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Andrea Roveda matricola 757475 Universit degli Studi di Milano facolt di Giurisprudenza Laboratorio di autoformazione Omosessualit: un mondo nel

l mondo

La paura di essere omosessuali A molti se non a tutti i ragazzi e le ragazze gay capita, ad un certo momento della vita, di comprendere senza pi ombra di dubbio di essere attratti da persone del medesimo sesso, di essere omosessuali. Questa scoperta , normalmente, accompagnata da una fase di occultamento e di negazione le cui intensit e durata variano da persona a persona. Apparentemente si potrebbe valutare questa situazione come una contraddizione: perch mai una cosa come questa dovrebbe essere nascosta o, peggio, negata? La risposta a tale quesito non affatto semplice e risiede in approfonditi studi sociologici che, ad ogni modo, mettono in evidenza quello che viene definito minority stress e che potremmo correttamente tradurre in italiano come stress derivante dallappartenere ad una minoranza, qualunque essa sia. Il termine minoranza deve essere inteso, a mio parere, non tanto come quantificazione numerica (le persone appartenenti ad un dato gruppo sociale sono di numero inferiori rispetto a quelle appartenenti al gruppo dominante) quanto come idea sociale nel senso che una minoranza , effettivamente, tale quando cos considerata dal resto della societ. Minoranza numerica e minoranza sociale non sempre coincidono (in Sudafrica, ad esempio, la popolazione nera era molto maggiore rispetto a quella bianca che pure dominava). Per quanto concerne lomosessualit probabile che essa sia una minoranza anche numerica (pur essendo, questa ipotesi, difficilmente dimostrabile) ma soprattutto considerata tale dalla societ e, in particolare, dalla cultura oggi e soprattutto in passato dominante e, tanto per citare un contesto in cui tale considerazione particolarmente evidente, dalla legislazione che quasi sempre e quasi ovunque marcatamente eterosessuale per ragioni storiche, culturali e, in certa rilevanza, anche di opportunismo politico. Il minority stress , pertanto, sempre legato a fattori esterni la persona che lo subisce (o che lo vive che dir si voglia) anche nel caso limite di omofobia interiorizzata della quale scriver pi oltre. E possibile individuare tre differenti fattori dai quali deriva e dipende il minority stress: le esperienze vissute direttamente o in maniera indiretta, lo stigma percepito e, appunto, lomofobia interiorizzata. Il primo fattore certamente oggettivo. Pu capitare di subire violenze o intimidazioni per il semplice fatto di appartenere alla minoranza (nel nostro caso: di essere gay). E pu capitare di assistere e, addirittura, di partecipare in prima persona per non venire meno allorientamento del gruppo a violenze o intimidazioni condotte su altri (si pensi, ad esempio, ai fenomeni di bullismo). Il ricordo di quanto vissuto o, semplicemente, osservato resta nella memoria del singolo che, per tale ragione, onde evitare di piombare nuovamente o per la prima volta in situazioni analoghe reprime la sua stessa natura. Va detto, peraltro, che questo tipo di violenze risultano ancora pi odiose di quanto gi non lo sia la violenza in generale e in qualunque sua manifestazione perch condotte senza uneffettiva ragione (ad esempio: faccio del male a qualcuno per vendicare unoffesa o per autodifesa). Ed in questo senso che vanno i tentativi di introdurre laggravante dellomofobia nel diritto. Discorso analogo vale per lo stigma percepito. In questo caso la componente oggettiva si mescola a quella soggettiva portando proprio a quella che viene definita omofobia interiorizzata. La condotta dei soggetti coi quali si viene a contatto pur non violenta

che sia pu in ogni caso influenzare una persona. E di condotte influenzanti se ne possono elencare di ogni genere: uno sguardo di riprovazione, un commento sprezzante, unostilit pi o meno manifesta. Il termine stigma deriva proprio dal greco antico dove era impiegato per indicare il marchio impresso a fuoco su bestiame. Oggi inteso come il segno distintivo attribuito ad un soggetto. Questi comportamenti che sono certo anchessi influenzati dalla cultura dominante e che, nella storia, sono stati condotti contro i gruppi pi disparati possono e, anzi, quasi sempre lo fanno, farsi strada nel singolo che li subisce. Alle volte il singolo pu oltremodo esagerare tale percezione prendendo ogni altrui comportamento come segnale di disapprovazione nei suoi confronti. E, qualora il singolo, non sia dotato di una maturit sufficientemente avanzata, di un buon autocontrollo e, anche, di persone al suo fianco che lo possano aiutare i danni possono essere anche irreparabili. La percezione dello stigma cos come gli atti di violenza portano ad una repressione dei naturali comportamenti che certo non giova alla serenit del singolo. Nei casi peggiori tale percezione conduce allomofobia interiorizzata. Lappartenente alla minoranza, il gay nel nostro caso, ritiene di non essere o di non essere pi in linea con la societ (la societ, in realt, linsieme dei comportamenti ostili che egli avverte attorno a s e non certo la societ come realmente esiste), di essere diverso. E, nella maggior parte dei casi, il tentativo che immediatamente segue questidea il modificare se stessi reprimendo, ancora una volta, la propria natura con le difficolt e i gravi disagi che ne possono derivare e che, nei casi pi preoccupanti, sono irreparabili (un esempio individuabile nel film Another country con Rupert Everett: protagonisti sono gli studenti di un college maschile dellInghilterra degli anni 50. Nel college lomosessualit diffusa e, in una certa maniera, anche tollerata dalle autorit a patto che non se ne faccia eccessiva mostra. Uno studente, tuttavia, colto da uno degli insegnanti durante un rapporto con un compagno, allonta dellespulsione e del ritorno presso i genitori preferisce il suicidio). Si parla in questi casi di omosessualit ego distonica: lomosessuale non accetta il suo orientamento e, anzi, lo combatte con tenacia. Tale tipologia di omosessualit si differenzia dallomosessualit ego sintonica: lomosessuale accetta pi o meno tranquillamente il suo orientamento e ci convive in maniera naturale. Lomofobia interiorizzata evidente in maniera primaria nei giovani che per la prima volta riflettono sul loro orientamento. E frequente che i giovani cerchino aiuto e lo facciano formulando pi a se stessi che ad altri richieste in questo senso. Entrano in gioco nuove idee e pensieri di solito mutuati, anche qui, da quella che si ritiene essere lopinione comune della societ: il timore di deludere genitori, parenti ed amici, il senso di colpa, il terrore di essere rifiutati e di restare destinati allinfelicit, la paura di avere problemi sul luogo di studio o di lavoro, il gender stress secondo il quale, per sintetizzare, poich sono attratto dagli uomini allora non sono un vero uomo, il desiderio di matrimonio e di costruire una famiglia che pare (ed solo unapparenza) essere antitetico allomosessualit, lo scontro con la Chiesa e i valori cristiani. Lesperienza mia e di altri amici conosciuti negli ultimi anni mostra unevoluzione che ha una base comune (certo non voglio sostenere che questa sia la regola): da una fase di non accettazione e, quasi, di repulsione si passa ad una fase di compromesso (nella quale si tenta goffamente di autoconvincersi che ci si trovi di fronte ad una mera fase di passaggio o di essere bisessuali come se questultima condizione potesse essere pi accettabile agli occhi della societ) per arrivare, infine, alla fase pi matura, quella dellaccettazione che, inizialmente ancora diffidente e condizionata, diviene mano a mano sempre pi piena e definitiva.