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Fontana
Vasarely
due mondi, due culture, due scuole
a confronto
21
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Museo Arte Contemporanea Acri
Regione Calabria
Cultura
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Fontana - Vasarely
due mondi, due culture, due scuole a confronto
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Oesum led icima - edizione 2014
MACA
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6_7
Spesso abbiamo la tendenza a guardare unopera darte come un oggetto isolato, pregevole espressione di un
artista, a volte di un grande artista, ma nulla pi. I musei, con le loro collezioni permanenti e le mostre temporanee,
hanno il compito di farci capire cosa, in ogni singola opera, trascenda la sua forma visibile, quale storia narri
e perch sia importante darle una localizzazione spazio-temporale. Perch ogni grande opera darte una
manifestazione delle istanze pi vibranti della sua epoca storica e ogni grande artista linterprete di quelle
istanze, o addirittura, ne anticipatore. Con questa nuova importante mostra il MACA risponde a questa esigenza
di storicizzazione culturale e sociale del ruolo dellartista e della sua opera, offrendo al pubblico una visione
pi approfondita di due nomi di prima importanza nel panorama artistico europeo della seconda met del
Novecento: Lucio Fontana e Victor Vasarely. La curatrice Valmore Zordan tratta questi artisti come dei maestri
nel senso pi proprio del termine, ossia dei capiscuola, mostrando quanto le loro intuizioni rivoluzionare,
nate da uno stretto contatto con la realt che li circondava, abbiano trovato uneco importante e duratura nelle
generazioni a venire, fino a giungere ai nostri giorni e a quella che viene definita arte contemporanea.
Nicola Tenuta
Sindaco Citt di Acri
8_9
Lucio Fontana nasce in Argentina e si trasferisce una prima volta in Italia fra il 1928 e il 1936 e definitivamente alla
fine della seconda guerra mondiale. Victor Vasarely nasce in Ungheria e si trasferisce in Francia a Parigi nel 1930.
La dislocazione geografica delle origini e larricchimento della loro cultura di provenienza, determinata dalla
contaminazione con la cultura del paese ospite, esercitano una profonda influenza sulle idee dei due grandi
interpreti dei mutamenti dell'arte nella met del XX secolo.
Le nuove scoperte scientifiche, le conseguenti invenzioni tecnologiche e le nuove esplorazioni spaziali del secondo
dopo guerra determinano un grande desiderio di cambiamento, un crescente fervore di idee che sfociano in
nuove espressioni artistiche rivoluzionarie, in cui scienza ed arte non saranno mai pi distinte.
Lucio Fontana e Victor Vasarely interpretano questi radicali cambiamenti tracciando due percorsi molto diversi fra
loro ma altrettanto fondativi per la ricerca artistica degli anni a seguire.
La grandezza delle loro idee avr infatti una profonda influenza su molti giovani artisti, che pur dimostrando la
propria originalit esprimono nelle loro opere le idee formative dei due grandi maestri.
Entrambi gli artisti hanno trovato nelle loro radici culturali, seppur lontane fra loro, la forza dirompente di rifiuto
delle correnti artistiche allepoca pi seguite e riconosciute e inizialmente punto di riferimento anche per loro in
Europa. Per Fontana ci rappresentato dall'espressionismo figurativo sfociato poi nello spazialismo, per Vasarely
da postcubismo, espressionismo e surrealismo che, una volta abbandonati, sfoceranno nelloptical art.
Fontana nasce in Argentina a Rosario di Santa Fe nel 1899 e nel 1928 a Milano dove entra in contatto con il clima
artistico del Novecento e dal 37 al '39 partecipa al movimento Corrente, ma insoddisfatto sperimenta
materiali nuovi con spirito di ricerca e provocazione.
Nel 1939 ritorna in Argentina dove rimane fino al 1947. Questo per lui un periodo di meditazione e ricarica per
lo scatto decisivo che lo caratterizzer nel dopo guerra. Infatti nel 1946 a Buenos Aires punto di riferimento per
un gruppo di giovani che stendono il famoso Manifesto Blanco, nel quale si asserisce che: colore, l'elemento
dello spazio, suono, l'elemento del tempo e movimento che si svolge nel tempo e nello spazio, sono le forme
fondamentali dell'arte nuova, che contiene le quattro dimensioni dell'esistenza, aggiungendo allo spazio il
tempo. Incita ad un rinnovamento totale in accordo con le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche. Si inneggia
a quel espiritu nuevo di cui si sente unimpellente necessit.
La nuova arte costituita dal verificarsi simultaneo di materia, colore, suono in movimento, che scaturiscono dal
subcosciente in quanto la ragione non crea.
Tutto questo in contrapposizione dialettica rispetto ad Arte Concreto Invencin (Buenos Aires 1945) e al
movimento Madi (1946).
Nel 1947 ritorna in Italia con questo impeto di rinnovamento. L'Ambiente nero presentato nel 1949 proprio
lespressione del suo concetto di immaterialit dell'arte (si tratta di un ambiente a luce nera con forme fluttuanti
nello spazio), concetto suggerito dal nuovo mezzo di comunicazione di massa: la televisione.
Dal 1947 al 1952 escono i Manifesti Spaziali nei quali si afferma la supremazia del gesto creativo che, al contrario
della materia, eterno. La grande rivoluzione degli Spaziali sta nell'evoluzione del mezzo dell'arte, nell'impiego
dei mezzi nuovi, la radio, la televisione, la luce nera, il radar e tutti quei mezzi che l'intelligenza umana potr
ancora scoprire. L'artista spaziale non impone pi allo spettatore un tema figurativo, ma lo pone nella condizione
di crearselo da s attraverso la sua fantasia e le emozioni che riceve.
Fontana afferma inoltre: quando l'uomo si sar messo nella testa () che lui niente () puro spirito, non avr
pi le ambizioni materiali () diventer come un essere semplice, come un fiore, una pianta, e vivr solo della
sua intelligenza, della bellezza della natura (). La mia arte tutta portata su questa purezza, su questa filosofia
del niente che non un niente di distruzione ma un niente di creazione () . Il taglio e il buco non la
distruzione del quadro, ma una dimensione al di l del quadro, la libert di concepire l'arte attraverso qualunque
mezzo, attraverso qualunque forma.
Nel 1949 iniziano le sue tele con i buchi. Tra il '58 e il '60 iniziano i tagli delle tele. Con i buchi e i tagli egli non
vuole infierire sulla tela ma vuole dimostrare che essa non pi luogo di rappresentazione ma una realt su cui
operare, per cui l'opera non va pi considerata come rappresentazione della realt ma essa stessa realt. Il
poliedrico lavoro di Fontana sviluppatosi negli anni va comunque sempre considerato in termini di spazio,
materia e luce, anche se espressi in modi molto diversi.
Il movimento spaziale, dalla compagine variabile, si presenta come un'aggregazione di singole e forti individua-
lit coagulate intorno al carisma di Fontana. Peverelli infatti cos afferma credo che sia per me che per gli altri la
visione dello spazialismo fosse legata ad una sorta di ammirazione e adesione per qualcuno, come Lucio, pi
vecchio di noi, che sconvolgeva le regole della buona pittura. Alcune di queste individualit le troviamo come
firmatarie dei molti manifesti: Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Enrico Donati, Virgilio Guidi, Cesare
Peverelli, Vinicio Vianello. Altre per uno spirito di assoluta indipendenza non risultano come firmatarie, ma
vengono riconosciute nel loro operare come aderenti alle idee informative dello spazialismo e chiamate ad
esporre nelle mostre storiche del movimento spaziale: Edmondo Bacci, Ennio Finzi, Lucio Gaspari, Bruna
Gasparini, Riccardo Licata, Gino Morandis, Saverio Rampin.
Affascinati dalle idee di libert operativa di Lucio Fontana e influenzati dall'idea rivoluzionaria del rapporto
spazio-tempo, ricordiamo anche i fondatori e aderenti alla rivista Azimuth (1959) Piero Manzoni ed Enrico
Castellani, e tutte le pi importanti personalit del rinnovamento dell'arte del dopo guerra, transitate dallo spazio
Azimut (senza h finale).
Dal primo Manifesto dello spazialismo del 1947 a Milano, citiamo l'arte eterna, ma non pu essere immortale.
E' eterna in quanto un suo gesto () non pu non continuare a permanere nello spirito dell'uomo () rimarr
eterno come gesto, ma morir come materia. Pertanto non serve materia adatta a fare durare lopera nel tempo,
conta un atto dello spirito svincolato da ogni materia ().
Il rapporto di collaborazione con le gallerie del Naviglio a Milano e del Cavallino a Venezia, promuove e diffon-
de queste idee espresse nei molteplici Manifesti e nella Proposta di un regolamento del movimento spaziale.
Importante anche il Manifesto del movimento spaziale per la televisione uscito in occasione di una trasmissio-
ne televisiva allestita da Lucio Fontana. Qui si ribadisce che l'opera d'arte deve essere svincolata dalla materia, che
attraverso lo spazio pu durare nel tempo e che le conquiste della tecnica sono a servizio dell'arte.
10_11
Victor Vasarely nasce a Pcs in Ungheria nel 1906. Nel 1925 inizia la sua formazione artistica all'accademia privata
Podolini-Volkmann. Nel 1929 si trasferisce a Budapest al famoso istituto Mhely, fondato da Alexander Bornyik
sul modello del Bauhaus di Weimar.
Il periodo trascorso al Mhely esercita un forte influsso sullo sviluppo della sua ricerca artistica in quanto gli
suggerisce una radicale ridefinizione del ruolo dell'arte e dell'artista nella societ, l'uso di tecniche e materiali
non tradizionali, la collaborazione con l'industria, l'integrazione fra arte e tecnica e il rifiuto dell'idea romantica
dell'artista privo di finalit. Nel 1930 si trasferisce in una Parigi dominata dai surrealisti. Ancora non si conosce
l'astrazione geometrica che fa la sua comparsa dopo la seconda guerra mondiale. I suoi lavori di quel periodo
mostrano quindi tratti cubisti, espressionisti e surrealisti. Ma Vasarely non convinto del suo percorso e liquida
questo suo periodo come due anni di smarrimenti: fausses routes (strade sbagliate). Riconosce invece come
determinante per il futuro corso della sua opera l'insegnamento di Budapest e l'importanza delle sue radici.
Nel 1947 egli trova un proprio linguaggio geometrico-astratto ispirato inizialmente ad un'intima geometria della
natura (ciclo di Belle-Isle) e a paesaggi enigmatici suggeriti dalla crepe che il tempo ha impresso sulle piastrel-
le della stazione metropolitana Denfert (ciclo di Denfert). Da queste sue osservazioni naturalistiche nascono
opere che si articolano in piani spaziali ambigui e ambivalenti nell'alternanza tra forme e sfondi che impediscono
una visione statica costringendo l'occhio ad un incessante movimento. Effetto che si ritrova anche nelle opere del
periodo Gordes-Cristal dei primi anni '50.
Nel 1955 organizza l'importantissima mostra collettiva Le Mouvement che ufficializza l'arte cinetica e in seguito
alla quale propone il Manifesto giallo. Alla mostra partecipano oltre a Vasarely molti artisti uniti dalla convinzione
che spazio, tempo e movimento entrino a far parte dell'opera cinetica. In seguito a questo evento chiamato
ad esporre in tutto il mondo entusiasmando molti giovani artisti che si trasferiscono a Parigi, gravitando tra il suo
studio e la galleria Denise Ren. Alcuni di questi, Julio Le Parc, Hugo Demarco, Horacio Garca Rossi, Franois
Morellet, Francisco Sobrino, Jol Stein, Yvaral, formano, con configurazioni variabili, prima il gruppo Motus, poi
il Centre de Recherche dart visuel infine il GRAV (Gruppo di Ricerca Arte Visuale), altri tra cui Dario Perez-Flores,
Jesus Rafael Soto, Martha Boto e Gregorio Vardanega ed Enrique Careaga sono attivi nell'abbracciare le teorie
dell'arte ottico-cinetica e nel condividere la passione per la sperimentazione.
Nel 1959 Vasarely brevetta l' unit plastique, unit compositiva formata da un quadrato e da una figura geometrica
colorata inscritta al suo interno. Come le lettere dell'alfabeto essa permette di costruire composizioni innumerevoli
sulla base di programmi o partiture che possono essere eseguite da altri.
La forte personalit, il radicale rifiuto dell'arte del passato, le sue idee innovative che guardano alle ricerche
scientifiche sulla percezione visiva, contribuiscono a coagulare intorno a lui l'attenzione di molti giovani artisti in
un rapporto concreto e fattivo tra maestro e discepoli. Importante la sua collaborazione con la galleria parigina
Denise Ren che gli permette di mettere in luce oltre alla sua opera anche i molti artisti che gravitano nel suo studio
e che condividono la sua attenzione per le teorie sulla percezione visiva e sul movimento.
In quegli anni cominciano ad essere approfondite le nuove teorie della fisica secondo le quali losservazione
gioca un ruolo decisivo nellevento e, come afferma Heisenberg, la realt varia a seconda che noi losserviamo o
no. La fisica classica presupponeva un mondo stabile, di cui si poteva dare una descrizione oggettiva a prescindere
dal punto di vista dellosservatore, avvallando lesistenza separata e autonoma di un soggetto osservante e di un
oggetto osservato. Limmagine rappresentava, ri-presentava, il mondo cos comera. I numerosi studi sui meccanismi
della visione mettono in crisi lidea di un occhio innocente, e con essa lidea di un oggetto autonomo, libero
da qualsiasi vincolo e complicit con locchio e con il cervello. Oggetto, immagine ed occhio vanno sempre
considerati in relazione, perch nessuno di questi elementi pu funzionare separatamente. Gli artisti ottico
cinetici mettono in funzione un dispositivo (lopera) che pone in una relazione interattiva limmagine con lo
spettatore. Solo locchio dello spettatore suscita e stabilizza limmagine, allinterno di un movimento virtuale
intrinseco.
Questa consapevolezza spinge gli artisti ottico-cinetici ad una incessante sperimentazione con esiti straordinari
anche se difformi fra loro, dando risalto a forti e autonome personalit.
Valmore Zordan
Lucio Fontana Vasarely Victor
due mondi, due culture, due scuole a confronto
Lucio
Fontana
Nudo
1944
inchiostro su carta
cm 27,5x17
Courtesy collezione privata, Reggio Emilia
16_17
Studi per concetti spaziali
1958
inchiosstro su carta
cm 32,3x25,4
Courtesy Kanalidarte, Brescia
Manifesto mostra Galleria
Il Cavallino (Ve)
1957
disegno originale a pastello su carta
cm 50x40
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
Opera gi esposta al MACA, nella mostra
lo spazialismo e lapporto veneziano, 2007
Studio per Pietre
1953/57
china su carta
cm 19x27
Courtesy collezione privata, Reggio Emilia
Concetto spaziale
1950
buchi e graffito su terracotta
cm 33x27,5
Courtesy collezione privata, Milano
18_19
Concetto spaziale
1965
matita su carta e fori
cm 35,5x25,5
Courtesy collezione privata, Vicenza
Concetto spaziale
1965
carta e fori
cm 35,5x25,5
Courtesy collezione privata, Vicenza
150 copie firmate e numerate nel libro Apocalissi e sedici traduzioni di G. Ungaretti, ed. Bucciarelli, Ancona, 1965
Teatrino
1964/1966
idropittura su tela e legno
cm 75x75
Courtesy collezione privata, Milano
Concetto spaziale
1965
serigrafia
cm 69,9x49,6
Edizione Galerie Kasper, Lausanne, es. 53/100
Courtesy collezione privata, Verona
Ambiente spaziale
1965
tempera nera e verde su cartoncino
cm 50x33
Courtesy collezione privata, Reggio Emilia
Il sette magnetico
1968
acquaforte
cm 45x31,5
Edizione Arturo Schwarz, Milano, es. 45/100
Courtesy collezione privata, Verona
20_21
22_23
Spazialismo veneto
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Area di influenza di Lucio Fontana
24_25
BACCI EDMONDO
Fabbrica
1950
tempera e carboncino su tela
cm 68x100
Courtesy collezione privata, Vicenza
DELUIGI MARIO
Spazi e luce
1951
olio su tela
cm 80x110
Courtesy collezione privata, Treviso
BACCI EDMONDO
Senza titolo
1974ca
gesso e tempera su tela
cm 75x90
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
26_27
FINZI ENNIO
Ritmi vibrazione
1954
tecnica mista su tela
cm 110x83
Courtesy collezione privata, Vicenza
FINZI ENNIO
Timbrico
1965
tempera su faesite
cm 130x100
Courtesy collezione privata, Vicenza
GASPARI LUCIANO
Giardino n. 2
1952
olio su tela
cm 88x117
Courtesy collezione privata, Vicenza
GASPARI LUCIANO
Germinazione
1983
olio su tela
cm 50x65
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
GASPARI LUCIANO
Omaggio a Fontana
1990
coppa in vetro sommerso policromo
cm 17x55
esecuzione Pino Signoretto
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
28_29
GASPARINI BRUNA
Ritmi
1955
tempera su carta intelata
cm 49x64
Courtesy collezione privata, Vicenza
GUIDI VIRGILIO
Senza titolo
1965
tecnica serigrafica, es 16/90
cm 50x70
Courtesy collezione privata, Vicenza
GASPARINI BRUNA
Ritmi
1955
tempera su carta intelata
cm 49x64
Courtesy collezione privata, Vicenza
30_31
LICATA RICCARDO
Senza titolo
1958
matita e gouache su carta intelata
cm 32x42
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
MORANDIS GINO
Senza titolo
1970
tecnica mista
cm 80x80
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
MORANDIS GINO
Immagine n.645
1976
tecnica mista
cm 70x90
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
LICATA RICCARDO
Bolgheri
1957
tecnica mista su carta incollata su tela
cm 32x46
Courtesy collezione privata, Vicenza
RAMPIN SAVERIO
Momento di natura
1958
olio su tela
cm 60x50
Courtesy collezione privata, Vicenza
32_33
RAMPIN SAVERIO
Momento di natura
1957
olio su tela
cm 60x50
Courtesy collezione privata, Vicenza
VIANELLO VINICIO
Rocket
1953
olio su tela
cm 60x98
Courtesy Studio d'arte G.R., Sacile (PN)
34_35 Spazialismo lombardo
Area di influenza di Lucio Fontana
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36_37
CAPOGROSSI GIUSEPPE
Superficie G8
1960
tempera su carta intelata
cm 50,5x71,5
Courtesy collezione privata, Bergamo
CRIPPA ROBERTO
Spirale
1953
olio su tela
cm 50x60
Courtesy Galleria Bergamo, Bergamo
38_39
PEVERELLI CESARE
Etude pour latelier de lartiste
1964
tecnica mista su tavola
cm 95,5x98,2
Courtesy collezione privata, Vicenza
DOVA GIANNI
Paesaggio lunare
1951/52
olio e smalto su tela
cm 98x98
Courtesy Galleria Bergamo, Bergamo
DONATI ENRICO
Ningir Sou God - nina series
1959
olio, polvere quarzo su tela
cm 146x116
Courtesy Galleria Bergamo, Bergamo
SCANAVINO EMILIO
Il giorno dei morti -
senza titolo (ovvero, chi ride
di venerdi, piange di domenica)
1955
olio su tela
cm.100x70
Courtesy collezione privata
SCANAVINO EMILIO
litografia p.a.
cm 120x160
Courtesy collezione permanente MACA, Acri
SCANAVINO EMILIO
serigrafia p.a.
cm 61x74
Courtesy collezione permanente MACA, Acri
Composition
anni '50
matita e collage su carta
cm 46,5x35,5
Courtesy collezione privata, Vicenza
Victor
Vasarely
44_45
lxium C
1955/1975
collage su cartone
cm 47x33
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
Davalaghiri
1955
collage su tavola
cm 69x46
Courtesy collezione privata, Vicenza
lxium
1951
disegno su carta
cm 43x29
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
Diam-va
1969/1970
olio su tela
cm 100x69
Courtesy collezione privata, Falz di Piave (TV)
Sir-Ris-BB
1959/1968
olio e acrilico su tavola
cm 59x59
Courtesy collezione privata, Vicenza
48_49
2170 VP 106
1969
olio su tela
cm 120x60
Courtesy collezione privata, Falz di Piave (TV)
Nefeleys 2
1971
olio su tavola
cm 60x60
Courtesy collezione privata, Treviso
Area di influenza di Victor Vasarely
M"13)" B.3.
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5"1"+
52_53
CAREAGA ENRIQUE
Mouvement Circulaire MBU 9
2006/2013
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
BOTO MARTHA
Deplacement optique-B
1969
metallo, plexiglass e motore elettrico
cm 48x40x22
Editions Denise Rene, es.29/200
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
CAREAGA ENRIQUE
Structures Spatio-Temporelles UP 76217
1976
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
CAREAGA ENRIQUE
Mouvement Circulaire LUM 45
1967/2004
acrilico su tela
cm 90x90
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
54_55
DEMARCO HUGO
Couleur
1964
acrilico su tela
cm 80x80
Courtesy collezione privata, Verona
DEMARCO HUGO
Relation
1968/1970
acciaio inox, legno, motore
cm 251x50x50
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
DEMARCO HUGO
Progretion Lumiere
1989
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
DEMARCO HUGO
Progretion
1981
acrilico su tela
cm 60x60
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
56_57
GARCIA ROSSI HORACIO
Couleur gris Lumiere
2001
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
GARCIA ROSSI HORACIO
Couleur lumiere
1992
acrilico su tela
cm 50x50
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
GARCIA ROSSI HORACIO
Senza titolo
1983
acrilico su tela
cm 50x50
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
58_59
GUERRIERI FRANCESCO
Dinamismo
2011
acrilico su tela
cm 80x100
Courtesy collezione permanente Maca, Acri
LE PARC JULIO
Modulation n.53
1976
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
LE PARC JULIO
Courbes virtuelles
1970/2001
legno, serigrafia, superficie specchiante
cm 32,1x42,1
Ed.Valmore studio dArte, tiratura 40 esemplari
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
60_61
LE PARC JULIO
Modulation 1038
1991
acrilico su tela
cm 73x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
LE PARC JULIO
Modulation
1983
acrilico su cartoncino riportato su tela
cm 75x55
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
PEREZ-FLORES DARIO
Prochromatique n1107
2013
acrilico su tela-legno-metallo
cm 99x99
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
62_63
SOBRINO FRANCISCO
Deplacement instable MV
1967
plexiglas
cm 58,5x33,3x9
Editions Denise Ren, es. 85/100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
SOBRINO FRANCISCO
Senza titolo
1985
plexiglas
cm 154,5x39,5
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
SOTO JESUS RAPHAEL
Senza titolo
1969
legno e metallo
cm 50,5x15,5x15
Ed. Marlborough, es. 28/300
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
64_65
STEIN JOL
Quadrature du cercle
1959/2005
acrilico su tela
cm 90x90
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
STEIN JOL
Senza titolo
1972
acrilico su tela
cm 130x80,5
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
STEIN JOL
Triangle primaire
1975
acrilico su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
66_67
YVARAL
Structure ambigue quadri brv
1972
acrilico su tavola
cm 50x50
Courtesy collezione privata, Verona
YVARAL
Structure cubique K
1973
olio su tela
cm 100x100
Courtesy Valmore studio d'arte, Vicenza
VARDANEGA GREGORIO
Carrs lumineux
1968
metallo, plexiglas, luce
cm 34,5x33,5x24
ed. Denise Ren, es. 14/200
Courtesy P420, Bologna
Biografie
Lucio Fontana
Nasce il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa F, in Argentina, da genitori di origine italiana (il padre Luigi scultore e la madre Lucia Bottino attrice di
teatro). Viene mandato in Italia per gli studi ed affidato allo zio di Castiglione Olona (VA). Dopo una prima formazione tecnica, inizia la pratica nello
studio del padre, rientrato in Italia, e contemporaneamente studia presso la Scuola dei maestri edili dell'Istituto Tecnico "Carlo Cattaneo" di Milano,
dove si diploma nel 1918, dopo un'interruzione di due anni trascorsi nell'esercito durante il primo conflitto mondiale.
Nel 1921 torna a Rosario di Santa F per vivere di sola scultura, inizialmente nell'atelier del padre, e dal 1924 in un proprio studio dove si dedica alla
scultura come ricerca, vincendo diversi concorsi pubblici e ricevendo le prime importanti commissioni.
Nel 1927 torna in Italia per iscriversi al corso di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, con Adolfo Wildt e la Scuola del marmo, dove
si diploma nel 1929.
Il 1930 per Fontana un anno colmo di avvenimenti significativi: partecipa alla XVII Biennale di Venezia e tiene la sua prima personale alla Galleria del
Milione, a Milano, dove espone Uomo nero (1930), opera di profonda rottura. Inizia cos il tema delle figure umane, private del loro valore plastico e
ridotte a sagome geometrizzanti, che continua poi con compiutezza in una vasta serie di disegni e di tavolette graffite, tra il 1931 e il 1932, inaugurando
una fase produttiva all'insegna della sperimentazione sia figurativa che tecnica. Nel 1934 Fontana realizza una serie di sculture astratte, in gesso,
sorrette da esili fusti in fil di ferro, esposte l'anno successivo in una discussa mostra personale alla galleria del Milione, frequentata anche dagli artisti
dell'astrattismo lombardo.
Dal 1935 al 1939 si dedica all'attivit di ceramista, lavorando intensamente ad Albisola.
Nel 1940 le sperimentazioni formali continuano con la realizzazione di diverse sculture a tuttotondo in mosaico colorato e con l'inaugurazione della
sua prima opera di vocazione ambientale: il fregio Volo di Vittorie sul soffitto del Sacrario dei martiri fascisti, in piazza san Sepolcro a Milano.
Sempre nello stesso anno, si imbarca per l'Argentina per seguire il concorso per il Monumento Nacional a la Bandera, da erigersi a Rosario di Santa F.
Diventa protagonista di numerose esposizioni, ricevendo numerosi riconoscimenti, ed professore di "modellato" alla Esquela de Artes Plasticas di
Rosario e, allo stesso tempo, insegna "decorazione" all'Accademia di Bellas Artes "Prilidiano Pueyrredn" di Buenos Aires.
Nel 1946, con Jorge Rornero Brest e Jorge Larco, organizza a Buenos Aires "Altamira, Escuela libre de artes plsticas", che diviene un importante
centro di diffusione culturale. Dal contatto con giovani artisti e intellettuali e dalle nuove idee di ricerca che respira, nasce in novembre il Manifiesto
Blanco, pubblicato in forma di volantino e redatto da Bernardo Arias, Horacio Cazenueve, Marcos Fridman, firmato anche da Pablo Arias, Rodolfo
Burgos, Enrique Benito, Csar Bernal, Luis Coli, Alfredo Hansen e Jorge (Amelio) Rocamonte (Fontana non lo firma probabilmente per via della propria
posizione, che anche di riconoscimento ufficiale). Nello stesso anno, in un gruppo di disegni dell'artista compare il termine "Concetto Spaziale".
Nel 1947 torna ancora in Italia per riprendere ad Albisola la sua attivit di ceramista, attirando l'attenzione della critica. A Milano entra in contatto con
un gruppo di giovani artisti e, dopo incontri e discussioni, nasce in dicembre il primo Manifesto dello Spazialismo, firmato, oltre che da Fontana, dal
critico Giorgio Kaisserlian, dal filosofo Beniamino Joppolo e dalla scrittrice Milena Milani.
Nel 1948, la seconda stesura del Manifesto (seguita a breve da una terza versione: Proposta per un regolamento, 1950) ribadisce l'esigenza di superare
l'arte del passato, facendo "uscire il quadro dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro", e di produrre nuove forme d'arte utilizzando i
mezzi innovativi messi a disposizione dalla tecnica.
Mosso dallo slancio di modernit, nel 1949 Fontana realizza alla galleria del Naviglio un'opera emblematica: l'Ambiente spaziale a luce nera, in cui una
serie di elementi fosforescenti e fluttuanti sono appesi al soffitto dello spazio espositivo completamente nero.
Nello stesso anno, approfondisce la ricerca spaziale con l'avvio del ciclo dei "Buchi", opere pittoriche dove all'intervento cromatico vengono aggiunti
"vortici" di fori eseguiti con un punteruolo. Prosegue anche la sua attivit di ceramista, trovando coronamento nella mostra Twentieth-Century Italian Art,
al MoMA di New York (1949), nonch nella personale del maggio 1950 organizzata alla XXV edizione della Biennale di Venezia. L'anno si chiude con
la sua partecipazione al concorso per la V porta del Duomo di Milano, indetto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo.
Dall'inizio degli anni Sessanta, Fontana si concentra con particolare impegno sulla serie degli "Olii", opere su tela dove lo spesso strato di materia
pittorica attraversato da buchi o lacerazioni. A questa serie appartengono le opere dedicate a una rievocazione della citt di Venezia, esposte alla
sua prima mostra personale statunitense alla Martha Jackson Gallery di New York (1961). Nello stesso anno, ispirato dalla metropoli newyorkese,
concepisce anche una nuova tipologia di lavori: i "Metalli", lamiere specchianti su cui interviene squarciando e tagliando la superficie. Alla sua
inarrestabile vena inventiva corrispondono le molteplici mostre a lui dedicate: a Milano, Venezia, Tokyo, Londra, Bruxelles.
Il 1963 e il 1964 sono gli anni della serie della "Fine di Dio": tele di forma ovale, monocrome o talvolta cosparse di lustrini, attraversate da buchi e
lacerazioni, esposte prima alla Galleria dell'Ariete a Milano e in seguito alla galleria Iris Clert di Parigi.
Poi la volta della serie dei "Teatrini" (1964-1966), lavori in cui le cornici di legno laccato sono sagomate e compongono forme differenziate.
Il 1966 l'anno di importanti successi internazionali: mostre personali al Walker Art Center di Minneapolis, alla Marlborough Gallery di New York e alla
Galerie Alexander Iolas di Parigi; sala personale alla XXXIII Biennale di Venezia con Carlo Scarpa (ambiente ovale labirintico illuminato da luce bianca e
percorso da tele bianche attraversate da un unico taglio) e vittoria del premio della Biennale.
Il 1967 vede il culmine del rigoroso monocromatismo e la tendenza a lacerare le tele utilizzando segni sempre pi regolari ed essenziali con la serie delle
"Ellissi": tavole ellittiche di legno laccato variamente colorate e attraversate da buchi eseguiti a macchina, in linea con le nuove conquiste della tecnica.
All'inizio del 1968 Lucio Fontana lascia il suo studio di Milano e si trasferisce a Comabbio (VA). Morir a Varese il 7 settembre dello stesso anno.
Area di influenza di Lucio Fontana - Spazialismo veneto
Edmondo Bacci nasce a Venezia il 21 luglio 1913.
Dal 1932 al 1937 studia all'Accademia di Belle arti di Venezia, con Ettore Tito e Virgilio Guidi. Nel 1945 tiene la prima personale alla Galleria del Cavallino
di Venezia; nel 1948 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia. Espone nel 1951 alla prima Biennale di Genova, e nel 1953 a Venezia a una
mostra del gruppo Movimento spaziale, fondato da Lucio Fontana; da allora regolarmente presente alle esposizioni dello Spazialismo, tra cui
Espacialismo, nel 1956, alla Galeria Bonino di Buenos Aires. Verso la met degli anni '50 Peggy Guggenheim rimane affascinata dalla sua pittura e ne
diventa attiva sostenitrice.Bacci tiene unimportante personale alla Galleria del Cavallino nel 1955 e, lanno seguente, la prima personale negli Stati Uniti,
alla Seventy-Five Gallery di New York. Nel 1957 espone in personali alla Galleria del Naviglio di Milano, alla Galleria d'Arte Selecta di Roma, e alla Galleria
"La Cittadella" di Ascona (Svizzera); sempre nel 1957 partecipa alla mostra Between Space and Earth alla Marlborough Gallery di Londra.
Nel 1958 gli viene dedicata una sala alla Biennale di Venezia, e nel 1959 gli viene assegnato il Premio del Comune di Venezia alla Terza Biennale
dell'Incisione Italiana Contemporanea. Nel 1961 espone alla Drian Gallery di Londra e partecipa alla mostra Neue italienische kunst alla Galerie 59 di
Aschaffenburg; lanno dopo espone alla Frank Perls Gallery di Beverly Hills. Nel 1972 realizza alcune litografie per la poesia di Guido Ballo Il ci-lo
Kinos. Lartista muore a Venezia il 16 ottobre 1978.
Mario Deluigi (De Luigi) nasce a Treviso nel 1901.
All' Accademia di Belle Arti segue il corso di pittura tenuto da Ettore Tito, e quindi le lezioni di Virgilio Guidi. Inizia la sua attivit espositiva nel 1928
partecipando alla XIX collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, e nel 1930 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia. Intorno al 1934 si interessa alle
problematiche poste dalla ricerca cubista, e soprattutto dal cubismo sintetico. Dal 1942 al 1944 sar assistente di Arturo Martini all'Accademia di Belle
Arti di Venezia. Nel 1944 tiene la sua prima personale alla galleria del Cavallino. Nel 1946 insieme a Carlo Scarpa e Anton Giulio Ambrosini fonda la
Scuola Libera di Arti Plastiche, e nello stesso anno chiamato ad insegnare scenografia presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove
rimarr fino al 1971. Nel 1946 vince il Premio Burano e nel 1947 il Premio Abano. Nei primi anni cinquanta l' artista si orienta verso l' astrazione.
Nel 1951 firma a Milano il Manifesto dell'arte spaziale, e quindi il Manifesto del movimento spaziale per la televisione (1952).
Continua la sua riflessione sullo spazio legato al colore e alla luce, che diventer il tema dominante della sua opera. La luce concepita come un valore
strutturale, non dipinta ma creata all'interno del dipinto mediante segni incisi sulla superficie pittorica. E' questa la tecnica del grattage che caratterizzer
tutta la sua futura produzione artistica, e che appare ben definita nelle opere esposte alla Biennale di Venezia nel 1954, chiamate Motivi sui vuoti. Nel
corso degli anni sessanta e settanta Deluigi prosegue la sua ricerca sulla luce. Partecipa a manifestazioni artistiche nazionali e internazionali, tra cui si
ricordano le Biennali di Venezia del 1930, 1932, 1948, 1950, 1952, 1954, 1962 (sala personale), 1968 (sala personale) e le Quadriennali di Roma del
1959 e 1972. Scompare a Venezia nel 1978.
Nel 1980 la Biennale di Venezia organizza una mostra retrospettiva nella chiesa di S. Stae. Nel 1991 a Venezia, Galleria d'Arte Moderna di C Pesaro, e
nel 1997 a Sacile, Palazzo Regazzoni - Flangini Biglia, sono state organizzate importanti mostre antologiche.
Ennio Finzi nasce a Venezia nel 1931 e si interessa di pittura e di musica, frequentando i corsi dell'Istituto d'Arte di Venezia. Con la Biennale del 1948
si riapre a Venezia l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee e cos ha modo di studiare i maestri delle avanguardie storiche. L'incontro con Atanasio
Soldati genera le prime "invenzioni" in cui il ritmo, il colore, la luce, il timbro, assumono il ruolo di elementi portanti di tutta la sua ricerca. Notevole
influenza viene esercitata su Finzi anche da Virgilio Guidi e da Emilio Vedova. La scoperta della musica dodecafonica lo porta ad appropriarsi del
principio della "dissonanza". Il rapporto suono-colore, un colore che Finzi pi che "vedere" ama "ascoltare", gli permette di esprimersi secondo altre
regole del tutto aleatorie in svincolata autonomia. Gli ultimi anni '50 sono segnati dalle sconvolgenti intuizioni di Lucio Fontana, che Finzi conosce a
Milano in occasione di una sua mostra alla galleria Apollinaire. La turbolenza gestuale e l'urgenza espressiva si placano e subentra una dimensione pi
riflessiva nella direzione di un superamento della pittura stessa. Si avvicina in seguito alle teorie gestaltiche sulla fenomenologia della percezione per
tornare con gli anni '80 alla riconquista dello spazio dominante con un alternarsi di colore e non colore, di luce ed oscurit che si contendono la
superficie dell'opera. Il nero viene posto come la luce del buio, del vuoto, del silenzio e lo conduce a sondare le risonanze pi segrete dell'inesistente
sull'invisibilit della pittura stessa. Ha cominciato ad esporre nel 1949 alla fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia dove nel 1956 ha tenuto la sua
prima personale. Ha partecipato, su invito, nel 1959 e nel 2000 alla Quadriennale di Roma e nel 1986 alla XLII Biennale d'Arte di Venezia. Sono da ricordare,
oltre alla mostra antologica del 1980 alla Bevilacqua La Masa di Venezia, l'esposizione alla Galleria d'arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Forti
(Verona) e quella alla Galleria d'Arte Moderna a Palazzo dei Diamanti (Ferrara). Nel corso del 2002 stata allestita a Roma e Spoleto una grande
retrospettiva e nel 2005 una personale al Palazzo Ducale di Urbino. Nel corso del 2006 e del 2007 assieme alle opere di Gino Morandis ha esposto a Praga,
presso la Fondazione Manes, e a Napoli nelle sale di Palazzo Reale. Ha insegnato all'Accademia di Venezia. Vive e lavora a Venezia - Mestre.
Luciano Gaspari nasce a Venezia il 22 marzo del 1913. Allievo di Virgilio Guidi allAccademia di Venezia, dopo aver esordito giovanissimo, nel 1931,
alla Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa, ed essersi aggiudicato lanno successivo il premio per il pi giovane Espositore alla Biennale di
Venezia, nel 1935 seguir il maestro allAccademia Clementina. Ivi concluder i propri studi seguendo il corso di Incisione tenuto da Morandi. Nel 1939,
assieme a Edmondo Bacci, esegue un vasto affresco sui Massimi Geni Italiani nellAula Magna del Liceo Fianchetti. In quegli anni le sue opere sono
riconducibili agli insegnamenti guidiani, in una particolare accentuazione espressiva che toccher addirittura accenti espressionistici nellimmediato
dopoguerra. Nel 1948 uno dei firmatari dellAlleanza della Cultura e, in quellambito, espone alla Prima Mostra Internazionale di Arte Contemporanea,
rassegna che susciter le dure critiche su Rinascitadi Togliatti-Roderigo di Castiglia. In seguito, attento e aperto alle nuove istanze culturali manifestatesi nei
primi anni Cinquanta, abbandonata ogni diretta referenzialit oggettuale, Gaspari verr incentrando la propria attenzione sulle segrete processualit
della materia pittorica ritrovando in esse, nellambito di un molteplice universo metaforico, straordinarie analogie con i fenomeni naturali della nascita,
della crescita, della germinazione, in una continua metamorfosi delle forme e delle cromie. Attivo anche con materiali e in ambiti diversi, a lungo direttore
artistico delle Vetrerie Salviati, Gaspari realizzer numerosi vetri di assoluto impatto cromatico e dalle forme lievi e inconsuete. Per Italia 61 ha creato una
grande vetrata per il Padiglione del Veneto allestito da Carlo Scarpa. Amplissima la sua attivit espositiva in Italia e allestero, soprattutto in Svizzera: a
Losanna, a Ginevra, ad Ascona, a Zurigo, a Lugano. Ed ancora negli Stati Uniti al Museo Cedar Rapids (Iowa), al Museo Elliot in California, e in Israele al
Museo di Tel Aviv. Oltre a numerosissime personali nelle pi prestigiose Galleria italiane ed europee, Gaspari ha preso parte a 5 edizioni della
Quadriennale di Roma e a ben 11 edizioni della Biennale di Venezia. Muore a Venezia nel 2007.
Bruna Gasparini nasce a Mantova nel 1913. Nel 1937 giunge giovanissima da Mantova a Venezia, dove coltiva le sue grandi passioni per la pittura e la
poesia. Autodidatta, inizia a dipingere seguendo i suggerimenti di maestri affermati come Virgilio Guidi e Arturo Martiri, e di giovani amici artisti come
Gaspari, Bacci, Morandis, Basaldella e molti altri. Nel 1938 inizia la sua attivit espositiva partecipando alla Prima mostra universitaria triveneta a Padova,
presentata da Guidi. Nel 1940 partecipa alla XXII Biennale di Venezia, dove esporr ancora nel 1948, nel 1950 e nel 1964, invitata con una sala personale
allestita per l'occasione da Carlo Scarpa, espone 12 gouaches dedicate a Baudelaire. Partecipa alle Quadriennali di Roma nel 1948 e nel 1955, anni in
cui la pittrice definisce la propria grammatica pittorica avvicinandosi all'astrattismo e alle esperienze spaziali, mantenendo un ruolo assai riservato. Non
firma infatti alcun manifesto spaziale ma sviluppa le tematiche spazio-luce-colore, esprimendo il proprio universo interiore in modo del tutto personale.
Dal 1955, anno della prima mostra Personale alla Bevilacqua la Masa, l'artista espone le nuove opere, frutto delle continue ricerche e sperimentazioni
pittoriche, in interessanti esposizioni personali come: Galleria Il Camino, Roma 1956; Galleria Montenapoleone, Milano 1958; Galleria "L'Entracte",
Losanna 1962; Galleria Bon Tirer, Milano 1973; Frammenti alla Galleria Rizzardi di Milano 1975, dove vengono pubblicate "Tre inediti", poesie di A.
Gatto; Galleria Civica di Suzzara, mostra antologica 1986; Galleria Il Traghetto, 1986, presentazione di G. Mazzariol; Galleria Il Cavallino, Venezia 1992;
Casa del Mantegna, Mantova 1996, presentazione e catalogo curato da L. M. Barbero. Numerose sono poi le sue partecipazioni a manifestazioni e
rassegne nazionali e internazionali: Premio Bergamo nel 1942 e 1959, Premio Graziano nel 1953 e 1956, Premio Burano nel 1956, a Sion nel 1957, a
Dusseldorf, nella mostra itinerante che la porter poi a Leverkusen nel 1959, a Parigi nel 1959 al 75 "Salon" dove viene segnalata, Otto pittori veneziani
al Prado di Madrid, successivamente a Siviglia, Colonia, Berlino, Dortmund nel 1960. In questi anni puntuali sono i riconoscimenti e i successi, vince
diversi premi per la pittura: premio Watteau a Milano nel 1947, l'anno dopo Premio alla Collettiva della Bevilacqua la Masa, premio Marinotti a Venezia
nel 1954. Negli ultimi anni '80 e '90 la ritroviamo in alcune importanti rassegne spaziali: Spazialismo a Venezia, 1987 Bevilacqua la Masa, trasferitasi poi
a Ferrara Palazzo dei Diamanti, e Spazialismo Arte astratta Venezia 1950-60, Vicenza 1996-97. Scompare a Venezia nel 1998.
Virgilio Guidi nasce a Roma nel 1891. Studia allIstituto tecnico e segue i corsi serali della Scuola libera di pittura. Nel 1908 abbandona gli studi e va a
far pratica nella bottega del restauratore e decoratore romano Giovanni Capranesi fino al 1911, quando si iscrive all'Accademia di Belle Arti a Roma.
Per conto proprio studia Giotto, Piero della Francesca, Correggio e gli olandesi, Chardin e Courbet. Comincia a riflettere (e a scrivere) sulla luce come
determinante dei propri dipinti. Nel 1913 partecipa e vince il concorso Lana in pittura bandito dallAccademia e inizia ad esporre i suoi primi lavori.
Lanno seguente viene a diretto contatto con le opere di Czanne e Matisse (in particolare lo studio della forma-colore di Czanne) e non resta indifferente
al cromatismo di Renoir e a Spadini. Nel 1915 partecipa alla III Esposizione Internazionale dArte della Secessione Romana. Dal 1916 lavora per due
anni come disegnatore presso il Genio civile a Roma. Espone alla XIII Biennale di Venezia del 1922. Comincia a vendere i suoi dipinti e frequenta la
"terza saletta" del Caff Aragno dove entra in contatto con De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Roberto Longhi. Nel 1924 raggiunge il successo alla XIV
Biennale di Venezia con il suo Tram. Il parere favorevole della critica sancisce un riconoscimento internazionale tanto che il Granducato di
Lussemburgo si offre di acquistare lopera, ma Guidi preferisce farla rimanere in Italia (ora alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Roma). Nel 1926
prende parte alla prima mostra del "Novecento Italiano" a Milano al Palazzo della Permanente e parteciper anche alla seconda, nel 1929, pur conservando
una certa autonomia rispetto agli indirizzi di quella tendenza. Nel 1927 viene chiamato a insegnare pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Lanno
successivo partecipa alla XVI Biennale di Venezia. Pubblica appunti e osservazioni sulla pittura, alcune delle quali nel catalogo della I Quadriennale
romana. Tiene una prima mostra personale a Firenze ed espone nella XVIII Biennale di Venezia. Nel 1935 si trasferisce a Bologna, dove insegna
all'Accademia di Belle Arti. Ha una sala personale nella II Quadriennale dArte Nazionale a Roma, dov' premiato. Lanno successivo espone alla XX
Biennale di Venezia e tiene un'altra personale a Milano, alla Galleria del Milione. Il 1937 lanno della prima monografia, edita a New York e curata dalla
giornalista americana Nedda Arnova. Inoltre pubblica a Bologna "Bollettino d'Arte" ed elabora un sintetismo plastico di luce-forma-colore. Nel 1940
viene invitato dallAccademia alla XXII Biennale di Venezia dove avr riservata una intera sala personale. Comincia ad individuare temi teorico-compositivi
costanti come l'apparizione di una figura femminile e la Visita. Nel 1942 comincia a scrivere i primi versi poetici, editi per solo nel 59.
Riprende anche le sue riflessioni scritte sull'arte, sulla luce-spazio ed invia Vista nello studio alla XII Biennale. Nel 1946 pubblica una serie di litografie.
Torna ad esporre alla XXIV Biennale di Venezia e prende parte al movimento spaziale, animato da Lucio Fontana. Nel triennio 1952-55 la sua ricerca
pittorica procede per cicli tematico-compositivi ricorrenti: Figure nello spazio, Angoscia, Presenze, Teste, Marine. Ha, come ormai da molti anni,
una sala personale nella XXVII Biennale di Venezia. Nel 1959 lavora alle Architetture umane e a Riflessioni del tempo. Rebellato pubblica a Padova
la prima raccolta in volume di sue liriche: Spazi dell'esistenza. Inizia nel 1960 il ciclo dei Tumulti. Riceve nel 1961 una medaglia per la cultura della
Presidenza della Repubblica Italiana e inizia a dipingere le prime Architetture cosmiche. Nel 1962 il Comune di Venezia organizza una sua ampia mostra
antologica nell'Ala Napoleonica, a Venezia. Sviluppa le Architetture cosmiche e riprende il tema delle Marine. Lanno 1963 vede iniziare i nuovi cicli
tematici: Prigioniera, Marine astratte, Grandi occhi, Cielo. Come consuetudine nel 1964 ha una sala personale nella XXXII Biennale di Venezia. Il Poliedro
pubblica a Roma la raccolta di poesie La ragione di essere. Nel biennio 1969-70 da inizio al primo ciclo sul tema dell'Albero. Suggestionato da foreste
marchigiane conosciute in occasione del viaggio a Recanati, inizia a dipingere i Grandi Alberi. Tra il 1974 e il 1976 nella Galleria di Palazzo d'Accursio
a Bologna si espongono le opere donate alla Galleria d'Arte Moderna. Una mostra di 100 opere e dieci poesie inedite presentata nella Villa Simes a
Piazzola sul Brenta. In questi anni dipinge nuovi cicli: Incontri, Figure agitate, Figure inquiete. Un'antologica di dipinti a partire dagli anni Quaranta ospitata
nella Villa Malpensata di Lugano. L'attivit poetica di Guidi ormai una costante quotidiana: nel 1979 Rebellato pubblica a Padova L'Et improbabile.
Celebra a Venezia i novant'anni con un convegno della Fondazione Cini all'isola di S. Giorgio. Dona due dipinti al Museo d'Arte Contemporanea di
Zagabria. Dipinge un nuovo ciclo: Branco da branco. Nel 1983 lavora a Venezia alla realizzazione di un ciclo di dipinti sul tema L'uomo e il cielo.
Il 7 gennaio del 1984 muore a Venezia mentre in corso alla Galleria il Traghetto unesposizione dei suoi ultimi dipinti che testimoniano lestrema vitalit e
attualit dellartista.
Riccardo Licata nato a Torino il 20 dicembre 1929. Dopo una breve parentesi parigina, la sua famiglia si trasferisce a Roma e dal 1946 a Venezia, dove
studia allAccademia di Belle Arti tra il 1947 e il 1955. Nel 1957 ottiene una borsa di studio dal Governo francese per sperimentare lincisione a colori
e le nuove tecniche a Parigi Friedlaender, Hayter e Goetz. Nello stesso anno chiamato come assistente di Gino Severini allEcole dArt Italienne de
Paris. Nel 1961 nominato professore di mosaico all'Ecole Nationale de Paris, dove insegna fino al 1995. Gli incarichi prestigiosi si susseguono, cos nel
1969 professore di Arti plastiche alla U.E.R. della Sorbonne, quindi professore di incisione allAcademie Goetz di Parigi e, dal 1972 ricopre il medesimo
titolo alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e allEcole Americaine dArchitecture de Fontainebleau.
Con vasta esperienza darte (pittore, incisore, mosaicista, scultore, scenografo) inizia ad esporre a Venezia e a Firenze nel 1949 con il gruppo dei
Giovani Pittori Astratti. La sua prima esposizione personale si tiene a Venezia nel 1951, seguono oltre 400 personali in 35 diverse Nazioni. Dal 1952 ha
esposto alla Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo del Brasile, di Tokyo, di Parigi, di Lubiana, di Alessandria dEgitto e alle Quadriennali di Roma,
le Triennali di Milano, come pure nei principali Salons parigini.
Nel 1985 tiene due importanti mostre a Venezia: Il segno e il simbolo, Ca Vendramin Calergi e Riccardo Licata. Mostra antologica, Fondazione
Bevilacqua La Masa. Nel 1993 ha tenuto una mostra antologica presso il Museo dArte Moderna di Ca Pesaro, Venezia. Nel 1996 ha realizzato un gruppo
di 71 dipinti su rame per la mostra Parigi 1996. I rami, sede Verso lArte Edizioni, che ha dato vita in seguito ad altre mostre a Parigi, Roma, Torino.
Dagli ultimi anni Novanta ad oggi la sua intensa attivit ha prodotto altre opere ed eventi di notevole rilevanza. Il gruppo principale composto da circa
90 opere tra dipinti di grandi, medie e piccole dimensioni, sculture, mosaici, grafica, tutte ispirate dal poema Rime, di Curzio Gonzaga ed esposte nella
mostra DallAmor pungente allAmor di Gloria per il riarredo dellappartamento di Isabella dEste a Palazzo Ducale di Mantova (1998). La stessa mostra
stata esposta presso gli spazi progettati dallarchitetto Sotsass della Fondazione Teatro Nuovo di Torino. Altre mostre sono state ospitate presso: il
Castello di Ebenau, Austria; la galleria Davidov, di Parigi; a Bologna e a Milano. Inoltre lI.N.A.C. (Istituto Nazionale dArte Contemporanea) ha presentato
le sue opere allInternazionale di Venezia (marzo 1999), allEuropArt di Ginevra (aprile 1999), allArt London (giugno 1999). Ottiene il primo Premio
Sulmona di Pittura nel 2001 e l'anno seguente a Milano il Premio Internazionale per la Cultura. Negli anni 2000 l'attivit espositiva molto intensa, in Italia
e all'estero, con molte mostre personali e antologiche. Alcuni esempi: nel 2001 Centro Culturale di Mayenne in Francia e Archivio di Stato di Firenze;
nel 2002 Palazzo Graneri di Torino, Prigioni Vecchie a Venezia, Miami negli USA e Strasburgo in Francia, Galleria Comunale dArte Contemporanea di
Arezzo; nel 2003 Palazzo Ducale di Urbino e New York (USA); poi al Museu Maritim Drassanes Reials de Barcelona in Spagna; Museo Nazionale di Castel
SantAngelo a Roma; Castello Svevo di Bari; Museo dArte Moderna di Mosca e molti altri. Riccardo Licata vive e lavora tra Parigi e Venezia.
Gino Morandis (Venezia 1915-1994) dopo aver frequentato lIstituto darte, continua i suoi studi artistici allAccademia di belle arti di Venezia sotto la
guida di Virgilio Guidi, seguendolo con lamico L. Gaspari allAccademia di Bologna quando sar costretto a lasciare la citt lagunare nel 1935. A
Bologna ha modo di frequentare anche le lezioni di Giorgio Morandi, arricchendo cos gli insegnamenti di Guidi sulla luce di una particolare attenzione al
valore emozionale del colore tonale. Le prime esperienze pittoriche risentono degli insegnamenti dei due maestri e si traducono in raffinate e delicate
composizioni naturalistiche a cui si accompagna ben presto una particolare riflessione sullopera di G. Braque. Inizia a esporre giovanissimo partecipando
nel 1932 alla Mostra Collettiva dellOpera Bevilacqua La Masa. Lartista, che si diplomer in pittura nel 1937, espone anche alla II Quadriennale di Roma
del 1935; ma chiamato sotto le armi nel 1938 costretto a interrompere la sua attivit espositiva fino al 1943. Sar assistente di Guidi a Bologna dal 1943
al 1945, anno in cui ottiene linsegnamento al Liceo artistico di Venezia, a cui far seguito la docenza allAccademia di belle arti. Alla fine degli anni
quaranta Morandis risente del particolare clima culturale della citt e partecipa con gli amici Bacci e Gaspari ai dibattiti artistici che seguono la riapertura
della Biennale con la storica edizione del 1948, che segna il delinearsi di due tendenze artistiche, una legata al realismo e una legata a una proposta
non-figurativa. In questi anni lartista instaura un rapporto privilegiato con E. Vedova. Nel frattempo lartista si allontana dalla pittura figurativa per orientare
la sua ricerca verso espressioni astratte. Vince nel 1947 il Premio Gino Rossi alla Fondazione Bevilacqua La Masa e tiene nel 1949 la prima mostra
personale alla Galleria dello Scorpione a Trieste, cui seguir nel 1957 la personale alla Galleria del Cavallino a Venezia. Aderisce nei primi anni cinquanta
al movimento spaziale ed entra in contatto con il gallerista C. Cardazzo. Partecipa alle mostre degli artisti spaziali cominciando da quelle tenutesi nel
1952 a Venezia, alla Galleria del Cavallino, e a Trieste, alla Galleria Casanova. Nel 1953 espone con gli altri artisti spaziali a Venezia al Ridotto (Sala degli
Specchi) di Ca Giustinian, sottoscrivendo il manifesto Lo spazialismo e la pittura italiana nel secolo XX redatto per loccasione da A.G. Ambrosini. La
pittura di Morandis in questi anni assume un ruolo particolare allinterno del movimento spaziale: la sua particolare sensibilit coloristica, a cui si
accompagna una decisa vocazione formale, lo porta a elaborare un linguaggio di pura astrazione fantastica adatto a esprimere luniverso immaginario
della personale ricerca introspettiva. Dal carattere timido e riservato, Morandis nelle sue tele esprime una concezione spaziale che si risolve in un lirismo
tendente a individuare le forme con un cromatismo luminoso che si espande in unatmosfera magica, dove il segno e il colore assumono valenze
simboliche e narrative. Lartista opera una sorta di scomposizione strutturale della forma che non si apre nello spazio ma mantiene una sua unit dinamica.
Questo aspetto acquister grande importanza nella ricerca espressiva sullo spazio-colore degli anni successivi che vedranno lartista operare una sorta
di essenzializzazione della forma servendosi di colori marcati, sperimentando forme plastiche in rilievo e utilizzando dei retini, che permettono una
ricerca legata alla materia trasparente.
Nel 1951 vince il premio Saviat al Premio Michetti e nel 1964 vince il concorso nazionale per gli affreschi del nuovo Policlinico dellUniversit di Padova.
Partecipa a numerose e importanti manifestazioni artistiche nazionali e internazionali tra cui si ricordano le sue partecipazioni alle Biennali di Venezia
nel 1936, 1948, 1950, 1952, 1954, 1956, 1958, presentato da G. Giani, 1962, presentato da G. Mazzariol, 1968, dove ha una sala personale ed
presentato da B. Morucchio e alle Quadriennali di Roma nel 1935, 1951, 1955, 1959, 1972. Negli ultimi anni, laumento dellinteresse, di pubblico e
di critica, per le sue opere trova riscontro in importanti mostre pubbliche, collettive e personali.
Saverio Rampin (Stra Venezia 1930 - Venezia 1992). Negli anni cinquanta la pittura di Rampin caratterizzata da una forte e vitale carica espressiva,
ricca di un acceso cromatismo, che lo allontana dalle prime esperienze di matrice cubo-futurista. L'artista si orienta verso un espressionismo astratto
che lo avvicina alle sperimentazioni cromatiche degli artisti spaziali veneziani. Le sue opere, anche se non figurative, nascono da un esame attento degli
aspetti naturalistici, tanto che chiama i suoi lavori: Momenti di Natura. L'incontro con Guidi porta Rampin a mutare gradatamente il proprio linguaggio
espressivo. Da una pittura impulsiva dalle tinte accese, impetuosa e materica, passa a dar voce a una liricit interiore che trova espressione in forme
pallide e tremanti di un cromatismo diafano e delicato. uno sviluppo della ricerca sulla luce e sullo spazio che viene espressa con chiarezza dalle
stesse parole dell'artista: se domani trovo uno "spazio ideale" oggi lo cerco.
Vinicio Vianello nasce a Venezia nel 1923. Frequenta la Scuola libera del nudo e nel 1940 si iscrive all'Accademia di Belle Arti, diplomandosi nel 1945.
Si manifesta subito un innato interesse all'utilizzo di nuovi materiali e mezzi di espressione artistica e artigianale. Intorno alla fine degli anni quaranta
Vianello entra in contatto con artisti e letterati milanesi ed tra i primi artisti veneziani ad avvicinarsi al movimento spaziale. Firma il Manifesto dell'arte
spaziale (1951), il Manifesto del movimento spaziale per la televisione (1952), e aderisce al manifesto Lo spazialismo e la pittura italiana nel secolo XX
(1953), redatto da A. G. Ambrosini in occasione della mostra spazialista a Venezia al Ridotto (Sala degli Specchi) di Ca' Giustinian. Dall'inizio degli anni
cinquanta la sua sperimentazione ininterrotta e si sviluppa in aderenza alle ricerche formali e tecniche spaziali. Attraverso una pittura programma-
ticamente priva di ogni seduzione pittorica e classica, Vianello acquisisce il "potere visivo" e decisionale sullo spazio. La dialettica esistente tra il segno
modulato orizzontalmente e lo spazio vibrante di profondit artificiali, genera una visione sincronizzata e alterata dei valori percettivi. Il dipinto un
momento spaziale, arrestato nuclearmente, scientificamente, per un attimo. La scissione dello spazio e il suo slancio vitale vengono presentati allo
sguardo come se fosse stato possibile rappresentare il rapporto spazio tempo. Nel 1950 la mostra personale alla Galleria Barbaroux di Milano segna
l'apertura verso ambiti operativi diversi dalla pittura; in questa occasione espone infatti ceramiche e vetri che preannunciano le sperimentazioni del
decennio successivo. Alle Biennali di Venezia e alle Triennali di Milano fra il 1950 e il 1954 presenta le serie dei vasi asimmetrici, degli atomici e
spaziali, dei Milleocchi. Negli stessi anni, a testimonianza dell'interesse nei confronti dell'architettura e di un possibile dialogo fra le arti, interviene
con proprie decorazioni murali sulle nuove case Ina realizzate a Mestre, Lido di Venezia e Grado. Sin dal 1950 considerato come un ingegnoso
sperimentatore e inventore di forme nel mondo del vetro e del design, un interesse che lo accompagner tutta la vita. A Venezia fond con Giulio Carlo
Argan, Carlo Scarpa e Franco Albini l'antesignano corso sperimentale di progettazione per disegnatori industriali e per artigiani presso l'Istituto Veneto
per il Lavoro, volto a fornire una specifica preparazione nella progettazione di oggetti d'uso destinati alla produzione industriale. Assume la curatela di
varie mostre dedicate al vetro muranese, generalmente itineranti in Europa e negli Stati Uniti, nelle quali spesso espone anche le sue opere.
Pittura, ceramica, vetro, design, illuminazione, scultura al neon, interventi nellarchitettura sino alla ricerca delle energie solari e alternative sono i campi
di interesse di questo poliedrico artista che ottenne il prestigioso Premio del Compasso dOro nel 1957.
Nello stesso anno, l'assegnazione del Grand Prix dell'XI Triennale di Milano un significativo riconoscimento al valore dei suoi oggetti.
Vinicio Vianello muore nell'aprile 1999.
Area di influenza di Lucio Fontana - Spazialismo lombardo
Giuseppe Capogrossi Nasce a Roma il 7 marzo del 1900. Laureato in Giurisprudenza, si sempre dedicato alla pittura. Nel 1923 frequenta la Libera
scuola di nudo di Felice Carena, in quel tempo tra le pi accreditate di Roma. Tra il 1927 e il 1933 compie ripetuti soggiorni a Parigi dove elabora una
pittura figurativa e tonale che si ricollega a fonti classiche italiane. Espone per la prima volta nel 1927 in una mostra collettiva alla Pensione Dinesen di
Roma con Cavalli, e Di Cocco; ancora con Cavalli, Cagli e Sclavi partecipa nel 1933 alla mostra nella Galleria Bonjean di Parigi, presentata dal noto
critico Waldemar George che per primo si rifer a questo gruppo con il termine Ecole de Rome (da cui quello di Scuola Romana).
Dora in avanti partecipa a numerose mostre in gallerie private e spazi pubblici. Dagli inizi degli anni Quaranta avvia una trasformazione della sua
ricerca pittorica: il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e arancio, e la pennellata si anima. Con il graduale abbandono della figurazione, dopo
un breve periodo di esperienze a carattere neo cubista (1947-1949), approda a un rigoroso e personale astrattismo caratterizzato da una unica forma-segno
che coniugandosi in infinite variazioni arriva a costruire lo spazio del quadro, rappresentazione simbolica di una interiore organizzazione spaziale.
Espone le opere della sua nuova maniera in una famosa mostra nel 1950 alla Galleria del Secolo di Roma, poi alla Galleria Il Milione di Milano ed
alla Galleria del Cavallino di Venezia. Nel 1951 partecipa alla fondazione del gruppo Origine, con Ballocco, Burri e Colla e raggiunge la notoriet
internazionale partecipando nel marzo 1951 a Parigi - unico italiano - alla mostra Vhmences Confrontes.
Dal 1940 diviene titolare dellinsegnamento di Figura disegnata al Liceo Artistico di Roma fino al 1966 anno in cui viene chiamato alla cattedra di
Decorazione nella Accademia di Belle Arti di Napoli fino al 1970. Nella sua lunga carriera artistica ottiene numerosi premi e riconoscimenti: nel 1962
con una sala personale alla XXXI Biennale di Venezia il premio per la pittura, ex aequo con Morlotti; nel 1971 il premio Ventanni di Biennale alla
Biennale di San Paolo del Brasile e il Prix dhonneur alla Esposizione Internazionale dellincisione di Lubiana.
Nello stesso anno il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferisce la medaglia doro per meriti culturali. Muore a Roma il 9 ottobre del 1972.
Gaetano detto Roberto Crippa nasce a Monza il 7 maggio 1921.
Dopo aver cominciato a dipingere nel 1945, in stile figurativo con influenze cubiste vicine allo stile di Picasso, ader al movimento spazialista con Lucio
Fontana, Gian Carozzi, Giorgio Kaisserlian, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Sergio Dangelo, Carlo Cardazzo, Cesare Peverelli.
Diplomatosi in arte nel 1947/1948 all'Accademia di Brera (dove incontr Aldo Carpi, Carlo Carr e Achille Funi), partecip l'anno successivo alla Biennale
di Venezia ed espose opere alla Triennale di Milano. Di nuovo nel 1950, 1954 e 1956 fu presente alla Biennale e sempre nel 1950 espose a Trieste nel
corso di una collettiva dal titolo Arte spaziale. A seguito dell'amicizia con Lucio Fontana, fu uno dei firmatari del terzo "Manifesto dello Spazialismo
(Proposta di un regolamento) del 1950. Nel 1951 partecip anche al "Manifesto dell'Arte Spaziale".
L'opera di Crippa all'inizio degli anni cinquanta si incentrava attorno a una serie di dipinti detti Spirali, di carattere geometrico e astratto: con il gesto
geometrico quasi-circolare (ma mai perfettamente tondo) Crippa creava degli spazi involuti, da cui si generavano raggi che idealmente si proiettavano
fuori dalla bidimensionalit della tela, in linea coi principi del "Manifesto" spazialista.
Divenuto noto anche all'estero per le sue opere, Crippa raggiunse New York, dove conobbe i surrealisti Max Ernst, Victor Brauner e Yves Tanguy, ed
espose alla galleria di Alexander Iolas. Le Spirali cambiarono, divenendo pi pesanti, incisive ed involute, interlacciate tra di loro. Queste figure,
sviluppate tra il 1954 e il 1956 vengono definite Totem. Nel 1955 pass alla produzione di opere polimateriche, che popolarono una mostra personale
presso la galleria del Naviglio di Milano. L'anno successivo l'ispirazione dei dipinti polimaterici venne sviluppata ulteriormente, con la produzione di
opere in ferro, bronzo, acciaio ispirate al simbolismo primitivo. Con queste opere partecip alla Biennale del 1958.
L'uso di materiali originali nel 1960 sfoci nella produzione di opere in amianto, sughero, carta di giornale e velina, unite con diversi materiali e colori.
Le opere furono esposte in una mostra itinerante che raggiunse il Giappone, gli Stati Uniti e l'Australia. Nel 1962 rimase vittima di un incidente di volo:
Crippa era un appassionato di acrobazia aerea, tanto che nel 1971 fu invitato come rappresentativa italiana ai Campionati Mondiali di acrobazia aerea.
L'incidente del '62 lo costrinse sulla sedia a rotelle per quasi un anno: ci nonostante, partecip con i suoi quadri a diverse esposizioni in Europa e
Stati Uniti. In questa fase Crippa pass a dipingere paesaggi (Landscape) con la tecnica polimaterica e con il consueto stile astratto. Sempre di questo
periodo sono le amiantiti, non-dipinti realizzati con sottili fogli di amianto applicati su una tavola incisa.
Nel 1967 lo Stato della Rhodesia dedic a Crippa un francobollo; l'anno successivo l'artista, pienamente ripresosi, partecip alle Biennali di Venezia e
di Mentone. Il 19 marzo 1972, durante un volo di preparazione ai Campionati Mondiali, l'aereo di Crippa precipit nei dintorni dell'aeroporto di Bresso,
uccidendo l'artista e il suo allievo Piero Crespi.
Enrico Donati nasce a Milano nel 1909. Non si dedica subito all'arte: dopo gli studi classici segue un indirizzo sociologico all'Universit di Pavia (1929)
per iscriversi poi ad un corso di composizione presso il Conservatorio di Milano. Tra il 1933 e il 1934 si trasferisce a Parigi, dove compone musica
d'avanguardia, frequenta le gallerie e visita i musei, per viaggiare poi negli Stati Uniti d'America e in Canada, spinto dall'interesse per la cultura indigena,
soggiornando a New York fino al 1936, dove impara i processi di incisione. Rientrato a Parigi, impara la tecnica del disegno all'Ecole de Rue de Berri.
Nel 1939 torna definitivamente a New York, come numerosi altri artisti fuggiti alla guerra.
Qui inizia a dipingere in modo assiduo, interessandosi soprattutto al fenomeno della creazione che in natura ha la forza di rigenerarsi attraverso la morte.
I quadri di questo periodo riflettono un immaginario assai vicino a quello dei surrealisti, con i quali entra in contatto grazie ad una mostra alla New
School for Social Research organizzata da Camillo Egas nel 1942. Conosce Lionello Venturi, Andr Breton e Marcel Duchamp, e partecipa alle riunioni
del gruppo surrealista.
Alla fine del secondo conflitto mondiale gran parte degli artisti immigrati in America fanno ritorno in Europa. Enrico Donati, invece, resta a vivere a New
York senza tralasciare Milano, dove ritorna con periodicit annuale per far visita ai suoi genitori. Verso il1946, spinto dall'esigenza di razionalizzare, passa
attraverso una fase post-cubista per approdare alla seconda avanguardia che dilaga negli Stati Uniti in termini di Espressionismo e in Europa coi
movimenti dello Spazialismo e del Nuclearismo. L'artista entra cos in contatto con la cultura milanese del dopoguerra, prendendo parte attiva alla sua
storia, come documenta la personale alla Galleria del Milione (1950).
Sempre a quest'anno risalgono le esposizioni alla Biennale di Venezia e alla Galleria romana dell'Obelisco. A questi anni risale il rapporto di amicizia
stretto con Roberto Crippa che lo presenta a Lucio Fontana. Sottoscrive due manifesti: Manifesto del Movimento spaziale per la televisione (1952) e Lo
Spazialismo e la pittura italiana nel secolo XX (1953). Altrettanto significativa l'attivit espositiva nella Galleria milanese del Naviglio e in quella
veneziana del Cavallino, le sedi in cui si svolgono le principali sperimentazioni spaziali.
Allo spazialismo da ricondurre la serie dei Moonscapes (termine coniato da Duchamp in occasione della mostra alla Betty Parsons Gallery di New
York, 1954) in cui l'artista fissa cumuli di polvere sulla tela. Fossil series si inaugura nel 1962 con la personale presso la Staempfli Gallery di New York
e presenta l'icona di un fossile contro un fondo monocromo. Agli anni sessanta risale l'ultima delle tante svolte della sua vita: Donati entra nella
Houbigant, una famosa societ di profumi di origine francese, fornitore storico di numerosi reali europei, per acquistarla cinque anni dopo, nel 1965,
fino agli anni '90. Opere di Donati si trovano in alcuni dei principali musei americani, come il Moma, il Guggenheim e il Whitney di New York, o il Fine
Arts di Houston, in Texas. Nel 2007 tiene un'importante mostra personale al San Francisco DeYoung Museum of Art. Muore nel 2008 a Manhattan all'et
di 99 anni.
Gianni Dova Nasce a Roma nel 1925, da madre tedesca (il nonno Carl von Rauchenstein, pittore, affresc numerose chiese nel Tirolo e in Baviera) e
padre commerciante in tessuti. Muore a Pisa nel 1991. Dopo aver studiato nel Collegio dei Gesuiti San Leone Magno, frequenta il liceo artistico a Milano
(1939) dove la famiglia si trasferita e si diploma nel 1945 allAccademia di Brera, dopo aver seguito i corsi di Funi, Carpi, Carr (come compagni ha
Ajmone, Cavaliere, Cremonini, Crippa e Peverelli).
Gi impegnato nella rivista Numero (1941) e aderente (assieme ad altri, tra cui Morlotti e Cassinari) al manifesto Oltre Guernica (1943), costituisce con
Joppolo, Porzio, Tullier e i pittori Casorati, Meloni, Kodra, il Gruppo di Linea (1947), ribadendo un deciso orientamento pittorico neocubista.
Nel 1946 tiene la sua prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia. Nel 1950 prende parte alla mostra del MAC con Vedova, Fontana, Crippa,
Bertini e Soldati, distaccandosi dallastrattismo geometrico e virando verso una gestualit pi libera e una tattilit della materia. Lanno successivo,
divenuto amico di Lucio Fontana, sottoscrive il manifesto dello Spazialismo. Gillo Dorfles, in una mostra al Milione di Milano, presenta la sua pittu-
ra definendola nucleare e informale. Nel 53 Dova si stacca dal gruppo e d vita a unarte embrionale. Nel 54 alla Biennale di Venezia, poi si
trasferisce a Parigi dove espone con Michel Tapi. Nel 56 apre uno studio ad Anversa, in Belgio, stringe amicizia con Lam, Matta e Jorn. Le nuove
suggestioni sono surrealiste, con una visionariet vicina a quella di Max Ernst. Torna in Francia, ma viaggia moltissimo, esponendo le sue opere in tutto
il mondo: nel 1957 premiato alla Biennale di San Paolo del Brasile, nel 1959 espone al Salon de Mai (Darmstadter Sezession) e partecipa a Documenta
Kassel.
Gli anni Sessanta lo vedono fra i protagonisti del nuovo linguaggio artistico italiano, ospite di collettive a Lima, New York, Amsterdam, Bruxelles. Nel
1964 il Palazzo Reale di Milano gli dedica una intera sala, nel 66 ha una personale alla Biennale di Venezia. Un lungo soggiorno in Bretagna, nel 1968,
far virare la sua pittura verso nuovi soggetti: giardini, rocce, uccelli. Sto in Bretagna. Lho scelta perch cercavo una luce diversa dalla nostra, cos
colorata. Avevo bisogno di luce fredda tesa metallica, con lunghe ombre viola. Ho seguito gli itinerari degli impressionisti; di Gauguin che amo e di
Picasso a Dinard. Mi sono trovato a volare in un mare di leggende, di magie, di sortilegi. I Dolmen e i Menir, in quegli spazi, mi sono apparsi come
visioni folgoranti; immagini che sono diventate racconto. Mi lascio andare al flusso delloceano e nuoto come un cormorano a picco sulle dune. Pittore,
scultore, ceramista e incisore, Dova nellultimo ventennio della sua vita ha dato luogo a una serie di paesaggi interiori, di pura introspezione psicologica,
abbandonando ogni naturalismo. Nel 1971, Colonia gli dedica una grande retrospettiva, il Palazzo dei Diamanti di Ferrara una monografica nel 1990,
due anni dopo sar la volta di Messina. Muore a Milano nel 1991.
Cesare Peverelli nasce a Milano nel 1922. Formatosi ai corsi di Funi all'Accademia di Brera, partecipa al Premio Bergamo 1942 con opere cubiste. Tiene
la prima personale al Milione nel 1944. Nel 1945 fonda con Ajmone la rivista "Numero". Vince il Premio Torino, si lega d'amicizia con Pavese. Nel 1948
tra i fondatori della rivista "Pittura". Nel 1950 accosta l'automatismo gestuale a fianco di Crippa e Dova ed espone alla XXV Biennale di Venezia. Nel
1952 firma il Manifesto Spaziale; partecipa alla mostra dello Spazialismo alla galleria del Naviglio e organizza la mostra surrealista agli Amici della Francia
con opere di Ernst, Duchamp, Matta, Lam, Brauner, Magritte, Seligman, Donati, Crippa, Dova, Peverelli. Nel 1954 allestisce una mostra in omaggio a Dylan
Thomas alla galleria del Naviglio. Presenta dipinti colmi d'ansia sul tema di insetti che evolvono in breve in personaggi: la concezione biomorfa della
figura in Peverelli si apparenta a quella dei surrealisti Ernst e Brauner. Nel 1957 si stabilisce a Parigi ed entra in contatto con la Galerie du Dragon;
espone da Jolas a New York. La citt come luogo di visioni, fantasie inquietanti che emergono da velari di grigi o punteggiano i neri insondabili di minime
ma abbaglianti presenze, diventa il tema d'elezione della sua pittura. Nel 1958 espone al Salon de Mai, a Malerei der junge Italien e allestisce una sala
alla Biennale di Venezia. Frequenta Tzara e Max Ernst. Nel 1959 espone alla VIII Quadriennale. Sala personale alla XXX Biennale con testo di Jouffroy.
Nel corso degli anni Sessanta partecipa a numerose mostre: a Stoccolma, a Parigi, a Vienna, a Milano; a Gent e a Torino e Amsetrdam e alla Biennale di
San Paolo del Brasile. Nascono le Crisalidi. Nel 1966 l'artista soggiorna a New York e compone dipinti dedicati alla citt. Partecipa al Salon de majo a
Cuba; espone a Milano e a Rio. Del 1969 sono sculture in bronzo su ipotesi narrative. Nel 1976 espone a Monza da Montrasio e al Muse d'Art Moderne
de la Ville de Paris la grande tela sul tema dell'Atelier de l'artiste, poi presentata in vari musei francesi: scrivono di lui Calvino e Restany. A Cannes
l'artista soggiorna dal 1963: nel 1982 crea il ciclo delle Stagioni; esegue le incisioni per "L'office des muettes" di Michel Butor nel 1984; disegni per testi
di Butor alla galleria Editart di Ginevra. Compone il ciclo sul tema Tristano e Isotta nel 1985, nel 1986 compie interventi pittorici su fotografie di Andr
Viller a fronte di testi di Butor. Espone nel 1986 a Roma in Villa Medici alla rassegna Voyage de l'imaginaire. Pittori italiani a Parigi con Adami, Cremonini
e Maselli. Nel 1992 presente alle rassegne Automatismos paralelos a Madrid e Las Palmas e a Pittura a Milano 1945-1990 alla Permanente. Nei primi
anni Novanta realizza ceramiche che espone al Museo di Antibes nel 1993. Muore a Nizza nel 2000 all'et di 78 anni.
Emilio Scanavino nasce a Genova il 28 febbraio del 1922. Frequenta il Liceo Artistico Nicol Barabino, allievo di Mario Calonghi e nel 1942 tiene la sua
prima mostra personale presso il Salone Romano di Genova, presentando paesaggi e soggetti umili. Nello stesso anno si iscrive alla Facolt di
Architettura dellUniversit di Milano, che abbandona nel 1943 quando chiamato alle armi. Nel dopoguerra lavora come disegnatore tecnico presso
lamministrazione comunale di Genova.
Nel 1947 Scanavino si reca per la prima volta a Parigi dove incontra poeti e artisti come Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. Gli echi del postcubismo
assimilato a Parigi si vedono fin dal 1948, quando espone alla Galleria lIsola di Genova.
Nel 1950 espone alla XXV Biennale di Venezia e riceve ex aequo il Primo Premio alla V Mostra regionale genovese. L'anno seguente sinaugura una mostra
personale alla Apollinaire Gallery di Londra. Conosce Philip Martin, Eduardo Paolozzi e Francis Bacon. Frequenta il laboratorio di ceramica di Tullio
dAlbisola, in Liguria,dove incontra Fontana, Dangelo, Baj, Dova, Crippa, Jorn, Appel, Corneille del gruppo Cobra, Matta, Lam. Continua a tornare a Parigi
per brevi viaggi fino al 1958. In questo periodo incontra e conosce anche Carlo Cardazzo, colui che sar il suo attento e lungimirante mercante. Nel
1952 titolare della cattedra di disegno e figura presso il Liceo Artistico di Genova.
Nel 1953 gravita intorno al gruppo milanese degli spazialisti senza per mai aderire ufficialmente agli intenti del movimento.
Nel 1954 Scanavino nuovamente invitato a esporre alla XXVII Biennale di Venezia, partecipa al primo degli Incontri Internazionali della ceramica,
organizzati ad Albisola da Jorn. L'anno seguente riceve il Premio Graziano. Scanavino entra in contatto con Peppino Palazzoli della Galleria Blu,
sensibile alle pi contemporanee ricerche della poetica dellInformale europeo.
Nel 1957 incontra Enrico Crispolti. Nascono in questo periodo i primi Rituali e gli Alfabeti senza fine. Sempre nel 1957 Scanavino realizza il bassorilievo
per il Genio Civile di Imperia, esempio del dialogo e della costante verifica fra pittura, scultura, ceramica e arti applicate, ravvisabile nella coeva
produzione di oggetti in ceramica, vasi, formelle e nelle sculture.
Nel 1958 invitato alla XXIX Biennale di Venezia, riceve il Premio Prampolini e partecipa al X Premio Lissone. Si trasferisce con la famiglia a Milano
e inizia un rapporto esclusivo con Cardazzo. Conosce Gianpiero Giani, Gillo Dorfles, Roberto Sanesi, Franco Russoli e Alain Jouffroy.
Nel 1960 invitato alla XXX Biennale di Venezia con una sala personale, vince il Premio Spoleto, il Premio Sassari, il Premio Valsesia, il Premio Lignano
e nel 1963 riceve il Premio La Spezia.
Nel 1965 espone alla Quadriennale e nel 1966 invitato di nuovo alla XXXIII Biennale di Venezia con con una sala personale: vince il Premio Pininfarina.
Nel 1968 risiede nel suo atelier a Calice Ligure, dove si stabiliscono molti altri artisti che formano intorno al maestro una piccola comunit. Nel 1970
riceve il Gran Premio alla Biennale di Mentone. Nel 1971 si trasferisce per qualche tempo a Roma ed invitato alla Biennale di San Paolo del Brasile.
Lungo gli anni Settanta Scanavino trascorre periodi sempre pi lunghi nella sua casa di Calice Ligure; il suo segno si semplifica e si raccoglie in griglie o
architetture geometriche, che preludono a una riflessione sulloggettivazione della pittura.
Nel 1973 la Kunsthalle di Darmstadt gli dedica una vasta e approfondita antologica, itinerante in Italia, a Venezia a Palazzo Grassi e a Milano a Palazzo
Reale. Nel 1976 Scanavino alterna la sua attivit artistica tra Parigi e lItalia. Tra il 1979 e il 1980 espone alla Galerie Matthias Fels di Parigi e a Palazzo
Massari a Ferrara. Negli anni Ottanta partecipa alle mostre dedicate alla pittura degli anni Cinquanta e Settanta. Tra il 1984 e il 1985 si svolge una sua
mostra personale a Firenze al Palazzo dei Congressi e presso il Chateau de Tours. Muore a Milano il 28 novembre del 1986.
Victor Varasely
Nasce a Pcs (Ungheria) il 9 aprile 1906 e scompare a Parigi il 15 marzo 1997. Manifesta le sue tendenze artistiche a 12 anni con un quadro di paesaggio.
Secondo il volere del padre nel 1925 frequenta l'universit, prima medicina e poi lettere, e nel 1927 si iscrive all'Accademia artistica privata
Podolini-Wolkmann, realizzando fin da subito manifesti pubblicitari, piccoli dipinti e numerosi studi di quelli che saranno poi i suoi quadri.
Nel 1929 si trasferisce a Budapest e frequenta la scuola Mhely, considerata "il Bauhaus ungherese" in quanto fondata da Sndor Bortnyik, un ex
professore di quest'ultima. In questo periodo avviene un cambiamento nell'arte di Vasarely che fa molta pi attenzione alla composizione geometrica
dell'opera.
Nel 1930, dopo aver transitato per breve tempo attorno al De Stijl, si trasferisce a Parigi, il centro dell'arte di quell'epoca. Si sposa con Claire,
conosciuta al Mhely. Nel 1931 nasce il suo primo figlio Andr, e pensa di fondare una scuola simile al Bauhaus. Nel 1934 nasce il figlio Jean-Pierre,
noto poi come Yvaral. Fino al 1939 si dedica completamente al suo lavoro di artista pubblicitario. Intanto continua (senza n esporre n mostrare i suoi
quadri) a studiare, sperimentando gli effetti ottici nella grafica, creando singolari rappresentazioni di zebre ed altri animali con contrasti tra il bianco e
il nero.
Si interessa sempre pi alla pittura, influenzato da quella di Paul Klee, Josef Albers, Antoine Pevsner e Sophie Taeuber-Arp. Nel 1940 conosce Denise
Ren, con la quale collaborer fino al 1975, e nel 1944 ha la sua prima mostra personale alla galleria Denise Ren appena aperta a Parigi.
Nel 1947 cambia stile di pittura iniziando con l'analisi degli astrattismi geometrici. Soggiorna a Belle-Isle e nel villaggio di Gordes. Il periodo Belle-Isle
(1947-1958) segna il debutto di un vero e proprio percorso astratto e lelaborazione di un linguaggio geometrico personale: analisi della visione
steroscopica, lavoro sulle irritazioni ottiche, sulle immagini mobili, sulla prospettiva assonometrica. Il periodo Gordes-Cristal caratterizzato da forme
semplificate e pochi colori, soprattutto giallo, verde e nero.
Nel 1951 si trasferisce ad Arcueil. Ha inizio il periodo "Noir et Blanc" e la realizzazione di Hommage Malevi (1952-1958) che segna la svolta di
Vasarely verso larte cinetica. Espone ancora alla galleria Denise Ren con gli ingrandimenti dei suoi disegni in bianco e nero e realizza i primi quadri
cinetici profondi: composizioni in bianco e nero su fogli di plexiglas. Nel 1955 Victor Vasarely espone alla galleria Denise Ren insieme a Yaacov Agam,
Nicolas Schffer, Pol Bury, Jess Rafael Soto, Jean Tinguely, Marcel Duchamp, Alexander Calder e altri nella mostra "Le Mouvement".
In questa occasione pubblica il Manifesto giallo nel quale espone le sue idee riguardanti l'invenzione di un linguaggio cinetico figurativo, basato sulla
disposizione e la riproduzione in serie di figure geometriche con colori complementari diversi e il concetto di "Unit plastica": Due forme-colori
formano l'unit plastica, vale a dire l'unit di quella creazione artistica: e la persistente, onnipresente dualit viene finalmente riconosciuta inscindibile
(Victor Vasarely). Semplificando, il principio dell'unit plastica l'inserimento di forme una dentro l'altra con colori e sfumature diverse, come per
dare un senso di movimento unilaterale alla figura. Questa mostra consacra linizio dellArte Cinetica e allo stesso tempo lancia la carriera di Agam, Bury,
Soto e Tinguely, oltre ad aumentare la reputazione della galleria Denise Ren. La posta in gioco non pi il cuore, ma la retina, e l'anima bella ormai
divenuta un oggetto di studio della psicologia sperimentale. I bruschi contrasti in bianco e nero, l'insostenibile vibrazione dei colori complementari, il
baluginante intreccio di linee e le strutture permutate [...] sono tutti elementi della mia opera il cui compito non pi quello di immergere l'osservatore
[...] in una dolce melanconia, ma di stimolarlo, e il suo occhio con lui (Victor Vasarely).
Vasarely partecipa a numerose mostre internazionali, che lo consacrano a livello mondiale, tra cui: 50 anni darte moderna (Palais des Beaux-Arts,
Bruxelles, 1958), che si tenuta in occasione dellEsposizione universale; Inaugural Selection (Guggenheim Museum, New York, 1959); e numerose
partecipazioni alla Documenta di Kassel tra il 1955 e il 1968. Espone anche individualmente in tutto il mondo, in particolare presso il Museo Nazionale
di Belle Arti di Buenos Aires (1958), alla galleria Der Spiegel a Colonia (1959), alla Hannover Gallery di Londra e alla Pace Gallery di New York (1964),
alla Brook Street Gallery di Londra e Sidney Janis di New York (1966).
Nel 1959 deposita un brevetto per il sistema dellunit plastica, elemento pittorico fondamentale composto da un quadrato nel quale inserita una
figura geometrica colorata, che permette una produzione di serie delle opere grazie a unit pittoriche prefabbricate e a programmi realizzati in atelier
da assistenti. A partire da questa combinazione di colori e forme Vasarely realizza una serie di opere intitolate Folklore planetario, Permutazioni,
Algoritmi.
Nel 1960 sostiene la fondazione del GRAV (Gruppo di Ricerca Arti Visive) al quale prende parte suo figlio Yvaral con Julio Le Parc, Horacio Garcia-Rossi,
Franois Morellet, Jol Stein e Francisco Sobrino. Nasce suo nipote Pierre.
Gli anni sessanta e settanta sono stati il periodo pi produttivo di Vasarely dal punto di vista artistico e culturale.
Nel 1964 riceve il premio Guggenheim a New York e lnel 1965 partecipa alla mostra collettiva The Responsive Eye presso il MOMA (Museum of
Modern Art) di New York allestita in collaborazione con la galleria Denise Ren. Questa mostra consacra la fama internazionale di Vasarely come padre
e maestro dellOptical Art. A questo periodo risalgono Tridim e Bidim.
Nel 1967 espone al Muse del'Art Moderne de la Ville de Paris alla mostra "Lumire et Mouvement". Sono gli anni dei periodi Vega e Vonal.
Nei suoi ultimi anni Vasarely completa gli studi sulla forma e si dedica anche all'architettura con la costruzione del Museo didattico di Gordes,
inaugurato nel 1970 e smantellato nel 1996, e della Fondazione di Aix-en-Provence, inaugurata nel 1976, anno in cui apre anche il Museo Vasarely a
Pecs nella sua casa natale. Nel 1987 inaugura il Museo Vasarely presso il castello Zichy di Budapest.
Vasarely muore il 15 marzo 1997 a Parigi.
Area di influenza di Victor Varasely
Martha Boto nasce a Buenos Aires nel 1925. Negli anni 30 conosce Gregorio Vardanega: anch'egli artista, di origine italiana, che diverr il suo compagno
e con il quale partecipa allanimata atmosfera artistica del periodo. In Argentina gli anni '40 e '50 sono di intensa ricerca sulla pittura impressionista,
espressionista, surrealista e astratta, rivolgendosi in seguito allarte optical e cinetica.
Dal 1951 al 1955 vive a Parigi. Nel 1956 uno dei membri fondatori del Gruppo di artisti non figurativi argentini.
Nel 1957 inizia i suoi studi sull'estetica della luce e del movimento utilizzando delle costruzioni mobili (mobiles) in plexiglas, spesso sospese nello
spazio, illuminate e contenenti talvolta dell'acqua che, sfruttando il movimento naturale, creano bagliori e riflessi.
Nel 1959 a Parigi continua il suo lavoro con strutture trasparenti e mobiles rotanti luminosi. Nel 1960 si trasferisce definitivamente a Parigi ed espone
fin da subito alla Galerie Denise Ren partecipando alla mostra Art Abstrait Constructif International.
Sviluppando la sua ricerca attorno al movimento, allilluminazione e al colore, lartista esplora il potenziale dei materiali adatti a modificare, assorbire e
riflettere la luce: il plexiglas, lalluminio o linox. Nel 1964 approda cos a unestetica pi articolata utilizzando meccanismi elettrici e luce proiettata su
elementi in movimento. Nascono cos le prime scatole lumino-cinetiche. Gli specchi, le superfici sfacettate o di metallo riflettente, giocano un ruolo
fondamentale nellabilit dellartista di distorcere lo spazio e di trasformare lapparenza di ogni elemento regolare per creare una profondit indefinita.
Nello stesso 1964 Martha Boto espone presso la Maison des Beaux-Arts di Parigi e nuovamente alla Galerie Denise Ren: Esquisse d'un salon e
Mouvement II (Rive droite) nel 1964, Structure et Mouvement nel 1966, una doppia personale Boto Vardanega (Rive droite) nel 1969, Latin
americans (New York) nel 1976, Lumire et Mouvement nel 1996, Art construit Art cintique d'Amrique latine nel 1999.
Nel corso degli anni 90 le sue opere vengono esposte in Francia presso lEspace Bateau Lavoir (1993), la Galerie Argentine (1996) e al Saint-Lambert
Post Office (1997). Martha Boto muore a Parigi il 13 ottobre 2004. Nel 2006 La Sicardi Gallery di Houston dedica alla sua opera e a quella del compagno
Gregorio Vardanega la mostra Contact. Le cyber Cosmos de Boto et Vardanega.
Enrique Careaga Nato nel 1944 ad Asuncin (Paraguay), ha vissuto e lavorato a Parigi dal 1966 al 1978.
Scompare ad Asuncin il 9 maggio 2014.
Nel 1964 tra i fondatori di "Los Novsimos", gruppo di artisti che, sollecitati dal fermento culturale di Buenos Aires e del Brasile, si prefigge di portare il
Paraguay verso l'avanguardia internazionale uscendo dall'isolamento culturale.
Enrique Careaga, che rappresentava la figura di spicco del gruppo, trasferitosi a Parigi con una borsa di studio, incontra Vasarely e il GRAV.
Queste frequentazioni rafforzano il suo interesse verso il costruttivismo e l'arte ottica.
Come scrive Mario Sartor, da questo interesse derivano "opere bidimensionali di grande bravura, in cui gli effetti di vibrazione ed instabilit erano
prodotti dallazione reciproca di colori fortemente contrastanti." (M. Sartor, Arte latinoamericana contemporanea, 2003, Jaca Book).
Fin dagli anni Sessanta ha esposto in gallerie e musei di tutta l'America Latina; a Parigi al Grand Palais, alla Biblioteca Nazionale, e presso la galleria Denise
Ren; in Germania, in Austria, nella Repubblica Slovacca, in Spagna, a NYC e negli Stati Uniti, Hong Kong e Corea.
In Italia ha esposto, fin dagli anni Settanta, pi volte presso la Galleria Sincron di Brescia, a Parma e Milano.
Ha esposto, fra gli altri, con: Le Parc, Soto, Vasarely, Agam, Rivers, Riley, Torres Garcia.
Fra i numerosi premi ricevuti citiamo nel 1999 il premio per il suo apporto allo sviluppo dell'arte moderna in Paraguay.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche a Parigi, Washington, Texas, Uruguay, Paraguay, California, ecc.
Hugo Demarco nato a Buenos Aires nel 1932, dove insegna pittura e disegno dal 1957.
Nel 1963 ottiene una borsa di studio dal Governo francese, si trasferisce a Parigi e vi si stabilisce.
Inizia la sua attivit espositiva a Buenos Aires partecipando a due mostre collettive, nel 1956 e nel 1959; tiene la sua prima mostra personale nel 1961
a Parigi presso la galleria Denise Ren, dove esporr anche nel 1968, 1981 e 1994; e partecipa a tutte le manifestazioni che riguardano il movimento,
come: Mouvement II nel 1964, Lumire et Mouvement, art cintique nel 1967, a Parigi al Muse d'Art Moderne de la Ville de Paris; Structures,
Lumire et Mouvement nel 1967 alla Galerie Denise Ren; Forme, Lumire et Mouvement nel 1981 a Marsiglia; Lumire et Mouvement nel 1996 da
Denise Ren a Parigi.
Sia nelle superfici metalliche o di plexiglas trasparente, sia nelle tele, l'uso delle forme geometriche e del colore determina una nuova intensit della
luce che contribuisce a trasformare la struttura dell'opera. Analizza i problemi ottici nell'arte lumino-cinetica usando una luce nera o ultravioletta che
intensifica la relazione tra le forme, lo spazio e il movimento, reso anche con l'introduzione degli elementi riflettenti. Si interroga in seguito sul
rapporto tra forma e spazio, confrontando forme calde e fredde, volumi suggeriti e forme piatte, tra tensioni e ritmi, dando un carattere dinamico allo
spazio, inteso come dialogo fra il materiale e l'immateriale, fra il concreto e l'astratto, fra il reale e l'irreale.
Il concetto fondamentale che anima le sue opere la ricerca continua che favorisce lo sviluppo dellimmaginazione ed evita di cadere in un sistema
ripetitivo o in uno stile accademico. Cos persegue la sintesi della sintesi al fine di ottenere una maggiore rapidit di percezione data dalla brevit del
tempo di comprensione e, quindi, da una pi facile comunicazione.
Nel 1973 Jacques Lassaigne scrive in una prefazione: ...Inoltre, Demarco, utilizzando il fondo nero o giocando con la luce esalta le forme bianche o
metalliche in delle camere oscure, crea un mondo assolutamente spaziale. Le figure, che si compongono senza fine davanti agli occhi dello spettatore,
non sembrano originarsi da nessun punto, n seguire alcun filo conduttore; sono veramente libere, senza referenti, senza precedenti.
Figlie dell'immaginazione e del caso, aprono la porta al mistero e portano una sorta di conclusione e delle questioni ancora da formulare.
Egli scompare a Parigi nel 1995.
Demarco realizza anche numerosi film: Le Mouvement cortometraggio realizzato da Bruyn nel 1966; Lumire et mouvement per la televisione
francese nel 1967; Arte cinetica, Demarco per la televisione argentina nel 1969; una realizzazione per la televisione venezuelana nel 1970; Art
Cintique per la televisione francese nel 1977.
Le sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche:
Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires; Collezione Torcuato di Tella, Buenos Aires; Museo di Recklinghausen; Museo de Bellas Artes, Caracas;
Muse dArt Moderne de la ville de Paris; Collezione Peter Stuyvesant, Amsterdam; Museo de Arte Contemporaneo, Caracas; Tel Aviv Museum; Museo
Soto, Ciudad Bolivar; The Museum of Drawers, Berna; Collection Cnac, Parigi; The University of Sidney, Australia; Museo dArte Moderna, Amburgo;
Museo itinerante Salvador Allende; Museo dellUniversit di Parma; Museo de Arte Contemporaneo, Madrid; Museo del Siglo XX, Alicante; Muse
Bertrand, Chteauroux.
Horacio Garcia Rossi nasce a Buenos Aires nel 1929. Studia, e in seguito insegna, alla Scuola Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires. Durante gli studi
conosce Demarco, Le Parc e Sobrino. Tra il 1954 e il 1958 partecipa a numerose esposizioni collettive in Argentina e in America Latina.
Dal 1959 si stabilisce e lavora a Parigi. I suoi primi lavori analizzano fenomeni visivi quali la moltiplicazione delle forme, il movimento virtuale, la
programmazione e sistemazione in bianco, nero e grigio, e quindi la sovrapposizione dei colori. Nel 1960 co-fondatore del GRAV (Groupe de
Recherche dArt Visuel). A partire dal 1962 introduce nelle sue opere il movimento reale e la luce come mezzo di espressione plastica, realizzando le
prime esperienze di forme geometriche su schermo; e tra il 1963 e il 1965 si interessa del colore-luce come unica problematica. Durante questi anni
sperimenta dei rilievi a luce instabile e boite lumire-couleur manipolabili dallo spettatore, introducendo nelle sue opere la terza dimensione. Nel
1963 ottiene con il GRAV il primo premio Lavoro di Gruppo alla III Biennale di Parigi e la medaglia d'oro all V Biennale di San Marino. A partire dal 1966
realizza le prime esperienze con lidentificazione visuale della scrittura (Mouvement), che lo conducono verso un Abbecedario in movimento (ritratto
ambiguo dei membri del GRAV) e poi a una ricerca sistematica di un alfabeto ambiguo che tenta di dotare di movimento ogni lettera secondo la forma
e il significato.
Dal 1972 al 1974 ritorna ai problemi plastici bidimensionali e alla ricerca di una struttura semplice con mezzi analitici. Introduce limpiego di nuovi
materiali. Compie studi approfonditi sul colore e le sue possibilit. Dal 1974 al 1978 compie ricerche sulla problematica linguistica in quanto soggetto
dellopera. Dal 1978 al 1999 torna sull'analisi del colore-luce, mentre dal 1999 al 2002 amplia la ricerca realizzando opere cromaticamente pi
aggressive o, come lartista stesso afferma, pi arrabbiate e che estende sul rilievo, sulla scultura e sugli oggetti.
Nel periodo 2003-2006 applica alla ricerca colore-luce una nuova energia e una nuova potenza nelle opere Colore-luce.
Nel 2006 il compositore Federico Gozzelino gli dedica una raccolta di quattro brani musicali ispirati alle sue opere; che saranno poi eseguite al
pianoforte da Yunko Watanabe e raccolte in un cd a cura della Galleria Civica dArte Moderna di Ljubljana e dellIstituto Nazionale dArte
Contemporanea. La sua ricerca sul colore-luce si sviluppa in questo ultimo anno con ulteriore energia creativa e comunicativa e approda al nuovo ciclo
intitolato Khaos Programme. Horacio Garca Rossi scompare a Parigi il 5 settembre 2012 all'et di 83 anni.
Francesco Guerrieri, nato a Borgia (CZ) nel 1931,vive dal 1939 a Roma dove, dopo aver completato studi classici e universitari, fu ammesso a frequentare
lAccademia dellAssociazione Artistica Internazionale e i corsi dellAcadmie de France Rome. Dopo un ciclo iniziato nel 1958 di opere informali
polimateriche realizza le sue prime opere di ricerca gestaltica sul finire del 1962 e fonda il Gruppo 63 con Di Luciano, Drei e Pizzo. Nel settembre
1963 forma con Lia Drei lo Sperimentale p. che opera fino ai primi anni 70 tra i protagonisti dellArte Programmata e dello strutturalismo. Nel corso degli
anni 70 realizza il ciclo Il quadro luce che culminer nella grande opera-ambiente Immarginazione al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1978). Da
questa esperienza deriva alla fine del 1979 il ciclo Interno dArtista che, dopo le realizzazioni di Metapittura, condurr ai nuovi attuali percorsi
sempre in direzione Infinito come ben evidenziato nel 2014 dalla mostra personale antologica al Valmore Studio dArte di Vicenza a cura di Gabriele
Simongini. Iniziando negli anni 60-70 da Argan, Bonito Oliva, Celant, Menna, molti importanti critici e storici dellarte hanno scritto su Guerrieri per cui
si rinvia alla dettagliata Bibliografia nel portale www.francescoguerrieripittore.it .Oltre che in 59 mostre personali e in centinaia di collettive Francesco
Guerrieri ha esposto in molte rassegne storiche nazionali e internazionali e ha ottenuto molti importanti premi (incluso Premio alla Carriera). Nel 2005
gli stata conferita la cittadinanza onoraria di Taverna, patria del grande pittore Mattia Preti. Il Museo Civico della stessa citt gli ha dedicato una sala
permanente fin dal 2002. Sue opere sono nella GNAM Galleria Nazionale dArte Moderna, nel MACRO e nella Quadriennale dArte a Roma; nella
Collezione VAF/Stiftung presso il MART di Rovereto e Trento, nel MADI Museum di Dallas (U.S.A.), e in quaranta altri Musei in Italia e allestero. Tra le
grandi mostre pi recenti cui ha partecipato, oltre lampia sua retrospettiva nel 2012 al MACA Museo Arte Contemporanea di Acri, ricordiamo Percorsi
riscoperti dellarte italiana 1947-2010 nella Collezione VAF/Stiftung al MART di Rovereto nel 2011; Arte Cinetica e Programmata alla GNAM Galleria
Nazionale dArte Moderna di Roma nel 2012; Arte Programmata y Cinetica Italiana al MACBA Museo de Arte Contemporneo de Buenos Aires e al
MACLA de La Plata (Argentina) nel 2013 e nel 2014; Occhio mobile (arte cinetica italiana anni 50-70) al Museo Centro Cultural Las Condes (Santiago
del Cile) 4 giugno 27 luglio 2014.
Julio Le Parc nasce nel 1928 a Mendoza, in Argentina. La sua formazione artistica avviene al corso serale di Belle Arti a Buenos Aires, che frequenta dal
1943 al 1946, e grazie al suo interesse per i movimenti artistici davanguardia argentini, in particolare per il movimento Art Concret Invention animato
da Lucio Fontana, gi professore alle Belle Arti.
Nel 1958 vince una borsa di studio del governo francese che gli permette di partire per Parigi, dove incontra Victor Vasarely e gli artisti delle avanguardie
a lui contemporanei. Nel 1960 fonda il "G.R.A.V." (Groupe de Recherche dArt Visuel) insieme a Garcia Rossi, Morellet, Sobrino, Stein, Yvaral, fino al
1968, e partecipa a tutte le esposizioni del gruppo: nel 1962 Nouvelle Tendance e Arte programmata a Milano, Venezia e Roma (occasione in cui
incontra il Gruppo N di Padova e il Gruppo T di Milano); nel 1963 L'instabilit, Biennale di Parigi e congresso internazionale dei critici darte a Rimini;
nel 1964 Nouvelle Tendance a Parigi e L'instabilit in Argentina e Brasile; nel 1965 terzo Labyrinthe presentato a New York. Contemporaneamente
alle manifestazioni del gruppo, avvengono le prime sperimentazioni personali con la luce e i primi mobiles e dal 1961 ha inizio il suo rapporto costante
con la galleria Denise Ren di Parigi.
Nel 1966 tiene la sua prima esposizione personale presso la Galleria Howard Wisse di New York, a cui seguir una personale da Denise Ren a Parigi,
e vince il primo premio alla Biennale di Venezia.
Nel 1968 gli vengono dedicate due mostre retrospettive: al Museo dArte Moderna di Stoccolma e al Museo dArte Moderna di Rio de Janeiro.
Nel 1970 trasferisce il suo atelier da Parigi a Cachan. Negli anni '70 molte sono le mostre, i viaggi, i dibattiti tra Europa (Francia, Italia, Germania..) e
America latina (Argentina, Cile, Venezuela, Per..). Sono gli anni in cui realizza lavori incentrati sull'uso dei 14 colori e sul tema delle onde e sviluppa il
tema delle Modulations (1975) con l'aerografo e le variazioni in grigio, bianco e nero. Per tutti gli anni '70 e '80 continua la sua attivit di diffusione
dellarte latino-americana.
Nel 1986 espone a Giovani Maestri di Roma e partecipa alla Biennale di Venezia.
Nel 1988 inizia la serie delle Alchimies che presenta per la prima volta nel 1990 in una mostra personale alla galleria Rayuela di Madrid.
Nel 1992 partecipa all'esposizione L'art en mouvement presso la fondazione Maeght a Saint Paul-de Vence e realizza due sale con installazioni
luminose: una per lEsposizione Universale di Siviglia e l'altra al Centre Pompidou.
Le Parc inizia a lavorare all'ampliamento del suo atelier a Cachan e a ricercare il materiale per il progetto di un libro sulla sua vita e la sua opera, che si
concretizzer nel 1995 con l'uscita della prima monografia a cura di Jean-Louis Pradel, edizione Servegnini.
Nel 1998 espone alcune sculture monumentali al Symposium di Quito e partecipa alla retrospettiva sul GRAV a Le Magasine di Grenoble.
Per tutti gli anni 2000, fino ad oggi, numerosissime sono le importanti mostre personali in tutto il mondo in spazi sia pubblici che privati, e molte
le prestigiose commissioni. Vive e lavora a Cachan.
Dario Perez-Flores nasce nel 1936 a Valera, in Venezuela. Dal 1957 al 1961 studia scultura presso la scuola di arti plastiche di Valencia e dal 1965 al 1969
studia presso luniversit centrale di Caracas, laureandosi in lettere. La sua formazione influenzata da artisti quali Soto e Cruz-Diez.
Nel 1961 inizia ad esporre sculture in metallo per poi passare nel 1966 alle sue prime sculture geometriche, lavorando sullo spostamento degli elementi
dalla loro base e sullo sdoppiamento riflesso dal metallo. Ottiene numerosi riconoscimenti in Venezuela tra cui il prestigioso Primo Premio di pittura al
Salon Arturo Michelena e lOrdine Arturo Michelena della citt di Valencia. Nel 1970, ottiene una borsa di studio dal governo venezuelano per studiare
e lavorare in Francia. Viaggia negli Stati Uniti e in Europa. Dopo lItalia, si stabilisce a Parigi dove ottiene una licenza in arti plastiche all'Universit di Parigi
VIII sotto la direzione di Frank Popper. Inizia ad utilizzare il plexiglas e la luce su forme geometriche (mostra presso la galleria Suzanne Bolag, zurigo,
1971). Nel 1972 realizza le sue prime opere bidimensionali: dei rilievi mobili con trame in movimento azionate da motori che vanno a modificare i
rapporti spazio-colore, inizialmente in bianco e nero e successivamente a colori. Dal 1976, spogliate da meccanismi e motori, costruisce le sue prime
opere Prochromatiques dove le aste verticali, sospese su una superficie di colori graduali, creano delle atmosfere cromatiche e cangianti a seconda
dello sguardo dell'osservatore. Nel 1981 incontra Denise Ren e tiene subito 4 mostre personali nella sua galleria e all'estero (Svizzera, Germania, Italia,
Belgio, Liechtestein, Venezuela), partecipando a tutte le iniziative nazionali e internazionali della Galerie Denise Ren.
Le serie dei diagonal e dynamique-chromatiques degli anni '90 mettono in risalto la funzione del colore come strumento per la creazione dello spazio
legato al dinamismo dell'opera.
Tra le esposizioni ricordiamo: Grandes et jeunes dajourdhui al Singapore National Museum Art Gallery, 1977; Forme, Lumiere et mouvement al Palais
des Congrs di Marsiglia, 1981; Dcouverte al Grand Palais di Parigi, 1991; e presso il Centre de Art Geometrique Orion a Parigi, 2004.
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private come Museo de Bellas Artes a Caracas (Venezuela), al Muse dArt Moderne de la Ville de
Paris a Parigi, al Centre Apollo di Losanna (Svizzera), al Kunzeslau and Waldenbuch Museums in Germania. Vive e lavora a Parigi.
Francisco Sobrino nasce a Guadalajara, in Spagna, nel 1932. Studia alla Escuela de Arte y Oficios di Madrid dal 1946 al 1948, e alla Scuola Nazionale
di Belle Arti di Buenos Aires fino al 1957. Fin da subito utilizza le forme geometriche per escludere la soggettivit in favore di un linguaggio chiaro e
per avvicinare l'opera allo spettatore. Nel 1959 si stabilisce a Parigi, interessandosi alle ricerche visuali e approfondendo gli studi sulla struttura e
la dinamica delle forme, sulla percezione e sui colori. Le opere di questo periodo sono principalmente in bianco e nero, caratterizzate da sistematiche
progressioni di forme che generano effetti ottici. Nel 1960 assieme a Horacio Garcia Rossi, Julio Le Parc, Franois Morellet, Joel Stein e Yvaral fonda il
GRAV (Groupe de Recherche d'Art Visuel) e parteciper a tutte le manifestazioni di gruppo fino al 1968, anno del suo scioglimento: 1962 Arte
Programmata nel Negozio Olivetti a Venezia, Milano, Roma; 1963 III Biennale de Paris; 1964 Documenta a Kassel; 1965 ''The Responsive Eye'' al MOMA
(Museum of Modern Art) di New York, IV Biennale de Paris; 1966 Kunst Licht Kunst al museo di Eindhoven nei Paesi Bassi. Dal 1961 Sobrino utilizza
elementi modulari in plexiglas trasparente, sia monocromo che policromo, per creare costruzioni tridimensionali le cui strutture regolari, per effetto
della sovrapposizione delle parti, sembrano cambiare a seconda del punto di vista dell'osservatore.
Nella seconda meta' degli anni '60 realizza oggetti cinetici manipolabili dallo spettatore e continua le ricerche sulle strutture tridimensionali.
Dal 1964 utilizza l'acciaio specchiante in cui l'effetto specchiante aggiunge una connessione tra l'opera e l'ambiente: forme, movimenti e luci sono
incorporate e riflesse, l'opera si integra con ci che la circonda e crea delle immagini virtuali che cambiano sempre a seconda della posizione dello
spettatore. Questo principio la base per molte delle sue opere scultoree. Il prossimo obiettivo sar quello di aggiungere il movimento e la luce
elettrica. Continua a indagare l'uso del movimento nelle sue opere e nel 1976 l'artista studia il modo di incorporare l'energia solare nel suo lavoro,
arrivando nel 1981 a realizzare una ''Scultura autoenergetica'' con fotocellule incorporate generanti un movimento rotatorio.
Nella seconda met degli anni '90 continuano le ricerche sulla riflessione, rifrazione e scomposizione della luce, realizza opere in vetro, carta e
acrilico su tela. Nel 1998 tiene una retrospettiva a Guadalajara e nel dicembre 2008 firma con il Comune un accordo per creare un museo che porta il
suo nome nel vecchio mattatoio della citt. Si spegne l'11maggio 2014 in Bretagna, dove risiedeva dal 2009.
Jess Rafael Soto nasce a Ciudad Bolvar il 5 giugno 1923. Gi da ragazzo inizia a dipingere dei poster per i cinema della sua citt natale. Nel 1942
riceve una borsa di studio per la Escuela de Artes Plsticas di Caracas, dove ha come compagni Carlos Cruz-Diez, Mercedes Pardo, Omar Carreo
e Alejandro Otero. I suoi primi quadri sono di influenza cubista. Frequenta regolarmente gli incontri e le discussioni del Taller Libre de Art dove
critici, artisti e intellettuali discutevano le avanguardie dall'Europa e dall'America Latina. Qui ha luogo la sua prima mostra personale nel 1949.
Dal 1947 al 1950 dirige la Escuela de Artes Plasticas a Maracaibo. Nello stesso 1950 riceve un'altra borsa di studio e parte per Parigi, dove incontra
un gruppo di artisti che gravita intorno alla Galerie Denise Ren e al Salon des Realits Nouvelles, tra cui Yaacov Agam, Jean Tinguely e Victor Vasarely.
Circondato da questo ambiente, inizia a pensare a come introdurre la terza dimensione nelle sue opere, a come coinvolgere lo spettatore nell'esperienza
visiva, e a come incorporare la percezione del movimento nell'arte.
Le prime opere risalgono al '51 con "rptitions", elementi geometrici semplici e lineari, a cui seguono le "progressiones" e "peintures srielles" del
1952, influenzate dalla musica seriale.
Nel 1952 collabora con Otero, Alexander Calder, Fernand Lger, Antoine Pevsner, Henri Laurens, Jean (Hans) Arp, e molti altri al Proyecto de Integracin
de las Artes per l'Universit Centrale del Venezuela, diretta dall'architetto Carlos Ral Villanueva. Gi a partire dal 1954, con "dplacementes", realizza
opere caratterizzate da punti e linee che determinano vibrazioni ottiche.
Negli anni '60 riduce l'uso del colore ed esplora le vibrazioni create dalla linea e dalla sua smaterializzazione attraverso l'introduzione di elementi
sospesi. Si fa sempre pi forte l'idea di un'arte atipica in cui le opere vengono toccate direttamente dagli spettatori. L'esempio pi rappresentativo di
questi lavori sono i Penetrables, dal 1967: strutture interattive di plastica e metallo che vanno attraversate dallo spettatore.
Tra gli anni settanta e i novanta, i suoi lavori vengono pi volte esposti al MOMA (Museum of Modern Art) e al Guggenheim di New York.
Nel 1973 viene inaugurato, in suo onore, il Museo di Arte Moderna Jess Soto a Ciudad Bolvar (progettato da Carlos Ral Villanueva), che raccoglie
tutt'oggi numerosi quadri, sculture e installazioni dell'artista. Per alcuni anni il museo viene diretto da un altro grande protagonista dell'arte cinetica:
l'italiano Getulio Alviani.
Soto muore a Parigi il 14 gennaio 2005 e viene sepolto al Cimitero di Montparnasse.
Sue opere si trovano nelle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo: Fundacin Arco, Madrid (Spagna), Galleria Nazionale d'Arte Moderna
e Contemporanea di Roma (Italia); Hara Museum of Contemporary Art, Tokyo (Giappone); Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington
DC (USA); Josef Albers Museum, Quadrat, Bottrop (Germania); Kunstmuseum, Bern (Svizzera); Moderna Museet, Stockholm (Svezia); Muse d'Art
Contemporain de Montral (Canada); Muse National d'Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris (Francia); Muses Royaux des Beaux-Arts
de Belgique, Brussels (Belgio); Museo de Bellas Artes, Caracas (Venezuela); Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires (Argentina); Museo
Nacional Centro de Arte Reina Sofa, Madrid (Spagna); Museo Rufino Tamayo, Mexico City (Messico); Museu de Arte Contempornea da
Universidade de So Paulo (Brasile); Museum of Fine Arts, Houston, Texas (USA); Museum of Modern Art (MoMA), New York (USA); National
Gallery of Victoria, Melbourne (Australia); National Museum of Contemporary Art, Seoul (Corea); Rijksmuseum Krller-Mller, Otterlo (Olanda);
Solomon R. Guggenheim Museum, New York (USA); Tate Gallery, London (Inghilterra); Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv (Israele).
Jol Stein nasce nel 1926 a Saint Martin-Boulogne, in Francia. Frequenta la Scuola Nazionale di Belle Arti di Parigi tra il 1945 e il 1949. Negli stessi anni
frequenta l'atelier di Fernand Lger, intrattiene contatti con i gruppi surrealista e lettrista e incontra Braque, Matta e Max Ernst.
Nel 1950 realizza le prime incisioni allatelier di Georges Visat, incisore ed editore. Avviene una razionalizzazione della ricerca, incentrata sul controllo
della forma e sulla riduzione del colore, a cui seguono le prime pitture programmate su sistema matematico.
Alla fine degli anni '50 risalgono le ricerche sul tema dei labirinti, seguite da quelle su trame e moirage.
Nel 1960 fonda il GRAV a Parigi assieme a Horacio Garcia Rossi, Julio Le Parc, Francois Morellet, Francisco Sobrino e Yvaral, e partecipa a tutte le
attivit espositive del gruppo, orientate allintervento dello spettatore, direttamente interpellato allinterno di specifiche situazioni: il gioco (si ritrova la
seduzione dellatto gratuito caro ai surrealisti), lambiguit delloggetto determinata dal gioco di percorsi di specchi e dei labirinti.
Sono gli anni degli oggetti interattivi (giochi, macchine e sculture), delle ricerche sulla riflessione in prismi metallici e sulla polarizzazione cromatica in
fasci di luce paralleli e delle "bote lumire".
Crea gli effetti speciali per il film LEnfer di H. G. Clouzot (1964), realizzati con J. P. Yvaral, e gli effetti speciali per il film La Prisonnire, sempre di H.G
Clouzot (1967).
Poi la volta dei disegni animati per il Centro Audiovisivo di Saint-Cloud: Achille et la Tortue (1968), illustrazione del paradosso di Zenone dElea, e la
Guerre des Gaules (1967).
Nel 1968 inizia a lavorare con il raggio laser. Segue un'attivit di ricerca e la realizzazione di proposte laser, in particolare: creazione di spazi laser a
Sigma - Bordeaux (1969-1975), istallazione laser a Torino (1983), proposta per Electra - Parigi (1983), esposizione itinerante Loutil laser (1985). Del 1975
La Divina Commedia di Dante: effetti laser luminosi su musiche di F. Bayle e B. Parmegiani a Sigma Bordeaux.
La ricerca si espande ad altri vari settori: dal 1969 al 1992 insegnante allUnit Pedagogica di Architettura n7 di Parigi Tolbiac, Scuola di Belle Arti
di Parigi; nel 1969 escono un film realizzato da Henri Vincent du Laurier sulle ricerche laser presso latelier Jol Stein a Parigi e il film LOreille Absolue
realizzato dal regista P. Condroyer; crea le scenografie per lOpra Comique di Parigi con effetti laser, effetti speciali per film ORTF, film per lEducazione
nazionale sulle ricerche laser; tiene corsi alla Facolt di Lettere di Vincennes a Parigi.
Negli anni '70 prosegue lo studio sulla serigrafia, sull'ambiguit della forma, sugli effetti laser.
Negli anni '80 invece indaga l'ambiguit di lettura, pieno e vuoto, opacit e trasparenza, ombre e luci.
Negli anni '90 il nuovo tema l'ombra: l'ombra dei colori e i colori dellombra, l'ombra in movimento a partire da una luce mobile, il cammino della
luce. Inizia anche le prime ricerche sulle figure virtuali, slittamenti e tagli, che saranno protagonisti degli anni 2000.
L'artista scompare nel luglio 2012.
Gregorio Vardanega nasce il 21 marzo 1923 a Possagno, in Italia, ed emigra con la famiglia a Buenos Aires, in Argentina, nel 1926. Viene introdotto molto
presto nello studio di incisione e disegno di uno dei suoi fratelli. Dal 1939 al 1946 frequenta la Scuola di Belle Arti della capitale dove incontra Tomas
Maldonado e scopre, per suo tramite, l'avanguardia europea e diventa un sostenitore dell'arte concreta, che rivoluzioner l'arte argentina. Dal 1946
aderisce all'associazione Arte Concreto-invencin, partecipando a tutte le sue manifestazioni, agli eventi, riunioni e discussioni. Nel 1947 partecipa con
Juan Del Prete, Maldonado, Juan Mel e Lidy Prati, tra le altre, alla prima mostra "Arte Nuevo" organizzata da Arden Quin.
Durante questo periodo l'artista sviluppa le sue prime preoccupazioni circa lo spazio concreto e crea le sue prime opere in tre dimensioni. Le pi
originali sono costituite da semisfere decorate con una rete di filo stretto, e da "quadri nello spazio" disegnati dalla giustapposizione di diverse lastre
di plexiglas. Nel settembre del 1948, con un viaggio di studio insieme a Mel ed Arden Quin, si reca a Parigi. Visita numerosi artisti in tutta Europa:
Vantongerloo Pevsner, Max Bill, Brancusi, Bruno Munari, Sonia Delaunay, Picabia. A Parigi conosce Michel Seuphor. Il catalogo del 1948 del Salon des
Ralits Nouvelles riproduce una delle sue opere. Nel 1949 espone al "Salon dAmrique latine" e nel 1950 lala galleria Collette Allendy con "Les
Madistes". Tornato a Buenos Aires investe nella promozione dell'astrazione geometrica e di numerosi eventi. Nel 1954 partecipa alla mostra "Arte
Nuevo", di nuovo organizzata da Arden Quin. Poi, quando quest'ultimo si ritira, Vardanega svolge un ruolo importante all'interno dell'associazione
di artisti. Cataloghi di mostre e vari bollettini sono pubblicati tra il 1954 e il 1958. Nel 1956 contribuisce con Martha Boto alla creazione del gruppo
A.N.F.A. (Artisti Non Figurativi Argentini). Nell'ottobre del 1957 presenta la sua prima opera cinetica azionata da un motore nella sede dell'associazione
Estimulo de Bellas Artes. Nello stesso anno partecipa alla IV Biennale di San Paolo. Nel 1958 vince la medaglia d'oro all'Esposizione Internazionale di
Bruxelles con un lavoro basato sulla materializzazione delle proporzioni della sezione aurea. Nel 1959 Gregorio Vardanega si stabilisce a Parigi. Entra
subito nel gruppo della galleria Denise Ren e partecipa a diverse mostre collettive. Il suo interesse per l'elettricit si accentua e si concretizza nei
primi lavori. Nel frattempo l'artista impegnato con la promozione continua dell'arte latino-americana e partecipato a numerosi incontri. A Parigi
la sua prima mostra personale ha luogo nel 1964 e ottiene molto successo, dandogli un posto di rilievo nell'ambito dell'arte cinetica. Partecipa alle
maggiori esposizioni di questa corrente, in Francia e all'estero. Nel 1965 le sue opere, le variazioni luminose programmate, attestano pi che mai il suo
amore per il colore e i giochi di luce. Nel 1969 la Galleria Denise Ren gli dedica una grande mostra personale. Dalla met degli anni '70 fino ad oggi,
si dedica principalmente ad una pittura geometrica e minimalista. Ha anche realizzato molte sculture di forme astratte, progettate principalmente per
spazi pubblici. Quadri con rilievi colorati e disposizioni studiate sono le sue ultime creazioni. Muore il 7 ottobre 2007 a Parigi.
Jean-Pierre Vasarely (19342002), professionalmente conosciuto come Yvaral, nasce nel 1934, figlio di Victor Vasarely.
Studia grafica e pubblicit all'Ecole des Arts Appliques di Parigi tra il 1950 e il 1953. Da una ricerca legata ai principi del costruttivismo, arriva inda-
gare i fenomeni della percezione ottica e psichica, dando vita alla fine degli anni '50 i suoi primi lavori cinetici.
Superato il "quadro" e la "scultura" tradizionali, compone opere ripetibili, instabili e trasformabili, modificabili da chi le fruisce, in plexiglas, caucci,
fili di vinile, che sintetizzano immagine, movimento, tempo.
Nel 1960 tra i fondatori del GRAV, cercando di sviluppare un linguaggio visivo astratto e coerente composto da elementi geometrici semplici, codi-
ficabili e programmabili. Questa ricerca si concretizza nelle serie delle Structures cubiques e degli Horizons structurs negli anni '60 e '70.
Nel 1975 conia il termine arte numerica per descrivere un lavoro composto, o programmato, secondo regole numeriche e algoritmi. Introduce le
immagini digitali nelle sue opere, creando astrazioni geometriche da visi, paesaggi e monumenti. Questo lo porta a realizzare una serie di ritratti di
Marilyn Monroe, Slavador Dal e della Monnalisa, scelti non per omaggiarli ma per la loro immediata notoriet nell'immaginario collettivo, trasformati in
composizioni astratte dove il ritratto iniziale resta riconoscibile.
Muore il 2 agosto 2002 all'et di 68 anni.
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Fontana
Vasarely
due mondi, due culture, due scuole
a confronto