servizi contro moneta e moneta contro beni e servizi Gli scambi sarebbero molto difficili senza moneta

deposito di valore
Possiamo conservare moneta per usarla in un secondo momento Trasferiamo il potere dacquisto nel tempo

unit di conto
I prezzi sono espressi in moneta. Possiamo confrontare tra loro2 il valore dei diversi beni

Le forme della moneta


La moneta ci che fa: tutto ci che serve come mezzo di scambio, unit di conto e deposito di valore pu essere moneta
Ai giorni doggi la moneta sono i biglietti della Banca Centrale e i depositi bancari In generale la moneta uno spettro di attivit finanziarie che va dalla forma pi liquida a quella meno liquida M1=circolante e depositi in conto corrente bancari M2 =M1 + depositi a risparmio bancari e postali, buoni postali fruttiferi + certificati di deposito bancari M3 = M2 + BOT (titoli pubblici a breve scadenza) 3 L'offerta di moneta di un sistema economico si compone dunque di M1 o M2 o M3. Ma da che cosa garantita l'offerta di moneta? Le componenti dell'offerta sono debiti o promesse di pagamento. Le banconote sono il debito circolante della banca centrale, mentre i depositi in conto

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corrente sono debiti delle aziende di credito. Hanno valore in quanto, e finch, sul mercato possono essere scambiati con beni e servizi. Se la moneta perde potere d'acquisto, viene meno anche la sua funzione. Un compito del governo di mantenere stabile questo potere d'acquisto, controllando l'inflazione.

Come nasce la moneta


Nelle societ primitive gli scambi erano diretti. Ovviamente il mercato non pu estendersi sulla base del semplice baratto Con lo sviluppo degli scambi emerge una moneta: uno dei beni scambiati diviene il comune denominatore dei prezzi, viene accettato da tutti in pagamento (anche quando non si ha bisogno di quel particolare bene) e pu essere conservato per scambi futuri. Molti beni hanno assunto il ruolo di moneta: bestiame, tabacco, riso, sale. In genere il bene pi esportato dalla societ.
Es: Islanda, fino al 15 secolo la moneta era il pesce essiccato
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Il metallo come moneta


Alcune merci erano pi adatte a diventare moneta
Metalli preziosi: si possono pesare e si pu saggiarne la purezza Sono facilmente divisibili, in modo da poter rapportarsi a diversi valori e non sono deperibili Hanno sufficiente valore conservato in poco peso Con il tempo vennero fatti pezzi di dimensione e lega standard. Prima un orefice, poi il sovrano (signoraggio) attestarono, con il loro sigillo, il peso e la purezza Era facile confrontare il valore di diverse monete (bastava confrontare il peso del metallo prezioso contenuto 5

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La carta moneta convertibile


Molti mercanti trovavano pi comodo e sicuro lasciare il loro oro e argento da un orafo o da un cambiavalute.
Lorafo rilasciava un certificato di deposito, che veniva accettato come pagamento da altri mercanti, o ordinava di trasferire loro dal suo conto a quello di un altro mercante con cui faceva affari La circolazione ancora metallica La quantit offerta di moneta dipende da quanto metallo stato estratto nel passato dalle miniere La domanda di moneta dipende dalle decisioni di investimento orientate al futuro. Lofferta pu non crescere nelle fasi di crescita degli scambi e creare difficolt al commercio
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La moneta bancaria
Un po prima del seicento, in Italia e in Olanda, gli orafi e i cambiavalute fecero il passo decisivo trasformandosi in banche Essi videro che i clienti che hanno depositato il metallo prezioso non lo richiedono indietro tutti insieme Cominciano dunque a prestare la moneta in loro possesso ad altri mercanti Poich sia loriginale depositante, che colui che ha ricevuto il prestito possono effettuare pagamenti attraverso assegni, si creata nuova moneta (bancaria, non metallica) La nuova moneta prestata pu stimolare attivit di produzione che altrimenti non sarebbero state intraprese Da notare: il prestito bancario crea nuova moneta, mentre il prestito da parte di un altro mercante non avrebbe creato nuova moneta (il mercante che presta non pu utilizzare ci che ha prestato) 7

Svolgiamo un'analogia. All'inizio si pu accedere ai campi da tennis del Club Z solo esibendo la tessera di socio. Se la regola evolve nel senso che io posso prestare la tessera a te, nulla cambia: entri tu al posto mio. Se invece si stabilisce che ogni socio pu far entrare fino a 5 amici, scrivendo loro una lettera di referenza (che si fonda dunque sulla tessera di socio del firmatario), la situazione cambia perch il numero di accessi si moltiplica. Ma immaginiamo che ogni amico referenziato possa anch'egli scrivere 5 lettere per altri amici: avremmo un'inflazione di permessi di accesso, senza pi un rinvio diretto al possesso di una tessera di socio. Alla lunga il Club si sfalderebbe.

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I rischi della moneta bancaria


Lofferta di moneta pu adattarsi alle variazioni della domanda Rischi del sistema
Basta che si diffonda la voce che una banca insolvente, che tutti i depositanti si precipitano a ritirare la loro moneta metallica. La banca ha in deposito solo una parte del metallo ricevuto e diviene insolvente La banca pu aver effettuato prestiti a mercanti che non possono restituirli. Anche qui si crea una crisi di insolvenza Possono essere stati fatti troppi prestiti a mercanti che li hanno usati per speculare e non per produrre: inflazione
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La banca centrale
La banca centrale nasce per ovviare a questi pericoli, controllando il sistema delle banche private
La prima banca centrale quella svedese (1664). Banca di Inghilterra 1694 Nascono con la funzione di fare prestiti allo stato (finanziamento del debito pubblico), ma anche prestiti alle banche ordinarie In questo modo, attraverso i prestiti della banca centrale che emette propria carta moneta con larghe riserve ed in qualche modo supportata dallo stato si possono evitare le crisi bancarie
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La fine delloro
Ben presto loro non fu pi il principale mezzo di circolazione ed sostituito dalla carta moneta emessa dalle banche centrale Rest per lungo tempo la base del sistema (riserve delle banche, che si impegnavano a cambiare in oro i loro biglietti) Ma piano piano si afferma la carta moneta non convertibile emessa dalle banche centrali (moneta legale: deve essere accettata in pagamento) Nel dopoguerra, loro continua a svolgere un ruolo negli scambi internazionali (il dollaro diviene la moneta utilizzata, ma gli USA si impegnano a cambiare i dollari in oro), fino al 1971, quando anche la conversione di dollari in oro abolita 10 Consideriamo ora il bilancio di un istituto bancario. Le attivit (assets) sono ci che possiede, incluso quello che ad esso dovuto da altri. Le passivit (liabilities ) sono ci che deve ad altri. IL BILANCIO DI UNA BANCA (IN MILIONI DI EURO)

ATTIVITA' Impieghi o prestiti alla clientela 28 Titoli di Stato 2


Riserve (denaro contante e depositi in Banca centrale) 3

PASSIVITA'
Depositi (conti correnti e depositi vincolati) 30 Capitale netto (la differenza tra valore attivit e val ore passivit) 3

Totale 33

Totale 33

Le banche creano moneta (cio depositi in conto corrente o moneta bancaria) quando concedono prestiti: esse infatti creano nuovi depositi senza togliere contante dalla circolazione. In che misura una singola banca pu creare moneta? ?? Essa deve detenere una riserva, che per la parte obbligatoria depositata presso la Banca centrale, mentre per la parte facoltativa (o "in eccesso") fa fronte ad eventuali richieste di ritiro dei fondi da parte dei depositanti. ?? In periodi normali, la banca (dopo aver versato le riserve obbligatorie) limita le proprie riserve facoltative e utilizza un'ampia quota dei soldi che riceve in deposito per concedere nuovi prestiti. ?? Questo processo si arresta quando la banca presenta, prima e dopo i prestiti, lo stesso rapporto Riserve totali (obbligatorie + facoltative)/Depositi. Assumendo infatti che tale

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rapporto era di equilibrio, se si abbassasse la banca potrebbe non fronteggiare gli impegni. ?? In effetti, quando viene emesso un assegno su una banca, questa perde sia riserve facoltative sia depositi a vista: un suo correntista cede con l'assegno x euro ad un altro soggetto, che in generale li depositer su una diversa banca. La banca non dovr intaccare le riserve obbligatorie e dunque pagher quell'assegno con le riserve facoltative. ?? Pertanto la capacit di una singola banca di creare moneta non pu superare il rapporto di equilibrio Riserve totali/Depositi. Se infatti il rapporto aumentasse, le converrebbe concedere ulteriori prestiti; se calasse, la banca non terrebbe pi disponibile la quantit di circolante con cui far fronte ai normali prelievi giornalieri. Invece il sistema bancario nel suo insieme pu erogare crediti, cio creare moneta, per un ammont are multiplo rispetto alle sue riserve facoltative. Questa cifra multipla il moltiplicatore dei depositi.

Il moltiplicatore dei depositi


Come le banche creano moneta
Immaginiamo il sistema bancario come un tuttuno Il primo cliente fa un deposito La Banca unica sa che occorre tenere solo una parte di questo deposito come riserva. Il resto prestato ad un altro cliente Questo apre un altro conto di deposito con il prestito ottenuto La Banca unica, ancora una volta, pu tenere una parte di questo nuovo deposito come riserva, e il resto pu darlo in prestito E cos via 11

Rispetto al caso della singola banca, qui se anche una banca perde riserve a favore di un'altra, il sistema bancario nel suo complesso non pu perdere riserve. Chiamiamo 1/cr linve rso del coefficiente di riserva. Esso il moltiplicatore dei depositi, che indica di quanto moltiplicata la moneta legale portata alle banche dal pubblico nella creazione di moneta bancaria Esempio: Tizio porta 100.000 in deposito. Se cr = 20%, la banca tiene 20.000 e apre un credito ve rso Caio di 80.000.

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Caio apre un deposito di 80.000. La banca tiene 16.000 e apre un nuovo credito di 64.000 verso Sempronio. La cosa si ripete fino a che i depositi originati dalliniziale versamento di 100.000 sono divenuti 500.000 e il moltiplicatore : 1/cr = 1/0,2 = 5. Pi in dettaglio, l'esempio funziona cos:
Banca (1) Riserve e depositi (2) Riserve obbliga- (3) Riserve facoltati- (4) Cifra che la banacquisiti torie ve, o (1) - (2) ca pu prestare; quantit di moneta creata = (3)

Banca A Banca B Banca C Banca D Banca E Banca F Banca G Banca I Banca J Banca K Banca L Banca M Banca N Altre banche Quantit

100.000 80.000 64.000 40.960 32.770 26.220 20.980 16.780 13.420 10.740 8.590 6.870 5.500 21.970 complessiva

20.000 16.000 12.800 8.190 6.550 5.240 4.200 3.360 2.680 2.150 1.720 1.370 1.100 4.400 di moneta

80.000 64.000 51.200 32.770 26.220 20.980 16.780 13.420 10.740 8.590 6.870 5.500 4.400 17.570 creata

80.000 64.000 51.200 32.770 26.220 20.980 16.780 13.420 10.740 8.590 6.870 5.500 4.400 17.570 400.000

Il valore del moltiplicatore dipende dalla dispersione (sotto forma di riserve obbligatorie) che si verifica a ogni successiva erogazione del credito: 1/cr. Dato cr, per determinare la quantit massima di moneta-deposito, D, che il sistema bancario pu creare sulla base di un determinato ammontare di riserve facoltative, E, sufficiente moltiplicare le riserve facoltative per il moltiplicatore dei depositi:

Espansione massima dei depositi a vista = Riserve facoltative x Moltiplicatore D = E x 1/cr (Nell'esempio: 400.000 = 80.000 x 5)
Possiamo immaginare perfino una situazione astratta in cui il sistema bancario aggregato non incontra alcun limite nel moltiplicare la moneta: Immaginiamo un paese isolato, il cui sistema bancario consista in una sola banca, che agisca sia come Istituto di emissione, sia come banca di credito ordinario, e supponiamo che al suo interno tutti i pagamenti vengano eseguiti mediante assegni. La banca potrebbe prestare somme illimitate a qualsiasi cliente ne faccia richiesta, aumentando cos la dotazione monetaria dell'importo dei prestiti. Infatti, poich in questo paese non avvengono transazioni in contanti, nessuno chiederebbe mai di incassare un assegno, tutti sarebbero costretti a diventare clienti della banca, e questa si limiterebbe a trasferire dal conto di un cliente a quello di un altro l'ammontare degli assegni che le vengono presentati per l'estinsione. La concessione di prestiti per somme illimitate, e l'aumento spropositato del-

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la dotazione monetaria, condurrebbero a disastrose conseguenze sociali: in breve il denaro circolante (la "misura ufficiale" dei debiti e dei pagamenti) si svilirebbe a tal punto, che tutti userebbero come denaro beni utili in se stessi, come sigarette, rocchetti di filo, tagli di stoffa, ecc., cio beni il cui valore di scambio rimarrebbe ancorato al loro valore intrinseco (G.L.S.Shackle).

La base monetaria
La base monetaria formata dai biglietti emessi dalla banca centrale, che hanno corso legale e debbono essere accettati come pagamento Sopra la base monetaria si formano le altre forme di liquidit, in particolare la moneta bancaria La banca centrale, controllando la base monetaria, riesce a controllare anche la moneta bancaria, che legata alla base monetaria La banca centrale regola la base monetaria in quanto banca dello stato, banca delle banche e gestore delle riserve di valuta estera 14

La banca centrale e lemissione di moneta legale


Modi di emissione della cartamoneta
Come banca dello stato la banca centrale pu finanziare il debito pubblico emettendo carta-moneta Come banca delle banche o prestatrice di ultima istanza
Quando le banche ordinarie hanno problemi di liquidit, si rivolgono alla banca centrale per ottenere prestiti chiedendo anticipazioni sulle cambiali dei loro clienti

Come gestore delle risorse di valuta estera.


Quando le esportazioni superano le importazioni si ha creazione di base monetaria. I privati si rivolgono alle banche per ottenere euro in cambio di valuta. La banca ordinaria trasmette la valuta estera alla banca centrale che emette moneta.
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Il controllo della liquidit liquidit


Per quanto riguarda la moneta bancaria
controllata dalla banca centrale attraverso due strumenti: il controllo della base monetaria e il livello delle riserve obbligatorie La base monetaria influenza direttamente la moneta bancaria perch influenza la quantit dei depositi originari su cui si crea moneta bancaria Il coefficiente di riserva obbligatoria influenza il moltiplicatore dei depositi. Se la riserva obbligatoria cresce il moltiplicatore diminuisce e viceversa.
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Le operazioni di mercato aperto e il tasso di sconto


Altri due strumenti di controllo della liquidit
Operazioni di mercato aperto: la banca centrale pu acquistare o vendere titoli sul mercato. Quando acquista titoli, emette nuova moneta, quando li vende toglie moneta dalla circolazione Manovra del tasso di sconto: linteresse pagato dalle banche ordinarie per avere un prestito dalla banca centrale. La struttura dei tassi di interesse influenzata dal tasso di sconto deciso dalla banca centrale. Se alzato, aumentano i tassi di interesse e conseguentemente diminuisce il credito e viceversa
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La logica del capitalismo monetario


Banca centrale Produzione

e ion duz o r la p Domanda di ti al i t s e r l consumo a P titi Pres umo Banche i Risparm cons Private

Reddito

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Seconda parte

Livello dei prezzi e valore della moneta


Una delle prime domande degli economisti: che cosa determina la variazione del livello dei prezzi (quando tutti i prezzi si muovono nella stessa direzione e nella stessa proporzione) Il livello dei prezzi linverso del valore della moneta
Pi alto il livello dei prezzi, meno potere dacquisto in termini reali ha la moneta Quindi chiedersi che cosa determina il livello dei prezzi significa chiedersi che cosa determina il valore della moneta
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La velocit di circolazione della moneta


Una delle funzioni della moneta: intermediario degli scambi
In un certo periodo di tempo la stessa unit di moneta pu circolare pi volte, cio serve a pi scambi Se Y sono le quantit scambiate in un certo periodo di tempo, P il livello dei prezzi e M la quantit di moneta esistente la velocit di circolazione V definita come

V?

PY 2 x50 Es.10 ? M 10

Poich la moneta circola di mano in mano, in un determinato periodo di tempo basta una quantit di moneta limitata per effettuare scambi di valore pi alto 3

LA TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA Secondo questa teoria, il livello dei prezzi proporzionale alla qua ntit di moneta; pi esattamente, esso dipende in parte dalla quantit di moneta e in parte dalla velocit di circolazione. Scrive Stuart Mill (1848): Supponiamo che tutti i beni di una nazione stiano da un lato, e tutta la moneta dall'altro lato, e che vengano scambiati subito gli uni contro l'altra. ovvio che un decimo, o un centesimo o qualche altra parte dei beni sar scambiata contro un decimo o qua lche altra parte di tutta la moneta: il valore della moneta dipender interamente dalla sua quantit. Ad esempio, da una parte abbiamo mele e arance, e dall'altra abbiamo "rettangoli di carta firmati dallo Stato" (RCFS). Immaginiamo che 1 RCFS si scambi contro 1 mela, mentre 2 RCFS si scambino contro 1 arancia. A seconda di quante mele (arance) ci sono, occorrono RCFS in pari (in doppia) proporzione. Ma lo stesso pezzo di moneta che oggi usato in uno scambio, domani pu essere usato in un altro scambio. Se ciascun pezzo effettua dieci acquisti, come se tutti i pezzi di moneta fossero moltiplicati per 10 ed eseguissero soltanto uno scambio ognuno. Poich ogni pezzo di moneta uguale in valore a quello che scambia, se ciascuno compie 10 differenti scambi, il valore dei beni della nazione pari a 10 volte il valore della moneta. Nella prima parte del brano vi l'idea che, in equilibrio, la moneta "neutrale". Se l'offerta di moneta fosse il doppio di quella che , l'unica conseguenza sarebbe un livello assoluto o generale dei prezzi di equilibrio doppio di quello attuale: tutti i prezzi in moneta andrebbero raddoppiati, ma non avremmo alcun effetto sulle grandezze reali. In particolare, i prezzi relativi resterebbero invariati: se prima un'arancia si scambiava con due mele, quel saggio di scambio rimane valido ancora.

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Nell'esempio precedente camb iava il livello assoluto dei prezzi P e dunque la quantit MV di "soldi" occorrenti agli stessi scambi agli stessi prezzi relativi. Adesso facciamo un esempio in cui varia MV, ancora agli stessi scambi agli stessi prezzi relativi. Stavolta per il bene uno solo, e dunque l'unico saggio di scambio (o prezzo relativo) quello tra il bene e la moneta. In un anno sono vendute 60 pagnotte di pane al prezzo di 0,5 euro a pagnotta. Dunque Y = 60 pagnotte; P = 0,5 euro a pagnotta. La quantit totale di euro scambiati : PY = (0,5 euro-pagnotta) x (60 pagnotte-anno) = 30 euro-anno, che il valore di tutte le transazioni effettuate nell'anno. Supponiamo prima che la quantit di moneta nell'economia sia pari a 10 euro. Allora: V = PY/M = (30 euro-anno) / (10 euro) = 3 volte all'anno. Da cui ritroviamo che P = MV/Y = (10x3)/60 = 0,5. Supponiamo poi che la quantit di moneta sia pari a 15 euro. Allora: V = PY/M = (30 euro-anno) / (15 euro) = 2 volte all'anno. Da cui ritroviamo ancora e sempre che P = MV/Y = (15x2)/60 = 0,5. Qui l'afflusso maggiore o minore di MV conferma ancora la "neutralit" della moneta, in quanto il saggio di scambio tra pane e moneta non si altera. Supponiamo che la velocit di circolazione della moneta sia costante nel breve periodo, mentre varia lentamente nel lungo: ci perch essa appare legata alle consuetudini di domanda di moneta da parte degli operatori. V riflette principalmente gli schemi di determinazione dei tempi inerenti a reddito e a spesa: se i soggetti vengono pagati una volta al mese, e tendono a spendere tutto il proprio reddito uniformemente nel corso del mese, V sar di 12 all'anno. I redditi potrebbero raddoppiare, i prezzi salire del 20% e il PIL moltiplicarsi pi volte, ma con modelli di spesa invariati V rimarrebbe invariata; solo quando i soggetti modificano il proprio portafoglio o il modo in cui pagano i conti, V cambia. M lo stock di moneta a scopo transattivo (cio quale mezzo di scambio), Y? il valore delle transazioni effettuate nel periodo esaminato (anche esso una costante, poich il volume dei beni scambiati corrisponde sempre alla produzione di pieno impiego delle risorse), P il livello medio dei prezzi di tali transazioni, V? la velocit costante di circolazione. La teoria stabilisce che: P = MV ? /Y ? , ossia appunto il livello dei prezzi pari al rapporto tra la massa monetaria (moltiplicata per il numero di volte in cui circola) e la massa degli scambi. Oppure: MV? = PY? , ove il lato destro rappresenta la spesa sostenuta dagli acquirenti, mentre il lato sinistro indica le entrate ottenute dai venditori.

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Questa teoria rileva che, se V e Y rimangono costanti, l'equazione MV? =PY? soddisfatta in quanto il livello generale dei prezzi varia nella stessa direzione e proporzione della quantit di moneta. Abbiamo dunque una relazione causale: P varia proporzionalmente a M. DICOTOMIA TRA SETTORE REALE E SETTORE MONETARIO Nella logica di questa teoria, l'analisi pu dividersi in due parti. L'una studia un'economia priva di moneta, determinando i prezzi relativi, le quantit prodotte e il saggio d'interesse; l'altra introduce la moneta "velo" o "neutrale", calcolando il livello assoluto o generale dei prezzi.

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53. Reddito e prezzi

La macroeconomia prekeynesiana

Tracciamo le linee principali della cosiddetta "macroeconomia pre-keynesiana", la quale, in forma esplicita, mai esistita. LA TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA Si veda la lezione 52. DICOTOMIA TRA SETTORE REALE E SETTORE MONETARIO Si veda la lezione 52. LA LEGGE DI SA Y, OVVERO COME L'INVESTIMENTO EGUAGLIA SEMPRE IL RISPARMIO La legge di Say (J.B.Say, 1767-1832) afferma che l'offerta crea la propria domanda. ?? La produzione di ciascuno in eccedenza rispetto ai propri bisogni, viene scambiata con altri beni (offerta), ossia costituisce la sua domanda di altri beni. ?? Quindi la produzione determina la spesa (domanda); ogni volta che si verifica un autonomo aumento della produzione, si verifica un corrispondente aumento della spesa. ?? Ne segue che il valore complessivo delle merci che sono prodotte per la vendita (offerta aggregata) sempre eguale al valore totale delle merci richieste sul mercato (domanda aggregata). ?? Se per uno specifico bene si manifesta un eccesso di offerta, per qualche altro bene si avr un eccesso di domanda: lo squilibrio sar limitato a particolari mercati, e verr a scomparire col movimento dei prezzi relativi. ?? Ovviamente, la legge di Say incontra la sua difficolt nel trattare il risparmio: quando una parte del reddito non viene spesa per l'acquisto di beni, ma, per esempio, di titoli, che accade? Say rispose che la minore domanda di beni di consumo sarebbe stata sostituita da una maggiore domanda di mezzi di produzione. Esisterebbe dunque un investimento capace di assorbire qualsiasi livello di risparmio. ?? Perch S = I ? Nessun risparmiatore tiene i suoi fondi "sotto il materasso", quando possono rendergli un interesse positivo. Se il saggio d'interesse i aumenta, S aumenta, e viceversa: S = S(i), con S'( i) ? 0.

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?? D'altra parte, nessun investitore prende a prestito fondi se il saggio di rend imento che ottiene investendoli inferiore al saggio d'interesse che paga per essi: dunque, pi basso i, maggiore lo stimolo a investire: I = I( i), con I'(i) ? 0. ?? I movimenti del saggio d'interesse sono insomma in grado di assicurare l'eguaglianza di S ed I (che la condizione d'equilibrio sul mercato del capitale ). LA FUNZIONE DELLA PRODUZIONE La funzione della produzione esprime la relazione tecnica tra le quantit di fattori (terra, lavoro, capitale) impiegate dall'imprenditore e la quantit di prodotto ottenuta: Y = ? (T, L, K) [dove T la terra, L il lavoro, K il capitale, mentre ? indica la forma della funzione di produzione]. Trascuriamo, come altre volte, T. Poich siamo nel "breve periodo" (in cui la quantit impiegata di capitale non varia), riscriviamo la Y rispetto al solo lavoro: Y = Y(L), con Y'(L)? 0. Abbiamo pertanto una correlazione univoca tra il livello impiegato di lavoro e il livello della produzione: ci comporta che se calcoliamo la quantit d'equilibrio dell'occupazione (L), ricaviamo la quantit del prodotto totale. IL MERCATO DEL LAVORO Il prezzo del fattore lavoro il salario. Gli imprenditori domandano lavoro finch il prodotto marginale del lavoro non eguaglia il salario reale, ossia finch il valore (aggregato, cio P) del prodotto marginale del lavoro non eguaglia il salario monetario. La condizione di massimizzazione dei profitti imprenditoriali dunque: dY/dL = W/P [dove W il salario monetario aggregato e P il livello generale dei prezzi; W/P perci il salario reale]. Se il salario diminuisce, gli imprenditori domandano pi lavoro, e viceversa: la domanda di lavoro una funzione decrescente del salario reale. Dall'altra parte del mercato, gli operai offrono tanto pi lavoro, quanto maggiore il salario reale che possono riscuotere: Ls = Ls (W/P). L'offerta di lavoro una funzione crescente del salario reale. Il mercato del lavoro tende all'equilibrio, ossia ad un livello di W/P per cui si collocano sul mercato tutti gli operai disposti a lavorare per quel salario, mentre gli i mprenditori si procurano proprio l'ammontare di lavoro che desiderano utilizzare. insomma assente la "disoccupazione involontaria". Ci, come al solito, garantito dai movimenti del prezzo (il salario): esso sale davanti ad un eccesso di domanda; scende in presenza di un eccesso di offerta.

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IL MERCATO DELLA MONETA In base alla teoria quantitativa della moneta, abbiamo: MV* = PY*. IL MODELLO MACROECONOMICO PRE- KEYNESIANO: LE 7 EQUAZIONI [1] Y = Y(L) [2] Ls = Ls(W/P) [3] dY/dL = W/P [4] S = S(i ) [5] I = I(i) [6] S = I [7] MV* = PY* La [1] indica il livello del reddito; la [2] il livello dell'occupazione, la [3] il livello del salario reale. Queste tre equazioni costituiscono un subsistema autonomo: le incognite sono in esso pure tre, e possono determinarsi indipendentemente dalle restanti quattro equazioni. Ci vuol dire che reddito, occupazione e salario non dipendono n da quel che accade sul mercato dei beni, n da quel che succede sul mercato della moneta, n infine dall'andamento del saggio dell'interesse (cio da quel che avviene sul mercato del capitale). Anche le equazioni [4], [5] e [6] compongono un subsistema autonomo. Ci significa che i livelli del risparmio, dell'investimento e del saggio dell'interesse non dipendono n dal livello del reddito, n dalla quantit di moneta. Anche il mercato del capitale funziona per suo conto. Infine l'equazione [7] determina il livello dei prezzi introducendo il valore del reddito sociale: ci significa che il mercato monetario non ha alcuna influenza sulle grandezze reali dell'economia, limitandosi a stabilire i prezzi assoluti. In breve, abbiamo tre equazioni che rendono autonomo il mercato del lavoro (e il livello di reddito o di prodotto globale); tre altre equazioni che rendono autonomo il mercato del capitale; un'ultima equazione che introduce, a giochi fatti (cio quando Y gi stato calcolato), la moneta. Il quarto e ultimo mercato, quello dei beni, sta necessariamente in equilibrio, una vo lta che gli altri lo sono: ci conferma la legge di Say. Questo lo schema della macroeconomia pre-keynesiana: Lavoro-Reddito, Capitale, Moneta sono concepiti come tre pezzi sostanzialmente staccati dell'attivit economica di una societ. ***

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Dopo la fine della prima guerra mondiale, in Europa dilagarono le grandi inflazioni. La Germania sconfitta doveva pagare ingenti danni di guerra, che il governo tedesco finanzi stampando mo neta cartacea. I prezzi iniziarono a salire, anche a causa delle aspettative sull'inflazione futura: nel 1922 i prezzi s'accrebbero al saggio annuo del 1000%; nel 1923 a quello del 1.000.000%. Si diffuse il baratto e l'uso di monete estere. Alla fine fu istituito un sistema monetario interamente nuovo. Quando il 15 novembre 1923 fu introdotto il nuovo marco, il suo valore fu fissato in un trilione di vecchi marchi. I costi economici e sociali furono enormi: tra l'altro, la democrazia croll e Hitler sal al potere. La grande depressione degli anni Trenta rappresenta un avvenimento epocale nella storia del capit alismo. Tra il 1929 e il 1933 il PNL degli USA diminu di circa il 30%, mentre il saggio di disoccupazione aument dal 3 al 25%. Solo nel 1939 il PNL torn negli USA al livello del 1929, mentre solo nel 1942, dopo l'ingresso nella seconda guerra mondiale, la disoccupazione scese a meno del 5%. Tra il 1931 e il 1935 l'investimento netto risult negativo, mentre l'indice dei prezzi al consumo si ridusse del 25%. Intorno al 1935 i saggi d'interesse a breve termine scesero quasi a zero. Tra gli storici e gli economisti v' oggi consenso sul fatto che la depressione, iniziatasi nel 1929 per un crollo della domanda d'investimento, fu cos "grande" a causa soprattutto di inopportune politiche fiscali e monetarie. Furono aumentate le imposte. Ci si preoccup di ricondurre al pareggio il bilancio pubblico. La banca centrale non sostenne attivamente l'offerta di moneta. Da questi eventi degli anni 1920-30 nasce la moderna macroeconomia.

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54-55. Reddito e prezzi

La Teoria generale di Keynes

Proponiamo una lettura della Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta.

John Maynard Keynes Keynes


Keynes (1883-1946) un rivoluzionario improbabile
Figlio di un noto economista Studia a Eton e a Cambridge Allievo di Alfred Marshall Amico di grandi scrittori (Virginia Woolf, George Bernard Shaw) Gestisce una grande compagnia di assicurazioni Scrive una trattato di logica probabilistica consulente di Tesoro e Banca dInghilterra Dirige l Economic Journal ed editorialista di importanti quotidiani Colleziona opere darte moderna e libri rari Specula abilmente in borsa, anche per conto della sua Universit E uno scrittore letterariamente raffinatissimo Negli anni 30 conduce un attacco contro lortodossia economica Trattato sulla moneta (1930) Teoria generale delloccupazione, dellinteresse e della moneta (1936) 2

Un grande economista deve possedere una rara combinazione di talenti. Deve essere in una certa misura un matematico, uno storico, uno statista, un filosofo. Deve comprendere i simboli ed esprimersi in parole. Deve contemplare il particolare dal punto di vista del generale, e unire astratto e concreto ne llo stesso pensiero. Deve studiare il presente alla luce del passato per gli scopi del futuro. Non esiste alcun aspetto della natura dell'uomo o delle sue istituzioni che possa essere da lui ignorato. Deve essere risoluto e disinteressato allo stesso tempo: distaccato e incorruttibile come un artista, ma talvolta vicino alla realt come un politico (Keynes). IL PRINCIPIO DELLA DOMANDA EFFETTIVA Il vero cardine dell'impostazione keynesiana il principio secondo cui non l'offerta che crea la propria domanda (come afferma la legge di Say), ma la domanda che crea la propria offerta. [Say: tutto quello che viene prodotto, viene venduto. Keynes: tutto quello che domandato, prodotto]. Nelle societ industriali moderne dobbiamo distinguere tra capacit produttiva e produzione effe ttiva. In ogni dato momento, capacit produttiva non significa necessariamente produzione; significa soltanto produzione potenziale. Affinch ci possa di fatto essere produzione, e quindi offerta, ci deve essere domanda effettiva. Molto semplicemente: la domanda genera produzione, cio reddito. Se i produttori dovessero attendersi una riduzione della domanda, essi ridurrebbero la produzione in maniera corrispondente, e ci indipendentemente dal livello della loro capacit produttiva. Essi opererebbero esattamente nel modo inverso qualora si attendessero un aumento della domanda. Pertanto, fino a che c' capacit produttiva inutilizzata da impiegare, le fluttuazioni della domanda generano fluttuazioni della produ-

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zione, mentre i prezzi rimangono pi o meno inalterati. Essendo diventato inoperoso il tradizionale meccanismo di reazione basato sulle variazioni dei prezzi, entrato in funzione un altro meccanismo di reazione: a variazioni di domanda, i produttori rispondono variando la produzione (Luigi Pasinetti). Keynes constata che, quando varia la quantit domandata di una merce, gli aggiustamenti avvengono non mediante il movimento del prezzo, bens mediante il movimento della quantit offerta. Questa "osservazione" spiazza tutte e l teorie precedenti sul funzionamento dei mercati (sui loro processi di convergenza verso l'equilibrio), nonch tutte le precedenti tesi macroeconomiche.

Capacit produttiva e produzione effettiva


Distinzione tra la capacit produttiva di una societ e il livello attuale di produzione
Capacit produttiva (produzione massima) ? forza lavoro, impianti esistenti, infrastrutture

La produzione effettiva pu essere minore del livello permesso dalla capacit produttiva
La domanda aggregata pu essere minore del livello necessario per assorbire la produzione massima La produzione effettiva cade al livello della domanda
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LA TEORIA DELLA DOMANDA EFFETTIVA NEL BREVE PERIODO Quanto esposto va le, a rigore, nel breve periodo. Gli imprenditori devono decidere il livello di produzione da effettuare. Essi scelgono il punto d'intersezione tra la funzione di offerta globale e la funzione di domanda globale: esso indica la loro posizione di equilibrio. Se vi fosse un eccesso di offerta, la produzione verrebbe ridotta; se si avesse un eccesso di domanda, accadrebbe il contrario. Poich si pu supporre che, nel breve periodo, la funzione di offerta un dato, ne segue che il livello della produzione (e dell'occupazione, ad esso connesso tramite la funzione di produzione) determinato soltanto dalla funzione della domanda aggregata. Keynes, grazie a queste ipotesi, pu insomma concentrarsi esclusivamente sulle forze che stanno dietro alla domanda globale. Nel caso d'una economia senza rapporti di scambio con l'estero e senza lo Stato, la domanda globale pari alla somma della domanda di beni di consumo e di beni d'investimento: Y = C + I. Vediamo pi in dettaglio.

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LA DOMANDA DI CONSUMI E DI RISPARMI Al crescere di Y, aumenta C. Tuttavia, di regola l'aumento di C minore di quello di Y: una parte almeno dell'incremento di Y va ad aumentare i risparmi S. La propensione media al consumo C/Y. La propensione marginale al consumo, c, il rapporto tra l'incremento del consumo, ?C, e quello del reddito, ?Y. Anche il risparmio funzione crescente del reddito: S = S(Y) e S'(Y) ? 0. La propensione media al risparmio S/Y; quella marginale, s, ?S/?Y. Poich C + S = Y, la somma di C/Y e S/Y eguale a uno: C/Y + S/Y = Y/Y = 1. Analogamente, poich ?Y = ?C + ?S, la somma di c ed s eguale ad uno: ?Y/?Y = ?C/?Y + ?S/?Y cio 1 = c + s Consideriamo un esempio numerico. All'inizio Y = 100 e C = 80. Per definizione, S = 20 (= 10080). C/Y = 0,8 (= 80/100). S/Y = 0,2 (= 20/100). C/Y + S/Y = 1. Y passa poi da 100 a 110. C sale a 87, mentre S = 23 (= 110-87). C/Y = 0,79 (= 87/110), mentre S/Y = 0,21 (= 23/110). C/Y + S/Y = 1. L'incremento di Y, pari a 10, per 7 aumenta C e per 3 accresce S. Perci c = 0,7 (= 7/10), mentre la s = 0,3 (= 3/10). Anche qui c + s = 1. Notiamo che per calcolare c ed s occorre confrontare due situazioni, mentre per determinare C/Y e S/Y basta la situazione corrispondente a un dato livello di Y.

Y
Reddito

C
Consumo

C/Y

?Y

?C

?C/?Y
al

Propensione Incremento del Incremento del Propensione media al con- reddito consumo marginale sumo consumo

100 110

80 87

0,8 0,79

----10

----7

----0,7

LA "CHIAVE DEL PROBLEMA ECONOMICO " La ridotta tendenza a consumare, e la positiva tendenza a risparmiare, danno forma ad una legge inesorabile del destino storico: In tutta la storia umana vi stata una tendenza cronica della propensione a risparmiare ad essere pi forte dell'incentivo ad investire. La debolezza dell'incentivo ad investire stata in ogni tempo la chiave del problema economico. Al giorno d'oggi la spiegazione della debolezza di questo incentivo pu risiedere principalmente nell'ampiezza dell'accumulazione preesistente; mentre una volta i rischi di ogni genere possono aver rappresentato una parte importante. Ma il risultato lo stesso. Il desiderio di ogni individuo di aumentare la sua ricchezza personale astenendosi dal consumo stato generalmente pi forte dell'incentivo offerto all'imprenditore di accrescere la ricchezza nazionale impiegando il lavoro nella costruzione di capitali durevoli (Keynes).

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Siamo davanti a una "legge" che Keynes proclama, non dimostra. L'evidenza statistica controve rsa. I suoi avversari anzi sostengono che essa vale soltanto per periodi eccezionali come quello dei primi anni 1930. Grosso modo si pu dire che in un certo periodo storico intorno all'anno 1930 esistesse in alcuni pochi paesi, che potrebbero ridursi alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, uno squilibrio tra risparmi ed investimenti. Parve allora a qualcheduno [a Keynes!] di osservare l'esistenza di un eccesso di risparmio. Si consuma troppo poco, si risparmia troppo e, non riuscendosi ad investire tutto il risparmio prodotto, non si producono beni strumentali a sufficienza per assorbire il risparmio nuovo e non si producono neppure beni di consumo. Di qui la teoria [keynesiana] secondo cui il ristabilimento dell'equilibrio economico dovrebbe avvenire in seguito ad una compressione del risparmio da una parte e ad un aumento degli investimenti dall'altra. La situazione descritta ha un aspetto eccezionale. La normalit sembra ancora quella che se una discrepanza esiste fra risparmio ed investimenti sia piuttosto nel senso della scarsit del risparmio in confronto agli investimenti 'possibili' (Luigi Einaudi). LA DOMANDA D'INVESTIMENTI Qui l'investimento indica l'acquisto di beni che accrescono la capacit produttiva di un'impresa. Consideriamo gli investimenti ex ante, o desiderati, senza includere le variazioni non desiderate delle scorte, che sono incluse negli investimenti ex post dei conti economici nazionali. Gli imprenditori decidono se investire confrontando il rendimento atteso dei progetti con il tasso d'interesse. Si chiedono come: 1) valutare la redditivit di un progetto; 2) determinare il livello d'investimenti. ____________________________________________________________________ LA REDDITIVIT DEGLI INVESTIMENTI Rispondiamo a due domande: a) una cifra che ho adesso, quanto varr tra un anno? b) una cifra che avr tra un anno, quanto vale adesso? L'imprenditore stima il costo dell'investimento K e i ricavi netti futuri attesi R1, R2, , Rn. Questi ricavi si riferiscono ad anni diversi. Occorre calcolare il loro valore futuro: quanti euro di oggi equivalgono a R1 euro tra un anno, R2 euro tra due anni, , Rn euro tra n anni. Basta conoscere il tasso d'interesse i. Se metto in banca x euro oggi, tra un anno saranno x + ix = x (1 + i). Ad esempio, 1.000.000 oggi diventa 1.100.000 tra un anno, con gli interessi del 10%. Infatti: 1.000.000 + 0,1 x 1.000.000 = 1.000.000 x (1+0,1) = 1.100.000. Tra due anni saranno: (x + ix ) (x + ix ) = x (1+i) x (1+i) Tra tre anni: (x + ix ) (x + ix ) (x + ix ) = x (1+i) x (1+i) x (1+i) In generale, tra n anni saranno (x + ix )n = x (1 + i)n .

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Ad esempio, 1.000.000 oggi diventa 1.100.000 tra un anno, con gli interessi del 10%. Se lascio in banca la somma accumulata alla fine del secondo anno avr: 1.210.000. Infatti: 1.100.000 x (1+0,1) = 1.100.000 + 110.000 = 1.210.000. Oppure: 1.000.000 x (1+0,1)2 = 1.000.000 x (1,1)2 = 1.000.000 x (1,21) = 1.210.000. Passiamo alla domanda (b): a quanti euro di oggi equivalgono R1 euro tra un anno, R2 tra due anni, ecc.? Se indichiamo con x1 il valore attuale di R1 euro tra un anno, ecc., dovr essere: DOMANDA (a): VALORE FUTURO DOMANDA (b): VALORE ATTUALE

x1 (1 + i) = R1 x1 = R1 / (1 + i) 2 x2 (1 + i) = R2 oppure x2 = R2 / (1 + i)2 . n xn (1 + i) = Rn xn = Rn / (1 + i)n Perci, se indichiamo con V il valore attuale dei redditi netti futuri attesi per gli n anni di vita attiva dell'impianto, avremo: R1 R2 Rn V = ------- + -------- + + -------(1 + i) (1 + i)2 (1 + i )n Se V risulta superiore a K, il costo attuale dell'investimento, il progetto sar realizzato. Qui sono noti i e la serie R1, R2, , Rn ; mentre l'incognita da determinare V. In maniera alternativa, potremmo conoscere K e la serie R1, R2, , Rn; mentre l'incognita e , il tasso di rendimento dell'investimento o efficienza marginale del capitale, che determiniamo con questa equazione: R1 R2 Rn K = ------- + -------- + + -------(1 + e ) (1 + e )2 (1 + e )n Una volta calcolato e , esso viene confrontato con i, il tasso d'interesse prevalente sul mercato. Se e > i, il progetto viene realizzato. ____________________________________________________________________ - L'efficienza marginale del capitale Per determinare il volume degli investimenti che l'impresa trova conveniente realizzare, Keynes introduce il concetto di efficienza marginale del capitale (e ). L'imprenditore confronta il costo dell'investimento con la somma dei ricavi attesi, scontati al momento in cui l'investimento si effettua. La e indica quel saggio di sconto che rende uguali il costo e il ricavo atteso: essa in generale diminuisce al crescere del volume degli investimenti effettuati, sia perch si riducono i ricavi attesi, sia perch l'aumento della domanda di un certo tipo di bene capitale determina un incremento del suo prezzo di offerta.

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Keynes sottolinea che la e risulta influenzata dalle attese (o aspettative) di lungo periodo degli investitori, che spesso mutano bruscamente; al punto che le decisioni d'investire nascono non in base ad un preciso calcolo di profittabilit, bens per una sorta di "istinto animale", o vocazione ad affront are l'incertezza. Nel breve periodo, lo stato delle aspettative comunque un dato. Qui sembra insidiarsi un contrasto tra l'impostazione complessiva di breve periodo, e una variabile che esercita appieno i suoi effetti solo nel lungo periodo. Tale contrasto, peraltro, emerge gi in quanto Keynes si occupa di situazioni in cui l'investimento (netto) pu essere positivo o negativo. Ci implica che lo stock di capitale varia; ma cos si esce dall'assunto di "breve periodo".

Incertezza Incertezza
Il futuro incerto
Lincertezza sostanziale Non siamo in grado, in molte situazioni, nemmeno di prevedere tutti gli eventi che potrebbero verificarsi, n la loro probabilit Gli investimenti sono scommesse sul futuro Dipendono pi da spontaneo ottimismo che da un calcolo matematico Gli investimenti dipendono dagli animal spirits
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Sull'incertezza, si rinvia alla lezione 35. -- Il saggio di interesse Oltre al costo per l' acquisto dei mezzi di produzione, l'imprenditore che investe deve sopportare un altro costo: il saggio d'interesse i sui fondi presi a prestito. Egli continua ad investire finch e > i. Il suo investimento una funzione decrescente del saggio d'interesse: I = I( i).
Numero d'ordine del Ammontare della spesa Tasso di rendimento e Nuovo tasso di rendiprogetto iniziale K (in %) mento e (in %)

1 2 3 4 5 6

3 10 6 4 7 8

28 24 20 19 18 17

24 20 16 15 14 13

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7 2 16 12 8 10 15 11 9 5 13 9 10 8 10 6 Il progetto n.1 ha il tasso di rendimento pi elevato, e cos scendendo. Se i = 17,2%, sono realizzati i primi 5 progetti, e l'ammontare globale di I = 30 = 3+10+6+4+7. Se i scende al 15,6%, anche i progetti 6 e 7 diventano convenienti e I = 40. Il ruolo delle aspettative per decisivo: se contemporaneamente alla riduzione di i, le aspettative peggiorano tanto che, per ogni progetto, il rendimento atteso diminuisce di quattro punti percentuali (la quarta colonna della Tabella), gli I scendono a 19.

La scelta degli investimenti


Gli istogrammi rappresentano lefficienza marginale degli investimenti
Con un tasso di interesse pari all8% sono convenienti 4 progetti Con i=6% sono convenienti 7 progetti NB: Lefficienza marginale dipende dalle aspettative: se queste peggiorano (istogrammi blu) anche se i diminuisce gli investimenti possono non aumentare
0,14 0,12

=e 1 =e 2 =i1 =i2

0,1

0,08

0,06

0,04

0,02

0 1 2 3 4 5 6 7 8 9

IL MOLTIPLICATORE Il moltiplicatore dell'investimento suggerisce che un nuovo acquisto di beni capitali, espandendo la spesa aggregata, ha un effetto composto sul reddito. Esso cio comporta un aumento multiplo del reddito nazionale, dato che all'incremento diretto vanno addizionati i suoi effetti indiretti: ?? Il denaro investito dagli imprenditori aumenta il prodotto. ?? Un reddito di valore equivalente al prodotto viene ripartito tra gli individui che hanno contribuito alla produzione. ?? Costoro aumenteranno in certe proporzioni sia i consumi che i risparmi. ?? Ne consegue che l'aumento iniziale di Y provoca una serie di variazioni a catena della spesa aggregata che, pur essendo via via pi piccole, si sommano amplificando l'aumento del reddito nazionale.

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(1) ? Y

(2) c = 0,75

(3) s = 0,25

Crescita iniziale di I 5,00 3,75 1,25 Secondo passaggio 3,75 2,81 0,94 Terzo passaggio 2,81 2,11 0,70 Quarto passaggio 2,11 1,58 0,53 Quinto passaggio 1,58 1,19 0,39 Tutti i restanti passaggi 4,75 3,56 1,19 Totali 20,00 15,00 5,00 Quale esempio numerico, immaginiamo che ?I = 5000, che c = 0,75 e s = 0,25. Il sistema inizialmente in equilibrio con PIL = 470.000. ?I d luogo ad un pari ?Y sotto forma di salari, rendite, interessi e profitti. Questo aumento di 5000 si tradurr in ?C per 3750, cio (c ?I) = (0,75 x 5000), mentre si convertir in ?S per 1250, cio (s ?I) = (0,25 x 5000). Nel secondo passaggio, i 3750 diventano reddito per le famiglie, che ne consumano il 75% ossia 2810, e risparmiano il 25% ossia 940. E cos avanti. Sebbene gli effetti si riducano ogni volta, l'aumento complessivo di Y sar alla fine di 20.000. Quindi un ?I = 5000 fa salire il PIL da 470.000 a 490.000. Ne consegue che il moltiplicatore 4 (= 20.000/5.000). La propensione marginale al risparmio e il moltiplicatore sono legati da una relazione inversa: pi piccola s, maggiore la somma che viene spesa a ogni passaggio, e quindi il moltiplicatore. Se s = 0,25, il moltiplicatore 4; se fosse 0,33 il moltiplicatore sarebbe 3; se fosse 0,20 il moltiplicatore sarebbe 5. Quindi: Moltiplicatore = 1/s = 1/(1 - c) Due punti vanno richiamati: ? ? Questi effetti di propagazione valgono anche al contrario: se la spesa aggregata si riduce, il moltiplicatore comporter una diminuzione multipla del reddito. ? ? Non affatto necessario che la variazione della domanda effettiva provenga dagli investimenti: qualsiasi suo incremento generer esattamente gli stessi effetti moltiplicativi. Ci apre la strada agli interventi della spesa pubblica che (mediante una politica di disavanzo del bilancio) espandano la domanda effettiva. IL MERCATO DEL LAVORO - L'offerta di lavoro

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Nel modello pre-keynesiano, l'offerta di lavoro una funzione crescente del salario reale. Per Keynes, invece, essa legata al salario monetario. Infatti la contrattazione sindacale ha per oggetto soltanto il salario monetario, non quello reale. La quantit di merci che il lavoratore potr acquistare sar da lui conosciuta solo successivamente, quando, recatosi sul mercato dei beni, apprender il livello dei prezzi. L'equazione dell'offerta di lavoro : W = W. Dove W il salario monetario e W il salario monetario gi vigente sul mercato. Essa segnala che finch il livello di occupazione inferiore al pieno impiego, il salario monetario rimane quello che . (Immaginiamo che il contratto collettivo duri cinque anni, durante i quali il salario monetario costante; la nostra analisi di breve periodo, e dunque W = W). In pieno impiego, invece, l'offerta di lavoro torna ad essere funzione del salario reale, come sostenuto dalla macroeconomia pre-keynesiana. (Qui Keynes concede ai colleghi economisti che la loro teoria rimane vera nel caso particolare dell'equilibrio ottimale). -- La domanda di lavoro Una volta che gli imprenditori hanno determinato il livello del reddito, il livello dell'occupazione pu ricavarsi dalla funzione della produzione: Y = Y(L). Esiste cio una corrispondenza precisa, nel breve periodo, fra quantit di prodotto offerta (Y) e numero di lavoratori che occorre occupare (L) per ottenere tale quantit. Una volta ottenuto il livello dell'occupazione, la produttivit marginale del lavoro che ad esso corrisponde (cio la variazione di prodotto ricavata variando di un ammontare infinitesimo il lavoro impiegato) la derivata prima della funzione di produzione: dY/dL = Y'(L). Keynes accetta la regola marginalistica secondo cui, in concorrenza perfetta, il salario reale deve in equilibrio essere uguale al prodotto marginale del lavoro: W/P = Y'(L). Poich la produttivit ma rginale data, deve essere il salario reale ad adeguarsi ad essa. IL MERCATO DELLA MONETA L'offerta di moneta decisa dall'autorit monetaria. Ci non significa che quest'ultima possa agire discrezionalmente. Analogamente al monopolista, essa non pu determinare assieme il saggio d'interesse e la quantit di moneta. Se fissa i, deve poi immettere tutta la moneta che gli operatori chiedono. Se invece fissa Ms, cio l'offerta monetaria, deve poi rispettare l' i che il mercato determina. Riguardo alla domanda di moneta, Keynes si distacca dalla tradizione sostenendo che non ce la procuriamo soltanto per scambiare (il "movente transattivo"), bens che una sua frazione dipende dal saggio d'interesse.

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Infatti ogni individuo trattiene moneta anche per tesoreggiarla (quando vuole cautelarsi dall'incertezza) oppure per scopi speculativi (quando favorevole al rischio). Cominciamo dal tesoreggiamento. Dato che il risparmio pu venire convertito in titoli di credito, che fruttano un interesse, perch mai qualcuno dovrebbe tesoreggiare moneta, perdendo gli interessi? Perch, per motivi in parte ragionevoli, in parte istintivi, il nostro desiderio di tenere moneta come riserva di ricchezza un barometro del nostro grado di sfiducia nelle nostre capacit di calcolo e nelle nostre convenzioni sul futuro. Il possesso della moneta culla la nostra inquietudine, e il premio che noi pretendiamo per separarcene [il saggio d'interesse] la misura della nostra inquietudine. Il tasso d'interesse il fattore che adatta al margine la domanda e l'offerta di scorte monetarie per la tesaurizzazione (Keynes). La propensione del soggetto a tesoreggiare, ovvero la sua preferenza per la liquidit, costituisce dunque una parte della domanda di moneta che funzione decrescente del saggio d'interesse: pi elevato il saggio, meno moneta viene detenuta infruttuosamente. Guardiamo ora al rovescio dello stesso comportamento: la tendenza a speculare. Anche stavolta il tasso d'interesse i il premio per la rinuncia alla liquidit. La teoria tradizionale guarda al flusso dei risparmi detenuti dalla massa dei risparmiatori. Keynes pone al centro gli stock di risparmio gestiti dal gruppo dei finanzieri: Qui entra in gioco la figura dello speculatore puro. Egli acquista titoli non gi per goderne il rendimento, bens per rivenderli al pi presto, non appena il corso sia risalito. Egli inoltre acquista titoli non gi mediante liquidit guadagnata in precedenza (o ereditata da generazioni precedenti, ma comunque di sua propriet) bens mediante liquidit presa a prestito proprio allo scopo di giocare in borsa. Ci fa s che lo speculatore, da un lato non abbia alcun interesse di lungo periodo alle imprese di cui acquista i titoli: gli basta che il corso salga rapidamente (se gioca al rialzo, o scenda se gioca al ribasso). D'altro canto, egli non ha in linea di principio alcun limite alla massa delle sue operazioni; non ha vincoli di reddito, ma soltanto vincoli di credito, fissati dagli istituti bancari presso i quali si finanzia (Augusto Graziani). Semplificando, esistono due tipi di attivit: la moneta, estremamente liquida ma che non frutta un reddito, e i titoli, che fruttano a scadenze regolari una cedola prefissata. Ma il prezzo dei titoli varia in direzione inversa ad i. Esempio. All'inizio i = 5%. Un'impresa offre obbligazioni da 1 milione ciascuna, che all' i iniziale del 5% frutter 50.000 l'anno fino al momento del rimborso. Dopo un anno per i = 10%. I vecchi certificati obbligazionari con cedole da 50.000 troveranno compratori solo se il loro prezzo si dimezzer a 500.000, in quanto cos la remunerazione sar appunto del 10%. Quindi se i raddoppia, il prezzo del titolo dovr dimezzarsi, e viceversa. Coloro che si attendono che i si riduca, si attendono un rialzo dei prezzi dei titoli; dunque comprano titoli contro moneta. Coloro che sperano che i aumenti, compreranno moneta vendendo titoli. ____________________________________________________________________

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Posso acquistare i titoli oggi oppure domani. Se li compro oggi, per ogni euro investito guadagno il tasso corrente d'interesse, i. Se decido di tenere moneta liquida per acquistare titoli domani, guadagner il tasso (da me) atteso, ie . Il valore attuale di questo tasso, scontato per un periodo al tasso atteso, pari a ie /(1 + ie ). Debbo paragonare i due valori. Se i > ie /(1 + ie ), mi converr acquistare titoli; se viceversa, mi converr tenere moneta. ________________________________________________________________________________ Il tasso d'interesse risulta fissato a quel livello che, momento per momento, corrisponde all'equilibrio tra il gruppo dei ribassisti e quello dei rialzisti. La determinazione di i, insomma, si distacca dal meccanismo tradizionale di confronto tra S ed I, intesi come offerta e domanda di fondi a prestito. La decisione di risparmiare va tenuta logicamente distinta da quella sul tipo di attivit finanziaria (moneta o titoli) in cui collocare i propri risparmi. In breve: Md = kY + l( i ), dove kY la domanda di moneta per fini transattivi, me ntre l( i) indica la domanda di moneta per tesoreggiamento o per scopi speculativi. Segnaliamo un punto importante: mentre la domanda per tesoreggiamento in generale in relazione inversa col livello di i, la domanda per scopi speculativi sta in generale in relazione diretta col livello di i. Infatti la richiesta di scorte liquide da parte delle famiglie si riduce quando i sale, mentre l'acquisto di titoli da parte degli speculatori cresce quando i sale (dato che, al salire di i il prezzo dei titoli scende). Nel complesso, il saggio d'interesse, in questa prospettiva, appare determinato tanto dai tradizionali fattori reali (risparmio e investimento), quanto da fenomeni monetari.

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APPENDICE Una esposizione alternativa della domanda di moneta

La moneta
Gli economisti neoclassici considerano la moneta unicamente come mezzo di scambio
Serve a facilitare le transazioni La moneta non mai domandata per s, ma per disfarsene

La moneta anche deposito di valore


E un legame tra presente e futuro Durante i periodi di incertezza gli imprenditori preferiscono rimanere liquidi, cio aspettare prima di utilizzare la moneta in loro possesso e trasferire nel futuro il potere dacquisto Si domanda moneta per tenerla e non per disfarsene subito per acquistare altri beni (di consumo o di investimento)
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La teoria keynesiana
In un mondo in cui la conoscenza imperfetta e c incertezza, si pu detenere moneta per altri motivi
Si possono verificare spese impreviste Se non si ha liquidit, occorrer trasformare la propria ricchezza in forma liquida. Questa trasformazione richiede tempo e comporta costi. Maggiore lincertezza e maggiore il rischio di alti costi per liquidare le proprie ricchezze, pi siamo indotti a domandare moneta come deposito di valore

Domanda di moneta a scopo precauzionale


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La ricchezza finanziaria
Mentre la ricchezza reale (es. una casa) non liquida, ci sono forme di ricchezza finanziaria (es. i titoli) pi facilmente liquidabili.
Tuttavia il prezzo dei titoli estremamente variabile. Se siamo costretti a liquidare i nostri titoli in un momento in cui il loro corso molto basso, possiamo subire grosse perdite La ricchezza reale non prontamente liquidabile, mentre la ricchezza finanziaria pu essere facilmente convertita in moneta, ma alto il rischio di subire perdite. Il rischio tanto pi alto quanto maggiore lincertezza sullandamento futuro del corso dei titoli 9

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Corso dei titoli e tasso di interesse


I titoli (obbligazioni pubbliche e private e azioni) vengono emessi ad un certo prezzo.
Possono essere scambiati sul mercato (in borsa) ad un valore che pu essere molto diverso dal prezzo di emissione In generale il prezzo di mercato dei titoli varia inversamente al tasso di interesse
ES. Unobbligazione ha un prezzo iniziale di 1000. Se linteresse il 10% annuo la cedola che il titolo mi dar ogni anno dovr essere pari a 100. Se il tasso di interesse scende al 5%, se voglio comprare un titolo nuovo che dia una cedola di 100 dovr spendere 2000. Il titolo vecchio, con valore nominale di 1000, vale ora sul mercato 2000, perch d lo stesso interesse

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La formula
Caso pi semplice: una obbligazione ha durata perpetua Se chiamiamo pm il prezzo di mercato, c il valore della cedola e ic linteresse corrente avremo: c = pmxic Da cui deriva che: pm ?
c ic Poich il valore della cedola stabilito alla data di emissione, ne deriva che il prezzo di mercato dei titoli si muove in direzione opposta del tasso di interesse
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La speculazione
I titoli non sono solo acquistati per tenerli e godere gli interessi o i dividendi, ma per attivit speculativa
Per attivit speculativa si intende la scommessa sullandamento futuro del prezzo dei titoli Se siamo convinti che il livello futuro dei titoli crescer, ci conviene comprarli per realizzare la differenza tra il prezzo futuro e il prezzo attuale, se siamo convinti che diminuir ci converr vendere subito i titoli in nostro possesso Si noti che un ribasso, dato lampio margine di oscillazione del valore dei titoli, pu pi che annullare 12 il valore della cedola

La domanda di moneta a scopo speculativo


Quando il corso dei titoli molto alto, rispetto alle aspettative, la maggior parte degli speculatori vende i propri titoli e detiene moneta in attesa che il corso ribassi
Si forma la domanda di moneta a scopo speculativo: si attende che i prezzi dei titoli cadano ad un livello sufficiente per rendere conveniente lacquisto Ovviamente se la maggior parte degli operatori si aspetta un aumento del corso dei titoli, acquisteranno e la domanda di moneta a scopo speculativo sar molto bassa Si noti che la domanda speculativa, non solo quella che proviene da pochi ricchi speculatori, ma molto importante e diviene sempre maggiore con lestensione dei fondi cui affluiscono i risparmi della gente comune
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Domanda di moneta e interesse


I movimenti del tasso di interesse sono inversi ai movimenti del corso dei titoli
Se la maggior parte degli operatori ritiene che il tasso di interesse sia troppo basso, ne prevede un rialzo. Prevede perci che il corso dei titoli cadr e vende i propri titoli. Con un basso tasso di interesse si ha unalta domanda di moneta a scopo speculativo Se invece linteresse ritenuto troppo alto, si prevede una sua caduta, e quindi un aumento del corso dei titoli. Gli operatori acquistano titoli e cedono moneta. Con un alto tasso di interesse si ha una bassa domanda di moneta a scopo speculativo
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La domanda di moneta speculativa


La domanda di moneta, per Keynes, dipende dal reddito (domanda a scopo di transazioni M1) e dal tasso di interesse (domanda a scopo speculativo M2 )
Il tasso di interesse diviene un fenomeno monetario. Nel breve periodo possiamo considerare lofferta di moneta M come data dalle decisioni dellautorit monetaria. Ad un certo livello del reddito corrisponde una certa domanda a scopo di transazioni, In equilibrio: M=M1 +M2 Dati M e M1 , si dovr determinare un tasso di interesse tale che la domanda speculativa di moneta sia esattamente pari a M-M1 15

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La formulazione grafica
Dato M e dato M1 si ottiene per differenza M2. Si determina quindi il tasso di interesse che permette che la domanda di moneta a scopo speculativo sia esattamente uguale alla differenza tra M e M1
i

ie

M-M1

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I meccanismi economici
Se aumenta lofferta di moneta gli individui hanno pi liquidit di quella desiderata. Se il reddito resta lo stesso si ha pi moneta di quanta ne serva per le transazioni e gli individui la utilizzeranno per comprare titoli. Aumenta la domanda dei titoli e, a parit di offerta il loro prezzo aumenta. Poich prezzo dei titoli e tasso di interesse sono inversamente correlati, diminuisce il tasso di interesse Linverso avviene quando lofferta diminuisce 17

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Gli effetti reali della moneta


Se lofferta di moneta ha effetti sul tasso di interesse, ha anche effetti sulleconomia reale Infatti, date le aspettative degli imprenditori, se si ha un aumento dellofferta di moneta e una diminuzione dei tassi di interesse, aumenteranno gli investimenti e quindi per il meccanismo del moltiplicatore, crescer il reddito Laumento del reddito far crescere la domanda di moneta a scopo di transazioni, ma tale aumento non pu essere tale da annullare leffetto di espansione reale delleconomia 18

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56. Reddito e prezzi

Confronto tra la macroeconomia classica e quella keynesiana

IL MODELLO KEYNESIANO: LE SETTE EQUAZIONI [1] Y = Y(L) [2] W/P = Y'(L) = dY/dL [3] W = W [4] S = S(Y) [5] I = I(i, aspettative) [6] I = S [7] Md = kY + l( i) In questo sistema non esistono, come in quello pre-keynesiano, subsistemi autonomi: l'equilibrio sui quattro mercati (dei beni, del capitale, della moneta e del lavoro) si determina simultaneamente. Ci significa, in special modo, che le grandezze reali e quelle monetarie dell'economia non sono pi studiate separatamente: la moneta co-determina il livello del reddito e dell'occupazione. Quali differenze rispetto al modello pre-keynesiano? a] Alla domanda tradizionale di moneta per scopi transattivi aggiunta quella per tesoreggiamento e per scopi speculativi; b] L'offerta di lavoro funzione dei sala ri monetari (anzich dei salari reali), che sono rigidi verso il basso; c] Il risparmio (consumo) dipende dal reddito, anzich dal saggio d'interesse. d] Gli investimenti dipendono, oltre che da i, dalle aspettative imprenditoriali. e] Gli investimenti assolvono un ruolo causale per determinare il livello del reddito sociale. Quest'ultima tesi pu altres essere esposta semplificando al massimo il modello keynesiano. Se tralasciamo tutti i parametri che, nel breve periodo, possiamo supporre costanti, nonch le aspettative, restano tre sole relazioni: [1] S = S(Y) [2] I = I(i) [3] I = S La [3] non garantita da un solo valore di i o di Y, ma da un'infinit di valori: per ogni valore del saggio d'interesse (a cui associato un livello dell'investimento) possiamo individuare un corri-

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spondente valore di equilibrio del reddito (che determina la grandezza del risparmio, e di cons eguenza anche del consumo). L'EQUILIBRIO DI SOTTOCCUPAZIONE Per comprendere meglio l'importanza di questa molteplicit di equilibri, dobbiamo ricordare che, se il principio rivoluzionario della Teoria Generale quello della domanda effettiva, la tesi pi rivoluzionaria che da quel principio Keynes ricava quella della possibilit di equilibri di sottoccupazione. Possono cio aversi condizioni di equilibrio, alle quali non corrisponde un reddito di piena occup azione delle risorse. Per mostrare ci, a Keynes basta invocare l'autonomia delle decisioni d'investimento. Mentre cio, come sappiamo, nella macroeconomia precedente l'eguaglianza tra la parte del reddito risparmiata e l'ammontare dei beni d'investimento domandati era assicurata dai movimenti del saggio d'interesse, nella teoria keynesiana non pi cos. Se gli imprenditori non desiderano investire, ossia acquistare e impiegare un maggior volume di beni capitali, l'investimento non si verifica, quale che sia la disponibilit di risparmio.

Domanda effettiva, domanda attesa e domanda aggregata


Gli imprenditori decidono il livello di produzione sulla base della domanda attesa Lequilibrio si ha quando la domanda attesa esattamente uguale alla domanda aggregata effettivamente realizzata dalle famiglie (C) e dalle stesse imprese (I). Poich C dipende dal reddito distribuito dalle imprese alle famiglie, ci che determina il livello della produzione sono le decisioni di investimento
Si noti che qui gli investimenti sono importanti come componente della domanda corrente Solo nel futuro gli investimenti aumentano la capacit produttiva
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Nessun meccanismo automatico converte i risparmi in investimenti, poich non esiste alcun legame diretto fra i motivi che determinano le decisioni di astenersi dal consumo presente [risparmio] e i motivi che determinano le decisioni di provvedere al consumo futuro [investimento] (Keynes).

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L'eccesso di risparmio significa squilibrio, ma, per il tramite della riduzione del reddito (e non del saggio d'interesse), le decisioni di risparmio si adattano via via a que lle (autonome) d'investimento, fino ad una posizione di equilibrio con capacit produttiva inutilizzata e disoccupazione. Che questa possibilit di un equilibrio non di pieno impiego sia anche una necessit (o una caratteristica effettiva e normale delle economie reali), tuttora un problema in discussione (si rinvia specialmente alla lezione 64). Al concetto cruciale di equilibrio di disoccupazione possiamo anche pervenire ripercorrendo alcuni dei principali passaggi prima svolti.

Lequilibrio tra risparmi e investimenti


Il tasso di interesse non pu automaticamente equilibrare risparmi e investimenti
Si domanda moneta in quanto moneta: linteresse diviene un fenomeno monetario e non reale (compenso per la rinuncia alla liquidit) Gli investimenti dipendono dallinteresse, ma principalmente dagli animal spirits I risparmi dipendono in larga misura dalle abitudini di consumo delle famiglie, cio dal reddito (quello che non consumato viene risparmiato) Occorre trovare un meccanismo diverso da quello dellinteresse per vedere come risparmi e investimenti 7 si equilibrano

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Lequilibrio
Lequilibrio si ha quando S=I
Linteresse non equilibra risparmi e investimenti Le decisioni di investimento sono prese dagli imprenditori esogenamente Le decisioni di risparmiare dipendono dal consumo, che dipende dal reddito
Se le famiglie consumano l80% del reddito risparmiano il 20% (cio il reddito (Y) pari a 5 volte i risparmi S/20%)

In queste condizioni se gli investimenti sono minori dei risparmi, la produzione e il reddito diminuiranno provocando una diminuzione dei risparmi Il processo raggiunge lequilibrio quando i risparmi sono uguali agli investimenti 13

Una rappresentazione visiva


Investimenti

Risparmi Investimenti

Risparmi

Disequilibrio: es. il flusso di entrata (I) minore del flusso di uscita (S): il flusso circolare (produzionereddito domanda) decresce. Nessun meccanismo automatico assicura che le decisioni di investire siano uguali alle decisioni di risparmiare Se decresce il flusso circolare diminuisce il flusso di uscita (S), fino a quando non si raggiunge lequilibrio
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La macroeconomia neoclassica
Investimenti
Mercati finanziari

Risparmi

Secondo i neoclassici, a differenza di Keynes, le decisioni di risparmiare sono eguagliate a quelle di investire dal mercato finanziario. Le perdite sono sempre uguali alle immissioni. Lequilibrio sempre di piena occupazione e lofferta crea la propria domanda.
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Il significato economico
Nelleconomia keynesiana la domanda che determina il livello del reddito
In particolare importante la domanda autonoma (I [investimenti] nel nostro esempio) Gli imprenditori decidono il livello degli investimenti Se gli imprenditori decidono un livello di investimenti minore del risparmio
Poich le famiglie hanno deciso di risparmiare pi di quanto le imprese hanno deciso di investire, la domanda di beni insufficiente (la perdita si registra nel momento in cui il reddito si traduce in domanda) Gli imprenditori vedono aumentare le scorte invendute Per smaltire le scorte diminuiscono ulteriormente la produzione

Si arriva ad una posizione di equilibrio di sotto-ocupazione


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Lequilibrio di sotto-occupazione
Nessun meccanismo automatico di mercato garantisce che lequilibrio raggiunto sia quello di piena occupazione
Generalmente si avr un equilibrio di sotto-occupazione Lequilibrio di piena occupazione solo uno tra i tanti possibili La disoccupazione uno spreco sociale: occorre un intervento esterno (governo) che porti il sistema alla piena occupazione Attraverso lintervento di politica economica il sistema capitalistico raggiunge la piena occupazione: lo stato ha il compito di stimolare lattivit produttiva, mentre lallocazione delle risorse resta compito del mercato Per Keynes non si tratta di superare il capitalismo, ma di farlo funzionare in modo che siano effettivamente superati i disequilibri sociali (disoccupazione)
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Concludiamo provando a tracciare un bilancio dell'eredit intellettuale di Keynes. Concentriamoci su quattro sue proposizioni che hanno sovvertito il senso comune degli economisti e degli uomini politici. PRIMA PROPOSIZIONE: ABBASSARE I SALARI MONETARI NON SEMPRE RIDUCE LA DISOCCUPAZIONE

Questa tesi possiede grande rilievo, costituendo tuttora uno degli argomenti a cui i sindacati dei lavoratori e i partiti riformistici si appoggiano.

L*

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La figura rappresenta la differenza tra disoccupazione classica, o da alti salari, e disoccupazione keynesiana. La curva discendente la curva della produttivit marginale del lavoro, ossia la curva della domanda di lavoro. Lofferta di lavoro di pieno impiego N*, cui corrisponde sullaltro asse il salario reale (w/P)*. Ad un salario reale pi elevato (w/P) si ha disoccupazione da alti salari reali, poich a quel salario le imprese sono disposte ad assumere solo N lavoratori. Ma possibile che anche al salario (w/P)* le imprese vogliano assumere N lavoratori. Ci accade se le imprese non pensano di poter vendere le qua ntit prodotte da un numero di lavoratori superiore ad N. Keynes nega che diminuzioni del saggio monetario del salario - il solo salario sul quale la concorrenza dei lavoratori possa agire in via diretta - potrebbero condurre alla piena occupazione del lavoro. Qualora infatti gli imprenditori reagissero alla diminuzione dei salari aumentando il numero dei lavoratori impiegati, al nuovo, pi alto livello del reddito reale, troverebbero una domanda complessiva insufficiente ad assorbire l'accresciuta produzione al suo 'prezzo d'offerta', e sarebbero costretti a ritornare sui loro passi, contraendo la produzione. L'occupazione di lavoro dovr tornare al livello precedente, il solo per cui i risparmi sono in equilibrio con gli investimenti: solo effetto delle diminuzioni del salario monetario, sarebbero perci diminuzioni proporzionali del livello dei prezzi, tali da lasciare immutato il salario reale e il livello di occupazione (Pierangelo Garegnani). SECONDA PROPOSIZIONE: IL PARADOSSO DELLA PARSIMONIA Quando le risorse dell'economia non sono pienamente impiegate, un aumento della parsimonia (cio del livello di risparmio per ogni dato livello di reddito) riduce il reddito nazionale. Infatti in equilibrio il risparmio uguaglia l'investimento. Ma se quest'ultimo fisso, e il risparmio deve ridursi fino alla sua grandezza, il reddito deve essere pure ridotto. Pi in generale, Keynes sostiene che la parsimonia riduce l'azione del moltiplicatore: ogni volta che aumenta il prodotto, non tutto l'aumento di reddito che gli corrisponde viene consumato; una quota viene risparmiata; quanto maggiore questa quota, tanto minore l'aumento indiretto di domanda aggregata dovuto alla crescita del consumo. Questo paradosso stato un terreno di acceso scontro tra keynesiani ed economisti liberali, per i quali la parsimonia una virt e, comunque, il risparmio rimane in genere scarso, non eccedente: si veda il brano di Einaudi riportato nelle lezioni 54-55.

TERZA PROPOSIZIONE: PU ESISTERE UN EQUILIBRIO DI SOTTOCCUPAZIONE

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Molti interpreti affermano che mentre la macroeconomia pre-keynesiana si concentrava su situazioni di equilibrio (il quale, se inteso come posizione scelta, ottimale o di pieno impiego), Keynes avrebbe esaminato gli stati di disequilibrio. Se cos fosse, la compatibilit (anzi la complementarit) tra Keynes e i suoi predecessori sarebbe pacifica. Al contrario, la sfida keynesiana sta nel concetto "eretico" di equilibrio di sottoccupazione, del quale riportiamo un'ulteriore limpida formulazione: Data la propensione al consumo e il volume dei nuovi investimenti, esister soltanto un livello di occupazione compatibile con l'equilibrio. Tale livello non pu essere superiore al pieno impiego ma non vi alcuna ragione per aspettarsi che sia uguale al pieno impiego. La domanda effettiva associata al pieno impiego un caso particolare, che si realizza soltanto quando la propensione al consumo e lo stimolo ad investire stanno in una relazione particolare fra di loro. Questa particolare relazione, che corrisponde alle assunzioni della teoria [neo] classica, in un certo senso una relazione ottimale. Ma pu solo sussis tere quando, per caso o in virt di un disegno esplicito [cio o per accidente o grazie alla politica economica], l'investimento corrente procura un ammontare di domanda esattamente eguale alla [differenza tra] il reddito di piena occupazione e ci che la comunit vo rrebbe consumare in condizioni di piena occupazione [cio quando si verifica la legge di Say: ecco dunque che la teoria pre-keynesiana "particolare", limitandosi al caso ottimale, mentre quella di Keynes "generale", spiegando il determinarsi di tutti gli infiniti casi subottimali di equilibrio] (Keynes). QUARTA PROPOSIZIONE: LE ASPETTATIVE DETERMINANO LE MAGGIORI VARIABILI L'ultima tesi rivoluzionaria riguarda la crucialit delle aspettative nella macroeconomia. Gi prima di Keynes altri autori avevano introdotto le "attese" nell'analisi economica. Ma in Keynes esse diventano addirittura il principale determinante delle principali variabili. Si prenda il concetto di "e fficienza marginale dell'investimento": numerosi interpreti hanno provato a ricondurlo ad un'espressione della teoria della produttivit marginale del capitale, e quindi all'ortodossia neoclassica. Tuttavia, non solo il concetto keynesiano non implica alcuna relazione inversa tra l'intensit di capitale e il saggio d'interesse (o prezzo al margine del capitale), ma ancor pi rimanda appunto al ricavo atteso dall'imprenditore: dove tale aspettativa il fattore decisivo. Perfino la teoria del moltiplicatore non riducibile a un "meccanismo oggettivo": ne lla lezione 36 abbiamo infatti presentato questa teoria basandola tutta sulle reciproche aspettative. Alla luce di quanto esposto fin qui (e nelle lezioni 54-55), si comprende la durezza del giudizio di Keynes sui tradizionali modelli microeconomici: I teorici [neo]classici sembrano esperti di geometria euclidea in un mondo non euclideo i quali, scoprendo che nella realt linee rette, apparentemente parallele, spesso si incontrano, rimproverano le linee stesse di non mantenersi rette, quando invece non vi altro rimedio che quello di abbandonare l'assioma delle parallele e sviluppare una geometria non-euclidea (Keynes). L'intera sua analisi propedeutica ad una strategia di riformismo illuminato:

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La filosofia sociale di Keynes Keynes


Mentre il mercato deve guidare le decisioni di che cosa produrre e come produrre, il governo deve avere un pi ampio ruolo nelle questioni del quanto e del per chi produrre
La politica economica diviene responsabile nel mantenere un alto tasso di sviluppo, un basso livello di disoccupazione e una distribuzione del reddito meno sperequata E certo che il mondo non tollerer molto a lungo la disoccupazione che associata con lindividualismo capitalistico dei giorni nostri. Ma pu essere possibile, con una giusta analisi del problema curare la malattia 11 preservando lefficienza e la libert
Forse esagerando un poco, ma soltanto un poco, osserva Massimo Pivetti: Per circa un trentennio dalla fine della seconda guerra mondiale, il principio keynesiano della domanda effettiva esercit una notevole influenza sulla politica economica dei paesi industrialmente avanzati (Italia esclusa). Specialmente in Europa, quel principio contribu ad emancipare i responsabili della politica economica di numerosi governi dall'ossessione piccolo-borghese per il risparmio. Il loro maggior vanto divenne allora, non, come oggi, la realizzazione di cospicui avanzi primari di bilancio, ma la realizzazione di "costosi" programmi di benessere sociale: confortevoli alloggi accessibili ai pi; ospedali e trasporti pubblici efficienti e sicuri; buone scuole e universit; ottime biblioteche aperte fino a tardi; citt pulite e ragionevolmente sicure; parchi pubblici ben tenuti; una vecchiaia dignitosa per tutti - tutte cose inconcepibili nel capitalismo senza spese pubbliche ingenti e forme di prelievo fiscale socialmente tollerabili. Le ricadute positive sull'occupazione e sul livello di vita, sia delle generazioni allora presenti che di quelle successive, furono notevoli. La "costosit" di quei programmi di salvaguardia dei principali diritti sociali, infatti, era tale solo in termini di ammontari di spesa pubblica richiesti ed eventualmente di aumenti del debito pubblico interno dei singoli paesi - non di una maggiore formazione di capitale. Quei programmi non costrinsero cio a rinunciare all'espansione e all'ammodernamento dell'attrezzatura produttiva delle nazioni interessate. Di fatto, i primi trent'anni successivi al secondo conflitto mondiale sono da tutti riconosciuti come il periodo aureo del capitalismo, con tassi medi annui di crescita del PIL e del PIL pro-capite pi che doppi di quelli dell'ultimo ventennio del Novecento.

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57. Reddito e prezzi

I modelli reddito-spesa e perdite- immissioni

In questa lezione presentiamo due modelli macroeconomici con prezzi fissi ed aspettative fisse. Nella lezione 58 illustreremo un modello in cui il livello dei prezzi P assunto come una variabile esogena, ma pu variare, mentre le aspettative restano costanti. Dalla lezione 60 rimuoveremo, almeno in parte, entrambe le restrizioni. Per determinare il valore di equilibrio del PIL, utilizzeremo due approcci legati tra loro: quello reddito-spesa (PIL = C + I) e quello perdite- immissioni (S = I). La Tabella si riferisce, con dati immaginari, a un settore privato di un'economia chiusa. Il PIL di equilibrio quello che d una spesa totale esattamente sufficiente ad acquistarlo.
Livello di PIL occupazione C S I Spesa aggregata: C +I
Investimento (+) o disinvestimento (-) in scorte non programmato

Tendenza di Occupazione e di PIL

40 370 375 -5 20 45 390 390 0 20 50 410 405 5 20 55 430 420 10 20 60 450 435 15 20 65 470 450 20 20 70 490 465 25 20 75 510 480 30 20 80 530 495 35 20 85 550 510 40 20 Sopra il valore d'equilibrio, nella parte bassa della Tabella,

395 -25 410 -20 425 -15 440 -10 455 -5 470 0 485 +5 500 +10 515 +15 530 +20 la produzione di beni e

Aumento Aumento Aumento Aumento Aumento Equilibrio


Diminuzione Diminuzione Diminuzione Diminuzione

servizi non d

luogo ad una spesa sufficiente ad acquistarli. Poich le imprese non riusciranno a coprire tutti i loro costi, ridurranno la produzione. Sotto il valore d'equilibrio, nella parte alta della Tabella, si ha invece un eccesso della spesa che far aumentare il prodotto interno. Ma il PIL d'equilibrio anche quello per il quale S = I, dove S (come non consumo) la perdita di spesa potenziale, mentre I un' immissione di spesa che si aggiunge a C. Sopra il valore d'equilibrio del PIL, nella Tabella si vede che I maggiore di S. Il contrario avviene nei casi sotto il valore d'equilibrio. Da notarsi che I l'investimento programmato; come ricordiamo, se fosse quello effettivo, S = I sarebbe vera per definizione.

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Lo stato e il resto del mondo


Allarghiamo il nostro schema
Oltre alle famiglie e alle imprese: Stato e resto del mondo Lo stato immette moneta (cio domanda) nel flusso circolare con la spesa pubblica Le perdite dal flusso circolare sono le entrate dello stato (entrate fiscali: tasse e imposte) Il resto del mondo immette moneta (cio domanda) con la domanda di beni prodotti nel paese (le esportazioni) Le perdite verso il resto del mondo sono rappresentate dalle importazioni: la domanda si dirige verso lesterno
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Immissioni e perdite
Si noti che le immissioni da parte dello stato e del resto del mondo sono largamente decise autonomamente, rispetto al reddito del paese
Lo stato decide il livello delle spesa pubblica sulla base di obiettivi politici Il resto del mondo domanda i nostri beni sulla base del reddito degli altri paesi

Le perdite dipendono invece dal reddito


Paghiamo tante pi tasse quanto pi alto il reddito Domandiamo tanto pi beni dallestero quanto pi alto il nostro reddito
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La rappresentazione del flusso circolare


Ora vi sono tre immissioni nel flusso circolare (Investimenti, Spesa pubblica ed Esportazioni) e tre perdite (Tasse, Risparmi e Importazioni). In equilibrio, la somma delle tre immissioni deve essere uguale alla somma delle tre perdite
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Le formule della domanda aggregata La domanda aggregata composta da consumi, investimenti, spesa pubblica e esportazioni meno le importazioni (o esportazioni nette): DA = C+I+G+E-M (In queste lezioni usiamo spesso anche il simbolo NX = E-M ) Tutta la moneta che affluisce alle imprese viene restituita alle famiglie (salari stipendi rendite e profitti). Quindi la domanda uguale al valore aggiunto e al reddito: DA = Y Il conto delle risorse e degli impieghi : Y+M = C+I+G+E La formula dei saldi dei settori

Il reddito delle famiglie utilizzato per pagare le imposte, finanziare i consumi e risparmiare:
Y=T+C+S

Il reddito disponibile Ydisp = Y-T = C+S Se sostituiamo la Y nel conto delle risorse e degli impieghi otteniamo:
C+S+T+M = C+I+G+E

Sottraendo le due somme: (S-I)+(T-G)+(M-E) = 0


I saldi dei settori

Abbiamo dunque tre saldi:


Settore privato (risparmi - investimenti) Settore pubblico (tasse spesa pubblica)

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Settore resto del mondo (importazioni- esportazioni)

Non occorre che questi saldi siano in pareggio singolarmente, ma la somma dei saldi deve essere uguale a zero: Se ad esempio la spesa pubblica maggiore delle entrate fiscali, questo sar compensato da un risparmio maggiore degli investimenti o da importazioni maggiori delle esportazioni. La rappresentazione grafica del modello reddito-spesa ?? Poniamo Y sull'asse orizzontale e C e DA sull'asse verticale. ?? C rappresentato da una retta perch supponiamo che c sia costante. ?? L'inclinazione di tale retta data dal valore di c. La pendenza di una retta data infatti dal rapporto tra la variazione verticale (del consumo) e la variazione orizzontale (del reddito) misurate tra due punti della retta. Esempio. Se si ha ?C = 15000 per un ?Y = 20000, c = 15000/20000 = 0,75. ?? DA una retta parallela a quella di C; infatti per ogni livello di Y si ottiene la DA aggiungendo a C gli I, i quali (per semplicit) sono costanti al variare di Y. ?? Per confrontare l' offerta aggregata con la DA, tracciamo una retta passante per l'origine degli assi, inclinata a un angolo di 45. In ogni suo punto il valore della variabile sull'asse orizzontale (il reddito) uguale al valore di quella sull'asse verticale (la spesa). ?? Pertanto, il punto d'incontro della retta DA con la retta a 45 il solo punto in cui la spesa pari al reddito: l'equilibrio.

Il grafico del consumo


Supponiamo che C = Co+cY
Co = componente autonoma del consumo Equazione di una retta Propensione marginale =c Pendenza della retta = c Intercetta asse ordinate = Co Propensione media = Co/Y+ c

C C=Co +cY

Co Y
7

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Grafico reddito -spesa


DA =Y DA = C+I Y =C+I Y=C o+cY+I Y (1-c) = Co +I
C, I, DA C+I

}I
C=Co +cY Co 45 Ye Y

1 Y? (Co ? I ) 1? c

!! 1-c =s Si noti che, nel grafico, la retta a 45 indica i punti in cui le ordinate sono uguali alle ascisse

10

La stabilit dellequilibrio
Nei punti a sinistra di Ye la domanda superiore alla retta a 45, cio al reddito.
Le imprese vedono diminuire le scorte e sono indotte ad aumentare la produzione fino a raggiungere il livello Ye

Nei punti a destra la domanda inferiore alla retta a 45, cio al reddito
Le imprese non vendono tutto ci che producono e vedono aumentare le scorte (indesiderate). Diminuiscono la produzione fino a Y e
Si noti che dal punto di vista contabile le scorte (che formalmente sono parte degli investimenti) fanno s che i risparmi siano sempre uguali agli investimenti (comprese le scorte) Tuttavia se le scorte sono minori o maggiori del livello desiderato gli investimenti realizzati sono minori o maggiori di quelli desiderati. Le imprese reagiscono aumentando o diminuendo la produzione 11

La rappresentazione grafica del modello perdite- immissioni ?? Sull'asse verticale sono riportati gli I ed i S. ?? Gli I sono costanti al variare di Y, e sono dunque rappresentati da una retta parallela all'asse orizzontale. ?? Gli S sono una funzione crescente del reddito. La retta S corrisponde alla distanza verticale tra la retta a 45 e la retta di C nel precedente grafico. Infatti, per definizione, S = Y - C.

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?? In particolare, nel punto in cui Y = 0 (origine degli assi), Co positivo; corrispondenteme nte, S negativo. ?? Inoltre, S = 0 in corrispondenza del livello di Y per il quale, sul precedente grafico, C = Y, cio nel punto in cui la retta C incontra la retta a 45. (Infatti se C = Y, abbiamo S = Y - C = Y - Y = 0). ?? Il punto d'incontro tra la retta S e la retta I corrisponde al livello d'equilibrio di Y: le perdite risultano pari alle immissioni.

Il grafico del risparmio


Poich S=Y-C Poich s = 1-c S =-Co+sY
Equazione di una retta -Co= intercetta asse ordinate s = pendenza
S S=-C0+sY

-C0

Lequilibrio del reddito


Condizione di equilibrio S, I S=I Equazione di comportamento S = -C0+sY I Equilibrio I= -C0 +sY
S=-C0+sY

Y?

1 ( I ? Co ) s

-C0

Ye

Possiamo considerare linvestimento un dato rispetto al reddito, cio una retta orizzontale

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Il paradosso del risparmio


Se le famiglie vogliono risparmiare di pi aumenta la propensione marginale al risparmio ovvero diminuisce la propensione marginale al consumo
Tuttavia, se non aumentano gli investimenti, si avr una diminuzione del reddito S I S2 S1

-C0

Y2

Y1 Y

Laumento della propensione al risparmio fa aumentare la pendenza della curva del risparmio. Dato I, il reddito diminuisce 12

Nei due modelli qui presentati, la moneta non svolge alcun ruolo; mancano le aspettative, e dunque nessun ruolo svolto dall'incertezza; infine, l'ipotesi di investimenti fissi al variare del livello di Y svuota il principio della domanda effettiva. Si tratta di un "keynesismo bastardo", come fu chiamato dagli allievi diretti di Keynes.

* * *
Approfondiamo infine l'analisi del moltiplicatore. Iniziamo dal caso semplice (solo famiglie e imprese). Esempio. C = Co + cY = 30 + 0,5Y. Il livello di I = 100. L'equazione che determina il valore di equilibrio di Y dunque: Y = 30 + 0,5Y + 100. Da cui risulta che Y = 260. PROMEMORIA : Y - 0,5Y = 30 + 100 ? Y - 1/2Y = 130 ? 2/2Y - 1/2Y = 130 ? 1/2Y = 130 ? Y = 130 x 2/1 ? Y = 260/1 ? Y = 260. Ipotizziamo ora che I passi da 100 a 150. Abbiamo: Y = 30 + 0,5Y + 150, da cui Y = 360. Dunque un ?I = 50 ha dato un ?Y = 100. Il moltiplicatore 2. In termini pi generali: Y = Co + cY + I. Da cui: Y - cY = Co + I, ovvero Y (1-c) = Co + I, dove (Co + I) la spesa autonoma, ovvero ancora: Y = 1/(1- c) Co + I. Da cui, in termini di incrementi finiti: ?Y = 1/(1- c) ?(Co+I) ovvero ?Y/?(Co+I) = 1/(1- c) = 1/s

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Il moltiplicatore dunque l'ammontare di cui la variazione di un euro della spesa autonoma fa variare il livello di equilibrio del reddito. ____________________________________________________________________ IL MOLTIPLICATORE IN UN' ECONOMIA APERTA CON SETTORE PUBBLICO Anzich S = I, adesso la condizione di equilibrio S + T + M = I + G + E. Le variabili a destra del segno di = sono indipendenti dal reddito: I dipende dalle scelte degli imprenditori; E dalle scelte del resto del mondo; G dalle scelte delle autorit di politica economica. Viceversa, le importazioni M e le tasse T, come S, dipendono dal reddito. Indichiamo con * le variabili autonome: I = I*; E = E*; G = G*; M = mY; T = t Y;

S = s ( Y - T) = s ( Y - t Y) = s (1 - t )Y La propensione media alle importazioni il rapporto M / Y. La propensione marginale alle importazioni m = ? M /? Y. Per le tasse, ipotizziamo siano una proporzione fissa t del reddito. Ora sostituiamo nella condizione di equilibrio le sei variabili che vi compaiono con le sei equazioni appena scritte: s(1- t )Y + t Y + m Y = I* + G* + E* ovvero [m + t + s(1- t )] Y = I* + G* + E* Ma, dato che 1- s = c, l'espressione in parentesi quadra diventa: m + t + s(1- t ) = m + t + s - st = m + s + t (1- s) = m + s + ct Perci il reddito di equilibrio : Y = 1/( s + m + ct ) ( I* + G* + E*) Da cui, in termini di incrementi finiti: ? Y = 1/(s + m + ct ) (? I* + ? G* + ? E*) e il moltiplicatore pari a: 1/(s + m + ct ) La spesa pubblica G in beni e servizi, e le esportazioni E, hanno lo stesso effetto su Y degli aumenti della spesa autonoma. Al contrario le importazioni M , oppure una tassa proporzionale sul reddito, hanno lo stesso effetto di una riduzione di c.

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Il moltiplicatore in un sistema complesso


Data la formula precedente anche evidente che
?Y ? 1 ?? I ? ? G ? ? E ? s ? m ? ct
moltiplicatore

Il moltiplicatore ora pi piccolo che nel sistema semplificato (le perdite sono infatti di pi: T, M, S) Tuttavia ci sono pi immissioni
In particolare c G La spesa pubblica una variabile manipolabile dal governo: in una situazione di disoccupazione la politica economica pu stimolare la domanda tramite un aumento di spesa pubblica. Il reddito cresce pi dellincremento di spesa pubblica 15

459

58. Reddito e prezzi

Il modello IS-LM

Vi sono 4 mercati, distinti ma connessi: dei beni, della moneta, dei titoli e del lavoro. MERCATO DEI BENI Yd = C + I Yo = C + S C = C(Y) I = I(i ) S = S(Y) La domanda globale somma di consumi e investimenti L'offerta globale ripartisce il reddito tra consumi e risparmi Il consumo funzione del reddito Gli investimenti sono funzione del saggio d'interesse I risparmi sono funzione crescente del reddito

L'equilibrio si ha quando Yd = Yo ovvero, sottraendo C ai due termini dell'eguaglianza, S(Y) = I( i). Occorre dunque ricercare tutte le coppie di valori di reddito e di saggio d'interesse che rendono possibile l'equilibrio.

Rappresentazione grafica della curva IS II


I S S=sY S2 S1 i i1 i2 IS Y1 IV Y2 Y I1 I2 III Y1 Y2 Y S2 S1 i i1 i2 I1 I2 45 I S I=S

I=fI(i) I
5

Nel quadrante I vi la funzione del risparmio; nel II la retta a 45 coglie la condizione di equilibrio S=I; nel III la funzione degli investimenti; nel IV le coppie di valori di i e di Y che assicurano l'equilibrio tra S ed I. Se (nel I quadrante) il livello del reddito Y2, la funzione del risparmio consente d'individuare il volume corrispondente di S. Riportando questo dato nel II quadrante, individuiamo il livello corrispondente in cui S=I. Riportando questo valore nel III quadrante, individuiamo il corrispondente valore di i che consente agli imprenditori di compiere gli investimenti programmati. Infine, nel IV

460

quadrante, riportiamo dal I quadrante il livello di Y2 e dal III quadrante il livello di i : selezioniamo cos una coppia di valori che individua uno dei possibili equilibri sul mercato dei beni. Se ipotizziamo un diverso livello di Y, Y1, possiamo analogamente individuare nel IV quadrante un'altra combinazione di equilibrio. L'insieme dei punti cos trovati definisce la retta IS. Poich le decisioni di spesa sono prese in termini reali, il livello dei prezzi P non influenza la posizione nel piano della curva IS. In breve:

La scheda IS
La scheda IS rappresenta tutti i possibili punti di equilibrio tra INTERESSE e REDDITO (quando i risparmi sono uguali agli investimenti) sul mercato reale
Funzione keynesiana del risparmio: dipende dal reddito Funzione dellinvestimento: inversamente proporzionale al tasso di interesse 3 equazioni e 4 incognite (S, I, (1) S = sY Y, e i ): si hanno molti punti e (2) I = fI(i) non uno solo di possibile equilibrio (3) S=I
4

MERCATO DELLA MONETA Qui si ha equilibrio se Ld = Lo. Md = M1 + M2 M1 = l1 (Y) M2 = l2 (i) Mo = M*/P M1 + M2 = M*/P La domanda di L ha una parte transattiva ed una speculativa La domanda per transazioni funzione del reddito La domanda speculativa funzione inversa del saggio d'interesse L'offerta di moneta L* esogena Condizione di equilibrio

461

La rappresentazione grafica della curva LM


I M1 M1=kY M1 Ms II Ms =Md 45 Y1 Y2 Y

i i i

Ms

M2

LM Y1 IV Y2 Y III

M2=fM(i ) M2
7

Nel quadrante I vi la funzione della domanda di moneta per transazioni. Nel quadrante II vi la condizione di equilibrio, dato che la pendenza della retta di 45. Nel quadrante III figura la domanda a scopi speculativi (o preferenza per la liquidit). Nel quadrante IV si hanno le combinazioni di i ed Y che assicurano l'equilibrio nel mercato della moneta. La costruzione grafica simile alla precedente. Nel quadrante I a due ipotetici livelli di Y corrispondono due livelli di M1. Se Mo data, nel quadrante II sono indicati tutti i valori di M1 ed M2 che, sommati, corrispondono a Mo (la figura costruita con la stessa logica della figura della retta di bilanc io in microeconomia: al posto del livello di reddito, qui abbiamo un livello di Mo; M1 e M2 si combinano in tutti i modi la cui somma d Mo). Nel quadrante III la curva decrescente descrive M2 come funzione inversa di i. Livelli elevati di i consiglieranno infatti di detenere una scorta ridotta, e viceversa. Nel quadrante IV, infine, la curva LM segna tutti i possibili valori di i e di Y che assic urano Md = Mo. Notiamo che esistono tante curve LM quanti sono i livelli di moneta offerta, e che una curva LM sta tanto pi a destra nel piano quanto maggiore l'offerta monetaria. In breve:

462

La scheda LM
La scheda LM rappresenta tutti i possibili punti di equilibrio tra INTERESSE e REDDITO (quando la domanda di moneta uguale allofferta) sul mercato monetario
La domanda di moneta a scopo di transazione dipende dal reddito La domanda di moneta a scopo speculativo dipende dallinteresse 3 equazioni e quattro incognite (1) M1 = kY ( M1, M 2, Y e i). Anche qui abbiamo (2) M2 = fM (i ) una serie di possibili equilibri (3) Ms = M1 +M2
6

Osserviamo che la teoria della domanda di moneta , in questo modello, diversa dalla teoria di Keynes. Ricordiamo (lezione 54-55) che Keynes distingue tra la domanda per tesoreggiamento (in relazione inversa col livello di i ) e la domanda per scopi speculativi (in relazione diretta col livello di i). Per Keynes, infatti, la richiesta di scorte liquide da parte delle famiglie si riduce quando i sale, mentre l'acquisto di titoli da parte degli speculatori cresce quando i sale (dato che, al salire di i il prezzo dei titoli scende). Nel modello LM la domanda di tipo non transattivo trattata come se fosse la domanda di tipo precauzionale: se i elevato, le famiglie (non gli speculatori) preferiscono i titoli alla moneta; il rapporto inverso tra i e prezzo dei titoli non considerato. Se nel modello si adottasse la teoria di Keynes, non si potrebbe individuare univocamente l'equilibrio macroeconomico:

463

Lequilibrio macroeconomico
Se mettiamo insieme i due mercati abbiamo un punto di equilibrio
6 equazioni e 6 incognite (Y, i, S, I, M1 e M2) Una sola coppia di interesse e reddito risponde alle condizioni I=S e Ms=Md
i ie IS LM

Ye

Questo modello supera la dicotomia classica tra settore reale e settore monetario, in quanto, come gi notato, l'aumento della quantit di moneta in circolazione provoca un aumento del reddito reale. Vi per un caso- limite, detto trappola della liquidit, in cui ci non accade: quando la curva IS interseca la curva LM nel suo tratto orizzontale. IS IS LM LM LM' IS'

Un aumento della quantit di moneta sposta a destra la LM, senza suscitare ?Y. Infa tti il livello di i talmente basso, che tutta la nuova moneta viene assorbita dalla domanda non transattiva (se, come in questo modello, essa in relazione inversa con i ). Le aspettative dei risparmiatori sono tutte ind irizzate verso un futuro aumento di i e quindi preferiscono detenere moneta in forma liquida piuttosto che investirla. La domanda di I resta invariata e, con essa, il livello di Y. Solo uno spostamento a destra della IS pu aumentare Y: la dicotomia classica torna.

464

Un opposto caso- limite nella figura accanto: la curva IS taglia la curva LM nel tratto verticale. Questo caso ricorre quando la domanda di moneta per transazioni ha assorbito l'intero ammontare disponibile. Se la IS si spostasse in alto a destra, avremmo soltanto ? i e non ?Y. Ci in quanto la maggiore domanda aggregata non pu essere soddisfatta, perch manca la moneta. Se le imprese vendono titoli, deprimono il loro corso e fanno crescere i, senza acquisire liquidit. Insomma, il tratto verticale della LM indica livelli di i talmente elevati che la moneta trattenuta solo per le transazioni: gli investitori non possono dunque procurarsi il liquido necessario a rispondere a miglioramenti di c o dell'efficienza marginale del capitale. Stavolta, tuttavia, la dicotomia classica non c': uno spostamento a destra della LM, causato da un aumento della quantit di moneta, promuove un ?Y, poich provoca un aumento sia della domanda di titoli che del loro prezzo. Ne segue una riduzione di i, cos che ?I e quindi ?Y: la LM' taglier la IS'. MERCATO DEI TITOLI Questo mercato in equilibrio se l'offerta e la domanda dei titoli hanno uguale valore. La domanda proviene dai risparmiatori, l'offerta dagli imprenditori. Se i mercati dei beni e della moneta stanno in equilibrio, anche questo mercato lo . MERCATO DEL LAVORO Calcoliamo l'effetto delle decisioni di spesa in C ed I sul volume dell'occupazione. Nel quadrante I siamo in equilibrio all'incrocio delle curve IS e LM. Nel quadrante IV sulla retta a 45 abbiamo i punti di eguaglianza di Offerta aggregata e Domanda aggregata. Riportando sulla retta a 45 il valore individuato nel quadrante I, troviamo il valore dell'offerta d'equilibrio. Esso riportato nel quadrante III, dove rappresentata una funzione aggrega ta di produzione. Per ogni valore dell'offerta, questa funzione ci d il volume di occupazione L ad essa necessario. Il valore di L riportato nel quadrante II, dove rappresentato il mercato del lavoro. Qui la curva discendente ind ica che la domanda di lavoro cala al crescere del salario reale. Gli imprenditori assumeranno il numero di lavoratori che porta a eguagliare il salario reale alla produttivit marginale del lavoro. La linea verticale indica invece l'offerta di lavoro, considerata indipendente dal salario reale.

465

i IS LM I

w/P Ld

Lo

II

Y Yo IV Yo III

Yd

Pu accadere che la retta Lo non taglia Ld nel punto che determina il salario di equilibrio. In tal caso abbiamo disoccupazione involontaria. Tuttavia, se i prezzi non sono vischiosi, i disoccupati ridurranno i salari nominali, quindi si ridurranno i prezzi e aumenter la domanda globale. Tale aumento, unito alla diminuzione delle scorte per motivi transattivi, causer un incremento dell'occupazione. Ricordiamo il grafico della disoccupazione keynesiana, nella lezione 56. L si mostrava che, se la domanda effettiva carente, la discesa dei salari nominali non conduce al pieno impiego. Nel quadrante IV qui sopra, invece, abbiamo gi che Yd=Yo; il problema della domanda effettiva eliminato in partenza: ne segue che il mercato del lavoro - a parte le rigidit dal lato dei lavoratori - funziona come prescrive la teoria neoclassica. Il modello IS-LM rappresenta insomma una versione assai impoverita della teoria di Keynes. Ci siamo soffermati su due limiti: l'assenza di una autentica domanda di moneta a fini speculativi e l'assunzione, nell'esame del mercato del lavoro, che i restanti mercati siano gi in equilibrio. Aggiungiamo un terzo limite:

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I limiti del modello IS-LM


Il modello si basa sullipotesi di costanza delle aspettative.
In una situazione di incertezza le aspettative possono variare. Pu quindi variare tanto la domanda di moneta speculativa che la funzione degli investimenti E ragionevole pensare che proprio lintervento di politica economica vari le aspettative degli operatori Molto spesso, sui mercati speculativi, gli operatori cercano addirittura di anticipare le probabili manovre di politica economica
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467

59. Reddito e prezzi

Introduzione alla politica macroeconomica

La presenza dello stato in economia


Compiti tradizionali
Difesa ordine pubblico giustizia e infrastrutture

Compiti sociali (welfare)


Istruzione, assistenza sanitaria, redistribuzione del reddito

Intervento nelle attivit produttive. Produzione diretta


Servizi pubblici (poste, ferrovie, telefoni elettricit ) In competizione coi privati (partecipazioni statali)

Regolamentazione dellattivit economica


Leggi antitrusts, leggi anti-inquinamento, qualit dei prodotti
2

La politica economica
Tradizionalmente si hanno tre posizioni sullintervento economico dello stato
Liberismo: bisogna ridurre al minimo lintervento dello stato Statalismo: superiorit della pianificazione sulleconomia di mercato Sostenitori delleconomia mista: lintervento pubblico integra e sostiene leconomia di mercato

Lo stato interviene per cercare di raggiungere determinati livelli delle variabili macroeconomiche (inflazione e disoccupazione)
Politica monetaria e politica fiscale
3

Nei termini pi generali, una corretta politica macroeconomica punta ad alcuni obiettivi principali, ampiamente condivisi dai policy maker: 1) mantenimento di un tasso di crescita positivo;

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2) contenimento del tasso d'inflazione, relativamente alla storia del Paese; 3) raggiungimento di un livello di distribuzione del reddito in linea con le attese degli agenti che operano nel sistema; 4) sostenibilit delle variabili che esprimono le relazioni con altri sistemi (tassi di cambio, debito estero, esportazioni); 5) riduzione della vulnerabilit del sistema a shock esterni. Questi obiettivi non sono per quasi mai perseguibili tutti in modo congiunto. Inoltre, la valutazione sulla misura in cui contenere l'inflazione, espandere il debito pubblico o far crescere il sistema, dipendono largamente sia dalle teorie economiche accettate, sia dalle opzioni politico-ideologiche.

Il governo della domanda


La politica economica pu influenzare lampiezza delle perdite (tasse, risparmi e importazioni) o delle immissioni (investimenti, spesa pubblica e esportazioni)
La domanda pu essere stimolata nelle fasi di recessione e ridotta nelle fasi di piena occupazione con inflazione. Politica fiscale: incremento della spesa pubblica o diminuzione delle tasse Politica monetaria controllo dellofferta di moneta e del tasso di interesse
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La politica fiscale
Manovra sulle entrate e sulla spesa pubblica
Espansiva: aumento della spesa pubblica o riduzione del prelievo fiscale.
Quando il reddito in equilibrio di sotto-occupazione, stimola la domanda e la produzione

Restrittiva: diminuzione della spesa pubblica o aumento del prelievo fiscale.


Quando la domanda tende a crescere pi della capacit produttiva, serve a raffreddare leconomia e ad impedire un eccessiva inflazione Serve anche a diminuire la domanda di prodotti di importazione e a riportare in ordine la bilancia dei pagamenti.
7

469

EFFETTI DELLE IMPOSTE SUL CONSUMO Ricordiamo che: 1) Le imposte nette sono la differenza tra imposte e trasferimenti; 2) Il reddito disponibile pari alla differenza tra il reddito nazionale e le imposte nette. Siano le imposte nette proporzionali a Y: se Y aumenta di 1 euro, le imposte aumentano di un'aliquota t . Con un'aliquota netta di 0,2, cio del 20%, il reddito disponibile l'80% del reddito nazionale: il YD l'80% di Y. La curva di Domanda aggregata si appiattisce: ha un'inclinazione di 0,7 prima dell'imposizione, di 0,56 dopo. Sia C proporzionale tanto a Y, quanto a YD (reddito disponibile). Sia inoltre c = 0,7. Quando le imposte sono nulle, il consumo dunque 0,7Y. Ma, quando le imposte sono pari al 20% di Y, dobbiamo ricalcolare la propensione marginale al consumo: c (1 - t ) = c(1 - 0,2) = 0,7 (0,8) = 0,56 Quindi l'effetto delle imposte sulla funzione di consumo : C = c YD = 0,7YD = c(1 - t )Y = 0,56Y Come si vede, le imposte riducono il consumo per ogni livello del reddito. EFFETTI DELLA SPESA PUBBLICA SULLA PRODUZIONE

DA E' Retta a 45 E DA = C + I

DA' = C + I + G

Y
Vi sia un aumento di G senza variazione delle imposte. L'economia era in equilibrio in E. La curva di DA si sposta verso l'alto. Il livello di equilibrio del reddito aumenta in E'. L'aumento di G ha esattamente lo stesso effetto di un pari aumento della domanda di I. EFFETTI COMBINATI DELLA SPESA PUBBLICA E DELLA TASSAZIONE Esempio numerico. L'economia era in equilibrio al livello Y = 1000. In seguito G aumenta da 0 a 200, mentre l'aliquota d'imposta cresce da 0 a 0,2. Sia ancora, come sopra, c = 0,7 e c(1 - t ) = 0,56. Poich il 20% di 1000 200, spesa pubblica e imposte variano in pari ammontare. Eppure, il livello di Y cresce. Ci accade in quanto l'aumento di G fa crescere DA per il suo intero ammontare, mentre l'aumento delle imposte riduce i consumi di una quantit inferiore (in proporzione alla propensione marginale al consumo). Infatti ?G aumenta direttamente DA di 200; invece ?T riduce la do-

470

manda di C soltanto di cY = 0,7x200 = 140. Al livello di Y di 1000, dunque, abbiamo ?DA = 200140 = 60. La produzione Y aumenta. questo il moltip licatore del bilancio in pareggio. STABILIZZATORI AUTOMATICI Sono interventi pubblici che, anche se mantenuti costanti nel tempo, riducono la reazione di Y alle varie fasi del ciclo economico: attenuano la forza delle recessioni e l'ampiezza delle espans ioni. In effetti, in una certa misura la spesa pubblica e le imposte variano automaticamente, adeguandosi alla congiuntura economica. Sul lato delle entrate, un esempio l'imposta progressiva sul reddito: quando Y decresce, l'imposta decresce in misura maggiore, e ci accresce il YD delle famiglie. Sul lato delle spese, un esempio dato dai sussidi a disoccupati e famiglie povere: nelle fasi di ripresa, essi si riducono, riducendo altres il livello di G. BILANCIO DI PIENO IMPIEGO Il bilancio di piena occupazione calcola quale sarebbe il deficit di bilancio se fossimo in una situazione di pieno impiego delle risorse: un esperimento intellettuale che aiuta a capire se (e in quale misura) il deficit deriva solo da una riduzione di Y, o se nasce da un intervento attivo della policy. Nella figura sotto, la retta T indica le entrate rispetto al reddito, mentre la retta G indica la spesa pubblica. Nel punto d'intersezione il bilancio pubblico in pareggio. Il reddito iniziale Yo di piena occupazione e il bilancio in pareggio. Arriva una recessione e il reddito cade a Y2. Il bilancio va in disavanzo, ma non perch sono state prese misure antirecessive (infatti la G rimasta uguale): se si fosse in pieno impiego, il bilancio sarebbe in equilibrio. Supponiamo che il governo agisca e riduca la pressione fiscale a T1. A livello di pieno impiego, avremmo un disavanzo EE' : il che indica una politica espansionistica effettiva. imposte e spesa T T1

G E E'

Y1

Y0

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La politica monetaria
Controllo della circolazione monetaria
Espansiva: viene aumentata la circolazione al fine di far diminuire il tasso di interesse
effetti positivi sugli investimenti (cio sul reddito e sulloccupazione) Effetti negativi: aumentano le importazioni e peggiora il tasso di cambio, si pu generare inflazione

Restrittiva: diminuisce la circolazione e aumenta il tasso di interesse


Si controlla linflazione da domanda, si attirano capitali dallestero e si migliora il tasso di cambio La diminuzione degli investimenti crea disoccupazione e rallenta il processo di sviluppo economico
4

La politica monetaria viene attuata dalla Banca centrale. Essa ha a disposizione (come visto nella lezione 52) tre principali strumenti di controllo monetario, ciascuno dei quali pu modificare le quantit di riserve in eccesso detenute dal sistema bancario: 1. Le operazioni di mercato aperto, cio le operazioni di acquisto o vendita di titoli di Stato in cui la Banca ha come controparte un'azienda di credito o il pubblico. 2. Le variazioni del coefficiente di riserva obbligatoria, cio della percentuale dei depositi a vista che le banche sono obbligate a detenere come riserva. 3. Le variazioni del tasso ufficiale di sconto, cio del tasso d'interesse applicato dalla Banca centrale sui prestiti alle aziende di credito. Esempio. La Banca centrale vuole accrescere l'offerta di moneta per stimolare la spesa aggregata. Deve accrescere le riserve in eccesso delle aziende di credito. Pu: 1. Acquistare titoli di Stato. Il pagamento di questi titoli comporta un aumento delle riserve delle aziende di credito. 2. Ridurre il coefficiente di riserva obbligatoria, per creare riserve in eccesso e far aumentare il valore del moltiplicatore bancario. 3. Abbassare il tasso ufficiale di sconto, per indurre le banche ad aumentare le loro riserve contraendo debiti con la Banca centrale.

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La politica monetaria e la curva LM


Un aumento della circolazione di moneta sposta a destra la curva LM. Il tasso di interesse diminuisce, il reddito aumenta perch aumentano gli investimenti
i i1 i2 i3 Y1 Y2 LM 1 LM 2 IS Y

Il meccanismo economico
La quantit di moneta aumenta, prima del reddito. La domanda per transazioni data e quindi gli agenti economici hanno troppa moneta a scopo speculativo Se ne sbarazzano acquistando azioni. Poich la domanda di titoli sale, sale anche il loro prezzo Il tasso di interesse diminuisce (tendenzialmente ad i3 ) Se il tasso di interesse diminuisce aumentano gli investimenti e quindi anche il reddito Se il reddito aumenta aumenta anche la domanda a scopo di transazione, e questo frena la caduta del tasso di interesse a i 2>i3 nella figura precedente (retroazione del mercato reale sul mercato monetario)
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Quello sopra visto il meccanismo economico keynesiano (lezioni 54-55). Nel modello IS-LM si giunge al medesimo risultato senza coinvolgere gli speculatori al rialzo o al ribasso. Vi una relazione inversa tra tasso d'interesse e domanda di scorte monetarie. Un aumento di M - a parit di moneta transattiva - eleva la richiesta di scorte monetarie delle famiglie; i maggiori fondi prestabili fanno calare i ; con i pi basso crescono gli investimenti, ecc.

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La politica fiscale e la curva IS


La politica fiscale espansiva sposta verso destra la curva IS. Aumenta il reddito (da Y1 a Y2) e aumenta il tasso di interesse (da i1 a i2)
i i2 i1 LM IS2 IS1 Y1 Y2 Y3 Y

Il meccanismo economico
Laumento della spesa pubblica fa aumentare direttamente Y, tramite il moltiplicatore del reddito.
Il debito pubblico finanziato dalla vendita di titoli al pubblico e lofferta di moneta resta la stessa. Si hanno due fenomeni:
la gente, con un reddito maggiore, ha bisogno di pi moneta a scopo transattivo e vende titoli. Laumento dellofferta di titoli fa diminuire il loro prezzo e salire il tasso di interesse.

La crescita del tasso di interesse fa diminuire gli investimenti privati (le modifiche nel mercato monetario retroagiscono su quello reale. Se i non fosse cresciuto, il reddito sarebbe cresciuto di pi a Y 3)
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Anche qui, il meccanismo pi diretto si limita a notare che se crescono gli I, i fondi prestabili sono pi richiesti, pertanto i cresce, ecc.

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La manovra monetaria e fiscale


Si pu pensare di utilizzare congiuntamente la politica fiscale espansiva e la politica monetaria espansiva (vendendo i titoli alla Banca centrale): Tanto la IS che la LM si spostano a destra: i non scende e gli investimenti privati non diminuiscono i

i1 LM1 LM 2 Y1

IS2 IS1 Y2 Y

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La principale differenza fra le due politiche macroeconomiche sta nel loro effetto su i : mentre la politica fiscale incrementa Y e contemporaneamente i, la politica monetaria incrementa Y ma fa calare i. Nel primo caso, il fatto che i salga implica una riduzione degli I. Questo effetto collaterale, che di solito riduce ma non annulla l'efficacia della politica fiscale, detto effetto spiazzamento. Eccolo, stavolta nei termini del modello reddito-spesa:

E' E"

DA' DA"

DA E

Un ?G provoca uno slittamento verso l'alto da DA a DA' per ogni livello di Y. Il nuovo equilibrio passerebbe da E ad E'. Tuttavia l'aumento di Y fa crescere la domanda di moneta transattiva e i tas-

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si d'interesse, riducendo la spesa per I. Cos abbiamo uno slittamento verso il basso da DA' a DA". Il nuovo equilibrio, considerando gli aggiustamenti sul mercato monetario, E". La politica monetaria, oltre a evitare l'effetto spiazzamento, ha anche il pregio di non creare spareggi di bilancio, come invece pu fare la politica fiscale. Un suo limite per l'asimmetria ciclica. Quando accresce le riserve obbligatorie delle banche, le costringe a ridurre il volume del credito. Quando invece riduce tali riserve liberando liquidit, non sicuro che le banche concederanno pi prestiti, n certo che il pubblico vorr prendere a prestito. (Qui contano le aspettative.) Un altro limite il dilemma degli obiettivi: la Banca centrale si propone il controllo della massa monetaria, oppure del tasso d'interesse? Supponiamo che l'economia sia in espansione e che i stia aumentando. Per stabilizzare i, cio per riportarlo al livello iniziale, la Banca centrale dovrebbe accrescere l'offerta di moneta; ma cos la ripresa economica potrebbe diventare un boom inflazionistico. Supponiamo invece che la Banca stabilizzi l'offerta di moneta ad un certo livello. Se cresce Y aumenta la domanda di moneta e quindi aumenta i; ma, restando fissa l'offerta monetaria, questo aumento di i pu ridurre la spesa di I e bloccare l'espansione dell'economia. Una valutazione completa delle due politiche richiede l'abbandono sia dell'ipotesi dei prezzi fissi (come nei modelli reddito-spesa e perdite- immissioni), sia dell'ipotesi di aspettative fisse (come in tali modelli e nel modello IS-LM). Ci, tra l'altro, ci permetter di esaminare meglio temi cruciali come le fluttuazioni cicliche, l'inflazione e la disoccupazione.

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60. Reddito e prezzi

Il modello di domanda e offerta aggregate

Siamo adesso in un mondo in cui i prezzi variano. L'interpretazione neoclassica "addomestica" Keynes confinandolo al breve periodo: ?? Il breve periodo. I prezzi sono vischiosi e per questo motivo capitale e lavoro risultano talvolta non pienamente utilizzati. ?? Il lungo periodo. un periodo di alcuni anni, durante cui i prezzi sono in grado di adeguarsi ai loro livelli di equilibrio di piena occupazione, mentre capitale, lavoro e tecnologia appaiono relativamente costanti. ?? Il periodo lunghissimo. un orizzonte temporale lungo il quale lo stock di capitale, le forze di lavoro e la tecnologia disponibile si modificano. l'orizzonte dei modelli di crescita con cui chiuderemo la macroeconomia. L'idea che Keynes si sarebbe solo accorto di un' imperfezione del libero mercato: mentre nel lungo periodo i prezzi sono in grado di reagire a variazioni della domanda e dell'offerta, nel breve periodo molti prezzi sono "bloccati" a un qualche livello predeterminato. Nel lungo periodo vale la dicotomia classica: ad esempio, una riduzione del 5% dell'offerta di moneta determina un abbassamento del 5% di tutti i prezzi (compresi i salari nominali), mentre tutte le variabili reali restano invariate. Nel breve periodo, la dicotomia classica pu essere abbandonata anche senza accettare l'approccio di Keynes. L'idea (detta "effetto Pigou o effetto ricchezza") che una variazione del livello dei prezzi pu stimolare o frenare i consumi. La giustificazione di quest'idea che la ricchezza di una famiglia non composta soltanto dal reddito corrente, ma anche dalle scorte monetarie accumulate nel passato (depositi ecc.). Ne segue che se i prezzi diminuiscono, il valore reale di quelle scorte (cio la loro capacit d'acquisto) aumenta e le famiglie saranno disposte a consumare una quota maggiore del loro reddito. Esaminiamo la quantit di moneta in termini della quantit di beni e servizi che essa pu acquistare. Essa M/P, misura il potere d'acquisto dello stock di moneta e viene chiamata saldi monetari reali.
Esempio. Un'economia produce solo pane. Se lo stock di moneta di 10 euro, e il prezzo di una pagnotta di 0,5 euro, M/P = 10/0,5 = 20 pagnotte; ossia lo stock di moneta esistente pu acquistare 20 pagnotte.

La funzione di domanda di moneta mostra da cosa dipende il livello dei saldi monetari reali: (M/P)d

= k Y, dove k una costante. Essa stabilisce che tale livello proporzionale al reddito. Proprio come il possesso di un'automobile rende pi agevoli gli spostamenti, cos detenere scorte di moneta rende pi facile effettuare transazioni. Pertanto, come un aumento di Y porta a maggiore domanda di automobili, cos determina anche un incremento (in una certa proporzione) della domanda di M/P.

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La domanda di saldi reali (M/P) d sar in equilibrio pari all'offerta M/P. Dunque: M/P = k Y. Attraverso semplici spostamenti, possiamo scrivere: M (1/k ) = PY, la quale pu essere scritta come: MV = PY, se poniamo che V = 1/k . (k la frazione di Y che si detiene in forma monetaria; essa dunque l'inverso di V).
PROMEMORIA: M/P = kY. Moltiplichiamo entrambi i membri per 1/k: M/P x 1/k = k/k x Y ? M/P x 1/k = 1 x Y ? M/P x 1/k = Y Scorporiamo: M x 1/P x 1/k = Y Moltiplichiamo entrambi i membri per P: M x P/P x 1/k = YP ? M x 1/k = YP Se poniamo 1/k = V ? MV = PY

Introduciamo a questo punto le curve della domanda aggregata DA e dell'offerta aggregata OA. La DA si riferisce all'importo totale che i diversi settori dell'economia sono disposti a spendere in un dato periodo: la somma della spesa dei consumatori, delle imprese, dello Stato e degli operatori stranieri che fanno parte di un'economia. Dipende dal livello dei prezzi, dalle politiche fiscale e monetaria e da altri fattori. La curva OA si riferisce alla quantit totale di beni e servizi che le imprese della nazione sono disposte a produrre e a vendere in un dato periodo. Essa dipende dal livello dei prezzi, dalla capacit produttiva dell'economia, dalle condizioni di mercato e dal livello dei costi. Le curve DA e OA della macroeconomia vanno distinte dalle curve D ed O della microeconomia. La D mostra come varia la domanda di un bene in risposta a variazioni del suo prezzo, ceteris paribus. Quest'ultima clausola non vale per la DA, che illustra le variazioni della domanda di tutti i beni al variare del livello generale dei prezzi, ipotizzando che il livello di produzione Y realizzato nell' economia cambi in modo da eguagliare il livello della domanda aggregata DA. Di conseguenza, la DA pi correttamente definita come una curva che indica le combinazioni livello dei prezzi/output in corrispondenza delle quali il mercato dei beni in equilibrio. Analogamente, la curva OA indica le combinazioni livello dei prezzi/output in corrispondenza delle quali il mercato del lavoro (e degli input in genere) in equilibrio. La curva DA la relazione tra il livello dei prezzi P e la quantit domandata di beni e servizi Y.

DA
Questa curva tracciata per un dato valore dell'offerta di moneta M. Essa inclinata verso il basso: ?? Per l'effetto ricchezza o dei saldi reali. Maggiore il livello di P, minore il livello dei saldi reali M/P, e minore risulta perci la quantit domandata di beni e servizi Y. Per l'erosione

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del potere d'acquisto, la collettivit sar pi povera in termini reali e ridurr le spese. Vediamo meglio. Ricaviamo DA dall'equazione quantitativa. (Pi avanti la ricaveremo dalle curve IS-LM). MV = PY indica, come sappiamo, che l'offerta di moneta MV determina il valore nominale di Y. In termini di domanda e offerta di saldi monetari reali, abbiamo: M/P = (M/P)d = k Y, dove k = 1/V. Sotto questa forma, l'equazione quantitativa stabilisce che l'offerta M/P uguale alla domanda (M/P)d e che tale domanda proporzionale al livello del reddito reale Y. Dunque, esiste un rapporto inverso tra P ed Y. Se infatti P aumenta, ogni transazione richiede una maggiore quantit di unit monetarie; poich per sia l'offerta di moneta M che la velocit di circolazione V sono date, il numero delle transazioni deve diminuire e quindi deve diminuire la quantit di beni e servizi acquistati. Oppure guardiamo ai saldi monetari reali. Se Y maggiore, vi sono pi transazioni e occorre pi M/P. Dato M, un livello pi elevato di M/P implica un minor livello di P.
[In breve: o, dato M, minore P ? maggiore M/P (cos come 1/3 > 1/2); oppure, dato P, maggiore M ? maggiore M/P (cos come 3/3 > 2/3)]

?? La curva DA ha pendenza negativa anche per l'effetto tassi d'interesse. Se M fissa, e se P cresce, i consumatori avranno bisogno di pi moneta per i loro acquisti, ma anche alle imprese servir pi moneta. L'aumento della domanda di moneta, far salire il prezzo da pagare per l'uso della moneta, cio il saggio d'interesse. ?? Infine l'inclinazione della curva DA dipende altres dall' effetto acquisti dall'estero. Se in Italia P aumenta rispetto agli altri Paesi, si riducono le esportazioni e crescono le importazioni. Si riduce cio NX (esportazioni nette), che una componente della domanda globale. In questo quadro teorico la moneta non "neutrale": una variazione dell'offerta di moneta ha effetti reali perch sposta la curva DA. Se M aumenta, in corrispondenza di ogni dato livello di P, si ha un aumento di M/P e quindi un aumento di Y. Dunque una crescita di M sposta la curva DA verso l' esterno (e viceversa se M si riduce). Anche se M resta costante, la curva DA pu spostarsi se varia V. La curva OA la relazione tra la quantit di beni e servizi offerti e il livello dei prezzi. Distinguiamo la curva di lungo periodo (OALP), con prezzi flessib ili, dalla curva di breve periodo (OABP), con prezzi vischiosi. Nel lungo periodo il livello di Y determinato dalle quantit esistenti di K ed L, nonch dalla tecnologia disponibile. Tale livello non dipende perci dai prezzi ( lo stesso, quale che sia il livello di P): la curva OALP verticale.

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OALP

P DA1 DA2 OABP Y

Y*
ABP sarebbe orizzontale.

Se invece - caso estremo - nel breve periodo tutti i prezzi fossero perfettamente fissi, la curva O?? Se la OALP verticale, confermata la dicotomia classica: mutamenti della DA influenzano i prezzi ma non il prodotto. La moneta "neutrale". ?? Il livello di lungo periodo del prodotto, Y*, di piena occupazione (ovvero, la disoccupazione al suo "tasso naturale"). ?? Nel breve periodo, variazioni della curva DA influenzano il livello di Y (come si vede nella figura sopra). Se ad esempio la Banca centrale riduce M, la curva DA si sposta verso l'interno. Le politiche monetaria e fiscale hanno effetti reali, finch il livello dei prezzi fisso o almeno rigido, ossia finch non vi un adeguamento istantaneo dei prezzi. (Rientra infatti nel caso: dato P, maggiore M ? maggiore M/P. Si veda sopra). ?? Se ad esempio cade la Domanda Aggregata, le imprese restano ancorate a prezzi troppo elevati, vendono minori quantit, riducono occupazione e produzione. L'economia sperimenta una recessione. ?? L'equilibrio di lungo periodo all'intersezione tra OALP e DA. Poich i prezzi si sono aggiustati al livello corrispondente a quella intersezione, anche la curva OABP passa per questo punto:

OALP C A DA' B Y' Y* DA OABP

Siamo in equilibrio A. Se la Banca centrale riduce M, la DA si sposta verso il basso in DA'. Nel breve periodo il livello di prodotto scende da Y* a Y' e l'equilibrio si situa in C. Col tempo, tuttavia,

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salari e prezzi si abbassano in risposta ai bassi livelli di domanda. La graduale riduzione del livello dei prezzi fa s che l'economia si muova verso il basso lungo la curva DA', fino al punto B che il nuovo equilibrio di lungo periodo, nel quale le quantit sono quelle "naturali" mentre i prezzi sono pi bassi. Fin qui abbiamo considerato la curva di offerta di lungo periodo (OALP), verticale, e la curva di breve periodo (OABP), orizzontale. La tradizione interpretativa attribuisce per a Keynes una curva di offerta di breve periodo ad andamento misto. La giustificazione di questa strana forma che in corrispondenza di bassi livelli di reddito, quando si verifica un eccesso di capacit produttiva nell'economia, la produzione pu essere incrementata con una piccola variazione dei costi. Quando invece l'economia si avvicina al reddito potenziale (tra Y e Y1), diventa molto difficile riuscire ad accrescere la produzione in risposta a variazioni della domanda e dunque gli incrementi della DA causano principalmente un aumento dei prezzi.

OABP P1

P Y Y1
Si vede subito che con questo andamento misto, si prova un altro "addomesticamento" di Keynes. Egli ancora un "caso particolare", ma non perch discute il breve periodo lasciando fuori il lungo, bens nell'ambito stavolta del solo breve periodo: la sua teoria varrebbe unicamente nel tratto piatto della OABP, lasciando alla teoria classica il tratto ripido. Nella lezione 64 esploreremo meglio questa forma della OABP. DAL MODELLO IS-LM ALLA CURVA DI DA Consideriamo il ruolo dei prezzi (fissi o variabili) nel modello IS-LM. Rispetto alla curva IS, le scelte si basano su grandezze reali: i prezzi relativi dei beni e dei fattori o il reddito. L'ipotesi che nessuno sia soggetto a illusione monetaria : se ad esempio il reddito cresce del 10%, e i prezzi dei beni subiscono lo stesso incremento, il consumatore non aumenta i suoi consumi, consapevole che il suo reddito reale, o potere d'acquisto, rimasto inalterato. La domanda di moneta quindi espressa in termini reali Md/P: gli individui richiedono moneta in relazione al loro reddito reale e al tasso d'interesse reale.

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Rispetto alla curva LM, invece, importante la grandezza nominale della moneta offerta e dunq ue importante il livello dei prezzi. Infatti la curva LM tracciata in riferimento ad una data quantit nominale di moneta (Mo), per un dato livello dei prezzi e quindi per un dato stock di moneta reale Mo/P. Se i prezzi variano, a parit di Mo nominale, l'offerta reale Mo/P varia. Per riportare in equilibrio il mercato monetario, i dovr cambiare e con esso avremo nuovi livelli di I e di Y. Dunque variazioni della massa monetaria provocano cambiamenti reali. Adesso vediamo come la curva DA possa essere ricavata dalle curve IS-LM. Nella figura assumiamo che il livello iniziale dei prezzi sia Po. Data la quantit Mo, possiamo tracciare la LM. Dall'incontro fra le curve IS e LM individuiamo il punto di equilibrio Eo. Immaginiamo che il livello dei prezzi aumenti a P1. Ferma restando Mo, l'offerta reale Mo/P diminuisce. Per riportare in equilibrio il mercato della moneta, occorre che i salga, per ridurre la domanda reale di moneta; in conseguenza Y si riduce. Quindi un aumento di P ha provocato, con vari passaggi, una diminuzione di Y. Questa relazione inversa riportata nella figura di sotto, che esprime le combinazioni possibili tra P ed Y tali che sia il mercato dei beni (IS) che quello monetario (LM) siano in equilibrio. la curva DA.

LM1 IS i1 io
E1

LMo Eo

Y1 DA P1 Po

Yo

Y1

Yo

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61. Reddito e prezzi

Monetarismo e nuova macroeconomia classica

Il monetarismo una scuola macroeconomica che accentua l'efficacia delle variazioni dell'offerta di moneta sull'attivit economica. DIFFERENZE FONDAMENTALI ?? Secondo i keynesiani il sistema di mercato contiene molte situazioni non concorrenziali ed quindi causa d'instabilit macroeconomica. Occorrono politiche di stabilizzazione. ?? I monetaristi sostengono invece che i mercati sono concorrenziali e che ci garantisce la stabilit macroeconomica. Sono favorevoli al laissez-faire. QUADRO ANALITICO

P DA2

OALP

DA2 DA1

DA1

OABP

La figura a sinistra rappresenta l'idea mone tarista. La curva OALP ha una pendenza elevata; ne consegue che qualunque variazione di DA incider molto su P, ma far variare di poco Y e l'occup azione. Nella figura "keynesiana" a destra (keynesiana secondo l'interpretazione della lezione 60), la curva OABP ha una pendenza lieve: qualunque variazione della DA avr forti ripercussioni su Y e sull'occupazione, mentre far variare di poco P. ?? A parere dei keynesiani le variazioni dell'offerta di moneta influiscono sul tasso d'interesse, e per questa via hanno delle ripercussioni sugli investimenti, sulla spesa aggregata e infine sul prodotto interno. ?? Per il monetarismo, invece, esiste un collegamento diretto tra l'offerta di moneta, la doma nda aggregata e il PIL. Esso si riferisce all'equazione degli scambi: MV = PY. Poich la velocit di circolazione della moneta, V, piuttosto stabile, l'elemento che determina il prodotto reale Y, l'occupazione e il livello dei prezzi P l'offerta di moneta M.

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La V , secondo i monetaristi, stabile in quanto riflette i tempi di spesa dei redditi: se i cittadini sono pagati una volta al mese, ad esempio, e tendono a spendere unifo rmemente nel corso del mese, V sar di 12 all'anno. Solo quando essi modificano il proprio portafoglio o il modo in cui pagano i conti, V varia. L'idea di fondo che la moneta sia solo mezzo di scambio, e non anche (come in Keynes) deposito di valore. Dunque il desiderio della gente di detenere moneta indipendente dal saggio d'interesse e dipende invece dal valore nominale di Y. Esempio. Sia Y nominale (= YP) pari a 400. V stabile ed uguale a 4. La gente (famiglie ed imprese) desidera pertanto detenere 100. Se l'offerta effettiva di moneta 100, il sistema in equilibrio: 100x4=400. Se l'offerta cresce di 10, il pubblico dispone di pi circolante di quanto ne vuole. Ognuno cerca di spendere la moneta in eccesso, acquistando altre attivit (azioni e obbligazioni, impianti e attrezzature, case e automobili, vestiti e giocattoli: dall'elenco si vede che n i titoli n i beni capitali hanno un ruolo specifico, come avviene in Keynes; stanno alla pari coi beni di cons umo). Ma se io spendo, tu incassi, e anche tu vorrai spendere la tua moneta in eccesso. (Si ricordi la legge di Say). Aumenter cos la DA, il numero delle transazioni e quindi lo Y nominale. Poich V=4, YP crescer di 40 e sar di 440. A questo punto l'offerta effettiva di moneta, pari a 110, corrisponder di nuovo alla cifra che il pubblico vuole detenere, ristabilendo l'equilibrio. Ma YP/M = V; dunque un rapporto stabile tra PIL ed M discende da una V stabile. Al contrario, secondo i keynesiani V variabile e imprevedibile. Infatti la moneta viene domandata sia per effettuare transazioni che come attivit finanziaria. Secondo l'interpretazione del modello ISLM, mentre la prima passa di mano in mano, la seconda inattiva: la sua V zero. La velocit globale dell'intera massa monetaria dipende da come ripartita fra le due componenti. Se un aumento dell'offerta di moneta incrementa in prevalenza la moneta inattiva, provoca una diminuzione di V. Ci pu accadere spesso. Infatti, come sappiamo (lezione 58), vi una relazione inversa tra tasso d'interesse e domanda di scorte monetarie. dunque probabile che un aumento di M - a parit di moneta transattiva - elevi la richiesta di scorte monetarie; che i maggiori fondi prestabili facciano calare i; che, con i basso, cresca ulteriormente la quota di moneta inattiva; che infine cali V. (Anche secondo il Keynes delle lezioni 54-56, V non costante. Qui entra anche la componente speculativa della domanda di moneta, che sta in relazione diretta con i). POLITICHE DI STABILIZZAZIONE

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i LM LM'

IS' i IS

Y
Se, come credono i monetaristi, la domanda di moneta indipendente dal tasso d'interesse, la politica fiscale completamente inefficace. Infatti la curva LM verticale e la politica fiscale, spostando (mediante l'elevamento della spesa pubblica) la IS fino a IS', pu solo spingere verso l'alto i. Poich quindi la domanda di moneta non reagisce alla crescita di i, non occorre una variazione di Y per riportare l'equilibrio sul mercato monetario. questo il caso dello spiazzamento totale: essendovi un solo livello di Y per cui il mercato monetario in equilibrio, la spesa privata si riduce nella stessa misura dell'aumento della spesa pubblica. Solo se la spesa pubblica viene finanziata con creazione di nuova moneta, la spesa in disavanzo dello Stato pu evitare lo spiazzamento. Al contrario la politica monetaria , nel breve periodo, estremamente efficace. Un aumento dell'offerta di moneta sposta LM fino a LM', lungo una curva IS fissata. La ma ggiore quantit di moneta detenuta induce a consumare di pi, aumentando la Y. Secondo i keynesiani la spesa pubblica una componente della spesa aggregata. Le variazioni delle imposte influiscono in maniera diretta e prevedibile sul consumo e sull'investimento. Pertanto la politica fiscale un potente strumento di stabilizzazione sul lato della curva IS. Inoltre la domanda di moneta reagisce ad i, e dunque la politica fiscale agisce anche sulla curva LM: sappiamo che quanto maggiore la reattivit della domanda di moneta ad i, tanto pi piatta la curva LM.

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IS'

IS i

LM LM'

Y1 Y2

Nel caso keynesiano, insomma, uno spostamento verso l'alto della curva IS, provocato da un aumento della spesa pubblica, suscita uno spiazzamento troppo limitato per compensare l'impatto della politica fiscale, e ha un effetto ridotto su i : sale quindi il livello della produzione da Y a Y2. La politica monetaria, al contrario, per i keynesiani agisce attraverso una serie di reazioni piuttosto lunga, che parte dall'iniziativa delle autorit monetarie e, attraverso le riserve delle banche, il tasso d'interesse e l'investimento, fa sentire i suoi effetti sul PIL nominale. Poich vi sono elementi incerti a ogni passaggio, la politica monetaria non pu essere considerata uno strumento efficace e affidabile: provoca soltanto un aumento ridotto degli investimenti, e una diminuzione di i che spinge a detenere scorte monetarie. La produzione aumenta solo da Y a Y1. LA REGOLA MONETARIA Abbiamo visto che per i monetaristi, data la relativa stabilit di V, esiste un legame tra l'offerta di moneta e il PIL nominale. Essi ritengono che le fluttuazioni maggiori dell'economia siano state dovute a fluttuazioni dell'offerta di moneta. Sostengono pertanto che una crescita lenta e stabile dell'offerta monetaria darebbe la stabilit del PIL, dell'occupazione e dei prezzi. Raccomandano una regola monetaria, in base a cui la quantit monetaria in circolazione deve essere incrementata di una percentuale annua fissa corrispondente al tasso di crescita del PIL reale.

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OA

OA'

P1

DA' P2 DA

Y1

Y2

Se l'offerta monetaria viene incrementata annualmente di una percentuale pari al tasso di crescita medio del prodotto reale, ogni aumento da OA a OA' sarebbe accompagnato da un aumento da DA a DA', per cui P1 rimarrebbe costante. I keynesiani obiettano che la "regola monetaria" non garantisce lo spostamento da DA a DA'. Poich V non costante, la curva DA potrebbe spostarsi ancora pi a destra, provocando inflazione da domanda, oppure potrebbe fermarsi prima, causando una deflazione. quindi preferibile una politica monetaria discrezionale. *** La nuova macroeconomia classica (NMC) riprende le idee della macroeconomia prekeynesiana (lezione 53) e del monetarismo, applicando ad esse la teoria delle aspettative razionali (lezione 36). Sia i prekeynesiani che i monetaristi assumono la flessibilit dei prezzi e dei salari nel lungo periodo. Essi tuttavia ammettono che nel breve periodo pu aversi una situazione di squilibrio temporaneo. La versione "pura" della NMC nega perfino questa possibilit. Le nuove informazioni influiscono quasi istantaneamente sulle curve aggregate di domanda e offerta, cos che prezzi e quantit si adattano subito a qualunque avvenimento o ai mutamenti della politica economica. Ci implica che non vi mai disoccupazione: il tasso naturale di disoccupazione deriva da scelte volontarie dei lavoratori. Vediamo meglio:

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OALP

P2

b DA2

P1

a DA1 Y1

Per i prekeynesiani, ricordiamolo, la curva OALP una retta verticale che si colloca in corrispondenza allo Y di piena occupazione, mentre la curva DA stabilisce il livello dei prezzi (dicotomia classica). Per la NMC la curva OALP ancora una retta verticale, ma non in quanto l'occupazione piena, bens in quanto essa sta al livello "naturale" da cui non pu scostarsi. Perch il livello "naturale" un equilibrio unico e stabile? Un incremento della DA, per esempio da DA1 a DA2, sarebbe immediatamente seguito da un aumento del livello dei prezzi (da P1 a P2), cosicch il prodotto interno reale rimarrebbe Y1. Viceversa un calo da DA2 a DA1 sarebbe subito seguito da una diminuzione da P2 a P1, per cui il prodotto interno reale e l'occupazione resterebbero invariati. Il motivo di ci che i soggetti si aspettano che la politica espansiva faccia salire P, e prendono su quella base le proprie decisioni riguardo a prezzi, salari, tasso d'interesse. Quindi i mercati si adeguano subito, senza nemmeno passare per il punto c di transizione, portando P1 a P2. Man mano che si passa da DA1 a DA2, l'economia si sposta verso l'alto lungo la retta OA, dal punto a al punto b. L'unico risultato un P maggiore: i redditi reali dei soggetti sono invariati. Dunque, non vi spazio nemmeno per le fluttuazioni della domanda aggregata; le decisioni razionali degli operatori insieme agli istantanei adeguamenti dei mercati escludono questa possibilit e confermano stabilmente il livello "naturale" Y1. Il mondo armonico appena descritto la versione "pura" della NMC: si avrebbe se le informazioni circolassero in maniera completa e rapida. Ma la NMC riconosce che cos spesso non accade.

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Si generano anzi con frequenza errori di percezione dei prezzi relativi. (Si osservi che l'illusione monetaria della ultima figura sopra riguarda il livello assoluto dei prezzi). Data l'imperfezione informativa, i lavoratori possono notare una caduta del proprio salario nominale prima di accorgersi che anche i prezzi dei beni che consumano sono diminuiti, lasciando invariato il salario reale; possono perci erroneamente contrarre la quantit di lavoro offerta. Oppure i coltivatori possono notare una caduta del prezzo del grano in anticipo rispetto a quella di altri beni, e dedurne erroneamente che la loro remunerazione pi bassa. Eccetera. Immaginiamo dunque che i lavoratori conoscano la loro retribuzione oraria, ma non tutti i prezzi all'interno del sistema economico: di conseguenza ignorano il proprio salario reale, pari all'ammont are di beni che il salario in grado di acquistare. In questo quadro, mutamenti nello stock monetario possono influenzare il prodotto reale.

W Ls*

W' W* Ld' Ld* L* L'

Sull'asse verticale c' il salario nominale W. Ls la curva di offerta di lavoro, Ld quella di domanda. La posizione delle curve dipende dal livello dei prezzi atteso da parte delle imprese (per la Ld) e da parte dei lavoratori (per la Ls). Quando il livello dei prezzi atteso pari al livello effettivo, il salario nominale W* e l'occupazione L*. Immaginiamo ora che le imprese siano a conoscenza del livello effettivo dei prezzi, a differenza dei lavoratori. Sia il livello effettivo P maggiore di quello atteso Pe. Per ogni livello di W, le imprese chiedono pi lavoro che se P fosse pari a Pe. Infatti il salario reale W/P inferiore a quello che si avrebbe se P=Pe. Da parte loro, i lavoratori rilevano che i salari nominali sono maggiori, credono che anche i salari reali siano maggiori e sono disposti a lavorare di pi.

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Cos si passa da Ld* a Ld'. E cos W aumenta. E cos, infine, l'occupazione sale da L* a L'. Quindi, dato che i lavoratori hanno un'informazione imperfetta sui prezzi relativi, un aumento di P (livello dei prezzi assoluti) ha effetti reali: comporta pi occupazione e pi produzione.

P Curva d'offerta della NMC (o di Lucas): Y = ? -----Pe


La produzione aumenta al crescere del rapporto P/Pe, e viceversa. Pi in generale, la NMC distingue tra variazioni attese o meno nell'offerta di moneta. Un incremento non atteso dell'offerta di moneta non riflesso nei prezzi attesi Pe. Perci, inizialmente, si sposta solo la cur va DA in DA'. L'equilibrio di breve periodo situato in E', con un livello di produzione e di prezzi pi alti.

P OA' E" P' P=Pe E DA' DA E' OA

Y*

Y1

Poich i prezzi effettivi P eccedono quelli attesi Pe, le aspettative vengono corrette verso l'alto, la curva OA si sposta in OA' e il sistema si porta in E". Aumenti inattesi nella quantit di moneta hanno perci effetti reali ma solo transitori: il livello dei prezzi aumenta meno che proporzionalmente, e il reddito reale cresce.

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62. Reddito e prezzi

Il rapporto tra inflazione e disoccupazione

Dal modello keynesiano risulta che in un'economia pu esservi o disoccupazione oppure inflazione:

P OALP

?P/P Qui si sposta la DA B A DA1 A DA Curva di Phillips B

Tasso di disoccupazione

La figura a sinistra mostra che se la DA bassa, l'economia si trova nel punto A, la produzione bassa come basso il livello dei prezzi. Sulla DA1, che pi elevata, l'economia sta in B, in cui Y e P sono alti. La figura a destra mostra che il punto B corrisponde a una DA elevata, con bassa disoccupazione e alta inflazione. Infatti al crescere del tasso di occupazione, la domanda dei beni e del lavoro supera l'offerta, provocando una crescita dei prezzi e dei salari. Al contrario, il punto A corrisponde a una DA bassa ed caratterizzato da disoccupazione elevata e inflazione bassa. La relazione inversa tra tasso d'inflazione e tasso di disoccupazione chiamata la curva di Phillips. Lo schema keynesiano della domanda e offerta aggregate e la corrispondente curva di Phillips spiegano l'andamento delle maggiori economie per alcuni decenni: la Grande Depressione, l'inflazione post-bellica, le fluttuazioni cicliche degli anni '50 e '60. Il trade-off tra inflazione e disoccupazione costitu per decenni la base delle politiche macroeconomiche: per ridurre l'inflazione occorreva comprimere la DA e avere alc uni anni di disoccupazione; per ridurre la disoccupazione occorreva elevare la DA e con essa il livello dei prezzi. Negli anni '70 e '80 si verifica per la stagflazione, cio la compresenza di stagnazione ed inflazione. La curva di Phillips va interpretata diversamente. LA SPIEGAZIONE MONETARISTA

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P OALP B DA2

?P/P

A DA1

Tasso di disoccupazione

Nella figura a sinistra, la curva OALP, l'offerta aggregata di lungo periodo, verticale (secondo la macroeconomia prekeynesiana e monetarista). Un incremento dell'offerta di moneta fa dunque spostare la DA; l'equilibrio di lungo periodo si muove da A a B, con un livello di Y invariato e un innalzamento di P. Nella figura a destra, la crescita dell'offerta monetaria fa aumentare il tasso d'inflazione e sposta l' economia da A a B ma il tasso di disoccupazione rimane al suo livello "naturale". Pertanto nel lungo periodo non vi correlazione tra inflazione e disoccupazione: come verticale la OA, cos verticale la curva di Phillips. Se nel lungo periodo manca la relazione tra disoccupazione e inflazione, i monetaristi riconoscono che essa esiste nel breve periodo. Ricordiamo infatti che nel breve periodo per i monetaristi la curva OA non verticale, ma ha un'inclinazione positiva. Se dunque l'offerta di moneta aumenta, la curva DA sale e l'economia si muove lungo la curva OA che fissa: ci provoca aumenti di Y e quindi dell'occupazione, nonch di P e quindi dell'inflazione. Ma la capacit di una variazione inattesa dell'offerta monetaria di esercitare effetti reali non vale pi nel lungo periodo: percezioni, salari e prezzi si aggiustano e la curva OA diventa verticale, come visto prima. Torniamo sul concetto di tasso "naturale" di disoccupazione. Esso viene considerato fisiologico, tenendo conto della disoccupazione frizionale e strutturale (vedi lezione 50-51). Sebbene la politica monetaria non pu, secondo i monetaristi, influenzare questo tasso, altri provvedimenti possono riu492

scirci. Se ad esempio si migliora il funzionamento del mercato del lavoro, rendendo pi "flessibili" salari e prestazioni, si pu spostare la curva di Phillips di lungo periodo verso sinistra, riducendo la disoccupazione per ogni dato tasso di crescita dell'inflazione. Infine, per i monetaristi le politiche macroeconomiche che alternano inflazione e disoccupazione non funzionano; e sta in ci la spiegazione della stagflazione.

? P/P Phillips di lungo B C Phillips breve con inflazione attesa elevata A Phillips breve con inflazione attesa moderata

Tasso di disoccupazione

Nel punto A sia l'inflazione attesa che quella attuale sono basse, e la disoccupazione al tasso naturale. Se la Banca centrale persegue una politica mone taria espansiva, l'economia si muove, nel breve periodo, dal punto A al punto B, caratterizzato da un'elevata inflazione reale, da un'inflazione attesa ancora bassa e da una disoccupazione inferiore al tasso naturale. In apparenza la politica migliora l'economia. Tuttavia nel lungo periodo le aspettative si adeguano; l'inflazione attesa sale; il trade-off tra inflazione e disoccupazione si sposta verso l'alto e l'economia si muove verso C, in cui livelli pi elevati d'inflazione reale e attesa convivono con una disoccupazione tornata al suo livello naturale. questa la stagflazione. LA SPIEGAZIONE DAL LA TO DELL'OFFERTA La figura a sinistra rappresenta cosa accade se, come nella crisi petrolifera del 1974, crescono i costi di produzione. Si ha una riduzione dell'offerta aggregata, con lo spostamento a sinistra della curva OA: l'equilibrio si sposta da A a B, la Y diminuisce (e con essa si contrae l'occupazione) mentre P aumenta. la stagflazione.

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P OA2 OA1 P2 P1 B A DA

?P/P Qui si sposta la OA

B A Phillips 2 Phillips 1 Y Tasso di disoccupazione

La figura a destra segnala le corrispondenti curve di Phillips di breve periodo. Nel punto A vi bassa inflazione e bassa disoccupazione, al contrario che nel punto B. Si confronti questa coppia di figure con la prima coppia di questa lezione. In quella, uno spostamento della DA causava o pi inflazione oppure pi disoccupazione. In questa coppia uno spostamento della OA causa sia pi inflazione sia pi disoccupazione: il risultato che il luogo delle combinazioni possibili di inflazione e disoccupazione si sposta verso destra; ossia non abbiamo movimenti lungo la curva di Phillips, bens uno spostamento della curva di Phillips. LA SPIEGAZIONE DELLA NMC Secondo la versione "pura" della NMC (vedi lezione 61), non esiste nemmeno la curva di Phillips di breve periodo. Supponiamo che, quando le autorit pubbliche adottano politiche espansive, i lavoratori si aspettino un aumento dell'inflazione e quindi un calo dei loro salari reali. Se prevedono esattamente il futuro tasso d'inflazione, pretenderanno aumenti proporzionali dei loro salari nominali. Allora i profitti, la produzione e l'occupazione non aumenteranno nemmeno temporaneamente. Se invece vi sono errori di percezione, come interpretare la proposta di un salario nominale pi elevato? Non sapendo in quale misura corrisponde ad una retribuzione reale maggiore, i lavoratori offrono s pi lavoro, ma non tanto quanto ne offrirebbero se fossero certi che P non cresciuto. Il risultato sar un moderato trade-off tra incrementi d'inflazione e decrementi di disoccupazione, ossia una moderata curva di Phillips di breve periodo. LA SPIEGAZIONE DELLA SUPPLY- SIDE ECONOMICS

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Il grafico
Le entrate fiscali aumentano allaumentare dellaliquota solo fino a un certo punto Dopo quel punto la diminuzione del reddito fa diminuire le entrate Se laliquota fiscale diminuisce dal tasso a al tasso b , lo stato avrebbe le stesse entrate
Entrate fiscali

20%

80% Aliquota fiscale


14

Per i teorici dell'economia dell'offerta la crescita del settore pubblico e, in particolare, il sistema di imposte-trasferimenti ha disincentivato il lavoro e l'investimento, riducendo la produttivit, aumentando i costi e quindi generando la stagflazione. A lo ro avviso, l'impegno sul lavoro dipende dal guadagno netto aggiuntivo che si ricava dal lavoro addizionale. Occorre ridurre quindi le aliquote marginali sui redditi da l a voro: lo stimolo allattivit economica che ne deriva farebbe crescere il reddito fino a compensare la diminuzione delle aliquote fiscali (una minore aliquota si applicherebbe ad un reddito sensibilmente pi alto). questa la tesi espressa con la curva di La ffer.

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Problema

Keynesiani

Monetaristi Stabile nel lungo periodo con un tasso naturale di disoccupazione Politiche monetarie sbagliate

NMC Stabile nel lungo periodo con un tasso naturale di disoccupazione

Concezione dell'e- Per sua natura inconomia di merca- stabile to

Cause dell'instabi- Squilibrio tra S e lit I; shock dal lato dell'offerta

Politiche macro consigliate

Politiche fiscali e Regola monetaria monetarie discrezionali; occasionale ricorso alle politiche dei redditi In che modo le va- Modificando il tasso Facendo variare riazioni dell'offer- d'interesse e le adirettamente la spettative, che a sua domanda aggregata di moneta influiscono sull'eco- volta fanno variare ta, che a sua volta l'investimento e il nomia influisce sul PIL
PIL reale

Shock imprevisti dal lato della domanda e dell'offe rta, nel breve periodo Regola monetaria Politiche miranti ad accrescere l'offerta aggregata

Supply-side economics Pu ristagnare, se vengono meno gli incentivi a lavorare, risparmiare e investire Variazioni dell'offerta aggregata

Non hanno alcun effetto sul prodotto interno, perch le variazioni di P vengono previste Non c' accordo

Facendo variare l'investimento e quindi l'offerta aggregata Non c' accordo Influisce sul PIL e sul livello dei prezzi attraverso variazioni dell'offerta aggregata Possibile (calo della produttivit, aumento dei costi dovuto alla regolamentazione, ecc.)

Come viene considerata la V In che modo la politica fiscale influisce sull'economia

Instabile Fa variare la domanda aggregata e il PIL per effetto del moltiplicatore

Stabile Non ha alcun effetto, a meno che non vari l'offerta di moneta

Inflazione da costi Possibile (spinta salariale, shock dal lato dell'offerta)

Non ha alcun effetto sul prodotto interno, perch le variazioni di P vengono previste Impossibile sul Impossibile sul lungo periodo, a lungo periodo, a meno che non cre- meno che non cresca eccessivame n- sca eccessivame nte l'offerta di mo- te l'offerta di moneta neta

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63. Reddito e prezzi

Le fluttuazioni economiche

La recessione un periodo di diminuzione dell'occupazione e del livello o del tasso di crescita della produzione in molti settori dell'economia. L'espansione un periodo compreso tra due recessioni, caratterizzato da una rapida crescita economica. Le fluttuazioni dell'economia sono le oscillazioni cicliche (ricorrenti) della produzione e dell'occupazione attorno al sentiero di crescita di lungo periodo dell'economia. SHOCK DAL LATO DELLA DOMANDA O DELL'OFFERTA AGGREGATE Una prima spiegazione che i cicli provengono da mutamenti o della domanda aggregata o dell'offerta aggregata, denominati shock. Vediamo due casi. PRIMO CASO. Siamo in equilibrio A. Un aumento della domanda aggregata, dovuto ad un aumento della V, sposta l'economia a B, in cui il prodotto al di sopra del livello "naturale". Successivamente, man mano che i prezzi aumentano, il prodotto torna al suo livello "naturale", scorrendo lungo la DA' fino a C.

OALP C A B DA' DA Y*
SECONDO CASO. Siamo in equilibrio A. I costi e quindi i prezzi salgono. Se la DA rimane invariata, l'economia si sposta da A a B, e si genera la stagflazione (una combinazione di prezzi in aumento e di prodotto in diminuzione: si veda lez.62). Successivamente, man mano che i prezzi diminuiscono, l'economia si riporta in A, dove il prodotto al suo livello "naturale".

OABP

OALP B A OABP

DA

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Y*
Poich la Banca centrale pu operare in modo da spostare la curva DA, essa pu cercare di controbilanciare questi shock cos da mantenere Y e occupazione ai loro livelli "naturali". Nel Primo caso, essa potrebbe ridurre M cos da controbilanciare l'aumento di V e stabilizzare la DA. Nel Secondo caso, essa di fronte ad una difficile alternativa: ?? Lascia invariata la posizione della curva DA, per far diminuire Y e occupazione. Col tempo i prezzi diminuiranno e riporteranno l'economia in A al vecchio livello dei prezzi. Ci, per, con una dolorosa recessione. ?? Accresce la DA allo scopo d'impedire che Y diminuisca. L'inconveniente che, cos, il livello dei prezzi rimane stabilmente pi alto. ?? Con la stagflazione, non si pu mantenere, insieme, piena occupazione e stabilit del livello dei prezzi. LA TEORIA DEI CICLI ECONOMICI REALI Esaminiamo meglio la spiegazione dei cicli basata sugli shock reali. In uno schema neoclassico con prezzi e salari flessibili, e con informazione perfetta, abbiamo shock che modificano la capacit produttiva e la produzione stessa dell'economia. Gli shock sono mut amenti della tecnologia, cambiamenti delle preferenze, modifiche della politica economica, fino a guerre e catastrofi naturali. Gli shock dal lato dell'offerta appaiono i principali. Quando ad esempio essi causano periodi di bassa produttivit, i salari sono modesti e i lavoratori scelgono di consumare pi tempo libero, lavorando meno, e sono dunque disoccupati volontari. Il contrario avviene in fasi di alta produttivit e di salari elevati. IL MODELLO DEI MUTAMENTI STRUTTURALI Anche gli shock che colpiscono settori specifici dell'economia (favorendoli o danneggiandoli) possono svolgere un ruolo rilevante. Infatti questi shock richiedono lo spostamento di lavoratori da un settore all'altro, e il processo di riallocazione provoca un aumento temporaneo della disoccupazione e una contrazione della produzione. La ragione di ci che molti lavoratori, allontanati da un impiego, trascorrono un periodo di ricerca prima di trovare un'occupazione nei settori in crescita. Il grado della disoccupazione frizionale non costante nel tempo, e le sue variazioni spiegano in gran parte le fluttuazioni della disoccupazione aggregata. I MODELLI NEOKEYNESIANI DELLE RECESSIONI

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L'ipotesi di perfetta flessibilit di prezzi e salari rifiutata. Infatti alcuni prezzi e salari nominali sono stabiliti per periodi di tempo lunghi da contratti espliciti o impliciti. Si pensi ai contratti collettivi di lavoro, o ai contratti del produttore coi suoi fornitori. Questi contratti non sono tutti negoziati simultaneamente, bens sono scaglionati: hanno date di scadenza diverse. Cos, in ogni momento, una certa frazione di prezzi e salari fissa in termini nominali. La vischiosit di prezzi e salari ha anche altre ragioni. ?? La concorrenza non perfetta comporta che le imprese riluttano sia ad aumentare i prezzi nominali, nel timore di non essere seguite dai concorrenti, sia a ridurre i prezzi, nel timore di dare inizio a una guerra dei prezzi. ?? I costi di menu sono sopportati dalle imprese nel variare i propri prezzi. Si pensi al ristorante che deve ogni volta stampare i nuovi menu. Sebbene modesti, questi costi bastano a scons igliare adattamenti di prezzi e salari di fronte a piccole variazioni del livello della domanda aggregata. A livello aggregato, tante di queste piccole inerzie possono avere effetti notevoli. Ne segue che aumenti della moneta offerta: a) che o non siano stati anticipati al momento della negoziazione contrattuale; b) oppure che, pur anticipati e percepiti, si verificano nel periodo coperto dal contratto, hanno effetti reali, aumentando Y e riducendo temporaneamente la disoccupazione. Essi cio generano una curva di Phillips di breve periodo. IL MODELLO NEOKEYNESIANO DEL MANCATO COORDINAMENTO Esiste un'altra inefficienza dei mercati: le singole famiglie e imprese sono spesso incapaci di coordinare le proprie azioni economiche per renderle reciprocamente vantaggiose. Consideriamo ad esempio i costi di ricerca sopportati dalle imprese che tentano di vendere i propri prodotti o di acquistarne da imprese diverse. Pi l'impresa venditrice si sforza di cercare quella compratrice, minore il costo di ricerca per quest'ultima, e viceversa. Se il costo di ricerca di ogni impresa positivamente correlato al livello della sua produzione, allora a tutte converrebbe accordarsi per intensificare la ricerca (e di conseguenza produrre di pi). Se ogni impresa ritiene per che le altre siano free-rider, tender a ridurre anche i suoi costi di ricerca. Il risultato un equilibrio con disoccupazione. I CICLI POLITICI (si veda lezione 43) Questi modelli sostengono che prima delle elezioni i responsabili economici ricorreranno a interventi di tipo monetario e fiscale per stimolare la crescita dell'economia. In termini del tradizionale modello con rigidit nominali e aspettative non razionali, il leader politico pu decidere di creare

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una quantit maggiore di moneta prima delle elezioni, per poi ridurre la crescita della massa monetaria subito dopo il voto, per contenere la crescita dell'inflazione. Inoltre i politici possono stimolare l'economia annunciando agevolazioni fiscali di breve periodo: cos i lavoratori offriranno pi lavoro nel periodo di pressione fiscale moderata, in previsione di un aumento del consumo di tempo libero quando la pressio ne delle imposte torner a salire. CICLI COME PASSEGGIATE CASUALI Chiudiamo con una spiegazione scettica che nega l'esistenza del fenomeno dei cicli. Il sentiero di crescita di lungo periodo non viene disturbato da oscillazioni cicliche, bens subisce shock casuali verso l'alto o verso il basso. Una caduta ha la stessa probabilit di verificarsi dopo una fase di espansione che dopo una di rallentamento. Per effetto del caso, tuttavia, si hanno talvolta sequenze di shock negativi o positivi che sembrano cicli. Lanciamo una moneta non truccata. Se viene testa, Y cresce di 1; se esce croce Y diminuisce di 1. Ogni lancio indipendente dagli altri ed equiprobabile nell'esito. Ogni tanto abbiamo per gruppi di lanci in cui esce sempre testa o sempre croce. Que ste sequenze alternate creano una traiettoria con oscillazioni cicliche. Se poi Y cresce pi di 1 se esce testa, e si riduce un po meno di 1 se esce croce, otteniamo un comportamento ciclico attorno a un trend crescente. L'economia non ha ragioni endogene per oscillare; se ci pare oscillare, perch "passeggiando" incespica casualmente ora da un lato e ora dall'altro.
TEORIA CAUSA DELLA RECESSIONE IMPLICAZIONI PER LA P OLITICA ECONOMICA Modello keynesiano tradizionale Le rigidit dei prezzi o dei salari La politica monetaria o quella f iVEDI Lezioni 57, 58, 60 nominali impediscono all'econo- scale possono essere utilizzate per mia di raggiungere la piena occu- espandere la produzione pazione Teoria degli errori di percezione I lavoratori (le imprese) percepi- I lavoratori e le imprese hanno a(Nuova Macroeconomia Classica) scono in maniera errata le diminu- spettative razionali; dunque solo le VEDI Lezione 62 zioni dei salari (dei prezzi) nomi- variazioni inattese dell'offerta di nali dovute a diminuzioni inattese moneta possono avere un effetto dell'offerta di moneta, interpretan- reale doli come riduzioni dei salari (dei prezzi) reali; reagiscono riducendo l'offerta (la domanda) di lavoro; la produzione diminuisce Teoria del ciclo economico reale I lavoratori riducono volontaria- Dato che la disoccupazione vomente la propria offerta di lavoro lontaria, non esiste alcuna ragione nei periodi in cui i salari reali sono che giustifichi l'intervento pubblimodesti. Salari reali temporanea- co nell'economia mente bassi riflettono shock tecnologici avversi

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Teorie neokeynesiane delle rigidit I contratti espliciti o impliciti a dei prezzi e dei salari lungo termine, l'inerzia, la concorrenza non perfetta, o i costi di menu spiegano le rigidit dei prezzi e dei salari che impediscono all'economia di raggiungere la piena o ccupazione Modelli neokeynesiani di mancato L'incapacit da parte delle imprese coordinamento di coordinare le proprie azioni (per esempio la ricerca di controparti sul mercato) determina un equilibrio con bassa produzione Modello dei mutamenti strutturali

A seconda della causa delle rigid it nominali, sia gli aumenti attesi sia quelli inattesi dell'offerta di moneta possono spingere verso l'alto la produzione

Cicli politici

Le esortazioni pubbliche da parte dei responsabili della politica economica possono contribuire a fare in modo che il settore privato si collochi in un equilibrio con produzione elevata Gli shock su particolari settori Il sostegno pubblico alla riallocaproduttivi dell'economia determi- zione del lavoro e del capitale pu nano una redistribuzione dei fattori contribuire a mitigare le recessioni tra i settori; ci r ichiede tempo e riduce per intanto la produzione I responsabili politici in carica Gli interventi monetari e fiscali fanno crescere l'economia prima possono essere usati per interessi delle elezioni, e dopo essere stati politici di breve periodo. Pu rieletti abbassano il ritmo di svi- quindi essere utile rendere le autoluppo rit monetarie e fiscali indipendenti da quelle politiche

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64. Reddito e prezzi

Riassunto: keynesiani e non keynesiani

Iniziando da quello elaborato da Keynes nel 1936, abbiamo nelle scorse lezioni presentato una serie di modelli keynesiani (pi o meno "bastardi"): reddito-spesa, perdite- immissioni, IS-LM, fino al modello di ciclo dei nuovi keynesiani. Dall'altra parte, abbiamo discusso una serie di modelli nonkeynesiani: classico, DA-OA (spesso ritenuto "keynesiano", ma che in effetti si basa sulla teoria quantitativa della moneta e sull'effetto Pigou), monetarista, della Nuova Macroeconomia Classica, del ciclo reale. Tiriamo adesso le fila, cercando di capire che cosa accomuna la prima sequenza di schemi e che cosa l'altra sequenza. Questa interpretazione, dovuta principalmente al neokeynesiano Joseph Stiglitz, adotta, per meglio confrontare le due impostazioni, la curva OABP ad andamento misto (vedi lezione 60). La tesi di fondo suggerisce che l'approccio keynesiano si concentra sugli equilibri determinati da (carenza del)la domanda, mentre l'approccio antikeynesiano enfatizza gli equilibri determinati da (carenze del)la offerta. Si intende mostrare che - data l'opposta premessa - nessun approccio (formalmente) pi generale dell'altro. Il ragionamento si articola in due stadi: 1) L'impostazione keynesiana definibile in base ad un prezzo minimo maggiore del prezzo di equilibrio, mentre l'altro approccio individuato in base ad un prezzo massimo inferiore al prezzo di equilibrio; 2) entrambe le impostazioni sono altres definibili rispetto ad una cruciale situazione in cui i prezzi possono essere flessibili, ma in cui per i keynesiani incontriamo un eccesso di offerta mentre per gli altri incontriamo un eccesso di domanda. Nella lezione 13 di microeconomia abbiamo analizzato i prezzi minimi e massimi. Se i prezzi ma ssimi (P1) stanno sotto i prezzi d'equilibrio (P*), le imprese offriranno meno (Y1) (i prezzi sono bassi rispetto ai salari e non conviene assumere altri lavoratori) e avremo un eccesso di domanda. Se i prezzi minimi (P) stanno al di sopra dei prezzi d'equilibrio (P*), i consumatori chiederanno meno (Y) e avremo un eccesso di offerta. Nel primo caso si ha un equilibrio determinato dall'offerta, poich ci che limita il prodotto quanto le imprese sono disposte a offrire ai prezzi P1. Dato che Y1 Y*, abbiamo una disoccupazione classica, la cui principale causa sono gli alti salari (prezzi bassi rispetto ai salari nominali). Nel secondo caso si ha un equilibrio determinato dalla domanda, poich ci che limita Y quanto i consumatori sono disposti ad acquistare ai prezzi P. Poich Y Y*, abbiamo una disoccupazione keynesiana.

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DA P P* EAd

OA
EM no EA s

EM

P1

EAo

Y1 Y*

Si tratta di due equilibri determinati dal lato "corto" del mercato, ossia dal lato carente (domanda carente, se siamo al livello P; offerta carente, se siamo all'altezza P1). Ma il punto che si tratta proprio di equilibri. Nella lezione 13, situazioni come queste erano considerate come degli squilibri che le autocorrezioni del mercato avrebbero fatto convergere verso l'equilibrio. Qui invece dobbiamo riprendere la distinzione tra EM (Equilibrio di Mercato, che pareggia Domanda e Offerta ovvero che "sparecchia" il mercato) ed EA (Equilibrio delle Aspettative o degli Agenti, in cui nessuno cambia comportamento), introdotta nella lezione 38. Tanto con P quanto con P1 manca lo EM, ma abbiamo rispettivamente un EAd (dal lato della Domanda) ed un EAo (dal lato dell'offerta). questa distinzione tra EM ed EA che d significato rigoroso - lo ricordiamo - al concetto di equilibrio con disoccupazione. Dunque Stiglitz ci mostra che l' intera riflessione macroeconomica collocata dentro il concetto di equilibrio con disoccupazione, perfino l'impostazione alternativa al keynesismo. In questo senso pu dirsi che "siamo tutti keynesiani", ossia che il problema teorico di Keynes appartiene ormai a tutti. Ma perch centrale quel problema, ovvero perch abbiamo continuamente situazioni in cui o il prezzo minimo supera quello di mercato, o in cui il prezzo massimo gli rimane inferiore? Stiglitz risponde invocando due fattori causali persistenti e sistematici nel quadro istituzionale odierno dell'economia: a) la concorrenza non perfetta (i contratti espliciti ed impliciti a lunga scadenza, le negoziazioni bilaterali, le strategie di prezzo e di quantit, i rapporti personali, ecc.). b) le asimmetrie informative (da cui i salari di efficienza, i razionamenti del credito, ecc.: si veda ancora lezione 38). Questi fattori spiegano perch molto spesso EM # EA, ossia perch abbiamo equilibri subottimali.

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Si aggiunga che questi fattori operano su tutti e tre i mercati macroeconomici fondamentali: dei beni, del lavoro e dei capitali. Il grafico sopra rappresenta il solo mercato dei beni, ma, indirettamente, evoca anche gli altri. Ad esempio se, al livello P, la domanda troppo bassa, ci accade anche perch sul mercato del lavoro il saggio di salario troppo basso (non consentendo di acquistare abbastanza beni di consumo al prezzo P), oppure in quanto sul mercato dei capitali il saggio d'interesse troppo alto (non rendendo convenienti prestiti al consumo, che elevino adeguatamente la domanda).

DA1 DA P DA2

OA1 OA1 P1 OA2 Y Y1 Y1 Y OA2

Nella figura di sinistra, in cui il livello dei prezzi P1 sotto il livello che eguaglia DA e OA, vediamo un'implicazione dell'equilibrio determinato dall'offerta: un abbassamento dei salari induce uno spostamento in basso verso destra della curva OA. Ci comporta un aumento del prodotto da Y a Y1. Nella figura di destra, in cui il livello dei prezzi P1 sopra il livello che eguaglia DA e OA, c' una conseguenza dell'equilibrio determinato dalla domanda: la riduzione dei salari induce uno spostamento verso sinistra della curva DA, il che diminuisce il prodotto da Y a Y1. I minori salari caus ano peraltro anche uno spostamento della curva OA, che tuttavia irrilevante, poich ci che determina Y la domanda, non l'offerta. SPOSTAMENTI DELLA CURVA DELLA DA Nella figura a sinistra, l'analisi reddito-spesa mostra che un aumento della spesa pubblica sposta verso l'alto la scheda della spesa aggregata (per ogni livello dei prezzi), portando da Y a Y1. Nelle figure centrale e di destra, di conseguenza, vediamo che la curva DA si sposta verso destra.

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Tuttavia nella figura centrale l'equilibrio determinato dalla domanda, e lo spostamento di DA aumenta il prodotto e l'occupazione. Invece nella figura a destra l'equilibrio determinato dall'offerta; dunque un incremento di domanda non ha effetto sul prodotto. Ci che limita Y l'offerta e lo spostamento di DA fa solo aumentare la distanza fra domanda (in eccesso) e offerta: lo scarto passa da Y-Y1 a Y-Y2.

DA

P OA P DA1 DA2 OA

DA2 P 45 Y Y1 Y Y1 DA1 Y Y1 Y2

SPOSTAMENTI DELLA CURVA DELLA OA P DA OA1 OA2 P DA OA2 OA1 P

P Y Y Y'

La figura a sinistra mostra che in una situazione di equilibrio determinato dalla domanda, uno spostamento in basso verso destra della curva OA lascia invariato il prodotto (e accresce l'eccesso di offerta). La figura a destra indica che in una situazione di equilibrio determinato dall'offerta, lo stesso spostamento porta a un Y pi eleva to.

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Le differenze tra modelli keynesiani (in cui l'equilibrio demand-constrained) e modelli nonkeynesiani (in cui l'equilibrio supply-constrained) sono ormai chiare. Ma quando hanno ragione gli uni e quando gli altri? Sotto quali condizioni, della "lama della forbice", taglia la domanda o l'offerta? Stiglitz osserva che due sono i casi in cui prevale la domanda: ?? Quando i prezzi sono flessibili ma l'economia lontana dal pieno impiego delle risorse, ossia si colloca nel tratto quasi orizzontale della curva OA. ?? Quando l'economia vicina alla piena occupazione, ossia si collona nel tratto quasi verticale della curva OA, ma i prezzi sono vischiosi e si fissano a un livello al di sopra di quello in cui DA e OA si uguagliano. Questi due casi sono raffigurati nella coppia di grafici sotto. Nella figura a sinistra, abbiamo finalmente l'EM. Esso all'inizio nel tratto quasi orizzontale della curva OA. L'effetto di uno spostamento a sinistra della curva DA poco influenzato dalla flessibilit o meno dei prezzi. (Se i prezzi sono flessibili, cadono da P a P1 e il prodotto si riduce da Y a Y1. Se invece i prezzi sono vischiosi e restano a P, l'EM non si realizza pi, il prodotto si riduce fino a Y2, di poco inferiore: la vischiosit fa poca differenza). Nella figura a destra, la curva OA quasi rigida e gli effetti su Y di uno spostamento della curva DA dipendono dalla flessibilit o meno dei prezzi. Stavolta la differenza di prodotto quando i prezzi sono flessibili (Y1) e quando i prezzi sono rigidi (Y2) molto grande.

P OA DA1 DA2

P DA2 P P1

DA1

P P1 OA

Y2 Y1

Y2

Y1 Y

In maniera speculare, due sono i casi in cui predomina l'offerta:

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?? Quando i prezzi sono flessibili e l'economia si trova nel tratto verticale della curva OA (anche esso rappresentato nella figura a destra subito sopra). ?? Quando i prezzi sono vischiosi ma si fissano al di sotto del livello in cui DA e OA si uguagliano (in quel caso la vischiosit ininfluente). La volgarizzazione secondo cui i keynesiani tratterebbero i casi particolari nei quali esiste qualche "rigidit nominale", mentre classici o neoclassici adotterebbero il caso "generale" della flessibilit perfetta, dunque inesatta. Infatti: 1. I modelli keynesiani valgono anche in un caso importante in cui i prezzi dei beni e i salari sono flessibili, 2. mentre i modelli non-keynesiani valgono in un caso in cui i prezzi dei beni e i salari sono vischiosi. Non basta. Anche quando Keynes fa appello a "rigidit", si tratta di ostacoli propri dell'economia capitalistica, e quindi generali: Affermare che le conclusioni di Keynes v engono raggiunte supponendo la presenza nel sistema economico di certe rigidit, con il sottinteso che una funzione rigida un caso particolare di una funzione suscettibile di avere ogni valore di elasticit, da zero a infinito, e che perci anche quelle conclusioni sono particolari, un non senso. O meglio, un'osservazione puramente formale, che non tocca minimamente la sostanza delle cose. Quelle "rigidit" sono concepite da Keynes come circostanze generali (come l'effetto di circostanze generali), me ntre le non-rigidit sono da lui concepite come eccezioni (Claudio Napoleoni).

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65-66. La macroeconomia di un sistema aperto

Introduzione all'economia aperta

[Versione provvisoria. Lezione non svolta in aula, considerando che nel secondo semestre del primo anno del Corso SECI lo studente segue un corso di Economia internazionale] I due pi importanti indicatori della posizione di un Paese nell'economia internazionale sono la bilancia dei pagamenti e il tasso di cambio. La bilancia dei pagamenti il conto che registra tutte le transazioni effettuate dagli operatori residenti in un Paese con operatori esteri. Dal 1999 la struttura di questo conto cambiata per i membri della Comunit europea. Esso suddiviso in 4 sezioni.

LE QUATTRO SEZIONI DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI 1) CONTO CORRENTE Merci Esportazioni Importazioni Servizi Redditi Trasferimenti unilaterali 3) CONTO FINANZIARIO Investimenti diretti All'estero In Italia Investimenti di portafoglio Attivit Passivit Derivati Altri investimenti Variazioni riserve ufficiali 2) CONTO CAPITALE Attivit intangibili Trasferimenti unilaterali
?? Conto corrente. Regista le transazioni non finanziarie e si articola in Merci, Servizi, Redditi, Trasferimenti unilaterali correnti. Se il saldo positivo, l'economia del Paese florida: le esportazioni superano le importazioni e ci implica che il settore produttivo competitivo. ?? Conto capitale. Comprende i dati relativi a trasferimenti di attivit reali e finanziarie che determinano una variazione quantitativa nello stock di attivit delle controparti (trasferimenti in conto capitale). Un saldo attivo indice di buona profittabilit degli investimenti nel Paese considerato.
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4) ERRORI E OMISSIONI

?? Conto finanziario. Sono i dati relativi a investimenti e disinvestimenti di capitale. Se il saldo positivo, nel Paese vi stabilit dei mercati finanziari. ?? Errori e omissioni. Voce residua derivante da scarti dovuti ai cambi o a sfasamenti nelle registrazioni degli altri conti. Un'economia aperta interagisce col Resto del mondo: a) sul mercato dei beni e dei servizi; b) sul mercato finanziario. Rispetto ad (a), ricordiamo che le esportazioni nette (NX) sono la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni di un Paese. Rispetto a (b), gli investimenti esteri netti (NFI) sono la differenza tra l'acquisto di attivit patrimoniali estere da parte di residenti e l'acquisto di attivit patrimoniali nazionali da parte di non residenti. Essi si dividono in investimenti diretti, se ad esempio un'impresa americana apre una sede a Roma, ed investimenti di portafoglio, se un residente USA acquista azioni di un'impresa italiana. Nell'economia del Paese si ha sempre (ossia, per definizione) che NFI = NX. Il valore netto dei beni venduti da un Paese non pu che essere pari al valore netto delle attivit patrimoniali acquisite. Infatti, se un Paese trasferisce un bene ad un altro Paese, questo deve trasferire al primo Paese attivit patrimoniali il cui valore deve eguagliare il valore del bene vend uto. Ricordiamo che Y = C + I + G + NX Da cui anche I + NX = Y - C - G. Ma il lato destro il risparmio S: la quota di Y che rimane dalla sottrazione dei consumi e degli acquisti pubblici: I + NX = S. Poich NX = NFI, possiamo anche scrivere: I + NFI = S. Il risparmio deve eguagliare la somma degli investimenti interni e di quelli esteri netti. Ci ovvio, dato che il risparmio pu essere o investito nel Paese o nel Resto del mondo. ____________________________________________________________________ Il cambio l'operazione con cui si permuta una determinata quantit di moneta nazionale in moneta estera. Il tasso di cambio nominale il rapporto al quale le diverse monete sono scambiate tra loro. Se per ogni 1000 lire vengono consegnate 100 peseta, le due valute sono scambiate a un tasso di cambio di 1 lire = 0,10 peseta o, analogamente, 1 peseta = 10 lire. Un apprezzamento del tasso di cambio equivale a un incremento del valore della moneta nazionale sul mercato internazionale; l'opposto per un deprezzamento. Ad esempio, se il tasso di cambio passa da 80 a 90 yen per euro, l'euro si apprezzato. Il tasso di cambio reale il rapporto al quale possibile scambiare i beni prodotti in un Paese con i beni prodotti in un altro Paese. Se ad esempio la birra tedesca ha un prezzo doppio di quella italiana, il tasso di cambio reale di mezza cassetta di birra tedesca per una cassa di birra italiana.

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Tasso di cambio nominale x prezzo interno Tasso di cambio reale = -------------------------------------------------------------prezzo estero
Sia il tasso di cambio nominale di 80 yen per euro. Una tonnellata di riso italiano costi 100 euro, ossia 8000 yen a tonnellata (80x100), mentre una tonnellata di riso giapponese costa 16 mila yen. Il riso italiano costa la met: il tasso di cambio reale di 1/2 tonnellata di riso giapponese per tonne llata di riso italiano. Una semplice teoria della determinazione dei tassi di cambio nominali quella della parit del potere d'acquisto: un'unit di qualsiasi valuta deve poter acquistare la stessa quantit di beni in ciascun Paese del mondo. Su un libero mercato, sappiamo che si forma un prezzo unico per ogni bene: l'arbitraggio che, per godere di temporanei profitti positivi, porta a livellare i diversi prezzi. Se un euro pu acquistare pi caff in Italia che in Giappone, qualcuno lo comprer qui e lo rivender l. Alla fine l'euro acquister la stessa quantit di caff ovunque. Ma se un chilo di caff costa 500 yen l e 5 euro qui, il tasso di cambio nominale di 100 yen per euro (500 yen/5 euro): in caso contrario, il potere d'acquisto dell'euro non sarebbe il medesimo nei due paesi. Sia P il livello dei prezzi in Italia (in euro) e P* quello in Giappone (in yen). Sia e il tasso di cambio nominale. In Italia il potere d'acquisto di un euro 1/P; all'estero un euro pu essere cambiato con e unit di yen e ha quindi un potere d'acquisto di e/P*. Poich il potere d'acquisto deve essere eguale nei Paesi: 1/P = e /P*. Ossia: 1 = eP/P*. Ossia: e = P*/P, per cui il tasso di cambio nominale tra due valute riflette le differenze dei livello dei prezzi nei due Paesi (e varia al variare dei livelli dei prezzi). Di conseguenza, Paesi con inflazione elevata hanno una valuta che si deprezza, e viceversa. Mentre la teoria quantitativa della moneta (lezione 52) spiega perch la moneta influenza il livello dei prezzi, la teoria della parit del potere d'acquisto spiega perch il livello dei prezzi condiziona il tasso di cambio nominale. Il fatto che parecchi beni e servizi non siano facilmente esportabili (si pensi alle prestazioni del barbiere) e che, se pure lo sono, spesso non sostituiscono appieno il bene estero, rende limitata la validit della teoria illustrata. Soprattutto, questa teoria un caso- limite in quanto pone come fisso il tasso di cambio reale (un' unit di valuta ha lo stesso potere d'acquisto dovunque), mentre tutte le variazioni nel tasso di cambio

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nominale riflettono variazioni nel livello dei prezzi nei due Paesi. Pi avanti vedremo uno schema pi generale. ____________________________________________________________________ Introduciamo una distinzione gi implicitamente usata pi volte: quella tra mercato monetario e mercato finanziario. Il primo , in senso lato, il complesso delle negoziazioni di prestiti a breve scadenza (non oltre i 18 mesi). Chi concede tali prestiti la banca, che raccoglie risorse finanziarie con l'emissione di depositi a risparmio e in conto corrente. Il secondo il complesso delle negoziazioni di prestiti a medio e lungo termine (mercato dei mutui) e dei finanziamenti a titolo di capitale di rischio (mercato mobiliare, a sua volta articolato in mercato azionario e mercato obbligazionario). Per semplicit, consideriamo qui i due mercati come uno solo: quello dei fondi mutuabili. Tutti i risparmiatori depositano in esso le proprie risorse, e tutti i mutuatari entrano in esso per chiedere prestiti. In esso c' un unico tasso d'interesse, che rappresenta sia il rendimento del risparmio che il costo dell'indebitamento. Questo tasso determinato da domanda e offerta di fondi mutuabili: S determina l'offerta, I interni e NFI determinano la domanda. Con i* di equilibrio, si ha: S = I + NFI. Tasso d'interesse reale Offerta di fondi mutuabili (risparmio aggregato)

i*

Domanda di fondi mutuabili (per investimenti interni e investimenti esteri netti) q* Quantit di fondi mutuabili Un i maggiore stimola S e dunque l'offerta di fondi mutuabili. Ma un i maggiore rende anche pi onerosi i debiti e quindi scoraggia gli I riducendo la domanda di fondi mutuabili. D'altra parte i condiziona gli investimenti esteri netti: se ad esempio i sui titoli italiani aumenta, rispetto allo i tedesco, agli investitori tedeschi conviene acquistare da noi. Sul mercato dei cambi si scambia valuta nazionale con valuta estera.

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L'offerta di valuta nazionale per il cambio con valuta estera motivata dall'acquisto di attivit patrimoniali all'estero, ossia dagli investimenti esteri netti. Poich gli NFI dipendono dallo i reale, e non dal E reale, la curva di offerta verticale. La domanda di valuta nazionale motivata dall'acquisto estero di beni nazionali, ossia dalle esportazioni nette. Dato che un E reale pi basso rende i beni nazionali meno costosi, ad esso corrisponde un incremento delle NX (e quindi della domanda di euro da parte degli operatori stranieri, per maggiori acquisti) e quindi la curva di domanda inclinata verso il basso. (Nel modello della parit del potere d'acquisto, la curva di domanda sul mercato dei cambi orizzontale, al livello del tasso di cambio reale e garantisce l'uniformit del potere d'acquisto ovunque: si tratta dunque di un caso particolare). Per il E reale di equilibrio, la quantit di valuta nazionale offerta per l'acquisto di attivit patrimoniali estere uguale alla quantit di valuta nazionale domandata da operatori esteri per l'acquisto delle esportazioni nette. Tasso di cambio reale Offerta di valuta nazionale (da investimenti esteri netti)

E* reale

Domanda di valuta nazionale (per esportazioni nette)

q*

Quantit di valuta nazionale cambiata in valuta estera

Le condizioni d'equilibrio sui mercati dei fondi mutuabili e dei cambi sono, rispettivamente: S = I + NFI; NFI = NX. Dunque NFI getta un ponte tra i due mercati. Tasso d'interesse reale

Investimenti esteri netti negativi

Investimenti esteri netti positivi

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Sul mercato dei fondi, NFI una parte della domanda, mentre su quello dei cambi il lato dell'offerta. A sua volta, NFI determinata dal tasso d'interesse reale. Un i reale pi elevato rende comparativamente pi remunerative le attivit patrimoniali interne, quindi riduce gli NFI. Nella figura sopra il punto zero segnala che gli NFI possono assumere sia valori positivi che negativi. Tasso d'interesse reale Offerta Tasso d'interesse reale

i1

i1

Domanda

Investimenti Esteri netti NFI

Quantit di Fondi mutuabili

Tasso di cambio reale Offerta

E1

Domanda

L'equilibrio simultaneo nei due mercati rappresentato da tre grafici. Nella figura a sinistra offerta e domanda di fondi mutuabili determinano il tasso d'interesse reale d'equilibrio. Nella figura in alto a destra il tasso d'interesse determina gli investimenti esteri netti, che a loro volta stabiliscono l'offerta di valuta nazionale da cambiare in valuta straniera. Nella figura in basso a destra offerta e domanda di valuta nazionale sul mercato dei cambi determinano il tasso di cambio reale. L'offerta riportata dalla figura di sopra, ed una retta verticale poich il tasso di cambio reale non influenza gli NFI. La domanda determinata dalle NX che aumentano al calare di E reale ed dunque decrescente.

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IL MODELLO DI MUNDELL-FLEMING Fin qui abbiamo illustrato uno schema non-keynesiano, in cui vale la dicotomia classica: esso contiene solo variabili reali, che sono le quantit S, I, NX, NFI e i prezzi relativi i reale ed E reale. La moneta neutrale. Il modello Mundell-Fleming invece keynesiano, costituendo un'estensione del modello IS-LM ad un'economia aperta. Si compone di 3 equazioni:

Y = C(Y-T) + I(i) + G + NX(1/E) M/P = L(i, Y) i = i*

IS LM

La prima equazione del mercato dei beni: C dipende positivamente dal reddito disponibile; I dipende negativamente da i ; le esportazioni nette dipendono negativamente dal reciproco del tasso di cambio nominale (la quantit di valuta estera necessaria ad acquistare un'unit della moneta nazionale). Finch i prezzi sono fissi, E nominale varia nella stessa proporzione di E reale e non li distinguiamo. La seconda equazione riguarda il mercato monetario. La domanda L dipende negativamente da i e positivamente da Y. L'offerta M una variabile esogena controllata dalla Banca centrale. Il livello dei prezzi P pure un dato esogeno. La terza equazione stabilisce che il tasso d'interesse interno determinato dal tasso mondiale: il Paese abbastanza piccolo rispetto al Resto del mondo da adeguarsi al tasso mondiale, senza influenzarlo. La figura sotto presenta l'equilibrio simultaneo IS-LM che stabilisce il livello di Y e il valore 1/E della moneta nazionale sul mercato delle valute, dato i costante al livello mondiale. Sull'asse verticale non vi i, ma il reciproco di E, dato che studiamo il valore nel mondo della nostra moneta. 1/E LM

IS

514

La LM verticale in quanto il tasso di cambio (e quindi il suo reciproco 1/E) non compare nell' equazione di questa curva. Dato i*, la LM determina Y indipendentemente da E. Ci mostrato dalle figure sotto: nella prima si determina Y, senza considerare E; nella seconda, di conseguenza, LM verticale. i LM

i=i*

1/E LM

Y La curva IS discendente in quanto un aumento di 1/E (un apprezzamento della nostra moneta ri spetto alle altre) riduce le NX e quindi riduce Y. La figura in basso a sinistra la curva delle esportazioni nette. Se il valore della nostra moneta rispetto alle altre sale da 1/E1 a 1/E2, le NX si riducono. Ci causa un calo della curva DA e quindi una riduzione di Y, nella figura accanto. Nella terza figura si riassume la relazione tra valore della moneta interna e reddito: quanto maggiore il valore della moneta nazionale sul mercato delle valute, tanto minore Y.

515

1/E

DA DA=Y

1/E2

1/E1

NX(1/E2)

NX(1/E1) 1/E

1/E2

1/E1

Y1

Y2

Il modello di Mundell-Fleming consente di valutare i vantaggi dei cambi fissi o flessibili. Assumiamo ancora che i prezzi interni e internazionali siano fissi. Le esportazioni, se i tassi di cambio sono fissi, dipendono soltanto dalle decisioni di acquisto del resto del mondo. Le importazioni crescono al crescere del reddito. La differenza tra le due il saldo di parte corrente della bilancia dei pagamenti (BP). L'altra componente della BP il movimento dei capitali, che dipende dal tasso d'interesse: a parit di ogni altra condizione, gli investitori spostano i loro capitali dove i rendimenti sono pi elevati. La BP la somma algebrica tra il saldo della parte corrente e il saldo dei movimenti dei capitali. In equilibrio la componente di parte corrente e que lla di conto capitale si compensano: BP=0. Poich le importazioni crescono con Y, e l'afflusso di capitali cresce con i, la curva BP di equilibrio una retta crescente.

516

i BP=0 D

i BP=0 LM'

BP> 0 A C

BP < 0 i1

E'

LM

IS

Y1

Y1

I punti sulla retta BP sono le combinazioni di i ed Y per cui la BP in equilibrio. Tutti i punti a destra identificano un passivo della BP. allora necessario, partendo ad esempio da C, che i cresca (portandoci in D) oppure che Y si riduca (e con esso calino le importazioni), tornando in A. In modo analogo, i punti a sinistra della retta BP segnano un avanzo della BP. Nella figura a destra, allo schema IS-LM sovrapponiamo la curva rappresentante l'equilibrio dei conti con l'estero. Il punto E' indica un equilibrio sia interno che esterno. Affinch il duplice equilibrio non abbia conseguenze negative (recessione o inflazione), occorre un'adeguata politica economica, la quale legata al regime dei cambi vigente e al grado di mobilit internazionale dei capitali.

In regime di cambi fissi, la politica fiscale efficace se alta la mobilit dei capitali, che influisce sulla quantit monetaria circolante; la politica monetaria invece inefficace, essendovi rapidi deflussi o afflussi di capitale.

In regime di cambi flessibili, la politica fiscale meno efficace se alta la mobilit dei capitali. Cos ad esempio se in un Paese crescesse la spesa pubblica, aumenterebbero sia Y che i. Se i pi elevato rispetto al resto del mondo, vi sar un afflusso di capitali, una maggior domanda di valuta nazionale e quindi una pressione sul tasso di cambio che far apprezzare la valuta interna. Ci implica una perdita di competitivit, meno esportazioni e pi importazioni. L'aumento della spesa pubblica ha spiazzato le esportazioni nette: la Y non aumentata, solo cambiata la composizione della domanda aggregata.

517

La politica monetaria ha invece un certo grado di efficacia. Un aumento dell'offerta di moneta riduce i; ne segue un deflusso di capitali, una minore domanda di valuta interna, una svalutazione del tasso di cambio, un aumento delle esportazioni e quindi un elevamento di Y. Concludiamo con un cenno al modello di Mundell-Fleming quando varia P. Adesso dobbiamo distinguere tra tasso di cambio nominale E e tasso reale EP*/P = e. Il modello diventa:

Y = C(Y-T) + I(i) + G + NX(1/ e) M/P = L(i, Y)

IS LM

Le NX dipendono dal tasso di cambio reale. Che accade se P si riduce? M/P si riduce e quindi la curva LM si sposta a destra, come nella prima figura sotto. Si ha un deprezzamento del cambio reale, mentre Y aumenta. Questa relazione negativa tra P e Y si vede nella curva DA dell'altra figura. 1/e LM(P1) LM(P2)

IS Y P

DA

518

67. Approfondimenti

Consumo

Ricordiamo che Keynes congettur che la propensione marginale al consumo c compresa tra zero e uno, che la propensione media al consumo diminuisce all'aumentare del reddito, e che il reddito corrente ci che principalmente determina il consumo: C = C + cY. Tuttavia gli studi delle serie temporali di lungo periodo non hanno riscontrato alcuna tendenza alla diminuzione della propensione media all'aumentare di Y: la spesa per consumi rappresenta una quota consistente, ma relativamente stabile, del PIL. Occorrono spiegazioni di questa circostanza. IL REDDITO VITALE Supponiamo che il consumo sia una scelta su un lungo orizzonte temporale, non legata a ci che si guadagna oggi, ma a quello che si guadagna in media. Gli individui pianificano le loro decisioni di C ed S lungo ampi periodi. Il risparmio nasce soprattutto dall'esigenza di assicurarsi il consumo ne lla vecchiaia.

YL Risparmio C Risparmio utilizzato 0 WL NL Tempo

Tizio non ha ricchezza ereditata. Si aspetta di vivere NL anni, di lavorare e guadagnare un reddito per WL anni, e di stare in pensione per (NL-WL) anni. Il suo reddito vitale da lavoro (YL x WL) cio il prodotto tra il reddito di un anno lavorativo per il numero di anni lavorativi. Egli vuole avere nel tempo un flusso uniforme di consumo: CxNL = YLxWL, ossia il consumo vitale uguaglia il reddito vitale. Dividendo tutto per NL, il consumo programmato annuale C proporzionale al reddito da lavoro: C = WL/NL x YL. Dove il rapporto tra gli Anni di lavoro WL e gli Anni di vita attiva NL esprime c, ossia la propensione marginale al consumo. Esempio. Tizio lavora da 20 a 65 anni. Muore a 80 anni. Il periodo lavorativo WL di 45 anni (6520), mentre il numero di anni di vita NL 60 anni (80-20). Il reddito annuale da lavoro YL 20 milioni. Allora: reddito vitale = YLxWL = 20x45 = 900. I 900 vanno ripartiti lungo i 60 anni: C = 900/60 = 15 = WL/NLxYL = 45/60 x 20 = 0,75 x 20. Dunque c = 0,75 del reddito da lavoro consumata ogni anno.

519

Nella figura, durante il periodo lavorativo di WL anni l'individuo risparmia accumulando attivit patrimoniali. La ricchezza massima al pensionamento. Nei successivi (NL-WL) anni vive grazie ai risparmi. Il consumo costante al livello C per tutta la vita e ogni attivit patrimoniale esaur ita entro la vita stessa. Consumo corrente annuo Consumo vitale annuo

C1 C

Y Y1 DA Y=DA

Reddito disponibile corrente

Reddito corrente Nelle due figure accostate, Y corrente aumenta di uguale importo. Ma a sinistra c' la funzione keynesiana di consumo: una variazione temporanea del reddito d un grande aumento di C. A destra c' invece la funzione del consumo vitale: se varia il reddito dell'anno in corso, C varia poco e la funzione piatta. Esempio. Tizio ha un anno un guadagno inatteso, come una vincita alla lotteria. Secondo Keynes, se per lui c = 0,9, e se la vincita di 1 milione, spender quell'anno 900 mila. Secondo la teoria del reddito vitale, ripartir la vincita sull'intera vita e il suo consumo corrente varier poco. Ci vale anche a livello aggregato. La figura sotto segnala che le variazioni di Y ha nno effetti molto pi deboli su C; che la scheda della Domanda Aggregata tende a essere piatta e che il valore del moltiplicatore basso.

520

RICCHEZZA E TASSI D'INTERESSE La tesi keynesiana, per cui Consumo = f (reddito corrente), viene sostituita da una pi complessa: Consumo = f (reddito corrente, reddito futuro atteso, ricchezza, tassi d'interesse, vincoli alla liquid it, reddito massimo passato, reddito relativo). Abbiamo sopra trattato il reddito futuro atteso. Consideriamo in sequenza gli altri cinque. Per ogni livello di reddito corrente, le persone pi ricche consumano di pi. La ricchezza una variabile stock ed misurata dal valore totale delle attivit patrimoniali. I guadagni in conto capitale, o variazione del valore delle attivit, modificano la ricchezza. Se ci si aspetta che tali guadagni dur ino, si accrescono i consumi. Il tasso d'interesse diventa importante quando distinguiamo tra beni di consumo non durevoli, come gli alimenti, e beni durevoli, come frigoriferi o automobili. La decisione d'acquistare un bene dur evole richiede spesso prestiti e dipende sia dal livello di i, sia dalla disponibilit di credito (se le banche lo razionano, alcuni clienti non soddisferanno la loro domanda). Quest'ultimo fattore un vincolo alla liquidit e si manifesta anche ogni volta che un consumatore non pu prendere denaro a prestito per sostenere il consumo corrente in previsione di un reddito futuro pi elevato. Ad esempio, lo studente universitario sa che dopo gli studi il suo reddito crescer; se si regolasse secondo la teoria del reddito vitale dovrebbe spendere molto pi di quel che oggi guadagna: ma chi lo finanzia? IL REDDITO MASSIMO PASSATO
Per una famiglia pi difficile ridurre le proprie spese di consumo partendo da un livello elevato dei consumi, che non astenersi fin dal principio da spese elevate. Consideriamo ad esempio due famiglie che in un certo periodo di tempo dispongano di un reddito annuale di 1000 dollari. Supponiamo ora che una di queste due famiglie mantenga per dieci anni il reddito annuale di 1000 dollari e che l'altra famiglia abbia un aumento da 1000 dollari a 1500 dollari, che si mantenga a questo livello per nove anni, e che nell'ultimo subisca una diminuzione di nuovo a 1000 dollari cos da trovarsi nella stessa posizione dell'altra famiglia. All'inizio del periodo considerato potrebbe darsi che ambedue le famiglie abbiano amministrato esattamente in pareggio i loro bilanci intorno ai 1000 dollari e che la prima famiglia continui nello stesso modo per l'intero periodo di dieci anni. Supponiamo invece che la seconda famiglia, dopo l'incremento del reddito, aumenti il suo consumo, diciamo di 400 dollari e il risparmio di 100. Alla successiva riduzione del reddito, questa famiglia troverebbe certamente difficile ridurre anche le spese al livello di 1000 dollari. Mentre la prima famiglia aveva solamente il problema di astenersi da maggiori spese per pareggiare il proprio bilancio, la seconda famiglia dovrebbe, in effetti, decurtare le proprie spese annuali di 400 dollari per avere lo stesso risultato. E sarebbe davvero sorprendente che, in circostanze del genere, una famiglia riuscisse a ridurre le proprie spese di consumo in misura sufficiente a pareggiare il suo bilancio dopo aver perso parte del proprio reddito (J.Duesenberry).

Al ridursi del reddito il consumatore adatta il proprio livello di spesa con ritardo, poich tende a mantenere le sue abitudini. Se il reddito cresce, tende invece a incrementare subito le spese, specialmente se crede che l'aumento sia permanente.

521

Nella figura sotto, la retta indica C quando Y al livello massimo. Se siamo in Y, che superio re ai precedenti livelli, C sta nel punto E. Se il reddito cala a Y', C si muove sulla linea meno marcata fino a E'. Il massimo livello passato Y continua a influenzare C, in quanto determina il tenore di vita che si intende mantenere. Ma per tenere quel livello di C, occorre ridurre S. Ipotizziamo che il reddito salga a Y": C aumenta fino a E". Ma se il reddito tornasse a Y, il nuovo livello massimo Y" continuerebbe a influenzare C e staremmo in E'''. C C=cY

E'''

E"

E'

Y'

Y IL REDDITO RELATIVO

Y"

Secondo questo modello, la domanda dei beni di consumo non dipende dal livello assoluto del reddito individuale, ma dalla posizione che il reddito ci consente di occupare nella gerarchia sociale (si veda lezione 46). Immaginiamo la societ come un convoglio ferroviario. Ogni vagone un ceto col suo way of live e col suo pattern di consumo. Chi sta su un vagone si preoccupa anzitutto che non cresca la distanza dal vagone avanti e non diminuisca la distanza dal vagone dietro. Se il suo reddito aumenta, ma non in misura tale da farlo saltare sul vagone avanti, egli non consumer tutto l'incremento, limitandosi a sistemarsi pi comodamente nel vagone in cui gi sta. Ad esempio, se un medico della mutua viene assunto in ospedale, guadagna un poco di pi; ma il suo stile di vita e il suo paniere di consumo restano all'incirca quelli di prima; solo che potr risparmiare di pi e alla lunga, magari, acquistare una casa pi lussuosa o fare vacanze migliori. Quindi il singolo con pi reddito spende proporzionalmente meno per conservare il suo posto nella gerarchia; la sua frazione C decresce, ossia decresce C/Y al crescere di Y, come affe rmava Keynes.

522

Invece un aumento di Y ha effetti diversi se riguarda l'intera collettivit. Quando Y aumenta per tutti, ogni soggetto si impegna a mantenere invariata la propria posizione relativa. Chi sta sul vagone dietro consuma di pi per avvicinarsi; dunque anch'egli deve consumare di pi per conservare la distanza. Cos ogni gradino della gerarchia esibir consumi pi vistosi, ma non cambier la frazione del reddito destinata a C. Ci spiega la costanza di C rispetto a Y, rilevata dalle statistiche. PROFITTI E SALARI Concludiamo esaminando il consumo dal punto di vista sociale. Abbiamo due gruppi: i lavoratori dipendenti e gli imprenditori-capitalisti. Y = W + ? (W salari totali; ? profitti totali) I = I* S = S w + Sp I=S Sia I un dato esogeno. Sia sw la propensione marginale al risparmio dei salariati e sp quella dei capitalisti, con sw # sp. Sia: Sw = swW e Sp = sp ? . In tal caso: I = Sw+Sp = swW+ sp? = s w(Y- ? ) + sp ? = ? ( s p - sw) + swY.

Da cui:

I ? ------- = ------ (s p - s w) + sw Y Y

Se sp > sw, e se gli investimenti sono autonomi (non dipendono dal risparmio complessivo), il rapporto I/Y consente di calcolare la quota dei profitti ? sul reddito Y. Se poi sw = 0 (in quanto i lavoratori spendono quanto guadagnano), la formula si semplifica in:

I ? -------- = ------ s p Y Y

I o anche in ? = -------sp

Dove risulta che gli imprend itori-capitalisti, una volta deciso l'ammontare di I (finanziato con capitali propri e col credito bancario), possono percepire un volume di profitti che dipende solo (con una relazione inversa) dalla loro propensione al risparmio. Ossia, un aumento del consumo degli imprenditori aumenta i loro profitti di un ammontare identico: essi guadagnano tanto quanto spendono.

523

68. Approfondimenti

Debito pubblico

Il deficit pubblico (o disavanzo di bilancio pubblico) l'eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate in un determinato anno; il debito pubblico la somma di tutti i disavanzi e gli avanzi registrati nel corso degli anni. La copertura del deficit pu avvenire: a) mediante creazione di base monetaria; b) attraverso l'assorbimento di titoli di Stato da parte del mercato. (Se i titoli sono acquistati dalla Banca centrale, si ha, ancora una volta, creazione di base monetaria). In Italia, per una legge del 1993, l'unica forma di copertura l'emissione di titoli (ci per evitare il "signoraggio", su cui vedi lezione 69). Il debito pubblico in Italia cresciuto negli ultimi decenni e supera attualmente il 100% del PIL, con un livello pi alto di quello degli altri Paesi occidentali. Euro Disavanzi Bilancio pubblico = T - G

Avanzi 0

Y Tre sono le posizioni principali tra gli econo misti: 1) Bilancio annualmente in pareggio. Ci incompatibile con l'uso anticiclico della politica fiscale; anzi accentua le fluttuazioni dell'economia. Se ad esempio siamo in fase recessiva, le entrate fiscali decrescono. Per pareggiare il bilancio occorre dunque alzare le imposte e/o ridurre la spesa pubblica. Ma queste misure restrittive riducono ulteriormente la DA. 2) Bilancio ciclicamente in pareggio. Nella fase di prosperit, caratterizzata da spinte inflazionistiche, si aumenta T e si riduce G. L'avanzo di bilancio che si ottiene verr impiegato per stimolare l'economia nella fase recessiva. (Ma se le fasi del ciclo hanno durata assai diversa, il riequilibrio non pu avvenire). 3) La finanza pubblica come strumento di politica economica, secondo cui l'obiettivo di pareggiare il bilancio secondario rispetto a quello di mantenere la stabilit macroeconomica.
Un crescente debito pubblico pu portare alla bancarotta? No, per tre ragioni.

524

Il rifinanziamento. I fondi necessari a rimborsare i titoli pubblici in scadenza si ottengono rifinanziando il debito, ossia vendendo nuovi titoli. L'imposizione fiscale. Al contrario di famiglie e imprese, lo Stato ha il potere d'imporre e riscuotere tributi (anche se ci deprime la DA). La creazione di moneta. Lo Stato pu creare il denaro con cui rimborsare i tit oli pubblici in scadenza (anche se ci pu stimolare l'inflazione).

Il debito pubblico un onere che ricade sulle generazioni future? No, in quanto: ?? Siamo debitori principalmente verso noi stessi. La gran parte dei titoli sono di propriet di cittadini e istituzioni italiane: sono quindi un credito (un'attivit) per chi li possiede. Se il debito fosse saldato tutto subito, avremmo alte imposte per taluni e alti rimborsi per altri: questa redistribuzione della ricchezza non altererebbe per il tenore di vita medio del Paese. ?? Tuttavia, se non il livello del debito a contare, il modo con cui viene finanziato e speso ha effetti redistributivi sulle generazioni future. Vediamo due casi.
Presentiamo un modello con generazioni che si sovrappongono. Ogni generazione dura 30 anni. Ogni individuo ha un reddito per il periodo di 30 milioni. Questa situazione si riproduce nel tempo, dato che popolazione e reddito non cambiano. Il debito iniziale di 30 milioni e va tutto in consumi pro capite uguali. Il debito viene pagato fra 30 anni senza interessi; esso non viene sottoscritto dagli Anziani. Cosa accade? Gli Anziani si godono 30 di pensione e 10 di consumi pubblici. Giovani e Adulti guadagnano 60 nei due periodi e spendono 60 (25+35). La Colle ttivit non riduce le proprie risorse, creando un debito nel I periodo: infatti spende (180) quanto incassa (180). Soltanto i Giovani del II periodo risultano danneggiati: nel 2016 il debito scade ed essi pure lo rimborseranno pagando l'imposta, ma senza aver ricevuto nulla in cambio. In questa ipotesi, dunque, i pi vecchi sfruttano i nuovi arrivati.

PRIMO CASO: DEBITO UTILIZZATO PER CONSUMO


Giovane
Reddito iniziale - Sottoscrizione debito + Consumo collettivo derivante dal debito = Reddito disponibile nel periodo

30 -15 10 25 Giovane 30 -10 20 Adulta 30 -10 15 35

GENERA ZIONI Adulta Anziana PERIODO 1986-2016 30 30 -15 0 10 10 25 40

Totale 90 -30 30 90

Reddito iniziale - Imposta per rimborso del debito + Debito rimborsato = Reddito disponibile per il periodo 20162046

INIZIO PERIO DO 2016-2046 Anziana 30 -10 15 35

90 -30 30 90

525

2046

SECONDO CASO : DEBITO UTILIZZATO PER INVESTIMENTO


Giovane
Reddito iniziale - Sottoscrizione debito = Reddito disponibile nel periodo

Adulta 30 -15 15

30 -15 15 Giovane 30 11 Adulta 30 11 15 -10 46

GENERA ZIONI Anziana PERIODO 1986-2016 30 0 30

Totale 90 -30 60

Reddito iniziale + Servizi provenienti dall'investimento del debito + Debito rimborsato - Imposta per rimborso del debito = Reddito disponibile per il periodo 20162046

INIZIO PERIO DO 2016-2046 Anziana 30 11 15 -10 46

90 33 30 -30 123

-10 31

Nell'altra tabella ipotizziamo che il debito sia usato per investimento, il quale ha rendimento netto positivo (del 10%): in tal caso l'operazione avvantaggia tutti. In questo modello, peraltro, escludiamo distorsioni di comportamento dovute al debito, nonch che esso alteri la formazione del capitale privato. I problemi posti da un debito pubblico elevato sono: ??Il pagamento degli interessi pu accrescere la disuguaglianza di redditi e patrimoni: vedi sopra. ??Un aumento di imposte, per non accrescere ulteriormente l'entit del debito, pu ridurre gli incentivi a lavorare, investire, innovare. (Si veda la curva di Laffer nella lezione 62). ??Il debito estero, cio i titoli pubblici acquistati da cittadini e istituzioni straniere, sono effettivamente un onere. ??Pu aversi un effetto di spiazzamento: il finanziamento del debito fa salire i e deprime I. Se siamo in piena occupazione, una maggiore produzione di beni pubblici riduce quella di beni privati, tra cui i beni d'investimento.

Calo investimento privato (effetto di spiazzamento) Deficit Pubblici Tassi d'interessi relativamente alti in Italia Aumento domanda straniera di titoli italiani

Aumento nostro debito estero

Diminuzione esportazioni Apprezzamento valuta interna Crescita importazioni


526

Deficit parte corrente BP

Alcuni economisti sostengono che il deficit pubblico provoca n un effetto di spiazzamento n un deficit commerciale: la sequenza qui sopra si interrompe al secondo passo. Ci accade poich gli individui sono consapevoli che l'attuale disavanzo di bilancio richieder in futuro un aumento delle imposte, per pagare gli ulteriori interessi derivanti dall'aumento del debito pubblico. Quindi essi spendono meno oggi, prevedendo che domani avranno un minore reddito disponibile da consumare. Poich l'aumento del risparmio privato compensa la crescita del debito, il tasso d'interesse rimane invariato, interrompendo la sequenza negativa qui sopra. Questa tesi detta di neutralit o equivalenza ricardiana tra debito e imposte. Dietro al problema del finanziamento dello Stato, sta un altro problema: perch deve esserci un intervento pubblico e quale deve essere il suo livello? Alcuni elementi di risposta sono contenuti nelle lezioni 39 e 43.

527

69. Approfondimenti

Ancora su inflazione e disoccupazione

FATTORI SCATENANTI L'INFLAZIONE ?? Si ha inflazione da domanda se la curva di DA si sposta in alto a destra, qua ndo le risorse dell'economia sono gi pienamente occupate, a seguito di un aumento di C e/o di I e/o di G e/o di NX.

?? Si ha inflazione da costi se la curva di OA si sposta verso l'alto per una crescita dei salari e/o
del prezzo delle importazioni (ad esempio, dei prodotti petroliferi). P DA1 DA OA P DA

P1

P1 P

P DA2 DA3

OA1

OA Y Y2 Y1 Y Nella figura a sinistra, uno spostamento da DA a DA1 conduce a un aumento del livello di equilibrio dei prezzi quando l'equilibrio iniziale gi vicino al pieno impiego. Invece, se inizialmente l' economia ha una disoccupazione e opera lungo il tratto orizzontale della OA, gli spostamenti da DA2 a DA3 comportano aumenti di prodotto senza inflazione. Nella figura a destra, uno spostamento verso l'alto da OA a OA1 innalza il livello di equilibrio dei prezzi. In corrispondenza del livello iniziale dei prezzi, P, la domanda aggregata, Y, supera il livello dell'offerta aggregata, Y2. FATTORI DI PERSISTENZA DELL'INFLAZIONE Una spirale inflazionistica si presenta cos:

528

P DA1 P1 DAo

w Ls w1 Ld'

P1 DA2 Po OA2 OA1 DA1 DAo Y

Po OA

wo

Ld

Nella figura di sinistra la spostamento da DAo a DA1 fa aumentare il livello dei prezzi da Po a P1. Poich il maggior livello dei prezzi induce uno spostamento verso destra della curva di domanda di lavoro (da Ld a Ld'), ci provoca un incremento dei salari reali da w0 a w1 (illustrato nella figura centrale). Nella figura a destra i salari pi elevati determinano uno spostamento verso l'alto della curva OA da OA1 ad OA2 e nel contempo uno spostamento verso destra della curva DA da DA1 a DA2. Si verifica cos di nuovo un eccesso di domanda di beni. Il conseguente aumento dei prezzi porter ancora una volta all'incremento dei salari RUOLO DELLA POLITICA MONETARIA

P1 DA1 P

DA OA

Y o Pu provocare l'inflazione causando spostamenti della curva DA. o Pu perpetuare l'inflazione espandendo l'offerta di moneta e di credito, adeguandosi all'inflazione.

529

o Pu scoraggiare l'inflazione non adeguandovisi, con lo spostare la DA verso sinistra. Nella figura sopra, l'equilibrio iniziale Y-P. Supponiamo che la DA si sposti (per un'espansione della spesa pubblica) in DA1. Al livello iniziale dei prezzi si crea un eccesso di domanda, segnato con la linea pi spessa. Si manifestano dunque pressioni inflazionistiche che spingono i prezzi verso P1. In questo quadro, una politica monetaria restrittiva pu spostare la curva in DA, con conseguente eliminazione dell'eccesso di domanda e della pressione inflazionistica. EFFETTI ECONOMICI E SOCIALI DELL'INFLAZIONE 1) Signoraggio Il governo finanzia le sue spese, oltre che con le imposte e coi prestiti da privati, stampando moneta. una imposta da inflazione, pagata dai detentori di moneta: al crescere di P, il valore reale del denaro posseduto cala. 2) Costi di un'inflazione prevista

I costi da "consumo della suola delle scarpe", per i pi frequenti viaggi in banca, derivano dal detenere in media minori saldi monetari reali; I costi di menu (lezione 60), perch le imprese sono indotte pi spesso a cambiare i loro prezzi; Il costo della variabilit dei prezzi relativi, il rovescio del costo precedente (se adeguo il catalogo dei prezzi ogni 12 mesi, mentre il tasso d'inflazione del 1% mensile, i prezzi relativi cadranno del 12% l'anno);

La distorsione del prelievo fiscale, in quanto molte disposizioni fiscali non tengono conto dell'inflazione; La scomodit del depurare i valori nominali dagli effetti dell'inflazione, rende pi complicata la nostra programmazione finanziaria.

3) Costi di un'inflazione imprevista

L'arbitraria redistribuzione del reddito tra debitori e creditori. l'effetto pi grave, che colpisce i prestatori di fondi (nei prestiti a lungo termine, il rendimento reale ex post differisce da quello che era stato previsto alla stipula del contratto), i contribue nti (vedi il signoraggio), i detentori di moneta e i percettori di redditi fissi (chi ad esempio vive di pensioni fisse in termini nominali danneggiato). _____________________________________________________________________________ ___

530

La disoccupazione involontaria sorge quando i salari restano al di sopra del livello in cui il mercato del lavoro in equilibrio. Chi disposto a lavorare a quel salario e non trova lavoro, un disoccupato involontario. Nella figura a sinistra, al salario corrente w l'offerta di quelli che vorrebbero lavorare, L2, eccede la domanda di lavoro, L1. Curva di offerta di lavoro w

w* Curva di

domanda di lavoro w1

Disoccupazione L1 L2

La figura sopra a destra, rappresenta la teoria neoclassica: quando la curva di domanda di lavoro si sposta verso sinistra, i salari reali diminuiscono. Invece spesso cos non accade: perch? Le tre figure sotto indicano le principali risposte. La figura a sinistra mostra una curva di offerta di la voro molto elastica. Uno spostamento verso sinistra della curva di domanda di lavoro, da D a D1, far diminuire l'occupazione senza agire sui salari. Nella figura al centro si ha uno spostamento sia della curva di offerta che di domanda del lavoro. Da solo, lo spostamento da D a D1 dovrebbe ridurre i salari, ma esso compensato dallo spostamento da S a S1, lasciandone invariato il livello. Nella figura a destra, la domanda di lavoro si sposta da D a D1, ma i salari per qualche ragione non diminuiscono: quali possono essere queste ragioni? Riepiloghiamo le risposte dei neokeynesiani:

D D1 S1 S w1 w S w w

D D1 L1 L L1 L Disoccupazione L1 L

531

?? Con i contratti impliciti ed espliciti (lezione 38), i sindacati impediscono ai salari di scendere. La teoria degli insider-outsider (lezione 25) spiega perch le imprese non pagano un salario ridotto ai neoassunti. L'esistenza di un salario minimo (lezioni 13 e 61) spiega perch non diminuiscano le retribuzioni dei lavoratori con basse qualifiche. ?? La teoria del salario-efficienza (lezione 37) sostiene che conveniente per un'impresa pagare salari superiori a quelli di mercato. Ci avviene perch i salari influenzano la qualit della forza- lavoro, il tasso di turnover del lavoro e il livello d'impegno profuso dai lavoratori. ?? Pu verificarsi che la diminuzione dei salari sia accompagnata da una riduzione dei prezzi, con il risultato che una riduzione dei salari reali risultano molto piccole. La figura sotto a sinistra il mercato del lavoro, quella a destra il mercato dei beni. L'economia si trova in uno stato iniziale col salario a w: l'offerta di lavoro Ls eccede la domanda L e si crea disoccupazione. Il salario scende fino a w1, livello al quale le imprese dovrebbero essere disponibili a richiedere L1. Ma come mostra la figura a destra, la riduzione del salario conduce a prezzi pi bassi. La curva OA si sposta verso destra e la curva DA si sposta verso sinistra. Il nuovo livello di equilibrio dei prezzi P2. Tale riduzione dei prezzi a sua volta sposta la curva di domanda di lavoro da D a D1 nella figura a sinistra. Ne risulta che la quantit domandata rimane L. P w S DA1 DA OA OA1

w1 P D P1 P2

D1

L1

Ls

Dopo aver considerato perch spesso i salari non decrescono quando la curva di domanda del lavoro si sposta a sinistra, vediamo infine perch non tutti i disoccupati cercano un impiego temporaneo a un basso salario: ?? I lavori disponibili possono trovarsi in aree geografiche lontane, con costi elevati di spostamento;

?? Accettare un posto mal retribuito pu fornire informazioni sbagliate ai potenziali futuri datori di lavoro.

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70. Approfondimenti

Finanza e speculazione TITOLI E AZIONI

Le imprese si finanziano in tre maniere: a) col debito in forma di titoli (obbligazioni); b) col debito in forma di azioni; c) col debito in forma di indebitamenti bancari (di cui qui non trattiamo). I titoli sono attivit finanziarie che non possono essere usate per transazioni (come la moneta), ma pagano un interesse positivo i. Vi sono molti tipi di titoli, ciascuno col proprio tasso d'interesse. Se emessi dal governo, si chiamano titoli di Stato; se emessi da imprese si denominano obbligazioni. Essi differiscono l'uno dall'altro anzitutto per il rischio d'insolvenza (che l'emittente non rimborsi l'intero ammontare promesso). Il rating dei titoli (ad es. da parte della Moody) va da Aaa per quelli senza rischio a C. Un rating minore comporta che il titolo debba pagare un maggior tasso d'interesse. La differenza tra lo i pagato da un titolo e lo i pagato dal titolo col rating pi elevato chiamata premio al rischio. L'altra caratteristica dei titoli la loro maturit: il periodo durante cui il titolo promette di effettuare pagamenti a chi lo possiede. Es.: promette 1000 dollari in 6 mesi; ha una maturit di 6 mesi. Se invece promette 100 dollari all'anno per 20 anni + un rimborso finale di 1000 dollari, ha una maturit di 20 anni. Le azioni sono frazioni del valore di una societ. Chi possiede delle azioni proprietario della quota di societ corrispondente alla quantit di azioni che possiede. Se il valore di una societ viene suddiviso in 100 azioni, chi possiede una azione proprietario dell'1% della societ, chi possiede 51 azioni proprietario del 51% della societ (maggioranza). Possedere le azioni da il diritto di prendere le decisioni sulle politiche aziendali, e di partecipare alla suddivisione degli utili. Invece di pagare importi predeterminati, come nel caso dei titoli, le azioni pagano dividendi di ammontare deciso discrezionalmente dall'impresa. Il prezzo dell'azione pari al valore attuale dei suoi dividendi attesi. Tali prezzi presentano ampie fluttuazioni. Perch? Pensiamo ad un arbitraggio tra titoli e azioni. Se i pi credono che il prezzo di un'azione salir del 20% nell'anno successivo, appare loro pi conveniente acquistarla che non tenere titoli a breve termine. Cos oggi aumenta sia la domanda che il prezzo di quell'azione, fino al punto in cui il suo rendimento atteso non di nuovo pari a quello di altre attivit finanziarie. Pertanto l'aspettativa di un maggior prezzo futuro di un'azione fa crescere il suo prezzo corrente. Talvolta le fluttuazioni dei prezzi delle azioni non sono dovute a informazioni sui dividendi o sui tassi d'interesse futuri. Ad es. il 19 ottobre 1987 l'indice Dow Jones perse il 22,6% in un giorno. Ci accade perch talvolta il prezzo delle a zioni diverge dal loro valore fondamentale (il valore attuale dei dividendi attesi). La sopra (o sotto) valutazione pu verificarsi anche se gli investitori sono abili e gli arbitraggi sono efficienti. Essa si verifica soltanto perch gli investitori si aspettano che il prezzo di quell'azione salir. Sono le bolle speculative. (Si veda pi oltre). Pu anche darsi che alcuni investitori siano poco razionali: abbiano un eccesso di ottimismo (o di pessimismo). Il prezzo delle azioni influenza le decisioni delle imprese, ma pure quelle dei consumatori (in quanto determina il valore della loro ricchezza finanziaria). I crolli del mercato finanziario possono avere un impatto enorme sull'attivit economica. Un esempio di quotazione azionaria dell'impresa Goodyear Tire anc Rubber Company (GT): 52 settimane Yld Vol Hi Lo Stock Sym Div % PE 100s Hi Lo 67 45 7/8 Goodyear GT 1.20 2.1 17 5031 58 1/2 57 5/8

Close 58

Net Chg - 3/8

Nel corso dell'anno precedente il prezzo del titolo oscillato tra un minimo di 45 7/8 dollari e un massimo di 67 dollari. Il dividendo pagato stato pari a 1.20 dollari per azione, con un rendimento pari al 2.1% del prezzo corrente. Il prezzo del titolo pari a 17 volte gli utili annuali, e nella giornata cui si riferiscono i dati sono state scambiate 503.100 azioni. Durante lo stesso giorno, il prezzo ha oscillato tra un minimo di 57 5/8 dollari e un massimo di 58 1/2 dollari, e il titolo ha chiuso a 58 dollari, con una flessione di 3/8 di dollaro rispetto al prezzo di chiusura del giorno precedente. GLI INTERMEDIARI FINANZIARI

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Un intermediario finanziario (IF) un'istituzione che raccoglie i risparmi delle famiglie e li impiega per concedere prestiti a individui e a imprese. Sono IF le aziende di credito ordinario, le cooperative di credito e altre istituzioni di risparmio, tra cui: ?? I fondi pensione e le compagnie di assicurazione non offrono servizi bancari; poich infatti i risparmi da loro gestiti sono vincolati per lunghi periodi, esse concedono prestiti a lunga scadenza. ?? I fondi comuni d'investimento investono i risparmi in titoli azionari e obbligazionari. Gli IF sia prelevano che prestano denaro. I profitti sono dati dalla differenza tra lo i passivo e lo i attivo. I loro servizi alla clientela sono: 1. Minori costi di transazione. Chi prende i fondi non deve trattare con migliaia di risparmiatori; questi ultimi possono depositare e prelevare fondi senza effettuare negoziazioni. 2. Minori costi di raccolta d'informazioni. L'IF raccoglie e analizza le informazioni su chi chiede il prestito, per evitare casi d'insolvenza. 3. Maggiore liquidit. Gli IF, grazie ai fondi derivanti dai pagamenti dei prestiti ad essi concessi, offrono ai piccoli risparmiatori una liquidit vicina a quella di un deposito di c/c. 4. Maggiore diversificazione. I risparmiatori partecipano al finanziamento dell'insieme dei prestiti concessi da un IF, beneficiando della riduzione di rischio che deriva da ci. Di solito quando emette nuove azioni, un'impresa le affida a un sindacato di collocamento: un intermediario che le colloca presso singoli risparmiatori e presso le IF.

INCERTEZZA E RENDIMENTO DELLE ATTIVIT FINANZIARIE Oltre al denaro, esistono altri modi per trasferire ricchezza dal presente al futuro. Tra questi vi sono i titoli e le azioni. Vi sono due componenti il rendimento reale (depurato dall'inflazione) delle azioni: il guadagno in conto capitale, l'incremento nel prezzo di mercato delle azioni. L'azione stata comprata a 45 dollari. Nel corso dell'anno l'impresa ha pagato 2 dollari di div idendi. Alla fine dell'anno l'azione vale 52 dollari. Il livello dei prezzi cresciuto del 6%.

i dividendi, pagamenti annuali dell'impresa agli azionisti;

Tasso di rendimento reale = tasso di rendimento nominale - tasso d'inflazione = [dividendi + guadagno in conto capitale] / prezzo d'acquisto - tasso d'inflazione = [2 + (52 - 45)] / 45 - 0,06 = 9/45 - 0,06 = 0,14 = 14%
Se il nostro un titolo di Stato (un Buono del Tesoro), si tratta di una promessa di pagare, ad es., 100 dollari a fine anno contro i 91 dollari versati all'inizio dell'anno. Il rendimento reale il rendimento nominale del 9,9%, ossia [100-91]/91 x 100, meno il tasso d'inflazione (6%), cio in questo caso il 3,9%. La gamma di rendimenti sulle azioni molto pi ampia che sui titoli di Stato, i quali rendono molto meno. Perch i rendimenti delle azioni sono incerti? La parte che deriva dai dividendi dipende dalle strategie delle imprese. D'altra parte non sappiamo quali saranno i guadagni in conto capitale, perch ignoriamo come il mercato valuter le a zioni negli anni a venire: ci dipender in parte dai profitti dell'impresa, in parte da aspettative che si autoalimentano. L'unica incertezza dei titoli di Stato invece legata all'incertezza sul tasso d'inflazione. In che modo un investitore avverso al rischio suddivide la sua ricchezza? il problema delle scelte di portafoglio. (Tra lasciamo le attivit non finanziarie, come le pietre preziose o le case). Per rischio intendiamo qui la variabilit del rendimento. Supponiamo che si venga ricompensati per il rischio, ottenendo un rendimento pi elevato. Ciascuna attivit descritta dalla coppia: rendimento previsto; livello di rischio. Se Caio detiene tutta la ricchezza in forma di attivit rischiosa, ha un rendimento elevato ma un rischio massimo. Di solito egli sceglie di "non mettere tutte le uova nello stesso paniere". La proporzione di uova in ogni paniere dipende dal grado di avversione al rischio, dal grado di rischio comportato dall'attivit pi rischiosa e dalla differenza nel rendimen to tra le attivit. Quando le attivit rischiose sono molte, possiamo ridurre il rischio senza accettare un tasso di rendimento inferiore. SETTORE BANCARIO Periodi positivi Periodi negativi SETTORE Periodi positivi 8 dollari (4, 4) 6 dollari (4, 2) PETROLIFERO Periodi negativi 6 dollari (2, 4) 4 dollari (2, 2) Ogni attivit ha due rendimenti possibili: 4 dollari se va bene; 2 se va male. Vi una probabilit per entrambe del 50% che vada bene. Infine i due andamenti sono tra loro indipendenti, ossia i rendimenti delle attivit non variano assieme.

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Il prezzo delle azioni lo stesso. Posso scegliere di acquistarne 1 e 1, 0 e 2, 2 e 0. Quale strategia offre la migliore combinazione rischio-rendimento? Se compro solo azioni bancarie (petrolifere), al 50% guadagno 8, ma al 50% guadagno 4. Se invece diversifico l'investimento, lo sviluppo in un settore tende a compensare la recessione nell'altro, stabilizzando i rendimenti. Ogni combinazione di eventi della Tabella si verifica con probabilit del 25%. Vi dunque un 50% di probabilit che un settore vada bene e l'altro male, ottenendo 6 dollari. Solo al 25% potr ottenere 4 dollari. I miei rendimenti avranno un andamento meno variabile. Se esistono tre azioni, esse possono con una piccola probabilit avere tutte un'annata positiva, ma pure, con una piccola probabilit, avere tutte un'annata negativa. Per la maggior parte del tempo, tuttavia, una brutta annata in un settore sar compensata da una buona in altri. Il rischio descresce al crescere del numero delle attivit. Pi sono numerosi i panieri, meglio . E se i rendimenti delle attivit sono correlati, cio si muovono assieme? Ad es., se le notizie macroeconomiche sono buone, il prezzo della maggior parte delle azioni cresce contemporaneamente. In questo caso i vantaggi della diversificazione si attenuano, fino alla scomparsa. Una correlazione pu per anche essere negativa, se i rendimenti si muovono in direzioni opposte. Ad es. se la Shell guadagna molto, la BP (sua rivale) tende a perdere. Nella Tabella vi sono tre possibili eventi che determinano i rendimenti azionari. L'azione A ha un rendimento ciclico. L'azione B ha un rendimento anticiclico. Ciascuna di per s rischiosa. Se il portafoglio comprende l'80% di B e il 20% di A, otteniamo i rendimenti della terza riga: le due azioni si compensano a vicenda. RENDIMENTI % AZIONE Boom Periodo normale Recessione A 16 6 -2 B 1 4 6 1/5A + 4/5B 4,0 4,4 4,4

M ERCATI IRRAZIONALI O MERCATI EFFICIENTI? La teoria dei mercati efficienti sostiene che le ampie fluttuazioni dei prezzi azionari sono reazioni appropriate all'evolversi delle informazioni. Ad esempio, un'impresa pu avere un andamento anticiclico del reddito che genera un rendimento elevato quando l'economia in recessione. Le sue azioni sono apprezzate perch riducono la rischiosit del flusso complessivo di reddito. Debbono quindi essere ricompensate, ossia vendersi a un prezzo maggiore. Questa teoria suggerisce una strategia di buy and hold (acquista e tieni): se le azioni sono quotate correttamente, non si guadagna di pi compravendendo; tanto vale restare nella propria posizione. (Le compravendite generano un margine ulteriore di guadagno per gli agenti di borsa, non per l'azionista). L'idea di Keynes invece che il mercato azionario sia un casin, dove la Fortuna regna incontrastata. Ci che domina non il rendimento atteso degli investimenti di un'impresa, bens solo le considerazioni di breve periodo sul prezzo al quale un'azione pu essere rivenduta nel periodo successivo. Il mercato si concentra cio sui guadagni in conto capitale, non sui dividendi. Tutto ci che interessa a un investitore azzeccare il prezzo al quale gli altri saranno disposti ad acquistare le azioni nel prossimo periodo. Tale prezzo non (pi) collegato a fattori economici "reali". In modo analogo operano le IF: Il maggiore obiettivo delle istituzioni finanziarie globali non pi la massimizzazione dei profitti ottenuta raccogliendo fondi al minor costo e impiegandoli nelle attivit che offrono il maggiore rendimento dopo il rischio, quanto piuttosto la raccolta della maggiore quantit possibile di fondi da intermediare per massimizzare gli introiti derivanti dalla remunerazione dei servizi resi e dalle commissioni, massimizzando in tal modo il tasso di rendimento del capitale di base (J.Kregel). UN CENNO ALLE CRISI FINANZIARIE La scadenza di un obbligo monetario (un saldo, il pagamento di un affitto, la rata di un mutuo, l'esecuzione da parte della banca di un pagamento su ordine del cliente) richiede liquidit nel momento in cui il debito va saldato. Se ognuno potesse prevedere con certezza i propri incassi e i propri pagamenti, i debiti in scadenza sarebbero puntualmente pagati. Cos non accade. Quando l'operatore sprovvisto della liquidit necessaria, deve rimediare con una dilazione di pagamento, un prestito bancario o con la liquidazione di una propriet. Le banche corrono il rischio di una inadempienza dei clienti: che certi crediti inesigibili diventino "sofferenze". Esse si cautelano limitando la propria esposizione verso il singolo cliente. E se le inadempienze sono tante e simultanee? Ci succede quando pi debitori incontrano comuni circostanze avverse (una recessione; una caduta dei prezzi dei titoli finanziari che colpisce chi ha in "portafoglio" quei titoli; un peggiora-

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mento delle prospettive economiche dovuto a crisi politiche, guerre, disastri naturali o terrorismo; un eccessivo disavanzo finanziario del settore pubblico, che svaluta soprattutto i titoli di Stato; o della bilancia dei pagamenti). Si verifica allora un "effetto domino": molti operatori raccolgono liquidit nello stesso momento vendendo attivit; ci fa cadere i prezzi delle attivit, con ripercussioni negative sui bilanci di altri operatori. Inoltre l'affollarsi di ordini di vendita pu spaventare anche chi non avrebbe urgenza di vendere: il "comportamento a gregge"; si hanno ulteriori vendite di titoli, contribuendo cos al precipitare della crisi. D'altra parte, le banche ricevono minori depositi; esse pertanto accrescono il costo dei debiti per le imprese e dei crediti al consumo: si investe meno e si consuma meno. Un punto critico si raggiunge se si scatena una crisi bancaria generale. Qui incidono i rapporti incrociati di debito e credito tra le banche: una banca illiquida non pu regolare i propri crediti verso altre istituzioni creditizie, creando difficolt di liquidit per queste verso altre banche Inoltre i clienti delle banche si spaventano e - con la "corsa agli sportelli" - ritirano tutti assieme i propri depositi. Ogni operatore ha, insomma, un flusso di esborsi dovuti e attende un flusso di incassi futuri: l'insieme di entrate e uscite rappresenta la sua struttura finanziaria, a cui associato un certo grado di rischio. Minsky distingue tre strutture tipiche: a) Struttura protetta. la pi prudente. Ad es., un'impresa prevede di ammortizzare i costi del suo nuovo impianto in dieci anni. Stipula un finanziamento decennale, tale che le rate di rimborso possano essere coperte dagli incassi previsti. Il rischio che le entrate potrebbero ridursi se la domanda cala. Ma il rischio finanziario evitato: se i tassi d'interesse crescessero, o si avesse una stretta creditizia, l'impresa non ne soffrirebbe, avendo ormai un credito adeguato a condizioni prestabilite. b) Struttura finanziaria speculativa. Le entrate previste coprono le uscite, ma non si ha fin dall'inizio l'intera copertura finanziaria. Ad es. un'impresa prevede d'incassare alla consegna dell'opera (una diga), ma dispone dei fondi solo per l'avvio dei lavori. Un primo rischio riguarda il mercato dei fattori: se i costi superano quelli attesi, l'impresa andr in perdita. L'altro rischio finanziario: se nel frattempo il costo del denaro cresce, quando cerca i finanziamenti mancanti l'impresa pu vedere i profitti attesi trasformarsi in perdite. c) Finanza ultraspeculativa. L'impresa sa che i ricavi correnti non coprono i costi, ma spera in un cambiamento dei prezzi che le dia profitto. ci che fa chi specula in borsa giocando al rialzo: s'indebita al 10% per acquistare titoli che rendono l'8% L'economia tanto pi fragile, quanto meno diffusa la struttura finanziaria protetta. Di fronte a una crisi di liquidit, le imprese con "struttura protetta" riescono almeno a proseguire gli investimenti avviati. Quelle con "struttura speculativa" debbono invece sospendere le attivit. Quelle con "struttura ultraspeculativa" debbono addirittura contrarla. Secondo Minsky, nelle fasi di espansione del ciclo la struttura finanziaria tende a diventare sempre pi speculativa: finch dura il boom, si lanciano iniziative che promettono grandi profitti, anche senza essersi procurati i finanziamenti necessari.

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71-72. L'economia reale nel lungo periodo La crescita economica pu essere definita come:

Modelli neoclassici di crescita

L'aumento del PIL reale che si registra in un certo arco di tempo; L'aumento del PIL reale pro capite che si verifica in un dato periodo.

Il prodotto pro capite pi significativo per confrontare il tenore di vita di vari sistemi economici. La crescita avviene in due maniere: ?? Se la Frontiera delle possibilit produttive (FPP) si sposta verso l'esterno, in presenza o di aumenti della quantit o qualit delle risorse, oppure in presenza di innovazioni tecnologiche e organizzative che rendono gli stessi input pi efficienti. ?? Se ci si muove da un punto interno verso la FPP, in quanto abbiamo riattivato risorse disoccupate. P P P

OALP OALP OALP1 OABP DA1

OALP

DA

DA

DA

Y1

Y*

Y*

Y1 *

Tre modalit d'incremento del reddito nazionale sono sopra rappresentate: o aumentiamo DA per eliminare il divario recessivo; o spostiamo a destra la curva OALP riducendo la disoccupazione strutturale; o spostiamo ripetutamente la OALP grazie a una crescita continua. Qui consideriamo, in riferimento ai Paesi occidentali, la terza modalit La crescita economica presenta, nei Paesi occidentali del XX secolo, alcune regolarit di lungo periodo:

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1) Lo stock di capitale cresciuto pi rapidamente dell'offerta di lavoro; ossia, la popolazione aumentata a un saggio molto pi modesto di quello del capitale fisico, con la conseguenza di una intensificazione del capitale (cio di K/L). 2) I saggi salariali reali sono cresciuti costantemente, superando la crescita media della produttivit uomo-ora. 3) Secondo la "legge di Bowley", la quota dei salari e degli stipendi in rapporto al reddito totale della propriet, stata di notevole stabilit. 4) I saggi dell'interesse e del profitto fluttuano lungo il ciclo economico, ma non mostrano alcuna tendenza costante verso l'alto o il basso. 5) Il rapporto capitale/prodotto (K/Y) stato quasi costante, invece di aumentare come prevede la legge dei rendimenti decrescenti. 6) Per esprimere lo stesso fenomeno in altri termini, senza le invenzioni tecniche e l'innovazione la crescita di K/L avrebbe depresso il saggio di profitto e aumentato K/Y. Ma il progresso tecnologico sembra avere pienamente compensato i rendimenti decrescenti dell'accumulazione del capitale. 7) Il PIL stato generalmente crescente. ? ? In sintesi: K 1) ----L W ; 2) ----P W ; 3) ----? sia i K ; 4) fluttuanti; 5 e 6) ----sia e Y ; 7) Y

La (7) indica che il processo di crescita continuo (non occasionale). La (2) e la (4) sembrano smentire "leggi di sviluppo" deterministiche, quali quelle marxiane di un crescente impoverimento (aggregato) delle masse proletarie e di una progressiva caduta del saggio (medio) del profitto. La (3) nulla dice intorno alla distribuzione di reddito e ricchezza all'interno dei gruppi percettori di W e di ? (che appare, invece, crescentemente sperequata). Infine, come notato poco sopra, il rapporto tra la (1) e la (5-6) che solleva il problema teorico: la (1) pu infatti essere letta come se L resta (relativamente) fermo mentre solo K aumenta; la (2) segnala piuttosto che il rendimento di K in termini di Y non calato. Come spiegare la coesistenza di questi due fenomeni? CRESCITA E DETERMINANTI LA PRODUTTIVIT Per tasso di crescita dell'economia s'intende l'incremento percentuale che il PIL registra in un dato periodo di tempo. Si definisce tasso di crescita della produttivit totale l'incremento di prodotto che si ottiene dalla stessa quantit di fattori produttivi.

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Se un'economia ha un tasso di crescita superiore rispetto ad un'altra, ci dipende dalla sua maggiore produttivit. Ma, a sua volta, da che cosa dipende una pi alta produttivit?

Y = A f (L, K, H, T)
Questa funzione di produzione descrive i fattori principali da cui dipende la produttivit. La quant it di prodotto Y dipende dalla quantit di lavoro L, da quella di capitale fisico K, da quella di capitale umano H e da quella di risorse naturali T. La variabile A, infine, riflette la tecnologia disponib ile: se A aumenta (progresso tecnologico), l'economia produce pi Y per una data combinazione dei quattro fattori. (Un miglioramento di A accresce cio la produttivit di tutti i fattori, non del solo lavoro). La teoria neoclassica della crescita cerca di spiegare il ruolo dei vari fattori. Questi fattori saranno per adesso soltanto A, K e L (non H e T). Essa sostiene che il ruolo decisivo svolto dal progresso tecnologico A. (In un quadro pi ampio, potremmo aggiungere alla funzione di produzione input quali il capitale sociale - si veda lezione 45 - e il capitale naturale, il quale ultimo viene calcolato diversamente dalle semplici risorse naturali - si veda lezione 74). Indichiamo i simboli. Sia k = K/L = quantit media di capitale a disposizione di ciascun lavoratore = capitale pro capite. Sia y = Y/L = quantit di beni e servizi per lavoratore = reddito pro capite. Sia n = ?L/L = tasso di crescita della popolazione. Sia d = saggio di ammortamento. Sia s = saggio di risparmio e sy = risparmio pro capite.

Funzione di produzione con progresso tecnologico Funzione di produzione

k
Esaminiamo anzitutto un processo di accumulazione del capitale in assenza di progresso tecnologico. Aumentando k , cio spostandoci lungo la funzione di produzione, anche la produttivit marginale del capitale (fisico) aumenta.

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Ma poich (come afferma la microeconomia neoclassica) K presenta rendimenti decrescenti, aumentando la sua quantit impiegata per ogni lavoratore, Y aumenta ma ad un tasso decrescente. Il risultato finale che, oltre un certo livello, l'accumulazione di K da sola non pi in grado di generare un'ulteriore crescita di Y: determina movimenti lungo la funzione di produzione fino ad arrivare al punto di massimo. Come si vede nella figura sopra, i miglioramenti tecnologici determinano invece uno spostamento dell'intera funzione di produzione verso l'alto: dalla stessa quantit di K ed L possibile ottenere quantit maggiori di beni e servizi. IL MODELLO DI SOLOW Nel modello di Solow s'ipotizza che K sia il solo input variabile, ossia che sia fisso nel tempo l'ammontare di L (trascurando gli altri per semplicit). Si suppone inoltre che la funzione di produzione abbia rendimenti di scala costanti. Ci significa che se si raddoppia la quantit di tutti gli input, anche la produzione raddoppia: z Y = F (zK, z L), per qualunque valore positivo di z.

Vale a dire, se moltiplichiamo sia la quantit di K che la quantit di L per z, anche l'ammontare di Y risulter moltiplicato per z. Per semplicit, tutte le quantit vengono espresse in rapporto all'ammontare di L; ossia, ponendo z = 1/L si ottiene: Y/L = F (K/L, 1) ? y = F (k , 1) Essa indica che il prodotto per lavoratore funzione del capitale per lavoratore. Giova ripetere che questa funzione di produzione presenta un prodotto marginale del capitale decrescente. Il problema : come pu, pertanto, l'economia avere rendimenti di scala non decrescenti? (Se infatti al crescere dell'uso del solo input variabile, il sis tema economico riduce le proprie prestazioni, quando variano in aumento anche le quantit degli altri input, alla lunga i rendimenti di scala non possono che segnare un peggioramento). Vediamo la risposta di Solow. La domanda aggregata di beni : y = c + i La funzione del consumo : c = (1- s) y dove s, il saggio di risparmio, un numero compreso tra zero e uno. In base a questa funzione del consumo, i consumi sono una proporzione fissa del reddito. Ciascun anno viene consumata una fr azione (1- s) del reddito e ne viene risparmiata una frazione s. Sostituendo, scriviamo: y = (1- s)y + i Riordinando i termini otteniamo: i = sy (investimento procapite=risparmio procapite). Dunque, anche gli investimenti, come i consumi, sono proporzionali al reddito: infatti il saggio di risparmio s la frazione di y dedicata agli investimenti. (Si tratta di un'ipotesi molto pi ispirata alla legge di Say che non al principio keynesiano della domanda effettiva).

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Lo stock di capitale varia nel tempo per gli investimenti (le imprese acquistano nuovi impianti e attrezzature) e per gli ammortamenti (lo stock si riduce man mano che parte del capitale giunge al termine della sua vita economica). Supponiamo che ogni anno una frazione costante dello stock di capitale diventi obsoleta: l' ammortamento quindi proporzionale allo stock. Vi un solo livello dello stock di capitale per il quale gli investimenti risultano uguali agli ammortamenti e lo stock non aumenta n diminuisce. questa la quantit di capitale di stato (di crescita) stazionario. In generale, definiamo stato stazionario (steady state) la posizione di lungo periodo verso cui converge l'economia: in essa tutte le variabili economiche crescono allo stesso tasso (che pu essere nullo). Ma perch si ha la convergenza allo steady state? y* y C D y=F(k) (n+d)k sy

sy

k LA CONVERGENZA ALLO STATO STAZIONARIO

k*

Se n il tasso di crescita della popolazione e d il saggio di ammortamento, allora (d + n)k l'ammontare degli investimenti per lavoratore necessario per mantenere costante nel tempo lo stock di capitale per lavoratore, k . Nella figura, lo stato stazionario viene raggiunto in C all'intersezione della curva del risparmio sy e della retta dell'investimento (n+ d)k . Finch la curva sy si trova al di sopra della retta (n+ d)k , l'economia cresce in quanto aumenta la quantit di capitale. Ad esempio, se inizialmente l'economia in A, col tempo si sposta verso destra. A un certo punto il processo s'interrompe, raggiungendo lo stato stazionario, a causa della produttivit marginale decrescente del capitale: la funzione di produzione e la curva del risparmio diventano infatti sempre pi piatte e, poich la retta dell'investimento ha un

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coefficiente angolare positivo, inevitabile che a un certo punto essa intersechi la curva del risparmio. (Da cos' data la distanza verticale tra C e D? Rifletti che D appartiene alla curva y, mentre C un punto della curva del solo risparmio). UN AUMENTO DEL TASSO DI RISPARMIO Supponiamo che cresca il saggio di risparmio s. Ci comporta che, in corrispondenza di qualsiasi dato livello dello stock di capitale, gli investimenti ora risultano pi elevati. Se eravamo nello stato stazionario, gli investimenti ora risultano maggiori degli ammortamenti. Lo stock di capitale aumenter finch l'economia non avr raggiunto il nuovo stato stazionario, che presenta un k** ed un y** pi elevati. Tuttavia, man mano che il maggior capitale (creato dal maggior risparmio) si accumula, la sua produttivit come al solito diminuisce; quindi decresce il tasso di crescita, finch in C' esso uguale che in C. Pertanto un maggiore risparmio conduce ad una crescita pi rapida solo nel breve periodo. sy (n+ d)k C' s y** s y* C s'y sy

k* LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE

k **

Per spiegare la crescita persistente, dobbiamo inserire nel modello la crescita della popolazione (intesa come crescita del numero dei lavoratori L) e/o il progresso tecnologico A. Ricordiamo che (d + n)k l'ammontare degli investimenti per lavoratore necessario per mantenere costante nel tempo lo stock di capitale per lavoratore, k . Dunque, a parit degli ammortamenti, l'aumento della popolazione una circostanza che tende ad abbassare lo stock di capitale per lavoratore. Ma nello stato stazionario occorre che gli investimenti bilancino l'effetto degli ammortamenti e della crescita della popolazione. Se dunque il numero dei lavoratori sta crescendo a un tasso n, K/L e Y/L possono restare invariati soltanto se il capitale totale K e il prodotto totale Y variano anch'essi al tasso n.

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Pertanto l'aumento della popolazione pu spiegare la crescita persistente del prodotto totale. (Anche se non pu spiegare un aumento persistente degli standard di vita, dato che nello stato di crescita uniforme Y/L si mantiene costante nel tempo). Essa riesce a spiegare la crescita rendendo variabile anche il fattore L, oltre a quello K. ( questa una rappresentazione della crescita estensiva o labour intensive, propria di parecchi Paesi del Terzo mondo; mentre il problema teorico posto all'inizio di modellizzare la crescita intensiva o capital intensive, propria dei Paesi occidentali). possibile invece spiegare la compresenza di K, quale unico input che varia, e di rendimenti di scala non decrescenti? IL PROGRESSO TECNOLOGICO ESOGENO Introduciamo il tasso di progresso tecnologico g = ?A/A > 0. Esso indica un aumento esogeno della capacit di produrre: la funzione di produzione Y = AF(K, L) aumenta al tasso g, chiamato il residuo di Solow per sottolineare che la produttivit totale dei fattori aumenta di pi dell'aumento corrispondente al contributo di ognuno di loro. Nello stato stazionario gli investimenti compensano le riduzioni di k dovute agli ammortamenti, alla crescita della popolazione e al progresso tecnologico: se n il tasso di crescita della popolazione, d il saggio di ammortamento e g il saggio di progresso tecnologico, allora (d + n + g)k l'ammont are degli investimenti per lavoratore necessario per mantenere costante nel tempo lo stock di capitale per lavoratore, k . Nella figura sotto vediamo che un progresso tecnologico esogeno sposta verso l'alto la funzione di produzione e la curva di risparmio. Si raggiunge un nuovo stato stazionario, con valori pi alti di y e di k . Se la tecnologia continua a migliorare nel tempo, gli spostamenti verso l'alto si ripropongono. CENNO AI MODELLI DI CRESCITA ENDOGENA Il modello di Solow prende come esogene le variabili che spiegano la crescita. Si tratta invece di spiegare il livello e la crescita della produttivit. Nei modelli endogeni il solo input variabile , a differenza che nel modello di Solow, concepito come un fattore accumulabile o riproducibile dell'economia che non obbedisce alla legge della produttivit marginale decrescente, ma pu essere caratterizzato da produttivit marginale costante o crescente. Poniamo che, in assenza di progresso tecnologico, la funzione di produzione abbia una produttivit marginale costante del fattore capitale (stavolta inteso per, come vedremo tra poco, nel senso pi ampio di K+H, capitale fisico + capitale umano). Avremo che il risparmio sar sempre pi alto del livello d'investimenti (di stato stazionario) necessario a mantenere costante il livello Y/L. L'econo-

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mia continuer dunque a investire e a crescere a un tasso costante. Infatti, assumere che il capitale abbia una produttivit marginale non decrescente equivale ad assumere che gli incentivi alla sua accumulazione non decrescano nel tempo all'aumentare dello stock accumulato. Nella figura sotto, l'andamento della funzione di produzione riflette una produttivit marginale del capitale costante. La f (k ) e la curva di risparmio sono linee rette. Poich la curva di risparmio non si appiattisce mai, il risparmio in ogni punto superiore all'investimento. La crescita prosegue nel tempo.
y2 y1 y (n + d+ g )k sy2 sy1 sy y2=A2f(k ) y1=A1f (k) y=Af (k)

k1

k2

f (k ) = y

sf (k ) = sy (n+ d)k

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k Ma se il fattore-capitale K+H ha una produttivit marginale costante, l'insieme dei fattori avr rendimenti crescenti. (Se infatti al crescere dell'uso del solo input variabile, il sistema economico non riduce le proprie prestazioni, quando variano in aumento anche le quantit degli altri input, alla lunga i rendimenti di scala non possono che segnare un miglioramento). Ci, lo sappiamo, implica che quanto maggiori sono le dimensioni di un'impresa, tanto pi essa efficiente, fino ad arrivare ad un'unica impresa che domina l'intera economia. Questo distruggerebbe il modello della concorrenza perfetta su cui centrata la microeconomia tradizionale. Ecco dunque l'ipotesi cruciale di tali modelli: distinguere i rendimenti del capitale per il privato dai rendimenti per la collettivit. L'impresa non trae tutti i potenziali benefici dal suo capitale, poich parte di essi vanno all'esterno, accrescendo la produttivit di altre imprese. Si tratta di un'ipotesi rilevante? No, guardando al capitale fisico. Forse s, guardando al capitale umano e al progresso tecnologico. IL CAPITALE UMANO Commentiamo il passaggio da K (considerato da Solow) al capitale come (K + H), considerato nei modelli di crescita endogena. Una maggiore quantit di H permette di aumentare la produttivit. Il fattore (K + H) presenta una produttivit marginale aggregata costante o crescente se esiste un particolare tipo di esternalit positiva nella produzione, la quale sposta verso l'alto altre funzioni di produzione individuali grazie a un fattore che non stato pagato dagli altri produttori. Poniamo, ad esempio, che la produttivit marginale di un lavoratore non dipenda soltanto dal suo livello di abilit, ma anche da quello dei suoi compagni di lavoro. Un investimento in H contribuisce a aumentare la produttivit marginale di altri. Cos pu accadere che l'accumulazione di H dia luogo a una produttivit marginale decrescente nella funzione di produzione privata, e ad una produttivit marginale non decrescente (costante o crescente) nella funzione di produzione aggregata. LA SPESA PUBBLICA Lo Stato fornisce beni pubblici, impiegati dai soggetti privati come input nelle funzioni di produzione. L'azione del governo, che ha in s produttivit marginale decrescente, sostiene la crescita, bloccando gli effetti della produttivit marginale decrescente del capitale privato, cos da assicurare la costanza della produttivit marginale del "capitale globale" (capitale privato + spesa pubblica). IL LEARNING BY DOING E BY INTERACTING La produttivit marginale dei singoli lavoratori pu aumentare grazie a benefici esterni tratti dall'operare in processi di produzione collettivi. Infatti l'apprendimento nasce anche dall'esperienza acquisita dentro l'attivit produttiva: il learning by doing, o il learning by interacting. In questi pro-

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cessi l'apprendimento associato ad esternalit positive che si diffondono senza costo entro uno o pi settori dell'economia. IL PROGRESSO TECNOLOGICO ENDOGENO Supponiamo ora di endogenizzare il progresso tecnologico: esso diventa un fattore riproducibile della nostra economia. Quali sono le determinanti della variabile A? Il settore R&S (Ricerca e Sviluppo) il principale indiziato. Il bene prodotto dal settore R&S (una scoperta tecnico-scient ifica) non un bene privato, bens un bene non rivale : l' utilizzo da parte di qualcuno non preclude ad altri la possibilit di usarlo. Se un bene non rivale, costoso produrre la prima unit, ma, una volta prodotto, il suo utilizzo aggiuntivo ha un costo sociale pari a zero. Ma allora ai privati conviene investire in R&S solo dando luogo a beni escludibili: chi ne ha la propriet pu impedirne l'impiego a terzi. (Se un bene non rivale fosse anche non escludibile, lo ricordiamo, sarebbe un bene pubblico). Coi brevetti, ad esempio, si acquisisce un potere di monopolio sull'innovazione. Malgrado l'escludibilit, la conoscenza creata da R&S pu avere effetti esterni sulle possibilit di produzione delle altre imprese. Gli autori di scoperte e invenzioni ne godono solo in parte i frutti, che ricadono quasi gratis sugli imitatori. Inoltre ogni nuova idea apre la strada a que lla successiva: la conoscenza acquisita nel passato pu rendere pi produttiva l'ulteriore ricerca e quindi il costo della ricerca una funzione decrescente dello stock della ricerca. Otteniamo cos, a livello collettivo, una produttivit marginale non decrescente del fattore riproducibile e dunque la crescita endogena dell'economia. Una prima implicazione di questi modelli concerne la subottimalit dell'equilibrio di mercato: in presenza di esternalit positive di vario genere, infatti, sappiamo che emerge una divergenza tra il vantaggio privato e il beneficio sociale. Le decisioni intraprese dai singoli soggetti sono quindi inferiori rispetto a quelle ottimali dal punto di vista della collettivit. Un' altra implicazione di questi modelli riguarda la politica economica. Essi mostrano perch sia desiderabile incentivare, anche in un'economia di mercato, il miglioramento del capitale umano, la produzione di nuove conoscenze nel settore della ricerca e una spesa pubblica che supporti in modi qualificati l'attivit privata.

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73. L'economia reale nel lungo pe riodo

Un modello keynesiano di crescita

L'ACCELERATORE L'effetto cumulativo sul reddito e sull'occupazione di una variazione autonoma della domanda aggregata, pu essere molto maggiore di quello che risulta considerando solo il processo del moltiplicatore. L'aumento di Y indotto da un aumento autonomo di I pu infatti a sua volta indurre un ult eriore aumento di I. Si tratta del principio di accelerazione o acceleratore, per il quale: ?? Ogni investimento ha un duplice effetto: dal lato della domanda incrementa la spesa; dal lato dell'offerta impianti e macchinari addizionali accrescono la capacit produttiva. ?? Il moltiplicatore esprime l'effetto che gli I hanno sulla DA e quindi sul reddito Y. ?? L'acceleratore collega invece gli I alle variazioni della capacit produttiva. TEMPO Prima fase Primo anno Secondo anno Terzo anno Seconda fase Quarto anno Quinto anno Sesto anno Terza fase Settimo anno Quarta fase Ottavo anno VENDITE ANNUALI CAPITALE TECNICO INVESTIMENTO NETTO INVESTIMENTO LORDO (Le cifre sono in milioni di euro) 1 macchina a 3 euro = 3 30 60 0 30 30 45 60 75 75 73 1/2 60 60 90 120 150 150 147 0 0 30 30 30 0 -3
euro 1 macchina a 3 euro = 3 euro 1 macchina a 3 euro = 3 euro 10+1 macchine a 3 euro = 33 10+1 macchine a 3 euro = 33 10+1 macchine a 3 euro = 33 1 macchina a 3 euro = 3 euro 0 macchine a 3 euro = 0 euro

Una prima ipotesi del modello che gli imprenditori operino in maniera da mantenere costante il rapporto tra lo stock di capitale impiegato e il livello di produzione, cio il rapporto capitale/ prodotto: v = K/Y, dove K indica il valore del capitale. (Questa ipotesi presuppone che ogni impresa abbia adottato la tecnica ottima e che voglia conservarla. Sappiamo inoltre dalla lezione 71 che la stabilit nel tempo di K/Y un'importante regolarit empirica). In un anno iniziale abbiamo: K = v Y Se per l'anno successivo l'impresa si attende un flusso di prodotto Y1 , adatter il suo capitale al livello K1 , per cui: K1 = v Y1 Tenendo conto che l'investimento netto, In , dato dalla variazione del capitale, sar:

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In = K1 - K = v (Y1 - Y) Qui entra in scena la seconda ipotesi fondamentale: gli imprenditori si attendono per l'anno successivo una variazione di Y uguale a quella osservata nell'anno trascorso. Hanno quindi aspettative statiche (si veda lezione 36). Considerando tre anni successivi, l'anno 0, l'anno 1 e l'anno 2, possiamo scrivere cos questa ipotesi: Y2 - Y1 = Y1 - Y. Unendo le due ipotesi del modello, si ha: K2 - K1 = v (Y2 - Y1 ) Nonch: Y2 - Y1 = Y1 - Y Ossia: In2 = K2 - K1 = v (Y1 - Y) Questa relazione indica che gli inve stimenti netti in un anno sono determinati dal rapporto capit ale/prodotto, v , e dalla variazione di Y osservata nell'anno precedente. Il coefficiente v che lega le variazioni di Y all'investimento si chiama coefficiente di accelerazione o acceleratore. (In effetti, l'acceleratore il rapporto incrementale capitale/prodotto ?K/?Y; se per la tecnologia non cambia, esso risulta eguale al rapporto medio, che qui consideriamo). Nella Tabella sopra s'immagina un'impresa tessile con un rapporto capitale/lavoro K/Y pari a 2: il valore dell'attrezzatura doppio rispetto al valore delle vendite annuali di tessuti. Le vendite restano ferme per tre anni a 30 milioni di euro, mentre si spende 60 milioni per il capitale tecnico. Manca l'investimento netto, nel senso che la sostituzione coincide con l'ammortamento. Ipotizziamo si us ino 20 macchine di differente et, con 1 macchina messa fuori uso e rimpiazzata ogni anno per 3 milioni di euro. Supponiamo che, al quarto anno, le vendite s'incrementino del 50% passando da 30 a 45 milioni. Allora il numero delle macchine deve pure crescere del 50%, passando da 20 a 30. Saranno cos acquistate, nel quarto anno, 11 macchine: 10 nuove + 1 consumata da sostituire. Di fronte ad una domanda aumentata del 50%, la produzione delle macchine cresciuta da 1 a 11, ossia del 1000%. (Infatti occorre mantenere K/Y = 2; se dunque Y passa da 30 a 45, K deve salire da 60 a 90; ma ci appunto comporta che si acquistino 11 macchine addizionali). Si ha un enorme aumento della spesa d'investimento come effetto di un moderato aumento delle vendite di consumo. Se le vendite continuano ad aumentare di 15 milioni tanto nel quinto quanto nel sesto anno, allora si continueranno ad ordinare 11 (10+1) macchine ogni anno. Al settimo anno la domanda si mantiene al livello raggiunto l'anno prima, senza aumentare ancora. Le macchine ordinate tornano a essere 1 all'anno. (Ci solo approssimativamente esatto, dato che il parco macchine adesso pi numeroso: andr dunque rottamata un po' pi di 1 macchina all'anno). Quindi una riduzione dello 0% delle vendite, provoca una riduzione del 100% dell'investimento netto e una del 90% di quello lordo.

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Se le vendite scendessero sotto i 75 milioni, l'investimento lordo passerebbe a zero per molto tempo: l'impresa disinvestirebbe, vendendo parte del suo macchinario usato. Pu verificarsi una recessione solo perch le vendite si fermano ad un alto livello, o addirittura se aumentano ancora, ma ad un saggio inferiore al precedente. Alcuni aspetti dell'acceleratore vanno sottolineati: ?? L'investimento dipende dalla variazione e non dal livello della domanda finale. ?? Un aumento della domanda non genererebbe investimento se: a) venisse ritenuto temporaneo; b) gli impianti gi installati fossero sottoutilizzati. ?? Le aspettative statiche sono poco realistiche: si suppone che le imprese non prevedano mai la crescita del prodotto; perch, se cos facessero, darebbero anticipatamente corso all'investimento necessario per quel livello di vendite pi elevato. ?? Si noti infine che, essendo C la maggiore componente di DA, questo principio attribuisce all'espansione dei consumi un ruolo di primo piano nel processo di formazione del capitale. Accenniamo infine all' interazione tra moltiplicatore e acceleratore. Supponiamo che, in una situazione di disoccupazione, si abbia un nuovo aumento di Y. Per il principio dell'acceleratore, il ?Y induce un nuovo investimento. Per il principio del moltiplicatore, il ?I provoca ulteriori aumenti di Y. Ci pu durare, tuttavia, soltanto finch non si giunge al pieno impiego delle risorse. A quel punto, si verifica un rimbalzo all'indietro: l'acceleratore opera infatti in entrambe le direzioni. IL MODELLO DI HARROD Invece della I = I(i, aspettative) di Keynes, abbiamo, grazie all'acceleratore, che: I = v? Y S = sY I = S. Supponendo che S sia una frazione costante di Y, il parametro s sia la propensione media che quella marginale al risparmio. Sostituendo le prime due nella terza: v ?Y = sY Dividendo per v e per Y si ottiene: Le altre due equazioni sono:

?Y/Y = s/v , che indica il tasso di crescita di Y che equilibra S e I. A quel tasso lo stimolo degli I alla domanda aggregata esattamente compensato dall'aumento della capacit produttiva che gli I comportano. Chiamiamo j w il tasso garantito di crescita (o tasso di crescita di equilibrio): jw = s /v . Esso garantisce S=I, ossia DA=OA.

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Che accade se il tasso effettivo di crescita, j # jw? Per Harrod vi una crescente instabilit. Supponiamo che j > jw. Il reddito aumenta pi della capacit produttiva, che cresciuta al tasso di equilibrio jw. In base all'interazione moltiplicatore-acceleratore, prima considerata, l'acceleratore stabilisce che, dunque, gli I cresceranno ulteriormente. Ma i maggiori I elevano ancor pi la DA, tramite il moltiplicatore, per cui il tasso effettivo di crescita sale ancora. Ci prosegue (sempre pi rapidamente) finch non si tocca qualche "soffitto" (piena occupazione, esaurirsi di un fattore o altro). A quel punto si scatena il processo inverso: il tasso effettivo diminuisce e diventa inferiore sempre pi a quello garantito. La crescita insomma accompagnata da cont inue fluttuazioni cicliche, in cui il processo di crescita tende alternativamente ad accelerare o a rallentare. Il ciclo deriva qui dall'antinomia fondamentale tra il risparmio effettivo, che dipende dal livello del reddito reale, e il risparmio desiderabile, che dipende dal saggio di variazione del reddito reale. questa antinomia che viene espressa dal rapporto s /v . L'instabilit dell'economia pu anche essere cos esposta: un sistema in crescita deve rispettare una duplice condizione di equilibrio : da una parte la DA deve crescere, altrimenti non c ragione di accrescere la capacit produttiva (principio del moltiplicatore), dallaltra la crescita della capacit produttiva deve soddisfare laccresciuta DA (principio dellacceleratore). Ne segue che gli investimenti:

Debbono far s che la domanda cresca; Debbono essere tali da permettere che la capacit produttiva cresca come richiesto dalla domanda.

Vi tuttavia una sfasatura temporale: un investimento costituisce oggi una componente della DA, ma solo domani permette di avere maggiore capacit produttiva. Se dunque oggi investo troppo, avr una domanda maggiore di quanto il capitale attuale (frutto degli investimenti di ieri) mi consente di produrre. Sar stimolato ad aumentare ancora gli investimenti. Se al contrario oggi investo troppo poco, avr una domanda attuale insufficiente rispetto alla capacit produttiva attuale e sar stimolato a investire ancora meno. Oltre all'instabilit, possiamo avere equilibri con disoccupazione. Infatti in corrispondenza del tasso garantito j w potremmo non avere la piena occupazione. Il tasso naturale di crescita, jn = n + g, pari alla somma del tasso di crescita della popolazione lavoratrice, n, e del tasso di crescita della produttivit, g (qui misurata come produttivit del lavoro, e non come produttivit totale).

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Un'economia in piena occupazione vi rimane se il tasso effettivo di crescita, j = jn . Infatti il reddito cresce quanto necessario per compensare il fatto che ogni lavoratore occupato produce pi di prima e per assorbire l'aumento delle forze di lavoro. Esempio. Nel primo anno 1000 lavoratori producono ognuno in media 100 unit. Y = 100.000. Nel secondo anno la produttivit cresce del 10%: ognuno ottiene 110 unit. Inoltre la forza- lavoro cresce del 3%, passando a 1030 individui. Per occupare tutti, occorre che Y salga a 110x1030 = 113.300, con un aumento del 13%, pari alla somma di g (10%) e di n (3%). Se j < jn , la disoccupazione aumenta. Pu aversi invece j > jn solo se vi sono risorse disoccupate da riassorbire. Il tasso garantito (j w = s /v ) pari al tasso naturale (jn = n + g) solo se: s/v = n + g. Esiste qualche meccanismo che porti a j = j w = jn ? Secondo Harrod no: una "et dell'oro". Secondo la teoria neoclassica, s: se j < jn , la crescita della disoccupazione abbassa i salari, induce a usare pi lavoro e ci riduce il rapporto capitale-reddito v ; cos jw (= s /v ) aumenta fino a eguagliare jn . Qual il significato di questo modello? Il tasso garantito di crescita jw = s /v esprime le condizioni soggettive della crescita, avendo al denominatore il saggio di risparmio (che regola le scelte delle famiglie) e al denominatore l'acceleratore (che regola le decisioni imprenditoriali). Il tasso naturale di crescita jn = n + g indica piuttosto le condizioni oggettive della crescita, ossia di quanto varier Y in corrispondenza a variazioni di popolazione e produttivit. Harrod argomenta due tesi cruciali: ?? Non appena j # jw , l'economia non converge a jw, ma realizza forti fluttuazioni cicliche. Dunque il sentiero di crescita d'equilibrio (rispetto alle condizioni soggettive) non un attrattore. L'economia cresce s, ma lungo un sentiero instabile a zig zag. ?? Inoltre, non esistono forze endogene che portino in equilibrio (rendendoli vicendevolmente compatibili) jw e jn , ossia il lato soggettivo e quello oggettivo della crescita in equilibrio. Esiste perci la possibilit che si abbia DA=OA e disoccupazione delle risorse, oppure che si abbia pieno impiego delle risorse e DA#OA. Questa , lo sappiamo, un'importante tesi keynesiana, qui ottenuta in maniera diversa (rispetto alle lezioni 38 e 54-55). Il modello di Harrod effettivamente keynesiano? S e no. Esso ipotizza che la propensione al risparmio data e costante. il valore di questa che determina il tasso garantito di crescita jw = s /v . Qui le decisioni degli imprenditori appaiono irrilevanti: la crescita dipende dal risparmio, come ne lla macroeconomia prekeynesiana. Tuttavia il tasso naturale di crescita jn = n+ g non dipende dal risparmio. Due economie con uguale tasso di crescita di n e di g, hanno lo stesso tasso jn , anche se le quote di Y risparmiate sono diverse.
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74. L'economia reale nel lungo pe riodo

Sui limiti dello sviluppo

La crescita economica desiderabile? Alcuni dei principali argomenti contrari sono: 1) Essa causa gravi danni ambientali; 2) I mercati non riescono a misurare tali danni Perch vi una speciale esigenza di valutare le prestazioni dell'ecosistema? Perch non possiamo far assegnamento sui mercati per orientare le decisioni, siano esse locali oppure globali, cos come accade per tanti altri beni e servizi? O, per dirla altrimenti, perch i mercati non costituiscono un set istituzionale adeguato per tutelare l'ambiente? La ragione che per molte risorse ambientali i me rcati semplicemente non esistono. In taluni casi non esistono a causa di costi di contrattazione e di monitoraggio troppi elevati. Una classe di esempi rappresentata da attivit economiche che presentano interazioni ecologiche di grande lontananza geografica (come gli effetti della deforestazione su attivit lontane migliaia di chilometri); un'altra classe da ampie distanze temporali (come l'effetto di emissioni di anidride carbonica sul clima futuro, in un mondo in cui mercati futuri mancano in quanto le successive generazioni non sono qui presenti per negoziare con noi). Vi sono poi casi (quali gli inquinamenti di atmosfera, falde acquifere e mari) nei quali la natura delle situazioni fisiche (il carattere migratorio delle risorse coinvolte) rende impraticabili i diritti di propriet privata e il funzionamento dei mercati; mentre in altri casi (come la biodiversit) diritti di propriet poco specificati o poco garantiti tendono a impedire il formarsi dei mercati, o a farli operare male anche quando esistono. In breve, i problemi ambientali sono spesso determinati dai fallimenti del mercato. I problemi che sorgono dalla mancanza di mercati futuri per "transazioni" tra la generazione attuale e quelle posteriori, possono senza dubbio alleviarsi considerando che a noi preme il benessere dei nostri figli e che, a loro volta, ai figli importer quello dei nipoti, in una sequenza intergenerazionale. Ci significa che anche se non c'importa direttamente il benessere dei nostri discendenti, ce ne preoccupiamo indirettamente. Comunque, v' una precisa possibilit che questo interessamento implicito per il lontano futuro sia inadeguato. Ci in quanto il saggio d'interesse di mercato non riflette il saggio di sconto sociale. In breve, il fallimento del mercato rigua rda la cattiva allocazione non soltanto di risorse presenti, ma pure di risorse attraverso il tempo (Partha Dasgupta). 3) inoltre, i mercati non possono risolvere questi danni. un'implicazione gi trattata nel brano precedente. Di fronte alle esternalit, il sistema dei prezzi fallisce: i produttori non sono incentivati a preoccuparsi dell'inquinamento atmosferico o delle acque. Non basta: il Brasile, ad esempio, trova iniquo addossarsi l'onere della conservazione della foresta tropicale, quando le maggiori economie industrializzate costituiscono la principale fonte d'inquinamento. 4) La crescita, inoltre, non pare attenuare problemi socioeconomici come la povert, che pi un problema distributivo che di produzione (si veda lezione 27); 5) La rapida obsolescenza del capitale umano determina insicurezza nei lavoratori (si veda lezione 25); 6) La qualit della vita peggiora (competizione sfrenata, rapporti umani alienati: si veda lezione 46). In questa lezione discutiamo i punti (1), (2) e (3). La crescita porta verso la scarsit assoluta di risorse esauribili? Ricordiamo (lezione 4) che la scarsit di una risorsa relativa se definita in relazione ad un'altra (o ad una peggiore qualit della stessa), mentre assoluta se di carattere generale.

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La prima forma pu essere affrontata col meccanismo dei prezzi e con una migliore tecnologia: si sostituisce ci che scarseggia con ci che abbonda. Cos l'aumento del prezzo del petrolio induce a costruire automobili piccole ed efficienti, abitazioni meno riscaldate ma pi termoisolate, e promuove la ricerca di fonti alternative di energia: tutto ci fa diminuire il consumo di petrolio. La seconda forma riguarda la capacit limite della biosfera e aumenta soprattutto con l'aumentare del consumo pro capite; ossia peggiora a seguito degli effetti della crescita economica. Al riguardo, possiamo distinguere tra:
??Risorse rinnovabili, la cui dotazione non fissa e pu essere aumentata se le si permette di rigenerarsi (energia nucleare da fusione ed energia solare); ??Risorse non-rinnovabili o esauribili, presenti in quantit fissa (i combustibili fossili quali petrolio, gas e carbone o i minerali non combustibili come il rame, l'oro, l'argento, la pietra e la sabbia) e il cui utilizzo ne riduce per sempre la disponibilit; ??Risorse semi-rinnovabili (come i terreni coltivabili, l'acqua, le foreste e la fauna ittica), che si rigenerano se utilizzate fino ad un valore soglia, superato il quale si determina il loro degrado irreversibile.

Distinguiamo inoltre tra:


??Risorse appropriabili (vigneti, campi petroliferi, gas, alberi), quando le imprese o i consumatori possono ricavarne la totalit dei benefici; ??Risorse inappropriabili (clima, qualit dell'aria), quando i costi o i benefici che ne derivano non si ripercuotono sui propr ietari (esternalit). In particolare, esse hanno un utilizzo gratuito per l'individuo ma costoso per la societ.

Secondo gli economisti ortodossi, se una risorsa non rinnovabile ma appropriabile il mercato pu allocarla come una qualsiasi altra attivit patrimoniale. Varrebbe qui il principio di sostituzione : la risorsa (relativamente) scarsa viene sostituita dalla risorsa (relativamente) pi abbondante. Futuro stock di capitale umano (H)

A Input necessari per produrre l'output futuro al livello Q* B

C Futuro stock di petrolio e gas (E) Nella figura, un certo livello di output si pu produrre (a parit degli altri input, che qui non figurano) sostituendo tra loro capitale naturale (E) e capitale umano (H). L'isoquanto mostra le combinazioni che produrranno la stessa quantit futura Q*. Nel punto C preserviamo H. Ma se H abbon-

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dante, pi efficiente spostarsi nel punto B, consumando H oggi, accumulando E e migliorando la tecnologia tramite ricerca e sviluppo. Nel punto A l'isoquanto raggiunge addirittura l'asse verticale: il che indica che in futuro potremmo produrre Q* senza petrolio o gas, bens introducendo tecnologie sostitutive come l'idrogeno o l'energia solare. Quando invece una risorsa esauribile e inappropriabile, genera esternalit nella produzione e nel consumo e sia mercato che il governo sono incapaci di allocarla. Il caso "puro" rappresentato dai beni pubblici mondiali (ossia esternalit il cui impatto si estende indivisibilmente sul pianeta int ero), i quali fanno fallire congiuntamente sia il mercato che il governo. Un esempio la minaccia del surriscaldamento del pianeta (e dunque della variazione climatica) provocata dall'effetto serra [a sua volta causato dall'accumulo di gas quali l'anidride carbonica (CO2), a sua volta causato dal prevalente impiego dei combustibili fossili].
PROMEMORIA: L'anidride carbonica l'inquinante atmosferico maggiormente responsabile del cosiddetto effetto serra, ossia dell'aumento della temperatura terrestre: l'anidride carbonica insieme all'ossido d'azoto e al metano formano una sorta di barriera (appunto come in una serra) che impedisce ai raggi infrarossi provenienti dal sole di disperdersi nell'atmosfera, provocando il riscaldamento dell'ambiente terrestre, quindi lo scioglimento dei ghiacciai e l'innalzamento del livello del mare, con effetti di perturbazione climatica di grande portata per la salute umana e per le coltivazioni.

Non sono disponibili meccanismi (mercantili e/o politici) per allocare efficacemente beni quali la riduzione di CO2: gli ind ividui non sono incentivati a produrli, ma anche i governi nazionali non riescono a cogliere tutti i benefici dell'investimento in essi. Il costo marginale per ciascun individuo o nazione molto inferiore rispetto ai benefici marginali globali e l'unico risultato certo il sottoinvestimento. Gli economisti ortodossi reputano tuttavia che, sul versante dei fallimenti del mercato, misure di regolamentazione pubblica (quali quelle discusse nella lezione 39) siano in grado d'internalizzare queste inefficienze, mentre sul versante dei fallimenti del governo possono aiutare trattati politici con carattere di obbligatoriet. Esemplifichiamo con, rispettivamente, la carbon tax e i protocolli internazionali.

CM

T*

r* Riduzione delle emissioni (r)

BMS

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Nella figura il punto M di efficienza: i CM della riduzione sono pari al beneficio marginale sociale (BMS) del rallentamento delle variazioni climatiche; in questo punto il valore attuale del consumo umano futuro viene massimizzato. Per raggiungere M, e dunque limitare l'inquinamento al livello r*, si pu introdurre una carbon tax (al livello T*) sul contenuto di carbonio dei combustibili: quelli a maggiore concentrazione, come il carbone, pagherebbero pi di quelli a basso contenuto, come il gas naturale. Sul versante dei fallimenti del governo, la modalit di risposta sarebbe la sottoscrizione di accordi internazionali vincolanti, come il protocollo di Kyoto del 1997. Secondo gli eco-eco (economisti-ecologisti), le tesi appena presentate eludono i problemi cruciali. Cominciamo dalle risorse esauribili e inappropriabili: l'internalizzazione possibile ed efficace? La possibilit di internalizzare correttamente le esternalit presuppone che esse siano conosciute, quantificabili fisicamente e monetariamente, individuabili nella provenienza (soggetto che le produce) e destinazione (soggetto che le subisce). L'esperienza di questi anni ci ha invece insegnato che i danni ambientali hanno la sgradevole caratteristica di essere, per la maggior parte, diffusi e cumulativi, cio che l'effetto dannoso proviene da molti soggetti e si distribuisce su molti soggetti, in modo spesso non identificabile e comunque producendo effetti cumulativi e sinergici. Si pensi ai fenomeni di congestione urbana di cui siamo tutti al tempo stesso autori e vittime. In secondo luogo, l'ut ilizzo di diritti di propriet per le risorse finora considerate come beni liberi presuppone alcune semplificazioni eroiche. Spesso queste risorse hanno caratteristiche di beni pubblici, per cui la loro privatizzazione appare assai difficile; ma anche quando sia possibile, essa comporta spesso un intervento di "attribuzione" a soggetti privati di diritti d'uso di risorse in condizioni di monopolio: si pensi ad esempio alla vendita dei diritti di propriet di un fiume o dell'aria di una certa localit. Il rischio di creare conflitti con l'insieme degli utilizzatori prima "liberi" della risorsa (M.Bresso). Inoltre, se il costo opportunit di un danno all'ambiente negativo, e il danno compiuto irreversibile (vedi dopo), non basta indennizzare la societ, e parzialmente disincentivare i privati, mediante la tassazione: si dovrebbe non produrre del tutto il danno. Passiamo alle risorse esauribili ma appropriabili: il principio (mercantile) di sostituzione, basato sulla scarsit relativa, pertinente? No, rispondono gli eco-eco, perch siamo alle prese con fenomeni di (possibile) scarsit assoluta, i quali vengono inquadrati mediante due categorie complementari: ?? Il passaggio irreversibile da bassa ad alta entropia; ?? La degradazione irreversibile (in termini di depletion e/o di pollution) dell'ecosistema. Vediamo meglio. L'idea comune della teoria economica indica gli input primari nel capitale e nel lavoro; in effetti per questi sono input intermedi, mentre il solo fattore originario la materia-energia a bassa entropia.
(Si ha elevamento de ll'entropia coi passaggi da materia -energia disponibile a degradata, da forme organiche utili a rifiuti inquinanti).

L'economia infatti un sottosistema del pi ampio ecosistema terra. Quest'ultimo ha evoluto, lungo miliardi di anni, una capacit di autoregolarsi: si pensi al ciclo della fotosintesi (che ricombina anidride carbonica e sostanze inorganiche con la luce solare, per ricreare materia organica). L'econo-

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mia industriale si basata, da poco pi di duecento anni, sul consumo sistematico delle risorse nonrinnovabili e semi- rinnovabili, le quali, quando entrano nell'economia sono usabili, ma quando escono sono irreversibilmente degradate. Entra ad esempio un litro di petrolio ed escono fumi, che mai potranno tornare petrolio. Questi processi di elevamento dell'entropia non vengono segnalati dai mercati. Infatti i prezzi che il mercato rivela sono prezzi relativi e non segnalano l'aumento per l'intero sistema dei costi ecologici: l'aumento del prezzo (relativo) del petrolio ne limita l'uso; ma se il reddito prima speso per il petrolio ora impiegato in energia termonucleare, il tasso generale d'inquinamento potr aumentare.

Il Sistema produttivo allargato


CAPITALE LAVORO

PRODUZIONE Output (beni)

CONSUMO FINALE

AMBIENTE

Rifiuti Rifiuti Fattori ambientali La minaccia alla capacit riproduttiva dell'ecosistema pu altres essere colta riferendosi alla coppia "esaurimento" (depletion) e "inquinamento" (pollution; ossia da alterazioni sfavorevoli dei caratteri fisici, chimici o biologici dell'ecosistema, causate dalle attivit umane) delle risorse naturali. Questa coppia di concetti ci fa vedere come spesso il progresso tecnologico non risolva la minaccia, limitandosi a spostarla nello spazio o nel tempo. Infatti: ?? Se le nuove tecniche utilizzano una quantit minore di capitale e lavoro, ci riescono adoperando spesso maggiori risorse esauribili. Esse in questi casi elevano ancor pi la depletion. ?? Se invece le nuove tecniche utilizzano risorse energetiche rinnovabili, la depletion pu lasciare il posto alla pollution; ossia il limite pu stavolta essere rappresentato dagli effetti dell'inquinamento, che alterano gli equilibri dell'ecosistema terra.

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?? N si pu rispondere con prodotti anti- inquinanti, i quali valgono solo localmente: a livello globale la loro produzione impiega nuove risorse e pu quindi determinare ulteriori effetti di depletion o di pollution.

?? Inoltre, si tratta di valutare se le nuove tecniche riducono la resilienza dell'ecosistema:


La degradazione delle risorse di base (come la distruzione delle popolazioni locali di flora e fauna) non soltanto riguarda il volume e la qualit di quei servizi; essa sfida altres la "resilienza" di un ecosistema, ossia la sua capacit di assorbire disturbi o perturbazioni senza alterare le proprie caratteristiche funzionali. (Il recupero da questi shocks pu essere costoso e in alcuni casi impossibile. In breve, alcune transizioni possono essere in molti casi giudicate irreversibili). Se un sistema perde la propria resilienza, pu saltare a uno stato del tutto nuovo in seguito a perturbazioni anche piccole e locali. Sudden changes in the character of shallow lakes (e.g., from clear to eutrophied water), owing to increases in the input of nutrients and the transformation of grasslands into shrublands, consequent upon non-adaptive cattle-management practices provide two examples. Human populations have on occasions been unable to avoid suffering from unexpected flips in their local ecosystems because of this. Fishermen on Lake Victoria and the nomads in the now-shrublands of southern Africa are examples from recent years (Dasgupta, traduzione parziale...). ?? E la sua biodiversit: Strettamente correlato il concetto di biodiversit. Tra gli ecologisti cresce la consapevolezza che la biodiversit essenziale per mantenere un'ampia variet di servizi da cui dipende la resilienza di ogni sistema vitale. La biodiversit indispensabile affinch siano disponibili ecosistemi alternativi. Essa importante in maniera analoga ai bulloni su un aeroplano: uno per uno, possiamo togliere i bulloni senza che accada nulla. Ma l'effetto cumulativo della riduzione della biodiversit pu condurre al collasso nell'operare dell'ecosistema, proprio come la sottrazione cumulativa di bulloni, ciascuno di per s non indispensabile, porta alla caduta dell'aereo (Dasgupta). Sia la minore resilienza, che la ridotta biodiversit, rappresentano danni irreversibili. Nel 1983 la Commissione Brundtland dell'ONU introdusse il concetto di sviluppo sostenibile, definito come uno sviluppo che va incontro ai bisogni della generazione attuale senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare i loro. Esso riconosce che se l'ecosistema si deteriora, si riduce la capacit dell'economia di generare reddito reale in futuro. La sostenibilit dello sviluppo richiederebbe nel tempo: a) rispetto alle risorse semi- rinnovabili, una simmetria qualiquantitativa tra prelievi e restituzioni di risorse all'ambiente; b) rispetto alle risorse esauribili, un tasso di prelievo non superiore a quello di ritrovamento di nuove riserve della stessa risorsa o di un suo succedaneo. Dasgupta ritiene opportuno tornare al concetto di ricchezza che, in senso comprensivo, include vari tipi di beni capitale: non solo quelli tangibili (roads and buildings; machinery and equipment; cables and ports), ma pure capitale umano (knowledge and skills) e un largo spettro di capitali naturali (oil and natural gas; fisheries and forests; ecosystem services). Quando si ha accumulazione, ne ll'aggregato, dei vari capitali, si incrementa "genuinamente" la ricchezza. I soli investimenti che passano dal mercato possono invece aumentare, mentre la ricchezza pu ridursi.

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75. In conclusione

Ulteriori letture e siti di consultazione

Appendice: una prima lista di letture di approfondimento e di siti di consultazione


Una lettura divulgativa che riprende gran parte dei temi del Corso : L.Campiglio, Tredici idee per ragionare di economia , Il Mulino. Un ottimo corso dal prevalente taglio storico-critico (da me molto usato) : V. Gioia - S. Perri, Corso di Istituzioni di economia (parte I), Manni editore, Lecce, 2002. Per approfondire la parte dedicata all'Economia delle istituzioni, si consigliano: G.Brosio, Introduzione all'economia dell'organizzazione, La Nuova Italia scientifica (ora Carocci); L.Lanzalaco, Istituzioni, organizzazioni, potere, La Nuova Italia scientifica (ora Carocci); M.Ziliotti, L'economia dell'informazione , Il Mulino; P.Milgrom-J.Roberts, Economia, organizzazione e management, Il Mulino. Su vari argomenti trattati nel Corso, si consiglia di consultare anzitutto gli annuali Rapporti sullo sviluppo umano dell'UNDP, tradotti in italiano da Rosenberg & Sellier di Torino; inoltre di qualche utilit un testo divulgativo della Banca Mondiale, Beyond Economic Growth. Meeting the Challenger of Global Development, scaricabile all'indirizzo: www.worldbank.org/depweb/beyond/beyond.htm In alcuni punti del Corso sono state esposte idee che hanno la loro fonte in libri importanti, di grande leggibilit e che hanno tutti un requisito: cambiano chi li legge. Ne segnaliamo qualcuno. 1) A.Sen, Lo sviluppo libert , Oscar Mondadori; 2) F.Hirsch, I limiti sociali dello sviluppo , Bompiani; 3) M.Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli; 4) R.Putnam, La tradizione civica delle regioni italiane, Oscar Mondadori; 5) G.Becattini, Il bruco e la farfalla. Prato: una storia esemplare dell'Italia dei distretti, Le Monnier; 6) J.M.Keynes, La fine del laissez-faire e altri saggi, Bollati Boringhieri; 7) D.C.North, Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell'economia , Il Mulino; 8) D.Gambetta, La mafia siciliana , Einaudi; 9) M.Olson, Ascesa e declino delle Nazioni, Il Mulino; 10) K.Polanyi, La grande trasformazione, Einaudi; 11) A.O.Hirschman, L'economia politica come scienza morale e sociale , Liguori editore; 12) J.A.Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia , Comunit editore. Alcune istituzioni economiche Banca mondiale http://www.worldbank.org/ Fondo monetario internazionale http://www.imf.org/ Unesco http://www.unesco.it/ ONU http://www.un.org/ United Nations Development Programme http://www.undp.org/ United Nations Environment Programme http://www.unep.org/ United Nations Population Fund http://www.unfpa.org/ FAO http://www.fao.org/ Banca dItalia http://www.bancaditalia.it/ Istat http://www.istat.it/ Istituto commercio estero http://www.ice.it/ Irpet http://www.irpet.it/ Istituto Beijer di Stoccolma www.beijer.kva.se/ , specie alla voce "working papers" Fondazione Enrico Mattei-ENI http://www.feem.it/

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ONG italiane http://www.oneworld.org/liason/it/ Organizzazioni nonprofit www.noprofit.org http://noprofit.tiscali.it/ Banca Grameen http://www.grameen-info.org/ Alcuni gior nali La Voce www.lavoce.info.it Il Sole 24 ore http://www.ilsole24ore.com/ The Economist http://www.economist.com/ New York Times www.nytimes.com/ Monthly Review http://monthlyreview.org/ Alcuni protagonisti del corso JOHN MAYNARD KEYNES http://cepa.newschool.edu/het/profiles/keynes.htm Milton Friedman http://cepa.newschool.edu/het/profiles/friedman.htm Paul Samuelson http://cepa.newschool.edu/het/profiles/samuelson.htm Amartya Sen http://cepa.newschool.edu/het/profiles/sen.htm Amartya Sen http://justpeace.org/sen.htm Herbert Simon http://cepa.newschool.edu/het/profiles/simon.htm Joseph E. Stiglitz http://cepa.newschool.edu/het/profiles/stiglitz.htm Paul Krugman www.wws.princeton.edu/~pkrugman/ Robert Solow http://cepa.newschool.edu/het/profiles/solow.htm Douglass North http://cepa.newschool.edu/het/profiles/dnorth.htm Nicholas Georgescu-Roegen http://cepa.newschool.edu/het/profiles/georgescu.htm Ronald Coase http://cepa.newschool.edu/het/profiles/coase.htm Robert Lucas http://cepa.newschool.edu/het/profiles/lucas.htm Partha Dasgupta www.econ.cam.ac.uk/faculty/dasgupta/ Alcuni argomenti del corso Capitale sociale http://www.worldbank.org/poverty/scapital/ Risorse di teoria economica sul web http://netec.wustl.edu/WebEc.html Economics Departments, Institutes and Research Centers in the World http://edirc.repec.org/ Economia post-autistica http://www.paecon.net/

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