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Elementi di geodesia

• Origine e compiti della geodesia


La geodesia deriva dal greco geo – daisìa (terra-divisione) anticamente si occupò
della suddivisione dei terreni, mentre a partire dalla fine del secolo XVII, si occupò
dei seguenti problemi:
1. determinazione della forma e delle dimensioni del geoide;
2. determinazione della forma e delle dimensioni dell’ellissoide di rotazione,
forma semplificata del geoide, mediante la definizione degli scostamenti
angolari tra la verticale in un punto del geoide e la normale nel punto
corrispondente dell’ellissoide;
3. determinazione delle latitudini e longitudini, mediante osservazioni
astronomiche;
4. studio dei metodi e strumenti indispensabili per determinare la posizione di
punti della superficie fisica terrestre situati a grandi distanze, per cui non è
possibile trascurare la curvatura terrestre e la rifrazione atmosferica, mediante
triangolazioni e livellazioni;
5. costruzione di carte geografiche, rappresentanti l’intera superficie terrestre o
zone estese, mediante problemi di carattere geometrico differenziale;
6. studio di metodi e strumenti per la determinazione della distribuzione delle
masse interne della terra, mediante misure gravitazionali;
7. studio di metodi e strumenti per seguire i fenomeni delle maree terrestri e
marine, mediante l’osservazione dei fenomeni del magnetismo terrestre.
Poiché oggetto della geodesia è la terra, risulta indispensabile conoscere alcune
notizie inerenti l’origine, i moti, la struttura e la forma.

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• Origine, struttura e moti della terra
- L’origine
E’ consolidata l’ipotesi che la terra abbia avuto origine, insieme al sole e agli altri
pianeti del sistema solare, da una massa gassosa staccatasi da una nebulosa
primitiva di idrogeno, elio e particelle subatomiche fra i 3 e i 4,6 miliardi di anni fa.
In tempi succesivi, tale massa prese contemporaneamente a raffreddarsi, a contrarsi
e a roteare, assumendo gradualmente la struttura, i moti e la conformazione attuale.

- La struttura
L’effetto combinato dell’enorme calore e dei movimenti disordinati, ha dato luogo a
una prima fase di aggregazione della massa gassosa in composti complessi.
La solidificazione superficiale iniziò quando la temperatura esterna scese sugli 800°
C, la condensazione dei vapori d’acqua presenti nella primitiva atmosfera, quando
tale temperatura scese a valori inferiori a quelli di ebollizione della stessa.
Queste acque, fortemente acide, formarono i primi bacini oceanici, riversando in essi
una notevole quantità di sali provenienti dalla erosione della crosta terrestre. L’azione
chimica e meccanica dei gas atmosferici incrementò questa erosione e determinò
fenomeni di trasporto e sedimentazione dei materiali crostali.
La costituzione della terra, si può dividere in tre zone concentriche:
• La crosta che si estende fino a una profondità di 40 km sotto i continenti e i
10 km sotto gli oceani. Essa è costituita da rocce granitiche, eruttive,
sedimentarie e dioritiche sotto i continenti, da rocce basaltiche sotto gli oceani.
La temperatura aumenta con la profondità con un gradiente termico di 3° C
per ogni 100 m.
• Il mantello che si estende dai 40 km ai 2900 km di profondità. Esso è
costituito da rocce ultrabasiche e inferiormente da uno strato composto da
miscele di magnesio, silicio e ferro. La temperatura continua ad aumentare,
ma con un gradiente termico ridotto a 0,2 – 0,5° C per km, salendo fino a
1500-2000° C.
• Il nucleo che si estende dai 2900 km di profondità fino al centro della terra.
Esso è costituito da uno strato esterno di ferro e nichel allo stato fluido e dal
nucleo centrale di ferro allo stato solido. La temperatura raggiunge valori
dell’ordine di 2000-4000°C.

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- I moti
I moti inizialmente disordinati e caotici, furono di seguito gradualmente condizionati
dai cambiamenti di stato della materia e dalle leggi di gravitazione universali.
Ad oggi sono stati individuati quattordici movimenti della terra, dei quali i più
significativi ed importanti sono:
Il moto di rotazione attorno all’asse polare, che si compie in un giorno siderale, in
senso antiorario per un osservatore posto nell’emisfero boreale terrestre.
Il moto di rivoluzione attorno al sole, che si compie in un anno siderale, in senso
antiorario per un osservatore posto nell’emisfero boreale celeste. Questo moto
avviene sopra una traiettoria ellittica, nella quale il sole occupa uno dei due fuochi, il
cui piano interseca la sfera celeste secondo una circonferenza chiamata eclittica.
Durante questo movimento, l’asse polare si mantiene inclinato rispetto alla normale
al piano dell’ecclittica di un angolo variabile nel tempo. Il semiasse minore della
traiettoria ellittica è detto linea equinoziale; equinozio di primavera e d’autunno le
posizioni estreme. Il semiasse maggiore è detto linea solstiziale; solstizio d’estate e
d’inverno le posizioni estreme.

• Forma della terra


La superficie terrestre come appare ai nostri occhi, con le sue irregolarità, viene
genericamente definita come superficie fisica della terra.
Lo scopo della topografia è quello di determinare la posizione di un insieme di punti,
opportunamente scelti, in modo da poter rappresentare graficamente la porzione di
superficie terrestre alla quale i punti appartengono.
Nei sistemi di coordinate adottati, per rappresentare zone estese della superficie
fisica della terra, si assume un’opportuna superficie di riferimento e rispetto a essa si
determina la posizione dei punti, ognuno dei quali viene definito dai valori di tre
coordinate. La prima e la seconda coordinata individuano la posizione della
posizione del punto sulla superficie di riferimento (rilievo planimetrico) la terza
rappresenta la distanza del punto dalla superficie stessa (rilievo altimetrico).
Da quanto premesso ne consegue che la soluzione del problema del rilievo passa
fondamentalmente attraverso la scelta di una superficie di riferimento, sulla quale
proiettare i punti della superficie fisica, le cui caratteristiche siano sostanzialmente
quelle di essere definibile da una semplice equazione e di approssimare il più
possibile la forma e le dimensioni reali della terra.

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- Richiami storici
Le antiche civiltà considerarono la terra di forma piana, poco estesa e simile a un
disco circondato dall’oceano e limitato superiormente dalla cupola del firmamento e
così appariva nelle prime rudimentali carte geografiche. Solo verso la metà del IV
secolo a.C. per opera di matematici e filosofi greci (Pitagora, Aristotele) si intuì che
essa aveva una forma sferica e ne fu data sufficiente dimostrazione da Archimede.
Una volta accertata la sua sfericità, si cercò di calcolarne le principali misure
L’egiziano Eratostene, nel 200 a. C. giunse a determinare con buona
approssimazione il raggio terrestre. Si deve ad Eratostene la prima mappa del
mondo allora conosciuto. Detta mappa riporta un reticolo di meridiani e paralleli
rettilinei ortogonali non equidistanti e passanti per alcune delle città allora più
conosciute.
Le ipotesi di perfetta sfericità della terra furono condizionate dalle scoperte di
Galileo, Newton e Huyghens, risalenti al XVII secolo.
La rotazione della terra intorno al proprio asse, la gravitazione universale e la forza
centrifuga dimostrarono come questa non potesse essere sferica, in quanto tale
forma risulta essere incompatibile con le azioni suddette.
L’assetto definitivo di un corpo qualsiasi e quindi anche della terra, intesa come un
corpo planetario inizialmente allo stato fluido, è di equilibrio sotto l’azione combinata
di forze interne ed esterne che agiscono su di esso.

• Il geoide
In un generico punto della superficie terrestre consideriamo una massa M
sostanzialmente sottoposta a una forza newtoniana n di intensità costante con
direzione verso il centro della terra e a una forza centrifuga c, dovuta al movimento di
rotazione, perpendicolare all’asse di rotazione e di intensità proporzionale alla
distanza di M dall’asse stesso, la risultante g di queste due forze prende il nome di
forza di gravità. In corrispondenza dei poli g assume il massimo valore in quanto si
ha c=0 e quindi g = n; all’equatore si ha g = n – c e quindi la forza di gravità assume
il minimo valore essendo massima la forza centrifuga. L’insieme delle forze g
costituisce il cosiddetto campo gravitazionale terrestre.
Se consideriamo la superficie terrestre deformabile è evidente che essa assume
sotto l’azione della forza di gravità, una forma non sferica ma leggermente
schiacciata ai due poli dove g assume il massimo valore.

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Poiché la terra è costituita da materiale solido e fluido, non possiamo considerare
realistica l’ipotesi fatta relativamente alla omogeneità della sua massa, ne deriva che,
variando le forze di attrazione n, dipendenti dalla densità, variano in intensità e
direzione anche le forze di gravità secondo la distribuzione della densità delle masse.

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La conseguenza di tutto ciò è che se pensiamo che il punto M si sposti verso il centro
della terra, la linea di azione della gravità non si mantiene rettilinea, ma diventa una
traiettoria curva detta linea di forza.

La direzione della tangente in un punto della linea di forza rappresenta la verticale


nel punto stesso e coincide con la direzione della forza di gravità in quel punto. (la
direzione della verticale può materializzarsi col filo a piombo)
Tutte le infinite superfici che hanno la caratteristica per cui in ogni punto la tangente
è perpendicolare alla verticale nel punto stesso, si chiamano superfici di livello o
equipotenziali.
La superficie equipotenziale che passa per il livello medio del mare in un determinato
punto si chiama geoide e si assume come superficie di riferimento primaria nelle
operazioni topografiche.

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Il geoide è la superficie matematica della terra e si presenta con una forma molto
complessa caratterizzata da lievi ondulazioni dette geoidiche, connesse alla
variazione del campo gravitazionale.
Poiché l’unica materia mutevole di forma e di posizione sul nostro pianeta è l’acqua
marina, si può dedurre che la forma della terra è individuabile nel modo migliore dalla
conformazione globale della superficie del mare, nell’ipotesi di mancanza di cause
perturbatrici quali maree e correnti e supponendola estesa idealmente sotto i
continenti. Questa particolare teorica superficie è detta geoide.
Il geoide è la superficie sferica di riferimento di tutti i punti della terra, data dal livello
medio dei mari considerato esteso anche sotto le terre emerse.

• Coordinate geografiche astronomiche


La posizione planimetrica di un punto sopra la superficie di riferimento e cioè la
proiezione di un punto su tale superficie è definita dalle coordinate geografiche.
Le coordinate geografiche astronomiche sono riferite al geoide perché utilizzano il
concetto gravitazionale di verticale e sono così chiamate perché si deducono
mediante osservazioni di carattere astronomico.
Valgono le seguenti definizioni:
- Sfera celeste: è quella sfera, di raggio infinitamente grande, sulla quale un
osservatore terrestre vede apparentemente situati gli astri. La sfera celeste appare
dotata di un moto di rotazione attorno ad un asse detto asse celeste o asse del
mondo. I punti in cui l’asse celeste incontra la sfera celeste si chiamano poli celesti.
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- Verticale in un punto P: direzione v della forza di gravità in esso.
- Zenit astronomico: è il punto intersezione della verticale v di un punto P con la
sfera celeste dalla parte esterna alla terra.
- Nadir astronomico: è il punto intersezione della verticale v di un punto P con la
sfera celeste passante per il centro della terra, dalla parte opposta rispetto allo zenit.
- Piano orizzontale astronomico: piano passante per P e normale alla direzione
della verticale v.
- Piano equatoriale: piano normale all’asse polare ed equidistante dai poli.
- Piano meridiano astronomico di P: piano individuato dalla verticale v in P e dalla
parallela p in P all’asse polare. Questo piano in genere è parallelo all’asse polare,
ma può anche passare per esso.
- Primo piano meridiano astronomico: è quello passante per Greenwich in
Londra (internazionale) o per Monte Mario (nazionale).
- Latitudine astronomica o geoidica f a: angolo che la verticale v passante per P
forma con il piano equatoriale del geoide . Varia fra 0° (all’equatore) e 90° (ai poli) si
distingue in latitudine Nord (nell’emisfero Boreale) e Sud (in quello australe).
- Longitudine astronomica o geoidica l a: angolo diedro formato fra il piano
meridiano astronomico passante per P e il primo piano meridiano di riferimento.
Varia fra 0° e 180°, in senso orario e antiorario (longitudine Ovest e longitudine Est).
- Coordinate astronomiche: sono la latitudine f a e la longitudine l a suddette.
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- Parallelo astronomico: è il luogo dei punti aventi la stessa latitudine, ha la forma di
una linea gobba assai vicina al cerchio.
- Meridiano astronomico: è il luogo dei punti aventi la stessa longitudine, ha la
forma di una linea gobba assai vicina a una ellisse.
- Punti cardinali: l’orientamento Nord-Sud nel punto P è dato dalla retta intersezione
fra il piano meridiano astronomico e il piano orizzontale nel punto stesso, la normale
a questa retta sul piano orizzontale stabilisce la direzione Ovest-Est.
Si definisce meridiano il luogo dei punti aventi la stessa longitudine e si
definisce parallelo il luogo dei punti aventi la stessa latitudine.

• L’ellissoide di rotazione
La complessità della forma del geoide ha indotto la necessità di ricercare una
conformazione rappresentativa della terra in modo più semplice che servisse a
risolvere più facilmente i problemi geodetici planimetrici. Per le quote bisogna riferirsi
sempre al geoide,perché gli strumenti le misurano riferendole al concetto di verticale,
che è definibile partendo da quello di gravità.
La superficie più prossima al geoide, matematicamente e geometricamente definibile
in modo semplice, è quella di un ellissoide di rotazione, teoricamente ottenuto dalla
rotazione nello spazio di un ellisse di semiassi a e b (rispettivamente detti semiasse
equatore) intorno al semiasse minore b supposto coincidente con l’asse polare
terrestre.

L’equazione dell’ellissoide è matematicamente semplice e riferita al sistema di assi


cartesiani ortogonali spaziali con origine nel centro della terra e asse z coincidente
con l’asse polare risulta essere dalla geometria analitica la seguente:

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x +y
2 2
z2
+ 2 =1
a2 b
dalla quale si deducono, per intersezione con i piani di equazione z=0 e Y=0
rispettivamente la equazione della circonferenza equatoriale:
x 2 + y2 = a2
a −b
schiacciamento: s=
a

a 2 − b2
eccentricità: e=
a2
Fino al 1924 in Italia venne adottato l’ellissoide calcolato nel 1941 dal tedesco
Bessel i suoi parametri sono:
semiasse maggiore dell’ellisse: a = 6377397,15 m
semiasse minore dell’ellisse: b = 6356078,96 m
schiacciamento: s = 1/299
eccentricità: e = 0,082 m
Altri valori vennero calcolati nel 1880 dall’inglese Clarke, nel 1906 dal tedesco
Helmert, nel 1909 dall’americano Hayford, nel 1942 dal russo Grassovsky.
Nel 1947 l’Unione Geodetica e Geofisica Internazionale ha proposto i seguenti
parametri:
semiasse maggiore dell’ellisse: a = 6378160 m
semiasse minore dell’ellisse: b = 6356758 m
schiacciamento: s = 1/298
eccentricità: e = 0,0818 m
Tale ellissoide viene chiamato ellissoide internazionale.

• Coordinate geografiche ellissoidiche


La posizione planimetrica di un punto sopra la superficie di riferimento e cioè la
proiezione di un punto su tale superficie è definita dalle coordinate geografiche.
A causa delle irregolarità del geoide, la normale alla sua superficie (verticale fisica)
che è data dalla direzione del filo a piombo, non coincide perfettamente con la
normale all’ellissoide: le due direzioni formano un angolo a definito deviazione della
verticale che dipende dagli scostamenti tra le due superfici.
Le coordinate geografiche ellissoidiche sono riferite all’ellissoide di rotazione.

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Si definiscono come le coordinate astronomiche, sostituendo alla verticale v nel
punto P, la normale n all’ellissoide.

- Latitudine ellissoidica f e: è l’angolo che la normale n all’ellissoide, passante per


P forma con il piano equatoriale dell’ellissoide. Varia fra 0° (all’equatore) e 90° (ai
poli) si distingue in latitudine Nord (nell’emisfero Boreale) e Sud (in quello australe).
- Longitudine ellissoidica l e: è l’angolo diedro formato fra il piano meridiano
passante per P e il primo piano meridiano di riferimento. Varia fra 0° e 180°, in senso
orario e antiorario (longitudine Ovest e longitudine Est).
Ne seguono le seguenti variazioni:
• i piani meridiani passano tutti per l’asse polare, formando fascio;
• i meridiani sono tutte ellissi uguali;
• i paralleli sono dei cerchi, di raggio progressivamente decrescente
all’aumentare della loro latitudine.
.
Tutti i piani passanti per la normale in P all’ellissoide si chiamano piani verticali e
tagliano l’ellissoide secondo sezioni ellittiche di dimensioni variabili che si chiamano
sezioni normali e dipendono dalla direzione del piano verticale.
La sezione normale che si ottiene con il piano meridiano per P è detta ellisse
meridiana e il suo raggio di curvatura si suole indicare con r.

Il raggio di curvatura della sezione ottenuta con il piano verticale ortogonale al piano
meridiano si indica con N e si chiama gran normale.
Questi due raggi si dicono raggi principali di curvatura e sono esprimibili in funzione
della latitudine di P e dei parametri che definiscono l’ellissoide:
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ρ=
(
a 1 − e2 ) N=
a
(1 − e sen ϕ )
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2 2 1 − e 2 sen 2ϕ

In cui a = semiasse maggiore dell’ellisse, e = eccentricità f = latitudine di P.


I raggi di curvatura delle ellissi ottenute con altri piani verticali, compresi tra i due
precedentemente considerati, assumono tutti i valori che vanno dal più piccolo raggio
di curvatura r al più grande N.
Si definisce meridiano il luogo dei punti aventi la stessa longitudine e si definisce
parallelo il luogo dei punti aventi la stessa latitudine.

I paralleli e i meridiani si intersecano ad angolo retto e costituiscono il reticolo


geografico.
Il grado di latitudine = grado di meridiano.
La lunghezza di tale grado è quasi costante e pari a circa 111 km con una lieve
differenza in meno alle latitudini basse e in più in quelle alte, conseguenza dello
schiacciamento ai poli.
Il grado di longitudine = grado di parallelo.
La lunghezza di tale grado diminuisce dall’equatore ai poli.

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Se consideriamo sull’ellissoide di riferimento la proiezione di due punti della
superficie fisica della terra, si definisce geodetica la linea curva che congiunge le
due proiezioni secondo il percorso minimo. La distanza calcolata secondo la linea
geodetica si chiama distanza geodetica.

• Campo geodetico di Weingarten – Sfera locale


Dicesi campo geodetico di Weingarten la zona compresa nel raggio di 110 km
circa attorno al punto P dell’ellissoide di rotazione, che può essere sostituita, nelle
operazioni planimetriche, con una sfera tangente internamente in P all’ellissoide
medesimo, con un’approssimazione compatibile col grado di precisione degli
strumenti geodetici moderni più perfezionati.
Il limite di 110 km non è invece valido nelle operazioni altimetriche, nelle quali si
avrebbero errori inaccettabili per distanze superiori ai 30 km.

La sfera che si adatta bene all’ellissoide, da combaciare quasi perfettamente con la


sua superficie, è detta sfera locale ed ha il raggio uguale alla media geometrica dei

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due raggi principali di curvatura dell’ellissoide, calcolati con la latitudine astronomica
nel punto P, cioè:

a 1− e
2
R = ρ .N R=
1 − e 2 sen 2ϕ
a = semiasse maggiore ellissoide
e = eccentricità dell’ellisse generatrice dell’ellissoide
f = latitudine di P.

• Teorema di Legendre
Supponiamo di aver rilevato, attraverso la misura degli angoli e dei lati, un triangolo
geodetico, cioè la figura individuata sull’ellissoide da tre punti e dalle geodetiche che
li congiungono a due a due, se la lunghezza dei suoi lati risulta inferiore alle
dimensioni del campo geodetico allora potrà essere considerato come un triangolo
sferico restando inalterati i lati e gli angoli. La risoluzione del triangolo sferico viene
effettuata mediante le formule della trigonometria piana previa correzione degli angoli
sferici di una quantità pari a un terzo dell’eccesso sferico, calcolato come rapporto tra
l’area del triangolo sferico e il quadrato del raggio della sfera locale.
a' = a – e”/ 3
in cui l’eccesso sferico e” in secondi è dato da: e” = S 206265”/ R2

• Campo topografico
Il campo topografico è quella porzione di superficie terrestre (raggio circa 25 km per
rilievi di buona precisione e 10 km per i rilievi ad alta precisione) che circonda un
punto P, in cui è lecito sostituire alla sfera locale il piano tangente in P, che è
orizzontale, senza commettere errori apprezzabili nel calcolo delle distanze e delle
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aree topografiche. Il limite di tale campo attorno al punto P è condizionato dalla
precisione che si vuole raggiungere nelle misure.

• Concetto di distanza
La distanza fra due punti della superficie fisica della terra è la linea di minima
lunghezza delle proiezioni dei due punti sopra una superficie di riferimento.

La distanza topografica tra due punti A e B della superficie fisica della terra è
rappresentata dalla distanza tra le due proiezioni A0 e B0 di detti punti sul piano
orizzontale di riferimento, proiezioni ottenute mediante le verticali passanti per A e B.
Per i rilievi altimetrici l’estensione del campo topografico si riduce a qualche centinaio
di metri, in quanto l’effetto della curvatura si ripercuote sui dislivelli.

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• Quota ortometrica
Si chiama quota ortometrica di un punto, o semplicemente quota, il tratto di
verticale compreso tra il punto e la superficie del geoide, cioè praticamente tra il
punto e la superficie media dei mari, supposta quest’ultima, estesa sotto i continenti.
Tutti i punti sulla superficie del geoide si considerano a quota zero.

Poiché l’unica direzione perfettamente individuabile in un punto A è quella della


verticale, poiché gli strumenti topografici individuano facilmente la direzione della

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verticale in un punto, risulta indispensabile riferire la quota ortometrica sempre e
soltanto al geoide e non all’ellissoide.
La quota relativa di un punto della superficie fisica della terra è la distanza, presa
secondo la verticale del punto, fra il punto e il piano orizzontale, assunto come
riferimento relativo, passante per un altro punto.

• Influenza dell’errore di sfericità


- Influenza dell’errore di sfericità nelle distanze topografiche.
d = R tang m
m” = l * 206265 / R R = 6.371.000 m
l’errore è dato dalla differenza l – d dove:
d = distanza tra i punti A e B proiettata sul piano orizzontale passante per A
l = distanza tra i punti A e B sulla superficie di riferimento.
- Influenza dell’errore di sfericità negli angoli orizzontali.
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Dato un triangolo sferico equilatero con lato l
L’errore di sfericità complessivo nei tre angoli è dato dall’eccesso sferico.
l’eccesso sferico e” in secondi è dato da: e” = S 206265”/ R2
- Influenza dell’errore di sfericità nel calcolo del dislivello fra punti.
La quantità D2/2R rappresenta l’errore di sfericità della terra, cioè l’errore che si
commetterebbe nella determinazione della quota di un punto qualora si assumesse
come superficie di riferimento per le quote, il piano tangente anziché la sfera locale.

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