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DIECI SOGNI DI

DON BOSCO
A. cura di
Don Antonio Veneo> maestro dei Novizi
deirispettoria San Zeno

SOMMARIO

Introduzione............................................................. Pag- 9
Parte I 5 SOGNI SPIRITUALI FORMATIVI . . 15

Primo sogno
Il serpente ed il Rosario ......................................... 17

Secondo sogno

Il fazzoletto prezioso e la virt della purit

25

Terzo sogno

La zattera ................................................................ 33

Quarto sogno
Il mistero di iniquit . . . . .

. 55

Quinto sogno
La bella passeggiata in Paradiso . . . . 113 Parte II
5 SOGNI MISSIONARI .............................................. 141

Primo sogno missionario

Il sogno che gli sguarci del futuro il velame: la


Patagonia .......................................................... 146

Secondo sogno missionario

Attraverso lAmerica del Sud .................................. Pag. 151

Terzo sogno missionario


A volo dalloratorio alPAmerica . . . . 171 Quarto sogno

missionario
Asia - Africa - Australia . . . . .

184

Quinto sogno missionario


Linea Santiago - Centro Africa - Pechino . . 190 Conclusione
................................................................................. 198

-8-

INTR OD UZI ONU

Cari Novizi,
questi dieci sogni sono stati raccolti per voi, perch abbiate
sottomano, con facilit, un aiuto pedagico nella difficile arte
delleducazione dei giovani e una lettura spirituale che vi sia di
incoraggiamento e di conforto.
Ma i sogni possono essere un aiuto o una lettura spirituale f
I sogni sono effetto di fantasia, non sono una realt:
contengono le stramberie pi impensabili.
S, vero! Ma i sogni di Don Bosco non sono da giudicarsi
alla stregua degli altri sogni che tutti noi sogniamo.
Dio parl a Don Bosco in sogno. In Don Bosco si avver la
profezia di Joele quando previde che negli ultimi tempi , dopo
che Ges avrebbe versato il suo Sangue, ci sarebbe stata una
pi larga effusione dxllo Spirito Santo sopra i Redenti per
render lieto il loro animo. J vostri figli sogneranno sogni, che
sono una enunciazione dei pensieri reconditi di Dio agli uomini:
somnia somniabunt v (Atti 2)17).
I sogni di Don Bosco sono in numero stragrande: i suoi
uditori ne raccolsero pi di 150. Alcuni sono profetici, altri
pedagogico-formativi.

SOMMARIO

Introduzione ............................................................ Pag. 9


Parte I 5 SOGNI SPIRITUALI FORMATIVI . . 15

Primo sogno
Il serpente ed il Rosario .......................................... 17

Secondo sogno

Il fazzoletto prezioso e la virt della purit

25

Terzo sogno

La zattera ................................................................ 33

Quarto sogno
Il mistero di iniquit

55

Quinto sogno
La bella passeggiata in Paradiso . . . . 113 Parte II
5 SOGNI MISSIONARI .............................................. 141

Primo sogno missionario

Il sogno che gli sguarci del futuro il velame: la


Patagonia .......................................................... 146

Secondo sogno missionario

Attraverso lAmerica del Sud .................................. Pag. 151

Terzo sogno missionario

A volo dalloratorio all 5America . . . . 171 Quarto sogno

missionario
Asia - Africa - Australia . . . . .

184

Quinto sogno missionario


Linea Santiago - Centro Africa - Pechino . . 190 Conclusione
................................................................................. 198

-8-

INTRODUZIONE

Cari Novizi,
questi dieci sogni sono stati raccolti per voi, perch abbiate
sottomano, con facilit, un aiuto pedagico nella difficile arte
delleducazione dei giovani e una lettura spirituale che vi sia di
incoraggiamento e di conforto.
Ma i sogni possono essere un aiuto o una lettura spirituale f
I sogni sono effetto di fantasia, non sono una realt:
contengono le stramberie pi impensabili.
S7 vero! Ma i sogni di Don Bosco non sono da giudicarsi
alla stregua degli altri sogni che tutti noi sogniamo.
Dio parl a Don Bosco in sogno. In Don Bosco si avver la
profezia di Joele quando previde che negli ultimi tempi , dopo
che Ges avrebbe versato il suo Sangue, ci sarebbe stata una
pi larga effusione dello Spirito Santo sopra i Redenti per
render lieto il loro animo. J vostri figli sogneranno sogni, che
sono una enunciazione dei pensieri reconditi di Dio agli uomini:
somnia somniabunt^ (Atti 2)17).
I sogni di Don Bosco sono in numero stragrande: i suoi
uditori ne raccolsero pi di 150. Alcuni sono profetici, altri
pedagogico-formativi.

Ci sono delle garanzie per dire che i sogni di Don Bosco sono
soprannaturalif Si, e molte!
1) Le condizioni di Don Bosco in sogno, U definisce lui stesso.
Di un sogno avuto nella notte fra il 67 e il 68 dice: Era
un sogno nel quale uno pu conoscere quello che fa, udire
quello che si dice, rispondere, se interrogato . Il che certo
non capita per i sogni semplicemente naturali.
2) Aveva accanto di solito per guida e interprete un
personaggio : chi era mai ? A volte un giovane allievo (p. es.
Domenico Savio), oppure un Angelo o San Francesco di
Sales o altri. Le spiegazioni di costoro sono sempre precise,
altamente istruttive. Altra cosa questa che certo non capita
nei soliti sogni di noi mortali.
3) Don Bosco stesso temeva ehe fossero scherzi della fantasiaj
ma gli lasciavano nellanimo unimpressione cos durevole
che non riusciva toglierseli dalla mente. Prov a
raccontarne qualcuno che conteneva previsioni del futuro,
per vedere se si avveravano . Ma poi senti il bisogno di
aprirsi con il suo confessore Don Ca- fasso, il quale, dopo
matura riflessione, diede questa risposta al suo penitente:
Giacch quel che dite si avvera, potete star tranquillo e
continuare .
Don Bosco tuttavia procedette ancora con cautela . Far
molte esperienze. Prendeva a parte dei giovani

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visti sognando: diceva loro le cose tali e quali le aveva viste


in sogno; ed essi dovevano ammettere che le cose delVanima
loro stavano realmente cosi.
Alla fine, visto che si trattava di realt e non di fantasie di
mente esaltata, concluse : Io non potrei pi dubitare che
questa sia una Grazia straordinaria che il Signore concede a
tutti i figli dellOratorio. Io perci mi trovo in obbligo di
dirvi che il Signore vi fa sentire la sua voce y e guai a coloro
che vi resistono!
E come ci non fosse ancora sujficente, la sera del 30 aprile
del 68, in una Buona Notte cosi si esprimeva con i suoi
giovani:
Miei cari giovani! Ho fatto un sogno, ed ero deciso di
non farne parola a voi, sia perch dubitavo che fosse un
sogno come tutti gli altri, che si presentano alla fantasia nel
sonno, sia perch tutte le volte che ne ho raccontato
qualcuno, ci fu sempre qualche osservazione e qualche
reclamo. Ma un altro sogno mi obbliga a parlarvi del primo
.

Gli si era presentato quel solito personaggio in sogno e gli


aveva detto: Perch non parli?
Certo on Bosco non difett di prudenza ! Ma dovette
cedere davanti alla realt dei fatti. E in una confidenza
fatta a don Giulio Barberis nel 76 lasci capire ben chiaro
che i suoi sogni li considerava di provenienza
soprannaturale :

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Quando penso alla mia responsabilit per la posizione


in cui mi trovo, tremo tutto . Le cose che vedo accader e, sono
tali, che caricano sopra di me una responsabilit immensa.
Che rendiconto tremendo avr da rendere a Dio di tutte le
Grazie che ci fa per il buon andamento della nostra Pia
Societ! Si pu dire che Don Bosco vede tutto ed condotto
avanti per mano dalla Madonna... ad' ogni passo } in ogni
circostanza, ecco la Beata Vergine.

4) Don Bosco i suoi sogni li raccontava con grandissimo spirito


di umilt, nientaltro che mirando al vantaggio spirituale
dei suoi piccoli ascoltatori. E gli effetti che ne derivavano
erano evidentissimi. Specialmente cresceva a pi ridoppi
lorrore del peccato: quindi un confessarsi con maggior
compunzione, un moltiplicarsi di confessioni generali, una
frequenza di tutti alla santa comunione. Lira insomma, per
dirla con una frase usata da Don Bosco in simili occasioni,
ula bancarotta del demonio
6) Nei sogni naturali non si suol verificare n ordine razionale
di rappresentazione, n concatenamento logico di pensiero?
ma si salta di palo in frasca, con improvvisi scatti di
bizzarrie e con repentini sbalzi nel ridicolo o nello
stravagante. Tutto Vopposto accade nei sogni di Don Bosco.
Essi sono rappresentazioni simboliche. Lintreccio vi
sempre ordinato e logico.

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Vi si ammira costantemente, nelle immagini vedute, un


succedersi che ha sempre la sua ragion dessere, e nelle
parole udite o lette, un significato preciso . Immagini e
parole formano un tuttuno che al lettore d limpressione di
sentir raccontare realt viste ad occhi aperti .
6) Noi sappiamo quanto sia difficile anche con una mente
sveglia e acutissima scandagliare lavvenire. Tanto pi
quindi nellincoscienza del sonno. Eppure i sogni di on
Bosco contengono non presagi vaghi e sibillini, ma
rivelazioni chiare e nette di eventi nascosti nelle profondit
del futuro. Lo spirito profetico abitava in on Bosco: era
lordinaria condizione della sua mente. Egli profetava
pregando, conversando, celiando: e quasi n lui pi
saccorgeva di profetare, n altri che egli profetasse. E
profetava anche so~ gnando. Quanti annunci di morte non
diede, perch avvertito in sogno!
E on Bosco colpiva sempre nel segno. Tra gli altri mille, ce
lo attesta anche il suo Segretario particolare, on Berto.
Eccone un esempio. In un sogno fatto il 30 aprile 1875, on
Bosco vide i giovani suoi a combattere con una forca a due
denti contro animali feroci e serpenti. Finito il racconto,
on Berto gli chiese: E io che parte vi facevo f . Si ebbe
una risposta cos precisa, e che svelava cos bene i pi

13

intimi segreti del cuore, che il povero Segretario, pianse e


poi esclam: Se fosse venuto un Angelo dal cielo non
poteva colpire meglio nel segno.
(M.B. XI, p. 261)
7) on Bosco stesso confess candidamente il 17 febbraio 1861
ad alcuni suoi intimi che il mondo giudicherebbe favole le
cose che si dicono e si fanno in casa, se le conoscesse.
Queste cose per sono certamente singolari, soggiunse, ma
noi abbiamo per massima sempre , che, quando una cosa
volge al bene delle anime? egli certo che viene da Dio e non
dal demonio.
Per informazioni pi ampie sui sogni di on Bosco vedi in
DON BOSCO CON DIOu del Ceria, al capi tolo che tratta u
Sogni, visioni, e s t a s i N o i vi abbiamo attinto a larga mano .

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PARTE I

5 SOGNI SPIRITUALI FORMATIVI

^-Quadrio ik^C'dcH

SALESIANO

NOVIZIATO

PRIMO SOGNO

IL SERPENTE ED IL ROSARIO
Siamo nelVanno 1862, la sera del 20 agosto.
Il cuore dellapostolo dei giovani sempre alla ricerca di
nuovi mezzi di salvezza dellincauta giovent.
Gli adolescenti non hanno un carattere ancora formato: la
volont fiacca, la piet poca. Son troppo dissipati. E daltra
parte le passioni si svegliano. Che cosa fare perch superino la
crisi della crescenza?
1. Tener la mente loro, la fantasia lontana da cose delicate
che possono turbare e sconvolgere lanimo. La curiosit li
alletta. Trovano buona la carne del serpente ; ne mangiano con
avidit. Don Bosco grida, d pugni, d schiaffi. Ma inutilmente!
La forza della passione li travolge.
2. C un mezzo che d loro la vittoria. La recita devota
dellAve Maria e del Rosario . LAve Maria recitata con
attenzione, lasciandosi quasi affascinare dallonda divina che
emana da quelle espressioni angeliche che la compongono,
soffoca le fantasie malsane e spegne il ri

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chiamo dei sensi. Fede ci vuole, fede nellefficacia soprannaturale dellAve Maria recitata nei momenti pericolosi. Allora
il giovane, messo a contatto con una forza divina, si sente
rifatto. F pu battere, vincere, distruggere tutti i demoni
dellinferno.
3. Quale visione drammatica! Don Bosco , nonostante il suo
gridare? si vede allintorno il terreno disseminato di giovani
morti. La Confessione e la Comunione li fa rivivere ; ma non
tutti ne approffittano f perch fanno cattive Confessioni : manca
il dolore e pi ancora il proposito di fuggire le occasioni. forte
chi fugge! Nella fuga la vittoria.
4. Una cosa molto importante, voi novizi dovete notare:
on Bosco mette in mezzo ai giovani i chierici (e con essi dovete
vederci anche i giovani coadiutori). Si diano dattorno perch i
ragazzi non mangino carni avvelenate. Ma s! Alcuni degli
stessi chierici si mettono a mangiarne. F anchessi muoiono.
Diffidate sempre delle vostre forze. Lavorate sempre sotto
lobbedienza? mai di vostra iniziativa? specialmente in fatto di
castit. Siate sinceri in confessione e nei rendiconti a riguardo
dei pericoli per la vostra castit. Nessun timore di perdere la
fiducia dei Superiori. Tuttaltro! I Superiori stimano e amano i
giovani salesiani che hanno apertura di cuore. La confidenza e
la piet sono due baluardi inespugnabili. Assieme con la castit
essi vi difenderanno la stessa Vocazione.

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Il Cuore materno di Maria vi custodisca casti e puri al


cospetto di Dio e degli uomini.
Abbiate il gusto dallAve Maria: forza per i deboli, conforto
per gli sfiduciati, balsamo nelle angustie. speranza per
lavvenire. certezza di vittoria.
Il Pater Noster la preghiera di tutti gli uomini , creature
dellunico e medesimo Iddio.
LAve Maria invece la preghiera del Battezzato, che cerca
Ges e non lo vuole perdere mai. la preghiera del salesiano
che vuole rimanere fedele alla sua Vocazione !
Don Bosco ha eretto, per i secoli, il lavoro salesiano
trovando una base e un appoggio sicuro su quellAve Maria
detta con Bartolomeo Garelli l8 dicembre 1841, festa
dellimmacolata.
#

##

Parte prima - Efficacia dellAve Maria


Voglio contarvi un mio sogno fatto poche notti or sono.
(Deve essere la notte che precedeva la festa della Assunzione
di Maria SS.)
Sognai di trovarmi con tutti i giovani a Castelnnovo dAsti
a casa di mio fratello. Mentre tutti facevano ricreazione, viene
a me nno chio non sapeva chi fosse, e mi invita ad andare con
lui. Lo seguii e menommi in un prato attiguo al cortile e l mi
indic fra Perba nn serpentaccio lungo sette od otto metri e di
una gros

sezza straordinaria. Inorridii a tal vista e voleva fuggirmene:


No, no, mi disse quel tale; non fugga; venga qui e veda.
E come, risposi, vuoi che io osi avvicinarmi a quella
bestiaccia? Non sai che capace di avventarmisi addosso e
divorarmi in un istante?
Non abbia paura, non le recher alcun male; venga con
me.
Ah! Non son cos pazzo da andarmi a gettare in tal
pericolo.
Allora, continu quello sconosciuto, si fermi qui ! E
poi and a prendere una corda e con questa in mano ritorn
presso di me e disse:
Prenda questa corda per un capo e lo tenga ben stretto
fra le mani; io prender Paltro capo e andr alla parte opposta
e cos sospenderemo la corda sul serpente.
E poif
E poi gliela lascieremo cadere attraverso la schiena.
Ah! No per carit! Perch, guai se noi faremo questo. Il
serpe salter su indispettito e ci far a pezzi.
No, no; lasci fare a me.
L, l! Io non voglio prendermi questa soddisfazione
che pu costarmi la vita. E gi me ne voleva fuggire. Ma
quel tale insistette di nuovo, mi assicur che non avevo di che
temere, che il serpe non mi avrebbe

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fatto male alcuno e tanto disse die io rimasi e acconsentii a far


il suo volere. Egli intanto pass dallaltra parte del mostro, alz
la corda e poi con questa diede una sferzata sulla schiena del
serpe. Il serpente fa un salto volgendo la testa indietro per
mordere ci che laveva percosso, ma invece di mordere la
corda, resta da essa allacciato come in cappio corsoio. Allora mi
grid quelluomo : Tenga stretto, tenga stretto e non lasci
sfuggire la corda: E corse ad un pero che era l vicino, e leg
a quello il capo di corda che aveva tra le mani: corse quindi da
me, mi tolse il mio capo di corda e and a legarlo allinferriata
di una finestra della casa. Frattanto il serpente si dimenava, si
dibatteva furiosamente e dava gi tali colpi in terra colla testa
e colle immani sue spire, che laceravaosi le sue carni e ne
faceva saltare i pezzi a grande distanza. Cos continu finche
ebbe vita; e morto che fu, pi non rimase di lui che il solo
scheletro spolpato.
Morto il serpente, quel medesimo uomo sleg la corda
dallalbero e dalla finestra, la trasse a s, la raccolse, ne form
come un gomitolo e poi mi disse: Stia attento neh! Cos
mise la corda in una cassetta che chiuse e poi dopo qualche
istante apr. I giovani erano accorsi attorno a me. Gettammo
locchio dentro alla cassetta e fummo tutti stupiti. Quella corda
si era disposta in modo che formava le parole AVE MARIA I
Ma come va! ho detto. Tu hai messa quella corda

21

nella cassetta cos alla rinfusa ed ora cos ordinata.


Ecco, disse colui5 il serpente figura il demonio, e la
corda PAYE MARIA o piuttosto il Eosario che una
continuazione di AVE MARIA, colla quale e colle quali si
possono battere, vincere, distruggere tutti i demoni
delPinferno.
Fin qui, concluse D. Bosco, la prima parte del sogno. Ye
n? unaltra parte, la quale sar ancor pi curiosa ed
interessante per tutti. Ma Tor gi tarda e perci differiremo
a contarla domani a sera. Frattanto teniamo in considerazione
ci che disse quel mio amico riguardo alPAYE MARIA ed al
Rosario. Recitiamola divotamente ad ogni assalto di tentazioni,
sicuri di uscirne sempre vittoriosi. Buona notte!
Il domani 22 Agosto, lo pregammo pi volte a volerci
raccontare se non in pubblico, almeno in privato quella parte di
sogno che aveva taciuta, Non voleva accondiscendere. Dopo
per molte suppliche si pieg e disse che alla sera avrebbe
ancor parlato del sogno. Cos fece.

Parte seconda - Carni immonde del serpente


Dette le orazioni, incominci: Dietro molte vostre istanze
racconter la seconda parte del sogno. Se non

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tutta, almeno vi dir quel tanto che potr raccontarvi. Ma


prima debbo premettere una condizione, cio che nessuno
scriva o dica fuori di casa quello che io racconter. Parlatene
tra di voi, ridetene, fatene tutto quel che volete, ma fra di voi
soli.
Mentre adunque io e quel personaggio parlavamo della
corda, del serpente e dei loro significati, mi volgo indietro e
vedo giovani che raccoglievano di quei pezzi di carne di
serpente e mangiavano.
Io allora gridai subito: Ma che cosa fate! Pazzi che
siete! Non sapete che quella carne velenosa e vi far molto
male!
No, no, mi rispondevano i giovani: tanto buona!
Ma intanto, mangiato che avevano, cadevano in terra,
gonfiavano e restavano duri come pietra. Io non sapeva darmi
pace, perch non ostante quello spettacolo altri e altri giovani
continuavano a mangiare. Io gridava alluno, gridava allaltro;
dava schiaffi a questo, pugni a quello, cercando di impedire
che mangiassero: ma inutilmente. Qui uno cadeva, l un altro
si metteva a mangiare. Allora chiamai i chierici in aiuto e
dissi loro che si mettessero in mezzo ai giovani e si
adoperassero in ogni modo perch pi nessuno mangiasse di
quella carne. Il mio ordine non ottenne leffetto desiderato, che
anzi alcuni degli stessi chierici si misero a mangiare le carni
del serpe e caddero egualmente che gli altri.
Io era fuori di me stesso, allorch vidi tutto intorno

a me un gran numero di giovani distesi per terra in quello


stato miserando.
Mi rivolsi allora a quello sconosciuto e gli dissi:
Ma che cosa vuol dire ci! Questi giovani conoscono che
quella carne reca loro la morte, tuttavia la vogliono mangiare!
E perch? Egli rispose:
Sai bene: che ANIMALIS HOMO NON PERCIPIT E
A QLLE DEI SUNT.
Ma e ora non c pi rimedio per riaver di nuovo questi
giovani?
S che c!
Quale sarebbe?
Non vi altro che Pincudine ed il martello.
Lincudine? il martello? e che cosa fare di tali cose?
Bisogna sottoporre i giovani alle azioni di questi
strumenti.
Come? Debbo forse io metterli su di un incudine e poi
batterli con un martello?
Allora laltro spiegando il suo pensiero, disse: Ecco; il
martello significa la confessione; Pincudine la
S. Oumunione: bisogna fare uso di questi due mezzi. Mi
misi allopera e trovai giovevolissimo questo rimedio, ma non
per tutti. Moltissimi ritornavano in vita e guarivano, ma per
alcuni il rimedio fa inutile. Questi sono coloro che non
facevano buone confessioni.
(M. B. VII p. 238)

24

SECONDO SOGNO

IL FAZZOLETTO PREZIOSO E LA
VIRT DELLA PURIT
Questo del fazzoletto il sogno che vi avverte dessere
pronti nella reazione in fatto di purezza. Lattendere fatale.
Ohi spegne il fuoco quando tutta la casa in fiamme?
Prima di tutto ritiratezza. Il fazzoletto bisogna tenerlo
riposto, custodito gelosamente. Spira il vento della tentazione9
Rivolgetevi subito a destra, cio al soccorso di Maria.
I giovani incauti che tengono spiegato il fazzoletto della
REGINA VIRTUTUM, al soffiar del vento, prima lene, e poi
sempre pi impetuoso fino a che comincia a tuonare con rovesci
di pioggia, di grandine e in fine di neve, vedono sotto i propri
occhi il loro fazzoletto crivellato e guasto, sicch pi nulla aveva
di bello.
Anche qui, come nel sogno precedente c un momento
drammatico. In quei giovani che avevano rovinato %l fazzoletto,
don Bosco riconobbe i suoi giovani. E li va interrogando: Che
cosa fai tu quif Sei tu il tale?

25

Eh, s, risponde, son proprio io, qui; ma e anche il tale,


il tale e il taV altro. A questo spettacolo don Bosco resta
angustiato fino a rasentare la disperazione. Erano cos pochi
quelli rimasti illesi conservando intatta la bella virt! E ruppe
in pianto, oppresso dal dolore. Ma la Signora, lo conforta:
Non ti affannare. Vieni e vedrai.
La Signora aveva accanto a s degli uomini. Certo erano dei
ministri di Dio. Uno di essi and davanti il balcone e grid:
Voltatevi a destra. Quasi tutti si voltarono. Diedero ascolto
alla voce facendo bene la loro Confessione. Ripararono il
fazzoletto. Ma il fazzoletto rappezzato, anche se senza buchi,
non aveva pi regolarit alcuna. Dio perdona. La natura no!
Sono sempre gravi le tracce che i peccati brutti lasciano dietro
di s. Disperazione f No ! La piet, le opere di carit ? lo spirito
di sacrificio, Vumilt, Vaccettare qualsiasi prova fisica o morale
in espiazione dei propri peccati colmer le lacune. Il tempo, la
buona volont, la Grazia di Dio ripareranno i guasti.
Non rimane che da amare molto il Signore, perch molto
perdoni e risani anche la natura. Alla Maddalena molto fu
perdonato, perch molto ha amato . E Ges risorto appare a Lei
prima che agli apostoli e forse prima che a Sua Madre stessa.
Ges la chiama^ per nome: Maria! Ed essa in un impeto
di gioia grida: Maestro! E. cade in adorazione ai suoi piedi.
Denso che la

26

natura in lei si fosse ristabilita del paii che la Grazia di Dio .


Ges generoso con chi lo serve generosamente.
Ma per quelli che non si ravvedono e non fanno penitenza,
c il pericolo della dannazione eterna.
#

##

La sera del 18 giugno 1861 don Bosco raccont la seguente


storiella, o specie di sogno, come la defin altra volta:
Era la notte dal 14 al 15 del mese. Quando fui coricato,
appena preso un po di sopore, sento un gran colpo sulla
lettiera, come di uno che con un asse vi battesse sopra. Balzai
seduto sul letto: mi venne subito alla mente il fulmine: guardai
di qua e di l, ma nulla vidi. Perci persuaso di avere sognato e
che nulla vi fosse di reale, mi tornai a coricare.
Ma non appena ricominciava ad addormentarmi, ecco un
secondo colpo mi ferisce le orecchie e mi scuote. Allora mi rizzo
di nuovo sui cuscini, scendo dal letto, cerco, guardo sotto il
letto, sotto il tavolino e nei cantoni della camera, ma non vidi
niente. Allora mi rassegnai nelle mani del Signore; presi
Pacqua benedetta e mi coricai. Fu allora che la mia mente si
port di qua e di l e vidi quello che ora sono per narrare.

27

Parvemi di essere sul pulpito della nostra chiesa in atto di


dar principio alla predica. I giovani erano tutti seduti ai loro
posti collo sguardo fsso in me, ed aspettavano attenti che io
parlassi. Io per non sapeva quale argomento dovessi trattare,
ed in qual maniera incominciare la predica. Per quanto
faticassi colla memoria, la mia mente rimaneva sterile e
vuota. Stetti cos un po 7 di tempo confuso ed angosciato, non
essendomi mai accaduto un simile imbroglio dopo tanti anni
che predico: ed ecco che in un istante veggo questa nostra
chiesa convertirsi in una gran valle. Cercava le mura della
chiesa e non le vedeva pi e non vedeva pi nessun giovane. Io
era fuori di me per la meraviglia e non sapeva persuadermi di
quel cambiamento di scena.
Ma che cosa mai questo? dissi fra me: un momento
fa io ero in chiesa, in pulpito ed ora mi trovo in questa valle!
Sogno? Che faccio io? Mi risol- si allora di procedere per
quella valle. Camminai alquanto e mentre cercava
qualcheduno per esprimergli la mia meraviglia e chiedere
spiegazioni, vidi un bel palazzo con molti grandi balconi o
vasti terrazzi, come si vogliono chiamare, i quali formavano
un sol tutto mirabile. Innanzi al palazzo stendevasi una
piazza. In un angolo di questa, a destra, scopersi un gran
numero di giovani affollati, i quali stavano dintorno ad una
Signora, che distribuiva a ciascheduno un fazzoletto.

28

Costoro preso il fazzoletto salivano poi e si disponevano


schierati un dopo laltro su quei lungo terazzo con balaustrata.
Io pure mi avvicinai a quella Signora e udii che, nellatto
di consegnare i fazzoletti, diceva a tutti i singoli giovani
queste parole: Non distenderlo mai quando tira vento: ma
se il vento ti sorprende, quando tu lavessi disteso, volgiti
subito a destra, non mai a sinistra.
Io osservava tutti quei giovani, ma in quel momento non
ne conobbi nessuno. Finita la distribuzione dei fazzoletti,
quando tutti furono sul terazzo, fecero un dopo laltro una
lunga fila e stavano l ritti senza dir parola. Io continuava ad
osservare e vidi un giovane che incominciava a trar fuori il
suo fazzoletto e lo spiegava e poi gli altri giovani a poco a
poco, successivamente trar fuori il proprio e spiegarlo, finch
li vidi tener tutti il fazzoletto disteso. Esso era molto largo,
ricamato in oro con un lavoro di grandissimo pregio e vi si
leggevano queste parole anchesse in oro, che lo occupavano
tutto: REGINA YIRTUTUM.
Quandecco incominci da settentrione cio da sinistra, a
spirare lene un po daria, poi a farsi pi forte e finalmente a
levarsi il vento. Appena ebbe incominciato questo vento vidi
alcuni

di

quei

giovani

piegare

nasconderlo: altri voltarsi


29

subito

il

fazzoletto

dal fianco destro. Ma ima parte stette immobile col fazzoletto


spiegato.
Dopoch questo vento erasi fatto gagliardo, incominci a
comparire e stendersi una nuvola che ben presto vel tutto il
cielo, quindi levarsi il turbine, scoppiare un gran temporale e
rombare spaventosamente il tuono: poi cadere la grandine,
dopo la pioggia, e finalmente la neve.
Intanto molti giovani stavano col fazzoletto disteso: e la
grandine vi batteva dentro trapassandolo da parte a parte; ed
anche la pioggia le cui gocciole pareva che avessero la punta;
come pure lo foravano i fiocchi di neve. In un momento tutti
quei fazzoletti furono guasti e crivellati, sicch pi nulla
avevano di bello.
Questo fatto dest in me tale stupore, che non sapeva
quale spiegazione dargli. Il peggio si che avvicinatomi a quei
giovani che prima non avea conosciuti, adesso, avendo
guardato con maggior attenzione, li riconobbi tutti
distintamente. Erano i miei giovani delPOrato- rio. Fattomi
ancor pi dappresso andava interrogandoli:
Che cosa fai tu qui! Sei il tale? S che son qui! Veda! c 7
anche il tale, il tale, il taP altro.
Andai allora l dove era quella Signora che distribuiva i
fazzoletti. Quivi stavano alcuni altri uomini e domandai loro:
Che cosa vuol dire tutto questo?
Quella Signora voltasi a me rispose: Non hai visto
quello che vi era scritto in quei fazzoletti?

30

S: REGINA VIRTUTUM.
Non sai perch?
S che lo so.
Ebbene; quei giovani esposero la virt della purit al
^ento delle tentazioni. Alcuni al primo accorgersene subito
fuggirono e sono quelli che nascosero il fazzoletto; altri
sorpresi e non avendo avuto tempo a nasconderlo si volsero a
destra e sono coloro che nel pericolo ricorrono al Signore,
voltando le spalle al nemico. Altri poi stettero col fazzoletto
aperto alPimpe- to della tentazione che li fece cadere nei
peccati.
A questo spettacolo restai corrucciato ed era per
disperarmi vedendo quanto pochi erano quelli, che avevano
conservato la bella virt. Ruppi pertanto in un pianto doloroso
e quando potei calmarmi, chiesi: Ma, come va che i
fazzoletti rimasero forati, non solo dalla tempesta, ma anche
dalla pioggia e dalla neve? Queste gocce, quei fiocchi di neve
non indicano forse i peccati piccoli, ossia veniali?
E non sai che in questo non datur parvitas
materiae,,? Tuttavia non affannarti; vieni a vedere!
Uno di quelli uomini si avanz davanti al balcone, fece
segno colla mano a quei giovani e grid: A destra!
Quasi tutti i giovani si volsero a destra, ma alcuni non si
mossero dal luogo e il loro fazzoletto, fin con essere
interamente lacero. Allora io vidi il

31

fazzoletto di quelli i quali si erano voltati a destra divenir


molto stretto, tutto rappezzato e cucito, in modo per che non
si scorgeva pi nessun buco. Erano tuttavia in cos cattivo
stato che facevano piet. Non avevano pi regolarit alcuna.
Gli uni vedeansi lunghi tre palmi, altri due, altri uno.
Quella Signora intanto soggiungeva: Ecco quelli che
ebbero la disgrazia di perdere la bella virt, ma ci rimediarono
colla confessione. Gli altri poi che non si mossero, sono quelli
che continuano nel peccato e forse, forse, andranno alla
perdizione.
In fine poi mi disse: Nemini dicito, sed tantum
admone,,.
(M. B. VI p. 972)

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TERZO SOGNO

LA ZATTERA
Cari novizi, eccovi ora il cosi detto SOGNO DELLA
ZATTERA.
Sempre cos ottimista, qui, don Bosco lo direste pessimista.
Tutto il mondo unalluvione. E lo realmente. Unica arca di
salvezza la Chiesa. Tutti sono travolti dalla marea montante
della malvagit, che ricopre la faccia della terra.
La Congregazione salesiana una gran nave, che la
Madonna manda in soccorso dei giovani di tutto il mondo. Maria
la stella del mare che scampa dai pericoli della navigazione e
guida a porto sicuro e tranquillo. Don Bosco prende il comando
di questa singolare nave, senza sponde. Solo chi obbedisce ai
comandi del capitano non precipita nelle acque naufragando
miseramente. La navigazione su duna nave senza sponde
sempre pericolosa. Daltra parte non c altro scampo. Sponda di
salvezza Vobbedienza: unica sponda dei naviganti nel mare
della vita. Bisogna quindi avere cervello a posto e volont retta.

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Se nei sogni precedenti abbiamo visto qualche scena


drammatica, qui tutto un dramma. Ma, per fortuna, a lieto fine
per i predestinati.
Proprio come un dramma, il sogno possiamo dividerlo in 5
Atti.

Primo atto - La guarigione


Davanti rincalzar delle onde, i giovani fuggono. Trovano
salvezza in un mulino. Ma le acque limacciose e putride
aumentano sempre pi. I giovani salgono su di piano in piano nel
mulino. Ma le acque non cessano di crescere. persa ogni
speranza umana. Solo Dio li pu salvare, se si affidano alle
braccia della cara Madre Maria. In mezzo allo spavento
universale tutto il mulino sta per essere ingoiato dall7alluvione,
quando compare una zattera. la salvezza. Attraverso un lungo
e stretto tronco dalbero vengono traghettati. W il legno della
Croce che salva. Ma per passare c bisogno di aiuto. on Bosco
vi mette preti e chierici, che dopo poco, stanchi, cadono di
sfinimento. Prova lo stesso don Bosco: pure lui si sente sUnito. Il
lavoro apostolico costa sacrifici enormi.
Per un quarto di giovani vogliono fare di loro testa,
capricciosamente, senza aspettare Vaiuto dei chierici e dei preti.
Tentano altre vie che non sono quella della croce e affogano nelle
acque torbide.

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Oli ultimi rimasti sono sul colmo del tetto. Le acque avevano
gi sommerso parte anche del tetto. Come salvarsi f Con le acque
era pur salita la barca. Pregassero, stessero zitti, si tenessero
stretti lun laltro. Obbedirono, e cosi con laiuto dei compagni che
erano gi salvi, vennero pur essi a bordo. Lapostolato giovanile
un efficace aiuto nellopera di salvataggio.

Secondo atto - Navigazione perigliosa


La nave ben rifornita di molti canestri di pane: il pane
dellEucarestia. La Madonna splende quale benigna stella che d
la direzione alla difficile navigazione. Don Bosco prende in mano
il comando di capitano. Le difficolt si vincono obbedendo ai suoi
comandi. Le onde sono agitate dal vento. Ma tutti fanno un sol
corpo vicendevolmente tra loro e il capitano. Fosse sempre cos!
Ma ecco una tentazione: una bella collina in mezzo al mare.
Molti giovani se ne invaghirono. Perch star qui in questa
zattera f Le attrattive del mondo sono fallaci. Senza permesso
scendono a riva. Per per un subito infuriare della tempesta sono
travolti dalle onde e tra grida disperate affogano. Ah, linganno
del mondo!
Pare che la navigazione si faccia ancor pi difficile.
I giovani sono pallidi in volto. Ma rimangono stretti per mano
gli uni agli altri, in preghiera. Tuttavia fatale che ci sian degli
sventati che:

a - si fan beffe di quelli che pregano, ginocchioni. Essi stanno


dritti in piedi. Allimprovviso un vortice fa girare la nave su
se stessa. E quelli sono sbattuti nelle onde. Sono gli
indifferenti: non credono, non pregano, confidano in se
stessi. Sciocchi che sono, non sanno che sicuro chi sta
umile, in ginocchio.
b - peggio ancora: ci sono degli sfacciati e crudeli che,
chiamando alcuni compagni vicino alla sponda, con uno
spintone li gettano gi in mare. Sono gli scandalosi.
c - in un momento di calma, si vedono avanzare altre zattere.
C chi abbandona don Bosco e vuol fare a modo suo. Si
pensano di conoscere gi abbastanza il mondo , e che
pertanto ormai non sono pi dei bambini da lasciarsi
guidare. Nel regno di io i furbi sono quelli che conservano,
anche adulti, la semplicit dei bimbi. Non fare mai da s.
Lamor proprio inganna: una guida stolta.
Intanto ferve lopera di salvataggio per gli incauti:
Confessione, Comunione e lAssistenza, queste saranno le gran
armi di ogni salesiano.

Terzo atto - Notte di naufragio, di smarrimento


Notte buia e spaventosa. Qui il dramma raggiunge la
massima intensit. Nel buio tra linfuriare dei venti

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e delle onde, si odono le grida strazianti dei naufraghi.


I primi chiarori di quel fosco mattino offrono uno
spettacolo ripugnante. La nave costretta a passare tra due
sponde limacciose cosparse di cespugli, e di grosse schegge,
ciottoli, pali, fascine? assi spezzate, antenne, remi. JE
alVintorno animali schifosi: rospi, serpenti, vipere. Sui rami dei
salici piangenti stanno gattoni che divorano membra umane, e
scimmioni tentatori dei giovani.
Tra tanto scompiglio fan orrida mostra di s membra
spezzate dei compagni caduti, cadaveri galleggianti, altri
immersi nel fango della sponda, altri sporgenti dallacqua con
un braccio, o con il capo, o con il dorso. Uno divorato da un
mostro a vista dei giovani della barca estere- fatti: un giovane lo
chiama a nome gridando, tutto spaventato e angosciato. Oh, la
lacrimevole fine! E pi in l sulla sponda si innalza una fornace
ardente, gigantesca, che tutta un ribollimento di mani, piedi ?
testey tronchi di compagni dannati.
II sesto e il settimo comandamento menano tanto disastro
tra i giovani.

Quarto atto - La guarigione


Don Bosco non resta inattivo fra tanto disastro. Salva il
salvabile. Scende a terra senza paura dei pericoli. Tra allievi
disorientati c una moltitudine dei suoi gio

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vani che muove a compassione. In tutti, vermi e insetti schifosi


rodono gli occhiy le orecchie, la testa e il cuore. Soffrono dolori
inenarrabili. Altri aprono i loro abiti mostrando serpenti che li
stringono attorno al corpo, altri nascondono in seno vipere. Una
sorgente dacqua fresca e ferruginosa guarisce allistante chi va
a lavarsi. Vefficacia della Confessione. Ma alcuni non
obbediscono ai comandi di don Bosco e rimangono con i loro
vermi schifosi. Lopera della nostra santificazione parte da Dio,
ma non senza il concorso della nostra libera volont si compie .

Quinto atto - Iride di pace


Finalmente cessa la tempesta: laria si fa limpida. In cielo
compare uniride che a grossi caratteri di luce porta scritto:
MFDOUM, ossia: Madre e Signora di tutto lUniverso Maria. La
navigazione tranquilla} e la nave corre veloce. Maria
Ausiliatrice conduce i suoi figli nella terra della salvezza. Aria
balsamica, luce splendente e soave, giardini fioriti e in mezzo un
gran castello: ecco qual la terra promessa ! Li guida san
Domenico Savio. Li porta fin dentro il salone centrale del
castello, bellissimo e immenso. La, Madonna al centro: non
una statua senza, vita, ma una persona vivente, una Madre!
Essa stessa con voce argentina e soavissima si proclama per
i suoi devoti: Madre pietosa.

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La navigazione iniziata nel nome di Maria, travagliata


lungo la rotta, ma sempre sotto la protezione di Maria, si
conclude con il trionfo dei giovani prostrati davanti la loro
Madre buona, Maria!
Ma non tutti si sono salvati. Perch f Perch f Dio vuole
salvi tutti. Si dannano solo gli stolti che vogliono fare di propria
testa. Hanno i Sacramenti, li frequentino . Hanno dei Superiori,
li ascoltino. Hanno un regolamento, hanno i comandamenti, li
seguano. Hanno una Madre, Maria: lamino e saranno salvi.
#

##

D. Bosco adunque, innanzi alla moltitudine de suoi giovani,


cos parl il luned a sera, primo giorno del 1866.

Primo atto - Operazioni dimbarco


Par verni di trovarmi poco distante da un paese che
alPaspetto pareami Gastelnuovo dAsti, ma non lo era. I
giovani tutti delPOratorio allegramente si ricreavano in
un7immensa prateria; quandecco alPimprovviso si vedono le
acque comparire sui margini di quella pianura, e ci vedemmo
da ogni parte circondati da una inondazione, la quale cresceva
a misura che si avanzava verso noi. Il Po era straripato e
immensi e desolanti torrenti traboccano dalle sue sponde.

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Noi, soprafatti da terrore, la demmo a gambe alla volta


di un grande mulino isolato, distante da altre abitazioni colle
mura grosse come quelle di una fortezza; ed io feci sosta nel
suo cortile in mezzo ai miei cari giovani costernati. Ma le
acque incorniciando a penetrare anche in quellarea, fummo
costretti a ritirarci tutti in casa e poi a salire nelle stanze
superiori. Dalle finestre si vedeva lestensione del disastro.
Dai colli di Superga alle Alpi, invece di prati, campi coltivati,
orti, boschi, cascine, villaggi, citt, non scorgeasi pi altro che
la superficie di un lago immenso. A misura che lacqua
cresceva, noi montavamo da un piano allaltro. Perduta ogni
umana speranza di salvarci, presi a incoraggiare i miei cari,
dicendo che si mettessero tutti con piena fiducia nelle mani di
Dio e nelle braccia della nostra cara madre Maria.
Ma lacqua gi era quasi al livello dellultimo piano. Allora
lo spavento fu universale ed altro scampo non vedemmo che
ritirarci in una grandissima zattera, in forma di nave, apparsa
in quellistante, che galleggiava vicino a noi. Ognuno
respirando affannosamente voleva essere il primo a
rifugiarvisi, ma nessuno osava, perch non poteasi avvicinare
il barcone alla casa a cagione di un muro che emergeva un po
pi alto del livello delle acque. Poteva per prestare un sol
mezzo al tragitto un lungo e stretto tronco di albero : ma era
tanto pi diffcile il passaggio in quanto che quel tronco
poggiando

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per Puna estremit sulla barca, muoveasi seguendo il


beccheggio della barca stessa, agitata dalle onde.
Fattomi coraggio vi passai per il primo e, per facilitare
il trasbordo ai giovani e tranquillarli, stabilii chierici e preti
che dal mulino sorreggessero alquanto chi partiva, e dal
barcone dessero mano a chi arrivava. Ma caso singolare! Dopo
un po di quel lavoro, i chierici e i preti si trovavano cos
stanchi che chi qua, chi l cadevano di sfinimento; e quelli che
li surrogavano correvano la medesima sorte. Meravigliato
anche io volli pormi alla prova ed io pure mi sentii cos
spossato da non potermi pi reggere.
Intanto molti giovani impazienti, sia per timore della
morte, sia per mostrarsi coraggiosi, trovato un pezzo di asse
lungo abbastanza e un po pi largo del tronco dalbero, ne
fecero un secondo ponte e, senza aspettare laiuto dei chierici e
dei preti, precipitosi stavano per slanciar visi non dando
ascolto alle mie grida.
Cessate, cessate, se no cadrete! Io gridava; ed
avvenne che molti, o urtati, o perdendo lequilibrio, prima di
arrivare alla barca, caddero e ingoiati da quelle torbide e
putride acque pi non si videro. Anche il fragile ponte si era
sprofondato con quanti gli stavano sopra. E si grande fu il
numero di que disgraziati che un quarto de nostri giovani
rest vittima del loro capriccio. Io che fino allora aveva tenuto
ferma lestremit del tronco dalbero mentre i giovani vi
montavano

41

sopra, accortomi che ^inondazione aveva superato Posta- colo


di quella muraglia, trovai modo di spingere la zattera presso il
mulino. Qui stava D. Gagliero il quale, con un piede sulla
finestra e con Paltro sulPorlo della barca, vi fece saltare i
giovani rimasti in quelle camere, dando loro la mano e
mettendoli in sicuro sulla zattera.
Ma non tutti i giovani erano ancora salvati. Un certo
numero erano ascesi nelle soffitte e di qui sul tetto, ove si
erano aggruppati sul colmo stretti gli uni agli altri, mentre
Pinondazione, crescendo sempre senza fermarsi un istante,
copriva gi le grondaie ed una parte delle sponde del tetto. Ma
colPacqua era pur salita la barca ed io vedendo quei poveretti
in cos orribile frangente, gridai loro che pregassero di cuore,
che stessero zitti, che scendessero uniti, legati insieme con le
braccia per non scivolare. Ubbidirono, e siccome il fianco della
nave era aderente alla grondaia, aiutati dai compagni,
vennero essi pure a bordo. Qui vedevasi una grande quantit
di pani, custoditi in molti canestri.

Secondo atto - Navigazione perigliosa


Quando furono tutti sulla barca, incerti ancora di uscire
da quel pericolo, presi il comando di capitano e dissi ai
giovani:
Maria la stella del mare. Essa non abbandona chi in
Lei confida: mettiamoci tutti sotto il suo manto;

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Ella ci scamper dai perigli e ci guider a porto tranquillo.


Quindi abbandonammo ai flutti la nave, che galleggiava
ottimamente e si muoveva, allontanandosi da quel luogo.
(Facta est quasi navis institoris, de longe portans panem
suum). Limpeto delle onde agitate dal vento la spingeva con
tale velocit, che noi abbracciati Fun Paltro facemmo un sol
corpo per non cadere.
Percorso molto spazio in brevissimo tempo, tutta un tratto
la barca si ferm e si mise a girare attorno a se stessa con
straordinaria rapidit, sicch pareva dovesse affondarsi. Ma un
soffio violentissimo la spinse fuori del vortice. Prese quindi un
corso pi regolare e ripetendosi ogni tanto qualche mulinello e
il soffio del vento salvatore, and a fermarsi vicino ad una ripa
asciutta, bella e vasta che sembrava ergersi come una collina
in mezzo a quel mare.
Molti giovani se ne invaghirono e dicendo che il Signore
aveva posto Puomo sulla terra e non sulle acque, senza
domandarne il permesso, uscirono dalla barca giubilando, e,
invitando ancor altri a seguirli, ascesero su quella ripa.
Breve fu il loro contento, perch gonfiandosi di nuovo le
acque, per un subito infuriare della tempesta, invasero le falde
di quella bella ripa, e in breve, gettando grida disperate, quegli
infelici si trovarono nelPacqua fino ai fianchi; e poi capovolti
dalle onde scomparvero. Io esclamai:

proprio vero che chi fa di sua testa, paga di sua


borsa.
La nave intanto in balia di quel turbine minacciava di
nuovo di andare a fondo. Vidi allora i miei giovani pallidi in
volto e ansanti e: Fatevi coraggio, gridai loro; Maria non ci
abbandoner. E unanimi e di cuore recitammo gli atti di
fede, di speranza, di carit e di contrizione, alcuni Pater ed
Ave e la Salve Regina; quindi, ginocchioni, tenendoci per mano
gli uni cogli altri recitavamo ciascuno particolari preghiere.
Per parecchi insensati, indifferenti a quel pericolo, quasi
nulla fosse avvenuto, alzatisi in piedi e dimenandosi, si
aggiravano or qua or l, sghignazzando fra di loro e burlandosi
quasi degli atteggiamenti supplichevoli dei loro compagni. Ed
ecco che si arresta alPimprovviso la nave, e gira con rapidit
su se stessa, e un vento furioso sbatte nelle onde quei
sciagurati. Erano trenta, ed essendo Pacqua profonda e
melmosa appena vi furono dentro, pi nulla si vide di loro. Noi
intonammo la Salve Regina e pi che mai invocammo di cuore
la protezione della Stella del mare.
Sopravvenne la calma. Ma la nave, a guisa di un pesce,
continuava ad avanzare senza che sapessimo ove ci avrebbe
condotti. A bordo ferveva continuamente e in varie guise
unopera di salvazione. Si faceva di tutto per impedire ai
giovani di cadere nelle acque e per salvarne i caduti. Poich vi
erano di quei che sporgendosi

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incautamente dalle basse sponde della zattera cadevano nel


lago; e ve ne erano molti altri sfacciati e crudeli che,
chiamando alcuni compagni vicino alle sponde, con un urtone
li gettavano gi.
Perci vari preti preparavano canne robuste, grosse lenze,
ed ami di varie specie. Altri attaccavano gli ami alle canne e li
distribuivano a questi e a quelli: altri gi si trovavano al loro
posto colle canne alzate, collo sguardo fsso sulle onde, e
attenti al grido di soccorso. Appena cadeva un giovane le canne
si abbassavano e il naufrago si afferrava alla lenza, oppure
collamo restava uncinato nella cintura o nelle vesti e cos
veniva tratto in salvo. Ma anche fra i deputati alla pesca
alcuni disturbavano e impedivano i pescatori e coloro che
preparavano e distribuivano gli ami. I chierici poi vigilavano
tuttin torno per tenere indietro i giovanetti che erano ancora
una moltitudine.
Io stava ai piedi di un alto pennone piantato nel centro,
circondato da moltissimi giovani e da preti e chierici che
eseguivano gli ordini miei. Fintantoch furono docili e
obbedienti alle mie parole, tutto andava bene: eravamo
tranquilli, contenti, sicuri. Ma non pochi incominciarono a
trovare incomoda quella zattera, a temere il viaggio troppo
lungo, a lamentarsi de disagi e pericoli di quella attraversata,
a disputare sul luogo ove avremmo approdato, a pensare al
modo di trovare altro rifugio, ad illudersi colla speranza che
poco lungi vi fosse terra nella quale troverebbero sicuro
ricovero, a

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dubitare che presto sarebbero mancate le vettovaglie, a


questionare fra loro, a rifiutarmi obbedienza. Invano io
cercava di persuaderli colle ragioni.
Ed ecco in vista altre zattere le quali avvicinandosi
sembrava tenessero un corso diverso dal nostro, e quelli
imprudenti deliberarono di secondare i loro capricci, di
allontanarsi da me e di fare a loro modo. Gettarono nelle
acque alcune tavole che erano nella nostra zattera e
scopertene altre abbastanza larghe che galleggiavano non
molto discoste, vi saltarono sopra e si allontanarono alla volta
delle zattere apparse. Fu una scena indescrivibile e dolorosa
per me: vedeva quegli infelici che andavano incontro alla
rovina.
Soffiava il vento, i flutti erano agitati: ed ecco alcuni si
sprofondarono sotto di questi che si sollevavano e abbassavano
furiosamente: altri furono involti tra le spire dei vortici e
trascinati negli abissi : altri urtarono in ostacoli a fior dacqua
e capovolti sparirono: parecchi riuscirono a salire sulle zattere
le quali per non tardarono a sommergersi.

Terzo atto - La notte


La notte si fece oscura e buia: e in lontananza udi- vansi le
grida strazianti di coloro che perivano. Naufragarono tutti. In
mare mundi submergentur omnes illi

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quos non suscipit navis ista, cio la nave di Maria SS.ma.


IJ numero dei miei cari figliuoli era diminuito di molto; ci
nonostante continuando a confidare nella Madonna, dopo
unintiera notte tenebrosa la nave entr finalmente come in
una specie di stretto angustissimo, tra due sponde limacciose,
coperte da cespugli, e grosse schegge, ciottoli, pali, fascine,
assi spezzate, antenne, remi. Tutto intorno alla barca si
vedevano tarantole, rospi, serpenti, dragoni, coccodrilli,
squali, vipere e mille altri animali schifosi. Sopra salici
piangenti, i cui rami pendevano sopra la nostra barca, stavano
gattoni di forma singolare che sbranavano pezzi di membra
umane; e molti scimmioni che penzolando dai rami si
sforzavano di toccare e arroncigliare i giovani; ma questi
curvandosi impauriti schivavano quelle insidie.
Fu col, in quel gretto, che rivedemmo con grande
sorpresa e orrore i poveri compagni perduti, o che avevano
disertato da noi. Dopo il naufragio, erano stati gettati dalle
onde su quella spiaggia. Le membra di alcuni erano state fatte
a pezzi per lurto violentissimo contro gli scogli. Altri era
sotterrato nella palude e non se ne vedevano che i capelli e la
met di un braccio. Qui sporgeva dal fango un dorso, pi in l
una testa: altrove galleggeviava interamente visibile qualche
cadavere.
A un tratto si ode la voce di un giovane della barca,
il quale grida:

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Qui un mostro che divora le carni del tale dei tali !


B chiama ripetutamente per nome quel disgraziato,
additandolo ai compagni esterefatti.
Ma ben altro spettacolo presentavasi ai nostri occhi. A
poca distanza innalzavasi una gigantesca fornace nella quale
divampava un fuoco grande e ardentissimo. In questo
apparivano forme umane e si vedevano piedi, gambe, braccia,
mani, teste, ora salire ora discendere tra quelle fiamme,
confusamente, nella stessa maniera dei fagioli nella pentola,
quando questa bolle. Osservando attentamente, vi scorgemmo
tanti nostri allievi e rimanemmo spaventati. Sopra quel fuoco
eravi come un gran coperchio, sul quale stavano scritte a
grossi caratteri queste parole: IL SESTO E IL SETTIMO
CONDUCONO QUI.

Quarto atto - La guarigione


L vicino vera pure una vasta e alta prominenza di terra
con numerosi alberi silvestri disordinatamente disposti ove si
muoveva ancora una moltitudine dei nostri giovani, o caduti
nelle onde o allontanatisi nel corso del viaggio. Io scesi a terra,
non badando al pericolo, mi avvicinai e vidi che avevano gli
occhi, le orecchie^ i capelli o persino il cuore pieno di insetti e
vermi schi

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fosi che li rosicchiavano, e cagionavano loro grandissimo


dolore. Uno di questi soffriva pi degli altri ; voleva accostarmi
a lui, ma egli mi fuggiva nascondendosi dietro gli alberi. Altri
ne vidi che aprendo pel dolore gli abiti, mostravano la persona
cinta di serpenti: altri avevano in seno delle vipere.
Additai a tutti una fonte che gettava in gran copia acqua
fresca e ferruginosa; chiunque andava a lavarsi in quella
guariva alPistante e poteva ritornare alla barca. La maggior
parte di quegli infelici obbed al mio invito; ma alcuni si
rifiutarono. Allora io troncando gli indugi, mi rivolsi a quelli
che erano risanati, i quali alle mie istanze mi seguirono con
sicurezza, essendosi ritirati i mostri. Appena fummo sulla
zattera, questa, spinta dal vento, usc da quello stretto dalla
parte opposta a quella per la quale era entrata e si slanci di
nuovo in un oceano senza confini.
Noi, compiangendo la triste sorte e il fine lagrimevole dei
nostri compagni abbandonati in quel luogo, ci mettemmo a
cantare: Lodate Maria, o lingue fedeli , in ringraziamento
alla gran Madre celeste, di averci sino allora protetti; e
sullistante, quasi al comando di Maria, cess rinfuriare del
vento e la nave prese a scorrere rapida sulle placide onde con
una facilit che non si pu descrivere. Sembrava che si
avanzasse al solo impulso che le davano scherzando i giovani
spingendo indietro Pacqua con la palma della mano.

Quinto atto - Iride di pace


Ed ecco comparire in cielo uniride, pi meravigliosa e
varia di unaurora boreale, ove passando leggemmo scritta a
grossi caratteri di luce la parola MEDOUM, senza intenderne
il significato. A me parve per che ogni lettera fosse liniziale
di queste parole: MATER ET DOMINA OMNIS UNIVERSI
MARIA.
Dopo un lungo tratto di viaggio, ecco spuntar terra in
fondo allorizzonte, alla quale a poco a poco avvicinandoci
sentivamo destarcisi in cuore una gioia inesprimibile. Quella
terra, amenissima per boschetti con ogni specie di alberi,
presentava il panorama pi incantevole, perch illuminata
come dalla luce del sole nascente alle spalle delle sue colline.
Era una luce che brillava ineffabilmente quieta, simile a
quella di una splendida sera destate, che infondeva un senso
di riposo e di pace.
E finalmente urtando contro le sabbie del lido e strisciando su di esse la zattera si ferm allasciutto ai piedi di
una bellissima vigna. Si pu ben dire di questa zattera: EAM
TU DEUS PONTEM FECISTI, QUO A MUNDI FLUCTIBUS
TRAJICIENTES AD TRANQUILLUM PORTUM TUUM
DEVENIAMUS.
I giovani erano desiderosi di entrare in quella vigna ed
alcuni curiosi pi degli altri con un salto furono sul lido. Ma
fatti appena alcuni passi ricordandosi della

50

sorte disgraziata toccata a quei primi che sinvaghirono


della ripa posta in mezzo al mare burrascoso, frettolosi
ritornarono alla barca.
Gli occhi di tntti erano a me rivolti e sulla fronte di
ognuno leggevasi la domanda:
D. Bosco, tempo di discendere e fermarci?
Io prima riflettei alquanto e poi dissi loro: Discendiamo: giunto il tempo: ora siamo in sicuro!
Fu un grido generale di gioia! Ed ognuno stropicciandosi le
mani per la contentezza, entr in quella vigna disposta col
massimo ordine. Dalle viti pendevano grappoli di uva simili a
quelli della terra promessa e sugli alberi era ogni sorta di
frutti che possono desiderarsi nella bella stagione, di un gusto
mai pi sentito. In mezzo a quella vastissima vigna sorgeva un
gran castello attorniato da un delizioso e regale giardino e da
forti mura.
Volgemmo il passo a quella volta per visitarlo, e ci fu
concessa libera entrata. Eravamo stanchi ed affamati ed in
unampia sala tutta guernita doro stava apparecchiata per noi
una gran tavola con ogni sorta di cibi i pi squisiti, di cui
ognuno pot servirsi a piacimento. Mentre finivamo di
rifocillarci entr nella sala un nobile giovinetto, riccamente
vestito, di unavvenenza indescrivibile, il quale con affettuosa
e familiare cortesia ci salut chiamandoci tutti per nome.
Vedendoci stupiti e meravigliati per la sua bellezza e per
quella di tante cose

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gi osservate, ci disse: Questo niente; venite e vedrete.


Noi tutti gli tenemmo dietro e dai parapetti delle logge ci
fece contemplare i giardini, dicendoci die di quelli eravamo
padroni noi per le nostre ricreazioni. E ci condusse di sala in
sala, una pi magnifica dellaltra per architettura, colonnati e
ornamenti di ogni specie. Aperta poscia una porta che metteva
in una cappella, ci invit ad entrare. Di fuori la cappella
sembrava piccola, ma appena ne valicammo la soglia, la
scorgemmo s ampia che da una estremit allaltra appena ci
potevamo vedere. Il pavimento, le mura, le volte erano guernite e ricche con mirabile artificio di marmi, di argento, di oro,
e di pietre preziose, che io estatico di meraviglia esclamai:
Ma questa una bellezza di paradiso: faccio patto di rimanere
qui per sempre!
In mezzo a questo gran tempio sinnalzava sovra ricca base
una grande, magnifica statua rappresentante Maria
Ausiliatrice. Chiamati molti giovani che si erano sparsi qua e
l per esaminare la bellezza di quel sacro edifcio, tutta la
moltitudine si rec innanzi a quella statua per ringraziare la
Vergine Celeste dei tanti favori prestatici. Qui mi accorsi
dellimmensit di quella chiesa, poich tutte quelle migliaia di
giovani sembravano un piccolo gruppo che occupasse il centro
di quella.
Mentre i giovani stavano mirando quella statua che aveva
una vaghezza di fisionomia veramente celeste, ad

52

un tratto essa parve animarsi e sorridere. Ed ecco un


mormorio, una commozione tra ]a folla. La Madonna muove
gli occhi! Esclamarono alcuni. E infatti Maria Santissima
girava con ineffabile bont i suoi occhi materni su quei
giovanetti. Poco dopo un secondo grido generale: La
Madonna muove le mani. E infatti lentamente aprendo le
braccia essa sollevava il manto come per accoglierli tutti sotto
di quello. Le lacrime scorreano per forza di commozione sulle
nostre guance.
La Madonna muove le labbra! Dissero alcuni. Si fe7 un
silenzio profondo; e la Madonna aperse la bocca e con una voce
argentina, soavissima ci diceva :
SE VOI SARETE PER ME FIGLIUOLI DE- VOTI, IO
SAR TER VOI MADRE PIETOSA !
A queste parole cademmo tutti in ginocchio ed intonammo
il canto: Lodate Maria, o lingue fedeli.
Questa armonia era cos forte, cos soave, che sopraffatto
da essa io mi svegliai e cos termin la visione.
Don Bosco concludeva:
Vedete miei cari figlioli? In questo sogno possiamo
riconoscere il mare burrascoso di questo mondo. Se voi sarete
docili ed obbedienti alle mie parole e non darete retta ai cattivi
consiglieri, dopo esserci affaticati a fare il bene e fuggire il
male, vinte tutte le nostre cattive tendenze, arriveremo
finalmente sul termine di nostra

53

vita, ad una spiaggia sicura. Allora ci verr incontro, mandato


dalla Madonna SS. chi, a nome del Nostro buon Dio,
cintrodurr, per ristorarci delle nostre fatiche, nel suo reale
giardino, cio nel Paradiso, alPamabi- lissima sua divina
presenza. Ma se facendo il contrario di ci che io vi predico,
vorrete scapricciarvi a vostro modo e non dar retta ai miei
consigli, farete miserando naufragio.
(M. B. Vili, 275)

54

QUARTO SOGNO

IL MISTERO DI INIQUIT
Carissimi novizi, leggendo queste pagine vi troverete
davanti a un Don Bosco, impegnato nella lotta contro una forza
Misteriosa che opera il male in mezzo ai figli degli uomini.
Vedrete un mostro orribile, un Rospo schifosissimo? grosso al
pari di un bue, che vorrebbe divorare Don Bosco stesso. Ma nel
nome di Dio, per mezzo del segno della croce? ripetuto pi volte, e
levando alte grida, Don Bosco riesce a metterlo in fuga.
Non facile respingere Satana. Ci vuol coraggio e forza. W
la fede che ce la fornisce. Per ritenete che Satana non pu
mente su di noi, senza che noi lo vogliamo. Ma la debolezza
molta. Diffidiamo di noi, perch il Maligno sa cogliere ogni
debolezza.
Oggi non si vuol sentire parlare di Satana, dellinferno.
Eppure la verit che ci fa liberi. Stiamo col Vangelo. La
Missione di Ges tutta una lotta contro la Potenza delle
Tenebre. In queste pagine cJ tutto un susseguirsi di sogni
spaventosi. Don Bosco incerto, dopo un continuo susseguirsi di
sogni spettrali, se parlare o non parlare.

55 -

Ma una Voce dallalto gli si fa udire con parole ben distinte :


Perch non parli?
ffi volont di Dio, quindi, che io dica a voi ci che ho
veduto, soggiunge Don Bosco.
Per noi educatori, questo un monito ben chiaro . Bisogna
parlare. Linferno esiste e molti vi precipitano. La verit mette
in fuga Satana.
Queste pagine, che intitoliamo Mistero di iniquit, son
quasi quaranta. Per metterci un po dordine le dividiamo cos:
a) Il Rospo schifosissimo
b) La Vite
c) LInferno.
#*#

a) Il Rospo schifosissimo

Un mostro orribile
La sera del 30 aprile, Don Bosco parl cos ai giovani:
Voi sapete che sono stato a Lanzo; orbene, Pul- tima notte che
dormii in questo collegio, mentre incominciava a prendere
sonno, mi si present alla fantasia quanto sto per dire:
Mi parve di vedere entrare nella mia camera un gran
mostro, che si avanzava e and a porsi proprio ai piedi del
letto. Aveva una forma schifosissima di rospo eia sua
grossezza era quella di un bue.

56

Io lo guardava fsso senza trar fiato. Il mostro a poco a


poco ingrossava; cresceva nelle gambe, cresceva nel corpo,
cresceva nel capo, e quanto pi aumentava il suo volume,
tanto pi diventava orribile. Era di color verde con una linea
rossa intorno alla bocca e alla gola che rende vaio ancor pi
terribilmente spaventoso.
I suoi occhi erano di fuoco e le sue orecchie ossee molto
piccole. Io diceva fra me osservandolo: Ma il rospo non ha le
orecchie! E sul naso gli si elevavano due corna, dai fianchi
gli spuntavano due alaccie verdastre. Le sue gambe erano
fatte a guisa di quelle di un leone e dietro svolgeva una lunga
coda che finiva in due punte.
In quei momenti mi pareva di non avere affatto paura, ma
quel mostro incominci ad accostarsi ognor pi verso di me e
allargava la bocca ampia e fornita di grossi denti. Io allora fui
preso da grande terrore, Lo credetti un demonio dellinferno,
ch di demonio aveva tutti i segni. Mi feci il segno della Croce,
ma a nulla valse; suonai il campanello, ma a quellora nessuno
venne, nessuno ud; gridai, ma invano; il mostro non fuggiva:
Che vuoi qui da me, dissi allora, o brutto demonio?
Ma egli pi si accostava, e drizzava ed allargava le
orecchie. Quindi pos le sue zampe anteriori sulla sponda in
fondo del letto, e lentamente si tir su, afferrandosi eziandio
alla lettiera con le zampe posteriori, e si stette immobile un
momento, fissandomi. Poi allun

gatosi in avanti protese il suo muso faccia a faccia con me. Io


fui preso da tale ribrezzo che balzai seduto sul letto ed ero per
gettarmi gi in terra: ma il mostro spalanc la bocca. Avrei
voluto difendermi, respingerlo, ma era cos schifoso che anche
in quel frangente non osai toccarlo. Mi misi ad urlare, gettai
la mano indietro cercando lacquasantino e batteva le mani
nel muro, non trovandolo; e il rospo abbocc per un istante la
mia testa in modo che met della mia persona era dentro a
quelle orride fauci. Allora io gridai:
In nome di Dio! Perch mi fai questo? Il rospo alla mia
voce si ritir un tantino, lasciando libera la mia testa. Mi feci
allora di nuovo il segno della santa Croce ed essendo riuscito a
mettere le dita nelFacquasantino gettai un poco dacqua
benedetta sul mostro. Allora quel demonio, mandando un urlo
terribile, precipit indietro e scomparve, ma nello scomparire
io potei intendere una voce che dallalto pronunci distinte
queste parole:
Perch non parli?
Il direttore di Lanzo don Lemoyne si svegli in quella
notte ai miei urli prolungati, ud che battevo le mani nel muro
e al mattino mi domand; Don Bosco, stanotte ha sognato?

Perch mi fai questa domanda?


Perch ho udito le sue grida.
Aveva conosciuto adunque essere volont di Dio che
io dicessi a voi ci che ho veduto: quindi ho determi-

58

nato di raccontarvi tutto il sogno, e perch sono obbligato in


coscienza a dirvelo e eziandio per liberarmi da questi spettri.
Eingraziamo il Signore delle sue misericordie e intanto, in
qualunque modo voglia Iddio far ci conoscere la sua volont,
procuriamo di mettere in pratica gli avvisi che ci vennero
offerti per la salvezza delle anime nostre. Io ho potuto
conoscere in queste circostanze lo stato della cosciena di
ciascheduno di voi.
Desidero per che quanto sto per dire si conservi fra di noi.
Yi prego di non volerne scrivere, n parlarne fuori di casa,
perch non sono cose da prendersi in ridicolo, come taluni
potrebbero fare, e perch non ne possano accadere
inconvenienti che riescano disgustosi per D. Bosco. A voi io
dico ci con confidenza come ai miei amati figli e voi ascoltate
come dal vostro padre. Ecco adunque i sogni, che io voleva
lasciar passare inosservati e che sono costretto a narrarvi.

b)

La Vite

Il sogno della Vite una parabola:


I PARTE -

Stati di conoscenza

a) Tutta foglie. Parvenza di opere buone. Realt, zero.


Raffigura i giovani che non hanno per scopo di dar piacere
al Signore.

- 59

b) Grappoli guasti. il peccato che guasta i cuori. La


tristezza tien dietro al peccato. La grazia di Dio e e la voce
della coscienza li guarir. Ecco tutto.
c) Uva bella, rubiconda e matura.
Raffigura i giovani che corrispondono alle cure, ma son
pochi, troppo pochi!
Gi fin dai primi giorni della settimana santa incominciai
ad avere sogni che dopo mi occuparono e mi molestarono per
parecchie notti. Questi sogni mi stancavano cos, che la
mattina seguente io era molto pi stanco di quello che se
avessi lavorato tutta la notte; poich la mia mente era molto
agitata e turbata. La prima notte sognai di essere morto. La
seconda di essere al Giudizio di Dio dove mi toccava
aggiustare i miei conti col Signore, ma poi mi svegliai e vidi
che ero vivo nel letto e che aveva ancor tempo a prepararmi
un po meglio ad una santa morte. La terza notte sognai di
essere in Paradiso e l pareami di star molto bene e godere
assai. Passata la notte e svegliatomi al mattino vidi sparire
questa cara illusione, ma sentivami risoluto di guadagnarmi a
qualunque costo quel regno eterno che aveva intravisto. Fin
qui erano cose che non hanno alcuna importanza per voi e non
hanno alcun significato. Si va a dormire con quel pensiero
nella fantasia e nel sonno si riproducono le cose pensate.
Sognai adunque una quarta volta ed questo il sogno che devo

60

esporvi. La notte del gioved santo, appena nn lieve sopore mi


occup, parvemi nella mia immaginazione di essere qui sotto
questi portici circondato dai nostri preti, chierici, assistenti e
giovani. Mi sembr poi, essendo voi tutti scomparsi, di essermi
inoltrato alquanto nel cortile. Erano con me don Rua, don
Oagliero, don Erancesia, don Savio e il giovanetto Preti; e un
po distante Giuseppe Buzzetti e don Stefano Rumi, addetto al
seminario di Genova, nostro grande amico. Ad nn tratto
lOratorio attuale cambi aspetto e prese Paspetto della casa
nostra come era ai suoi primordii, quando vi erano quasi solo i
suddetti. Si noti che il cortile era confinante con vasti campi
incolti, disabitati, e si estendevano fino ai prati della
cittadella, ove i primi giovani sovente scorazzavano giocando.
Io ero vicino al posto dove ora, sotto le finestre della mia
stanza, sta il laboratorio dei falegnami, spazio una volta
coltivato ad orto.
Mentre seduti stavamo conversando degli affari della casa
e dellandamento dei giovani, ecco che qui avanti a questo
pilastro che sostiene la pompa, presso la quale era la porta di
casa Pinardi, vedemmo spuntare dalla terra una vite
bellissima, quella stessa che un tempo era gi in quel
medesimo luogo. Noi abbiamo fatte le meraviglie che la vite
ricomparisse dopo tanti anni; e Puno domandava allaltro che
cosa mai fosse ci. La vite cresceva a vista docchio e si era
alzata da terra

61

allaltezza circa di un uomo. Quandecco incomincia a stendere


i suoi tralci in numero stragrande, di qua, di l, da tutte le
parti e metter fuori pampini. In breve tempo si estese tanto
da occupare tutto il nostro cortile e a protendersi oltre. Quel
che era singolare si che i suoi tralci non si spingevano in
alto, ma si stendevano parallelamente al suolo come un
immenso pergolato, stando cos sospeso senza un visibile
sostegno. Belle e verdi erano le sue foglie, spuntate allora: e i
lunghi tralci di una prosperit e vigoria splendente; e tosto
uscirono fuori i bei grappoli, gli acini ingrossarono e luva
prese il suo colore.
Don Bosco e quelli che erano con lui guardavano stupiti e
dicevano: Come ha fatto questa vite a crescere cos presto?
Ohe cosa sar?
E Don Bosco agli altri: L! stiamo a vedere cosa
succede.
Io osservava collocchio spalancato, senza battere
palpebra, quando ad un tratto tutti gli acini caddero a terra e
diventarono altrettanti ragazzi vispi e allegri, dei quali in un
momento fu ripieno tutto il cortile dellOratorio ed ogni spazio
intorno ombreggiato dalla vite: saltavano, giocavano,
gridavano, correvano sotto quel singolare pergolato, sicch
faceva gran piacere il vederli. Erano qui tutti i giovani, che
furono, sono e saranno nellOratorio e negli altri collegi,
perch moltissimi non li conosceva.

62

Allora un personaggio, che sulle prime non conobbi chi


fosse, e voi sapete che don Bosco ne suoi sogni ha sempre una
guida, mi apparve al fianco ed osservava anchesso i giovani.
Ma ad un tratto nn velo misterioso si stese innanzi a noi e cel
quel giocondo spettacolo.
Quel lungo velo non pi alto della vigna pareva come
attaccato ai tralci della vite in tutta la sua lunghezza e
scendeva al suolo a guisa di sipario. Non ve- de vasi pi altro
che la parte superiore della vite che pareva un vastissimo
tappeto di verdura. Tutta lallegria dei giovani era cessata in
un istante e succedeva un malinconico silenzio.

Vite tutta foglie.


Guarda! mi disse la guida; e mi addit la vite. Mi
avvicinai e vidi come quella bella vite, che sembrava carica
duva, non avesse altro che le foglie, sulle quali stavano scritte
le parole del vangelo: Nihil invenit in ea!. Non sapeva ci che
volesse significare e dissi a quel personaggio:
Ohi sei tul.. Che cosa significa questa vite!
Quegli tolse il velo come innanzi alla vite e sotto
apparve solo un certo numero dei moltissimi nostri giovani
visti prima, in gran parte a me sconosciuti.

63

Costoro, soggiunse, sono quelli che avendo molta


facilit per farsi del bene non si prefggono per fine di dar
piacere al Signore.
Sono quelli che fanno solo le viste di operare il bene per
non scomparire in faccia ai buoni compagni. Sono quelli che
osservano con esattezza le regole della casa, ma per calcolo di
schivare rimproveri, e per non perdere la stima dei superiori,
si mostrano deferenti verso di loro, ma non riportano alcun
frutto dalle istruzioni, eccitamenti e cure che ebbero o avranno
in questa casa. Il loro ideale di procurarsi una posizione
onorifica e lucrosa nel mondo. Non curano di studiare la loro
vocazione, respingono linvito del Signore se li chiama, e nello
stesso tempo simulano le loro intenzioni temendo qualche
scapito. Sono quelli insomma che fanno le cose per forza e
perci non giovano loro niente per leternit.
Cos disse. Oh! quanto dispiacere mi ha fatto il vedere in
quel numero anche alcuni, che io credeva molto buoni,
affezionati e sinceri!

Grappoli guasti.
E lamico soggiunse: Il male non tutto qui e lasci
cadere il velo e ricomparve distesa la parte superiore di tutta
quella vite.
Ora guarda di nuovo! mi disse.

64

Guardai quei tralci; tra le foglie vedevansi molti grappoli


duva che sulle prime mi parve promettessero una ricca
vendemmia. Gi mi rallegrava, ma avvicinandomi vidi che
quei grappoli erano difettosi, guasti; altri ammuffiti, altri
pieni di vermi e di insetti che li rodevano, altri mangiati dagli
uccelli e dalle vespe, altri marci e disseccati. Guardando ben
bene mi persuasi che nulla si poteva ricavare di buono da que
grappoli che facevano nientaltro che appestare Paria
circostante col fetore che da essi emanava.
Quel personaggio allora alz di nuovo il velo, e:
Guarda! esclam. E sotto apparve non il numero sterminato di giovani nostri visto sul principio del sogno, ma molti
e molti di essi. Le loro fsonomie, prima cos belle, erano
divenute brutte, scure e piene di piaghe schifose. Essi
passeggiavano curvi, rattrappiti nella persona e malinconici.
Nessuno parlava. Tra questi ve ne- rano di quelli che gi
abitarono qui nella casa e nei collegi, di quelli che ora ci sono
presentemente, e moltissimi che io non conosceva ancora.
Tutti erano avviliti e non osavano alzare lo sguardo.
Io, i preti e alcuni che mi circondavano, eravamo spaventati e senza parola. Finalmente domandai alla mia guida.
Come va questo? Perch que giovani erano cos allegri
e belli, ed ora sono cos tristi e brutti?
La guida rispose: Ecco le conseguenze del peccato!

I giovani intanto mi passavano dinanzi e la guida mi


disse: osservali un po bene!
Attentamente li fissava e vidi che tutti portavano scritto
sulla fronte e sulla mano il loro peccato. Fra questi ne vidi
alcuni che mi fecero stupire. Avevo sempre creduto che fossero
fiori di virt, e qui invece scopriva come avessero gravissime
magagne nellanima.
Mentre i giovani sfilavano, io leggeva sulla lor fronte:
Immodestia - scandalo - malignit - superbia - ozio - gola invidia - ira - spirito di vendetta - bestemmia - irreligione disobbedienza - sacrilegio - furto.
La mia guida mi fece osservare: Non tutti sono ora
come li vedi, ma un giorno saranno tali se non mutano
condotta. Molti di questi peccati non sono di per s gravi, ma
sono per la causa ed i principii di terribili cadute e di eterna
perdizione. Qui spernit modica, paulatim decidet. La gola
produce limpurit; lo sprezzo ai Superiori porta il disprezzo ai
Sacerdoti ed alla Chiesa; e via discorrendo.
Desolato a questo spettacolo presi il portafoglio, e ne
trassi fuori la matita per scrivere i nomi dei giovani che
conosceva e notare i loro peccati o almeno il vizio dominante di
ciascuno; ch voleva avvertirli e cor- regerli. Ma la guida mi
afferr il braccio e mi domand: Che fai!
Scrivo ci che vedo loro stampato in fronte, sicch
possa avvertirli, e si correggano.

66

Non ti permesso; rispose Parnico.


Perch?
Non mancano di mezzi per vivere scevri da queste
malattie. Hanno le regole, le osservino; hanno Superiori, li
obbediscano; hanno i Sacramenti, li frequentino. Hanno la
confessione, non la profanino col tacere i peccati. Hanno la SS.
Comunione, non la licevano con Panima brutta di colpa grave.
Tengano custoditi gli occhi, fuggano i cattivi compagni, si
astengano dalle cattive letture e dai cattivi discorsi, ecc., ecc.
Sono in questa casa e le regole li salveranno. Quando suona il
campanello siano pronti allobbedienza. Non cerchino
sotterfugi per ingannare i maestri e cos stare in ozio. Non
scuotano il giogo dei Superiori, considerandoli come
sorvegliatori importuni, consiglieri interessati, come nemici, e
cantando vittoria, quando riescono a coprire le loio magagne o
a vedere impunite le loro mancanze. Siano riverenti e
preghino volentieri in chiesa e in altri tempi destinati
alPorazione senza disturbare e parlare. Studino nello studio,
lavorino nel laboratorio e tengano un contegno decente.
Studio, lavoro e preghiera: ecco ci che li manterr buoni.
Non ostante questa negativa io continuai ancora a pregare
istantemente la mia guida perch mi lasciasse scrivere quei
nomi. E quella mi strapp di mano il portafoglio con
risolutezza e lo gett per terra, dicendo:
Ti dico che non occorre che tu scriva questi nomi.

I tuoi giovani con la grazia di Dio e colla voce della coscienza


possono sapere quello che devono fare o fuggire.
Dunque,dissi, non potr io manifestare alcuna cosa ai
miei cari giovani'? Dimmi tu almeno ci che potr annunziar
loro, quale avviso dare!
Potrai dire, quello che ti ricordi, a tuo piacimento.

Uva bella e rubiconda.


E lasci calar il velo e di nuovo si scoperse dinanzi ai nostri
occhi la vite, i cui tralci, quasi senza foglie, portavano una
belluva rubiconda e matura. Mi accostai, osservai
attentamente i grappoli e li trovai quali sembravano da lungi.
Era un piacere vederli e davano gusto al solo mirarli. Tutto
intorno spargevano un soavissimo odore.
Lamico tosto alz il velo. Sotto quel pergolato cos esteso
stavano molti nostri giovani che sono, furono, e saranno con
noi. Erano bellissimi e raggianti di gioia.
Questi, disse colui, sono e saranno coloro che mediante
le tue cure fanno e faranno buoni frutti, coloro che praticano la
virt e ti daranno molte consolazioni .
Io mi rallegrai, ma restai nel tempo stesso afflitto, perch
essi non erano poi quel numero grandissimo che sperava.
Mentre li stava contemplando suon la campa-

68

na del pranzo ed i giovani se ne adarono. Eziandio i chierici si


recarono alla loro destinazione. Guardai attorno e non vidi pi
nessuno. Anche la vite coi suoi tralci ed i suoi grappoli era
scomparsa. Cercai di quelluomo e pi non lo vidi. Allora mi
svegliai e potei riposare alquanto.
il

PARTE

- La grandine

Grandine spaventosa, nera e rossa: immodestia e superbia


Il 1 Maggio, venerd, Don Bosco continuava il racconto :
Come vi ho detto ieri sera, io mi era svegliato
parendomi di aver udito il suono della campana, ma tornai ad
assopirmi e riposava con un sonno tranquillo, quando venni
scosso per la seconda volta e mi sembr di trovarmi nella mia
camera, in atto di sbrigare la mia corrispondenza. Uscii fuori
sul poggiuolo, contemplai per un istante la cupola della chiesa
nuova che sinnalza gigantesca, e discesi sotto i portici. A poco
a poco arrivavano dalle loro occupazioni i nostri preti e i
chierici che facevano corona intorno a me. Era questi erano D.
Rua, D. Cagliero, D. Francesia e D. Savio. Io mintratteneva a
parlare coi miei amici di cose diverse quando allimprovviso
cambi scena. Scomparve la chiesa di M. Ausiliatrice,
scomparvero tutti gli at-

69

fcuali edifzii dellOratorio, e ci siamo trovati innanzi alla


vecchia casa Pinardi. Ed ecco nuovamente spuntare da terra
una vite nello stesso posto che vidi la prima, quasi sorgesse
dalle stesse radici, e questa elevarsi ad eguale altezza, quindi
gettare fuori moltissimi tralci orizzontali distesi in un
vastissimo spazio, i qua
li si copersero di foglie, poi di grappoli e in ultimo vidi
maturare le uve. Ma pi non comparvero le turbe dei giovani.
I grappoli erano addirittura enormi come quelli della terra
promessa. Gi sarebbe voluta la forza di un uomo per reggerne
un solo. Gli acini erano straordinariamente grossi e di forma
bislunga: il colore di un bel giallo doro: sembravano
maturissimi. Uno solo avrebbe riempita la bocca. Avevano
insomma laspetto cos bello che facevano venir laquolina e
sembrava che ciascuno dicesse: Mangiami!
Anche Don Cagliero osservava meravigliato quello
spettacolo insieme con D. Bosco e cogli altri preti, e D. Bosco
esclamava: Che uva stupenda!
E Don Cagliero senza tanti complimenti si avvicin alla
vigna, ne stacc alcuni acini, ne cacci uno in bocca,
lo compresse coi denti; ma rest l nauseato colla bocca
aperta e gett fuori luva con un impeto, che sembrava
rigettasse. Luva aveva un gusto cos scellerato come quello
delluovo marcio. Contacc! esclam don Cagliero, dopo aver
sputato pi volte; veleno, roba da far morire un cristiano!

70

Tutti guardavano e nessuno parlava, quando esce dalla


porta della sacrestia della capella antica un uomo serio e
risoluto, si accosta a noi e si ferma a fianco di Don Bosco. Don
Bosco lo interrog:
Come va, che unuva cos bella ha un gusto cos
cattivo!
Quelluomo non rispose, ma sempre serio and a prendere
un fascio di bastoni ne scelse uno nodoso e presentatosi a don
Savio glielo offerse, dicendo : Prendi e batti su quei tralci !
Don Savio si rifiut, ritirandosi indietro di un passo.
Allora quelluomo si volse a don Francesia, gli offerse
il bastone e gli disse: Prendi e batti! e come a don Savio
gli accennava il luogo dove doveva battere. Don Francesia,
tirando su le spalle e sporgendo fuori il mento, croll cos un
pocchettino la testa, accennando che no.
Quelluomo and a porsi dinanzi a don Cagliero e presolo
per un braccio gli present il bastone dicendo :
Prendi e batti, percuoti ed atterra! accennandogli dove
doveva battere. Don Cagliero sgomentato fece un salto
indietro e battendo il dosso di una mano contro dellaltra,
esclam: Ci manca anche questa! La guida glielo porse
per la seconda volta, ripetendo: Prendi e batti! E don
Cagliero facendo schioppettare le labbra e dicendo: Mi no,
mi no! Io no, io no! corse, preso da paura, a nascondersi
dietro di me.

71

Ci vedendo quel personaggio, senza scomporsi, si


present allo stesso modo a don Bua: Prendi e batti! e
don Bua come don Cagliero venne a ripararsi dietro di me.
Allora io mi trovai in faccia a quelluomo singolare che,
fermatosi innanzi a me, mi disse: Prendi e batti tu questi
tralci! Io feci un grande sforzo per vedere se sognassi o fossi
in piena cognizione e parve- mi che tutte quelle cose fossero
vere, e dissi a quelPuomo:
Chi sei tu che mi parli in questo modo? Dimmi; perch
ho da percuotere su quei tralci? Perch debbo atterrarli? un
sogno questo, unillusione? Che cos? A nome' di chi parli?
Mi parli tu forse a nome del Signore?
Avvicinati alla vite, mi rispose, e leggi su quelle foglie!
Mi avvicinai, esaminai con attenzione le foglie e vi lessi
scritto sopra: Ut quid terram occupat?
scritto nel Vangelo! esclam la mia guida.
Aveva abbastanza inteso, ma volli osservare: Prima di
battere, ricordati che nel Vangelo si legge anche come il
Signore, alle preghiere del coltivatore, abbia aspettato che si
concimasse la pianta inutile alla radice, e si coltivasse,
riservandosi di sradicarla solamente dopo aver fatte tutte le
prove perch rendesse buon frutto.

72

Ebbene: si potr accordare una dilazione di castigo, ma


intanto guarda, e poi vedrai. E mi addit- t la vite. Io la
guardava ma non intendeva.
Tieni ed osserva; mi replic: leggi; sugli acini che cosa
sta scritto1?
Don Bosco si avvicin e vide che gli acini avevano tutti
uniscrizione, il nome di uno degli alunni e il titolo della sua
colpa. Io leggeva e tra tante imputazioni fui atterrito dalle
seguenti : Superbo - Infedele alle sue promesse - Incontinente Ipocrita - Trascurato in tutti i suoi doveri - Calunniatore '
Vendicativo - Senza cuore - Sacrilego - Dispregiatore
dellauturit dei superiori
- Pietra dinciampo - Seguace di false dottrine. Vidi il nome di
quelli Quorum Deus Venter est; di quelli che scientia inllat;
di quelli che quaerunt quae sua sunt, non quae lesu Christi;
di quelli che montano consiglio contro i superiori e le regole.
Erano i nomi di certi disgraziati che furono o sono attualmente
fra di noi: E gran numero di nomi nuovi per me, ossia di coloro
che verranno con noi nei tempi futuri.
Ecco i frutti che d questa vigna, disse sempre serio
quelluomo; frutti amari, cattivi, dannosi per leterna salute.
Senzaltro tirai fuori il portafoglio e presa la matita, voleva
scrivere il nome di alcuni, ma la guida mi afferr il braccio
come la prima volta e mi disse: Che cosa fai?

73

Lasciami prendere il nome di quelli che io conosco,


affinch possa avvertirli in privato e correggerli.
Inutilmente pregai. La guida non me lo concesse; ed
io soggiunsi: Ma se io dir loro come stanno le cose, in quale
cattivo stato essi si trovano, si ravvederanno.
Ed egli a me:
Se non credono al Yangelo, non crederanno neppure a
te.
Insistetti, perch desiderava prender nota e aver norme
anche per ci che riguardava Favvenire; ma quel- Puomo pi
nulla rispose e andato innanzi a D. Rua col fascio dei bastoni lo
invit a prenderne uno: Prendi e batti! D. Rua
incrociando le braccia abbass la testa e mormor: Pazienza!
quindi diede unocchiata a Don Bosco. Don Bosco fece segno
di opprova- zione e Don Rua preso il bastone nelle sue mani si
avvicin alla vigna e incominci a battere nel luogo indicato.
Ma aveva appena dato i primi colpi, che la guida gli fece segno
di cessare e grid a tutti: Ritiratevi!
Tutti andammo in distanza. Osservavamo gli acini
gonfiare, venir pi grossi, diventar schifosi. Sembravano
alPaspetto lumache senza chiocciola, ma di colore sempre
giallo, senza perdere la forma di uva. La guida grid ancora:
Osservate! Lasciate che il Signore scarichi le sue vendette!
Ed ecco il cielo si annuvola e una nebbia cos ftta, che non
lasciava pi vedere neppure a poca distan

74

za, copre tutta la vite. Ogni cosa si fa oscura. Guizzano i lampi,


rombano i tuoni, strisciano cos spessi i fulmini per tutto il
cortile, che mettevano terrore.
Si piegavano i tralci agitati dai venti furiosi e volavano le
foglie. Finalmente una ftta tempesta cominci a cadere sulla
vite. Io voleva fuggire, ma la mia guida mi trattenne
dicendomi: Guarda quella grandine!
Guardai e vidi che la grandine era grossa come un uovo;
parte era nera, parte era rossa; ogni grano era da una parte
acuto e dallaltra piatto in forma di mazza. La grandine nera
percuoteva il terreno vicino a me e pi indietro si vedeva
cadere la grandine rossa.
Come va questo? diceva; non ho mai visto grandine
simile.
Accostati, mi rispose lamico sconosciuto, e vedrai.
Mi avvicinai un poco verso la grandine nera, ma da questa
esalava tale puzza che io ne veniva respinto. Laltro sempre
pi insisteva perch mi avvicinassi. Pertanto presi un chicco di
quella gragnuola nera per esaminarla, ma subito dovetti
gettarlo per terra, tanto mi ripugnava quellodore
pestilenziale, e dissi: Non posso veder niente.
E laltro: Guarda bene e vedrai!
Ed io, fattomi maggior violenza, vidi scritto sopra ognuno di
quei pezzi neri di ghiaccio: IMMODESTIA. Procedetti ancora
verso la grandine rossa che era fredda,

75

abborriscano?

eppure
Quanto
incendiava
dovrai
da dir
per loro,
tutto lodove
saprai
cadeva.
fra poco.
Ne presi
Cos
un
granello siche
dicendo
allontan
puzzava
da similmente,
me. Intanto la
ma
grandine
potei con
tra il
unbagliore
po di
facilit
dei
lampi
leggervi
e dei fulmini
sopra: continuava
SUPERBIA.a tempestare
Alla vista di
furiosamente
ci anchio
vergognoso:
sulla
vite. I grappoli
Dunque,
erano esclamai,
pestati, schiacciati
sono questi
comei se
due
fossero
vizi
principali
stati
nel tino
che sotto
minacciano
i piedi questa
dei cantinieri
casa! e mandavano fuori il
loro
sugo.
Questi
Una sono
puzzai orribile
due vizi
si sparse
capitaliper
chelaria
rovinano
e pareva
un
maggior numero
soffocare
il respiro.
di anime
Da ogni
non solo
acino
in tua
usciva
casa,
unma
vario
che pi
fetore
ne
rovinano inma
differente,
tutto
luno
il mondo.
era pi A
stomachevole
suo tempo tudellaltro,
vedrai quanti
secondo
sono
le
i precipitati
diverse
specie
nellinferno
e il numero
da questi
dei due
peccati.
vizi. Non potendo pi
resistere,

misi
Cheilcosa
fazzoletto
dovr dunque
al naso.
dire
Tosto
ai miei
mi figlioli
voltai perch
indietro
per andare in mia camera, ma non vidi pi nessuno dei miei
compagni; n don Francesia, n don Rua, n don Cagliero. Mi
avevano lasciato solo ed erano fuggiti. Tutto era deserto e
silenzio. Io pure fui preso allora da tale spavento, che mi diedi
alla fuga, e fuggendo mi svegliai.

76

Come vedete questo sogno brutto assai, ma ci che


avvenne la sera e la notte dopo Papparizione del rospo,
lo diremo dopodomani, domenica 3 maggio, e sar molto pi
brutto ancora. Adesso non potete conoscerne le conseguenze,
ma siccome ora non c pi tempo, per non togliervi il riposo vi
lascio andare a dormire, riserbandomi a manifestarvele in
altra occasione.

c)

L'Inferno

Che spaventosa e seria meditazione questo sogno . Qui


soffermiamoci. Qui facciamo sostare i nostri giovani. Tutte le
cose che ci possono dire altriy contrariamente a quanto ci dice D.
Bosco} illuminato da lumi superiori, sono fandonie e inganno.
Questa la realt, non altra. Qui la verit si fa concretissima: si
fa tale da sgomberare dal cuore, dalle menti i sogni chimerici
delle Dive e dei Divi. I loro vezzi ci fanno ribrezzo , quando abbiamo davanti agli occhi lorribile visione di un mondo perduto,
disperato: il mondo degli empi che andranno nel fuoco eterno. La
Guida fa vedere a D. Bosco una linea di demarcazione. JEJspiega:
da qui in avanti, pi nessun cuore che ami; pi nessun amico, n
conforto, n sostegno.
Questo sogno sar una lettura salutare. Ci far nascere in
animo grandi propositi: o Signore, ecco, io sono

77

a tua disposizione. Io metto mente, cuore, affetti, energie fisiche ,


intellettuali? insomma, tutta la mia esistenza a tua disposizionej
perch i giovani che tu mi affiderai sian salvi.
volont di Dio che tu vada, dice la Guida a D. Bosco.
Andiamo dietro a D. Bosco.
volont di Dio che tutti noi sulle orme di D. Bosco
andiamo gi nellinferno a visitarlo. Dico tutti noi salesiani, se
vogliono scoprire che la nostra ragion dessere tutta riposta nei
giovani? che dobbiamo salvare dallinferno. D. Bosco inorridito,
non vuol entrare. Ma la Guida insiste: Vieni dentro anche tu.
Vieni e vi imparerai pi di una cosa. Trattandosi di salvare i
suoi giovani D. Bosco non ha pi esitazioni. Risolutamente
rispose: Entriamo pure! .
Non possiamo rimanere insensibili alla vista di quei giovani
che vi precipitano. Eccone uno che vien gi precipitando. Si volta
indietro con i capelli irti per vedere se lira di Dio lo insegue
sempre. Quanto tremenda la vendetta di Dio! E poi altri tre.
Rotolano rapidissimi come tre macigni. E poi altri e poi altri.
TJn poverino vi precipita spinto a urtoni da un perfido
compagno. Altri sono soli, altri sono in compagnia.
D. Bosco li chiama affannato. Li riconosce. Li chiama per
nome, ma non odono. E che urla disperate quando si tuffano nel
mare di fuoco, che pianti, che contorcimenti,

78

che rimorsi! No! non possiamo rimanere insensibili. Noi


possiamo essere la salvezza di questi giovani.
A questo punto mi sovvengono le parole del Papini:
necessaria in questa et della decisiva battaglia tra Dio e
Satana, una grande sortita, un disperato assalto alle torme
incalzanti del Maligno.
La messe immensa e son pochi i mietitori. Lasciate? in
nome di Dio e delluomo, le dotte carte, rimboccatevi le maniche,
impugnate la croce che ha forma di spada e scendete in campo a
dar man forte agli uomini di buona volont che lavorano perch
sulla terra si fondi, dopo tanta desolazione, il regno dei cieli .
(Lettere di Papa Celestino VI - pag. 60)
Lasciate le dotte carte!
Anche D. Bosco aveva la stessa aspirazione: darsi dattorno,
lavorare, contrastare il passo a Satana, che non si d tregua
nellopera di rovina della povera giovent. Aveva assistito ad un
Congresso di diavoli. Questo era il tema proposto: che cosa fare
per rovinare la Congregazione Salesiana fin dalle fondamentaf
La vittoria arrise a quel demonio che aveva proposto: persuadere
i Salesiani che lesser dotto deve formare la loro gloria principale
(M. B. XVII. 387).
Rimboccatevi le maniche! proprio la divisa che D. Bosco
volle dare ai suoi: santi dalle maniche rimboccate. Pi che di
manie riformative, c bisogno di forti lavoratori, e di fedelt al
sistema di D. Bosco.

Dammi un avviso speciale per salvarli! chiede D. Bosco.


Il programma di salvezza limpido e perentorio :
Hanno i superiori: li obbediscano.
Hanno le Regole: le osservino.
Hanno i Sacramenti: li frequentino .
Ma per ottenere ci bisogna stare con i giovani, assisterli,
essere padri, famigliarizzare con loro, farsi piccoli con i piccoli,
ascoltarli, e aver pazienza, pazienza sconfinata. Bisogna amarli
e farsi amare. Ragione, religione, amorevolezza sono le tre armi
d7assalto, che espugnano il cuore dei giovani e lo conquistano.
Usatele sempre. E la Vergine Santissima che vi accanto
con cuore di Madre, sar con voi e vi aiuter a schiacciare il capo
del Serpente Maligno.
Rendiamo facile e gradita Vobbedienza, che principio di
salvezza, usando sempre bont, carit, bei modi nel trattare i
nostri giovani. Facciamo nostre le loro preoccupazioni.
Aiutiamoli nelle cose dellanima e a farsi una posizione onorata
nella vita.
Maria, Aiuto dei Cristiani, ci aiuti nella santa impresa di
salvezza dei giovani.

'W

La domenica 3 maggio Don Bosco ripigli il racconto di


quanto aveva visto nei sogni:

80

Debbo, incominci, raccontarcene un altro, che si pu


dire conseguenza di quelli che vi narrai venerd e gioved sera, i
quali mi lasciarono affranto in modo da non poter pi reggere.
Voi chiamateli sogni o date loro altro nome... Insomma
chiamateli come volete.
Yi ho detto di un rospo spaventevole che nella notte del 17
aprile minacciava di ingoiarmi e come al suo scomparire una
voce mi disse: Perch non parli?
10 mi volsi dalla parte dalla quale era partita questa voce e
vidi a fianco del mio letto un personaggio distinto. Avendo
inteso il motivo di quel rimprovero, gli chiesi:
E che cosa dovr dire ai nostri giovani?
Ci che hai visto e ti fu detto negli ultimi sogni e quel
di pi che desideravi conoscere e che ti sar svelato la notte
ventura!
E si dilegu.
Io quindi tutto lindomani andai pensando alla brutta
notte che avrei dovuto passare e, giunta la sera, non potei
determinarmi di andare a dormire. Stetti al tavolino
leggicchiando fino alla mezzanotte. Mi riempiva di terrore
lidea di vedere ancora altri spettacoli pau* rosi. Al fine mi feci
violenza e mi coricai.
E cos continu il racconto:
Per non addormentarmi cos presto, per timore che
limmaginazione mi portasse ai soliti sogni, appoggiai
11 capezzale al muro ed alla lettiera, cosicch stava

- 81

quasi seduto sul letto. Ma tosto, stanco qual era, fui preso dal
sonno senza accorgermene. Ed ecco allim- provviso vidi nella
camera, vicino al letto, luomo della notte precedente (da lui
chiamato pi volte luomo del bonettoj o del berretto), il quale
mi disse:

Alzati e vieni con me!


Alzati e vieni con me!
Eisposi: Ve lo domando per carit! Lasciatemi stare,
ch sono troppo stanco! Guardate, sono qui da parecchi giorni
tormentato dal male di denti. Lasciatemi riposare. Ho fatto
sogni spaventosi: sono spossato di forze. Diceva anche ci,
perch lapparizione di questo uomo sempre segnale di
grandi agitazioni, di stanchezza e di spavento.
Quegli mi rispose:
Alzati che non v tempo da perdere.
Allora mi alzai e lo seguii. Oammin facendo lo interrogava: Dove vuoi condurmi adesso?
Vieni e vedrai.

Vieni e Vedrai.
E mi condusse in luogo, ove stendevasi una vasta pianura.
Yolsi lo sguardo attorno, ma di quella regione da nessuna
parte vedeva i confini, tanto era sterminata. Era un vero
deserto. Non compariva anima

82

vivente. Non vi si vedeva una sola pianta, non alcun fiume,


lerba gialla e secca presentava un triste spettacolo. Non
sapeva n dove mi trovassi, n cosa fossi per fare. Per un
istante pi non vidi la mia guida. Temetti di essermi smarrito.
Non vi era pi n don Rua, n don Francesia, n altri.
Quandecco scopro lamico che mi veniva incontro. Respirai e:
Dove sono io? gli chiesi.
Vieni con me e vedrai!
Bene: verr teco!
Egli si incammin per primo ed io lo seguiva senza parlare.
Dopo un lungo e mesto viaggio, don Bosco, pensando che
doveva attraversare tanta vastit di pianura, diceva fra s:
Poveri i miei denti! povero me con le gambe gonfie...
Ma tutto ad un tratto mi si aperse dinanzi una strada.
Allora ruppi il silenzio, domandando alla guida: Dove
dobbiamo andare*?
Per di qua; rispose.

Via larga e spaziosa.


E cinoltrammo in quella via. Era bella, larga, spaziosa e
ben selciata: Via peccantium complanata lapidibus, et in fine
illorum inferi, et tenebrae et poenae. Di qua e di l sulle
sponde del fosso la fiancheggiavano due magnifiche siepi verdi,
e coperte di vaghi fiori. Le

83

rose specialmente spuntavano da tutte le parti tra le foglie.


Questa via a colpo docchio sembrava piana e comoda ed io mi
sono messo x)er essa, nulla sospettando. Ma proseguendo nel
cammino mi accorsi che questo insensibilmente piegava in gi
e bench la via non sembrasse precipitosa, tuttavia io correvo
con tanta facilit che mi pareva di essere portato per aria.
Anzi, mi avvidi di avanzarmi senza quasi muovere i piedi.
Rapida era la nostra corsa. Riflettendo allora che il tornare indietro per una via cos lunga sarebbe costato molta fatica e
stento, dissi allamico:
E come faremo a tornare allOratorio f
Non ti affannare, mi rispose; il Signore onnipotente
e vuole che tu vada. Colui che ti conduce e ti insegna ad
andare innanzi, sapr pure condurti indietro.

Stuolo di giovani conosciuti e mai veduti.


La strada scendeva sempre. Seguitavamo il cammino tra i
fiori e le rose, quando sullo stesso sentiero in cui
camminavamo noi, vidi innoltrarsi tutti i giovani delloratorio,
dietro di me, con moltissimi loro compagni da me mai veduti;
ed io mi trovai in mezzo a loro. Mentre io li osservavo ad un
tratto io vedo che or luno, or laltro cadeva ed erano in nn
momento trascinati da una forza invisibile verso unorribile
discesa, intravve-

84

duta alquanto lontana, che poi vidi metter capo in una


fornace. Domandai al mio compagno: Che cosa che fa
cadere questi giovani? (Funes extenderunt in laqueum; iuxta
iter scandalum posuerunt.)
Avvicinati un p pi! mi rispose.
Mi avvicinai e vidi che i giovani passavano fra molti lacci,
alcuni erano rasente a terra, altri erano alPal- tezza del capo;
questi non si vedevano. Quindi molti giovani camminando
restavano presi da questi lacci, senza accorgersi di quel
pericolo, e nelPatto di restar avvinti facevano un salto, poi
rimanevano a terra con le gambe in aria, quindi alzatisi si
mettevano a correre precipitosamente verso il baratro. Chi
restava allacciato per la testa, chi pel collo, chi per le mani,
chi per un braccio, chi per una gamba, chi per i fianchi ed
erano alPistante tirati gi. I lacci posti per terra parevano di
stoppa, appena visibili, somiglianti a fili di ragno e per non
sembravano atti a fare un gran male. Eppure vidi che i
giovani presi da questi lacci quasi tutti cadevano per terra.
Io era meravigliato e la guida mi disse: Sai che cosa
questo?
solamente un poco di stoppa, risposi.
Anzi niente, mi soggiunse; non altro che il rispetto
umano.
Intanto vedendo che molti continuavano ad incappare nei
lacci, chiesi: Come va che tanti per mezzo

85

di questi fili restano legati? Ohi che li strascina cos?


Ed egli: Avvicinati ancora, guarda e vedrai!
Guardai un poco e poi dissi: Ma io non vedo nulla.
Guarda un po7 bene, mi ripet.
Presi infatti uno di questi lacci, lo tirai a me e trovai che
Pestremit non veniva; tirai ancora su un poco, ma non potei
vedere dove andasse a finire quel filo, anzi sentiva che io
stesso era tirato. Allora seguitai quel filo e giunsi alla bocca di
una spaventevole caverna. Mi fermai, perch non volevo
entrare in quella voragine, e tirai a me quel filo e vidi che
veniva alquanto; ma bisognava fare un grande sforzo. Ed ecco,
dopo aver molto tirato, a poco a poco uscir fuori un brutto e
grande mostro che faceva ribrezzo, il quale teneva fortemente
cogli unghioni Pestremit di una fune alla quale erano legati
insieme tutti quei lacci. Era costui che appena cadeva
qualcheduno in quelle maglie lo trascinava immediatamente a
s. Dissi fra me: inutile giuocare di forza con questo
brutto ceffo, perch non lo vinco; meglio combatterlo col
segno della santa croce e con giaculatorie.
.Ritornai pertanto vicino alla mia guida, la quale mi disse:
Adesso sai chi ?
Oh s che lo so! il demonio che tende questi lacci per
fare cadere i miei giovani nelPinferno.
Osservai con attenzione i molti lacci e vidi che ciascuno
portava scritto il proprio titolo; il laccio della superbia, della
disubbidienza, delPinvidia, del sesto coman-

86

(lamento, del furto, della gola, delPaccidia, dellira, ecc. Ci


fatto mi posi alquanto indietro per osservare quale di questi
lacci prendesse maggior numero di giovani e vidi che erano
quelli della disonest, della disubbidienza e della superbia. A
questultimo erano sempre legati insieme i primi due. Dopo
questi, vidi moltissimi altii lacci che facevano grande strage,
ma non tanto quanto i primi due. Non cessando di osservare
vidi molti giovani i quali correvano con maggior precipizio
degli altri e chiesi: Perch quella velocit?
Perch, mi fu detto, sono tirati dal laccio del rispetto
umano.

Coltelli.
Guardando ancora pi attentamente vidi che fra questi
lacci vi erano molti coltelli sparsi qua e l da una mano
provvidenziale che servivano a tagliarli o romperli.
Il coltello pi grosso era contro i lacci della superbia e
simboleggiava la meditazione. Un altro coltello assai grosso,
ma pi piccolo del primo, significava la lettura spirituale ben
fatta. Eranvi di pi due spade. Una di esse indicava la
devozione al SS. Sacramento, special- mente colla frequente
comunione ; laltra la divozione alla Madonna. Vi era pure un
martello: la confessione. E verano altri coltelli, simboli delle
varie divozioni a S. Giuseppe, a S. Luigi, ecc. ecc. Con queste
armi non

87

pochi rompevano il loro laccio quando erano presi o si


difendevano per non essere legati.
Infatti vidi dei giovani che passavano fra quei lacci in
maniera che non restavano mai presi; ora passavano prima
che il laccio cadesse, e se passavano quando il laccio cadeva,
sapevano schermirsene, e questo cadeva loro sulle spalle, o
sopra la schiena, o di qua e di l, senza coglierli.

Siepe tutta spine.


Quando la guida conobbe che avevo osservato ogni cosa,
mi fece continuare la via fiancheggiata dalle rose, ove di mano
in mano che mi inoltrava, le rose della siepe divenivan pi
rare e incominciavan a vedersi lunghe spine. Indi, per quanto
guardassi, pi non scoprivasi una rosa; e in ultimo la siepe era
divenuta tutta spinosa, arsa dal sole e senza foglie: poi dai
cespugli sparsi, secchi, partivano rami i quali serpeggiando
pel suolo lo ingombravano, seminandolo talmente di spine che
a mala pena si poteva camminare. Eravamo giunti in un
avvallamento, le cui ripe celavano tutte le regioni circostanti ;
e la strada, che andava sempre declinando, diventava orrida,
disselciata, sparsa di fossi, di scaglioni, di ciottoli e di macigni
arrotondati. Avevo perduto di vista tutti i miei giovani,
moltissimi dei quali erano usciti da quella via insidiosa
prendendo altri sentieri.

Cammino doloroso.
Continuai il cammino. Pi mi avanzava, pi quella discesa
era aspra, rapida, sicch alcune volte io sdrucciolava, dando
degli stramazzoni per terra, ove restava seduto per riprendere
un po' di fiato. Di tempo in tempo la guida mi sorreggeva e mi
rialzava. Ad ogni passo le giunture mi si piegavano e
sembrava che gli stinchi mi si staccassero. Io diceva ansando
alla mia guida:
Ma, mio caro! Le gambe mie non possono pi reggermi.
Cos affranto come sono, non possibile che possa continuare
il viaggio.
La guida non mi rispose, ma facendomi animo continu il
suo cammino, finch, vedendomi tutto sudato e stanco a morte,
mi condusse sopra un piccolo pianerottolo, formato dalla
stessa strada. Sedetti, tirai un lungo respiro, e mi sembr di
riposare alquanto. In quel mentre guardava, in su, la strada
che aveva gi fatta: sembrava a picco, sparsa di punte e
ciottoli staccati. Guardava in gi la strada che doveva ancor
fare e chiudeva gli occhi per raccapriccio, finch esclamai:
Torniamo indietro, per carit. Se ci avanziamo ancora,
come faremo a ritornare alPOratorio? impossibile che possa
ascendere poi questa salita!
La guida risolutamente mi rispose:
Ora che siam giunti a questo punto, vuoi rimanere
solo!

89

A questa minaccia esclamai con voce lamentevole:


Senza di te come potrei ritornare indietro o continuare
il viaggio?
Ebbene, seguimi; soggiunge la guida.
Mi alzai e continuammo a discendere. La strada diventava
sempre spaventosamante scoscesa di modo cbe quasi non
poteva star ritto in piedi.

Edifcio immenso.
Ed ecco in fondo a questo precipizio, che riusciva in una
valle oscura, comparire un edifzio immenso che in faccia alla
nostra via aveva una porta altissima, serrata. Toccammo il
fondo del precipizio. Un caldo soffocante mi opprimeva e un
fumo grasso, quasi verde, si innalzava su quei muraglioni
solcato da guizzi di fiamme sanguigne. Levo gli occhi a quella
mura; erano pi alte di una montagna. D. Bosco domand alla
guida: Dove ci troviamo? Ohe cosa questo?
Leggi, mi rispose, su quella porta; e dalliscrizione
conoscerai dove siamo! Guardai e sopra la porta stava scritto:
Ubi non est redemptio. Mi avvidi che eravamo alle porte
delPInferno. La guida mi condusse a girare intorno alle mura
di quella orribile citt. Di quando in quando, a regolare
distanza, si vedeva una porta di bronzo come la prima, ai piedi
di una discesa rovinosa, e tutte avevano sopra una iscrizione
diversa dalle altre.

90

Discedite, maledicti> in ignem aeternum qui paratus est


diabolo et angelis ejus... Omnis arbor quae non facit fructum
bonum excidetur et in ignem mittetur. Io presi il taccuino per
copiare quelle iscrizioni; e la guida mi disse: Fermati! cosa
fai?
Prendo nota di queste iscrizioni.
Non fa bisogno: le hai tutte nella Scittura: anzi alcune tu
le hai gi stampate sotto i portici.
A siffatto spettacolo io avrei desiderato ritornare indietro e
portarmi alPOratorio; avevo fatto qualche passo, ma la guida
non si volt. Percorremmo un immenso profondissimo burrone
e ci trovammo nuovamente ai piedi di quella precipitosa via
che avevamo discesa, in faccia a quella prima porta. A un
tratto la guida si volt indietro e, tutta oscura e contratta in
volto, mi fe7 cenno colla mano di ritirarmi, dicendo:
Osserva!

Giovani che precipitano.


Tremante, volsi gli occhi in su e vidi ad una gran distanza,
su quella rapida via, uno che veniva gi precipitosamente. Di
mano in mano che si avvicinava cercavo di fissarlo in volto e in
ultimo riconobbi in lui uno dei miei giovani. I suoi capelli
scarmigliati eran parte ritti sul capo, parte svolazzanti
indietro per effetto delParia; e le braccia tese in avanti, come
in atto

91

di uno che nuota per scampare dal naufragio. Voleva fermarsi


e non poteva. Batteva coi piedi sulle pietre sporgenti, e quelle
pietre servivano per dargli maggiormente la spinta. Io
gridava: Corriamo, fermiamolo, aiutiamolo e sporgeva le
mani verso di lui.
E la guida:
No, lascia.
E perch non posso fermarlo 1?
E non sai tu quanto sia tremenda la vendetta di Dio 1?
Credi tu di poter fermare uno che fugge dallira accesa del
Signore?
Intanto quel giovane, volgendo indietro lo sguardo e
guardando cogli occhi affocati per vedere se Pira di Dio
linseguisse sempre, precipitava al fondo, e andava a sbattere
nella porta di bronzo come se nella fuga non avesse trovato
scampo migliore.
E perch, io domandava, quel giovane guarda indietro
cos spaventato 1?
Perch lira di Dio passa tutte le porte dellinferno e
va a tormentarlo anche in mezzo al fuoco.
Infatti a quellurto, rimbombando per laprirsi dei suoi
catenacci, la porta si spalanc. E dietro di essa se ne aprirono
contemporaneamente, con un lungo boato assordante, due,
dieci, cento, mille altre, spinte dallurto del giovane,
trasportato come da un turbine invisibile, irresistibile,
velocissimo. Tutte queste porte di bronzo, una in faccia
allaltra, bench a grande distanza, essendo

92

rimaste aperte per un istante, vidi in fondo lontanissima come


una bocca di fornace, e da quella voragine, mentre il giovane vi
si sprofondava, sollevarsi globi di fuoco. E le porte tornarono a
chiudersi colla stessa rapidit colla quale si erano aperte.
Allora io presi il portafoglio per scrivere nome e cognome di
quellinfelice, ma la guida mafferr il braccio e: Fermati, e
osserva di nuovo mintim.
Osservai ed ecco nuovo spettacolo. Vidi precipitare da
quella discesa tre altri giovani delle nostre case, che in forma
di tre macigni rotolavano rapidissimi uno dietro laltro.
Avevano le braccia aperte ed urlavano per
lo spavento. Giunsero in fondo ed andarono a sbattere alla
prima porta. Don Bosco in quellistante li riconobbe tutti e tre.
E la porta si aperse, e dietro ad essa le altre mille; i giovani
furono spinti in quel lunghissimo andito, si ud un prolungato
rumore infernale che sempre pi si allontanava e quelli
scomparvero e le porte si chiusero. Molti altri a quando a
quando caddero dietro a questi. Vidi precipitarvi un poverino
spinto con urtoni da un perfido compagno. Altri cadevano soli,
altri in compagnia; altri stretti per braccio, altri staccati, ma
vicini al fianco. Tutti avevano scritto in fronte il proprio
peccato. Io li chiamava affannoso mentre cadevano gi. Ma i
giovani non mi udivano, rimbombavano le porte infernali,
aprendosi, poi si chiudevano e succedeva un silenzio mortale.

93

esclam la mia guida: i compagni e i libri cattivi e le


perverse abitudini.

Causa
di tante
dannazioni.
I lacci
visti
prima erano quelli che traevano i giovani al
precipizio.
Vedendone
caderprecipua
tanti, dissi
con accento
disperato:

Ecco una causa


di tante
dannazioni!
Ma dunque inutile che noi lavoriamo nei nostri
collegi, se tanti giovani fanno questa fine! Non vi sar rimedio
per impedire tutte queste rovine di anime!
E la guida: Questo il loro attuale stato e se morissero
verrebbero senzaltro qui.
O dunque lasciamene notare i nomi perch io possa
avvertirli e metterli sulla via del Paradiso.
E credi tu che certuni avvisati si emenderebbero? Per
quel momento Pavviso li colpir: poi vi passeran sopra dicendo
: un sogno ! e torneran peggiori di prima. Altri poi, vedendosi
scoperti, frequenteranno i sacramenti, ma la cosa non sar pi
spontanea e meritoria, perch non ben fatta. Altri si
confesseranno pel solo momentaneo timore delPinferno, ma
non distaccando dal cuore Pattacco al peccato.

Programma di salvezza.
Dunque per questi disgraziati non ci sar pi remissione? Dammi un avviso speciale per salvarli.

- 94

Ecco: hanno i superiori, li obbediscano; hanno le


regole, le osservino, hanno i Sacramenti, li frequentino.
In quel mentre precipitando un nuovo stuolo di giovani,
quelle porte stettero aperte per un istante, e:
Vieni dentro anche tu! mi disse la guida.

Vieni dentro anche tu!


Indietreggiai inorridito. Io era smanioso per ritornare
alPOratorio per avvisare i giovani e fermarli, ac- cioch altri
ancora non si perdessero. Ma la guida insistette.
Vieni, ch imparerai pi di una cosa. Ma prima
dimmi: vuoi andar solo o accompagnato? Cos disse perch
riconoscessi Pinsufficienza delle mie forze e nello stesso tempo
la necessit della sua benevola assistenza; ondio risposi :
L, solo, in quel luogo dorrore? senza il conforto della
tua bont? chi potr insegnarmi la via del ritorno?
E a un tratto mi sentii pieno di coraggio, pensando tra me
: Prima di andare alPinferno bisogna presentarsi al
giudizio ed io al giudizio non sono ancora andato!
Quindi, esclamai risolutamente: Entriamo purel

Stretto e orribile corridoio.


Entrammo in quello stretto e orribile corridoio! Si correva
colla rapidit del baleno. Sovra ognuna delle

95

porte interne splendeva con fosca luce uniscrizione minacciosa.


Come si fin di percorrerlo, sboccammo in un vasto e tetro
cortile, in fondo al quale trova vasi un portello brutto, grosso,
di cui non vidi mai il peggiore, sul quale stavano scritte queste
parole: lbunt impii in ignem aeternum. Tutto intorno, le mura
erano coperte discrizioni. Io chiesi alla mia guida il permesso
di leggerle e quella mi rispose: A tuo bellagio.
Allora osservai da per tutto. In un luogo vidi scritto:
Dabo ignem in carnes eorum ut comburantur in sempiternum.
Cruciabantur die ac nocte in saecula saeculorum. Ed
altrove: Hic universitas malorum per omnia saecula
saeculorum. In altri luoghi: Nullus est hic ordo, sed orror
sempiternus inhabitat. Fumus tormentorum suorum in
aeternum ascendit. Non est, pax impiis clamor et stridor
dentium.
Mentre io andava attorno leggendo quelle iscrizioni, la
guida rimasta in mezzo al cortile, si avvicin e mi disse :

Abbiamo passata la linea


Da questo punto in avanti nessuno pi potr avere un
compagno che lo sostenga, un amico che lo conforti, un cuore
che lo ami, uno sguardo compassionevole, una parola benevola;
abbiamo passata la linea. E tu vuoi vedere o provare?

Voglio solamente vedere! risposi.


Vieni dunque con me, soggiunse Pamico; e mi prese
per mano e mi condusse innanzi a quel portello e Paperse.
Questo metteva in un andito in fondo al quale era una grande
specola chiusa da una grande finestra di un solo cristallo alto
dal pavimento fino alla volta a traverso della quale si poteva
scorgere dentro. Feci un passo al di l della soglia e mi fermai
subito in preda ad un terrore indescrivibile. Mi si present allo
sguardo una specie dimmensa caverna che andava perdendosi
in anfrattuosit incavate quasi nelle viscere dei monti, tutte
piene di fuoco, non gi come noi lo vediamo sulla terra colle
fiamme guizzanti, ma tale che tutto l entro era arroventato e
bianco pel gran calore. Mura, vlte, pavimento, ferro, pietre,
legna, carbone, tutto era bianco e smagliante. Certo quel fuoco
sorpassava mille e mille gradi di calore; e nulla inceneriva,
nulla consumava. Io questa spelonca non ve la posso
descrivere in tutta la sua spaventosa realt. (Praeparata est
enim ab heri Tho- pheth, a rege praeparata, profunda, et
dilatata. Nutrimenta ejus, ignis et ligna multa: flatus Domini
sicut torrens sulphuris succendens eam Is. XXX, 33),
Mentre stavo tutto attonito guardando, ecco da un varco
venire a tutta furia un giovane che quasi di nulla si
accorgesse, mandando un acutissimo urlo, come uno che stesse
per cadere in un lago di bronzo liquefatto,

97

precipita nel mezzo, si fa bianco come tutta la caverna, e resta


immobile, risuonando ancora per un istante Peco della sua voce
morente. Pieno dorrore guardai alcun poco quel giovane e mi
parve uno delPOratorio, uno dei miei figlioli.
Ma costui non uno dei miei giovani? chiesi alla guida:
non il tale?
Eh si, mi rispose.
Ma perch, non muta la presa posizione? Perche cos
incandescente e non consuma?
Ed egli Tu hai scelto di vedere perci ora non parlare:
guarda e vedrai. Del resto omnis enim igne salietur et omnis
victima sale salietur.

Altri giovani.
Aveva appena di nuovo rivolto lo sguardo ed ecco un altro
giovane con furore disperato e grandissima velocit corre e
precipita nella medesima caverna. Era pur esso delP Oratorio.
Appena caduto, pi non si mosse. Egli pure aveva mandato un
sol grido straziante e la sua voce si era confusa con Pultimo
mormorio del grido di colui che era caduto prima. Dopo questo
arrivarono con il medesimo capitombolo altri e il loro numero
aumentava sempre pi e tutti mandavano lo stesso grido e
diventavan immobili, arroventati, come coloro che li avevano
preceduti. Io osservava che il primo era

rimasto con una mano in aria e con nn piede similmente


sospeso in alto. 11 secondo era rimasto come curvato a terra.
Ohi aveva il piede in aria, chi la faccia al suolo. Questi quasi
sospesi sostenendosi con un sol piede ed una sola mano: quelli
o seduti o sdraiati: gli uni appoggiati sopra un fianco, gli altri
in piedi o in ginocchio, colle mani fra i capelli. Era insomma
una larga schiera di giovani, come statue, in posizioni una pi
dolorosa dellaltra. Oe ne vennero altri ancora in quella
fornace, ed erano giovani che in parte io conosceva, in parte
mi erano sconosciuti. Mi ricordai allora di quello che stava
scritto nella Bibbia, che come si cade la prima volta
nlPInferno, cos si star in eterno: Lignum, in quocumque
loco ceciderit, ibi erit.
Cresceva in me lo spavento e chiesi alla guida:
Ma costoro, correndo con tanta velocit, non lo sanno
che vengono qui!

Disprezzarono la misericordia di Dio.


Oh s che lo sanno di andare al fuoco: furono avvisati
mille volte: ma corrono, e volontariamente, per il peccato che
non detestarono e non vollero abbandonare, perch
disprezzarono e respinsero la misericordia di Dio che
incessantemente chiamavali a penitenza: e quindi la divina
giustizia, provocata, li spinge, li in

99

calza, li perseguita e non possono fermarsi se non giunti in


quel luogo.
Oh, quale deve essere la disperazione di questi
disgraziati che non hanno pi speranza di uscirne!
esclamai.
Tu vuoi conoscere le intime smanie e i furori delle loro
anime! Avvicinati un p di pi, mi rispose la guida.
Feci alcuni passi avanti verso la finestra e vidi che molti
di quei miserabili sinfliggevano a vicenda colpi e fiere ferite,
si mordevano come cani rabbiosi; altri si graffiavano la faccia,
si laceravano le mani, si stracciavano le carni e queste con
dispetto gettavano in aria. In quel momento tutto il coperchio
di quella spelonca era divenuto come di cristallo attraverso del
quale sin- travvedeva un lembo di cielo e le figure luminose
dei compagni salvi in eterno.
E que dannati fremevano dinvidia feroce, respirando
affannosamente, poich i giusti erano una volta riguardati da
loro come oggetto di derisione (Peccator videbit et irascetur;
dentibus suis fremet et tabescet).
Interrogai la guida:
Dimmi ancora, perch non odo alcuna voce?
Avvicinati ancor di pi! Mi grid.
Mi recai presso il cristallo della finestra e udii che gli uni
urlavano e piangevano storcendosi; altri bestemmiavano e
imprecavano ai santi. Era un tumulto di vo

100

ci e di grida, alte e confuse, per cui richiesi al mio amico:


Che cosa dicono? Che cosa gridano?
Ed egli:
Ricordando la sorte dei loro buoni compagni, essi sono
costretti a confessare: Nos insensati! Vitam illorum
aestimabamus insaniam et finem illorum sine honore! Ecce
quomodo computati sunt inter filios Dei et inter sanctos sors
illorum est. Ergo erravimus a via veritatis. Perci gridano:
Lassati sumus in via iniquitatis et perditionis. Erravimus per
vias difficiles, viam autem Domini ignoravimus. Quid nobis
profuit superbia? Transierunt omnia illa tamquam umbra.
Sono questi i canti lugubri che qui risuoneranno per tutta
Peternit. Ma inutili grida, inutili sforzi, inutili pianti.
Omnis dolor irruet super eos! Qui non c pi tempo: qui
havvi solo Peternit.
Mentre pieno dorrore contempalva lo stato di molti miei
giovani allimprovviso un pensiero si fece strada nella mia
mente.
Ma come possibile che coloro i quali si trovano qui,
siano tutti dannati? Quei giovani ancora ieri sera erano in vita
allOratorio !
E lamico a me:
Quelli che vedi qui sono tutti morti alla grazia di Dio e
se morissero adesso e continuassero a fare come fanno al
presente sarebbero dannati. Ma non perdiamo tempo, andiamo
avanti.

101

Fuoco che non si estingue.


E mi allontan da quel luogo e per un corridoio che
scendeva come in un profondo sotterraneo inferiore mi
condusse in un altro, sulFentrata del quale era scritto:
Vermis1 eorum non moritur, et ignis non ex- tinguitur... Dabit
Dominus omnipotens ignem et vermes in carnes eorum, ut
urantur et sentiant usque in sempiternum (Judith. XVI, 21).
Qui era lo spettacolo dei rimorsi, e quanto atroci, di coloro che
furono educati nelle nostre case!
Il ricordo di tutti i singoli peccati non rimessi e della
giusta condanna; di avere avuto mille mezzi anche
straordinari per convertirsi al Signore, per essere
perseveranti nel bene, per guadagnare il paradiso! Il ricordo
di tante grazie promesse; offerte e date da Maria Santissima e
non corrisposte! Potersi salvare con poco ed essere
irremissibilmente perduti! Ricordarsi di tanti buoni propositi
fatti e non mantenuti! Ah! di buone intenzioni inefficaci pur
troppo pavimentato Finferno, dice il proverbio.
E l rividi tutti i giovani delFOratorio visti poco prima in
quella fornace, dei quali alcuni in questo istante mi ascoltano,
altri son gi stati qui con noi, e molti che io non conosceva. Mi
avanzai ed osservai che tutti erano carichi di vermi e di
schifosi animali che li rodevano e consumavano nel cuore,
negli occhi, nel

102

lo
sono essi pure, purch tu faccia tutto quello che
puoi.

le mani, nelle gambe, nelle braccia, da per tutto e cos


miserabilmente che a parole non so spiegare. Stavano
immobili, esposti ad ogni sorta di molestie e non potevano in
modo alcuno difendersi. Io mi feci ancor pi avanti e pi
vicino perch mi vedessero, sperando di poter parlare ad essi e
che mi avrebbero detto qualche cosa ma nessuno n parlava,
n mi guardava. Domandai allora alla guida la cagione di ci e
mi fu risposto che nellaltro mondo pei dannati non vi pi
libert: ognuno l soffre tutto il castigo che Dio gli impone e
non poter essere altrimenti e senza mutamento di sorta: e
soggiunse:
Ora bisogna che vada anche tu in mezzo a quella
regione di fuoco che hai visto.
No, no, risposi esterefatto. Per andare allinferno,
bisogna prima andare al giudizio: ed io non vi fui ancora.
Quindi non voglio andare allinferno.
Dimmi, osserv lamico: ti par meglio andare
allinferno e liberare i tuoi giovani, ovvero startene fuori e
lasciare essi fra tanti strazi!
Sbalordito a questa proposta, risposi:
Oh! i miei giovani io li amo molto e li voglio tutti salvi!
Ma non potremmo far in modo da non entrar l entro n io n
gli altri?

Eh! mi rispose lamico, sei ancora in tempo, e

103

Il mio cuore si allarg e dissi subito fra me: Poco


mimporta il lavorare, purch io possa liberare da tanti
tormenti questi miei cari figlioli.
Dunque vieni dentro, prosegu lamico: e vedi la bont
e lonnipotenza di Dio che amorosamente adopera mille mezzi
per condurre a penitenza i tuoi giovani e salvarli dalla morte
eterna.
E mi prese per mano per introdurmi nella caverna. Al
primo mettervi piede mi trovai allimprovviso trasportato in
una magnifica sala con porte di cristallo. Su queste, a distanze
regolari, pendevano larghi veli i quali coprivano altrettanti
vani comunicanti colla caverna.

Sesto comandamento.
La guida mi indic uno di quei veli sul quale era scritto:
sesto comandamento; ed esclam: La trasgressione di
questo, ecco la causa della rovina eterna di tanti giovani.
Ma non si sono confessati^
Si sono confessati, ma le colpe contro la bella virt le
hanno confessate male o taciute affatto. Ad esempio uno che di
questi peccati ne aveva commessi quattro o cinque, disse solo
di due o tre, Yi sono di quelli che ne hanno commesso uno nella
fanciullezza ed ebbero sempre vergogna di confessarlo, oppure
lhanno

104

confessato male e non Phanno detto tutto. Altri non ebbero il


dolore e il proponimento. Anzi taluni, invece di fare Pesame di
coscienza, studiavano il modo di ingannare il confessore. E
colui che muore con tale risoluzione, risolve di essere nel
numero dei reprobi, e cos sar per tutta Peternit. Solo quelli
che pentiti di vero cuore, muoiono con la speranza delPeterna
salute, saranno eternamente felici. Ed ora vuoi vedere perch
la misericordia di Dio qui ti ha condotto? Alz il velo e vidi
un gruppo di giovani delPOratorio, che io tutti conosceva,
condannati per questa colpa. Fra essi verano di quelli che ora
in apparenza tengono buona condotta.
Almeno adesso, domandai, mi lascerai scrivere i nomi
di questi giovani per poterli avvisare in particolare ?
Non fa bisogno, mi rispose.

Predica contro l'immodestia.


Ohe cosa dunque ho da dir loro?
Predica dappertutto contro Pimmodestia. Basta
avvisarli in generale, e non dimenticare che anche se tu li
avvertissi, prometteranno, ma non sempre fermamente. Per
ottenere questo ci vuole la Grazia di Dio, la quale, chiesta, non
mancher mai ai tuoi giovani. Dio buono manifesta
specialmente la sua potenza nel

105

compatire e nel perdonare. Preghiera dunque e sacrifcio da


parte tua. E i giovani ascoltino i tuoi ammaestramenti,
interroghino la loro coscienza ed essa suggerir loro quanto
debbono fare.
E qui parlammo per circa mezzora sulle condizioni
necessarie per fare una buona confessione. La guida quindi
ripet varie volte con forte voce:
Avertere!... Avertere!...
E che cosa significa questa tua esclamazione?
Mutar vita, mutar vita!

Cuore attaccato alle cose terrene.


Io tutto confuso per quella rivelazione chinai il capo e
stava per ritirarmi, ma quegli mi chiam e disse : Non hai
ancora veduto tutto. E si volt da unaltra parte e alz un
altro gran velo sul quale stava scritto: Qui volunt divites
fieri, incidunt in tentationem et laquem diaboli. Lessi e dissi:
Questo non fa per i miei giovani, perch sono poveri, come
sono povero io; non siamo ricchi, n cerchiamo di divenirlo.
Non ci pensiamo nemanco!
Rimosso il velo, nello sfondo era apparso un certo numero
di giovani, tutti da me conosciuti, sofferenti come quelli gi
visti prima, e colui additandomeli: Oh! si che fa per i tuoi
giovani quelliscrizione: mi rispose.

106

Dammi dunque.la spiegazione di questo 7 divites7.


Ed egli: Per esempio alcuni dei tuoi giovani hanno il
cuore attaccato ad un oggetto materiale sicch Paf- fetto ad
esso li distoglie dalPamore di Dio e mancano alla carit, alla
piet ed alla mansuetudine. Non solo si pu pervertire il cuore
colPuso delle ricchezze, ma anche col desiderarle, tanto pi se
il desiderio offende la giustizia. I tuoi giovani sono poveri: ma
sappi che la gola e Pozio sono pessimi consiglieri. Vi ha taluno
che al paese si rese colpevole di furti anche rimarchevoli, e,
potendolo, non pensa alla restituzione. Vi ha chi studia di
aprire coi grimaldelli le dispense: e chi tenta di penetrare
nelle stanze del Prefetto o delPEconomo: chi va a frugare nei
bauli dei compagni per rubare commestibili o denaro o altri
oggetti : chi fa la raccolta per suo uso di quaderni e di libri...
Di costoro e di altri egli mi disse i nomi, e continu:
Alcuni trovansi qui per essersi appropriati di oggetti
di vestiario, biancheria, coperte e mantelli che appartenevano
alla guardaroba delPOratorio, per mandarli alle loro case.
Alcuni per qualche altro grave danno recato volontariamente e
non riparato. Altri per non aver restituito oggetti e cose che si
erano fatti imprestare: e qualcuno per aver ritenuto somme di
denaro che gli erano state affidate perch le consegnasse al
Superiore.
E concluse: E poich questi tali ti furono indicati,
avvisali, d loro che respingano gli inutili e nocivi

107

desideri, clie siano obbedienti alla legge di Dio e gelosi del loro
onore, altrimenti la cupidigia li spinger a peggiori eccessi,
che li sommergeranno nei dolori, nella morte e nella
perdizione.

Disobbedienza: radice di ogni male.


Io non sapeva darmi ragione come per certe cose cos poco
considerate dai nostri giovani fossero preparate pene tanto
terribili. Ma Parnico tronc le mie riflessioni, dicendomi:
Rammenta quello che ti fu detto allo spettacolo dei grappoli
guasti sulla vite e alz un altro velo che nascondeva molti
altri giovani che tutti io subito conobbi e che sono
nelPOratorio. Sul velo era scritto: Radix omnium
m a l o r u m E subito mi interrog:
Sai che cosa ci significa? quale sia il peccato che indica
questa epigrafe?
Mi pare che non sia altro che superbia.
No! egli rispose.
Eppure io ho sempre sentito dire che la radice di ogni
peccato la superbia.
S! in generale si dice che la superbia; ma in
particolare sai che cosa fece cadere Adamo ed va nel primo
peccato, pel quale essi furono scacciati dal paradiso terrestre?
La disubbidienza.

108

Appunto; la disubbidienza la radice di ogni male.


E che cosa devo dire ai miei giovani su questo punto?
Sta7 attento: quei giovani che tu vedi qui sono i
disubbidienti che si vanno preparando una cosi lagri- mevole
fine. I tali e tali altri che tu credi siano andati a riposo, di
notte scendono a passeggiare in cortile e, non curando le
proibizioni, vanno in luoghi pericolosi e sui ponti di fabbrica
delle nuove costruzioni mettendo a rischio anche la loro vita.
Alcuni, nonostante le prescrizioni delle regole, vanno in
Chiesa e non vi stanno a dovere: invece di pregare pensano a
tuttaltro e fabbricano nella loro mente castelli in aria: altri
disturbano. Vi sono di quelli che cercano di appoggiarsi o di
trovare un bel posto per adagiarsi e dormire nel tempo delle
sacre funzioni; ed altri tu credi vadano in Chiesa e non ci
vanno. Guai a chi trascura la preghiera ! Chi non prega si
danna! Vi sono qui alcuni ch invece di cantare le laudi sacre
o VUfficio della Beata Vergine, leggono libri tuttaltro che di
Chiesa e certuni, il che di gran vergogna, leggono persino
libri proibiti. E continuo ad enumerare varie altre
trasgressioni che son causa di vari altri disordini.
Come ebbe finito, commosso lo fissai in volto; egli guardo
me ed io gli dissi ancora:
E tutte queste cose potr riferirle ai miei giovani?
Si, puoi dire a tutti quello che ti ricorderai.

109

Obbedienza.
E quale consiglio potr dar loro perch non avvengano
cos gravi disgrazie?
Insisterai, dimostrando come Pobbedienza, anche
nelle piccole cose, a Dio, alla Chiesa, ai parenti, ai supe riori, li
salver.
Ed altro?
Dirai ai tuoi giovani che si guardino molto dal- Pozio,
poich questo fu gi la causa del peccato di Davide: dP loro che
stiano sempre occupati, perche cos il demonio non avr tempo
di assalirli.
Io chinai il capo e promisi. Non ne poteva pi dallo
sgomento e dissi alPamico: Ti ringrazio della carit che mi
hai usato e ti prego di farmi uscire.

Bisogna che tu pure provi un poco l'inferno.


Egli allora: Vieni meco. disse; e facendomi coraggio
mi prese per mano, sorreggendomi, poich era estenuato di
forze. Usciti da quella sala, attraversato in un attimo
quelPorrido cortile e quel lungo corridoio dentrata, prima di
lasciare la soglia delPultima porta di bronzo si volse di nuovo
a me ed esclam:
Adesso hai veduti i tormenti degli altri, bisogna che tu
pure provi un poco Pinferno.
NO, No! gridai inorridito.

110

Egli insisteva ed io rifiutava sempre.


Non temere, mi diceva, vieni solo a provare; tocca
questa muraglia.
Io non ne aveva il coraggio e voleva allontanarmi, ma
quegli mi trattenne dicendomi: Eppure fa bisogno che tu
provi! e mi affer risolutamente per un braccio e mi trasse
vicino al muro, continuando a dire:
dna sola volta toccala, almeno per poter dire che sei
stato a visitare le muraglie degli eterni supplizi e che le hai
toccate; e per capire che cosa sar dellul- tima muraglia, se
cos terribile la prima. Vedi tu questo muro?
Osservai con maggior attenzione quel muro che era di una
grossezza colossale. La guida prosegu: il millesimo prima
di giungere dove il vero fuoco dellin- ferno. Sono mille i
muri che lo circondano. Ogni muro di mille misure di
spessore e di distanza luno dallaltro; e ciascuna misura
lunga mille miglia: questo distante un milione di miglia dal
vero fuoco dellinferno, e perci un minimo principio
dellinferno stesso.
Oi detto, ritraendomi io per non toccare, afferr la mia
mano, laperse per forza, e me la fece battere sulla pietra di
quellultimo millesimo muro. In quellistante sentii un
bruciore cosi intenso e doloroso, che sbalzando indietro e
mandando un fortissimo grido, mi svegliai. Mi trovai seduto
sul letto, e sembrandomi che la mia mano bruciasse, la
stropicciavo con laltra per far pas-

Ili

sare quella sensazione. Fattosi giorno, osservai che la mano


era gonfia realmente; e limpressione immaginaria di quel
fuoco ebbe tanta forza, clie in seguito la pelle interna della
mano si stacc e cambiossi.
Notate che io non vi ho dette queste cose in tutto
il loro orrore, nel modo come le vidi e come mi fecero
impressione, per non spaventarvi troppo. Noi sappiamo che il
Signore non nomin mai linferno se non con figure, poich
ancorch ce lo avesse descritto com, non avremmo inteso.
Nessun mortale pu comprendere queste cose. Il Signore le sa
e pu dirle a chi vuole.
Per pi notti in seguito, sempre turbato, io non ho pi
potuto addormentarmi a causa di questo spavento. Vi ho
raccontato soltanto in breve, ci che ho visto in lunghissimi
sogni: non ve ne ho fatto che un breve riepilogo. Io poi far
delle istruzioni e sul rispetto umano, e su ci che riguarda il
sesto, il settimo comandamento e la superbia. Non far altro
che spiegare questi sogni; perch sono in tutto consentanei
alla Sacra Scrittura, anzi non sono altro che un commento di
ci che si legge a questo riguardo nella medesima. In queste
sere vi ho gi raccontato qualche cosa, ma ogni qualvolta potr
venire a parlarvi, vi racconter il resto, dando vene la
spiegazione.
(M. B. IX, 155)

112

il

Paradiso per averlo.

QUINTO SOGNO

2)
Ai BELLA
piedi delPASSEGGIATA
monte vi sono QUATTRO
LAGHI:
UNA
IN PARADISO
a LAGO DI SAN GUJE : questo sangue quello dei
Cari novizi, leggete attentamente questo sogno. Vi troverete
martiri, il Sangue di Ges Cristo. Tutti devono passare per
questi insegnamenti per il bene deWanima vostra:
questo sangue. La vita un martirio per tutti, anche per i
giusti.
1) IL PARADISO una montagna altissima, difficile quindi
Il sangue Ma
unaconsolatevi:
difesa della c
Chiesa
Cattolica.dal
Chimonte
tenta di
a raggiungersi.
chi discende
in
assalirla
vi
affoga,
e
viene
fatto
a
pezzi.
La
storia
dei
martiri
?
aiuto di chi si sforza di salire. Sono la Madonna e i Santi che vi
ancora
di svolgimento:
c J invocazioni.
un lago vuoto
accanto
a
aiutano in
in corso
proporzione
delle vostre
Chiedete
e vi
quellodato.
di sangue:
cinque
volte
sar
Chiedete
spesso

113

pi grande, che attende il sangue dei martiri dei tempi futuri.


b LAGO DI ACQUA: questa Vacqua uscita dal
costato di Cristo. E qui vi pure lacqua del santo Battesimo .
Non si sale in Paradiso se non si bagnati da questacqua. 0
VInnocenza o la Penitenza: altrimenti non si va in Paradiso.
Molta gentey anche alcuni dei giovani di on Bosco
camminavano sopra le acque, ma on Bosco non vi volle
camminare sopra e sconsigli pure i suoi giovani. una
presunzione credersi giusti. Dobbiamo sempre temere di noi:
un timore salutare!
Anche in questo lago vi sono membra sparse alla deriva, di
quelli che ai nostri giorni assalirono la Chiesa.
c LAGO DI FUOCO: son queste le fiamme dellamor
di Dio e dei Santi. Qui c il fuoco che torment i martiri.
Anche questo lago cosparso di membra di morti. Qui vi
son pure le fiamme che bruciarono i nemici del Signore morti in
combattimento contro la Chiesa.
d - LAGO PIENO DI BESTIE FEROCI: molti giovani vi
camminano sopra passando di testa in testa, impunemente.
Sono gli innocenti. Ma Don Bosco si rifiutava di farne la prova.
E da presuntuosi ritenersi talmente innocenti da camminare
incolumi attraverso i pericoli.

114

3) Vi poi il MONDO PJSRVUJRSO e maligno, che tutto


un cantiere di affacendati a lavorare per la propria perdizione.
Don Bosco vi descrive i modi con cui molti vanno alla
perdizione, spensieratamente, nellallegria.
Molti giovani sono aggiogati con varie specie di animali:
i pigri con buoi,
i testardi con asini?
quelli che non pensano alle cose dellanima loro sono
aggiogati con muli e cavalli. Disgraziati senza cervello!
Quelli che vivono nelle brutte passioni, lontani dal Padre
celeste, sono aggiogati con porci,
i ladri coi gatti,
gli scandalosi con i cani,
i millantatori con i galli,
i timidi con i conigli.
Vi sono bellissime rose purpuree e violette freschissime,
ma sono guaste e puzzolenti9
i frutti sono ributtanti: tutto apparenza, tutto insipido !
Cerano giovani di bellaspetto, ben vestiti e di maniere graziose,
ma nascondevano sotto il cappello le corna del diavolo. Sono
quelli che vanno allinferno senza accorgersene? facendo i
bellimbusti.
Non c altro che da fuggire lontano da un simile mondo
perverso e da simile gente incamminata verso la perdizione.

115

3) LA VIA CHE CONDUCE AL PARADISO un ponte


strettissimo e senza ringhiera. Difficile a passarsi, perch c
sempre il pericolo di cadere nellabisso sottostante.
Perci per camminare sicuri bisogna farsi piccoli, togliersi di
dosso ogni fardello ingombrante e restringere bene e panni e
membra con la mortificazione.
4) Don Bosco arriva ALLA VETTA DEL PARADISO SOLO
CON QUATTRO dei suoi. E gli altri che avevano iniziato con lui
la difficile e faticosa salitat Si erano stancati. Stavano seduti,
allombra, sullerba del prato o andavano alla ricerca di lumache
e di grilli o di fiori senza odore.
Queste sono immagini che ci ricordano i peccati veniali di
svogliatezza nelle cose di Dio, le virt apparenti, le buone azioni
fatte per motivi umani, i capricci di chi vuol fare di sua testa,
non mortificando i sensi.
Carissimi, Don Bosco torna indietro. Grida forte . Chiama i
suoi giovani per nome uno per uno. Avvisa. Sgrida. D pugni, d
spintoni.
Don Bosco vi esorta a staccarvi del tutto dalle cose del
mondo.
Ci attende il plauso dei Santi che ci porgono la mano ?
perch siamo spediti nel salire il monte Santo dellAmicizia
perfetta con Dio.
Vi necessit delle Indulgenze per volare direttamente in
Paradiso.

116

D. Bosco nella sera del 7 aprile, dopo le orazioni, sal in


cattedra per indirizzare qualche buona parola ai suoi
giovanetti e cominci cos : Ho qualche cosa a dirvi molto
curiosa. Vi voglio raccontare un sogno. Egli un sogno e perci
non una realt.
Di ci vi avviso acciocch non gli diate maggior valore di
quello che si merita. Prima di narrarvelo devo premettere
qualche osservazione. Io a voi dico tutto, come desidero che voi
diciate tutto a me. Per voi non ho segreti; ma quello che si dice
qui non sia propagato di fuori; sia detto e rimanga solo fra noi.
Non che sia reo di peccato chi lo raccontasse a persone
estranee, ma meglio che non varchi le soglie di questa casa.
Parlatene pure fra di voi, ridete, scherzate su ci che sono per
dirvi, finch vi pare e vi piace; ed anche ma solo con quelle
poche persone, le quali potrete capire che della vostra
confidenza saranno per ricavarne alcun bene; e alle quali
crederete sia conveniente farla. Il sogno diviso in tre parti:
fu fatto in tre notti consecutive e perci stasera ve ne conter
una parte e le altre due parti nelle sere seguenti. Ci che mi
produsse molta meraviglia si che io ripresi il sogno, nella seconda e nella terza notte, da quel punto stesso nel quale lo
avevo interrotto la notte antecedente nel risvegliarmi.

117

I PARTE -

I quattro laghi

I sogni si fanno dormendo e perci io dormiva. Alcuni


giorni prima mi ero recato fuori di Torino, passando vicino alle
colline di Moncalieri. La vista di queste colline gi alquanto
verdeggianti, mi rimase impressa; e quindi pu darsi che nelle
notti seguenti dormendo, lidea di quello spettacolo delizioso
venisse di bel novo ad affacciarsi alla mia mente, e, lavorando
la fantasia nascesse vaghezza di fare una passeggiata. Fatto
sta che io sognando, divisai di fare una passeggiata. Parevami
di essere in mezzo ai miei giovani in una pianura; innanzi ai
miei occhi si levava un alto e vasto colle. Eravamo tutti fermi,
quando ad un tratto feci ai giovani la proposta: Andiamo a
fare una bella passeggiata?
Andiamo!
Ma dove?
Ci siamo guardati in faccia, abbiamo pensato, e poi per
non so quale stranezza alcuno incominci a dire:
Andiamo in paradiso?
S, s ! Andiamo in paradiso : gridarono gli uni.
S, s! Andiamo a fare una bella passeggiata in
Paradiso! replicarono gli altri.
Bene, benissimo ! Andiamo ; gridarono tutti daccordo.

Eravamo in una pianura e messici in via, dopo qualche


tratto di cammino, ecco che ci trovammo ai piedi della collina.
Abbiamo incominciato ad andare su per i sentieri di questa.
Ma quale spettacolo veramente ammirabile! Quanto il nostro
sguardo poteva stendersi, il pendio di quella lunga collina era
tutto coperto di piante di ogni specie, tenere e basse, robuste e
alte, queste per non pi grosse di un braccio. Yi erano piante
di pere, di mele, di ciliege, di susine, di vite ecc. ecc. Ma quello
che singolare, sopra una medesima pianta si vedevano fiori
che incominciavano a sbocciare, e fiori pienamente formati con
vari colori: frutti piccoli e verdeggianti e frutti grossi e maturi
di modo che sopra ciascuna di quelle piante vi era quanto di
bello ha la primavera, lestate, lautunno. Le frutta erano in
tanta quantit, che pareva le piante non potessero sostenerle.
I giovani venivano a me e mi domandavano curiosamente
spiegazione di questo, perch non sapevano rendersi ragione di
simile miracolo. Io mi ricordo che, per appagarli in qualche
modo, dava loro cotesta risposta: Ecco! Il paradiso non
come la nostra terra, dove si cangiano le temperature e le
stagioni. Qui non vi sono cangiamenti; la temperatura
sempre uguale, mitissima, adatta per la vegetazione di ogni
pianta. Quindi raccoglie in se stesso e nel medesimo

119

tempo, tutto il bello e tutto il buono delle varie stagioni


dellanno.
Noi restavamo estatici osservando quellincantevole
giardino. Spirava unaria dolce dolce; nellatmosfera regnava
una calma, un tepore, una soavit di profumi, che ci penetrava
tutti e ci persuadeva dessere desso confacente ad ogni sorta di
frutta. I giovani qua prendevano un pomo, l un pero, ora una
ciliegia, ora un grappolo duva: e cos tutti insieme salimmo
lentamente quella collina. Quando giungemmo alla sommit ci
credevamo di essere in Paradiso; ma invece ne eravamo ben
lungi. Da quella vetta, al di l di una grande spianata, in
mezzo ad un grande altipiano, si vedeva unaltissima
montagna che toccava le nubi. Su per questa saliva
arrampicandosi con stento, ma con grande alacrit, molta
gente e sulla cima vi era OHI invitava quei che salivano e
faceva loro coraggio. Vedevamo eziandio altri che
discendevano dalla sommit fino al basso e venivano ad
aiutare coloro, che erano troppo affaticati nel progredire fra
quelle rapide balze. Quelli che finalmente giungevano alla
mta erano ricevuti con gran festa e giubilo. Tutti noi ci siamo
accorti che l stava il Paradiso e scendendo verso laltipiano
movemmo alla volta di quella montagna per vedere e salire
anche noi. Gi avevamo percorso buon tratto di via: molti
giovani correndo, per giungere pi presto, precedevano di
lungo tratto la moltitudine dei compagni.

120

Lago di sangue
Ma che? Prima di arrivare alle falde della montagna, vi
era in quellaltipiano un gran lago pieno di sangue e di una
estensione come dallOratorio a piazza Castello. Intorno alle
rive di questo giacevano tronconi di mani, di piedi, di braccia,
di gambe, cranii spaccati, corpi squartati ed altre membra
lacerate. Miserando spettacolo dorrore! Sembrava che in
questi luoghi fosse stata combattuta una sanguinosissima battaglia! Quei giovani, che correndo arrivarono i primi si
arrestarono inorriditi. Io che mi trovavo ancor lontano e di
nulla mi ero accorto, osservando i loro gesti di stupore e come
pi non camminassero e fossero profondamente melanconici,
gridai: Che cosa vuol dire questa tristezza? Che cosa c?
Andate avanti!
S? Andare avanti? Venga, venga a vedere, mi
rispondevano essi. Affrettai i passi e vidi!! Tatti gli altri
giovani sopraggiunti, che pochi istanti prima erano cos
allegri, diventarono tutti silenziosi e melanconici.
Io ritto sulle spiagge del lago misterioso osservava: ma non si
poteva passar oltre. In faccia, sulle rive opposte, leggevasi
scritto a grandi caratteri: PER SANGUINEM .
I giovani si domandarono a vicenda: Che cosa ? che
cosa vuol dire questo spettacolo? Allora ho interrogato
UNO, che ora non mi ricordo pi chi fosse, il

121

quale ci disse: Ecco qui vi il sangue versato da coloro, e


sono tanti e tanti, che gi toccarono la sommit del monte e
andarono in Paradiso. Questo sangue quello dei Martiri !
Qui vi il sangue di Ges Cristo dal quale furono bagnati i
corpi di coloro che furono uccisi in testimonio della Fede.
Nessuno pu andare in Paradiso senza passare per questo
sangue e senza esserne asperso.
Questo sangue quello che difende la S. Montagna, figura
della Chiesa Cattolica. Chiunque tenter di assalirla, rimarr
affogato. E appunto tutte queste mani e piedi troncati, quei
teschi sfracellati, quelle membra a pezzi, e di cui vedete
seminate queste rive, sono avanzi miserabili di tutti i nemici,
che vollero combattere la Chiesa. Tutti furono fatti a pezzi!
Tutti perirono in questo lago!
Quel giovane misterioso nel corso del suo parlare aveva
nominati molti martiri, fra i quali enumer pure i soldati del
Papa, caduti sul campo di battaglia per la difesa del dominio
temporale.
Ci detto additandoci alla nostra destra, verso oriente, in
fondo, un immenso vallone molto pi grande, un quattro o
cinque volte almeno del lago di sangue, sug- giunse: Vedete
l quel vallone? Sappiate che laggi si metter il sangue di
coloro, che per questa via avranno da salire su questo monte,
il sangue dei giusti, di quei che morranno per la Fede nei
tempi futuri.

122

Io faceva coraggio ai giovani esterefatti per ci che


vedevano e ci che loro veniva annunziato, dicendo che se
dovessimo morir martini il nostro sangue sarebbe messo in
quel vallone: ma le nostre membra non sarebbero mai state
gettate con quelle che l si trovavano.

Lago dacqua
Intanto ci affrettammo a metterci in marcia e costeggiando
quelle sponde, avevamo a sinistra la sommit della collina, per
la quale eravamo venuti e alla destra il lago e la montagna. A
un certo punto ove terminava il lago di sangue vi era un
terreno sparso di querce, allori, palme e di altre piante. Noi ci
mettemmo in questo per vedere se ci fosse possibile avvicinarci
alla montagna. Ma ecco presentarcisi un altro spettacolo. Un
secondo grande lago pieno d ?acqua, con entrovi altre membra
tronche e squartate. Sulla sponda stava scritto a caratteri
cubitali: PER AQUAM.
Di bel nuovo domandavamo: Che ? che non ? chi ci
dar la spiegazione di questaltro mistero!
In questo lago, UNO ci disse, c Pacqua uscita dal
costato di Ges Cristo, la quale bench in piccola quantit,
pure si cos aumentata, aumenta continua mente, ed
aumenter in futuro. Questa Pacqua del santo Battesimo
nella quale furono lavati e purificati quelli che gi salirono su
questo monte, e dalla quale dovran-

123

no essere battezzati e purificati quelli, che ancora dovranno


ascendere in avvenire. Da questa debbono essere bagnati tutti
quelli che vogliono andare in Paradiso. Vi si sale o per mezzo
dellinnocenza o per mezzo della Penitenza. Nessuno pu
salvarsi senza essere bagnato in questacqua.
Quindi accennando a quella strage prosegu: Quelle
membra di morti son di coloro che nel tempo presente
assalirono la Chiesa.
Intanto noi vedevamo molta gente, e anche alcuni dei
nostri giovani, che camminava sopra lacqua con celerit
straordinaria e con una leggerezza tale, che appena toccava
lacqua colla punta dei piedi senza bagnarsi, e si portava
allaltra sponda.
Noi eravamo attoniti per questo portento, ma ci fu detto:
Costoro sono i giusti, poich lanima dei Santi, allorch
sciolta dalla prigione del corpo e anche il corpo quando
glorificato, non solo cammina leggermente e velocemente sopra
lacqua, ma vola sullaria stessa.
Tutti i giovani allora desiderarono di correre sulle acque di
quel lago, come avevano fatto coloro che avevano visti. Quindi
si volgevano a me quasi interrogandomi col
lo sguardo. Ma nessuno osava ed io diceva ad essi: Per
parte mia non oso; una temerit supporci cos giusti, da
poter passare su queste acque senza cadervi dentro. Allora
tutti esclamarono: Se non osa lei tanto meno noi!

124

Lago di fuoco
Continuammo ad andare ancora pi avanti sempre
girando attorno alla montagna, ed eccoci ad un terzo lago,
vasto come il primo, pien di fuoco, con entrovi altre membra
umane spezzate e tagliate. Si leggeva scritto sulla sponda
opposta in un cartello: PER IGNEM. Mentre noi stavamo
osservando quella pianura di fiamme: Qui, ci disse quel
tale, c? il fuoco della carit di Dio e dei Santi: le fiamme
delPamore, del desiderio per cui devono passare quelli che non
sono passati per il sangue e per Pacqua. Questo eziandio il
fuoco con cui furono dai tiranni tormentati e consumati i corpi
di tanti Martiri. Molti sono quelli che dovettero passare per
questa via per salire alla volta ,di quella montagna. Queste
fiamme serviranno per abbruciare i loro nemici. Per la terza
volta DO vedevamo stritolati i nemici del Signore sul campo
delle loro sconftte!

Lago di bestie feroci


Ci affrettammo ad andare pi avanti ed al di l di questo
lago, ve ne era un altro a guisa di grandissimo anfiteatro che
presentava una vista ancor pi terribile. Era pieno di bestie
feroci, lupi, orsi, tigri, leoni, pantere, serpenti, cani, gatti e di
tanti altri mostri che stavano

125

con le fauci spalancate per divorar chiunque si avvicinasse.


Vedevamo gente camminare sulle loro teste. Alcuni giovani si
misero a correre e passegiavano anchessi senza paura sulla
testa spaventosa di quelle bestie, senza essere menomamente
lesi. Io voleva richiamarli e gridava a tutta forza: No! Per
carit! Arrestatevi! Non andate avanti! Non vedete che esse
stanno l, aspettando per sbranarvi e divorarvi? Ma la mia
voce non era udita e continuavano a camminare sui denti e
sulle teste di quelli animali, come sopra il luogo pi sicuro. Il
solito interprete allora mi disse: Queste bestie sono i demoni,
i pericoli e le trame del mondo; costoro che passano sopra di
esse impunemente sono le anime giuste, sono gli innocenti. E
non sai che sta scritto: Super aspidem et basiliscum
ambulabunt et conculcabunt leonem et draconem?. Di tali
anime parlava Davide. E nel Vangelo si legge: Ecce dedi vobis
potestatem calcandi supra serpentes et scorpiones, et super
omnem virtutem inimici: et nihil vobis nocebit.
Oi domandavamo: Come dobbiamo fare per passare di
l? Dovremo camminare anche noi su queste orribili teste?
S, s! venga, andiamo! mi disse qualcuno.
Oh! io non me ne sento il coraggio, risposi: da
presuntuoso supporci giusti da poter passare illesi sulle teste
di questi mostri feroci. Andate voialtri se volete; io non ci
vado.

126

E i giovani ripeterono: Oh! se non si sente ella tanto


coraggio, tanto meno ci sentiamo noi!
Allontanatici dal lago delle bestie, abbiamo veduto un
vasto terreno tutto gremito di gente. Ma di questi chi era o
aveva apparenza di essere, senza naso, chi senza orecchie, chi
aveva la testa tagliata: quale mancava di braccia, quale di
gambe: questi era senza mani, quegli senza piedi. Agli uni
mancava la lingua, agli altri erano stati svelti gli occhi. I
giovani erano meravigliati nel vedere tutta questa gente cos
malconcia, quando UNO ci disse: Sono gli amici di Dio: sono
coloro che per salvarsi si mortificarono nei sensi, nelle
orecchie, negli occhi, nella lingua e quindi hanno fatte molte
opere buone. Molti hanno perdute quelle parti del corpo di cui
sono privi, per le grandi opere di penitenza,
o lavorando per amore di Dio e del prossimo. Quelli della
testa tagliata sono coloro che in modo particolare si
consacrano al Signore.
Mentre stavamo considerando queste cose, vedevamo
molta gente, parte della quale aveva attraversato i laghi,
salire la montagna e ci furono additati altri sulla cima che
davano la mano e facevano coraggio a chi saliva; e poi
battevano le mani e dicevano: Bravi! bene! Al rumore di
questi applausi e di queste grida mi svegliai e mi accorsi che
ero nel mio letto.
Questa la prima parte del sogno, cio la prima notte.

127

La sera delP8 aprile D. Bosco si present ai giovani


bramosi di ascoltare la continuazione del sogno. Sulle prime
rinnov la proibizione di mettersi le mani addosso e viet loro
eziandio di muoversi dal posto nella sala di studio e di girare
qua e l da una tavola al- Faltra. Aggiunse ancora: Ohi deve
uscire dallo studio per qualsivoglia motivo domandi licenza al
capo della tavola. I giovani erano impazienti e D. Bosco sorridendo, dato uno sguardo attorno, dopo una breve pausa,
prosegu:
li

PARTE

- Il mondo perverso e maligno - Modi con cui si va

allinferno.
Tenete bene a mente che vi era un gran lago da riempire
ancora di sangue, in fondo ad un vallone vicino al primo lago.
Adunque dopo aver visti tutti i varii spettacoli gi descritti e
terminato il giro di quel vasto altipiano, trovammo che eravi
un posto libero per poter passare oltre e ci avanzammo, io e
tutti i miei giovani per una valle, che alla sua estremit metteva in una gran piazza. Ci inoltrammo. La piazza era larga e
spaziosa nel suo entrare, ma andava restringendosi a poco a
poco, in modo che in fondo, vicino alla montagna, terminava in
un sentiero fra due rupi, per cui appena poteva passare un
uomo solo. Quella piazza era piena di gente contenta e felice
che si

128

divertiva; ma tutta tendeva a quello strettissimo passaggio che


metteva al monte. Noi ci domandammo Pun Paltro: Che sia
questa la via del Paradiso^ Intanto coloro che erano
assembrati in quel luogo, uno per volta andavano a passare per
quel sentiero e per inoltrarsi dovevano restringere bene e
panni e membra, farsi piccoli e deporre, se Pavevano, il fagotto
o qualsivoglia altra cosa. Ci bast per assicurarmi quella essere la via del Paradiso e mi venne in mente che per andare in
Cielo bisogna non solo spogliarsi del peccato, ma lasciare
indietro ogni pensiero, ogni affetto terreno, secondo quello che
dice PApostolo: Nil coinquinatum intrabit in ea. Noi per
breve ora stavamo l a guardare. Ma quanto io fui stolto!
Invece di tentare quel passaggio, abbiamo voluto tornare
indietro per vedere che cosa ci fosse alle spalle di quella piazza.
Avevamo vista molta altra gente in distanza ed eravamo spinti
da viva curiosit di vedere che cosa facesse. Quindi ci
mettemmo per una campagna amplissima il cui estremo
confine non poteva essere raggiunto da occhio umano. L ci
siamo trovati in mezzo ad uno strano spettacolo. Vedemmo
uomini ed eziandio molti dei nostri giovani aggiogati con varie
specie danimali. Vi erano dei giovani aggiogati con buoi.
Pensava : Che cosa vuol dir ci*? Allora mi venne in testa
che
il bue il simbolo della pigrizia e pensai quelli essere i giovani
pigri. Li conosceva, li vedeva proprio, certi

129

tali clie erano inerti, lenti nell 7adempimento dei loro doveri e
diceva fra me stesso: S! sta l! Ben ti sta. Non vuoi far mai
niente ed ora sta pur l con quell ^animale.
Vidi poi altri aggiogati con asini. Quelli erano i testardi e
cos accopiati portavano pesi o pascolavano con gli asini. Erano
coloro che non volevano arrendersi n ai consigli, n ai comandi
dei Superiori. Ne vidi altri aggiogati coi muli e coi cavalli e mi
venne in mente quello che dice il Signore: Factus est sicut
equus et mulus quibus non est intellectus.. Erano coloro che
non vogliono mai pensare alle cose delPani- ma: disgraziati
senza cervello!
Vidi altri i quali pascolavano insieme coi porci: grufolavano
nelPimmondezza e nella terra come quegli animali schifosi, e
come essi si avvoltolavano nel fango. Erano coloro che si
pascolano solo di cose terrene, che vivono nelle brutte passioni,
che stanno lontani dal Padre Celeste. Oh triste spettacolo!
Allora mi venne pure in pensiero quello che dice il Vangelo del
fgliol jjrodigo, che fu ridotto a questo stato luxuriose
vivendo.
Vidi poi infine moltissima gente e giovani con gatti, cani,
galli, conigli, ecc. ossia i ladri, gli scandalosi, i millantatori, i
timidi per rispetto umano e via discorrendo. Da tutta questa
variet di scene ci siamo accorti che quella gran valle era il
mondo. Osservai

130

bene tutti quei giovani ad uno ad uno! Da quel posto ci siamo


avanzati ancora un poco in unaltra parte eziandio
spaziosissima di quellimmensa pianura. Il terreno andava in
declivio ma insensibilmente, cosicch discendevamo senza
accorgersene. Vedevamo ad una certa distanza che il terreno
sembrava prendesse Paspet- to di un giardino e dicemmo:
Andiamo a vedere quello che c coii
Andiamo!
E incominciammo a trovare delle bellissime rose purpuree.
Oh le belle rose ! oh le belle rose ! gridavano i giovani, e
corsero a coglierle. Ma che? Appena le ebbero in mano
sentivano che mandavano cattivo odore. Quelle rose tanto
vaghe e rosseggianti fuori, dentro poi erano infracidite. I
giovani rimasero mortificati. Vedemmo eziandio delle violette
freschissime in apparenza, che ci sembrava spandessero buon
odore. Ma accostatici a prenderne alcune per farne qualche
mazzolino, ci accorgemmo che sotto erano esse pure tutte
guaste e puzzolenti.
Andavamo sempre avanti ed ecco ci siam trovati in mezzo
ad incatevoli selvette di alberi, cos carichi di frutti che era un
piacere il vederli. Specialmente i pometti oh qual dilettevole
apparenza avevano! Un giovane corse tosto e stacc dai rami
una grossa pera che non poteva essere pi bella e pi matura,
ma appena ci ebbe piantati dentro i denti, gettolla sdegnato

131

lungi da s. Era piena di terra e di sabbia con un gusto che


muoveva il vomito.
Ma che cosa mai questo! domandammo.
Uno dei nostri giovani, e del quale so il nome, ci
disse: Questo tutto il bello e il buono che presenta il
mondo % Tutto apparenza, tutto insipido!
Mentre pensavamo dove ci conducesse il nostro sentiero ci
accorgemmo finalmente che discendeva, bench appena fosse
sensibile quel declivio. Un giovanetto allora osserv: Qui si
discende; si va in gi; non andiamo bene!
Eh! andiamo a vedere risposi io.
Intanto compariva una moltitudine sterminata, che
correva per quella strada sulla quale eravamo noi. Erano chi
in vettura, chi a cavallo, e chi a piedi. Saltavano,
scorazzavano, cantando, danzando colla musica e molti
camminavano al suono dei tamburi. Eacevasi una festa ed un
tripudio indicibile. Fermiamoci un poco, abbiamo detto :
stiamo un poco ad osservare, prima di avviarci con questa
gente.
In quel mentre qualche giovane not in mezzo a quella
folla alcuni, che accompagnavano e sembravano dirigere le
singole brigate. Essi erano di bellaspetto e ben vestiti e di
maniere graziose, ma si vedeva che sotto il cappello avevano le
corna. Quella gran pianura era dunque il mondo perverso e
maligno. Est via quse videtur homini recta, et novissima eius
ducunt ad mor-

132

tem. Ad un tratto UNO ci disse: Ecco come gli uomini


vanno alPinferno, quasi senza accorgersene. Ci udito e
visto, subito chiamai quei giovani che mi precedevano, i quali
si misero a correre verso di me gridando: Noi non vogliamo
andare per col gi.
e continuando tutti sempre correndo a ricalcare la via gi
fatta, mi lasciarono solo.
S, avete ragione, io dissi quando li ebbi raggiunti;
fuggiamo, e presto di qui, ritorniamo indietro, altrimenti senza
che ce ne avvediamo discenderemo noi pure nelPinferno,
E volevamo tornare a quella piazza dalla quale era- ramo
partiti e metterci finalmente anche noi per quel sentiero che
conduceva alla montagna del Paradiso. Ma qual fu la nostra
sorpresa quando dopo lungo cammino, non vedemmo pi la
valle, per la quale si andava al paradiso, ma sibbene un prato e
nientaltro. Oi volgevamo da una parte, ci volgevamo dalPaltra,
ma non riuscivamo ad orizzontarci.
Ohi diceva: Abbiamo sbagliato la strada! Chi gridava:
No, non abbiamo sbagliato; la strada questa. Mentre i
vari giovani altercavano e ciascuno voleva sostenere la propria
opinione, io mi svegliai.
Questa la seconda parte del sogno fatto nella seconda notte.
Ma prima di ritirarvi, udite ancora questo.
Io non voglio che diate peso al mio sogno, ma ricor-

133

datevi che i piaceri, i quali menano alla perdizione non sono


che apparenti, non hanno che la superfcie del bello.
Eicordatevi anche di prendervi guardia da quei vi- zii, che ci
rendono cos simili alle bestie, da farci meritevoli di essere
aggiogati con esse; e specialmente da certi peccati, che ci
rendono simili agli immondi animali. Oh quanto disdicevole
per una creatura ragionevole essere messo a paro coi buoi o
cogli asini! Quanto pi disdicevole a chi fu creato ad
immagine e somiglianza di Dio, e fatto erede del paradiso,
ravvoltolarsi nel fango come porci con quei peccati che la S.
Scrittura chiama: Luxuriose vivendo.
Jo non vi accennai che le circostanze principali del mio
sogno e questa in breve, perch, a dirlo come fu, sarebbe cosa
troppa lunga. Anzi, anche ieri sera non feci che un piccolo
cenno di quanto ho veduto. Domani a sera vi racconter la
terza parte.

- Faticosa ascesa al monte santo di Dio - Quasi tutti i


giovani dispersi dietro alle loro bazzeccole.
in PARTE

Contemplate dunque passando, tutte quelle scene gi


dette, dopo aver visti i diversi luoghi, ed i modi con cui si va
allinferno, noi volevamo ad ogni costo andare in Paradiso: ma
gira di qu, gira di l ci disviammo sempre a vedere altre cose
nuove. Finalmente

134

indovinata la via giungemmo su quella piazza dove era


radunata tanta gente che contendevasi di arrivare alla
montagna; su quella piazza che pareva cos grande, ma
terminava in un sentiero piccolo piccolo tra le due alte rupi.
Ohi si metteva per questo, uscito appena dalla parte opposta,
doveva passare un ponte alquanto lungo, strettissimo e senza
ringhiera, sotto il quale si inabissava uno spaventoso
precipizio. Oh! Ecco l il luogo che mena al Paradiso,
abbiamo detto; eccolo l; andiamoci! E ci siamo incamminati
alla volta di quello. Alcuni giovani si misero subito a correre
lasciandosi indietro i compagni. Io voleva che mi aspettassero,
ma essi eransi incapricciati di giungere prima di noi. Giunti
per al varco si fermarono spaventati e non osavano inoltrarsi.
Io faceva loro coraggio, perch passassero: Avanti, avanti!
Ohe cosa fate*?
Eh s, mi rispondevano; venga lei a fare la prova! Fa
caldo dover passare per un posto tanto stretto, ed attraverso
quel ponte; se sbagliamo un passo, cadiamo in quellacqua
profonda incassata in questo abisso; e nessun pi ci vede.
Ma finalmente qualcuno si avanz per primo, un secondo
gli tenne dietro e cos tutti, uno dopo laltro, siamo passati al di
l e ci trovammo ai piedi della montagna. Oi provammo a salire
ma non riuscivamo a trovare alcun sentiero. Andavamo attorno
alle falde osservando, ma ci si opponevano mille difficolt ed

135

impedimenti. In un luogo vi erano sparsi macigni accatastati


disordinatamente, in un altro una rupe da sormontare: qui un
precipizio, un cespuglio spinoso ci impediva il passo. Eipida
dappertutto la salita. Scabrosa adunque era la fatica alla
quale andavamo incontro. Tuttavia non ci sgomentammo ed
incominciammo ad arrampicarci con ardore. Dopo breve ora di
faticosa ascesa, aiutandoci di mani e piedi, e a vicenda talvolta
soccorrendoci, gli ostacoli incominciarono a sparire e ad un
certo punto trovammo un sentiero praticabile e potemmo
salire pi comodamente.
Quandecco arrivammo ad un luogo ove in una parte di
quel monte vedemmo molta gente, la quale pativa ma in un
modo cos orribile, cos strano, che tutti restammo compresi di
orrore e di compassione. Io non posso dirvi quello che vidi
perch vi farei troppa pena e non potreste resistere alla mia
descrizione. Nulla dunque vi dir e andr avanti.
Intanto vedevamo un gran numero di altra gente che
saliva essa pure, sparsa su per i fianchi del monte e arrivata
alla cima, veniva accolta da quelli che la aspettavano, fra
grandi feste e prolungati applausi. Udivamo nello stesso tempo
una musica veramente celeste, un canto di voci le pi dolci e
un intreccio di inni i pi soavi. Ci incoraggiataci
maggiormente a continuare su per quellerta. Camminando io
pensava fra me e diceva ai giovani: Ma noi, che vogliamo

136

andare in Paradiso, siamo gi morti'? Ho sempre sentito dire e


so che bisogna prima passare al giudizio! E noi siamo gi stati
giudicati*?
No, mi rispondevano; noi siamo ancora vivi: al giudizio
non siamo ancora andati. E ridevamo.
Comunque sia, ripigliai, o vivi o morti andiamo avanti
per vedere ci che st lass: poi qualche cosa sar. Ed
accelerammo il passo.
A forza di camminare fina]mente giungemmo anche noi
quasi alla cima della montagna. Quelli che erano di sopra gi
stavano pronti a farci delle gran feste ed accoglienze, quando
mi volsi indietro per guardare se avessi con me tutti i giovani;
ma con vivo dolore mi trovava quasi solo. Di tanti miei piccoli
compagni non me ne restava che tre o quattro. E gli altri?
domandai fermando il passo e non poco corucciato.
Oh, mi dissero: si sono fermati chi qua chi l; forse
verranno.
Io guardai alPingi e li vidi sparsi per la montagna che si
erano fermati, chi a cercare delle lumache fra i sassi, chi a fare
raccolta di alcuni fiori senza odore, chi a prendere frutti
selvatici, chi a correre dietro alle farfalle, chi ad inseguire i
grilli e chi a riposarsi seduto su qualche gerbido alPombra di
una pianta ecc. ecc. Io mi misi a gridare con quanta voce avea
in gola, mi sbracciava a far loro segni, li chiamava per nome
ad uno ad uno, che venissero su presto, che non era quello

137

il tempo da fermarci. Qualcheduno venne, dimodoch erano


poi circa otto i giovani attorno a me: tutti gli altri non
badavano alle mie chiamate, e non pensavano a venire in su,
occupati in quelle loro bazzecole. Ma
io non voleva assolutamente andare in Paradiso accompagnato
da cos pochi giovani e perci determinato di andare io stesso a
prendere quei renittenti, dissi a coloro che erano con me: Io
ritorno indietro e vado gi a raccoglierli. Voialtri fermatevi qui.

E cos feci. Quanti ne incontrava scendendo, tanti ne


spingeva in su. A questi dava un avviso, a quello un rimprovero
amorevole, ad un terzo una solenne sgridata; ad uno un pugno,
ad un altro un urtone: Andate su, per carit mi affannavo
a dire non fermatevi per queste cose da nulla.
E cos io venendo in gi, li avevo gi avvertiti quasi
tutti e mi trovavo sulle balze del monte che avevamo salito con
tanto stento. Quivi aveva fermati alcuni che stanchi per la
fatica del salire e impauriti delPal- tezza da raggiungere,
ritornavano al basso. Allora mi rivolsi per ripigliare Pascesa e
ritornare ove erano i giovani. Ma che? Inciampai in una pietra
e mi svegliai.
Eccovi raccontato il sogno, ma desidero da voi due cose: Vi
ripeto che non lo raccontiate fuori di casa a nessuna persona
estranea, poich se qualcuno del mondo sentisse queste cose ne
riderebbe. Io ve le narro cos per divertirvi: raccontatelo fra di
voi finch volete, ma

138

intendo che non diate loro altro peso fuori di quello che ad un
sogno si conviene. E poi unaltra cosa voglio dirvi; che cio
nessuno venga ad interrogarmi, se esso vi era o non vi era, chi
vi fosse e chi no, che cosa faceva o che cosa non faceva, se
eravate fra i pochi ovvero fra i molti, qual posto avevate ecc.
ecc.; perch sarebbe un rinnovare la musica di questinverno.
Ci potrebbe essere per alcuni pi svantaggioso che utile ed io
non voglio intorbidare le coscienze.
Yi dico solo che se il sogno non fosse stato un sogno, ma
una realt e veramente avessimo dovuto morire allora, fra
tanti giovani che siamo qui, se ci incamminassimo verso il
Paradiso, pochissimi vi giungerebbero: fra settecento oppure
ottocento e pi non sarebbero forse che tre o quattro. Ma a
momenti: non vi turbate, intendiamoci: vi spiego questa
proposizione cos azzardata: dico che non sarebbero che tre o
quattro coloro, i quali andrebbero di volo al paradiso, senza
passare qualche tempo fra le fiamme del Purgatorio. Qualcuno
forse vi rester un minuto solo, altri forse un giorno, altri
forse dei giorni e delle settimane: ma quasi tutti dovrebbero
passarvi almeno per un poco. Volete sapere come si fa per
evitare il Purgatorio! Procurate di acquistare delle indulgenze
quanto pi potete. Se voi farete quelle pratiche cui sono
annesse, colle dovute disposizioni, se acquisterete una
indulgenza plenaria, andrete di volo al Paradiso. (M. B. VI,
864)

PARTE II

5 SOGNI MISSIONARI

s, dei propri comodi e tornaconti per essere, anima e corpo , con


tutte le energie fisiche, spirituali, morali, di intelligenza, di
volont e di affetti, a disposizione della grande opera di salvezza
delle anime.
La Congregazione vuole essere un forte esercito ordinato e
disciplinato in seno alla Gran Madre , la Chiesa: un esercito di
volontari che con convinzione interior e , con amore quindi e con
trasporto sono vestigia Eius sectantes. Ges precede, ma le
sue orme hanno limpronta del sangue... Non c remissione di
peccati senza spargimento di sangue. Era necessario che il
Cristo patisse e cos entrasse nella Sua Gloria. Et nos testes
sumus. Ges attende la nostra vivente testimonianza fatta di
sudore, di lacrime e di sangue.
AlVeroico missionario don Colbacchini Pio XII disse
appunto che le anime costano sudore, lacrime e sangue. A
rischio della sua vita divent lapostolo dei Xavantes.
appunto quanto Don Bosco stesso un giorno indicava a
Don Barberis in questo interessante dialoghetto:
Voi compirete lopera che io incomincio. Io abbozzo e voi
stenderete i colori.
Purch non guastiamo quello che Don Bosco fa.
Oh no! Ecco: adesso io faccio la brutta copia della
Congregazione e lascer a quelli che vengono dopo di me di
fare poi la bella copia. Ora c il germe....

(M. B. XI, 309)


144

on Bosco ha gettato il germe vitale. A noi, a voi


spetta dar sviluppo a questo germe, sicuri che dopo di noi verran
altri} che daranno ancora un ulteriore sviluppo.
Le opere di Dio sono meravigliose !

PRIMO SOGNO MISSIONARIO

IL SOGNO CHE GLI SQUARCI DEL FUTURO IL VELAME:


IN PATAGONIA
Don Bosco da giovane voleva farsi francescano per essere
missionario. Laspirazione non pot essere realizzata. Ma lidea
rimase sempre viva in lui. Da mihi animas. Vuole che tutti gli
uomini siano salvi. Laspirazione di Ges la sua.
Ed ecco che Dio manifesta in sogno a don Bosco i suoi segreti
disegni : il sogno che del futur gli squarci
il velame.
Nellintroduzione vi dicevo che i sogni di Don Bosco non sono
frutto di una fantasia esaltata. Sono realt futura, si, ma sono
realt concreta. Qui ne avete un esempio. Vedete sotto i vostri
occhi una pianura sconfinata. Vedete torme di selvaggi ben
delineati nellaspetto fisico, nei costumi; li vedete alla caccia e
alla guerra con armi in pugno, come poi li trov realmente don
Cagliero.
Vedete la loro storia passata quando ferocemente ammazzavano i missionari di vari Ordini. Vedete la storia presente
di perseguitati dai civili. LJ vedete la storia fu

14 6

tura dei Missionari Salesiani. Proprio dei nostri, precisa don


Bosco, dei quali alcuni li riconosce, ma i pi, no ; sono quelli dei
secoli venturi.
Come dai selvaggi ottengono la conversione f
Il segreto sta in queste tre cose:
Si avvicinano a loro con volto sereno ed ilare.
Si fon precedere dai giovinetti. La giovent nelle nostre mani
unarma potente contro Satana, se usata bene. Lasciate
che i piccoli vengano a me, perch di essi il Regno dei
Cieli. I giovani sono strumento
di salvezza per i loro genitori.
Avanzano recitando il S. Rosario. Maria SS. quando entra in
unanima scioglie il ghiaccio della barbarie e del peccato.
#

#*

Nel 1871 o l 8 7 2 uno de* suoi celebri sogni sollev un


lembo del velo, che gli nascondeva Pavvenire missionario dei
Salesiani. Quel sogno gli fece tale impressione, che fin con
giudicarlo un avviso del Cielo; necessario conoscerlo cos come
ce lo tramandarono per iscritto coloro che nel 1876 ne udirono
dalle sue labbra
il racconto.
Mi parve di trovarmi in una regione selvaggia ed affatto
sconosciuta. Era unimmensa pianura, tutta in

147

colta, nella quale non scorgevansi n colline n monti. Nelle


estremit lontanissime per, tutta la profilavano scabrose
montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano.
Erano quasi nudi, di unaltezza e statura straordinaria, di un
aspetto feroce, coi capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e
nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali,
che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie
di lunga lancia e la fionda (il lazzo).
Queste turbe di uomini, sparse qua e l, offrivano allo
spettatore scene diverse: questi correvano dando la caccia alle
fiere; quelli andavano, portando conficcati sulle punte delle
lance pezzi di carne sanguinolenta. Da una parte gli uni si
combattevano fra di loro; altri venivano alle mani con soldati
vestiti alleuropea, ed
il terreno era sparso di cadaveri. Io fremeva a quello
spettacolo; ed ecco spuntare allestremit della pianura molti
personaggi, i quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi
Missionari di vari Ordini. Costoro si avvicinavano per
predicare a quei barbari la religione di Ges Cristo. Io li fissai
ben bene, ma non ne conobbi alcuno. Andarono in mezzo a quei
selvaggi : ma i barbari, appena li vedevano, con un furore
diabolico, con una gioia infernale, loro erano sopra e tutti li
uccidevano/ con feroce strazio li squartavano, li tagliavano a
pezzi, e ficcavano i brani di quelle carni sulla punta delle loro
lunghe picche. Quindi si rinnovavano di tanto

148

in tanto le scene delle precedenti scaramucce fra di loro e con i


popoli vicini.
Dopo dessere stato ad osservare quelli orribili macelli,
dissi tra me: Come fare a convertire questa gente cos
brutale? Intanto vedo in lontananza un drappello di altri
missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare,
preceduti da una schiera di giovinetti.
Io tremava pensando: Vengono a farsi uccidere. E mi
avvicinai a loro: erano chierici e preti. Li fissai con attenzione
e li riconobbi per nostri Salesiani. I primi mi erano noti e
sebbene non abbia potuto conoscere personalmente molti altri
che seguivano i primi, mi accorsi essere anchessi Missionari
Salesiani, proprio dei nostri.
Come mai va questo! esclamava. Non avrei voluto
lasciarli andare avanti ed era l per fermarli. Mi aspettava da
un momento allaltro che incorressero la stessa sorte degli
antichi Missionari. Voleva farli tornare indietro, quando vidi
che il loro comparire mise in allegrezza tutte quelle turbe di
barbari le quali abbassarono le armi, dej>osero la loro ferocia
ed accolsero i nostri Missionari con ogni segno di cortesia.
Meravigliato di ci diceva fra me: Vediamo un po come ci
andr a finire! E vidi che i nostri Missionari si avanzavano
verso quelle orde di selvaggi: li istruivano ed essi ascoltavano
volentieri la loro voce; inse

149

gnavano ed essi imparavano con premura; ammonivano, ed


essi accettavano e mettevano in pratica le loro ammonizioni.
Stetti ad osservare, e mi accorsi che i Missionari
recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da
tutte le parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo
rispondevano a quella preghiera.
Dopo un poco i Salesiani andarono a porsi nel centro di
quella folla che li circond, e singinocchiarono.
I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei Missionari,
piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani
intonare: Lodate Maria, o lingue fedeli, e quelle turbe, tutte
ad una voce, continuare il canto di detta lode, cos airunisono e
con tanta forza di voce, che io, quasi spaventato, mi svegliai.

150

SECONDO SOGNO MISSIONARIO

ATTRAVERSO LAMERICA DEL SUD


Quale dovesse essere la grande opera a cui erasi dato
principio nel 187, si deline alla mente di Don Bosco in un
sogno fatto nel 1883 a 8. Benigno. Fu una rappresentazione
allegorica sullavvenire delle missioni salesiane nellAmerica del
Sud. Il velo per abbastanza trasparente, perch vi si possa
scorgere quello che ne forma la sostanza. Don Bosco ne fece il
racconto il 4 settembre dinanzi ai membri del terzo Capitolo
Generale. Sebbene sia lunghetto, non sembra inopportuno
riportarlo per intero, dati i copiosi elementi positivi che
contiene.
#

#*

Era la notte clie precedeva la festa di S. Rosa da Lima (30


agosto) ed io lio fatto un sogno. Mi accorgevo di dormire e nello
stesso tempo mi sembrava di correre molto, a segno che mi
sentivo stanco di correre, di parlare, di scrivere e di faticare
nel disimpegno delle altre mie occupazioni solite. Mentre
pensava se il mio fosse un sogno ovvero realt, mi parve di
entrare in una sala di trattenimento dove erano molte persone
che stavano parlando di cose diverse.

151

Un lungo discorso si aggir intorno alla moltitudine dei


selvaggi che nellAustralia, nelle Indie, nella Cina, nellAfrica e
pi particolarmente nellAmerica, in numero sterminato sono
tuttora sepolti nellombra di morte.
LEuropa, disse, con seriet un ragionatore, la cristiana Europa, la grande maestra di civilt e di Cattolicesimo
pare sia venuta apatica per le Missioni estere. Pochi sono
quelli che sono abbastanza arditi daffrontar^ lunghe
navigazioni e sconosciuti paesi per salvare le anime di milioni
di uomini che pur furono redente dal Piglio di Dio, da Cristo
Ges.
Disse un altro: Che quantit di idolatri vivono infelici
fuori della Chiesa e lontani dalla conoscenza del Vangelo nella
sola America! Gli uomini si pensano (ed i geografi si
ingannano) che le Cordigliere dAmerica siano come un muro
che divide quella gran parte del mondo. Non cos. Quelle
lunghissime catene di alte montagne fanno molti seni di mille e
pi chilometri in sola lunghezza. In essi vi sono selve non mai
visitate, vi sono piante, animali, e poi si trovano pietre di cui
col si scarseggia. Carbon fossile, petrolio, piombo, rame, ferro,
argento ed oro stanno nascosti in quelle montagne, nei siti dove
furono collocati dalla mano onnipotente del Creatore a
benefizio degli uomini. O Cordigliere, Cordigliere, quanto mai
ricco il vostro oriente!

152

: In quel momento mi sentii preso da vivo desiderio di chiedere


spiegazioni di pi cose e di interrogare chi fossero quelle
persone col raccolte e in quale luogo mi trovassi. Ma dissi fra
me: Prima di parlare bisogna che osservi quale gente sia
questa! E volsi curiosamente lo sguardo attorno. Se non che
tutti quei personaggi mi erano sconosciuti. Essi intanto, come
se in quel momento soltanto mi avessero veduto mi invitarono
a farmi innanzi e mi accolsero con bont.
Io chiesi allora : Ditemi, di grazia ! Siamo a Torino, a
Londra, a Madrid, a Parigi? Ove siamo? E voi chi siete? Con
chi ho il piacere di parlare? Ma tutti quei personaggi
rispondevano vagamente sempre discorrendo delle Missioni.
In quel mentre si avvicin a me un giovane in sui sedici
anni, amabile per sovrumana bellezza e tutto raggiante di viva
luce pi chiara di quella del sole. Il suo vestito era intessuto
con celestiale ricchezza e il suo capo era cinto di un berretto a
foggia di corona, tempestato di brillantissime pietre preziose.
Fissandomi con sguardo benevolo, mi dimostrava un interesse
speciale.
Il suo sorriso esprimeva un affetto di irresistibile attraenza.
Mi chiam per nome, mi prese per mano ed incominci a
parlarmi della Congregazione Salesiana.
Io era incantato al suono di quella voce. Ad un certo punto
Pinterruppi: Con chi ho Ponore di parlare? Favoritemi il
vostro nome. E quel giovane: Non

153

dubitate! Parlate pure con piena confidenza, che siete con un


amico.
Ma il vostro nome?
Ye lo direi il mio nome se ci facesse di bisogno: ma non
occorre poich mi dovete conoscere. Cos dicendo sorrideva.
Fissai meglio quella fisionomia cinta di luce. Oh quanto era
bella! E riconobbi allora in lui il figlio del Conte Fiorito Colle di
Tolone, insigne benefattore della nostra casa e specialmente
delle nostre Missioni Americane. Questo giovinetto era morto
poco tempo prima.
Oh! Voi? dissi io chiamandolo per nome. Luigi! E tutti
costoro chi sono?
Sono amici dei vostri Salesiani, ed io come amico vostro
e dei Salesiani, a nome di Dio, vorrei darvi un po di lavoro.
Vediamo di che si tratta. Quale questo lavoro?
Mettetevi qui a questa tavola e poi tirate gi questa
corda.
In mezzo a quella gran sala vi era un tavolo, sul quale
stava aggomitolata una corda, e questa corda vidi che era
segnata come il metro, con linee e numeri. Pi tardi mi accorsi
anche come quella sala fosse posta nellAmerica del Sud,
proprio sulla linea dellEquatore, e come quei numeri stampati
sulla corda corrispondesse* ro ai gradi geografici di latitudine.

154

Io presi adunque Pestremit di quella corda, la guardai e


vidi che sul principio aveva segnato il numero zero.
Io rideva.
E quellangelico giovinetto: Non tempo di ridere, mi
disse. Osservate: che cosa sta scritto sopra la corda?
Numero zero.
Tirate un poco!
Tirai alquanto la corda, ed ecco il numero 1.
Tirate ancora e fate un gran rotolo di quella corda.
Tirai e venne fuori il numero 2, 3, 4, fino al 20.
Basta? dissi io.
No: pi in su, pi in su! Andate finch troverete un
nodo, rispose quel giovanetto.
Tirai fino al numero 47, dove trovai un grosso nodo. Da
questo punto la corda continuava ancora, ma divisa in tante
cordicelle che si sparpagliavano ad oriente, ad occidente, a
mezzod.
Basta? replicai.
Ohe numero ? Interrog quel giovane.
il numero 47.
47 pi 3 quanto fa?
50!
E pi 5?
55!

155

Notate: cinquantacinque.
E poi mi disse: Tirate ancora.
Sono alla fine, io risposi.
Ora dunque voltatevi indietro e tirate la corda
dallaltra parte.
Tirai la fune dalla parte opposta, fino al numero 10 .
Quel giovane replic: Tirate ancora.
Non c pi niente.
Come! Non c pi niente? Osservate ancora: che cosa
c?
C dellacqua, risposi.
Infatti in quellistante si operava in me un fenomeno
straordinario, quale non possibile descrivere.
Io mi trovavo in quella stanza, tiravo quella corda e nello
stesso tempo svolgevasi sotto i miei occhi come un panorama di
un paese immenso, che io dominava quasi a volo di uccello e
che stendevasi collo stendersi della corda.
Dal primo zero al numero 55 era una terra sterminata che
dopo uno stretto di mare, in fondo frastaglia- vasi in cento isole
di cui una assai maggiore delle altre. A queste isole pareva
alludessero le cordicelle sparpagliate che partivano dal gran
nodo. Ogni cordicella faceva capo ad unisola. Alcune di queste
erano abitate da indigeni abbastanza numerosi; altre sterili,
nude, rocciose, disabitate: altre tutte coperte di neve e ghiaccio.

156

Ad occidente gruppi numerosi di isole, abitate da molti


selvaggi.
(Pare che il nodo posto sul numero o grado 47 figurasse il
luogo di partenza, il centro salesiano, la missio ne principale
donde i missionari nostri si diramavano alle isole Malvine, alla
Terra del Fuoco e alle altre isole di quei paesi dell 7 America).
Dalla parte opposta poi, cio dallo zero al 10 continuava la
stessa terra e finiva in quelPacqua da me vista per Pultima
cosa. Mi parve essere quelPacqua il mare delle Antille, che
vedeva allora in un modo cos sorprendente, da non essere
possibile che io spieghi a parole quel modo di vedere.
Or dunque avendo io risposto: c7 delPacqua!
quel giovanetto rispose: Ora mettete insieme 55 pi 10.
A che cosa uguale!
Ed io: Somma 65.
Ora mettete tutto insieme e ne farete una corda sola.
E poi?
Da questa parte che cosa c 7 ? E mi accennava un
punto sul panorama.
AlPoccidente vedo altissime montagne, e alPo- riente
7
c il mare!
(Noto qui che allora io vedeva in compendio, come in
miniatura tutto ci che poi vidi, come dir, nella sua reale
grandezza ed estensione, e i gradi segnati

157

dalla corda corrispondenti con esattezza ai gradi geografici di


latitudine, furon quelli che mi permisero di ritenere a memoria
per vari anni i successivi punti che visitai viaggiando nella
seconda parte di questo stesso sogno).
Il giovane mio amico proseguiva: Or bene, queste
montagne sono come una sponda, un confine. Fin qui, fin l
la messe offerta ai Salesiani. Sono migliaia e milioni di
abitanti che attendono il vostro aiuto, attendono la fede.
Queste montagne erano le Cordigliere dell 7America del
Sud e quel mare PQceano Atlantico.
E come fare? io ripresi: come riusciremo a condurre
tanti popoli allovile di Ges Cristo!
Come fare? Guardate!
Ed ecco giungere Don Lago il quale portava un canestro di
fichi piccoli e verdi; e mi disse: Prenda, Don Bosco!
Che cosa mi porti? risposi io guardando ci che
conteneva il canestro.
Mi hanno detto di portarli a lei.
Ma questi fichi non sono buoni da mangiare: non sono
maturi.
Allora il mio giovane amico prese il canestro, che era molto
largo, ma aveva poco fondo e me lo present dicendo: Ecco il
regalo che vi fo!
E che cosa debbo fare di questi fichi?

158

Questi fichi sono immaturi, ma appartengono al gran


fico della vita. E voi cercate il modo di farli maturare.
E come! Se fossero pi grossi... potrebbero farsi
maturare colla paglia, come si usa con gli altri frutti: ma cos
piccoli... cos verdi... cosa impossibile.
Anzi sappiate che per farli maturare, necessario che
facciate in modo che tutti questi fichi siano di nuovo attaccati
alla pianta.
Cosa incredibile! E come fare!
Guardate! E prese uno di quei fichi e lo mise in
bagno in un vasetto di sangue: poi lo immerse in un altro
vasetto pieno dacqua, e disse: Col sudore e col sangue i
selvaggi torneranno ad essere attaccati alla pianta e ad essere
gradevoli al padrone della vita.
Io pensava: ma per conseguire ci ci vuol tempo. E quindi
ad alta voce esclamai: Io non so pi cosa rispondere.
Ma quel caro giovane, leggendo nei miei pensieri, prosegu:
Questo avvenimento sar ottenuto prima che sia compiuta la
seconda generazione.
E quale sar la seconda generazione!
Questa presente non si conta. Sar unaltra e poi
unaltra.
Io parlavo confuso, imbrogliato e quasi balbettando
nellascoltare i magnifici destini che son preparati per

159

la nostra Congregazione, e domandai: Ma ognuna di queste


generazioni quanti anni comprende!
Sessanta anni!
E dopo!
Volete vedere quello che sar? Venite!
E senza saper come, mi trovai in una stazione ferroviaria.
Quivi era radunata molta gente. Salimmo sui treno.
Io domandai dote fossimo. Quel giovane rispose:
Notate bene! Guardate! Noi andiamo in viaggio lungo le
Cordigliere. Avete la strada aperta anche allo Oriente fino al
mare. un altro dono del Signore.
E a Boston, dove ci attendono, quando andremo!
Ogni cosa a suo tempo. Cos dicendo trasse fuori una
carta ove in grande era rilevata la diocesi di Cartagena. (Era
questo il punto di partenza).
Mentre io guardava quella carta, la macchina mand un
fischio e il treno si mise in moto. Viaggiando il mio amico
parlava molto, ma io per il rumore del convoglio non potevo
capirlo interamente. Tuttavia imparai cose bellissime e nuove
sulPastronomia, sulla nautica, sulla metereologia, sulla
mineralogia, sulla fauna, sulla flora, sulla topografa di quelle
contrade, che esso spiegavami con meravigliosa precisione.
Condiva frattanto le sue parole con una contegnosa e nello
stesso tempo con una tenera famigliarit, che dimostrava quan-

160

to mi amasse. Fin dal principio mi aveva preso per mano, e mi


tenne sempre cos affettuosamente stretto fino alla fine del
sogno. Io portavo talora laltra mia mano libera sulla sua, ma
questa sembrava sfuggire di sotto alla mia, quasi svaporasse, e
la mia sinistra stringeva solamente la mia destra. Il giovinetto
sorrideva al mio inutile tentativo.
Io frattanto guardavo dai finestrini del carrozzone, e mi
vedevo sfuggire innanzi svariate, ma stupende regioni. Boschi,
montagne, pianure, fiumi lunghissimi e maestosi che io non
credeva cos grandi in regioni tanto distanti dalle foci. Per pi
di mille miglia abbiamo costeggiato il lembo di una foresta
vergine, oggi giorno ancora inesplorata. Il mio sguardo
acquistava una potenza visiva meravigliosa. Non aveva
ostacoli per spingersi in quelle legioni. Non so spiegare come
accadesse nei miei occhi questo sorprendente fenomeno. Io ero
come chi, sopra una collina, vedendo distesa ai suoi piedi una
grande regione, se pone innanzi agli occhi a piccola distanza un
listello anche stretto di carta, pi nulla vede o ben poco; ch se
toglie quel listello o so
lo lo alza o abbassa alquanto, ecco che la sua vista pu
estendersi fino allestremo orizzonte. Cos successe a me per
quella straordinaria intuizione acquistata; ma con questa
differenza: di mano in mano che io fissavo un punto, e questo
punto mi passava innanzi, era come un successivo alzarsi di
singoli siparii ed io vedeva a

161

sterminate incalcolabili distanze. Non solo vedevo le


Cordigliere, anche quando ne ero lontano, ma anche le catene
di montagne, isolate in quei piani immensurabili, erano da me
contemplate con ogni pi piccolo accidente. (Quelle della Nuova
Granata, di Venezuela, delle tre Guiane; quelle del Brasile, e
della Bolivia, fino agli ultimi confini).
Potei quindi verificare la giustezza di quelle frasi udite al
principio del sogno nella gran sala posta sul grado zero, lo
vedeva nelle viscere delle montagne e nelle profonde latebre
delle pianure. Avea sottocchio le ricchezze incomparabili di
questi paesi che un giorno verranno scoperte. Vedeva miniere
numerose di metalli preziosi, cave inesauribili di carbon
fossile, depositi di petrolio cos abbondanti quali mai finora si
trovarono in altri luoghi. Ma ci non era tutto. Tra il grado 15 e
il 20 vi era un seno assai largo e assai lungo che partiva da un
punto ove formavasi un lago. Allora una voce disse
ripetutamente: Quando si verranno a scovare le miniere
nascoste in mezzo a questi monti, apparir qui la terra
promessa fluente latte e miele. Sar una ricchezza
inconcepibile.
Ma ci non era tutto. Quello che maggiormente mi sorprese
fu il vedere in vari siti le Cordigliere che rientrando in se
stesse formavano vallate, delle quali i presenti geografi neppur
sospettano resistenza, immaginandosi che in quelle parti le
falde delle montagne siano

162

come una specie di muro diritto. In questi seni e in queste valli


che talora si stendevano fino a mille chilometri, abitavano folte
popolazioni non ancora venute a contatto con gli Europei,
nazioni ancora pienamente sconosciute.
Il convoglio intanto continuava a correre, e va e va, e gira
di qua e gira di l, finalmente si ferm. Quivi discese una gran
parte di viaggiatori, che passava sotto le Cordigliere, andando
verso occidente.
(Don Bosco accenn la Bolivia. La stazione era forse La Paz
ove una galleria aprendo passaggio al litorale del Pacifico pu
mettere in comunicazione il Brasile con Lima per mezzo di
unaltra linea di via ferrata).
Il treno di bel nuovo si mise iu moto, andando sempre
avanti. Come nella prima parte del viaggio attraversavamo
foreste, penetravamo in gallerie, passavamo sotto giganteschi
viadotti, ci internavamo tra gole di montagne, costeggiavamo
laghi e paludi su ponti, valicavamo fiumi larghi, correvamo in
mezzo a praterie ed a pianure. Siamo passati sulle sponde
dell7 Uruguay. Pensavo che fosse fiume di poco corso, ma invece
lunghissimo. In un punto vidi il fiume Paran che si
avvicinava alPUruguay, come se andasse a portargli il tributo
delle sue acque, ma invece dopo essere corso per un tratto
quasi parallelamente, se ne allontanava facendo un largo
gomito. Tutti due questi fiumi erano larghissimi. (Arguendo da
questi pochi dati sembra che

163

questa futura linea di ferrovia partendo da La Paz, toccher


Santa Cruz, passer per Punica apertura che nei monti Cruz
della Sierra ed attraversata dal fiume Guapay; valicher il
fiume Parapiti nella provincia Chi- quitos della Bolivia;
taglier Pestremo lembo nord della Repubblica del Paraguay;
entrer nella provincia di San Paolo nel Brasile e di qui far
capo a Rio Janeiro. Da una stazione intermedia nella provincia
di San Paolo partir forse la linea ferroviaria che passando tra
il Rio Paran e il Rio Uruguay congiunger la capitale del
Brasile colla Repubblica dell7Uruguay e colla Repubblica
Argentina.)
Il treno andava sempre in gi, e gira da una parte e gira
dalPaltra, dopo un lungo spazio di tempo si ferm la seconda
volta. Quivi molta altra gente scese dal convoglio e passava
essa pure sotto le Cordigliere andando verso occidente. (Don
Bosco indic nella Repubblica Ar- gentina la provincia di
Mendoza. Quivi la stazione era forse Mendoza e quella galleria
metteva a Santiago, capitale della Repubblica del Cile.)
Il treno riprese la sua corsa attraverso le Pampas e la
Patagonia. I campi coltivati e le case sparse qua e l indicavano
che la civilt prendeva possesso di quei deserti.
Sul principio della Patagonia passammo una diramazione
del Rio Oolorado ovvero del Rio Chubut (o forse del Rio
Negro?). Non potevo vedere la sua corrente

164

da qual parte andasse, se verso le Cordigliere ovvero verso


PAtlantico. Cercavo di sciogliere questo problema, ma non
potevo orizzontarmi.
Finalmente giungemmo allo stretto di Magellano. Io
guardavo. Scendemmo. Avevo innanzi Punta Arenas. Il suolo
per varie miglia era tutto ingombro di depositi di carbon fossile,
di tavole, di travi, di legna, di-mucchi immensi di metallo, parte
greggio, parte lavorato. Lunghe file di vagoni per mercanzie
stavano sui binari.
Il mio amico mi accenn a tutte queste cose. Allora
domandai: E adesso che cosa vuoi dire con questo!
Lui rispose; Ci che adesso un progetto, un giorno sar
realt. Questi selvaggi in futuro saranno cos docili da venire
essi stessi per ricevere istruzione, religione, civilt e
commercio. Ci che altrove desta meraviglia, qui sar tale
meraviglia da superare quanto ora reca stupore in tutti gli altri
popoli.
Ho visto abbastanza, io conclusi : ora conducetemi a
vedere i miei Salesiani in Patagonia.
Eitornammo alla stazione e risalimmo sul treno per
ritornare. Dopo aver percorso un lunghissimo tratto di via, la
macchina si ferm innanzi a un borgo considerevole. (Posto
forse sul grado 47 ove sul principio del sogno aveva visto quel
grosso nodo della corda). Alla stazione non vi era alcuno ad
aspettarmi. Discesi dal vapore e trovai subito i Salesiani. Ivi
erano molte case con abitanti in gran numero; pi chiese,
scuole, varii
165

ospizi di giovanetti e adulti, artigiani e coltivatori, e un


educatorio di figlie che si occupavano in svariati lavori
domestici. I nostri Missionari guidavano insieme giovinetti e
adulti.
Io andai in mezzo a. loro. Erano molti, ma io non
li conoscevo e fra loro non vi era alcuno degli antichi miei figli.
Tutti mi guardavano stupiti, come se fossi persona nuova, ed io
dicevo loro: non mi conoscete 1 non conoscete voi Don Bosco?
Oh, Don Bosco!! Noi lo conosciamo solo di fama, ma P
abbiamo solamente visto nei ritratti! Di persona, no certo!
E Don Fagnano, Don Costamagna, Don Lasagna, Don
Milanesio, dove son essi?
Noi non li abbiamo conosciuti. Son coloro che vennero
qui una volta nei tempi passati; i primi Salesiani che
arrivarono in questi paesi dalPEuropa. Ma ormai scorsero tanti
anni da che son morti!
A questa risposta io pensavo meravigliato: Ma questo
un sogno ovvero una realt? E battevo le mani Puna contro
Pai tra, mi toccavo le braccia, e mi scuotevo, mentre realmente
udivo il suono delle mie mani e sentivo me stesso, e mi
persuadevo di non essere addormentato.
Questa visita fu cosa di un istante. Visto il mera- vigioso
progresso della Chiesa Cattolica, della nostra Congregazione e
della civilt in quelle regioni, io rin

166

graziavo la Divina Provvidenza che si fosse degnata di servirsi


di me come strumento della sua gloria e della salute delle
anime.
Il giovinetto Colle frattanto mi fece segno, chera tempo di
tornare indietro; quindi, salutati i miei Sale* siani,
ritornammo alla stazione, ove il convoglio era pronto per la
partenza. Risalimmo, fischi la macchina, e via verso Nord.
Mi cagion meraviglia una novit che mi cadde sotto gli
occhi. Il territorio della Patagonia, nella parte pi vicina allo
stretto di Magellano, tra le Cordigliere e il mare Atlantico, era
meno largo di quello che si crede comunemente dai geografi.
Il treno avanzavasi nella sua corsa velocissima e mi parve
che percorresse le provincie che ora sono gi civilizzate nella
Repubblica Argentina.
Procedendo entrammo in una foresta vergine, larghissima,
lunghissima, interminabile. Ad un certo punto la macchina si
ferm e sotto gli occhi nostri apparve un doloroso spettacolo.
Una turba grandissima di selvaggi radunata in uno spazio
sgombro in mezzo alla foresta. I loro volti erano deformi e
schifosi; le loro persone vestite, come sembrava, di pelli
danimali cucite insieme. Circondavano un uomo legato che
stava seduto sopra una pietra. Esso era molto grasso, perch i
selvaggi lo avevano fatto a bello studio ingrassare. Quel
poveretto era stato fatto prigioniero e sembrava appar

167

tenesse ad una nazione straniera dalla maggiore regolarit dei


suoi lineamenti. Le turbe dei selvaggi lo interrogavano ed esso
rispondeva narrando le varie avventure, che gli erano occorse
nei suoi viaggi. A un tratto un selvaggio si alza e brandendo un
grosso ferro che non era spada, ma per molto affilato, si
slancia sul prigioniero e con un colpo solo gli tronca il capo.
Tutti i viaggiatori del convoglio stavano agli sportelli e alle
finestrelle del vagone, attenti e muti per Porrore. Lo stesso
Colle guardava e taceva. La vittima aveva mandato un grido
straziante nelPatto che era colpita. Sul cadavere che giaceva in
un lago di sangue, si slanciarono allora quei cannibali, e fattolo
a pezzi, posero le carni ancora calde e palpitanti sopra fuochi
appositamente accesi e, fattele arrostire alquanto, cos mezze
crude le divorarono. Al grido di quel disgraziato la macchina si
era messa in moto e a poco a poco riprese la sua vertiginosa
corsa.
Per lunghissime ore si avanz sulle sponde di un fiume
larghissimo e ora il treno correva sulla sponda destra, ed ora
sulla sinistra di questo. Io non feci caso dal finestrino, su quali
ponti facessimo questi frequenti tragitti. Intanto su quelle rive
comparivano di tratto in tratto numerose trib di selvaggi.
Tutte le volte che vedevamo queste turbe il giovanetto Colle
andava ripetendo: Ecco la messe dei Salesiani! Ecco la messe
dei Salesiani !

168

Entrammo poi in una regione piena di animali feroci e di


rettili velenosi, di forme strane ed orribili. Ne formicolavano le
falde dei monti, i seni delle colline, i pog- gerelli da questi
monti e da questi colli ombreggiati, le rive dei laghi, le sponde
dei fiumi, le pianure, i declivi, le ripe. Gli uni sembravano tali
che avessero le ali ed erano panciuti straordinariamente (gola,
lussuria, superbia).
Gli altri erano rospi grossissimi che mangiavano rane. Si
vedevano certi ripostigli pieni di animali, diversi di forma dai
nostri. Queste tre specie danimali erano mischiati insieme e
grugnivano sordamente come se volessero mordersi. Si
vedevano pure tigri, iene, leoni, ma di forme diverse di quelle
dellAsia, e dellAfrica. Il mio compagno mi rivolse anche qui la
parola e accennandomi quelle belve, esclam: I Salesiani le
mansuefaranno.
Il treno intanto avvicinavasi al luogo della prima
partenza e ne eravamo poco lontani. Il giovane Colle trasse
allora fuori una carta topografica di una bellezza stupenda e mi
disse: Volete vedere il viaggio che avete fatto! Le regioni da
noi percorse!
Volentieri! risposi io.
Esso allora spieg quella carta nella quale era disegnata
con esattezza meravigliosa tutta lAmerica del Sud. Di pi
ancora, ivi era rappresentato tutto ci che fu, tutto, ci che ,
tutto ci che sar, in quelle regioni, ma senza confusione, anzi
con una lucidezza
169

tale clie con un colpo rocchio si vedeva tutto. Io compresi


subito ogni cosa, ma per la molteplicit di quelle circostanze,
simile chiarezza mi dur per brevora e adesso nella mia mente
si formata una piena confusione.
Mentre io osservava quella carta aspettando che il
giovanetto aggiungesse qualche spiegazione, essendo io tutto
agitato per la sorpresa di ci che avevo sottecchi, mi sembr
che Quirino (Coadiutore assai virtuoso, matematico, poliglotta
e.... campanaro. N.d.R.) suonasse Pav Maria dellalba ; ma,
svegliatomi, mi accorsi che erano i tocchi delle campane della
parrocchia di S. Benigno.
Il sogno era durato tutta la notte.
Don Bosco termin cos : Con la dolcezza di S. Francesco
di Sales i Salesiani tireranno a Gesii Cristo le popolazioni
dellAmerica. Sar cosa difficilissima moralizzare i selvaggi (Si
visto ancora recentemente, per esempio, nei Xavantes del
Brasile, che uccisero due Salesiani. N.d.R.); ma i loro figli
obbediranno con tutta facilit alle parole dei missionari e con
essi si fonderanno colonie ( quello che avviene fra i Bororos
del Brasile e gli Kivaros dellEquatore. N.d.R.). La civilt
prender il posto della barbarie e cos molti selvaggi verranno
a far parte dellovile di Ges Cristo.
(M. B. XVI, 385)

170

TERZO SOGNO MISSIONARIO

A VOLO DALL'ORATORIO ALL'AMERICA


Mons. Caglero doveva partire da Torino il 1 febbraio del
seguente 1885 con diciotto Confratelli e sei figlie di Maria
Ausiliatrice. Affliggeva on Bosco il pensiero di non potere,
come in passato, dar loro laddio nella chiesa e accompagnarli
fino allimbarco ; i medici gli avevamo ordinato assoluto riposo .
Ma il Signore lo consol con un secondo sogno missionario
proprio nella notte del 31 gennaio al 1 febbraio .
Lo raccont quasi subito e poi lo rivide, quando gli fu
presentato in iscritto da D. Lemoyne.
#

##

Mi parve di accompagnare i missionari nel loro viaggio. Oi


siamo parlati per un breve momento prima di partire
dalPOratorio. Essi mi stavano attorno e mi chiedevano
consigli; e mi pareva di dire a loro: Non con la scienza, non
con la sanit, non colle ricchezze, ma collo zelo e colla piet,
farete del gran bene, promuovendo la gloria di Dio e la salute
delle anime.

171

Eravamo poco prima alPOratorio, e poi senza sapere per


quale via fossimo andati e con quale mezzo, ci siamo trovati
quasi subito in America. Giunto al termine del viaggio mi
trovai solo in mezzo ad una vastissima pianura, posta tra il
Cile e la Repubbica Argentina. I miei cari missionari si erano
tutti dispersi qua e l per quello spazio senza limiti. Io
guardandoli mi meravigliava, poich mi sembravano pochi.
Dopo tanti Salesiani che in varie volte aveva mandati in
America, mi pensava di dover vedere un numero maggiore di
missionari. Ma poscia riflettendo conobbi che se piccolo
sembrava il loro numero, ci avveniva perch si erano sparsi in
molti luoghi, come seminagione che doveva trasportarsi altrove
ed essere coltivata e moltiplicata.
In quella pianura apparivano molte e lunghissime vie per
le quali si vedevano sparse numerose case. Queste vie non
erano come le vie di questa terra, e le case non erano come le
nostre di questo mondo. Erano oggetti misteriosi e direi quasi,
spirituali. Quelle strade erano percorse da veicoli, o da mezzi di
trasporto che correndo prendevano successivamente mille
aspetti fantastici e mille forme tutte diverse, bench magnifiche e stupende, sicch io non posso definirne o descriverne una
sola. Osservai con stupore che i veicoli giunti vicini ai gruppi di
case, ai villaggi, alle citt, passavano in alto, cosicch chi
viaggiava vedeva sotto di s i tetti delle case, le quali bench
fossero molte elevate,

172

pure di molto sottostavano a quelle vie le quali mentre nel


deserto aderivano al suolo, giunte vicine ai luoghi abitati
diventavano aeree quasi formando un magico ponte. Di lass si
vedevano gli abitanti nelle case, nei cortili, nelle vie, e nelle
campagne occupati a lavorare i loro poderi.
Ciascheduna di quelle strade faceva capo ad una delle
nostre missioni. In fondo ad una lunghissima via che si
protendeva dalla parte del Cile io vedeva una casa con molti
confratelli Selesiani, i quali si esercitavano nella scienza, nella
piet, in varie arti e mestieri e nellagricoltura. A mezzod era
la Patagonia. Dalla parte opposta in un batter docchio
scorgeva tutte le case nostre nella Repubblica Argentina.
Quindi nellUra- guay, Paysand, Las Piedras, Villa Coln; nel
Brasile
il Collegio di Nicteroy e molti altri ospizi sparsi nelle province
di quellimpero. Ultima ad occidente si apriva unaltra
lunghissima strada che traversando fiumi, mari e laghi facava
capo in paesi sconosciuti. In questa regione vidi pochi
Salesiani. Osservai con attenzione e potei solamente vederne
due.
In quellistante apparve vicino a me un personaggio di
nobile e vago aspetto, pallidetto di carnagione, grasso, con
barba rasa in modo da parere imberbe e per et uomo fatto. Era
vestito in bianco, con una specie di cappa color di rosa
intrecciata con fili doro. Ri- splendeva tutto. Io conobbi in
quello il mio intemprete.

173

Dove siamo qui? chiesi io additandogli questultimo


paese.
Siamo in Mesopotamia, mi rispose linterprete.
In Mesopotamia? io replicai; ma questa la Patagonia.
Ti dico, rispose laltro, che questa la Mesopotamia.
Ma pure, ma pure... non posso persuadermene.
La cosa cos ! Questa la Mesopotamia... Me., so., po..
ta.. mia, concluse linterprete sillabando la parola, perch mi
restasse bene impressa.
Ma perch i Salesiani che vedo qui sono cos pochi ?
Ci che non , sar, concluse il mio interprete.
Io intanto sempre fermo in quella pianura percorreva collo
sguardo tutte quelle interminabili vie e contemplava, in modo
chiarissimo ma inespicabile, i luoghi che sono e saranno dei
Salesiani. Quante cose magnifiche vidi ! Vidi tutti i singoli
collegi. Vidi come in un punto solo il passato, il presente e
lavvenire delle nostre missioni. Siccome vidi tutto
complessivamente in uno sguardo solo, ben difficile, anzi
impossibile rappresentare anche languidamente qualche
ristretta idea di questo spettacolo. Solamente ci che io vidi in
quella pianura del Cile, del Paraguay, del Brasile, della
Repubblica Argentina domanderebbe un grosso volume,
volendo indicare qualche sommaria notizia.

174

Yidi pure in quella vasta pianura, la gran quantit di selvaggi


elie sono sparsi nel Pacifico fino al golfo di Ancud, nello stretto
di Magellano, al Capo Horn, nelle isole Diego, nelle isole
Malvine. Tutta messe destinata per i Salesiani. Vidi clie ora i
Salesiani seminano soltanto, ma i posteri raccoglieranuo.
Uomini e donne ci rinforzeranno e diverranno predicatori. I
loro figli stessi clie sembra quasi impossibile guadagnare alla
fede, essi stessi diverranno gli evangelizzatori dei loro parenti
e dei loro amici. I Salesiani riusciranno a tutto con Pumilt, col
lavoro, colla temperanza. Tutte quelle cose .che io vedeva in
quel momento e che vidi in appresso, riguardavano tutte i
Salesiani, il loro regolare stabilimento in quei paesi, il loro
aumento meraviglioso, la conversione di tanti indigeni e di
tanti Europei col stabiliti. LEuropa si verser nelPAmerica
del Sud. Dal momento che in Europa si cominci a spogliare le
chiese, incominci a diminuire la floridezza del commercio,
il quale and e andr sempre pi deperendo. Quindi gli operai
e le loro famiglie, spinti dalla miseria correranno in quelle
nuove terre ospitali a cercare ricovero.
Visto il campo che ci assegna il Signore e il glorioso
avvenire della Congregazione salesiana, mi parve di mettermi
in viaggio pel ritorno in Italia. Io ero trasportato con
rapidissimo corso per una via strana, altissima e cos giunsi in
un attimo sopra POratorio. Tutta Torino era sotto i miei piedi,
e le case, i palazzi,

175

le torri mi sembravano basse casupole, tanto io mi trovavo in


alto. Piazze, strade, giardini, le ferrovie, le mura di cinta, le
campagne, e le colline circostanti, le citt, i villaggi della
provincia, la gigantesca catena delle Alpi coperte di neve
stavano sotto i miei occhi presentandomi uno stupendo
panorama. Vedevo i giovani l in fondo nell 7Oratorio che
sembravano tanti topolini; ma il loro numero era
straordinariamente grande: preti, chierici, studenti, capi
d7arte imgombravano tutto. Molti partivano in processione ed
altri sottentravano alle file di coloro che partivano. Era una
continua processione.
Tutti si andavano a raccogliere in quella vastissima
pianura tra il Cile e la Repubblica Argentina, nella quale io
tosto ero tornato in un batter d 7occhio. Io li stavo osservando.
Un giovane prete il quale sembrava
il nostro D. Pavia, ma che non era, con aria affabile, parola
cortese, di aspetto candido, e di carnagione fanciullesca venne
verso di me e mi disse: Ecco le anime ed i paesi destinati ai
figlioli di S. Francesco di Sales.
Io ero meravigliato come tanta moltitudine che si era
raccolta col, in un momento disparisse e appena appena in
lontananza si scorgesse la direzione che aveva presa.
Qui noto che nel narrare il mio sogno vado per sommi capi
e non mi possibile precisare la successione

176

esatta dei magnifici spettacoli che mi si presentavano e i vari


accidenti accessori. Lo spirito non regge, la memoria dimentica,
la parola non basta. Oltre il mistero che involgeva quelle scene,
queste si avvicendavano, talora sintrecciavano, soventi volte si
ripetevano secondo il vario unirsi o dividersi o partire dei
missionari e lo stringersi o allontanarsi da essi di quei popoli
che erano chiamati alla fede o alla conversione. Lo ripeto:
io vedevo in un punto solo il presente, il passato, il futuro di
queste missioni, con tutte le fasi, i pericoli, le riuscite, le
disdette o disinganni momentanei che accompagneranno
questo Apostolato. Allora intendevo chiaramente tutto, ma ora
impossibile sciogliere questo intrigo di fatti, di idee, di
personaggi. Sarebbe come chi volesse comprendere in una sola
storia e ridurre ad un solo fatto e ad unit tutto lo spettacolo
del fiirma- mento, narrando il moto, lo splendore, le propriet
di tutti gli astri colle loro relazioni e leggi particolari e
reciproche; mentre un solo astro darebbe materia alla
attenzione e allo studio della mente pi robusta. E noto ancora
che qui si tratta di cose le quali non hanno relazione con gli
oggetti materiali.
Eipigliando dunque il racconto, dico che restai meravigliato
nel veder scomparire tanta moltitudine. Monsignor Oagliero
era in quellistante al mio fianco. Alcuni missionari erano ad
una certa distanza. Molti altri erano intorno a me con un bel
numero di cooperatori sale 177 -

siani, fra i quali distinsi Mons. Espinosa, il Dottor Torrero, il


dottor Caranza e il Vicario generale del Cile. Allora il solito
interprete venne verso di me che parlavo con Mons. Cagliero e
molti altri, mentre andavamo studiando se quel fatto
racchiudesse qualche significazione. Nel modo pi cortese
linterprete mi disse:
Ascoltate e vedrete.
Ed ecco in quel momento la vasta pianura divenire una
gran sala. Io non posso descrivere esattamente quale apparisse
nella sua magnificenza e nella sua ricchezza.
Dico solo che se uno si mettesse a descriverla, nessun uomo
potrebbe sostenerne lo splendore neppure con Pimmaginazione.
Lampiezza era tale che si perdeva a vista docchio e non si
riusciva a vederne le mura laterali. La sua altezza non si
poteva raggiungere. La volta terminava tutta con archi
altissimi, larghissimi e risplendentissimi e non si vedeva sopra
qual sostegno si appoggiassero. Non vi erano n pilastri, n
colonne. In generale sembrava che la cupola di quella gran sala
fosse di un candidissimo lino a guisa di tappezzeria. Lo stesso
dicasi del pavimento. Non vi erano lumi n sole, n luna, n
stelle, ma sibbene uno splendore generale, diffuso egualmente
in ogni parte. La stessa bianchezza dei lini luccicava e rendeva
visibile e amena ogni parte, ogni ornamento, ogni finestra, ogni
entrata, ogni uscita. Tuttintorno era diffusa una soavissima

178

fragranza, la quale era mescolanza di tutti gli odori pi grati.


Un fenomeno si scorse in quel momento. Una grande
quantit di tavole in forma di mensa si trovavano l di una
lunghezza straordinaria. Ve nerano per tutte le direzioni, ma
concorrevano ad un centro solo. Erano coperte da eleganti
tovaglie e sopra stavano disposti in ordine bellissimi vasi
cristallini in cui erano fiori molti e vari.
La prima cosa che not Mons. Cagliero fu: Le tavole ci
sono, ma i commestibili dove sono! Infatti non era
apparecchiato nessun cibo e nessuna bevanda, anzi neppure vi
erano piatti, coppe o altri recipienti nei quali porre le vivande.
Lamico interprete rispose allora : Quelli che vengono
qui, ^neque sitient neque esurient amplius,, . Detto questo
incominci ad entrar gente tutta vestita in bianco con una
semplice striscia come collana, di color rosa ricamata a fili doro
che cingeva il collo e le spalle. I primi che entrarono erano in
numero limi- tato. Solo alcuni in piccola schiera. Appena
entrati in quella gran sala andavano a sedersi intorno ad una
mensa loro preparata, cantando : Evviva ! Ma dopo queste,
altre schiere pi numerose si avanzavano cantando : Trionfo !
Ed allora incominci a comparire una variet di persone,
grandi e piccole, uomini e donne, di ogni generazione, diversi di
colore, di forme, di at

179

teggiamenti e da tutte le parti ri suonavano cantici. Si cantava:


Evviva! da quelli che erano gi al loro posto. Si cantava:
Trionfo! da quelli che entravano. Ogni turba che entrava erano
altrettante nazioni o parti di nazione che saranno tutte
convertite dai missionari.
Ho dato un colpo docchio a quelle mense interminabili e
conobbi che l sedute e cantando vi erano molte nostre suore e
gran numero di nostri confratelli. Costoro per non avevano
nessun distintivo di essere preti, chierici, suore, ma
egualmente come gli altri avevano la veste bianca e il pallio
color di rosa.
Ma la meraviglia crebbe quando ho veduto uomini
dallaspetto ruvido, col medesimo vestito degli altri e cantare:
Evviva! Trionfo! In quel momento il nostro interprete disse:
Gli stranieri, i selvaggi che bevettero il latte della parola
divina dai loro educatori, divennero banditori della parola di
Dio.
Osservai pure in mezzo alla folla schiere di fanciulli con
aspetto rozzo e strano e domandai: E questi fanciulli che
hanno una pelle cos ruvida, che sembra quella di un rospo, ma
pure cos bella e di un colore cos risplendente! Chi sono
costoro!
Linterprete rispose : Questi sono i figlioli di Cam che
non hanno rinunziato alleredit di Levi. Essi rinforzeranno le
armate per tutelare il regno di Dio che finalmente giunto
anche fra noi. Era piccolo il loro numero, ma i figli dei figli loro
lo accrebbero. Ora ascol

180

tate e vedete, ma non potete intendere i misteri che vedete.


Quei giovanetti appartenevano alla Patagonia ed allAfrica
meridionale.
In quel mentre singrossarono tanto le file di coloro clie
entrarono in quella sala straordinaria, che ogni sedia pareva
occupata. Le sedie e i sedili non avevano forma determinata,
ma prendevano quella forma che ciascheduno desiderava.
Ognuno era contento del seggio che occupava e del seggio che
occupavano gli altri.
Ed ecco mentre si gridava da tutti: Evviva! Trionfo! Ecco
sopraggiungere in ultimo una gran turba che festevolmente
veniva incontro agli altri gi entrati e cantando: Alleluia,
gloria, trionfo!
Quando la sala apparve interamente piena, e le migliaia
dei radunati non si potevano numerare, si fece un profondo
silenzio e quindi quella moltitudine incominci a cantare divisa
in diversi cori.
Il primo coro: Appropinquavit in nos regnum Dei;
laetentur coeli et exultet terra; Dominus regnavit super nos;
alleluia!
Altro coro: Yicerunt; et ipse Dominus dabit edere de ligno
vitae et non esurient in aeternum: alleluia!
Un terzo coro : laudate Dominum omnes gentes, laudate
eum omnes populi.
Mentre queste ed altre cose cantavano e si alternavano, ad
un tratto si fece per la seconda volta un pro

181

fondo silenzio. Quindi incominciarono a risuonare voci che


venivano dallalto e lontane. Il senso del cantico era questo con
unarmonia che non si pu in nessun modo esprimere: Soli Deo
honor et gloria in saecula saeculorum. Altri cori sempre in alto
e lontani rispondevano a queste voci: Semper gratiarum actio
illi qui erat, est, et venturus est. Illi Eucharistia, illi soli honor
sempiternus.
Ma in quel momento quei cori si abbassarono e si
avvicinarono. Fra quei musici celesti vi era anche Luigi Colle.
Gli altri che stavano nella sala si misero allora tutti a cantare e
si uuirono, collegandosi le voci insieme in somiglianza di
straordinari strumenti musicali, con suoni la cui estensione
non

aveva

limiti.

Quella

musica

sembrava

avesse

contemporaneamente mille note e mille gradi di evoluzione che


si associavano a fare un solo accordo di voci. Le voci in alto
salivano cos acute che non si pu immaginare. Le voci di coloro
che erano nella sala scendevano sonore, rotonde, cos basso che
non si pu esprimere. Tutti formavano un coro solo, una sola
armonia, ma cos i bassi come gli alti con tale gusto e bellezza e
con tale penetrazione in tutti i sensi delFuomo e assorbimento
di questi, che Puomo dimenticava la propria esistenza, ed io
caddi in ginocchio ai piedi di Mons. Cagliero esclamando: Oh
Cagliero, noi siamo in paradiso!

182

Mons. Cglier mi prese per mano e mi rispose:


Non il paradiso, una semplice, una debolissima figura
di ci che in realt sar il Paradiso.
Intanto unanimi le voci dei due grandi cori proseguivano, e
cantavano con inesprimibile armonia : Soli Deo honor et
gloria, et triumphus, alleluia! in aeternum! in aeternum !
Qui ho dimenticato me stesso e non so pi che cosa sia stato di
me. Al mattino stentavo a levarmi di letto; appena appena
potei richiamarmi a me stesso, quando sono andato a celebrare
la Messa.
Il pensiero principale che mi rest impresso dopo questo
sogno, fu di dare a Mons. Cagliero ed ai miei cari missionari un
avviso di somma importanza riguardante le sorti future delle
nostre missioni: Tutte le sollecitudini dei Salesiani e delle
suore di Maria Ausiliatrice siano rivolte a promuovere le
vocazioni ecclesiastiche e religiose.
(M. B. XVII, 299)

QUARTO SOGNO MISSIONARIO

ASIA - AFRICA - AUSTRALIA


1) Il quarto il sogno del favoloso e mistico Oriente.
Attraverso la visione di Don Bosco si affacciano a noi le centinaia
e centinaia di milioni di quegli abitanti dellAsia che saranno
lavvenire della Chiesa e del mondo, un giorno che siano tutti
redenti alla civilt nel nome di Cristo. La spada splendente di
fiamma vivissima, che VAngelo di Arfaxad tiene protesa in alto
sui popoli, sar luce nel mondo. La salvezza vien dallAsia.
I figli di Don Bosco sono chiamati non con comando, ma
solo a modo di proposta a cooperare . E chi che non si senta in
cuore il santo desiderio daccogliere tale proposta? Grande
lavvenire che in tempi futuri sar destinato ai Salesiani in
Oriente, ma ci vuole impegno, sforzo j coraggio intrepido : fede e
carit. Mettiamoci con spirito apostolico sulla via segnata dal
Papa Paolo VI con
il suo viaggio in India nel Dicembre del 64.
2) EJ pure il sogno delVAfrica misteriosa e verde. Qui ci
appare unAfrica non pi selvosa, ma disboscata.

184

W VAfrica redenta, libera, indipendente civilmente e spiritualmente. Il Sangue Redentore di Ges laver lonta di
vergogna dei figli di Cam. Anche i negri dellAfrica sono
membra viventi del Corpo Mistico di Cristo. LAfrica chiama i
figli di Don Bosco, perch anche per Essa cessabit maledictum.
1) Ed ecco lAustralia dispersa nellazzurro delle acque e
lontanissima. Ci fa giungere leco accorata di una moltitudine di
fanciulli : venite in nostro aiuto !
Il cuore non resiste. Le loro voci, le loro mani protese verso
on Bosco, verso i Salesiani ci siano di sprone nella nostra
opera di santificazione personale. Siamo chiamati nel nome del
Signore. W benedetto chi accoglie linvito di Dio. C una sola
cosa: non demeritare dei favori divini.
Allora la mano del Signore sar costantemente con noi. La
Divina Provvidenza ci riserva stupendi destini. E Don Bosco
usa una parola che punge forse il nostro orgoglio: in 200 anni i
Salesiani saranno padroni del mondo. Ma sia un santo orgoglio :
padroni, cio primi nella dedizione, nella dimenticanza di noi,
dei nostri interessi personali, delle comodit, per pensare alle
anime e perch il Sangue di Ges non siastato versato invano
per i miliardi di esseri umani che ancora attendono la
Redenzione.
#

##

185

Il quarto sogno del 1885. Don Bosco lo raccont e


comment ai Superiori del Capitolo la sera del 2 luglio. Il
segretario don Lemoyne ne prese appunti, die subito dopo stese
in iscritto. Ogni volta che scriveva tali narrazioni, era solito
darne lettura a don Bosco, facendo tesoro delle sue
osservazioni.
Mi parve di essere innanzi ad una montagna elevatissima,
sulla cui vetta stava un Angelo splendidissimo per luce, sicch
illuminava le contrade pi remote. Intorno al monte vi era un
vasto regno di genti sconosciute.
LAngelo con la destra teneva sollevata in alto una spada
che splendeva come fiamma vivissima e con la sinistra mi
indicava le regioni aliintorno. Mi diceva : Angelus Arfaxad
vocat vos ad proelianda bella Domini et ad congregandos
populos in horrea Domini. (LAngelo di Arfaxad vi chiama a
combattere le battaglie del Signore ed a radunare i popoli nei
granai del Signore). La sua parola per non era come le altre
volte in forma di comando, ma a modo di proposta.
Una turba meravigliosa di Angeli, di cui non ho saputo o
potuto ritenere il nome, lo circondava. Fra questi vi era Luigi
Colle al quale faceva corona una moltitudine di giovanetti, a
cui egli insegnava a cantare lodi a Dio, cantando lui stesso.
Intorno alla montagna, ai piedi di essa, e sopra i suoi dossi
abitava molta gente.

186

Tutti parlavano fra di loro, ma era un linguaggio sconosciuto


ed io non intendeva. Solo capiva ci clxe diceva 1 Angelo. Non
posso descrivere quello che ho visto. Sono cose che si vedono,
sintendono, ma non si possono spiegare. Contemporaneamente
vedea oggetti separati, simultanei, i quali trasfiguravano lo
spettacolo che mi stava dinnanzi. Quindi ora mi pareva la
pianura della Mesopotamia, ora un altissimo monte; e quella
stessa montagna su cui era PAngelo di Arfaxad ad ogni istante
prendeva mille aspetti, fino a sembrare ombre vagolanti quelle
genti che labitavano.
Innanzi a questo monte e in tutto questo viaggio mi
sembrava di essere sollevato ad una altezza sterminata, come
sopra le nuvole, circondato da uno spazio immenso. Chi pu
esprimere a parole quellaltezza, quella larghezza, quella luce,
quel chiarore, quello spettacolo? Si pu godere, ma non si pu
descrivere.
In questa e nelle altre vedute vi erano molti che mi
accompagnavano e mi incoraggiavano, e facevano animo anche
ai salesiani perch non si fermassero nella loro strada. Fra
costoro che calorosamente mi tiravano, a cos dire, per mano
affinch andassi avanti, vi era il caro Luigi Colle e schiere di
Angeli, i quali facevano eco ai cantici di quei giovanetti che
stavano a lui dintorno.
Quindi mi parve di essere al centro dellAfrica in un
vastissimo deserto ed era scritto in terra a grossi carat-

187

teri trasparenti: Negri. Nel mezzo vi era 1Angelo di Cam, il


quale diceva: Cessabit maledictum e la benedizione del
Creatore discender sopra i riprovati suoi figli e il miele e il
balsamo guariranno i morsi fatti dai serpenti; dopo saranno
coperte le turpitudini dei figlio
li di Cam.
Quei popoli erano tutti nudi.
Finalmente mi parve di essere in Australia.
Qui pure vi era un Angelo, ma non aveva nessun nome.
Egli guidava e camminava e faceva camminare la gente verso il
mezzod. LAustralia non era un continente, ma un aggregato di
tante isole i cui abitanti erano di carattere e di figura diversa.
Una moltitudine di fanciulli che col abitavano, tentavano di
venire verso di noi, ma erano impediti dalla distanza e dalle
acque che li separavano. Tendevano per le mani stese verso
don Bosco e i salesiani, dicendo:
Venite in nostro aiuto! Perch non compite lopera che i
vostri padri hanno cominciata! Molti si fermarono: altri con
mille sforzi passarono in mezzo agli animali feroci e vennero a
mischiarsi coi Salesiani, i quali io non conosceva, e si misero a
cantare:
Benedictus qui venit in nomine Domini. A qualche
distanza si vedevano aggregati di isole innumerevoli, ma io non
ne potei discernere le particolarit. Mi pare che tutto questo
insieme indicasse che la divina Prov-

188

videnza offriva una porzione del campo evangelico ai Salesiani,


ma in tempo futuro. Le loro fatiche otterranno frutto, perch la
mano del Signore sar costantemente con loro, se non
demeriteranno dei suoi favori.
Se potessi imbalsamare e conservare vivi un cinquanta
Salesiani di quelli che ora sono fra di noi, di qui a cinquecento
anni vedrebbero quali stupendi destini ci riserva la
Provvidenza, se saremo fedeli.
JJi qui a centocinquanta o duecento anni i Salesiani
sarebbero padroni di tutto il mondo.
Noi saremo ben visti anche dai cattivi, perch il nostro
campo speciale di tal fatta da tirare le simpatie di tutti,
buoni ed empi. Potr essere qualche testa matta che ci voglia
distrutti, ma saranno progetti isolati e senza appoggio degli
altri.
Tutto sta che i Salesiani non si lascino prendere dallamore
della comodit e quindi rifuggano dal lavoro. Mantenendo
anche solo le nostre opere gi esistenti, e non dandosi al vizio
della gola, avranno caparra di lunga durata.
La Societ Salesiana prosperer materialmente, se
procureremo di sostenere e di estendere il Bollettino, P opera
dei figli di Maria Ausiliatrice, e P estenderemo.
Sono cos buoni tanti di questi figlioli! La loro istituzione
quella che ci dar valenti confratelli risoluti nella loro
vocazione.
(M. B. XVII, 643)

189

QUINTO SOGNO MISSIONARIO

LINEA SANTIAGO - CENTRO AFRICA - PECHINO


E Vultimo sogno missionario di on Bosco. Quasi par che
segni la conclusione dellattivit apostolica di on Bosco in
terra, in attesa di una nuova attivit esercitata dallalto, in
Paradiso.
Non vi potevano mancare i giovani. Qui son presenti in
turbe innumerevoli : sono i giovani del futuro che attendono
lopera dei Salesiani. Schiamazzano. E fin qui nulla di strano.
Ma son dentro una selva. Poi urlano e gridano spaventati. E
avvenuta una catastrofe. on Bosco non li vede, son dentro una
selva, quasi smarriti. Chi non ravvisa in questi giovani lo
smarrimento della giovent attuale e dei tempi futuri f Ma
finalmente trovano on Bosco, in cui ravvisano il Padre, il
Maestro, la Guida che salva. Ti abbiamo aspettato, ti abbiamo
aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei tra noi e non ci sfuggirai! dicono con angoscia.
on Bosco lapostolo anche dei secoli futuri. I posteri in
lui scopriranno grandezze a noi oggi ancora ignote.
Ed ecco comparire una Pastorella. E la Madonna che aveva
al piccolo Giovannino squarciato del futuro il

190

velame,, e che quasi, ora, viene a prender commiato da Lui, per


affidare la giovent di tutto il mondo alla Congregazione. W il
sogno quindi questo della vocazione dei Salesiani, quali
continuatori dellopera del Padre. Vedete davanti a voi la visione
del mondo intero: da Santiago al centro dellAfrica e dal centro
dellAfrica allAsia: Madagascar, Hong-Kong, Calcutta, Pechino.
Pechino non rester in eterno nelle mani del comuniSmo.
La Madonna sui 700 milioni di Cinesi stende il suo manto di
Madre. Tra i Cinesi quanti cuori che cercano Dio con sincerit,
con fede! Le aspirazioni profonde di quelle anime saranno
accolte per la sua Materna intercessione presso il trono di Dio.
Ges vuol regnare nel mondo, su tutti. Ges vuol regnare
anche su quella potente riserva umana che la Cina. La
Madonna con intenzione dice a Don Bosco e a quei ragazzi,
puntando il dito verso lestremo orizzonte: Spingi il tuo sguardo.
Spingetelo voi tutti. Che cosa sta scritto... Volparaiso! Santiago!
Pechino! E, sotto Vindice puntato di Maria, davanti il nostro
sguardo attonito vediamo passare i Continenti... vediamo
missionari... case di formazione. Vediamo tutto un avvenire
meraviglioso e promettente.
Si pensi: solo sulla linea immaginaria: Santiago, centro
Africa ci son dieci centri di stazioni, cio case di formazione:
aspiralitato, noviziato, studentati filosofico e teologico.

191

u cosi altrettanto per Ialtra linea immaginaria: Centro


Africa - Pechino, son altri 10 Centri di stazioni. Quali energie
giovanili prorompenti!
Carissimi Novizi, ponendo termine a questa visione
salesiana che don Bosco ebbe del mondo intero, non c altro che
da concludere con le sue stesse parole, che suonano a noi monito
e incitamento. Eccole: e questo estendersi della Congregazionef
Si pu dire che tutti sono contro di noi e che noi dobbiamo
lottare contro tutti... Il vento soffia contro la nostra
navigazione... Se non fosse proprio Iddio che lo vuole, sarebbe
impossibile fare quanto si fa. Quello per che al presente ci fa
ammirare ancor pi la bont della Divina Provvidenza si che
non solo andiamo avanti, ma abbiamo dinanzi agli occhi un orizzonte chiarissimo, sappiamo cio dove si va, la nostra vita
tracciata... E la Grazia del Signore che trionfa. Oh come
grande questa Grazia per chi ne intravvede il mistero e le vie!...
(Vol. XIII pag. 891).
Dio con noi. Don Bosco ci assicura che la nostra la buona
battaglia, la grande battaglia dei Figli di Dio per lavvento del
Regno di Ges nel mondo. Combattiamo da buoni soldati d
Cristo, impugnando lo scudo della fede.
E ancora una cosa. A Don Bosco, costernato per tanto lavoro ?
la Madonna con dolci parole materne dice: Guarda: mettiti di
buona volont. Vi una sola cosa da fare: raccomandare che i
miei figli coltivino costantemente la

192

virt di Maria. Questa Ver edita del Padre: di qui la nostra


forza9 lardimento nelle sante imprese del nostro apostolato; di
qui la nostra via disseminata di grazie di' vine; di qui
Valleggerimento delle nostre fatiche. Sar limmacolata
Ausiliatrice stessa che ci asciugher il sudore e le lacrime e
imprimer stil nostro sangue il sigillo del martirio.
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##

Fece Don Bosco il quinto sogno a Barcellona nella notte dal


9 al 10 aprile del 1886. Lo raccont a Don Bua, a Don Branda e
al segretario Don Yiglietti con voce rotta da singulti. Il Yiglietti
lo scrisse e per ordine suo ne invi copia a Don Lemoyne,
affinch se ne desse lettura a tutti i Superiori dellOratorio e
servisse di comune incitamento. Questo per, avvertiva il
segretario, non che Fabbozzo di una magnifica e lunghissima
visione.
Ecco il sogno.
Don Bosco si trovava nelle vicinanze di Castelnuovo sul
poggio, cos detto, Bricco del Pino, vicino alla valle Sbarnau.
Spingeva di lass per ogni parte il suo sguardo, ma altro non
gli veniva fatto di vedere che una folta boscaglia, sparsa
ovunque, anzi coperta di una quantit innumerevole di piccoli
funghi.

Ma questo, diceva Don Bosco, pure il contado di Eossi


Giuseppe: dovrebbe ben esserci!
Ed infatti dopo qualche tempo scorse Rossi il quale tutto
serio stava guardando da un lontano poggio le sottostanti valli.
Don Bosco lo chiam, ina egli non rispose che con uno sguardo
come chi soprapensiero.
Don Bosco, volgendosi dallaltra parte, vide pure in
lontananza Don Rua il quale, allo stesso modo che Rossi, stava
con tutta seriet tranquillamente quasi riposando seduto.
Don Bosco li chiamava entrambi, ma essi silenziosi non
rispondevano neppure a cenni.
Allora scese da quel poggio e camminando arriv sopra un
altro, dalla cui vetta scorgeva una selva, ma coltivata e
percorsa da vie e da sentieri. Di l volse intorno il suo sguardo,
lo spinse in fondo allorizzonte, ma, prima dellocchio, fu colpito
il suo orecchio dallo schiamazzo di una turba innumerevole di
fanciulli.
Per quanto egli facesse affine di scorgere donde venisse
quel rumore, non vedeva nulla; poi allo schiamazzo succedette
un gridare come al sopraggiungere di qualche catastrofe.
Finalmente vide unimmensa quantit di giovanetti, i quali,
correndo intorno a lui, gli andavano dicendo: Ti abbiamo
aspettato, ti abbiamo aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei
tra noi e non ci fuggirai!

194

Don Bosco non capiva niente e pensava che cosa volessero


da lui quei fanciulli; ma mentre stava come attonito in mezzo a
loro contemplandoli/vide un immenso gregge di agnelli guidati
da una pastorella, la quale, separati i giovani e le pecore, e
messi gli uni da una una parte e le altre dallaltra, si ferm
accanto a D. Bosco e gli disse: Vedi quanto ti sta innanzi!
Si, che lo vedo, rispose Don Bosco.
Ebbene, ti ricordi del sogno che facesti allet di dieci
anni!
Oh molto difficile che lo ricordi! Ho la mente stanca:
non ricordo pi bene presentemente.
Bene, bene; pensaci e te ne ricorderai.
Poi fatti venire i giovani con Don Bosco gli disse:
Guarda ora da questa parte, spingi il tuo sguardo e
spingetelo voi tutti e leggete che cosa sta scritto... Ebbene, che
cosa vedi!
Veggo montagne, poi mare, poi colline, quindi di nuovo
montagne e mari.
Leggo, diceva un fanciullo, VALPARAISO.
Io leggo, diceva un altro, SANTIAGO.
Io, ripigliava un terzo, li leggo tutte due.
Ebbene, continu l pastorella, parti ora da quel punto
e avrai una norma di quanto i -Salesiani dovranno fare in
avvenire. Volgiti ora da questaltra parte, tira una linea
visuale e guarda.
Vedo montagne, colline e mari!...

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E i giovani aguzzavano lo sguardo ed esclamarono in coro:


Leggiamo PECHINO.
Yide Don Bosco allora una gran citt. Essa era attraversata
da un largo fiume sul quale erano gittati alcuni grandi ponti.
Bene, disse la donzella che sembrava la loro maestra;
ora tira una sola linea da una estremit allaltra, da Pechino a
Santiago, fanne un centro nel mezzo dellAfrica ed avrai unidea
esatta di quanto debbono fare i Salesiani.
Ma come fare tutto questo? esclam Don Bosco. Le
distanze sono immense, i luoghi difficili e i Salesiani pochi.
Non ti turbare. Faranno questo i tuoi figli, i figli dei
tuoi figli e dei figli loro; ma si tenga fermo nellosservanza delle
Eegole e nello spirito della Pia Societ.
Ma dove prendere tanta gente?
Yieni qui e guarda. Yedi l cinquanta Missionari in
pronto? Pi in l ne vedi altri e altri ancora? Tira una linea da
Santiago al centro dellAfrica. Che cosa vedi?
Yeggo dieci centri di stazioni.
Ebbene, questi centri che tu vedi, formeranno studio e
noviziato e daranno moltitudine di Missionari affine di
provvederne a queste contrade. Ed ora volgiti da questaltra
parte. Qui vedi dieci altri centri dal mezzo dellAfrica fino a
Pechino. Ed anche questi cen

196

tri somministreranno i Missionari a tutte queste contrade. L


c Hong-Kong, l Calcutta, pi in l Madagascar. Questi pi
altri avranno case, studi e noviziati.
Don Bosco ascoltava guardando ed esaminando; poi disse :
E dove trovare tanta gente, e come inviare Missionari in
quei luoghi? L ci sono i selvaggi che si nutrono delle carni
umane; l ci sono gli eretici, l i persecutori, e come fare?
Guarda, rispose la pastorella, mettiti di buona volont.
Yi una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli
coltivino costantemente la virt di Maria.
Ebbene, s, mi pare di aver inteso. Predicher a tutti le
tue parole.
E guardati dallerrore che vige adesso, che la
mescolanza di quelli che studiano le arti umane, con quelli che
studiano le arti divine, perch la scienza del cielo non vuol
essere con le terrene cose mescolata.
Don Bosco voleva ancora parlare: ma la visione scomparve;
il sogno era finito.

(M. B. XVIII, 71)

CONCLUSIONE

Dopo tanto transvolare tempo di ammainare le vele.


Assieme a Don Bosco abbiamo visto sotto i nostri occhi svolgersi
la visione mondiale del lavoro salesiano. Ma assieme a Don
Bosco diamo ancora un ultimo sguardo, compiendo un ultimo
rapidissimo volo sullAsia, sulVAfrica e sul mondo.
Si tratta di alcune espressioni colte dalle labbra di Don
Bosco mentre teneva gli occhi fissi su di una carta geografica
del mondo. I suoi segretari le misero subito per iscritto.
E risaputo che Don Bosco non buttava mai l delle parole a
caso. Quando parla dellavvenire perch, illu- minato dallalto,
vede davanti a s delle realt future.
Io vedo dinanzi a me il progresso che far la nostra
Congregazione, dall 1 America del Sud passer a quella del
Nord, poi allAustria., allUngheria, alla Russia... Quindi alle
Indie, al Ceylon, alla Cina... Da qui a centanni quale
sviluppo meraviglioso non vedremmo dei Salesiani, se
fossimo ancora a questo mondo! Gli ordini antichi,
Domenicani, Francescani e altri furono

198

destinati dalla Provvidenza ad essere colonne della Chiesa. Il


nostro invece istituito per i bisogni presenti e si propagher
con rapidit incredibile in tutto
il mondo.
Basterebbero tuttavia due o tre salesiani degeneri a trar
fuori di strada tutti gli altri. Eppure solo che siano fedeli alle
virt comuni del cristiano, quale splendido avvenire ci prepara
Iddio! (M. B. 17, 31)
Che bel giorno sar quello quando i missionari salesiani,
salendo su per il Congo di stazione in stazione si incontreranno
con i loro confratelli che saranno venuti su per il Mio e si
stringeranno la mano lodando
il Signore! (M. B. 11, 409)
Quando i nostri missionari andranno ad evangelizzare le
varie

regioni

dell7America,

dell7Australia,

nel-

Plndia,

nelFEgitto e in pi altri luoghi, che bel giorno sar quello! Io


gi li vedo avanzarsi nell7Africa e nel- PAsia ed entrare nella
Cina, e proprio in Pechino avranno una casa. (M. B. 11, 409)
Quando i Salesiani saranno nella Cina e si troveranno
sulle due sponde del fiume che passa nelle vicinanze di
Pechino!... Gli uni verranno alla sponda sinistra dalla parte del
Grande Impero, gli altri alla sponda destra dalla parte della
Tartaria. Oh! quando gli uni andranno incontro agli altri per
stringersi la mano!... Ma il tempo nelle mani di Dio!. (M. B.
18, 74)

__ 199 _

Non sono ancora passati 80 anni da quando Don Bosco


pronunci queste parole. JEJ noi possiamo testimoniare che non
furono parole buttate a moto: molto si gi realizzato. Il resto lo
attendiamo con fiducia. Intanto ci accompagni, fisso nel cuore, il
severo monito del caro Padre: basterebbero due o tre salesiani
degeneri a trar fuori di strada tutti gli altri,,.
Chi di noi vorr prendersi la responsabilit di rovinare
tanto splendido avvenire preparato ai Salesiani f Amiamo Don
Bosco. Restiamo fedeli al suo programma. Lo spirito di novit
certo nuoce al pacifico svolgimento del programma che Dio ci ha
fissato. Dio, la Chiesa, il mondo tutto attende da noi lavoro,
sacrificio, disciplina, mortificazione di noi stessi, rinuncia ai
nostri gusti personali per mettere a disposizione degli altri, i
fratelli, mente, cuore, energie fisiche e spirituali.
Non possiamo perder tempo in piccinerie. C una forza
superiore a noi che ci spinge ad avanzare, a lavorare senza
sosta. Il lavoro santificato nel nome di Ges e di Maria il
nostro pane quotidiano, il nostro nutrimento sostanzioso.
Finch c questo gran moto, questo gran lavoro, si va
avanti a gonfie vele e nei membri della Congregazione c?
proprio una gran voglia di lavorare
(M. B. 11, 409)

Lasciamo le discussioni a chi ha del buon tempo. Noi


realizziamo il programma di Don Bosco, secondo la sua

200

parola, senza allontanarci dal suo spirito di bont, di


amorevolezza sempre con tutti, di comprensione con i de - boliy
di incoraggiamento con gli erranti.
Ardisci e spera: fu il motto di uno degli arditi di Don Bosco,
di Mons. Mathias, VApostolo dellindia.
Ogni Salesiano sia un ardito della Fede, un Apostolo della
mite amorevolezza, per lAvvento del Regno di Ges nel mondo.
Noi parleremo il linguaggio dellAmore.