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.

/

,

tT $
ariodante;
Dramt per Mujca '

dei
Dottore
ANTONIO SALVx^
PIORNTINO.^o-
D a
Prefentarfi neI
fflo T
Famofiffi.'^
raoTeat, o Grimanidi
Giovanni Grifbftomo.

LAutunno
,
deJJ> Anno , 7lS .

IJf
VENETIA , MDCCXVIII.
ApprelTo Marino Rofletti
all
ir, Merce-
Infegn a della Pace.

Cm licenza de
SSeriori , e Privilegi

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3
gentilissimo
lettore.

||I1|| L quinto Canto


||#if del noftro Omero

gnofiffimo Arfo-
111 ua fomminiftrato
pcc
A 2.

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I
v
v1
lo prefente >
/fraina il fog- *

getto, ih luogo , lAzione ,

i principali :-Attri , c i loro


Caratteri ancora . Ho giudi-
cato per tanto fuperfluo il di-
fenderne T Argomento po-
I

,
tendo tu con pi diletto leg-
gerlo in quel maravigliofo
Poema . Io
lon preio li-mi
cenza di purgare il coftumc
di D alinda ,
per farla un Per- \

lonaggio pi riguardevole, e
perche nel noftro Secolo non s

farebbe comparfo in Scena len- i,

za biafmo Ho caricato . \
alquanto il carattere fcellera-
!

to di Polineflo Duca di Alba-


nia > facendolo opera re per in-
terefsc , c per ambizione k
>
non gi per amore^ perch _ (
>
k

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/
neTIa dNui morte Tetata
;

m-
" A orrore
-lUdinza , *
P*Khc maggiormente
fpi C-
3 aItri pf-
!
fenica del'R e di Sco z i,
1

IT
1 a di
*.

Zerbino, perch
la faccia fd-

tuc-
ffi n
abbian pmfof-
neS
S1
i
Attori,

come la- te-


;

ezza nel
.
Padre , l'ambi-

del n
1
^ r
dd PeWonaggb
,
W**
,
fc 10 ghmento
di R? u"
Rinaldo
, perch nef ri-
Unente L:
fieli
^ e ""
"luogo ?
"
1
P pre'
SeL
e che le
> *i r
maflme era-
A i pie

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.pie nel Perfonaggio di Poli-
nefso tu le riceva con quell*
.orrore , che fogliono eccita-
. re in ogni cuore Cattolico > jc
.che le parole Idolo 5 Fato ,

r
Numii ec. tu; le confideri vez-
zi della Poefia, non maifen-
. rimenti del Poeta , il quale
pregandoti del folito cotnpa-
. rimento, ti defidcra dal Cie-
j pgni felicit ;

v-c Nella riftmp , che io ho


.dovuto fare di quello Dra-
ma , in ocpafione che egli fi
,dee rapprefentare la feconda
.yolta in quella Citt- di Ve-
nezia > mi corre 1* obbligo di
avvertirti che in efso tu non
,

ricerchi; tutto quell*, ordine ,


c tutti que* verfi con cui fin-

f * %ne
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fignc Autore lha compoflo^.
e pubblicato .rSi -'
dovuto
troncarlo e accrelcerlo
, e ,
alterarlo in molte parti Di- .

verlo e il numero degli At


tori, delle Scene, delle mu-
tazioni, e cos
dell altre par-
ti coftitutive del Drama . Ci
Stavolta non flato
fatto
c n animo
di migliorarlo
,
ma foio ad oggetto
di adat-
tarlo al bifogno
. LAutore
e pregato a prendere
quello
cangiamento in buona
parte,
C c con
lcfempio, olia pi
tolto Con labufo
, che in og-
cor re, per tutti
p
alia in limili
i Teatri d
componimen-
tt dove ognuno ha lauto-
nta c1 privilegio
> di porci

1A A 4 ma-
mano, e di cangiarne infino 1

i titoli, come pure in quefto


fi. fatto.
. . .

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ATTORI'
DEL P R A MA;
Donaldo, Re di Scozia* .
II Sig. Gio. Francefco Cofi anzi Pirtkojp
della Reai Cappella i Napoli*
Ginevra, Aia figlinola.
La Sii. Fauflina Bordoni Pirtuo/a i Ca-
mera del SercniJJ. Elettor Palatino

Dalinda', Principeffa in Cortei: < I

La Sig.Francefca Calzoni Parmigiana Fir-


mi* di Camera della Sereniff.Gran Pria-
cipeffa Piotante i Tofcana ^
Ariodante, Amante di Ginevra,
Il Sig. Bartolommeo Bar foli V \r tuo/o del*
la Streniff. Cafa Elettorale i Bavie-
ra. - :

Polineflo , Duca- di Albania ,


Amante di

Ginevra. ;
Il Stg. Antonio Bernacchi Pirtuofo del Sere-
Antonio di Parma .
niff, Principe
Lurcanio, Fratello di Accodante, Amante
di Dalinda.
Il Sii. Giovanni Cajlel S. Pietro

Capitate
a Scena in Edimburgo
della Scozia .

ilSigmr
Li Mafiea del celebri Maefln
Carlo Franttfco Pcllarolt.
A S
MU

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.

I
MUTAZIONI
DI SCENE-
Nell Atto Primo. r

Giardino.
h
1

Nell Atto Secondo.

la & rimoto con la veduta detta porta


-
'
fegreta del Giardino. ,

. \ V* 8
t "
r
*

v i

Nell'Atto Terso.
.

Gabinetto

.Nell'Atto Quarto.
- r . e . e '
C

. ; - \
'
Bofco .

Appartamenti di Ginevra. \

NellAtto Quinto.'
*
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. *

Piazza con Trono Steccato.


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.

J \ II

A T T O
PR I O- M :

SCENA PRIMA.
*
'
Giardino
. i

%
Ginevra in atte d infiorarJ il crine ,

D aliti da > t Paggi. * '

'...(tfori
Dal.
n Vto P mi\\'ofoo
Coltivar tua bel t;c|ueft novello
in gre&bo i

Coftimie tuo d aggiunger fregi al bello


Per far pilufinghiero il tuo fembiante*
Mi dicono,. ....
'
'i

Gin.E che mai ?

Z)</.Ginevrafetiieamr, Ginevra carname.


Gin. 0 Dio*
Dal. Sofpiri *

Gin. Si. V

Dal. Quello fofpir


*'
1

Conferma -mio ffpetro


il

Gin Principefla* il mio petto


.

Per si gran foco rroppo angufta ce Ha.;


v
E mia nobil fiamma
la
<
troppo bella
-Per tcnerfi celata

Amo, s non tei niego.


Dal. Alma Reale
Non savvilifce per amar, fe degno
c^uiTe.
E'dam.ufiioggetto,e ha mcrto
.Maggior di lui n ha di Scozia il R^o.
A 6 X/4/*

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. .

12 A T T O
Dal. Intendo (hagelofia !) * .%

Il Prence dAlbania. ,

Gin. Chi ? Polineflb


Dal. Si
(?/. Tdngannj, Dalinda* 1

Dal. Di nobiltade , e di ricchezze iti eflfo


I maggior doni oggi la forte aduna
.
Gin. Ginevra ama il valor , non l fortuna
Gli efterni pregi di grandezze e d oro.
,
Non fan degno P oggetto
2W, (Alma, refpira.J ...
Se non Polineflb , Ariodante
Forf far.
Gin. Taccio, Dalinda;: il nome
Del. mio bel vincitore
Tu leggi nel roflbr del mio fembiante *.

Jpal. Dunque ami il Prence? .

Gin, E poco \ K
Dir, eh io lami : ladoro, e tutto il gelo
Di quello noftro Cielo *
Non bafta per temprar il mio gran focoi
Dal. D egual fiamma pur arde
Egli per te.? ,

Gin. Mi. fu propizio Amore.


Dal. E il Re- tuo genitore

Lapprova? . . \

Gin.Anzi il fomenta. (ro


Dal.Seg ui ad amar : non ha dAtnor lImpe-
Coppiapi^ fortunata,, cpi contenta.

I t yf a r
1 4 *

S C E-

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PRIMO. i$

SCENA H
Ginevra, PolineJfo , e Dalinda i

"
Poi rovente un core amante
u
Pena cos fungi dal caro oggetto.*^
: Ch importuno , arrogante
Trattenerlo non fa legge, rifpetto *
Lungi da i tuoi bei rai
Non pu viver mio . Perdona, o bella *
il

Se a te
Gin. Prence, f mai 1

nojofo oggetto a gli occhi miei.,'


Forti
Orcheamantetifcopri,orpiu-Jo fei.
Poi E qilal maligna della *' , %
Rende agli {guardi tuoi me s deforme ,

E rende a gli occhi mici te cos bella ?


Gin. Non malignit, giu ftizia quefta.
Che fe fu colpa mia. Prence, il piacerti*.

Or vuoleil Ciel, che fa


5

Non lieve pena mia, Prence, il vederti ,

Val. ( Vendica Amorei torti mei . )


Deh! Senti.
Gin, Orrida agli occhi miei ;
, #
Quanto al mio cor tu fei *
Tefifone non .
* >

Amor,, di noi per gioco*.


Il core a te di foco* 1
Di gel lo fece me - :

Orrida ec, - - -
r
. r ^

. 1 :

se &
'
;

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E .

i* 'A T T o
SCENA I II.

.1 PolincJJo , e D dinda . VO

Poi f^VRgogKofa belt! - A r


Y
Dai\J Signore, invano . .

Cerchi da lei cambio daffetti


Lafcia.cP amarla V. c .

Poi. quando, o Cili lamai? i

Dal. Che Gihevta non amia- ; :

Poi. Amo in Ginevra -, , v


La mia fortuna Ella di Scozia erede,
,

A etri; divien Tuo (polo $!**


Porge loicettro in un conia fugjkde.
Dal. Refpiro .)
Pvl.ln qucfto impegno,
Dalinda, Principeffa, ha pofio licore
Amor non gi ma fol defio di Regno
,

Speri indarno . -
; .

Poi. Perch? ,i Y

: 1

Dal. Di Atiodante :j r; i .1
A rde\ Ginevra.a mante., .'Y . r
;
V L
Poi. Afcolto il vero ? e , :

Dal. Me d ogni Ino pen fira: j v ^


Chiama Ginevra a parte*

Poi. E a me ben noto ,Y


Quanto cara le fei . t
Dal. Suoi chiufi affetti
-

Pocanzi intefi* Y !. AJ
Pol.O Cicli 1 V
Ariodante dunque il mio rivale ?
Dal. Arde di fiamma eguale
Anch ci per effa , c il Gcnitw approva

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. 5

P R I M l O. 1
Gli afferri loro . Or t u fperar che puoi

Dona gli afferri tuoi


A chi per te dafcofoardorfi ftrugge,
ia/cia chi ti fprezza, e chi ti fugge
Apri le luci, e mira
Gli afcofi altrui martiri.
V chi per te Colpir,*
. E non intendi ancori
1

E in tacita favella '


; _

Col fumo dei fofpiri.


Ti fcuopre , o Dio ! la bella *

Fiamma , chegli arde il cor ; .

.
*.
, Apiiet\,
(

. 5
\
C

E N A 1
(

Polfleffo
*

M I e
Speranze , che fate ?
Con vi abbandonate *
Coraggio, PolJneffo.
.*.

Delle proprie fortune


E omo c fabbro a se ffeffe.
Pria che laere Vimbriine,
Gii che D^linda a me .fi fcopce amante,
S innalzi in. un, iftantc *. .

Alta mole dingegno; .

ada il rivale, e fi conquiftl un Regno*.)


Va del pari col valore. ...
Quellinganno fortunato, ;
Che alla mente >.h il fornii
Render pu
Regina, e Regno. .

Baffo beo., e vii qpdcor** .


Ci
. , . . .

"
6
A T T O
Che per fai* grande (uo flati* il

Rifvcgliar non fa V ingegno


< Va del pari ec-

SCENA I
V. -

Ario dante
< t
,
e poi
.
Ginevra.
' -

damor nel fno linguggio


Parla il rio , .V erbetta , il faggio?
Al mio core innamorato-.
Con dolce mormorio
Ama mi dice il rio tra quelle fpande

Ama bofco rifponde


il

Allo fpirar d un zeffirctto amante


I fior,i erbe ,-le piante in lo* favella
Ama dicono tutte al penfier mio
Ama la bella.-...- *

Gin. Ama ridico anchio.


Ar. A ma dice Ginevra! E chi pu mai
Mirare, non amare i Tuoi bei rai f
Gin. Dal tifieffo dei tuoi \
- v

Han la luce, e lVdor quell* occhi miei..


Se amabile mi fai , ttv pi lo fei
Ar. Amer dunque , mdamor ntidrice *

.Sai , eh -.fol la fperanza.


E a me che fperar lice ? '

Tu Sovrana, io vaffallo. . .
*
Gin. Ariodantc. ,

Merc del Nume arciere .


Pi fovrananon ; quell alma amante
Servo non , chi ha dei mio cor limpero.
Ar . O Dio! ; 1

Gin. Sofpiri ancor ?- !


-

-rfr. Cotanto eccede- * -


_ T

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,

P R I O. 17 M
Nella gradezza il ben, che moifre amore.
Che troppo anguflo il core
Si dilata, e fofpira
,
e ancor noi crede
Dunque la d eftra.mi#
Di c , cheti offre Amor, pegno ti fia ,
Ar. Prendo 7 ,A
ftV. Prendi
daqueftamano
5
di mia re# '
GV. pegno J
Il

U,) Del Fato pi inumano .



.

Il barbaro rigore ;

Non mai belio ardore s

Eftingucr polla in me, . :

SCENA VI. .

Mentre replicano duetto


porgendoli a
il
, I
mano, Re entra nel mezzo, eprende
il
la
Jtnano dAriodante, e della Figlia
#

toYAriodantc) Ginevra , t Guarditi


Ar, T) Rendo 7 ,

Pini Prendi fletta mano


fa Non vi turbate.
Bell alme innamorate".
Gin. padre,
Ar Mio Re..,.,
.

fa Tacete
E le render volete
Confolaro il mio cor, non fi difiurbl
Su le labbra, e fu gli occhi
Quella gioja, che Amore a voi comparte.
Ma devoftri contenti
Mepurghiamateapartej

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. , ,

1* .A T T O ;

Che-dellavira, c degli fpirtl miei


Una partfe fei tu , laltra tu fei.
Ar. Alle tue regie piante,...,, r.

Deh forgi* Ariodante, -


In quefta et degg io ;
'
: ->

Alla figlia penfar , penfare al Regno-,


N soffre al penfier
mia
Dite pi degno fpofo, e Re pi degna. i

Gin. Ataigioja
Ar. A* tallone... . > -

Gin. Se refifte il mio cor . . . . : .

jr. Seilcornon more,... i

a a. E prodigio d Amore.
Vanne, Figlia, e ri appretta
A* vicini fponfali. Il d venturo
Ne vedr lalta pompa, e di tal fatto
Io far, cherifplenda -

Imeneo s giocondo , :

Chelalucenefcorga /Mondo * .

Nonch la Reggia tutta, \\ Regno, il


Giit D^amfillun gurd j caro fpofo
.E vedrai, T >-
Che qui retta ij cor con te
poi tutto lettolo -
Egli

Tefotama ,;:.- : i
-
;

Nficurapidi me. 'I j

Datnmi ec.- -

S Q-
E N A
VII.
.
- v '/
.
rr- *
*
i .
.

i* t \ i
_

Re , e Ario dante

lo, ...
!

Re.
7 Tu al par dLGinevra amato Prence
JlL Dalle ma del n oRe gradifci il dono.
/ i
'
P

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. , . . , .

.* RT
Pm darti non pofsio
M o. *
Se
%ot"Re ft

Ti bramo, c voglio;
laFg,1,,el ' Tr0rt*'

Regio letto, e regio foglio


ii concede orad
mio amor.
oaita lol che per
mercede
Alla figlia Terbi fede,
Gratitudine al mio cor
'
Spofo.y eRe eci _

s c E N .A .
VII Li
r ' %
1
l
% ^


v -drlodante* e
P.olinejfo..
*
j;

EJ foverchio contento

T^vW?a0Uoftu P id}iren fi-'

D Pj! ,n marte,
ll
opolineflo amico,
.

enfe mie gioie


7,/,y J

^ aJ?2 pi a? tU * ch Sbocca,
' a er
fen ricevail mio
FadiVm? i

g i e a P arte abch ' io


M CheTa )
Miafpfa.

d0 mcrca d

0'- A
f; E
Poi. j| credi
' ' -
?
,
di'. Al nuovo fole
'
Poi.Mifero ! '
.

^ Queflalm,
,T
n b^nel fuo piacer
.

chi la parerei
C UrZi 5 Ariodante
, o pur vaneggi?
jir
tei A ",
Jrto
v^
*?**Qgni *
Cggl<
V ?P8loja;
:
-

t
Ar% Noifpgno, Pol.neffo . Ella pocanzi
Mi

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. . ,

-20 .
' A T Tr O r

Mi di in pegno la delira
. Poi. Ella deride '
!
. ... ;

Letuefperanze, cmeco -Z
Di tua femplicits burla , e ride .

Ar. Che parli?


Poi. In van contraili
Meco in amor. 'I .

Ar. Perch?
PoL Perch Ginevra mia Quello ti balli,
.
Ar. Ginevra .tua ?
PoL S, mia.
Ar. La delira.. '* ?
... .* 1?
Poi. A te la delira,
E amediedelcftelTa, eame difpenfa
Amorofi contenti.
Ar. Il tuo vanto bugiardo j '
v
E ferro mio ti follerr, che menti
1

PoL Innocente, ingannato!


Ar. Empio, mendace!
No , che non capace :
'

Atro vapor di falla lingua impura


. D ofcurar lo fplendor del mio bel fole
< Poi. Non dai fede a mie voci ?
Ar. Parlilafpada.
Poi. N. Frenalo fdegno.
Se a tuoi lumi dai fede,
Farti veder linganno or or 'mimpegno,
Ar. Come?
Poi. Giura tacer quanto vedrai.
Ar, Su lonor mio lo giuro .
Se ci vedr , di non parlar pi mai
Poi Quella notte vicina
Meco farai: ddlamorofo affanno
Tra l ombre fue ti fcoprir linganno. -

* . Ar.

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i r P R I M o
^Equeflamcgrfi ZI

c *3S:ar*r*-
^e rotto un si bel Volt
'
.
,
fSjSSS**-
4
'

si'cSs; .

Creder ec.

^ . i

11 Fi

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. ,

r r

SECONDO-. . . :/ j

SCENA P R I M A.
Luogo rimoto corrifpondente al Giardino

P olineffo f Dalinda ,

jptf/. % la Principeffa amabile Dalinda. ,

)*/. IVI A me?


Poi- Si a te mio bene
Dal, A me Signor? Perch?
Poi, Perch cieco fin ora
Il cor diPolineff -

Non conobbe chi lodia ,


c * adora

Or che tornato sfteffo,


E feorge il merco tuo > la fua follia ,
Per tuo mezzo vorria
Scuoter il giogo indegno
Lafciar Ginevra, e le Tue nozze, e il Regno.

Dal. Che Tento! o me felice/)


i

'

Poi. M
da la fua radice > 0 l

Pria che fvelga,o mio ben,ringiuito affet-


Un teftimon chiedo ti
i

Ed amor, edif.
Dal. Che far deggio? li

Poi. Nella vicina notte


C

Allor, che tra le piume


H

Pofa Ginevra, innoffervato, efolo


lil

Qui a te verr Tu di Ginevra al nome ,

Eque- k

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. .. K .

SECONDO. 23
E quello Tegno fia , per la fegceta
il

Porta di quefto Tuo reai giardino


Alle tue ftanze il palio
'
Tacita maprirai. ;
Dal. Nelle mie ftanze? '
.

Solo? Notturno amante? Ala PoiinclTo. !


-

Poi, Che temi


'

ZW. AhJonormio...,.
M Che favelli don or f So qua/ ri/petto
A nobile Donzella tifar conviene.
Dal. Sai di Scozia la legge , e fai le pene
,
Che la legge preferive , - .

A qiialunqueDfizella
Che con deco n , ed on eft noi; vive
'

A/. Dalinda , im . m'trfnt


SonPrence:amoi< i,u unorXa diffidenza
Prova di poco aifetto
Credimi.
Dal. Mi trai ombre
Solo? A qual fin?
Poi.Per dar a te la fede
E di fervo , edifpofo :

E del tempo, e del modo


Di condurti a ovhlimpero ,
la patria,
Ragioneremo Il giorno .

Malffcuropernoi Sai le maligne .

Gelofie della Corte. (petto


ZW. Msalcuno ci oftervar* Anche il fof-
Macchia il candor deli oneft
V. Gli orrori,
E1 folirario loco

Ciafconderanno ad ogni villa


ODioi
-
V. Sofpiri

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24
Dal. AI)l'onor mio.
ATT . ...
o.
.
-
1
,

Poi.E ddrcnor ut mi favelli ancora ?

N ancor rifolvi ?

Dal. O amore! * : ;
*

Nulla negar poffo.ti

PoU Tinto far per te pofeia il mio cot e,


Spero per voi s s , ,

Begli occhi in quefto d


c Sanar mie piaghe.
E a voi facrar vogl io
Gli affetti del cor mio >
Pupille vaghe,. .
! '

>

Spero ec,

Dalinda e Lunario*

Aftr.pRincipeflfa, allOccafo.
1 Gi piega il Sole, e ne bei lumi tuoi
Un foj pi chiaro ecco ne fpunta a noi .
r
.

Dal. Lurcanjo, aduli invano


Qnefta qualfia belt.Quando il Germano
AiRegni , e nozze afpira , ;

Per non Regia Donzella il tuo fofpira


Lur. Voi fiere ilRegno mio.
Voi tutto il mio defipj vezzofi rai,
E fe la forte mai .

Mifadelvoftrobello amabildono.
Io non invidio ai mio Germano il Trono.
Dal, Signor,mecotufcherzi. Ergi il defio
A maggior regno. Amore
Al mrto del Germano , e al tuo valore
Per dote oggi dftina
Un

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. ,

SECONDO. 2S
Un Regno,e per Conforte una Regina*
Lafcia d-amar,
N (ofpirar per me.
Non chiedo amor da re.
Tanto non s bramar.
Volgi a piu degno oggetto
V affetto, ed il penfier,
E fervi quel dover,
Che grande ti pu far.
tafeia ec,

S C E N A IH. \

Lurctnio,

D I quello amante core

A far pago il defio


formo due voti, e non gli formo in vano
Luno alla forre invio, laltro ad Amore
Se fia, che llmio Germano
Giunga di Scozia a pofledere il foglio > .
Spero il ritrofo orgoglio
Atterrar di Dalinda \ ed interpoli*
A mio favor lautorit di lui,
Fia, che divenga allora
Miniftra dpi mio amar la forte altrui J
De fuoi (Itali il pi acuto , il pi fiero
Scelfe Amor,
E al mio cor
' lo vibr
'
Poi la man mi moftr, che Tale*
Dovca dar all aperta ferita,
Ma la cruda il velenvi gett;

Dcfuoiec.
B E- SC

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. . ?

ATTO '

S C E N A IV.

Notte.
I
. * : .

Polito*fio, Ariodavtt ,
poiLurcanio in
difparte' e poi D aliti dii

Poi QEguimP, oflferva , eltaiv*


-^r.3*Notre*itiai pi fiuiefta
Per te,o Pi ccj per me no fia di quella ,
Lur. Con Pfineto iPmio^GermnnoPE folo?
Tra notturni (lerzj? Infirmi loco?
T emo d infidi*** e> ihfanto :

Oflervo, e i paffi lor feguo lontano t t


poi Qui ti nafondiv' ?
'

j$r. O del mia puro foco


- el la blih miaTde ai grave oltraggio^

* Illirici Deit voi'tutte jnvoc o. Jinafwdt

Poi. Tacito oflbrvav efffri


LfD\ Mi celo anelalo.)'-
1

Lurcanivf cHa inaltMpaYtt . /


-
Jlr. Palpita S-eor relTno*
/>r Clelcclle far?'
-
:

jr. Qual gelido veleno;


Mi tcorrc^r le venej e g-iiinge'al core;
/^LGineyrai-
Dal Mio Signore*.
D al in da fa la portai
Lur . O Dio 1
La Princ-ipeffa-? ) (fa
Mifeiro ! IP pur Glnevra?occIii, pur defi
Lnr. Impudica

^n.< coli miei -


'

-
* *
.

GHiudetesi per Tempre j a voi non reffa




C Pi

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^, ,

SECONDA.
P di veder vafui* porta
. Su quella .

Infame fojglia occhi di clei ,


, agli
Allorclu) tornai dar congedo al Drudo >
Sia barbaro trofeo
-
;

Difuadifoneft, ftefofulfuolp
Il cadavere mio ,
51

Ed ufurpi rufHciO'ilferroal duolo.


Cada lafpadu.rpone il pomo in terra
per uaiderfi .
P& quefta ftefla mano,' : *
,
c ,

Chediede all'impudica oggi la fec/c


Cada trafitto il cor. .

Lur. Ferino Germano gli glii-U fpada. .

r. Ahi qual crude! pietade


Lu*. A s indegna- Viltade *

Un cieco amor ti guida-


PerunrDffltdfffda ? E dottanti- V- *
Trofei dd'm calre u
\ ~
..

Chiudi I <gl otta iicydhi U d i 'i-t tfi -Vanti

Vittima vii di<fotfenh< i


aift dfl ? 1 r

;

Riferba a miglior uffty 1 h-iil

LaiutttfvV tetto'. ACUf c: -; -!


Al Genitor queiTmfpudteaf irtPBrudcr^
Stringi anlmofora 1

rotet cl* 1- M:6f5i $.


. '-'-ii. jfoyta1 vi#

:! t
;
ili] CSJfO 0:^0 J. -

riottHM ;'
r
.oinbfi r- :: *J -
CX
'

VivoraWf3?E;fHadffefr^|^ioI
E Dunque si poco 8
Ci#dfc ectotitRM

af
1

iti6ftte
forte*,
'

Non hafr^afta^^if^ofer mio?


Li B 2 Mi-
, . I.

*3
' J&feco Ariondantea
M;T:t o
.\
S1 Penofo
\5. flato
'
1
^ lve n .on puoi
, e ti il morir vietato
J,
oto languendo:
to piangendo; ;
'

intanto Ed [

;

, 0 A1. mio pianto


. .

v, ^ ;&ide,e fcherza linfedele. ;

Mort,e vieni j e a me farai


Menaingiufta, etnen crudele. li
i t^

i.
Sto languendo ec*. ICii

;ji

fi
S C E N A
1
i I >

.
V I. > . i ib
ilio
*
. X .

Toinejfoy t Valin da fili

Pcl.X) Efta , per fin ch io veda .

J\, guarda per feena ; Y


f>
alcun ci oflerva . ( Arrife
~ r
'
La forte al. bel difegno
Lo Arai fer pel legno , ;Yr,.Y .

Difpcrato part,) Vieni, Dalpda


'j)aL Signor , lAlba vicina .
-

If empo eh io torni , avante


Che frgain,Orieme,il no,volume
'

Suol follecita
'olii amante
Ginevra al p$pno arlbor laCpiar le piume,
j Poi* Lodo il cauto timor ; parti, e ti fegua
Lanima amante,
Val. Polineffo , addio
,
peh ! ti fov venga , o caro; -r
Delgiitraracnti tuoi, dellamormloi
Tutta Speranza io parto
%
^ tutta amor per /
te,/ f

' ?
-
> Deh!

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,

1 5LE g O IfJUD: tf
,

I ^ Deh] non tradir', mio bene


o La mia pudica fpene, /..

La tenera mia te"


i/>* > t-i *t r Tutta fe.
i. .*

S C N A.
i a
VII..

Polinejfo.

TjElice inganno I A tanto


f Giunger non fa fotti virtud in tetra*
.Ecco una notte. atterra r ,- r
>
...

Quanto innalz pur luriga frie danni


Col meno, e col- Valore / >

A pr del mio rivai forte ,


ed Amore *

Tu, che vibri o Dio damore .

Cos giudo il dardo


;

al cote
:

La man persi alla mia


L
Che fe mai v . v
Nel crudo affanno-
t
Ti chiama! V :

Nume Tiranno;./
*

i,?
Or dar .
,

- Sin che vivr v. .

Di buon Nutrite a t l lde


. v > >< T/cbe vibri ec,

j
i
i
>

;ri

I Fii/c deli' Atto Secondo , -,

-t . . 11 '
J

B 3 A T-

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. , .

,
O-

r?i
, t
'

r >:*
I


r;
*>
. :

r'A
o
T e r. z o-
S CE NT A PR I M A.
Gabinetto.
_ o;. r : t-
' * !

; ;
Gintura^t jpi DdintU.) *
[

% X3f Hbeycfie il y elo fldi,e nera incalzi


;

JlN'II fete die fqgge,


Selptgoa ii/o.duorbidaprcella-, 4

Che itiinacpia pio cor, e*l mortai gelo il

JDinqui^otipprvi iparge intrno


Squarcia il Xeno fatale, efcenda ornai
U atro vapore ad inondarmi ardita
Potr forf il dolore
Soffrir della ifciagura
LAlma, che non pu reggerp.al timore .

i.i
Val. Giorno piti bel cfj guelfo
Per te mainon'porc la.biood^ Aurora ft!

N'pafYidi;, Signora; ( Ito . ;

il tuo volto, eikuo cor pi afflitto, e me-


Princp/Ta e"perchc ? H
Gin. Oim Dalinda , appena * S,

Regger mi pollo \H
D
t%@s&aa^$g;':*' l
Gin Ahi contento mortai quanto
.
lei breve! li

nel P.rfi * federe ,


M'
Nc ,
>
piu beta giammai.
k
jv
*
*s

? a Mi

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. , . .

Mi ttefi al
TOE
Ietto, o
!R \0. TZ
Diof Ne mai pi metta
v
Le piume abbandonai ,.:Nxrtre mquiera*.
Sonni interrotti, orridifogni, elarve,
Metti fantafmi, equa ito )

Hanno lombre dorror, tutto mi apparve


Dal. Per mitigar ralquanto
Gli ecce/fi della gioja, ondefovente V
Rimane oppreflb un core, i.

Mandar fogni futretti


Epfctade del Gel, pi che rigore

S c E N A IX.

Re.) Ginevra Dalirrda > t Paggi, ' *


*
. . . ,
t , ,

&+ TJlglfcti un' .alma reale


1/ Si dittinguedali'alnre,allorcbefarre
Dj cplpil 'di ria forte
Coraggio refittc* i :

GbiJ iqodl unfoufto


Preludia, o Padre, demetto?
Re, 0
Dio I

Gin. Signor monfofpirar . Sefono


Io fola linfelice, !
'
. ^
Ogni oltraggio alla forte oggi :perttoio . .

&-Ah Figlia, non fola


'* ;

Sventura naia , /ventura tua .


;

G/w.Che Za? . . . . \ *

Re Con un fol colpo empio dettino Invola


La tua gioja , e la mia .
v
-

La difefa, il foftegno, .

La fperanca commi di tutto 11 'Regno


Cade, manc,.... v

Gw.Che forf? --;*=* -

X-.-u B 4 Lo

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. , .

3*

Atidan^

1
colpo
acerbo.
j/f
L aIm* prepara J
.


" rimanga di vita;

UieneafcoUiHdeffin
; Iti

* T^
aIcar avverto? 1

ii

-A
I?cl giorno
1
nci Pc tuo fpofo
l

primo a! albore
Fuori della Citt penfofo* emefto i
C.ol fuo feudier s*in via.Ld giunto
app
Ove al lido vilino-ilmar pi freme *
Volge con un fofpir gli occhi alla Reggi &
~
Indi il fervo rimira , e a lui favella .
Tu Pinfaufta novella
Porta alla Corte, e di, quanto or ve d -

E fe Ginevra mai
Ti chieder qual la ragion ne Ha*
D: che la morte mia
Nacque dal veder troppo , ed or beato *

Sarei , le fenaa lumi io folli nato


Ci detto qual baleno
Tratto dal fuo furotgettofli-. >

Gin. ODiol
He. Nelmar...',.
Gin, Lo fpofo.?-
Re. E fra quell onde adotto
Gin. Ariodante . . . ,

Re. In breve.
Gin. Padre, O , .

'

Re. Emorto. .
'

^ .

Gin, Ahrefifternonfovfon k
morta anchio
* Gabbando** fiopra la fasia k
Re. Dal fuo fido
Icudierjiebbi ftvyifo
>
* A

1
Dal.

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,

T E R Z &. . 33
bai. Principefla. ....
Re. Mia Figlia , al fen richiama
:

.
1
Gliipi riti imr riti, e ti conforta,. .

l; -
Dal. Ahi (ventura? ;
:

Ar. Ahiddor/ Figlia. 1


'

-
.
^
,

Gin. Son morta-.


Re. Nel viein letto , o fervi, r>
,
Si tragga, e fi richiami !0
'
v k
./
Con balfamialla vita. Attor die alquanto*
Ceda il dolore, e fi rifolva in 'pianto^ v
Per confolarla a lei far ritorno, ,
,v
Povero Padre ! Pi infelice Piglia P' !

Mifero Regno-, e fventurato giorno A


Vm portata via da Paggi accompagnata
da D
alinda. -
:
- - -

Invida forte avara


Milero! Inqtieftodi'.
Nel Prence mi rapi
Parte del core.
Or nella figlia cara 3 - !

Del cor laltra met


'
Forf mi rapir 1 1

Xafpro dolore.
Invida ec*

$ CENA Ut: *
v

- *
Re 9 e Lwcantai
ZvrAyf Io Re
Kt, IVI Lurcaniov Intendo *
Ma non fo le tuo core il
-

Piduopohadi conforto, o porli mo


B 5 Pur

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,. ,

34 .4 T 1 0 7
pQr ti confola. Un ", (hp.

tcrovi infine,; fc.il tuoGermano


Lur. Sire,io cercqgiyftjzia^nQn ponforjo.
/k.Giuftizia? Ecomrochj?
Lur. Contro I* iniquo '
. ; >.
-

Autor del grand eccedo, c (np, -

Per cui fu fpinto attorte il tjnjo Cetm*-


^e.Come? oe fu tppfV.o . .
-

kj.Del fucr furare jyfanp? >

Lur.E deH'iiifanb ;

Io ti ("copro iautpte. [

Re . O
-Cjiclj Ji giqrp ;

Di punir lavKcccefTo, .

Se fotte ancor t(ej r?gio fangue ifetto . ;


Mio Re, ti giuro anchio t

Che di quanto#*), furqnefjlnmi


Teftirqpuip fedel , Pr eleni e io fui
E oehbi qlto cordoglio, e pjaraviglia.
i?e.II reo chi fu?

L*r. Limpudicizia altrui, , ;


I

Re ,E f impudica? Chi ? '


I

L^r.E u la ma Figlia. . ,
(ra,
5
Re. La Figl3?E vero quello :
aggiligi anco-
Enipio delfino, alle fven ture mie
I

Perchpi afflitto, e tormtato io mora?


Lurcanip, avverti. M ^ M
Z^r.Sire,/- ** ~ .
*

Delitto troppo grave


In materia. (ponpr fo$ a if ftienrire
i?r.Come>Quandorve inai? So fuorrlimc.
Per mia maggior fvennvtfa ; \ r ; ,

Son giudice,? fon rep} SonPadrf*eR?.


,
Imt. E come Ro* *0- fei ; 0 j ; ;
*

. - P ii tenuto alla legge , Ella condanni


i : k I ;
Ogni

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i ,.,

T E R 2 O. g|
Ogni impudica morte.
Re. CX Dio!
legge !
>

La colpa daltri, ed il caligo mio.


S' abbandoti* [h U/eggi .
Lur.Vet la (egreta Porta
Del Giardino reai , laTcorfanttf ^

Introduce (Tinevrajaipuro amante*


P non dir Ci vide Ariotdant-;
. . j
Ci vidi anch io, fedTe difgrazia, 6 forre
Che s lontano,
era pi ..il . '

Dfpcrato il Gernlano, /. .
*

Savriacol ferro fuo data la morte; .

'
Il ferr io. gli (frappai; >

Efenontolfi!, ritardai il (u faro J . v.

Ti noto il retto. te j: A 1
-

Offefo doppiamente tTadre, e.Re^i.


'
r
Tocca punir Ja rea*.. * *-
*
Ti efpofi il vero, e quando
Vi fia chi la difenda,
L'accufa iqjnoffea (ottener col brado

SCENA i

:
'J

,Jie y Ginevra > e JDaiinda.


1
r
. / .

JPe. /^VUaot^ fremiste a


tratto 1 ) > un
Vedi, vedi, Sigoor,come trafporta
J1 dQtlor.latuaf]gliaoltxe il confine.
Lacera il petto y e il critici .

Sbarchi le vedi, e non perdooa al volto


Contro se fletta ancor fan anemica l .
'

! -
.* ">
Padre
(?/.
*
&.Non mia Figliami impudica.' >

. al t * . .

c-a

.-> B 6 SCt -

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ATT f
0

SCENA )

' . f, ; . : ; i : i
.

Vi
, * . .
.
'
y ,

. Ginevra , e Dalinda

AOA Meimpudica > ; :

?/#. . . .

Dal. Ciei i; che intefi,*. ^

A-mej. i
<
.
(

.
Iinptidica? Perch ? >
1

Dai Mifera Figlia. .'a

GV/r. A me impudica ? -
: :

Dal. G Dio ]
Gin-Chi Tei tu? Chi fu quegli /E cliifonio ?
Da/.Oim] delira.),
'
G;. Ufcite . ;
-j r

Reggia di Dite,;'
Italia

Furie, che pi tardate? : : ;

Sufupreqpitate / - i

Ne l' rebo profondo


.
Quanto damor voi ritrovate
al -mondo .

Dal. Principefla.
Gin. Megera Ls d'
_

Neghirrofachefai.* :
Invola al Sole i rai , venga la ferir.
Dal. Mifera! iy
Gyn. No: ferma Megera ; ai priegl
ft- D un infelice amante. .

j
Perdona al Sol , bench opra fia d'aniore.
Del morto Ariodanre
< B bel volto nel fol vagheggia il corc.pidge.
^
DaL Chipu frenar piamo , ~J ti - V
Ha di macigno cor. Deh Principefla^
il
|

'J
Gin. LaPrincipeflr Ov?Chi 1 fa,meldica . >'

Dal. Torna , torna in ts hdTa . f

^ '
; Gin.

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. .
. . .

T ErR'Z o; n
Gin. Padre. . . non e mia figlia un^impudicji
Non fu Padre chel di&?E pecche il dif-
il

Da/Mol >ro . ( (ef .


Om. Lo foibmio i per mio marcir
Dal, Confala ci
Gin Overfou? Vivo? deliro? O
Dal. Torna ragion ari fchj arar larnen te ) .

Gin. Ah s, chio*vivo, e nondeliro. Il core.


Tutti gli affanni fuoi pur troppo lente
Mifera l lenza fpofo, e lenza onore ,
In odio al Genitore, ed alla forte:
Ah! Che fra tanti mali
miaormal per me faria fa morte
Il

Ilmio crude! martora


Oe/cer non pu di pi.
Morte dove fei tttCbeancor no moro?
Vieni i de mali miei
No che,il pqggior no fei, ma fei riftoro,

... . Il mio crude! ec.

S N A V I.

'
LalituU, fri plittefo,

T
Da n l!acipeffa in<fclce!Ah!ch*io pavco,
X Chefacerbacagion de mah fuoi
Sia fiato, ...Afra!S%uor<ii gradano
La cagione fopefia
Eldraiqueflat un'innocenLeinganno?
Poi Purtroppo 4 ^ero . in piefta
Trafcotfa notte . *,* -
'
* *

Dal. Cotteli Z
Pol.D a Lurcanio,e Germa
5
I fumo oITcrvari,
E da 1* ombre ingannati
B 7 Ti

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.

?8 a' T'T O :
7 . ^
.
Ti credetter Ginevra.
, L un difperaro amante
.
Gettofi in mar . Vendicaror fevero
L* altro accus Ginevra al Genitore
Dimpudicizia, e di tradito onore.
Dtf/Xagrimfafciaglira Ilnfaufta frode!
Po/.-lraiQ ilRe. Siro cenno --

'E ancor larrefto tuo.


iDal. Principe , or vedi ;

In qual periglio fi a
.
. i -

.*La tiia vita, e la mia.


Poi. Sar mia cura
La mia vita, la tua render ficura.
Fuggi a miei: flati, e quivi
Due fervi mieiti ferviran di fcorta.
Dal, II; fuggir mi fa rea
La flcurezza tua moitpi importa.
Poi.
W.$cupri linganno, efalva . : .

A lafflitta vita, e onore.


innocente e
poi. Contro laccufatore
E l onty e la .vita io ledi fendo..
Deh! non tardar^mia cara. fervi miei A
Dar i-cenni opportuni. '. .

Fuggi ....
PM* Del m io voler Trbitro. Tei " fi ?
, . Sen corre 1 agnelletta
Al cenno del Paftore-,
Ne fa da lui partir.
{ Qu el labbro, che mi alletta,
Difpor pu del. mio core
A vivere , e a morir.
Sen corre ec.
"
*... * ^ . .
*

7 7 S CE-

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+

T E ,R 4 0, 9
r \
;S CE N A .VII. :

-
. . P oline[fio. :
\ . _ #V

fmorfo,n5 latrar.Cot mio,rta queto.


R Fa duopo altro delitro
;

Se delitto primier brami fcgreto


1
'

Arcano di tal pondo


A femminil timor mal fi confida. *

Se celato lo vuoi, cortei succida .


j
Amo un volto, e bramo un Regno ;

E col braccio > e con lingegno


Sar fpo fot e far Re. . .

Per acquirto csi degno.


Si tradifee amore e f.
Amo ce.
. *
t

. / :

II fine dell' Atte Terzo

i :

8 ATTO

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). . . ,

40

A T O
Q UA T
scena
Q. k
prima.
Bolco..

Dal da che fogge, affaliutda due e Arie-


,
dante in abito da Guerriero , chetane

in fuga gli Affali tori.
Ve

fu
ZW.pErfidi, io fon tradita. (ra>
i
* Chi mi foccorreo DieUhl mi da di.
li
Ar. Indietro, traditori
Gli incalza dentro ta /cena.
Dal. Affifti, o Cielo, h
Al mio liberator , Perfido, ingrato'
fin
Polineflo fpietato !
un,
Quefto *l premio che redi alia mia fede?
Alo?
Cos paghi mio amore *? il
1
1

Va, e s ufiri trofei


Un

Scrivi frale tue glorie


ili

, efra tuoi farti


M
Credula, amante, e fida,
V innocente Dalinda a (raffinarti
Ar. La fuga li [alvo da Tira mia I
W
. )
4l'j
efee rimettendo La fyada ,

Dal. Che miro ? Ariodante!) Cl ti

Jit
^.Quella Dalinda
Io non m inga n no.J
.
%
Cbe
, Defio. t

a 2
Defia : 1 IH.

k\
Dal.

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V . . . , ..

QUINTO,
Dal. Prence, fogno, vaneggio?
fi

T u vivi ? I Gel liberator t* invia


Per la falvezza mia?
Ar. Vivo, Dalinda,

Per Ginevra. Ir ingrata.


Dal. Il fiero avvifo
De la rua morte, ahi quanto
Tutta di lutto , e piamo emp la Reggia
Il Re turbato e metto,

Ginevra femiviva, e delirante,


Lurcanio accufator....
Ar.Se ben tradito,

Veda linfida almen , quantera amante


Per difender la rea,
E fpirar lalma, mia fu gli occhi fuoi
Mi toglie a morte, e ini conduce Amore,
'
Dal. Ariodante, e puoi
Creder Ginevra rea di offefo onore? .

Ar. Pofs* io negar la fede agli occhi miei ?


Dal. Innocente Ginevra , -, - * .

E ingannato tu lei
^rJnganato?Ahdachi?DimraI,a Dalinda:
Moftrami l'infedel. Faicheicad3
Trofeo di quefta fpada. r

Dal. Due rei ti addito:un disleale, e indegno


Di tua pier
Ar, Chi mai ?
Dal. iniquo Polincflo
Che a me infidia la vitaj,
A te la Spofa , eJ Regno
Ar. Come ? Dunque colei.
Che nella feorfa notte
Vidi..,.
Dal.A\ tuo amore, alonorfuorubella.
'
B 9 Sir.

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.

'*> o Xi T: n a
^.Introdnr Polineflb,
*

Non fa Gipcvra/ j
Dal. N.
Fufti delufo, ed io* Signor
fui qtseU^r..
-
.
Sgnacchi*.
Mrfero /f c t . .
. :

J o quella fui
1

ma fili fcdotra ri'


Da in quo amaror Sonxeainnoceme
Il i
,
:
Ma qualunque io ini fijijreadcciioi maln
Prenditi quella vira. i / 1 ;

,

Che mi fai valli, c,poi,ten priego^adreKa


Nel cor di Polineflp
Ea tua, 1* mi^ vendetta;.
;TT\^
;
Ne piu lempio, fi vanti -
;

Del fuo error,detuoi torti, e de'miei pianti


' v fi Ima. .

Sorgi :Tu nonerrafti ;-At *niopei;d.ccJL


Nc l'atroce dolor ftupido core*,
E fai lardami ornai col mio: dolose * .

Dal, Serba le belle fagriaaev.


Al tenera piacer*. j; ,

r ! Che avrai nel rivede* . . -


. JL idolo amato.,
JLafcia a me fola il piangere,
**
. -A ^e, efie amai colante,.
Pi che un gentil fcnibian*;,
Un core ingrato* '
; . . > .

... -:i .. Serbacc, .

; i : I
r. )

^C-

Digitized by
. .

CL UT A K T O 4* '

'
'
! ) \
<& C E N. A H. i .
j

s4nottante, <

. ;

!
Qttaf di tanti mafcwwpianger dcgglo l

* Un amift infedele? .

Unamore tradito? Unt Re dolente*? \



Una Spofeinnoccntr? * -n
L urcanio? Polineffo? .

Ginevra?!! RegaJ Pad*e?0 pw rur Beffo ?


Cieca notte, inftdHguardi,
Falfetcme, aifeo**coiiei
Voi trndifle una graffe.. .
.*

Rio-fofpcrtos oicrlii bugiardi,, ;


Empioaroico-e traditore >
Ogni ben rapiflc aime
i
Gecascci '=
!

S C E N A :
HE
Appaiamenti di Ginevra... .
;j
>
'
r
* * *
f
*

Ginevra > poi Poivufm, * Paggio- con ba-


cino; coperto . p Guardie. )
( . V r
; . ) . . ;

Pofb, ottor y. cltidi voj ;


S Pianger prima , o poi
Infelice non fo . So chcii dotate,
M Ginevra, con quatcorc ^
A te ne venga , e q ual dolore aconito
...

Io niabbia in fen. te
kif afcfi il volto..
Gin Perch pi mi Gagravcii mioufc&iuo p
Po] in citarne) reca... . ...
-
v; Poi,

Dgitized by Google
. . ,

44
A T T o:
Poi. ODio!
Gin. Li belo' parli. Ad ogni evento,
Gi diipofta queft alma .
Dacch morte rap o ^
li dolce fpofo mio.

Non ho pi che temer > nche ferrare f


Parla. *

Pel. Parlino quefte ... '

Scopre il bacino , e prende in mano le cate-


'
ne , che vifono .

Atroci, orride j emette j


Divife di tua forte.
Gin. A me catene ? E chi le manda ?
r
Poi. li Padre ...\
Per caparra , .il dir , della tua toorte.
Gin. Il Padre a me catene/
Poi. E vuol lever y
Ch io la deftna ti annodi;
Ma perch collimpero
Il Tuo corion mi diede j l
Io le getto al tuo piede
Getta le catene, a piedi Ginevra
Tulecalpefta; iole mie parti adempio .
Col farti noto folo il Rgio cenno ;
Cheffer voglio fedel , fenz eiTer empio .
Gin. Batta faper, eh cenno
Del Genitor, ^perch la figlia ftringa '*

Di fua man le ritorte a la fua deftra


E a morir fi prepari. .
^

raccoglie d terra , e fe le annoda alta i

deftra . . ,
> .

Vi bacio, ultimi e cari *,. :


:>-l
^ Donidei Padre mio. r j

P er voi fperar voglia* .

V
.

-
Per
. ,

Q_TJ A K T O. #
Per voi J Padre fpcr , fatta pietofo
Del mio infelice , e di fp errato) amo re. .
Mandarla figlia a ritrovar Itcipnlb.
Poi, Ed io fon lacagion deiifiBodialaiic,)
Gin. Mata dimmi ( felice *

Tanto Impetrar dal mio doleruie flato >


Laccufa? .j .

poi. E d'impudica. ,
.*...
Gin. Laccufatori! : . , - i .

Poi. Lurcanio, iltooCognitaX


Gin. Lurcanio? ,
Poi. Si: col brando _

Softieii,che tu ferrar#
Gin. Macotte^ E dove* E quando?-
SaHtaonefl> per cui difcia in Cielo
Sovente ardon le nubi I) mar s'adita,* .

E laterali femtte. e d4 giu# ira


Fremono tutti glUJemen aceefi %
Tu 1
foffri/ E fai fe io le me leggi offefl
Poi. Quella chcal Cd rklnedj*
Giulia difefa avrai da Polinefl.
Ginevra , io ftefl , io fteflo
r
Ne laringo funcftol : C; J ?
Entrer tuo campion
Gin. Tal lo deiefta ;7* ; f
. . . I

Poi. Perch ? Reo ceco forf


S^-^ .diedijt-rofpadBfttfe?: r

j
T
Gin% A lauta villa mi RCv^gUai'pcBta
Cerro tacito orrore .
r
. 1
Millo di gel , difmaoia, e.di furore:
Ch io non intendo . Appalti* .. .

Edaunfaraleoggeiw* 1
r *.
Liberagli occhi miei*, <-> .

Poi. Iosjpietofo , esmvddroikitfc . ^


-
4$ .' ATT.
Gin. Alcun di voi, cuftodi.
O' {'*

Senza fin badare a Polinejfo .


Al Genito r ritorni
E. ditegli, cheaprieghi.
Di una Tua figlia, o Dio ! vicina a mrte
Queftultimo conforto almen nonniegh'.
Voi. Che vuoi? Che brami?
Gin. A voi limpongo ..Io foto 1

ii

Bramo ci , chogni ro -r
iC
Ottener pt trafile catene involto.
%
Del mio Giudice e Re vedere il volto
i\
Eunico mio delire >.

E a quella cara mano 1 '

u
l;

M
Portar lultimo bacio, e pi morire. ;;

Quella man, che mi condanna, il

,
Menoingiufia, ementiramia -

Un mi bacio render.

;
Serlfle, vw, la Figlia mera (
li

Ma di Re fu mano allora
fi I


,*

Or di Padre torner , 1 )
-
^

J

Quella ec, a
h
SCENA >i ,< .1 -

IV.
K
Polinejfo 3 poi Re con Guardie.


J . . 4 -V

Pol,r-\ Ella perfidia tua vedi qual frutta


I J
Ricevi. . ... **i v -*:
.

j

R. polineflo.
Ubbidito T mio renna? t b; ! .
!k
poi. Ecconelorme . * ''<:V I
\
Sul lagrimofo ciglio* ;
*.
;
De

Re. Ginevra il ricev? . vi Tc

Poi. Collante, e forte < : i < 1


M
.'V> '
ET ah

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. , . , , , . ,.

CLU A R T O. 47
.E lalta fuacoftanza
Pu far fede al tuo cordi fua innocenza;
Cbetroppofi conturba alma eh* rea.
f. perlefterna apparenza
Non condna giammai, n aflolve Aftre,
i morte
Certa Paccufa , eladifcfa incerta.
njfjt
Ch ella innocente Ha
Poi.
DaJinda col fuggir d qualche indizio
Re. Anzi perch ella fu fila-confidente
, Complice de lerror, fuggcil fupplizio .'

Poi. Dunqueinorr ?.
Re. Morr la figlia impura.
La fentenza fegnata
morir chiede vederti almeno
Poi. Pria di
Re.Rea di otfefaoneft, veder non mena
i.
DioffefoRe, di ofFefo Padre il volto.
il-
Poi Dentro que lumi accolto
Vedrai
Re. Sinchioflonveda
Cavalrer comparir , che la difenda
Chinnocente io la creda,
\ O dubbia la fua colpa almen fi renda
Non /peri di mirare il volto mio
Poi. Mio Re , prepara il campo ;
Che di Ginevra il difenforfonio.
Re. Grazie, oDeiJ Polineflo,
Iltuozel, latuafe
Quanr obblighi il tuo Re,
)

Tel dimoftra il cor mio co queftapleflfo.


Poi. Signor, felaflftenza
Non niega il Cielo a pr de linnocenza
De lempio accufator fpero lorgoglio
Tofio domare.
Re. Io con la figlia il foglio

A In pr-

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. ,

48
In premio ora prometto
ATTO al iuo valor el,

.Oa otti Io h rie ap fco


La vit a$della.figlia > :&del mio canore
parte.
Pel. Cianai paraci gran cimento
. : Di ejffer certo della palma..
Che fefta,, -ckejaaabtundane
;La (fortezza , xlrein jje fento,
S pofa., ;e Regno io guiderdone .

. . Damo darza ai braccio , ai alma,


Giami'parec.

A
'

ili pine dell ttQ Quarte . .


3

15

}
li

t,

i./

ifl

. C- 1 * < .
. .} J h

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, ,

A T T
QUINTO-
SCENA PRIMA.
Piazza con Trono , e Steccarci

Re e fl Lunario ,

^n R
KJ Cor
vcn Sa ame,a Fig i a - <*Ue Guardie
mio, che pur Tei core
J

Di Padre, e Padre , o DiolDunica figlia


Simnlafti a baftanaa - *

Di Giudice, ediReze!o,e rigore.


* Siam foli j e niunfi oflerva : or via, ripiglia
D'afflitto genitore il vero afpetto
libero icia il mio paterno affetto.
Ahi figlia
"
tur. Mio Signor, '
*

Re. (Lurcaniog Oim!


Teneri affetti, indietro: ii

Il Padre flnafeonda, e torni il Re.) ~

Lurt Sire, f, eh* importuno a piedi tuoi ...


He. Lurcanio, e che pi vuoi.?

Se ad affrettar ten vieni


J
Di Ginevra la pena,
*

Rifparmia i voti . A'tedella vendetta J


0 Pi debiror non fono*
v *
'

Segnata la Sentenza ;
L II campo ^preparato , e l difCnibrevr
V amie : fofti enJaccufa ;
; / :U*

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> . I,

jfO
.Lavami tutto in
.ATTO braccio al mio dolore.
Itur. Quefto mi bafta: un difenfor vole
ineuiporetfialdieno - ^ -

Saziar la mia vendetta , c di mia mano


Una vittima ofe^'kl mio^Jef mali o. '

Onbra cartf, ombra diltta


. Soche a reumatica laggi
Tl piacer'ddla Vendetta
Perfar pi

Det Tl tuo riptffo eterno.
Col mio brando io la far ; li

Oa te vittima verr * .

Deiia m or, n oftpoif aterno. -

Omb?a.c-ara e.c.' > *



/ i
0
t

'

S C E N A li <


? ?

-j il- i ,

'j'J vQ (I
Re > Ginevra accemp jgn*t* con Guardie .

# t _ ^ * r-
Hi

Re.
J7 Cco la figlia . A hi; villa l! < :
:

[ Ci

Cj O Cieljdrrii vjgoi>perebQ
Gin. Padre ( un s dolce <y \ >\ r,i
11

Non mi vierar diproffer/freon^g^q- A III

T ucto addolcjfco il pruefo pjjluwo *njo . ) III

A<iH>tpfed-yentji'.*r):,> - fi yi r <1 li Sii

Non per chieder pefdnn chenpn errai, .


Si
Non per grazia ottenere chgpil mU
Premio, e n pena,ogg! perrue la niqne.
s
Re. Oiml ) Figlia , eh e d) ieri [

Gin Chiedp d rron n)ojtir con. l'odio tup.



;

n
Che fe ben rea tu m. pflnd^unj. almeno & il
Nel tribunal dei tgq paterno feno
^^fippoprnje,, quale appunto io fono
t\ inginocchia .
'
,* t l Che

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, , . ., .

Q UItNyT.\ 0 . 51
Cheper jiftifno dono
Turni porga a baciar la cara mano ,
Che le note legn del morir mi
Poi fon contenta.- - j

Re, Prendi
, 0 figlia o Dio !) /

Gin
o mano ailgn/h ,
Io ri bacio, >

*
Dolce a me bench lever ,

;Mi (ei cara , ancorch jngiufta.


Sei del Padre, ancorch fiera.
M che miro ? Signor?Tu piangi? O care
Lagrime, che rendete
L agonie di mia morte , or meno amare ;
Voimoftrac mi volete, ^
. ; ;

Che mi cdanna il Re, ma no gi il Padre.


Re, Alma refi Iti.). . ;
Gin. ODio! >

Genitori oh defio \i
D e (Te r'io rea, perch tu fii pili giiifto ,
Ma per toglierci al cor Pafpro dilgufto
- Che di mia morte avrai '
Quando innocente poi mi troverai
*
$e. Figlia, da dubbia forte
Tu pendio ancoraincerta
Tra l confin della vita , e della morte
Se innocente w
fej i fpgraQi li< (*mi
Ch* affitta il Cielo i tuo campion fra Par-
Gin. E per q-uetf ajnfehce : . V)
Vi chi ftinge la fpada e mi difende ?
Re. Le tuedifefe prende ' '
v
li Diva d -Albania*
. /
Gin. Chi ? , ;

.

;

Re. P,o|ine(fo.' *
. : . _ [
Gin, Or la (ventura mia giunge alp.ecceflV
Re. Poi del trionfo fu premi, ben d egno
VU
*
'Il cu#
.

** * A T T O :
O
Il ruo Letto far , far il mio Regno
Gin. Ah/ quefto fol mancava
A render difperato il core afflitto-;
Che linnocenza fotte

Orrida mia, pi che il delitto..


allalma 1

ODioT Padre,. la morte

Ti chiedo perpiet . Del mio Supplizio


* E la di feia mia pi rormentofa :

Rinunzioalle difefe,
~ Rpermefia nel tribunal dAftre* \

Penamen rigorofa *
Del vivere innocente il morir rea . |

No no, troppo fatale


La tua caduta al noftro Regio onore.
Tufdegniil difenfore,-ediolOvoglio;r j

Che foftener defio j

Lonor tuo,lonor mio, Ponor del foglio , !|

< Al fen ti Aringo ; c parto;


t j

< Ma forma 1 core in me ( dio . |

Moto contrario al pi. Mia figlia, ad- [

. Ti lafcio , o Dio ne fo , J
,

Se pi ti rivedr, cor del cor mio- j


Al fentiec, [

N A


S C E III;
.

... ,, t
Il

J
J
Ginevra con Guardie* .

*. *1 i 1

*
. ,{ ;
. .
*
p

C Os mi lafcia il Padre ? O cor ft for te


Veggio la morte mia , ma circondata
Da un niunero dimali, 1
. ^
-

|>

Il minore de quali ia mia morte


. |
* '
Dalla fua fronte Pevera
Vibra fulmini, edpaventa - - i
*
... - *
V al-

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, .. ,

jv't ft * o.
0Lalme n
.
deboli morte la * -

Ma chi mera ,
' v

Che d un ranro ingiallo fcorno.


Salzer memoria un giorno
Non la reme , e itmr da Forre L

allafuaec*

SCENA *
IV.
'
, y. )

Re fulTronot Guardie , Lurcanto ormati*


poi Polincj[o pure armato 3 e Popolo'*

^pOpoli, lofprezzo , efdegn


JT E del fanguc le leggi , e di natura ,
*
Solo per confervar quelle dlRegnd . ,

Da legge cosi dura,


Bench Rege io mi lia , n pur melento
Eia figlia , e lonor pongo ai cimnto
Ma ficcarne rJfplende
A pr della giuftizia il mio gfgn eelb i >

Cos propizio a quello arrida il Cielo

Lur. Arrida il Cielo alla giufiteiat feenda


Nel Campo chi foltiene
Innocente Ginevra , e la difenda .

Poi, Lurcanio , il djfenfore


gi prefente ,\
E loftien quello brando,
Che chi accufa Ginevra , falfio,e mente
Zar. E chi fu ne: lerrore . i .

Compagno della rea, ordifenforC' -

dllaTua
Si fa -i

Vittima pi gradita ' - >

''
N bramar la mia mano, i

N Ivenar l potea al mio Germano


"
f
Ji battono* - '
&.$ovra ilmio cor cade ogoicolpo.il Cielo
- : Non

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. .. .,,

~54 Q A T T tO O a tono
Non TpRerra chi ftringe il fcrrp
'
ir. Quello colpp.coqfaOro
^ll-qmbra del frate!
( .

Re, Cieli!

P$L -on, morto 1 . ; :

Re. Si affilia,al moribondo


Le guardie conducono P olinej[o fuori del
'
Campir ; A ; 'I 3 2
Oftellel) . .
....... .

1
tifiti Ofsaftriafpira *
r
;
Adifenderdarea, venga: <fe!Iir , (co l

Che; il (cri maccende,a d:a ramorza reli l>jfe


D una vittima foiail (angue e poto
Re. Cos fuperbo efulra, r .. V . '

Nelle perdite mie paccuftorctf


,
Ah figlia, Ce 1
valore 1
: ;

Per tua difefa in ogni petto or iangue >


Io l'onor mio difendo > ed il mio (angue
1
S alza $erfcenderdal trono .

S C E N A V,
i

Ariodant'c ccn viftrA calata, ali freddati (

,: -
'
o J

P vMefa
. i * t

Ar. Erma , .Signor ; non manca (

;.i Jt! allinnocenza. f

Re. OCiel! che intendo ? * il .. ; E

Ar . Io,Gineyfa difendo <


^ k
jge.Q itale ignoto Campione il Cie! mjnyia ? Jr

Pur, Vieni ; di tuafpllia : :


;
;
.
Ir

Pretto ti pentirai , guerriero invitto ,, Pi

L
Stringi il -frro. , :: .r - I

Ar. JLurcanio, ionondifendo


c ^innocenza
daltrui comun delitto,.
"
',0,1' N

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c A .

Q_U t lf 7 O. iS5
N col (angue fraterno
Compierla vi$a altj^i ;a S&ca2a vfier*
Re ' chefcerno?
a 2 . Cieli , ,

Xwl . / ,
*i . ,1 . . -i

Lur. Germano.
Re. Ariodante, ov? (w\ol fcevfc dtltrb.
Lur. Turivi? . .

.
Re. Turefpiri? ... .


-
5
/>/*. O forte* .. .

Re. Efalfo .'I t *

J . ! :

Fu dunque il tuo, fcudjero : ;v, ,


">0
4r. Ci cl\ -J ferv.p parr* itttfDjfm'ir.CP
Re'. M chi alKonde. ti tplfea.. .CI r.: 1 .v*A
Ar. Amor, che forte :
. t. A: C\
E'inme pi della niort;e>t .'I ; /.

Precipitatodn mar. Temo lIoiT.otc ;

Durta morte s. vii . Pi degno, fato


*.
Mi perfuade, ancorch offefo Antere
Mi getto a nuoto ,efalvp .i ,
1

Giungo alle molli-arene, , .ni


hratijofo di morir* bench tradito , i :

(Sugli occhi del mio bene,, f


*

Cangio le fpoglie. (Cjpijeflds ; : . :i

Perla^eJva il camnvoo^ :: :
'
:
-i./N
r
d
Quivi amico desino
Fa chejlpc^iglio.rieJijnnoceCpa intenti*
Della olia Principe*
"
Re. E com?.
Ar tutto ... *
Intenderai j Signor ,. 'f :
mi prometti
Perdom pr a Dal in da,
Jpaind^veC*
, ,

1$ .
'
A T T 6 ..

. S C E. N A
-

M
vi- .

*

,
*
. m. .

Datitida , e li /addetti.

Dal.^T E qui preferire ;


X Mio Re, di Polineflb,e di iue.frodl
Complice , ma innocente a parte io Tono

Quindi tuo pi,...


al -b -
*
Re. Sorgi , Dalinda . E tanto ;
'
,

Oggi il contento ntio, , .


5

-
* Ch'ogni delitto obblio j tutto perdono *

tur. Rea Dalinda l E di che ? '* A


Dal. Signor, faprai,.*., <
'*

Re. Dalinda, ne l Reggia


J
iJerba a feoprir 1* inganno. M teftipo ttlt '

Ch* tortglia fiveggfj 4

1 tncewe ibbraei % e'eh ella ftelt


DaringUfteritem* ^ -

Stringa in vece di mone


Iliuo riforco, e lagrimato fpofo
Seguimi, Ariodante; e cangi intanto
E la mia Corte* e Regno *1

Iti giubilo i fngili ti, in rifa il pianto, 1

il Re parte . : \

Ar
\ , Dopo notte atra e funefta

Pi gradito ti fol riluce >


E di luce empie la terr, * 4 -

Mentre in orrida tempefia


Ilmio legno e quaii afforco
Qiugne al portele lido afferra. 1

Dopoec, - parte ec.

SC Et

* Digitized by Googlc
. .

q \g t N T O- 57

5 c e n ;a '
vir. ;

Dalinda* e Lmanio.'

( oc
AI?nda> cccori rge
Xr.n f ?i
mio v m
JL/; Gol Germano nforro il
bel

E una nuova fperaiysa cfca gli poige#


p4/. Lurcanio, ancora indegna
Son de! tuo amor, (e pria
Non fi rende palefe :
,
, ,
1

Ealirui perfidia, e linnocenza mia*


mani non.pofs io*
, A
Sinch de lonor mio
Non fplende i raggio I

'. Quel torbido vapor


. , Apur.o, ecafloamor ^
Pu fare oltraggio
Tr

1 1 :
*
r Amarti ec*_ I

5 C E N A

Vili.
i : ; i

Dfct anfiofa Ginevra enfiodita


' .. fa Guardie,
, n
/ * *j
,
r . *.

A dubbia in fa ufi a forte


D Quanto pender degg io
Incerta era la vita > e tra la motte*
r

\ t

.
Senza conforto , abbandonata , cfol*
Servi, donzelle, amici, ; / 1
Paiinda; Genitor, chi mi confola?
Non la morte no, che mi fpavenfa s
Quel ebepi mi fgomenta,c pi mi pefai
. ETinnocenza mia , jclla difefa
5CEj

Digitized by Google
. - . ..

Il

-O A Vi f & .O
I'


S CBN AMM. t i:M A.
Ginevra.# Re', airedante y Dain.t ,

Lue canto , Guardie .

. : o.
innocente figlia', aterra aberra
Qjiefte ingiufle ritorte
Ji .
; '

S pof^v.mJa dolce fpo/a* amel almo ree


Si dee , che Sospettai della rua fede . :

W. PrincipeSTa, al^tuOpiede i r
-

Ecco Dalindare^dfogni tuo danno .- -


li',;
Lur. Ginevra v un* empio inganno
Mi fece'aocufator di tua innocenza :

Pur dalla tua clemehza '


Spero il perdono , e coraggioso afpiro . .

Gin. SogftotVegHo? Ghefo?Vlvo?0 deliro ?


Tu vivi Ariodante? :- - -

j4r. Vivo ppr te, niiavvita, e torto il mare


Non ebbe pel mio foco onda baftantc
Gin Mk*obtfae ?
. O cielo O Dio !

i
'il
;; l
Creder pois io. ....

1
Re. Notipl, mi'-figlla , UrtMOi
i. I I

In breve intenderai Stringi fra tanto .

Al fen lo fpoCo ; e rida il Regno mio


Al rifo tuo , Siepi ante oggi ai rirpiaftat
Lur. Dalindav or cheperio
1

P e rqn tSfraa rt oj IP re n c e t r*id i t o re' , l

.D t>e fhledell tfioiamorla Aia-mprc-ede .

Dal. Or che palefei lirniorenfea nViav


Pco premiaci tuo -a tnorta I4>rn ia'rtde.
j

Rei La-Due r*P I banla-


' - i ; j
:

^ Qiidevolura aIRiegid Sffof i iivdote >


SabbiaDaiinda/e lamfoCor te^el egn o R
J - Dia

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, .

QUINTO.
Dia per quelli imenei S9
Con danze, e con
tornei
De la g,o,a comun
pubblico legno
Su. confini del
G. a a. tormento
Abitar fuole il gioir.
Dui,
j a
Lur. 2. Ogni gioja al duol
) iuccede;
Re.
Ar. )
fl 2.
E J pja /labile contento
Gin.
) Sempre figlio del
Tutti,
Su confim dp| r man ir *
i
0 rm emo
A bitar fuole il gioir

1
f p i n e.

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f
:
^
j .1

ji
ii

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