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ANTONIO SPINOSA.

HITLER...

PARTE PRIMA. ossessione...


Un uomo, Adolfus Hitler, con lo sguardo rivolto alla conquista del futuro.
Per meglio guardare all'avvenire dei tedeschi, e chiamarli a raccolta ovunque si
trovassero, al fine di unificarli nella Grande Germania e farne i padroni
dell'Europa, egli denigrava il presente, additava al ludibrio i responsabili
(veri o presunti) delle sciagure del suo popolo e ne interpretava i dolori, i
risentimenti, le brame di vendetta.
Forse non basta chiedersi se Hitler fosse un criminale o un mostro, o pi
semplicemente un folle.
Oggi pi di prima ricorre la domanda se egli fosse dotato di poteri demoniaci,
se praticasse le scienze esoteriche, se avesse doti di chiaroveggenza e se
ascoltasse le voci misteriose di istruttori occulti.
Una cosa certa: i tedeschi si aspettavano un Capo che non fosse un qualsiasi
uomo politico, un governante come altri, ma il loro Redentore inviato dalla
Provvidenza divina.
In un grande negozio della Unter den Linden berlinese era esposto in vetrina un
suo ritratto in mezzo a una corolla di immaginette di Ges Cristo.
Goebbels, che si uccise con lui nel Fuhrerbunker della Cancelleria, sapeva che
Hitler aveva fatto ci che doveva fare come un servo di Dio nell'adempimento
della sua storica missione.
Quello era il clima, e Robert Musil ne aveva colto l'essenza in alcune pagine
del suo Uomo senza qualit osservando che in Germania viveva gente convinta di
non poter essere salvata se non da un individuo assolutamente eccezionale.
Si era diffusa la moda della parola redimere in seguito alla persuasione che la
vita si sarebbe arrestata se un messia non fosse presto arrivato.
Numerosi erano i redentori di cui si diceva: A volte era un messia della
medicina che doveva "salvare" l'arte di Esculapio dalle ricerche di laboratorio
durante le quali gli uomini soffrono e muoiono senza essere curati; altre volte
era un messia della poesia che avrebbe dovuto scrivere un dramma tale da
attirare milioni di persone nei teatri e tuttavia essere perfettamente originale
nella sua nobilt spirituale.
C'era infine la brutale attesa di un messia dalle maniere forti per redimere
tutto e tutti.
Hitler il figlio della Germania e del suo tempo.
E l'interprete d'una cultura tedesca di quegli anni che si nutriva di
irrazionalismo, che odiava le dottrine illuministiche e ogni forma di
democrazia, che aveva in Spengler il suo profeta, in Heidegger il suo filosofo e
i suoi mitici ispiratori in Schopenhauer, Wagner, Nietzsche, come una stellare e
diabolica trinit.
In Hitler si riassumono maniacali odi razziali e vaneggiamenti di sconfinate
espansioni perseguite in nome dello Schicksal, fatale destino e insieme
missione.
Soltanto un uomo come lui, fornito d'una indicibile capacit di illudersi e
d'una magnetica forza di illudere, poteva fare d'una nazione un popolo in armi e
condurlo all'autodistruzione dandogli la sensazione di aprirgli le porte di una
gloria imperitura.
Egli si colloca in un ambito ben preciso fra cause ed effetti.
Senza la sconfitta nella prima guerra mondiale e soprattutto senza il trattato
capestro di Versailles, che con la richiesta di smisurate riparazioni e la
sottrazione delle colonie d'Africa apriva una ferita insanabile nell'animo dei
tedeschi, senza i sette milioni di disoccupati che si aggiravano affamati nelle
citt e nelle campagne, senza la fragilit della repubblica di Weimar e le lotte
che opponevano ai socialdemocratici i comunisti, vittime dell'abbaglio
bolscevico, Hitler non avrebbe trovato il terreno adatto alla sua predicazione e
al successo.

Tutto questo al di l della sua forza di suggestione e di autosuggestione, delle


astuzie, dell'abilit manovriera, della fortuna che ognora lo assisteva al punto
da risultare avvalorata la credenza che lo voleva immerso in un alone di magia.
Si parlava di un suo rapporto con associazioni e sette esoteriche, non soltanto
tedesche, ma anche inglesi, per cui si trovava una spiegazione alla fuga di
Rudolf Hess in Scozia come tentativo d'un accordo estremo, d'una pace separata
fra Berlino e Londra per consentire alla Germania di invadere l'Unione Sovietica
e di affrontare l'idra comunista a spalle coperte in nome del bene comune.
Il giorno della vittoria egli avrebbe spartito il mondo con la nemica
Inghilterra e lasciato le briciole del banchetto all'alleato Mussolini.
Nella visione hitleriana i marxisti e gli ebrei, i giudeobolscevichi, erano i
massimi responsabili delle sciagure tedesche, oltre ai rappresentanti dei vecchi
partiti che nel novembre del '18 firmando l'armistizio avevano inferto
all'esercito una pugnalata alla schiena, ein Dokhssoss, sebbene si potessero
ancora difendere i confini e l'onore della nazione.
Non gli sarebbe bastato vendicare la pugnalata e restituire ai tedeschi i
passati fulgori imperiali di grande potenza militare ed economica.
Si poneva un traguardo ben pi superbo al cui confronto impallidivano persino le
megalomanie napoleoniche.
Non predicava soltanto una dottrina espansionistica tradizionale, come se
n'erano viste tante nella storia.
Propugnava s il diritto dei tedeschi a espandersi, contrabbandando le
annessioni come legittime campagne di liberazione delle minoranze tedesche e le
conquiste militari come aspirazione allo spazio vitale, Lebensraum, ma
introduceva nella sua visione qualcosa di terribilmente nuovo e diverso che
aveva a che fare con l'ideologia del sangue e della razza.
Attraverso uno spietato genocidio, si proponeva il pi assurdo dei fini, quello
di modellare una umanit nuova di ariani puri ed eroici.
Ma in cima ai suoi pensieri c'era lui stesso.
Intendeva costruire un Reich che durasse mille anni.
Questo diceva.
In realt, fra l'isterico e il misterico, si proponeva di erigere un monumento
al suo genio.
La passione per il disegno architettonico che lo dominava fin da ragazzo, i
piani di rinnovamento urbanistico di Linz, Vienna, Monaco, Berlino, che egli
ideava con il piglio d'un Cesare redivivo, era Hitler.
Il figlio della Germania.
Non funzionali alla costruzione del suo mito.
Gli edifici colossali erano la proiezione di s.
Sarebbero durati un millennio e avrebbero proiettato nel tempo l'immagine del
pi grande dei tedeschi.
Rivelavano la sua bramosia di eternit.
Aveva consumato l'intera sua esistenza con questa ossessione nell'animo, e,
quando nel sottosuolo della Cancelleria fu alla resa dei conti, raggiunse il
momento supremo di serenit.
Un segno lo aveva lasciato, ed era ci che voleva.
Il resto era silenzio.
Parte prima.
VERSO I GIORNI DI SIGFRIDO.
Il vagabondo di Vienna.
A Braunau sull'Inn, un'antica cittadina dell'Austria superiore ai confini con la
Germania, il clima era ancora rigidamente invernale nell'aprile del 1889 sebbene
per il calendario fosse gi primavera.
Il giorno 20 di quel mese, al tramonto, nasceva in una locanda, a un'ex
cuciniera d'albergo, di nome Klara Polzl, il terzo figlio che fu casualmente
chiamato Adolfus.
Era di sabato, vigilia di Pasqua.
L'umida e gelida locanda, il Gasthof zum Pommer, si trovava nella borgata numero
219, a non molta distanza dal luogo dove Napoleone aveva stabilito nel 1805 un
suo quartier generale.
Adolf apparve gracilino, non dava segni di grande vitalit e fu subito
battezzato col rito cattolico nella vicina chiesa parrocchiale.

Alla levatrice, Franziska Pointecker, non sfuggirono gli strani occhi azzurri
del neonato.
Il padre di Adolf era al suo terzo matrimonio.
Di origini contadine, come rivelava il suo aspetto rozzo e grossolano, era per
riuscito a salire alcuni gradini nella scala sociale ottenendo un impiego nella
dogana austriaca.
Si chiamava Alois.
Era nato illegittimo, nel giugno del 1837, e per questo motivo aveva portato
lungo un quarantennio il cognome della madre, Maria Anna Schicklgruber.
Soltanto da una dozzina d'anni, dal 1877, aveva potuto assumere il cognome di
Hitler in seguito a una tardiva quanto singolare legittimazione operata da un
parroco di Dollersheim sulla scorta di non meno strane dichiarazioni e
testimonianze.
Il contadino Johann Nepomuk Huttler, residente in un paesino della zona, Spital,
dov'era nata Klara, si era presentato al parroco per rivelargli che suo
fratello, il garzone mugnaio Johann Georg Hiedler (il cognome era diverso nella
grafia ma quasi identico nella pronuncia), era il vero padre di Alois.
Lo aveva confessato lo stesso Johann Georg; glielo aveva confermato la cognata
Maria Anna Schicklgruber, la quale aveva messo al mondo quel bambino cinque anni
prima di contrarre il matrimonio col garzone.
A quell'epoca Maria Anna abitava in un altro paesino di poche case nei pressi
della frontiera boema, Strones, appunto nel comune di Dollersheim, ed era da
qualche mese a servizio d'un piccolo signorotto terriero, Johann
Trummelschlager, che l'aveva assunta sebbene fosse incinta.
Sia Maria Anna, sia il marito Johann Georg Hiedler erano morti da molti anni da
ventinove lei, da diciannove lui, quando il contadino Johann Nepomuk Huttler
(fratello di Johann Georg Hiedler) rese queste dichiarazioni al parroco, col
sostegno di tre testimoni che, essendo analfabeti, le sottoscrissero con tre
croci ciascuno.
Senza andare per il sottile il parroco accettava il tutto, aggiornava" il
registro delle nascite di Dollersheim e accoglieva tra le varie versioni
grafiche del cognome quella di Hitler nel frattempo adottata dal dichiarante.
Tale versione era del resto non meno diffusa delle altre nella zona, e tutte
traevano origine da un ceppo ceco.
Non era cosa semplice fare chiarezza nell'intreccio degli ascendenti del neonato
Adolf.
Il padre Alois era davvero figlio del garzone mugnaio Johann Georg o lo era del
contadino Johann Nepomuk che si era presentato al parroco cos tardivamente? E
perch Nepomuk aveva preso soltanto allora quella decisione? Non si poteva
escludere che a manovrare i fili della vicenda ci fosse lo stesso Alois
Schicklgruber desideroso di lavare l'onta di essere figlio di nessuno, nel
momento in cui aveva raggiunto una discreta posizione nella scala sociale come
imperial-regio impiegato di dogana.
Ma c'era ancora un'ulteriore possibilit, per quanto pi remota.
E cio che Alois non fosse figlio n di Georg n di Nepomuk, ma lo fosse d'un
ricco commerciante ebreo di Graz, un certo Frankenberger presso il quale Maria
Anna era a servizio proprio nel periodo in cui fu ingravidata, e cio alla
vigilia di passare al servizio dell'ospitale Johann Trummelschlager.
Se Alois non era il frutto d'una unione con Frankenberger-padre poteva esserlo
di una passioncella ancillare di Frankenberger-figlio, diciannovenne, come era
possibile evincere dagli assegni mensili che il ricco commerciante aveva
corrisposto lungo quattordici anni per conto del proprio figlio alla un po'
troppo allegra Maria Anna.
In base all'ipotesi Frankenberger.., Adolf poteva dunque avere sangue ebraico
nelle vene.
Ma era soltanto una congettura.
I genitori del ragazzo erano imparentati tra loro, tanto che per convolare a
nozze dovettero chiedere la dispensa della Chiesa.
L'autorizzazione pervenne da Roma in quanto il vescovo di Linz se ne lav le
mani.
Klara era seconda cugina di Alois, aveva ventitr anni meno di lui, ed era anche
stata una sua giovanissima domestica.

Lo scenario delle intricate vicende di questa famiglia, una famiglia dai


contorni incerti, tra unioni irregolari o matrimoni tribali, e dalle precarie
condizioni economiche, era offerto da una delle aree pi depresse dell'Austria,
a struttura agricola, il Waldviertel, tra il Danubio e il confine boemomoravo.
L'arretratezza sociale dei contadini, la povert intellettuale dei grandi
proprietari terrieri, le comunicazioni rese difficili da cupe foreste, come
indicava il nome della regione, la rigidezza burocratica degli amministratori
austroungarici facevano s che in quel 1889 arrivassero attutiti fra le
popolazioni del luogo perfino gli echi del primo centenario della Rivoluzione
francese che pure aveva sommosso gli animi di mezzo mondo.
Ma non aveva scalfito la tradizione conservatrice degli austriaci.
Le genti del Waldviertel si mostravano invece pi sensibili a una tragedia che
era esplosa a Mayerling, una stazione climatica dell'Austria inferiore.
Il duplice suicidio dell'erede al trono asburgico, Rodolfo, e della sua amante
diciottenne Maria Vtsera, aveva colpito la loro fantasia per l'aspetto
funestamente romantico della vicenda (che si era verificata poco meno di tre
mesi prima della nascita di Adolf); ma non veniva percepito il significato pi
profondo dell'evento che l'arciduca Rodolfo, di larghe vedute politiche, aveva
provocato con due colpi di pistola intuendo di non poter modificare in senso
liberale le rigide istituzioni dell'impero.
Klara, la madre di Adolf, era una donna tendenzialmente triste, sottomessa
all'autorit del marito.
Priva di cultura ma sensibile, era suggestionata dall'intelligenza del figlio
che secondava in ogni suo capriccio accentuandone l'innata prepotenza e la
propensione a sentirsi al centro delle cose.
Ne istigava insomma il naturale senso di superiorit.
Alois, il padre di Adolf, era un uomo dedito al vino, irrequieto, irascibile,
egoista, autoritario, dalle ambizioni insoddisfatte e dagli amori instabili.
Tanto tirannico che a sera quando tornava a casa sembrava che anche le pareti si
mettessero sull'attenti.
Di sentimenti anticlericali, era un nomade, ma il suo volo era corto.
Girovag in numerose cittadine, in un raggio di cento-duecento chilometri,
punteggiando i suoi traslochi con qualche nuovo matrimonio.
Da ragazzo aveva cominciato a fare l'apprendista ciabattino trasferendosi a
Vienna; poi, sotto la frusta dello zio Johann Nepomuk Huttler, fu costretto a
frequentare una scuola, e la cosa gli permise, diciottenne, di entrare nella
polizia doganale dell'impero austro-ungarico.
Era forte e corpacciuto, sul suo volto campeggiavano due enormi mustacchi.
Piaceva alle donne, e a ventisette anni decise di dare l'addio al celibato
sposandone una di quattordici anni pi anziana di lui, Anna Glasl-Horer, dalla
quale gi attendeva un figlio che poi nacque morto a causa d'un aborto.
Anna non visse a lungo, e Alois si consol prendendo in moglie una giovane
cuciniera d'albergo che era gi la sua amante e che, come era avvenuto con Anna,
stava per dargli un figlio.
La seconda moglie si chiamava Franziska Matzelsberger, e anch'essa venne a
mancare giusto in tempo per dargli modo di sposare Klara Polzl che il doganiere
aveva gi ingravidato secondo il suo costume di don Giovanni del Waldviertel.
Quando Adolf venne al mondo, un figlio, Alois junior, e una figlia, Angela, e
con Klara un figlio e una figlia, Gustav e Ida.
Nella serie della figliolanza, alla coppia Alois-Klara nacquero dopo Adolf altri
due figli, un maschio, Edmund, e una femmina, Paula, ritardata mentale, come si
poteva temere che accadesse in un matrimonio tra cugini.
Alla nascita di Adolf, il padre aveva cinquantuno anni e la madre a malapena
ventotto.
Il piccolo Adolf non rimase a Braunau che per una dozzina di mesi.
Cresceva a stento e non aveva ancora messo i denti quando il padre, nel
carosello dei suoi traslochi, si trasfer a Gross-Schonau, nell'Austria
inferiore.
Due anni dopo Alois fece nuovamente i bagagli e raggiunse Passau, una cittadina
ai margini della Selva bavarese sul versante tedesco del confine
austrogermanico, poich era l che si svolgevano le ispezioni dei doganieri
austriaci.

Anche a Passau Si trattenne soltanto per un paio d'anni, dopo di che prese casa
nel piccolo villaggio di Hafeld sul Traun.
Adolf era un bimbetto di sei anni, gracile e malaticcio, che i genitori
ingozzavano quotidianamente di orribile olio di fegato di merluzzo, cosa che li
rendeva odiosi ai suoi occhi.
Sebbene cos delicato, lui non evitava di accapigliarsi nei prati lungo il fiume
con altri ragazzetti del luogo che si guerreggiavano in schiere opposte di
indiani e di cowboys.
Era anzi un capo e provava un gran piacere a menar le mani, a lanciar sassi
contro gli altri piccoli nemici.
Frequentava una scuola rurale delle vicinanze, a Fischlham, senza dar prova di
particolare diligenza.
Il padre si era messo in pensione con un certo anticipo e pensava di fermarsi a
Hafeld.
Aveva acquistato un appezzamento di terreno, con annessa bicocca, volendo
dedicarsi all'allevamento delle api, ma presto si disfece di tutto e si trasfer
un po' pi in l, a Lambach, tra Linz e Salisburgo.
Un antico monastero benedettino sovrastava la zona.
Adolf frequentava pi volentieri il coro dell'abbazia che le aule scolastiche.
Il canto era la sua passione. e i monaci lo accoglievano anche come chierichetto
pur riguardando con malcelato sospetto quel ragazzo magro, tutto nervi, dallo
sguardo spiritato.
I suoi movimenti erano rigidi e quasi meccanici.Dava l'impressione di essere
minato dalla tisi.
Il ragazzo, che esternava anche il desiderio di indossare la tonaca, sapeva
presentarsi umile e servizievole; mentre serviva messa si mostrava inebriato
dalla solenne e fastosa magnificenza delle cerimonie religiose che risuonavano
nelle navate dell'antica chiesa.
Dalla sommit di un colle l'abbazia dominava il corso del Traun, un fiume dalle
cui acque Adolf si sentiva magicamente attratto.
Alois non resistette a lungo neppure a Lambach che lasci per Leonding nella pi
immediata periferia di Linz.
Sballottato a destra e a sinistra per l'inquietudine del padre, Adolf era
costretto a cambiare amici e scuole, mentre Alois si consolava continuando ad
allevare api anche a Leonding, su un pi modesto pezzo di terra.
Con qualche sforzo il ragazzo entr in un istituto tecnico di Linz, e il suo
rendimento fu ancora pi scarso.
Rivelava per precocemente una fortissima sensibilit.
Era incantato dalla bella citt che si dispiegava sulle rive del Danubio e sulle
circostanti colline.
Cominci ad amarla e a commuoversi guardandola dalle finestre dell'aula
scolastica, mentre con la fantasia divagava in un mondo di sogni.
Dovette ripetere il primo anno nella Realschule di Linz, mentre al secondo anno
pot cavarsela soltanto con gli esami di riparazione autunnali.
Raggiungeva appena la sufficienza in geografia e storia, sebbene fosse convinto
di essere un campione proprio in quelle materie.
Mentre aveva buoni voti in disegno, era un disastro in lingua tedesca, in
matematica e in stenografia.
La storia era la sua materia prediletta, cos diceva; e, se giudicava sgradevoli
tutti i suoi professori, nutriva sentimenti di ammirazione per Leopold Potsch il
quale sui banchi della Realschule gli faceva apprezzare il racconto degli eventi
del passato per poter meglio interpretare il presente e prepararsi al futuro.
Alla scuola di Potsch egli si nutriva di pangermanesimo.
Il professore induceva i ragazzi a cantare sull'aria di Haydn le parole del
Deutschland uber alles, invece di quelle dell'inno asburgico, Dio conservi
l'imperatore Francesco, obbligatorio per gli austriaci.
Tutto ci nasceva dal fatto che in quella zona dell'Austria confinante con la
Baviera viveva una minoranza etnicamente legata all'impero germanico.
Era gente che si sentiva bavarese di sangue sebbene fosse austriaca dal punto di
vista statuale.
Adolf considerava gli altri professori come suoi nemici naturali.

Riconosceva di non avere alcuna predisposizione per lo studio delle lingue


straniere, ma pensava che se il suo insegnante non fosse stato un ..idiota
congenito avrebbe potuto essere aiutato a superare le difficolt iniziali.
Diceva che in realt l'unico obiettivo dei professori era di trasformare i
ragazzi in scimmie simili a loro.
Si affermava in lui l'amore per le bellezze della natura e per le opere
artistiche dell'uomo; dedicava perci molta parte della giornata a girovagare
senza posa.
S'inoltrava sempre pi nelle strade dell'Altstadt, la citt vecchia; percorreva
con ansia i ponti sul fiume, cercava le torri che rievocavano l'arciduca
Massimiliano.
Adolf era sempre svogliato e intenzionato a non proseguire gli studi.
Conduceva una sgradevole lotta con il padre che pretendeva di avviarlo alla
carriera impiegatizia, magari alle dogane sulle sue orme.
Il ragazzo tirava fuori le unghie e gli si opponeva con pervicacia.
Certe sere, la cucina di casa si trasformava in un campo di battaglia. Ich bin
ein Kunstler!, Io sono un artista! gridava Adolf. Tu sei un fannullone!
replicava Alois. Io voglio fare il pittore! No, tu farai l'impiegato se non
vorrai diventare uno spostato! E io far il pittore contro tutti e contro tutto!
No, il pittore mai, finch vivr io! Mai! Pi che cercare di persuaderlo, in
verit era fatica vana, il padre lo minacciava, spesso in preda all'alcol.
Con l'et della pensione, in Alois si era accentuata l'irrefrenabile tendenza a
ubriacarsi, tanto che Adolf doveva talvolta fare il giro delle osterie alla
ricerca del padre ridotto ormai a un rottame.
Alois non visse ancora per molto, e Adolf non era che un ragazzetto
quattordicenne quando una notte lo trov morente sotto un tavolo della taverna
Wiesinger a Leonding.
In base allo scarso profitto, Adolf avrebbe meritato una bocciatura anche al
termine del terzo anno, ma il direttore della Realschule volle essere indulgente
con lui.
Gli disse che lo avrebbero promosso a condizione che lasciasse quella scuola.
Arrivato a concludere in quella strana maniera il terzo anno, invit gli amici a
una bicchierata non tanto per festeggiare l'evento quanto per celebrare la
decisione di non proseguire gli studi, e quindi di non frequentare l'ultimo anno
e di rinunciare al conseguimento del diploma.
Era stanco della scuola, non ne sopportava n la disciplina n l'ambiente.
A tarda notte, tornando a casa, traballante per i fumi dell'alcol, si accorse di
aver perso la pagella del terzo anno, ritirata nel pomeriggio.
La mattina rinvennero su un marciapiedi quel pezzo di carta che lui, quanto
inavvertitamente, aveva poco nobilmente usato.
Klara riusc a convincerlo a iscriversi al quarto e ultimo anno delle tecniche,
nella Staatsrealschule di Steyr, ma egli non mostrava il bench minimo
entusiasmo.
Che cosa avrebbe fatto nella vita un cos lunatico ragazzo? Forse il corista?
Forse il pittore? Non se ne poteva prevedere il futuro, ma certamente lui si
considerava un artista.
Come tale si abbandonava a un romantico comportamento bohmien, ormai privo del
pur disatteso controllo paterno.
Fu colpito ai polmoni da una lunga malattia, e la madre dovette inviarlo a
Spital presso una zia contadina perch riacquistasse un po' di vigore.
Anche lei aveva capito che il figlio non sarebbe mai diventato un impiegato
statale, mentre lui coglieva l'occasione della malattia per dare un addio
definitivo alla scuola.
Si appassionava all'arte pittorica, ma non sfuggiva neppure alla suggestione
della poesia.
L'oggetto dei suoi primi versi fu una giovinetta della buona societ di Linz che
egli incrociava nella Landstrasse durante la svagata passeggiata primaverile
della sera.
La ragazza si chiamava Stephanie.
Se ne era invaghito, ma non tentava di parlarle e di rivelarle apertamente i
propri sentimenti d'amore, intimorito dalla sua bellezza e dalla nobilt del suo
atteggiamento, dal suo ceto sociale, e soprattutto perch si diceva convinto che
anche Stephanie lo amasse in silenzio.

Un giorno non lontano, immaginava Adolf, il loro amore straordinario sarebbe


sbocciato spontaneamente e sarebbe esploso in tutta la sua originalit.
Quando non la incontrava nella Landstrasse, si aggirava nei pressi della sua
abitazione per vederla uscire.
Ma non le si mostrava, anzi si nascondeva in un portone.
Si limitava a trasferire la propria passione su un quadernetto con la copertina
nera.
Dalla penna gli fluivano versi d'estasiato amore in cui Stephanie veniva
raffigurata come una vaporosa damigella dai lunghi capelli biondi, avvolta in un
abito di seta blu, che caracollava su un cavallo bianco attraverso prati
fioriti, come una Madonna o una mitica Valchiria.
Aveva chiamato una delle sue sdilinquite composizioni poetiche Inno all'amata.
Un giorno le invi una lettera, ma evit di firmarla.
Adolf si abbigliava accuratamente per la sua Stephanie che per, lungo la
Landstrasse, non mancava di mostrarsi sensibile alle pi scoperte attenzioni di
qualche ufficialetto della guarnigione, orgogliosa dei suoi abitini e delle sue
trecce raccolte sul capo.
La ragazza era corteggiatissima nelle serate danzanti che si tenevano nei giorni
di festa nelle case della piccola borghesia di Linz.
Adolf prese lezioni di ballo per sostenere la concorrenza di altri giovani della
citt, ma la ragazza egualmente lo trascurava.
Che fare? In quelle settimane la sicurezza di Adolf parve vacillare.
Ed era cos sfiduciato da vagheggiare l'idea di togliersi la vita gettandosi nel
Danubio.
Egli nutriva ambizioni di raffinato snob.
Le condizioni economiche della madre, ormai vedova, cui Alois aveva lasciato una
discreta pensione, poi alquanto rinforzata dal ricavato della vendita della
casetta con giardino di Leonding, gli consentivano piccoli lussi e gli offrivano
la possibilit di non cercarsi un impiego, anche se ci costava sacrifici a
Klara.
Per il giovane, il massimo dello snobismo bohmien era passeggiare ogni sera
nella elegante e barocca Landstrasse agitando un esile bastone impreziosito da
un manico d'avorio intagliato.
Indossava abiti attillati, portava l'englischer Schnurrbart, un paio di baffetti
a spazzola e i capelli a ciuffo spiovente sulla fronte, in maniera inusitata.
Soltanto da poco aveva adottato quella foggia, mentre in precedenza portava i
capelli con la
scriminatura quasi al centro della testa.
Spesso per alternava tra loro l'una e l'altra pettinatura.
Si accompagnava a un coetaneo, August Kubizek, detto Gustaph, che aveva
conosciuto durante uno spettacolo operistico.
Insieme andavano a teatro, e non potevano permettersi che posti in piedi.
Una notte uscirono dal teatro sconvolti dall'emozione per aver assistito a
un'opera tragica di Wagner ispirata alla vicenda trecentesca di Cola di Rienzo,
il tribuno romano.
Kubizek, che soggiaceva al prepotente carattere dell'amico, aveva il dono raro
di saperne ascoltare in silenzio le lunghe e confuse dissertazioni sulla musica,
la poesia, la pittura, l'architettura.
Adolf giudicava l'architettura e la musica come le regine delle arti.
Parlava per ore senza interruzione; parlava e sognava a occhi aperti.
Sognava di costruire una nuova Linz, grazie al suo innato genio di architetto
che sfacciatamente si attribuiva pur non avendo compiuto seri studi in
proposito, salvo una distratta frequenza di alcune lezioni di disegno
architettonico presso una scuola privata d'arte di Monaco e la lettura d'una
monumentale storia dell'architettura.
Anche il giovane Kubizek, d'umili origini quanto Adolf (era figlio d'un
imbianchino che poi arriv a fare il tappezziere), aveva una passione per la
musica.
Sapeva suonare tromba e viola, e il suo traguardo artistico era di ottenere una
scrittura in un'orchestra sinfonica.
Con lui Adolf torna a strimpellare il pianoforte al Dorotheum dove si
affittavano gli strumenti a ore, e fece perfino qualche progresso ma non tanto
significativo da indurlo a proseguire gli studi musicali.

Ormai era assorbito quasi interamente dall'architettura, un'architettura


sommamente teatrale fatta di grandi monumenti e di immensi spazi da consentire
evoluzioni di masse.
In lui si verificava un fenomeno che gli impediva di distinguere il reale
dall'immaginario.
Un giorno fu proprio Kubizek a ricevere dall'amico il disegno di un solenne
edificio.
Ma Adolf gliene parlava come qualcosa di concreto.
In quel palazzo, diceva, sarebbero andati a vivere entrambi.
C'era una torre, una scala imponente, uno sterminato salone dalle pareti
ricoperte di specchi preziosi.
Tutto viveva esclusivamente nella sua fantasia, come poteva accadere a un dandy
dell'Ottocento, a un fantastico personaggio vittima di un autoinganno
psicologico che gli faceva apparire reali i propri sogni, che lo induceva
all'esaltazione di se stesso in un miscuglio di narcisismo e vanit, di
megalomania, mitomania e orgoglio.
In lui si agitava una contrapposizione tra realt obiettiva e realt soggettiva.
Si poteva dire che egli vivesse in un alone favoloso, anche suggestionato dalla
lettura di leggende epiche tedesche come le famose Deutsche Heldensagen.
L'amico cercava di riportarlo alla materialit della vita.
Gli chiedeva come avrebbe fatto a costruire quel palazzo, essendo entrambi
poveri in canna.
Ma lui senza scomporsi gli rispondeva che presto avrebbero vinto il primo premio
in una lotteria di cui aveva gi acquistato il biglietto.
Il suo era il biglietto vincente perch la sua mano era stata guidata nella
scelta dalla ferma volont di vincere.
Non vinse, e il biglietto, prezioso nella sua fantasia, non divenne che carta
straccia.
Ma Adolf imperterrito continua a non dubitare dei propri poteri.
Se non aveva vinto, diceva rabbiosamente, lo si doveva soltanto a un imbroglio
di chi aveva predisposto la lotteria, cio lo Stato, delinquenziale
organizzazione per lo sfruttamento della povera gente.
Trascorreva notti insonni a progettare palazzi, teatri, ponti sul Danubio e
strade.
Lasciava di tanto in tanto i grandi fogli da disegno soltanto per tornare alle
paginette del quaderno sulle quali vergava decine e decine di versi che gli
sgorgavano in preda alla passione per Stephanie.
All'alba si gettava sfinito sul letto e non si alzava che all'ora di pranzo.
Durante quelle lunghe notti cominciavano ad affacciarsi alla sua mente le prime
riflessioni di carattere politico che gli erano in parte suggerite dalle casuali
letture di alcuni libri presi in prestito dalle biblioteche di Linz.
Scopriva di nutrire sentimenti antiasburgici; si accorgeva di essere
nazionalista e di odiare, all'interno della mostruosa realt etnica
multinazionale della monarchia austro-ungarica, chiunque non fosse un tedesco
razzialmente puro.
Lo indignava il caos linguistico in cui viveva poich contribuiva a fare della
patria una sorta di assurdo impero babilonese.
Da quando, vibrante di commozione, aveva assistito all'opera di Wagner, Rienzi,
l'ultimo dei tribuni, non aveva fatto altro che rimuginare su un suo possibile
futuro di capopopolo, sebbene fosse ancora l'arte a farlo delirare.
Se Monaco, durante i brevi viaggi nella capitale bavarese, non lo aveva granch
entusiasmato, Vienna lo conquista in un lampo.
Alla sua prima visita pensava di trattenervisi soltanto per qualche giorno,
invece non seppe allontanarsene e non torna a casa che due mesi dopo.
Vi sarebbe rimasto pi a lungo se non avesse interamente prosciugato lo scarso
peculio portato da Linz.
Vienna era per eccellenza la citt della lirica, e Adolf non manca a uno
spettacolo, come scriveva nelle brevi lettere che inviava al giovane coetaneo
rimasto a Linz.
Adolf torna nella capitale austriaca, ma quella seconda volta la permanenza fu
meno lieta avendo subto una bocciatura agli esami di ammissione all'Accademia
di Belle Arti.
Il giudizio della commissione era reciso: Scarse attitudini.

Prova di disegno: insufficiente.


La superba fiducia in se stesso che lo animava, la definizione era sua, non gli
venne meno.
Anzi protesta con gli esaminatori che chiamava stupidi e pedanti burocrati.
Al rettore dell'Accademia chiese con arroganza le ragioni della bocciatura.
Gli fu risposto che la pittura non era pane per i suoi denti; poteva tentare la
via dell'architettura poich il suo modo di disegnare era pi aderente a quella
espressione artistica.
Nel dargli tale indicazione il rettore sapeva benissimo che Adolf non avrebbe
potuto seguire il consiglio essendo privo della licenza di scuola superiore, il
titolo di studio necessario per l'iscrizione ai corsi di architettura.
Fu di nuovo a Linz per fronteggiare tardivamente e distrattamente una grave
malattia della madre, un tumore al seno, che porter alla tomba l'ancora
intrepida donna.
Era tornato malvolentieri a Linz, ma aveva dovuto farlo perch non poteva
mostrare una cos grave indifferenza per le condizioni di salute della madre.
Klara moriva nel dicembre del 1907 a quarantacinque anni.
Adolf non ne aveva che diciassette, e gli rimanevano impressi nella memoria gli
occhi azzurri di lei.
Il suo futuro era quanto mai incerto.
Il giovane non aveva un diploma, non un mestiere.
Non aveva nulla, ed era ormai privo di risorse consistenti se si escludeva una
pensioncina di orfano ottenuta dando a intendere al borgomastro di Linz di
essere ancora iscritto ad una scuola.E difatti si definiva studente d'arte.
I temi a sfondo politico che egli aveva intuito a Linz stimolato dalle sue prime
letture, se li trov di fronte quanto mai reali nella capitale austriaca dove
aveva deciso di trasferirsi alla morte della madre.
In prima linea emersero le questioni razziali del grande impero che raccoglieva
nei suoi confini le popolazioni pi diverse accanto alla gran massa di tedeschi.
C'erano magiari, polacchi, galiziani, sloveni, croati, serbi, chi, slovacchi,
boemi, romeni, moravi, ungheresi, ruteni, italiani.
Non si poteva dire che questi gruppi profondamente permeati di spirito
campanilistico fossero in pace tra loro e che amassero lo Stato centrale e il
regno del vecchio Francesco Giuseppe.
Ma la sensibilit di Adolf era soprattutto colpita dalla presenza del gruppo
etnico trasversale israelita in continua crescita in Austria, specie a Vienna,
per l'emigrazione di molti ebrei dall'Est dell'impero e dalle persecuzioni
zariste, e ad esso cominci a rivolgere le sue maggiori attenzioni critiche.
Pur avvicinandosi ai problemi politici, il suo obiettivo rimaneva l'ingresso
all'Accademia di Belle Arti.
Era tornato a Vienna in cerca d'una rivincita, ma l'Accademia gli sbarr la
strada una seconda volta.
Al nuovo tentativo non gli fu nernmeno consentito di partecipare alla prova
d'esame poich i disegni preliminari avevano avuto una votazione del tutto
insufficiente.
Furono considerati di pessima fattura e privi d'ispirazione.
Non gli rimaneva che guadagnarsi il pane con qualche lavoro occasionale e ci lo
rendeva quanto mai furioso vedendo sfumare il sogno di vivere d'arte.
Continuava tuttavia a respingere l'idea di sbarcare il lunario grazie a un
impiego pubblico.
Accett un lavoro di manovale presso un cantiere edile che gli dava l'illusione
di vivere a contatto con il mondo degli architetti.
Ma fu licenziato e non trov altre occupazioni oltre quella di spalare la neve
dalle strade e di portar valigie come facchino abusivo nelle stazioni.
Quando gli andava bene riusciva a smerciare per pochi soldi i suoi disegnini che
potevano piacere a clienti di scarse pretese.
Erano acquarelli che rappresentavano senza slancio artistico la severa chiesa di
Santo Stefano, la facciata tardogotica della Staatsoper, il Graben con la
colonna della Peste, il castello di Schonbrunn e altri monumenti in luoghi pi
remoti.
A Vienna lo raggiunse l'amico di Linz per studiare musica al Conservatorio.
Adolf lo ospit nella sua cameretta in un edificio dalla nobile facciata al 29
della Stumpergasse nel quartiere di Mariahilf.

Quanto solenne era il prospetto del palazzo, tanto tetra era la camera che si
apriva in un cortiletto sul retro.
Oltre tutto era una camera perennemente invasa dalle cimici. Ce ne sono
eserciti, e io affogo nel mio sangue esclamava Adolf, sfiduciato, al termine di
lunghe cacce.
Un giorno aveva dovuto mandare a disinfestare i suoi abiti, ed era rimasto
accovacciato sul letto con le sole mutande e una coperta sulle spalle nude.
Come aveva fatto credere alla vecchia signora polacca, Maria Zakreys, dalla
quale era a pensione, cos Adolf diede a intendere a Kubizek di essere stato
ammesso all'Accademia e di frequentarne le lezioni.
In verit il giovane, disilluso, proseguendo nelle abitudini di Linz, non si
alzava mai prima di mezzogiorno.
Il pomeriggio gironzolava per la citt o si sperdeva nell'immenso parco di
Schonbrunn.
Kubizek non si accorse subito delle menzogne dell'amico pur cominciando a
sospettare qualcosa.
Ma la mattina trovava il tavolo ingombro di disegni e di schizzi i pi
disparati, e pensava che si trattasse di esercitazioni richieste dall'Accademia.
I due giovani avevano molte idee in comune, particolarmente in campo musicale.
Con la differenza che Adolf faceva tutto come sospinto da una travolgente e
incontenibile forza misteriosa, con alti e bassi d'umore, con entuslasmi e
profonde depressioni che ogni volta sorprendevano l'amico.
Se per Kubizek la musica di Wagner era un godimento dello spirito, per Adolf era
una Begeisterung, una sconfinata infatuazione, tanto che il giovane si recava
per pi sere di seguito ad ascoltare, in estasi, la stessa opera.
Appollaiato sul loggione assistette a una trentina di repliche del Tristano e
Isotta.
Wagner era il musicista preferito.
Ne era letteralmente rapito, e ne aveva subto il fascino fin da quando,
ragazzetto dodicenne, aveva assistito a una rappresentazione del Lohengrin,
sconvolto dallo scontro di forze sovrumane che si svolgeva sulla scena.
Ma non trascurava le opere di Verdi, come la Traviata e l'Aida.
Aveva ammirazione per Mahler pur sapendolo ebreo.
Arricciava invece il naso al cospetto di Gounod e di Ciajkovskij.
La passione per Wagner lo indusse all'imitazione del grande maestro, e difatti
Adolf, che credeva di essere dotato d'estro musicale, si metteva al piano e
suonava ininterrottamente pretendendo che Kubizek traducesse sul pentagramma le
note delle sue insensate composizioni.
La resistenza dell'amico cedeva di fronte alla sua impetuosa insistenza, sicch
alla fine venne fuori un'opera, si fa per dire, cui Adolf assegn il titolo di
Wieland der Schmied, Wieland il Fabbro, lo stesso titolo che Wagner avrebbe
voluto attribuire a una composizione a fosche tinte, fitta di stupri e
assassinii, che per non condusse mai a termine.
Adolf era dunque dominato dal demone della musica, ma egualmente era travolto
dalla passione per l'architettura e l'urbanistica.
Come aveva immaginato di ricostruire a suo modo Linz, ora al centro delle sue
progettazioni profondamente innovatrici figurava Vienna.
La citt indubbiamente lo incantava con i suoi splendidi palazzi, le colonne
barocche, l'ineguagliabile Ring, ma la sua irrequietezza di fantasioso
architetto non gli dava tregua.
Sognava una nuova Vienna, monumentale e anche capace di risolvere il problema
sociale dei senzatetto per sottrarli ai loro tuguri, vergogna d'una citt
opulenta e festosa, ricca di industrie e di teatri.
La sua mente era in continua ebollizione tra fogli al segno, pentagrammi
musicali e appunti di filosofia, di storia, di mitologia soprattutto norvegese.
Pur soggiornando nella capitale continuava a riflettere su come costruire una
nuova Linz.
Gli amministratori comunali di quella citt si affannavano intorno al progetto
di un nuovo teatro che attirava le sue critiche, essendo egli sempre pi
convinto che il borgomastro e i suoi accoliti volessero limitarsi a rabberciare
la vecchia baracca e sapessero edificare un teatro come un ippopotamo sapeva
suonare il violino.
Non fu August Kubizek a stancarsi del suo caotico amico.

Se ne secc Adolf, il quale un giorno, lasciando all'improvviso la tetra


cameretta della Stumpergasse, non gli diede pi sue notizie.
Eppure August attraversava a quell'epoca una delle fasi pi tragiche della sua
vita poich stava rischiando di perdere la vista.
L'amico non colse la drammaticit del momento, anzi, scrivendogli, ironizzava
con fare macabro sul fatto, pur dicendosene addolorato: Da cieco, suonando
sbaglierai le note ancor pi di ora! Indubbiamente la loro amicizia era stata
grande e sincera; ma fu punteggiata da diverbi e litigi.
Il pi grave degli scontri si verific il giorno in cui Adolf disse ad August
Oggi mi sono iscritto alla Lega antisemita, e ho iscritto anche te.
August s'infuri, e fu il segno d'una rottura irreparabile.
Adolf prese in affitto poco lontano al 22 della Felberstrasse una nuova
stanzetta che non era migliore della precedente.
Gli dava tuttavia l'impressione di potersi dedicare pi liberamente alla
costruzione dei suoi castelli in aria.
Volle pure rompere con Angela, la sorellastra che il padre aveva avuto da
Franziska, la seconda moglie.
Il freddo inverno di quel 1908 gli rendeva pi difficile la vita.
I geloni gli tormentavano le dita.
Troppo leggeri erano i suoi indumenti per poter affrontare stagioni
particolarmente rigide, n Si nutriva a sufficienza.
La fame, come egli stesso diceva, era diventata la sua fedele, ma spietata
compagna; una fame accentuata dall'alimentazione vegetariana che egli si
imponeva.
Procedeva tanto rattrappito dal freddo da apparire di statura molto al di sotto
del suo metro e settantadue.
In quei mesi andava precisando le sue idee politiche, sebbene non si sentisse
attratto specificamente da alcun partito.
Si rafforzavano in lui i sentimenti antiebraici.
Le idee politiche si intrecciavano a concezioni economiche a sfondo sociale
tendenti a migliorare le condizioni dei proletari e degli studenti poveri.
Lo Stato avrebbe fatto meglio il proprio dovere, diceva, se avesse messo al
bando certe inutili guerre ed eliminato la miseria e la prostituzione.
Per rendersi personalmente conto delle condizioni di sfruttamento in cui erano
costrette a vivere le donnine di malaffare aveva compiuto col suo amico August
una sorta di particolareggiata indagine nella cosiddetta Via delle Sette Stelle,
la Siebensterngasse, quartier generale della prostituzione viennese.
Lo spettacolo che gli si par davanti lo sconvolse.
Le ragazze, in discinti abiti velati, mostravano sfacciatamente ai passanti ci
che avevano di meglio.
Lesse qualche opuscolo in proposito e giunse drasticamente alla conclusione che
la prostituzione e ogni altro traffico del vizio fossero nelle mani degli ebrei.
Le sue simpatie furono ben presto per i capi antisemiti, in particolare per il
cristianosociale Karl Lueger, borgomastro della citt, e in seconda linea per il
razzista pantedesco Georg Ritter von Schonerer.
Questi, nato nel Waldviertel, a Spital, propugnava l'assorbimento dell'Austria
nella Germania e di quei territori della Polonia, della Boemia, della Svizzera
che fossero popolati da tedeschi.
Schonerer combatteva la multirazziale monarchia asburgica, e per la stessa
ragione si dichiarava nemico acerrimo del cattolicesimo e dell'ebraismo.
Pi forte era per l'attrazione per Lueger che appariva ai suoi occhi come un
uomo di grande genialit e il modello di oratoria che avrebbe voluto imitare
qualora si fosse messo a fare a sua volta il demagogo.
Pensava che per occuparsi seriamente di politica bisognasse disporre di poteri
sovrannaturali.
Lui credeva di averne a dismisura, sebbene con la sola forza della volont non
fosse riuscito negli anni di Linz a far capitolare ai suoi piedi la giovane e
pi concreta Stephanie.
Un giorno gli dissero che le sue erano illusioni, e lui a mo' di risposta mise
la mano su un fornello a gas per dimostrare di poter resistere al fuoco della
fiamma perch lo voleva, proprio come un fachiro.
Studiava le fisionomie umane per trarne giudizi razziali e intellettuali; allo
stesso fine si occupava di grafologia.

Era altres attratto dai fenomeni di telepatia.


Si ispirava alle opere di un occultista bizzarro e un po' insano di mente che
per l'anagrafe si chiamava Adolf Josef Lanz e che aveva fondato un Nuovo Ordine
del Tempio.
Ma l'occultista, per meglio colpire l'immaginazione dei suoi seguaci, si era
dato un nome che gli conferiva una patina nobiliare, Jorg Lanz von Liebenfels.
Era un ex frate e probabilmente non si chiamava neppure Lanz, ma Lanza, il che
denunciava un'origine siciliana che faceva di lui un piccolo Cagliostro.
Le teorie del Lanza viennese erano impastate di razzismo, e questa era la
ragione principale per cui Adolf si sentiva vicino a quel Cagliostro in
sedicesimo.
Una volta aveva trovato per caso presso un tabaccaio una copia d'una rivista
viennese antisemita di cui il Lanza era il fondatore, il direttore e l'unico
redattore.
La rivista, Ostara, era intitolata alla dea germanica della primavera.
Vi si parlava di arioeroi biondazzurri, di razza ariana pura cui il destino
aveva affidato la missione di eliminare le scimmiesche razze inferiori
comprendenti naturalmente gli ebrei.
Adolf volle subito incontrare il Lanz, il quale lo ricevette in un castello
dalle sale addobbate con grandi svastiche.
Una croce uncinata appariva anche sulla copertina della rivista.
Il castello sorgeva a Werfenstein, nell'Austria inferiore.
Lanz chiamava con austerit Fortezza dell'ordine quell'antica magione acquistata
con gli oboli d'un gruppetto di industriali retrivi.
Ma Adolf non aveva visto per la prima volta la croce uncinata n sulla copertina
di Ostara n alle pareti dei saloni della fortezza.
Quell'antico simbolo di arcaiche tradizioni appariva gi da alcuni anni sulla
rivista di satira politica, ispirata da von Schonerer, Der Scherer, Il tosatore,
e a lui non era sfuggito.
Proprio dalla rivista di Schonerer aveva tratto alcuni slogans di sapore
nazionalrazzista e anticattolico.
Li aveva trascritti su cartoncini e li aveva appesi alle pareti della sua
camera.
Li guardava, li ripeteva ad alta voce.
Uno di essi diceva: Ohne Juda, ohne Rom,/ wird gebaut Germaniens Dom.
Heil!, Senza Giuda, senza Roma,/ si edifica il duomo della Germania.
Evviva!.
Con tutto ci Adolf non si sentiva di militare nei movimenti fondati dai suoi
primi maestri e ispiratori.
Ma la politica lo attraeva sempre pi.
Aveva letto un paio di libri in cui si trattavano gli eventi della guerra
francotedesca del 1870-71, e si era posto il problema della mancata
partecipazione dell'Austria a quel conflitto.
Come mai, si era chiesto, gli austriaci ne erano rimasti fuori? Non erano
tedeschi anch'essi? Poteva avere un senso la divisione, una frontiera fra i due
Stati tedeschi confinanti, l'Austria e la Germania? Un bel giorno cominci a
staccare dai muri della sua stanza quei cartoncini che si richiamavano a
Schonerer, e fu il segnale che cambiava nuovamente domicilio.
Aveva resistito soltanto otto mesi nella Felberstrasse.
L'inquietudine lo sospingeva altrove, ma poi rimaneva in zona, e difatti si
trasfer nella vicina Sechshauserstrasse.
Non portava con s che libri, quadri, quaderni zeppi di appunti scarabocchiati,
ritagli del giornale antisemita Deutsches Volksblatt, di cui era un accanito
lettore, e un paio di valigie con vecchi e lisi indumenti.
Avrebbe giurato sulle pagine del Volksblatt, mentre accusava di mendacio ogni
altro giornale.
Si indignava che in Austria i giornali si prosternassero davanti all'ultimo
puledro della corte asburgica e poi si permettessero di criticare l'imperatore
di Germania, sicch diceva che la stampa era la pi pettegola istituzione di
tutti i tempi.
Era poco chiamarla pettegola, aggiungeva, perch nel giornalismo, come
nell'arte, nella letteratura e nel teatro, si trovavano immancabilmente i
pestilenziali ebrei. Ne volete un esempio? Eccolo: le critiche teatrali

favorevoli sono sempre per gli autori ebrei, mentre le stroncature colpiscono
esclusivamente i tedeschi. Oltre la stampa prendeva di mira il parlamento e i
suoi componenti che chiamava fannulloni buoni a nulla.
Non aveva ancora vent'anni quando assistette per la prima volta a una seduta
della Camera dei deputati viennese e si conferm nell'idea che fra le ragioni
della disgregazione della monarchia austriaca figurasse in prima linea proprio
l'istituto parlamentare, il cui modello proveniva acriticamente
dall'Inghilterra, il paese della classica e inutile democrazia".
S'indign assistendo dalla tribuna allo spettacolo miserando che offriva una
massa quasi selvaggia" di persone che nell'aula gesticolavano e urlavano in una
gran confusione di favelle slave e dialettali (pochi parlavano in tedesco),
mentre al di sopra di loro un povero vecchio si sforzava di salvare, mediante il
suono del campanello, la dignit del luogo.
In una seconda visita trov una situazione completamente diversa: l'aula era
quasi vuota, i pochi deputati presenti o dormivano o sbadigliavano.
Adolf era arrivato nell'alloggio viennese della Sechshauserstrasse in agosto, ma
non pot rimanervi a lungo non sapendo come pagare l'affitto.
Girovagava per i vicoli innevati della citt in un inverno rigidissimo, e alfine
trov caritatevole accoglienza in un istituto per senzatetto, l'Obdachlosenasyl,
nei pressi del Sudbahnhof (e non lontano dal meraviglioso Palazzo del
Belvedere), confuso fra innumerevoli altri diseredati che disponevano per letto
d'un misero giaciglio e per cibo nient'altro che Kartofel.
Prendeva appunti nei suoi quadernetti; raccontava come avesse visto sfilare
davanti ai fastosi palazzi del Ring migliaia di disoccupati, e come sotto quella
via trionfale della vecchia Austria si accovacciavano nel fango delle fogne i
senzatetto.
Un povero non poteva essere ospitato nell'Obdachlosenasyl per pi di cinque sere
consecutive, sicch Adolf dovette presto mettersi nuovamente alla ricerca di un
qualsiasi altro rifugio.
La cosa non lo impressionava minimamente poich, con la sua forza di
autosuggestione, egli immaginava addirittura di vivere in fastose magioni.
Trov un'altra di quelle fastose magioni e non era che un ulteriore ospizio, un
asilo per soli uomini, un Mannerheim nella Meldemannstrasse, che aveva
individuato con l'aiuto d'un giovane amico, Rheinhold Hanisch, ramingo quanto
lui, conosciuto nel precedente Obdachlosenasyl della stazione sud.
Rheinhold divenne un po' il suo rappresentante di commercio.
Mentre Adolf ritraeva con puntiglio dalle cartoline illustrate e talvolta dalla
realt scorci viennesi preferibilmente foschi, l'amico si faceva in quattro per
smerciare i suoi acquarelli.
Erano quadretti di piccole dimensioni.
Spesso Rheinhold riusciva a piazzarli a buon prezzo presso le gallerie d'arte e
i corniciai, e appena tornava a casa con qualche soldo, Adolf abbandonava i
pennelli per riprenderli soltanto a peculio esaurito.
Rheinhold gli diceva che certamente avrebbe potuto guadagnare di pi se avesse
fatto l'imbianchino, essendo intensa l'attivit edilizia in citt fra nuove
costruzioni e restauri, ma lui, a quelle proposte, dava in escandescenze.
Urlava: Io sono un pittore, altro che un volgare imbrattamuri.
Sono un artista che ha studiato all'Accademia!.
Si applicava invece volentieri a disegnare cartelloni per reclamizzare questo o
quel prodotto, una marca di brillantina per capelli che egli stesso usava o una
polvere contro il sudore.
La polvere, di cui doveva decantare le salutari propriet igieniche, si chiamava
Teddy, ma il suo schizzo pubblicitario, che rappresentava due portalettere dai
piedi sudati, non piacque alla grande drogheria committente.
Gli and meglio con un cartellone dedicato a un lucido per scarpe e con un altro
che, pubblicizzando un detersivo mostrava il duomo di Santo Stefano in cima a
una bianca montagna di schiuma.
Disegnava cartelloni soprattutto perch credeva nella forza della pubblicit,
nella capacit persuasoria della propaganda.
Diceva che la propaganda era l'essenza d'ogni cosa, si trattasse di questioni
religiose o di pomate per capelli.
Dava somma importanza alla propaganda in un campo pi specifico, quello
politico, cui si interessava sempre pi avendo ormai compiuto vent'anni.

La propaganda politica doveva essere forte e massiccia.


Paragonava le masse a un donna, le une e l'altra amavano pi il dominatore che
non l'uomo debole, avevano occhi e orecchi soltanto per l'implacabile e
terroristica brutalit.
Adolf, pittore, talvolta si dichiarava scrittore.
Difatti al Mannerheim il suo nuovo amico lo vedeva, curvo, intento per ore a
riempire con una scrittura minuta grandi fogli di carta.
Rheinhold era un tedesco di Boemia, apparteneva cio ai Sudeti.
Era randagio quanto Adolf, ma meno sognatore.
Prima di stabilirsi nel Mannerheim, era lui che conduceva l'amico qua e l ad
elemosinare un po' di cibo dalle monache del convento di Santa Caterina o a
piatire un giaciglio presso un'istituzione di beneficenza che si doveva alla
generosit del barone israelita Konigswarter.
Nell'inverno del 1910 il clima all'improwiso rincrud aspramente.
Adolf non aveva pi un cappotto n soldi per acquistarne.
Fu l'amico a consigliargli di chiedere aiuto alla
sorellastra, sebbene l'avesse da tempo trascurata.
Sulle prime Adolf resistette, ma poi prese la penna e le scrisse.
Fu con quella lettera che guadagn il cappotto con cui pot affrontare meglio i
rigori della stagione.
Aveva una certa dimestichezza con un altro giovane, a sua volta senza arte n
parte, Franz Neumann, un ebreo ungherese, di cui Rheinhold si mostrava geloso
prodigandosi anche lui nella vendita dei quadretti.
Il fatto di vivere al fianco di alcuni ebrei e di godere
della generosit del barone Konigswarter non gli impediva di confermarsi sempre
pi razzista e antisemita.
Gli frullavano crudeli idee per la testa.
Gli ebrei che incrociava per le strade della citt, erano quasi duecentomila su
due milioni di abitanti, gli apparivano come individui, pi che diversi,
mostruosi e verminosi.
Nella vecchia Vienna, nei quartieri del centro e in quelli a nord del Donaukanal
non gli sembrava di vedere tedeschi, ma gente dall'odore nauseante che, con i
capelli neri e crespi, il naso camuso e con indosso incredibili kaftan, non
avesse nulla a che fare con quelle terre.
Poneva a se stesso una domanda: C'era una qualsiasi indecenza, specialmente
nella vita culturale, cui non partecipasse almeno un ebreo?.
Si rispondeva: A incidere tali bubboni, si trova sempre un ebreuccio, come si
scopre il verme in un corpo che imputridisce.
La citt ormai gli appariva come l'incarnazione dell'inquinamento del sangue, e
cominci a distaccarsene.
L'amore iniziale si tramutava in disprezzo.
Vienna gli appariva sempre pi stedeschizzata, entdeutscht, e la famiglia
imperiale sempre pi boema.
Diceva che due erano i pericoli da affrontare: il marxismo e il semitismo. occhi
erano ripugnanti poich in loro vedeva la sporcizia dei corpi unita al sudiciume
morale.
A dire il vero nemmeno lui brillava per pulizia e ordine nell'abbigliamento.
Il suo unico vestito era impillaccherato e sdrucito; la sua unica camicia, da
bianca era diventata grigia.
Una mattina un vecchietto dell'ospizio esclam: Oggi Hitler si lavata la
camicia.
Avremo una giornata di sole.
Adolf aveva smesso di delirare per la signorinella di Linz, Stephanie, ma
nessun'altra donna attirava la sua attenzione.
Gli amici se ne meravigliavano, certi di una sua patologica e inguaribile
misoginia.
Considerava le donne intellettualmente inferiori, e a stento le riguardava come
oggetto di desiderio sessuale.
Fra i suoi compagni di sventura si diceva per che egli un giorno avesse tentato
di far soggiacere una modella viennese a un suo violentissimo raptus erotico.
Giudicava comunque l'atto sessuale come qualcosa di profondamente osceno, e
tornava di frequente all'interpretazione che della donna dava Jorg Lanz, il
piccolo Cagliostro viennese che la considerava fonte di ogni male: la donna,

unendosi lascivamente con ebrei e negri, provocava la decadenza della razza


ariana.
Adolf, che teorizzava il terrorismo, si comport da terrorista con Rheinhold
Hanisch per una disputa scoppiata tra loro a causa di un dipinto che
rappresentava il palazzo del Parlamento viennese (una meraviglia ellenica in
terra tedesca diceva Adolf) e di un acquarello.
Egli sosteneva che Rheinhold, ottenuti i due quadri con l'incarico di venderli,
era scomparso dal Mannerheim intascando interamente il denaro riscosso, mentre,
secondo i patti, gli sarebbe spettato soltanto il cinquanta per cento.
A detta di Adolf un Parlamento, al quale aveva lavorato con gran cura, valeva
cinquanta corone e l'acquarello nove.
Il litigio fin in tribunale per iniziativa di Adolf e si concluse con la
condanna del venditore a sette giorni di reclusione.
In realt la cartolina sul Parlamento non valeva pi di dieci corone, e per quel
prezzo Hanisch l'aveva venduta.
Si prov inoltre che Hanisch aveva corrisposto al suo sleale amico quattro
corone e mezzo per l'acquarello, sicch Adolf fu costretto a ritirare quella
specifica accusa.
Durante il procedimento l'accusatore rivel un altro aspetto poco lusinghiero
del suo carattere sottoscrivendo una dichiarazione dalla quale risultava che
Hanisch si era iscritto nei registri del Mannerheim col falso nome di Walter
Fritz.
Eppure quella iniqua denuncia non aveva alcuna attinenza col processo.
Adolf aveva una zia, Johanna Polzl, sorella della madre.
Non l'amava essendo una povera gobba.
In punto di morte Johanna gli lasci egualmente in eredit una discreta somma
che gli consent di migliorare le proprie condizioni economiche al punto da
rischiare l'allontanamento dall'ospizio.
La sorellastra Angela, ormai vedova d'un sussiegoso agente delle imposte, Her
Raubal, e con tre figli a carico, gli chiedeva di rinunciare alla sua pensione
di orfano a favore della sorellina Paula che gravava su di lei.
Il giovane resisteva, e Angela dovette ricorrere in tribunale per strappargli
quella pensione e vedersela giustamente assegnare.
La vicenda si chiudeva a Linz nel maggio del 1911.
Ancora per un anno, e complessivamente per tre anni e mezzo, Adolf abit nel
ricettacolo di bisognosi ch'era il Mannerheim della Meldemannstrasse, una
terribile scuola di vita nella quale si entrava un po' spostati e se ne poteva
uscire completamente folli.
Gi ventitreenne, continuava a vagabondare fra birrerie, biblioteche, musei,
teatri, la musica di Wagner ormai lo infiammava letteralmente -, mercanti d'arte
e rivenduglioli, tutti ebrei, cui cercava di smerciare i suoi dipinti-cartolina.
Gli scorci di Vienna erano sempre i soggetti preferiti dei suoi acquarelli, il
Danubio, il Ring, le chiese come l'imponente e barocca Karlskirche con le due
colonne a imitazione degli antichi monumenti romani.
Ma l'odio per quella citt cresceva, mentre nella sua mente disordinata il
primitivo amore per Linz sconfinava nell'infatuazione.
Vedeva Vienna popolarsi di ebrei che acquisivano nella societ prestigio e
potere non soltanto economico.
Erano infatti Fli anni, tra gli altri, di Freud, Schnitzler, Kraus,
Wittgenstein.
Per di pi Vienna mostrava di non accorgerSi di lui, e l'unica cosa che aveva
saputo offrirgli era qualche sgradevole ospizio.
Eppure lui aveva lasciato Linz nutrendo grandi speranze, anzi grandi certezze,
di ottenere un'affermazione artistica nella capitale dell'impero.
Non che disperasse di raggiungere il successo, continuando a nutrire un'intensa
considerazione di s e a sognare scenari inesistenti; si era soltanto accorto di
dover lottare ancor pi duramente di quanto avesse mai potuto immaginare.
Perci i suoi fantasiosi progetti di colossale rinnovamento urbanistico
tornavano a riguardare pi Linz che Vienna.
Nel suo errare lungo le vie della citt s'imbatteva nelle dimostrazioni
politiche di operai socialdemocratici che sfilavano a quattro come un'enorme
biscia umana.

A quello spettacolo gli si accendeva nell'animo un odio fortissimo, ravvisando


una profonda contraddizione fra quanto i socialdemocratici predicavano
pomposamente sulla libert, la dignit, la bellezza degli uomini" e ci che in
pratica facevano.
Diceva che sotto l'orpello dell'amore per il prossimo e della virt sociale si
nascondeva un'orrenda pestilenza.
N poteva essere diversamente, aggiungeva, perch molti dei capi socialisti
appartenevano alla razza ebraica, al cosiddetto popolo eletto.
Gli risuonavano nel cervello i nomi di Adler, David, Austerlitz, Ellenbogen,
nomi di corruttori del popolo tedesco, di gente straniera.
Metteva drammaticamente l'accento su un'amara esperienza personale vissuta in un
cantiere edile dove si era verificato il suo primo incontro con i socialisti.
Durante la sospensione per il pasto si discuteva di politica, ma lui se ne stava
un po' in disparte con una bottiglia di latte e un pezzo di pane.
Alcuni operai pretendevano che si iscrivesse al sindacato, e un giorno al suo
fermo diniego lo posero, con la forza e il terrore, di fronte a un'alternativa:
o lasciare il cantiere o volare da un'impalcatura.
Adolf scelse la prima soluzione rimanendo ancora una volta disoccupato.
Improvvisamente Adolf abbandon Vienna.
C'era da prevedere che un giorno o l'altro avrebbe preso quella decisione.
La sorpresa stava per nel fatto che egli non tornava nella prediletta Linz, ma
prendeva la via dell'Inghilterra.
Ospite inatteso e male in arnese raggiungeva a Liverpool, nel novembre del 1912,
il fratellastro maggiore Alois che vi si era stabilito in cerca di fortuna.
E qualche risultato l'aveva ottenuto un po' facendo il cameriere, aprendo poi un
ristorante e infine commerciando in rasoi di sicurezza appena apparsi sul
mercato.
Gli anni giovanili in cui aveva provato il tavolaccio d'un paio di prigioni
tedesche erano acqua passata.
I due non si amavano n si comprendevano.
Il pi aspro nei rapporti tra fratellastri era Adolf, sicch Alois si sorprese
nel vederlo arrivare a Liverpool col proposito di installarglisi in casa.
Tanto pi che attendeva non lui, ma la sorella Angela, alla quale aveva inviato
il biglietto per il viaggio.
Alois, pur non comprendendo come avesse fatto Adolf a sostituirsi alla sorella,
non respinse l'intraprendente fratellino che con grande faccia tosta approfitt
della sua generosit.
Rimaneva intere giornate a poltrire sul divano di casa requisito d'autorit.
Quando arriv il freddo requis anche il cappotto di Alois per compiere senza
gelarsi qualche escursione ai docks attratto dalla vivacit mercantile del
luogo.
La sua pigrizia era tale da non consentirgli il minimo sforzo per imparare un
po' d'inglese nei cinque mesi trascorsi quasi interamente a Liverpool, tranne un
paio di scappate a Londra.
Lui pensava che ogni altra lingua fosse inferiore a quella tedesca.
Ma allora perch mai Adolf si era recato in Inghilterra? In famiglia non
riuscivano a capirne la ragione.
Soltanto la cognata, Bridget, un'attricetta inglese, sospettava che fosse stato
costretto a espatriare per sfuggire al carcere, essendosi sottratto al servizio
di leva.
Le autorit militari austriache avevano infatti scoperto che egli si faceva
schermo d'un certificato di nascita d'un suo fratellino, Edmund, morto ancora
bambino, a sei anni.
Il fratello Alois e la cognata Bridget erano stanchi della sua presenza, e
Adolf, costretto a prendere la sbrindellata valigia, se ne torn a Vienna
nell'aprile del 1913, al compimento dei ventiquattro anni.
Non trov altro alloggio che nel vecchio Mannerheim che gli era diventato odioso
e insopportabile.
Non rimase in Austria per pi di un mese, dopo di che se ne part alla volta di
Monaco nella confinante Baviera.
Un salto fino a Berlino gli appariva troppo lungo.
In quella Monaco citt delle Muse, gli si riaccese l'ispirazione artistica che
lo aveva abbandonato in terra inglese.

Ancora attratto dal barocco, fra i primi soggetti dei suoi dipinti bavaresi
apparve la Theatinerkirche, dalle solenni statue marmoree.
Nella sua nuova cameretta presa in affitto da un sarto, Josef Popp, nella
Schleissheimerstrasse ricre il suo usuale mondo di carte, di libri, di
pennelli, di squadre.
Intensa era la vita culturale e politica della citt, ma Adolf s'interessava pi
all'arte che ad altro, mentre gli si rivelava un'inclinazione per le dottrine
esoteriche.
In esse c'era una prima spiegazione della natura che faceva di lui un uomo
disposto a credere reale ci che immaginava, capace di autosuggestionarsi,
dotato di poteri paranormali.
Cominciava a credersi un veggente.
La sua natia Braunau era tradizionalmente una magica terra di sensitivi.
Vi era nato un celebre medium, Willy Schneider, che ebbe una balia in comune con
Adolf.
Un suo cugino partecipava agli esperimenti d'una sensitiva di Monaco, Frau
Stokhammes.
La Schleissheimerstrasse si trovava nel quartiere degli artisti, Schwabing.
A poca distanza da lui abitavano alcuni pittori, come Paul Klee e Vasilij
Kandinskij, che aprivano alla pittura nuove e sconvolgenti prospettive.
Adolf rimaneva per legato alla riproduzione piatta e pedante dei monumenti,
incapace di concepire e di compiere voli pi coraggiosi.
Nella stessa Schleissheimerstrasse avevano dimorato Lenin e ora a Monaco
vivevano altre personalit di rilievo, come lo scrittore Thomas Mann e il
drammaturgo Frank Wedekind.
Se ne stava pi che altro appartato, ma talvolta partecipava alle loro
manifestazioni artistiche o alle riunioni di gruppi occultistici.
Conduceva un'esistenza taciturna da misantropo, atteggiandosi a genio solitalio
nella sua immaturit giovanile, preso pi dai libri che dal cavalletto.
Quando non si rifugiava nella sua stanza, trascorreva il tempo in un angolo di
questa o quella birreria del quartiere leggendo giornali, ingoiando dolci,
colmando di schizzi il suo blocco, incuriosito dall'andirivieni di gente d'ogni
corrente artistica, d'ogni idea politica, dai comunisti agli anarchici.
Poi incontr un vecchio amico del Mannnheim, Josef Grenier, pi scannato che
mai, ed ebbe per lui un impeto di generosit, tanto da accoglierlo per un paio
di mesi nella propria camera.
La scelta di Monaco, a differenza del soggiorno inglese, aveva una ragione
precisa, sebbene Adolf ancora sfuggisse alla polizia austriaca che lo ricercava
come renitente alla leva.
Non fu cosa semplice mettergli le mani addosso.
Nessuno sapeva dove si trovasse, neppure la sorellastra Angela e la sorella
Paula, pi volte interrogate dalla polizia.
Egli aveva voluto allontanarsi da un paese come l'Austria per il quale prevedeva
con toni profetici, assumeva spesso atteggiamenti messianici, una fine certa e
imminente a causa della sua eterogeneit razziale.
Mentre vedeva nella Germania una nazione dal grande futuro, temeva per l'Austria
un fradiciume inarrestabile.
In tutto questo trovava un pretesto per giustificare la renitenza alla leva: non
voler prestare servizio militare in un esercito multinazionale e multirazziale
come quello asburgiCo.
Nel caos austriaco ravvisava la presenza di un agente patogeno dell'umanit:
l'ebraismo.
Bisognava combatterlo, come bisognava opporsi al dominio della Chiesa di Roma
che estendeva i suoi tentacoli soprattutto in quella capitale falsamente gaia.
La polizia austriaca fu alfine sulle sue tracce e, in forza d'un accordo di
estradizione con la Baviera, pot perseguirlo.
Avevano ormai scoperto il suo indirizzo, Schleissheimerstrasse 34, e sapevano
che abitava presso la famiglia del sarto Popp, sicch gli ordinarono di
presentarsi al distretto di Linz per essere immediatamente arruolato
nell'esercito austroungarico.
Ma nell'intestazione della notifica sbagliarono la grafia del cognome che
divenne Hietler.

Egli inviava ai magistrati di Linz un'untuosa e pretestuosa lettera, con alcuni


abituali svarioni d'ortografia nella quale dichiarava piena fedelt all'impero
austro-ungarico che in realt detestava.
Scrivendo nahmlich invece di na:mlich (cio); dan invece di dann (poi); dass,
che, congiunzione invece di das, articolo, diceva in quella lettera di
guadagnarsi la vita come pittore indipendente e di non avere altri proventi;
affermava di non potersi dedicare a un lavoro continuativo tutto preso dagli
studi di pittore di architettura.
Si dilungava in una serie di giustificazioni di vario genere, non esclusa la sua
involontaria>, irreperibilit, dovuta ai trasferimenti.
Ed ecco perch non aveva ricevuto gli avvisi.
Diceva di non essersi presentato alla leva anche perch aveva attraversato un
periodo infinitamente amaro essendo un giovane inesperto, privo di assistenza
finanziaria e troppo orgoglioso per sollecitarla o accettarla. A volte ci che
guadagnavo non era neppure sufficiente a pagarmi un alloggio per la notte.
Lungo due anni non ho avuto per amiche che la tristezza e l'indigenza, n altra
compagna che la fame implacabile.
Non ho mai conosciuto il significato della bella parola giovent.
Aveva per mantenuto immacolato il suo nome e limpida la sua coscienza, se si
escludeva l'unico fatto, che lo crucciava, di non essersi presentato alla leva.
Proponeva di sanare la situazione con il pagamento di un'ammenda dicendosi per
altro disposto a prestare il servizio militare a Salisburgo, non lontano da
Monaco.
Raggiunto il distretto desiderato, si avvide che la preoccupazione di dover
indossare l'uniforme era infondata poich i medici lo dichiararono all'istante
inabile al servizio militare, tanto era fisicamente mal ridotto.
In un documento, emesso il 5 febbraio del 1914 dalla commissione di leva di
Salisburgo, lo si descriveva infatti inabile al servizio attivo e ausiliario, di
troppo gracile costituzione e lo si dichiarava riformato.
Se ne tornava a Monaco mentre si levavano i primi rumori di guerra.
Lui avvertiva l'imminenza sl d'un conflitto, e a chi gli chiedeva cche cosa
volesse mai fare da grande, rispondeva come orma i fosse del tutto inutile
imbarcarsi in una professione.
La guerra era vicina, e in guerra un direttore generale aveva lo stesso valore
d'un tosatore di cani".
Scoppiava all'Est il bubbone del lungo dissidio fra l'Austria e la Serbia reso
pi pestilenziale dall'arroganza austriaca che aveva proceduto all'annessione
della BosniaErzegovina.
Proprio nella capitale della Bosnia, Sarajevo, uno studente irredentista serbo,
Gavrilo Princip, uccise alla fine di giugno di quell'anno con una pistola
Browning l'odiato arciduca Francesco Ferdinando d'Austria, erede al trono
asburgico, e la moglie morganatica, duchessa Sofia.
Sulle prime Adolf credette che l'attentato fosse opera di studenti tedeschi
decisi a eliminare il fautore d'una politica filoslava.
Intanto nelle Cancellerie europee non si coglieva subito la gravit dell'evento,
cosicch, ad appena un mese dal colpo di pistola di Sarajevo, segu il rombo del
cannone che sorprese l'Europa.
Nel luglio del '14 l'impero austro-ungarico apriva le ostilit contro la Serbia
col proposito di cancellarla dalla carta geografica.
La Russia zarista prontamente reagiva decretando la mobilitazione generale, e la
Germania rispondeva dichiarandole guerra il 10 agosto.
Guglielmo Il url alle moltitudini di non conoscere pi da quel momento supremo
le differenze fra partiti politici o fedi religiose, poich vedeva davanti a s
soltanto fratelli tedeschi".
Adolf Hitler era esultante; e qualcuno, impressionato da tanto entusiasmo, lo
fotografa quello stesso giorno tra l'immensa folla nella Odeonsplatz di Monaco
pazzamente festosa fra lanci di fiori e luminarie come se la dichiarazione di
guerra fosse un invito a nozze.
La foto di Adolf non diceva tutto sull'intensit della sua eccitazione.
Lo rappresentava s urlante di gioia, eppure egli dava di s un'immagine ancora
pi impressionante, al limite dell'orgasmo. Quelle ore osservava erano come una
liberazione, una redenzione dall'irritante stato d'animo della mia giovent.

Non mi vergogno di dire che, travolto da una tempestosa ebbrezza, mi


inginocchiai e ringraziai il cielo di tutto cuore di avermi concesso di vivere
in quel tempo. Lo stato d'animo d'esultanza era generalizzato, e lui ne
interpretava il significato, ne coglieva l'essenza oltre a percepire
l'ineluttabilit dello sbocco bellico. Sentivamo gravarci addosso diceva l'afa
soffocante che di solito preannuncia i temporali.
Gi di tanto in tanto si scorgeva un balenio che poi si spegneva in una plumbea
oscurit minacciosa.
Ecco esplodere la guerra dei Balcani, simile a una prima folata di vento che
spazzava l'Europa innervosita.
Il presentimento della catastrofe che s'avvicinava finiva per trasformarsi, a
causa della perenne aspettazione, nel desiderio che il cielo si decidesse una
buona volta a dar libero corso all'improrogabile destino.
La prima grandiosa saetta piomb sulla terra, scoppi la tempesta, e il tuonare
del cielo si confuse col rombo dei cannoni della guerra mondiale. Una guerra che
fu in effetti un'immane tempesta d'acciaio, Stahlgewitter, come scriveva Junger.
Il 3 e il 4 agosto anche la Francia e l'Inghilterra entravano in guerra contro
gli imperi centrali.
Il giorno 3 Adolf gi inviava un'istanza urgente al re Luigi III di Baviera per
chiedergli di essere arruolato come volontario, nonostante fosse di nazionalit
austriaca e sebbene la commissione di leva di Salisburgo lo avesse dichiarato
pochi mesi prima inabile a ogni attivit militare, comprese quelle di carattere
sedentario.
La sua richiesta fu subito accolta, cos il giovane austro-tedesco, ch'era
riuscito a farsi scartare dal non amato esercito asburgico, partiva in ottobre
per il fronte occidentale nelle file del primo reggimento di fanteria della
riserva bavarese dopo aver compiuto un breve periodo di esercitazioni belliche.
Il reggimento, che ebbe il battesimo del fuoco nella battaglia sull'Isre,
prendeva nome dal suo comandante, List.
Era formato di giovani Freiwillige, volontari entusiasti della guerra, studenti,
intellettuali, artisti, e Adolf si trovava a suo agio in mezzo a loro.
Aveva venticinque anni.
Era in ansia temendo di arrivare sulle linee di combattimento a guerra conclusa.
Si commosse al passaggio del Reno che non aveva mai visto.
Il grande fiume gli ricordava la musica possente di Wagner e il mito nibelungico
sulla creazione d'una stirpe di eroi.
Nelle Fiandre, mentre l'esercito tedesco avanzava al fragore delle cannonate,
intona con gli altri commilitoni, ragazzi appena diciassettenni, il canto di
Deutschland, Deutschland ber alles, ber alles in der Welt!, Germania sopra
tutto, sopra tutto nel mondo!).
Non aveva voluto prendere il fucile in tempo di pace, ma con una guerra in atto
era tutt'altra cosa: si sarebbe liberato della noia d'un banale tran-tran senza
uscita e avrebbe contribuito a cambiare il mondo.
Innumerevoli altri individui nutrivano i suoi stessi sentimenti, le paure gli
abbattimenti, le speranze, gli entusiasmi.
Adolf diceva che la guerra, lungi dall'essere imposta dai governi alle masse,
era profondamente desiderata dalla gente che voleva uscire da uno stato di
generale incertezza.
Soltanto cos si poteva capire come mai pi di due milioni di tedeschi
accorressero volontariamente alle armi.
Sentiva di possedere un animo irruento, e volle sottoporsi al giudizio d'un
esperto di grafologia, essendo egli stesso un appassionato cultore di questa
scienza.
Dalla perizia del grafologo, che non sapeva a chi appartenesse lo scritto in
esame, emersero alcuni tratti caratteristici della sua personalit:
un'irrequietezza tormentosa e un'estrema irritabilit; un comportamento
prevalentemente aggressivo che, per mancanza di bont d'animo e di riguardi,
poteva sfogarsi senza freni sul prossimo; un altissimo grado d'intelligenza, non
nel senso d'una metodicit critica, ma di scaltrezza, abilit, prontezza
spontanea e immaginativa in grado di reagire alle pi varie situazioni La sua
personalit era tutt'altro che mediocre e incolore, anZi Si rivelava potente,
pur con molti aspetti negativi peraltro fornita di un'aggressivit che avrebbe
potuto condurlo a un bellicoso contrasto col mondo circostante.

Da sempre Adolf si dichiarava nemico della pace.


Ogni evento guerresco lo entusiasmava.
Ci era avvenuto quando da ragazzetto inghiottiva i giornali con le
corrispondenze dal Sud Africa sugli scontri per il possesso dei giacimenti
auriferi fra i coloni olandesi, i famosi boeri, e i dominatori britannici che
alla fine erano riusciti ad annettersene i territori.
Negli anni della giovinezza, durante la guerra russo-giapponese che aveva fatto
assurgere il Giappone a potenza mondiale, si era idealmente schierato con i
nipponici poich vedeva nella sconfitta dei russi la fine dello slavismo
austriaco.
Aveva letto tutto quanto c'era da leggere sulla letteratura di guerra.
Non si occupava specificamente di politica e in linea di massima continu a
disinteressarsene anche da soldato.
Aveva s delle idee politiche che rimuginava in continuazione, ma aveva evitato
sino ad allora una militanza attiva.
Propugnava anzi l'abolizione dei partiti.
Schiumava disprezzo per gli uomini politici, affermava che l'ultimo dei piantoni
rendeva alla patria maggiori servizi di quei chiacchieroni.
Se fosse stato in suo potere ne avrebbe fatto un battaglione di zappatori.
Arringava i camerati e faceva proseliti.
Fra i suoi primi seguaci si distinguevano un sergente maggiore, Max Amann, e un
giovane ufficiale, Rudolf Hess.
A causa della guerra, cui era accorso volontario, Rudolf aveva dovuto sospendere
i corsi di filosofia all'Universit di Monaco.
Rudolf era un appassionato di geopolitica, una scienza nuova che faceva della
geografia il perno della politica, per cui l'azione politica muoveva da premesse
geografiche.
Lo stesso Adolf non sfuggiva all'attrazione di quella dottrina.
Ormai negli accampamenti, nelle postazioni, nelle gelide tane, egli maturava
l'idea di passare dalla predicazione alla lotta politica diretta.
Via via nei suoi sermoni toccava questioni pi specificamente ideologiche,
chiamava il marxismo una pestilenza da eliminare dalla faccia della terra poich
i marxisti, <una banda di imbroglioni e di avvelenatori del popolo, si
proponevano la distruzione degli Stati non semiti e dell'umanit intera.
Che dire degli ebrei? Essi, corruttori dei popoli, meritavano di essere
sterminati coi gas asfissianti.
Al termine delle sue arringhe, che esplodevano all'improvviso, si appartava e si
metteva a disegnare chiudendosi in un impenetrabile silenzio che turbava i
giovani commilitoni ai quali dava l'impressione di usare la squadra come un
fucile.
Un giorno fu visto accanirsi su un quadro cui poi diede il titolo di Strada
incassata a Wytschaete, un luogo particolarmente battuto dalle artiglierie
nemiche.
Un'altra volta tracci un suo autoritratto caricaturale attraversava un raro
momento di buonumore, inserendosi in un piccolo gruppo di commilitoni in marcia.
Erano riconoscibili i volti, e lui in testa a tutti portava sulla spalla un
ombrello alla stregua militaresca d'un fucile.
Quando non disegnava leggeva Schopenhauer.
Di tanto in tanto alzava lo sguardo dal libro e fissava il vuoto, a lungo.
Era acquartierato a Furnes, cittadina belga celebre per l'assedio vittorioso del
principe di Cond.
Secondo i ritmi della guerra, Adolf trascorreva dodici giorni in combattimento e
sei di riposo.
Nelle ore di tregua, oltre a leggere e a concionare, frequentava assiduamente
una ragazza sua coetanea, Hlne Leroy, graziosa e sensibile.
Ebbe con lei una relazione amorosa fino a metterla incinta.
Almeno cos appariva dalle vociferazioni tra i soldati.
A dispetto di queste distrazioni, la guerra era il suo grande impegno.
Aveva avuto una gran tremarella nei primi scontri armati e confessava di aver
temuto di essere un vigliacco, ma poi era riuscito a raggiungere una certa
padronanza di s.

L'esercito tedesco avanzava e si proponeva di scacciare le armate britanniche


poste a difesa dei porti della Manica, ma la manovra ebbe un esito infelice per
la resistenza e il contrattacco degli inglesi e dei belgi.
Nelle sue lettere agli amici, ne inviava anche al suo vecchio padrone di casa di
Monaco, Josef Popp, e a Frau Popp Adolf gonfiava le cifre delle perdite subite
dal suo reggimento.
Il numero dei morti era stato indubbiamente alto, ma non come voleva far credere
lui.
Scriveva lettere particolareggiate.
Raccontava di marce e di combattimenti sotto piogge torrenziali.
Ad Alling si rifugia in un fienile, bagnato come un pulcino e stanco morto dopo
aver camminato dalle cinque del mattino alle sei di sera.
Parlava delle citt che attraversava: A mezzanotte arrivammo a Lovanio, un
cumulo di macerie fumanti. A Lilla, citt tipicamente francese, il frastuono
delle cannonate non aveva fine.
Ci scaricarono dal treno nei sobborghi e oziammo intorno alle piramidi di
fucili.
Ai lati delle vie, bassi edifici di fabbriche, fuliggine senza fine e bicocche
affumicate, selciato sconnesso e sporco.Il centro di Lilla ha un aspetto
migliore.
Ma anche qui la solita musica: brutto di fuori, schifoso di dentro.
Il mio pensiero tornava sempre alla Germania.
Pernottammo nel cortile della Borsa.
Il pretenzioso edificio non ancora finito. Il clima non migliorava: Spesso
abbiamo per tutto il giorno l'acqua al ginocchio.
Descriveva alcune localit della Fiandra francese, territori ondulati, con molte
siepi e filari d'alberi che sembrano viali; per le continue piogge, la vicinanza
del mare e il basso livello del terreno, prati e campi somigliano a paludi senza
fondo, mentre nelle strade c' fango alto un piede; attraverso questi pantani
corrono le trincee della nostra fanteria, un labirinto di ricoveri con feritoie,
camminamenti, reticolati, bocche di lupo, mine antiuomomoo, insomma una
posizione quassi imprendibile.
Si raffigurava intontito dal continuo combattere e dalla mancanza di sonno
regolare.
Rappresentava infine il suo caporalmaggiore, Schmidt, come un omaccione pi
grande e grosso di un albero.
Egli usciva indenne da molte carneficine e cominciava a crearglisi intorno il
mito dell'incolumit.
I suoi compagni esclamavano: Quando c' Hitler siamo al sicuro!.
Adolf cercava di avvalorare tale credenza.
Scrisse una lunga lettera a Ernst Hepp, un assistente giudiziario conosciuto a
Monaco, per raccontargli la battaglia che si era svolta nei dintorni di Lilla
fra cannonate, gragnuole di shrapnel, fuoco di mitragliatrici, bombardamenti
aerei, piogge di pietre, soste notturne su cumuli di paglia accanto a carogne di
cavalli squarciati dai proiettili degli inglesi.
E lui passava indenne in mezzo al finimondo, se si escludeva quella volta in cui
una sottilissima scheggia di granata gli aveva provocato un graffietto, proprio
un impercettibile graffio, su una guancia.
Lo assisteva la fortuna.
Una mattina un proiettile gli tolse via la manica destra della giubba ed egli
rest illeso come per miracolo.In un'altra occasione il miracolo fu ancor pi
evidente.
Lo stesso Adolf raccontava la scena: Io e altri tre soldati fummo salvati dal
conferimento della Croce di ferro.
Nella tenda del Comando non c'era spazio per tutti e noi quattro dovemmo uscire
un momento.
Eravamo fuori da appena cinque minuti, quando una granata si abbatt sulla tenda
uccidendo o ferendo gli occupanti.
Un giorno per, si era nell'ottobre del 1916 ed egli si trovava in guerra da due
anni, il mito della sua incolumit cadde.
Nella battaglia sulla Somme una scheggia di granata britannica lo raggiunse alla
coscia sinistra, nel corso d'una missione pericolosa.

Fu un giorno tremendo che coincise con il suo ricovero nell'ospedale militare di


Beelitz e con l'inizio di una interminabile sosta nelle retrovie.
Era ancora in un ospedaletto da campo, a Hermis, quando all'improvviso sobbalz,
sorpreso dal sommesso parlare di una donna che, poco distante da lui, confortava
un altro soldato ferito.
Da tempo non aveva pi sentito il suono di una calda voce femminile.
Beelitz era nei pressi di Berlino.
La grande capitale tedesca gli era sconosciuta, ed egli vi si rec incuriosito
ricavandone una ben triste impressione.
I partiti si affrontavano aspramente; la popolazione, sfiduciata, non credeva
alla possibilit di vincere una cos lunga guerra; i disfattisti dominavano la
scena; la crisi economica era profonda n la casta di decadenti rincitrulliti al
potere sapeva come uscirne.
Pi tardi anche a Monaco trov una non dissimile situazione fra scontentezza,
livore e proteste.
Chi si imboscava era addirittura ammirato e ritenuto pi intelligente, o almeno
pi furbo, dei soldati in trincea.
Ci lo rese furente, desideroso d'una rivalsa nei confronti dei responsabili,
governo, partiti, giornali, d'una cos vasta demoralizzazione delle masse.
L'esercito non era in migliori condizioni di spirito, cosa che avveni va, come
pensava, per l'incompetenza dell'alto comando.
Diceva che ormai tutte le leve pi importanti erano in mani israelite,
soprattutto nel campo economico: Il ragno succhiava il sangue del popolo.
Grazie alla sua perspicacia, Adolf si era visto affidare nelle operazioni
militari le funzioni di Meldeganger, di portaordini.
Le aveva svolte con tanta abilit da meritare, a soli due mesi dall'invio al
fronte, la Croce di ferro di seconda classe.
Scriveva al sarto Popp di conservargli il giornale in cui si parlava della
ricompensa: Vorrei averlo come ricordo, se Dio mi lascia in vita.
Posso ben dirlo: metto in gioco la vita ogni giorno e guardo la morte negli
occhin.
Seguirono altre decorazioni, la Croce al merito militare di terza classe con
spade, una medaglia al valor militare di terza classe e una citazione all'ordine
del giorno reggimentale.
La ferita alla gamba lo aveva costretto a un periodo di inattivit e a deporre
la bicicletta di portaordini, ma tornato al fronte ottenne nell'agosto del '18
la Croce di ferro di prima classe di cui ben raramente si insignivano i graduati
di truppa quale egli era.
E tale rest, senza andare oltre il grado di caporale, non avendo i suoi
superiori riscontrato in lui le richieste doti di comando.
Aveva meritato l'alta decorazione per aver svolto con eroismo una missione
rischiosa, come testimoniava il tenente Hugo Gutmann cui per egli non perdonava
di appartenere all'odiata razza ebraica.
Se lo incontrava non lo salutava neppure.
All'amico Hans Mend che gli chiedeva ragione di tanta durezza, rispose: Io
riconosco questi ebrei come ufficiali soltanto sulla linea del fuoco.
Anche nei momenti felici, come la consegna d'una medaglia, si trovava quasi
sempre di fronte a un israelita.
Gli ebrei tedeschi avevano partecipato alla guerra con entusiasmo lasciando sul
terreno dodicimila morti.
Ne soffri va, convinto che alle origini della stanchezza del popolo tedesco ci
fosse un'abile e sotterranea propaganda antinazionale degli ebrei, i quali
sfruttavano ed esasperavano i contrasti fra bavaresi e prussiani, diffondendo la
voce secondo cui era stata la Prussia a volere la guerra.
Le donne ci credevano e scrivevano lettere disperate ai loro cari in trincea.
Adolf diceva che quelle stupide lettere di donne tedesche> provocavano danni
sconfinati, minavano lo spirito di resistenza dei soldati.
Nelle soste delle azioni belliche rifletteva sulla propaganda, elemento di
fondamentale importanza per garantire il successo a ogni impresa, grande o
piccola che fosse.
Si rammaricava di non avere voce in capitolo, di essere un numero in mezzo a
otto milioni di soldati.

Imprecava contro il fato che lo esponeva al rischio di essere ucciso da una


pallottola tirata da un negro qualunque, mentre avrebbe potuto rendere ben altri
servigi alla patria.
Ma proprio dalla guerra traeva i primi insegnamenti per l'organizzazione d una
buona propaganda.
Il suo reggimento fu inviato nei pressi di Mulhouse, in Alsazia, per un periodo
di riposo, e l egli trascorreva intere giornate a fissare sulla carta quanto
andava divisando sulle pi efficaci tecniche propagandistiche.
A suo parere la propaganda doveva rivolgersi alle masse e trascurare i
cosiddetti ceti colti o intellettuali, malati di estetismo.
Le masse non erano fatte di diplomatici o di giuristi e neppure di persone
ragionevoli, ma di bambini ondeggianti di facile preda.
L'arte della propaganda doveva consistere nel convincere la gente della
ineluttabilit d'un certo avvenimento e del carattere sacro d'una causa.
Bisognava far capire che in guerra le armi pi crudeli diventavano umane se
portavano a una rapida vittoria.
Ispirandosi alla dottrina del grande stratega prussiano, feldmaresciallo von
Moltke, diceva che in guerra si era umani quando si riusciva il pi possibile ad
abbreviarla.
Non ci si doveva minimamente preoccupare di essere nel vero o nel falso; tutto
stava nell'offri re una visione compatta della societ immaginata, una
Weltanschauung, e nel presentare le cose come vere senza lasciare margini di
dubbio sulla giustezza dei propri obiettivi.
In guerra non sarebbero stati sufficienti gli armamenti per assicurarsi la
vittoria, ci voleva qualcosa di pi che riguardasse lo spirito, il Geist.
Diceva: Ogni tentativo di combattere una Weltanschauung con la sola forza
materiale destinato al fallimento se la lotta non assume la forma del
combattimento in nome d'una nuova visione spirituale.
Soltanto nello scontro fra due Weltanschauungen, l'arma della forza brutale,
ostinata e spietata potr assicurare la vittoria.
Raffrontava la psicologia delle masse alla psicologia femminile, semplice ed
emotiva, oscillante fra due poli, amoreodio, giusto-ingiusto.
Ci che contava era il fine, e per ottenerlo era necessario individuare il
chiodo essenziale su cui battere e poi sempre battere.
Si doveva ad esempio respingere l'accusa che rendeva la Germania responsabile
dello scoppio della guerra, e caricare al contrario ogni colpa sulle spalle del
nemico perch i soldati tedeschi fossero indotti a odiarlo con grande intensit.
Ammirava la propaganda degli inglesi che, a suo dire, assicurava la resistenza
morale delle truppe.
Essa non perseguiva mezze verit, ma presentava in blocco i tedeschi come
barbari sanguinari, come unni redivivi.
Nel rimuginare queste idee, sempre pi pensava di dedicarsi alla politica ma
semplicemente come oratore, senza dover rinunciare alla passione per il disegno
e l'architettura.
Ne discuteva con un camerata pittore, Ernst Schmidt, col quale riusciva a
confidarsi.
Si erano susseguiti fatti impressionanti, mentre sui fronti di guerra non aveva
termine lo scontro degli eserciti, immensi per proporzioni e possenti per
armamenti come si conveniva alle grandi potenze industriali impegnate nel
conflitto.
La Germania, dopo le prime vittorie sul fronte occidentale e quando il suo
esercito aveva gi raggiunto la periferia di Parigi, era stata costretta a
ripiegare.
Inoltre la sua decisione di scatenare una guerra sottomarina indiscriminata, con
i micidiali U-Boote, rivolta anche contro il naviglio mercantile come
tragicamente dimostrava l'affondamento del transatlantico inglese Lusitania, non
raggiunse l'effetto di piegare la Gran Bretagna.
Anzi, lungi dall'ottenere un simile risultato, provoc l'intervento degli Stati
Uniti (il presidente americano Wilson definiva quella guerra sottomarina un
delitto contro l'umanit) con un milione di soldati e armamenti inesauribili, un
fatto che si rivel d'importanza decisiva ai danni dei tedeschi.
I tedeschi avevano per saputo reagire sul fronte prussiano agli attacchi dei
russi.

Non cos l'Austria sul fronte galiziano.


Hitler diceva che il tallone d'Achille del pur formidabile impero austroungarico era rappresentato dalla natura multinazionale delle truppe.
Soltanto il rovescio subto dall'Italia a Caporetto, dove si consumava il
sacrifiCio di quattrocentomila uomini, fra morti, feriti e prigionieri,
restituiva fiducia agli austriaci.
Egli commentava: Coraggio fresco circolava nelle loro vene.
Adolf era tornato sui campi di combattimento ma, colpito nei pressi d'una
collina di Wervick dai gas asfissianti lanciati dalle truppe britanniche durante
la battaglia di Ypres, veniva ricoverato nell'ospedale militare di Pasewalk in
Pomerania.
Sotto l'effetto dei gas di cloro i suoi occhi erano come due carboni ardenti)>
ed egli non vedeva pi nulla.
La convalescenza era lenta.
Nelle corsie di Pasewalk ebbe sentore improvvisamente e inaspettatamente che
qualcosa di grave stava per abbattersi sulla Germania.
Alcuni marinai sopraggiunti con un camion e guidati da un paio di giovinastri
ebrei che non si erano mai visti al fronte ma che erano invece usciti da un
ospedale per sifilitici incitavano i feriti alla rivoluzione gridando e
sventolando dei cenci rossi.
Lui temeva che il cloro lo avesse reso cieco.
Ma, guarendo, ebbe l'impressione di poter vedere anche nel proprio futuro. Capii
disse che avrei liberato la Germania! Sempre nuovi avvenimenti bellici e
politici si accavallavano sulla scena europea.
In Russia era stato abbattuto l'impero zarista, la rivoluzione era sfociata
nella repubblica; i tedeschi avanzavano nelle province baltiche inseguendo
l'esercito bolscevico e Lenin accettava di firmare la Pace con Berlino.
Nonostante ci il destino degli austriaci e dei germanici era ormai segnato.
In quattro anni essi avevano vinto tante battaglie, ma ora stavano per perdere
la guerra.
La Germania appariva come un'immensa fortezza assediata.
Le grandi sconfitte subite sul fronte occidentale nel luglio-agosto '18 furono
il segnale della fine cui si aggiunse nel novembre il colpo di grazia sferrato
dagli italiani all'Austria con la riscossa di Vittorio Veneto.
Fra le popolazioni stanche, affamate e demoralizzate degli imperi in agonia
esplodevano ovunque scioperi, moti di protesta, insurrezioni di massa.
C'era un impressionante sventolio di bandiere rosse punteggiato da cruente
sparatorie.
Adolf era pieno di rabbia e disperazione, quando la crisi sfoci in rivoluzione
in tutte le pi grandi citt tedesche, da Lubecca ad Amburgo, da Hannover a
Monaco.
Il Kaiser Guglielmo Il non ebbe altra scelta che darsi alla fuga e abdicare,
mentre il socialdemocratico Philipp Scheidemann, che per Adolf era soltanto un
arido ometto, proclamava trionfalmente la repubblica a Berlino.
A Monaco aveva gi precipitosamente abdicato Luigi III, e un socialdemocratico
ebreo, Kurt Eisner, un letterato ascetico, aveva fondato anche l una
repubblica.
Eisner istituiva sulle rovine della dinastia dei Wittelsbach, la prima ad
abdicare, un governo socialista riuscendo a evitare nella fase iniziale nuovi
scontri luttuosi e l'estremismo bolscevico.
In Austria gli Asburgo prendevano la via dell'esilio e a Vienna s'instaurava una
repubblica sovietica, la Raterepublik.
L'Ungheria proclamava la propria indipendenza; i serbi, i croati, gli sloveni e
altre etnie si unificavano formalmente in un'autonoma entit statale, la
Iugoslavia.
Adolf apprese la notizia della sconfitta dalle labbra di un pastore protestante
che il 10 novembre si era recato all'ospedale di Pasewalk per pronunciarvi la
pi triste allocuzione della sua vita.
Tremante, il pastore diceva che la dinastia degli Hohenzollern aveva perso la
corona imperiale, che la Patria era diventata una repubblica e che ormai la
Germania era alla merc del vincitore.
Adolf si sent morire.
Non avrebbe mai creduto che alla sconfitta potesse seguire una rivoluzione.

In preda alla disperazione torn precipitosamente in corsia, si gett sul letto


e pianse come non gli era mai pi successo dal giorno della morte della madre.
Profonda era la sua convinzione che la Germania avesse perso la guerra non sui
campi di battaglia, ma per colpa delle manovre politiche di socialdemocratici ed
ebrei, traditori di due milioni di morti, miserabili criminali preoccupati
soltanto di impossessarsi del potere.
In quei giorni di dolore egli cominci a pensare pi seriamente di dedicarsi
alla vita politica.
A Berlino erano esplose le sommosse dei comunisti, degli spartachisti capeggiati
da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg che propugnavano una repubblica di tipo
sovietico e l'unione mondiale del proletariato, ma che presto caddero
assassinati in quella citt per mano di ufficiali della controrivoluzione col
sostegno non troppo occulto del governo.
Il giovane Bertolt Brecht lev un canto di dolore per la morte violenta della
Luxemburg: La rossa Rosa, Die rote Rosa, e ora scomparsa.
Hitler invece definiva gli spartachisti cimici della rivoluzione e osservava
come fosse addirittura inutile sopprimerli perch si sarebbe avuto un solo
risultato: Al loro posto sarebbero arrivati altri succhiatori di sangue non meno
grossi, non meno assetati.
Nonostante la tensione del momento si erano potute svolgere le elezioni che
avevano portato alla formazione dell'Assemblea costituente e a una forte
affermazione dei socialdemocratici.
Con il partito del Centro e con i liberali di sinistra, essi avevano dato vita
alla coalizione di Weimar, ispirandosi al nome della citt che i costituenti
avevano scelto come loro sede per riallacciarsi alle grandi tradizioni culturali
del luogo (prima fra tutte quella di Goethe) e offrire al paese un messaggio di
democrazia facilmente percepibile.
L'Assemblea aveva eletto alla presidenza della repubblica, che fu chiamata
repubblica di Weimar, il socialdemocratico revisionista Friedrich Ebert, uno dei
pi tenaci avversari del rivoluzionarismo estremista, ma che Adolf definiva un
pigmeo, nonostante il suo aspetto da moschettiere con baffi e pizzo.
Hitler volse lo sguardo alla politica mentre ancora attraversava momenti di
grande incertezza e di pi grande agitazione.
Procedeva a tentoni.
Sempre in divisa da caporale sceglieva come sua nuova sede il deposito del
reggimento, a Monaco, una citt che si mostrava sensibile alle lusinghe della
rivoluzione.
Anche il deposito era infatti nelle mani di un consiglio di soldati.
Ancora disorientato non vi si ferm a lungo preferendo offrirsi volontario come
sorvegliante in un campo di prigionieri di guerra, inglesi, francesi, russi, che
le autorit militari avevano installato a Traunstein, nelle vicinanze del
confine con l'Austria.
Ma il campo fu ben presto sciolto, e Adolf, che ancora non aveva definitivamente
maturato le sue scelte e che comunque in abiti borghesi non avrebbe saputo come
guadagnarsi da vivere, non trov di meglio che chiedere di tornare nella caserma
di Turkenstrasse a Monaco.
Qui, a causa della confusione mentale in cui continuava a dibattersi, accett di
sottostare alla disciplina degli odiati rivoluzionari che gli imponevano perfino
di portare al braccio la loro fascia rossa di riconoscimento.
Lui accettava, e cercava di giustificare di fronte a se stesso la propria
incapacit a reagire.
Si vedeva ancora e sempre come un anonimo e quindi nell'impossibilit di
intraprendere con prospettive di successo una qualsiasi azione di ampio respiro
che costituisse una novit per la Germania.
Aveva ripre so a frequentare il loggione dei teatri lirici, e alla fiamma
rabbiosa che gli divorava l'animo si sostituiva per tutta la durata della
rappresentazione l'impeto della musica wagneriana.
In una rigida giornata dell'inverno bavarese venne assassinato con due colpi di
pistola alla testa, nella Promenadestrasse di Monaco, il premier Eisner ad opera
di un fanatico ufficiale monarchico, il giovane conte Arco-Valley.
Il premier aveva sollevato l'odio dei nazionalisti pubblicando alcuni documenti
degli archivi segreti dai quali risultavano inconfutabilmente le responsabilit
della Germania guglielmina nell'esplosione della guerra.

All'omicidio perpetrato dalle destre, e che aveva provocato lo sdegno di Mvv


Weber, seguiva per una violenta sterzata a sinistra che spazzava dalla scena
politica altri tentativi moderati di breve durata.
La repubblica bavarese, da democratica che era, assumeva le sembianze d'una
repubblica bolscevica rispecchiandosi nella dittatura del proletariato che Bla
Kun imponeva agli ungheresi.
Ma in meno di un mese i bolscevichi di Monaco furono a loro volta rovesciati da
una nuova sanguinosa offensiva della reazione ultranazionalista mediante i
Freikorps, le truppe volontarie del colonnello Ritter von Epp.
Sicch ai brutali rivoluzionari del terrore rosso subentravano i non pi teneri
controrivoluzionari del terrore bianco che istituivano spietati plotoni
d'esecuzione.
Il tutto avveniva con una rapidit straordinaria fra il 1918 e i primi mesi
dell'anno successivo.
I Corpi franchi erano collegati allo stesso presidente del Reich, Ebert,
mediante il ministro della Difesa Gustav Noske, l'uomo forte dei
socialdemocratici di destra.
Raccogliendo volontari nelle file dei Freikorps, si intendeva non solo aggirare
la disposizione dei vincitori che imponeva alla Germania di non possedere un
esercito superiore ai centomila uomini, ma anche fornire ai nazionalisti una
consistente forza d'urto per reprimere il movimento rivoluzionario.
Che fare? si chiedeva Hitler.
Non si era particolarmente distinto sotto la breve fase bolscevica, e rimase
inattivo durante la conquista militare di Monaco attuata dalle truppe di von
Epp.
Riemerse invece a conquista avvenuta schierandosi con i liberatori, come
chiamava i Corpi franchi, non senza aver rischiato la fucilazione dopo aver
sfilato da prigioniero, con le mani congiunte sulla testa, con gli altri soldati
rossi per le vie della citt.
Fu tratto fortunosamente in salvo da un giovane
ufficiale che sapeva quanto fosse profondo il suo odio per i marxisti e gli
ebrei e che quindi non si chiese come mai Adolf si fosse adattato in quel lasso
di tempo al giogo" rivoluzionario.
Tornato libero gli affidarono un mandato di rilievo, nell'ambito del 2
reggimento di fanteria.
Divenne cio uno dei componenti d'una commissione d'inchiesta chiamata a
giudicare la condotta dei rossi, visto che i militari facevano apertamente
politica.
Fu tanto spietato nel denunciare e nel far condannare a morte una decina dei
suoi compagni di camerata, da entrare nelle grazie dei nuovi capi, i quali,
peraltro impressionati dalla sua oratoria trascinatrice, lo inviarono a un corso
di indottrinamento, staatsburgerliches Denken, per militari di sicura fede
antibolscevica.
Nel corso, che si svolgeva presso l'universit, si affrontavano temi di
carattere storico, politico ed economico a sfondo nazionalistico sotto la guida
di personaggi i pi vari, come il capitano di Stato maggiOre Karl Mayr, che gli
aveva anche affidato in seno al suo reggimento un incarico di agente segreto,
Vertrauensrrlann.
Fra quegli insegnanti facevano altres spicco un ingegnere assai originale,
Gottfried Feder; un esperto in agricoltura, Michael Horlacher; e uno storico
reazionario, Karl Alexander von Muller, che pi di ogni altro fu colpito dalle
doti del piccolo caporale.
Tutta la sua veemenza oratoria esplose un giorno in cui si trov a contrastare
l'intervento di un commilitone che aveva parlato in difesa degli ebrei.
Von Muller lo guardava con attenzione, si sorprendeva di quanto la sua loquela
fosse convincente ed eccitante, in contrasto con la sua voce gutturale, il viso
magro e pallido, i movimenti goffi. Magnetici erano i suoi occhi d'un azzurro
chiaro nei quali <brillava una fredda luce fanaticaa.
A mano a mano che ascoltava gli interventi di Gottfried Feder, metteva a punto
alcune idee sulla funzione del capitale.
Si diceva convinto che il capitale dovesse porsi al servizio dello Stato e non
viceversa.

Durante le lezioni di quel corso e nelle discussioni al campo di raccolta per


reduci, a Lechfeld, cominci a intrecciare una serie di rapporti con persone di
idee affini per costituire il primo nucleo d'un movimento politico nuovo.
Era animato dalla rabbia di aver trascorso gli anni della giovinezza in divisa
per poi assistere al disastro della Germania.
Sbiadivano in lui la primigenia passione per l'architettura e il proposito
romantico di viaggiare attraverso l'Italia, antica terra d'arte, con una sola
valigia e grandi fogli da disegno sotto il braccio.
Olmai Si vedeva sempre pi oratore e propagandista politico.
Nei suoi discorsi veri e propri monologhi senza fine proclamava che il nemico da
abbattere era rappresentato da una congiura mondiale, quella giudaico-marxista.
Mise anche per iscritto nel settembre del '19 il suo personale catechismo
dovendo rispondere, su incarico del capitano Mayr, alla lettera d'un ex agente
reggimentale, Adolf Gemlich, il quale chiedeva delucidazioni sui pericoli che la
Germania correva a causa del giudaismo.
La risposta era molto particolareggiata e costituiva una elaborazione politica
di un certo rilievo.
Per quanto Adolf dimostrasse una grande facondia nei discorsi e una ricchezza di
argomenti negli scritti, rivelava ancora gravi carenze in ortografia e nella
sintassi che spesso usava in maniera oscura o bislacca.
Anche nella lettera a Gemlich non mancavano gli strafalcioni grammaticali.
Sul terreno politico vi sosteneva che il giudaismo era in tutto e per tutto una
razza e non soltanto una comunit religiosa, sebbene non esistesse altra razza i
cui componenti appartenessero tanto esclusivamente a una sola fede religiosa.
Mediante matrimoni celebrati entro cerchie ristrettissime, gli ebrei erano
riusciti rigorosamente a mantenere inalterata la loro razza; ne derivava che in
Germania vivevano tedeschi praticamente stranieri, che, pur usufruendo dei
diritti politici comuni a tutti, non rinunciavano alle proprie caratteristiche
di sangue.
Con un'aggravante, quella del materialismo, unico pensiero fisso degli ebrei
diretto a soddisfare una brama di denaro e di potenza, tanto che la danza
davanti al Vitello d'Oro si era trasformata in una lotta spietata per
l'esclusivo conseguimento di beni materiali.
Se si voleva combattere gli ebrei, diceva, non bastava dunque agire su un
terreno spicciolo e occasionale, con i pogrom, ma era necessario adottare un
piano nazionale ben preciso, ingaggiare una metodica lotta legale che conducesse
all'assoluta eliminazione dei loro privilegi e che come meta finale si
prefiggesse la loro cacciata, la loro deliberata rimozione in luoghi lontani,
Entfernung.
Ma un piano del genere poteva essere attuato soltanto da un <.governo di forza
nazionale, mai da un governo di impotenza nazionale.
Adolf giudicava i vecchi partiti come i veri responsabili della catastrofe, come
gli autori del delitto di novembre, il mese in cui un cattolico, il grosso
signor Matthias Erzberger, aveva firmato l'armistizio.
Li chiamava i delinquenti di novembre, Novemberverrecher.
Il ragionamento suo e dei nazionalisti era semplice e, sebbene specioso,
riscuoteva ampio successo fra i ceti medi.
In base a quel ragionamento veniva attribuita tutta intera la responsabilit
della sconfitta ai partiti che avevano imposto l'armistizio ai militari, per
quanto l'esercito non avesse subto un definitivo tracollo.
Per di pi gli eserciti nemici non erano riusciti a penetrare in suolo tedesco.
Da ci risultava chiaro, diceva, che la Germania, senza la fellonia dei
politici, avrebbe potuto evitare l'onta della disfatta.
Insisteva nella condanna dei vecchi partiti e proclamava la necessit di dar
vita a qualcosa di nuovo se si voleva operare per il riscatto del popolo
tedesco.
Bisognava fondare un movimento originale che sapesse farsi largo anche fra gli
stessi partitini e le varie associazioni della destra.
Forse poteva bastare infondere nuova linfa a qualche piccola organizzazione non
ancora compromessa col potere, e fu cos che si sent attratto da un gruppetto
di nazionalisti, la Deutsche Arbeiterpartei, Dap, Partito dei lavoratori
tedeschi.

Lo aveva fondato all'inizio dell'anno un giovane fabbro di Monaco addetto alle


ferrovie, Anton Drexler, rilanciando un'antica sigla di lavoratori boemi.
A Drexler si era affiancato un giornalista sportivo disoccupato, Karl Harrer, il
quale a sua volta guidava una piccola congrega di sciovinisti.
In realt, Adolf si era avvicinato alla Dap per incarico del capitano Mayr che
continuava a proteggerlo e che gli chiedeva di indagare sui programmi di quel
movimento.
Il suo primo contatto con la Deutsche Arbeiterpartei avvenne perci in veste di
agente segreto dell'esercito.
Adolf seguiva attentamente le discussioni politiche n mancava talvolta di
intervenirvi con la foga oratoria che gi lo distingueva.
Una volta irruppe nel bel mezzo d'un dibattito per contrastare ad alta voce la
tesi d'un oratore che sosteneva la necessit di separare la Baviera dalla
Prussia, dal Reich germanico.
Il separatista affermava che ci avrebbe facilitato l'unificazione austrobavarese, e favorito migliori condizioni di pace.
Ma, sconfitto nell'impari contraddittorio, dovette allontanarsi dalla sala della
birreria, raccontava Adolf, come un cane bastonato.
La Dap aveva addentellati con una organizzazione di fanatici antisemiti, la
Thule Gesellschaft; ne costituiva anzi una filiazione, attraverso il fabbro
ferraio Drexler.
Questa setta, che si gloriava di possedere un giornale, il Munchener Beobachter,
si richiamava retoricamente all'Ultima Thule virgiliana; con una particolare
accentuazione, quella di ritenere l'estremo limite settentrionale del mondo come
il luogo d'origine della razza pura germanica.
Ne era a capo un sedicente barone impastato di odio razziale, Rudolf von
Sebottendorff, che aveva assunto la svastica con ghirlande e spade a simbolo del
suo movimento.
Quel simbolo sinistro veniva gi sbandierato dall'ex frate parapsicologo
Liebenfels, una vecchia amicizia viennese di Adolf, e appariva sugli stendardi
della brigata controrivoluzionaria Ehrhardt.
Fra gli aderenti e i simpatizzanti della Gesellschaft figuravano personaggi non
particolarmente assennati che Adolf gi conosceva, i Karl Harrer e i Gottfried
Feder, ma ben presto egli strinse pi salde amicizie con altri e non meno
fanatici elementi, praticati in precedenza, come Rudolf Hess e Alfred Rosenberg.
Nelle conversazioni con Adolf, il giovane Hess, essendo nato ad Alessandria,
riandava alle sue origini egiziane e all'irresistibile fascino della cultura
islamica.
Rosenberg gli raccontava di essere fuggito dalla madrepatria russa e di aver
interrotto gli studi di architettura per non sottostare al regime bolscevico.
Rosenberg a Monaco si dedicava anima e corpo alla organizzazione d'un movimento
di fuorusciti russi.
Adolf frequentava una fumosa e maleodorante birreria della citt bavarese, il
Sterneckerbrau, che poi era il luogo delle riunioni della Dap pi o meno
clandestine e certamente non numerose.
Discutevano animatamente su come condurre la lotta agli ebrei, ritenuti
portatori di un bacillo evirante.
Leggevano i Protocolli dei Savi Anziani di Sion,., il libello che li
rappresentava come i fautori di un complotto per il dominio del mondo in
combutta con la massoneria, e che Rosenberg aveva fatto conoscere a Hitler.
Discutevano anche su come combattere il capitale finanziario internazionale e il
prepotere della Borsa; su come lavare l'onta del trattato di Versailles che
aveva accerchiato i tedeschi secondo i voleri delle capitali nemiche, Parigi,
Londra, Roma, Mosca; su come ristabilire l'ordine" attraverso un socialismo
nazionale in grado di evitare la trappola dell'internazionalismo marxista.
Un aspetto particolare e inquietante della Thule, in azione fin dal 1917 ma con
radici pi antiche che risalivano a una conventicola segreta per soli ariani
purissimi (la Germanen-Thule-Sekte), era rappresentato dalla sua natura magica e
occultistica.
Ufficialmente la Thule, a copertura della propria attivit esoterica in funzione
nazionalistica, si presentava come un gruppo di letterati, di studiosi amanti
delle antichit germaniche.

Per meglio camuffarsi, i suoi animatori avevano istituito due distinte cerchie
di soci una era rigidamente riservata agli iniziati nelle arti esoteriche,
l'altra era aperta ai profani che non sospettavano nulla ma che tuttavia non
mancavano di sostenere finanziariamente l'associazione, come i fratelli
Walterspiel, proprietari del lussuoso albergo Quattro Stagioni,
VierJahreszeiten, dove la Thule si riuniva.
I cosiddetti esterni le conferivano prestigio in quanto stimati professionisti,
medici, avvocati, professori d'universit, funzionari dello Stato, giornalisti,
tutti convinti di dover operare contro il marxismo in nome della razza pura e
del pangermanesimo.
In Adolf si formava l'idea del nuovo partito che doveva avere per obiettivi il
benessere del popolo e la grandezza della patria.
Nei suoi appunti si proponeva di lottare per la purezza della razza tedesca e il
rafforzamento della nazione affinch la Germania potesse adempiere alla missione
di civilizzazione che il Creatore dell'universo le aveva affidato.
Lenti erano i tempi di realizzazione delle sue idee, e lUi continuava a oziare
nelle camerate della caserma.
Sicch, mentre cercava di fissare qualche idea nei suoi scartafacci, si
trastullava distribuendo a tre o quattro topolini affamati un po' di pane secco.
Cos offriva di s un'immagine umana e soccorrevole, in veste di ignoto
caporale.
I dirigenti della Dap gli inviarono un giorno una cartolina postale per
comunicargli di punto in bianco di averlo accolto nelle loro file.
Adolf, che non aveva avanzato alcuna richiesta d'iscrizione, si meravigli della
strana procedura che quella gente seguiva per acquisire aderenti, ma evit di
dare una risposta affrettata.
Volle stare un po' a vedere, intanto continuava a leggere un libretto, il mio
Risveglio politico.
Dal diario di un lavvratore socialista tedesco, che l'autore, proprio Drexler il
fondatore della Dap, gli aveva offerto al termine d'un suo infiammato discorso,
quello in cUi Si era scagliato contro la proposta di separare la Baviera dalla
Prussia.
Nell'opuscolo autobiografico di Drexler aveva ritrovato una tale consonanza con
alcune sue idee, specie nella condanna dell'ebraismo e dell'internazionalismo
antitedesco, da rimanerne favorevolmente impressionato.
Lo aveva altres colpito la congiunzione assai originale di due termini che l'ex
fabbro Drexler aveva operato da gran maniscalco, forse ispirandosi alla
formazione austriaca Nationalsozialisfische Arbeiterpartei: nazionalismo e
socialismo, eguale a nazionalsocialismo.
Non gli piaceva per l'uomo Drexler, sebbene questi avesse a sua volta un
temperamento da artista, come dimostrava il fatto che suonava la cetra in un
locale notturno.
Insieme all'annuncio dell'iscrizione, quelli della Dap lo pregavano di
partecipare a un'imminente riunione del Comitato direttivo del partito indetta
in una vecchia trattoria, l'Alter Rosenbad.
Il locale, a lui sconosciuto, si trovava in Herrenstrasse, ma a dispetto del
nome solenne di Via dei Signori, la strada e la trattoria gli apparvero
piuttosto squallide.
Fu accolto da quattro individui che lo invitarono a sedersi con loro intorno a
un tavolo al centro d'una saletta appartata, debolmente illuminata da una
lampada a gas.
Non ne ricav una buona impressione, e gi stava per andarsene quando intu che
quella gente, pur offrendo il disastroso spettacolo d'una mediocre e inane
conventicola, rappresentava in piccolo il diffuso bisogno d'una riscossa dei
tedeschi alla ricerca di un movimento nuovo che fosse qualcosa di pi e di
meglio dei grandi partiti storici succubi del parlamentarismo.
Adolf era incerto se associarsi o no a quelle persone.
Pensava di trovarsi di fronte al pi grave interrogativo della sua vita: entrare
o no nella Dap? Alla fine si decise per il s ritenendo che proprio da un
piccolo movimento potesse scaturire una Germania nuova.
Intendeva operare per una nuova visione del mondo, ma non mancava di chiedersi
se potevano bastargli le forze per realizzare un cos ambizioso progetto.

No, era troppo debole, e perci ripeteva a se stesso un'ossessiva lamentela:


Appartengo al gregge degli anonimi!. Sono povero, e non ho neppure un'istruzione
scolastica! Ma non si perdeva d'animo, anzi sapeva reagire con vivaci battute
polemiche alla sua condizione d'inferiorit.
Nel brogliaccio scriveva che la cosiddetta intellighenzia guardava con spregio a
chi non aveva frequentato regolari corsi di studio.
In realt quei corsi non facevano altro che pompare scienza nei cervelli, invece
di contribuire a formare una personalit.
Gli appartenenti a quella presunta lite non si chiedevano che cosa sapesse un
uomo, ma che cosa aveva imparato, cosicch poteva avvenire che si rimanesse una
testa vuota pur essendo imbottiti di diplomi.
Al termine di queste elucubrazioni pi o meno solitarie di questi tormentosi
pensieri, come diceva egli stesso, si decise a compiere il passo pi importante
della sua vita e a iscriversi alla Dap.
Dalle mani di Drexler ottenne due tessere.
La prima recava il numero 555, ma egli non era che il cinquantacinquesimo
iscritto poich, per dare un'impressione di forza, i capi della Dap facevano
cominciare l'elencazione dei soci dal numero 501.
La seconda tessera era contrassegnata dal numero 7 essendo Adolf il settimo
membro del Comitato direttivo composto da altri strani individui non meno
invasati di lui.
Era il 10 gennaio del 1920.
Sulle tessere il cognome del nuovo adepto era scritto con due t, Hittler, il che
stava a dimostrare quanto, a trent'anni, egli fosse poco noto.
Gli affidarono tuttavia il rilevante incarico di curare il settore Propaganda e
agitazione.
Maturava in lui l'idea che la forza d'una organizzazione risiedesse nel
fanatismo religioso degli iscritti, i quali dovevano essere tanto convinti dei
propri diritti da avanzare imperterriti sulla loro strada contro tutti e tutto.
A sostegno di ci diceva che i cristiani avevano fatto grande il loro credo
combattendo i pagani con fanatica e implacabile decisione.
Fra i componenti del Comitato direttivo, Adolf trov in uno stravagante
giornalista cinquantenne, Dietrich Eckart, il suo pi convinto e valido
sostenitore.
Eckart era un occultista magna pars della Thule.
Come tale intu di quanta forza magnetica fosse fornito il suo amico, e cerc
subito di rivelarla al suo stesso possessore e di sfruttarla a beneficio del
loro partitino.
Agitatore e poeta, aveva forti legami col mondo culturale e finanziario di
Monaco, sebbene conducesse una vita disordinata di alcolizzato e di drogato
dedito alla morfina e alla mescalina.
Aveva tradotto in versi il travolgente Peer Gynt di Ibsen; aveva scritto un
Lorenzaccio; aveva fondato un giornaletto antisemita, Auf gut
Deutsch, In buon tedesco e la Deutsche Burgergesellschaft, Societ borghese
tedesca, col proposito di estradare gli ebrei tedeschi in Medio Oriente.
La sua bestia nera era Lenin.
Diceva che il capo bolscevico si era travestito da salvatore del mondo per
meglio imporre alla Russia una dittatura <smassacratrice di cristiani.
Eckart raggranellava soldi per il partito e ne prestava al sempre squattrinato
Adolf stabilendo con lui un robusto sodalizio cui si aggiunse ben presto
un'altra testa calda, Ernst Rohm, un invertito brutale ma di grande operosit.
Rohm era un capitano dello Stato maggiore di von Epp.
Apparentemente svolgeva funzioni di consigliere politico e di responsabile della
propaganda, ma nella realt era lui a guidare il governo militare-ombra della
Baviera.
Eckart cominciava a vedere in Adolf il capo di cui la Germania aveva bisogno, un
salvatore, come aveva scritto in una sua composizione poetica che aveva per
protagonista un giovane reduce, un soldato fra tanti, ma pieno di irresistibile
fascino e di magnetismo ipnotico.
Quel giovane poteva essere Adolf.
Il piccolo caporale, nemico degli ebrei e del bolscevismo, guardingo con le
donne, appariva proprio come Eckart aveva immaginato che fosse la figura del
salvatore.

Una figura che per aveva bisogno di qualche ritocco, a cominciare dal vestiario
che, pur rimanendo sciatto, anzi bohmien, doveva conferirgli anche da borghese
un tono militaresco, ora che Adolf aveva lasciato l'esercito.
Gli sugger di fornirsi d'un frustino e di indossare uno di quei famosi
impermeabili da trincea, un trench, con tanto di cintura molto stretta alla
vita.
Cos pot abbandonare il suo lungo cappotto nero e il cappello a larghe falde
anch'esso nero, che lo facevano somigliare a un ebreo della Galizia, come diceva
Eckart.
Ormai in abiti borghesi e gi impegnato politicamente, Adlf prese in affitto due
piccole camere mobiliate dalla vedova Reichert, al 41 della Thierschstrasse che
si apriva in un discreto quartiere della citt.
Quelle stanzette erano un po' pi ordinate delle sue precedenti dimore, e vi
faceva bella mostra di s perfino un tappeto per ricoprire lo sbertucciato e
sbiadito linoleum del pavimento.
Sopra una mensola figurava un ritratto di Federico il Grande, re di Prussia, di
cui Adolf ammirava il genio militare.
Nella parete di fronte al letto c'era una libreria, zeppa di opere di storia e
di biografie, ma anche di romanzi.
Adolf sedeva sul letto accanto all'amico Eckart.
Parlavano a lungo insieme.
Discutevano sulle origini del potere ebraico e su come abbatterlo.
Ai loro occhi gli ebrei erano i responsabili di tutti i mali, i parassiti pi
spudorati e i bugiardi pi volgari.
Adolf ricordava come Schopenhauer avesse sentenziato che l'ebreo era un gran
maestro di menzogne>>.
Azzardava qualche excursus storico, non senza svarioni, come quando confondeva
Tiberio con Augusto.
Risaliva ai tempi della Bibbia, di Strabone e di Cicerone, li rappresentava a
suo arbitrio per mettere in luce l'influenza che gli ebrei esercitavano gi
allora sulla societ.
Scomodava Ponzio Pilato.
Diceva: Pilato contava pur qualcosa se rappresentava l'imperatore in Giudea.
Ma anche lui quando gli ebrei gli fecero capire che lo avrebbero messo nei guai
con Augusto, allontan da s il pericolo e immerse le mani in una bacinella
d'acqua esclamando: Non voglio impicciarmi d'una lite fra ebrei..
Il partito presentava agli occhi di Hitler un quadro spaventosamente triste.
Esso agiva nell'indifferenza della citt, sebbene i suoi dirigenti da lui
chiamati piccola gente senza nome, si affannassero a organizzare convegni e
dibattiti.
Adolf definiva inutile la minuscola formazione poich operava seguendo gli
stessi metodi parlamentaristici che egli rifiutava.
La Dap era essa stessa una sorta di parlamentino nel quale dominava il principio
della votazione, e se i grandi parlamenti diventavano rauchi a forza di
strillare sulle grandi questioni del giorno, in quella piccola cerchia bastava
un nonnulla a scatenare interminabili e inconcludenti diatribe.
Nel tentativo di suscitare un maggiore interesse della citt sul partito, i
membri del Comitato convocavano un paio di volte al mese un comizio pubblico.
Gli inviti erano scritti a mano o a macchina.
Non avendo denari per acquistare i francobolli li consegnavano personalmente
agli indirizzi dei probabili interessati, nell'ambito di amici e conoscenti.
Adolf era il pi volenteroso, e recapitava il maggior numero di inviti.
Ma l'affluenza della gente rimaneva scarsa.
Allora gli organizzatori ricorrevano al sotterfugio di aprire il dibattito con
un'ora di ritardo sull'orario prestabilito, speranzosi di veder arrivare qualche
ritardatario, ma si ritrovavano sempre in sette. Eravamo i soliti sette e
offrivamo uno spettacolo desolante commentava Adolf.
Eppure fu grazie al suo entusiasmo e alla sua capacit organizzativa se a poco a
poco il numero dei partecipanti ai dibattiti cominci a farsi pi consistente.
Nel giugno di quel 1920 le elezioni politiche rovesciarono i risultati dell'anno
precedente che avevano portato alla formazione dell'Assemblea costituente di
Weimar.

Ad avere la meglio furono infatti i movimenti estremisti di sinistra e in


particolare di destra ai danni dei partiti governativi, cio dei
socialdemocratici, dei centristi e dei liberali di sinistra i quali, tutti
insieme, persero pi della met dei voti.
Emergeva fra gli elettori una tendenza nettamente sfavorevole alla repubblica, e
di conseguenza i socialdemocratici perdevano la guida del governo.
C'erano tutte le condizioni perch anche il partitino in cui Adolf aveva
cominciato a militare assumesse via via pi rilevanti proporzioni.
Hitler, che si era reso conto di quanto il momento fosse favorevole alle destre,
accentu il suo attivismo.
In una manifestazione indetta per il 16 ottobre del 1920 egli era il secondo
oratore iscritto a parlare, dopo un professore di Monaco.
Quella sera convennero in centoundici nella sala, un numero ancora modesto, ma
comunque mai raggiunto prima.
Ci creava qualche preoccupazione in Karl Harrer, il presidente del partito,
essendo quella la prima volta in cui Adolf parlava in pubblico.
La gente era accorsa cos numerosa nella sala perch il piccolo caporale era
riuscito ad attrarre alcuni suoi commilitoni.
Erano freschi e baldi giovanotti convinti di poter conquistare il mondo.
Adolf cominci a discorrere lentamente e quasi sottovoce, ma all'improwiso
esplose in una loquela furiosa e incontenibile.
Appariva un vendicatore.
Parl per pi di mezz'ora, mentre non avrebbe dovuto superare i venti minuti, in
base al programma della manifestazione.
Ma come arrestare un torrente in piena quando tutti erano elettrizzati e
disposti a lasciarsi travolgere dalla sua impetuosit? Quel 16 ottobre fu per
lui un gran giorno.
Aveva avuto la prova che andava cercando: sapeva parlare.
Fu tanto convincente nella sua loquela che i presenti misero mano ai portafogli,
e per la prima volta gli organizzatori della manifestazione riuscirono a
racimolare una discreta somma di denaro.
Gi quella sera Adolf si sentiva superiore a tutti, non esclusi i dirigenti del
partito, Harrer e Drexler, entrambi incapaci di parlare alle masse.
Del resto Harrer considerava la Dap come una sorta di associazione segreta, alla
stregua della Thule-Gesellschaft.
Hitler disprezzava Drexler che non aveva fatto la guerra.
Diceva che soltanto la guerra era la scuola che avrebbe potuto trasformare una
natura femminea e malsicura, come quella di Drexler, in una tempra fortemente
maschile.
Il piccolo caporale andava invece alla ricerca di persone dall'energia
incrollabile, dotate di fede fanatica, di brutale mancanza di scrupoli", e
perci capaci di superare ogni difficolt.
Gli aderenti alla Dap non reclutati da Hitler temevano di scontrarsi con i
comunisti, sempre pronti a disperdere a manganellate le manifestazioni dei loro
avversari.
Gli aggrediti se la davano a gambe, fuggivano come lepri davanti ai cani, diceva
Adolf.
I dirigenti della Dap si erano recati colmi di paura alla riunione del 16
ottobre, ma, quella volta, la presenza dei robusti e bene armati seguaci di
Hitler scoraggi i marxisti dal dare battaglia.
Ci dimostrava, a detta di Adolf, come soltanto le armi avrebbero potuto
garantire i seguaci della Dap dalla prepotenza altrui.
Al terrore bisognava dunque rispondere col terrore, n si poteva sperare di
vincere senza la violenza.
La fondatezza della sua brutale teoria si conferm ben presto in una nuova
riunione politica indetta in un'altra birreria di Monaco.
Si discuteva della pace di Brest-Litovsk con la Russia sovietica e del diktat di
Versailles.
Quella sera i presenti erano ancor pi numerosi.
Se ne contavano centotrenta nella sala, e quando un gruppetto di disturbatori
marxisti tent di aggredirli fu rapidamente messo in fuga dai nerboruti uomini
di Hitler, in gran parte militari usi a menar le mani.
Alcuni degli aggressori furono fatti volare gi per le scale.

Adolf otteneva il sostegno degli ambienti militaristi grazie al capitano Rohm


che deteneva una posizione di preminenza in seno al governo-militare-ombra di
Monaco e che intratteneva particolari rapporti con la commissione di controllo
dei vincitori.
Entrambi gli organismi avevano interesse a sostenere i movimenti che
combattevano le sinistre volendo ripristinare l'ordine turbato dai bolscevichi.
Adolf quella sera parl con veemenza contro le clausole iugulatorie del trattato
di pace che colpivano mortalmente la Germania in ogni campo, militare,
territoriale, economico e morale.
Tanto pi che il trattato violava i termini dell'armistizio accentuando la
volont di vendetta nei confronti dei tedeschi.
Adolf diceva che il governo e l'Assemblea di Weimar avevano vergognosamente
accettato le ini que condizioni, mentre si sarebbe potuto addirittura non cedere
le armi come infatti chiedevano i generali dello Stato maggiore.
Il risentimento per una pace assurda e malvagia era fortissimo.
Non investiva soltanto i militari e gli ambienti nazionalisti, ma trascinava le
masse popolari nella protesta contro la <disumana punizione inferta dai Tre
Grandi alla Germania riducendola in servit e privandola delle sue fondamentali
fonti di vita.
Una pace vessatoria e infame non avrebbe potuto non preparare nuove sciagure a
un'Europa gi in pieno sfacelo e insofferente degli artificiosi confini fra
nazioni vecchie e nuove cos come erano stati decisi a Versailles.
Adolf sapeva abilmente sfruttare il rancore dell'uditorio.
E aveva buon gioco poich la Germania a opera delle potenze vincitrici aveva
dovuto rinunciare non solo a tutte le sue colonie, ma anche a un ottavo del
proprio territorio nazionale e a un decimo della popolazione.
In particolare, a occidente aveva ceduto alla Francia l'Alsazia-Lorena,
conquistata nel 1870-71, il Belgio aveva ottenuto i piccoli territori di Eupen,
Moresnet, Malmdy; la Saar era passata sotto il controllo della Societ delle
nazioni.
A est il territorio tedesco era stato diviso in due.
La Polonia aveva ottenuto un accesso al Mar Baltico con l'annessione della
Posnania e della Prussia occidentale; la Prussia
orientale, privata di Memel, era stata separata dal grosso della Germania con
l'istituzione del territorio di Danzica, che aveva assunto lo satus di citt
libera.
Sul piano strettamente economico il trattato di pace significava per la
Germania, la nazione di cui i Tre Grandi di Versailles avevano uno smodato
terrore, un vero e proprio disastro poich prevedeva che Berlino pagasse ai
vincitori fino all'ultimo centesimo i danni di guerra.
La richiesta di riparazioni era estremamente esosa e andava al di l delle reali
capacit dell'economia tedesca.
Il trattato sanciva sia la confisca delle propriet tedesche all'estero, sia la
consegna di grandi quantitativi di carbone, di macchinari e di bestiame.
Proibiva un'eventuale unione con l'Austria e inponeva ai tedeschi di
riconoscersi come gli unici responsabili del conflitto.
Il governo di Weimar, diceva Hitler, si era mostrato tanto debole da consegnare
al nemico senza colpo ferire la flotta militare e una consistente quota del
naviglio mercantile.
I suoi discorsi infiammavano le platee che si facevano sempre pi copiose.
Via via si dovettero scegliere birrerie pi grandi per poter accogliere i
fanatici ammiratori che accorrevano in massa ad ascoltare il forsennato
comiziante.
Adolf si sentiva pervaso da un vigore ben temprato da sei anni di vita militare.
L'evidente forza fisica rendeva possenti e irresistibili le sue parole.
I vecchi dirigenti della Dap non vedevano di buon occhio la trasformazione cui
egli sottoponeva il loro partito, al punto che Karl Harrer decise di lasciarne
la presidenza.
Adolf, che ormai si occupava pienamente della propaganda, andava invece
preparando una manifestazione popolare di grande respiro.
Decise di convocarla per il 24 febbraio del 1920, e, in occasione dell'adunata,
scelse il colore rosso per i vessilli del partito, lo stesso eccitante rosso
delle bandiere comuniste.

La cosa mand su tutte le furie i suoi avversari marxisti i quali tuttavia non
poterono far altro che suscitare vani tafferugli.
All'adunata, che si svolse nella fumosa sala delle feste della grande birreria
reale, l'Hofbrauhaus, accorse una folla di duemila persone bench il biglietto
d'ingresso costasse un marco.
Tutti potevano parteciparvi, aderenti, simpatizzanti e perfino avversari -, a
esclusione degli ebrei usurai e borsari neri che venivano accusati di strappare
fin l'ultimo pezzo di pane dalla bocca della povera gente.
Nel manifesto preparato da Hitler si indicava il capitalismo ebraico
internazionale come il nemico della Germania.
Il successo fu immenso.
Tra applausi scroscianti, ma anche tra i fischi e le proteste di numerosi
esponenti dell'estrema sinistra che si erano mischiati ai nazionalsocialisti,
Hitler lesse il programma del partito cui stava per indicare come insegna la
croce uncinata e per imporre un nuovo nome, quello di Nationalsozialistische
Deutsche Arbeiterpartei, Nsdap, Partito nazionalsocialista tedesco dei
laVoratori.
Egli assumeva atteggiamenti eccentrici, si muoveva accentuando i gesti com'era
necessario fare nei grandi loCali, ricorreva al patetico da assemblea, ricercava
il tafferuglio perch le scene di violenza attiravano l'attenzione dei giornali.
Ci chiamino pagliacci diceva ci dipingano PUre come delinquenti.
L'essenziale che parlino di noi. Dai contrasti che esplodevano nella sala
traeva occasione per aSpre intemerate e incontenibili aggressioni verbali cui
Seguvano grandi scazzottate fra i gruppi contrapposti.
Ma i suoi seguaci, organizzati in drappelli, avevano sempre la meglio, e ci
serviva a creare un alone di forza e di invincibilit intOrnO a quei primi
scalmanati nazionalsocialisti.
Tutto ci rientrava nei piani propagandistici che Hitler andava freddamente
preparando a tavolino, cos come studiava il momento propizio per comparire
teatralmente nella sala e inasprire i toni delle sue invettive facendosi
sommergre dalle acclamazioni o dalle urla di protesta.
Rientrava nello schema propagandistico anche la lunghezza estenuante dei suoi
discorsi pronunciati con accenti decisi e col volto accigliato.
Non si discostavva mai dal tema che intendeva sviluppare, e su di esso batteva e
ribatteva con argomentazioni a volte stringenti, a volte estrose.
Il Programma che Adolf leggeva quella sera si articolava in Verticinque punti,
tendenti a bloccare la marcia trionfale dell'ondata marxista.
Innumerevoli eranno i no contenuti in quel testo che Hitler chiam il programma
d'un'epoca no al marxismo, naturalmente; no al sistema parlamentre, alla
democrazia e ai suoi giullari accusati di vergognosa corruzione; no alla peste
dell'ebraismo.
Per attrarre l'attenzione dei ceti medi, ma anche delle classi popolari e
proletarie, si prospettavano alcune misure di carattere sociale
anticapitalistiche.
La confisca dei redditi non dlerivanti dal lavoro e dei profitti di guerra che
erano definiiti un tradimento ai danni del popolo.
Si sollecitava la Partecipazione agli utili delle grandi industrie, la
nazionaIIZzazione dei monopoli, la municipalizzazione dei grandi magazini,
l'abolizione delle rendite fondiarie con conseguente guente riforma agraria.
Si propugnava la creazione d'un'esercitO del popolo, d'unna stampa rigidamente
tedesca e d'una forte autorit centrale nello Stato.
Si stimolava l'insopprimibile aspirazione alla Grande Germania con l'unione di
tutti i tedeschi in un'unica nazione; si reclamava l'abolizione degli
ignominiosi trattati di pace; si proclamava il diritto a uno spazio vitale, a
territori coloniali che garantissero alla popolazione un decoroso sostentamento
e riscattassero la nazione dal disastro d'una guerra di cui il popolo non era
minimamente responsabile.
Erano, dunque, tesi in netta contrapposizione con le deprecate clausole del
trattato di Versailles che i vincitori avevano spietatamente imposto alla
Germania e che l'imbelle) governo di Berlino aveva accettato.
Sulle masse popolari persistevano gli effetti della crisi economica.
Mancava il pane, cresceva l'inflazione e ancora si assisteva agli angoli delle
strade allo spettacolo di bambini macilenti e denutriti.

I nazionalisti sfruttavano propagandisticamente una cos drammatica situazione.


Hitler indicava nel governo e nelle bande di profittatori, che succhiavano il
sangue del popolo tedesco, la causa di tutti i mali.
I pescecani, diceva, dovrebbero essere impiccati tutti.
Nell'elencazione e nell'illustrazione che faceva dei venticinque punti
programmatici ricorreva spesso l'espressione esigiamo, wirfordern,
un'espressione tipica del suo periodare, sia negli scritti, sia negli infuocati
e martellanti discorsi.
Non si sapeva bene quanto di quel programma fosse opera sua e quanta parte vi
avessero avuto i Drexler e gli Eckart.
Vi si ravvisavano per la sua durezza di linguaggio e la tendenza a fare del
nazionalismo pangermanista un seducente miraggio per tutti i tedeschi che si
sentivano creditori di qualcosa.
La sua era una dottrina vendicatrice per chiunque soffrisse di qualche pena,
fosse sdegnato e colmo d'ira per le imposizioni di Versailles.
Egli diceva che i venticinque punti non erano un semplice programma politico
come tanti altri pasticci preparati dai soliti stregoni di partito, ma
l'annuncio d'una concezione del mondo, una Weltanschauung, che andava propugnata
e difesa con la forza della fede fino al sacrificio di se stessi.
Hitler voleva che i punti programmatici del partito fossero come dogmi di fede.
Pensava a una visione del mondo che facesse da cemento a una comunit di
credenti e di combattenti, rigidamente organizzata, a un esercito di milioni di
uomini dal quale scaturisse un nuovo invulnerabile e infallibile Sigfrido, un
unico capo simile a un Dio, capace di abbattere i draghi della cattiva
coscienza.
Il nuovo partito, la Nsdap, che per crescere usufruiva della temperie
controrivoluzionaria di quei mesi, poteva godere d'una sede decente e trarre la
Dap, che era confluita nelle sue file, dall'oscuro scantinato della piccola
birreria Sterneckerbrau dove si riunivano i suoi dirigenti.
Si era alfine aperta la via del Destino.
I giornali cominciavano a occuparsi di Hitler e dei suoi maneschi seguaci,
sebbene egli non avesse ancora assunto un ruolo di primo piano
nell'organizzazione.
Scrivevano anche che la forza dei nazionalsocialisti era il manganello.
Adolf replicava definendo sarcasticamente schermitori con penne d'oca> i
giornalisti che lo attaccavano.
L'Hakenkreuz, la croce uncinata dei nazionalsocialisti, colp rapidamente
l'immaginazione popolare.
L'idea di farne l'emblema del partito non fu esplicitamente di Hitler, ma
piuttosto d'uno dei suoi seguaci, Friedrich Krohn, un dentista di Starnberg,
esponente della Thule.
A Hitler non sfugg la grande forza cupamente evocatrice della Swastika e ne
favor la scelta.
Ne aveva gi subto il fascino il giorno del suo incontro con l'antisemita e
occultista Lanz on Liebenfels che aveva addobbato di grandi croci uncinate le
sale del suo castello austriaco.
Le bandiere del partito, riprendendo i tre colori del vessillo imperiale
guglielminO, furono di panno rosso con al centro un disco bianco, e all'interno
del disco spiccava una croce uncinata nera.
Il dentista Krohn diceva che il rosso testimoniava l'amore per la patria e per i
territori strappati alla Germania, il nero simboleggiava il lutto per la guerra
perduta, il bianco affermava l'innocenza dei tedeschi alieni da responsabilit
nell'esplosione del conflitto.
Per Hitler quei colori rivestivano significati pi complessi e pi aderenti alla
nascente concezione nazionalsocialista: l'idea sociale era contenuta nel rosso,
mentre l'idea nazionalista si riassumeva nel bianco; nella nera croce uncinata
si ravvisava la missione di combattere per la vittoria dell'uomo ariano e per il
trionfo dell'idea del lavoro creativo che fu e sempre sar antisemitico.
Egli poneva l'accento sulla simbologia della purezza del sangue rappresentata
dalla croce uncinata, conscio che in quell'emblema, come sosteneva l'occultista
viennese Guido von List si raffigurava l'atto creativo divino.
Ed era List che profetizzava l'avvento di un potente dall'alton.

Nella scelta di quell'antico simbolo, Hitler fece invertire il senso di


rotazione delle punte della svastica, da sinistrogiro, com era in origine, a
destrogiro.
La nuova bandiera appariva per la prima volta nel maggio del 1920 in una
manifestazione del partito a Starnberg che era appunto la citt del dentista
Krohn.
Immediatamente fece l'effetto d'una fiaccola accesa, come Adolf diceva fra il
raggiante e l'invasato.
Il partito poteva finalmente riconoscersi in un simbolo, disponeva d'un elemento
di rilevanza psicologica necessario alla lotta come segno di riconoscimento per
gli adepti e di avvertimento per gli avversari.
Il nuovo partito era appena sorto quando a Berlino si tent un avventuroso
putsch contro la repubblica di Weimar con l'appoggio del capitano Ehrhardt, la
cui brigata composta di militari volontari smobilitati si fregiava della croce
uncinata, e del generale Walter von Luttwitz, il pi reazionario ufficiale della
vecchia guardia.
Un alto funzionario del Credito fondiario prussiano fino a quel momento
pressoch sconosciuto, Wolfgang Kapp, venne proclamato cancelliere, ma in soli
quattro giorni il suo governo fu travolto da un formidabile sciopero generale di
protesta che le sinistre unite attuarono con straordinaria efficacia.
Il presidente della repubblica Ebert e il governo legittimo, che nel frattempo
erano fuggiti a Stoccarda, poterono tornare a Berlino e riprendere il loro
posto.
In quei quattro giorni l'esercito non aveva mosso un dito in difesa della
repubblica, e il ministro della Difesa Noske, avvilito, espresse sui militari un
severo giudizio.
Disse: La mia fiducia nel corpo degli ufficiali morta.
A Monaco la Nsdap godeva dell'appoggio anche finanziario delle autorit militari
e governative nettamente orientate a destra.
I famosi volontari dei Corpi franchi, che rifiutavano la democrazia
parlamentare, usavano in misura crescente la violenza e riscuotevano successo
sebbene fossero contrastati dalle sinistre che a loro volta istituivano
formazioni paramilitari.
Avveniva infatti che, mentre la brigata Ehrhardt occupava Berlino, le truppe
dell'esercito regolare appoggiate dai Freikorps coglievano il risultato che
sfuggiva a Kapp.
E costringevano alla resa il governo del Land della Baviera.
Il premier socialdemocratico Johannes Hoffmann era costretto a lasciare il
potere nelle mani d'un rappresentante della destra retriva con nostalgie per la
dinastia dei Wittelsbach, il monarchico Gustav von Kahr, l'uomo forte della
capitale bavarese.
Hoffmann era stato abbattuto gi una prima volta, ma da forze di segno opposto,
nei giorni in cui a Monaco le sinistre avevano instaurato una repubblica
sovietizzante.
Divamper il terrorismo a opera dei nazionalisti berlinesi rifugiatisi in
Baviera, e mieter innumerevoli vittime.
Cadranno assassinati un autorevole esponente del partito cattolico, il ministro
delle Finanze Matthias Erzberger, e un grande industriale nonch ministro degli
Esteri, Walther Rathenau, colpevoli, il primo, di aver firmato le condizioni
d'armistizio e, il secondo, di essere un ebreo e di procedere com'era suo dovere
all'attuazione del trattato di pace.
Von Kahr e Hitler erano esteriormente alquanto affini tra loro.
Entrambi vestivano di scuro e avevano qualcosa di rigidamente militaresco nello
sguardo, nel passo e in ogni altro movimento del corpo.
Si richiamavano agli stessi princpi del pangermanesimo, dell'antisemitismo e
dell'anticomunismo.
Fin dal loro primo incontro decisero di collaborare, ma non sempre ci riuscivano
a causa delle vivaci intemperanze hitleriane.
Von Kahr e le autorit militari bavaresi affidarono proprio a Hitler l'incarico
di volare a Berlino per prendere contatto con il golpista Wolfgang Kapp.
Ma quando Hitler, affiancato da Dietrich Eckart, arriv nella capitale tedesca,
il putsch era gi fallito.
Il loro viaggio fu avventuroso.

Il piccolo aereo, sorpreso da un temporale, fu costretto a un atterraggio di


fortuna nell'aeroporto di Juteberg a una settantina di chilometri da Berlino e
ancora in mano al legittimo governo della repubblica.
Hitler ed Eckart, che destarono i sospetti della polizia, furono immediatamente
arrestati, e soltanto grazie al sangue freddo di Eckart poterono evitare di
essere fucilati sul posto, e tornarono liberi in poche ore.
Eckart si fece passare per un facoltoso commerciante che si recava per affari
urgenti a Berlino in compagnia del suo ragioniere.
Nella capitale la loro missione non fu del tutto inutile in quanto si pot
capire come il putsch fosse abortito soltanto perch Si era sbagliata la scelta
dell'uomo che lo guidava.
Pi che mai Eckart si convinse che la persona giusta, ii nuovo capo, poteva
essere soltanto Adolf.
Si convinceva di ci Hitler stesso che ormai mieteva successi davanti a platee
immense, ed ebbe l'idea scenografica e impressionante di esibirsi come oratore
in un grande spazio popolare, quello del circo Krone capace di contenere seimila
persone.
I discorsi infiammati e densi di fanatismo furono l'elemento centrale della sua
propaganda teatrale, ma egli gi avvertiva l'esigenza di affiancare alla parola
parlata la parola scritta.
Volse perci l'interesse a un periodico bavarese antisemita allora in crisi di
capitali e di lettori, il Volkischer Beobachter, l'Osservatore del Popolo, che a
malapena appariva in edicola un paio di volte la settimana e che era stato il
giornale della Thule chiamandosi Munchener Beobachter.
Hitler si proponeva di rilanciarlo e di farne un agguerrito organo di battaglia.
Ne sarebbe stato l'editore e l'unico ispiratore.
Accorsero in suo aiuto sia Eckart sia Rohm che gli procurarono il denaro per
l'acquisto del giornale.
Rastrellarono sessantamila marchi presso le casse dell'esercito e presso la
danarosa quanto reazionaria buona societ di Monaco col sostegno d'una
nobildonna baltica, Gertrud von Seidlitz, che possedeva alcune cartiere in
Finlandia.
Un considerevole aiutO gli pervenne anche dai coniugi Hanfstaengl, Helena ed
Ernst, gente piuttosto originale, con addentellati negli Stati Uniti e a loro
volta implicati in affari editoriali.
La moglie di Ernst era un'americana, imparentata con i Niemeyer, ed egli stesso
godeva dell'a micizia personale di Franklin Delano Roosevelt.
Ernst era detto familiarmente Putzi sebbene misurasse un metro e novanta
d'altezza, sicch al suo cospetto Adolf appariva quanto mai mingherlino e
smunto.
Eckart e Rohm, insieme con Anton Drexler, Alfred Rosenberg e Rudolf Hess, gli
erano molto vicini, ma anche su di loro egli esercitava un dominio assoluto,
dittatoriale, con la convinzione di essere l'unico a sapere che cosa si dovesse
fare per imporre la Nsdap all'attenzione dei bavaresi e di essere il solo in
grado di farlo.
La sua prepotenza provocava aspre reazioni fra i vecchi dirigenti, i quali non
volevano essere esautorati dall'ultimo venuto che chiamavano il camorrista.
Hitler ricorse a uno stratagemma per mettere definitivamente fuori gioco i suoi
avversari interni: abbandon la sua misera stanzetta sita al 41 della
Thierschstrasse e se ne and a Berlino, privando il partito della sua opera.
Nessun altro infatti avrebbe potuto svolgere la sua stessa mole di lavoro n
sarebbe riuscito pi a richiamare in Marsstrasse le grandi folle sotto la tenda
del circo Krone.
Si trattenne nella capitale tedesca per poco meno di due mesi, e in quel breve
lasso di tempo gli iscritti e i simpatizzanti capirono quanto fosse
indispensabile e vitale la sua presenza.
Cominciarono perci a protestare contro gli inetti> dirigenti del partito tra i
quali si diffondeva il panico, tanto pi che Hitler, rimettendo piede a Monaco,
aveva detto che era tornato soltanto per rassegnare le dimissioni dall'incarico
di responsabile della propaganda.
Allo scopO di scongiurare una sicura fine del movimento i componenti del
comitato direttivo dovettero affidare alla saggezza di Eckart una delicata
missione volta a scongiurare Hitler dal compiere un passo cos grave.

Adolf, che si aspettava quel gesto, impose pesanti condizioni per rimanere.
Chiese e ottenne lo scioglimento del comitato direttivo, l'epurazione di tutti
gli elementi a lui sgraditi (vale a dire gli oppositori), la nomina per se
stesso a primo presidente del partito sottraendo la carica al suo ingenuo amico
Drexler, che non aveva mai apprezzato e infine l'attribuzione di pieni poteri
dittatoriali per guidare l'organizzazione a suo modo e deciderne scopi e
strategie.
Hitler, oltre che tenere a bada i dirigenti della Nsdap, intendeva imporre la
propria volont anche alle altre organizzazioni della destra che si dicevano
socialiste.
Tali movimenti cercavano di associarsi alla Nsdap, ma lui si opponeva
pretendendo che Si sciogliessero e che praticamente si annullassero nell'atto di
entrare nel partito.
Ci per poter pi facilmente dominarli e impedire che si coalizzassero ai suoi
danni.
A Berlino egli aveva svolto un'intensa attivit politica entrando in contatto
con alcuni importanti Fabrikanten, in rappresentanza della grande industria.
Su Monaco si era riflessa l'eco dei trionfi oratorii riscossi al Nationaler Klub
dove lo avevano accolto come il futuro Messia della Germania.
Anche questo fatto contribu alla resa dei dirigenti del partito, i quali gli
scrissero una lettera di piena sottomissione.
Senza mezzi termini gli riconoscevano una competenza politica eccezionale)>, una
straordinaria capacit oratoria, un raro spirito di sacrificio nel prodigarsi
per l'affermazione del partito; gli davano atto di aver operato accontentandosi
di ricevere in cambio esclusivamente soddisfazioni morali.
Lo invitavano perci a rientrare nelle file del partito dove lo attendeva la
carica di primo presidente con annessi poteri dittatoriali.
Gli attribuivano la facolt di dire l'ultima parola sul destino di Anton
Drexler, nel senso che doveva essere lui a decidere se Drexler, deposto dalla
carica di primo presidente, potesse o no rimanere nel comitato direttivo.
Soltanto se lui ne avesse reclamato l'espulsione, si sarebbe dovuto deferire la
questione al congresso nazionale.
Drexler, che aveva sopportato tutte le manovre dell'indocile e dispotico
compagno, perse per la pazienza di fronte a una sua nuova mossa.
Avendo Hitler convocato per suoi fini specifici una seduta straordinaria del
comitato esecutivo, Drexler denunciava alla polizia l'illegittimit della
procedura.
Gli organi di polizia osservarono che non era di loro competenza intervenire in
questioni squisitamente politiche, e allora i seguaci del deposto presidente
pubblicarono un opuscolo anonimo di poche pagine nel quale annoveravano le
malefatte hitleriane.
Il libello era intitolato: Adolf Hitler: ein Verrater?, Adolf Hitler: un
traditore? Vi si sosteneva che il capo nazionalsocialista fingesse di attaccare
gli ebrei, ma che in realt fosse di razza ebraica egli stesso e che, con
l'ausilio di una banda di criminali, perseguisse l'obiettivo di impadronirsi
della Germania per renderla turpemente" schiava del giudaismo internazionale.
Lo si dipingeva assetato di dominio e mosso da una sfrenata ambizione
egoistica.> lo si accusava di voler usare il partito nazionalsocialista come un
trampolino di lancio per i suoi scopi immorali.
Il tiranno andava perci abbattuto.
Gli accusatori puntavano i riflettori anche sulla sua vita privata, definendo
ambigui i suoi rapporti con le donne e rilevando come egli desse in
escandescenze quando si cercava di fare chiarezza sui suoi mezzi di
sostentamento e quando si voleva sapere quale fosse stata in passato la sua
professione.
In che cosa consisteva l'accusa di ambiguit nei rapporti con l'altro sesso? Si
diceva che Hitler si presentasse alle donne, sulle quali esercitava un grande
fascino, come il re di Monaco, e che in loro compagnia spendesse forti somme di
denaro.
Il testo dell'anonimo libello, stampato alla macchia, apparve sul Munchner Post
e ci consent a Hitler di querelare per diffamazione il giornale che fu
condannato a una pena pecuniaria.

Naturalmente anche il giudice gli aveva chiesto di indicare le sue fonti di


sostentamento, e lui aveva risposto che per i suoi discorsi non accettava denaro
dal partito, ma soltanto da altre organizzazioni politiche che lo invitavano a
parlare nel corso delle loro manifestazioni.
Insieme al compenso in denaro accettava inviti a pranzo o a cena, sebbene non ne
facesse esplicita richiesta.
Ci bastava per vivere essendo di miti pretese.
Sulla sua estrema parsimonia fecero perno gli amici cercando di reagire con una
campagna oratoria e di stampa agli attachi dei diffamatori.
Fu Rudolf Hess fra i primi a impugnare la penna e e a scrivere, sotto forma di
lettera apert; Volkischer Beobachter, una calorosa difesa dell'uomo Hitler.
Intervenne in ssuo favore anche il fedele Eckart che presentava Adolf, sempre
sulle pagine del giornale, come il capo politico pi altruista e pi deditto al
sacrificio di se stesso per la grandezza della Germania.
Fra gli oratori che parlarono a sua discolpa era uno dei perSOnaggi pi discussi
del nascente nazionalismo, Hermannn Esserer, che aveva lavorato con Rohm ed era
Stato maggiore di von Epp.
Era un giovane e inva porter in cerca di scandali antisemiti, magari a sfol
samente sessuale.
Non piaceva neppure a Hitler che definiva un mascalzone.
In un appassionato discorso co Krone, il giovane Esser present Hitler come la
guida.>, unser Fuhrer, mandando in visibilio l'immenso blico che si accalcava
sotto la grande tenda e spavent gli avversari.
L'altisonante titolo di unser Fuhrer glielo aveva suggerito lo stesso Hitler.
Era il 29 luglio del 1921.
In agosto, il titolo di Fuhrer, privo dell'aggettivo unser, rimbalz sulle
pagine del Volkischer Beobachter in un infervorato scritto di Eckart, e si
impose immediatamente ai primi nazisti.
Il giorno 3 di quello stesso mese le squadre armate che Hitler aveva
inizialmente e speciosamente impiegato in compiti di servizio d'ordine, in
realt di pestaggio degli avversari, assumevano la forma di un vero e proprio
esercito politico.
I suoi componenti erano riconoscibili dai bracciali rossi col disco bianco e la
croce uncinata nera, le giacche alla bavarese, le Lederhasen, i corti calzoni di
cuoio, i calzettoni di lana bianca, i pesanti scarponi e per ultimo il bastone
animato, l 'Hackelstock.
Un giovanissimo e fosco tenente di Marina in congedo, Johann Ulrich Klintzsch,
cominci ad addestrare militarmente quell'esercito.
Lo faceva con successo poich vi confluivano i pi maneschi appartenenti ai
Corpi franchi, come la Brigata Ehrhardt o l'organizzazione Consul, che si erano
rifugiati nell'accogliente Baviera all'indomani degli infruttuosi scontri
nell'Alta Slesia e dell'assassinio di Erzberger.
Anzi lo stesso Klintzsch era sospettato di aver preso parte all'aguato mortale
conttro il leader cattolico, e per questso aveva fatto un po' di galera.
Quelle squadre d'azione, che si richiamavano al modello degli squadristi di
Mussolini operanti in Italia, presero il ome di Sturmabteilungen, cio reparti
d'assalto con impronta militaristica.
Sturm, assalto, tempesta.
Il triplice grido di battaglia dei primi nazisti era Sturrn, Sturrn Surrn,
Assalto, Assalto, Assalto, per indicare tutta la carica di fanatica violenza del
nascente movimento che si rivolgeva al popolo tedesco urlando: Deutschland
erwache.l>, Germania risvegliati! In questi slogan c'era lo zampino di Eckart il
quale a sua volta agiva su ispirazione del Fuhrer nuovo di zecca, ma che gi
oscillava tra Fuhrer-duce e Anfuhrer-caporione.
Per svegliare la Germania scendeva in campo, armi alla mano, lui stesso, Hitler,
come avvenne a settembre nella sala dell'Hofbrauhaus ai danni d'un esponente
federalista, l'ingegner Otto Ballerstedt, che si proponeva di parlare
(Ballerstedt era un oratore di grande capacit dialettica) a una riunione della
Lega bavarese.
Adolf, che lo temeva glielo imped capeggiando alcuni uomini delle SA, i quali
percossero a sangue l'oratore e lo scaraventarono a terra dall'alto del podio.
Fra gli aggressori figuravano accanto a Hitler altri due indemoniati personaggi
del partito, Hermann Esser, quello che lo aveva chiamato unser Fuhrer, e Oskar

Korner, un negoziante di giocattoli che si svenava per contribuire al


finanziamento della Nsdap.
Da quel momento venne affibbiato a Hitler, Esser e Korner l'epiteto dei tre
selvaggi, die drei Wilden, che li rappresentava in pieno di fronte all'opinione
pubblica.
Subito dopo l'aggressione ai danni di Ballerstedt i <tre selvaggi furono
arrestati e condannati a tre mesi di carcere per turbamento dell'ordine pubblico
e lesioni corporali.
Hitler ne scont soltanto uno.
All'uscita dallo Stadelheim, la prigione di Monaco, esclam con alterigia: Bene.
Abbiamo raggiunto il nostro scopo.
Quell'uomo non ha parlato!.
Il Volkischer Beobachter osannava alle loro imprese e metteva spavaldamente in
luce la volont combattiva delle truppe d'assalto naziste che non si facevano
intimorire n dall'aggressivit degli avversari di sinistra, come la formazione
socialdemocratica della Erhard Auer-Garde, n dal rigore della legge.
Il rigore in realt non era eccessivo per una sostanziale connivenza del governo
bavarese con le forze della reazione.
Hitler ricercava lo scontro, convinto che la violenza fosse l'unico modo per
imporsi. La gente Si nutre di paura" diceva e cerca di mettersi sotto la
protezione di qualcuno che si dimostri forte e invincibile.
E l'orrore che attrae le coscienze delle grandi masse. E lui forniva l'orrore.
Cos avvenne soprattutto con la cosiddetta Saalschlacht, la battaglia della
sala, che egli ingaggi contro i socialdemocratici e schiere di operai accorsi
la sera del 4 novembre 1921 nella Hofbrauhaus per disturbare un comizio nazista.
La reazione delle SA fu violeltissima e spietata, tale da lasciare sul terreno
molte persone con la testa rotta.
Quella sera i nazionalsocialisti si trovavano in minoranza rispetto alle
sinistre, e sembrava proprio impossibile che, in caso di tafferugli, avessero
potuto avere la meglio.
Qualche antinazista urlava: Oggi vi sistemiamo noi!.
Altri di rincalzo gridavano: <Vi strappiamo le budella!.
Hitler convoc in una vicina saletta il reparto di SA che rappresentava la sua
guardia del corpo, quarantasei uomini in tutto, cui ordin di attaccare e di
resistere fino all'ultimo sangue, pena l'immediata espulsione
dall'organizzazione.
Minacci di strappare personalmente dal loro braccio la fascia rossa con la
croce uncinata.
Per tre olte, come un giuramento, risuon alto un grido sulle labbra delle
quarantasei SA: Heil!, Heil!, Heil!.
L'impegno era preso, e quando gli antinazisti cominciarono a rumoreggiare per
impedire a Hitler di andare avanti col suo discorso che gi durava da oltre
un'ora, si verificarono le prime scaramucce.
Da un gruppetto di operai delle officine Isara e delle fabbriche Kustermann
erano volati alcuni boccali di birra.
Ma ecco che in fondo alla sala uno dei socialdemocratici salt su una sedia ed
emise un grido: Freiheit!>" Libert! Fu proprio allora che le SA insorsero
furiosamente, prima lanciando come bolidi contro gli avversari sedie e boccali,
poi assalendoli come lupi, cos diceva Hitler, per colpirli a sangue e
trascinarli a uno a uno fuori della sala.
Come in una vera battaglia echeggiarono numerosi colpi di pistola, per cui,
sempre secondo un'espressione di Hitler, i picchiatori si sentirono riempire il
cuore di gioia al ricordo di antiche esperienze belliche.
Nella sala rimasero soltanto i nazionalsocialisti e i loro simpatizzanti.
Rudolf Hess fu sul palco con un balzo felino.
Levando il braccio in alto, con il palmo della mano aperta, emise un urlo: Heil
Hitler..
Poi aggiunse che la riunione continuava e che l'oratore poteva riprendere a
parlare.
Tutti gridarono a una sola voce come in trance: Heil Hitler. Da quel momento si
affermava l'Heilgruss, a imitazione del saluto romano gi esumato dai fascisti
italiani.
Via via nelle manifestazioni la violenza oratoria di Hitler saliva di tono.

Pi acute divennero le sue invettive e pi grandiOSe Si fecero le adunate dei


nazionalsocialisti che scendevano in campo al fianco di altre associazioni
affini.
Le destre protestavano con impeto contro la legge per la protezione della
repubblica, e imponente fu una loro sfilata nella grande piazza centrale della
citt, la Konigsplatz, a met agosto del '22.
Hitler vi partecip con l'intero spiegamento delle SA, ed era la prima volta che
a Monaco si vedevano marciare tutti insieme i quattrocento squadristi del
nazionalsocialismo raccolti in centurie.
Parl a lungo quel giorno nella Konigsplatz alla presenza di quarantamila
persone che imprecavano contro lo stato di emergenza, I Ausnahmezustand, indetto
in difesa della repubblica.
Hitler svillaneggiava i governanti di Berlino, i criminali del novembre '18, e
li voleva tutti alla resa dei conti. E assurdo> diceva ringhiando che due
milioni di tedeschi siano inutilmente caduti in guerra e che ci si debba sedere
allo stesso tavolo dei traditori.
Noi non perdoniamo.
Per i traditori di quel novembre non c' che la forca. Chiedeva vendetta per gli
autori della pugnalata, Dolchstoss, che i politici avevano inferto alle spalle
dei combattenti.
Ritto sul palco, magrissimo, pallido in volto, gli occhi fiammeggianti d'un blu
metallico, meccanico il gesticolare, egli era in preda a una profonda
esaltazione.
Trasmetteva alla folla il suo fervore, sembrava
ipnotizzarla, soggiogarla alla sua volont.
Si sporgeva dal palco come per strappare dai cuori in tumulto della gente
attonita i suoi pi riposti sentimenti di insoddisfazione.
Minacciava e implorava agitando le mani sottili e nervose, riassettandosi con
gesti rapidi i capelli che gli cadevano sulla fronte.
Grid pi volte, in conclusione del suo lunghissimo discorso, Deutschland
erwache!, e gli applausi, in una sorta di ipnotica eccitazione collettiva, non
avevano mai fine al ripetuto grido di Heil!.
Gli episodi di violenza proseguivano ininterrottamente.
Sempre pi numerosi erano i delitti politici.
Gli assassinii di Erzberger e di Rathenau indussero il governo centrale a varare
misure di sicurezza contro gli atti di terrorismo.
Alcuni Lander, la Prussia, il Baden, la Turingia, arrivarono a mettere fuori
legge la Nsdap, mentre i governanti bavaresi resistevano, sensibili com'erano al
richiamo della violenza nazionalsocialista in funzione anticomunista.
Il cancelliere Josep Wirth, un esponente del Zentrum, reag fortemente.
E il governo bavarese di Kahr venne sostituito con un ministero, guidato s da
un leader della destra liberalconservatrice, Hugo von Lerchenfeld, ma non
disposto a cedere, come sembrava, ai destabilizzatori.
Fu appunto con Lerchenfeld che Hitler pot essere incarcerato dopo l'aggressione
a Otto Ballerstedt.
I nazionalsocialisti si facevano pi numerosi anche a causa delle miserevoli
condizioni economiche in cui versava il popolo tedesco vittima della crescente
inflazione.
I pi poveri vivevano nell'incubo di veder sfumare le loro pensioni. La Germania
crepa di fame per colpa della democrazia" urlava Hitler.
Le code davanti ai negozi pressoch vuoti si prolungavano a dismisura, e
avveniva che i tedeschi potessero ottenere un uovo ogni quindici giorni.
La pressione del movimento nazista era incontenibile, e lo stesso Lerchenfeld si
vide costretto ad annunciare il proposito di sospendere in Baviera la legge
speciale votata a Berlino in difesa delle istituzioni repubblicane.
Il governo del Reich s'infuri.
Lerchenfeld ritir l'annuncio smentendo se stesso.
Fu la sua fine.
La reazione delle destre esplose con tale animosit da costringerlo alle
dimissioni.
Sotto un nuovo governo bavarese, in cui il ministero della Giustizia era caduto
nelle mani di un nazionalista non certo occulto come Franz Gurtner, si affermava

l'opinione che il nemico da combattere non si trovasse a destra, a differenza di


quanto sosteneva a Berlino il cancelliere Wirth.
La Baviera diventava infatti una sacca della destra anticomunista e Hitler vi
godeva di sempre maggiori e autorevoli protezloni.
Erano con lui il capo della polizia, Ernst Pohner, essendo a sua volta un
esponente nazionalista, e il vicecommissario responsabile della sezione
politica, Wilhelm Frick.
Entrambi arrivavano a occultare le prove delle ribalderie del capo nazista.
Grande era la loro tolleranza nei suoi riguardi, e comunque il governo bavarese
appariva diviso.
Il ministro della Giustizia Gurtner, nella sua politica filohitleriana, godeva
dell'appoggio del premier Knilling (succeduto a Kahr e a Lerchenfeld).
Sia Gurtner sia Knilling pensavano di potersi servire dei nazionalsocialisti
come baluardo anticomunista, mentre il ministro degli Interni, Franz Schweyer,
non intendeva sopportare ulteriormente le rumorose e sanguinose scorribande
delle squadre naziste.
Schweyer
temeva che sarebbe stato pi difficile dominarle qualora se ne fosse consentita
la crescita.
Il ministro degli Interni minacci di scacciare Hitler dalla Baviera e di farlo
rimpatriare in Austria come straniero indesiderabile.
Lo convoc nel suo ufficio e lo apostrof bruscamente: State attento! Noi siamo
pronti a prendere le armi! Non crediate che la polizia sia al vostro serviziol
Schweyer poteva mostrarsi cos deciso in quanto Phner e Frick erano stati
sollevati dai loro incarichi.
Hitler, che ognora in privato dissimulava cortesia e arrendevolezza, rispose
umilmente: <(vi do la mia parola d'onore.
Non far mai un colpo di Stato!.
Il ministro rispose con risolutezza: Se continuerete a sobillare il popolo
tedesco, sarete un giorno vittima della vostra stessa politica.
Schweyer non era il solo a ritenere necessaria l'espulsione del capo nazista.
Erano d'accordo con lui il nunzio apostolico di Monaco, monsignor Eugenio
Pacelli, che condannava l'estremismo di certa gente non bavarese, e gli
esponenti della Bayerische Volkspartei, Bvp.
Si opponeva invece, stranamente, a una cos ferma misura Erhard Auer,
l'autorevole leader socialdemocratico che aveva a sua volta organizzato squadre
militari.
Auer diceva che quell'ometto di Hitler non poteva far paura a nessuno cos
ridicolo com'era coi baffetti e il ciuffo e che comunque il movimento operaio lo
avrebbe spazzato via d'un soffio.
La situazione evolveva in maniera ben diversa.
Sulla destra dello schieramento politico si verificavano nuove aggregazioni che
avevano la Nsdap come punto di riferimento.
Conflu infatti nelle file nazionalsocialiste l'antisemita Deutschsozialistische
Partei, il Partito tedesco socialista guidato da un maestro elementare di
Norimberga un po' pazzoide, Julius Streicher, il quale mise a disposizione del
movimento il suo giornale, Der Sturmer (L'Assalitore).
L'operazione, tentata altre volte e mai riuscita per i dinieghi di Hitler, si
rese possibile proprio perch egli era ormai certo che non avrebbero potuto
usarla ai suoi danni, essendo divenuto inattaccabile il suo dominio dittatoriale
nel partito.
Hitler preparava altre colossali manifestazioni.
Era imminente la convocazione d'una <giornata tedesca a Coburgo, indetta da
varie associazioni patriottiche per l'ottobre del 2.
Quella fu da lui considerata la migliore occasione per mostrare tutta intera la
forza d'urto delle sue truppe d'assalto, le gi famose SA.
I suoi uomini arrivarono a bordo d'un treno speciale, ed era la prima volta che
un treno carico di nazisti attraversava la Germania.
Al suo passaggio il convoglio suscitava grande curiosit, risonante com'era
d'inni teppistici e di fragorose fanfare.
Le vetture erano addobbate di bandiere rosse e di funerei gagliardetti con
aquile e svastiche nere.

Gli organizzatori della giornata tedesca intendevano evitare che si


verificassero disordini con i socialdemocratici nelle strade di Coburgo;
chiesero perci a Hitler, al suo arrivo in stazione, di far tacere le bande
musicali, di riporre le bandiere e di far confluire i suoi uomini alla
spicciolata sul luogo del convegno.
Urlando, il Fuhrer rispose che non avrebbe mai accettato condizioni cos
vergognose, certamente imposte, diceva, dai comunisti della citt.
Comand quindi ai suoi millecinquecento uomini di mettersi in marcia a bandiere
spiegate e al suono della banda, allo scopo evidente di ordire una provocazione
antisocialista.
Le squadre si mostravano pronte a menar le mani e disposte a rischiare la morte
se il Fuhrer l'avesse ordinato.
Erano in gran parte composte di giovani studenti che avevano appreso i rudimenti
della guerriglia terroristica alla scuola di Rudolf Hess.
La citt non si mostr eccessivamente entusiasta al rumoroso passaggio delle
centurie naziste, tanto che Hitler, deluso ma ancora alla ricerca d'un clamoroso
incidente che proiettasse sul piano nazionale la fama del suo partito, impose ai
reparti di tornare indietro e di ripercorrere la stessa strada ancor pi
rumorosamente e al rullo ininterrotto dei tamburi.
Ci per riscaldare ed eccitare gli animi, ma neppure dalla nuova sfilata
scaturivano gli incidenti che Hitler cercava, e allora fu lui a prendere
l'iniziativa e a dare ai suoi reparti il segnale dell'attacco.
Da quella scintilla esplose un incendio immane che si protrasse per tutto il
giorno e per tutta la notte in pi punti.
I socialdemocratici della citt risposero con veemenza alla provocazione, ma gli
scontri, duri e sanguinosi, si conclusero con la loro sconfitta.
Alla fine accadde che gruppi sempre pi numerosi di cittadini si misero ad
applaudire al passaggio dei giovani hitleriani trionfanti.
Ma alla stazione i macchinisti ferrovieri rifiutarono di guidare il treno con a
bordo le squadre naziste, e ancora una volta Hitler ricorse alle pi gravi
minacce. Vorr dire esclam <che guideremo noi il treno sul quale caricheremo a
forza alcune dozzine di rossi.
Se deraglieremo, saremo lieti di aver trascinato con noi nell'aldil un bel
numero di comunisti. Il convoglio part con i macchinisti ai loro posti di
manovra.
Nell'esaltare la vittoria delle formazioni naziste il Fuhrer la defin una
giusta lezione che le forze sane della nazione avevano impartito ai nemici della
Germania.
Da quel giorno Hitler decise di equipaggiare meglio e in maniera pi marziale
gli uomini dei suoi reparti imponendo loro un nero pastrano e un alto berretto a
visiera.
I millecinquecento militi che avevano partecipato alla spedizione furono
insigniti d'una medaglia a ricordo della loro trionfale marcia su Coburgo.
In Germania si era svolta la marcia su Coburgo, e in Italia, a tredici giorni da
quell'evento, Benito Mussolini conquistava il potere intimorendo il mondo
politico, economico e militare del paese con la minaccia delle Camicie nere di
marciare su Roma.
Hitler, che speciosamente dichiarava di non voler ricorrere a un colpo di Stato,
si sent incoggiato su quella strada dal successo di Mussolini oltre che dalla
vittoria di Coburgo.
Da quel momento la Germania fu punteggiata da tante piccole marce in varie
citt, come vere e proprie spedizioni punitive di giovanotti tedeschi in
stivaloni e cami cia bruna.
Attaccavano le roccarti socialdemocratiche per massacrare gli avversari,
devastare le sezioni dei partiti, appiccare il fuoco alle redazioni dei
giornali.
Usavano autocarri e motociclette, proprio come i fascisti in Italia.
I reparti d'assalto nazisti, diceva Hitler, non erano pi soltanto un movimento
di difesa, ma erano un'organizzazione di battaglia per costruire un nuovo Stato
tedesco.
Il Fuhrer del nazionalsocialismo guardava con interesse e ammirazione al Duce
del fascismo il quale, con la violenza, era diventato presidente del Consiglio

appena trentanovenne, un traguardo cui mai nessun altro uomo politico in Italia
era giunto in cos giovane et.
Se gi a Roma il duce era soprannominato Provolone, per la forma del suo cranio,
a Monaco il Fuhrer meritava l'appellativo di Lupo", Wolf, per l'aggressivit del
suo temperamento.
Hitler diceva che Mussolini sarebbe stato annoverato fra i grandi uomini della
terra per aver salvato l'Italia dal marxismo; aveva annientato i bolscevichi e
non accettato una spartizione del pote re.
Egli si proponeva un identico obiettivo.
Confrontati a Mussolini gli statisti tedeschi di quegli anni gli apparivano
assai meschini.
E considerava buffo il fatto che ci avvenisse in una nazione in cui pochi
decenni prima aveva dominato un grande personaggio come Bismarck.
All'alba del '23 si verific un fatto di straordinaria gravit che sconvolse
profondamente lo Stato tedesco e che offr a Hitler il destro per dimostrare
quanto egli fosse abile e spregiudicato nell'agone politico.
Gli eserciti della Francia e del Belgio avevano invaso il distretto industriale
della Ruhr.
Questo bacino minerario costituiva per la Germania, che aveva gi perso la parte
pi ricca dell'Alta Slesia l'ultima risorsa della sua fallimentare economia.
Il governo parigino di Poincar, affiancato da Bruxelles, aveva proceduto
all'occupazione per costringere con la forza la Germania a effettuare la
consegna d'una certa quantit di carbone e di legname cos come le imponeva il
trattato di Versailles.
Formalmente il trattato autorizzava l'invasione, ma politicamente il gesto era
azzardato e pericoloso.
Poincar vi aveva fatto ricorso per odio inveterato nei confronti dei tedeschi,
e perch convinto che Berlino evitasse pretestuosamente le consegne.
In realt il governo tedesco aveva chiesto soltanto una proroga.
Un'inflazione sempre pi devastante aveva minato le basi della sua economia, la
carta moneta veniva calcolata a peso, priva com'era di valore.
Le tipografie non facevano in tempo a stampar banconote, e sempre pi grandi
erano le ceste cariche di marchi che le massaie dovevano trasportare al mercato
per i loro magri acquisti.
La tragica mossa franco-belga indusse il popolo tedesco a unirsi in un unico
fronte, con la sola eccezione dei nazionalsocialisti.
Il governo di Berlino organizz e diresse una campagna di resistenza passiva
affinch nessuno nella Ruhr producesse qualcosa sotto l'invasore.
Contro gli scioperi carbonieri, contro la guerriglia e gli atti di sabotaggio
orditi dai Frekorps, saltavano ponti stradali e linee ferroviarie, la Francia
us i tribunali militari e le armi.
Caddero uccisi tredici operai.
Parigi tent persino di favorire un movimento separatista per rendere
indipendenti i territori della Renania, annetterli alla Francia e attuare quindi
implicitamente l'antico piano di smembramento dello Stato tedesco immaginato a
Versailles.
Mentre tutta la Germania si univa contro l'invasore, ecco che Hitler assumeva
una posizione singolare.
Rifiutava di entrare nel vasto schieramento antifrancese, che egli definiva un
fronte di chiacchieroni nazionali e internazionali oltre che di imbroglioni, e
proclamava che i nemici della Germania si trovavano a Berlino, non a Parigi.
Era pura follia, diceva, voler lottare contro la Francia avendo il nemico
mortale nelle proprie file.
Sul Volkischer Beobachter scriveva: Sempre abbasso i criminali di novembre.
Sono loro i mortali nemici del popolo tedesco, i traditori della patria.
Essi si annidano nel cuore dello Stato e vanno spazzati via.
Noi non siamo contro i francesi, ma contro i criminali dell' 18.
I suoi strali pi appuntiti e intinti nel sarcasmo colpivano il cancelliere
Wilhelm Cuno che aveva dato avvio alla strategia della resistenza passiva.
Lo definiva dilettante della politica ed esoso commerciante.
Cuno presiedeva infatti una linea marittima, la Hamburg-Amerika-Linie, e
possedeva davvero una mentalit mercantilista.

Hitler gli rimproverava di aver scientemente valorizzato nella vicenda della


Ruhr le sinistre chiedendo agli operai di incrociare le braccia.
Cos facendo li aveva resi indispensabili alla politica del governo.
Secondo la predicazione hitleriana bisognava invece colpire l'odiato governo
della repubblica per evitare che l'occupazione proditoria della Ruhr saldasse in
una patriottica difesa le forze pi disparate del paese, gli ebrei, i marxisti,
i popolari.
Insomma bisognava prima abbattere il governo di Weimar e poi pensare a scacciare
i franco-belgi dalla Ruhr.
Cos facendo egli intendeva preparare le condizioni per un colpo di Stato e
gettare le basi d'un rovesciamento politico generale.
L'impresa era tra le pi ardue, sia per le modeste dimensioni della Nsdap, sia
per le divisioni che la sua sorprendente proposta aveva creato nelle file
nazionalsocialiste.
Gli si opposero in molti, sensibili com'erano all'esigenza di mantenersi uniti
in un unico fronte contro il nemico esterno.
Ma lui prosegu nel suo intento, sebbene lo accusassero di essersi lasciato
corrompere dall'oro francese.
Reag fermamente minacciando di espellere ipso facto dal partito chiunque non lo
avesse seguito, e cos fece anche contro personaggi non secondari.
Ridicolizzava la resistenza passiva che significava starsene con le mani in
mano.
Anche quando il generale von Seeckt, comandante in capo dell'esercito, gli
chiese se sarebbe stato disposto ad affiancare il governo qualora avesse preso
le armi, la sua risposta fu negativa: No, bisogna anzitutto abbattere la
repubblica di Weimar!.
Con la crisi della Ruhr in atto, Hitler riteneva che fosse arrivato il momento
politico per convocare il primo congresso nazionale del partito.
Si poteva offrire un grande spettacolo di forza e propalarne l'eco al di fuori
dei confini bavaresi.
Sulle pagine del Volkischer Beobachter> esaltava il significato dell'imminente
congresso e annunciava che avrebbe chiamato a raccolta cinquemila militi dei
reparti d'assalto SA perch marciassero alla sua presenza inquadrati in centurie
nel Marsfeld di Monaco, l'immenso Campo di Marte che si stendeva alla periferia
della citt.
Nell'occasione il partito, volendosi moltiplicare l'effetto propagandistico
dell'evento, avrebbe indetto in dodici diversi luoghi di Monaco solenni
manifestazioni per procedere alla consacrazione dei gagliardetti di cui si
gloriavano i reparti delle SA. Per attrarre anche le folle meno impegnate
politicamente, Hitler immaginava di rallegrare le cerimonie militari con una
festosa kermesse di spettacoli, lotterie, danze e musiche.
L'annuncio di queste iniziative allarm il governo bavarese che le proib e pose
la citt sotto una sorveglianza speciale.
Il nuovo capo della polizia Eduard Nortz, che aveva sostituito il filonazista
Ernst Pohner e che paventava un putsch, cercava di resistere alle pressioni di
Hitler.
Sulle prime il Fuhrer lo scongiur di non vietare le manifestazioni, quasi
gettandosi ai suoi piedi, ma poi pass alle minacce.
Urlava come un ossesso, diceva che i funzionari di polizia erano degli ottusi
burocrati.
Li accusava di non capire che proprio dai divieti sarebbero scaturite le
proteste popolari.
Soltanto lui, invece, avrebbe potuto tenere sotto controllo i suoi uomini e
impedire che le manifestazioni degenerassero in rivolta.
Qualora il governo bavarese avesse insistito nelle proibizioni, egli avrebbe
egualmente dato l'ordine alle SA di sfilare militarmente nel Marsfeld alla sua
presenza e di procedere al battesimo degli stendardi, simboli della loro
organizzazione marziale.
Se la polizia voleva assumersi la responsabilit di aprire il fuoco sul popolo
poteva pur farlo: alla testa dei manifestanti, i poliziotti massacratori
avrebbero trovato lui, pronto a morire in nome della Germania come tutti i suoi
seguaci.

Ben presto per la linea della fermezza inizialmente espressa da Nortz in difesa
dell'autorit dello Stato si indebol e lo stesso ministro degli Interni
Schweyer fin col cedere.
Hitler non aveva perduto il sostegno di autorevoli ambienti dell'esercito, la
Reichswehr, e forti di ci sia il generale von Epp, che gi si era distinto per
aver liberato Monaco dai rossi, sia Ernst Rohm s'incontrarono con il comandante
delle forze armate bavaresi, il generale von Lossovv, per convincerlo ad aver
fiducia nel Fuhrer.
Essi giuravano che l'unico obiettivo del capo nazista era di tenere
pacificamente anche se rumorosamente il primo congresso nazionale della Nsdap.
Von Lossovv parlament di persona con l'inquieto Fuhrer, il quale a sua volta lo
assicurava che avrebbe fatto muovere con accortezza i reparti delle SA e che la
consacrazione dei gagliardetti si sarebbe svolta senza enfasi.
Si profilava un compromesso in seguito alla mediazione di von Lossovv e al
lavorio delle connivenze filohitleriane.
Si poteva cio evitare una proibizione totale delle manifestazioni consentendo
che la consacrazione delle insegne si svolgesse al chiuso del circo Krone e non
nelle piazze cittadine come invece pretendevano i nazionalsocialisti.
Il Fuhrer si abbocc in proposito con il primo ministro dell'Alta Baviera,
Gustav von Kahr, ma rimaneva l'incertezza sul modo di far arrivare i reparti
d'assalto dalla stazione alla tenda del circo in quanto il governo si mostrava
deciso a evitare che le SA marciassero inquadrate nelle vie di Monaco.
Ma per una identit di fondo con i moti nazionalsocialisti, von Kahr, cedendo
alle pi varie pressioni e dando credito alle parole tranquillizzanti di Hitler,
gli lasci piena libert d'azione.
La sfilata si svolse fragorosamente sia nel Campo di Marte, sia lungo le vie
della citt in una gelida domenica squassata da interminabili tempeste di neve.
I muri erano tappezzati di manifesti col decreto governativo che proibiva la
manifestazione, ma ormai avevano perso ogni valore per l'incalzare degli eventi.
Gli stendardi hitleriani si consacrarono all'aperto fra grida di vittoria e
furenti invettive contro il governo repubblicano-giudaico di Berlino.
Il Fuhrer, dopo aver presenziato alla impressionante marcia delle SA nel vasto
spiazzo del Marsfeld, corse da una parte all'altra di Monaco, fra birrerie e
ristoranti, per arringare le folle fino a notte fonda con brevi e collerici
discorsi, senza tralasciare nessuno dei dodici punti prescelti per le adunate.
Il governo bavarese si era fatto battere, Hitler aveva segnato un punto a
proprio favore, l'autorit dello Stato subiva una profonda ferita.
Il Volkischer Beobachtero superava la crisi editoriale e appariva in edicola
tutte le mattine; il profugo russo Alfred Rosenberg, assunta la nazionalit
tedesca, ne diventava il caporedattore.
Nelle casse del partito affluivano sempre maggiori finanziamenti; il Fuhrer
acquistava un impermeabile nuovo e un'automobile rossa.
Mentre cresceva il prestigio personale del piccolo duce, s'ingrossavano le file
della Nsdap e delle SA; sorgeva una sua guardia del corpo chiamata Stosstrupp
Hitler>, Guardia d'assalto Hitler.
I nazisti della Nsdap si erano collegati con altre quattro formazioni
nazionaliste: la Reichsflagge, Bandiera del Reich del capitano Heiss; il
Kampfverband Niederbayern, Associazione di lotta della Bassa Baviera; i
Vatcrlandischen VereincMurlchen, Unioni patriottiche di Monaco; e il Bund
Oberland, Lega dell'Altipiano.
I loro maggiori esponenti entrarono a far parte di un comitato di coordinamento
che fu chiamato Arbeitgemeinschaft der Vaterlandischen Kampfverbande, Collettivo
di lavoro delle associazioni di lotta patriottiche.
Esso disponeva d'un capo militare nella persona del tenente colonnello in
congedo Hermann Kriebel, tenuto in particolare stima dal grande generale Erich
Ludendorff di cui era stato aiutante in guerra.
Inorgoglito, Hitler pensava orrmai di poter dettar legge in Baviera, ma la sua
raggiante ascesa sub un brusco arresto.
Si avvicinava la data del 10 maggio, e i partiti della sinistra preparavano le
consuete manifestazioni popolari per celebrare la ricorrenza della festa del
lavoro.
Hitler proclamava che le imminenti manifestazioni del 10 maggio non erano che
una copertura per un putsch bolscevico.

Il governo bavarese doveva vietarle e autorizzare invece una grande sfilata


delle organizzazioni patriottiche che avrebbero solennizzato il quarto
anniversario della caduta della repubblica sovietizzante, l'odiata
Raterepublick, in sintonia con la genuina volont popolare.
Giocando sulla diversit di posizioni fra il premier von Knilling, il comandante
militare von Lossovv e il capo della polizia colonnello Seisser, egli sperava di
raggiungere il suo obiettivo.
Hitler stesso, insieme ai suoi collaboratori Rohm, Kriebel e al nuovo capo delle
SA, il valoroso aviatore Hermann Goring, parlament a lungo e in toni sempre pi
eccitati con le autorit bavaresi.
Dopo aver accusato von Knilling di non rendersi conto del pericolo rappresentato
dalle sinistre, disse che lui in persona sarebbe insorto in difesa dello Stato.
Pretendeva perci dall'esercito la consegna delle armi che i patrioti avevano
depositato nelle caserme della Reichswehr.
Ma il generale von Lossovv si mostr irremovibile nel diniego, poich, se temeva
un colpo di mano delle sinistre, ne paventava uno non meno pericoloso delle
destre.
Al termine di tante discussioni, von Knilling accolse in parte le richieste del
Fuhrer.
Viet alle sinistre di sfilare lungo le vie della citt e consent loro di
riunirsi esclusivamente nel perimetro del Theresienwiese.
I nazionalsocialisti furono colpiti da identiche disposizioni restrittive, per
cui ebbero assegnato come luogo di riunione il campo di manovre
dell'Oberwiesenfeld.
Hitler, che si sentiva tradito dall'esercito nel quale riponeva una grande
fiducia, diede in
escandescenze. Se voi non impedirete ai bolscevichi di manifestare esclam essi
dovranno passare sul mio cadavere. Si apprestava a mantenere la parola, mentre
centinaia di nazisti raggiungevano Monaco provenendo da altre citt, da
Norimberga, Augusta, Freising.
Portavano un piccolo cannone oltre a decine di mitragliatrici che si
aggiungevano ai fucili sottratti con stratagemmi e connivenze ai depositi
dell'esercito.
Con un codazzo di aiutanti tra i quali facevano spicco gli uomini a lui pi
vicini, come Hess, Goring, Streicher, ispezionava nervosamente i reparti adunati
sull'Oberwiesenfeld con i loro funerei gagliardetti al vento.
Ma lo spettacolo delle SA armate ed equipaggiate alla bell'e meglio aveva ben
poco di marziale nonostante il cipiglio degli uomini.
Egli stesso, cupo e accigliato, portava un elmetto su un impermeabile civile.
Sul risvolto dell'impermeabile spiccava una decorazione di guerra.
Nel pieno della manifestazione, ancora nell'incertezza se muovere o no
all'attacco delle sinistre adunate sul Theresienwiese, piomb sul campo
dell'Oberwiesenfeld il capitano Ernst Rohm che portava un ordine tassativo del
generale von Lossovv: Ritirarsi, pena l'intervento dell'esercito!.
Ritirarsi e restituire le armi.
Hitler aveva forzato la situazione sperando di ottenere in extremis il sostegno
della Reichswehr i cui comandanti temevano quanto lui un putsch delle sinistre.
Ma i suoi calcoli si erano rivelati errati, sicch, qualora avesse deciso di
agire, avrebbe dovuto affrontare l'incognita d'una guerra civile senza
l'appoggio dei militari.
Cap che il momento non gli era propizio e, nonostante il diverso avviso di
alcuni suoi seguaci particolarrnente estremisti come il comandante militare del
Collettivo, Kriebel, decise di rinfoderare le armi.
Subiva una sconfitta durissima che metteva in forse la sua capacit di giudicare
il reale atteggiamento dell'esercito e la sua stessa leadership sul movimento.
Avvilito lasci Monaco decidendo di rifugiarsi a Berchtesgaden, dove si
trattenne gran parte dell'estate presso il vecchio amico Eckart per mettere a
punto, nella solitudine di quel nascondiglio, una nuova strategia che avesse
sempre per obiettivo la conquista del potere.
A quell'obiettivo non intendeva rinunciare.
Ma si convinceva sempre pi che difficilmente avrebbe potuto raggiungerlo senza
la complicit delle forze conservatrici della nazione.

Non sarebbe stato difficile averle dalla sua parte perch erano come lui
disposte a tutto pur di sventare la minaccia bolscevica.
Del resto un'indicazione in tal senso era gi pervenuta dall'Italia con la
vittoria di Mussolini.
Hitler trascorse a Berchtesgaden giorni di macerazione nel considerare le
ambiguit dei governanti bavaresi e anche di inquietudine nella rinnovata
incertezza del futuro.
Tra i suoi avversari all'interno del partito si era portati a credere che il
romitaggio fra le Alpi salisburghesi fosse apparente.
Si diceva che fosse ricaduto nelle spire del godereccio Putzi, di quel
Hanfstaengl che gli aveva aperto le porte della buona societ bavarese, ma che
cercava sempre di gettargli tra le braccia qualche bella signora.
Si vociferava di orge tra nobildonne discinte e fiumi di champagne cui
partecipava un Adolf un po' corrucciato e un po' vitaiolo.
Preso da quel vortice, non avrebbe voluto incontrarsi neppure con l'antico
selvaggio Oskar Korner e col professore d'una volta, Gottfried Feder, che lo
esortavano a riprendere l'interrotta battaglia.
In quelle settimane di isolamento volontario gravava su di lui anche la minaccia
d'una condanna per i fatti eversivi del 10 maggio.
Ma tra le autorit bavaresi c'era sempre chi gli tendeva una mano, fosse il
guardasigilli Franz Gurtner, il quale non si faceva scrupolo di parlare dei
nazionalsocialisti come carne della nostra carne, o fosse il procuratore di
Stato che alla fine decideva d'insabbiare l'istruttoria sulla sua condotta
eversiva.
Il Fuhrer aveva inviato al procuratore un'abile autodifesa, corredata dalla
minaccia di trasmettere il documento ai giornali.
Si lamentava che da numerose settimane sulla stampa e al Landtag era oggetto di
spudorati insulti>.
Affermava di aver evitato di difendersi pubblicamente per carit di Patria ed
era perci grato al destino che con quel procedimento penale gli offriva
l'occasione di difendersi in un'aula di giustizia, dove avrebbe potuto
finalmente dire tutta la verit.
A Berlino si capiva che per cercare di trarre in salvo la democrazia nella
giovane repubblica tedesca bisognava anzitutto riallacciare i rapporti con la
Francia e ricominciare a pagare i danni di guerra.
Si diede perci vita a un nuovo governo, un ministero di coalizione cui
partecipavano anche i socialdemocratici, che pose fine alla rovinosa strategia
della resistenza passiva.
Ne era a capo il fondatore del partito popolare, Gustav Stresemann, un
conservatore che si adoperava per restituire il perduto vigore all'economia
tedesca, in mezzo a infinite diff;colt.
Il Reich era a struttura federalista e ci rendeva oltremodo articolata la
situazione.
Se a Berlino governava Stresemann, nei Lander della Sassonia e della Turingia
erano al potere i comunisti i quali avevano straordinariamente ottenuto
l'appoggio dei loro tradizionali nemici, i socialdemocratici.
Proprio dalla Germania centrale partiva una minaccia bolscevica, e il governo di
Berlino correva ai ripari.
Senza tanti riguardi per la legalit Stresemann ordin all'esercito di abbattere
il potere comunista.
Il generale von Seeckt, comandante in capo delle truppe, questa volta non si
tir indietro mentre non aveva voluto offrire i suoi servizi alla repubblica
quando tre anni prima si era trattato di bloccare il putsch di Kapp.
Un'insurrezione armata comunista venne infine repressa anche ad Amburgo, con
l'ovvio impiego di forze di polizia.
Hitler aveva lasciato Berchtesgaden con la consapevolezza di aver perso buona
parte del suo prestigio dentro e fuori il partito.
Ai primi di settembre i patrioti indissero a Norimberga una manifestazione per
celebrare la travolgente vittoria del 1870 a Sedan che i prussiani avevano
conseguito sui francesi.
Gli osanna, le tonanti ovazioni della folla non furono per lui, ma per il
generale Ludendorff, il leggendario condottiero dell'ultima guerra.

Hitler capiva che per riacquistare il terreno perduto doveva allearsi con il
vecchio eroe, sfruttarne la popolarit senza temere un'eventuale concorrenza del
generale che comunque di strategia politica era digiuno.
A malincuore, dovendo adattarsi a una diminuzione dei suoi poteri, costitu una
nuova alleanza paramilitare, una Lega di lotta tedesca, il Deutsche Kampfbund,
che comprendeva la Reichsflagge di Friedrich Heiss e il Bund Oberland di
Friedrich Weber.
Con la nascita di questo Kampfbund, che a sua volta aveva per obiettivo il
rovesciamento dell'odiata repubblica di Weimar, si stabil una piena identit di
vedute fra Hitler e Ludendorff, grazie ai buoni uffici del capitano Rohm che,
anche in nome d'una comune passione per la filosofia dell'occulto, si proponeva
di riportare in auge il capo nazista. Vi garantisco che l'impossibile riesce
sempre.
La cosa pi improbabile la pi sicura. Ripetendo questo slogan per far
coraggio a se stesso e per infondere fiducia ai seguaci, il Fuhrer diceva che
era giunto il momento di sfidare apertamente lo Stato.
Stava infatti per concludersi il terribile 1923 che aveva ridotto allo stremo il
popolo tedesco e che era cominciato con l'invasione del bacino minerario della
Ruhr.
Ancora ripensavano come il governo tedesco avesse risposto alla mossa francobelga con la resistenza passiva, una politica che praticamente aveva favorito
nel paese la crescita delle opposizioni di destra e di sinistra, soprattutto dei
comunisti che sfruttavano con particolare veemenza la tragicit della situazione
nel tentativo di imporre alla Germania una svolta leninista.
Il 1923 fu davvero un anno terribile a causa d'un'inflazione sfrenata e d'una
non meno sfrenata caduta dei costumi.
Stefan Zweig raccontava come ci furono giorni in cui al mattino aveva pagato il
giornale cinquantamila marchi e la sera centomila; per un biglietto del tram ci
volevano milioni; i lacci delle scarpe costavano pi che in passato le scarpe
stesse.
Dal punto di vista morale, tutti i valori apparivano sconvolti.
Berlino era diventata la Babele del mondo. Neppure la Roma di Svetonio aveva
conosciuto le orge berlinesi; le ragazzine si vantavano di essere pervertite;
essere sospettate di verginit a sedici anni era considerata una vergogna.
In Baviera, Hitler predicava odio, odio e ancora odio contro i criminali del
novembre '18, contro i giudei che portavano la Germania alla rovina; bisognava
che la nazione si svegliasse e li appendesse tutti alle forche: Noi vogliamo
impedire che la nostra Germania soffra la morte sulla Croce, cos come in
passato avvenne a un Altro.
Parlava dell'urgenza di suscitare una tempesta per restituire al popolo volont,
coraggio e potenza, Wille, Mut und Macht; rappresentava il premier nazionalliberale Stresemann come un tipico esemplare della vilt pacifista essendosi
arreso ai sopprusi della Francia.
Ma se Stresemann osteggiava fortemente i comunisti, non era meno duro con i
nazionalsocialisti.
Per questo motivo, diceva il Fuhrer, bisognava muoversi prima che fosse troppo
tardi.
Radun lo Stato maggiore del nuovo Kampfbund Rohm, Goring, Heiss, Weber,
Kriebel, reclamando per prima cosa il comando assoluto dell'organizzazione.
E l'ottenne.
Tutti dimostravano di aver nuovamente fiducia in lui.
Come lui, pensavano che l'ora X fosse giunta.
Rohm, che rivestiva ancora la divisa militare, lasci l'esercito e giur fedelt
al Fuhrer che li aveva elettrizzati con un discorso di due ore e mezzo.
Hitler pose in stato di allerta i quindicimila uomini delle SA e annunci la
convocazione di ben quattordici comizi nei pi disparati luoghi della citt per
sensibilizzare le masse ma anche per soppesarne gli umori.
Polemicamente diceva: Se Berlino non si mette in marcia per arrivare a Monaco,
sar Monaco a marciare su Berlino.
Un dato certo: non possono convivere una Germania del nord bolscevica e una
Baviera nazionale!.
Ormai pensava fermamente a un atto rivoluzionario da compiere col sostegno del
governo bavarese, che su questa strada sarebbe stato incoraggiato da una

prevedibile e vasta adesione popolare, per dare alla Germania intera un governo
nazionalista.
Si batteva per il raggiungimento di questo obiettivo assumendo maniacali
atteggiamenti messianici.
Si faceva un gran mormorare su questi suoi comportamenti.
Ne parlavano anche alcuni dei suoi pi fedeli sostenitori, compreso Dietrich
Eckart. Quello di Adolf diceva Eckart a Hanfstaengl un caso disperato di
Grossenwahn, megalomania.
L'ho sentito urlare: Devo marciare su Berlino, devo andare a Berlino come Ges
nel tempio per scacciarne a frustate i mercanti della disfatta. Sul programma
che Adolf si era proposto di attuare gravavano per molte incertezze che non
riguardavano esclusivamente i tempi d'attuazione.
Una sorpresa gli pervenne dal governo di Monaco in un quadro pi generale di
tensione nei rapporti fra il Reich e la Baviera.
A Berlino il cancelliere Stresemann aveva proclamato lo stato d'emergenza per
fronteggiare le inaudite violenze delle opposizioni.
A Monaco risposero con un identico provvedimento.
Per di pi il premier von Knilling affd i poteri dittatoriali all'ex ministro
von Kahr cui si affiancarono in un triumvirato altre personalit bavaresi, il
comandante della Reichswehr, von Lossow, e il capo della polizia, von Seisser.
Il triumvirato e Hitler avevano il comune obiettivo di abbattere la repubblica e
con essa il governo del cancelliere.
Si poteva quindi credere che fossero sostanzialmente alleati sebbene Kahr
puntasse a staccare la Baviera dal Reich per farne una monarchia da restituire
alla dinastia dei Wittelsbach.
Ci era inconcepibile agli occhi di Hitler, il quale tuttavia premeva sui
triumviri perch si decidessero a marciare su Berlino prima che Berlino
marciasse su Monaco.
Fra le due capitali la tensione era al culmine.
Esplose fra loro un conflitto di carattere costituzionale di cui il Volkischer
Beobachter forn lo spunto.
Su quel giornale erano apparse aspre critiche contro Stresemann, contro il capo
delle forze armate del Reich, generale von Seeckt, e il ministro della Difesa,
Gessler.
Il cancelliere chiese la soppressione del foglio nazionalsocialista, ma Kahr e
Lossow risposero negativamente e si giustificarono sostenendo che l'applicazione
del provvedimento avrebbe provocato disordini nelle piazze. Allora si dimetta
Lossow! fu la successiva richiesta di Berlino che ottenne per un nuovo rifiuto.
La tensione si aggrav ulteriormente quando Kahr non volle eseguire l'ordine di
trarre in ceppi i pericolosissimi comandanti di alcune squadre armate bavaresi
come il capitano Ehrhardt, detto l'eroe del putsch di Kapp; il capitano Heiss
della Reichsflagg e il tenente Rossbach, un omosessuale intimo amico di Rohm.
Ormai i triumviri potevano aspettarsi che Berlino decidesse di marciare su
Monaco per ristabilire la legalit costituzionale da loro cos scopertamente
violata.
Che fare? L'opinione di Hitler era di passare immediatamente al contrattacco.
Di fronte alle indecisioni del triumvirato si diceva pronto a muovere alla
conquista di Berlino con le sue formazioni paramilitari.
Kahr cercava di trattenerlo anche con le minacce.
Lossow lo metteva in guardia da uno smacco facendogli sapere che la Reichswehr
non si sarebbe lasciata trascinare in un nuovo e fallimentare putsch alla Kapp.
Hitler deve ancora dimostrare diceva di incarnare quel Mussolini tedesco che
crede di essere.
In quei giorni di fine settembre, il Fuhrer non riusciva a celare un profondo
nervosismo.
Quasi a placare se stesso volle recarsi a Bayreuth in visita alla famiglia
Wagner che nella Haus Wahnfried viveva celebrando il ricordo del grande
compositore, nell'esaltazione del mito germanico riflesso nella tetralogia
nibelungica.
Nel giardino della villa, davanti alla tomba del musicista, egli non seppe
contenere l'emozione.
A Bayreuth si trovavano Cosima Liszt, l'ottantaseienne e dispotica vedova di
Richard Wagner; suo figlio Siegfried con la moglie Winifred Williams, una

gentildonna figlia d'un giornalista inglese; e un vecchio pseudoscienziato


anch'egli nato in Inghilterra, Houston Steward Chamberlain, che aveva sposato
Eva, la figlia del maestrO.
Lo accolsero con gioia e con gli onori dovuti all'uomo che fervidamente poneva a
base della sua ideologia politica i miti glorificati dalla musica wagneriana.
Anche sul Volkischer Beobachter" aveva rinverdito i temi cari a Wagner sulla
perversit degli ebrei.
Erano i medesimi temi che il compositore aveva propugnato con violenza di
linguaggio e durezza di argomentazioni sul suo personale organo di stampa, il
Bayreuther Blatter.
Non soltanto dalla musica Hitler traeva alimento, ma pure dagli innumerevoli
scritti politici del compositore impastati di pangermanesimo e di antisemitismo.
Wagner invocava la distruzione totale degli ebrei che riteneva dmoni della
rovina dell'uomo.
Si sentiva il pi tedesco degli uomini: der deutscheste Mensch.
Diceva di essere lo spirito tedesco, der deutsche Geist, e lo stesso Hitler gi
pensava di impersonare lo spirito della nazione, di esserne una filiazione.
Figlio della Germania, fratello maggiore degli altri tedeschi, elaboratore d'una
concezione che aveva profonde radici nella storia del suo popolo, Adolf si era
letteralmente abbeverato agli scritti wagneriani che risalivano al secolo
precedente e che avevano preparato il Parsifal, un'opera musicale scaturita
dalla mente del compositore come necessaria drammatizzazione delle sue teorie
razziali.
Lo stesso Wagner definiva il Parsifal la pi cristiana di tutte le opere d'arte
in un mondo pusillanime che soccombeva agli ebrei.
Particolarmente intenso fu a Bayreuth l'incontro di Hitler con Chamberlain che
con Wagner aveva condiviso un irrefrenabile odio per gli israeliti.
Nel suo amore per la Germania, Chamberlain aveva esposto fin dal 1899 in un
libro di successo di milleduecento pagine, I fondamenti del XIX secolo, le sue
teorie sulla superiorit della razza germanica cui Dio aveva affidato la
missione di civilizzare il mondo e di dare origine a una nuova civilt.
Dopo aver sposato Eva, egli aveva perfino assunto la cittadinanza tedesca.
Anche Chamberlain, cos come era avvenuto per Wagner, si era ispirato ai
princpi dello studioso francese Gobineau sulla disuguaglianza delle razze umane
e sulla superiorit degli ariani, cio, in origine, di tutti i popoli
indoeuropei.
Sullo stesso terreno si trovava Hitler, il quale a sua volta credeva che
soltanto la razza germanica potesse restituire forza e purezza alla civilt
occidentale.
Per celebrare l'incontro di Bayreuth, il vecchio Chamberlain invi a Hitler,
ch'era tornato a Monaco, una solenne lettera in cui lo definiva un dono di Dio,
un essere che il Signore aveva inviato sulla terra per portare i tedeschi al di
l del deserto.
Il fatto che la Germania, gli scriveva, abbia prodotto un Hitler nella sua ora
pi critica, testimonia quanto sia grande la vitalit della nazione: Adesso
posso addormentarmi in pace, e non ho pi bisogno di risvegliarmi.
Dio La protegga.
L'ora era davvero critica.
Hitler lo ripeteva ai giornalisti.
A un inviato del Times londinese disse che se si voleva affrontare adeguatamente
la situazione bisognava far piazza pulita dei nemici. ..La Germania ha alberi
sufficienti per impiccarvi i democratici e i socialisti.)> Quindi aggiunse: Se
la Germania esprimer un Mussolini tedesco, egli sar adorato quanto e pi del
Mussolini italiano.
Hitler coglieva i sentimenti d'una nazione che andava alla ricerca d'un suo
figlio capace di interpretarne le pi riposte esigenze e di portarne allo
scoperto gli umori pi intimi.
Pensava che quell'uomo potesse essere lui.
Questa non era soltanto una sua convinzione, o di Chamberlain e dell'intera
famiglia Wagner.
Ma molti esponenti del suo entourage erano certi di ci, e lo esortavano ad
agire in conseguenza. E spuntato il giorno esclamava Hitler per il quale il
nazionalsocialismo fu creato.

Noi non pensiamo a battaglie elettorali, ma intendiamo offrire al popolo,


impaurito e disperato, l'estrema risorsa contro l'avanzata del mostro rosso.
La salvezza della Germania verr dal nostro movimento.
Milioni di persone ne sono convinte, e la loro una nuova fede religiosa.
Sapeva che non poteva arridergli il successo senza l'appoggio del triumvirato,
ma proprio in quei giorni Kahr, Lossow e Seisser avevano sempre pi preso le
distanze da lui.
Come uscire da quel vicolo cieco? Gli balen nella mente un'idea ardita:
sequestrare i tre e costringerli a impiegare le loro forze in una marcia su
Berlino.
C'era Alfred Rosenberg che gli faceva fretta, ma c'era soprattutto un
personaggio avventuroso e pi di ogni altro privo di scrupoli Scheubner-Richter,
che lo spingeva a muoversi.
Quest'ultimo figurava fra i capi del Deusche Kampfund, la Lega di lotta tedesca.
Era stato un ufficiale dell'esercito zarista e con Rosenberg si era dedicato
all'organizzazione degli emigrati russi.
Si diceva nobile per il semplice fatto di aver aggiunto al proprio nome la
casata della moglie, ed ecco perch era conosciuto come Max Erwin von ScheubnerRichter.
Mostrava una sconfinata passione per Wagner e Schopenhauer.
Tali affinit intellettuali lo rendevano particolarmente accetto a Hitler, ma
non si sottovalutava il fatto che dalle sue intense relazioni col mondo
industriale i nazionalsocialisti traevano cospicui vantaggi finanziari.
Sotto l'estenuante pressione di Rosenberg e di ScheubnerRichter, il Fuhrer
progett di procedere al sequestro dei triumviri nella giornata del 4 novembre,
in coincidenza con la commemorazione dei caduti tedeschi in guerra,
Totengedenktag.
Un ben addestrato commando delle forze naziste sarebbe dovuto entrare in azione
all'inizio della sfilata militare cui Kahr, Lossow, Seisser e altre autorit,
come il principe Rupprecht di Baviera e l'arcivescovo di Monaco, Michael
Faulhaber, avrebbero assistito da un palco nei pressi del Palazzo Wittelsbach.
Trecento SA, armate di mitragliatrici, avrebbero dovuto bloccare l'accesso alla
strada, mentre al pi agile commando era affidato il compito di far
prigionieri i triumviri e di condurli in una localit segreta.
Qui Hitler li avrebbe costretti a prendere atto dell'abbattimento del loro
governo e a riconoscere il suo.
Tutto era pronto per il colpo di mano, ma quando, alle prime luci del 4
novembre, durante un sopralluogo, Rosenberg constat che le strade della citt
erano massicciamente presidiate dalla polizia, se ne differ l'esecuzione.
Si pensava di ritentare l'operazione il giorno 11 dello stesso mese, una data
che coincideva con l'anniversario dello scellerato armistizio.
Hitler gi si preparava al nuovo appuntamento quando apprese che il
Generalkommissar Kahr, alla presenza degli altri due componenti del triumvirato,
avrebbe parlato a un convegno di circa tremila notabili della borghesia
bavarese.
La manifestazione era indetta per la sera dell'8 in una delle pi grandi
birrerie di Monaco, il Burerbraukeller, che si trovava nella periferia della
citt sulla riva destra dell'Isar.
Non si sapeva con esattezza perch Kahr avesse deciso di tenere quel comizio.
L'opinione pi diffusa era che egli intendesse neutralizzare l'amara ricorrenza
del quinto anniversario della rivoluzione di novembre esaltando il ruolo del
triumvirato bavarese.
Hitler per sospettava che Kahr volesse batterlo sul tempo nella progettata
marcia su Berlino ed assumere lui il ruolo di salvatore della patria.
Due potevano essere gli obiettivi di Kahr: imporre una dittatura nazionale, da
pi parti reclamata per fronteggiare la fallimentare situazione economica della
nazione, o annunciare il distacco della Baviera dal Reich per restituire ai
Wittelsbach la loro antica corona.
In entrambe le ipotesi Hitler sarebbe stato messo fuori gioco.
Di qui l'esigenza di adeguarsi alla situazione e di cambiare ancora una volta la
data del putsch.
La sera dell'8 novembre la grande sala del Burgerbraukeller era gremita oltre le
previsioni.

Ai tavoli sedevano austeri personaggi con robusti mustacchi e alti ufficiali con
scintillanti decorazioni, pi impegnati a bere birra dai loro Humpen, i boccali
di ceramica istoriata, che ad ascoltare il noioso e interminabile discorso che
il Generalkommissar, in una marsina nera troppo lunga per lui cos piccolo e
tondeggiante, leggeva dal palco con voce monotona.
Numerose e sorridenti erano le matrone in abiti eleganti.
All'esterno, uno sferragliare di camion si avvicinava all'edificio della
birreria senza che ci allarmasse le forze di polizia.
I camion trasportavano decine di uomini con la croce uncinata al braccio e
consistenti reparti delle SA in armi che, appena raggiunta il Burgerbrau, si
disposero tutt'intorno all'edificio.
Contemporaneamente, a bordo della sua Mercedes rossa arrivava il Fuhrer, pur
senza aver ricevuto l'invito.
Indossava l'inseparabile trench, con la cintura molto stretta alla vita, e gli
stivali.
Era affiancato da Rosenberg, da Anton Drexler e dalla sua personale guardia del
corpo Ulrich Graf, macellaio e lottatore come si poteva arguire dal suo fisico
muscoloso e plebeo.
Hitler, dopo aver concitatamente ordinato ai suoi uomini di piazzare una
mitragliatrice sulla porta della birreria, entr teatralmente a precipizio, da
grande attore isterico, nella sala fumosa.
Erano le 20,34.
Agitava una pistola, una Brovvning 08 che aveva tratto fulmineamente dalla tasca
posteriore dei calzoni, mentre era seguito da una squadra di nazisti con armi ed
elmetti.
Il rumore dei loro passi cadenzati e degli stivali sovrastava l'atterrito
vociare dei presenti. E Hitler! E Hitler! si sentiva esclamare qua e l fra i
tavoli.
A questa irruzione, Kahr interruppe la lettura del discorso.
Si mostrava sorpreso, e con lo sguardo cercava il capo della polizia, Seisser,
in realt pi sbalordito di lui.
Hitler salt su un tavolo.
Aveva in mano un boccale di birra.
Lo vuot senza staccarvi le labbra e poi lo scagli sul pavimento.
Gridava, ma nessuno ascoltava le sue parole nella grande baraonda che si era
scatenata nella sala.
Per imporre il silenzio, e per intimorire ulteriormente Kahr, spar un colpo di
rivoltella al soffitto.
Scese dal tavolo e si avvi verso il podio dove, affranto e smarrito, sedeva il
Generalkommissar.
Hitler, che non aveva ottenuto il silenzio assoluto, prese egualmente a parlare:
<.Achtung! La rivoluzione nazionale cominciata disse con voce gutturale.
Il chiasso non si era ancora placato, ed egli dovette ripetere la frase urlando.
Quindi prosegu: Questa sala occupata da seicento uomini armati di tutto
punto.
Nessuno pu uscirne..
Qualcuno esclam: E roba da Sud America!.
Con lo sguardo fiammeggiante, lui incalzava: Se non fate subito silenzio
ordiner di piazzare una mitragliatrice sulla galleria e di puntarla su di voi.
Sappiate che le caserme della Reichswehr e della polizia del Land sono in nostre
mani; le forze della Reichswehr e della polizia del Reich si vanno schierando
sotto le bandiere con la croce uncinata.
Il governo della Baviera e il governo del Reich sono stati rovesciati.
Ebert non pi presidente del Reich; Stresemann non pi cancelliere.
Io ho assunto la direzione politica del nuovo governo nazionale provvisorio!.
Possibile?" dicevano alcuni. Come potuto avvenire tutto ci tanto rapidamente?
mormoravano altri.
Gli ufficiali esclamavano: Era ora!.
Le proclamazioni di Hitler erano per prive di fondamento.
Egli affermava il falso con la maestria e la sicurezza di un grande attore che
reciti una parte irreale sul palcoscenico.

Il suo putsch si basava su un bluff, su una forzatura, sulla speranza di


ottenere con le minacce l'appoggio delle autorit bavaresi nemiche quanto lui
dei perfidi governanti di Berlino.
C'erano altre cose nelle sue dichiarazioni di vittoria; c'era la sua incapacit
di distinguere il reale dall'immaginario, una incapacit che lo conduceva
all'autoinganno psicologico.
Egli voleva far credere agli altri di aver vinto, e ingannava per primo se
stesso.
Proprio da questa condizione psicologica, dal contrasto fra realt oggettiva e
realt soggettiva, traeva la sua grande forza ad agire e ad attrarre le masse.
Per lui la realt tangibile non era la vera realt, ma soltanto quella che
esisteva nella sua mente.
Agitando la pistola, Hitler comand imperiosamente a Kahr, a Lossow e a Seisser
di seguirlo.
Voleva parlamentare con loro.
I suoi uomini, agli ordini di Goring e di Hess, procedevano all'arresto di altri
esponenti politici compreso il capo del governo bavarese Knilling.
Il Fuhrer sospingeva i triumviri verso una vicina saletta, mentre cercava di
tranquillizzarli. Non vi sar torto un capello! diceva.
Von Kahr, frastornato, si rivolse a Seisser, mormorandogli: Ci ha messi in un
bel pasticcio la sua polizia.
Kahr mostrava di resistere agli spintoni di Hitler, ma Lossow, aggiustandosi il
monocolo, gli sussurr all'orecchio: Komodie spielen!, Recitiamo la commedia!.
Nella grande sala il pubblico ondeggiava fra l'attonito e lo sbalordito.
Dalla vicina saletta, dove Hitler imponeva le sue condizioni ai governanti di
Monaco, non arrivavano notizie, e l'attesa della gente si prolungava.
Il nervosismo cresceva, le proteste si facevano pi vive.
Molti volevano lasciare la birreria, e allora Goring si mise a urlare che di l
non sarebbe uscito nessuno.
I dissensi esplosero pi vivaci, Goring url pi forte: Calma! Non ce l'abbiamo
con voi, ma con gli sciagurati ebrei, elende Judenschaft, del governo berlinese.
Qui sta nascendo una nuova Germania.
Offriamo Birrzl In quel momento il Fuhrer sollecitava i triumviri ad
affiancarlo, a contribuire al trionfo del nazionalsocialismo nell'intera
Germania, come aveva gi deciso di fare, diceva, il grande Ludendorff che
avrebbe guidato la marcia su Berlino.
I sostenitori avrebbero ricevuto adeguati compensi.
Kahr sarebbe stato nominato reggente della Baviera in nome della risorgente
monarchia; Lossow avrebbe avuto il miniistero dell'esercito nazionale; Seisser
sarebbe diventato ministro della polizia in tutto il Reich.
Hitler riservava per se la carica di capo del governo.
Con chiarezza e arroganza diceva ai triumviri che non c'erano altre soluzioni,
n per loro n per lui stesso. Voi dovete combattere al mio fianco Vincere con
me o morire con me! Pronunciate queste parole port la pistola alla tempia, e
disse: Ho quattro colpi in canna.
Tre sono per voi, uno per me.
Dovete darmi una risposta entro domani!.
Komodie spielen! ripet Lossow a Kahr parlandogli all'orecchio.
Il GeneraLcommissar segu il consiglio solo in parte.
Disse cio senza eccessivo vigore quel che doveva dire.
Ma lo disse. Herr Hitler furono le sue parole lei pu farmi uccidere o uccidermi
con le sue mani.
Sappia che morire o vivere mi indifferente. Allora parl anche Seisser. Lei,
Herr Hitler, ci aveva assicurato che non avrebbe mai promosso un putsch! Ho
dovuto farlo per salvare la Patria! fu la risposta.
Nella saletta entrava Ludendorff, con passo solenne.
Fortemente impressionati da quella autorevole presenza, Lossow e Seisser
scattarono sull'attenti.
Poi, inchinandosi, dissero al generale: Ogni suo desiderio un ordine,
Eccellenza!.
Anche Kahr fu sorpreso, ma riusc a mantenere un atteggiamento di maggiore
distacco.

Sempre stretto nel suo trench e sempre agitando la pistola Hitler lasci la
saletta per tornare nella grande sala in ebollizione.
Sal di nuovo sul podio. Abbiamo formato un nuovO governo! proclam con voce
trionfante dall'alto dello scanno.
Tutti tacquero, e lui prosegu: Il nuovo governo della Germania si propone di
marciare con tutte le forze, quelle del Land di Baviera e di tutte le altre
province, contro la peccaminosa Babele di Berlino per salvare il popolo tedesco.
Uno scrosciante applauso accolse quelle parole, e sembrava che pi nessuno nella
sala avesse voglia di uscirne.
Molti gridarono: Heil Hitler!.
Incoraggiato dagli applausi e dalle grida, il Fuhrer disse: Vi comunico che
Kahr, Lossow e Seisser, nella stanza accanto, si sono schierati al nostro
fianco.
E con noi un grande eroe, Ludendorff! Approvate, voi, tutto ci?.
Gli applausi di consenso non avevano pi fine, ed egli a quel punto pronunci
alcune parole ispirate: Attuo adesso l'impegno che cinque anni or sono presi con
me stesso mentre giacevo invalido e cieco in un ospedale militare: l'impegno di
non concedermi un attimo di sosta fino a quando i criminali di novembre non
saranno abbattuti e fino a quando dalle macerie dell'infelice Germania di oggi
non risorger una Germania grande e potente, libera e splendente.
Amen.
Tutta la sala era con lui suggestionata dalle sue parole.
Seguito dalle ovazioni dei borghesi di Monaco privi ormai di qualsiasi facolt
di discernimento e orgogliosi di partecipare a un evento storico, torn dai
triumviri.
Come poco prima li aveva sospinti verso la saletta, ora li risospingeva nella
grande sala perch con la loro presenza dessero pubblica testimonianza
dell'accordo raggiunto.
I triumviri presero brevemente la parola dopo un intervento di Ludendorff il
quale disse che liberamente accettava le nuove responsabilit nel momento in cui
la nazione affrontava una grande svolta storica: Sono a disposizione del nuovo
governo nazionale tedesco!.
Ma ad alcuni presenti apparve contrariato per la prontezza con cui Hitler gli
aveva sottratto il ruolo di dittatore della Germania, un ruolo che egli pensava
di poter svolgere meglio e con maggiore autorevolezza di quel parvenu austriaco,
di quel piccolo e presuntuoso caporale.
Von Kahr fu estremamente conciso.
Si sofferm a ribadire il suo chiodo fisso, quello di esaltare la monarchia dei
Wittelsbach che finalmente sarebbe tornata sul trono.
Von Lossow e Seisser parlarono della riorganizzazione dell'esercito e della
polizia. intervenne infine l'ex capo della polizia bavarese Ernst Pohner che
Hitler designava fra i nuovi ministri a ricompensa delle protezioni della prima
ora.
Pohner non aveva il dono della parola; per di pi era balbuziente, un difetto
che gli si accentuava nei momenti di tensione.
Quella sera la balbuzie fu irrefrenabile, sicch il suo discorso divenne un
esilarante entr'acte in tanta tragedia.
Si era intorno alle 23,30 quando la riunione si sciolse.
Hitler, lasciandosi invadere dalla commozione, abbracciava Rohm e gli diceva:
Nasce una nuova epoca.
La vita sar migliore!.
Poi raggiunse precipitosamente la caserma del genio dove sembrava che le truppe
regolari avessero ingaggiato una battaglia con le squadre dei rivoltosi.
Egli aveva davvero vinto? Il suo putsch era alfine riuscito? Sembrava di s.
Il Fuhrer tuttavia si rese subito conto che quella sera qualcosa non aveva
funzionato.
Al termine della riunione si era infatti consentito ai triumviri di allontanarsi
dalla birreria senza scorta.
Von Scheubner-Richter, che la sapeva lunga da abile avventuriero qual era,
voleva trattenere von Lossow non fidandosene.
Ma era insorto Ludendorff, sdegnato. Vi proibisco,> grid di dubitare della
parola d'un ufficiale tedesco!" Lossow pot andarsene, e ovviamente
approfittarono dell'attimo di sbandamento anche Kahr e Seisser, i quali si

rifugiarono in una caserma della fanteria sotto l'ala protettrice di Lossow


poich gli ingressi dei loro ministeri erano guardati dalle SA.
Rimasero invece quali ostaggi nelle mani dei rivoltosi il nuovo capo della
polizia Mantel, i ministri Schweyer e Gurtner, oltre lo stesso premier Knilling.
In una riunione con i suoi pi fidi seguaci, Hitler verg con impressionante
rapidit una serie di proclami. Da oggi> si diceva nel primo di essi i colpevoli
del tradimento del 9 novembre 1918 sono posti fuori legge.
Per cui i cittadini hanno il dovere di consegnarli, vivi o morti, nelle mani del
governo nazionale popolare.
In un editto si istituiva un tribunale chiamato a giudicare i criminali della
repubblica di Weimar, mentre i reparti delle SA ricevevano le ultime
disposizioni per muovere alla conquista di Berlino.
Gruppi di squadristi irrompevano nella sede del giornale socialista Munchener
Post devastandone i macchinari, e altri ancora assalivano le abitazioni degli
avversari politici.
Ma gi alle luci dell'alba von Kahr aveva cominciato a riprendere il
sopravvento.
Dispose anzitutto che quel mattino non uscisse nessun giornale, poi emise un
laconico ma fermo comunicato di condanna del Fuhrer.
Il bollettino, che fu letto e riletto alla radio e quindi affisso in grandi
manifesti sui muri della citt, era molto chiaro fin dal titolo: Il
Generalkommissar von Kahr, il generale von Lossow e il colonnello von Seisser si
dissociano dal putsch di Hitler.
Il testo non era meno tassativo: L'inganno e la perfidia di camerati ambiziosi
hanno trasformato una dimostrazione a favore del risveglio nazionale in scene di
ripugnante violenza.
Le dichiarazioni estorte nella riunione del Burgerbrau con la minaccia delle
armi a me, al generale von Lossow e al colonnello Seisser sono nulle.
Nel comunicato si annunciava infine, oltre alla soppressione del Volkischer
Beobachter, l'immediato scioglimento della Nsdap, che ormai contava
cinquantacinquemilasettecento iscritti, della Reichskriegsflagge, Bandiera di
guerra del Reich capeggiata da Rohm, e dei gruppi Oberland da combattimento.
L'imprevista contromossa di von Kahr fu una doccia fredda per Adolf che pass
dall'esaltazione parossistica a uno stato di sconfinata prostrazione.
Senza l'appoggio delle autorit bavaresi e dell'esercito si sarebbe ritrovato
nelle dolorose condizioni del 10 maggio scorso.
Da Rohm apprese per che la folla manifestava in suo favore, e questo fatto gli
restitu immediata fiducia. Bene. Sfruttiamo il momento.
Esponiamo dovunque le nostre bandiere con la croce uncinata.
Suscitiamo un incontenibile entusiasmo popolare, e vinceremo. Cos disse, in
preda a rinnovate eplosioni di entusiasmo, annunciando per l'indomani una serie
di quattordici manifestazioni popolari.
Avrebbe parlato in ognuna di esse, percorrendo in lungo e in largo la citt per
infiammare i cuori delle masse.
Ludendorff colse a volo quel momento di rinnovata fiducia che animava Hitler, e
grid: In marcia!.
L'obiettivo era di raggiungere in forze il centro di Monaco, occupare i
ministeri e proclamare la citt capitale del nuovo governo nazionale.
Ludendorff era convinto che non tutto fosse perduto.
Il generale poteva ancora tentare di forzare la situazione ponendosi
personalmente alla testa dei reparti in movimento, con la sicurezza che i
soldati della Reichswehr non avrebbero mai osato sparare contro un eroe
nazionale, secondo per prestigio soltanto al vecchio feldmaresciallo imperiale
von
Hindenburg.
Il Fuhrer accolse la proposta con l'idea di sondare sia la reale portata del
consenso popolare, sia la consistenza dell'opposizione dei triumviri.
Pi che mai egli era persuaso che non si potesse sferrare un attacco eversivo
senza l'appoggio delle autorit bavaresi.
Si sarebbe andati incontro a una sconfitta certa e a una guerra civile fra
cittadini che pur nutrivano il medesimo odio per la repubblica di Weimar.
Bisognava per far presto, tanto pi che i nazisti, ingannati dalla commedia>
dei triumviri, non si erano impossessati neppure dell'ufficio telegrafico.

Gli unici ad eseguire un colpo di mano erano stati i reparti di Rohm che avevano
preso d'assalto e occupato il ministero della Guerra, ma ora gi si trovavano
accerchiati dalle truppe regolari.
Per primi cadevano prigionieri dell'esercito l'ex capo della polizia Pohner e il
comandante militare dell'organismo unitario delle organizzazioni patriottiche
rivoluzionarie, Hermann Kriebel.
A mezzogiorno del 9 novembre, la mattinata era plumbea, i reparti militarizzati
d'assalto dei ribelli, pi di tremila uomini con bandiere, gagliardetti e un
grande sfoggio di croci uncinate, lasciavano la stradina del Burgerbraukeller
per dirigersi verso la Feldherrnhalle e la Odeonsplatz, al centro della citt.
Avevano appena ascoltato un accalorato fervorino in cui il Fuhrer preannunciava
per la Germania un radioso destino.
Un altro gruppetto di animosi, in cerca di soldi, si era gettato sulle banconote
dello stampatore ebreo Parvus.
I ribelli, allineati per dodici, e protetti da un plotone di SA a cavallo,
raggiunsero il fiume Isar guidati da Hitler, Ludendorff, Goring, Rosenberg
elmetti in testa, pistole in pugno e stivaloni.
Un giovane, Heinrich Himmler, che rivelava una grande padronanza di s fra tanta
confusione, era riuscito a impossessarsi di alcune mitragliatrici, e ora
marciava in testa alla colonna sostenendo l'antico stendardo imperiale.
I cittadini si affollavano incuriositi ai bordi della strada.
In molti gridavano: Heil Hitler., Heil Ludendor!.
A breve distanza dal ponte, il Ludwigsbrucke, i marciatori si arrestarono,
mentre nutrite pattuglie di poliziotti caricavano minacciosi i mitra.
Con prontezza Goring grid: Se sparate uccideremo gli ostaggi in nostre mani!.
I poliziotti abbassarono le armi e i nazionalisti poterono procedere oltre fra
gli applausi della gente.
Su molti edifici e sul balcone del municipio erano apparse bandiere con la
svastica.
Sulla Marienplatz, davanti al palazzo municipale, Julius Streicher pronunciava
un duro discorso antisemita.
I nazionalisti marciavano e cantavano in coro coi cittadini: O Deuschland hoch
in Ehren, O Germania tanto onorata.
Nella sensazione di essere sostenuti dall'afflato popolare intendevano
raggiungere il ministero della Guerra per liberare Rohm e i suoi reparti
accerchiati dall'esercito.
Ma ben presto, giunti alla stretta imboccatura della Residenzstrasse che sfocia
nella Odeonsplatz, si trovarono di fronte a pi consistenti forze della
Landespolizei che avevano ricevuto l'ordine tassativo di non lasciare passare i
ribelli.
Part un colpo di fucile.
Chi lo spar? Esso fu comunque il segnale d'uno scontro breve, ma sanguinoso.
Hitler gridava ai poliziotti: Arrendetevi! Arrendetevi!.
Gli faceva eco la guardia del corpo Ulrich Graf: Non sparate.
E con noi Sua Eccellenza il generale Ludendorff.
E fu proprio lui, il gigantesco Graf, a cadere per primo mortalmente ferito.
Poi croll, colpito al cuore, von Scheubner-Richter.
Nella caduta l'ex ufficiale zarista trascin a terra Adolf che gli era accanto e
che si slog una spalla.
Le file dei nazionalisti si scompigliarono rapidamente nel darsi alla fuga.
Ludendorff si appiatt al suolo per evitare le fucilate, ma poi si rialz e,
torreggiante, riprese con fierezza il cammino verso i poliziotti che
continuavano a sputar fuoco.
Non lo segu nessuno.
Neppure Hitler, il quale, dopo aver strisciato sul terreno rasentando il
marciapiede della Residenzstrasse per porsi fuori tiro, fu raccolto da un medico
suo amico, caricato su un'autoambulanza e trasportato nela villa di Putzi
Hanfstaengl a Uffing, sul lago di Staffel.
Ferito all'inguine stramazz al suolo anche Goring.
Fu soccorso da una donna, Ilse Ballin, moglie d'un mobiliere ebreo.
Complessivamente diciotto furono i morti fra i marciatori, e tre fra i
poliziotti; un centinaio furono i feriti d'ambo le parti.

Ludendorff fu arrestato nell'Odeonsplatz, dove egli era giunto da solo, ma fu


subito rilasciato in considerazione del suo prestigio personale.
Furono invece trattenuti e rinchiusi in carcere o nella fortezza della citt
Rohm, Eckart, Drexler, Pohner, Wilhelm Bruckner.
Riuscirono a fuggire e ad espatriare Goring, Hermann Esser e Gerhard Rossbach.
Hitler a Uffing era premurosamente curato dalla moglie e dalla sorella di
Hanfstaengl, Helena ed Erna.
Smaniava per il dolore della lussazione e per l'umiliazione della sconfitta.
Minacciava di togliersi la vita certo che, se lo avessero catturato, non gli
avrebbero risparmiato la fucilazione.
Istericamente gridava, portando la pistola alla tempia: Non mi far trovare vivo
da quei porci!.
Prostrato si era assopito, e Frau Hanfstaengl riusc a sottrargli l'arma dalle
mani.
Adolf temeva di essere ormai fuori gioco, e volle scrivere il proprio testamento
politico procedendo a designare come capo del partito Rosenberg, il quale doveva
avvalersi della collaborazione dell'ex sergente Max Amann, di Hermann Esser e di
Julius Streicher.
A Putzi Hanfstaengl affidava l'incarico di tesoriere.
Non erano passati due giorni quando la polizia scopr il suo nascondiglio.
Hitler accus il giovane tenente che lo arrestava di non capire il danno che col
suo gesto arrecava alla Germania: non si arrestava un uomo, ma il cammino di
salvazlone del popolo tedesco.
Il tenente non si lasci impressionare da quelle accese parole e lo caric su un
autocarro diretto a Monaco.
Nella piovosa notte dell'11 novembre Adolf fu rinchiuso in una cella del
carcerefortezza di Landsberg sul fiume Lech.
L'indomani mattina un medico diede uno sguardo alla spalla lussata e al braccio
sinistro che portava appeso al collo, mentre nel cortile della prigione venivano
piazzate alcune mitragliatrici.
Per tutto il giorno il prigioniero non volle toccare cibo.
Pensava al suicidio, ma non aveva la pistola. Non mi resta che lasciarmi morire
di fame. diceva.
A distoglierlo dal profondo stato di depressione pervenne la notizia secondo cui
una corte speciale avrebbe giudicato con l'accusa di Landesverrat, alto
tradimento, i fautori della tentata eversione del 9 novembre.
Hitler, che aveva temutO di essere soppresso proditoriarnente dalla polizia,
cap subito quale vantaggio avrebbe ricavato da un processo politico.
Egli poteva tramutarlo in cassa di risonanza della causa nazionalsocialista e
proiettarlo all'attenzione dell'intera Germania e oltre.
In preda a questa aspettazione riacquist immediatamente vigore e fiducia.
Nel carcere di Landsberg erano stati rinchiusi anche Drexler ed Eckart.
Dietrich Eckart, il primo e pi affezionato sostenitore di Hitler, mostrava di
non reggere ai disagi della prigione.
Era gravemente ammalato anche a causa dell'abuso di morfina, e gli fu consentito
di farsi curare nella propria abitazione, sotto sorveglianza.
Ma egualmente lo colse la morte.
Adolf ne prov un grande dolore.
In lui diceva di ravvisare le sembianze d'un eroe, d'un uomo che aveva
consacrato la vita al risveglio del popolo tedesco con la penna, il pensiero e
l'azione.
Il Fuhrer aveva bisogno di apostoli, di martiri, ed Eckart venne rappresentato
come uno di essi.
Grazie a occulte connivenze, molti marciatori del 9 novembre poterono sfuggire
alle ricerche della polizia.
Lo stesso processo fu istruito e condotto sotto l'accorta e impalpabile regia
del ministro della Giustizia Franz Gurtner, di colui che non si era peritato di
definire i nazionalsocialisti carne della nostra carne.
Pi di duecento persone furono condotte in varie carceri, sospettate di aver
partecipato al putsch, e Gurtner ne pose sotto processo soltanto una decina.
Oltre a Hitler figuravano fra gli imputati Ludendorff, Rohm, Kriebel, Friedrich
Weber del Deutsche Kampfbund, nonch Pohner e il suo aiutante Wilhelm Frick

insieme al comandante delle SA di Monaco, Wilhelm Bruckner, e ai militi Wagner e


Pernet.
Le udienze della Corte popolare suprema della Baviera ebbero inizio il 26
febbraio del '24 nella sede della Scuola di fanteria sulla Blutenburgstrasse.
Fin dall'inizio Hitler prese il sopravvento con discorsi infuocati che il
tribunale gli lasciava liberamente pronunciare quasi soggiogato dalla sua
violenza verbale.
Un giornalista scrisse che l'accusato parlava come un accusatore, e che, da
grande rivoluzionario amante della Germania, non si rivolgeva ai giudici ma alla
posterit.
Quando il Fuhrer parlava era come se si aprisse nella sua bocca lo sportello
d'una fornace e le fiamme si avventassero fuori rugghiando Hitler ridicolizzava
Kahr, Lossow e Seisser, che erano testimoni a carico, ma che non sapevano come
districarsi dall'incoerenza d'un'adesione pubblicamente offerta e pOi
inopinatamente ritirata. Kahr mi strinse la mano quella sera al
Burgerbraukeller, e io mi fidai di lui come di un fratello., disse Hitler.
Avveniva cos che a difensore dei triumviri doveva ergersi il pubblico
ministero.
Soltanto Lossow ebbe qualche guizzo polemico, senza tuttavia riuscire a mettere
in difficolt l'imputato.
Lossow presentava Hitler nella schizofrenia d'un uomo che appariva ora brutale
ora sentimentale e comunque sempre noioso, privo di tatto e profondamente
spregevole.
Brutale perch si sarebbe macchiato di qualsiasi delitto pur di appagare le
proprie sconfinate ambizioni sentimentali perch capace di affascinare le masse
e di farsi seguire ovunque avesse voluto. Chiedo per lui esclam Lossow una
perizia psichiatrica.
Quest'uomo crede di essere il Mussolini tedesco, crede di essere il Gambetta
tedesco.
I suoi seguaci lo credono il messia tedesco.
Che disastro! Hitler credeva s di essere il Mussolini tedesco capace di offrire
una soluzione alla crisi che attanagliava la repubblica di Weimar e che colpiva
l'idea stessa della democrazia liberale.
Ma lo credevano anche altri.
Era anzi diffusa la convinzione fra i tedeschi che fosse necessaria una svolta
risolutiva nella politica della nazione, una svolta che fosse guidata da una
personalit di eccezionale vigoria e di grande fascino, da un vero e proprio
redentore.
Hitler era consapevole di ci.
Al processo investiva con feroce sarcasmo i triumviri Kahr.
Lossow e Seisser.
Li accUsava di aver agito al suo fianco con l'intento di abbattere il governo di
Berlino, e perci, se egli era sospettato di alto tradimento, eguale imputazione
doveva ricadere su di loro.
L'accusa di alto tradimento, soggiungeva, era per insostenibile per il semplice
fatto che non poteva macchiarsi d'un simile reato chi intendeva giustamente
abbattere i traditori del '18: Riconosco la mia responsabilit nei fatti dell'89 novembre.
Ma non mi sento n un criminale n un traditore.
Mi trovo in quest'aula come un rivoluzionario, ma come un rivoluzionario contro
la rivoluzione.
Sono un tedesco che vuole assicurare al suo popolo un avvenire migliore.
Lossow lo rintuzz: Quanta presunzione in un demagogo che poteva tutt'al pi
essere il propagandista, il tamburo d'un gruppo di patrioti!.
Adolf riprese la parola con rinnovata abilit, senza abbandonare il tono
dell'implacabile accusatore.
Disse che uomini meschini, come Lossow e soci, avevano idee meschine: Si pu
davvero credere che io combatta per ottenere un portafoglio ministeriale? Un
grande uomo non vuole consegnare alla storia il proprio nome quale semplice
ministro poich rischierebbe di essere seppellito e dimenticato insieme a mille
altri ministri.
Il mio fine sempre stato quello di distruggere il marxismo.
E raggiunger questo scopo.

Altro che diventare ministro!.


Le sue parole scorrevano ora con rapidit travolgente, ora con esasperante
lentezza.
Erano pronunciate ora con asprezza, ora con voce calda e profonda.
Nell'indicare i caratteri dell'uomo destinato a grandi imprese, e cio egli
stesso, evoc la figura di Wagner: Quando a Bayreuth mi trovai per la prima
volta al cospetto della tomba di Wagner, il mio cuore si gonfi d'orgoglio
all'idea che quell'uomo aveva proibito un banale epitaffio come questo: Qui
giace Sua Eccellenza il Barone Richard von Wagner, consigliere aulico e
direttore d'orchestra".
Ero fiero di un uomo che, come tanti altri personaggi della storia tedesca, si
era accontentato
di trasmettere alla posterit il proprio nome senza alcun titolo.
Sostenne quindi con fermezza che l'impresa dell'8-9 novembre non era fallita, ma
che aveva anzi ben seminato per la salvezza della patria; quell'impresa aveva
dimostrato come l'esercito nazionalista da lui creato crescesse rapidamente:
Nutro proprio in questi giorni l'orgogliosa speranza che le nostre schiere
disorganizzate diventino battaglioni, e i battaglioni reggimenti, i reggimenti
divisioni. che la vecchia coccarda sia raccolta dal fango, che le vecchie
bandiere tornino a sventolare.
Sar allora pronunciato il verdetto di assoluzione dal supremo, eterno tribunale
divino.
Allora s che dalle nostre ossa, dalle nostre tombe si far sentire la voce
della Corte che, unica fra tutti, autorizzata a giudicarci.
Non saranno Lor signori a formulare la sentenza nei nostri confronti: a
formularla sar l'eterno tribunale della storia il quale sapr pronunciarsi
sull'accusa che ci viene rivolta.
Voi potrete dichiararci mille volte colpevoli d'alto tradimento: la storia,
guida di una Verit pi alta e di un miglior Diritto, far a pezzi sorridendo la
vostra sentenza e ci assolver da ogni colpa e peccato.
I tedeschi lo ascoltavano, non soltanto nell'aula giudiziaria dove gli applausi
scrosciavano lunghi e fragorosi.
A milioni lo riguardavano come l'interprete del loro stesso odio per i criminali
che cinque anni prima si erano arresi al nemico senza che la Germania avesse
militarmente perso la guerra.
Sul banco degli imputati non vedevano in lui un traditore, ma un patriota e un
eroe.
Il famoso fabbricante bavarese di pianoforti nonch di aeroplani, Carl
Bechstein, don all'eroe un'auto Benz a otto posti con un motore da cento
cavalli, fatta costruire appositamente per lui e in suo onore.
Al termine di ventiquattro giorni di udienze, la Corte emise la sentenza.
Le condanne risultarono miti, anzi irrisorie, grazie alla scaltra regia del
filohitleriano ministro della Giustizia, Gurtner, e si comment che avrebbe
potuto emetterle proprio quell'eterno tribunale della storia cui Adolf si era
appellato con ardore.
Fra i giurati c'era chi riteneva che i cinque anni di fortezza combinati a
Hitler fossero troppi.
Il presidente del tribunale riusc a rabbonirli prevedendo il beneficio di un
condono per il capo nazista allo scopo di consentirgli di tornare in libert
entro pochi mesi.
Nella sentenza non si mancava di mettere in rilievo il puro spirito patriottico
del condannato.
Gi il pubblico accusatore lo aveva elogiato nella sua arringa: Hitler ha saputo
conservare immacolata la propria vita privata, e ci non da sottovalutare
considerate le tentazioni cui era sottoposto in veste di osannato capo d'un
partito politico.
Egli un uomo altamente dotato che, partendo quasi dal niente, si conquistato
un ruolo di primo piano nella vita pubblica grazie a un'opera aspra e tenace.
In nome delle sue idee si mostrato pronto al sacrificio di s e, anche da
soldato, ha compiuto il proprio dovere nel pi alto senso del termine.
Con quel processo Hitler segn un nuovo punto a suo favore.

Gli fu riconosciuto un pensiero e un sentire prettamente tedeschi, per cui il


tribunale evit di emettere nei suoi confronti il sempre minacciato decreto di
espulsione come straniero disturbatore dell'ordine pubblico.
Cinque anni di fortezza era la pena minima prevista dal codice.
Un'identica condanna fu inferta a Pohner, a Kriebel e a Friedrich Weber.
Sebbene colpiti da una pena di un anno e tre mesi Rohm, Frick, Bruckner, Pernet
e Wagner furono immediatamente rilasciati essendosi impegnati a non imbracciare
mai pi le armi.
Ludendorff, il decimo imputato, fu scagionato da qualsiasi responsabilit.
Egli doveva la propria libert a Hitler che si era assunto tutte le colpe.
Hitler, cos facendo, aveva abilmente svuotato l'ingombrante personaggio
rendendolo un semplice figurante.
Era il primo aprile del 1924.
Il giorno 20 di quel mese Adolf festeggi in prigione il suo trentacinquesimo
compleanno.
In seguito allo scioglimento della Nsdap i capi nazionalisti sfuggiti ai rigori
della legge, ma in lotta fra loro, presero strade e viottoli diversi.
Da un lato il generale Ludendorff, il farmacista nazionalsocialista Gregor
Strasser e il rappresentante del partito tedesco della libert della Germania
settentrionale von Graefe fondarono la Nationalsozialistische Freiheitsbewegung,
Movimento nazionalsocialista della libert; dall'altro lato Rosenberg, Streicher
ed Esser istituirono la Grossdeutsche Volksgemeinschaft, Unione popolare
grandetedesca.
Queste formazioni subirono frastagliamenti ed entrarono in conflitto con Hitler
che non condivideva la decisione di partecipare alle elezioni del Reichstag e
del parlamento bavarese.
Soltanto Rosenberg sembrava godere della fiducia di Hitler che gli aveva inviato
un biglietto a matita con un'investitura personale: Caro Rosenberg, d'ora in poi
sarete voi a guidare il movimento.
Adolf lo aveva preferito poich lo considerava meno pericoloso di altri e pi
soggiogabile, essendo un intellettuale puro, uno svagato filosofo.
Il capo rimaneva comunque Hitler che nella fortezza di Landsberg era trattato
con grande rispetto.
La fortezza sorgeva a un'ottantina di chilometri da Monaco.
Avevano messo a sua disposizione una vera e propria camera, non una cella
carceraria.
La camera si apriva sulle verdi anse del fiume Lech; era al primo piano del
massiccio edificio e recava sulla porta un numero magico da lui prediletto, il
7.
Hitler non era sottoposto alle regole restrittive del reclusorio, sia perch i
sorveglianti erano sempre pronti a chiudere un occhio, sia perch egli riusciva
a sbaragliare con la sua prepotenza sopraffattrice ogni residua severit
carceraria.
Lasciava il letto alle sei e si tratteneva a lungo nella vasca per un bagno
molto caldo; un'ora dopo scendeva per la colazione.
Al suo arrivo le guardie lo salutavano con un Heil Hitler.l, levando il braccio.
All'ora di pranzo e all'ora di cena i detenuti aspettavano in piedi che egli
entrasse nel refettorio.
Uno di essi gridava Attenti! e nessuno si sedeva prima che Adolf, accigliato,
avesse raggiunto il suo posto a capotavola sotto una bandiera con la svastica.
Appariva nel refettorio puntualmente, spaccando il minuto.
Compiva sempre gli stessi gesti, quasi a voler dare di s non un'immagine banale
del capopopolo eversore caduto sotto la scure della legge, ma la proiezione
mitica del martire innovatore, del messia cui incombeva l'ufficio di salvare il
mondo.
Esasperava i toni del messianesimo, come e pi di quando proclamava di dover
marciare su Berlino cos come Ges era andato nel tempio a scacciarvi i
mercanti.
Poteva ricevere chiunque volesse e in qualsiasi momento, mentre per tutti gli
altri vigevano insuperabili restrizioni; poteva tenere accesa la luce fino a
mezzanotte, mentre la regola carceraria imponeva di spegnerla assai prima.
Le lettere che egli inviava all'esterno e quelle che gli pervenivano in carcere
non erano sottoposte a censura.

Gli scriveva Chamberlain da Bayreuth; gli inviava le sue prime lettere un


giovane ed esile dottore in filosofia laureato a Heidelberg, Joseph Goebbels,
che lo indicava come patrocinatore del catechismo d'una nuova fede politica. A
lei scrisse commosso Goebbels un Dio ha concesso di esprimere le sofferenze d'un
mondo in sfacelo. Su iniziativa di Rosenberg circolava in tutta la Germania un
numero infinito di cartoline con l'immagine di Hitler, era la Hitlerpostkarte
concepite per tenere deste l'opera e la figura del Fuhrer.
Egli riceveva montagne di lettere e doni d'ogni genere, frutta e dolci.
Conduceva in fortezza un'esistenza da nababbo, in contrasto con le privazioni
subite nell'et giovanile, povero derelitto nelle stanzette del Mannerheim per
soli uomini.
Preferiva abbigliarsi alla bavarese con le Lederhosen, i pantaloncini corti di
cuoio sorretti da larghe bretelle ricamate.
Entrava e usciva a suo piacimento dalla camera o si aggirava liberamente nel
parco.
Per lo pi seguiva un itinerariO fisso, che fu chiamato la passeggiata di
Hitler, a ridosso del muro di cinta.
Le sue erano camminate solitarie e nervose.
In alcune ore del giorno si riuniva con i camerati nazionalsocialisti come lui
detenuti nella fortezza, il colonnello Kriebel, il veterinario Friedrich Weber e
altri ancora ai quali teneva lunghe dissertazioni sui pi vari argomenti.
I nazisti rinchiusi a Landsberg ammontavano a una quarantina, ma a differenza
dei dieci maggiori imputati non avevano subto un processo per alto tradimento
pur avendo partecipato alla marcia e alla sparatoria del 9 novembre.
Facevano spicco il giornalista e soldato Josef Berchtold che aveva costituito la
famosa guardia del corpo hitleriana, la Stosstmpp.
Hitler, il sergente Max Amann, il giovane studente Walter Hewel, il tenente
Edmund Heines, gli autisti Haug, Maurice e infine Schreck che poteva farli da
sosia. a volte Hitler trascorreva intere giornate nella biblioteca dove gli fu
messa a disposizione una seconda stanza che egli utilizzava come sua libreria
privata.
Le sue letture spaziavano da Nietzsche a Marx, da Chamberlain a Schopenauer, da
Darwin a Ranke, da Schiller a Lessing con vmersioni nel grande pelago della
filosofia e della drammaturgia o nelle stagnanti paludi del razzismo.
Il Wallenstein di Schiller lo turbava, e come il grande generale si interrogava
se la sua stella potesse tramontare.
Da sempre lo nutriva una passione per il condottiero.
Gi a undici anni, anni, ,lunno di quinta elementare, ne a veva todisegnato un
ritratto con cappello piumato, che aveva firmato con grafia svolazzante, Hitler
Adolf.
Come Wallenstein egli credeva negli astri e da loro si aspettava la conferma di
grandiosi successi indispensabili a risollevare la sorte della depredata e
inquieta Germania.
Hitler nella capitale bavarese, aveva preso lezioni di astroloogia da un
astrologo e indovino, Eric Hanussen, nel cui ambiente si parlava dell'avvento
<d'un nuovo Carlomagno e d'un nuovo impero, per restituire l'antica potenza al
popolo tedesco.
Poteva essere lui l'atteso Carlomagno? I nazisti se lo chiedevano, e difatti una
sua appassiona ta seguace si era rivolta per un respon so a un'astrologa in
voga, Elsbeth Ebertin, che pubblicava annualmente un almanacco di previsioni,
Ein Blick in d`e Zukunft, Uno sguardo sul futuro.
All'inizio del '23, la Ebertin aveva scritto: Un uomo d'azionenato il 20 aprile
1889, con il Sole in Ariete, pu esporsi a perricolo personale con iniziative
eccessivamente imprudenti e con molta probabilit scatenare una crisi
incontrollabile.
La previsione della Ebertin doveva ben presto rivelarsi esatta perch nel
novembre falliva il putsch di Monaco.
L'astrologa aveva cos proseguito: Le costellazioni indicano che quell'uomo va
preso molto sul serio; destinato ad avere funzioni di Fuhrer nelle battaglie
future.
Sembra che l'uomo al quale mi riferisco, con questa forte influenza dell'Ariete,
sia destinato a sacrificarsi per la nazione tedesca, ad affrontare tutte le

circostanze con audacia e coraggio, anche se si tratter di vita o di morte, e a


dare impulso improvviso a un movimento tedesco di libert.
Non anticiper il destino.
Il tempo lo dimostrer, ma l'attuale stato di cose, al momento in cui scrivo,
naturalmente non pu durare.
Nella fortezza Adolf dettava per lunghe ore pagine su pagine a Emil Maurice.
Dettava sempre pi freneticamente, per cui si rese necessario sostituire Maurice
con una persona culturalmente ferrata e pi rapida nell'esecuzione.
Arriv a Landsberg il suo segretario, Rudolf Hess, che si adatt a scontare una
condanna nella fortezza pur di rimanere accanto al suo Fuhrer e di conquistarne
l'animo.
Il giovane Maurice, che non faceva pi lo scrivano e che non poteva neppure
svolgere il suo lavoro di autista, divenne il cameriere personale del pi
incredibile prigioniero di Landsberg.
Rudolf Hess batteva sui tasti d'una robusta Remington che Adolf aveva avuto in
dono da Putzi Hanfstaengl.
Talvolta lo stesso Hitler, per sostituire Hess sfiancato dalla fatica, si
metteva alla macchina e continuava di persona a picchiare sulla tastiera con due
sole dita.
Il racconto procedeva per tedioso.
La sua era in gran parte una narrazione autobiografica con episodi di vita
familiare trasfigurata con l'intento di attribuirle significati simbolici.
Adolf ora consultava appunti, ora si lanciava come ispirato in lunghe
trattazioni baroccheggianti delle sue prime esperienze politiche e dei progetti
per il futuro alla luce d'una interpretazione nazionalistica della storia.
Raccoglieva in quelle paine gli umori pi oscuri della naziOne e le voglie di
rivincita d'una borghesia atterrita dalle ondate rivoluzionarie che dal 1789
minacciavano di far piazza pulita della vecchia Europa; assorbiva e rilanciava
la volont di potenza, Machtwille, d'un popolo insieme alla brama di spazio
vitale, Lebensraum, e all'istinto pangermanico.
Fin dalla prima riga della sua narrazione affront il tema dell'unit di tutti i
tedeschi conferendo alla sua nascita, avvenuta a Braunau, il valore d'una
predestinazione.
Egli si annunciava come l'uomo del destino. <.Provvidenziale e fortunato
scriveva: mi appare oggi la circostanza che il fato mi abbia assegnato come
luogo di nascita Braunau sull'Inn, una cittadina sulla frontiera di due Stati
tedeschi la cui riunione sembra, se non altro a noi giovani, un compito
fondamentale; un compito da realizzare a tutti i costi affinch l'Austria
tedesca torni alla grande patria tedesca.
Cos dicendo presentava retoricamente la piccola Braunau come il simbolo di una
grande missione.
In tema di Lebensraum scrisse che soltanto un sufficiente spazio poteva
assicurare a un grande popolo una libera esistenza.
Se il movimento nazionalsocialista voleva conservare davanti alla storia il
sacro carattere d'un apostolato, doveva trovare il coraggio di adunare le forze
del popolo tedesco e condurle alla conquista di nuove frontiere.
Ci per liberare la nazione dal pericolo di perire o di servire da schiava altri
popoli; per eliminare il funesto rapporto fra la popolazione e la superficie del
suo territorio, fonte di sostentamento e punto d'appoggio della politica di
potenza.
Esprimeva dispetto per l'Inghilterra che aveva rapito alla Germania le colonie;
per la Francia che si era presa l'Alsazia-Lorena; per l'Italia che deteneva
l'Alto Adige.
Sull'Alto Adige aveva mutato opinione da quando, due anni prima, aveva inviato
in missione presso Mussolini un suo emiSsario Kurt W. Ludecke.
Questo Ludecke era un ricco commerciante che aveva assoldato un reparto di SA
formato da una cinquantina di Camicie brune.
Ludecke aveva dichiarato a Mussolini che ai nazionalisti il Sudtirol non
interessava minimamente.
Comunque, a chi si accontentava di veder ripristinati i confini tedeschi del
'14, Hitler ora diceva che ci equivaleva a un enorme assurdo politico,anzi a un
delitto.
Ben altra doveva essere la nuova politica territoriale, la Raumpolitik.

Insomma, in quale direzione la Germania doveva espandersi? Verso la Russia e gli


Stati confinanti, era la sua risposta: .<Sembra che il destino ci voglia
indicare queste regioni.
Il destino ha consegnato la Russia al bolscevismo, cio agli ebrei.
E poich gli ebrei non sono un elemento di organizzazione ma un fermento di
decomposizione, il gigantesco impero d'Oriente maturo per il crollo.
Noi siamo eletti dal destino ad essere testimoni d'una catastrofe che sar la
pi poderosa conferma della teoria nazionalista delle razze.
A Landsberg affinava i suoi interessi per l'antica scienza dell'astrologia e per
la nuova disciplina della geopolitica, in un contesto di culture occulte.
Il giovane Hess lo metteva in contatto con il fondatore d'un corso di
geopolitica all'Universit di Monaco, Karl Haushofer, che durante la guerra
aveva rivestito il grado di generale.
Haushofer aveva rivelato propriet di veggente.
Riusciva infatti a predire l'ora in cui il nemico avrebbe attaccato e dove
sarebbero caduti i proiettili pi pericolosi.
Egli si recava a incontrare Adolf nel carcere e discuteva con lui, sia sulla
dottrina Zen nell'alone d'una sua giovanile permanenza in Giappone, sia sulla
politica estera nazista cui si affidava l'obiettivo d'una espansione
imperialistica della Germania.
Adolf s'immergeva anche in letture meno impegnative, ma sempre connesse con
qualcosa di misterioso, come Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle.
Ogni sabato, durante le Kameradsckaftsabenden, le serate cameratesche da lui
istituite, leggeva le sue pagine ai nazisti raccolti intorno a lui come
apostoli, e ne riscuoteva ovazioni e battimani.
Si disponeva con la sedia e un tavolinetto sotto il Lorbeer Krauz, la corona
d'alloro e una bandiera con la croce uncinata che aveva affisso al muro della
stanza con l'intento di conferire alla lettura un suggestivo clima di
celebrazione.
Aveva ormai davanti a s un vero e proprio libro che pens di pubblicare per
diffondere il suo verbo e fare nuovi proseliti in una fase estremamente delicata
della sua azione.
Non aveva per idee chiare sul titolo da apporre a quei fogli un po'
disordinati.
In testa gliene frullava uno ridondante e didascalico: ..Quattro anni e mezzo di
lotte contro le menzogne, la stupidit e la vigliaccheria.
Il titolo giusto sgorg una sera dalle labbra di Max Amann, il quale si assunse
l'onere di dare il volume alle stampe.
Nacque cos il Mein Kampf, La mia battaglia, ma il titolo pugnace non
corrispondeva all'uggioso andamento della narrazione che si rivelava il tipico
prodotto di un autodidatta velleitario.
Alcuni suoi collaboratori, primi fra tutti Hess e Hanfstaengl, provarono a
sveltire il racconto sotto l'occhio contrariato dell'autore, ma l'impresa si
rivel tanto improba da costringerli a un certo punto alla rinuncia.
Anche un ex frate geronimita appartenente alla Thule nonch editore dell'organo
antisemita Miesbacher Anzeigern, Bernhard Stempfle, e uno psicologo-poeta
d'origine cca collaboratore del ..Volkischer Beobachter e a sua volta
antisemita, Josef Czerny, cercarono di limare qua e la il testo e di correggerne
almeno gli errori di grammatica.
Con loro Adolf mise soprattutto a punto alcuni dei numerosi passaggi del libro
che si riferivano pi specificamente sia agli aspetti esoterici del nazismo sia
alla questione ebraica.
L'elemento di partenza era sempre lo stesso: la responsabilit degli ebrei nella
catastrofe tedesca.
Le sconfitte sui campi di battaglia dell'agosto '18, scriveva, si sarebbero
potute facilmente sopportare essendo molto inferiori alle vittorie
precedentemente conseguite. Non furono quelle sconfitte a farci crollare, ma fu
l'ebraismo a smantellare le forze morali e politiche del nostro popolo. Nella
sua visione gli ebrei erano sempre in agguato per distruggere i fondamenti
razziali dei popoli.
A dimostrazione di ci si produceva in un'immagine alquanto peregrina: Gli
ebrei, come corrompono programmaticamente donne e fanciulle, cos non temono di
abbattere le barriere razziali fra i popoli.

Furono gli ebrei a portare i negri sulle rive del Reno per imbastardire la razza
bianca da loro odiata e prenderne il posto.
Qui inseriva alcune considerazioni di eugenetica, scrivendo: Se la bellezza del
corpo non fosse oggi relegata in secondo piano dalle nostre ridicole mode,
sarebbe totalmente impossibile la seduzione di centinaia di migliaia di
fanciulle a opera di repellenti ebreucci dalle gambe corte.
Questi parassiti dai neri capelli crespi spiano per ore e ore, con
un'espressione di gioia satanica nel viso, le nostre bionde e ignare fanciulle
per sconciarle nel sangue, Blutschande.
Ecco perch, diceva, la purezza del sangue andava difesa con ogni mezzo,
evitando matrimoni misti, condannando la prostituzione, sradicando la sifilide,
concedendo il diritto alla procreazione esclusivamente alle persone sane.
Anche negli incontri con gli ammiratori che gli facevano visita a Landsberg si
parlava immancabilmente degli ebrei. Scrivendo il mio libro disse un giorno in
un'esaltazione parossistica mi sono accorto di essere stato finora troppo buono
con gli ebrei.
Se vogliamo abbatterli davvero dobbiamo essere pi spietati nei metodi di lotta,
e tener presente che Giuda la peste del mondo.
Il giudeo razza, ma non uomo.
L'uomo una creatura simile a Dio, il giudeo l'immagine del diavolo.
Trascorrevano cos i mesi della prigionia.
Sebbene Adolf non perdesse occasione per imporre la sua dispotica volont, il
direttore del carcere, Herr Leybold, ne tracciava profili rassicuranti destinati
a favorire una pi che sollecita concessione della libert provvisoria.
Leybold lo presentava alle autorit superiori come un uomo d'ordine, ligio alla
disciplina e sempre di buonumore; come un detenuto frugale che non rifiutava il
vitto del carcere, che non fumava e non beveva; come una persona modesta, docile
e senza pretese che non si lamentava mai, che non aveva vanit personali e che
sapeva esercitare una certa autorit sui compagni di pena.
Herr Leybold, toccando angoli pi riposti della personalit hitleriana,
testimoniava come egli sopportasse la perdita della libert meglio dei
prigionieri ammogliati.
Adolf non si sentiva attratto dalle donne, e riceveva le visite di amiche senza
alcun particolare entusiao, ma soltanto con la massima cortesia.
Nei rapporti al tribunale il direttore del carcere non mancava di affrontare
temi politici, e definiva il suo ospite un idealista.
Si diceva certo che Hitler, una volta in libert, avrebbe ripreso in pieno la
battaglia per rifondare e rianimare il suo movimento, ma che non si sarebbe pi
messo contro le autorit. Per raggiungere i suoi scopi si servir di tutti i
mezzi leciti, senza cercare di ripetere il tentativo d'impadronirsi del potere
con la forza. A suo giudizio, Adolf non nutriva neppure propositi di vendetta
contro chi lo aveva avversato e abbandonato nel novembre del '23.
In quelle parole risuonava l'eco di quanto lo stesso Hitler scriveva a chiusura
del libro al medesimo scopo di tranquillizzare le autorit bavaresi e di
ottenere pi facilmente la scarcerazione.
Adolf si mostrava tollerante e comprensivo con i triumviri che non lo avevano
pi seguito nel putsch: E inutile riaprire ferite non ancora cicatrizzate.
E insensato parlare di colpa a proposito di uomini che in fondo al cuore forse
amavano come noi il loro popolo ma non trovarono la via giusta da seguire.
Diceva di non voler portare la divisione fra uomini che forse un giorno
avrebbero formato con lui il vero fronte unitario dei tedeschi contro i nemici
del popolo: Io so che verr un tempo in cui anche quelli che allora ci
trattarono da nemici penseranno con rispetto a chi per il popolo tedesco marci
verso la morte.
Poteva mostrarsi longanime con i governanti e con la magistratura di Monaco
perch in molti si adoperavano per abbreviargli la detenzione.
Non erano ancora trascorsi nove mesi dal suo arrivo a Landsberg quando la
mattina del 20 dicembre fu restituito alla libert.
L'ordine di scarcerazione fu tanto improvviso che egli trov ad attenderlo sul
portone della fortezza soltanto uno striminzito nucleo di fedelissimi.
In effetti l'intero movimento nazionalsocialista, che aveva assunto nuove
sembianze in seguito al decreto di scioglimento, versava in condizioni critiche

n era riuscito a risollevarlo il clima di martirio che la prigionia aveva


creato intorno al Fuhrer.
Fra i vari esponenti nazisti si erano accesi profondi dissidi, e Adolf aveva
lasciato che si aggravassero per sfruttare le divisioni e imporre a tutti la
propria esclusiva volont.
Sembrava che la pressione del nazionalsocialismo sull'opinione pubblica tedesca
si fosse attenuata.
Dopo una nuova crisi economica che aveva portato l'inflazione al massimo
livello, si erano aperte migliori prospettive.
Si era varata una salutare riforma monetaria con l'adozione di un nuovo marco,
Rentenmark, e si erano stabiliti nuovi rapporti internazionali di garazie
all'iniziativa di un finanziere americano, Charles G. Davves.
Con questa iniziativa, che puntava alla riconciliazione tra Berlino e Parigi, si
prevedeva la concessione di prestiti anglo-americani alla Germania per rimettere
in moto la macchina economico-finanziaria tedesca e consentirle di procedere al
pagamento delle riparazioni di guerra.
Si cercava di adeguare le riparazioni a una rinnovata forza produttiva della
nazione.
Il piano Davves fu osteggiato, ma inutilmente, sia da Hitler sia dai comunisti.
Nelle elezioni politiche per il Reichstag, mentre i socialdemocratici
miglioravano del trenta per cento le loro posizioni, i nazisti e le altre destre
sciovinistiche perdevano la met dei voti rispetto alle precedenti
consultazioni.
In libert, Hitler riprese a tessere i fili della sua azione sulla falsariga di
quanto aveva meditato a Landsberg, attribuendo nelle battaglie politiche un
ruolo primario alla propaganda.
Un lungo capitolo del Mein Kampf era infatti intitolato .Propaganda e
organizzazione.
A Monaco torn ad abitare nelle due desolate stanzette al 41 della
Thierschstrasse, sempre davanti al ritratto di Federico Il che aveva fatto
grande la Germania.
Fisicamente appariva cambiato.
L'ozio carcerario lo aveva ingrassato e reso flaccido.
La sua stretta di mano era molle, priva del frenetico vigore d'una volta.
Era mutato anche il suo metodo di lotta, ma non l'obiettivo politico.
Ora pensava di conquistare il potere percorrendo la via della legalit.
Non pi violenza, dunque, e soprattutto bando alle approssimazioni. Dobbiamo
turarci il naso diceva e conquistare il nostro spazio nel Reichstag battendo sul
terre no elettorale i deputati cattolici e marxisti.
Ci vorr pi tempo che con le fucilate, ma prima o poi otterremo la maggoranza,
e l'intera Germania sar nostra. Era fatale che su quel terreno entrasse in
conflitto con le frange estremiste del movimento, a cominciare da Ludendorff e
consorte, la virago Mathilde, che ancora pensavano alla maniera forte.
Ludendorff criticava a viso aperto Hitler che aveva vigliaccamente abbandonato
il campo di battaglia la mattina del 9 novembre per non soccombere sottO le
fucilate della polizia.
Era un argomento delicato che creava ad Adolf serie difficolt.
Non tutti volevano che egli riprendesse il suo ruolo di Fuhrer, e fra i quindici
deputati nazionalisti del Reichstag gli erano rimasti fedeli in quattro.
In Baviera era salito al potere Heinrich Held, presidente del partito popolare,
la Bayerische Volkspartei.
Appena fuori di prigione, Hitler chiese di incontrarlo.
Nel colloquio col nuovo premier, riconobbe di aver commesso un grave errore con
il tentato putsch del 9 novembre e si disse pronto ad affiancare il governo nel
mantenimento dell'ordine e nella lotta al marxismo.
Held, da fervente cattolico, si mostrava preoccupato degli attacchi che
Ludendorff sferrava alla Chiesa di Rom.
Adolf cercava di tranquillizzarlo affermando che il vecchio generale era
totalmente isolato fra i nazionalsocialisti, i quali non avevano alcun interesse
a sollevare questioni religiose.
Chiedeva di essere sostenuto nei suoi sforzi legalitari.
Voleva per che il governo del Land restituisse il diritto di cittadinanza alla
Nsdap e consentisse al Volkischer Beobachter di tornare in edicola.

Heinrich Held, influenzato dal filohitleriano Gurtner che occupava ancora la


poltrona di ministro della Giustizia, si fece convincere dalle assicurazioni del
capo nazista. La belva domata, possiamo allentare la catena! diceva.
Sulle sue imprudenti decisioni influirono gli ultimi risultati elettorali che,
decretando la sconfitta dei nazionalisti, lasciavano spazio all'ottimismo.
La belva non era minimamente domata, e difatti Hitler ottenuta l'autorizzazione
a riaprire le sezioni della Nsdap sfrutt l'evento nei termini pi solenni e
provocatori.
Erano trascorsi poco pi di due mesi dalla riconquistata libert quando convoc
l'assemblea di ricostruzione del partito proprio nella sala del
Burgerbraukeller, la birreria del tentato putsch.
Scrisse di suo pugno il manifesto che recava la firma di Max Amann designato a
presiedere l'assemble a. Anton Drexler, in lite con Hitler, aveva declinato
l'invito a fare da presidente.
Il manifesto diceva: Nazionalsocialisti Vecchi membri del Partito! Uomini e
donne! Venerd 27 febbraio 1925 alle ore 20 nel Burgerbraukeller,
Rosenheimerstrasse, di Monaco si terr il primo grande comizio pubblico per la
neofondazione del Partito Nazionalista Tedesco desco dei Lavoratori.
Il camerata Adolf Hitler parler sull'avvenire della Germania e del nostro
Movimento.
Non sono ammessi ebrei!.
Gi di per s questa avvertenza stava a dimostrare come il partito risorgesse
sulla base dei princpi ideologici della vecchia formazione e come nulla fosse
mutato se non la tattica operativa.
Il manifesto annunciava la rinascita del giornale e implicitamente dava notizia
d'una pi estesa denominazione del partito: L'organo di lotta del Movimento
Nazionalsocialista per la Pi Grande Germania" il "Volkischer Beobachter".
Direttore: Adolf Hitler.
Poi proseguiva: Ingresso: 1 marco, per coprire le spese della sala e della
pubblicit.
Il denaro eccedente sar versato in un fondo di lotta per il Movimento.
Vendita dei biglietti, da gioved 26 febbraio al 15 della Thierschstrasse
(Libreria).
Sul primo numero del risorto Volkischer Beobachter Hitler scrisse un articolo di
fondo dal titolo Un nuovo inizio per affrontarvi il tema dei dissidi interni.
Defin i suoi critici .<bambini della politica e disse che non avrebbero
impedito n al movimento di svilupparsi n a lui di riprendersi il posto di capo
indiscusso.
Lo avevano accusato di non andare per il sottile nelle ammissioni al partito
accogliendo spiantati, derelitti, debosciati, drogati, alcolizzati, omosessuali,
gente alle prese con la giustizia.
E lui sul giornale scrisse seccamente che fra i compiti di un capo politico non
figurava quello di migliorare i suoi seguaci.
La sera del 27 febbraio accorsero in quattromila ad ascoltarlo e ad applaudirlo
nella vecchia birreria.
La gente in segno di giubilo si issava sui tavoli e scagliava sul pavimento i
boccali di birra.
Quella sera stessa ricevette dalla massa dei convenuti la nuova investitura a
guidare il movimento.
Molti erano per gli assenti fra i suoi antichi camerati.
Era naturale attendersi che mancassero Ludendorff e Gregor Strasser, ma
disertarono polemicamente l'adunata an che Rosenberg e Rohm, a loro volta in
rotta con lui.
Hitler, al solito, non si preoccupava delle lotte intestine, anzi le favoriva
per impedire che qualche altro assurgesse a leader.
Il dissidio con Rohm si era sviluppato sui compiti da assegnare alle SA.
L'ex capitano voleva farne una formazione paramilitare indipendente dal partito,
e allo scopo aveva costituito un nuovo organismo eminentemente bellico fin nella
denominazione, il Fronbann, zona del fronte; Hitler invece, per meglio
dominarle, intendeva mantenerle sottoposte alla volont del partito di cui non
dovevano essere che una longa manus operativa in particolari circostanze
intimidatorie.

Il contrasto port alle dimissioni di Rohm sia dalla carica di Oberst SA Fuhrer,
cio di capo supremo delle SA, sia dal partito.
Nella grande sala del Burgerbraukeller Hitler tenne un discorso di due ore
proponendosi come il capo assoluto del movimento, per dodici mesi. Fra un anno.
disse ne riparleremo e mi sottoporr al vostro giudizio.
Se avr fatto bene mi approverete, se avr fatto male me ne andr.
Ma fino a quella scadenza sia chiaro che a guidare il movimento sar io,
soltanto io, e che nessuno potr impormi condizioni. Non risparmi critiche e
accuse ai suoi avversari interni, indicandoli con nome e cognome; non evit di
biasimare le varie fazioni in lotta tra loro: Dovete dimenticare le vostre risse
personali.
Se non lo farete, io andr avanti col mio partito senza di voi.
Dal banco presidenziale Ma Amann url con foga: Siamo tutti con te, Hitler!
Basta con le divisioni!.
Gli antagonisti del contestato Fuhrer si sentivano sciogliere nell'animo le
avversioni e saltavano sui tavoli per unirsi alle incontenibili manifestazioni
di gioia dei nazisti che fra lacrime d'eccitazione avevano ritrovato in Adolf il
loro capo.
Il Fuhrer parlava con accanimento del morbo giudaico e si abbandonava a
descrizioni che egli stesso definiva orripilanti.
Orripilanti perch rivedeva quei luridi ebreucci passeggiare tranquillamente
nella Friedrichstrasse di Berlino al braccio di bionde e ignare fanciulle
tedesche.
Bisognava schiacciarli gli ebrei, cos come si dovevano schiacciare i marxisti.
Con brutalit! Quindi proruppe in un'invocazione: Se dovessi soccombere una
seconda volta, voglio che la bandiera uncinata diventi il mio sudario!.
Fu allora che alcuni dei suoi avversari pi autorevoli, gli Streicher, i Feder,
i Frick, gli Esser, i Buttmann sfilarono davanti alla tribuna per dichiararsi
pentiti e per acclamarlo vincitore.
Alla notizia del travolgente successo ottenuto da Hitler nel Burgerbrau e alla
lettura del suo infiammato discorso, il premier Held cap di aver sbagliato a
crederlo domato.
Si rese conto che il capo nazista era pericoloso quanto prima, pi di prima, e
gli viet di tenere comizi in pubblico per la durata d'un biennio.
Fu subito imitato dalle autorit di altri cinque Lander del Reich compresa la
Prussia.
L'interdizione non era per assoluta, non riguardava l'intera attivit politica,
tanto che egli pot continuare a scrivere sul Volkischer Beobachter i suoi
roventi articoli.
Diede anche alle stampe il primo volume del Mein Kamf in diecimila copie che
andarono a ruba.
Per alcune settimane si rinchiuse in una villa, l'Haus Wachenfeld, che aveva
preso in al`fitto sulle pendici dell'Obersalzberg.
Nella pianura sottostante si stendeva il villaggio di Berchtesgaden.
La villa era piccola, ma lo scenario delle Alpi bavaresi che si godeva dalle sue
finestre era tra i pi incantevoli d'Europa, con la visione del Konigssee.
Al termine del breve isolamento sull'Obersalzberg si dedic a una ferrea
riorganizzazione del partito.
Incontrava serie difficolt a causa dei persistenti contrasti con altri dirigen
ti e in particolare con quelli della Germania settentrionale, dove operava
Gregor Strasser.
Decise di modellare la struttura della Nsdap sull'esempio organizzativo dello
Stato, per cui, in rapporto al partito, suddivise il territorio nazionale in
distretti, Gaue, secondo un'antica voce tedesca, che equivalevano alle
federazioni politiche, Gaue appunto, e che corrispondevano alle circoscrizioni
elettorali della repubblica.
Ogni Gau era sottoposto agli ordini di un Gauleiter da lui espressamente
nominato.
A poco a poco faceva del partito uno Stato nello Stato allo scopo di aver pronto
uno Stato nuovo nel momento in cui avrebbe rovesciato il vecchio.
Cominci a rivolgere una particolare attenziOne alle donne e ai giovanissimi
attraendoli nelle file del movimento e organizzandoli in strutture ginniche,

culturali, professionali per dare ai singoli individui la sensazione di essere


entrati a far parte di organismi forti e imbattibili.
Si doveva eleggere il nuovo capo dello Stato, essendo scomparso il
socialdemocratico Friedrich Ebert.
Ingaggi una dura battaglia che gli offr l'occasione per accentuare la scelta
legalitaria.
In un primo turno elettorale i nazionalisti, istigati da Gregor Strasser,
vollero sostenere la candidatura del grande Ludendorff, ma persero malamente la
partita.
La sconfitta non dispiacque a Hitler, il quale nel turno successivo riusc a
trascinare con s i nazionalisti e a indurli a votare per von Hindenburg che era
stato il pi popolare fra i capi militari tedeschi.
Il leggendario trionfatore sui russi nella battaglia dei Laghi Masuri, sebbene
vecchio e appesantito, vinse le elezioni, e con lui vinse Hitler.
Con Strasser il Fuhrer aveva intrapreso un altro braccio di ferro che lo poneva
ancora una volta dalla parte della moderazione.
Gregor Strasser rappresentava l'ala sinistra del partito; strizzava l'occhio ai
comunisti e respingeva la tattica legalitaria adottata da Hitler.
Gli contrapponeva la via della violenza.
Gregor diceva: Bisogna provocare fame, disperazione e lutti.
Bisogna accendere negli animi del popolo un grande incendio di disperazione
nazionale e socialista.
Col valido sostegno del fratello Otto, un brillante giornalista, Gregor si
batteva contro la democrazia borghese.
Predicava la nazionalizzazione dell'industria pesante e del latifondo, per poter
attrarre pi facilmente le masse proletarie.
Hitler invece, sempre pi desideroso di vestire i panni della temperanza,
difendeva i capitalisti e si opponeva perfino all'esproprio dei beni delle ex
case regnanti tedesche.
Era via via sempre pi finanziato dai grandi industriali e non poteva
inimicarseli.
Ottime erano le sue relazioni con gli ambienti ecclesiastici e con la nobilt,
tanto che la duchessa di Sachsen-Anhalt gli corrispondeva un coSpiCUO assegno
mensile.
Ormai nelle regioni del Nord lo chiamavano con ironia e ostilit il papa di
Monaco.
Uno scontro aperto si verific in un convegno indetto a Hannover.
Hitler vi aveva inviato un suo osservatore, Gottfried Feder, il quale fu accolto
fra urla e fischi, essendo enormemente cresciuta l'insofferenza degli uomini
della sinistra nazionalsocialista nei confronti del papa di Monaco.
Si distinse il pi animoso fra i seguaci dei fratelli Strasser, il giovane
filosofo Joseph Goebbels che nel frattempo era diventato il Gauleiter del
Rheinland-Nord, ma che ancora non aveva soddisfatto le sue ambizioni di
scrittore e drammaturgo.
Appena Feder apparve nella sala Goebbels grid: Fuori! Non vogliamo spie in
mezzo a noi!.
La sua polemica non si ferm l.
Egli infatti si espresse con asprezza anche nei confronti di Hitler, pur
avendolo precedentemente definito l'irresistibile patrocinatore d'un avvincente
catechismo di salvezza.
Goebbels diede in un grido: Propongo di cacciare dal partito nazio nalsocialista
il piccolo-borghese Adolf Hitler!.
Fece impressione vedere un giovane assai minuto, di statura al di sotto della
media, impacciato nel camminare a causa d'un piede deforme, salire sul podio e
pronunciare una cos sferzante condanna contro il duce del nazionalsocialismo.
Dietro l'ultimativa richiesta di Goebbels c'era tutta una politica che, sempre a
Hannover, condusse alla proposta di formulare un nuovo programma del movimento
in sostituzione dei famosi Venticinque Punti del 1920 di cui Hitler era stato
l'ispiratore.
Il nuovo programma si differenziava dal precedente, considerato reazionario,
soprattutto sul piano economico.
Goebbels, che ne era il suggeritore, diceva come fosse preferibile il
bolscevismo alla schiavit del capitalismo.

A un esponente del partito comunista aveva scritto: Noi ci combattiamo senza


essere in effetti nemici.
Sosteneva con vivacit le sue tesi sulle pagine delle Nationalsozialistische
Briefe, Lettere nazionalsocialiste, che, pur essendo un giornaletto
quindicinale, riscuoteva un certo credito fra i lettori.
Vi si poteva leggere che non si doveva aver paura della classe operaia e che i
nemici non si trovavano a Mosca; i veri nemici erano il militarismo francese,
l'imperialismo inglese, il capitalismo di Wall Street.
All'assemblea di Hannover, promossa da Strasser, Hitler contrappose qualche
settimana dopo una nuova adunata che convoc a Bamberg nell'Alta Franconia, una
zona dominata da un suo fedelissimo seguace, Julius Streicher.
Per l'occasione mise in atto il suo intero armamentario propagandistico con
marce di reparti armati, parate di camion stracarichi di ragazzi e ragazze
esultanti, miriadi di manifesti e di bandiere con croci uncinate, tutta la
scenografia di cui sapeva fare sfoggio nelle grandi e delicate occasioni e che
suscitava in chiunque un'immensa impressione.
Annunci in tempi strettissimi la convocazione dell'adunata per cui sorprese gli
avversari e non diede loro la possibilit di prepararvisi adeguatamente, mentre
lui si precostituiva una maggioranza di comodo.
Ma il colpo di grazia fu rappresentato dal suo discorso.
Parl senza interruzione per cinque ore, e la sua loquela sciolse negli animi
dei presenti le avversioni, i livori, gli odi.
Difese i suoi Venticinque Punti che defin solennemente il fondamento della
religione nazionalsocialista; disse che metterli in discussione equivaleva a un
volgare tradimento di coloro che erano morti per la causa; condann i dissidi
ideologici interni perch soltanto una monolitica compattezza di tutti intorno
agli stessi obiettivi avrebbe garantito la vittoria; sostenne che per disporre
di un valido strumento di potere bisognava evitare la nascita d'un esercito di
politici e puntare invece alla formazione d'un esercito di soldati con un'unica
e indiscussa visione della vita. La fede cieca muove le montagne! disse, e nella
sala Si sent una voce gridare: Il nostro programma fatto di due parole: Adolf
Hitler!.
Parl anche Gregor Strasser, ma il suo discorso apparve come un balbettio.
Hitler fu premuroso con lui e arriv a posargli una mano sulla spalla mentre gli
diceva: .Senti, Strasser.
Vendi la farmacia, accetta l'aiuto del partito e impegnati in qualcosa che si
addica a un uomo di valore quale tu sei.
Fu particolarmente cortese anche con Goebbels che si mostrava smarrito, come
confidava con rapidi cenni a un foglietto di carta: Sono prostrato dopo un cos
lungo discorso di Hitler.
Chi questo Hitler? Un reazionario? Sorprendentemente goffo e insicuro.
Parla Strasser.
Esitante, tremante, il buon Strasser, l'onesto Strasser.
Oh, Signore Iddio, che poveri avversari siamo per quei porci! Non ho parole.
Oggi ho davvero ricevuto una botta in testa!.
La partita si chiuse a favore del Fuhrer il quale si afferm come
unico elaboratore della linea politica mettendo fuori gioco la sinistra che
avrebbe voluto imprimere una sterzata socialista all'azione del partito.
Riusc a riportare nella sua orbita Gregor Strasser e Goebbels, usando sia le
sue arti magiche di seduzione, sia distribuendo posti e prebende.
Difatti Gregor fin con l'accettare la carica di responsabile della Nsdap
nell'area della Germania settentrionale che Hitler per rabbonirlo gli offriva.
Goebbels fu invitato dal Fuhrer a tenere un discorso nell'ormai famosa sala del
Burgerbrau, e ne fu entusiasta.
Sui foglietti del suo diario annotava: Hitler mi chiama al telefono.
E gentile nonostante ci che accadde a Bamberg.
Arriv in auto al Burgerbrau.
Lui era gi l.
Il cuore mi batte da scoppiare.
Entro nella sala, accolto da uno scroscio di applausi.
Parlo per due ore e mezzo.
Hitler mi abbraccia.
Mi sento felice.

Adesso mi trovo bene al suo fianco.


M'inchino all'uomo superiore, al genio politico.
Lo amo.
Hitler lo invit nella sua casa sulle montagne, ma prima di riceverlo lo fece
attendere nella vicina Berchtesgaden per tre giorni, per rendere pi spasmodica
l'ansia dell'uomo che aveva gi piegato ai suoi voleri.
Al termine dell'incontro il Fuhrer gli fece trovare nell'albergo di
Berchtesgaden un mazzo di rose rosse.
Stravolto dalla commozione, Goebbels nel suo diario scriveva: E un genio.
E come un bambino, gentile, buono, mite.
Come un gatto: astuto, intelligente, agile.
Come un leone: ruggente, grande, gigantesco.
Quindi concludeva: Ein Kerl, ein Mann!, un tipo, un uomo.
A questo punto, cos infatuato, non poteva non accogliere di buon grado la
nomina a Gauleiter di BerlinoBrandeburgo, un incarico di grande fiducia e
particolarmente essendo la citt dei rossi.
Il giovane Gauleiter espresseil meglio di s nel campo della propaganda in cui
era maestro, secondo soltanto a Hitler.
Ormai, avendo mutato fronte, puntava all'isolamento delle sinistre.
Conduceva abili battaglie con i manifesti, di cui tappezzava i muri della citt
e con i comizi nel corso dei quali suscitava incidenti con i comunisti che ne
uscivano quasi sempre sconfitti.
Ma a un certo punto and troppo oltre.
Aveva invitato Hitler a Berlino e lo aveva indotto a parlare in pubblico,
sebbene in Prussia vigesse la disposizione che gli vietava di tenere comizi.
Per scongiurare i rigori della legge non bast a Goebbels sostenere che nella
sala da ballo si svolgeva una riunione privata.
Difatti i mille nazisti, che affollavano il locale con tanto di croci uncinate,
e l'infiammato discorso di Hitler furono sufficienti al governo per mettere al
bando il loro partito.
Con sempre maggiore frequenza Adolf si rifugiava nella villetta Wachenfeld
sull'Obersalzberg, a non pi di tre ore di automobile da Monaco.
Quello era un luogo ideale.
Lo aveva scelto non soltanto per la fascinosa bellezza naturale, ma anche perch
si trovava a un tiro di schioppo dal confine con l'Austria.
Adolf aveva rinunciato alla cittadinanza austriaca, ma non era ancora un
cittadino germanico.
Si trovava nella difficile condizione di apolide, Staatenloser, ed era sempre
possibile che le autorit di polizia lo deportassero in qualche localit della
Germania come straniero indesiderabile per la sua turbolenta attivit politica.
La vicinanza all'Austria gli conferiva una certa serenit in quanto, se ce ne
fosse stato bisogno, avrebbe potuto rapidamente dileguarsi attraverso le gole
d'una cos prossima frontiera.
Adolf volle con s come governante nella casa sull'Obersalzberg la sorellastra
Angela con la quale si era riappacificato dopo lunghe tensioni connesse a
questioni di temperamento e di eredit.
Angela non vi and da sola, ma si fece seguire dalle due figlie, Angelika, detta
Geli, e Friedl, che aveva avuto con Leo Raubal di cui da tempo era vedova.
L'arrivo della nipote Geli, una bionda dagli occhi azzurri, gli zigomi
prominenti e i seni forti che ne denunciavano l'origine contadina, ma
nell'insieme ben modellata e appariscente, fu uno scossone per Adolf.
La ragazza aveva vent'anni, lui il doppio.
Subito si disse che fra zio e nipotina era esploso un grande amore, e con
accenti scandalizzati si chiacchierava su quella situazione incestuosa.
Geli era schiacciata dal fascino d'un uomo molto importante che sapeva essere
dolce e affettuoso sotto un'apparente asprezza.
Trascorrevano lunghe ore insieme nella veranda al pianterreno della villa con la
visione delle Alpi.
La ragazza, appassionata di canto e in possesso d'una discreta voce, provava le
sue romanze; lui dipingeva, mentre canticchiava a sua volta qualche brano del
wagneriano Crepuscolo degli dei.
Aveva mutato i soggetti dei suoi quadri; non ritraeva pi tristi facciate di
edifici, ma si produceva in grandi archi di trionfo e in immensi festoni.

Non naScondeva i suoi sentimenti per Geli.


Si mostrava in sua Confidenziale compagnia nelle pi varie occasioni, l sui
ponti, nei caff di Monaco, agli spettacoli lirici, nelle pubbliche
manifestazioni di partito.
Si vedeva bene che era innamorato di lei, e altrettanto chiaramente si ca piva
che la ragazza era invasata dello <zio Adolf.
Erano dunque infondate le voci che facevano di Hitler un irriducibile misogino,
un nemico delle donne in quanto amanti? O la piccola e ardente Geli aveva
operato in lui il grande miracolo? Si riandava alle altre storie d'amore di
Adolf che avevano per contorni meno netti, n si tralasciava di ricordare la
giovanile passione platonica per Stephanie, l'indifferente ragazza che egli
incrociava nella Landstrasse di Linz.
Che cosa era successo davvero fra Adolf ed Elena, la vistosa sorella di
Hanfstaengl? Fra lui e la moglie di Ernst, la bella Helena? Era certo che una
sera Ernst aveva sorpreso Adolf inginocchiato ai piedi di Helena, in una luce
soffusa nel salone del palazzo al parco ducale Begenhausen.
Quali erano stati i reali rapporti fra lui e la possente Winifred, la nuora di
Wagner, visto che si mormorava di scene di sadismo sessuale fra loro? Erano
corse altre voci che riguardavano sue probabili relazioni con la vigorosa Jenni,
una commessa di negozio sorella dell'autista Haug, e con la sorella della
guardia del corpo, Emil Maurice.
Anche Jenni voleva fargli da guardia del corpo, e difatti un giorno gli si
present armata di pistola.
Nel novero delle sue amanti pi o meno occasionali venivano comprese una fervida
razzista, Mathilde von Kernnitz; una professoressa bavarese, Carola Hoffmann; e
ancora un'attrice, la stupenda Renate Muller.
Di Renate si raccontava una storia che naturalmente aveva lui per protagonista.
Una sera erano insieme a casa di Goebbels soli in una stanza.
Era trascorsa una mezz'ora e Adolf, a differenza delle altre volte in cui si era
mostrato piuttosto precipitoso, non si decideva all'approccio amoroso.Renate gli
disse, con fare imperioso: Che cosa aspetti!.
Adolf scatt in piedi e, come se eseguisse un ordine, lev il braccio nel saluto
nazista.
Renate si mise a ridere, e lui, di rimando, esclam: Che c' da ridere? Posso
tenere il braccio levato per tutto il tempo che voglio!>. Certo ribatt la
giovane guardandolo al di sotto della cintura per una sorta di compensazione!
Adolf amava circondarsi di belle donne, e ci appariva evidente.
Ricorrevano fra le sue amiche molti bei nomi, come quelli della ricchissima
Gertrud von Seidlitz e dell'appassionata monarchica Viktoria von Dirksen.
C'erano le artiste, Sabine Offerrnann, interprete di opere wagneriane a
Bayreuth; le sorelle Inge e Lola Epp, danzatrici in un cabaret e modelle di nudo
all'Accademia delle Belle Arti di Monaco; l'attrice cinematografica Gretl
Theimer; la pattinatrice Martha Mayerhans.
Un capitolo a parte meritava Maria Reiter, figlia d'uno dei fondatori del
partito socialdemocratico a Berchtesgaden, che per lui aveva tentato di
appendersi al soffitto di casa.
Generalmente Adolf le trattava con estrema compitezza, con grazia e cavalleria.
Aveva per loro espressioni delicate, come gattina, topolino, Mein Prinzesschen,
Meine kleine Grafin.
Ma quali erano i suoi veri rapporti amorosi con le donne? E poi, quanto erano
normali? Si sussurravano termini medici: soffriva di fimosi come Luigi XIV.
Si ricorreva al linguaggio giuridico: afflitto da impotentia coeundi.Si
ricordavano i commenti salaci dei commilitoni che in guerra lo avevano visto
nudo sotto la doccia con gli organi genitali pressoch atrofizzati.
Sembrava anche che avesse consultato un medico di Monaco, il dottor Krueber,
temendo di essere affetto da sifilide e argomentando che quella malattia fosse
la causa d'una sua condizione d'impotenza.
Il medico lo avrebbe rassicurato: non era sifilitico e poteva considerare
transitori i suoi disturbi sessuali.
Fra queste mormorazioni, una sola non ammetteva dubbi: Adolf era dispoticamente
geloso di Geli.

Il successo da lui ottenuto a Bamberg andava consolidato, e da questa esigenza


scaturirono due decisioni: formulare un nuovo statuto che gli conferisse i pi
ampi poteri e convocare un nuovo congresso nazionale del partito.
Si var il nuovo statuto a Monaco in una riunione in cui ancora una volta
sbaragli gli avversari interni.
I nazionalsocialisti di Monaco, i pi fedeli al capo, si ritagliarono una
consistente fetta di potere sicch divennero i controllori dell'intero partito.
Inoltre Hitler riusc all'inizio della Genzzania tribunale interno con il
compito di giudicare tutto etutti, escluso naturalmente lui, l'intoccabile, col
diritto di decretare sospensioni ed espulsioni.
Il tribunale si fregiava di una strana sigla, Uschla, che stava per
Untersuchungs und Schltchtungsausschuss.
Il congresso nazionale, il secondo nella storia della Nsdap, si svolse a Weimar,
in quanto la Turingia era uno dei pochi Lander in cui non vigeva per il Fuhrer
il divieto di parlare in pubblico.
Vi convennero da ogni parte della Germania diecimila nazisti.
Cinquemila di essi appartenevano alle squadre d'assalto e ne portavano
orgogliosamente le insegne.
Fra i presenti fu particolarmente onorato il principe Augusto Guglielmo, uno dei
figli del deposto Kaiser Guglielmo Il.
Al termine del lungo discorso che Hitler tenne al Nationaltheater, tutti
sfilarono per le vie della citt con banda musicale e bandiere al vento.
Ritto in piedi sulla sua gi famosa auto scoperta, una Mercedes-Benz rossa, egli
appariva fremente per la compattezza della marcia e per il fanatico attaccamento
che tutti gli dimostravano con gli evviva e i canti di gioia.
Goebbels proruppe in un'esclamazione che i giornalisti registrarono nei loro
articoli: Sta per nascere il Terzo Reich.
E Adolf Hitler ne il creatore! .
Fu quella la prima celebrazione del Parteitag, Giornata del partito, che
raggiunse il suo culmine con la mistica consacrazione sul palco del
Nationaltheater dei nuovi gagliardetti delle SA.
Nel frattempo Hitler aveva gi allontanato il dimissionario-dimissionato Rohm da
capo supremo di quelle formazioni sostituendolo con un ex capitano
apparentemente pi malleabile, Franz Pfeffer von Salomon.
Il capitano aveva maturato una considerevole esperienza banditesca nei
Freikorps.
Il suo cognome Salomon era d'origine ebraica, e allora lui aveva voluto lavare
quell'onta facendosi pi semplicemente chiamare Franz Pfeffer.
Giunto alla testa delle SA ne avvi una radicale ristrutturazione.
Istitu i Gruppen e le Trupps, gruppi e plotoni, gli Sturme e gli Standarten,
compagnie e reggimenti; le Brigaden e le Gausturrne, brigate e divisioni; a ogni
Gausturrn corrispondeva un Gau del partito.
Una cos rigida struttura rese per pi difficile, anzich facilitare come
avrebbe voluto Hitler, la subordinazione delle Sturmabteilungen alla linea
politica del partito.
E per farne egualmente un docile strumento nelle sue mani, Adolf dovette tenere
sotto stretto controllo l'Oberstenfuhrer Salomon.
Per la prima volta apparvero sui giornali le foto di Hitler che salutava i
manifestanti col braccio teso, come faceva Mussolini in Italia.
Il Fuhrer indossava una camicia bruna, come il capo del fascismo italiano ne
indossava una nera.
Aveva ingaggiato un fotografo personale, Heinrich Hoffmann, che sul Volkischer
Beobachter pubblic il primo ampio e particolareggiato servizio fotografico su
di lui, raffigurandolo come il nuovo astro del firmamento politico tedesco.
Il nuovo astro sub tuttavia un'eclissi nelle elezioni politiche del '28.
I cittadini tedeschi furono chiamati alle urne per rinnovare il Reichstag nel
mese di maggio, quando Hitler aveva gi pubblicato da pi di un anno il secondo
volume del Mein Kampf.
Il volume non aveva avuto per lo stesso successo della prima parte dell'opera,
essendo pi confusamente ideologico.
Non conteneva tanto il racconto sublimato della sua vita quanto una contorta
teorizzazione del suo programma politico di conquista e di gestione del potere.

In quelle elezioni la Nsdap non raccolse che ottocentodiecimila voti, pari a


dodici deputati sui quattrocentonovantuno che sedevano alla Camera.
Si ritagliarono appena un 2,6 per cento del corpo elettorale situandosi al nono
posto fra le formazioni politiche del paese.
Fra i nazisti eletti figuravano Gregor Strasser, Goebbels, Wilhelm Frick,
Gottfried Feder e Hermann Goring.
L'asso dell'aviazione tornava dalla Svezia dove era stato rinchiuso in manicomio
per disturbi psichici connessi con l'abuso di morfina.
I deputati nazisti furono subito chiamati le dodici pecore nere del Reichstag.
Fra di loro non c'era Hitler che non aveva potuto candidarsi alle elezioni in
quanto apolide.
Ma egli seppe servirsi anche di questa situazione per ingigantire la
particolarit d'un ruolo che lo poneva al di sopra e al di fuori d'ogni cosa.
Nel Reichstag dominavano i socialdemocratici, in cospicuo aumento, e i
comunisti.
Erano perdenti il partito nazionalista e i monarchici, e anche la sconfitta dei
nazisti, che si aspettavano molto di pi dalle elezioni, appariva
irrecuperabile.
Otto Strasser, il polemico giornalista fratello di Gregor, ne sottolineava con
amarezza la gravit, osservando che il messaggio di redenzione lanciato da
Hitler non era stato raccolto dalle masse.
Goebbels si mostrava pi abilmente spregiudicato e si lanciava in una campagna
di svalutazione dell'Assemblea parlamentare. Chi se ne frega del Reichstag>
gridava nelle piazze.
E aggiungeva: Noi siamo stati eletti contro il Reichstag.
Useremo il mandato secondo il volere dei nostri elettori.
Non mi considero un membro della Camera.
Io sono un Iddlo, un Inhaber der Immunitat, un detentore dell'immunit
parlamentare; io sono un IdF, un Inhaber der Freifahrkarte, un utilizzatore di
viaggi gratuiti.
Hitler batteva sullo stesso tasto antiparlamentare e contemporaneamente
ridicolizzava l'istituto della Societ delle nazioni.
Gustav Stresemann, non pi premier, ma ministro degli Esteri assai influente,
era riuscito non solo ad accordarsi sull'inviolabilit delle frontiere tedesche
col patto di Locarno ma anche a portare la Germania nel consesso ginevrino.
Le proteste di Hitler si facevano altissime: Noi dobbiamo liberare il nostro
popolo dalla babelica confusione internazionalista e dalla penosa credenza nella
riconciliazione, nella pace mondiale, nella Societ delle nazioni.
Dobbiamo distogliere il nostro popolo dall'idiozia del parlamentarismo ed
educarlo a ricercare una guida autoritaria.
Esiste un solo diritto al mondo, ed la nostra forza.
Mentre Hitler sosteneva queste tesi estreme sulle pagine del Volkischer
Beobachter, avveniva che Stresemann portasse tanto avanti la politica di
pacificazione da rinunciare solennemente alla guerra con la firma del patto
KelloggBriand in una solenne cerimonia a Parigi.
Sulla scena tedesca sempre primeggiava la questione delle riparazioni di guerra.
Il banchiere americano Charles G. Davves grazie al suo piano aveva messo a
disposizione della Germania grossi finanziamenti per facilitarle i versamenti;
ora un altro uomo d'affari americano, Owen D. Young, presentava un nuovo piano
per consentire ai tedeschi di pagare i danni di guerra mediante una decrescente
rateizzazione di ben cinquantanove anni, che si sarebbe perci protratta fino al
1988.
Hitler, cos come si era opposto al piano Dav ves, avversava il progetto Young
che del re sto era contrastato anche dai comunisti e da alcuni rappresenlti del
Centro cattolico del peso di un Konrad Adenauer.
Il capo nazista si adatt a stringere un'alleanza con i tedesco-nazionali di
Alfred Hugenberg, pur suoi naturali concorrenti politici.
Hugenberg, un prussiano tradizionalista Il quale con Hitler non era mai stato in
buoni rapporti, presiedeva un Comitato nazionale, il Fronte di Harzburg, che ne
aveva lanciato una campagna per respingere il piano Young come iniquo e privo di
consistenza giuridica in quanto continuava ad addossare falsamente alla Germania
la responsabilit dell'ultima guerra.
Hugenberg aveva sessantatr anni ed era un uomo potentissimO.

La sua presenza si avvertiva in pi campi, dalla politi ca all'industria


pesante, dal cinema al giornalismo.
Manovrava il movimento della destra nazionalpopolare, la Deutschnationale
Volkspartei, e godeva dell'appoggio d'una grande associazione di reduci, lo
Sahlhelm, Elmo d'acciaio.
Aveva avuto voce in capitolo, arricchendosi, nelle aziende del magnate degli
armamenti Gustav Krupp; controllava la casa di produzioni cinematografiche Ufa,
ma soprattutto possedeva una catena di giornali attraverso la quale influenzava
vasti settori di opinione pubblica pi reazionaria che conservatrice.
Hitler utilizz immediatamente i giornali di Hugenberg per pubblicizzare la
propria immagine e renderla pi popolare, cos come rimpingu le casse della
Nsdap attingendo a piene mani dai fondi che il nuovo SOCio gli metteva a
disposizione.
Sicch non erano pi esclusivamente i piccoli industriali a finanziarlo.
L'alleanza con Hugenberg gli creava per molte difficolt con la sinistra
interna del partito e in particolare con i fratelli Strasser che non amavano le
collusioni con la grande industria.
Fra gli avversari del piano Young si distinguevano non soltanto gli amici di
Hugenberg, ma indifferentemente anche antichi avversari e sostenitori di Hitler
che per l'occasione allentarono quanto mai i cordoni della borsa.
C'era Fritz Thyssen, che capeggiava un gigantesco trust dell'acciaio e che
durante l'occupazione francese della Ruhr aveva guidato la resistenza passiva a
Mulheim con l'appoggio dei lavoratori; c'era Emil Kirdorf, il re del carbone
della Ruhr, che per finanziare operazioni politiche disponeva di COSpiCUi fondi
neri denominati il tesoro della Ruhr, Ruhrschatz; c'erano il costruttore di
pianoforti Carl Bechstein e l'editore Hugo Bruckmann, le cui mogli avevano oltre
tutto un debole per Adolf.
Lo ricevevano orgogliosamente nei loro salotti che erano stati frequentati da
Nietzsche e che ancora ospitavano Rilke e Spengler.
Frau Elsa Bruckmann, nata principessa Cantacuzeno, annunciava con enfasi: Il
compito della mia vita oggi uno solo: quello di mettere in contatto Hitler con
gli uomini chiave dell'industria pesante.
Helena Bechstein diceva, sospirando: Quanto vorrei che Adolf fosse mio figlio!.
Adolf si presentava in un abitino blu recando ogni volta un gran mazzo di rose e
profondendosi con le signore in baciamani.
Poi se ne stava in un angolo a mangiar dolci.
Se il suo mutismo si prolungava, l'una o l'altra dama lo stimolavano con qualche
giudizio favorevole agli ebrei.
Allora lui attaccava a parlare con voce tonante, e a quel punto era difficile
farlo smettere.
Hitler e Hugenberg, ormai uniti, formularono un progetto che intitolarono
solennemente Legge contro la schiavit del popolo tedesco con l'intento di
chiudere una volta per tutte il capitolo delle riparazioni.
Si rivolsero agli elettori perch la legge fosse presa in esame dal Reichstag e
ci riuscirono con uno scarto irrisorio di voti.
Era richiesto almeno il 10 per cento dei suffragi, ed essi raggiunsero il 10,02.
Ma la loro fu egualmente una fatica inutile poich la Camera ne bocci la
proposta.
Non c'era da tentare altra via che il referendum popolare, e fu una nuova
sconfitta.
Perch il referendum scattasse era necessario ottenere ventidue milioni di voti,
ed essi non ne racimolarono nemmeno sei.
Eliminati tutti gli ostacoli, il piano Young venne alfine approvato.
Il presidente della repubblica Hindenburg vi appose la sua firma deludendo le
residue speranze che gli avversari del piano avevno riposto in un Hindenburg, se
ci sei batti un colpo!, scriveva infuriato Goebbels sulle pagine del suo
giornale berlinese Der Angriff, L'attacco.
I nazionalisti e soprattutto i nazisti non avevano ottenuto il successo
fantasticato.
I nazionalisti avevano addirittura subto una scissione, ma Hitler personalmente
era riuscito a chiudere in attivo la partita.

Anzi l'alleanza con Hugenberg, col quale entr in conflitto attribuendogli


speciosamente le responsabilit della sconfitta, lo aveva reso oltremodo
popolare fra le destre.
La pi vasta notoriet da lui conseguita nel paese si riflesse positivamente
anche sulle liste nazionalsocialiste nelle elezioni in vari Lander, come
Lubecca, la Sassonia, il Brunswick, il Baden.
I nazisti strappavano voti ai nazionalisti.
In Turingia il successo degli hitleriani, raggiungendo l'11,3 per cento dei
voti, fu tale da poter ottenere l'assegnazione dei ministeri dell'Interno e
della Pubblica istruzione per un loro esponente, edera la prima volta che ci
accadeva.
Divenne ministro Wilhelm Frick, colui che aveva comandato la polizia politica di
Monaco e che con Pohner era stato uno dei primi e non troppo occulti sostenitori
dell'hitlerismo ai danni del governo legittimo della Baviera.
Per prima cosa egli introdusse nelle scuole l'obbligo della preghiera
nazionalista.
L'alleanza con Hugenberg aveva messo a disposizione del Fuhrer nuove fonti di
finanziamento fra i grandi industriali, per cui molti camerati si chiedevano
scandalizzati quanto del denaro raccolto per il partito rimanesse nelle tasche
del loro capo.
Adolf aveva infatti mutato totalmente il suo tenore di vita.
Aveva acquistato la villa sull'Obersalzberg presso Berchtesgaden.
A Monaco aveva cambiato casa dando un addio alle due fredde stanzette in affitto
della Thierschstrasse.
Si era trasferito in un lussuoso appartamento di nove stanze al 16 della
Prinzregentenplatz, nel cuore di un raffinato quartiere della citt.
Dalle finestre dell'appartamento poteva vedere la facciata del teatro, il
Prinzregententheater, in cui annualmente si svolgeva un festival wagneriano.
La nuova dimora, che occupava l'intero secondo piano di un elegante edificio,
era di sua propriet.
L'ammobili con cura, l'imprezios di quadri, tendaggi, tappeti.
Dappertutto c'erano poltroncine e sediole, colonnette, vasucci e anforette.
C'era anche una voliera con uccellini canterini.
Winifred Wagner gli fece avere in dono due o tre casse di biancheria e di
vasellame; Helena Bechstein si affianc ad Angela Raubal nell'operazione di
arredamento che si protrasse per pi settimane.
Egli s'interess personalmente alla stanza di Geli, che volle accanto alla
propria camera da letto, e nell'addobbarla cerc di interpretare ed esaudire i
piccoli desideri della nipote cui era sempre sentimentalmente e apertamente
legato.
Per mostrare quanto fosse cresciuta la sua potenza, mut sede anche al partito.
Dalle poche e disadorne stanze della Corneliusstrasse e della Schellingstrasse
passa ad occupare al 45 della Briennerstrasse un intero edificio.
Era il palazzo Barlow cui impose l'emblematico nome di Braunes Haus, Casa Bruna,
per reagire alla disposizione del Land della Baviera che proibiva alle SA
d'indossare la camicia bruna, lo specifico elemento della loro uniforme.
Disegn egli stesso poltrone e lampadari.
Pervaso nuovamente dall'antica passione per l'architettura.
abbatt pareti, innalz archi e colonne, costru una scalea che conduceva
direttamente al suo studio, attenendosi ben poco alle indicazioni
dell'architetto e arredatore Paul Ludwig Troost che lo affiancava nell'impresa.
Fece luogo a un grande salone, detto Senatssaal, Sala del Senato, che aveva al
centro uno sconfinato tavolo a ferro di cavallo con sessanta seggi.
Il Senatssaal gli serviva pi per parlare ai giornalisti e per impartire il suo
verbo che per ascoltare la voce dei massimi dirigenti del partito come
l'appellativo del salone avrebbe potuto far credere.
Sugli schienali in cuoio rosso dei seggi fece imprimere l'aquila che egli aveva
prescelto fra i simboli del partito.
Trasfuse nella Casa Bruna l'immagine militaresca del mondo covato nella sua
fantasia, tra pesanti mobili di metallo da lui ideati, corrusche armature,
lugubri stendardi, croci uncinate, tele con dipinti allegorici di battaglie.
Al cospetto di una cos imponente realizzazione, uno dei capi del partito se ne
usc con un'esclamazione: Potztausend!, caspita! Dopo di che prosegu dicendo:

Se non avessi visto sventolare sul tetto la bandiera con la svastica, avrei
pensato di trovarmi davanti al palazzo d'un cardinale di curia o d'un banchiere
ebreo ricco sfondato.
Trasfer nel suo studio della Casa Bruna il ritratto di Federico il Grande che
aveva nella Thierschstrasse e vi affianc i busti di Mussolini, di Bismarck e
del camerata scomparso Dietrich Eckart.
Aveva innalzato Eckart a martire della causa insieme ai caduti del fallito
putsch di Monaco i cui nomi erano incisi su targhe di bronzo affisse alle pareti
della stanza.
Un ritratto del camerata idolatrato figurava in un'altra sala dell'edificio
chiamata Fuhrerplatz, il posto del Fuhrer, una sorta di scantinato dove Hitler
si rifugiava o per raccogliersi in solitudine o per predicare alla presenza di
piccoli gruppi di adepti.
A ricordo del putsch conservava in una sala come sacri cimeli le bandiere del
sangue che nel novembre del '23 avevano guidato l'attacco sul Ludwigsbrucke di
Monaco.
Le bandiere elevate a reliquie erano in stridente contrasto con la professione
di legalit che Hitler andava proclamando per ottenere l'appoggio degli ambienti
moderati e conservatori della nazione.
Il 24 ottobre del '29, era un venerd, si verific un crollo di proporzioni
gigantesche alla Borsa valori di New York.
Fu un venerd nero per tutti poich la rovina di Wall Street scaten una crisi
economica a carattere mondiale.
La Germania fu particolarmente investita dall'ondata catastrofica che condusse
all'esaurimento dei prestiti stranieri e che comport il fallimento di alcune
banche oltre a un'impennata dell'inflazione e della disoccupazione in seguito
alla chiusura di molte industrie, sia grandi sia piccole.
Fra banchieri e imprenditori disperati, il suicidio fu una scelta obbligata.
Il numero dei disoccupati superava i tre milioni, le liste di povert non
avevano fine con dieci o dodici milioni di iscritti; si susseguivano gli
scioperi, gli operai stazionavano furibondi davanti alle fabbriche dai cancelli
chiusi, i contadini invadevano le sedi comunali.
Dilagava la violenza, si moltiplicavano gli scontri dei manifestanti con la
polizia.
Spesso agli angoli delle strade si rinvenivano le vittime di aggressioni mortali
di cui raramente si scopriva il responsabile.
Si era creato il clima che Hitler si augurava di veder sopraggiungere per poter
scagliare con maggiore efficacia i SUOi fulmini contro la giudaica repubblica,
causa di tutti i mali, e sommuovere a suo vantaggio le coscienze popolari con la
vibrante promessa di rovesciare la situazione.
Ma per ottenere questo risultato, diceva, i tedeschi dovevano unirsi a lui e
dargli fiducia.
Per prima cosa egli prometteva di stracciare in faccia ai criminali di Berlino
il trattato di Versailles, di restituire alla Germania il ruolo di grande
potenza, Grossmacht, com'era suo sacrosanto diritto. ..Deutschland uber alles..,
andava gri dando in ogni luogo.
I SUOi simili ripe teVanO il grido e si mischiavano ai sen za lavoro che in fila
chiedevano il sus sidio davanti ai centri d'assistenza.
Distribuivano un graffiante giornaletto propagandistico, Der Erwerbsloe.., Il
disoccupato, provocando scontri violenti fra gruppi di operai e reparti delle
SA, mentre Goebbels, che era stato elevato alla carica di
Reichspropagandaleiter, capo della propaganda per l'intera nazione, istigava
alla rissa.
In ogni angolo di strada Goebbels gridava a piena voce: Adolf Hitler si mangia
Karl Marx in un sol boccone.
Gregor Strasser gli dava man forte. Se tutto precipita verso la catastrofe..
diceva per noi va bene.
Va bene per la nostra rivoluzio ne. La crisi economica, insieme ai contrasti che
dilaniavano la grande coalizione guidata dal socialdemocratico Hermann Muller,
condusse alla caduta dell'ultimo ministero a base parlamentare della repubblica
di Weimar.
La fine della Grosse Koalition, una maggioranza che andava dai socialdemocratici
alla Deutsche Volkspartei, Partito popolare tedesco, apr la strada a un governo

presidenziale sostenuto dagli agrari, dagli industriali e dalla Reichswehr,


quanto mai compromessa in operazioni politiche.
A Muller successe nel marzo del 1930 l'uomo forte dell'ala sindacale del Zentrum
cattolico, Heinrich Bruning, il quale, pur essendo alla testa d'un gabinetto
minoritario, si illudeva di poter evitare alla Germania sia il predominio dei
comunisti sia quello dei nazionalsocialisti, mediante la restaurazione d'uno
Stato alla Bismarck.
Present una serie di prowedimenti che avrebbero dovuto risanare l'economia, ma
gli venne a mancare il sostegno del Reichstag.
Volle allora forzare la situazione e, scavalcando il parlamento, var il suo
programma attraverso decreti presidenziali d'emergenza.
And ancora oltre e risped a casa i deputati, sicuro che gli elettori gli
avrebbero dato ragione.
Con questa presunzione indisse i comizi elettorali gi per il settembre
successivo.
Ma i risultati della consultazione politica gli riservarono un'amara sorpresa.
Infatti crebbero i partiti che egli voleva sconfiggere: i comunisti (dal 10,6 al
13,1 per cento) ed enormemente i nazionalsocialisti, mentre diminuiva il peso
dei socialdemocratici che scendevano dal 29,8 al 24,5 per cento pur rimanendo i
pi forti nello schieramento elettorale.
Il partito di Hitler, con l'affluenza di voti liberali e conservatori, balzava
dal nono al secondo posto nella graduatoria nazionale delle forze politiche
riscuotendo il 18,3 per cento dei suffragi, mentre nella legislatura precedente
si era fermato al 2,6.
Questa straordinaria vittoria era rafforzata dalla sconfitta di Hugenberg il cui
partito nazionalpopolare scendeva dal 14,2 al 7 per cento.
Di colpo la Nsdap raccoglieva sei milioni e mezzo di suffragi rispetto alla
quota precedente di soli ottocentodiecimila voti.
Moltiplicava per otto i suoi votanti, quindi i suoi deputati al Reichstag
salivano da dodici a centosette.
Se questo fu un risultato a sorpresa per lo stesso Hitler che pensava di
conquistare al massimo una cinquantina di seggi, non si poteva nemmeno negare
che fra gli elettori si erano avute avvisaglie di novit a favore dei nazisti o
comunque di protesta nei confronti del debole regime di Weimar al quale meno che
mai si perdonava di essersi arreso al nemico e di aver accettato una pace
capestro.
Il primo giorno della nuova legislatura i deputati nazionalsocialisti si
precipitarono in massa nell'aula del Reichstag, in camicia bruna e stivaloni,
schiamazzando platealmente e irridendo i rappresentanti degli altri partiti.
La scenata non fu colta appieno nella sua gravit.
Un giornale, la Vossische Zeitung, ne rilev l'aspetto pagliaccesco senza
biasimare l'offesa che si arrecava all'istituto parlamentare. L'ingresso in
gruppo dei nazionalsocialisti in camicia bruna scriveva il cronista ha provocato
uno strano effetto.
Essi hanno suscitato minore impressione di quanto si aspettassero.
Fu un misto di stranezza e di ridicolo. Simultaneamente nelle strade di Berlino
alcuni reparti delle SA e della Lega nazionalsocialista studentesca invadevano
una decina di negozi della Potsdamerplatz appartenenti a ebrei.
Ne frantumarono le vetrine e ne malmenarono i proprietari.
I nazisti non mancarono di ripetere altre volte azioni vandaliche sia nel
Reichstag sia nelle strade.
Disturbarono anche una conferenza di Thomas Mann, mentre la polizia reagiva a
malapena.
Goebbels, il Gauleiter di Berlino, conduceva sul suo giornale Der Angriff,
un'infernale campagna di diffamazione contro gli avversari politici, e solo
quando le ingiurie e le menzogne superarono ogni limite il governo si decise a
vietare la pubblicazione del foglio, ma limitatamente a otto giorni.
I nazisti erano ormai convinti di aver posto un'ipoteca sul potere.
Dovunque nei Lander avevano ottime posizioni, perfino maggioritarie come
nell'Oldenburg con il 37,2 per cento dei voti, mentre nel Landtag di Schaumburg
Lippe toccavano il 26,9.
Nell'Assia, dove erano partiti da un so lo deputato, ne avevano presi
ventisette.

Complessivamente, nelle ultime otto elezioni regionali avevano totalizzato il 35


per cento dei voti, pressoch raddoppiando il successo ottenuto nel settembre al
Reichstag.
Anche all'estero riconoscevano al Fuhrer il diritto di sentirsi una potenziale
forza di governo.
In un articolo di Lord Rothermere sul londinese Daily Mail si sosteneva che la
vittoria di Hitler non implicava sciagure; anzi essa costituiva un valido
bastione contro il comunismo e allontanava il pericolo di una guerra che,
condotta dall'Urss contro la civilt occidentale, avrebbe travolto la Germania.
Lo scritto di Lord Rothermere veniva riportato con grande evidenza dal
Volkischer Beobachter che non mancava di sottolinearne la parte conclusiva: Per
il bene della civilt europea ci auguriamo che la guida in Germania sia assunta
da un governo che si ispiri agli stessi sani ideali grazie ai quali Mussolini
negli ultimi otto anni ha rinnovato l'Italia.
In queste elezioni del 1930 Hitler ottenne un successo inoppugnabile anche sulla
sinistra socialisteggiante della Nsdap che, espulsa dal partito, aveva
affrontato il giudizio popolare con una lista capeggiata da Otto Strasser.
La lista, denominata Schwarze Fron, Fronte Nero, non racimol che pochissimi
voti.
Alcuni mesi prima si era verificato un violentissimo scontro fra Adolf e Otto.
La zuffa si protrasse per sette ore ed ebbe come scenario il salone dell'albergo
di Berlino, il Sans Souci, dove il Fuhrer alloggiava durante i suoi soggiorni
nella capitale del Reich. La mia pazienza al limite gli disse subito Hitler.
E camminando nervosamente su e gi per la stanza com'era sua abitudine, incalz:
Voi sostenete idiozie fenomenali!..
Strasser affermava che le idee dovevano avere la preminenza su tutti e tutto,
compresa l'autorit del Fuhrer.
Ci mandava in bestia Adolf che ribatteva: Voi vorreste dare ai singoli
componenti del partito il diritto di giudicare il Fuhrer.
Ci un'espressione della peggiore democrazia, e noi non sappiamo t delle
macerie sulle quali viviamo risale alla democrazia.
Per noi l'idea il Fuhrer, e ogni iscritto al partito non ha altro dovere oltre
quello di obbedire al Fuhrer.
Non permetter a un letterato demente, quale voi siete, di distruggere
l'edificio da me costruito.
Vedete come vostro fratello Gregor accetta la mia disciplina, sebbene egli non
sia sempre del mio stesso parere.
Alle minacce alternava, con le lacrime agli occhi, le preghiere perch mutasse
atteggiamento e imitasse il pi arrendevole Gregor.
Ma Otto replicava duramente che il fratello aveva ceduto ai ricatti e si era
lasciato convincere da incarichi e laute prebende.
Allora Hitler gli preannunci l'immediata soppressione della casa editrice, il
Kampf-Verlag, e dei giornali che Otto controllava, primo fra tutti il <Der
Nationale Sozialist.
Li considerava un'onta per il nazionalsocialismo anche perch avevano sostenuto
gli scioperi proclamati dai sindacati operai. Caccer dal partito disse .<voi e
tutti coloro che appartengono alla vostra cerchia. Otto rispose con rinnovata
fermezza: Voi volete stroncare la rivoluzione sociale a vantaggio della vostra
svolta politica che comporta la collaborazione con i partiti borghesi della
destra.
Impermalito, Hitler s'inoltr in una lunga dissertazione per dimostrare come
egli fosse un vero socialista: Un tempo sono stato anch'io un semplice operaio,
e ancora oggi non potrei tollerare che il mio autista mangiasse meno bene di me.
Ci che per voi socialismo non che dannoso marxismo.
E bolscevismo.
Dovete sapere una cosa: la massa operaia non chiede che pane e divertimenti.
Essa non capisce che cosa siano gli ideali.
Dovete sapere un'altra cosa: noi abbiamo l'obbligo di forgiare una casta nuova
di dirigenti che non si lascino come voi guidare dalla morale della piet.
Chi comanda ha il diritto di comandare perch appartiene a una razza superiore,
e come tale deve difendere questo diritto e consolidarlo per imporre
spietatamente il proprio dominio sulle masse..

Il battibecco con Hitler si risolse naturalmente a danno di Otto Strasser il


quale volle ancora mostrare di saper fronteggiare il Fuhrer.
Quindi pubblic contro di lui un opuscolo dal titolo significativo
Mintstersessel oder Revolutzon., Poltrona ministeriale o rivoluzione? Otto
accusava Adolf di opportunismo, e si ritrov fuori del partito.
Lo cacciarono a spintoni dall'aula dove si svolgeva un ultimo scontro con il
Gauleiter di Berlino, Goebbels, che gli gridava: Sei al soldo della Russia
bolscevica!).
Hitler rincar la dose con un violentissimo scritto nel quale ribadiva l'accusa
di tradimento: Con il pretesto di lottare in nome del socialismo, Si vuole
imporre la politica dei nostri nemici giudeoliberal-marxisti.
Defin Strasser un oscuro letterato senza radici e un confusionario bolscevico
da salotto.
Una squadra di SA complet il lavoro aggredendolo nottetempo in una via di
Brandeburgo.
Ormai Hitler, libero dal peso dei veri rivoluzionari, poteva navigare a piene
vele verso le forze reazionarie del vecchio regime.
Cos diceva Otto Strasser fondando un suo partitino antihitleriano.
Infatti non c'erano pi ostacoli a una stretta alleanza del Fuhrer con il
capitalismo e la grande industria.
A conferma di ci Goring, potente avversario di Otto, aveva ricevuto l'incarico
di lavorare per il successo di quella alleanza e per la creazione dei
presupposti d'una partecipazione dei nazionalsocialisti al governo.
A Strasser non rimaneva che chiedersi perch mai il partito dal quale era stato
espulso si chiamasse socialista e si appellasse ai lavoratori.
Nella Nsdap e nelle SA c'era ancora chi voleva sapere se Si dovesse conquistare
il potere con la violenza o per via parlamentare.
Anche le autorit della repubblica volevano sapere quale fosse l'atteggiamento
di Hitler nei confronti dell'esercito e che cosa egli volesse fare delle SA.
Il Fuhrer partiva da lontano nel dare le sue risposte.
Confermava la scelta della legalit, diceva che le SA non si contrapponevano
all'esercito, ma
egualmente sosteneva l'esigenza che Reichswehr non si astraesse dalla lotta
politica, come invece reclamava il suo comandante generale von Seeckt.
I soldati dovevano sapere, diceva, che la repubblica aveva pugnalato alla
schiena il vecchio esercito costringendolo alla resa.
I soldati avevano quindi l'obbligo di non sentirsi agli ordini della repubblica.
Dovevano piuttosto porsi al servizio della rivoluzione di cui egli era
l'ispiratore. La vittoria della rivoluzione nazionale o quella del marxismo
disse Hitler nelle mani dell'esercito. E con una punta d'ironia prosegu nella
sua intemerata: Se vinceranno i bolscevichi grazie al meraviglioso atteggiamento
apolitico dell'esercito, si dovr scrivere sui suoi vessilli la parola fine".
Ecco perch i soldati sono costretti a fare politica al nostro fianco.
Tra l'altro eviteranno che gli ficchino in testa il berretto rosso dei
giacobini.
A sostegno della sua tesi portava l'esempio di quanto era successo in Italia
nell'ottobre del '22.
Diceva che a Roma l'esercito aveva saputo che cosa fare, e non si era opposto ai
fascisti che strappavano le redini del potere dalle mani dei gangster rossi.
Egli aveva un seguito tra le file della Reichswehr, come dimostrava la
celebrazione di un processo nel quale erano imputati tre giovani tenentini.
Su di essi pendeva l'accusa di aver fatto propaganda tra i loro colleghi a
favore dei nazionalsocialisti, nonostante il divieto delle autorit militari.
I tre ufficiali erano giudicati dalla Corte suprema del Reich, riunita a Lipsia.
Il Fuhrer era presente in veste di testimone.
Incoraggiato dal grande successo conseguito nelle ultime elezioni aveva
richiesto lui di parteciparvi per proclamare il suo fermo proposito di non
volere la disgregazione della Reichswehr.
Intendeva anzi confermare la decisione di conquistare il potere per vie legali.
A questo fine aveva espulso dal partito i traditori interni, i ribelli, i
facinorosi della sinistra filo-bolscevica pronti a distruggere l'esercito.

All'atto di fare le sue dichiarazioni davanti alla Corte, richiam il suo stato
di testimone sottoposto a giuramento perch le sue parole acquistassero
solennit.
Disse: Ho giurato, qui, davanti a Dio onnipotente.
Poi, alzando il tono della voce, prosegu: Io vi dico che quando sar arrivato
legalmente al potere, proceder alla istituzione di tribunali di Stato cui
spetter il compito di giudicare secondo le leggi i responsabili della rovina
del popolo tedesco.
Allora probabilmente alcune teste cadranno in maniera del tutto legale.
Quanto erano credibili quelle dichiarazioni legalitarie, peraltro rese ambigue
dal richiamo a ci che sarebbe successo dopo? Era possibile assorbire nel gioco
del potere parlamentare il movimento hitleriano, legarlo mani e piedi al palo
della legalit con qualche offerta allettante? La Nsdap era comunque il secondo
partito al Reichstag, e il cancelliere Bruning non pot evitare di ricevere
Hitler a colloquio.
Il cancelliere gli invi un telegramma, e il Fuhrer, commentando il fatto con
Hess e con Rosenberg, esclam: Ora li tengo in pugno.
Ho ottenuto il loro riconoscimento.
Finalmente hanno capito che devono fare i conti con me.
Bruning si era illuso di poterlo piegare.
Difatti a Hitler bastava per il momento di essere preso in considerazione.
Anche l'incontro con il presidente della repubblica von Hindenburg non ebbe
sbocchi, sebbene il vecchio feldmaresciallo lo avesse invitato a desistere
dall'attaccare il governo.
Hindenburg, piuttosto seccato, fece sapere che al suo interlocutore, al piccolo
caporale boemo, avrebbe potuto offrire tutt'al pi il ministero delle Poste.
Altro che cancelliere del Reich! L'ala destra della Nsdap avrebbe visto con
favore un'intesa, certamente ternporanea, con le forze moderate della nazione, e
c'era chi ricordava come lo stesso Mussolini fosse stato costretto a passare
sotto le forche caudine d'un governo di coalizione prima d'imporre la dittatura
del partito unico.
All'interno della Nsdap, i ribelli che si opponevano al proclamato legalismo
hitleriano, operavano soprattutto a Berlino e in gran parte nelle file delle SA
rimaste indomite anche sotto Franz Pfeffer.
In questa situazione il Fuhrer si adoper per avere nuovamente con s Ernst Rohm
il quale, dopo il primo litigio con lui, se ne era andato a La Paz.
I mesi trascorsi in veste di istruttore militare del governo boliviano lo
avevano ammorbidito, e quindi non fu difficile indurlo a riprendere il comando
delle SA, ma in sottordine affinch Hitler potesse esercitare sulle
Sturmabteilungen il pi assoluto controllo.
Il Fuhrer non era soddisfatto di quella formazione ognora percorsa da brividi
ribellistici.
Le SA erano sempre pronte a menar le mani, ad aggredire nelle strade gli
avversari comunisti, a organizzare a loro piacimento rumorose manifestazioni di
protesta contro tutto e tutti senza ascoltare n il loro capo diretto, Pfeffer,
n lo stesso Hitler.
Le SA non erano infatti un'organizzazione compatta, ma si frazionavano in gruppi
e gruppetti che rispondevano soltanto agli ordini dei loro dirigenti locali.
Tra le file di quella milizia c'era anche chi pensava che il partito si nutrisse
realmente di princpi socialisti, e grande fu la delusione quando si cap quale
fosse il vero volto del Fuhrer e che lo scopo della sua battaglia consisteva
nella conquista del potere per il potere.
Proprio a Berlino, dove l'ala sinistra nazionalsocialista era particolarmente
forte, le SA osarono marciare sulla sede del partito.
La invasero, la devastarono e misero in fuga il vice del Gauleiter Goebbels che
fu costretto a rifugiarsi in una stazione di polizia.
Guidava la sommossa un capitano in congedo pi volte decorato in guerra, Walter
Stennes, il quale fra l'altro interpretava lo scontento dei suoi uomini.
A loro mancava l'essenziale, mentre Hitler a Monaco si dava alle spese pazze
come dimostrava l'acquisto dell'imponente Casa Bruna.
Stennes, che definiva se stesso un nazionalista rivoluzionario, appioppava ai
dirigenti nazionalsocialisti di Monaco i nomignoli spregiativi di mandarini e di
bonzi.

Hitler dovette precipitosamente accorrere a Berlino per sedare la ribellione, e


ci riusc a malapena ricorrendo, come sempre faceva, alle implorazioni, con le
lacrime agli occhi, e alle pi rabbiose minacce.
A causa di tutti questi motivi di turbolenza il Fuhrer guardava con sempre
maggiore interesse a un'altra struttura che fin dal suo sorgere gli si era
mostrata particolarmente fedele: le SS, Schutzstaffeln, le Squadre di protezione
cui aveva affidato il compito primario di garantire la sua incolumit personale.
Le SS, che costituivano le truppe del partito, avevano le radici nel ben noto
Gruppo d'assalto Hitler, Stosstrupp Hitler, inizialmente agli Josef Berchtold e
di un tipo assai manesco come Erhard Heiden.
N l'uno n l'altro avevano pienamente risposto alle aspettative del Capo, il
quale, quasi per un colpo di fortuna, trov alfine in Heinrich Himmler la
persona giusta cui affidare la responsabilit di quel corpo speciale di
supernazisti che allora non contava pi di duecento componenti.
Himmler, un giovane occhialuto che si era distinto come mitragliere durante il
putsch di Monaco, si dedicava a pratiche esoteriche, e addirittura credeva di
reincarnare il duca di Baviera Enrico XII, detto il Leone, der Lovve.
Per vivere aveva conseguito il diploma di agrimensore, si era dedicato
all'allevamento di polli a Waltrudering, un paesino nei dintorni della capitale
bavarese.
Sebbene egli fosse un amministratore dal temperamento metodico e riflessivo, non
riusciva a far decollare la sua azienda anch'essa vittima della crisi che
straziava l'economia tedesca.
Particolarmente grave era la depressione che investiva le campagne per il
precipitare dei prezzi dei prodotti agricoli, e vivo era lo scontento dei
contadini.
Hitler li considerava come suoi potenziali elettori, e lo stesso Himmler sapeva
bene che le popolazioni rurali rappresentavano un formidabile serbatoio di voti.
Il giovane agronomo era strettamente legato al capo della sezione agraria
bavarese della Nsdap, Waler Darr.
I due erano in sintonia anche sul tema della lotta antiebraica.
Darr era nato in Argentina, e faceva l'agronomo come Himmler.
Aveva scritto un libro, I contadini, fonte di vita della razza nordica, in cui
Hitler aveva ritrovato le sue idee volte ad attrarre i ceti rurali nell'orbita
del nazismo.
Darr si era perci visto affidare personalmente da lui l'incarico di formulare
un progetto di riforma agraria in difesa dei contadini.
Gli uomini delle SS indossavano funeree uniformi nere e portavano alla cintola
un vistoso pugnale.
Il loro reclutamento avveniva attraverso una rigorosa selezione.Dovevano
misurare almeno un metro e settanta di altezza, dovevano essere immuni da tare
ereditarie e appartenere al ceppo razziale ariano, essendo essi stessi un centro
di irradiazione della razza pura. Noi diceva Himmler scegliamo e accettiamo
soltanto coloro che fisicamente meglio impersonano l'ideale dell'uomo d'impronta
nordica. Ogni nuovo esponente delle SS, al momento dell'ammissione, era tenuto a
giurare fedelt al Fuhrer con una solenne formula di rito: A te, Adolf Hitler,
nostro Fuhrer, giuro fedelt e valore.
A te e a tutti coloro che designerai come capi prometto obbedienza fino alla
morte.
E che ci si avveri con l'aiuto di Dio.
La grande affermazione conseguita da Hitler nelle ultime elezioni generali
confer nuovo vigore alla Nsdap che, conscia di essere diventata una potenziale
forza di governo, decise di accelerare il gi avviato processo di nazificazione
della cultura allo scopo di penetrare pi profondamente nell'animo della societ
tedesca.
A poco meno di tre mesi dalla vittoria elettorale si offr a Goebbels
l'occasione insperata di prendere a pretesto l'uscita d'un film per inscenare
una campagna, a sfondo culturale, di odio antiebraico.
Il film, fortemente antimilitarista, si intitolava All'Ovest niente di nuovo ed
era tratto dal romanzo omonimo dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque.
Prodotto dagli americani e diretto da Lewis Milestone, venne proiettato per la
prima volta la sera del 4 dicembre 1930 al cinema Mozart nella Nollendorfplatz
di Berlino, e tutto and liscio.

Nella pellicola si rappresentavano le vicende di giovani soldati tedeschi che,


di fronte alle atrocit dell'ultima guerra, si aggrappavano disperatamente alla
vita.
Goebbels non aveva visto il film, ma ci non gli imped di architettare un piano
per sfruttare la situazione e mostrare la pellicola come un inno alla vilt e
come un'operazione propagandistica antitedesca fomentata dagli ebrei.
La sera della seconda proiezione tutto era pronto per un nuovo spettacolo.
Goebbels aveva preso posto nella galleria del cinema insieme a un gruppetto di
fedelissimi, mentre altri due o trecento giovani delle SA si erano sparpagliati
nella sala.
Le luci si erano spente da una decina di minuti quando si sentirono violente
esplosioni.
Dalla platea si levavano urla contro gli ebrei pacifisti nemici della Germania.
Fra le scene di panico si ud alta la voce di Goebbels che gridava: Bruceremo
questo vergognoso film.
Hitler alle porte di Berlino!.
La proiezione della pellicola s'interruppe, mentre alcuni propagandisti nazisti
s'incaricavano di diffondere fra gli spettatori lo sdegno contro il tentativo di
presentare come vili i soldati tedeschi in guerra.
Dalla galleria venivano infine gettati in platea nuvoli di topi per spaventare
ancor pi il pubblico e accrescere il gi immane tafferuglio.
Il giorno dopo Goebbels commentava l'evento sul suo giornale.
Scriveva che a un certo punto dello spettacolo la gente aveva cominciato a
protestare contro il film, costringendo la direzione del cinema a sospenderne la
proiezione: Allora per colpa degli ebrei esplosa una violenta rissa che ha
provocato l'intervento della polizia.
Sui contenuti della pellicola osservava: In essa il vilipendio di tutto quanto
tedesco cos evidente che non pu destare meraviglia se il popolo reagisce con
i mezzi a sua disposizione.
Con quel tumulto i nazisti avevano scoperto una nuova forma violenta di
propaganda da attuare nelle sale cinematografiche dove la polizia sarebbe stata
costretta a operare al buio.
I seguaci di Hitler erano tenuti a giurargli fedelt.
Gli era fedele la piccola Angelika, Geli Raubal? Perch mai lo zio e amante
tendeva a segregarla cos spesso nel suo appartamento di Monaco o addirittura
nella villa solitaria fra i monti dell'Obersalzberg? Era geloso lui o libertina
lei? O c'era una risposta affermativa a entrambi gli interrogativi che
suscitavano una vasta curiosit? Appariva comunque rovesciato il romantico
quadro dei primi tempi quando Geli sembrava soggiacere al fascino d'un uomo
esteriormente rude, ma interiormente dolce e affettuoso.
La ragazza era quanto mai piacente e vistosa, istintivamente seduttrice.
Le attenzioni che gli uomini le tributavano non sempre con sufficiente
discrezione provocavano in Adolf incontenibili esplosioni di rabbia.
Geli aveva una vocina da soprano e da alcuni mesi coltivava quel suo ulteriore
dono di natura col proposito di darsi alla carriera di cantante lirica.
Adolf acconsent al progetto un po' a malincuore poich il canto la distoglieva
da lui; tuttavia era affascinato dall'idea che un giorno la nipotina potesse
cantare nientemeno che a Bayreuth in un'opera wagneriana nella parte della
passionale Isotta o della selvaggia Kundri.
La ragazza prendeva lezioni dal noto maestro Adolf Vogel, un nazista della prima
ora, e da un militare, il maggiore Hans Streck, un ex aiutante di Ludendorff che
accanto al prestigioso generale si era eroicamente distinto nel putsch di
Monaco.
Lei per si rivelava un'allieva svogliata e pigra, pur affermando che il canto e
la recitazione erano le sue grandi passioni.
Le lezioni le servivano tra l'altro da pretesto per disporre d'una certa libert
di movimento e sfuggire all'asfissiante gelosia e allo sconfinato egoismo
dell'amante.
C'era chi diceva che Geli fosse compagna e prigioniera di Adolf.
Una prigioniera che sapeva ritagliarsi spazi di autonomia, visto che su di lei
correvano disparate voci d'infedelt.
Ne parlavano come di una ragazza frivola e impulsiva.

Nessuno negava il suo amore per Adolf, ma egualmente la dipingevano sensibile al


corteggiamento degli uomini che fossero pronti a sfidare l'ira di Hitler.
In furiosi accessi di gelosia il compagno-carceriere le si avventava contro e la
colpiva a sangue con uno scudiscio di pelle d'ippopotamo.
Ma Si diceva anche che le voci su quelle terribili scenate non erano che
maldicenze messe in circolazione dalla moglie di Hanfstaengl, assai poco tenera
con lei per una sorta di malcelata e reciproca rivalit femminile.
A sentire Frau Hanfstaengl, era la stessa piccola Geli a rivelarle quanto Adolf
fosse crudele con lei, a quali perversioni sessuali la costringesse e a quali
torture la sottoponesse. Mio Zio un mostro, un vero mostro! Nessuno pu
immaginare che cosa pretenda da me! le confessava la ragazza, Altro che zio Alf!
Era una tortura il fatto che Alf la forzasse a posare nuda, in atteggiamenti
osceni, in posizioni perverse per i suoi acquarelli, o era una crudelt
impedirle di uscire liberamente di casa? C'era qualcosa d'altro al di l delle
scudisciate che le propinava per un nonnulla? Era difficile indagare su quei
comportamenti e dire se avevano origini misteriose che si confondevano con le
pratiche di magia sessuale cui Adolf forse si dedicava in nome d'un nascosto
rapporto fra sesso e potenza.
Una sera Otto Strasser giunse a Monaco da Berlino.
Pur non essendo nei migliori rapporti con Hitler, pens di condurre con s Geli
a un ballo in maschera di carnevale nel quartiere di Schwabing.
Nel bel mezzo della festa fu chiamato al telefono dal Capo che lo ricopr di
contumelie. Riportala subito a casa gli grid Hitler. Non permetto che mia
nipote se la spassi con un uomo sposato e partecipi alle sconcezze che i
berlinesi diffondono in Baviera. Sulla strada del ritorno la ragazza, con gli
occhi gonfi di lacrime, si sfog con Otto. Non ne posso pi della sua gelosia e
delle sue angherie sessuali.
E un sadico, un masochista.
E poi c' un'altra donna.
C' quell'Eva Braun! gli diceva tra i singhiozzi.
Quando furono a casa, Hitler invest d'improperi il giovane Strasser minacciando
di distruggerlo politicamente una volta per tutte.
In una successiva occasione inve ben pi furiosamente contro l'autista e
segretario Emil Maurice di cui si era sempre fidato ciecamente e che invece
sorprese in intimo colloquio con la piccola e svagata Geli.
Maurice riusc a sfuggire alla rabbia del suo Capo saltando dalla finestra della
camera della ragazza, mentre Hitler gridava: Ti uccider come un cane rognoso!.
L'autista fu licenziato, l'amante fedifraga fu picchiata e rinchiusa a chiave
per pi giorni nella sua stanza, a pane e acqua.
Da quei giorni i litigi che gi avevano movimentato i rapporti fra Adolf e Geli
divennero pi frequenti e aspri.
Geli aveva difatti avuto conferma, attraverso le maliziose indiscrezioni
d'un'amica alle dipendenze del fotografo personale di Hitler, che in quello
stesso studio lavorava un'altra giovinetta sensibile da un paio d'anni ai
corteggiamenti del Fuhrer e ben disposta nei suoi confronti.
Il fotografo, il bavarese Heinrich Hoffmann, era assai noto.
Invero il Fuhrer, molto attento alla sua immagine, gli aveva affidato la
gestione della propaganda fotografica e ne aveva fatto un suo intimo confidente.
La ragazza si chiamava Eva Braun, aveva ventidue anni, era bionda ossigenata e
attraente.
Nata a Monaco, aveva frequentato un educandato cattolico di suore inglesi che
sorgeva a Simbach nei pressi di Braunau, il luogo che cominciava a diventar
celebre per aver dato i natali a Hitler.
Eva intendeva a sua volta dedicarsi alla professione di fotografo.
Nel frattempo faceva da modella e da segretaria al suo principale.
Andava pazza per la musica jazz, per la danza e per il cinema americano.
Innamorata di John Gilbert, avrebbe voluto essergli al fianco come Greta Garbo
nei film.
Geli sapeva che Eva non negava i suoi favori al Fuhrer, e ne soffriva; Eva era
altres al corrente della relazione fra Adolf e la nipotina, ma non se ne
preoccupava.
Pur non volendo separarsi in maniera definitiva dall'amante, Angelika desiderava
starsene un po' da sola in Austria, a Vienna, per riflettere sul suo destino.

Adolf le negava il permesso di allontanarsi da Monaco sospettando che la


richiesta celasse il proposito di unirsi a un giovane, che le ronzava attorno,
col quale convolare a nozze. No e poi no! Non ti muoverai! Ti telefoner stasera
da Norimberga e voglio trovarti qui le grid un pomeriggio Adolf, sbattendo la
porta di casa e infilandosi precipitosamente nella nuova Mercedes, modello 15/70
con compressore, da cento cavalli, gi col motore acceso nella
Prinzregentenplatz.
Era il 17 settembre del 1931.
Avevano acremente litigato a lungo gettando nella costernazione la servit che
pure era abituata a sentirli strillare come ossessi.
Appena Adolf fu in strada, lei si chiuse in camera da letto e lasci trascorrere
l'intero pomeriggio.
Soltanto a sera Frau Schaub, la moglie di Julius, uno degli autisti di Hitler,
riusc a trascinarla a una manifestazione dell'Oktobeest e pi tardi a teatro.
Al ritorno Geli si chiuse a chiave nella sua camera.
Scrisse qualche lettera e fece una telefonata.
L'indomani mattina la governante Anny Winter buss come sempre alla sua porta
per darle i giornali.
Non ebbe risposta.
Preoccupata da quel silenzio chiam il marito, un ex sottufficiale del generale
von Epp, e insieme decisero di forzare la situazione.
Quando irruppero nella stanza scoprirono ci che avevano temuto.
Il corpo senza vita di Geli era disteso supino sul pavimento in una larga
chiazza di sangue, ai piedi di un divanetto.
Una rivoltella Walther 6,35 si trovava a pochi centimetri dalla mano della
suicida.
La ragazza aveva indosso soltanto una leggera camicia da notte.
L'arma apparteneva a Hitler.
Geli l'aveva avvolta in un asciugamano bagna to e si era sparato un colpo al
cuore.
Aveva fatto ricorso all'espediente dell'asciugamano con l'intenzione di smorzare
la detonazione e impedire che la servit tentasse di salvarla qualora lo sparo
non le fosse stato immediatamente fatale.
Senza riprendere respiro Frau Winter comunic al segretario privato di Hitler,
Rudolf Hess, la ferale notizia.
Hess cerc disperatamente il suo Capo per telefono all'albergo di Norimberga, il
Deutscher Hof, ma egli era fuori.
Rintracciato in maniera fortunosa da un fattorino sulla strada di Erlangen fece
subito ritorno a Monaco in preda alla pi cupa disperazione.
L'appartamento della Prinzregentenplatz era diventato un campo di battaglia fra
medici e poliziotti.
Hess e Gregor Strasser avevano per anticipato tutti rastrellando foto e
documenti.
Lo stesso ministro bavarese della Giustizia Franz Gurtner, quel nazionalista che
definiva gli hitleriani carne della nostra carne, aveva inviato sul posto un
proprio uomo di fiducia con l'incarico di confermare ufficialmente la versione
della morte per suicidio, d'intesa col medico legale.
Ce n'era bisogno perch subito si cominci a dire che la ragazza era morta per
mano di Himmler in seguito a un ordine del Fuhrer, il quale aveva voluto cos
vendicarsi di lei tanto fedifraga da farsi mettere incinta da un giovane ebreo,
un professore di disegno di Linz.
O era stato proprio lui che, fingendo di partire per Norimberga, era poi tornato
a casa nottetempo e, non visto, l'aveva freddamente assassinata? Infine si
mormorava che la condanna a morte era stata decretata da un tribunale segreto
delle SS per liberare Hitler dalla perniciosa influenza che la ragazza
esercitava su di lui distogliendolo dalla sua missione di redentore della
Germania.
Non c'erano comunque dubbi che uno dei Gauleiter, quello del Wurttemberg, fosse
stato deposto dalla sua carica per aver pi volte lamentato che il Fuhrer
trascurava il partito a causa della nipote.
Altri condividevano s la tesi del suicidio, ma c'era chi sosteneva che Angelika
si era uccisa per gelosia verso Eva Braun e chi per essersi accorta di aspettare
un figlio proprio da Adolf, e da lui non desiderato.

Non si pot appurare se la ragazza fosse incinta o no in quanto il ministro


della Giustizia non autorizz l'apertura d'un'inchiesta. i medici riscontrarono
sul cadavere la frattura del setto nasale, un pugno dello zio Alf?, oltre a
escoriazioni e contusioni varie.
Il giornale dei socialdemocratici Munchener Post pubblicava articoli
scandalistici con sempre nuove rivelazioni, mentre il Volkischer Beobachter, si
affannava a smentire e a minimizzare.
Adolf era fuori di s dalla disperazione.
A sua volta minacciava di togliersi la vita, consapevole di aver indotto al
suicidio la giovane nipote, appena ventitreenne, con le sue mostruose
vessazioni.
Gregor Strasser riusc a trattenerlo una quindicina di giorni nella sua
abitazione sotto stretta sorveglianza per impedirgli di compiere il temuto gesto
inconsulto.
Le spoglie di Geli furono trasportate in patria e accolte nel cimitero cattolico
di Vienna.
Le autorit ecclesiastiche avevano derogato al divieto di dare sepoltura ai
suicidi in luogo sacro, supponendo che la ragazza si fosse uccisa in uno stato
di totale incoscienza.
Adolf non pot subito recarsi sulla tomba della sventurata.
Dovette aspettare che la polizia austriaca si decidesse a concedergli un breve
permesso speciale, in quanto sulla sua testa pendeva sempre la minaccia
dell'arresto qualora fosse tornato in Austria, essendone illegalmente
espatriato.
Prima di partire per Vienna aveva incaricato Frau Winter di conservare
religiosamente la camera della nipote nelle condizioni in cui la ragazza l'aveva
lasciata al momento della morte.
Ne fece anzi un sacrario del loro tragico amore elevando un busto di Geli,
scolpito da Josef Thorak, nel luogo dove era stato rinvenuto il povero corpo
senza vita.
Un ritratto a olio di lei, dipinto da Adolf Ziegler, apparve poi nel salone di
rappresentanza della casa sulle pendici dell'Obersalzberg.
Erano trascorse diverse settimane dal tragico evento e Hitler non aveva ancora
riacquistato il pieno controllo dei suoi nervi.
Se non parlava pi di suicidio, meditava di ritirarsi a vita privata.
Ma un giorno all'improvviso diede disposizioni perch la macchina
propagandistica del partito si rimettesse in moto dal punto in cui l'aveva
lasciata quella funesta notte a Norimberga.
Riprese a parlare in varie citt, in un giro che aveva per meta finale Amburgo.
Alle masse la sua figura appariva incupita.
I suoi discorsi erano sempre pi lunghi, lugubri e catastrofici, ma in compenso
egli reclamava scenografie pi grandiose fra miriadi di drappi con la croce
uncinata, bande musicali, fiaccolate, manifestazioni aviatorie e parate di
reparti d'assalto in camicia bruna che spesso si scontravano sanguinosamente con
gruppi di dimostranti comunisti.
All'inizio e in chiusura d'ogni suo discorso, ne pronunciava quattro o cinque in
un solo giorno, si intonava la mesta e violenta Canzone di Horst Wessel, HorstWessel-Lied, per commemorare Wessel, un giovane martire della causa, e per
eccitare al suo ricordo gli animi dei comizianti.
Era opinione comune che Horst Wessel, nel febbraio dell'anno precedente, fosse
caduto in una strada di Berlino durante una rissa dalle motivazioni poco chiare
fra nazisti e comunisti.
Il ragazzo era figlio d'un cappellano militare protestante, ma aveva abbandonato
la famiglia e gli studi per unirsi a una prostituta, Erna Jaenecke, e vivere,
forse da mezzano, in un quartiere proletario della citt.
Horst aveva straPPato Erna a un altro camerata.
Ali Huhler il quale da allora covava nei suoi confronti profondi sentimenti di
vendetta.
Si diceva che Huhler avesse colto l'occasione d'uno scontro tra squadracce
avversarie per uccidere il rivale e farne ricadere la colpa su uno dei
manifestanti comunisti.
In base a una seconda versione, una sera Ali aveva fatto irruzione in casa di
Horst ferendolo a morte con un colpo di pistola in bocca.

Poi era fuggito trascinandosi dietro Erna, mentre il povero Horst sopravviveva
per altre cinque settimane.
Horst Wessel si era posto con fervore al servizio delle squadre hitleriane fino
a meritare il comando d'un reparto di SA.
Aveva abbandonato gli studi regolari, ma aveva continuato a interessarsi di
storia, anzi di fantastoria.
Ravvisava in Hitler un predestinato, alla scuola d'un ingegnere austriaco, Hans
Horbiger, un visionario propugnatore d'una Cosmogonia glaciale da cui sarebbe
scaturita una grande personalit.
Lo stesso Hitler, cos come avveniva per Rosenberg e Himmler, si era incontrato
con Horbiger e gli si mostrava deferente, come sapeva esserlo quando voleva.
L'inno che ora i nazisti cantavano l'aveva composto lo stesso Wessel, versi e
musica, con la collaborazione dell'amico Hans Ewers: SA maNchiert mit
ruhigfestem Tritt.
Kameraden, dze Rotfront und Reaktion erschossen marschiern, Le SA marciano con
passo calmo e sicuro.
Camerati assassinati dai rossi e dai reazionari marciano spiritualmente nelle
nostre schiere.
Strada libera alle Camicie brune, strada libera all'uomo delle truppe d'assalto.
Il Fuhrer ne fece uno degli inni del partito, e in quel canto sublimava
interiormente la morte della piccola Geli che ancora lo prostrava.
Durante il canto si dipingeva sul suo volto l'immagine della disperazione, della
ferocia e della volont di combattere senza concedere tregua al nemico.
Appariva come un cavaliere dll'epocalis se che profetizzava infinite sventure,
ma indicava la strada per scongiurarle.
Abbracciate il verbo nazista e fonderemo in Germania un ordine nuovo senza ebrei
e senza bolscevichi diceva.
L'Apocalisse era lui, il Fuhrer, pronto a guidare tutti i tedeschi, dentro e
fuori la Germania.
Li avrebbe radunati come gli eletti della Bibbia.
Chiedeva alle masse piena fiducia e sacrifici fino allo spargimento del sangue.
I tedeschi lo ascoltavano rapiti, vedevano in lui il salvatore, atterriti da una
crisi economica che si era aggravata e da una disoccupazione che investiva ormai
sei milioni di persone, una massa di tanti Johann Pinneberg, il Kleiner Mann, il
piccolo uomo del romanzo di Hans Fallada.
Gli iscritti alla Nsdap nel solo 1931 erano saliti nel frattempo da
trecentottantanovemila a ottocentomila unit.
Con quella grande forza, diceva Hitler, avrebbe sradicato il marxismo dalla
Germania.
Polemizzava aspramente con il nemico: Se ci dicono che le nostre manifestazioni
sono una provocazione, ne faremo subito un'altra e imporremo sempre pi
brutalmente la nostra volont.
Se ci dicono che non dobbiamo scendere per le strade, vi scenderemo lo stesso.
Tutto ci avviene non per il semplice gusto della rissa, ma per risvegliare la
Germania.
Mi piacerebbe condurre una vita migliore di quella che sono costretto a fare
correndo in lungo e in largo per la nazione, ma la Germania non mi d tregua.
Ora poteva parlare in pubblico nell'intero territorio tedesco essendo scaduto il
decreto che glielo proibiva.
Con gli innumerevoli giri propagandistici a rullo compressore andava alla
ricerca sia di nuovi consensi di massa, Voglio arare l'intero nostro popolo, sia
di pi intensi contatti con i grandi agrari e i grandi industriali.
Per fare effetto su di loro.
apr bottega dirimpetto al palazzo della Cancelleria, trasferendosi dal consueto
alberghetto Sans Souci, dove alloggiava nelle sue soste a Berlino, al sontuoso
Kaiserhof dei miliardari sulla Wilhelmsplatz.
Raggiungeva senza posa ogni luogo della Germania e la sua mercedes era diventata
tanto popolare da suscitare curiosit ed entusiasmi, ma anche dissensi e
rumorosi contrasti.
Il suo girovagare senza fine, questo suo moto perpetuo era spesso preso di mira
negli spettacoli teatrali che ne facevano la caricatura fra l'ilarit del
pubblico.
Un'ilarit che spesso sconfinava nello scherno.

La sua figura fisica rappresen tata su un palcoscenico assumeva la parvvenza


d'un'antica maschera tragica mente comica.
Il ciuffo di capelli che gli ricadeva sulla fronte, i baffetti a spazzola, la
bocca atteggiata a un sentimento di disprezzo, la voce a volte roca a volte
metallica, le braccia sempre minacciose, la corporatura legnosa e sgraziata del
contadino che intendeva darsi un tono da militare, i piedi piatti troppo lunghi,
erano gli elementi di sicuro successo d'ogni sketch teatrale.
L'addetto stampa del partito, Otto Dietrich, strettamente legato al mondo
dell'industria, testimoniava che dal '31 Hitler aveva deciso di stabilire
personali e sistematici contatti con i maggiorenti dell'economia tedesca, con
particolare riguardo ai tycoons della Renania e della Westfalia.
Voleva tranquillizzarli a uno a uno sui suoi propositi legalitari per ottenerne
nuovi appoggi e pi robusti finanziamenti in previsione della vicina conquista
nazista del potere, una conquista che sarebbe tornata utile anche a loro.
Gli industriali, che finanziavano il Fuhrer sottobanco per non compromettere se
stessi n il loro protetto, sapevano quel che facevano.
Fritz Thyssen diceva a Hitler: Con lei la Germania sar nuovamente una nazione
unita e forte.
Lei ci salver dal comunismo.
Ma lui era insoddisfatto di quanto gli offrivano.
Diceva che gli industriali tedeschi facevano ben poco per favorire la rinascita
del loro popolo: Dovrebbero imparare dagli industriali italiani.
Loro s che seppero appoggiare Mussolini nella sua ascesa.
Molti fra gli esponenti della grande industria tedesca si mantenevano
guardinghi, come i Krupp, i Bosch, i Klockner, ma ci non significava certamente
che lo osteggiassero.
Per il momento stavano a guardare.
Hitler li pungolava.
Si rivolse loro direttamente con un discorso fortemente antidemocratico
all'inizio del '32 nella Ruhr, accolto nel Circolo degli industriali,
l'Industrieklub di Dusseldorf.
Parl per circa tre ore e con qualche successo.
Difese la propriet privata e i privilegi della grande industria; indic in uno
Stato autoritario la garanzia d'un'economia nazionale solida; condann la
partitocrazia: Se vogliamo evitare che la Germania affondi definitivamente,
dobbiamo eliminare dalla scena politica tutto questo coacervo di partiti, di
organizzazioni, di associazioni, di deliri sulle classi sociali.
Dobbiamo insomma dar vita a un organismo nazionale duro quanto l'acciaio.
Molti fra i presenti gridarono: Heil Herr Hitler!.
Nel partito, Hitler aveva alle sue dirette dipendenze cinque personaggi di
spicco come Goebbels, Rohm, Goring, Gregor Strasser e Wilhelm Frick che per
primo fra i nazist aveva occupato una poltrona ministeriale, in Turingia, al
dicastero degli Interni.
Raramente si creava fra loro un clima di collaborazione.
Divisi da contrasti nelle scelte politiche e da reciproci odi personali, i
cinque avevano in comune soltanto la strategia della violenza e l'obiettivo di
arrivare comunque al potere.
Il Fuhrer li aveva in sospetto, non si fidava molto di loro e si guardava in
particolare da Rohm e da Strasser.
Eppure l'azione della Nsdap era a una svolta decisiva, e bisognava in ogni caso
rimanere uniti.
Nel marzo del '32 furono indette le consultazioni elettorali per eleggere un
nuovo presidente della repubblica.
Dopo una lunga tempesta interiore, Hitler si risolse a compiere il grande passo
e a presentarsi candidato in opposizione a von Hindenburg che, essendo
considerato l'imperatore sostitutivo della Germania, godeva di grandi poteri e
d'un immenso prestigio.
Il cancelliere Bru ning aveva tentato per pi ragioni di far prolungare d'uno o
due anni il mandato all'ottantaquattrenne presidente in carica.
Voleva evitare al grande vecchio una faticosa prova elettorale, ma voleva
soprattutto consolidare il suo potere e non rischiare di perdere il protettore.
Difatti egli governava grazie ai decreti extraparlamentari che il
feldrnaresciallo sottoscriveva, in base alla Costituzione.

Per essere applicata, la proroga della presidenza doveva passare attraverso una
modifica costituzionale cui era necessaria la maggioranza dei due terzi del
Reichstag.
Ma avendo Hitler negato i suoi voti, si dovette accedere al responso popolare.
Adolf sapeva di giocare grosso contrapponendosi all'eroico feldmaresciallo,
tuttavia Goebbels lo spronava ad aver fiducia in se stesso. E un rischio. gli
diceva ma bisogna correrlo per non mostrarci deboli ora che siamo sulla soglia
del potere.. A rigore il Fuhrer non avrebbe potuto presentarsi candidato alle
elezioni essendo ancora privo della cittadinanza tedesca, ma qualcuno trov il
modo di aggirare l'ostacolo.
Nel Land del Braunschweig era al potere un governo di coalizione con un
esponente nazionalsocialista al ministero degli Interni, Ludwig Klagges, il
quale ebbe l'idea di nominare Hitler addetto presso la legazione del
Braunschweig a Berlino.
L'idea del ministro nazista consisteva in un sottile stratagemma che prendeva
spunto da una finzione costituzionale, l'esistenza di legazioni dei Lander nella
capitale del Reich.
Proprio in forza di quella nomina che gli attribuiva il rango di rappresentante
diplomatico del piccolo Stato, Adolf pot automaticamente diventare cittadino
tedesco a tutti gli effetti.
Sebbene si tendesse a dare per certa la rielezione di Hindenburg, il vecchio
feldmaresciallo non si trov a fronteggiare soltanto Hitler.
Apparvero sulla scena altri due candidati.
Uno era Theodor Dusterberg, un ex colonnello pressoch sconosciuto che
rappresentava i nazionalisti di Hugenberg e lo Stahlhelm, di cui era comandante
in seconda; l'altro era Ernst Thalmann, capo del partito comunista sceso in
campo in polemica con i socialdemocratici che avevano deciso di sostenere
Hindenburg ritenendolo l'unico baluardo contro una possibile vittoria dei
nazisti.
In vista del voto, Hitler accentu le manifestazioni di piazza con chilometriche
sfilate e con non meno interminabili discorsi che lo lasciavano in un bagno di
sudore per l'immane fatica che gli richiedevano.
Predicava un nuovo ordine, ma lo annunciava attraverso continui disordini allo
scopo di dimostrare quanto il governo fosse incapace di governare.
Durante la campagna elettorale entr personalmente in contatto con una massa di
oltre mezzo milione di cittadini cui rivolgeva il grido: Deutschland erwache!,
Germania risvegliati!.
Adott nuove forme di propaganda mettendo in circolazione, su autocarri forniti
di altoparlanti e di schermi cinematografici, montagne di dischi e film
destinati a suggestionare le popolazioni d'ogni luogo con la diffusione e la
martellante ripetizione dei gridi di guerra nazisti contro i bolscevichi e gli
ebrei. Juda verrecke!, Crepa giudeo! Massiccia era la presenza delle SA e delle
SS.
La citt di Berlino era accerchiata dai loro reparti, tutta la Germania appariva
come un territorio occupato dalle Camicie brune.
Alla vigilia delle votazioni, Goebbels scriveva sull'Angriff a tutta pagina:
Domani Hitler sar presidente del Reich.
Ma Hitler non vinse, e neppure Hindenburg raggiunse la necessaria maggioranza
assoluta per essere rieletto.
Bisognava tornare alle urne.
Il grande vecchio aveva rasentato la met pi uno dei votanti con il 49,6 per
cento, il che equivaleva a diciotto milioni e mezzo di suffragi; il Fuhrer aveva
ottenuto con il 30,1, pari a oltre undici milioni e trecentomila voti, un
successo politico di grande rilievo ma inadeguato al raggiungimento
dell'obiettivo.
Il candidato comunista si era fermato al 13,2 per cento, quello dei nazionalisti
semplicemente al 6,8.
Gongolavano gli esponenti della sinistra della Nsdap che erano stati espulsi
dalle file naziste per le loro tendenze filosocialiste.
Otto Strasser fece immediatamente tappezzare i muri di Berlino con un manifesto
in cui si rappresentava Hitler come un Napoleone che si ritira da Mosca.
La sottostante scritta diceva: La grande armata distrutta.

I capi nazisti si trovavano amaramente a condividere il giudizio dell'ex


camerata.
In molte sedi del partito esposero a mezz'asta le loro bandiere che in
quell'occasione apparivano quanto mai lugubri.
Perfino Goebbels era sfiduciato, e diceva: Siamo stati battuti.
Alle 2 di stanotte il sogno del potere svanito.
Il nostro avvenire nero.
Saldo nelle sue convinzioni e pieno d'entusiasmo appariva invece lui, il Fuhrer,
che si accingeva ad affrontare il secondo turno elettorale con immutabile
grinta.
La sconfitta del 13 marzo era gi alle sue spalle, e tutt'al pi gli serviva per
non ripetere gli stessi errori, per indurre i nazionalisti a ritirare dalla
lotta il loro malconcio candidato, Dusterberg, e per ottenere che l'ex principe
ereditario Federico Guglielmo dichiarasse di votare a suo favore.
Ora doveva affrontare la prova del 10 aprile.
La Mercedes non gli bastava pi nei suoi frenetici giri a tappeto, e noleggi un
aereo Junker per muoversi con la rapidit d'un fulmine.
Il 3 aprile spicc il suo primo volo propagandistico, proprio come un angelo
redentore che si faceva strumento di Dio per trarre la Germania dal fango in cui
l'avevano immersa i suoi nemici.
I nemici interni, diceva, non erano meno rappresentati dai partiti in eterna
discordia, responsabili da tredici anni di ogni rovina nel Reich.
Nessuno si salvava dalla crisi, n i contadini n gli artigiani n gli
impiegati, tutti ridotti in miseria,
senza pi risparmi, senza pi lavoro, con una sola prospettiva: il suicidio.
In pochi giorni raggiunse ventuno citt pronunciando discorsi, passando in
rassegna reparti militarizzati, consacrando labari, inaugurando nuove sedi del
partito, stringendo mani che gli si protendevano appassionatamente, accarezzando
bambini che gli venivano offerti come agnelli sacrificali d'una nuova fede
fondata in nome d'una Germania da riscattare.
I suoi comizi erano servizi divini, Gottesdienste, ed egli ne era il sacerdote
celebrante.
Elisabeth Nietzsche, sorella di Friedrich, osservava: <.Adolf mi appare
impregnato di spirito religioso pi che politico.
Gli far dono a Weimar, nella stanza in cui Nietzsche era spirato, di un bastone
animato che era appartenuto al filosofo. Hitler uberDeutschland!, Hitler sulla
Germania!, diventava il grido dei nazisti.
Suggestione e autosuggestione erano come sempre la molla segreta della sua
azione propagandistica, ma tutto ci non fu sufficiente a garantirgli la
vittoria.
Perse ancora, mentre Hindenburg conquistava il 53 per cento dei suffragi e
veniva rieletto capo dello Stato.
Lui, ottenendo due milioni di voti in pi rispetto al primo turno e salendo al
36,8 per cento, migliorava s le sue posizioni, ma ancora una volta mancava
l'obiettivo della presidenza.
In termini politici la sua affermazione non era da sottovalutare, avendo egli
raddoppiato i voti rispetto alle elezioni politiche generali di due anni prima.
Difatti i risultati delle presidenziali si ripercossero ben presto sul governo
Bruning e lo indebolirono, sebbene il cancelliere cattolico fosse pronto a
spostare verso destra l'asse del suo ministero.
Ma ci, diceva Bruning, non doveva vulnerare la repubblica.
In omaggio a questo principio il cancelliere dichiar fuori legge gli eserciti
privati hitleriani, con particolare riguardo alle SA e alle SS, che lavoravano
per abbattere il governo legittimo. Il provvedimento aveva per base la scoperta
in Assia di alcune carte, i Boxheimer Dokumenten, che testimoniavano la
preparazione d'un complotto nazista per conquistare il potere con spietata
brutalit e impedire una temuta sollevazione bolscevica.
Oltre ai documenti di Boxheim, cos chiamati da una fattoria nei pressi di
Worms, se ne rinvennero in Prussia altri della stessa natura dai quali emereva
la parola d'ordine segreta dell'operazione sovvertitrice da attuare senza
riguardo a vite umane: Grossmuttergestorben, nonna morta.

Hitler disse di non saper nulla di quelle carte e, per quanto non adottasse
sanzioni nei confronti dei complottatori nazisti, fece ancora una volta credere
di aver escluso dai suoi piani la violenza.
Precisava che talvolta ali estremiste prendevano il sopravvento e sfuggivano al
suo controllo.
In contrasto con Rohm non reag al provvedimento di Bruning, sebbene contenesse
misure molto severe, come l'occupazione e lo sgombro degli arsenali nazisti.
Ma con abilit riusc egualmente a salvare la struttura militare del suo
esercito incorporandolo nella Pol`tische Organisation.
In seno al governo del Reich non tutti approvavano il gesto del cancelliere
pensando sempre di potere eventualmente usare quei reparti ben addestrati contro
i bolscevichi, dopo aver addomesticato" Hitler con una proposta di governo, come
diceva e sperava Kurt von Schleicher, un ben noto generale della Reichswehr.
Heinrich Bruning perdeva perci l'indispensabile sostegno di Schleicher che era
l'eminenza grigia della politica tedesca cui praticamente doveva la propria
fortuna.
Von Schleicher era un personaggio che amava tramare nell'ombra, un'eminenza
grigia a tutti gli effetti, di nome e di fatto, come del resto svelava il suo
stesso cognome c strisciare.
Molte personalit come lui credevano, o fingevano di credere, al giuramento
legalitario offerto da Hitler nel famoso processo di Lipsia e al fatto che i
nazisti, quando arrivavano al potere, come Wilhelm Frick e Ludwig Klagges
nominati ministri degli Interni in Turingia e nel Braunschweig, giuravano
fedelt alla Costituzione della repubblica.
Una repubblica che anche i personaggi alla Schleicher intendevano abbattere.
Bruning s'illudeva ancora di poter salvare il suo governo e di impedire
un'apertura ai nazisti, se avesse ottenuto qualche successo in politica estera.
Era infatti in corso la conferenza di Ginevra sul disarmo.
Ma da Ginevra torn con un pugno di mosche, mentre Schleicher, d'accordo con il
presidente Hindenburg, gi gli scavava la fossa.
Lo strisciante Schleicher tramava per formare un nuovo governo spostato a destra
e magari per immettervi qualche esponente nazionalsocialista con la convinzione
che, aprendo le porte del potere alla Nsdap, se ne sarebbe neutralizzata la
carica sovvertitrice.
A questo scopo egli s'incontrava ripetutamente con Hitler, mentre Hindenburg
maltrattava Bruning che alla fine si ritrov sbalzato di sella.
Goebbels esultava: La bomba scoppiata.
Bruning si dimesso.
Il divieto delle SA sar abolito e il Reichstag sciolto.
Proprio il licenziamento del Reichstag era una delle principali condizioni poste
da Hitler per appoggiare un governo di suo gusto.
A Bruning successe un personaggio non meno intrigante di Schleicher, un
esponente della nobilt rurale cattolica della Westfalia, Franz von Papen, dal
passato burrascoso culminato nel 1915 con l'espulsione dagli Stati Uniti, dove
era addetto militare, per sospetto spionaggio.
Aveva cinquantatr anni, ancora bello e ben prestante, ed era andato sposo alla
figlia d'un industriale della Saar.
Form un ministero che subito merit il titolo di <gabinetto dei baroni poich
rappresentava gli agrari del Reichslandbund, grandi industriali e le formazioni
paramilitari dello Stahlhelm.
Ne fece ovviamente parte lo stesso Schleicher, mentre Hitler entrava nella
maggioranza parlamertare insieme ai tedesco-nazionali di Hugenberg e alla
Deutsche Volkspartei ormai schierati a destra: tutti speranzosi di migliorare le
loro posizioni col nuovo appello alle urne.
I socialdemocratici sulle pagine del Vorwarts, l'Avanti, commentavano con
amarezza e delusione l'evento: Una banda di monarchici feudali arrivata al
potere per la scala di servizio e con l'aiuto di Hitler.
Nemmeno i nazisti erano soddisfatti di quella soluzione perch il governo si
muoveva con lentezza.
Goebbels diceva: Dobbiamo sganciarci al pi presto da questo gabinetto borghese
di transizione.

Con maggior chiarezza Hitler parlava a von Papen: Voi siete alla testa d'un
governo temporaneo, mentre io lavoro per fare del mio partito il pi forte di
tutti.
Quel giorno il cancelliere sar io!.
Franz von Papen non godeva di alcun serio prestigio.
Era considerato un dilettante della politica, scacciato dal suo stesso partito,
il Zentnm.
Qualche merito lo aveva conquistato nel campo dell'equitazione, come un vanitoso
e superficiale gentiluomo di campagna.
Tuttavia, per decisione di Hindenburg, il cancelliere era lui.
E il 4 giugno del '32 sciolse il Reichstag.
Nel convocare i comizi elettorali restituiva piena legalit alle SA e alle SS
che ne approfittarono immediatamente per riaprire la spirale della violenza.
Le strade furono di nuovo teatro di scontri, con morti e feriti.
Il capo della Kommunistische Partei, Ernst Thalmann, defin il provvedimento di
von Papen un'aperta istigazione all'assassinio, ma gli rinfacciarono che anche i
suoi uomini erano responsabili di eccidi.
Con un colpo di Stato von Papen destitu in Prussia il governo del
socialdemocratico Otto Braun accusandolo di imbrigliare i reparti militarizzati
dei nazionalsocialisti e di lasciare invece libere di agire le formazioni armate
comuniste.
Col suo Preusser Schlag, colpo prussiano, e con la nomina ottenuta da Hindenburg
alla carica di commissario del Reich per la Prussia, il nuovo cancelliere
s'impossessava della pi imponente roccaforte della repubblica, con l'idea di
aver dato in tal maniera un nuovo contributo alla sperata restaurazione degli
Hohenzollern.
A differenza di quanto era avvenuto nel 1920 contro il putsch di Kapp, non ci fu
alcuna reazione.
Non si scossero n i socialdemocratici n il Centro e tanto meno i sindacati i
quali neppure tentarono di proclamare uno sciopero generale per il timore di non
essere seguiti dalla classe operaia alle prese con una disoccupazione
generalizzata.
Come statue di sale rimasero immobili anche i novantamila uomini ben addestrati
appartenenti alla formazione paramilitare Reichsbanner di piena osservanza
repubblicana.
Proprio nel Land di Prussia si erano verificate le mischie pi cruente fra
hitleriani e comunisti.
Il 17 luglio ad Altona (Amburgo) sei o settemila nazisti avevano invaso in armi
il quartiere operaio, e i rossi avevano tentato di fermarli con barricate e
rabbiose scariche di fucileria.
Nella domenica di sangue di Altona rimasero sul terreno diciannove morti e
duecentottantacinque feriti.
Nell'intero mese di luglio persero la vita trentotto nazisti e trenta comunisti.
In un clima di lotte selvagge, pi che di guerra civile, si svolsero il 31
luglio le nuove elezioni, mentre il Fuhrer ancora una volta attraversava in
aereo la Germania da una palte all'altra, toccando una cinquantina di citt,
sempre in preda a un'esaltazione parossistica che si trasmetteva alle masse e le
inebriava.
Il suo aereo era diventato un magico elemento della scenografia incantatrice,
con le luci della sera che si riflettevano sulle sue ali argentee.
I tedeschi ne seguivano in estasi il volo.
A Brandeburgo erano accorsi ad ascoltarlo sessantamila persone, altre
sessantamila lo avevano freneticamente applaudito a Potsdam.
In centoventimila lo avevano a lungo festeggiato nel grandioso Grunewald Stadion
di Berlino.
La tabella di marcia dei suoi spostamenti era studiata nei minimi particolari,
ma una volta, a causa d'una tempesta di pioggia e di vento, era arrivato alle
due e mezzo della notte.
Lo aspettavano a Stralsund, la citt sulle rive del Baltico che gli ricordava il
demoniaco Wallenstein.
Al suo arrivo, una massa di quarantamila persone era ancora l, sotto
un'incessante pioggia.
Al Grunewald Stadion riscosse uno strepitoso trionfo.

In attesa del suo arrivo era stato trasmesso dagli altoparlanti una sorta di
dialogo fra un solista e un folto coro.
Il solista chiedeva: Chi il responsabile della nostra miseria?, e i coristi
rispondevano: Il sistema!.
Il solista incalzava con una nuova domanda: Chi c' dietro il sistema?.
I coristi dicevano: Gli ebrei!, e cos via.
Solista: Che cos' per noi Adolf Hitler?.
Coro: Una fede!. Che cos'altro?, L'ultima speranza!. Che cos'altro ancora?, <Il
nostro Germania!, Coro: Risvegliati! .
Quello era il prologo, la preparazione al grande psicodramma collettivo cui
Hitler col suo discorso avrebbe chiamato la folla dello stadio a partecipare.
Cos la attraeva a s, la manipolava a suo piacimento.
Non amava molto dialogare con le masse, e riduceva all'essenziale, a poche
battute, il colloquio con loro.
Tuttavia, come avevano gi fatto d'Annunzio a Fiume e Mussolini sulle piazze
italiane, creava per le sue manifestazioni un apparato scenico che si imperniava
su una complessa e affascinante tecnica spettacolare.
Egli si esaltava al cospetto del pubblico, esibizionista e istrione qual era.
Ogni suo gesto, ogni suo pensiero tendeva alla teatralizzazione della sua vita.
Cercava di stabilire un rapporto col pubblico mediante una tecnica persuasoria
in un intreccio di argomentazioni oratorie e di apodittiche affermazioni.
Cercava il bagno di folla in cui legittimare i suoi poteri carismatici, cos
come la folla cercava il Capo in cui credere ravvisando in lui una proiezione
sublimata di se stessa.
In tale scambio risiedeva l'essenza dello spettacolo, della rappresentazione
all'aperto che prendeva caratteristiche politiche, militari e mistiche.
In quella rappresentazione ognuno aveva una sua parte da recitare.
L'intero rituale aveva un andamento spettacolare come in una recita drammatica
collettiva, come in una sacra rappresentazione.
I movimenti dei protagonisti, il Capo e il popolo, ciascuno interprete a suo
modo dell'evento vissuto, assumevano la cadenza d'uno spettacolo.
Con una sola e grande differenza: a teatro si rivivevano eventi di altri, negli
stadi i protagonisti della manifestazione vivevano le loro stesse vicende che
gi erano i fatti della loro storia.
Alla voce del Capo si univa l'immane respiro della massa, in un dialogo potente
di consenzienti.
Anche i gesti del Fuhrer si riflettevano sulle masse.
Se lui si piegava in avanti, gli altri si piegavano in avanti; avveniva perfino
che quando lui atteggiava la bocca in un sorriso beffardo o in un ghigno, gli
altri ne imitavano la smorfia.
Quando lui si sollevava sulle punte dei piedi e protendeva in alto le braccia
nello strappo conclusivo, gli altri scattavano fra grida febbrili.
Le elezioni per il Reichstag si conclusero con un nuovo e clamoroso balzo in
avanti dei nazionalsocialisti che raggiunsero il 37,4 per cento dei voti.
Il risultato era rafforzato dal fatto che nel frattempo essi avevano continuato
a mietere successi anche in provincia, nei Lander del Meclemburgo e dell'Assia,
con il 49 per cento e il 44 per cento dei voti.
La strepitosa vittoria ottenuta ai danni del Centro e della destra tradizionale
consent al partito di Hitler di conquistare il primo posto in parlamento
strappandolo ai socialdemocratici.
I nazisti balzarono dai centosette deputati delle precedenti consultazioni a
duecentotrenta, con un aumento di centoventitr seggi.
In assoluto il partito totalizzava tredici milioni e settecentoquarantaseimila
voti, mentre i socialdemocratici ne ebbero sette milioni e
novecentosessantamila.
Fu cos che persero il loro antico primato.
Migliorarono leggermente i comunisti che passarono dal 13,1 al 14,6 per cento.
Fece qualche progresso anche il Centro cattolico.
Ora Hitler doveva davvero dimostrare se voleva o no partecipare democraticamente
alla gestione del potere o se le sue affermazioni di legalit erano soltanto una
finzione.
Se lo chiedeva anche Goebbels: .Che cosa far il Fuhrer? Andr al governo
insieme al Centro? La scelta difficile.

Per il momento il Fuhrer continuava a coltivare l'idea di arrivare legalmente al


potere, pur senza smettere di praticare il disordine nelle piazze come forma di
pressione politica e psicologica.
Sarebbe stato estremamente arduo anche per lui tenere a freno i quattrocentomila
uomini armati delle SA e delle SS che costituivano una forza quattro volte
superiore all'esercito regolare, costretto alle piccole dimensioni dal trattato
di pace.
Goebbels era pi esplicito.
Diceva che, in un clima carico di tensioni e di presagi, il partito era pronto
ad assumere tutto il potere; ogni giorno cresceva il numero dei militi SA che
lasciavano i loro posti di lavoro per prepararsi all'azione: Se tutto andr
bene, bene; altrimenti sar un disastro.
Ma se prenderemo il potere non lo lasceremo pi.
Se vorranno strapparci dai ministeri dovranno portarci via cadaveri. mai armati
nelle piazze, in particolare nella Slesia e nella Prussia orientale, lanciando
bombe e seminando lutti.
Aggredivano i comunisti anche nelle loro case, come successe a Potempa, un
villaggio della Slesia, dove cinque militi SA irruppero nell'abitazione d'un
minatore comunista polacco, Konrad Pietrzuch, e lo trucidarono barbaramente a
calci alla presenza della madre atterrita.
Era questa una bestiale risposta a un decreto col quale il giorno innanzi von
Papen sanciva la pena di morte per chi, in quella temperie terroristica, avesse
causato la morte dell'avversario.
I cinque assassini furono condannati per direttissima alla pena capitale, e
Hitler prese illimitatamente le loro difese di fronte all'opinione pubblica.
Defin mostruosa e sanguinaria la sentenza di condanna, inscen una grande
campagna popolare al termine della quale ottenne che la pena di morte per i
cinque omicidi fosse commutata in ergastolo.
Era cominciata una serie infinita di consultazioni politiche, e sembr che
Hitler ottenesse soddisfazione nel colloquio con Schleicher, il grande
manovratore nell'ombra.
Si erano incontrati nei pressi di Berlino, nella caserma Furstenberg, e Adolf
era cos entusiasta di quegli approcci che proponeva di far affiggere una targa
ricordo sulle mura dell'edificio.
Goebbels non se ne fidava. Sar bene mantenersi scettici! esclamava.
Hitler invece partiva per il suo rifugio sull'Obersalzberg, in attesa d'una
chiamata che non arrivava.
Arrivarono da lui su quei monti Gregor Strasser e Wilhelm Frick, con cattive
notizie.
Inquieto, il Fuhrer torn a Berlino.
Ebbe un nuovo incontro con Schleicher cui segu un abboccamento con von Papen.
Appariva chiaro che le cose non marciavano nel senso sperato e desiderato da
Hitler.
Von Schleicher stava rimangiandosi tutto per metterlo in difficolt? Insomma non
gli offrivano il potere come lo intendeva lui, ma soltanto una partecipazione al
governo, magari con l'incarico di vicecancelliere.
Hitler rispondeva che il re d'Italia Vittorio Emanuele non aveva offerto a
Mussolini, dopo la marcia su Roma, un semplice vicecancellierato, ma tutto
intero il potere.
Nell'avanzare richieste precise e irrinunciabili, reclamava per s l'incarico di
cancelliere e per i suoi uomini, tra i quali Gregor Strasser, Goring e Frick una
serie di ministeri, gli Interni, la Giustizia, l'Economia, l'Aviazione.
Per Goebbels voleva qualcosa di pi originale, il dicastero della Cultura
popolare e della propaganda.
Pretendeva di mettere le mani direttamente sulla Prussia, ed esigeva per altri
suoi seguaci le cariche di primo ministro di quel Land e di ministro degli
Interni.
Gli si dovevano infine concedere i pieni poteri, attraverso
l'Ermahtigungsgesetz, per revisionare la Costituzione in base all'ideologia
nazista; se il Reichstag avesse sollevato obiezioni, sarebbe stato sufficiente
scioglierlo.
Per il buon fine della trattativa aveva fatto affidamento sul sostegno di
Schleicher, al quale come ricompensa garantiva il portafoglio della Difesa.

Ma ora se lo vedeva contro.


Hitler s'incontr con il presidente Hindenburg, quando i giochi sembravano gi
fatti, e a suo danno.
Si trovarono di fronte per otto minuti il sostituto del Messia, e il sostituto
dell'Imperatore.
Nonostante la brevit del colloquio, lo scontro fu epico.
Il presidente, ormai ottantacinquenne, accolse il Fuhrer con cortese glacialit.
Senza sedersi e appoggiandosi al bastone, costrinse l'ospite a rimanere in piedi
per l'intera udienza.
Gli disse che non poteva assumersi davanti a Dio, alla patria e alla propria
coscienza la responsabilit di cedere il potere a un partito che si mostrava
intollerante, rumoroso, indisciplinato.
Lo consigliava di abbandonare la pretesa di prendersi tutto il potere, meglio
avrebbe fatto a collaborare con il Centro e la destra in un ministero di
coalizione per acquisire meriti di buon governo.
Gli rivolgeva qualche rimprovero.
Prima delle elezioni, lui, Hitler, non aveva promesso di appoggiare von Papen? E
ora perch il giovanotto fedifrago non manteneva la parola? Tanto pi che gli
elettori non gli avevano conferito la maggioranza assoluta.
Lui rispose che vedeva in pericolo la presidenza del Reich ed espresse l'avviso
che von Papen non sapeva fronteggiare i bolscevichi la cui malapianta, come i
nazisti avrebbero saputo fare, andava estirpata col ferro e col fuoco.
Alz la voce e disse: Ci vuole una nuova notte di San Bartolomeo!.
Hitler pretendeva il potere, non qualche ministero: I signori di quella
combriccola vorrebbero concederci alcune poltrone, e metterci a tacere.
Non ci conviene prenderle, oltre tutto perch il loro decrepito carrozzone non
far molta strada.
N intendiamo partecipare al mercato delle vacche.
Se avessimo voluto entrare nella loro combriccola saremmo venuti al mondo simili
a loro, con un monocolo ficcato nell'orbita oculare: come von Papen.
Diventava anche villano con il vecchio feldmaresciallo: Mi oppongono al signor
presidente del Reich, ma mi viene da ridere perch io posso sostenere la lotta
molto pi a lungo di lui.
Dopo l'assassinio di Potempa e dopo l'illimitata sua difesa volta a non
scoraggiare i reparti militarizzati delle SA, Hitler temeva in realt che il suo
partito venisse dichiarato fuori legge.
Cercava di evitare tale pericolo prendendo contatti con il Centro, insieme al
quale poteva disporre della maggioranza assoluta nel Reichstag.
Intanto us quella maggioranza estesa ai tedesco-nazionali per portare Hermann
Goring alla presidenza dell'Assemblea.
Espresse implicitamente il timore di essere dichiarato fuori legge in un
colloquio con Hermann Rauschning che era andato a fargli visita
sull'Obersalzberg.
A Rauschning, ch'era un dirigente nazista di Danzica, chiese se la citt
baltica, essendo uno Stato libero sotto la protezione della Societ delle
nazioni, avesse o no un accordo di estradizione con la Germania.
Ed era indubbio che cercava un luogo dove rifugiarsi qualora avesse rischiato
dell'arresto.
L'ex asso dell'aviazione Hermann Goring, il 12 settembre, presiedeva la prima
seduta del nuovo Reichstag quando Hitler, per vendicarsi dello smacco subto
nelle trattative ministeriali, volle umiliare il cancelliere von Papen.
E decise di appoggiare la mozione di sfiducia che i comunisti avevano presentato
contro il governo, incurante dell'alleanza spuria che veniva a formarsi tra
nazisti e bolscevichi.
Il cancelliere pensava per di poter scongiurare il voto di sfiducia minacciando
di sciogliere la Camera che pure era stata appena eletta, e a questo fine aveva
gi ottenuto dalle mani di Hindenburg il provvedimento necessario all'attuazione
del suo piano.
Ma non aveva fatto i conti con il presidente dell'Assemblea, Goring.
Fu infatti Goring a dominare la situazione dal suo scanno presidenziale, sulla
scorta delle decisioni del Fuhrer dirette a far cadere von Papen prima dello
scioglimento del Reichstag.
L'aula del Reichstag quel giorno era quanto mai gremita.

In apertura di seduta il comunista Ernst Torgler lesse il testo della mozione di


censura.
Goring annunci che avrebbe dato immediaeamente inizio alla votazione.
Si lev in piedi von Papen protestando a gran voce, ma Goring fece finta di non
accorgersi di lui.
Allora il cancelliere gli gett sul tavolo la famosa cartellina rossa che per
consuetudine conteneva il decreto di scioglimento della Camera.
Ci allo scopo di strappare l'iniziativa all'Assemblea mandandola a casa con un
atto d'imperio.
Ma ancora una volta Goring guardava da un'altra parte, mentre dava inizio alle
operazioni di voto.
Il cancelliere fu letteralmente sommerso da una valanga di no.
Gli votarono contro in cinquecentotredici, appena in trentadue emisero un
flebile s.
Soltanto dopo questo risultato disastroso per il governo, Goring apr la
cartellina rossa e si limit a dichiarare che il decreto era un semplice pezzo
di carta privo di validit costituzionale poich recava la firma d'un
cancelliere decaduto dalla sua carica in seguito al voto di sfiducia.
I nazisti avevano ottenuto una grande soddisfazione punendo von Papen, ma
l'avevano raggiunta al fianco del partito comunista, e questo fatto non manc di
provocare qualche sbandamento tra le loro file.
Ancora una volta essi si affiancarono ai comunisti in uno sciopero dichiarato a
Berlino dalla Rotfron, il Fronte rosso, in difesa dei lavoratori dei trasporti.
Fu uno sciopero violentissimo e cruento di cinque giorni, dal quale si erano
dissociati sia i socialdemocratici, sia i sindacati.
Ci apr nuovi interrogativi sul significato di una cos ibrida intesa fra
nazionalsocialisti e comunisti.
Goebbels cercava di spiegare l'operazione: Non possiamo non sostenere i pi
elementari diritti dei tranvieri senza perdere la faccia al cospetto del popolo
lavoratore.
Nei fatti von Papen restava in carica, sebbene gravemente impallinato, e
Hindenburg confermava il decreto di scioglimento della Camera.
Hitler si trov a dover affrontare nuovamente il giudizio degli elettori in una
fase delicata della sua politica e quando aveva gi consumato gran parte delle
energie fisiche e delle risorse finanziarie nelle consultazioni che si erano
svolte appena da qualche mese.
Lungo le strade si videro gruppi di armati delle SA che elemosinavano soldi con
sacche o barattoli e che si rivolgevano ai passanti con fare falsamente
lamentoso: Date, date a quelle canaglie di nazisti!.
E la gente dava. I nostri nemici diceva Goebbels sperano che a noi saltino i
nervi.
In effetti siamo sfiniti, come un battaglione di soldati che sia rimasto troppo
a lungo in trincea. La plateale offesa al campione della conservazione, cio von
Papen, aveva irritato il mondo economico, ed era sempre Goebbels a commentare
con acutezza gli eventi: Troviamo poco denaro.
I signori di censo e cultura sono tutti con il governo.
Nell'imminenza delle nuove elezioni fissate per il 6 novembre, le SA con una
mano chiedevano fondi e con l'altra continuavano a picchiare, mentre i
nazionalsocialisti seriamente preoccupati si chiedevano se sarebbe stato mai
possibile tornare alla Camera in forze, con i duecentotrenta deputati del luglio
precedente.
Molti avrebbero preferito arraffare ci che la situazione offriva, anche un
vicecancellierato, senza andare per il sottile e senza dire, come invece faceva
il Fuhrer, O tutto o nulla.
Lui, sempre animato da sette spiriti, riprese il suo smisurato tour aviatorio,
cercando di infondere coraggio anche ai pi sfiduciati, agli elettori stanchi di
tornare alle urne per la quinta volta in un anno.
Non dava a se stesso un attimo di tregua, anche quando avrebbe potuto farlo,
magari assopendosi in automobile, nella sua comoda Mercedes, durante il tragitto
da una citt all'altra.
Un commerciante suo intimo amico, Kurt Ludecke, viaggi una volta con lui da
Monaco a Potsdam e gli parlava dell'America.

Hitler non c'era mai stato, anzi non conosceva altri paesi oltre l'Austria, la
Germania e assai superficialmente l'Inghilterra.
Gli fece alcune domande sui pellirosse.
Ricordava come da ragazzo si appassionava alle fantastiche storie di Karl May,
uno scrittore tedesco d'avventure che si nascondeva sotto lo pseudonimo di Old
Shatterhand.
Aveva divorato i tre volumi sulle gesta del grande capo apache, Winnetou;
continuava a rileggere, come per un istintivo desiderio di sfuggire alla realt
e di costruirsi un proprio mondo, l'intera serie dedicata al West d'America.
Da poco aveva anche letteralmente ingoiato l'autobiografia di quel Karl May un
po' matto.
L'amico commerciante gli diceva come alla morte dell'avventuroso romanziere
avessero rinvenuto nella sua abitazione alcuni esemplari degli inverosimili
fucili descritti nei suoi libri.
Poi taceva vedendo Adolf sonnecchiare, ma lui saltava su dicendogli: Parlate,
parlate, non devo addormentarmi!.
Hitler dava tutto se stesso in una campagna elettorale che si presentava come
una decisiva prova d'appello.
Goebbels commentava: Noi abbiamo fatto quanto era in nostro potere.
Abbiamo compiuto uno sforzo disperato per salvare il partito dalla sconfitta.
Ora tocca al destino pronunciarsi.
La prova non riusc, il destino fu contro di loro.
I nazisti subirono un grave tracollo con la perdita di due milioni di voti, dal
37,4 al 33,1 per cento, e di trentaquattro deputati, pur rimanendo il primo
partito nel Reichstag e staccando di circa il 13 per cento i socialdemocratici
che si attestavano al secondo posto.
Guadagnarono sia i tedesco-nazionali di Hugenberg, dal 5,9 all'8,8, che
sostenevano il governo, sia i comunisti, dal 14,6 al 16,9 che lo avversavano.
La Kommunistische Partei non aveva mai ottenuto prima d'allora una cos vistosa
vittoria nella repubblica di Weimar, e ci divenne il cavallo di battaglia di
Hitler. Se domani crolliamo noi nazisti, dopodomani in Germania ci saranno altri
dieci milioni di comunisti diceva attribuendo alla suicida politica di von Papen
e soci l'incredibile affermazione comunista.
Spiegava che per questa ragione non avrebbe mai accettato di collaborare con
loro e che avrebbe sempre respinto le lusinghe di tutti.
Erano ancora le stesse lusinghe: un vicecancellierato e qualche piccolo
portafoglio.
In realt von Papen voleva dare molto meno.
Contando sui dinieghi di Hitler, si proponeva di continuare nella prassi dei
governi presidenziali emettendo un decreto dopo l'altro, licenziando un'ennesima
volta la Camera ed emendando la Costituzione per imporre un potere assoluto col
sostegno dell'esercito sul quale credeva di poter contare.
Un caro amico di Hindenburg, l'agrario von Oldenburg-Januschau la cui propriet
confinava con quella del presidente, diceva di saperla lunga: Sar marchiata a
fuoco sul popolo tedesco una Costituzione tale da lasciarlo sordo e muto.
Il vecchio cavallerizzo von Papen si vide sbarrare la strada dall'intrigante
generale di fanteria Schleicher pi che dal piccolo caporale boemo Hitler.
Von Schleicher temeva che il piano del pur traballante cancelliere avrebbe
potuto condurre a un'alleanza organica e non pi occasionale fra
nazionalsocialisti e comunisti.
Unendosi, i due estremismi sarebbero stati in grado di provocare un caos
inenarrabile e avrebbero offerto alla sempre in agguato Polonia l'occasione per
aggredire la Germania.
Bisognava perci correre ai ripari.
Il generale ebbe l'assenso di Hindenburg e gli fu facile provocare le dimissioni
di von Papen al quale tra l'altro negava l'appoggio dell'esercito.
Con il paese in agitazione, il vecchio presidente della repubblica convoc
Hitler a Palazzo.
Questa volta fu gentile con lui.
Gli offr una sedia e l'incarico di capeggiare un governo di concentrazione
nazionale.
E dire che fino a quel momento non gli avrebbe dato nemmeno il ministero delle
Poste.

Comunque al termine d'un'ora, un'enormit rispetto agli otto minuti del


precedente incontro, i due personaggi non si trovarono d'accordo su alcunch.
Hitler era irremovibile sulla richiesta d'un governo presidenziale sganciato da
ogni pastoia parlamentare.
Voleva i pieni poteri e insisteva sulla consueta formula: O tutto o nulla".
Hindenburg confermava di non potergli concedere quanto voleva per pi ragioni:
era stato da lui personalmente ingiuriato; il partito nazionalsocialista era di
natura violenta; attribuirgli i pieni poteri equivaleva ad accrescere la
tensione nel paese.
Esaurito l'infruttuoso sondaggio con Hitler, la mano pass a Schleicher, come lo
stesso generale si aspettava in conseguenza delle sue oscure trame.
In veste di nuovo cancelliere anche lui si rivolse ai nazisti, ma con l'intento
di gettarli nella discordia.
Al capo dell'ala sinistra della Nsdap, Gregor Strasser, che poteva contare
sull'appoggio d'un centinaio di deputati, offr le cariche di vicecancelliere
del Reich e di primo ministro della Prussia in governi di fronte nazionale che
non escludessero i socialdemocratici.
In un lampo Goebbels e Goring si schierarono contro tale prospettiva.
Goring torn precipitosamente da Roma, dove era a colloquio con Mussolini alla
ricerca di finanziamenti, per gridare forte il suo no in faccia a Strasser.
Il partito era in condizioni critiche.
In Turingia aveva perso in quei
giorni il 40 per cento dei voti, e questo non era l'ultimo dei motivi che
consigliavano a Strasser di tentare la via del compromesso in un governo di
larga coalizione o per lo meno della tolleranza nei confronti di Schleicher.
Lo incoraggiava il fatto che il nuovo cancelliere intendeva affrontare per prima
cosa l'immane piaga della disoccupazione, essendo impossibile mandare avanti un
paese con sette milioni di cittadini senza lavoro.
Hitler, irritatissimo, non voleva nemmeno sentir parlare di collaborazione.
In un drammatico alterco al Kaiserhof attacc violentemente il traditore
Strasser che si faceva portavoce del nemico. Volete pugnalarmi alle spalle!
Volete distruggere il partito! Volete prendere il mio posto! Col sangue agli
occhi gli rivolse queste tre accuse acrimoniose percorrendo in lungo e in largo
la stanza dell' alber go.
Strasser defin calunniose le imputazioni e le rintuzz con pari violenza. Siete
voi a uccidere il partito! Voi e nessun altro! disse, e poi gir sui tacchi.
Hitler continuava a gridare: Tradimento, tradimento, tradimento!.
Goebbels, Goring e Frick, che erano con lui nella stanza, cercavano di calmarlo.
Ma lui non se ne dava per inteso.
Anzi si gett per terra mordendo furiosamente i bordi di un tappeto.
Rialzatosi sentenzi in tono solenne: Se il partito si sfascia, porr fine a
tutto in pochi minuti, con un colpo di pistola.
Strasser, che si era rinchiuso nella sua camera all'albergo Excelsior, gli invi
una lettera per rassegnare le dimissioni dalla direzione dell'organizzazione
politica e da ogni altra carica della Nsdap.
Quindi rese di pubblico dominio lo scontro.
La notizia fece l'effetto d'una bomba, commentava Goebbels.
I giornali ne erano pieni, mentre nelle stesse file del partito si giudicava la
pervicacia del Fuhrer come un puro atto di follia.
Strasser partiva in vacanza per il Sudtirol; Hitler come sempre, dopo aver
rasentato l'abisso, riacquistava il sangue freddo e riprendeva rapidamente il
pieno controllo di s.
Convoc nello studio di Goring al Reichstag i pi rappresentativi uomini del
partito, compresi i seguaci di Strasser.
Al loro cospetto, chiedendo fedelt assoluta, ancora una volta si torse in
lacrime.
Implorava che lo aiutassero a evitare il dissolvimento dell'unica forza in grado
di salvare la Germania dalla ignominiosa situazione in cui era precipitata.
Tutti si commossero, e a loro volta si sciolsero in lacrime.
L'ingegnere Gottfried Feder, che tentava di prendere le difese del reprobo, fu
messo a tacere.

Insorse contro di lui il Gauleiter di Franconia, Julius Streicher, che disse:


Non capisco come si possa sostenere un individuo che ha trattato cos
villanamente il nostro Fuhrer.
C' da impazzire!.
Alle sue parole tutti balzarono in piedi, si strinsero intorno a Hitler, gli
presero commossi le mani, gli confermarono piena devozione anche a costo della
vita.
Il Fuhrer ancora una volta sbaragliava gli avversari, sicch assunse
personalmente la direzione dell'organizzazione politica, nomin il suo
segretario privato Rudolf Hess a capo di una segreteria politica centralizzata e
allontan dagli incarichi i pochi strasseriani irremovibili.
Goebbels pot suggellare l'evento con una sola frase: Strasser un cadavere!.
Gregor, ormai isolato, aveva rinunciato alla lotta lasciando cadere l'invito di
Schleicher.
Era conscio di non possedere la forza sufficiente per misurarsi con una
personalit demoniaca come quella di Hitler.
C'era chi sottovalutava il Fuhrer.
In patria, la Frankfurter Zeitung spiegava come ormai si fosse dissolta la
magia)) nazista.
All'estero, il laburista inglese Harold Laski esprimeva la convinzione che
Hitler non rappresentasse pi un pericolo mortale; forse non gli rimaneva che la
speranza di poter raccontare da vecchio in qualche birreria come fosse stato l
l per rovesciare l'antico Reich.
Chi sottovalutava Hitler, e contemporaneamente sopravvalutava se stesso, era lo
stesso Schleicher, il quale si trov a sua volta di fronte a difficolt
insormontabili.
Invaso da incomprensibili sentimenti di ottimismo, il generale pensava di
affrontare alla radice i problemi della disoccupazione che avevano ridotto la
Germania ai minimi termini.
Ma le sue proposte trovarono apatici i socialdemocratici, i sindacati e i
centristi, e nettamente contrari i grandi industriali e gli agrari che lo
rappresentavano come un bolscevico.
Ben pochi si fidavano delle sue capacit taumaturgiche, e inoltre egli si era
creato un'infinit di nemici con le sue pretese di abile tessitore d'intrighi.
Il pi indispettito nei suoi confronti era quel cavallerizzo di von Papen che
pure appariva l'avversario menno pericoloso.
Fu invece precisamente von Papen a sferrare il colpo di grazia al generale
sociale, come Schleicher amava autodefinirsi per ingraziarsi gli operai, mentre
i suoi avversari preferivano chiamarlo il generale rosso.
All'inizio del gennaio 1933 von Papen si rivolse a un amico banchiere Kurt
Freiherr von Schroder, capo dell'Herrenklub di Colonia, perch gli organizzasse
un incontro segreto con Hitler.
Von Schroder era da tempo un entusiasta sostenitore del nazismo.
Anzi qualche mese prima, insieme con l'autorevole finanziere Hjalmar Schacht,
aveva sollecitato altri banchieri e grossi commercianti a sottoscrivere una
petizione per indurre il presidente Hindenburg a nominare Hitler cancelliere del
Reich.
Si erano schierati con Schroder alcuni tra i pi cospicui rappresentanti
dell'industria pesante della Renania-Westfalia, quanto lui favoreggiatori del
nazismo, come Thyssen, Vogler e Reusch.
Ma la loro iniziativa fall proprio ad opera di von Papen.
Le conseguenze del fallimento si allargarono a macchia d'olio e alla Nsdap
vennero a mancare i pi vitali finanziamenti.
Adesso era von Papen che si muoveva verso Hitler, cos come Hitler gli andava a
sua volta incontro pur avendo in precedenza dichiarato che mai pi avrebbe
stretto la mano allo sciocco responsabile dell'ascesa comunista.
A che cosa erano dovuti questi capovolgimenti di fronte? Al fatto che la
politica di apertura sia a sinistra sia ai cattolici annunciata da Schleicher
faceva paura a entrambi.
Ed ecco che l'industria pesante e i grandi agrari ritenevano maturo il momento
di far leva su Hitler, solo su lui, per non perdere il loro potere.
Il colloquio tra il Fuhrer e von Papen si svolse nella villa di Schroder, in un
bosco nei pressi di Colonia.

Era il 4 gennaio, e soffiava un forte vento che poteva essere paragonato al


sibilo della tempesta politica che si avvicinava.
Hitler arriv da Bonn passando per Godesberg, viaggiando di notte con un'auto
privata che cambi due volte per sfuggire all'attenzione dei cronisti.
L'ex cancelliere proveniva da Dusseldorf, e a sua volta aveva cercato di non
lasciare tracce.
Ma le loro preoccupazioni si rivelarono inutili, anche perch qualcuno aveva
messo sull'avviso i giornali di quello straordinario abboccamento, forse per
favorirlo, forse per ostacolarlo.
L'incontro ebbe un avvio turbolento a causa della violenza, che esplodeva a
freddo, con cui Hitler rimprover a von Papen tutte le manovre volte a impedire
che Hindenburg gli affidasse il cancellierato.
Von Papen cercava di difendersi in qualche modo, senza riuscirci; e alla fine
gli rivel che il vero artefice della sua mancata nomina era stato Schleicher.
Allora Hitler gli rinfacci la condanna dei cinque militi nazisti di Potempa, e
von Papen si trov ancora in maggiori difficolt, anche perch non pot non
ricordargli che quegli individui erano stati riconosciuti colpevoli di un
barbaro omicidio.
Finalmente vennero al dunque, alla ragione per cui erano convenuti nella villa
di Schroder.
Von Papen parl a lungo nel proporgli di formare insieme un governo, una sorta
di duumvirato Hitler-Papen.
Sosteneva che si profilavano le condizioni per guidare un ministero come
cancellieri associati in assoluta parit, considerato che Schleicher non avrebbe
mai ottenuto un decreto di scioglimento del Reichstag, nessun pericolo, dunque,
di nuove elezioni, e che per sovrapprezzo il generale sociale non era pi nella
manica del presidente Hindenburg.
Hitler parl pi a lungo del suo interlocutore.
Disse che l'idea del duumvirato non gli piaceva per niente, ma che voleva il
predominio pur consentendo ai seguaci di von Papen di occupare nel governo
alcuni posti di rilievo, come i ministeri degli Esteri e della Difesa.
Ci doveva avvenire ad alcune sue condizioni tra le quali figurava in prima
linea l'assoluta esclusione dei socialdemocratici, dei comunisti e degli ebrei
da ogni incarico direttivo.
Soltanto cos era possibile rimettere ordine nella vita pubblica della nazione.
Precisava che richiedere il predominio non significava pretendere che gli si
consegnasse tutto il potere, secondo un'accusa corrente, ma che gli si
consentisse di imporre la sua rinnovatrice visione politica.
I due si lasciarono sulla base di un sufficiente accordo e con l'impegno di
rivedersi al pi presto.
L'indomani dovevano sorprendersi nel vedere divulgata con grande rilievo sui
giornali la notizia del loro incontro.
Su un foglio berlinese, la Tagliche Rundschau.. vicina agli ambienti del
cancelliere Schleicher, furono anche pubblicate alcune foto in cui Hitler e von
Papen, insieme ad altri convenuti, come Hess, Himmler e l'industriale
filonazista Wilhelm Keppler, apparivano casa Schroder.
Von Schleicher cercava di sfruttare a proprio vantaggio l'indiscrezione del
sensazionale incontro di Colonia che gettava un'ombra di complottatore su von
Papen.
Quindi intensificava le trattative con le sinistre e riconvocava Gregor Strasser
che se n'era stato per un paio di settimane lontano dalla Germania.
Non perdeva di vista neppure il tedesco-nazionale Hugenberg, pensando di poterlo
attrarre nella propria orbita.
Ci fu un colloquio fra Hindenburg e Strasser.
Gregor gli dava l'impressione di essere disposto ad accettare la nomina a
vicecancelliere nonostante i fulmini del Fuhrer.
Von Hindenburg diceva di Strasser un gran bene: Lui s che mi piace.
E di tutt'altra pasta rispetto a Hitler.
Ma Schleicher perdeva sia Strasser sia Hugenberg per l'emergere di nuove
complicazioni.
Si trov infatti spiazzato dalla protesta dell'associazione dei grandi
proprietari terrieri, il Reichslandbund, che non avrebbe mai potuto digerire i

provvedimenti ai danni degli agrari da lui annunciati e che consistevano fra


l'altro nell'assegnare ai disoccupati le terre della Prussia orientale.
Lo stesso vecchio feldmaresciallo Hindenburg era diventato un proprietario
fondiario, uno Junker, da quando, in occasione del suo ottantesimo compleanno
(cio dal 1927), alcuni latifondisti avevano riscattato a suo favore un'antica
tenuta che la sua famiglia aveva dovuto cedere per un accumularsi di debiti.
La tenuta si trovava a Neudeck nella Prussia orientale, e gli agrari accorsi in
aiuto di Hindenburg sotto la guida del suo affezionato nonch interessato vicino
von Oldenburg-Januschau, si erano anche serviti illecitamente in questa
operazione dei fondi statali della Osthilfe, in realt destinati ad aiutare
finanziariamente le regioni orientali della nazione.
A completare l'opera si era proceduto a intestare truffaldinamente la tenuta al
figlio e aiutante del presidente, il colonnello Oskar von Hindenburg, con
l'evidente proposito di fargli evadere la tassa di successione.
Si erano infine pagate grosse somme sottobanco per ottenere dal governo prestiti
che mai pi sarebbero stati restituiti.
Sia Schleicher sia Hitler minacciavano Hindenburg di provocare uno scandalo
rendendo pubbliche queste delittuose vicende finanziarie, qualora non avesse
ceduto alle loro contrastanti richieste.
Il vecchio presidente si trovava fra due fuochi e cercava di tenere a bada sia
il cancelliere in carica sia l'aspirante cancelliere.
Ma dovette fronteggiare un terzo personaggio non meno spregiudicato degli altri
due, il generale Ludendorff, l'inacidito nemico di tutti, che agitava lo stesso
spauracchio per ammonire Hindenburg a non aprire le porte della Cancelleria al
piccolo e insolente parvenu austriaco.
In questo bailamme Hindenburg si risolse a prestare orecchio a von Papen
autorizzandolo a proseguire le trattative confidenziali" con Hitler.
Il peso di von Papen era sempre alto.
Pur non essendo pi a capo del governo, continuava a risiedere nell'alloggio di
servizio destinato al cancelliere, in Wilhelmstrasse, mentre il cancelliere in
carica Schleicher era rimasto nella sede del ministero della Difesa, in
Bendlerstrasse.
Tranquillizzati sui propositi del Fuhrer dall'incontro di Colonia, i grandi
industriali ripresero a finanziare il partito traendolo dalle secche economiche
in cui era precipitato.
Hitler si avvedeva che le possibilit di salire le scale della Cancelleria si
erano fatte pi concrete.
Era quanto mai necessario accrescere la propria forza contrattuale, e s'impegn
ancora una volta fino allo spasimo in una nuova competizione elettorale.
Si doveva rinnovare il Landtag d'uno Stato lillipuziano, il Lippe-Detmold, che a
malapena contava centomila abitanti sparpagliati in villaggi di campagna, ma lui
affront la prova come se fosse stata la pi importante della sua battaglia
politica per la conquista del potere.
I risultati elettorali non furono certo travolgenti per la Nsdap con il 39,5 per
cento dei voti, ma Hitler, nel registrare comunque un miglioramento, li present
come se avessero segnato il definitivo superamento della crisi. Ci credevate sul
punto di tirare le cuoia disse e invece siamo pi vivi che mai! Il Fuhrer
giurava e spergiurava che si sarebbe mantenuto rigorosamente fedele alla
Costituzione e che non c'era motivo di temere per la sua ascesa al potere.
Cercava di premere in ogni modo sul presidente Hindenburg essendo chiaro a tutti
che i cancellieri li faceva e li disfaceva lui a proprio piacimento.
Nei nuovi incontri con von Papen, la richiesta di ottenere il cancellierato
diventava per ultimativa.
I colloqui si svolgevano nei sobborghi berlinesi di Dohlem, nella villa d'un
recente adepto del nazismo, Joachim von Ribbentrop, un quarantenne, affermato
importatore di liquori, amico di von Papen per averlo conosciuto durante una
missione di guerra in Asia.
Von Ribbentrop aveva ricevuto un titolo nobiliare per adozione, era molto
apprezzato negli ambienti politici della destra grazie alla sua vasta esperienza
di carattere internazionale e doveva infine la sua fortuna economica al
matrimonio con Annelise Henkell, una ereditiera del pi facoltoso produttore di
spumante tedesco.

Ma i colloqui rischiavano di fallire sia a causa della cocciutaggine con cui


Hitler chiedeva la carica di cancelliere, sia perch von Papen puntava i piedi
dicendo: Non ho sufficiente influenza su Hindenburg.
Prendevano parte agli incontri anche Goring e Frick, insieme al capo delle SA,
Rohm, e al capo delle SS, Himmler.
A notte fonda poi arrivava in tutta segretezza il figlio di Hindenburg, il
colonnello Oskar, insieme al segretario di Stato del presidente, Otto Meissner.
Una notte Hitler, visto che le trattative languivano, volle appartarsi col
figlio del presidente.
Il loro tete--tete si protrasse per un paio d'ore e fu molto animato.
Al termine, nessuno dei due rivel gli argomenti sui quali avevano discusso cos
a lungo In auto, sulla strada del ritorno, Oskar all'improvviso disse a Meissner
che gli era accanto: Dobbiamo nominare Hitler cancelliere! Von Papen dovr
accontentarsi del vicecancellierato.
Il segretario di Stato sospett che il Fuhrer nel suo colloquio a quattrocchi
col colonnello lo avesse nuovamente e seriamente minacciato di porre sotto
accusa lui e il padre per aver beneficiato dell'illecito e scandaloso uso dei
fondi statali previsti dalla Osthilfe.
N avrebbe mancato, questa era un'ulteriore intimidazione di Hitler, di rivelare
le non meno disoneste manovre di Borsa cui Oskar si dedicava.
Non erano corse soltanto minacce durante il colloquio di Hitler con il
colonnello Oskar von Hindenburg.
Infatti il Fuhrer, premettendo che soltanto lui
avrebbe potuto salvare la Germania dal pericolo comunista e ancora una volta
affermando che nessun governo poteva reggersi senza il suo appoggio, ribadiva il
prGposito di non ferire la Costituzione e di non attentare alle prerogative
presidenziali.
Von Papen, pressato dallo stesso Oskar, mutava intanto opinione e si diceva
disposto a fare il vicecancelliere di Hitler.
Anche il presidente non ripeteva pi il solito ritornello contro il piccolo
caporale boemo, che poi in realt era austriaco.
Invece il cancelliere in carica, Schleicher, continuava a conservare una calma
olimpica, come scriveva la Frankfurter Zeitung del 23 gennaio 1933 quando gi
era stata fissata per il giorno 31 dello stesso mese la seduta decisiva del
Reichstag.
Decisiva per Schleicher che non era riuscito ad attrarre dalla sua n i
socialdemocratici n i tedesco-nazionali di Hugenberg, n il Zenrum.
Per colmo di sventura gli avevano resistito anche i nazisti e gli era infine
fallita l'operazione Strasser con la quale aveva tentato di spaccarli.
Alla fine dovette aprire gli occhi di fronte a Hindenburg che gli rifiutava lo
scioglimento della Camera.
Ma prima di rinunciare definitivamente alla speranza di rimanere in qualche modo
al potere, propose al Fuhrer di formare un governo Hitler-Schleicher con
l'appoggio dell'esercito, in luogo del ventilato governo Hitler-Papen.
Fu il comandante della Reichswehr, generale von Hammerstein, a incontrare il
Fuhrer e a prospettargli tale soluzione.
Hitler si trovava a Charlottenburg in casa del costruttore di pianoforti
Bechstein, la cui moglie non smetteva di trattarlo come un figlio.
Hitler prese tempo, ed evit di dare una risposta impegnativa col timore che
Schleicher potesse contrapporgli un putsch facendo perno sull'esercito.
Mentre lui si affrettava a ordinare alle SA di Berlino di stare all'erta e di
prepararsi con sei battaglioni di polizia a un'eventuale occupazione della
Wilhelmstrasse, dove allogiava Hindenbur, lo stesso presidente gli assicurava
l'appoggio d'un altro personaggio che godeva d'un grande prestigio tra le file
della Reichswehr.
L'autorevole personaggio era il generale Werner von Blomberg, il quale avrebbe
potuto neutralizzare il pericolo d'un colpo di mano di Schleicher.
A questo fine Hindenburg lo invit personalmente a entrare nel costituendo
governo Hitler-Papen con l'incarico di ministro della Difesa, e il generale non
manc di mettersi ai suoi ordini.
Tutte queste manovre erano condotte silenziosamente all'insaputa di Schleicher
che veniva giocato sul suo stesso terreno di astuto intrigante.
Si era arrivati al 28 gennaio.

Von Papen proseguiva per conto di Hindenburg nei sondaggi che avevano per
obiettivo la formazione d'un governo a maggioranza conservatrice guidato da
Hitler.
Ma la vecchia volpe ancora conduceva un complotto in proprio.
Sperava di poter battere il suo concorrente e di dar vita a un ministero
presidenziale appoggiato dai tedesco-nazionali.
Cos come Schleicher, l'altro complottatore, divisava addirittura di tradurre in
un carro bestiame piombato Hindenburg, suo figlio Oskar e i familiari nella
tenuta di Neudeck, per aver mano libera e imporre una dittatura militare.
Un piano assurdo.
Si era infatti gi avuta la notizia che l'esercito appoggiava la costituzione
d'un governo con Hitler cancelliere e von Papen vice.
Ma si verificava ancora un colpo di scena.
La mattina del 30 gennaio, un luned, arrivava a Berlino il generale von
Blomberg, proveniente da Ginevra dove rappresentava la Germania alla Conferenza
sul disarmo.
Alla stazione trov ad attenderlo due ufficiali che stranamente gli impartivano
ordini diversi.
Uno di essi era il maggiore von Kuntzen che lo invitava a raggiungere senza
indugio il comandante della Reichswehr, generale Hammerstein; l'altro era il
colonnello Oskar von Hindenburg che gli comunicava come suo padre, il capo dello
Stato, lo reclamasse immediatamente a Palazzo.
Von Blomberg segu Oskar per cui l'estremo tentativo compiuto da Schleicher,
bench gi dimissionario, di implicarlo in un colpo di mano anti-Hitlerianio con
la complicit di Hammerstein, non pot aver seguito.
Difatti a Palazzo il generale von Blomberg, primo tra tutti i colleghi di
governo, rese il giuramento di nuovo ministro della Difesa, proprio per mettere
fuori gioco Schleicher e Hammerstein, avversari non troppo occulti del ministero
HitlerPapen.
pARTE SECONDA.
le ore di Parsifal.
Quella stessa mattina del 30 gennaio il cancelliere designato Adolf Hitler e i
suoi ministri si riunirono brevemente nello studio di von Papen.
Poi, attraverso il giardino interno ricoperto di neve, raggiunsero il palazzo
presidenziale.
In attesa di essere ricevuti da Hindenburg per la cerimonia del giuramento,
sostarono nell'ufficio del segretario di Stato, Meissner, dove si misero a
discutere animatamente.
Pi che discutere bisticciavano.
Hitler protestava concitatamente poich gli avevano rifiutato la nomina a
commissario del Land di Prussia.
Ci, diceva, comportava un'enorme riduzione dei suoi poteri.
Aggiungeva che per superare una cos grave situazione di inferiorit sarebbe
stato costretto a indire immediatamente nuove consultazioni politiche generali
al fine di dotare il suo ministero della maggioranza assoluta in parlamento.
Tali affermazioni irritarono il capo dei tedesco-nazionali Hugenberg che
riaffermava la sua totale opposizione a riconvocare per l'ennesima volta in
breve tempo i comizi elettorali.
Lo scontro si faceva sempre pi aspro.
Von Papen, sulle spine, pi che temere, sperava di veder cadere il governo ancor
prima di formarsi, cosa che avrebbe rilanciato la sua candidatura.
La discussione parve alquanto placarsi dal momento in cui Hitler con accortezza
assicur che i risultati delle nuove elezioni non avrebbero influito sulla
composizione del governo in formazione. Vi do la parola d'onore! Non mi separer
da voi! disse.
Ma Hugenberg ancora protestava, resisteva come un caprone ostinato, cos egli si
autodefiniva, e allora von Papen bruscamente lo apostrof: ..Non vorrete
dubitare disse della parola d'onore d'un tedesco!.
Intervenne Meissner ricordando a quei ministri litigiosi la ragione per cui si
trovavano a Palazzo.
Il presidente li aspettava gi dalle 10 per il giuramento.

Erano passate le 11 e bisognava sbrigarsi.


Hitler, in redingote nera e cappello a cilindro, s'inchin platealmente mentre
stringeva la mano al vecchio e appesantito feldmaresciallo Hindenburg.
A quarantatr anni l'ozioso vagabondo di Vienna succedeva a personaggi come il
barone von Stein, Bismarck, il principe Bulow.
L'autodidatta disordinato e inconcludente, il Meldeganger, il portaordini del
reggimento, l'uomo che per decenni non aveva trovato uno sbocco qualsiasi alla
sua vita e che non era mai stato n ministro e nemmeno deputato diventava
d'embl cancelliere del Reich con il pieno rispetto delle regole
costituzionali.
Aveva infatti giurato sulla Costituzione di Weimar, sulla carta fondamentale
della repubblica che pure aveva sempre proclamato di voler fare a pezzi.
Con lui avevano intrigato e giurato il vicecancelliere e i ministri, i quali,
come Hitler, non avevano in realt che uno scopo, quello di abbattere la
repubblica fingendo di servirla.
Il piccolo caporale austriaco non era da loro amato, se non altro perch privo
di quarti di nobilt, ma poteva essere usato come uno strumento d'attacco, una
testuggine per affrettare la caduta del regime democratico parlamentare e
accelerare il ritorno a uno Stato autoritario e monarchico.
Era uno strumento per molti.
Per gli industriali che lo sapevano nemico del collettivismo; per la piccola
borghesia cui egli aveva assicurato di abbattere lo strapotere dei banchieri;
per i militari che apprezzavano il suo antipacifismo; per i socialdemocratici
che lo vedevano lancia in resta contro i comunisti.
Il presidente Hindenburg fu di poche parole durante la cerimonia del giuramento.
Incombeva l'ora del pranzo e conged frettolosamente i suoi ospiti limitandosi a
dire: E ora avanti con Dio.
Dovette fare un discorsetto di circostanza von Papen che pensava di aver vinto
la battaglia avendo favorito la formazione d'un governo in cui con soli tre
portafogli su undici ministeri dell'intero gabinetto, appariva
prigioniero dei conservatori e dei tedesconazionali.
Era perci costretto a stare al gioco e a non usare violenza contro di loro.
Hitler? Lo abbiamo ingabbiato! Era questo il vanto del capo dei tedesconazionali.
Hugenberg si basava sul fatto che lui stesso deteneva un ministero chiave come
quello unificato dell'Economia e dell'Agricoltura e che anche altri dicasteri di
primaria importanza erano stati rifiutati ai nazisti.
Il Fuhrer aveva infatti ottenuto soltanto il ministero degli Interni per Frick,
privo tuttavia del controllo sulla polizia che era demandato ai singoli Lander,
e un ministero senza portafoglio per Goring, con la sola garanzia che sarebbe
diventato il titolare dell'Aviazione al momento della istituzione d'una forza
aeronautica militare.
Avevano conservato i loro portafogli quattro dei ministri presenti nel
precedente governo, von Neurath agli Esteri, il conte Schwerin von Krosigk alle
Finanze, Franz Gurtner alla Giustizia, von Eltz-Rubenach ai Trasporti.
Il generale von Blomberg era naturalmente andato alla Difesa e Franz Seldte, il
capo dello Sthlhelm che si era rappacificato con le SA, al Lavoro.
Da una finestra dell'albergo Kaiserhof, che fronteggiava il palazzo della
Cancelleria, Goebbels e Rohm attendevano l'uscita del loro Capo, a conclusione
dell'udienza presidenziale.
Il capitano Rohm si era fornito di un binocolo, come in una battaglia campale,
per leggere immediatamente sul viso del Fuhrer l'esito dell'incontro. Si
verificher il miracolo? chiedeva col batticuore a Goebbels che mostrava di
sapersi dominare meglio di lui.
Sulla porta della Cancelleria apparve Hitler, e Rohm emise un urlo: Miracolo!
Miracolo!.
Aveva visto il volto del nuovo cancelliere della Germania, era il volto
raggiante della vittoria.
Hitler salutava la folla raccolta nella piazza, agitava le braccia come un
forsennato dall'alto della scalinata del palazzo e gridava a gran voce la sua
gioia irrefrenabile.
Gli occhi gli si riempivano di lacrime.

La popolazione lo festeggiava in pieno tripudio, le schiere dei manifestanti


s'ingrossavano mentre le strade si illuminavano alla luce di decine di migliaia
di fiaccole tra urla d'entusiasmo e rulli di tamburo.
Non c'erano comunisti in giro, o meglio non c'erano comunisti inquadrati poich
Goring aveva posto un divieto tassativo alle loro dimostrazioni.
Lasciato il palazzo presidenziale, il nuovo cancelliere fu in pochi minuti nella
sua stanza al Kaiserhof, attorniato dai collaboratori pi stretti che apparivano
increduli di aver colto un cos decisivo successo, proprio nella fase in cui il
partito accusava una pericolosa flessione elettorale.
Il Fuhrer in breve accomiat i camerati.
Aveva bisogno di raccogliersi in se stesso mentre entrava in uno stato di
abbandono, quasi in trance.
Non era soltanto un cancelliere, uno dei tanti cancellieri che andavano di qua e
di l come poveri travicelli sballottati dai flutti delle tempeste parlamentari;
si vedeva come il fondatore d'un ordine nuovo, il Messia, il creatore d'una
nuova civilt ariana capace di riunire in un corpo compatto la Germania che la
bramosia ebraica aveva ridotto a brandelli.
La sensazione di delirio si protrasse per pochi minuti, ne usc come sospinto
dalla forza d'una sinfonia che gli risuonava nelle membra.
In un identico languore cadeva quando ancora ragazzetto ascoltava dal loggione
per pi sere consecutive la musica del
Lohengrin, stregato dalle note wagneriane.
Con frenesia prepar le carte per la prima riunione del suo governo fissata di
l a qualche ora.
Apr la seduta alle cinque del pomeriggio e immediatamente comunic la sua
decisione di tenere avvolta nella pi assoluta segretezza ogni deliberazione
ministeriale.
Venne sul tappeto un primo problema scaturito in un incontro che Goring aveva
avuto quel giorno stesso con i rappresentanti del Zentrum cattolico per incarico
del suo Capo.
Il governo era privo d una maggioranza parlamentare essendo sostenuto soltanto
dai nazisti e dai tedesconazionali che disponevano di duecentoquarantasette
seggi su un totale di cinquecentottantatr.
I rappresentanti del Zentrum, con i loro settanta deputati, sembravano
disponibili a imbarcarsi nella maggioranza, ma reclamavano adeguati compensi.
Per tutta risposta i nazisti sostennero che c'era un solo modo per uscire da
quella situazione minoritaria, sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni.
A nome dei tedesco-nazionali, Hugenberg si disse contrario sia ad estendere la
base governativa ai centristi, sia a ricorrere nuovamente alle urne: meglio
sarebbe stato dichiarare decaduti i cento parlamentari comunisti e porre fuori
legge la Kpd.
In tal maniera i due partiti al governo si sarebbero trovati automaticamente in
una condizione di maggioranza assoluta.
Hitler consider eccessiva la proposta e la lasci cadere osservando che sarebbe
stato molto pericoloso mettere fuori legge un partito sostenuto da sei milioni
di persone.
Preferiva le elezioni, certo di conquistarvi da solo l'agognata maggioranza
assoluta ora che deteneva il cancellierato.
Pensava che, favorendo la formazione d'una maggioranza dei due terzi in
parlamento, avrebbe potuto far approvare i pieni poteri al governo come premessa
per una trasformazione in chiave autoritaria della Carta costituzionale.
Von Papen fu a questo proposito assai esplicito.
Le nuove elezioni disse <dovranno essere le ultime.
Dobbiamo evitare per sempre il ritorno al sistema parlamentare. Il cancelliere,
condividendo in pieno le idee del suo vice, incalz: Le elezioni ormai imminenti
dovranno davvero essere le ultime.
Il ritorno al sistema parlamentare dovr essere assolutamente scongiurato.
Poi annunci, ma era una finzione, che avrebbe saggiato personalmente la
disponibilit dei centristi, prima di chiedere ufficialmente a Hindenburg di
procedere allo scioglimento del Reichstag.
Cos, nell'incontro con il loro capo, monsignor Kaas, si mosse in maniera tale
da non raggiungere alcuna intesa.

Il giorno successivo Hindenburg si trov di fronte alla richiesta del suo nuovo
cancelliere di mandare a casa i deputati.
Non perse tempo e indisse le elezioni per il 5 marzo.
A sera, fino a notte inoltrata, i nazisti scesero nuovamente in piazza per
esprimere tutto intero il loro entusiasmo; per acclamare con interminabili
fiaccolate e immensi fal il loro Fuhrer che mostrava alla nazione come si
potessero rapidamente bruciare le tappe verso un potere sempre pi saldo.
A morte, dunque, la democrazia paralizzante.
Marciavano a ranghi serrati in venticinquemila gli uomini armati delle SA e
delle SS in camicia bruna e in camicia nera, con la veemenza d'un torrente in
piena passavano sotto la porta di Brandeburgo, col braccio teso al suono e al
canto della Horst-Wessel-l.ied sfilavano davanti al palazzo presidenziale e alla
Cancelleria.
Il vecchio Hindenburg si appoggiava allo stipite della finestra.
Di tanto in tanto alzava una mano per uno stanco saluto.
Hitler era invece l'immagine stessa della forza e del vigore.
Chiamava a gran voce questo o quel camerata che riconosceva fra tanti nella
notte illuminata dalle torce.
Dava chiaramente a vedere come fosse divorato da un grande fuoco interiore, e
quel fuoco si trasmetteva alla massa dei manifestanti infiammandone gli animi.
La manifestazione popolare si era svolta in un clima di vertiginoso entusiasmo,
sulla falsariga d'un rituale magico e religioso ormai consueto.
Anche i dimostranti erano invasati dall'idea che il nuovo cancelliere non fosse
un qualsiasi uomo di governo, ma il loro Redentore inviato dalla Provvidenza
divina.
In un negozio della Unter den Linden di Berlino era esposto in vetrina un suo
ritratto fra le immagini di Ges Cristo.
Si diffondeva la convinzione, come diceva lo stesso Hitler ripetendo
un'esaltante espressione di Goebbels, che i nazisti non avrebbero pi lasciato
il potere se non da morti.
Le masse erano abbacinate.
Dal vittorioso giorno del 30 gennaio le gi sconfinate file hitleriane Si
avviavano a immedesimarsi con un popolo intero.
La macchina propagandistica del partito creava intorno al Fuhrer un alone di
magia, ne idealizzava la figura e faceva della sua azione politica una missione.
Lui non mancava di rivelare come la sera dell'incarico si fosse sentito
sospingere verso la meta da una forza sovrumana: Ero in vista del porto e ho
temuto di far naufragio, ma sono stato salvato dal volere divino.
L'attesa di un Capo che fosse inviato dalla Provvidenza, un'attesa in cui il
popolo tedesco viveva da tempo, aveva alfine compimento.
Si riconosceva al Capo il diritto di vita e di morte per costruire la Grande
Germania, legittimato da un'investitura divina a liberare il popolo dal male,
secondo la predicazione riformatrice di Calvino.Il singolo individuo si
confondeva in una superiore entit di gruppo, in una mitica realt collettiva.
Quel 30 gennaio Hitler era arrivato al traguardo anche grazie alla sua abilit
politica, alla mancanza di scrupoli e alla carica sovrumana di trascinatore e
manipolatore di folle, sia minacciando di rovesciare la repubblica di Weimar con
la violenza, sia brigando con i gruppi della conservazione, gli agrari, gli
industriali, i banchieri che perseguivano il suo stesso scopo eversivo.
L'ascesa dei nazisti era stata altres favorita dalle clausole capestro del
trattato di pace, si poteva dire che Hitler fosse nato a Versailles dalle
disastrose conseguenze per l'economia mondiale del venerd nero del '29, dalle
lotte intestine che attanagliavano i partiti della sinistra.
I comunisti, nella loro sudditanza alla politica del Cremlino, ritenevano che il
principale nemico da battere fosse la socialdemocrazia, chiamata da Stalin
socialfascismo, ed erano indotti a considerare una vittoria del nazismo come un
passaggio obbligato verso l'instaurazione della dittatura del proletariato.
Una teoria che si riassumeva nella formula del tanto peggio tanto meglio.
Agli occhi della classe operaia tedesca, indebolita da battaglie senza sbocco,
Hitler era giudicato una marionetta nelle mani di capitalisti morenti.
Presto quei fili sarebbero stati recisi, cos si credeva.
I tedesco-nazionali, che si erano alleati ai nazisti, si mostravano fiduciosi di
raggiungere i loro scopi.

Dicevano di aver messo il guinzaglio al pittore austriaco fallito.


Anche von Neurath, accettando di entrare nel governo di Hitler, esprimeva la
convinzione di aver imboccato la strada migliore: Lasciamolo che si sfoghi!
esclamava.
C'era per chi ne temeva l'ascesa.
Alcuni suoi avversari si trovavano anche tra le file dell'estrema destra come
avveniva per Erich von Ludendorff.
Il generale conosceva bene le ambizioni e le mire del nuovo cancelliere, se non
altro per aver tentato con lui l'ormai storico putsch di Monaco di dieci anni
prima.
Non se ne fidava, e difatti fra i due si era arrivati a una insanabile rottura.
Ora Ludendorff inviava a Hindenburg un durissimo telegramma di riprovazione per
aver consegnato il potere al Capo nazista: Con la nomina di Hitler a cancelliere
del Reich, Ella ha ceduto la nostra sacra patria tedesca a uno dei peggiori
demagoghi di tutti i tempi.
Le preconizzo che questo malvagio individuo getter in un abisso il nostro Reich
infliggendo immani sciagure alla nostra nazione.
Le future generazioni La malediranno nella tomba per questa sua scelta.
Il Fuhrer si proponeva di cambiare tutto in Germania, a cominciare dal palazzo
della Cancelleria. Far di qlesta misera scatola da sigari" diceva la reggia del
nazismo. Intanto si accingeva a mettere fuori gioco le opposizioni adoperandosi
a conferire un aspetto di legalit a interventi contrari alla legge.
Quali sarebbero state le linee di lotta contro il terrore rosso? Rispondeva
Goebbels: In questa primissima fase ci asterremo da immediate contromisure.
Dovr anzitutto divampare un tentativo rivoluzionario bolscevico.
Quindi colpiremo, al momento giusto.
Trascorsi due giorni dalla presa del potere, Hitler rivolse un appello via radio
al popolo tedesco. Quattordici anni di marxismo disse hanno rovinato la
Germania.
Un anno di bolscevismo la distruggerebbe.
I luoghi pi ricchi e pi belli del mondo sarebbero ridotti a un fumante mucchio
di rovine sul quale sventolerebbe la rossa bandiera del disfacimento. Evocava a
fosche tinte le condizioni di miseria e di fame in cui il suo popolo era stato
costretto a vivere sotto un'idea esclusivamente negatrice che portava a morte la
bimillenaria Kultur tedesca.
Ora si apriva un'era nuova, un nuovo millennio: E mia ferma convinzione che sia
vicino il momento in cui i milioni di tedeschi, che oggi non sono con noi, ci
seguiranno e saluteranno al nostro fianco il nuovo Reich della grandezza,
dell'onore, della forza e della giustizia.
Amen!.
Pronunci queste parole nervosamente.
Esse erano un segnale per le imminenti elezioni, l'apertura delle ostilit
contro i capi comunisti e i loro elettori.
Gli uni e gli altri dovevano sapere che non c'era pi misericordia per loro
nella sua Germania e che sarebbero stati colpiti con la massima durezza, come
meritavano.
Alla dichiarazione radiofonica fecero immediatamente seguito le prime misure
repressive con le quali si impediva ai comunisti e ai socialdemocratici di
partecipare alla campagna elettorale.
Se ne scioglievano i comizi, se ne aggredivano gli oratori, se ne staccavano i
manifesti dai muri.
I giornali di ispirazione socialdemocratica venivano parzialmente tollerati,
mentre si tolsero brutalmente dalla circolazione quelli comunisti.
Il tutto avveniva in forza d'un decreto che recava un titolo pretestuoso, Zum
Schutze des deutschen Volkes, Per la protezione del popolo tedesco.
La scure hitleriana si abbatt sul Landtang di Prussia che fu sciolto al di
fuori di ogni norma parlamentare e sostituito con un consiglio di Stato
consultivo.
I nazisti si sentivano forti. Ora diceva Goebbels potremo condurre pi
facilmente la nostra battaglia, potremo servirci di tutte le risorse dello
Stato.
La radio e i giornali sono nostri; il denaro non ci mancher.

Costruiremo un capolavoro di propaganda. Nel suo primo giro elettorale in veste


di cancelliere, Hitler si rec nelle citt fornite di stazioni radiofoniche.
Era sempre Goebbels a spiegare la strategia propagandistica.
Essa si basava sulla ripresa radiofonica dei discorsi del Fuhrer che si
effettuava direttamente in mezzo al popolo per dare agli ascoltatori un'immagine
plastica di ci che avveniva, per comunicare anche alla gente pi lontana la
magica atmosfera delle manifestazioni di massa.
I grandi industriali, i banchieri, gli agrari aprivano le borse pi volentieri e
pi numerosi che in passato.
Con la collaborazione di Goring e del principe delle finanze Hjalmar Schacht, il
cancelliere ne invit alcuni tra i pi autorevoli in una sala del Reichstag.
Convennero alla riunione i Gustav Krupp von Bohlen, i Karl Bosch, i Georg von
Schnitzler, gli Albert Vogler.
Si dissero entusiasti del cancelliere che li aveva rassicurati non soltanto
sulla eliminazione dei marxisti, ma anche e soprattutto sulla rinascita della
Wehrmacht, nonostante le pastoie del trattato di Versailles.
Ne gioirono particolarmente i magnati degli armamenti, i fabbricanti di cannoni
come Vogler, ch'era alla testa delle Acciaierie Riunite (Vereinigte Stahlwerke),
e il re delle munizioni Krupp.
Eppure pochi giorni prima Krupp si era augurato in un colloquio con Hindenburg
che il potere in Germania non cadesse in preda al Fuhrer dei nazisti.
Anche a loro il cancelliere disse che stavano per svolgersi le ultime elezioni:
Non so quale potr esserne l'esito, ma noi rimarremo dove siamo arrivati.
Vi assicuro che manterremo il posto con altri mezzi, con altre armi.
Illustr il suo programma economico fondato su due grandi piani quadriennali.
Nel giro di quattro anni disse salderemo i debiti di tre lustri.
E avremo bisogno della benedizione di Dio per restaurare l'unit spirituale del
nostro popolo.
Il cristianesimo sostanzia la nostra morale, mentre la famiglia il nucleo
basilare del nostro organismo statale. In quei giorni il cancelliere parl anche
agli intellettuali e ai milltari, sempre propugnando l'immediata soppressione
del sistema parlamentare.
Assai singolare fu il discorso radiofonico rivolto agli uomini di cultura ai
quali si preparava a restituire la libert, instaurando la dittatura: In regime
parlamentare gli intellettuali non sono liberi, ma io li sottrarr ai ceppi del
parlamentarismo, alla prepotenza dei numeri.
Sappiamo bene che lo spirito non subisce mai tanta violenza come quando
dominato dalla forza dei numeri.
Volle invece incontrare di persona le pi alte sfere militari, e parl agli
ufficiali nella residenza del capo di Stato maggiore dell'esercito von
Hammerstein, il generale che aveva sempre pensato di legarlo un giorno al palo
della legalit.
Non fu un approccio facile.
Il cancelliere, ben sapendo che la Reichswehr era uno dei punti di forza del
sistema, non nascondeva ai comandanti le sue pi riposte intenzioni.
Guardando tutti quei generali riceveva per l'impressione di parlare a un muro.
Hitler teneva sempre d'occhio l'uditorio per misurare l'effetto delle sue
parole, saggiare il grado di tensione del pubblico e intuire il momento propizio
all'affondo decisivo.
Quella volta, fin dal momento della sua apparizione nella sala, si era sentito
invaso da un certo imbarazzo.
Cercava di nasconderlo con goffi e umili inchini, come osservava von Hammerstein
all'orecchio di un vicino.
Eppure parl con chiarezza prospet tando l'esigenza di prepararsi a guerre di
conquista come una delle vie maestre per uscire dalla crisi economica.
La Germania si sarebbe riarmata.
Sarebbe stata solo sua, altro che foro di Ginevra!, la decisione di ricostituire
o no, e quando, la gloriosa Wehrmacht.
La nazione aveva bisogno di spazio vitale, Lebensraum, di spazio vitale a est da
germanizzare.
Nessuno l'avrebbe fermata: L'epoca delle chiacchiere internazionalistiche, delle
utopie di conciliazione tra i popoli terminata.
E arrivata l'ora della comunit nazionale tedesca.

La Germania aveva bisogno d'un governo dalla mano ferma, capace di liberarla dai
parlamenti perditempo, dai partiti inconcludenti, dagli ebrei e dai bolscevichi.
Lo Stato con me diceva per l'attuazione di questo programma, e cos
giustificava la sua violenza.
Nei piani di Hitler la campagna elettorale doveva approdare alla totale
sconfitta dei partiti d'opposizione.
Non potevano sfuggire alle persecuzioni neppure i centristi, tanto che il capo
dei sindacati cattolici Adam Stegerwald fu bastonato da una squadra di
picchiatori in camicia bruna e l'ex cancelliere Bruning dovette rifugiarsi in
una stazione di polizia per non essere a sua volta malmenato.
Tra gli avversari del nazismo si contarono in quei giorni cinquantuno morti,
mentre gli hitleriani ne lamentavano a gran voce diciotto.
Goring, che nella vasta Prussia deteneva la carica di ministro degli Interni,
una carica cui von Papen non aveva attribuito un eccessivo valo re, essendo lui
il commissario del Land oltre che vicecancelliere del Reich, si diede subito un
gran da fare.
Avvi una colossale purga spedendo a casa centinaia di burocrati troppo fedeli
alla repubblica, dal prefetto al fattorino, per sostituirli con uomini suoi che
provenivano dalle file delle SA, delle SS, degli Elmetti d'acciaio.
I nuovi furono chiamati i commissari onorari, ehrenamtliche Kommissare.
Diede quindi vita a un corpo parallelo di polizia, con bracciale bianco sulla
camicia bruna, manganello e pistola, in cui vennero inquadrati cinquantamila
nazisti prontti a tutto, pronti a spara re a vista su chiunque osasse opporsi al
regime.
Alla polizia di Stato impo se di instaurare i pi cordiali rappor ti con gli
organismi paralleli dei nazisti per cooperare al raggiungimento dei comuni
obiettivi.
I commissari onorari non avevano veste ufficiale.
Allora Goring per ovviare all'inconveniente, estese le dimensioni e rafforz i
poteri d'una particolare sezione della polizia berlinese addetta a reprimere le
azioni anticostituzionali.
Nasceva, in difesa del nuovo ordine, la Gestapo, la polizia segreta di Stato,
Geheime Staatspolizei, che Goring definiva uno strumento di precisione, per
combattere i comunisti ed eliminare i nemici della Nsdap e del Reich hitleriano.
La sera del 24 febbraio la nuova polizia irruppe nella sede del partito
comunista di Berlino, il Karl Liebknecht Haus.
Nel corso d'una devastante perquisizione si rinvennero nelle cosiddette
catacombe dell'edificio migliaia di opuscoli propagandistici abbandonati qualche
giorno prima dai dirigenti della Kpd nell'atto di rifugiarsi in Unione
Sovietica.
Si fece un gran chiasso affermando che quelle carte comprovavano l'esistenza
d'un complotto rivoluzionario dei comunisti intenzionati a rovesciare lo Stato,
ma non si riusc a impressionare oltre misura l'opinione pubblica.
Bisognava pensare a qualcosa di pi emozionante.
Intanto sul tavolo di Goring si allungava la lista dei comunisti da arrestare,
non appena se ne fosse presentata l'occasione propizia.
Hindenburg, il Grande Vecchio, cercava di resistere alle misure liberticide che
il cancelliere gli presentava per la firma.
Non aveva gradito la decisione di elevare la svastica a emblema nazionale della
Germania, e di queste cose discuteva a cena con von Papen, la sera del 27
febbraio, in una sala dell'aristocratico Herrenklub sulla Vosstrasse.
Il circolo fronteggiava il Reichstag.
Da una delle finestre von Papen vide all'improvviso levarsi un bagliore di
fiamme.
Mentre gi si sentivano le grida ella gente nelle strade, gli si avvicin
trafelato un cameriere per annunciargli che il Reichstag bruciava.
Hitler era a casa di Goebbels con altri camerati, per una cena distensiva dopo
una giornata di duro lavoro.
Ascoltavano un disco e si raccontavano le ultime storielle sarcastiche sul
regime che riguardavano anche loro.
Il cancelliere non disdegnava di sentirle raccontare e raramente se ne mostrava
contrariato.

Non avevano inventato i romani, diceva, lo ius murmurandi, il diritto di


mormorazione? Goebbels fu chiamato al telefono e chiese congedo per un attimo.
Putzi Hanfstaengl gli disse col fiato in gola: Il Reichstag in fiamme! E in
fiamme, in fiamme!.
Ma lui non gli credette, prese la notizia per una fandonia e sulle prime neppure
ne parl con Hitler.
Poi, assalito dagli scrupoli, volle controllarne la fondatezza.
Il Reichstag bruciava davve ro.
Tutti si precipitarono sul luogo dell'incendio.
Hitler raggiunse l'edificio in fiamme percorrendo con la sua auto la
Charlottenburger Chausse.
Gridava come un ossesso: Li ho in pugno i comunisti!.
Von Papen appariva smarri to.
Goring proclamava: E un delitto dei comunisti per colpire il nostro governo!.
Quindi impartiva ordini perentori al capo della Gestapo, Rudolf Diels: Non c'
da perdere un minuto.
La rivoluzione comunista in atto.
Ogni funzionario comunista sia fucilato sul pos:o.
Ogni deputato comunista sia impiccato questa notte stessa.
Avete i miei elenchi!.
Hitler, col volto paonazzo, correva in ogni luogo; scavalcava le attrezzature
antincendio dei pompieri rischiando di essere attratto tra le fiamme dal
risucchio dell'aria nella grande aula trasformata in un rogo.
La cupola dell'edificio si era fatta rovente. .Bando alla piet gridava Hitler.
Questo un segno che ci viene dal cielo.
E il segnale dell'inizio di una nuova era nella storia del mondo.
I nostri nemici saranno perci schiacciati.
Dobbiamo arrestare tutti i comunisti e passarli per le armi. Urlava anche contro
i socialdemocratici e contro i militi del Reichsbanner, gli aderenti alle
formazioni paramilitari repubblicane.
Un povero individuo scarmigliato, a torso nudo, fu arrestato sul posto, sorpreso
a vagare nella sala Bismarck, ancora illesa.
Era un giovane un po' tocco, un muratore, che apparteneva a un'organizzazione
olandese di comunisti scissionisti, Marinus van der Lubbe, ventiquattrenne.
Subiva il fascino delle fiamme ed era noto per aver gi appiccato altri incendi
in altri luoghi, compreso il municipio di Berlino.
Ma erano ben poca cosa.
Quella volta Marinus aveva tentato il colpo grosso? Lui si riconosceva
colpevole: Ho usato la mia camicia, la mia giacca e quattro pacchetti di
inneschi diceva, ma giurava anche di aver agito da solo .
Era arduo credere che il giovane muratore olandese semideficiente avesse potuto
provocare senza alcun aiuto quell'immane disastro.
E difatti i nazisti sostenevano che l'incendio era opera d'un complotto
comunista.
Nel primo rapporto di polizia si presentava l'incendio come il segnale d'inizio
d'un'insurrezione sanguinosa, d'una guerra civile che il comunismo preparava da
tempo.
Al rogo del Reichstag sarebbe dovuta seguire una serie di atti terroristici per
colpire i cittadini che appoggiavano il nuovo regime.
Nel rapporto si affermava che ci era testimoniato dai documenti rinvenuti nelle
sedi del partito comunista e nelle abitazioni dei suoi aderenti.
Mosca impartiva ordini tassativi ai bolscevichi tedeschi: se non si affrettavano
a provocare la guerra civile avrebbero dovuto adattarsi a fare a meno dei
finanziamenti sovietici.
Secondo quel rapporto altri palazzi governativi e numerosi impianti vitali
figuravano nelle mappe come obiettivi dei terroristi rossi, i quali, per
proteggersi nelle loro azioni eversive, si sarebbero fatti scudo di donne e
bambini.
Non era escluso per che fra gli incendiari potessero nascondersi gli stessi
nazisti, purch la colpa ricadesse sui bolscevichi.
Si diceva che l'ideatore dell'incendio fosse Goring e che alcuni elementi dei
reparti d'assalto delle SA, guidati da un ex garzone d'albergo, tale Karl Ernst,
diventato uno dei loro capi a Berlino, fossero penetrati nel Reichstag

attraverso una galleria sotterranea che partiva appunto dall'appartamento di


Goring e vi avessero appiccato il fuoco, magari con la collaborazione del povero
Marinus.
Costui oltre tutto era un comunista, cosa perfettamente utile al gioco dei
nazisti intenzionati a incolpare i bolscevichi, a cogliere il pretesto per una
definitiva resa dei conti nei loro confronti e di ogni altro oppositore.
Fu tratto in arresto, poi rilasciato ma sottoposto a custodia preventiva, anche
il capo dei deputati comunisti, Ernst Torgler.
Si era presentato spontaneamente alla polizia per smentire le voci propalate da
Goring che lo volevano implicato nell'incendio.
In quei giorni si rappresentava a Berlino un film tratto da un racconto di
Stefan Zweig, Segreto ardente.
Le strade della citt erano tappezzate dai manifesti del film, e la gente
sorridendo alludeva al segreto del rogo, cio al tentativo dei nazisti piromani
di attribuire ai comunisti la responsabilit dell'incendio.
La Gestapo provvide rapidamente a proibire manifesti e film.
Hitler, architetto, disprezzava per ragioni estetiche l'edificio del Reichstag;
cos come Hitler, politico, lo odiava in quanto rappresentava il tempio della
democrazia. Il palazzo Wallot aveva detto nel giugno di due anni prima al
direttore delle Leipziger Neuesten Nachrichten, Richard Breiting, col quale
spesso si confidava .< un simbolo della nostra decadenza.
E un pastrocchio architettonico orribilmente formato da pezzi di Partenone, di
basiliche romane, di fortezze moresche.
Mi d l'impressione d'una sinagoga.
E una bottega di chiacchiere per i rappresentanti di una borghesia degenerata
che inganna i lavoratori.
Spero che un simile mercato di fandonie possa essere presto distrutto dal fuoco.
Queste parole potevano far pensare che egli non fosse personalmente estraneo al
rogo e che Goring non avesse fatto altro che eseguire un suo ordine.
Il ministro nazista non mancava di celiare sdegnosamente sulle accuse che gli
rivolgevano. Arriveranno a dire esclam che io me ne stavo a guardare l'incendio
con una toga romana sulle spalle e una lira nelle mani! Non era trascorso un
mese dall'ascesa, costituzionale, di Hitler al potere quando fu emessa
all'indomani dell'incendio una gravissima ordinanza presidenziale che gettava le
basi della dittatura nazista.
La precedente ordinanza per la protezione del popolo tedesco appariva ben poca
cosa al cospetto del nuovo provvedimento per la difesa del popolo e dello Stato.
Con questo decreto, che Hindenburg docilmente firm e che non sollev n le
obiezioni di von Papen n quelle di Hugenberg, si sospendevano tutte le
principali garanzie costituzionali.
Si conferiva alla polizia la facolt di arrestare per ragioni d'ordine pubblico
gli avversari politici del governo e prolungarne all'infinito il carcere
preventivo, al di fuori del controllo dell'autorit giudiziaria.
Esclusivamente dagli organi di polizia dipendeva la libert personale dei
cittadini, la libert di stampa, di riunione e di associazione; la polizia
poteva violare il segreto nelle comunicazioni postali, telegrafiche e
telefoniche; poteva emettere mandati di perquisizione, ordini di confisca e
restrizioni della propriet; poteva praticare la tortura, obbligare le persone
arrestate a compiere lavori pesanti, a rimanere rinchiuse in celle sotterranee,
a ripetere slogan e a cantare inni nazisti.
Il governo si arrogava inoltre la facolt di violare l'antica autonomia dei
Lander e di colpire con la pena di morte le persone armate che avessero turbato
la pace.
Ancor prima dell'emanazione di questo decreto, e cio fin dalla notte
dell'incendio del Reichstag, la polizia aveva proceduto ad arrestare i maggiori
dirigenti del partito comunista.
Poi le repressioni non ebbero pi limiti, tanto che in pochi giorni furono
privati della libert quattromila cittadini, non soltanto fra esponenti
comunisti, ma anche fra socialdemocratici, liberali e quanti mostrassero di non
gradire il nuovo regime, scrittori, avvocati, medici, intellettuali.
La caccia al comunista produsse da un lato il sovraffollamento delle prigioni,
dall'altro lo sbandamento tra le file della sinistra.

Molti comunisti si riversarono nelle SA assumendo atteggiamenti di particolare


ferocia nel perseguitare i loro vecchi compagni.
Furono soprannominati iscritti al partito della bistecca, poich si alludeva al
fatto che erano bruni fuori e rossi dentro.
Le nuove elezioni erano imminenti.
Le sovrastanti voci dei capi nazisti impedirono che si udisse una coraggiosa, ma
troppo debole protesta dell'ex cancelliere Bruning.
Egli minacciava rivelazioni sull'incendio del Reichstag, e ancora sperava di
vedere il Grande Vecchio insorgere contro gli oppressori del popolo tedesco.
Ma Hindenburg neppure gli rispose.
Hitler invece non si fermava un attimo, percorse nuovamente l'intera Germania,
in automobile, in treno, in aereo.
Ovunque sollevava terrificanti entusiasmi di massa.
Goring si batteva non meno freneticamente, e parlava chiaro. La mia missione
disse a Francoforte distruggere e sterminare.
Non mi preoccupo della giustizia.
Sfrutter fino in fondo i poteri dello Stato e le forze della polizia per
strangolarvi con le mie mani, miei cari comunisti. Dalle urne Hitler riusc
rafforzato, ma non vincitore assoluto, pur essendo balzato dai centonovantasei
seggi riscossi nel novembre dell'anno precedente ai duecentottantotto di quel 5
marzo 1933.
Rispetto al 33,1 per cento di novembre era salito s al 43.9 ma il risultato lo
collocava molto al di sotto dell'agognata maggioranza assoluta.
Gli erano in sostanza mancati i quaranta seggi che in parlamento gli avrebbero
consentito di comportarsi incondizionatamente da padrone.
Dovette appoggiarsi ancora una volta ai tedesco-nazionali e agli Elmetti
d'acciaio, gli alleati che avevano racimolato l'8 per cento dei voti, per poter
disporre insieme d'una maggioranza minima del 51,9 (sedici seggi), e quindi
sempre ben lontana dai due terzi dell'Assemblea.
Sul terreno pratico Hitler ovviava ai condizionamenti elettorali eliminando di
fatto gran parte dell'opposizione con l'arresto dei deputati comunisti.
Era andato alle urne l'88,8 per cento degli aventi diritto esprimendo circa
trentanove milioni e mezzo di voti.
I nazisti ne avevano conquistati oltre diciassette milioni, con un incremento di
cinque milioni e mezzo.
I tedesconazionali di von Papen e Hugenberg non guadagnarono che duecentomila
suffragi.
Lievissimo fu anche il miglioramento del Zentrum cattolico.
I socialdemocratici persero settantamila voti e si confermarono il secondo
partito con poco pi di sette milioni di adesioni.
Infine i comunisti persero un milione di voti, riuscendo ad arrestare la loro
emorragia alla quota di quattro milioni e ottocentomila suffragi; i loro
deputati scesero da cento a ottantuno.
Hitler si stizz enormemente all'annuncio della mancata maggioranza assoluta.
Si aspettava di pi dagli elettori tedeschi, e il risultato lo contrariava.
Goebbels invece si preoccupava poco del voto in se stesso.
Diceva: Che cosa significano mai le cifre? Siamo i padroni assoluti in Prussia e
in tutto il Reich.
Questo per ora ci basta.
Sebbene i nazisti non avessero raggiunto il traguardo che si aspettavano, non si
poteva sottovalutare il loro balzo in avanti che pubblicamente Hitler definiva
una colossale vittoria, proclamando il 5 marzo Giornata del risveglio nazionale.
Cercava per di evitare che al giubilo per la vittoria si unissero ciechi e
insensati episodi di violenza.
Ormai egli aveva il potere, voleva estenderlo e rafforzarlo fingendo sempre pi
di seguire il sentiero della legalit, limitandosi a colpire obiettivi e nemici
ben individuati.
Non dovevano pi verificarsi gli scontri nelle piazze, sotto gli occhi di tutti.
La violenza doveva cinicamente apparire ovattata e giustificata dall'esigenza di
garantire l'ordine e di salvare lo Stato, certo che i tedeschi preferissero
l'ordine alla libert.
Non avevano forse letto che a Goethe spiaceva pi il disordine che
un'ingiustizia? Si potevano eliminare dalla circolazione i nemici del nazismo

internandoli in campi di concentramento; non solo si sarebbe raggiunto l'effetto


di neutralizzarne la pericolosit, ma si potevano creare le condizioni perch la
gente finisse col dimenticarli.
Quelli che sparivano nel nulla furono chiamati gli NN, i Nachund-Nebel.
Fu Himmler a dare la notizia che si era proceduto a costruire uno speciale campo
di prigionia a Dachau, a una ventina di chilometri da Monaco.
Vi si raccoglievano, come inviati al confino, i nemici interni del regime, i
traditori della Germania.
Cio i dirigenti del partito comunista, i capi socialdemocratici, i liberali pi
in vista, e poi uomini di cultura, rabbini israeliti, pastori protestanti,
sacerdoti cattolici per isolarli e vanificarne la pericolosit.
Gi da un paio d'anni invero esistevano campi del genere creati ad esclusivo uso
delle SA, con caratteristiche del tutto illegali.
Erano le prigioni private di Rohm.
La prima di esse fu istituita nel '31 a Orianenburg, nei pressi di Berlino, e vi
erano internati a decine gli oppositori del nazismo.
Altri capi delle SA aprirono qua e l di propria iniziativa piccoli campi di
concentramento del tutto personali.
In ognuna di queste prigioni, piccole o grandi, pubbliche o private, i detenuti
subivano maltrattamenti e sevizie cos brutali da indurre lo stesso Fuhrer a
ordinarne la chiusura.
Era invece pi difficile intervenire su chi esercitava la propria barbarie negli
scantinati delle abitazioni.
Ma il nuovo successo elettorale del luglio '32 aveva incoraggiato Goring a
seguire l'esempio di Rohm e a riaprire le prigioni private.
Soltanto nel campo di Sonnenburg erano imprigionati senza processo oltre
quattrocento sinistroidi, con il benestare di Hitler.
Gi all'indomani dell'incendio del Reichstag, il benestare di Hitler si era
ammantato di legalit, una legalit speciosa voluta dal cancelliere e sancita
dall'articolo 5 del decreto presidenziale per la protezione del popolo e dello
Stato che imponeva l'arresto e l'internamento in campi di concentramento di ogni
persona che fosse colpevole di tradimento, sabotaggio e avvelenamento delle
coscienze.
L'arre sto poteva avvenire in base a un sempli ce ordine di custodia, la
Schutzhaft, cos concepito: Siete trattenuto in custodia preventiva
nell'interesse della sicurezza dell'ordine pubblico.
Motivo: sospetta attivit contro lo Stato.
I campi, in breve se ne costruirono una quarantina con oltre cinquantamila
detenuti, si riempirono non soltanto di avversari politici, ma anche di
appartenenti a una qualsivoglia minoranza, i quali, per questo semplice fatto,
erano considerati criminali.
Criminali gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, tutta gente che andava posta
al bando nel nuovo Reich.
Goring poteva ufficialmente proclamare: Abbiamo aperto speciali campi di
concentramento dove, per cominciare, sono stati rinchiusi i funzionari comunisti
e socialdemocratici, ed fatale che vi si operino sevizie.
Ma, se si considera l'importanza del compito....
Per rendere pi saldo il potere del partito, per estendere con la
Gleichschaltung il processo di livellamento nazista in tutta la nazione, Hitler,
mediante una serie di colpi di mano, cominci a sostituire con uomini di sua
fiducia i governatori dei Lander, i borgomastri, i pi alti funzionari di
polizia.
L'ex generale von Epp, colui che dopo la guerra aveva scacciato i rossi da
Monaco, mentre si scatenava la violenza del primo corpo di controrivoluzionari
volontari, i famosi Freikorps, fu nominato in Baviera commissario del Reich con
pieni poteri.
Ci avveniva ai danni del primo ministro del Land, il cattolico Heinrich Held,
che fu deposto con la forza.
Il Gauleiter dell'Alta Baviera, Adolf Wagner, assunse l'incarico di ministro
degli Interni bavarese col sostegno armato del capo di Stato maggiore delle SA,
Ernst Rohm, e di Heinrich Himmler, i quali divennero l'uno sottosegretario e
l'altro capo della polizia di Monaco. il piccolo Goebbels riceveva la

consacrazione del suo delicatissimo ruolo con la nomina a ministro per


l'Istruzione popolare e la Propaganda del Reich.
Perch l'opera di nazificazione fosse ben visibile doveva cambiare anche la
bandiera della Germania che ricordava il vessillo rivoluzionario del 1848.
Difatti Hitler annunci in un discorso a Monaco che il giallo della bandiera di
Weimar veniva sostituito con il bianco mentre rimanevano intatti gli altri due
colori, il rosso e il nero, ritornando cos alla bandiera dell'impero
guglielmino.
Quindi dispose che il nuovo vessillo bianco, rosso e nero garrisse per tre
giorni su tutto il territorio tedesco volendo che il popolo celebrasse in pieno
tripudio la grande vittoria delle forze nazionali.
Aveva ragione Goebbels a non preoccuparsi delle cifre.
Si potevano aggirare gli ostacoli attribuendo i poteri legislativi al governo,
cio a Hitler, privandone la Camera e mandando in pensione i deputati almeno per
un quadriennio.
L'attuazione d'un espediente del genere richiedeva una modifica della
Costituzione, per la quale era necessaria la maggioranza dei due terzi.
Ma al governo mancava proprio questa maggioranza.
Che fare? Goring aveva una soluzione.
Essa si basava sulla forzata assenza dall'aula degli ottantuno deputati
comunisti imprigionati o impauriti e sulla facilit con cui si sarebbero potuti
tenere lontani dal Reichstag alcuni parlamentari socialdemocratici, quanti
bastavano dei centoventi perch non intralciassero i piani del cancelliere.
Se qualcuno degli oppositori non avesse voluto capire l'antifona, sarebbe
intervenuta la polizia, munita com'era di poteri speciali, a metterli in riga.
Per disporre della maggioranza dei due terzi, mancavano al governo ancora i voti
dei deputati centristi, e fu proprio con l'intenzione di attrarli nella sua
orbita che Hitler escogit un formidabile coup de thatre.
In vista dell'apertura del nuovo Reichstag destinato a imprimere alla nazione
una svolta decisiva, ordin a Goebbels di creare un clima di solennit, di
inscenare una suggestiva cerimonia nel giorno e nel luogo fra i pi sacri alla
memoria storica e alla gloria della vecchia Germania.
Per garantire alla manifestazione un effetto propagandistico straordinario, si
scelsero la data del 21 marzo e la citt di Potsdam.
Era questa l'antica residenza dei re di Prussia.
Vi sorgeva la celebre Chiesa della Guarnigione, Garnisonkirche, in cui si
conservavano religiosamente come reliquie patrie le spoglie di Federico il
Grande, il despota illuminato, l'imperatore amato dagli intellettuali.
Su quell'avello, Hindenburg aveva festeggiato nel 1866, giovanissimo ufficiale,
la vittoria che i prussiani avevano conseguito sull'Austria nel nome della prima
unificazione nazionale della Germania durante la guerra delle Sette Settimane.
Era quello il preludio alla fondazione dell'impero guglielmino egemonizzato
dalla Prussia che Bismarck raggiungeva nel 1871 al termine della guerra contro
la Francia di Napoleone III.
E nasceva il Secondo Reich.
Anche allora l'evento si verificava il 21 marzo.
Il Primo Reich, cio il Sacro Romano Impero Germanico dalle origini estremamente
remote, si era concluso all'inizio del secolo, ma se ne conservava vivo
l'orgoglio.
Il Secondo Reich era apparso come una continuazione logica degli antichi tempi,
e ora il popolo tedesco, superando la parentesi di Weimar, si predisponeva a
inaugurare con immutato entusiasmo un Terzo Reich.
Con la solenne cerimonia del 21 marzo Hitler si proponeva per prima cosa di
confondere le idee agli uomini del Zentrum e ottenere il loro voto sui pieni
poteri.
Intendeva anche celebrare l'unione tra le nuove forze nazionalsocialiste e
l'antica tradizione prussiana, suggellare la conciliazione tra la vecchia
Germania ferita a morte dai traditori del novembre '18 e il nuovo partito
hitleriano che avrebbe restituito gloria e potenza al popolo tedesco.
Il 21 marzo del '33 doveva diventare la Giornata della Riscossa Nazionale, come
il cancelliere l'aveva chiamata.
Tutta Potsdam era in festa.

Bandiere bianche, rosse e nere, drappi con la croce uncinata testimoniavano a


migliaia l'immensa gioia dei manifestanti che, affollando le strade,
partecipavano allo spettacolo dell'unificazione.
C'erano tutti.
C'era il vecchio Hindenburg che indossava la decorazione dell'Ordine dell'Aquila
Nera, portava il bastone da maresciallo e sotto il braccio l'elmo col chiodo;
c'era Hitler in marsina nera e cilindro; c'erano il principe ereditario, il
Kronprinz, chiuso nell'uniforme nera degli Usseri Mackensen; i ministri nazisti
e i ministri tedesco-nazionali.
C'era l'ex cancelliere Bruning che aveva tentato di opporsi all'ascesa del
nazismo e che ora, in mezzo a quel corteo, aveva l'impressione di andare al
patibolo.
C'erano gli ammiragli, i generali, le Camicie brune, gli Elmetti d'acciaio, i
deputati del Zentrum.
Mancavano i socialdemocratici, che erano stati lasciati a casa, e i comunisti
che, come diceva ridacchiando Frick, erano impegnati in un lavoro utile e
urgente nei campi di concentramento.
Un suggestivo corteo, con tutti i grandi personaggi del Reich, avanzava
lentamente nella navata del tempio austero e glorioso, mentre si alternavano le
note degli inni militari e dei canti nazisti.
All'interno della chiesa squillavano le trombe, all'esterno tuonavano a salve i
cannoni.
Brillavano le medaglie sulle uniformi, scintillavano le sciabole degli
ufficiali, ondeggiavano le feluche degli ambasciatori.
Nel suo procedere Hindenburg s'arrest un attimo al cospetto del trono
imperiale, malinconicamente vuoto, sul quale si era seduto l'ultimo Kaiser,
l'orgoglioso e teatrale Guglielmo Il.
S'inchin senza poter trattenere le lacrime.
Quindi sal sul podio volgendo le spalle all'altare.
E parl.
Dall'esilio del villaggio olandese di Doorn, il Kaiser detronizzato Guglielmo Il
lo ascoltava alla radio e ne coglieva gli accenti nostalgici. Auguro disse il
vecchio Hindenburg drizzandosi faticosamente sulla schiena che lo spirito antico
di questo luogo sacro alla nostra storia scenda sugli uomini di oggi.
Ci liberi dagli egoismi, dalle lotte dei partiti, dal malcostume partitico; ci
fonda tutti in un'unica nazione, in virt della gloria d'una Germania indomita e
indipendente. Aggiunse che il nuovo governo aveva un valido fondamento
costituzionale per poter adempiere ai suoi compiti, come i tedeschi si
aspettavano.
Il cancelliere, che gli sedeva accanto, si lev in piedi per rendere omaggio al
presidente con un inchino rispettoso e umile.
Gli mostrava riconoscenza per aver pronunciato una cos aperta condanna dei
partiti politici, e gli indirizzava un messaggio pomposo per rendere grazie alla
sua generosa decisione con la quale aveva reso possibile un rivolgimento senza
pari.
Anche la Provvidenza aveva avuto la sua parte nel ripristinare l'onore nazionale
mediante l'unione tra l'antica grandezza) della Germania e la sua giovane forza,
quella Provvidenza che ci protegge e che ha fatto di voi Herr GeneralFeldmarschall il condottiero delle nuove energie scaturite dal popolo tedesco.
Alla Provvidenza disse ancora il cancelliere che aveva assunto un atteggiamento
duro e sprezzante in antitesi con l'inchino iniziale chiediamo coraggio e
tenacia per lottare in difesa della libert del nostro popolo, qui, davanti alla
tomba del pi grande fra gli imperatori tedeschi. Libert.
Mentre Hitler pronunciava questa parola, i suoi uffici preparavano il testo
d'un'ordinanza che istituiva i tribunali speciali con il compito di prevenire
ogni atto propagandistico ritenuto ostile al governo.
Erano tribunali composti in gran parte da esponenti del nazismo e spesso privi
di avvocati difensori.
L'ordinanza veniva approvata quel giorno stesso.
All'uscita dalla chiesa il suggestivo corteo fu accolto dalle ovazioni d'una
folla strabocchevole che suggellava l'adesione offerta a Hitler dai proprietari
terrieri prussiani, dai grandi industriali, dai notabili fedeli agli
Hohenzollern, dai tedesco-nazionali e dai capi della Reichswehr.

La Giornata della riscossa nazionale appariva ai nazisti illuminata da un sole


radioso che si stagliava su un ampio orizzonte celeste come nei fondali dell'
Oro del Reno.
Aveva scoperto Hitler il segreto del fiume? Sapeva come forgiare un anello con
l'oro del Reno per dominare il mondo? Quella giornata non si era conclusa che
gi si addensavano su di essa nubi minacciose.
Al ritorno dalla cerimonia, Hindenburg appose la propria firma sul decreto
riguardante l'istituzione dei tribunali speciali e su altre due gravi ordinanze.
Con la prima si amnistiavano i nazisti incarcerati dai precedenti governi; con
la seconda si concedeva al nuovo ministero una vasta discrezionalit nel trarre
in arresto non soltanto gli oppositori del regime, ma anche innocui e
occasionali critici.
Erano trascorsi appena due giorni dalla manifestazione di Potsdam quando si
tenne la prima riunione del nuovo Reichstag.
L'austero palazzo Wallot, distrutto dall'incendio, era impraticabile, e i
deputati si riunirono in un teatro cittadino dedito alle operette, la Krolloper.
Si trovarono di fronte a una rega parlamentare di netto sapore nazista con
croci uncinate e militi in camicia bruna, come se nella platea non ci fossero
che rappresentanti della Nsdap e non pure di altri partiti.
L'obiettivo di Hitler era di farsi attribuire dalla nuova Camera i pieni poteri,
tanto ambiti, per essere il padrone assoluto della nazione.
Il provvedimento di delega aveva un titolo solenne: Legge per eliminare le
sofferenze del popolo e del Reich.
Il cancelliere, in camicia bruna, ne difese l'approvazione con impeto e senza
badare alla paradossale contraddittoriet delle sue affermazioni.
Dall'alto del podio disse che la legge era necessaria per corrispondere al nuovo
clima di riscossa nazionale e per impedire ai sovversivi di nuocere; il governo
aveva davanti a s grandi traguardi e non poteva mercanteggiare e implorare ogni
momento il voto del Reichstag.
Il governo sarebbe andato per la sua strada, ma ci non avrebbe comportato n la
soppressione del parlamento, il Reichstag sarebbe stato messo di tanto in tanto
al corrente dei progetti del cancelliere, n la vulnerazione dei diritti di cui
godeva il capo dello Stato.
Questo diceva Hitler, ma la legge era di ben diverso tenore in quanto attribuiva
al governo sia il potere di legiferare, sottraendolo per quattro anni al
Reichstag, sia la facolt di modificare la Costituzione.
Dal momento dell'approvazione dei pieni poteri, Hitler non avrebbe pi avuto
bisogno dei deputati, da lui ridotti a povere ombre.
Qualcuno disse che egli voleva una legge che gli consentisse di ignorare la
legge.
Il Fuhrer defin infatti la sua presa del potere come una rivoluzione legale.
Per questa ragione il suo popolo, che lo aveva sostenuto nell'ascesa affiancando
le forze pi retrive del paese, non poteva non accusare se stesso.
Hitler era dunque una sua creatura.
L'ultima parola sull'esautoramento del Reichstag venne dai parlamentari che pure
avrebbero potuto opporsi alla svolta dittatoriale.
I deputati del Zentrum disponevano d'una carta risolutiva, e avevano la
possibilit di giocarla nella platea dorata della Krolloper promossa ad aula del
Reichstag.
Da loro dipendeva il raggiungimento dei due terzi necessari all'approvazione
della legge, e in effetti fecero qualche tentativo di resistenza che per Hitler
sbaragli con minacce e promesse.
Minacciava di applicare anche nei loro confronti il famoso decreto dell'incendio
che lo autorizzava a tradurre in prigione gli elementi pericolosi alla sicurezza
dello Stato.
Avrebbe cos allontanato dall'aula, arrestandoli, i deputati centristi che gli
si opponevano.
Sul piano delle promesse si apr una trattativa fra lui e il capo del Zentrum,
monsignor Kaas, il quale richiese il rispetto dei diritti della Chiesa e la
revoca delle disposizioni che limitavano le libert politiche e civili dei
cittadini.
Il cancelliere forn al prelato garanzie (deboli) e riusc a tranquillizzarlo.

Scalpitavano anche gli alleati tedesco-nazionali, ma presto si rabbonirono in


forza d'una lettera con la quale Hitler li rassicurava sull'intangibilit dei
poteri di Hindenburg.
Il cancelliere aveva scritto di persona al presidente, e questi aveva preso per
buone le sue parole.
I deputati comunisti non poterono partecipare alla seduta inaugurale del nuovo
parlamento.
Erano quasi tutti rinchiusi nei campi di concentramento e i pochi ancora in
libert non avevano osato presentarsi in platea per timore di essere arrestati
all'istante.
Dodici dei centoventi parlamentari socialdemocratici erano stati tratti in
arresto, quanti bastavano perch il governo fosse sicuro dei suoi voti.
Si lev a parlare il loro capo, Otto Wels, che pronunci un coraggioso discorso
d'opposizione, l'unico, per annunciare il voto contrario del suo gruppo
falcidiato. Nessun decreto disse rivolto al cancelliere potr darvi il potere di
distruggere le idee della libert.
Voi ci perseguitate, ma noi socialdemocratici tedeschi confermiamo in questo
tragico momento storico la nostra fedelt ai princpi di umanit e di giustizia.
Hitler corse nuovamente sul podio e rovesci un fiume di roventi parole
sull'oppositore che non tremava al suo cospetto: Nessuno ha chiesto i vostri
voti perch voi siete gi morti e gi risuonano i rintocchi funebri.
La Germania sar libera senza di voi.
Oggi ci accusate di perseguitarvi, ma avete dimenticato gli anni di carcere che
ci avete inflitto.
Dimenticate quante camicie ci avete strappato di dosso perch il loro colore non
vi piaceva.
Noi siamo cresciuti nutrendoci delle vostre persecuzioni.
Intervenne Goring con un urlo, Heil! Heil, e lui, nel riprendere l'invettiva
contro i socialdemocratici, us toni pi frementi: Per anni mi avete ingiuriato
rinfacciandomi di essere un imbianchino e mi avete minacciato di scacciarmi
dalla Germania come un cane rognoso.
Mi ritenete uno zotico, un barbaro.
S, noi siamo barba ri e vogliamo esserlo perch noi ringiovaniremo il mondo.
Voi ormai non appartenete che al sudiciume e al marciume del passato.
Segu un discorso scialbo di monsignor Kaas in appoggio al governo, e alfine la
legge fu posta in votazione mentre nella piazza antistante l'edificio della
Krolloper migliaia di nazisti manifestavano rumorosamente al grido: I pieni
poteri o fuoco e morte!.
Al termine dello scrutinio la legge risult approvata a grandissima maggioranza,
con quattrocentoquarantuno voti favorevoli e novantaquattro contrari.
Contrari erano i socialdemocratici che avevano tentato di opporsi al suicidio
della democrazia parlamentare.
Goring, il presidente dell'Assemblea, esplose in un nuovo urlo: Camerati! Weimar
finalmente morta!.
I nazisti scattarono in piedi con il braccio teso intonando l'inno di Wessel.
Poi si riversarono nelle strade e si unirono festanti ai reparti di SA, di SS,
di Elmetti d'acciaio che gi le percorrevano da padroni in lungo e in largo.
Il VoVoikischer Beobachter. scrisse che da quel momento, dalla capitolazione del
sistema parlamentare di fronte alla nuova Germania, Hitler poteva fare tutto:
sradicare le forze corruttrici del marxismo e costruire una nuova comunit
popolare.
La grande impresa aveva avuto inizio, era giunto il giorno del Terzo Reich.
Altri osservavano come a Hitler fossero bastati tre mesi per mettere nel sacco i
suoi alleati e per paralizzare) le forze avversarie, mentre Mussolini in Italia
aveva impiegato sette anni per ottenere una forza pari a quella del suo allievo
tedesco.
Il cancelliere non attese che fosse in pericolo il supremo interesse della
nazione, come aveva promesso di fare, per ricorrere ai poteri speciali di cui
liberamente disponeva.
Il 31 di quello stesso mese di marzo intim ai parlamenti regionali di
sciogliersi e di ricostituirsi a somiglianza dei risultati delle ultime elezioni
nazionali.

Dichiar nulli i mandati dei deputati comunisti, estese ai governi dei Lander la
validit della legge sui pieni poteri, sostitu i gloriosi vessilli degli Stati
palatini con la bandiera nazista.
Tutto contribuiva ad accentuare nella Nsdap le caratteristiche del partito
dominante.
Aveva fatto precedere il processo di allineamento da un'occupazione sistematica
e violenta delle sedi dei governi regionali.
Le truppe d'assalto in camicia bruna arrestavano i ministri e ogni altro
funzionario che rifiutasse di adeguarsi al nuovo ordine.
Con un atto d'imperio che neppure i pi grandi autocrati tedeschi avevano osato
compiere, egli procedeva all'abolizione delle piccole patrie" che si stendevano
dalla Baviera al Baltico.
In un sol colpo cancellava la secolare struttura federale della Germania.
In ognuno dei diciassette Stati liberi, Freisaaen, fu insediato un governatore
nazista sicch i governi dei Lander non divennero che semplici entit
amministrative di un Reich unificato dalla sua mano di ferro.
In Prussia venne allontanato dalla carica di commissario del Reich lo stesso von
Papen, costretto a cedere l'incarico di Reichsstatthalter a Hitler.
Von Papen era stato abbandonato al suo destino anche dal capo dello Stato.
Hindenburg si mostrava entusiasta dell'uomo che un giorno chiamava con disprezzo
di casta prussiano il piccolo caporale boemo.
Riteneva perfino superfluo far partecipare von Papen, che pure era
vicecancelliere, ai suoi incontri col capo del governo. Non bisogna offendere
Hitler disse Hindenburg al povero von Papen.
La situazione di assoluta preminenza di cui godeva il nuovo cancelliere era
illustrata con chiarezza da Goring. .Nelle riunioni di governo diceva l'autorit
di Hitler appare indiscussa.
Non si vota pi.
E il Fuhrer che decide per tutti. Hitler proseguiva metodicamente
nell'attuazione del suo programma ammantandolo di legalit, per cui perseguitava
gli avversari sulla base di disposizioni di legge da lui approntate.
Molti capi nazisti, come Julius Streicher e non escluso Goebbels, ricorrevano
invece a metodi violenti pi sbrigativi.
Il loro bersaglio erano soprattutto gli ebrei.
Non era facile tenere imbrigliati i reparti delle SA, sicch si dovette loro
consentire di proclamare per il 1 aprile una giornata di boicottaggio dei
negozianti ebrei, aiquali si rivolgeva l'accusa, questo era il pretesto, di
fomentare l'odio delle altre nazioni contro la nuova Germania.
Le Camicie brune erano autorizzate ad affiggere sulle vetrine dei negozi gestiti
da israeliti grandi cartelli con la scritta Juden e con l'invito a non
effettuarvi acquisti.
Ma non pochi erano i casi in cui le squadre d'assalto andavano ben oltre
saccheggiando la merce e malmenando i proprietari sotto gli occhi indifferenti
della polizia.
L'opinione pubblica internazionale fu scossa da tali efferatezze.
Pi che mai Hitler si sent spinto a mettersi al riparo anche nella lotta
antiebraica dietro lo schermo della falsa legalit.
In quello stesso mese decise di promulgare le prime leggi razziali, in base alle
quali gli israeliti venivano espulsi dalle amministrazioni dello Stato, dai
servizi pubblici, dalle cattedre, dalla magistratura, dagli albi professionali
degli avvocati, dei medi ci, degli ingegneri.
Agli studenti ebrei si imponeva il numero chiuso, nel senso che sul totale della
popolazione studentesca soltanto l'1,5 per cento di loro era ammesso a
frequentare le scuole.
Il presidente Hindenburg ebbe un sussulto di dignit e invi una lettera al
cancelliere: Non capisco perch gli ebrei non possano servire la nazione in
tempo di pace nel campo delle loro attivit e professioni, se in tempo di guerra
furono degni di combattere e di versare il sangue in difesa della patria.
Hitler diede al presidente una risposta evasiva.
Si avvicinava il 1 maggio, giorno in cui da cinquant'anni si celebrava la Festa
dei lavoratori.

Egli cerc di sfruttare la ricorrenza per alleggerire la tensione che da troppo


tempo gravava sul paese e di mostrare come la sua rivoluzione non fosse diretta
contro gli operai, ma contro i loro cattivi maestri, i marxisti e gli ebrei.
Voleva per rovesciare totalmente il tradizionale spirito del 1 maggio, e
cominci col cambiare nome alla ricorrenza che divenne Festa del Lavoro
Nazionale.
Era un nuovo passo verso la sincronizzazione, la Gleichschaltung, in chiave
nazista di tutte le attivit del paese.
Sebbene si preparasse una festa, si continuava ad assaltare le sedi sindacali e
a inviare i capi del sindacalismo nei campi di concentramento.
L'incarico di predisporre scenogra fie e apparati per la festa del lavoro
hitleriana fu naturalmente affidato al ministro della Propaganda, Goebbels, il
quale confer alla manifestazione un'impronta militaresca con squarci di
kermesse popolare tra fiaccolate, fal, canti, danze ed esecuzioni di bande
musicali.
Berlino era invasa da un milione di persone appartenenti ai pi disparati ceti
sociali.
Sull'imbrunire oltre centomila dimostranti, operai, artigiani, contadini,
impiegati, intellettuali, artisti attendevano l'arrivo di Hitler sul campo
d'aviazione di Tempelhof.
Il sole si nascondeva dietro un fitto strato di nubi che di tanto in tanto si
diradava, e Goebbels colse un momento magico per far apparire il Fuhrer sullo
spiazzo, proprio nell'attimo in cui i raggi solari, nuovamente liberi dalle
nuvole, lo investivano e lo avvolgevano in un alone mistico.
Un prete esclam: Con lui giunto in mezzo a noi Ges Cristo!.
Il cancelliere arriv a bordo della sua enorme Mercedes scoperta.
In piedi, col braccio teso salutava la folla che ondeggiando esplodeva in urli
di passione e che a malapena era trattenuta da reparti delle SA, delle SS e
dell'esercito.
Hitler sal di corsa sul palco che riproduceva la prua d'una nave, e accenn a
parlare.
Si spensero in quell'attimo le decine di riflettori che avevano cominciato a
illuminare il campo essendo scesa la sera.
Ne rimase acceso soltanto uno, a gettare un fascio di luce esclusivamente sul
Fuhrer la cui figura appariva possente e gigantesca, cos come poco prima,
investito dagli ultimi raggi del sole, era apparso come un grande sacerdote.
Sulla folla scese un profondo silenzio carico di aspettative. Onore a voi disse
Hitler. Assicuro il rispetto per chi lavora e la celebrazione di questa festa
nei secoli! Si rivolgeva a tutti i lavoratori del braccio e della mente cui
annunciava il superamento della lotta di classe.
Parlava con tono ispirato: Ci sentiamo fratelli e vogliamo lavorare con
entusiasmo per poterci presentare davanti a Lui e dirgli in preghiera: Signore
Iddio, tu vedi come il popolo tedesco abbia riconquistato l'onore, come sia
tornato forte nella propria tenacia, forte nel proprio spirito, forte nella
sopportazio ne dei sacrifici.
Signore Iddio, noi non ti voltiamo le spalle, ma tu benedici la nostra lotta!.
Il dottor Goebbels, che conosceva il vero disegno del Fuhrer, annotava quella
sera nel suo diario: Folle entusiaste.
Domani stesso ci sostituiremo ai vecchi sindacati occupandone le sedi.
Penso che non troveremo resistenza.
Difatti il vecchio dirigente della Confederazione sindacale, il
socialdemocratico Theodor Leipart, si era gi detto disposto a collaborare con
il nazismo.
In palese contrasto con le promesse di pacificazione, fin dal giorno successivo
alla festa Si ripresero le persecuzioni contro i sindacalisti.
In un blitz rapido e improvviso se ne sciolsero le organizzazioni, Si occuparono
le sedi e se ne sequestrarono i fondi.
Sempre il 2 maggio i capi nazisti, mentre perpetravano nuove vessazioni,
confermavano la volont di difendere i diritti dei lavoratori.
Ma ci doveva avvenire attraverso un sindacato unita rio statale cui si diede il
nome di Fronte tedesco del lavoro, la Deutsche Arbeitsfront, e che comprendeva
datori di lavoro e lavoratori.

Nel documento di fondazione lo Si indicava come .<l'istituzione rappresentativa


di tutti i tedeschi che prestavano l'opera manuale o l'ingegno a SCOpi creativi.
Esso era un'organizzazione destinata a soppiantare il sindacalismo socialista.
La Deutsche Arbeitsfront, per alcuni aspetti ricreativi, era affine all'Opera
nazionale del dopolavoro fascista che in Italia per prima aveva offerto alle
masse la possibilit di viaggiare, di fare sport, di assistere a spettacoli con
facilitazioni organizzative e forti sconti sul prezzo dei biglietti.
Questo stava a sigrnificare la Bellezza del lavoro, come proclamava uno slogan
hitleriano che ne riecheggiava un altro mussoliniano, Lavoro e gioia.
Come in Italia si era istituita l'Opera nazionale maternit e infanzia, cos in
Germania sorse l'istituzione assistenziale Madre e bambino.
La guida dell'Arbeitsfront fu affidata a Robert Ley, un farmacista di Colonia,
assai losco e alcolizzato.
All'indomani della grande kermesse, fra i primi sindacalisti ad essere arrestati
figurava quel Theodor Leipart che aveva professato ipocritamente, come diceva
Ley, la sua devozione per il Fuhrer. E meglio aggiunse Ley che gente cos stia
in carcere! All'atto della fondazione del Fronte, il cancelliere disse di capire
l'insoddisfazione dei lavoratori, la loro sfiducia nello Stato: .E tutta colpa
della democrazia! esclam.
Anche la borghesia aveva dimostrato di non saper governare la nazione, mentre il
nazionalsocialismo aveva tutte le carte in regola per imporre la sua autorit
indipendente da qualsiasi ceto sociale e interesse economico di parte.
Diceva di capire la natura e le ragioni delle varie caste della Germania: Il
destino, per un suo capriccio, o fede obbedendo ai disegni della Provvidenza, mi
ha fatto nascere e mi ha gettato in mezzo alla gente comune.
Anche Robert Ley rievocava le sue umili origini. Io disse sono figlio d'un
povero contadino.
Ho lavorato da operaio edile e so che cosa sia la miseria. Quindi defin sacre
le istituzioni del lavoro e assicur che i nazisti avrebbero quant'altri mai
difeso i diritti dei lavoratori.
La realt fu assai diversa.
Di l a pochi giorni il cancelliere emise una legge che aboliva i contratti di
lavoro collettivi e istituiva la figura dei fiduciari governativi cui era
demandato il compito di sventare ogni tentativo di astensione dal lavoro e di
assicurare il mantenimento dell'ordine nelle fabbriche.
Si sopprimeva in pratica il diritto di sciopero che costituiva uno dei capisaldi
della libert sindacale.
L'ingerenza dei fiduciari si fece tanto forte che gli stessi industriali
finanziatori del nazismo se ne lamentarono, e Hitler fu costretto a
imprigionarne alcuni fra i pi faziosi.
Ma sul terreno della disoccupazione, anche se a caro prezzo per la libert,
Hitler consegruiva qualche risultato.
In seguito alla drastica applicazione del piano Reinhart e del vecchio
Soforrogramm, programma del subito, che era fallito all'ex cancelliere
Schleicher, il numero dei disoccupati cominci a diminuire.
A molti lavoratori che fino a quel momento erano rimasti senza impiego, poteva
bastare.
Non stettero a guardare se ci costava il sacrificio della libert politica.
Da febbraio a novembre, il numero dei disoccupati scese di un terzo, passando da
oltre sette milioni, che era la punta massima raggiunta dalla disoccupazione, a
poco pi di cinque milioni.
Al miglioramento della situazione contribu l'avvio massiccio della costruzione
di autostrade.
Cominciava la politica delle grandi opere pubbliche, come disse il cancelliere
inaugurando il primo tratto dell'autostrada FrancoforteHeidelberg: Rimetteremo
in sesto l'economia tedesca innalzando opere monumentali in ogni luogo.
L'anno precedente si era dato il primo colpo di piccone alla costruzione
d'un'altra autostrada, la Colonia-Bonn, ma se ne erano interrotti i lavori per
l'aggravarsi della crisi economica.
Ora Hitler, in pochi mesi e con abili slogan, riaccendeva l'entusiasmo dei
tedeschi intorno ad antichi progetti accantonati.
Si erano avviate le Battaglie del lavoro. in cui la propaganda faceva la sua
parte per rafforzare i legami fra Hitler e le masse.

Ingegnose iniziative di produzione, miranti a superare la depressione economica,


furono condotte e sostenute da altrettanto ingegnose e tambureggianti campagne
volte a illuminare la gente.
Il ministero di Goebbels era chiamato l'ufficio per l'illuminazione del
pubblico, ma in realt esercitava uno spietato controllo anche mediante la
Gestapo su ogni forma di espressione umana.
Il ministero era suddiviso in sette sezioni, stampa, radio, cinema, teatro,
musica, letteratura, arti figurative, e perch esercitasse meglio le sue
mansioni fu affiancato da una Reichskulturkammer, la Camera per la cultura del
Reich, a sua volta suddivisa in sette ripartizioni che investivano i pi
svariati campi dell'attivit intellettuale. L'artista diceva Goebbels non pu
dichiararsi apolitico in una societ di massa.
Anche lui deve sapere che al singolo subentrato il popolo il quale al centro
di tutto. Di giorno in giorno l'ufficio per l'illuminazione del pubblico
impartiva ordini tassativi agli organi di stampa su quali notizie pubblicare e
con quale rilievo, similmente a quanto faceva il Minculpop in Italia.
I giornalisti, diceva ancora Goebbels, sono investiti d'una missione di pubblico
interesse nella costruzione della Grande Germania.
Una cura particolare era rivolta ai nuovissimi mezzi di comunicazione, la radio
e il cinema, che venivano massicciamente e abilmente utilizzati come
amplificatori della dottrina nazista o come fabbrica delle illusioni per un
domani migliore.
Goebbels dava tutto se stesso.
Il lavoro del grande propagandista che minaccia e affascina, circuisce e
corrompe, gli si attagliava a perfezione, anche nel fisico, quello d'uno zoppo
dallo sguardo d'aquila.
Era stato allievo dei gesuiti, e nell'Universit di Heidelberg aveva avuto per
maestro un grande germanista ebreo, Friedrich Gundolf, che si ispirava a
Nietzsche e che, idolatrando le personalit eroiche, aveva scritto una storia
del mito di Giulio Cesare.
Ma non aveva neppure resistito al richiamo delle arti magiche, come aveva
dimostrato scrivendo una biografia di Paracelso.
Il dottor Goebbels, che da Gundolf molto aveva imparato sulla magia dei nomi,
aveva creato intorno al nome di Hitler e al nome di Fuhrer un vero e proprio
alone magico, cos come era avvenuto per Cesare.
Gundolf diceva che un nome era qualcosa di pi d'un puro suono, e difatti
l'antichit aveva conosciuto il nome come formula magica densa di vibrazioni
tali da colpire perennemente l'immaginazione delle masse.
Aboliti i sindacati bisognava aggredire il partito socialdemocratico e
distruggerlo per sempre.
In seguito a un ordine perentorio di Goring le SA occuparono con la forza le
sedi della Spd e dei suoi giornali, non senza trascurare di mettere le mani
sulle loro sostanze economiche.
Si consumava una tragedia anche all'interno di quel partito, divorato da un
inarrestabile cupio dissolvi che si rivel ulteriormente all'atto in cui i pochi
socialdemocratici non ancora in catene, e quindi presenti nel Reichstag,
arrivarono a votare nella seduta del 17 maggio la fiducia al programma nazista
di politica estera.
In quella seduta Hitler pronunci un sottile intervento, subito chiamato il
discorso della pace, Fredensrede, col quale trasse ancora una volta in errore
l'opposizione socialdemocratica che aveva assunto nei suoi confronti un
atteggiamento conciliante.
Questo comportamento era determinato, oltre che da una intrinseca debolezza
della Spd, anche dalla speranza, un'illusione!, di poter tamponare la violenza
del regime.
La Sozialdemokratische Partei Deutschlands dov fare i conti, nonostante il
discorso della pace che ai suoi occhi poteva apparire come il discorso della
pacificazione interna, con il ministro degli Interni, Frick, che fra l'altro
minacciava esplicitamente di passare per le armi gli ex deputati rinchiusi nei
campi di concentramento.
Fu tutto inutile.

Soltanto qualche settimana pi tardi la Spd, insieme alla Reichsbanner fedele


alla repubblica, veniva infatti soppressa con l'imputazione di minare le basi
dello Stato e di mettere in pericolo la tranquillit del popolo tedesco.
Il voto espresso dalla residua pattuglia parlamentare socialdemocratica a favore
di Hitler provoc un aspro conflitto all'interno della Spd per cui Otto Wels, il
solo che aveva osato in pieno Reichstag opporsi al Fuhrer, si decise a prendere
la via dell'esilio e a fondare a Praga un centro di resistenza antinazista.
Il discorso della pace non trasse in inganno soltanto le residue forze interne
dell'opposizione in Germania, ma anche i governi di molti paesi esteri.
Il Reich si trovava in una situazione di isolamento internazion.le per la
persistenza degli effetti negativi di Versailles che ne facevano ancora una
nazione sconfitta, e Hitler reclamava il superamento di questo stato di fatto
attraverso un disarmo generalizzato.
Si diceva pronto a lavorare per sanare le piaghe aperte dalla guerra e dal
trattato di Versailles non ancora rimarginate., ad accogliere l'appello lanciato
dal presidente americano Roosevelt per una giusta pace, in linea con i princpi
wilsoniani sull'autodecisione dei popoli.
Roosevelt aveva generosamente proposto a tutte le nazioni la soppressione d'ogni
mezzo d'attacco.
Il Fuhrer gli tendeva ingannevolmente la mano.
Diceva che la Germania avrebbe evitato di riarmarsi purch tutti avessero
rinunciato ai programmi bellici e distrutto gli arsenali militari.
Ma nutriva una riserva mentale che non rendeva esplicita.
Sapeva che quella era una condizione irrealizzabile, utopistica, e si
predisponeva a violare il trattato di Versailles contando sul fatto che la
Francia e l'Inghilterra avrebbero avuto ben poco da protestare, visto che a loro
volta continuavano a fabbricare strumenti d'attacco, carri armati, artiglieria
pesante, bombardieri.
Tanto che la Conferenza sul disarmo a Ginevra non faceva alcun progresso.
Egli dava l'impressione di parlare col cuore in mano, e commosse tutti
spingendosi a definire la guerra una smisurata follia.
Il ricorso alle armi, disse, non avrebbe arrecato alcun beneficio alla
situazione politica ed economica europea, ecco perch considerava la proposta di
Roosevelt come un raggio di luce a conforto di chiunque desiderasse cooperare al
mantenimento della pace.
Tutti dovevano capire, aggiunse, che la Germania era pronta a aderire a qualsia
si patto solenne di non aggressione; essa non intendeva attaccare nessuno, ma
voleva unicamente garantire la pro pria sicurezza..La Germania non pensava a
germanizzare altri popoli; la Francia e la Polonia, i paesi pi ostili e
sospettosi, potevano starsene tranquille; erano nazioni vicine, e i tedeschi
sapevano che una tale realt non poteva essere mutata da nuovi eventi storici.
La nuova Germania respingeva la concezione del secolo precedente, e pi non
puntava a trasformare in tedeschi una certa quantit di francesi o di polacchi.
Certo, bisognava tener presente un fatto: se la Germania non avesse ottenuto
nell'abbattimento degli arsenali militari lo stesso trattamento degli altri
paesi, sarebbe stata costretta ad abbandonare sia la Conferenza per il disarmo,
sia la Societ delle nazioni.
Con tutte le conseguenze del caso.
Era, questo, l'unico passaggio minaccioso di un discorso che appariva ispirato
ai pi alti sentimenti di pace.
Il mondo si rassicurava, la stampa internazionale lodava Hitler per il suo
ritrovato equilibrio.
Roosevelt se ne disse entusiasta, come scrivevano i giornali americani.
A Londra, dove si erano da sempre considerate eccessive le clausole del trattato
di Versailles e dove ancora si ricordava la stizza di Keynes che aveva persino
lasciato il tavolo della Conferenza, si definiva inoppugnabile la richiesta di
trattamento paritario avanzata dal cancelliere tedesco.
Il discorso del Fuhrer impresse alfine una svolta positiva alla conferenza di
Ginevra e si arriv alla firma d'un patto a quattro fra Inghilterra, Francia,
Germania e Italia diretto alla realizzazione d'una politica tale da garantire il
mantenimento della pace fra tutti i popoli.

Il patto, sebbene si proponesse di infrenare le smodate ambizioni naziste,


riconosceva pur sempre alla Germania hitleriana il diritto di affiancarsi alle
grandi potenze europee.
Hitler segnava un punto a suo favore sul piano internazionale, ma l'illusione
d'una possibile pace fu di breve durata.
Nell'ottobre egli colse a volo un pretesto per non tenere fede ai discorsi
rassicuranti.
La Francia, che intuiva nel regime nazista i segni di una inequivocabile
vocazione alla guerra e che ravvisava nella Germania una minaccia continua alla
propria incolumit territoriale, riusc a imporre in seno alla Societ delle
nazioni un periodo di prova di quattro anni prima di avviare un simultaneo
processo di disarmo fra la Germania e gli altri paesi.
In quei quattro anni i tedeschi avrebbero dovuto convincere il mondo intero
della seriet delle loro intenzioni pacifiche.
Il Fuhrer mantenne la calma quando il ministro degli Esteri britannico gli
comunic la decisione con la quale gli imponevano il periodo di prova.
Gli eventi si svolgevano secondo le sue previsioni, per cui si affrett a dire
ci che aveva gi deciso di dire.
Mostrando dolore misto a delusione, annunci con toni melodrammatici l'uscita
repentina dalla Societ delle nazioni e l'abbandono della Conferenza sul
disarmo.
Precis che era costretto a farlo per difendere la dignit del suo popolo.
Us una formula a effetto nel sintetizzare le ragioni della scelta in s
clamorosa anche se compiuta senza particolari clamori: Bruch oder Unehre, ..O
rottura o disonore, disse.
Tenne un lungo discorso alla radio illustrando per filo e per segno lo sviluppo
degli avvenimenti dal suo punto di vista, e senza infierire sulla Francia.
Anzi le rivolgeva attestazioni di stima, ma non per questo, aggiungeva, poteva
far trovare il popolo tedesco alle prese con una seconda Versailles.
Nelle sue parole quel giorno la Francia era l'antica e gloriosa avversaria dei
tedeschi, i quali avrebbero considerato una follia farle guerra.
La Germania, diceva Hitler, era entrata nella Societ delle nazioni giudicandola
il luogo in cui raggiungere una sincera riconciliazione con gli ex nemici e
ottenere il riconoscimento della pari dignit.
Per quindici anni i tedeschi avevano sperato che la fine della guerra si
traducesse nella fine dell'odio, ma ancora oggi sembrava che il trattato di
Versailles volesse perpetuare le inimicizie. Un giorno disse in conclusione
vincitori e vinti dovranno trovare la strada della reciproca fiducia.
Questo certo. In un'intervista al giornale londinese Daily Mail ribad la
scelta del la pace.
Rievoc le mostruosit di quattro anni e mezzo di guerra affermando: Molti
esponenti del mio partito hanno combattuto con coraggio, ma devo ancora
incontrarne uno che desideri assistere agli orrori d'un nuovo conflitto.
Si mostr conscio del fatto che gli sconfitti in guerra, l'abbiano o no voluta,
debbano sopportarne le conseguenze. Noi le abbiamo sopportate, ma
intollerabile che una nazione di sessantacinque milioni di abitanti possa essere
continuamente umiliata e disonorata.
D'ora in poi non accetteremo pi questa discriminazione che ci danneggia! Al
giornale parigino Le Matin annunci infine che i tedeschi erano disposti a
rinunciare a qualsiasi pretesa sull'Alsazia-Lorena.
Parlava dunque di pace mondiale, di disarmo e di reciproci patti di non
aggressione.
Su queste linee di politica estera, connesse alla scelta di abbandonare la
Societ delle nazioni, decise di chiedere un giudizio popolare, e difatti
convoc un plebiscito per il 12 novembre, col sostegno di Hindenburg.
Nel dare l'avvio alla campagna elettora le insistette sull'ormai tradizionale e
sperimentato tono messianico: Preferisco la morte piuttosto che tradire la
volont della Germania.
L'11 novembre del 1918 il popolo tedesco fu disonorato da un luttuoso
armistizio, ma ora il 12 novembre del 1933 questo popolo restituir a se stesso
l'onore ingiustamente perduto.
Il drammatico appello fu ascoltato in pieno, tanto che Hitler ottenne il 95 per
cento dei suffragi su un'affluenza alle urne del 96 per cento.

Nello stesso giorno del plebiscito egli indisse nuove elezioni politiche con una
lista unica, quella della Nsdap, e i tedeschi gli conferirono il 92 per cento
dei suffragi.
Si sospett che sui risultati avessero influito brogli e violenze.
Dava da pensare il fatto che, sui duemiladuecentoquarantadue detenuti di Dachau,
in duemilacentocinquantaquattro avevano votato per i nazisti.
Il cancelliere giocava grosso con la Societ delle nazioni.
Uscendone e svelando implicitamente il suo proposito di riarmarsi a dispetto del
divieto imposto dal trattato di Versailles, sapeva benissimo di sfidare le
potenze straniere.
Poteva aspettarsi l'annuncio di sanzioni e perfino l'invasione armata del
territorio tedesco.
Per contrastare questa eventualit Hitler ordin al generale Blomberg di tenersi
pronto sia sulle frontiere francesi, sia su quelle della Polonia e della
Cecoslovacchia.
Ma la situazione ebbe uno sviluppo diverso, tutto a suo vantaggio.
La proclamata predisposizione hitleriana alla pace offr alle forze
conservatrici di molti paesi l'occasione di prendere a loro volta le distanze
dalla Societ delle nazioni e dalla stessa Conferenza sul disarmo.
Fu una grande vittoria del Fuhrer che era riuscito a gettare lo scompiglio nelle
file dello schieramento antitedesco con una serie di mosse tanto azzardate
quanto spregiudicate.
All'indomani del plebiscito il cancelliere confuse ancora una volta le idee agli
avversari offrendo clamorosamente la pace alla Polonia, la nazione profanatrice
dei confini orientali della Germania.
Mentre con la Polonia non aveva voluto discutere neppure la repubblica di
Weimar, Hitler apr una trattativa con l'ambasciatore polacco a Berlino, Josef
Lipski.
Al termine di rapidi colloqui, i rappresentanti dei due paesi firmarono un
documento congiunto con l'impegno di affrontare la soluzione dei loro contrasti
attraverso negoziati e quindi con la rinuncia all'uso della forza.
Tutti si rallegravano che il Fuhrer avesse accantonato gli odi che derivavano
anche dalle ferite inferte alla Germania dall'infamante trattato di Versailles.
Quel trattato aveva strappato ai tedeschi i territori di Posen e parte della
Slesia per consegnarli al nuovo Stato polacco e aveva inserito fra il Reich e la
Prussia orientale un corridoio intitolato al nome della citt libera di Danzica.
C'era quanto bastava per mantenere estremamente tesi i rapporti fra le due
nazioni, e si poteva perci ben capire perch mai l'improvvisa acquiescenza
della Germania avesse sorpreso il mondo intero.
A met dicembre Hitler spiazz ancora una volta l'opinione pubblica con
destrezza e sorprese i rappresentanti delle grandi potenze occidentali mostrando
una grande competenza in politica estera.
Il lord Guardasigilli britannico Anthony Eden ravvisava in lui i tratti di una
certa eleganza; l'ambasciatore di Parigi a Berlino Francois-Poncet testimoniava
della sua assoluta onest.
Se il giudizio dell'ambasciatore francese poteva essere inficiato dalla sua
simpatia per il nazismo, il parere dell'esponente inglese, oltre tutto famoso
per la sua raffinatezza, dava da pensare.
N Eden si fermava al suo aspetto esteriore, e infatti lo giudicava
positivamente anche sul terreno politico. Non un semplice demagogo diceva ha
padronanza della materia e auspica un patto che assicuri per molti anni la pace.
Afferma che la Germania non ha interesse ad aggredire nessuno e che il suo
popolo da militarista sta trasformandosi in un sostenitore della pace.
Particolarmente autorevole era l'opinione dello storico londinese Arnold Toynbee
che ravvisava in lui una straordinaria lucidit di pensiero.
I francesi e gli inglesi proponevano di riaprire i negoziati sul disarmo.
Il Fuhrer, il quale in realt pensava soltanto al riarmo, disse che si erano
sprecate le migliori occasioni.
Ormai Berlino si dimostrava disponibile semplicemente a una cosiddetta riduzione
degli armamenti, e a patto che alla Germania fosse assicurato un contingente
stabile di trecentomila soldati di leva, pari a duecentomila unit in pi
rispetto agli obblighi derivanti dal trattato di pace.

Mentre le potenze occidentali discutevano su questa contromossa e i loro


rappresentanti, a cominciare da Eden, si recavano a Berlino nel tentativo di
ammorbidire il governo tedesco, Hitler stringeva con i polacchi un rapporto di
amicizia ancor pi concreto, esprimendo su di essi giudizi lusinghieri.
I tedeschi erano stati abituati a ben altro linguaggio.
Sotto la stessa repubblica di Weimar, non soltanto il generale von Seeckt, ma
anche l'avveduto Stresemann aveva detto che la Polonia doveva sparire dalla
faccia della terra, e che la sua fine avrebbe comportato il crollo d'uno dei pi
pericolosi pilastri della pace. di Versailles rappresentato dall'egemonia della
Francia in Europa.
Hitler cercava di raggiungere lo stesso obiettivo per altre vie.
Quando nel gennaio del '34 annunci di aver firmato un patto decennale di non
aggressione con la Polonia del maresciallo Pilsudsudski, sicap che la
separazione di Varsavia da Parigi era in atto.
Ricorrevva il primo anniversario dell'ascesa dei nazisti al potere, e Hitler lo
festeggi esaltando l'alleanza con Pilsudski. I tedeschi e i polacchi disse
debbono reciprocarnente prendere atto della loro esistenza.
Debbono sanare una situazione che non muta da un millennio, e far s che
ciascuno ne tragga vantaggi., L'accordo, se andava in buona parte ascritto alle
inclinazioni politiche del maresciallo Pilsudski, che gi da otto anni aveva
imposto al suo popolo un regime dittatoriale, era egualmente un grande successo
per il cancelliere del Terzo Reich.
Sulla via del riarmo Hitler ottenne il sostegno di Mussolini, suo maestro in
dittatura e grande ispiratore del nazismo.
Il duce italiano aveva considerato il successo del movimento nazista come
un'affermazione del carattere internazionale del fascismo, e lo aveva aiutato
con l'invio di armi e denaro.
Un momento di particolare tensione fra i due regimi si ebbe per in seguito al
rafforzarsi del nazionalsocialismo in Austria, cui erano collegati i piani
hitleriani di espansione territoriale.
I tedeschi al Brennero avrebbero rappresentato una minaccia per l'Italia.
Nonostante ci Mussolini, pur difendendo l'indipendenza austriaca, non si
opponeva a un parziale riarmo della Germania.
Il Fuhrer si sentiva obbligato con il duce italiano per l'appoggio che gli
offriva su quel difficile tema, ma era contrariato per la solidariet che egli
dimostrava nei confronti del cancelliere viennese Dollfuss.
Ravvisando l'opportunit di discuterne vis--vis.
Hitler chiese di incontrarlo, e si diedero appuntamento per il 14 giugno del '34
a Venezia.
Considerava quel colloquio di primaria importanza, tanto da lasciare Berlino in
un momento in cui i rapporti con il capo delle SA, Rohm, si erano fortemente
aggravati.
Mussolini accolse il cancelliere tedesco all'aeroporto veneziano.
Lui era troneggiante in stivaloni, fez a frangia e petto in fuori; l'ospite
appariva assai dimesso negli abiti borghesi, avvolto in un impermeabile troppo
lungo che lo faceva sembrare un operaio vestito a festa per una gita domenicale.
Un aedo del regime fascista, Orio Vergani, scriveva che il duce, dal volto
abbronzato e dallo sguardo sereno e luminoso, immagine di salda virilit
temprata d'ogni energia", rispondeva col saluto romano alle acclamazioni della
folla, mentre l'ospite era a capo scoperto e indossava, sull'abito scuro, un
soprabito chiaro.
Incontrandosi si salutavano entrambi col braccio levato, e il Fuhrer mostrava
sul suo robusto volto un velo di commozione.
Erano di fronte l'uomo della Provvidenza, come papa Ratti dopo la Conciliazione
aveva definito Mussolini, e il nuovo Redentore, come Hitler era chiamato in
Germania da quando la definizione era apparsa sul Volkischer Beobachter.
Era la prima volta che i due si vedevano, e si squadrarono subito con malcelato
sospetto.
Non si piacevano, ma dovevano mostrarsi felici di essersi finalmente stretti la
mano.
I colloqui si svolsero senza interpreti nella splendida cornice della villa
Pisani di Stra, sulla riviera del Brenta.

Se Mussolini scandiva a una a una le parole, usando il tedesco in una versione


approssimativa, Hitler, parlando ovviamente nella sua lingua, gli rovesciava
addosso istericamente torrenziali discorsi senza fine.
Nessuno dei due capiva bene l'altro, ma alla fine ebbero l'impressione di essere
rimasti ognuno sulle proprie posizioni.
Il duce difendeva l'indipendenza dell'Austria e si preoccupava della incolumit
personale del suo amico Engelbert Dollfuss; il Fuhrer non pensava che
all'annessione, all'Anschluss, da attuare quanto prima per fare dell'Austria un
elemento chiave della Grossdeutschland.
I colloqui proseguirono il giorno successivo al Lido degli Alberoni poich la
presenza delle zanzare del Brenta, grosse come quaglie, aveva reso impossibile
la permanenza nella villa reale di Stra per altri versi incantevole.
Concluse le due sgradevoli giornate, Mussolini accompagn il collega tedesco
all'aeroporto.
Non appena lo ebbe salutato si rivolse a Suvich, suo sottosegretario agli
Esteri, prorompendo in un'aspra esclamazione: Questo Hitler, che pulcinella!.
Hitler non fu da meno nel suo giudizio. Questo Mussolini, che pallone gonfiato!
disse.
Al duce era rimasto impresso quell'incontro e ne parl qualche giorno dopo a un
gruppo di fascisti forlivesi durante una sua visita in Romagna: Invece di
soffermarsi sui destini dell'Europa, quel tedesco a Venezia mi ha ripetuto a
memoria il Mein Kampf, un mattone che non sono mai riuscito a leggere.
Correvano altri particolari sulla permanenza dell'ospite a Venezia.
Si diceva che il duce lo avesse invitato un pomeriggio a fare in motoscafo una
gita in laguna e che per tutto il tragitto Hitler si fosse dilungato a esaltare
la superiorit della razza nordica e a sentenziare con poca grazia che tutti i
popoli del Mediterraneo, gli italiani pi degli altri, avevano sangue negro
nelle vene.
A Mussolini era saltata la mosca al naso, e gli aveva messo il muso.
Poi si era sfogato con dei camerati dicendo di non essersi mai fidato n di
Hitler n del suo popolo. Dovrei essere contento aveva aggiunto che lui ha fatto
una rivoluzione sulla nostra falsariga.
Ma sono tedeschi, e finiranno col rovinare la nostra idea.
Sono sempre i barbari di Tacito e della Riforma, in perpetua lotta con Roma.
Non me ne fido. Era passato poco pi d'un mese dall'incontro di Venezia quando i
nazisti d'Austria d'accordo con i camerati germanici tentarono a Vienna un
putsch che cost la vita al piccolo cancelliere Dollfuss, il protetto di
Mussolini.
Il cattolico Engelbert Dollfuss da un paio d'anni governava autoritariamente il
paese minacciato di sovversione tanto dai filonazisti quanto dai bolscevichi.
Voleva difendersi dagli appetiti annessionistici hitleriani, ma non per questo
non aveva esitato a reprimere con la forza ogni opposizione.
Ad assalire la Cancelleria viennese e ad assassinare a coltellate Dollfuss in
pieno giorno furono centocinquanta armati d'un reggimento delle SS, uno
Standare, travestiti da soldati austriaci.
Il piccolo cancelliere si dissangu lentamente su un divano.
Nel momento dell'attacco Hitler si trovava in Baviera in un palco del teatro di
Bayreuth e mostrava di entusiasmarsi grandemente alla rappresentazione
dell'opera wagneriana l'Oro del Reno.
Alle prime notizie sul colpo di mano viennese, che gli venivano comunicate dai
suoi assistenti Schaub e Bruckner, non abbandon il teatro, ma non poteva
nascondere di essere in preda a un vivo nervosismo.
Al termi ne dello spettacolo, avuta la conferma della morte di Dollfuss, disse
con aria d'intesa a Frau Friedelind Wagner, nipote del Maestro: Vado al
ristorante.
Devo farmi vedere in giro, altrimenti penseranno che c' il mio zampino in
questa faccenda.
Il governo austriaco era certo che il mandante dell'assassinio fosse lui, e di
conseguenza esercit una dura repressione sui filonazisti trascinandone undici
alla forca.
In Italia esplose una campagna antitedesca.

Il duce schierava quattro divisioni ai confini del Brennero e della Carinzia,


pronte a intervenire in difesa dell'Austria qualora la Germania avesse tentato
di ingoiarla.
Accusava Hitler di aver instaurato nel suo paese un clima da guerra tribale.
Il Fuhrer respingeva ogni responsabilit nei sanguinosi eventi viennesi, ma
Mussolini non credeva a un'esclusiva responsabilit dei nazisti austriaci.
Rileggeva le righe introduttive del Mein Kampf in cui si affermava che la
riunione dei due Stati tedeschi, l'Austria e la Germania, era un compito
fondamentale da realizzare a tutti i costi.
Il fatto di essere nato nella cittadina di frontiera di Braunau sull'Inn
appariva a Hitler un provvidenziale e fortunato segno del destino.
Ecco perch, diceva Mussolini, non si poteva dubitare che il putsch fosse stato
voluto dal Fuhrer, da quel pazzo pericoloso, da quell'orribile degenerato
sessuale).
Ed ecco perch non poteva esserci alcun legame tra la rivoluzione fascista e
quella nazista: Il nazismo paragonabile a una rivoluzione delle vecchie trib
germaniche della foresta primitiva contro la civilt di Roma.
Esso barbaro e selvaggio: assassinio, strage, saccheggio e ricatto, questo
tutto ci di cui capace.
Il fascismo invece riconosce i diritti dell'individuo, la religione e la
famiglia.
Per pi giorni il dittatore italiano contrappose la civilt latina al nazismo:
Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana piet talune
dottrine d'oltr'Alpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la
scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in
cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto.
I capi delle due rivoluzioni si rivolgevano l'accusa di fellonia.
Mussolini diceva: Se vi un tema che i germanici dovrebbero lasciar cadere
nell'oblio pi profondo esattamente quello del tradimento.
Se vi un popolo che abbia nella sua storia esempi clamorosi e sanguinosi di
infedelt ai patti giurati, di tradimento degli amici, di cinismo nel
giustificare dottrinalmente questi eventi, precisamente il popolo tedesco da
Arminio a Federico di Prussia.
Lo stesso titolo di Fuhrer che il piccolo caporale si era attribuito, gli
appariva come un richiamo al condottiero, al princeps degli antichi e feroci
germani di cui parlava Tacito.
Hitler si mostr ferito dal crudo riferimento mussoliniano ad Arminio, il
condottiero dei cherusci, l'eroe nazionale germanico che era forse all'origine
della leggenda di Sigfrido per la sua vittoria conseguita sulle legioni del
console romano Quintilio Varo presso la Selva di Teutoburgo.
Come Augusto aveva esclamato: Varo, rendimi le mie legioni!, cos il Fuhrer
andava dicendo: Mussolini, rendimi il mio Arminio!.
In Germania gli episodi di violenza si susseguivano senza tregua.
Due deputati comunisti, gi privi del mandato parlamentare in conseguenza del
famoso decreto dell'incendio, persero la vita in un agguato; quattro detenuti
politici furono trucidati in circostanze misteriose nelle baracche di Dachau, il
primo campo ufficiale di concentramento, dove gi operavano con mansioni di
guardiani-aguzzini i cosiddetti Tatenkopfe delle SS.
Le Teste di Morto quella volta furono sottoposte a processo dal quale ovviamente
risult che i quattro internati, cercando di fuggire, avevano costretto le SS a
far fuoco su di loro; e questo divenne il pretesto per giustificare ogni
eliminazione sommaria praticata in quei campi.
Il procuratore generale di Monaco riusc ad aprire un'inchiesta su altri decessi
verificatisi a Dachau e accert che dietro i recinti di filo spinato le torture
e i maltrattamenti erano una ben dolorosa consuetudine.
A un medico del campo e all'Oberfuhrer delle SS, Wackerle fu inflitta
occasionalmente una dura condanna, di cui Hitler si serv come di un alibi
propagandistico.
Incalza Goring affermando che bisognava smascherare e punire i nemici del
popolo: Basta con le trovate degli avvocati e con le fumosit giuridiche!.
Due anni e mezzo prima, al cinema Mozart di Berlino il dottor Goebbels aveva
preso a pretesto la proiezione del flm All'Ovest niente di nuovo, tratto dal

romanzo di Remarque, per avviare un processo di nazificazione della cultura


tedesca particolarmente in chiave antiebraica.
Quel processo andava accelerato, per cui lo stesso Goebbels rivolse l'attenzione
al mondo dei libri.
La sera del 10 maggio sulla Unter den Linden, proprio davanti a un tempio
inviolabile
della cultura com'era stata fino a quel momento l'Universit berlinese, venne
appiccato il fuoco a un'immane pira di libri che le SA e le SS vi avevano
accumulato con l'entusiastico concorso di fanatici studenti nazisti.
Per gran parte della notte il barbaro rogo fu alimentato da centinaia e
centinaia di altri libri i cui autori erano accusati di sovvertire lo Stato e di
snaturare l'animo tedesco.
Soltanto a Berlino si diedero alle fiamme ventimila volumi, mentre nella stessa
notte arsero altre pire in numerosi luoghi della Germania.
Sul fal dell'Unter den Linden fu gettato fra i primi il romanzo di Erich Maria
Remarque insieme a innumerevoli opere di altri autori famosi, tedeschi e
stranieri, sgraditi al regime perch appartenenti alla undeutsche Literatur,
alla letteratura non tedesca, come dicevano i nazisti.
L'operazione fu compiuta in grande baldoria giovanile, ma anche con estrema
precisione ideologica.
I libri meritevoli di essere bruciati furono scelti con scrupolo dai
collaboratori di Goebbels e inclusi in un lungo elenco che comprendeva
romanzieri, letterati, saggisti, scienziati, uomini politici.
Non furono risparmiati grandi filosofi come Voltaire e grandi poeti come Heine.
Tra le fiamme scomparvero le opere di Thomas e Heinrich Mann, Stefan e Arnold
Zweig, Kurt Tucholsky, Lion Feuchtwanger, Anna Seghers, Alfred Kerr, Erich
Kastner, e quelle di Hugo Preuss autore della Costituzione di Weimar, di Albert
Einstein, Jakob Wassermann, Walther Rathenau.
Fra gli stranieri figuravano i libri di france si, inglesi e americani, come
Zola, Gi de, Proust, H.G.
Wells, Jack London, Upton Sinclair, Helen Keller, e dell'au striaco Sigmund
Freud.
Il rogo ardeva e Goebbels parlava agli studenti. Queste fiamme, mentre
distruggono la vecchia era tedesca) diceva il ministro illuminano la nostra
nuova Germania. Uno studente piromane celebr l'evento scrivendo una poesia: Via
gli ostacoli,/ al bando quel che
travia;/ finisca nel fuoco,/ accanto alle armi nemiche,/ ci che non nasce/ da
un disegno di purezza.
Hitler aveva sgombrato il terreno dalle opposizioni di sinistra, e ora,
navigando nell'ambiguit, si accingeva a circuire il movimento cattolico.
Nel Mein Kampf aveva accusato le Chiese cristiane di indifferenza nei confronti
della questione razziale, ma in seguito si era fatto garante della libert
confessionale nelle scuole e nei campi educativi. Riconosco la necessit aveva
detto all'indomani della nomina a cancelliere che la Chiesa e lo Stato
coesistano.
Possiamo lottare insieme contro il bolscevismo nell'interesse della Nazione
tedesca e della Chiesa., Pio XI era soddisfatto degli attacchi al marxismo e,
nell'attribuire ai comunisti l'incendio del Reichstag, mostrava implicitamente
di condividere i giudizi di Hitler sui movimenti sovversivi.
In un'allocuzione defin quei movimenti nemici di ogni ordine politico, sociale,
religioso, capaci di tradurre in atto le loro catastrofiche e micidiali
ideologie, come si era anche visto in fatti recenti e recentissimi.
Cio l'incendio.
Hitler offriva altre assicurazioni.
S'impegnava a rendere la vita difficile alle organizzazioni ateistiche,
affermando di considerare i cattolici e i protestanti capisaldi dello spirito
nazionale.
Le sue parole ebbero successo, tanto che nella citt di Fulda, nell'Assia,
l'episcopato tedesco ritir ogni sua riserva antinazista, e il Partito popolare
cattolico bavarese, gi privato del potere nel suo Land, decise di sciogliersi,
imitato dal Zenrum.

Negli ambienti ecclesiastici prevaleva su ogni altra considerazione la


soddisfazione per la lotta antibolscevica che Hitler conduceva, e ci poneva in
ombra la critica situazione in cui i cattolici erano co stretti a vivere.
Lo scioglimento dei loro partiti ne era una prova, e Hitler cercava di
giustificarsi affermando di non poter concedere al cattolicesimo politico
militante gli stessi benefici che riconosceva alla Chiesa cattolica.
C'era chi riteneva impossibile che, in un cos delicato frangente per i
cattolici tedeschi, il Vaticano confermasse il proposito di sottoscrivere un
concordato con Hitler.
Ma a dispetto di ogni dubbio il concordato si ebbe il 20 luglio, e per di pi
soltanto sei giorni dopo la promulgazione d'un decreto col quale si riconosceva
il diritto di cittadinanza a un solo partito, la Nsdap.
Il patto fra la Santa Sede e il Reich germanico fu sottoscritto a Roma, in
Vaticano, dal cattolico von Papen, in veste di traballante vicecancelliere, e
dal segretario di Stato, cardinale Pacelli, con la benedizione di Pio XI.
Del resto papa Ratti aveva gi benedetto il concordato con Mussolini in Italia,
e anche allora aveva abbandonato al suo destino un partito cattolico, quello
italiano.
Pio XI, ricevendo von Papen, si era compiaciuto che lo Stato tedesco fosse
guidato da un uomo come Hitler, la cui bandiera simboleggiava la lotta contro il
bolscevismo e il nichilismo.
Da pi parti si rilevava che se i vescovi tedeschi attaccavano il nazismo, lo
facevano non perch il regime scuotesse le basi democratiche della nazione, ma
in quanto minacciava di vulnerare i privilegi della Chiesa.
Con il concordato il pericolo sarebbe per loro cessato, o si sperava che
cessasse, ed ecco che gioivano alla notizia dell'accordo con il Vaticano.
Lo stesso Pacelli pensava che quel patto avrebbe consentito una pi valida
difesa della vita spirituale dei cattolici tedeschi.
Aggiungeva che, se il governo tedesco lo avesse violato, il Vaticano avrebbe
almeno potuto appigliarsi a un trattato, per protestare.
La Chiesa ebbe subito occasione di insorgere, ma le sue contestazioni furono
vane.
Non erano passati cinque giorni dalla firma del trattato che Hitler, in nome
della dottrina sul miglioramento della razza, introdusse la sterilizzazione per
i malati ereditari.
Gli articoli del concordato garantivano libert e autonomia alla religione
cattolica e la protezione dello Stato agli ecclesiastici nella loro attivit
pastorale, ma nei fatti ci non imped ai nazisti, fin dai giorni immediatamente
successivi alla firma, di sciogliere la Lega dei giovani cattolici e di affidare
interamente al governo il compito di educare e inquadrare la giovent del resto
gi rigorosamente irreggimentata.
A dieci anni i ragazzi entravano nello Jungvoik; a quattordici i maschi
entravano nella Hileugend e le femmine nelle file delle Jungmadel.
Soltanto qualche mese prima il cancelliere aveva assicurato il cardinale Bertram
che le associazioni della giovent cattolica potevano stare tranquille.
A meno che, questo era il punto, tali associazioni non rivelassero propositi
politici ostili al governo.
Tutto ci si era gi verificato in Italia dove Mussolini aveva sciolto i circoli
dell'Azione cattolica, e papa Ratti aveva dovuto promulgare un'enciclica.
Non abbiamo bisogno, per difendere i diritti della Chiesa e della famiglia
nell'educazione politica dei gigiovani.
La libert e l'autonomia della Chiesa cattolica non erano dunque minimamente
assicurate, e inoltre altri articoli del trattato imponevano gravi vincoli agli
ecclesiastici.
Prescrivevano che le nomine dei vescovi fossero preventivamente comunicate alle
autorit dello Stato e che i vescovi, una volta nominati, pronunciassero un
giuramento di fedelt al Reich: Davanti a Dio e sui Santi Vangeli, giuro e
prometto di rispettare e di far rispettare il Governo dello Stato germanico.
Preoccupandomi, com' mio dovere, del bene e dell'interesse dello Stato,
cercher di impedire ogni danno che possa minacciarlo, nell'esercizio del sacro
ministero affidatomi.

Appariva chiaro come l'accordo andasse a vantaggio di Hitler e come gli


conferisse a buon prezzo nuovo prestigio e una vera e propria legittimazione sul
piano internazionale.
A firma avvenuta il Fuhrer proruppe in un grido di soddisfazione: Sar uno dei
pochi uomini della storia che avranno ingannato il Vaticano!.
Il concordato garantiva al nazismo una maggiore influenza sugli elettori
cattolici, e ora Hitler poteva tranquillamente affrontare il problema degli
elettori protestanti che costituivano i due terzi della popolazione.
Da cattolico austriaco egli non li amava molto, ma da politico ne aveva bisogno.
Fra gli evangelici, suddivisi in pi confessioni, emergevano i seguaci del
nazismo, razzisti e proclivi a sottomettersi senza discutere all'autorit
politica, anche in forza dell'insegnamento del loro antico fondatore Martin
Lutero.
Essi erano i cosiddetti cristiani tedeschi, i Deutsche Christen, le SA di Ges
Cristo, che propugnavano l'unione fra la croce uncinata e la croce cristiana.
Erano guidati da un pastore luterano, Ludwig Muller, che riconosceva in Hitler
il nuovo Messia e che ripeteva uno slogan, Una Chiesa, un Reich, un Fuhrer,
fatto apposta per il programma hitleriano tendente a unificare i movimenti
evangelici in una Chiesa nazionale.
Si giunse realmente a una Chiesa del Reich, alla cui testa Hitler impose di
persona, con un discorso alla radio, proprio il luterano Muller il cui gruppo di
Deutsche Christen aveva conquistato la maggioranza in seno alle Chiese
protestanti con l'intervento armato delle Camicie brune e della Gestapo.
Si era dunque consumato l'autoscioglimento, oltre che dei partiti cattolici, di
ogni altra formazione come il Partito del popolo di Stresemann e i democratici
della Staatspartei.
Anche se con qualche resistenza, non aveva potuto evitare la stessa sorte il
movimento degli Elmi d'acciaio che aveva simpatie per l'hitlerismo.
Il cancelliere seppe dividere i due leader dello Stahlhelm, Seldte e Dusterberg,
affidando al primo il ministero del Lavoro e costringendo il secondo a lasciare
la formazione.
Perfino il partito di Hugenberg, la Deutschnationale Volkspartei, che pure si
era affiancato a Hitler nel governo, aveva dovuto chiudere i battenti.
Con il decreto che faceva della Germania uno Stato con un solo partito e dei
nazionalsocialisti gli unici rappresentanti del popolo tedesco, si vietava la
ricostituzione di qualsiasi forza politica.
Queste drastiche disposizioni erano contenute in due articoli del provvedimento.
Il primo era stringatissimo, e diceva: Il Partito nazionalsocialista dei
lavoratori l'unico partito politico della Germania.
Il secondo era pi complesso: Chiunque voglia ripristinare o mantenere la
struttura organizzativa di un altro partito politico o cerchi di crearne uno
nuovo sar punito con i lavori forzati fino a tre anni o con il carcere da sei
mesi a tre anni, sempre che la sua azione non comporti pene maggiori in forza di
altre disposizioni di legge,.
Le altre disposizioni prevedevano l'accusa di alto tradimento, e di questo
delitto poteva essere incolpato chiunque dissentisse dal Fuhrer.
Il decreto recava le firme del cancelliere Hitler, del ministro degli Interni
Frick, nazista a tutti gli effetti, e del ministro della Giustizia Gurtner, il
quale, da tedesconazionale, seppelliva cos il suo stesso partito.
Era sempre lui, Gurtner, l'uomo che aveva definito i nazisti carne della nostra
carne.
Il leader dei tedesco-nazionali Hugenberg, quel vecchio porco mangiarape,, come
lo chiamava Hitleraveva gi lasciato l'incarico di ministro dell'Economia e
dell'Agricoltura all'atto dell'autoscioglimento della Deutschnationale
Volkspartei.
Il suo dicastero fu sdoppiato e ne vennero affidati i tronconi a due ferventi
nazisti.
Kurt Schmitt, che capeggiava la pi grande compagnia tedesca di assicurazioni,
l'Allianz, ebbe il ministero dell'Economia; mentre Walter Darr, che aveva
preparato una riforma agraria ad usum hitleriano, fu nominato ministro degli
Approvvigionamenti e dell'Agricoltura.

Darr, che aveva scritto un libro, contadino, fonte di vita per la razza
nordica, una sorta di saga retorica dell'agricoltura considerata come un mito
della razza ariana, si era visto affidare un compito delicatissimo.
Hitler diceva che la situazione dell'agricoltura era disastrosa e che andava
rapidamente sanata se si voleva evitare la rovina del popolo tedesco.
Il nuovo ministro si mise subito al lavoro emanando leggi che, pur mirando a
migliorare le condizioni del contadino, tornavano a farne un moderno servo della
gleba.
Uno dei suoi provvedimenti riguardava l'ereditariet dei poderi.
Tutti i poderi che assicuravano il sostentamento d'una famiglia tedesca
diventavano inalienabili e andavano trasmessi senza spezzettamenti e ipoteche
per via ereditaria al primogenito del proprietario sul quale ricadeva l'obbligo
di mantenere i fratelli e le sorelle fino alla maggiore et.
Il podere poteva appartenere soltanto a individui di comprovata razza ariana da
oltre un secolo.
Gli agricoltori furono soddisfatti delle novit che li proteggevano dalle
speculazioni, e il cancelliere poteva aggiungere un ulteriore tassello al
mosaico sociale del consenso.
In seguito ad altri rimaneggiamenti e dimissioni, il rapporto di forze, che
inizialmente era di soli tre ministri nazisti su un totale di undici componenti
del governo, si rovesci a favore di Hitler.
Il Fuhrer non era pi prigioniero dei suoi non troppo riluttanti alleati.
Egli stesso si stup della rapidit con cui i partiti e ogni altra associazione
politica gli avevano lasciato il campo libero.
Disse: Mai avrei sperato in una vittoria cos rapida.
Di rimando uno storico osserv: E come se il popolo tedesco si fosse stancato
della libertn.
Il suicidio dei partiti democratici appariva come una soluzione predestinata,
necessaria per fare strada al nazismo.
Anche in chi non poteva definirsi nazista si era estesa una sorta di
aspettazione messianica per un ordine nuovo o diverso.
Hitler si presentava come il Redentore, non come un dittatore qualunque, per
salvare la Germania, la razza ariana e l'Europa.
In quelle settimane si approdava ufficialmente alla sua beatificazione laica,
all'assunzione nell'Olimpo della mitologia tedesca.
Gi nell'estate del '33 furoreggiava una sorta di sacra rappresentazione, la
Deutsche Passion, ia Passione tedesca, di Richard Euringer.
In questo dramma Hitler appariva in un alone di confuso misticismo, un po'
Milite Ignoto, un po' Cristo con il capo coronato di filo spinato.
Una moltitudine vociante, i responsabili dell'infamante novembre del '18, era
gi sul punto di flagellarlo e di affiggerlo alla croce, quando lui, chiamato a
salvare il popolo tedesco, la arresta con un grande gesto demiurgico e
conciliatore e con sulle labbra parole pacificatrici.
Quindi ascende al cielo, mentre proclama: Tutto si compiuto!.
Nel gennaio successivo, il ministro della Giustizia Otto Thierack lo definiva
Magistrato e Giudice Supremo, attingendo l'espressione al linguaggio iniziatico
della Santa Vehme, la setta segreta di assassini di origini medievali, con
pretese di associazione tribunalizia che attendeva l'avvento del Messia tedesco.
Un misterioso personaggio che si faceva chiamare Israel Monti e che figurava
come autorevole aderente d'una societ segreta bavarese, attribuiva a Hitler,
sempre su mandato della Santa Vehme, i titoli di Vendicatore e di Federico Re
del Mondo.
Gli era affidato un compito tanto gravoso quanto glorioso, quello di eliminare
dalla faccia della terra i nemici del popolo tedesco, i giudei e i bolscevichi,
per realizzare l'Impero Mondiale degli Ultimi Giorni in funzione salvifica e
rigeneratrice dell'universo.
Hitler, dunque, come Federico re del mondo.
Significativamente Fredericus Rex era il titolo d'un film che una decina d'anni
prima aveva suscitato scalpore a Monaco entusiasmando il giovane Adolf. Per
raggiungere grandi scopi nella vita dobbiamo essere disposti a tutto aveva detto
all'amico Putzi Hanfstaengl nel commentare la pi drammatica sequenza della
pellicola in cui Federico Guglielmo si dichiara pronto a far giustiziare il
proprio figlio ed erede.

E aveva aggiunto: S, anche il figlio deve essere ucciso.


Questa una cosa magnifica e vuol dire che dobbiamo tagliare la testa a
chiunque attenti alla salute dello Stato, anche al proprio figlio.
Tutto ci rimaneva valido sebbene nella mitologia germanica Federico Re del
Mondo non si riferisse a Federico il Grande, bens a un eroe di l da venire
detto l'Aquila della Razza delle Aquile..
A questo Supremo Eroe, per met sacerdote e per met re, sarebbe spettato il
compito di riscattare la nazione germanica ancor prima del Giudizio Universale.
Nel processo di beatificazione laica che lo investiva, il Fuhrer era immaginato
proprio per met sacerdote e per met re.
Un'allusione al sacerdozio di Hitler era contenuta in alcune considerazioni di
Lon Poliakov: Lo spirito della razza, il richiamo oscuro del sangue si
trasformavano in una concreta potenza di popolo.
Il Fuhrer era l'interprete pi genuino dei dettami dello spirito di razza, era
il gran sacerdote che interpretava la volont di Dio.
Egli offriva al suo popolo una Bibbia, Mein Kampf, e un ideale.
Si sentiva strettamente legato al popolo tedesco.
Ne era il capo, ma anche la proiezione; lo dominava, e ne era anche dominato.
Goebbels, pur senza perdere di vista gli aspetti metafisici della questione,
ribadiva in termini politici il concetto osservando che, nelle societ di massa,
per governare i popoli non bastava pi usare esclusivamente la forza.
Era necessario il consenso che nasceva dalla consapevolezza di avere una meta
ideale da raggiungere.
L'obiettivo era una felicit collettiva.., il benessere di tutto un popolo,
poich l'epoca della felicit egoistica e individuale era tramontata.
Tutto ci poteva comportare sacrifici agli individui singolarmente presi, ma non
c'erano altre soluzioni possibili come avevano capito i primi cristiani, i quali
sacrificarono la felicit del singolo in nome della superiore felicit
dell'intera comunit.
Quella predicazione cadeva come un seme su un terreno fertile, avendo da sempre
il popolo tedesco perseguito l'ideale d'una comunit che progredisse unita,
forte e disciplinata.
Lo scrittore austriaco Robert Musil notava che la sensazione di ineluttabilit
del nazismo derivava dalla sua certezza di avere una missione storica da
compiere e dalla convinzione di non essere un fenomeno passeggero ma una tappa
del divenire.
Uno scrittore di sinistra, Kurt Tucholski, i cui libri erano stati gettati sul
rogo della Unter den Linden e che si predisponeva a emigrare, si arrendeva al
dato di fatto: E inutile fischiare l'Oceano.
Sempre lui aveva dato in precedenza un giudizio ancor pi drastico dettato per
dalla convinzione opposta, e cio che Hitler rappresentasse soltanto un fuoco di
paglia. L'uomo Hitler non c'; c' solo il suo rumore, era stato il giudizio di
Tucholski.
Anche questa miopia degli antinazisti aveva favorito l'affermazione della Nsdap.
Pi o meno le stesse cose aveva detto nel 1930 il direttore della Weltbuhne.,
Carl von Ossietzky: I nazionalisti hanno un rumoroso presente, ma nessun futuro.
Von Ossietzky aggiunse che il maestro ideale di Hitler sarebbe potuto essere
quel ciarlatano di Barnum, e fu tra i primi ad essere internato a Dachau.
La sua denuncia era in realt pi articolata in quanto accusava la classe
intellettuale tedesca di essere o connivente col nazionalsocialismo o
indifferente alla sua pericolosit.
Emergevano altre denunce anche sul piano artistico, come quella del pittore
espressionista Otto Dix che incisivamente lo ritrasse accanto alla Morte, a
donne lascive e ad alcuni spiriti del Male.
Il quadro era intitolato I sette vizi capitali e cost all'autore la perdita
della cattedra e l'iscrizione negli elenchi degli artisti degenerati", entartete
Kiinstler, una categoria ideata personalmente dal Fuhrer.
Erano degenerati coloro che non si attenevano all'arte pittorica piatta e
descrittiva di cui egli aveva dato prova in giovent.
Se fosse rimasto pittore, dicevano i non molti artisti che gli si opponevano,
avrebbe fatto minori danni alla Germania.
Sicch la sigla della Nsdap veniva letta come un invito a tornare alle sue tele:
Nimm Sofort Deinen Alten Pinsel, Prendi Subito Il Tuo Vecchio Pennello.ws capone

Come i grandi strateghi della politica, il Fuhrer accentuava il suo


atteggiamento di cautela pur essendo ormai il padrone incontrastato del canpo,
il signore assoluto dello Stato.
Era guardingo e sagace, teneva d'occhio il partito temendo che potesse
sfuggirgli di mano.
Non voleva che la Nsdap prevalesse sullo Stato.
Anzi egli lavorava per la soluzione inversa, e lo disse in un discorso del
luglio ai governatori dei Lander, ai Reichsstatthalter.
Tale azione comportava un gioco di spinte e controspinte, di colpi di
acceleratore e di freno, senza che si perdesse lo spirito rivoluzionario e senza
esaltarlo oltremisura.
Argoment che la rivoluzione non era uno stato permanente, essa doveva piuttosto
diventare un'evoluzione.
Hitler, che intendeva esclusivamente rafforzare il suo ruolo, si faceva meno che
mai scrupolo di incarcerare i nazisti riottosi.
Il partito s'ingigantiva paurosamente ed egli decise di chiudere le iscrizioni,
per difendere i nazisti della prima ora, gli Altgenossen, dall'assalto degli
ultimi arrivati avidi di potere.
Da un lato il grande successo ottenuto dalla Nsdap nelle elezioni di marzo,
dall'altro lato la fermezza e la rapidit con cui Hitler si muoveva,
restituirono ai tedeschi la speranza di tornare ad essere forti e di
riconquistare un posto nel mondo.
Tutti volevano aderire al partito, per cui coloro che avevano chiesto la tessera
dal marzo, rinunciando alla loro iniziale opposizione al nazismo, furono
ironicamente chiamati i caduti di marzo, Marzgefallene.
Fra i nuovi arrivati molti erano i profittatori perch c'erano innumerevoli
posti da spartire e rilevanti posizioni da occu pare in seguito alle epurazioni
effettuate dovunque, nella pubblica amministrazione, tra le professioni e nel
giornalismo ai danni degli ebrei e degli antinazisti inveterati.
Gi nella primavera il comproprietario ebreo del liberale Berliner Tageblatt era
stato obbligato a cedere la sua quota, e ora si varava una legge organica per
regolare l'esercizio della professione giornalistica.
Si cominciava con l'anteporre a ogni altra considerazione l'appartenenza alla
razza ariana di chiunque scrivesse sui giornali o li amministrasse, sicch si
arrivava a vietare ai giornalisti di contrarre matrimoni con persone di
religione ebraica.
Nel campo dell'economia, diceva il cancelliere, bisognava procedere con
circospezione: Il potere politico ce lo siamo conquistato rapidamente; in
economia dobbiamo invece compiere un passo alla volta.
Non dobbiamo scacciare un uomo d'affari solo perch non ancora
nazionalsocialista.
In lui ci che vale la capacit.
Il nostro programma non ci obbliga a comportarci da cretini, ma ci impegna a
stabilizzare l'economia.
Richiamava i governatori dei Lander e ogni altro dirigente del partito a non
arrogarsi il diritto di nominare o destituire funzionari a loro piacimento.
Tengano a mente., incalz che questa funzione spetta al governo del Reich. In
realt ogni cosa faceva sempre pi capo a lui.
Egli era la Germania.
Lo testimoniava il nuovo giuramento per la Hitlezugend e per i membri del
Servizio del Lavoro cui Hess, nel formularlo, aveva dedicato una particolare
attenzione per renderlo efficace e impegnativo e per abbattere ogni altra
autorit politica e istituzionale, non esclusa la stessa figura del presidente
Hindenburg.
Adolf Hitler la Germania e la Germania Adolf Hitler.
Il giuramento per Hitler il giuramento per la Germania. Le masse giovanili
dovevano pronunciare queste solenni parole al rombo del cannone, con la
convinzione che in Germania tutto cominciava da lui e tutto finiva in lui,
nell'uomo che, riducendo in un mucchietto di cenere ogni opposizione, aveva
ricondotto a unit la nazione.
Non era poi tanto vero che Hitler dominasse in pieno la situazione.

Doveva sempre fare i conti con la forza autonoma della Reichswehr e con i
ribaldi delle SA, i quali erano i pi pericolosi, non essendo mai soddisfatti
dei successi ottenuti dal nazismo.
Mentre lui propugnava una elastica rivoluzione-evoluzione, i capi delle SA
reclamavano un bellicoso e rozzo proseguimento della lotta da loro chiamata
seconda rivoluzione.
I reparti armati delle SA contavano pi di quattro milioni di aderenti, agivano
di testa loro e non avevano interrotto l'antica pratica di menare le mani un po'
dovunque.
Anzi, erano andati ben oltre istituendo una propria magistratura e una polizia
da campo, la SAFeldpolizei.
Il Fuhrer cercava di bloccarne le iniziative pi indocili e aggressive, arrivava
a far chiudere alcuni fra i campi di concentramento pi barbari.
Altri campi furono trasferiti sotto il controllo delle SS che allora avevano
compiti ridotti rispetto alle SA.
In alcuni campi le SA costringevano gli internati a ingerire esclusivamente
salamoie di aringhe; in altri era in voga una sorta di tortura cinese che
consisteva nel sottoporre la testa del detenuto allo stillicidio dell'acqua; in
altri ancora si facevano ingoiare sigarette accese.
Gran parte dei disordini nel paese e dello stato di tensione creato dal
ripetersi di incontrollate manifestazioni di massa traeva origine dalla sinistra
del nazismo, appunto dalle SA.
Il loro capo Rohm intendeva creare difficolt ai capitalisti e alla destra
nazionalista col suo codazzo di Spiessburger, borghesucci.
In particolare, Rohm voleva sbarazzarsi dell'aristocrazia militare prussiana con
l'obiettivo di fondere la Reichswehr nelle formazioni d'assalto delle Camicie
brune, asservirla e farne una milizia del popolo.
Era perci in aperto contrasto con le idee del Fuhrer che vedeva nell'esercito
regolare del Reich un valido puntello del regime.
Ernst Rohm, figlio d'un impiegato statale, era una torva figura che vantava un
grande seguito fra i nazisti pi sfegatati ed estremisti.
Era un uomo corpulento con un viso tondo, segnato da cicatrici, su cui
spiccavano due piccoli occhi porcini.
Gli mancava un pezzo di naso, che gli era stato portato via da un colpo di
rivoltella, e ci completava il suo aspetto sinistro.
I capi nazisti confabulavano sulle sue perversioni, non esclusa l'omosessualit,
sulla sua predisposizione all'alcol e sui banchetti interminabili cui si
abbandonava, come un antico lanzichenecco saccheggiatore, al termine delle
spedizioni punitive contro gli ebrei e ogni altro oppositore.
Non gli mancava il fegato di attaccare ingiuriosamente, anche se nel segreto
delle sue conventicole, il Fuhrer e tutti i suoi pi fedeli seguaci, come
Goebbels, Goring, Himmler, Hess.
C'era sempre chi riferiva a Hitler i suoi discorsi, e cos la tensione fra i due
saliva paurosamente.
Rohm definiva il Fuhrer un porco che tradiva la rivoluzione nazionalsocialista
per accodarsi ai reazionari e ai generaloni della Prussia orientale, invece di
buttare a mare l'esercito imperiale comandato da vecchi bacucchi e costruire un
nuovo strumento militare, una vera e propria milizia.
Ai suoi occhi Hitler era rimasto un imbianchino e un piccolo borghese che amava
starsene fra i monti a giocare al buon Dio.
Quel poco che sapeva di strategia militare, aggiungeva, lo aveva imparato da
lui.
Hitler aveva una visione pi complessa della situazione.
Poich cercava come sempre di trarne tatticamente un vantaggio, reagiva con
prudenza e con decisioni tali da disorientare Rohm.
Gli affid un ministero, tuttavia senza portafoglio, e lo colm di lodi per come
guidava le SA, non senza mancare di ribadire il concetto che alle Camicie brune
spettava un compito eminentemente politico.
Sul Volkischer Beobachter appariva una lettera che il Fuhrer gli aveva inviato:
Il successo della nostra lotta e della nostra rivoluzione lo dobbiamo alla
strategia delle SA contro il terrore rosso.
All'esercito affidata la funzione di garantire i confini della patria, alle SA
quella di vigilare sulle conquiste della rivoluzione.

Grazie a voi, mio caro amico Ernst Rohm, benemerito del partito e dell'intero
popolo tedesco, e grazie al destino che ha voluto che voi foste mio compagno di
tante battaglie.
Non aveva ancora finito di scrivere la lettera che gi incaricava un dirigente
della Gestapo, Rudolf Diels, di condurre una severa inchiesta sul suo caro
amico.
Anche nei confronti delle SA esercitava una stessa doppiezza.
Infatti, mentre nella lettera a Rohm riconosceva come essenziale il loro
contributo, in alcune conversazioni di quei giorni le definiva un'accolita di
rachitici.
Hitler intesseva sempre migliori rapporti con la Reichswehr, esternandole
gratitudine per non averlo ostacolato sulla strada della conquista del potere.
Rohm invece assumeva contro di essa una dura posizione ufficiale.
Inviava un memorandum al ministero della Difesa, era quello il dicastero al
quale aspirava, altro che incarico senza portafoglio!, per chiedere che il
compito di difendere i confini nazionali fosse sottratto all'esercito e affidato
ai gloriosi reparti armati delle SA.
Non riservava quindi all'esercito che funzioni di addestramento militare.
Il Fuhrer allora convinse i capi della Reichswehr che, per replicare alla
manovra di Rohm, era quanto mai necessario rafforzare i legami tra l'esercito e
il partito.
Non c'era che una maniera per rendere questi legami evidenti a tutti: fare della
svastica il distintivo ufficiale della Reichswehr.
E cos fece.
Poi and oltre chiamando Adolf Hitler Kascrne l'edificio di Monaco, sede del 16
reggimento della riserva bavarese, noto come Reggimento List, nel quale egli
aveva militato da sconosciuto fante.
Esercitava tutta la sua valentia doppiogiochista per tener testa a Rohm e
neutralizzarne la pericolosit.
Ma non mancava di mettere in chiaro che l'unico capo era lui, il Fuhrer della
Germania.
Inizialmente il Fuhrer stato scelto dal destino; successivamente da una
comunit che gli fedele.
Nessun altro potr far valere un potere personale.
Il Fuhrer doveva essere sempre uno e uno soltanto per non ricadere nella follia
della democrazia, per salvaguardare la validit del principio gerarchico.
E siccome Rohm propugnava l'esigenza d'una seconda rivoluzione, forte dei suoi
quattro milioni di uomini corrispondenti a trenta divisioni, lui era costretto a
dire che la rivoluzione non era
finita.
Precisava per che non si poteva pensare, come pretendevano alcuni (cio Rohm e
seguaci), a un perenne stato di caos.
Per evitare il caos, la rivoluzione nazista affrontava i nemici uno alla volta.
Cos diceva Hitler, ed esclamava: Molti nemici, molta stupidit!.
Questa battuta poteva apparire come una risposta a un famoso slogan di
Mussolini, Molti nemici, molto onore, in realt era diretta contro Rohm.
Il Fuhrer cercava ancora di indurre il capo di Stato maggiore delle SA a pi
miti consigli, a rinunciare alla seconda rivoluzione e cio all'indicibile
pazzia d'un bolscevismo nazionale.
Rohm passava da una condizione di sfida a una di smarrimento.
Talvolta chiamava Hitler un <caporale ignorante, talaltra si diceva disposto a
ridurre le sue pretese e ad accontentarsi di far entrare nell'esercito soltanto
un piccolo contingente di Camicie brune.
Un giorno era pieno di vigore, un altro giorno si diceva ammalato, sofferente di
reumatismi e pronto a tirare i remi in barca, magari tornandosene in Bolivia.
Intanto se ne andava a passare le acque nella cittadina termale di Bad Wiessee,
nell'Alta Baviera, dove prese alloggio nell'Hanselbauer Hotel.
Lasciando Berlino aveva detto a Hitler che avrebbero potuto riparlare della
situazione in un incontro di capi delle SA fissato a Wiessee per il 30 giugno,
vigilia della licenza annuale delle sue truppe.
Nel pieno di questa altalena il ministro della Difesa von Blomberg rivelava a
Hitler che Rohm aveva intenzione di costituire un corpo speciale di SA armato di
mitra pesanti.

Si era dunque alla svolta, alla vigilia d'un colpo di mano delle Camicie brune?
Forse s, ma egualmente il Fuhrer teneva sotto controllo la situazione ed era
tranquillo tanto da lasciare la Germania per l'incontro a Venezia con Mussolini.
Particolarmente preoccupati si dissero invece i capi conservatori, a cominciare
dal presidente Hindenburg.
Nell'opinione pubblica tedesca serpeggiava il malcontento, e Hindenburg, sebbene
non rinunciasse a raggiungere la sua Neudeck per trascorrervi le vacanze estive,
incaric il vicecancelliere von Papen di prendere il toro per le corna.
Hitler si trovava in Turingia, a Gera, dove aveva chiamato a raccolta i pi
eminenti capi del partito per discutere sulla situazione internazionale alla
luce dell'incontro con il dittatore italiano.
In quella riunione si fu invece costretti a parlare dei problemi interni in
seguito a un vigoroso discorso di protesta pronunciato da von Papen
all'Universit di Marburg in Assia.
Il vicecancelliere, che puntava alla presidenza della repubblica, essendo assai
precarie le condizioni di salute di Hindenburg, pronunci dure parole per
stigmatizzare sia i metodi totalitari del nazismo sia la violenza esercitata
sugli oppositori e sugli strati pi indifesi della nazione.
Chiedeva anzitutto che si restituisse piena libert alla stampa, ricordando a
Hitler un'antica massima secondo la quale soltanto i deboli hanno paura delle
critiche.
Von Papen, consigliato dallo scaltro generale Schleicher, rappresentava le
inquietudini dei conservatori preoccupati dalle richieste sociali dell'ala
sinistra del movimento nazista.
Rivolse perci a Hitler un interrogativo: Abbiamo forse realizzato la
rivoluzione antimarxista per aprire le porte a un programma marxista?.
Dai nazisti pi accesi il Fuhrer veniva accusato di collaborare con l'esercito,
la grande industria, gli agrari, la burocrazia statale e la Chiesa.
Il discorso di von Papen sollev allarmi nella Nsdap e speranze tra gli
oppositori, sebbene rimanesse circoscritto nell'ambito dei vertici politici,
avendone Goebbels interrotto la trasmissione radiofonica e impedito ai giornali
di pubblicarlo.
La .<Frankfurter Zeitung, che aveva potuto riportarne fortunosamente qualche
passaggio, fu subito tolta dalla circolazione.
Se ne era per avuta un'ampia eco all'estero attraverso l'anticipata
distribuzione alle agenzie e ai corrispondenti stranieri avvedutamente
autorizzata dallo stesso von Papen.
Il testo dell'intervento non era tutta farina del suo sacco.
Gli avevano dato una mano a redigerlo il suo capo ufficio stampa Herbert von
Bose, lo scrittore protestante di destra Edgar Jung e il capo dell'Azione
cattolica Erich Klausener.
Il Fuhrer reag con rabbia. Sono dei poveri nani disse <e non ci mettono paura.
Vorrebbero far risprofondare nel sonno il popolo che ha aperto gli oocchi, ma
saranno spazzati via dalla nostra forza gigantesca. Von Papen rassegn le
dimissioni dalla carica di vicecancelliere essendo stato scavalcato da un
ministro sottoposto, Goebbels, che si era provocatoriamente permesso di vietare
la diffusione del suo discorso.
Poi precis che aveva parlato in nome di Hindenburg, sicch Hitler corse in volo
a Neudeck per tastare il polso al presidente.
Lo trov irritato, e il loro colloquio non si protrasse che per pochi minuti.
Hindenburg minacci l'applicazione della legge marziale qualora non fosse al pi
presto cessato il clima di intimidazione che gravava sulla Germania.
Disse: Affider all'esercito il controllo dello Stato.
La tensione era in buona parte il frutto delle inquietudini sollevate nel paese
dalle SA.
Bisognava in qualche modo affrontare la situazione, partendo anche
dall'interrogativo se realmente le Camicie brune di Rohm stessero preparando un
putsch antihitleriano in nome della seconda rivoluzione a sfondo populista.
La Reichswehr reclamava la soppressione delle SA che minacciavano di prenderne
il posto e di porsi come alternativa allo Stato.
Hitler, pi concretamente di von Papen, aspirava alla carica di presidente della
repubblica in sostituzione di Hindenburg.

Sapeva bene di non potersi alienare le simpatie dell'esercito perch, in caso


contrario, non sarebbe mancata ai grandi generali prussiani, all'antica
aristocrazia e ai potentati della conservazione, la possibilit di riportare gli
Hohenzollern su un trono restaurato.
Un imperatore si sarebbe scelto a suo piacimento un altro cancelliere, e per lui
sarebbe stata la fine.
Hitler altrettanto bene sapeva di doversi liberare di quel guastatore di Rohm.
Non c'era perci che una via d'uscita, quella di offrire all'esercito su un
piatto d'argento la testa del comune nemico e di ottenere dai generali
l'appoggio per ascendere al vertice dello Stato.
Da qualche precedente sondaggio gli appariva chiaro che i capi dell'esercito, in
un consulto tenuto in Assia a Bad Nauheim, erano favorevoli al patteggiamento e
a consentirli di succedere a Hindenburg.
I militari gli inviavano concreti segnali di disponibilit.
Rohm fu espulso dalla Lega degli ufficiali tedeschi, e il ministro della Difesa
Blomberg, scriveva sul Volkischer Beobachter un articolo in cui dichiarava
apertamente che l'esercito stava con il Fuhrer.
Lo sdegno dei militari prussiani per l'irregolare Rohm, per la sua vita privata
spesa in dissoluzioni tra ubriachezza e omosessualit, contribu all'abbraccio
mortale della Reichswehr con Hitler.
In un sol colpo il Fuhrer si predisponeva a liberarsi dell'ultima opposizione
nel partito e ad abbattere le residue diffidenze istituzionali.
Complotto o non complotto? Era questo l'interrogativo.
Se Hitler doveva agire per bloccare il putsch, doveva scegliere il momento di
maggiore debolezza organizzativa delle SA che cadeva a fine giugno quando le
Camicie brune sarebbero partite per la licenza annuale.
Goring e Himmler, convinti delle responsabilit di Rohm, sobillavano il Fuhrer
ai danni delle SA e preparavano una lunga lista di proscrizione, la Reichsliste,
contro i golpisti e altre personalit a loro sgradite.
In testa all'elenco figurava il nome dello scrittore naziona]ista Edgar Jung che
aveva collaborato alla redazione dell'ultimo discorso di von Papen, sicch
Hitler diede l'ordine di arrestarlo immediatamente.
All'ex cancelliere Bruning fu invece possibile mettersi in salvo espatriando
nascostamente e nottetempo.
All'inizio soltanto Goebbels metteva in dubbio la preparazione d'un putsch, ma
poi anche lui, com'era fatale, si risolse a compiere la pi ovvia scelta di
campo.
Il Fuhrer si trovava in visita alle formazioni del Servizio del Lavoro in
Westfalia, e fu proprio il ministro della Propaganda a raggiungerlo per
comunicargli le ultime inquietanti notizie secondo le quali le SA di Berlino
erano pronte a scendere sul sentiero di guerra.
La sera del 29 giugno '34 Hitler era tornato a Godesberg e aveva preso alloggio
nell'albergo Dreesen sulle rive del Reno.
Dalle finestre assisteva distrattamente a una festosa bench militaresca
manifestazione della Hitlerjugend fra esibizioni di prosperose ragazze
canterine, sfoggio di croci uncinate e ossessive grida di Heil Hitler!, quando
ricevette da Himmler un messaggio in cui si confermavano le minacciose
informazioni avute da Goebbels e si dipingeva la situazione a tinte sempre pi
fosche.
Si poteva ormai essere certi che le SA si accingevano ad attaccare all'alba gli
edifici governativi di Berlino e di Monaco per impossessarsi del potere e per
tentare di sopprimere il Fuhrer.
Queste notizie si incrociavano con preoccupanti comunicazioni sullo stato di
salute di Hindenburg in continuo peggioramento, tanto che era stato chiamato al
suo capezzale, a Neudeck, un grande medico, Ferdinand Sauerbruch, il quale oltre
tutto si proclamava ammiratore di Hitler.
Era gi l'una del mattino e il Fuhrer, che non aveva chiuso occhio, si trovava
ancora nell'albergo di Godesberg.
Aveva deciso di recarsi immediatamente in volo a Monaco per seguire da vicino
gli eventi, ma un forte temporale ne aveva ritardato la partenza.
Non appena il nubifragio si fu placato, lui e Goebbels, intabarrati in giubboni
di cuoio nero, raggiunsero precipitosamente in automobile in una ventina di
minuti l'aeroporto di Hangelar, presso Bonn.

Di l partirono per Monaco facendo salire a bordo anche il capo dell'ufficio


stampa personale di Hitler, Otto Dietrich, e Viktor Lutze, il comandante delle
SA di Hannover che era in dissidio con Rohm e che aspirava a succedergli.
Atterrarono all'aeroporto Oberwiesenfeld della capitale bavarese alle quattro
del mattino, attesi da una schiera di soldati della Wehrmacht e da due
autoblindo.
La citt presentava un aspetto tranquillo, per quanto alcuni reparti delle SS
avessero gi messo le mani su autorevoli rappresentanti delle SA.
Hitler chiese informazioni su Hindenburg.
Gli dissero che si erano eseguiti i suoi ordini: si era comunicato per telefono
al presidente come fosse in atto un complotto per fare di Rohm il ministro della
Difesa e per riportare Schleicher al cancellierato.
Poi volle sapere dove fossero Emil Maurice e Christian Weber, le due gigantesche
e rissose guardie del corpo che voleva avere al fianco.
Con l'ex autista Emil aveva rifatto pace, perdonandogli di aver insidiato la sua
giovane nipote e amante Geli.
I due facinorosi individui erano gi al ministero degli Interni dove Hitler si
diresse in tutta furia.
C'era una gran confusione negli uffici.
Il ministro degli Interni del Reich, Wilhelm Frick, tremava ed era pallido come
un pisello appassito.
Il titolare degli Interni del Land bavarese, Adolf Wagner, mostrava pi sangue
freddo e indic a Hitler i primi capi delle SA imprigionati.
Erano l'Obergruppenfuhrer August Schneidhuber e il suo sottoposto Gruppenfuhrer
Hermann Schmidt.
Non appena il Fuhrer vide Schneidhuber gli si avvent contro rabbiosamente
dandogli del traditore, strappandogli dalla giubba i gradi e il distintivo d'oro
del partito.
Poi, sempre urlando come un ossesso, ordin che insieme a Schmidt fosse
trasportato nella prigione di Stadelheim e giustiziato.
Ora bisognava affrontare Ernst Rohm, e Hitler decise di farlo personalmente.
Aveva preso posto in un'autoblindo.
Scortato da una colonna di sei autovetture e di cinque camion carichi di SS al
comando di Sepp Dietrich, uno dei pi brutali esponenti delle SchutzstaJeln,
part alla volta di Bad Wiessee dove il capo delle SA si trovava in cura contro
i reumatismi.
Rohm aveva dato appuntamento al Fuhrer proprio per il 30 giugno sulle rive del
Tegernsee, e l avrebbe potuto incontrare anche i maggiori rappresentanti delle
SA.
Per ironia della sorte Hitler si recava puntualmente al rendez-vous, ma con ben
diversi propositi.
Nel bosco che attorniava l'albergo Hanslbauer era atteso per essere scortato dai
giganteschi militi della SS Leibstandarte AdoyHitler, pronti a tutto essendogli
particolarmente fedeli.
Alla luce delle torce elettriche brillavano sui baveri delle uniformi le doppie
rune dei militi, argentee sul fondo nero delle mostrine, simbolo vittorioso
delle SS, tali da ricordare lo scoccare minaccioso dei fulmini.
In quella notte non immune da ispirazioni sataniche, quando il Fuhrer irruppe
nella hall dell'edificio le vittime predestinate della sua ira erano nei loro
letti immerse nel sonno.
Armato semplicemente d'un frustino, piomb nella camera di Rohm.
Lo svegli percuotendo il letto con il frustino, mentre gli urlava in faccia:
Rohm, sei in arresto!.
Abbastanza sorpreso, Rohm, stropicciandosi assonnato gli occhi, gli si rivolse
con un saluto: Heil, mein Fuhrer!.
Ma Hitler ripet l'intimazione al colmo del furore: .Rohm, sei in arresto!.
Finiva cos la loro amicizia di quattordici anni.
Il prigioniero fu condotto a Monaco e rinchiuso in una cella della prigione di
Stadelheim dove gli fecero trovare una pistola su un tavolino perch morisse da
eroe.
Nel vedere l'arma Rohm vi sput sopra ed esclam: Se Hitler vuole la mia morte,
sia lui a uccidermi!.

Ma non fin di pronunciare questa frase che venne soppresso a revolverate da due
alti ufficiali delle SS, Theodor Eicke, il comandante del campo di
concentramento di Dachau, e il suo sottoposto l'SS Hauptsturmfuhrer Michael
Lippert.
Ad essi Rohm offriva il petto nudo in atto di disperato coraggio.
Era stato Rudolf Hess a favorire la rapidit dell'esecuzione, ricordando a
Hitler come Rohm lo avesse chiamato un porco traditore della rivoluzione.
Hess aggiungeva che il porco era Rohm, e che questo bastava per liberarsene
senza pensarci due volte.
Nell'albergo altri capi delle SA furono sorpresi a letto.
Alcuni vennero trucidati all'istante senza che si rendessero ben conto di che
cosa stesse succedendo.
Fra i primi cadde un comandante SA della Slesia, Edmund Heines, colto tra le
braccia di un ragazzetto.
Altre vittime designate furono eliminate nelle stesse condizioni critiche, per
cui il dramma si svolgeva in un clima di omosessualit e sangue, di erotismo e
morte.
Altri comandanti, come Julius Uhl e il conte von Spreti, vennero arrestati,
caricati su un camion e condotti nel carcere di Stadelheim.
L'albergo di Bad Wiessee doveva essere il luogo di raccolta per il convegno
delle SA organizzato da Rohm in quel 30 giugno, e molti capi delle Camicie brune
furono fermati e tratti in arresto mentre stavano per raggiungere la cittadina
sul Tegernsee.
Hitler personalmente procedeva alla loro identificazione e ne spuntava i nomi
nella eichsliste.
Sulla strada per Bad Wiessee caddero nella rete oltre centocinquanta capi delle
SA.
Ammassati su camion furono trasportati nella caserma di Lichterfeld e
immediatamente passati per le armi.
Non appena tornato nella capitale bavarese Hitler si precipit nella Casa Bruna
ormai presidiata unitamente dalle SS e dall'esercito a simboleggiare il nuovo
assetto raggiunto fra il partito e i generali prussiani.
Confabul con Goebbels per impartire alla Nsdap, alla stampa e alla radio gli
ordini necessari a giustificare il massacro.
Non emergeva con chiarezza l'esistenza d'un putsch delle SA cui si era dovuto
rispondere spietatamente per salvare lo Stato, ma si accennava all'esigenza
morale di estirpare un bubbone maligno, carico di omosessualit, ubriachezza e
corruzione di cui si erano resi responsabili Rohm e seguaci.
N furono colpiti soltanto loro.
In attuazione d'un piano denominato operazione Kolibri, vennero catturati e
fucilati durante la mattinata anche alcuni oppositori del regime che non avevano
alcun legame con le SA.
Ma i giustizieri vedevano Rohm in combutta con molti di loro, a cominciare dal
generale Schleicher e da Gregor Strasser che di conseguenza caddero
impietosamente assassinati.
Von Schleicher fu scovato dai sicari nella sua villa di NeuBabelsberg alla
periferia di Berlino, e l freddato insieme alla moglie che aveva impalmato da
pochi mesi.
Fu abbattuto dal piombo delle SS un altro generale, Kurt von Bredovv, ch'era
stato un collaboratore di von Kahr.
Von Papen riusc a salvarsi con la proteione di Hindenburg dandosi alla fuga,
mentre Herbert von Bose non fece in tempo a lasciare l'ufficio e pag con la
vita la fedelt al suo capo.
Anche un altro assistente di von Papen, il dirigente dell'Azione cattolica Erich
Klausener, fu sorpreso e ucciso nel suo ufficio al ministero delle
Cornunicazioni.
L'elenco degli assassinati si allungava con i nomi di von Kahr, che aveva avuto
il torto di stroncare il putsch nazionalsocialista della birreria di Monaco nel
'23, e di Gerhard Rossbach, che aveva terrorizzato la Baviera con un Freikors a
lui intitolato.
Si aggiungevano anche i nomi di paure Bernhard Stempfle, che pure aveva aiutato
Hitler nella stesura del Mein Kampf ma che forse sapeva qualcosa di troppo sulla
morte di Geli, e del critico musicale Willi Scmid.

Quest'ultimo cadde soltanto a causa d'una sfortunata omonimia con Willi Schmidt,
uno dei capi delle SAche appariva nella Reichsliste.
Il cadavere di padre Stempfle fu rinvenuto nei pressi di Monaco, nella foresta
di Harlaching dove era stato fatto a pezzi da Emil Maurice, l'uomo che era stato
scoperto da Hitler tra le braccia di Geli.
Il cadavere di von Kahr, a sua volta mutilato, fu ritrovato immerso in una
palude nei dintorni di Dachau.
Tragicamente comica fu invece la fine dell'SA Gruppenfuhrer di Berlino ed ex
cameriere d'albergo Karl Ernst, sorpreso con la moglie il giorno delle nozze
mentre dalla banchina marittima di Brema si accingeva a partire in luna di miele
verso Madera.
Lo accusavano di aver preparato atti di sabotaggio contro il regime, ma lui non
ne sapeva nulla.
Arrestato, credeva tanto inverosimile l'imputazione da continuare a motteggiare
con le SS pur avendo le manette ai polsi.
Fino a quando, contro il muro della caserma di Lichterfeld, dovette arrendersi
alla realt dei fucili pronti a sparare.
Tra gli stessi nazisti si ricordava come egli avesse partecipato all'incendio
del Reichstag e come ora fosse utile metterlo a tacere.
Alle quattro del pomeriggio Hitler ritenne conclusa la grande purga e torn a
Berlino.
Coloro che lo accolsero all'aeroporto videro in lui un uomo stravolto, pallido e
improvvisamente smagrito.
Alle sue spalle un po' curve il cielo al tramonto era rosso come il sangue,
similmente a una scenografia wagneriana.
Adolf cominci a trascorrere giornate particolarmente nervose, in preda a una
incontenibile frenesia.
Giocherellava in continuazione con le dita; aveva uno sguardo pi che mai
spiritato e il volto gonfio come per effetto dell'ingestione di strani
medicinali; soffriva d'un'insonnia ansiosa contro cui nulla potevano i
sonniferi; viveva nel terrore di essere da un momento all'altro avvelenato.
Con quell'eccidio, con quell'episodio di giustizia sommaria da tribunale della
Santa Vehme che comport almeno duecento vittime, il Fuhrer dava l'impressione
di essersi allontanato dalla linea della rivoluzione legale che si era prefisso
di seguire.
Ma il consenso che gli espressero il ministro della Difesa Blomberg e lo stesso
presidente Hindenburg tranquillizzarono l'opinione pubblica.
Hindenburg loaveva infatti ringraziato per aver stroncato un tentativo di
tradimento e salvato il popolo tedesco con la sua azione decisa e il suo
coraggioso intervento personale..
E siccome l'operazione era stata cruenta, sentenzi: Non v' nascita senza
sangue!.
In questo quadro, le misure del 30 giugno venivano presentate come atti di
legittima difesa del Reich.
Ma per prudenza se ne cancellavano le tracce e si vietava ai giornali di
pubblicare notizie e necrologi delle persone che si erano dovute sopprimere
mentre tentavano la fuga.
Il popolo applaudiva alla nuova notte di San Bartolomeo e ad Hitler che appariva
vittorioso alla finestra della Cancelleria.
Si levava soltanto qualche flebile voce di protesta, suggerita pi che altro da
ragioni di casta o corporative, come nel caso del vecchio feldmaresciallo von
Mackensen e del generale von Hammerstein che si lamentavano della tragica sorte
subita dai loro colleghi Schleicher e Bredovv, colpiti dall'infamante accusa di
tradimento.
A distanza di ben tredici giorni dalla notte dei lunghi coltelli, Hitler si
present sul palco della Krolloper, dove ancora si riuniva il Reichstag tra
futili stucchi e specchi dorati, per parlare di quell'evento.
Disse che, con il ridimensionamento delle SA il cui comando era stato affidato a
Viktor Lutze, la Reichswehr era ormai la sola e legittima organizzazione armata
dello Stato.
Ma non diceva il vero poich gi trattava con il Reichsfuhrer Himmler per fare
delle SS un forte e disciplinato organismo che avrebbe tenuto testa anche
all'esercito.

Elenc quattro categorie di cospiratori e di nemici della Germania.


La prima, la meno pericolosa, era formata dai marxisti che sobillavano le masse
provocando terrorismo e caos sociale; la seconda comprendeva gli ex leader
politici disoccupati, nostalgici del potere perduto e ipercritici nei confronti
del nuovo reime; la terza era costituita dagli eterni agenti della distruzione,
dai rivoluzionari a oltranza che fomentavano la rivoluzione per se stessa, dai
nichilisti patologicamente ostili a ogni istituzione e che schiumavano odio
contro ogni forma di autorit; il quarto gruppo era quello delle personeprive
d'un qualsiasi ruolo che pericolosamente inoculavano nel prossimo il bacillo
della loro nullit con pettegolezzi e calunnie, determinando nel popolo
inquietudine e nervosismo.
Con toni ora furenti ora accorati descrisse la condotta di Rohm, il quale,
disse, aveva tentato di cospirare contro lo Stato e contro la sua persona con
l'intento di abbattere l'uno e l'altra.
Denunci l'esistenza d'un complotto internazionale antitedesco architettato
sempre dal suo vecchio e infedele amico Rohm, da Schleicher, da Gregor Strasser
e da una potenza straniera mediante un diplomatico nel quale era ravvisabile
l'ambasciatore francese a Berlino Francois-Poncet.
Il diplomatico non manc di protestare per le affermazioni del Fuhrer peraltro
non provate.
Hitler stesso riconosceva di non avere del complotto notizie precise.
Ma per disporre la fucilazione di qualcuno, precis, gli bastava che tre
traditori si incontrassero con uno statista straniero e decidessero di tenergli
nascosto il colloquio in cui magari non si era parlato che del tempo o di
numismatica. I tradimenti aggiunse Hitler vanno stroncati con fermezza e
rapidit.
Se qualcuno mi rimproverasse e mi chiedesse perch mai non mi sono rivolto alla
normale giustizia, risponderei soltanto che, essendo io il responsabile del
destino dei tedeschi, ne sono diventato il giudice supremo, oberste
Gerichtsherr. Si glori di aver scongiurato un immenso bagno di sangue alla
Germania con la soppressione di pochi turpi individui, di aver domato la rivolta
che gli stessi golpisti avevano battezzato nei loro piani notte dei lunghi
coltelli.
E concluse, mentre l'Assemblea si levava in piedi ad applaudire: Ho fatto
fucilare i traditori, ho estirpato il bubbone maligno.
La sicurezza della nazione non pu essere messa in pericolo da nessuno, perci
si sappia che chi attenti allo Stato va incontro alla morte.
Goring suggell la seduta con un grido altissimo: Gli uomini e le donne del
Reich sono e saranno sempre con il nostro Fuhrer, e approvano tutto ci che eli
fa,.
Le beneficiarie immediate dell'indebolimento delle SA furono le SS, com'era nei
programmi.
Il loro comandante Heinrich Himmler diceva che le Schutzstaeln costituivano
l'lite del nazionalsocialismo destinate a esaltare la tradizione militare
germanica, la grandezza della nazione e l'efficienza del lavoro tedesco.
Pi che fungere da corpo militare esse dovevano agire come ordine aristocratico.
Selezionate con cura in base al connotato razziale e alla prestanza fisica, non
erano certo il fango bruno delle SA, un'accozzaglia di avanzi di galera e di
delinquenti comuni.
Esse apparivano nobili soldati politici, custodi dell'ideologia nazista e
testimoni del razzismo che ne era alla base.
Si votavano alla morte in nome del Fuhrer come provavano i simboli da loro
prescelti, il teschio e il pugnale.
Pochi giorni dopo aver pronunciato il discorso al Reichstag, il Fuhrer concesse
alle SS la piena autonomia e per tangibile premio personale assegn a ognuno
degli aderenti un pugnale d'onore. In considerazione degli eminenti servigi resi
soprattutto nella notte del 30 giugno 1934, elevo le SS si diceva nel decreto
col quale veniva sancita la loro nuova condizione al rango di organizzazione
indipendente in seno al partito.
Il loro Reichsfuhrer equiparato al grado di capo di Stato maggiore
dell'esercito ed alle dirette dipendenze del Fuhrer. La notte dei lunghi
coltelli suscit un grande scalpore sulla scena europea.

Quando Mussolini venne a conoscenza della sorte riservata da Hitler ai camerati


della prima ora e agli oppositori lo defin una belva umana.
Tuttavia a Roma il Giornale d'Italia plaudiva al ristabilimento dell'ordine in
Germania e metteva in rilievo come il popolo tedesco avesse pienamente condiviso
l'operato del Fuhrer.
A Londra l'amichevole Daily Mail elogiava Hitler, uomo d'azione, ma insorgeva il
Times a condannare l'impressionante spettacolo d'una Germania in cui si era
abolita ogni legalit.
Un nuovo evento, come l'imminente fine di Hindenburg, catalizzava l'interesse
dell'opinione pubblica.
Il primo agosto Hitler lasci Bayreuth per recarsi a Neudeck al capezzale del
morente.
Nel delirio, Hindenburg gli si rivolse chiamandolo Maest.
Non era d'altronde un segreto che il feldmaresciallo sognasse sempre di
restaurare la monarchia degli Hohenzollern, e si sapeva pure quanto Hitler
temesse un eventuale sbocco del genere.
Ancor prima che il Grande Vecchio spirasse Hitler torn in volo a Berlino
volendo affrontare, e tempestivamente risolvere, il problema della successione.
Stando alle regole costituzionali si sarebbero dovute indire nuove elezioni
presidenziali, ma lui covava un'idea tutta sua per aggirare l'ostacolo.
Il 2 agosto, alle 9 del mattino, Hindenburg moriva.
Aveva ottantasei anni.
Non erano trascorse tre ore dall'avvenimento luttuoso che Hitler rivel il suo
piano.
Disse che fin dal giorno prima il governo aveva abolito il titolo di presi dente
della repubblica e che con testualmente aveva deciso di unificare nella sua
persona le cariche di capo dello Stato e di cancelliere.
Egli perci si proclamava il signore assoluto della Germania e conferiva al
titolo di Fuhrer un carattere ufficiale di capo supremo di tutti i tedeschi e
non pi limitatamente al suo partito com'era avvenuto fino a quel momento.
In pi diventava comandante delle forze armate, e proprio in funzione di ci
imponeva a tutti gli uomini in armi un giuramento di fedelt rivolto
espressamente ed esclusivamente alla propria persona e non pi al popolo e alla
patria com'era scritto nella formula precedente.
Sfrutt l'emozione che i vecchi ufficiali provavano per la morte di Hindenburg.
In poche ore in tutte le caserme del Reich risuonarono i giuramenti che legavano
indissolubilmente l'esercito a Hitler. Giuro davanti a Dio, recava la nuova
formula di ubbidire incondizionatamente ad Adolf Hitler, Fuhrer del Reich e del
popolo tedesco, comandante supremo delle forze armate, e giuro di essere pronto
a offrire in ogni momento, da valoroso soldato, la mia vita per tener fede a
questo giuramento. I funerali dello scomparso si svolsero con grande solennit e
la salma fu tumulata nel sacrario di Tannenberg, sul luogo dove Hindenburg nel
'14 si era coperto di gloria sconfiggendo i russi.
Hitler in quei giorni aveva preso pi volte la parola durante le esequie, e nel
Reichstag, per celebrare la figura dell'estinto e per magnificare l'affermazione
del nazismo, fra impressionanti sfilate militari ed enfatiche esecuzioni del
Crepuseolo degli dei.
Il Fuhrer rivolgendosi alla salma disse: Il tuo nome, Feldmaresciallo, risuoner
nei secoli dei secoli anche quando l'ultima traccia del tuo corpo si sar
consunta.
Vai, nobile condottiero, entra nel Walhalla!.
Poco dopo il Fuhrer raggiunse Berchtesgaden per trasCorrervi una breve vacanza.
A sorpresa, il 15 agosto, von Papen fu a sua volta sulle Alpi bavaresi e chiese
di incontrarlo perch doveva consegnargli il testamento politico di Hindenburg,
con giudizi favorevoli sulla sua opera, e una lettera personale che io scomparso
gli aveva scritto nei suoi ultimi giorni di vita.
La lettera era sigillata, e Hitler l'apr con una certa trepidazione.
Scorrendone il testo sbianc in volto, difatti Hindenburg gli raccomandava che
alla sua morte si adoperasse per la restaurazione della monarchia
costituzionale.
Ma il Fuhrer si riprese all'istante osservando che s, forse il presidente aveva
ragione, ma che non era quello il momento per restituire il trono agli
Hohenzollern.

La lettera era indirizzata Al cancelliere del Reich, Adolf Hitler, ed egli si


sentiva perci autorizzato a disporne liberamente.
Per prima cosa decideva di non renderla pubblica, mentre Goebbels dava la
massima pubblicit al testamento politico che era a tutto vantaggio del Fuhrer.
Sulla richiesta di Hindenburg tendente alla restaurazione monarchica, veniva
altres notato che Hitler, abolendo il titolo di presidente della repubblica e
assumendo il ruolo di Fuhrer unico e assoluto del Reich, gi faceva di s un
monarca e accontentava sia la casta militare sia la grande industria.
In ogni caso il colonnello Oskar von Hindenburg, figlio del feldmaresciallo,
testimoni alla radio che il presidente aveva sempre considerato Hitler il
proprio naturale successore.
In quello stesso agosto, come ricompensa di ci, Oskar si ebbe la nomina al
grado di maggior generale.
Le sue dichiarazioni furono per Hitler il miglior viatico propagandistico nel
plebiscito da lui indetto nella giornata del 19 agosto quando, al termine delle
due settimane di lutto nazionale decretato in onore del defunto presidente,
chiese al popolo se lo voleva a capo dello Stato.
Nel suo discorso Oskar disse: Chiamo tutti i tedeschi, uomini e donne, a votare
per la trasmissione della carica di mio padre al Fuhrer e cancelliere del Reich.
Rischiava Hitler qualche sorpresa dal responso? Certamente no.
Forte di questa convinzione poteva ironizzare e dire: Noi, i barbari della
Germania, siamo pi democratici di altre nazioni!..
Il 95 per cento degli iscritti nelle liste elettorali accorse alle urne, e su
questa massa egli ottenne l'84,6 per cento dei suffragi, pari a trentotto
milioni di cittadini che mostravano di credere in lui, nell'uomo che era il loro
stesso figlio e che essi avevano sostenuto nella presa del potere.
Riscosse voti anche tra gli israeliti, per tra gli aderenti della federazione
degli ebrei nazionali, Verband national-deutscher Juden, i quali scrissero a
Hitler per dirsi onorati di appartenere alla patria germanica: Abbiamo accolto
con favore l'insurrezione del gennaio '33 nonostante le sue durezze contro di
noi.
Lo abbiamo fatto perch vedevamo in essa l'unico mezzo per eliminare i danni
provocati in quattordici infelici anni da elementi antitedeschi.
Il Fuhrer non fu del tutto soddisfatto dei risultati a causa di quei quattro
milioni e trecentomila elettori che gli avevano espresso la propria
disapprovazione.
Inoltre, in ottocentosettantamila avevano deposto nell'urna scheda bianca.
Seppe per nascondere il disappunto, e in settembre a Norimberga si present
raggiante alla tribuna per inaugurare il congresso nazionale del partito.
Era arrivato sulla sua monumentale Mercedes nera scoperta, ritto in piedi su un
supporto metallico, giubbetto antiproiettili e al fianco una pistola Walther
7,65.
Aveva risposto alle acclamazioni della folla salutandola meccanicamente col
braccio teso, con lo sguardo fisso avanti a s.
La coreografia era incentrata sulla sua figura.
Sotto i riflettori egli era sempre solo dentro una mandorla di luce.
Nell'immenso salone addobbato di bandiere con la croce uncinata, prese posto su
un'alta tribuna d'acciaio.
Lanciava grida ora gutturali ora acute nell'esaltare la razza germanica.
I lineamenti del viso erano stravolti da una mimica esasperata, mentre le
acclamazioni e le invocazioni della platea si interrompevano di tanto in tanto
ritmicamente di colpo come per un ordine occulto.
In guella sfarzosa scenografia, fra torce e bracieri ardenti, il Gauleiter
bavarese Adolf Wagner lesse a nome del Fuhrer un proclama entusiasmante: Nei
prossimi mille anni la Germania non avr bisogno di altre rivoluzioni.
La vita della nazione tedesca ormai definitivamente fissata, poich con noi si
chiude quell'epoca nevrastenica del XIX secolo.
L'artefice del nuovo ordine, l'uomo che deteneva il potere assoluto in Germania
aveva quarantacinque anni, era nella pienezza delle forze, e ai giornalisti che
lo attorniavano ripeteva, come un imperatore romano nel giorno del trionfo: E
meraviglioso! E meraviglioso!.
Ora poteva intraprendere la realizzazione dei suoi piani ultranapoleonici di
espansione, in parte decifrabili nelle pagine del Mein Kampf.

Erano piani che andavano ben al di l dei confini europei.


Si capiva che per lui la rinascita della Germania non era affidata
esclusivamente alla proclamata soppressione del vassallaggio scaturito da
Versailles.
Attraverso un massiccio riarmo si doveva restituire alla nazione il ruolo di
grande potenza sulla scena internazionale.
Occorreva riunire in un solo Reich tutti i popoli tedeschi, movendo
dall'annessione dell'Austria e comprendendovi le minoranze etniche di lingua
tedesca della Polonia, dell'Alsazia-Lorena, della Boemia.
A questo punto, come una fiera che abbia bisogno d'un suo territorio, il nuovo
Reich sarebbe dovuto partire alla conquista del proprio spazio vitale, il
Lebensraum, anzitutto in direzione dell'Est europeo.
Per attuare questo ambizioso programma occorreva non soltanto un riarmo su vasta
scala, ma anche una economia che si espandesse in funzione dei piani militari
come una tipica economia di guerra.
Gi nel '31 la sua strategia era molto precisa. Quando saremo di nuovo forti e
disporremo di capacit difensive, Inghilterra e Francia verranno volentieri a
patti con noi, aveva detto al giornalista confidente Richard Breiting.
E ancora: Lei non potr negare che Zurigo, Basilea, Berna siano a pieno titolo
citt tedesche.
Quanto a Trieste e all'Istria, siamo disposti a rinunciarvi purch la Dalmazia e
altre regioni dei Balcani siano assoggettate all'Italia.
Quindi, con brutale chiarezza aveva concluso: Austria, Svizzera, Belgio,
Iugoslavia, Cecoslovacchia non hanno alcun motivo di sussistere come Stati
sovrani.
Dovranno scomparire.
Nell'estate del '33, quando era gi al potere dall'inizio dell'anno, i suoi
piani di conquista avevano assunto una dimensione mondiale che comprendeva
perfino gli Stati Uniti d'America, oltre il Brasile e il Messico.
Ne parlava con Rauschning, cui rivelava il suo disegno espansionistico, un
pomeriggio mentre si trovava coi suoi fidi su una terrazza della Cancelleria.
Noi diceva Hitler con voce tonante da vaticinio costruiremo una nuova Germania
in Brasile portandovi una rivoluzione tale da trasformare in qualche anno uno
Stato governato da meticci corrotti in un Dominio germanico.
Il Brasile ci offrir tutte le materie prime di cui abbiamo bisogno. Si diceva
convinto che l'influsso del nazionalsocialismo avrebbe trovato un ambiente
favorevole anche in Argentina e in Bolivia, paesi in cui si doveva stroncare
l'ascendente dell'America del Nord, degli spagnoli e dei portoghesi.
Rivelava mire di espansione nel Pacifico e ipotizzava un Dominion tedesco in
Africa centrale.
Quanto agli Stati Uniti, mostrava di disprezzare gli yankee e di aver fiducia
soltanto nei tedesco-americani, i quali avrebbero accolto e diffuso nella loro
terra il nazionalsocialismo. Invieremo negli Stati Uniti aggiunse nostri giovani
propagandisti, e al momento opportuno accomoder a modo mio quella nazione che
sar il nostro miglior appoggio il giorno in cui la Germania scatter verso gli
spazi d'oltremare. Sempre con Rauschning, affront la questione messicana
all'indomani della grande purga del giugno '34. Ah! esclam se noi possedessimo
quell'Eldorado che il Messico ci libereremmo di tutte le nostre difficolt.
Non mi occorrerebbe pi uno Schacht che ogni giorno mi affligge con le sue
geremiadi.
Dovremmo prepararci a pensare al Messico e la nostra giovent dovrebbe imparare
a colonizzare. Sebbene non amasse occuparsi di problemi economici, gi nella
seconda met del '34 impose alla Germania un'economia di guerra.
Il concetto di Wehrwirtschaft risaliva alla politica prussiana del SetteOttocento quando i cinque settimi del bilancio governativo venivano destinati in
primo luogo all'esercito.
Il dottor Hjalmar Schacht, il mago della finanza di cui il Fuhrer scherzosamente
si lamentava con Rauschning, aggiunse alla carica di presidente della
Reichsbank, che aveva lasciato e ripreso, il portafoglio di ministro
dell'Economia.
Fu lui a presentare al Fuhrer una relazione sul progresso delle attivit
economico-militari sottolineando con orgoglio come il suo ministero lavorasse
per essere pronti in breve tempo a un'eventuale guerra.

Hitler non rivelava apertamente i suoi piani bellici, anzi parlava di pace.
Al presidente degli ex combattenti francesi Jean Goy disse nel novembre, e le
sue dichiarazioni apparvero su <.Le Matin, di non avere scopi di dominio in
Europa.
Era piuttosto intenzionato a istituire un nuovo ordine sociale interno che gli
assicurasse la riconoscenza del suo popolo; la Germania gli avrebbe innalzato un
monumento morale, perenne come quelli che si costruiscono in marmo o in bronzo
ai generali vittoriosi.
In realt, trattava segretamente con l'Inghilterra per farsi autorizzare un
parziale riarmo e quindi vanificare ufficialmente le restrizioni del trattato di
Versailles.
L'affaire Dollfuss sopraggiunse per a incrinare le relazioni con Londra, oltre
che con la Francia e perfino con l'Italia di Mussolini, per cui le trattative si
fecero asmatiche.
Hitler, che gi aveva creato serie preoccupazioni ai governi delle democrazie
occidentali con l'abbandono della Societ delle nazioni, cercava di recuperare
un po' di credito all'indomani dell'assassinio del cancelliere austriaco,
consegnando al governo di Vienna gli attentatori nazisti fiduciosamente
rifugiatisi presso di lui.
Le democrazie europee non aspettavano altro che un suo gesto di buona volont
per riprendere un colloquio pi coerente, dominate dal timore di perdere il
contatto con la Germania la quale avrebbe potuto riarmarsi senza controlli.
I governi di Londra e Parigi speravano di tenere agganciato Hitler proponendogli
uno scambio diplomatico: qualora lui avesse accettato di estendere il patto di
Locarno di mutua assistenza ad altri paesi dell'Europa orientale, compresa
l'Urss, le democrazie occidentali gli avrebbero consentito di riarmarsi in
condizioni pressoch paritarie con le altre potenze.
Hitler si serviva invece di queste trattative per fare il suo gioco
approfittando della maldestra condotta dei governanti inglesi e france si 30che
davano l'impressione di non rendersi conto di quanto egli fosse pericoloso.
Il Fuhrer era favorito dal verificarsi di eventi anche luttuosi, come
l'assassinio del ministro degli Esteri francese Louis Barthout a lui ostile.
Il ministro era caduto assassinato a Marsiglia durante la visita di re
Alessandro I di Iugoslavia.
Gli era succeduto Pierre Laval un po' pi duttile, cosa che rendeva
imprevedibilmente pi facili le manovre hitleriane.
Gli inglesi non erano secondi ai francesi nel tendergli la mano.
Discutevano con la Germania su come stabilire un'intesa in tema di riarmo delle
forze aeree, e fu il ministro degli Esteri di Gran Bretagna sir John Simon a
offrire ai tedeschi condizioni di parit in aeronautica, a patto che Hitler
garantisse agli inglesi la superiorit negli armamenti navali.
Attraverso quelle trattative il Fuhrer perseguiva anche uno scopo pi sottile,
quello di far decadere le clausole del trattato di Versailles, inerenti il
divieto di riarmo, per il semplice fatto che se ne parlava intorno a un tavolo.
Mentre l'Europa orientale era percorsa da agitazioni e rivolgimenti che
inducevano all'affermazione o al rafforzamento di regimi autoritari attraverso
colpi di Stato ispirati ai princpi del fascismo e del nazismo, Hitler, sempre
in gran segreto, non mancava di riarmarsi.
Per prima cosa aveva portato da centomila a trecentomila i soldati della
Reichswehr.
Poi avvi la costruzione di due incrociatori da ventiseimila tonnellate, mentre
Versailles non gli permetteva di superare le sedicimila.
Ordinava che si diffondessero false informazioni e che si parlasse
esclusivamente di navi da diecimila tonnellate migliorate.
Si doveva invece mantenere il pi assoluto segreto sulla costruzione dei
sommergibili, in atto da qualche tempo.
Goring presiedeva all'apertura di fabbriche di gomma e di benzina sintetiche,
procedeva alla costruzione di aerei da guerra, sebbene il suo fosse un ministero
per l'Aeronautica civile.
Addestrava piloti militari affermando che si dedicavano semplicemente a voli
sportivi.

Hitler aveva bisogno di grandi quantitativi di denaro per attuare i piani di


riarmo, e in quei mesi non trov altra soluzione che prosciugare le casse del
Fronte tedesco del lavoro.
Diceva che anche in quella maniera il denaro dell'Arbeitsfront veniva impiegato
a beneficio dei lavoratori.
Nel gennaio del '35 si prese un'altra rivincita sull'onta di Versailles.
In forza del trattato di pace del '19 la regione mineraria della Saar era stata
staccata dalla Germania e affidata per un quindicennio all'amministrazione
fiduciaria della Societ delle nazioni.
Dopo di che si sarebbe potuto indire un plebiscito perch le popolazioni della
zona si pronunciassero sul loro destino.
E Hitler invece le chiam anzitempo alle urne pur accettando il controllo
internazionale, cos come il trattato imponeva.
Quelle popolazioni dovevano dire se volevano tornare con la Germania o con la
Francia o rimanere sotto l'amministrazione societaria.
Mediante una maggioranza del 90,8 per cento si pronunciarono in favore del
Reich, e fu per Hitler una clamorosa vittoria che dimostrava, disse, quanto gli
abitanti della Saar considerassero ingiuste e oltraggiose le clausole del
trattato di Versailles.
Tenne egualmente vivi i contatti con gli esponenti del governo inglese ai quali
dichiar intangibile la storica predominanza della Gran Bretagna sui mari.
Ci dicendo toccava il cuore di chiunque fosse nostalgico dell'Inghilterra
imperiale per preparare la strada a un accordo navale che fissasse la forza
della marina tedesca al 35 per cento di quella della Royal Navy.
Con le trattative anglo-tedesche, si proponeva oltre tutto di seminare zizzania
fra Londra e Parigi, facilitato dal fatto che fra le due capitali non c'era pi
la stessa identit di vedute d'una volta.
Non era compatta neppure la classe politica inglese.
Da un lato c'era chi riteneva che la cancellazione delle clausole del trattato
sulla limitazione del riarmo tedesco fosse richiesta soltanto per restituire
alla Germania una pari dignit a tanti anni dalla fine della guerra e una
legittima forza contrattuale sulla scena europea; dall'altro lato c'era chi
denunciava apertamente che Hitler si sarebbe servito del riarmo per attuare al
pi presto le sue mire aggressive.
Lo stesso governo britannico si muoveva su due diversi tableaux.
Mentre si preannunciava una visita a Berlino del ministro degli Esteri sir John
Simon, si faceva esplodere una bomba diplomatica con la pubblicazione di un
libro bianco sui pericoli d'una Germania che si riarmava nascostamente al di
fuori di ogni regola e in dispregio dei patti sottoscritti.
Il Fuhrer, mostrandosi profondamente offeso, non solo rifiut di incontrare
Simon, ma reag con una doppia mossa.
Diede l'annuncio di possedere un'aviazione militare e di aver ripristinato la
coscrizione obbligatoria, cosa che gli avrebbe consentito di disporre
stabilmente di trentasei divisioni per un totale di oltre mezzo milione di
uomini.
L'ambasciatore francese Francois-Poncet commentava: .Ormai Hitler certo di
potersi permettere tutto e di poter dettare legge in Europa..
La ricorrenza della Giornata commemorativa degli eroi, Heldengedenktag, gli
offr un'immediata occasione per suonare la grancassa del riarmo.
A Berlino, nella monumentale cornice della Staatsoper, si radunarono i gloriosi
soldati superstiti dell'epoca guglielmina capeggiati solennemente dal
feldmaresciallo von Mackensen, ultimo nume della vecchia Germania dopo la
scomparsa di Hindenburg.
Sullo sfondo di una immensa Croce di ferro si celebr non tanto la ricorrenza
dei caduti tedeschi quanto la nascita del nuovo esercito del Terzo Reich.
Alle stinte uniformi e agli elmi chiodati si aggiungevano i colori del nuovo
esercito, ed era lo stesso Mackensen che, nella divisa degli Usseri della Morte,
suggellava la rinascita della forza militare germanica.
Sull'Unter den Linden il Fuhrer assist con fierezza e palese compiacimento
all'interminabile rassegna dei reparti armati.
Per l'occasione appunt decine di medaglie sul petto dei soldati, sui labari e
sulle bandiere.

Una giovane e seducente regista berlinese che era stata attrice e danzatrice
classica, Leni Riefensthal, aveva celebrato l'empito militarista del Reich
hitleriano in un terrificante documentario cinematografico.
Glielo aveva richiesto espressamente il Fuhrer che aveva scelto per il film il
significativo titolo di Triumph des Willens, Trionfo della volont.
La Riefensthal esercitava con il suo dinamismo una forte influenza su Adolf, si
diceva che danzasse nuda davanti a lui -, ma si parlava soprattutto d'un loro
probabile matrimonio.
Questo era anzi considerato il vero probabile matrimonio del Fuhrer.
L'eventualit provocava l'irritazione non soltanto di Eva, la Pompadour, ma
anche di altre due candidate alle ambite nozze.
Una era la cantante d'opera Gretl Slezak, l'altra un'elegante arredatrice, Gerdy
Troost, giovane vedova del grande architetto Ludwig che aveva sostenuto Adolf
nella creazione della Casa Bruna.
Grazie alla sua posizione la Riefensthal aveva piena libert d agire.
Nel suo film, con una scenografia imponente e sinistra ideata da Albert Speer,
si magnificava la Germania.
La nazione appariva nell'atto della rinascita operata da Hitler, mentre si
squarciavano in cielo le fitte nubi che l'avevano a lungo avvolta impedendole di
vivere.
Mediante radicali innovazioni di tecnica cinematografica, la regista aveva
impiegato una trentina di macchine da ripresa alla ricerca di emozionanti
particolari nelle decorazioni e in ogni altro addobbo che convergevano sempre e
continuamente sul volto e sullo sguardo magnetico di Hitler.
L'idea della volont era simboleggiata da lingue di fuoco che lambivano il cielo
e dal cupo rimbombo regolare degli stivali militari.
Alle spalle del Fuhrer, imponente sulla tribuna, figurava un'immensa aquila
d'acciaio con una spada tra gli artigli.
Il film traeva spunto dal congresso del partito del '34, l'anno successivo alla
presa del potere; mostrava il Fuhrer osannato come un Messia da folle in delirio
lungo le strade imbandierate in una suggestiva Norimberga medievale e
glorificava la pura razza ariana attraverso le immagini di baldi giovani SS a
torso nudo.
Il film, prodotto dalla Nsdap, provocava negli spettatori effetti tanto
agghiaccianti sul bellicismo nazista da indurre Mussolini a vietarne la
proiezione in Italia.
Vi emergevano le caratteristiche della mistica e dell'estetica naziste, in un
miscuglio di elementi cristiani e pagani fra simboli di morte, come i teschi
delle Schutzstaffeln.
Himmler, il comandante di queste formazioni, aveva esumato l'Ordine dei
Cavalieri Teutonici.
In Westfalia, nel suo castello di Wewelsburg, promuoveva riti esoterici.
Quando un adepto di questa consorteria veniva a mancare, se ne rappresentava
l'anima come un getto di fumo che ascendeva al Walhalla.
L'entusiasmo popolare dei tedeschi testimoniava il loro pieno assenso al riarmo,
e non c'era da dubitarne.
Ma come avrebbero reagito gli altri paesi al cospetto delle gravi e provocatorie
vulnerazioni apportate da Hitler al trattato? Sorprendentemente, ma non troppo,
la Gran Bretagna se la cav con una semplice protesta formale, dichiarandosi
peraltro disposta a proseguire le trattative.
La Francia e l'Italia reagirono pi vivacemente.
Il nazismo e il fascismo non erano ancora strettamente uniti; anzi Mussolini,
temendo l'espansione tedesca, intrecciava relazioni con Londra e Parigi.
Pierre Laval, che aveva riassunto la presidenza del Consiglio, fece un viaggio a
Roma dove firm un accordo italo-francese per regolare il contenzioso coloniale,
e per operare in difesa dell'indipendenza austriaca.
Mussolini si rec a Londra per tesservi, sulla scorta dell'intesa con la
Francia, un'analoga rete antitedesca.
Al termine di questo lavorio diplomatico emerse l'idea d'un incontro fra i
rappresentanti dei tre paesi.
I colloqui si svolsero in Italia, a Stresa, o meglio all'Isola Bella sul Lago
Maggiore nei saloni di villa Borromeo che avevano ospitato Napoleone nel 1797.

Vi si discutevano i problemi derivanti dal riarmo tedesco, quelli


dell'indipendenza austriaca che stavano particolarmente a cuore al duce
italiano, e i trattati che limitavano gli armamenti dell'Austria, dell'Ungheria
e della Bulgaria.
Nel corso degli incontri la Gran Bretagna si disse contraria a bloccare la
Germania mediante l'imposizione di sanzioni, e bast questo fatto a svuotare la
conferenza.
Si parlava tuttavia di un fronte di Stresa, ma l'alleanza non resse a lungo a
causa dell'aggressione sferrata da Mussolini contro l'Etiopia cui seguirono nei
confronti dell'Italia quelle sanzioni che Londra non aveva voluto imporre a
Hitler.
Il duce italiano aveva cercato di intrattenere buone relazioni con le democrazie
occidentali con la speranza di ricevere il lasciapassare per l'Africa.
Dal premier Laval aveva ottenuto nell'intesa italo-francese l'inclusione d'una
clausola segreta in base alla quale Parigi si impegnava a lasciargli mano libera
in una sua possibile azione in Abissinia.
Difatti Mussolini senza perdere tempo invi il generale De Bono in Eritrea con
l'incarico di prepararvi eventuali operazioni militari.
Quando poi il crepitio dei fucili ai pozzi di Ual-Ual situati sul confine
somalo-etiopico diede il segnale dell'inizio delle ostilit, Laval cerc di
giustificarsi.
Diceva che la clausola incriminata riguardava un'infiltrazione economica
dell'Italia in Etiopia, non un'impresa militare.
I colloqui anglo-tedeschi erano proseguiti.
I rappresentanti inglesi, cio il ministro degli Esteri John Simon e il
guardasigilli Anthony Eden, poterono incontrare Hitler a Berlino.
Il Fuhrer parl a lungo del pericolo bolscevico che imponeva una difesa comune e
colse soprattutto l'occasione per vantarsi di aver ricostituito la Luftwaffe
portandola alle dimensioni dell'aeronautica militare britannica.
L'Inghilterra veniva a trovarsi di fronte al fatto compiuto, e le trattative si
rivelarono una formalit.
L'ambasciatore britannico presso il governo tedesco, sir Eric Phipps, rimase
per positivamente impressionato dalla dimostrazione di forza della Germania
sicch, quando il Fuhrer si rec a colazione nella sede della rappresentanza
diplomatica, gli fece trovare i suoi figlioli che, impettiti nel saluto nazista,
lo accoglievano al fatidico grido di Heil Hitler!.
In quel 1935, il 6 febbraio ricorreva il ventitreesimo compleanno di Eva Braun,
la donna di Adolf.
Dopo la morte di Geli, lei pensava di non dover temere la concorrenza di altre,
e si sentiva piuttosto tranquilla sui sentimenti del suo uomo.
Sapeva che per lui le donne erano semplici oggetti di lusso di cui pavoneggiarsi
in fotografie e in circostanze ufficiali e che da quei contatti difficilmente
scaturiva una relazione duratura.
Lui diceva che gli uomini d'intelligenza superiore dovevano prendersi donne
semplici e stupide.
Ma il guaio era che uno dei suoi aiutanti, Wilhelm Bruckner, dava di Eva un
giudizio molto pii crudo, che consisteva in una vera e propria villania.
La chiamava la stupida vacca".
Il giorno del compleanno Eva ricevette in regalo da Adolf un'agenda sulla quale
cominci ad annotare avvenimenti e impressioni che riguardavano in gran parte i
suoi rapporti sentimentali con lui, non troppo soddisfacenti.
Fin dal primo foglio dell'agenda si chiedeva: Sono io felice?.
Insieme all'agenda, Adolf le aveva inviato dei fiori, e lei, stranita, diceva
che la sua stanza era come la bottega d'una fioraia, immersa in un odore da
cappella ardente.
Trascorreva intere giornate tutta sola, e cos avvenne anche in
quell'anniversario, sicch lei annotava: Che cosa pu fare una piccola donna,
una quasi vecchia zitella, senza l'uomo? Bene, chiuder questa giornata
mangiando e bevendo.
Penso che cos facendo avr almeno diritto alla sua benedizione.
Avrebbe desiderato la compagnia d'un cagnolino, Dachshund, un bassotto, ma Adolf
non glielo regalava.

Lei si consolava facendo a se stessa piccoli doni, una catenina, un paio


d'orecchini, un anello: Se poi non gli piaceranno, che me li faccia lui i
regali!.
Adolf, che la teneva segregata a Monaco, si recava da lei all'improvviso, ed Eva
un giorno annot: Proprio non l'aspettavo pi.
E stata una serata deliziosa.
Mi ha parlato di farmi lasciare il laboratorio fotografico e di comprarmi una
casetta.
E meraviglioso!.
Cos lei non si sarebbe pi trovata a vivere in perenne attesa.
Egli la tormentava col suo mutevole umore.
Le concedeva di andare a un ballo e poi le teneva il muso per settimane.
Non le permetteva di ricevere nessuno, anche per difendere la propria sicurezza
personale.
Adolf dormiva sempre da solo, chiuso a chiave nella sua camera.
Al mattino un domestico bussava e lasciava fuori della porta i giornali, che lui
amava leggere a letto.
Eva scriveva: Ah! non l'avessi mai conosciuto! Vorrei cadere gravemente ammalata
e dimenticarlo.
Sono disperata! Prender altri sonniferi e non penser pi a lui.
Perch il diavolo non mi porta via? Col diavolo starei meglio che qui.
Ma la gelosia la induceva a spiare i movimenti di Adolf e a nascondersi per tre
ore nei pressi del Carlton Hotel fino a scoprirlo in pieno corteggiamento della
bionda e attraente Anny Ondra, celebre come attrice cinematografica e come
moglie dell'ex campione del mondo di pugilato Max Schmeling.
Eva aveva ricevuto alcuni giornali illustrati stranieri pieni di foto di Adolf
in compagnia di belle donne e di indiscrezioni sui suoi innumerevoli amori.
Quella sera davanti all'albergo aveva visto con i suoi occhi uno dei flirt di
cui si favoleggiava, e tornando a casa scriveva sconsolata nel suo diario: Ha
comprato dei fiori per Ondra e se l' portata a cena.
Forse lui ha bisogno di me soltanto per certe cose.
Quando mi dice che mi vuole bene, er hat mich lieb, vale per quell'attimo.
Cos come avviene con le promesse che non mantiene mai.
Perch non mette fine a tutto ci, tanto pi che il suo interesse per me
diminuisce anche a causa dei suoi impegni politici?.
Una sera Adolf la invit a cena con alcuni amici in un ristorante di Monaco, il
VierJahreszeiten, Quattro stagioni, e per tutto il tempo non le rivolse mai la
parola.
Questo era il suo comportamento consueto che denotava come egli mostrasse
interesse soltanto per le cose e le persone che potevano servirgli in un certo
momento, e non oltre.
Di tanto in tanto metteva nelle mani di Eva una busta con dei soldi, e lei una
volta comment il gesto nelle pagine del diario: Sarei felice se vi aggiungesse
qualche parola di tenerezza.
Ma egli non pensa a queste cose!.
Un suo amico, il regista e attore Luis Trenker, le diceva di avere pazienza, che
tutto sarebbe andato per il meglio.
Lei per ogni notte si scioglieva in lacrime.
Eva trascorse in completa solitudine la Pasqua di quell'anno.
Qualche giorno dopo le diedero con una certa perfidia la notizia che Adolf
l'aveva rimpiazzata con una donna giunonica, appunto soprannominata Valchiria.
La sua nuova nemica era una bionda virago inglese, Unity Mitford, una delle sei
figlie di David Bertram Ogilvy Freman-Mitford, secondo barone di Redesdale,
membro della Camera dei Lords, che attraverso una relazione con Adolf intendeva
favorire l'unione fra i popoli inglese e tedesco. Diana, sorella di Unity, era
convolata a nozze con Oswald Mosley, capo del movimento fascista in Inghilterra.
La giovane Valchiria britannica era arrivata a Monaco da un anno e, mentre dava
l'impressione di seguire i corsi alla Scuola di Belle Arti, faceva di tutto per
entrare in contatto con Hitler, e c'era riuscita.
Eva ironizzava sulla mole di lei, la paragonava a un immenso rotolo di carne
osservando come Adolf avesse un debole per le taglie forti.
E aggiungeva: Far in modo che la Valchiria si rinsecchisca fino all'osso dalla
rabbia, a meno che non ingrassi anche con i dispiaceri.

Nonostante l'aspro dileggio, non riusciva pi a sostenere la situazione tra


aspettazione e solitudine, tra infatuazione e angoscia.
In data 10 maggio scrisse nel suo diario: Aspetter fino al 3 giugno.
Saranno allora passati tre mesi dal nostro ultimo rapporto.
E chieder una spiegazione.
Poi aggiunse, con grafia nervosa: Il tempo magnifico! E io, l'amante dell'uomo
pi potente della Germania e del mondo intero, me ne devo stare seduta a
guardare il sole alla finestra.
Adolf era per lei il mio sole, sebbene sessualmente fosse un sole un po'
pallido.
Egli appariva pi vigoroso nella foto che la ragazza teneva nella camera da
letto e con la quale dialogava nelle ore di solitudine, indulgendo a qualche
imprecazione.
Ma la tragedia esplose ancor prima del 3 giugno.
Il 28 maggio confidava alle pagine del diario di aver inviato in mattinata una
lettera al suo uomo; erano le dieci di sera e non aveva ancora ricevuto da lui
il minimo segno di attenzione: Prender venticinque compresse di sonnifero e
passer dolcemente dall'altra parte.
Si chiedeva come era potuto succedere che un grande amore si fosse ridotto a
cos poca cosa.
Forse era troppo preso dalla politica? L'anno prima aveva avuto a che fare con
Rohm e con Mussolini, eppure aveva trovato sempre un po' di tempo per lei. Penso
che questo silenzio nasconda qualcos'altro.
Un'altra donna? Non certo la Valchiria, no, quella proprio da escludere.
Ma ne ha intorno tante altre! S'interruppe, e poi riprese a scrivere pi tardi,
dopo essersi trattenuta per pochi minuti con la sorella maggiore Ilse cui non
sfugg il suo stato di eccitazione. Non mi ha ancora risposto scrisse e io ho
paura.
Mio Dio! Prender trentacinque compresse di sonnifero.
E sicuramente una dose mortale. Fu Ilse a rinvenirla priva di sensi e a scoprire
che aveva tentato di uccidersi avvelenandosi con il Phanadorm.
Accorse un medico che con una sollecita lavanda gastrica le salv la vita.
Ilse nascose a Adolf la verit.
Gli parl soltanto d'un malore che l'avrebbe costretta a letto per qualche
giorno.
Ma Himmler gli disse tutta la verit.
La rivelazione di questo secondo tentativo di suicidio, ce n'era stato un altro
tre anni prima, pistola calibro 6,35 al collo che per l'aveva ferita solo
lievemente, gli diede la misura di quanto Eva lo amasse e di quanto lui la
trascurasse.
Si rec precipitosamente da lei.
Abbracciandola torn a prometterle che le avrebbe ac quistato una casa, anzi una
villa.
Le disse che avrebbe potuto recarsi nella casa tra i monti dell'Obersalzberg
tutte le volte che avesse voluto.
Un giorno le fece trovare una splendida pelliccia.
Su di lui pesava anche il ricordo della tragica sorte di Geli, la nipotina che
aveva preferito uccidersi anzich soffrire per la sua durezza d'animo.
Gli inglesi, che pure avevano ricevuto da Hitler l'assicurazione sulla
intoccabilit del loro predominio navale, fecero egualmente condannare la
Germania dalla Societ delle nazioni per aver violato il trattato di Versailles.
Questa tensione non impediva ai due governi di proseguire nelle loro trattative
pi o meno segrete.
Hitler preferiva sottoscrivere accordi bilaterali e non multipli, una tattica
che gli consentiva di dividere i suoi avversari e di metterli l'uno in sospetto
dell'altro, secondo l'antica formula del divide et impera.
Le trattative navali ebbero tanto successo da concludersi con un'intesa che von
Ribbentrop, l'ambasciatore tedesco a Londra, defin ..storica.
Essa sanciva per la Germania il limite di un riarmo navale pari al 35 per cento
della flotta britannica.
Si fece coincidere la firma dell'accordo con il 18 giugno, giorno in cui cadeva
l'anniversario della sconfitta di Napoleone a Waterloo.

Da quel momento la Germania poteva disporre di cinque grandi navi da battaglia,


ventuno incrociatori e sessantaquattro torpediniere.
L'Inghilterra, convinta di poter pi facilmente tutelare col sostegno sottobanco
dei tedeschi la sua tradizionale superiorit navale, si guard bene dal mettere
al corrente delle trattative gli alleati, e infine sferr il colpo di grazia al
gi traballante fronte di Stresa.
Hitler si allontanava gradualmente dal terreno delle trattative diplomatiche,
per prepararsi all'uso delle armi.
Questa linea di tendenza apparve in tutta chiarezza a Norimberga in settembre al
settimo congresso del partito, quando present il riarmo come unica garanzia
contro la penetrazione del bolscevismo in Europa.
Si augurava che lo capissero anche le democrazie occidentali, le quali non
dovevano opporglisi per avere nella Germania un sicuro baluardo.
Il motto del congresso era Norimberga contro Mosca.
Nella tribuna d'onore di quell'assise sedeva Eva Braun che riappariva per la
prima volta in pubblico dopo il tentato suicidio.
Indossava la magnifica pelliccia, il dono di Adolf.
Aveva accanto a s Magda, la bella compagna di Goebbels, e quel rotolo di Unity
Mitford.
Ora agli occhi di tutti Eva aveva finalmente conquistato il ruolo di amante en
titre del Capo.
Nel settembre del '35, in occasione del congresso della Nsdap, il Fuhrer convoc
in sessione speciale l'Assemblea del Reichstag nella citt di Norimberga e var
all'unanimit un'ampia e particolareggiata legislazione antiebraica cui diede il
nome della stupenda localit bavarese.
Le leggi razziali di Norimberga conferivano valore giuridico all'antisemitismo
da sempre professato da Hitler e gi contenuto nel programma che il partito si
era dato fin dal 1920.
Tutto si collegava all'antibolscevismo, come proclamavano Goebbels e Rosenberg,
per cui liberandosi degli ebrei si sarebbe abbattuto definitivamente il
marxismo.
Erano trascorsi soltanto due anni e mezzo dall'ascesa di Hitler al potere quando
le leggi di Norimberga, confermando interamente l'inesorabile manicheismo
nazista, applicavano agli israeliti il marchio di razza inferiore.
Si intendeva per ariano chiunque non fosse ebreo e non appartenesse a razze di
colore.
Con le nuove leggi si privavano i tedeschi di razza ebraica del diritto di
cittadinanza e di ogni altro diritto politico, e, con una norma rivolta alla
protezione del sangue e dell'onore germanici, si vietavano non soltanto i
matrimoni ma anche i rapporti sessuali extramatrimoniali fra tedeschi ariani ed
ebrei.
Si imponeva agli israeliti di non assumere domestiche ariane al di sotto dei
quarantacinque anni per difendere le donne tedesche da rischi corruttori della
razza.
Nei giornali, gi al passo con gli ordini del regime, gleichgeschaltet, non si
poteva dar lavoro ai non ariani n si poteva esserne il direttore se sposato con
non ariano o con discendente nonariano.
Con altre disposizioni minori ma non meno segreganti, si vietava ai non ariani
l'uso di luoghi pubblici, come piscine, parchi e teatri, alla stregua di quanto
avveniva con l'apartheid in Sudafrica a danno dei neri.
Sulla vetrina dei negozi di generi alimentari gestiti da ariani, come pure agli
ingressi degli alberghi apparivano con sempre maggiore frequenza scritte
intimidatrici: Vietato agli ebrei, oppure Gli ebrei entrano qui a proprio
rischio e pericolo.
Su un cartello stradale si leggeva un annuncio da umorismo gotico, tra l'assurdo
e l'oltraggioso: Ridurre la velocit.
Curva a gomito, pericolo mortale.
Agli ebrei vietato marciare a meno di 120 km l'ora.
In estate, l'Untersturmfuhrer delle SS, il sottotenente Leopold Edler von
Mildenstein, fece un viaggio in Medio Oriente.
Al suo ritorno disse di aver trovato la soluzione del problema ebraico:
deportare in Palestina il mezzo milione di israeliti tedeschi.

Era gi cominciata un'immigrazione in massa degli ebrei, dolorosamente


volontaria, incoraggiata da Hitler, per non averli pi tra i piedi.
E ora secondo von Mildenstein non c'era da fare altro che portarli via di peso,
al pi presto, espellendoli come stranieri indesiderabili, senza preoccuparsi
troppo delle rivolte arabe che il loro afflusso avrebbe provocato nella Terra
Promessa.
L'essenziale era che la Germania diventasse judenfrei, libera da ebrei.
Il riarmo hitleriano cominciava a far paura.
Oltre alla Francia, l'Italia fascista era il paese pi preoccupato della
crescente potenza navale tedesca.
Nello stesso tempo la disinvolta condotta diplomatica della perfida Albione,
come Mussolini chiam l'Inghilterra con qualche reminiscenza classica, offr al
governo di Roma il coraggio e il destro di partire in armi alla conquista
dell'agognato posto al sole in Etiopia.
Ricominciava per gli italiani l'avventura africana.
Senza preavviso, cio senza una dichiarazione di guerra, le legioni di Mussolini
penetravano il 3 ottobre in Etiopia, attraverso il confine del fiume Mareb fra
l'Eritrea e l'Abissinia.
Nono stante tutto, l'urto con l Inghilterra era fu fatale; inoltre, Roma,
violando i dettami della Societ delle nazioni, costringeva la riluttante e
contrariata Parigi a riavvicinarsi agli inglesi.
Difatti l'Assemblea ginevrina decret le sanzioni economiche contro l'Italia,
riconosciuta come paese aggressore.
La Germania, che era uscita da quel consesso, assicurava all'Italia la propria
neutralit, bench nell'estate di quell'anno avesse venduto considerevoli
quantitativi di armi al negus abissino Hail Selassi, compresi numerosi cannoni
anticarro.
Le sanzioni, da un lato escludevano il carbone, l'acciaio e il petrolio;
dall'altro lato provocarono una grave conseguenza politica, quella di indurre
Mussolini a stringere saldi rapporti con Hitler che si prodigava a sostenere l
impresa africana del dittatore italiano.
La conquista di nuove colonie, oltre i possedimenti della Libia, dell'Eritrea e
della Somalia, era sempre stato il sogno non troppo segreto del duce.
Giunto al potere, egli aveva ben presto cominciato a magnificare le tradizioni
imperiali di Roma caput mundi cui bisognava fare onore preparandosi
spiritualmente e militarmente alle immancabili espansioni territoriali
dell'Italia fascista.
Mussolini pensava di poter partire per l'Etiopia con il silenzio e la tolleranza
delle democrazie occidentali che lo avrebbero lasciato fare avendolo acquisito
dalla loro parte contro il nazismo.
Lo sviluppo degli eventi lo spinsero invece tra le braccia di Hitler, e
l'impresa etiopica si realizzava col sostegno della Germania.
Si gettavano cos le basi dell asse Roma-Berlino, mentre le sanzioni, che
costituivano la discriminante delle nuove scelte politiche, non furono neppure
pienamente rispettate.
La Societ delle nazioni Si riduceva a feticcio, e alla sua reputazione sferrava
un colpo mortale proprio Mussolini con l'invasione dell'Etiopia.
Si verificava il caso di uno Stato membro di quel consesso che ne aggrediva un
altro dotato di pari indipendenza e sovranit.
Il riarmo della Germania procedeva a pieno ritmo, per cui c'era da aspettarsi un
colpo di mano dei nazisti.
Le dichiarazioni pubbliche di Hitler erano per concilianti, come appariva da
un'intervista allo scrittore francese Bertrand de Jouvenel.
Gli esprimeva l'esigenza d'un'amicizia franco-tedesca, essendo caduti i
contrasti che opponevano le due nazioni.
De Jouvenel gli ricordava i passi del Mein Kampf pi violentemente antifrancesi,
e lui gli rispondeva che, appunto, era acqua passata.
De Jouvenel ribatteva: Allora perch continuate a ristamparlo nel testo
originario come fosse la Bibbia?.
E Hitler: Non sono uno scrittore, e non so rielaborare i miei libri.
Sono un uomo politico e come tale le correzioni le faccio in politica,
proponendo per esempio un'intesa con la Francia.
Le correzioni, io le apporto al grande libro della storia.

Per volere del governo francese la pubblicazione dell'intervista distensiva fu


procrastinata d'una settimana perch apparisse su Paris-Midi all'indomani
dell'annuncio della ratifica d'un patto di mutua assistenza franco-sovietico, i
cui negoziati si erano trascinati a lungo fra lotte politiche che avevano
dilaniato la Francia.
Il ritardo aveva lo scopo di mostrare il dittatore tedesco impegnato ad
allacciare buoni rapporti con la Francia, ma non funzion.
La ratifica di quel patto era anzi l'occasione che Hitler aspettava, e di essa
si serv come pretesto per proclamare tutta la sua indignazione al cospetto d'un
accordo che la Francia sottoscriveva con i bolscevichi nel momento in cui egli
le tendeva una mano amica.
Aveva infatti proposto alla Francia un patto di non aggressione di ben
venticinque anni e preannunciato l'intenzione di tornare nella Societ delle
nazioni.
Ma ora, diceva, Parigi si era assunta la responsabilit di riportare tutto in
alto mare.
Convoc immediatamente l'ambasciatore francese a Berlino, Francois-Poncet, e,
urlando, rovesci su di lui un profluvio di imprecazioni rabbiose.
Accusava Parigi di aver violato il trattato di Locarno, ma si diceva egualmente
pronto ad accogliere eventuali iniziative pacificatrici.
Con questa tattica nascondeva i suoi propositi bellici, favorito dalle tensioni
che la guerra africana di Mussolini aveva provocato in Europa.
Difatti, nel passare in gran segreto all'attuazione d'un piano da tempo
predisposto, diede ordine al ministro della Difesa von Blomberg di occupare il
territorio della Renania tedesca, la regione smilitarizzata dal '25 in seguito
al patto di Locarno.
Ancora una volta giocava grosso.
Il rischio dell'o perazione militare era altissimo per la semplice ragione che
la Germania, nono stante il riarmo in atto, non disponeva d'un esercito in grado
di affrontare le .RR--!----!----!----!----!----!----!---D massicce e numerose
divisioni francesi.
A sorpresa il Fuhrer sferrava
l'attacco di sabato, a Cancellerie chiuse.
Alle prime ore del 7 marzo 1936 tre battaglioni della Wehrmacht varcavano il
Reno per marciare sulle citt di Aquisgrana, Treviri, Saarbrucken, accolti dalle
popolazioni fra lanci di fiori e grida di Heil Hitler!.
A Berlino il ministro degli Esteri von Neurath comunicava agli ambasciatori
francese, britannico e italiano l'avvio dell'azione militare.
Il ministro denunciava il patto di Locarno, pur sorvolando sul fatto ch'era
stata la Germania a violarlo e non la Francia.
Non si poteva certo sostenere che il trattato francosovietico ne costituisse una
vulnerazione.
Allibito, Francois-Poncet esclamava: Hitler schiaffeggia i suoi avversari mentre
offre false proposte di pace.
Ma il dittatore si serviva delle sue studiate contraddizioni per frastornare gli
avversari, i quali spesso cercavano a loro volta di pescare nel torbido.
Il Fuhrer si chiedeva come avrebbero reagito i governi occidentali all'invasione
della Renania, e nell'attesa trascorreva ore d'indicibile ansia. Tremo diceva
come forse non mi mai accaduto finora.
Se i francesi ci attaccano avranno la meglio.
I nostri mezzi non sono in grado di contrapporre la bench minima resistenza. Ma
teneva duro, anche contro il parere del ministro della Difesa che precostituiva
un piano di ritirata da rendere operante nel caso in cui i francesi avessero
contrattaccato.
Perfino Goring temeva che il suo Capo stesse affrontando le curve a velocit
eccessiva.
Hitler definiva un codardo il generale Blomberg e dava l'ordine di proseguire
nell'invasione, certo che la Francia non si sarebbe mossa.
Cos avvenne, e il mondo si sorprese per l'acquiescenza dimostrata da Parigi.
Hitler riteneva possibile quello sbocco, non soltanto in forza dei suoi poteri
di chiaroveggenza, ma anche perch, e lo aveva scritto nel Mein Kampf,
considerava fatale la sconfitta d'una nazione dominata dalla razza ebraica e
dalle logge massoniche.

Egli mostr tutto intero il suo compiacimento per aver intuito la soluzione.
Chiunque al mio posto disse al Quartier generale avrebbe perso il controllo dei
nervi.
Io ho barato.
Ci hanno salvato la mia incrollabile fermezza e il mio straordinario sangue
freddo. Quindi aggiunse parole sorprendenti sulle labbra d'un dittatore: Io
seguo il mio cammino con la precisione e la sicurezza d'un sonnambulo.
La passivit della Francia era suggerita non certamente dal fatto che lo
sconfinamento si verificava di sabato o dalla sopravvalutazione delle forze
dellla Wehrmacht, ma dall'esistenza di profonde divisioni interne che
paralizzavano quel paese.
L'opinione pubblica francese era fortemente condizionata dalla vivace propaganda
nazionalista del leader delle destre Charles Maurras, che gi si era chiesto
Mourir pour le Ngus? quando Mussolini aveva aggredito l'Etiopia, e ora
approvava le iniziative del Fuhrer.
N al governo di Parigi sfuggivano i sentimenti filohitleriani della popolazione
renana, di cui si era avuta un'ulteriore conferma nella mattinata del 7 marzo
con la festosa accoglienza riservata alle truppe tedesche.
Chi poi per ragioni traverse si opponeva a ricacciare con le armi la Wehrmacht
oltre il Reno, diceva che la piena sovranit tedesca sulla regione influiva poco
o niente sugli equilibri europei.
La cosa invece non corrispondeva a verit, e i tedeschi ben presto cominciarono
a fare della regione un campo trincerato.
Il premier conservatore Baldwin, con biasimevole humour britannico, sosteneva
che tutto sommato i tedeschi erano tornati nel loro orto dietro casa, e non
c'era tanto da scandalizzarsene.
Il Times, andava oltre.
Avendo Hitler rilanciato alla Francia e al Belgio la proposta d'un'intesa
venticinquennale garantita dalla Gran Bretagna e dall'Italia, il giornale
londinese scrisse di intravedere in quelle parole un'occasione per ricostruire
la pace.
Sarebbe bastato leggere con maggiore attenzione le proposte del Fhrer , ma
forse c'era chi non voleva farlo, per capire come contenessero l'inganno.
Difatti lui si diceva pronto alla smilitarizzazione di entrambi i versanti delle
frontiere tra la Francia e la Germania, cosa che avrebbe comportato per i
francesi la demolizione della linea Maginot, sulla quale riposavano tutte le
loro speranze di difesa contro un eventuale attacco dell'esercito nazista.
Sempre in quella turbolenta mattinata di marzo, verso mezzogiorno, Hitler si
present al Reichstag che ancora si adunava alla Krolloper, e annunci con
fierezza ai suoi deputati l'occupazione della Renania tedesca.
Anche quest'ultimo blitz confermava la sua fortunata tendenza all'inganno.
La platea del vecchio teatro fu scossa e pervasa da un'eccitazione
incontenibile.
Lui usava le armi, e parlava di pace, ma ne parlava con alterigia; i capi
nazisti applaudivano all'infinito e gridavano ossessivamente Heil Hitler!.
Offrivano uno spettacolo di spaventevole entusiasmo, mentre la folla si
precipitava compatta nelle strade per ringraziare con le lacrime agli occhi il
suo Fuhrer. Uomini del Reichstag tedesco, disse Hitler rivolgendosi ai seicento
deputati presenti nella platea della Krolloper, tutti nell'uniforme nazista con
stivaloni.
Tacque per un attimo, poi proseg: Viviamo in un'ora storica.
Il governo tedesco, per dare al suo popolo frontiere sicure, ha oggi ristabilito
l'assoluta sovranit della Germania sulla zona smilitarizzata della Renania.
Noi tutti ci uniamo in sacri giuramenti.
Primo: non cederemo a nessuna forza fino a quando non avremo restituito l'onore
al nostro pOploO.
Secondo: opereremo per una comprensione fra i popoli europei e in particolare
per l'amicizia con i nostri vicini occidentali.
Noi non coltiviamo mire espansionistiche in Europa n abbiamo interesse a
rompere la pace.
Egli si chiedeva quindi perch mai non sarebbe stato possibile superare le
secolari rivalit franco-tedesche e an teporre la ragione al risentimento; il
popolo tedesco non ave va alcun motivo di veder soffrire il popolo francese, e

quale vantaggio sarebbe potuto derivare alla Francia dalla sofferenza del popolo
tedesco? Non manc naturalmente di attaccare il nuovo patto franco-sovietico,
che del resto era in funzione antitedesca, e aveva buon gioco nel farlo.
Disse che la Francia aveva tradito la civilt europea alleandosi con il
bolscevismo asiatico: Ora il bolscevismo incombe pi che mai sull'Europa e ci
minaccia col suo regime fondato sull'odio.
Le democrazie occidentali si affannavano a protestare, ma non assumevano
efficaci iniziative per frenare l'invadenza del dittatore tedesco, cos come
avevano lasciato che il dittatore italiano marciasse sull'Etiopia.
A Londra, il nuovo ministro degli Esteri Anthony Eden non riusc nemmeno a
ottenere dal premier Baldwin che si stabilisse un contatto con lo Stato maggiore
francese per un esame della situazione.
Ma egli stesso, per quanto fosse un sincero avversario del nazismo, credeva che
l'occupazione della Renania non avrebbe comportato serie conseguenze. E vero
disse alla Camera dei Comuni che Hitler non ha rispettato i trattati, e di
questo occorre tener conto, ma di qui a temere per la convivenza pacifica degli
Stati in Europa, ce ne corre.
Hitler invece premeva il piede sull'acceleratore.
Propagandisticamente sfruttava al massimo una situazione che da un lato era
caratterizzata dal ripetersi dei suoi bluff spregiudicati, dall'altro lato
dall'inerzia degli avversari.
Esaltandosi al successo ottenuto col suo ultimo blitz gir in lungo e in largo
la Renania.
Le popolazioni esultanti gli tributavano accoglienze vivissime, e lui, davanti
al severo duomo gotico di Colonia, ringraziava riconoscente Dio e la Provvidenza
che lo avevano generosamente assistito.
Dall'alto d'un palco e al suono di tutte le campane della citt, attorniato da
cinquantamila tedeschi che lo acclamavano al colmo del fervore, esclam: Buon
Dio, sono felice che ogni cosa sia andata secondo i piani.
La vittoria spetta agli audaci perch Dio con loro.
Tramontava il sole quando al ritorno ripercorse in treno la Ruhr fitta di
miniere, di impianti industriali, di ciminiere che sprigionavano il fumo degli
altoforni infuocati e arrossavano il cielo.
Lo spettacolo suscit una grande emozione nel suo animo ancora commosso dalla
trionfale azione a sorpresa sulla Renania, e chiese di ascoltare al grammofono
un brano del Parsifal, l'opera wagneriana mistica e teosofica in cui un mondo
arido, immerso nell'oblio, viene riscattato dall'eroe attraverso la conquista
del Santo Graal.
Hitler era quasi caduto in deliquio al risuonare di quelle note.
In un soffio disse: Il Parsifal rappresenta la mia fede e la mia religione.
E la fine di ogni umiliazione.
Al suono delle campane di ogni citt e delle trombe di ogni reparto militare o
militarizzato, indisse nuove elezioni per ricevere dal popolo un plauso
indiscutibile sull'occupazione della Renania E l'ottenne nella misura del 98,8
per cento, pari a quarantaquattro milioni e mezzo di voti sui quarantacinque
milioni di tedeschi che si erano recati alle urne in quel 29 marzo.
Soltanto in cinquecentoquarantamila gli dissero ..no.
Poteva finalmente affermare che tutta la Germania era con lui.
A ogni sua prova di forza i tedeschi che lo seguivano diventavano sempre pi
numerosi.
In quella occasione, come in altre, in molti seggi si vot pubblicamente; ci
furono brogli e violazioni, ma nella sostanza il sostegno plebiscitario alla sua
azione era evidente.
Appariva chiaro come lui interpretasse la volont della nazione in chiave di
rivincita e di potenza.
Il passo successivo per affermare questa volont fu un'accorta manovra nei
confronti dell'Austria, una manovra che i nuovi governanti di quella nazione
favorivano con la loro palese ingenuit.
A Vienna un giovane esponente dei cristiano-sociali, Kurt von Schuschnigg, era
asceso alla carica di cancelliere in seguito all'assassinio di Dollfuss.
Per difendere l'indipendenza del suo paese dagli appetiti nazisti, ritenne che
non ci fosse altro da fare che tenersi buono il Fuhrer.

Schuschnigg era anche preoccupato per il nuovo atteggiamento di Mussolini, il


quale non si mostrava pi nelle vesti di protettore dell'Austria, essendo venuta
meno per forza maggiore la sua amicizia personale con il piccolo Dollfuss ed
essendosi avvicinato a Hitler che lo sosteneva nell'impresa etiopica.
Nei circoli nazisti si affermava che l'annessione dell'Austria alla Germania era
soltanto una questione di tempo; quindi il cancelliere viennese si affrett a
proporre la firma d'un patto austro-tedesco appoggiandosi per alla persona pi
infida.
La tela fu tessuta da von Papen che, scampato per un soffio alla grande purga
della notte dei lunghi coltelli, era stato inviato ambasciatore in Austria.
Von Papen aveva gi fatto sapere a Hitler come le condizioni fossero favorevoli
all'attuazione dell'Anschluss, ma aveva anche aggiunto come per il momento
occorresse mostrarsi accondiscendenti con Schuschnigg e rassicurarlo sia
nascondendogli le reali intenzioni annessionistiche della Gerrnania, sia
incoraggiandone il desiderio di amicizia.
Cos, nel luglio del '36, Schuschnigg si recava a Berlino per firmarvi un
accordo col quale il Reich garantiva all'Austria l'indipendenza e la piena
sovranit.
In carnbio, ed ecco la doppiezza del patto, l'Austria doveva riconoscere la
propria condizione di Stato tedesco.
Da ci discendevano alcune clausole segrete assai pericolose che imponevano al
governo viennese di rimettere in libert i prigionieri nazisti e di attribuire
ai nazisti e ai filonazisti incarichi politici in quanto legittimi
rappresentanti dell'<.opposizione nazionale. itler in tal maniera si assicurava
un campo di manovra per minare dall'interno l'indipendenza dell'Austria.
Sebbene von Papen avesse svolto un ottimo lavoro ai danni degli austriaci, il
Fuhrer non perdeva occasione per umiliarlo, come successe anche quando
l'ambasciatore gli diede al telefono la notizia dell'avvenuta stipulazione
dell'accordo.
Il Fuhrer lo invest violentemente e lui, con le lacrime agli occhi, diceva agli
amici: Mi ha insultato, mi ha dato del traditore.
Invece di mostrarsi grato, mi ha accusato di aver concesso troppo agli
austriaci.
Le azioni di Hitler apparivano strettamente concatenate per la grande capacit
del dittatore di prevedere gli eventi e anche perch quegli eventi si svolgevano
e si concludevano sempre e fortunatamente a suo favore.
In questo quadro il '36 acquistava la fisionomia d'un anno fatale.
Il patto austro-tedesco tranquillizzava Mussolini il quale, credendo sincero il
riavvicinamento del Fuhrer all'Austria, si riaccostava a sua volta alla
Germania.
Era sospinto su quella strada anche dalla vittoria in Etiopia, perch se era
entrato in Addis Abeba lo doveva pure al sostegno di Hitler, e nei suoi
confronti intendeva mostrare gratitudine.
Un nuovo evento, l'esplosione della guerra civile in Spagna, stava ora per
consolidare ulteriormente la loro amicizia mediante la sperimentazione d'una
comune militanza bellica antibolscevica.
Il 25 luglio Hitler si trovava a Bayreuth, come ogni anno, per la stagione
wagneriana.
A sera durante lo spettacolo sulla collina gli annunciarono a sorpresa che due
emissari spagnoli avevano chiesto di incontrarlo per consegnargli un messaggio
personale e urgente di Francisco Franco.
Il ..generalissimo aveva organizzato in Marocco un pronunciamiento volto a
rovesciare il governo legittimo repubblicano.
Da poco meno d'una settimana era gi sbarcato in territorio spagnolo con la
legione straniera e con le unit marocchine a lui fedeli.
Fin dal 1931 si erano affermate a Madrid le istituzioni repubblicane con una
vittoria elettorale delle sinistre che comport l'abdicazione e l'esilio in
Italia del re borbone Alfonso XIII.
La repubblica laicizzava lo Stato nelle grandi e nelle piccole cose, proclamava
la separazione della Chiesa dallo Stato, incamerava i beni ecclesiastici,
proibiva la Compagnia di Ges, aboliva l'insegnamento della religione nelle
scuole, rimuoveva il crocifisso dalle aule scolastiche e dagli uffici pubblici,
privava i cimiteri del carattere confessionale.

La Chiesa si opponeva fortemente a questa spiccata politica anticlericale, ed


esercit una notevole influenza nelle elezioni del '33 in cui le forze della
conservazione riconquistarono la maggioranza sotto la guida del cattolico Gil
Robles.
La sinistra repubblicana di Mnllel Azana. i comunisti, gli anarchici reagirono
scatenando l'insurrezione, e quindi, con la vittoria del Frente popular, in cui
si erano riunite tutte le opposizioni, riconquistarono il potere nelle elezioni
del Gli sconfitti non si arrendevano.
A loro volta insorsero contro il nuovo governo con il massiccio ausilio della
Falange, il movimento fondato da Primo de Rivera, di netta ispirazione
filofascista che catalizzava le forze militari della nazione.
A met luglio cadeva assassinato un ufficiale repubblicano, il tenente Castillo,
e i governativi rispondevano trucidando il capo dell'estrema destra Calvo Sotelo
gi minacciato dalla <.Pasionaria) Dolores Ibarruri.
Fu la scintilla del pronunciamiento franchista.
Mentre la Spagna si trovava spaccata in due, immersa in un bagno di sangue, in
Francia si affermava un'altra alleanza delle sinistre, il Front populaire di
Lon Blum.
Si era potuto arrivare a tale coalizione in seguito alla decisione votata l'anno
prima dal congresso della III Internazionale di consentire l'unit a sinistra di
forze diverse, anche borghesi, purch si proponessero di sbarrare la strada al
fascismo.
Sui successi elettorali delle coalizioni di sinistra, nelle quali prevalevano i
comunisti, Hitler innest una formidabile campagna propagandistica per agitare i
pericoli del bolscevismo non pi tanto teorici.
Egli si trovava in uno stato d'animo di particolare sensibilit nei confronti
della ribellione franchista, per cui quella sera ricevette immediatamente gli
emissari del generalissimo.
Nel messaggio che gli inviava Franco si descriveva con toni preoccupati la
guerra civile e le difficolt che gli insorti incontravano nello scontro con i
governativi repubblicani.
Il generalissimo invocava urgenti aiuti militari per sconfiggere il bolscevismo
che si era impossessato del suo paese.
Chiedeva anzitutto aerei per trasportare rapidamente in Spagna altre sue truppe
dal Marocco dove erano concentrate.
I repubblicani avevano sollecitato il sostegno di Lon Blum, e non bisognava
perci farsi battere sul tempo.
Il Fuhrer si appart con Goring, che comandava la Luftwaffe, e con von Blomberg
che da ministro della Difesa era diventato ministro della Guerra.
Dopo un breve esame della situazione decisero quella stessa sera di aderire alle
richieste di Franco.
Goring fece anzitutto partire un nucleo di ottantasei falsi turisti, i quali
appartenevano agli equipaggi degli aerei da trasporto Junkers 52 che
immediatamente decollarono dalla Germania.
Successivamente Hitler invi una sola legione aerea, la Condor, insieme a un
gruppo di consiglieri e un non cospicuo quantitativo di materiali bellici.
Mussolini non si risolse subito ad aiutare il generalissimo che aveva chiesto
pure a lui l'invio d'una dozzina di aeroplani.
Scrisse No in margine al testo del telegramma di Franco, e anche in seguito a
una sua pi stringente sollecitazione aveva scritto Atti, cosa che equivaleva a
un nuovo rifiuto.
Ma appresa la notizia che Hitler non aveva fatto storie e che Lon Blum da
Parigi si era affrettato a sostenere lo sforzo dei repubblicani, si decise a far
partire i richiesti dodici aerei S.81, e se li fece pagare un milione di
sterline.
Successivamente lo stesso Lon Blum, d'intesa con Londra, propose che tutti i
paesi si impegnassero a non intervenire nella fratricida guerra di Spagna con
l'illusorio obiettivo di evitare che Germania e Italia si affiancassero ai
falangisti e nel tentativo sempre perseguito dalle democrazie occidentali di
scongiurare una guerra generale.
Hitler e Mussolini ufficialmente aderirono alla politica del non intervento, ma
sottobanco non facevano mancare le armi ai rivoltosi franchisti, e neppure gli

uomini che partivano sotto le mentite spoglie di volontari, affinch i loro


governi potessero sostenere di non saperne nulla.
L'invio di forze militari tedesche avveniva nel massimo segreto.
I volontari dovevano far capo a una divisione dell'esercito indicato con la
sigla W.
Qui venivano riforniti di abiti sportivi, come aveva fatto Goring fin dai primi
giorni, e formalmente iscritti al dopolavoro nazionale.
Potevano indossare la divisa militare soltanto all'arrivo su territorio
spagnolo, per poi raggiungere i campi di battaglia.
In questa mascheratura, fra i paesi che partecipavano su fronti opposti al
conflitto, si incrociavano le accuse di violazione del patto di non inter vento.
Il governo repubblicano spagnolo e i sovietici accusavano la Germania, l'Italia
e il Portogallo salazariano; Hitler e Mussolini ritorcevano le accuse contro i
sovietici e la Francia.
La marcia delle truppe franchiste fu all'inizio rapida, pOi subi un
rallentamento.
La conquista di Madrid che l'esercito regolare difese per due anni e mezzo, non
arrivava mai.
Affrettavano invece i tempi Hitler e Mussolini i quali decisero di riconoscere
il nuovo Stato spagnolo di cui Franco si era dichiarato il Capo, il caudillo,
sebbene fosse ancora bloccato alle porte della capitale.
Fu una legione di antifascisti italiani ad arrestare un nuovo slancio dei
rivoltosi su Madrid travolgendo nella battaglia di Guadalajara altri italiani
che militavano nelle legioni reclutate da Mussolini.
L'aviazione di Hitler rendeva la pariglia radendo al suolo la cittadina di
Guernica, in una giornata di mercato, sperimentando per la prima volta nella
storia militare un bombardamento terroristico indiscriminato.
Se la guerra civile spagnola si rivelava interminabile, lo si doveva anche al
Fuhrer il quale non faceva mistero tra i suoi che alla Germania conveniva
protrarla per mantenere tesa la situazione nel Mediterraneo.
Si sarebbero tratti grandi vantaggi dal perdurare del contrasto fra le potenze
occidentali e l'Italia, e alla fine si sarebbe costretto Mussolini a considerare
ineluttabile una sempre pi stretta alleanza tra Berlino e Roma.
A Berlino, sui pennoni dell'immenso stadio sportivo in CUi si svolgevano
nell'agosto del '36 le XI Olimpiadi, mancava la bandiera della Spagna, la
nazione in piena tragedia.
La citt era in festa, elettrizzata dal grande evento sportivo cui partecipavano
gli atleti di cinquantadue paesi.
In attesa dei turisti, dei giornalisti e degli osservatori stranieri, le strade
e le vetrine dei negozi erano state ripulite da ogni scritta antiebraica.
Un'associazione sportiva minore statunitense, l'Unione atletica dilettanti,
minacci tuttavia di boicottare i Giochi per protesta contro le leggi razziali
tedesche, ma un'apposita commissione americana sentenzi che gli Stati Uniti
potevano occuparsi della questione ebraica in Germania non pi di quanto la
Germania Si interessasse alla questione razziale in America.
Ci fu egualmente una defezione illustre, quella del mitico barone de Coubertin,
ideatore delle Olimpiadi moderne, il quale disert Berlino limitandosi a inviare
un telegramma di saluto.
Di lui figurava su un grande pannello un alto messaggio: Risplenda la fiamma
Olimpica di generazione in generazione, per il bene di una umanit anelante a
perpetua elevazione, sempre pi valorosa e pura.
Hitler non volle essere da meno e in un tripudio di bandiere uncinate mosse dal
vento si lev in piedi per una solenne dichiarazione. La Germania disse in
pace col mondo e sempre lo sar. In realt, lui che non praticava alcun tipo di
sport, considerava gli atleti non come sportivi, ma come milizie politiche.
Gli ospiti illustri, sovrani, capi di Stato, principi, fra i quali anche Umberto
di Savoia, ascoltarono compunti l'inno ufficiale che Richard Strauss, calamitato
dal regime, aveva scritto per l'occasione.
Le rappresentanze olimpiche di molte nazioni, non esclusa quella francese,
salutavano le autorit tendendo il braccio secondo il costume hitleriano.
Qualcuno in Francia protest, ma frettolosamente gli fu risposto che quello era
il saluto olimpico.

Per gli ospiti illustri si approntarono festeggiamenti favolosi durante i quali


Goebbels indisse un <notturno italiano all'Isola dei Pavoni, e Goring addobb
preziosamente il Teatro dell'Opera per un ballo da mille e una notte.
Il Fuhrer seguiva i Giochi dalla tribuna d'onore, interessato pi all'effetto
propagandistico che sarebbe potuto derivarne per il nazismo che non ai valori
sportivi della manifestazione.
Si aspettava molto dagli atleti del Reich, e, fin dal discorso pronunciato per
l'inaugurazione dello stadio, nuovo di zecca, si era detto certo che quell'anno
le Olimpiadi avrebbero mostrato al mondo la forza e la bellezza del popolo
tedesco.
Tutta la Germania seguiva in un clima parossistico lo svolgimento dei Giochi
attraverso i giornali e la radio.
I berlinesi godevano d'una novit assoluta, quella di poter assistere alle gare
davanti ai primi e rudimentali apparecchi televisivi installati in alcuni locali
pubblici della citt.
Allo stadio olimpico, che appariva come uno sterminato tempio all'aperto, la
tensione era altissima; ogni vittoria tedesca veniva accolta da urla
incontenibili, da cori maestosi e dal grido ripetuto di Heil Hitler!.
Ma fu un prodigioso sprinter d'ebano, lo statunitense Jesse Owens dallo slancio
felino, a dare al Fuhrer e al popolo tedesco il pi grande dolore proprio in
quello stadio conquistando quattro medaglie d'oro.
Hitler gli diede i premi, ma, voltando le spalle al giovane negro che con le sue
vittorie aveva osato offenderlo, rifiut di stringergli la mano. Perch dovrei,
un selvaggio, uno che fino all'altro ieri viveva nella giungla disse ai
gerarchi che lo attorniavano.
Per sfruttare al massimo l'effetto giochi olimpici, Hitler affid alla regista
del regime e sua innamorata Leni Riefensthal l'incarico di eternare in un'opera
cinematografica la grande manifestazione sportiva con l'occhio rivolto alla
mistica esaltazione della superiorit della razza germanica e della potenza
nazista.
Non si fidava che di lei, e difatti la prefer a Luis Trenker come regista di
quel film.
La Riefensthal, ancor pi che con il Trionfo della volont, si sent investita
d'una missione storica e produsse un kolossal di duecentoventiquattro minuti,
dopo aver girato quattrocentomila metri di pellicola.
Al film, suddiviso in due parti, diede il titolo di Olympia.
Con maestria ripercorreva in esso le tappe delle Olimpiadi e mostrava atleti a
torso nudo, di statuaria bellezza, che correvano attraverso nebbie nibelungiche
per portare la fiaccola olimpica da Atene a Berlino.
Hitler, che appariva solitario e corrusco come un despota antico, era immerso
nell'aura idilliaca del primo giorno delle gare, nell'atto in cui accoglieva da
un maratoneta greco un ramo d'ulivo in segno di pace, mentre centinaia di
candide colombe si levavano in volo.
La Riefensthal, bella, abbronzata e slanciata nella sua tenuta sportiva, fu
onnipresente nei quindici giorni delle Olimpiadi.
In molte scene ritrasse gli atleti al rallentatore per rivelarne tutta intera la
vigoria.
Ebbe a disposizione inesauribili mezzi, dirigibili, palloni frenati, oltre a
cabine stagne immerse nelle piscine per la ripresa delle gare acquatiche.
Si mettevano via via a punto svariati aspetti del regime.
Veniva rafforzato il Servizio di sicurezza ideato da Himmler, SD,
Sicherheitsdienst, che diventava lo strumento informativo d'una sorta di
Inquisizione occulta in perpetua caccia dei nemici del nazismo.
Le funzioni di polizia, inizialmente delegate a ciascuno dei Lander, furono
unificate e attribuite allo Stato centrale sotto il controllo di Himmler, il
quale dal momento della brutale eliminazione di Rohm incarnava il ruolo di
mastino di Hitler.
La polizia si identificava con le SS di cui Himmler era appunto il capo supremo,
Reichsfuhrer, e lo Stato nazista diventava nei fatti uno Stato poliziesco.
Contemporaneamente, perfezionando la legge sulla coscrizione generale
obbligatoria, si estendeva la ferma a due anni.
Se Himmler era il mastino, Goring era l'Uomo di ferro, der Eiserne.

A lui, che per la corpulenza alla Falstaff sembrava uscito da una tela di von
Grutzner, Hitler affid la conduzione dell'economia tedesca con l'obiettivo di
preparare la nazione ad affrontare entro quattro anni una guerra contro
l'aggressione bolscevica in difesa della civilt occidentale.
Si cominci a parlare concretamente di un piano quadriennale nel giugno del '36,
con la certezza che i tedeschi avrebbero capito l'assoluta necessit di fare
sacrifici per opporsi al nemico.
Una vittoria del bolscevismo sulla Germania diceva il Fuhrer non avrebbe come
conseguenza soltanto una nuova Versailles, ma l'annientamento, lo sterminio del
popolo tedesco. N l'ex capitano d'aviazione n il caporale boemo avevano la
bench minima preparazione in economia.
Con la differenza che, mentre il caporale continuava sostanzialmente a
disinteressarsi di quella scienza, il capitano se ne sent avvinto anche perch
essere il dittatore" economico del Reich gli conferiva grande rilievo, ne
soddisfaceva la bramosia di potere e la vanit.
Hitler sapeva soltanto che per riarmare totalmente la nazione in tempi COS
stretti era giocoforza abbandonare ogni forma di liberalismo economico, in
aperto contrasto con i pi ragguardevoli banchieri e finanzieri filonazisti, non
escluso Hjalmar Schacht, uno dei fautori della sua ascesa al potere.
In una delle sue prime lettere, Schacht gli aveva scritto: Forse un giorno sar
rinchiuso in una fortezza.
Non importa.
Voi potrete sempre contare su di me.
Un virile Heil!.
Ora Schacht aveva qualche dubbio su di lui.
Hitler aveva fissato stringatamente gli obiettivi del piano economico.
Ordinava che l'esercito doveva essere in grado di entrare in azione entro
quattro anni, cos come, sempre in un quadriennio, l'economia doveva essere
pronta per la guerra.
In settembre, da Norimberga in occasione del congresso annuale del partito, i
tedeschi seppero ufficialmente che dovevano cominciare a tirare la cinghia. Fra
quattro anni disse il Fuhrer dalla tribuna la Germania dovr essere
assolutamente autonoma dai mercati esteri per i prodotti che possono essere
forniti dalle nostre industrie, quella chimica e quella meccanica, e dalle
nostre miniere.
Tutto questo sar in funzione delle esigenze d'un riarmo completo, e l'industria
dovr sobbarcarsi a questo onere. Poi tocc le corde del misticismo per creare
un diversivo nell'animo dell'uditorio. Prodigiosa disse l'ora che vi vede qui
uniti.
Un giorno voi udiste la mia voce, foste toccati nel profondo del cuore e
decideste di seguirmi.
Non ero allora che una voce, e voi l'avete seguita ignorando il mio volto.
Anche oggi, pur nella bellezza di questo nostro incontro, non tutti potete
scorgere bene il mio volto, e tanto meno io il vostro.
Ma io vi sento.
E voi mi sentite.
Vi dico che la religione del nostro popolo ci ha reso grandi, da piccoli che
eravamo.
Ci ha resi ricchi, ed eravamo poveri.
Ci ha forgiati e temprati nel coraggio, mentre un tempo navigavamo smarriti nel
mare dell'incertezza.
Non vedevamo nulla, ma quella fede ha fatto di noi degli indovini, e ci ha uniti
per sempre in un'anima sola. Dopo le sublimi giornate del Reichsparteitag, si
doveva pur tornare alla mediocrit quotidiana.
Le importazioni vennero drasticamente tagliate, mentre si costruivano grandi
impianti per la produzione di gomma e di combustibili sintetici.
Goring introduceva il criterio dell'autarchia in ogni campo e finanziava estrosi
esperimenti, anche nel tentativo di ricavare oro dal carbone.
Gli imprenditori presero a lamentarsi, costretti a produrre a ritmo accelerato
fra minuziosi controlli, nuove tasse e contribuzioni straordinarie da versare
nelle casse del partito.

Presiedevano ai controlli le SS perch Hitler aveva espresso una sua teoria


antinflazionistica. Per combattere il male dell'inflazione aveva detto basta
porre fine al disordine che regna fra acquirenti e venditori.
Sorveglier che i prezzi restino fissi e a questo scopo dar ordine alle SS di
intervenire con accurate ispezioni nei negozi. Anche Goring aveva qualcosa da
dire.
Difatti url dalla tribuna: Chi mangia troppi grassi, mette su pancia!.
In platea serpeggi una risatina repressa, da quale pulpito veniva la predica!,
e Goring fu costretto a indicare scherzosamente se stesso, reincarnazione
falstaffiana, ma insistette nel suo concetto: I cannoni ci faranno potenti, il
burro ci far grassi!.
Da quel momento il suo motto divenne: Meno burro, pi cannoni.
Qualche residuo oppositore mormorava, citando Shakespeare: E diventeremo carne
da cannone, foodforpovvder.
Mutava la vita dei tedeschi, sottoposti a privazioni, e cambiava qualcosa anche
nella vita privata di Adolf.
Contrariato dai continui litigi tra Eva e la sorellastra Angela, decise di
cambiare governante, per cui scacci Angela e chiam presso di s una signora di
Monaco, Frau Endres.
Liberarsi di Angela Raubal, la madre di Geli, significava pure allontanare il
tormentoso e molesto ricordo della nipotina-amante che si era uccisa per lui.
La relazione con Eva proseguiva ormai senza scosse, eppure la giovane era in
pratica relegata nell'oasi di pace di Berchtesgaden.
Raramente si recava a Monaco o a Berlino, o era Adolf a raggiungerla.
Dall'anno prima egli aveva restaurato e ingrandito il vecchio e modesto Haus
Wachenfeld dandogli perfino un nuovo nome, quello di Berghof, che significava
casa di montagna.
Non aveva abbattuto il piccolo edificio precedente, ma aveva preferito
inglobarlo nel nuovo.
Per meglio godere della splendida vista alpina e della distesa di abeti, aveva
costruito un'enorme vetrata da cui poteva contemplare Berchtesgaden e nelle
giornate terse perfino Salisburgo.
Mostrava la vetrata agli ospiti e con orgoglio diceva che il progetto di
ristrutturazione del Berghof era opera sua.
Si faceva fotografare lass assumendo un'aria ispirata, con lo sguardo perduto
sulle cime innevate dei monti.
Arred l'enorme salone di rappresentanza con arazzi Gobelins e quadri di scuola
italiana.
Era riuscito a mettere le mani su un nudo attribuito a Tiziano e su una tela
assai vivace d'un suo allievo, Paris Bordone, che rappresentava una donna dal
seno opulento.
Fra i pezzi pi cari annoverava una testa bronzea di Richard Wagner scolpita da
Arno Breker, avuta in dono dallo scultore.
I mobili erano massicci, quasi monumentali.
In alcuni di essi era riposta una sterminata collezione di dischi, tra i quali
numerosissime figuravano le incisioni wagneriane.
In grandi cristalliere erano esposti servizi in porcellana di Dresda e vasellame
d'argento massiccio che Himmler aveva sottratto ad alcuni commercianti ebrei di
Norimberga.
Negli scaffali delle librerie erano allineati numerosi testi di occultismo che
Adolf spesso consultava parlottando con uno dei suoi ospiti pi graditi, Karl
Ossietz, un personaggio singolare e misterioso di CUi pOChi conoscevano
l'esistenza.
Gli intimi ne discorrevano come del suo astrologo, del suo Rasputin.
Con lui Adolf interrogava gli astri prima di ogni impresa rinchiudendosi in una
stanza, la camera delle stelle, che disponeva di un tetto di vetro azzurro sul
quale si muovevano pianeti e costellazioni.
Tre ampi gradini consentivano di scendere nella parte bassa del salone, la pi
riservata, con un trionfale camino bavarese in maiolica e cinque grandi poltrone
intorno a un tavolo rotondo di cristallo.
La promiscuit di stili dei mobili e i pesanti addobbi suggerivano l'impressione
d'un arredamento improvvisato e transitorio, con qualche assonanza dannunziana.

La vastit dello spazio, che la vetrata prolungava all'esterno, produceva nei


visitatori un senso di vertigine.
Egli stesso esclamava: ..Questa la pi grande finestra in bilico sul mondo.
Al piano superiore si susseguivano lungo un corridoio quattordici piccole camere
da letto per gli ospiti.
Molto grandi erano invece la sua camera e quella di Eva.
Tra di esse s'incuneava un bagno spazioso, le cui pareti erano ricoperte di
marmi provenienti dall'Italia, essendo un dono di Mussolini.
Il letto di Adolf era in ferro battuto, sulla trapunta era ricamata una svastica
in nero su campo rosso.
Alla testa di ogni letto nelle varie camere figurava un ritratto del Fuhrer.
Agli ospiti del Berghof veniva consegnato un foglietto con alcune regole da
seguire tassativamente: vietato fumare nelle camere da letto; vietato
parlare con il personale di servizio; gli ospiti devono rivolgersi al Fuhrer
chiamandolo Fuhrer e non Herr Hitler o con altri appellativi; al le signore
vietato di fare eccessivo uso di cosmetici e di laccarsi le unghie; gli invitati
devono presentarsi a tavola due minuti dopo il suono del gong e nessuno deve
sedersi o alzarsi prima del Fuhrer.
A poco pi d'un chilometro dalla villa, Adolf fece costruire un ascensore dalle
pareti in rame, rilucenti come oro, che gli consentisse di raggiungere
velocemente la vetta del Kehlstein, il punto pi alto di quei monti, per
isolarSi a duemila metri in una costruzione aerea che egli chiam il nido
d'aquila, l'Adlernest.
Fu necessario scavare nella montagna un pozzo di centodiciannove metri per
realizzare quel suo straordinario desiderio di solitudine.
L'Adlernest appariva come un irraggiungibile eremo roc CIOSO.
Sembrava che egli fosse solo con se stesso anche quando si trovava in compagnia
di amici o di camerati, a tavola o nei momenti serali di riposo.
Dava l'impressione di parlare per ascoltarsi.
Aveva fatto sempre cos, fin dai tempi in cui pontificava davanti ai poveri
derelitti della Mnnerheim a Monaco.
Non si preoccupava neppure se gli altri seguivano o no i suoi interminabili
soliloqui, in realt soporiferi, anche se di tanto in tanto esplodeva in accessi
di rabbia o si produceva in qualche tirata contro i nemici della Germania o del
partito.
Tutto si svolgeva in un clima di noia profonda, fra gli sbadigli malamente
repressi degli ospiti.
Quando l, in una saletta del Berghof, si proiettava un film, Adolf non mancava
di addormentarsi con la testa reclinata sul petto.
Verso l'una di notte, Eva osava chiedergli se poteva ritirarsi nella sua camera.
Poco dopo Adolf la imitava, mentre gli amici si sentivano come liberati dalla
sua presenza deprimente.
Ma per la propaganda del regime egli era insonne.
In un manuale di mistica nazista dedicato ai giovani si esaltava la sua
dedizione al lavoro: E facile che durante la notte/ mentre noi ci abbandoniamo
al sonno/ tu vegli preoccupato/, ma le tue notti le devi trascorrere/ immerso
nei tuoi grandi pensieri/ perch la mattina tu non tema di fissare/ nel sole il
tuo limpido sguardo.
In attuazione dei suoi piani, Hitler aveva rinsaldato i rapporti con Mussolini
prefiggendosi di indurre l'Inghilterra alla neutralit in una fatale guerra
contro la Russia.
Inviava a Londra un suo ambasciatore personale, von Ribbentrop, grande amico di
Wallis Simpson, l'americana divorziata amante di Edoardo VIII non alieno da
simpatie hitleriane.
Ribbentrop, il commerciante in spumanti, aveva l'incarico di far capire agli
inglesi che, qualora avessero lasciato agire indisturbato il Fuhrer nei suoi
programmi di espansione a Est, non soltanto si sarebbero guadagnati la
riconoscenza del Reich, ma avrebbero potuto partecipare alla spartizione del
mondo.
La missione si rivel come qualcosa di troppo arduo per lui, a parte le
difficolt obiettive dell'operazione, e Hitler cominci a prendere in
considerazione l'idea di dover un giorno incrociare le armi proprio con la Gran
Bretagna.

Anche Mussolini faceva un suo gioco.


Incoraggiato dal genero Galeazzo Ciano, giovane ministro degli Esteri, il duce
lavorava a raggiungere un'intesa con la Germania per costringere i governi di
Londra e di Parigi ad affrettare i tempi di un loro riavvicinamento a Roma.
Cercava inoltre di consolidare il suo impero africano riconquistando nei limiti
del possibile il sostegno di quelle potenze.
Ciano era ormai considerato nelle Cancellerie europee il delfino) del dittatore
fascista.
Nell'ottobre del 33 egli s'incontr con il collega tedesco von Neurath a Berlino
dove sottoscrisse un protocollo segreto in cui Germania e Italia prefiguravano
un'intesa su una comune condotta di politica estera.
Tre giorni dopo fu invitato dal Fuhrer a Berchtesgaden, ricevendo un onore mai
tributato a nessun altro gerarca italiano.
Durante il colloquio Hitler si diffuse in lodi sperticate nei confronti di
Mussolini.
Lo defin il pi grande uomo di Stato del mondo cui nessuno avrebbe potuto
nemmeno lontanamente paragonarsi.
Insieme la Germania nazista e l'Italia fascista avrebbero estirpato il
bolscevismo dall'Europa e costretto l'Inghilterra a scendere a patti.
In verit il Fuhrer non pensava su Mussolini tutto ci che diceva; non lo
considerava pi il suo maestro, sebbene gli riconoscesse il merito di aver
fondato un impero disponendo del popolo pi indisciplinato, individualista e
indifferente che si potesse immaginare.
Al duce italiano non sfuggiva la realt, e a sua volta disistimava il collega
tedesco.
Lo giudicava una persona anormale, un pazzo un po' ridicolo ma assai pericoloso.
Certo, dovendo fare i conti con le esigenze della politica, Mussolini non
esprimeva in pubblico questi drastici giudizi.
Anzi nei suoi discorsi esaltava la figura del Fuhrer, cos come avvenne qualche
giorno pi tardi, il 1 novembre a Milano in piazza Duomo gremita di Camicie
nere.
Ringrazi Hitler per aver compreso l'opera di civilt che l'Italia realizzava
con l'impresa etiopica e per aver immediatamente riconosciuto l'impero di Roma,
rilevando che con questa sua sollecitudine la Germania si era conquistata vaste
simpatie nelle masse del popolo italiano.
Si rifer quindi alle intese sottoscritte da Ciano a Berlino, e disse che esse
costituivano il punto di partenza d'un'alleanza operativa fra i due paesi.
Dall'alto del podio di piazza Duomo coni per quell'intesa l'espressione di asse
fra gli applausi dei milanesi. La verticale Berlino-Roma disse non un
diaframma, piuttosto un asse attorno al quale possono collaborare tutti gli
Stati europei animati da volont di collaborazione e di pace. Pur presentando
l'intesa non come un blocco contro qualcuno, ma come un sistema di amicizie, si
affrett a definire armata quella pace, in attuazione d'un programma di
armamenti di terra, mare e cielo, a somiglianza della Germania.
In Germania il riarmo riguardava anche le coscienze, soprattutto dei giovani.
Nel suo progetto di educazione del popolo tedesco, Hitler insisteva
sull'importanza d'una perfetta formazione nazista della giovent.
In privato amava s circondarsi di giovani, ma questi non avevano l'aspetto
marziale come ci si poteva aspettare da chi stava edificando un paese in armi;
erano giovani ben diversi.
A un poeta, Gottfried Benn, che era medico e che individuava nel nazismo una
forza capace di superare i pericoli del nichilismo, appariva singolare che buona
parte del seguito di Hitler fosse composto di efebi volgari ed effeminati, dai
capelli fitti e ondulati".
Alla giovent si diede esplicitamente l'aggettivazione di hitleriana.
Si eman in proposito nelle ultime settimane del '36 una legge cui andava
l'interesse personale e diretto del Fuhrer.
Nel Gesetz iber die HileJugend venivano fissati in tre punti i canoni della
nazificazione dei giovani, dopo una premessa piuttosto banale che diceva: Il
futuro del popolo tedesco nelle mani dei giovani, ed dunque necessario che
essi vengano adeguatamente preparati al ruolo che svolgeranno nel Reich.
Si passava quindi all'elencazione delle direttive: 1) Tutti i giovani del Reich
appartengono all'organizzazione della Giovent hitleriana; 2) L'educazione dei

giovani del Reich demandata, oltre che alla famiglia d'origine e alla scuola,
alla Giovent hitleriana che provveder a formarne il fisico, lo spirito e
l'intelletto negli ideali del nazionalsocialismo e in funzione degli interessi
nazionali; 3) La missione fondamentale di capo della Giovent hitleriana
affidata al Reichsjugendfuhrer che risiede a Berlino e risponde del suo operato
direttamente al Fuhrer e cancelliere del Reich.
Alla carica di Reichsjugendfuhrer fu nominato un ragazzotto di bella presenza ma
di non grande perspicacia, Baldur von Schirach.
Aveva appena ventisei anni, e si era fatto strada all'ombra di Himmler,
anch'egli molto giovane, tanto ch'era asceso ventottenne al grado di comandante
delle SS.
Von Schirach aveva cominciato come poeta, e tale inclinazione lo accomunava a
molti altri dirigenti del partito e del regime come gli architetti Rosenberg e
Speer, il romanziere Goebbels, il poeta Hans Frank, il musicista Walther Funk e
naturalmente lo stesso Hitler che aveva nutrito un po' tutte le passioni
artistiche prima di scoprire la travolgente vocazione per la politica.
In base alla legge sulla Hitle Jugend, von Schirach godeva di poteri tanto ampi
da invadere le stesse competenze del ministro degli Interni.
I giovani hitleriani, gli Hitleungen, formavano la pi grande organizzazione
giovanile del mondo con cinque milioni e quattrocentomila iscritti, pari al 60
per cento della popolazione giovanile tedesca.
Promulgata la legge, von Schirach si produsse in una lunga dichiarazione.
Abbiamo portato a termine disse l'unificazione della giovent tedesca.
E stata una dura battaglia, e forse in molti si domanderanno perch vi
attribuiamo tanta importanza.
Ebbene, il partito nazista ha sempre considerato essenziale per il futuro della
Germania la conquista dei cuori giovanili.
Ora abbiamo conquistato questi cuori, abbiamo reso felici i giovani garantendo
loro anni e secoli di sicurezza e di prosperit. L'organizzazione, che assumeva
sembianze precise nel quadro d'una legge, aveva in pratica gi un quindicennio
di vita essendo sorta nel '22 come Lega dei giovani nell'ambito della Nsdap.
Passando attraverso varie sigle e peripezie, era diventata il vivaio delle SA, e
difatti ogni 9 novembre, ricorrendo l'anniversario del putsch della birreria,
gli Hitlerjungen che avessero compiuto i diciotto anni venivano arruolati nelle
Camicie brune.
Era sempre vivo nella gente il ricordo della spettacolare parata che si era
svolta a Potsdam nell'ottobre di cinque anni prima, quando settantamila ragazzi
e ragazze avevano marciato per sette ore alla presenza del loro Fuhrer, in una
manifestazione che prese il nome di Giornata nazionale della giovent.
Vennero istituite delle Fuhrerschulen, cio delle scuole per la formazione dei
quadri dirigenti; si indisse fra gli Hitlerjungen un concorso nazionale
professionale con solenne distribuzione di premi ai ragazzi che si erano
particolarmente distinti in vari campi di attivit.
Von Schirach detestava il rozzo Rohm e, quando questi fu eliminato, ne
approfitt per affrancare la HJ dalle SA.
Sottoscrisse quindi un accordo con Himmler per attuare alcune forme di
collaborazione fra HJ e SS nel servizio di lavoro agricolo volontario e nel
recupero delle terre incolte.
In cambio la HJ metteva a disposizione di Himmler la propria polizia interna,
Strezfendiest, per meglio tenere sotto controllo il mondo giovanile.
Quando venne ripristinata la coscrizione obbligatoria, alla HJ fu affidata la
preparazione al servizio militare con un occhio di riguardo alla formazione
ideologica.
I corsi erano tenuti da ufficiali delle varie armi particolarmente fidati, ma
l'invadenza del Reichsjugendfuhrer von Schirach condusse a un epico litigio con
il tenente colonnello Erwin Rommel, uno dei docenti pi prestigiosi, il quale
abbandon le lezioni sbattendo la porta.
Nel '36 Hitler compiva quarantasette anni, e il giorno del compleanno gli HJ gli
si presentarono con un nuovo giuramento: Compir sempre il mio dovere per
assicurare devozione e fedelt al nostro Fuhrer in nome di Dio e per la gloria
della nostra bandiera.

La cerimonia si concluse in un clima di grande commozione, al canto del loro


inno: Heute gehort uns Deutschland und morgen die ganze Welt, Oggi nostra la
Germania, domani lo sar il mondo.
Goring, il timoniere dell'economia tedesca, spremeva il pi possibile
industriali e banchieri.
Privilegiava il rafforzamento dell'aeronautica, ed era lui a pretendere sempre
nuovi fondi dal riluttante Schacht.
Il Fuhrer non osava farlo.
Diceva: Preferisco che tutti quei marchi glieli chieda Goring.
Temo che Schacht mi svenga fra le braccia.
L'attuazione del piano economico quadriennale con l'obiettivo del riarmo
procedeva con qualche lentezza, cosa che indusse Goring a convocare in segreto i
maggiori industriali del paese per sollecitarli a pi cospicui finanziamenti. Il
riarmo incondizionato disse richiede uno sforzo produttivo colossale, e noi
siamo a un bivio obbligato: o la vittoria o la distruzione.
La guerra gi cominciata; manca soltanto l'ordine di aprire il fuoco. Nel
gennaio del '37, Hitler tenne al Reichstag l'ormai ricorrente discorso inteso a
celebrare l'anniversario dell'ascesa del nazismo al potere.
In quella stessa occasione chiese e ottenne con una rituale votazione
plebiscitaria la proroga della legge che gli concedeva i pieni poteri.
Ai suoi deputatifantasma annunci il definitivo ripudio del trattato di
Versailles e descrisse i successi ottenuti dal regime in quei quattro anni.
Anche in virt del colossale piano di riarmo che aveva creato nuovi posti di
lavoro, la disoccupazione era pressoch scomparsa.
La fiducia era tornata nei tedeschi i quali seguivano compatti l'uomo che
incarnava il mito e la certezza del futuro, e si raffrontavano con orgogliosa
superiorit agli altri popoli europei in preda alla dubbiosit degli animi e
alla recessione economica.
L'opinione pubblica tedesca era convinta che al Fuhrer per ottenere una cosa
bastasse volerla fortemente, ed era l'identica convinzione che induceva egli
stesso a confondere la realt con l'immaginazione.
In segno di scherno Hitler defin la pace l'esperanto dei popoli...
La pace, disse, era un linguaggio che molte popolazioni avevano cominciato a
parlare ora che la Germania era ridiventata una grande potenza militare.
Poi, ricorrendo a una delle sue predilette metafore wagneriane, si identific in
Lohengrin, il cavaliere vestito di bianco che vagava per il mondo in nome della
pace ma con indosso una corazza d'acciaio.
L'argornento del riarmo era il pi ricorrente nei suoi innumerevoli discorsi che
pronunciava un po' dovunque e in ogni occasione.
Nell'anniversario della fondazione del partito, all'Hofbrauhaus di Monaco, parl
a lungo sul tema La Germania di nuovo una potenza mondiale", insistendo
sull'esigenza di seguire da vicino la preparazione dei giovani.
Su questa linea promosse l'istituzione dei focolari giovanili, Heimbeschaung,
obbligando i comuni a concedere alla Hitlerjugend ampi spazi, i focolari
appunto, e diede vita alle Scuole Adolf Hitler in cui si addottrinavano i
ragazzi dai quattordici ai diciotto anni che fossero campioni della razza ariana
e che appartenessero a famiglie di sicuri sentimenti nazisti.
Una volta superati ti i rigorosi esami delle Adolf-Hitler-Schulen, gli allievi
potevano accedere agli Ordensburgen, i castelli dell'ordine, dove si preparavano
a diventare ufficiali delle Waen-SS che costituivano una vera aristocrazia
militare ispirata alle virt e alla purezza della razza ariana.
Riponeva grande fiducia negli allievi degli Ordensburgen.
A loro un giorno confess di essere pieno di acciacchi, mentre tutti lo
ritenevano un uomo dalla salute di ferro.
Disse a quei ragazzi: Devo decidermi a curare i miei nervi.
Ah, se voi conosceste le mie preoccupazioni, i problemi colossali che mi
opprimono.
E un peso che dubito di poter sopportare oltre, e ho perci deciso di rinunciare
a molte incombenze affinch i miei nervi tornino a posto.
Gi da un paio d'anni lamentava disturbi alla circolazione, ma al termine di un
accurato esame diagnostico i medici non gli riscontrarono nulla di preoccupante.
Mentre era assalito da un frenetico desiderio di muoversi e di intraprendere
lunghi viaggi, era contemporaneamente colto da crisi di abulia.

Cominci a soffrire d'insonnia e trascorreva lunghe ore in un penoso dormiveglia


popolato da incubi.
Poi all'improvviso si riprendeva e si gettava a capofitto in una frenetica
attivit volendo recuperare il tempo perduto.
Dal 1930 era diventato interamente vegetariano, al punto da accusare chi non lo
era di cibarsi di morti.
L'accusa era espressa con sarcasmo, ma egli provava realmente ripugnanza per la
carne.
Chiamava il brodo di gallina o di manzo t di cadavere, e spesso raccontava la
macabra storiella della salma della vecchia nonna che veniva gettata nelle acque
dei fiumi per attirare i gamberi e cuocerli l all'aperto sulla riva.
Ogni volta che i suoi ospiti, a tavola accanto a lui, si accingevano a mangiare
anguille, esclamava: Ah, le hanno ingrassate con la carogna di un gatto!.
Ormai faceva a meno anche del fumo e dell'alcol, evitava il t che lo
innervosiva e adott in sostituzione i pi svariati infusi vegetali.
Fra i suoi amici pi vicini c'era per chi metteva in dubbio la fedelt a una
cos severa dieta, e parlava della sua predilezione, mai abbandonata, per la
birra e per il vino anche se allungato con l'acqua.
Si diceva che il suo regime vegetariano non metteva in conto le salsicce
bavaresi e i manicaretti, soprattutto quelli a base di caviale, che gli
preparava il corpulento cuoco Willy Kannenberg.
Non aveva mai rinunciato neppure ai dolci, sempre secondo le vociferazioni dei
suoi intimi.
Ne divorava in grandi quantit, zuccherava spropositatamente e riempiva di panna
le tazze di infusi che aveva ognora a portata di mano.
Nuovamente dominato da una prepotente passione per l'architettura, aveva
cominciato a studiare un piano di trasformazione urbanistica di Berlino per
farne una grandiosa capitale sul modello degli immortali fari del passato, Atene
e Roma.
Progettava di fornire la citt di un monumentale quartiere con viali tanto ampi
da consentire le pi imponenti parate militari del mondo.
Sullo sfondo d'una via trionfale di cinque chilometri sarebbe dovuto sorgere il
santuario del nazismo sormontato da una cupola dorata di stupefacenti
dimensioni.
Gi vedeva se stesso al sommo di un'altissima tribuna dominata dalla
raffigurazione di un'aquila germanica dorata ad ali spiegate.
La sua nuova residenza, Fuhrerbau, sarebbe sorta nel cuore della citt e avrebbe
assunto le proporzioni delle regge a pi edifici degli imperatori romani, come
una Domus aurea neroniana, con laghi, piscine, giardini pensili, teatri.
La sua immaginazione era proiettata nel futuro.
Gi vedeva le sue costruzioni ridotte in ruderi per il trascorrere dei secoli, e
allora pensava a un'accurata scelta di materiali volendo evitarne la rovina.
Diceva che i posteri si sarebbero dovuti stupire al cospetto della grandiosit e
nobilt del millennio hitleriano.
Ed era come dire che lui aveva costruito per l'eternit alla stessa stregua
degli antichi romani.
Trascorreva le notti tracciando schizzi architettonici su grandi cartoni da
disegno, come negli anni giovanili di Linz e di Vienna.
Il luogo della sua pi vera ricreazione era lo studio di Albert Speer, il
giovane architetto cui aveva gi affidato la direzione del progetto per la
edificazione della sua immortale Berlino.Hitler si aggirava fra i modellini e i
calchi che, disseminati nello studio, apparivano come in attesa del suo soffio
vivificatore.
Questo monumentalismo era ispirato alla concezione che egli aveva dell'arte e
che era gi apparsa dai suoi dipinti giovanili di Linz e di Vienna, vere e
proprie cartoline illustrate prive di originalit, e tutto sommato espressioni
d'un forte desiderio di conservazione.
Una simile maniera artistica gli si rivelava ora estremamente utile in quanto
essa si piegava facilmente alle esigenze propagandistiche del regime.
In quei mesi si riaccendeva in Germania la polemica contro forme espressive che
esulavano anarchicamente da qualsiasi regola e che lui chiamava arte degenerata.

Nella visione hitleriana tale arte si identificava con il movimento


dell'espressionismo tedesco che aveva raggiunto l'apice negli anni della
repubblica di Weimar.
La disprezzava perch non gli serviva e perch gli si opponeva.
Un'arte, che privilegiava la soggettivit e le motivazioni interiori e libere
dell'uomo, che denunciava il brutto della violenza e della schiavit
raffigurandolo qual era, sia pure in una iconologia deformata ed esasperata non
si accordava con i miti della purezza razziale d'una Germania dominatrice del
mondo.
Accusava gli artisti dementi di rappresentare figure di storpi, di donne
orribili, mentre l'anno prima nelle Olimpiadi la Germania aveva mostrato al
mondo giovani stupendi nella loro gagliardia.
Le gare e le corse disse irrobustiscono i nostri uomini, ragazzi e fanciulli, e
le nostre donne.
Noi assistiamo al nascere d'un tipo umano mirabilmente bello il quale, dopo le
pi alte opere del lavoro, segue la massima antica: aspre settimane, ma feste
gioiose! Si tenga presente che chi non si ispira a ci non un artista, uno
stupratore dell'arte! Definiva gli artisti espressionisti neanderthaliani
culturali; chiamava scarabocchi cosmopoliti, aborti di smisurata presunzione le
loro opere.
Dai musei vennero rimossi pi di seimila quadri di autori come Czanne, Picasso,
Van Gogh, Matisse, Kokoschka, Gauguin.
Con l'idea di dimostrare ai tedeschi quanto il nazismo fosse nel giusto con le
sue concezioni artistiche e per indicare al ludibrio l'arte degenerata e
decadente, volle selezionare personalmente novecento opere da buttare ed esporle
alla Casa dell'arte tedesca, ma in soffitta.
L'edificio sorgeva a Monaco ed era quanto mai tetro.
Ai suoi occhi appariva per come un capolavoro inarrivabile avendo egli
contribuito a tracciarne il progetto.
Alcune di quelle tele lo irritarono furiosamente, quindi le stacc dalle pareti,
le gett a terra e le calpest brutalmente sfondandole coi suoi pesanti stivali.
Tornato a Berlino impose precisi dettami per la salvaguardia dell'arte tedesca.
Disse: D'ora in poi risparmieremo al nostro popolo il ciarpame pseudoartistico
che non sia di immediata comprensione, e che richieda lunghe ed estenuanti
delucidazioni.
Compito del nazismo di eliminare tutto quanto insidia la purezza e la
superiorit della razza germanica.
In tono minaccioso concluse: Nessuno si faccia illusioni.
Stroncheremo senza piet ogni espressione contaminatrice dell'anima tedesca!.
Che cos'era, dunque, quell'arte degenerata cui si attribuiva ogni colpa e contro
la quale il regime mostrava una cos viva acredine? Se lo chiedeva la gente che
incuriosita si arrampicava a fiotti sulla soffitta dell'edificio dove erano
stati confinati i quadri dei pittori maledetti.
Tanta fu l'affluenza che si dovette al pi presto chiudere l'esposizione e
disperdere le tele che il regime spregiava.
Si decise poi di dare alle fiamme quelle tele in pubblici e applauditi roghi.
A Berlino si apriva nel '37 una rassegna dell'arte italiana, e Hitler, che la
visit minuziosamente, non volle mettere piede nella sala dei futuristi che
appartenevano, come diceva, all'arte degenerata d'una falsa avanguardia.
Non correva buon sangue tra il nazismo e il futurismo, n in Germania amavano il
profeta Marinetti suggestionati dalla predicazione di Rosenberg che ravvisava
anche nel futurismo la presenza della cultura ebraica, cos come la vedeva
nell'espressionismo.
Alcuni anni prima il contrasto aveva raggiunto il punto massimo di tensione.
Rosenberg aveva propagato la voce che a Berlino si preparava un attentato alla
vita di Marinetti in occasione d'una sua mostra di Aeropittura da tenere in una
galle ria, un'invenzione volta a impedire che i futuristi esponessero le loro
opere in Germania.
La mostra per si tenne egualmente addirittura con l'insperato patrocinio di
Goring, che collezionava capolavori dell'arte astratta, e perfino di Goebbels,
provocando una sfuriata di Rosenberg.
L'argomento artistico emerse anche nel congresso nazionale del partito del '37.
Era sempre Hitler a parlare.

Dopo aver pedantemente e nuovamente enunciato i fondamenti dell'estetica


nazista, disse: .<Noi siamo fermamente convinti che il Reich sar eterno.
Le opere urbanistiche e dell'arte in genere dovranno essere imperiture e reggere
il confronto, nei secoli a venire, con le grandi cattedrali che testimoniano la
gloria del nostro passato.
Si richiam al Signore dell'universo che proteggeva il Terzo Reich, e aggiunse:
Iddio ci ha dato eccelsi architetti che creano opere di infinita grandezza.
La nostra Germania non sar una potenza priva di cultura n un impero senza
bellezza!.
Quell'anno la scenografia congressuale fu particolarmente grandiosa ed
eccezionali furono le accoglienze che la cittadinanza di Norimberga tribut al
Fuhrer il quale percorreva il tragitto dall'aeroporto al Deutschen Hof ritto in
piedi sull'immensa Mercedes scoperta.
Egli si offriva tutto al suo popolo.
Giunse sul luogo dell'adunanza quando gi era sera, e l'oscurit fu squarciata
da potenti fari che formarono nel cielo una corona luminosa.
Mentre le bandiere uncinate venivano mosse da un forte vento artificiale, emerse
in un nembo di luce il podio ancora vuoto, sormontato da una svastica dorata.
Ai lati, enormi bracieri sprigionavano fiamme altissime.
Alfine il Fuhrer sal rapidamente gli scalini del podio e si mostr alla marea
fluttuante.
Tutti gridavano il suo nome fra canti solenni.
Poi d'improvviso scesse il silenzio, in onore dei camera ti morti, e Hitler
parl con toni misti ci, a volte accorati e supplichevoli, a volte rabbiosi.
Sono da sempre convinto. diceva che un uomo nel corso della propria vita non
debba mai distogliere lo sguardo dai suoi simili e soci, da coloro che
accompagnano la sua esistenza. Tacque e poi riprese: Nulla sarebbe la mia vita
senza di voi.
La stessa cosa pu dirsi per voi.
L'avermi un giorno incontrato, l'avermi offerto la vostra devozione, ha
interamente mutato la vostra vita, vi ha imposto una missione.
Il nostro incontro alla base della mia stessa vita e della mia battaglia..
La violenta luce dei fari inquadrava soltanto lui.
Tutto il resto era fatto di tenebre.
In quella rappresentazione si ravvisavano analogie di tempi e di atmosfere con
quanto Wagner aveva disposto per la regia del Preludio del suo Lohengrinn .
Nell'azzurro del cielo scriveva il musicista prende a poco a poco corpo una
splendida visione: al centro di una schiera di angeli si innalza il Santo Graal.
Avvicinandosi alla terra, esso emana bagliori d'oro che rapiscono i sensi di chi
osserva.
L'energia che si sprigiona dalla visione raggiunge un culmine, oltre il quale
essa quasi si infrange manifestando in tutto il suo splendore la realt del
Graal.
Si levano fiamme che frastornano e riempiono l'animo di commozione. Wagner cos
proseguiva: Lo spettatore cade in ginocchio, si annulla nell'estasi e adora il
Graal da cui si dipartono raggi benedicenti.
Il mortale ora un suddito consacrato al servizio eterno del Santo Graal.
Lentamente le fiamme si spengono, e la schiera angelica canta la sua gioia
perch ancora una volta il cuore umano stato santificato e purificato dal
Graal.
I giochi di luce delle scenografie naziste erano per pi prosaicamente
giudicati da Albert Speer come uno stratagemma per occultare con sapienza le
sagome nient'affatto atletiche dei gerarchi.
Molti di essi, a cominciare da Goring, si erano ingrassati a dismisura navigando
nell'agiatezza connessa ai loro lucrosi uffici.
La settimana dell'annuale assise di Norimberga era per Hitler la pi sentita fra
tutte le manifestazioni pubbliche della nazione.
Egli entrava in uno stato di ebbrezza che sfogava in discorsi interminabili,
spesso dal contenuto astratto.
Immancabilmente i suoi pi importanti discorsi congressuali erano quelli della
Kulurrede, l'allocuzione sulla cultura in cui tracciava le linee della mistica
nazista e dell'intervento conclusivo.

Ma gli si presentavano innumerevoli occasioni per prendere continuamente la


parola, e fra tutte preferiva le cerimonie in cui si posava la prima pietra di
questo o di quell'edificio che avrebbe dovuto fare di Norimberga la nuova
Tempelstadt del nazismo.
Ogni anno il Reichsparteitag offriva il motivo per lo svolgimento di parate, di
adunate, di manifestazioni folkloristiche che culminavano nelle inesauribili
sfilate nel Marktplatz.
Per ore e ore lui assisteva, rapito e statuario, ai caroselli di migliaia e
migliaia di uomini e di donne, e al termine risaliva stordito sulla sua Mercedes
scoperta.
Negli ambienti a lui pi vicini si insinuava che la rigidezza e l'ascetismo dei
suoi atteggiamenti non fossero che una posa per impressionare le folle.
La particolare attenzione che egli dedicava alla sua immagine pubblica era anche
testimoniata dal fatto che, prima di esibire un nuovo indumento, un'uniforme o
un costume tirolese, si faceva fotografare per studiarne l'effetto e apportarvi
le eventuali modifiche.
Vigevano severe disposizioni che proibivano di ritrarlo nei momenti di
familiarit ai quali a volte si abbandonava.
Spesso si divertiva sgangheratamente alle salaci facezie dei suoi cortigiani, e
quando rideva lo faceva portando pudicamente una mano alla bocca come una
signora della piccola borghesia.
A teatro gli piacevano le pochades, e al cinema la loro trasposizione filmica.
Nelle lunghe serate noiose al Berghof assisteva, ridacchiando e sonnecchiando,
alla proiezione di pellicole leggere, come Qua, pilota scavezzacollo del
mediocre regista Heinz Ruhmann, o Le due foche, una salace comica di Weiss
Ferdl.
Tra le sue preferenze figuravano filmetti musicali o film stranieri proibiti al
pubblico tedesco.
I rapporti italo-tedeschi continuavano a migliorare, ma sempre fra qualche
incertezza a causa delle strizzatine d'occhio che Roma e Berlino, ognuno per
conto proprio, ancora rivolgevano alla Francia e alla Gran Bretagna.
Mussolini infatti aveva inviato il ministro Ciano a Londra ,ffinch vi
firmasse un accordo, chiamato gentlemen's agreemet, col quale si riconosceva
come interesse vitale degli italiani e degli inglesi il diritto di entrare nel
Mediterraneo, di uscirne e di transitarvi liberamente.
Un passo del genere non poteva non impensierire il Fuhrer, il quale per
rispondeva moltiplicando le sue cortesie nei confronti del duce e gi pensava di
invitarlo a Berlino.
La preparazione di questo evento si presentava complessa, e aveva comunque
l'obiettivo di scardinare il fastidioso gentlemen's agreement italo-inglese.
Goring, che aveva particolari rapporti di amicizia con l'Italia, fu a Roma per
tastare il polso a ussolini sul mai accantonato proposito hitleriano di
annettersi l'Austria, ma il duce non evit di confermargli la propria
contrariet.
Dovette correre ai ripari il ministro degli Esteri von Neurath, rassicurandolo
che Berlino non avrebbe mai invalidato l'accordo austro-tedesco sottoscritto con
il cancelliere Schuschnigg, a meno che gli Asburgo non fossero tornati sul
trono.
La situazione politica mondiale era fluida e imponeva alla Germania una
immediata mobilitazione bellica.
Questo si diceva in un documento segretissimo che nel giugno del '37 il ministro
della Guerra von Blomberg aveva inviato su ispirazione di Hitler ai comandanti
in capo delle tre armi.
Vi si affermava che nessuna nazione era preparata alla guerra, la Germania
poteva non temere attacchi di sorta -, tuttavia non si escludeva l'insorgere di
eventi inattesi.
Ne scaturiva l'esigenza che il Reich si tenesse pronto a cogliere ogni occasione
favorevole alla sua espansione.
Mentre sul fronte occidentale la pace poteva essere infranta da un attacco
francese a sorpresa, sul fronte orientale l'iniziativa poteva partire dalla
stessa Germania.
In questo secondo caso, per prevenire un attacco d'una coalizione nemica, la
Germania avrebbe invaso la Cecoslovacchia, non senza aver preventivamente creato

le giustificazioni, i pretesti, sia di carattere politico sia di diritto


internazionale.
Bisognava altres essere pronti a scongiurare la restaurazione della monarchia
in Austria, anche con l'impiego delle armi pur di impedire il ritorno
dall'esilio del giovane pretendente Otto d'Asburgo.
La massima attenzione andava infine rivolta all'atteggiamento dell'Inghilterra,
la quale non avrebbe esitato a intervenire magari alleandosi con la Polonia e la
Lituania.
Su questi paesi, e ovviamente sull'Inghilterra, occorreva concentrare gli sforzi
diplomatici per garantirsene la neutralit.
Pur con scarti di umore, il dittatore italiano non si mostrava insensibile alle
cortesie del collega tedesco.
Si rese coS possibile il viaggio mussoliniano in Germania che Hitler Si
augurava da tempo per superare le infelici incomprensioni avutesi durante la sua
visita a Venezia.
Le accoglienze furono preparate con scrupolo teutonico.
Per due settimane a Berlino e a Monaco numerose squadre di operai lavorarono a
innalzare monumentali colonne e archi di trionfo sormontati dalla lettera .M";
ad arredare le strade con festoni e trofei di bandiere, con fontane luminose,
aquile germaniche e svastiche commiste a fasci littori.
Il duce dell'Italia mediterranea arrivava tra le brume nibelungiche nel
settembre del '37 per far capire al mondo che l'asse RomaBerlino passava dalla
fase dell'ideazione a quella dell'attuazione.
Si univano in un solo blocco, come diceva Mario Appelius, centoquindici milioni
di cittadini per costruire una nuova Europa e sconfiggere il bolscevismo.
I due dittatori attraversavano lentamente le citt su una Mercedes scoperta,
mentre fasci di luce con i colori delle due nazioni sciabolavano il cielo.
Mussolini indossava l'uniforme di caporale d'onore della Milizia, con fez
sormontato da un'aquila immensa, decorazioni e guanti.
Hitler vestiva una disadorna divisa grigia, cinghia a tracolla, berretto a
visiera con un'aquila di piccole dimensioni; come unico ornamento portava al
braccio sinistro una fascia con la croce uncinata.
A Monaco, culla del nazismo, il duce sfil tra busti di imperatori romani
intervallati da trionfali piante di alloro.
Nel Meclemburgo assistette a interessanti manovre, ma Ciano gli mormorava
all'orecchio che dai tedeschi si sarebbe aspettato di pi.
A Essen visit gli impianti della Krupp e, di fronte a un supercannone, esclam:
Vi ammiro, Fuhrer! Lungo il tragitto dalla Baviera alla Westfalia e dalla
Westfalia a Berlino, le folle erano accorse impetuose per vederlo. Den Duce
sehen!, Vogliamo vedere il Duce, dicevano.
Mussolini viveva un'apoteosi che, come scrivevano i giornali italiani, forse
soltanto Cesare conobbe, mentre i giornali tedeschi parlavano di Hitler come di
colui che possedeva il cuore di Sigfrido, la sagacia di Bismarck, la potest di
Federico il Grande.
Nella capitale prussiana, al Campo di Maggio, nello stadio olimpico, sulla via
Triumphalis, sulla Wilhelmstrasse tre milioni di tedeschi in camicia bruna
accolsero plaudenti l'ospite italiano.
Il Fuhrer, nel rivolgergli il saluto, espresse la gioia di trovarsi al fianco
d'uno di quegli uomini solitari che non sono strumenti della storia, ma che
fanno essi stessi la storia.
Esalt la felice coincidenza di un'Italia fascista, che per merito della geniale
attivit creatrice d'un costruttore era diventata un nuovo impero, e d'una
Germania nazionalsocialista che era tornata al ruolo di potenza mondiale.
Quindi gli consegn la pi alta onorificenza tedesca, insieme a un distintivo
d'oro del partito nazista identico al suo.
Non ce n'erano altri eguali in tutta la Germania.
Il duce ringrazi ravvisando nel Fuhrer il ricostruttore dell'ordine civile,
sociale e politico tedesco, l'uomo che guida con mano fermissima la nazione
germanica verso alti destini.
Parl in tedesco con accento latino.
Disse anche che non era l soltanto nella sua qualit di capo del governo
italiano, ma soprattutto in quanto capo d'una rivoluzione nazionale per dare una
prova di solidariet aperta e netta alla rivoluzione nazista.

La visita a Potsdam lo entusiasm altamente poich di l era passato anche


Napoleone.
Poi ci fu l'adunata al Maifeld, chiamata il Raduno dei centoquindici milioni.
Ma questa manifestazione particolarmente coreografica si concluse in maniera
alquanto comica.
Un violento temporale, scoppiato all'improvviso, provoc un fuggi fuggi generale
costringendo tutti, compresi i gi ben inzuppati Hitler e Mussolini, a ripararsi
nelle loro automobili. Molta emozione e molta pioggia, fu il commento di Ciano.
Il diplomatico Filippo Anfuso, intimo del ministro degli Esteri italiano, diceva
che in quegli incontri si erano trovati di fronte due nemici ereditari essendo
l'uno un caporale italiano e l'altro un caporale tedesco, ma se si erano
conclusi favorevolmente lo si doveva a un piccolo segreto.
Il segreto consisteva nel comportamento di Hitler il quale con grande abilit
aveva fatto credere al duce di essere al centro dell'universo, di essere
popolare in Germania pi di lui stesso. Non ho mai visto Hitler cos buono come
in quei giorni diceva Anfuso. Sembrava che il Fuhrer dovesse far le consegne del
suo paese a un nuovo padrone.
A un certo punto ho temuto che se Mussolini avesse preso un raffreddore, Hitler
avrebbe ordinato di uccidere il capo del cerimoniale tedesco.
Il duce si convinse definitivamente della ineluttabilit dell'abbraccio tra
fascismo e nazismo.
Gli appariva remota una lettera che Gabriele d'Annunzio gli aveva scritto
nell'ottobre del '33 sul Fuhrer imbianchino e che egli allora aveva letto
divertendosi un mondo: Il marrano Adolfo Hitler, dalla ignobile faccia offuscata
sotto gli indelebili schizzi della tinta di calce o di colla, ond'egli aveva
zuppo il pennello, o la pennellessa, in cima alla canna o alla pertica,
divenutagli scettro di pagliaccio feroce, non senza ciuffo prolungato alle
radici del suo naso nazi.
Dall'ottobre del '37 Hitler cominci ad avere una gran fretta.
Si allarmava per ogni lieve malessere.
Nella sua immaginazione anche un banale crampo allo stomaco era l'avvisaglia
d'un cancro. Ah, se soltanto possedessi il bene della salute! Non vedr compiuta
l'opera che ho intrapreso! disse una sera ad Albert Speer.
Confidava ad altri amici di sentirsi vicino alla fine; ne accenn anche in
pubblico durante un funereo discorso ai responsabili della propaganda.
Osserv che nella sua famiglia nessuno era vissuto a lungo e che quindi doveva
accelerare il passo se voleva concedere ai tedeschi il loro sacrosanto spazio
vitale.
Gi nel '28 aveva espresso gli stessi timori: Ho compiuto trentanove anni, me ne
restano al massimo venti per adempiere alla mia missione).
Ad Amburgo durante la campagna elettorale del '32 aveva battuto sul medesimo
tasto: Non posso perdere neppure un solo anno.
Devo arrivare al pi presto l dove voglio.
Assolutamente.
Temeva anche il cretino in agguato che con un gesto inconsulto avrebbe potuto
stroncargli la vita.
Il 5 novembre del '37 fu un giorno cruciale.
Da quel momento i tedeschi cominciarono a respirare aria di guerra.
Hitler convoc segretamente alla Cancelleria i quattro maggiOri personaggi del
Reich investiti di responsabilit militari, il ministro della Guerra von
Blomberg e i comandanti in capo dell'esercito, della marina, dell'aeronautica,
Fritsch, Raeder, Goring.
Avendo esteso l'invito anche al ministro degli Esteri von Neurath, tutti
capirono, ancor prima di sentirlo parlare, che si era prossimi a una svolta
decisiva per il paese e l'Europa, a quattro anni e mezzo dall'ascesa del nazismo
al potere.
Hitler stesso drammatizz la situazione affermando in apertura di seduta che
quanto stava per dire doveva essere considerato alla stregua di un testamento
politico e spirituale qualora non fosse vissuto abbastanza per realizzare il
piano che si accingeva a esporre.
Tenne banco per quattro ore consecutive sostenendo che la difesa della comunit
razziale tedesca e il suo potenziamento erano gli obiettivi prioritari della
nazione da garantire esclusivamente con la conquista del Lebensraum, uno spazio

vitale cui la Germania aveva diritto in proporzioni ben maggiori di ogni altro
paese.
Nella esposizione del Fuhrer si rivelava quel giorno tutta intera la sua lunga
ossessione, prossima ormai a uno sbocco drammatico: fare della Germania la
nazione egemone d'un'Europa asservita e di se stesso il pi grande dei tedeschi
di tutti i secoli.
Ci non si sarebbe potuto verificare se non attraverso una guerra.
Lo disse con estrema chiarezza: per risolvere i suoi problemi la Germania non
poteva non fare uso della forza poich ogni espansione urtava contro la
resistenza dei paesi invasi. Non vi sono terre senza un padrone e l'aggressore
deve sempre vedersela con l'antico padrone che sta per essere scacciato. Aveva
lungamente meditato sulle considerazioni che andava formulando e sugli obiettivi
che indicava.
Lo spazio da conquistare non si trovava in luoghi remoti, non assumeva la
fisionomia d'una colonia in Africa o in Asia; no, la Germania doveva espandersi
oltre le sue stesse frontiere, nel cuore dell'Europa.
La guerra era inevitabile, ma perch fosse condotta senza gravi perdite per il
popolo tedesco bisognava individuare il momento in cui colpire e in quale
direzione.
Diceva che le prime conquiste si potevano ottenere senza incrociare le armi,
mostrando un po' di fermezza, contando sulla debolezza e sulle difficolt delle
altre nazioni.
Indicava come primi obiettivi l'annessione dell'Austria e l'occupazione
dell'intera Cecoslovacchia, non soltanto dei Sudeti, da realizzare fulmineamente
entro pochi mesi, non oltre il '38.
Era sicuro che la Francia e l'Inghilterra non si sarebbero mosse e che anzi
avessero gi scontato la cancellazione del popolo cco dalla faccia dell'Europa.
Forse si poteva temere una reazione del dittatore italiano sull'Anschluss, ma
per neutralizzarla sarebbe bastato assentire a sue nuove espansioni.
Ne faceva comunque un problema legato alla persona di Mussolini. Un intervento
dell'Italia in difesa dell'Austria probabile soltanto se, quando si
verificher l'annessione, il Duce sar ancora vivo disse enigmaticamente.
Aggiunse che bisognava far durare il pi a lungo possibile la guerra civile
spagnola per tener viva nel Mediterraneo la tensione fra l'Italia, la Francia e
l'Inghilterra.
Era anzi augurabile che gi nel '38 esplodesse un conflitto fra l'Italia e uno
dei due paesi, se non con entrambi.
In tal caso la Germania avrebbe appoggiato Mussolini fornendogli anche le
necessarie materie prime.
Se impegnata contro l'Italia, la Gran Bretagna non sarebbe certo intervenuta in
difesa n dell'Austria n della Cecoslovacchia.
Ingoiando queste due nazioni, il Reich avrebbe potuto disporre di frontiere
strategicamente migliori, di altre dodici divisioni per il suo esercito, di
altri dodici milioni di tedeschi buoni per la guerra, di nuove riserve di
viveri.
Si ponevano altri problemi: fino a che punto la Francia e la Gran Bretagna
avrebbero lasciato la Germania libera di agire? Come si sarebbe mossa l'Unione
Sovietica? L'Inghilterra non era cos imbattibile come si credeva, disse Hitler.
Quindi ne elenc i punti deboli: dall'Irlanda all'India; dalla rivalit con
l'Italia nel Mediterraneo nonostante il gentlemen's agreement, a quella col
Giappone nei mari dell'Estremo Oriente.
La Francia non era in condizioni migliori, e difatti se non aveva preoccupazioni
sul piano internazionale, mostrava all'interno un assetto politico nient'affatto
stabile.
L'obiettivo del Lebensraum non appariva irraggiungibile a Hitler, purch la
guerra non si fosse scatenata oltre il 1943 o il 1945.
Si poteva gettare l'Europa nel caos anche prima, qualora se ne fosse presentata
l'occasione favorevole.
Nel '43 o al massimo nel '45, argomentava Hitler, l'armamento tedesco avrebbe
raggiunto il pi alto livello di preparazione, dopo di che le armi avrebbero
cominciato a invecchiare.

Quanto al segreto delle moderne armi speciali, non sarebbe stato possibile
mantenerlo per sempre, e del resto pi il tempo passava pi si consentiva al
nemico di armarsi.
La volont di guerra di Hitler, che si rivel in tutta la sua drammaticit in
quel freddo pomeriggio autunnale, non era certo una cosa nuova.
Bastava leggere il Mein Kampf per rendersene conto, ma ora essa prendeva corpo
in una precisa strategia che sgoment i capi militari riuniti alla
Wilhelmstrasse di Berlino.
Essi capirono che nella mente del loro Fuhrer, quel 5 novembre segnava
l'ingresso in un clima di guerra, sebbene non si fosse ancora individuata la
tattica da seguire.
I capi militari osarono contrapporsi con fermezza alla terrificante esposizione
di Hitler, ponendo in rilievo come la Germania non fosse in grado di affrontare
il rischio d'una guerra con la Francia e l'Inghilterra e come le sue stesse
difese sulle frontiere fossero troppo deboli.
Nei giorni immediatamente successivi a questa riunione Blomberg, Fritsch e
Neurath si consultarono fra loro per studiare il modo di ricondurre il Fuhrer
alla ragione.
Tutto si svolgeva in gran segreto, mentre Hitler proseguiva imperterrito
nell'attuazione dei suoi piani, tanto che il 6 novembre, cio all'indomani della
riunione alla Wilhelmstrasse, si pot estendere all'Italia il patto antiComintern che la Germania aveva l'anno prima firmato col Giappone.
L'alleanza impegnava apertamente i contraenti a battersi contro l'attivit
disgregatrice dell'Internazionale comunista, detta Comintern, che rappresentava
i partiti comunisti nel mondo; segretamente li obbligava a intervenire l'uno in
soccorso dell'altro per respingere eventuali attacchi sovietici.
L'adesione di Mussolini al patto fu sottoscritta a Roma dove non si sapeva nulla
di quanto si era detto alla Wilhelmstrasse di Berlino, e non ne sapeva nulla
neppure Ribbentrop che era arrivato nella capitale italiana per la cerimonia
della firma.
Galeazzo Ciano non mancava per di osservare che i tre su una medesima strada
che forse li avrebbe portati al combattimento.
Ribbentrop, scavalcando l'ambasciatore tedesco a Roma von Hassell verde dalla
bile, aveva anche sondato Mussolini sulla questione austriaca, e il duce, per la
prima volta possibilista, aveva detto: Lasciamo che le cose seguano il loro
corso.
A Berlino la ristrettissima cerchia di esponenti nazisti, quella che aveva
partecipato alla riunione del 5 novembre, era ancora e sempre in ambasce.
Le consultazioni segretissime fra Blomberg, Fritsch e Neurath continuavano.
Anzi Neurath, profondamente impressionato dai programmi di guerra esposti dal
Fuhrer, fu colpito da due attacchi cardiaci, e solo per miracolo pot salvarsi
dalla morte.
Il comandante in capo dell'esercito von Fritsch chiese e ottenne di parlare con
Hitler, il quale invece rifiut di ricevere il ministro degli Esteri Neurath col
pretesto di dover partire per Berchtesgaden.
Con Goring il Fuhrer si era sfogato per la lentezza con cui procedeva la
preparazione delle forze armate.
Non si limitava a definire prudenti e attendisti gli uomini cui aveva affidato
il grave compito di riarmare a ritmo accelerato la Germania, ma vedeva in loro i
rappresentanti d'un antico mondo di conservatori, di generali aristocratici che
a lui, piccolo caporale boemo, non erano mai piaciuti.
Diceva che soprattutto il ministero degli Esteri pullulava di dinosauri, di
strani mostri antidiluviani, di incartapecoriti diplomatici vecchia maniera.
Egli aveva bisogno dovunque di uomini nuovi, di rivoluzionari pronti a correre
ogni rischio al suo fianco per fare grande la Germania.
Non gli servivano individui come il ministro della Guerra von Blomberg che, lo
ricordava ancora, si era macchiato di tradimento e di codardia nel predisporre
il piano di ritirata dalla Renania, soggiogato dal timore d'una reazione
francese.
Eppure Blomberg gli era il pi vicino fra i generali.
Schernendolo, i colleghi lo chiamavano Gummi-Lovve, leone di gomma, o il
Sergente maggiore della Hitlerugend, che era il titolo d'un film di propaganda
nazista.

Hitler attendeva il momento propizio per liberarsi di Blomberg, e come sempre


gli and incontro la fortuna.
In quei giorni il generale, sessantenne e vedovo da qualche tempo, aveva deciso
di risposarsi.
All'uopo aveva scelto una delle sue segretarie stenografe, Erna Gruhn, di cui si
vociferava come d'una sua amante segreta.
Nel matrimonio non c'era nulla di male, e difatti sia Goring sia lo stesso
Hitler furono testimoni alle nozze, a met gennaio del '38.
Ma ecco che al ministero della Guerra cominciarono a squillare i telefoni.
A chiamare erano alcune donnine allegre che dai locali notturni ringraziavano
questo o quel generalone per aver immesso una loro collega nella casta chiusa
dell'aristocrazia militare prussiana.
Si apr un'inchiesta, e dall'archivio della polizia di Berlino spunt, non certo
casualmente, un dossier in cui si rivelava come la nuova Frau Blomberg avesse
avuto trascorsi tanto scandalosi da attirare l'attenzione della Buoncostume.
Quali erano mai questi trascorsi? Il fascicolo faceva luce su di essi fin nei
minuti particolari, e si seppe che Erna era schedata come prostituta, che era
stata istruita in un cosiddetto salone per massaggi di cui la madre era la
tenutaria e che, ovviamente, aveva posato per foto pornografiche subendo perfino
una condanna.
Il Fuhrer era ancora a Berchtesgaden.
Al suo ritorno Goring, che sperava di strappare a Blomberg la carica di capo
supremo della Wehrmacht, si prese la briga di consegnargli l'infamante rapporto.
Hitler and su tutte le furie, mentre il generale, pronto a un immediato
divorzio e alle dimissioni, si diceva vittima d'un complotto.
Per una cos grave colpa, non bastavano n il divorzio n le dimissioni.
Ci voleva la destituzione, e Hitler non ci stette a pensare un attimo per
decretarla.
Qualcuno diceva che Adolf aveva dimenticato i giorni in cui egli stesso ritraeva
in atteggiamenti sconci sulla tela la nipotina-amante Geli.
Altri erano convinti che il dossier anti-Erna Gruhn fosse opera della polizia di
Himmler.
A Blomberg, che era volato a Berlino nel tentativo di discolparsi, non rimase
altra scelta che tornarsene da privato cittadino tra le braccia della giovane
moglie.
Erna gli aveva provocato tanti guai, ma ora lo aspettava a Capri per proseguire
la luna di miele cos drammaticamente interrotta.
La vicinanza di Erna gli imped di uccidersi quando un ufficiale di marina, che
lo aveva raggiunto a Capri, gli consegn per ordine superiore una pistola gi
col proiettile in canna.
Non soltanto Goring aspirava alla successione di Blomberg, ma anche Werner
Fritsch.
Nessuno dei due raggiunse il suo scopo.
Goring, come zuccherino, ebbe la promozione a feldmaresciallo, mentre su
Fritsch, che continuava ad avanzare obiezioni sui piani di guerra hitleriani, si
abbatt la stessa sorte di Blomberg.
Anche ai suoi danni Himmler aveva preparato un fascicolo di polizia dal quale
risultavano trascorsi ignominiosi, e ancora una volta fu Goring a consegnare il
dossier al Fuhrer.
Esso conteneva le schiaccianti prove" raccolte dal servizio di sicurezza, SD,
che rappresentavano come un volgare omosessuale il barone Werner von Fritsch,
generale e comandante in capo della Reichswehr.
Alla lettura del fascicolo, Hitler diede in escandescenze dicendo che chi era
soltanto sfiorato da cos infamanti sospetti doveva essere immediatamente
scacciato dall'esercito.
Tuttavia accett di sentire che cosa l'imputato avesse mai da dire in sua
difesa.
Nel tardo pomeriggio del 25 gennaio ricevette il generale nella biblioteca della
Cancelleria, presenti Goring e Himmler.
Subito Fritsch, giurando sul proprio onore di ufficiale, disse che le accuse
erano sordidamente calunniose e infondate.
A quel punto Himmler fece entrare nella sala un individuo dall'aria sinistra,
tale Hans Schmidt, che si presentava in veste di accusatore.

Schmidt era ignoto a Fritsch, ma ben noto alla polizia avendo trascorso alcuni
anni in galera con l'accusa di aver ricattato omosessuali danarosi.
Alle domande di Himrnler rispose affermando di essere in contatto con il barone
Fritsch da tre anni, e di averlo sorpreso una prima volta nei pressi della
stazione ferroviaria di Potsdam intento a pratiche innominabili con un figuro,
noto nell'ambiente degli omosessuali come ..Joe il bavarese.
Da allora, aggiunse Schmidt, il generale gli versava regolarmente una somma per
garantirsene il silenzio.
Durante il racconto di Schmidt, von Fritsch si era chiuso in un mutismo
inorridito, in tutta la nobilt delle sue antiche origini sassoni.
Quando per il Fuhrer gli chiese di dimettersi, egli rispose con un netto
diniego osservando che semmai avrebbe accettato il giudizio d'una corte d'onore
militare.
Quella era proprio la soluzione che si intendeva evitare perch da un'inchiesta
sarebbe potuta emergere la pretestuosit dell'accusa, e Hitler per l'intanto lo
sped in licenza illimitata.
Senza perdere tempo Fritsch oper in maniera tale da far scattare una pi seria
indagine sul suo caso.
Fin dalle prime battute dell'inchiesta apparve chiaro che l'alto ufficiale
ricattato da Schmidt non era von Fritsch ma un suo quasi omonimo, un certo
Frisch, sconosciuto capitano di cavalleria gi in pensione.
Al ricattatore non rimase che confessare di essere stato costretto a mentire
dalla Gestapo con una minaccia di morte, e alla morte del resto non sfugg a
causa della vendetta di Himmler.
La vecchia guardia dell'esercito prussiano ritenne che, in seguito allo
smascheramento di Himmler, stesse per approssimarsi la crisi delle non amate SS.
Si poteva prevedere che Hitler se ne sarebbe liberato cos come aveva fatto con
le SA.
Emergeva tuttavia il pericolo rappresentato dagli incontenibili propositi
bellici illustrati dal Fuhrer.
Forse non c'era altro da fare che tentare di rovesciarlo.
Questo pensavano le alte sfere dell'esercito, e cominciarono a circolare voci di
un putsch militare antihitleriano in coincidenza con il discorso che il Fuhrer
avrebbe pronunciato al Reichstag il 30 gennaio, quinto anniversario della presa
del potere.
Le mormorazioni giunsero all'orecchio di Hitler il quale rinvi sine die la
cerimonia celebrativa.
Nel frattempo riacciuffava le redini della situazione, e a ci aveva
indirettamente contribuito lo stesso Fritsch.
Nella difesa della sua onorabilit il barone si era comportato con fermezza, ma
non volle spingersi oltre sul terreno politico e fu anche la sua remissivit a
far abortire l'idea del colpo di mano antihitleriano che si era affacciata negli
ambienti del generale Ludwig Beck, capo di Stato maggiore dell'esercito.
Ancora una volta il fattore sorpresa si rivelava decisivo nella strategia del
Fuhrer.
Il 4 febbraio egli convocava il gabinetto e dopo un'interminabile seduta,
intorno alla mezzanotte, la radio trasmetteva il testo d'un decreto sottoscritto
da lui stesso e che diceva: Da questo momento, io Adolf Hitler, Fuhrer e
cancelliere del Reich, assumo personalmente il comando di tutte le forze armate.
La Germania veniva a trovarsi davanti a una svolta d'incalcolabile rilevanza,
determinata dalla decisione del dittatore di avocare a s le funzioni del
deposto Blomberg e di abolire il ministero della Guerra, cos da non avere pi
nessuno tra i piedi.
In luogo di quel dicastero istitu l'Oberkommando der Wehrrmacht, l'Alto comando
di tutte le forze armate esercito, marina, aviazione, e lo pose alle dipendenze
del generale Wilhelm Keitel, il quale, essendo a lui fedelissimo, si sarebbe in
pratica accontentato di svolgere il ruolo di suo capo di Stato maggiore.
Hitler lo convoc alla Wilhelmstrasse, ma lo volle in borghese.
Alla presenza di Keitel recit una delle sue scene altamente melodrammatiche in
cui era maestro. Lei, generale, gli disse prendendogli calorosamente le mani
<sar il mio unico fiduciario e consigliere nel comando della Wehrmacht che
assumo personalmente.

La guida unitaria e compatta della Wehrmacht per me la cosa pi sacra. Doveva


ora completare il piano che gli consentisse di esercitare da signore assoluto il
dominio sulle forze armate germaniche.
Si affrett a farlo nominando al posto di comandante in capo dell'esercito,
ch'era stato di Fritsch, un altro suo fedelissimo, Walther von Brauchitsch, il
quale, come lui, intendeva asservire totalmente la Reichswehr al nazismo.
Nella ventata di moralismo pretestuoso che aveva travolto Blomberg e Fritsch, lo
stesso generale Brauchitsch aveva rischiato di soccombere, sempre per una storia
di sesso.
Anche Brauchitsch era implicato in un divorzio, e gli era stato possibile
ottenerlo senza scandalo soltanto perch la sua nuova donna, come disse
l'ambasciatore tedesco a Roma Ulrich von Hassell, era una nazista arrabbiata al
duecento per cento.
Il piano di assoluto dominio hitleriano sulle forze armate non era ancora
completo.
All'accaparramento personale delle pi alte cariche militari dello Stato, il
Fuhrer fece seguire una vasta epurazione, una vera e propria purga ai vertici
delle tre armi sostituendo sedici fra i pi influenti generali e trasferendone
altri quarantaquattro che non erano di suo gusto.
Egli non aveva alcuna stima per la vecchia guardia militare che lo aveva s
sostenuto nell'ascesa al potere, ma che non gli si era mai completamente
asservita.
Spesso quando parlava di loro, Hitler li appellava duramente con l'epiteto di
codardi.
Tutta questa operazione di repulisti, chiamata il 30 giugno incruento del regime
rispetto alla sanguinosa eliminazione di Rohm e seguaci si arricch pure di un
terremoto nelle ambasciate.
Fu allontanato il ministro degli Esteri Neurath cui successe l'ambasciatore a
Londra von Ribbentrop, e furono scacciati da Roma, Vienna e Tokyo gli
ambasciatori von Hassell, von Papen e von Dirksen.
Nell'operazione 30 giugno incruento rientr anche il riassestamento degli
incarichi economici, sempre con l'obiettivo di far avanzare gli esponenti
nazisti di sicura fede Hitler intendeva fare un'eccezione per il mago della
finanza Hjalmar Schacht, e cerc di convincerlo a restare, in un burrascoso
colloquio al Berghof.
Il finanziere si dimostr fermo nel diniego, essendo troppo forte il contrasto
con Goring.
Abbandon il ministero dell'Economia mantenendo soltanto un incarico di ministro
senza portafoglio e accingendosi a lasciare anche la presidenza della
Reichsbank.
Da tempo era in corso uno scontro fra lui e Goring, il responsabile del piano
quadriennale impegnato a rendere la Germania autosufficiente a partire dal
settembre del '36.
Schacht disprezzava l'assoluta ignoranza di Goring in materia di economia, e
riteneva che si dovesse porre un freno al riarmo selvaggio che provocava gravi
dissesti nella vita della nazione.
Ma lo strapotere del feldmaresciallo ebbe la meglio, anche perch egli sapeva
come farsi sostenere dagli industriali cui affidava considerevoli commesse
belliche.
L'interim dell'Economia fu cos per alcuni mesi nelle mani di Goring fino alla
nomina di Walther Funk, con trascorsi di giornalista alla Berliner Borsen
Zeitung, che accett di mettersi alle dipendenze del feldmaresciallo su cui
gravava la responsabilit del piano quadriennale.
Prima di presentarsi al Reichstag per la celebrazione del quinto anniversario
dell'ascesa al potere, Hitler mise a punto la riforma degli organismi di governo
con l'istituzione d'un Consiglio segreto di gabinetto, Geheimer Kabinettsrat,
altisonante nella denominazione ma assolutamente privo di importanza.
Ora il Fuhrer poteva parlare ai SUOI deputati-fantasma. Nel Reich disse con
orgoglio ogni cosa reca il segno del nazionalsocialismo.
In cinque anni di duro lavoro, il partito ha fondato lo Stato
nazionalsocialista, ha creato una struttura perfetta che assicura alla Germania
un'eterna indipendenza.

La migliore garanzia per la rivoluzione nazionalsocialista la padronanza che


il partito esercita su ogni istituzione del Reich, sulla sua politica interna ed
estera.
Lo Stato non ha nulla da temere perch la lla Wehrmacht totalmente
nazionalsocialista. Hitler si sentiva pronto a compiere un'azione risolutiva,
con l'acquiescenza di Mussolini, con la pavidit dei governanti inglesi e
francesi.
L'azione si chiamava Anschluss, e il Fuhrer avvertiva di poterla impersonare con
forza prodigiosa essendo nato sul confine austro-germanico, come egli stesso
aveva messo in rilievo fin dalle prime righe del Mein Kampf.
Avevano qualche possibilit di opporglisi i pochi avversari della progettata
unificazione fra due popoli accomunati dalla stessa lingua? I rapporti fra il
Reich e l'Austria, nonostante gli accordi di due anni prima, erano sempre molto
tesi; anzi erano peggiorati con l'affermarsi dell'asse Roma-Berlino.
Mussolini diceva a Ciano di essere ormai favorevole alla nazificazione
dell'Austria e che, se questa nazione intendeva davvero dare una prova
d'indipendenza, avrebbe dovuto aderire al patto anti-Comintern.
Ciano di rincalzo osservava che il pollastro austriaco stava per cadere nella
pentola tedesca.
Il premier inglese Chamberlain non si mostrava meno indifferente alla sorte dell
Austria, tanto che Schuschnigg non era riuscito ad attrarlo dalla sua parte.
Infine in Austria i filonazisti facevano esplodere bombe e organizzavano
attentati.
Con quanta efficacia Schuschnigg, che come Dollfuss aveva imposto all'Austria
una dittatura clerico-fascista, era alla ricerca d'una strada per conservare al
suo paese l'indipendenza? Emergeva l'esigenza d'incontrarsi ancora una volta con
colui che la minacciava, e siccome proprio in quei giorni Hitler lo invitava a
recarsi nel suo ritiro di Berchtesgaden per un franco colloquio, egli decise di
non rifiutarvisi.
In un abboccamento con von Papen, temporaneamente tornato a Vienna, il
cancelliere austriaco prima di partire alla volta della Baviera poneva alcune
condizioni sulla conferma degli accordi sottoscritti nel '36; il Fuhrer le
accettava gi sapendo che non le avrebbe rispettate.
Von Schuschnigg arriv a Berchtesgaden la mattina del 12 febbraio.
La giornata era gelida.
Hitler gli fece l'onore di accoglierlo sugli scalini di accesso al Berghof, pur
ostentando un'espressione accigliata che non prometteva nulla di buono.
L'ospite, che dovette sottostare alla rituale illustrazione della finestra in
bilico sul mondo, si sent in obbligo di elogiare la bellezza del panorama
sull'Obersalzberg.
E il Fuhrer di rimando disse: E di fronte a questo maestoso panorama che io
elaboro la mia politica.
Poi, con uno scarto d'umore, quasi aggred Schuschnigg esclamando: Ma lei non
venuto qui per parlarmi del panorama!.
Il cancelliere austriaco non fece in tempo a riprendersi dalla sorpresa che
Hitler diede l'avvio a una violenta intemerata.
Senza guardarlo, fissando i picchi innevati, disse che da tempo immemorabile
l'Austria perpetrava un sistematico tradimento ai danni del popolo tedesco e che
egli era deciso a troncare questo assurdo storico. Mi ascolti bene, Herr
Schuschnigg.
Io ho una missione storica da compiere cui sono stato chiamato dalla
Provvidenza.
Il Reich tedesco una grande potenza, e nessuno potr fermarlo quando decider
di mettere ordine ai suoi confini. D'altronde, aggiunse, l'Austria non poteva
pi contare su coloro che per anni si erano prodigati in suo favore, n
sull'Inghilterra n sulla Francia e tanto meno sull'Italia legata alla Germania
da nuovi vincoli di amicizia.
Lo minacciava.
Lo avvertiva di guardarsi bene dal mettergli i bastoni fra le ruote, perch
allora s che se ne sarebbero viste delle belle.
Diceva di aver dovuto imboccare la strada pi dura, ma di aver realizzato quanto
di pi grande un tedesco avesse mai compiuto in tanti secoli di storia. Non con
la violenza, soggiunse ma perch sono sostenuto dall'amore del mio popolo. Lo

credo, Herr Reichskanzler rispose Schuschnigg che cerc di arrestarne l'irruenza


deviando la conversazione sul piano storico. Non trascurabile disse il
contributo dell'Austria alla storia tedesca... Ma il Fuhrer lo interruppe con un
urlo: E un contributo nullo! L'Austria ha sempre sabotato ogni idea nazionale,
come dimostra il comportamento degli Asburgo e della Chiesa cattolica.
E l'ospite, timidamente: Non possiamo per ignorare il contributo di
Beethoven.... Per quanto mi risulta, ribatt Hitler Beethoven nacque nella Bassa
Renania. Schuschnigg cerc di replicare: E un austriaco d'elezione, come altri.
Ma il Fuhrer riprese a parlare di politica: Chi non collabora travolto.
Che senso hanno le piccole, ridicole barricate da voi erette alla frontiera!.
Schuschnigg cerc di negare, e Hitler, togliendogli la parola, incalz:
Manderemo un battaglione di genieri tedeschi ad abbatterle.
Voi non riuscirete a spostare neppure una pietra senza che io lo sappia.
Non penserete mica di potermi fermare! Al seguito delle truppe arriverebbero in
Austria le SA, e neppure io potrei arrestare la loro giusta vendetta.
Volete fare dell'Austria una seconda Spagna? Io vorrei evitarlo.
Perci o troviamo una soluzione o le cose andranno per il loro verso fatale.
Lei deve darmi una risposta entro questo pomeriggio.
In realt il cancelliere austriaco ancora non sapeva che cosa volessero da lui,
sebbene potesse immaginarlo.
E Hitler, per tenerlo sulla corda, gli disse che ne avrebbero parlato nel
pomeriggio.
Allo sbigottito Schuschnigg, dopo essere stato cos violentemente investito da
un profluvio di arcigne e sgarbate parole, non parve vero che il corrucciato
dittatore lo invitasse amabilmente a prendere posto a tavola per il pranzo,
durante il quale si comport da padrone di casa ineccepibile.
Tuttavia non gli consent di fumare.
Parlava ancora sempre e soltanto lui, ma almeno parlava di cavalli e di
urbanistica.
Si vantava dei grattacieli che si accingeva a costruire, preannunciando che
sarebbero stati pi alti e pi belli di quelli americani.
Erano ospiti del Fuhrer anche Ribbentrop, in veste di nuovo ministro degli
Esteri, von Papen e, in maniera significativamente minacciosa, il generale
Keitel che era alla testa dell'Oberkommando der Wehrmacht.
Fra il pranzo e la ripresa pomeridiana dei colloqui, Ribbentrop present a
Schuschnigg due cartelline in cui alfine si enumeravano le richieste del Fuhrer
da tradurre subito in pratica.
Si ripeteva al governo austriaco la nota richiesta di emanare un'amnistia a
favore dei nazisti in carcere e in pi si reclamava la nomina a ministri di
alcuni esponenti del movimento dei nazisti austriaci.
Al loro capo e uomo di fiducia di Hitler in Austria, l'avvocato viennese Arthur
Seyss-Inquart, doveva essere affidato il ministero degli Interni, mentre la
Guerra e le Finanze dovevano andare al generale Glaise-Horstenau e all'avvocato
Fischbock, con l'obiettivo di procedere a un'assimilazione dei sistemi fra i due
paesi.
Tutto ci non comportava semplicemente una legittimazione del movimento nazista
in Austria, ma anche una resa a discrezione del governo di Schuschnigg al diktat
hitleriano.
All'inizio del round pomeridiano ancora un'amara sorpresa attendeva il
cancelliere austriaco, il quale si sent di punto in bianco dire da Hitler con
indifferenza, come fosse un'ovvia formalit: Voi, naturalmente, siete disposto a
firmare un impegno scritto.
Schuschnigg tergiversava, ma senza vigore; il Fuhrer guardava al di l della
vetrata.
Improvvisamente prese a camminare su e gi nel salone.
Quindi si ferm e disse: Queste sono le mie richieste.
Non le cambio.
O le accettate subito o dar ordine alla Reichswehr di marciare sull'Austria.
Schuschnigg osserv come non fosse in grado di sottoscrivere simili impegni che
la Costituzione del suo paese attribuiva al presidente della repubblica.
Hitler allora raggiunse precipitosamente la porta, la apr e, mentre invitava
l'ospite a uscire, chiam a gran voce il generale Keitel. Ordini, mein Fuhrer?

chiese il generale. No, rispose Hitler si sieda qui con me, e diede in una gran
risata.
Era una messa in scena per intimorire ulteriormente l'ospite che in una stanza
appartata gi vedeva l'Austria invasa dalle truppe germaniche.
Dopo una lunga attesa fu nuovamente introdotto alla presenza del Fuhrer. Voglio
farvi una concessione disse il dittatore. E la prima volta che torno sui miei
passi.
Vi do tre giorni di tempo per attuare quanto abbiamo concordato oggi.
Schuschnigg, pensando di scongiurare il pericolo dell'invasione, firm la carta
che gli mettevano sotto gli occhi.
Il Fuhrer torn ad essere amabile e lo preg di rimanere a cena, ma il
cancelliere, prostrato, prefer non accettare l'invito.
Fu accompagnato alla vicina frontiera da von Papen che lungo il tragitto lo
rassicurava dicendogli: Non si preoccupi.
Il Fuhrer fatto cos, ma, come lei ha visto, sa anche essere
straordinariamente cordiale.
Il presidente della repubblica austriaca Wilhelm Miklas, miope e pavido, si
mostr ancor pi arrendevole del suo cancelliere.
Accett tutte le imposizioni germaniche, pur cercando di opporsi alla nomina di
Seyss-Inquart a ministro.
Ma le voci di preparativi militari della Reichswehr alla frontiera lo fecero
capitolare.
Egli d'altronde nutriva stima per l'avvocato viennese come uomo perch andava a
messa tutte le domeniche.
Il 20 febbraio a Berlino si tenne quella riunione del Reichstag che si sarebbe
dovuta svolgere alla fine del mese precedente, ma che Hitler aveva rinviata
perch intento a rimaneggiare il vertice militare. Alle nostre frontiere disse
nel suo discorso premono dieci milioni di tedeschi a pieno titolo che vivono in
Austria e nei Sudeti.
Essi hanno diritto all'autodeterminazione; per noi doveroso proteggere questi
fratelli e garantire loro la libert di sentirsi spiritualmente e politicamente
tedeschi. A Vienna parl Schuschnigg.
Dalla tribuna del Bundestag austriaco, ma simile all'addomesticato Reichstag
germanico perch anch'esso espressione d'un partito unico, si mostr pi
coraggioso che nei colloqui con Hitler a Berchtesgaden.
Disse che non avrebbe fatto altre concessioni alla Germania e che avrebbe
fermamente difeso l'indipendenza della nazione austriaca.
Richiamandosi ai colori della bandiera d'Austria, esclam: Rosso-biancorosso,
fino alla morte!.
In realt il suo era un requiem.
Difatti von Papen telegraf a Berlino dicendo di non dare troppa importanza a
quel discorso.
A suo avviso Schuschnigg lo aveva pronunciato solo per ragioni interne, per
restare in sella nonostante tutto.
Durante la trasmissione radiofonica del discorso di Schuschnigg i nazisti
austriaci operavano alacremente.
Squadre di Camicie brune provocarono un tumulto in Stiria; dal pennone del
municipio di Graz ammainarono la bandiera rossa con la striscia bianca e
innalzarono un drappo con la svastica.
In ci tollerate e anche incoraggiate dalla polizia ormai nelle mani di SeyssInquart, il quale era gi corso a Berlino per prendere ordini personalmente dal
Fuhrer.
In Austria la situazione precipitava e l'economia sub il primo contraccolpo.
In molti, sia i cittadini austriaci sia i clienti stranieri, ritirarono i
depositi dalle banche, mentre i turisti esteri cancellavano le prenotazioni
negli alberghi o per timore delle sommosse o in odio al nazismo.
Arturo Toscanini, che viveva in esilio a New York da quando aveva rifiutato di
dirigere l'inno fascista Giovinezza al Comunale di Bologna, annunci che
quell'estate non avrebbe partecipato al Festival di Salisburgo.
Dall'esilio belga il pretendente al trono Otto d'Asburgo scrisse a Schuschnigg
scongiurandolo di affidargli la carica di cancelliere se questo poteva evitare
la fine dell'indipendenza austriaca.

Schuschnigg, che cercava il sostegno della classe operaia, permise la


ricostituzione del disciolto partito socialdemocratico.
Ma era tardi.
Disperato, il cancelliere austriaco tentava in extremis altre strade.
Accolse un suggerimento francese e l'8 marzo indisse un plebiscito, che doveva
tenersi il giorno 13, domenica, per chiedere al popolo austriaco se voleva o no
l'annessione alla Germania, certo di averlo dalla sua parte.
Mussolini si mostrava sensibile alla sorte dell'Austria, e gli faceva
sollecitamente sapere, attraverso l'addetto militare austriaco a Roma colonnello
Liebitzky, che considerava il plebiscito un errore.
Anche Ciano diceva che quell'impresa era una bomba destinata a esplodere nelle
mani di Schuschnigg.
Ma il cancelliere austriaco conferm il suo proposito, sito, e non l'avesse mai
fatto, perch la reazione di Hitler al suo passo fu tra le pi rabbiose, come
del resto c'e ra da attendersi. Invaderemo l'Austria disse il Fuhrer e lo faremo
entro il 13 marzo. Schuschnigg, che vedeva nel plebiscito il suo asso nella
manica, fu ricondotto alla realt da una telefonata del capo della polizia, il
quale, all'alba del l'11 marzo, gli comunicava un movimento di truppe tedesche
al confine salisburghese.
Dopo aver ascoltato, come sempre, la messa mattutina nella cattedrale di Santo
Stefano, il cancelliere si rec nel suo ufficio al Ballhausplatz per disporre le
prime misure di difesa.
Ben presto i ministri Seyss-Inquart e Glaise-Horstenau, in contatto con Hitler,
gli comunicarono che il Fuhrer gli chiedeva di sospendere la consultazione
popolare.
Constatata l'impossibilit di organizzare una resistenza, il cancelliere accett
l'imposizione.
Questa non era ancora l'ultima richiesta del dittatore, il quale pretendeva che
Schuschnigg si dimettesse immediatamente cedendo la carica a Seyss-Inquart.
Ci avveniva mentre il pretendente alla Cancelleria riceveva a sua volta un
ordine da Berlino: inviare al Fuhrer quel telegramma che sapeva, non appena si
fosse impossessato del potere.
Quel telegramma era l'elemento-chiave d'un artificio la cui realizzazione era
affidata a un agente speciale di Hitler, Wilhelm Keppler, il quale, arrivando a
Vienna, aveva consegnato a Seyss-Inquart il testo d'un dispaccio in cui si
invocava il Fuhrer a inviare in Austria aiuti militari germanici per
fronteggiare gravi disordini di piazza.
Ma di disordini non c'era traccia, oltre il caos indescrivibile che regnava
negli uffici della Cancelleria viennese.
I nazisti di Seyss avevano occupato l'edificio, mentre Schuschnigg urlava
disperatamente al telefono cercando di mettersi in contatto con Mussolini.
Dal ministero degli Esteri italiano non arrivava che una risposta desolante:
Roma non poteva fornire alcun consiglio.
Schuschnigg si dimise, e parl alla radio con un groppo alla gola, mentre le
strade della citt erano in mano a repar ti delle SA e delle SS austriache in
uniforme: Davanti al mondo io affermo che le notizie propalate in Germania su
disordini in Austria provocati da operai, su spargimenti di sangue e sulla
impossibilit per il governo di tenere sotto controllo la situazione sono pura
menzogna, dall'A alla Zeta.
A nome del presidente Miklas annuncio che cediamo alla forza per evitare uno
scorrimento di sangue.
Io lascio il mio popolo con un augurio che sgorga dal profondo del cuore: Dio
protegga l'Austria!.
Miklas per rifiutava le dimissioni di Schuschnigg, non volendo nominare
cancelliere Seyss-Inquart; n intendeva presentare le proprie, sebbene da
Berlino, a mille chilometri di distanza, il feldmaresciallo Goring, il pi
glaciale fra i protagonisti di questa tragica vicenda, mentre Hitler era il pi
esagitato, minacciasse l'immediata invasione dell'Austria.
L'invasione sarebbe stata fermata solo all'atto della nomina di Seyss a
cancelliere.
Goring apprendeva che Miklas teneva duro, e se ne usc con una delle sue salaci
battute: Be', un uomo che ha messo al mondo quattordici figli, deve pur tenere
duro!.

La fermezza di Miklas impediva a Seyss-Inquart d'impossessarsi del potere e di


inviare al Fuhrer il tanto atteso telegramma con la richiesta d'intervento per
salvare l'Austria dal caos.
Come succedeva quando un suo comando non veniva immediatamente e scrupolosamente
eseguito, anche quel pomeriggio Hitler cadde in uno stato di agitazione
parossistica.
Chiedeva in continuazione se il telegramma fosse arrivato.
E siccome non arrivava, alle 20,45 si decise a dare l'ordine di attraversare i
confini austriaci.
Un documento che giustificasse l'invasione era per egualmente necessario.
Schuschnigg aveva rassegnato le dimissioni, e questo bastava per dar modo ai
nazisti, ignorando la resistenza di Miklas, di procedere con protervia alla
nomina d'un governo provvisorio la cui presidenza veniva assunta dal ministro
degli Interni ancora in carica Seysslnquart.
Nulla vietava ai loro occhi che l'appello, se non poteva essere telegrafato da
Seyss in veste di nuovo cancelliere, ne recasse la firma in quanto capo del
governo provvisorio.
Hitler aveva dato l'ordine d'invadere l'Austria, e tre minuti dopo Goring
dettava all'agente speciale Keppler il testo del nuovo messaggio che Seyss
doveva immediatamente telegrafare al Fuhrer: Il governo provvisorio austriaco,
dopo le dimissioni di Schuschnigg, ritiene suo compito ristabilire in Austria la
calma.
Chiede perci al governo germanico di aiutarlo a impedire ulteriori spargimenti
di sangue inviando al pi presto le sue truppe.
Goring, che considerava il telegramma un inutile cavillo, non appena ebbe finito
di dettare queste righe, soggiunse: Be', non c' nemmeno bisogno che Seyss mandi
il telegramma.
Dica soltanto di essere d'accordo.
Attendo conferma.
Goring dovette aspettare la conferma pi di quanto immaginasse, perch anche lo
stesso Seyss cercava alfine di impedire che le truppe germaniche invadessero
l'Austria.
Per il momento, diceva, poteva bastare che il paese fosse nelle mani d'un
governo nazista.
Ma Hitler non ascolt ragioni, e fu l'Anschluss.
Per l'accavallarsi degli eventi e per la precipitazione del dittatore,
impaziente di scendere in campo, non si era potuto approntare uno specifico
piano d'intervento.
Si dovette riparare alla deficienza rispolverando un vecchio progetto, noto
sotto il nome in codice di Operazione Otto, destinato a sventare un eventuale,
ma in realt fantasioso, tentativo di restaurazione monarchica a opera del
giovane pretendente al trono Otto d'Asburgo.
Cos, alle prime ore del giorno 11 il Fuhrer poteva diramare un piano
segretissimo d'azione: 1) Qualora altre misure si rivelassero inefficaci, mi
propongo di far invadere l'Austria dalle forze armate per instaurarvi un regime
costituzionale e impedire nuove offese alla popolazione filogermanica; 2) Io
stesso diriger le operazioni; 3) Non oltre le ore 12 del 12 marzo i reparti
dell'esercito e dell'aeronautica distaccati per questa impresa devono essere
pronti all'invasione; 4) Le truppe, con il loro comportamento, devono dare
l'impressione che la nostra non una guerra condotta contro i fratelli
austriaci.
Si eviti qualsiasi provocazione, ma ogni resistenza sia infranta spietatamente
con le armi.
La direzione delle operazioni era affidata al generale Alfred Jodl, il quale
eman alcune particolari disposizioni, a loro volta segretissime: 1) Se in
Austria si incontreranno truppe cecoslovacche o unit della milizia austriaca,
Heimwehr, dovranno essere considerate forze nemiche; 2) Gli italiani sono nostri
amici e come tali vanno trattati, giacch Mussolini ha annunciato il proprio
disinteresse nei confronti della questione austriaca.
L'atteggiamento della Cecoslovacchia destava qualche incertezza, e del resto
Jodl ne parlava espressamente nelle sue disposizioni sulle operazioni belliche.

In proposito Goring a Berlino, tra una telefonata e l'altra con Vienna, aveva
fatto di tutto per non mancare al gran ballo d'inverno che si teneva alla Casa
dell'aviazione.
Doveva incontrarvi l'ambasciatore cco Vojtec Mastny per rassicurarlo.
Andandogli incontro gli disse: Vi do la mia parola d'onore che la Cecoslovacchia
non ha nulla da temere dal Reich, ma anche il Reich vuol essere certo che la
Cecoslovacchia non mobiliter. Farete come con l'Austria? chiese preoccupato
Mastny. No, quelli sono aaffari di famiglia" rispose Goring.
Ma pochi minuti prima aveva dato ordine alla Luftwaffe di tenersi pronta.
Intanto Mastny, rassicurato dal feldmaresciallo, telegrafava a Praga, e il
presidente Edvard Benes s'impegnava formalmente a non mobilitare l'esercito
cecoslovacco. Al gran ballo d'inverno Goring s'intrattenne anche col consigliere
d'am basciata italiano Massimo Magistrati, cognato di Ciano.
C'era chi si chiedeva quanto in realt l'atteggiamento di Mussolini preoccupasse
Hitler che lo informava degli sviluppi bellici dell'operazione soltanto in
coincidenza con l'ordine di attaccare l'Austria.
Ma poich il dittatore italiano aveva mostrato irritazione per non essere stato
avvertito in anticipo nemmeno dell'incontro di Berchtesgaden con Schuschnigg, il
Fuhrer gli scrisse, in data 11 marzo, una lunga lettera autografa.
Doveva consegnargliela personalmente il principe Filippo d'Assia che aveva
legami con l'Italia, avendo sposato Mafalda, la secondogenita di ittorio
Emanuele III.
Il principe, proveniente da Berlino, era arrivato a Roma il 12 con un aereo
speciale.
Quando nella tarda serata s'incontr a palazzo Venezia con Mussolini e con Ciano
era gi successo tutto.
Schuschnigg aveva revocato il plebiscito e si era dimesso da cancelliere;
l'esercito germanico aveva gi violato i confini austriaci cancellando d'un sol
colpo dalla carta d'Europa una nazione sovrana e portando i confini della pi
grande Germania al Brennero con supremo disprezzo per ogni trattato
internazionale.
Tutto sommato a Mussolini importava poco la fine d'un paese libero, anzi diceva
a Ciano che con l'Anschluss si sarebbe fatta un po' di pulizia, eliminando un
<(equivoco geografico.
Il duce si preoccupava pi che altro della presenza delle truppe tedesche al
confine del Brennero, ma Ciano, alla lettura del documento, osservava: Quanto
Hitler ci scrive importante, una precisa dichiarazione sul riconoscimento
del Brennero come frontiera italiana.
Ci equivaleva alla conferma del trattato di Saint-Germain che nel '19 aveva
attribuito all'Italia il Sud Tirolo.
Il duce era contento e incaric Assia di informare il Fuhrer che l'Italia
seguiva con assoluta calma gli eventi.
Ciano prevedeva infine che la Gran Bretagna avrebbe accolto l'accaduto <con
indignata rassegnazione.
E cos fu.
A notte inoltrata, al termine del colloquio di palazzo Venezia, il principe
d'Assia chiam Hitler al telefono per dargli la buona notizia.
Disse, con una certa soddisfazione: Mein Fuhrer, il duce mi incarica di
comunicarvi che l'Austria gli indifferente.
Vi manda i suoi saluti.
E Hitler di rimando, con emozione: Dite a Mussolini che questo non lo
dimenticher mai, mai, mai, qualsiasi cosa accada.
Sono pronto a stipulare con lui gli accordi che vuole.
Non appena avr sistemato l'Austria, sar al suo fianco, contro tutti.
Non ho pi nulla da temere.
Ditegli che lo ringrazio dal profondo del cuore.
Mai, mai lo dimenticher.
Se un giorno fosse in pericolo o avesse bisogno di aiuto, pu essere certo che
accorrer al suo fianco.
Nella lettera del Fuhrer al dittatore italiano si diceva che a rendere
improcrastinabile l'impiego delle forze armate germaniche era la tragica
situazione interna austriaca e i pericoli che potevano derivarne.

Si rivolgevano all'Austria accuse cos macroscopiche e infondate che, al momento


della pubblicazione della lettera in Italia, fu necessario sopprimerle dal testo
ufficiale.
Hitler affermava che gli austriaci e i cchi complottavano per restaurare il
trono degli Asburgo e per scagliare contro la Germania, in una guerra civile,
una massa di venti milioni di uomini.
Attribuiva gravi responsabilit a Schuschnigg che nei colloqui di Berchtesgaden
era parso comprensivo, ma che poi si era rimangiato tutto.
Ecco perch lui, il Fuhrer, in qualit di figlio della terra tedesca, non poteva
restarsene passivo.
Scriveva: Mi sono deciso, Duce, a ristabilire la legge e l'ordine nel paese dove
sono nato e a mettere gli austriaci in condizione di esprimere la propria
volont senza equivoci e senza restrizioni.
Quindi proseguiva con alcune assicurazioni: 1) Do solenni garanzie
all'Eccellenza Vostra, quale Duce dell'Italia fascista, che comunque abbia luogo
un plebiscito, lo considero come un'azione di autodifesa nazionale.
Voi stesso, Eccellenza, non agireste diversamente se fosse in gioco il destino
degli italiani; 2) In un'ora critica per l'Italia vi ho provato la saldezza
della mia amicizia.
Siate perci certo che in avvenire non vi saranno mutamenti nel mio
atteggiamento; 3) Quali che possano essere le conseguenze degli eventi in corso,
cos come ho stabilito in maniera definitiva le frontiere tra la Germania e la
Francia, pongo in maniera non meno definitiva il confine fra l'Italia e noi: il
Brennero.
La mattina del 12 marzo i giornali tedeschi erano stracolmi di notizie diffuse
dagli uffici della propaganda del regime sulle .(efferatezze compiute dai
bolscevichi nelle strade di Vienna e in ogni altro luogo dell'Austria.
Hitler affidava a Goebbels la stesura d'un proclama al popolo austriaco per
tranquillizzarlo con la promessa di ristabilire 1 ordine e di promuovere un vero
plebiscito che gli consentisse di decidere autonomamente del proprio avvenire.
Nel pomeriggio partiva in aereo per la Baviera e, in preda a una profonda
commozione, varcava il confine in automobile.
Dopo vent'anni tornava in Austria.
Come prima tappa del viaggio scelse fatalmente il suo piccolo paese natale,
Braunau.
Poi entr in Linz, dove era vissuto ragazzo ai primi del secolo sognando una
irraggiungibile Stephanie.
Non aveva avuto la bionda giovinetta, e ora lo abbracciava una citt intera.
Percorse le strade di Linz su una Mercedes in un tripudio di popolo, in uno
sventolio di bandiere con la svastica e sotto una pioggia di fiori.
Lungo il tragitto penetrava con lo sguardo i volti femminili.
A Linz lo attendevano Seyss-Inquart, alfine nominato cancelliere dal presidente
Miklas, e GlaiseHorstenau, confermato ministro.
C'era anche Himmler che si era assunto il compito di punire esemplarmente,
scatenando la Gestapo, chi si opponeva all'annessione e al nuovo ordine.
Il giorno successivo il cancelliere del Reich, e ora nuovo padrone dell'Austria,
corse a Leonding per deporre una corona sulle tombe di Klara e Alois, i suoi
genitori.
Di ritorno a Linz un'immensa marea di folla attendeva che egli parlasse dal
balcone del municipio.
Goring non riusciva a trattenere le lacrime nel contemplare quello spettacolo di
felicit popolare. Ci sono tutti diceva Hitler salvo gli ebrei morti di paura
che hanno gi raggiunto la Polonia, e certa gente dalla coscienza sporca. Quel
giorno, a cinque anni dalla sua nomina a cancelliere del Reich, l'Austria era
riassorbita dalla Germania. La Provvidenza mi fece partire da questa citt disse
il Fuhrer fra le grida ossessive di <.Heil Hitler!, affidandomi la missione di
ricongiungere la mia cara patria al Reich tedesco.
Soltanto per questo obiettivo ho vissuto, lottato e pianto.
Ora posso dire di averlo realizzato. Al termine del discorso invi un telegramma
a Mussolini, ripetendo il concetto gi espresso pi volte in quei giorni: Non lo
dimenticher mai!.
Mussolini rispose affermando che il suo sostegno era il risultato dell'amicizia
fra i nostri due popoli consacrata dall'Asse.

A Londra von Ribbentrop si incontrava segretamente con il premier conservatore


Chamberlain.
Nemmeno lui aveva obiezioni da sollevare, in linea con la politica
dell'appeaserment volta a fare concessioni al Fuhrer con l'illusione che sarebbe
bastato compiacerlo per frenarne la pericolosit.
L'essenziale era che la Germania nazista continuasse a operare in funzione
antibolscevica.
In concreto, sia sul piano politico sia dal punto di vista giuridico, nulla era
ancora deciso sul destino dell'Austria.
Se ne doveva conservare l'autonomia o si poteva immediatamente procedere alla
completa annessione? L'atteggiamento dei governi esteri tranquillizz il Fuhrer,
il quale, gi in piena esultanza per le accoglienze delle popolazioni
austriache, diede ordine a un illustre giurista sottosegretario agli Interni,
Wilhelm Stuckart, di preparare a tambur battente una proposta di legge Per la
riunificazione dell'Austria al Reich tedesco.
Il presidente federale austriaco Miklas puntava ancora una volta i piedi e
rifiutava di firmare il decreto.
Ma la sua resistenza si confermava quanto mai inutile poich il cancelliere
Seyss-Inquart, assunti anche i poteri presidenziali, si affrett in sua vece a
sottoscriverlo.
Col primo articolo si sanciva che l'Austria era un Land del Reich tedesco.
Nel leggerlo, il Fuhrer sent scorrere le lacrime sul suo volto.
Per la Germania insieme a lui firmarono Goring, Ribbentrop, Frick e Hess.
Deposta la penna, Hitler esclam: E proprio vero che una saggia iniziativa
politica fa risparmiare sangue!.
Al decreto era connessa la convocazione per il 10 aprile dell'annunciato
plebiscito a scrutinio segreto col quale gli austriaci avrebbero potuto decidere
liberamente se appartenere o no al Reich tedesco.
Tanto liberamente che cominciarono subito gli arresti in massa.
Fra i primi settantamila austriaci trascinati in prigione figurava l'ex
cancelliere Schuschnigg.
Hitler fu a Vienna soltanto il pomeriggio del luned successivo, 14 marzo.
La popolazione della capitale, fremente nell'attesa, affollava le vie e le
piazze.
In tanta festa lui doveva provare una delusione perch lungo la strada molti dei
tanto decantati mezzi corazzati germanici in marcia verso Vienna si guastarono.
Sfog la sua rabbia maltrattando generali e ministri.
Ancora una volta aveva l'impressione che Vienna lo respingesse, cos come gli
era successo in giovent quando gli si chiudevano le porte delle Accademie
artistiche e vi era costretto a condurre una vita grama tra un asilo per
derelitti e le arcate dei ponti sul Danubio.
Ma ora, risolto l'intoppo dei mezzi corazzati, tornava in quella citt da
trionfatore.
Per accentuare il senso della sua rivincita volle subito conquistare l'imponente
castello imperiale di Schonbrunn sul quale fece issare la bandiera nazista.
Il piccolo caporale aveva raggiunto e superato gli Asburgo.
Era in estasi.
Dal balcone della Hofburg, nell'Heldenplatz, cuore della citt, si rivolse alla
popolazione plaudente: Nella mia qualit di Fuhrer, di cancelliere della Nazione
tedesca e del Reich, io proclamo, di fronte alla storia, l'ingresso della mia
Patria nel Reich tedesco.Pur acclamato entusiasticamente dai viennesi e sebbene,
in un saluto al borgomastro, definisse la cit t una perla cui avrebbe offerto
una degna montatura, egli non riusciva ad amarla e non vi rimase pi di
ventiquattro ore.
Al capo della Hitlerjugend, Baldur von Schirach, confidava: Vienna talmente
odiosa che non sarebbe degna di far parte della Grossdeutschland.
I nazisti non perdevano tempo per assaporare il piacere della vendetta e
dell'odio.
Illustri professori universitari democratici furono costretti a pulire strade e
latrine pubbliche fra i lazzi dei passanti.
Allo stesso trattamento fu sottoposto l'ex cancelliere Schuschnigg, controllato
a vista dalla Gestapo.

Vecchi ebrei vennero trascinati al Tempio e obbligati a gridare Heil Hitler!


sotto le sacre volte.
Intellettuali come Sigmund Freud, Stefan Zweig, Carl Zuckmayer dovettero
prendere la via dell'esilio.
Per sfuggire all'arresto lo scrittore Egon Friedell si gett da una finestra
schiacciandosi al suolo.
Anche fra i democratici c'era per chi soggiaceva al mito dell'unit
pangermanica.
Vedevano nell'Anschluss una soluzione all'incertezza politica e sociale connessa
alla Finis Austriae e all'estinzione dell'impero.
Ci provocava un ampliamento del consenso suscitato sia dalla propaganda di
Goebbels sia dalla maniera forte di Himmler.
Un autorevole leader socialdemocratico, Karl Renner, che era stato nel '18 il
primo presidente della repubblica austriaca, credeva a tal punto nell'unione fra
la Germania e l'Austria da non fare distinzione fra una Germania democratica e
una nazista, purch i due paesi si fondessero in un unico Stato e si restituisse
all'Austria il vigore perduto con la sconfitta nella guerra mond!ale.
Neppure il clero faceva mancare il suo appoggio.
L'arcivescovo di Vienna, cardinale Innitzer, invit i fedeli a votare Ja
nell'imminente plebiscito, e fu per il Fuhrer un sostegno di grande rilievo
nella cattolicissima Austria.
Hitler si gett con il consueto ardore nella campagna per il plebiscito.
Lungo quattro settimane raggiunse le principali citt germaniche e austriache a
chiedere voti.
Parl al Reichstag colpendo soprattutto Schuschnigg.
Ripet contro di lui l'accusa di aver tentato un falso plebiscito per riportare
gli Asburgo sul trono di Vienna.
Poi concluse rivolgendosi alla nazione: Popolo tedesco, ti prego di darmi ancora
quattro anni affinch io possa sfruttare per il bene di tutti i tuoi figli
l'unione realizzata.
Il popolo tedesco non si fece pregare due volte.
Fra i bersagli del Fuhrer figuravano in prima linea i giornali stranieri, gli
unici che potevano dire la verit su quanto accadeva sotto il suo tallone e che
lo accusavano di aver attuato l'Anschluss ancor prima della consultazione
plebiscitaria. Hanno scritto disse in un discorso a Konigsberg che ho aggredito
l'Austria.
La loro menzogna senza limiti.
Ebbene, sappiano questo: il mio popolo mi aveva mostrato in mille occasioni il
suo amore, ma, quando ho attraversato l'antica frontiera con l'Austria, mi sono
trovato di fronte a un'ondata di ribellione e non ho atteso il plebiscito
fissato per il 10 aprile e che ho dato subito l'avvio all'unificazione. Disse
anche di essere arrivato come liberatore, non come invasore o tiranno, e che
comunque gli austriaci alla data fissata avrebbero potuto farsi valere con i
loro voti.
A Vienna parl nell'immediata vigilia elettorale.
Il suo bersaglio fu ancora Schuschnigg, e disse: Nello stesso momento in cui il
signor Schuschnigg veniva meno alla sua parola, rompendo il nostro accordo, io
capii che la Provvidenza mi chiamava.
Ringrazio Iddio per avermi fatto tornare nella mia Patria al fine di ricondurla
in seno al mio Reich tedesco.
Mi auguro che domani tutti i tedeschi comprendano l'importanza dell'evento e si
inchinino alla volont dell'Onnipotente.
Hitler avrebbe potuto evitare a se stesso una campagna propagandistica sul
plebiscito cos intensa e massacrante, in considerazione dei metodi elettorali
nazisti che gli garantivano il successo.
Per timore di brutali rappresaglie avveniva che i cittadini votassero in
pubblico sotto gli occhi della polizia.
Ma anche la frenesia dei comizi faceva parte del suo gioco.
I risultati del plebiscito furono trionfali.
In Germania il 99,08 per cento degli elettori approv l'Anschluss; in Austria la
percentuale sal al 99,75.
Tutti, proprio tutti, volenti o nolenti, dissero s al Fuhrer.

In seguito all'accorpamento la dizione Osterreich, eguale a Stato austriaco e


che indicava una nazione sovrana, venne soppressa.
Si torn alla denominazione in vigore all'epoca precedente il dominio degli
Asburgo, quella di Ostmark, a dimostrazione che l'Austria era stata ridotta a
semplice marca orientale.
Le regioni storiche austriache furono chiamate Gaue e affidate ai Gauleiter
nazisti, come era gi avvenuto da un quinquennio in Germania.
Dall'Austria cominci un esodo di migliaia di ebrei verso altre nazioni,
compresa la Svizzera dove se ne rifugiarono quattromila.
Le persecuzioni sempre pi brutali indussero alcuni israeliti a togliersi la
vita.
Il barone Louis de Rothschild ebbe saccheggiato il suo palazzo viennese della
Prinz Eugenstrasse, e pot espatriare in cambio della graziosa cessione delle
sue industrie al gruppo metallurgico intestato a Goring, le Hermann Goring
Werke.
I nazisti avviarono un lucroso affare; incameravano i beni degli israeliti e in
cambio consentivano loro di vivere liberi, ma in esilio.
Venne istituito un apposito <.Ufficio per l'emigrazione ebraica che Himmler e
Heydrich affidarono ad Adolf Eichmann, un gerarca conterraneo del Fuhrer.
Eichmann si alloc proprio nel palazzo Rothschild e rimboccandosi le maniche
contrib notevolmente ad alleggerire l'Austria del peso ebraico.
Con l'Anschluss si era verificato nell'intero territorio del Reich un
accrescimento del numero degli ebrei, mentre il regime perseguiva un obiettivo
opposto, quello di rendere la Germania libera di israeliti, judenfrei.
Eichmann escogitava sempre nuovi metodi per favorire il loro esodo, come lo
snellimento delle procedure di espatrio e la geniale utilizzazione del 5 per
cento dei beni confiscati ai danarosi per pagare la fuoruscita dei poveri.
In condizioni disperate, per gli israeliti che non potevano comprarsi la
libert, non si trov soluzione migliore oltre quella di rinchiuderli in un
campo di concentramento.
E all'indomani dell'Anschluss se ne istitu subito uno a Mauthausen sulle rive
del Danubio presso Linz, citt natale di Eichmann.
Il Fuhrer gi guardava oltre Vienna.
Ma nessuno muoveva un dito.
Ancor prima dell'Anschluss, il premier inglese aveva detto di non aver nulla da
eccepire sul nuovo assetto che Hitler intendeva dare all'Europa.
Il dittatore tedesco poteva quindi osservare come Germania e Inghilterra fossero
animate dagli stessi sentimenti anticomunisti.
Ed ecco che quando Mosca sugger a Londra un incontro per fronteggiare
l'aggressivit hitleriana, Chamberlain, in netto contrasto con Churchill, disse
ai Comuni che la proposta sovietica rischiava di accentuare la tendenza alla
spartizione in blocchi dell'Europa.
Disse anche che il suo paese non avrebbe potuto offrire garanzie n alla
Cecoslovacchia n alla Francia alleata dei cchi, in caso di complicazioni in
Europa orientale.
Al suo ministro degli Esteri, Eden, non rimase altro da fare che dimettersi.
L'Anschluss non soltanto rendeva territorialmente pi grande la Germania, ma la
faceva pi forte e strategicamente pi minacciosa.
In pericolo era soprattutto la Cecoslovacchia che poteva essere investita da tre
lati dalle truppe del Reich.
Era appena trascorso un mese dal plebiscito quando Hitler, nonostante tutte le
assicurazioni offerte ai rappresentanti di Benes, convoc il generale Keitel per
esaminare un progetto di aggressione contro la Cecoslovacchia cui aveva dato il
nome di <.piano verde.
Si era sempre proposto d'invadere l'Austria; alla stessa stregua non aveva mai
abbandonato l'idea di conquistare Praga, la citt che odiava poich
rappresentava la capitale d'uno Stato formato di pezze e di toppe, sorto dopo la
grande guerra, dagli infami trattati di Versailles e di Saint-Germain.
Proprio la realt multinazionale della Cecoslovacchia offriva a Hitler
l'occasione per muoversi.
Soprattutto sul terreno della propaganda egli proseguiva gradualmente nei suoi
piani di espansione, e difatti per prima pose sul tappeto la questione dei
Sudeti, cio della minoranza tedesca di oltre tre milioni di ex sudditi

dell'impero asburgico che scalpitavano nell'ambito della Cecoslovacchia ai


confini con il Reich.
Konrad Henlein aveva fondato il Partito tedesco dei Sudeti, sensibile ai
richiami del nazismo, e con lui Hitler aveva preso contatto ancor prima di
incontrare Keitel.
Anche tra i sudeti il Fuhrer era considerato il Messia, e si attendevano che li
riportasse nell'alveo della Grande Germania.
Tutti insieme i tedeschi, diffusi nelle varie nazioni europee, sempre pi forte
gridavano: Ein Volk, Ein Reich, ein FhJer!, Un Popolo, uno Stato, un Capo.
Il generale Keitel, che gli era fedelissimo, non ebbe nulla da obiettare in quel
primo incontro con Hitler, ma negli alti comandi militari c'era chi non mancava
di mettere in rilievo l'impreparazione della Germania.
Particolarmente allarmato era il capo di Stato maggiore dell'esercito, Ludwig
Beck, il quale inviava un memorandum al comandante in capo dell'esercito von
Brauchitsch.
In quel documento Beck sosteneva che un'aggressione alla Cecoslovacchia avrebbe
indotto Gran Bretagna, Francia e Urss a unirsi in una formidabile coalizione
antitedesca.
Ispirandosi alla tragica esperienza del primo conflitto mondiale, egli non
escludeva il rischio d'una entrata in guerra degli Stati Uniti, osservando che
l'America sarebbe potuta nuovamente diventare l'arsenale delle democrazie
occidentali: una fabbrica e un deposito di armi e munizioni inesauribili e
soprattutto irraggiungibili dalle forze nemiche, data la loro distanza.
Egualmente l'ingordigia di Hitler non aveva termine.
Era in pericolo perfino l'Alto Adige, ora che la Germania confinava col
Brennero.
I tedeschi altoatesini, diceva Galeazzo Ciano a Mussolini, alzano troppo la
testa.
Ci riapriva vecchi rancori.
Difatti il duce affermava che se i tedeschi avessero ardito di spostare d'un
solo metro il palo di frontiera si sarebbero trovati di fronte alla pi dura
delle guerre: Metteremmo a terra la Germania per almeno due secoli.
In questa temperie e in previsione dell'attacco alla Cecoslovacchia, il Fuhrer
decise di compiere un viaggio a Roma per rendere ossequio all'irascibile collega
italiano e per mostrare al mondo quanto fosse salda l'alleanza tra i regimi che
dominavano due nazioni ormai confinanti.
All'annuncio del viaggio papa Ratti, che gi aveva pubblicato contro il nazismo
l'enciclica Mit brennender Sorge (Con viva ansia) sollevando le ire del
dittatore tedesco, si ritir con molto anticipo sulla data abituale nella
residenza estiva di Castel Gandolfo, per non aver nulla a che fare con lui.
Alle 8,30 del 3 maggio il convoglio speciale che portava in Italia il Fuhrer col
suo numeroso seguito arriv al Brennero dove l'accoglienza, come sussurr
Goebbels all'orecchio di Hitler, era soltanto di facciata, con poche truppe e
pressoch totale assenza di popolo.
Il viaggio verso la capitale fu interminabile e malinconico, i reparti schierati
lungo le tappe del percorso produssero negli ospiti un'impressione penosa dal
punto di vista militare.
Ma a Roma dovettero ricredersi, almeno per l'entusiasmo con cui la popolazione
li accolse e per la grandiosit delle vestigia dell'antica civilt imperiale che
impressionarono profondamente Hitler il quale non aveva mai fatto grandi viaggi.
I capi nazisti definirono Roma in festa una visione magica.
Gli architetti di Mussolini avevano inventato una fastosa scenografia di archi
di trionfo in cartapesta che avrebbe dovuto oscurare la grandiosa messa in scena
con cui Hitler aveva accolto il duce nella sua visita a Berlino.
I caduchi abbellimenti irritarono un poeta romanesco, Trilussa, che verg alcuni
versi ironici: Roma de travertino, rifatta de cartone,/ saluta l'imbianchino,/
suo prossimo padrone.
All'arrivo del treno tedesco nella stazione Ostiense della capitale, gli ospiti
erano attesi da Vittorio Emanuele III e da Mussolini.
Il sovrano invit il Fuhrer a salire sulla elegante berlina di corte per
raggiungere insieme il Quirinale.

Hitler indossava una sobria uniforme militare, il re sfoggiava la doppia greca


di Primo maresciallo dell'impero, e Mussolini vestiva la divisa di comandante
generale della Milizia.
Nelle cerimonie pubbliche Sua Maest la regina imperatrice era al braccio del
Fuhrer, mentre Sua Maest il re imperatore, per un particolare riguardo agli
ospiti, dava il braccio alla figlia, la principessa Mafalda, essendo sposa del
principe tedesco Filippo d'Assia.
Eva Braun rimaneva nell'ombra poich la sua presenza non aveva carattere
ufficiale.
Il sovrano e il duce si alternavano nelle funzioni di ospitalit.
Al mattino Vittorio Emanuele, nel pomeriggio Mussolini, o viceversa,
accompagnavano il Fuhrer nelle diverse manifestazioni, a seconda del loro
carattere pi o meno politico e fascista.
Il re e il Fuhrer si rivolgevano poche parole in pubblico, ma in privato l'uno
sparlva dell'altro.
Al carosello di malelingue non mancavano n Mussolini n Ciano n Ribbentrop n
Goebbels.
Il duce diceva che Ribbentrop era uno di quei tedeschi menagramo.
Ribbentrop riferiva a Ciano le lamentele del Fuhrer per la scarsa considerazione
che i Savoia mostravano nei suoi confronti, e Mussolini gli faceva dire di aver
pazienza: Sono sedici anni che paziento io......
Al Quirinale Hitler e Goebbels parlottavano spesso tra loro. La monarchia
scomoda diceva Goebbels.
Interveniva Ribbentrop e osservava che in Germania la socialdemocrazia una cosa
buona l'aveva fatta liquidando i sovrani.
Goebbels, nell'attraversare i saloni del sontuoso palazzo ch'era stato dei papi,
si arrest davanti al trono per esclamare: Conservatelo pure quel mobile di
velluto e oro.
Ma metteteci sopra il Duce.
E indicando il re senza darlo a vedere, soggiunse: Quello l troppo piccolo,
nemmeno Ci arriva.
Se parlottavano tra loro i tedeschi, anche Ciano aveva molte cose da dire in
segreto a Mussolini.
Gli confidava che il re aveva definito Hitler un degenerato psicofisiologico e
che sempre il re gli aveva raccontato una strana storia sull'ospite.
Gli aveva rivelato che Hitler, durante la sua prima notte alla reggia, verso
l'una, aveva chiesto una donna.
La cosa aveva sorpreso tutti, ma Ciano aveva una spiegazione di ci.
Sembrava che il paura che il Fuhrer non riuscisse a prendere sonno se non vedeva
con i suoi occhi una donna rifargli il letto. Era stato difficile trovare la
donna aggiungeva Ciano ma poi arriv una cameriera d'albergo e il problema fu
risolto. Il ministro italiano aveva per qualche sospetto in proposito. Se il
fatto fosse vero, diceva sarebbe interessante e misterioso.
Ma sar vero? O non piuttosto una malignit del Re, il quale ha anche
insinuato che Hitler si fa iniezioni di eccitanti e di stupefacenti? Non era da
meno Mussolini nel lanciare occulte frecciate all'ospite.
Si diceva certo che Hitler si cospargeva le guance di rossetto per nasconderne
il pallore; rievocava altri episodi che ne facevano un uomo in bilico fra
l'isteria e l'epilessia, in preda a indicibili turbe.
N tralasciava di accennare alle donne che lui aveva condotto al suicidio, come
la nipote Geli.
Il Fuhrer, bisbigliando all'orecchio di Himmler, replicava che al Quirinale si
respirava un'aria da catacombe e che tutti quei principi dell'aristocrazia
romana erano soltanto dei fannulloni.
Goebbels rincarava la dose.
Diceva che in Italia la monarchia mostrava il suo volto pi ripugnante: Tutta
questa marmaglia di cortigiani.
Da spararli! Fa venire la nausea.
E come ci trattano da parvenu! Indignante e provocatorio.
Ecco una piccola combriccola di principi.
E tutto cos stupido, deficiente, senza tatto e ridicolo, che ci si trattiene
appena dal vomitare.

La mattina successiva, 5 maggio, ci fu la rituale deposizione delle corone


d'alloro al sacello del Milite ignoto sul Vittoriano, il bianco monumento simile
a un'enorme macchina da scrivere che a Hitler apparve orribile, mostrando in
quella occasione un po' di senso estetico.
Pi tardi al palazzo Littorio, sede del Pnf, fu accolto dal segretario del
partito Starace che fece intonare al suo arrivo la Preghiera prima della
battaglia.
Ma l'esecuzione non fu perfetta e si vide Mussolini che arringava i cantori,
mentre Starace impallidiva.
A fine mattinata si svolsero in un maestoso salone di palazzo Venezia i primi
incontri politici.
Quando poi gli ospiti furono ammessi nello studio di Mussolini, la famosa Sala
del Mappamondo, non poterono sfuggire a un effetto quasi opprimente.
Nel pomeriggio il Fuhrer assistette ad alcune manifestazioni di addestramento
della giovent fascista ricavandone un'ottima impressione.
L'indomani Hitler fu a Napoli.
La citt gli apparve meravigliosa fra bandiere e colonne, popolata da una folla
entusiasta.
Sullo sfondo, al di l del mare, si ergeva l'arida schiena del Vesuvio.
Il Fuhrer, il re e il duce passarono in rassegna nel golfo la flotta imperiale
italiana.
Salirono a bordo d'una nave da guerra da ventimila tonnellate, la Cavour, e
avevano davanti agli occhi un mare azzurro, azzurro, da diventare matti, come
esclamava Goebbels.
Il sovrano italiano dimostrava una grande allegrezza, non stava nella pelle
poich aveva saputo che i napoletani chiamavano il Fuhrer o' Furiere, per
un'assonanza di suoni.
A conclusione della giornata, le autorit assistettero a una rappresentazione
dell'Aida, quindi il re accompagn gli ospiti alla stazione ferroviaria. Ha
preso congedo da noi osservava indispettito Goebbels come se fossimo dei
lustrascarpe. Il giorno successivo a Roma, sabato 7 maggio, si svolse una
suggestiva sfilata militare in via dei Trionfi, mentre la regina Elena scattava
fotografie dal palco reale.
Era sempre Goebbels a commentare l'evento: Due ore e mezzo di parata: una
dimostrazione di volont e di forza.
Il passo romano perfettamente riuscito.
Mussolini in persona d segnali all'orchestra.
E molto felice e venerato.
La folla acclama lui e il Fuhrer; il re del tutto ignorato.
Pi tardi si tenne una manifestazione culturale all'Agostinianum, e
nell'occasione Mussolini si mostr agli ospiti antisemita e insieme
anticristiano. E un vero nietzschiano! diceva Goebbels al Fuhrer.
Si poteva gi fare un primo bilancio politico dei colloqui, ed era Goebbels ad
anticiparlo: Mussolini totalmente d'accordo sull'Anschluss.
Il Fuhrer, che gli molto grato di ci, gli ha promesso tutto l'aiuto per
qualsiasi azione.
L'amicizia tra i due salda e definitiva.
Il Duce ci d via libera anche per la Cecoslovacchia, cos come egli sar al
nostro fianco sulla questione coloniale.
Questa una specie di alleanza militare che pu esserci utile..
Anche Hitler, entusiasta, tirava le somme dell'incontro e diceva a Mussolini che
non c'erano ostacoli sulla loro strada.
Il duce nutriva ancora qualche timore sulla intoccabilit dei confini al
Brennero e quindi sulla sorte dell'Alto Adige, ma il Fuhrer lo rassicurava
dicendogli che le frontiere italo-tedesche erano definitivamente fissate e che
anzi facevano parte della sua eredit politica.
Fra i gerarchi nazisti qualcuno mugugnava per le rinunce che ci comportava.
Lo stesso Goebbels esclamava fra i denti: Povero Sudtirol!, ma si riprendeva e
osservava: .<E giusto.
Non c' altra soluzione.
Una sorta di entr'acte cultural-distensivo fu rappresentato dalla visita alla
Galleria Borghese e soprattutto dalla sosta davanti alla statua di Paolina

Bonaparte, la portentosa espugnatrice di cuori, cos come il fratello Napoleone


era un prodigioso invasore di terre.
Conquistare era stato il destino di entrambi, come lo era dei due dittatori in
visita alla Venere Vincitrice.
Hitler non lasci Roma senza esser prima passato per lo Stato pontificio che
agli ospiti appariva come una insensata costruzione politica. In Germania
dicevano una cosa simile non potrebbe esistere. Il Fuhrer si mise in viaggio
verso Firenze, ultima tappa della visita in Italia.
In treno conversava con Goebbels, e insieme tornarono a parlare di Vittorio
Emanuele che tanto avevano bistrattato a Roma.
Hitler disse che il sovrano era migliore di quanto apparisse e che era una
vittima del proprio ambiente.
Nella stupenda citt dell'arte egli esprimeva grande ammirazione per la misurata
magnificenza e l'armonia delle sue architetture.
Il popolo era entusiasmante, pieno di temperamento e amabile. E quante belle
donne! esclamava Goebbels, mentre Ciano diceva che Firenze offriva agli ospiti
tedeschi il suo cuore e la sua intelligenza.
Alla stazione, al momento degli addii, i due personaggi si mostravano animati da
sinceri sentimenti di amicizia e di stima.
Gli occhi di Hitler si riempivano di lacrime.
Era il 10 maggio.
Il treno si mosse, mentre Mussolini salutava a lungo con la mano.
Gli ospiti tedeschi che avevano un po' d'amaro in bocca perch con quella visita
avevano definitivamente rinunciato all'Alto Adige Proprio mentre si avvicinavano
a Bolzano, Goebbels ne parlava con Rudolf Hess, agitata ombra di Hitler, e
diceva: Provo dolore per il Sudtirol.
Questo il rovescio della medaglia.
Mi si stringe il cuore.
La visita di Hitler a Roma aveva suggellato l'alleanza nazi-fascista e aveva
dato una spinta al processo che doveva condurre anche in Italia, cos come era
avvenuto nel Reich, alla istituzione d'un razzismo di Stato.
Durante i colloqui romani Mussolini si avvide che non c'era pi spazio per i
distinguo sui quali si era esercitato in quegli anni e diede quindi inizio alla
marcia antiebraica pubblicando nel luglio del '38 il Manifesto del razzismo
italiano.
Tre mesi pi tardi fece seguire a quel documento la Carta della razza che pose
le basi giuridiche della lotta antiebraica poi travasate dal Consiglio dei
ministri in una vera e propria struttura legislativa.
Immediatamente si riaccese il dissidio fra la Santa Sede e il regime fascista
perch con alcune norme di quella legislazione si violava il concordato.
Un forte contrasto era gi esploso fra la Santa Sede e il Reich
nazionalsocialista.
Anche i loro rapporti erano regolati da un concordato di cui Hitler non teneva
alcun conto.
L'arcivescovo di Monaco, Michael von Faulhaber, volle parlarne con il Fuhrer, ma
fu da lui interamente soggiogato come apparve dalla relazione inviata al
segretario di Stato, Pacelli.
Faulhaber scriveva che Hitler padroneggiava temi diplomatici e sociali come un
sovrano nato, anzi di pi.
E proseguiva: A tratti egli diventa solenne e quasi dolce,
corme con le parole: Il singolo individuo nulla.
Il singolo individuo morir.
Il cardinale Faulhaber morir.
Alfred Rosenberg morir.
Adolf Hitler morir.
Se si pensa a questo, si diventa meditativi e umili davanti a Dio.
Il cancelliere del Reich vive senza dubbio nella fede di Dio.
Egli riconosce che il Cristianesimo l'architetto della cultura occidentale.
I vescovi tedeschi avvertivano l'esigen za d'una iniziativa da contrapporre al
predominio del nazismo, e si riunirono a Fulda nell'agosto del '36 per
sollecitare il papa a pronunciare una parola ferma sulla situazione religiosa in
Germania.

Nel gennaio dell'anno successivo il cardinale Pacelli convocava a Roma cardinali


e vescovi tedeschi, sicch Pio XI alfine insorgeva.
Il 14 marzo, Domenica di Passione, emanava una vigorosa enciclica di condanna al
nazismo e al razzismo, dal titolo Mit brennender Sorge, Con viva ansia.
Naturalmente il papa, pur esprimendosi contro le ideologie razziste e le loro
applicazioni pratiche, assumeva una posizione di carattere religioso.
L'atteggiamento della Chiesa appariva contraddittorio in quanto essa, di volta
in volta e secondo le necessit del momento, considerava il problema da due
diversi angoli visuali, uno religioso e uno politico.
Dal punto di vista religioso (siamo tutti eguali e tutti fratelli) il razzismo
era condannato, mentre dal punto di vista politico, attraverso infiniti
distinguo, si arrivava sostanzialmente ad ammettere forme di politica razzista.
Si poteva affermare che la Chiesa non fosse tanto razzista quanto antisemita,
nel senso che la sua tradizionale lotta agli ebrei si sarebbe estinta nello
stesso momento in cui questi si fossero convertiti al cattolicesimo.
La bozza della lettera pontificia fu stranamente preparata proprio da Faulhaber,
e poi completata da Pacelli. Dio si diceva nell'enciclica <.ha dato i suoi
comandamenti in maniera sovrana, comandamenti indipendenti da tempo e da spazio,
da religione e razza.
Come il sole di Dio splende indistintamente su tutto il genere umano, cos la
sua legge non conosce privilegii n eccezioni. In uno dei passi pi espliciti
dell'enciclica si affermava la superiorit della parola di Dio sulla mitologia
germanica. Chiunque voglia attribuire alla razza, o al popolo, o allo Stato, o
alla forma dello Stato, o a coloro che detengono il potere, cose tutte che fra
gli uomini occupano opportuno e onorevole posto un valore diverso da quello
attribuito dalla tavola dei valori stessi, anche in materia religiosa, e li
divinizzi in un culto idolatrico, si pone fuori della vera fede in Dio e della
concezione della vita a questa fede rispondente. In queste dichiarazioni era gi
contenuta una condanna dell'insegnamento di Hitler che faceva di se stesso un
predestinato, ma nelle righe successive si riprovava ancor pi direttamente la
predicazione che lo indicava come un Redentore: La rivelazione culminante
dell'Evangelo di Ges Cristo definitiva e obbligatoria per sempre, non ammette
appendici di origine umana e, ancora meno, succedanei o sostituzioni di
rivelazioni arbitrarie, che alcuni banditori moderni vorrebbero far derivare dal
cos detto mito del sangue e della razza.
Poi denunciava il tentativo di sostituire alla Chiesa di Roma una Chiesa
nazionale tedesca che poteva essere seducente ma che non aveva nulla in comune
con l'unica Chiesa di Cristo.
Si esortavano i giovani a non accettare la contrapposizione fra Stato e fede, si
sollecitavano i sacerdoti a rivelare senza paura le intimidazioni e si
invitavano i laici a una diffidenza vigilante.
Si concludeva esortando a una difesa orgogliosa della fede e ribadendo il
diritto della Chiesa alla libert di espressione e di culto.
Per evitare un intervento censorio della Gestapo e per porsi al riparo da azioni
persecutorie il Vaticano, in seguito a un suggerimento del cardinale Pacelli,
aveva inviato migliaia di copie dell'enciclica al nunzio apostolico a Berlino,
monsignor Orsenigo, il quale aveva provveduto a farla distribuire
clandestinamente a tutte le parrocchie affinch fosse letta ai fedeli nelle
chiese.
Cosa che avvenne il 21 marzo, mentre il Fuhrer, colto da un attacco di rabbia,
spediva una nota di protesta e rovesciava sulla Santa Sede l'accusa di aver
violato il concordato.
Il fatto che la divulgazione dell'enciclica argomentava Hitler sia avvenuta
nella massima segretezza, dimostra che gli enti ecclesiastici erano ben
consapevoli della illegittimit del loro procedere e delle violazioni dei loro
doveri di cittadini dello Stato. Nella Mit brennender Sorge il nazismo non
veniva esplicitamente menzionato, mentre in un nuovo documento pontificio
apparso quattro giorni dopo, Divini Redemptoris, si attaccava apertamente il
comunismo ateo.
Nell'enciclica tuttavia si accusava il governo tedesco di diffondere
sistematicamente sospetto e odio, di spronare alla delazione e di nutrire
un'ostilit, nascosta o palese, verso la Chiesa di Cristo; si preconizzavano
tempeste all'orizzonte della Germania.

Trascorsi pochi giorni dalla visita in Italia, il Fuhrer si preparava ad


attaccare la Cecoslovacchia con il pretesto di dover difendere la minoranza
tedesca dei Sudeti.
Il governo di Praga procedeva a mobilitare parzialmente le sue truppe al
confine.
Le misure cautelative di Praga ottenevano l'approvazione di Londra e di Parigi,
per cui Hitler finse di soprassedere al piano d'invasione.
Sospese i preparativi di guerra e si rifugi al Berghof rendendosi irreperibile.
In tutto il mondo la stampa interpret la battuta d'arresto come uno smacco, lo
smacco di maggio, per il dittatore, ma gli sviluppi della situazione rivelarono
una ben diversa realt.
Hitler, sebbene parlasse di pace con l'ambasciatore cco, convoc i capi
militari e ordin di predisporre un attacco contro la Cecoslovacchia per il 1
ottobre sulla base del piano verde, in cui il termine verde stava appunto per
cco. E mia ferma e irrevocabile intenzione diceva il Fuhrer nelle prime righe
di quel piano annientare al pi presto la Cecoslovacchia con un'azione militare.
Come il rombo del tuono preannunciava una tempesta, cos queste parole facevano
temere lo scoppio d'una guerra.
La prospettiva d'un conflitto europeo dall'esito incerto per la Germania mise in
allarme alcuni ambienti militari e civili della nazione i cui rappresentanti
scesero in campo pensando di poter fermare Hitler sulla strada del disastro.
Emergeva una sorta di opposizione occulta formata da uomini audaci, ma troppo
deboli, limitati nel numero, privi di forza reale, sicch il loro tentativo
apparve fin dall'inizio disperato e privo di sbocchi positivi.
Essi comunque si gettarono generosamente nell'impresa e osarono l'inosabile.
Fra i capi militari convocati da Hitler c'era il riluttante Ludwig Beck, il
quale poco dopo si premur di presentare a Brauchitsch un nuovo memorandum per
rilevare l'assurdit del piano verde e per dimostrare che i vertici militari
erano in preda a una crisi di anarchia.
Hitler non se ne diede per inteso, pur precisando che avrebbe mosso gli eserciti
soltanto se avesse potuto contare sulla neutralit anglo-francese.
Ben presto mut nuovamente parere, e si chiedeva quali possibilit avrebbe avuto
di spuntarla qualora le due potenze occidentali fossero accorse al fianco della
Cecoslovacchia.
Il generale Beck rimaneva fermo sulle sue posizioni critiche. Chiedo
espressamente scriveva che il Fuhrer, in qualit di capo supremo delle forze
armate, abbandoni i propositi di guerra e accantoni la questione cca fino a
quando l'esercito non avr superato l'attuale arretratezza. In un successivo
colloquio con Brauchitsch accenn addirittura alla possibilit di uno sciopero
dei generali per liberare la nazione, diceva, dalla morsa del terrore che le SS
e i capi del partito le imponevano.
Abbozz un piano di riforma dello Stato in cui, pur confermando la fedelt al
Fuhrer, si ponevano per capisaldi l'armonia con la Chiesa, la libert di
espressione, il rinnovamento della giustizia, la diminuzione dei contributi
richiesti dal partito, l'edilizia popolare in sostituzione dei dispendiosi
mausolei di Stato, il recupero dell'antica austerit prussiana.
Hitler gioc d'astuzia.
Volle sapere quali fossero gli alti ufficiali che appoggiavano l'iniziativa di
Beck, e convoc fra i monti del Berghof i loro diretti subordinati sperando di
sfruttarne le ambizioni ai danni dei loro capi.
Parl per tre ore senza interruzione, ma non ottenne ci che voleva.
Ci fu anzi un aspro scontro con il generale von Wietersheim, designato capo di
Stato maggiore dell'armata di occidente.
Egli sostenne che, attaccando a est, l'esercito tedesco, a sua volta attaccato
dalla Francia, non avrebbe potuto resistere a occidente per pi di tre
settimane.
Hitler rabbiosamente sbott: Lei insinua che l'esercito tedesco fatto di buoni
a nulla? Ebbene, io dichiaro che il fronte occidentale potr resistere non per
tre settimane, ma per tre anni!.
Terminata la riunione e salutati con asprezza i generali, si sfog con i
collaboratori pi diretti dicendo che mai pi avrebbe consentito ai generali di
mettere becco nelle sue decisioni.

Il 15 agosto, durante una rivista militare a Juterborg, conferm la ferma


intenzione di risolvere con la forza la questione cca connessa alla difesa
della minoranza tedesca dei Sudeti.
Il generale Beck, rendendosi conto di aver perso la partita, rassegn le
dimissioni per motivi di coscienza.
Nessun giornale, neppure la Gazzetta ufficiale), pot dare la notizia del ritiro
fino a quando Hitler non ritenne opportuno renderla pubblica, considerandola
ormai innocua sul piano internazionale.
A quelle dimissioni col silenziatore segu la nomina d'un nuovo capo di Stato
maggiore dell'esercito, Franz Halder, il cui nome era stato suggerito a
Brauchitsch proprio da Beck.
Il generale Halder era un cattolico bavarese, uomo dalla mente aperta e di vasta
cultura.
Egli non nascose a Brauchitsch di pensarla come il predecessore.
Pertanto, sentendosi legato al giuramento di fedelt reso al Fuhrer, si trovava
a vivere il suo nuovo incarico come un'esperienza tribolata e straziante.
Proprio in quei giorni Hitler aveva repentinamente deciso di fare testamento.
La sua angosciosa paura della morte poteva essere attribuita a un sesto senso
medianico del pericolo in cui si trovava, oltre che alle informazioni
dell'occhiuta SD sulla preparazione di qualche attentato.
Fra gli alti gradi dell'esercito l'iniziale opposizione, che poteva ancora
definirsi priva d'una carica insurrezionale, andava assumendo i caratteri d'una
fronda e anzi d'una vera e propria congiura contro il Fuhrer.
I cospiratori avevano deciso di far coincidere la loro azione con l'attacco alla
Cecoslovacchia.
Attacco che, ne erano certi, avrebbe isolato Hitler dal contesto internazionale
e provocato una risposta armata franco-inglese.
Essi si proponevano di trascinare in catene il Fuhrer davanti al suo proprio
tribunale del popolo. con l'imputazione di aver proseguito nei suoi criminali
piani d'invasione senza essersi minimamente preoccupato di evitare alla Germania
una perigliosa guerra europea.
Alla condanna del dittatore sarebbe seguita una fase di transizione, con un
governo presieduto da una personalit d'indiscussa fede democratica, per poi
arrivare alla proclamazione d'una nuova repubblica.
L'ispiratore dei congiurati era il tenente colonnello Hans Oster, capo del
servizio informazioni della Wehrmacht, Zentralabteilung der Abwehr, che godeva
dell'assoluta fiducia dell'ammiraglio Wilhelm Canaris, suo diretto superiore.
Si era messo in allarme anche il generale Ewald von Kleist, gi allontanato dal
Fuhrer insieme a una quindicina di generali nell'epurazione del febbraio che era
seguita alla pretestuosa campagna moralistica imbastita ai danni di von Fritsch.
Nell'estate del '38 von Kleist aveva compiuto un viaggio in Gran Bretagna, dove
era molto ascoltato, per illustrare ai governanti inglesi il folle piano di
conquista che Hitler andava covando e di cui l'invasione dell'Austria sarebbe
stata soltanto la prima tappa.
Con questo suo passo von Kleist intendeva convincere le democrazie occidentali a
fermare Hitler prima che fosse troppo tardi.
Il generale Halder, avendo superato le ultime perplessit derivanti dal suo
giuramento di fedelt al Fuhrer, decise infine di dare la propria adesione alla
congiura.
Tra i civili un preciso punto di riferimento antihitleriano era l'ex borgomastro
di Lipsia, Carl Goerdeler, che aveva gi rotto coi nazisti da un paio d'anni
disapprovando l'antisemitismo e il riarmo selvaggio.
Un ruolo non secondario svolgeva il finanziere Schacht e con lui l'ex
ambasciatore a Roma, Ulrich von Hassel, un aristocratico colto che figurava a
sua volta tra gli epurati del febbraio.
Von Hassel agiva insieme ad altri esponenti della sua stessa classe, come
Helmuth von Moltke, pronipote del feldmaresciallo, Albrecht Bernstoff, Karl
Ludwig von Guttenberg e ad ecclesiastici come il reverendo Dietrich Bonhoeffer
che indicava nel Fuhrer l'Anticristo.
L'esiguo gruppo di antinazisti, di per se stesso fragile, doveva altres
soggiacere al machiavellismo e alla mutevolezza della politica.
Anzitutto apparivano rassicuranti per il Fuhrer le informazioni
dell'ambasciatore di Berlino a Mosca, von der Schulenburg, il quale comunicava

che l'Urss non sarebbe mai accorsa in aiuto d'uno Stato borghese come la
Cecoslovacchia.
Inoltre da tempo i rapporti confidenziali provenienti dall'ambasciata tedesca a
Londra tranquillizzavano Hitler sulla sostanziale indifferenza del premier
Neville Chamberlain al destino di quella nazione.
Chamberlain aveva annunciato che su richiesta del governo cco avrebbe inviato a
Praga un negoziatore, nella persona di lord Walter Runciman, con l'incarico di
esaminare la questione dei Sudeti, la regione boema abitata da cittadini di
lingua tedesca che anelavano a ricongiungersi con il Reich.
Il loro capo, il filonazista Konrad Henlein, promuoveva disordini di piazza
seguendo il metodo gi collaudato dai nazisti austriaci per accelerare
l'annessione a Berlino.
Se Hitler era aduso alla menzogna, non gli era da meno Chamberlain come
dimostrava la missione di lord Runciman, una missione non richiesta da Praga ma
imposta a Benes dal governo inglese allo scopo di favorire l'annessione dei
Sudeti alla Germania e sgombrare il campo da un pretesto di guerra.
Il tutto a danno dei cecoslovacchi.
In questa manovra l'Inghilterra evitava di sostenere la Francia che, in forza
d'un trattato di alleanza con i cchi, avrebbe dovuto impedire l'occupazione
nazista dei Sudeti.
A Londra il Times giudicava inevitabile il nuovo Anschluss.
In Germania si gridava contro il governo di Praga, lo si accusava di calpestare
le sacrosante ragioni della minoranza tedesca.
Ancora una volta Hitler si precostituiva artificiosamente il diritto di
intervenire per evitare l'esplosione d'una guerra civile.
Il 13 settembre si diffuse una notizia che dest scalpore.
Si apprendeva che Chamberlain aveva comunicato al Fuhrer di essere pronto in
qualsiasi momento e senza alcuna formalit a raggiungerlo ovunque egli avesse
voluto per sciogliere il nodo cco.
La proposta del premier inglese sorprese il dittatore che disse, una volta
tanto, con accento sincero: Ich bin vom Himmel gefalen!, Cado dalle nuvole! Ma
si riprese subito e gli fece sapere di essere disposto a riceverlo l'indomani
pomeriggio al Berghof.
Chamberlain atterr all'aeroporto di Monaco alle 12 in punto del giorno 15.
A sessantanove anni aveva affrontato il suo primo viaggio in aereo, e appariva
provato nel fisico.
Su un'auto scoperta fu accompagnato alla stazione, dove sal su un treno
speciale, non senza sorprendersi piacevolmente per la calda accoglienza che la
popolazione gli tributava.
Meno piacevolmente not dal finestrino che sul binario opposto transitavano
alcuni convogli ferroviari carichi di truppe, armate di tutto punto.
Non poteva sospettare che si trattava d'una scenografia e che in entrambe le
manifestazioni c'era lo zampino di Goebbels.
Dopo un viaggio di tre ore l'ospite arriv al Berghof.
Era cominciato a piovere e lui apr il suo inseparabile ombrello.
Il Fuhrer lo attendeva in cima alla gradinata della villa, e l'esausto
Chamberlain prese a salire gli scalini con evidente fatica.
Dopo i convenevoli e un t corroborante ascesero nella stessa sala in cui sette
mesi prima si erano svolti i drammatici colloqui con il cancelliere austriaco
Schuschnigg.
Il Fuhrer parl per primo dilungandosi sui meriti della nuova Germania che da
anni operava per la pace in Europa, una pace che non poteva non passare
attraverso l'amicizia anglotedesca.
Purtroppo per, aggiunse, la dolorosa situazione in cui versavano i tre milioni
e oltre di tedeschi dei Sudeti gli imponeva di intervenire in loro difesa contro
la Cecoslovacchia, anche a costo di suscitare una guerra mondiale.
Se la Germania rischia di essere trasci nata in guerra, disse ancora senza con
sentire all'ospite di pronunciare neppure una parola io preferisco farla subito.
Ho quarantanove anni, e voglio condurre alla vittoria la mia nazione nella
pienezza dell'et virile. L'eventualit d'un conflitto mondiale naturalmente lo
rattristava, ma nulla lo avrebbe fatto recedere, neppure d'un solo passo, dalle
decisioni prese.

Non poteva tollerare che la Cecoslovacchia, quella piccola nazione di


second'ordine, trattasse dall'alto in basso il millenario Reich.
Quando Chamberlain riusc a interrompere l'inarrestabile fiotto di parole sotto
il quale Hitler lo travolgeva da pi di mezz'ora, disse freddamente raddrizzando
la schiena: Se Lei ha gi preso una decisione irrevocabile, e non vuole
discutere, a quale scopo mi ha fatto venire fin qui!.
Pi che una domanda, la sua era un'esclamazione.
Con quella imprevista interruzione il premier ottenne un certo effetto sul
dittatore che parve moderare il proprio atteggiamento.
Hitler rest un attimo in silenzio, poi riprese il discorso attenuandone
l'irruenza e il tono.
Disse che c'era la possibilit di pervenire a un compromesso per scongiurare la
guerra, e chiese all'ospite se l'Inghilterra fosse disposta ad appoggiare la
cessione dei Sudeti alla Germania, una cessione che sarebbe potuta avvenire
attraverso un plebiscito, come i fratelli irredenti reclamavano.
Chamberlain apparve appagato.
Egli stesso pensava che quello era forse il modo migliore per uscire da una
rischiosa impasse.
Ma espresse l'esigenza di sottoporre la soluzione all'esame dei governi inglese
e francese.
Hitler assent impegnandosi a non intraprendere nel frattempo alcuna azione
militare.
In patria Chamberlain sostenne apertamente la tesi del distacco dei Sudeti e il
loro passaggio alla Germania.
In privato aggiunse giudizi lusinghieri sul Fuhrer. Nonostante la sua ruvidezza
che mi aveva fatto temere il peggio, disse egli mi ha dato l'impressione di
essere un uomo di parola. Due giorni dopo l'uomo di parola incaricava il capo
nazista cco Henlein di organizzare nel castello di Dondorf, presso Bayreuth,
una speciale schiera di agitatori sudeti, un vero e proprio Freikorps, per
moltiplicare e aggravare i disordini nel paese.
Cosa che avvenne regolarmente con morti e feriti in molte localit, in
particolare ad Eger e a Karlsbad.
Il Fuhrer quindi ordinava la mobilitazione di cinque armate e, sorprendendo
tutti, ne poneva tre alle dipendenze dei generali notoriamente frondisti, Ludwig
Beck, Kurt von Hammerstein e Wilhelm Adam il quale, insieme con von Wietersheim,
gli aveva detto pochi giorni prima che le fortificazioni del fronte occidentale
sarebbero rimaste sguarnite in caso di guerra contro i cchi.
Hitler era stato con lui ancor pi duro che con Wietersheim. Soltanto una
fottuta canaglia gli aveva gridato non riuscirebbe a difendere quel fronte! Col
sostegno di lord Runciman, il premier inglese continuava nella politica di
malinteso appeasement.
Tornato da Praga, l'originale mediatore Runciman si rivelava pi hitleriano di
Hitler.
Infatti, mentre da un lato sosteneva che bisognava indurre la Cecoslovacchia a
cedere i Sudeti senza plebiscito, e questa era una richiesta che nemmeno il
Fuhrer aveva osato avanzare apertamente, dall'altro lato, per colmo di misura ai
danni dei cchi, intendeva garantire la Germania da una loro eventuale
ritorsione armata.
Segu una consultazione franco-inglese con un viaggio a Londra di Edouard
Daladier e di Georges Bonnet, suo ministro degli Esteri.
Il nuovo presidente del Consiglio francese, che era tornato al potere dopo la
duplice caduta di Lon Blum, si trov d'accordo con Chamberlain nel chiedere il
sacrificio dei Sudeti allo scopo di salvaguardare la pace in Europa.
Ma quando comunicarono a Benes le decisioni cui erano approdati senza neppure
consultarlo, se lo trovarono pi che mai contro.
Con grande irritazione il presidente della repubblica cca definiva quelle
proposte foriere d'una totale liquidazione del suo paese.
I due timorosi statisti risposero che, stando cos le cose, egli non poteva pi
aspettarsi da loro alcun aiuto.
Benes cercava di tener duro con la speranza di essere almeno appoggiato
dall'Urss, in base a un trattato di cooperazione firmato qualche anno prima.
Ma da Mosca non ricevette che una precisazione secondo la quale quel trattato
prometteva aiuto a condizione che la Francia si fosse trovata d'accordo.

A Benes non rest che cedere: Siamo stati abbandonati disse in pubblico, e,
sfogandosi con gli amici, aggiunse un avverbio doloroso: Vilmente.
Il 22 settembre a Godesberg, sulle rive del Reno, il Fuhrer era in attesa di
Chamberlain che doveva portargli le risultanze della sua missione.
In preda al nervosismo, di buon mattino usc dall'albergo e si mise a camminare
sulla banchina del porto fluviale, dove aveva ormeggiato il suo yacht.
Il nervosismo era rivelato da violenti tic che colpivano la spalla destra e la
gamba sinistra, tanto da costringerlo a camminare sbilenco, zoppicando.
Aveva passato la notte senza chiudere occhio, e sul volto, pallidissimo, gli si
leggeva una profonda stanchezza.
A Berlino, prima di raggiungere la cittadina renana, aveva dato in escandescenze
mentre discuteva con alcuni collaboratori sulla questione cca.
Ancora una volta si era gettato a terra mordendo disperatamente i bordi di un
tappeto.
Da tempo lo chiamavano ormai il mangiatappeti.
Hitler aveva preso alloggio nell'albergo di Godesberg da lui preferito, il
Dreesen, che apparteneva a un vecchio camerata.
Si trovava l anche il giorno in cui decise di sterminare le SA di Rohm.
Il premier inglese arriv al tramonto, e fu subito introdotto nella stanza del
Fuhrer.
Questa volta Hitler consen che l'ospite parlasse per primo.
Charnberlaun si diffuse per circa un'ora a illustrare le innumerevoli resistenze
che aveva dovuto affrontare nel suo stesso governo oltre che con i francesi e i
cchi per ottenere il via libera" al distacco senza plebiscito dei Sudeti dalla
Cecoslovacchia.
Il Fuhrer, che fin dal momento dell'incontro aveva pronunciato appena qualche
mezza parola, chiese all'ospite: Siete, dunque, tutti d'accordo sul ritorno dei
Sudeti alla Germania?. S rispose tranquillamente Chamberlain, con un sospiro di
sollievo, certo di essere arrivato a una felice conclusione della tormentata
vicenda. Ebbene, disse d'un fiato Hitler con voce sicura mi rincresce
significarLe, Herr Chamberlain, che alla luce degli ultimissimi avvenimenti, il
suo piano non pi sufficiente. A quelle parole l'inglese temette di svenire e
di accasciarsi sul pavimento, ma trov ancora un po' di vigore per fare le sue
dimostranze: Sono deluso e sorpreso.
Le ho concesso tutto ci che Lei aveva chiesto! disse, e nelle sue parole Sl
avvertiva l'ansia di sapere che cosa volesse di pi quella furia.
Il dittatore tedesco, alzatosi dalla sedia, si era messo a passeggiare
istericamente su e gi per la stanza.
Elencava con indignazione gli ultimissimi avvenimenti che lo avevano costretto a
cambiare idea, ed erano le luttuose angherie cui era sottoposta la minoranza
tedesca in Cecoslovacchia oltre le pretese territoriali dei polacchi e degli
ungheresi.
Che cosa voleva di pi? chiedeva Chamberlain.
Hitler continuava nelle sue recriminazioni, e non si ferm che davanti a una
grande carta geografica dell'Europa appesa alla parete.
Indicando un punto della carta, disse: Occuper immediatamente il territorio dei
Sudeti!.
Il premier inglese quella sera si rinchiuse umiliato in albergo, rassegnato ad
affrontare la marea di critiche che lo avrebbe travolto al ritorno in patria.
Durante la notte riacquist la calma e decise di rimanere ancora per un po' a
Godesberg per non lasciare nulla di intentato.
Prese una penna e scrisse una lettera al Fuhrer, dandogli assicurazioni che si
sarebbe sforzato di convincere i cchi ad accettare le sue nuove richieste, pur
nutrendo poche speranze di riuscirci.
Ma era bene provare! Il premier, che cos facendo cercava di prendere tempo, fu
raggiunto l'indomani da un nuovo no di Hitler il quale aveva a sua volta preso
carta e penna.
Insistendo nella tattica dilatoria, Chamberlain gli chiese una particolareggiata
elencazione delle sue pretese; Hitler gli fece sapere di non rendersi conto
perch mai dovessero comunicare a distanza, e per iscritto, quando potevano
farlo a quattr'occhi.
In questo modo il Fuhrer avrebbe pi agevolmente dominato l'anziano
interlocutore.

Si arriv a un nuovo incontro nella notte del 23 settembre.


Hitler consegn personalmente all'ospite l'elenco richiesto, insieme a una
cartina geografica, e gliene illustr il contenuto.
A mano a mano che il Fuhrer parlava, Chamberlain si faceva sempre pi paonazzo
in volto.
Alla fine, quando sent dire che i cecoslovacchi dovevano completare la cessione
dei Sudeti entro cinque giorni se volevano evitarne l'occupazione armata, perse
il controllo ed esclam: Ma questo un diktat!.
Hitler ribatt, con fare tra il sornione e il provocatorio: Niente affatto.
Non un diktat.
In testa ai fogli c' scritto Memorandum.
In quell'istante entr nella sala un ufficiale con un annuncio: BeneVs ha
ordinato la mobilitazione generale alle sue truppe.
Hitler assunse un'espressione indignata, ma al tempo stesso con voce tranquilla
disse: Come Lei sente, Herr Chamberlain, in atto una provocazione inaudita, ma
egualmente per venirLe incontro sono disposto ad attendere fino al 1 ottobre
l'evacuazione pacifica dei Sudeti.
Chamberlain, lasciando Godesberg, ancora sperava nell'arrendevolezza di BeneVs,
anche per distrarre da s ogni responsabilit nell'esplosione d'un conflitto.
Si era sull'orlo del precipizio, e se ne avvedeva dagli Stati Uniti il
presidente Roosevelt che invi a Hitler un messaggio personale con l'invito a
scegliere il negoziato se non voleva attirarsi la riprovazione del mondo intero.
Nella sua risposta al presidente americano, Hitler disse che la pace dipendeva
dalle decisioni dei cecoslovacchi. E Praga che sta facendo di tutto per
scatenare una guerra aggiunse.
Insomma la colpa era dei cchi che non intendevano dargli ci che egli voleva
illegittimamente prendersi.
Il 28 settembre, un mercoled nero, nelle strade di Berlino fu una giornata di
mobilitazione generale con interminabili parate di truppe e di armamenti.
Chamberlain fece ancora un tentativo e si rivolse a Mussolini perch inducesse
Hitler a non scatenare la guerra.
Il duce, nel momento in cui veniva investito del ruolo ufficiale di mediatore,
era gi convinto della inevitabilit dello scontro armato.
Accett tuttavia l'arduo incarico e si affrett a telefonare all'ambasciatore
italiano a Berlino, Bernardo Attolico, perch proponesse al Fuhrer di ritardare
di ventiquattro ore l'inizio delle ostilit.
Nel frattempo Chamberlain metteva a punto il suo nuovo piano che consisteva nel
proporre la convocazione d'una conferenza a quattro, Hitler, Mussolini, Daladier
ed egli stesso, per un ultimo sforzo alla ricerca d'un accomodamento.
Il Fuhrer, che non aveva nulla da perdere nel mostrarsi artificiosamente
disposto al negoziato, accett l'idea della conferenza dicendo: Il mio amico
Mussolini mi ha chiesto un rinvio.
Non posso rifiutarglielo. A Londra si riteneva imminente la guerra.
Le scuole erano state svuotate, si distribuivano maschere antigas, si
cominciavano a scavare trincee nei giardini pubblici e davanti all'amhasciata
tedesca.
Quando Chamberlain annunci di essere in partenza per Monaco dove l'indomani, 29
settembre, si sarebbe svolta la conferenza della pace da lui proposta, la
popolazione pianse di gioia.
Hitler e Mussolini facevano il loro ingresso trionfale nella capitale bavarese,
affiancati su un'auto scoperta.
Nel pomeriggio i quattro massimi rappresentanti della Germania, dell'Italia,
della Gran Bretagna, della Francia accedevano al Fuhrerhaus sul Konigsplatz
affollato.
Mancavano le vittime di quella conferenza, i cecoslovacchi.
Bianco in volto il Fuhrer ripet stancamente che suo desiderio era il ritorno,
un termine in realt storicamente improprio alla madrepatria di tutti i tedeschi
che vivevano in territorio cco.
Quindi tacque entrando in uno stato di apatia che non gli consentiva neppure di
ascoltare i discorsi degli altri convenuti.
Contava sul fatto che i rappresentanti delle due potenze occidentali non
potessero chiudere la conferenza senza aver evitato la guerra e senza aver
accettato le sue richieste che comportavano il sacrificio della Cecoslovacchia.

L'ambasciatore francese a Berlino, Francois-Poncet, notava che, durante la


conferenza, Hitler covava con lo sguardo Mussolini, come ne subisse
l'attrazione.
Ne era affascinato, ipnotizzato; quando il duce rideva, egli rideva; se il duce
si accigliava, egli si accigliava in uno spettacolo di mimetismo per cui
l'ambasciatore era portato a credere, a torto, che Mussolini esercitasse sul
Fuhrer un ascendente ben stabilito.
Certamente a torto, se non altro perch la proposta d'accordo che prevedeva lo
smembramento della Cecoslovacchia, non era del duce, ma di Hitler che
gliel'aveva precedentemente comunicata.
In tale maniera la pesante soluzione verso la quale si marciava poteva essere
giudicata, essendo espressa da Mussolini, come una proposta di mediazione,
mentre se formulata da Hitler sarebbe apparsa per ci che realmente era, e cio
un inaccettabile diktat tedesco.
L'accordo fu siglato a notte alta, ed era una finzione giuridica che forniva
alle potenze occidentali un fragile alibi per la loro remissivit e miopia
politica, dal momento che l'invasione militare della Cecoslovacchia era gi un
dato di fatto.
Monaco si rivel una disonorevole Canossa, cos come la pusillanime politica
occidentale del provare e riprovare nella ricerca della pace, try and try again,
si mostr in tutta la sua impotenza Con l'illusione di aver evitato un conflitto
europeo, o meglio non volendo scendere in guerra contro l'Asse, avveniva che
l'Inghilterra e la Francia sacrificassero pavidamente la Cecoslovacchia alla
Germania, per cui Hitler era autorizzato a occupare i Sudeti.
La penetrazione nazista ebbe inizio il 1 ottobre, come il Fuhrer aveva deciso
fin dal maggio col piano verde, e fu definita una passeggiata militare poich
nessuno opponeva resistenza alle truppe germaniche.
Chamberlain e Daladier tornavano in patria accolti dal giubilo popolare.
Daladier confidava per a Bonnet che a suo avviso soltanto degli idioti potevano
esultare per quegli eventi; Chamberlain esibiva alla folla festante, invece
dell'ombrello, la carta dell'accordo, e diceva: Peace in our time!, pace per il
nostro tempo. Che cosa faremo ora di queste trincee?, chiedeva un operaio
londinese.
E un altro gli rispondeva: Gabinetti pubblici.
Ne abbiamo bisogno.
Pi di ogni altro in Europa, Mussolini fu salutato come l'ispirato salvatore
della pace dagli italiani plaudenti che facevano ala al suo passaggio lungo la
linea ferroviaria e alle stazioni, dal Brennero a Roma.
Il Times pubblicava foto di truppe tedesche accolte dalle popolazioni sudete con
piogge di fiori e abbracci, ma sorvolava sull'esodo degli antinazisti costretti
a lasciare in tutta fretta il loro paese.
Favorevoli all'appeasement erano pure l'Observer di lord Astor, il Daily Express
e il Daily Mail di altri due lord, William Beaverbrook e Harold Rothermere.
Insorgeva per Churchill che pure aveva visto nel fascismo una diga al
bolscevismo.
Il leader conservatore diceva che i paesi democratici avevano subto una
disfatta totale, prevedeva con amarezza che tutte le nazioni dell'Europa
centrale e del bacino danubiano sarebbero state assorbite l'una dopo l'altra nel
sistema nazista. Non pensate che questa sia la fine.
E soltanto l'inizio disse e aggiunse: A Berchtesgaden ci puntarono addosso una
pistola e ci chiesero una sterlina.
Quando a Godesberg ci presentammo per pagare, ce ne chiesero due, e infine
Hitler accett una sterlina, diciassette scellini e sei pence in contanti e il
resto in cambiali di buona volont per il futuro.
La conferenza di Monaco non fu l'unico esempio di cecit e di egoismo di quei
mesi.
Difatti Hitler si era garantito mediante accordi segreti la neutralit della
Polonia e dell'Ungheria, le quali a loro volta strapparono altri territori alla
Cecoslovacchia che ne usciva gravemente smembrata.
In patria il prestigio di Hitler crebbe enormemente.
I tedeschi gli rendevano lode, esaltavano il suo genio politico che gli aveva
consentito di estendere i confini della Germania minacciando la guerra ed
evitando di farla.

Gli riconoscevano di aver riportato in cinque anni la nazione al livello di


grande potenza e di esser diventato tanto forte da poter dettare la sua legge
all'Europa intera.
Ma il Fuhrer non era soddisfatto perch l'arrendevolezza degli occidentali gli
aveva impedito di impiegare subito la forza e di occupare tutta la
Cecoslovacchia. Quel Chamberlain diceva ai pi intimi mi ha guastato la festa.
Senza di lui sarei potuto entrare a Praga. La conferenza di Monaco si riflesse
negativamente sui cospiratori antihitleriani che pensavano di poter rovesciare
il dittatore prendendo spunto dall'aggressione alla Cecoslovacchia.
Con le intese del Fuhrerhaus essi vedevano sfumare l'occasione che avrebbe
legittimato al cospetto della Germania e del mondo il loro operato, in quanto in
quel caso avrebbero potuto presentare Hitler come invasore d'un paese sovrano.
Ci avveniva nel momento in cui i congiurati si erano notevolmente rafforzati
avendo ottenuto l'adesione del generale Brauchitsch.
L'ex borgomastro di Lipsia, Carl Goerdeler, osservava che, se in quei giorni i
cospiratori avessero potuto agire, per Hitler sarebbe stata la fine.
Goerdeler non mancava di lamentare il comportamento di Chamberlain, il quale per
non correre un piccolo rischio, creava le condizioni di un ben pi vasto
conflitto.
Non erano trascorsi dieci giorni dalla conferenza di Monaco, quando il Fuhrer,
in aperta violazione con gli accordi che sancivano precise garanzie in difesa
dei nuovi confini cecoslovacchi, gi chiedeva al generale Keitel di preparare i
piani per procedere a ulteriori aggressioni.
Inviavaa ai capi della Wehrmacht un ordine segretissimo: Le forze armate si
tengano pronte in qualsiasi momento per difendere i confini del Reich, per
invadere il resto della Cecoslovacchia, per occupare il distretto di Memel.
Memel era una cittadina lituana di quarantamila abitanti che si affacciava sul
Mar Baltico e possedeva un porto di rilevanza strategica.
Fino al trattato di Versailles era appartenuta alla Germania, e ora Hitler la
rivoleva.
Ma per dare l'ordine d'un nuovo balzo in avanti, egli attendeva l'occasione
propizia.
Parigi era uno dei principali centri dello spionaggio e controspionaggio
tedeschi all'estero.
Nell'autunno del '38 la sede diplomatica della Germania nella capitale francese,
diretta dall'ambasciatore Joannes von Welczeck, ferveva di attivit segrete,
spesso pi importanti delle attivit diplomatiche che si svolgevano alla luce
del sole.
Il terzo segretario dell'ambasciata, Ernst vom Rath, era un giovane
ventinovenne, alto e biondo.
Pur essendo considerato un nazista tiepido incombeva su di lui gran parte del
lavoro spionistico.
Quotidianamente riceveva informatori e agenti segreti, li ascoltava e ne
vagliava l'autenticit dei rapporti.
Sicch, la mattina del 7 novembre, quando un ragazzo dalla minuta taglia di
fantino si present all'ambasciata dicendo di dover consegnare un documento
riservato, gli uscieri non si stupirono affatto e lo inviarono dal terzo
segretario.
Tanto pi che il ragazzo, che diceva di chiamarsi Herschel Grynszpan, si
esprimeva in tedesco.
Von Rath era seduto alla scrivania e fece cenno al visitatore di sedersi e di
consegnargli il rapporto.
Per tutta risposta il giovane Herschel estrasse una pistola dalla tasca interna
della giacca ed esplose su di lui cinque colpi gridando: Sporco crucco, questo
il documento che ti regalano gli ebrei perseguitati dal tuo Fuhrer!.
Arrestato, dichiarava alla polizia di aver voluto vendicare con quel gesto i
suoi genitori, ebrei polacchi, che vivevano in Germania perseguitati e in
povert.
Von Rath mor due giorni dopo, il 9 novembre, una data densa di signifi cati per
i tedeschi.
Il 9 novembre di quell'anno ricorreva il ventennale della famigerata resa della
Germania nonch il quindicesimo anniversario del putsch della birreria.
Con grande commozione fu perci accolta dai nazisti la notizia del crimine.

Il VoLischer Beobachter intitolava: Attentato ebreo a Parigi.


Diplomatico tedesco ferito gravemente a colpi di pistola.
L'infame attentatore un ebreo di diciassette anni.
Nell'editoriale di prima pagina si leggeva: E evidente che il popolo tedesco
trarr le necessarie conclusioni da questo delitto.
La situazione giunta a un limite estremo: mentre centinaia di migliaia di
ebrei governano la nostra economia e dissanguano i tedeschi, i loro figli,
all'estero, seminano odio contro la Germania e attentano alla vita dei nostri
funzionari.
La sera stessa del crimine, in Assia e nel MagdeburgAnhalt, si susseguirono
numerose aggressioni a cittadini ebrei, mentre se ne saccheggiavano i negozi e
le sinagoghe.
Sul giornale di Goebbels, Der Angriff", si leggeva: Dall'ignobile atto deriva
l'assoluta necessit di agire senza indugio contro gli ebrei, fino alle estreme
conseguenze.
Hitler diede infatti l'ordine di lasciare che la gente agisse spontaneamente
contro gli israeliti e di consentire alle SA di sfogarsi come volevano.
Goebbels diceva: Quel porco criminale d'un ebreo afferma di aver agito da solo:
ma noi sappiamo perfettamente che egli fa parte d'un complotto.
Il Fuhrer e il suo ministro parlavano nel Rathaussaal di Monaco.
Tra le urla di vendetta, Goebbels aggiungeva: Noi non possiamo permettere che la
banda ebraica resti impunita: provveder il nostro popolo, generosamente,
spontaneamente, a punire gli assassini.
E che ci serva di monito al giudaismo internazionale!.
Hitler convoc Himmler e Heydrich, i quali, dopo il colloquio, diffusero agli
uffici della Gestapo le norme da seguire nelle aggressioni agli ebrei.
A mezzanotte la sinagoga di Monaco era gi in fiamme.
All'alba nelle strade di Berlino si diede il via a un colossale grom come non se
ne erano pi avuti dai tempi del Medioevo.
Il giornale delle SS, Das Schwarze Korps, usciva con una dichiarazione
programmatica Occorre sterminare gli ebrei con il ferro e con il fuoco, e
arrivare alla eliminazione totale del giudaismo nel Reich.
Pogrom era infatti una parola russa che significava distruzione.
Interveniva direttamente il partito a dirigere il piano mostruoso di assassinii,
saccheggi, incendi.
La violenza era la protagonista assoluta per galvanizzare il popolo tedesco.
Al delitto d'un giovane sconvolto seguiva una catena di crudelt perpetrate con
fredda determinazione in tutta la Germania per eccitare la nazione esaltando il
mito del sangue e il concetto della razza superiore.
Hitler era gi alla vigilia di nuove aggressioni territoriali, e intendeva cos
tragicamente prepararle.
La violenza contro gli ebrei e contro i loro beni si esercitava con particolare
accanimento colpendo le vetrine dei negozi, quasi che l'isterismo dei nuovi
vandali avesse bisogno del gelido frastuono di cristalli in frantumi, come
riscontro alle loro urla, ai colpi di pistola nella notte e al mutismo delle
vittime sbigottite.
Tutta l'operazione prese il nome di notte dei cristalli, Kristallnacht, sebbene
il pogrom si protraesse per una settimana.
A molti milioni di marchi ammontarono i danni dei vetri rotti, al che Goring
malvagiamente esclam: .<Si potevano uccidere duecento ebrei invece di
distruggere tante cose di valore.
Alle persecuzioni di quei giorni seguirono le intolleranze codificate in norme
di legge con ammende, con l'esclusione degli ebrei dall'economia germanica, con
il trasferimento ad ariani delle loro aziende e delle propriet, con la confisca
delle opere d' arte .
La mattina del 10 novembre nelle vie di Berlino si vedeva la gente voltare la
testa dall'altra parte, passando davanti alle vetrine in frantumi e alle macerie
ancora fumanti degli edifici.
Lo diceva con amarezza uno dei congiurati dell'Abwehr, il servizio segreto in
cui militavano alcuni fra i pi autorevoli oppositori del regime.
Il congiurato, profondamente deluso, proseguiva: Nessun generale aveva ardito di
mobilitare le truppe per porre fine al saccheggio.
I capi militari erano sordi e ciechi.

La borghesia codarda osservava il mostro nazista come il coniglio osserva il


serpente, e una psicosi diffusa immobilizzava i cittadini in una sottomissione
totale.
Non si muovevano neppure gli intellettuali, potenziali oppositori del regime.
Si limitavano a mormorare in privato il loro sdegno.
Uno dei pi conosciuti drammaturghi, Gerhart Hauptmann, che pure all'inizio
aveva plaudito al nazismo, diceva agli intimi: Questa gentaglia provocher la
guerra mondiale.
Hitler, questo infame guitto, questo boia in camicia bruna, ci porter alla
rovina.
Ma quando i suoi pi cari amici gli chiedevano perch mai non abbandonasse la
Germania ed emigrando non imitasse Thomas Mann e Stefan Zweig, rispondeva
scuotendo la bianca capigliatura: Sono un vigliacco! Sono un vigliacco!.
In silenzio se ne stava pure gran parte del clero.
Un silenzio paralizzante lo definiva il pastore Niemoller che era stato in
carcere per aver rifiutato di giurare fedelt al Fuhrer.
Da un discorso segreto, che Hitler tenne a Monaco nella mattinata del 10
novembre a quattrocento giornalisti tedeschi, si aveva una conferma sugli
obiettivi della Kristallnach, nel senso che l'impresa vandalica doveva servire a
galvanizzare la nazione in vista di nuove aggressioni. Per lunghi anni, disse il
Fuhrer sono stato costretto a parlare di pace.
Ci mi ha permesso di liberare il nostro popolo dalle catene internazionali e di
costruire passo dopo passo quella potenza militare che ora ci consente di mirare
a pi alti destini.
Naturalmente, la stampa ha diffuso questa mentalit e questa nozione di pace a
ogni costo, col rischio che i tedeschi si assuefacessero a tali idee. L'uditorio
era col fiato sospeso, e Hitler prosegu dicendo che avrebbe illustrato i suoi
piani per il futuro e indicato i compiti della stampa: Ora venuto il momento
di dire che "la pace a ogni costo" non l'obiettivo del nazismo, anche per
evitare il rischio che la mentalit di pace si trasformi in ignavia e in
disfattismo e si vanifichino i successi ottenuti.
Ero costretto, ripeto, a parlare di pace, ma nello stesso tempo credo di aver
dimostrato al popolo tedesco che vi sono obiettivi irragiungibili con mezzi
pacifici.
Spetta ai giornalisti forgiare la pubblica opinione alle esigenze d'una guerra
imminente. Il programma di mobilitazione psicologica a buon punto aggiunse
senza riferirsi esplicitamente al pogrom.
Ma c'erano gli intellettuali a rompere le uova nel paniere, col pacifismo e il
disfattismo. I nostri cosiddetti intellettuali si cullano nella certezza che la
Germania abbia bisogno di loro.
E io dico: purtroppo.
Perch se cos non fosse li avremmo eliminati da un pezzo.
Quando io esamino l'atteggiamento degli intellettuali e lo confronto con
l'operato o con le necessit del nazionalsocialismo, ebbene io cado in preda
all'angoscia pi profonda.
Fino a questo momento noi non abbiamo subto sconfitte, ma cosa accadrebbe
qualora la buona sorte ci abbandonasse? Io tremo al pensiero della codardia e
dei tradimenti che in tal caso ci dovremmo aspettare dai cosiddetti
intellettuali. Il suo massimo orgoglio era di aver costruito un partito come un
modello di fedelt e di fanatica dedizione alla causa.
Era arrivata l'ora, disse, che anche il popolo tedesco, nella sua interezza,
garantisse una fede pronta, cieca e assoluta al nazionalsocialismo e alle
conquiste che esso stava per ottenere.
In conclusione riprese a parlare dei compiti dei giornalisti invitandoli a
sposare il principio della infallibilit del Capo, come dire che Hitler aveva
sempre ragione, per liberare il popolo da ogni incertezza: Le masse non amano i
dubbi, non ammirano la debolezza!.
La persecuzione degli ebrei non era destinata a terminare con la notte o la
settimana dei cristalli.
Erano all'opera sia Goebbels, sia Goring, anche se in contrasto fra loro.
Goebbels proponeva di trasformare in parcheggi le aree dove sorgevano le
sinagoghe date alle fiamme, non appena le macerie fossero state sgombrate dagli
stessi israeliti.

Annunciava di aver preparato un decreto per impedir loro l'ingresso nei teatri,
nei cinema, nei circhi affinch gli ariani vi trovassero posto pi facilmente.
Descriveva con minuzia l'intollerabile eventualit nella quale un ariano si
fosse trovato a dividere un vagone letto con un ebreo.
Si diffondeva in una disamina da regolamento ferroviario, in un battibecco con
Goring che sembrava tolto di peso da una farsa di Feydeau. Mi sembra pi
ragionevole assegnare agli ebrei scompartimenti separati diceva il
feldmaresciallo. E se il treno sovraffollato? replic Goebbels.
Allora ogni treno conter una sola vettura per gli ebrei. E nel caso in cui sia
piena? Chi non trover posto rester a casa! url il feldmaresciallo, paonazzo
in volto. Mettiamo allora che sull'espresso per Monaco salgano pochi ebrei
sottilizz Goebbels e che gli altri vagoni siano zeppi.
E giusto che gli ebrei viaggino comodi e gli ariani no? E necessario stabilire
con un decreto che gli ebrei hanno diritto a un posto a sedere solo se tutti gli
ariani ne avranno uno. Ma quale decreto url Goring baster un calcio in culo!
Gli ariani occuperanno lo scompartimento e gli ebrei troveranno posto nel cesso.
Gi, e se un ariano avr bisogno della toilette? replic pi finemente Goebbels.
E aggiunse: E meglio che gli ebrei stiano in piedi nei corridoi. No, no, no! il
loro posto il cesso! url il feldmaresciallo.
Si giunse al giorno delle esequie di vom Rath.
Il 16 novembre la camera ardente fu allestita nella Rheinlandhalle di
Dusseldorf, un maestoso edificio pubblico sulle rive del Reno.
Anche in questa occasione fu predisposta una scenografia wagneriana.
Il catafalco sorgeva ai piedi di una grande aquila che teneva fra gli artigli
una svastica, ed era intensamente illuminato mentre il resto della sala era
immerso nella penombra.
A sera furono accese le torce.
Le voci gutturali e il secco sbattere dei tacchi dei soldati addetti alla
guardia d'onore si sommavano alle note dei Funerali di Sigfrido, forse il brano
pi emozionante del Cepuscolo degli dei.
Hitler fu nella Ruhr l'indomani mattina.
Entr in silenzio nella Rheinlandhalle.
Il suo volto era una maschera di dolore.
Senza che risuonassero i consueti Heil della folla, egli sost a lungo davanti
alla bara fra la madre di vom Rath e Ribbentrop.
All'improvviso, dopo essersi irrigidito nel saluto nazista, lasci la sala.
Durante tutta la visita non aveva pronunciato neppure una parola.
Via via gli ebrei venivano rinchiusi a migliaia nei campi di concentramento.
Diecimila israeliti della Germania centrale furono internati a Buchenwald, nei
pressi di Weimar, la citt di Goethe; diecimila, provenienti dall'Austria e dal
Sud della Germania, furono condotti a Dachau, presso Monaco; altri diecimila, ed
erano ebrei del Nord, furono portati a Sachsenhausen-Oranienburg, nelle
vicinanze di Berlino.
In quei campi affollatissimi le condizioni igieniche erano proibitive, e
avveniva che qualche detenuto affogasse negli escrementi, scivolando nei pozzi
neri che non venivano mai svuotati.
Il popolo tedesco era pi che mai fiero di Hitler, il quale, senza scatenare
guerre, era riuscito ad espandere il territorio del Reich.
Edvard BeneVs aveva raggiunto in esilio gli Stati Uniti per protesta contro gli
accordi di Monaco, e alla carica di presidente della repubblica cca era salito
Emil Hcha.
Quanto rimaneva della Cecoslovacchia era perci retto da un governo che faceva
ogni sforzo per compiacere il Fuhrer sperando di poter conservare cos la
propria indipendenza nazionale.
Negli ultimi giorni del '38 fu sciolto il partito comunista cco, il 21 gennaio
del nuovo anno il ministro degli Esteri, Frantisek Chvalkovsky, incontrava
Hitler a Berlino e subiva una sua sfuriata.
Il Fuhrer, mentre gli diceva che la Cecoslovacchia se l'era cavata grazie alla
moderazione" della Germania, aizzava i movimenti separatisti slovacco e ruteno,
e, ancora una volta, si precostituiva un pretesto che lo autorizzasse a
intervenire militarmente, come aveva gi fatto con l'irredentismo dei Sudeti.I
separatisti slovacchi avevano proclamato l'autonomia da Praga.

Il presidente Emil Hcha, che non poteva non perseguirli, fece arrestare
monsignor Josef Tiso, il capo del gover no autonomo di Bratislava.
Per Hitler fu un'occasione d'oro.
Aiut Tiso a fuggire e lo convoc a Berlino imponendogli di proclamare
l'indipendenza da Praga, con una dichiarazione dettatagli da Ribbentrop il 13
marzo.
Inoltre Tiso, cos com'era stato chiesto a Seyss-Inquart in occasione
dell'Anschluss, doveva inviare al Fuhrer un telegramma per sollecitarlo a
prendere sotto la sua protezione il nuovo Stato slovacco.
La trappola dell'alibi era pronta a scattare, e se ne avvide tristemente Hcha
nel suo incontro del giorno successivo con Hitler nella Cancelleria di Berlino.
Seguendo la traccia d'uno sperimentato copione, il Fuhrer lasci in anticamera
Hcha e il suo ministro degli Esteri fino all'una di notte.
Quindi li ammise nella sua stanza dopo averli fatti passare attraverso una
tortuosa serie di corridoi immersi nell'ombra.
Si fece trovare alla scrivania, con accanto Himmler e il generale Keitel.
La loro presenza non era casuale, e Hcha ne colse all'istante il minaccioso
significato.
L'anziano presidente, che non aveva potuto compiere il viaggio in aereo perch
ammalato di cuore, si abbatt pesantemente sulla sedia, e cominci a parlare.
Diceva di aver messo fiduciosamente nelle mani del Fuhrer la Cecoslovacchia, con
la certezza che non ne avrebbe vulnerato l'indipendenza.
Ma Hitler immediatamente lo deluse enumerando i tradimenti perpetrati ai danni
della Germania dal governo cco, nello spirito di Benes.
Lament che quel governo non aveva offerto alcun segnale di cambiamento, ragion
per cui alle sei della mattina, e cio di l a qualche ora, l'esercito e
l'aviazione del Reich avrebbero proceduto ad occupare l'intera Cecoslovacchia.
Ogni resistenza militare, precis, sarebbe stata stroncata senza indugio, mentre
un atteggiamento remissivo avrebbe offerto al paese la possibilit di ottenere
generose concessioni, dopo la rinascita conseguente all'annessione. Mancano
soltanto quattro ore replic impietrito Hcha come posso assicurare che nessuno
intervenga!, Il Fuhrer ribatt che la faccenda non lo riguardava pi, e che le
truppe erano gi in movimento.
Hcha fu colto da un attacco cardiaco, ma dopo un'iniezione si mostr pi forte
e deciso di prima.
Aveva ripreso tanto vigore da rifiutare di apporre la firma al protocollo
d'intesa che Hitler gli presentava mettendogli in mano una penna.
Le forze tornarono a mancargli e, sfinito dalle emozioni, dopo aver telefonato a
Praga ordinando di non resistere all'esercito tedesco, firm le carte che
sancivano la fine del suo paese.
Erano le 4 e mezzo del 15 marzo 1939. itler stesso aveva scritto il comunicato
col quale annunciava al mondo il tragico evento: Su richiesta del presidente
della repubblica cecoslovacca, e stante la grave situazione determinata nel
territorio slovacco dagli episodi delle ultime settimane, il Fuhrer del Reich ha
deciso di prendere sotto la sua protezione il popolo cco al quale garantir uno
sviluppo autonomo nel quadro delle sue caratteristiche etniche.
Non appena Hcha si era allontanato sulle sue gambe malferme, il Fuhrer irruppe
nella stanza delle segretarie, e, abbracciandole a una a una, disse: Ragazze
mie, il vecchio ha firmato.
Questa la pi bella alba della mia vita! Sono il pi grande tedesco di tutti i
tempi!.
Prima di concedersi un po' di riposo, sped un telegramma a Mussolini, con
l'annuncio dell'avvenuta occupazione.
Leggendolo, il duce disse a Ciano: Finir per diventare la favola degli
italiani.
Tutte le volte che Hitler conquista uno Stato, mi manda un telegramma.
Alle nove del mattino le truppe tedesche entravano a Praga.
In serata arriv Hitler prendendo possesso dello storico castello che domina la
citt e che era stato la residenza dei sovrani boemi.
Aveva posto le basi strategiche della marcia verso est; poteva muovere in tutta
tranquillit alla conquista dello spazio vitale, come era nei suoi programmi.

La Cecoslovacchia subiva lo smembramento che egli voleva: la Slovacchia non era


pi che uno Stato vassallo, la Boemia e la Moravia diventavano un protettorato
sotto la presidenza dell'ex ministro degli Esteri, von Neurath.
E Memel? Il 22 marzo Hitler si trovava a bordo dell'incrociatore Deutschland in
navigazione verso la cittadina lituana.
Mentre la nave era violentemente sballottata dai marosi del Baltico, il Fuhrer,
di pessimo umore a causa del mal di mare, chiedeva a Ribbentrop via radio se
poteva entrare a Memel pacificamente o se doveva farsi strada a colpi di
cannone.
Ribbentrop lo rassicurava: i lituani non avevano pensato neppure per un attimo a
opporsi alle forze del Reich.
Cos lui faceva ancora a buon mercato un ingresso trionfale, mentre si lanciava
verso una nuova impresa.
Sembrava che volesse accontentarsi della restituzione di Danzica, altra citt
baltica strappata al Reich in virt del tratta+o di Versailles, ma in realt ben
diversa era la sua ambizione.
Non manc di dirlo con chiarezza ai capi militari, il giorno stesso dell'arrivo
a Memel: Non si possono conseguire altre conquiste senza spargimento di sangue.
Danzica non il nostro obiettivo principale.
Noi vogliamo espandere il nostro spazio vitale a Oriente per assicurarci i
rifornimenti alimentari e per risolvere il problema degli Stati baltici.
Potremo reperire tali rifornimenti soltanto da territori scarsamente popolati.
Se il destino ci costringer a misurarci con l'Occidente, indispensabile
possedere vasti territori a Oriente.
A quel punto tra gli obiettivi da colpire rientrava l'Unione Sovietica, ma
bisognava vedere se la conquista hitleriana del Lebensraum ai danni di Mosca
potesse o no verificarsi attraverso un accordo con la Polonia.
I rapporti del Fuhrer con
Varsavia erano complessi.
Da un lato egli tendeva la mano ai governanti polacchi, dall'altro li metteva
spalle al muro con le sue pressanti rivendicazioni.
Reclarnava infatti la restituzione di Danzica e il passaggio attraverso il
corridoio polacco, mediante la creazione di linee di comunicazione ferroviarie
extraterritoriali e stradali, per collegare la Germania con la citt baltica e
con la Prussia orientale che il trattato di Versailles aveva a torto separato
dal Reich.
La Polonia, sebbene filotedesca, resisteva, ma si trov davvero con le spalle al
muro e stretta in una morsa in seguito ai successi conseguiti da Hitler in
Cecoslovacchia e a Memel, divenute due essenziali teste di ponte per compiere il
definitivo balzo verso l'est.
Le nuove pretese di Hitler preoccuparono alfine la Gran Bretagna e la Francia
che, a differenza dell'atteggiamento tenuto con la crisi di Praga, si dissero
pronte a intervenire con qualsiasi mezzo in difesa della Polonia, anche perch
la nuova aggressione avrebbe profondamente turbato l'equilibrio europeo. Qualora
un'azione minacci apertamente l'indipendenza della Polonia, disse Chamberlain ai
Comuni il 31 marzo il governo di Sua Maest dar subito al governo di Varsavia
ogni sostegno.
Il governo francese mi ha autorizzato a rendere noto che la sua posizione
identica. Dunque, stop aggression! A questa notizia Hitler ebbe un accesso di
collera che gli stravolse i lineamenti.
All'ammiraglio Canaris, che era con lui in quel momento, disse urlando: Ora
basta! Gli inglesi se la vedranno con me!.
Poi, nel presenziare al varo della nave da guerra Tirpitz, si scagli
pubblicamente contro le manovre di accerchiamento dell'Inghilterra e degli Stati
lacch di Londra ostili alla Germania.
Ancora una volta decise di battere tutti sul tempo preparandosi a prendere le
armi.
Per giustificare il suo gesto ripeteva il tema delle minoranze tedesche oppresse
che attendevano da lui la liberazione.
Egli ora doveva affrancarle dalle vessazioni dello sciovinismo polacco.
Era il 3 aprile quando diram alla Wehrmacht i piani di occupazione della
Polonia predisposti perch scattassero improrogabilmente il successivo 1
settembre.

Quegli ordini militari andavano sotto la denominazione in codice di Fall Weiss,


Piano Bianco.
Alla fine del mese, seguendo la gi collaudata tattica, denunci contestualmente
sia il patto di non aggressione con la Polonia sia l'accordo navale con
l'Inghilterra.
Speciosamente disse che l'intesa con la Gran Bretagna era scaturita dalla
volont di non intraprendere una guerra contro quella nazione, ma se questa
dimostrava di non possedere un'analoga volont nei confronti della Germania, i
presupposti dell'intesa venivano a cadere.
Lui avrebbe fatto benissimo a meno di quell'accordo non avendo paura di nessuno.
Alla rottura con le potenze occidentali, fece seguire una pi stretta alleanza
con l'Italia che Mussolini battezz con il risonante nome di patto d'acciaio,
sebbene i due regimi fossero sempre e ancora sospettosi l'uno dell'altro.
La cerimonia della firma del nuovo patto avvenne il 22 maggio a Berlino con un
Ciano riluttante e un Ribbentrop altezzoso.
L'articolo 3 dell'intesa sanciva che, se una delle due nazioni fosse stata
impegnata in una guerra, l'altra si sarebbe immediatamente schierata al suo
fianco.
Appariva chiaro come la pi esposta fosse l'Italia, nutrendo Hitler propositi
ben pi bellicosi di quanti ne potesse covare Mussolini.
Il ministro degli Esteri italiano, spaventato dal contenuto dell'accordo,
comment: Pi che d'acciaio, un patto di dinamite.
Il duce tuttavia non volle essere da meno del Fuhrer, e il 7 aprile decise
d'invadere l'Albania.
Era di venerd.
Il 28 marzo le truppe del generalissimo Franco espugnavano Madrid, al termine
d'una guerra civile che aveva lasciato sul terreno quattrocentomila morti.
Ora, drammaticamente, si temeva una nuova mossa della Germania.
L'obiettivo immediato era la Polonia.
Seriamente preoccupato dell'involuzione europea, il presidente americano
Roosevelt invi ai due dittatori un messaggio per invitarli a imboccare la via
della pace e a sottoscrivere con trentuno paesi, di cui forniva l'elenco, un
patto decennale di non aggressione.
Hitler gli rispose il 28 aprile con un discorso al Reichstag, tra l'accomodante
e il sarcastico.
Si proclamava ammiratore dell'Inghilterra e si premurava di rassicurare la
Polonia con la quale era pronto a intavolare trattative, sebbene gli si
mostrasse ostile.
Si meravigliava che gli Stati Uniti ravvisassero in lui il suscitatore d'un
conflitto mondiale, quando in realt dal '19 la Germania non aveva intrapreso
alcuna guerra, mentre non si poteva dire la stessa cosa per molte nazioni di cui
Roosevelt si ergeva a paladino.
Quanto al disarmo, continuava, e alla conferenza che Roosevelt suggeriva in
proposito, la Germania sapeva che cosa significasse partecipare a una iniziativa
del genere.
Ne aveva fatto un'esperienza con la conferenza di Versailles: Significava fare
la fine dei capi Sioux, subire espropriazioni ed essere trattati con disonore.
E poi, erano proprio sicuri gli Stati Uniti di non esercitare una politica
aggressiva nei confronti dei paesi del Centro e del Sudamerica? Lei, Herr
President, concludeva il Fuhrer si trovato a capo d'un immenso impero, di un
paese tra i pi ricchi del mondo, mentre io, che soltanto vent'anni fa ero uno
sconosciuto, ho dovuto riscattare il mio popolo dalla povert e dall'umiliazione
in cui era stato confinato in conseguenza della guerra mondiale e dal pi vile
dei trattati.
Io non dispongo del tempo libero e dei mezzi di cui gode Lei, tanto da dedicarsi
alla pace universale.
Io mi occupo esclusivamente del mio popolo, e credo di contribuire in questo
modo al progresso e alla pace dell'intera umanit. Il commento di Mussolini al
messagio di Roosevelt fu meno prolisso, ma pi irriguardoso. E il frutto della
paralisi progressiva disse.
Il giorno 20 di quel mese il Fuhrer aveva compiuto cinquant'anni.
Era l'et, egli diceva, in cui l'uomo al culmine delle sue energie.

Spett al quarantaduenne Goebbels in veste di ministro della Propaganda,


organizzare le celebrazioni dell'evento.
Lo fece con mastodontiche adunate e con un profluvio di manifestazioni,
superando se stesso.
L'Unter den Linden venne decorata con aquile d'oro e grandi svastiche, mentre il
Capo, assiso su una poltrona d'oro rivestita di felpa rossa, assisteva alla
terrificante parata di cinquantamila soldati, avendo accanto il quarantaseienne
corpulento Goring e il raffinato Ribbentrop, anch'egli di quarantasei anni.
Hitler appariva in ottima salute.
Non aveva capelli bianchi, il volto era sereno, gli occhi erano vividi e
penetranti.
Camminava con passo scattante, nelle conversazioni dimostrava brillantezza e
vivacit di spirito.
La buona sorte che accompagnava tutte le imprese della Germania si rifletteva
sulle sue sembianze, sebbene all'estero i caricaturisti lo effigiassero come una
maschera tragica, segnata dall'isteria e resa ridicola da baffetti a spazzola.
L'Hitler pubblico, oratore veemente votato a infiammare gli animi con una voce
aspra e tagliente, lasciava il passo all'Adolf privato di cui le donne
ammiravano la susscStimme, la voce armoniosa con la quale sapeva corteggiarle e
conquistarle.
I tedeschi consideravano necessaria alla politica estera l'aggressivit del loro
Fuhrer.
La faccia feroce dell'Hitler pubblico si stemperava nell'Adolf privato in una
immagine di serenit e dolcezza, come loro potevano constatare quando in massa
si recavano sull'Obersalzberg per stringerglisi attorno.
Adolf scendeva in mezzo a loro, spesso in costume bavarese. con le Lederhosen, i
pantaloncini corti di cuoio; era sorridente e sempre pronto a cogliere o a
lanciare una battuta di spirito.
I due volti di Hitler, il volto aggressivo di Berlino e il volto mite del
Berghof, corrispondevano a una definizione che Karol Gorski dava dell'Ordine
teutonico dei mitici cavalieri del XIII secolo.
Essi vivevano nella Prussia orientale e avevano due anime, quella dell'asceta e
quella del soldato.
Dal dualismo scaturiva un'energia potentissima che li rendeva capaci di
affrontare grandi battaglie con furia devastatrice.
Adolf ricevette innumerevoli regali per il suo cinquantesimo compleanno.
Il pi gradito fu la consegna dell'ascensore che, penetrando nelle viscere del
monte Kehlstein, gli permetteva di raggiungere la pi alta vetta
dell'Obersalzberg, dove egli poteva meditare in solitudine.
L'arduo scavo della montagna era costato una somma esorbitante, ma il giorno
stesso della consegna dell'ascensore, Adolf, dopo esser salito per un paio di
volte in cima al monte, esclam sorridendo: Sono troppo abituato all'aria
viziata di Berlino per poter respirare tutto questo ossigeno.
Le ottime condizioni di salute in cui egli si trovava nel suo cinquantesimo anno
lo rendevano estremamente fiducioso nel futuro.
Considerava ormai irresistibile l'avvio del glorioso millennio nazista, e
pensava di aver definitivamente superato la crisi che lo aveva colpito l'anno
prima, quando era tormentato dal timore d'una morte prematura, magari anche per
mano d'un attentatore.
Con quel presentimento si era affrettato a nominare l'amico Franz Xavier Schwarz
suo esecutore testamentario.
Franz era un omaccione grasso e calvo che apparteneva alla vecchia guardia
nazista.
Con lui Adolf si abbandonava ai ricordi dei primi anni di lotta, la Kampfzeit.
Franz era l'amministratore del partito e difatti Adolf lasciava alla Nsdap la
maggior parte dei suoi beni.
Impartiva rigorose disposizioni sui suoi funerali che prevedevano il trasporto
delle spoglie a Monaco.
Qui, al termine di solenni onoranze di Stato da tenersi alla Feldhernhalle, la
salma doveva essere tumulata senza pompa fra le tombe dei camerati caduti
durante il putsch della birreria.
Generose rendite erano attribuite a Eva Braun, alla sorella Paula e alla
sorellastra Angela Raubal.

Paula avrebbe dovuto elargire a sua discrezione un gruzzolo di marchi a certi


lontani parenti austriaci, mentre Angela Raubal ereditava gli arredi
dell'appartamento di Monaco dove si era uccisa per lui la giovane Geli.
Un altro lascito era intestato al fratellastro Alois, ora proprietario d'una
nota birreria di Berlino.
Aveva completamente dimenticato il nipote William Patrick Hitler, mentre aveva
assegnato dei vitalizi alla governante Annie Winter, al cameriere personale Karl
Wilhelm Krause e ad altri due domestici.
Destinava una somma e una discreta rendita anche aJulius Schaub, suo autista e
confidente da un ventennio, ma non faceva menzione dei gerarchi pi in vista.
Prescriveva infine che il nido d'aquila di Bercfitesgaden diventasse un sacrario
del nazismo e che i suoi scritti e i documenti si distinguessero in privati, da
affidare a Paula, e in pubblici da lasciare in eredit al partito.
I pochi intimi, a conoscenza delle sue ultime volont, dicevano che, a parte le
disposizioni sulla rega pagana ed eroica delle esequie, esse non erano
dissimili da quelle di un qualsiasi piccolo borghese tedesco, caratterizzato da
una tardiva riscoperta dei valori e degli obblighi familiari. Superata la crisi
di sfiducia, il Fuhrer era nuovamente in preda a un irrefrenabile desiderio di
conquista, come un Parsifal redivivo, e i tedeschi esultavano per la dinamicit
che il loro Capo mostrava al mondo intero.
Mentre era ancora aperta la questione polacca si concluse, dopo la firma del
patto d'acciaio, un altro rilevante trattato internazionale.
Il nuovo accordo offriva lo sconvolgente spettacolo di due Stati fra loro nemici
mortali, Germania e Unione Sovietica, i cui rappresentanti, Ribbentrop e
Molotov, sedevano allo stesso tavolo al Cremlino nella notte del 23 agosto per
sottoscrivere un patto decennale di non aggressione.
In preparazione di questo spettacolo, Stalin aveva detto che le differenze
ideologiche con la Germania non andavano esasperate, e che anzi i rapporti fra i
due paesi meritavano di essere rinnovati.
Hitler, che da sempre aveva posto tra i suoi principali obiettivi la lottaal
bolscevismo, era perplesso.
Un accordo con l'Unione Sovietica gli sembrava un tradimento ideologico, per cui
fece pi volte bloccare le trattative.
Ma poi si convinse di non avere altra scelta, poich l'Inghilterra aveva detto a
chiare lettere che sarebbe intervenuta in difesa della Polonia.
Ai pi intimi collaboratori confid che stringeva un patto con Satana per
scacciare il diavolo.
Pensava che il patto rivestisse un carattere strumentale e temporaneo, in quanto
l'imminente liquidazione della Polonia e le conseguenti frontiere comuni tra la
Germania e l'Urss avrebbero condotto i due paesi alla guerra. Tutto ci che
faccio diceva contro la Russia.
L'Occidente troppo limitato per i miei piani.
Sono costretto a dargli una lezione, alleandomi con Stalin.
Dopo di che i miei sforzi saranno nuovamente diretti contro i bolscevichi.
Entrambi i dittatori avevano le loro buone ragioni da far valere.
Stalin poteva supporre che le grandi democrazie occidentali, con la loro inerzia
nei confronti di Hitler, volessero incoraggiarlo a espandersi verso Oriente a
tutto danno dell'Unione Sovietica, la patria dell'aborrito bolscevismo.
Hitler temeva invece che Gran Bretagna e Francia, preoccupate dell'espansionismo
tedesco, potessero far fronte comune con l'Unione Sovietica per impedirgli di
mirare alla Polonia e per accerchiarlo a Oriente.
Con il patto invece egli avrebbe potuto sconfinare in Polonia senza temere
contraccolpi dall'Unione Sovietica, la quale si sarebbe a sua volta ritagliata
una fetta di territorio polacco.
Firmato il patto con l'Urss, il Fuhrer convoc i capi militari al Berghof
dicendo: Ora dobbiamo agire contro la Polonia.
Condizioni cos favorevoli non si ripresenteranno pi.
L'unico rischio che sul pi bello spunti il solito idiota a propormi una
qualche insulsa mediazione.
Noi ora abbiamo bisogno della guerra.
Vi fornir io stesso un argomento propagandistico per cominciarla, non importa
se plausibile o no.
Al vincitore non si chiede il conto.

PARTE TERZA.
verso notte di Val purga.
L'Europa tratteneva il fiato sotto l'impressione che si stesse consumando
l'ultima estate di pace.
In Gran Bretagna il Primo lord dell'Ammiragliato Winston Churchill confermava la
volont di intervenire, ma in Francia, dilaniata dai contrasti interni, c'era
chi si rivolgeva un pilatesco interrogativo: <.Mourir pour Dantzig?.
Il 25 agosto il Fuhrer aveva gi ordinato al generale Keitel di far marciare le
truppe all'alba dell'indomani, quando ricevette un messaggio da Mussolini che fu
per lui una doccia fredda.
Il duce gli diceva: noi non siamo pronti a marciare, e potremo farlo soltanto
quando la Germania ci avr fornito tutto il materiale bellico e le materie prime
di cui abbiamo bisogno.
Il Fuhrer, sbraitando contro l'infedelt dell'alleato, fu costretto a revocare
l'ordine di attacco.
Era avvenuto che in coincidenza con la firma del patto d'acciaio, Galeazzo Ciano
aveva cominciato a prendere le distanze dal socio.
A Berlino, durante i colloqui che avevano preceduto la cerimonia della firma,
Ciano non era riuscito a far sancire per iscritto un impegno che Mussolini, su
pressioni di Vittorio Emanuele III, sollecitava a Hitler.
L'Italia voleva che la Germania s'impegnasse a non scatenare una guerra europea
prima di tre o quattro anni.
Ci perch a Roma si sapeva di non poter affrontare un conflitto di vaste
proporzioni a causa delle gravi deficienze militari che le forze armate italiane
avevano denunciato nell'impresa etiopica, nella guerra di Spagna e
nell'aggressione all'Albania.
Ma gi in quelle occasioni il Fuhrer aveva mostrato di aver fretta, mentre il
duce era apparso oscillante.
A volte diceva che scatenare una guerra sarebbe stata una follia, altre volte
sosteneva che l'onore lo obbligava a marciare con la Germania, anche per
pretendere la sua parte di bottino in Croazia e in Dalmazia.
Il Fuhrer aveva mostrato tutta la sua irritazione quando il conte Ciano aveva
compiuto un nuovo tentativo pacificatore ai primi di agosto incontrandolo a
Salisburgo.
Da quei colloqui il ministro italiano aveva riportato un'impressione disastrosa:
nessuno avrebbe fermato Hitler.
Era tornato a Roma disgustato) della Germania, dei suoi capi, del loro modo di
agire. Ci hanno ingannato e mentito.
E oggi stanno per tirarci in un'avventura che non abbiamo voluta. Sempre pi
sconvolto diceva: Il popolo italiano fremer d'orrore quando conoscer
l'aggressione contro la Polonia e, caso mai, vorr impugnare le armi contro i
tedeschi.
Non so se augurare all'Italia una vittoria o una sconfitta germanica.
Dato il contegno tedesco io ritengo che l'Italia abbia le mani libere, e
propongo di dichiarare la nostra neutralit,.
Ciano diceva a Mussolini che non ci si poteva fidare di Hitler. Conosco bene
quel pazzo! esclamava il duce, annuendo.
Il conte incalzava: Quell'energumeno cerca la scusa del corridoio", ma si
propone di prendersi tutto l'appartamento.
In ci forse d'accordo con l'orso sovietico. E un criminale! diceva ancora
Mussolini.
E Ciano: Siccome l'appetito vien mangiando, forse ha anche voglia di fare una
villeggiatura al mare, sull'Adriatico...
San Giusto)). Ci potrebbe procurargli un'indigestione" interrompeva Mussolini
bisognerebbe mandarlo in un campo di concentramento..
Il conte esprimeva pesanti giudizi anche su Ribbentrop che si faceva chiamare
von, ma che nobile non era avendo rubato il titolo alla zia Gertrud.
Lo definiva un idiota e un ignorante.
Hitler aveva intanto inviato una nota all'infedele alleato Mussolini per
comunicargli che non intendeva rinunciare all'azione militare e per chiedergli,
come annotava Ciano, tre cose: tenere segreta per un certo tempo la decisione

della neutralit italiana; continuare le misure militari per inchiodare e


intimorire i franco-inglesi; inviare operai agricoli e industriali in Germania.
Il duce dava una risposta positiva, e comunque temeva l'ira di Hitler.
Diceva che il Fuhrer avrebbe anche potuto accantonare la questione polacca pur
di vendicarsi dell'Italia.
Non meno grande era la preoccupazione in Vaticano per la politica aggressiva dei
tedeschi.
Il nuovo papa, Pio XII, succeduto in marzo ad Achille Ratti, aveva detto a Ciano
di essere assai inquieto.
Papa Pacelli aveva gi compiuto passi personali presso Hitler e Mussolini, ma,
col precipitare della situazione, decise di intervenire pubblicamente con un
discorso alla Radio Vaticana.
In nome di Cristo" disse noi esortiamo i potenti ad ascoltarci: non diventino
deboli a causa dell'ingiustizia, non faccino che la loro potenza diventi causa
di distruzione.
E con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la giustizia si fa
strada. Pacelli mostrava ancora di aver fiducia nella ragionevolezza umana.
Imminente il pericolo, aggiungeva ma ancora tempo.
Nulla perduto con la pace.
Tutto pu esserlo con la guerra.
Il Fuhrer, che era piombato in una profonda depressione, ricomparve in pubblico
tre giorni dopo, annunciando ai generali la decisione irrevocabile di attaccare
la Polonia il 10 settembre.
Ormai nessuno lo avrebbe pi fermato.
I continui successi conseguiti in quegli anni avevano rafforzato in lui la
convinzione di essere magicamente infallibile.
Certo di poter intuire il futuro grazie alle sue sperimentate doti
soprannaturali, diceva ai suoi titubanti generali che l'Inghilterra e la Francia
non sarebbero mai entrate in guerra in difesa della Polonia.
Aggiungeva di poter affermare ci anche in base alle condizioni obiettive,
politiche, diplomatiche e militari, dello schieramento europeo.
Pio XII tentava un nuovo gesto, e inviava ai governi di Germania, Italia,
messaggio per scongiurarli in nome di Dio di conservare la pace.
Ma la sera del 31 agosto un reparto di SS con indosso uniformi polacche,
comandato dallo Sturmbannfuhrer SS ed esponente dello SD, Alfred Naujocks,
irrompeva nella sede della radio di lingua tedesca di Gleiwitz, presso Danzica,
simulando una provocazione polacca e uccidendo alcune persone.
Era il nuovo pretesto, il casus belli, di cui Hitler aveva bisogno per
giustificare la nuova aggressione.
Il falso incidente di Gleiwitz accendeva gli animi dei tedeschi, del resto gi
predisposti alla guerra.
Contro questa predisposizione parlava con chiarezza il nunzio a Berlino,
monsignor Cesare Orsenigo, in un rapporto al papa che aveva per oggetto altri
eccidi di tedeschi abilmente propalati dai giornali.
Ancora una volta Hitler aveva ben bene preparato il pretesto per attaccare.
Egli stesso illustrava la situazione.
Non era n Danzica n il corridoio a indurlo alla guerra; per queste
rivendicazioni avrebbe potuto ancora aspettare.
A costringerlo alla guerra, diceva, erano i maltrattamenti divenuti inumani che
i polacchi perpetravano contro la minoranza tedesca.
La guerra con la Polonia, scriveva quindi Orsenigo, non pi la minuscola
contesa per Danzica, ma la grande lezione che un popolo, armato fino ai denti,
crede di dover dare a chi ha leso il suo onore; una guerra urgente per la
quale in procinto di marciare, quasi esultante, tutto un popolo di ben ottanta
milioni.
Difatti alle ore 4,45 del 10 settembre '39, le forze armate germaniche varcavano
i confini della Polonia.
L'incrociatore tedesco SchleswigHolstein apriva il fuoco contro la Westerplatte
di Danzica.
Gli Stuka bombardavano Varsavia.
Ed era la prima volta che si sentiva il terrificante sibilo di quegli aerei in
picchiata.

Hitler annunci l'inizio del Blitzkrieg, della guerra lampo, la mattina stessa
in un discorso al Reichstag.
Danzica era ed una citt tedesca disse impetuosamente.
Aveva affrontato, spieg, un problema creato dal diktat di Versailles in un
luogo in cui le minoranze tedesche erano state trattate nel modo pi crudele,
avendo la Polonia scatenato la lotta contro la citt libera di Danzica.
Ecco perch come nazionalista e soldato tedesco andava in guerra col cuore
forte; non voleva essere altro che il primo soldato del Reich.
Aveva indossato una divisa che gli era l a pi sacra e la pi cara.
E non la toglier che dopo la vittoria, oppure io non vedr questa fine! Vi
una parola che io non ho mai conosciuto e che si chiama capitolazione.
Deutschland, SiegHeil!.
Gli italiani appresero la notizia della loro neutralit, che Mussolini chiamava
non belligeranza ritenendola un'espressione pi maschia, da un bollettino del
Consiglio dei ministri.
La seduta consiliare era stata breve, ma animata.
Il duce disse di aver illustrato al Fuhrer l'impossibilit per l'Italia di
impegnarsi in una guerra prima del '42.
E siccome non voleva passare per fedifrago, n con il popolo tedesco n con gli
italiani, aveva chiesto al collega di essere lui a dire di non avere per ora
bisogno dell'aiuto militare italiano.
Sarebbe comunque potuto entrare in guerra soltanto se la Germania gli avesse
fornito il necessario materiale bellico.
A questo fine gli aveva inviato un lunghissimo elenco di richieste, e Hitler
aveva tratto l'impressione che l'Italia non avesse alcuna intenzione di seguirlo
in armi.
In seno al Consiglio dei ministri interloqu Dino Grandi. Ora disse dobbiamo
prepararci all'accusa di tradimento.
Ebbene, cominciamo col convincere noi stessi che noi siamo i atraditi e non i
atraditori" poich la Germania ha scatenato la guerra trascurando le nostre
indicazioni. Su pressioni francesi il duce proponeva a Hitler una conferenza per
non procedere oltre nel conflitto ora che Danzica era tedesca.
Il Fuhrer lo ringraziava dicendogli di non volerlo esporre nuovamente nel ruolo
di mediatore, mentre alla Cancelleria si commentava con ironia il gesto di
Mussolini.
Era proprio l'alleato fascista il solito idiota, temuto da Hitler, che spuntava
a offrire una insulsa mediazione rischiando di rompergli le uova nel paniere.
Sorprendentemente la prima giornata di guerra trascorse senza che l'Inghilterra
e la Francia reagissero all'attacco, mentre in Germania si approvava un decreto
che, per proseguire nella cosiddetta opera di risanamento del popolo tedesco,
consentiva la Gnadentot, la morte per grazia.
Con l'idea dichiarata di arrestare la degenerazione biologica della razza, ma
col proposito occulto di sterminare a migliaia gli avversari del regime, si
ammetteva l'eutanasia nei confronti dei malati inguaribili e di chiunque fosse
colpito da una malattia mentale.
Chamberlain, in piena incertezza, tard due giorni prima di inviare la
dichiarazione di guerra alla Germania, e oltre tutto lo fece soltanto sotto la
minaccia d'un voto di sfiducia della Camera dei Comuni.
La Francia si accod.
L'aggressione alla Polonia segnava l'inizio effettivo del secondo conflitto
mondiale, mentre l'occupazione di Praga dell'anno precedente ne era stato un
prologo gi carico di neri presagi.
Nel pomeriggio del 3 settembre, domenica, il Fuhrer diffuse un proclama al
popolo tedesco prendendo di mira l'Inghilterra e ignorando del tutto la Francia.
Dall'inizio del secolo disse l'Inghilterra conduce una politica di
accerchiamento e di aggressione della Germania.
Il vile trattato di Versailles fu il coronamento del sistematico piano di
umiliazione del nostro popolo.
Adesso l'Inghilterra si tolta la maschera e ci ha dichiarato guerra con un
misero pretesto. Quindi scrisse agli alleati, Mussolini e Stalin.
Fu comprensivo con le titubanze del primo e gentile con il secondo cui rivolse
l'invito di tenerglisi al fianco e di partecipare allo smembramento della
Polonia.

Alle 21 sal sul suo treno personale alla volta del fronte per assumere il
comando delle forze armate.
Alla stessa ora, nei pressi delle Ebridi, il sottomarino tedesco U 30 silurava
la nave civile inglese Athenia, diretta in Canada, provocando la morte di
centododici passeggeri, di cui ventotto di cittadinanza americana.
Immediatamente il Fuhrer trasmise via radio la prima delle sue menzogne di
guerra affermando che il transatlantico era stato sabotato per ordine del Primo
lord dell'Ammiragliato, Churchill, allo scopo di indurre gli Stati Uniti a
entrare in guerra.
Il suo treno speciale era una vera base militare viaggiante, ma rispetto ai
lussuosissimi convogli di cui si servivano Goring e Ribbentrop poteva apparire
modesto.
Ogni notte in territorio polacco il treno veniva fatto sostare nelle gallerie
ferroviarie per evitare al Fuhrer le incursioni aeree di cui aveva un sacro
terrore.
Il 5 settembre il generale Halder dichiarava che praticamente la Polonia era Fi
sconfitta.
Il giorno 6 le truppe tedesche entravano in Cracovia e il giorno 8 in Varsavia
che tuttavia non si arrendeva provocando l'irritazione del Fuhrer, il quale
giunse a Danzica il 19 per pronunciarvi un discorso dagli accenti napoleonici.
Varsavia resisteva ancora e non cadde che il 17 settembre, dopo innumerevoli
bombardamenti.
Hitler dovette aspettare tre giorni alle porte della citt prima di potervi
penetrare.
Cosa che in verit fece senza eccessivi trionfalismi, preoccupato per le terre
polacche che passavano nelle mani del difficile alleato Stalin.
Il Fuhrer era tanto accigliato da limitare a pochi minuti la sua presenza al
sontuoso ricevimento che i capi delle sue forze armate avevano allestito sotto
una tenda all'aeroporto militare della capitale polacca.
Di fronte alle mense riccamente imbandite disse: Io sono un soldato, e la
Germania in guerra.
Dunque d'ora in avanti manger lo stesso rancio dei soldati, e gir sui tacchi.
Fra le truppe si diffondeva la leggenda della sua sobriet, di un Hitler soldato
fra i soldati, e delle sue visite ai campi di battaglia.
I fotografi lo ritraevano durante le sue minuziose ispezioni, curvo sui convogli
ferroviari polacchi bombardati dalla Luftwaffe a misurare lo spessore delle
lamiere squassate dalle bombe.
E, notando che molti proiettili non avevano raggiunto l'obiettivo, raccomandava
di migliorare la mira.
Vaste zone della Polonia furono annesse al Reich, mentre quel che restava del
paese divenne un gGvernatorato affidato a Hans Frank.
A Occidente non si combattevano ancora vere e proprie battaglie.
Gli eserciti sulle rive del Reno si studiavano e si mormorava d'una sorta di
Sitzkrieg, guerra seduta.
Ma Hitler gi prevedeva come si sarebbero svolte le operazioni contro la Francia
e l'Inghilterra: Saarbrucken sar bombardata e forse distrutta.
Allora noi ci rifaremo su Mulhouse e la raderemo al suolo.
Se l'artiglieria francese punter su Freiburg, i tedeschi spareranno su Colmar.
Colpiremo in profondit e distruggeremo tutto.
Parlava come davanti a un plastico dei campi di battaglia: Lo spettacolo potr
essere interessante per la stampa straniera e per i fabbricanti d'armi, ma sar
terribile per chi lo subir.
La battaglia sempre pi dura coinvolger i mari, e ogni nazione Si dissanguer
per far fronte agli armamenti.
Ci sar un giorno una nuova frontiera franco-tedesca, ma sar disseminata di
ruderi e di cimiteri.
La Germania piangeva i suoi primi morti, ma Hitler gi si distanziava da essi
immerso nella propria ossessione.
Cominci a fissare le date per l'attacco a Ovest, che poi subivano continui
rinvii.
Descriveva come avrebbe distrutto la Francia, ma per l'Inghilterra non aveva
ancora un piano e ci lo innervosiva.

Per continuamente la attaccava nei suoi discorsi e lo fece anche in un grande


convegno a Monaco: L'Inghilterra dice di voler diffondere nel mondo il verbo
della giustizia.
Intanto si accaparrata quaranta milioni di chilometri quadrati della Terra e
quattrocentottanta milioni di sudditi.
E cos che si lotta per la giustizia e per l'indipendenza dei popoli?.
Il Fuhrer, di cattivo umore, non si attard nel Burgerbraukeller come invece
usava fare nei raduni di Monaco quando si trovava in compagnia dei vecchi
camerati.
Quella sera, era l'8 novembre, salut fugacemente i convenuti e se ne torn in
treno a Berlino.
Nemmeno un quarto d'ora pi tardi una violenta esplosione squass fin dalle
fondamenta l'edificio che lo aveva ospitato, lasciando sul terreno sette morti e
sessantatr feriti.
Qualche settimana dopo, il 23 novembre, Hitler, mentre si compiaceva di essere
<miracolosamente e provvidenzialmente scampato alla morte, ebbe buon gioco
nell'affermare che l'attentato del Burgerbraukeller era certamente una nuova
provocazione inglese, e precisamente dell'Intelligence Service.
In realt lo si doveva a un oppositore interno, Georg Esler, un ebanista il cui
fratello era internato in un campo di concentramento.
L'attentato era stato previsto visto dal celebre astrologo svizzero Karl Ernest
Krafft, in contatto con esponenti dei servizi segreti di Himmler per la difesa
del Fuhrer.
Il dittatore convoc alla Cancelleria i capi militari per esporre il suo piano
di attacco contro la Francia.
Spieg che per rmarciare su Parigi era assolutamente necessario invadere il
Belgio e l Olanda.
La neutralit di quei due paesi non lo preoccupava minimamente, tanto pi che
nessuno avrebbe sollevato obiezioni nel momento della sua vittoria. ..Voi sapete
aggiunse che io sono insostituibile.
So quel che vale il mio cervello! Nessuno ha finora fatto ci che ho fatto io.
Il destino del Reich dipende da me, e io quindi non indietregger.
Anzi sterminer chi mi ostacola.
D'altra parte i nemici del popolo tedesco incalzano e potrebbero uccidermi da un
giorno all'altro.
Per questa ragione bisogna far presto; ogni minuto che si perde va a esclusivo
vantaggio del nemico che io voglio annientare.
E se cos non dovesse andare, non sopravviver alla sconfitta del mio popolo.
Spesso avveniva che Hitler, nel bel mezzo delle sue interminabili concioni, le
interrompesse e si alzasse per fare qualche passo nella stanza.
Quel giorno, avvicinandosi alla finestra della Cancelleria, esclam immusonito:
Sapete voi, qual oggi la pressione atmosferica? 739 millibar, bassa e
opprimente.
Chiss come ne risentono i berlinesi!.
E poi, con un ulteriore scarto d'umore, soggiunse: Bene, andiamo! E l ora del
rancio!.
A tavola mangi avidamente una pannocchia lessata cosparsa di burro fuso e
alcune frittelle viennesi all'uva passa.
Era ancora a tavola quando chiese di leggere il rapporto che il generale Jodl
aveva preparato sulla produzione d'acciaio in Francia.
Ma non appena ebbe tra le mani quei fogli emise un urlo: Datemi una lente
d'ingrandimento! grid protestando contro i caratteri troppo minuti del
dattiloscritto.
Erano ancora buoni i suoi rapporti con Stalin al quale invi un telegramma in
occasione del suo sessantesimo compleanno. Formulo i migliori auguri a Lei
personalmente e a tutto il popolo dell'Unione Sovietica. Non era quella l'unica
sua attestazione di stima per il dittatore georgiano.
Difatti aveva proibito la pubblicazione sui giornali di alcune foto che
mostravano Stalin mentre fumava una sigaretta. Nessuno disse pu essere
effigiato in un monumento con una sigaretta fra le dita! Mussolini si allarmava
per il consolidarsi dell'amicizia fra Hitler e Stalin, un'amicizia che i
fascisti italiani, a cominciare da Ciano, consideravano un vero e proprio
tradimento.

Cos, ai primi del gennaio '40, il duce invi al Fuhrer una lettera accorata che
Ciano definiva un ottimo documento, pieno di saggezza e di misura, ma che non
sarebbe servito a nulla.
Mussolini richiamava con decisione il collega tedesco alle sue responsabilit,
certo che non si potesse venir meno all'essenza della loro politica
anticomunista senza perdere il sostegno di tutte quelle forze in Europa che
apertamente od occultamente avevano sempre lasciato vivere e prosperare i loro
due regimi come baluardi contro l'espansione bolscevica.
Il duce scriveva che i popoli non comprendevano le fredde necessit della
politica, e molti camerati non riuscivano a dimenticare le efferatezze
bolsceviche della guerra di Spagna.
Un ulteriore avvicinamento della Germania all'Unione Sovietica avrebbe turbato
in profondit i sentimenti del popolo italiano.
Soltanto la sconfitta del bolscevismo poteva rappresentare la realizzazione
piena della rivoluzione nazista e di quella fascista.
Il duce rilanciava l'ipotesi d'un negoziato per sanare il conflitto con
l'Occidente e si offriva nuovamente come mediatore.
Alla lettura di quel documento il Fuhrer dette in escandescenze tali da rendere
necessario l'immediato intervento del suo medico personale, il dottor Theodor
Morell, che gli pratic un'iniezione calmante. Ditemi voi, dottore, come si pu
rispondere a un simile tradimento! si mise il Fuhrer disteso su un lettino Con
il silenzio rispose l'impassibile dottor Morell.
E cos si fece.
Mussolini attendeva in preda all'angoscia una risposta che non arrivava.
Nella grande incertezza che dominava il suo animo sulle scelte da compiere alla
luce dell'avvenuta spartizione del territorio polacco fra Hitler e Stalin, si
faceva flebilmente largo l'ipotesi di favorire la costituzione d'un blocco di
paesi neutrali danubiano-balcanici da riunire intorno all'Italia.
Mussolini era certo che il Fuhrer si sarebbe pentito di aver portato l'Unione
Sovietica nel cuore dell'Europa, mentre Ciano pensava che la Germania fosse
tragicamente imbottigliata.
Riteneva ormai probabile la formazione d'un'intesa antitedesca che associasse
l'Unione Sovietica all'Inghilterra e alla Francia.
Che cosa doveva fare l'Italia di fronte a questa eventualit? A guardare la
scena europea si poteva avere la sensazione che le parti in gioco cercassero
ancora di evitare un immane conflitto.
Perfino Hitler, a Danzica, aveva parlato implicitamente di pace, ma poi inviava
von Ribbentrop a Mosca, senza che Roma ne sapesse nulla.
Mussolini sollecitava notizie in proposito ed era sempre in attesa della
risposta alla lettera del gennaio, ma a Berlino, gli diceva Ciano, si
circondavano di mistero come sempre accadeva quando si preparavano a compiere un
colpo di mano all'insaputa degli italiani.
Hitler non evitava tuttavia di chiedere all'Italia alcuni sottomarini che
avrebbe voluto affiancare ai suoi mezzi navali e ai suoi aerei per attaccare la
Gran Bretagna.
Egli giurava sulla rapidit della guerra e sulla sua vittoria, mentre Mussolini
non nutriva le stesse certezze, ma confermava, sebbene controvoglia, la sua non
belligeranza.
Tornavano ad accentuarsi i contrasti fra tedeschi e italiani in Sudtirolo dove i
nazionalisti filohitleriani manovravano occultamente per un ricongiungimento
della regione al Reich.
Ciano accentuava il suo antigermanesimo, e il suocero lo lasciava fare,
indignato con Ribbentrop il quale andava dicendo che l'Inghilterra era entrata
in guerra avendo saputo della neutralit italiana.
Ciano sperava di liquidare definitivamente le relazioni fra Roma e Berlino, e
quindi cercava di riallacciare i rapporti con Parigi e Londra.
Questa poteva essere la risposta contro le prospettive d'una guerra mondiale e a
sostegno della ventilata alleanza antitedesca fra Urss, Gran Bretagna e Francia.
Gi si guardava agli Stati Uniti.
Gli americani, che nel '17 erano intervenuti nella Grande guerra, nutrivano di
nuovo profonde preoccupazioni per la piega degli eventi europei.
Roosevelt invi nel vecchio continente uno dei suoi pi fedeli collaboratori, il
sottosegretario di Stato Sumner Welles, alla ricerca d'uno spiraglio di pace.

Ai primi mesi del '40 tutto appariva tragicamente compromesso, e la missione di


Welles nelle capitali europee non poteva non essere destinata al fallimento.
L'inviato di Roosevelt incontr anche il Fuhrer che lo sottopose a una doccia
fredda di minacce.
Hitler si era appena insediato nella nuova sede della Cancelleria in
Wilhelmstrasse, progettata da Albert Speer.
Con il giovane architetto usciva talvolta in strada per contemplare dalle
diverse angolature la facciata dell'edificio ornata di colonne doriche.
Il Fuhrer si macerava nell'incertezza dei piani d'attacco sul fronte
occidentale, e la consegna della nuova Cancelleria valse a risollevarlo.
In preda a una silenziosa euforia trascorreva molte ore nelle sterminate sale
tappezzate di arazzi che celebravano mitologicamente le conquiste del nazismo o
passeggiava in estasi nei lunghi corridoi ricoperti di gelidi marmi policromi.
Qui ricevette Sumner Welles, ed era il 10 marzo. Mai come oggi gli disse
gravemente il popolo tedesco si stretto intorno a me nel delegarmi ogni
decisione sul suo futuro. Come si prospettava l'avvenire? Nel rispondere a
questo interrogativo Hitler faceva ricadere tutte le responsabilit della crisi
sulla Gran Bretagna e sulla Francia. Occorre anzitutto distruggere la ferma
volont di queste due nazioni che intendono annientare la Germania.
Poi potremo parlare di pace.
Non ho dubbi sulla vittoria della Germania, ma se cos non fosse il mio popolo
ed io non temiamo un destino di morte.
Parlava quietamente e l'ospite non manc di notare questa sua profonda
tranquillit.
Ma non erano tranquillizzanti le sue dichiarazioni, sicch l'americano perse la
speranza di poter ottenere un bench minimo risultato positivo da quel
colloquio.
Il Fuhrer, prima di congedarlo, batt ancora sull'ineluttabilit del conflitto
esclamando: Non ho mai voluto questa guerra, nemmeno per un attimo.
Il mio scopo era quello di costruire, non di distruggere.
A Roma il duce era ancora in attesa della risposta alla lettera inviata a Hitler
fin dai primi di gennaio, ma il Fuhrer lo trascurava sebbene avesse bisogno
almeno sul piano propagandistico del suo sostegno.
Alfine, sbollita la collera contro il collega italiano, gli fece avere la
risposta da Ribbentrop che gliela consegn a mano il 10 marzo a Roma.
Galeazzo Ciano commentava l'evento con crudezza, lo definiva un colpo di teatro,
caro al gusto cafone dei tedeschi.
Nella lettera Hitler confermava stima e amicizia a Mussolini. Un legame
superiore a ogni contingenza scriveva lega i nostri due popoli.
Io desidero ardentemente alimentare questa amicizia.
Il ministro degli Esteri del Reich si mostr in tutta la sua arroganza, tuttavia
i colloqui si svolsero in un clima di sufficiente cordialit e si conclusero con
l'annuncio di un imminente incontro fra i due dittatori al Brennero.
Ciano perdeva cos le speranze di mantenere un contatto con l'Inghilterra.
Hitler e Mussolini s'incontrarono sotto una fitta nevicata il giorno 18 di
quello stesso mese al Brennero, nella regione dove pi vivo era l'attrito fra
italiani e tedeschi.
In segno di rispetto per il duce, il Fuhrer volle che i colloqui si svolgessero
sul treno presidenziale italiano.
Ma a quella cortesia formale corrispondeva una netta conferma dell'alleanza in
atto fra la Germania e l'Urss, sicch i richiami di Mussolini cadevano nel
vuoto.
Il Fuhrer gli disse che ai suoi occhi Stalin appariva non tanto un bolscevico
quanto un nazionalista slavo.
L'incontro fu cordialissimo e si protrasse per due ore e mezzo pressoch
interamente occupate da una tortuosa esposizione di Hitler.
Il duce non riusc a ritagliarsi che uno spazio assai stringato d'una ventina di
minuti.
Hitler parlava in tedesco, Mussolini faceva cenno all'interprete di capire tutto
ci che l'interlocutore gli diceva.
Il Fuhrer illustrava i particolari della vittoriosa campagna polacca osservando
che ogni successo della Germania era un successo anche per l'Italia.

Poi, sempre esaltando la potenza bellica del Reich, annunci la decisione di


attaccare la Francia, nella certezza d'una rapida vittoria che si sarebbe
festeggiata entro l'estate di quel 1940.
Ma non precis la data d'inizio delle ostilit, che del resto non conosceva
neppure lui.
Ogni decisione esclam verr presa, o Duce, con il vostro indispensabile
consenso! Mussolini, sensibile all'adulazione, disse, in una breve e deferente
risposta, che l'Italia non sarebbe rimasta neutrale a lungo, desiderosa di
marciare accanto alla Germania, ma che a sua volta si riservava la scelta del
momento pi opportuno per scendere in guerra. L'albero di Bertoldo! commentava
amaramente Ciano, perch appariva con chiarezza come l'intervento italiano fosse
condizionato sia al superamento dei ritardi dell'armamento del Littorio, sia
alle vittorie dell'esercito tedesco.
Insomma l'Italia avrebbe esclusivamente inflitto al nemico il colpo di grazia
non potendo impegnarsi in un prolungato sforzo bellico.
Di ritorno a Roma il duce presentava a Vittorio Emanuele III un memoriale
panoramico in cui sosteneva l'esigenza di affiancare la Germania poich l'Italia
non poteva rimanere neutrale durante l'intera guerra, senza dimissionare dal suo
ruolo, senza squalificarsi, senza ridursi al livello di una Svizzera
moltiplicata per dieci; era tuttavia assolutamente necessario ritardare al
massimo l'intervento in quanto la guerra sarebbe costata al governo italiano un
miliardo di lire al giorno.
In Germania veniva continuamente rinviata la data dell'attacco alla Francia, a
causa delle indecisioni dei generali che Hitler non mancava di schernire e di
strapazzare.
Finch l'ammiraglio Raeder non punt con decisione l'indice sull'obiettivo
prioritario della Norvegia.
In base a un suo piano alcune navi da trasporto tedesche, con falsa bandiera
inglese e colme di soldati, avrebbero dovuto far rotta sui cinque maggiori porti
norvegesi, da Oslo a Stavanger, per occuparli con un audace colpo di mano e
affidare il governo della Norvegia a un ufficiale filonazista, Vidkun Quisling.
Il Fuhrer aggiunse all'elenco il porto di Copenhagen, sebbene la Germania avesse
firmato l'anno prima un patto di non aggressione con la Danimarca.
I bastimenti, alle prime ore del 9 aprile, scortati a distanza da navi da
guerra, approdarono pacificamente nei porti designati e scaricarono sulle
banchine alcuni reparti militari tedeschi che in un batter d'occhio
s'impadronirono delle citt sorprese nel sonno.
La rapida occupazione della Norvegia e della Danimarca, con relativa
capitolazione, sorprendeva gli anglo-americani e rendeva improvvisamente
ottimisti gli italiani.
Mussolini commentava che le folle, essendo come le puttane, vanno sempre col
maschio vincitore.
Cominciava perci a pensare di allungare le mani sulla Croazia dicendo che per
fare grande un popolo bisognava comunque portarlo al combattimento, magari a
calci in culo,.
In Gran Bretagna il gabinetto Chamberlain, accusato della fallimentare politica
dell'appeasement, cadde il 10 maggio.
Al vecchio e stanco premier successe alla testa d'un governo di coalizione
Winston Churchill, anch'egli conservatore ma nettamente ostile a Hitler e al
nazismo.
Churchill, assumendo la guida del governo e del ministero della Guerra, disse:
Non ho da offrire che sangue, dolore, sudore e lacrime.
Aggiunse che si proponeva di condurre una guerra contro una mostruosa tirannia,
mai superata nel buio e miserevole catalogo del crimine umano.
L'avvicendamento di Chamberlain con Churchill fu uno dei motivi che indussero il
Fuhrer a non perdere altro tempo e ad aggredire l'Olanda, il Belgio e il
Lussemburgo, incurante della loro neutralit.
Poteva cos entrare di sorpresa in Francia attraverso le foreste delle Ardenne
belghe senza doversi misurare con le massicce fortificazioni della linea
Maginot.
Di questa strategia egli fu l'unico fautore, e la port avanti con energia anche
in contrasto coi suoi generali.

L'attacco ebbe inizio quello stesso 10 maggio, ad appena un mese


dall'occupazione della Norvegia e della Danimarca.
Hitler balzava sugli obiettivi come un felino, senza dichiarazioni di guerra e
senza dire nulla a Mussolini.
Quando lo avvert, lo fece a suo modo inviandogli nella residenza privata di
villa Torlonia, all'alba di quel 10 maggio, l'ambasciatore von Mackensen il
quale lo informava frettolosamente delle nuove azioni militari appena
trentacinque minuti prima che le truppe tedesche si mettessero in marcia e
quando naturalmente non potevano essere pi fermate.
Il duce riusc a essere gentile e sorridente con l'ambasciatore, mentre Ciano a
quattr'occhi gli disse, irritato, che Hitler lo trattava come avevano fatto gli
antichi romani con l'africano Massinissa.
Il Fuhrer dirigeva le operazioni militari dal nuovo nido d'aquila, il Felsennest
o nido sulle rocce, che si era fatto costruire nei pressi di Aquisgrana
ricavandolo nella montagna e circondandolo di un imponente apparato difensivo.
L'Olanda capitol in cinque giorni; all'alba del giorno 13 la regina Guglielmina
chiedeva aiuto per telefono a Giorgio VI d'Inghilterra.
Il 25 maggio cadde il Belgio.
Al Felsennest tuttavia la tensione era altissima.
Il Fuhrer aveva frequenti crisi di nervi, passava dall'esultanza per le fulminee
vittorie ottenute cos a buon prezzo a una cupa depressione che sfogava sui
generali, accusandoli di avanzare troppo rapidamente, cosa che esponeva
l'esercito tedesco a trabocchetti nemici.
Ma i generali lo ammirava