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e

DI

7^

DIZIONARIO
ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI E

PRINCIPALI
PI

SANTI, BEATI,

MARTIRI,

PADRI,
AI

AI

CELEBni

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

VARII

SOMMI PONTEFICI, CARDINALI GRADI DELLA GERARCHIA


ARCIVESCOVILI
CARDINALIZIE
E

DELLA
AI

CHIESA

CATTOLICA,
CERIMONIE

ALLE
SACRE,

CITTA

PATRIARCALI,
CAPPELLE
PAPALI,

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII,


RITI,

ALLE FESTE PI SOLENNI


E

ALLE

ALLE

PRELATIZIE, AGLI ORDINI

RELIGIOSI,

MILITARI,

EQUESTRI

ED OSPITALIERI, NON

CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTIT PIO

IX.

VOL. LXV.

IN

VENEZIA
MD CCCL
I

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA


V.

DIZIONARIO
DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

S
SET
OETTUAGESIMA,
Nona domenica
SeplnngeMmn.
3." ail

SET
dederiint

me

gemilus mortis, nel quale

si

piitna di Pasijua, 7." pre-

parla della morte introdotta nel


dalla seltuagesima dipende

mondo

cedente alla domenica Lattare, e

pel peccato originale. Osserva IMagri, che


la

van

la

Quaresima

('/^.J,

essendo

i.

notizia di

ti^iininedi

suo preparamento. Ecos chia-

tutte le a\iie feste mobili dell'anno, di cui

f^esinia, nella

mala, dice Magri parlando della SepliiaNotizia dtvocaboli ecclesiastici, perch da questo giorno fino al subato in Albis vi sono 70 giorni. Questi giorni sono simbolo de'70 auni,ne'quali dur la cattivit Babilonica degli ebrei, come pensano alcuni riferiti dal p. Rayiiaudo, Opere t.io, p. 49^> ^d alludono ancora all'esilio di questa miserabile vita, dopo il quale seguir il sabato dell'eterno riposo nella celeste Gerusalemme.

a Calendario, per essere la

.",

per cui cre-

d opportuno dare un modo facile per conoscere la domenica della setluagesima, che qui riproduco. Primamente si dotano giorni della luna correnti nella festa
i

dell'Epifania, a'quali

aggiungendo
si

altri

giorni finch arrivasi 3140.",

va proce-

dendo pe'seguenli,e ove arriva il numero 40. "la (.'domenica sar la seltuagesima;
e se
la
il

detto

numero cade

in

domenica,

setluagesima comincer nell'altra se-

Per questa ragione


sa del sabato

l'introito della
i

mes-

guente. Avvertasi per d' aggiungere

un
:

quando terminano 70 giorni, comincia Ediixit Dominus popidum smini, come insegna Alenino. La Chiesa
:

giorno di pi, cio 4i nell'anno


tulle le quali regole
versi
il

bisestile

si

compremlono

nei

che pubblic. Inoltre per

facilitare

in questa

me
scia

domenica si veste di lutto, rammentai nel voi. X, p. 79, e


il

cola-

detto

computo tanto
il

necessario agli ec-

clesiastici,
tica.

Magri
a vea

volle mostrarlo in pra*iel

solito cantico di allegrezza, Allelufa

Per esempio nel 1644


si
il

giornodel-

ja, perch

memoria della caduta del nostro primo padre Adamo, come si raccoglie dall'iolroilo della messa: Circuin-

27 della luna, al qual numero aggiungendo i3 per arrivare a


l'Epifania

4o, cadde

il

n.

4o.neli9. di gennaio,

SET
eia dal
tal

SE V
sabato di settuagesima, onde la Chiesa tollerando l' inveterato costucue,

giorno di marted, e per essere bisesto oggiuugciidoil mercoled 20 gennaio, la i."


tiomcnica dopo

giorno fu
?.:[

la

settuageil

e di ci

sima e cadde nel giorno


la
t.

dei mese,

gemendo contemporaneamente promuove esercizi di piet, come pur notai

Laroberliul poi CenedeltoX IV, tratta del-

a Carnevale.

Egualmente in Pioma colle sanleiS"^flr-

ScUuagesima
I,

nella Notificazione
tale
ci

4>
e
s.

la

settuagesima incominciano
la
i

colle

dicendo cme per seguenti la Chiesa


,

domenica

zioni (f.), e

.'in tal giorno nella pa-

di*|)onealla

quaresima ed incomincia nt-Ila sellnagesima dal rappresentarci ne'divini ullzi la

caduta dell'uomo,
la

il

di lui

bando

dal

paradiso,

penitenza che Dio gl'impose,

Lorenzo fuori le mudove anticamente il Papa cantava la messa, e faceva un di voto sermone al popolo, spiegandone l'introito pieno di misteri, e lo fece s. Gregorio 1 colla xix
triarcrle basilica dis.
ra,

e la speranza del ritorno nella di lui grazia.

sua omelia,

come abbiamo
i

dal Piazza nel

La Chiesa
do

piena di mestizia, e sottraenil

ry^//e/f//rt, sostituisce

Laus

libi

Do-

3Ienologio romano par. 2, p. 2 38, notando che Papi tornavano nella basilica nella vigilia di
s.

mine, preghiera proporzionala all'umilt . padre, come e alla nostra caduta nel
1

Lorenzo,
i

si

trattene-

vano
e
la

la

notte a celebrare
festa

divini uffizi,

beo considera
disciplina,
t.

Telartene,

De

anliq. Eccl.

mattina della
Il
,

cantavano messa

Gavanto,
cap.
C).

Ad

4j cap. 16, e ben discorre ruhricas Breviarii se?. 6,


ulT.zi si leva-

solenne.
I

Butler nelle Feste mobili, tial.

Ne' medesimi divini

ragiona colla solila unzione della 4, cap. settuagesima, e di quanto fi la Chiesa per
disporre
i

no
i

due salmi, Dominus

regnn\.-il e

Judi

fedeli

ad uno spirilo
il

di

com-

odale,

come

di allegrezza,

surrogandosi

punzione, ed eccitare

salmi Conftemini e Miserere,

come

pentimento e dolore de' peccati commessi, e a 000lor(j

penitenza. Nella settuagesiraa eseguenti

verlirci di tutto cuore.


di mestizia, sia

Quanto

ai segni

due domeniche Sessagesima e Quinquagesima {f-), inculca la Chiesa a' fedeli gli atti di maggior piet da questi giorni ucomincia vano antica niente digiuni della Chiesa, lo che rilevai anche a Sessa:

per

le vesti

paonazze, sia
le

perch

diaconi e suddiaconi lasciano


le

dalmatiche e
peravasi
la

tonicelle,

che sono abiti

di allegrezza, dice

che anticamente ado-

cera gialla da questo giorno


in noi stessi.

gesima.

Non

trovansi indizi della seltua-

in poi; tutto facendosi dalla Chiesa per-

gesima nella chiesa romana prima del VI


secolo, o della fine de! precedente. Gli o-

ch noi rientriamo
l'istituzione della

Credeche
sia

settuagesima

posteil

aveano anch'essi da quell'epoca la loro settuagesima^ che osservano anche al presente sotto il nome di prosfonesimo o della pro^fonese, vale a dire settimana della pubblicazione, perch in essa si annuncia al popolo il Digiuno della quaresima che si avvicina. L'intenzione della
rientali

riore alla quaresima,

ma

che dopo

VI

secolo trovasi distinta nulle lilurgie, nei


conciliie negi scrittori ecclesiastici.
si

Sarnelli, Leti. eccl. t.4,lett. 16:

VedaDella

domenica di settuagesima. Zaccaria, Oomaslicon riluale,\eiho Sepluagesima.


Diclich, Diz. sacro- liturgico
:

SfAluagefe-

Chiesa

nell'istituire la

settuagesima,

si

sima, sulla sua uffiziatura e delle sue


rie, e cos delle

di prepararci co' suoi uffizi e colla

comsi

domeniche

e ferie di ses-

punzione del cuore


astiene

alle pratiche della pe-

nitenza corporalcj dal che deriva che

sagesima e quinquagesima. SEVARDO (s.). F. Siviardo

(s.).

da quel giorno sino all'uffizio di Pasqua dai cantici di gioia,comesonor^/eluj'a, il Te Deuni, il Gloria in excelsis Deo.
Il

SEVERIANI.

Eretici del 11 secolo,

ch'ebbero per cajjo Severo, che visse poco tempo dopo Taziano, capo degli EntTrt;/r/(/^^).

Carnevale di Roma [T'^.)'\xiCQin\n-

Ammettevano due

principi,

SE V
uno l)uono
che
il

EV

e l'altro cattivo, e tlicevaiio


le

dil penitenziere, e di altri preti e chierici

vino e

donne erano produzioni


Severo favorevoli
lui e

addetti al divin culto. Presso olla catte-

del cattivo principio. Gli encratici che tro-

drale l'episcopio,
il

ma

in essa
in

non

vi

varono
sero
il

princi[>ii di
si

ai

battisleiio,

imperocch

3 solechiese

loro sentimenti,

attaccarono a

pre-

parrocchiali esiste, e nella contigua chiesa tlis. Giovanni.


ligiosi,

Furonvi altri severiani,cos chiamati daSevero vescovo


i\\

nome

Sti'eriani.

Vi un convento

di re-

4 confraternite, l'ospedale, il monil

d'yJntiochia (e di cui meglio parlai a Si-

te di piet,
li

seminario,eallristabilimen-

nUjdescri vendo ancora

il

patriarcato An-

benefici e scientifici.

Fu

patria di padi Gio. Bat-

tiocheno), capo degli acefali (/'.).

recchi uomini illustri,


tista

come
di

SEVERI ANO
poli, martire.

(s.),

vescovo di Scito-

Modio naturalista,
altri;

del poeta Corta-

Zelante difensore della fede cattolica contro gli eutichiani, riport la corona del martirio, allorch l'empio

seca e di

ma non

Papa
s.

s.

Zacca-

iiach'diSiria,n dell'anatomico B. Eustachio,


il

quale appartiene a

Severino
il

monaco Teodosio, usurpala


Eudossia, fece soffrire

la

sede

di

Copi

[F.) del Piceno. Molto fertile n'


ritoi
fetti vi

ter-

stantinopoli, col favore dell'imperatrice


ai cattolici la

io,abbondanted'oltimi pascoli, e perriescono


il

vino e

l'olio.

Edificata
avanti la

crudele persecuzione, e scortalo da una


schiera di ftuibondi soldati portola de-

dagli oenotri, dicesi 12

Scanni
1

nostra era, altri scrivono

7 70, la denomi-

solazione in tutta
retici,

la

Palestina. Questi es.

impadronitisi di

Severiano,

lo

strascinarono fuori della citta, e barba-

narono Siberena o Syberonn, che il volgo chiam poi s. Scverina.Fa fiorentecitl con titolo di ducato, assai forte per sito, e
si

ramente
te.

lo

trucidarono verso

la fine del-

crede ches. Dionisio l'Areopagiil

ranno452,o

sul principio del susseguen-

ta vi predicasse

vangelo. Verso
i

il

IXse-

Egli nominato nel martirologio roa'a


I

colo
si

la

concpiistarono

saraceni, e vuoi-

mano

di febbraio.
(s.), s.

chela possedessero sino air884^ne! qua-

SEVERIT

Severinae. Citt

le
il

anno furono

discacciati dai greci sotto

con residenza arcivescovile del regno di Napoli, provincia della Calabria Ullerio)e ^.''jdistrettOja 6 leghe circa da Coirne e g da Catanzaro, capoluogo di cantone, sopra un elevato colle o rupe scoscesa, presso la destra

comando
al

del generale Niceforo

che

la

quale nella dominazione erasuccedutoai romani. Nel


greco impero,
il

ricuper

secolo XI poi fu soggiogata dal normanno Roberto Guiscardo, dopo lungo asse-

sponda
si

del Neto.

dio valorosamente sostenuto dai cittadini. Le furono comuni successivi avvenimenti della regione, seguendo destini e
i

Assai bene fabbricala, con edifzi


privali osservabili, tultavolta

anche vedono le

vestigia de'gravi danni cagionati dal ter-

le

vicende politiche del regno di Napoli.

remoto. La basilica metropolitana, buon


edifizio, dedicata a Di<i, sotto l'invoca-

Nel (529 soffr una terribile pestilenza, che somuamente contribu a scemarne
la

zione di

s.

Anastasia vergine e martire

popolazione.Ma avendola nel 783 uno


i

romana, patrona della citt, e tra le reliquie si venera un suo braccio, dono di Roberto Guiscardo e chiuso in teca d'argento dal celebre arcivescovo cardinal Santorio.
t, la
I

spaventevole terremotoquasi distrutta in

Il
."

capitolo

si

compone
il

di

6 dignitesorie-

delle quali l'arcidiacono, le alil

tre
re,

sono
il

decano,

cantore,

il

primicerio e l'arciprete; di i8 cano-

nici

cuiapicse

le

prebende del teologo

gran parte, d'allora in poi diminu della sua importanza. Prima di parlare della sua sede arcivescovile, con Rodot, Origine del rito greco in Ilaliaydn dcU'intruduzione e durata in s. Severina,come divenne metropolitana, e de' vescovi e cagreci panonici greci. Nel secolo Vili triarchi colla loro audacia e ambizione
i

SEV
Pui^'ift.

SEV
Casi

sottiasscroalcunechiese della

l'avessero eglino occupato contro ogni

labria e Sicilia clall'ubbidienza del

som-

diritto,

ottennero

la

traslazione del

mo

Pontefice loro antico metropolitano,


al

nio a loro favore.


stato

Ma

domiquanto propizioera

assoggeltaodole
nopoli,

patriarca di Costanti-

come

narrai a Grecia e articoli

relativi alla

jMagna Grecia.

Fu

Anasla-

siopatriarca di Costantinopoli e iconoclai<la,che col


la

favore imperiale, solleticjindo


li

vanit d'alcuni vescovi di Calabria,

Guiscardo, altrettanto renitenti si mostrarono canonici ad interporre la loro autorit per confermare il decreto del principe, il quale ricev per un affronto fitto alla sua persona, il tratto poco civile usato ai monaci da lui favoriti. Irrii

fece schiavi della sede di Costantinopoli,

tato (piindi contro

canonici, fece loro in-

costituendo in me'ropoli anche


na, e attribuendole

s.

Severi

tendere, chese avessero osato resistere ul-

5 vescovi sulFraganei,

teriormente
gli,

alle

sue intenzioni, avrebbe

cio Oria, Acerenza, Gallipoli, Alessano


e Castro.

fitto strappare dal loro consorzio le

mo-

La

serie de'vescovi vestili delie

cui erano legittimamente congiunti.

grechedivise descritta co' caratteri greci

IN'onpassoltrelosdegnodiGiiiscardo,ma
tanto bast per espugnar l'animo ostinalo de'canonici greci,
i

nell'antica cattedrale di

s.

Maria Ma-

gna.

Abbandonata

la

Calabria da' greci,

quali tosto

si

rese-

questa sede fece ritorno all'antico grado


del

ro a'suoi voleri. Attualmente l'arcivesco-

Tale era nel tempo normanno duca Ruggiero, come ricavasi da un istromento pubblicato dn
di chiesa vescovile.

vo di
vi,

s.

Severina ha 5 suffragane! vesco-

seconck) l'ultima proposizione conci-

sfcjriale;

ma

di fatto
il

ha solo quello

di

Ca-

Ughelli, in cui concedendo quel princi[)e


alcuni feudi e privilegi alla chiesa diSquil-

riali,

secondo

disposto della bolla


1
i

De

nomina Stefano vescovo di s. SeNon noto tempo in cui la seronda volta fu sublimata a"li onori dimetropolidal romanoPontefce, e molto melace, vi

verina.

il

de'^S giugno 8 8, emanata da l'io VII. Forse Sisara voluto accennare alle sedi vescovili che furono ad essa unite di Belcaslro o Belicastro, mediante tantiliori, le bolla, e

per quella di

s.

Leone ante-

no si conosce la soppressione del rito greco. Certo, n pudubitarsijchenel principiodel secolo Xllll'arcivescovo ed canonici mantenevano in vigore la disciplii

riormente; ed a Cariati colla stessa bolla,quelle di Ctrcnza, Umhriatico eStrongoli.

Anticameiileeiano sulfraganee

di

s.

na orientale. Si raccoglie da una lettera


decretale d'Innocenzo III, incuici manilissta

Severina anche P^^er/zo, unitaaUinbrial\co, Isola, Silamo eretta nel secolo X, e

Fiorentino

istituita nel

XII,

ambedue

u-

che

delti canonici,

poich greci,

e-

vano

sciolti dalla

legge del celibato.


i

nata una strepitosa controversia tra


la

Era mo-

Pio VII un a Colrone.D'in Ferenlinuni o Fio7e/2/mo ne parlai a (ale articolo, ma fu unite a Isola, la c[uale lo stesso

naci Floriacensi e que'di Corazzo, sop a

nito a /^cerrt.
ta in

Quanto
s.

s.

,eo;2e riunis.

pertinenza d'una chiesa denominata Calabronaria. Lungo tempo discussa ed

perpetuo a

Severina da

Pio

V ai
sede

novembrei

5^7 i,

eccone un cenno, trat-

esaminata ne'tribunali la causa, ebbe fine per la decisione d' Innocenzo III. La
ritenevano
i

\.0(\a\\'lJ)^^\\e\\\,IlnUa

sacra

t.

9, p.
la

5i2,

awertendocon Couimanville che


vescovile gi esisteva nel secolo X.
t di
s.

monaci
s.

di

Corazzo,

(juali

La cit-

ne aveano
sessori

altres riportata la

conferma
il

Leone

dalcapilolodi

Severina. Contro a'posi

raceni, sorgeva Ira

Leonia, rovinata dai saCotronees. Severina,


s.

implorarono Floriacensi

patro-

e per memoria nella cattedrale di

Sevedi s.

cinio di Pietro Guiscardo signore del feu-

rina fu eretta

una cappella con altare


si

do, dov'era situato


pioi e posti in

il

controverso lemmolivi, qua-

Leone.

."vescovo che
i

campo nuovi

ca raoi lo nel

conosca fu Lu349;poi Adamo monaco ba-

SE V
siliano del
niessoiit'l
i

349; Giacomo dopo esser&


i ,

di

di

i4oo
1

traslatoa s.Severina;Giocui successe


fi'.

7 Catanzaro nel 1 1 2St;Giovanui fu iuPalermo alla coronazione di Ruggiero I nel


I

SEV
i

vaniii del

3g

JNicola

Lo-

i3o;

Romano deh

32, sotto del quale

renzi agostiniano; Antonio

neh 402 giudi


Sochefani nel

Segni;

fi'.

domenicano Geininianode
Nicbesola vedi Squii-

i4o4

agostiniano; Nicola
di

mor

nel

1439; Goberlo
successe; Gio.

ronese
to nel

gli

Domenico mor-

diRobeito Guiscardo conferm la di lui donazione e del vescovo d'Isola, del monastero di Patiri, con diploma scritto in greco. Andrea neh i83 ebbe in successore Mileto, che da Lucio
Mabilici figlia
III fu preso co'successori sotto la prolezionedellas. Sede. L'Ughellichiama Dio-

149OJ Giovanni abbate

lario; Nlatteo

morto nel i.5i8; Giuliadottissimo, pe-

no Dati nobile fiorentino

nisio

s.

Severinae archiepiscopus, eletto


III; cos

nitenziere Lateranense e Valicano. Nel

ueh2

IO da Innocenzo
il

Barlolo-

i525 Francesco
pientissimo; nel
1

Sferoli camerinese sa-

50.6

tv.

Anselmo

Sferoli

caaierinese, francescano dottissimo, per

da Gregorio IX, e giur fedelt alla chiesa romana. Nel 1 2 54 Innocenzo IV fece arcivescovo ^I. Nicopallio

meoche ricev

cessione del predecessore suo parente; nel

i'532 Anastasio bolognese; nei

535 Otfr.

taviano de Castelli bolognese;

Tom,

Eossano cbiaro per piet e dottrina, traslato a Ber


Castelli di
liiioro.
fr.

maso

domenicano

fu Angelo del 269, e nell'istesanno Ugo gi priore del s. Sepolcro per destinazione di Clemente IV, che lo coosagr in Viterbo. Bernardo gi canola, indi lo
1

so

nico del 1273, Ruggiero di Stefanutio del

Nel

544 Marco Salvidi; nel 55 j


1

Giulio Pavesi domenicano, trasferito

1274, Deigralia s. Severinae archiepiscopus, di lodevole fama, consigliere di


Carlo
I,

a Viesli; e pochi giorni

dopo Giulio de
1

da Bonifacio VIII traslato a Co-

Rossi che fu al concilio di Ti ento; Alvaro JMagalene di Lisbona del

senza nel I2g5, sostituendogli Lucifero.

565, ultimo
la

Paolodeh 309, Giovanni deh 32o,Pielro


del
1

vescovo di

s.

Leone.

La sede

vescovile

Commanville
il
1

di-

Amico
morto

340, Guglielmogi decano nel 349, del i 386, indi Gregorio, Matteo
i

ce eretta nel secolo VII, ed elevala

ad ar-

nel

399,

e nel

medesimoannoGe1

civescovato nel

X,

e che

."arcivescovo
i
1

di rito latino lo trov nel

i5. Invece

rardo gi arci vescovo di R.ossano.Nel 4oo Giacomo gi vescovo di s. Leone, virtuoso pastore;
rito

seguente
tista

rUghelli, loco citalo, p. 47^> l'ipoila la serie. Il . vescovo fu Gio. Bat1

Angelo neh4i3

vi fu trasfevi

da Sorrento.

Neh 43oI\Iarlino V
lo fu
fr.

Stefano del 1 096, nominato in una carta del conte Ruggero, colgreco;
il

2.

Iraslatda Strongoli Antonio Sanguagalo

diCotrone; poi neh 454

Simone
in

la

quale costitu un vescovo latino in


s.

Biondo domenicano,
te

pio, dotto e valen-

Squillace: Fortassis hoc tenipoit

Se-

predicatore. Pietro mor

neh 483

verinae ecclesiae praesid digniiatein metropolilanani noiiduni receperat^cnni e-

piscopus Slcphanus
1

iste

cltiioinintlur.Qu-

R.oma, ed Innocenzo Vili ad istanza di Ferdinando I gli suirog Enrico de lo ^Moyo deEio[jano (de Coprano) calabrese, e

stantino nel oq9,che die l'assenso a Policrouio vescovo di Gerenza, per l'edifi-

abbate

d'zVItilia,

iodato pastoie. Aalla

lessandro della Marra patrizio barolilano

cazione
ciense di

restauro del monastero cisters.

neli4S8, intervenne
Alfonso
li,

coronazione di

Maria

d'Altilia;
:

il

documen-

rifabbric l'episcopio, orn la

to fu scritto in greco

questo monastero

cattedrale e fu encomiato. N. Cantelmi

dipoi Innocenzo III l'un alla congrega

napoletano nobilissimo nel 1498) Gio.

zione diF/omoF/ore/zse. Severo nel


assist in lasio II
;

19

Matteo de'conti Seriori


culario di Giulio
li,

di

Modena, cubilo fece

Gaeta alla consagrazione di GeGregorio a quella della chiesa

che

aeh5o8

arcivescovo, iulerveuue al touciliodiLa'

SEV
Neh 53
r

SEV
scovilee
vi fece

telano, e fu linslalo a Volterra.


ilcaiclinal

dipingere

gli

slemmi

dei

Giovanni Satviai{/'.),chene[ 1 SS") rassegn la chiesa a Giulio St^loii nipote del predecessore, coinniemial.nio
di JNonantolajfii oratore del

predecessori, donandogli ricchi utensili


sagri;
il

egualmente dai fondamenti edific


al capitolo

seminario, e cur l'istruzione degli a1

duca

di

Ferin

Iunni;don

0,000 scudi

d'o-

rara, a Carlo

e Filippo

II,

morendo
s.

ro pel divino servizio, fabbric diverse


case parrocchiali, altre ripar e abI)eU;

Compostella
sini
gli

as?ai lodato. Gio.DaltislaOr-

mor

in

Roma

nel

5GG, e

Pio

V
il

non
t e

a dire

quanto

gli fu

a cuore
,

la

pie-

die in successore Giulio Antonioi9i://i-

moralit de' diocesani

la gloria di

torio (/'.) poi cardinale,

onde

fu detto

Dio; infaticabile pastore,


l'arcidiocesi, fu frugale nel
sti,

visit pii volte

cardinale di

s.

Scverina, anche dopo


(u

la

ciboe nelle ve-

rinunzia della sode; generoso, dotto ed e-

scmplare pastore,

per cingersi

il

trire-

gno. Nel 1.572 lassegn l'arcivescovato al nipote Francesc'Antonio Santorio tli Caserta

mor come visse santamente dopo 4o anni d'esemplare arcivescovato, lasciando la sua memoria in sempiterna benedizione
: i

diocesani ne vollero in folla bai

ben virtuoso,
1

Iraslato
il

ad Acerenza

ciare lagrimanti

piedi, e fu

e Malera. Nel

587

nipote Alfonso, no-

nobile sepolcro nella cappella di


ne.

tumulalo iu s. Leo-

Lde

pisano, chiaro per virt, ne occup

Nel 1719

gli

successe

iN

icol f^isanellt

la sede,

abbate coumiendataiio del nio

patrizio na|)oletano, de'marchesi di


lilo

nastero di Flora, celebre predicatore; fu sepolto nellas[)lendida cappella della Regina degli Angeli, di cui era di voto, da
lui e dal fratello

o Bonito, e degnissimo teatino.


la

MeCon
serie

questi termina mW'Tlnlia sacra


degli arcivescovi di s.Severina,

che com-

Giulio Cesare costruita

pir colle Notizie di


Nel
I

Roma.

e con padronato.

Urbano Vili

nel

1624
ci:

731 Luigi d'Alessandro napoleta-

iiominFausto

Caffarelli

nobileromano,

no, de'duchi di Castellina, nato in Portinel

vicario della basilica Vaticana, nunzio a

1743 Nicol Carmine Falcone

<li

Torino, amministr con gran prudenza, lodato da Cartari come avvocalo concistoriale.

Napoli, Iraslato da Martorano; nel 17 59 Gio. ballista Pignaltelli, nobile napoletano; nel
I

InnocenzoXnl 654 elesse ^'o* Antonio Paravicini nobile della Valtel1

cesi di]\rdeto;nel
solia, di

lina, gi zelante

vescovo

di

Coir contro
s.

763 AntoninoGanini, della dio797 Pietro Fedele GriNormanno tliocesi di Cassano; nel
I

l'eretica pravit e

benemerito della

Se-

1818 a'25 maggio


prelato Iu
il
I

fr.

Salvatore M.' Pi-

de. Nel

1660 Francesco

Falabelli di Po-

gnaltaro, domenicano di Napoli. Questo


."arcivescovo di
la
s.

licastro insigne dottore, restitu nel clero


la disciplina ecclesiastica, zel

Sevcrina

l'imniuni-

che govern pure

sede e diocesi di Bel-

t,emor come
zaro. Nel

il

predecessore in Catancala-

1670 Giuseppe Palermo


da Conversano

brese dotto teologo, fd oso fo e giureconsulto, Iraslato


,

caslro oOelicastro, per averla Pio VII nel ricmdalo seguente mese unilaas. Severina.Belcastro, BtlUcaslro seii Gufocastro

govern

nellaCalabriaUlteriores.^a 5 leghe da Catanzaro, vanta molta antichit


vescovile, dice
;

con carit. Nel 1674 IMuzio Soriano patrizio di Cotrone e arcidiacono di quella
cattedrale, decorla sede e fu lodato. Nel
]

la

sede

Commanville, fueretta nel


s.

secolo

suffiaganea di

Severina,
t.

ma

679 Carlo

lierlinghieri nobile di Coir-

ne,disce[)olo del celebre


ca, zelantissimo pastore,

cardmal De Luacerrimo propu-

9,p. 494 l'* dice istituita da'greci,e riportando la sel'Lghelli


rie de' vescovi l'incomincia

nnW Italia sacra

conN.del 1122

gnatore dell'immunit

ecclesiastica, pre-

dicatore facondo, limosiniero; dai fonda-

menti ripai e abbell

il

palazzo arci ve

nominato in una bolla perla consagrazione di Catanzaro, che si a'itribniscea Calisto li; il 2. Bernardo che iitervcuuea

SEV
quella diCoscnzn;
regio consigliere,
il

SEV
del
i

9
di

3. "Gregorio
lacuiitT

333

1688 Giovanni Emblaviti


quale
\t\\'Ilalia

Bova,

col

la

essendo per

sacra

si

finisce In serie

mancanza

di ineniorie.Neli

349daBilon-

de'vescovi di Belcaslro,che compir colie

lo vi fu Iraslerito Nicola; poi pass ad Argo, e da qi\es(a chiesa a i'elcaslro

Notizie di Roitn. Nel 1722 successe all'

Veni

Emblavili

IVlichel.uigelo Gentili
;

della

turino

rieli

35();(jiovanni mori nel

Sgc),

dioce-i di
sta
I

Trivenlo

nel

729

Gi. Balli-

e gli successe li iccardo d'Ole vano, poi arcivescovo d'Acerenza. Neli4o3 Luca gi

Capuani

della tliocesi di Bisaccia; nel

Roberto traslalo da Squillace; nel 14'^ Opizo Gio. Visconti de Ficeccliia di s. Severina; Ilaimondo mor nel 47^>5 ^i- unico d'Avalos nobile spagnuolo e virlnoso iieli5i2. llaiinondo Poerio nel i5i8; Leonardo de Leucato,dccanodi sua chiesa nell'islesso anno. Neil 533 fr. Girolamo Fornari domenidi Policaslro; iieli4'3
i

752 Giacomo Guncci della diocesi diSalerno; nel 1755 Tommaso Fabiani della
diocesi di Nicasiro.

vacante,
to
li

Dopo assai lunga sede uhimo vescovo neh 7^2 fu eletdi

'

Vincenzo Greco
aimi vacava
s.

Colrone, e da mol-

la

sede

quando

fu riunita

Severina. Di questa furono per ultiarcivescovi


:

mo

fr.

Lodovico de Gallo

neh 542 Giacomo Giacomelli romano, canonico ili s. Apollinare, dotto in


cano;
fu commissario al concilio di Trento; nel i553, e per sua rassegna, il nipote Cesare Giacoouelli canonico Libe-

cappuccino di Logonew) diocesi di Policaslro, preconizzalo nel 824 da Leone X II; e per sua morteli Papa Pio IX ne! con1

medicina,

cistoro di

Gaeta degli

dicembre

848

dichiar l'odierno arcivescovo mg." Annibale Rafiiiele Montalcini di Colrone, gi


della congregazione del
ss.

riano, intervenne anch'egli a detto concilio;

Redentore,

e-

nel

1577 Gio. Antonio


1
1

di

Paola calacalabre-

saminatore sinodale
gi del

e visitatore de'colle-

brese;nel
se,

5q Orazio Schipani

suo istituto

in Calabria. L'arcidio-

famigliare e amico d' Innocenzo IX,


i

cesi

si

estende per 5o miglia, e contiene

lodalissimo per virt e sapere; nel

5q6

molli luoghi. Ogni arcivescovo tassato

AlessandroJodocooPapateodorodiFrancavilla, dotto predicatore; neli5q8 Gio. Francesco Burgardo, gi di Civita Ducale; nel i5c)q Antonio Lauro di Tropea; eziandio neliSqq Pietro de IMalta napoletano, traslato da Salaraina; nel 161 i Gregorio de Santis, ptn-e gi di Salamina; neli6i6 Fulvio Tesorieri di Salerno; nell'anno slesso Girolamo Ricciullo
diRogIiano,dottissimo giurecoiisullo; nel

camera apostolica in fiorini iq3, corrispondenti alle lendile della mensa chesono4oooducali, liberi daquane'libri della

lunque peso.

SliVERL\0(s.), vescovo dlBordeiurs.


Recalosi a Bordeaux da'paesi
te,
s.

dell' orien-

Amando
f*^'

vescovo di quella

citt,

il

quale era succeduto a s.Dellinocirca l'an-

no 4^*4?
gli

avvertilo in sogno di andarI

incontro.
si

due

sanli essendosi incon-

1626 Antonio
li[)po

Ricciulli |)aicnte dell'an-

trali,

salutarono pei loro propri nomi,


si

tecessore, poi d'Umbriatico; nel 16'Cj Fi-

sebbene non
conosciute

conoscessero. A

ma mio conobblig ad

Grimo di Messina; neh 633 Builolomeo Gizio di Benevento dolio, poi di Vltnraria; nel iGSq Francesco teatino
l)apoletano;ueh6'ji2CarloSgombrini dis.

dusse Severino uel palazzo vescovile, e


le di lui virt, lo
il

assumere

Agata de'Goti, poi diCalanzaro; ne! 672 Carlo dell'illustre sangue de' normanni, mollo caritatevole e zelante, ripar l'epi1

governo di sua chiesa, e non si consider pi che comesuo discepolo, gli S. Severino mor alcuni anni dopo
:

abitanti del paese lo scelsero per loro pa-

scopio e l'abbelh. Neh


Ioli di

68 3 Benedetto BarGio. Alfonso

Lacedonia;

neh 685

trono, ed invocarono principalmente Ij sua intercessione nelle pubbliche calamit. 11 martirologio romano confonde questo saulu

Peli'ucci della diocesi dis. Severiaa; uel

con un allro

s.

Severino arci-

,o
vescovo

SEV
di Culoniii,

SE V
di S.Severino, e lo

facendone menzione

posero nel castello di

a'23

di oUoljie.

SEVERINO (s.),ahbatee apostolo del


Noiico. Crederi che fosse romano, ma nulla si sa del suo casato, tenuto sempre
tia lui

Lucullano vicino a iVapoIi; ma nel 010 venne trasferitoinquesta citt, in un convento di benedettini che porta
il

suo no-

con som 11)3 premura nascosto. PasEgitto, fu spintodal suo


il

sati

primi anni-delia sua giovinezza nel-

le solitudini dell'

zelo a predicare

vangelo

ai

popoli dil
citt di

settentrione.

Die principio dalla

Astnra,oggiStockerau al disopra di Vienna; tua vedendo l'induramento di quegli

me, ed ove tuttora si venera. La sua festa si celebra agli 8 di gennaio, essendo nominato in tal giorno nel martirologio romano, come in vari altri. SEVEUINO (s), abbate d'Agauno. Nacque nella Borgogna in un tempo in cui vi dominava l' arianesimo, ma educato avventurosamente nei principii della l'ee cattolica,

abitanti nel peccato, se ne allontan,


i

dopo aver loro predetto

mali che avreb-

enti in et ancor giovanile nel monastero d'Agauno, ovvero


s.

bero dovuto patire, come avvenne, poich gli unni, presa la citt, passarono a ni di spada tutti gii abitanti. Piccatosi a predicare la penitenza nella citt di Faviana, ch'era aftlitta da una crudele carestia, ottenne ottimi frutti, e poco tem-

di

Maurizio, nella provincia Valesia; e

divenutone poi abbate, lo govern parecchi anni con eguale virt e saggezza. Informato il re Clodoveo I delle moltissi-

me

guarigioni miracolose che

s.

Severi-

po dopo

il

suo arrivo, l'Ens e

il

Danu-

bio divennero navigabili, loccli ricondusse l'abbondanza nella citt. Un'altra


volta questo santo
le

no operava per virt divina, lo invit Parigi nel 5o4, colia speranza che guarisse lui pure da una febbre ostinata, alla quale non trovavasi rimedio;ed in tlli,

sgombr per

virili del-

giunto

il

santo appresso

il

pio

monar-

sue preghiere da quelle contrade un numero spaventevole di cavallette, che


di distiUE'srere lutto
il

ca, e copertolo colla propria veste, ricu-

minacciavano

rac-

colto.! suoi discorsi

accompagnati da poreffetti

tentose guarigioni e da ogni sorta di benefizi,

producevano
volle

meravigliosi.

Parecchie
egli

citt lo chiesero

a vescovo,

ma

per tosto una perfetta salute. S. Severino avendo abbandonato Parigi dopo questo uiiracolo, fermossi a Chteau-Landon, nella diocesi di Sens, con due santi preti ch'erausi ivi ritirati per servire a Dio nella solitudine; e dopo averli edificati
coll'esempio delle sue virt, pass dalla

mai arrendersi a'Ioroprieghi. Egli foud parecchi monasteri, ma non fiss mai stabile dimora in nessuno; e spesso andava a rinchiudersi in un riposto romitaggio, ove esercitava la pi

non

presente all'eterna vita l'anno Soy. Trovasi registrato nel martirologio


agli
I

romano
una
fi-

di febbraio.ed

ha wi

in Parigi

chiesa parrocchiale a lui intitolata.

ligorosa penitenza.

La fama

di

sua sanfolla di

SEVERINO, Papa
glio diAbiennio, o
tina, fu eletto

LUI. Romano

tit trasse presso di lui

una gran

gente. Fu visitato da re e da principi barbari, e fra questi


gli eruli, al

Labieno secondo PlaPapa a'28 maggio del 640,

conta Odoacre re dequale predisse che la sua spesi

dizione in Italia sarebbe stata

felice. Fi-

dopo l'interregno di if) mesi e 17 giorni, perch l'imperatore Eraclio ricus ratificarne r"/fs/o/ie(^.), fincli Se veri no approvasse V Ectexi [V.).
I

nalmente colto da un male

di

punta, do-

legati spediti a

po 4
te

giorni di malattia, spir santamen-

Costantinopoli simulatamente lo promisero;

il giorno 8 gennaio 4^^> adendo gi molto prima predetta la sua morte. Sei unni dopo suoi discepoli, costretti a fugi

ma

Severino fu ben lontanod'appro-

vare quell'eretico edi Ito de'.v;o/20/e//,che


anzi tosto lo condann.
Eraclio, diede
tali

Laonde

offesosi

gire da'baibaii, portarono seco ilcojpo

severi e vendicativi or-

SE V
dilli a"

SEV
Maudi

II

suoi ministri, piiiicipalmente ad

Isacio esarca di /rtreMrt(/'.)j ed a rizio governatore o


elle

saccheggialo

il

(^.), tesoro della chiesa e

duca

Roma

di Corbera nella Fita della h. 1^1 a ria di Soccos, e Giovanni Vives nel f^iridario della mercede.

SE VEil \0^e
'

),

s.

Sei'erini,

Septernpe-

patriarchio Laleraneuse, fino a quel d


santissimo, coainiisero gravi vessazioni,

da. Citt con residenza vescovile nella delegazione apostolica di Macerata, legazio-

non esclusoSeveriiio,chedurarono8giorui. Platina non parla che ci avvenne pel condannato editto, ma che sacio recatosidaRavennaaPioraaperrahusiva eprepotente conferma del Pontefice, per comI

ne delle IMarche, con governo distrettuale, a'piedi de' monti Apennini, nel principio della

Marca, venendo dall'Uaibria,

e per questa ragione da alcuni viene chia-

pensarsi della fatica del viaggio, con


iuto d'alcuni iniqui
a guisa di

l'a-

lomani suoi

fautori,

mata chiave dell' Umbria j distante 7 leghe al sud-ovest da Macerala, e 20 poste circa da Roma. E' situata in riva al Potenza, partesull'erta d'un colle detto
stello, e
il

ro

pubblico ladrone, rap quant'ocose di pregio si trovava nella basi-

Ca-

parte sul soggetto piano chiamail

lica di
li

Lalerano.

principali de'sacerdo-

to anticamente

Borgo,

che

gli

aveano

fatta coraggiosa resistenli

zione e buon'aria,

in amena posicome rimarca il Calin-

za, pieno di

sdegno,

mand

quasi tutti

dri,nel Saggio del ponliftcio sfato. Y^oco

ancora che avessero s ricca chiesa, senza somminislrarne parte all'imperatore per la guerra di Persia, onin esilio; irritato

dopo
vede

l'ingresso dal canto di jMacerata


la

si

sua grandiosa piazza, lunga

224

metri e larga
tici,

55 compresa

l'area de'nor-

de avea assoldato saraceni a\a\n, delti dai greci per ignominia agareni, perch
\

dai quali all'intorno abbellita, nelpiaz-

la

maggior parte rinnovati. Questa


'\.\

da Agar serva d'Abranio; trovandosi bisognoso, ed soldati ini paga ti. Per tanto l'esarca diede una parte della preda alnati
i

za fu incominciala a ornarsi e rendersi co-

moda
si

le milizie,

altra sped all'imperatoreinCoil

stantinopoli,

resto port a

RAVENNA,ove
Il

ebbe quel

fine che ivi notai, infelice pu-

re riuscendo quello diiMaurizio.

vescosta-

co'portici nel 36o,e l'opera quacompiuta nel secolo XV, col farsi avanti ciascuna casa delle logge, mentre dapprima non era cinta chedi soli abitati. Numerose fabbriche di conveniente e bella appariscenza ricingono l'eliltica forma
1

vo d'Altina,con permesso del Papa,


bil la

della piazza, ed

il

palazzodella magistra-

sua residenza a Torcello


afililto e pei

{^F.).

Se-

tura

ivi

situato unode'pii regolari. Dal


i-

verino
sto

strapazzi ricevuti, pre-

principale ingresso adorno di antiche

termin

di vivere,

dopo aver governa-

scrizioni, spettanti alla vetusta e celebie

to

appena 2 mesi e 3 giorni, nclqual tempo cre 9 vescovi. Mor il i. agosto del
G-l-O,

e nel d seguente

fu sepolto

nella

Settempcda , per ampia scala si ascende tdle sale elegantemente dipinte e riccamente addobbale, ove si veggono in bellii

chiesa del principe degli apostoli. Si fece

guisa disposti
illustri

ritratti di

parte di quei

slunare Severino per singolar piet,


gione, affabilit, e munificenza verso
veri.

relii

molti
tare
s.

che ben a ragione pu van-

po-

Severino, che

nome

e gloria creb-

La

iTer/e

apostolica (/^.)vac4uiC5

bero

alla nobile patria, sia colla santit

24

giorni.

dilla vita, sia col saperee col valore.

Una

SEVEKINO,

Cardinale. Di nazione

di dette

saleornata esclusivamente dei


,

francese, dell'ortline della Mercede, insie-

ritratti de'santi e beati

ed

altri

morti in
Se-

me

col correligioso Parlaceli,

furono da
i.

buon
le ss.

concetto. Primeggianoiritralli del-

Clemente
il

V creati
I

cardinali,

il

nel sai

Filomena e Margherita,

de'ss.

batodelle temporadell'avventodel
2." nel
3
I

3 10,

verino, Vittorino, e Pacifico Divini; delle

3;

come alFermano Stefano

bb. Angela, Camilla Gentili, Marche-

la

SEV
ede'bb. Pie(nirini'il<i,

SEV
blioleca, ch' in progressivo

siiiaLiiz, eMaisilia Pupelli;

aumento.

Il

tro
feri

Giacoaio generale de'croci-

teatro ricoslruitoda non molti anni, di-

e vescovoili S.usina, e Denti voglio

Bo-

ni,ii cti

culto iminetnoialjile fu riconosciu)2 dai regnante Pio IX,cicIiefa

segno elegantissimo dell'altro concittadino Ireneo A leandri architetto e inste^rnedoveroso eco MACERATA,nel brevemente descrivere quel magnifico Sferisterio da lui architettato. La citt possiede due cattedrali, l'antica e l'attuale. Sorge nell'alto ad un fianco della citt il com detto Castello, gi chiamalo MonleiXero,ov' l'antica chiesa di s. Severino vescovo e pare di bella fama, a cui feci
all'articolo

to nel

i<S

celebralo anche con iscrizioni e ode stampate.

Fra

ritratti de'

personaggi illusln

per scienze e per militari imprese, ricor-

der
li,

(jaelli del

poeta laurealo Lazzarel-

del giureconsulto Cacciahipi, de' vesco-

vi

Servanzi e Massarelli, e de' guerrieri

Annibale Maigarucci eDarloIonieo Soieducei. Pri'.uegi^ia pure f|uello dell'immortale BarloluineoEustaclii (che alcuni geo-

trono della citt e diocesi, divenuta coiicalledrale,


del

dopoch Pio
1

VM

con breve

grali tratti in errore dalla quasi

omoni-

20 maggio 821, confermatoda Leo-

ma

s.

Sci'erua,a questa cill l'altribui-

ne

Xn

a'g ottobre 1S23, ed a seconJa

roKo) principe degli anatomici, dipinto


dal genio artisticodel cav. Filippo Digioli

del gi decretalo

da Benedetto XIV con breve del 22 aprile 748, stabil il trasfei

nobile di

s.

Severino,

la

cui

fama

risuo-

ri

mento del capitolo


chiesa di
s.

e della cattedrale nel-

na distujta

nel

magistero del disegn e

la

Agostino, altro grandioso

dei la pittura, a venilolo io celebrato a Leg-

e magnifico tera[)io,

comech

situato in

gendario per quello da lui in ventalo ed eseguilo; al quale stupendo lavoro or deve associarsi quello ancora delle Cento sagre Famiglie (sulle quali abbiamo ononficenlissime Lettere stampate di distinti professori e artisti), e

piano e nel centro della citt; ponendo

Leone Xll
re
il

alla custodia della chiesa gi

caltedraledi

s. Severino, ove sotto l'altamaggiore con gran venerazione riposa suo corpo,! minori osservanti riforma(i

quello delle
(delle
al

ti

quali
vi

si

sono

resi

benemeriti pel cule per lo studio


il

XI f^ Stazioni dt Gesi Cristo


li

quagene-

lo

che
vi

fanno risplendere, per l'amplia-

opere debbesi pur tnolla lode


il

to e abbellito

convento

roso e intelligente editore,

fabrianess
delle b^-l-

che

stabilirono), recandosi

capitolo

llomualdo Gentilucoi amatore


le arti),

con solennit
nel n. "67 del

a celebrarvi la festa.

Leggo

senza qui ricordare

le

molte en-

Diario di

Roma

del 1827,

comiate pitture prodotte dal suo insigne pennello, e di alcune lo dir poi. Altra onorata eOlgie che risplende nelle juuuicipali sale^di

che nella solennit della B. Vergine Assunta venne festeggiata la traslocazione


del

Rm. capitolo
sul

dall'aulico

duomo

di s.

mano

del valente e lodato

Lucio Tognacci, quella del dottissimo ing.^Gio. Carlo Genlili,altra vivente gloria patria, gi vescovo di Ripatransone
(/^^.)

Monte, ne'piani centrali della, citt nel magnifico tempio di s. Agoslino. Che mg.r Ranghiasci vescovo vi
Severino
accedette pontificalmente,

accompagnato

e ora di Pesaro (^.)j postovi dal provvido magistrato pubblico, in solen-

dal medesiraocapilolo, dagli addetti al se-

minario, dalla nobile magistratura, e con


intervento e in tutta fornalit de'nobili
cav. Gio. B.ittista Colilo,
la

ne dimostrazione di grata riconoscenza per le varie opere da lui a patrio decuro pubblicate, e scritte con quella dottrina,
critica

marchese Nico-

Luzi, e conte Severino Servanzi Col-

ed eleganza, che

la

repubblica

let-

ilo,

come coudeputati

secolari per l'ese-

teraria

ammira. Nella partesuperiore delpalazzo municipale fu collocata


la

cuzione del pontificio breve di Pio

VH.

lo slesso

La

chiesa cattedrale del dottore

s.

Agosti-

con lodevole divibcimeulo

pubblica

bi-

no, Ira le reliquie che possiede, ha quasi

SEV
l'intiero CI pn di
s.

SEV
i

i3

Seveiino,in granbuslo

d'argento, disegno del cav. Bernini, ed


la Liizi, eJMaisilia Pupelli nella

corpi delle bb. JMarcbcsina nella cappel-

benemerito della patria, cultore zelante del suo lustro, mecenate delle lettere e delle arti ed aggiunger col marchese Fi;

cappelh Seivanzicon privilegio Gregoriano. Nella cattedrale vi il ballislerio e la cura


d'aninie,cbe pel capitolo esercita un sacerdote vicario.
Il

lip[)o

Bruti Ldjerati di Ripairansone, al-

tro anialore della patria, the la citt noiv

meno che l'illustre provincia gli deve molto. Altri dipinti ilella

cattedrale di

s.

A-

capitolo

si

compone
le

di

goslino meritevoli di speciale ricordo so-

duedignit, lai. "'l'arcidiacono,


ciprete, di

la 2.^ l'ar-

no un

piccolo stendardo colla B. Vergine

20 canonici comprese

pre-

dipinto da Bernardino Perugi no, una tavola colla

bende del teologo e del penitenziere, di 4 beneficiali, di 6 mansionari, e di altri


preti echieriei addetti airuiliciatura. DelJ'anticliit e

Madonna

e altri santi lavorati

da Antonio e Gian Gentile di Sanseverino, un Noli me tangere del Pomarancio,


la b.

origine de'canonici parla

il

l'Addolorala del fabrianese Loreti,e


Marsilia del cav.Silvagni,
i

Tinelli,

De

Ecclesiae Cainerinensis,

p,

la

cui re-

i5i, tlicendo cbea'lempi del vescovo Lagone dell ODi) esisteva la canonica con capitolo e canonici viventi in vita regolare,
al

cente perdita lutti

cultori delle arti de-

plorarono. Principali patroni della citt

sono
che

la

B. Vergine, ed

ss.

Agostino, Ses.

quale collegio canonicale concesselo


i

verino e Pacifico Divini di


riuniti in

SeverinOj

privilegi
III,

l*api

Alessandro

Celestino

II I,

Clemente Innocenzo IH, GregoIII,

un

bellissimo
i

quadro egre-

non cbe gl'in) peralori Enrico IV, Federico I, e Ottone IV. Inoltre dell'anrio IX,
tica

canonica e della cattedrale, ne ha par-

giamente dipinse nel 844 '1 ^^'^- Bigioli, bene descritto neW Illustrazione di mg."^ Gentili, Sanseverino pe'lipi di Benedetto Ercolanii844;cnel 1. 1 i, p. 357 dell'^/-

lato a

lungo tng.r Gentili,


tutti

De

Ecclesia

bum

(li

Eoma,

in cui
al

si

legge ancora uii

Septemptdana, con quella dottrina ed


erudizione cbe
tedrale di
s.

sonetto di lode

chiaro artista pe'due

pregiano.

La concatlielli

quadri eseguili pel conte SeverinoServanzi

Severino decorata di

Collioricordato,erappresentanti

la re-

dipinti, fra'quali

gine e

altri santi

una tavola colla B. Verdi JNicol Alunno di Foalfreschi

gina Crislinadi Svezia alla presenza d'A-

lessandro VII, e

il

prelato Severino Ser-

ligno, ed alcuni

recentemente

vanzi internunzio apostolico della s.Sede


in JNapoli.

scoperti a cura del conte Severino Ser-

Per
il

s.

Severino vescovo pro-

vanzi Colilo, e dalla sua nota intelligenza


attribuiti a'fralelli

prianjente

patrono principale della


s.Giusep-

Lorenzo

Giacomodi

citt e della diocesi.Fra gli altri santi coni

Sanseverino
dioso
il

pittori del secolo

XV. Gran-

protettori di
pe,
s.

s. Severino, ricordo
s.

coro in tarsia compito nel i4c)0


di

Vincenzo Ferreri,

Filippo Neri

da Domenico Individui
l'intaglio della
il

Sanseverino;

e 5seltenipedani.ll palazzo vescovile, aulico e solido edifizio,

cantoria e doralo l'esegui


Agostino, Ira'qua*
la

alquanto distante

francese Pluvier. Stupendi dipinti ha


la

dalla cattedrale. Nella citt, oltre la cat-

pure
li

cattedrale di
il

s.

tedrale e l'altra vicaria del capitolo in

s.

tiene

primo luogo

Madonna

della

G iuseppe, vi sono due a


chiali
citt
,

re chiese pa rroc -

Pace, UDO de'capolavori di Bernardino Pinturicchio , e non di Mantegna come

co!

s.

fonte:

le

chiese tanto dell;


7.^.

che del suburbioascendono a

per lungo tempo fu creduta

uel

1.

8, p.

p.Civalli lcWnF isita triennale della Mar-

i47

c\e\'

Album

di

Roma

si

riporta l'ar-

ca, presso Col ucci, Aniuhit picene

t.

2^,

tistica

ed elegante descrizione (stampata

parla dellechiese di cui ho gi fatto


zione, della chiesadi
te nel luogo dato

men-

pure a parte), del conte Severino ServanZI

Collie cav. gerosolimitano, virtuoso e

s. Domenicoesistenpersonalmente a quel

SE V
santo (cliiiuualo in
v\
s.

Severino a

sJahilii--

dico

s.

Francesco, ora de'cappucciui, lo

un convcnlo

(I;i

Bai lolomeo Smecliici'i


al rif(Mre di

zelo del conte Severino sullodato vi pose

signore del luogo,

Tomma-

so Baidnssini, Notizie di Jesi, p. 3 5), e vi


si

una memoria marmorea), morendo santamente in Venezia nel convento de' frati
minori, ove rest sepolto (Bollando tratta
di lui a'i o giugno): nella chiesa di S.Fran-

venerano corpi della


i

1).

INlaigarita (vela i.' del-

dova, ab. Angela domenicana,


la

villa

diCesob,

la

2."di
di

s. s.

Severino), e

cesco,

si

venerano

corpi de'bb. Benlivo-

della b.

Camilla Gentili

Severino,

il

glio Boni, e

Pellogiinoda Falerone,enel
religiosi.

cui culto inmeoiorabile riconobbe Grtf;oro

convento fiorirono eccellenti


giunger che nella chiesa
vi

Ag-

XT'I

(/

.),

che pur canonizz


di
s.

il

b-

sono diverse

Pacifico;
lo

una mano

Filippo aposto-

buone
ti,

pitture, ed altre coperte con calce


agli occhi degl'inlelligen-

(dentro ostensorio
nielli

di

metallo doralo
la testa

furono ridonate
te

conta
Io di
s.

smaltato dal Cavalca), un diapostolo,

dall'inesauribile generosit del con-

Tommaso
di
s.

d'u

na compagna

Orsola, e altre reliquie


s.

pei limiti

(questa chiesa prima era denominata

questa storia, anzi impostimi dalla natura dell'opera, debbo con pena trasandare molte
:

Servanzi Collio

Miriadi Mercato, titolo che rest alconvento, efu data a


s.

delle sue munificenze.

Tia

le altre

chie-

Domenico

colla pros-

se descritte dal p. Civalli, dirdi quella


di

sima rocca nel 1200; possiede diversi oggetti

S.Lorenzo

in Doliolo, gi

abbazia be-

d'arte,massime

in pittura, ecol

convi

nedettina e ora parrocchiale,ove nel


fu trovalo
il

1526

vento ricev molti privilegi dai Papi;

coi'po di

s.

Filuraena o Fi-

furono scoperte alcune pitture, descritte


dalcontCvSeverinoServanzi Colilo, conopuscolo pubblicato inMaceiata nel 1 85o):
della chiesa di s.Fraucescode'ninori con-

s.

lomena vergine settenopedana, diversa da Filomena (/'.) vergine e martire, mensi

tre

fabbricava l'altare maggiore, della

nobilefamiglia Clavelli di Setlempeda poi


(\\

ventuali e magnifica nel sito dello


stello

il

Ca-

con convento, nel locale dato allo

lo,

Fabriano [V.)y>ev avervi signoreggiamorta a'iempi de'goti e sotto s. Sevei

s. Francesco, ed ove fu lettore s. Bonaventura (ci si rec pi volte, ma non pare che vi tenesse scuoIa,e che ne reggesse il convento; bens si vuole che colle

slesso

rino che dicesi ne fece dichiarazione in pergamena; ivi sono ancora corpi de'ss. Ippolito e Giustino martiri seltempedani,

con altre reliquie, oltre diverse memo-

ricche largizioni ottenute dalla fiimiglia

rie patrie

non senza importanza. Nel


1

t.

Smeduzia,si servisse per rifare


sulle rovine della chiesa di
s.

il

tem[)io

dea^W Annali delle scienze religiose,^.


si

4o,
cit-

Caterina,

d ragione

loda

la

Relazione della

e riusc vasto e imponente nell'esterno,

chiesa sotterranea di s. Lorenzo nella


t di Stinseverino, scritta

come apprendo dal marchese Amico Ricci

nelle importantissime litmorie sloii-

che delle arti e degli artisti della Marca d' Ancoia, a p. 4^)j cbe s. Francesco
vi

dal conte Severino Servanzi Collio, Macerala 838. Questa chiesa sotterranea un monumen1

to insigne di antichit sagra e

profana

predic alla presenza del

b.

Pacifico

allora secolaree poeta laurealo, detto per

antonomasia

il

re de'versi, poi dal santo


.
i

probabilmente gi tempio diFeronia, convertito poi in luogo d'orazione dai primitivi cristiani di Setlempeda: anche la sua
riapeitura
tore.
si

ricevuto nell'ordine e fatto


in Francia (di

ministro

deve

al

suo nobile
esistono

illustra-

Fiandra, dice

il

p. Benofl,

Dentro
vi

la citt

Storia liinoritica, p. 2 i , parlando del b. Pacifico da s. Severino, diverso per

di religiosi, e

5 monasteri di
i

8 conventi monache. Nel


di religiosi
ri-

suburbio

sono due conventi

da

s.

Pacifico Divini fiorito diversi secoli


:

mendicanti, cio

cappuccini situati in

dopo

nella chiesa di

s.

Sai valore ove pre-

dente collina,e quello de'minoriossei'van-

SEV
li

SEV
una montatutta la a

.5
Jesi

dlla slrelln osscrv^n/a in


selvosa,
(.V

suggerimento del ven. Gabriele da

gna
lelli

che

fu

daloal b.CiabrieleFerriposano
ossa di

osservante,

uno de'pi

antichi di

be-

Ancona, frequentalo da
vi

nefici stabilimenti.
(),

Leconfraternite sono

provincia, perch
5

le

tra le quali quella de'ss.

Nomi

di

Ge-

Piiciflco Divini Della chiesa di

s.

Malia
i

sti

e Maria, che di recente lece l'apertura

delle Grazie.
itoii

Va

per avvertilo che

nii-

osservanti rilbimali

hanno due coni

della nuova chiesa di s. Paolo (eravi il corpo del b. Giacomo, trasferito in s. Roc-

venli,
ciensi,

essendo
i

gli alili religiosi


i

cistcri

co

),

di cui fu architetto
la

il

sanseverinate
si

domenicani,
i

conventuali,
i

cap-

A leandri,

cui descrizione

pu vedere
1

puccini,
e che le

filippini,

barnabiti,

minimi;

rei n.34del(j/o/7?(7/c/io///d'//odel

848,

monache
di
s.

terziarie

domenicane
le

e la descrizione e illustrazione in detto an-

hanno 3 monasteri, essendo


nache quelle
le Clarisse,

altre nio-

no stampala

in

Macerata, del conte Se-

Caterina benedettine,
convittrici

verino Servanzi Collio, che parla ancora


dell'ospedale annesso che
crociferi.
si reggeva dai L'odierno zelante vescovo mg.r

oltre

le

chiamate

nella citt pel vistoso legato di Alfonso

Servanzi. licitato uarchese Ricci erudi-

tamente
re di
s.

fratta di diverse chiese e pittu-

Mazzuoli ne fece la benedizione a'4 settembre, e poi ebbe luogo la solenne apertura jCol IrasferimentodeH'mimaginedellaB. Verginech'erasi depositata ins.
co.
Il

Severino, di altre pregievoli pitmolti de'quali del-

tureesuoiedifizi, con notizie interessanti

Roc-

le arti e gli artisti,

pubblico ospedale della Misericorg' infelici


i

la citt,

poich

in essa fiori assai la

no-

dia serve ad accogliere

manl'o-

bile arte della pittura, e quella

pure del-

canti di mezzi per curarsi, ed

bastardi,

Tinlarsiaree quasi quanto in Venezia. Di

e vi sono trattati con carit. Vi pure

alcune chiese parla eziandio


to
di

il

mentova-

pera pia Lauri,


le
ri

istituita in

vantaggio del-

Ttuchi, come a
s.

p.

65

della collegiata

basta rde, dal benefico d.FrancescoLaupatrizio di


s.

Benedetto d'antica fondazione, con canonici e priore, ma non pi esistente.


Inoltre in
s.

Severino, con ammini-

strazione separata dall'ospedale pubblico.

Severino

vi

sono due conserde'quali e gi


ri-

valorii di donzelle,

uno

cordato, sotto

il

titolo della

congregazio-

Questo pio stabilimento dell'ospedaaperto mediante alcune pie lascile che persone sensibili, che sempre n'ebbe
le fu

ne delle convittrici del ss. Bambino G fi; il seminario nuovamente eretto nella

s.

Severino, destinarono moreiuloabeie-

ficio della

languente umanit. Un'esatta

ripristinazione del seggio vescovile (di

descrizione di questo stabilimento venne

sua anteriore origine tratta Gentili), indi fu affidato alla direzione de'barnabili

pubblicata nel

836in Macerala, dal conle orfnelle,fii istituiil

te Raffaele Servanzi. L'orfanotrofio Col-

dal vescovo Anselmi, con autorizzazione


di

lio-Parteguelfa per

Pio VII, col breve Clericonim Semi-

to dal cav. Gio. Ballista Colilo, ed


te

con-

i4 "faggio i8oo; quindi col breve Postquani , dei 29 marzo 1808, Bull. Rom. coni. 1. 1 3, p. 2 76, conferm le modificazioni convenute tra il vescovo e
iara, de'
i

Annibale Parteguelfa ne segu il bell'esempio, dopoch in vita eranostatiumanissimi sovventori della vedova e del pupillo, come si riporta nel n.i del Dia-

bainabiti sull'amministrazione e insedel serainariostesso.il vescovo

gnamento

Ranghiascia vantaggio del seminario ottenne da Leone XII alquanti capitali per

Roma del 1842. Ivi pur si diceche compatrono conte Severino Servanzi Colilo fece costruire un luogo per rifugio
rio di
il

delle orfanelle, in esecuzione de'munifici le>tatori,

procurare migliori precettori nelle

scien-

e ne fece l'inaugurazione nel

ze sagre in vantaggio de'suoi diocesani.il

1841, che fu celebrata da chiare penne


e dal

monte

di piet

fondato nel 469, credesi


1

Commenlario o Memorie

del sul-

iG

SE V
i

SE V
e versi,

lodalo nig.' Ccnlili,

on cpiginfi

e |)ul)l)licalocq'lipi maceratesi. ]]cn pie-

Granali, Taccoli, Bagno. Avea un capitano, un camerlengo, il sindaco,

per lesoleili cure della piet e religione die distingue il coni i-ntioiiocniisto
fior"i

un

so-

prastante per ciascun luogo. Essendo divota pratica de'sauseverinali di

le .Severino,

quindi neh

venerare

843 per

la

sop-

s.

Maria del Glorioso

e di

pressione del conservatorio delle Ver-ini s. Se\erino} a favore e per aumento


gli

nel venerd santo,

dell'orfanotrofio

XVI
to,
I

concessi

capitali

furono da Gregorio che avea possedu-

tranne due rase accordate al semi naper ampliarlo, ed un locale per stabilirvi le scuole del ginnasio. Di tutto edelio

in quello del i5iQ con istupore la videro replicatamenle versare prodigiose lagrime dagli occhi, il che fu preso a presagio di pubbliche sciagure, minacciate dalla

crescente eresia di Lutero e fanatici seguaci: la peste e


il

tremendo sacco

di

Ro-

locontiariatedisposizioni sovrane
ta nell'opuscolo
:

si

trat-

Memoriale con

gare cittadine e le funeste conseguenze, ben presto verificarono gl'infausti


le

ma,

allegali

prognostici.

Grande

alias, cangi: de vescovi e regolari, in ese-

fu tpiindi la divozioalle

cuzione di grazia sovrana, per Uoifanotrofia CoUiO'Parlegiiefa , con mg.r vescovo di Sanseverino, Macerata Ini

ne non solo de'sauseverinali, che degli


tri

piceni e di pi lontane parti,


di fiducia

come

dimostrazioni

ed'ossequio. Leo-

845.
i

ne

die

la

oltre rilevo da taleopnscolo, che nel


(!.

chiesa in patronato al pub-

844

Giovanni de'conli Farleguelf sacerdomissione dispose di tutta


s.

la sua Severino d'un iicovero de'pii poveii maschi; ricovero che sperasi verr aperto fra non molto

te della

eredit per l'erezione in

una fiera pel d dell'Ascensione, antico giorno in cui si festeggiava il sagro simulacro, con esenzioni e
hanchigie.DopoG mesi dell'avvenuto portento,
sa,
si die opera a rifabbricare la chiedappoich moltissimi degli accorrenti

blico, e fu statuita

tempo; e che Carlo Gregorelli con

testa-

fedeli

ricevevano

le

uientodeli843 dispose le proprie sostanze, per un'opera pia secondoch avesse


creduto
il conteSeverinoServanzi-Collio, che nomin erede fiduciario ed esecutore testamentario. Questi si dichiar per

grazie implorate eoa

vera fede, ed in

modo che dopo


il

diLoreto

di

venne

la s. Casa santuariopi frequen-

tato della Marca.

singolari prerogative, e
alla custodia di

Clemente VH concesse Paolo III l'aflid


.s.

l'erezione nella stessa citt d'una casa pei


fanciulli
g<'nitori,

maschi abbandonati dai propri onde educarli e far loroappren-

de'domenicani di Sabina Lombardia. In seguilo fu stabilita la festa della Lagrimazione per la 3." domenica d'aprile,
fu

dere un'arte o mestiere; si ha speianza che ben presto potr aver luogo l'apertura.

Questa citt si gloria di tuari suburbani, cio di s.


rioso e di
s.

la B. Vergine del Glorioso proclamata comproltctrice della citt, e ad ogni bisogno si ricorse con successo

due insigni sanMaria del Glo-

al

suo po'ente patrocinio. Las. immagine

stanza da
'^asi

Maria desumi. A breve diSeverino.circaioyo passi treili.,nel quale gi nel 42 la statua


s.
1
i

fu coronata dal capitolo Vaticano con corona d'oro nel I 73 I , la chiesa venne con-

sagrata dal vescovo Pieragostini a'2

set-

di terra cotta della D.

tembre 1733;
la

il

centesimo della corona1

Verguiecon in sero Ges morto veniva venerata, ed apparteneva all'universit de' bifolchi, quale si com[)oneva degli uomini
Mi etto e delle
viile di

zione fu celebrato nel


chiesa di
di

83

disegno del-

la

un tal Rocco, l'esecuzione maestro Antonio diSanseverino: v'era-

del di-

no molle pitture

Scripola, Orpiano,

Tahbiano, Stigliano, Serrone Paterno, Foniecupa, Parolito, Biagi, Cegnore,Bo.


lognola, Sa^so, Gagliano nuovo, Ccsulo,

a fiesco,non pochedelle quali coperte con calce si perdei ono; vi sono de' quadri, fra' quali primeggia la

Tavola di Allcgrelto Niicci

ec.

descritta

dal conte Severino Scrvanzi Collio,Msk-

SEV
cerata i85i. Dice
il

SEV
lamcute
la

17
si

cli.avv. Caslelkuio,
il

irradi, portento che

rin-

Sialo Ponli/cio: Sanscverino, che

san-

nov

luaiio sulla via Labiena, rimarchevole

per 3 navi soslenule da colonne di pietra, e per la grandiosa cupola che serve
di

in varie forme con lumi e fiaccole vedute muoversi dalle circostanti chiese verso la stessa divota immagine, e talvolta
la

notte

si

tramut

in meravigliosa luce.

Irono

alla cappella in cui

si

venera

il

Generale fu
costanti,

la religiosa

commozioue,non
de'voti e le

sagro simulacro. Aggiiuige che di questo


e del tempio stava per pubblicarne
ria
il

solo de' sauseverinati che de' luoghi cir-

la sto-

numerose
Il

le olferle

eh.

Giuseppe Ranaldi
fatti

di

s.

Severino,

oblazioni.

vescovo di Camerino, ch'es.


i

zelantissimo raccoglitore delle patrie

morie. In
scrittore:

meabbiamo dell'encomiato
storiche di
s.

ra allora l'ordinario di

Severino, colle

debite cautele provati


giosi

rinnovati prodila

Memorie

Maria

lumi e splendori, ne permise


si

ve-

del Glorioso presso la ctl di Sansei'e-

nerazione, che

coprisse di tetto las. ini-

vino nel Piceno, Macerata 1837. Del medesimo inoltre sono \e Notizie di s. Maria de'

Lumi

della cill di Sanseverino,

tnagine, e che vi ardessero innanzi alcune lampade; indi si fabbric una cappella e si orn il sagro dipinto, continuando le

Sanseverino presso Benedetto Ercolaui 1847: Centesimo dell' incoronazione di

apparizioni de'lumi e persino provenienti, dalla parte di Loreto e dal cielo. Colle grazie concesse dallaB. Vergine se
la

Maria de Lumi solennizzalo nel 847 dal pubblico di Sanseverino, ivi presso Ercolani impr. vescovile. Abbiamo pure
s.
1

ne aument an-

divozione,
in

come

le visite de'fedeli

che
la

corporazioni d'intieri sodalizi con

il Racconto delle fesle celebrate nel settembre iS^j dopo il 1 centenario della coronazione di s. filaria de' Lumi, preceduto da un cenno storico scritto e pubblicalo dal conte Severino Servanzi Col-

pie offerte e processionalmente. Divenuta

cappella un santuario, il comune acqui-

st

un fondo per erigervi

la

chiesa che la
fe-

contenesse, venendo assegnato per la


stiva ricorrenza quella della
ss.

Trinit,

ilo,

IMacerata 1848.

Da

questi opuscoli,

siccome giorno

in cui erasi

incomiucsata
;

come ho
de'Luuii.

fatto dell'altro, ricaver

vissimo cenno sul

podere sotto
tore,

Luca di le mura della


la

un bresantuario di s. Maria ser Antonio in un suo


cilt,in contra-

r ufFiziatura della cappella

e stabiliti

che gi vivente il loro fondatore erano in s. Severino, congregazione che vuoisi la prima
filippini custodi della chiesa,

da Pescara, secondo

volont del geni-

dopo
t.

la

neIi56o
il

fece dipingervi la B.

Ver-

la chiesa,

gine sedente in trono col divin


in

Bambino

2j p.

romana. Circa l'edificazione delne tratta pure il march. Ricci 25 e 4^, parlando degli archi-

grembo,

quale benedice colla destra,


il

letti

e colla sinistra regge

globo sovi-aslato

a croce greca

Carducci e Guerra,il quale la costru ed a 3 navi, citando la Sto-

dalla croce: Giangenliledi messer

Lorenal la

zo pittore sanseverinale,non disuguale

ria del Racheli, e la mss. del p. Severano che ne fu rettore, in nome della con-

padre nel merito d'arte,


color in

fu quello

che

un pilone

nel cancello, ed ai fian-

gregazione filippina dell'oratorio di Roma nel I 586, ed il nuovo I . vescovo Marziario fu


il

chi

ss. Sebastiano e Rocco, Dipoi e incominciando pare dali58j ,e certamente


i

i.a pontificarvi, unendole


s.

nel

584, nella notte dal


ss.

naio, divenne la

1 6 al 7 di genimmagine venerata,
1

beni dell'antica chiesa di gio. Nella contigua casa

Maria

di

Magl'ac-

vi si

fond

cademia

ecclesiastica de'Conferenti,sulla

celebre e dispensalrice di grazie, per


zioni di lumi, cio per lo splendo- e

le

notturne e frequenti prodigiose appari-

mi-

teologia, la morale e le belle lettere. Dopo ili5q8 rinunziando filippini il santuario di s. ftlaria de' Lumi, subentrarono
i

rabile

fc

per

la

vivissima luce che ripetu-

neh 601
fi

baruabili, avverandosi

la

pre-

YUL. LXV.

''

irosemrvarit,

TO.

i8

SEV
densi di
di
s.
s.
:

SEV
Caterina, gi de' hcnedetlini
(nella cui chiesa vi
:

dizione di S.Filippo, che mentre edifcavasi disse loro F(ih>rico per voi. Succes*
sivnmeiile
h\

Mariano
s.

il

cor-

chiesa,

ampia ed elegante,

po
ste

di

Illuminato confessore
il

per que-

and abbellendosi di profusi ornnli e cappelle, e di G grandi e vaghi dipinti del Damiani da Gubbio a olio, cpudi f.iniio
i

nionache
il

cav. Bigioli sta eseguen-

do

bellissimo

dalla Croce, la cui

quadro di Cesi deposto degna descrizione del

decoro
lolli

alle cappelle gentilizie

dc'Canctl-

bozzello fece a p.
Inni,
il

^\
nel
i

del

t.

ir) AtiW'

Al-

ede' Servanzi, ricevendo diversi pii legali per la gran divozione che si pro-

suddetto conte Severino Servanzi

Collio, e

stampata

852

iuMacei-ala
,

Vergine de'Lnmi: marmi che contornano la s. immagine, sono sifessava alla D.


i

Gcsi deposto dalla

Croce

ec.
lui

bozzello

dacrillo, iiisiemead altro da


so
i

commes-

mili a quelli

ini

piega li nella sontuosa cap-

al

concittadino pittore, ed esprimente

pella Biirghesiana della basilica Liberia-

ss.

vSeveiiiio,

Radaele, Andrea Avellino,


e Pacifico
i

na

di

rkoma.
si

l\i

per l'educazione della


la

Antonio
il

di

Padova

gioveoli

form

congregazione delil

verino), cui successero nel


bel tempietto di
s.

544

da Sansenche
'

l'Assunta; e per celebrare con lodi

17
i-

Michele (eretto con

gennaio, festa della


sliluita

i. "apparizione,
: i

fu

disegno dell'Aleandri dal cav. Gio. Batlista Collio,

l'accademia degli Agitati


1

san-

disposizione ch'esegu l'ere-

severinati nel
leltrice la B.

701

elessero loro eoinpro-

Vergine de'Luui. Il vescovo IMeragoslini che consagr la chiesa per accrescimento del cullo nel sinodo da
lui
la

de conte Severino Servanzi Collio e ne proprietario e descritlore Cullo antico


:

dc'setlenipedaiii

i'er.^o

l'arcangelo

s,

Mi-

chele provalo con moniunenli. Macerata

celebralo inculc
V).

la

coronazione del-

iSSG) riluceva
la

di lumi,

che rilevavano

Vergine

e del diviu Figlio, la (pi ile

sua architettura; cos l'orologio pub.


s.

con corone d'oro esegu il capitolo Valicano a' 7 settembre 747. ^'el collegio
I
1

blico di

IMaria della iMi<ericordia, la


vie. Tra'dislinli
il

piazza eie

barnabiti che
il

fiorirono dottissimi barnabiti;

LeoneXlI
i

illustrarono

collegio colle virt e


i

sa-

concesse all'altare della B. Vergine


vilegi

pri-

pere, nominer
bruscliiui e

cardinali Luigi LauIl

che gode

in

Roma

quello di

s.

Gre-

Antonio M.' Cadolini.


divozione che
la
il

[ler-

gorio, e fiialmenle con gran pom)>a e so-

elice per

la

lennit nel

B47
al

si

celebr l'anno secolaconfraters.

bruschini avca per

B.

LamVergine, la macardinal

re dell'incoronazione. Processionalmente
si

gistratura municipale l'ollenne da

Gre-

recarono

santuario

le

nite del Suffragio, di

Ges
s.

e Maria, di

per protettore, e per festeggiare questo patrocinio con pubbliche tegorio

XVI

Biagio, di
collato, di

s. s.

Hocco,

di

Gio. Ballista de-

stimonianze, fece (pianto apprendo dal

n.

Antonio
il

eilcl

ss.Sagramento,
i.de're'

94

colle loro insegne;

clero regolare esecoil

Oario di llonia deli 843, e dalYyllliimi 1. r p.i8. Oltre alle molle di'lei
1 ,

lare colle croci alzate,com[)osto


ligiosi

niostiazion di giubilo,

il

magistrato fece

minimi, cappuccini, minori osservanti riformati, minori conventuali e domenicani; il capitolo, l'attuale pastore allora amministratore apostolico, la magila

dipingere

al

vivo

il

ritratto del cardinale

da! cav. Bigioli e inciderlo in medaglia dal

perugino

^L^rlinelli, e nel rovescio


s.

il

fron-

tespizio del santuario di

Maria de'Lu-

stratura. Universale fu

luminaiia, di-

mi, con l'epigrafe: rirgini Lnininuni Sospilalrici Coli.

stinguendosi

la (acciaia

del tempio e u-

nilo collegio, le

mura

della citt con rad-

doppiati archi gotici,le sue principali porICj la torre del

Patrono Opl. 1843.


novero
di

S. P.

Barnnbitariim Sncruin Q. Seplempedantis

comune^ alcune
il

fabbricister-

La citt di s. Severino vanta un copioso


uomini
illustri,

che del castello,

monastero delle

che fiorirono

in

SEV
santit
tli

SEV
le

.9

vita, in dignil ecolesiosliclie,

famiglie picene Grimaldi, Gcntlncci,


storici, ivi
1

nelle arti, nelle scienze, nelle armi. Dir

Scrvanzi, cenni

838. A.Mar
gli

qui de' principali, e di

altri
i

far onorato

STRI DEM.E CF.KEMONIE PONTIFICIE, tra


illustri e scrittori posi

ricordo in seguilo, olire


11

gi nominati.

Gaspare

Fulvio

Turchi, Camerinum sacnttn p. 6g, riporta relenco con note de' santi e beati

Servanzi,e di quest'ultimo riparlo a Svezia. Inoltre lo stesso prelato Gentili nell<v

seltempedani e sanseverinati; pi dottamente e con picrilica ne tratta mg.r Gentili

sua opero,

De

Ecclesia Septeinpedana,
di piii

esamin legesta
gi,

die 00 personags

pii volte

lodato,

De

Ecclesa Scllem-

che per armi, scieiizce lettere


la

si

procac-

ptdanaj importante
la
i'Isila

poi l'opuscolo,

Vn

ciarono
e

generale estimazione. Lorenzo


di Sanseverino, fratelli pittori

giorno di divozioue in Sanxcveriio , ossia


de' Corpi santi e di allri og^cUi

Giacomo

del secolo

XV;

Giulio Lazzarclli [)ittoie

di culto descritti

dal conte Severino Scrprimi


Ss.
il

di paesaggio;

vanzi Collio, con notizie relative, IMace-

vanni di

Domenico Indovini e GioFior Giacomo ca[)iscuola degli


f"^'
*^'<'^'

jatai843. Sono
Vittorino
severino,
tri
il

Severino e
i. di

fialelli,

vescovo

Sanal-

?..eremita, e

non come

di.ssero

vescovo d'Amilei'no (questo


santi

uno
ni;

de'

i/\

omonimi secondo

alcualtii

de' santi col


se

nome

di

Severino
i

dicono che

ne conoscono
s.

2),

ss.

Ip-

intarsiatori [)iceni. Fr. Giuliano domenicano nel 14 '4 pul)blico mandalo oratore a Carlo IMalatesta signore di R.mini e al concilio di Costanza, neli43t a Eugenio IV, che nel 1439 si crede l'abbia fallo vescovo di Corico in partibus. Gio. Battista Caccialupi avvocato concistoriale e autore d'opere.
leria dell'onore
t.

polito e Giustino martiri,

Illuminalo

Il

Marchesi, (xrzZdi

benedettino, es. Filomena vergine (di cui


si

2, p.

4o6, parlando

celebrala restaa'5 luglio,alqualgiorno


i

Sanseverino, riporta alcuni cavalieri di


s.

ne tratta Bollando): sono


gherita vedova,
i

secondi

s.

Mar-

Stefano delle fainiglieCancelloltijMar-

Giacomo de'crociferi, Benlivoglio francescanoj come pur lo sono bb. IMasseo, Domenico, Pietro, e Pacifico diverso dal santo; le bb. Marbb.
i

garucci e Servanzi. Si ha V Elogio storico della vita e delle missioni dclp. Gio.

Battista Caiicellolti della

compagnia

di

gherita vedova, jMarsilia Pupelli agostiniana, Rlarchesina Lnzi agostiniana. Angela


na.

Ges, descritto dalp. Giuseppe Mariano Partenio della medesima compagnia, Ro-

ma

847. Fra

gli

uomini

illustri

che

tosi

domenicana, Camilla Gentili matroFelice Acciaferri fu


nel

rirono in qiiesla lispettabile famiglili

La serva di Dio monaca domenicana


:

deve pure annoverare

l'altro gesuita p,

monastero

di

Lo-

Gio.Battista CanceIlotli,di rara erudizio-

ro ove mor
se
il il

il

p.

Benedetto Laudi
:

scris-

ragguaglio di sua vita

lungo sarebbe
Il

ne e singoiar bont, confessore di Alessandro VII, che volle seco nel palazzo apostolico per parlarci ogni mattina.

dire degli altri servi di Dio.


:

conte Rafsto-

Qui vi

faele Servauzi scrisse

Commentario

risplend assai

la

sua virt, vivendo in

rico-critico su la vita di tng.r

Gregorio

mezzo
e

alla corte

con tanta povert, umilt

Servami domenicano vescovo


Macerata 84
I

di Trevico,

I. ci

Il

can. ora vescovo Gio.


:

unione con Dio, che da tulli fu riverito qual santo: pubblic la Vita de' ss. Severino e Vittorino, ed altre opere.
Il

Carlo Gentili
mg.''

diede

Elogio storico di

p.

Angelo Massarelli di Sanseverino

Giovanni Severano filippino, autore


eruditissime opere,
se di
tai
zi

di

vescovo di Telese e segretario del collegio di

come

sulle Sette chieci-

Tremo, Macerata 1837. Elogio di Bartolomeo d'Eustachio, e Memorie storiche di Eustachio Divini seltempedani,
ivi
I

Roma, e
gli

perci giovandouiene lo
il

molte volte:
Collio

conte Severino Servan-

eresse

un onore monutnendi
s.

Sij.Sopraalcuniuomini illustri

del-

tale

con ritratto nella chiesa

Filip-

20

SEV
ria.
s.

SEV
Tra'giureconsulti
(loi

p; ed a Dailuloineo Euslaclii e ail Eustachio Divini con generoso intendiaiento,neIla chiesa di

irono France-

sco Bruni, Nicol e Pieranlonio CoHio,

Severino o antica cat-

Gentile di Ilovellone autore

De Patricia-

tediale, innalz niaimoiei

monumenti.
fa

rum

origine.

Furono

valorosi militi Fi-

L'onorevole conte Severino


la

decoro
le

al-

lippo A. Boccaurati, Lorenzo Coccelti,

patria e contrihuisce al suo lustro an-

Gentile di Rovellone, Clearco Servanzi

che colla penna, e qui legistro

sue

l\Ie-

morie di alquanti vescovi nati in Sanseverino dopo il secolo XII I, raccolte e pubblicate ec. Macerala 845- Il p- Civalli fa onorata nenzione di Francuccioda Sanseverino, condotliere eccellente d'armi ;
i

memorie lagrimevoli delmedio evo e suoi tirannetli, suona ancora famoso il nomedee
altri.

Fra

le

la stoi'ia italiana del

gli

Smeducci, cresciuti

in

potere e dovizie
al parteg-

presso s. Severino.che in

mezzo

giar de' Ge//E e Ghibellini[f^.) furono investiti di terre e castella, e tanl'oltre

Francesco Faiifdo insigne poeta, che nel suo libro Delaudibus Piceni fece ricordo di altri; Gio. Ballista A loisio.lellore di Padova; il conte Leonardo Franchi, celebre medico e poeta; Girolamo Boccaureato canonico Vaticano, solto-datario di Paolo III e vescovo d'Accia. Giuseppe Colucci,
Antichit picene
illustri della
l.

spinfi-

sero le gare, le contese e le leghe colle

nitime genti, da restarne perpetuo argo-

mento

storico

massime

nel Piceno.

La
si

loro storia interessa e principalmente

17, riporta

soggetti

famiglia Gentili, ch' un ra-

mo de'conti degli Atti, cognominala diPio\el'one pel possesso che anticamente eb-

be su quel feudo, oltre


dolo
di

altri:

Giumenta-

rio Gentili (secondo Colucci, altri dicen-

Apiro) fu celeberrimo capitano iie'tempi del cardinal Albornozedi Cola di Rienzo tribuno di Roma. Sopra tutte le famiglie signoreggi s. Severino e prevalse in potenza e ricchezza, con un bel novero d'illustri, quella degli Smeclucci,
ora

rannoda con quella de'pontificati turbolenti d'Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, GregorioXil, Gio va nniXXI II, ed Eugenio IV; ([uindi per ismodata ambizione ebbe deplorabile fine e grave punizione. Neli84ifu pubblicato in Macerata, per le nozze del conte Gregorio Servanzi con Marianna Valentini Sopra gli Smeducci vicari per s. Chiesa in Sanseverino dal secolo XIV al , reminiscenze storiche scritte da mgS Gio, Carlo
:

XV

Gentili.

In questa citt fiorisce


te
il

commercio. Gli
il

opificii,

baslantemendove la-

come

vicari im|)ci

iali,

ora apostolici,
prepotenti
si-

voransi

rame

il

ferro, le cartiere, le

ora liberi signori, ora

come

concie di

pelli, le

fabbriche di cappelli e
di sussistenza
i

gnorotti. Altri illustri di Sanseverino so-

vetreria offrono

un mezzo

no

vescovi Cesare Cancellolti di Bisce-

a moltissimi individui, cos

glia,

Giacomo

di

Bitonto,

Natumbene

grano e da
do,
la

olio.

molini da Meritano speciale ricorri-

d'Avellino e poi di Trivento, Celestino

grandiosa fabbrica di cappelli e


di

PuccitellidiScalaeHavellOjOnofrioSmeducei di Melfi e vicario di nio IV.Oltre


il

nomatissima

Giuseppe Pavoni, sicco-

Roma

d'Euge-

me

tra le migliori dello stato pontifcio;

suddetto internunzio,lofu

e la vetreria aperta dall'industriosa av-

della Svizzera Girolamo FranFrancesco Luzi fu sotto datario di Pio VII. Ciccolino Margarucci non solo gochi.

come esso

vedutezza di Giuseppe Aleandri. Vi


ri

fio-

un tempo anche

l'arte de' tessitori in

lana e in seta. Pio

VI

nel

797

concesse al

l'amicizia di

s.

Filip[)0 Neri,
s.

ma

fu vi-

cav.Gio. Battista CoUioil privilegiodella


zecca,

cario generale di

Carlo Borromeo. A-

come Clemente VII avea dato

fa-

stolfo Servanzi fu diarista e consegreta-

colt di battervi le piccole monete, e di

rio del concilio di Trento.

Gaspare Ser-

rame

erosa fu battuta sotto Pio VI, per

vanzi lodalo per lo studio dell'auliqua-

quanto trovo nel eh. aw, DcMinicis, Ctn-

SE V
li

SEV
scavate dalle

21

sa

numismatici p. 107. La chiudel fiume Potenza, chnmatu ora il Podstorici e


s.

mani

di

que'divoti solitari.

Se poi

si

retroceda e

si

prenda

la via

che

te di

Antonio, olire

il

presentare bella
"

pitloresca veduta, d rilevanti vantaggi


all'industria colle

conduceaiMacerala,a piccola distanza dalla porta della citt s'incontrer il passeggiero a ricrearsi con
la

abbondanti sue acque.

Villa Collio, archi-

La
e
il

ricchezza delle molte e nobili famiglie,

tettala dal valente cav.


telli,

Giuseppe Loca-

bene

stare del

medio ceto
ai

degli abi-

che poi volle

di

sua

mano dipinti

l'a-

tanti olirono all'artista e al

povero l'opbisogni di lo-

portunit
la lascia a

di
la

provvedere

ro famiglie:

vigilanza de'magislrali niil

desiderare,precipnamentesMlla
te-

pubblica e privata igiene, che viene

nuta giustamente

in

gran pregio; quindi


la svel-

l'ampiezza e nettezza delle strade,


ta costruzione delle fabbriche, la

somma

civilt degli abitanti, l'edificante e lode-

volissimo

amore

del patrio decoro, forcitt assai pia-

campestre recesso,econ tal impegno da sorprendere per superare gli altri pittori di qualche rinomanza che abbellirono gli appartamenti superiori. Varie sculture in pietra delle picene montagne, eseguite dallo scalpello di Venanzio Bigjoli (dal march. Ricci lodato il pi valente intagliatore in legno della Marca, lui vivente, e nota che di lui esempi trassero il figlio cav. Filippo a
trio e la scala di quel delizioso
i

mano

il

soggiorno di (juesta

collivarecon infinito impegno learti, perci laudatissimo), notissimo nella

cevole, ga'o ed

ameno, come

rilevo

dald/

Marca

Cesare Barbieri: Cenni sopra la topografa fisico-medica della citt di Sansevevino,

e altrove pe' suoi meravigliosi lavori in

legno; deliziosi giardini a vari compartimenti,,

Macerata 841
I

La

fertilit e l'ot-

fabbriche accessorie con molta


il

tima coltivazione dei campi rendono il territorio ollremodo ubertoso; perci so-

esattezza eseguite, dimostrano

vivo ge-

nio alle arti e

il

gusto squisito del defunto

pravauzano
polazione,

cereali al bisogno della po-

cav. Gio.BatlistaCollio sanseveriuate. i^g-

l'olio

molto,

il

bestiame d'o-

gni sorta copiosissimo,

le

uve sono abvi si

giunger col Barbieri, che pure encomia laVilla Collio, che fu resa ognor piti deliziosa e nobile per
le

bondantissime. In Sanseverino

ten-

cure del conte Seve-

gono

fiere affluenlissirae in gennaio, giu-

rino Servanzi Collio, che chiama pro'eggilore

gno, agosto e settembre, oltrech negli


ultimi sabati d'ogni mese, che accrescono

magnanimo delle lettere e delle belQuesti colla degna moglie contesdi

le arti.

vivezza

al

commercio

e prosperit alla
vi

sa

Teresa a segno
il

prenne grato animo


,

popolazione. Nel territorio

sono motte

verso
gli

suddetto cav, Gio. Battista

ivi

cave

di pietra sostituibile al

marmo
fossile.
il

ne-

eressero

un obeliscodisegnatodalcav,
il

gli edifizi,e

talune di carbon

Av-

Bigioli,

mentre

suo padre scolp lostemelligie del

verte l'avv. Castellano, che se

viaggia-

ma

de'ColIio e

1'

cavaliere ia

tore vuole procurarsi

la

veduta sorpren-

dente

di

un orrido
s.

pittoresco, si porti alle


di

grotte di

Eustachio

Demora con

ve-

Per destare emulazione ai benemeriti della patria umanit, ora il conte va ad erigervi 7 busti in pietra ad altretpietra.

tustissimo tempioj situate a' piedi delle

tanti sanseverinati.
s.

Tanto

della chiesa di

rupi di

Mambrica non
di
s.

lungi da Sanse-

verino pera Camerino, abitale una volta


dai

monaci

Benedetto, poi dagli

e-

remili; ed
scogli

ivi

per una stretta apertura di


di veizuin ve-

Deraora, che della Villa Collioj ragiona pure il march. Ricci. Dice che la chiesa la slessa di s. Michele de Daemoris,coa monastero, luogo abitato

Eustachio

di

vedr istantaneamente a doppie sceimpressione

dai benedettini fino al

SgS, che poi

l'ab-

ne altissime rupi tulle vestite


ra, e sentir dolcissitua

bandonarono per riunirsi agli altri di s. Lorenzo in Doliolo dentro la citt La chiesa di

dendo gli avanii

di quelle cello

qua

e col

molto

interesse, poich la

mela e

22
cavala ue sasso,

SEV
l'allra lutla di traver-

SEV
l'abbondanza delle acque, dalle quali sono innairiati. Sanseverino come governo distrettuale contiene nel suo
de' terreni, e
distretto, oltre
di
s.
il

liuo coniies^sa assai bene, ed della for*

luaogivulecoiminemenle noinnta gotica.


Lsislesopta
la

porla mai^giore un occhio

proprio governo, quelli

travagliato a fogliame con linilczzaenieiliocie eleganza,

come

di

buona maniera

Ginesio e di Sarnano; 21 castelli e ville con c) parrocchie sparsi nelle vicinan-

sono

gli oiiiati della

delta porta, opere


:

ze

compongono
e la

il

suo particolare gover-

posteriori alla fabbrica


le edilzio, bench

rpiesto pregievoresiste al

abbandonato,

comunale annninistrazione, fra i quali merita special men/ione il villaggio


no
di Filino (/'.),che fu antico castello e for-

tempo e alled ila inazioni. Quanto a Ila Vi Ila


Collie, riferisce
i

inauh. Ricci, che nel yc)C) rovinato pel terremoto il casinoCollio, disegno di l'ietto da Cortona, il cav.
il

se sede vescovile,ci che altri negano, posto sulla

cima
le

di elevatissimo colle,

che
si

da

tutte

parti della

Marca superiore
iS'el

Gio. IJalti^la Colilo alcon log


!.'

tempodopo al-

presenta allo sguardo.


descrivere
p.
la

voi.

XL,

nel

letta a

nnova fabbrica di questa sua vilGiuseppe Locatelli nativo di Mo:

delegazione di Macerata a

290

e seg. feci altrettanto col


s.

governo

gliano e lolentinale, pittore e architetto


iKjll'alrio vi lasci bella pittura
n^eriti a

dislretlualedi
t'i

Severino, parlando di luti\*i\

d'ornapi no-

luoghi descritti

Riparlo lerrilorialc,
po[io-

chiaroscuro, e cos volle vincere

ne'qiiali articoli onovi notizie riguardanti il

altri artisti
bili

che aveano

o[i('rat('in
11

paese e

la cill.

La complessiva

luoghi di quelli fabbrica.

cav. Col-

lazioiie era di

l>\,\o^y

ma

si

auuieu-

lio a

perpetuit vi dipinse

ini'

epigrafe,

tata

non poco.
il-

sotto l'atrio della sala del bigliard<i,


I

che

Settempeda,^):'/^^??^^'/^, col'e sue


lustri

iporta

il

marchese. Pel medesimo cava(ornato


di[iinli, di scul-

rovine die origine a Sanseverino,


il

liere e nel palazzo Collio di citt

che prese

nome da

s.

Severino vescopiincipale pat.

anch'esso di pregievoli
chilelt

vo

di

Setlempeda
11

e suo

ture e di altri oggetti d'arte), Locatelli arla

trono.

Colucci, yJnlicliil picene

4, in

cappella domestica in un ottae-

ti'e ai liculi ci

diede

Dell' anlica cill di

gono, ed iu una sala dipinse 8 figure


seguite nel suo bel

modo di colorire a tem-

pera. Le monache Clarisse di s. Severino hanno di disegno del Locateli il loro [)ic-

StUenipeda , donde ricaver breve cenno, le discussioni. Sanseverino sorta dalle ceneri di Settempeda, siccome

ommeltendo
abbond
cos

in ogni et di
chi gli antichi

uomini

illustri,

colo tempio dell'Annunziata, opera ele-

ebbe

monumenti

ap-

gante iu forma di croce greca. Meglio


leggere
:

prezzando, cerc di raccoglierli e illustiarli,

Lavori eseguili

in

Sanseverino

secondo

lo stile o

il

gusto del secolo in


il

da Giuseppe LocaicUi

pillore archi tallo,

cui fiorirono. Francesco Panfili e

p.

Gio.

edesciilfalconleScvernoServnnziClHo, Sanseverino presso Benedetto Ercolani


II

Battista Cancellotti ne trattarono legger-

mente,il

."nel

poemaDc laitdius Piceni,


s.

impressore vescovile 1843. llp.Cival-

l'altro nell^ vita di

Severino. Il nominalo
cav. Valerio Cancelle

scrisse

che

s.

Severino avea sotto di

se

LeonardoFranchi e il
lotti, Ia.sciaiono

12

castelli e 34- ville popolate. Il INIars.

mss.

loro erudite ricer-

chesi dice che


sce la

Severino giace ove

fini-

che.

Il

p.

BernardoGentili, altro sanseve-

Marca
il

si

congi(uige con l'Umbria;

rinale e dell'oratorio di s.Girolamo, pubblic con plauso in

che
glio;

il

suo recinto pi d'un buon mi-

Roma

nel 174"?le

'e-

che

contado contiene 4G
gli
i

tra castelli

lud

la

Disseriazione sopra

anlichiU di

e villaggi,

abitatori de'quidi co'cilta-

Sellenipeda ovi'cro Sanseverino, giovandosi assaissimodegli studi fatti da'suoi ri-

dini fornjano

5,ooo capi;che rallegra

l'a-

menit del circonviciuo paese,

la fertilit

cordali coaciltadioi diligenti e dotti. Va-

SEV
rie cose

SEV
catasti e negli alti pubblici col

23

nonilimeno erano d'aggiungersi

nome

di

e con altre

memorie

niss.

date dal nobile

Seltempeda
geva
da, Colucci

si

denomina

il

luogo ovesor-

niagistratodellaciltal Colucci, esso Iratl l'argomenlo che

l'antica.
la

L'ubicazione di Seltempe-

vado a

sfiorare, sul-

prova cogl'iliuerari pure

J'esislenza,nouiejOrigine,ubicazione e

me-

morie onorevoli di Seltempeda, e di sua decadenza che die origine a s. Severino, serbando per la sede vescovile le memoriecristicine della medesima. S'inlendeche
rispettabile mgJGentilianchedi questo argomento si occup nella sua bell'opera, lib. I Dcanliquis Stptenipcdanoruiii
il
:

un ramo della via Flaminia da Nocera, per Seltempeda, Trcja e Osimo conduceva in Ancona, restando Seltempeda tra Prolaqueo ora Pioraco, e Treji un tempo detta Montecchio; nell'altro ramo Setbisajvia

lenipeda era collocata tra Pioraco e Urcome trovasi s. Severino. Secori-

vioiintnaiitis.

Nel Piceno
il

vi fu la citt di

do alcii;ii l'etimologia del nom^Setlenipeda sembra greca, per cui forse anche
la citt fu

Settenipeda e

popolo settempedanOjCo-

greca d'origine, ritenendosi da


siculi,

me

si

raccoglie da Plinio, Strabone, Daldagl' itinerari d'Antonino,


le superstiti lapidi, alcune

essi

fondata da' greci

mentre

il

p.

bo IMensore, e

Gentili l'attribuisce a'sabini,

come

quelli

confermand.olo
le

che da Sabina
tare
il

(/'.) si

recarono ad abi-

delle quali riprodusse Colucci. Surse nel-

sponde

del

fiume Potenza presso


s.

alla

Opina Colucci e crede prvare,che sbarcali greci-siculi nel suo non


Piceno.
i

presente citt di

Severino, e [)arecclii
del

documenti provano
ins, sussistili

suo

nome

Se-

pteiiipcda e del suo popolo Sipternpcdci-

si portarono in questa parte montana, nedisboscarono l'inospilo suolo e fabbricarono la citt,con altre me-

prossimo

litorale,

anche dopo

la

distruzione
e quali

diterranee della regione, sebbene altrove


attribu a'siculi
le

della citt ed usali

comunemente

fondazioni delle citt


agli

sinonimi con Sanseverino e co'satiseverinati, siccome derivati da

marittime, e
piuttosto ed

le

mediterranee

umbri

Setteuipeda e

al

sabini. Pertanto ricreden-

propinquainente dove fu gi in un'amena pianura sulle sponde del fiume Fiussore (non pare; Colucci e altri presero
il

dosi dell'anteriore opinione, con ragioni

congettura che
nel litorale,

siculi

non

si

arrestarono

ma

penetrarono ne' luoghi

Flussore pel Chienti;

il

p.

Brandi marte,
nel Plinio
il-

mediterranei piiprossimiagliApennini,e
specialmente lungo lesponde de'fiumi,co-

che eruditaoente ne tratta


IO), pensa che

lustralo nella descrizione del Picerio, a


p.
il

me viepi^i
si

(hcili

a penetrare in regioni di-

Flussore

sia

il

fiimii-

sabitate e impraticabili,

anche per

aprir-

celloAsola,eforse ilFiastra fu anticamente

facilmente

le

relazioni fra le parti

mon-

chiamato Flussore: del fiume Potenza


parlai ne'Iuoghi che t

io

tane, mediterranee e marittime; quindi


vi piantarono primi loro abituri chedieronopoi occasione a Ile grandi citt. Laonde rigettata l'asserzione del p. Gentili, che
i

hanno

relazione)

poi Potenza, secondo

il

p. Gentili, circon-

data da 7 vaghe colline donde naturalmente le deriv il nome, e forti mura la cingevano, le fondamenta delle quali, for-

Seltempeda
lucci gliela

sia

d'origine sabina e rico

nosca^ingrand^lnentollai greci
a'greci-siculi anteriori ai sabini,
sti

siculi, Co-

mate di grandi e quadrate pietre, si rinvennero nella contrada Cerrelana lungi da Sanseverino circa un miglio; il quale luogo nel medio evo e nel secolo XIH ancora si denomina vaiye/fe//;e^/(r/,come provasi dalle bolle di Gregorio

d pi antica con attribuirla

ed a quene accorda l'incremento. Sia cO' munque, la condizione che seguirono le


solo

altre citt del Piceno fu

comune

a Sel-

IX

del

2'z8,

d'Urbano

V del 26
r

e durava nel

4o

'

tempeda ancora. Finch la contrada non fu soggetta al dominio de'romaui, Seltempeda


si

anzi sempre e anche presentemente nei

resse e visse colle

proprie leggi

o4

SEV
peda,
e nel

SEV
linuafi sino alla (ine del territorio. L" e-

godendo unn vera nulonoinia, non essendo ad altri die a se stessa soggetta, o ai
magistrati che dai suoi cittadini creavansi.
il

poca della deduzione colonica

di

Seltem-

come

la

colonia di Cingoli, segu\

Nell'anno

4^6

di Pionia,

sollomesso

dopo que>ta

in

vigoredellaleggel'laminia

Piceno dalle armi romane, anche Set-

tempeda cadde in servit, ci che ripugna alquanto al p. Gentili, che pose la sua patria fra le confederate e non rihelle ai romani suoi alleati, per le teslimonian/e d'alcuni che affermarono non aver settempedani preso le armi contro romani, dichiarando per non sicura la'o asseri i

Sro di Roma, e tale era ancora iu tempo d' Augusto. Settempeda divenne
poi sotto g' imperatori

romani municifederata

pio di 2. grado e

come

aequo
si

foedore, e provasi con lapidi in cui


g:
le

leg

Municipi Seltcmpedani.
fu regolata nel
la

Come

tulle

altre citt del Piceno, eziandio

peda

Settemgoverno politico; fori

tiva.

Ma

Colucci, considerando che

ro-

mava

sua repubblica, e

suoi cillaJi-

mani ebbero due guerre

co'piceni, delle
gli

ni erano divisi in gradi, secondo le generali divisioni


:

quali fiu'ono capi e autori

ascolani

il

grado pi nobile fu detsuoi capi chiamati

chela i.'tei-min colla resa de'piceni, onde

to ordine, corrispondente a quello equestre di

considerabilmentesi aumentarono
ze

le

for-

Roma; ebbe

romane, con cambiamento


in tutte le citt picene,

del gover-

principi della giovent, equi valenti a'pri-

no

che dall'auto-

mi

della citt e

noma passarono
la

alla servit;

che

la 2.^

ritto di

figli de'decurioui con diessereammessi all'ordine decurio-

guerra e molto posteriore


le

fu

pretensione delle cilt italiane


picene di voler dare
gli
il

mossa per e di mol-

naie.

Il
si

peda

principale magistrato di Settemform de'duoviri, che esercitava-

voto ne'rom.'ini

no
r/oj

la

giurisdizione solamente nel suo di-

comizi, ed in cui
lerio vinsero

ascolani vicino a

Fa-

stretto.
il

Ebbe puie

'\(jua[uon'irjuridicHn-

Pompeo Strabone;
i

conclu-

prolettore dei municipio, e la


il

mangli

de che havvi qualche dubbio, se in questa s.^guerra si comprendessero setleaipedani, ma niun dubbio per vi pu essere rispetto alla ,^ E siccome la pena della prima ribellione de' piceni fu quella
r

canza di lapidi impedisce


altri suoi

conoscere

magistrali maggiori. Fra' migli edili, di visi

nori in[. luogo vi furono


in curuli e plebei,

secondo
e

la

polizia della

romana repubblica,
i

sembra che anco

di

sotlomeUerne

le citt e

ridurle

al

graalsta-

do

servile di prefettura, cos

non pot

Settempeda avesse suoi. Il curatore settempedano era un senatore romano, invialo dal senato con intelligenza degl'imperatori, a soprintendere aireconomico e
al politico della citt, e

lora

esimerseneSettempeda,che dallo

lo di pienissima libert pass a quello di

prcfellura,e perci soggetta alle leggi che

come
i

gli altri

am-

Rema imponeva

pel prefetto
la

che spedi

ministrava, giudicava, ficeva ci che voleva abusi vamente;mentre

a governiula; di pi pat

conquista di

curatori eraai

parte del lerritorio,che pass per ima met in potere


sti

no

stati istituiti

per riparare

disordini

de'romani

vincitori.

Con quevi

e porre freno alle prepotenze de' cittadini colonici.

acquisti de' terreni, t

romani

de-

Non conviene

dussero delle coIonie,e l'ebbe pure Settempcda, sebbene ne dubiti il p. Gentili,


confutato da Colucci,
il

Gentili, che volle sostenere

Colucci col p. che il curato-

le

quale con

testi-

sia di quelli
ri

seltempedano risanato da s, Marone, che presiedevano agli affa-

monianze storiche sostiene che Settempeda fu colonia appunto, perch il suo agro soggiacque ad essere diviso e assegnal(),con limiti interrotti dai luoghi sle-

pubblici,

ma

piuttosto d'altra specie

e destinati da Augusto,

non solo perch


cuaffari

ancora non erano


blici,

stali istituiti silFalti

ratori che presiedevano agli

pub-

rilr,monluosi e sassosi, per non essere con-

ma

altre!

per leggere nei Uollan-

s
disti.

V
cn'ilitis

EV
s.

?.

Muro

Prociiralorcin

Se-

pltripedae hydrope vcxatum curavil. I st;i'eiT)[)eiliini ebbero Feronia (a questa dt^a fu intitolato il tealio rinnovalo da

Marone, detto ancora impropriamentes. Maroto, e speDulia predicazione di

cialmente dal miracolo

ila lui O|)er;tlo

favore del procuratore setleinpedano,

ri-

non nioUi anni

in Sanseverino,onde chiamasi Teatro Ferouia) per nume luteiare, ossia Giunone, assai venerata dai sa-

conoscono alcuni l'origine del cristianesimo in Seltempeda: Colucci peraltro la

bini e latini, e forse dai primi ne fu in-

trodotto

il

culto

si

vuole che

il

suo temin

remoto principio, conforme da lui dichiarato nella Dissf.rtazione preliminare del t. 3 delle Amichila picc'
ripete da pi
al

pio fosse alle falde del Monle Nero, ove


si

e. Sulla inlroduzionedella fede di

Ges

eresse l'abbazia di

s,

Lorenzo
la
la

Do-

Cristo in Seltempeda, pi egregiamente


scrisse ug.'^ Gentili,

liolo,
le a
lei

ed ebbe
il

il

flamine e

flaminia, va-

De

christianae re-

dire

sacerdote e

sacerdotessa a

ligionis apiu Selteinpedanos iniliis, nella storia della

particolarmente dedicali e godenti pre-

chiesa seltem pedana. La sintri-

rogative onorevoli e autorevoli, comesi

golare situazione di Seltempeda sul

apprende da due marmi settem[)edani. Fra'seltempedani anche Giove ebbe speciale cullo, cosGiano.Stltempeda fu citt
illustre fra le antiche della provincia;

vio della rinomatissima descritta strada,

probabilmente

le

dov recare

lo spirile

tuale e morale profitto di ricevere tra

ma

prime

citt del

Piceno

la salutifera

fede

Colucci non pu concederle quanto viene


asserito

cristiana.

si

guardi

la

spedizione fatta

da Panfilo sulla sua dominazione

in questa regione, o in altre parti della

nel Piceno, e sulla distinzione a lei usata dagl'imperatori Aureliano e Costanzo; bens rimarca la vantaggiosa sua situa-

Gallia Senonia o altrove, egli certo che


i

zelanti propagatori dell'evangelo dovefar

vano

capo

in

Seltempeda, anche priluogo di loro


i

zione posta in un trivio della frequentatissima viaFlaminia,che


ivi

ma di

giungere

al destinato

facendo capo

missione; e Seltempeda pot ricevere


luoghi a'quali erano diretti
i

venendo da Pvoma, ivi ancora si divideva in due rami, portando uno a Fermo e Ascoli, l'altro per Osimo e Ancona. Di
conseguenza fu
tata, assai

lumi della religione cristiana prima dei


gli

apostoli o
sel-

discepoli loro. Per

il

procuratore

popolata e frequen-

anche

pel celebre

tempio diFeronia,
i

ove

si

ponevano

in libert

servi

sicco-

me

Strabene nella Geografia non ramment che le citt pi celebri e piii illuIri, l'averla egli ricordata,questo ben supplisce alla

tempedano, risanato dall'idropisia da s. Marone, pot cooperare alla propagazione del cristianesimo, ma non all'introduzione. Anzi se egli mosso dalla fama dei miracoli del santo, and a impetrarne
la

propria guarigione, conviene credere


in

mancanza
e

di

monumenti

in fa-

che gi
la

Seltempeda

vi fosse

penetrala
si

vore di Seltempeda, consumali dal tem-

dottrina cristiana che da quel santo

po divoratore

manomessi nell'irruzioni barbariche. Fu Seltempeda citt di molto


splendore, e certamente avr avuto quei

predicava. Ottenuto poi dal procuratore


il

miracolo, e con esso convertito alla fe-

de, pare naturale conseguenza che molti

magnifici edifiziche di altre restano avanzi;

sellempedarii sorpresi dalla grandezza del


prodigio,e mossi da

esistono per lapidi di diverse illustri


si

un esempio tanto audilfiisa

famiglie e individui settempedani, che

torevole e di persona tanto rispettabile,


si

ponno vedere

in Colucci. Riferisce

il

ci-

saranno convertiti e avranno


la

tato Calindrijche in Sanseverino conti-

meraviglia
ro citt.
tribu a

credenza cristiana nella

lo-

nuamente sono scoperte


bronzo e
di

delle statue di

Che il miracolo
promuovere
la

dis.IMarone confede pressoi set-

marmo

ed

altri

oggetti che

mostrano qual

fosse la

prima origine.

ten)pedini resta ancor provalo dali'an-

ib
licliissimo cullo

SEV
che
gli

SEV
professano
i

set-

inoltre,

non

esservi

memoria che

il

re de-

leuipedani, e lecill e luoghi coulenni.


Ili.

vastasse alcuna citt del ducato, quindi

Lniigii

questione

si

f.i

dai

|).

Gentili

essered'a vvisocbes. Severinodi Scllem-

sull'epoca della decadenza diSetleinpedii,

peda, edificato colle macerie dell'incenerita cilt,


si

ponendo ad esame
i

le

opinioni

tli

vari

popolasse nel secolo X, e che


fosse rovinata per opera

nioileini scrittori,
Illa

quali dicono the Toi

Settempeda non

re de'goli per soccorrere

suoi.slrelli

de' longobardi, n nella guerra spoielana. Invece porla opinione, che lo

in l'iOMia cra>';edio dalle orini di Delisaii'j,nel 54')

sceml'eser-

travers con pi bre\ e

cam-

pio della citt avvenisse


cito di Tolila rec al

quando

mino
tando
da,
la

le

regioni picene, ruljando e diser-

citt e villaggi, assedi Selteinpe-

ne

Piceno tante rovisiccome Seltempeda era nella via

prese e saccheggi,

la

mise a fuoco

consola re e militare, recandosi Tolila dal-

e dai

fondamenti

la

rovin, con grande

eccidiode'ciltadini. Altri poi vogliono che


pi.1

lardi fosse abbnttuta, o

almeno

in-

tieramente desolala da'non


longobardi.

meno
i

feroci
T^la-

Un anonimo
rerum

riferito

da

va{oi\yScriplores

Ital.l.

o,()

365,

attribuisce pi lunga esistenza a Selleui-

l'Umbria all'acquisto d'Osimo e Fermo, passando per Seltempeda l'assedi e die alle fiamme; ovvero tale inforlunio avvenne quando Toti la, vinto il Piceno, s'incammin a soggiogare l'Umbria. Termina con dire: certo che Settetnfieda non cadde vivente il suo vescovos. Severino,

pedj, poich

la

vuoledistrutta nella guer-

ma infelicemente per quando


volalo in cielo nel i>4-')3nno
t

il

santo era
cui la cit-

ra spoielana contro
di Spoleto del

Trasmondo
si

11

duca

111

724, e
ili

fonda nella caria

rest bruciala. Tuli senliuienli del p.


Il

Eudo liei g44


di

vescovo

fyljbric la

Camerino, il quale chiesa in odore di s.


la

Gentili furono seguiti dal Turchi.


lucci

Co-

dichiarando incerta l'epoca del de-

Maria

e de'santi del cielo presso Sausele

verino, e

assegno

dote

dalla carta
si

del vescovo riferita

daColucci

appren-

de, che fond la chiesa

non

vicino a Set-

vastamento diSellempeda, crede che pecaduta delle altre citt picene, avvertendo per, che quelle de'goli in diverse epoche colle sue genti malmen
risse nella
il

tempeda, bens alla via pubblica, sopra d'un saso contiguo al Potenza e presso il castello di s. Severino. La decadenza e distruzione di Seltempeda, e l'origine di Sanseverino, un punto storico contrastalo e incerto uno de' laberinii che
;

Piceno. Dalla parola del vescovo


in

Eu-

Gastalda sub lepidauo, pare che sia lo slesso che dire in Gastaldato Setlempedano.Dopo la venuta de'longobardo
di, come avvertono dotti Bollandisli , cambialo governo e nome al Piceno, cominci a chiamarsi /Jarchia, perch da essi derivarono dal 5'j5 in poi le contee,
i

presenlano

le storie

municipali del meIl

dio evo, prive di sicure testimonianze.


Colucci riporta vero
ze,
le

diverse senten-

marchesati,

gaslaldati. Questi ultimi

propriamente poco siringe per stabilire sia l'epoca, sia il conoe e da chi fu Scllempeda annientala. Tentenna fra
le varie lezioni, le quali poi

ma

si

forniarono d'un complesso di castella,


soggetti al gaslaldojdeputato dal
al

o/^/;/('7,

principe signore di quel dominio

suo

sono tra

lo-

governo. Laonde sembra che

aila

venuta

ro contraddittorie.

II

p.

Gentili con rail

de'longobardi ancora esistesse Seltempeda, per essere dichiarata gastaldato, o al-

gione confuta r asserto dell'anonimo,

quale

fa

punire

la

ribellione di
(il

Trasadi-

meno
lo col

lo

formarono

nel castello di

s.

Se-

mondo

II

dal re Berengario

quale

verino nel VI o VII secolo, appellando-

venne re d'Italia e imperatore neir888, mentre Trasamondo futucadal 'j'2f\.a


740!), con privarlo del ducalo
;

nome

dell'incenerila citt, a cui era


il

succeduto, secondo
ci.

p.

Gentili e Coluc-

dicendo

Quesl' ultimo crede che V origine di

SEV
s.

SEV
lU.-lIa

9.7

Severino dcbbnsi ciH'ejjoca


ili

sepolpoi

Rammento, che
so
il

ricordai a Picr.vo
il

come

tura del vescovo

tal

nome, come

gi la regione d(jpo

7'2(),

avendo scosprotezione

dir mcylio, sulle velie del IMonte Nero,

giogo imperiale de'greci e de'longosi

ed

il

suo iiigraiulimenlo doversi ripetep. Gentili

bardi eretici,

pose sotto

la

re dalla totale rovina di Settempeda, ad

onta che
ci

il

ed

altri

sieno di di-

verso parere, cio che S.Severino comia-

anche nel dominio temporale, inclusivainente al ducato di Spoleto; laonde Carlo Magno ricuper dalle
e difesa de'Papi,

dopo

la

distruzione di Sellempeda.

usurpazioni de'longobardi
e
li

tali

ilominii,

che sussistendo ancora Sellempeda, cominci a edificarsi s. SePiiliene Colucci,

verino, a cagione delle reliquie riposte in

cima

del IMonle Nero, con aggregato di

case, chiatualo Castel Reale, alla cui ve-

romana, ampliandoneilprincipato. Nella prima metdunque del secolo VI II incomincio il sovrano dominio de'Papi sopra Sanseverino, che segu le vicende e destini che riporrestitu alla chiesa
i

nerazione accorrevano
parli, e le abitazioni
si

divoli da molte

tai

a Piceno,

Mabca cMacerata,

gover-

superstiti cittadini di

aumentarono coi Setteu^peda dopo


fabbriche an-

nandosi a comune, con reggimento


le altre citt

come
il

marchiane, con forme real

la sua totale distruzione; le

pubblicane,

modo

di

quasi tutto

ri-

darono successi vamenle crescendo, dimodoch co! leinpo divenne CaslelPveale importante, scambi la denominazione con
quella di s.Severino per
to
ivi esistenti; le spoglif^

manente della

legione.

Come questa San-

severino fu agitata dalle fazioni, concluse alleanze, fece

guerre e paci. Ebbe prinnate guerriere contese con

del san-

cipalmente

osti

fu presto luogo assai ri-

Camerino,
ritorio.
I I

spettabile e polente castello,com preso an-

e sovente ne danneggi il terScrivono alcuni sloru;i,che gi nel

ticamenle nel ducato di Spoleto, secondo


Gioselfo Ptosaccio, couimentalore della

te

soggetto anche

19 Sanseverino era divenuto in paral dominio temporale

Geografa

di

Tolomeo; ma
il

altretlanto

dei vescovo di

Camerino, senza pregius.

non

si

legge nel p. Fatleschi,

llf morie

del

dizio dell'alta sovranit della


della signoria del

Sede, e
ri-

ducalo di Spolclo pi 77,

quale bens

comune. Pertanto
il

parla del gast-ddalodi Setteinpeda, e dei

porta

il

Turchi a p.5g, che


s.

vescovo domolti luoet c/iis

monasteri celebri fondati nella diocesi.

minava come niarchiones


ghi, ed in loto castello

in

Cosa fecero gaslaldi ed ducato di Spoleto lo dissi


i

guslaldaii del

Sevtrini

a Rieti che tale

curte^ in Castro PalUolid, in coeiiobiis


s.

era.

Dopo
il

che Carlo

l\I;iguo nel

iine al regno de'longobardi,

770 die don alla s.


il

Enstachii de Denioris,

et s.

Lauren-

Ili ili

Doliolo

in plebe

s.

f'iclorini, et

Sede

ducato \Spolelo[f'.),

quale per

in aids ecclesiis. Inoltre spettava al ve-

allora intieramente

bene

gli abitanti,

non consegn, sebe perci anche sansei

scovo Castriun Collis Ludi [m\^o Colle luce), et Bohignanunij et ad saeculuin

verinati,

giurarono vassallaggio a Papa


1,

usque XIII dorninatits fuisse Castro Alifurni.

Adriano
raser
la

e in testimonio di fedelt
i

si

Hinc palet AnUstites nostrosjus

barba e

capelli,

che portava-

no
i

alla foggia

de'longobardi, protestando

habuisse temporale in iota Septtmpcdana dioeces, in nua Castra dia, et eoe

di vivere all'uso

romano; so^^ezione che

sanseverinali rinnovarono nel

775

alla

noba sita sunt. Noter, che non positivo che vescovi di Camerino avessero
i

sede apostolica. Narra Colucci, che cogli abitanti del ducato di Spoleto giurarono
vassallaggio ad Adriano
I

il

dominio temporale sopra

l'intiero ter-

ritorio di Sanseverino: lo sar stato so-

quelli

ancora
capelli.

del ducato Feru)ano,Osimano e Anconi-

pra alquanti luoghi della diocesi, e forse sopra (|uel li sol tanto noni ina ti JalTurchi.

tuDo, tutti radeaUosi la barba e

Dal vescovo

di

Camerino

fu duLoquaii-

rtS

EV
tentarono
di

SEV
ricuperare
si

to possedeva in Sansevetino in feudo al niaicheseWarnieroealia sua moglie Al-

le castella,!

san-

severinali co'fermani
tro la Chiesa, e

sollevarono conla ribellio-

linda, cio quanto

[o'

meglio

duo

p.-.r-

cagionarono

lando dell'antica mensa di Seltempeda. Gio. Marangoni, Meinoriedi Civitanova p. 245ijripoila il diploma dell'imperatore Federico
I,

ne della Marca operata da Manfredi naturale di Federico II, e le successi ve guer-

in

favore della cattedrale

mentre armato sia va nel contado d'Osi moneti 177.


e del capitolo di Sanseverino,

Appiendo da Girolamo Baldassini Memorie di Jesi p. 89, che nel 256 Annibaldj nipote d'Alessandro IV e rettore.
1

re della Marca, assolse


sto

jesini pel

gua-

Nella contesa per l'impero, rifeiisceCompagnoni, Reggia picena p. 82, che San-

dato insieme

alla

gente di Sanseve-

rino, al Castello dell'Isola, ch'era di pri-

severino non fu compreso nel

1202

nella

vativo dominio di Gentile da Rovellone,


a condizione

perch con alIrilnoghiaderivaaFilippodiSvevia con-

famosa pace

di Polverigi,

chegiammai

stringessero leil

ga co'sanseverinali suoi nemici, a'quali


rettore
zione,

tro Ottone IV: gi Sanseverino era divenuto importante, dice Compagnoni,

dopo minacciata
gli

la

sua indigna-

promise che

avrebbe rimessi
il

traendo
tica

suoi fasci e regi auspicii dall'an-

nella sua grazia, appena restituissero


stello

ca-

Seltempeda, citt di curia generale, prerogative che nou ammette Colucci. Convien dire che poi Sanseverino riconoscesse Ottone IV colonato da

da loro ritenuto

al

Gentile, e agli

arbitri stabiliti dal

rino e dallo stesso Gentile.


nali e altri popoli della

comune di SanseveCompagnoni
Marca contro
il

Papa
la

In-

a p. i2iparla delia rivolta de'sanseveri-

nocenzo lll.dappoich sebbene per

sua

ingratitudine e usurpazioni fosse poi dal Pontefice scomunicato, nel novembre del

rettore Anuibaldo.che colla sua prudenza


di
li

ridusse all'ubbidienza e nella fede

1211 trovandosi inSanseverino, concesse un privilegio alla chiesa setlempedana che Marangoni riprodusse a p. 255. Camillo L'
lii,

s.

Chiesa, con quelle capitolazioni conlui

venute e da
lucci, Ziryy'rt

pubblicale.

Leggo

in

Co'

Hisloria di

racconta

la

Camerino p. 2 34, concordia seguita per mezzo


Camerino Azzo,
podest
tra
i

o Montecchio illustrala p.8g, che tulloci si fece in Montecchio, ove risiedeva il rettore. Riferisce l'Acquacotta
nelle.^/e/;jonff///l/<2t/icrtp.
sta

del vescovo di

conti

8 5, che queluoghi favo-

del castello della Truschia,ed


rinati, e per essi col

sanseve-

con Sanseverino e
I

altri

retlore Fil-

rirono nel

dismino, nel gennaio 12 18, nella chiesa di S.Severino. Aggiunge Lilii che casteli

Maria e di s. Venanzio, che possedevano i nobili di Camerino, ebbero oli

di

s.

due Papa e dominante nella provincia, confermando con solennit e giuramento di fedelt i

263

il

partito del re delle

Sicilie I\Tanfredo,

nemico

del

patti d'unione e concordia. Nel seguente

riginedallegueneco'sanseverinati e matelicaui.

Quindi lodando sanseverinali perch conservavano gli spiriti, la grani

di

anno sanseverinali infestarono lo stalo Camerino, con molli danni. Dopo la morte di Manfredi, temendo sanseverii i

splendore de'seltempedani, dice che furono assai favoriti dall'imperatore Federico I e dall'imperatore Federico II,
dezza e
lo
il

nali d'essere assalili,

si

unirono colle re-

liquie del partito guelfo, assoldarono

4oo
ville

bretoni, ed uscirono a daoneggiareil territorio de' camerinesi, e poi

quale nelle guerre co'camerinesi

si

ser-

molle

Sanseverino per piazza d'airai,e lasci che sanseverinali usurpassero le cavi di


i

che saccheggiarono; inoltre co' lolentinali depredarono dintorni e bruciarono il


i

stella di Gagliole,

Palino, Aria e Chri-

borgo

di

Caldarola nel 1270.


i

Fremendo
la di-

spieri a' camerinesi.

Essendo morto

nel

vendetta,

camerinesi furono repressi da

j25o Federico

li,

mentre

camerinesi

Gentile Varani loro capitano, per

SEV
sparit delle forze. Unite poi tutte le sue
genti con
il

SEV
suo contado da una parte, e
lo

29
<'omu-

uccise

Giacomo conte di s. Maroto, ^oo nemici CI eoo ne fece prigioni:


lanciate dai ministri pontii

nit di

Fabriano,
altri

di Malefica e di

Sanse-

verino e
cui

luoghi del loro distretto,

questi ritenne lungo tempo, ad onta delle

dall' altra

scomuniche
ficii

; onde non passava giorno in non succedessero gravi conlese, vio-

camerinesi.

dell'Umbria e delia I\Tarca contro Lilii cheVi narra, dice pure delle barbarie secondo alcuni usate dai
tinti,

lenze, ladronecci, incendi!, oinicidii e altri

enormi scandali, tantoera


fusione in cui versavano
1
i

lo stntodi

con-

marchegiani,
infelici

camerinesi co'

che nel 1272 colla


lasciando

mali umori di que'tempi

crebsta-

restituzione delle castella e sborso di de-

bero coH'assenza del Papa, che avea


bilito la residenza in
I

naro ricuperarono

la libert

Avignone, onde nel

degli ostaggi per l'esigenze de'camerinesi,

ad onta che Gregorio X, ed l'Umbria e della Marca non


i
i

rettori dello

rico

permet-

3,dopo la morte dell'imperatore EnVII capoparte ghibellino^ si commossero suoi aderenti e fuoruscili della
3
I
i

tessero e minacciassero camerinesi; laon-

Marca,
ceratesi,

e uniti in lega co'sanseverinati,


il

de poi furono multati di 0,000 lire, ma ne pagarono 2,000 al rettore della MarI

vollero abbattere

partito de'guelfi

mai

come pi

prepotenti appresso

ca

Fulcone de Podio. Nel 1278 sanseverii

suoi rettori. In questi tempi di turbolenze,

nati uniti a' tolentinati scorsero Bclforte

e Urbisaglia,

le

saccheggiarono e ne rove-

appena sopite ripullulavano, cos avvenne nel 3 1 4 contro il marchese della


I

sciarono

le

mura, ad onta de'camerinesi.

Marca
lo

e sua curia, trovandosi tra'prin-

Sanseverino neli2c)o concorse tra'primi

cipali nobili insorti

Clauduccio

di

Malpe-

nuovo studio di Macerata; quindi nel lagS venne assoluta dal rettore Raimondo, per offese fatte ad altri comuni. iXel 3oo Sanseverino fece tregua con Monlecchio, Tolentino
della
al
1

comuni

Marca

da

s.

Severino. Frattanto pretenden-

do all'impero Lodovico

V il Bavaro^ fu scomunicato da Giovanni XXII, ma il


principe co'suoi aderenti ghibellini
in
si

rec

Roma

nel

328

e vi fu coronato; quinil

e Matelica, per le rotture insorte,


di fazioni guelfa e ghibellina, e

come

di

per sostenere

per ripa-

privilegi e grazie,

suo partito dispens ed esercit molti ats.

rare
I

ai

disordini che ne provenivano. Nel

tentati contro la sovranit pontificia, tra'

3o4 nuove guerre municipali agitarono la Marca, e Camerino la mosse ai sanseverinati, assediando nel i3o5 castello
il

quali dichiar vicario imperiale di


verino, Smeduccio della Scala, che
chesi nella Galleria dell'
il

Se-

Maronore, chiama
arcivescovo e

di

Gagliole ripreso dai sanseverinati

progenitore della casa degliSmeducci. Nel

l'ebbe per cessione degli abitanti, contro


i

i353 Giovanni
agognando
i"e
i

Visconti

quali

si

portarono
:

matelicani ed sani

principe di Milano-di fazione ghibellina,


al

severinati

dopo

fiera battaglia

co'came-

dominio

d'Italia e spegnedi co-

rinesi, questi assediarono Matelica, e l'a-

guelfi,

negozi una gran lega

vrebbero espugnata, se Sanseverino non avesse concitato tutta la IMarca; quindi Clemente V ordin a Camerino di depor-

quale entr Smeduccio della Scala che signoreggiava Sanseverino, e altri potenti e tirannetti della Marca; per

muni,

nella

Mentre nel 1807 si ribell la maggior parte della Marca di fazioneghibellina, Ancona infest con barbare scorre le armi.
rerie
i

cui Innocenzo

VI

reprimere

le
il

violenze
celebere vicario
i

de'grandi, sped da Avignone

rimo cardinal Albornoz, legato


si

confini della guelfa Jesi, che per-

generale dello slato pontificio, e nel


dichiar
al

355

ci

si

trov costretta invocare l'aiuto di


:

suo servigio Smeduccio da


altri nobili
i

Sanseverino e l'ottenne

tuttavolta nel

s.Severino,con

ecapi di guerra:

i3o8

insorsero gravi discordie fra Jesi e

imperocch sebbene sanseverinati secca-

3o

SEV
liprini

SE V
posto
al

do le cnnlingen7e cie'lempi furono guelfi o gliibellini, co^helli a sognile le piedoniinanti fazioni, nondiiiicno iiioblraroiio

principio del ponte) Dn.

TI onofiiCol.Snieduli pr sacra rovi. Eccl.

f
et

icari gcii.lis. Terrae Sancii Sci'erini

sempre inclinazione
gnainiono
Ira'

alla

dipendenza del
si

Deslrictus hlc
nel

J'apa, loro antico sovrano, per cui

se-

Trovo

Turchi

a p.

Pons conslrucUis fitit. 27 che Innocenzo


i

primi ad nbl)idire
il

il

car-

dinal Alhornoz.

cardinale fren l'au-

dacia de'signoioUi, e ricuper alla Chiesa


1
i

doininii usurpali. Dispulaiidosi nel


1

Ali leslitin il castello di Ficaiio a Bartolomeo Smeduccio, ed al suo nipote dominaiore di Sanseverino il dominio d'Apiro, de'cpiali luoghi se n'era impadronito
il

37

se a
la
s.

Fermo

in

Macerala dovesse
per I\Iace-

famoso Doldrino da Panicale, gi

idursi

curia generale della Marca, tra

ucciso sotto Bonifacio

IX

d'ordine del ni-

primi

Severino
pel
i

si

dicliiai

potedicpiesti marcheseerettoredellaMar-

lata,

come

."si

soUoscrisse nella sup-

plica a

Gregorio Xi. Pel podest, consoli,


l'alio

y e Cenni sloricie numismatici di Fermo, del eh. avv. De Minici-;, leggo a p.


ca.

jniori e consiglieri generali e di credenza,

iirm

Pietro Cinzio di
vi

Gubbio
appose
le

giuil

61, che nel i4o7 Lodovico IMigliorati nipote d'Innocenzo VII, e da Gregorio XII
spogliato del governo della Marca, s'impadron'i di Sanseverino, facendo continue
scorrerie sui paesi nemici e della Chiesa.
Il

dice ordinario e iiolaro, e


gillo di cera verde,
s.

si-

con sopra

chiavi di

Chiesa e colla

figiiia della facciala del


i

duomo. Al
licani e
i

riferire di Lilii, nel


i

SySgueri

Colucci parlando dell'ubicazione di Set-

reggiavano

camerinesi, contro

mate-

tem[)eda, riprodusse una cronaca, che dice:

sanseverinati, con grave dispeni

come

a'3 ottobre

i4o

mg. Rossi ves.

dio. In seguilo pacificali, nel

889 CameOnofrio
co'si-

scovo di Parma, rettore di


''tanzadi
1

Chiesa, a

i-

rino

si

colleg con Roberto ed


di

Suieducci signori
JjoI Ir ino

Sanseverino, e

a testa

Papa Alessandro,eGaleazzolMacon altra gente d'arme die il guasto


inesatta; la rettificher.

gnori di Fabriano e Alalelica, non cliecou

fino alle Cagnore, e pass a Setlem|)eda.

da Panica le. Nel la signor iadiSa IIfiglio

Questa cronaca
Alessandro
e

Severino, a Smeduccio erano succedutij

prima
frio.

il

Cola, poi Roberto,indi

Ono-

Quest'ultimo, padrone eziandio di

giugno 1 409, mori nel maggio i4io; dunque bisogna assegnare per vera epoca il 1409. Il Leofu eletto nel

Sanseverino, figur nella tregua Marchia-

pardi, iSVr/W/fpf ^or//j^??coi7(7/i^c,']/rtr-

na del
iporta

3q3, con

ailre cill e terre divise


l'alto lo

cae, riporta ap[)uiilo

al

i4"n Giacomo

per guerre, fazioni e nimicizie;


j

Compagnoni

a p.

262, rilevando

che simile lega non poco inaspr il marchese della Marca. Ricavo dal march, liic-

de Rubeis di Parma vescovo di Sarzana e luogotenente del legato, e scrisse bene. Di pi rUghelli, Italia sacra t. 2,p. 184,
in quell'epoca registra

mostr il popolo di Sanseverino ad Onofrio Smediizio, che essendo vicario della citt per Pa[ia Innocenci,
si

che grato

ma

pervescovodi ParGiovanni Rusca (seu Ruscoiiis nota

Lucenzi) di Como; bens nel t.i,p.


tra' vescovi di

80

zo ^

II, fece co'piO[)ri

denari costruire un

ponte

di

un

solo arco sul fiume Potenza,

a pochi passi dalla porta delta del


cato, e lo diede
l'iscrizione

Mercompiuto neli4o4- ^'<i'li

LuniSarzaui riporta Jacopo deRubeis di Parma, gi vescovo di Verona, traslato poi da Giovanni XXIII (clie succes^^e ad Alessandro V) a Napoli.

Dunque

il

De Rubeis non
di

fu vescovo di

che

vi

po.ita

si

legge

An-

Paruia,n nativo

Sarzana, sibhenenao-

no Domini i4o4 tempore SS. D. Innoceilii Pap. FU, et /I7(7i,'/.?;. (interpretato per Magnifici: neh 833 si perde cpiesla
iscrizione nelladisli azione dell'arco liar-

que e mon a Parma, e fu pastore di Limi e Sarzana. Per tale lo notai a Sap.zana, ed a Macerata narrando il ricupero della IMmca che in gran parte ubbidiva al le-

SEV
gillimo Grei^oiio XII, ed a lale azione
riferisce l'enafa cronaca.
si

SEV
ci, questi decise le
i
i

3t
le

controversie fra

par-

Di poi avendo Gregorio Xll generosaiiiciite rinunziato il pontificato per estinguere il gran SciSina (/".) d'occidente, che lacerava l'unit
della Chiesa e teneva in subbuglio lo sta-

ti. Ma nel 4' 8 cainermesi si gravarono con Braccio per relfctluazione del convenuto. Allora Braccio marci all' asse-

dio diSanseverino,senza nulla operare per

to ecclesiastico,

il

concilio di

Costanza

lo

dichiar
e
v(

I. "cardinale,

legato della

Marca

scovo di Macerala e Recanali (f-)v\<i\i/\\S ne.

nuove promesse fatte dagli Sme. lucci. medesimo Turchi racconta pure le vicende d' Antonio Smeducci a p. 282 e seg., come gli fu tolto l'Apiro; che a'ic)
le
Il

Di quest'accordo, Macerala

ottobre

4^0

il

magnifico messer Anto-

die parie al signore di Sanseverino, co-

rio fu preso e ritenuto dal legato della

gorio XII), di
liofilo

me a'signori di Riniini (che ospitava GreFermo e di Camerino: OSmeducci rispose a Macerata con Neli4'7 per la pace della Marca fii fatto un gran compromesso descrillo da Compngnoni, nel quale vi fu compreso Sanseverino, rappresentato da Antonio Smeducci tli Sanseverino, essendo ancora la sede apostolica vacante. Queelezione di sta cess nel novembre con Martino V, che termin lo scisma e paI

Marca
tino

cardinal Coudulmieri (poi


il

Eugea'2
i

nio IV), ed

suo commissario

[)cr I\Iar-

prese possesso dell' A

[)iro, indi

gralulazioni.

novembre Antonio
dimeno Antonio
il

fu rilasciato e torn a
:

Sanseverino con grande allegrezza


a'
I

non-

3 marzo
il

1424

P'S''^

cassaro dell'Apiro e

castellano che lo

governava pel Papa, venendo costituito rettore Bartolomeo Antonio diSansevelino, per Antonio Smeducci vicario generale per la s. romana chiesa, che per
la

cific l'Italia,

ed

il

quale

0^142 3 ad

i-

sua tirannia era segno dell'odio di

lutii,

stanza degli aquilani vessati dalle incursioni di Braccio

ed era esecrato dai sanseverinali. Che nel

AntonioSmeducci
picene, di
di

da Montone, ordin ad vicario di Sanseverino

e ad altri signori della

Marca e comuni non permettere ai loro sudditi


camerineaveano peri

guerreggiare nel regno di Napoli. Gi


e punire sanse verinali che
i

questo Braccio per vendicare


si,

maggio 1426 perci l'esercito ponlifco comandato d;il nipote di Martino V, Pietro (Colonna gi governatore della Marca (secondo Leopardi, che inoltre lo fa moito neh 425, ma vivente e solo morto a' 1 6 settembre 4^6, al dire di Compagnoni); l'assedio dur
cinse Sanseverino,
1

messo che Carlo Malatesta signore di Rimini facesse in Sanseverino prigione Costanza Varani, neli4i6 avea posto l'assedio a Sanseverino, il quale riconobbe la liberazionedal suo patrono S.Severino, al modo che narra Turchi a p. 287 luttavolta dice il Ranaldi, e movie di s. Ma,' ria del Glorioso p. 49, t;hc il convento de' domenicani di s. Maria del Mercato
:

3 mesi, finch

sanseverinali

si

diedero
resi-

a'minislri pontificii,

dopo vigorosa

stenza. Antonio hi preso prigione^ spogliato di tutti


i

beni e ragioni, e col Caca-

stello turoiio applicali al fisco, e gli fu da-

ta la

morte

in

Roma miseramente nel

ste! s. Angelo. Siccome Anlonio,oltre la


ri
il

sua

prove voi e condotta erasi ostinalo contro


volere di Martino

ricev grave
vi
i

danno quando Fortebraccio

ro,

si

cacci dentro colla forza per vincere

V, a ritenere l'Apivolgarmente con proverbio fu detto: Unptroha strozzato I\l. Antonio daSans.

sanseverinali.

che cessarono

le ostilit

Nondimeno afferma Lilii quando Antonio


al

Severino. Di Apiro, della Valle di

Cle-

Smeducci
di
s.

si

raccomand

commissario

mente, di Castel dell'Isola, ede'rapporti di Sanseverino con tali luoghi, ne toccai nel voi. XL,p. 242, descrivendo la dele-

Chiesa per interporsi coi Varani e camerinesij promettendo restituire Gagliole; e fatto

gazione di Macerata. Dice Marangoni, che

un compromesso

iu Brac-

volendo Martino

abbassare l'insolenza

32
tici'foiul.vlnii, e

SEV
ridurle
It;

SEV
cill e lerrealtlell;iCliiosi,i snri'

l'imnit'di ila

ubbidienza

pii rinomati LodoMacctaln, csseiKlo vico e Paolo Colonna, Gattamelata assai


i

severinali

non potendo pisoflii re la


dierono alla
s.

tiran-

celebre, e Rocca di Farro o Ferro, per

nia degli Sineduccij con onorifiche capilolazioni


tifcio
si

opera

di questi

ricuper

alla

Chiesa San-

Sede, od

il

pon-

severino, sbindilone Antonio Isuieduccio

iegnloerilr inSansevcrino;{"ece arle

suo signore con


filiti

altri fuorusciti, ch'eiansi

resaie gli Sniediicci,e concesse

loro fa-

forti nella

rocca di .Monte Acuto, scor-

coll e quelle degli aderenti all'arljitrio


le'soldati, dice Lilii.

rendo edaiiiieggiandod'ogni intorno. Nello slesso

Contribu

al

debel-

lamento degli SineducciGiovanni figlio di Giovanni Servnnzi, il quale come descrive mg/Gentili tic Cenni storici p. 6, vin1

sa di

s.

annoi 4^6 nelle loggie della chieMaria della Misericordia, il pubil

blico consiglio istitu

tribunale econo-

se la Ii:icclie7za e la servilit ingenerata

mico. Nel seguente 14^75 "Ot^ '' 'W^i''* chese Pucci, si pose mano al ponte diCesalonga, ora
s.

dalla tirannide degli Stneducci, e avvi


la patria al

Antonio, da un maestro

futuro inciviliujento. V incidi pi battaglie,

tori gli

Smeducci

aveano
al-

Stefano da Monte INIdone, e fu compiuto da Ijardese da Caldarola questo ponte


:

acquistalo un ricco dominio. Bench


lacciali dalle pontifcie

che serve

di

chiusa alle acque,

le

quali

'\a

scomuniche, ed

e-

sposti al fVu'oi e dell'ira cittadina esacer-

bata dalle loro prepotenze, pure aveano


trionfalo

audacemente d'ogni ostacolo, diffondendo nelle terre e castella ad essi soggette, un sistema tutto feudale per meglio dominarle. Giovanni Servanzi spedilo dai sauseverinali console e ambascia-

tore a Martino V, tenne sugli Smeducci

grande abbondanza sgorgano per amplissima sc;da, mostra un magnifico edifizio fallo dal senno de'noslri maggiori, quali guardavano alla reale utilit, che sonica ma apparve,quando fattisi canali, occuparono tulio quel tratto che si dirige al sobborgo di s. Maria delle Concie. Pier Gentile Varani de'signori di Camerino, avendo falsificato le monete d' Eugenio
i '
i

gliei e

tanlograve ragionamento, che riusc a lodall'animo de'medesimi la lusinga


il

IV,

si

ritir a

Sanseverino:

ivi

arrestato

d'ordine del famoso Vitelleschi governatore della Marca, e portato a Recanali,


gli
figli di fu mozzato il capo. Intanto Antonio Smeducci aspirandoa ricuperare il potere, furiosamente co' loro partigiai

disegno di ralermare

la

signoria sulla
le

patria.

Dipoi

il

Servanzi per

sue co-

una saggia riforma alle leggi 5tatularie,ed anco per questo si rese benemerito de' concittadini e ne merit gli elogi. Anche Marchesi parla della decadenzadegliSmeducci dal potere, dicendo che annoiati sanseverinati lei tirannico governo de'loro sovrani, nel pontificato di Martino V ottennero permissione
gnizioni legali die
i

ni, fuorusciti e
i.

sbanditi
pei' la

nella notte del


s.

giugno 1434

porta di

Franferi-

cesco rientrarono in Sanseverino, e

rono Biscancia famiglio del magistrato; presero e si fecero forti come in propugnacolo nel convento di
s.

Francesco, poi

di reggersi colle proprie leggi;

quindi in

s'impossessarono della piazza e torre del

quello del successore Eugenio

IV

ubbi-

comune.
fiera

dirono a Francesco Sforza marchese della Marca, e da Kiigenio IV furono messi in


possesso di tutte quelle giurisdizioni, che

Il popolo armato ingaggi una scaramuccia cogli audaci aggressori,

e in

tal fatto

morirono due camerinesi e

un

folignate. Superati poi e fatti prigioni,

godevano per

l'avanli

tiranni
si

Smeducci.

furono quindi ne!


piccati
I
I

Campo del Mercato imcome


la

Da Compagnoni

pure

ricorda l'avve-

tra fuorusciti e paesani,


uccisi nel

nimento airannoi426, poich riferisce che Pietro Colonna colle milizie e molti capi di gucria che aveano quartiere in

ricavodaTurchijoUregli
di
s.

tempio

Francesco, e perci pollato.

Dopo

cucciala de"li

Smeducci dal domnio

di

SEV
Saiisevcrino, alcuni di
essi

SEV
presero
il

33

co-

SCO Piccinino e

il

cardinal

Domenico Cafatti

gnome
col

Scala, altri Bartolomei.

Un ramo

pranica legato apostolico, che


ni

prigio-

vivoaauclie in Jesi esi eslinsc in Fabriano

tradusse nella rocca di

Fermo,

ricon-

cognome Scala come lo furono gli


Castellano.clic
gii

signori di Rotorscio,

antenati. Dice l'avv.


cacciati

quist prontamente Sanseverino e l'intero Piceno, meno 4 luoghi, come narrano


il

Smeducci
la

da

s.

Baldassini a p. 146, e l"'avv,De Minicis

Severino

si

rifugiaronoa Firenze, ove acittadinanza, e dove

a p. 76. Sul finir dell'anno Io Sforza con-

veano gi ottenuta

lianiio tuttora domicilio col

nome di

Bar-

Eugenio IV una pace grandemente onorevole. Fra'Iuoghi soggetti nel


cluse con
i444'''l'f' legazione del cardinale, trovasi

tolomei Smeducci. Nelle guerredellalVIarca,clie in tanti luoghi raccontai, la citt fu

pure Sanseverino, bench


riporti legalo delia
i

il

Leopardi
1

lo

occupata da Alessandro Sforza fratello


ca, e

di

Marca

nel

44^. Cac-

Francesco marchese e invasore della Marper poco tempo ne fu signore. Avi dimorava nel luglio 1437, e novembre i44'2> so'foscrivendosi F. Hfai'chio ef gen. gub. ex terra nostra s. i5e-

ciati dal Piceno tiranni, e cessate tante guerre e rivoluzioni, cagionate ora dalle

lessandro

fazioni, ora dalle


ri,

compagnie
civili

di

masnadie-

nel

ora dalle discordie

e co'convicini

non che
to Sisto
I

dalle tiranniche usurpazioni, corifiorire la


in

verlni.

A (Ferma Baldassini

citato,

che nel

minci nella Marca a

pace

sot-

1443 Eugenio IV

fatta lega

con Alfonso

V, ed a ricomporsi

amist

so-

Aragona re di Napoli, per cacciar dalla Maica Francesco Sforza, questi non potendo lottare con tante forze si ritir,
d'

cievole lecittealtri luoghi tra loro.Quindi ,

che dopo tante

fiere discordie e ini-

micizie ch'erano passale tra'montecchiesi

dopo aver posto guarnigioni

in diverse

piazze (ed in Rocca Contrada Roberto

da

Sanseverino suo nipote e de'conti diMarsi


della famiglia Snnse\>erino,
rinate), nel

pubblico di Sanseverino, delle quali memorie ci diede Colucci ne'documenli riferiti nel suo Monlecchio, finale
il

varie

non sanseveLilii a p.

modo

narrato dal

mente nel 1482 per reciproco consenso d'ambedue comuni fiM'ono stabiliti certi
i

196. Entrato quindi il re nel la Marca colle sue truppe e quelle della Chiesa, e spiegate di queste
lui
le
si

patti solenni d'alleanza e d'amicizia,

che

bandiere, tosto alla di


volse la citt di Sanse-

ubbidienza

verino, della quale prontezza Alfonso


in

mantennero tra'dtie popoli lodevolmente. Ma dopo pochi an. nilaMarca fu agitala dall'ambizionesmoderata di dominio di Cesare Borgia duindi in poi
si

sempre

una

lettera scritta

ex felicibns Castris
1

ca Valentino e figlio d' Alessandro VI,

nostris

apud s.

Sei'eriiiiun die

8 angusti

1443, atuttelecilteluoghi della Maica, se ne lod e port ad esempio perch lo imitassero di questo accampamento del
:

che principalmente s'impossess de'vicariali temporali della s. Sede, fra'quali Camerino, e imperversando co' Vara ni che
ne furono vittima, Neli5o2 Gio, Maria Varani fugg da Camerino ov'era ritornato con molti del suo partito, e scorren-

re coir esercito, discorre eziandio

ComMa-

pagnoni, riproducendo
il

come

il

Baldassini

manifesto

lettera regia.

Osserva

rangoni, che giunto Alfonso


sedio,

a Colle-

luce, castello di Sanseverino, posevi l'as-

mentre
le

gli

ambasciatori di Sansegli

verino in segno di assoggettarsi

por-

do di passaggio a Sanseverino, con minacce di dare il guasto alla campagna, tent di farsi accomodare qualche somma di denaro dal pubblico, ma indarno; finch s'allontan dalla chiesa del Glorioso,

tarono

chiavi della citt, che


al

il

re volle

con avere

le

sue genti tagliati alcuni

che

si

consegnassero

legato del Papa.

alberi d'olivi, e provato di fare altri


ni,

dan-

Ma

nell'anno seguente, Francesco Sforza

come
i

leggo in

Lilii.

Questi pur narra,


nelle rivolle

avendo sbaragliato a'2 3 agosto FranceVOL. i,xv.

che

sanseverinali

avendo

34
(lolla cillj
U'
,

SE V
sor|Mcso
il

SEV
no, Domenico, Rosa e Alfano oranti, olire
il

costello di Gaglio-

stalo neccssitalodi spediivi

Cameiino, il Pop era un commissario, al quale opponendosi quelli die vi eano alla difesa, furono costretti gli ecclenel ducalo di

mirabile s.Gio. Ballista,

cndulo

di

Raffaele per la sua bellezza, di cui fu faniigliarissimo.


ta la preziosa

A Raffaele
di

fu

pureallribui-

tavola della sagreslia del

siasticijnonscnVa perdile, di riacquistarlo colla forza.

nuovo duomo
Signora
,

Sanseverino, ove Pinto-

RitornGagliole in pulere

ricchiocolor'i un'altra

immaginedi Nostra
principio

dc'cainerinesi, ed ai sanseverinati fu con-

ossia la ricordata in

donalo l'eccesso in grazia del celebre mg.' INicola Bonafede di s. Giusto fiimigliaredi
Alessandro VI, che nelle guerresche sue imprese avea preso stanza anche a Sanse^erino, come trovo in Leopardi, T'ita di

Madonna

della Pace, siccome pittura

me-

ravigliosa.

Con

questi e altri dipinti mila

glior Pintoricchio

maniera de'cullori
falli illiicci

delleartiin Sanseverino, ed in

pot celebrare Ira

tanti valenti

artisti

Nicolo Bonnfede. Abbiamo da Tomma.so


l?aldassini. Notizie di Jesi, p.

sanseverinali,eziandio quelli che ne segui-

99, altra narrativa della guerra delle milizie papali contro Camerino, per cui a'20 dicem-

Jono

le

tracce e

la

scuola,e lasciarono nella


,

patria molle loro produzioni


doli nel
t.

ricordan-

2, p.

e seg. Nell'encomiute

l)rei5o2,per ordine del cardinal legato della Marca, Jesi dov mandare 3oo pedoni a Sanseverino colle necessarie vettovaglie a
ni

Memorie
le

di s.

seguenti notizie. Nel

Maria del Glorioso, Irovu iSig piceni e sani

severinati furono turbali da


ri (di
il

danno de'camcrinesiji

quali uniti
la citt di

cui parlai

pure a
la

Renzo di CeRoma, descrivendo


i

matelicani avenno assedialo

lagrimevolesacco del

Sanseverino. Di

tale stretto assedio e

pron-

ne Orsini scorrenti
tristi casi

52^), e Napoleo provincia con armi;

to aiuto dato dai jesini,fece ricordo eziandio l'altro Baldassini a p.196. Vuole JNIa-

da

altri

pi tardi rinnovati, ede-

scriltidaglistorici citati nelle/I/emor/e.Di-

se in

rangoni,cheSanseverino bench ubbidisquesto tempo al luogotenente pontifcio della


sisi,

venuto Papa Clemente VII, Sanseverino


invi
il

aRoma

oratori per congralularsene,

Marca Girolamo vescovo d'A

conte A nlongiacopo Franchi, e ilprela lo


,

Jjlica,

pure si governasse in fornia di repubcome Civilanova. Osserva il march.

Girolamo Boccaurati
g' illustri

che ricordai tra


,

sanseverinati

invocando

la

Ricci,

Memorie
il

t.

2, p.

ferm

domicilio in

85, che nel 1 509 Sanseverino il cele-

conR-rnia de'privilegi e statuti, benigna-

mente

la

concessecon breve apostolico ofedelt e l'iminensfi


s.

lre pittore

Bernardino l*erugino, e che abitando presso Giovanni Gentile vi aprisse scuola, rinianendovi oltreili5i4} nel quale anno altri lo fecero gi morto, prima che il eh. Giuseppe Ranaldi ne tro-

norevolissimo, dichiarando che nel cardinalato conobbe


la

divozione de'sanverinati verso


Inoltre

Chiesa.
ac-

Clemente VI con
1

tal

diploma
al

cord

a Sanseverinoniioveeseiizioni e pri-

vasse le

memorie nel

patrio ardii vio, per,

vilegi, e la facolt gi

accennata
volta
i

ci lodalo dal dolio scrittore

come

so-

ne

di battere per
cos'i

una

pccoli,

comumoducati
fiibi

lerleedciudito cotnpilatore delle


zione

Memo-

neta

detta, per la

somma di 5o

rie del Piiiforicciio, lelative alla sua staili

d'oro, con licenza del prefetto della


brica di
veri nel
s.

Sanseverino, distinguendolo dal-

Pietro,
di
s.

Bernardino l'erugino, perch altri aveano confuso. Fu invece in quell'anno, che Pinloiicchio termin la gran tavola esistente nel maggiur aliare di s. Domenico, ove espressela B. Verginecol
l'altro

luogo

onde sostentarvi [)oMaria del Glorioso,ail

ne

lo

bililando per

la

fabbrica della chiesa

rac-

Marca Anconitana. Quindi furono battute le moquattrini a 6 per bolognino, nete, cio
cogliere Imiosine per tutta la
i

$.

Bambino, il quale

volto ai

ss.

Severi-

come

allora correvano, ad onta che fino

SEV
tlal

SEV
per rimuovere Carlo
tro
i

3j
dalla guerra con-

5 8 LconeX avea
1

soppi-esse le zecclifi
sif-

provinciali; per cui, sebbcii.; limitato,

francesi, pass per

Sanseverino coi

fatto privilegio fu veiatncute singolare, e


la chiesa del

cardinali GuidoAscanioSfoi za suo nipote,

Glorioso ha perci un parle storie

ticolare

monumento fra
nel
1

delle zec-

cello Crescenzi, seguilo

che

italiane.

357, che
zione di

Noter con Marangoni, p. 5-2'j per la funesta occupa-

Marcello Cervini poi Marcello II, e Marda 800 uomini a cavallo e da 2000 pedoni. L'Avicenna
tielle

Memorie

della citt di Cingoli, p.

Roma del crudele esercito di Bor-

27

bone, e accennato tremendo spoglio, assediato Clemente VII in Castel s. Angelo,


si

parlando del corpo di s. Filomena eia velli che si venera in Sanseverino, dice
,

ammutinarono

nella

Marca

vari signo-

rotti,

agitazione
fu

che occupati pi luoghi, tennero in la provincia, ed in Sanseverino

nuovamente fomentata dalleconlrarie parti di due nobili primarie famiglie,


i

conti Vicoli-Caccialupi, contro


di

Gentili

mancarle un solo dito, che vuoisi levato da Paolo III cpiando fu di passaggio per la citt nel recarsi in Lombardia. Dipoi 54') con un breve approv il Papa nel quanto il comune avea statuito, pel cullo ecustodiadi s. Maria del Glorioso. Finalmenle, dopo vinti ostacoli gravissimi, ai
1 I

Rovellone,

fazioni de'cpiali

durarono

3marzot 564IefazioniCaccialupi eGenche tenevano

pi anni,

condanno

e travaglio di San-

tili,

come

divisa la citt, per


nell'altra
si

severino, eziandio nello stesso secolo

XVI.
ri-

essereimpegnatenell'unao
si

qua-

Dopo
il

le

disavventure, Clemente VII

tulle le principali famiglie,

compo>e-

cev oratore della provincia della Marca

ro in pace con islroraento solenne stipolaIo avanti


lo
il

conteLeonardoFranchi sanseverinate. Lo stesso Papa don una medaglia d'argento dorata al guerriero Patrocinio Parteguelfa di Sanseverino in essa si vede da una banda Clemente VII a caval!o,lenendo nella manodritta il Rosario, nella sinistra una face accesa; innanzi alni ge:

governaloredella Marca Pao*


Severino, inter Missaruin
eransi impegnati,

Odescalchi protonotario, nella chiesa


di
s.

maggiore
soleinnia.

A comporla

nuflesso

il

detto milite, e solfo l'arme dei


si

ad istanza del magistrato, il cardinal Nicol Gaetani de'duchi di Sermoneta governatore di Sanseverino, le comunit di Cameri no eFabriano,ed altre distinte persone
:

Parteguelfi

legge l'epigrafe: Patroc.

pei Caccialupi tratt Giulio Orsini,


il

stemma pontificio de'Medici. Dipoi sotto alla medaglia fu incisa l'iscrizione Domini CleP/rr/fg/u'//?. Dall'altra

banda
:

lo

pe' Gentili

cardinal Vitellozzo Vitelli;

per sicurt del trattato


parti
gi,

mentis
tricia

FU, Patrocinio Parteguelfi PaSeplempeclano oh praeclara merita erga X. Sedema. Sa 7. Nella famiglia Parteguelfa fiorirono vari uomini illustri, che
1

si promise dalle darne fede ad altri grandi personaged alla magnifica comunit di SanseI

verino.

deputati di

Camerino

tli

Fa-

briano dal consigliogenerale finono creati cittadini di Sanseverino, col titolo di


perpetui conservatori della
tali di ricca tazza
yt'rt'

celebr il conte Severino Servanzi Collie:

ce,

presen-

Alcune parole su lafamiglia Parteguel-

d'argento, e accompaalle loro patrie.


Il

fa patrizia di Sanseverino, Sanseverino 1844 pei" l'Ercolani. Nel i536 accadde


la solle vazionede'sanseverina ti

gnati

onoratamente

cardinal Vitelli fu presentato d'un vaso e

contro l'u-

bacino d'argento, ed altro bacino renne

ditore di Giuliano Soderini governatore


della Marca, per cui ne fu fatto processo e

donato all'Orsini. Nel pontificato del glorioso Sisto V surse un'era novella perSanSeverino, sia per essere riconosciuta dalla
s.

vennespedito un commissario per punirli;

ma

col

pagamento d'una multa

di scu-

Sede per

citl,sia per l'erezione o re-

di

2000 ottennero perdono. Allorquando Paolo III neh 543 si port a Bussclo,

stituzione della sede vescovile,

come
i

l'a-

vea avuta Setlempeda,ed in

falli

vescovi

36
tuttora

S
i."f\l'\lo\nno

EV
Seplempe(laiui<; .^nuscovile,
di
si

SEV
ponno consultare per
la

storia

di Scveiini. Secondo alcuni la cill;"! ili (|uando in quando a vca avuti pergo verna, tori de'cardinali,ma Paolo V nel 1607 la decor del governo prelatizio, percui molti

Sanseverino: Cipriano Divini, Icono-

grafia della citt di Sanseverino, loma 1640; le diverse erudite e pregievoli o-

pere del conte Severino Servanti Collio;


e leoperedel Ranaldierudilissime,anche
di notizie bibliografiche,

prelati governatori

dopo
s.

distinta car-

riera furono elevati alla

porpora. Vcfu l'uni-

ed ove sono
si

ri

roDiente

il

cardinal Silvestro Aldobran-

portate

le

diverse storie mss. che

con-

dini pronipotedi

Clemente Vili

servano in Sanseverino.

co certogovernalore diSaoseverino, anzi

La sede

vescoviledi Settempeda,seconall'epoca della converI


il

governatorejqualcuno ritiene essere stato pure un cardinal Simonetta, ma dubbio. Nel iGysco'tipi di Macerata furono pubblicati: fura Municipalia Stafu
il

I."

do Colucci, risale
cipio del

tuta civitatis

s.

Se^'erini.
il i

Ebbero
il

san-

se verinati pi statuti;
le

."

ricordato nel2.

Riforraanze deli 807,

venne or-

dinato nel 14^6 e portato a termine nel 1427. La serie de'prelati governatori di

Gra?idene\ prinprima ancora; ma dopo tal tempo non se ne pu dubitare, ritenendo per ultimo suo vescovo il glorioso s. Severino, e non l'unico come opin il p. Gentili, avendo seguito Colucci il sentimento d' Ughelli, Italia sacra, t. 2, p. 764, e del suo annotatore
sione di Costantino

IV

secolo, ovvero

Sanseverinodelsecolo passato e de'primi


anni del corrente sino
nelle Notzie di
al
:
i

Coleti
fosse
ni,
il

8og,

si

riporta

anzi crede certo che s. Severino penultimo de'vescovisettempeda


/4tti

Roma

l'ultimo fu mg.'

fondandosi sugli

pi recenti dei
il

Giuseppe Negroni, quindi dopo il i8i4 Sanseverino ebbe un governatore distrettuale secolare, che come prelati risiede
i

santo, dai quali apparisce che

santo per
il

avviso d'un angelo


sore,

si

eleggesse

succes-

ad onta e quantunque
si

tali y^tti,

del

nella citt.

prelati talvolta colle loro faascritti alla


i

tutto diversi dai pi antichi, da Colucci

miglie furono
severino,
de'conti

nobilt di San-

non
ci,
i

abbiano

in

grande stima. L'anti-

come nel 78 fu mg.' Roberto della Genga con tutta la sua noi

ca diocesi Seltempedana,al dire di Colucfu

pi ristretta della presente, poich

bilissima casa, da cui usci

vivente cardinale di
te

tal

Leone XII e il cognome. 11 con-

suoi confini erano quelli della ragguar-

Rinaldo della Geuga era stato podest nel 1460. Sanseverino come la Marca e il Piceno soggiacque successivamente agli avvenimenti politici, indicati in quegli articoli,

devole sua colonia e municipio, e sino a dove si estendeva la giurisdizione de'magistrati

municipali

si

estendeva

la spiri-

tuale de' vescovi.


l'antica

Le

citt circostanti del,

Settempeda furono Camerino


e seg.), Treja, Cingoli,

e grandi feste fece per la canonizza-

Tolentino, Urbisnlvia (di cui nel voi.


p.

XL,

zione celebrata del suo concittadino da

267

Matelica

Gregorio XVI, e descritte da Domenico Valentini Relazione sulle festivit celebrate nella citt di Sanseverino per la ca:

(/^.), tutte citt

importanti del Piceno e

ch'ebbero come Settempeda, chi prima,


chi riopo,
tali
i

loro vescovi; di conseguenza


i

nonizzazione di
cerata 1839.

s.

Pacifico Divini,

Ma-

diocesi furono

confini di quella Set-

vea scritto
di cui
si

Gi il conte Severino neae diramato un Diario rass.,

parla nella Relazione sull'inco-

ronazione della B. Vergine del Buon Cuore seguita in

Monte
i

Cassiano,di. can.G.
citati

Sampaolesi. Oltre

autori eglialtri
la sede ve-

tempedana, e perci questa pi ristretta dell'odierna, come pure rilev Turchi, il quale aggiunge che la variazione seguita tra l'antica e la presente diocesi si deve ripetere dal disposto di Sisto V, che nel reintegrare la citt di Sanseverino della
sua cattedra vescovile,
le

che ricorder nel descrivere

costitu

per dio-

SEV
cesi tulio

SEV
desimi
fratelli

37

quel ilisUello che temporalmenSanseveiiiio ue'bassi teuicos'i

te

apparteueva a quel pubblico; e siccola citl di

non furono monaci, u si ritirarono nel monastero di s, Lorenzo di


Doliolo, celebre per l'antichit e per la
santit de'

me
pi

era stata molto potente,


castelli e vari

avea com-

monaci

clic vi fiorirono;

ma

prato vari
ti

ne avea ricevu-

semplici anacoreti rifugiatisi inMonteNe-

in

dono

dalla

s.

Sede, in benemeren-

ro,poco lungi da Seltempeda; n furono


benedettini o basiliani, che se lo fossero
stali,

ad essa prestali, e della sua fedelt. Col mezzo di tali acquisti il terri torio di Sanseverino venne a dilatarsi assai pi, die non era quello dell'antica Setteuipeda, ead un tempo venne a ingrandirsi anche la sua diocesi rispettivamente all'anlica.Non con vieneColucci col p. Genza de'servigi
tili,

que'due ordini

gli

avrebbero

ascritti

Secondo gli alti pi atilichi a cui Colucci d tutta la fede, le memorie della vita di s, Severino non sono che di un gran distacco dil mondo,
ne'Ioro martirologi.

d'una vita
za.
il

solitaria,

che l'antica diocesi

si

estendesse
vi

si-

Dopo

la

d'una gran penitenmorte de'genitori, seguendo

no un

a l'ioraco. Ne'fasti ecclesiastici


solo vescovo settempedano
s.

di

consiglio evangelico, d'


s.

unanime con-

la

memo-

senso del suo fralello

Vittorino, ven-

ria, chiamato

Severino, che

si

distingue

tutte le loro sostanze e le distribu ai

dagli altri di tal


lucci

nome, come prova Cogli

poveri.

Ambedue

si

ritirarono in luogo
e siccome araa-

parlandone con qualche dettaglio e

solitario nel

Monte Nero,

critica,
si

onde correggere

abbagli pre-

vansi scambievolmenle,runo all'altro sot-

e seguendo

da alcuni per la comunanza del nome; il Mazzocchi li riduce a due,


s.

tomettendosi, ciascuno profittava de'reciproci esempi e consigli.

Dopo qualche

l'uno

Severino

[f^.)
il

apostolo del No-

tempo
si

s.

Vittorino slim meglio separar-

rico e abbate, l'altro

vescovo settemil

pedano, escludendone
si

napoletano che
quale
lo fu ve-

fezione,

per attendere pi liberamente alla perrimanendo s. Severino solo nel-

pretese fiatello di

s,

Vittorino, diverso
il

dagli

omonimi

martiri,

so

l'eremo posto nelle cime dell'avventuroMonte Nero, santificate dalle sue o-

ramente di S.Severino vescovodiSetteinpeda. Noter che

abbiamo ancora
s.

s.

Se-

razioni e penitenze, e poi dal venerato suo sepolcro. Per suggestioni del demo-

verino {F.) abbate d'Agauno, e

Seve-

nio cadde qual fragile


il

uomo

nel peccato
alla fore-

rino (^f.) vescovo di Bordeaux. Colucci

fratello Vittorino, in

mezzo

dichiara col Turchi


di sua patria,cio

s.

Severino vescovo

settempedano, rigettan-

do

pareri di quelli che lo credono un-

garo, d'AmiternOjdel Lazio,e persino ca-

merinese lo vuole Lilii; discrepanze tutte che si confutano cogli atti sinceri del
santo, e del fratello
s.

Vittorino pur

set-

tempedano
i

e piceni
essi

ce Turchi, eh'

ambedue. Perci diin Seltempeda ebbepossidenze, e pres-

Prolagueuni,h cui vivea solitario, e ricevutolo s. Severino nello Slesso tugurio doudeeraparlito,non manc di consolarlo colla speranza che devesi avere nella divina miseiicordia ; quindi per ottenerla al fralello raddoppi le sue penitenze, sino a cibarsi come lui per 3 anni continui di poco pane e acqua nelle
sta d\ P'oraco,

sere della doraenica,che fu

il

tempo della

ro genitori, i

fratelli, le
si

so Seltempeda

ritirarono a

menar

vi-

penitenza forse stabilita dal vescovo diSettempeda, dice Colucci, a Vittorino, e che
vi

ta solitaria e eremitica, solo

pone indubbio la loro prosapia. Con buone ragioni Colucci ribatte gli argomenti di Lilii alquanto coutraddittorii, sul credere camarinesi
i

conduceva
s.

il

santo.

La fama delle

virt

di

Severino essendo notissima al popolo settempedano, vacata la sede vescovile, fu eletto vescovo di Seltempeda nel
ponlificatodiPapaVigilio (eletto nel 540, morncl 535: invece crcdcCulucci che Vi-

ss.

Severino e Vittorino seli

Icinpedaui. Sostiene Colucci, che

me-

38
e forse
tla lui

EV
secnbra
il

SEV
dicono
e-

gilio fos'se ilconosciulo uel

siuguo 538), ordinato, se deve credersi


pi recen-

al Fr;mclii. Gli alti antichi lo

54.3, epoca che corrisponde a quella della distruzione di Seltempeda operala daToliladue anni dopo, secondo
la [)i

sentpio insuperabile di virt;


ti

comune

tradizione.

Appena avveil

aggiungono

miracoli d'ogni maniera

nuta

la

beata morte, depositato

sagro

operati per virldivina,d'averaccrcsciu-

sua chiesa, che lasci mollo ricca, d'aver foudato e ben provveduto 5 mola la

corpo nella cattedrale, per soddisfare la piet de'fedeli, anche accorrenti dai limitroll luoghi, fu lasciato insepolto

per bea

uasleri,d'aver ristabilite e ridotte alla lo-

ro integrit pi canoniche, d'aver sopite


le

discordie e visitato tutta

la

Marca. Co-

Dio a sua intercessione oper iiun pochegraziee prodigi. Altri ritardano la deposizione del corpo di s. Seve-

20

giorni, e

lucci

conviene sui niiracoli operati anche dopo morto, dubita sui monasteri, e

rino nel luogo ove

si

venera, nell'eccidio

de'golij per preservarlo dal loro estermiiiio,

quantoallecanoniche le restringealla sola della chiesa settempedanaj egualmente


dice incerta la visita della provincia pi-

collocandolo settempedani sulle veti

te del

Monte Nero per

assicurare

s"i

pre-

zioso tesoro da
chi,

qualunque

pericolo. llTur1

cena. Altri dissero

s.

Severino dotto delle


gli

cose divine, capacedel governo delle ani-

me, che estirp dalle picene contrade


errori de'pelagiani,corresse
i

costumi, raf-

De Ecclesiae Cameriiiensis, p. 3, arra che due invenzioni si trovano del corpo di s. Severino, lai." a'26 aprile del 586, l'altra a' 5 maggio 1 576. Forse alla
1 i
'

ferm le credenze, e salv vivente Setlempeda da guerra e da stragi, onde fu proclamato padre della patria. E' contrastala
sul
l'

appella

la

narrata dal Marchesi, Gal-

leria dell'onore

1.1,^.^06. iMentre ani

davano
pedani
,

dispersi e privi di sede

setlemil

epoca

di

sua morte, e fu sepolto

fu ritrovato prodigiosamente

Monte Nero o Castel Reale, nel sito medesimo del suo romitorio, dopo essere stato esposto al pubblico nella cattes.

corpo di s. Severino loro vescovo e cittadino. Apparso egli tutto ammantato di luce ad un sacerdote, ordiuogli rhe facesse
porre
le

drale di

Maria della Pieve, ove poi


s.
il

fu

sue sagre ossa sopra un carro

ti-

fabbricata l'antica cattedrale di


rino, r episcopio, ed
to
castello

Seve-

rato da

due indomiti

tori;

poich era

e-

chiamadel san-

spresso volere di Dio, che

dove quegli asi

Caslrum
la

regale^ e dal

nome

nimali arresterebbero
casse

il

corso,

fabbriil

to appellato in seguito s. Severino.

Tut-

Severino da tempo immemorabile riconosce per giorno della


tavia

chiesa di

s.

una chiesa in suo onore, ed lo vagabondo ergesse una nuova bovi entrali col venerabile pegno

popo-

terra. I
in

morte del santo suo vescovo 1' 8 di g'eunaio, ch' quello pure dell'abbate e apostolo del Norico o Pannonia col quale si confusero gli atti di s. Severino vescovo di Seltempeda, dice Colucci con Maz,

mino per

la

pianura, giunti
le

al flunie

camPo-

tenza, gonfio d'acque per

dirotte piog-

giedi recente cadute, ritrovarono asciutto


il

varco; cessando la corrente di proseil

guire

naturale suo moto, divisa asomi-

zocchi e Turchi; inoltre festeggia

il

giori.'^

glianzadel mareErilreo in due prodigiose spalliere, hiviatisi poscia


i

no 26 aprile come anniversario della


invenzione delle saule spoglie
chiesa celebra pure
del
ili
:

bovi verso
le

la stessa

Monte Nero,
uel

gli alberi

piegarono

cime

5 maggio, giorno
li

loro per riverenza; e

bench

allora fosse
videsi ri-

1 trovamento,

3 novembre

la

maggior rigore d'inverno,


le

traslazione del corpo: tutto fu riconosciuto nell'uflicio e messa approvata dal

coperte

superficie de'campi di fiori

mi-

racolosi. Salili
te, si

finalmente

il

giogo del

mon-

regnante Pio IX, con decreto de'Q dicembre i852 Quauto airuuno della morte,

sibile

fermarono come trattenuti da invimano tu Castel Reale, ove fu disc-

SEV
gnato da*
sellein[jetlai)i
iiniii
il

S
tempio. Nello
il

EV

39

so,

simbolo del Salvatore, e siccome era


cappella geutili:/iaServanil

spazio di pochi
di abitazioni;
il

aunientossi

luogo
gli

inllssa dietro la
zi,

maesseiido troppo angusto

ora sta presso


acci

conte Severino racco-

dorso delftlonte, convenne dilatare


,

glitore e conservatore delle mecnorie pa-

montuosa rimase Meglio vedereilgesuita smiseverinate p.GiambattislaCancellotti, fiL di s. Severino vescovo selleni pedano, e
edilizi

e cos la parte

disabitata".

non si disperdino altrove. Nochesembrami annoverare tra monumenti sagri di Settempeda, il gi celetrie,

ter,

brato sotterraneo di

s.

Lorenzo

monu-

di

s.

fillorino suo fralello,


vi

Roma

643-

mento
si

di

somma piet e di divozione, ove

In questo libro

sono de' bei saggi spetRanghiasci nel-

tanti alla storia della citt di Saiiseveri-

consideri che in questo sotterraneo ricovero possa avere germogliato da pritna


la

no,
la
il

come avvisarono

il

p.

religionecristiana;che una parte di esi

Bibliografia dello sialo pontifcio, ed


citato p.

so l'edificarono

primitivi cristiani set-

Orandimarle. Coluccinell'Apt.

tempedaui, e forse fu asperso del sangue


de'ss. Ippolito e

pendice del

4 deWcAnlichil picene,

ri-

produsse due Filede'ss. Severino e

T'il-

Giustino martiri setlempedani; che finalmente qui per costante


tradizione
s.
si

torino mss. Inoltre Colucci nello stesso vo-

ritiene depositato
s.

il

corpo di
lui

lume

Dell'aulica cilt di Sellenipeda,


c),

Filomena da
s.

Severino, e che a

art. 3,

tratta de'ss. Ippolito e Giusti-

al fratello

Vittorinoservisse

no martiri seltempedani,
renzo di Doliolo,

sepolti ius.

Losi

go

di culto religioso.

come luoNeh 838 per cura

le reliquie de*

quali

e zelo del suo illustratore, riaperta la co-

trovarono nel i6o4> enei 1607 trasferiti nelTaltare maggiore nel io di s. Vit:

municazione colla chiesa superiore,sgombrato in ogni parte, poterousi


gli

ammirare

torino penitente confessore settempedano, ne descrive


il

avanzi d'insigni pitture, diche Tornai

fallo e lo spettacolo di

un nuovo genere di penitenza, con essere stato per 3 anni colle mani piegate e ficcate dentro una quercia spaccata e poi riunita, col

rono verso il i4oo ragguardevoli pittori Lorenzo e Jacopo daSauseverino; ed il


vescovo Ranghiasci benedl
a'7 aprile.
Il
i

il

sotterraneo conte Seve-

can. Anastasio Tacchi con


cisterciensi e
il

corpo penzolone;

il

ritiro nell'an-

carme lod
eoinbe.

tro delle sei ve di Pioracu, e

che morto san-

rino, per la riaperta e restaurata caU\-

rino,
I

tamente fu portato nella chiesa di Cameove riscuote venerazione e culto :nel


I

La canonica settempedana

fu di

antica origine, e provasi che esisteva dal

di

s.

Filomena vergine

selteriipedain cui

ricordato

na che venerasi a*5 luglio, giorno


fu trovato
tare

dipIomad*Ugone vescovodiCamerino deh 06 /, il quale cominci la fibs.

il suocorpo neh Say, sotto l'almaggiore di s. Lorenzo in Doliolo,

brica della chiesa di


le

Severino, sul col

detto pure s. Severino, ch' precisamenil

ove r avea collocato


riferisce
i

s.

Severino; di pi

te

Monte Nero, dove

il

sauto visse a-

sentimenti d' un

anonimo per

nacoreta e fu sepolto, ed

in cui presente-

isciogliere le obbiezioni de*Bollandisti su


s.

mente
so
il

esiste l'antica cattedrale.

Soppres-

Filomena. Colucci nel i2passaapar-

vescovato settempedano perla nar-

laredelle

memorie emonumeuli

di

sagre

rata rovina, tutta la diocesi fu incorporata al vescovato diCamerino. Colla giurisdizione spirituale acquistarono
scovi canierinesi
la
i

antichit, della chiesa settempedana.

Co-

me

tutte le altre antiche citt distrutte,

ve-

cos la chiesa

settempedana scarseggia di monumenti sagri, che perirono misera-

anche

le

possidenze del-

mente
tedrale

nel suo sterminio. Nell'antica catvi

cui

mensa soppressa, ed unita a loro, per si formarono molti beni e ricchezvescovo

era una pietra con bassorilievo

ze. Il

Eudo dot

la

chiesa di

s.

esprimente l'Agaello colla Croce sul dur-

Maria

di molti beni gi della chiesa set-

4o

EV
tunque
si
il

SE V
ogni anno nella festa di
s.

Iciupedana, e posti nel conlado dis. Sevcriuo e nella gnstaldia selteoipcdana.

Maria.

Quan-

vescovo Lorenzo mollo conce-

vescovo Ugone godendo l'entramensa settempedana, volle impiegarle in un tempio pi vasto e pi decoroso, in onore di Dio e per eterna memoria di s. Severino, mosso dal vedere
Oninili
il

desse al marchese in enfiteusi, tutta volta


riserv altri beni nel territorio sanseve-

te della

rinate,

poi nel

come poggio d'Aliforni, alienato 207 da Guglielmo altro vescovo


il
I

diCaueriuo, e venduto con tutte


tanti alla sua chiesa, al la

le azio-

popoli di tutta

la

IMarca fervorosamente

ni leali e personali, utili e direlte, spet-

accorrere per domandar grazie e venerarlo in povera chiesa eretta da'sellera pedani

misura delle loro


tempi,
i

forze, e

secondo
si

l'in-

felicit de'

le

cui vestigia
il

scuo-

comunit di SanGentili, De Ecclesia seplempedana. Il piceno e gran Pontefice Sisto V, nel


sevei ino. VedasiLilii, Turchi, e mg.'"

p! irono nel

74

'

j(|uaiulo

zelante vesco-

riordinare

vescovati della IMarca, colla

vo

l^ieragostiui,

con vaga e tuoderna arri-

hoWdSiiprcnia dispositione,it

n&novem

thilellura volle abbellire la cattedrale

fabbricala daUgoue.collocandovi un qua-

hvei5'6',BtiU.Rom.\.. 4>p3'"- 4) P-2 77> riportata ancora da Ughelli, dismembr


Ih diocesi di

dro

in cui

Giuseppe Pesci romano ben


i

Sanseveriuo da quella di Ca-

dipinse tutti

santi e beati concittadini.

merino, e
vescovo di
tica

l'eresse

nuovamente

in vesco-

Inoltre

Ugone

nel

mensa

capitolare

1098 incorpoi alla lachiesadis. Abbondio


s.

vato, dichiarandolo sulfraganeo dell'arci-

Fermo
il

e lo tuttora; cosi l'anin

nella villa d'Agello,uel contado d

Se-

Settempeda rivivendo
fii

Sanseverila

verino. Dall'amplissima concessione del


]
I

no riebbe
citt

suo particolare pastore, e

iq di Lorenzo vescovo

di

Camerino,

nobilitala dalla residenza episco-

iiouconosciulo daUgbelli,si trovanoaltri molti beni della chiesa setten) pedana, im-

pale. Stabili per


1

perocch die

in enfiteusi al

march.

Wargene-

niero, alla contessa Altrude sua moglie,

ed a Warniero loro

figlio a terza

mensa del vescovo scudi comune, ediversi beni. Form la diocesi con 25 parrocchie, 35 ville, e de'seguenti luoghi. Ficano, di cui parlai nel voi. XL, p.244> ^ '^i Eron-

000 da

pagarsi dal

razione, tutto quello che di ragione a lui

tate
le

suo appodiato;

di

Pelino

(P^.) e del-

apparteneva come vescovo nella chiesa di s. Severino e sua Corte, ossia luogo d'intorno, nel castello di PaHiolito,nella pieve
dis. Vittorino, ne'monasteri dis.
in Doliolo,e di
s.

seguenti frazioni della citt di Sanseves.

veriuo: Isola di
slels.

Clemente, licito, Ca-

Pietroj di Aliforni con Palazzata,

Lorenzo

di Seralla,Colliluce e
di Sisto

Carpionano. Quin-

Eustachio

di

Demora.

Di pi,

campus deplthis s. Pelriciun usii

i 56 medesimo dichiar 1 vescovo di Saiiseverino Ora-

V a'26 novembre
.
1

Libulc,decimis,primiliis,elohsquiomor-

zio Marziali nobile di Vicenza, protonotario apostolico, e


ca()itolina,
il

tuoriim, et mcensu,el synodo, de praediclis ecclesiis in nobisreservalo.

collaterale della curia


citt
il

Et hatc

quale fece nella


a'
1

suo

omnia

vohis siipradiclis pelitoribus tra-

solenneingresso

3 gennaio 1 587. Egre-

dulimus^el concessinius

cum terris,vineis,
oquis,
et orniliIl

ih'is, pasciis, ciillis vel incullis

giamente amministr la diocesi, fu eloquente e di molte lellere,adopralo in molli


governi e
i

fquii'olis,

aauaruni dtcursibus,

ufizi

dalla s.Sede, e pietosissimo


p. Ci valli

hiis

eorwn accessibus ad habendum.

verso p veri,come.leggo nel

con-

vescovo Lorenzo, con questo enfiteusi

al

marchese Warniero,
difendere
la

volle obbligarlo a

temporaneo. Dice rUghelli: Eleaini illuni prius experlusfuerat Sixtus, cuniAscu-

sua chiesa, ciuia nostrae pa-

ironos, et defaisores habere spvraniusj

lum,Spoletuni,Burgumque Romanuni etdem traderetadminislrandum.Lmsse l'ospedale, fu propuguatore della disciplina

e che tenuto fosse a pagare un bisanzio

SEV
ecclesiastica, ed aumenli canonici. Moi"i fu ili Sanseverino neliGoy a'3 giugno,
i;

SEV
gra che
di

4i
il
il

frequente afTliggeva

vescovo.
Negrelli,

]Mg. '"Gentili

non dice vescovo

sepolto nella calledrale nel sepolcro de' vescovi. PaoloV nel

ma

parlando del cardinal Petrucci, ecco

medesimo anno a'5n)agcon futura


gli

gio

gii

a vea dato in coadiutore

come si esprime. Re ila constitiila, conj linci is studiis ileruin clini civibiis IVigrelliis

successione AscanioSperellid'Asisi vescovo

strenue laboravit, ut aniniaruni sa-

diClaudiopoli in parlibus, che


Resse
la

suc-

lali opliineesstl consulluni.C\en^cn\e

XI

cesse.

chiesa con

somma

lode, e

nel

702
di

a'2 ottobre trasfer da Pesaro

per l'inferma salute e vecchia et ottena'24 dicembre 6a i ne da Gregorio per coadiutore con futura successione il

lessatidro

Avi

di

ACamerino, e gi arcidia-

XV

cono

quella cattedrale, assai istruito e

seguente pastore: mor nel i63i e fu tumulalo in cattedrale. Dotto ed eccellente


pastore d'incolpala
vita, vigil l'istruzio-

visse, e

ne del
Bite,e

clero, istitu nella citt confraler-

ma poco mor a' 5 settembre 708, onde il Papa dopo sede vacaolea'2 marzo 70? gli surrog il dottissimo Alessandro de Calvi Organi nobile di Prato, gi votanlodato pel suo zelo pastorale;
i i
1

compose le dissensioni felicemente. Weoccuplasede il nipote Francesco S()eielli,gi vescovo di

te di
la

segnaluja e visitatore apostolico dels.

chiesa di

Angelo

in Pescarla di

Ro-

Costanza

in

parlibus

il monte frumenlario monache carmelitane, indi generosamente dai fondamenti edific e dot l'e-

e dotto, che fond


e
le

ma, non che vicario di s. Nicola in Carcere e di s. Maria in Cosmedin, altre collegiate
della della citt, e governatore di Todi.

Benefico pastore, nella cattedrale eresse ed

Jegante cappella della

Madonna

del Car-

mine

nella cattedrale,
lo zio

ove nel 1646 fu

deposto presso
in cui era

trasportalo da Asisi

orn due altari, compart altri benefizi , ed istitu o accrebbe il seminario pe'cliierici, provvedendolo degli opportuni ministri. Rilevo

morto. Innocenzo

X nell'ottopioe pru-

dal Ranaldi, che ora appartieil

surrog fr. Angelo Maidalchini di Viterbo parente di d. Olimpia sua cogna-

bre
ta,

gli

ne
ci,

al

seminario

palazzo Nulo, edificafamiglia Marganic-

to dal cav.

Nulo della

trasferendoloda Aquino.

Fu

ed

il

quale ha V architettura stimata


citt
:

dente, lasci di se onorata memoria, pel

la

pi bella della

per non devesi

modo come govern,


"verso la cattedrale

e per la generosit

tacere,

che

il

palazzo Collio a capo della

che don di ricche sup-

piazza grande uno de'pi antichi, e cer-

pellettili e utensili sagri


la

d'argento; fece
dell'organo, lascul-

cantoria

eTornamento

voro laborioso e di bell'intaglio dello

tamente il pi ben decoralo. Il cav. Nulo con fidecommissopei primogeniti. Giovanni IMargarucci nel 1637 nel pal'istitu

tore in legno Dionisio Pluvier francese.

lazzo vi ricev distintissimi personaggi

L'arcidiacono e canonici per tante e altre


i

come il cardinal Maurizio de'duchi iSavaia con numeroso seguilo, fra


il

munificenze
di

gli

eressero presso la

porta

quale

della cattedrale

una lapide monumentale gratitudine. Morto neli677 esepolto

Massimiliano Monlecuccoli,
il

l'ab. Grillo,
I

landgravio d'Assia, Francesco

duca

in detto tempio,nel settembregli successe

di

Modena,

il

principe Rinaldo d'/iVe

Scipione de'marchesi Negrelli di Ferrara,


primicerio di quella cattedrale,referenda-

suo fratello, poi cardinale. Col vescovo CMv'i Deli' Italia sacra si termina la serie
de'vescovidi
le
s.

lioe prelato della congregazione delle in-

Severino, checompir col-

dulgenze,che mori neh 702 efu sepolto in cattedrale. A suo tempo fu deputato visitatore apostolico a curare la disciplina

Notizie

eli /?o/?2<7.

Neil

725

Giulio Ce-

sareCompagnoni nobile

di

Macera la. En-

del clero e del popolo

il

cardinal Pier

comiato per nobilt, sapere e versato anche in poesia, caritatevole e pio, nelle feste

Matteo PeCrucci

(/',), forse

per

la

poda

salmeggiava iu coro col capitolo. Nel

4i 1732

S
Cleiiieiite

EV
in

SEV
par(li

XII da Ti-icala

r vescovo Giacomo de'conti Brancaleon

tihiis vi

trasloc Dionisio Pici'agoslini

Camerino, lienemereut issi ino [)astoie,che celubi il sinodot lo fece slampare Sy noilus dioecesana Seplempedanae Ecclesiae sancii Sederini ab Ill.mo ci Rjno
:

Ranghiasci di Gubbio, fratello del dotto archeologo Sebastiano (sepolto nell'anti ca cattedrale), e del p. ab. Luigi

compi-

latore dell' interessantissima e ricordata

D. Dyonisio Pieragoslini hahiia lySS, Camerini i ySS. Si distinse pel suo inge-

le

BibUogra/La dello sialo ponficio, il quaSebastiano in patria incominci una

preziosa raccolta di quadri e disegni, che

gno
re,

e integrit di vita, elegante scritto-

continuata dal vescovo Giacomo divenne

generoso colle chiese, molte cose opeNel


r

r.

74^^'"S^PP^

Vigiioli della dio-

cesi di

Camerino,

traslato a Carpentrasso.
in

una delle pi insigni pinacoteche dell' UniDissi in principio,cheil vescovoRangliiasci nel 1827 trasfer la cattedrale e il
])ria.

Fu

splendido vescovo,

ogni genere

tli

capitolo dalla chiesadi


la
ili

s.

Severino,a quel-

dottrina lodato, protesse l'incremento degli studi nel clero,

s.

Agostino. Nel n."

5o

del

Diario

come

pietoso

si

mo-

di lionia

iS^S

si

legge un'elegante necro-

str sollecito co'poveri e zelante della ve-

logia del vescovo Ranghiasci, del can.Gio.

nerazione alla

ss.

Eucaristia.

Nel 1757

Carlo Gentili, ora degno vescovo


ro. In essa
si

di

Pesa-

Benedetto XI V vi trasfer da Dardania in parlibus Francesco M.' Forlani, di Capranica diocesi di Sutri, gi sufiraganeo
di

dice che

il

prelato fu cano-

nico teologo della patria cattedrale, ca-

Sabina, poi vescovo di Civita Castellana. Compone vari sermoni e omelie, sta-

nonico della basilica Liberianadi R.oma, ove pel suo ingegno che coltiv in ogni

maniera d'antichit,
te

si

rese caro ai cele-

annuo sus*.i{lio pe'bisognosi: Episcopatus sui fura miri/ice auxilj conventnin cofgit synodalein. Nel 760 Domenico Giovanni Prosperi di Camerino. Cur
bil
1

bri Giiasco,Fea e Cancellieri; e per la par-

cattolica, fu stimalo

che prese nell'accademia di religione da 5 amplissimi car-

dinali; operoso ecclesiastico, ne' pericoli


della Chiesa pat con fede esilio e perse-

la

santificazione de' chierici, l'osservanza

delle feste e

quello di

s.

decoro del cullo; promosse Giuseppe sposo della B. Veril

cuzioni

tornato in

Roma

si

concili la

speciale fiducia del re di Sardegna e della

gine; zelante della disciplina ecclesiasli-

regina d'Etruria.Avuto in gran conto pure

ca,benefico colle chiese, celebr

il

sinodo.

Nel (792 Pio VI trasloc dalle sedi di Terracina,Sezze e Piperno, Angelo Antonio Anselmi di Viterbo: da questo vescovo
il

fortuna della sua sede, ampli

da Leone XII e Pio Vili, miglior la il seminadei

rio, e riapr in piti florido stato le case

cenobiti.

Abbiamo

di lui,

Synodus

dioe-

seminario per l'insegnamento e


ai chierici

ammiregola-

nistrazione fu alfidalo
ri

barnabiti, ci che Pio VII poi appro-

v,

come notai superiormente; le scuole pubbliche parimenti furono loro degnamente adidale. Lodato per dottrina, piet e singolare

s. Sederini anno i83i, Macera832. Lodalo perle doli che abbelliscono un vescovo, ebbe splendidi funerali dal nipote marchese Francesco, pro-

cesana
tae
1

nunziando
te

1'

elogio funebre

il

ricordato

can. Anastasio Tacchi. Nella sede vacan-

amore

pe' poveri,

orn

la

cattedrale e

le

compart doni. Nella peresilio,


si

secuzione della Chiesa pat


str

mo-

govern la chiesa l'odierno arcidiacono mg. r Camillo Margarucci,qual vicario capitolare, finch Gregorio XVI nel concistoro de'i3 settembre!

acerrimo in combattere le opinioni {le'novatori,comequellochegiavea esaminato d [)0 condannato sinodo di Pistoia;a tante doti devcNi aggiungete una mirabile

838 preconizz
s.

vescovo Filippo Saverio de'conti Grimaldi di


licoli

Treja, gi abbate di

Pietro d'An-

Corrado, preposto della cattedrale

eloqucuza.PioV II

nel 18 iGdichia-

di llecanati e lettore delseminai-io, vicario

SEV
generale con apostoliche facolt di mg.'
Bellini vescovo di

EV

43

del Diario del i83f), con belle ludi giu-

Loiolo eUt:cauali,e del

successore mg.* Dei-netti pro-vicario generale.


locfueiis

stamente rimarc pregi ilell'opera pubblicata co'tipi di Mancini di Macerata e


i

MajciUite diccndi ornalus el echrsliannni , gessil per fJulpUa

i'U itola la:

De

Ecclesia Si-plent pedana

lihri tres

alidore Joanne Carolo can.


,

curii

virum, snmiiiatn evangelii auclorilaieni sumnia ntaiisue ladine conjunxit ^


suis laqtie externis
et i>t;rciidus.\\

GentiUo e Sancto. Severino

Maceratae

aequegratus seiupcr

1837. Anche negli Annali delle scienze religiose l, 5, p.i36, fu encomiata questa eruditissima e
JN'el

plauso di Sanseverino fi ce-

importantissima-opera.
trovasi annun/.ialaaltra
:

lebrato dal can. Gentili,

rammentato pa-

1,10, p.

i4^

store di Pesaro, eziandio colla descrizio-

ne del magnifico e solenne possesso, con

opera dello stesso prelato Sopra l'ordine serafico in Sanseverino, e sopra la vita di
io,
s.

due opuscoli Onori Iributalia S. E. R. Mg.rFiUppo Xfiv. de conti Grimaldi patrizio Trejensee Recanatese nelCequesti
:

Pacifico Divini minore riforma'


illit strato

saggio storico

con fatti prorebus g-

vinciali e patrii,MicevHlt i83g.Ivi pa-

l'esaltazione alla sede vescovile di


severiiw,

San-

re fatto ricordo:
slis

De laiidibits el

Macerala i838; Elogiuni Pilippi Xav. Griiiinldiconiilis episcopi Septeinpcda ni Sancii Severini.Vev le sue infermit di corpo, il regnante Pio IX, nel concistoro de'2 dicembre 846, dopo avere annunziato la spontanea dimissione
i

a Sanclo Severino, ec. Commenlarimn a Joseplio Sanpaolesio


divi Pacifici

recinetensi can.thcologo cadi. Scptenipe-

danae elnnibralum, Maceratae i83g.

di

mg.r Grimaldi, diesi riserv l'annua

SEVERO (s.), vescovo d'Avranches. Nato da poveri genitori nel Cotentin, si pose al servizio d'un signore del paese,
per

pensione di scudi 120, ritirandosi a vita


privata in Recanali (leggo nel n. l'ji del

nome Corbec,
,

il

quale essendo idodi vivere

latra

esili

riusc a convertirlo alla fede

Giornale di
fic a'

Roma

del 18 53, che ponti-

cristiana.

Spinto dal desiderio


e fu

19 novembre nella chiesa del ritiro de'passionisti, per solennizzare la beatificazione del fondatore di tali religiosi
b. Paolo della Croce),

nella solitudine,*! ritir in

molto lontano,
sotto

un bosco non presto seguito da un


porsi
di-

buon numero di persone che voi lero


il

nomin vescovo

di

suo governo. Questa comunit


edificante:
i

Autipatro in parlibns e amministratore del vescovato mg.r Francesco Mazzuoli di


Citt della Pieve, gi canonico di quella

venne

fratelli

non possede-

vano, n desideravano nulla, poverissimi erano i loro panni, vivevano di pane

cattedrale e professore del seminario,

esaminatore prosinodale e convisitalore


delladiocesi, vicario generale del cardinal

ed acqua, e mangiavano una sola volta il d. Dopo la morte di s. Seniero vesco-

vo d'Avranches,

fu scelto a di lui succes-

Ostini vescovo d' Albano.

Dando

saggio

sore Severo, ch'era gi stato ordinato sacerdote. Egli acconsent alla sua elezio-

di provvido, savio ezelante pastore,

il medesimo Papa nel concistoro degli 11 dicembre 1848 lo dichiar elfettivo vescovo

ne per timore d'opporsi alla volont di Dio, sebbene gli recasse grave dolore. La
preghiera,
la

di Sanseverino,

che paternamente goversi

lettura,

digiuni, le veglie
i

na.

La

diocesi

estende per 20 miglia


2 3 parrocchie.

continuarono ad essere
dinari;
pel
le

suoi esercizi or-

di territorio, e

comprende

Ogni nuovo vescovo tassato ne'libri delcamera apostolica in fiorini 256,ascendeudole rendile della mensa acirca scudi
la
1

mentre pieno di dolcezza e carit suo gregge, si adoperava a sollevare


le

miserie de'pover, e ad estirpare

su-

perstizioni dell'idolatria nella sua diocesi.

700.

Il

prof Michelangelo Lanci nel

n.

Sospirando continuo
se

la

solitudine, chie-

99

del Diario di

Roma i^Zj ,Q nel

n.

uu

successore, che ottenne

dopo lungo

44

EV

SEV
niaggioi8i3,Z?Z/.flo/. conl..
1

tempo; etl ove mor della morte c1e'giu5li,ma non


si

allora ritoni al suo deserlo,

5,p.6o7,

concesse alledignil e canonici insigni in-

Il

conosce in qiial anno e in qual giorno. suo corpo fu poscia trasportalo a Ronen,

dutuenli nel coro e nelle sagre funzioni,

entro
il

limiti della diocesi, cio le calze,

j)er

ordine diRiccardo duca di

Norman-

collare,

ed

il

cordone

al

cappello, tutto

dia. Il
fa

martirologio de'santi di Francia


dalla di lui festa a' 7 di lustesso

di colore

paonazzo. Vi sono 3 altre chiese


s.

memoria
la

parrocchiali munite del


eleganti chiese,

fonte, ed altre

glio; a

Coutances onorasi a'5 dello


chiesa di

mese, e
il

Rouen ne

fa

roHcio

due conventi di religiose, un monastero di monache, un conservale

[."di febbraio.

torio per
re-

donzelle, diversi sodalizi,


pii

l'o-

SEVERO(s.), S.Severi.Gllh con


la

spedale,
tilici
il

il

seminario, ed altri

e scien-

sidenza vescovile del regno di ^'apoli, nel-

stabilimenti. Molto produttivo n'

provincia di Capitanala, capoluogo di


strada di Paduli,Castel Fian-

territorio di frumento, legumi, olio, be-

dislretto e di cantone, lontana da Bene-

stiame, di cui
le si

vento per

la

co e Castel Nuovo miglia 48, per la via di Lucer e Buccolo miglia 4^- E' situata fra ilRadicosa ed il Triolo, che congiun-

si fa grosso tralKco, e pel quatengono due fiere frequentatissima dal 2 > giugno al 2 luglio, e dal 4 al 22
1

ottobre. Ne'suoi dintorni s'innalzavano

famosi templi di Calcante e di Podalirio,

tamente influiscono nel Can delaro, ali "anest della gran pianura Pugliese, col Gargano da un lato, ed il monte
golo nord

LiLurno

dall' altro,

che

1'

adombra

col-

ove la superstiziosa moltitudine pagana accorrevaadivinare il futuro. E patria del dotto scrittore Minaziano, e di altri uomini illustri. Per un tempo s. Severo fu la
capitale di tutta
ta,
la

le alle cime. E' residenza

istruzione e di

d'un giudice di altre autorit. Questa no-

provincia di Capitana-

ed ora Foggia, da cui distante pi

bilecitl di Puglia grande, cinta d'anti-

di

6 leghe.

Il

distretto e cantone di
i

s.

Se-

che mura mezzo dirute, con 1 porte delle 7 che un tempoavea; mediocremente fabbricata, tuttavolta di beli' aspetto, con molti edilizi privati grandiosi, lunghe e spaziose strade, molto pure estendendosi ne'suoi sobborghi, e vanta famiglie ben
ricche. Lacattedralededicataalla Beata

vero comprende circondari diCastelnuo-

Torre MagSannicandrOj s. Marco in Lamis, Cagnano, Vico ed Apricena. La citt di


vo, Celenza, Serracapriola,
,

giore

s.

Severo,

Fanum

sancii Sederi,

iix

fab-

bricala nel medioevo, e ne'suoi dintorni


il

normanno

R.oberto Guiscardo nel

o53

Vergine,ed moderno edilzio, con


sterio e

batti-

riport una segnalata vittoria sulle mili-

cura d'anime,

la

quale

si

ammi-

nistra dall'arciprete, coadiuvato dal sa-

cerdote economo; l'episcopio

le

prossi-

mo.
la I.*

Il

capitolo

si

compone

di 3 dignit,
la
i

essendo l'arcidiacono,
il

2/

l'arci-

prete, la 3.^

primicerio; di

2 canonici
e del

comprese

le

prebende del teologo

condotte da s. Leone IX (f.) contro normanni, per frenarli dalle devastazioni che commettevano nella Puglia e nella Calabria,(om\m\ temporali della s. Sede sebbene il Papa vi fu fatto prigione, pure dett legge ai vincitori. Innocenzo 111 scrisse al clero, militi e popolo di s. Sezie
i
:

penileiiziere, di alcuni mansionari, e di altri preti e chierici inservienti al

vero, che ubbidissero al suo cardinale legato. Indi


s.

divin culil

Severo divenne principato.

to.

Notai nel voi. Vili, p. 92,

singoiar

Nelle guerre dell'imperatore Federico


la distrusse, altri

privilegio che nel

174^ Benedetto

XIV

diroccamenti ricevendo
la

accord

ai

canonici, cio di andare nel ve-

dalterremotoche pi volte

desol.

Ab-

nerd santoall'adorazione della croce coll(;

cappe spiegate. Pio VII

col

breve Ro1

batto ta da questo flagello a'3oIuglio 1627, come narra Sarnelli nelle Memorie de vesco^'i e

manoru'ii iiidulgenia Pouli/icuin,de

arcivescovi Beneventani a p.

5o,

SEV
il

SEV
,

4'>

duca

della

Torre IMag^iore suo signore nobilissima famiglia deSangro, dilidi

nel secoloX suffraganca deirarcivescovo


di

gen^emenlelare^lanr, e

restitu nel pri-

miero splendore. Altra gravescossa di terremoto vi fu sentita il i febbraio 1828, nello slesso giorno che ne prov di tanto
violenti l'isola d'Ischia. A'
le

Benevento, e la serie de'vescovi incomincia conAmelgerio.che nel 1 062 sottoscrisse il concilio provinciale diBenevento
tenuto da Uldarico; Ruggiero fu nelioyS
a quello dell'arcivescovo
s.

Milone; Lan-

dannose scosse di
la

4 agosto 85 terremoto cheofTlisse*


1 1

dolfo nel

Melfi

092 intervenne al concilio di celebralo da Urbano II ebbe lite


I
:

ro

provincia diCapitanata,/i<7po//rt'(/^.)

e altre citt, ins.

te lesioni negli edifizi;

furono

le

Severo cagionarono mollievemente tocche terre d'Apricena, Sannicandi o,

coU'abbale e monacidi Torre Maggiore, la quale compose Gesotto Pasquale


II

lasio li nel

8, con

diploma
nitro

di cui sin-

golare
col

il

titolo,
di

perch invece di quello


l'

Cagnano, Serracaprioln e altre del distretto grande fu lo spavento delie popolazioni. Il Papa Gregorio Xlll colla bolla Pro excelienti praeminentia, de'f) marzo
:

nome

Papa us

nome che
si

prima
viis

avea.*i/b.

Gajelnniis rpiscopusSer-

servorimt Dej ed altrettanto


al pontificato. Il

vede

in altre bolle sulla rilcnyione del

nome

i.58o,pressorUghelli,7t//rt5^fra t.8,p.

anteriore

vescovo Ro-

359, eresse

la

sede vescovile di
la

s.

Severo,

e dichiar suffraga nea di Benevento, e lo

berto neh 179 fu al concilio di Laterano; N. canonico beneventano, eletto da Inno-

tuttora. Soppresse
Civitateo

sede vescovile di
al

cenzo IV, fu nel


vanni nel
3

Teano di Pii glia , e Wt

nuo-

lessandro IV. Pielio vi ve va


1
I
i

vo vescovato,
il

nella cui cattedrale trasfer

255 confermato da Aneh 3o3, Gioo, Ugo nel 3 8 fr. Lorenzo


I

capitolo di Civitate, stabilendo per


i

men-

sa del vescovo annui scudi

200. Inoltre
e

a
si

s.

Severo pare che gi

si

trovasse unita

l'arcipretura di
al

Dragonara,

come

dis-

suo articolo gi sede vescovile, che fu compresa in quella di s. Severo. Laonde


dir prima de'vescovi di C/V/'to/e, poi di
quelli di

da Viterbo domenicano, insigne teologo, ma si vuole con pi di ragione vescovo di Citt Rodrigo nella Spagna, che in Ialino ha la slessa denominazione, Civitaten. Giovanni del 347, ^ nell'islesso an1

no Cristiano poi traslato a Frigento; nel i34q Matteo gi Orghatense; nel i353

Dragonara,

e per ultimo ripors.

Raimondo
Civita in

Civifalensis,

ma
.),

Lucenzi corpoi traslato a

ter la serie de'vescovi di

Seveio, con U-

regge Ughelli, dicendo che fu vescovo di

ghellichene tratta a p. 269,274, 358, e con Sarnelli che ne parla nelle Memorie cronologiche degli arcivescovi eli Benevento, a p.
1

Sardegna

{^^

Civitate,

47, 25o e 252. TeaniiniApidiim

Theannm,

Mariana. IS'eh 367 Stefano; indi fr. Giovanni di Viterbo domenicano, poi Benedetto, Pietro, Giovanni del i4oi, Giacomo Minulolo canonico napoletano nel

gi citt vescovile del regno di Napoli, ora

un borgo della provincia di Capitanata, lungi

9 miglia da s. Severo, da Benevento48 perla viadel Colle,e62 perquella di Lucer. Fu edificala da Dolano Bu-

Giacomo Caracciolo neh 4^5 amcome il precedente. Morto neirotfobrei439, Eugenio IV un Civitate alla sede vescovile di Lucer {f^-),
1

4'

2,

ministratore

ma

baiano capitano diMichele imperatore dei greci nel 1022 (ma allora regnavano Basilio 11 e Costantino Vili). Alcuni voglio-

no essere Civitate
nia nella Puglia
e l'Apennino.

l'antico

Puglia, a differenza di

Teano detto di Teano di Campai

non molto dur runione,poich Sisto IVnel i478nomin vescovo Nicola, a cui successero neh 483 Pietro, nel j5oo iV. Tommaso di Nola domenicano, neh 5o4 Pancrazio Rotondi diFralla, nel 5o5per
1

Daunia, presso

fren,lani

sua morte Roberto Tribaldeschi e governatore di Benevento, piudente e lodato


prelato.

La sede

vescovile fu creila

Neh5i7

da Betlemme

vi

fu tra-

4ci

s
Antonio
lil

EV
contro
il

SEV
fpiale

slnlo

sparetlel

Monte aretino, poi GnINIonlc morto nel i545, indi LucliGiftmi (losofo e astrologo

Amico abbate

di

s.

Sofia

ca

Gamico

diP)enevcnto reclam nel sinodo dell'arcivescovo Uldarico, per certe chiese a lui
appartenenti e occupa te dal vescovo. Cam-

celebre, che molle cose pi etlissc; in seguito

dopo 5 anni rinunzi, moi


RoOia

in
il

Roina
C;tsi-

e fu sepolto in Alaceli, per cui

|).

po ne

nel

1071 intervenne
da Alessandro

alla consacrazioII

fatta

della basilica
i

niiro da

nelle IMtuiorie della

due-

di IMonteCassiiio;

Berardo del

100; Ni-

sa di
la

s.

]\lariad' Araceli,^. 268, riporta

cola nel

77

fu al concilio di Laterano;

lapide, ed erudite notizie che rettificaA

no

ari ei lori, e ricorda le


iti

sue opere. An-

Giovanni fior cui Onorio 111

nel

192; N. del 1220, a

alid la vacante sede di

ch'esso narra che fu

|>ericolo di vita,

per aver predetto

Centivogliola perdita
la

Lucer; Giovanni nel 1236 fu delegato commissario contro l'abbate e monaci del

dellasignoria diDologiia. Siccome


sa di Civitale erasi ridotta a

men-

monastero di
1

s.

3oo

ducati

nedeltodel 283;R. del


detto del
1

Benedetto diTremito; Ce2q8;allro Benei

d'oro, Paolo Migli assegn 10 ducali d'o-

3oi Pietro dell


;

3 18. Nel

333

ro

al

e lo

mese, su[)pri alle spese necessarie, provvide di 3 servi, 2 mule e un caI

Simone cappellano
berto re
di

e consigliere di Iloi

Napoli; nel

343 Clemente VI
Pietro,
ri-

Soo-Gerardollambaldo nobile Tcroneseedotto, morto in florida et nel


vallo. Nel

da INIonfe Marano provando l'elezione


tolo.

vi tiasler

di (Uiefattadal capi-

i56i.PioIV

gli sostitu

il

celebre e dot-

iMarino gi arcidiacono nel i34'>;

tissimo Francesco Alcato (/'.) milanese,

che chiaro eziandio per vi rt il cre cardinale,

e dipoi rinunzi

il

vescovato nel

58o.
Sero-

P\i allora che Gregorio Xill soppresse


la

sede vescovile,

la
si

traslat e un a

s.

Bernardo mor neh 349? fi"- Valler de Coppello domenicano gli successe. Giovanni di Troia mor neli363; fr. Marchesane o Marchesinobolognesedomenicano fu surrogalo da Urbano V, gi vicario di Nonantola.

vero. Di Civitale

vedono ancorale

Lo

stesso

vine degli antichi


tedrale
vi
il

edifiri, e dell'antica cat-

sua morte nel


di

366

gli sostitu fr.

Papa per Guido

appena

le vestigie.

Poco distante

Monte Furcolo
poi

francescano; indi Gia-

ponte detto

di Civitale, di legno e

il fiume Fortore, almeno a'tempi di Sarnelli. Dragonara, Trngonara,^\\\ citt ve-

fiasche, per tragittare

Giovanni morto nel 1398, cui successe fr. Francesco de Bardisforeutino

como,

agostiniano.
sonai/i
?;/<7A7j

Eugenio IV colla bolla Perdichiar commendatario nel

scovile del regno di Napoli, tuttora pic-

cola citt della provincia di Capitanai;],

vo

8 leghe da Foggia da Benevento via di Colle4o miglia, e 53 perla strada di Lucer. Fu edificala nel 1022 da Catapano greco preside della provinlungi
,

per

la

1438 Nicola Tartaglia cistcrciense, vescodi Lesina. Neh 4^0 Bartolomeo di Bologna domenicano; nel 43 2 da Isola vi fu traslnto rdeltoBenedetto; nel 1482 altro
1

Barlolomeofrancescano, maColeti dubita

chesia

cia,

come dissi al suo

articolo,
la

ma distrut-

fece vescovo

ta la citt, fu

soppressa

sede vescovile

ro e

domenicano. Leone Xnel i5i 9 Giacomo Hruno da s. Sevelodato; Alfonso sedeva nel i554,eper
il

nuova di s. Severo. Divenne poi masseria con una rocca abitata, npe unita alla

sua cessione nel


gli

i.

ottobre di tale anno

successe Lodovico Siiarez di Toledo,

partcnendo
t,

il

territorio al principe di

s.

Severo. 1 geografi

con circa

chiamano piccola 2000 abitanti. La sede


la
il
i

cit-

dopo il quale non si trovano altri vescovi, e pare che dopo la sua morte la sede
divenisse chiesa arcipretalee fosse unita
al

ve-

scovile fu eretta nel secolo

XsulTiaganea
."ve-

vescovato
Il

di

s.

Severo.
s.

dell'arcivescovodiCcneventOjed
scovo che
si

i.

vescovo

di

Severo

fu

Martino

conosca Leone del loGr,

de Marlinis aquilano, gi vescovo di Fa-

SEV
ro, iiominnio da Gregorio XIll
il

SEV
28 My1

47
s.

calorcelebril sinodo, islituKpialtro confraternite, introdusse in

braio

5<S

Germnno de'marchesi
per sedare
le

.Ne fiironosdccessori.nel ^S3 IMalaspinn ligure,


insorte conlioversie.
della

Severo! capi

puccini ed

carmelitani, e nella diocesi


i

poi niinziodi Clenienle Vili in l'olonia

minori riformati,! minimi,


rifece e
il

cappuccini:
cattedrale e

Nel

orn l'episcopio,

la

Vipera nobile beneventanOj'gi ablegato in Benevento e pre-

1604 Ottavio

seminario, e fu munifico di sagre sup-

pellettili,

acerrimo difensore dell'immu-

fetto della

rocca, dotto e virtnoso, prn1

nit e prerogative di sua chiesa, lauda

deiilee vigilante pastore. PaoloVnel

606
cbc

tissimo pastore.
trasf'ri
:i

Clemente XI

nel

7 lo

elesse Fabrizio />/rz//o(/'.)romano,

Capaccio, e notnin in sua vece

poi cre cardinale: per sua dimissione nel

fr.Adcodato Vincenzo Su m mani ico priore generale agostiniano e nobile diFoggin,

16 5glisnccesseViacenzoCapulodiRiivo, indi traslato a Andria. Neh 625 UrI

oriundo
s.

di

s.

Severo e dottissimo:

rifab-

bano Vili

fece vescovo

Francesco Venrefe-

bric l'episcopio, ed

aument

quello di

turi nobile fiorentino

molto dolio,

rendario di segnatura, cbe Gregorio

XV

avea inipiegalocon
pa.
i

altri alla

compilazio-

ne del le costituzioni per

l'elezione del Pa-

D'animo

forte, difese

eneigicamente

diritti di

sua chiesa, per cui ad onta delaFireiize di venne ar-

Paolo, dai fondamenti erigendo il luogo pel vicario generale e per la curia, non che per altri ministri del vescovato; eresse il monte friirnentario, conferm le rendite de! seminario, miglior e rese pi fiuttiferii fondi della mensa; nel 720 cer

le

sue rare virt incontr gravi inimiciri

lebr

il

sinodo, in cui rimosse molti abusi,

zie,abd ic e

tira tosi

e restaur l'ecclesiastica disciplina, enco-

cidiacono della metropolitana.


gli fu sostituito

NeliGsQ

mialo
)e\\'

e zelantissimo vescovo.
si

Con

questi

cesi di

Domenico Ferro della dioMinervino; nel 635 FrancescoA n1

Italia sacra

termina

la serie

dei

vescovi, che completer colle Notizie di

Ionio Sacchetti, poi trasferito a Troia. In-

Roma. Nel

neli65o dichiar vescovo di s. Severo, Leonardo Severoli nobile di Faenza, e per sua morie Venanzio Mazzincoli di Terni, che non accettando, nel i655 Alessandro VII no mi n Gio. Battista Monti di Fereandina; quindi nei 657 Francesco Densa di Monte Corvino, gi canonico di Salerno. Clemente X lo lisce
nocenzo
1

nel Casale di

89 Bartolomeo Mollo, nato Lusciano feudo di sua casi,

succedere nel 1670 da Orazio Fortunati di s. Arcangelo, che restaur la cattedrale,

A versa; nel 1761 Angelo Antonio Pallanle, di Bagnolo diocesi di Nusco;nel 767 Eugenio Benedetto Scaiamuccia,di Campoli diocesi di Sora; nel 1775 Giuseppe Antonio Farao, diCuccarodiocesidi Capaccio.Dopoalcuni anni di sede vacante, nel 797 Gio. Gaelanodel Moscio scolopo, di Foggia diocesi di Tronella diocesi d'
1

ia;

egualmente dopo diversi anni

di

sede
vi

celebr

il

sinodo, fu caritatevole e in
Felice de

vacante, nel 1818 Pio VII da Marsi

al tre

cose munifico, fraslato a Nardo. Nel

traslat Gio. Camillo Rossi d' Avellino;

1678 Carlo
,

Matta cremonese,

Leone Xll

nel

1826 gli sostitu Beinardo


i832
preconizzi)

tenne due sinodi,ne'quali decret santissime leggi propugn le ragioni di sua


chiesa, eresse ilseminario, edific dai fon-

Rossi pure d'Avellino; Gregorio XVI nel


concistoro de' 2 luglio

Giulio deTonimasi di Capua, e per sua

damenti un palazzo pe'vescovi in s. J'aoluogo della diocesi, pi udente, giusto e virtuoso. Nel 1703 Clemente XI elev a questa sede Carlo Francesco Giolo,

morte

in quello de'

19 giugno 843
1

l'o-

dierno mg.' Rocco deGregorio diLacedonia, gi rettore del

seminatio d'Ascoli e

coli nobile di

Lucania, nipote del vescolui

Cerignola,e professore d'eloquenza, canonico di quella cattedrale ed esaminatore pr sinodale.

vo Fortunati e da

egregiamente edu*

La

diocesi

si

estende

48
sex

SE V
fere tnillinrin, e confionc

SEV
due luoghi
brlca fino all'altro cantone verso
s.

Eu-

principali enllii minori. Oini vescovo

stachio, per cura del pioteltore cardinal

tassato ne'libri della corner apostolica in


fiorini

Imperiali,
nistralo

i5o, ascendendo
ducali.

le

rendite a circa

avendo perci l'apa sommi48,000 scudi),()ve egregiamente


il

3ooo

avea a[)prese

le

sagre scienze

il

concitta-

Antonio GADnii-i.E, Car(inale. Nacque in Faenza a'28 febbraio 1757, dal conte Carlo e da Anna Dorotea de'marcliesi Guidi di Cesena, la cui
nobilissima e primaria famiglia di Faen-

SEVEROLI

dino

/ffo.a/j/,

poi

promosso

al

cardinalato,

ed anche per godere dell'assistenza amorevole dello zio mg.'" Gnidi, allora co'-

mendaiore ilis. Spiritose poi dal parente e


conciltadiuo Pio VII creato cardinale.
riche delle
l'

Il

za (/
rirono

.),

illustre e celebre per antichit,


vi fio-

conte MStai Ferretti nelle Notizie slo-

per ricchezze, e pei personaggi che


(il

Piazza ne\Y Eusevologio

roma-

accademie d'Europa, e delaccademia nobile ecclesiastica ristali-

no

trat. i3:

Delle librerie romane, paria


della Severola, formata dal

rata

da Pio

f^ I, e resa pi florida

per

nel cap.

3o

ledirezionide'celebri pp. Paoli della con-

faentino Nicol Severoli avvocato concistoriale e primario della curia

gregazione della

Madre diDio,e Zaccaria

romana,co-

ex

piosa e scelta al suo tempo, cio nel i6q8. Di Nicol, della nobile sua famiglia e dei molti uomini celebri che vanta, riporta eruditissime nozioni il Cartari, Advocatoriim
s.

racconta che nel 1766 vi entr questo nobile giovane e vi attese seges'iita,

riamente

agli studi,

specialmente sagri, a

noi-u)a dell'inclinazione
al sacerdozio.
l'allibilit, la

che

lo

chiamava
gl'illi-

L'indole

di lui piacevole,

Consislorii p.

279)

nelle armi,

naturale facondia e

nella giurisprudenza e nelle dignit ecclesiastiche. Si vuole

bati costumi lo resero l'ammirazione dei

oriunda

di

Ferrara o

suoi accademici, che

non poterono
1

fre-

di
1

Lugo,

pel quale Farolfo Severoli nel

nare

le

lagrime (piando nel

779

si

divise

229 giur fedelt

all'arcivescovo di

Ra-

venna. Fino dalla fanciullezza die chiari


segni di quell'indole egregia e complesso
di virt

da loro per tornare alla sua chiesa. Ma Pio VI a temperarne il dolore e insieme
onorare
i

meriti singolari dell'arcidiaco-

che poi

lo resero

degno

della ge-

no, lo dichiar prelato domestico, e con-

nerale venerazione, e di quel la'piet e di-

Vergine che sempre fti per lu oggetto di tenerezza divota. Egualmentesino dall'infanzia di mostr svevozione verso
la

B.

decor cos anche l'illustre cattedrale di Faenza. Ritornato in patria si die maggiormenteallo studio e alla piet, quindi
giunta
la

fama delle
I

di lui ulteriori virt a

gliato ingegno e vocazione allo stalo clericale.

Dopo avere
la

in

Ravenna appreso
le

Pio VI,a'23 aprile 787 lo preconizz vescovo di Fano, dove in varie occasioni die
saggio di sua umilt, piet e saviezza:
la sua irreprensibile

con eccellente educazione


suiti,

letteredai ge-

consegu

dignit d' arcidiacono

condotta sorpresegli

padronato di sua famiglia sino dal 1 5 7,come notai nel voi.


della patria cattedrale,
1

animi

di tutto

il

popolo, che per


il

amore

e rispetto verso

XXI!, p. 3 5; quindi pass all'universit di Modena, ma per poco, giustamente


I

degno pastore ciecamente l'ubbidiva. Questo il bell'elogio


il

che
te,

conte Mastai fece


lui

al

Severoli viven-

preferendo ['Accademia ecclesiastica di

nell'opera da
si

dedicata a Pio Vf.


in

^0W(7 (al quale articolo dissi che nel 706 Clemente XI la slabilnel palazzo Severoli incontro la chiesa di s. Maria sopra Minerva, a tal uopo acquistato, che al dire di Cancellieri ne] Mercato, p. 226, fu migliorala e aumentata nel 7 5 la fabi

Allorch
sersi

restitu

Faenza, dopo

es-

ordinato sacerdote restaur l'antica

chiesa di s.Bernardo ch'era di suo diritto,

vi

fond una congregazione


che ne'd
festivi

di

giovanella

netti

ammaestrava

religionee in divolepraliche.Inoltredalla

SEV
2.^ Jignit arcitliaoouale fu elevalo alla
I.' tli

SEV
il

49
con mirabili
ef-

divina parola con omelie, sermoni, istruzioni e lettere pastorali,


fetti.

preposto, quindi meiitche

pro-

prio vescovo

De Buoi

lo dichiarasse
la

suo

Nella carestia del

79'2,insorto gra-

vicario generale.

Governando
sentvo,

sede di

vissimo ammutinamento, non badando a


rischio alcuno, coll'eflicacia di sue parole

Fano, dispieg
lare sapienza,

nel fiore dell' et singo-

maturo

fermo

zelo,

e colla maest del suo volto

calm

all'i-

rara e squisita cortesia,

aveva preso
il

in tutto

come quello che per norma e modello


s.

stante

il

fremilo bollente de' sediziosi, e

ridon
to
i

la

calma

all'agitata citt. Frattan-

pastorale ministero di

Carlo Borro-

repubblicani francesi rivoluzionan-

ineo. Divenne l'apostolo della chieda di Fano, e non vi fu classe di persone ch'egli niai perdessedi mira.Primamenteridusse
il

do

l'Italia, e

lo pontificio, agli

occupandola insiemeallostai giugno i 798 con pei

seminario a sontuoso
e vi fece

edifzio, lo rifor-

na tle'diocesani rilegarono l'ottimo vescovo in Castrocaro, paese toscano non lungi dalla

grandemente

fiorire le scien-

sua patria, donde con eroico co-

ze con valenti maestri, fra'quali ilcelebre

raggio non cess di far l'apostolo nell'esilio,con

ex gesuita Huriaga suo teologo, formandolo a seminario collegio per appagare le

mici.
i

ammirazione degli stessi suoi neRidonato alla sua chiesa nel settem-

brame
vincia,

degli accorrenti

da diverse pro-

che non

si

sentivano chiamati alla

bre 799, vi fu ricevuto in trionfo. Eletto nel 1800 in Venezia Pio VII, recandosi
poi nel suostato,approd in Pesaro,don-

vita ecclesiastica.

Non
egli

a dire le quoti-

diane premure eh'

dedicava

al

suo

de

a'

amato stabilimento, come


disciplina e alla piet,

vegliasse alia

articolo celebrai

(9 giugno giunse a Fano. A que.st(j il seminario convitto, ed

come .provocasse

insieme raccontai che nel monastero delle


teresiane santamente eravi

l'einulazione con lodi e premi, laonde ne

morta

la

ma-

uscirono dottissimi ecclesiastici e letterati


insigni secolari.
visitava
i

dre del Papa,

Con

tenera sollecitudine

quale ricevuto con profonda riverenza dal vescovo, e da lui deil

monasteri delle religiose, inferalla perfezione;

corosamente ospitato, nel visitarne con


lui
i

vorandole

procur

il

mi-

monasteri celebr in quello abitato


Pio Vlll'eccelse doti del Sevolle elevarlo a

gliora mento de'conser va torli, don all'or-

gi dalla madre, per sulhagarne l'anima.

fanotrofio pi

comoda
il

abitazione, e ne

Ammirando
veroli,

accrebbe le rendite e
col

numero: rallegrava suo elegante e venerando aspetto le

degnamente

mag-

giore dignit, dichiarandolo nunzio apostolico di Vienna nel


I

pubbliche carceri, per rendere meno penosa la condizione de'prigioni, non chei
pi luridi abituri, portandovi
forto degli aiuti spirituali.
il

80

r, e

nel concistoro

de'28 settembre

lo fregi del titolo di arri-

soavecona tutti,

civescovo di Petra in parlhus, colla

Tutto

tenzione del suo diletto vescovato di

Fano

era largo di consigli e di soccorsi a quelli

inamminislrazionejbensglidipersudra-

che gl'imploravano; fu allento


rere al sollievo delle

di accor-

ganeo

mg.i'

femmine
li

pericolanti,

cinelli di

Todi vescovo inparlihus


i

Francesco M.' Paolucci Maudi Tir

come de' veramente miserabi

jprivandosi

beriade,e poi agli


fer la

gennaio 1808
a'

gli

conl'ar-

persino della giornaliera sussistenza, ed


a tale effetto alienando anche degli ogget-

sede di Fano, esonerandone

civescovo e trasferendolo
di

vescovati uniti
il

Divoto di s. Fortunato vescoTo e patrono di Fano, nella cattedra le gli


ti

preziosi.

Viterbo e Toscanella. Fra


le

pianto dei

diocesani e

alFeltuose e ripetute benedi-

fabbricilnuovoallare maggiore conmar-

zioni dell'arcivescovo Severoli, questi con

mi

sceltissimi, e fece la

solenne invenzio-

dispiacere nel gennaio

1802

lasci

Fano,

ne del sagro corpo,il tulio a suespese. Non tralasci con liequenza di dispensare la
VOL. LXV,

che per giammai dimentic fia le pi i.ruvi cure dell'alto suo ministero,daViea-

^o
Ila

SEV
nvendo sempre
rivolti
il

SEV
cuore e
gli

lu\ie di opere giansenistiche, e di filosofi


increduli francesi e tedeschi, che conta-

occhi alla sua cara diocesi, cui prosegu a prestare indefesso ogui pi minuta sollecitudine episcopale.

minando
tamente
la

la la

morale,guerreggiavano aperreligione cattolica, facendosi


fatali

Tanto
si

\erso

la

sua chiesa, che

l'amore addolor quanfu


si

plauso alle
lato
si

riforme Giuseppine, per


li

do incominci

a conoscere che

tratta-

Dio merc ora abrogate, con petto


di

zelante pre-

\odi traslocarloodallia. Divolissimosiuo dalla tenera et a s. Rosa di Vilerho, con


fervore

bronzo indefessamente adoper con l'imperiale governo, per

domand

e ne ottenne la sede

l'energica repressione di tanti gravi mali;

inluogo della designala Ancona, e grande


fu
la

contentezza e

il

giubilo che ne prov,

nciare la sua

lemperandogli la pena in cui era per laFano, di cui era passionalo.


Tullavolta da una sua lettera non [mre

vedendo poi che le sue cure non erano corrisposte da una politica, che quasi erasi emancipata dalla Chiesa e non guardava che suoi materiali interessi, si pose con estrerai sforzi a fronteggiare gli asi

ma

che provocasse la destinazione di Viterho. Certo che grande e sincero fu il di lui amore per Fano; tenera ed indicibile la sua divozione per s. Piosa, che avendola
f)

salti

dell'empiet. Eccit pertanto

pi

insigni

scrittori ecclesiastici e apologisti

della

Germania

a scrivere e propagare
di saluta-

poderose opere, che riuscirono


dottrine, poich

patrona, a

lei

attribu

la

riuscita delle

re antidoto al veleno delle anticattoliche


si

sue operazioni. L'epoca in cui l'arcivescovo si rec a Vienna per nunzio, assai

fanno ascendere

a so-

rimarchevole nella storia diplomatica,

pra 1000, ed alcune anche da lui composte. A. tale effetto non risparmi particolari e generosi sagrifzi,

e ne'faslide'clamorosi avvenimenti che se-

per cui

vi

pro-

gnalarono primi anni del memorabile secolocorrente, imperocch fu a suo tempo cherimperaloreFrancescolIjConsideran<Jo che Napoleone I dominatore di Frani

fuse oltre a scudi 20,000. Nelle lolle con


politica, egli non conobbe che massime del vangelo e le leggi canoniche; sempre sostenne intrepido diritti

umana

le

18 maggio i8o4 assunse il titolo di imperatorede'Francesi, Francesco li fece


cia a'
il

della Chiesa e della

s.

Sede, u dubit di

esporsi

ad ogni

rischio,

eoo note e rap-

grande atto di dichiararsi agli 1 i agosto imperatore ereditaiio d'Austria, quindi


rinunzi alla dignit d'imperatore de'ro-

presentanze valorose indrizzate tanto al-

mani a'6 agosto 806, prendendo


1

il

rome
il

di

Francesco l.Non solo cos termin

ro-

mano impero
s.

d'occidente, ripristinato

da

Vienna, che alla segreteria di In conseguenza della famosa battaglia d'Austerlit/, de' 2 dicemJjrei8o5, stretta da vicino Vienna dalle vittoriose armi francesi, il nunzio segu col
la corte di

stato in

Roma.

Leone

III

neh' 800, e con esso

il

col-

legio degli Elettori delVimpero,

ma

eb-

bero luogo quella

serie di strepitose vi-

corpo diplomatico l'imperatore a Troppau, capitale della Slesia austriaca, ove si adoper in molte e gravi cosca favore di que'cattolicijUoo nienodi quelli della
Slesia prussiana, ed
il

cende, che descrissi in tanti luoghi e principalmente a Germani a, Frangi a e Inghil-

re

Federico

Gu-

TERBA. Quindi

difficilissimi e perigliosi fu-

glielmo

III lo

regal d'una ricca scatola


farvi riconosce-

rono

tempi

io cui l'arcivescovo trovossi

d'oro. Passato poi nella Polonia russa,


quivi pure
re
i

rappresentante pontificio nella gran corte di Vienna. Correvano dunque per l'im-

si

adoper per

pero e pi per la Chiesa, e singolarmente per quella di Germania pel seguito spoglio dc'principati ecclesiastici, travagliose

Sede^ e tanto si guadagn l'animo dell'imperatore Alessandro I, sino ad ottenere che in quel paese
diritti della s.
i

soli cattolici si

ponessero alle pubbliche

vicendc,inoudando

la

Germania una

col-

magistrature, e poscia nel celcbratissimo

SEV
congresso
(li
tli

SEV
don una croce
il

5t
cardinale per di

Vicnm
e

"li

simi brillanti, altra e di maggior valore

glandi e preziosi topazi e diamanli di

quel monarca regal


mostrargli
il

al

mollo valore, siano in segno

come

monarca prusstima e di
la

sommo gradimento della sua


1

di particolare

piena soddisfazione. Per

battaglia di

Wagram

e vittoria riportata dai francesi

lunga nunziatura, sostenuta peri 6 anni presso di lui. Nel 8 7 il cardinale part daVienna per Roina,e passando per Fano
1

a*6 luglio i8oq, mentre dessi nel medesimo giorno portavano via di Roma Pio VII in prigionia, il nunzio segu la corte imperiale in Ungheria, a Tyrnau ea'conlni di Turchia. Nella lunga deportazionedel Papa,de'cardinali edella prelatura si aumentarono le fatiche diplomatiche
del nunzio, che
si

ricev soleimi dimostrazioni di


di riverenza ne'tre giorni

amore e
vi si trat-

che

tenne. In

Roma Pio VII dopo l'imposizione del cappello, gli confer per titolo la
s.

chiesa di

Maria della Pace, e l'anno-

ver

alle

congregazioni cardinalizie del

conci lio,propagantla jriti,correzionede'libri della chiesa orientale,e

trov in mezzo a tante


si

buon governo.
manent,

guerre, ed

ai

pi grandi affari che

trat-

Siccome verha
in Forl

\'olanl et scripta

tarono per vincerela formidabile potenza di Napoleone I, e restituire la pace all'Europa. Ci avvenne neli8i4)per cui Pio

noter che dipoi nel i834 fu stampato

un libretto da d. Gaetano della Casa con notizie biografiche del cardinale, ed una iscrizione che il can. Romualdo Sevei oli cresseal fratello nel i83o, er-

VII

[iole

ricuperare

suoi domini!, e tor

nare gloriosamente alla sua sede, onde volendo premiare lunghi e segnalati seri

gerti

cliaracteribns affaire expressis ex-

vigi resi alla Chiesa, e le preclare virt

oriiatar/i ferijii$sitj\n cui


si

d'unode'due nunzi
di

pontifcii

chein tempo
(l'al-

dice creato cardinale da

erroneamente LeoneXll,ci

suadeportazione aveano sussistito

che pregiudica pure

tro fuCaleppi nunzio di Portogallo,

ri-

fugiato colla corte nel Brasile,perch Gra-

la parte storica che vado a ricordare, cio che prima dell'elezione di quel Papa contemporaneamen-

vina di

Spagna

nel

8 3 era stato espuli

te a lui
gi

decorato della porpora,! sulfia-

so),locre cardinale dell'ordine de'preti


nella singolare

de' cardinali
il

aveano giudicato degno

promozione che come LeoIl

del triregno
fece

cardinal Severoli. Pertanto

ne

fece di 3 (porporati, io de'quali riin petto.

grave avvertenza dell'abbaglio e con

serv

Papa
la

colla notizia d

sua

parole di molta lode pel cardinale, ilSup-

esaltazione e

il

berrettino rosso, sped al

prelato in Vienna
cesco Ceva,

guardia nobile Frann.i

nlemenlo al n." 5o dell' Imparziale di Faenza de' io settembre 845, a cui mi


1

come

leggo ne'

io

Zj

unisco per istorica veiit,ed a correzione


del pregiudizievole anacronismo.
Il

del Diario di

Roma

deli8i6. Ablegato

car-

poi per

la

tradizione della berretta caril

dinale arcivescovo, vescovo di Viterbo e


Toscanella,feceil suoingresso solenne nella i." citt

dinalizia,

Papa destin mg. ^Leopoldo


di consulta,

Severoli (cav. gerosolimitano, poi prelato

a'20 ottobre 18 i7,ove datosus.

decano de'ponenti

ed ora ca-

bito sfogo alla sua divozione per

Rosa,

nonico dell'arcibasilica Lateranense), nipote e compagno diletto del cardinale, e

prese alacremente
di persona, za, a

le

sue cure pastorali

imperocch nella sua assendi

che allora

di

suo ordine per

affari erasi

mezzo
le

ottimo vicario e per


diocesi unite.

let-

quale esegu l'onorifica missione,per cui ricev molte direstituito in


il

Faenza,

tere pastorali con viva sollecitudine avea

governato

due

Tutto

si

stinzioni, e dall'imperatore

Francesco

diede all'islruzione del popolo,al perfezio-

che formalmente impose


dinalizia sul
di

la

berretta caril

namento
le virt

del clero, e
si

ben presto anche

in

capo dello

zio,

donativo

questa diocesi

fece

ammirale per

quel-

una scatola d'oro guarnita

di ricchis-

ch'erano rifulse nella chiesa diFa-

52
110,

SEV
nnn con mnggiori fatiche n

S motivo
di

EV
il

Mirabili ne sono

regolamenti, oonfacenlusso,

loro ampiezza. Nel visitare l'ospedale degl'infermi, vedendolo bisognoso di pi cose, prontamente accorse a provvedervi, provocando la piet de'pii doviziosi per aiutare l'alflittae languente umanit col

tiaiieclutali in esso, ove vietato

come l'istruzione scientifica, raa


la

solo quel-

propriamente adatta

alla loro

condi-

zione. L'alletto di quesli beneficati pelcar-

suo caiitatevole esempio.

Ed

ottenne

la

dinalechechianiavanoAif/zr OJ^ro, la riconoscenza che doverosamcntegli dimostrarono non


si

sua totale sistemazione, tanto


la spirituale.

nell' assi-

slenza corporale degl'infcrmijCiuanto del-

che per umana


casa di

pu descrivere. A Ile donne fragilit mancavano a'doin

Vedendo vngaie

per

la citt

veri cristiani, anzich rinchiuderle nella

ima turba

di fanciulli e fanciulle derelitti

condanna

Roma

consumar

la

e pericolanti, senza vesti, senza

pane

e sen-

pena, con
lo

somma carit

apr loro un

asi-

za letto, irreligiosi e scostuma ti, in breve a

proprie spese apr alle fanciulle abban-

donale una casa di ricovero sotto l'invocazione della Divina Provvidenza, e divent uno
de'[)ii
:

benefci stabilimenti di
la

con rigorosissima clausura, affine di richiamarle nel tempo dell' iidlillo castigo a cristiano e costumato vivere, e ne raccolse abbondanti frutti anche di sorprendenti conversioni. Quando avevano espiala la

cristiana carit

ne affid

direzione alle

pena, procurava loro decente collose

maestre pie, acci con l' istruzione relilavori donneschi. giosa apprendessero Dipoi per rimediare al crescente numero de'fanciulli abbandonati, colla cooperai

camenlo, che
go pio

volevano restare nel luo-

le affigliava al

medesimo con

certi

zione di virtuosi cittadini, apr loro un

vasto ricetto con regolare ordinamento,


a bene della sociale e cristiana educazione
di que'miseri; e

benemerito dell'incremento e propagazione dell' utilissimo istituto delle liJaeslre pie della serva di Dio Venerini viterbese, quindi le
moderati
voti. Inoltre fu

aument in Viterbo,

e slabih in Cagnaia,

poich l'ampio agrodella


coltivatori, statu che

Bieda, Vetralla e Viano, non senza som-

provincia di Viterbo mancava di propor-

ministrar loro ogni genere di soccorsi. A-

zionato

numero di

mantissimodell'educazionede'giovani ecclesiastici e laici di civile

fossero istruiti nell'arte agraria: al

man-

condizione,fond

lenimento loro assegn del proprio scudi 600; 5o t)e ottenne dal comune, e da
1

per

gli

uni un seminario in Toscanella,

donandogli cospicua biblioteca, ed un convitto per gli altri io Civitavecchia,


allo-

Pio VII SoosuH'erariOjOltre certa porzio-

ne

di eredit disposta pe'Iuoghi pii. Pel

ra appartenente alle sue diocesi,

ed ove

crescente
gustia di

numero
tali

degl' infelici che l'an-

fece provvedere di pi decorose rendite


il

luoghi non consentiva soc-

capitolo, e sparse

le

sue beneficenze su
nella

correre, rinfiiticabile e operoso cardinale

quella mendicit,

massime

fame e

ottenne dalla congregazione

di

propagande'pii spa-

peste che pat nel i8i7,al quale elTelto

da fide

l'utile

dominio d'uno
Viterbo,
vi

impieg legemme preziose

della

crocedo-

ziosi edifizi di

lo ridusse
i

con sue

natagli dall'imperatore delle Russie. Nel

grandi spese, e

colloc

stabilimenti o conservatorii,
il

due nominali chiamando


gli a-

luogo orfanotrofio della Divina Provle

8 grecandosi inR.oma limperalorFranI, passando poi- Viterbo onor di visita il cardinale, ammir ed encomi le
1
r

cesco

videnza. Di quanto guadagnavano

sue belle

istituzioni, che

don

di

generoso

lunni e

alunne giornalmente, trailo un

soccorso, e di tutto se ne congratul col

con)penso pel pio luogo, il resto dal cardinale fu devoluto a loro vantaggio, riponendosi
in cassette

porporato. Altrettanto fecero in diversi tempi altri sovrani e distinti personaggi.


Intanto Pio VII a'20 agosto iu23 pass
agli eterni riposi,
il

donde

si

trae

il

de-

naro allorch escono dallo

slabiliraeiito.

cardinale

si

rec al

SE V
conclave, e con tanta univeisale reputascelta, e

SEV
con una specie
di

53
compromesso
il

uno di f|ue' migliori e pi componimenti politici die sogliono puliblicarsi in Pioma nelle sedi vacanti, vi fu anche questo: CUi vuole che il Papa ci racconsoli, I voli porga per Sevezione, che in
sensati
rol.F.( in fatti

l'invitarono n proporre un cardinale per

procederne
veroli

all'elezione. Che
il

cardinalSe-

nominando

cardinal della Genga,

questo venne elTeltivamenteinnalzatoalla


cattedra apostolica,e preso
il

nomedi Leoil

adunati

cardinali in con-

ne

XII (F.),

dichiar pr Datario

car-

clave per eleggere


glorioso

un degno successore al Pio VII, e divisi in due parti,


il

dinal Severoli (carica gi esercitata da

un

l'una ezelaiit e italiana per ripristinare in tutto

suo antenato, poich leggo nel Carfari cita lo: Jphricanus Scverolus clari nominis in
liaris,

rigore

le

antiche istituzioni;

l'altra de'rnodcrali e favorevoli alle po-

Urbe advocalus, Leonis X famiac proda Cari us))a cui rassegnazioprofonda

tenze straniere, che sostenevano la con-

ne per tanta preterizione fu un' eminente


e ulteriore solenne prova distia
virt.

servazione delle introdotte riforme, ed

il

celebre cardinal Consalvi nel ministero


di segretario distato; prevalente per nu-

Essendomi giovato

della bella, in-

teressante e ragionata biografia del cardinale, scritta dal suo concittadino


d.
il

mero lai. ^ designava


Severoli,

per Papa
."
i

il

cardinal

eh. can.
ri-

onde

fino dai

giorno del conil

Celestino Majelti, e pubblicala col

clave

riuu''

nella sua persona

maggior

tratto dell'esimio

porporato nelVAlbuni

numero
to
,

de'voti con progressivo

aumen20
di

di

finch nello scrutinio della mattina

Roma t. 20, p. 108 e seg., riprodurr testualmente il suo opinamento sui motivi delta

de'a r settembre ebbe


scrutinio e

26

voti (cio

narrata esclusiva.
fatto

Le
al

cagioni

di accesso) pel pontificato,

di

un tanto

sono tuttavia

pubblico

e per certo in quello pomeridiano sareb-

ignote, e in questo mistero politico

non

bero concorsi almeno altri 7 cardinali per formare l'inclusiva canonica di due terzi
di voti bastanti

puossiche andare per congetture. L'autore della Slor. di


in questo luogt)

Leone A77si

per l'elezione.

Ma

fatal-

limita adire che l'Austria avvers il

tensione, tollerata pr
lai nel voi.

mente ricev l'Esclusiva (della quale prebono paim, riparL,


p. 2
I

Severoli, forse in grazia di alcuni contrasti

3 e seg.) dell'Austria

ch'ebbe in Vienna,quando col si trovava nunzio apostolico; indi altrove ci narva,

per mezzo del cardinal Albani, e confer-

che

fu vittima di sinistre interpretazioni.

mata dall'ambasciatore A ppony a profitto


del cardinal Castiglioni (gi vicario ge-

che maggiormente rileva, noi abbiamo contezza indubitata, come lo stesso


ci

Ma

nerale del Severoli nel vescovato di Fano,

arciduca cardinal Piodoifo Ranieri sicu-

ma

senza successo, perch quasi tutto

il

sagro collegio vers


fu

commosso

e inasprito per

l'inopinata esclusiva, eficacemente avil Castiglioni, e soltanto nel 1829 Papa Pio fili), con quelle due note

vendo al Severoli, che l'augusto non aveva inleso quella esclusiva, ed anzi non essergli punto andata all'animo, perch provatolo devoto e amico
ra va, seri
fratello
alla

sua imperiale sovranit (lettera

letta

diplomatiche, e con quelle particolarit


di circostanze e

dal can. Gaesi

morto santamente,

gi in-

congetture sulla pronun-

ziata esclusione,che riportai ne' voi. XXII,


p.

timo confessore e teologo del cardinale, comunicata all'encomiato biografo). Dodi

89,

XXXVIII,
p.

p.

5. e 52,

LUI,

p.

po

che

ci

sorge una considerazione non

174> LX,
dissi

2i4

e 2i5. In tali luoghi

lungiforsedal vero, ed che l'Austria sostenitrice aperta delle operazioni della plitica

ancora chei cardinali se^a^^i restan-

do vieppi compatti ue'Ioro proponimenti, e perch l'elezione non uscisse di loro,

del

grande ministro
in

di

temente

di novit,

abbia insinuato

Pio VII, e al suo

consultarono

il

cardinal Severoli sulla

ambasciatore

conclave di escludere dal

54
seggio ponlificalc

EV
siero, a fine di
in

SEX
non turbarlo
e

dividuo fra
nalzato.

oon gi un ilesignalo inporporati, ma chiunque dei


consenso dei Padri
in-

metterlo

calma.

Il

cardinale aifraiito nulla salute


lo

zelatili vi fosse dal

senza che

dimostrasse
il

Ora essendo per avventura


il

ve-

sentendo avvicinarsi
tale,

as[)ello, il suo suo termine mor-

rnilo ili." ne'cosloro pensieri

Severoli,

andava dicendo

al prelato ni[iole

ed

iioino

non

solo appartenente a quell'oin concetto eziandio di so-

ai suoi

domestici, che avea motivo di spe-

pinionCj

ma

rare di assolutamente morire nella festa


della Nativit della C. Vergine, e di trovarsi partecipe in paradiso alle solenni letizie di tal giorno. Questo venuto, malgrado i medici e il parroco che noi vedevano in caso estre.no, volle ricevere ss. sagramenli con grandissima compunzione e piet, e fra le braccia del suddetto amato nipote placidamente spir dopo le orci I dell'S settembre i824>'i'^"'^" ^7> mesi G, giorni B. H a. 78 del Diario di
i

non meraviglio che dovesse andare il primo al non evitabile sagrificio. IMa egli dispiegala in quel punto
verchia severit,
tutta la grandezza dell'ali iniosuOjappar ve

degno di

essere veramente PontelQe: imperocch senza lamento muovere, uoiiiiossi colla pi eroica rassegnazionealsuo

destino, e riconobbe in esso


cielo,

un favore del
al

qual se fosse sialo goltrallo


loto

pi

formidabile peso.iVb/t gli uomini ,

ma Dio

mi

lia

mie

spalle.

una croce che non era per le Ringraziamolo adunque e


Cos'i

Iloina ne annunzi la grave perdila di-

consoliamoci.

scriveva ad un amico".

si mostr lutto propenso ad onorare e ricompensare il cardinale, che dovea tenere il suo luogo, e per lo ammise nella con2;re"azione consultiva da lui istituita,per chiamarlo innanzi a se quan-

Leone XII

cendo che dopo essere slato pi volte sul margine del sepolcro per una complicazione di mali prodotta da vizio organico,
:

era passato

al

riposo de'giusli.

Dopo

al-

cune

notizie di sua decorosa carriera gli


1

rese questa testimonianza.

santi ed e-

semplari costumi di questo insigne porporato;


il

do

gli

occorreva, non che ne'suoi pi in-

suo metodo

di esercitare la di-

limi consigli,euon lascioccasionedi provargli ch'era suo

gnit episcopale Iralto dall'imitazione dei

ammiratore

amico.

Il

pi egregi e applauditi pastori;

la

sua

il-

pei che fu divulgato,

come

toccai altrove,

limitata carit verso gl'indigenti; la vastissima sua erudizione specialmente nelle


discipline le pi necessarie
di chiesa;

che ilcardiuale esercitasse una segreta preponderanza suH'auimodel Papa, indi ven-

necreduto da

tulli

il

pi influente dispen-

ad un uomo ne hanno reso universalmente


i

siero delle grazie e favori sovrani. Certa'

amara

la perdita a tutti

giusti estimatori

mente

il

cardinale,

come per voto


al

erasi

delle tante prerogati ve che lo

adorna vano,
il

ubbligato di occuparsi ogni giorno

bene
avea

tra'quali per ogni riflesso dee darsi

pri-

delle sue diocesi, cos per egual voto

mo luogo al santo Padre,

il

quale anima-

promesso a Dio

di

non

tacere a costo di

toaldi sopra d'ogni altro dal pi ardente


desiderio del bene, anche pi d'ogni altro

(jualunque suo pregiudizio, contro certi


principii di politica e leggi di stato, per
le
le

ha sentilo
che
n.
vi

al vivo la

morte
si

di

un soggetto
zelo". Nel
i

quali a lui

sembrava che

si

ledessero

contribuiva con tutto


del

lo

immunit

ecclesiastiche, di cui fu

sem-

74

Diaro

stesso

descrivono

sos.

pre acerrimo propugnatore e difensore senza rispetti umani. Quindi Leone XII,

lenni funerali celebrati nella chiesa di

Mai iasopra ]Minerva,in


di

cui cant

la

messa

che ben apprezzava

le

pure intenzioni del-

requie

il

cardinal Certazzoli, e poi fu

l'animo delicato del cardinale, nella nobile benignit e cortesia che lo distinse,
talvolta volle persino prevenirlo, reuden-

tumulato
maggiori

nel sepolcro gentilizio de'suoi


ivi

esistente.

11

suo

nome

sar

sempre

in

benedizione perenne.
Setle vescovile

dogli ragione di alcun suo operato

opeu-

SEXAKTAPRISTA.

SEY
tiella

SEY
ili

55

Mesia

a.', olio la

nietropoH

Mar-

catiopuli,di cui fu

vescovo Policarpo, Iradi Tracia. Oricns

sferilo poi a Nicopoli

dir.

i.

r, p.

23

I.

SEYNA
gustoi'ien).

SEYNY {de Seyna seu JuCina con residenza vescovile


di

nielkedi Grodno, riuniti all'impero russo. Racchiude vaste foreste e molte pcdiidi, ed pi gran laghi del regno, che Sono Duzia, Metelle, Obelia, Paserey e Wigry. Un solo fiume un poco considelidi
i

rabile l'attraversa nella parte meridionale,

del regno di Polonia, nel palatiuato di

Augustow, e capoluogo d'obvodia, a 6 leghe daSuwaiki o SuAvalkij ei3 da Grodno, presso a un laghetto sopra un alUuentedi sinistra della Czarna Hansze. Occupa un'eminenza con 120 case, e pi di 200 cristiani, secondo l'ultima proposizione concistoriale del 1 836. La chiesa cattedrale sotto l'in1

Auguslow, voivodia

fertile.
il

Narew. Qualche porzione assai Questa voivodia, di cui Suwalki capoluogo con magnifica cattedrale, si
il

divide in 5 obvodie, che sono:

Lomza, Auguslow, Seyna, Ralwary, iVlarianpol. La citt d' Augustow pure capoluogo
d'obvodia, situata sulla
inetta, fra
i

laghi

Neczka e Seyna, a 49 leghe da Varsavia. Regolarmente edificata in legno e selciata,


porta
lonia
il

vocazione di S.Giorgio

mar tire,di elegante

nome

del suo fondatore re di Po-

struttura, con fonte battesimale, e cura

d'anime
pitolo
si

esercitata da un vicario. Il cacom[)one di 4 dignit, la prima dellequali li decano, di 8 canonici, senza


le

prebende del teologo e penitenziere, di


[)reti

vicari, e di altri preti e chierici

Sigismondo II Augusto I. Hai eleganti chiese, una delle quali cattedrale, comodoospedale, e 8 distillatoi d'acquavite. I suoi mercati sono frequentatissimi pe' bestiami e precipuamente pe' cavalli russi. Conta pi di 2000 abitanti, e circa
1

addetti al servizio divino.

detta epoca

non

esisteva l'epifCopio.OItre la cattedra-

le nella citt

non eranvi
il

altre chiese, u

ospedale, u confi aternite, n


piet, bens eravi
ni.

monte

di

80,000 l'obvodia. Oltre vaste paludi e molte foreste, possiede buone terre coltivabili e fertili. Ora riporter quanto mi dato leggeresu Seyna e Augustow,sti{!a
loro sede vescovile. Pio VII colla bolla

seminario con alun-

La diocesi comprende 120 parrocchie in una superfcie di 325 miglia germaniche quadrate. Ogni nuovo vescovo tassalo ne' libri della camera apostolica in fiorini 4oo,e le rendite della mensa ascendono a 6667 scudi romani. Le notiziegeograficheairermanocheioSeynaesisteuna
scuola palatiuale, ed

Ex

iinposlta,

de3o giugno 1818,


i5, p. 61, nella

Bull.
cir-

Rom.

coni.

t.

nuova

coscrizione delle diocesi di Polonia [f^.)

soppresse

la

sede vescovile di FVigry o

TVigiiy

{P'.), forse

perch situata nella


la

Prussia orientale, e con la cattedrale


trasfer nelle citt di

Seyna e
il

di

Augudeuo'
ve-

un conveato

di do-

stow

ch'eresse in vescovato,

cui vesco-

menicani,
in

quali sono tuttora numerosi


in Piussia; e

vo Augustoviensis
minahilur^
el in

sive Seyneiisis

Polonia e

siccome nel

voi.

eadeni civitale ecclesiaoi

LV, p. IDI,

per fallo tipografico fu detto

ab infrascripto li ter arimi executore (il

esisterne 107, ed invece

devo dire Sag, tuttavolla nel Dircclorium pr provincia Lilhuaniae el Russine ordinis Jf. Praedicatorum, leggo la cifra 32o. Al breve cenno che diedi ad Augusto vr, conie indicai in quell'articolo, qui aggiunger le
seguenti notizie.
vile unita a

scovo di Wladislavia) in cjus decreto ex


presse referendam erigitmts in cathedralem, in qnani capituliwt antfone Figcrscensis cathedralis iransferiinus.
bilito

sta-

quanto

si

conviene

alle diocesi e se-

di vescovili,dichiarsulfraganea della

me."
r

Augustow

citt vesco-

tropoli di Varsavia, e lo tuttora, (juesta di

Seyna

nella Polonia, voivo-

dia del palatiuato del suo

nome, che

for-

Seyna seu Augusloviensein. Per vescovo dichiar Gio. Clemente do Gotez^vski di

masi de'terrilorii degU aulichi palatina*

Tykocin

delia diocesi di VVi-

56
gry, e di

S
questa da
f^iugiio

EY
lui fallo

SEZ
vescovo fino
inoltre
il

da'i6

1805, disponendo

Papa che avesse un vescovo


del

sulTr.ii^aneo

che ambedue gli conserv nel diihiararlo vescovo d' Adraso in pariibiis. Essendo morto il vescovo lVicola,govern la diocesi
il

pei aiuto; laonde nelle Notizie di

Roma

su(fiaganeo,flnchGregorioXVl nel
i

18 19 per la i." volta fu riporlnla la nuova sede Seyna o Auguslow. Quindi JMo VII a' 29 maggio 820 lo fece suc1

concistoro de'2

novembre

83(3 fece ve-

scovo di Seyna seu Auguslo^'ien Paolo

SlaszynkidiKransnytaw diocesi diLubli110,

cedere da Ignazio Cryzewsky di

Ilalitz.

gi canonico della metropolitana di


in
il

Ma per diversi n)olivi,cheil Papa es[)resse


nella bolla Sediatn eniscopaliuin translatiories,

Varsavia, e vicario capitolare


cante, conie di
la

sede va-

sommo

zelo,

quale fece

de'20 luglio 182


la

i,

Bidl.

cit. p.

professione di fede nelle n)ani del ve-

4i8, soppresse

sede vescovile di Sey-

scovo d' Adraso. Sono circa 5 anni dacch


la

na, eresse quella

niente, e la trasfer a
iki

d'Augustow separataSuwalki o Suvvao Souwalki, come ris[)eltaljile citt,

sede vacante, e
il

le

dette Notizie nep-

pure nominano

sulFraganeo.

capoluogo del palatinato d'AuguslovV', situala nel suo centro, e residenza del governo provinciale: stabilendola cattedrale nella chiesa

SEYNA o SERENA. r\ Sere.va. SEZZE [Se.tin). Citt con residenza ve


scovile nella legazione apostolica dilMarit

lima

Caujpagna,

nella provincia di IMa^

parrocchiale di
il

s.

Croce.

rittma dello stato ponti(icio,aulichis.iiuia


e celebre, vicina

Inoltre statu che

vesQovato

si

chiamas-

aWePulndi Pontine [P^.),

se Siiwatkiciisein sta Aicguslovieiiscii

sede di governo e di distretto, che

com-

vi trasfer

il

vescovo Ignazio gi di Sey1

prende

Nonna

(^".)j

Bassiano e Sermo-

na e Augustow. Suwalki oSouwatki,a 7


leghe da Grodno,e piidi

nela, di cui parlo a Velletri descriven-

Gda

i\ugusloAV,

do la
lano,

legazione, lontana per5 leghe e


1'

mez-

sopra un fiumicello che scaricasi nel VVigry, benissimo fabbi'icata e abbellita, in

zo da Terracina, secondo

avv. Castel-

Lo Slato pontifcio, e6 [o%le(al\ovuole Calindri nel Saggio del

luogo salubre e ameno,

in vasta

pianura,

ma come

ben popola
fici

d 3 o o o abi la n ti, e decorala di diversi pregi. E' animala da traft

da

pi

Li

pontificio stalo.

Sorge

sulla

levato e delizioso colle,


gianti olivi rivestila,
dio. A

cima di un esempre di verdeglo


il

colle limilrofe Provincie rus'io-polacvi si

come

suo pensi

che, e

tiene un gran mercato.

Non-

mpio

l'orizzonte che

da

essa

go-

dimeno

sebbene falla di concerto con l'imperatore di Russia Alessandro!, non fu trovata eseguibile, onde
la disposizione,

de, delle sottostanti pianure pontine vastissime,


rio.

Ad

Oliente

propinque al suo ferace territosi vedono amene collinetvili,

Seyna rest seggio


AuguslOAV,e come
co di
tulli

vescovile, e unita
tali si

ad

te

coperte di

di olivi e di lauri, a pie

prosegu a pub-

delle quali nasce

il

rapidoe celebre fiume

blicarle nelle Notizie di Roma o


i

almanac-

Ufenle navigabile, che ha foce nel mare


TiiTeno, e dal quale preseli nome la famosa trib Ufentina o Ofenlina, che con
altre volava nel senato

vescovati cattolici,
a'

come

lo

ancora.
trasfer

Leone XII

da

Taumaco

19 dicembre 1825 in partibus al ve-

romano. Dal

Iato

Seyna seu Augustovitn, Nicola Manugiewicz di Kaminiech; e di poi nel concistoro de' i5 dicembre 1828 gli die e deput per siilTraganeo Stanislao Roska Choromaiisehi della diocesi di Seyna
scovato di

di settentrione e quasi a livello della citt


vi

sonoduecolli,<;o[)ra

uno de'quali per

la

giocondit del silo e perla salubrit dell'aria


il

triumviro Marc'Anlonio fece formail

re la sua famigerata villa, e conserva

no*

/Vey^g5/owe, gi arcidiacono del la ca t-

me

d^Antoniana. Alla distanza

teilralcd'AugustoAV, e lettore della chiesa

miglia dalla citt trovasi un

8 monte che
di circa
la

parrocchiale Zambrowicense, prowisle

partecipa de'Lcpini, e stabilisce

scpa-

SEZ
razione e clemarcn/jotie delle dueilliis?ii

Provincie di .Maiittiuia e
cui

Campagna,

sulla

s.

nolugiogrecofu nativa diSez/e),s. Andrea, Angelo, 8. L(nen-^o, s. Paolo nella quale

sommit

esistono

ileliziosi cosini, abi-

trovasi l'episcopio de'vescovi di


crasi

tali nelle

migliori stagioni dalle ragguar-

cinaeSezze(alsuo temponon

Terra nuova-

devoli famiglie seline. Ne' suoi dintorni


dalla patte de' monti l'aria pura, e lo>

mente unito Piperno), edificato con grande S[)esa da mg.r N'entiiniglia nel i64^,
dicendo
l'iscrizione:

dato n'

il

soggiorno nella calda stagione.

Episcopns Taracialtri vescovi

Per l'eminente posizione della cill, comecli dominata da'venli,ha un clima incostante; nondimeno il Contatore, Dfliist. Terracinensi, ed il d.*" Rlarcotulli in una Memoria, la encomiarono. Seize non conserva l'antica e primitiva ubicazione, in

neiisis et

Setinusj e poi da
palazzo, pi

restaurato e abbellito. Sulla dignitosaprincipale piuzza


il

comodoche
del

bello, residenza del

governatore e del ma-

gistrato jnunicipale,ed

un tempo

com-

missario che
sulta

la

s.

congregazione di con-

pendio

al

sud-ovest e che

si

estendeva

si-

deputava
al

al

governo

della citl,e su-

noalla Rladoiina dell'Appoggio, l'odierna

bordinato

govei'natore della provincia


scoscese, e

essendo posta nel vertice del

colle,

dove

diCampagna. Le strade sono

anticamente

Vi

era

la

sua ciltadellu deno-

selciate di sasso calcareo bianco; le fabbri-

minata Castnint dariint, psiche ivi si rinchiudevano e custodivano gli schiavi carl.iginesi.La sua esistenza viene confermata
ilagli

die ingenerale sono mediocri, oltre alcuni rimarchevoli edifizi. Alla

mancanza

di

acque perenni

si

supplisce colle cisterne,

avanzi delle

triplici

mura
i

ciclopee

e con atligerneal fonte

suburbano lungi

che restano; cio quellcdel .''circuito, lateralmente alla chiesa di s. Rocco; quelle del 2., sotto il monastero di s. Chiara ; quelle del 3 circondano in gran parte la
citt,

3 quarti di miglio: limpida e leggerissi-

ma

l'acqua d'altra vena e q\{:x fontana

d'oro,u?i per condottarla occorre


sa spesa.

immen-

Forma decoro

questa cospicua
fra quelle

specialmente dal Iato

di

mezzod, ove

citt la caltedrale, e

primeggia

pi che in altro luogo sono conservate.

Queste mura che con 3 ordini cingevano


il

Caslrnni dnriii,e\^%yii\ situazione giuil

stificano
colo.

nome

dato a quel propugnapiedi eoo magnifica


al

Dalla parte di mezzod una via


1

buona archilettura in forma gotica, come loil prospetto esterno, il ili cui ingresso guardava prima l'oriente eil era dalla parte della tribuna, ed ora lo ha a occidente ove andella provincia, essendo di

sotterranea larga
volta, che
schio.

conduceva dentro

suo ma-

ticamcnleeravi il coro, sopra il quale luogo s'innalza la torrecampanaria. L'inlcr-

Di grosse mura castellane cinta


per un miglio di circonferenza,
le

uo

a 3 navi a volta, abbellita da ardii,

la cill,

pilastri e

colonne

di

marmo, con sontuoso


ri

comprese

dette superstiti dell'antico

e sonoro organo. Sono pella di


s.

marche voli

la

cap-

castello, e quelle parli e traili pi recenti

Filippo pe' preziosi suoi

marmi

che costituiscono
ingresso

le

abitazioni. ]Ne

dauno

massime d'alabastro orientale,e


I. "altare

quella del

porte, cio a levante la Pasci-

bel'a di stile detto gotico, e altre la pi antica al


lina
,

indi viene la

quanto alle nord ovest la Pao Romana delta anche


descrive

nave destra, lanlo perla bont ed eleganza dello slile,che pel quadrodipinlo in tela da Alessandro Bentivenga, esprimente la B. Vergine, oltre aldella
tri

porla del Piano, ed a seltenlrione quella


di
la
s.

pregievoli quadri che sono nelle altre

Andrea.

I!

Ciammarucone

cappelle. Questo tempio

munito

di battiail'ar-

sua patria con diverse torri, e ripartita

sterio,econ cura d'anime afldata


ciprele,sotto
l'in

in sei rioni

chiamati decarcie e

foi manti
s.

vocaziotc dilMaria Ver-

altrettante parrocchie appellate


s.

Maria,
il

gine Assunta in cielo. Nell'altare maggiore giacciono le venerabili spoglie di


s.

Pietro, s.Parasceve (che secondo

u)c-

Li-

58

SEZ
di

SEZ
tlolh

tlano abbate benecleltino, prolettore Jellu citl, ivi ^la^fe^le

da altro luogo

Terracina e Sezze, nel i 594 Luca Cardino che l'ampli, '/JiVc, Tarr. et Setino;
coniin conservatori; nel

niedcsima, da

mg/

Perugini vescovo di

Terraciiiae Sezze, eda mg.i Criiscosetiiio

vescovo di Lettera nel 1 604. H santo visse euioi nel monastero di s. Cecilia co'inonaci benedettini,
il

1617 Pompeo Angelotli, pioriun lo7 58 Calisto Palombella servita, Episcopus Senus, de
nel
i

clcricoruni seminario oplinie nieriliis

da

lui

fabbricalo verso

neh 775 Francesco Alessandro Odoardi,


hiijucc. Basii.

1081 presso il iluine Cavata o Cavatelo Sisto, e l'antico letto del fiume Rosciolo, e di cui appena restano le rovine. Insorta controversia dopo la beata sua morte tra setini e sermonetani sulla veneranda spoglia di s. Lidano, convennero di collocarlo sopra un carro e dove lo portassero due indomili giovenchi che vi
la
i

Calhed. Episcopus. Nella

chiesa di
il

s.

vescovo

1614 vi fu sepolto Pompeo de Magislris: iu quella


Pietro nel

de'cappuccini nel

^\\a,Epis. Ter. etSelinus in

Basilica (mi

fa

iG45 Cesare Venlimihacsua Cath. dunque sospettare che in


il

essa fosse deposto e cos

seguente); nel

1786 Benedetto
pure

Pucilli di Tolfa,

Terra-

citlaccarono, l'uno di Sezze, l'altrodi Ser-

cinae, Setiae, ac Priverni Episcopo. Vi


la collegiata de' ss.
1

moneta,
citt.

ivi restasse,

e n'ebbe

il

vanto

la

Sel)astiano e
ele-

La cattedrale fu solennemente di nuovo consagrata a'j8 agusto i364, da


tv.

Rocco, eretta nel 761, abbellita con


ganti stucchi, e tra 'suoi

ni tari di

mar-

Giovanni deSora vescovo

di

Terraci-

mo

ria

e Sezze, per averla consunta

un incen-

ragguardevole il maggiore: il capitoloda cuiuH'iciata formasi dell'arcipre-

dio.

Sembra che

la

sua costruzione nel-

l'odierna forma rimonti al i3oo.


in

Ciammarucone, che
vi

sotto

il

Leggo medesimo
in va-

altare maggiore
si

furono collocale
intere di
s,

Clemente XIII cappa magna, con bolla che incom.incia: Cuin Sctia clvilas olini romanoruni fjlorente repnhlica, cote e di

9 canonici,

a'

quali

nel

1765 accord

la

d'argento
ss.

le leste

Lidano, e
patroni

lonia lulo prii'ilegii':quc decorata, e la


distinse

de'

Pietro e Marcellino

altri

con

altri privilegi.

Oltre

la catte-

di Sezze;

un pezzo

della vera Croce,

Spina
Cristo,

tinta del prezioso

un pezzo

di

sangue di pane credulo dell'uls.

una Ges

drale, vi sono altre


li;

5 chiese parrocchia3 conventi religiosi con chiese poco


s.

distanti dalla citt, fuori di porla

Paia-

tima sua cena, dell'incenso


ss.

oCfeitogli dai
lat-

sceve.

Il

de'minori conventuali subura


s.

Magi, del fieno del


13.

Presepio, del

bano con chiesa dedicala


ne consagrata a'2
scovo
di
i

Bartolomeo

te della

Vergine, un buon pezzo d'osdi


s.

apostoIo,che essendostala riedificata, ven-

so di

s.

Andrea apostolo, un dente


il

Biagio vescovo e

pettine col quale fu laIl

giugno 705 dal veFondi Vittorio Crucci visitatore


I
:

ceralo, e altre molle reliquie.


si

capitolo

apostolico della diocesi

nel

contiguo con-

compone

di 3 dignit, la

."
i

delle quali
il

vento
tit di

vi

fiorirono religiosi insigni persan-

l'arciprete, le altre l'arcidiacono e

vita e

per dottrina, avendone deil

preposto, di

2 canonici comprese lepre-

scritto le notizie

p.

Theuli,

bende
vi

del teologo e del penitenziere, e di

rato niinorilico della provincia di

weW AppaRoma.
1

altri preti

e chierici addetti al servizio di-

no. 1

MaioccOfUe Monumenti dello siat.

lo pontifcio,

6, p. 7 e seg., riporta le la-

pidi degl'illustri selini e stranieri sepolti

La chiesa e il monastero appartennero ai monaci cistcrciensi, a cui li diede nel i4(3 Eugenio III, e dipoi neli3oo Bonifacio Vili gli assegn a'conventuali. Secondo
INLirocco, pare che la chiesa sia slata nuo-

non
le
si

solo nella cattedrale,

ma

ancora nelcattedrale
i

le altrechiese, e quelle

monumentali che
vescovi

vamente

riedificata da'fondamenti, dalla

riguardano.
rileva,

Da quelle della

pia generosit del ricordato vescovo

O-

che

vi

furouo tumulati

doardi di s.Elpidio nella Marca, e da lui

SEZ
consagrata nel i 769.
11

SEZ
cliia-

5y
porla ncll'inter-

Marocco non

suiti in

argomento
I

d'

imperitura riconola

ma
ne
la

rOtloaicli vescovo, e lodiceSctinojio

scenza, nel

G22 sopra

invece ho creduto tiare alla ua asser/.iopili

no

della cliiesa eressero la seguente iscri-

probabile inteiprelazione
11

luUo

consiileiato.

2." convento, (roseguendo

medesima
il

via, lungi

un

4- di miglio

dalla citt, de'cappnccini con bellissima


chiesa,
lutto edificalo nel
1

jusTt'inpUhaC'
cone. D. O.

zione

marmorea

riportata da
S. P.

Ciammaru-

M.

Q. Sclino

^ Un-

Collega inunifcenlissi-

inofundiiLori
iiini

SocitLas Jesu

Grati amo-

592, circondalla pie-

monumenium

P. Vi sono ancora in
di

dato di

mura con ameno bosco,

Sezze due monosteri

monache: quello

Giovanni Pilorcio cav, de'ss. Maurizio e Lazzaro; quindi a'20 ottobre) 593 il suddetto vescovo De Magislris consagr la chiesa sotto l'invocazione di s. Francesco. Il 3. convento, continuando la stessa strada, distante da Sezze un miglio, de'francescani 'ifuimali, che per essere a ridosso d'un colle, il soggiorno non perfetto. Ciammarucone riferisce che a suo tempo e nel 164 1 ret del nobile setino
ligiosi colle

dell'ordine di s.Chiara, in cuiairc[)()ca del

pallio isterico ricordalo viveanojo

limosine slavano Aibbricando


il

chiesa e convento,
e che intorno al
te

quale riusciva gran-

dioso e uno de'pi belli della provincia;

medesimo pouposamenfrondeggiava un verdeggiante quercecon piante


d'elei,

to, eziandio

olmi, lauri,

nache professe, olire le zitelle che tenevano in educazione; l'altro quello della sagra Famiglia delle oblale del ss. Barnbill Geau [f^.), per l'istruzione e educazione delle giovinette, istituito dal gran cardinal Corradini[F.) setino, protetloi ilella congregazione di lloma, acni soiuminislr ben pi di oooscudi. ftlg.rFabi Montani nella dotta biografia che compil di questo amplissimo porporato, e che pubbliccol ritratto nel 1. o i\e.\\' Album di Roma, a p.ioSe Sgo, esaltando giustamente il di lui singolare amor patrio, osserva che il pi bel servigio che rese
i

castagni,

veramente

delizioso,

romantico

Sezze fu

il

convitto della sagra Famiglia.

e poetico.

La chiesa
il

magnifica, e nell'al-

tare maggiore

grandioso quadro raps.

Vedeva egli con dolore come per difetto di buone istitutrioi fosse ivi negletta l'educazione delle donzelle, dalle quali
di-

presenta

la visione di

Francesco nella
il

quale ricev dalla B. Vergine


eseguita nel
ri.

s.

Bam-

bino Iralesue braccia, lodatissima pittura


Inoltre

608 da Benedetto MelchiorCiammarucone ricorda che


1

nelle couvicine colline eranvi diversi ro-

pende il ben essere della societ. Laonde appena seppe che il suo generoso concittadino Bartolomeo Piota avea a tal uopo cominciato la fabbrica d'un monastero, egli si uia compagnoeneassunse il proteltorato,quindi vollea sue spese aggiun-

mitaggi colle loro chiese,abitazioni e giardini. Nellacilt fiorirono


li
i

gesuiti,)

qua-

anche in Sezze hanno diritto alla comune riconoscenza, pel gran bene che vi opelarono, massime per la pubblica istruzione. Nel bel mezzo e nel sito pi elevato della
citt,

gere un braccio, chiamato ancora la fabbrica nuova, e consider lo stabilimento

come
la

cosa tutta sua.

tale elfetto
ss.

famiglia di oblale del

form Bambiu Ges,


Clemente XI

e di iMaeslre pie (.[[YhevhojC

per cura del

p.

Claudio

Acquavivapreposito generale della compagnia dlGes, fu eretto undecorosocollegio,

ne a[)prov l'istituzione, con facoltamplissimealcardinale sul governo e compilazione degli statuti, che poi stamnel
1

con sontuosa chiesa sagra

a'ss.

Pie-

p nel 1729. Avendo


sto se ne
la

le

oblale comincia-

troe Paolo, il tutto incominciato

neh 589
la cospii

to l'insegnamcnlo con successo,

dalla nobile e splendida generosit del

aument

il

ben prenumero, ed ebbe egli


la

comune

di Sezze,

che v'impieg

consolazione di vedervi entrare

pro-

cua sonmiadj 70,000 scudi; per cui

g-

pria sorella Loreta. Al convitto aggiunse

6o
L'i>.lituto[)eila

SEZ
nel
I

SEZ
si

lachiesn.clieconsagr a'aS inaggio 17 18.

fama che

acf[iiist

mos-

nifacio

se

Benedetto XI V, per agevolarne


Il

l'utile

propagazione, a favorirlo, onde fu largo


di grazie spirituali.
lincile visse, di
le

di Dio fr. Boda Sezze minore riformato, il quale cooper in Roma all'erezione d'un ospiziopoi unito a quello di Tata Giovanni.

798 dal rinomalo servo

cardinal Corradini

La

nobil

donna Giacinta

Pacifici,

vedova

questo pio luogo form


lo

del cav. Superio

De

IMagislris, virtuosi e

sue delizie, e in morte


di

cliiam ere-

amantissimi della

comune

patria Sezze,

de

sua pingue sostanza, ordinando con


vi fossero
la

mirabili disposizioni, che

sem-

suo vr.ntaggio e decoro, ed inerendo alle benefiche e provvide intenzioni del suo

pvei^obhie, ed alleandone

protezio-

ne e amministrazione al cardinal protettore della congregazione di s. Ivo, di cui trattai a Cupia romaxa. Ed perci die il cardinal Macchi decano del sagro collegio,
s.
il

degno consortCjCol suo mirabile testamento , dopo aver lasciato il suo corpo alla chiesa di s. A una giuspadronato di sua famiglia, e disposto due annue esequie per
se e pel defunto consorte e loro antenati,

come
t'A

protettore del pio istituto di


I

coll'intervenlode'due capitoli el'estrazio-'

Ivo,

giugno 85

si

port a visitare

eio'.iastero della sagra

Famiglia. Sezze

si

pregia di contenere

il

seminario per

le

ne per ciascun anniversario d'una dote di scudi 3o in favore di povera zitella satina; quindi lasci tutta la sua pingue eredit,

tre diocesi riunite di Terracina, di Sezze

unitamente

a quella del consorte,per

e di l'ipcrno,

il

quale sostiene anche

le

gl'istituti tl'istruzione e di
i

educazione

Irci
i-

parti di liceo, fatto risorgere e rifiorir

benemeriti coniugi concertati. La pia

nit'diantejezelantissimecure del vescovo

stitutrice e insieme esecutrice delle

gene-

Luigi Frezza
tosi

(/".) poi cardinale.

Pertan-

rose disposizioni del marito cav. Superio

Diario di Ro/-7deli828. Difalti non ha egli risparmiato nfatica, nspesa onde provveder-

apprende

nel n. 12 del

DeMagistris sepolto nella cattedrale, dettagliatamente fece tutte quante


le

prescri-

zioni sugl'islituli, case, maestri e maestre,

lo di scelti e di

rinomati soggetti, tanto

nell'amministrazione, quanto nell'istruzione, lingue, letteratura, filosofia, mate-

matiche pure e miste, teologia


tica e
ni,

domma-

morale, storia ecclesiastica e cano-

mi nist ri, inservienti, ani mi nistrazione, modo delle istruzioni. Per l'esecuzione di lutto nomin un consiglio composto del presidente maestro pr tempore della scuola di legge civile e canonica; di due esecutori leslamenlari,nelle persone degli arcipreti
la
si

canto gregoriano; lutto s'insegna con


i

ze!oe premura, talch nel giorno

o gen-

pr temporedella cattedrale e del-

naio essendo stato


to onorato
all'

il

detto pio stabilimen-

collegiata; e di

due deputati da

sceglier-

improvviso dagli ottimi

dai tre precedenti. L'ottima vedova Pa-

monsignori vescovo e delegato, corteggiati dal governatore della citt, dal cor-

cifici

stituti in

ordin l'erezione di due scuole o iSezze, uno pei maschi, l'altro per

po nmnicipale
lievi

e da'

due

capitoli, gli al-

le

del seminario e del liceo gareggia*

mali cittadini

femmine, a vantaggio de'suoi tanto adovendosi per separata,


i

rono nel far mostra del loro profitto con


piena soddisfazione e sorpresa di
tutti.

mente amministrare monio edi quello del


sorte
egli

beni del suo patri-

cav. marito.

Impe-

Anche l'economia ed il locale vanno prendendo di giorno in giorno forma migliore, onde non solo dalle tre dette diocesi,

rocch, secondo l'idea concepita dal con,

ordin

alla

moglie

di

fondare
a

in detta citt degl'istituti di capi d'arte

ma

dalla provincia e dalla slessa capi-

comodo
ze, di

e istruzione de'cittadini, di sciendi

tale, la giovenli vi

concorre per esservi


le

educazione e
alle

buoni costumi. Perla

educata

".

In Sezze vengono

donzelle
eretto

tanto quello pei giovanetti

Pacifici i-

anche

islruite in

un orfanotiofio,

ucreudo

brame

del coniorle lo stabi-

SEZ
8 individui, e di pi se aumcntnte le rendite, con tnaeslri di di verse scienze, escliidendo la musica, tranne il canto fermo. Di pi stal)il che alcuni capi di arti
r* (li

SEZ
eloquenza edi
filosofia, e

6i
quest'ultima (or-

re pure presidente della pia opera, di

nila d'un gabinetto fisico corredalo delle

ineccaniclie e pagali dal patrimonio, gra-

tuitamente ricevessero per insegnarle


prende!
zelle
la

tutti

que'giovanetli salini che bramassero aple.

L'istituzione per ristruzioiie e


la fiss

opportune nacchine,descrilte nel n.i i6 del Giornale di Roma del 85 e inauguralo con solennit dal prof. d. Fran cesco Rcgnani, autore della Democrazia callolica. Qui noter che il eh. p. Ange1
r ,

educazionedelle giovinette
famiglia

a6don-

lo

Secchi gesuita, direttore dell'osservacollegio

con 3 niaestre idonee da

trarsi dal-

torio del

romano,

nel i85ci

si

De

Magistris, lequali dovesse-

port in Sezze e nel palazzo

De Magistris
bella

sero pure fare scuola gratuita alle giovinette poveredella citt.


fattrice

form una piccola specola con


sul livello del
te,

me-

La vedova benemor a'f)geonaioi82 5,eLeoneXlI

ridiana, trovando che Sezze ha di altezza

mare 3o4 metri. Finalmenimparassero


le arti,

sottopose alla Congregazione degli studi

perch

solini
la

fu

[f.)
della

la

sorveglianza dcll'amministrazioie
eredit
,

disposto che

pia opera

mantenesse 8
la citt

medesima
il

siccome riguarin forlui

giovani neir Ospizio di Tata Giovanni

dante
nala.

pubblico insegnamento, ed

(A.) di

Roma. Ad

oggetto che
tali

a-

za della bella pel

medesimo da

ema-

vesse sollecitamente
dai coniugi
i

vantaggi disposti
vi si

Quindi avendo destinato

visitatori

De

Magistris, pi volle

apostolici delle universit della INIarca e


dell' tfnibiia,

portarono cardinali prefetti della congregazione degli studi. Nel 83


1

non che con visitatori

ai pii
il

per questo vi

patrimonii riuniti Pacifici de Magistris,


p. ab.Cappellari

si

rec anche

il

cardinalZurla prefeltodel-

poiGrcgorioXVi,ernvv,
agli
vi
si

la

concisloriale

Teodoro Fusconi, questi


si

rio di essa
li

congregazione degli studi, col segretamg.r Soglia ora cardinale,i qua-

8 aprileiSa^

recarono
i

in

Sezze e

presero opportune disposizioni a profiti

trattennero oltre

5 giorni, prendendo cogiiizionedi tutto e prescrivendo opportune provvidenze per l'esecuzione de'benefici istituii.

to della citt. Nel

835

vi fu

pure, e

due

volte vi ritorn,

il

cardinal Lambruschlni

prefetto di detta congregazione, e per lo


stesso

D' allora in poi

lo

pia opera

motivo, sempre

in

compagnia del

Pacifici

de Magisriis venne tutelata dalla

cardinal Fransnni protettore delle

mona-

detta cardinalizia congregazione, di con-

certo col consiglio d'ammini>trazione sta-

che clarisse,unitamente ai segretari della congregazioneeora cardinali AltierieCaterini.Allre visite


vi

Se non che esamifatte, pel meglio e per ragioni economiche, in luogo di aprire le due case, una pe'maschi, l'altra perle femmine, fu stabilito con approvatuito dalla fondatrice.

fecero

il

cardinal Viz-

nate

le istituzioni

da

lei

zardelli prefetto, e mg.'

Simonetti segre-

tario e poi cardinale, e

vi

furono pure

pei*

altre visite

mg

Capalti e mg.'" Ralli se-

gretari della
cui
ra.

zione pontificia: che 8 giovani

si

mantedi

nessero agli studi a spese dell'opera pia di


vitto e vestito, nel

medesima congregazione, a preme assai il progresso della pia opeVi sono ancora in Sezze molle confra-

seminario diocesano
le

ternite con abiti bianchi, neri e rossi, tutte co'propri oratorii, cappellani e rendite.

Sezze, in

una carnei ala separata

e col pro-

prio prefetto.

femmine aumentale a 8, si educassero e istruissero nel monastero di s. Chiara della medesima citt, a spese dell'opera pia. Che egualmente a
carico di essa
si

Che

Vi una colonia d'Arcadia fondala nel I 747) col nome di Colonia arcadica Se.lina, che fiorisce in prosa e in verso. Anticamente Sezze avea
la

giurisdizione del

pagassero tre cattedre nel


il

mero

e misto impero, che esercitava ansi

seminario, cio di legge e

cui professo-

cora nel suo disliello, che

compose

del

62

EZ
tk-1

SEZ
sagrific la vita agli dei infernali per la
.salute

miinitissimo cnslello d'Acqnn Pn77a,


castello l'cliala, e di quelli di

Trevi edi

dell'impero di

Roma. Vinsero
la

ro-

Tcneto; di che copiosa mei) le fratta il Corladini.Per molto

mani, e concessero be
altri soggetti,

pace

ai latini

loro

tempo fu decoiata,corae
la

parenti e confederati.

nobile ciltjd'un cardinale per goveniatoie,al

La stirpe Annia ebcome n'ebbe la Fulvia e

quale Papi
i

davauuin commen-

credesi selina, la l'onteia e la Cazia. Caio

da e

in

aniministiazione perpetua. L'ede'seguenli cardinali. Nel


52C)

lenco pubhlicatodul cardinal Coriadinisi

Valerio Fiacco celeberriujo poeta, autore i\t\\' Argonantica e di altre opere insigni,
si

compone

merit l'amore

dell'

im[)eratore
al-

^/o,nel i535 Antonioiyrt/iseverinOy nel 53g Ennio Filonnrdi, nel


i

Tommaso de
J

Vespasiano: altri
tri

lo dissero
le

padovano,

romano. Tra

famiglieche ne'tempi

5 jo con brevedei Sfonclral che fu padre di Gregorio XI f-^ nc\ 1 5^0 Francesco Tournoiiy nel 5 j is'icol Gaetani
Pio, nel
1

540 Rodolfo

successivi principalmente figurarono, fu


la

27 febbraio Francesco
1

Brancaleonc, e R.innldo con diploma

fu da

Innocenzo
s.

III

preso sotto

la

protele

zione della

Sede, probabilmente per

o Cnelnni, verso ili56i Filiberto Naldi Babou. SeZ7e ha per istenima im bianco
leone, con l'epigrafe
:

sue benemerenze colla medesima. Cicco

Brancaleone.fucav. templario e letterato.

Seda piena bonis,


lo
il

Guglielmo Pagani
cenzo
parlai nel voi.

fu investito

da Innodi cui

gerii albi sigila Lconis.ii\ pev protettore

III del castello di

Fah'atera,
|).

un cardinale, e presentemente dmale Antonio Tosti.


Si gloria Sezze di molti
liscili

car-

XXVII,

278. Marco PaIM.nia di Sezze.

gani canonico della basilica Laleranense,


insigni,

uomini

sepolto nella chiesa di

s.

dalle sue

numerose
il

e potenti fami

glic,edi cui trattarono

Ricchi nel Tea-

tra degli nominiillnstri del


scili:
il

regno de 'ol-

Corradini,/^f Eccle<;ia Selinaj ed

Napoleone Rainaldi si crede autore della torre omonima o Torre del Foro, ed al quale Onorio ili concesse in feudo il castelloo fortezza situata fra PipernoeTerracina,

iIGiorgi,Z?/.y5er/rt//o historica.

Nominer
Lucio

non

pii esistente.

Un ramo
si

della

le famiglie

ed isetinipii

distinti.

celebre famiglia Frangipane

stabil in

Anniopretorede'Iatini,che nel senato Ialino pronunzi


la

Sezze, ed Antonio fu spedito ambasciatore nel

una robusta orazione, dal-

1437

al Vitellesclii legalo

d'Eu-

quale

si

vienein cognizionedella poten-

genio IV. Dalla Ceccarelli usc Giovanni

za e nobilt di Sezze.
ti
i

latini

contro

Con questa sollevaRoma, fu da loro eletto


romano, ricusanla

domicello

di Sezze,

che da Rotiifacio IX

fu investito in

feudo di Cisterna, e della


sua po-

ambasciatore al la repubblica romana. Recatosi quindi nel senato

Rocca chiamata Castel Vecchio,con parte


della terra di IMarino,per tutta
sterit.
la

do

di

(lepoirelearmi control sanniti, con

Rainaldi e Sassone Tacconi rnac'

eloquente orazione gl'intimo


iirjnie di

guerra

iu

slriostiari pontifcii,canonici napoletano

sua patria e delle altre colonie

latine,
la

die orgogliosamente equipar nelgrandezza a Roma, fuorcli nel consoper cui irrit quell'augusto consesso.

lato,

iceverono due diplomi da Clemente V, in cui sono chiamati militi. Castagna si stabilirono in vSezze nel i5oi, quando Girolamo spos Solenna Normee lodino,
1
I

Quindi pel suo valore e perizia nelle armi fu eletto a duce suptemo dai confederali latini, e guerreggi nella

sini di

ragguardevole stirpe
II

Raimondo
esperto ed

fu falconiere di Federico

Campa-

gna con T. Manlio console. Le due orarioni di Annio, tolte da Livio, le pubblic Ciammarucone. A Capua segu il combattimenlo, e
vi

erudito in ogni letteratura. Ricchi parla delle signorie e delle prerogative de'Castagna,
sai

come

rielle altre famiglie,

che as-

per Dccio

Mure console che

figurarono in Sezze, cGio. lattista ultimo di essa fu cav. gerosolimitano; altri

SEZ
cavalieri
tli

SEZ
l'imi versit

G3

questo cospicuo ordine furo-

dc'convenlnnli, professore di teologia nel-

no Gio.AnloniotleAttiscommeiul.tli Rovino, Pielruccio Frangipane, e Bernarri

romana

e vescovo di Lettere.

Sebastiano Leopardi canonico della cattedrale e vescovo di Venafro. Anania

dino Normesini. Vi furono selini cavaliedi s. Stefano, di Calatrava, di s. Giaco-

Con-

iugi vescovo d'Asisi. Pietro Santefabri ve-

mo,
I

e di altri ordini militari ed equestri.

scovo d'Orleans. Giacinto Tagliente be-

Normesini vantarono nobilt e ricchezze, ed ebbero in feudo Trevi (^''.)e Norma,^ forse da questa deriv loro il cognome. Paolo Nori/iesini fu arciprete della cattedrale, e da Sisto V fatto vicegovernatore di Rieti. I Ciambariconi o Cianimarucone furono sempre considerati tra
i

nemerito missionario in Egitto, A leppo e Albania per 3o anni, poi vescovo di Catlaro.
lizia,

Furono elevati alla dignit cardinaPagano Pagani da Pasquale II, che


Ruberto Pagani selino suo nimonastero di s. Pietiodi
nel voi.

facoltizz

pote, di cedere al

pi nobili e doviziosi di Sezze, signori

Magna (della quale parlai XXVII, p. 5,74 e altrove) certa


Villa ra delta Tavolato.

peschie-

della terra e fortezza

d'Acqua Puzza ch'etenevano con gelo-

Leone Drancaleone
III,

ra distante 3 miglia da questa c''ll,con


castellania che
sia
,
\

creato cardinale da Innocenzo


versi autori

che dii/io ro-

l*api

vogliono ancora pati

a motivo del punto strategico della viaove sorgeva. Tra Ciambariconi fior
i

mano, ma Ricchi dimostra il contrario. Roberto R.ainaldi cardinale d'Onorio III


del titolo de'ss. Gio. e Paolo, giudice or-

Pietro prelato della curia

Paolo
de'riti

V
:

romana sotto Urbano Vili, canonico Late-

dinario di
la

s.

romana

chiesa, ricordato nel-

ranense e segretario della congregazione

bolla deli2 r7 a flivoredi

Simone ve-

pure Maestro delle cerernonie ponli/cie, onde ne riparlai in quell'arti


fu
colo.

scovo di Terracina, che avendola sottoscritta col cardinal

Porzia,una del le due superstiti Ciam

nella biografia di questi. Altri

Tommaso, ne parlo monumen-

bariconijSpos Torquato Corradi ni nobile


di Cori, d' antica prosapia originaria di

ti in cui si fa menzione di Roberto li ricorda Ricchi. Questi e il Giorgi pretendono

Reggio di Modenn; si stabil in Sezze, ove nacque Pietro Marcellino poi cardinale;
altro

setino
la

il

cardinal Pietro

iS'r/wo rettore del-

p^uvincia di I\Iarittima e
di

Campagna,
Svevia a reegli di

ramo de'Corradini

restdomiciliato

che obblig Corrado IV


stituire

in Cori. Gli

Aniballio Annibaldi, derivati

Sora

alla

s.
il

Sede.

Ma

A-

dagli antichissimi di R.oma, fiorirono in

nagnijcd in

fatti

cardinal Corradini cal-

Sezze, e l'ultima di essi entr in casa


tugi. Altre famiglie illustri

Con-

furono eliStroi

dissimo d' amor patrio, sebbene afferma che Sezze ebbe soltanto 4 cardinali oltre
lui

moli,

Massignani,
1

Valletta,

Gigli,

compreso Sasso, riporta


d'Anagni:
lo

le

diverse

DelNovis,

CoIona rdi, e molte alt re ricor date dal Giorgi, li p. m. Gio. Francesco Buccarelli commissario generale de'conventuali in Francia, fu valente predicatore apostolico.
t
il

opinioni sulla patria, insieme a quella che


lo fa

prova anagniiio

DeMa-

gistris nella

Storia della cilld' Aunghili.

Dal Corradini neppure viene nominato

Di

altri insigni religiosi trat-

conventuale

p.

Theuii

nel!'

appai

rato minoritlco. In santit di vita, oltre

sunnominati, devesi ricordare il ven. servo di Dio fr. Carlo da Sezze minore riformalo, autore d'un gran numerodi opere
sagre e ascetiche,
il

Girolamo Nili ossia il b. Girolamo Tommasino di Sessn (F.) e non di Sezze come vuole Giorgi, ed io seguendo Novaes ho detto nel voi. VI, p. 3o2(ove con Marini,

Archiatri l. i,p. 289, riferendo che lo condussea RomaGio.PietroCaraffa, e che

cui elenco pubblic

col favore del cardinal Oliviero Caraffj,


zio di questo, entr nella corte di Giulio
li

Ricchi. Nella dignit vescovile abbiamo:

Fraucesco Bruschi Diinistr provinciale

per medico, essendosi sturbata

la

coni-

64

EZ
Sezze

SEZ
e du'Circcnsi

posizione tipografica, soQibra nipote dell'Oliviero e noi fu, essentloloGio. Pietro),

con belle

incisi oni. Im-

pedito da' luminosi suoi impieghi e dai


gravi negozi, e preferendo al vanto lettera rio l'amore a Ila chiesa uni versale, quan-

poi mi letlilicai a IMedico: Gio. Pietro Caraffa

suo amico, divenuto Paolo

V,a'20

dicembre 555 lo voleva cieare cardina le,dignit che virtuosamente ricus. Inoltre alcuni crederono di Sozze Laudo o Landoiie Frani^ipane Sitino, anlipapa Innocenzo Illconlvo Alessandro III. Nel l'erudita opera di Lodovico Anastasio, /storia ilcgli antipapi
t.

do stava per pubblicare il t, 3." consegn memorie e documenti raccolti per la vasta impresa al dottissimo p. Giuseppe Rocf'o Volpi gesuita, raccomandandogli
le

in particolare la descrizione de'rari pregi

e vetusti
tria,

monumenti
in

di
la

Cori sua 2." pagiov,


nel

2, p.

07,

si

tratta

onde

pi guise

come

di-

dell'antipapa Landotie Sitino della famiglia

r
la

all'

articolo Velletri

descrivere

Frangipani, senza far parola

di

Sezcar-

legazione, parlando di tale citt; peril

ze.Vero Papa piuttosto dovea evseie


in

il

ci

Volpi proseguendo

il

melotlo del

dinal Pietro iMarcellino CorracUni, nato

Sezze a'x giugno Gj8, e ove apprese


i

comp l'immortale opera per quella parte soltanto che riguarda il Lacardinale,
tinn
le

in parte le

umane

lettere,

che onor

e-

proplianutn,e

la

dedic
il

al

cardinaili

porpora che ricev da Clemente XI, in meritato premio del suo sipere e virili, dappoich fu
niinenteraente
la patria, e la

medesimo. Gloriandosi

cardinale

chiamarsi setino, imprese a rivendicare


l'onore della sede vescovile di Sezze, al

sommo

giureconsulto, insigne erudito,


politico, difensore

modo

che poi dio, ed

alle

grandi e be-

acerrimo dei pontificii diritti, zelante vescovo di Frascali, esempiosplendidodi benefico amor patrio, e mecenate de'Ietterati. Difese con dotte opere la s. Sede contro l'iniperatore per
le

profondo

nefiche prove d'

amore

gi narrate verso
il

Sezze,a!tre ne aggiunger, e

suo

nome

in [lerennebenedizione Ira'setini. Questi

con compiaceli te gara additano al


re
il

forestie-

palazzo

ili

cui nacque,
il

il

sagro fonte
lui
i-

Prtci primarie

(^''),

la

tem-

ove fu battezzato,

monastero da

porale sovranit di Coinacchio{^F.), ed ebbe gran parte ne'clamorosi tratti, coi


re di Napoli, di

stituito,il suoritratto collocalo nella sala

municipale: ne conservano gelosamente


gliautografiji diplomi ed
dinalizio.
il

Spagna

e di

Sardegna,
rettituiline

cappello cardi

perch

colla sua destrezza e

Usuo nome risuona

frequen-

felicemente riusciva a comporre (jualun-

te glorioso,specialmenle nel

monastero e

que arduo

affare.

Nel conclave

era per eleggersi Papa,

deh 780 quando la Spe-

nella colonia arcadica. Onora


te
i

grandemen-

salini la loro costante e tenera rico-

gnagli lanci V Esclusi\>a, del quale abuso parlai ancliea Sagro collegio. Questo
invece nel conclave del
I

noscenza, virt quanto doverosa altrettanto rar


i

ad esercitarsi

740 torn
se

a [)ro-

lenni e edificanti prove

il

giorno
di

Ne dierono so25 febdetto

muovere
lo,

la

sua esaltazione

al pontificafa-

braio 1 843, in vece degli 8


cui

mese io

ma

egli

francamente

ne ricus,

cadde

il

centenario della pianta mor-

cendo considerare a'cardinali: richiedere tempi un Papa di fresca et, fijrtedi petto e zelante, ed egli ottuagenario essere
i

te del cardinale,

imperocch
il

si

legge nel

n.

22

del Diario di lonia di quell'anno,

che

in Sezze, di cui

cardinal Corradini

vicino al sepolcro.

A celebrare

fasti del-

l'iolera provincia, e
ri

con essa quelli

di

Co-

fuedoroamento,venne con istraordinaria pompa celebrala la suamortualecomniemorazione. Pertanto a preghiera del


gonfalonieie maggiore Giuseppe Carnebianca, che anco in questa occasione spie-

e di Sezze, incominci la celebre opera

Latiunn'clns et sacrimi , nulla tralascian-

do per
lia:

illustrare
t.

gloriosa parte d'Ita-

nel

2. tratt dell'antica storia di

g zelo veramente patrio,

si

restitu

da

SEZ
amatissimo vescovo mg.'' Arelini-Sillani, per la cui venula fu
Terrncinn a Sozze
l'

SEZ
eie

r.T

galloni gialli le adorna, vestiario velungriifco, e


I

ramente
l'antico.

che conserva delintrecciati


,

piolialla
tedrale,

la

tiecorosa f'imzionc. Nella catlutto, fu

capelli

egualmente

nobilmenle adornata a

e uniti con larghi nastri di seta

nel centro eretto

un magnifico tumulo

diviso in 5paifi, ricco di faci e di decorazioni,

sta all'esterna fronte della chiesa.

con lutine epigrafi, oltre quella poL'urcol cappello cardinalizio del

hanno una particolar foggia e acconciatura nelle maritale; il Marocco disapprovala consuetudine delle donzelle di sposarsi appena giunte
nubile
di

all'et di i?.

o i3 anni, pel

na cineraria

pregiudizio che dicesi zitella rimala la

defuntosi elevava nella sommitdel

mo-

20 anni

riferisce

ancora che

il

numento.

Ivi

furono celebrati magnifici

dialetto in moltissime parole corrotte con-

funerali, con l'intervento del vescovo, dei

serva vocaboli della bella lingua del


zio, la

LaNel
set-

due
del

capitoli, del seminario, delle oblale


s.

Bambino Ges,

delle corporazioni

pi a

quale crede che lungo delle altre

ivi si

conservasse
latine.

citt
il

religiose, dell'intiera magistratura, delle

febbraio

i844

''

'attiv

mercato

autorit governative, e nulitari degli ausiliari e

timanale, di cui godeva in passato ne'sabati di tutto l'anno.

de'caccialori, delle principali faIl

miglie e del popolo alfollatissimo.

ve-

che prima
arti, e

in

Trovo nel Calindii Sezze eravi un consolato di

grifizio,

scovo dopo avere offerto l'incruento sacon lunebre orazione ricord le


la

teriore

che ih. "vantasi eretto, e per anad ogni altro delle capitali d'EuTreponti oTriponzio, Tre

preclare virtidelcardinalCorradini; e

ropa: di pi crede, che nel territorio fossero


le citt di

sua eloquenza, adir tutto


alla vastit del subbietto.

in

poco, fu pari

qui ebbero

Ta[>erne[f^.),eRej^eta,con ilForodi Appio (di cui parlala FossanuovacPiperxo:

fine le pubbliche dimostrazioni, giacch

nella sera alla sala municipale splendi-

Ciammarucone non conviene che Fossanuovaoccupi


ri
il

damente illuminala, dove

si

colloc in

sito

diForoAppio,il quale
ri

modo
alla

onorevole

il

busto del cardinale,

tiene che fosse edi fica to


il

m petto aSez?e,
mare
in

presenza del vescovo, della magistra-

presso

Ninfeo ch'

il

fiume che nasce a


feci

tura, delle altre autorit e del fiore dei


cittadini,

Ninfa, e anticamente entrava nel

con solennissima adunanza poe-

Astura: del Ninfeo e di Ninfa

parola a

tica, fra gli

armoniosi concenti,

si

enco-

miarono in prosa e in verso la dottrina e le non peritureistituzionidel porporato. Al forbito elogio di d. Giuseppe di Bella fecero eco le composizioni, non meno degli
li

lNoRMAeaPALUDiPoNTiNE;diAsluraaPoR' TOD'ANZo),e non lungi l'altra di Sessa-Pomezia (di questa tenni proposito a Sessa:
Nicolai, De' honifica me/li delle terre Potiti

ne, con fat Corradini nel credere

la sta-

accademici arcadi presenti,chedi quel-

zioneMesa,il luogo ove fu Suessa o Sessa-

corrispondeuti,che a gara sparsero fiori, odel Ialino o dell'italiano Parnaso, anche


in greco, sulla

Pomezia). Sezze a'tempi degli antichi ro-

mani ebbe un isplendido


curia magnifica, di cui
stosi avanzi,
il

anfiteatro,

tomba

del

memorabile carMarocco, che


fra
si

si

vedono

una mae-

dinal Corradini, insigne benefattore dei


de'grali setini. Rileva
i

collegio degli auguslali e


i

il

de'fabri, l'erario,

templi di Marte, d'Er-

luoghi della provincia di

distingue Sezze pel


vestire del popolo;
le

Campagna costume e modo

cole,diApollo,di Augusto, di Mercurio,di

di

Saturno, presso

gli

avanzi del quale nel


di

famiglie di civil con-

1818

fu trovala

una lapide

bronzo

iu

dizione incedendo alla romana.

Le femfi-

contrada delia

Madonna

della Pace, forse

mine vestono drappi


no
alle spalle,

di vivacissimo colo-

re rosso, cio usano veste talare unita

appartenente a qualche ara votiva, e riprodotta da Marocco. Dal lato sinistro della via

dove varie

liste di

fettuc-

che conduce a Piperno

si

trovano

VOL. LXV.

66
i

EZ
si

SEZ
Hiondo^eassai daValle,Ricchi e
nitri.

ludeii (IcH'nnJicn villa tlilMcrcnate, in

Vo-

vocnboloPontanelio, dove
la reticolate, e 7

vcilono inuin

lendo rendere ragione del diminuito pregio, l'athibnisce rdla variala piantagione,

ampie grolle

comuni-

cazione fra lorOjolti e allie grandi grolle.


Il

poich

il

pendio del colle selino prima era


furono surrogati
la

lenilorio confina n levante con Ter-

vestito di vili, alle (piali


gli oli vi, e

lacina e Pipeino, a ponente con


iietn, a

Sermo-

che gli antichi preferendo


Nicolai, dolto

sani-

Irnmontcna con Bassiano, Carpi-

t al

gusto del palato, bevevano vini vecIl

ni lo e

Rocca Goi

ga, a
la

mezzod colle Pa-

chissimi.

agronomo, opi-

ludi Pontine: tutta


ta

campagna irrigada fiumi e da fossi. Ciammarncone dice


il

na che o sono andate a male le vili cecube, o perch si manchi nel farli.
Sezze, Seda, lJrh<t Campanile chiamala da molli scrittori, nobile, valorosa

che

teiiilorio di Sezze

anticamente

si

estendeva a 4 miglia lungi da Terijicina, campi Pomelini, famosi e comprendeva


i

ed
le

finlica del Lazio,

che si-bbene
Valle,

fior Ira

denominati da Pomezia,ove lacedemoni fermandovi la dimora eressero il celebre tempio di Fper


la

loro fertilit, e cos


i

primarie sue

citt, talvolta
p.
'a

appartenne

al

regno de' volsci, ed il Piperno, volle spiegare


il

La regia

derivazione del
nel

vonia,

dotti dalle

a ferendo, per essere stali ivi cononde maiine. Il territorio di Sezze a tempo di Ciammarncone si prolungava per 5o miglia, con comodi pagran copia
di

suo nome.Dice
lieo, p.

p.

Theuli

Teatro islo-

'5

t^he

Titiimio comico in onore

di

Sezze compose un'opera, che intitol

iS>///?^.ALazto e relativi ailicoii ragionai


della

scoli,

legnamijdalla parte o-

venula diSalurno nella regione,fugfiglio

rienlale con erbose pianure, collinette vestile di varie piante, di olivi e di

gentedal

generosi
vici-

nascose per deluderne

Giove,dove primamenlesi l'ira, quindi addo-

vitami, tutto irrigalo da'iucelli del

fneslicali "li animide"liabilatori aborisie-

no A pennino; dalla parte meridionalecon vasta campagna assai feconda, celebrala e chiamala ubertosa e felice da Cicerone,
fla

ni oaltii chedichiaraiaRoMA,eridolti a vi-

vere vita civile,sigrioreagi su

di loro. Cre-

de Ciammarucone, con
grecijche Saturno
si

altrislorici, anche
in Sezze,

Plinio,

daMarzia!e,con ollimi pascoli,

nascondesse

oni])roseselve
liziose

montane e palustri, con


massime

de-

come luogo ameno


turno
di
la

e forte, e perci

la

peschiere.producendol'Ufente abpesci,

gloria alla sua palria,che da questa per Sa-

bondanti
le e cefali,

eccellenti spigo-

provincia ebbe

la

denominazione
i

per cui pi volte da'signori fu-

Lazio a Intendo, e

latini

suoi popoli.

rono
I

fatte pesche di ricreazione,

come
vi

nel

Narra colla tradizione, che Saturno alz


per memoria del corte^e ospizio nella sommit a foggia di torre un' alta e sroisura la

64 idi nobili romani edelgovernatoredi


tutti
i

Campagna. Per

dintorni

sono o-

gni genere di caccie. Parla pure della fa-

mole

di sassi quadrati, di
le

cui

appena

migerata Palude Pontina, sue diseccazioni e bonificamenti;

restano

tracce.

setini dipoi eressero a


il

che

wSisto

vi

spese
IN'ico-

Saturno

fLi""iasco

siiuimenlovato lemsi

6o,ooo scudi (invece 200,000


lai),e
la

dice

pio, dalle cui rovine

arguisce quanto fu

de'giandi vantaggi riportati. ma per

grande e !-onluoso,ed
dizione.

il

marmo
si

col titolo:
la tra-

trascuranza de'bonificatori tornavano

Saliirno profugo sacrum,auleuic'd

campagna come prima. Aggiunge che il territorio setino abbonda


a

inondar

la

Comunemente

riferisce

ad Er-

cole la fondazione di Sezze, reduce dalle

ancora

di grani, biade,

legumi, bestiame,
essendo

razze di generosi cavalli, e principalmente di ottimi vini, gli antichi


stati

di

Spagne, chedopo aver vinto lestrigoni Formia,tra versando la Palude Pontina


i

dopo averla

diseccata, pass nel colle clic

pi preziosi e perci altamente decantati

daStiabone, Marziale, Gioveiiale, Plinio,

aveva ricovrnlo Saturno, e fond la citt di Sezze, Setia, cos delta a Setiit ipsiii.^

SEZ
pure non voglia tlirsi con Ci;immnrncone^ Selis NemeiLeonis, della cui setosa pelle l'eroe andava veslito
JlercuUs
,

SEZ
forza delle armi, e ne fecero
lonia.

C7
una loro co-

se

per

le

Imperocch essendosi anche! setini mene del re di Roma Tarquinio il

per gloria, per cui in memoria di sua origine eroica la citt prese per insegna il
leone bianco; per cred
e ripelPiiccIii
il

detto storico

Superbo, ingolfati insieme co'Iatini nella guerra contro Pioma,e riuscita infelicissima per tutti l'impresa, anche Sezzefu espugnata da'rocaani. Quando poi C. Marzio Coriolano impiegl'arteeil valore ro-

neWaReggia de\>olsci p.g<^,

chele fu assegnata dallo stesso Ercole,


ze meravigliose che

ma

le origini delle vetuste citt e le circostanle

accompagnarono
incominciala
la

mano ad accrescere la potenza volsca, dopo aver ricuperatoLonguIa eSafrico,marcicontro Sezze^e con pari
co tempo
la

sono sempre alterate dalla favolosa mitologia. Ciammarucone dice


citt
1

facilit in
ai volsci,

pocola

prese e restitu
I.

070 anni avanti l'era


che
scrisse

nostra. Tuttacidi-

me

riporta Dionisio
di

8, e. 36.

Dopo

via ilGiorgi

con

piii critica

ce.>Setia igitur, seu

abHerculis sociis con-

dita

inVolscorum agro sita fuif,nosteaab Albanis regibus multo ante Roraae exor-

cambi subito la fortuna, e romani tornarono a dominare Sezze, e 8 anni dopo la venuta de'galli
Coriolano
i

morte

si

Roma,eneiranno373di questa

vi

man
i

dium colonia traducta, quamobrem latinorum prisnorumoppidisa latinisscriplolibus accensalur.illudautem compertum est sub romanae reipublicae incrementis coloniam constitulam. Scribit enim
Vellejus post septem annos
,

darono una colonia, di che fa testimonianza VelleioPalercoIo l.i, e con tutti


vilegi inerenti,per cui
pri-

concorse alle glorie


il

e gesta de'romani,

come not
i

Sigonio.

Nel

877

di

Roma dolendosi
si

setini della

quam

galli

scarsezza degli abitanti,

fece in

Roma

urbemcoeperuntjSutrium deduclam co loniam, et post annnm Setinam ". Leggo


in Nicolai,

una recluta per ripopolarne la colonia, come abbiamo da Livio 1. 6, e. 2 1 Avverte


.

De
la
il

bonficamenli delle terre


i

Pontine,

p.

49, che

sezzesi

si

gloriano

di

Ciammarucone che la qualit della colonia diSezze non era a colendo ngros, ma
sibbene ah incolcndo JJrbes, e questo era il maggior onore che la repubblica e se-

riconoscere

fondazione della loro patria

da Ercole;

cardinal Corradini avvalora

le ragioni del loro

vanto con due lapidi


l'epigrafe:

nato romano solevano


la perfetta

fare. Indi celebra


fe-

scavate una nel

GSy con

Her-

confederazione, amicizia e

culifundatoriS. P. Q.S.j l'altra nel 1 67 i con l'iscrizione HercuUfttndatori Colo:

dele corrispondenza con


to
i

Roma. Per quan-

nia.

Ad Ercole

setini eressero

un tem-

pio non inferiore aquellodi Saturno, e coi

si adoperassero volsci, sempre ribelli, non poterono mai sedurre que' coloni a prender l'armi contro Roma, e perci
i

ruderi di esso in prodigiosa quantit, nel

pipernesi che con altre popolazioni nella

medesimo luogo
di

fu fabbricato

il

suddetto

collegio de'gesuiti. Marziale die l'epiteto

guerra sannitica avevano mancato di fede, facendo airimprovvvi.so nel4'3 una


scorreria,

ptndula

alla citt,

perch essendo fab-

bricata in discesa sulla costa o declivio


della

lonie

romane eloro
circostanze
il

depiedarono Norma e Sezze coconfinanti; ma appepermisero,

montagna che
le

tini, le

finisce ne'piani ponsue fabbriche sembrano pendenti

na

le

Roma

uni-

tasi ai setini

e norbani vendicossi severa-

oll'occhiodi chi

guarda traversando

la

mente

di tanta perfidia.
la

Quanto

patir-

via Appia. L'antica vSezze fu pi celebre


e ragguardevoledeirodierna,e

noledeltecoloniee

piuiizionedi Piperil

quantun-

0, lo raccontai a quell'articolo; ed

p.

que compresa

ne'limiti dell'antico Lazio,

Valle lo descrive con dettagli nella sua storia,

nondimeno prest talora ubbidienza ai volsci. I romani se la guadagnarono colla

ove parla molto di Sezze e delle sue

vicende con Piperno emula. Nell'auno di

68

SEZ
manc poco

SEZ
toDiise alla signoria della .Sede, e

Roma 544 >"^'T"''^*^*'^"^^'^*^''^Q^'"*


zio Flamiuioj eS. Elio Peto,

presa nel nuovo slato


notai, che reduce

comromano ne segi le

cheSezze non venisse occupala dagli scliiavi cartaginesi. Dappoich tenendosi ivi
guardati
gli

vicende. Nella biografia di

s. Gregorio VII da Rlonle Cassino, nel

ostaggi di questa nazione, di

1073 per Piperno


radini narra che

si

rec a Sezze, e per


Il

cui parimenti v'era

schiavi, vi

si

una gran quantit di tram segretamente una peGirarono


pel terrilo-

diversi giorni vi rest.


s.

cardinale Cor-

ricolosa congiura.
rie di

Sezze e pe'contorui di

Norma

e di

Gregorio VII fu a Lau;'enlo, ad Albano, in Terracina e in Piperno, indi a'9 ottobre 1073 venne in
Sezze, e
vi si

Circello alcune persone che sollecitarono


\i

trattenne alcun tempo, on-

determindi scagliarsi a un dato segnale sul popolo setino nel tempo che fosse tutto intento alle feste e agli spettacoli che dovevano darsi
famiglie de'servi, e
si

in breve in

onore
di

di

Saturno e d'Ercole,
edi Circello.
II

de a'7 dicembre scrisse una lettera Datiini Scciae alla conlessa Adelaide o Adelasia sul monastero di Frutluaria. Apprendo da Ferlone, De' viaggi de' Papi p. 123, che Pasquale II neh 16 per le se1

e fallo
ze, e

man

bassa impadronirsi di Sez-

dizioni

de'romani

si

ritir a Sezze,

come

ancora

Norma

pre-

tore di Sezze o meglio di

Roma come scri-

luogo sicuro e fedele, e non rienlrinlloma se non nell'estate avanzalo. Dopo le


devastazioni de'barbari, e l'innalzamento
della

ve Giammai ucone,L. CornelioLenlulo a\eudo scoperto il complotto per mezzo di

due

schiavi d'un liberto che glielo rive-

larono e poi premi, mise insieme in tutta fretta un corpo di 2000 armati, e si rec a Sezze d' ordine del senato romano; colla sua sagacil sconcert il disegno dei
scellerati, incalengli ostaggi, insegu
la

temporale potenza de'Papi, conti (di cui a Frascati) turbarono la sede apostolica nel godimento di Sezze e de'vicini luoghi, come Terracina, Bassiano, Norma e Sermoneta. Eugenio IH divenuto Papa neh 4'i ricuper Sezze,
i

Tusculani

per

Terracina,

Norma
1

e altri luoghi a patti;

campagna
li

gli

schiavi fuggitivi daSezze,


il

quindi

neh 52

concesse Sezze e Terra-

e arrestali
altri

pun secondo
in Paleslrina

merito, con

cina a Pietro Frangipane,


tezza di Prosinone

Norma

e la for-

5oo che
si

avevano ten-

tato di far lo stesso. Nella guerra civile

Sezze

diede

al partito di

G. Mario, e fu

aGuido Colonna, come narra il Ricchi. Neh iSg eletto Alessandro III, dov lottare con 4 anl'pap'
armi dell'imperatore FedeFrangipane sostennero la legittimit del Papa, massime in Sezze, e ne difesero la persona. Eletto neh iSiinVelprotetti dalle
1. 1

presa da Siila, e messa a sangue e fuoco,

come
1.

si

ha da Appiano

lib.

i ,

il

quale nel

rico

3 dice pure, che quando vennero alle


fra loro
i

armi
1

triumviri, Marc' Antonio

e Gesare Ottaviano, Sezze se la tenne col


.

letri

a successore Lucio III, per le dissen-

e fu espugnala dal 2., a cui tuttavia


i

sioni de'

romani, da R.oma ov'erasi por-

poscia

seliui eressero
i

do Sezze
le

destini di

un tempio. SeguenRoma, decadde per


e per le successi-

tato ritorn a Velletri,


la

curia nel

donde con 82 passaSezze,e nel

tutta
i

r83

funeste guerre

civili,

a Piperno. Dal pontificato d'Onorio


e dal 12 16
il

HI

ve incuisioni de'popoli barbari, dai quali

cardinal Corradini incomin-

furono distrutti templi, palazzi e mu-

rale ne'bassi tempi fu denominala Seda o Seccia, ed il suo popolo secieiisis et sect7'ei/.y.

i molli diplomi pontificii sull'immemorabile gius del mero e misto impero goduto per tanti secoli da Sezze,

cia a riportare

Allorch verso ilySodi nostra era

etjure confiscandi

et

exigeiidi poenas et

sotto

dominio temporale de Papi,col territorio Pontino anche Sezze sponlaneamente si sots.

Gregoi

io II

incominci

il

mulclas

etiain in capilalibusj

nonch
s.

Ja

giurisdizione sulle fortezze e castelli


uitissimi alla citt concessi dalla

muSede

SEZ
feudo e custodia, con diritto di eleggere il podest qual giudice di Sezze e suo
in

SEZ
se a

69

tertitoiio,
alla

con facolt di procedere anche condanna di morte,con esenzionedal-

concludere simili e altri (fari colle citt, castelli e baroni del limitrofo regno di Napoli per sua utilit,

Terracina

di

lagiurisdiziouedel senatore diRoraa e alti'i

ed eziandio per quella di Sezze. Giurarono terracinesi, che se qualunque peri

magistrati di quella metropoli. Fratle

sona del
giudizio,

comime

godesse beni o tenute

tanto frequenti erano

discordie traSez-

d'un'allra,

ze e Terracina, sia pe'confni, sia pe'di-

non dovesse nascere alcun prepromettendo vice-rettori, coni

che ambedue pretendevano, l^er buona ventura nelia^y si stabilirono di comune accordo diversi articoli di pace pel zelo di Ercole procuratore di Terracina;
ritti

siglio e popolo di
sti capitoli

Terracina di essere que-

e
s.

il

suo popolo unito nella cattedrale di


al

Cesano

suono

di

campana,

alla

sua

un vero istromento di sindaPromisero ancora terracinesi e giurarono di andare a Sezze per richiesta di qualunque sezzese, colla condizione per che se per via accadesse danno nelle arcato.
i

presenza Ercole con l'intervento dei vicerettori, e col

proconsole Riccardo di Piesi

all'

mi o ne'cavalli, setini fossero obbligati emenda. Dichiar inQne il procurai

tro d' Annibale,

dichiar

amore spon-

tore che questi capitoli dovessero rinno-

taneo, cittadinanza antica, unit e fratel-

lanza con Sezze. Giurarono tutti di difen-

con giuramento ogni io anni, e per maggior prova di attaccamento e disinvarsi

dere

sezzesi e

loro beni in ogni occain

sione, di
ritto, e di

non pregiudicarli

alcun

di-

adoprarsi ogniqualvolta fosse-

ro da'setiui richiesti di consiglio e d'aiuto.

terracinesi che nelle teresse promisero guerreavrebbero provveduto! cavalli necessari, s per loro che pe'sezzesi. 11 procuratore giur in nome del popolo adui

Fu

inoltre stabilito
i

che tanto

terra-

nato, l'adempimento di tutto tra


rosi e ripetuti applausi di gioia,
i

frago-

cinesi
uniti,

che

sezzesi,

per qualche negozio

comune
il

avendone

utilit e

guadagno

si

disi

a tutti pacificati cittadini, secondo


rato da Marocco,
il

naril

videsse,e che avendo guerra

con alcuno

quale pubblic

se-

dovesse tra loro dare libero passaggio per

scambievolmente. Che se una comunit avesse guerra con qualche popolo o barone, non potesse far pace senza il consenso dell'altra, dovendo concludersi di comune accordo. Chesequalche preside o delegato della provincia movesriceversi

delle

guentediplomadiAlessandrolVdeli2 5g, dicendolo tratto dal famoso archivio di Sezze." Alexander Episcopus servus ser-

vorum Dei. Dilectis


et

flliis,

rectori, Consilio

comuni Setinae fidelibus nostris tem etapostolicara benedictionem.


intelleximus
illi

sala-

Cum

sit

qui dicuntur boniho-

se contro Sezze o Terracina l'esercito,

si

dovessealleggerirne

danni,e percependo

mines urbem ad praesens regentes, ppulusque romanus nobis injunxerint ut


preparemini, et accingemini

una

di esse cose spettanti all'altra, di re-

cum eorum

prontamente o almeno compensarla col denaro. Per le liti particolari fra sezzesi e terracinesi,fu convenuto doversi terunare colla mediazione di due probe persone de'due luoghi, in 5 giorni e senza strepito di giudizio. Di non prestare aiuto a quell'universit e barone che fossero in lite contro una di loro. Di non far societ e cittadinanza con altre universistituirle
1

exercita processuri, ac hujusmodi exercitus in nostrani et apostolicae Sedis in-

juriam congregetur volumus, et universitati

vestrae subdebito ridelitatis,qua ce-

clesiae

roraanae tenemini,acsub excom,

raunicalionis

et

quiugentarum marcaipsis

rum argenti

poenis districtapraecipiendo

raaudamus,quatenus

super hoc nul-

latenus intendatis, ac aliquid eis in militibus, vel peditibus, aut alias impendatis

t, castelli

o baroni, senza l'approvazolecito fos-

licd'ambo lecomuni, salvo che

auiihum velfavoicin".

Dalla storia

si

co-

yo
iiosce Ki

SEZ
[jicdilczioue
le

SEZ
Fazzi,
il

che iPapi ebbero per

quale con disseitazione


il

si

pro-

Sezze, fra

altre cose leggendosi in

un

pose provare: che

rivo

Martino non a-

bicve di Gregorio
di

X del 127

al vicario

Uonia, che acremente lo rimprovera

de'iicn dovuti pesi imposti a'setini.


a

Gi

vea mai servito all'impresa del prosciugamento delle Paludi Pontine, e che Bonifacio Vili non avea fatto innovazione

Paludi Pontine parlai delle antiche e ostinale discordie e contese passate con
Sezze e
i

veruna nel territorio Pontino. Il Fazzi negando che le prime dissensioni fra'sezzesi

Cdft'to/n(/^.) baroni di

Sermo-

e sernionctani

incominciassero col
,

neta, e cogli abitanti di questa. Raccon-

tando

il

Nicolai lo stato Pontino sotloBo


le g

pou li ficaio di Doni Cacio Vili asserisce che findali^yo si fecero simigliaiili doglianze intorno
di Ninfa, di
i

nifacio

Vili Gaeta ni, descrive

avi di-

confini de'territorii di Sezze,

scordie della parte superiore del territorio Ponlino,incoaiinciate al fine del secolo

quali terre

Donalo e di Sermoneta, le non erano ancora venule in


s.

XI II

fra'

serraonetaui e sezzesi,
si

le

quali

dominio
no
facile

de' Cactani.

Sembra quindi
un

al

prolungarono e mantennero in vigore sino a Pio VI, e non dierono speianza di termine finch quel Papa raccolte separatamente in nuovoalveole acque del fiume Teppia, cagione di tante
fatalmente
liti

Nicolai assai verosimile, che in

terre-

per natura e tendente a impa-

ludare, e spesso rivolto e smosso pe' lavori fattivi,


i

fiumi abbandonali

al

loro
la

impelo per
si

la infelicit

de'lempi e per

e di tanti danni,

si

accinse farle sca-

negligenza delle popolazioni, da loro stes-

ricare in
il

mare con
le

altro corso.

Secondo
ri-

abbiano altrove piegato


gli

il

corso delle

cardinal Corradiui, Bonifacio Vili

acque, lasciando

antichi alvei; e co\le

solv d'asciugar

campagne
i

acque paludose delle Sermoneta, che suoi nipoti poco pri(na avevano acquidel ducalo di

frequenti inondazioni

mutando
11

l'aspetto
il

del suolo abbiano distrutto e confuso

confine de'territorii.

che apparir an-

stato, dciivateda'rigurgiti de'Ouuji Nin-

che pi cred.bile,ove

Falcone e S.Nicola, che per le foci del lago di Fogliano correvano al mare pel rivo Martino, alveo de' romani col Finale antico laonde col mezzo d'una poco
feo,
:

si rifletta che le medesime ragioni posero gi terracinesi in lite co'pipernesi. Col dominio di Sermoneta passarono a Pietro Caetani anche le
i

contese de'sermouetani co'sezzesi, ond'egli

calcolata fossa appositamente scavata fe-

nell'anno

ce andare

le

acque de'3 fiumi nella Casi

cio nel 1299,


zesi

dopo la compera del ducato, venne a concoidia co'sez-

vata de'sezzesi. Divertita la devastazione


dalle terre sermonetane,

rovesci tut-

di visione
i

ta sul territorio di Sezze, ch'era di quelle

pi basso, poich

la

Cavala per

la

sua

con stipulare solenne istromentodi che approv Bonifazio Vili nel 3oo. Da questo documento si rileva che sezzesi non fecero parola che Bonifacio
gli

strettezza
la riunita
i

non essendo capace contenere


quantit di tanteacque, in poco
par-

Vili con dare altro corso a'fiumi


vesse danneggiali, e voltate
territorio di Sezze, e solo
si

a-

le

ac(jue sul

tempo campi sezzesi vennero in gran


ie inondati,

tratta della

conseguenza che ceitamenle non erasi proposta l'animogrande diqucl Papa. Fu in appresso per questa l'oiiginee la cagione di tante liti e ire, e anche

conlesa pe'confini finita con tale accordo.


Nicolai

non conviene

sull'accusa data a
i

Bonifacio Vili, ed infatti


corso de'fiumi

sezzesi nelle
il

querele in seguilo fatte a'Papi, perch


si

guerrecivili permolli anni, delle


flnauti

duecon-

popolazioni. Tutlavolta Nicolai

nella sua imparzialit storica riport le


vi

ve accuse del cardinal Corradi ni cotitro


le difese d'

danno del loro territorio, mai nominarono Bonifacio Vili, e neppure con que'Papi ch'ebbero grandissimo impegno di favorire la
fosse volto a

siOaUo operato, e

Innocenzo

loro causa. Piace a Nicolai la congetlu-

SEZ
radeIl'iili'ostaticoSani,clieaccui'alamciile la

SEZ
provincia di
il

71

esamiu e

ilescrisse quella conlratla,


la

(jiiale

sospell che

Teppia, piuttosto
iiieliua delle tor-

lorreiile
J)ide

die Hume, colla


si

Marittima succedevano fra'cittadini, d'unanime consenso fu adunato un consiglio di 2 probi uomini per formare una concordia, ede'capitoli fra
1 i

sue acque

andasse a riempire da

poco a poco ; e colia veemenza dell'impeto eoa cui corre nel \eiuo, avendo piegato alla parte sinistra, violcuteuienle entrasse nel Nuifeo a lui vicino, e addoppiata in questa maniera la
se stessa l'alveo a

nobili e il popolo, alla presenza di tulli primari della citt, popolani e cavalieri,

e ci per

tino, vicario del


bili

comando di Gregorio di Ferencomune di Sezze. I no-

massa e la forza delle acque, si facesse finalmente strada per entrare nella Cavala di Sezze. Quindi un fatto di naturale
couibiuazioue, pi tardi da'sezzesi fu at-

giurarono sul vangelo di non trasil concordato, di alfrontare a costo della vita i nemici della s. Sede e ili
gredire
scacciarli, e di
ri

non

voler nella citt e fuo-

alcuna conventicola pubblica o segresenza


la richiesta o consiglio de'suduomini, del vicario e del giudiSegu inoltre una composizione col

ta,

ad opera di Bouifacio Vili. Ma il Nicolai mentre difende il Papa, dice non poter fare altrettanto degli antichi duchi di Serujonela, quali avendo batribuito
i

delti 12
ce.

conte di
Bassiano,

Campagna
s.

pe' fatti

commessi

ne'caslelli di Ninfa,

Norma, Sermoneta,
Pon-

ronie a fianco de'sezzesi, per lo pi furono molesti a' loro confinanti, e molti

Felice, Anagni, Vico,

zano, Villa Magna, Falvalera,Po(, Sounino, Piperno e Acquapuiza; per cui Pa-

me
il

danni loro rec;nono per prepotenza, co risulta da indubitabili memorie; e se

pa Clemente
Neil 32
1

lod con lettera

sezzesi.

essi

non

si

posero alla scoperta a mutare


lavori procu-

la citt costitu

Rainaido Tac-

corso del Ninfeo e della Teppia, certa-

coni milite selino, sindaco e procuratore

mente mentre co'contiuui


ravano oltre il bisogno
teggere
il

per trattar
conte
tria e
di.

la

pace con Goffredo Caetaiii


sua pa-

il

dovere

di

pro-

di

Fondi,e neh 34o Francesco Tacla

loro territorio dalle acque, coi

coni stipul la concordia tra

strinsero

fiumi a voltarsi nella parte

si-

Nicol Caetaiii, altro conte di Fonquali ebbero oriil

nistra. L'attentato viene


le

comprovato
i

dal-

Colla vicina citt di Cori vi furono


le

molte

liti,

perci agitate ne'tribunali,

pure delle angustie,


gine per avere neh
ucciso

e dalla confessione che talora

sermone-

335

setino Parola

taui stessi ne fecero. Altre controversie

un corano

per cui insorse som-

ebbero sezzesi colle comunit di Piperno e di Sounino per motivo de'confini, di danni dati e di usurpazioni per cui vennero alle mani. A'i6 maggio iSot)
i
,

guasti;

mossa popolare, che cagion non pochi ma poco dopo venne ristabilita la
concordia col bacio
di

pace, rappresen-

nella pubblica piazza di Sezze segui

un

trattalo di concordia

con Piperno e Sou-

nino, col bacio di pace,d'ogin briga, guerra e morte, distruzione di torri e di case,

taudoCori il nobile Matteo di Pietro, sindaco e procuratore, e per Sezze il nobile G io vanniTacconianch'egli sindaco e procurato re,prometlendosi scambievolmente

obblio al passato e costante amicizia.di


la

d'invasioni e incendii, distruzione di vi-

pi

reciproca difesa da qualunque ino

gne, furti, cattivit di persone e cavalca-

lestia

nemica, e d'esser
sezzesi

feileli

allas.Scde.

o scorrerie. Questi danni gravissimi sui territorio selino furono talora eseguiti con l'aiuto de'terx-acinesi e di quei
te

Neh3G8i
ro,

armati

di spade, ro-

telle, baliste, scudi, corazze e

mazze di

fer-

di Trevi, che poi soggiacque a distru/iiouc.

con bandiere spiegate e al suono di tube assalirono la rocca d' Acquapuzza


ch'era della

Per conservare per

lo slato pacifico

romana chiesa, situata

in

ma-

de'sezzesi,

mentre rumori gravissimi

nel-

remma presso il pantano, con animo d'uc-

rj'X

EZ

SEZ
castellano,

citlerei custodi se avessero fallo resistenza. l',s|)ugtiala la rocca, poiiaiono prigio-

ni iu

Se/ze Giovanni

Famulo

mente Vll,ilqua!e recandosi in Avignone die principio al lungo e perniciosissimo ^vTKVi Scisma {J'' ?) d'occidente. Il conle

efr.

Guido da Pescia n)inore osservante tulio dal convento di s. Antonio e depu-

OnoralOjCaldo fautore del

falso

Papa,

con Onofrio Frangipane e


ni

altri

partigia-

tato iu cose della rocca stessa; per tosto

occup

Stizze,

e colla sua potenza tras-

liiilasciarono, e resliluirono la rocca alla s.

se gli abitanti al partito dell'antipapa,

Sede. Per queste e altre aggressioi

quindi contro

restati fedeli a

Urbano V[

ni furono

sezzesi assolti

da Guglielmo

Ealaeto forlivese, arcidiacono e cappella-

furono commessi spogli, rapine, incendi; furono di<.truttecase e fortezze, e violentati

no ponlilcio, rettore
ina! ico per

governature di
elle

ad abbracciare
successe a

lo Si:isma.

Bonifacio
,

Catn[)agua.l sezzesi solirirono grave ram-

IX che
pagna

Urbano VI
il

nomin

Campo

Lazzaro,

con vio-

lega lo del le Provincie di Ma ri Ili ma


e vicario generale

lenta cessione
ni conte di

occuparono
i

ISicola Caeta-

eCamcudmal Lo-

Fondi, ed
sezzesi

suoi fratelli Gio-

vanni,
ro

Giacomo
i

e Bello.

difesa de'io-

dovico Fieschi, per tenerle iu fede e neirubbidienza,e procurareil ravvedimento


de'ribelli.

diritti

emisero per Giovanni

Conosciutosi dai sezzesi

il

mal

Villani (laTi voli loro giudicesolenne prolesta d'illegalit, e perci citarono


laui,
!

comuni

e sindaci di

iCaeSermonela,

furono dolentissimi, come quelli ch'erano slati sempresouKnessialla s. Se(allo ne

de, ed erano slati ingannati col far loro cre-

Terracina e Bassiano. Adirali perci i Caelani,a mano armata con fanlieca


>alli,co'loro vassalli e lerracinesi venne-

dere falso Urbano VI e legittimo Glemenle VII. Contribu all'abiura dello scisma
e al ritorno dell'ubbidienza di Bonifacio

lo di notte a Sezze, fecero


altri
li

co

prigioni e

IX

il

nobile concittadino Giovanni Cec-

3o

neterrilorii limilrofi.IMalmenati
di

condussero nel carcere

Sermoneta,

con felice successo; e Francesco de Annibalis, altro nobile selino, persuacarelli,

ove a molli essendo stalo negato il cibo morirono, altri erano gi stati uccisi nei campi, e altri fuggendo si annegarono o
ferirono.

se

Furono

spediti ambasciatori al
lasciasse
i

il pariameuto della citt a domandar perdono al cardinal Fieschi e riconoscerne l'autorit. Lo scisma fu solennemente abiurato a'() giugno S.gc), alla presenI

conte

di

Fondi, aQlncli

prigio-

za de'nominati e di altri principali,


di Pietruccio

come

ni, co'quali

invece fu n>inacciata guerra

accanila a Sezze, e

come

sezzesi sapeco'falli le

tato al
cio

Frangipane. L'atto fu por* cardinale, che impetr da Bonifadaliesco-

vano che
sione di

Caelani eseguivano

IX il perdonoe l'assoluzione
sezzesi, colla bolla
lutti
i

parole, acconsentirono per forza alla ces-

miuche e altre pene in cui erano incorsi


i

Campo Lazzaro,

il

quale dopo liti


colla remis-

Roniaiius Ponti/ex:

solo ricuperarono nel

142 7

conferm

privilegi concessi alla cit-

sione de'patili danni.

La prepotenza

dei

t dai suoi predecessori, e l'acquisto di

Ijaroni nello slato pontificio

ormai non

Trevi. Innocenzo VII nel

4^4 successe

avea

pii

freno, a

de'Papi
pale.

in

motivo del soggiorno Avignone,dove Clemente Vala

a Bonifacio IX, quindi confer all'ambizioso Ladislao redi Napoli per alquanti

vea fatalmente stabilita


avignonese,neli

residenza pail

anni

il

governo delle provincie

di Maritil

FinalmenteGregorioXI,
i

'7.''Papa

lima e Campagna, obbligandosi


cessori, e di difenderli colle

re a rii

877 consol sudditi italiani recandosi in Roma. Ma nel seguente anno per sua morie esseido stalo elelto Ui bano VI, insorse coH'aiulo di Onorato Caelaui cuule di Foudi i' aulipapu Cle-

conoscerlo per legittimo Papa e cosi

suc-

armi contro gli allentati dell'antipapaBenedcUoX III. Cos Sezze pass nel dou)iniodiqncl principe, e vi rest finche a'
1

2 ollubrc i/\i2

SEZ
Giovanni XXllI
la

SEZ
uno alle Campagna, megrand'argine, per render sicuro dalle
ro inondazioni
il

73
loil

ricuper, in

Provincie di IMaiitliaia e

territorio,

quale resta-

diante Io bborsodi grosse


ii

somme, come
nel Corradiui,

va

pu riscontrare oltrech
1

pili bassodelsermonetano. In una convenzione erasi stabilito, che nell'aigine si

iu Tliculi a p.
in Ricchi a p.

60
1

del Teatro islorico, ed

mantenesse perpetuamente presso Torre


Petrala un'apertura praticata ad arte, di tale larghezza per la quale se la mole
de!rac(|ue salisse per
le

00,

La

reggia de' volsci.


le

Le

quali

somme doverono contribuire

stesse citt e luoghi affiancati dal

domiil

pioggie all'altez-

nio straniero di Ladislao.


cardinal Corradini
sbors una certa
,

Ma

avverte

che Sezze sebbene


l'infido Ladislao
la

za dell'argine, ne venisse una porzione a scorrere giti nella sottoposta Cavalella,


e restasse per questa via pii prov velluto
alla sicurezza del territorio sezzese. lo s[)edienle

somma,

dimentico de' palli convenuti con


altri

ritenne

Ma

luoghi, e neli4i3 mentre era

\icegerenle pel re nelle proviuciedi


rilliuja e

MaCampagna Giacomo d'Aquino

che |)oneva al sicuro le sue campagne,esponevaagravi pericoli il territorio di Sermonela, a cui danno per necessit

conte

di

Satriano, persisteva Sezze anco-

doveano rigurgitar con impeto


la

le

ra sotto il
li

dominio del rediNapoli. Theuelletri

acque. Questa era


delle contese fra le
i

cagione principale
Si

dice

che \

sbors per

la ricu-

due comuni.
i

que-

pera di Sezze

GJo

scudi d'oro, prezzo la

relavano sezzesi che

Caetaui per sover-

quel tempo di molla considerazione. La-

chieria avessero slargato l'apertura della

d islao confera) gli antichi e concesse nuovi

privilegi

a Sezze, e scrivendole us

Cavata pi del fissato, e che se ne fossero usurpato il dominio per poter a piacere regolare
i

questa iormola: Nobilihiis viris reginiini,


Consilio
et

il

corso delle acque.

Quando
di

Communi

civitatis Seliae
dilectis.

de-

sezzesi

passarono nel governo

Ladi-

vo lis fdelib a s noslris

Della con-

slaOj senza difGcoll iuq^ctraroMO che tulle le cosesi ritornassero nell'antico sialo,

dotta biasimevole di Ladislao, che aspi-

rava all'impero, ne parlai a Roma, peres-

seiseneimpadronilo, profittando di quei


lagrimevoli tempi di scisma e di gueria.

quindi a'28 novembre 4' 3 il re stabib opportuni palli. Repressi i Caelani dal li1

inoiedel re, appena Sezze torn alla giurisdizione dellaChiesa,


si

Morto nel

i4i4)4"3"^'-'"<l'^s'' Lazio
5i

ma

mossero con
tentarono
la

pii

ritlimoneli4'

venne un poco sollevalo dall'aggra vio del le truppe forastiere, non-

forza contro

sezzesi, e

log! er

loro

il

dominio dellaCavala.And

cosa

dimeno la provincia e Roma stes>a nel 1417 era infestala dall'esercito di Giovanna II sorella del re defunto. Calmate
le

che se ne agit strepitosissima li te, la quale fu troncata neli42'j con senlant'oltre,

tenza di Sagace Conti, o meglio Angelolto /^o^c/j/ poi cardinale, vescovo di

tempeste della Chiesa nel concilio di Cuotauza colla elezione di Martino V, le


citt

Cala

va,

commissario
la

pontificio,

decidendo

occupale

ritornarono in potere del

pretensione sulla Cavata, e determinan-

nuovo Papa, che gloriosamente cslinse lo scisma e restaur la pace. Per altro nel
suo ponlificato
la casa
,

do

lunghezza e larghezza di sua aper-

tura. Cos Nicolai corresse l'abbaglio di

si

ha da
lile
si

Nicolai che

si

Corradini, che Martino

essendo car-

accese una gagliarda

de'sezzesi contro

dinal camerlengo, se pure lo fu, a vea sen-

Caelani, e assai

disput tra

le

parli sulla grandezza della bocca del laCavaia. In quel


JSinfeo,
s.

tempo

4 fiumi Teppia
si

iNicola e

Falcone

raccoglie-

vano, come dissi, nell'alveo angusto della


Cavata, chei iczzcsiaveauo muuilo d'uu

mentre avvenne solo nel suo pontificalo pel commissario da lui deputato, il Marocco perch si conoscesse la maniera di sciivereinquc'tempi e con molto latinismo,
tenzialo sulle delle controversie,
ci

iiporl dueducumeuli. Ih." deli

4^4

74

SEZ
il

SEZ
lunguifcocouvale le antiche dissensioni e
inaspriti, Nicol
gli

8ui caniloli conclusi Ira

sdegni
ri-

te Anloiiioda Fisa capitano, e la laagiiifica coni uni l di Sczze, sul di lui

nel

14^0 per

porvi

gover-

medio

die amplissime facolt a Stefano

no
s;i

reggimento nella divozione di s.Chie,

di Forl chierico di

Eugeiuo IV e di d\fenderli sieme al duca di IMilano [)rololtoi'e


e di

incl^el

di ni poi cardinale,

camera (credo Narcome congetturo col


tut-

l]onuli,iVio//rtf/(7^o/7'i!). Continua lido

concilio di Basilea.

Il

2. del

4^9
tregua

sui

tavia le

capitoli assai curiosi per le parole latine


ilaliiinizzate, e

due cardinali neli45c pronunziarono per compromesso una senliti,

liguardanti
s.

la

Ira

tenza confermata dal Papa, che


ilella

la

bocca

Terracina,

il

castello di

Felice e Sazze,

Cavatasi mantenesse perpetuamenquella larghezza e profondit, che

da Pietro Felice Magestra vicer in Terracina e s. Felice per A Ifonsod' Aragona. InultrelMarocco pubblic una lettera onorevole per
accettali e confermati
la

te di

de

sotto IMarlino
listo 111

era stata prescritta. Cariassunse


i

nel

1455

il

progetto di

Sezze ed esistente nel suo arcbivio,e gi

Eugenio IV, e per aiutare sezzesi a terminare la prescritta fossa sped il breve
:

pubblicata dal Coiradini, del concilio <li Casilea,quandoera legitlinio: DilcctisEccl<'siae fiins
et

Dileclis
viiiciae

prnoslrae Ularilimae, molto onorefiliis

Coniiiiiailatis Seliae

nobiiihus viris, o/JIcialibu^,

vole e decoroso, inperocch lodata

la lo-

populo lene Secciae: ma la data deve essere 1434 e non altrimenti. Era allora
protettore di Sezze
il

ro divozione e fedelt, e confermali tutti


i

loro privilegi, rilasci loro la 3. * parte del


I

cardinal Prospero

debito che aveano nel sale.

sezzesi

ri-

Colonna, poich

cardinali di tale fami-

dotti alla miseria pe' continui danni delle

glia illublree polente

furono sempre proe benefici.


dc\'olsc, che
il

inondazioni, ue[)pLire col sollievo dato


lavoro: ed esdi

tettori della citt, aifettuosi

lorodaCalisto Hi non poterono far lespese necessarie a proseguire


il

Rilevo da Ricchi,
nel

La reggia

1442 passando per Sezze Sinibaldo con schiere armate


ragona, dubitando
nistro, le
i

capitano

sendo quasi
neta, Pio
la
II

in

guerra co'duchi

Sermo

del re d'A-

giudicando che pel beue del-

sezzesi di
il

qualche
il

si-

pace

si

dovesse assolutamente compie-

disarmarono,

perch

re

da

re l'opera iucominciata d'ordine di

Eu-

Sicilia scrisse all'universit di

Sezze, pre-

genio IV, neli4'>^

eman

la cosliluzio-

gandola che stante la tregua fra la s. Sede e re Ferdinantlo (dev'essere sbagliato


il
i

ne Dehilus pasloralis
l'incombenza ad
rittima e
se vescovo di Chiusi e

officii.

Diede poscia

.\lessio

de Cesaris sane-

nome), restituissero alle sue soldatesche

governatore di Madi

cavalli, learmi, egli altri arnesi di guer,

Campagna,
si

procurare solle-

la

come

segu.

Ritorno con Nicolai a


Caetani.

citamente l'esecuzione de'suoi decreti.


rapidit con cui
scosse

La
, i

parlare delle osti nate contese di Sezze coi

die

molo

all'

aliare

sermonetani ed

Non essendo

sulllciente l'autorit de'tribmiali a conciliarle, si cerc d'impedir l'inondazione con un nuovo lavoro, ed Eugenio IV ordin lo scavamento d'un nuovo alveo o canale che ricevesse fiumi IN'infeo, s. Nicola, Falcone e Acqua Puzza, e nello stesso teinpo formasse in perpetuo la separazione de'oonfini fra il ducato di Sermoi

Onorato Caetani, il quale come pretlecessori non volendo esser tocco sul suo, perch temeva che pel nuovo canale
qualche porzione de'propri terreni sarebbe andata in dominio de'sezzesi, tutto si adoper che non fosse fatta veruna innovazione,

opponendo

le

convenzioni stabi-

lite co'sezzesi,

e confermale da Conifacio

lieta e

il

territorio di Sezze:
P*^'"

\'

opera fu
'"orte del
-

incominciata, e nel i447


l'apas'inUalasci.

''^

OuJe

esseudosi rinuu

VniedaNicolV,ilquale per non annull le disposizioni d'Eugenio iV, mentre come ho detto Bonifacio Vili non approv che la concordia pc'coufitii da delcr-

SiZ
niiiKiisi;

SEZ
lui rapiioiii

75

perci quesle di

era-

no
Ili

lo
le

di niun valore, e dopo clic dai Caelanon erasi falla opposizione al decretadi Eugenio I V. La vinsero nondimeno

contegno per prendere motivo diarlicchire la sua famiglia Borgia colla roba de'Caelani, conie esegu, ma Giulio li ne
(piel
gli spogliali. Conviendire che A lessandro V I seguisse qualche accordo trai sezzesi e Caetani, ignorato dal

reintegr

adeienze e la potenza de'Caelani, anzi il Ninfeo cui dovea darsi nuovo corso alla destra della Cavata pel territorio
di 5eraioneta,si lece
Iella

sotto

Nicolai, perch
p.

kggo
il

in Uicchi^

Teatro^

entrare nella Cava-

iq5, avere

parlaiiicuto o consiglio

pi vicino alla sinistra, e cos u reil

di Sezze de|)utato

Marco Pagani amba-

slava tutto

territorio di Sezze

barba-

sciatore al Pa[)a per la concordia stipulata alla

ramente inondato. Contro


zia, l'unico sollievo

tale ingiusti-

sua presenza a'G gennaio (5oo,


i

che

sezzesi in tanta

tra

suoi concittadini e

Caetani.

La

li-

rovina ottennero dal suddetto governatore, fu la concessione di turare quell'e-

te fu nel

i5o4 composta
mainer, che
la

solto Giulio II

in questa

bocca del nuo-

nornie apertura fatta nell'argine della Cavata, per la quale una strabocchevole
quantit d'acque
tella. Inuliliuente
si
i

scaricava nella Cava-

vo canale aperto dai sezzesi, e anche l'apertura della Cavata restassero turate, originiecause di tante stragi e atroci contese.
i

sezzesi reclamarono da Eugenio IV e da Pio li; quindi arse un nuovo incendio di liti, che dopoaver turbato Paolo ll,crebberosotlo stabilito

La

vinsero

Caetani,
si

ma

ottennero
larghez-

sezzesi

che finalmente

chiudesse tutla cui

ta l'apertura della

Cavata,

za avea cagionato laute


la

liti.

Nulhuneno

lo Sisto

nimt de'due
freno
sini,

IV a seguo, che inferociti gli apartiti, si abbandonarono a


uu

novandosi

tregua fu di corta durata, poich rinle inondazioni, i sezzesi ne atil

facinorosi eccessi; cui volendo porre


il

tribuirono

danno
le

alla malizia de' ser-

carnei lengo cardinal Latino Orvolte scrisse letlere minacciose e

monetani; quindi
di discordie, cui
si

due comunit conliti

pii^i

tesero fieramente, con una serie di

risentite.
se,
.si

Ma Onorato Caetani

finch

vis-

aggiunsero

le

querele

e mor nel 1478, non permise mai che


tirasse innanzi la fossa o

clamorose
ch
a'

di

Piperno e Terracina, perle

canale d'Eu-

loro campi arrivarono

inonda-

genio IV, anzi ottenne da Sisto

IV che

zioni,

ciche mosse Leone

Xa

intrapren-

con breve annullasse

la

lettera di Pio II;

tultavolta fu restituita al suo vigore nel

derel'asciugamentodella palude, sperando che popoli si sarebbero calmati. A Pai

1481, dopo pi maturo esame, ma due uditori di rota the doveano pronunziar
i

ludi Pontine raccontai l'operato di quel Papa, che separ dalla giurisdizione dei

la definitiva

sentenza, evitarono di pro-

ed in colai guisa durando la causa, proseguirono le vive dissensioni fra


nunziarla
, i

sezzesi e

sermonetani. Questi ultimi


i

a vendo de vastato
zesi

sezil nuovo canale, ed bramandodi ricuperare terreni, secondo determinati confini decretati da Eugenio IV^, Pio Ile Sisto IV, gi sotto
i

Piperno e di Terradoveano asciugare. Vedendone l'utilit grande, sermonesezzesi, per godere cornei camlani e pi di Terracina la liberazione dalle acque
territorii di Sezze, di
i

cina,

luoghi che

si

stagnanti, deposto l'odio reciproco, con-

vennero

di

asciugare

la
il

parte sujieriore

del territorio,

avendo
il

duca

di

Sermoal

Bonifacio Vili cedutia'Caetani, colla


za e a

for-

neta Bouificio accordalo di dare


feo e alla

Nin-

mano annata
1'

li

occuparono. ICaeta-

Teppia

corso al

mare
le

attra-

ui respinsero
ta violenza,

aggressione con altrettan-

verso

le

sue terre. Questi progetti furono

prendendo ardire Sezze dalla connivenza di Alessandro VI,che da cardinale avea favorito
i

discussi sotloPio IV,

ma

per

tante dii-

ficolt insorte restarono senza esecuzio-

stzzosi,epoi tenue

ne. Nel pontificalo del

suo predecessore

76 Faolo

SEZ
ir{l'.),\)ev
la

SEZ
gli

guerra che

spafu

giiuoli fecero nella

Campagna romana,

sima torre, custodita da un ministro del pubblico per guardia de'fiumi confinanti

occupata dal tinca d'Alba vicer, il quale costitu governatore di Sezze a'6 no-

\einbrei5j6 Gio. Paolo Fiorimonte de


Snessa, con titolo di luogotenente e podest. Racconta
iiislo
il

conSermoneta, dove cotninciava pure a correre il fiume della Torre tenuto in grande stiua dallo statuto Setino, ma in
,

quell'epoca era divenuto quasi asciutto.


In conseguenza dell'opera di Sisto V,
1

cardinal Corradini, che

fi-

V che da religioso conventuale avea

dimorato nel con vento di SezzCj e che andava dicendo pubblicamente che a lui ela riservato di rimettere qiie'campi a col-

tura, divenuto
ze,

Papa

si

port tosto a Sez-

no al 640 pi di 2000 iugeri di terreno prima paludoso nel territorio di Sezze erasi mantenuto libero dall'inondazione e ben Coltivato. Avendo per sermonetani turalo le bocche del rivo i\Iartinoconi

pass una notte nel luogo della palu-

tro

convenuti pallia
far

in vigore de'quali

de^ poi detto Padiglione di Sisto, gir e

non potevano
tornad

mutamenli
il

nel corso

osserv

tutti que'siti, e

con consiglio

af-

delle acque, a poco a poco


allagarsi;

detto paese

fatto sorprendeiitediprincipioall'asciu-

eciche

fu peggio nel

gameuto delle Paludi l*online, scavando il nuovo canale che dal suo nome fu detto llune Sisto.

i6|4

fecero scaricare nella Cavata dei

sezzesi le

Non conviene
vi si

il

Nicolai

cui furono inondali


ni,

acque del torrente Teppia, per fecondi campi setii

che Sisto
girasse
i

V
siti,

si

portasse subito a Sezze e

perch

condusse senza
ottobre i58r)

corteggio molto tempo dopo ch'erano cominciali


i

lavori, cioagli

tlorml in Velletri, nel d seguente and


a Sezze, ove alloggi presso
i

divenendo paludosi quasi altrettanti iugeri che avea asciugato Sisto V,come riporta il Corradini. Certo che la Teppia abbandonato l' antico letto o per la forza naturale delle sue acque o per malizia de'

Normesini,

sermonetani, o per

ambedue

le

lacuicasafu convertila nel suddetto monastero dal cardinalCorradini.E fama che

cause,

si

apr altra strada con grandissi-

ma

rovina de'sezzesi, entrando violenteal di

cima d'un colle rimpetto alla citt e presso il monte Trevi si mettesse a riguardare la palude, che resta tutta esposta alla vista; ed un sasso, sopra cui dicesi che il Papa si ponesse a sedere, porla anche al presente il uoiue d Pietra di Sisto, dal volgo detta altres i^er/z del Papa : quindi pass a Piperno e a Terraciiia. Trovandosi Urbano Vili in urgendalla

mente nella Cavata


accanile
si

sopra; quindi pi
liti,

riaccesero le antiche

gi

per alquanti anni calmate. Isezzesi veden-

do cresceie il male, implorarono le provvidenze d'InnocenzoX, il quale fece quanto indicai a Paludi Pontine, senza successo con desolazione de' sezzesi, inutil-

mentedeclamaudo che
potevano mandare
al

ilNinfeo collaTepsi

pia con felice riuscita pel rivo Martino

chiedendo aiuto alle comunit, Sezze spontaneamente gli mantissimi bisogni,

d 10,000

scudi, esibendosi fare in altra


i

circostanza ogni sforzo, per difendere


diritti del principato,

mare. Sotto Clemente XI Sezze e Serraoneta ottennero propri di potere a spese loro asciugarsi terreni, nel tempo che il duca Odescali

inviandogli un foil

chi attendeva all'asciugamento generale,

glio in bianco,

secondo

contemporaneo

citt

Ciaramarucone. Questi dice che allora la avea 4 compagnie di milizie, 2 di


cavalli e 2 di pedoni, in tutto
dati di giovent scella, con
abili e

che perci veniva disturbalo e impedito. Osserva Nicolai, che il cardinal Barberini posponendo al pubblico il privato vantaggio, deluse
i

1000

sol-

comuni desiderio Ormai

buoni

cavalli,

tempo

di

parlare della sede vescovile di

la riva del

armi ben ordinate. iVon lungi dalfiume Cavala sorgeva fortis-

Sezze,equi trovo opportuno di farlo per


uuil d'argumeuto.

SEZ
Per
zio, e
la vicinatizadi

Roma,

e per essere

ti

Sezze una delle principali colonie del La-

per tante prove, docutnenli e rail

77 da Drusino vescovo di Sezze nell'altare maggiore di s. Maria, ove continu a operare miracoli, ed
prodigi, fu collocalo

SEZ

gioni'che riporta
re

cardinal Corradini, pain essa fino

non doversi dubitare che

uno sicurnnienle in quello di restare illeso nel memoralo incendio che bruci
la chiesa e la citt.

dalla nascente chiesa vi fosse predicata la

Ricorda
;

il

vescovo A-

fede cristiana, dilFusa la religione di

Ges

lessandro del

122
fu

che Land Sitino


di Sezze, e nel
si

Cristo, e quindi stabilita la sede vescovi*

probabilmente
I

vescovo

le.Dappoich l'apostolo
ni

s.

Paolo, da Sira-

178

eletto antipapa,

rec a

Roma coi

cusa pervenuto a Pozzuoli, alcuni cristia-

cardinali e vescovi (scismatici e tutti pseudi), e fu

partirono da

Roma

navigando
a
tali

si

re-

^carono a

Foro Appio ed

Tre Taberne
luoghi edifi-

mani
tallir

per attenderlo, essendo


cali sulla spiaggia della

ricevuto onorevolmente dai roche Onorio III colla bolla Hornos, de' 8 gennaio 2 7,conferm
1
1

Palude Pontina,
se-

l'unione perpetua gi fatta dai predecessori di Sezze e di


le

che a guisa di mare era navigabile,

Piperno {f^.)con tutte

condo

ilp.

Valle,che dice Foro Appio nel

loro [)ev{'mei\ze,ciefjiueprincipaliler,\^ci-

territorio di

Pipernoo

sotto Sezze,

come

cui Sezze rimase chiesa vescovile, e cosi

\ogliono

gli storici setini.

Nel condursi a

era avvenuto di Piperno. Onorio

III

nel

Roma

Paolo avea seco s. Luca con altri discepoli, per cui da s. Luca vuoisi promulgato l'evangelo in Sezze, che da tempo immemorabile lo venera per principale paUoi\o,iU notatir in anliquissimo Statuto, quod pr cerio pula re ni prima religionis chrislianae rudimcnla ab hoc sanclo cornile Docloris Genliiim in Fos.

congiungere

la chiesa setina a

quella di

Terracina, l'una e l'altra chiam catte-

dra vescovile, nominando


privilegi antichi,
i

tutti idiritli,i

monasleri^i luoghi del-

la diocesi setina e cos della privernate.

Pipernenseni

et Setinani ecclesias eidein

Tcrracnensis ecclesiae in perpeluum unitas permanere dc'cernimus omnibus fu-

ro Appii coloniae Setnae proxinio accepisse. Cosi


il

cardinal Corradini.

Jl

Ciam-

inarucone a p. 53 scrive: che Sezze fu ed cantica citt e antico vescovato, come si legge ne'brevi apostolici; chePolidio vescovo setiuo neh 080 die un luogo nella

campagna
nastero a
e nel
j

setina per fabbricare

s.

un moLidano abbate benedellino,


;

eorum quae siintSomnenum, BocRocca Jngurge, Magentia,Aspianum, Treve, Sarniinclum /l quapuzza, Bassianus cum fnibus el adiacentibus suis. Aggiungo con Corradini, che eslando Sezze cattedrale dopo l'unionecon Terracina sempre vi risied il vicario
ribus

casicca,

generale di Terracina e di Sezze; che


residenza del seminario di tutta
si in Sezze immemorabile; che vo dopo che avea preso solenne

la

gSDionisio vescovo selino u scris.


che neh
1 1

la dioceil

se la vita e miracoli

2 era ve-

vesco-

scovo selinoDrusino, e da Alessandro parimenti vescovo setiuo, con


nel
r

possesso

altri

vescovi

della cattedrale di Terracina, passava a

Rieti,

122 fu consagrata la cattedrale di ed il Corradini dice la confessione


1

criptariinij che nel

7 fu unito da

O-

prendere quello della cattedrale di Sezze. L'Ughelli t\e\\' Italia sacra, ed il commentatore Coleti, parlarono del vescovato di Sezze nel
p. e
1.
1 ,

norio 111
tina.

il

vescovato a quello di Terrail

p.

282, e nel

1.

o,

Narra

Corradini, che perdete del

i64pieno

Il

Corradini caldo di

amor patrio

vescovo di Sezze fu assegnala Massani


Setinanij c\\G\\ vescovo Dionisio verso
1

di dottrina,

imprese coraggiosa-

il

mente
la

a rivendicare a Sezze l'onore del-

i4o compose
il

la vita di

s.

Lidano, pub-

blicala coi miracoli dallo stesso Corradiui>

cui corpo illuslralcda Diucouniol-

sede vescovile. Primieramentenel 1680 stamp e pubblic in Roma 1' anonima /^. ac b. disseriazione: Discursus B.

S
LncJtvw, Pctro
vilalis
ci

EZ
ri-

Marcellino Sctinnr

ci-

glie ivi fiorile

per dovizie e per feudi p-

pro/ecfnribus dicalus, in

quo

ini-

tcntissimc;eda valente giureconsulto

clor Se tinn civi/nfeni fiiisse, et esse prhot,

spondendo
le

alle obbiezioni

che dai terra-

no suo episcopaln

</iis ecc/esin/ii in-

cinesi mettevansi in canjpo.

signitani fuisse^el esse defendit. Inqiieslail

evidenza

la

tesi

Prov a tache Benedetto XI 11

Conadiiii asser essere slata seiitpie


per

colla coslitMzioncdel

29

apriler 'J^5

nou

Sezzecilte con proprio vescovo. Insorte iinliiralmente gravi controversie

solo

approv

l'asserito dal
In

Corradini, ma

dichiar che
ta cattedrale

chiesa di Sezze era resta-

parte di Terracini), e portata


nel lril)ii!)ale
ili

la

vertenza
deci-

dopo l'unione che Onorio


la lettera

iota

romana, una

HI ne avea

f;jlt;iaTerracinawVvendo[)oi d

sione rotaie corani Dlolines die a'terracinesi piena vittoria nel

ca[)it(jlodiTerracina qualificata
pontificia surielizia,
la

1702. Non per c|uesto avvilitosi d difensore diSezze^nel n)ede>imo anno pubblic in Roma Pe:

Benedelto XIII col1

bolla Regis pacifici, de'


1. 1

luglio

725,

Bidl. Boni.

2, p.

6, la rinnov e conalla controversia

tri RIarcelliiii

Corrndini oniona cuiia advocati.

J. C. Selini

ferm, impose silenzio


ze in cattedrale se a Terracina

De

clvitate et

ed a se l'avoc, nuovamenteerigendoSezvi fosse

ecclesia Sttina.

Con questa

elaborata ed

d'uopo, e l'un

eruditissima opera torn a dioaoslrare,

che Onorio HI non avea gi soppresso la catledraledi Sezze, ma che con eguali diritti

l'avea unita alla chiesa di Terraci-

aeque principaliter, e che p lesse il vescovocome prima risiedere nella maggior parte dell'anno in Sezze come pi salubre, ornando il capitolo e canonici setini de'privilegi inerenti alle catte-

precipuamente prov che l' unione fu accessoria e cumulativa aeque princiua


:

drali. Poscia colla bolla


I

Super universas,

palilerj clie dai diplomi e dagli storici fu


poscia continuala ad appellarsi citt;
ri-

spose agliargomenli che in contraiio ad-

de'fo settembre 72 }, loco citalo, p. 36, Benedetto XI li riconferm l'unione, e reintegr Piperno della cattedrale, e ne

diicevano
nioneni, et

Icnacinesi

concludendo

ii-

non

suppressi\'a/n tituli;

ri-

spose agli autori calle bolle, che nomi-

narono Terra Sezze;con rnllimo cap. if), ToW tur ab aneto re absnrdum quod j'actant terracinensis. qui ajnnt, data unione cnmulalii'a, etiani Pipernensem ceciesianirenransisse cathedraleni, ununique episcopum triuin calliedralinni sponsnm
e<!se. iN'el

conferm l'imione con Terracina e Sez/c" aeque principali ter ^ con eguali diritti alle altre, perch anco la c.ittedrale di Piperno era antica sede vescovile, e ne enu

mero
Il

vescovi che l'aveano governata.


a'

vescovo Gio. Battista Conventati


lui in

3
i

ottobre ne prese possesso, e da

poi

vescovi costantemente s'intitolarono


scoi'i

fetl

di Terracina j Sezze e Piperno,


!ie

cap. 12 riport

privilegi alla

Terraci?ja

riporter

la serie,

alternan-

chiesa e alla citt di Sezze concessi dai

do

il

vescovo r annua residenza nelle 3

sempre per provare, /roneni praecedenlent fuisse acque principa Papi e dai
li ter

re,

citt.

N per la

storia dcvesi preterire l'a vi

vertenzacliecon decisione rotaledel


struggersi quella del

768

faclam.

Il

Corradini scrisse con lau-

corani OH^'atio, venne interamente a dir

ta dottrina e

con tante ragioni non solo

702. Le due

costi-

positive,

ma

eziandio dedotte dall' anti-

tuzioni di Benedetto XIII furono pubblicale da mg. r

chit della citt, dalle vicende politiche


nelle provincie di

Domenico Giorgi

nella Dis-

Marillima e Campa-

sertalio his lorica

de cathedrali episco-

gna, per
ri,
ti

le

frequenti irruzioni de'biirbade' vescovi omessi o mutila-

pali Seliae civilatisin Lalio, cunt

Appen-

dai

nomi

dice monumentoruni eamdeni ecclesiani,


et civitalein illuslranliuni,

negli atti dc'concilii, dagli archivi pe-

Romaei 727.
in

lili

o incendiali, dalle Dobiiissiine fami-

UGioigi encomi l'opera stampala

Uo*

SEZ
inn

SEZ
Giuseppe Cianimari della
citt.
Il

'-9

neh 64'
:

tini

selino

piscopio, nel collegiode'gesnit, e dai pri-

inaiiicone Descrizione citila citt di Sezza colonia latina de romani, Roma 64 1


1

prelatoa spese del car-

dinale fece nel refeitniio

In questo
scrizione,

medesimo anno contro

tale de-

trattamento, e per tutto


st
il

origini di Pipeino, pubblic Giulio

alquanto sfhvore vele all'eroiche An-

Papa

nel luogo, di

uno splendido tempo che retutto punto tratil

Dialogo tra Camilla pri\'erna te regina de' volaci, e Sezze colonia antica
neo
:

il cardmalc in ossequio avea asuespese latto vestire ima compa-

t la corte; di pi

gnia di milizie per servizio del Papa. Nella

de'

romani, lonciglione 164


:

i.

Il

p. ab.

seguentemattina recatosi ilPapa inchie-

LuigiRanghiasci nella sua Bibliografiah qualific difesa di Fipeino, ma di poco

sa, ascoll e celebr la


(Iella
l.

messa nell'altare
fi

Vergine, e ad ore-joda una

momento. Benedetto Xlll


to ritenne
la

col pontifica-

nestra del convento bened la giubihmtir

chiesa arcivescovile di Bene-

moltitudine, indi
solito corteggio.

si

avvi per Sezze col


dire la letizia dei

vento, onde nel

1727

volle visitarla, prori-

Non a

mettendo
to dal n.

al

cardinal Corradini che al

riconoscenti e di voti sezzesi,che per gli applausi e dimosliazioni di riverenza

torno sarebbe passatoper Sezze. Pertan1

comfe-

534

del Diario di
si

Roma

di

quell'anno e dal Novaes


il

apprende, che

mossero il Papa e la corte ce l'omaggio delle chiavi

alla

porta

la

municipale

Papa rtriuce da Benevento e da Prosaccompagnato dal marchese de Carolis, ai confini di Piperno trov mg. rOldo vescovo delle 3 diocesijindi giunse venerdaS nuiggioalle Case nuove, duernisedi,
glia lungi da Sezze. Allora ricordandosi BenedettoXlll diaver fatto 27 anni addietro una via scorciatoia che condiiceva
alla citt, disceso dalla

magistratura, con parole di fedele sudditanza e venerazione. All'ingresso

un mae-

stoso arco trionfale dipinto col pontificio

slerama sorretto da due fatne, era decorato da ornali e dalle figuie della Fede
e Speranza, con epigrafe che celebrava la

reintegrazione elaigita alla


fa

citt.

Lungo

strada che conduce al

duomo,

tutto era

carrozza,

mont

fnesso a festa; e la facciata di detta cat-

sul

proprio cavallo, seguito pure cavai

tedrale con tele tlipinle foruianli

un

co-

candodal marchese, da alcuni de'suoi cappellani, prelati, aiutanti di camera, e cavalleggieri, e dalla guardia svizzera a piedi
i
:

lonnato, ne'superiori pilastri sovrastava-

no
za
,

le

figure delia

Temperanza e Prudenil

ed im' iscrizione analoga esaltava

le

due mute

di cavalli delle carrozze,

nuovo beneficio:

l'interno del la chiesa era


ti

calessi col resto della


la

comitiva prosegui-

jjaratodi damaschi

inali d'oro. Nell'inil

ronoil viaggiopcr
biati
i

via ordinaria,

ecam-

gresso present l'aspersorio aiPapa

veil

cavalli all'osteria dell'


la salita,

Acquaviva
il

scovo visitatore apostolico, ricevendolo


vescovo diocesano, quello di Segni,
Crescenzi,
tri
il
il

per fare

questa trovarono allarripida. Arrivato

nig.'

gata e resa
pii

meno

Pa-

capitolo,

il

magistrato ed
ss.
il

al-

nel convento de'francescani riformati

signori.

Venerato

il

volle pernottarvi, ricevuto dal vescovo di

Papa
s.
il

si

rec a visitare

Sagramento, nuovo altare


stato colric-

da mg.^ Rezzonico poi Clemente Xlll, che per parte del cardinal Barberini lo preg nel ritorno a onorare
Bisleti,

Segni

di

Filippo, ove in

urna era

locato

corpo

di

s.

Leonzio martire,

camente

vestito. E'er la

nota particolare

Velletri,e dal prelato Marcello Crescenzi


poi cardinale, in rappresentanza del cardinal Corradini caduto infermo, che avea

divozione del

Papa

as. Filippo, volendo-

ne consagrar

l'altare, vi fece l'esposizioss.


si

preparato convenevole alloggio,


lati

pei pre-

ne delle reliquie de' norato martiri. Indi


stero delle

Gaudenzio e Otrasfer al

mona-

una cella per cadauno, il resto della corte venendo nobilmenteospitati nell'e-

monache

Clarisse, nel

semina-

rio, al collegio

de'gesuitijOve nella chie-

8o

EZ
compiere
le altre

SEZ
due ore canoniche. TI umetta di madreperla ornata fl'oro, un dente dis. Lidano abbate, e delle reliquie de'ss. Pie-

sa Ixici la reliquia del b. Gto. France-

sco Regis gesuita, presentata dal p. Luigi

Papa don

al capitolo, in

Con ladini
le;

gesuita e fratello del cardina-

Papa tornal convento de'i-i formati. Nella mattina del 2 5 maggio I3edipoi
il

troelNIarcellino protettori della citt, entro scatola di velluto rosso. Invece


il

XIII aorei o si port alla cattadiale, ove ascoltata la messa dell'arcidiaiiedetlo

Padel

pa ricev da
gento col

mg.' Crescenzi in

nome

cono, dipoi assistito dai prelati Crescenzi


e Genovesi consagr l'altare di
po, indi vi celebr
la
s.

cardinal Corrailini un relifiuiario d'arcilizio di


s.

Filip-

Domenico, fondato-

messa bassa: tornalo al convento, don a'6 religiosi che aveano cantato una corona di pietre fine per cadauno con medaglia d'oro, autorizzandoli a regalarle. Nel pomeriggio portatosi

le dell'ordine cui apparteneva Benedct-

toXIlI; edallacittaltro simile reliquiario

con un grano
ss.

di quell'incenso olfer-

to dai

IMagi a Gesi bambino. Nelle oil

re pomeridiane
de' religiosi,

Papa

assist nel

coro

in carrozza nella citt, visit le fabbri<lelle

ove albergava, al vespero so-

che del nuovo monastero e chiesa


religiose del
ss.

Bambin
s.

Gesi, e nel ritor-

no

la

chiesa di

IJartolomeo de'conveni

tuali,

onorando di sua presenza anche cappuccini. Lunedi 26 maggio, festa di s. l'Mippo,tl)eil Papain Roma avea dichia-

lennemente cantato. Marted 27 maggio Benedetto XIII tra le pi vive e sonore acclamazioni si avvi per Sermoneta, accompagnato dal vescovo Oidi e da mg.''
Crescenzi,

dopo aver accordato


,

a molli

grazie spirituali

meravigliandosi

che

rato di precetto con cappella papale, volle solennemente celebrarla nel duomo e con pontificale. R.ecatosi all'altare mag-

niun povero gli domand soccorso,ci che


chezza del suolo, e lasci

giore, nel coro intuon l'ora di terza, pro-

seguila dal capitolo, mentre assunse

pa-

ramenti missali: diversi prelati fecero da assistenti, cio da diaconi assistenti Clementi e Genovese, da diacono del vangelo Ferrari,

avvenuto, onde lod la rictutti con indelebile esultante gratitudine. A perpetuarcanonici eressero una lapide nella la cappella dis. Fdippo, il municipio altra a

mai

eragli

corna evan^elii , in cui si legge come il Papa avendo ricusato la statua che la citt ta

da suddiacono Piersanti, da
;

voleva innalzargli nel foro,

la stabili-

preie assistente Crescenzi

alle

lavande fu

servitodamg.^ deSimoni, nelle ceremonie da mg.* Prati. Il Papa cant la messa alla presenza di

ornamento riformali pure posero una di tale altare. iscrizione marmorea sopra la camera afu

somma

impiegata
I

nell'

10 pielali tra arcive-

bitaladal Papa. CenedeltoXIIIavea concepito l'idea d'intraprendere


la

scovi e vescovi, del generale francescano,

bonifica-

del segretario dell'indice, del p. Caravila teologo della penitenzieria, del

zione Pon'ina,

ma non
la

pot elfettuarla,

strato della citt in abito, e di

magiuna Pjlla

e desiderio pure fu in

Clemente XIII, fin-

ch Pio VI ebbe
nel
1

gloria di eseguirla, e

immensa

d'ogni ceto di persone.

Dopo

il

785 compr
la linea

dal

comune

di

Sezze

la

vangelo,Benedelto

X
:

li

col testo

delDeu
gli

tenuta della Selce rotta, perch interse-

teronomiocap.

3,

provcon orazione pache


s.

cava

principale; quindi

il

Papa

negirica o omelia

Filippo tra

onori non brugi, calpestandoli; tra

le rici

termin colla sua grandiosa operazione i danni che pel Teppia risentivano sezzei

chezze non arse, disprezzandole; tra


ceri

pia-

si.

Nelle vicende politiche del fine del se-

non

si

accese, abborrendoli. Indi fela

colo passato, del principio e

met

del cor-

ce pubblicar

consueta indulgenza

rente, Sezze segu la sorte delle provin-

comparti l'apostolica benedizione. Dopo la messa pas'. in coro tra canonici, a


i

ciedi Marittima e
lo a

Campagna, di che par-

Frosinone

VELLETRr. Gregorio XVI

SEZ
pel miglioramento delle Paludi Ponline,
olire diverse provvidenze
,

SFA
ta del pio istituto Pacifici

81

De

Magisti

i?

incominci

il

sua deputazione,
re
il

si

recarono ad ossequiaPonti colla banda

riaprimento del nuovo porlo e canale di Tenacina e lasci l'opera ben avanzata
inoltre
I

Papa

TorTre

selina, presso l'amenissimo

luogo donde

due

volte

si

rec alle Paludi, nel


s.

fu

da Sisto
il

in vicinanza di Sezze os-

839 arrivando

sino a

Ff //re (/'.), com-

servato
to al

suolo Pontino. Nel supplemen-

plimentato dalla magistratura di Sezze a Bocca di Fiume, ove l'attese con gran parte della

n.49 del Diario di


il

Roma del 846


1

descritto
zesi

cordoglio provato dai sezdi

tare. Nella

la sua banda mili2/ volta giunse nel 843 a Terracina[f'.),e nel ritorno trov aTre Ponti

popolazione e

per

la

morte

Gregorio XVI, e

le

solenni esequie celebrale nella cattedrale,

in cui l'ottimo vescovo

mg.' Aretinila

mg.i- vescovo Aretini-Sillani alla lesta dei


cleri di

Sillani,

dopoaver cantato

messadi

re-

Sezze e.Sermoneta, colle rispettive

quie, salito sul pulpito,lesse grave e

com-

magistrature, recandosi nella restaurata


chiesa e in quella stessa mattina 8

mag-

gio ribenedelta dal vescovo crll'assisten-

movente orazione panegirica: in essa nel rammentare le tante glorie del Papa, non tacque l'accesso di lui a Sezzecome convisitatore a'pii patrimonii
gislris fra le

za de'due capitoli di Sermoneta. Asceso


il

PaciflciDeMa-

Papa

nel contiguo

con vento gi de'cap-

puccin, listabilito pe'trinitarij comparti


dalla principale finestra l'apostolica bene-

lagrime de'sezzesi. Nel pontificatodi Gregorio XVI, l'encomiato vescovo, per zelo e senza valutare il corri-

dizione agli abitanti di quelle contrade,

spondente incomodo, ecco come celebr

ammettendo
di

poi

nominati benignamen-

un anno

la festa

del

s.

Natale nelle sue 3


la

te al bacio del piede,

ed

il

gonfaloniere
gli

cattedrali.

A mezza

notte cant
;

messa

Sezze Giuseppe Carnebianca

presen-

in quella di

Terracina

portatosi a Pi-

t in

nome

della citt quella bella epi-

grafe stampata a caratteri d'oro, che tor-

perno, dopo detta l'ora di prima da'canonici, cant la messa nella cattedrale;

n
se,

a pubblicare

il

principe Massimo, ReI

dopo
le.

la

quale recatosi

in Sezze, nella

sua

lazione del viaggio,}^.


>

1 ,il

quale aggiun-

cattedrale celebr la 3. messa pontifica-

Santo Padre volendo anche dare qualche particolare attestato di affetto agli abitanti di SezzCj ch'era stala da lui visitala prima di ascendere al pontificato, si degn di concedere loro varie graIl

Questo

un singolare esempio, che


"^

meritava speciale ricordo. Mg. AretiniSillani


scovili,

avendo rinunziato
il

le tre sedi ve-

regnante Pio

IX
gli

nel concistoro

de' ig

dicembre i853

surrog

l'o-

zie rescritte

di

proprio pugno dietro

le

suppliche da que'canonici presentategli".

dierno mg.' Nicola Bedini.Nel voi. LUI, p. 23 f, riportai gli ordinamenti del re-

Tuttoci con pi dettaglio fu celebrato da Sezze stessa con quanto pubblic insieme
all'epigrafe, nel n.

gnante Pio IX, sul compimento della bonificazione Pontina nel circondario ca-

giorno del

21 delle Notizie del 843, ricordando come il Papa in Terracina avea ricevuto, con singolarissimi tratti di benevolenza, le due
1

dalle

merale, e i campi impaludati, massime acque del Teppia, non compresi nel

circondario.

SFASFERIA

SFASTERIA. Sede
Il

deputazioni della cattedrale e della magistratura.

vescovile della Mauritiana Cesariana, sotto la metropoli di Giulia Cesarea.

piacere

la

Come il Papa ramment con dimora che fece in Sezze, e imtutti la copia delle

ve-

scovo Rufo fu esiliato da Unnerico re dei


vandali, per

plor di cuore sopra


celestiali benedizioni.

non aver

sottoscritto nella

Codc

la

magistra-

conferenza di Cartagina del

4^4

l'erro-

tura e
giata,
i

il

capitolo co'canonici della collela

nee proposizioni de' donatisti. Morcelli,


///}.

seminaristi, compresa

camera-

chr.

t.

VOL. LXV.

82

SFO
SFONDRATl
Francesco, Cardinale.
in

SFO
tanto incaricato da Carlo
bolenze, esegu

del

governo
lai

Nacque nobilmenle
glia

Cremona da fami-

diSiena, agitata e sconvolta da gravi turla

oriunda

di

Milano, e felicemente cb-

commissione con

bedalla natura singolare perspicacia e talento, e tanta

dolcezza, saviezza e soddisfazione de'senesi,

quadratura

di

mente che

che fu aggregato

alla loro cittadi*

ampiamente dimostr

nel progiesso mi-

iianza e acclamato

Padre della patria.

rabile che fece nelle scienze e nelle lingue

greca e latina, massime nella legge da lui

Giuntala sua splendida reputazione a cognizione del sagace Paolo 111, lochiamo
in

appresa

in Pavia,

ed

in cui

divenne uno

Roma
I

de'pii insigni dottori del

suo tempo. Di

nel

25 anni

gi era professore in tal facolt

nell'universit di

Padova, ov'ebbe a oAla fa-

lega Parisio poi cardinale. Diffusasi

ma

di

sua rara ed eccellente dottrina, fu


a insegnarla

promosse all'arcivescovato di il Papa giovare di sua consumata prudenza e destrezza ne'nepix scabrosi, lo deput ntinzio in gozi
nel
1

543 544

lo fece

con particolari dimostrazioni, vescovo di Sarno, donde

lo

Amalfi. Volendosi

chiamato successivamente

Germania

alla dieta di Spira,

ed a Carlo
di

legge nelle universit di Pavia, Bologna,

per congratularsi della pace fatta col

Roma

Torino. Dotato puie

di straor-

re di

Francia
1

quindi

a'

9 dicembre

dinaria prudenza nel maneggio degli affari, e di

detto

544

lo

cre cardinale prete de'ss.

sommo

zelo per la divina glo-

merit la stima di Carlo III duca di Savoia, che lo annover tia' suoi primi
ria,

legato

Nereo ed Achilleo. Poco dopo fu invialo nuovamente in Germania a Carlo V,peropporsi alla pubblicazione dell'/zz-

consiglieri, e poi tra'senatori di

Torino,

terim {F-),

ma

senz'effetto.

Nondimeno
op>
i

prevalendosene molto e utilmente in affari ardui e gelosi. Lo slesso fece il duca


di

non manc

in quella circostanza di

porsi con ottimo successo contro

parti-

Milano e suo signoreFrancesco

11,

(he

giani e fautori dell'eresia luterana. Spedita quella legazione,


si

eziandio lo comprese tra'senatori, l'im-

trasfer in Inghil-

pieg in onorevoli ambascerie e nel gostato, con tale e tanta autoche pi come compagno che quale suddito lo riguardava. L'estimazione merit,

terra per ridurre quel regno all'antica ub-

verno dello

bidienza e divozione della chiesa romana. Eletto nel


1

547 amministratore
si

della

chiesa di Capaccio,

desima
tore
se,

si

procacci con Carlo

V imperaA

quando divenne sovrano del Milaneconfermandolo nella dignit senatol'ambasceria


al

quando pass al mona: alcuni col Ciacconio lo pretendono anche vescovo di Lacedogna, ma l'Ughelli noi pose nella serie di que'pastori;

dimise nel 1^49 patrio vescovato di Cre-

ria colla carica di consigliere di stato.


lui affid

duca

di

Savoia,

tultavolta l'Argelati nella Biblioteca degli scrittori milanesi


t.

e lo cre

barone

di

Valsessina,e conte di

2, p.

36

afferma

Rivera e di altre contee sulle riviere del Ingo di Como. Dalla moglieAnna Visconti

che ne fu amministratore. Venne quindi destinato alla legazione di


di

Perugia, e
soggetti, e

ebbe molti

figli

per ultimo Nicol che

fu estratto dal suo ventre nel

i535

gi

Cremona e luoghi ad essa poco manc che nel conclave


sua vece elevato

per Giulio

morta, che

fatto adulto pose sotto la di-

111 fosse in
to.

al pontifica-

rezione di Fili ppoMigliori genti luomoto-

Finalmente colmo

di meriti,

poco doi

renlinoe presidente dell'universit

di Pi

sa, nella fiducia che sotto la disciplina

po cess di vivere in Cremona a'3 glio i55o, d' anni 57 non compiti,
della cappella del ss.Sagi

lue fu

d'un tanto uomo, dovesse col tempo egli pure divenire erudito e dotto, utile e vantaggioso alla Chiesa, ed
dinal* e
infalli fu poi car-

sepolto in quella cattedrale nel vestibolo

amento, con ma-

gnifico e lungo epitaffio postovi da'figli.

Papa Gregorio XIF[F.). Frat-

L'Argelati pubblic l'elenco di sue opere

SFO
di

S
di

83
ruvido sacco e colla

giurisprudenza e di profana Icltera-

Roma

vcslilo di

tura.

faccia coperta, e ritiiandosi sovente a fa-

SFONDIIATI "SicoLo, Cardinale. T\ Gregorio XIV Papa.

re

gli esercizi spirituali in

religiosa.

tal

genere di

vita

qualche casa univa gran


al

SFOKDRATI

Paolo Emilio, Cardi-

zelo e le pi pregiate virt ecclesiastiche.

nale. Palrizio milanese, che a un'indole

Nel 1G07 Paolo

lo

promosse

ve-

aurea accoppi pari illibatezza di coslutne, educalo per cura dello zio cardinale,

scovato di Cremona, e consigli eflicace-

menle
la cui

il

Papa

a pubblicare,

come

fece,

il

appena questi neli5c)o divenne Gregorio XIV, i4 giorni dopo ossia a' 19 dicembre, nell'et di 3 i anni e sebbene assente da

Rituale

Romano amplialo e correWOjdelal cardinale.

operazione e stampa ne commise


.'parte del

la

direzione
la
I

Roma,
s.

peli. Io cre cardinale

Don a Paolo Menologio greco, com-

prete di

Cecilia, e poi legalo di Bolo-

pilato d'ordine dell'imperatore Basilio

gna, prefetto di segnatura, nieu)bro della

l'orfrogenito, che fu collocato nella bi-

congiegazioue del
s

s.

oflzio,

protettore

blioteca Vaticana. Con questa parte e colla

degli Olivetani, con


il

grande potere, che


cardinal Bentivo-

1."

che fu trovata nel monastero di

governo

ecclesiastico fu quasi tutto a

Grottaferrata, fu fatta dipoi del Menologi una magnifica edizione dal cardinal

lui afldalo;

per cui

il

glio osserv nelle sue /l/ewjor/Vj

che nel

Annibale Albani

colle
si

stampe d'Urbino,
fa del

breve spazio di

mesi fu cumulata in lui

nella cui prefazione

cardinale ola-

tale e tanta autorit,

che difficilmente un
di

norata menzione. Alcune cose ch'egli


sci scritte
blioi.

altro cardinaleavrebbe potuto conseguire in IO anni.


nefizi e

sono

riferite dall'Argelati, 5/t.

Provveduto

pingui be-

degli scrittori milanesi


I

2, p.

37

riocheabbazie, generosamente ne

Nel 161
la chiesa

pass all'ordine de'vescovi col-

distribu le rendile a'poveri, contentoche dopo la morte dello zio le sue stanze fossero addobbate con modeste suppellettili e immagini divole, la mensa frugale e il

suburbicaria d'Albano, ritenen-

do per
s.

affetto in

commenda
vi

la

Chiesa di
il

Cecilia, a\ quale articolo narrai


fece e
il

ma-

gnifico reslaiuo che

suo ab-

vasellame di semplice terra, a tenore del


prescritto a' vescovi d'Africa dal 4- conci-

bellimento, e

come con sua


il

religiosa con-

solazione ritrov
quelli di altri
ss.

di

diCartagine, cui canoni rinnov quel Trento anche pe'cardinali. Prendeva singoiar diletto in conversare con persone in credito di santit di vita, come s.
lio
i

corpo della santa con martiri, ed ili. "fece col1

locare in cassa d'argento di


colla spesa di
fico colle

25 libbre, 44^ scudi. Fu pure benemonache del contiguo monaste-

Filippo Neri, col quale


la casa di

lo zio nel

577

ro,

d'anni 17 lo avea posto a convivere nels.

rifiorire.

che pel suo governo e cura fece assai Distribuiva larghe elemosine ai
si

t di vederlo

Maria in Vallicella, e meriandare in estasi, co' vescovi

poveri, e nelle feste


sa de'teatini,

portava nella chieessi ascolisti-

ove come uno di

di Grosseto e di Foligno. L'intimit e l'e-

tava
tu

le

sag';amentali confessioni. Ivi

sempio

di

s.

Filippo, unito alle sue ottime

una congregazione

di sacerdoti,siraile

disposizioni, a

poco a poco

in

Paolo accese

a quella degli oblati fondati in Milano


s.

da

singolare e viva

brama

di

avanzarsi nelle

Carlo Borromeo. Mentre era legato di


visit
il

cristiane virt, onde all'orazione, in cui impiegava notabile tempo, aggiunse la

Bologna, tre volte


Loreto,
lasci in altra
in

santuario di

una

delle quali segretamente

mortificazione del corpo che macerava

con astinenze e
so riposo sulla

vigilie,e col

prendere scarle

un anello del valore di 5oo scudi, una croce di smeraldi, valutala

nuda

terra o coricato su

4ooo

scudi, e nell'ultima volla ritornan-

tronchi e sarmenli, visitando

7 chiese

do da Milano un prezioso anello con dia-

84
manie posto
I

SFO
nel dito del santo

SFO
Dambino.
tarvl la

curo delle anime, e


di filosofia.

vi

compose

Quando iicli6o5 compila della legazioue si eslilu in Roma, essendosi accinto


a restaurare la Chiesa di
ri le
s,

un corso
di
s.

Penetrato rajjbale

Gallo dell'orrida solitudine e della


nell'abbazia e fece suo vicario nello

/Agnese fuo-

pazienza mostrata dal monaco, lo richia-

mura, a

cui professava singoiar diil

vozione, ebbe la sorte di rinvenire

suo

spirituale. In questo

tempo per commis-

corpo e quello d'altri santi, che nel 1616 furono da Paolo V riposti sotto l'altare maggiore. La storia di questa invenzio-

sione dell'arcivescovo di Salisburgo scrisse l'insigne libro:

Regale Sacerdoliiini

ne

si

trova nel codice

teca Barberini, ed a

Moniim, Cremonensium del pAairani. Intervenne a'conclavi di 4 Papi, e pieno di meriti e virili, un male di 3o ore lo trasport da
p.

1234 gS

della Biblio-

de'

4 Proposizioni (T.) del clero gallicano del 1682. Mosso Innocenzo XI dal raro e distinto merito di degno religioso, che scrisse in favore eW I ninni
contro
le
s'i

nil ecclesiastica (T^.) allora vulnerata,


lo
al

questo misero

esilio

all'immortal vita in

vescovo lo di Novara.

promosse nel 1686 contro sua voglia Ma nel punto che


s.

Tivoli nel 161 8, d'anni 58 non compiti. Trasferito in Roma, fu sepolto nel sol-

apparecchiavasi per recarsi in P\.oma,fu

per morte dell'abbate di

Gallo a voti
pontificio

terraneo di
posta.

s.

Cecilia con breve iscrizio-

concordi eletto successore di quella ce-

ne, che vivendo da se stesso erasi

com-

leberrima abbazia, e previo

il

Avendo

lasciato tale chiesa sua egli

rede,nel destro lato

fu eretto

un son-

tuoso mausoIeo,con nobile epitaffio. L'A-

permesso rinuuziata la chiesa di Novara, ne prese possesso. Quantunque assai vasta ed estesa, tutta la visit con immenso
vantaggio de'popoli, predicando sovente
ne'dl festivi in tedesco,
silica di
s.

midenio

lo

loda qual degno ecclesiastico,

vigilantissimo vescovo, ornato d'innumerabiii virt,

non solo
la

nella ba-

che dichiar pure


decisione.

la

roma-

Gallo,

ma

nelle vicine parroc-

na rota

in

una

chie.

La

sollecitudine e
le

cura cheavea
afililte e tribo-

SFONDPvATI

Celesti\o, Cardinale.

pe'poveri e per
lale, era

persone
in

D'antichissima e illustre famiglia milanese, pronipote di Gregorio


te del

veramente paterna e singolare,


tempi
vesti.

XIV e

nipo-

come lo mostr ne'3 anni

di guer-

precedente cardinale, fece onore


Gallo, dove fu

ra, nei distribuire a notabile

partede'dioVisitava

all'ordine benedettino in cui profess nel

cesani,paue,farina,legnae

celebre monastero di

s.

ogni anno l'ospedale de'lebbrosi,e dopo

mandato fin da fanciullo, colla sua profonda dottrina e vasta erudizione. Dopo aver insegnato le scienze teologiche in
delta abbazia e in quella di
fu nel

avere ad ognuno di

essi

bacialo

piedi,
li-

partiva consolandoli con abbondanti

mosine. Severo con se

slesso, menava vita

Campidona,
canoni

divota, sobria e penitente,

come

se

1679

scelto a professore di

dero

manifesti contrassegni

dopo

ne vila sua
con-

nell'universit di Salisburgo, ov'era tale

morte. In premiodi tante virt Innocenzo

che concorrevano a udirlo,che appena bastava la scuola,quanla folla degli scolari

Xlljche l'avea incaricato


tro \\Nepolismo[f''^.),dJ
1

di scrivere
1

2 dicembre

69^,

lunque
se

assai

ampia, per contenerli, non

sebbene assente,
di
s.

lo

cre cardinale prete

peiniellendo mai che alcuno ne partisse,

Cecilia, e l'ascrisse alle principali con-

prima non avesse ben capilo l' inselui, onde si acquist i litolidi anima de'discepoli e di vera idea d' un
gnato da
ottimo professore. D'ordine de'superiori
si

gregazioni cardinalizie. Giunto in


fu colto

Roma
gli

da infermit, che dopo 8 mesi

tolse la vita

0^1696

a'4 settembre, con

quella stessa piet con cui era vis3uto,in el di

trasfer nel castello di

Rosaco, luogo

53 anni non compili. La camera apoi

alpestre, scosceso e solitario, per eserci-

stolica gli fece celebrare

fuQerali,noa Ito-

SFO
vnodosi nella sua eredit moilo di supplirvi,

SFO
ove ne ragionai, ora nella legazione
di
reli-

85
Fer-

come amanlede'miserabiliedella

rara, ed avendo per islemmauu meloco-

giosa povert.

Ebbe sepoltura nella chiesa


spirante

sotterranea del suo titoio,solto una rozza


pietra, con semplice iscrizione

de'gran personaggi

togno adottato dagli Sforza. I principi! si sono voluti sempre


ravigliosi e favolosi. Insulsa fu quindi la

circondare con racconti straordinari, mediceria, che

umiltjda
gnifica.

lui

parenti altra
11

composta vivente; mai suoi gliene posero nobile e maiS'tor/rt /e/t/'rt-

Muzio
j

destinato dal padre a


la

p. Zeilgebaver,

coltivar la terra

e ripugnandovi

ria par. 3, p.4 1 6> descrisse accuratamente la sua vita, riportando l'elogio a lui fatto

inclinazione, gettasse

un giorno

la

sua zappa

sopra una quercia, risoluto di continuar


la vita

dai dotto cardinal d'Aguirre, con


pioso elenco di tutte
le

un

co-

campestre

se gi ricadesse,

o darsi

sue opere, in tutte

alla milizia restando

suiralbero,come ac-

dimostrando la sua divozione alla s. Sede e il suo profondo sapere; il quale elenco si legge pure nell'Argelati, Biblioteca dc' gli scrittori milanesit.^ip. 36o,di alcune
i

cadde.
di

Le

condizioni di sua famiglia At-

lendoli, se

non nobilissima e discendente Dacia, o dai re di Danimarca, o dalche


ni

l'antica Etruria, certissimo

suo

delle quali ne parlai agli articoli citati, a

nascere era ragguardevolissima, ricca, potente e mirabilmente feconda di soggetti


dediti alla guerra fino
zioni,

Regalia, a Francia ed altrove.

SFOr. ZA FAMIGLIA. F. Conti,


BETTi, MrLANO, e
le

Pb-

da alcune genera-

seguenti biografie.

come pu

vedersi nel Giovio, f^-

SFORZA Asca:vio Maria, Cardinale. Questo gran cognome, potente, glorioso, derivato da una delle pi illustri, pi nobili e

ta Sfortiae,e nel Bonoli, Storia di Coti'

gnola. incominci Muzio


militare sotto
il

la

sua carriera

famoso Boldrino da Pail

pi celebri famiglie che fiorirono

nicale generale delle milizie papali, Gio-

in Italia,
secoli

massimamente ne'memorabili
e

vanni Aucuth,il BrogliOjCd

celebre conte

regn su tante nobili parti d'Italia, e che vanta eroici


in cui

XV

XVI,

Alberico daBarbiano, tutti suoi maestri


nell'arte militare. Quest'ultimo gl'impose
il

guerrieri, principi

magnanimi, cardinali

nome

di

Sforza, per
risentito

essersi
lui

Muzio

sde-

amplissimi, vescovi e arcivescovi insigni,

gnosamente
da, che
tri
il

con

per certa preal-

ed anche personaggi di santa vita che veneriamo sugli altari, merita ch'io qui accenni
lai,
i

generale decise spettare ad


lui.

non a

Sorpreso Alberico di tanto

principali articoli in cui ne par-

ardirc,sorridendo lo riprese: G/ov'rt/jeguerriero vorrai

e col quale sono collegali tanti avvestorici

nimenti

da

me

in molli importanti

generale? Prenditi

usar violenza anchea me tuo da ora innanzi il no-

articoli descritti,

prendere
scanio e
l'eccelse

il

anche per meglio compoco che dir del cardinal Acardinali Sforza.

me di

quello di Muzio.

Sforza, che assai pili ti conviene di Il valoroso ed eroico Musi

dci'li altri

Fra

zio nel mestiere dell'armi

rese celebra-

femmine

gli

Sforzeschi noverano

anche imperatrici, regine, duchesse e altre sovrane. I suoi rami furono fecondissimi
di distinti e segnalati personaggi, e

non

pi prodecapitano de'suoi tempi, e fu Gonfaloniere di s. Chiesa fatto da Martino V, e gran contestabile del regno di Napoli per volere della regina Giotissimo,il

meno
fu
il

rispeiiabili per le principesche paIl

rentele da loro contratte.

capo

stipite

za

famoso Muzio Attendolo,delto SforGrande, nato nel 869 da Giovanni Altendoli e da Elisa Petrocini, ch'ebbe
il
1

vanna l, la quale ingiunse al di lui figlio Francesco di prendere il soprannome del padre Sforza per cognome della propria
famiglia, e che
il

simile facessero

fratelli,

con(' fu eseguito e rest


la

ereditarioa tutta
all'et

per patria e origine Cotignola, rinomato


e popoloso luogo della diocesi di Faenza,

gloriosa discendenza e sostituito al co-

gnome

Altendoli.

Muzio dunque

86
di

SFO
3o
anni, radunalo

SFO
di
l'Italia altro

uu buon numero

generale da mettergli
al

a!

pa-

valorosi comballentij la Qiaggiorpartedei

ragone, cio sino

tempo

dello storico.
di

quali erauo colignolesi suoi congiunti,


fece egli slesso

si

Alessandro Sforza, allro naturale


zio e nato in Colignola, che fu

Mu-

capo

di

armala, e

in tal

capo della
e altri luo-

qualit con gloriosi successi servi quasi tutte le


re,

linea de'signori di
ghi.
il

Pesaro (f^.)

potenze italiane nelle frequenti gueri

Bosio

Sforza, allro figlio di Sforza

come

foi-eulini,

il

marchese

di Fer-

CrandcjtHio dal legittimo matrimonio


di Siena,

rara, Papi Gregorio XII, Alessandro

V,

di Antonia Salindieni di famiglia antichis-

Giovanni

XX HI

e Martino

re di Napoli, e sua sorella

V, Ladislao Giovanna li.


i

sima e potente
in progresso di

il

quale form

lostipilede'conlidiSanta Fiora, cheriuni

Innumerabili furono
ficenze che ne riport,

le
le

decorose onorisostanze e
feudi

tempo

tulle le linee Sfor-

zesche e di cui riparler; ed ebbe a fratello


il

che consegui,inclusivamenle a quello della

b.

Gabriele arcivescovo di MilaI

Terra e contado di Colignola sua patria, eretta in contea da Giovanni XXIIl e data a lui e discendenti in investitura. Una morte

no.

Da Francesco
fra gli allri,

duca

di

Milano nac-

quero

Gio. Galeazzo M." che


cardinal Ascanio, noa

gli successe,

ed

il

immatura

recise

il

(Ilo di

sua

immensa

che Sforza suo naturale e propriamente


suo primogenitOjChe form
vo, nel ducato di
la

fortuna, annegandosi a cavallo per salvare un soldato nel fiume di Pescara a'4

conti del nobilissimo feudo di

branca dei Borgono-

gennaio 1 424 d'anni 55

circa.

Ebbe due
lo fece

Parma e
Sforza

concubine. Lucia di Torsano che

Da Lodovico M.'

il

Piacenza (/^^.). Moro duca di

padre

di

numerosa
figli, fra
i

e gloriosa prole, di 2

figlie e

quali Francesco e A-

lessandro di cui parler, e


gli;

Tamira

di

Ca-

e tre mogli, la

Salimbeni

di cui e pre-

Milano, si form pel suo naturale Gio. Paolo Sforza la linea de'marchesi del nobilissimo castello di Caravaggio e conti di Gallialo, feudo del Bergamasco, reso faKigeralo per la sanguinosa battaglia fra
i

clara discendenza ragioner; Caterina A-

lopa sorella del celebre Pandolfo, che


die

gli

veneziani e Francesco

I,

e per essere la

fio''? fia'fl"al'

Pietro vescovo d'A-

patria de' celebri pittori Polidoro e

Mi-

Maria Marzana vedova del re Lodovico Il d'Augi e del conte di Celano, poi sposata da Francesco Orsini conte di Manupello. La posterit die il titolo di Grande a Muzio Attendoli cognominato Sforza^ e neesaltlegesta splendidamente, encomiando pure la sua frugalitjgiuscoli; e
stizia,

chelangelo detti da Caravaggio. Estinta


la successione

de'duchi di Milano, de'si-

gnori di Pesaro, de' conti di Borgonovo,

de'marchesi di Caravaggio, e
di

pi lardi la

linea primogenita eziandio de'marchesi

vincia di Viterbo (/'.) e fatta da d.


I

Proceno e duchi d'Onano nella proPaolo


si

generosit co'nemici, genio olle

let-

Sforza, gl'intieri diritti di tulle le varie

tere, prolezione ai dotti,

ingenuo, affabile,

linee Sforzesche
I

riuuirgno

ti\

d.

Mario

cordialee religioso. Molli scrittorijfra 'quali

conte di Santa Fiora, e nel suo figlio


nato da d. Fulvia Conti (/^),si

Crivelli e

G io vio,

descrissero le azioni

e unico erede d. Federico, nel quale co-

di questo

uomo

celebre e singolare. Tra'


il

me

comle ric-

suoi

figli

particolarmente ricorder
s.

na-

penelrarono con questo cognome


chezze e
le

turale gran Francesco T,nato in


/Oj
la

Minia-

singolari prerogati ve della no-

duca

di

Marca Fermo e Macerata


un
bel

che signoreggi o Piceno {J^.), precipuamente


(/^^.)j

Milano

bilissima famiglia de' conti di Segni [V.)

Valmontoue
la

nella legazione di Felle-

(F.),

donde uscirono

tri

(^' ), ed altre signorie.

La

successione

numero
il

di

duchi di Milano; prin-

cipe che

Simonella esalt sino a dichia-

raie, che

dopo Giulio Cesare non abbia

prosegm il fratello d. Alessandro: la sorella d'ambedue d. Francesca si martio seconde nozze col marchese A lessa a
per

SIO
voPcilla\'iciuo,e divenne
tissinio cardinal

SFO
madre
del dot-

87
Lo
stesso
si

greg

alla

sua casa,

il

melo accordatogli
dica

Da
cui
il

d.

Sforza Pallai'icino{\). Alessandro nacqne d. Mario II, la

dalla slessa sua patria.

madre Eleuu Orsini neh Geo fond monastero e chiesa (che si pu dire la cappella sepolcrale de'conti di Santa Fiora,

per quelli che


di

vi

sono tumulali) delle

Santa Fiora, il figlio unico del quale d. Lodovico essendo morto senza successione, questa pass in d. Paolo li Sforza marchese di Proceno, fratello
cappuccine
di d.

bench gli uni e gli altri l'abbiano in vari tempi inquartala con altre armi prese o dovute assumere per privilegio di qualche monarca, o pe' cospicui matrimoni da loro fatti con principesse sovrane o ereditiere. Ma duchi di Milano lasciarono l'arme
degli Sforza signori di Pesaro,
i

paterna e adottarono quella de' Visconti, a' quali erano successi , cio due aquile
imperiali e

Mario

li,

ed ebbe a successori

fi

due

biscie

inquartate, delle

gli di d.

Francesco, e poi d. Federico nato

quali puie trattai nel luogo citato.


sta

Que-

da Olimpia Ctsi figlia ^unica del principe Federico Angelo gran fondatore della ce lebre accademia de'Lincei (di cui riparlai a Scuole di Roma). D. Federico conte di Santa Fiora e duca di Segni nel 167 3 spos d. Livia Cesarini che
i

per venne alterata dal cardinal Ascanio Maria, usando la biscia de' Visconti

inquartata con l'onde bianche e azzurre,


e l'Iride, impresa di Sforza
il

Grande suo

gli
i

porlo in dote
e
le

ricchissimi patrimoni,

diritti

co-

spicue onorificenze delle nobilissime fa-

miglie Cesarmi

(di cui a Genz.vno),

Sal'in-

velli e Perelti (f^^.),

essendo ereditiera di
discen-

tulle queste insigni case. Segui allora

marchesi di Caravaggio inquartarono 4 biscie, ponendo in mezzo in piccolo scudo l'aquila imperiale, ed a'pi il melo cotogno. I conti di Borgonovo usarono per arme una sola biscia col melo cotogno in mezzo, preferendo ambedue queste linee la biscia al leoI

avo, col cotogno in mezzo.

neslo della famiglia Sforza con

tali

ne,

come

discendenti dai naturali de'du-

denze
dilla

illustri e colle altre alle

medesime
la

appartenenti, cio

la

Cabrer e

Bobale

spagnuole (delle quali e di tutte


i

aveano preso per Lai. "arma Sforzesca venne adottata ancora dagli Attenchi di Milano, che gi

loro

stemma

la biscia.

famiglie nominale, Nicola Ratti nel

794

doli Maiizoli di Bologna,


ri

pubblic in

Roma

tutte le storie nell'o:

e Fogliani, che

ed altres dai Riavantano l'origine da due

pera documentala e preziosa


rasco di Cincione nella
ai

Della Fa-

miglia Sforza), posseditrici del maggio-

Spagna ricaduto
il

Savdli, e da quel tempo

duca

d.

Fe-

donne Sf jrza. Gli Attendoli Manzoli conti derivano da Giacomo Leonardo Attendoli primogenito di Marco nipote di Sforza il Grande^ che sposando Polissena erede dei
Manzoli
di

derico e suoi discendenti furono obbligati


di

Bologna ne fece

la casa.
I

Dei

cognome e learmi de'duc\i\ Sforza- Cesarini fComt tuttora decoassumere


il

Riari ne parlo a suo luogo.

Fogliani di

rosameale si prosiegue nel duca d, Lorenzo, avendone parlatoaGENZANO eluoghi ivi citali, ove pure descrissi e resi ragione degli attuali stemmi gentilizi. Qui per avvertir conRatli, che conti diSanla Fiora, ora duchi Sforza-Cesarini, hanno costantemente ritenuta l'arme del loi

Reggio ebbero attinenza cogli Sforza, perch Sforza il Grande dopo avere avuto da Lucia Torsano Francesco I poi duca di Milano, Alessandro signore di Pesaro, altri 3 figli e 1 figlie, con buona dote la spos a Marco Fogliani, che fu padre di Corrado perci fratello uterinodi Francesco I,ai cui servigi e a quelli del figlioli

ro

1.

autore, consistente nel leone d'oro


il

dedic

come gran
stipite

politico e valoroso, per-

palatino e nel melo cotogno;

leone

ri<

ci arricchito e investito di molli feudi,

cevuto da Sforza
re de'i'omaDi e

il

Gra/i(/e da Roberto
di

onde fu

de'marchesiSforzaFogliani
al

duca

Baviera che

l'ag

d'Aragona. Qiianto

feudo diSanlaFio-

88

O
"^

SFO
di Chiusi, fu collocala nel detto

ranella Val di Fiora di Toscana, con Ratti citalo, e con Bepetti, Dizionario della

museo.

ra nel

Toscana^ dir alcune parole. Santa Fiocompartimento di Grosseto, nella


piano meridionale del Mout'Amiata,

Mg. Luciani assai benemerito della sua patria, per quanto si legge nel Toschi,
della chiesa del Suffragio, dell'accademia

provincia di Siena, fabbricata nell'estre-

filarmonica da

lui istituita, e di altro. Il

mo

Monte Amiata

celebre per

le

sue

memoebbe

fece parte della diocesi di Chiusi, finch

rie storiche e per la sua elevatezza,

Clemente Vili avendo eretto in sede vescovile una delle terre principali del contado di Chiusi, cio Citt della Piei'e{F.),
a questa furono assegnate fra lei

per folte capo del paese del suo


castello
s.

Fiora,

il

quale

nome il ha comune la
s.

denominazione col fiume

Fiora, che
si

battesimali staccate dalia diocesi


si, 3

8 chiese di Chi-

nasce nel centro del paese e poi

scari-

ca nel Mediterraneo presso Montalto di

parrocchie,comprese tuttora nel grandi

Castro,dicui parlai nel vol.LVIlI,p.

35.

Toscana, vale a dire Camporsevoli, le Piazze, e Santa Fiora, la quale capoluogo di comunit con pieve batducato
tesimale e arcipretale sotto l'invocazione
ss. Flora e Lucilla, sino dal secolo XII, adorna di vari bassirilievi di terra vetriata detta della Robbia (per quanto

Santa Fiora fu gi
rie

castello, le cui

memo-

rimontano air8c)o, contea

e residenza

d'una linea de'celebri e potenti conti Aldobrandeschi, dalla quale probabilmente

delle

secondo Ratti trasse l' origine il gran s. Gregorio JII {f.), ed il Repetti pure dice che forse deriv quel Papa, anzi crede

notai a Scultura), appartenente alla diocesi di Citt

che

tale famglia sia salica e

non longoil

di Castello (F.);

altri

luoghi

barda. De'conli Aldobrandeschi, Ratti e


Repetti ne danno
le notizie
:

spettano a quella di
pili

Sonna

(^.).

antica e assai maggiori sono

Di data le me-

poscia

cav.

Berlinghieri con diligenza le pubblic nel

sto alla sinistra del


ra, gi delle

morie del monastero della ss. Trinit pofiume A rmino ora Fio-

1842, mentre
opera,

al

conte Lilla nella classica


celebri italiane, de-

Le famiglie

monache cistcrciensi,

poi dei

vesi la genealogia la pi

francescani osservanti (per opera del con-

teGuidoSforza)o riformati. La chiesa pi

moderna

l'oratorio del Suffragio. Riferiil

sce Repelti, che

paese va abbellendosi

nel giardino gi degliSforza signori diSan-

taFiora,d'uD

museo di oggetti di

belle arti,

completa del rada Cotignola. Perci e pel breve cenno che mi sono proposto, non mi permesso descrivere le gloriose gesta degli Sforza conti diSanta Fiora, ma solo qualche nozione principale per quanto dichiarai in principio. Nelleguerre

mo

degli Sforza Attendoli

specialmente di statuaria antica, che va


raccogliendo in

colla repubblica di iS'/ewa^soventesi distin-

Roma

rog.*^^

Michelangelo

sero nellearmi,emeritaronsi pur spesso fa-

conte cav. Luciani di Saula Fiora,

mu-

ma, onore e nome conti diSantaFiora. Rei

seo del quale molti giornali e opuscoli han-

stata erede della contea l'unica figlia del-

no con qualche predilezione di gi parlato. Girolamo Toschi Vespasiani di Santa Fiora compose il poemetto, Il giardino, museo e gabinetto di mg.r 31ic]ielangelo
Luciani ec.^'^oma 837,con erudite note. Posseggo pure del march. Giuseppe Mei1

l'ultimo conte

contessa d. Cecilia Aldobrandeschi


rit nel
1

Guido Aldobrandeschi, la si maBosio I Sforza gran guer-

439 con

riero e di vastamente, figlio di

Muzio Atinoltre

chiorri; Lettera intorno un'antica statua

etrusco ec,
di nenfro o

Roma
il

838;

la

quale statua

Bod'Arquato nel Piacenlino,palazzo inParma chiamato poi di Santa Fiora, indi de'marchesi Pallatendolo o Sforza
I
il

Grande;

sio

ebbe

in feudo Castel

peperino (di cui abbondaSanta

vicino che l'acquistarono nel fine del se-

Fiorajperch

monte su

cui sorge vuoisi

colo

un

esliuto vulcano), trovata nel territorio

rabili,

XVII, ove pur fece acquisti consideonde fu fatto cittadino e nobile di

SFO
Milanese, per cui divenne potente e sovrano libero con giurisdizione del rispettabile stato di Santa Fiora, che avea casteli di-

SFO
degli abitanti,

Parma;

di pi ricev vari feudi nel

commosso il Papa gett per

memoria in mezzo alla moltitudine la sua mantellelta (o mo/zetta) pur bagnata di


lagrime, che fu ricevuta econservata qual preziosa spoglia. In pi luoghi narrai le

pendenti che enumera Ratti, nel narrare

come

pass in potere della casa Sforza, che domi n oltre a due secoli nella contea.

munificenzedi Paolo
insigni privilegi,
lari, cavalieri dello

III cogli

Sforza,oltre

come

di

creare protono(/^^'.),

Guido Sforza nato da detto matrimonio


successe nella contea di Santa Fiora, e ne

conti palatinijdi che feci


p.

Speron d'oro cenno nel

voi. XI,

prese possesso dopo


dre,

la
il

morte

della

ma-

12 e altrove. Sforza Sforza, che crebbe

bench vivente
li,

padre, ricevendo

sotto gli occhi dell'avo Paolo III e da lui

l'onore d'essere visitalo in Santa Fiora


nel

1464 da Pio

che

lo

amava, per

le

impiegato in pi cose, rese segnalati servigi alla s. Sede, onde lo fece capitano generale della cavalleria,

qualit che lod ne' Cor//e/z^rtr/,desci'i ven-

come lo fu dell'im-

do una
tea,

succinta storia della terra e con-

peratore Carlo
faloniere di

pel suo gran valore e

ma relativi. Il
zia di

con vari curiosi aneddoti alla medesil^apa lo consolmentre pas-

perizia militare, capitano generale e gons.

Chiesa:

fra le tante

sue glo-

sava restalo nella vicina e celebre abbas. SalvatoresulMonteAmiata. Ebbe a nemico, tome di tutta la casa Sforzd, Alessandro VI, il quale bench fosse ad essa interamente debitore del suo innalzamento al papato (per quanto il Ratti ri-

riose im[)rese,
la

memorabile
s.

quella del-

spedizione che ne fece

Pio

colle

Milizie{f^.) della Chiesa, in aiuto di Carlo

IX

re di Francia contro gli ugonotti, sui

quali riport compiuta vitloria,e per

mo-

derazione ricus
gli

gli
il

onori del trionfo che

porta nel

t.

i,p.

fatto perdere agli Sforzeschi

382),nonconlentod'aver il ducato di
Pesaro, unito ai
figlio

avea decretati

Papa; quindi prese


i

gloriosa

parte alla famosa battaglia di

Milano e
senesi fece

la signoria di

Lepanto.

occupare dal

Cesare Bor-

Istitu con tutti suoi beni una primogenitura perpetua, come dal fratello

ala lo stato di Santa Fiora, e solo pot


riaverlo per la protezione del suo parente

cardinal Guid'Ascanioeransi
ti

istituiti

tanil

perpetui fidecommissi. Gli successe

l'imperatore Massimiliano

che fece desisteredall'impreseil Borgia. Il conte Guido form lo statuto di Santa Fiora, laI,

figlio

Francesco nel 1570 secondo Repetti,

sci diversi

monumenti

di

sua piet, e fu
Trinit.

sepolto nella chiesa della

ss.

Usuo
CaNel
Fe-

Mario e Costanza Farnese, come lo fu Carlo gran priore gerosolimitanodi Lombardia, che
il

al dire di Ratti
I

sembra

fratello

nel 1575, altro figlio di Bosio

II

fratello Sforzino Sforza fu signore di


stel

Giulio

III

con piccola flotta sped contro

il

Arquato e

di altri feudi in

Lombar11.

corsaro Dragut nell'Africa, indi sotto Ptto-

dia, la cui eredit


1

ebbe poi Bosio


successe
il

5o8 al conte Guido

figlio

dericOjChe in Scansano fond


ai francescani riformali,
1

il

convento
la

ed a questi nel
celebre

IP' [V.) ebbe quella vicenda notata a suo luogo, e Paolo 1 marchese di Proceno che guerreggi con Mario I e con Sforza contro gli ugonotti, di cui feci parola nel
lo

528 il

figlio

Bosio

II

che spos

vol.LV,p. 240. Mario

fu slimato dei

Costanza
gli

Frtr/2e5e(/^^.) figlia di

e capitano di

Paolo III sua guardia. Morto nel 1 535,


figlio Sforza
il

maggiori guerrieri d'Italia, fu capitano


generaledella cavalleria di
gorio XIII che alsuo
figlio
s.

successe

il

Sforza, e

la

Pio V; e GreGiacomoi?oin

vedova ebbe

conforto mentre stava nel

compagni [F.) avea dato

moglie Cola

feudo di Castel Arquato di ricevere suo

stanza figlia di Sforza, gli confer


t di luogotenente generale di
s.

digni-

padre Paolo

III

neli543,e

vi

si

trattenne
lugrliue

Chiesa.

alcuni giorni; uel partire fra

le

Spos

la

suddetta d. Fulvia Coati, con

90

S F

O
allri feudi

SFO
per dote.

Segni.Valmontone e

j\eli59i gli successe Alessaudio nipote nato dal suo figlio Federico Alessandro iieli6i6 vend al granduca di Toscana
:

Fiora che riporta Repetti ; ma salito al trono Leopoldo 1 liber tutti vassalta
i

li

dei feudi dagli aggravi feudali, ed in


al

quanto

conte Francesco duca Sforza-

Cosimo
no

li

per 2

5,ooo scudi
al

la terra di
si-

Oesarini padre del vivente e sullodato,


pe'diritti ch'egli esigeva tanto utili,quaa-

Scansano insieme

suo distretto, che

allora avea fatto patte della contea Al-

to onorifici, fu indennizzato

dobrandesca di Santa Fiora. Nel I SSaMario II successe al padre Alessandro, che per gli enormi debiti da lui in giovent fatti, nel 1633 vend ai 9 dicembre la
sovranit assoluta della contea di Santa

dita equi valente ai primi,


ai

con una renmentre rispetto


1

secondi rest investilo nel


s.

789 del prio-

Papa, da passare ai suoi discendenti maschi e primogeni ti, rerato di

Stefano

stando intatto
il

in lui e ne'suoi discendenti

Fiora

al

granduca

do

II, oltre altri

Toscana Ferdinanfeudi ad altri, perla somdi


colla

titolo di conti di

Santa Fiora, ed

infatti

l'odierno duca d. Lorenzo secondogenito

ma di scudi 466,000;
Ferdinando
to e contea
il

condizione che

li

dovesseinfeudaredellosta-

didettoduca,XXcontediSanlaFiora:di recente ha visitatoli luogo e vi ha operato


beneficenze.Ripeter con
R.atli, l'ioclila

venditore e suoi discendenti

per scudi 2 i8,3oo da ritenersi sulla suddetta somma, per cui nello slesso giorno

ragguardevolissima famiglia Sforza vanta tanti gloriosi eroi, quanti forse niun'alti*a

Mario

II

rest in possesso di Santa Fiora

privata famiglia

pu coniarne

ne'suoi
i

colle restrizioni

riportateda Ratti,

ma con

maggiori
nijCoi

privilegi delle altre infeudazio-

vassalli e territorio

annesso, ed

gran perpetuo concessi da Paolo Ill,rilevchenon sono comuni a veruna


fasti

domestici

e nel riprodurre

privilegi in

in favore altres de'discendenti ed eredi

altra famiglia,

neppure

delle pontificie;

maschi

in infinito
i

con ordine

di

primo-

tutte ragioni di pi perch io qui riportassi

conti di Santa Fiora divennero feudatari de'granduchi di Toscana. Mor Mario li neh 638 in Santa

genitura. Cos'i

queste laconiche indicazioni, per ranatrattai.

mentare ove meglio ne

Fino

al

1789

risied in

Santa Fiora un vicario

Fiora, e fu sepolto nella parrocchia e nella


capjjella del
via.
s.

feudale nominalo dal conte, dipendente

Presepio eretta da d. Ful-

per dopo
criminali

la

legge

deh 701 per


e

gli atti

Lodovico suo figlio non ebbe successioiie, e mor in Santa Fiora nel 168?. Paolo II marchese di Proceno, secondogenito di Alessandro, era morto nel e
gli
1

ilal

vicario regio di Arcidosso:

ora

vi

un podest

un

cancelliere, di-

pendenti dalle autorit


/Iscanio
lano, figlio di Francesco

di Arcidosso.

669,

Maria iS/rzade'duchi di MiI

era successo
la

il

figlio

Francesco, che

e di Bianca Vi-

dopo
di
liei

Lodovico divenneconte Santa Fiora e mor senza figli maschi


di

morte

sconti, questa lo partor a'3

marzo 44^
1

(meglioi 4?5i) inCremona, mentre erasi

1707. Federico suo

fratello gli sucd. Livia

_portataper
ri

la

fondazione di due monaste-

cesse

dopo avere sposalo


il

Cesa-

di religiose, e

comesi conveniva a

fi-

rini, della

discendenza de'qualigi parlai.

glio

d'un sovrano d'una delle pi belle

Solo aggiunger, che

suo nipote

d.

Giu-

parli d'Italia, fu affidato per l'islruzioue


a eccellenti maestri, e

seppe,sebl)enemorinPiomaneI i744>'olle essere se pollo nel la chiesa delie

perch secondasse-

cappuc-

ro quel genioche dimostrava.

Dopo

pri-

cine di Santa Fiora.


d. Filippo

Il

suo primogenito
i

mi

studi,

il

padre

l'invi a

Roma

per ap-

ta Fiora, fu
11

essendomortonel 767 in Sanpine sepolto in detta chiesa. granduca Francesco II nel 75o e seg.
i

plicare alle scienze pi sublimi,

come ma-

dre e asilo de'dolti, avendo in mira d'istradarlo nella via ecclesiastica. Paolo II
lo fece

prese quelle disposizioui sul feudo di San*

protouotario apostolico, e poco do*

SFO
p assunto al poiilincaio Sisto IV (il cui nipote conte GirolumoRiai io avendo sj)osato la celebre

SFO
vendo trasporto per
cavalli.
la

91

principe del secolo che della Chiesa, ed acaccia alimentava

Caldina

Sfoiv.a figlia nai

prodigiosa quantit di sparvieri, di cani e

turale delcluca Galeazzo Malia,

suoi di-

Magnifica e laulissima fu

la

cena

scendenti

si

chiamarono

/i'V///o

Sforza,
fu desti-

data in

Roma

a Ferdinando principe di

come

notai all'articolo

Rumo),

nalo dal duca Galeazzo M." suo fratello


a prestargli omaggio co'spediti ambasciatoli.

Capua, poi Ferdinando II re di Napoli. Per era in pari tempo singolarmente u-

mano

verso di

tutti,

generoso co'poveri,

Nel

147G morto Galeazzo,

si

un co-

gentile, affabile e cortese verso quelli


a lui ricorrevano,

che

gli alili fratelli

per togliere alla cognata

Lona

ducati annui d'entrata e

2,5oo un palazzo, indi fu rilegato in Perugia. Richiamalo nel i479> Sisto IV lo nomin vescovo di l*ala

reggenza,

ma

prima ebbe

splendore alla

onde accrebbe sommo romana curia. Nel conclavoli a lui

ve per l'elezione d'Alessandro VI, gli conti'se


li,
il

paputo per avere

egua-

via,

seguendo per
il

la

fazione ghibellina

onde il Corio, intimo del cardinale, diceche Alessandro VI per guadagnarlo gli
olfr
i

fu matidato a Ferrara. Si riconcili col

grandissima

somum

di

denaro,

tolti

fratelloLodovioo

Moro

guelfo e gover-

suoi mobili e la carica che occupava di

natore

di

Milano, ed a sua raccomanda-

vice cancelliere, discendendo a degradanti

zione e di Ferdinando! re di Napoli, Sisto IV a'6 marzo 1484 lo cre cardinale

bassezze. Certo che


influ alla
la

il

cardinale poten-

temente

sua esaltazione

come

diacono, e poi da Innocenzo Vili ricev


la diaconia de'ss.Vito e

amico, e ricev

detta carica coH'annesso

ch sebbene promulgato
in

Modesto; dappoia'i 7 non si rec


insegne cardinanell'agosto e

pa\iizzo,ora P( lazzo Cesari/li Sforza{f^.).

Dice Ratti che questo edifjzio era


lessandro

di

Aa-

Roma

o non ricev
il

le

VI

e fabbricato
il

da

lui, e lo

lizie,

onde morendo
si

Papa

bit esercitando

cancellierato, indi colla

trovandosi egli colla bocca chiusa e privo


di

carica lo die al cardinal Sforza che lo go-

voce attiva,

mosse dubbio

se pote-

d sino

alla

morte, poi l'abitarono


si

suoi

va votare, e fu risoluto dal sagro collegio


affermativamente. Contribu all'elezione

successori nella carica, onde

chiam Palazzo della Cancelleria (/^.), anche dopo


il

d'Innocenzo Vili, ma pel difello notalo dov dare ilsufiragio verbalmente. Innocenzo Vili nel 486 gli accord l'ammi1

suo trasporto nel palazzo Riario ove e-

siste.

nistrazione della chiesa di

Cremona, e

nel

Molte ragioni riporta Ratti per proil palazzo non fu promesso sinioiiiacamente, u donato da Alessandro
vare, che

j488
1488

quella di Pesaro che govern per


,

VI
ne

al

cardinale, e che solo pi tardi ven-

idonei vicari

e zelanti suffraganei. Nel

in

potere della famiglia. Pare

dunque

fondamenti della nuova cattedrale di Pavia la i." pietra e die principio a quel sontuoso tempio donando
gitt ne'
,

alla sagrestia preziose suppellettili. Fu ar-

che ili.e antico palazzo della cancelleria fosse da Leone X ceduto aFrancesco II duca di Milano a lui propensissimo, e il duca Massimilla no lo donasse a Otta via no Sforza vescovo di Lodi (qui Ratti sembra ca-

ricchito pure dell'abbazia di Chiaravalle

e di

s.

Ambrogio di Milanese
le

gli

furono

dere

in

anacronismo, poich Massimilia-

conferi te successivamente
le

legazioni del-

no

fu anteriore a
dirsi prinja

Provincie del Patrimonio, di

Romagna,

deve

Francesco li, almeno che Francesco li fosse


in

Bologna e Ravenna, d' Avignone, e poi quella al re di Francia quando cal in Italia. Opulente per tante reudite, oltre le copiose lasciategli dal padre, grandeggi io ispleodidezza e uiagnifxccuza pi da

duca, giacch portatosi


sciatore nel
I 1

Roma amba-

5 3 abit nel palazzo), e poi a suo fratello Francesco, che nel 1 522 lo concesse in locazione al cardinal Lorenzo Pucci, come leggo nel Garampi, Saggi sul'

9^

SFO
gli fu
uffici del

SFO
permesso intervenire
pei

valore della moiele pontificie, p. 2 8 7 .Francesco li ne tenne il dominiosino alla mor-

premurosi

onde nel 1 535 se ne raise in possesso camera apostolica, pel credito di 20,000 scudi d'oroche avea col defunto. Ma Paololll definitivamente fece ampiadonaziote,
la

sagro collegio e pe'maneggi del cardinal tl'Amboise, che ambizioso della


cardil'in-

tiara voleva procurarsela col favore del

cardinale. Racconta Cardella che

il

nale avendo procurato incautamente

ne del palazzoai nipoti cardinali Guid'A.scanio e fratelli Sforza, e cosi vieppi


le:

nalzamento d'Alessandro VI, pag il fio di s': prava elezione sino ad essere spogliato della dignit cardinalizia, di cui fu prosto reintegratojquindi

galmente pass in propriet degli Sforza altra simile donazione fece nel 1 54 al cardinale, mg.r Ottaviano de'diritti che poteva avervi per la donazione antica a lui
1

secuzione,

si

ritir

onde fuggire la perprima in Germania, e

poi inltalia assistito dagli svizzeri,e per tra-

faltanedalducaMassimiliano. In tale guisa


il

dimento

il

conte Landi nel castello di Ri-

palazzo della vecchia cancelleria pass


di

valta lo consegn ai veneti, dai quali

ad

Romacontidi Santa Fiora, chein vari tempi lo accrebbero di nuove fabbriche e abbellipieiiamentein propriet degliSforza

onta delle grandi premure d'Alessandro

VI (notate da
ratori, che

Ratti contro l'asserto di

Mu-

menti, tuttora vedendosi

gli

avanzi delil

l'antica cancelleria. Il palazzo prese

no-

pure rettifica in altre cose) l'ebbe il re di Francia con gran premura, infortunio che l'animo grande del cardinale
sostenne con intrepidezza e spirito. Ratti

med\PalazzoSantaFiora,eanche la contigua piazza, finche


s'i

l'uno che l'altra pre-

confuta l'asserzionedella deposizione della

se stabilmente quello di Sforza. Io lo registrai col

nome Cesarmi Sforza

per adat-

incolpazione.

porpora, e discolpa Landi della falsa Dopo la morled'Alessandro


il

tarmi

alla

volgare denominazione.che im-

VI,

cardinale rientr in

Roma

a'

set-

propriamente chiamaCe^^rmiil duca e la nobile famiglia, mentre propriamente de ve dirsi Sforza Ce^arm/, poich come di sopra narrai uno Sforza
al

tembre i5o3, a modo di trionfo, per l'amore che gli portavano romani, che ripetutamente l'acclamarono: Ascanio^Ascai

proprio

cognome

nio, Sforza, Sforza.

Ma

n
si

in

questo con-

associ quello de'Cesarini pel suo matri-

clave, in cui fu elettoPio III,


di Giulio li
il

monio e sostanze ereditate dalla superstiromana celebre e nobilissima famiglia. Bens Alessandro VI fece al carte di quella

cardinale

n in quello determin per

Amboise,che per fortemente irritato pretese di ricondurlo in Francia prigione; ma


Giulio
to p
II

dinale doni pi considerabili che

il

palaz-

l'imped, e

neli5o4

gli

die la

zo della cancelleria, secondo l'uso


secoli
,

di

quei

chiesa di
il

Novara

in amministrazione.

Na-

come
il

la citt di

Nepi infeudata a

cardinale per grandi imprese, conce-

\ita, ed

castello d'Anticoli nella

Cam-

il

disegno della ricupera del Milanese,

non ne god sino alla morte, perch Alessandro VI qualche anno dopo suoi gli ritolse il suodono, per investirne parenti Borgia. Alessandro VI mal corripagna;
i

ma

con determinare la guerra ai francesi, e gi molte misure avea prese, quando la


pestee non
1

il veleno l'uccise a'28 maggio 5o5, d'anni 5o, mesi 2 e giorni 25, co-

spose
zi

ai benefzi ricevuti

dal cardinale, an-

me
da

si

legge nel bellissimo e singolare e-

come rammentai
si

contribu allasuarolui

pitaffio erettogli

con magnifico mausoleo


il

vina,ed a quella della di


cui
le di Francia spogliato

famiglia, di

G iulio

dietro

coro dell'altare mag(nella

dichiar aperto nemico, venendo dal

giore di

s.

Maria del Popolo


,

pro-

Lodovico il I\loro del ducato di Milano, ed il cardinale fatto prigione fu condotto nella torre di Bourgesjove rimase sino al conclave, al quale

pria cappella dice Ratti,


rigine del tempio, p.
l'altare

ma Landucci, O-

79 e 8 1 riferisce che maggiore fu eretto dal cardinal

Borgia poi Alessandro

VI

e rifatto dal

SFO
cardinal Sanli),

S
belli e
pi!i

FO

uno de'pib

e-

strotore delle chiese di

93 Monte Fiascone e
fratello cardinal

legauli di lioniajColla statua del cardinale giacente,

Corneto,di Narni(non

il

disegno e scultura del celebre

Andrea Sansovino. Questi d'ordine dello slesso Papa e sullo slesso disegno, sculture in tondo e bassorilievi, ed ornati di squisito lavoro, fece dipoi

Alessandro,come pretende Ughelli, seguito da Gardella, e perci feci altrettanto a Narni, e qui mi emendo),diChiusi,d'Anglona,e nel
1

54 'patriarca

d'Alessandria,

quello incontro pel

cardinal GirolamoBassodella Rovere cu-

non che arciprete della Chiesa dis. Malia Maggiore (/^.), dove fond la nobile
cappella di
s.

gino di Giulio

li.

Landucci lodandone
le

la

Caterina, che poi prese

il

luaesli e preziosit delle perfette sculture, le

titolo dell'Assunta,

celebra altamente, e che

statue

de'

due cardinali valgono a peso d'oro.


il

Nei funerali pronunzi l'orazione funebre

ringhirami detto Fedro,

pi celebre ole

con disegno del sommo Buonarroti e denominata Cappella Sforza, econ generosa liberalit eapprovazione del Papa si spogli della prebenda di s. Pudenziana ch'era unita all'ar-

ratore del suo tempo; essendo

qualit

cipretura, con
cati d'oro, e la

annua rendita

di

3oo du-

pi distinte delcardinale, perizia


nel trattare atTari politici, e

somma

un gran ge-

ceda'canoniciper la fabbrica della basilica (presso la quale la via

nio per

le lettere

e pe' letterati di cui fa

Sforzainome che preseda un casino


famiglia situato ove fu eretto
il

della

niunifco mecenate, lasciando opere in

verso e prosa, riportate dall' Argelati nella

sua

vita.

Bench morto

di peste,

tanti

poveri da

lui beneficati si

affollarono in-

monastero delle Filippine), sua musica, cantori e sagrestia. Oltre a ci Paolo III lo annover tra gl'inquisitori della fede, gli confer

torno

al

cadavere, n potevano saziarsi di

contemporaneamente

le

due legazio-

baciargli le mani.

ni di

SFORZA
Nacque
di

Guido AscANio, Cardinale.


1

II Sforza conte Santa Fiora eda Costanza Farnese, si

nel

5 8 da Bosio

Bologna e Romagna, e la cospicua carica di camerlengo di s. romana chiesa nel i537;aggiungendomoltericcheabbazie, la protettoria de' regni di

Spagna

applic fin da'primi anni allo studio delle lettere, nelle

plesso

la

s.Sede, ilgovernoa vita di Pro-

quali divenne coltissimo;

ceno, e molti personali privilegi. Gli attribu altri rilevantissimi carichi, avendo-

d' indole egregia e virtuosa,

merit che

mentre trovavasi in Bologna col cubino Alessandro Farnese a terminare gli studi,
essendol'avo divenuto Paolo III,pocodo-

dolo mandato in Ungheria neli54o suo


legato per l'importantissima guerra contro,
il

turco, al quale effetto fu deputato

poa'iS dicembre 1 534 di 6 anni lo cre cardinale diacono de'ss. Vitoe Modesto,
1

col tesoriere
altri

Capo diferro
luoghi
pii gli

(Ratti dice

con

3cardinali)per raccogliere dallechie-

dalla quale diaconia successivamente pas-

se e

da

altri

Cosmedin, di s. Eustachio e di s. ftlaria in Via Lata. Siccome contemporaneamente fu elevato alla porpora F'arnese,ilPapa mand ad ambedue la berretta cardinalizia, che a loro imposeDel Monte governatore diBologna,
s.

s a quelle di

Maria

in

nere

le spese,

poich

denaro per sosteottomani minacsettentrione,

ciavano non solamente


eziandio
l'Italia.

il

ma

Come
Paolo

camerlengo, per
III fu

commissione
tere la

di

incomben-

zato di esaminare, se conveniva

ammet-

permuta

del ducato di

poiGiuliollI;
i

quando poi venuti in R.oma

e Nepi, in quello di

Parma
al figlio

Camerino Piacenza

nipoti fu loro aperta la bocca dall'avo,

(/^.)a favore del figlio del


gi

Papa Pier LuiOttavio die

furono da
le fu

lui tenuti a mensa. Il cardinachiamato volgarmente il Cardinal di Santa Fiora.D'i pi Paolo 111 nel 535
1

Farnese, al quale e

l'investitura del 2. nel proprio

^n/^sso

io fece

vescovo di Parma, e poi ammini-

Sforza, con giuramento di vassallaggio e fedelt al Papa,e l'annuo censo di 9000

94
ducati d'oro di
ss.

SFO
caiuera nella vigilia dei
il

SFO
chia
h: rilasciasse

l'ietro e Paolo. In tutto

pontifica-

di lui fratelli,
ta,

ad Alessandro e Mario onde furono portate a GaeBernardi-

to di

Paolo

11! esercit gli uflci di

carinsie-

indi a Napoli in potere di d.

dinal nipote (de'quali a Parente),

me

col celebre cardinal


i.

Alessandro /vzrlui assenza.


1'

nese, e di

nipote nella di

no Mendoza comandante spagnuolo. Allora Francia si querel col Papa per la violata fede, ed il conte di Montoro ricuperata
Sforza,
la

Attesa

la stretta

parentela con

eccelsa

sua lettera, altra ne sostitu


in

casa Farnesejinquarlalla sua arnie sforzesca del leone d' oro palatino col

per discolparsi col Papa

aggravio degli

melo
che

cotogno,
i

gigli

de'Farnesi. Giulio

111

successe all'avo e parente del cardinale,


gli fu

onde Paolo IV minacci il cardinale di gravissime pene se non procurava che le galere fossero restituite a Fran-

largo dispensatore di grazie e be-

cia.

Ma
per

il

cardinale potentissimo in

Ro-

nef]cenze,e losped decorosamenteaPar-

ma
glia

le

grandi aderenze di sua famiin parentela colle princi-

ma

al

duca Ottavio per trattare un acco-

congiunta

modamento sulle controversie insorte colla s. Sede. Non cos'i favorevole, anzi dichiaralo neniicosi mostr Paolo IF[F.)
per avversione originala
\aes riferisce che
il

pali della citt, volle procurarsi

un ap-

poggio. A tale oggetto tenne in sua casa

in

conclave (No-

una notturna adunanza, alla quale intervennero cardinali di fazione imperiale,


i

cardinal Sforza al pun-

Colonnesi,

to dell'elezione concorse per Paolo

W Ca(/^.)

Cesarini e tutti

gli altri

ba-

roni aderenti allo stesso partito spagnuolo,


il

raffa), incili eragli slato contrario, pegli

opposti interessi degli Sforzeschi seguaci

sareo,

marchese di Saria ambasciatore Ceil conte di Cincione ambasciatore


le

di

Spagna, da

quelli

At Caraffa

di Filippo II, ed altri signori, essendosi

addetti a Francia. Narrano Cardelia nelle

riempite

camere,
le

le scale,

il

cortile del

Memorie de'cardinalij
si

e Ratti, Della

palazzo Sforza, di minori partigiani e servitori, e

famiglia Sforza, che

ricoverarono nel
re di Spagna,
II

persino

piazze e strade conti-

porto

di

Civitavecchia due galere incerto

gue.
tal

Fu

riferito al

severo Paolo

IV che
,

modo aderenti a
tolte dalla flotta
cia e gi di

Filippo

II

notturno congresso avesse un colore


si

d'Enrico

re di Fran-

sedizioso, e

fosse sparlato di lui


la

sino

Carlo Sforza gran priore di


proprietario e

a mettere in

dubbio

legittimit di sua
il

Lombardia che n'era miraglio, come per lui


altre tre

am-

elezione. Ci mise al

colmo

suo sdegno,

acquistate dal car-

e ordin l'arresto del cardinal Sforza e


degli altri suoi partigianijdandonela

dinale, essendo perite nelle guerre navali

comi

pure comprate per

lui

dal car-

missione
gostoi

al

famoso

di lui nipote cardinal

A schiarimento aggiunger, die Carlo avea servito alcuni anni colle sue galere il re di Francia, il quale venuto in
dinale.

Carlo Caraffa. Questi pollatosi a'3

a-

555 a

far visita al cardinal di

San-

Sospetto ch'era risoluto passare


gi del re di

ai

servi-

Spagna, voleva arrestarlo. Ci

ta Fiora per non fare pubblicit e cou apparente amicizia, ed invitatolo a uscir seco a diporto, proditoriamente lo con-

conosciutosi da Carlo fuggii,


le galere

rimanendo

dusse in Castel

s.

Angelo (ove pi tardi

sequestratein Marsiglia d'ordie

Caraffa d'ordine di Pio


lo: giudizi di Dio!),

iV

fu strangola-

ne del re,

poco dopo approdarono in Civitavecchia, comandnte-da Nicol Ale-

La

prigionia

giorni, essendosi date al

Papa

le

dur 22 dovute

manni

al servigio di
lui fratello

Francia.

Il

cardinal

e richieste soddisfazioni. Lai.' e pi essenziali fu quella della

Sforza di

per ricuperarle otten-

ne artificiosamente da Gio. Caraffa conte di Montoro enipole di Paolo IV una lettera perch ilcaslellano diCivilavec-

ne dellegalere

in Civitavecchia,

pronta restituzioimperocfra tallo del


,

ch

il

contedi Santa Fiora

carin

dinale

temendo

di

sua vita

comech

SFO
grandissimo credito presso gl'imperiali, si porto dal vicer di Napoli duca d'Alba
per ottenere cheMemloza rilasciasse
lere, e fu
le
ci,

SFO
nella

95
pel ragguar-

Porpora IMaratw;

devoli

monumenti

di piet e religione la-

ga-

sciati nelle diocesi

de'suoi vescovati,e spedi

contentato. 11 Papa volle inoltre una sicurt peri5o,ooo scudi d'oro, altri dicono 3oo,ooo, di non partir mai il cardinale da

cialmente nell'abbazia di Val

Tollanel
affari

Piacentino; nel maneggio degli


litici,

po-

ne' quali fu di frequente occupato

Roma senza sua

licenza,edi preil

con sua gran lode; per generosit insigne,

sentarsi a ogni richiesta. Inoltre

cardi-

prudenza e naturai piacevolezza; per dottrina e protezione de'sapientijde'qiiali gli

nale soffr
sloro

nuova mortificazione in conciper la parlata di Paolo IV, die die

piaceva avere piena


ti

la

sua corte, e mol-

/*t//a/7o(/'.)de'Colonna al contedi

Moncir-

fece

promuovere

a cospicue dignit, ai

ter con
za
i

altri feudi,

restituendo agli Sfor-

vescovati, e al cardinalato,

come

lce

eoo
fon-

beni sequestrati. Queste e altre


scintille

Carlo G/v7i gi suo famigliare.

Fu

costanzeservironodi
ra che scoppi tra
ricordai
lo
il

per

la

guer-

datore della copiosa e ricca bibliolecaSforziana nel palazzo Sforza, celebre a


del Raronio, che fece

anche a

Papa e la Spagna, che Roma, nella quale Paomeglio


alsi

tempo

IV pot
s.

nella sua rettitudine

conoscere l'attaccamento del ca rdinale


la

Sede, giacch a
la

lui

singolarmente
il

deve
la

riconciliazioneseguita tra

Papa e

corte di Spagna,essendosi con mollo ca-

lore

ed

efficacia interposto

mediatore presdi Sicilia


al

grande usode'dilei codici, ed altrettanto se ne giov Giusto Lipsio esistente ancora e rinomata nel i6q8, quando Piazza pubblic VEusei'Ologia romano, poich nel tratt.iS Delle librerie romane, a p.iyy la chiama insigne,ben ordinata in ogjii disciplina, con
,
:

so
al

il

duca d'Alba vicer

{^),
car-

vari codici e mss. greci e latini, antichi e


di varie lingue.

quale fu percispedito insieme

Similmente

istitu

un'ac-

dinal ^/7e//ozz/. Dipoi essendointervenu-

cademia

di belle lettere inCastel

Arquato

mentre visitava la sua Parma, secondo il Cardella (ma Ratti dice che non era pii vescovo, ed vero), d'anni 46 mor a'7 ottobre 564 'fi Comedi villa del Manlovano,o meglio nel distretto di Cremona, donde il suo corpo
to a 3 conclavi, e
diocesi di
1

nel Piacentino,

secondoilQuadrio. La sua

fu trasferito a tenore di sua volont nella

morte fu pianta generalmente in Roma da ogni ceto di persone, e onorata in concistoro da Pio IV con solenne elogio. L'illustre famiglia Sforza gli deve moltissimo^ perch non solo per di lui opera acquist nuove signorie e ricchezze, ma fond u
perpetuo fidecommisso della bilmente
casa, acci
i

suddetta cappella sontuosa da


Liberiana, ed
gli ivi

lui eret-

ta nella basilica

dal car-

tanti feudi e beni a essa appartenenti stasi

dinal Alessandro fratello

fu eretto

un

conservassero nel rappresen-

magnifico mausoleo colla sua


ta su pietra dal

effigie dipin-

tante della famiglia.

Sermoneta,il quale pu-

SFORZA
conti di

Alessandro, Cardinale.Doi

re autore del ritratto dello stesso cardinal Alessandro sepolto incontro,e del quadro dell'aitare esprimente l'Assunta; essendo del Nebbia gli a (Treschi rappresen-

Santa Fiora, fratello del precedente, nel 1542 di circa anni 8 fu dall'avo Paolo III (atto scrittole delle lettere apostoliche. Attesecon
le lettere

molto profitto allebel-

Vergine e alcuni profeti. Il cardinal Alessandro che termin la cappella, la dedic alle ss. Flora e Lucilla patrone di Santa Fiora e di sua famiglia.
tanti le storie dellaB.
Il

e alle scienze nell'universit di

Perugia, e tornato in

Roma

ottenne un cail

nonicato di
lo

s.

Pietro, e

neh 554
gli

fratel-

caidinale per 20,000 scudi


di

compr

cardinal

Guido Ascanio

si

distinse per

un chiericato

camera, ed ebbe alcune

la

singolare sua divozione versola B. Ver-

abbazie. Pel disgustoso alfaie delle galere,

gine,

cornea lungo dimostra

il

p.

Marrac-

narrato nel precedente articolo, fu nei

96
I

SFO
IV
delcnnoricnfo
il

SFO
XIIT chenssai loamava
apr e chiuse
la

5 56 privalo da Paolo
tlcl

lo

decordcll'nr-

chiericato,

il i

."liiiunziandolo, e

cipretura della basilica Liberiana, onde

2. gli fu tolto dal governatore di Roma e dato a Bozzulo arcivescovo d'Avignone

porta santa nel giubileo u-

niversale delr575,
il

nelqualeanno
i

lasci

poi cardinale. Teroinata la vertenza, a istanza d'alcuni cardinali di tutto fu reintegrato, agli 8 ottobre 1.557
to, e
<^^1

vescovato di Parma, dopo averlo benefeudi di Corniglio e


lo

ficato e ricuperati

chierica-

Roccaferrara; inoltre
della

dichiar prefet-

poco dopo fatto presidente dell'aanona. Nell'esercizio di cosnniportantecarica spicc moltissimo il suo talento e atsingolarmente nel 1 550, in cui essendo per tutta Italia una gran carestia,
tivit,

lo della segnatura di giustizia, protettore

Spagna, legato a Intere con amplise illimitale facolt

sime

per tutto

lo sta-

to papale, tranne la provincia di Bologna,

per ester minarci band iti, mal vi venti e facinorosi che lo infesta vano. Super
blica espettazione in
la pubadempiere a s geloso

pe'suoi savi provvedimenti presi oppor-

tunamente

in Ptoraa

quasi non sent


i

il

comun flagello,
poli vicini per

anzi pot soccorrere pol'abbondanza del frumen-

e importante incarico. Bast a lui discor-

rere colle milizie

le infestate

provincia

to che avea raccolto senza dispendio del

ner liberarle dalle gravi molestie che soffrivano. Pertanto gli


si

governo, coadiuvato da Alloviti decano


de'chierici di

resero dappertutil

camera e arcivescovo di Firenze. Pio IV rest cos soddisfatto del

to onori singolarissimi, reputalo

vindi-

ce e liberatore di quelle Contrade. L'in-

suo valorejvigilanza e industria, che lo dichiar soprintendente dell'annona di tutto lo stato ecclesiastico, e nel
fer
il
1

gresso in R.avenna fu
f
:

uno splendido

Irioa-

56o "li

con-

vescovato di

Parma

rinunziato dal
i

cardinal fratello, e dove nel


il

564

celebr

Faenza gli eresse una statua di marmo con iscrizione, e pi magnifica e lunga gliene innalz altra Camerino. Mor in Macerata nel maggio 1081, d'anni 47
ov' erasi portato per accudire agli affari
della provincia di cui era legato. Trasferito

sinodo,

dopo

essere intervenuto al con-

Trento, ove fece una gran comparsa. Avanti di lui e di Colonna arcivecilio di

inRoma,fu tumulato nella basilicaLi-

scovo di Taranto
ri sessioni

si

tennero
i

le particolari-

beriana, nella

tomba

ch'erasi fabbricata

per concertare

punti della

dentro

la cappella Sforza,

da

lui

compita

forma; inollrefu incaricato perla conclusione del concilio e a

e dotata,

come dissi parlando

del fratello.

comporne

l'insorte

Fu

d'

ingegno pronto e vivace, di cuor

dilferenzeinnomedel Papa.Colmodi meri ti,poco dopo la morte del fra teIlo(non potendo per legge esservi due cardinali franel s. collegio, onde si ritard la sua promozione), Pio IV a'i2raarzoi565 lo cre cardinale pretedi s. IM."inVia,quindi gli furono attribuiti molti e rilevanti imtelli

grande e magnanimo,ondegenerosamente intraprendeva e portava a buon fine qualunquearduoalfare. Fu ornato di non


ordinaria letteratura, di sincera e costante piet, di

re ne'concistori

prudente libert nel proferiil suo parere, e gran pre-

pieghi. Dovendosi rifardi

nuovo

le

prin-

mura ebbe di giovare quelli che a lui ricorrevano in vantaggio de'quali era ia
,

cipali strade consolari dello stato pontificiOjS.

continuo moto nel rintracciare mezzi oni

PioV

gli

die

la

commissione

di pre-

de procacciare ad

essi

aiuto e favore.

siedervi; fu

e di

anche fatto legato di Bologna con molte straordinarie facolt sul deputare gli uffiziali, le quali Provincie govern con molta saviezza e gran contento di que'popoli, come ampia-

SFORZA

Francesco, Cardinale. Ro-

Romagna

mano nobilissimo de'conti di Santa Fiora, nacque in Parma neh 562 da Sforza
Sforza, nipote de'precedenti cardinali, ri-

cev
il

luenlealleslano

gli storici patrii. Gregorio

la sua .' educazione militare, poich gran genio guenierodel padre erasi in
I

SFO
duca di Paima OtItti tavio, e poi presso Francesco I granduca di Toscana, ambedue suoi slrelli congiunti. Gli studi a'qualisi applic con molto protrasfuso, presso
il

SFO
dini e congregazioni religiose.

97

Chiesa, ci distinse con proteHorie d'or-

Fu un

po-

fitto,

furono

la

lingua Ialina,

la rettori-

co, la filosofia, le

matematiche,

alle quali

maggior impegno, come necessarie ad un signore destinato alla vita militare: fu dis'i tenace memoria, che moltissime storie,ancorch una sola volta lette, prodigiosamente ricordava. Terminali gli studi e secondando lo spirilo guerrieattese con

strumento dello risoluzioni di Sisto V, il quale venuto in deliberazione di allestire IO galere per la difesa delle S[)iaggie pontificie de'due mari, Io scelse a tale incombenza con altri 4cardinali inclusivamente a Verdala ch'era pure gran maestro di Malta. Lo depulaucora con altri 4 cardinali alla cura delle nuove strade,
tente

ponti, fontane e acquedotti, costruiti da

quel gran Papa in P.oma e nello slato.

ro da cui era animato, di 18 anni


al

si

un\

gran Alessandro Farnese suo cugino, per domare belgi nelle Fiandre ribellai

Dopo la di lui morte, ricomparsi in Romagna fuorusciti e malviventi che aveai

no potuto
Gregorio
ta razza

sottrarsi

dalla sua severit

ti

a Filippo

li,

ed

in

sua assenza fu ricole

XIV volendo

distruggere
i

siffat-

nosciuto generalissimo e capo, per

me-

che teneva inquieti

popoli, lo

ravigliose prove di valore da lui date nel


le battaglie.

mand
di

legato a laterc in

Romagna, mene Giusti-

Perci il re lo dichiar capitano generale delle truppe italiane, mentre eransi stabiliti gli sponsali con d. Vir-

tre eguale incarico die a'cardinali legali

Bologna e Marca, Sfondrali

ginia de Medici sorella del suddetto gran-

duca;

ma non come

dice Cartlella, forse

Le masnade de'banditi si formavano di 1800 assassini, aventi per capo Giacomo del Gallo,
niani, per le loro Provincie.

seguendo Pico, per morte della moglie, sibbene per l'inaspettala promozione che di lui fece a' 12 dicembre 583 Gregorio XIII, creandolo cardinale diacono di s,
1

che
tij

si

faceva chiamare

Papa da' bandi-

e risoluti di resistere sino all'estremo


si
si

alle milizie papali,

divisero in 3 squa-

dre,

una

delle quali

portsul territorio

Giorgio

in

Velabro, e nell'et di 2
Este duca di

ancio

d'Imola,
la
3.''
li

l'altra nelle valli di


il

Fusignauo,

ni, rinunzi alla fidanzata

che poi spos

occup

castello di

Monte Maggio-

d.

Cesare

d'

Modena

re.

cardinale colle sue truppee con quel-

in occasione

che

il

Papa marit
al

la di lui

le

sorella d.

Costanza

proprio

figlio

Gia-

che gl'inviarono il duca di Ferrara e i fiorentini, disfece con incredibile attivit

como Boncompagno. Venuto poco dopo in Roma, inlraprese un nuovo tenore di


vita e
di
s.

rapidamente tutte queste compagnie di malfattori, uccidendone un grandissimo


numero,aItri dissipandone; laonde in poco

quale

si

conveniva a un cardinale
alle sagre disci-

Chiesa; riassunse lo studio delle let-

tempo

ridusse la provincia in perfetta

tere, attese

con impegno

tranquillit, ed ilsuo

nomerisuonovunprincipalmente

pline, ed

ebbe singoiar trasporto

alla stodi
s.

que
in
di

lodato. Egli infatti ricev per tutta

ria ecclesiastica.

Pass alla diaconia

Italia onori grandissimi,

Nicol

io

Carcere dov'era canonico, colla

Lombardia, ove

si

rec al suo castello

ritenzione del canonicato,

come rimarc
s.

Torrigio, Della diaconia di

Nicol, p.

2q ; e dipoi a quella di s. Maria in Via Lata come i. diacono. Gregorio XIII avendo giustamente gran concetto del di
lui lalento, vivacit

Torchiara per sollievo di sue fatiche. Questo castello situato nella Bianora, fu da lui scelto per autunnale villeggiatura, quindi amenamente lo abbell, amplian-

done

la

rocca. Altri onorifici incarichi e

d'ingegno, e destrez-

za d'animo, subilo l'impieg nelle congre-

gazioni degli affari pi interessanti della


VOL. LXV.

gli furono addossati anche da Clemente Vili, ed in suo nome lev al s. fnteCosirao li granduca di Toscana, fi-

delegazioni

98
gl'io

SFO
di sua soielIa,indi
a

SFO
que
in

accompagn il Pa-

Roma aio

gennaloi

6o3

dal

du-

Ferrara; e ne'9 conclavi a'quali fu presente, con autorit fu sempie la per-

pa

ca Alessandro e da d. Eleonora Orsini,

nipote dell'antecedente porporato. Fin da


giovinetto abbracci la vita ecclesiastica,
e terminati
i

sona pi inleressanle e pu dirsi pi

in-

fluente, nella parte che vi Iianno le pra-

suoi studi fu posto in pre-

ticlieumanenell'elezionede'Papija splen-

latura con titolo di protonotario apostolico,

dore e vantaggio della

s.

Sede. Nella

i^/o-

ed Urbano Vili

l'invi

governatodi sa-

ria de conclavi^ alcuni furono scritti

da

re a Cesena.
viezza, di

Avendo dato riprove

Lelio Marretti, suo conclavista e gran politico.

grandi pochi

A valore militare, al Pianeggio di affari, a profonda politica, uni il


1

cardinale molta piet e religione, e

non

monumenti ne lasci ne'titoli


s.

e dia-

prudenza egiustizia in quel governo, merit che nel 1637 gli fosse conferita la vicelegazione d'Avignone, sostenendo le veci del cardinal Antonio Barberini legato e nipote del Papa. In diverse occasioni fece conoscere iu

conie cardinalzie, nelle sue abbazie, nei


suoi vescovati. Dal titolo di

quale alto

Matteo

in

Merulana
i

nel 16 18 fu trasferito al vesco-

grado possedesse l'arte a pochissimi nota popoli; singolarmendi ben governare


i

Tato suburbicario d'Albano, e v'introdusse cappuccini nel convento e chiesa


di

te

si

segnal in preservar tutto quel paeafilisse

se colle sue provvidecureevigilanza dalla

Bonaventura, eretti da d. Flaminia Colonna Gonzaga; nel 620 pass a quellodi Frascati, ove fu eziandio benefattore de'cappuccini, avendo ad essi donato uu
s.
i

peste che neli64o


gli

Francia, onal

de

amministrati ne scrissero elogi

orto eallreterredella sua


flnella.
s.

villa
la

dellaRufchiesa di
la

Avignone gli fu aflidata la decorosa commissione di portare le Fascie Zf/jef/e/^e d'ordine d'Urbalegato. IMentr'era iu

Nel Piacentino cede

no Vili e nel 1638


la nascita

al

re di Francia, per
il

Gio. Battista di Firenzuola, e


a'cisterciensi riformati,

chie-

del Delfino poi

gran Luigi
alla

sa de'ss. Felice e Tranquillino, sue

com-

XIV

ed alla medesima soddisfece cou


si

mende,

con ren-

quella splendidezza che


dignit di
la

conveniva

dite di quelle chiese pel

Pieno di meriti e d' ma d'anni G2, agli i i settembre 1624, e secondo la sua disposizione fu sepolto

mantenimento. onori, moi in Ro-

Roma

che rappresentava,

e al-

spese.

grandezza di sua casa, non badando a Per tante benemerenze, ed anche


alla di lui fa-

per un qualche compenso


tivo de'Barberini, sperava

Bernardo alle Terme (T^.), presso sua madre Caterina de Nobili fondatrice della medesima. Ebbe due
nella Chiesa di
s.

miglia pe'danni e pregiudizisofferti a

mo-

che

medesi-

figlie naturali,

Caterina maritata in pri-

mi si fossero efficacemente adoperati col Papa pel cardinalato nella promozione


de*i3
lugli j
;

nozze a d. Fabrizio Savelli principe Albano, in seconde a Federico Rossi marchese di s. Secondo; e Sforza che fu duca di Fiano ambedue legittimati da Paolo V neli6o5, che eresse in ducato
d'
:

me

1643, che

fu l'ultima

d'Lr-

bano Vili
amici di

ma

Barberini erano poco


casa Sforza, per pren-

lui e di

Fiatio, il quale la madre del cardinale avea compralo per 77,000 scudi da Aies

Sandro Orsini contedi Pitigliano.A Sforza die in moglie d. Maria ereditieia dei Pio signori di Carpi, ma non ebbe successione.

bens'i volendo adoperarono perch fosse destinato nunzio a Pari"!, certi che la destinazione non sarebbe riuscita di suo genio, ne a seconda de'suoi voti. Il prelato accortosi del mal umore de' nipoti del Papa verso di lui, fece appunto in-

dersene tanta j)remura;


tali si

comparir

tendere di non essere disposto ad accet-

SFORZA

Federico, Cardinale. Dei

tare,

protestando che

il

dargli una nun-

duchi di Segui conti di Saata Fiora^nac-

ziatura tanto dispendiosa nella declina-

SFO
zione del pontificato, e

SUR
le

dopo

gravi spe

gnificenza del treno


di splendido, e colle

si

acquist

il

99 nome
di re-

se sostenute per le anteriori cariche,

non

opere quello
i

poteva contarsi pei' un eflelto di benevolenza e per un premio alle sue fatiche, ma
anzi aggravio e prolungamento a'suoia-

ligiosissimo porporato. Tutti


in privato col

mercoled
la scala

caudatario visitava

santa,

ivi

sciogliendosi in lagiime in

me-

vanzanienli. Egli l'indovin, perch morto

ditare la passione del Redentore; ed in


tutti
i

Urbano Vili

nel

i644)

''

successore
Io

venerd di marzo e in vari

altri fa-

Innoceu/'o

X a '6 marzo i645i

cre car-

ceva rigoroso 'digiuno, mangiando una


sola volta

dinale diacono de'ss. Vito e Modesto. Il iiuovoPapa facendone grande stima, nell'assenza da Roma del suddetto cardinal Barberini camerlengo di s. Chiesa, lo di chiaro pro-camerlengo, carica che esercit dal 1G46 al i65o, succedendolo il cardinal Raggi. Quasi contemporaneamente gli confer il vescovato di Rimini,
al

ed

in

ginocchio. Concorse alla

riedificazione della cattedrale di Segni,


vi eresse e

dot la cappella della


i

ss.

Cioce.

Soccorreva

poveri in grandissimo nu-

mero per
se, oltre

le

strade e alle porte delle chie-

un

uiigliaro cliequolidianamoo-

quale articolo

lo celebrai assai

benefi-

suo palazzo. A' cercanti religiosi per le loro infermerie dava largamente sani commestibili,
facendo loro
se
di frequente celebrare mescon limosina maggiore del consueto.

te beneficava alle porte del

co e generoso pastore, che solo lasci per


salute,

dovendo

recarsi in

Roma

pel ta-

glio della pietra,

che con

felice esito sop-

port.

Fu uno

de' caidinali pi assidui

Subito ne concedeva a'prelati e parrochi che l'imploravano per famiglie vergognose e bisognevoli, soccorrendo
Ielle pericolanti
,

non
di

solo in

assistere a tutte le funzioni

pure

lezi-

sua dignit^

ma

anche nell'inlerveni-

lagnandosi non poter

le alle molte congregazioni alle quali era

fare di pi, per essergli mancati

8,200

aggregato,
da,
riti,

come

di consulta,

indulgenze, acque, e

propaganniuno in esprotettore
."
1

scudi atmui dell'archimandritalo perle

se parlava

come

lui

con pi libert e sen-

guerre e rivoluzioni. Dopo essere intervenuto a'comizi per Alessandro VII, Cle-

za

umani

riguardi.

Fu pure

mente IX

Clemente

X,

ove pe' suoi

de'regni di

Spagna

e di Napoli, e pel

talenti e polenti

aderenze fece una delle

suppl per qualche tempo anco le veci di ambasciatole: a quella corte era attaccatissimo, e tenuto in grande reputazione,

primarie comparse, in et diy 3 anni tran-

quillamente spir in
lazzo

neIi65o ricevendone l'archimandri1

tato di Messina. Nel

656

pass all'ordi-

ne de'preti e al titolo di s. Martino, che permut neliGSg con quello di s. Anastasia, donde pass a'2 novembre 1661
I

Roma nel suo paa'24 maggio 1676, festa di Pentecoste, e con solenne pompa fu portalo nella cappella de'suoi maggiori nella basilica Liberiana, e tumulato nel sepolcro gentilizio senzaalcuna funebre memoria,
lasciando fama d'ingenuo, cordiale, pio,
di

all'altro di

s.

Pietro in Vincoli, nel cui

annesso palazzo del titolare ricevette in


alloggio e regiamente tratt
viera. Nel
il

gran mente, valore e coraggio. SFORZA Pallavicino Francesco,

duca diDa-

Cardinale. /^.Pallavicino Sforza Francesco.

1675

otto e con piacere con-

segu da Clemente
voli, nella

il

vescovato di Tigo-

SHREW^SBURY(^^?/o;?/e4Cittcon
residenza vescovile nel distretto di Galles
in Inghilterra,

quale chiesa lasci molli mo-

numenti
vernasse:

di sua piel,
le

bench poco
l'

la

capoluogo della contea di

don 6 gran

candellieri d'ar-

Salop, liberty del suo nome, a

52 leghe

gento, e in morte

le lasci

intera sua

cappella ricchissima d'argenti e sagri uteusilijcooipreso


il

da Londra e 1 8 da Liverpool, sulla sponda sinistra della Saverna, all'origine del


canale del suo nome. Vi
si

calice d'oro. Colla

ma-

attraversa

il

100
Gallesedi

SUR
di pietra:
il

SHR
ponte
lunprigione, fabbricata sul
in situazione

fiume sopra due ponti

disegnod'Howard
il

belli

archi e

26G piedi di

amena
uno

e salubre;

memo-

ghezza, ha
gazzini;
il

la riviera

vicina piena di

mapi
i

rato mercato,
edifizi di

de'raaggiori e pi belli
in Inghilterra, la

ponte Inglese di costruzione

questo genere

trmatodiy archi semicircolari, lungo 4oo piedi. La citt si estende sopra varie piccole eminenze e gode d'aelegante,
ria salubre e di

cui erezione risale

aliSgS
la

sotto la regi-

na Elisabetta. Presso
cato trovasi un

piazza del mer-

amena

prospettiva e svale

acquedotto sotterraneo che somministra acqua ad una gran parte


della citt.
Il

riata; gli alti

campanili di due chiese,

teatro fu costruitosopra

una

massiccie torri del suo castello, e


case che lo circondano le

le belle

danno

di lon-

porzione dell'antico palazzo de'baroni di Powis. All'ovest della citt stendesi il bel
passeggio pubblico, veramente delizioso chiamato Quarry. Al principale ingresso della citt si osserva una bella colonna di pietra terminata neli8 16, ed eretta
in

tano un bellissimo aspetto; se non che l'interno non del tutto vi corrisponde per le
strade scoscese, e per
le

case che presen-

tano un miscuglio di antica e moderna


architettura,
blici

nondimeno

gli edifizi

pubdel-

memoria

delle gesle militari del

prode

meritano essere ricordali per


si

l'aichi-

lord Hill, eroe di questa contea. Possie-

teltura e l'antichit.
la citt

La parte nuova
le

dislingue dalla vecchia, alquanto


le vie

de grandi manifatture di tela, fabbriche di birra, di panni ordinari e flanelle, ed

tetra,

per

spaziose e per

case di

una vasta fonderia


si

di ferro.

l'empo-

regolare disegno. La sala della contea, la


casa del mercato, la chiesa di

no

pubblici migliori edifizi.

Maria Pi non
s.

so-

re-

che fabbricano pure nella contea in quantit considerabile, ed in quella pure di

rio delle flanelleede'paiini grossolani

sta del castello

normanno, che altre volte la difendeva, se non due torri rotonde che
si

Montgomery, eformano
tazione in

ai ticoli

ragguar-

devoli di commercio, facendosene l'espor-

che

sono legate insieme mediante uu


il

Olanda, Germania, America

vastissimo fabbricato moderno;


della contea

palazzo

settentrionale e meridionale, nelle Indie


orientali e altrove.
sta citt
il

un grande

edifizio termile

nato nel 1 786, e dove tengonsi


le

corti di

Anche la crusca di querinomata, esenemandain tutto

giustizia della contea e della citt, e tutte

regno.

Sommamente produttiva la pe-

assemblee della contea. Delle sue chiese s. Gilles Egidio la pi antica, s. Chad
fu rifcibbricata nel
difizio

1790 ed un bell'emoderno, quella ricordala di s. Mastili

Sa verna, non vi si prende per salmone se non di rado. Ogni settimana si tengono due mercati nella citt, la quale da Carlo I in poi manda due membri
sca della
al

ria di

diversi di architettura, e riesce


la

parlamento.

Il

canale di
citt sulla
si

Shrewsbury
sponda
sini-

rimarcabile per
piedi.

sua guglia,
il

la cui ali

incomincia dalla
stra della

tezza assoluta sopra

suolo risulta di 2

Saverna,
e

dirige all'est, e a

Vi
i

inoltre

un oratorio
i

cattolico
gli

Ilodwardine-Wood
nali di

si

congiunge

ai

ca-

e luoghi di culto pei presbiteriani,


nilari,
battisti,
i

u-

Shropshire
tratto di

Donnington-Wood
villa del

metodisti,

altre sette.

La sua infermeria
istituti

quacheri e o ospedale
belli

dopo uu
vi

leghe. Presso la citt

la

nobile e
in

amena

contedi

uno degl'

pi antichi, pi

ShreAvsbury,
so,

paese alquanto montuoville signorili inglesi,


la

e meglio diretti del regno.


dustria, che sino al

1784

fu

La casa d'inun ospedale,


si

come

il

pi delle

ed deliziosissima per

sua positura epittoresca delle

viene benissimo amministrata. Vi

trocol-

minenteeperla vaghezza
sue vicinanze.

vano pure parecchi

altri ospedali,

un

La

solida magnificenza del

legio bello e di vasto fabbricato, parec-

palazzo, l'amenissimo aspetto del parco,


e gl'innumerevoli tesori dell'arte pe'qua-

chie scuole di carit; una grande e bella

SUR
li

SUR
giu-

101

la villii tlel

conte

ili

Shiewsbury

me
nel

di alcuni suoi vescovi.

Gregorio
vi

XVI

stamente famosa, la rendono assai beila a preferenza di molte altre d'Inghilterra. Fu in questa delizia che il principe d. Enrico di Boi bone duca di Bordeaux
allorch nel 844visit ringhilterra,ebbe
1

1840

nell'erigere

il

vicariato aposto-

lico del

principato di Galles,
il

compre-

se

Shrewsbury, ed
col

vicaiiato lo descrissi

nel voi.

IX
la

XXXV, p.i58. II regnante Pio breve Universalis Ecclaiae re29 settembre 8 5io,
1

sontuosa ospitalit dal

magnanimo

lord

geiidae, de'

ristabil

GiovanuiTalbot conte diShrewsbury suo


proprietario, che di recente passato agli
eterni riposi sparger poi qui stesso qual-

sede vescovile di Shrewsbury e la dichia-

r sulfraganea dell'arcivescovo di fVest-

che

fiore sul di lui sepolcro. Nel t.i i, p.

6u\e\V/41l'ui)i di

Roma fu

pubblicata

l'iri-

come gi notai nel voi. LUI, p. 228: nello stesso giorno il Papa ne nomin i." vescovo r attuale mg.r Domeniwjirt5/er,

cisione d'una veduta della villa

Shrew-

co BroAvn benedettino traslato da Apollonia in parlibus, chiesa che col

sbury con elegante descrizione.


Shve\v$bi\vy,Salof)iaj citt antichissima, e se ne attribuisce
certi bretoni,
i

medevica-

simo vicariato
rio

gli
I

avea conferito Grego-

la

fondazione a

XVI

agli

maggio 1840. Del

quali allettati dalla bella


stabilirono nel
la

riato, della sede vescovile e della religione

situazione vi

si

secolo,

cattolica in Inghilterra, fu

eminentemente

ed

in

poco tempo divenne

capitale del-

zelante e benemerito
e celebre conte di

il

pianto, esemplare

lo stato del principe di Povvis, e

quindi

Shrewsbury Giovanni
,

cadde in potere de'sassoni. Sotto re Alfredo verso il fine del IX secolo conlavasi nel

lord e barone Talbot


di

conte di

Wex

numero

delle principali citt del suo refu

Walerford, conte d'Inghilterra e gran contestabile o Steward (del quale vocabolo e dignit parlai a Scozia) ereditario
del regno d'Irlanda ec.
,

gno; per lungo tempo


piazza di guerra,ed
inglesi.
I

un'importante
sua corte nel

il

ritrovo degli eserciti


fiss la

che celebrai a

Odoardo

vi

Inghilterra.
chissima, e
si

La

famiglia Talbot anti-

277,sino all'intera sommissione del pae-

vuole pi di quella di
1

mezza lega diille sua mura fu conbattuta la famosa battaglia di ShreWse diGalles. A

glielmo

I,

che nel

Gu066 conquist l'Inghild'Irlanda, di

terra, imparentata a nobilissime famiglie

sbury, nella quale Enrico


cipe di Galles
si

allora prinil

anche

reali d' Inghilterra,

segnal, e fu ucciso

pro-

Scozia, di Galles, di Francia, e discen-

de Holspur. Di poi prese molta parte nelle guerre civili del parlamento neh 645.

dente dai re anglo-sassoni


personaggi che
vi

fra gli eccelsi

Shrewsbury

pure clvamaaSresbiiria, Sresburi, Sresburiiiin, Schurburnia, che Commanville ae\[' Histoire de tous les et'ec/tez, chiama luogo della contea di Dorcester nel Westsex, e lo dice eretto in sede vescovile nel yoS per un dismembrafu

pure due

santi, cio

arcivescovo di

si noverano Lorenzo O'Fool Dublino, e s. Tommaso

fiorirono
s.

arcivescovo di Cantorbery.

La sua pi

gran gloria si l'essere stata sempre la famiglia Talbot pienamente cattolica, e da tempi remotissimi zelantissima della
vera religione, sostegno della fede e dell'ortodossia.
Il

inento di quello di TVinchester, e fatta


sulfraganea della metropoli di Canlorbe-

conte Giovanni, doviziobelle virt, ric-

ry

quindi con parte del suo vescovato


il

samente ornato delle pi


ca la

fu fuiaiato

vescovato di Witon, Filo-

mente

delle divine e

umane

scien-

nia, che nel declinardel

IX secolo fu
i

riufin-

ze e delle verit evangeliche, intraprese

nito a quello stesso di

Shrewsbury,

ch ambedue nelioSo, ovvero nel 075, furono compresi nel vescovato di Sali-

d'Europa,

sbury nel quale ailicolo oe riparlai co^

molte parti mostr singolarmente predilezione dell'alma Roma, ove pot stabilire con ispleadidi malriuioui le uniche
di frequente lunghi viaggi in

102
suediie
la

HR
Egli spos

SHR
neh 8 14
in Inghilterra

illustri figlie.

annui 5oo,ooo franchi. Si

virtuosa e caritatevole d. Maiia Tere-

conosce, che gi preparavasi a fare eri-

sa

Talbot

di Castel

Talbot

in Irlanda, ra-

mo
fece

cadetto de' Shrewsbury, la quale lo

gere due cattedrali in altre contee d'Inghilterra. Inoltre in Alton Towers eresse

padre

di d.

Maria maritata
d.

al

prin-

con generosa munificenza Sscuole pub-

cipe DoriaP<7///p/iz7/(/^^)j di d. Giovanni

bliche d'istruzione,

due pe'giovanij una

morto neli8i7,di

Guendaiiua maritata al principe Borghese (al quale articolo con solenni parole deplorai l'immatura sua morte, e celebrai pure a Scuole DI Roma). Suo successore il virtuoso di lui cugino contedi

per

le

fanciulle, e

con rara benevolenza

presiedeva alle lezioni edagliesperiraenti


de' giovanetti, e altrettanto praticava la

piissima sua consorte verso

le

donzelle

riguardate da
se

lei

come

sue

fli^lie.

Eres-

Sbrewsbury Berla

tram Arturo, che professa


tolica,
i

religionecat

una scuola pubblica al p. m. Winter domenicano, per dettarvi le filosufiche discipline, e

informato a seguirne le pie intennobili esempi, il che alquanto zioni e cattolici d'Inghilterra addoloconsola
i

insegnare
circa

le verit della reli-

gione, con fecondi successi, poich in breve

tempo

eoo seguaci della


i

pretesa

rati

per

la

perdita del conte Giovanni,

sic-

riforma, abiurarono

loro errori, ed en-

come

riguardata pubblica sventura e cala chiesa,

trarono

lieti

nel seno della chiesa catto-

lamit per
la patria.

per

la societ
si

per

lica, fuori della

quale non

vi

salute al

Imperocch

a lui

fondazione dell'istituto
dra, che ha per iscopo

devono la cattolico di Lonfabbrica delle

modo
all'

che dichiarai a Setta. Contribu


la

erezione della cuola d'Esker in Ir-

la

landa pe'poveri,
re e dot

quale fu affidata alle

chiese, la pubblicazione di libri in difesa

cure de'zelanti domenicani. Fabbric pu-

della fede,
liei

il

sostenere

diritti de'catto-

un monastero per lesorelledella


e fond altre scuole

oppressi e
la

promuovere l'educazione
s.

misericordia dedicate all'istruzione delle


fanciulle e donzelle
;

de'poveri;

chiesa di

pinquo cimiterio nella

citt di

Egidio con proCheadle,

ed

altri istituti di

beneficenza, sapendosi

chiesa di bellissimo disegno, di grandiosi

privare ancora de'pii onesti sollievi e divertimenti, e occupando volonteroso


il

ornacnenti e magnifiche decorazioni; nel

suo bel castello d'Alton Towers, splendi-

do soggiorno della fariiigliaTalbot,eresse


altra chiesa,

con nobile ospizio per

rico-

vero degli
le

affaticati e zelanti ministri del-

missioni cattoliche; inoltre in tal ca-

stello,

ove

l'arte

gareggia colle inimitabili

denaro in simili opere grandiose e benefiche. Propugnatore acerrimo della religione cattolica, contro la pseudo riforma compose e pubblic l'encomiata opeRagioni per le quali i callolici non ra poleano prestare giuramento sulla supre:

bellezze della natura, ed ove tutto spira


religione, magnificenza e carit, vi

mazia
che
re,
il

spirituale della

Corona. Oltre di

una

conte di Shrewsbury pubblic ealtri

cappella degna d'essere ricordata, di gi

ziandio

opuscoli in forma di lette-

oggetto della tenera divozione del conte, e

sopra argomenti religiosi. Ogni anno


a disposizione dell'ottimo vescovo

perci provveduta da

lui di

sontuo-

poneva
di

Anche colle chiese di s. Ceadda di Birmingham, di s. Barnaba di Nottingham, di Ultoxefer, di s. Giorgio di Londra, e l'abbazia di s. Bernardo di Leicestershire, tutte quanse suppellettili e utensili sagri.

Birmingham mg.r Ullathorme, looo


per
le

lire sterline

opere di carit, senza

ricordare

le

beneficenze che direttamente

te

sperimentarono

la

piet

magnanima

compartiva a diverse persone. In Alton Towers fu il padre e il beneflUtore degli abitanti, le cui braccia impiegava nei
magnifici lavori onde di continuo deco-

del conte Giovanni. Si calcola che spen-

desse

almeno

qelle fabbriche delle chiese

rava

famosi giardini di quel regio lue-

SUR
e;o;

SIA
giorno 27 dello stesso mese pel
spiazione.
lo-

io3
rito di e-

e per secondare

il

pio desiderio del-

l'amata e degna consorte, destin un

Fu

il

tempio addobbalo a grail

cale nel gran castello a quanti infermi

maglia, e nel mezzo fu eretto


lati l'epigrafi latine,

d'ambo

sessi

trova vansi inque'dintorni,

decorato di serica coltre, ed avente

tumulo in due
le

L'd altiesl a qualche distanza, ed ove erano loro cuii sollecita cura som ministra ti opportuni rimedi e soccorsi. Ai vicini al-

che ricordavano

virtidell'illustredefunto.llcardiual protettore assunti


sistito da'prelati
i

paramenti

in trono, as-

bergatori avea ordinato di provvedere di


vitto e stanza quanti irlandesi privi di de-

Barnab segretario della

congregazione

di propaganda/?r/e,ViteI-

naro vi passassero. La generosa grandezza d'animo di quest'eroe cristiano form vivente l'ammirazione e l'edificazione universale; defunto,
le

camera, e Giorgio Talbot de Malahide cameriere segreto parleschi chierico di

tecipante del Papa, e accompagnato


scelta
s.

da
la

sue preclare gesta bau-

musica

alla

Palestrina celebr
il

Do lasciati memorabili esempi da imitare, e reso immortale il nome di Shrewsbury, con aumento di lustro alla di lui celebre
famiglia, non

messa, facendogli corona

collegio dei

oradecorntadelseggio episcopale.
glielmo
lesse

meno cheall'omonima citt ReGu:

cappellani della chiesa e gli alunni del contiguo collegio Painphilj, e quindi impart 1 assoluzione intorno al feretro a com-

pimento del pietoso


clesiastici e

-sulfragio. Distinti ec-

IV

acattolico, disse di lui

Vo-

ra

il cielo, che fosse dato all'Inghilterun altro conte di Shrewsbury pel be!

molta nobilt romana e straniera assisterono invitati alla funebre ceremonia, unendo alle preci del sagro rito,
quelle d'un cuore religioso e

ne della religione e dell'umanit Papi tutti del secolo corrente onorarono e distintamente stimarono questo modello
I

commosso
modello
le

per

la

precocelagrimata perdita d'un tanprossimo. Giunte


spo-

to cattolico, illustre per natali e di carit verso


il

de'magiiati e invitto
de. S legge ne'n.

campione
e

della fe-

27^

286

del Gior-

glie mortali in

Londra, a'29 novembre


nella sud'as.
il

naie di
])re

Roma del 802, che a' (g novemmori in Napoli il nobileGiovannilord Talbot conte di Shrewsbury generoso
1

ebbe luogo un servizio funebre


detta chiesa cattolica di
nioja del defunto, tra

Giorgio per

cattolico d' Inghilterra

che consagrava
della dovi-

sempre una parte ben grande


le chiese,

ziosa sua fortuna a pr delle diocesi, del-

compianto del1 immensa moltitudine accorsa; e donde furono trasportate e deposte in una toroba dal conte eretta per se e per la con-

e de'miseri di cui fu protetto-

re e padre.

Che

vi

era accorsa da

Ro-

ma,

al

primo annunzio del male,

l'unica

summentovata sua chiesa ad Alton Towers. Ben degnamente e con affettuosa eloquenza e interessante erudisorte, nella

superstite egregia figlia d. Maria, insie-

zione, ne dichiar con meritate laudi

il

me

al

suo consorte principe Doria-Paui-

singoiar complesso di virt e benemerenze,


il

philj,

ma non

ebbe

il

conforto di chiu-

p.

m.

fr.

Pio Girolamo Sacheri delfiglia

dere

gli

occhi all'amato genitore, perch

l'ordine de'predioalori, dedicando all'in-

gi passato dal

tempo

all'eternit.

A suf-

consolabile principessa
intitolato
:

l'opuscolo

fragare per altro quell'anima benedetta

Parole ai

cattolici di

Euro-

piacqueal principe genero di far celebrare


solenni onori funebri nella magnifica chie-

pa

e specialmente della

Gran Brettagna

Agnese al foro Agonale di suo patronato, ed ora da lui splendidamente


sa di
s.
,

in occasione dell'infausta morie di Giovanni lord Talbot conte di Shrewsbury, Rofna i853.

restaurata. Pertanto

il

cardinal Ferretti

SIAGRIO

(s.),

vescovo di Aulun. Si

penitenziere maggiore, protettore e ordinario di detta insigne chiesa, stabili


il

crede che fosse nato nelleGallie, efu collocalo sulla sede episcopale d'Autun ver-

10,4

S A
Bressaiinonc,
le

SIB
go, dipoi distrutta Sabiona fu trasferita a

56o. Egli assislelle a quasi luUi i concini die si teruieio in Francia al suo
so
il

come

riporta Conimanvil-

tempo, e gli fu commessa la curo, insieme con alcuni alili vescovi, di licondurre
la p;ice

neir Hislore de lous Ics e^'esdiez, on-

nel

monastero

di

s.Radegonlo
al la
s.

de la cattedrale sotto l'invocazione anche de'ss. Cassiauo d'Imola (Z''.) e Iiige-

da aPoitiers. 11 reGonlrano volle che accompagnasie a Parigi, per assistere battesimo di dotarlo II, di cui si fece
cereuionla a Nanlerre nel

5q

11

Papa

nuino primi vescovi di Siben o Sabloni; menlrequella di Siben Sabiona era sotto l'Invocazione della B. Vergine e della ss. Croce. Alcuni non convengono ches. Cassiauo fosse vescovo, o
altri

Gregorio

Magno, facendo

assai

stima

della sua virt ed abilit, gli

raccomanin Inghilgli

almeno dubbioso; negano che prima di s. Ingenuino


Sabiona;
altri

missionari che
la

mandava
s.

lo fosse di

dichiarano

falsa

terra sotto

guida di

Agostino;

die-

la tradizione de' sabioiiesl sul

vescovato

de parecchie coaimissionl importanti; gli accord il pallio, e la preminenza sui vescovi della provincia diLione dopo il metropolitano. S.Siagrio pass di questa vita

di

s.

Cassiano, perch

il

Martirologio non
Ingenui-

lo qualifica vescovo, soltanto riconoscen-

do per
n,
ria

i.

vescovo di Sabiona
fecero
i

s.

come
ed

pp. Mabillon e Zaccadi essi


il

l'anno Geo. Adone e Usuardo collola

altri.

Contro

p.

Benedet-

cano
le

sua festa a'27 di agosto;

ma

nelil

to Bonelli francescano pubblic

aggiunte a'martirologi che portano


di
s.

tereapohgelidis,\e(.\aci\\

si
t.

quelleLe^ leggono negli


,

Girolamo indicala a' 2 di settembre. A Valde-GraceiuParigi consci vasi una di lui reliquia.

nome

Opuscoli del
li

p.

Caloger

48

nelle

qua-

confutandoli, sostiene e dimostra.

Che

la chiesa vescovile di

Sabioua antichis-

SIAM.

P^.

Vicariati apostolici.
vescovile della pro-

sima^ che

s.

Cassiano ne fu vescovo relo

SIBA, Syba. Sede


sino, eretta

gionario, straordinario o apostolico, e per

vincia di Zechia o Zichio sul

Ponto Eu1

vescovo e protettore
di

venera

la

chiesa

to

la

da Clemente VI nel 349 ^^^* metropolitana di Matrlga. Ne fu-

rono vescovi, Tommaso Birago francescano nominato in tale anno a'3o aprile, e morto nel 867; Tealdo del medesimo ordine gli successe nel 1867 stesso.
i

Bressannonesino dall' Vili secolo. Che s. IngenuinOjche fior nel VI secolo a'teinpi di s. Gregorio I, il i. vescovo pro-

priamente stazionario e ordinario, ed egualmente da delta epoca riscuote culto


dalla chiesa di Bressannone,

come

vesco-

Oriens dir.

t.

8,

i).

4-

vo e patrono
Sede

che
a'

nel Martirologio ro-

SIBABARCA0SIBABARECH.

mano
esilio

si

celebra

5 febbraio, morto
lui

iu

vescovile giacoblta vicino a Edessa nella

per l'ariana persecuzioue da


sofl'erta.

glo-

Mesopolamia, ebbe per vescovi: Basilio vescovo di Lacabena, eh' essendo slato deposto a motivo di (rnicazlone, fu poi nominato a questa sede, ma dopo 3 anni
ricaduto nella stessa colpa venne di nuovo deposto; N. fu uno di quelli che nel

riosamente
sa
ta nello

Difese pure la chie-

Sabionese dalla taccia d'essere caduscisma de'Tre Capitoli, e che se


rilegazlone

pures. Ingenuino fu tratto in fallo inquella

pertinace controversia,

la

e persecuzioue

da

lui

eroicamente soste-

Vehebun cntro Michele

180 fecero antipatriarca Teodoro Bar I. Oriens dir. t. I, p. l32 I.


I

nuta basta a cancellare qualunque reato.


SI

BERI A. Sede arcivescovile nellaTarMoscovia, nell'impero di Russia


unita a quella di Tobolsk {F.) ca-

laiia di
(/^.),

SIBEN, SIBIONA o SABIONA. Aiv


sede vescovile della contea del TirolOjOou pi esistente, che vuoisi erettica citt e

pitale della Siberia o Russia asiatica orientale.

Oriens dir.

t.

i, p.

i32i.

ta nel III secolo

suCiraganea di Salhhur-

SIBILLA, iy/^j7/d!. ludoviaa,e propria-

SIB
mente
si

SIB
chiamate dal vo-

io5

dice di qualcuna delle dieci ce-

lebri iudoviualiici, cos

rono fino dieci, la ((uale ultima opinione che Lattanzio Firmiano, Dvinaruni
inslitntioniini, cap. 6, lib.

cabolo greco consiglio di Dio, o pieno di

Do, che significa ispirato e consigliato dagh dei: poich gli antichi e speciahneute greci e rotuani

dieiono questo

nome
la

a varie donzelle pagane invase di spirito

profetico, alle quali attribuivano

co-

noscenza dell'avvenire, non che il dono di predire il futuro: mosse dallo spirilo
di Dio, predissero a'gentili molte cose di

Cristo

come
cos

Profeti {/^.) degli ebrei.


i

Furono

chiamale dal denunziare

dis.

attribuisce a Varrone, divenuta la pi comune e seguita da Suida, da Panvinio nel libro che scrisse sulle Sibille, e da altri. Lai.'' sibilla secondo Yarrone quella di Persia o Persica, o come altri vogliono Ebrea e chiamata Sanibea , a cui si attribuiscono 24 libri, ne't|uali predisse molle cose tiella divinit di Cristo e della sua venuta al mondo: fu creduta figlia o nuora di No, come dice ne' suoi oracoli, e coi

vini consigli, e credute vergini, per cui

me

lui

si

trov nell'arca al tempo del di-

Girolamo, Ad%>trsus Jovinianurn, lib. i, ritiene essere stato loro conceduto da Dio
il

luvio, e ne parla
lessandro/l-/tZi,'/20.

Nicnore storico
Alcuni
la

d'

A-

confusero col-

dono

di predire le cose future, in pre:

la sibilla di
la di

Sidonia

{^'.).

La

2.^

quel-

mio
le

della virginit

per questo

Padri
,

chiamarono Piofeltssc de'

gentili

ed
fosri-

Eraclio attribu loro tanto, che stim


seio miracolosamente apparse,
leva

come

l'annalista Rinaldi uell' /apparato

agli annali ecclesiastici n.i8 e seg. Ag-

giunge,chespesse voltesi servirono santi degli Oracoli [F.) delle sibille per coni

vincere
riferisce

gli errori de'gentili,

quali

come
i

Origene chiamavano perci


Il

cri-

menzione Euripide nel prologo della Lamia. La 3.^ quella di Delfo o Delfica, che alcuni vogliono propriamente la pi aulica e denominata Arleniide, poich profet molto tempo avanti la guerra di Troia, 79 anni riferisce Clemente Alessandrino, che gli d per madre Laniia di Sidone, e dicesi che Omero inser nella sua Iliade molti versi da lei composti, per
Libia o Libica, di cui
fa
tiver vaticinato la

stiani sibillist.

dotto vescovo Saruelli,


t.

rovina di quella cill.

Lettere ecclesiasticlie,

7, lelt. 2

i ,

n. 4)

Solino nel
nio nel
lib.

lib.

7 della Polliystor., e Pli-

dice che
gentili,
si

le sibille

ma

sono

cos incerte le cose

furono profetesse dei che

billa Delfica.

34, cap. 5, scrissero della siLa 4-^ quella di Clima o

dicono

di loro,

che sebbene non possa

Cuniea, o
cuni

A' Italia, la

quale

si

fa

da

al-

negarsi esservi state alcune

donne

gentili

figlia dello storico

Beioso

e nata in

ispirate da Dio,di che tutta l'anlichil a

Babilonia
nella

testimonianza,
te, in

nondimeno
si

quali e quan

donde Campania e
,

si

rec in Ciinia {f^-)


i

vi rese
scritti

suoi oracoli,

che secoli vissero e che oracoli pro-

nona

viva voce,

ma

sopra foglie di

nunziassero, non

pu alfermare consie altro.

curezzaj attribuendosi quelli di una all'altra,

come

nomi

do d'accordo
sibille,

gli

antichi sul

Non essennumero delle

palme, che metteva all'ingresso della sua caverna fu appellata Amaltea, Demofile, Erofile, Jerofile, nomichealtridan:

no

n sul tempo e sul luogo in cui comparvero, alcuni non ne conoscono che
una,comePetit,>e6'Z'y//d!,Lipsiaei686,

nia.

Cuinaua dell'Eolide o IoNe fecero menzione Virgilio nel lib. 3 tW Eneide e Ovidio nel lib. 4 delle
alla sibilla
,
r

seguendo Platone che fu il .a parlarne, comeapprendodallu 3Iilologiaja\U\ due,


i

port

altri tre

o quattro

come Eliano,
altri

cio l'E-

ritrea, la

Sardica, l'Egizia e

la

Sanila.

che Tarquinio Prisco, o a Tarquinio il Superbo ultimo redi Pvoma, come notai nel vul.LV 111, p. 188, e si vuole che fosse l' ultima siMetamorfosi. Questa
i

quella sibilla

fimosi libri sibillini al re

l'iualmeute

Vanoue ed

u coulu-

billa.

Fu

la

pi celebre di tutte

le sibi!

io6
le, e
f(J

SIB
zio: altri
la

SIB
credono piuttosto che
sia la sibil-

cliiamata con diversi nomi, Dafne, HJanlo, Ffjionoe, Deifoba, ed anche

Cimmeria enoooala Deifoba, o

co-

Ainallea. Si

fa dalla

Mitologia

figlia di

me altri vogliono /i?5f//cfl.Tuttavolta non


tacer chela sibilla Cumanadicuisi tratta, dicesi essere

Tiiesia l'indovino, o di Ercole o di Glau-

co

che

[jer

favore d'Apollo visse


trista decrepitezza,

anni,

ma

con

looo avendo
oini-

un'altra oriunda della cit-

preferito all'eterna giovent che

le

va se l'avesse corrisposto, un'inviolabile


castit.

Enea

ni e gliene

la trov che avea 700 anrimanevano 3oo da vivere


,

ed ottenne che
per consultare

lo
il

conducesse all'inferno
padre. Questa tutta

Eolideo Jonia,eda quenomi che altri danno aMasi!)ilIa Cmnana o Carnea di Campania non molto lungi da Pozzuoli; come pure alla Ionia si credono appartenere libri sibillini portati a Tarquinio Prisco o il Superbo. iVel presentare al re
t di

Cuma

nella

sta

si

attribuiscono

f.ivola mitologica.

La

5." l'^'/'/Vre^, an-

ch'essa nata in Babilonia,

come
il

asserisce

essa Qiedesitna,

aggiungendo che sareb-

g libri di sue predizioni, domand 3oo monete d'oro, ma Tarquinio la derise; allora essa gett alle fiamme tre de'suoi
libri, e presentando al re gli altri sei gliene chiese freddamente la stessa somma, che le fu di nuovo negata. La sibilla ab-

o Eritrea, perch forse vi


oracoli.

be

in seguilo

conosciuta sotto

nome

di

dimor e
la

rese gli

Eusebio ne mette
altri

nascita al sor-

gere di Pioma,
rante
ai
la

dicono che vivea duTroia, e che predisse

bruci
pure,
vere
i

altri tre libri, e

finalmente

il

re

guerra
la

di

scosso dalla minaccia di bruciare


le

gli altri

greci

distruzione di quella citt, e

die

le

3ou monete

d'

oro per a-

the
billa

Omero

sciiverebbe vaiie menzogne


si-

libri rimasti, che

rinchiusi in un'ur-

delle cose troiane. Solino dice che la

na

fece

gelosamente collocare in
la

Cam-

Eritrea

si

chiam

Erifle.

Siccome
sti-

pidoglio, sotto

custodia di due patrizi


di sacerdoti pri-

le predizioni delle sibille

furono appres-

duumviri, ed'un collegio

so

gli

antichi di grandissima autorit,

ma

di decemviri, poi di

quindicemviri.
quali conte-

mandole veracsiinie,cumequelleche pardivino, pare che


cettate
te

Nella storia
lebre che
i

romana

nulla vi fu di pi cei

lavano e scrivevano mosse dallo spirito la Chiesa ne abbia acprofezie, che per alludendo al-

Libri Sibillini,

nevano
tali ne'
lieri

destini di

Roma,

perci consul-

pi gravi bisogni, onde Cancel-

la sibilla Eritrea, te e

che molto distintamenla

ne parl trattando delle Sette cose

chiaramente profet

venula
il

di Cri-

fatali di

Roma
se

antica, e degli scrittori

sto al giudizio finale, inser


nel

noto verso
eguaglia la

de'medesimi:

ne rende ragione anrhe

Dies irne, sequenza de'defunli; e codetto autorevole quasi


si

dalla Mitologia, quanti furono e

quanda Tidi

me

do furono depurati da Augusto


' Ellesponto ,

profezia della sibilla a quella di David:

berio. L'8.'" l''//e?/jo//c^ o la sibilla

Teste
di

David culli Sihylla. La 6.' quella Samo o Samin, cos detta dall'isola ovi rese gli

che

visse al

tempo

So-

lone e di Ciro. Era troiana d' origine e

moiiitna, sia perch vi nacque, sia per-

nata nel borgo di IMarpessa, vicino alla


citt di la

Secondo Eliano, Historiae varine Wh. 12, visse al tempo disuma Pompilio 2. re di Roma. Si vuole chiamata Pitho, ma Eusebio la nomina Erifle. La pi celebre di tutte le sibille, che Lattanzio seguendo Varrone conch
oracoli.
ta

Gergito nella Troade. La


gli

9.^ Fu

Frigia, che rese

oracoli in Ancira
il

nella Frigia, per cui gliene deriv

no-

me

se

ne ignora

il

tempo

il

nome. La

per

la 7.'^ la
si

Cmnana, ma
colla 4-^

dessa pa-

re che

confonda

che realmen-

IO. 'sibilla chiamata Tiburtina,c\a Tivoli (^.)ove naccjue e vi fu adorata come una divinitsotlo il nome ' Albunea, e tuttora si mostra in quella citt un tempio sotto
il

te fu tale,

riportata dallo stesso Lallaa-

suo uomej

cui avanzi

baano

eie-

sili
ganti forme,
gio.

SiB
s.

107
i

cambiato

in chiesa di

Gior-

Salvatore del mondo;

ma

gentili vivea

L' uuica prova per dire che fu dedice es-

dicato alla sibilla Tiburtina, quella d'un


bassorilievo, che volgarmente
si

no no

in

tenebre oscure, perci molto meriuscivano loro


gli

intelligibili

oracoli

delle sibille.

Le

sibille scrissero in versi

sere stato culla figura della sibilla in atto


di

esametri,

le

profezie de'profeti sono iu

rispondere agli oracoli presso quel


Aniene, e
la

(lu-

prosa, tranne qualche parte in verso, per


essere cantici. Si

me

tradizione che in Tivoli

pu vedere
t.

il

p.

Meno-

presso la caduta dell' Aniene fosse


pio eretto alla sibilla
tina.
silla

un tem-

chio gesuita, ^ftaore

3, cent. 9.', cap. 3?.:

Albunea o Tibur-

Se visieno
li
ti.

alate le sibille, e dell' autorit

iicredeancoraapparteneute a Drusorella di Caligola, e persino al foncitt

delle loro predizioni. Cip.

33

In quali

cose convengano
Sarnelli
t.

le sibille

con

profe-

datore della
nel
sibilla

Tiburto. Si narra che

Teverone con un

fu trovata la statua della

libro in

mano,

e che per
in

ordine del senato romano fu portata

Campidoglio. Martino Poloiio dice che Augusto consult la sibilla Tiburlina,se dovea permettere che romani adorasi

sero per

un Dio

nato Ges Cristo

che dalla sua risposta eresse


s.

Ara primoche riparlai


devesi aver
Solino, che

geniti Dei, poi collocata nella Chiesa di

Z^\ La venuta del Figliuolo di Dio nel mondo predetta dai profeti, ed annunciata dalle sibille, dei cui oracoli si valse Virgilio ncW Egloga IV. Eruditamente tratta delle profezie e delle predizioni delle sibille che enumera, riportando frammenti delle meilesime, dichiarando. E) siccome la sibilla Cumea parl s chiaramente della venula di Cristo, cosi le altre degli altri
3, Ictt.
i

Maria

cV Araceli (^.), di
p.

misteri della sua vita, passione, morte,

ri-

nel voi.

LVIII,

200.

Ma

Sijrrezione, ascensione al cielo,e della sua

presente

la tesLiinoiiianza di

venuta nell'ultimo "iorno del mondo, che


chiarissimamente cant va
al pari del profeta
la sibilla

nessuna
sto, In

sibilla esisteva a'teinpi

d'Augule

Eritrea,

molle cose convengono

predi-

dalla Chiesa onorata a segno, che se

non

con quelle de' profeti, primiera mente in questo, che mentre predicono le cose avvenire, vi mescolano di tanto in tanto qualche cosa di Cristo, il che fecero anco profeti, quali non parzioni delle sibille
i i

Davide,

lo

segue

appresso: Teste

de
s.

il

David cwn Sibylla. "Ondemonio dubitando, come osserva


g' idolatri

Giustino martire, che

dai

lano sempre di Cristo, perch trattano


altre maleiie, quindi
si

sollevano spesso

non venissero in coanizione del vero Dio e del suo Figlio, procurarono che ora si bruciassero tutti liversi delle sibille
i

a ragionare del Salvatore,


la

passando dal-

bri delle sibille,


bri di

com'era succeduto

de'li-

figura al figurato, e poi di


alla figura

nuovo
i

ri-

tornano

o a qualche storia,

ovvero a fare riprensioni contro vizi,o minacciare castighi. Le parole de'profeti

Geremia bruciati colle proprie mani Gioachimo ora si proibisse ai cristiani la loro lettura sotto pena di morf\\ re
;

te,

tanto che in

sono oscure e difficilmente ponno essere intese, prima che l'evento le renda chiare e
intelligibili.

cito del senato,


i

libri sibillini,

senza il beneplapotevano vedere perch da essi rimaneva-

Roma,
non
si

Nel medesimo

modo

so-

no
i

oscuri
li

gentili

losi.

gli oracoli sibillini, tanto che stimarono talvolta finti e favoN poteva essere altrimenti, massi-

no discreditate le false religioni, come Cicerone ne fa piena testimonianza. De Di"


vinatione
lib. 2.

Avendo

viro trascritti e dati ad


versi della sibilla

Attilio decemun suo amico


i

tue ne'detti delle

sibille,

perch

gli

ebrei

Cumana,

avanzati dai

che aveano la promessa della venuta del Messia (^'.), aveano pure qualche poco
di

bruciati col Campidoglio, fu perci poslo in

un sacco

e gettato in

mare, e

cos

lume

delle cose future appartenenti al

punito col supplizio de'parricidi. Narra

io8

SIB
Marcellino, che Giuliano l'Ai

SIB
urgenti bisogni della repubblica, e non
era accordato che a'decemviri, a'quali aplibri sibilli-

Ammiano
ni, e

postata avendo fallo cercare

avendoli trovati

li

fecedareallefaoi-

parteneva

il

governo dello
i

stato.

Ad

al-

me. Similtnente Stilicene volendo suscitare una sedizione contro l'imperatole Onorio suo genero, procur che si abbruciassero
i

cuni sembra pertanto che


bille,

libri delle si-

tanto vantati ne'primi secoli della


i

Chiesa, siano lavoro di alcuni cristiani,


quali

libri delle sibille: altri

per

af-

per un zelo indiscreta


fosse loro

hanno

cre-

fermano che

lo stesso

Onorio
li

nel /^o5 or-

dulo che
trovare

permesso

di fingere

din a Stilicone che

gettasse alle fiamsi

e di prestare oracoli alle sibille, afline di


fra' pagani

me. Ecco
tichi

in

breve quanto
alle sibille

sa dagli an-

predizioni che fossero

intorno

de'pagani,

donne

loro favorevoli, nel

modo stesso
I

che se ne

che passavano per ispirale da qualche divinit, e che venivano consultate come or a coli.

trovavano

fra gli ebrei.

pagani non tar-

darono molto ad accorgersi dell'impostura, giacch sicconiesi opponeva loro l'autorit delle pretese sibille per convincerli

La maggior
11),

parte de'critici convengoi

che

Libri Sibillini,

quali esistono

della verit della religione cristiana, essi

ju'esentemente,sono senza dubbio supposti,

anzi opera d'un impostore. Se fossero


i

esistiti

3 libri della sibilla che fu nell'ar-

ca con No, certamente


fatta

Mos ne avrebbe

menzione, ed
libri

Padri dellaChiesa non

rispondevano che que' versi erano opera quali non solo ne aveano de' cristiani, fabbricati di nuovi, ma aveano anche intrusi negli anticlii e veri molte cose piene di falsit, come rilevano Origene, Cori'
i

iimmetlono
rezza e
li

avanti INIos, n fecero

Ira

Ceb.

p.

368;

Cels.

apud

Origen.

lib.

eccezione de'
la

libri della sibilla.

La

chia-

7; Lattanzio, Iiislit. lib. 4) cap. 5.

Del

re-

disposizione de'superstiti oraco-

sto questi libri sibillini

erano gi

citati in

attribuiti alle sibille

una prova

ch'es-

favore del la religione cristiana fino da'prinii secoli della


stoli.

si

sonosupposti, giacch quelli di cui par-

Chiesa, e viventi gli apode'loro discepoli, fa

hiio gli antichi,

tranne

gli acrostici (cos

Erma, uno

men-

delti

perch

le lettere iniziali

d'ogni verso

zione della sibilla

come d'una

profetes-

fibeto ebraico) citati

o strofa vanno secondo 1' ordine dell' alda Varrone e da Ciindicavano dappertutto
la
1'

sa che avea parlato di nostra religione.

L' autore delle questioni agli ortodossi,

cerone,erano senz'ord ne, oscurijinterrotti,

che porta
ra che
rinti,
s.

il

nome

di
I

s.

Giustino, assicu-

agitazione

Clemente
la sibilla
i

nell'epistola a'co-

dello spirito e

specie di furore da cui era-

citava

per provare che docita le parole

no
i

investite le sibille
1

quando rendevano
dieci riman-

po

il

giudizio

reprobi sarebbero puniti

loro oracoli.

libri sibillini

col fuoco.

Giuseppe Ebreo

gono sono per


voro
le
vi si

lo

contrario composti con


il

della sibilla perconfermarecichelaScrit-

rillessione e ponderatezza; l'arte e

la-

turadice della torredi Babele e della confusione delle lingue, e


le

fanno scorgere dovunque, l'or-

parole

eh* egli

dine delle materie


predizioni vi

bene osservato, e sono annunziate in tervi

mini tanto chiarijche sembrano piuttosto raccontare il passato che predire l'avveuire. Gli oracoli delle sibille rispettati dai
cristiani trovavansi nelle

ne riporta sono simili a quelle che Teofilo d'Antiochia attribuisce alla sibilla, e che si leggono ancora ne'nostri esemplaI libri delle sibille che noi abbiamo presentemente esistevano dunque al tempo di Vespasiano, che ascese all'impero nell'anno 6g di nostra era, sotto del qua-

ri.

mani

di tutti,
altri

quando invece

gli

esemplari degli

erano rarissimi, e tahnente venerati dai pagani, che non era permesso di consultarli se

le

delie

non per decreto del secato

negli

Giuseppe Ebreo compose suoi libri J litichila giudaiche jmm molte cose vi furono poi introdotte, come sono queli

SIB
le riguarclanli

SIB

109
?.."

grimpeiatori Traiano, A-

pinne 1G88. Erasmo Schmid, Slbyllind


in tria distribula: i."/-?e Sibilli<! ipsis,

(Jratio, M.x-^iuelio e
Cl'oslici

to

il

Lucio Vero. I versi ache Costantino i! Grandcia sotnome della sibilla Eritrea, nel suo

De libris

Sibyllinis in genere,

3 De

li-

broriiinSil>y Ili nornni /fili adhucexstanty

discorso a'Patlri del concilio Niceno nel

rtffctor/Vrt/ejWittembergae 161 8. Giovanni Crassei


,

325, e che predicono chiaramente la venuta del Salvatore, sembrano composti secondo alcuni nel III secolo, almeno non si scorge che alcuno tra gli antichi gli abbiano citati prima d'allora. Ne'secoli posteriori le sibille perdettero mollo della
loro autorit, e furono poi rare volle
ci-

Dissert. sur les oracles cles

Sibjlles aiignienle d'une response

la
684-

cridquc de Jean 3Iarckiiis, Paris


nibus Sibyllinis
Misceli, hai.
t.

Onofrio Panvinio,De Sibyllis,cl Carmiliber, in


I,

Gand. Pwberti Parmae 1691. Isiicco


quae Chri-

Vossio,

De

Sibyllis, aliisque

tate nelle dispute di religione principal-

stian praedecessere, oracnlis. Accedit e-

mente fra 'cristiani. E da rimarcarsi chegli 8 libri che noi abbiamo sotto il nome delle t5^/^/7/e non sono inleramentesupposti, ma
che
il loro autore vi ha inseriti molti frammenti che pagani attribuivano alle sibille,

JHsdein responsio
Sinionii,

ad

ohjectioneni Rich.
ei inter
1

Oxonii 1680,

ejnsdem

obsejvationes varias ,l^on(\nae 685. Gi-

rolamo
I.Fossii
nes

le

Camus, Judtcium de nupera


1

per far credere che tutte


egli

le

predizioni che
eletlivait

ad iteraliis R. Sirnonii ohj'ectioresponsione, Edimburgo 685. Gioi'aticiniis


,

avea supposte provenivano


delle sibille.

vanni Reiski, Exercitationes de


Sibyllinis
sii natalerii

mente

La

.^

edizione

Li-

plnribnsque, quolquot Chriproecessisse legnnlnr

bri Sibillini conpav\e a Basilea e in greco

ad Is.

neh 585, ed
li
1

ivi

Clialillon o Castiglione

Vossio libellum co5cn^te,Lipsiaei688.


Elia d' Amato, Lettera degli oracoli delle Sibille, e de' libri

tradusse in latino e fece staoiparenel

586; ristampali pi volle, l'edizione pi completa e migliore quella di ServazioGalleo, Sibillina orrtc//7, d'Amsterdam i68q colle immagini delle sibille. Le sibille si trovano anche nella Biblioteca de Padri, ed in una Raccolta d'oracoli
stampata neliGyS ad Heimstadt. llcav.

di Mercurio Trisme-

gislo, nelle

sue Lettere erudite, Genova


di
s.

1714- Onorato
les r'gles, et
ris

Maria, Dissert.
ses Rflex,

d(.i

oracles de Sibylles,

dans

sur

sur l'usage de la critiqiie,Va-

1717. Natale Alessandro, Dissert. de

libris Sibyllinis in ejus Hist. Eccl. et

cum

Floyer inglese
l'autenticit

un Trattalo sostenne de Libri Sibillini, malgrado


In

nolis F.

A. Zaccariae,in

t.

q Thesauri

Theologici.A\.on\oCesav\,Augustoqiiid-

ci

che ne scrissero molli dotti

cattolici

e protestanti: altro Trattalo suU' autoril delle sibille nell'antica chiesa, del

veroneseFrancescoLeoni.
di scrittori
di

Un bel numero
si

pr

et

contro,

occuparono

quani de Nalivitate Chrisli innolueril ? Gerae 679. David Blondel, Des Sibylles celebrces, tant par l'antiquil Payenne, que par les ss. Peres, Paris 649. Mons."^ Gaspare Grassellini attuale commissario
1 1

quest'argomento; eccone alcuni. Augusto Buchnero, Oralio de ir Firgilii Ecloga, Vittenibergae 1 64 1 F. Benedetto Carpzovioj Dissert. de ir Firgilii E

pontifcio straordinario per le

4 legazioni

neh 838

recit nell'Arcadia di
:

Roma

la

dotta dissertazione

Vestigia della tra-

dizione primitiva, nella poesia e leltera?/'/rt'<i>2rtr.Comech

cloga, Lipsiae 1 669. Tobia


(juisitio in

Wagnero,/-

l'argomento sia sta-

oractda Sibyllaruni de ChriCr.

to altre volte da altri lrattato,tuttavia per

sto,

Tubingaei664-

Enrico Horbio,

Inquisitio in oracida de C/irisfo, Lipsiae


I

1667. Bedae presbiterio

De

Sibillino-

rum
I

oraculoriirn nlerpretatione, Agrip-

non comune erudizione, lanopunto di vista, sotto il quale considerata la celebre Egloga iv di Virgilio, e la magnificenza del dire, merit
la copia di

sit del

no
scienze religiose

SIB
AnnoU
delle
la tradizione,

SI B
che
i

di esseie pubblicata negli


t.

loro oracoli furono in

6, p.

274. Dopo aver

altissima riputazione dagravissimi


ni, e

uomi-

parlato

ilei

carme

falitlico della sibilla di

da

filosofi di altissimo

intendimen-

Cuina, dimostr che certissimamente nel


secolo di Virgilio correva sotto
la sibilla

to

n schiavi

di volgari pregiudizi;

E-

nome deldella

raclito per il[., Eraclito lo spregiatore

un oracolo o tradizione

d'ogni.su perstizione,Plalone il dotto viag-

prossima venuta d'un Salvatore e Rin-

giatore e raccoglitore d' ogni pi vene-

novatore del mondo; cp\alunque


pinione

sia l'o-

randa orientale tradizione,


ne

Aristotile nel

clie delle sibille e de'libri sibil-

secolo fioritissimo di Alessandro,


il

Varro-

imi voglia tenersi, siano esse personaggi


storici

o allegorici, siano

tutti apocrifi

ov-

miracolo dell'erudizione romana, ed nitriche potici annoverare,! quali devonoesserci testimoni


le sibille,

vero imprestali dagli

scritti

e dalle tra-

non

delle profezie del-

dizioni degli ellenisti, o interpolali in quale

ma

delle tradizioni

che

l'orien-

forma che

vogliasi
il

versi e le tradizioni

te conservava, e

che dall'oriente trasmi-

che corsero sotto

loro

nome. Che

la di-

vulgazione di tale oracolo sdjillinodeve


bastare per mostrare esistente nel secolo
di Virgilio la tradizione d'

gravanocon misterioso linguaggionell'occidenle che fu nell'Asia minore soprattutto, ov'

erano pi

di (Fuse le

sinagoghe,

un riparato-

re divino, n d'uopo investigare pi olire sull'autenticit de'detti o de' versi attribuiti a

memorie de'giudei e degli ellenisti, che furono nuovamente raccolte dolibri e le

po l'incendio avvenuto del Campidoglio


e de' vecchi libri sibillini nell'anno
vanti

questa o a quella
s.

sibilla. Dife-

83

a-

se la sapienza de'Padri
lire,

Giustino mar-

Ges Cristo, le memorie e

versi

che

Atenagor3,Teofilod'Antiochia,Ter-

servirono a rifabbricarle, e che finalmente se

lulliano, l'autore delle costituzioni apostoliche, Lattanzio, Eusebio,s.

a questi moltissimi se ne tramesco-

Girolamo,

s. Agostino, s. Clemente Alessandrino, acerbameute impugnati dai protestanti, e

larono da impur sorgenti, o si foggiarono anche di novelli libri ne'primi secoli del cristianesimo, ci

non

toglie

che

snprattullo dal citato Blondel, per essersi


di tale oracolo e di tale
luti

non

sianvi restate intatte le tradizioni di

arnomento vaI

pi verace origine, e pi generalmente


lia'pagani stesse di vulgate e accettate,
sic-

contro

gentili a stabilire la divina

e predetta missione di Gesx Cristo.

quali
di al-

ch non

si

ripudiano dallo stesso Celso,


le

citando l'oracolo delle


tro
si

sibille,

non
cos'i

quando rimproverava ad Origene


che
di

io-

fanno mallevadori se non

dell'esi-

discrete intromissioni di apocrifi versi, e


fra le veracissime
si

stenza di quella tradizione ch'

chia-

non primeggiasse

ramente esposta ne'primi


ga Virgiliana; tutto
essi
il

versi dell'eglo-

l'oracolo che

attribuiva alla profetessa

resto

che alcuni tra


o dei

Cuma,

e ch'era piuttosto l'oracolo e la

dicono de'versi

in particolare,

voce di tutta la orientale tradizione". L'en-

libri attribuiti alle sibille,

pu ridursi ad vma semplice opinione letteraria, che non


poteva infermare l'argomento storico
cato da que'valentissimi apologisti.
re-

comiato prelato osserva che intorno

le

o-

ponno vedersi mente Fabricio, Bibl. graeca lib.


pinioni sulle sibille

special,

Che

i p. 29; Prideaux, Hisl.des Juifs t.2,l.i7,p. 332;

se pi oltre io volessi procedere e giun-

gere alla prima sorgente della tradizione, e dell'oracolo attribuito alle sibille, potrei dire che orientale forse pi che gre-

co ne

il

nome, che

dall'Asia
le

minore e

Duplo, Bill. ; Creuzer, Relgions des tous les peiiplei 1. 1 , nota 3; Banier, Mytologia t. 2; Vossio, De
adnot.
Q-"
1

Cudwoith, Sysltma Mosheim e. 4>

nlellectuale, cnni

6;

Eccles. dissert. prelim.

e.

17, u.i

da'paesi misteriosi che

stannoallespalie

oraculis SibyllinisjFveve, Dissert,; e ^li

faceva venire dalla pi remota antichit

ampiamente

Blondel.

SIC
SICA MA ZO, Sycamazon.
scovile (Iella Palestina
poli
(li
i
.'',

SIC
Seile vesolto la metrola

i.r

scovile della Mauritiana Cesariana, sotto

metropoli

di Giulia

Cesarea,che fu controv

Cesarea, e chiamala pure Suca-

fusa con Sicca (/'.), parimenti nell'Africa.

n/fl'5o,

scovi:

eretta nel V secolo, ebbe per veAiane o Giovanni che assist ali.

Ebbe a
I

vescovi INhulino che

si

coi donatisti alla conferenza di Cartagi-

concilio d'Efeso nel


si

43

i;

Dionigi trovos-

al

fio

brigandaggio d'Efeso nel 4495 ^^' o Alpio sottoscrisse nel 5i8 la lette-

ne nel 3 r,ed Etnplacio esiliato nel /i84 da Unnerico re de' vandali. Morcelli, Afr.
dir.
t.
I .

Giovanni patriarca di Gerusalenime a Giovanni patriarca di Costantinopoli contro l'eretico Severo; Ba silio firm il conci io diG erosa lem me conra sinodale di
I

SICCHIMOoCISSAMO. Sede vescovile

chiamata pure Cisaania


il

{f^.),

de'cni

vescovi tratta
t.

p.

LeQiiien,

Or/f/?.<rr7/''.

3, p. Q'zH.

Ora

un

titolo vescovile in
la

tro

Antimo
t.

e altri eretici nel

536. Oiicnt

vhr.

3, p.

658.

parlibus solto Candia, che conferisce s. Sede.

SICCA

zig A. Sede
la

vescovile della

SICCONE,
stia,

Cartaginese Pioconsolare nell'Africa occidentale, solto


ne, che
il

ch'ebbe

la

Cardinale. Vescovo d'Otemprila di consagrare iu

metropoli

di Cartagi-

Cellario pretende che sia Sic-

vescovo l'antipapi! Leone Vili nel 963 ai 6 dicembre, contro il Papa legitlimoGio-

ca o Sicccse vescovato della Maiiritiana Cesariana solto la metropoli di Giulia Ce sarea, ma sembrano due differenti sedi, ed in l'atti il 2. la chiesa Siccesiuina (^.). Anche Tolomeo ne fa una sola e la chiama Sicca /'eneria, cos Solino che
la

vanni XII, per cui questi nei concilio

di

Roma del 964

tenuto presso

s.

Pietro, lo

fulmin colla sentenza d' anatema e depose dalla sua dignit, iu uno agli altri
consngratori.

vuole fondata dai

siculi, e

s.

Girolamo
di Diocle-

Giovanni
Ha.

SICCOiNE Giovanni, Cardinale. V. XVII detto XVIII Papa.


SICILIA, Sicilia j Isola e regno d' Ila Una delle massime isole delMediteiregno e monarchia delle due Sidi

ricorda

Annobio chea tempo


la

ziano insegn

reltorica in Sicca.

il

no de'pi antichi vescovati d'Africa, ed suo i. vescovo fu Casto che intervenne


al

ranco, formante ima porzione considenibile del


cilie
il

concilio di Cartagine nel

255; E-

{f'), l'altia e continentale essendo

parchio fu a quello del 34^;Fortunazia-

regno

no
li

nel

407 and

legato in Costantinopoi

articoli tratter
la sola

Napoli [F.). Nel i. di delti compendiosaniente del-

per ottenere alle chiese

loro avvocali
i

storia primitiva delle provincie di

particolari

che ne sostenessei-o

diritti

Urbano

fior

nel4i8; indi Paolo, e Canl'epistola del

dido chenel

646 soltoscris^e
di

concilio Proconsolare, che fu

mandala

Paolo patriarca
i

Costantinopoli contro

monoteliti. Morcelli, Jfr. dir. t.i; Ar-

t. 3, p. jSi. SlCC^l!i^l Sicctnnis,Sic<'enensis.Se de vescovile d'Africa nella provincia Procoosolaredi Cartagine, secondo la confe,

duino, Concil.

qua dal P\Tro chiamate regno di Napoli, con qualche nozione generica appartenente alle due regioni e alla monarchia. Poi all'epoca del romano impero riunir in questo articolo Sicilia propriamente la storia della monarchia siciliana e napole tana, o regno unito delle due Sicilie, ossia dell'isola e della lena ferma. Perci sar n no inevitabili alcune ripetizioni pel nesso delle due storie e pel richiamo de'luogbi

renza tenuta
nominato

in
il

quella citt nel

i ,

in cui

ove ne ragionai.Grave, vasto e complicalo

vescovo Cipriano sulfraga-

l'argomeno da

svolgersi ne'due articoli;


io

neo della medesima metropolitana. JMorcelli, /4fr.

ma principalmente
imponente

questo e veramente

dir.

t.

i.

lo svilupper.

Imperocch

il

SICCESITANA o SICCESE. Sede ve-

complesso della storia

siciliana, e

quello

11^
che sono ad
e:.sa

SIC
collegati,
si

SIC
compone
di

de' popoli compresi nel rcnmennpoletano

Rasolcolmo, il golfo di IMelazzo copi Bianco, di Calava, d'Orlando e Zaffara,

uii'innunierabile e importali te serie d'av-

no,

il

golfo di Palermo,
il

capi di Galloe

venimenti della pi alta gravit, massime per


le

della l'iaina,
il

golfo di Castel a Mare,


il

tante sue relazioni colla


i

co' Papi,

cui slati

Sede e continentali sono lis.

capo

s.

Vito; tra quest'ultimo e

ed capo
l'e-

Boeo

trovatisi le isole

Egadi, presso

mitrofi e cooCnanti; per tanta


zad'interessi de'loro popoli,
altri titoli e

comunantutti gli

stremit occidentale dell'isola.

Tra

il

ca-

eper

ragioni che qui appresso ana'gior-

dr svolgendo, dal romano impero


ni nostri.

Laonde temo
s

di riuscirvi con-

capo Passero presentansi i capi Faro, s. Marco, Scalambri, Ciarciario ed il porto di Palo, col capo al quale d il suo nome. Presso questa costa usc

po Boeo

il

venientemente,
s

per

la

debolezza mia,

dal seno dell'onde neli83i un'isola for-

per essere argomento ripetutamente trattato da una moltitudine di dotti, e si

cev

mata dall'eruzione d'un vulcano, che riil nomedi Nerita; al cader deli 832
Finalmente la costa che stendesi dal capo al capo Faro, offre il capo Muso di Porco, il porto di Siracusa, il capo 5. Panagia, il porlo d'Agosta, capi s. Croi

ancora per dover seguire le proporzioni compendiose dovute all'essenziale natura


tli

spar, e nel seguente agosto ricomparve.

questa svaiiata mia opera quasi en-

Passero

ciclopedica e laboriosa. La Sicilia tra 36


37' e

38

di latitudine nord, e tra

0
1

e i3 20' di longitudine est, separala

ce de'Molini, Grosso, ed
sina.

il

porto di Mes-

(laircstremilk sud-ovest dell'Italia,

diante sina

lo stretto

chiamato Faro

di

meMes-

La

superfcie dell'isola olfie


valli; vi
si

un

al-

ternare di monti adi


pianure, e
le pii

sono poche
a dire

(/'.),

largo circa
in Africa,

3ooo

metri, e dal

estese

hanno

capo 13oM

per uno stretto della


in

quelledi Melazzo e di Catania, di Siracusa e di


ti,

larghezza di 20 leghe. Notabile questa


isola per la

sua forma triangolare


lettera greca

fi-

gura della
/r^,

chiamata A
deriv
il

f/'^

Terra Nova. Una catena di monda alcuni geografi denominati Netlunii,e che pare formila continuazione degli

per cui dall'antichit


Triiiacriaj essendo
i

le

nome
3

Apennini, fronteggia

la

costa setten-

di

vertici de'suoi

trionale dell'isola, e cuopre colle sue ra-

angoli determinati dal capoBoeo, un teni-

mificazioni la parte meridionale. Al


di

sud

po promontorio Lilibeo, all'ovest; dal capo Passero, gi promontorio Pachino, al


sudest; e dal capo
Peloro,
lii

detta catena,

presso alla

famoso Etna forma costa orientale un gruppo inil


:

di

Faro, anticamente
lo stes-

dipendente s'innalza esso


ni a

al dire d'alcu-

al nord-est.

Questi Sprouioulo-

oacri (perch acros in greco

99'"0 piedi, ed il solo ignivomo in attivit che l'isola racchiuda. Il Maccaluba o Maiaruca, presso la costa sud-est nel territorio di Girgenti, un vulcano

so che promontorio in latino,

come ne

fa

testimonianza Ovidio ne'i^<25/ilib. 4), che

mirano a 3

parti del
il

mondo, secondo

al-

cuni dierono

detto

nome

di

Trinacria
sul lato *"' ^^^^

che vomita fango per una moltitudine di crateri.Nelsud-estdell'isolasonovi parecchi vulcani estinti.

alla nobilissima isola.

Misurata

La celebrit eW Etna

settentrionale ha

70

leghe, e

44

m'induce a da re qualche cenno. E" chiamato pm-eGibelloe3JongibeUo,e(.\ esiste nella


(

volto all'Europa, e sul lato su'l ovest


leghe.

65
da

La

costa settentrionale bagnata

provincia e presso

la citt di

Catania,

quella parte del INlediterraneo che chia-

V.),

come

a gran piramide della bella cit-

masi Tirreno e talvolta mare di Sicilia, lia vicine le isole di Lipari (^.): gli accidenti pii rimarcabili che presentano so-

t,

no, a partire dal capo di Faio,

il

capo di

che sorgendo a pie del monte, un tempo ne port il nome, e 3 volte rest disi rutta dalle sue tremende eruzioni. Usuo nome "reco di Etna significa brucio^ il

SIC
nome
fu
di lJongibcllo
cl)fi

S
da'saraceni
gli

C
,

rolla

comunicazione del sotterraneo

fo-

dato un pleonasmo, perch nel loro


t

colare di esso colle aajue marine


nel
in

cio

linguaggio Gelei
Si

Io slesso

che Monte.

vuole che questo antico vocahoio na-

tempo che queste eraiisi allontanale uno de'grandi abbassamenti delle me-

Eluna, che vaefornace oweio oscurit : Pindaro nelsca dalla parola /fucina o

desime, venne in seguito desialo dal suo


letargo,
tra rivoluzione di bel
si

l'inno Pillo, alludendo alla sua grandiosilj lo

quando queste acque per un'alnuovo accostando-

ra ancora
sforzi

chiama Colonna del cielo. La tergrandemente fervida co' suoi dall' acque del mare lo fece emer-

al vulcano, riaprirono l'antica sotterranea comunicazione. Allora fu che IMii-

daro, Tucidide e Diodoro siculo comin-

gere, e
ti

dopo

suoi primi raffreddamen-

ciarono per

la

.^

volta a darcene cpial-

tutto intorno lo cuopr.


si

del sotterraneo fuoco

L'Etna per via apr a poco a po-

chedescrizione. Devesi
re,

dunque conclude-

co

la

strada, a svilupparsi dall'acqueo in-

che quel vasto accrescimento di acque, che seco trasse dolorose ragioni di grandi inondazioni, siasi verificalo tra l'epo-

volto che lo teneva imprigionalo,

quan-

do
I

rapidi ed estesi riliramenti del mare,

CadiOmero,e quellade'3 nominaliscrittori.

VI

come

niiii'.i'i

luoghi lasciando allo sco-

Vi per

dell'incertezza ed oscuri-

perto immensi spazi di terra, furono ca-

t, fatto riflesso alla teoria

de'vulcan, in-

gione che questo monte sulle acque final-

volta in mille fenomeni,


e meraviglie

come

di novit

mente cominciasse ad
un suolo
gi

alzare

la

sua ter-

ribile testa, e diventasse maestoso.

Su

di

prima

di

sua natura calca-

re e primitivo, coperto poi

da sommarii

che presentano ogni eruzione, chequi non luogo di parlarne. Uno de'feiiouiciii, che divide le opinioni dei fisici e geologi, l'acqua che in gran torrenti
si

ne lave, continuando l'Etna


nici laborntoi,

suoi vulcasulle anti-

suole dai vulcani vomitare, e ve

nuove eruzioni

ne ha

di quelli

che perci

si

appellano
sorpren-

che sempre pi accatastando,


ta

la

smisuradi lave

f^ulca?i

ad acqua j e c\h che ^\h

sua
,

moleamanoa mano accrescendo,


colline e profondi strali

monti
o
la

de V enorme quantit di pesci che in alcunedi tali acquoseeruzioni comparsa, identifjci a quelli de' fiumi esistenti

l'un sull'altro vomit,

da dove

suoi

lati

sommit sua dall'espansiva


L'Etna non

forza dei

presso

vulcani, e senza che ne rimanga-

sotterranei fuochi vennero aperti e squarciati.

no

alterati.

L'Etna pure aumenta

suoi

dunque

al

presente,

orrori e devastazioni, con enormi getti e


torrenti d'acquaj nel 7-55 una di queste sue grandi inondazioni distrusse alcune
i

che un'unione di monli difTerenti conici,


e vulcani estinti interposti, terminati eia

scunoda un

cratere, ed inclusi in

un im-

belle foreste della regione mezzana. Al-

menso cono

ottuo

il

di cui

vertice di

cuni attribuiscono questi accidenti alla H-

12,000 piedi, secondo altri pi recenti scrittori, o di due miglia e un 5., sulla superfcie del mare s'innalza con una base di

quefazione delle nevi, prodotta da un istantaneo sviluppo di calorico chele investe, ed alle subitanee dirotte pioggie,

60 leghe

di circuito.

Immemorabi-

che a quelle alture ed


ti

in que'

movimene

le e assai

remola

1'

origine dell'Etna,
fa

raelereologici

ponno facilmente

con

maOmeroche
Sicilia noi

spesso

menzione della

che

il

conobbe, perch si congettura vulcano preesistesse a quel poeta, o


spazio di

Non potendosi fare esperienze oculari nel momento degli sparapidit geneiarsi.

venie voli avvenimenti,senza


dita della vita
,

la

certa per-

comepi probabile per lungo


secoli avesse
il

la fantasia

offuscata dal

monte

desislito dalle

sue

meraviglioso, attribuisce l'eruzione proveniente dal focolare slesso, che

ignee operazioni. Rimasto tranquillo e in

fumo,

quel riposo, che Buffon ascrive all'intervot. txv.

fiamme

e fuoco ha con temporaneamente


--***-,.

1x4
gettato.

^*^fc

SIC
alcuni,

Opinono pertanto

cheun

gliori della Sicilia; la sua

popolazione
pri-

gran deposilo d'acqua sopropposta al vasto fornello della mina non ancora de-

consideiabile,e

vi si

gode un'eterna
la

mavera. In questa bassa regione,

pi

composta pu essere
sii

in alto sollevata, e

coltivala e pi fertile dell'isola, la feracit

daH'icDpulso e azione elastica de'sotlopogaz, resi da

del terreno fu migliorata dalle parli mine-

un intenso aggregato di
la

ca-

lorico pi liberi e indomili, furiosamente


si

aprano

strada al

bramalo equiacquoso con

smorzatelave lehauno sommiserie di secoli. Questi e r 'nstaucabile diligenza degli uomini


rali

che

le

nistrate

dopo una

librio,e tutto quell'inviluppo

l'hanno resa un paradiso di bellezze e di


fecondit;

forza trascinano seco da cjuelle alture.

De

ma

basta una sola furiosa eru-

Lue, e prima di lui Bul'on, sostengono, che la comunicazione sotterranea de'mari sia d' assoluta necessit per la formazione de'vulcani. Altri negano assoluta-

zione de'fianchi dell'Etna per seppellire


il

tutto sotto vulcaniche ceneri e lave in-

mente tali comunicazioni, sostenendo che il vuoto il pi perfetto non potrebbe far montare leacque ad una maggiore altezza di 34 piedi; altri che non pu esistere una comunicazione diretta tra il maree
le

fiammate. Le case sono bassissime onde meglio resistere ai terremoti cui sono soggette sono costruite con pezzi di pietra nera della lava, tra loro uniti senza calce o altro cemento. L'ultimo casale Ni:

colosi,ch'

il

pi allo sopra
il

le

montagne:

da qui, Catania
1

fucine vulcaniche, senza che

le

acque

estinguessero totalmente qualunque accensione. In tanta tSisparil di supposizioni e ipolesi giova


si
il

mar Ionio sembrano essere sotto piedi. La regione media della montagna boschiva; trovansi mandre di bovi, capre selvaggie, porci-spini,

considerare, chedi ver-

ed

uccelli di rapina.

A 63oo
vi
il

piedi circa

vulcani d'America s'infiammano benassai lontani dal

sopra del mare comincia


il

la 3.'

regione

mare, anche in distanza di 100 leghe. Vi dunque un ignolo germe, a cui dovuta la creazione di quell'arcana combustione; e che secon-

ch

ghiaccio e

le

nevi che

hanno perencarattere di-

ne dominio, ne formano
cui esala
gliere.

stintivo sino alla vicinanza del cratere,

da

un caior vaporoso che

le fa scio-

do ne

l'immediata e copiosa unioncque marine con il centro del sotterraneo fornello, abbia sofTocatoed eallri forse

La bocca dell'Etna ha quasi una


crosta di

delle

lega di circonferenza; le pareli interne so-

no ricoperte da una

ammoniaIl

germe, invece d'esserne il primario e necessario nutrimentorrenti d'acqua discesi dall'alto; e che tezze de'vulcani sienogli effetti di repeni

slinlo per intero quel

co e di zolfo a colori diversi.

francese

d'Orville, che ne rasent la parete soste-

nuto dalle corde, scopr nel mezzo un cu-

tine pioggie o istantanee liquefazioni di


nevi,

mulo di materie di 60 piedi l'altez/a,

foi

ma

conica di circu
a

e di

600

800

leghe

oppure che

uscite in

una

volta sie-

di circonferenza alla base. Si suole ascen-

noda'fianchioda'crateridel vulcano provenienti da vicini depositi


filtrazioni,

ammassali da

dere nella pi calda stagione, giammai nell'inverno a causa del freddo. Nella nevosa regione residenza del terrore con

che dalle superficie nell'inter-

no del monte si erano aperte le strade. L'Etna separato dalla catena de'monli dalla Cantara e dal Simeto, che hanno le
loro sorgenti vicine, e lo circondano on-

pochi e fiacchi alberi, pure in alcuni angoli

prospera

la vite
si

sopra nere arene vul-

caniche, da cui

ricava

un vino

rosso,

il

de poi rendersi al mare. Vi si distinguono 3 regioni: la regione inferiore, di una non ordinaria fertilit, ha campi di biade, vigneti, orti,
i

quale se non cos rinomato come la la crima chrisli del Vesuvio, egualmt^nte progiabile.

vento de'benedetlini

Nel luogo ove l'antico condi s. Nicola dell'Ai

cui prodotti sono

mi-

rena, piccolo e oscuro edifizio,

pi dotti

SIC
nntif|nan ciedoiio rlic
citt il'lnessn, della
eli

SIC
vi

iij;-

fosse

antica

uscita dal vulcano


so,

quale alcune colonie


discacciati
il

formatosi in

chiamalo monte Rosquell'eruzione, e che co-

campani s'impadionimno,

pruli lava

uno

spazio di

G leghe per lundistruggere Ca-

poi dai calanesi, che gli dierono


di

nome

go e una
1

in largo,

sopra una grossezza di


di
pii terribili,

Etna, il monasleio l'ultimo edifi/io che trovasi nel viaggio del monte. Lecaverne vi sono nuraerose e spaziose; si distingue quella detta di Proserpina, e presso
la

00

piedi, e

minacci
delle

tania

come una

onde

il

luogotenente del regno


to a
offr
s.

in

ringraziamenla citt, le

Agata, per avere salvata

grotta delle
belle

le pili

Capie vi sonodue delmontagne tra le formale dal-

l'Etna. Sulla costa settentrionaledel


te vi

mon-

un gran lampadario d'argento. Con quale veemenza il monte abbia allora vomitato, pu ricavarsi da una pietra di 3o
braccia lunga, che sprofond in terrai
braccia a

un lago d'una

lega di giro. Si for-

sul fianco di questo

re siuiilea

monte un cratequellodi Maccaluba nella proil

una distanza di loon

passi dalla

vincia (liGirgenti,

quale non getta


pit

clie

delle materie terrose e liquefa'te. L'ar-

che ne torma estremamente fina


gilla

la

gran parte,

bocca dell'aperto vulcano. Il cratere che l'erutt uno de'5 che si form in quella esplosione, con 5oo passi di circonferenza. Accompagnarono l'eruzione nuvole di

e ricercatissima perle

fumo, lampi, masse roventi, rocce

stoviglie.

za a

La materia qualche volta si algetti, ma spesso non fa che bollire.


esala dal cratere; qualsi

All'avvicinarsi di un'eruzione dell'Etna,

infiammate, zolfo, ceneri vulcaniche, e il tutto con ispaventevoli tuoni e sotterranei muggiti. In 4 i^esi, campi, case e interi casali

un pallido finno

furono preda del disastro;

la

chelempodopo

diviene nerastro, e

ac-

lava corseper 1 5 miglia sino al mare, ro-

cresce progressivamente.

Dopo qualche

settimana, e talvolta alcuni mesi, la lava


del cratere, o scappa escorrelungola montagna. Sembra meno liquida che quella del Ve-

bolle alla

sommit

fuori dai

lati,

suvio(chedescrissiaNAPOLi,enel voi LUI,


p.

220
1

feci

parola
la

dell'

ultima eruzione

del

85o), e

sua celerit di circa

200
tut-

tese per ora.

Questa lava abbrucia


si

vinando una parte di Catania, e la sua profondit fu da 25 a 3o braccia. Il monte Rosso nell'esterna sua figura simile fu cos detto perch divei se al Vesuvio sue parti sono tinte <li rosso, in altre dominando il bianco e il giallastro. Questo l'unico monte, tra un centinaio e pi che fanno grandioso e imponente corteggio alJMongibello, di cui se neconosce la
:

tociche incontra nel suo passaggio; a diverse epoche le


ca e

formazione. Quella del lySS fu preceduta dal

opposero delle dighe.


di lava, la feldspati-

ricordato scioglimento delle nevi,

Vi sono due specie


la basaltica.

Si

contano circa 3o

e-

ruzioni dell'Etna, delle quali io soltanto


dal cratere della sommit. Si cita quella
del
1

che produsse delle correnti devastatrici: .secondo Dolomieu, la corrente della lava fu allora di 4 leghe di lunghezza, sopra

mezza
tezza.

di lai'ghezza, e di

200

piedi d'al-

444) "ella quale icatanesi, minaccialoro citt, ricorsero


di
s.

la di distruzione la
al

consueto patrocinio
il

Agata, con-

Quella del 18 19 ebbe 12 aperture nuove std declivio del monte, e gettarono della lava per molte settimane; fu unadelle eruzioni pi vaste, e da molli terrori e fenomeni accompagnata.Quela deli 843, in cui la lava produsse uno straordina-

ducendo
venti
le

velo di

lei

per ben
le

4
le

volte in

processione, e in tutte

volte

lave ro-

si arrestarono; in altra formidabieruzione dello stesso anno, riportato il

rio e terribile

fenomeno, perch scorrenla

sagro velo dal domenicano Geremia, ac-

do sopra

certa quantit d'acqua

ridus-

compagnato

dal clero e dalla moltitudisi

se in vapore.

ne, l'eruzione

spense. Quella del

669

sione della

Questo produsse un'esplocompatta e ignea materia, e

i.G

SIC
ed arene,
i

SIC
clic uccise

]a ridusse in lapilli
r-S conladini ollie

l'erizione dell'Etna gigante,


il

dicendo che

feriti.

L'ultima eru-

zione quella del


al

852

nella notte del

20

agosto, in cui l'arcano laboratorio

dell'Etna cominci ad essere in piena e1

uzioue.

UnromoreggiarcupoeS

violente

monte ignivomo coronato di bianco fumo, era indizio che l'attivit sua veniva meno, e lampeggiante di tratto in tratto una debole luce, rientrava ormai nella maestosa e solenne sua calma. Dal nuovo
cratere apertosi nelle Valle del Leone, nor
si

scosse

annunziarono che l'ignivomo monsua trancpiillil,

te usciva dall'apparente

elevavano
le

pii

che

rari vapori, e le la-

poco dopo sul versante orientale, propriamente nella valle del Leone, nel sito
e
di

ve

quali per pi di tre mesi sbucarono

da quella voragine, coprendo vaste estensioni di terreni fecondissimi,

Pietra Musarra,

si

aprirono due nuovi


dal turbine fu spin-

appena pro-

sbocchi di minutissima cenere che copr


le circostanti terre, e

cedevano
ve corso
IVlilo

in piccoli rivoli,

che dopo bre-

si

estinguevano. Alcune case di

mare. Poi successe l'eruzione di lava infuocata, che come torrente impetuota al

furono coperte dal gran torrente di fuoco che minacci Zafiurana Etnea, ma
i

so

si

precipit per la china divisa in 3 brac-

danni arrecati a'campi sono ine ilcolabiond' che l'eruzione del i852 ha ag-

cia,

uno de'quali verso

il

ridente villagi

li,

Etnea edificato nel ySS, altro al territorio Milo in direzionedel comune diGiarre. La iriaggior ampiezza di quel fiume di fuoco fu di due miglia, l'altezza di palmi io, eia rapidit tale da coprire in un'ora uno spazio diiGo palmi. Piosegu la lava con furia per quasi due miglia e giunse a Paragone presso alcune abitazioni un miglio da Zaffarana, e per 400 canne danneggi e quasi distrusse vigneti, canneti e castagneti, con una fronte larga mezzo miglio, alta 4 palmi.
gio di Zaffarana
Si videro alzare globi di
alle scorie

giunta alla storia dell'Etna una nuova pagina,

non men

trista e straziante di

quel-

le sulle

quali tanta luce di ciitica, tanta

vastit didottriiia vers

lostupendo

me-

Giuseppe Alessi. '< Ed ora un vasto caoipo si apre d innanzi alle investigazioni della scienza, la quaraviglioso intelletto di
le

cercher

di

sorprendere

la

natura nel

mistero de'suoi giganteschi fenomeni, stu-

diandosui luoghi, dove prima o biondeggiavano le messi o s' impomavan gli alberi o
si

arrubinava

la vite, e

die ora ve-

fiamme insieme

donsi coperti da monti di lave.


dire inesplicabile, cone

Ed

pur

vomitate dalla voragine, con

ancora un mistero inesplicato, ed oserena


si

continuo romoreggiare e detonazioni fragorose, acconpagnate da varie scosse. Le


infocate materie progredendo, portarono
la

agiti

l'arcana

potenza, che in tempi ed in luoghi divisi


e lontani dischiuse nuovi crateri allosboc-

distruzione a diversi porneti, e ad altri

co delle infiammate materie vulcaniche,

castagneti e vigneti, particolarmente nel


territorio di Cerrita.tenimentodella prin-

quando che unico

il

gran focolare del-

l'Etna. Le eruzioni dell

38

i,del i444)<^'^'

cipessa Rospigliosi,

ed

in

parte delle ter-

re seminative comunali di Catania. In se-

guito

pii

meno

l'eruzione rallent esi

riattiv a vicenda: la

nuova corrente del


Il

i537, deli66f), deli68q,del 1763, del 1766, del 1792, per non dir di moltissime altre minori, han lasciate lunghe e sotterranee caverne,e chi ha cercato di scendere
i

cratere apertosi l'S novembre, da Zappiiielli

misteri del
in

tremendo vulcano, pe-

discese alla Volta dello Sciancato.


il

netrando
zione.

que'baratri profoudi,si con-

Giornale di Catania pubblic


i

diario e
il

vinto della loro scambievole comunica-

bollettini di queste eruzioni;


Sicilie, in

ed

Gior'

A questo, che

il

naie delle due


2 dicembre
1

data di Palermo
il

mento per mostrare che


molti
altri

pi grande argocorrenti vulca-

852 ne annunzi

termine,

niche procedono da un centro

comune,

e rese conio del principio e progresso dei-

potrebbero aggiungerseue,qua-

SIC
li

SIC
volte clestossi

117

ce

li

offre la storia delle etnee eruzio-

da quell'altura l'incantevole scena dell'apparir del sole. Si giunse a credere, che

ni, perciocclic

quantunque

ratliviii liei

ronsi le
re,

monte, e nuovi sbocchi aprilave, sempre dal maggior crate1

quelle

mura

siano reati d'un tempio, de-

dicato a Vulcano, se pure non l'ebbe nella regioiieselvosa,

coaie in questa del 852,elevaronsi glo-

bi di densissimo

fumo

e fiaQime". L'e-

ruzione per uon ebbe (Ine nell'epoca indicata, poich a'22 dicembre liprese novello vigore, ecjuindi
le

epiultostoessere un alGiove etneo, ove si facevano sa grifizi e ceremonie. Imperocch finsero poeti, chenell'Etna Vulcano dio del fuotare di
i

lave discesero pi
JNel febijia-

co
pi
i

vi
;

pose

la fucina e l'officina de'Ciclo-

celeiemenle veiso Zappinelli.

che Giove co' suoi fulmini precipit


gli

ioi853
le

si

rinnovarono
il

rivoli di fuoco,

giganti nelle viscere del morite; che


si

colonne di fumo,
Brillo al

me.

rimbombo,lenaingiorno 16 nessun nuovo fe-

antichi

servirono del fuoco dell'Etna


il

per presagire
co

futuro, gittandovi oro, ardi vittime,

nomeno sopravvenne, e l'eruzione interanienle cess. Per tal modo la storia di questa
ti

gento e ogni sorta


le

che se

il

fuo-

divorava

il

presagio era

felice, fu-

eruzione,ch'ebbe cominciamento

l'ul-

nesto se rigettale.
I

nio giorno delle feste catanesi in onor


s.

fiumi

pii

importanti della
Salso,

Sicilia so.sul-

di

Agata (queste
e

feste secolari e centene'ii.

no: la Giarietta, che ha la sua foce


la

narie splendidissime, sono descritte

costa orientale;
il

il

il

Platani, la

207
si

^obelGonialediRoniade (852)

Calatabellota ed
ovest;
il

Belici sulla costa sudil

chiuse l'idlimo giorno delle altre feste

Termini,

Fiume

grande, e

la

in onore della celebre eroina protettrice


di Catania.
laSicilia

Pollina sulla costa settentrionale. Quasi

cos

Giammai forse il vulcano delha perdurato nell'attivit sua per lungo periodo di teupo, quanto in
gran

non

vi

sono laghi, essendo appena meri-

tevoli di

l'est, e l'altro di
il

quest'ultima eruzione. Empedocle poeta


e filosofo d'Agrigento,si precipit nel

Palici

menzione quello di Lentini alCanlarro all'ovest, oltre celebre pe' suoi fenomeni d'ac-

cratere dell'Etna, e lasci

suoi sandali
si

qua bollente e sulfurea, presso il quale fu gi il famoso tempio di tal nome. J\lolto piacevole
il

appi della montagna, acci

credesse

clima di quest'isola, do-

ch'egli fosse slato trasportato in cielo, o

ve l'inverno
vera, e

secondo

detto piano del

anneg nel mare. Nel cosi Frumento, nome strano per non crescervi mai un filo d'erba, vi
altri
si

pu quasi dirsi una primavengono calori dell'estate temi


i

perati dalle fresche brezze del mare. In-

segnano

geografi che
il

la Sicilia

sotto-

sono
cle,

le

rovine d'un'anlica fabbrica chiala

posta al 4-" clima,


t di cielo

quale per benignialtri 6;

mata comunemente
che
la

Torre d'Empedoco-

assai migliore degli

favola vuole essersi precipita-

laonde ne segue che tutte quelle cose che


la Sicilia

to uell'Elna, per

non aver potuto ben

produce, o per

artifizio

umano,

iioscere la mirabile sua natura,

secondo

o per forza di natura, siccome scrisse Solino,


si

alcuni; altri credendo l'edifzio

tom |)io
rio, e
vi

di

avanzo di pagana deit, foise piantato dal


in certi

sono tanto buone che elleno tutte


si

avvicinano a quelle cose che

chia-

filosofo qiial sacerdote dell'etneo santua-

mano
ri

ottime. Perci non da meravi-

dove
i

tempi e per alcune ore

gliarsi se quest'isola dagli antichi scritto-

spiava

misteri della natura. Vi chi o

pina essere una semplice vedetta fatta dai

fu tanto meritevolmente commendata, massime da Strabone. Non da meravigliarsi se


ti,

normanni, per esplorare gli andamenti del nemico. Congetturano alcuni che (piesta fabbrica tosse slata notturno ricovero dell'impera toro A driano,avido di contemplar

per

molteplici suoi prodotle

esoprattutto per
il

fertilissime suegle-

be, fu gi

granaio della repubblica rosulle alle

mana. La neve non cade che

ii8
ruoutague, e nelle

SIC
[jarli

SIC
basiecresce
il

ba-

lagne, sono ptopriet esclusiva della co-

nano, la canna di ziiccaro e l'alo ; non sipugoJeie [n'u bel cielo puro di quello di Sicilia. Il paese vi delizioso e quanto inai ridente; da per lutto, ne' punti
piltojeschi di vista, amcuiiasi l'armonia,
lo

iona,e trarre se ne potrebbe maggior proftto.

La

Sicilia

si

pu

dire doviziosa an-

splendore,

la

grazia delle tinte dolce-

lueule fuse dalla naluia. Se non die a


tali

vantaggi alquanto

si

oppongono

l'ini

salubrit dell' utia in alcuni distretti,

terremoti, l'eruzioni dell'Etna, ed

fu-

nesti efletti del scirocco, vento d'ostro


soffia in luglio e agosto.
1

che

doni della na-

tura doviziosamente sono a larga


jjrofusi nel

mano

vi hanpiombo, quadi ferro, di rame; allume, zolfo di lit e in abbondanza, petrolio, salnitro; delle miniere di sale furono scoperte presso Custro Giovanni nel centro dell'Isola. Presso Messina un'importante cava di carbon fossile; ed in molti siti non mancano acque minerali, e bagni salubri termali e zolforosi, 11 marmo eie pietre da fabbrica sono molto abbondanti. Piinven-

che

in

produzioni minerali, poich


d'oro, d'argento, di

no miniere

.''

veramente

felice

suolo della

gonsi dell'agate, del diaspro, porfido rosso e macchiato di bianco


I-aldi,

Sicilia, isola a

Cere e consagrata dagli andeil'agricollura, poich


stalo

odi verde; sme-

tichi,

come dea
la

alabastro, e altri bellissimi

marmi

vulcanico e calcare

mai sempre fasovrabbondansi

d'ogni macchia. L'ambra gialla, di specie pii diafana di quella del Baltico, tro-

moso per tare non


te,

sua gran feracit, e per denola fertilit

solo

vasi

comune

in vicinanza all'Etna, parti-

ma

altres l'eccelsa
le leggi

pienjgaliva dia-

colarmente

alla foce del Giarrelta. Inol-

ver dettato
fa

agraiie, di cui pnr

tre la Sicilia

molto memorabile pel com-

autrice quella favolosa deit,

dando

plesso singolare de'suoi fenomeni, poich


oltre quello dell'Etna che tra le nevi getta fuoco,

ili. "esempio di civil

vivere a'popoli con-

finanti.

Il

difetto

dipioggieal principio

per durare

ghiacci anche nelin lotta


i

da abbondanti lugiade fecondatiici, e lo squagliamento delle nevi nelle montagne d origine a numerosi ruscelli che facili ofirono i mezzi dell'irrigazione. Quindi non solo copiosa
dell'estate viene riparato
vi

l'estate, e

secondo alcuni sono

dueelementi, non potendo la neve smorzare il fuoco, e questo non distruggere del
lutto la neve; alle falde del

monte

un

fonte d'acqua fredda che bolle, che tin-

biondeggia

la n)esse,

vi si

raccolgo-

ge

di

nero

panni; nelle vicinanze d'Asi

no

vini squisiti,

ma

vegetano ancora tutgli uli-

grigentooGirgenti

vede un terreno, gi

te le altre cose,

che fanno per l'uso uma-

ricordato, dalle sorgenti d'acqua gettar


fuori continuamente fango color di cene-

no; e ricchi di frutti verdeggiano


vi, gli altri

prodotti principalmente con-

re ed anche in massi d'incredibile grandezza; nel celebre lago di Palici


ila

sistendo in maiz e altri cereali, lino, ca-

Pli-

nepa, zalferano, cotone eccellente, zuccaio eguale a quello delle Anlille, melaran-

nio detto Efinlia e poi Nefta,


tre

il

quale da

gran quantit, cos cedrati, bergamotte, fichi, melagrauate, pistaceie e

limoni

in

bocche manda fuori continuamente un'acqua caldissima di cattivo odore, e che fa gran romore per bollire, piti volte
il

chi,
ro;
i

mandoi le, datteri, e persino il papipomi di terra vi furono introdotti nel


quindi
si fa

essendo uscite dal lago palle di fuoco;

sale di

Girgentiche

si

distrugge nel fuo-

secoiopassato. Visi trovano eccellenti pascoli, e

co, e nell'acqua scoppia e salta;

molto burro

formagle

dired'unaserie infinita di
ti

altri

per non imponen-

gio di squisito sapore. Le piantagioni dei

naturali fenomeni, e di fontane nocive

boschi non sono tutte in istato florido;

e velenose. Pel lavoro delle terre general-

piccole selve diquercie, frassini, olmi e pini,

mente

si

che coprono alcune parti delle mou-

sporti a

adoperano bovi, come pe tramezzo di carri; per viaggiare si


i

SIC
usano muli, latito riiiiaicabili per la destrezza di superare le slradescoscese,e per
la

SIC

119

nea diretta di piroscafi dai porli austriaci sino al porto franco di Messina, ove si che partono da lungo tempo che si riconobbe l'utilit d'una diretta e regolare navigazione a vapore fra i porti di Palermo e Messina, non che quelli della grande confederazione America-

pazienza a sopportare

le

pi aspre

fala

cungiimger co'vapori

esteri

tiche.

La

selvaggina cumuuissima;

pei porti dell'occidente.

Diaggior parte degli animali selvatici del

continente europeo

si

trovano

in Sicilia,

ed

il

miele sempre rinomato. La pesca


si

pi importante che
la del
i :

fasulla costa quel-

luuuo perfettamente vi riescono bachi da seta. Importanti manifatture tono in Palermo^ IMessina, Catania e altri luoghi, ove si fabbricano principalmente
seterie, colouerie, tele

na, per parte dell'Austria.


lettrici

telegrafi e-

vanno prolung.indosi; incominciati quelli da Napoli aTerracina per comunicare con Roma, vanno quanto prima a
compiersi. Di recente
si

ed oggetti

di lana.

sono posti in a-

Gran numero

di articoli de'quali abbiso-

zione da Napoli a Salerno e da iVapoli ad


Avellino. In breve percorreranno tutto
il

gnano gli abitanti della campagna, si fauno da loro medesimi. La variet delle produzioni della
ti,

regno, divenendo sottomarini da RegIl

Sicilia, la

bont de'suoi por-

gio a Messina.

nuovo molo

di

Catania,
sor-

la

sicurezza della navigazione intorno

opera gigante, sta per terminarsi, con im-

alle

sue coste, sono altre prerogative del-

mensi

felici risultati.

La natura che

l'isola.

Le principali esportazioni consistograne, sale, olio d'oliva, vino,


capra ed altro.
11

ride alla contrada, la estesa produzione

no

in seta,

de'suoi campi, richiedevano uno sbocco


al

frutti, pelli di

commer-

commercio

coll'estero dalla parte del


vi

mezzod d'Europa e coi paesi transatlantici ebbe ad aumenta re da qualche tempo; non pervenne per ancocio dellaSicilia col

mar Ionio, e l'opera magnifica


presenza della corte reale in

ha prov-

veduto. Al principio di questo secolo, la


Sicilia,

non
molil

ra a quel grado di sviluppo n cui potreb-

che quella

degl'inglesi, arricchirono

capitalisti siciliani
prirsi

be arrivare qualora commercianti ed i ponessero mente ad a1

to l'isola; grande slancio presero allora

commercio e l'agricol tura,ed


le

il

valore del-

nuove

bitare del

vie. Non si pu frattanto dumovimento progressivo ne'rap-

terre fu quasi raddoppiato. Dipoi la Si-

porti fra le piazze dell' isola e l'America,

essendoch

porti di

Palermo
i

e di

Mes-

svincolata dal feudale reggimeaed acquist pi attivit uell'amminislrazione, ed unit nelle leggi. Tuttavia
cilia fu

to,

sina sono zeppi d navigli

per quella lontana regione


e
le

che caricano frutti del sud

la uazionesi
ri

compone per un
il

3." di signo-

ricchissimi, ed

resto della popolazio-

produzioni dell'industria siciliana.

La

esportazione de'prodotti della Sicilia per

alquanto superstiziosa
t

ne nella maggior parte proletaria, ed sempre , sebbene

Americheautnenta considerevolmente Grandi e in aumento sono [)ure le comunicazioni Ira porli della Sicilia e le piazze marittime dell'Austiia sull'Adriatico. I porti di Trapani e di Agosta pei sali, e quelli di Messina, Catania e Palermo per svariate produzioni fanno un commercio alquanto esleso coll'Austria, e da Catania si edetluano molle

fiori nella religiosa Sicilia tutta la puri-

(l'anno in anno.

de'dommi

cattolici, e la

divozione pel

divino culto e per quello de'santi.Di bella statura sono in generale i siciliani, di

bruna carnagione, ed costumi loro riescono chiaramente pronunziati. Si fanno


i i

siciliani

rimarcare per
si

il

loro fervido a-

raor patrio, e

tacciano da alcuni

come

te spedizioni

per Trieste.

Il

commercio del

ferro fu ed
cilia.

sempre importante nella SiPare che audr ad ultivarti una li<

ed lodano per acuto e destro ingegno, e per animo grande e valoroso, che figurarono nel primo rango delle pi colinsieme
si

indisciplinati, diffidenti e vendicativi;

20

SIC
ili

SIC
buon
maggio
di

te nazioni dell'aiitichil. Dotali

stima a quell'isola,

alla

quale

senso, ossia di logica naturale, sono vaglii

in origine

siamo debitori
secoli

di

aver diroz-

nel dire, faceti, sentenziosi ed arguti.

Mo-

zata, abbellita e accresciuta quella lingua

strano ospitalit
lo spirito,

come

napoletani, han-

che da molti
si.

non ardiva svilupparil

buon

gusto, finezza,

ma una
li

Dante
.'' i

disse

che

buon volgare
,

fu u-

sorte d'alterigia selvatica

che

rende

dito la

volta in Sicilia

e fondato

da

maggiormente coraggiosi
scritti:

e capaci di e-

tutti gli eccellenti italiani

convenulinel-

roiclie azioni, d'alte scoperte e di nobili

la corte di

Federico. Ivi
si

si

mond

d'ogni

l'amore

(Iella

musica

ne' sicilia-

brutliira plebea. Ivi

chiam

dal suo ni-

ni cos vivo

come
il

nella penisola italiana.

Si

encomia

bello delle

vaghe

sicilia-

do col nome di Aulico e di Siciliano. E Dante da quel suo libro del volgare eloquio grida
tal

ne, che traggono origine da'sicu li, e

dopo

ai posteri
i

(orme greche die tuttora nobilmente conservano. Scrivono gli anticbi, che queste donne furono brave e valorose al pari degli uomini, il che si direbbe pur ora perle molte prove che danno di coraggio. Narrano anzi che mancando in un combattimento ai soldati le
dalle
funi degli archi,
di patria
i

3oo anni

nome

ebbe, e che

ancora e dice Che posteri noi potran:

no mutare. Il dialetto di questi isolani ancora pieno di quell'antica propriet e dolce espressione, che lo fece sembrare s
bello ai padri della nostra lingua.

onore e lume

d'Italia,

A voi, raccomando questi

uiei rozzi scritti,

onde vogliate penetrare


il
i-

si

tagliassero per
li

amor
far-

l'intendimento del mio dire, per far giu-

capelli, e

annodassero a
si

stamente rinascere
desiderio di
sola siciliana.

ne

le

corde. Col (jual fatto

volle forse

a tempo opportuno ammirare le bellezze dell'

alludere alle lunghe e belle treccie, che

Ma

inutili

sarebbero dal
la fas

pure oggid scendono loro dal capo, e non hanno bisogno d'ornarsi la fronte con fnte arricciature. Di tutti gl'italiani, siciliani forse sono quelliche piii impazientei

canto mio maggiori encomi, dove


vola,
i

poeti e le storie
le
il

commendano

altamente

bellezze di questo luogo, e


bello delle impareggiabili

memorano

mente hanno sopportata la dominazione slraniera. Per cui mentre la storia celebra
la classica terra di Sicilia

antichit di Girgenti, Siracusa, Catania


e Selinunte".
Il

P.odot osserva, che tre


e usitati nel
il

della civilt, del sapere,

come gi culla come della giudirsi

idiomi erano

comuni

regno
il

di Sicilia nel secolo XII,

latino,

gre-

risprudenza, della hlosofa, dell'eloquen-

co letterale e volgare, e l'arabo. Se vero chcFederico


11 fece

za:eperlunga stagione pot


fu di quelle ancora, anzi

prima-

pubblicare in
loro
p.

lin-

rio seggio delle scienze e delle belle arti,

gua greca

le

sue leggi nella

Sicilia, alllne
il
il

nazioni che nel

una tempo che

delle
altre

prime erano

d'agevolare

ai suoi sudditi

adem-

pimento, come congettura


l'uso della

Montfau-

governate con assoluto dispotismo, teneva il potere monarchico de'normanni frenato da un parlamento o assemblea legislativa e da solide e sicure guarentigie , poich lasicula terra fu mai sempre foco,

con, convien dire essere stato frequente

medesima

tra que'popoli, an-

che nel principio del secolo XIII, e che il detto idioma ma^sfior fortuna abbia avulo nella Sicilia,

che nella Calabria e nei

lare di libert. Scrive


la Lettera

il

cav.Bordiga, neli

Cruzi, dove poco

dopo

l'et

de'normanni

a Giordani, che la
costumi
Sicilia,

.^

fonte deli-

rest nel volgo quasi universalmente se-

la gentilezza de'

e della civilt

polto ed estinto.Le pibelle pennede'dottiscrittori,ed


i

taliaua

venne da
pii

donde

scaturi-

pi

belli
i

ingegni d'ogni na-

rono

eleganti scrittori della nostra

zione celebrarono

siciliani,

che anco in

dolce favella.
la

A mio

giudizio questa so-

mezzo

a'ienebrosi secoli co'potenti slanci

ragione basterebbe onde tributare o-

del genio ravvivarono la celeste favilla del

SIC
sapere sull'Italia, ne diradarono la caligine, e innalzarono alla melodia del ritne.

SIC

I2t

Pi d'ogni altro sapeva il Petrarca, dopoessercdimoralo per tanti anni inPiovenza, quantipoeli e
se
in che tempo avesprodotto quella provincia. Tuttavia esiciliani avessero apgli non iscrive, che
i

mo

il

volgare idioma.

Il

Muratori nella
primi a

Dissert.Z 1 .': Dell' origine della lingua ilaliana, osserva che fra gl'italiani
i

valersi delia nostra lingua in far versi fu-

presa da'provenzali l'arte


gari,

di far versi vollatini,

loilo

siciliani,

il

felice

esempio

de'qiiali

ma

piuttosto da'greci e

avensi

commosse
simamente il Muratori
trarca aver

gli altri poeti d'ilalia,


i

mas-

do

egli letto

che anco

il

loro volgo

di-

toscani,

ad

imitarli. Inoltre
i,

lett di

comporre de'rilmi. Essendo aduni

rilev nel lib.

cap. 3: Della

que preceduti
guenza,che da
lo stesso

siciliani ai toscani,

per at-

perfetta poesia italiana, che attesta Pei

testato del Petrarca, ne viene perconseessi

siciliani in siffatto

studio pre-

prima del 2000


i

nelcol-

ceduto
che
la
ri,

agli altri italiani,

con lasciar ani

tempo che(la'provenzali,era

in

dubbio, se

essi

dai provenziili, o

tivata in Sicilia la poesia italiana, esi verifica,che l'arte de'ritmi^^c2iS'/c/c).y '20/1

provenzali da loro imparassero l'usodelnostra lingua volgare. Di


nella Disperi, ^o."
:

pii

Muratodi-

vndlisante saecnlis (almenodue) era tornata a nascere.


trarca, avere
i

Dell'olitine della

a torto, soggi unge

Pe-

poesia italiana e delle rime, torn a


chiarare.

siciliani

appresa

tal

sorta

Che

siciliani fossero! prini

di poesia da'greci e latini,

avendo veduto

comporre
ti,

versi in lingua italiana, gi fu

stabilito dalla

maggior pnrtedegli erudi-

che anch'essi aveano composto de'ritmi colla consonanza delle voci poi appellale
rime.

ed

sonetti pii antichi della nostra linsi

Che

presso

gli stessi

poeti di Sicilia
si

gua, che

sono conservali, vengono at-

fossero in uso le suddette rime,


glie

racco-

tribuiti a'poet di Sicilia.

Neabbiamo una
i

idonea testimonianza nel Trionfo d' AmoTe cap. 4j dovePetrarca additando pi-ecedenti poeti italiani, parla ancora de'siciliani
:

da quanto scrisse Rocco Pirro nella Cronologia de' re di Sicilia. Manc di viI
I

ta nel

il

celebre

Ruggero

conte di

Sicilia e Calabria, e nel


stogli in

Che far gi i primi,

e quivi

eran

suo epilalfio poMiletosi leggeva: Linquenster-

da
ro

sezzo.
la

Onde

poi

siciliani

imparassevolgari, e

renas, niigravit
gerius sedes,

diixadamoenas
flitta

Ro'
C(>nle

foima de'
disputa fra
ci

versi e

poemi

nam

coeli detinel aedes. Sia

l'uso delle rime, ripete JMuratori, ciserVI di


gli

mile r iscrizione

Rinaldo

eruditi italiani. IlCrela


1.

scimbeni, che

die

Storia della volgar


1,

26, presso il medesimo Pirro ne' vescovi di Catania; cos nel i 170

morto

nel

poesia italiana, nel

cap. 2 del

Com-

furono

scolpiti

nell'arca di re Gugliel-

mento, determin come cosa evidentissima, che siciliani aveano preso dai provenzali tutta l'economia del poetare italiano. Ci ripugna a IMuralori, e con Petrarca combatte la credenza, che vanai

mo

n)orto nel 1166). Gli altri versi

procedono colio stesso ritmo di quelli riprodotti da Muratori. Somigliante ancora l'iscrizione posta
regina Margherita nel
i
1

al

sepolcro della

83.

Non ebbero

mente

si

spacciano

provenzali per padri

dunque bisogno
andare

poeti siciliani volgari di

e maestri dell'italica poesia, affermando

a scuola dai provenzali, per im-

che pi

di noi

certamente ne dovette

sa-

pere l'antico e dottoPe tra rea. LaondeCre-

parar l'arte di far versi rimali. Inoltre aggiunge Muratori, che non solamentei

non oppone cosa che non restano poesie composte dai siciliani prima del 200, le vicendedel leu)po e delle guerre, che di tante altre mescimbeni
a tale testo

vaglia. Se

somministrarono a'siciliani esempi della poesia volgare colle rime, ma ancliealtri popoli, e specialmente gli
greci e latini
gli

arabi o vogliam direi .Vrzr^cc/(/^.), po-

morie ci hanno privali, ne l'uronola cagio-

terono essere loro maestri in quest' arte.

li

SIC
lo

SIC
do
le

Dappoicli osserva
ka

stessoMuralori, che
la Sicilia

muse

siciliane di gi fiorivano,
la

ma
-

per pi di due secoli fu

oppres-

dichiara che dessa ha superalo

sua pri

(ma molto
ad
essi fu

assai di pi) dal giogo dei

ma sorella e le ha strappato la corona. Fur


nondimeno opina, che
no mollo amati
za pi
il
i

saraceni arabi, e sjiaoiente nelioGotol.


la
li

poeti siciliani sos apprezmelodioso e

Messina dai uormauiii, quatanto operarono, che finalmente tutta


i

in Italia, e vi
il

loro dialetto, che

1091 venne in loro potere. Oracerto, che anco gli arabi antica mente si dilettarono di versi ritmici, terminali a guisa de'nostri colla consonanza delle voci :hannude'componinienli antichisJa Sicilia nel

non pare perqifaumia cognizione. Bens siciliani quasi per natura sono oratori e lauto veloci nel dire, che Apuleio nel lib. 2 li chiama
bello diVenezia, locch

to a

trilingui j e Silio nel lib.


ciliani

disse

che

si-

simi nella luio lingua testimoni di questa


\eril, anzi sino ne'tempi di

Maometto,
gli

cio nel secolo VII, eia a quei popoli fa-

miliare una

lai poesia.

Dopo

arabi

il

regno

di Sicilia essendo

caduto nella dosi

furonosempre pronti dilingua, vivaci per indole, e alti a comprendere eaJ afferrare un vero, anche appena accennato. Abbiamo \ Dei ^ono: Dizionario siciliano, italiano e /a/mo, Falermoi 75 1.
Dell'ab. Michele Pasqualino: Dizionario
siciliano, etimologico, italiano e latino.

iiiinazione

de'normanni, dal settentrione


siciliani

\enuti nella Gailia, e quando pur non


volesse che
gli
i

avessero appresa dadai normanni, per-

La

Sicilia

non

solo fu florid;,

grande e

arabi l'arte del verso volgare, potero-

possente, ma ancora fu ricca di cultori delle lettere,

no almeno impararla

delle scienze e delle belle arti,

ch pressoi popoli seltentiionalidi gran lunga pi aulico l'uso de' versi colle rime, che presso provenzali e italianijoude conclude Muratori: ecco quanti poterono essere maestri de'siciliani pel poetar volgare, prima che provenzali cominciassero ad accreditarsi co'loro versi, e che quantoalla forma de'versiilaliani,neppur
i

anche prima che soiges>ero in Atene il Peripato e la Stoa, e prima che le opere
di Zeusi, di Apelle e di

Folignoto avesin Sicilia

sero formato l'ammirazione dell'universo.

La

storia

ci

narra albergar

questa ebbero bisogno


ti

siciliani e allri

poe-

d'Italia

d'imparai

la

da poeti della Pro-

venza.
ne, che

Famose sono le canzonelle siciliahanno un carattere particolare di


il

da tanda largir la vita a quel prigioniere aleniese, che seppe recitar un verso del tragico Euripide. Nel tempo in cui il genio greco, quasi arrivato al suo apice, veniva degradando,e perdendosi in leziosi discorestetica, e

un popolo sovrano per


to

si

e in rettoriche frasi, la

musa

di

OmeTeo-

fcenlimento, profondo talvolta e d'una te-

ro e di Pindaro non altrove rifulse che


ne'versi inarrivabili del siracusano
crito.

nera melanconia. Si pu vedere

f^iag-

g/odi Mnler: Alcune notizie sulla poesia siciliana, coW note del cav. Feranni,

Dalla Sicilia part

la

coltura per la

Magna

Grecia, e non poche invenzioni,


d'il*

ragionando pure del dialetto siciliano o favella volgare siciliana. Fero nota Miinter, che nella [)iosa siciliana si hanno uiiicamente
libri di
la

ed uscirono uno stuolo innumerabile


lustri nelle
ti,

armi, nelle scienze^ nelle arrepubsubli-

nella santit della vita,nelledignitec-

divozione, e
plebe; che
si
i

scritti di

clesiasliche,ne'fasli della letteraria

divertimento per
liani nelle loro

dotti sici-

blica

sempre mantennero un posto


siciliani.
i

opere

sono

pre della lingua italiana, e


lali
li

semper quanto zeserviti

me

liportaie

Troppo lungo sarebbe il nomi de' principali guerrieri,


in

d'amor patrio,hau 110 credulo imposil

che peraltro andr ricordando


ciliani

questo
i

sibile di trasportare

loro dialetto al di

e nelseguenlearlicolo, tanto pi che

si-

l dello stretto di Messina.


la

Con vieue che

furono

in ogni e[)oca stimati valo-

lingua loscana uoucra formala quuu-

rosi in guerra,

ed un popolo

di eroi.

Tra

SIC
i

S
Teofi

C
come
i

l'i

poetisi

hanno

aclisliugueie, oltre

parlai alle loro biografie,

feci

dei

Mosco, E^jEmpedocle, e fWi motleriii Giovanni Meli che inii^lloV Amici eoute deltrito, Stesicoro, Arislosscne,

cardinali siciliani, che sono


tali

seguenti, e

cariDe,

fmono

eziandio
,

nominati Pontefici.
Pietro Isual-

Lodovico Bonito
/c'jjGio.

Nicol Cliiaranionlc,
,

la Sicilia, ed al quale l'aleriuo sua pa-

Jnrico, Nicol Tedeschi

luglioiB53 rese singolari onori, con farlo di>otterrare e cingere di corona d'alloro il capo del suo cadavere, al
tria nel

Andrea

/l/e/c(n/o, Luigi Gugliel-

mo Moucada,
gliarina, h.

Giovanni Primis, Scipione Rehiba, Pietro Tagliavia, S'wwoue. Ta-

modo

detto a Sepoltura.

La

storia e la

Giuseppe Maria Tornasi, G\o'

scienza citano con orgoglioFjlistOjTimeo,

Min deGregorio, XilomoColoiinaDraaciforte,


wasi

Dicoarco, Diodoro,
de, Scilla
Scrofiiui.

il

sommo Archimepittore, Scin e

pur conosciuto

Emmanuele de Gregorio, ToaxArezzo, Gaetano Maria Trigona e

La

pittura fu illustrala da uo-

Parisi.
di

vivente

il

cardinal f^rancesco

mini
lo,

di eccelso merito,

come da Demofl-

Paola Villadicaui arcivescovo di 3Ies(

da Antonello da Messina che celebrai

Sina

F.).
in

anchea Pittura, da Alfonso Fesanco, dai 3 Pioderigo, Antonio Ricci, Barbalunga e Suppa. Altri principali celebri e illustri siciliani, an^^lie moderni, sono Caronda, Androne, Eurico, Aristippo, Branca de Branca, Bernardo Golnaco, Gio. Battista de Crossis, Nicol Tedeschi, Nicol Tezzano, Mario Catelli, Giuseppe Celestre, Vito Amico Ignazio Paterno Castello
,

Sono
tutti
i

questo classico paese ruine di


gli stili,
i

tempi, di quasi tutti

e sogreci,

no
i
i

tesori di

archeologia
i

troiani,
i

cartaginesi,

romani,

goti,

siraceni,

normanni,
vi

gli svevi,gli

angioini, gli ara-

gonesi

lasciarono traccie e

delle loro dominazioni.

grigenlo, di

monumenti Le rovine di ASelinunte, di Taormina e di


le

Siracusa sono
pale

pi importanti
il

quelle

principe di Biscari, Salvatore Ventimi-

de' luoghi ove fu o vi

seggio episco-

Giovanni Rizzari, Giuseppe Sciacca, Vito Coco, Giuseppe Gioeni, Giuseppe Recupero, Domenico Tempio, Vincenzo
glia,

non manco

di ricordarle. Si

ponno

consultare: Panriazi, Antichit siciliane


spiegate, Napoli
ni in

Bellini. Io

non pretendo qui

far l'elenco

degl'illustri e celebri siciliani^di cui trat-

lySi con molte incisiorame. Gabriele Lancillotto Castelli Siciliae et ohjacentiuni insularwn veteillnstrata,\^<!i\\o\n\\
i

tanole storie che poi ricorder,


ti

alti

in)eu-

rani in<cripiionuni nova collectio prole-

occorrerebbe un grosso volume, e mol-

go ni e nis et noli s

784.

tissimi

vado celebrandoli
che
vi

nelle biografie,

Le
te
11

nella descrizione dellecitt 8ciliane,e negli articoli

ed illnstradal duca Serradifalco, Palermo 884.


antichit di Sicilia esposte
1

ponno avere

relazione,

Muratori

nella Dissert.i']

.':

Dcllazec-

come

in quelli de' vescovati e degli ordini


i

ca, e del diritto e privilegio di battere


neta, tratta delle

moNa-

regolari,

vescovi e religiosi.

Secondo Nos.

monete

de' principi di

vaes, Sandini e altri storici, siciliani furo-

Benevento
li

e Salerno, de'principi di

no Papi
i

s.

Agatone palermitano,
Stefano

Leo-

poli, de'principi

ere

di Sicilia e di

Napo-

ne II

siculo, e
il

III

detto IP^sx-

normanni; come de'principi svevi Eu-

lacusano,

quale ultimo

altri lo

dicono
s.

rico

VI

e Federico II imperatori, Corrare de'romani, e Manfredi, tutti re

del regno di Napoli ossia dell'Abruzzo:

do IV
glia, di

Sergio /si vuole di Siria,

ma

unto

in

Paqua-

di Sicilia; de'coiiti di

Provenza

e redi

Pu-

lermo,ed educato
pi attribuiti al

in

Roma. Di
di
:

inolliPavi
il

Napoli e

di Sicilia angioini; de'ie

regno

Napoli

di

Napoli e di
di

Sicilia aragonesi, e persi-

blione che siano siciliani

ne

feci

nove-

no

io

all' ai ticolo

Patria, e per quelli della


di lul-

|)oli;

Carlo Vili re di Francia e di Nae tutlecol nome d\Sciliae Rex, benal-

Magna

Grecia all'articolo Grecia;

ch noi fossero, comcch occupata da

,24
y7/rfij.

SIC
:

SIC
Sclae

tri, talvolta coll'epgrafe

dira

pi prospera condizione. L'educazione e


il

Si

pu vedere TarticololMoNETAjOdi Sicilia e di Napoli,


[larlai di altre.
:

veriportaidiverseopere che trattano delle

pubblico insegnamento pure ha ricevuto non pocoe lodevole incremento, neluniversit, ne'collegi e nelle scuole, le

monete

ed a De-

le

jvARi e

Ducato

Muratori

quali in

uno

a'

seminari non manco


articoli.

ri-

nella Disseti. iS."

Delle varie sorte dei

cordare a'rispeltivi
zione

Nonsoloconedi

denari, discor.re
liati

di quelli

chiamati S:c'

tribuiscealla pubblica educazione e islruil

o Scilinti o Schifati, manale ?:pec\;\\niente in corso nella Puglia e Calabria;

ziandio

il

numeroso clero secolare, ma non meno copioso numero

che Federico li fece batteie in Sicilia gli Jugustalij nel qual paese e nel regno di IVapoli \\\ molto in uso, sebbene moneta gi derivata da Augusto; de'ZJ/.s'a'js/j/J/fZrahotini, iVelachini (de'quali riparlai in
altri articoli,

religiosi e di religiose,

essendovene degli

uni e degli
gli

altri nell' isola di (juasi tutti

ordini e congregazioni regolari.

Una

statistica fece
i

ascendere ai5,ooo
le

preti,

frati,

monaci, ed a r 2,000

religiose,

come

nel voi.

LV,

p.

166

esistenti nell'isola.

Fra

le utili

istituzioni

si

167), Ta reni , anche da' ve saraceni, e che fibbricavano nel reame di Napoli e Si-

dirette a migliorare la condizione sociale

delle classi laboriose, quella de'monti a-

cilia.

Francesco Perez Bayeio nella egre:

grariofruraentari
diritto considerata

di prestito

viene a

buon

eia opera

Siciliae i'eteres inscriplioncs,

come

fra le pi fecon-

aSicilia narl pure di sue monete. nuinisinalicaoma LaSicilia clescrittacou medaglie, h'wneiGgjydi Filippo Parula, pubblicata da Sigeberto Avercampio, ed
alla (|uale

dedi
ti
li

utili risultaraenti.il

numerode'mona

agrari in Sicilia

ammonta
i

92, de'qua,

40

nella provincia di iMessina

aS

in

quella di Catania,

3 nell'altra di Noto,

kce

")

.^ggiiulc di

medaglie

\\

nella provincia di Girgenti,


di Caltanisetta,

in

quella

cilalo Gabriele Lancillotto Castelli prin*

cipe

ili

Torremuzza. Molto lodata


vetere.s

l'o-

cio in

Palermo IMonteaiaggiore distretto di Terin quella di

uno

pera: Siciliae popnlorum^ et urhiiun regitili

mini:
ti

quoque, et tyrannoruui

ntim'

la provincia diTrapani non ha mon frumentari.Laquanlit complessiva del

vii

saraeenorum epocam antecedente s

Panortni 1781. Essa piena di erudizione e cou)|)leta, per le medaglie rinvenuledopo Ptiruta ealtri numismatici, aven-

frumento che si d ogni anno in prestito da questi 92 monti agrari, secondo la recentissima statistica, di salme 17,002,
che rappresentano
la

somna

di

ducali

do l'autore eliminato con critica giudiziosa tutte quelle monete gi slate erroneaniente attribuite
al
ai

106,9

[.4:

d loro redditodisalme2, 028,


1

valutale a ducati

popoli di Sicilia,

volte divisa in 3 parti,

3,335. La il Val

Sicilia altre

Demone
i

al

contrario restitu alle proprie citt


si

nord-est,
il

quelle che opoc^o

conoscevano, oche ad

Val

di

Val di Mazzara all'ovest, ed Noto al sud-est, dal 8 5 in poi


il
i

altre erano stale accordate. Nel

1849

'"

viene parlila nelle 7


cio
:

memorale

provincie,

si pubblic con cnolle tavole di F. Parula: La Sicilia descritta con medaglie, con aggiunte di Lionardo Agostini, La pubblica amministrazionein tutti rami per la benefica energia del provvido regnanle Ferdinando II in istalo fioridoe progressivo, indicibili sono miglioi
i

Roma

Palermo, Messina, Catania, Gir-

genti,

Noto, Trapani, e. Caltanisetta, che tutte prendono il nome dalla citt capoluogo, lequali essendo sedi vescovili o arcive.scovili,

ognuna ha

il

suo articolo: Pa-

lermo

capitale dell'isola. Queste 7 provincie contengono 24distretti, 53 cirla


1

ramenti dalla sua sollecitudine operati.


Gli ospedali e altri stabilimenti pubblici
di beneficenza,

condari,359comuni,secondor/^/'/i^'Wcco reale del regno delle due Sicilie per


Vani\o\'\v.

egualmente

si

trovano in

Prima tali

provincie ciascu-

S na
si

IC
zia

SIC
pure millina
di
s.

125
di

cliiamnva Valle Minore, e quella di

Lucia
p.

Melazzo,
i-

Noto si (leiioininava SiracusH. In tale almanacco a (letta epoca la popolazione del regno collettiva aveva un totale di 8,134,8^5^,0100: dominii di qua del Faro
l del

di cui parlai nel voi.

XX,

84- Degli

talo-greci esistenti in Sicilia trattai nel voi.

XXXII,
tati,

p.i

49

eseg., negli articoli ivi ci-

ed a Protopapa, dignit greca ch'eb-

regno di Napoli 6, 77,598; dominii di Faro o regno di Sicilia 1,957, '287.


i

La direzione centrale
nii di Sicilia nel
1

di statistica istituita

bero diverse chiese di Sicilia. Altre notizie si trovano in Pietro Pompilio llodot Dell' origine, prograso e sialo pre:

dall'odierno moiiaica ne'suoi leali domi-

sente del rito greco in Italia,

Roma

7 58;

giorni dell

85

832, pubblic ne'primi un quadro di tutti ciri

come

degli albanesi siciliani costanti nel


il

ritenere

rito

greco

in

diverse (lioce>i,

condari di

con precisione ed esattezza. Da esso scorgesi che al ."gennaio


Sicilia
i

cio in quelle principalmente di Girgenti,

Messina, Monreale, Palermo, Siracu-

i85o
ri,

esistevano in Sicilia irocirconda-

sa;

quindi de'monasteri basiliani greci di

cio

39

di i." classe,

64

di 2.%

67

di

Sicilia,

ove si ricoverarono nel secolo V IL

con una popolazione di 2,046,981, ragguagliata ali. "gennaio i845: di piti circondari che alla Iofu osservato, die
3.',
i

gi sedi vescovili di Sicilia le qui appresso notate, delle quali ancora compilai articoli. Lilibea, Termini, Triocala,

Furono

io (.'istituzione in Sicilia nel


1

5o,

in

3o anni

eravi stato

1819 furono un aumento


il

di

20

circondari.

Da

tutfoci facile

Torre Camanna, Taormina, Tosa o /4 lesa. Traina. Anticamente non solo l'isola di Malia (/ .) e
Leonlini
,

Ti ndari,

calcolare

quanto ulteriormente oggi


popolazione in

tro-

sue appartenenze spettava alla


la

Sicilia,

ma

vasi accresciuta la

Sicilia,

sede vescovile era sullraganea prima

emaggiormentene'dotninii diquadalFaro nelle sue proporzioni, e pel floridissi-

di Sii'acusa, poi di

scovili di Sicilia

ne

Palermo. Delle sedi vefeci parola anche ad


!'i'

mo stato
I

in cui trovasi tutto

quanto

il

re-

Italia, ovesonovi notizieriguardanti


sola, nobile parte di essa,

gno. Palermo capitale della Sicilia conta

comech

poi-ta

pi di 80,000 abitanti
ribile
siciliani,

nel

1837

P^'

'^'*'
i

nel

mare Mediterraneo,

tra l'Ilalia e l'A-

cholera che grandemente decim


il

frica, dalla

partedi mezzogiorno e di pos-.io-

solo

Palermo pianse 24,014

nente, esolodivisa dal nostro classico


lo

vittime, ed
stri.

un

significante

numero

illu-

da un biaccio

di

mare

assai stretto

Gliarcivescovati attuali di Sicilia soseguenti.

ondoso. Sulla noraina de'vescovati, oltre

no

Pnlenno, Messina, Moni

reale, Siracusa,
coli in

quali tutti

hanno
vi

artii

quanto dir in questo e nel seguente articolo, si pu vedereil riportato a NapoII.

questa mia opera, ed eziandio


(

se-

La

storia de'vescovi siciliani la scrisse

guenti vescovati
nel

oltre

quali

Aci-

Mugnoz,ed

inoltre

abbiamo del p. ab. Roc-

Reale, uno degl'istiluiti da Gregorio


1

XVI

co Pirro: Siciliae sacra e notilias, ecclesiaruni Metropolitanaruw. ne Episcopatniim ,nec non Sicularuni ahhaliariim, et

844, quando
la lettera

gi

da 3 anni era stam-

pata

A, per cui non potei farlo

e perci non nominer): Cefalu, Palli,

scita,

Catania, Nicosia, Callagirone, CaltaniNoto, Piazza, Girgenti, Trapani,

prioratnum, Lugduni Catavoium. Vi pure l'edizione: Siciliae sacrae, emendata etconlinualionc ancia Antonini Motigitore,

Mazzara,Lipari;\ioi(e'\so\acompven'

Panormi lySS. Comunemente


la Sicilia
,

si

de

illustri e

antiche sedi arcivescovili,


vi la

crede che
Pietro,
vi

oltre Napoli e altri


s.

ei 3 vescovili. Inoltre

celebre pre-

luoghi, debba al principe degli apostoli


la

latina nuliius diocresis dell' /rchiinan-

salutifera Incedei vangelo, e

che

drila
lai

(f-^.J di Messina, della quale riparMessina e altrove; non che l'abba-

fu di persona
fjtio

quando

si

rec a Paler-

mo,

tempore

Roma

in

J/rica tra/e-

26

SIC
Panonno enni soh'ePrima
nsisai di

SIC
questa avventuro??! ppncn
alla Sicilia

cit,

dice INrotafrasle:

rf'coiisiiei'ssejfjni C<7r(hagifiei>,nf(jiiead

furono dalla Grecia spedite

alin.i

Jfricae oras transmltertnt, come

molte colonie, onde


ci

si

videro stabilire in
citt di soli gre-

iarra Polibio e osserva Fazello.

Quindi

s.

breve tempo nobilissime


scrisse

Pietro
l'isola

la

fece

propagare

e dilfondere

per

composte, di che con vasta erudizione

da suoi discepoli che costitm vesco* Marziano vescovo di Siracusa, S.PanOrazio vescovodi Taormina, s. Berillo vevi,s.

IMarsnhamo, Chronic. Canon. ,\[


il

quale altres dimostra essere stalo altribiiito

nome

di

Magna Grecia

dai

meali-

scovo

di

Catania, S.Filippo vescovo siculo


tutti

desiroigreci,non menoalla Calabria e


le

o Agyrense, da'quali
cristiana tra'siciliani.

riconoscono

provincie napoletane, che all'ampia

principii e l'introduzione della religione

sola della Sicilia:

argomento che

illustr

Le chiese che conipongono le provincie delledueSicilie lieonoscono indubitatamente il dono prezioso


dellafededa'ss.PietroePaolojdalcuizeloe
divina eloquenza furono
i

Uberto Gollzio
et

col celebre Whi'o: Sici li ae

llngnnc Greciae.

Le 8

colonie latine

poi introdottevi. non furono bastanti a far

cambiare

l'uso dell'idioma greco.


le

Il

Pio-

sicdiani gentili

dota pertanto crede che


per

prime

liturgie

animati
sto;

ricevere

la

dottrina di
s.

Ges

Cri-

introdolle nella Sicilia siano stale greche,


le

poich quanto a

Paolo, dall'oriena Malta, p-

ragioni che riporta, rilenendo che


la

te recandosi a
scia

Roma, sbarc

ne'primi secoli della Chiesa

lingua gra-

s'imbarc co'compagni e approd in


si

ca risuonasse ne'sagri templi della Sicilia,

costeggiando

ferm per 3 giorni, e di l port a Reggio nella Ca]a3ria; indi dopo la dimora d'un giorno, giunse a Pozzuoli, ove trov alcuni criSiracusa, vi
si

prevalendo
nie,e

alla latina

parlata nelle colo-

comune

nel popolo enei

commersolonel
f."

ci nel restante dell'isola.

Non

secolo, in cui la Sicilia fu illustrata per

stia ni

quali lo costrinsero a dimorarvi coi


giorni, dopo
i

mezzo
li

degli apostoli colla luce delle ve-

compagni per 7
seguirono
il

quali prIl

ril evangeliche,

ma ne'tempi

susseguen-

cammino

per

Roma.

dot-

ancora afferma Rodot, e particolarnel 2.,

tore delle genti daGiulioCenlurione,cui

mente

sembra

essere stalo ivi in

era stato consegnalo, fu lasciato

in liber-

t di predicare nelle citt per cui passnva, la

molto uso e quasi appresso tulli comune il greco idioma. Non si deve avere difllcolta in cicredere,

nuova legge

del Salvatore, d'istrui-

quando

si

voglia scor-

re

popoli nella fede, e probabilmente

rere gli atti de'martiri, trovati nelle pi

ancora il divin sagi ifizio. Per im'antichissimaenonmai interrotta tradizione siamo celti che s. Pietro scorse l'isola di Sicilia, e molte citt delle prdi celebrare

antiche biblioteche del regno. Questi

sic-

come

si

leggevano

a'fedeli nelle pubbli-

che adunanze per loro edificazione


maggiori
al

e i-

struzione^cos essendo slati consegnati dai

vincie napoletane, alle quali poi furono


.pediti
i

grecoidioma, rendono chiai

memorati

e altri cooperatori per

ra testimonianza d'essere stati


cristiani disposti

primitivi

piantarvila religioneedisseminareladotIrina evangelica. Di que'che in queste pr-

ca pi che
s.

la

ad intendere la vocegrelatina. Tali sono gli alti di

vincie

si

dichiararonodiscepoli de'ss.Piela

tro e Paolo, e ricevettero

loro dottri-

Marziano vescovodi Siracusa, di s. l'ancrazio vescovo di Taormina, di s. Filipp vescovo Agyrense,


scovo diGirgenli,di
di
s.
s.

na

alcuni ne furono consagrati vescovi


la

di

s.

Gregorio ve-

per governar

nascente gregge e per re-

Alfio e compagni,

golarelenovellechiese,lequalidalla nioltitudine de'genlili che venivano ogni d\


alla fede,

Agrippina, de'

ss.

Vito e Modesto,

Crescenza, Lucia,Callistene e Evodio,dei


ss.
si

s'andavano formando e prende-

vano

lutto giorno

aumento maggiore,

Ermogene, Fantino e altri molti, clie ponno leggere nell'opera De ss. Sicii'

SIC
Vxj d'Ottavio Gaetano. In greco ancora

SIC
s.

107

za d'onore, com'era ed l'insegna del Pallio,

furono

sciilti gli alti di

Euplo.

Come

e lo dimostrai a fjuell'arlicolo.

Il

me-

le chieseilei

reame

di Napoli, cosi quelle

di Sicilia
li

ne'primi secoli furonodipendcii-

e soggette al

romano

Pontefice

come

a Metropolitano, finch non furono per


an)b7.ione de'greci patriarchi dislaccate
dalli!

desimo sentimento soslenutoda Cristiano Lupo, Dissert.de VII Sy nodo, Operum, t. 3, p. 228, il quale produce illustri esempi di semplici vescovi ornati del
pallio dallas. Sede, a riguardo di

qualche

sua ubbidienza e soggezione, ci che

insigne prerogativa, o di azione o opera


virtuosa, che ne avessero loro fatto meritare l'onore.

rilevai altres altrove. Nella Sicilia,

quale
la

provincia suburbicaria,

Papi ebbcio

A
i

questo parere, reso ormai


si

medesima autorit ed esercitarono la stessagiurisdizione intorno all'elezione de' vescovi,

comune tra
za

pi rinomati scrittori,
siciliani^
i

op-

posero alcuni eruditi

quali sen-

che sopra

le

chiese di Calabria, di

produrre verun convincente monuil

Puglia, de'Bruzi, de' Marsi e della


pania.
ri

Cam-

mento francamenteasserironOjdoversi attribuire

Non

vi

sono monumenti pi chia,

metropolitico diritto a qualche


:

a far ci conoscere

quanto

raccolti

loro vescovo

se

pure
la

tra loro

discordano

da De Giovanni nel Codfxciplonat. Siad evidenza restando provato,che vescovi della Sicilia ricevevano dal Papa l'ordinazione e la faciliae disiert.j da'quali
i

su questo argomento, d'scon vengono soltanto nell'assegnar


sede, a cui fosse conle

ceduto
sinese.

il

godere, a distinzione del

altre,

una tale prerogativa. AlbertoPiccolo mes-

colt di consagiare

le

basiliche; che inol-

De

antiquo jnre Ecclesiae SicuCarlo Morabita negli Annali,


la citt di

tre jntervenivanoa'concilii provinciali


si

che

lae, e poi

celebravano

in

Roma,
si

ne'primi tempi
sol volta;

favorirono

Messina.

Il

p.

Otta-

due

volte l'tmno, poi

una

che

d'oi dine del

Papa

uniformavanoa'prin-

ad vita ss. Siculi.^, e Anl.on\o ' Kimco, De antiquo urbis Syvio Gaetano, Isagog.

cipali riti della chiesa

romana; ed infine

che

le

cattedre prive de'pastori erano re-

golate dai visitatorispeditivi dal

Papa

fin-

racusaruni archicpiscopatu, ac deefus' devi in uni\'ersa Sicilia metropolitico jnre, si mostrarono partigiani di Siracusa.

ch loro si dava
sto
si

il

successore: da tutto queil

rende manifesto, che

Papa

eser-

citava

come sopra le

altre chiese del rea-

me

di Napoli, cos

anche sopra quelle


metropolita.

di
se

Sicilia, l'autorit di

Che

per avventura alcuni vescovi di quest'isola

sono

stati fregiati,

prima

dell'inva-

sione de' greci patriarchi, dell'onore del


pallio,
sa,

Francesco Manfredi, Judiciuin cantra A. Amicum, si dichiar perla citt di Palermo. Il p. Francesco Scorso, / notisnd Honiil. Theophanis Cerarne! in proem., espose le lagioni di Taormina. P^inalmente Gio. Battista Grosso volle onorare Catania, colla Catana sacra.Pev diverso sentiero sisono incamminati il p. Pirro, Cristiano Lupo,Mongitore,>('/7nV;7e'jg^. Eccl.

come Giovanni vescovo di SiracuDono di Messina, e Giovanni di Painvestili

Panorm.,e

il

p. Canlelio.

Il

r.

form una

lermo, ne furono
I;

da

s.

Gregorio

controversia a partedel metropolitano di


Sicilia,e sostenne che le chiese di quest'i-

avvisa opportunamente il Garnier, nei Libro Diurno de' Rem. Pont. cap. 4, tit.

sola

non sieno

state regolate
al

9,

non doversi

trarre da questa preroga-

metropolitano sino
la

da proprio VI o VII secolo delal

tiva legittina

litico diritto nelle

conseguenza del metropopersone sollevate a tal


servigi resi dai
in testi-

Chiesa, e che indi in poi

Papa

sieno

pregio, avvegnach fu costume de'romani Pontefici

ricambiare
s.

vescovi alla

Sede, con dar loro

monianza del merito qualche maggioraa-

n mai dall'ubbidienza di lui allontanate. A questa opinione si sottoscrivono Mongilore e Lupo; ma il p. Cantelio, Mtlropolitanarum urbium historia, De proi'incia romani metropoli'
state soggette,

128
tani,
si

SIC
estese pi del Pirro e di Mongiloni

SIC
neir887 sottomise
le di Pieggio, e
al

sedicente patriarca

re

aiuiijuendo

Iropolitichesino al
ni, con
la

Papa le ragioni meIX secolo. De Giovan-

di Costantinopoli le chiese di Sicilia, quel-

quelle di

5o metropolital'ar-

grandeapparato d'erudizione, colcitata opera si sforz a sostenere, che la


propria sede metropolitiil

ne greche, tutte quante prima ubbidienti


al

Papa; non che come stabib oltre

Sicilia priva di

civescovo di Catania di solo onore,

me-

ca, abbia riconosciuto

sommo
come

Pontefile altre

tropoli della Sicilia Siracusa con podest

ce per suo metro[)olitano,

su

3 vescovati cheenumerai, dicendo puil

chiese delle provincie napoletane, fino ai

re che Siracusa gi avea ricevuto

tito-

tempi dell'imperatore Leone 111 Vlsatilieo. S studi di riprovare gli argomenti

lo arcivescovile dagli stessi greci, e cos'i

Catania,

la

quale secondo alcuni


metropoli di

fu priIvi

e le ragioni

addotte dai ricordali

scrit-

ma

di Siracusa

Sicilia.

tori,

che

il

diritto metropolitico dinanzi

a quest'et concedono alla chiesa o di Si-

racusa, o di Palermo, o di Messina, o di

Taormina, o

di

Catania.

benedetto Patti palermilano


la Sicilia,

Nondimeno i'ab. nel 74^ col


i

pure parlai della condizione delle chiese maomettani. Quanto aldi Sicilia sotto la condotta de'4 mentovati vescovi di Siracusa, Taormina, Messina e Catania tanto irregolare, dice Rodot, che sorprese e
i

trattato: // Melropolitano restidiilo al-

oltremodo
cilia,
i

afflisse gli altri

vescovi di Si-

procur vendicar la Sicilia dal torto che credeva le avesse recalo il can. De Giovanni con privarla del proprio metropolitano per 7 secoli, e ne
nella citt di
fiss la

quali coperti di confusione, furonel ve-

no penetrali dal pi vivo dolore


dere
i

loro colleghl prendere partito ne-

sede
ve-

gl'interessi di Fozio, accusato

da tutto

il

Palermo.

Si

pu anche

mondo

di mille scelleratezze,

ed uno dei

dere Michele Scavo palermitano, Disserde subject. Siciliae pairiarcline romano, Panornii 1737. Ceito , che sino
talio

nemici pi implacabili e de' persecutori pi violenti dell'autorit del Pontefice ro-

mano.

Il

disordine, aggiunge PLodol,


alla pertinacia di

si

dal principio del cristianesimo

le

chiese

dee attribuire
scovi infelici,

que've-

d'ambo no sotto
titolo di

regni di Napoli e Sicilia, durarola

custodia e governo de'Ioro

ri-

non alle chiese che gover^navano. Mai popolo alcuno mostr tanto
il

spettivi vescovi e del

Papa,

il

quale o con
al senscrit-

ardore per conservare

deposito dilla

fe-

metropolitano, conforme
i

de,quanlo
t
si
il

siciliani: la loro religiosa pie-

timento comune tra


tori

pi accreditali

moderni, o con

la

prerogativa di Pa-

to

fece particolarmente ammirare sotdurissimo giogo de'saraceni. Quani

triarca d' Occidente,


dotti siciliani

come
i

altri

gravi e

hanno

giudicato, vi esercisuoi diritti, e


i

do facevano questi rapidamente loro acquisti nell'isola, portando la desolazione


al santiiario,

tava con

somma

autorit

rovesciando
rest spenta

gli altari,
i

rovi-

altamente ne disponeva tra

limiti ordi-

nando
di esse,

le chiese, e

opprimendo
la

ministri

nariamente

prescritti da'concilii, e

che

non

luce del van-

vescovi di Costantinopoli

non si erano an-

gelo, nfistinto l'esercizio della religione


fra'siciliani;

cora arrogata

la

loro autorit, n usurpa-

ma

vi si
I

mantenne come

pri-

te di prepotenza le loro ragioni, forti della

ma nel
lo

suo vigore.
le

vescovi con molto ze-

protezione imperiale.

A Siracusa
siciliani,

nar-

regolavano

chiese e la gregge, e eoa

rai lo scisma perniciosissimo

dell'empio
massi-

Fozio, seguito da' vescovi

egual coraggio resistevano all'impetuoso torrente de'barbari infedeli. Ne' torbidi


di

rae da Gregorio Asbesta di Siracusa, di

Fozio

la

maggior parte

di essi

si

at-

Taormina, di Messina, di Catania. Quali vescovi ebbero il titolo arcivescovile, e come l'imperatore Leone VI il Filosofo

tennero

al partito de'

sommi

Pontefici,

impiegando tutte le forze per mettere freno alla temerit de'Ioro sudditi, e perar-

SIC
resfarei rapidi progressi dello scisma.

ix<^

La

na

{fi

Costantinopoli de siciliani e malle rase, vicino la

pcrfclla sominissioue in ogni lenipo palesata da'siciliani


di Cristo,
ali,

tesi,

a Capo

piazza Bar-

volont del vicario

Z'<'r///rt,

il cieco adempimento de'supren comandamenti di lui, e la loro fede

cilia

come dalla bell'isola diSivenendo in ogni tempoa Roma molracconta

te

persone chiaieper lettere e per piet,


persona

per ogni parte inviolabile e incorrotta,

fra queste IMaltco Catalani


siciliano,

formano il caratlere di loro distinzione. Quanto al rito greco, dice pure Redola,
che
la

clinalo alla

gentiluomo molto in divozione, don molle delle


di credito e
ei

stretta

dipendenza da Fozio de'4

sue facolt per


tolicismo

igere nel centro del cat-

ricordali vescovi rec alla politica ecclesiastica della Sicilia gravis>simi pregiudizi.

Parimenti mollo verosimile,


disegno

clie

una confraternita della propria nazione.sotlo il titolo della Madoiuia di Costantinopoli, a cui pure confrali del
i

patriarchi di Costantinopoli fin da quel

sodalizio dedicarono ladeltachiesa a'i5

tempo formassero
vere stabilmente

il

di far descri-

agosto i5f)5, pel servizio della stessa as-

le

chiese dell'isola nel


lo-

segnando
e tutte
le

diversi cappellani con rettore,


suppellettili e utensili sagri ne-

calalogodi ((ueile che dipendevano dal

ro trono, ci che fu portato adelletto da

cessari allo splendore del culto di vino. L'o-

Leone VI A

Filosofo. Questa

medesima

rigine della divozione de'siciliani alla

s.

comunicazione de' vescovi siciliani col pseudo patriarca Fozio, contribu a dila* tare il rito greco, il quale rest maggiorse di Siracusa,

mente stabilito,non solamente nelle chieTaormina, Messina e Catania, ma nelle altre ancora, in cui gi era

ebbe dalla seguente narrazione che egualmente ricavo da Piazza. And Eudossia moglie dell' imperatore Teodosio II il Giovane a Gerusalemme
imfnagine,
lo

per voto fatto

di visitarne

santi luoghi,

ed

ivi

fu regalata di sagri doni,

come

dei

stato introdotto sotto l'imperatore Leo-

pannilini co'cjuali tu involtoli corpo della B.


ta,
s.

ne HI V Isaurco, e del patriarca Anastasio iconoclasta.


ti
I

vescovi siciliani aderen-

Vergifie nel sepolcio, una suaciued una di quelle immaginidipinte da


di

al partito di

Fozio, o per lo

meno

di-

Luca. Ricevuto tutto con segni

gran
al-

pendenti dal trono di Coslantinopoli, cre-

piet e divozione,

mand

ogni cosa in Cos.


l'

devano

di

non poter dare maggiore

tefal-

stantinopoli alla cognata


lora venerata per lutto

Pulcheria,

stimonianza del loro rispetto verso W

impero per

to

so patiiarca o verso gl'imperatori greci,

stato virginale che osservava e per le sue

che con isludiarsi d'umalzarea pi


riputazione
il

alta

segnalate virt, e che per la sua saviezza era a parte del

rito greco, di dilatarlo, e

governo

col fratello:
te-

d'indurre col proprio esempio altre chiese

ond'ella ricev que'doni


sori, e

come preziosi

ad abbracciarlo. In fatti nel secolo VII I e molto pi nel IX, sino all'XI e parte del secolo XII, un gran numero di veorientali.

perci ripose sontuosamente

l'ini-

maginedellaB. Vergine in una delle chiese da lei edificale in Costantinopoli. Pulcheria

scovi siciliani restarono attaccali alle ce-

chiam

la

sagra

immagine

in lin-

remonie

Tn

Roma come

la

na-

zione napoletana ha propria chiesa (di

recente abbellita e tutta restaurala) con


sodalizio, cos la siciliana

gua greca Odigitria, che significa della Guida, e poi dagl'italiani corrottamente fu denominata d'/fnVz, e pi comunemente

de

la

nazionale chiesa di

s.

pure possieMaria di Co-

per

la

sua provenienza

la

lladonna di

Costantinopoli. E' (piesta dipinta in tavola, in atto di sedere sopra un'arca simile a quella dell'antico Testamento, in

stantinopoli con confraternita nel rione

Colonna, lungo
za Barberini.
Il

la via

che conducea piaz-

Piazza ntW' Eiisevologio

cui era custodita la


della quale sono

manna

celeste, sotto
vestili

romano

trai. 8,

cap.i4: Della Madoii-

due sacerdoti 9

da

VOL. LXV.

3o
i

SIC
quali io alto
in
la

SIC
sostengono.
a

greci,

La B.
il

scrivendo

la

chiesa e

il

contiguo ospedale
essa eretta,

Vcigine tiene
to
il

grembo

mezzo

[tet-

pe'nazionali, pretende che la confraternita de'siciliaui e aragonesi in


la

divin Figlio in piedi, in allodi beil

nedire colla tuano deslra e reggendo

fond neli5i5

e la

termin nel 1578


si-

globo colla
te

sinistra; e colle braccia aperinvili a

colle funosinedi re Filippo 11, e coll'assi-

parecbe
il

venerare lutto il

mon-

stenza del cardinal

Simone Tagliavia

suo Figlio. L'immagine con gran divozione fu venerala in Costan-

do

iTiedes8io

ciliano, sepolto vicino all'altare

maggio-

tinopoli, e portata con solennit in pro-

cessione ogni marted; e siccome in quella capitale

re. PerquesteasserzioB mi piace rilevare che il Panciroli, che nel 1600 pubblic Tesori nascosti, parlando di questa chiei

dell'impero greco dimorando


ri-

sa, solo dice eh' era della

compagnia

dei

alcuni sicilianidi essa divoli, avevano

sicilianijC

l'iLumaginein molta venerazio-

cevuto molle grazie,


pia

la

portarono

in co-

prima

in Sicilia e poi in

Roma, ove

Martinelli nella
ferisce
:

ne pe'suoi ntiracolie grazie concesse; e che Roma sacra del 653 ri 1

continuano nella venerazione. 1 confrali vestono sacchi bianchi, con cappello, moz
zelta e
la
s.

cordone turchino
visitano
i

e per inseguii
loro
fratelli se

immagine;
li

anno i SgS a siculis et uelitensihus excitaluvi. Quanto al rione, con Bernardini dir, che dopo Benedetto XI V conipreso nel Colonna.
In regione
Trivii

infeimi,

soccorrono se bisognosi, celela festa

Altre migliori notizie

le

leggo ancora in
Pie-

brano solennemente
gine nella
5.' di

della B. Ver-

Bombelli, Raccolta delle immagini or nate

Pentecoste, ogni martesi

di corona d'oro dal capitolo di


l.

s.

di cantano le litanie, e
tie opere di
piet.

esercitano in

al-

tro,

3,

j).
il

97

La Madonna

di Costan-

Anche Fanucci che

tinopoli,

quale sembra doversi credere


il

pubblic nel 1600, e quasi un secolo prima di Piazza, opere pie diRoma,\\h.

soprattutli, perch dice avere ricavalo

4, cap. 20, non solo attribuisce al

sicilia-

suo ragguaglio da A nloniolMougilore, Ptfe. 9. Per Itrnio divoto di Maria , par.


i

no Catalani
sodalizio per

l'idea di stabilire in
la

Roma un

tanto dice del

dono

fallo della

s.

imma-

sua nazione, dove potesi

sero ne' bisogni ricoriere

connazionali,
siciliani
il

maturata con

altri

gentiluomini
le

somma venerazione a Gerusalemme, da Eudos<.ia a s.Pulcheria, Ja (juale peronoraie la gran MadrediDio


gine tenuta in

e maltesi, per essere

due

isole sotto

contro l'eresia

di JVestorio, edificato in

suo

medesimo dominiodella corona d'Aragona, onde


la

confraternita fu anche della

onore aCoslantinopoli un magnilico tempio, ve la colloc, e dove dispens copiose


g azie e talora fu
il

de'siciliaui e aragonesi;

ma

narra ezianassegn
case,

sostegno di quella
1

me-

dio che nel

SgS a' 5
i

agosto pid)blicaro-

tropoli,

come

nel 7

8 che cinta da formide'barbari, nor>

lo l'istituzione,

ed

il

Catalani

le

dabile arn^ata navale con evidente pericolo di cadere in

molli suoi beni, e

le

case poste nel rione


le

mano

Trevi presso

la
i

contrada di Capo

avendo

greci capitani altra difesa, lolla


alla vi-

nccomodare ima governo del sodalizio crearono un primicero prelato e pel i il mallese vescovo di Sidonia. Nota inoltre FaDucci, che la s, immagine fu trasportata in Sicilia miracolosamente; e che a suo tempo il sodalizio avea accomodalo un uogOjOvvero spedale per riceveivigl'infermi poveri e pellegrini siciliani. Il Vedove fecero
confrali
chiesella,e per
i

l'immagine dall'altare l'esposero


sta de'nemici.

Tanto bast perch

questi,

compresi da subitaneo ^pavento,


l'assediala citt; d'allora in poi

si

spar-

pagliassero fuggendo, lasciando in calma


la s.

im-

magine
ti

fu portata per

la citt
i

ogni

mar-

tedi in processione.

Tra
vi fu

prodigi opera-

dalla

s.

immagine,

quello de' due


per
ira-

ciechi, i quali

bramosi di

visitarla

nuti nella

Roma moderna,^

p.

193, de-

plorarueil patrocinio, intrapreso alla me-

SIC
smarrirono per la via, quantlo perci desolali si aprirono loro gli occhi e si trovarono nella chicsaavanglioil

SIC
il

i3i

cammino,

si

vescovo Sarnelli nelle Lettere eccl. ra-

gion con dettagli dell'immagine in discorso, nel t. 2, lett. ulticna: La vera notizia della celebrila di
s.

li

la
si

s.

immagine die
la

so>;piravano.

de

vuole, che

denominazione

Laon di O-

3 farla di Co-

stantinopoli, che divise in

capi. Dell'o-

o Ilria, piuttosto si deijba ripetere dal miracolo ottenuto dai dna ciechi, illuminali dallalMadonna dopo averli conrgiliin

rigine del cullo; perch della Odigitria e

Itria,e propende per


ciechi; perch
si

la vista

restituita ai
citt incen-

dipinga con

dotti e guidati per

la

strada

al

termine

diata,

del loro viaggio. Essendo laSicilia

un tem-

con una cassa portata da due monaci, e perch le sue imuagini non sono
.si

po una

delle pi pregievoii provincie del


i

tutte uniformi; perch

celebri

la

festa
il

greco impero, e

siciliani

d'ogni condi-

nel marted di Pentecoste, e in Puglia


i.

zione frequentando Costantinopoli, per

marted
i

di

marzo, e perchsi ossequi


i

divozione a detta immagine ne trassero

in lutti

martelli, e che la

.^

divozione

pi copie [lerarricchirne
la Sicilia

la

patria, edalc|uella

portarono

in

Roma

che

veneriamo. Qui facendo non pochi prodigi,i suptriori della chiesa ne fecero giuridico rapporto al capitolo Vaticano nel

Vergine quella dori vaia da s. Maria di Costantinopoli; dove oggi trovasi l'originale dell'immagine Odigitria dis. Pulcheria,ecrede tuttora in Costanverso
la

B.

tinopoli nella chiesa de'domenicani di Pe-

1649,

il

quale a'26 gennaio 65


1

solen-

nemente coron

la

s.

immagine con

co-

rona d'oro. Aggiunge Bombelli, che Matteo Catalani impieg molte delie sue sostanze per erigere in
zionali
,

Tornando alla chiesa nazionale che hanno in Roma, l'interno ben ornato con alcuni marmi, pittui'e e stucchi, e nel 1840 la confraternita vi oper
ra.
i

siciliani

Roma

a'

suoi na-

nuovi abbellimenti, che descrive


del Diario di
ce,

il

i.8j
si

una coujpagnia con chiesa e spedale ove fu collocata la s. immagine, e Clemente VI fi con breve (\g5 febbraio 5q4^PP''ov l'istituzione. Noterchelu s. immagine diversa da quella che pu1

Roma

del 1840. Ivi

di-

che questa chiesa eretta nel pontificato di Clemente VI II soffr una totale rovina sul fine del passalo secolo (dai re-

pubblicani del

799,quindi riedificala coi

re sotto

il

medesimo

titolo
altri

si

venera in
tiel

disegni del celebre pittore e architetto ca v.

Piende di Calabria e
gno,

luoghi

re-

FraucescoManno palermitano). Nel 1817


la piet de' nazionali resilienti in
la

come Gimigliano, Cosenza, Bari, Ac-

Roma

quaviva e Rlontevergine, cio quanto al modo di rappresentarla, variamente mo


diticata dai pittori, poich

ristabilirono al culto di vino;ma in qual-

secondo
il

l'erui

che parte mancando ancora dell antico decoro, nel 1840 venne interamente ristorala eabbellila, aggiungendovi la cantoria con organo sopra la porta, con altri ornamenti ch'eianoperiti. Il lavoro fudirello dall'egregio archi (et io Lipari diTra

dito trattato che necelebra


fili,

culto e

fa-

e che citer,

la
i

nedesima dis. Pul-

cheria, che in

R.oma siciliani posero copia primamente nella chiesa da loro fabbricata sulla Piazza Nico sia, coWacyLXaQ denominazione non mi riuscito trovarne memoria, se pure, come credo, none equivocata l'ubicazione, non conoscendosi

pani, e seiondato dall'ingegno e di vozio-

nedegli altri nazionali.

Il

sagro tempio fu

altra chiesa, e l'asserto di Veiuili egual-

solenuemente riaperto a'aS ottobre, dopo 4 'iiesi ch'era restato chiuso. In que.sta circostanza, nella cappella dis. Francesco Saverio fu scopertomi

mente pare
tolo
:

errato.

Il

trattalo porta

il

ti-

nuovo qua-

Origine e progressi del culto dis.

dro, sostituito ad altro che per del messi-

Maria diCostandnopoUfipiiscolo diGiiiseppe Fercillo S. M., Napoli 1 834. Anche

nese Quagliata allievo di Pietro da Cortona; opera e dono del valente pittore pa-

i32
santo
ste.

SIC
i

SIC
quale espresse
il

lermilano D'Antoni,

legge in Eschilo e in Antigono, ancorch

quando

lisuscit

un morto

di pe-

Questa cappella

lai.^ a destra,

con

pitture laterali dello stesso Quagliata, se

molti aflermino die di questa divisione ne sia slata la causa un grandissimo terremoto. Cos venneformato il famoso iS7/rfto dil\lessna ,c\\\i\vtaVo

pure non sono sue le superstiti della volta. La santa /i05fl//t!, una delle patrone insigni di Sicilia (per cui in

pureF^ro dMes-

Sina, che divide


(/^.): la

questa chiesa

dalla Calabria veduta del porto e dello stretto


la Sicilia

se

ne celebra

la festa

con

di vota

pompa),
i

di

Messina {^')
il

deliziosa oltre ogni de-

nell'altare che segue, l'antica fu dipinta

scrizione;

mare
terre,

passa attraverso quelle

dal bolognese Valesio, che color pure


laterali; l'attuale del valente

due floride
so fiume;

come un

largo e maesto-

pennello
i,

il

porto da naturale lingua di


il

del cav. Nicola Carta di

Palermo. Nel
di
s.

terra formato,

pi vasto e profondo di
i

altare a sinistra e partendo dall' altare

tutto
si

il

IMediterraneo, ed

bastimenti

vi

maggiore

il

quadro

Corrado

di

riposano totalmente sicuri senza gettar


si

Piacenza eremita di Noto, condotto insieme adaltrepitlureda Vitale; nel 2. e ul-

l'ancora, perch

avvicinano quasi a tocSi-

car

la spiaggia,

tenendosi fermi con gola

timo altare si vede S.Leone li dipinlo(l'anlico era di Del P) con s. Gaudenzia, il cui corpo sotto la mensa, da Ferdinando PiaimondoCucler palermitano, e nei lati sonovi affreschi di riagusa,come pure nella volta si osservano quelli di Michelangelo Maltese. Sull'altare maggiore di marmOjCome lo la balaustrata, in grandissima venerazione
la

mene. Lo streltodi Messina divide


cilia dall'Italia,

ed unisce il mar Tirreno e il mar Jonio, che sono due divisioni del IMediterraneo. I navigatori hanno da evitare all'est dell'ingresso settentrionale le

tanto famigerate roccie di Scilla, e in faccia a

Messina

il

non meno famoso vortisi

ce di Cariddi, che
cidentale,
le

offre sulla costa oc-

descritta

immagi-

une e

l'altro

immortalati dale Virgilio,

ne di s. Maria di Costantinopoli, e dalle bande sono dipinte a tempera alcune anime del purgatorio. Annesso alla chiesa
e incontro alla sagrestia vi l'oratorio della

le favole della

mitologia, e dai versi su-

blimi e spaventevoli

d'Omero

a motivo della veemenza delle due opposte correnti


coli.

che ne fece esagerare

peri-

confraternita, in cui

la s.

Rosalia, diil

Distante miglia 12 da Messina nella

pinta in gloria nella volta, l'esegu

pa-

costa di Calabria,

immensa

alta scoscesa

lermitano Sottiuo,edibassirilievi inistucco sull'altare sono lavoro di Pacini,che fece pure


i

rupe erge

la

gigantesca sua massa.

Que-

laterali.

Al presente protettore

della chiesa e del sodalizio,

non pi

esi-

stendo l'ospedale,

il

cardinale Girolamo

d'Andrea napoletano, gi primicerio del medesimo.

La
tori e

Sicilia, riferiscono gli antichi scrit-

Diodoro Siculo nel


all'Italia,

lib.

5, fu gi

congiunta
la

ma

poi divent iso-

quando percossa da due mari quella

rinomata Scilla, che nella sua base si apre in caverne diverse, la pi grande delle quali chiamata Dragara; ivi le onde agitate s'innalzano, rinfrancano, in ispruzzi alto si elevano, ed anco in tempo di calma producono fremiti, tuoni e confusi latrati di cani, che a distanza di qualche miglio con ispavento si sentono. A questi orrori, che le tempeste moltiplicano,fatalissimo pericolo si unisce, ove
sta la tanto
la

partedi terra ch'era pi stretta, finalmen-

corrente del

mare sboccando
un

lo stretto

cominci a passar l'acqua, dalla qual rottura di terra quel luogo fu chiamato Reggio (r.); e dopo non molto
te rotta

dal sud al nord


di forte
lizia

vascello gi in balia

tempo

essendovisi col edificata


il

t lilenne

una citmedesimo nome, equeslo si

vento di libeccio investe. Se la ped'un nazionale piloto non giunga opportunamente a salvarlo, forza che l'infelice

legno su quello scoglio,

nelle sir-

SIC
ti

SIC
sbatta e
si

i33

o Inolili

Tieiiosi vicini

pei-'

si
li

tra loro inconlatto.


si

(la.Cariclilitlalleunticlie ilescrixioiii etlallii

chiama

il

(Ilo

Questo da 'naturadella marca o rema, o


queste correnti de-

volgni'e sentenza

si

crederebbe

assai vi-

s,\a flusso.

Or siccome

cina e rinipclloScilla,
inii^lia
I

ma

essa n' distante

2, la situazione precisa della


il

qua-

nominate ancora fili ejlni,t nolo che prodotte sono dal (lusso e riflusso del mare,
ne lisulta
rezioni
in

le

presso

mare che baqna

il

braccio

conseguenza che

le

loro di-

di

s.

Ranieri, su di cui a distanza di

700

piedi da Cariddi costruita la lanterna del Mulo. Questo vortice si chiama coriotlamettii garofano, nome proveniente dalle

cambiano ogni 6 ore, piio meno violente e rapide, a norma de'tempi e delle stagioni.

Un

canale

ristretto,e inter-

secato da tante e diverse masse d'acque,

due
if ti

f^reche parole bello e fa/ialfi di

iiai'i-

che

in mille sensi
,

si

fanno aspra guerra

azione, vocidolo che ha


quelli

comune con tuti

Ira loro

non pu

offrire

che spaventi e
resi di

che servono a illuminare

por-

pericoli alla navigazione,! quali dalla sola perizia de'piloti di

ti:

parole bello e
di

qualcuno ne ricav l'etimologia dalle liir/ie alludendo alla luce quel fanale. Sebbene in fatto non si ve,

vengono

poca

conseguenza. Forse al continuato urto delle acque, le quali in


trista

ninna

rifichi tutto lo

spaventevole e grandioso

tanti secoli
te e reso

hanno per

cos dire

smussale i-

de'racconfi riguardanti questo fenomeno,

meno

tortuose ed intricate

non perci
tati

il

navigarvi privo d'inaspet-

e fatali pericoli.

tale effetto la leg-

neguaglianze e sinuosit del canale, e le altre che allo scoperto sono stale lasciate,

ge proibisce

agli esteri bastimenti di en-

devesi attribuire

il

bene, che lo stret-

trare e uscire dallo stretto senza farsi gui-

to di

Messina non

cos

spaventevole coreal-

dare da esperti

piloti

all'uopo destinati,
di

me
na
lo
la

se lo figurarono,
il

oppure come

per essere stato molte volte


sabile aiuto.

giavissimo

mente gli antichi

conobbero. Cos dan-

disastro a chi ne ha trascurato l'indispen-

Non

solo in quel punto

il

catastrof'edel globoseparata l'isola per strettooFarodi Messina dalla pi bel-

pericolo;
iis.sai

la sfera di

sua attivit essendo

parte del aiondo europeo


il

il

continen-

ristretta,

non

fa

bisogno che

legni

ted'Italia,

dilodi Diochiuse Sicilia con


di

lo solchino,

o che

di
il

molto

gli si avvici-

una barriera

acque
gli

di

3 mari, di cui

nino.
bile

Ad

onta che

supposto interminaonta che

l'uno trasporta

abitanti nell'Europa

baratro non abbia profondit mag-

centrale, l'altro nell'Asia, e l'ultimo m-ll'Africa. La Sicilia secondo la diversit dei tempi ha avuto diversi nomi. Nel suo principio, perch naturalmente produce ogni cosa, fu appellata Isola o Terra del Sole, da Omero uell'O^Z/^^ertr^e qualche etimologista pretende pure, che fosse questo il 1 ."nome che le fu dato per ragione della sua gran fecondit. Poi Isola de' Ciclo-

gioiedi
li

DOG piedi, ad

ne'momen-

calma il liscio e lucido piano delle sue acque non predenti movimenti vortidi
cosi,

n segni

di luttuosi

ischi e

sede di

naufragi; tult'altro suole accadere quau-

dobiurascosi tempi

lo

incrudeliscono, per-

ch straordinari
li

bijlliirienti,e

3,o4

picco-

vortici
il
il

so
to

rendono impraticabile e perigliogarofano o vortice di Cariddi. Tut-

pi, dall'abitazione di quelli,

come da O-

canale offre ragione di studio, e di

mero

neh' Odissea e da Virgilio nell'Ei

ben esaminata conoscenza delle molte, diveisc econiruslanti correnti, che percuotendo
le

neidc. Narra Beroso, che

giganti occue

parono queste terre prinja


luvio,

dopo

il

disto-

due opposte spiaggie


le

dello stret-

come
i

si

vede

in

Omero e negli

losotloangolidilferenli,rifleltonsi in

mo-

rici,qualorasi voglia prestar fede a questi

do, che fra quelle

quali s'intersecano,
in sen-

racconti,

quali ripugnano alleattuali coi

alcune ve nesuno che inuovendosi


si

gnizioni di storia naturale; ed

corpi giin di-

paralelli e totaimeule coutiari, liovau-

ganteschi che

si

vogliono ecoperli

i34
versi luoghi

SIC
siciliani,

SIC
indotto alcu-

hanno

ni in questa credenza.

Racconta Boccaccio
nel notissinionion-

nel

lib.

4jCap. 68 della sua Genealogia


i

cordata pi sopra con Rodot e altri, dicendo come contribu a cementare e informare un nuovo linguaggio sui ruderi
antichi della greca e della latina lingua

dcp,liDeiyC\Q nel

342

teEriceoggi chiamato Trapani, scavando la terra trovarono una grotta con entro

chiam

la Sicilia Triquelra, da'3 cantoni o punie e dalla figura triangolare, il che

un uomo posto

a sedere d'

enorme

fu cagione che Silio Italico cantasse nel


I.

grandezza, che sta va appoggiato col la ma-

5:

Huc Aelinca cohorTiiqiiclris guani

no sinistra ad un bastone che sembrava un albero, ma alsolotatto si mut in polvere, e ne rimasero 3 denti mascellari del

miseratovisRex Arelhusa luns .Y'msAmenculi

peso di oucie 4 l'uno circaje si vuole che fosse il corpo di Erice, che fu re di quel
paese e ucciso da Ercole. Similmente ne

venne dai sicani e poi dai sidenominala ly/Wz/nVz e Sicilia da Filisto, AntigonoeTimeo, e come fuabitate la Sicilia

la dai

popoli della Liguria


i

(A'^.)

scacciati
il

dagli aborigeni,

quali

le

diedero poi

furono trovali
stello di

alla riva del

mare

nel ca-

nome

Mazerano

di straordinaria

gran-

proprio di Sicilia. All'articolo Sabina rimarcai che alcuni scrittori affermano, essere
stali
i

dezza; altri a Milillo sulla cima de'monti


Iblei, Ira

siculi

ed

liburni
1

pi

Leontini e Siracusa;

altri in Ica-

antichi abitatoli del Piceno


fi

( F''.).

gcogra

ra, antico caslellode'sicani, oggi


rini, distante

delloCa-

dichiarano

5^77/2/ antichi popoli d'/i.

poche miglia da Palermo.

talia(T\), nella

legione secondo Plinio.


i

Nelle vicinanze pure di detta citt, alla

Servio riferisce che

detti popoli abita-

foulechiamala ilIMardoIce, oeli547 scavaronsi le ossa supposte d'un corpo umano della grandezza di 8 cubiti, co'denti
1

vanoil Lazio (^F.)Q\)iese ove fu in seguilo edificala


ti

Roma[/".), adaci erano stal

cacciali dagli aborigeni,

sicani,

poco sadi

ognuno

che pesasse non meno d'oncie 5. Per analogia aggiunger, che Straboneeallri scrissero, chentdde'quali
si

disse

pendosi di loro in particolare, furono confusi co' siculi: altri


li

fanno venuti

Spa-

gna,

altri

li

la

Mauriliana dentro

la

tomba d'Anteo

fu

dopo di

essi

dicono propri paesani, e che in ultimo comparvero siculi,


i

trovato uno scheletro grande 70 cubiti.

antichissimi e molto potenti popoli dell'Iabita vano ne'villaggi posti fra il Tevere eilMonteCirceooggis.i^e//re(/^.). Anche Tucidide e Dionigi d'Alicarnasso
talia, che

Quel diesi pu dire


antropofagi perch
si

che chiamaronsi
di

solevano saziare di
antri

carne umana, e ciclopi come giganti

un occhio solo, che abitavano

gli

narrano,chei

siculi cacciati dal

continenil

44ooaf'B prima dell'era nostra. Venne poscia la Sicilia da Tucidide, da Diodoro Siculo e da Omero detta Trinacria, per quanto notai di sopra, e perch Eustazio
interprete d'

te italico dagli

aborigeni^ passato

mare

vennero a fermare la loro stanza in Sicisicani, cancellalia, ed avendo superati


i

rono

l'antica

denominazione
il

di

Sicania
appel-

Omero

e alcuni altri degli

dell'isola, e le diedero. hi propria,

antichi dissero per autorit della Sibilla,


ch'ella

landola Sicilia,
tenne.
II

quale

nome

poi ella ri-

ebbe

naco, o

il nomedi Trinacria da Tricome dicono certi altri Tinaco le

Nibby

nel discorso preliminare

aW'y^nalisi

eie' din torni eli

Roma,

riporta

figlio di

Nettuno;

le

parole della Sd)illa

che Antioco, scrittore siracusano molto


antico, dimostr che gli oeuotri originari

secondo la traduzione di Stefano suno queste:

La

Sicilia fu edificata

da Trinaco

fi-

d'Arcadia poi
re,

si

dissero

itali

da Italo loro

glio di

Nettuno signore del mare. In seguito il popolo siciliano ch' sempre stato pi studioso della favella

quindi dal successore Morgete vennero detti morgeti, e finalmente Siculo ospiledi Morgete, fattosi
vise la nazione;

della lingua greco, cio

romana che dopo l'epoca ri-

un regno a

se, disi-

laonde cos divennero

SIC
etili,

SIC
I

i35

morgeti e

itali
i

(|ue'ch'eranooenotri.
.Iella

36o

gi ricordato,

Erano pertanto
sima degli
cupalo dai
da Lesbo

siculi

razza

mede-

oeiiotri,

ed

il

suolodove poi fu

de nlferina, no in Italia

dappoich Tucidiche anco a'suoi di rimanevaDichiarata l'origine

de'siculi.

edillciilaRouia fu ne'tempi pianlichi ocsiculi,

geuleiiidigeua.Ellaiiico

de'nomi dati all'isola, aggiunger qualche nozione sui memorati e altri primitivi abitatori, altre analoghe notizie sui medesimi potendosi vederle ne'citati articoli; ma prima seguendo la cronologia adottata dal cav. Canl, riporter la se-

per')

de'siculi

ne fece una trib


re Siculo,

di ausoni, eh'

ebbe

il
li

nome dal

e Filislo siracusano
ti

cred liguricondot-

da Siculo

figlio d'Italo.

Conclude Nib-

by, che queste tradizioni diverse nondi-

meno coincidono
tivo,

tutte in

un

ittu posi-

rie de'suoi dominatori, de'ipiali per poi parler soltanto de'pii famosi. Fra gli an-

che

siculi

furono un popolo polen-

tichissimi re di Sicilia

si

annoverano Cola

che domin specalmenteinquella parte d'Italia che poi fu nota col nome di Lazio; ch'ebbe guerreaccanite e permanenti cogli oenolri, pii
te

netempi pi

antichi;

calo versol'anno
ra, e

2()5 avanti
si

nostra e-

con questo computo


i

deve intensi

dere

seguenti.

Il

re Siculo

dice fiori-

to l'annoi -289,
I

ed

figliuoli

d'Eolo nel
vSi-

noli col

nome

di aborigeni, e cogli osci, e

173. Ecco

la

seriede're e tiranni di

che [imcoll'essere forzato ad abbandonar


il

racusa.

Governo

aristocratico dal C)35 al

contniiMite d'Italia e passare in Sicilia,

4B5. Gelone

re di

Gela del 49

'

s'impa-

alla

quale comunic
la

il

suo

nome

circa

anni avanti

guerra di Troia, ossia

8u i36o
cal-

dron di Siracusa nel 4^4 Geroiie o Jerone I nel 4?^) Trasibulo nel 467- De-

aimi avanti l'era volgare, secondo


coli pili

recentemente adottati da Larcher

e da alili. La sua origine, sia che si riguardino come insorti dal comune degli oenolri, sia che si credano di una razza adatto estranea da questi e.dagl'indigeni, ci

porta a conoscere

la

causa della guer-

mocrazia dal 466 al 4o5. Diocle nel 4 2, Dionisio il Vecchio nel4o5jDionisio il Giovane nel 368, Dione nel 356, Callipo nel 354, Ipparino nel 353, Nipsio nel 3 5o, Dionisioil Giovane nuovo nel 347, Timoleone nel 34' ,Sosistrato nel 32o, Agatocle nel 317. Democrazia dal 289 al
'

(.li

ra accanila, ch'ebbero a sostenere tanto

266

Iceta generale della repubblica nel


,

da! canto degli aborigeni ooenotri,quan lo

da quello degli
dide mostrando
sali in Sicilia

osci e degli

limbi

i.

Tuci-

289. Tinione Sosislrato nel 280 Pirro nel 278, Jerone o Gerone nel 276, JeII re nel 269, Geronimo Democrazia dal 2 i4al2 o. Aiidranodoro e Temislio;Epicede e Arpoorate; morte d' Archimede nel 212. La

come

siculi

erano pasdistingue

rone o Gerone
nel 2 i5.

fuggendo

gli osci,

molto bene questa tribida quella de'sicani, che per una somiglianza di nome sonostatialle volteanche dagli scrittori antichi

Sicilia fu ridotta in [)roviucia

insieme confusi,
i

come
sicani

fece

il

citalo

210. Agrigento
aristocratico dal

ossia Girgenli.

romana nel Governo


Tiranni
:

Servio. Iiu perciocch


ti

erano passa-

582

al

^QQ>.

in Sicilia, discacciati dai liguri dalle ri-

Falaride nel566,AlcmaneeAlcandronel

ve del fiume dello stesso nome, oggi Segro


nella Spagna, n
si

534? Terone
tico nel

nel

dice che

si

fissassero
i

Agrigento adott

4^8, Trasideo nel 480. il reggimento democra-

prima

in Italia;

che

se Virgilio fra

po-

470- '"

qiiesla isola, vita selvag-

poli esistenti in Italia alla

venuta d'Enea,
Ae^ credersi metro, volendo

gia e pastorale

menarono da prima quei

nomina
che
indicare

K'eleres(jues sicani,

popoli che dalle spiaggie africane della

lo facesse forzalo dal


i

Libia probabilmente secondo alcuni ap-

rimasugli della tribi de'siculi

prodarono
essendo

all'isolelte

Egadi [Aee^atea e

rimasti in Italia
cilia dell'oste

dopo

il

passaggio ia Si-

vicine alla costa occidentale della Sicilia,


le principali

priucipale, avvenuto l'auuo

Favignaua, Levanzo

136

SIC
il

SIC
Li-

e Maiiltimo),ed aflerraiono quindi

Z/7/eo,chiamali ordinariainenle ciclopi, le-

navigarono anch' essi verso la beata isola, che seduceva gli avventurie
ri. I

greci

strigoni e giganti.

favole su di

essi

Sono troppo note le immaginate, u v'ha di

ri

colla

meravigliosa sua uberl. L'ale


il

niese Teoclefu

i.

a condurre una

ma

\ero die
ziali di

la

natia ferocia e l'atletiche for-

nodi

dorici e calcidesi, per fondare la co

nie. Si vuole

che dalle emigrazioni parpopoli dell' ////r/a.


discen-

Ionia di Nasso. Intanto Archia guidava


corinti

questa razza sieno poi derivati in


i

ad impossessarsi dell'isola

di SI

gran parte

raciisa a

danno

de'siculi, e gettava le basi

denti de'ciclopi ingeutilironsia poco a po-

della siracusana grandezza;

mentre Lam

co nella nuova stanza, e cominciarono a


costruire castella, ad unirsi iu societ, a
far qualche passo all'incivilimento. Dalla
j)aslorizia

pideslabilivasi in Ibla, e fondava la sica


la

Megara.
indi a
essi

calcidesi di

Nasso deduceva

no
per

poco nuove colonie, e sorgeano


Ltntiiii o Leonlini^a\

passarono a coltivare
suolo stesso che

le

terre,

Catania e

la

liconoscenza alla ritrovatrice delle


al
le

lorcli in

Liade o
diede in
e
si

produceva,

suo

Roma nascente formavasi ili. recinto. Dopo un mezzo secolo do


i
i

Enna

origine al culto di Cerere,


il

rici di

rese celebre

suo tempio, e quivi

poeti favoleggiarono essere stata rapita la

Rodi e di Creta diedero origine al l'illustre citt di Gela. Occupata nassi calcidesi ranlichissimaZanclaoZan de p
JJessiiia, e IMelazzo citt sicule,
si

sua

figlia

Proserpina da Plutone. Questi


dell'isola

dilfu

nien rozzi abitatori


in breve

formarono

sero nella vicina contrada; e poi da'sira

tempo

la

nazione indigena, che


sicani fossero coloi

cusani derivarono
ere, di

alcuni dicono de'sicani, cio da quelli che

non convengono che


preso
il

poi
si

le nuove colonie d'A Casmeua, d' Imera, di Camarin; Torre Caniarinaj da^\'b\e\ megare

ni derivati dalla Spagna,

quali avessero
in-

quella celebre di Selinunteje da'geloi

nome da un meschino fiume


Il

l'altra
fenicii

fluente deiribero.
si

nerbo

della nazione

famosa d'Agrigento poi Girgenli. I si mantennero a stento nelle 3 oja-

estese soprattutto al lato occidentale, rei

rillime citt di

Mozia,Panormo
i

poi

Pa-

spinti dall'opposto

popoli per

le
i

tremen-

/cn7;o,e Solanlo; rimasero

siculi ne'Iuo-

de eruzioni dell'Etna. Intanto siculi che in Italia vantavano la pii remota origine e dominio, incalzali verso l'estremit melidionaledella penisola
d.illa

ghi mediterranei,e nelle


vi paesi

difilcili

vette nuo

costruirono. Incominci ben prela Sicilia


il

sto

ad assaporare

distruttore
dell'illu-

crescente po-

flagello delle gueire civili.

Quei

tenza degli osci e degli umbri, e molestali

stre Segeste e di Selinunte

vennero fra
l'a,

dagli aborigeni, valicarono lo stretto in-

loro alle mani, ed

primi invocarono

sieme ad una forte mano di coni radunali per via, e proclamarono la nuova patria col

iuto straniero punico de' cartaginesi

a-

prendo
l'altro

cos'i

la via

a nuovi invasori. Dal-

nome

di Sicilia, abbastanzLi fortu-

canto veniva Siracusa con


tiranno Falaride
in

Cama-

nati per acquistare con successive guerre

rina alle prese,

mentre su d'Agiigento ele

sopra gl'indigeni

la prepondeianza. Si narrano inoltre della pi vetusta et a favole commista, le varie spedizioni fenicie guidate da un Ercole, la guerra intimata dal re di Creta IMinosse perla restituzione di Dedalo nell'isola ricovrato, e le

sercitava

il

crudelt

pi inaudite,

mezzo

alle quali

sorgeva

Pitagora a diffondere filosofica luce,

ma

arcana come dichiarai a Setta. Falaride fece fabbricare da Perillo un toro di bronzo per abbruciarvi vivi tutti coloro ch'e-

discese degli elimi troiani, dei focesi, degli epiroti e de'tessali, ai

rano condannati a morte, e dopo averlo


sperimentato per
fice stesso,
lai.''

quali

nomi

e-

volta sopra l'arte-

joici

si

mischiano d'Enea, d'Oreste, d'UEolo, donde


gli eolidi

dovetteegli ancora perirvi per

lisse e di

regnalo

opera de'

ribellati suoi sudditi.

Tutte

le

SIC
principali citt greche stjfnivano a loro
volta acerba liramiide, e
iratoii
si

SIC
fatti accorti

137
discordie intesti-

dall'amor patrio del siracule

da

questi

domi-

sano Eiinocrate, che

segnal Gelone di Gela, tirani

no

che sconfsse cartaginesi da Terillo tiranno d'Imera, ricev lai." romana ambasceria, e
di Siracusa,

ne snervavano la potenza delle colonie greche, ed appianavano la via allo straniela conquista, onde consenlironoa pace e alleanza scambievole.Fu pe-

chiamati

nell'isola

ro per farne

fu da'greci ricercato d'alleanza contro


persiani.
zia

di

breve durata, che ne'dissapori tra


ed apprestarono

Gelone si fece amare per giustie moderazione, regn 7 anni, lascianin lutto tuttala Sicilia, la

Si'geste e Selinunte s'introtiiiserodi

vo

gli ateniesi,

la

nuogrande

do

quale avea-

spedizione, nel la quale cominci Alcibiade


i

lo dichiarato

padre del popolo e difenso-

fatti

trarrne colla presa di Catania;

ma

re della libert; quindi l'onor

scmideo. Fabbric due templi,


sul

come un uno a Ce-

deposto dal comando, dov lasciar a Nicia la malagevole impresa di assoggettar


LSiracusa,in
iati
li

rere, l'altro a Pi oserpina, ed aliai. altro

monte Etna. Gcroue suo


,

fratello gli
a-

che de'montani

si

giovarono puredegli anaturastret-

siculi ede'tirreni,

successe. Siracusa e

A grigento, ora con

nemici de'siciliani.

Venne

la citt

ristocralico

ora con monarchico reggiil

mento
mato.
tenne
I

si

disputarono lungamente

pri-

con grande bravura lo sostenne, finch non giunse dal Peloponneta d'assedio, e

siracusani

mantenevano

la

fama
che
poi

so

il

generale spartano Gilippo a soccorsi

loro, governati dal principeDucezio,


in

rerla, cui

unirono dopo

la i.^ vittoria

prima

le

parti siracusane,
le

ma

gli ausiliari di

Corinto edi Tebe. Insegui-

dichiar guerra a tutte

colonie greche.

to di parecchie battaglie navali

combat-

In principio fu vincitore e fabbric lacitt di Palica, e conquist Catania e


il

tute nello stesso porto diSiracusa con dan-

pin-

no

degli ateniesi,

gue

territorio etneo; vinto poi dai sira-

se altra forte spedizione

cusani dov andar esule a Corinto, e seb-

nerali

comech sopraggi ungescomandata da'geEurimedonte e Demostene, triondi lutti gli ostacoli lo

bene tornasse

in

seguilo a tentarla sor-

farono

spartano va-

te dell'armi, ecoU'aiulo

d'Arconide edi-

lore e la costanza siracusana.

Lo

slesso

ficasse la citt di Calalta, fu anzi

tempo
sira-

Eurimedonte
tro,
1

per in

un marittimo scondi sciogliere "as-

sorpreso dalla morte.

La repubblica
i

ed

allevoliti dalie sconfitte, delibera-

cusana compi allora

suoi trionfi, e do-

ono Nicla

Demostene

po umiliati

gli

agrigentini e distrutta la

sedio, riparando nelle parli mediterranee


dell'isola.lMa
si
il

citt di Tiracia,

ultimo emporio de'sicu-

sebbene facessero

di sottrar-

supremazia e pot sostenere l'urto delle guerre esterne con gloria. Le gare fra le due greche
h, ottenne su tutta l'isola la

colla

notturna marcia ad ogni disastro,

repubbliche

di

Sparta edi Atene, che su-

corpo comandato da Demostene si trov all'albeggiare circondato-dali'esercito siracusano, negli valse l'ostinato combatdi tutta la giornata per aprire agli ateniesi

scitaronoia lunga e sanguinosa guerra pe-

timento

loponnesiaca, partirono in 2 sentenze an-

uno scampo;
cadde
in
il

bens dovettero

che

siciliani. Si

dichiar pe'lacedemoni

arrendersi a discrezione, e lo slesso gene*


lale ferito
]N fu
Is'icia,

Siracusa, colle altre colonie d'origine dorica, e

potere de' vincitori,


fatto dall'armata di

mentre
i

colle sue

armi era per soil

meno

aspro

verchiare
diesi

lenlinesi, questi uniti co'calci-

che sbalordito dalla notizia dell'imdi

spedirono in Atene

famoso oratola

preveduta sconfitta

Demostene, dopo
ri-

re Gorgia a chiedere soccorso, e ra


la.
li
fi

guer-

cercato di venire a ragionevoli patti, die-

a gli ateniesi e

siracusani fu intima-

de ultime prove da
al vincitore

di valor disperato in
la

Vari furono

primi successi de'iia vasi

va all'Asinaro, e cede finalmente


Gilippo.
1

spa-

coufliliij e

presto

avvidero

siciliani,

miseri capitani

i38
inazioni

SIC
le

SIC
declastro

Deuosleiie e Nicla, pievalendo


ili

patUmera, ove Annibaleportla


vi
i

stia-

Diocle e l'odio di Gilippo, ai


preferisse l'onore nazionale a

g, in veiidelta della nioite che l'avo A-

generosi cousigli d'Eimocrate e di JNicolao

onde

si

irruzione.

bassa \endella, furono dannali a morte

avea incontralo nella .^ punica tali imprese torn in CartagioeAnuibaleper goderne il trionfo, col
aiilcaie

Dopo
di

ignominiosa, e

7000

prigionieri ateniesi

divisamento

meglio maturare

la

con-

lurono
corsero

traili a perire fra gli sleali delle

quista di Sicilia,ci che si fece chiaro quan-

latomie. Gralialla spartana amicizia, aci

do
di

cartaginesi edificarono la forte citt


le

siracusani a combattere sotto


gli ateniesi,

le

Termini presso

rovine d'Imera. Si

loro bandiere contro

ed Er-

scosse allora Siracusa, e pun con l'esilio

ria

mocrate condottiere dtlla flotta ausiiianon perde che una soia delle sue tri-

Biocle per aversagrificatogl'imeresi. Indi


si

rivolse ogni cura per ribattere

punici

remi, nel ritirarsi in

Abidodopo

l'infeli-

attacchi esalvare Agrigento, contro cui e-

ce battaglia dell'Ellesponto, e rese

meno

rane

diretti

primi moti del nuovo podefiglio

funestala lotta di Cizico con aver bruciate in

rosissimo esercito guidato da Annibale e

tempo

le

sue triremi, aOluch non

dalsuoparentelmilcone

d'Annone,
i

limanessero trofeo del nemico, ed anco

Dopoun

navale conflitto, nel quale

sira-

validamente difese la vicina Antandro che testific in allo pubblico la nazionale


riconoscenza,

cusani guadagnarono

2^

triremi cartagi-

nesi,losbarco pureaccadde ne'porlidiMozia


ci,

ammettendo

alla

sua citta-

ePanormo.Stretla Agrigento da'nemiimprese a difendersi con coraggio, op-

dinanzaisiiacusani.Senonch questo bra-

vogeneralecadde
gli

viltinia dell'invidiade-

emuli, esebbeneavessesufficienleconisii-

penso dalla rinomanza pubblica, dalla

portunamente aiutata dallo spartanoDesippoche v'introdusse un coipo franco di 5oo italiani venuti dalla Campania. La
i

ma degli spartani, e dalle

grazie diFarna-

i. '^sortita

fu gloriosa per gli agrigentini,

bazo satrapo persiano che comandava Tesercito tenestre nell'Ellesponto,


si

vide
il

costretto di cedere a

mani pi esperte

che vennero a capo di guastare le opere esteriori. In questo mori Annibale, e si manifest nel campo micidiale contagio,

tornando, di andar esuledalla patria, en-

mura, quando dopo vari anni accorse a salvarla, ebbe dai propri conIro le cui
cittadini la morte.

pena dall'universale attribuita alla sacrilega violazione de'sepolcri che avea ordinato
il

generale per valersi de'raateriali

ue'Iavori.

reggevano frattanto gloriosamente i siracusani, e l'ordine interno con severa legislazione ne temperava Diocle, il quale aspirava forse al supremo potere. Nuovi guai per si preparavano alla Sicilia per le sempre rinascenti dissensioni civili. Selinunte voleva opprimereSegeste,e questa citt assalita chiam nuovi stranieri nel
Si

e altri siciliani

Giungeva intanto co'siracusani il duce Dafneo, e guada-

gnava contro lmilconeunai."'ragguardevole battaglia presso l'Imera meridionale;

ma

l'oro

punico bast
la

corrompereDesipdi notte alle

po,quindi

defezionedi gran parte de'suoi

campani che fuggirono


de'cartaginesi,ed indi
siciliani
il

tende

terrore panico dei

eia fatale lentezza del condottiero


I

terreno siculo. Alferr l'occasione propizia


il

siracusano.
dalla

miseri agrigentini incalzali

generale cartaginese Annibale

figlio di

Giscone, ed invest Selinunte con uu'ar-

mala

di

100,000

soldati.

La

difesa de'cit-

ladini fu eroica e riusc a render


i. assalto;

vano

il

fameedagli stenti, dopo 8 mesi d'assedie, notturnamente ripararono a Gela, ma un gran numero o per tardit o per amore alle patrie mura, rimase vittima
dell'impeto
ostile,

ma

nel 2. lutti perirono per


i

ed

il

ricchissimo hot-

l'inimico ferro, tranne

pochi vecchi e

le

tino serv a saziare la barbarica avarizia,

femmine

rifugiati ue'templi.

Egual

disa-

La pubblica indignazione

dei siracusani

SIC
colp'i l'inetto

SIC
tiiidiloieDesip-

139
le

Dafiieo e
alzar
la

il

frapponevansi, ed entrato nella citt fece

p.

Fu

ili. "ad

voce nella pubbliDionif;io dello


il

barbaro macello
vie,

di

quanti trov per

ca

adunanza Dionisio o

ed assab

nel

proprio tcllo gl'inermi,


ili. "segnale della
il

/'fCc/i/Oj figlio
l'illustre

d'Ermocrale, diverso dal-

tulli quelli
sitori.

trucidando ch'eiiuigli oppotirantrat-

generale di egual nome, vissuto

Fu

questo

bino allora nell'oscurit, ed inve egli con

nide, alla quale pose


tato di pace stipulato

suggello

il

tanto impeto ch'ebbe a

soffrir la

pena di
ai

grave multa
scordia.

inflitta

per legge dioclea

con Imilcone, essendone una delle prime condizioni, che


Dionisio fosse strategoto
cor chiama vasi
la,

delatori che seminassero fra'citladini di-

dittatore per-

Ebbe per

la

ventura di trovare
il

petuo diSiiacusa. La Sicania, che cos anil

appoggio

nel potente Filisto,


la

quale del

lato occitlentale dell'iso-

proprio soddisfece
l'istanza, e

multa, e l'intrepido
successo, che Dafa talu-

giovane rinnov allora pi caldamente


ne fu
il

tale

il

rimase in pieno dominio de'cartaginesi; ed Agrigento, Gela, Camarina, Selnunte, Imera e Lentini vennero ripopolate da'propri cittadini, tributari.

neo depose

comando, conceduto

ma

disarmati e

ni della parte popolare, ne'quali fu lo stes-

Tale fu

lo slato della Sicilia


Il

so Dionisio compreso.

Ebbe
col

questo

scal-

secoli innunzi l'era nostra.

regno del

tro capitano l'accortezza di farsi strada


al

vecchio Dionisio ebbe 38 anni di durala,


e perpetu nell' isola lo stalo di guerra.

supremo comando

dilfamare

col-

leghi, laonde divenne Scratcgolo o gene-

Egli spense nel sangue de'sollevati lai."


rivolta contro di lui scoppiata, in occa-

ralissimo, e circondato da nuinerososluolo d'elette guardie sotto


il

pretesto d'esser

sione della marcia contro


di Erbessa.

la sicula cill
l'i-

difeso dall'insidie de' rivali.


la

Finalmente

Mun

poi di fortificazioni

scure tronc
soli

Uocrate

capo a Dafneo ed a Desuoi competitori, e si condanil

sola di Siracusa,ed
gli esuli e

ordin

il

richiamo de-

n Desippo
vilt

all'esilio

per punire

la

venale

commessa

in

Agrigento. MarciDio-

il licenziamento de'soldati merCampania. Aristone e Lisandro spartani, meglio mirando agl'interesiii di

cenari di

nisio coir esercito per difender

Gela da

Grecia che

alla

siracusana indipendenza,

Imilcone assediata, per


taggioso
ai siracusani,

il

i.

combatti-

mento sotto le mura della citt torn svanper cui nella notte

non ebbero onta di conlribuire eoa iatlegni modi a consolidare il nuovo ordine di cose, tenendo segrete conferenze coi
primari capi delle parti popolari, e denunziandoli poi alla proscrizione e alla morte.
I

abbandonarla, e l'armata si rilira Camarina. N ivi mostr maggior fermezza il generale diSiracusa ecomand
fu deciso di
la ritirata,

siculi e

greci calcidici

furono primi

a.l

risoluzione che lo pose in tanto

essere colla forza sottomessi.Que'di Messi-

discredito, che gl'italiani di terraferma

na edi fieggio impresero a fare resistenza,


macoll'arle e coll'inganno u svent Dionisio la federazione,

tornarono in massa
valleria
si

alle case loro, e la cail

rec in Siracusa a concitare

ed avuta
iu

l'ardita

ri-

popolo contro Dionisio. Le turbe posero


a sacco la casa del condottiero, e quanti
vi

pulsa de'reggini,fra'quali voleva scegliere

una nuova sposa, prese

moglie Doride
volse tutte le

trovarono dentro pas=iarono

tulli a

(il

locresee Aristomaca siracusana che guar-

di spada,

non risparmiando

la

moglie sub-

d con

pari alFelto.

Quindi

benefigliadel famoso capitano Erraocrate, della cui alfinil

sue cure a

domar
i

la

potenza cartaginese,

avea voluto Dionisio

ed a dilatare
degl'italioti.

suoi domini sulle colonie


la

adornarsi per ricoprire l'originaria bassezza. Atrocissima fu la vendetta del

Intim

guerra col mezzo


rivolse col

duce
fanti

di

araldo spedito a Cartagine, e contro la

irritato

percorse di volo con

600

citt di

Mozia, sulLilibeo,

si

della guardia e

100

cavalli lei 3 leghe

che

pi impoaeote apparato; e sebbeue ImiN

i4o

SIC
del suo delitto,

SIC
guerra, e sebbene pagasse col capoti
Ilo

cone operasse una diversione opportuna


nel poito siracusano, e recasse poi col nu-

meioso uavile grave danno


njica,

alla flotta ne-

vennero con Mozia, presa d'assalto,


le citt

quasi tutte
nisio.

sicane in poterceli Dioe

Con nuovi

pi poderosi eserciti
in

pure obblig a rinnovar la pace. Di questa profitt Dionisio per adornare la sua metropoli con magnifici edilzi, con sontuosissimi templi, colla costruzione di validi propugnacoli e di grandiosi

torn poco stante Imilcone a sbarcare

arsenali. Molli ginnasi elev fuori

Panorino,e riconquistalalVLizia la distrusse interamente per non impiegar gente


a guardarla; indi percosse di egual fato

delle

mura per addestrare la giovent


di

nei

militari esercizi, n trascur d'ampliare


il

commercio

Siracusa colla fondazione

mentre le sue navi guadagna\ano su Dionisio una battaglia nelleacque di Catania, e ben presto si rivolse all'assedio di Siracusa. Era la citt ben munita e concorreva Faracide alia sua difesa cogli ausiliari spartani, mentre LejMessina,
ptiiie fratello di Dionisio allreltava gl'ita-

di varie colonie nella spiaggia adriatica di

Puglia e nell'isola di Lissa. Non si restava fratlanto dall' armi, e gl'illirici domava
insorti

contro una nuova colonia, e

la pi-

rateria fren de'tirreoi, macchiandosi pe-

r coU'espilazione del ricco tempio di Lu-

cina nel porto di Cere.


lettere fecero

La

filosofia e le
di

liani soccoisi.

Una

vittoria

marittima dei
l'ar-

pure nella corte


,

Dioni-

siracusani fu ili.Tausto presagio, e

sio validi progressi

e tratto dalla

fama

mata punica scoraggiata


liaiedi

dalle

molte

vit-

morbo pestilenziale introdotto nel

sopravvenne Platone,il quale convers con Aristippo, ed ebbeDiodei pitagorici


ivi
iie

campo, oppose agl'incoraggiali assediali, che uscirono a battaglia, la pii debole resistenza. Imilcone compr con l'oro la vita
e
la

cognato del tiranno Ira'suoi seguaci;


la

ma

protezione di

lui

non

fu sulliciente

libert di tornare in Africa con


i

4o

scudo per evitare l'esilio, onde fu colpito a cagione del suo libero parlare. Non pago
de' militari trofei, aspirava Dionisio alla gloria vana di cantar versi, e adontavasi
se

triremi armale, frementi

siracusani,

ma

pose Cessata

fine col suicidio al proprio scorno.


la

guerra cartaginese,

si

rivolse

non erano

le

sue poetiche produzioni

Dionisio a rifabbricare Messina, e dedusse nuova colonia che denomin Tindaride.

accolte con plauso;di che fece aspra prova

Filosseno poeta, tratto prigione nella peIriera per

Tolse dopo lunga oppugnazione

ai siculi

Tuorinna

tentativo di

ed mcominci con un vano sorpresa su Reggio la guerra

nimento;

averne disapprovato un compoma non ismarr per questo l'ar-

dire del vate, che interpellato daDionisio,

cosl'italioti.facendosia talfinealleatodei
lucani. Eloride fuoruscito siracusano che

senza emettere alcun parere, chiese alle

guardie che
lapidicina
,

lo

conducessero di nuovo alla

couandava

gl'italioti, peri nella

battaglia

e in tal

modo disarm

collo

dell'Elaboro pressoCaulonia, che insieme

scherzo

la collera dell'

umiliato tiranno.

con Ipponio vennero da Dionisio distrutte. Dopo il pi terribile e lungo assedio


speriment anche Reggio col ferro e col
fuoco
la

Non
tello
colli

cos

litnpici volle egli inviar


i

avvenne quando ne'giuochi oTearide suo framinore a recitar suoi versi, che acfischi e risa

pi terribile vendetta dell'irri-

con

destarono in

lui

tanta

tato tiranno, e chi sa qual fine

avrebbe

ira
Il

da dar luogo asanguinoseproscrizioui.


sospetto, carnefice indivisibile del
ti-

avuto l'alleanza da lui stretta co'galli senoni che molestavano Roma, se Cartagi-

ranno, ne amareggi
va
egli

la vita privata, co-

ne non avesse di nuovo impugnate le armi. Usc per agevolmente Dionisio d'impaccio per tradimento di Sunniate, capi-

dimostr all'adulatore Damocle


lo fece

nell'mibandito banchetto ove


re colla spada sul
tilissimo filo.

sede-

tano cartaginese, che svel

il

piano della

capo e pendente da sotPer questo egli giuus^ealle

SIC
pi crudeli
.slravat;nii/.{-,ria

SIC
leqnnlisi rac-

i4r

gcndosl

la

somma
il

delle cose dallo storii

cmila l'uccisione d'un suo famigliare per

co
re

Filisto,

quolestbbetie del ."impulso


il

sogno della sua morie, e di due giovanetti nel giuoco predilello della palla, ad uno de'quali avea conseavergli narrato
il

dato
la

Dionisio

T ecchio per opprimeila

patria fosse slato

lui

ricom[)en-

sato coll'esilio, richiamalo fu poscia dal

gnala

la

spada che

lo ini bara zza va,

meni re

l'allro lo

avvertiva essere questo un trailo

sostegno.

giovane Dionisio e gli serv di primario La pace fu fermala co'cartaginesijmantenula l'alleanza cogli ^.partani, la guerra co'molesli luca-

di soverchia confidenza.

Dichiar colperiflesso sug-

vole

il

di

aver con quel

ecessalaancoia
ni,

gerito airallro
ili.di

il pensiero d'ucciderlo, ed averne mostrato compiacenza con

che Dionisio

si

port a domare
il

in per-

sona; avendo macchialo

suo nonie pri-

un
gli
i

sorriso.

Tent

di

nuovo Dionisio nepareva che

ma di

partir da Sinicusa, colla strage,prascv-

ultimi anni del suo regno di cacciare

scrizione ed esiliodi luttiquelii ch'egli

cai tagiuesi dalla Sicania, e

spellava avversi alla sua dinastia: da questi

ne

fosse giunto a capo colla vittoria di Caboia, riportata all'aprir della campa-

profughi molli ripetono l'origine d'z/-

cona.

Sembr

inclinar di

gna, sopra I\lagone che

vi

rimase ucciso.

derazione e
la

alle scienze

nuovo alla modopo riacquistata


a

Ma

riusc al figlio del ^inlo duce,col


la

tem-

caIma,convenendo alla sua corte

gara

poreggiare, di ristorare
gia di Selinunte,

punica fortu-

filosofi e lettera ti.

Riusc a Dionisio di trar-

na, e nella battaglia di Cronio sulla spiagla

re per la 3. volta IMalone in Siracusa,

morte del comandante


i

lusingandolo che

la

sua venuta avrebbe

Leptine mise
de'quali
si

in piena rotta

siracusani,

agevolalo

il

riloiiio del

suo amico Dione,

posero in salvo pochi avanzi,


i

ma non

corrispose co'fatli; perch stanco


di gettare al

ed

in

vece

confini della Sicania venne11

quel sapiente
dottrine,

vento

le

sue
li-

ro perciampliali.
sc

3. "esperimento riu-

abbandon per sempre quel

pi funesto, che sebbene Dionisio s'im-

padronisse di Selinunte, d'Enlella e diE-

punto di veder cadere la nuova metropoli punica di Lilibeo, pure rinaspeltalo arrivo del formidabde africano mut le sorli. La flotta di Dionisio fu bruciata nel porto di Trapani, e durante la tregua che avea dovuto implorice, e fosse sul

do sciagurato, lasciando al proprio nipote Spensi ppo la direzione dell'accademia. Allora Dione concep il disegno di liberar la patria, e pot agevolmente incarnarlo, poich sbarcalo sulla costa diMinoao Eraclea,

venne

affrettato da'voti pubbl!<;i

il

suo festevole ingresso, mentreDionisio assente vegliava alla costruzione di dueslabilimenti nuovi in Puglia, eTimocrnlecue

rare, torn

il

tiranno
alle

in

Siracusa, ove la
ai bel-

morte pose fine


licosi disegni.

sue crudelt e
il

per

lui

Dionisio

Gio\'ant, privo

sottrasse ad ogni pericolo.


sio di

dellebuonequalil edelle lee che aveano tratto dall'oscurit il suo genitore, pure

governava Siracusa, colla fuga si Tent Dioniricuperare il potere, ma Dione seppe

avrebbe potuto sostenere gloriosamente


il

reale retaggio, se avesse dato ascolto

ben guardarsi dall'ingannevoli sue offerte e spieg molto valore nel rinluzzarne le armi. Nondimeno l' isola ben fortificata
j

ai savi consigli di

Dione, che seppe innaindusse a


ri-

est in potere de'dionisiani, guardata dui

morarlo della chiamare con


pedirono
gistero
,

filosofa, e lo

somma

onorificenza Pla-

primogenito Apollocrale, e dopo la sconiilta data nel mare daEraclide siracusano,


a Filisto che v'incontr
la

tonealla sua corte. Gliadulatori per imil

morte, riusc

buon

elfetlodel platonico

ma-

a Dionisio riparare in Locri, da

dove non

ben presto il filosofo e il suo indivisibile amico Dione fin ono allontae nali

cess inviare frequenti soccorsi. Intanto fatali tornavano a Siracusa le cittadine

da

Sicilia e

ripararono iu Grecia, reg-

gare, che vive scoppiarono fra Eracliuo

142
gerazioni, ed

SIC
l'all

SIC
re esa-

faiilore della legge agraria e


il

saggio Dione che pi ligio


degli ollimali.

onta d'icela e de' cartaginesi seco lui collegati, ed ebbe la ventura di riportare
in

mostra vasi
titorij

al

governo

Ora

compiuta
ditigli

vittoria su

5ooo

nemici spe-

l'uno, ora l'altro prevalse

de'due corapeed anche talvolta furono in pace;

inconlro,ech'ei seppe sorprendere

ma quando
per

Dione

fu libero d'ogni

emulo
la

non ancora riavuti dalla stanchezza della marcia. Fece allora di Adrano il suo punto
|

la resa della

fortezza, alla quale (u

d'appoggio, e molti

castelli siculi

si

uni-

costretto Apollodoro dalla farne, e per

rono a
tania.

lui,

e sino Rlamercolirannodi Ca-

morte d'EracIide,
congiura contro
e con pochi
ze, cosi
il

in

una sedizione
la

l'in-

Lo stesso Dionisio cede a Timoleone


patto di estrarne l'oro di sua

grato Calippo ateniese ord

pi nera
suestan-

la rocca, a

suo benefattoreDione,

pro[)riet,e recarsi a vivere a Corinto con


sicurezza. Icela per

satelliti l'uccise nelle

non

isciolse l'assedio,

usurpando un estraneo la precaria


il

e cerc inutilmente di liberarsi

da Timobens uc-

tirannide di Siracusa. Npercicessarono,

leone col mezzo di due


cise

sicari;

ma

anzi crebbero le dissen*.ioui, ed


si

suolo

sculo

vide pieno di piccoli tiranni e di

milizie di ventura che ne resero la con-

dizione miseranda. Eestato ucciso sotto


Pieggio Calippo, oppresselo alla loro volta
la

patrialppiuino

figlio

minoiediDionisio

f'ecchio, e/Niseo. Indi Dionisio iltr/ot'a

ne, cacciato per le sue crudelt da'locresi

barbaramente la moglie e la sorella di Dione, e mentre raggiungeva col grosso di sue forze il corpo ausiliare de' cartaginesi, comandato da Magone che move vada Eutella, il comandante della rocca Leonia corintio .s'impadron con una sortita del munito qu?rtiere d'Arcadina, ed intanto Timoleone che gi erasi insignorito di

profitt del disordine per ricuperare Si

Messina,

la

quale parteggiava per

racusa e
i

vi ristabil

il

suo dispotismo. Fra

Icela, giunse coll'esercitu sotto le


di Siracusa.

mura

tiranni siciliaiiilMamerco

dominava Ca
I

Magone

part co'suoi inaspet-

tania, ad

Ippone ubbidiva Messina, ed

cela reggeva Lentini.

quest'ultimo

ri

tatamente per l'Africa, senza attenderne la presenza, e Siracusa rimase a mezzo


d'una rapida
ordinata.
vittoria dell'eroe corintio in* e poi fu

corsero
il

nemici

di Dionisio, olferendogl

regno

di Siracusa,

ed

egli collegatosi

co

teramenle liberata,

saggiamente

cartaginesi cominci la guerra coll'asse

La rocca

innalzata dal tiranno

dio marittimo e terrestre delia capitale

Dionisio fu demolita a suon di tromba e


tra'plausi del popolo; le leggi dioclee pristinate
ri-

mancanza di vet tovaglie obbligato a desistere, quando ne respingere una sortita di siracusani, sol
dal quale fiovossi per
i

quanto ai contratti civili; venne temperata la democrazia colla creazione


del
le

dati d'iceta entrarono nella citt


alla rinfusa,

con

essi

sinedriocompostodi
i

5oo cittadini del-

ed a stento riusc a Dionisio


Il

varie classi,
i

quali a maggiorit di voti

di chiudersi nella cittadella.

faniosoTi-

eleggessero
ia

magistrati, e decidessero dl-

moleone,clie allontanato dalle cose pubbliche di Corinto sua patria, erasi


ritigl'i-

pace e della guerra; finalmente fu stabilito un capo supretno della repubblica

rato a vivere in quieta solitudine fra


rusciti a

di Siracusa col
di

nome di Amfpolo

o servo

laliotijVenne sollecitato da'siracusanil no-

Giove, scelto a sorte fra 3 individui edal sinedriOjda doversi cambiare ogni
il

dar

mano

alla liberazione della

lelli

malmenata contrada. A sua disposizione Corinto pose 700 uomini per l'impresa, ed Andromaco principe di Taoroiiu.i, ove
il

anno. Callimede fu
cessori, e

.
i

cittadino rive-

stito di quell'altissimo

onore, ebbe suc-

capitano esegu

lo sbarco,altri

ve ne ag-

gistratura se
sione.

giunse. Pertanto coni

eoo armati mosse


Adi ano

non cess s ragguardevole manon dopo la romana invaL'incomparabile Timoleone di ci


in

TisDoleone verso

il

castello di

non pago, pose

opera

il

vittorioso suo

SIC
braccio per puigar
(eriio
la

SIC
Sicili (In

i/j.^

ogni ini

ce tlislingiiere

il

valor militare d'Agnloiialo nella citt sicula di

ed eslerno iKtuico. Mossero


fanti e

car-

de. Era

(|iie.-.li

taginesi contro di lui dal Lilibeo, sbar-

cando 60,000
jiiion

0,000

cavalli,

con
li

Termini soggetta a'cni taginesi,da Carcino vasaio che reg^^ini aveano pei' qiinli

numero
I

di carri laicati;

ed

egli

che

col[)a cacciato in

bando, ed

il

quale

con 2,000 pedoni al guado del Criniso, ove riusc a sbaragliarli ed a coattese

and

poi a stabilirsi a Siracusa.

Dotalo

Agatocled noncomuneavveneuza ed'ingcgiio perspicace, dedicossi alla milizia


e col
,

stringerli alla pace, (issando iuvanabil-

mente

all'Alico

il

coi>fine de'Ioro posse-

dimenti. Inoltre liber Apollonia edErigio dalla iiranidedi Lettino;

purg
a

re da'corsari tirreni,

dannando

il mamuric

mezzo di riprovevole ncfandit divenne caroa Damante, che lo innalz sino al grado di capitano di 00 fanti, e ncli

la

guerra agrigentina

in cui fu
al

Damaule
di chi-

Postuniio loro capo enliatosoltomentita


amicizia nel porto siracusano; spense
i

slrategoto, fu
liarca o

promosso

grado

tir-

capitano di 1000

fanti.

Non medi lui

rani lcela,lpponeed ilfedifragoMameico,

no

di

Damante, ardeva

la

moglie

ed cibblig all'abdicazione Apollonide e


]Nicoden)o tiranni d'Agir e di Centoripi.

per Agatocle d'impura fiamma, e divenuta vedova ne mut col suo talamoe le
sue ricchezze
allora
la

Siracusa ricuper in un istante l'antico


lustro; vi rientrarono
i

fortuna. Si dichiar egli

proscritti, accorvi

sero

popoli convicini, e Corinto

ag-

giimse considerabile niimerodi coloni. Gla,

Agrigento e Camariua,

e le altrecill

de'sicilioli risorsero, ed in fratellevole


si

nodo

strinsero per impedire ogni novit dal

nemico degli 0tliuiali,e sebbene sulle prime dovesse cedere al rivale Sosistralo e andarne in bando, vide presto colui ancora condannato all'esilio, nientre egli fu richiamalo dal popolo, quando sciolto il sinedrio pieg all'antica democrazia.

lato degli africani


in soggezione.

eper tenerci
dal

siculi stessi

Con
i

affettare

popolarit spense

Caricodi lantagloriaepun-

Agalocle

pi ragguardevoli cittadini, e
la

to non abbagliato moleone salutalo


fiss in Siracusa la

puro s|)lendore, Ti-

consent alla plebaglia


le

violazione deljiii

liberatore della Sicilia

pudiche donne

il

sacco delle case

sua residenza, e vivendo

ricche.

Convocquindi un'assemblea nail

come

privato rinunzi ad ogni specie di preminenza, largo soltanlo de'suoi consi-

zionale,ecoiigratulandosi con essa d'aver

annientalo
ce

potere dell'aristocrazia, fe-

gliagara
lo

ricercali. Gli universali

accompagnarono sino alla splendida sorse in mezzo al foro siracusano, e Portico di Timoleonefu delta la
vicina palestra, ove fuiono
istituiti

omaggi tomba, che

mostra

di rinunziare

ad ogni incari-

co

e ritirarsi a

privalo viveie;

ma
la

il

vol-

go

e leassoldalemilizie

logridaronosliaresponaltri col-

tegoto,e ricusando egli di avere

giuo-

sabilildelgovernoinunione ad

chi equestri anniversari in suo onore, che

leghi, fu stabilito slrategoto unico e solo,

ricordarono a'posleri
virt.

il

suo

nome

e le sue

cio signore assoluto di Siracusa.

Non

fu

tardo allora d'allettare


le de'lerreni. Intese

popolanicoll'a-

Il sinedrio di Siracusa non si maniennelungamente concorde, che troppo nerano disparati gli elementi; adoperavano

bolizionede'debiti e colla partizione eguapoi ad ordinare con

leggi la repubblica, a migliorarne le fnanze,

la dipendenza curavano nobili di ricuperare la preminenza, quindi l'anarchia edalseno di questa il nuovo e pi fermo dispo-

in ogni inconlio a scuotere


plebei,
i

Tulli
le

ed a sostenerne colle armi la gloria. i sicilioli si opposero ma indarnoal-

rompeva guerra,
il

ambiziosesuemire, ese Cartagine non in breve sarebbe stato


tutta la Sicilia.

tismo.

Una

spedizione de' siracusani con-

dominatore di

La perdiri-

tre gli agrigentini

per insorta coQlesa,

f-

ta della battaglia

d'Imera

lo

avrebbe

i44
dotto
alle

SIC
tiUime estremilfi,<econ ardito
la
si

ste
spos poi a Demetrio redi IMacedodi

consiglio

non avesse egli avvisato


le

porri-

nia.

Ma

intanto che disponevasi a nuove


il

tar la guerra nelle terre africane per

ostilit

contro Cartagine,

suo nipote Ar-

chiamarvi
tandro suo
a

pnnioheforze. Lasciato An-

cagalo aspirando
gatocle,

al trono,

che

lo zio voA.-

fratello

con

siiHcieriti

truppe

leva assicurare al figlio chiamato pure


si

guardar Siracusa assediata, esegm con


galee
il

60
do

fortunato sbarco, seco recan-

in ostaggio

siracusani, e

una met de' pii potenlt ponendo soldati nel pri

cintodi vincere o morire coll'aver distrutto col fuoco l'intiera flotta. Vinse in cara-

indusseMennone favorito del tiranno ad avvelenarlo, malcontento per avere ricevuto un atrocissimo oltraggio. Mennone bagn lo stuzzicadenti d'Agatocle in un potentissimo veleno,
ribell e

pale battaglia 4o,ooocartaginesi guidati

che consunte le gengive e denti, si propago per tutto il corpo con tali spasimi ai

da Annone che

vi

mor, e da Bomildisegni d' Agatocle.

care aiutato, che aspirando alla tirannide


di Cartagine favor
i

che dicesi si gettasse per disperazione in un rogo. Agatocle lasci un esempio a Scipione \'j4fricano,c\\e per vincereCartroci

Avvalorato dai
lui si

libici

eda'ciienaici,cheper
il

tagine era uopo assalirla in Africa.

Do-

dichiararono, assunse
la

titolo di re

tato di grandi talenti e valore, affett po-

e Strinse
sc a far

capitaled'assedio, con che riuSicilia,


il

polarit in incedere senza guardie, enei


gloriarsi dell'oscura sua origine,

richiamar Amilcare da

dicendo

cpiale

si

content di spedire un rinforzo

ch'egli era

di

5ooode'pi prodi, ed ostinatosi conDi-

nocratecapo de'fuorusciti ad assaltare Siracusa, fu fatto prigione e decapitato. Rassicurato Agatocle dellenuove vittoried'A.frica, volle ritornare in Sicilia,

sempre un vasaio, ostentando nelle mense vasi di terra misti con vasi d'oro. Per opera d'Arcagato per pure il figlio Agatocle, dallo zio prima di morire privato del regno, indi Mennone con
i

ed era per

eguale perfdia

si

disfece d'Arcagato e diIceta,

ricomporla a ubbidienza,quando ebbe notizia

sput

il

comando di Siracusa ad

che

che sotto

il

suo nipote Arcagalo luo-

gotenente, ogni cosa in Africa avea


tato aspetto,
glia,

mu-

avendo perduto una batlae l'armata per mancanza di vettovaper


ribellarsi.

usurp anch'egli supremo assoluto potere, mentre Taormina occupa vasi da Tindarione, Lentini da Eraelide, Agrigento da Fiiitia, e si riemp la
fatto slrategoto,
Sicilia

glie era

Agatocle corse in
sedizione de'suoi

nuovamente
i

di molesti tiranni.

In

Africa,

ma la

perdita della battaglia, ladela

questo tempo

siciliani

per evitare

il

ser-

fezione degli africani,


lo ridussero a salvarsi

vaggio cartaginese invitarono Pirro neloffrendo la corona ad Alessandro che avea avuto da Lanassa. Il re di Epiro sbarc in Taormina; Catania e Siral'isola,

con vergognosa fu-

ga,abbandonando l'esercito che dipoi venne a patti, e due suoi figli furono trucii

dati dagli stessi soldati. Ritornato inSicilia

cusa
ni
si

gli

aprirono

le

porte;

regoli o tiranle

sbarc in Eraclea, e die l'ultime prove di


crudeltconlro
gli si la

sottomisero,

le citt

sicane e

puni-

sicana citt diEgesta che


il

che furono conquistate, e cinse l'estrema

era ribellata, sciogliendo


i

freno al

punta del Lilibeo d'assedio.


v
il

Ivi

per tro-

furore e alla vendetta contro

siracusani.

conquistatore

la pii

tenace opposi-

Gli riusc pacificarsi co'carlaginesi e eoa

zione, e fu costretto levar l'assedio con

Dinocrate che avea

esiliato

da Siracusa
vicini

animo

di

riprenderlo nell'anno seguente,

nonch di estendere
lia
zi
,

in varie parti di Sici-

e portar poi
fricane.

il

suo dominio,

di

domare

bru-

la guerra nelle contrade aSe non che duri modi e le sue ai

e di stringere vincolo di affinit con

vanie

gli

alienarono l'animo de'


lui;

sicilioti,

Pirro re di Epiro, cui diede in moglie la


propria
figlia

che
g

si

sollevarono contro di

il

re fug-

Lauassa,

la

quale disgusta-

da que'lidi per porsi

in salvo a

Taran-

SIC
lo, insegnifo

SIC
(l'ori-

i4^

per via cla'inamerlini

tacilio e

I\T.

Valerio nuovi consoli con due

gine campana, ch'eiatisi con IVaudoIcnta


strage insignoriti di Messina, cui dissero

altre legioni, che fecero

sommar l'arrnala

aiG.ooo

Mainerto
stinalo

in

onore

di

Marte. Al cornando

sii[)remo dell'esercito di Siracusa fu de-

1,200 cavalli, rinforzati uotabilmentedai mamertini e da altri italiani. IMolte citt aprirono le porte a'rofanti e

co Gelone discendeva,
i

Cerone o Jcrone, iliii dal . antiquando si voleano cacciar dall'isola rnamerlini dopo la partenza di Pirro. Quel capitano us l'astui

zia di
liti

farmarciare all'antiguardo que'mi[)er as-

mani,e Cerone stesso prefer di tranquillarsi con una tregua di 4 auui, che gli fu cartaginesi fortificatisi in Aaccordala. grigeuto furono tosto assediali da' romani, e sebbene Annone procurasse di aiu1

che aveano eccilato sedizione,


il

sicurarsi

potere, e

li

lasci

circondare e
i

distruggere. Assal poi di proposito


tnertini.e tolte

ma-

ad

essi

molte castella, li sbal'aiuto de-

ragli in riva al

Longanocon

gli esuli nessinesi, e

Clone loro generale

il governatore Annibale ivi rinchiucon esterno numeroso soccorso, pure iupegnala sotto le mura sanguinosa pugna, cartaginesi combatterono da prodi, ma doverono in fine soccombere, ed Agrigenlo cadde dopo 7 mesi e fu segno al-

tare
so,

caduto
contrar

in
la

mano
morte

de' siracusani, volle incol riaprire le riportate

la

vendetta degli assedianli.

Dopo
essi

il

qual

fatto

vennero
la

in

potere de'romani molte


tnaggiorl'iso-

ferite. ^Messina

per fu sostenuta dai carn po-

citt sicane.

Arse allora in
di

taginesi che v'introdussero rinforzi,


t essere espugnala;

mente
la, e

brama

conquistar tutta
a quel

ma Cerone ebbe lar-

Roma

che sino

go premio

al

suo valore con essere nel suo

vea veleggiato

tempo non ane'mari, costruii 00 quiu-

trionfale ritorno acclamato re da'siracu-

snni.e del sovrano titolo

si

mostr ben desi

quiremi e altre navi minori per misurarsi coll'esercito navale punico, e bast la
stagione del verno perch fosse allestito
il

gno. Ben presto

gli ospiti

africani

resero

gravosi a Messina, introdottisi per darle


aiuto, indi
la

formidabile navile.
lio

consoli

Cneo Corneparziale scon-

pubblica indignazione giuni

Scipione e Caio Duillio mossero verso

Temendo messinesi la vendetta non meno di Cartagine che di Si racuse a cacciarli.

la Sicilia, e

sebbene in un
catturare
le

tro presso Lipari riuscisse al luogoleniite

sa,invocaronoper

la i. 'volta

il

soccorso dei

Boode

di

7 navi collo slesso


fu sul

romani,
nir
la

quali trovavansi in Pieggio a pu-

Scipione che

comandava,

puulo
napei.

perfdia de'campani, che


il

aveano

u-

Annibale
ricolo,

di

provar

lo stesso fato dalle


il

surpato

dominio
I si

della citt alla foggia


i

vi di Duillio;

ma

superalo a vendo
fra le

de' mamertini.
ni insieme

cartaginesi e

siracusa-

s'impegn

collegarono. Appio Claudio,

rale battaglia, nella

due flotte genequale romani, infei

unode'consoli romani, guad celeremente


il

riori ai cartaginesi nella

marittima espe-

Faro con due

legioni, ed

intim

lo

rienza,

scioglimento dell'assedio di Messina, mi-

nacciando guerra

in caso d'inubbidienza.
i

si valsero di nuove macchine chiamate corvi, che con ferrei ordigni raltenevano le avvicinate navi nemiche, onde

Vanamente Cerone dunoslr essere maniei tini congiunti nel


ai

compiere a corpo
fu
lio
s

a corpo la mischia, e
l'effetto,

sangue

e nel delitto

sorprendente

ch'ebbe Duil-

campani

di

Reggio, dalla repubblica ro-

l'onore della

i.^

navale vittoria e dei

mana

puniti con tanta esemplarit, e


ai sicilioti. Si

me-

pi splendido trionfo ioCampidoglio.


sola e nelle sue ac(jue la

Con

venne alle armi, e il lomano valo] e giunse da prima a sbaragliar l'esercito siracusano accampato a Taormina, e poi
VOL. LXV.
il

ritamente odiosi

valore pari continu lungamente nell'i-

guerra punica,

e ad onta che l'infelice di visamento di portar in Africa le

cartaginese nei

diuloruidiMelazzo.SopravvennerolM.Ot-

pel valore di Santippe

armi romane terminasse, oXanlippolacede10

)4G

SIC
so

SIC
matematico Archimede,
colla pi fa-

nioue, colla perdita di tanti bravi eia prigionia dell'eroico Attilio Regolo, ripar

stosa profusione di sontuosi ornamenti. Di

Metello alle sconfltle colla celebre vittoria riportata

sopra Asdrubale presso Pa-

normo,dellaqiialeebbegIiaIloridel Irionfojtiienlie ripetuti naufragi

nuilo

la

romana potenza

sul

aveanodimimare. Tut-

grande aiuto fu pure Cerone a R.oma nella 2." guerra punica, dopo le disastrose sconfitte di Ticino, Trebbia, Trasimeno e Canne, n perde la repubblica un pal-

mo di terreno in Sicilia
te,

sino alla sua


il

mor-

ta la Sicaiiia cartaginese fu perduta, e la


citt di Lilibeo stretta d'assedio fu fatale

pe'

romani

assedianli.

La

vittoria conse-

guitain Trapanida Aderbale, el'introduzione di possenti rinforzi salvarono quel-

Gelone gi estinto, venne dall'inetto nipoteGeronimo ereditalo il dominio siracusano,e la romana amicizia raccomanilata a'suoi

dopo

la

quale essendo

figlio

designali tutori.
i

Uno

di essi

Andronodo-

l'estremo punico baluardo, ed un 3. naufragio della

ro sopraffece colleghi e dispose a suo gra-

romana flotla sulla costa di Camarina, prolung lo slato di guerra; fnicb per l'improvviso arrivo diQ. Lutazio Cululo colla nuova flotla, e per la vinta battaglia sopra Annone fra le isole Egadi di Marittimo o Rlarelimo e Favignana,si persuasero cartaginesi adisceni

do del principe, abituandolo a vivere nella mollezza onde meglio dominarlo. Pei
suoi pazzi consigli cambiatala politicasi-

racusana,si strinse co'cartaginesi alleanza


a patto di dividere
il

dominio

dell'isola

dopo
di lui
re,

cacciati

romani. Geronimo e dopo

dere ad accordi, e parlare parole di pace,


frutto della
fu
la

qualedopo 24anni
i

di

sangue

Andronodoro perirono per congiumalppocrate ed Epicide oriundi cartaginesi ressero Siracusa a mano armata
e

cessione di tutta l'isola di Sicilia ai

continuarono
Il

la

guerra gi rotta co'rodi Siracasa,

romani, abbandonando cartaginesi ogni


pretensione sull'isole che sono tra
e l'Africa. Cos nell'anno di
fin la
r.''

niani.
lo

console
il

Marco Claudio Marcelsi

l'iialia

imprese

famoso assedio

Roma 5i3
Emi-

che lanto bravamente


togliere ogni speranza di
la,

sostenne colle

guerra punica. llpatr7o

straordinarie macchined'Archimede, da

lio rest

a governare la Sicilia, Lulazio

espugnare le mu-

ebbe
fo,

Campidoglio gli onori del trione C. Flaminio fu spedito per pretore.


in

senza

il

lento e potente

mezzo della
l'esercito ro-

fame. Imilcone duce cartaginese molest

Cerone intanto proseguiva


cificamente in Siracusa, e
delealla
si

a regnare pa-

lungamente da varie bande

mantenne f-

mano
ti li,

e per vittima del contagio.


i

Cadu-

romana
per
la

alleanza, somministranco' galli cisalpini;

a poco a poco

guernili piopugiiaco*
nel disordine dell'as-

do

aiuti

guerra

cadde Siracusa, e

ma non

permise t'ultima rovina di Carper

salto

tagine, cui prest assistenza nella guerra


alle milizie straniere sollevale,

non conosciuto rest ucciso il gran Archimede con pena di Metello, il quale

man-

col sop aggiunto console

tenere un certo equilibrio fra


ti

vicini.

Risplend

la

due potensua corte non meno


i
:

vino estese
ta

M. Valerio Leromana dominazione a tutlaSicilia,la disarm e le tolse ogni mola

per

l'ospitalit,

cbe per l'opulenza


terremoto, e

della

do

di

nuocere, eia purg alties dai


sicani,
siculi,

la-

prima furono testimonianza gli


di rovinata dal

aiuti

aRocon-

droni. Si videro allora assoggettali alle

l'asilo

medesime
li

leggi

sicilio-

cesso a Nereide figlia di Pirro, sposata dal

siciliani, e

io senatori furono manlegati,

primogenito

di

Gelone;

la

seconda figur

dali

da

Roma in qualit di
il
:

per or-

uella magnifica nave siracusana a 3 ponti

dinarne
3
classi

governo. Sidiviseio

lecilt in
libe-

mandala

in

dono a Tolomeo re d'EgitArdila diCofarao-

le

prime furono dichiarate

to, disegnaladall'architetto

16 ed esenti da ogni tributo, cio Alesa

rinto, ed eseguita in

un anno dal

poi 7b5rtjCenloripi, Segesla, Alicia, Pa-

SIC
governarono Taormina e Messina collo proprie leggi, ed ebbero il titolo di confederate del popolo romano, ma
lermo;
si

SIC
sedialoepresa
si

'47

la citt di

Ennn, che

dice-

corrispondere a Castro Gio vaimi, l'andi


i

no

Roma 62

i.

Mossero pure dalla

Si-

pagando

tributo; veltigali

si

dissero Sira-

cilia

condottieri che in Africa portarodella Mauritia-

cusa, Agrigento, Lilibeo e tutte le altre


citt e castella obbligate a

no guerra a Giugurta re
cimbri, e lusingati
i

somministrai

na. In quell'epoca scoppiata la guerra coi


servi siculi della
le

re

il

grano

(leciimaiio, ossia la

o.'^parle

ma-

del raccolto,

conforme

alla legge geroni-

numissione per rallorzar


servile sotto
di

milizie, all'opla 3,.''gueira

quanfrumento ue'bisogni o imperalo, cio secondo la valutazione del pretore, o estimalo per mezzo de'censori comunali che rinnovavansi ad ogni quinquennio,
ca, ed a fornir poi cpialunque altra
tit di

posizione de'padroni scoppi


il

comando

di Oario, e poi

SalvioTrifoneedi Aitenione, tenhina-

la coll'uccisione dell'ultimo superstite iu

battaglia, per opera del console IM. Aqui-

ciocch fece chiamar


(cl

la Sicilia

Granaio

popolo romano. Da questo si percepi rono inoltre diritti della dogana e del
i

portorio inerenti

al traffico. Il

Lilibeo fu

nuovo capo si sottomise guerra sociale ' Italia preserv l'isola il pretore C. Norbano, il quale con P)rte esercito respinse A ponio IMotulio, a

cui Satiro

co'suoi. Nella

capodell'antica provincia, ove M. Valerio


i.

lo, mentre

pretore di tuttala Sicilia, con giurisdila resi-

da Pieggio minacciava Messina. Allorquando prevalse in Roma il partiil

zione di podest e d'impero pose

to di Siila, ritirandosi

suo celebre com-

denza, e

vi fu stabilito

ancora uno de'due

questori, l'altro essendo in Siracusa, capitale della provincia


lia
si

Mario de presso Trapani


petitore C.

nell'Africa, pose piee fu sul

punto d'esse-

nuova. Nella Sici-

re imprigionato dal questoi^e del Lilibeo;

radunarono

le

armi, e dal Lilibeo

ma

la sollecita

fuga

lo

pose in salvo.

salp l'esercito di P. Scipione, che tolse


a Siface la
nissa, lotta,
il

Numidia, per darla a Massi quale usciva gi vittorioso dalla

quando Scipione Emiliano movea


meSeb-

dopo lavarla fortuna de'due rivali, morto MarioeCinna, si concentrarono in Sicilia le reliquie de'mariani sotto il comando di G. Papirio Carbone, ed a sterminarle
vi

dalla Sicilia per portare alla punica

fu spedito

da

Siila

divenuto dilta-

tropoli di Cartagine l'ultimo crollo.

lore,il

famosoGneo Pompeo, il quale pre-

bene per partecipasse la provincia sicula alle glorie romane, non cess di essere
teatro di guerre e di stragi.
II

sto sottomise tutta l'isola, essendo state


le

rigore di

Demofilo
na
la
i

cogli iSc/iWi'/ (/'.), accese in

En-

ultime ad abbandonar le parti mariane luiera, Catania e Messina, e termin la spedizione col dar morte a Carbone e
a talimi altri cospicui proscritti.
ra piratica condusse in Sicilia

.'guerra servile, colla strage de'prin-

La guerMarc'Ao-

da Enno Siro loro capo che giunse a usurpare titolo regio, dando ad Acheo il comando delle armi. Fatta
cipali cittadini,

tonio padre del Irium viro,deslinato a pur-

gar

mari dalle incursioni che


corsari di Cilicia;

vi

facevail

poi l'alleanza coH'altro capo Cleone di GIicia,

no

ma

esso vi lasci

vinsero

servi,

che gi

sommavano

nome

in esecrazione, pel

danno maggio-

a circa

sistettero
co.
glia

60,000, il pretore L. Ipseo, e recon prodezza al console F. Fiacli

re che recarono all'isola le sue vessazioni

e avanie. Sotto la pretura di Sesto Per-

Quantunque
il

vincesse poi in battai

ducco rimembra con


rivo di
la

gloria la Sicilia l'ar-

Calpurnio Pisone,

soli

M. Perpenna

M. Tullio

Cicerone, destinato nelalla

pretore, e

console P. Rupilio ne ripor-

florida et di

32 anni

tarono compiuto trionfo coll'uccisione di


Cleone, e colla prigionia di
si

libetana,il quale seppe in

questura Lin)odo eminen-

Enno che qua2.

teconciliarsi l'affetto degl'isolani, essendosi

subito

fin di vivere,

il

avendo

as-

ammirati

iu lui

non

solo gli slanci pre-

i48
te

SIC
principato dell'eloquenza,

SIC
traltatve con l'indomito Spartaco.
seri agricoltori
I

cursori di quel genio ond'ebbegiuslamenil

mi-

ma

aven-

erano

coslrelli a

emigra-

doaltiesklatooperainniezzoallegiavi occupazioni della magistratura ad appren-

re o perire di stenti pe'balzelli imposti eoo

intelligen7a di

Vene
la

dal prefetto de'dee perci era prossi-

dere da Teodoro siciliano


profondi
fa.

la dialettica e

cuman M. Apronio,

dommi

della pitagorica filoso-

ma a diseccarsi

vera sorgente dell'opu-

Tanta ventura per fu susseguita dal grave disastro d'avere C.Verre prima pretore e poi pr pretore per un triennio,
durante
co.
1

lenza sicula coli'

abbandono
il

delle terre.

Fin'^Imentecomparve

nuovopretoreL.

Cecilio Metello, e carico d'oro e di delitti

l'altra

guerra servile
i

di

Sparta-

l'infamcVerrefu accompagnato nellasua


fuga dalle maledizioni de'popoli spinti all'

furti, le lascivie,

sacrilegi di costui

bastarono a render desolata la Sicilia. Nella crapula e nel sonno passava egli inerte
i

ultima disperazione. Vuoisi che ad un


il

milione di aurei ascendesse


sportalo,

contante

e-

suoi di fra le meretrici egl'inverecon

somma

trascendentea que'tem-

di liberti, ministri di sue turpitudini e ves

pi, e ch'egli

sfacciatamente dichiarava di

sazioni.

Dopo

partilo
egli

il

prefetto marittiil

ripartire in 3. coi giuilici che l'avessero

mo

P. Tadio,

perde
il

navile di Siciall'inetto

processato e co'potenli per essere proletto.

lia, coiifdaudone

comando

Ma di

tutto trionfarono

il

patriottismo

Cleomene, per meglio


moglie

deliziarsi colla

sua

e r eloquenza di Cicerone. Delegato egli

INicea, di cui era

perduto amante;

insieme a suo fratello Quinto all'inquisizione di Verre,


lo e
vi

e quello fuggendo per vilt, si fece inseguire e sconliggere da Eraclio capo dei
I principali cittadini furono spoda Verre d' ogni prezioso oggetto, obbligando privatici niunicipii a vendi-

spiegarono lutto

lo ze-

coisari.
gliali

ne riportarono sommo plauso ovunque e specialmente in Sicilia, a iVonte della

propensione di Metello pel suo anteces:

sore
la

Verre fu condannato

all'esilio

cal-

te coattive, delle quali egli fissava


zo,

il

prezi

restituzione di gran parte delle

somme

n furono risparmiati
di

delubri e

si-

estorte.

mulacri

Mercurio inTindaride,diCerereediArisleoinEnna.

Diana

in Segesle, di

11 pretore Metello lei min onorevolmente il suogoverno, colla disfalla del corsaro Pergamione, il quale audace era

L'amor
il

patrio indusse

il

virtuoso Stenio
gi

penetralo nel porlo di Siracusa. Nel

se-

cittadino d'imera,

cheavea

scampalo

guente anno eletto G.

Pompeo

a capita-

ti

luogo natale da'pericoli ilelle precedengare civili, a portar querela al senato


di \ erre.

romano sulle rapine


la giusta

Ma
il

le

pro-

no dell'armala spedita a purgarli Mediterraneo, riusc col mezzo di L. Gelliue di C. Lentulo a liberare per sempre sii

tezioni de'potenti soifocarono

grido deli

ciliani dalle rinascenti

molestie de'pirali,
le fonti dell'e-

indignazione, ed ebbero

sici-

e a riaprire con sicurezza

liani a sofirire

per un altro anno


,

le piti

sterno commercio. Ne' j)rimi moti della

abbominevoli depredazioni

fra le quali

guerra
tore

civile fra

Pompeo
il

e Giulio Cesadi a ver a

quella inospitale usata in Siracusa con Antioco re di Siria, die invitatolo a

re, la Sicilia
il

ottenne

vanto

pre-

domand ammirare da
do
la violenza in

vicino

mensa vasi gem-

fiinioso

M. Forcio Catone, ma menCurionee AsinioPollioi

tre questi preparavasi a difender l'isola

mali, n volle pi renderli, e aggiungen-

dai cesariani, C.

Sicilia col

pirati

siri.

poche ore lo cacci da pietestocbe si avvicinavano Senza il valore di Crasso che


la

ne impadronirono a mano armata, ritirandosi il pretorea Durazzo tra pompeiani. Curioiie govern l'isola per Giu-

ne

se

comandava

Calabria,

si

sarebbe accesa

lio

Cesare, e

Pompeo

trasse nel porto di

altra guerra servile nell'isole, che irritate

Messina una parledel navile cesarianoche


vi fu

dall'oppressioue aveauo aperte sedi^Jose

brucialo da Cassio. Vi discese poi

SIC
Io slesso

SIC
l'isola

149
e
i

Giulio Cesare per passare in A-

frica, e vitlorioso vi

torn percelebiafe

M. OppioCapitone tenente Sabino a domare


malincuore
Il

suo luogoservi, cbe iuil

iiiCampitloglio

il

4-"tiioiir(j.Dopo la
i

mor-

vagbiti della libert nelle militari spedizioni, di


solili vano il ritordominio della Sici-

cesariaiii da te d Giulio Cesare ebbero Marc' Antonio l'auiliito onore della cittadinanza romana. Ma pinera arse la guerra sulle coste sicule, dopo cbe l'isola ven-

no
lia

alla scbiavit. fu

per prelesto

alia

guerra cbe arse


.Antonio, inse-

tra Cesare

Ottaviano
il

M.

ne occupata da Sesto Pompeo, e d7enue l'asilo de'proscritti da Roma. Tent nanamente in principio Cesare Ottaviano
di cacciarlo,

guito della quale

romnno
glia

si

dominio dell'impero consolid sotto le forme mo-

narcbicbe a pr del vincitore della battad'Azio CesareOtlaviano, salutato imperatore e augusto. Col principio del ro-

riusc a Salvidieno
la

suo ca-

pitano di vincere

battaglia navale

da

Pompeo datagli

nel Faro,o desistendo pe-

mano

impero, e

la

nascita di

Ges Cri-

r dall'impresa, pass ad incontrare in

sto e perci della nostra era, (|ui unisco

Brutoe Cassio, fra M.Tullio figlio di Cicerone, cbe con molti altri dopo la battaglia di Filippi [)ot ritirarsi in Sicilia con sicurezza. Poco dopo si concluse fra triumviri eS. Pompeo la pace, rimanendo eglia governar la Sicilia per umiuiiKjueuuio. Ebbe per effimera durala il trattato, ed intim-tla di nuovo la guerra, Cesare Ottavi;ino perde nel Faro per naufragio quasi l'intiera fiotta. liioomparve per dopo un anno col formidabde apparato di 3 armate, lequali neiratferrar da 3 lati la Sicilia, vennero dai venti danneg-

Macedonia l'armata
i

di

d'ora in poi
dal

cui seguaci contavasi

le notizie della regione di qua Faro o parte continentale, come av-

vertii in principio.

Passala

la Sicilia

a fir parte del

nuo-

vo romano impero, l' autorit de' suoi reggitori con titolo di proconsoli fu limitala allora al governo politico, senz' alcun intervento nelle cose militari. Augusto cur che si riparassero danni solteri

tispecialmenle dalle citt


tania e Centoripi, e nella
le vi

di

Siracusa,Cadi quel-

prima

dedusse,

colonia di abiper l'Africa, tanti, cessando allora soltanto l'elezione

quando vi una nuova

fu di passaggio

giate e disperse, riportando

capitani di

dell'amfipolo islituitoda Timoleone. Fu-

Pompeo

nel

mare

notabili vantaggi;

ma

rono poi annoverale nel grado delle


nie,

colo-

non avendo questi saputo

profittar delle

circostanze, Cesare Ottaviano sbarc in

Taormina, Catania, Cefid, Agira, Termine, Palerrao,e di vennero onorevoli

costringerlo a fuggire, porsi

Taormina,ebenchriuscisseaPompeodi mantennero
M. Agrippa, onde assediata Messigli eserciti di

ruimicipii Calaltae Aluozio.

Un

certo Se-

leuco riusc a
volta
i

commuovere ancora una


Catania percorstrage

nella costa settentrionale dell'isola Corniflcio e

servi, e devastala
il

se tutto
e
il

paese, seco

menandola

na, riuniti

Cesare Ottaviala battaglia

saccheggio;
e

ma

in

breve ora soggio-

no e

di

Lepido, perduta

na-

galo
colo.

posto in ceppi, serv iu


al

Roma

coi

vale di Melazzo,e udita la defezione di Tisieno suo luogotenente, salp


l'Africa per congiungere
le

compagni

barbaro gladiatorio spettasi

Pompeo per

L'idioma del Lazio


nell'isola, e
si

estese rapida-

proprie armi

a quelle di

M. Antonio. Voleva Lepido


si

mente mente

adopr promiscuaAudal

col linguaggio greco. Nell'articolo


la

per

se la Sicilia e

dispose a contrastarla,

Italia riportai

divisione fatta da
di
l

ma

abbandonato

dalle truppe cbe accla-

gusto delle Provincie di qua e


alle odierne.
ville di

uiarono Cesare Ottaviano, dov accettar la legge dal pii fortunato collega, il quale consegu l'ovazione per aver terminata la

Faro, colle denominazioni corrispondenti

Erede Augustodellesplene di Poltione nella


si

dide

Lucullo

guerra

siciliana, e lasci

pretore uel

terraferma, in esse

rec sovente a

sol-

i5o
gendo come
esse

r,\c

SIC
Marciano, venuti diSoria,
si

levar l'animo dalle piibblichecurejescor-

diffuse per

mancavano

d'

acqua, e

ne abbisognassero pure Napoli, Pozzuoli e Miseno, dovendo qnest'ulliraa prov-

dopo la conversione prefello di Taormina, e per


l'isola,

di
la

Bonifacio

consagra-

zioue in sacerdote d' Epafrodilo,

come

vederne

le flotte

romane, con

meiTiviglio-

vuole

la tradizione.

Metafraste alferiua

sa e ardita esecuzione ve la poil dal Sa-

the Marciano e Pancrazio furono mandati in Sicilia,

bato fiume del Sannio. Diletto srandis-

mentre s.Pietio ancora disua


i .^

simo prendeva ancora Angusto a dimorare in Capri, isoletta posta incontro al


golfo di Napoli,
la

morava
si

in Antiochia
lo stesso
s.

sede, e poi vi

rec

apostolo,

come supe-

quale non avendo pretorna-

riormente notai; che Pancrazio predic


in

so parte allecommozioni politiche, le ro-

Taormina, e Marciano
s.

in Siracusa, o-

vine della

Campania edelSaunio

ve poi sbarc

Polo. Della fede sparsa


martiri che spar-

finire del
l'illustre

rono propizie al suo ingrandimento. Sul regno d''Aiigiisto vi comparve

con
sero
di
la

felice

successo in Sicilia, ne sono aui

tentica testimonianza
il

Diodoro d'Agir o

Siculo, che

loro fecondo sangue nell'impero

rese colla Biblioteca istorica


il

immortale

Nerone. Quanto all'introduzione delreligione cristiana nella regione contila descrissi

suo nome, e divisa in 4o libri, de'quali per met sono irreparabilmente perduti.

nentale,

a Napoli, e negli al-

Recandosi Augusto
re a'giuochi

in

Napoli ad assiste-

tri ai iicoliilelle

sedi arcivescovili e vesco-

da
in

lui istituiti in

onoredi Midi nostra

vili.

Qui

solo dir, che Napoli vanta di ale

nerva, mor
era al
la

Nola l'annoi 4

ver ac<olto tra

sue
il

mura
quale

nel suddetto
vi

modo

detto a

Roma, ove

riporto

anno 44

s.

Pietro,

battezz

s.

sua biografia e quella degl'imperatori


parte continenti! le e insulare di questo

suoi successori, e con notizie riguardanti


la

Candida, e consagr in i. vescovo s. Aspreno Molte altre citt del regno di Napoli pretendono d' aver dato ricetto al
principe degli apostoli, e di avere ricevuto
s
i

regno.

Lo

slato dulia Sicilia reso deplo-

rabile per lecontinue guerre,

and semla
gli
gli

primi vescovi intronizzali da


il

lui.

Co-

pre peggiorando sotto gl'imperatori, e


corruzione del costume, nella quale

Capua
s.

suo

pii

antico vescovo onora


in
s.

in

Prisco,

Benevento

Fortino, e

emuli

si

dimostravano inRoma, gett


l

abitanti in vituperosa inerzia,

misteri di

Cerereedi Proseipina,

le

nefandit con,

sagrate dal culto di Venere Ericina


cui tempio fu per opera di Tiberio
costruito, le sozze

il

A tino, Otranto, e molte altre citt, altri non meno degni e vetusti pastori ricordano. Introdotta la nuova religione, se non pubblicamente, pure con
Sessa, Bari,

ri-

molla tolleranza
parte idolatra

si

pratic in Napoli, che

Gerre che pendevano

tuttavia continu ad essere nella


,

nel tempio di Nasso, le are dedicatealla

e per

maggior mollo tempo vi si

Voracit e all'Ingordigia, mentre passamano in proverbio le mense siciliane, dimostrano quanto poltrissero brutalmente le genti.

niaulennero
foii

le feste

genlilesche, alle quali

dierono vivissimo incitamento gl'imperapagani colla loro frequente presenza.


incantatrici parti e isole deldi teatro al-

Riporta l'annalista Rinaldi,


s.

Dappoich le
la

che

il

principe degli apostoli

Pietro nel-

Campania servirono talora

l'anno
terra

44

dell'era nostra circa vi prese


l'Italia, e

le gozzoviglie brutali
ri,

de'primi imperato-

navigando per

v'incomin-

e talora di rilegazione alle loro mogli

cia spargereil salutifero lume della dottrina di


ti

impudiche. Tiberio immedialosuccessore


d'AugustOjdi sua vita temendo, nell'isola
diCaprisi ritira va come luogo inaccessibile,

Ges

Cristo, che

diminu tan-

orrori e poi del tulio abol, fiorenil

dovi

cristianesimo. L'evangelo princide' ss. Pancrazio e

e vi stabih la reggia delle pi studiate

palmente per opera

nefandit; di poi pass nella vicina villa

SIC
iliLucullo inJVIiseno eivituon designan-

SIC
numero di

i5i

vescovi, perch celebrarono

un

do a successore

il

nipote;

ma

Coligola

gli

concilio per

condamiar l'eresia d'Eracleo-

fu prelerito dal senato,

avendo poitatoiti
e di mostrare

Roma
altres'i

le

sue spoglie njortali. Questi orgli dei

degli errori de'gMOif/ct.

goglioso d'emulare
il

neseguace dell'eresiarca f^'alentino (^'^.)e Quel seltarioammetteva in principio che chiamava vSi2."
il

suo impero sulle onde, fece get-

gnore,e dal quale era nato un


le col
I

qua-

un ponte da Pozzuoli a Baia lungo 36oo passiiegli fu assai amante delle amenissime coste di Napoli, che deturp colle scandalose sue crudelt e gozzoviglie. Trovandosi rimperatoieClaudioafar usodelleacque niineridi diSinuessa,fuavvelenatare
to dalla

avea generati diversi altri; assicurava pure erroneamente che il Figlio


.ne

era generato dalla sostanza del Padre, che

S.Giovanni era veramente


dicava
zie,
il

la

voce che inle

Salvatore. Rigettava
le

profe-

alterava

interpretazioni ordinarie

sua nipote e moglie Agrip[)ina per


il

della s.Scrittura, ordinava d'ungerei


ti

mor-

alfrettare

trono a Nerone suo

figlio del le

con olio e balsamo particolare per dile

prime nozze, dal quale poi ebbe in guiderdone la mortein Bacoli.Per comunemente dicesi Claudio morto iuRouia.U malvagio e vanoNejone sul teatro di Napoli volle
sua disgustevole voce, e poi and inCenevento.De'SFlavii imperatoi i,
far
di
il

minuirne
bili
i

pene, e dichiarava impecca-

battezzali. L'imperatore
i

Antonino

rifece

porli di

Gaeta

e di Pozzuoli; gli

successe Marc'Aurelio suo figlio adotti-

pompa

vo

la

cui moglie

ritir nella

sua

villa a

impudica Faustina si Gaeta per menarvi


gladiatori di Por-

i." Vespasiano

nacque

in

Falacrinebor-

vita dissoluta, tra

leinverecondescenedei
i

godel Sanniojilfiglio Titoprocur riparare


le

nuotatoli

di

Gaeta, ed
gli

sciagure cagionate dal Vesuvio che

mia. Commodo
tori! nel

figlio e successore

diMar-

seppell Stabia,

PouipeieErcolano,e lunin

c'Aurelio introdusse

spettacoli gladia-

gamente soggiorn
il

Napoli,ove riedific

ginnasio di Napoli, e vuoisi che


la

ginnasio e

le

pubbliche terme. L'impela ce-

allora avesse fine

gloriosa palestra gre-

ratore Traiano condusse a termine

ca, e rileg nell'isola di

Capri

la sorella

lebre via Aquilia,che in continuazione del-

Lucilla. Sotto gl'imperatori Marc'Aurelio

l'Appia

si

estese

d.iCapua aReggio,

al

cui

Comodo, dopo

la

met

e verso

il

{"ihq

tempo leregioni di ([ua edi ldalFaro erano secondo Strabone quali le notai a Italia. L'imperatore Adriano visit queste legioni e prima quelle di qua dal Faro, edific il tempio di Diana in Atino, miglior tro di
il

di detto secolo,

concorsero ad immergere
i

la Sicilia nel lutto


ze.
il

furori delle pestileo*

Imperando Aurelio Settimio Severo,

porto di Lecce, ristor l'anfiteaedific le

campano Bulla divenne famoso condot600 banditi e servi evasi da Roma, e desol l'intiera Campania colle rutiero di

Capua, ed

pulteria nel Sannio.


visa l'Italia in

mura di ComAvendo Augusto di-

beriee misfatti, deludendo per motto tem-

po

la giustizia

punitiva che alacremente

bi

il

XI regioni, Adriano ne camsistema ed in IV nuovamente la di-

lo perseguitava: tradito dalla fu sorpreso di notte nel in

sua donna,

sonno, e condotto
le

slribnlj ed assoggett questa regione al

Roma per
La
i

nell'arena lottando contro

governo d'uno de'iV correttori d' Italia da lui stabiliti, e ne parlai anche a NaroLi S di essi, che del riparto delle due
regioni. Visit poi la Sicilia l'imperatore Adriano, e la colonia di Lilibeo fu da
lui

fiere.

7. 'persecuzione

contro

la

Chiesa

nuovi

cristiani del

235

inferoc spe-

cialmente in

Sicilia; cos nell'S." del

249,

ove

il

proconsole Tertullosi mostr degno

esecutore degli editti crudeli dell'imperatore Decio.

dedotta e chiamata Elia Augusta. Nel


s.

pontificato di

Alessandro

I,

che pati

il

martirio di
multi
altri,

s.

tale tempo si riferisco il Agata [F.) catanese e di

martirio nel i32, gi io Sicilia ciavi uu

uou che resistenza dn'Libd-

02
(

S
F.),
i

G
se

SIC
ne provarono
i

latici

quali con apparente apostata

felici effetti

j)onevansi in salvo.

Durando ancora

per l'incre-

tali

calaoiil,il flagello della peste

miet nuove

vittime per diversi anni, ineominciando dai tempi di C. Vibio Volusiano che fu
associato all'impero
i

della uedesima, e distruzione del falso cullo del paganesimo. Dopo il fatale

mento

dopo

trasferimento della sede imperiale da Roma a Costantinopoli, Costantino I nel 33 5


divise l'impero tra'suoi figli e nipoti, a ven-

il

2 5i, e visi

aggiunsero terremoti e una novella guerra servile, che espose nel suo corso al saccheggio gli sventurati cittadini. Tuttavia
auore delle scienze non erasi spento in Sicilia, e facevasi distinguere nel dettare la platonica filosofa versola met di detto
1

do

io riportato le sue diveise anteriori e posteriori di visioni a Napoli, Italia,Roma

e Impero: al che l'Italia e


nella

figlio

Costante

tocc an-

la Sicilia

colle altre isole, e

secolo Ili ilcelebreProbo,alIa conversazio-

formazione degl'imperi iVOrienleQ Occidente, & esso rest la Sicilia, e pi appartenne all'impero greco d'O-

lardi

ne

del quale

convennero

nel Lilibeo,Hor-

firio e

Piotino dal continente. Un'incur-

sione de'fianchi di Germania danneggi Siracusa in tempo dell'imperatore Probo, che fu elevato all'impero nel e

come rilevai a Impero. Quanto all'ordinaiDento dell'impero e suddivisioni


riente

operatedaCostantinol,si vogliono derivate per estirpare la potenza del Prefetto di

276,

molti maggiori guai arrec a tutta la Sicilia il proconsole Pascasio, fiero ministro
degl'imperatori Diocleziano e Massimiano, sotto
il

diRoina, che sua autorit sulle Prefetture d'Italia, potenza che riuscita pi volte inestendeva
la

Roma

(/^.),cio del pretorio

festa agli stessi imperatori, col


le

dividerne

quale fu martirizzata

s.

Ln-

c/(7(A^.) siracusana, e

furonoeseguite ine-

narrabili rapine e violenzeche lo condussero poi in Konia all'estremo supplizio.


JXella

attribuzioni restrinse. Pertanto sottopose tutto l'impero a prefetti pretorii, e

diede loro a governare l'Oriente,


le

l'Uliria,

Gallie e l'Italia. Quest'ultima fu divisa

persecuzione di Diocleziano rifulvirt di


s.

in

XVII

Provincie cio:

i.

sero

le celesti

Venezia, 2. Emi-

Gennaro

vesco-

vo diljenevenlo,poi spe[;ialissimo patrono di Napoli, ed ebbe mozzato il capo in Poz-

Liguria, 4- Flaminia e Piceno annonario, ^.Tuscia e bria,6 .Piceno suburlia, 3.

Um

bicario, 7.
e

Sangue riparlai di quello suo tanto prodigioso che si venera in Napoli. Conseguirono pure la palma del martirio Proculo diacono di Pozzuoli, Sossio diacono
zuoli: a

Campania, 8. Sicilia, 9. Puglia Calabria, IO. Lucania e Bruzia, i.Alpi


1
i

di IMiseno,

ed

Rezia seconda, I 4- Sauno, I 5. Valeria, 6. Sardegna, 7. Corsica. E queste furono sottoposte a due
3.
1

Cozie, 12. Rezia prima,

ss.

Rufo

Carponio

della

vicari,

quali uno in

Roma,

chiesa di Capua. Per l'abdicazioncdi Diocleziano e del collega Massimiano Erculeo successero nell'impero Costanzo Clo-

l'altro in

Mi-

ro e Galerio nel 3

lano risiedevano, entrambi per dal prefetto d'Italia dipendenti. Le 7 provincia del vicario di Milano furono denominate

5,

che dividendosi

l'i

m-

Provincie d'Italia.
strate dal vicario di
di

Le

altre io

pero,il 2.ebbe l'Oriente e l'Italia. Il figlio del i.nel 3o6 successe al padre col
di Costantino! il Gra/?^^'^ che vinto Massenzio in Pioma rest assoluto imperatore

amminiil

Roma

ebbero

nome
:

nome

ed oper quelle magnanime imprese che


registrai a

Provincie Sicbiirbicarie, e furono la Can:pania, l'Elruria e l'Umbria, il Piceno suburbicario, la Sicilia, la Puglia e
la

Calabria,

Roma
il

e in tanti luoghi.

Avendo

nio, la

Costantinol

la Lucania elaBruzia, il SanSardegna, la Corsica e la Valeria.

G/YZ/ir/f, di

venuto cristiano,

ridonalo

Chiesa ne'primi del lVsecoIo,ed accordato a'crisliani il libero


alla

la

pace

a Italia. Delsuddivisioni cui in progresso and soggetto l'impero romano, e che manle altre

Di tuttoci neparlaianche

esercizio di loro religione,auche in Sicilia

cando

la forza dell'unit

ne affrett

io scio-

^''C
glimenlo,si

SIC
mezzato. Dolente Alarico
co muri
tli

i53
tanto

pu vedere Roma, imieme alle


Sicilia edelle terIN'd

danno

iiotiziedeMominatoridi
re di

retrucedelte nella Brucia, e di ran.mari.


in Cosenza nel 4io, dandogli Scpollura {F.) \ suoi sotto il fiume liiisen-

qua dal Faro.


I

pontificalo di

s.

Anaslasio

e nel

899, per mantenere

la

punii della fede del concilio di JNicea e e delle cattoliche dottrine, fu tenuto un
concilio in Sicilia da Eustazio e dai deputati degli orientali, che vi convocarono
i

to presso detta citt,

che scarica

le

acrpie
si

nel Grati.

goti a4.hai.donn..do l'Italia

ritirarono poi nella Sps.gna. Se la Sicilia and esente dalla gotica invasione d'Alarico,pei

vescovi dell'isola,innanzi a'quali approla

nel44o

dall'Africa inosseGen-

varono

fede INicena e
i

sostanziale; ed

termine convescovi dierono loro letil

serico co'feroci suoi vandali, s'impossess

lere conformi a quelle di Liberio. Sotto

per sorpresa del Liliheo, mentre Aurelio Cassiodoro (avo del celebre segretario di

l'imperatore Onorio, che propriamente


fu ili. d'occidente, e sino dal

Teodoi

ico)

governatore
il

delTis^ola fortifi.

3g5

ces-

co Palermo,

cui memoral)ilea>sedio ter-

sarono pie

in Sicilia le traccie della


si

pagana

min con
rico

superstizione, e
i

videro chiusi per seratempli degli Dei Palici, che la fa-

gloria, avendo dovuto Genseabbandonar l'impresa e saziar la sua

vola dice fratelli gemelli nati da Giove e dalla ninfa Talia oEtna figlia di Vulca110; di

rabbia colla devastazione de'dintorni. Nella pace poi conclusa dall'imperatore Valenliniaiio

Cerere Eiiuese e
di rifugio a quelli

di

Venere Erila Sicilia

stabilmente
lo
si

Cina. Nelle irruzioni gotiche

fu

luogo
jiare
1

che volleroscam,

cilia

HI con Genserico, ebbe questi il dominio del Lilibeo. Moldiffusero in questo tempo nella Sil'eresie degli Ariani e t'Ptlagiani

disastri italici

di terraferma

es-

sendo rimasta

immune

da ogni invasio-

ne
te.

e ubbidiente agl'imperatori d'occiden-

ma la fede ortodossa ebbe un vacampione nel vescovo di Lilibeo Pasquannino o Pascasino, a cui scrisse let(/*.),

lente

Alarico re de'goti, dopo essere piombaio su Roma, entr incontanente nella Campania che manomise, nondimeno Ca-

tera consolatoria Papa s. Leone I, e fa poi suo legato al concilio di Calcedonia.


11

Papa indirizz

nel
,

Napoli fu risparmiato perche goti progredirono per altra via,saccheggiando Nola in uno alla ricca chieSI

pua

447

un'epistola ai

resse, e

vescovi di Sicilia

quale contiene alcune cose appartenenti a'sagri riti, come


la

del

sebbene solevano rispettare le chiese cattoliche ad onta che fossero ariani, abbattevano per templi e gh altari del paganesimo. Scorsa e devas.

sa di

Felice,

Pasqua
do

tempo solenne pel battesimo,cio nella e Pentecoste, e non nell'Epifania


s.

com'essi aveano cominciato a fare seconl'uso della chieda africana. Inoltre


1

stala

h pi parte della Campania, entr Alarico nella Lucania, donde passato ad


occupare
la

Leone comand a'vescovi di Sicilia che ogni anno Ire di loro s recassero in Ro-

ma

al

sinodo, secondo l'antica osservan-

Bruzia sotto

le
i

mura
goti

di

Reg-

za in vigore nella chiesa

romana

di ce-

gio

SI

arrest. Divisavano
il

d'impa-

lebrar due volte l'anno


scovi d'Italia.

il

concilio co' ve-

dionirsene per agevchn-e


11.

loro passaggio

Avendo

l'imperatrice

Eul'a-

Sicilia,poich

aveano bisogno d'abbon1

dossia, per vendicarsi di

Massimo che

danfi granaglie.

goti per la resistenza di

vea obbligata a sposarlo, chiamato


sii

in Ita-

Beggio posero campo

nelle adiacenti ter-

liaGensericorede'vandali,dopoaverque.
nel

re lungo le rive del mare.

Per

l'

intemnavi

455presoecon
la

lenta e ordinata f-

pene

del

tempo tentarono

Io stretto di

n;cia saccheggiata
ell,,

Roma,

dilatandosi poi

Messina,

ma

per

la sottigliezza delle

Campania
Mola

desol, pose a

pi volle furono sparpagliati dal vento, e pei molli uaufragi l'eseicilo fu quasi di-

a fuoco la ricca e sontuosa


t iu
lo spoglio

che

vi

ruba e Capua, ripeaveauo fallo

i54
i

SIC
con
tli

SIC
il

barbaro uso lie'vnndali tutlo distruggendo, onde Linlertio divenne un mucchio di pietre. Un anno dopo saccheggiarono la Sicilia, e digoti,

pi secondo

tore,

come ministro

e segretario di

Teo-

dorico, ottennero, in vece di denaro, di

somministrare derrate. Napoli, Nola e Siponto sperimentarono le munificenze


di

scesi
ti

nellaBruzia atterrarono
illustri delle

monumen-

Teodorico: bens come Oiloacre conla 3.^

pi

nobilissime citt italo-

cesse

parte de' campi a'suoi militi,

greclie e principalmente di Reggio,


cri
,

Crotone e

LoTurio. Abbruciarono gli


gli abitanti,

senza pregiudizio generale perla grande

abbondanza

in cui

vivevano allora

le

po-

edifizi,

ammazzarono
i

ed ab-

polazioni. Al principio della gotica

batterono
e di
dali

famosi templi di Froserpina

nazione posti
tori,

siciliani fra

domidue dominainil

Giunone Lacinia. Le scorrerie de'vau-

meglio stimarono di cedere alle

continuarono a pi riprese lungo le coste sicule, e bencli il conte Marcellino


fosse inviato dall'imperator d'occidente

feinuazioni deiresimioCassiodoro,

di cui

avo avea
tori
,

gi retto l'isola per gl'impera-

si

dierono nel medesimo anno a

Maggiorano a guarentire possedimenti romani, le sue vittorie nuu valsero a far


i

re Teodorico, senza che alcuna

commo-

zione cagionasse
i

tal

mutamento. Quindi

cessare

il

timore. Vi accorse poi l'armata


di

vandali furono cacciati dal Lilibeoche

poderosa
te,

Leone
le

imperatore d'orien-

solo conservavano, cio

dopo

la

morte

di

ma

per

dissensioni e gelosie di Re-

Tcodorico e per
lalarico,
strogoti.
to re

le

aitni dell. sua figlia

cimero e di Basilisco che la comandavano, venne il navile incendialo dai vandali e vi per lo stesso conte Marcellino.

regina Aoialasiinta, pel proprio figlio A-

onde

tutta l'isola ubbid agli o-

Ma cedendo la gotica fortuna sotal valore di Celisario ca1 imperatore d'oarmi greche in Sici-

Quindi

la Sicilia rest in

parte soggetta
(/-".)

Teodato

a' vandali,

finch

gli

Oslrogoii

nel

pitano di Giustiniano
riente, prevulsero le
lia,

493 non pervennero a


i>eiina[f\)\[

distruggere in Rail

regno dell'erulo Odoacre,

dopo
in

lo

sbarco di quel duce nel

535

quale avea disciolto l'impero d'occidente


e confinato Augustolo ultimo imperatore nel castello Lucullano o dell'Ovo, altri

Catania, Palermo Messina eSiracusa ven-

nero

breve

in

suo potere,entrando nel-

l'ultima in trionfo. Quindi Belisarioa ven-

dissero in

Pozzuoli, estendendo
nel continente.
strogoti fu
il

una piccola teira vicino a la sua dominazione

Re

e condottiero degli oil

celebre Teodorico,

quale

do con olio Eurimoiulo generale de'goti, prima di passare sul continente, senza Irar spada entr in Reggio e vi ricev gli omaggi di tutte le altre citt della Briizia.
Procede con cautela per
alla volta della

allevato nel la cor te diCostaulinopoIi, colto

e d'aniuogrande, ristor

le

regioni di ter-

raferma da'patiti

eccidii,

mercio, l'agricolturae

l'arti,

rianim il comenonostante
fe-

Campania, e le greche flotte lo accompagnavano lungo le coste. Oiuuse alLi vista


di Napoli,

ma

gli

abitanti

gli

chiusero

le

che professasse gli errori degli ariani, concesse agl'italiani libero esercizio della

porte e fecero mostra di volersi difendere,

comech
strogoti,

de cattolica.
gi,

Eman

Teodorico sagge

leg-

atTezionati al governo degli oed un loro presidio ne guardal'

compendiando

la

romana

giurispru-

va

la

rocca. Belisario vi pose


il

assedio

denza; all'auticlie magistrature aggiunse


i

tionc

u)agnifico acqueilolto

d'Augui

Colili, a'quali fu

commessa

la civile

am-

sto per assetarla, e

per esso insinuatisi

uiinislrazione,ed erano di
1.

l'ebbero

iN'apoli e

due ordini; del Siracusa, Ogni citi

suoi, dato
al

un

assalto generale l'espugn,


a

modo detto
il

NPOLi,con furore. L'in-

t fu

obbligata ad annuo tributo;


i

lu-

tera

Campania pieg

cani per e

bruzi, in grazia del celebre

e tranne

al giogo imperiale, Sanuio,le altre provincie ne

Casslodoro

di Squillace stato loro Gorrel-

imitarono l'esempio, marciando Belisario

SIC
alla liberazione d

SIC
il

)^)

Bonin, dopo

quale

la Sicilia;

poscia nel

conquisto s'impadron pure delSaiuiio. ili-

vincie che oggi

553 tulle le procompongono il reame di


divennero stabihaente

chiamalo per gelosia o per timore clieainbisse lo scelU'o italico, Belisaiio lasci le

Napoli e

Sicilia

suddite e tributarie dell'ini pero greco. Cal in Italia a suggestione de'goti

sne conquiste nel 54o, n tard a profittarne


il

un

eser-

celebre re goto Totila, che Ira-

versata la

Campania

riacquist

la

Cala-

bria e
nel

la

Puglia, assedi e prese Benevento


di Cu(Tia,e

alemanni, e si gett sulle Provincie napoletanejma presto Narsete li combatt e compiutamente sconcito di fianchi e di
fisse

543, s'impadron

per fame

nel 554-

Torn

(juindi l'isola a rein Siracusa

Nel poli, a fronte degli sforzi de'grecijsi

mo-

spirare, e nel
gilio
il

5^^ mor

Vi-

mura. Ricuper la Puglia e la Calabria, meno OIranto, Tornato Belisario cominci una
str
le

umano, ma ne dirocc

reduce da Costantinopoli. Narsete o

successore

cato di

Longino istituirono l'esarRavenna (^.), onde l'esarca gopenisola per gl'imperalori greci,
civile le cill

lenta e distrutti va guerra che tra vag io per


niolti

vern
e con

la

anni

la

contrastata penisola. Pro-

nuovo ordinamento

strala la fortuna de'goti ue'campi di


glia, Belisario ritolse loro

Puve-

Roma; ma
gli

furono affidate al governo dc'Z>i7tvf (f^-), come Gaeta, Napoli, Sorrento, Amalfi. Calali
i

dendo ritardare
poli,

soccorsi

da Costantinofu sur-

Longobardi

(^'.) in Italia, nel 5^'6


i

ottenne di ritornarvi e
il

rogato

celebre Narsete,il quale nel


vi

vinse Totila che


di (|ueslo

perde

la vita.

553 Prima

fondarono un nuovo regno, onde profughi italiani ebbero un asilo in Sicilia. Ubbidirono siculi pacificamente agl'imvi
i

tempo Messina ebbe guasto da Manuca corsaro slavo che 1' abbundon al saccheggio, e die morte a s. Placido

peratori greci,ed intanto

la

chiesa

romana

cominciad aver non solamentencH'isola,

ma in diverse provinciedi terraferma possessioni.

monaco
suoi

e abbate benedettino ed a vari

Narrai a Patrimoni DELLA s.Sede,


s. Gregorio I del anche in Sicilia, iu Palermo, al governo e custo-

compagni

Vigilio erasi
ciliare

54G. In quesloPapa recato in JMessina per con


versoi!
I

che gi essa a tenipo

di

59oneavea
Siracusa, in

de'piiigui

con Giustiniano
fi\

l'aHlue de' 71 e

Capitoli,

trattenne per

due anni

nell'i-

dia de' quali

solaj dalla quale sped a


militari,

Roma

soccorsi

devoli ministri,

Papi spedivano ragguar<://///,J0/7 e reiteri, e -

sebbene
la

inefficaci, per

difenderla

pocrisari, non solo ad esercitarvi quelle

dal goto re Totila. Questo re vincitore, po-

prerogative e giurisdizioni che riportai a


tale articolo, colle notizie successive e ri-

co dopo

partenza del Papa per Costan-

tinopoli, eOfettu in

Messina

lo

sbarco, e

guardanti
regolare
i

medesimi,

ma

eziandio per

leniate indarno Siracusa e Palermo, ab-

concilii e giudicare le

cause dei

bandon l'isola intimorito dall'avvicinarsi


il

vescovi e de'Ioro sagri u)inisui;ed a Na-

generale Arlabano che rimpiazz eoa

poli raccontai

patrimoni che

la

s.Sede
nel-

fresca

armata orientale

l'altro

greco ca-

gi possedeva all'epoca di detto


le

Papa
il I

pitano Liberio. Altri


potere, e

storici

invece nar-

Provincie che poi formarono


s.

suo resi

rano, che Totila ridusse la Sicilia in suo


la

gno. Dalle lettere di

Gregorio

ri-

pessima condotta tenuta dai


queste e
al-

leva l'estensione de'patrimoui che la chiesa

greci acceler la perdita di


tre provincie ricuperate

da

Belisario.

Che

sola,

romana avea in Sicilia e sparsi nell'icome in Siracusa, Catania, Girgenti,


a quegli

Totila nel 549,dopo avere ripresoRoma,


invase di nuovo
di Reggio.
la Sicilia e
I

Taormina, Leooliui, Palermo, Melazzo,


Messina e Melilo. Di poi
ni
si

s'impudron

patrimo-

Ma Giustiniano

nel

552 mane-

d, come

dissi, in Italia

con furmidabilc

riunirono nelle ragioni della chiesa romana quelli cospicui che vi possedeva la
chiesa di

surcilo Nai'6ele,ii quale ritolse

pure

a'goli

Ravenna.

Il

detto Papa colle ani-

i56
pie liccliezze che
glia

SIC
la

SIC
ce attentato dell'orgoglioso Giovanni
il

sua nobilissima famivi

possedeva in Sicilia

fond 6 mona-

Digiunatore, cotne a vescovo soggetto alla


s.

steri.
I e

A Celibato
li

ricordai

come

s.

Leone
l'osser-

Pelagio

ne aveano ordinalo
di Sicilia;

ca, e

Sede,che noi riconosceva per patriarnon poteva in verun conto conveil

vanza a'suddiaconi
rio
I

ma S.Grego-

nirgli
cilit

titolo

l'

Ecumenico. Con
le

pari fa-

za

propugnando anche kii la continende' chierici, nondimeno ai suddiaconi


permise
di

si

sped della 2.' opposizione, facen-

do toccar con mano, che


ecclesiastiche nella chiesa

consuetudini
osser-

di Sicilia

non separarsi dalle

lo-

romana

ro mogli, col patto espresso che non prenilessero l'ordine sagro,

vate, e da se nella

nuova compilazione,
in altra for-

come

rilevasi dal-

o assolutamente troncate o

V Ep'it. 42 e 44 ^^^^ scrisse a Pietro suddiacono di Sicilia; ordinando inoltre che

ma

disposte,

non erano altrimenti venu-

ninno per l'avvenire fosse unto suddiacono, se prima non faceva al vescovo voto (li continenza. Da un'altra lettera di s. Gregorio I, scritta nel ."Tigq a Giovanni vescovo
di Siracusa, si raccoglie

te a'romani da'greci, come gli accusatori francamente asserivano, ma o altronde

derivate, o usate da'

romani con metodi


il

diversi da quelli. Concluse, che senza of


fesa del rito greco, e senza

menomo

li-

che

sicilia-

more
dendo

d'

incontrar
tali riti

la

loro censura, avea

ni s'erano tani' oltre lasciati tiaspoitare

potutodi

altrimenti disporre. Ren-

da ll'anioi'e del le greche costo ina nze,che si fecero lecito di declamare altamente conIro alcune sue disposizioni, quasi fossero
dirette a deprimere
la

indi risposta a ciascun articulo in


gli

particolare che

era stalo opposto, di-

ce ini." luogo gloriarsi la chiesa

chiesa orientale. Si
il

na

di

aver adottalo da que'la

di

romaGeru-

dolsero
lii

in

1 luogo che

Papa vibrando
il

soa autorevole censura contro

titolo

salemme, non gi dalla greca, fin da'lempi di s. Girolamo, \\cai\\o(\t\\' Allelitja. Essere slate destinale a'suddiaconi
le

di Ecuriitiiico, ni
il

eh erasi attribuito GiovanDigiunalore vescovo di Costantinos.

pro-

prie divise da' suoi predecessori per or-

poli, e per cui


di Sen'iis

Gregorio

uso

il

titolo

namento
liani la

delle loro persone nel ministesici-

servorurn Dei
la
I. "aggiunsero

(^^.),

avesse vo-

ro dell'altare; e che conoscendone!

luto abbattere

dignit di quel trono.


il

maggior convenienza

il

decoro,

A questo

2.capo

di

que-

nuova conipilazione ch'egli fece del SiJgrainenlario (/'.) Gelasiano. Avendo il Papa con l'instancal)ile sua diligenza ridotti a un sol volume molti libri compresi sotto tal denorele, dedotte dalla

ayeano assegnalo a'suddiaconi delle loro romana, propri abiti ecclesiastici. Che il Kyrie eleison canlavasi nella romana chiesa in una maniera assai differente dalla greca, menchiese, a somiglianza della
i

ile tra'greci

il

solo

Kyrie

eleison, e dal

minazione, e
credettero

risecati e

mutali alcuni
in (piesta

riti

solo popolo

si

recitava; Ira'lalini dal poil

fino allora osservali nella chiesa


i

romana,
nuorovescia-

polo e dal clero

Kyrie

col Christe e-

siciliani

che
di

leisoii piti volte ripetevasi. In fine, ferir^i

pro-

va opera avesse preso

mira

il

l'orazione domenicale sopra l'Eu-

mento
lesse
gio.
il

de'riti e

costumanze derivate gi
il

caristia da' latini per tradizione apostolica,

alla chiesa Ialina dalla greca, di cui vo-

non altrimenti per tradizione


:

lo-

santo oscurarne
i

lustro e

il

pre-

ro discesa da'greci

ne

recitarsi la

medal
I,

Ma clamori de'siciliani furono solamente valevoli ad esercitar la soderenza, non gi a disarmare del suo coraggio
il

desima

da'Iaici,

come

tra questi,
s.

ma

solo sacerdote.

Concluse

Gregorio

che

gran Pontefice. Presa questi

la

pen-

na, fece loro primieramente conoscere,

sebbene la chiesa romana non abbia camminato dietro la greca, n abbia da essa adottato r riti de'quali si tratta, era non-

che bea a ragione a vea

resistito all'auda-

dimeno

iu tale disposizione,

che non a-

'

SIC
vrelilie

SIC
ti,

57

sdegnato

di calcare le vestigia di

riporti questi

con nuove modificazio-

essa, e di t|iialunqiic altra chiesa

con

i-

ni,

non

pii in diocesi,

ma

in

grandi pro-

Diitar que'rili

die

alti fossero a

risv^Iiar

nelTatiiiDO de'popoli la piet, e a conciliare al culto divino nia""ior

stima e ve-

In l'j temi furono divise le provincie dell'Asia, e in 12 quelle d'Europa. La Sicilia e le citt

vincie che

denomin Temi.

nerazione.

Non avrebbero
I

siciliani ac-

di

Reggio, Gerace,
altri

s.

Severina, Cotrone
e della

cusatori di S.Gregorio

sostenuto con tanla


le

luoghi della

Magna Grecia
il

to fasto e con tanta, superbia


del trono di Costantinopoli, e

dignit

Bruzia costituirono
1

i.

tema europeo.

preio-

ducati di Gaeta, di Napoli, di Sorren-

galive della chiesa greca, se

non avessero

to, di Amalfi, di Otranto, di Gallipoli,


di

trovalo un forte appoggio di quella corte, Convien dunque dire, non essere stati siciliani, quali furono sempre mai venei

Taranto,

di Brindisi e

d'Oria con

altri

siti

della Puglia e dell'antica Calabria


1'

ne

composero
e nel loro

ir." Stabilitasi

la

potenza

ratori delle disposizioni pontincie,roa greci

de' longobardi nel ducato di Benevento,

orientali coloro,
s.

quali
I,

alz.ila

bandiera

dominio essendo venuta


ancora
di

la

Pu-

contro a

Gregorio
con

con frivole e va-

glia, trasferirono

alle stesse terre

ne

sottigliezze e

somma audacia, semdopo


sotto
vi

pugliesi

il

nome

Longobardia o Loni'

bravanod'insultarla chiesa romana. Perci e per

Z'/7rr/(V7(A''.),la

quale vennecontrassegnata

quanto

dissi in principio,

che
il

la Sicilia

era ritornata nel


il

553

dominio

de' greci,

dialetto greco

fu ripreso, ed

almeno

nelle primariecilt

sedi de'pretori greci, qualche chiesa del

loro rito
il

vi

fu

certamente

stabilita,
i

dove

magistrato,

gli ufiziali e

ministri o-

rientali avessero la libert di esercitarsi

nome di minore, in rapporto dell'alche costituiva il regno d'Italia, e che sino a' giorni nostri ne ha conservalo il nome. A Longobardi riportai la serie e le gesta de' re longobardi e de' duchi di Benevento; e siccome re longobardi fecero la loro ordinaria residenza in Pavia, in quest'articolo ne riparlai. L'imperatocol
tra
i

negli ulFici di piet


to. I

secondo

il

proprio

ri-

re Costante

11

eretico monotelila nel

G^3
f,

longobardi istituirono nelle loro

amdu-

fece arrestare in
lo fece

Roma Papa
a
altri

s.

Martino

pie conquiste d' Italia innumerabili


cati, tra'quali

condurre

Messina, da dove salp

quello di Spoleto (/^.)che

per Costantinopoli,
to di
lo

dicono dal por-

comprese una parte degli attuali Abruzzi; quello di Benevento ( f.) ^com^o'^Xo *\^\\di maggior parte delle provincie di Campania, Sannio e Lucania per longobardi non pervennero a occupare ducati di Gaeta, Napoli, Sorrento e Amalfi,
:
i
i

Misenoj

fu bens'i in pi isole, e poi

confin a morire fra gii stenti iuTracia. L'indegno piiiicipe,dopo essersi macchiato per ingiusti sospetti nel fralerno san-

gue, tent di trasferire in Siracusa

la se-

de

dell'

impero, passandovi colla sua faresto d'Italia

comech
le flotte
i

maritticni e percisostenuti dal-

miglia e corte. Maturava


stare
il

greche. Sul finire del

VI

secolo

greci

possedevano ancora molte terre


al

nella Lucania, nell'antica Calabria e nella

Bruzia, tenendovi
lari

reggimento partico-

egli di conquiche possedevano i longobardi, ma tal progetto mai eseguito serv") solo di prelesto a gravare di enormi contribuzioni miseri siciliani. Tutto
i

governatori. Parecchie altre ne con-

l'apparato di Costante

II si

ridus>ead una

quistarono
ritano di
citt di

longobardi, e tra esse meessere notate le ragguardevoli


i ,

escursione nella Puglia, ve s'impadron per assalto di Lucer, e barbai amenle la rovin,onde superstiti abitanti edificaronoLesina; ed al vano tentativo di occupai

Oria, Taranto, Gallipoli, Brindisi, Rossano, Cotrone, s. Severina,


Biui
GeraceePitiggio. Giova osservare che l'imgli

re Benevento nel

pero greco riformando

ampli suoi

sta-

ffJS, validamente difeso daR.omualdo,finchGrimoaldQrede'lon-

158
gol)ar(li

SIC
vento suo

SIC
figlio, a lui
li

suo patire con porcroso occorso olblig l'imperatore con fremenria sconfllo ; iiparaie in Napoli, che rapinose-

mancl. PLOmual-

do

l'accolse
le

feudo

benignamente e concesse in citt di Sepino d' Iseinia e di


,

condo suo costume delle piti pregiale cose, come avea fatto inRon)a,e tutto il suo l)ottino cadde poi in mano de' saiaceni. Egliavea segnalaloil suoarrivouellaPuglia

Boiano, co'Ioro
presso a poco
di INIolise
:

territorii,

il

che formarono contado e ora provincia


il

cos

ebbe origine

contado

di Molise.

Dopo uo
il

secolo altri bulgari

Celia,
to,

con saccheggiare orribilmente Oria, Conversano. Monopoli, Bari, Siponil

loro

si

unirono, e conservando lecostiipatrie, e

manze

linguaggio d'un latino


distinsero dalle

compreso
si

santuario di

s.

Michele:

barbaro

e rozzo, senza framezzarsi in pasi

ridusse inabitabileQuintodecimo,pei'Cui
r

rentele cogl' indigeni,

cittadini

ricovrarono in Acquaputriil

altre popolazioni. Gli albanesi

che vivo-

da. In fine traversato


li

Faro, Costante
sua di-

no oggid inCaiabriae
somigliante idea
dell'

in

Puglia offrono

pass in Siracusa, e
Ivi

vi stabil la

isolamento di vita

mora.

coH'usata sua tirannia martoi

conservato da qurgli stianieri.Versoquesto

riando eccessivamente
cit alla rivolta,
tieri alla sorte di

siracusani
essi

li

ec-

tempo
HI
a

rinunziando

volon-

lino

veder traslocata l'im-

teliti,

si rivolse l'imperatore Costancombattere l'eresia de'monosecondalo da Papa s. Agatone sici-

perial sede nella patria !oro;efiironoquesti gli

liano(per tale
tori e
la

lo

sostengono quegli scrit-

ultimi sforzi degl'imperatori greci

quelle opere citate da Novaes nel-

per ricuperare questa parte d'Italia. Per

sua Sloria), nel qual

tempo

era pa-

congiura poi ordita dall'armeno iMe/ezio,

triarca d'Antiochia l'altro siciliano


fan. Nel

Teo-

venne da Andrea

figlio dell'uf^iciale

682

ali." successe nel pontifi-

Troilo ucciso l'imperatore nel bagnocon

calo ilconnazionales.Leonell;epi tardi


nel

un secchio scaricatogli sul capoa'i5 luglie 668, e le legioni orientali gridai ono
imperatore Mezezio
stesso,
il

686 fuPapaConone, erroneamente da


notai che fu biasimalo per avere esalta-

alcuni creduto siciliano, ed alla sua biografla

quale per

investito dall'esarca di Piavenna

Teodo-

toalla seded'Anliochiail sicilianoCostan-

ro,dov rinchiudersi in Siracusa chevenne tosto assediala, e fu spento dagli stessi

tino,rettoredellas. Sedein Sicilia

(la serie

de'patriarchi d'/^^/oc/t/rt la riportai a Sieia).

suoi soldati,

rimanendo Costantino

111

Bens siciliano fu

s.

Sergio

che

gli

Pogonato, sopravvenuto personalmente nell'isola, padrone dell'impero. Ii^rtrace??/(/'^.) arabi che verso il 660 aveano cociincialoa fare incursioni sull'isola, riap-

successe nel 687. Invitalo

Papa Costan11

lino dall'imperatore Giustiniano

inCo-

slanlinopoli,nel 7 io pass in Otranto, indi inSicilia, donde nell'anno seguente parfi

parvero allora,

col pretesto di

vendicar
le

la

per

la

dttta metropoli, ricevendo dap-

morte

di

Mezezio, a molestar

costasi-

pertultosontuosi trattamenti. Nely i8Sergio governatore di Sicilia proclam im-

cnle, e con

maggior audacia
islrage.

nel

669

pe-

netrarono

in Siracusa, cui

diedero ad or-

lendosacco con
cordo
fu

Segu per lapare Griin

peratore Basilio e fu riconosciuto dalle milizie, e dalle dipendenze che il greco im-

cedi questi barbari coirimperatore,erac-

pero avea
midahile
lo,

in Italia;

ma giunta in Sicilia for-

comune

alla

Sicilia.

Il

flotta

greca comandata da Pao-

moaldo avendo
I

accolto nel

670

Pavia

avventuriere Alczeco bulgaro con gran


de'suoi, ne accett gli offerti seril

to, e

Sergio e Basilio fuggironoin Benevenil duca li consegn a Paolo, che pora Costantinopoli ne fu fallo crudele

numero
vigi.

tatili

Memoie

re dell'ultima guerra dei

scempio.
Nel pontificalo di cominciato nel7 i 5,e
s.

greci, e

considerando che questi bulgari


olili al

Gregorio

l,

in-

polesseio riuscire

duca

di

Bene-

di cui riparlala

Ro-

SIC
MA per
da
lui,

SIC
ronn
in
la
III

''^Q

la

sovranit pontificia nri^innfn

loro affluenza finche nel secolo XI,

l'iraperatore

Leone

Y Isanrico

pergli acquisti

de'normanni sopra de'greci

nella sua malv;igil prese a sostenere g"/-

conoclas
ni

(Z''.)

che rabbiosamente
il

si

sca-

Puglia eCalabria, decaddero dalla giurisdizione delle chiese tolte al Papa, il quale

gliarono contro

cullo delle

s.

Immagi-

ne riassunse

il

[F .)

e contro
i

veneratori di esse, on-

di

consagrarne

vescovi

governo, con autorit anzi prima di


;

de anche basiliani stabiliti in Sicilia furono segno alle loro crudeli persecuzioni. II cardinal Stefano Borgia, Difesa del domili IO temporale della Sede apostolica neU
le

talereslituzione degli antichissimi diritti,


i

Papi

li

aveano continuali

a esercitare,

con l'erezione che fecero prima degli acquisii de'normanni delle metropoli di DevcK'ento,

due Sicilie, in riiposiaalle


i

scrilture pubi
.

Capua
la

e Salerno. Oltre a ci

il

blicale in contrario,

Roma 79

a p. ^.-zo
i\e\\' fi-

dottissimo Bolgia dimostra, che Pasquale


1 1

narra e prova

Che

oltre le chiese

attribu

gloria a

Uria, anche rpielle della Puglia, Calabria

do

e al fratello conte
i

Roberto GuiscarRuggiero, d'aver

Sicilia nel secolo

Vili, per

le

note vio-

fatto respirare

Papi dalle passate cala-

lenze diLeone III r/?rtr/coede'grecisuoi


successori,
si

sottrassero dall'ubbidienza

mit, e di averli rimessi nell'esercizio del diritto metropolitico sopra que' vescovi.

del

sommo

Pontefice loro antichissin)o


si

metropolitano, e

assoggettarono
il

al

pa-

triarca di Costantinopoli,

quale

vi stabil

metropolitani, arcivescovi e vescovi. Pochi essendo


i

prelati,

che non furono presi

Confut pure Dragonetti, che adottando l'errore diLupo, allribu l'accennata gloria al re Guglielmo il Malo nella convenzione con Adriano IV. A ncheilRodol, ollreqiianto gldi analogo riportai di soI

di grado e di onore pe' nuovi titoli che si promettevano per opera d'Anastasio, che 'Isaurico avea intruso nella sede di Costanlinopnli in luogo dell'espidso patiiaica s. Germa-

dall'ambizione di crescere

pra, par. t, p. Sa, racconta altrettanto e con pi diffusione, dicendo come l'empio Leone III Vlsaurico vomitando il suo furore contro la romana chiesa, fece piomi

bare

il

suo sdegno sopra

il

capo

di leiicon

ad un tratto furono quelle chiese usurpate al Papa, ma secondoch


no.
tutte

Non

ispogliarla de'
stati

Patrimoni e de' vescovati gida'primi secoli di sua dipendenza,


di

prevalse

la forza, parte

da Anastasio e parin

non lasciava

abbattere nel lempostesla

te dai suoi successori.

Cadde

questa rete
ri-

so con pubblici editti


te

fede, furiosaiuen-

anche Sergio vescovo di Napoli, ma presoda S.Gregorio III, fu obbligatoa


porre
la

de-

imperversandocontro l'adorazione del-' les. immagini e contro le reliquie de'santi.

vanit del titolo d' arcivescovo

Alle stravaganze di lui inorridirono le

odertogli da Anastasio: non per l'imita-

vaste regioni d'oriente, vescovi,


i

dove

tra gli altri

rono

gli

ambiziosi vescovi della Calabiia


i

tre patriarchi d'Antiochia,

d'A-

e de'la Puglia,

quali per

la

soverchia

lessandria e di

Gerusalemme, adunato un

cupidigia d'onore e per l'eccessiva


di titoli,
si

brama
di vi-

concilio,coridannaron() di

comune consenpatriarca

resero schiavi de'pntriarchi di


si

so e

animo concorde
Il

l'orgoglio della sor-

Costantinopoli, e

contentarono

gente eresia.
(Il

solo Anastasio

vere sotto l'ombra di loro autorit. Fu-

Costantinopoli, tratto dall'atnbizione

rono
il

solleciti

Papi successori a ripetere


specialmente Adriano
inutilmente, perch
i

di

governale e rendutosi schiavo della voi

mal

tolto, e
I;

lont dell'imperatore, secondo


disegni,
sti

rei

suoi

s.

IN'icol

ma

pa-

come gonfaloniere

degl'iconocla-

triarchi di Costantinopoli seppero stabi-

s'intruse con l'autorit di lui nella sede

anche per legge imperiale, e precipuamente per quella di Leone "VI il Filirvisi

/o-o/,proraulgataneir887,evicontinua-

in luogo di s. Germano, che n'era stalo caccialo. Questo uomo assai perverso ad eseguirle pi empieedif-

diCostantinopoli

ifio
fu:\i

SIC
imprese, bench fosse slnto privalo

SIC
dosi sedurre dalle temporali prosperila,

da

s.

Gregorio

Cliiesa,

li della comunione della avendo nondinieno pro|)izia alle

e abbagliare
dezze,
la

daHumo

dell'umane graii-

loro dignit

misurando seconresero schiavi dei


i

sue inlra[)rese

la

corte e

il

principe,

si

p-

do

l'aaipiezza e lo splendore delle citt,


si

se a spogliar le chiese dell'iinuiagini dei


santi,e abbatterle

per circa 3oo anni


gi'eci,

dappei tutto

in oriente,

tradirono

la

giustizia e tutti

loro

facendo di esse una lagrimevole strade,


Si valse in quest'occasione lo scaltro patriarca per accrescere e dilatare
rifa della
I'

doveri, e siallontanarono dall'ubbidienza

e dall'adezione ond'erano alla chiesa lo-

auto-

mana debitori. Gli scaltri


stantinopoli,

patiiarchi diCotratto usui--

suasede,conformeavevanopra-

non

tutte

ad un

ticato di

tempo
si

in

tempo

suoi predeces-

parono

tali

chiese,

ma

pian piano, dando


il

sori.i quali nelle

pi calamitose procelle
fa-

a'Ioro prelati, secondo

solito fasto dei

della Chiesa

sono studiati sorgere

greci, il risplendenteespeciootitolod'/d?r-

stosi nell'acquisto di

nuove

sedi e nell'e-

cfVe^roi'OjOrdinariamenle per sola distiazione d'onore e maggior prerogativa so-

serciziodi pii

ampia

giurisdizione, sulla

misera depressione

di altri prelati. Inese-

pia

gli altri

vescovi della provincia,

non
il

cuzione dell'editto imperiale aveiulo privato la sede romana delle chiede dell'Illirico, del

gi autorit e potest alcuna, non aven-

do

a se soggetti

sulTraganei.

Quindi

nuovo

e vecchio Epiro, delln

dotto Piodot passa a fissare le epoche dei-

la

Macedonia, dell' Acaia, della I\fesia e delDardania, ebbe l'ardimento di oscurare pi da vicino la gloria del sommo
Pontefice. Allontan dall'ubbidienza di
lui le chiese

l'innalzamento
la Sicilia, nella
la

di

ciascuna catletirale nelal-

Puglia, nella Calabria,

dignit metropolitana e arcivescovile.


di

semplice onore o con autorit sopra


sutfraganee, ragionandosepatali

suburbicarie, eh' erano

gli

le inferiori

statidella Sicilia, della


glia,i quali in

CalabriaedcllaPuriguardo al dominio tempo111.

ratamentedi

chiese, l'ordinazione dei

pastori delle quali fu usurpata dai boriosi

rale riconoscevano per loro sovrano l'im-

patriarchi di Costantinopoli, che per de-

peratore Leone
scovi

Si servi di alcuni ve-

primerela chiesa romana inventarono


sbarre, perch

la

come

di vili ministri delle

sue cu-

Crorfi di Patriarca {f.)tv{ivev>a[a d p\i


i

pidigie e de'suoi ambiziosi escellerati disegni.

Papi l'usavano com' in


i

Da

questo infusto sconvolgimento


di

natura.

Che commossi

sommi

Pontefici
si

nacquero nelle provincie

Napoli
s

e di
la

da giusto sdegno contro de' greci per

Sicilia notabilissime variazioni,

per

nuova dipendenza
vili

di quelle sedi vescos

prepotente tiranniaesfacciata usurpazione delle sedi vescovili, tanto dell'lllirio,

dal greoo patriarca,

per cagione del

che delle provincie


labria,

di Sicilia,

Puglia e Cae dola res.

greco rilocheabbracciarono,e fnalmente pe'gravissimi disordini

non ommisero rimostranze

da cui furono

glianze cogl' imperatori greci per


sliluzione in

defoi mate.
lo studio
artifizi,

Ma

quanta

fu la

premura e

uno

ai

Patrimoni della
I

impiegato da Anastasio ne'suoi per trarre a se la benevolenza dei

Sede da questi usurpati


Nicol
i,

nel "j^o e attri-

buiti al fisco imperiale, comeAdriano

es.

prelati delle chiese della Sicilia, della

Pu-

massime

della sede di

Siracusa

gliaedella Calabria,

quali erano avvezzi

(^'.), al cui

esempio avrebbero cedutogli

a riconosceie per loro


polizia ecclesiastica
il

moderatore

nella

altri vescovi di Sicilia,

romano

Pontefice,

ed ancheperessersi mostrata pi altiera e nemica della ro-

non

facile

di

il potersi esprimere. Li colgrandi onori e prerogative, con-

mana.
ci

Come

le chiese della Sicilia,

Pu-

glia e Calaliria,

per

le costituzioni

de'gre-

forme

al

genio ventoso
I

ambizioso della

greca nazione.

vescovi italiani lasciau-

pendenti dal liono ecclesiastico

imperatori rimasero stabilmente didi Costan-

SIC
linnpoli, e della niostiiiosa nuloril usur-

SIC
perch erano pi
sa

ir,t

inclinati al rilodell.i chie-

pata da que'soviarii nel regolamciUn della


disciplina ecclesiastica Degli nllei'iori piogiessi de'patriarchi di Coslanlinopoli nel

romana, che
il

della greca.

normanni

nel restituire

rito latino alle chiese, aslatini que'greci del-

soggettarono 'vescovi
le loro diocesi,
i

secolo

sull'esercizio
la

risdizione sopra

deirusmpata giuchiese di Puglia e Ca-

quali continuavano a vi-

labria. De' risentimenti de' Fapi contro

vere ne'rili orientali. Di pi dichiararono dipendenti da' vescovi Ialini monasteri


i

l'usurpazioni degl'iuiperutori greci e dei


patriarchi diCostan ti nopoli.De'nocu menti

greci, a'quali concessero l'esenzione dalla

legge diocesana, non gi dalla legge di giurisdizione.


Il

da questi recati

alle chiese della

Puglia

Rodot confuta
3Ialo
la

1'

errore di

e della Calabria.

Che

il

cehbato de' sa-

quegli scrittori,! quali attribuirono a re

cerdoti latini rimase pregiudicato dall' e-

Guglielmo
stituita a'

I il

gloria d'avere re-

sefupiodel matrimonio degli ecclesiastici


greci.

Che nel secolo Xi Papi riacquistaro-

di

Papi nel secolo XII l Lbert consagrare vescovi della Puglia, della
i

no per opera dell'imperatore d'occidente Ottone l,i Prtfn>7jo/2/dellaCalabriaedella Sicilia loro confiscati daLeonellI l'/y^ur icone] secolo VI II. Che nel secolo XI declin
la

Calabria e della Sicilia;

appartiene

duca e

al

mentre essa si Robeilo Guiscardo conte Ruggieri. Guglielmo I sica' fratelli

come avea
ferma
I

tentato sottrarre

suoi vescovi
la

fortuna de' greci nelle provincie

dall'obbligo d'ottenere dal

Papa

con-

dellaPuglia e Calabria.
invitati
di quegli stati,

Come normanni
i

di loro elezione, e di ricevereladilui

da'nemici de'greci alla conquista

ordinazione, per

vennero prontamente e ne conseguirono la signoria, vincendo e caci

la fermezza di Adriano riconobbe ne'Papi l'autorit della con-

sagrazione de' vescovi e della


chiese delle

visita delle

ciando

greci;

quindi passali in

Sicilia la

due

Sicilie.

Per brevit ho qui

soli rassero dalla

tirannide de'saraceni. Co-

riportato

descritti cenni riuniti, sebbe-

me le chiese di Puglia e Calabria e della Sicilia ricuperale da'nor man ni, furono finalmente resti
t

ne appartenenti a diverse epoche, per non interrompere poi le successive compendiose narrati ve, avendone trattato negli a-

ulte alla gitu-isdizione


il

de'somgreco

miPoDtefici nel secoloXI, indi


in alcune di esse

rito

ualoghi articoli e descrivendo diverse diocesi

cominci ad oscurarsi e andar in declinazione. Tutto dal liodot con critica ed erudizione vienesvolto,ben
descrivendo cornei Papi furono reintegrati

da'norraanni nel possesso degli antichi

diritti di

consagrare vescovi della


i

Sicilia,

con qualche particolarit. Ora dunfo ritorno a s. Gregorio li. A questi pi volle insidi la vita Leone III V Isaii' vico, ed il Papa dopo averlo ripetutamente ammonito a tralasciare la feroce guerra contro le s. immagini, vedendolo ostinato

que

della Puglia, della Calabria, riassumen-

ne'suoi errori, nel concilio del

ySo

lo sco-

done l'esercizio s. Gregorio VII nel 08 r 61082. Nondimeno talvolta Papi per1 i

misero che

gli eletti

vescovi ricevessero la

consagrazione dai loro metropolitani di


quelle provincie, affine di

diosa la propria autorit, n

non rendere onormanni


i

munic, e sciolse gl'italiani dal giuramento di fedelt e dai tributi. Perci molte citt, come Napoli {F.), S sottrassero dalla dipendenza de'greci, e il ducato romano con Roma spontaneamente si sottomise al Papa e lo riconobbe per sovrano, dedizioneche
altri

porgessero motivo

a*

loro sudditi di ri-

chiamare

discacciati greci. Inoltre inor


il

all'Esarcato di

anticipano al 726 in uno Ravenna {F). Il ducato

manni

ripristinarono

rito latino alle

chiese delle

mentovate provincie, perch


degl'imperatori
g eci

romano comprendeva pure alcune citt della Campania Felice, come Sora (F-)Sotto
il

temevano

la gelosia

successore S.Gregorio

III, l'eretico
i

dolentissimi della perdila di questi stali, e


VOL, LXV.

imperatore Leone IH usurp Patrimoni


1

iGi
che jMDSsedeva cliissimo e con
In

SIC
s.

SIC
del quale con solenne giuramento nella
basilica
tro, gli

Sede da lenipo anliamministrative, eziandio in Sicilia e Calabria, con esercitarvi le superiori regalie, e che angiiirisdizioui

Vaticana innanzi l'allaredis. Pieconferm la donazione che suo pal

dre Pipino avea fatta a Stefano


III,

detto
suoi

nualmente frullavano 35, odo scudi d'oro, come affermano Teofane, Chronographin p. iS'j; Alemanni, De Laterali. parietin. cap. 5, p. 6/\; e De Marca, De con1

e di pi
il

don
le

Papa Adriano le

successori

rimanente delle cose allora


quali vi fu distintamente

promesse, fra

cord,

lib. 3,

cap.

4- Oltre a ci l'im-

peratore provoc
lo stato

/^o7?^o^rtrr//' a

invadere

temporale della chiesa romana, onde il Papa ad esempio del predecessore domand e ottenne il soccorso di Francia {F.). Altrettanto fece Stefano
Ili, in
il

comnreso l'alto dominio del ducato longobardo di Spoleto, e l'alto dominio del ducato longobardo di/?e/jei'efo,checomprendeva Salerno, Capita, ec. come dissi
gia a p.

dello

ancora a Puglia {F ), descritto dal Bor22. Per allora del ducato Beneventano ne consegn una porzione, nelle
I

cia dai

favoredel quale Pipino re di Franlongobaidi ricuper 1' esarcato e

citt di Sora, Arce,

no

Aquino, Ai pino, TeaCapna. Di questa donazione Carlo


Pietro, e giur di manteneri

lo restitu'i alla santa


il

Sede, ampliandone

Magno ne pose l'autentico documento sull'altare di


s.

principato con

siffatta restituzione,

che

dagli storici fu
diritti di

anche della donazione, pei


s.

la:

Borgia ne riprodusse
la s.

diplomi. Fino
l'alto

conquista provenuti in Pipino.

d'allora
nel

Sede esercit

dominio
con nuo-

questi ricorse pure

Paolo

contro

ducato

di Beiievento, e poi

longobardi nuovamente invasori de' patrimoni della s. Sede, e pot ricuperare

patrimoni di Benevento (f^.) e di iS"^lerno{V.)j ed il siciliano sncessore Stefano III detto IV segui gli esempi de'prei

vo titolo di peimula colla citt di So/nberga (^.), stabilita nel io52 da s. Leone IX, ed Enrico III imperatore, nella quale permuta rimase anche compreso il ducato di Napoli, per avervi gl'imperatori

decessori nella difesa del principato tem-

prima d'Enrico
nio,

III esteso

il

loro
il

domicardiI

porale, de'patrimoni, e nel cullo delle

s.

come ampiamente dimostra

immagini. Adriano I che gli successe nel 772, vedendosi minacciato daDesiderio re de'Iongobardi, che entrato nella Pentapoli (A^.), devastava Sinigaglia, Urbino e

nal Borgia nelle sue opere. Adriano

ac-

clam Carlo Magno


ducato
pochi
di

re de' franchi e dei

longobaidi, e patrizio di

Roma. Meno

il

Benevento, quello di Napoli,


possedimenti greci nella

molte altre
re

citt, e

minacciava espugna-

altri

Pua

Roma,

ricorse alle

armi de'franchi, e

glia e Calabria, tutta l'Italia s'inchin

re Carlo

778, vinse e imprigion Desiderio nel 774, e die fine al regno de'Iongobardi in Italia.

Magno

scese in Italia nel

Carlo Magno. Nell'Hoo s. Leone III unse e coron inperatorede'romani Carlo Ma-

A LoNGOBABDi
cipati e ducati

tuttavia notai que' prin-

gno,rinnovando cos'i l'impero d'occidente. Allora successe quella divisione di dominii e circoscrizione

longobardi che rimasero,


Benevento,(e cui
la serie,

d'impero, che acceni

come dell'amplissimo di

nai a Napoli. Cos furono cambiali


stini di

de-

duchi e principi riportai

aven-

gran pai

te

d'Europa, e quanto

done parlato a Salerno

e Pojite

Corvo.

a quelli della Sicilia dipendetle dalle se-

Abbiamo

del cardinal Borgia^

Memorie
di Bene-

grete trattative di Cario


peratrice Irene,

Magno

coll'im-

(storiche della pontifcia citt

quando nell'802 deposurrogato Niceforo,


la

vento 1. 1, p. 28, che mentre Carlo Magno teneva assediato inPtZv/rtDesiderio,si port a

sta la principessa e

pace conferm
di

il

dominio

lascialo a'greci

Roma

a celebrarvi per divozione la

partedelleprovincienapoletane e della

Pasqua e

visitarvi

Adriano I,a preghiera

Sicilia.

Questa era sempre soggetta

alle

SIC
scorrerle
tle'

SIC
una
flotta di 7

i63

saraceni, ed

navi

Sicilie

fu predala dai barbari e pas


i

spada greci che la montavano ; neir 8 3 circa perci ebbe luogo una tregua di io anni tra'siciliani e sasali a ni di
i i

non permisero allora a que'maomettaiii di stabilirvisi. Poco dopo os di richiamarli il traditore Eufemio maestro
neo,
della milizia in Sicilia, che usurpato
tolo imperiale, volle circondarsi di
il

ti-

com

raceni. Frattanto nell'Siy fu eletto Pa-

iniqui ausiliarii, acerrimi nemici del no-

pa

che nell'823 coron imperatore Lotario I. Il padre del quale e fis.

Pasquale

I,

me cristiano. Adelcamo

capitano sarace-

no incorni nci l'impresa sbarcando a Mazzara, e distrutta interamente Selinunte

glio di Carlo

Magno, l'imperatore Lodos.

vico

il

Pio, concesse a

Pasquale
le

il

celebre diploma,col quale conferm

do-

na7oni e amplia^ioni del principato tem-

porale della

s.

Sede, fatte

alla

medesima
di

con dar morte crudele a' primari cittadini, si ferm presso le rovine del teatro e tempio di Segesla, quivi fondando un nuovo paese detto dal suo nome corrottatnente Alcamo, con citt

dai suoi predecessori, e vi aggiunse di pii


le isole di Sicilia, di

Corsica e

Sar-

monte
ra^ e

Bonifiti, che poi fu cinta di

omonima sul mu-

degna (^f^.): queste due ultime diversi autori le

dicono gi donate da Carlo

Ma-

alle falde del

venne rifibbricata da Federico II monte. Abbiamo di Dome-

il Borgia nella storia del dominio della romana chiesa sulla Sicilia, che siccome gli antichissimi e amplissimi patrimoni the la s. Sede possedeva nelle

gno. Osserva

nico Ydt%oV\&\.vAian\.n, Antichit di Seli-

nunte, Palermo 834. All'anno


1

827

pro-

priamente si riporta dagli storici l'occu pazione di tutta l'isola, ridotta dagli arabi saraceni africani sotto
il

non erano vuoti di diritto di soprima delle donazioni di Carlo Magno, forse per questo Lodovico I ne fece la donazione. Vedasi il cardinal Stefano Borgia, Breve istoria dt-l dominio temporale della Sede apostolica nelle due Sicilie, fornai 789, 2." edizione.
tre isole

loro crudele
circa

vranit, anche

dominio, e
secoli e

vi si

mantennero

due

mezzo. L'uccisione d'Eufemio,


di Teofilo al

neir829 l'avvenimento
il

trono d'oriente frenarono


ni alle spiagge

barbarico fu
le

rore saraceno ch'estendeva


poi contro

incursiosi

romane, ma che

sfog

Oltre

il

Borgia, sostengono
s.

la

donazione

1*

isola di

Lipari, e la Sicilia
parti,

dellaSicilia a
vi scrittori,

Pasquale I una folla di grami limiter indicarne prini

rimase divisa

in
la

due

essendo dive-

nuta Palermo

metropoli saracena. In-

cipali.

Gretsero,

De

munificenlia prin-

oltre per la divisione del principato Be-

cipimi in Sedeni aposlolicam. Orsi, Del

neventano, dal quale fu distaccato quello


di

dominio temporale della s. Sede. Fonia ni ni, Il dominio temporale della s. Sede sopra Comacchio. Sandini, De constitiitione

Salerno,] contendenti ciascuno chiai

marono
gna con

Saraceni dell'Africa adi Spainfelici

conseguenze, notate a
di

Ludovici Pii

ad

s.

Paschalem

quegli articoli, nel i.de'quali rilevai co-

I.

Cenni,

Esame
I
:

e illustrazione del co-

me

si

stacc

il

contado

Capua, e quali

dice Carolino, nell'esame del diploma di

citt abbracci. Dalle dispute de'prelen-

Lodovico
I

Monumenta
la

doniinationis

denti sul principato di Benevento dun-

Pontificiae.
saraceni rotta
,

que
tregua
nell'

si

riporta l'invasione in queste con-

anno

trade de'saraceni,che da'competitori era-

820
stie

all'

lermo e

lo

improvviso sbarcarono in Pasaccheggiarono. Ma le molemarittima


stre-

no

stati

chiamati a sostenere

le parli loro

nella Calabria e nella Puglia, e che s'im-

recate alle coste africane da Bonifa-

cio conte di Corsica, e la

padronirono di Bari e di Taranto. La citt d'Amalfi in mezzo a'turbamenti brill


di

pitosa vittoria del general


flotte

Teodosio colle

un nuovo splendore per

la

sua indu-

greche e veneziane sul Mediterra-

stria

commerciale,ecolla sua m&riua em-

i64
) le glorie di

SIC
Venezia
,

SIC
di

Genova

e di

le

mura, tornarono
i

carichi di bollino im-

Pisa.

A Napoli, a Porto, e a s. LEojfE IV raccontai come questo Papa con l'aiuto


i

menso al nido
te

natio. Nell'anno preceden-

(Je'napoletani sbaragli

Saraceni e

for-

tributo Papa Giovanni Vili,


fece per libera re dal guasto le

Saraceni aitano obbligato ad annuo il quale ci


vi

m
1

la

Citt

Leonina

in

Roma

iieir849.
vi si

saraceni fortificatisi in Bari,

rec

re,ove
la

romane terproducevano scene d'orrore, per

od assediarli l'imperatore Lodovico 11, ma ne parli senza gloria, e quelli ricominciarono con pi baldanza guasti. Si
i

cipi

vergognosa connivenza de'duchi e princampani, giunti a far causa comune


a Docibile

cogl'infedeli.

resero tanto formidabilijche l'imperatore

neirSGG
ti nella

fece

un appello generale
i

a'

po-

poli italiani

per arrestarne progressi. Enne'ter-

Pertanto Giovanni Vili nelduca di Gaeta, ed a Giovanni suo figlio e successori tutto il cospicuo patrimonio di Traeltoela citt

r882 don

Campania, e contenuti
i

mini del dovei e

principi di Benevento,
i

Salerno e Capua, mosse dipoi contro


raceni, e tocc presso Bari

sa-

una
il

sconfitta,

Fondi che la s.Sede possedeva da molto tempo in pieno dominio, acciocch guerreggiassero contro saraceni, come poi fecero. Altri chiamano Docibile col nome
di
i

che non
gio.

aflievoi

per altro

suo corag-

di

Dopo

avere riportato quindi parec-

chi vantaggi, giunse colla sua costanza a


togliere loro Bari per capitolazione.
le vessazioni fatte ai

Ma

CaGaeta ch'era della chiesa romana. Giovanni Vili scomunic Anastasio II, duca e vescovo di
e lo dicono conte di

Pandenulfo

pua, e che dal

Papa

ricevesse

popoli di

Campania

Napoli, per essersi collegato co'saraceni, e


gli

animi contro l'imperatore e contro l'orgogliosa Angelberga sua moglie; laonde Aldegiso principe di
gli

male disposero

sped a rimproverarlo

il

cardinal
gli

MasucII,
si-

rino legato. Questi neU'SSci stesso


cesse col
il

nome

di

Marino

o Martino

Lodovico 11 nel proprio palazzo; e sebbene il timore di vedere sollevali contro di se


l'ardire d'arrestare
i

Benevento ebbe

quale

afflitto della

schiavit de'greci
al

racusani scrisse per riscattarli

emiro di
sola,

Sicilia residente in

grande Palermo, del-

Carlovingi

lo facesse

tornare addietro dal

la famiglia degli Aglabili signori dell' i-

temerario passOjpure nAngelberga mandatavi coU'esercito, n lo stesso imperatore che con altri armati lo raggiunse,

ed un'altra lettera a Mulei in Rairoan per dar mano al trattato, scrivendone in seguito altre per lo stesso elfelto,

valsero a punirne la fellonia, e termin la

che il Papa condusse a buon termine, continu neir884


e
il

querela colla pace trattata da Papa Gio-

successore Adriano

III,

vanni Vili. Quest'incidenti per non solo


allontanarono da' saraceni
il

termin poiStefano

V detto VI, che nel-

pericolo di

r885

eragli succeduto. In questo carteg-

perdere Taranto gi assediata,

ma

die-

gio per intelligenza del grande emiro e


del consiglio di Sicilia, in vece del latino

dero loro agio di essere dall'Africa notabilmente rinforzati e d'assediare Salerno. Sotto l'impero di Basilio
il

siservironodeila lingua italiana con

iscrit-

Macedone,

lura araba corrotta del volgo, cio di parole latine corrotte miste con parole di

incominciato nell'SGy,

saraceni africani

aumentarono
cilia, indi

le

forze di quelli della Si-

intrapreselo l'assedio diSira

cusa, dai cittadini sostenuta con eroico

coraggio sino
gio

al

lagiimevole ne fu

deirSyS

vi

punto estremo, poich il finequando ai i magpenetrarono per la brec-

lingua allora correnti nel volgo, che poi ebbero luogo nella favella italiana, ulteriore prova che la lingua italiana nacque prima mente iuSici Ha. Nelle lettere responsivedell'emirosi trovano espressioni mollo risentite contro de'greci, de' quali in

cia apertavi

da i^ giorni, e trucidatigli

una specialmente

scritta a

abitanti, incendiali gli edifzi, abbattute

1, cos viene spiegandosi.

Papa AJariuo Ma senti, o

SIC
Papa Mariio, tu stai facendo del bene alla
pente greca, ed essa
fiuti
ti

SIC
conservata, eia
di
i.*

i65

ricuperala colle armi

ricompenser con

fa
li,

male, perch questa gente a chi le del bene sa pagare con farde'tradimeue perci bisogna che tu tenessi gli occhi

Questo carteggio ben curioso a si pu vedere nel Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arali, pubblicato per opera e studio di Alfonso Airoldi arcivescovo d' Era'
aperti".
leggersi, e

Guido MI duca di SpoletoenipotedelLamberto Teodoro Turcomas che comandava greci, ottenne in g azia la vita collo sborso di 5o,ooo scudi d'oro. Atenulfo conte di Capua avea
l'imperatore
: i

mandatoambasciatorialsuddettoStefaoo VI perch l'aiutasse a bandire saraceni dal castello di (arigliano: questo vanto l'ebbe poi nel 9 5 Giovanni X, per ((uani 1

elea, giudice dell'apostolica legazione e

to notai a Saraceni, che secondato da Al-

della regia
ciAVz,

monarchia nel regno di iS"/Palermo 1789. Ivi sono piue abbondanti monumenti, che riempiono l'oscuro
vuoto dall'anno dell'invasione della Sicilia fatta dagli

berico conte Tusculano, alla testa delle


milizie pontificie intieramente
se e snid,
stabiliti
fitanfi
li

sconfis-

dopo 4 anni che vi si erano con immensi danni delle circosi

arabi saraceni nell'827,


la

Provincie; magliavanzi

rifugiaroin

flnoal IO 74, venendo cos supplita

gran

no
al

sul

Monte Gargano, conservando


la Sicilia

lacuna di oltre a due secoli di storia sicula, la quale passa con iscarse memorie
delgreco un pero a quelle de're susseguenti normanni, per mezzo d'una densa caligine
di tanti anni,

que'dinlorni un ristretto dominio. Sino

94

saracena fu governata da
califfi

emiri nominati dai


scia dai Falimiti,
liffo

Abassidi, e poil

che lasciava ignorare

anno Almanzor concesse ad Assan


in detto

ma

ca-

della

come tante illustri citt nn tempo floride fosseio distrutte da'fondamenli,o cambiato avessero nome e anche condizione, ed in qual tempo e da chi e perch tante
altre
si

potentissima famiglia di Chielpo l'emirato ereditario.


gli

suoi estesero
il

nell'isola

Tanto questi, quanto fisempre raaggioroiente dominio, e fecero anche incuri

edincassero, e quale ne fosse stagli


si

sioni nella Puglia e nellaCalabria, riuscen-

to

il

governo, e quali
i

avvenimenti,
la

le

do vani
tali

gli sforzi

degl'imperatori orien-

leggi,

costumi. Ivi

vede

serie dei

sovrani Aglabiti arabi che regnarono in


Sicilia

per ricuperare quelle terre. Papa Giovanni XII del g56 marci contro Pandolfo principe di Capua, che sostenuto dal

dair827 all'anno 909

circa, la di-

nastia de'Fatimiti che loro successe sino al

principe di Salerno Gisolfo, batt


lizie

le

mi-

1074. La
c a

stessa sciagura di Siracusa toc-

del

Papa

e lo costrinse a precipitosa

Taormina

nel

902, non avendo


il
i

sa-

fuga e poi alla pace.


poli raccontai

raceni perdonato n ad et, ne a sesso,pel


ferro de'quai cadde
IVeir

A Saracem ed a Nacome Ottone I imperatoi

vescovo Procopio.
greci ed
i

re cacci d'Italia

saraceni, e ritenne la

890

saraceni,

principi

Puglia e
ta

la

Calabria, ch'erano della san-

campani desolarono a gara le contrade memantenendovi una disastrosa guerra civile. L'imperatore greco Leone VI il Filosofo ampli isuoidominii nella parte greca chiamata Longobardia, forse per una certa supremazia conservata sui principi longobardi di Benevento e
ridionali,
;

greci

Sede, a titolo di conquista, cedendo i ie loro pretese per Teofania, cui diein

rono

dote quelle provincie, e poi


i

si

u-

nirono a'saraceni per ispogliarne tedeschi. L'imperatore Ottone I e Ottone II suo figlio tolsero al dominio greco quasi
tutte
le

piazze di Puglia e di

Calabria;

Simbaticio protospatario

ed

il

patrizio
di

ma mentre quest'ultimo, gi divenutoiniperatore, combatteva


di
la

Giorgio giunsero ad impadronirsi


nevenlo, e furono sul punto
di

Le-

decisiva battaglia
i

sorpren-

Bassanello
i

in

Calabria, contro

greci

dere Salerno.

Ma

quest' ultima citt fu

saraceni uaili, per consolidare aella

i66

SIC
Papa
Ik'iiedelto

SIC
Vili nel 1016 con compita vittoria sbaragliasse quelli che infestavano il litorale de'dorainii ecclesiastici. A, Benedetto Vili l'imperatore s. Enrico
li

regione la potenza tedesca, la ilefezioue de' beneventani pose la sua aituata in

sebbene per le discordie sempre rinascenti fra nazioni di tante


jscoaipiglio, e
differenti origini, riusc all'imperatore di

conferm a
Ottone
11

s.

Pietro e alla

s.

Sede, co-

riordinare l'esercito, non ne riport altro frutto fuor di quello di vendicarsi della citt di
la al sacco
il

me avevano
I,

fatto g' imperatori

Ottone

e Ottone HI,

patrimoni e

Benevento

coli'
11

abbandonar-

dominiidi Gaeta, Fondi, Beuevenlo,Napolie Calabrie,


le

e alla strage.

Borgia riporta

donazioni di Carlo
di restituirgli

Ma-

diploma di Ottone I e di Ottone li di conferma alla chiesa romana delle sue signorie, e
le

gno, promettendo

ancora
chiesa.

la Sicilia, altro stato della

romana

precedenti donazioni. Inoltre


e a Laii-

Ottone

conferm ad Aloara
figlio
il

deuulfo suo

principato di Capua.

Dopo

sero per qualche

quel periodo di confusione rimatempo gli orientali im-

Benedetto Vili da Rodolfo principe normanno fece sconfiggere greci che devastavano la Puglia, e gli obblig a ritirarsi. Nelio34 divenuto imperatore d'oriente
i

Michele IV
nopoli invi

il

Pa/Iagonico, da Costanti-

peratori padroni della Puglia e della Calabria jche il Catapano o governa tore

man-

nella Sicilia,

un grande esercito di terra comandato da Giorgio Ma-

dalo da Costantinopoli reggeva, rimanendo non pertanto in continuo stato di diffidenza co' vicini principi di Benevento,
di

niace, in

da Stefano patrizio. L'acquisto


sina e

un coll'armata navale guidata di MesSiracusa segu quasi immediatadell'im-

Capua
e di

e di Salerno.

Le

citt di

Na-

mente lo sbarco, essendo ausiliari


presa
i

poli

Gaeta

costituite in repubblica

prodi normanni, sotto

gli

ordini

mantenevano

in ristretto territorio

una
<\t\

larva d'indipendenza.

Le

incursioni

maomettani intanto non cessavano mai ora in una ora in altra parte del litorale. Ottone HI impelatole cacci di Capua Laidolfo, e innalz al principato Ademario. Negli articoli Napoli, Normanni, Salerno, e negli altri che vi hanno
,

capo Guglielmo 1 Braccio di ferro primogenito diTancredi, e de' fiatelliDrogone e Umfredo o Unfredo eguali a lui in valore. Dipoi fu combattuta una battaglia campale sul Ramata, e debellati saraceni, sebbene in maggior numero, era al punto la Sicilia d'esser liberata dal bardel loro

barico giogo, se malcontenti


e
i

normanni

relazione, narrai

la

venuta de' valorosi

collegati principi longobardi delle ri-

avventurieri normanni reduci da Geru-

salemme,
ne

al llonle

l'insigne

Gargano a visitarsantuario, e come nel decli-

nar del secolo

liberarono Salerno as-

sediala da'saraceni, e

come incominciaronapoletane e poi

compense promesse da Maniace, dopo 6 anni di combattimenti , non lo avessero improvvisa mente abbandonato. Tutta via Maniace venne nuovamente alle mani coi saraceni, e colse altri allori; ma nel meglio dell'impresa fu

no a

stabilirsi nelle terre

per invidia deposto

in Sicilia, assoldali successivamente dai

dal

comando

e richiamato a Costantino-

Papi, dai principi longobardi della

Cam-

pania e di Napoli, e dagl'imperatori greci.

Fu Tancredi

d'Altavilla o di Hauleville
co'suoi
i

poli. 11 suo successore Basilio eunuco perde in [loco tempo tutte le conquiste, tra mie Messina inutilmente assediata da'saraceni.

normanno che
ville,

figli

troppo

fieri

per contentarsi del loro fendo di Haute-

assunse

Allorch l'imperatrice Zoe nel 1042 al talamo eall'inipeio Costantino


lIJonooiaco
,

per cercare foiluna


il
1

glia verso

nazione, e
})ci

si rec nella Pu008, seguito da molti di sua convenne con Papa Seigio IV
i

IX

ebbe Maniace l'ordine


vi si

di leti tare nuovamente la liberazionedclla


Sicilia;

ma mentre

accingeva, un nuo-

cacciare

saraceni; indi conliibuche

vo colpo della gelosia cortigianesca u af-

SIC
fiell
il

SIC
volle egli ubbi(/'.), restasse

167

ricliiamo.

Non

come ali ri dicono presso la citt di s.iSV^'ero


vintoe prigioniero, condotto
1

dire, e fece uccidere

l'ardocliedovea sucindi indusse


i

cedergli nel

comando;

sol-

a Benevento, ove rimase sino a'

marzo
leggi al

dati a pi ociarnai lo imperatore,

quali poi

i<))4, quivi

nondimeno dett

le

venuti alle prese colle truppe soprawe-

conleUmfredo
li

e figlisuoi vincitori,!

quas.

nuteda Costantinopoli per punirli, le sbaragliarono, sebbene JManiacemortalmente ferito vi perisse. Per queste vicende saraceni rinnovarono l'assedio diMessiua, caduta nelio54, e cos'i ebbero un'altra
i

prostrati a'suoi piedi e venerandolo, didifeiisori della

vennero protettori e
il

Se-

de, perch pentiti e venuti a concordia,

Papa, de

s.

Pelri haereditali

feudo >

gl'invest delle terre

che aveano occupate

volta tutta la Sicilia in loro potere. In-

tanto Guglielmo

co'suoi fratelli

enor*

in Puglia, e delle altre che avrebbero in appresso conquistate colle vittoriose loro

manni, mostrando una prodezza tale, che fece comparire tra' greci e longobardi come esseri di natura pi che umana, reli

armi
la

sui greci,

longobardi e saraceni, nelSicilia,

Calabria e nella
il

avendogli

Um-

fredoollerto

vassallaggio. Le prove,i dodi

starono dei primi assai malcontenti pei


trattamenti e offese ricevuti da Maniace.

cumenti, e tutt'altro
citazioni ogni

quanto
si

riferito

e vado a descrivere, senza tempestare di

Papa

s.

Leone IX

visit

il

santuario di
in possesso,

poco

la

dicitura,
citati, e

ponno

Siponto,

Monte

Cassino, Capua, Salerno


si

trovare negli autori gi

segnata-

e Benevento di cui

mise

mente
la

nel

benemerito cardinal Borgia, e

per avere ceduto all'imperatore Eurico


111,

nel dotto

Fulda, Bamberga ed
la

altri

dominii
possede-

anonimo autoredeir/9to/vVzf/t'/pretesa monarchia di Sicilia, usando

temporali che

chiesa

romana

va in Germania e

in Sassonia.

Le straordinarie imprese de'norraanni, che sino dal Natalei o4i aveano giurato
in

de'documenti certissimi che pubblic, e della pi grande importanza. Di questa critica opera ragioner quando dir cone Clemente XI abol la Monarchia ccclc'
siastca di Sicilia. Pel d pi delle noti-

Aversa, da loro edificata, di togliere ai


vinsero,e ne occuparono

greci la Calabria e la Puglia, in 3 battaglie


li
i

dominii
I

di Puglia. Divise

questa Guglielmo

in

12 contee, e ne diede l'investitura a'pi

Papa e cardinale che nominer, sono a vedersi quegli articoli che citer o indicher, e quelli pure che vi hanno analogia.
zie storiche, oltre la biografa d'ogni
s.

ragguardevoli de' suoi compagni d'ar-

me;

per se riserv quella d'Ascoli di Sa-

triano e forse anche quella di Matera, de-

Qui per a schiarimento del riportato su Leone IX indispensabile aggiungere. 11 Papa ch'era entrato in possesso del ducatodi Benevento, chiamatovi da'Iongo-

stinando Melil a sede del governo oligarchico de' normanni. IMori Guglielmo 1 nel o 046, e gli successe Drogone, che fu ri1

bardi e da'popoli intimoriti de'normauni,

conosciuto per conte di Puglia dall'imperatore Eiuicol II. Neil


in Soria
il

che gliel'olfrirono e giurarono fedelt, non comprese nell'investitura de'norraanni Io


staloBeneventano,edipoii successori nelle
posteriori investiture de'regni di Napoli e

q4B ebbe

origine

celeberrimo ordine Gerosoliper alcuni mercanti d'Amal-

mitano
fi.

(/^.)

Ucciso Diogoue

neh o5i

dai suoi sol-

dati indisciplinati avventurieri, divenne contcdiPuglia ilfratelloUmfredo.Vedeu-

della chiesa

doPapa S.Leone IX occupate cos le terre romana, e malmenale dalle


i

sempre espressamente si riservarono Benevento come segno del loro dominio sovrano sul reame delle due Sicilie. 1 longobardi vedendo le loro terre infestate da'greci eda'saraceni, avevano invocato l'aiuto de' normanni, che tosto si
Sicilia,

guerresche azioni, condusse un esercito


contro

resero formidabili agli uni e agli


stessi

altri; egli

normanni,

bench

a Ci vitella,

lon^obardi che

li

aveano chiamali,

i68
supplicalo
s.

SIC
le

SIC
cessori nel giorno di

esperimenlandone

gravezze, avevano

Leone !Xdi passare con po-

zione.

Pasqua di risurreRoberto con due giuramenti di


si

derose milizie nelle loro afflitte contiade ch'erano pave/nris Ecclesiae Ronianae, per liberarle dalle oppressioni di quella

fedelt e vassallaggio

obblig alla chiepel censo,

sa
la
il

gente straniera; e

s. Leone IX li esaudii, vedendo venuto il tempo di rivendicare olla s. Sede non meno patrimoni di Sii

che per promessa fedelt, riserbandosi il Pa[>a ducato di Ytenevenlo, in signtirn domi-

romana, non meno

ni delle Sicilie. Inoltre Nicol II in pari

cilia e

Calabria confiscati da'greci, che

gli

altri sparsi nelle

rimanenti provincie di

tempo investi Riccardo conte d' Aversa e cognato di Roberto del principato di Capua con preponderanza sulla Campania, coll'annuo censo

qua

dal Faro, occupati

prima da'greci e

da'Iongobardi, e poi in parte dai normanni, e di andaie insieme al possesso anche


de' doni di Cario
J.

dii2 denari di moneta pavese per ogni paio di bovi, il quale


ancora piesl
vassallaggio, e
il

giuramento
il

di fedelt e

Magno

e di

Lodovico
il

come

cogtiatoqual feu-

NelioSg

al

conte Umfredo successe

datario della
tello
lo

Roberlo Guiscardo, o sia Vistato, il quale andando pienamente d' accordo col minor fratello Ruggeio, presto s'impadron delle terre possedute gi da
fratello

s. Sede. Roberlo cede al fraRuggero porzione della Calabria,

dichiar conte di Melilo e di Ressio;

quando poi conquist

di quest'isola gliene diede

Umfredo e lasciate al figlio Abagelardo, e altre non poche ne acquist sopra dei
greci nella Puglia e nella Calabria: tolse

lutto per a lui

anche una parte, in dipendente, laonde e per


la Sicilia,

averlaconquistalafudenominaloilGrrtAif/eco/z/e.R.uggero trovandosi vicinoal Faro,

a'saraceni

le forti

piazze di Salerno e di

guardando con occhio intrepido

la vi-

Bari, ed avvicin alle forine


Ja costituzione del

monarchiche

cina Sicilia, cominci dal gettarsi con

60

suo governo.

Fu

tale

prodi nel porto di Messina per far prova


de'saraceni. Taluni di loro malcontenti,

l'ambizione di questo valoroso normanno, che ardi anche di rivolgere le armi

sopra alcune terre della Campania di ragione della s. Sede. Tanta baldanza gli tir addoss lo sdegno di Papa Nicol II, na la briga fu di breve durata, mentre
essendosi
il

capo de'quali era Benumeno, lo aizzarono all' impresa, e vi concorsero con ardenti voti cristiani mal solferenti il durissimo giogo maomettano. 11 perch nel 1 06 1 effettualo Ruggero un nuovo sbarco
i

Papa recato in Puglia

nel

o5q

per incominciar
I.

il

conquisto

dell'isola, nel
i

per celebrare un concilio in flJtl/i (No\aese altri dicono /t///2<7//7),terniinata questa sagra azione, nella

conflitto sotto Messina vinse

sara-

medesima citt e nel giugno stabil la pace co' normanni,


concedendo
\essillo a
in feudo colla tradizione del Roberto, divenuto gi capo della
le

numero, e gli obblig a litirarsi entro le mura. Lieto di questi successi corse ad affrettare da Roceni, maggiori assai di

berlo
citt,

promessi soccorsi per assaltar


frattanto giunse da

la
il

ma

Palermo

nazione,

terre tutte occupate in Puglia

navile saraceno per impedire all'armata


il

e Calabria, e che avrebbe acquistale an-

passaggio dello stretto. IMentre consulil

che in Sicilia, e onorandolo del titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia, quandi quest'isola si fosse impadronito. Impose per l'investitura a Roberto l'annuo censo di r 2 denari di Pavia [V.) per ogni paio di bovi sulle terre acquistate e da ac-

tavasi da'saraceni

da

fare, in

una buia

do

Ruggero di passare all'altra riva, deludendo le guardie, con 3oo de'suoi, onde prese Messina prima che il nemico si avvedesse del tragilto. Padroni cos normanni dell'una e dell' altra
notte riusc a
i

quistarsi in appresso, con obbligo di pre-

sponda, sostennero
del

il

passaggio delle genti


la serie

sentarlo a

s.

Pietro, al

Papa

e suoi suc-

duca Roberlo, ed incominci

SIC
(ielle

SIC
ed
il

1G9

loro eroiche gesta. S'impossessarocitt di

no della

llamell,e fecero un vano


5, eoo

tentativo per occupare Centoripi, cpjan-

Papa per gradimento e premio del riportato trionfo g' invi uno stendardo da se benedetlo,col quale munito nell'avvenire colla protezione di
s.

do l'esercito saraceno numeroso di


di fronte al drappello

Pietro, |)i
i

couibuttenti, per lo pi raccogliticci, fu

normanno compo-

sicuramente potesse assalire saraceni e distruggerli, concedendo indulgetiza plenaria e assoluzione dalle colpe, se pentiti,

sto di

700

bravi, nella pianura di Castro


il

Giovanni,

valore di questi suppl tan-

a tulli quelli che procurassero liberare


dalle

to, che una parte de'saraceni rimase sul campo, egli altri o vilmente fuggirono, o

mani
Nel

degli

infedeli porzione deliri

Sicilia.

dentro propugnacoli ripararono del paese


i

medesimo tempo la flotta di Pisa minacci Palermo e invit Ruggero

Giunsero allora fratelli normanni ad occupar Traina, citt principale della


vicino.
i

a impadronirsene offrendo isuoi aiuti;

ma

non potendo
il

egli aderirvi, le sole navi piil

Val
e nel

di

Demone,

e la costituirono piazza
in

sane forzarono

porto,e avendo guastato


ric-

d'arme. Pvitornarono poscia


1

Calabria,
investilo

navile saraceno, seco trassero a Pisa

062 Roberto
li

fu di

nuovo

chissimo bottino e preziosi marcn^ che

da Alessandro

col vessillo delle infeu-

dale terre; e nell'ottobre recatosi in Ro-

ma

lazzo

Riccardo principe di Capua, nel paLa lerauensegiiu omaggio e fedelt


per assisterlo contro

alPapa,in occasione che quel fdel vassallo erasi portalo a lui

l'antipapa Onorio

li,

insieme con Desi-

derio abbate di JJonte Cassino, eh' era


nel suo principato. Nell'islesso

impiegarono pel celebre loro duomo, e la catena stessa che ne chiudeva il porto recarono qual trofeo. Accelerquiudi personalmente Ruggero la nuova marcia di Roberto suo fratello per la Sicilia, e nel I 064 portarono ambedue le armi contro Palermo e Girgenti , ma non vennero a capo di superar la .^coll'assedio, e presso
i

gero torn
lizia

in Sicilia in

1062 Rugcompagnia di Dedi


s.

la2."toccaronoqualche rovescio.Nel 1067 Riccardo di Capua invase parte dei doniiuii della

sua moglie, sorella dell'abbate

Chiesa e assedi Ceprano, dela

Eufemia, dopo essersi pacificato nelle dissensioni insorte con Roberto Guiscardo. Proseguendoegli verso Nicosia suoi conquisti, fu conturbalo da una rivoluzione
i

vastando

provincia sino a
11
si

Roma.

In

aiuto d'Alessandro

mosse subito

quali non piaceva il co, ai stume normanno alquanto rozzo e intemperante. Per 4 "iesi bravamente si difesero, in capo a'quali riusc a Ruggero di
de' trainesi

di Toscana e di Lorena, il quale col Papa si rec in Aquino, cumbatlendo con felice evento contro nor-

Goffredo duca

manni, da'quali nel congresso per la pace ricev mollo ricchezze e ripalri. Alessandro Il si trasfer in Capua, ed alla presenza di molti vescovi ricev omaggio feu-

domarli, e posldi in sicura guardia, ripass in Calabria per avere rinforzi atti a proseguire
il

dale da Riccardo e dal suo figlio Gior-

corso delle vittorie.

sa-

dano. Nell'islesso anno pi


i

felici

riusci-

raceni implorarono soccorso dai


triotli

compa-

d'Africa, e nelio63 fu per deci-

dersi la gran lolla, dalla (|uale lluggero

rono tentativi di R.uggero, che riport una 3.' vittoria contro saraceni palermitani presso il caslellodi Misilmeri, ove
i

ebbe

la

ventura d'uscirne vittorioso colla

sebbene circondato da numerosa oste, non


il passo, ma ne fece s compiuta strage che niuno camp a re-

strepitosa baltagliadi Cerano, nella quale

solo seppe aprirsi

pi migliaia
altri
si

sercito
feriore.

maomettani perirono, gli volsero alla fuga, ad onta che l'enormanno fosse di gran lunga indi

care nella capitale

la notizia
il

del disastro.

Dovette poi partire


di

vincitore in aiuto

R.uggero per segno


il gli

di

ossequio

Roberto per

assalire Bari nella Puglia,

ad Alessaudio

muud 4 cammelli

e sollauloueiragosloi07

qiotiuUapreu-

^o

SIC
Palermo, che costrinse
per allora

SIC
le ritenesse.

i\eie l'assedio di
alla resa nel
assalti
il

Parimenti in Ce-

geaiiaioioya, dopo diversi e gloriose imprese. Fu allora che


investi
il

prano e nello stesso giorno s. Gregorio VII ricev il giuramento di vassallaggio


colla

duca Pioberto
titolo di

fratello

Rugri-

consueta formola (tutte portate dal

gero del
il

conte di Sicilia, salvo


volle a se
si

Borgia), da

Giordano principe
al

di

Ca[)ua

dominio

di

Palermo che

succeduto nel 1078


avesse difeso
le

padre;

ma

servalo.
in

Neh yS

S.Gregorio VII
fatto
gli

port

terre della

s.

sebbene Sede e Be-

Capua, ove come avea


in
il

Landolfo

VI

Benevento,

prest

omaggio feu-

nevento contro Roberto, dipoi si accost a Enrico IV imperatore e persecutore fierissirao del

principeRiccardo,con giuramento e l'annuo censo de' 2 denari diPavia per


dale
i

ra
s.

il

Papa, per cui gli mosse guerduca Roberto che rimase fedele alla
la Sicilia

ogni paio

di bovi. Nel
si

074 comunemente
la

Sede. Sottratta
s.

dal giogo de'sa-

dagli storici
clia

riporta

liberazione diSi-

dalla

dominazione saracena, per ale

verespugnato
in

piazze pi forti e ridotti

saraceni in grande angustie;

nondimeno
in difesa,

qualche luogo

vi si

tenevano

come Trapani che fu presa da'normanni nel 1077, ^ neh 080 cadde in loio potere

VII

Taormina. Trovandosi s, Gregorio nel giugno 1080 in Ctprano, colle

Gregorio VII vi mand un legato apostolico, colle opportune facolt, come attesta Pirro, parlando della